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QE-MAGAZINE WEB # 27 - Anno 5 - NOVEMBRE 2020

(Foto: Palais Princier/Gaetan Luci)



QE-MAGAZINE, NOVEMBRE 2020 #27 2020

L' editoriale by Maria BOLOGNA

Davvero insolito questo novembre 2020, atipico per il Principato di Monaco. Le giornate sono tiepide, le temperature stranamente miti, ed invece di rallegrarcene pensiamo che tutto ciò non aiuti a far rispettare il vigente coprifuoco anti-Covid19 in corso da fine ottobre. In verità sono ritornati in auge gli sportivi improvvisati, ma nessuno più ringrazia il coraggio dei medici ed infermieri, applaudendo dal balcone, come è accaduto questa scorsa primavera. Altri tempi ma virus sempre uguale. L'aria gioiosa che ha sempre preceduto la Festa Nazionale di Monaco che cade il 19 novembre è snaturata: le cerimonie pubbliche, per precauzione sanitaria, sono state abolite così come la parata sulla piazza del Castello ed i vari ricevimenti organizzati in occasione delle medaglie al merito assegnate ai rappresentanti delle forze dell'ordine. Anche alla consegna dei regali destinate agli anziani monegaschi viene preferito l'invio direttamente a casa mentre al Te Deum o ficiato nella Cattedrale gli invitati sono solo una ridotta rappresentanza diplomatica, per lo più residente nel Principato di Monaco. Unica novità che si aggiunge al protocollo, è un riconoscimento 'princier' battezzato 'promozione Covid19' riservato alle persone che si sono prodigate e distinte nella lotta contro questa epidemia. In città si vive come sospesi nel tempo. A parte le luci di Natale già pronte per essere accese u ficialmente il 20 novembre alle 18h00, con lo start dato dal Sindaco di Monaco, Georges Marsan, c'è chi si lancia nell'organizzare, il 26 novembre prossimo, una degustazione di marron glacé, per ricordare che i prodotti del nostro 'Made in Italy' sono il nostro fiore all'occhiello, anche a Monaco. Ne parleremo in un articolo on line. Quanto, invece, all'atteso Village de Noël,sappiamo già che è ridotto a quattro stand in tutto, tre con giochi e giostre per bambini ed uno gastronomico. Come altrove, anche nel Principato la situazione è in continua evoluzione, con i malati di coronavirus in aumento così come anche il numero di guariti, stando alle statistiche trasmesse giornalmente dal Governo di Monaco. Tuttavia, a partire dal Salone Sportel, che ha consacrato i suoi vincitori, il Principato pare voglia distinguersi rispetto ai paesi vicini, la Francia e l'Italia, scegliendo la strada più so t, come abbiamo specificato altrove su www.qe-magazine.com: sarebbero infatti rinforzato i controlli per scoraggiare la gente a non seguire le regole. Gli esiti saranno chiari solo se crescerà il numero dei verbalizzati ai no-mask recidivi. Nel frattempo, la capienza del reparto dedicato alle cure intensive al CHPG, IM2S e ospedale Cardio-toracico è stato rinforzato. Tuttavia, per non lasciar languire la cultura o ferta in locali e teatri adattati al rispetto delle regole sanitarie, il Principato di Monaco ha deciso di estendere a tutta la popolazione monegasca la possibilità di assistere, al prezzo simbolico di 5 euro, della programmazione culturale prevista in questo mese. Abbiamo pubblicato anche la locandina a finché i nostri lettori possano procedere alle prenotazioni. Infine, la nota dolente ma anche interessate, una considerazione sul bilancio previsionale del 2021. Presentato nei giorni scorsi, come ha detto il ConsigliereMinistro delle Finanze di Monaco Jean Castellini, " è stato redatto in un contesto economico incerto, ma propositivo, con le principali linee guida della politica del governo monegasco". Da notare che per la prima volta dal 2015, questo budget presenta un deficit di oltre 114,5 milioni di euro. Su queste cifre, molto ha giocato la riduzione del gettito dell'IVA legata ai consumi interni. In tutto questo è interessante osservare che il costo della transizione digitale di Monaco, 45 milioni di euro, sono già assicurati, come lo scorso anno. Questo perché, a parte l'ulteriore stanziamento previsto nel Fondo Blue di 20 milioni, ed ulteriori altri investimenti per lo sviluppo di infrastrutture come il Cloud sovrano, la trasformazione dell'amministrazione e lo sviluppo di un'economia digitale sono diventati davvero una priorità per una Smart city futuristica. Che dire? Avanti allora ai talenti e alle aziende innovative, Monaco potrebbe essere il vostro trampolino di lancio. Intanto, noi di QE-MAGAZINE vi presentiamo questo numero di novembre ricco di interviste e di curiosità, con personaggi e notizie che condividiamo con voi nella speranza che apprezziate i nostri sforzi. Fateci sapere cosa ne pensate, mi raccomando! Fishow è la prima puntata di una serie di candid-camera realizzate a Monaco con lo scopo di educare, sorridendo, al rispetto dell'ambiente marino e dei suoi abitanti. Per accedere al video cliccare qui.

