Page 1

Cooperativa Migros Ticino

G.A.A. 6592 Sant’Antonino

Settimanale di informazione e cultura Anno LXXVIII 02 marzo 2015

Azione 10 71 ping M shop ne 41-52 / 61i alle pag

Società e Territorio Intervista a Mirko Steiner, responsabile del Centro terapeutico di Villa Argentina

Ambiente e Benessere Possiamo essere felici? La risposta si trova nel mondo delle emozioni e delle loro origini. Ce ne parla il professor Alain Kaelin, neurologo

Politica e Economia In Mauritania, alla ricerca dei tesori del suo deserto

Cultura e Spettacoli Il m.a.x. museo di Chiasso celebra Salvator Rosa

pagina 13

pagina 3 pagine 24-25

di Sara Rossi pagina 2

Stefano Spinelli

Il sogno di far ridere

pagina 31

La Grecia e il principio di realtà di Peter Schiesser È durata esattamente 26 giorni l’illusione che la Grecia potesse sottrarsi ai suoi impegni finanziari con la Commissione europea, il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea: dalla vittoria elettorale del partito di sinistra Syriza il 22 gennaio, all’accordo tra negoziatori greci e dell’Eurogruppo, il 20 febbraio, quando il ministro delle finanze greco Janis Varoufakis e con lui il primo ministro Alexis Tzipras hanno dovuto bere «l’amaro calice» e rimangiarsi le principali promesse elettorali. D’altronde è difficile vincere una partita a poker se le uniche carte buone sono in mano all’avversario. Tsipras e Varoufakis avevano giurato che non avrebbero più negoziato con la Troika e non avrebbero più seguito la via dell’austerità, ossia basta tagli e riforme che affamano la popolazione, piuttosto avrebbero chiesto che i creditori rinunciassero a parte dei crediti. La Troika ha lasciato il posto alle Istituzioni, ne fanno però sempre parte Commissione europea, FMI e BCE. I creditori oggi sono chiamati partner, e chiedono ancora che i debiti siano onorati. Ma soprattutto, la Grecia ha accettato le condizioni stabilite per ottenere un pro-

lungamento di 4 mesi del programma di aiuto, da cui giungeranno ancora 7,2 miliardi di euro (senza contare fondi di emergenza nel caso di scarsa liquidità nel sistema bancario), ossia di portare avanti le riforme stabilite negli accordi con Commissione europea, BCE e FMI. E ha accettato di onorare gli impegni del precedente governo, in particolare portando avanti la privatizzazione di imprese pubbliche. Qualche successo minore l’ha portato a casa anche il ministro delle finanze greco: l’avanzo primario del 3% richiesto dagli accordi è stato dimezzato, per permettere al governo di Atene di poter disporre di mezzi per finanziare gli aiuti ai più poveri. E nella lista di provvedimenti di politica economico-finanz iaria presentata dal governo greco all’Eurogruppo – accettata con una buona dose di incoraggiamento e comprensione delle difficoltà che deve affrontare un governo eletto da 3 settimane e mezza – Tsipras e Varoufakis non hanno scordato di inserire misure volte a colpire gli strati più ricchi della popolazione: pagheranno più tasse e il governo intensificherà la lotta all’evasione fiscale, al contrabbando di tabacco e carburanti, contro il lavoro nero e contro la corruzione. Tuttavia, se dovesse riuscirci, sarebbe il primo: i tentativi di precedenti governi sono sempre

falliti. Ed è proprio la vaghezza, in cifre, delle riforme annunciate dal governo Tsipras a lasciar serpeggiare un certo scetticismo fra i partner europei. Se da una parte il futuro risulta ancora poco concreto in termini di entrate, sul piano dei compiti da assolvere il carnet trabocca: riforma del sistema politico e dell’amministrazione statale, introduzione dell’IVA, riduzione del numero dei ministeri da 16 a 10, taglio di benefici per ministri, deputati e grand commis, riforma salariale del settore pubblico, della legge sul lavoro per favorire flessibilità e produttività (ma coniugandole con fairness verso i lavoratori), e via elencando. Un lavoro titanico. Per ora, la popolazione greca ha reagito bene. Non tutti hanno creduto alla messinscena di Tsipras, quando ha «venduto» l’accordo come una vittoria e una conferma delle promesse elettorali, ma molti hanno voluto crederci. Soprattutto, hanno visto che perlomeno Tsipras e Varoufakis ci hanno provato; socialisti e conservatori ormai sono stati consegnati alla storia, screditati definitivamente, per cui i greci non possono che seguire il nuovo governo e incrociare le dita. Intanto, in aprile l’Eurogruppo attende già cifre più concrete. L’impatto che la realtà avrà sul governo Tsipras si vedrà presto.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

2

Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

3

Società e Territorio pagina 5

Genitori, ragazzi e internet Un manuale da poco pubblicato aiuta i genitori ad orientarsi nella rete e mette in guardia dalla dipendenza da nuove tecnologie pagina 6

Certificati e buon senso Valgono di più i diplomi accademici oppure il valore effettivo della persona e le sue capacità professionali? Una riflessione di Franco Zambelloni pagina 8

Società narcisista e tossicodipendenza Incontri A colloquio con Mirko Steiner, psicologo e psicoterapeuta, direttore del Centro terapeutico Villa Argentina,

per discutere di un tema complesso visto dalla prospettiva di chi ne prende a carico la terapia Alessandro Zanoli

Bimbi, sogni e dottori Fondazione Theodora Visita al reparto

pediatrico dell’Ospedale San Giovanni in compagnia di due clown

Sara Rossi Fare ridere è solo una delle attività che svolgono le artiste professioniste della Fondazione Theodora, chiamate dottoresse Sogni. Tale Fondazione esiste perché molto tempo fa un bambino come tanti altri è dovuto andare in ospedale per un periodo abbastanza lungo. Il suo unico sollievo consisteva nelle visite della madre, che aveva uno spiccato senso teatrale: si chiamava Theodora ed era capace di fare ridere e sorridere suo figlio dimenticandosi per un attimo dov’era, a quale rigido programma di cure era sottoposto. Una volta adulto, quel bambino ha creato la Fondazione insieme con suo fratello chiamandola come la loro mamma. Era il 1993 e negli ospedali svizzeri iniziava una fantastica esperienza che oggi si è diffusa in molti altri Paesi, come la Turchia, la Gran Bretagna, l’Italia, la Francia, la Spagna, Hong Kong e la Bielorussia. Theodora, dicevamo, non manda «semplicemente» dei clown nelle corsie d’ospedale: si tratta di artisti professionisti che intraprendono una formazione specifica per portare momenti di gioia e complicità ai bambini. Bambini che vanno al Pronto Soccorso, che seguono una terapia di vari mesi o bambini disabili in un istituto specializzato: per i dottor Sogni, qualunque piccolo paziente o paziente adolescente ha il diritto a un diversivo per qualche minuto al giorno della sua vita in pediatria. Occorre però molta sensibilità per sapere come muoversi e come interagire con i giovani degenti, i loro famigliari, il personale di cura. «Noi apriamo una finestra e cambiamo l’aria», spiegano Tiramisù e Farfalla, le due buffe dottoresse Sogni in camice colorato che mi hanno permesso di accompagnarle per tutta una mattina all’Ospedale San Giovanni di Bellinzona. I camici delle due attrici (una è Claudia Aldini del Circo Fortuna e l’altra è Luisa Ferroni del Teatro Paravento) hanno tasche e taschini pieni di giochi, strumenti musicali, palloncini di tutte le forme, marionette e gadget tra

Azione Settimanale edito da Migros Ticino Fondato nel 1938 Redazione Peter Schiesser (redattore responsabile), Barbara Manzoni, Manuela Mazzi, Monica Puffi Poma, Simona Sala, Alessandro Zanoli, Ivan Leoni

i più impensabili. Una volta cambiate, truccate e munite dei loro oggetti di lavoro, manca solo il naso rosso da mettersi sul naso, una chitarrina in spalla e via, si parte per la corsia alla ricerca del primo piccolo spettatore della giornata. Prima però, c’è un incontro con gli infermieri che le informano sulle condizioni dei pazienti e insieme decidono il percorso da fare. Alcuni li conoscono, perché sono in ospedale già da molto tempo. È un lavoro difficile, emotivamente impegnativo, «ma il sorriso di un bambino ti ripaga di tutto», dicono le dottoresse Sogni. Iniziamo da un bambino di pochissimi anni che è appena stato operato. I genitori sono preoccupati, lui è un po’ addormentato a causa dell’anestesia, ma quando vedono Tiramisù e Farfalla a tutti e tre si illuminano gli occhi. Il piccolo guarda, segue i loro movimenti. Il corpicino è tutto rilassato ma lo sguardo e la bocca esprimono meraviglia. Le due dottoresse dal naso rosso sanno benissimo come entrare, come scegliere tra silenzio, musica, parole, scherzi e canzoni; le guardo anche io e mi sembra di assistere alla creazione di minuscole poesie invisibili che scoppiettano nell’aria. Molti dei bambini che incontro oggi sono stanchi, alcuni deboli, altri si muovono un po’ meno perché sono spaventati, altri ancora hanno una vivacissima voglia, un gran bisogno di sfogarsi. I genitori a volte sono ancora più tesi, esausti, bisognosi che tutto finisca. Per tutti quanti quella finestra che viene aperta e quella nuova aria che entra sono come il momento della ricreazione; chi le conosce le aspetta, per gli altri è una sorpresa. Immaginate, in un momento difficile della vostra vita, arrivano due Charlot e fanno un balletto per voi soli, intonano una serenata, vi regalano un fiore di carta e vi fanno ridere con piccoli giochi teneri e allegri... è un dono che cade sulla giornata come un bicchiere d’acqua fresca nel deserto. Una giovane adulta che da piccola è stata in ospedale per quasi un anno e ha avuto le visite dei dottor Sogni di TheoSede Via Pretorio 11 CH-6900 Lugano (TI) Tel 091 922 77 40 fax 091 923 18 89 info@azione.ch www.azione.ch La corrispondenza va indirizzata impersonalmente a «Azione» CP 6315, CH-6901 Lugano oppure alle singole redazioni

Claudia Aldini e Luisa Ferroni nei panni delle dottoresse Tiramisù e Farfalla. (Stefano Spinelli)

dora ha detto: «Voi siete la cosa che mi ricordo meglio. Per mia fortuna». Una mamma che ha portato vent’anni fa suo figlio a Lucerna per un’operazione ripensa alle visite della dottoressa Gili Gili e ancora ne sorride. Gli incontri durano quello che durano, a seconda del numero di piccoli pazienti nell’ospedale, ma nessuno sta con l’orologio in mano. Oggi vediamo due bebè, tre bimbi sotto i cinque anni e due un po’ più grandicelli, un maschio e una femmina. Il lavoro che fanno le dottoresse Sogni (oltre a Tiramisù e Farfalla in Ticino c’è la dottoressa Poppins, al secolo Pilar Koller) è tutto di ascolto e improvvisazione. Sentire di che cosa ha voglia il bambino e inventarsi qualche cosa lì per lì, cercando di vedere la persona e non il malato. Usare il materiale che c’è nella

stanza, a partire dal bambino, con un totale rispetto per lui e quello che sente o esprime, anche la voglia di non vedere nessuno. Alla fine gli lasciano sempre qualche cosa: un palloncino o due, una piccola coccinella, un bigliettino disegnato da loro con la dedica. Spesso tornano ancora per salutare, facendo un secondo giro. Per una questione di concentrazione e qualità del lavoro, nessun dottor Sogni può lavorare più di trentadue ore mensili negli ospedali e negli istituti per disabili. È importante anche che gli artisti professionisti non cambino spesso; un principio della Fondazione Theodora, che opera selezioni severe per chi vuole accedere alla formazione, è quello della continuità. Si instaurano rapporti, ci si affeziona, si aspetta, si gioca insieme e poi si tiene il ricordo. In

Editore e amministrazione Cooperativa Migros Ticino CP, 6592 S. Antonino Telefono 091 850 81 11

Tiratura 98’645 copie

Stampa Centro Stampa Ticino SA Via Industria 6933 Muzzano Telefono 091 960 31 31

Inserzioni: Migros Ticino Reparto pubblicità CH-6592 S. Antonino Tel 091 850 82 91 fax 091 850 84 00 pubblicita@migrosticino.ch

Ticino tutti gli ospedali con un reparto di pediatria hanno il servizio Theodora e anche l’Otaf propone ai suoi utenti più giovani attività con i dottor Sogni. Nel 1993, quando i due fratelli vodesi Jan e André Poulie avevano fatto una prova al Chuv, Ospedale di Losanna, avevano messo in pratica la loro idea di «clown sensibili» che sanno trattare i bambini e i loro genitori in ospedale. L’idea era di fare un tentativo di tre mesi per vedere come andava: dopo una settimana hanno capito che non era solo un’idea, era un colpo di genio. Informazioni

La Fondazione Theodora è sostenuta unicamente da donazioni e sponsor privati: ccp 10-61645-5. www.theodora.ch

Abbonamenti e cambio indirizzi Telefono 091 850 82 31 dalle 9.00 alle 11.00 e dalle 14.00 alle 16.00 dal lunedì al venerdì fax 091 850 83 75 registro.soci@migrosticino.ch Costi di abbonamento annuo Svizzera: Fr. 48.– Estero: a partire da Fr. 70.–

La tossicodipendenza, quale fenomeno di massa che si è diffuso nella società occidentale dalla seconda parte del XX secolo, è indubbiamente una malattia «nuova», o perlomeno «moderna». E per quanto i suoi effetti siano per noi evidenti e conosciuti, l’individuazione delle sue cause e delle tecniche terapeutiche adatte è un compito complesso, un «work in progress» che accompagna quotidianamente chi se ne sta occupando. Come ci spiega Mirko Steiner, che è il responsabile del Centro terapeutico di Villa Argentina, «partendo da una concezione di inizio 900, che, analogamente a quanto succedeva per l’alcolismo, vedeva la tossicodipendenza come un vizio; passando poi a una fase negli anni 70 in cui si reputava invece la dipendenza come un problema collettivo, che andava superato attraverso un mutamento sociale, possiamo dire che oggi viene integrato nell’approccio anche l’intervento di tipo medico e psicoterapeutico». Nel nostro cantone una strategia di intervento strutturata è stata avviata all’inizio degli anni 80 con l’elaborazione di una «catena terapeutica». Ne facevano parte (oltre ai medici e agli operatori sanitari) le Antenne e, appunto, il Centro terapeutico di Villa Argentina. Oggi sul nostro territorio operano in rete diversi ambulatori: i centri di competenza Icaro, a Muralto e Bellinzona, e Ingrado, a Lugano, Mendrisio e Chiasso, oltre alla psichiatria pubblica e privata, curatori, la magistratura, ecc. Il Centro di Villa Argentina di Lugano, che nel 2014 ha festeggiato il suo trentesimo anniversario di attività, nel corso degli anni ha ampliato la sua capacità di accoglienza e anche la sua modalità di intervento. Era stato concepito all’inizio per pazienti motivati ad intraprendere un percorso di riabilitazione socio-psicologica. Ma con il passare degli anni ha accettato di prendere a carico anche coloro che chiedevano di commutare una pena giudiziaria in un affidamento terapeutico. Mirko Steiner ci racconta: «Molti anni fa ci eravamo posti una domanda, che avevamo poi riassunto in una ricerca inviata all’allora Gruppo Operativo Droga, l’istanza cantonale che si occupava del problema. Il tema scottante era quello della terapia dei tossicodipendenti che stavano scontando una pena in carcere. Ci po-

nevamo la domanda su come lavorare in senso terapeutico con questo tipo di persone, che apparentemente chiedevano di accedere al Centro terapeutico per evitare la prigione, quasi una soluzione di comodo». Va considerato che in quel periodo la motivazione personale era considerata come fattore determinante per la riuscita della cura. Una ricerca effettuata proprio lo scorso anno dallo staff di Villa Argentina, con la collaborazione scientifica dello psichiatra Tazio Carlevaro, mostra che quei timori erano in parte infondati. Confrontando i dati sulla degenza, in questi 30 anni di attività, di oltre 700 ospiti si è potuto vedere che il percorso terapeutico di chi sceglieva la terapia come sostituto a una pena detentiva ha avuto spesso un esito positivo. Mirko Steiner ne dà una motivazione psicologica: «Occorre pensare che molto spesso i tossicodipendenti sono persone che hanno difficoltà a darsi un contenimento a livello affettivo e nel comportamento: se invece dall’esterno si provvede a circondarli di un “contenitore esogeno”, una specie di sostegno che agisca da stampella, ecco che è più facile per loro trovare una dimensione sociale sana». «La terapia» ci spiega Steiner «è una specie di minestrone che ha al suo interno molti ortaggi diversi. In questo contesto il lavoro ha una funzione importante». La terapia occupa due o tre sedute alla settimana, con anche le sedute di terapia famigliare, a cui partecipano congiunti ed eventualmente i figli. «Il resto del tempo dev’essere legato al lavoro, anche allo sport, alla cultura e alla natura. Il ritmo di lavoro è molto strutturante: ci sono i laboratori di restauro, ci sono i lavori nell’orto, più o meno un terzo del tempo dev’essere impiegato in ambito lavorativo». Da notare in questo senso che sono gli stessi pazienti, insieme agli operatori specializzati, ad aver collaborato al restauro dei tre stabili sei-settecenteschi, dove una parte del Centro è ospitato, che si affacciano sulla piazza di Viglio. Negli ultimi mesi, inoltre, un ultimo stabile del piccolo nucleo luganese si è aggiunto e ospita una esposizione-vendita di mobili antichi, restaurati dai pazienti (le persone interessate possono telefonare al numero 091 922 93 66). La presa a carico del centro è offerta a pazienti dalle diverse caratteristiche: «L’eroinomane del passato non esiste

Stefano Spinelli

Il cervello degli adolescenti La neuroscienziata Frances E. Jensen spiega perché i teenager si comportano in modo strano e imprevedibile

quasi più, è raro, e così pure il cocainomane puro. Sono molti di più quelli che utilizzano i cosiddetti cocktail di sostanze, i politossicomani. Da notare che abbiamo ospitato anche persone con dipendenze da farmaci “legali”, tranquillanti e ansiolitici, in particolare del gruppo delle benzodiazepine. Si tratta di un problema sociale forse sottovalutato, a volte più difficile da superare di quelli dati dalle droghe vere e proprie. Oltre a questo, dal 2002 abbiamo iniziato ad accettare anche pazienti con doppia diagnosi, cioè con un problema psichiatrico unito a una tossicodipendenza. Oggi quindi usiamo piuttosto il termine di dipendenze, al plurale». Osservando la casistica si finisce poi per disegnare una sorta di ritratto «in filigrana» della società contemporanea. «La rivoluzione socio-economica del 900 ha fatto in modo che le patologie del comportamento, le patologie legate al narcisismo, siano aumentate. In questo gruppo aggiungiamo personalità caratteriali, sociopatiche, insofferenti verso le regole sociali. Questa incapacità di controllo, questa mancanza di limiti nella percezione di sé, la potremmo far risalire soprattutto alla mancanza di una figura paterna vera, solida, in famiglia. Mancando

questi elementi “interni” strutturanti, saranno difettosi anche la costruzione interiore della personalità, gli aspetti morali, i limiti, che sono legati al ruolo paterno. E la terapia dovrà contribuire a ristabilirli dall’esterno». Un aspetto molto importante con cui si esprime a livello sociale la perdita dei limiti e del rispetto delle regole, è la manifestazione sempre più frequente di atti di violenza. Ne sono vittima persone a tutti i livelli della catena terapeutica. Ma il problema non riguarda, però, soltanto chi si occupa della cura delle tossicodipendenze. «Non possiamo assolutamente dire che viviamo in una società dove regna la violenza, una società più malsicura di quelle del passato. Un tempo, ad esempio, bastava passare il Ceneri per rischiare la vita. Ma se guardiamo a quello che succede dal punto di vista del rispetto dell’autorità, si nota chiaramente un aumento nel ricorso alla violenza (fisica o verbale) verso le figure istituzionali. Docenti, direttori delle scuole, poi via via, poliziotti, magistrati, e poi medici e infermieri dell’ospedale, sono sottoposti a una particolare pressione. È un tema di cui si sta discutendo: sono state create commissioni di lavoro sull’argomento, perché il problema è reale e sentito».

legati alla cultura redazionale di un giornale, ovvero alla condivisione di valori e convinzioni che plasmano il modo di pensare e il comportamento dei collaboratori. «La cultura è come le persone o i dipartimenti agiscono tra di loro, il modo con cui si fanno le cose», recita lo studio. Per misurare la cultura, il suo effetto sulle persone e i diversi modi con i quali i manager e chi prende le decisioni possono cambiare la cultura della testata, l’istituto ha coinvolto oltre 2 milioni di dipendenti in milioni di aziende e organizzazioni in più di 40 Paesi diversi. Le culture preponderanti emerse sono di due tipi, difensiva e costruttiva. La prima appartiene a più dell’80% dei quotidiani a forte impatto. Essa resiste al cambiamento, le persone tendono a lavorare in compartimenti stagni, si concentrano su quanto fanno bene il

proprio lavoro, vige una struttura decisionale fortemente gerarchica. La seconda invece è reattiva ai cambiamenti tecnologici e di mercato, si aspetta il raggiungimento dei risultati, sia a livello individuale sia di gruppo, la collaborazione e il coordinamento tra i dipartimenti è un must. Chi sviluppa una cultura costruttiva ottiene migliori prestazioni sul lungo periodo, collaboratori e clienti più soddisfatti, ed è meglio equipaggiata per reagire ai cambiamenti e ai problemi. Detto questo, c’è anche un grosso divario tra la cultura redazionale vigente e la cultura redazionale che secondo lo staff e il management dovrebbe esserci. Alla domanda del questionario: quali comportamenti promuovere per determinare una massimizzazione dell’efficacia organizzativa? La maggior parte degli intervistati ha

Mirko Steiner precisa il suo pensiero: «Un tempo, in caso di discussione tra un allievo e il maestro, la famiglia era pronta a dare ragione al secondo, per definizione. Oggi, a mio parere, si esagera nell’altro senso. Ho ascoltato i racconti di poliziotti che durante un controllo in discoteca trovano minorenni, magari che hanno usato sostanze, li riaccompagnano a casa, e trovano dei genitori che alzano la voce contro di loro perché hanno deciso che va bene che il figlio stia in discoteca, anche se la legge non lo consente». Secondo Steiner non esiste più una vera e propria separazione tra generazioni, ma adesso i padri si comportano sovente come i figli e ne condividono gli stessi valori. «Certo anche in passato esistevano delle forme di vicinanza tra genitori e figli, ma si esprimeva nella trasmissione delle conoscenze e delle esperienze. Pensiamo alle botteghe degli artigiani, degli artisti, in cui il sapere passava di padre in figlio. Oggi tutto questo non c’è e il padre, quello che dovrebbe saper insegnare ed esercitare una distanza normativa, condivide persino il modo di vestire del figlio». Esiste insomma un chiaro problema nelle distanze generazionali, su cui varrebbe la pena di riflettere.

La- società connessa di Natascha Fioretti La cultura professionale conta

Immaginate di svegliarvi una mattina e di ritrovarvi nel 1970. Quanto è diversa la vostra vita lavorativa? Sicuramente non ci sarebbero Caffè con il wifi libero ad ogni angolo della città e non girereste con un cellulare in tasca. Ma, infrastruttura tecnologica a parte, il cambiamento è molto più radicale. A determinare il lavoro di oggi sono il lavoro in team, la collaborazione, le attitudini social, le competenze tecnologiche, una mentalità lavorativa flessibile, tempi stretti, libertà di movimento e di postazione. Le strutture gerarchiche sempre più snelle vengono sostituite da unità organizzative incrociate e decentralizzate, i confini tra un dipartimento e l’altro si erodono favorendo l’interazione, la resa dei dipendenti non viene valutata in

base alle ore di lavoro ma in base agli obiettivi raggiunti e ai progetti portati a termine con successo. Sempre più centrali diventano i servizi al cliente. Le aziende sono anche meno orientate a garantire carriere di lungo periodo e sicurezza del posto di lavoro, piuttosto sono pronte a riorganizzarsi continuamente per essere competitive. Ma tutto questo esiste nella teoria o anche nella pratica? Il nostro posto di lavoro funziona così? Per quanto riguarda il giornalismo, torna molto utile uno studio condotto dal Readership Institute della Northwestern University di qualche anno fa ma oggi ancora molto attuale. Secondo i risultati emersi, la soddisfazione dei dipendenti, dei collaboratori, dei lettori come anche il ritorno aziendale in termini di profitto e numero di lettori sono direttamente col-

risposto che la cultura ideale è quella costruttiva. I risultati mostrano però tutt’altra realtà. Peccato, perché per lo studio, un modello lavorativo incentrato sulle persone e sulle relazioni tra queste, sulla disponibilità ad essere partecipativi, incoraggia giornalisti e collaboratori ad esprimere il loro massimo potenziale e a perseguire standard di eccellenza. Una delle testate che ha abbracciato questa filosofia, e lo dimostra anche con il modo trasparente con cui sta scegliendo il nuovo direttore, è il «the Guardian». E le altre? Certo se vogliono cambiare non devono perdere tempo. E sapere che per farlo occorrono capacità di visione, apertura, rispetto, competenze, lealtà e umiltà, qualità non sempre a portata di mano, neanche nelle redazioni dove, forse, più che altrove, ci aspetteremmo di trovarle.


NOVITÀ ASSORTITI

20x

CROCCANTE

13.10

3.60

Uovo cavo Frey con truffes assortiti, UTZ 186 g

Coniglio Frey Blanc Croquant, UTZ* 110 g

FRAGOLA

PUNTI

NOXANA

NOXANA

13.10

10.70

6.90

Uovo cavo Frey con truffes Fraises, UTZ 178 g

Ovetti Frey Noxana, UTZ 500 g

Coniglio Frey Noxana, UTZ 210 g

AL LATTE

COCCO

AL LATTE

8.20

10.70

7.90

Buniko Frey, UTZ al latte o bianco, per es. al latte, 170 g

Ovetti Frey al cocco, UTZ Limited Edition, 500 g

Soccer Bunny Frey, UTZ 170 g

* In vendita nelle maggiori filiali Migros. OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 16.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

5

Società e Territorio

Dentro il cervello degli adolescenti Pubblicazioni La neuroscienziata americana Frances E. Jensen indaga, in un libro appena uscito in inglese,

le cause che spingono i teenager a comportarsi in modo strano e imprevedibile

Stefania Prandi La neuroscienziata americana Frances E. Jensen ha deciso di interrogarsi sul funzionamento del cervello degli adolescenti quando i suoi due figli sono entrati nell’età «critica» e hanno iniziato a comportarsi in modo strano e imprevedibile, come ad esempio tornare a casa con i capelli tinti e distruggere l’automobile presa in prestito dai genitori. Jensen insegnava all’Università della Pennsylvania – dove ha tuttora una cattedra – e non riusciva a trovare studi che spiegassero, da un punto di vista neurologico, le ragioni di certi atteggiamenti tipici dei teenager come, ad esempio, l’essere volubili, impulsivi, disordinati, incuranti dei pericoli. Il suo ultimo libro The Teenage Brain (Il cervello degli adolescenti), pubblicato in inglese dalla casa editrice Harper Collins, cerca di riempire questa lacuna, con analisi utili ai genitori interessati a capirne di più di questa strana fase della vita, resa ancora più complessa, negli ultimi anni, dallo strapotere di Internet e dei social network. Innanzitutto, spiega Jensen, quando ci si relaziona con gli adolescenti bisogna tenere in considerazione che, nonostante l’aspetto fisico che li fa sembrare quasi dei grandi, il loro cervello non è ancora completamente maturato. Infatti, negli esseri umani, il pieno sviluppo arriva intorno ai venticinque anni, a volte anche alla soglia

dei trenta. L’ultima area a potenziarsi, durante questa lunga fase di crescita – estremamente diversa, in termini di tempo, da quella degli altri mammiferi – è quella del lobo frontale, responsabile della conoscenza, del giudizio, del controllo degli impulsi e dell’empatia. Processi che, durante l’adolescenza, sono difficili da gestire e che lasciano il posto a scatti di rabbia, umore altalenante, disperazione e a una continua ricerca del conflitto. Gli adulti, spiega la neuroscienziata, non possono pretendere troppo da ragazzi che hanno una struttura di pensiero ancora infantile. Questo, certamente, non significa deresponsabilizzarli per gli errori che commettono, dato che si tratta di azioni che possono avere ripercussioni sul resto dell’esistenza, ma cercare di avere con loro un approccio adeguato. Bisogna avere pazienza, contare fino a dieci e pensare due volte prima di parlare, cercando di stargli sempre accanto, anche se loro hanno atteggiamenti indisponenti e urlano chiedendo di stare soli. La voglia di isolamento fa parte della scoperta di sé stessi e quindi è «naturale» che cerchino di tagliare i legami, ma i genitori devono fare di tutto per non perdere il rapporto. Jensen racconta che lei cercava di parlare ai figli quando erano in auto. Il fatto di non doverla guardare negli occhi e di essere in un contesto diverso da quello della casa, aiutavano il procedere della conversazione e le permettevano di trovare una forma di connessione.

Gli adolescenti hanno ritmi biologici diversi dagli adulti inoltre il loro cervello non è ancora completamente maturato. E i genitori? Si armino di pazienza (Keystone)

Un altro comportamento che poggia su basi biologiche è l’andare a letto tardi la sera e il non volersi svegliare la mattina. Dalla pubertà ai vent’anni, spiega la neuroscienziata, si ha uno slittamento nei ritmi biologici di tre o quattro ore, rispetto all’età adulta. Questo rappresenta un problema, perché per gli adolescenti alzarsi alle sette di mattina per andare a scuola significa non avere dormito abbastanza e il sonno, invece, è fondamentale per consolidare la memoria

e l’apprendimento. Senza contare che quando si è stanchi si è più irritabili e più impulsivi. Rispetto a questo bisognerebbe cercare di trovare un buon compromesso, sottolinea Jensen, perché l’adolescenza è un’età fondamentale per il futuro scolastico, una fase in cui il cervello ha molte connessioni sinaptiche, è incredibilmente attivo, il che implica una maggiore facilità e velocità a imparare e memorizzare. Il rovescio della medaglia della plasticità del cervello dei teenager è

che le droghe e l’alcol risultano molto più dannosi che negli adulti. Ad esempio, il binge drinking, termine con cui si intende il consumo di molti alcolici in poco tempo e che porta all’ubriacatura, può causare danni cerebrali nei ragazzi, mentre negli adulti «soltanto» intossicazione. Anche le droghe, a parità di quantità, provocano effetti diversi. La dipendenza da sostanze stupefacenti negli adolescenti si instaura prima, proprio a causa della maggiore elasticità, e ha effetti più devastanti. Da tenere sotto controllo, da parte dei genitori, ci sono anche gli smartphone che rappresentano una vera e propria compulsione per gli adolescenti che mandano, in media, 3300 messaggi di testo al mese e che si svegliano la notte per rispondere, con conseguenti disturbi del riposo perché la luce artificiale dello schermo riduce il livello di sostanze che favoriscono il sonno, come la melatonina. Anche mentre si fanno i compiti e si studia sarebbe bene spegnere i cellulari, ricorda Jensen, perché l’attitudine multitasking in realtà porta a una distrazione continua che ha conseguenze sui processi di apprendimento. Lo stare online va inoltre monitorato dai grandi perché i teenager, non avendo ancora i lobi frontali completamente maturati, non hanno la capacità di capire quali sono i siti Internet che possono essere davvero pericolosi e quando è ora di smetterla. Annuncio pubblicitario

Proposito nazionale per il 2015: sentirci meglio. <wm>10CAsNsjY0MDQx0TU2szA1MAEAwEW99Q8AAAA=</wm>

<wm>10CFXKoQ4CUQxE0S_qy8y0fV2oJOs2CIJ_hqD5f0UWh7jJFec4Ogd-3fb7c380wQjzuSWiN16G6D3lY0oNqgTmlYmiB-vPmyIQwDqNgaZa50yTr8wan9f7C3FGrLZyAAAA</wm>

Quando saltano i tappi per il brindisi di capodanno, è tutto un fiorire di buoni propositi. Amplifon e Phonak, i due leader del mercato svizzero degli apparecchi acustici, sono al vostro fianco per aiutarvi a realizzare il vostro proposito: tornare a sentirci meglio e assaporare così una vita piena e attiva. E questo grazie al loro know-how pluriennale e a una novità mondiale assoluta: l’apparecchio acustico «Audéo V» di Phonak. Provate subito gratuitamente per 4 settimane questo apparecchio acustico quasi invisibile. I primi 500 partecipanti saranno ricompensati con un premio di CHF 50.–*. Concordate oggi stesso un appuntamento presso uno dei circa 80 centri specializzati Amplifon chiamando il numero gratuito  0800 800 881 o sul sito www.proposito-nazionale.ch

* Solo per i primi 500 partecipanti che saranno ammessi alla prova degli apparecchi acustici e compileranno in seguito un breve questionario. Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 20 marzo 2015.

so s e r p Ora : n o f i Ampglratuita provaovità mondialdei

io della no V» e prem «Audé

* – . 0 5 CHF


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

6

Società e Territorio

Internet dietro le quinte Nuove tecnologie È stato da poco pubblicato un manuale per aiutare i genitori

ad orientarsi nella rete

Conferenza Nuove

tecnologie e legalità in una serata voluta dal Kiwanis Club

Natascha Fioretti «Datemi genitori migliori e vi darò figli migliori» scriveva Aldous Huxley. Parole appropriate, scrive Gianni Cattaneo, avvocato, in Genitori nella Rete (Armando Dadò editore) «per riassumere il senso della sfida che siamo chiamati a raccogliere in questo inizio di XXI secolo». Per questo, per raccogliere la sfida e vincerla, lui e altri due autori, Alessandro Trivilini, ingegnere informatico e ricercatore alla Supsi, e Ilario Lodi, responsabile di Pro Juventute Ticino, hanno unito le loro competenze ed esperienze dando alla luce un manuale pensato in particolare per i genitori ma in realtà aperto e utile a tutti coloro che navigano in Rete e usano le nuove tecnologie. Tramite un approccio multidisciplinare, affrontando la tematica dal punto di vista tecnologico, giuridico e pedagogico, i tre autori mirano a dare delle linee guida, spiegare quale è il giusto approccio, quali domande porsi e che cosa è importante sapere. In modo divulgativo e accessibile a tutti, si parla di privacy, ubiquità virtuale, deep web, anonimato, google, truffe in Rete, diritto di autore, accorgimenti comportamentali, come proteggere le password e molto altro. Secondo gli autori i genitori oggi «faticano ad accettare che le nuove tecnologie, per quanto nuove possano essere, sono stupide. È il modo con cui vengono utilizzate che le rende intelligenti o, peggio ancora, stupide». E non è tutta una questione di tecnologia e informatica ma di una ridefinizione e comprensione delle dinamiche, delle relazioni umane e dell’esperienza legata all’uso delle nuove tecnologie intesa come un’opportunità di crescita, di sviluppo e di consolidamento di profili e di personalità solidi ed equilibrati. Solo in quest’ottica i genitori, «migranti digitali», potranno essere una valida guida per i loro figli, «nativi digitali» e soprattutto, parlare il loro stesso linguaggio. E se il divario tra migranti e nativi deve essere superato, il testo mette in guardia da quello che sarà il problema del prossimo futuro: la dipendenza da nuove tecnologie. Per entrare nel vivo abbiamo fatto qualche domanda ad uno degli autori, Alessandro Trivilini, secondo il quale in Ticino mancava un testo di questo tipo ed era necessario un punto di rife-

Attenzione al vostro cellulare

Alessandro Trivilini, ingegnere informatico e ricercatore alla Supsi.

rimento autorevole: «ognuno di noi nel proprio campo di competenza si è reso conto che sul territorio di stava creando molta confusione: parlare di tecnologie, prevenzione, internet è diventata quasi una moda. I portali sono pieni di informazioni, novità e retroscena, e sia professionisti che appassionati, giornalisti, parlano di informatica in tutte le salse mentre le persone comuni rimangono sempre più confuse. Era importante un riferimento autorevole e completo che potesse toccare tutti gli aspetti e fare chiarezza». Non solo per le persone comuni, il manuale può essere d’aiuto anche a chi usa Internet o l’informatica nella professione «bisogna essere molto umili in questo campo perché Internet è davvero globale ed è difficile che qualcuno possa dire “io conosco tutto”. Vedo casi concreti in cui le tecnologie producono esperienze negative e proprio coloro che pensano di essere immuni sono poi i primi a cadere in trappole come il phishing (un tipo di truffa effettuata su Internet attraverso la quale un malintenzionato cerca di ingannare la vittima convincendola a fornire informazioni personali, dati finanziari o codici di accesso). Ad esempio l’ingegnere informatico molto bravo a programmare, a scrivere codici dalla mattina alla sera, in una situazione emotiva particolare fuori dal contesto professionale tecnologico può cadere nella rete con un solo click».

Per un uso consapevole e intelligente è necessario conoscere i retroscena, i meccanismi: «tutti usano google, farà automobili che noi guideremo, presto sarà ovunque perciò è arrivato il tempo di fare un passo in più e di spiegare alle persone come funziona il motore di ricerca, come fa a gestire le informazioni, a selezionarle. Dobbiamo incuriosire le persone a conoscere il dietro le quinte di questi strumenti. Non di tutti perché i fondamentali sono gli stessi ma far capire che non possono più permettersi l’agio di stare davanti allo schermo senza capire che cosa gli succede anche per comprendere le infinite opportunità che la Rete mette a disposizione». Il capitolo che ha curato Alessandro Trivilini si intitola Mimesi, simbiosi e ingegno, «la mimesi – spiega – viene dalla sceneggiata, il gioco dei ruoli, per definizione Internet è il gioco dei ruoli. Ognuno entra in Internet a dipendenza di ciò che deve fare e può assumere un ruolo, in Rete esiste il dono dell’ubiquità sia in contesti positivi che negativi. Simbiosi perché la tecnologia diventerà un’estensione del corpo umano, andiamo in simbiosi, la persona e la tecnologia diventeranno una sola cosa. Con l’internet delle cose arriveranno tutti questi gadgets intelligenti in cui non ci sarà più uno schermo, useremo la voce, i gesti naturali del corpo, e quindi uomo tecnologia si uniscono, si sovrappongono. Ingegno perché molte persone

oggi credono che Facebook e Twitter siano state delle innovazioni tecnologiche quando in realtà non lo sono ma sono delle intuizioni, l’ingegno di alcune persone che hanno non solo avuto le competenze informatiche ma anche la capacità di monitorare da un punto di vista sociale ciò che accadeva intorno al loro contesto. Sono stati in grado di cogliere e leggere questi fenomeni e hanno avuto l’ingegno di creare al momento giusto nel posto giusto uno strumento fortunato». Il libro dunque vuole dare una ricetta valida per tutti? «No, non ci sono ricette precotte, non ci sono mai stati e non ci saranno mai strumenti per controllare intelligentemente le nuove tecnologie, perché vorrebbe dire limitarle». Ad ognuno dunque il proprio percorso, come navigante digitale e come genitore, nella consapevolezza che bisogna conoscere in modo approfondito la Rete e le nuove tecnologie. Solo così le nostre, e quelle dei nostri figli, saranno esperienze virtuose e positive, occasioni e opportunità di crescita, capacità di selezionare informazioni utili da informazioni superflue. E se qualche dubbio emerge, il manuale Genitori nella Rete può essere d’aiuto. Bibliografia

Gianni Cattaneo, Ilario Lodi, Alessandro Trivilini, Genitori nella rete, Armando Dadò Editore, 2014.

Nuove tecnologie e aspetti legali: se avessi saputo che... è il titolo della conferenza organizzata dal Kiwanis Club Lugano nell’ambito delle nuove tecnologie e degli aspetti legali ad esse correlati. Un’innovativa opportunità per permettere a tutti i presenti di comprendere, con delle dimostrazioni dal vivo, i pericoli causati da un utilizzo inappropriato di smartphone, tablet e computer. Giovedì 5 marzo 2015, alle ore 18.00, nell’Aula Magna Supsi a Lugano Trevano, Angelo Consoli, ingegnere informatico e responsabile del gruppo di sicurezza informatica della Supsi, dimostrerà con esperienze dal vivo la facilità di compiere infrazioni che possono nuocere alla vostra persona e a quella dei vostri figli. Durante la serata l’avvocato Werner Walser, giudice del tribunale d’appello, spiegherà le norme legali alle quali la tecnologia informatica è soggetta. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza nell’uso della rete e la capacità di protezione. Con questo incontro il Kiwanis Club Lugano, già promotore di una scuola di informatica per persone disabili, si impegna a favore della sensibilizzazione, in particolare di genitori e bambini, nei confronti di un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie. Il club di servizio luganese, che quest’anno festeggia i 50 anni, si impegna inoltre a sostenere la nuova sezione ated4kids di ated ICT Ticino. Ated4kids (www. ated4kids.ch) desidera offrire ai giovani le conoscenze di base e gli strumenti per poter partecipare alla rivoluzione digitale non solo come utenti consumatori ma anche come creatori di contenuti e applicazioni. Ated4kids organizza corsi di programmazione per bambini dai 6 anni e «giornate tecnologiche» che hanno tra gli scopi quello di avvicinare i ragazzi allo studio dell’informatica o di altre materie scientifiche. Le nuove attività promosse da ated4kids prevedono un nuovo corso base di Coderdojo Ticino, dal prossimo 14 marzo e una giornata Devoxx4kids che si terrà il prossimo 19 aprile, nella quale sono attesi un centinaio di ragazzi.

Uno spettacolo, i Frontaliers... Eventi Il 12 marzo al Palacongressi di Lugano una serata per continuare l’azione in sostegno della lingua italiana Missione compiuta? Apparentemente sì, anche se l’obiettivo prioritario richiederà ancora un enorme impegno da parte di tutti: salvaguardare la vitalità e il prestigio dell’italiano tra le lingue nazionali svizzere non è

E anche questa è fatta... (L. Daulte-RSI)

un compito che i Frontaliers possono compiere da soli. La loro parte comunque l’hanno fatta e, come sempre, con ottimi risultati. La vendita del DVD prodotto dalla RSI in collaborazione con il DECS e il Percento Culturale di

Migros Ticino, distribuito dal dicembre scorso tramite le filiali della cooperativa ticinese, ha permesso di raccogliere la considerevole cifra di 300’000 franchi. Cifra che sarà versata a un fondo per l’italiano in Svizzera. La cerimonia di consegna è pensata come una grande serata di festa. Si terrà giovedì 12 marzo, al Palazzo dei Congressi di Lugano, a partire dalle 20.00. Grandi protagonisti saranno naturalmente Bussenghi, Bernasconi, Veronelli e Dante, i quali si esibiranno in una performance teatrale appositamente ideata. Parlando «itaGliano», naturalmente. La manifestazione di giovedì 12 marzo rappresenta il raggiungimento della prima, importante, tappa dell’operazione speciale «Italiano: lingua di frontiera». I Frontaliers sono solo uno degli elementi che compone un progetto in costante movimento il quale, attraverso i programmi RSI e altre iniziative mirate sul territorio svizzero e svizzero italiano, intende promuovere un dibattito

sull’italiano e l’italianità nel nostro Paese. Per sottolineare anche questo importante aspetto culturale dell’operazione complessiva, tra gli ospiti della serata è prevista la presenza di Stefano Bartezzaghi, giornalista-scrittore e grande esperto di enigmistica, noto per la sua capacità di utilizzare, giocando con le parole, la buona lingua. Per chiudere la festa nel modo più adatto, sottolineando lo spirito conviviale dell’evento, al termine dello

spettacolo è previsto un rinfresco offerto a tutti i presenti. Una situazione informale e piacevole in cui sarà possibile incontrare a tu per tu i beniamini dell’ita«g»lianità e sentirsi in qualche modo parte di questo ambizioso progetto per la salvaguardia della nostra lingua (da non dimenticare la vostra copia del DVD e il pennarello indelebile: sarà il momento giusto per un autografo davvero «storico»). Informazioni

Biglietti a concorso Migros Ticino mette in palio tra i lettori di «Azione» 20 biglietti d’entrata: saranno assegnati ai primi dieci lettori (due biglietti a ogni fortunato vincitore) che telefoneranno mercoledì 4 marzo dalle ore 10.30 allo 091 84012 61. Buona fortuna!

I biglietti sono in vendita al prezzo unico di 20 franchi. L᾿acquisto in prevendita è possibile su Ticketcorner.ch e in tutti i punti vendita Ticketcorner. In collaborazione con


PUNTI. RISPARMIO. EMOZIONI. ANCORA PIÙ OFFERTE CUMULUS: www.migros.ch/cumulus

DIVERTIMENTO IN PISTA SUL TITLIS

50%

DI SCONTO

Engelberg è la più grande regione dedicata agli sport invernali della Svizzera centrale. Qui sciatori e snowboarder saranno senz’altro accontentati. Dalla stazione a monte a oltre 3000 metri di altitudine ti aspettano più di 80 chilometri di pista con le discese più variegate. Gli sportivi trovano varianti interessanti e le famiglie possono ammirare il fantastico paesaggio e sostare negli accoglienti ristoranti. Il panorama imponente, la funivia girevole a 360° Titlis Rotair, il ponte sospeso più elevato d’Europa e la molteplice offerta gastronomica sono ottimi motivi per godersi una giornata invernale ad alta quota.

Durata dell’azione: fino al 31 marzo 2015 Approfittane: ricevi il 50 per cento di sconto – sul viaggio in treno fino a Engelberg-Titlis e ritorno – sullo skipass per 1 giorno Prezzo: esempi per persona in 2a classe Viaggio in treno + skipass

1/2

1/1

da Bellinzona

fr. 63.00

fr. 95.00

da Locarno

fr. 65.60

fr. 100.00

da Lugano

fr. 66.60

fr. 102.00

da Mendrisio

fr. 68.60

con AG

Durata dell’azione: dal 2 al 31 marzo 2015, con partenza entro il 31 ottobre 2015 Approfittane: clicca sulla relativa offerta su www.travel.ch/cumulus

fr. 106.00 fr. 31.00

PRENOTA SUBITO UN VIAGGIO IN CITTÀ A PREZZO SPECIALE La primavera è la stagione ideale per un breve ma emozionante soggiorno in una città. Sia che tu preveda di partire per un weekend lungo o decida di sfruttare i giorni festivi a Pasqua, Ascensione o Pentecoste, numerose destinazioni di prima scelta sono pronte a darti il benvenuto: Vienna, Londra, Amsterdam. O preferisci Barcellona, Berlino o Roma? Hai l’imbarazzo della scelta!

Osservazione: l’offerta è valida soltanto se combinata al viaggio con i mezzi pubblici e può essere prenotata unicamente online. Ulteriori informazioni e prenotazione: www.migros.ch/cumulus/engelberg-titlis

SALTA IN SELLA ALL’E-BIKE: ORA CON SCONTO CUMULUS

e digita il codice sconto 2186-6850-51c0 durante la prenotazione. I 50 franchi vengono detratti automaticamente dall’importo della prenotazione. Osservazione: l’offerta vale per visite di città (volo e albergo) e prenotazioni d’albergo a partire da 300 franchi e non è cumulabile con altre azioni. Nessuno sconto su prenotazioni di voli senza albergo, vacanze balneari, last minute e auto a noleggio. Per ogni carta Cumulus può essere usato un solo codice sconto. Ulteriori informazioni: www.travel.ch/cumulus

50.-

DI SCONTO

Il design slanciato dei modelli di bici elettrica Grace Easy, insigniti del Red Dot Product Design Award, è tutto fuorché ordinario. BionX è l’unico produttore che è riuscito a combinare la trazione posteriore con un cambio nel mozzo. Il risultato: una bici dalla manovrabilità ottimale che non richiede troppa manutenzione. Il leggerissimo telaio in alluminio raggiunge un equilibrio perfetto tra peso e robustezza. E siccome i modelli Grace Easy sono muniti di freni a disco Magura MT4, rallentano la corsa con l’aiuto del motore caricando al tempo stesso la batteria. Lasciati convincere durante un giro di prova in uno dei 19 negozi m-way.

Durata dell’azione: fino al 30 aprile 2015 Prezzo: per es. Grace Easy S-Pedelec a fr. 2999.– invece di fr. 4290.– Approfittane: basta presentare la carta Cumulus per approfittarne e raccogliere anche punti Cumulus. In caso di acquisto tramite lo shop online, ricordati di indicare il codice sconto m-way_Grace_0315. Osservazione: l’offerta è valida su tutti i modelli Grace Easy fino a esaurimento dello stock. Ulteriori informazioni: www.m-way.ch/cumulus

30%

DI SCONTO

PER DOMANDE SUL PROGRAMMA CUMULUS: INFOLINE CUMULUS 0848 85 0848


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

8

Società e Territorio Rubriche

Lo specchio dei tempi di Franco Zambelloni Certificati e buon senso Mi è capitato più volte, recentemente, di leggere in giornali locali ed esteri notizie come questa: un tale detiene una cattedra d’insegnamento ma non ha i titoli accademici richiesti; un altro viene scelto ad un concorso pubblico ma non è quello che vanta i diplomi più prestigiosi. Dunque, vanno scartati a favore di chi vanta più «titoli». Fin qui, verrebbe da dire, tutto bene: la legalità innanzi tutto. Ma la cosa curiosa e inquietante è che talvolta, in questi casi, si viene a sapere che il candidato scelto, benché non abbia i titoli più prestigiosi, è «il migliore» – per competenza, per quanto ha dimostrato di sapere e di saper fare (e, se vogliamo ottemperare appieno all’imperativo pedagogico di oggi, anche di «saper essere»). Dunque, qui si manifesta una stridente contraddizione: contano di più gli attestati legali oppure il valore effettivo della persona e le sue capacità professionali?

Non intendo, ovviamente, giudicare i casi specifici. Mi chiedo soltanto se questa fiducia incondizionata nei titoli legali abbia un indiscutibile fondamento. E non trovo nulla che me lo confermi a priori. Anzi, nella pratica di vita quotidiana trovo esempi che mi portano a privilegiare la competenza effettiva rispetto al sapere legalmente certificato. Quando scelgo di andare ad un ristorante, non mi basta sapere che il cuoco e i camerieri hanno l’attestato di idoneità professionale: ne voglio uno dal quale uscire soddisfatto. La stessa cosa vale per la scelta del barbiere, del medico, dell’avvocato… Questo nel privato. Ma la tendenza pubblica sembra invece privilegiare la certificazione legale sul valore reale. Il che mi ricorda un episodio di quando insegnavo alla Scuola Magistrale di Lugano. Veniva il periodo dei tirocini, quando gli allievi aspiranti maestri

dovevano fare pratica d’insegnamento in una classe di scuola elementare, e noi docenti li si andava a vedere all’opera per giudicarne le capacità. Un giorno, un collega tornò raggiante da una di queste visite: «Oggi, finalmente, ho visto fare una bella lezione!». «Ah sì? Chi era il maestro?». Non era un maestro: era il poliziotto comunale che quel giorno insegnava educazione stradale ai ragazzini: senza titoli accademici, senza corsi di formazione didattica, senza neppure la divisa! L’esperienza e il buon senso mi dicono che un certificato non basta a garantire il valore reale della persona che lo detiene. Del resto, esistono graduatorie valutative delle università (in Italia e in molti altri Paesi) che mostrano chiaramente come vi siano atenei migliori di altri: ma i «crediti» e i diplomi rilasciati hanno comunque, in Europa e in Svizzera, lo stesso valore legale. Vi sono universi-

tà dove – specialmente per le facoltà umanistiche – la selezione è minima o addirittura inesistente (ci sono però gli «abbandoni»: se uno studente non supera un esame, si trasferisce in un altro ateneo più condiscendente verso chi paga la retta d’iscrizione. Il diploma universitario che così otterrà avrà comunque lo stesso valore legale di quello di chi ha sudato copiosamente per conseguirlo). Un certificato – lo dice l’etimologia – significa «stabilito per certo»: e, d’accordo, il fatto di conseguirlo è una buona premessa. Ma le considerazioni precedenti dovrebbero indurre a una certa cautela: meglio verificare direttamente nella pratica. Solo allora sarà «stabilito per certo» quanto un diplomato sa e quanto vale. Ma i criteri amministrativi e burocratici che si fanno sempre più prioritari, almeno nell’impiego pubblico, sembrano sordi a questo buon senso: la

certificazione legale di regola non viene mai soppesata o messa in discussione. E questo mi fa pensare a uno spassoso raccontino di Achille Campanile, dove un tale male in arnese, presentandosi in un lussuoso albergo, consegna questo biglietto da visita: «S.E. Prof. Ing. Avv. Comm. Pasini». Naturalmente la segretaria è in soggezione, la reception in subbuglio, e il direttore, subito chiamato, si profonde in inchini ed ossequi; finché non salta fuori che quell’uomo non è «Sua Eccellenza», bensì «Silvio Enea»; non è «Professore», ma «profugo»; non «Ingegnere», ma «ingegnoso»; non «Avvocato» ma «avventizio»; non «Commendatore» ma «commissionario d’albergo». Così, anche per i titoli, vale ancora la massima che l’abito non fa il monaco; anche se è pur sempre vero che un monaco senz’abito non fa una gran bella figura.

un negozio di gadget antroposofici. Si percepisce la presenza del legno, come nella maniglia del secondo portone o nella cornice organica accanto, dove c’è un ritratto fotografico in bianco e nero di Steiner, davanti al quale si esibiscono dei rami di hamamelis. Spingo la pesante porta e a sinistra vengo rapito dalla fornitissima libreria: dagli aforismi di Luigi Snozzi alle leggende di Basilea, passando dalla cucina vegana, agricoltura biodinamica, flora alpina, apicoltura. Non solo opera omnia di Steiner e compagnia bella, come mi aspettavo, ma una scelta enciclopedica e una disposizione accurata da mettere in ombra qualsiasi libreria di città. Dall’altra parte c’è la fin troppo luminosa cafeteria dalle cui finestre si vedono le case euritmiche e due asini che brucano l’erba ricoperta di brina. Vado a zonzo su e giù per il Goetheanum, attivissimo tra l’altro, seicento conferenze all’anno e non so quanti corsi, atelier e via dicendo. E certe parti, come la sala teatrale,

ad esempio, va detto, hanno forse un po’ tanto la propensione al kitsch. Continuo il mio tour antroposofico fuori, raggiungendo le tre case euritmiche progettate negli anni Venti da Steiner assieme alla scultrice londinese Edith Maryon. Gialline, finestre sghembe, tetto a zig zag. Alle loro spalle, si è formato una specie di quartiere con case in stile neosteineriano; due gru e fogliettiannunci di stanze in affitto indicano che la colonia è in fermento. Cambio di scena: vicino alla casa-cotoletta c’è la Glashaus (1914), chiamata così perché era l’atelier del vetro. Risanata nel 2006 oggi ospita la sezione di scienze naturali e agraria. È tutta di legno, a scandole, con due cupole. Dicono ricordi il primo Goetheanum del 1913. Un ultimo sguardo ai quindicimila metri cubi di beton parlante e via a far scorta di läckerli. Se vi capita, pare valga la pena la sera, quando è buio e sembra una lanterna magica che corona la collina di Dornach.

do la visione di una realtà che è, sempre, sotto gli occhi di tutti. Incidenti del genere, di maggiore o minore portata, avvengono in continuazione. Il 22 febbraio, a Zurigo, il derby calcistico è stato accompagnato da scene di guerriglia urbana e da polemiche sull’inefficienza dei servizi d’ordine. Ma, senz’andare lontano, i nostri incontri LuganoAmbrì ripropongono, puntualmente, il discorso sulle tifoserie: necessarie per scaldare l’atmosfera, e coccolate dai singoli club, o pericolosi incentivi alla violenza e al vandalismo? Interrogativi irrisolti e destinati ad aggravarsi. Si è, ormai, sviluppato un vero e proprio turismo da stadio, in grado di spostare, con charter e torpedoni ad hoc, migliaia di fan: esposti al rischio di trasformarsi in teppisti, coperti dall’anonimato del gregge. E qui si apre un ambito di ricerche, frequentato da sociologi, psicologi, educatori: cosa spinge giovani, e non soltanto loro, a infierire sulle cose, imbrattando e rompendo, e a minacciare le persone? A volte, ci scappa persino il morto, come due anni fa, proprio nell’incontro Roma-Napoli.

Come non ricordare, poi, la storica partita Juventus-Liverpool, disputata il 29 maggio dell’85, nello stadio di Heysel, Belgio, dove per numero di vittime si toccò il vertice: 39 morti, 600 feriti. Una strage che rese tristemente famosi gli hooligans inglesi e contribuì ad aprire gli occhi sul fenomeno. Ma, per tornare al punto di partenza, i disordini di Roma, a sorprendere è stata la deriva verso spiegazioni di tipo patriottico se non addirittura razzista. In altre parole, quei fan intemperanti si comportavano in quel modo non perché purtroppo così succede nelle tifoserie di mezzo mondo ma perché erano degli olandesi: per origine e definizione barbari irriducibili. Ci si trova alle prese con un’esplosione di nazionalismo e una sorta di dichiarazione di guerra, dagli effetti a catena: boicottare i prodotti olandesi, dai bulbi di tulipani al formaggio ed evitare vacanze ad Amsterdam. Malumori, si spera, passeggeri, tuttavia rivelatori. Il nazionalismo esasperato è un brutto sintomo. Vuol dire che le cose vanno male. Sta succedendo anche da noi.

Passeggiate svizzere di Oliver Scharpf Il Goetheanum di Dornach Il tempio antroposofico plasmato in beton da Rudolf Steiner (1861-1925), dalla notte di luna piena del ventinove settembre 1928, lo si può scorgere su una collina di Dornach. Dedicato a Goethe con tanto di suffisso prediale di età romana, sorge sulle ceneri di un primo Goetheanum – in legno con due cupole – divorato da un incendio doloso appiccato la sera di San Silvestro del 1922. Il secondo Goetheanum è dunque anche un monumento al primo. Ci vuole allora magari un po’ di comprensione, per accogliere il suo carattere commemorativo fuori scala. Tre cantoni in tram: dalla stazione di Basilea con il dieci in venti minuti sono a Dornach, seimila anime circa nel Canton Soletta, al confine con Basilea Campagna. In una bella giornata di fine febbraio, salendo per vie residenziali, all’altezza della Hügelweg, ecco un filo di fumo uscire dalla Heizhaus (1914), curiosa casa-caldaia disegnata sempre da Steiner che Le Corbusier, passeg-

giando da queste parti, definì «cotoletta di vitello». Il «rospo» come chiamò il Goetheanum il drammaturgo e poeta americano Percy Mackaye, lo scorgo alla fine della Goetheanumstrasse. Facciata sud, pachidermica e movimentata, ingentilita dagli alberi di frutta ancora in letargo davanti. «Vecchi ciliegi, meli, peri, qualche prugno anche» mi dice la signora del negozietto bio. Platani potati a candelabro stanno davanti alla Haus Duldek (1915), casa-fungo costruita per il dentista Emil Grosheintz (18671940) e famiglia. È lui che ha donato questo terreno panoramico collinare per costruire il Goetheanum e le case steineriane attorno. Un oloide – corpo geometrico creato nel 1929 da Paul Schatz, matematico-scultore seguace di Steiner morto proprio qui nel 1979 – è in giardino. Laggiù il castello di Birseck sovrasta l’ermitage di Arlesheim. Dalla facciata nord di questo esempio di architettura espressionista tra i più citati, dopo la torre Einstein di Mendelsohn

a Potsdam, provengono le chiacchiere degli operai sulle impalcature. La facciata principale e quella sud invece, con il contrasto tra cielo azzurro e beton e i giochi di luce-ombra, si vedono bene e impressionano le curvature. «Mediante lo sporgersi e il ritrarsi del calcestruzzo (superficie a doppia curvatura) viene portato a manifestazione un vivente ispirare ed espirare» scrive Hagen Biesantz nel suo libro scritto con Arne Klingborg, steineriani entrambi. In sintesi flash, quella di Steiner è una trasposizione architetturale impulsiva della Metamorfosi delle piante (1790) di Goethe. Perlustro con gli occhi questa «dura pianta invernale» come la chiama Rex Raab nel suo Sprechender Beton (1971) ed è vero quello che si dice, non c’è un angolo retto. Gli unici sono quelli alla base delle finestre bislacche, una diversa dall’altra, e delle porte d’entrata. Dentro la Libera Università di Scienza dello Spirito e sede della Società Antroposofica Universale, subito a destra, c’è

Mode e modi di Luciana Caglio Hooligans e la trappola del nazionalismo Poliziotti in tenuta antisommossa che, con i lacrimogeni, cercano di disperdere una folla di facinorosi, armati di sassi, bottiglie e soprattutto di violenza. La scena non è certo nuova, anzi appartiene al peggior repertorio del déjà vu. Ma, nella versione romana del 19 febbraio scorso, l’episodio, in parte prevedibile, ha suscitato reazioni esorbitanti che ne hanno gonfiato le dimensioni e distorto i contenuti. Uno stravolgimento di cui si aveva conferma, leggendo i quotidiani della capitale. Casualmente ho avuto fra le mani «Il Tempo» e «Il Messaggero» di quei giorni. Si tratta di testate, politicamente distanti, una di destra, l’altra di centrosinistra, accomunate, per l’occasione, da un’analoga interpretazione dei fatti. Per entrambe, quei tafferugli non erano l’ennesima manifestazione dei soliti ultras che, purtroppo, fanno da contorno alle partite di calcio, giocate in tutti gli stadi europei, rappresentavano, invece, una costante prettamente nordica, questa volta olandese. Una questione di dna, di cui erano portatori i tifosi del Feyenoord, definiti i barbari, diretti

discendenti dei saccheggiatori di Roma del I secolo d.C. Gli eterni barbari: così Mario Ajello, firma di punta del «Messaggero», titolava un commento in cui scomodava Tacito, che ne aveva descritto la rozzezza, i comportamenti rissosi, le continue bevute. Una dotta citazione per concludere che, «in 2000 anni, non sono cambiati»: un tempo si ubriacavano «sdraiati su pelli d’orso», ora invece «sdraiati sul marmo della Barcaccia e la prendono a mazzate». Gente, ovviamente, insensibile alle bellezze prodotte da una civiltà e da

Hooligans olandesi a Roma durante gli scontri dello scorso 19 febbraio.

una cultura, che le sono estranee. Una colpa nazionale, insomma. Da qui, la richiesta di far pagare i danni a chi di dovere: in ultima analisi, il governo dell’Aja, e personalmente il re, la cui immagine compariva, in prima pagina sul «Tempo», in veste d’imputato, responsabile delle malefatte di qualche centinaio di suoi cittadini. Ora, come detto, a fare notizia non è tanto l’entità di un episodio, tutt’altro che isolato nelle nostre cronache, quanto l’assurdità dei sentimenti e dei ragionamenti che ha scatenato alteran-


Le vere rock star fra gli abbonamenti combinati Internet superveloce e stabile

Il meglio dell’intrattenimento con la TV digitale Rete fissa gratuita

Eccellenti livelli di assistenza al cliente

da

59.– al mese*

Tutto in un solo box

Per informazioni gratuite:

0800 66 0800 Più prestazioni, più emozioni. * È necessario disporre di un collegamento via cavo 3 in 1 con canale di ritorno, di norma CHF 29.95/mese. Canone di CHF 59.–/mese per Horizon Start Combi, valido per i primi due mesi, in seguito CHF 75.–/mese. Durata minima contrattuale 12 mesi. Tassa di attivazione CHF 49.–. Offerta valida fino al 31.03.2015. Con riserva di modifica dei programmi e dei prezzi. Telefonate gratis verso la rete fissa svizzera. Consultare le condizioni dettagliate e in particolare i numeri esclusi dalle telefonate gratuite sul sito upc-cablecom.ch


I. IT P S O I O U T I IA IZ L E A PASQUA D 30% 1.80

2.90 invece di 4.20

1.50

Spaghetti Agnesi 500 g

Filetti dorsali di merluzzo, MSC* pesce selvatico pescato nell’Atlantico nordorientale, per 100 g, (fino al 7.3)

Carote Svizzera, sacchetto da 1 kg

5.40 invece di 6.75 Grana Padano grattugiato in conf. da 3 3 x 120 g, 20% di riduzione

1.40 invece di 1.80 Tutti i succhi Gold da 1 l o 3 x 25 cl 20% di riduzione, per es. multivitaminico, 1 l

2.55 invece di 3.20 Tutti gli zwieback 20% di riduzione, per es. Original, 260 g

* In vendita nelle maggiori filiali Migros. Società Cooperativa Migros Ticino OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 9.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

2.40 invece di 2.80 Mini panini per sandwich o panini al latte M-Classic –.40 di riduzione, per es. panini al latte, 325 g

1.45 invece di 1.85 Gruyère piccante per 100 g, 20% di riduzione

1.25 invece di 1.60 Tutte le salse al pomodoro Salsa all’Italiana 20% di riduzione, per es. alla napoletana, 250 ml

5.60 invece di 7.–

2.50

Mini Babybel 15 x 22 g, 20% di riduzione

Finocchi Italia, al kg

7.80 invece di 9.80 Crème d’or Classic vaniglia, cioccolato o caramello, 1000 ml, 20% di riduzione, per es. al caramello


845.

10

invece di 939.–

20%

Letto CARA Senza contenuto del letto, con testiera, vari legni massicci, p. es. noce, incollato con giunture a spina, oliato, naturale, varie misure, p. es. 160 x 200 cm

1.3.2015 3 l a 3 . ’1 ll Da

Il f r anco è for te, e le of fer t di più.

111.30 *

invece di 159.– Piumino 4 stagioni in fibra sintetica ECOFIL

Imbottitura 100 % poliestere ricavato da bottiglie PET riciclate, p. es. 2 x 160 x 210 cm

476.10

invece di 529.–

386.10

881.10

invece di 429.–

invece di 979.–

Materasso ELANBASIC

Telaio inseribile SANA

Armadio ad ante scorrevoli MODUL

Anima in espanso comfort/espanso speciale Evopore, copertura in pura lana vergine bianca/seta, fodera in jersey sfilabile, varie misure, p. es. 80 x 200 cm

P. es. SANA Standard, 28 doghe molleggiate, 100 % superficie d’appoggio, zona spalle regolabile su 4 posizioni, zona centrale regolabile, 80 x 200 cm

Componibile individualmente, p. es. truciolato con rivestimento melamminico, corpo bianco puro, frontali bianchi/impiallacciati in noce, 203 x 47 x 220 cm

27.95 *

139.30 *

679.20 *

Cuscino THINSULATE

Piumino in lana vergine LANA

Armadio ad ante scorrevoli ORSON

Indicato per chi dorme in posizione supina, imbottitura 100 % palline sintetiche di poliestere con trasporto attivo dell’umidità, p. es. 65 x 100 cm

Imbottitura 100 % lana vergine merino, lavabile, p. es. 160 x 210 cm

Componibile individualmente, p. es. truciolato con rivestimento melamminico, corpo bianco, frontali grigio pietra/vetro bianco satinato, listelli per impugnatura color alluminio, 250 x 68 x 216 cm

invece di 39.90

su letti, telai inseribili, materassi e armadi

invece di 199.–

su piumini e cuscini

Il franco è forte, e le offert di più.

invece di 849.–

* Sconto franco forte di 10% incluso

10 % Cumulus: offerta valida dall’1.3 al 31.3.2015 su tutto l’assortimento di letti, telai inseribili, materassi e armadi, assortimento per bambini escluso. In vendita in tutte le filiali Micasa. Valgono le solite direttive Cumulus. 20 % Cumulus: offerta valida dall’1.3 al 31.3.2015 su piumini e cuscini, assortimento per bambini incluso. In vendita in tutte le filiali Micasa e nelle maggiori filiali Migros. Valgono le solite direttive Cumulus. Franco forte: sconto valido dall’11.2 al 31.3.2015. Lo sconto è valido solo per le nuove ordinazioni.

no g o s a d O f f e r t e o nto con sc l a o n i f s Cumulu


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

13

Ambiente e Benessere Liberare la natura Nel primo parco nazionale tedesco si torna all’originale selva primaria euroasiatica

Un otto marzo sulla neve La giornata sciistica per famiglie sostenuta da Famigros si terrà come sempre a Bosco Gurin: aperte le iscrizioni

Cervi sempre più a fondovalle A causa del clima e della mancanza di cibo, molti ungulati si spostano verso le pianure creando disagi

Fare la coda per… cambiare Cresce la competizione tra le destinazioni ma si moltiplicano anche le motivazioni di viaggio

pagina 16

pagina 15

pagina 14

pagina 17

Il professor Alain Kaelin, medico direttore del Neurocentro della Svizzera italiana con sede all’Ospedale regionale di Lugano. (Vincenzo Cammarata)

L’errore di Cartesio Neurologia Le emozioni hanno una funzione cerebrale molto importante senza la quale l’essere umano

non ha competenze sociali Maria Grazia Buletti Influenzano il nostro comportamento spesso in modo più incisivo della volontà. Sono positive o negative, semplici o complesse. Originano da differenti zone del nostro cervello e la loro manifestazione è legata ad aspetti culturali e di educazione, sebbene siano accomunate da un carattere universale. Esse rappresentano un’espressione cerebrale molto importante senza la quale l’essere vivente non potrebbe avere competenze sociali. Questo è un modesto riassunto di quanto, a proposito di emozioni, abbiamo appreso durante il nostro colloquio con il professor Alain Kaelin, medico direttore del Neurocentro della Svizzera italiana con sede all’Ospedale regionale di Lugano. Volevamo scoprire se è possibile decidere di essere felici. «Una domanda apparentemente semplice, la cui risposta è però complessa e affonda le radici nel mondo delle emozioni e delle loro origini nel nostro cervello», esordisce il professor Kaelin. Intuiamo che sono ormai lontani i tempi in cui Cartesio separava drasticamente emozione e intelletto. Le neuroscienze hanno percorso parecchia strada anche dagli anni 90, quando il neurologo Antonio Damasio confutava questa separazione, affermando nel suo

libro L’errore di Cartesio che «è come se noi fossimo posseduti da una passione per la ragione: un impulso, che ha origine nel nucleo del cervello, permea gli altri livelli del sistema nervoso ed emerge sotto forma di sentimenti o inclinazioni inconsce a guidare il processo di decisione». Da qui, il legame fra cervello e origine delle emozioni, fra ragione e sentimento. «Le neuroscienze hanno cambiato la prospettiva di interpretazione delle emozioni, oggi riconosciute come una importante funzione del cervello: non si può vivere senza comprendere o saper mostrare le proprie emozioni, perché mancherebbero le competenze sociali», afferma il professor Kaelin che riassume l’importanza delle emozioni attraverso la loro funzione sociale (anche di sincronizzazione del gruppo) e di comunicazione: «Se a teatro tutti ridono, ecco che l’emozione esprime una gioia collettiva condivisa. Inoltre, i circuiti cerebrali che controllano la parola non sono gli stessi di quelli che filtrano le emozioni, sebbene di norma debbano essere in sintonia: immaginiamo una persona che ride a un funerale mentre tutti esprimono tristezza con il pianto. La verbalizzazione del suo comportamento non corrisponde alla corretta reazione emotiva; qualcosa non va per il verso giusto». Anche il rapporto che intercorre

fra medico e paziente fa da esempio: «Unità, empatia, capacità di entrare in sintonia, ascolto e comprensione del paziente sono indispensabili oggi più che mai, anche a causa dell’evoluzione specialistica della medicina moderna». Secondo il professor Kaelin: «Un medico che non sa leggere le emozioni del proprio paziente non è al posto giusto, perché egli deve saper comprendere, ad esempio, le sue paure ed eventualmente adattare le spiegazioni che servono a rassicurarlo. La volontà di voler spiegare tutto attraverso i neuroni potrebbe indurre a perdere di vista il paziente nel suo insieme, atteggiamento assolutamente opinabile e da evitare». Tornando alla ragione, essa non può controllare le nostre emozioni, sebbene una parte del nostro cervello («la corteccia prefrontale») abbia il compito di fare da filtro: «L’espressione inappropriata di un’emozione al momento sbagliato non ha effetti positivi». Sfortunatamente, se la corteccia cerebrale prefrontale viene danneggiata, le conseguenze sul filtro delle emozioni possono essere pesanti: «Un incidente con un trauma cranico, ad esempio, può danneggiare questa parte del cervello e la persona colpita potrebbe non essere più in grado di controllare le proprie emozioni. Ciò è invalidante e può comportare pure un’inabilità lavorativa:

pensiamo a qualcuno che davanti a un contrattempo esplode subito di rabbia e non gestisce in modo adeguato le sue risposte emotive». Esistono poi alcune malattie che coinvolgono i circuiti di riconoscimento delle emozioni: «Le malattie neurovegetative possono portare indirettamente all’apatia (ndr: problema di mancanza di produzione delle emozioni), alcune lesioni influiscono su parecchi neurotrasmettitori, come ad esempio il morbo di Parkinson comporta una diminuzione della dopamina che ha un ruolo diretto sulle emozioni. Anche la carenza di serotonina, un altro neurotrasmettitore, può essere riconducibile a patologie psichiatriche come la depressione e altre ancora». Sebbene nascano da circuiti cerebrali differenti, idealmente, ragione ed emozioni dovrebbero entrambe rimanere in equilibrio. Se non possiamo decidere quali emozioni provare e neppure la loro intensità, il nostro cervello ha comunque la funzione di filtrarle in modo da permetterci di avere adeguate competenze sociali di vita. Il professor Kaelin ci spiega: «Pensiamo a qualcuno che ha paura dei ragni e ne vede uno. Attraverso il sistema visivo primario, il mio cervello riconosce cos’è. Poi, il sistema visivo secondario conferma che è un ragno vivo e vegeto, non di plastica. Qui non abbiamo anco-

ra emozioni, ma tutto giunge al sistema limbico e a quello frontale del cervello che interpreteranno coscientemente e che danno l’aspetto cognitivo ed emozionale. Il circolo emotivo viene attivato, e si attiva anche il sistema vegetativo che esprimerà la nostra paura (attraverso sudorazione, urla, fuga)». Non possiamo dunque controllare certe reazioni come la paura, la claustrofobia e tutte le altre che affiorano come nostre emozioni. La realtà è che da 3000 anni proviamo senza successo a definire le emozioni: «Sono soggettive e indipendenti dalla volontà, non possiamo misurarle come la pressione arteriosa o attraverso la velocità di reazione di un test neurologico. Le emozioni vanno semplicemente ascoltate». Però, secondo il nostro interlocutore, qualcosa si può fare: «L’immaginazione è spesso più potente della volontà. Perciò, l’immaginazione può influenzare le mie emozioni molto più della ragione: se riesco a immaginare che il ragno è carino, morbido, minuscolo, allora avrò meno paura». Il professor Kaelin non ha dimenticato la nostra prima domanda posta a bruciapelo: «Non posso decidere di essere felice, ma sono in grado di influenzare la felicità con l’immaginazione». Einstein lo aveva detto: «La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo».


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

14

Ambiente e Benessere

L’arcaico Bayerischer Wald Nationalpark Reportage Molti credono che l’Europa abbia ormai sepolto gran parte delle proprie meraviglie naturali

sotto una coltre di cemento e asfalto: non è così

La tutela dell’ambiente deve coesistere con la vita quotidiana degli autoctoni e con un turismo consapevole. (Franco Banfi)

carente, è una comunicazione corretta. Grazie a una nuova consapevolezza, esiste una precisa scelta di evoluzione naturale di alcuni siti strategici, laddove i risicati bilanci degli enti preposti non ne consentono una vera e propria valorizzazione. Un esempio su tutti è quello offerto dal Bayerischer Wald National Park. È stato il primo parco nazionale tedesco istituito, nel 1970, e oggi occupa una superficie di 24,3 ettari attorno ai monti Rachel e Lusen. È una parte di un più vasto territorio – di ben 90 ettari

Franco Banfi

Franco Banfi

La società contemporanea vive quotidianamente nel paradosso. È un dato di fatto. Chi più chi meno, tutte le persone che frequentiamo ritengono la vita che conducono avulsa dallo stereotipo dei cosiddetti ritmi naturali. Lo scorso secolo essa fu condizionata dai cambiamenti conseguenti alla rivoluzione industriale; in seguito, dalla svolta sociale imposta dal consumismo; più recentemente, è stata invece influenzata dai social network, dai «non luoghi», dagli spazi virtuali in cui oggi proiettiamo i nostri desiderata, in cui ci estraniamo. Se ci fermiamo un attimo a riflettere, non ci sorprende la veridicità del paradosso anche quando concerne beni tangibili, valori concreti come i parchi naturali e la tutela della natura da ogni estremismo, sia quella addomesticata sia quella selvatica. La quale – in quanto natura – tanto è e potrebbe essere, tranne che paradossale. È inconfutabile che la maggior parte degli europei conosca meglio la biodiversità africana che quella di casa propria. Complice una comunicazione mirata e un marketing aggressivo, abbiamo più consapevolezza degli elefanti africani e delle tigri asiatiche che non dei bisonti e delle linci europei. Lo sapete che l’Europa ha la più grande rete ecologica al mondo di riserve naturali? Si chiama Natura 2000 ed è costituita da zone preposte a garantire la biodiversità mediante la conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche nei territori designati dagli Stati membri dell’Unione Europea. Fanno tutte parte di un sistema che è il vero fondamento da cui dipendono le nostre vite; da cui sono dipese nel passato e da cui dipenderanno nel futuro. Sono quei luoghi reali, fatti di pietre, terriccio, pascoli alpini e boschi selvaggi, che – quando noi li frequentiamo –

ci fanno sentire un po’ più felici e un po’ più vivi. Di fatto il venti per cento della superficie terrestre dell’Unione Europea è protetto. In molte aree sono state tutelate specie importanti, in altre sono state reintrodotte specie che erano state precedentemente decimate, molte zone inquinate e sfruttate in modo insostenibile sono state risanate. Molti credono che l’Europa abbia ormai sepolto gran parte delle proprie meraviglie naturali sotto una coltre di cemento e asfalto. Non è così. Ciò che veramente è

Franco Banfi

Sabrina Belloni

– che si trova a cavallo tra le montagne lungo il confine tra la Baviera e la Boemia; tant’è che nel 1991, sull’antistante territorio che si trova nella Repubblica Ceca, è stato istituito il Parco Nazionale di Sumava, nella Selva Boema. I due parchi sono gestiti con sistemi simili e insieme proteggono la più grande area di foresta antica dell’Europa centrale. Il life motive del parco, la politica di gestione a cui si ispirano i responsabili, è talmente semplice da essere disarmante: «Lasciare libera la natura», senza modificarne l’evoluzione, senza interventi umani. Da un certo punto di vista, si tratta di una scelta integralista. Eppure, l’approccio del laissez faire sta permettendo a un ampio paesaggio di boschi selvaggi e paludi – l’originale selva primaria della zona Euroasiatica – di riappropriarsi dei territori dove la gestione delle foreste è stata un tempo, un’antica tradizione umana. L’integrità della tutela significa che la natura può evolversi in libertà, soggetta unicamente alle proprie leggi. I boschi crescono indisturbati; fiumi e torrenti aprono indomiti i rispettivi alvei; gli animali non vengono cacciati. Nel parco bavarese gli alberi raggiungono le dimensioni consentite da quell’ecosistema fino a quando muoiono di morte naturale e il loro decomporsi dà nutrimento e vita al sottobosco e alla fauna. A fronte di una situazione naturale davvero originale, che coinvolge ben seimila ettari di parco, gli alberi non temono altri danni all’infuori di quelli che possono derivare dall’inquinamento atmosferico che determina le note piogge acide; ma anche sotto questo aspetto la situazione è in via di miglioramento. Il parco offre diversi tipi d’ambiente: dalla foresta di conifere e latifoglie alle torbiere, passando per zone di taiga europea. La natura stessa del terreno, il clima, le precipitazioni, hanno favorito nel tempo l’insorgere di zone boschive differenziate. Nella zona montana,

a partire dai 1100 metri d’altitudine, il clima è rigido. Solo gli abeti rossi e i modesti sorbi riescono a sopravvivere. Lungo i fianchi montani che digradano verso le quote inferiori (fra i 750 e i 1100 metri) il clima si fa più mite; oltre all’abete rosso, hanno dimora anche l’abete bianco e il faggio e qualche sporadico tasso. Poi vi sono rari olmi montani, l’acero, il tiglio, il frassino. Il cosiddetto bosco misto interessa di fatto i tre quarti dell’estensione totale del parco. Per quanto concerne la fauna, sino alla metà dell’Ottocento, nelle vaste foreste vivevano grandi predatori quali l’orso, la lince e il lupo, malgrado la caccia spietata cui erano sottoposti. Da una quindicina d’anni circa sono tornate le linci e si trovano anche le lontre comuni, in gran parte provenienti dalla vicina Boemia. Sono stati reintrodotti e si sono acclimatati benissimo il corvo maggiore e il gallo cedrone. I cervi e i caprioli sono rari poiché l’habitat complessivo non è ideale, e d’inverno gli animali esistenti devono essere foraggiati. L’azione didattica del parco si sviluppa in due località attrezzate: il centro «Lusen», vicino al paesino di Neuschönau, e il centro «Falkenstein», vicino al villaggio di Ludwigsthal. Entrambi i centri sono sviluppati su ampie aree attrezzate, con chilometrici percorsi pedonali che uniscono gli enormi spazi recintati degli animali ospitati nei due centri. Qui è possibile attardarsi a osservare il gioco, il corteggiamento, i duelli ritualizzati, le cure parentali e numerosi altri comportamenti quasi completamente naturali dei lupi europei, delle linci, dei gatti selvatici, delle lontre, che sembrano quasi annoiati dalle espressioni di meraviglia e di gioia di noi visitatori di fronte a tanta esuberante bellezza. Lo spazio sicuramente non manca ed i visitatori entrano rigorosamente a piedi, in punta di piedi. Vanno a caccia di emozioni e ne escono più vivi, più felici, sorridenti.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

15

Ambiente e Benessere

M Tutta la famiglia sulla neve Eventi Domenica prossima, 8 marzo,

Bosco Gurin ospiterà lo Ski Day Famigros

Tutto per la vostra salute. Erste Hilfe bei Verletzungen und Erkrankungen

Amavita – Sentirsi meglio, semplicemente.

% 0 –2

Concorso: vinci l’iscrizione Migros Ticino mette in palio fra i lettori di «Azione» 4 iscrizioni omaggio (ciascuna valida per una famiglia composta da 3-5 persone) allo Ski Day Famigros di Bosco Gurin, del valore di fr. 110.– l’una, ai primi 4 fortunati lettori che telefoneranno martedì 3 marzo 2015 dalle ore 14.30 allo 091 84012 61.

reso possibile l’organizzazione e la relativa promozione. Da quest’inverno Famigros, in qualità di sponsor principale, e i cosponsor SportXX Migros e Rivella rendono possibile a migliaia di famiglie composte da 3 a 5 persone in tutta la Svizzera di trascorrere una divertente giornata sugli sci. Il prezzo, fissato a 85.- franchi per membri di Famigros e Swiss-Ski, a 110.- franchi per tutti gli altri, comprende: carta giornaliera, pranzo con bevanda Rivella, iscrizione alla gara amatoriale per ogni membro della «squadra famigliare», medaglia per tutti i bambini e regalo a sorpresa, oltre a giochi e divertimenti allo Ski Day Village di Famigros. La gara amatoriale si svilupperà sulla spettacolare pista del Ritzberg e il tracciato permetterà anche a sciatori non esperti di cimentarsi; si tratterà semplicemente di affrontare con tutta la famiglia un semplice slalom gigante con divertenti ostacoli (casco da sci consigliato). Il tempo viene cronometrato dalla partenza del primo membro della famiglia al momento in cui l’ultimo taglia il traguardo. Durante la premiazione verranno elargiti premi sia ai più fortunati sia a chi nella parte competitiva non ha... brillato. È possibile iscriversi allo Ski Day Famigros di Bosco Gurin fino a giovedì 5 marzo: online su www. famigros-ski-day.ch oppure direttamente allo sportello di Vallemaggia Turismo, tel. 091 75318 85 (email: info@vallemaggia.ch) che potrà informare tutti gli interessati riguardo interessanti offerte per pernottare a Bosco-Gurin. Auguriamo a tutte le famiglie partecipanti un buon divertimento!

Sky Day Famigros, 8 marzo 2015, Bosco Gurin

La SUPER OFFERTA con il 20 % di sconto è disponibile in oltre 155 farmacie Amavita.

FLECTOR EP TISSUGEL® Applicare invece di spalmare. Non scalda, non raffredda… agisce! 10 cerotti**

CHF 28.70* invece di CHF 35.85 IBSA Institut Biochimique SA

* Offerta valida fino al 31 marzo 2015. Con riserva di modifiche di prezzo. ** Leggete il foglietto informativo e lasciatevi consigliare da uno specialista.

Annuncio pubblicitario

Per le famiglie della Svizzera italiana amanti dello sci, l’unica tappa ticinese dello Ski Day Famigros è certamente un’occasione da non perdere. La manifestazione, iniziata lo scorso 14 dicembre, si concluderà il prossimo 29 marzo, dopo aver proposto 15 appuntamenti in località sciistiche di tutta la Svizzera. L’appuntamento ticinese con lo Ski Day è per domenica prossima 8 marzo a Bosco-Gurin, il comune più alto (1506 m s.l.m.) del Ticino e l’unico di origini walser. Le recenti ed abbondanti nevicate hanno reso il suo paesaggio ancor più tipico e affascinante. La storia di questa simpatica manifestazione sciistica, risale alla prima edizione di quella che era denominata «Gara delle Famiglie»: andata in scena per la prima volta nel lontano 1986 per iniziativa dello Sci Club Bosco Gurin, che raccolse con entusiasmo l’invito di Swiss-Ski, e fu sostenuta sia dalla Federazione Sci Svizzera Italiana che dagli altri Sci Club della Vallemaggia. Da quell’anno, salvo un solo stop forzato per mancanza di neve, l’evento si è sempre svolto a Bosco Gurin. Nel corso del tempo, sempre sotto il patrocinio di Swiss-Ski, si sono avvicendati vari sponsor principali che ne hanno


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

16

Ambiente e Benessere

Il Re della nostra fauna selvatica Mondoanimale Giunto da noi nel secolo scorso, il cervo è il più grosso ungulato che popola il nostro territorio

di prevedere e giudicare le situazioni rimanendo, sovente, immobile, nonostante ad esempio, il passaggio di una persona a pochi metri dal luogo in cui si trova». Questa specie, dicevamo, ha colonizzato tutto il Ticino, dalla pianura fino sopra il limite del bosco: «Gran parte dei cervi delle nostre regioni mostra un comportamento migratorio: essi abbandonano le zone di svernamento verso fine aprile per recarsi sui pascoli alpini dove trascorrono l’estate, mentre il ritorno in pianura, di norma, avviene in ottobre ed è influenzato dalle condizioni climatiche, dall’offerta di cibo e dalle abitudini individuali» racconta Croci. Però, soprattutto negli ultimi tempi, non sono poche le persone che incappano in qualche esemplare in

Relazioni e conflitti con l’uomo In particolare nel periodo invernale e primaverile, i cervi sono esposti maggiormente agli incidenti con automobili o con il treno. Nel 2010 la popolazione svizzera era stimata a 28’500 capi; gli individui periti notificati sono stati 1126: ben 432 dei quali vittime del traffico. Per quanto attiene ai danni che i cervi provocano all’uomo: nella maggioranza dei casi il cervo è solo una presenza discreta osservata all’imbrunire in una radura al bordo di un bosco. Talvolta può diventare un ospite indesiderato in orti o giardini e in questi casi può arrecare danni da scortecciatura, da sfregamento e da

brucamento. (ndr: vedi consigli pratici sulle recinzioni elettriche). Il risarcimento dei danni è previsto solo per chi dichiara un reddito agricolo (art. 65 Regolamento sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici, RALCC). Sono esclusi risarcimenti in caso di mancata adozione di misure di prevenzione che ragionevolmente si potevano prendere. A chi dichiara un reddito agricolo, lo Stato accorda un sussidio massimo pari all’80 percento della spesa di acquisto di materiale destinato all’esecuzione di opere necessarie alla protezione di colture agricole (art. 62 RALCC).

pianura, nei boschi o sui sentieri, anche quando questi dovrebbero già trovarsi in collina. «Non possiamo negare che alcuni cervi sono ormai diventati stanziali nei fondovalle e questo va spiegato con la possibilità di trovare più cibo e rifugio, poiché la caccia è praticata per buona parte del suo periodo in collina o in montagna», spiega il guardiacaccia che ricorda anche come le «attività moleste in quota come l’uso fuoripista delle motoslitte o i cani lasciati a vagare liberamente» spingono questi animali a cercare quiete e rifugio paradossalmente proprio nelle zone urbanizzate a valle, o quelle coltivate a mais sul Piano di Magadino, dove trovano naturalmente anche cibo in abbondanza, a scapito delle risorse degli agricoltori. A questo punto affrontiamo anche il controverso argomento dell’abbattimento in primavera di alcuni di questi esemplari stanziali. «Certi cervi cosiddetti viziosi hanno sempre tendenza a ritornare sui propri passi, nello stesso punto in pianura, anche quando vengono cacciati e invitati a migrare. Prelevando questi capi viziosi, talvolta si elimina il problema e si salvano così tutti gli altri cervi che seguono la loro naturale migrazione». Un discorso che pare cruento, ma la natura sa cosa e come fare e l’essere umano si trova a dover intervenire anche perché con il tempo e l’urbanizzazione ha «portato via» territorio a questi animali. Croci invita perciò alla tolleranza: «Si tratta di una bella parola alla quale dovrebbero seguire i fatti, perché essere più tolleranti significa pure imparare, o per lo meno provare, a convivere con questi animali ai quali abbiamo invaso

Fabio Croci

Parecchie sono le ragioni che ci portano a parlare del cervo: certo, perché si tratta di una specie che ha colonizzato tutto il Ticino, dalla pianura fino sopra il limite del bosco. Poi, perché abitano qui da parecchio tempo, poiché i primi cervi osservati nel cantone, dopo la loro temporanea scomparsa, risalgono agli anni fra il 1910 e il 1920, quando vi fecero ritorno attraverso i Passi del Lucomagno, dell’Oberalp e del San Gottardo, provenienti dai cantoni Grigioni e Uri. Essi popolarono così la valle di Blenio, la valle Bedretto e la Leventina. Ma, anzitutto, parliamo del cervo perché è il più grosso degli ungulati presenti in Ticino e perché, ogni tanto, riesce a creare qualche grattacapo a chi pratica l’agricoltura in pianura, a causa di alcuni soggetti che vi soggiornano oramai in modo stanziale. Ne parliamo con il responsabile dei guardiacaccia dell’Ufficio cantonale della caccia e della pesca Fabio Croci che pure segue il progetto TIGRA (ndr: monitoraggio degli spostamenti dei cervi fra Ticino e Grigioni di cui abbiamo scritto il 20 ottobre scorso, sul numero 43 di «Azione»). «Si tratta di un animale molto agile che, come altri ungulati, ha gli arti sviluppati per correre e saltare fino a 2 metri d’altezza e anche 7-8 metri in lunghezza», esordisce Croci che lo definisce un «animale sociale che vive in branchi e che, come il capriolo, ha udito e olfatto molto sviluppati. Sensi che gli permettono

Fabio Croci

Maria Grazia Buletti

il territorio». Il nostro interlocutore ci permette così di riflettere sul fatto che se abitiamo, ad esempio, a ridosso di un bosco, dobbiamo anche mettere in conto che potrebbero esserci animali selvatici: «Di conseguenza dobbiamo anche mettere in preventivo che potremmo subire qualche danno alle piante o alle nostre coltivazioni». Certo, questo discorso è diverso per gli agricoltori della pianura ai quali però si consiglia, dove è possibile, di installare una recinzione elettrificata; talvolta è infatti la sola ad essere davvero efficace contro i danni dei cervi. Inoltre, è il sistema di protezione meno invasivo e più a buon mercato per non farli entrare a nutrirsi nei campi coltivati. Varrebbe la pena riflettere su questo suggerimento, an-

che perché: «Eliminare il problema comporterebbe eliminare il cervo che ha preso l’abitudine di restare al piano, d’accordo, ma dobbiamo essere coscienti che per un cervo eliminato, uno successivo potrebbe prenderne il posto: dunque il problema si procrastina senza essere risolto». Ripensando all’invito alla tolleranza di Fabio Croci, dobbiamo anche riflettere sul fatto che «anche i cervi risentono dei cambiamenti stagionali e si adeguano cercando rifugio e cibo dove possono trovarli». D’altronde, questi grandi ungulati esistono da circa un milione di anni e se non si sono estinti possono ringraziare proprio la loro capacità di adattamento alle condizioni ambientali.

L’insolita veste delle mimose più particolari Mondoverde Anche seguendo la tradizione, si può festeggiare l’8 marzo con una punta di originalità Anita Negretti Si torna a festeggiare anche quest’anno l’8 marzo, una data che a ben vedere sembra sempre più anacronistica se legata ai fatti di cronaca sulle violenze alle donne. La tradizione lega questa ricorrenza alla pianta di mimosa, scelta come simbolo per sottolineare la forza e la caparbietà di una pianta in apparenza fragile e delicata, così come può esserlo la donna. La più classica mimosa, quella venduta in mazzetti, è la specie Acacia dealbata, un albero originario dell’Australia e sbarcato in Europa nel 1824. Alto fino a 30 metri nei luoghi d’origine (da noi 10-12 metri), presenta foglie bipennate composte da piccolissime foglioline morbide, e fiori a capolini raccolti in glomeruli dal colore giallo più o meno acceso. Perché fermarsi però sempre e solo alla varietà più nota? Vi sono molte acacie con caratteristiche particolari,

anche se quelle realmente reperibili in commercio senza eccessive difficoltà sono solo una ventina e tutte soggette a una scarsa resistenza al rigido clima invernale.

Ad esempio se non si è amanti del colore giallo, non ci sono problemi. Basterà optare per un’Acacia nivea che attenua questo colore grazie ai suoi fiori giallo chiarissimo, quasi bianco; altri-

Un esemplare di Mimosa pudica. (Dr. Jayan D.)

menti c’è l’arancione Acacia dealbata «Virginia», molto rara, anche se in età adulta fiorisce sempre più sui toni del giallo. L’unica vera mimosa, in termini botanici, è però la Mimosa pudica, un piccolo arbusto spinoso molto simile alla classica mimosa dei fioristi, ma dai rami sottili e fiori rosa. Originaria delle zone tropicali delle Americhe, specialmente del Brasile, ha la particolarità di difendersi dagli animali che la brucano: appena viene sfiorata, tutta la pianta perde di turgore apparendo floscia e poco appetibile agli erbivori che, lasciandola indisturbata, non se ne alimentano. Un’altra rarità, la Leucaena leucocephala, della famiglia delle Fabaceae, viene chiamata anche mimosa glauca, data la sua grande somiglianza con la classica mimosa gialla, ma con la caratteristica di avere bei fiori bianchi. Si tratta di un piccolo albero originario del Centro America (Messico, Belize e Guatemala) i cui legumi risultano esse-

re un’eccellente fonte di proteine per la dieta degli animali. Non solo i fiori, ma anche le foglie di alcune acacie sono molto particolari. È il caso, ad esempio, della rara Acacia podalyriifolia, una pianta molto robusta, resistente all’aridità e alla bassa temperatura fino ai –6/–7°C. Australiana, ha fusticini grigi e foglie grigio chiaro, quasi bianco con forma ellittica. Essa può essere coltivata anche in un vaso, ma dalle grandi dimensioni, di circa 60 cm di larghezza e di altezza. In questo caso va bagnata con regolarità soprattutto durante la fioritura e, per avere sempre una bella pianta in forma, accorciate e riordinate i rami subito dopo la fioritura. In contenitore, rimane compatta, raggiungendo solo i due metri di altezza, mentre se piantumata in piena terra supera i quattro metri. Le foglie argento fanno da contrasto ai rami carichi di boccioli che si schiudono in febbraio illuminando tutta la pianta con racemi gialli e soffici.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

17

Ambiente e Benessere

Ottimo, c’è coda!

Viaggi senza John Bussole Inviti

Viaggiatori d’Occidente Una teoria innovativa aiuta a capire i nuovi turisti

a letture per viaggiare «Questa storia è il resoconto di due viaggi, uno intrapreso nel 1960 e uno nel 2010. Gli occhi che osservarono l’America nel 1960 erano quelli dello scrittore John Steinbeck e del suo cane Charley. Insieme attraversarono il paese su un camper GMC verde. Il veicolo era stato chiamato come il cavallo di Don Chisciotte, Ronzinante, perché tutti ritenevano la spedizione dello scrittore simile a quella dell’eroe di Cervantes: un cavaliere folle in pensione che si metteva in viaggio da solo per liberare il paese da pericolosi e feroci mulini a vento. Gli occhi del 2010, invece, sono i miei…»

La teoria della «coda lunga» fu creata da Chris Anderson nel 2004 per spiegare come cambia il mercato nel tempo di Internet: grazie al superamento delle strozzature della distribuzione tradizionale, un numero molto maggiore di prodotti è ora a disposizione dei clienti. Questa teoria può essere applicata per esempio ai libri. Conosciamo tutti i pochi scrittori molto popolari che vendono milioni di copie dei loro bestseller; ma forse siamo meno consapevoli di quanto sia grande il numero di autori pressoché sconosciuti che negli ultimi anni hanno avuto comunque la possibilità di pubblicare e vendere, sia pure soltanto alcuni volumi per ciascuno. Questo perché le grandi librerie in rete, come Amazon o Ibs, hanno ridotto di molto i costi di magazzino e distribuzione, facendoli scendere a livelli minimi nel caso degli e-Book, i libri in formato digitale. L’aspetto più interessante scoperto da Anderson è che tutti questi autori da poche copie, che formano appunto la «coda lunga» nel grafico delle vendite, se messi assieme raggiungono comunque risultati significativi. Nella «coda» quindi potrebbe circolare altrettanto denaro che non nella «testa», generando buone possibilità di profitto e aumentando l’offerta di cultura, dato che in passato questi libri non sarebbero mai stati stampati. Oggi questa teoria è spesso discussa e sottoposta a verifiche sperimentali: sembra far buona prova di sé in molti settori innovativi, ma per esempio non è certo che funzioni nel campo della musica, dove le star si spartiscono la fetta più consistente dei guadagni e molti giovani musicisti non riescono neppure a far sapere della propria esistenza. Dal nostro punto di vista però è più interessante provare ad applicarla al campo dei viaggi. Troviamo subito delle corrispondenze: nel 1950 i 15 Paesi più visitati del mondo registravano il 98% degli arrivi internazionali, lasciando a tutti gli altri solo le briciole; negli anni 70 la loro quota di mercato era già scesa al 75% e oggi si aggira intorno al 50%.

Lee Jordan

Claudio Visentin

Cresce dunque il numero di destinazioni in competizione ma si moltiplicano anche le motivazioni di viaggio. In passato il turismo balneare e il turismo culturale in senso stretto, ovvero la visita ai musei delle città d’arte, rappresentavano di gran lunga la quota preponderante del mercato. Ma ora ogni viaggiatore, si può dire, si muove per ragioni diverse: ritrovare le proprie radici familiari, completare una collezione, ascoltare un concerto, partecipare a un laboratorio creativo, assaggiare un piatto tipico o semplicemente approfittare di un biglietto aereo conveniente per scoprire luoghi nuovi. Credo di essere un buon esempio di questa tendenza, dato che ho viaggiato per i più strani motivi: accompagnare la migrazione di un gregge di pecore, visitare un minuscolo museo orientale a Parigi, utilizzare le poesie più amate come guida di viaggio… Le somiglianze del turismo con il mercato dei libri sono interessanti. Anche in questo caso la rete ha messo in collegamento domanda e offerta a costi minimi, oltretutto in un ambi-

to dove i costi di magazzino non sono mai esistiti, dal momento che il «prodotto viaggio» viene assemblato solo dopo essere stato acquistato. E anche in questo caso il nuovo mercato di viaggiatori indipendenti non intacca quello tradizionale, ovvero i viaggi organizzati, ma piuttosto lo affianca, aumentando a vantaggio di tutti le possibilità di scelta. E così in Ticino, accanto ai tradizionali clienti di lingua tedesca in cerca di sole sulle sponde dei laghi (la «testa» del nostro grafico, molti clienti per un solo tipo di vacanza), si sono create delle nicchie sempre più numerose: i lettori di Hermann Hesse nella casamuseo di Collina d’oro, gli spiriti liberi al Monte Verità, il Bungee Jumping in Val Verzasca o gli amici dei nostri studenti universitari stranieri in visita, e via elencando. Se ci spostiamo dal punto di vista dell’offerta, delle destinazioni, come possono queste accogliere una domanda anche assai consistente nel suo insieme, ma divisa in una moltitudine di motivazioni? Forse non possono, o

almeno non nel senso tradizionale della promozione turistica, cioè con spot, manifesti, partecipazione a fiere ecc. Possono però assumere un atteggiamento diverso. Da tempo, del resto, le esperienze di viaggio più interessanti sono una co-creazione dei territori e dei loro visitatori: il territorio parla e ascolta; propone ma al tempo stesso sa adattarsi ai progetti dei viaggiatori; ha un’immagine di sé ma sa che gli altri potrebbero aiutarci a scoprire punti di vista su noi stessi dei quali non siamo consapevoli. Insomma l’elasticità e la capacità di adattamento affiancano il tradizionale spirito d’iniziativa in una «conversazione» che si svolge soprattutto in rete. Non possiamo prevedere tutte le possibili nicchie, ma certo un territorio accogliente, cordiale, vivace, ricco di iniziative culturali e di spettacoli proporrà sempre nuove occasioni per una visita e al tempo stesso migliorerà la qualità di vita di chi ci abita. E chissà che, nonostante la crisi del traffico nel Cantone, «stare in coda» non diventi espressione di una condizione positiva…

Di regola diffidate di qualunque viaggio letterario sulle orme di qualche scrittore; ma fate un’eccezione in questo caso. Nel 1960 Steinbeck è ormai famoso su scala mondiale (due anni dopo riceverà il Premio Nobel) e tuttavia ancora insicuro di sé; alle soglie della prima vecchiaia, reduce da un malanno, parte per dimostrare d’essere ancora un uomo che non ha bisogno dell’infermiera: e in undici settimane percorre diecimila miglia attraversando trentatré dei cinquanta Stati americani. Parte anche per tastare il polso all’America che aveva raccontato, in Uomini e topi, un Paese che aveva lottato per sopravvivere alla grande crisi e alla guerra. Negli anni Cinquanta quell’America sobria ed egualitaria si era rapidamente trasformata in una società di consumatori – case prefabbricate, auto, televisione, elettrodomestici… – ed era lecito chiedersi cosa fosse rimasto dello spirito originario. Il libro Viaggio con Charlie sarà la risposta. Sono le stesse domande che lo scrittore olandese Geert Mak si pone mezzo secolo dopo approdando, come Steinbeck, a un ragionevole pessimismo. Qualche eccesso di informazioni appesantisce il volume, ma quando si torna a parlare di viaggi tutto scorre per il meglio. Bibliografia

Geert Mak, In America. Viaggi senza John, Ponte alle Grazie, 2015, pp. 630, € 26,00. Annuncio pubblicitario

Tengono testa a ogni sguardo indagatore: le nostre vantaggiose ipoteche. Finanziate il vostro personale desiderio di casa con i nostri tassi bassi. Da scoprire subito all’indirizzo bancamigros.ch/ipoteca-vantaggiosa


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

18

Ambiente e Benessere Cucina di Stagione La ricetta della settimana

Crostini di polenta con salvia e pancetta Piatto principale Ingredienti per 4 persone, per 20 pezzi: 8 dl di brodo di pollo · 1 foglia di alloro

· 250 g di semolino di granoturco macinato grosso Bramata · sale, pepe · 20 foglie di salvia · 20 fette di pancetta da arrostire · 2 cucchiai di burro per arrostire. 1. Portate a ebollizione il brodo con la foglia di alloro. Versate il semolino di granturco in un colpo solo. Lasciate cuocere per circa 25 minuti mescolando continuamente. Aggiustate di sale e pepe. Versate la polenta sul dorso di una teglia sciacquata con acqua fredda. Stendetela in uno strato di 1,5 cm e lasciate raffreddare. 2. Tagliate la polenta in quadrati di circa 5 cm. Farcite ogni crostino con 1 foglia di salvia e avvolgete 1 fetta di pancetta intorno a ogni crostino. Fate fondere il burro in una padella e rosolatevi i crostini da entrambi i lati per circa 5 minuti. Accompagnate con una salsa di pomodoro.

Un esemplare gratuito si può richiedere a: telefono 0848 877 869* fax 062 724 35 71 www.saison.ch * tariffa normale

Preparazione: 35 minuti + cottura circa 25 minuti + raffreddamento. Per persona: circa 5 g di proteine, 7 g di grassi, 9 g di carboidrati,

500 kJ/120 kcal.

L’abbonamento annuale a Cucina di Stagione, 12 numeri, costa solo 39.– franchi.

Annuncio pubblicitario

In aggiunta alle oltre 400 etichette

Los Pasos Carménère/ Cabernet Sauvignon Reserva 2013, Central Valley, Cile, 6 x 75 cl

Ora ti propone anche le migliori offerte di vini

KWV Classic Collection La Rose des Dunes Chardonnay Bordeaux Rosé AOC 2014, Western Cape, Sudafrica, 6 x 75 cl

2013, Bordeaux, Francia, 6 x 75 cl

Rating della clientela:

Feudo di Marano p Amarone della Valpolicella Classico DOCG 2011, Veneto, Italia, 75 cl

Rating della clientela:

Rating della clientela:

Rating della clientela:

1/ez2zo

Carne rossa, funghi

pr

Carménère, Cabernet Sauvignon

Frutti di mare, carne bianca, verdura Chardonnay

Aperitivi, pizza, grigliate

10.–

3di0sco% nto

Merlot, Cabernet Sauvignon

di sconto

1–3 anni

1–3 anni

2–4 anni

Diploma d’oro Expovina

7.–

di sconto Carne rossa, risotto, funghi, formaggio saporito to e stagionato Corvina, Rondinella, Molinara 2–8 anni

29.85

29.–

24.95

invece di 59.70

invece di 39.–

invece di 35.70

5.– a bottiglia invece di 9.95

4.85 a bottiglia invece di 6.50

4.20 a bottiglia invece di 5.95

19.95

invece di 26.95

Offerte valide dal 3 al 9 marzo 2015 / fi no a esaurimento / i prezzi promozionali delle singole bottiglie sono validi solo nella rispettiva settimana promozionale / decliniamo ogni responsabilità per modifiche di annata, errori di stampa e di composizione

Enoteca Vinarte, Centro Migros S. Antonino

Enoteca Vinarte, Centro Migros Agno

Orari d’apertura: lu–ve 9.00–18.30 / gi 9.00–21.00 / sa 8.00–17.00 tel.: +41 91 858 21 49

Orari d’apertura: lu–ve 8.00–18.30 / gi 8.00–21.00 / sa 8.00–17.00 tel.: +41 91 605 65 66


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

19

Ambiente e Benessere

Ci vediamo allo stadio! Sportivamente I playoff di hockey, la corsa del FC Lugano che mira alla promozione e il basket

Alcide Bernasconi I tifosi di vecchia data sono un po’ degli abitudinari. Il mondo dello sport, anche quello nazionale, li ha costretti ad adattarsi a tutta una serie di piccoli e grandi cambiamenti. Ad esempio, quello di doversi recare allo stadio per un incontro della Champions League di per sé non molto promettente, a un orario che solo a pensarlo, di questi tempi, mette addosso un po’ di brividi. Soprattutto ai pensionati, che costituiscono lo zoccolo duro fra i sostenitori di qualsiasi squadra. Così alcuni rinunciano all’appuntamento, scrollando il capo, ricordandosi di afosi pomeriggi estivi, con gare di calcio giocate sotto la stecca del sole. Sembra quasi che i responsabili dei calendari non si siano interessati di calcio fino al giorno prima! Una scossa alle vecchie abitudini che lascia perplessi perfino gli spettatori più giovani, i quale avrebbero di meglio da fare nelle sere d’inverno oltre che nei pomeriggi estivi.

Nonostante tutto, ci troviamo nel periodo stagionale più… caldo almeno nell’ottica dell’offerta sportiva Comunque, qualche tifoso di lunga militanza (assiduo frequentatore di partite e cerimonie funebri), nel rispetto di vecchie abitudini che si tramandano di padre in figlio, accorre al cimitero, per assistere al funerale di un amico o di una vecchia conoscenza. Che piova o tiri vento, che nevichi o che il sole spacchi i sassi, loro sono lì per una stretta di mano e una parola di conforto. Assistono alla cerimonia con aria un po’ di-

stratta (è uno dei vari modi per cercare di darsi un contegno) ma intanto cercano con occhio allenato il volto, o anche solo il profilo, di una persona che più o meno ha le stesse loro abitudini. È pure questo un modo per ribadire l’appartenenza a una piccola-grande regione, nonostante le arrabbiature provocate dalla politica o dallo sport, a seconda dei casi. Per non dire della rabbia dell’età che avanza con quei mali che, uno dopo l’altro, non ti permettono più di muoverti con la stessa disinvoltura, nonostante le flessioni (si fa per dire) e gli esercizi (soft), un’oretta alla settimana di ginnastica per non più giovanissimi. Sarebbe anche questa una nobile disciplina sportiva da inserire – eventualmente – nel programma olimpico, ma nessuno s’azzarda a proporla, considerato che non avrebbe alcun seguito televisivo. Al massimo si potrebbe cercare di divertirsi, con un buon apparecchio, nel seguire le chiacchiere in un angolo della palestra, dove alcuni partecipanti hanno intuito che la lingua si muove in modo più facile e spedito, rispetto ai muscoli delle gambe e delle braccia. A fare queste riflessioni – che hanno il peso specifico dell’acqua ossigenata, come osservava un tempo un mio caporedattore al giornale in cui lavoravo – mi ha riportato alla mente un grande ginnasta di un’altra generazione, il quale, un po’ incuriosito, mi disse: «A l’è un para da funerai che a ta vedi mia…». («Sono stato a due funerali, ma non ti ho visto…»). Assolutamente vero. Significa che non avevo letto, per la fretta, quella che noi chiamiamo la «pagina dei morti», cioè i necrologi. «Mei vedess al stadi» («È meglio incontrarci allo stadio»). E aggiungo: «A vet al football e pö a la Resega?» (Traduco con qualche aggiunta: «Vai alla partita di calcio a Cornaredo, quindi, alla

CdT - Gonnella

fanno dei tifosi luganesi un consistente gruppo di spettatori privilegiati

pista di ghiaccio per la prima sfida dei playoff?»). Fra vecchi amici certe cose si possono confessare: «No, al football a vu mia. Vöri mia ciapà frecc e andà suü pö ancamò all’hockey. Stavolta a vu dumà alla Resega e basta. Vöri vedé come la sa met. Quel McSorley lì, ghe mia da fidass, anca se numm semm püssé fort da l’ann passà». (Traduco riducendo

all’essenziale: «No, niente calcio stavolta. Devo stare attento al freddo. Mi basta l’hockey e sono curioso: voglio vedere come se la cava il Lugano che mi pare più forte di un anno fa»). Beh, è chiaro che sono in molti a pensarla così. Del resto, calcio e hockey nella stessa sera sono un menu eccessivo e a una certa età bisogna fare qualche rinuncia. A Lugano abbiamo poi l’im-

ORIZZONTALI 1. La cantante Emma 7. Le spiegava l’Ippogrifo 8. È ripetitivo 9. Bracciante spagnolo 11. Le iniziali dell’attrice Chiatti 12. Un «cerchietto» che lega 14. Le iniziali dell’attore Solfrizzi 15. Monte dell’Appennino toscano 20. Elimina le distanze 22. Il noto flautista Gazzelloni (Iniz.) 24. Il nome di Presley 25. Osare 28. Due di noi 29. Ripetuto in un famoso ballo 30. Si spinge con un dito 32. Risiedevano nell’Olimpo 34. Il Cavalier regista 35. Piegata, curva

Sudoku Livello facile

barazzo della scelta, visto che c’è pure il basket sempre in corsa per l’affermazione finale. Con il calcio i bianconeri sono ripartiti dopo la pausa sotto le aspettative, proprio quando l’obiettivo della promozione era stato apertamente dichiarato, mentre nell’hockey gli acquisti di un paio di attaccanti con le mani leste come Brunner e Simek hanno ulteriormente irrobustito la forza d’urto di una squadra costruita per puntare al titolo (obiettivo non ancora dichiarato). Logico che l’HCL susciti la curiosità di tutti. Anche Oltralpe, Zurigo o no, sembra al momento la squadra da battere. Perciò largo all’hockey, in attesa di climi più consoni per accomodarsi sulla tribuna di Cornaredo. Scrivere con la certezza di arrivare ultimi – cioè quando è già stato detto tutto – è più difficile di quanto non sembri. Nel frattempo saranno già state giocate le prime partite della serie dei quarti di finale, quindi non c’è nulla di definitivo. Gli accoppiamenti sono noti e Zugo-Davos sembra quello più interessante unitamente a Lugano-G. Servette. Per il resto sarà da seguire con interesse la nuova formula dei playout, dove il Rapperswil, ultimo con grande distacco dalle squadre che lo precedono, sembra possa serenamente prepararsi allo scontro con la penultima classificata prima dell’eventuale spareggio con la candidata alla promozione dalla 1. Lega. L’Ambrì Piotta sembra attrezzato per chiudere con determinazione nonostante la sua fragile difesa, conseguenza di acquisti non indovinati, salvando il posto nella massima categoria con un certo anticipo, anche se la sua stagione, per molti episodi sfortunati, è stata una lunga serie di alti e bassi. Una cosa è certa: sempre meglio incontrarsi allo stadio.

Giochi Cruciverba Le api da miele hanno una particolarità che permette loro di catturare più polline possibile, qual è? Leggi, a cruciverba ultimato le lettere evidenziate e lo saprai. (Frase: 5, 4, 5, 5)

1

2

3

4

5

6

8

7 9

10

11

12 13 20 25 29 34

14 21

15 22

23

26

16

18

24 27

30

17

28 31 35

32

33

19

VERTICALI 1. Carta geografica inglese 2. L’incerto di ogni impresa 3. Gareggia nel palio 4. Fanno coristi in crisi... 5. La Pizzi cantante 6. Si dice confermando energicamente 10. Relazioni logiche 13. L’isola di Nessuno 16. Infossatura del polmone 17. Non sono mai sazi 18. Pronome personale 19. Attrezzo da carpentiere 21. Fiume euro-asiatico 23. Il Paradiso delle Alpi 26. Contiene informazioni genetiche 27. Le iniziali del presentatore Greggio 31. Il «sì» di Provenza 33. Preposizione francese

Scopo del gioco

Completare lo schema classico (81 caselle, 9 blocchi, 9 righe per 9 colonne) in modo che ogni colonna, ogni riga e ogni blocco contengano tutti i numeri da 1 a 9, nessuno escluso e senza ripetizioni.

Soluzione della settimana precedente

L’indovinello – Galli, galline e polli a differenza di tacchini, oche e anatre hanno …: «La doppia elle».

V A G A B O N D O

L I N A M O T A I R T E M A N E U R O L M D I E R

E D I P O

E P A R I L N

L A U R E N T I

B O L L A

O R A R E N I S F I Z Z A

5

4

8

1

3

9

7

2

6

3

2

9

4

7

6

1

5

8

7

6

1

8

5

2

4

3

9

4

7

2

9

8

5

6

1

3

8

3

6

2

1

7

5

9

4

1

9

5

3

6

4

8

7

2

2

5

3

7

4

8

9

6

1

9

8

7

6

2

1

3

4

5

6

1

4

5

9

3

2

8

7


Ricetta e foto: www.saison.ch

N I A R E V A M I LA PR . A Z Z E R E G G TUTTA LE

–––––––––––––––––––––––––––––––––––– Petti di pollo ripieni su letto di porri Piatto principale per 4 persone

–––––––––––––––––––––––––––––––––––– Ingredienti: 600 g di porri, 30 g d’olive greche, ½ mazzetto di prezzemolo liscio, 4 cucchiai di quark magro, 1 tuorlo, sale, pepe, 4 petti di pollo di ca. 120 g, 2 cucchiai d’olio d’arachidi, 1 dl di vino bianco

2.70 invece di 3.30

PREZZO DEL GIORNO

Fettine di pollo Optigal Svizzera, per 100 g, 15% di riduzione

Porro verde Svizzera, al kg

1.35

2.10

Quark magro, bio 250 g

Olive greche di Amfissa 200 g

Società Cooperativa Migros Ticino OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 9.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

Preparazione: tagliate i porri a rondelle oblique dello spessore di ca. 5 mm. Sciacquate le olive sotto l’acqua fredda, tamponate, dimezzate e snocciolate. Tritate finemente il prezzemolo e le olive e mescolateli con il quark e il tuorlo. Condite la massa con sale e pepe. Intagliate una tasca profonda nei petti di pollo e farcite con il ripieno. Chiudete l’aper tura con uno stuzzicadenti. Condite i petti di pollo esternamente con sale e pepe. Rosolate i petti di pollo nell’olio in una padella antiaderente per 2 minuti da ogni parte. Riducete il calore e unite i porri. Bagnate con il vino, incoperchiate e proseguite la cottura a fuoco lento per altri 10 minuti. Regolate le verdure di sale e pepe e servite con i petti di pollo. Servite con riso integrale. Tempo di preparazione ca. 20 minuti + cottura ca. 10 minuti Per persona ca. 31 g di proteine, 17 g di grassi, 7 g di carboidrati, 1350 kJ/320 kcal


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

21

Politica e Economia Il Golan conteso Reportage dalle alture siriane occupate da Israele, ricche d’acqua e di petrolio

I tesori della Mauritania Ritorno a Zouèrate e alla sua miniera di ferro a cielo aperto più grande al mondo e a Cinguetti, il luogo più antico dell’Islam africano

Votazione 8 marzo L’iniziativa popolare in favore della famiglia provocherebbe minori entrate per un miliardo

Tassazione imprese III Il progetto di riforma del Consiglio federale ha raccolto favori, ma anche opposizioni pagina 28

pagine 24-25

pagina 23

pagina 27

Screenshot di uno dei terroristi del Califfato islamico che ha assaltato un albergo di lusso a Tripoli il 27 gennaio. (Keystone)

Un Isis fai da te in una Libia dissolta

Medio Oriente Morto Gheddafi è finita l’unità del Paese, mentre islamisti di vecchia data cercano nuove alleanze

Lucio Caracciolo La Libia sta diventando la base avanzata dello Stato Islamico nel Mediterraneo? Quando il portavoce del «califfo» annuncia che «siamo a sud di Roma» intende precisamente questo? Il dubbio è legittimo, ad ascoltare o a leggere alcuni media occidentali che echeggiano, senza troppo ragionarci sopra, la propaganda del famigerato gruppo jihadista. A ben guardare, le cose stanno però diversamente. Anzitutto, la Libia non esiste. Questa piuttosto artificiale creazione del fascismo, che negli anni Trenta riunì Tripolitania e Cirenaica sotto il proprio dominio coloniale, sembra essersi definitivamente decomposta con la liquidazione del suo ultimo padre padrone, il colonnello Gheddafi, nel 2011. Per quattro lunghi decenni la «Guida» della rivoluzione libica aveva saputo tenere insieme il variopinto caleidoscopio di tribù, clan ed etnie che popolano quell’immenso spazio di quasi due milioni di chilometri quadrati, abitato da nemmeno sei milioni di anime. Attraverso un meccanismo di controllo poliziesco e insieme di redistribuzione mirata di una parte della rendita energetica fra i capi delle com-

ponenti più rilevanti di quel mosaico tribale – di fatto un sistema analogo a quello delle mafie italiane – il colonnello aveva tenuto insieme il Paese nordafricano, facendone un protagonista della scena regionale. Morto lui, è finita anche la Libia. Perché nessuno ha più l’autorità e i mezzi per ricucire le fratture profonde che dividono le milizie delle diverse strutture claniche. Oggi lo scenario geopolitico di quello spazio ricorda un paesaggio strategico medievale, con gruppi armati di località e regioni in frizione permanente, mentre alcune potenze regionali cercano di usarle ai propri fini. Quella che fu la Libia oggi è divisa in due macroschieramenti, a loro volta frammentati. Il primo fa riferimento al Consiglio generale nazionale, il parlamento eletto nel 2012, basato a Tripoli. Lo sostengono in particolare le brigate della città portuale di Misurata, la più importante fra le forze militari autoctone, con circa 40 mila uomini ben armati e addestrati. Capo formale della fazione tripolitana – denominata «Alba libica» – è il primo ministro Omar al-Hasi. Intorno alla sua debole figura troviamo figure dell’islamismo politico, specie aderenti alla Fratellanza Musulmana, ma anche elementi locali

che rappresentano gli interessi economici delle rispettive tribù. Il principale sponsor esterno del governo di Tripoli è la Turchia, più defilato il Qatar. Sul fronte opposto, a Tobruk, ecco il governo internazionalmente riconosciuto dell’altro premier, Abdullah alThinni, di matrice cirenaica, sommariamente battezzato «laico» da alcuni media occidentali, ma che conta anche sul supporto delle truppe del distretto occidentale di Zintan e sui berberi delle montagne. Dietro al-Thinni, l’uomo forte di questo raggruppamento è il generale Khalifa Haftar, le cui forze conducono la cosiddetta «Operazione Dignità», in stretta connessione con Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Haftar si offre come punta dello scontro contro il «terrorismo» in Libia, termine con il quale egli tende a designare i suoi avversari politici, ossia gli uomini di al-Hasi. È proprio in Cirenaica che sono entrati recentemente in scena i seguaci del «califfo» Abu Bakr al-Baghdadi. A Derna e a Bengasi è infatti radicata una folta colonia jihadista che fin dai tempi gheddafiani si segnalava per la partecipazione alle guerre sante in Afghanistan, Bosnia e Iraq, più recentemente anche in Siria. La principale organiz-

zazione radicale della regione è Ansar al-Sharia. A partire dall’autunno 2014, alcune centinaia di militanti di questo gruppo hanno dichiarato fedeltà allo Stato Islamico, proclamando il «califfato» a Derna e a Sirte, e spingendosi fino a colpire con le bombe perfino nel cuore di Tripoli. Operazioni più di immagine che di sostanza. Di fatto, lo Stato Islamico non arriva a controllare ancora sostanziali parti di territorio in Libia. Né si può parlare di una estensione al Nordafrica del governo installato a Raqqa e a Mosul da al-Baghdadi. Si tratta semmai di franchising: alcune milizie jihadiste hanno scelto il marchio del «califfo», seducente anche perché apparentemente vincente. E soprattutto molto più visibile sui media internazionali. In Europa e in America si discute molto su come reagire a questa minaccia. Specialmente in Francia, non mancano i sostenitori di un nuovo intervento militare internazionale sotto bandiera Onu, per liquidare i terroristi veri o presunti e ristabilire l’unità del Paese. Operazione piuttosto ardua, considerando che difficilmente la Russia darà via libera alla spedizione, visto che quando lo fece, nel 2011, accettando la legittimazione umanitaria dell’inter-

vento a guida franco-inglese, si trovò di fronte a un’operazione chiaramente deputata a liquidare Gheddafi e assai poco interessata al destino dei libici. Negli Stati Uniti e anche in Italia – Paese direttamente interessato allo spazio libico per le sue risorse energetiche e per i flussi di migranti che attraversano il canale di Sicilia – sembra invece prevalere un approccio conservativo, indiretto: sosteniamo le principali tribù libiche perché si uniscano contro la minaccia del «califfo». La classica war by proxy, in cui altri dovrebbero fare quel che noi vorremmo risparmiarci. Nell’attesa che qualcuno in Occidente decida qualcosa, la situazione libica si avvicina alla catastrofe umanitaria. I morti si contano a migliaia, i profughi sono forse 400 mila. Il «buco nero» che abbiamo contribuito a scavare con l’intervento del 2011, quando abbiamo eliminato un dittatore senza curarci di gestirne l’eredità, resterà probabilmente tale ancora a lungo. Per ora il rischio che quelle coste si tramutino in testa di ponte del «califfato» è remoto. Ma se le fazioni libiche non trovassero un accordo per ristabilire un minimo di ordine, le minacce di alBaghdadi potrebbero rivelarsi meno infondate di quanto appaiano oggi.


COSÌ IL FRIGO DIVENTA UN HANGAR. LA NUOVA CONFEZIONE DA 8 RED BULL.

APRIRE, PRELEVARE LA LATTINA – LE ALTRE SEGUONO A RUOTA.

OFFERTE VALIDE SOLO DAL 03.03. AL 23.03.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK.

Red Bull è in vendita alla tua Migros.

E N O I Z U D I R I D 20% 3.05 invecee di 3.85 Camembert L’Origin nal 8 porzioni 250 g

Vinci d a n 1 weeke

*

! i g i Par

2.60 invece di 3.30 Carré Gourmet 200 g

gros i M i n o u i 10 b e d 1 o … 500.– . r F i d e gi in un del valor otti a Pari

3.40 invece di 4.30 La Brique 200 g

NUOVO

3.35 invece di 4.20

cl. clude 2 n rsone: in ione in camera, in a classe. e p 2 r e P * lle, colaz V in prim hotel 4 ste data-ritorno in TG n viaggio a ent.ch

id ww.pres ne! w o it s l trazio Vai su ipa all’es c e t r a p e

Camembert L’Aromatique 250 g

In vendita nelle maggiori filiali Migros.

OFFERTA VALIDA SU TUTTI I PRODOTTI PRÉSIDENT DAL 03.03.2015 AL 09.03.2015, FINO AD ESAURIMENTO DELLO STOCK

Président è in vendita alla tua Migros


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

23

Politica e Economia

Le alture della discordia Reportage Il Golan siriano, occupato da Israele dal 1967, è di importanza strategica sia dal punto di vista militare

sia per le sue risorse idriche e petrolifere – Intanto, la guerra civile in Siria complica ancor più la situazione

Costanza Spocci Un viavai di pick up delle Nazioni Unite si allontana dall’ultima postazione israeliana del Golan occupato al confine con la Siria, incontrando di tanto in tanto qualche carro armato israeliano e vari autobus bus stracolmi di nuove leve che risalgono le alture in direzione contraria. Sulla montagna di confine si scorge ora solo la bandiera israeliana. In seguito all’attacco del 29 agosto il contingente UNDOF, che dalla fine dal 1974 ha svolto una missione di monitoraggio sul disimpegno militare congiunto di Tel Aviv e Damasco in Golan, ha deciso di ritirarsi fino a data indefinita per questioni di sicurezza. A qualche centinaio di metri, arroccati sull’altura che si affaccia sulla valle della città siriana di Quneitra, un gruppo di voyeurs israeliani osserva la guerra con i binocoli improvvisando un agghiacciante cinema all’aperto. L’aviazione di Assad sta bombardando il triangolo di villaggi siriani di Turnejeh, Jubata al Kashab e Ufainy a pochi chilometri dal confine israeliano, mentre l’Esercito Siriano Libero (ESL), che già per la presa di Quneitra ha stretto un’alleanza di convenienza con Jabat al Nusra e altri gruppi salafiti e islamicomoderati, continua la sua avanzata nei territori più a nord. Vicino a Majdal Shams, nella Valle delle Lacrime, le esplosioni e le raffiche di mitraglia rimbombano giorno e notte. Prima dell’avvento di internet questa valle era conosciuta anche come la Collina delle Grida, quando le famiglie siriane del Golan si parlavano col megafono da una parte all’altra della barriera di confine che taglia in due la valle.

Le falde acquifere del Golan forniscono un terzo dell’acqua consumata dallo Stato di Israele Si combatte anche ad un chilometro in linea d’aria dalla periferia di Majdal, capoluogo del Golan occupato, dove gli scontri hanno raggiunto le campagne di Hadar, «un villaggio druso siriano la cui dirigenza è al momento fedele al governo di Assad» ci spiega Yasser Khanger, attivista e poeta di Majdal Shams che abita a ridosso della cortina nella Valle delle Lacrime e segue da vicino l’evolversi della situazione siriana. Ci tiene però a puntualizzare: «questo non significa che i drusi siano con Assad. Ad Hadar conosco diverse persone che parteggiano come me per l’ESL». Mentre assistiamo ad una lezione di disegno della moglie di Yasser, Randa Maddah, una scultrice di talento che ha fondato l’associazione Fateh Al Mudarres per promuovere l’arte nella città, ci rendiamo conto che ad ogni

Un casco blu dell’ONU sorveglia dalle alture del Golan la sottostante pianura siriana. (Keystone)

bomba la conversazione rallenta, ma non si ferma. Quasi a non voler prestare troppo orecchio a suoni che ormai ritmano l’intera giornata da più di un mese e mezzo. «Per i residenti di Majdal Shams la guerra è vicina» commenta Randa «e non so se Israele alla fine proteggerà la nostra gente». Effettivamente la cortina di ferro che demarca il confine tra Siria e Israele non funge da barriera sonora e, talvolta, nemmeno da scudo protettivo. Lo scorso 22 settembre un jet siriano è stato abbattuto dalle forze israeliane per aver invaso lo spazio aereo e nell’arco delle ultime tre settimane gli abitanti hanno visto cadere missili nei campi a pochi metri dalle loro case. «Non sono attacchi voluti, il contrattacco israeliano dipende da chi li lancia», chiarisce Yasser, che la notte precedente ne ha sentito cadere uno a solo un centinaio di metri da casa sua e che generalmente sente anche la risposta lanciata dalla torretta israeliana poco lontano dal suo cortile. Parlando su chi Israele vorrebbe ai propri confini una volta stabilizzatasi la situazione siriana, Moshe Ma’oz, rinomato esperto di Siria in Israele, ribatte ridendo che «è meglio aver a che fare con un nemico che già conosci, piuttosto che con uno che non conosci»-« E il Golan è di un’importanza strategica fondamentale su tutti i livelli: militare sicuramente per le sue alture, ma soprattutto per le sue risorse». Salman Fakher El Deen, esponente dell’Ong Marsad, riporta che qualche settimana fa un gruppo di dieci «infiltrati» israeliani è stato visto rientrare dalla Siria.

Lo scorso 24 luglio 2014, mentre tutta l’attenzione era rivolta su Gaza, la Commissione Petrolio del Ministero dell’Energia ha ufficialmente concesso il permesso esclusivo alla compagnia petrolifera Afek Oil per l’esplorazione di 17 siti in Golan, un’area di 395 km2 a sud della colonia di Kazrin. L’Afek è una filiale israeliana della GNE del New Jersey, che conta tra i suoi maggiori azionisti Rupert Murdoch, Dick Cheney e il banchiere americano Jacob Rotschild. Non è la prima volta che Israele prova a condurre esplorazioni in Golan: interrotte con gli accordi di pace sotto il governo Rabin, già dal ’96 sembravano dover ricominciare con la salita al potere di Netanyahu. All’epoca Damasco si era però pubblicamente opposta e Netanyahu aveva negato ogni possibilità di ricominciare le esplorazioni. Il processo, invece, è ricominciato a febbraio 2013, e la fine di settembre 2104 ha segnato l’inizio dei lavori per l’Afek. Le tempistiche di approvazione non sono casuali, come spiega Yaron Ezrahi al «Financial Times», teorico politico e professore di Scienze Politiche all’Università Ebraica di Gerusalemme: «si tratta di una vera e propria azione politica che mostra chiaramente la volontà di Israele di fortificare la sua presenza in Golan ed è ovvio che in questo momento Damasco non è in grado di opporsi». Se dalla Siria non è arrivata nessuna voce, in Israele il solo dissenso è espresso dalle proteste ambientaliste dei coloni che vivono non lontano dalle aree delle esplorazioni. «È assurdo che nessuno si sia posto il problema che le

esplorazioni vìolino la legislazione internazionale per lo sfruttamento di risorse nei territori occupati» commenta Taiser Mara’y dell’Ong Golan per lo Sviluppo. Tra le risorse naturali, l’acqua è quella più sfruttata. Secondo un rapporto ONU del 2007, il 33% del fabbisogno israeliano è soddisfatto dal Golan, che annovera il maggior affluente del Giordano – il Bania – e le sue sorgenti nel Monte Hermon, che non a caso è l’ultimo avamposto israeliano. Le riserve idriche del Golan continuano così a costituire uno degli elementi più importanti dell’occupazione israeliana. A tale proposito, in un’intervista del 2001, Ariel Sharon in risposta alla possibilità di smobilitare le colonie israeliane in Cisgiordania, diceva: «è possibile oggi concedere il controllo delle falde acquifere che forniscono un terzo della nostra acqua? È possibile cedere una zona cuscinetto del Rift Valley giordano? Sappiate che non è accidentale se le colonie sono lì dove si trovano». La Mey Eden Spring, un’azienda israeliana che, tra gli altri, rappresenta il gruppo Lavazza in Israele e Caffè Espresso Italia, detiene il monopolio per la gestione delle risorse idriche del Golan. La stessa compagnia ha installato pale eoliche proprio sulle montagne di confine, «ornando» tutto il valico di Quneitra, ma l’energia così ricavata è destinata unicamente ai coloni. Risorse naturali e terra, sono gestite a livello di amministrazione locale, che, come racconta Taiser Mara’y, è nominata direttamente da Tel Aviv sin dall’annessione nel 1981. I residenti

sono quindi obbligati a chiedere permessi speciali per ogni tipo di richiesta, come l’irrigazione dei campi o la ripartizione delle terre per la costruzione a scopo abitativo. Per contrastare queste politiche, i residenti del Golan hanno costruito una rete cooperativa nel tentativo di rendersi indipendenti per lo meno per quanto riguarda l’organizzazione locale. Nel solo capoluogo di Majdal Shams, si contano almeno 17 cooperative operanti nella ridistribuzione collettiva dell’acqua. Dopo il 1967, i residenti avevano ridistribuito le terre che dall’amministrazione siriana erano di proprietà collettiva e, sebbene di minor valor agricolo, le hanno coltivate con meleti. Questa tattica aveva arginato l’avanzare delle colonie creando allo stesso tempo una fonte di profitto per i golani. Tuttavia, «quello che importerà per il futuro del Golan è chi ne avrà la gestione politica» spiega il professor Ma’oz, «e questo dipenderà, ovviamente, dall’evolversi della guerra in Siria». La guerra ha messo un punto agli ultimi strascichi di relazioni con il Golan. Il commercio di mele che era in gran parte destinato al mercato di Damasco, così come gli scambi universitari, si sono indefinitamente bloccati quest’anno, lasciando il Golan in un isolamento economico quanto politico. Dalla guerra del 1967 dei 130’000 residenti del Golan ne rimangono oggi solo 22’000. E dall’inizio della rivoluzione siriana si ritrovano a dover fare i conti non solo con i 21’000 coloni dell’area, ma anche con un crescente numero di giovani che richiedono la cittadinanza israeliana non vedendo alcun futuro per un’eventuale riannessione alla Siria. «È vero che la situazione in Siria è disastrosa e una riannessione sembra impossibile, ma non capisco perché alcuni vogliano diventare cittadini di serie B di Israele» replica Aamer Ibrahim, uno studente di filosofia politica che ha deciso di mantenere lo stato di nazionalità «indefinita» sul suo passaporto. «Noi siamo come un ramo della Siria, ma dall’inizio della guerra, anche qui in Golan il ramo si inizia a dividere» ribadisce Yasser Khanger, «a Majdal una parte, soprattutto i giovani, sono per l’Esercito Siriano Libero, mentre l’altra è per il regime». In diverse occasioni le tensioni hanno rischiato di degenerare in un vero e proprio scontro. «Ma alla fine, il consiglio del villaggio ha deciso di calmare le acque», racconta Taiser Mara’y, «quello che conta di più è essere uniti e in pace tra di noi per lo meno sulle questioni politiche per continuare la lotta contro l’occupante israeliano». Con l’occupante da una parte e la guerra dall’altra, i residenti del Golan «si ritrovano ai minimi storici per poter negoziare con Israele» insiste Mara’y «perché, anche se non è nei suoi obiettivi, che lo si voglia o no, l’occupante ci sta proteggendo». Annuncio pubblicitario

&0$&%* /2+2  /+ -" /2+2 ’*%!& !’))! *)*##$ !& # &-$&%) ,/*/  ,*(*1"’ ()."’ +" /22) ,/*/ $,&$)! #" )!!%#--’ *,($)$""!&) ’%%$)+ $*+ (./($" +$" !& $"((%* /22) .2 ,-%&" #&#++#*# -(7 1#2.99(5; #;D.7 7<.9*75+6 -6E.II(9.:I. -5?.DD(8.9D. 6: H5+59; (7 $.G6.?*(’.?8., III=(7<.9*75+647.G6.?*(-=+3, (7<.9*75+6)*7G.I59=+3 ’.7= !(J LFAB1AFALA0, E:01 $.G6.?*($<I.8 8>.:*86+7 N6+6:< (8 LE3.E*(-, OOOA(8>.:*86+758.L7.E*(-A+4, (8>.:*86+78*(-)*8L.O6:A+4, ’.8ALFAB1AFALAL, RKGH2GKGRGR, "(P RKGH2GKGRG1, J;12 %.L7.E*(E 9;DD5 +;9 8.KK( <.9@5;9., 7>592?.@@; 25;?9(75.?; (5 *(295 D.?8(75 -.7 $.G6.?*(- ’.?8., &(G9( . *(29; DG?+;, 75*.?; (++.@@; <.? 7( D.7./.?5+( -.77( ".885, J :<II6 +<:%7G@ 9.QQ( $.G6.?*((?- >.:F6<:., 8D6:3E.FF< (6 *(3:6 I.E9(86 -6 LE3.E*(-, F(L:( . *(3:< ILE+<, = *6386.II< E6F(86I( . E6I<E:< >.E 8( I.8.0.E6+(

$# ’"%#! <.? <.?@;9(

-.88( #.996, &% )’"%! >.E >.EF<:( 1 9;DD5 :<II6+;9 +<:8.KK( 9.QQ( >.:F6<:., 8D6:3E.FF< (6 *(3:6 I.E9(86 F(L:( &(G9( . *(3:< ILE+<, = *6386.II< E6F(86I( >.E 8( ".885, I.8.0.E6+( -.88( #.996, &% (*"%! >.E<.?@;9( >.EF<:( 0 <.9@5;9., 7>592?.@@; 25;?9(75.?; (5 *(295 D.?8(75-6-.7LE3.E*(-, $.G6.?*(- ’.?8., . *(29; DG?+;, 75*.?; (++.@@; <.? .7(E6I<E:< D.7./.?5+( -.77( $# %%(#! <.? $.G6.?*((?- >.:F6<:., %D6:3E.FF< (6 *(3:6 I.E9(86 -6 LE3.E*(-, F(L:( . *(3:< ILE+<, = *6386.II< E6F(86I( . E6I<E:< >.E 8( I.8.0.E6+( -.88( #.996, &% #"%! >.E >.EF<:( G :<II6 +<:%7G@ 9.QQ(

$# "%#! <.? <.?@;9( A 9;DD5 +;9 8.KK( <.9@5;9., 7>592?.@@; 25;?9(75.?; (5 *(295 D.?8(75 -.7 $.G6.?*(- ’.?8., &(G9( . *(29; DG?+;, 75*.?; (++.@@; <.? 7( D.7./.?5+( -.77( ".885, &L>>8.9.:I<%7G@ >.E +(9.E( F6:3<8( &% $+%! (8 36<E:< FL BL(8F6(F6 (EE(:36(9.:I<A %( >6M 3E(:-. >6F+6:( I.E9(8. (8>6:( -C!LE<>( / ( N<FIE( -6F><F6Q6<:. 68 36<E:< -.8 (EE6N< -(88. =K4 RR ?.F+8LF< 68 36<E:< -.88( >(EI.:Q(@ $.G6.?*((?&L>>8.9.:I< >.E +(9.E( F6:3<8( &% $+%! (8 36<E:< FL BL(8F6(F6 (EE(:36(9.:I<A %( >6M 3E(:-. >6F+6:( I.E9(8. (8>6:( -C!LE<>( / ( N<FIE( -6F><F6Q6<:. 68 36<E:< -.88C(EE6N< -(88. =K4 RRA


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

24

Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

25

Politica e Economia

Politica e Economia

Dove il deserto custodisce le ricchezze della terra e dello spirito Reportage Di ritorno a Zouèrate, in Mauritania, dove si trova una delle più ricche miniere di ferro al mondo, e a Chinguetti, dove sorse la prima università islamica e sono custoditi

antichi testi delle grandi religioni monoteistiche (e dove il fondamentalismo islamico non ha finora messo piede)

Ettore Mo, foto Luigi Baldelli Zouèrate (Mauritania) – Nella premessa del mio libro Treni quasi chiedo scusa ai lettori per aver abbandonato le trasferte ad alta quota dei voli internazionali, rassegnandomi a svolgere a terra la mia attività di cronista. In realtà, non c’è stato nessun cambio di rotta. Ho fatto sì lunghe camminate, ma sempre nel tentativo di affondare lo sguardo nei problemi e sui drammi che affliggono oggi l’umanità in ogni angolo del pianeta: come appunto suggerisce il sottotitolo, preannunciando viaggi ai confini del mondo e della storia. E comincio dal viaggio che riguarda la Mauritania. Uno dei più noti esperti del Sahara, Theodore Monod, morto nel 2000 a 98 anni, sostiene nel suo libro Il viaggiatore delle dune che per conoscere a fondo l’Africa e i suoi Paesi bisognerebbe percorrerli tutti a piedi, sulle piste di sabbia. Suggerimento eroico, ma difficile da seguire. Nel 2002, quando misi piede nel Continente Nero, avrei voluto accodarmi alle Azalaj, le carovane del sale che da Taudenni portano l’oro bianco a Timbuktù, nel Mali. Ma i cammellieri, preoccupati che fisicamente non avessi retto la fatica, respinsero a malincuore la mia richiesta. Quando, un paio d’anni più tardi, tornai in Africa per vedere le prodigiose miniere di ferro a cielo aperto di Zouèratte, in Mauritania, mi servii di un treno merci, un rettile d’acciaio, trainato da quattro locomotori e con più di duecento vagoni che ogni giorno faceva la spola dal porto di Nouadhibou, alla voragine di metallo: seicentocinquanta chilometri nel deserto del Sahara. Al tempo il convoglio più lungo (circa due chilometri e mezzo) e anche più lento (trentacinque chilometri all’ora) del mondo. La Mauritania vantava altri primati, qualcuno negativo: è stato l’ultimo dei Paesi africani ad abolire definitivamente la schiavitù, nel 1981. «La merce più lucrosa trasportata dalle carovane arabe e Tuareg dal Sudan verso l’Africa del Nord – ricorda Theodore Manod nel suo diario – fu a lungo lo schiavo nero». La vettura a pagamento in coda al convoglio con destinazione Zouèrate, panche di legno lungo le pareti e una dozzina di luride cuccette nel retro, veniva letteralmente presa d’assalto alla partenza e nelle tre o quattro fermate intermedie. Ma i più poveri dei poveri, che non avevano neanche gli spiccioli per il biglietto, andavano all’arrembaggio dei vagoni, trascinandosi dietro moglie e figli, per sistemarsi in qualche modo in cima al cumulo del minerale ferroso. Uno spettacolo angoscioso. Ognuna di quelle persone in cerca di un lavoro, avrebbe potuto essere un Horatin, cioè un discendente degli antichi schiavi neri. Le miniere di ferro di Zouèrate – la terza al mondo del genere dopo quelle

del Brasile e dell’Australia – è straordinariamente prolifica e non sorprende che abbia assunto il ruolo di locomotore trainante dell’economia nazionale tre anni dopo l’indipendenza. Si cominciò a parlare di «miracolo economico» della Mauritania, che aveva infine imboccato «la strada della prosperità». Nouakchott – la capitale –, che negli anni Sessanta era una cittadina di circa

ventimila abitanti, definita dal poetapilota Antoine de Saint-Exupèry «un isolotto perduto nel mare» era ora stipata da ottocentomila abitanti: in gran parte merito della miniera che produceva dai dieci milioni ai tredici milioni e mezzo di tonnellate di ferro all’anno. Una flotta di mercantili alla fronda nella baia di Nouadhibou provvedeva ad esportare il minerale nel mondo sulle rotte oceaniche.

«Il nostro ferro – informava con orgoglio Mohamedine Dah, direttore dell’Agenzia nazionale di turismo – viene scaricato in Europa come negli Stati Uniti e in Asia. Potrei aggiungere che Italia e Francia sono tra i nostri migliori clienti». Non dovrebbe quindi destare sorpresa che i turisti stranieri si rechino a visitare questa Mecca dell’industria mauritana dopo essere stati in pellegri-

naggio nelle oasi sacre dell’Islam, quali Chinguetti e Oudana. Ve li porta le train du désert, un gingillo di treno in miniatura con un solo locomotore e un paio di carrozze dotate di poltrone letto e aria condizionata: un’escursione di dodici ore nel misticismo islamico. In effetti, le miniere, sono ritenute una delle maggiori fonti di ricchezza del Paese, come risulta ampiamente dai dati ufficiali, secondo cui il quaranta per cento delle esportazioni è costituito da prodotti del sottosuolo. Ma non è tutto. Sotto la sabbia del deserto mauritano – suggeriva tempo fa il magnate australiano Woodside (un’autorità nel campo) –, ci sarebbero vasti giacimenti di petrolio che «potrebbero assicurare una produzione di settantacinquemila barili al giorno». «Tutto vero – conferma l’ineffabile signor Dah sulla terrazza del Oasiam Hotel di Nouadhibou affacciata sul mare – nonostante il linguaggio sobrio dei tecnici, la presenza dell’oro nero in grande quantità è una certezza. Essendo musulmani al cento per cento, abbiamo sempre cercato di conciliare il processo di modernizzazione del Paese con le nostre tradizioni e la nostra cultura. Ci affidiamo al Corano, che insegna la tolleranza e perciò non abbiamo niente in comune con gli integralisti dell’Arabia Saudita, dell’Iran, del Pakistan eccetera… Non

siamo né xenofobi né razzisti. Cristiani, buddisti, ebrei, indù, sono nostri fratelli. E può star certo che i proventi del petrolio e del ferro non serviranno mai a finanziare guerre di religione». Chi si affaccia oggi a Chinguetti si trova di fronte ad una roccaforte di pietre in rovina, i muri delle case stramazzati all’interno dei cortili dove i pozzi che dissetavano la popolazione afflitta da sic-

«A Chinguetti sono custoditi 1400 manoscritti risalenti al X fino al XIII secolo, testi di religione, teologia, scienza, botanica, medicina...»

cità, carestie e calura sono secchi da secoli. Perciò nel mezzo di questa agonia fisica è un grande privilegio il «refrigerio» offerto nelle quattro o cinque biblioteche dove sono custoditi millequattrocento manoscritti dal X al XIII secolo, testi di religione, teologia, scienza, botanica, medicina… Una preziosa edizione del Corano su pelle di gazzella racconta la vita del Profeta in numerosi volumi, ora

rinchiusi come reliquie negli armadi a muro, per sottrarli all’azione devastatrice della luce e dell’aria. Libri e manoscritti sono nelle mani di venerabili famiglie che se li sono tramandati di generazione in generazione, memori del tempo in cui, scaricati dalla gobba dei cammelli, dopo miglia e miglia di deserto, costavano più dell’oro o del sale. Le biblioteche sono angusti locali quasi tutti senza finestre, ma sufficientemente illuminati dal sole che entra attraverso la porta spalancata. Per gli storici, Chinguetti è una delle più antiche città dell’Africa, che già nel XIII secolo era un grosso centro culturale e luogo d’incontro tra pellegrini e di scambi commerciali. Era anche il più ricco pozzo di cultura del Sahara. Poi, come è sempre avvenuto in questo Continente, sarebbe stata inghiottita e sepolta nella sabbia. La mia guida, indicando una collinetta appoggiata contro l’orizzonte ormai stellato, bisbiglia: «La vecchia città dorme proprio lì, da secoli, sotto quella duna». E si mette un dito sulle labbra, invitandomi al silenzio. Come si apprende dai poderosi volumi di storia o dagli smilzi opuscoli odierni destinati ai turisti, Chinquetti è stata sempre «il cuore ardente del Sahara» dove ogni giorno approdavano centinaia di cammelli provenienti dai quattro punti cardinali per trascorrervi giornate di festa, danze, canti e preghiere. «Noi siamo certamente orgogliosi di essere i custodi di un patrimonio così raro e prezioso – afferma Hamed Marmaud, proprietario di una delle più importanti biblioteche dell’oasi –. Questa è la settima città santa dell’Islam e qui è

nata la prima Università islamica. Le nostre biblioteche sono sotto la protezione dell’Unesco, che le considerà patrimonio dell’umanità. Siamo gelosi dei nostri libri e dei nostri manoscritti e per questo siamo restii a cederli alle istituzioni (e sono tante) che ce ne fanno richiesta. Devono restare in famiglia. Ma certo accettiamo il contributo che ci viene offerto per la loro conservazione, dal momento che siamo poveri e non possiamo permetterci l’adozione di strumenti e tecniche sofisticate per impedire che si riducano in polvere». In una angusta stanzetta adibita a scuola, gli scolaretti di Chinguetti, seduti per terra, imparano a trascrivere su tavolette di legno i versetti del Corano: «Per noi – dice l’anziano precettore con barba e turbante – sono gli eredi degli

antichi saggi, autori dei manoscritti in nostro possesso. Ma nei nostri insegnamenti non c’è posto per l’estremismo né per i cosiddetti integralisti». Il fatto che Osama bin Laden e Al Qaeda non abbiano avuto «cittadinanza» in Mauritania è stato accolto con un respiro di sollievo in tutto il mondo libero. Niente potrebbe esprimere meglio lo spirito di Chinguetti di una bacheca chiusa a chiave, dove sono custoditi insieme i libri di culto delle grandi religioni monoteistiche. «Vede – dice il giovane proprietario della biblioteca togliendo con la mano la polvere dal vetro –, questo è l’oggetto più prezioso della mia collezione, l’ho definito infatti la cassetta della tolleranza. Qui dentro vanno tutti a braccetto, Gesù, Maometto, Mosè, Buddha».


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

27

Politica e Economia

Assegni familiari esentasse? Votazione federale 8 marzo L’iniziativa popolare del PPD, sostenuta ora da vari partiti di destra fra cui la Lega

dei Ticinesi, comporterebbe minori entrate fiscali per Confederazione, Cantoni e Comuni per un miliardo di franchi

Alessandro Carli Gli Svizzeri dovranno decidere l’8 marzo prossimo se esonerare fiscalmente gli assegni per i figli e quelli di formazione. È quanto chiede l’iniziativa popolare lanciata dal Partito popolare democratico (PPD) durante la campagna per le elezioni federali del 2011 e ora sottoposta al verdetto di popolo e cantoni. Se accolta, questa proposta provocherebbe perdite di entrate fiscali per circa un miliardo di franchi all’anno: 240 milioni per la Confederazione e 760 per Cantoni e Comuni. Secondo i fautori, al di là di questa minore entrata, il progetto è destinato a dare una boccata d’ossigeno alle famiglie del ceto medio; per gli oppositori – Consiglio federale e Parlamento in primis – è invece un regalo fiscale per i nuclei familiari con un reddito elevato. Stando a un primo sondaggio, realizzato in gennaio, l’iniziativa PPD potrebbe essere accolta: a livello nazionale, l’approverebbe poco più della metà degli interrogati (52 per cento di sì, contro il 33 per cento di no e il 15 di indecisi). In Ticino, il progetto sarebbe sostenuto addirittura da una maggioranza del 61 per cento. L’iniziativa popolare «Sostenere le famiglie! Esentare dalle imposte gli assegni per i figli e gli assegni di formazione» chiede di sgravare ulteriormente le famiglie con figli. A tale scopo, gli assegni per i figli e quelli di formazione dovrebbero essere esentati dalle imposte sul reddito di Confederazione, cantoni e comuni.

Il dibattito verte attorno ai benefici dell’iniziativa: ne approfittano solo le famiglie più abbienti o anche quelle più povere? Ma questi assegni aumentano il reddito e sono quindi tassabili, sottolineano la ministra delle finanze Eveline Widmer-Schlumpf e il presidente della Conferenza dei direttori cantonali delle finanze Peter Hegglin. A preoccupare è la diminuzione degli introiti fiscali, che dovrà essere compensata con programmi di risparmio. Per il PPD, questa sua iniziativa è il classico «cacio sui maccheroni», in quanto consente al partito di fare campagna sul suo tema prediletto, ossia la politica familiare, affrontando la campagna per le elezioni federali d’autunno. Va ricordato che un’altra iniziativa di questo partito, intitolata «Per il matrimonio e la famiglia – No agli svantaggi per le coppie sposate» sarà pure prossimamente sottoposta al Sovrano. Chiede di eliminare le discriminazioni, dal profilo fiscale e delle assicurazioni sociali, delle coppie sposate rispetto ai concubini. A livello federale, le strategie politiche per alleggerire il carico fiscale delle famiglie sono ricorrenti. Tutti i partiti concordano sulla necessità d’agire, ma non vi è unità d’intenti su come procedere. Il popolo ha comunque già avuto modo di esprimersi. Il 3 marzo 2013, un articolo costituzionale è stato respinto, non avendo ottenuto la maggioranza dei cantoni. Prevedeva che Confederazione e Cantoni conciliassero il lavoro e la famiglia con risorse supplementari, sgravi fiscali e maggiori strutture di custodia. Il 24 novembre 2013, è poi stata bocciata l’iniziativa promossa dall’UDC che chiedeva una deduzione fiscale per i genitori che si occupano dei figli almeno uguale a quella concessa a quelli che li affidano alla custodia di terzi. Questa nuova iniziativa demo-

Secondo i sondaggi, l’iniziativa popolare ha qualche possibilità di essere accolta. (Keystone)

cristiana è per così dire uscita dalle fucine della consigliera nazionale sangallese Lucrezia Meier-Schatz: già nel 2007, aveva proposto quest’idea con un’iniziativa parlamentare, alla quale la Camera del popolo non aveva però dato seguito. Il PPD ha così pensato di chiamare in causa i cittadini, con un’iniziativa popolare. Il suo testo è semplice: chiede appunto l’esonero fiscale degli assegni per figli (concessi fino ai 16 anni compresi) e degli assegni di formazione (dai 16 ai 25 anni). Il PPD sottolinea che le famiglie con bambini sono confrontate a ingenti oneri finanziari, in particolare quando i figli sono in formazione. Dal 2009, per gli assegni familiari è previsto un limite minimo, valido per l’intero territorio nazionale, fissato a 200 franchi mensili nel caso degli assegni per i figli e a 250 per quelli di formazione, fermo restando che i cantoni possono prevedere importi superiori. Orbene, lo Stato recupera attualmente il 20 per cento di questi aiuti, osservano i fautori dell’esonero fiscale. Tradotto in cifre, dei 5 miliardi di franchi concessi annualmente ai genitori, 1 miliardo ritorna dunque nelle casse dello Stato. Per il PPD, tutto ciò è «insensato». Per gli oppositori, invece, la defiscalizzazione degli assegni è una «manovra» inutile, oltre che ingiusta. Infatti, circa la metà delle famiglie non approfitterebbe, o solo in maniera irrisoria, dell’esonero proposto dalla modifica costituzionale, in quanto non paga o quasi l’Imposta federale diretta (IFD). L’iniziativa manca dunque l’obiettivo! I veri beneficiari sono le famiglie che registrano un reddito annuo superiore ai 90’000 franchi. Il Consiglio federale cita, tra gli altri, l’esempio di Bellinzona: una coppia sposata con due figli e doppio reddito non avverte alcun vantaggio fiscale se ha un salario lordo di 50’000 franchi. Se il suo salario lordo raggiunge i 100’000 franchi, la riduzione del carico fiscale è di 304 franchi (834 franchi per la coppia a reddito unico) ed è di 1658 franchi (1944) se il suo salario è di 200’000 franchi. L’iniziativa mira dunque a sgravare solo i redditi familiari alti, che non ne hanno necessariamente bisogno? Il PPD contesta queste cifre contenute nell’opuscolo esplicativo del Governo sulla votazione federale. Per i promotori dell’iniziativa, ne beneficerebbero anche le famiglie a reddito modesto. Al riguardo, essi citano l’esempio di una coppia sposata con due figli (di

12 e 17 anni), domiciliata a Berna, con un reddito imponibile (stavolta, non salario lordo!) di 50’000 franchi. Attualmente, con gli assegni compresi, la nostra coppia raggiunge un imponibile di 56’240 franchi e un’imposta dovuta di 9368 franchi; senza assegni – come chiede l’iniziativa – il reddito imponibile resta fermo ai citati 50’000 franchi e l’imposta dovuta scende a 8055, con un risparmio di 1313 franchi. Si tratta evidentemente di due esempi che non possono essere messi in relazione diretta, già per la differenza della progressività dell’aliquota d’imposizione cantonale e per i parametri fiscali presi in considerazione. Fatto sta che, per il PPD, le famiglie a reddito modesto non solo pagherebbero meno imposte, ma beneficerebbero anche più facilmente dei sussidi per i premi d’assicurazione malattia, nonché di tariffe meno elevate per i posti negli asili-nido o per le borse di studio. Infatti, proprio a causa del maggior reddito imponibile dovuto agli assegni per i figli, queste agevolazioni vengono negate a molte famiglie del ceto medio inferiore. Inizialmente, con la sua proposta, il PPD pensava di aver trovato la soluzione miracolosa. Ben presto si è però trovato solo a difendere la sua iniziativa. Dapprima il Consiglio federale,

quindi i Cantoni e il Parlamento (Consiglio nazionale con 159 voti contro 35; Consiglio degli Stati con 32 voti contro 13) hanno infatti respinto questo progetto. Idem hanno fatto numerose associazioni economiche e di categoria. Praticamente solo contro tutti, il PPD ha tuttavia poi ricevuto un sostegno politico non indifferente: cambiando opinione, l’Unione democratica di centro (UDC) ha rimpolpato i ranghi del comitato di sostegno dell’iniziativa con una quarantina di deputati, tra cui il presidente Toni Brunner. Anche l’Unione democratica federale (UDF), il Partito evangelico (PEV) e la Lega dei Ticinesi sostengono la defiscalizzazione degli assegni familiari. Sul fronte opposto, tutti gli altri partiti rammentano che gli assegni familiari aumentano la capacità economica e, conformemente al principio costituzionale che ne sancisce l’imposizione, vanno tassati, analogamente agli introiti dell’AI, dell’AVS e dei contributi sociali. Sottolineando che il testo del PPD favorirebbe solo le famiglie abbienti, gli avversari pongono l’accento anche sul non indifferente calo del gettito fiscale: la Confederazione dovrebbe rinunciare a 240 milioni, mentre Cantoni e Comuni a circa 760. Questo ammanco dovrà essere

compensato, ha ammonito la ministra delle finanze Eveline WidmerSchlumpf. In merito, è in teoria immaginabile una riduzione della deduzione fiscale per figli. Inoltre, la maggioranza di Cantoni e Comuni prevede di chiudere il 2015 con un deficit. Sono già stati varati piani di risparmio e una nuova mancata entrata fiscale sarebbe difficile da digerire. Se i Cantoni si vedranno costretti a risparmiare lo faranno nella formazione, nel sociale e nei sussidi per i premi delle casse malati. Alla fine – sostengono gli oppositori – a essere penalizzati sarebbero proprio quei ceti che l’iniziativa pretende di aiutare. Non da ultimo, Consiglio federale e Parlamento rammentano che, negli ultimi anni, le famiglie hanno già beneficiato di numerose deduzioni, come per le spese di custodia da parte di terzi. Complessivamente, per la sola IFD, i vari sgravi per le famiglie con figli ammontano a circa 900 milioni di franchi all’anno. Per quanto concerne le imposte cantonali e comunali, stando alle valutazioni dell’Amministrazione federale delle contribuzioni, l’entità degli sgravi dovuti alle deduzioni per famiglie con figli è stimato tra i 2,2 e i 2,7 miliardi di franchi. Per questo, Berna non ravvisa la necessità per loro di prevedere ulteriori agevolazioni fiscali. Annuncio pubblicitario

Domande sulla malattia di Parkinson? Noi siamo qui per voi! Parkinson Svizzera Tel. 043 277 20 77 info@parkinson.ch PC 80-7856-2 Maggiori informazioni su www.parkinson.ch


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

28

Politica e Economia

La BCE e la liquidità della discordia Eurozona Dopo anni di accese discussioni sulla sua legittimità, a Francoforte ci si appresta a intervenire nell’acquisto

sistematico di obbligazioni statali per rilanciare l’economia europea. Ma quali sono le reali prospettive di successo?

Edoardo Beretta Per la Banca Centrale Europea il mese di marzo 2015 incarna un significato particolare, rappresentando il via ufficiale a massicce operazioni di quantitative easing con lo scopo di stabilizzare l’economia di molti Paesi europei. Più precisamente, alcuni Paesi coinvolti – malignamente definiti oltralpe Club Méditerranée per la loro comunanza geografica (oltre che di crisi economica) – si attendono dall’acquisto di obbligazioni delle amministrazioni centrali dell’Eurozona e di istituzioni comunitarie per 60 miliardi di euro al mese (fino al settembre 2016) un rilancio della crescita grazie alle «iniezioni» di nuova liquidità. Il meccanismo sottostante è semplice: l’acquisto di obbligazioni sovrane e altri titoli (fra cui asset-backed securities e covered bond) sul mercato secondario (cioè già in circolazione e non di nuova emissione) avverrà mediante la cessione di moneta di banca centrale, che gli istituti creditizi coinvolti dovrebbero idealmente dirottare ad altre attività finanziarie oppure utilizzare per concedere prestiti all’economia reale. Fin qui, l’intento pare lodevole, sebbene non siano da trascurare alcune criticità. La prima considerazione poggia, ad esempio, sul fatto che – nonostante gli USA fungano da modello socioculturale per gran parte dell’Europa – alcuni Paesi del «vecchio Continente» guidati dalla Germania hanno osteggiato sia nelle sedi istituzionali preposte sia a livello mediatico le scelte della BCE, che ricalcano però soltanto quelle dell’americano Federal Reserve Board (2009-2014). Il comunicato stampa e le risposte alle domande più frequenti (FAQ) del 22 gennaio 2015, con cui la

La nuova sede della Banca Centrale Europea a Francoforte. (Keystone)

BCE giustifica la contestata decisione di intervento monetario espansionistico, divengono un esempio magistrale di equilibrismo oratorio, adducendo a mo’ di mantra l’unico loro obiettivo statutario, cioè il mantenimento dei tassi d’inflazione intorno al 2% annuo. Un secondo aspetto pertiene al fatto che il quantitative easing sia plasmato per volumi sulla partecipazione delle singole nazioni al capitale della Banca Centrale Europea. L’utilità di un simile «vincolo» non appare però evidente, se si considera come la Deutsche

Bundesbank detenga la quota maggiore fra tutti i Paesi dell’Eurozona e la Germania non abbisogni certo di maggiore liquidità – al contrario, a ben guardare l’evoluzione di alcuni settori come quello immobiliare – o, comunque, non sia opportuno esporla a rischi maggiori. Sebbene, infatti, sia la stessa BCE a chiarire che le ipotetiche perdite di gran parte degli acquisiti sovrani ricadrebbero sulle singole banche nazionali, tale rassicurazione non considera come in un’unione monetaria valga nolens volens quanto definibile come

«effetto cordata»: se un Paese membro manifesta problemi di liquidità e/o solvibilità, difficilmente gli altri – a tutela del loro stesso interesse – potrebbero esimersi dall’aiutarlo. Il dilemma greco nasce proprio da questo principio implicito: l’uscita ipotetica della Grecia dalla zona Euro (Grexit) aprirebbe scenari d’incertezza per tutti i Paesi membri oltre a lanciare il messaggio (a futura memoria) che la moneta unica non sia poi «irreversibile» come finora da tutti professato. I dubbi ulteriori su tale decisione

potrebbero poi essere anche altri: ad esempio, dalla scelta temporale – forse tardiva rispetto ad interventi simili di altre banche centrali, che (esauritane la necessità) oramai si apprestano all’inasprimento delle politiche monetarie – fino all’impatto effettivo nei confronti di Paesi tuttora in difficoltà, ma detentori di quote di capitale molto ridotte. Inoltre, il rischio concreto è che il divieto di acquisto diretto di titoli di Stato sul mercato delle nuove emissioni comporti la mera riallocazione di risorse economiche già in circolazione. Su una questione non vi possono essere, però, dubbi: alla BCE non compete certo risolvere problemi endogeni di produttività e/o competitività modesta. Sono gli Stati coinvolti sotto l’eventuale coordinamento delle istituzioni europee, che sono tenuti ad attuare le riforme necessarie. Al contempo, non si può però denegare il vizio strutturale della stessa zona Euro, che (a fasi alterne) è destinato a manifestarsi anche in futuro: 19 Paesi dalle variabili macroeconomiche più disparate – ad esempio, tassi di crescita del PIL, d’inflazione, di disoccupazione, PIL pro capite ecc. –, difficilmente possono coesistere sotto l’ombrello di un tasso di cambio e politiche monetarie (ma anche di bilancio e fiscali) unici. Sarebbe come chiedere ad uno chef di allestire un piatto unico per ospiti con preferenze (vegane, vegetariane o per la carne) inconciliabili: l’impresa sarebbe dagli inizi condannata a naufragare. Il messaggio è, quindi, chiaro: se l’Eurozona deve sopravvivere «quel che costi» – per utilizzare una formula del Presidente Mario Draghi –, si deve agire con flessibilità, dinamismo e agilità mentali. Altrimenti, sarebbe bene sin d’ora non sprecare risorse.

Problemi per la nuova riforma della tassazione delle imprese Fiscalità Il progetto di riforma ha raccolto pareri favorevoli, ma anche qualche opposizione.

I Cantoni temono un aumento della pressione fiscale e la fuga di aziende mobili Ignazio Bonoli È terminata a fine gennaio la consultazione sulla riforma dell’imposizione delle imprese III, che qualcuno ha già definito la riforma del secolo (vedi «Azione» del 13.10.14). Sennonché, proprio qualche giorno dopo, uno dei capisaldi di questa riforma ha subito un notevole scossone. Infatti, mentre il Dipartimento federale delle finanze prevedeva di indennizzare i Cantoni (in particolare quelli che già adottano forme particolari della tassazione delle imprese), la situazione delle finanze del-

la Confederazione ha cominciato a presentare qualche crepa. Il DFF prevedeva infatti di utilizzare l’avanzo d’esercizio di piano finanziario per questa operazione, nella misura di circa un miliardo di franchi. Ora, dopo le cifre del consuntivo 2014 e la necessaria revisione del piano finanziario (vedi «Azione» del 23.2.15), questo miliardo non ci sarà più. Di conseguenza, il Consiglio federale chiede qualche mese di tempo per valutare la nuova situazione e trovare qualche correttivo. Va quindi precisato che le varie prese di posizione inoltrate a Berna

La riforma della tassazione delle imprese tiene conto dell’accordo fra Svizzera e UE contro un’imposizione favorevole alle holding europee in Svizzera. (Keystone)

entro fine gennaio non potevano tener conto di questa evoluzione e che, perciò, potrebbero essere rivedute almeno sul punto che concerne le conseguenze fiscali per i Cantoni. Del resto, proprio i Cantoni hanno espresso riserve su alcuni punti importanti del progetto. Per esempio, la deducibilità degli interessi sul capitale proprio delle imprese non è vista di buon occhio e qualche Cantone chiede la libertà di applicarla o meno. Sempre i Cantoni temono inoltre che questa riforma, che in sostanza tende ad abolire tutti i privilegi concessi dai Cantoni, venga attuata alla perfezione dalla Svizzera, ma non seguita da altri Paesi in modo analogo. Cioè, la concorrenza fiscale internazionale continuerà ad applicarsi attraverso privilegi fiscali, ma non in Svizzera. Una certa libertà dei Cantoni si giustificherebbe quindi non solo per la deducibilità degli interessi sul capitale proprio, ma anche per l’altro grande capitolo definito «license box» o «patent box». Eventuali agevolazioni verrebbero concesse per la cosiddetta «proprietà intellettuale», in pratica i guadagni provenienti dalle cessioni di brevetti e licenze. Proprio in questo caso si apre un altro grosso tema, i cui contorni non sono ancora definiti. Infatti, anche in questo campo, la Svizzera dovrà adeguarsi agli standard internazionali, che però non sono ancora stati definiti. La deducibilità degli interessi sul

capitale proprio in eccesso dovrebbe invece servire a trattenere in Svizzera le società molto mobili, cioè in grado di spostare rapidamente la sede nel Paese che offre le migliori condizioni. In questo caso, la maggioranza dei Cantoni si è dichiarata contraria, ma non Zurigo, a causa della sua importante piazza industriale e finanziaria. Il progetto necessita comunque di qualche correzione, per esempio per impedire questa deduzione nel caso di prestiti fra imprese di uno stesso gruppo con l’acquisto di partecipazioni. Un problema delicato da risolvere sarà quello delle riserve occulte. Abolendo tassazioni privilegiate, molti Cantoni potrebbero passare alla tassazione ordinaria, almeno fino a dieci anni. Alcuni Cantoni hanno già adottato questa pratica, ma in altri le aziende del commercio, in particolare, non ne trarrebbero beneficio. Un punto che rimane controverso è quello della tassazione degli utili in capitale («capital gains»). Nelle intenzioni della Confederazione, il loro gettito dovrebbe servire a compensare le perdite di altri provvedimenti. È vero che la tendenza internazionale è quella di tassare questi utili privati, ma parecchi altri Paesi non praticano l’imposta sulla sostanza o sul capitale. In Svizzera, vi sarebbe perciò un aggravio fiscale. Con questa imposta, secondo la maggioranza dei pareri, dovrebbe

scomparire anche la prevista tassazione dei redditi da partecipazione, nonché l’estensione della possibilità di riportare le perdite degli anni precedenti. Controversa è anche l’intenzione di abolire la tassa sulle emissioni di capitale proprio. Sono contrari la maggioranza dei Cantoni, la sinistra, ma anche il PPD ed è probabile che anche in questo caso il governo torni sui suoi passi. La riforma avrebbe conseguenze diverse nei vari Cantoni. Nel Ticino, si avrà un peggioramento della situazione finanziaria (vedi Marco Salvi di Avenir Suisse: Come riformare la tassazione del capitale). In Ticino, l’imposta sull’utile genera il 18% del gettito cantonale e lo Stato non potrebbe sopportare una diminuzione dell’aliquota (dall’attuale 25,2% al 13% circa). Anche peggiore potrebbe essere la situazione della città di Lugano, con molte società «mobili». La tassazione dei dividendi passerebbe da un’aliquota massima del 38,1% al 43%. Questo aumento e l’eventuale tassazione degli utili da capitale sarebbero un forte disincentivo per gli investitori locali. In casi come questo, l’effetto in Svizzera dell’adeguamento al diritto internazionale è almeno doppio: il Paese come tale rischia di perdere di concorrenzialità e le ripercussioni sono a volte molto diverse da Cantone a Cantone. La compensazione diventa anch’essa più difficile.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

29

Politica e Economia Rubriche

Il Mercato e la Piazza di Angelo Rossi Contingenti: Indagando sui fondi di caffè Il Consiglio federale dunque ha deciso di introdurre i contingenti per la manodopera straniera e di esigere che alla manodopera indigena sia riservata la priorità nelle assunzioni. Nei prossimi mesi, si cercherà di specificare la soluzione definitiva. Già si arzigogola sul costo dell’apparato di controllo. Come verranno calcolati i contingenti? Guardando i fondi di caffè, che sono rimasti nelle tazzine dei nostri consiglieri federali, quel che comincia ad essere chiaro è che vi saranno contingenti per ramo, o, magari anche, per professione, per la necessità di favorire, con effettivi più larghi, i rami che più dipendono dalla manodopera straniera. E con quali criteri si sceglieranno questi rami? I fondi di caffè ci dicono che i criteri potrebbero essere diversi: dal tasso di disoccupazione alla quota dei posti liberi, dalla quota di lavoratori immigrati alla co-

siddetta «quota di copertura» ossia la percentuale di lavoratori indigeni che possiedono le qualifiche necessarie per lavorare in quel ramo. Gli statistici ci diranno! Ricordiamo che trovare una soluzione applicabile non sarà facile. Tanto più che, politicamente parlando, un contingente per ramo, fissato a livello federale, non farà di sicuro la gioia dei Cantoni. È quindi probabile che oltre alla ripartizione per rami occorrerà fissare anche una ripartizione per Cantoni. Infine, sulla consistenza degli effettivi dei singoli contingenti è ancora buio pesto. Per intanto si sa solamente che il Consiglio federale intende creare una commissione alla quale sarà affidato il compito di fare chiarezza sulla questione. Accanto ai problemi della fissazione e della ripartizione (per rami e per Cantoni) bisognerà risolvere anche la questione, non meno ardua,

della procedura di autorizzazione per l’assunzione di stranieri. In congiunzione con la stessa si pone il quesito di come privilegiare i lavoratori indigeni. Il datore di lavoro che vuole assumere lavoratori non domiciliati in Svizzera dovrà chiedere un permesso. Ma non è ancora detto che dovrà dimostrare di non poter coprire il suo fabbisogno di manodopera con lavoratori residenti. Può darsi che questa questione possa venir risolta già al momento della fissazione dei contingenti, a livello nazionale. Staremo a vedere. Per intanto due cose dovrebbero essere acquisite. La prima è che la cosiddetta soluzione della clausola di protezione non viene considerata. Con la stessa si suggeriva di introdurre una limitazione dell’immigrazione solo in casi eccezionali, quando l’afflusso di lavoratori stranieri poteva rivelarsi sproporzionato. Il

Consiglio federale non discute di questa possibilità e dà seguito alla richiesta di contingentamento, rispettando così la volontà popolare. Non è detto però che questa clausola rientri dalla finestra quando si affronteranno le negoziazioni con l’UE. La seconda cosa che è oramai acquisita è che non tutte le aziende potranno, in futuro, coprire il loro fabbisogno di lavoratori, perché il contingentamento della manodopera estera è una limitazione maggiore che si impone alla crescita dell’offerta di manodopera in Svizzera. Vi saranno quindi aziende alle quali toccherà la «Peppa Tencia». I fondi di caffè delle tazzine del Consiglio federale non dicono quali saranno queste aziende. Quello che la vaga soluzione presentata fin qui suggerisce è che la probabilità di ricevere la «Peppa Tencia» varierà tra un ramo e l’altro. Nei rami in cui finora

la quota di lavoratori stranieri è stata elevata la probabilità sarà minore che in quelli nei quali la quota di lavoratori stranieri è bassa. Se, per delirio di ipotesi, i contingenti, oltre che per ramo, dovessero essere fissati per Cantone, la situazione dovrebbe ripetersi anche per i Cantoni. Non è difficile anticipare il comportamento delle aziende. Nel breve termine, per soddisfare la loro richiesta di lavoro, in presenza di limitazioni dell’immigrazione, aggiusteranno i salari dei lavoratori indigeni verso l’alto e verso il basso quelli dei frontalieri. Per quelle aziende che non possono pagare salari più alti, l’aggiustamento si farà ricorrendo all’immigrazione di brevissimo periodo o al lavoro nero. Nel lungo periodo alle aziende marginali non resterà che chiudere, oppure spostarsi in Cechia, o in Slovacchia (si fa per dire!).

particolare dalla zona più ricca, il Nord. E bisogna riconoscere alle autorità elvetiche di aver avuto coraggio a prendere provvedimenti forse impopolari ma che alla lunga gioveranno al loro Paese. Di sicuro gioveranno al bilancio dello Stato italiano; soprattutto se si faranno analoghi accordi con l’altra grande cassaforte, quella di Montecarlo (per tacere di Vaduz). Questo non significa che in Italia vada tutto bene. Anzi. La ripresa è troppo timida. Le circostanze favorevoli non mancano: l’iniezione di liquidità garantita dalla Banca centrale europea; il crollo del prezzo del petrolio; il calo dell’euro che facilita le esportazioni. Ma l’Italia non ha ancora ripreso a correre, dopo anni di depressione. Si nota qualche piccolo segnale di fiducia; ma ancora non ci siamo. E anche il governo deve fare di più. Su almeno tre fronti: liberalizzazioni; lotta alla burocrazia e alle pigrizie della pubblica amministrazione; e riforma fiscale. Le liberalizzazioni varate da Renzi sono insufficienti. Non è solo un fatto economico; è un fatto di mentalità.

Non sarà più necessario andare dal notaio per compravendite di immobili non abitativi al di sotto dei centomila euro. Ma non si sono neppure sfiorate categorie abituate a privilegi castali vecchi di generazioni, come i farmacisti. E non si sono toccati i tassisti, che sarebbe ingeneroso definire privilegiati, ma sono portatori di una mentalità antica: considerano la loro licenza non la premessa per fornire un servizio alla comunità, ma una sorta di rendita; se la prendono con Uber, in forme anche minacciose, ma si guardano dal girare per le città in cerca di clienti, come avviene in tutte le metropoli del mondo; a Roma e a Milano invece i taxi bisogna andarseli a cercare, quando ci sono, nei parcheggi; e guai a parlare di nuove licenze. Il combinato disposto di una pubblica amministrazione pletorica e inefficiente e di un sistema fiscale oppressivo è un grave freno all’economia italiana. Anche qui è un fatto di mentalità, di cultura. Chi produce, lavora, investe, si dà da fare non è considerato un benemerito da incoraggiare; è considerato

una pecora da tosare. La progressività delle aliquote è prevista dalla Costituzione; ma versare metà di quel che si guadagna allo Stato è roba da Costituzione sovietica. Anche questo spiega la fuga dal fisco italiano, che è senz’altro giusto reprimere (anche quando tocca personaggi noti), ma che non è dovuta soltanto all’avidità della natura umana; è dovuta anche se non soprattutto alla rapacità dell’erario italiano. Da destra non vengono proposte serie, ma grida manzoniane. Per anni Berlusconi ha illuso gli italiani proponendo nel mitico contratto del 2011 due sole aliquote, al 23 e al 33 per cento; in realtà il governo Berlusconi nel 2008 ha confermato l’aumento delle aliquote varato dalla sciagurata finanziaria del 2006 firmata da Prodi e Padoa-Schioppa. Ora Salvini rilancia con un’ancora più improbabile – e anticostituzionale – aliquota unica al 15 per cento. L’unica speranza è che una riforma fiscale seria sia fatta dal governo Renzi; accompagnata da una lotta a fondo contro le varie forme di evasione ed elusione fiscale.

hacker americani che, in combutta con colleghi rumeni, si sono dati da fare per mettere fuori esercizio le pompe della centrale elettrica. In pratica l’esito dell’esercizio è principalmente servito a mettere in luce che anche le nostre centrali elettriche hanno bisogno di sistemi di sicurezza in grado di resistere a violazioni da parte di hacker. Dalle interviste raccolte in vari cantoni dal «Tages Anzeiger» il problema cyber-sicurezza non è del tutto sconosciuto, soprattutto a livello di grandi impianti. Gli esperti sono però concordi nell’ammettere che questo genere di attacchi potrebbe diventare problematico per i medi o piccoli impianti idroelettrici che in questi anni stanno per essere collegati a grandi reti di distribuzione in modo da poter essere gestiti a distanza. A frenare l’adozione di sistemi di sicurezza sono sicuramente i costi che questi generano sia per l’installazione sia per la gestione. Qualcuno degli esperti ritiene che il pericolo sia ancora da relativizzare, ma

sull’altro fronte, quello degli esperti di sicurezza, si ribatte che attraverso i piccoli impianti un hacker in possesso di sufficienti mezzi potrebbe in futuro penetrare nei sistemi delle grandi reti di distribuzione dell’elettricità e in tal caso i danni sarebbero economicamente e strategicamente assai più rilevanti. La notizia, oltre alla piacevole sorpresa di trovare una ditta di Genestrerio sul palcoscenico di una simile inchiesta sull’hackeraggio a livello mondiale, interessa ovviamente anche il Ticino che in materia di impianti idroelettrici ha un notevole potenziale industriale. Non che si voglia insinuare qualche tarlo, ma in un mondo ormai quotidianamente interessato dai pirati informatici (dai loro attacchi alla Robin Hood, contro la grande finanza, ora siamo arrivati alla coalizione contro i tagliagole dell’Isis per mettere un freno alle loro campagne mediatiche per diffondere terrore e orrore) forse vale la pena di prestare attenzione al monito che l’inchiesta della «SonntagsZeitung» ha lanciato.

In&outlet di Aldo Cazzullo Eppur si muove Si può pensare quel che si vuole di Renzi; ma bisogna riconoscere che ha impresso un’accelerazione notevole alla politica italiana. Riforme costituzionali di cui si parlava da decenni sono state sia pure faticosamente avviate, con l’obiettivo di rendere più efficiente un sistema istituzionale vecchio di settant’anni e pensato quando l’Italia usciva da una dittatura. La legge elettorale, su cui pareva impossibile trovare un accordo ampio, è a un passo dall’essere approvata; e anche se Forza Italia ora la rinnega, si tratta di una leg-

ge scritta insieme dalla maggioranza e da parte dell’opposizione. La legge sulla responsabilità civile della magistratura è un buon provvedimento: quella precedente, firmata dal Guardasigilli Giuliano Vassalli, uno dei padri della Repubblica, non funzionava, tanto che solo sette ricorsi – su centinaia – erano andati a buon fine. Anche l’accordo con la Svizzera per la trasparenza dei conti bancari è molto importante per un Paese come l’Italia, che ha visto in questi anni una continua emorragia di capitali, in uscita in

Matteo Renzi ha avviato le prime riforme, ma la via è ancora lunga. (Keystone)

Zig-Zag di Ovidio Biffi Una trappola per hacker a Genestrerio Ci vorranno colleghi più abituati di me alla cronaca e alle nuove tecnologie per farvi scoprire la Nozomi Networks. Se già l’hanno fatto nei giorni scorsi, allora forse saprete che non è, come forse il nome sembra alludere, una ditta giapponese. Ha sede a Genestrerio ed è retta da tre giovani: Andrea Carcano, Moreno Carullo e Alessandro Cavallaro. Dal loro sito web ricaverete che la Nazomi è un’azienda che si occupa di sicurezza aziendale. Il primo, Andrea, ha iniziato come «pirata informatico» nei computer dei suoi amici, poi ha girato il mondo e si è fatto le ossa abbastanza per ideare la propria ditta che garantisce sicurezza informatica. Moreno invece ha un dottorato in intelligenza artificiale e nella Nozomi ha visto il suo campo ideale per creare sistemi. Alessandro, da architetto informatico, sviluppa invece tutto quanto serve a progetti e ordinazioni. Sui pirati di internet, cioè gli «hacker», le cose più interessanti le ho apprese lo scorso anno leggendo Rete padrona. Il volto oscuro della rivoluzione digitale

(Feltrinelli) del nostro collega Federico Rampini. Volendo però schivare le descrizioni tecniche (che oltretutto dispenserei senza alcuna garanzia di competenza) si può ricordare che l’hacker è uno «smanettone» di computer, uno «scienziato pazzo» che segue l’istinto piuttosto che un’ipotesi formale, che in poche parole «smonta» il suo computer e tutti i suoi sistemi per poter «smontare» poi quelli con cui si collegherà. Loro dicono che fanno «hacking» e, se tutto rimane nella legalità (ci sono hacker buoni, hacker cattivi e, alcuni, perfino criminali), questo significa che tutte le volte che esaminano qualcosa in profondità lo fanno per capire come funziona, al fine di conoscere e manipolare l’oggetto e di essere poi in grado di adattarne il funzionamento alle loro esigenze (appunto: buone o cattive o criminali). Della Nozomi Networks invece ho sentito per la prima volta che esiste e che è ticinese, leggendo a inizio febbraio una notizia sul «Tages Anzeiger». La notizia

riguardava un’originale inchiesta-test ideata ed eseguita dal domenicale del gruppo Tamedia, cioè la «SonntagsZeitung». In gennaio la redazione di Zurigo aveva chiesto alla Nozomi di partecipare a una forma modernissima di indagine giornalistica: monitorare l’impresa elvetica come se fosse una centrale idroelettrica e in seguito controllare se subiva cyber-attacchi, cioè se degli intrusi (hacker) fossero entrati nei suoi sistemi informatici. In pratica il lavoro della Nozomi era del tutto simile alla posa di una trappola con un’esca allettante (e una centrale idroelettrica lo è per svariati motivi) per individuare chi si fosse interessato e accertare se avesse tentato di violarne i sistemi informatici o il funzionamento. Per farla breve: in tre settimane l’esca è stata «scossa» da 31 «visitatori». Quattro provenivano dalla Silicon Valley ed erano piuttosto dei curiosoni; meno amichevoli invece le visite di un hacker del Vietnam che ha cercato di mettere fuori causa il sistema e di due altri


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

31

Cultura e Spettacoli Sulla scena ticinese A teatro con Lorca e Checov, un impegno dall’aria sempre più internazionale

Addio a Luca Ronconi L’instancabile e geniale creatività del regista italiano Luca Ronconi ha lasciato il segno nel teatro e nell’immaginario collettivo

La star e sé stessa Nel documentario 20’000 Days on Earth un istrionico ed egocentrico Nick Cave

Psicomagia e tarocchi Alejandro Jodorowsky e il suo nuovo film, in cui rielabora un’infanzia non sempre felice

pagina 34

pagine 33 e 39

pagina 32

pagina 35

La segreta alchimia dell’arte Mostre A Chiasso le incisioni

di Salvator Rosa Alessia Brughera Salvator Rosa fu un personaggio geniale e tormentato. Ribelle, contestatore, iracondo e dalla vita tutt’altro che pacata. Nato a Napoli, fu pittore di alta qualità – tanto stimato quanto discusso – e pregevole incisore. Si interessò di filosofia, perché «bisogna che i Pittori siano eruditi, nelle Scienze introdotti, e sappian bene le Favole, l’Istorie, i Tempi e i Riti», e compose versi satirici in cui non risparmiò alcun rimprovero a quel secolo «vòto d’ogni valor, pien d’ogni orgoglio» in cui si trovò a vivere, il Seicento. Un secolo contraddittorio che ebbe in Rosa uno dei suoi più accaniti avversari, ma che al contempo vide in lui il riflesso della propria complessità e delle proprie inquietudini. L’Ottocento romantico ammirò moltissimo questo artista, affascinato dalla sua personalità tutta estro e sregolatezza e dall’indole inquieta e poetica della sua pittura. Nonostante la critica lo abbia etichettato come «paesista», identificandolo con il genere a cui più si dedicò e che gli procurò notorietà (fu tra i maggiori paesaggisti nella Roma di Urbano VIII), è difficile racchiudere Rosa in una semplice definizione. Accanto alla rappresentazione di nature impervie e di grandiose scene di combattimenti – che gli valsero l’appellativo di «Salvator delle battaglie», sin da quando, giovanissimo, andò a lavorare presso la bottega napoletana di Aniello Falcone – ci sono infatti anche opere dalle tematiche allegoriche e dai soggetti profani e metafisici, intrisi di richiami alla filosofia, alla mitologia, alla magia e all’esoterismo. Si può dire che fu proprio questo l’aspetto che distinse la produzione di Rosa da quella a lui coeva: l’interesse per un’arte dal profondo senso metaforico, indirizzata a una colta élite di intellettuali in grado di coglierne le valenze ideologiche e moralizzanti. D’altra parte, affermava Rosa, è necessario che il pittore «talvolta additi tutto quel ch’è incorporeo» per riuscire nell’intento di trasmettere i suoi principi etici e filosofici. Come una sorta di mistico, deve ricercare costantemente attraverso l’arte il significato più intimo del mondo e dell’animo umano, e al contempo esprimere doti quali onestà e integrità, ma anche libertà e passione. Alle foreste intricate e ai cieli solcati da nubi stracciate, agli alberi contorti e alle cupe coste rocciose, si affiancano dunque iconografie desunte dalle fonti classiche e moderne, disseminate di

simboli ed emblemi da scoprire e interpretare. Questo accade soprattutto nel lavoro grafico dell’artista, che costituisce all’interno della sua attività un’imprescindibile occasione esplorativa di queste particolari tematiche. Proprio del Salvator Rosa incisore ci parla il m.a.x. museo di Chiasso, in una mostra organizzata in occasione dei quattrocento anni dalla sua nascita. Si tratta di un’esposizione che raccoglie una nutrita serie di stampe – in alcuni casi accompagnate dalle matrici in rame che le hanno generate – e disegni preparatori, ma che non manca di offrire alla visione anche qualche dipinto, utile per raffronti e paragoni, nonché le fatiche letterarie dell’artista, documentando così la sua personalità eclettica. Troviamo ad esempio tutta la serie delle prime edizioni delle sue sagaci Satire, sette componimenti in terzine (iniziati a Firenze, dove Rosa si trasferì nel 1640 chiamato dal Principe Giovan Carlo de’ Medici, e pubblicati postumi) in cui l’artista si fa impietoso fustigatore della sua epoca, tanto impegnata a celebrarsi fastosamente, ma in realtà insidiata da incertezze e tensioni irrisolte. In questi versi ne ha davvero per tutti: condanna gli eccessi della musica e della poesia, disconosce la pittura di genere, critica i vergognosi meccanismi del mercato artistico e si scaglia contro la società e la sua brama di potere. Della produzione incisoria, che da un certo punto in poi divenne per Rosa un vero e proprio veicolo di promozione della sua arte, troviamo in mostra il primo nucleo compiuto di stampe dette Figurine, realizzate nel 1656. Create nell’ozio giocoso e in risposta a chi lo accusava di non saper disegnare la figura umana, ritraggono pescatori che issano le reti, anziani barbuti seduti ai piedi di una roccia, soldati che conversano e giovinetti pensosi che passeggiano con un libro sotto il braccio. Tutti enigmatici personaggi dalla gestualità molto marcata e dagli intensi sguardi allusivi che all’epoca riscossero un notevole successo. Il percorso prosegue poi con acqueforti dal contenuto ancor più erudito ed ermetico. Tra queste, di particolare interesse sono Democrito in meditazione, del 1662, in cui il filosofo scienziato compare assorto nelle sue elucubrazioni circondato da crani, ossa di animali e sculture antiche infrante, e Il genio di Salvator Rosa, sempre del 1662, in cui l’artista rappresenta sé stesso come un candido fanciullo seminudo attorniato dalle personificazioni delle sue virtù. Vero e proprio tripudio di simboli

Democrito in meditazione di Salvator Rosa (1662). (Roma, Istituto Centrale per la Grafica)

e rimandi metafisici ed esoterici è il dipinto Allegoria della Filosofia morale, in cui Rosa raffigura una giovane donna seduta (in una posa meditabonda che ricorda la celebre Melancholia I di Albrecht Dürer) invitata da un vecchio a specchiarsi; attorno a loro ci sono putti che svelano riferimenti cabalistici, serpenti che divorano cartigli e teschi che recano massime sapienziali. Sebbene anche in vita fosse un artista popolare, come prima si accennava, è tra la fine

del Settecento e gli inizi dell’Ottocento che la sua produzione, tanto vicina al sentire visivo di quel periodo, venne ampiamente rivalutata, soprattutto in ambito mitteleuropeo. Di questo aspetto si occupa l’ultima parte della mostra, testimoniando come la cultura romantica abbia apprezzato Rosa per le sue scene oniriche, per le sue grandiose quinte naturalistiche e per la sua vena esoterica ed evocativa, ma, soprattutto, per il suo spirito libero e indomito.

Dove e quando

Salvator Rosa (1615-1673) incisore. Trasformazioni tra alchimia, arte e poesia. m.a.x. museo, Chiasso. Fino al 12 aprile 2015. A cura di Werner Oechslin e Nicoletta Ossanna Cavadini. Orari: ma-do 10.00-12.00 / 15.0018.00, lu chiuso. Catalogo pubblicato da Silvana Editoriale, Fr. 32.–. www.maxmuseo.ch


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

32

Cultura e Spettacoli

Teatralità di grandi autori e opere emblematiche In scena Carmelo Rifici si presenta al suo pubblico nei felici panni del regista con una pièce di Lorca,

mentre le Tre sorelle di Checov approdano a Lugano grazie al fortunato binomio Paioni-Orlandini

Giorgio Thoeni Deve avere particolarmente emozionato Carmelo Rifici la calorosa accoglienza che il pubblico del Cittadella ha tributato a Yerma, spettacolo prodotto da ATIR Teatro Ringhiera con la regia dello stesso Rifici, inserito nel cartellone di LuganoInScena da lui diretto. Da tempo non si vedeva un pubblico così numeroso riempire la platea. Vuoi per il richiamo della presenza in scena della giovane e brava Maria Pilar Pérez Aspa, vuoi anche per la curiosità generata da un’operazione che mette al centro Federico Garcia Lorca, autore poco frequentato dagli allestimenti teatrali, che LIS inserisce in una sorta di nucleo tematico declinato su tre appuntamenti, due dei quali hanno visto protagonista Maria Pilar con Federico. Vita e mistero e Yerma a cui si aggiunge l’allestimento de La casa di Bernarda Alba con la regia di Luca Spadaro. Lorca scrisse Yerma nel 1934, parte di una trilogia che ruota attorno a figure e passioni femminili con Nozze di sangue e La casa di Bernarda Alba. Yerma (in spagnolo «incolto, desolato, sterile») è una giovane donna maritata che non può avere figli. Il suo è un matrimonio senza desiderio né amore dove l’impossibile fecondità diventa specchio crudele della struttura famigliare rurale spa-

gnola d’inizio XX secolo, in cui la donna era condannata ai lavori domestici e alla maternità. Patimenti, riflessioni e ribellioni sono il perno del dramma lorchiano che Rifici ha riletto con grande senso teatrale e in cui, fra filari scenografici di camicie stese, mescola leggerezza d’intrattenimento alla forza del dramma con i caratteri espressi dall’ottima Mariangela Granelli accanto a un efficace Francesco Villano e, naturalmente, con la femminilità turbata e intensa di Maria Pilar, perfettamente immersa nella poetica rivoluzionaria di Lorca, la stessa che gli costò la vita. I sogni delle tre sorelle al Foce

In un momento in cui la cultura fatica a trovare il suo spazio rispetto ad altre «priorità sociali» (sic!), non possiamo che salutare con soddisfazione quelle poche creazioni teatrali che mettono in campo entusiasmo, investendo in serietà, rigore e invenzione per sottolineare il valore e le scelte coraggiose. È il caso di Le tre sorelle di Anton Čechov, prodotto dal Comteatro di Milano diretto da Claudio Orlandini e da Agorà Teatro di Magliaso di Marzio Paioni, spettacolo andato in scena al Teatro Foce di Lugano per la rassegna Home. Il binomio Paioni-Orlandini lo conosciamo: ci ha abituati a scoprire uno spazio teatrale insolito con interessanti allestimenti

Maria Pilar Pérez Aspa e Francesco Villano in Yerma.

professionali che si coniugano felicemente con l’amatorialità. Tre sorelle si confronta con un progetto squisitamente professionale su una scena essenziale: fondale multiuso di tendine ad archi e tredici attori diretti da Orlandini che non ha tagliato una riga dei quattro atti mettendo in scena tutti i personaggi. Čechov scriveva per essere ascoltato: in Le tre sorelle vi sono felicità e in-

felicità, vissute tra ilarità e angoscia, tra commedia di atmosfera e commedia di carattere burlesco – ad essere restituito è un affresco dall’umanità intensa e controversa in attesa di un futuro migliore. In un sottofondo di disperata rassegnazione, la casa di provincia delle sorelle Olga, Masa e Irina con il fratello Andrej, invasa da un gruppo di soldati senza guerra, unico luogo in cui si svolge tutta

l’azione. Un teatro di amicizie, amori e tragedie, animato da sogni che si scontrano con la realtà, dove anche un samovar può diventare luce e illusione grazie alle intuizioni del regista in scena con Paioni e con, tra gli altri, Cinzia Brogliato, Carola Boschetti, Michele Clementelli, Luca Chierigato, giusti e misurati al debutto luganese colto per l’occasione da una nevicata «moscovita».

. O T N E M O M L E D NOVITÀ 20x PUNTI

NUOVO

PER UN ASPETTO GIOVANE E RAGGIANTE CON UN INCARNATO SUBLIME

NIVEA.ch

Annuncio pubblicitario

NUOVO

23.50

21.50

p. es. NIVEA Cellular Perfect Fluido Giorno PF 15 1 x 50 ml

*NIVEA Cellular Perfect Skin Correttore Contorno Occhi 1 x 15 ml

*In vendita nelle maggiori filiali Migros.

SU TUTTI I PRODOTTI NIVEA ILLUSTRATI, OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 16.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

Nivea è in vendita alla tua Migros


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

33

Cultura e Spettacoli

Luca Ronconi: il sogno di uno spettacolo infinito Personaggi È scomparso, a 81 anni, un geniale artefice del teatro contemporaneo

Giovanni Fattorini Quanto fosse grande l’importanza che Luca Ronconi attribuiva all’articolazione dello spazio e alla significatività degli elementi scenografici, lo fece chiaramente intendere, già nel 1966, la rappresentazione «crudele» de I lunatici di Middleton e Rowley, e in modo più eclatante, dopo altri sette spettacoli, quell’Orlando furioso che nel ’69 fu presentato al Festival di Spoleto, e che poi fece il giro del mondo, procurando al regista italiano una fama internazionale che non sarebbe mai venuta meno. Ma volendo scrivere una breve nota su una carriera teatrale ricchissima di risultati e durata oltre mezzo secolo – senza prendere però in considerazione le molte regie di opere musicali, che richiederebbero un ampliamento eccessivo del discorso – mi sembra necessario partire dalla constatazione che quello di Ronconi è sempre stato un teatro di parola, e che quindi occorre valutare, in primo luogo, il rapporto che il regista intratteneva con il testo da mettere in scena.

Durante il suo lungo percorso Ronconi ha toccato tutti i generi possibili, facendo della sperimentazione un’arte Che si trattasse dell’opera di un drammaturgo dell’antica Grecia (Eschilo, Euripide, Aristofane), o di uno del XVI, XVII e XVIII secolo (Tasso, Bruno, Andreini, Shakespeare, Calderón de la Barca, Goldoni), o di un esponente della drammaturgia scandinava dell’Ottocento (Ibsen, Strindberg), oppure di un autore appartenente in parte o del tutto al Novecento (Cechov, Hofmannsthal, Schnitzler, Kraus, Pasolini, Čapek, Spregelburd, e via elencando), l’atteg-

giamento di Ronconi nei confronti di un testo appositamente scritto per la scena è sempre stato di grandissimo rispetto. Poteva accorciarlo, come fece con Strano interludio, dramma in nove atti di Eugene O’Neil, o come ha fatto di recente con la Lehman Trilogy del consenziente Stefano Massini. Poteva estrapolare e assemblare, come fece nel ’75 con Utopia, montaggio di scene tratte da sei commedie di Aristofane. Ma si è sempre astenuto dal «trattare il testo come un pretesto»: espressione oggi assai meno usata di un tempo, ma pervicacemente messa in pratica da quei registi che dando frequenti e brutali spallate all’autore – «Fatti in là, che adesso tocca a me!» – si propongono narcisisticamente come coautori (quasi sempre mediocri, se non pessimi). Convinto che il teatro è una forma d’arte «onnivora», e considerando deplorevolmente «asfittica» gran parte della produzione drammaturgica contemporanea, Ronconi si è cimentato nell’impresa di trasferire sulla scena alcuni romanzi più o meno conosciuti e importanti: I fratelli Karamazov, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, Quel che sapeva Maisie, I beati anni del castigo, Pornografia. Diversi i risultati ottenuti, ma identico il modo di trattare l’opera narrativa: riduzione sì, ma nessun «adattamento», e grande rispetto per la pagina scritta, che gli attori recitavano senza modificazioni, in prima e terza persona. Ancor più interessante, direi anzi lungimirante, è stata la decisione di commissionare e inscenare dei testi su temi di carattere scientifico. Così, l’8 marzo del 2002, nei vasti e suggestivi spazi dell’ex magazzino del Teatro alla Scala, alla Bovisa, gruppi scaglionati di spettatori assistono alla prima del memorabile Infinities, spettacolo basato su uno scritto del cosmologo inglese John D. Barrow, riguardante i paradossi del concetto di infinito. Quattro anni dopo, a Torino, in occasione

Ronconi e Mariangela Melato mentre lavorano a Orestea (1972). (Marka)

delle Olimpiadi invernali, è la volta di un divertente spettacolo sull’economia, Lo specchio del diavolo (testo di Giorgio Ruffolo) e di Bi(bli)oetica, messinscena di un lemmario a cura di Gilberto Corbellini, Pino Donghi e Armando Massarenti. Menzionare Infinities (spettacolo che ho particolarmente amato, insieme a Strano interludio) fa tutt’uno col rammarico di non poter dedicare l’attenzione che meriterebbe all’uso inventivo e ragionatissimo che Ronconi ha fatto dello spazio scenico: da quello tradizionalmente deputato dei teatri all’italiana, a quello di edifici progettati per tutt’altro impiego: gli ex cantieri navali della Giudecca (dove mise in scena la faticata e macchinosa Utopia); il Fabbricone e l’ex orfanotrofio Magnolfi di Prato (dove nacquero gli spettacoli del Laboratorio di Progettazione Teatrale); l’ex Lingotto di Torino (dove allestì Gli ultimi giorni dell’uma-

nità di Karl Kraus): spazi in cui è sempre stato fondamentale l’apporto di scenografi di genio quali Enrico Job, Gae Aulenti, Luciano Damiani, Margherita Palli. Sui giornali italiani, il giorno dopo la morte del Maestro (termine che Ronconi detestava), si è levato un coro unanime di elogi. Niente da rimproverargli, dunque? Io avrei da muovere tre appunti. 1) L’elevatissimo costo di alcune messinscene, finanziate con soldi pubblici, che essendo «difficili» e intrasportabili erano viste da un numero limitato di spettatori. 2) L’uso frequente, e alla lunga insoffribile (parlo per me, ma non solo per me), del cosiddetto «ronconese», cioè di quella recitazione piena di cesure e intonazioni marziane (una particolare forma di birignao), che era frutto di una lettura analitica del testo e della convinzione che la scintilla, a teatro, non scaturisce dalla partecipazione ma

dal distacco. 3) La lunghezza di gran parte dei suoi spettacoli, e di alcuni in particolare (ad esempio le dodici ore di Ignorabimus), che sembravano non tener conto dei limiti psico-fisici degli spettatori, la cui «attenzione intermittente» (che Ronconi, vagheggiando «uno spettacolo infinito», diceva di non disapprovare) poteva trasformarsi, quando si era inchiodati alla poltrona, in profondissimo sonno, o in un’apparente catatonia, che alla fine si convertivano in applausi, dettati dal timore di sembrare poco intelligenti. Ma se chiudo gli occhi, mi rivedo per l’ennesima volta tra gli spettatori di Infinities, seduto nel vasto, nudo e freddo spazio dell’Albergo Infinito, o in quello luminosissimo in cui gli attori discorrono di viaggi nel tempo, o mentre mi muovo – turbato, attento, ammaliato – nei cinque corridoi in cui si svolge la scena sul paradosso della replicazione infinita.

Le ali della notte Il racconto Del desiderio di fuga, in cerca di una libertà che travalica la morte – Seconda parte

Uscirono di soppiatto dalla camera, e sfruttando ogni angolo della corsia si diressero verso la porta che dava sulle scale ma la trovarono chiusa. «Cavolo!» sbottò Francesca abbassando la maniglia. «Ho lasciato la chiave in camera». Qualche giorno prima, al ritorno dalla terapia, si era infilata nella saletta delle infermiere ed aveva rubato il passepartout d’emergenza. «Chi torna a prenderla?!... Sta nel cassetto del comodino nascosta in fondo...» I suoi compagni di fuga la guardarono perplessi senza dire una parola. «Vabbè... ho capito! Tocca ancora a me toglierci dai casini...» Dopo che i due si furono nascosti in uno sgabuzzino a lato dell’uscita, Francesca strisciò nuovamente lungo il corrimano del corridoio verso la sua camera. La corsia dove si trovavano le singole era ancora deserta e immersa nella penombra, mentre il rumore dell’allarme in lontananza ancora risuonava. Francesca socchiuse la porta della sua camera e sbirciò dalla fessura. Nella stanza non c’era nessuno.

Gabriele Zeller

Par varèe vii ag guà dasctacass da tère col chér verù

«Meno male» pensò infilandosi dentro. Recuperato il passepartout esattamente dove l’aveva lasciato, all’imbocco del corridoio prese fiato per affrontare il viaggio di ritorno. Aveva già percorso metà del tragitto quando dalla parte opposta della corsia vide arrivare due figure in camice bianco che parlavano a bassa voce tra loro. «Cazzo! Sono fottuta!» si disse guardandosi velocemente intorno. Le pareti, candide e diritte, costeggiavano la lunga striscia del pavimento fino in fondo. Nessun rifugio, nessuna finestra... nessuno scampo. I due medici si avvicinavano camminando lentamente, sempre discutendo. Francesca a quel punto fece d’istinto l’unica cosa che le restava da fare per cercare di

sfuggire i loro occhi: si sdraiò per terra contro la parete, in un cono d’ombra. Si rannicchiò il più possibile con le gambe e con la testa in quella specie di grembiule pieno di laccetti che l’ospedale fa indossare alla maggior parte dei degenti, sperando la scambiassero per un mucchietto di biancheria sporca, abbandonata nella fretta e nel trambusto di quella notte. Quando i due la raggiunsero, Francesca chiuse gli occhi e trattenne il fiato, anche se il suo intuito le diceva che il suo stratagemma non avrebbe funzionato. I due medici inspiegabilmente passarono oltre, senza degnarla di uno sguardo, con la loro andatura lenta e regolare, continuando a discutere tra loro. Le ci vollero alcuni secondi, dopo che li vide sparire dietro l’angolo del corridoio, per trovare il coraggio di rialzarsi e rendersi conto di quanto le era accaduto. Non aveva tempo tuttavia di rimuginare. Luca e Oreste l’aspettavano pronti a scappare appena lei avesse girato la chiave nella porta che dava sulle scale. In pochi minuti il trio stava già scendendo a rotta di collo l’ultima rampa di scale che conduceva al parcheggio sotterraneo. L’andirivieni di macchine e di persone, all’interno dello stesso, non cessava mai nemmeno

di notte. Nascosti in una nicchia buia del muro di cemento avevano assistito all’incontro casuale tra un giovane padre assonnato, che dopo aver lasciato la sala parto se ne tornava a casa con un orso di pezza sotto braccio, e un aitante giovanotto in divisa bianca e zoccoli di plastica azzurra pronto ad iniziare il suo turno di lavoro. Vicino alla porta dell’ascensore che portava ai piani dell’Ospedale, una donna abbracciava la madre che stringeva al petto un paio di pantofole da uomo. Un giovane fattorino scaricava energicamente dal suo furgoncino i pacchi dei giornali per il chiosco del primo piano. Guadagnata infine l’uscita, i tre si abbracciarono calorosamente. «Allora buona fortuna...» disse Francesca guardando i suoi due compagni. «Grazie! Anche a te…» le risposero in coro Luca e Oreste. «Forse ci rivedremo fuori da qui ora che stiamo meglio...» aggiunse Francesca. «Mi raccomando non fatevi fregare proprio adesso!». Si salutarono un’ultima volta con un breve cenno della mano mentre prendevano direzioni diverse. Nella sala del personale paramedico, il cambio turno si accingeva a pren-

dere servizio dopo la solita riunione delle consegne. Rapporto della nottata: tre decessi. Pediatria: Luca P., maschio di 9 anni, diagnosi: leucemia mieloide. Cure intense: Oreste B., maschio 69enne, diagnosi: infarto del miocardio. Oncologia: Francesca M., femmina 33enne, diagnosi: carcinoma osseo. / © Fosca Bernasconi-Crivelli Biografia

Fosca Bernasconi-Crivelli, nata nell’agosto del 1965, è originaria di Balerna e vive a Corteglia con il marito Edy ed i due figli Jenny e Aris. Di professione giornalista, ha collaborato e collabora con alcuni quotidiani ticinesi, riviste e pubblicazioni. Il suo motto è: «Presta a tutti il tuo orecchio, a pochi la tua voce». (William Shakespeare). Informazioni

Coordinate per abbonarsi ai racconti del collettivo Arbok Group: impressione.anaedizioni@gmail.com (Franco Lafranca, tel. 079 655 96 26) giorgiogene@bluewin.ch (Giorgio Genetelli, tel. 078 807 92 10) http://arbokanaedizioni.blogspot.com


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

34

Cultura e Spettacoli

Divinità cinematografica Documentari 20,000 Days on Earth, un viaggio memorabile sulle tracce di Nick Cave

Muriel Del Don Nick Cave, un nome che è diventato quasi un monumento per tutta una generazione di post punk riconvertiti alla New wave e al rock gotico. L’universo che gravita attorno a questa immagine quasi santa (o meglio santificata) è spesso oscuro, intrigante e sensuale, un insieme sfaccettato di glamour decadente e rabbia adolescenziale. Nulla è banale sul pianeta Nick Cave, ogni cosa può essere reinterpretata e l’ambiguità e il mistero sono coltivati con una meticolosità quasi chirurgica. Il nostro poeta australiano, trasferitosi ormai da anni nella cittadina inglese di Brighton, ha «costruito» la sua immagine in modo violentemente sublime imponendosi con forza nel panorama della musica rock grazie ad un’attitudine insolente altamente rigenerante. Dopo un primo periodo d’oro (all’inizio degli anni 80) passato in compagnia dei Birthday Party, durante il quale la violenza delle prestazioni live era accompagnata da un’allure da adolescente ribelle, Nick Cave si è successivamente convertito, grazie ai suoi fedeli collaboratori musicali, i Bad Seeds (letteralmente «semi cattivi»), in una sorta di personaggio misterioso del Vecchio Testamento dalla voce gutturale suadente e ammaliante. Il furore e la violenza del punk hanno lasciato il posto all’introspezione e a una ricerca di misticismo che accompagnerà tutte le sue creazioni future. La sua carriera è stata segnata da geniali cambiamenti di stile (musicali ma anche di abbigliamento)

che gli hanno permesso di rinvigorirsi grazie a nuove influenze (soprattutto gospel, blues e country). 20,000 Days on Earth di Iain Forsyth e Jane Pollard gioca giustamente su questo concetto di ambiguità e di mitizzazione che accompagna la vita e la carriera di Nick Cave. I due brillanti artisti britannici mettono in scena, tra finzione e realtà, un giorno nella vita del guru dei Bad Seeds. Una sorta di diario intimo dai toni surreali che si avvicina al mito senza però scalfirne la corazza. Come dicono loro stessi «per noi l’importante è non distruggere la mitologia». La loro è una volontà di destrutturare l’aura mistica legata a Cave ricomponendola in seguito per farne qualcosa di nuovo e artisticamente interessante. Il risultato è una serie di situazioni reali ricostruite nelle quali l’improvvisazione ha un ruolo primordiale. La fiducia reciproca tra i due registi inglesi e il nostro mistico di Brighton si è creata progressivamente attraverso la collaborazione a differenti progetti: i video clip per alcuni brani di Nick Cave & The Bad Seeds e una serie di cortometraggi (Do You Love Me Like I Love You). 20,000 Days on Earth non è un documentario «classico» ma piuttosto un viaggio nella mente di un artista complesso che coltiva con maestria la propria immagine pubblica. Nick Cave si è creato un personaggio che vive in completa osmosi con la sua persona tanto su scena quanto nella vita quotidiana, sorta di alter ego parassitario che nutre la sua creatività. A differenza di un David Bowie che ha

Nick Cave in occasione dei British Academy Film Awards all’inizio di febbraio. (Keystone)

dovuto, ad un certo punto della sua carriera (particolarmente nel suo periodo Ziggy Stardust), confrontarsi con una schizofrenia e uno sdoppiamento della personalità diventati insopportabili, Nick Cave si strugge in un mondo «fittizio» che è ormai diventato a tutti gli effetti la sua realtà. Come differenziare il Nick Cave personaggio dall’uomo in carne ed ossa? Esiste una differenza tra l’universo artistico e la vita «vera»? Queste e molte altre domande sono sollevate con ingegnosa maestria da Forsyth e Pollard che si pongono come osservatori imparziali di un universo

misterioso e labirintico nel quale è difficile fare la differenza tra realtà e finzione. Nick Cave incarna sé stesso, dà voce al proprio personaggio come se stesse interpretando il ruolo della sua vita. La frontiera tra costruzione cinematografica e improvvisazione è estremamente sottile e spinge lo spettatore a chiedersi se quello che vede sullo schermo è reale o frutto di una sapiente orchestrazione. Forsyth e Pollard giocano con l’idea classica di documentario trasformando il loro film in un ibrido tra messa in scena e cinema diretto. Nick Cave ci accompagna nella sua

vita mostrandoci delle scene di intimità famigliare popolate da personaggi che hanno marcato la sua esistenza diventando così il narratore onnipresente della sua vita sullo schermo. Detto questo possiamo veramente essere sicuri che queste scene siano frutto di un momento di spontanea familiarità oppure ci troviamo di fronte ad una «messa in scena»? La risposta non è forse così importante. In effetti è giustamente questa incertezza che rende 20,000 Days on Earth un film forte e destabilizzante, un UFO nel panorama dei documentari musicali. A differenza di tanti, forse troppi, film sulle stelle del rock, quello del nostro duo di registi inglesi non tenta di sollevare il velo del mito ma piuttosto cerca di mettere in scena il processo creativo che rappresenta lui solo l’essenza di Mr. Cave (uomo e artista). Durante un’ora e mezzo Nick Cave mette ordine e medita sulla propria eredità artistica, sulle tracce di un passato che vorrebbe (ironicamente) fosse indelebile. Un esempio di questa ricerca di eternità è data dalla sua volontà di creare (ironicamente?) il Nick Cave Memorial Museo. Il parallelo con le tematiche presenti nei testi delle canzoni di Cave è palpabile: la ricerca di un’ipotetica salvezza, il ruolo del divino e della spiritualità o ancora un prepotente e tormentato sentimento di apocalisse. Forsyth e Pollard mettono in scena una sorta di Vanitas barocca attraverso il cinema, un ritratto crudele e al contempo meraviglioso della precarietà dell’opera e del percorso artistico. Un film divino. Annuncio pubblicitario

NOVITÀ

NOVITÀ 3.20 Bicchiere Caffè Macchiato Léger 70 g

OFFERTA VALIDA SOLO DAL 3.3 AL 16.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

PUNTI

20x


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

35

Cultura e Spettacoli

Psicomagia al presente Incontri A colloquio con Alejandro Jodorowsky, affascinante uomo dalle mille vite, che ha realizzato

un film in cui rielabora positivamente la propria infanzia cilena di emarginato Blanche Greco Quante volte abbiamo sognato di poter rivivere certi episodi della nostra vita cambiando quegli eventi che ci hanno reso infelici; oppure di tornare da vincitori in quei luoghi che ci hanno visto sconfitti, o vittime di un’ingiustizia tale, che il ricordo ancora ci perseguita? Nella maggior parte dei casi, dobbiamo arrenderci e tenerci quegli scomodi fantasmi per sempre. Per quasi tutti i comuni mortali è così, salvo che per Alejandro Jodorowsky, scrittore, regista dalla gloriosa fama di cineasta underground che si è conquistato negli anni 70 con: El Topo, La Montagna Sacra, Santa Sangre; artista famoso per le sue storie a fumetti, illustrate anche dal grande Moebius, come la saga dell’Incal; ebbene lui, a più di ottant’anni, è riuscito a viaggiare nel tempo, a «reinventare» la propria infanzia e a farne un film.

Alejandro Jodorowsky in un’immagine del 2013. (Keystone)

Grazie ai tarocchi secondo Jodorowsky è possibile dare una lettura del presente Per girarlo, è tornato dove tutto è cominciato e dove è nato, nel fatidico 1929: in Cile, a Tocopilla, «porticciolo stretto tra il gelido Oceano Pacifico e gli altipiani montagnosi del deserto di Tarapacà...» dove la sua famiglia, ebrei russi emigrati, aveva un negozio di biancheria: «La casa Ukraina». Come lui stesso ci ha raccontato a Roma, presentando la pellicola La danza della realtà, tratta dall’omonima autobiografia ironica e grottesca: «È una riscrittura gioiosa della mia infanzia, con mia madre Sara Felicidad, cantante lirica, che si esprime gorgheggiando e mio padre Jaime, maestro, colto e gentile che vestiva come Stalin. Ma nella realtà, mio padre ateo e stalinista, era ben diverso, non che fosse cattivo, semplicemente non aveva dimestichezza con l’essere umano che era in lui; e mia madre poverina, donna mite, dal seno prorompente, tentava di sfuggire alla situazione, sognando una carriera di cantante lirica».

La finestra sul mondo del piccolo Alejandro era la vetrina della «Casa Ukraina»; e i suoi soli, riottosi interlocutori gli amici del padre, impegnati in interminabili partite a carte. «Ero l’unico bambino bianco del paese, tutti gli altri erano indios e per loro, che non avevano un naso come il mio, ero “Pinocchio”. Perciò non volevano neppure avermi vicino. Ho vissuto la mia infanzia da emarginato, rifugiandomi nei libri e poi, frustrato e addolorato, cominciai ad ingrassare. A tredici anni sembravo un piccolo ippopotamo!» Ma l’avventura della sua vita, che Jodorowsky narra nel film, impersonato dai suoi figli, e senza «star», «perché non volevo ego, ma solo esseri umani», è un allegro sogno pieno di poesia, la rappresentazione di ciò che avrebbe voluto vivere: «Per la prima volta riunisco i miei genitori in una storia d’amore e di tenerezza. Questo atto di “psicoma-

gia” mi ha riconciliato con loro e mi ha guarito dai problemi legati alla mia infanzia. Anche se durante le riprese a volte volevo picchiare mio figlio Brontis, che interpretava mio padre, al grido di “Falso, bugiardo!”». I capelli candidi, l’eloquio trascinante, Alejandro Jodorowsky ha continuato: «La Tocopilla che ho ritrovato non era cambiata: l’aria era ancora inquinata dalle vicine miniere di rame; il barbiere giapponese della mia infanzia era morto, ma suo figlio era uguale a lui! Ho dovuto solo ricostruire il negozio dei miei genitori, bruciato nel frattempo, e aggiustare la strada. Ho persino ridipinto e riaperto l’unico cinema esistente. Perciò finito il film, tutto il paese mi ha salutato piangendo e il sindaco mi ha dato un diploma. Non ero più l’emarginato, ma l’eroe che aveva portato con sé il filtro magico per salvare il suo popolo! Ed era il cinema!».

Ha concluso Jodorowsky allegro e trasognato: «A molti amici, il mio film ricorda Fellini e ne sono felice. È un regista che amo e che incontrai una volta a Cinecittà. Federico appena mi vide esclamò: “Alejandro! Vieni, vieni!”. Ed io, tendendo le braccia dissi: “Papà!” e ci abbracciammo, ma ci fu uno scroscio di pioggia improvviso, tutti corsero a ripararsi e io non lo rividi più». Jodorowksy, affascinante, ironico, è un appassionato della lettura dei tarocchi, sui quali ha scritto diversi libri, come La via dei Tarocchi, uscito recentemente. Per anni ne ha cercato i cliché originali del ’700, ne ha restaurato gli antichi disegni, e li porta sempre con sé, e in quelle carte si specchia ogni giorno, perché a suo dire: «I tarocchi non predicono il futuro, ma sono un modo per leggere il presente che ci sfugge, e per interpretare la nostra psiche». Quest’idea, dopo lunghi studi, lo

portò anche a lavorare con uno psicanalista, usando le carte come «ponte» con i pazienti. Eppure, in una delle tante storie meravigliose che lui racconta nella Via dei Tarocchi, ricorda: «Una notte, a Santiago del Cile, una francese che leggeva le carte sul corpo nudo del suo amante addormentato, mi predisse che avrei viaggiato per il mondo intero e così è stato». Impiegato di una multinazionale; artista in un circo; e infine in Francia allievo del grande mimo Marcel Marceau, che accompagnava in giro per il mondo nei suoi spettacoli, Jodorowsky ha vissuto mille vite e la sua fantasia e i tarocchi illuminano il suo cammino mentre scrive il prossimo film. Ma di tanto in tanto legge le carte gratuitamente ad amici e giovani registi, come Nicolas Winding Refn, che ha confessato di aver realizzato Drive, proprio grazie a lui.

Fra me e te la verità Meridiani e paralleli L’epistolario di Nicola Chiaromonte a Mélanie Von Nagel racconta la storia

di una relazione affettuosa tra un intellettuale e un’amica che ha scelto la vita monastica Giovanni Orelli È forse questo il libro, tra i tanti (troppi?) di cui, con piacere, mi occupo, il più difficile da segnalare? Non perché il libro sia di difficile lettura. Non lo è. È impegnativo sì, perché libro ricco. Un po’ speciale è la situazione in cui il libro cresce. Ma non «difficile». Provo a cavarmela comportandomi da maestro delle elementari, come ho fatto anche nella vita... E partirò dal titolo: Fra me e te la verità. La prima parola è fra. Fra non è sinonimo, non è uguale a tra. Fra, per dirla breve, unisce (fra amici, fra sposi, fra svizzeri...) tra distingue, divide (Tra il dire e il fare... Tra moglie e marito...). Se scrivo Fra me e te..., come nel titolo del libro, ne deduco che si tratta probabilmente di un libro «d’amore». Poi vengono il ME e il TE. Il me pronome: sta per l’autore del libro che è Nicola Chiaromonte, 1905-1972 (lo ricorderà chi leggeva «Il Mondo», «L’Espresso», «Tempo Presente» ecc., chi ha presenti sue collaborazioni newyorkesi con Salvemini ecc. E altro non aggiungo).

Il te (sono sempre al titolo) è la destinataria delle amorose lettere di Nicola Chiaromonte. Che si chiama Melanie von Nagel, (Berlino 1908, Bethlehem, USA, 2006) che nel 1957, dopo la morte del marito, compie la scelta della vita

Lo scrittore e giornalista italiano. (bibliotecaginobianco.it)

monastica, entrando come postulante nell’abbazia Regina Laudis a Bethlehem nel Connecticut. L’epistolario, questo è il punto, è fatto solo delle lettere di lui a lei, consenziente e collaborante Miriam Chiaromonte, moglie del Chiaromonte. Le lettere di lei non ci sono, con l’eccezione di due, poco significative, quando le mancanti dovevano essere intense. Ai margini, se così si può dire, vivono altre persone. Per esempio la sorella minore di Muska, cioè Ludovica Nagel, nata nel 1918, che vive, lucidamente viva, a Lugano-Cassarate. E l’elenco potrebbe andare per le lunghe; bastino, emblematicamente, i nomi di Andrea Caffi e Albert Camus, per non parlare degli antichi, amatissimi, come Platone e il non antico Tolstoj. Il lettore curioso e voglioso di imparare cose importanti da un intellettuale serio e ben cresciuto come Nicola Chiaromonte leggerà tutta la raccolta (diamone finalmente i dati esterni: Fra me e te la verità. Lettere a Muska, a c. di W. Karpinski e C. Panizza, Una città ed., Forlì, 2013, pp. 282, euro 18),

ma se proprio ce ne fosse uno malato da uno dei mali del tempo, cioè di non avere tempo, parta pure dalla lettera dell’8 dicembre 1967 (vedi le pagine 105-107), dove torna una parola del titolo, la verità: «No nessuno può parlare dei rapporti fra esseri umani come se si trattasse di fatti obbiettivi. (...) La verità, se esiste, è al di là, nella norma, legge, religione, credenza, dio, in cui i due individui possano sentirsi uniti, a cui dunque possono riconoscersi soggetti». E? Così? Vada il lettore un po’ stanco, un po’ pigro, un po’ stufo di libri, alla lettera del 22 agosto 1968, pp. 130-132. Non fosse che per un duro giudizio di Bertrand Russell sulla «civiltà» del ventesimo secolo, giudizio espresso nel 1931. Eccone la parte conclusiva (il lettore trova il resto in una nota della p. 131): «Per il resto del mondo io prevedo che, se la civiltà non sarà cancellata del tutto, domineranno o l’America o la Russia e, sia in un caso sia nell’altro, si tratterà di un sistema nel quale una organizzazione capillare sottometterà la persona umana allo

Stato in maniera così assoluta che non sarà più possibile avere individui che eccellano per la splendida forza della loro personalità». Non è che sia andata esattamente così, ma... Le note dei curatori sono precise. Valga un bell’esempio di p. 183, dove il Chiaromonte attribuisce a Hegel una frase divenuta famosa. La correzione dei curatori dice: «In realtà qui Chiaromonte sta citando l’incipit del 18 Brumaio di Luigi Bonaparte di Marx (1852); Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa». Il tema del potere torna frequentemente nelle lettere di Chiaromonte. Ecco un’opinione curiosa (vedi una delle ultime lettere, p. 236): «Questa faccenda del potere è analoga a quella del lusso, oggi. Non si può guardare né subire senza disgusto, e anche odio. Tanta è la sua vanità, la sua brutalità, la sua bruttezza e stupidità».


AZIONE

13.90 invece di 18.60 Docciaschiuma ai fiori di mandorlo in conf. da 3 3 x 200 ml

12.00 invece di 15.80 Crema per le mani ai fiori di mandorlo in conf. da 2 2 x 75 ml

17.50 invece di 25.00 Crema per il viso ai fiori di mandorlo in conf. da 2 2 x 50 ml

SU TUTTI I PRODOTTI KNEIPP AI FIORI DI MANDORLO IN CONFEZIONI MULTIPLE OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3. AL 16.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

Kneipp è in vendita alla tua Migros e su LeShop.ch


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

37

Cultura e Spettacoli

Mainstream, ma non troppo Musica Promossi e ormai (quasi) maturi: dopo un debutto di incredibile successo,

la band degli Imagine Dragons supera brillantemente la difficile prova del secondo album

Benedicta Froelich Sembrerebbe di primo acchito improbabile, eppure, anche in tempi come questi (in cui la scena musicale sembra risentire alquanto della mancanza di nuove idee e suggestioni), capita a volte che il rock internazionale riesca a donarci ancora qualche valido esempio di «ricambio generazionale» adeguato – presentando giovani artisti che, nonostante la loro natura vagamente mainstream, si fanno notare per la validità e professionalità della loro produzione, dimostrandosi ottimi artigiani del genere.

Sebbene in realtà la loro non sia una proposta del tutto originale, gli Imagine Dragons conquistano il mondo Dan Reynolds, frontman degli Imagine Dragons, in una foto recente. (Keystone)

La formazione statunitense degli Imagine Dragons costituisce uno degli esempi più interessanti in questo senso, grazie alla sua capacità di coniugare quella branca di rock cosiddetto «alternativo» con tematiche e sonorità dotate di innegabile appeal per il pubblico giovanile. I maggiori successi della band offrono infatti suggestioni molto intense, che riconducono a un poprock dallo smaccato senso epico – il che, combinato al sottotesto tra l’eroico e l’esistenzialista che ne contraddistingue le liriche, non può mancare di riscuotere grande successo tra i teenager. È senz’altro questo il motivo principale dietro l’immediato successo del gruppo di Las Vegas, che con un solo disco si è guadagnato un posto di riguardo nelle playlist internazionali – e non solo quelle dei più giovani, dal momento che il pubblico degli Imagine Dragons comprende persone di tutte le età e dai gusti musicali più disparati.

Questo nuovo album, appena giunto nei negozi, segue infatti l’incredibile trionfo commerciale del debutto Night Visions (2012), che conteneva singoli dal sicuro riscontro radiofonico come il celeberrimo e scanzonato On Top of The World e il battagliero Radioactive. Il repentino successo ha portato gli Imagine Dragons a vincere innumerevoli premi musicali e a scalare le classifiche di tutto il mondo, oltre che a realizzare brani per le colonne sonore di blockbuster hollywoodiani come Transformers – Age of Extinction; non è quindi difficile immaginare quanta attesa ci fosse per un nuovo lavoro della band, e quanto le aspettative del pubblico potessero essere alte al riguardo. Tuttavia, in un simile frangente gli Imagine Dragons hanno mostrato grande maturità, scegliendo di prendersi il loro tempo e di incidere soltanto quando si fossero sentiti pron-

ti a dire qualcosa di nuovo; e oggi, questo nuovo Smoke + Mirrors sembra in effetti segnare un’ulteriore maturazione stilistica ed espressiva da parte della band, evidente fin dalla traccia d’apertura, l’efficace Shots, prescelta come secondo singolo tratto dall’album grazie ai suoi cori in falsetto e al ritmo orecchiabile. Il disco mostra infatti un carattere stilistico ancor più deciso e marziale del precedente, dovuto anche alla scelta di ridurre al minimo le influenze elettroniche e hip-hop per concentrarsi piuttosto su un sano e rigoroso rock di matrice tipicamente statunitense (in vago contrasto con le sonorità assai più pop di Night Visions). Ciò si nota soprattutto in brani come la title-track Smoke and Mirrors – che mostra addirittura tracce di contaminazioni soul e blues – o, ancora, in pezzi ispirati e personali come gli eccellenti Polaroid e Summer

o il malinconico e dolente Dream. In questo senso, l’intera tracklist appare misurata e impeccabilmente studiata al fine di esibire la gamma di emozioni e suggestioni di cui il gruppo è ormai divenuto maestro: così, accanto a classiche «ballatone rock» forse non particolarmente originali (It Comes Back to You, Trouble), Smoke + Mirrors offre pezzi di impatto garantito come l’etereo Hopeless Opus, dalle sonorità quasi orientali, e, soprattutto, I Bet My Life, non a caso prescelto come singolo apripista dell’album – un ideale inno rock da standing ovation, che sembra composto appositamente per essere intonato da migliaia di fan estatici durante un concerto da stadio. Così, benché brani quasi hard rock come gli energici e martellanti Friction e I’m So Sorry ricordino un po’ troppo da vicino la produzione di certe band americane degli anni 90, le bonus track presenti nella deluxe edition del disco propongono una perfetta conclusione per la tracklist grazie al loro carattere epico e intenso (Thief) e, a tratti, sognante (il delicato ma potente Second Chances). Malgrado ciò, a tutt’oggi Dan Reynolds, frontman del gruppo, afferma che, nonostante il grande riscontro popolare, gli Imagine Dragons hanno ancora molta strada da percorrere per potersi ritenere pienamente soddisfatti del proprio lavoro – e questo, in fondo, è quanto di più corretto e onesto il leader di un giovane gruppo di successo possa dichiarare. Il che forse costituisce anche il motivo per cui la nuova fatica della band americana non delude: seppure non possano definirsi particolarmente rivoluzionari in termini stilistici, gli Imagine Dragons mostrano infatti grande abnegazione e attenzione verso il loro lavoro, e il rock deciso e tagliente di un album corposo come Smoke + Mirrors lascia ben sperare per il futuro della formazione, e per la sua evoluzione artistica.

Le meravigliose musiche di (certe) serie TV Colonne sonore La pluripremiata serie Fargo convince per le scelte musicali,

con una traccia che porta fino in Ticino Zeno Gabaglio Nel sentire comune la serie televisiva è quel tipo di programma dalle puntate infinite, con attori al limite dell’autoconsapevolezza, 3-4 location quasi sempre in interni omogeneizzati, sceneggiature che si muovono più verso il gusto del pubblico che non verso la coerenza drammaturgica e microfoni che involontariamente penzolano nell’inquadratura. Tante serie sono – e soprattutto sono state – effettivamente così, ma la generalizzazione di questo stereotipo trash da qualche anno comincia a non più reggere perché l’amplissima categoria delle «serie TV» ci sta restituendo non pochi esempi di produzioni meravigliose e curatissime, che differiscono da quelle cinematografiche sostanzialmente solo per la durata complessiva, mentre tutto il resto – idee, realizzazione e mezzi a disposizione – permane al massimo della qualità. E questo ovviamente vale anche per la musica, con l’inspiegabile differenza per cui certe serie mainstream – da diffondere in prima serata e su reti a pagamento, quindi costrette a fare ascolti – riescono a osare molto più di quanto non facciano la maggior parte dei film. Quasi a dire «lo facciamo strano e, senza che vi accorgiate, vi piacerà tremendamente».

Esempio principe di come la musica possa essere trattata e sfruttata in un modo nuovo e di disarmante efficacia è quello fornito dalla premiatissima serie Fargo, ispirata dal film del 1996 dei fratelli Coen che qui ritornano in veste di produttori. Il punto non è tanto la colonna sonora originale di Jeff Russo – per quanto puntuale e mai banale – ma piuttosto la concezione musicale generale: dove mettere quale musica, e in che rapporto al resto della sonorizzazione. Il modo, cioè, attraverso cui tutto ciò che è suono si assuma una funzione non già di riempitivo, non già di sottolineatura, bensì di generazione: narrativa, ritmica ed emotiva. Da questo punto di vista è indimenticabile – per la forza sprigionata – la scena a metà della sesta puntata, dove l’ingenuo Chumph soccombe all’inganno del killer Lorne Malvo. Chumph è bloccato in casa sua, dietro la porta d’entrata, legato ad una cyclette, imbavagliato e con un fucile inutilizzabile agganciato alle mani. Malvo è riuscito a richiamare le squadre speciali della polizia, che si presentano con un gran dispiegamento di forze per assaltare la casa dell’ormai inerme Chumph. Quello che segue sono due minuti di pura follia – spari, urla, interferenze radio, esplosioni, frantumazione di vetri e porte – non però scanditi dalle musiche percussive

e prepotenti cui la cinematografia action ci ha abituati, bensì dal più soave canto di voci femminili: una versione molto lenta della gregoriana Litania dei Santi, sì esattamente quel canto liturgico in cui – uno dopo l’altro con procedere ripetitivo e cantilenante – vengono snocciolati i nomi dei vari santi. L’effetto è devastante, perché la musica sta sopra tutto, anche sopra gli spari, e la sua natura anempatica rispetto alla scena pone in massimo risalto l’assurdità del momento: un innocente imprigionato viene trucidato dalle forze dell’ordine per l’inganno del killer, che invece è in libertà. Spesso i film sfruttano un facile meccanismo musicale: introdurre nella colonna sonora alcune canzoni già famose per sfruttarne la forza di riconoscimento e di immedesimazione da parte dello spettatore. Un escamotage molto semplice ed efficace, che però Fargo – sulla scorta della lezione tarantiniana – rifiuta in pieno: vengono sì utilizzate delle canzoni pre-prodotte (poste spesso in posizioni importantissime, tipo a fine puntata con un preciso scopo ri-elaborativo) ma quasi sempre sconosciute alla maggior parte del pubblico. Così sui titoli della puntata 6 – quella già citata prima, dove oltre all’inganno del killer il male sembra trionfare perché l’altro protagonista riesce a incolpare dell’omicidio di sua

Billy Bob Thornton in una scena della serie tv Fargo.

moglie il proprio fratello – parte uno scanzonato charleston quasi a beffarsi dello spettatore («avete visto quanto sono perfidi e invincibili i nostri eroi cattivi?»). E per tutti noi non può che essere un onore il veder ricomparire lì – quasi per caso e nella puntata topica della più bella produzione audiovisiva su scala mondiale dell’ultimo anno – la voce della più grande cantante che la Svizzera italiana abbia mai avuto: Anita Traversi, che con Adriano Celentano nel 1960 cantava Piccola.

Politica in Tv, la Rsi parte bene Visti in tivù Dentro

il partito e I dibattiti del lunedì sono bei programmi, ottimi i conduttori

Antonella Rainoldi Una bella sorpresa e una delusione scontata. Dopo i primi quaranta minuti domenicali di politica in tv, una cosa appare subito chiara: a vincere è la RSI, con o senza il conforto dei grandi numeri. La RSI ha inaugurato la programmazione elettorale in tv con Dentro il partito, una nuova trasmissione prodotta da Reto Ceschi, direttore dell’informazione, e Massimiliano Herber, responsabile dell’attualità regionale, cui è stata affidata

Massimiliano Herber modera Dentro il partito. (rsi.ch)

la conduzione (La1, ore 19.20). Ogni domenica, per sei domeniche, Herber ospita i candidati al Consiglio di Stato dei principali partiti ticinesi. In ogni puntata, una scheda informativa sintetizza e rivisita le vittorie e le sconfitte del partito negli ultimi quattro anni. Poi tocca ai protagonisti, o aspiranti tali, prendere la parola: ognuno di loro ha a disposizione tre minuti, rigorosamente cronometrati, per spiegarsi e far valere le proprie ragioni, sollecitato dalle domande del conduttore. Giusto il tempo di una provocazione, sotto forma di filmatino, e poi parte il confronto a cinque su strategie e priorità del partito. Il risultato è una trasmissione ritmata, calibrata di domande concrete, ben confezionata, di piacevole visione. Dentro il partito ricorda un po’ Fantastici cinque, il confronto tra i cinque candidati italiani alle primarie di centrosinistra organizzato da Sky il 13 novembre 2012. Un grande successo di pubblico. Anche I dibattiti del lunedì, condotti dalla coppia Ceschi-Herber, sono una mossa ben assestata (La2, ore 21.05, sette appuntamenti). I due conoscono il mestiere e cercano di dare il meglio di sé per animare il dibattito politico, con professionalità e competenza. Ma non sono ancora santi dotati di un potere taumaturgico. E qui arriviamo alla delusione scontata. A sentire parlare i «nostri» politici (a parte poche eccezioni) si ha la sensazione di piombare in una sacca di povertà espressiva. Se a questo strazio si aggiunge lo strazio di una campagna elettorale lontana mille miglia dai temi e dal confronto, il desiderio di cambiare canale diventa impellente. P.S. Stasera, a una settimana di distanza dall’avvio della programmazione elettorale in tv, iniziano i faccia a faccia del Quotidiano. Molti candidati, una sola certezza: farà bella figura il conduttore. Alain Melchionda è bravo, preparato, paziente.


a alla Ora 1 conf. di sals hef carbonara Bon C da su ogni bottiglia la 1 litro di Coca-Co

GRAUTITIS

GRAT

In vendita nelle maggiori filiali Migros.

OFFERTE VALIDE SOLO DAL 02. 03 AL 07. 03. 2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

© 2015 The Coca-Cola Company. Coca-Cola, the Contour Bottle and the Dynamic Ribbon Device are registered trademarks of The Coca-Cola Company.

S I T A R G

Coca-Cola è in vendita alla tua Migros

AZIONE

12.35 invece di 14.85 p. es. Sheba® Duett Variazione di pollame 12 x 85g

SU TUTTI I PRODOTTI SHEBA® ILLUSTRATI. OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 9.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

Sheba® è in vendita alla tua Migros


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

39

Cultura e Spettacoli Rubriche

In fin della fiera di Bruno Gambarotta Le proficue follie di Dalì Felice Pautasso è il mio amico da più lunga data; siamo coetanei e ci frequentiamo dall’adolescenza. Nessuno come lui incarna il carattere dei torinesi; cultore appassionato dell’arte figurativa, non perde una mostra e, tornato a casa, mi scrive per raccontarmela. Ecco le sue impressioni relative all’esposizione di una collezione privata di opere di Salvador Dalì: «Torino e Salvador Dalì: gli estremi si attraggono. Sul catalogo scrivono che l’artista catalano veniva volentieri nella nostra città se c’era la prospettiva di mangiare tartufi. Surrealista sì, ma mica scemo. Se lo invitavano per la sagra della castagna o per la festa del cavolo verza faceva rispondere che, spiacente, era già impegnato. Caro Bruno, ma te l’immagini che vita avrebbe fatto Dalì se, invece di nascere a Figueras in Spagna, nasceva a Torino? Si presentava in società vestito da re, con l’ermellino e la corona in testa, i baffi arricciati e l’occhio spiritato, com’è effigiato nel manifesto della mostra, e tutti a dirgli: “Ma non ti vergogni? Con tutti i sacrifici che ha fatto tuo papà per

farti studiare. Sei riuscito a strappare un diploma di ragioniere? E allora vai a lavorare”». Ma quel testone di Salvador insisteva a dipingere mettendo nei suoi quadri le formiche, gli elefanti con le zampe di ragno e tutte quelle stranezze. I benpensanti tornavano alla carica: “Vuoi fare il pittore invece di lavorare? D’accordo, ma almeno dipingi le nostre montagne che sono una più bella dell’altra, guarda il Monviso, è già un quadro per conto suo, devi solo metterci la firma. Oppure fai una veduta del monte dei Cappuccini, quella si vende sempre bene”. Lui niente, una testa più dura del marmo. E provocatore anche: “Piuttosto che dipingere il vostro monte dei Cappuccini, m’invento il monte delle Brioches”. Così facendo diventava per i torinesi una macchietta inoffensiva; parlavano di lui chiamandolo “il pittore matto”. Finché un bel giorno arrivava la notizia che a Barcellona, a Parigi, a New York gli dedicavano una grande mostra incoronandolo come uno dei più grandi artisti del nostro tempo. E tutti a dire:

bert. I valdostani: non se ne parla, non possiamo mica fare il gioco dei nostri concorrenti. Un’altra bella sintonia con i torinesi la troviamo nei quadri e nei disegni intitolati Femme aux tiroirs che sarebbe in italiano “La donna a cassetti”. Sono ritratti di donne nude che hanno sul davanti, dal collo all’inguine, tanti bei cassetti; quello all’altezza dell’inguine ha anche la sua bella serratura. Non si sa mai, fidarsi è bene, ma... Per noi che abbiamo la mania dell’ordine e appendiamo sopra la scrivania il cartello “Ogni cosa al suo posto e ogni posto per la sua cosa”, sarebbe già bello se esistessero le donne a cassetti dove mettere le bollette, le impegnative mediche, i ticket, le lettere dell’amministratore del condominio, le buste paga. Per me la parte più sorprendente di questa mostra è quella degli acquerelli ispirati ai racconti de Le mille e una notte; sono 47 e sono uno più bello dell’altro. Tu li contempli ammirato da tanta bravura e pensi: se Dalì si fosse limitato a dipingerli indossando un normale doppio petto grigio con camicia

e cravatta, senza tante stranezze, sarebbe altrettanto famoso? Nel 1930 sperimenta un metodo che lui chiama “paranoico critico”; poi inventerà le unghie con piccoli specchi, gli occhiali con caleidoscopio per non annoiarsi, le scarpe a molla, i costumi con il reggiseno sulle spalle, fino al 1969 quando, come è scritto nella nota biografica, comincia ad attribuire alla stazione di Perpignan un ruolo decisivo nella formazione dell’universo. Se non avesse fatto il mattocchio per tutta la vita, ora ammireremmo i suoi acquerelli in una piccola galleria d’arte e diremmo: che bravo questo illustratore, com’è già che si chiama? Comincio a pensare che avesse ragione Dalì, l’artista moderno per farsi notare deve fare il saltimbanco. Secondo te, quanto possono costare un ermellino e una corona da re, anche di seconda mano? Tuo Felice». P.S. Non ho mai trovato il coraggio di rivelare al mio amico che poco tempo dopo, a mostra chiusa, quelle opere esposte sono risultate dei falsi ben congegnati, tali da ingannare anche critici di chiara fama.

salinghe, anziani, malati e tutta quella folla di persone che può permettersi di tenere la televisione accesa in tarda mattinata e nel primo pomeriggio, e di guardarla. Ma non importa la composizione del pubblico, quel che conta è che il genere di controversie di cui si tratta è proprio quello che riguarda i fatti più intimi della vita famigliare: tradimenti, eredità, figli che non parlano ai genitori e viceversa. E non se ne parla per parlarne, perché fin dai tempi di Santi Licheri (riposi in pace) dall’arbitrato viene un lodo, da un lodo un vincolo (impugnabile d’accordo, ma intanto è un vincolo). Ma chi, chi può voler mettere alla gogna le vicende più intime? Le beghe tra fratelli, cugini, amanti? Pensavo nessuno, e infatti pensavo che i partecipanti a trasmissioni del genere fossero figuranti, comparse e attorucoli che fanno il colpo della vita. Ma in questo caso non è possibile, non credo proprio che ogni giorno si possano inscenare arbitrati e lodi (lodo ha lo stesso plurale di lode?),

alla faccia del Codice di Procedura Civile. Poi, sono decine di anni che trasmettono arbitrati, se solo il magistrato in pensione Santi Licheri (R.I.P.) è stato arbitro dal 1985 al 2009. Infine, se fossero figuranti, ci si potrebbe chiedere perché nelle fiction e al cinema dobbiamo sorbirci una Vittoria Puccini, una Anna Valle, un Gabriel Garko, tolti i meriti di bellezza ormai superati da tanti ragazzini, invece di trasformare in star tutte queste comparse. Se lo fossero, comparse, che capacità di immedesimarsi, altro che Stanislavskij. Sarebbero grandi attori, molto avanti nel metodo della ricerca di una affinità interiore con il personaggio, di una totale sovrapposizione tra attore e personaggio, come nelle intenzioni del moscovita Konstantin Sergeeviç Stanislavskij tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Ma qui non sono attori, non gridiamo al miracolo. O meglio, gridiamo sì, ma di sano stupore. Non è fastidioso che qualcuno ci ascolti mentre parliamo al

telefono? Le pareti sottili dei nostri appartamenti, non sono irritanti quando l’intimità della famiglia vicina entra in soggiorno, o viceversa pensiamo che siano ascoltati i nostri sfoghi? Siamo gelosi della nostra privacy. Però siamo pronti a esporre a milioni di persone le meschinità dei disaccordi famigliari, che a questo in fondo si riducono le contese civili e non commerciali. Che situazioni si possono creare. Una vita a dissimulare con il portinaio e a recitare il ruolo della famiglia felice, e poi tutti, portinaio compreso, vedono in diretta il nostro contenzioso per l’eredità del nonno. Con gli amici al bar si millanta, ma poi alle spalle del millantatore eccolo sul piccolo schermo accusato dalla fidanzata di essere infedele e, questo sì che fa male, pure taccagno, tanto che lei chiede indietro i gemelli dello zio. Una brutta figura? Certo che no: apparire in televisione giustifica tutto, si diventa più importanti di Dante Alighieri anche se ci si chiama Santi Licheri (RIP).

liberazione per lui e per chi fa teatro: il teatro non è perentorio ma aleatorio, è una cosa e insieme un certo numero di altre cose possibili». Quando gli chiedevi in che cosa consiste il ruolo del regista, rispondeva che quello del regista non è un ruolo definibile una volta per tutte, è una funzione che cambia a seconda del testo e degli interpreti: «Me lo chiedo spesso io stesso che cosa sono, fino a che punto sono un regista, un tutore della fedeltà al testo, un controllore, un ex attore eccetera. Sarebbe bello se il regista aiutasse l’attore a diventare consapevole di sé attraverso i suoi mezzi precipui, credo, ossia… attraverso l’esperienza e non tanto attraverso una spiegazione: in un territorio così complesso che se ci pensa o fa delle analisi può diventare terrorizzante, l’attore deve sentirsi a proprio agio. Ecco, io do anche delle indicazioni, certo, ma soprattutto cerco di sollecitare l’attore ad arrivarci da solo, nel sentirsi a proprio agio».

L’occasione in cui la personalità di Ronconi mi ha lasciato più sbalordito è stata un anno fa alla Scuola del Piccolo Teatro, in via Strehler. Ci trovavamo nella grande sala Bertolt Brecht con una ventina di ragazzi che provavano a recitare Pasolini, Calderón e alcune pagine di Petrolio. «Se c’è un’opera letteraria che ti legittima a dislocare i frammenti e a esaltare gli effetti combinatori è proprio Petrolio, con la sua singolarissima struttura, con quel miscuglio tra reale e visionario». Non voleva farne una drammaturgia, voleva che i ragazzi si confrontassero con quell’opera impossibile, ramificata, caotica. Trasmettendo una certezza: «Se non si parte dalla lettura del testo ma dall’idea di spettacolo, non se ne esce». Non assegnava le parti, erano i ragazzi a decidere autonomamente. «Io li indirizzo un po’, spero che trovino loro le soluzioni». Con la sua salute precaria, con la sua fragilità fisica, stava ad ascoltare le loro esecuzioni per ore, seduto a un tavolino, attentissimo,

dando piccoli suggerimenti: «Non siete ancora entrate in sintonia vera, tu devi starci più attenta…, vi siete mangiate qualche battuta… Se perdete concentrazione, fermatevi e ricominciate, tanto il pubblico non c’è». Voleva una lettura piana, il meno partecipata possibile: «Staccarsi rimanendo fedelissimi al respiro della pagina, recitando quel che sta al di là del testo, i perché della scrittura, che possono essere notevolmente indecifrabili». Cose difficilissime dette in modo semplice. Era preoccupato della tendenza dei giovani ad attualizzare tutto, dell’incapacità di storicizzare: «Manca una bussola e non sanno dove si muovono: non conoscono la Roma di Pasolini, quella della mia giovinezza, quel tanto di sentimentale che c’era nella bellezza degli anni 50. Io chiedo di entrare in un mondo che non sospettano…». Lui voleva trasmettere «quel pizzico di utopia che ci vuole per fare teatro: Cerco di farlo, e spesso ci riesco». Spesso.

io l’ho sempre detto, ho capito subito il suo valore. Caro Bruno, sai cosa ti dico? Meglio che sia andata com’è andata. Eppure fra Dalì, quest’artista così solare, e il carattere di noi torinesi, ci sono delle affinità. Il suo interesse per il cibo, ad esempio; neanche facesse il testimonial per il Salone del Gusto, i suoi quadri sono pieni di pane, uova, aragoste, pesci, melograni. Racconta sul catalogo Marisa Vescovo che l’idea dei quadri con gli “orologi molli” venne a Dalì una sera a cena in un ristorante, quando gli fu servito del formaggio Camembert estremamente pastoso e colante. Ci vuole già una bella fantasia. È come se a te servissero una sera una bottiglia di vino che sa di tappo e tu, tornato a casa, ti metti a dipingere dei ritratti di nani. Pare che la Regione Autonoma della Valle d’Aosta fosse disposta a sponsorizzare la mostra se Dalì avesse accettato di dichiarare nella conferenza stampa che l’idea gli era venuta con la fontina. Ma lui è una persona onesta, ha ribadito che era proprio una mezza forma di Camem-

Postille filosofiche di Maria Bettetini Primo: apparire (in televisione) «Addirittura una questione da Dante Alighieri!» Tengo il fiato, divento attenta, lascio qualunque attività con cui mi stia dilettando: un giovanotto sullo schermo si riferisce al grande poeta. Non ha la familiarità di chi lo ha frequentato, non dice «Dante», e questo particolare dovrebbe insospettirmi, perché nessuno che ne sappia qualcosa chiama per nome e cognome il padre della lingua italiana. Pazienza, ascolto il seguito, quali perle ancora saranno date in pasto al pubblico. Ahi, il conduttore corregge il giovanotto. Ahi, temo i Danai anche se portano doni, diceva nell’Eneide il maestro del poeta. Infatti: «Forse volevi dire Santi Licheri» «Ah sì, certo». Santi Licheri! Pace all’anima sua, è l’anziano magistrato che per decenni ha fatto il giudice della trasmissione Forum, mancato nella commozione generale cinque anni fa. Cercando notizie sul personaggio vengo a sapere che più che giudice sarebbe corretto definirlo «arbitro», perché ciò che si

dà sullo schermo è un vero e proprio arbitrato, secondo il diritto civile, i cui esiti sono quindi vincolanti. Non faccio in tempo a stupire del giovanotto che invoca Dante Alighieri intendendo Santi Licheri (però anche questo Dante, avere un nome dal suono così simile a quello del giudice di Forum), ed ecco che scopro che ogni mattina e pomeriggio feriali il piccolo schermo ospita un arbitrato, valido secondo il codice civile. L’arbitrato è infatti un metodo alternativo per risolvere le controversie civili o commerciali senza ricorrere a un procedimento giudiziario, mediante l’affidamento di un apposito incarico ad uno o più soggetti terzi rispetto alla controversia, detti arbitri. Il risultato dell’arbitrato si chiama lodo, proprio come famosi «lodi» che di recente hanno messo in ginocchio più di un capitano d’industria. Però, però: chi mai potrà desiderare di risolvere le proprie beghe famigliari davanti a qualche milione di telespettatori? Questi poi saranno ca-

Voti d’aria di Paolo Di Stefano L’utopia di Ronconi Luca Ronconi era un genio che saltellava sulle parole facendole sembrare incerte, invece erano parole meditate e sicure. Era un modo per attenuare la sua indiscutibile e altrimenti soggiogante autorevolezza. L’ho incontrato molte volte negli ultimi tre anni. La prima volta perché aveva un progetto da proporre al «Corriere della Sera»: avrebbe voluto fare per l’anno dell’Expo uno spettacolo sotterraneo nella metropolitana milanese, rappresentando contemporaneamente in diverse stazioni le pagine del giornale di un giorno qualunque, da stabilire. «Tutte le pagine – diceva – compresa la pubblicità e gli annunci funebri». Un’idea che poi non andò in porto credo per motivi organizzativi più che economici, in quanto avrebbe richiesto la chiusura notturna del metro. Peccato, era la più ronconiana delle idee: maestosa e coinvolgente, con azioni simultanee a distanza, con tempi e spazi reinventati. Parlando del drammaturgo argentino Rafael Spregelburd, di cui

aveva messo in scena due spettacoli, Ronconi chiarì una volta di più qual era la sua idea di teatro: «Quel che mi ha sempre interessato è ridurre l’unità in frammenti e dai frammenti ricostruire un’altra unità». In questo senso si può definire un intellettuale postmoderno, anche se a lui la definizione non piaceva. Si capisce perché abbia amato, più che la drammaturgia teatrale, i testi letterari che lo lasciavano libero di agire a suo modo: «Ogni testo – diceva – richiede una libertà spaziale incondizionata, dunque il palcoscenico non è un luogo in cui tutto deve uniformarsi alle stesse regole: destra, sinistra, avanti, dietro, alto, basso… Il testo invoca un’attività libera a quello spazio apparentemente costrittivo che è il palcoscenico». Aveva un rapporto molto laico con suo il pubblico e sosteneva che «come il lettore per un romanzo, così la percezione dello spettatore entra a far parte del gioco teatrale, è lo spettatore che deve completare la comunicazione e questo è un atto di


PUNTI

2x

Pagando con la Cumulus-MasterCard nella tua filiale Migros, dal 23 febbraio al 15 marzo 2015 raccogli il doppio di punti Cumulus. Maggiori informazioni: www.cumulus-mastercard.ch/cashless Ricevi punti Cumulus moltiplicati per due in tutte le filiali Migros, nei negozi specializzati Migros (SportXX, Do it + Garden, melectronics, Micasa) e nei relativi shop online nonchĂŠ nei ristoranti e De Gustibus Migros. Per collezionare i punti basta pagare con la Cumulus-MasterCard e mostrare il codice a barre Cumulus riportato sulla carta stessa.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

41

Idee e acquisti per la settimana

shopping La regina della Pasqua Attualità Lorenzo Stornetta, assistente di produzione presso la Jowa di S. Antonino,

da oltre quindici anni supervisiona la produzione del dolce pasquale per eccellenza: la colomba. Qui ci spiega come ottenere un prodotto ineccepibile

Lorenzo Stornetta, assistente di produzione presso la Jowa di S. Antonino.

«Il mio compito consiste nel verificare, analizzare e migliorare le varie fasi produttive della colomba, alfine di garantire al consumatore un prodotto organoletticamente impeccabile. Nel periodo di piena produzione, a seconda dei vari formati, siamo in grado di produrre fino a 35 quintali di colombe al giorno, tutte preparate a partire da pregiato lievito madre (o lievito naturale), sostanza in grado di conferire al dolce un gusto inconfondibile, un’ottima digeribilità e una buona conservabilità. Anche la qualità degli altri ingredienti è ovviamente importante, dalla farina di prima scelta, al burro selezionato, passando per le mandorle croccanti al punto giusto fino agli arancini perfettamente canditi. È importante sapere che la delicata fase di produzione di una colomba – dalla lievitazione al momento di sfornarla – si svolge su quarantotto ore. Ogni passaggio è costantemente monitorato da esperti collaboratori. Personalmente apprezzo in modo particolare la colomba classica perché ritrovo nella stessa tutti i sapori della vera tradizione. Per gustarla al meglio è importante conservarla in un luogo fresco ma portarla a temperatura ambiente (21 gradi) il giorno prima del consumo. Così facendo tutta la fragranza dei profumi e l’armonia dei sapori si potranno percepire perfettamente».

Colomba Classica San Antonio scatola 1 kg Fr. 11.50

Creare simpatici coniglietti pasquali di pasta con l’aiuto dei panettieri Jowa. Questo è quanto potranno fare mercoledì 11 marzo dalle 14.00 alle 16.30 i piccoli partecipanti al pomeriggio in panetteria presso i laboratori di S. Antonino e Serfontana (10 partecipanti per panetteria). Partecipazione aperta ai bambini tra i 7 e i 14 anni. Per iscriversi telefonare al numero 091 840 12 61, mercoledì 4 marzo, tra le ore 10.30 e 11.30.

Flavia Leuenberger

Bambini panettieri per un giorno


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

42

Idee e acquisti per la settimana

Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

43

Idee e acquisti per la settimana

Vedill Nostràn da Montagna L’arrosto spalla del vitello nostrano di montagna è il taglio ideale per la preparazione di questa saporita ricetta. I vitelli sono allevati a Leontica, in Valle di Blenio, presso l’Azienda Agricola La Lobbia di proprietà dei coniugi Roberto e Stefania Canonica. Qui gli animali possono uscire all’aria aperta ogni giorno e sono alimentati con latte fresco e fieno dell’azienda stessa. Il risultato è una carne particolarmente tenera dal colore roseo. Oltre all’arrosto spalla, del vitello nostrano a Migros Ticino sono disponibili anche i seguenti tagli: arrosto collo, spezzatino, costolette, fettine fesa, rognonata, filetto, ossibuchi e teneroni.

L’arrosto spalla di vitello nostrano di montagna è in vendita a libero servizio in tutte le filiali di Migros Ticino.

Stufato di spalla di vitello alla contadina con polenta rossa nostrana Ricetta per 4 persone

Lo stufato di vitello

Ingredienti 1 kg di spalla di vitello di prima scelta (p.es. dei Nostrani del Ticino Migros) 3 cipolle bionde medie 3 coste di sedano verde 3 carote 2 cucchiai da cucina di doppio concentrato di pomodoro 2 dl di vino bianco 3 rametti di rosmarino 4 foglie di alloro 5 dl di acqua 8 cucchiai da cucina di olio extravergine di olive Farina q.b. Sale e pepe q.b.

Attualità Ospiti della Trattoria Cantinin dal Gatt di Bellinzona,

dove lo chef Luca Avallone ha cucinato per i lettori di Azione un irresistibile stufato di spalla di vitello. Utilizzando la carne di vitello nostrano di montagna Migros potete esser certi di portare in tavola un prodotto della migliore qualità Ai piatti della cucina classica a base di vitello, si possono accomunare ricette più semplici, ma non per questo meno piacevoli. Lo stufato è il risultato di una cottura in umido della carne in tempi molto lunghi: stufare deriva infatti dal greco «yphos» (fumo) ma con un nesso germanico «stube», stufa, che una volta veniva usata per riscaldare le case. Sul piano della stufa, si poteva mettere un contenitore con carne che non richiedesse, per cuocere, calore vivo, ma addirittura una

temperatura che non portasse all’ebollizione. Questo termine rimase anche quando le stufe (cambiati i tempi) si trasformarono in «cucine economiche», sulle quali lo stufato veniva posto a lato, fuori dalle zone più direttamente investite dal calore. La parola «stufato», si può considerare un sinonimo di carne in umido a lenta cottura e può essere confuso con lo stracotto o il brasato. Con la «cottura in umido» s’intende indicare quella cottura che prima pre-

vede una «rosolatura» dell’alimento, il vapore che si produce nella pentola di cottura, ma anche i liquidi (vino, fondi, grassi, acqua, ecc.) che son posti sul fondo del recipiente vengono usati come conduttori di calore. Gli esperti macellai di Migros Ticino sapranno indicarvi i pezzi di carne di vitello più adatti a questa preparazione, come per esempio tagli quali l’arrosto dalla spalla o dal collo del vitello nostrano di montagna. / Davide Comoli

Cristiana Ceppi e Luca Avallone, rispettivamente gerente e chef di cucina della Trattoria Cantinin dal Gatt di Bellinzona. (Flavia Leuenberger)

Preparazione Lavare bene e tagliare a tocchetti di 1 cm circa il sedano, le carote e 2 cipolle. Metterle da parte in un contenitore. Parare il pezzo di spalla di vitello, tagliarlo a cubi di circa 4 cm. Infarinare leggermente la carne e rosolarla rapidamente in una padella ben larga antiaderente con 2 cucchiai di olio. Togliere dal fuoco e mettere la carne in un vassoio.

Nel frattempo in una casseruola capiente far rosolare con il resto dell’olio 1 cipolla tritata. Appena imbiondita aggiungere la carne, salare e pepare, cuocere a fuoco vivo per 1-2 minuti dopodiché sfumare con il vino bianco. Lasciare evaporare. Aggiungere il concentrato di pomodoro, mescolare, coprire con l’acqua un dito sopra la carne. Lasciare alta la fiamma per riprendere il bollore. A questo punto mettere al minimo e continuare la cottura per un’ora e mezzo circa. Aggiungere acqua all’occorrenza. 15 minuti prima della fine cottura aggiungere nella pentola le verdure, il mazzetto aromatico (alloro e rosmarino) legato con lo spago e terminare la cottura. Lo stufato deve risultare abbastanza denso. Mentre cuoce la carne, preparare la polenta: portare ad ebollizione 1,5-1,8 litri di acqua salata ed aggiungere 500 g di farina per polenta integrale rossa ticinese rimestando regolarmente. Cuocere a fuoco lento per 60-90 minuti.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

44

Idee e acquisti per la settimana

Un fiore giallo simbolo di forza Attualità Per la Festa della donna dell’8 marzo alla Migros trovate

in vendita la tradizionale mimosa da venerdì a sabato prossimi

Cosa c’entra la mimosa con la Festa della donna? Pare che furono gli indiani d’America i primi ad abbinare il fiore alla donna: i maschi lo regalavano alle loro donne per dichiarare i loro sentimenti. Importata in Europa soprattutto dall’Australia soltanto verso la fine del Settecento dai botanici inglesi, la mimosa ha poi trovato un clima ideale per crescere e svilupparsi e oggi è diffusa anche nel nostro Ticino. L’usanza varia molto, anche se in molti paesi la data ufficiale è ormai l’8 marzo. È famoso ad esempio il villaggio nel sud della Francia di Mandelieu-laNapoule per i suoi carri colorati che sfilano ricolmi di questi fiori appena colti. In Russia è addirittura festa nazionale, mentre in Colombia gli uomini non sono ammessi ai festeggiamenti delle donne. In alcuni stati dell’Africa e dell’Indonesia è un momento sociale ricco di significato, sia per le donne come gruppo di potere politico molto forte, sia come importante forza lavoro. La mimosa racchiude in sé un simbolismo e tante caratteristiche della donna: grazia, tenacia, libertà, pudore, apparente fragilità, certezza e coscienza della vita. Si pensi che le sue foglie sono così delicate da chiudersi non appena vengono toccate! La pianta è resistente agli ultimi freddi e la sua fioritura è precoce e abbondante. I suoi rami, che sbocciano a fine inverno, sprigionano un giallo acceso che smorza subito il grigiore della stagione fredda, annunciando così l’allegria della primavera. Infine ecco come rimediare alla breve durata del fiore: aggiungete due gocce di limone nell’acqua e tenete lontano la pianta dai termosifoni. / Marco Jeitziner

La dolcezza è donna

Flavia Leuenberger

La delicata decorazione, realizzata con pan di spagna sbriciolato, cocco e panna, ricorda le vivaci infiorescenze gialle del grazioso fiore. L’altra specialità dedicata alla donna è la tarteletta alla pasta frolla con decorazione di crema alla vaniglia. Una vera bontà da gustare in un boccone. Le due specialità sono in vendita solamente sabato 7 marzo presso i supermercati Migros con banco pasticceria.

Flavia Leuenberger

Per celebrare come si conviene la giornata dedicata alla donna dell’8 marzo, accanto all’immancabile mazzetto di mimose, non può nemmeno mancare un golosissimo dolcetto creato appositamente per l’occasione dagli artigiani del laboratorio di pasticceria di Migros Ticino. A base di soffice pan di spagna, la torta mimosa conquista i palati grazie al suo ripieno di panna e crema alla vaniglia.


VIAGGIO CULINARIO x 0 2 IN PERÙ. PUNTI

RI TATO À L A S ZA E SAPIDIT SEN DI

3.50 Quinoa Mix El Mundo, Fairtrade per es. al chutney di mango, 225 g

Assaporare culture straniere, senza lasciare la Svizzera. La nuova marca El Mundo ti accompagna in giro per il mondo proponendoti pregiati piatti pronti. Gusta prodotti autentici grazie a ricette locali senza esaltatori di sapidità, conservanti né coloranti. Sostieni al tempo stesso le condizioni di vita e di lavoro dei piccoli agricoltori in Perù. In vendita da subito nella tua filiale Migros. In vendita nelle maggiori filiali Migros. OFFERTE VALIDE SOLO DAL 24.2 AL 9.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

47

Idee e acquisti per la settimana

Crudo di Parma 24 mesi a metà prezzo!

Impossibile non approfittare, dal 5 al 7 marzo nel vostro supermercato Migros, dell’incredibile offerta sul pregiato prosciutto di Parma Ferrarini con stagionatura 24 mesi: potrete infatti portarvi a casa due vaschette al prezzo di una! Questo Prosciutto di Parma deve il suo gusto dolce caratteristico alla salagione equilibrata e alla lenta maturazione tra

le verdi colline del parmense, terra ricca di tradizioni culinarie d’eccellenza famose e apprezzate in tutto il mondo. Per produrlo vengono utilizzate solo carni di suino italiano. È privo di additivi, conservanti o coloranti. Per gustare appieno il delicato sapore di questo prosciutto si consiglia di aprire la vaschetta una mezzoretta prima del consumo.

Prosciutto crudo di Parma Ferrarini stagionatura 24 mesi Italia affettato in vaschetta 2x90 g Fr. 9.40 invece di Fr. 18.80

Lo snack perfetto

Ecco lo spuntino ideale per fare il pieno quotidiano di energia a scuola, al lavoro oppure prima di un’attività sportiva. Questa deliziosa miscela di frutta secca biologica è composta da uva sultanina (58%) e frutta a guscio (42%) quali nocciole, mandorle, noci del Parà, noci di acagiù e pinoli. Tutti gli ingredienti sono di provenienza biologica certificata. Gli agricoltori lavorano in sintonia con la natura, incentivano la fertilità naturale del suolo e non utilizzano alcun fitofarmaco chimico di sorta. Per proteggere le piante dai parassiti sono impiegati insetti utili come per esempio le coccinelle. I controlli sono effettuati da organi indipendenti. Bio Miscela di frutta secca 200 g Fr. 3.65

Specialità fresche in degustazione e azione Buone notizie per tutti gli amanti dei più classici piatti della tradizione gastronomica mediterranea: questa settimana infatti diverse specialità fresche saranno offerte ad un prezzo particolarmente vantaggioso e, presso il supermercato Migros di Locarno, si potranno pure degustare da mercoledì 4 a giovedì 5 marzo.

I piatti in questione, preparati artigianalmente dal Pastificio L’Oste di Quartino e le cui ricette sono state recentemente ottimizzate, si declinano in: parmigiana alle melanzane, lasagne alla bolognese, cannelloni alla bolognese, lasagne alle verdure, lasagne agli spinaci, crespelle al cotto, crespelle ricotta/ spinaci e cannelloni vitello/verdure.

Flavia Leuenberger

Flavia Leuenberger

Pane del mese: la treccia ai 3 cereali

Aspetto rustico, contenuto di burro di ben il 9%, sapore tipico del pane casereccio: questi sono gli atout della treccia ai 3 cereali, una specialità disponibile solo questo mese presso i reparti panetteria dei supermercati di Migros Ticino. La treccia ai 3 cerali è preparata con farina scura di frumento, spelta e segale ed è intrecciata a mano dagli abili panettieri della Jowa di S. Antonino. La treccia è uno degli ingredienti principe del brunch domenicale. Da sola, con burro, miele, confettura, formaggi o affettati conquista sempre i palati di grandi e piccini.

Treccia al burro ai 3 cereali 500 g Fr. 3.70


Pubbliredazionale

Offerta

2350% sull’intero assortimento di carta a fogli singoli nonché di carta crêpe e carta velina, per es. cartoncini per foto A4 (diversi colori), –.55 invece di –.75 per blocco. Offerta valida dal 2 al 22 marzo 2015, fino a esaurimento dello stock, già ridotti esclusi. Offerta valida solo per membri di Famigros su presentazione della carta Cumulus. Offerta valida solo presso Do it + Garden Migros. Trovi maggiori informazioni su www.famigros.ch/offerte

Barchetta di strisce di carta Istruzioni passo per passo

2

1

Materiali e utensili: un foglio da 15 x 15 cm di carta pieghevole da bricolage stampata su ambo i lati, fermacampioni, taglierino, base per il ritaglio o supporto di cartone, matita, righello, nastro adesivo trasparente, perforatore per ufficio.

Creare le strisce: per realizzare una barchetta occorrono 12 strisce di carta di 1 cm di larghezza ognuna. Tagliare le strisce sull’apposita base con il taglierino.

4

3

Realizzare i fori: praticare i fori su entrambe le estremità delle strisce di carta. Sovrapporre le strisce una sull’altra e fissare con un fermacampioni entrambe le estremità del mazzetto ottenuto.

Creare lo scafo: posizionare con attenzione le strisce e applicare sul retro del nastro adesivo per rinforzarle.

Offerta

Punti Cumulus moltiplicati per 5 su 3 offerte di vacanze con trasferta personale

MGB www.migros.ch W

Trovi le istruzioni per questa e per tante altre idee per il bricolage su www.famigros.ch/bricolage-di-pasqua

PUN TI

5x

320% su tutti i divani CALIFORNIA di Micasa p. es. divano ad angolo CALIFORNIA, diversi colori e modelli, per es. tessuto Magu, verde, 271 × 201 × 76 cm, 1439.20 invece di 1799.– Offerta valida dal 2 al 15 marzo 2015. Offerta valida solo per membri Famigros dietro presentazione della carta Cumulus. Trovi maggiori informazioni su www.famigros.ch/offerte

per es. Riviera Beach Club «Belambra» ***(*), Hyères/Costa Azzurra, Francia Prezzo: a partire da fr. 446.– per persona per 1 settimana in camera familiare, incl. mezza pensione, con un’occupazione della camera di 2 adulti + 2 bambini / ragazzi (fino a 15 anni), per es. dal 4.7.2015. Periodo di prenotazione: dal 27 febbraio al 31 marzo 2015. Con riserva di disponibilità. Stato dei prezzi: 12.2.2015. Solo per i membri di Famigros! Trovi maggiori informazioni e ulteriori offerte su www.famigros.ch/offerte-per-le-vacanze


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

49

Idee e acquisti per la settimana

Il barometro Migros richiama dei prezzi vasche idromassaggio In collaborazione con le altre autorità europee di vigilanza del mercato, l’Ispettorato federale degli impianti a corrente forte ha pubblicato un avviso riguardante la sicurezza delle vasche idromassaggio. La documentazione pubblicata mette in guardia contro possibili rischi legati all’utilizzo di alcuni modelli di vasca idromassaggio. In caso di difetto vi è pericolo di scossa elettrica. La Migros reagisce tempestivamente richiamando tutti i modelli delle marche MSpa e Welfun. Non essendo possibile escludere un eventuale pericolo, la Migros ha deciso di richiamare tutti i modelli gonfiabili delle marche MSpa e Welfun in vendita presso Do it + Garden dall’inizio del 2012. La Migros invita i suoi clienti a non utilizzare più le vasche idromassaggio summenzionate, a staccarle dalla corrente elettrica e a scaricare l’acqua. È possibile riportare gli articoli al servizio clienti della più vicina filiale Do it + Garden. Ai clienti che riconsegneranno le vasche idromassaggio sarà rimborsato il prezzo pagato (scontrino di cassa/scontrino di servizio). Per ora la Migros non vende più altri impianti per idromassaggio. In caso di domande i clienti possono contattare la M-Infoline: +41 848 84 0848.

Informazioni sui cambiamenti di prezzo

MSpa Whirlpool Alpine rettangolare, dimensioni 158 x 158 x 65 cm, art. n. 6471.088, anno di vendita 2012, numero di serie che inizia con 2GBUB Welfun Whirlpool Oasis rettangolare, dimensioni 160 x 150 x 65 cm, art. n. 6471.088, anno di vendita 2013, codice EAN 7610468371647 Welfun Whirlpool Elegance ovale, dimensioni 150 x 190 x 65 cm, art. n. 6471.244, anno di vendita 2013/2014, codice EAN 7610468371630 MSpa Whirlpool Alpine rettangolare, dimensioni 160 x 150 x 65 cm, art. n. 6471.088, anno di vendita 2014, numero di serie che inizia con 4AM o 4EM

Migros rinnova il proprio impegno nel riversare alla clientela i vantaggi del franco forte. Ecco pertanto ulteriori riduzioni di prezzo:

Alcuni esempi:

Prezzo vecchio in Fr.

S. Benedetto Tè freddo limone, pesca e tè verde, 12 x 0.5 l S. Benedetto Tè freddo limone, pesca e tè verde, 6 x 1.5 l S. Benedetto Acqua naturale, 6 x 0.5 l S. Benedetto Acqua CO2, 6 x 0.5 l S. Benedetto Acqua CO2, 6 x1.5 l S. Benedetto Acqua naturale, 6 x 1.5 l Rocchetta, 6 x 1.5 l Brio Blu, 6 x 1.5 l Caffè al ginseng, 140 g Galbusera zero grano farcito, 160 g Galbusera Riso su Riso crackers, 380 g Galbusera Buoni così frollino, 390 g Galbusera Magretti gocce cioccolato, 260 g Galbusera Magretti orzo, 350 g Galbusera Più integrali, 330 g Galbusera zero grano wafer, 180 g Galbusera zero grano con miele, 260 g Galbusera Crackers zero grano, 380 g

Nuovo in Fr.

in %

9.60

9.—

–6,2

8.40 2.40 2.40 4.20 4.20 4.50 4.50 6.20 2.90 3.80 3.50 3.40 3.40 3.40 3.50 4.60 4.60

7.80 2.10 2.10 3.90 3.90 4.20 4.20 5.60 2.70 3.30 3.20 3.10 3.10 3.10 3.10 4.20 4.20

–7,1 –12,5 –12,5 –7,1 –7,1 –6,6 –6,6 –9,6 –6,9 –13,1 –8,5 –8,8 –8,8 –8,8 –11,4 –8,7 –8,7

Annuncio pubblicitario

NOVITÀ ALLA TUA MIGROS. 20x PUNTI

NOVITÀ NOVITÀ

NOVITÀ

7.80

3.90

Lettiera per gatti Fatto Soft Sensation agglomerante, 8 litri

Stick profumato Migros Fresh Perfume Wave Magic Garden in conf. di ricarica il pezzo

In vendita nelle maggiori filiali Migros. OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 16.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

35.– Completino per bebè, maschietto, 3 pezzi, blu acciaio disponibile nelle taglie 68–98


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

50

Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

51

Idee e acquisti per la settimana

Chicchi di caffè

Bollente passione Ci sono innumerevoli specie di caffè. Solo due, però, sono rilevanti per il mercato mondiale: Arabica e Robusta. Hanno proprietà botaniche e chimiche diverse, che conferiscono un gusto diverso ai vari caffè I chicchi di Robusta e di Arabica differiscono per sapore, aspetto e prezzo. La maggior parte delle miscele di caffè sono costituite da queste due varietà. I grani di Arabica sono molto aromatici, dolci ed armonici e possiedono un’alta percentuale di oli di caffè. Emanano accenti delicatamente fruttati e una dol-

ciastra nota di bacche. I caffè prodotti con chicchi Robusta hanno un gusto più terrigno, legnoso e spesso più amaro. Sono considerati più forti, ma hanno meno sfumature. Dire, però, quale specie di caffè sia la migliore resta ancora una mera questione di gusto. / Heidi Bacchilega

Exquisito in chicchi 100% Arabica 500 g Fr. 7.50

Espresso classico macinato Arabica/ Robusta 250 g Fr. 4.40

Boncampo in chicchi Arabica/Robusta 500 g Fr. 4.90

Forza: Corpo: Acidità: Intensità: dolce

Forza: Corpo: Acidità: Intensità: equilibrato

Forza: Corpo: Acidità Intensità: equilibrato

Fabio Catalano sviluppa caffè per la linea Delica.

Lo sviluppatore di caffè

Fabio Catalano (23 anni) Qual è il suo caffè preferito?

Essendo italiano, bevo volentieri dei ristretti. Perciò uso principalmente il Delizio Alba e il Caruso Mocca. Entrambe sono delle miscele di grani di Arabica e Robusta.

SERIE Cultura del caffè L’affascinante mondo del caffè. Oggi: Le varietà di caffè

Quali specialità di caffè propone la Migros?

Arabica Zone di coltivazione Principalmente in Centro e Sud America e in Africa: Guatemala, Honduras, Costa Rica, Colombia, Brasile, Etiopia, Kenya, come pure India e Indonesia. Temperature ideali per la coltivazione Tra i 15 e i 22 gradi, a seconda della stagione (né troppo sole né troppo caldo). Altitudine e latitudine Oltre i 1000 m sul livello del mare. Fascia tropicale tra i 23° Nord e i 25°Sud. Precipitazioni Un tasso di precipitazioni piuttosto elevato (fino a 2000 mm/anno). Periodo di fioritura Dipende da specie e regione. Vicino all’Equatore la pianta del caffè fiorisce quasi tutto l’anno. A volte sulle piante si vedono contemporaneamente fiori e drupe. Nell’emisfero meridionale, di solito la fioritura avviene in «primavera» (quando da noi è autunno) e in «autunno» (la nostra primavera). Dal fiore al frutto Tra i 7 e i 10 mesi, a seconda di specie e regione. Contenuto di olio nei chicchi 16 percento. Contenuto di caffeina 1,2 percento Chicchi di Arabica Venatura ricurva. Ampio spettro di aromi, più acido, meno amaro, schiuma più chiara. Gusto fruttato.

Robusta Zone di coltivazione Principalmente in Africa e Asia: Uganda, India e Vietnam. Temperature ideali per la coltivazione Tra i 18 e i 26 gradi, a seconda della stagione (né troppo sole né troppo caldo). Altitudine e latitudine Tra circa 300 e 700 m s.l.m. Fascia tropicale tra i 23° Nord e i 25° Sud. Precipitazioni Un tasso di precipitazione piuttosto elevato (fino a 2000 mm/anno).

Due volte all’anno abbiamo delle «edizioni speciali» nella gamma Delizio. Si tratta di caffè venduti in «edizione limitata» perché vengono coltivati in quantità ristretta e dunque la materia prima è relativamente costosa. I Limited Edition attuali sono l’aromatico «Hawaii Maui» e il “pure origin” «Colombia Excelso». Come cercate le specialità da proporre?

Molte sono le strade che portano ai migliori chicchi di caffè. Spesso i collaboratori conoscono nuove specialità durante i loro viaggi o tramite le loro reti di conoscenze. Ed anche i nostri fornitori sono continuamente alla ricerca di nuove rarità.

Periodo di fioritura Dipende da specie e regione. Vicino all’Equatore la pianta del caffè fiorisce quasi tutto l’anno. A volte sulle piante si vedono contemporaneamente fiori e drupe. Nell’emisfero meridionale, di solito la fioritura avviene in «primavera» (quando da noi è autunno) e in «autunno» (la nostra primavera). Dal fiore al frutto Tra i 6 e i 9 mesi, a seconda di specie e regione. Contenuto di olio nei chicchi 10 percento. Contenuto di caffeina 2,2 percento. Chicchi robusta Venatura diritta. Meno dolce, può avere un gusto amaro, con un forte retrogusto. Contiene più caffeina dell’Arabica.

L’Industria Migros produce numerosi prodotti molto apprezzati, tra i quali buona parte dell’assortimento di caffè venduto nelle filiali.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

52

Idee e acquisti per la settimana

Blévita

Uno spuntino sostanzioso

Le fibre sono importanti componenti di cereali integrali, leguminose, frutta e verdura.

Croccanti fornitori di fibre per quel certo languorino: Blévita.

Bio Blévita con spelta 6 porzioni Fr. 3.75*

Lo spuntino a metà mattina e la merenda sono momenti che danno energia nel quotidiano dei bambini. Devono essere equilibrati e anche gustosi. Al naturale o spalmati di burro, i cracker svizzeri di cereali Blévita sono i preferiti per lo spuntino di mezza mattina. Accompagnati dal frutto preferito o da bastoncini di verdura, forniscono energia naturale per una giornata attiva. Non contengono né coloranti né conservanti e si possono conservare a lungo. Sono prodotti dalla Midor, un’industria Migros. / AB

Blévita biscotti 5 cereali 285 g Fr. 3.30* Blévita con sesamo 6 porzioni Fr. 3.35*

Blévita con semi di lino 295 g Fr. 3.30* Nelle maggiori filiali *Azione Dal 3 al 9 marzo su tutte le stecche di Blévita, i Blévita Mini e quelli in porzioni da 4 e da 6, a partire dall’acquisto di 2, Fr. –.60 di ribasso ciascuno.

L’industria Migros produce numerosi prodotti Migros molto apprezzati, tra cui anche Blévita.


. O C S E R F E T N E M IL IB INCRED

, E T R O F È O C N IL FRA . Ù I P I D E T R E F LE OF

CONSIGLIAMO

40%

Un piatto da far venire l’acquolina in bocca: deliziosa lonza di maiale con insalata di patate. Trovi la ricetta su www. saison.ch/it/consigliamo e tutti gli ingredienti freschi alla tua Migros.

33%

2.15 invece di 3.60 Bistecca di lonza di maiale marinata, TerraSuisse per 100 g

33%

2.30 invece di 3.50

3.10 invece di 4.70

Mele Gala dolci Svizzera, al kg

Arance sanguigne Italia, retina da 2 kg

Da tutte le offerte sono esclusi gli articoli M-Budget e quelli già ridotti. OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 9.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

40% 3.90 invece di 6.50 Panna intera UHT Valflora in conf. da 2, 2 x 500 ml


. A Z Z E H C S E R F O L O S E E R P SEM 40%

40%

30%

12.– invece di 20.15

1.20

1.90 invece di 2.75

2.80 invece di 3.50

5.90 invece di 9.90

Salmone per accompagnare asparagi, ASC* d’allevamento, Norvegia, 280 g

Avocado Cile / Spagna / Israele, al pezzo

Spezzatino di manzo, TerraSuisse Svizzera, imballato, per 100 g

Diversi articoli di salumeria bio 20% di riduzione, per es. cervelas, bio, Svizzera, 2 pezzi, 2 x 100 g

Prosciutto cotto affettato finemente M-Classic in conf. da 2 Svizzera, 2 x 172 g

25%

30%

30%

40%

4.75 invece di 6.80

2.30 invece di 2.90

7.90 invece di 10.65

8.80 invece di 11.–

9.90 invece di 14.50

1.10 invece di 1.85

Minestrone alla ticinese Svizzera, imballato, al kg

Barbabietole a dadini Anna’s Best e bio 20% di riduzione, per es. barbabietole a dadini Anna’s Best, 400 g

Robiöla 2 x 100 g e Gorello 300 g prodotti in Ticino, in confezione (Robiöla e Gorello)

Prodotti Cornatur in conf. da 2 20% di riduzione, per es. fettine di quorn al pepe, 2 x 200 g

Galletto speziato Optigal Svizzera, in conf. da 2 pezzi, al kg

Luganighetta Svizzera, imballata, per 100 g

33%

25%

20%

30%

40%

2.65 invece di 3.55

5.40 invece di 7.20

7.90 invece di 11.80

2.40 invece di 3.–

4.95 invece di 7.20

8.– invece di 13.60

Formentino Ticino, imballato, 100 g

Biberli d’Appenzello in conf. da 6 6 x 75 g, 25% di riduzione

Tortellini M-Classic in conf. da 2 per es. tortellini tricolore, 2 x 500 g

Capretto fresco tagliato Francia, imballato, per 100 g

Roastbeef cotto Svizzera / Germania, affettato in vaschetta, per 100 g

Hamburger di vitello Svizzera, in conf. da 4 x 100 g, 400 g

* In vendita nelle maggiori filiali Migros. Società Cooperativa Migros Ticino OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 9.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK


. IO M R A P IS R I D À IT IL IB S S ANCORA PIÙ PO –.60 DI RIDUZIONE

30%

30%

1.50 invece di 1.90

1.55 invece di 2.–

2.15 invece di 2.70

2.70 invece di 3.30

2.05 invece di 2.95

10.70 invece di 15.30

Fagottini alle pere o fagottini alle pere, bio 20% di riduzione, per es. fagottini alle pere, bio, 150 g

Coupe Chantilly in conf. da 4, 4 x 125 g incl. Léger, –.45 di riduzione, per es. al cioccolato

Tutti gli articoli Subito 20% di riduzione, per es. pasta all’arrabbiata, 160 g

Tutte le stecche, le confezioni da 4 e da 6 e i mini Blévita a partire dall’acquisto di 2 confezioni, –.60 di riduzione l’una, per es. al sesamo, 295 g

Tutti i tè Tetley per es. English Breakfast, 25 bustine

Pangasio in panatura al limone Pelican in conf. da 3, ASC surgelato, 3 x 300 g

30%

50%

30%

3.20

23.90 invece di 34.90

5.20 invece di 10.40

2.85 invece di 4.10

1.55 invece di 1.95

10.85 invece di 13.60

Viola in set da 4 il set

Phalaenopsis con 3 steli, con decorazioni con coprivaso, la pianta

Patate fritte o patate fritte al forno M-Classic surgelate, 2 kg, per es. patate fritte al forno

Tutte le pizze o le baguette Finizza surgelate, per es. pizza al tonno, 355 g

Tutti gli Snacketti, i Corn Chips o i Corn Snaps Zweifel 20% di riduzione, per es. Snacketti alla paprica, 75 g

Red Bull standard in conf. da 8 8 x 250 ml , 20% di riduzione

5.90 invece di 6.90

10.90 invece di 12.90

11.– invece di 13.80

4.55 invece di 5.70

9.80

8.60 invece di 10.80

Tulipani diversi colori, mazzo da 10

Rose, Fairtrade in diversi colori, gambo da 40 cm, mazzo da 20, 15% di riduzione

Olio di colza Holl M-Classic 3 l, 20% di riduzione

Chicchi di mais M-Classic in conf. da 6 6 x 285 g, 20% di riduzione

Miele di fiori cremoso o liquido 1 kg, per es. cremoso

Tutti i tipi di caffè Cafino o Cappuccino 20% di riduzione, per es. Cafino in sacchetto, 550 g

OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 9.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK


ALTRE OFFERTE.

A L L E D O L IL BEL . A Z N E I N E V CON 25%

FRUTTA E VERDURA

50%

7.20 invece di 9.–

6.60 invece di 8.85

19.90 invece di 39.80

Salviettine igieniche umide Soft in conf. da 3 20% di riduzione, per es. alla camomilla, 3 x 50 pezzi, offerta valida fino al 16.3.2015

Prodotti Candida in confezioni multiple per es. dentifricio Fresh Gel in conf. da 3, 3 x 125 ml, offerta valida fino al 16.3.2015

Batterie di pentole Gastro per es. padella, Ø 28 cm, in acciaio inox, indicata anche per i fornelli a induzione, offerta valida fino al 16.3.2015

40%

Barbabietole a dadini Anna’s Best e bio, per es. barbabietole a dadini Anna’s Best, 400 g 2.30 invece di 2.90 20% Mele Gala dolci, Svizzera, al kg 2.30 invece di 3.50 33% Arance sanguigne, Italia, retina da 2 kg 3.10 invece di 4.70 33% Carote, Svizzera, sacchetto da 1 kg 1.50 Finocchi, Italia, al kg 2.50 Avocado, Cile / Spagna / Israele, al pezzo 1.20 Minestrone alla ticinese, Svizzera, imballato, al kg 4.75 invece di 6.80 30% Formentino, Ticino, imballato, 100 g 2.65 invece di 3.55 25% Lamponi, Spagna, in conf. da 250 g 4.90 invece di 6.90 25%

PESCE, CARNE E POLLAME

50% 1.60 invece di 1.90

Carta igienica Soft in confezioni multiple per es. recycling, 30 rotoli, offerta valida fino al 16.3.2015

Tutto l’assortimento di prodotti a base di ovatta Detersivi Elan Primella o bio per es. Power Fresh Color, 2 l 15% di riduzione, per es. dischetti d’ovatta Primella, 80 pezzi, offerta valida fino al 16.3.2015

40%

6.95 invece di 13.90

40%

12.90

7.65 invece di 12.80

77.40 invece di 129.–

Pantaloni per il tempo libero da bebè, bambino, donna e uomo per es. pantalone per il tempo libero da bambino, taglie 104–164, offerta valida fino al 16.3.2015

Tutto l’assortimento di biancheria intima o da notte da donna (articoli DIM, Classic by Triumph e Mey esclusi), per es. slip maxi in conf. da 2, tg. 38–50

Scarpa multifunzione per bambini e ragazzi Adidas Terrex Gore-Tex numeri 29–35, offerta valida fino al 16.3.2015

Per la tua spesa ritaglia qui.

9.30 invece di 15.50

Bistecca di lonza di maiale marinata, TerraSuisse, per 100 g 2.15 invece di 3.60 40% Diversi articoli di salumeria bio, per es. cervelas, bio, Svizzera, 2 pezzi, 2 x 100 g 2.80 invece di 3.50 20% Prosciutto cotto affettato finemente M-Classic in conf. da 2, Svizzera, 2 x 172 g 5.90 invece di 9.90 40% Fettine di pollo Optigal, Svizzera, per 100 g 2.70 invece di 3.30 15% Luganighetta, Svizzera imballata, per 100 g 1.10 invece di 1.85 40% Roastbeef cotto, Svizzera / Germania, affettato in vaschetta, per 100 g 4.95 invece di 7.20 30% Landjäger M-Classic, Svizzera, 3 x 2 pezzi, 300 g 4.30 invece di 5.40 20% Spezzatino di manzo, TerraSuisse, Svizzera, imballato, per 100 g 1.90 invece di 2.75 30% Ossibuchi di maiale, Svizzera, imballati, per 100 g –.85 invece di 1.10 20% Capretto fresco tagliato, Francia, imballato, per 100 g 2.40 invece di 3.– 20% Hamburger di vitello, Svizzera, in conf. da 4 x 100 g, 400 g 8.– invece di 13.60 40% Galletto speziato Optigal, Svizzera, in conf. da 2 pezzi, al kg 9.90 invece di 14.50 30% Filetti dorsali di merluzzo, MSC, pesce selvatico pescato nell’Atlantico nord-orientale, per 100 g 2.90 invece di 4.20 30% (fino al 7.3) * Salmone per accompagnare asparagi, ASC, d’allevamento, Norvegia, 280 g 12.– invece di 20.15 40% *

PANE E LATTICINI Pane Val Morobbia –.50 di riduzione, 550 g 2.90 invece di 3.40 Minipanini per sandwich o panini al latte M-Classic –.40 di riduzione, per es. panini al latte, 325 g 2.40 invece di 2.80 Bicchiere Caffè Macchiato 20x Léger, 70 g 3.20 NOVITÀ ** Panna intera UHT Valflora in conf. da 2, 2 x 500 ml 3.90 invece di 6.50 40% Coupe Chantilly in conf. da 4, 4 x 125 g, incl. Léger, –.45 di riduzione, per es. al cioccolato 1.55 invece di 2.– Gruyère piccante, per 100 g 1.45 invece di 1.85 20% Grana Padano grattugiato in conf. da 3, 3 x 120 g 5.40 invece di 6.75 20% Mini Babybel, 15 x 22 g 5.60 invece di 7.– 20% Robiöla 2 x 100 g e Gorello 300 g, prodotti in Ticino, in confezione (Robiöla e Gorello) 7.90 invece di 10.65 25%

FIORI E PIANTE Rose, Fairtrade, in diversi colori, gambo da 40 cm, mazzo da 20 10.90 invece di 12.90 15% Tulipani, diversi colori, mazzo da 10 5.90 invece di 6.90 Mazzo di fiori Gloria, il mazzo 17.90 Phalaenopsis con 3 steli, con decorazioni, con coprivaso, la pianta 23.90 invece di 34.90 30% Viola in set da 4, il set 3.20

ALTRI ALIMENTI Biberli d’Appenzello in conf. da 6, 6 x 75 g 5.40 invece di 7.20 25% Palline Frey Adoro al latte, UTZ, 1 kg 19.40 invece di 32.40 40% Tutte le tavolette di cioccolato Frey da 100 g in conf. da 4, UTZ, per es. Giandor, 4 x 100 g 5.40 invece di 7.20 25% Coniglio Frey Noxana, UTZ, 20x 210 g 6.90 NOVITÀ ** Soccer Bunny Frey, UTZ, 20x 170 g 7.90 NOVITÀ ** Coniglio Frey Blanc Croquant, UTZ, 110 g 20x 3.60 NOVITÀ *,** Buniko Frey, UTZ, al latte o bianco, per es. al latte, 20x 170 g 8.20 NOVITÀ ** Uovo cavo Frey con truffes Fraises, UTZ, 178 g 20x 13.10 NOVITÀ ** Uovo cavo Frey con truffes assortiti, UTZ, 20x 186 g 13.10 NOVITÀ ** Ovetti Frey Noxana, UTZ, 20x 500 g 10.70 NOVITÀ **

Ovetti Frey al cocco, UTZ, Limited Edition, 500 g 20x 10.70 NOVITÀ ** Miscela pasquale Frey in sacchetto da 1 kg, UTZ, ovetti e cioccolatini 14.70 invece di 19.20 20% Rotolo di biscotti alla spelta bio o al miglio e ai semi di lino, bio, in conf. da 2, per es. rotolo di biscotti alla spelta, 2 x 260 g 5.50 invece di 6.90 20% Sablé Tradition con pistacchi, 20x 120 g 3.40 NOVITÀ *,** Tutte le stecche, le confezioni da 4 e da 6 e i mini Blévita, a partire dall’acquisto di 2 confezioni, –.60 di riduzione l’una, per es. al sesamo, 295 g 2.70 invece di 3.30 Tutti i tipi di caffè Cafino o Cappuccino, per es. Cafino in sacchetto, 550 g 8.60 invece di 10.80 20% Tutti i tè Tetley, per es. English Breakfast, 25 bustine 2.05 invece di 2.95 30% Confettura di ribes o confettura di albicocche Favorit Satin, per es. confettura di albicocche, 20x 235 g 2.90 NOVITÀ *,** Miele di fiori cremoso o liquido, 1 kg, per es. cremoso 9.80 Diverse confetture in porzioni singole, per es. albicocca, fragola e ciliegia Extra, 20x 6 x 30 g 2.70 NOVITÀ *,** Tutti i prodotti Kellogg’s in conf. da 2, per es. Choco Tresor, 2 x 600 g 10.80 invece di 13.60 20% Tutti gli zwieback, per es. Original, 260 g 2.55 invece di 3.20 20% Frutta mista svizzera Sun Queen, 80 g 5.50 NOVITÀ *,** 20x Tutte le pizze o le baguette Finizza, surgelate, per es. pizza al tonno, 355 g 2.85 invece di 4.10 30% Patate fritte o patate fritte al forno M-Classic, surgelate, 2 kg, per es. patate fritte al forno 5.20 invece di 10.40 50% Baguette Café de Paris, bio, surgelata, 240 g 4.95 NOVITÀ *,** 20x Wienerli in crosta M-Classic, surgelati, 240 g 4.20 NOVITÀ *,** 20x Pangasio in panatura al limone Pelican in conf. da 3, ASC, surgelato, 3 x 300 g 10.70 invece di 15.30 30% Crème d’or Classic, vaniglia, cioccolato o caramello, per es. al caramello, 1000 ml 7.80 invece di 9.80 20% Red Bull standard in conf. da 8, 8 x 250 ml 10.85 invece di 13.60 20% Tutti i succhi Gold da 1 l o 3 x 25 cl, per es. multivitaminico, 1 l 1.40 invece di 1.80 20% Tutte le salse al pomodoro Salsa all’Italiana, per es. alla napoletana, 250 ml 1.25 invece di 1.60 20% Olio di colza Holl M-Classic, 3 l 11.– invece di 13.80 20% Tutti gli antipasti Polli, per es. carciofi tagliati, 285 g 3.95 invece di 4.95 20% Chicchi di mais M-Classic in conf. da 6, 6 x 285 g 4.55 invece di 5.70 20% Torta svedese ai lamponi, reale all’ananas e al nougat intera o in conf. da 2, per es. torta svedese ai lamponi, 2 pezzi, 2 x 110 g 4.95 invece di 6.20 20%

* In vendita nelle maggiori filiali Migros.

*In vendita nelle maggiori filiali Migros.

OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 9.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 9.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

**Offerta valida fino al 16.3

Società Cooperativa Migros Ticino

Tortellini M-Classic in conf. da 2, per es. tortellini tricolore, 2 x 500 g 7.90 invece di 11.80 33% Prodotti Cornatur in conf. da 2, per es. fettine di quorn al pepe, 2 x 200 g 8.80 invece di 11.– 20%

NEAR FOOD / NON FOOD Tutti gli alimenti umidi Sheba in conf. da 12, in bustina o vaschetta, 10 pezzi + 2 gratis, per es. Duett con carne di pollame, bustine, 12 x 85 g 12.35 invece di 14.85 15% Lettiera per gatti Fatto Soft Sensation, agglomerante, 20x 8 litri 7.80 NOVITÀ *,** Shampoo, balsamo o maschera Elseve Olio Straordinario, per es. shampoo, 250 ml 20x 4.25 NOVITÀ ** Nivea Cellular Perfect Skin, per es. crema da giorno Perfect Skin, 50 ml 20x 23.50 NOVITÀ ** Shower Body Lotion Feel Good I am, 250 ml 20x 4.90 NOVITÀ *,** Docciaschiuma I am (confezioni multiple escluse), per es. docciaschiuma rinfrescante Lotus & Oil, 250 ml 1.75 invece di 2.20 20% Docciaschiuma I am e Fanjo in confezioni multiple, per es. docciaschiuma Milk & Honey I am in conf. da 3, 3 x 250 ml 5.25 invece di 6.60 20% ** Salviettine cosmetiche in scatola Linsoft Travel, FSC, disponibili in 2 motivi con ulteriore linguetta di apertura, scatola da 20x 100 pezzi 1.50 NOVITÀ *,** Articoli ai fiori di mandorlo Kneipp in confezioni multiple, per es. shampoo in conf. da 2, 2 x 200 ml 12.60 invece di 15.80 20% ** Spray decongestionante per il naso Sanactiv, 20x 20 ml 6.90 NOVITÀ *,** Pigiama da uomo John Adams, per es. pigiama a righe, taglie S–XL 24.90 ** Completino per bebè, maschietto, 3 pezzi, blu acciaio, disponibile nelle taglie 68–98 20x 35.– NOVITÀ *,** Pantaloni per il tempo libero da bebè, bambino, donna e uomo, per es. pantalone per il tempo libero da bambino, taglie 104–164 12.90 ** Detersivi Elan, per es. Power Fresh Color, 2 l 6.95 invece di 13.90 50% Calgon in conf. da 2 o in conf. risparmio, per es. pastiglie in conf. risparmio, 54 pastiglie 16.90 invece di 20.40 15% ** Vanish in conf. risparmio o in conf. da 2, per es. Oxi Action Color in polvere in conf. risparmio, 1,5 kg 14.20 invece di 21.30 33% ** Ammorbidenti Exelia in conf. da 2, per es. Florence, 2 x 1,5 l 10.40 invece di 13.– 20% ** Handymatic Supreme in conf. da 2 o in conf. XXL, per es. Power Pearls in conf. XXL, 88 pastiglie 18.90 invece di 27.– 30% ** Stick profumato Migros Fresh Perfume Wave Magic Garden in conf. di ricarica, il pezzo 20x 3.90 NOVITÀ *,** Tutte le lampade da tavolo Energizer, per es. Pro Headlight, il pezzo 21.40 invece di 32.– 33% **


. S O R IG M A U T A L L A À IT V O N

NOVITÀ

NOVITÀ

NOVITÀ

4.95

4.20

3.40

Baguette Café de Paris, bio surgelata, 240 g

Wienerli in crosta M-Classic surgelati, 240 g

Sablé Tradition con pistacchi 120 g

NOVITÀ

NOVITÀ

NOVITÀ

5.50

1.50

2.90

Frutta mista svizzera Sun Queen 80 g

Salviettine cosmetiche in scatola Linsoft Travel, FSC disponibili in 2 motivi con ulteriore linguetta di apertura, scatola da 100 pezzi

Confettura di ribes o confettura di albicocche Favorit Satin per es. confettura di albicocche, 235 g

NOVITÀ NOVITÀ

NOVITÀ

6.90

4.90

Spray decongestionante per il naso Sanactiv 20 ml

Shower Body Lotion Feel Good I am 250 ml

In vendita nelle maggiori filiali Migros. OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 16.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

2.70 Diverse confetture in porzioni singole per es. albicocca, fragola e ciliegia Extra, 6 x 30 g


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

61

Idee e acquisti per la settimana

Pasqua

Qualche idea floreale per accogliere la primavera Con la fine dell’inverno spuntano i primi fiori. Le seguenti decorazioni pasquali vi faranno sicuramente venir voglia di primavera È bello vedere come la natura si risvegli dopo il lungo letargo invernale, con i germogli che fanno capolino dappertutto diffondendo il loro profumo nell’aria. Purtroppo però, non tutti i fiori sono già sbocciati in occasione della Pasqua. Ma con bulbi e variopinti fiori recisi come tulipani, narcisi o giacinti, qualche nastro e qualche bel recipiente, si può ricreare la magica atmosfera pasquale all’interno e all’esterno della casa. Qui di seguito troverete un paio di suggerimenti per delle vivaci decorazioni primaverili. / SL

SUGGERIMENTO

Come fare? Piantare dei bulbi in un po’ di terra all’interno di un recipiente di vetro, innaffiare leggermente e aspettare che germoglino.

Le uova pitturate con delicate tinte pastello sono perfette per essere inserite tra i germogli. Uova colorate set da 8 pezzi Fr. 6.90 I vasi si possono decorare con uova colorate e sistemare davanti alla porta di casa. Bulbi vari prezzo del giorno Nelle maggiori filiali

Bulbi e ramoscelli di ciliegio crescono in armonia con le uova colorate.

Le lanterne per ceri conferiscono una nota pasquale alla decorazione primaverile. Coniglietti di porcellana al pezzo Fr. 2.90


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

62

Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

63

Idee e acquisti per la settimana

Erbe aromatiche

Profumi di primavera Aromi mediterranei sul davanzale della finestra: rosmarino, maggiorana e origano sono le prime erbe aromatiche che si possono comprare in vasetto. Emanano un profumo meraviglioso e danno ai vostri piatti quel tocco in più. E messe in una casetta di legno con degli uccellini di porcellana diventano un piacere anche per gli occhi.

Set di 6 uova di plastica da appendere vari motivi e colori Fr. 4.90

Composizione floreale

Anemoni* mazzo da 7 Fr. 9.90

Tagliate il manico della cassetta portaverdura e decoratela con dei nastri appropriati. Se vi piacciono i colori potete anche pitturarla.

Mettete i vasetti di erbe aromatiche nella cassetta di legno. In questo modo ogni piantina riceverà la giusta quantità d’acqua.

Colori delicati e tinte forti In questa composizione si combinano in modo molto armonico fiori primaverili come tulipani, anemoni, rose e ranuncoli con dei ramoscelli di ciliegio. Incominciate legando gli steli di amento di salice su un lato della massa schiumosa, quindi inserendo i fiori dall’interno verso l’esterno. Le tinte più chiare formano un bel contrasto con i ranuncoli di color rosso scuro. Le uova con motivi a scacchi e il nastro verde conferiscono alla composizione una nota personalizzata.

Tulipani di diversi colori, mazzo da 10 Fr. 6.90

Rose Max Havelaar 50 cm mazzo da 15 Fr. 14.90

Giacinti* mazzo da 5 al prezzo del giorno

Fresie* mazzo da 7 al prezzo del giorno

Ranuncoli* mazzo da 10 Fr. 8.90

Legate gli steli di amento di salice su un lato del pezzo di schiuma floreale. Quindi bagnate bene quest’ultima prima di iniziare a piantarvi i fiori.

Avvolgete un fil di ferro sugli oggetti decorativi come le uova, poi inseriteli negli spazi vuoti tra i fiori. Serve per dare un tocco di atmosfera pasquale.

Amenti di salice* mazzo da 5 o da 10 al prezzo del giorno

Innaffiate la composizione ultimata mettendola brevemente sotto l’acqua corrente.

Soprammobili di ceramica* vari soggetti e colori Fr. 2.90

* nelle maggiori filiali

* nelle maggiori filiali

Nastro decorativo su rullo di legno vari colori Fr. 5.90

Uccellino di ceramica* vari motivi Fr. 2.90

Pendaglio* set di 4 pezzi vari soggetti e colori Fr. 5.90

Maggiorana, timo e rosmarino in vasetti di 13 cm al prezzo del giorno

Nido con fermaglio set di 2 pezzi vari colori Fr. 2.90


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

66

Idee e acquisti per la settimana

Aproz Kids

Dissetante per i patiti dell’acqua Con Aproz Kids l’Alpamare è più conveniente L’Alpamare di Pfäffikon SZ propone divertimento per tutta la famiglia. Il parco acquatico dispone di due terme, una piscina a onde indoor è una piscina esterna, come pure di undici scivoli ad acqua. Per un periodo limitato, su tutte le bottiglie di Aproz Kids trovate un adesivo. Presentandolo alle casse dell’Alpamare si riceve il 20 percento di riduzione sul prezzo d’entrata. Un adesivo può essere utilizzato per cinque persone al massimo. Il ribasso non è cumulabile. Gli adesivi sono validi fino al 31 agosto 2015.

Tanto calcio, niente bollicine L’acqua minerale naturale Aproz Kids Cristal è ricca di calcio e magnesio e di conseguenza particolarmente indicata per i bambini a partire dai due anni. Lo stesso vale per la variante all’aroma di fragola. Il tappo sportivo evita che il liquido fuoriesca.

Aproz Kids Fragola bottiglia con tappo sportivo* 33 cl Fr. 1.–

Aproz Kids Cristal bottiglia con tappo sportivo* 33 cl Fr. –.70 *Nella maggiori filiali. L’industria Migros produce numerosi prodotti molto apprezzati, tra cui anche Aproz Kids.


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

67

Idee e acquisti per la settimana

Pic Mini Crackers

Foto Raphael Zubler; Styling Katja Rey

Da sgranocchiare in un sol boccone

Grazie al sacchetto richiudibile, i Pic Mini Crackers rimangono croccanti a lungo.

State pianificando una serata con gli amici e non sapete cosa offrire per l’aperitivo? Allora sorprendete i vostri ospiti con i nuovi Pic Mini Crackers. Questi piccoli cracker, di giusta misura per farne un sol boccone, sono aromatizzati con paprika o, più sul classico, con sale. Grazie ai pratici sacchetti richiudibili, rimangono croccanti a lungo e possono venir serviti anche in una prossima occasione. Come spuntino o per l’aperitivo, un fatto è chiaro: i cracker possono dare dipendenza… / SL

Pic Mini Crackers Paprika 100 g, Fr. 2.10 Nelle maggiori filiali

Pic Mini Crackers Classic 100 g Fr. 2.10 Nelle maggiori filiali

L’industria Migros produce numerosi prodotti Migros molto apprezzati, tra cui anche i Pic Mini Crackers.


UNA PRIMAVERA DOLCISSIMA.

40% 19.40 invece di 32.40 Palline Frey Adoro al latte, UTZ 1 kg

5.40 invece di 7.20 Tutte le tavolette di cioccolato Frey da 100 g in conf. da 4, UTZ 25% di riduzione, per es. Giandor, 4 x 100 g

14.70 invece di 19.20 Miscela pasquale Frey in sacchetto da 1 kg, UTZ ovetti e cioccolatini, 20% di riduzione

4.95 invece di 6.20 Torta svedese ai lamponi, reale all’ananas e al nougat intera o in conf. da 2 20% di riduzione, per es. torta svedese ai lamponi, 2 pezzi, 2 x 110 g

5.50 invece di 6.90 10.80 invece di 13.60

14.90

Tutti i prodotti Kellogg’s in conf. da 2 20% di riduzione, per es. Choco Tresor, 2 x 600 g

Easter Racing Egg Frey, UTZ 171 g

OFFERTE VALIDE SOLO DAL 3.3 AL 9.3.2015, FINO A ESAURIMENTO DELLO STOCK

Rotolo di biscotti alla spelta bio o al miglio e ai semi di lino, bio, in conf. da 2 20% di riduzione, per es. rotolo di biscotti alla spelta, 2 x 260 g


69

Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

Idee e acquisti per la settimana

Ovetti di cioccolato

Classici pasquali maculati 640 tonnellate di ovetti maculati della Chocolat Frey vengono regalati, nascosti o gustati ogni anno. Gli ovetti di cioccolato sono disponibili in sei varianti: Extra con croccante alla nocciola, Pralinor con crema alle nocciole, Moca, Ristretto, Torrone e Blueberry. Extra e Pralinor sono disponibili anche come Maxi ovetti. Nuovi nell’assortimento sono gli ovetti Limited Edition Cocos con finissimo ripieno alla noce di cocco. Anche quest’anno (dal 10.3) si potrà votare su Migipedia.ch quale sarà la Limited Edition del 2016. Su frey-easter.ch trovate un concorso con premi in palio del valore di oltre 36’000 franchi. / DH

Frey Uovo di metallo Mocca 264 g Fr. 12.80

Frey Uova Maxi Extra (blu) e Pralinor (rosso) 186 g l’uno Fr. 6.60

NUOVO Limited Edition Cocos

Frey Pralinor Ovetti Torrone (giallo), Moca (arancione), Extra (blu) o Pralinor (rosso) 500 g l’uno Fr. 10.70

Scelto dagli utenti di Migipedia

Frey Pralinor Ovetti Cocos Limited Edition 500 g Fr. 10.70 L’industria Migros produce numerosi prodotti molto apprezzati, tra cui anche gli ovetti della Frey.


Dona un tocco di colore alla tua casa. Ora

99.80 Finora

l’una

129.–

Programmazione delle quantità

Macchina da caffè Nespresso® TX155 Inissia Serbatoio dell’acqua da 0,7 l, griglia d’appoggio ribaltabile verso l’alto, tempo di riscaldamento 25 sec., funzione di spegnimento automatico, red / 7174.277

Ordina ora altri colori online o nella tua filiale.

Disponibile (online) anche nelle varianti blueberry blue / 7174.280 e lime yellow / 7174.334

Ora

149.– Finora

199.–

Made in Switzerland

Ora

398.– Finora

549.–

Senza filo

Aspirapolvere DC62 animalpro Frullatore a immersione 180 De Luxe silver 15 000 rpm, 2 livelli, accessori tra cui lama multiuso, frusta, sbattitore, tritatutto, supporto bianco / 7173.511

Le offerte sono valide dal 3.3 al 16.3.2015 e fino a esaurimento dello stock. Trovi questi e molti altri prodotti nelle filiali melectronics e nelle maggiori filiali Migros.

FCM

Con riserva di errori di stampa e di altro tipo.

Tubo staccabile, supporto murale, incl. mini spazzola elettrica, bocchetta commutabile e a lancia, autonomia 6 o 20 min. / 7171.517


Azione Settimanale della Cooperativa Migros Ticino¶02 marzo 2015¶N. 10

71

Idee e acquisti per la settimana

Grassi liquidi

Ma che cos’è questo invitante sfrigolio? I grassi liquidi in flacone sono pratici e conferiscono ad ogni piatto la giusta nota gustativa

2

3

4

Foto e Styling Ruth Küng

1

Sminuzzato, filetto di manzo, verdure in padella o pesce: con il giusto grasso liquido il successo è garantito.

1

La soluzione puramente vegetale per arrostire, stufare e cuocere. Ideale anche per vegetariani e vegani. M-Classic Preparazione a base di olio vegetale 50 cl Fr. 3.55

2

Sapore delicato grazie al contenuto di burro del 10%. Ottimo per arrostire le carni, stufare e cuocere. M-Classic 10% Burro Preparazione a base di olio vegetale 50 cl Fr. 4.85

3

La variante per chi è attento alla linea: 30% in meno di grassi e calorie. Ideale per arrostire, stufare e cuocere. Léger Crema di olio vegetale 50 cl Fr. 4.90

4

Contiene grassi polinsaturi Omega 6 e Omega 3 come pure vitamina E. Ideale per arrostire il pesce e per stufare. Balance Preparazione a base di olio vegetale 50 cl Fr. 5.30

L’industria Migros produce numerosi prodotti molto apprezzati, tra cui anche i grassi liquidi.


OBI S. Antonino ! o t a v o n in r e t n e m completa

Giovedì 5 (fino alle 21.00), venerdì 6, sabato 7 marzo 2015

10% di riduzione su tutto* l‘assortimento di OBI S. Antonino * Ad eccezione di un numero ridotto di prodotti e delle prestazioni di servizio. Non cumulabile a buoni sconto.

S. Antonino · OBI Centro bricolage e giardinaggio Centro MMM S. Antonino · 6592 S. Antonino Lunedì–Venerdì dalle ore 8 alle ore 18.30, Giovedì dalle ore 8 alle ore 21, Sabato dalle ore 8 alle ore 17

Profile for Azione, Settimanale di Migros Ticino

Azione 10 del 02 marzo 2015  

Azione 10 del 02 marzo 2015  

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded

Recommendations could not be loaded