“Made in Italy” (www.madeinitalyradio.it) non è una stazione radiofonica e nemmeno una web radio: Diciamo che è un programma radiofonico in cui vengono presentati, con la formula del talk-show o infotainment, argomenti e tematiche raccontati da selezionati protagonisti delle eccellenze italiane del made in Italy. Ed è accessibile gratuitamente ma solo via web e sui profili social...

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QE#27 Novembre 2020

SOMMARIO

PAG. 4 Concessione trentennale dell'impianto talassotermico: la firma

alla V edizione della transition énergétique // Emergenza Covid19: moduli e link per muoversi all'estero

IN EVIDENZA a pagina 34

PAG. 8: Il Palazzo dei Grimaldi, da residenza dei Principi a monumento

del Rinascimento // Monaco e Antibes: un legame più che centenario // Dolceacqua: (quasi) tu o pronto per un gemellag io con il Comune monegasco? // Le parole che curano: Le storie della filosofia PAG.24 INCONTRI: Massimo Co

solo uno, Superga!

o // MOiTO Ingredienti di questa pozione:

Scintille

PAG.32 Curvy e sto! PAG.36: Dalla penna alla padella, ritra

o di uno chef: Pasquale Caliri

IL PIZZINO Opinioni e pensieri in libertà

PAG.44: 1000 MIGLIA: il mio sogno! PAG.50: Benessere e prevenzione, la la

oferrina

SALUTE

PAG.50: Pham Monaco: le gambe, prendetevene cura... PAG.52: Sulla sua Voxan Wa

un nuovo record

man ele rica, Max Biag i conquista

PAG.56 :Un signore di altri tempi: vi presentiamo l'ingegnere Angelo Zerrillo PAG.62: Lions Monaco, generosamente insieme per aiutare una scuola in Libano

// No Finish Line a Monaco: obie ivo 400.000 km in 8 giorni!

PAG. 66: LE POVERACCE (Vongole o Lupini di mare) PAG. 68: Artifices instables: la Villa Sauber regala l'entrata a tu i

Grand Hotel des Ambassadeurs a Mentone: spazio agli artisti Il Grand Hotel des Ambassadeurs a Mentone continua ad arricchire i servizi che offre con nuove soluzioni che rispondono alle esigenze dei nostri contemporanei. Il Palace Belle Epoque, immobile che ospita questo prestigioso hotel, è stato inaugurato nel 1865 ed è il primo progetto realizzato dal noto ingegnere francese Gustave Eiffel. Tutta la struttura in ferro battuto dell'immobile (i balconi, le decorazioni della facciata, la spettacolare scala interna) sono dunque opera dell’autore della Torre Eiffel. In questo contesto la proprietaria, Liana Marabini, ha destinato una serie di aree del suo hotel agli artisti che non hanno gallerie in cui esporre temporaneamente le loro opere.

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Concessione trentennale dell'impianto talassotermica: la firma alla V edizione della transition énergétique. 30 anni è la durata della nuova concessione per l'utilizzo dell'energia talassotermica destinata ai quartieri del Larvotto e Condamine di Monaco, oltre alla gestione e la commercializzazione di 'energia carbon free' prodotta, appunto, dalle pompe marine a calore del Principato. La firma dell'accordo è avvenuta nell'ambito della 5a edizione della 'Transition Energétique' organizzata lunedì 26 ottobre scorso. Nel suo intervento di apertura, il Ministro di Stato Pierre Dartout ha definito questo momento come un importante e concreto passo avanti verso la transizione energetica del Principato di Monaco: “La questione ambientale occupa un posto di rilievo nelle missioni che mi sono state affidate dal Principe Sovrano. Il Principato, come sapete, si è posto l'obiettivo di ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica del 50% entro il 2030, per raggiungere la neutralità entro il 2050. Questi due impianti talassotermici daranno un importante contributo al rispetto di questo impegno ". A fagli eco il Direttore generale della SMEG, Thomas Battaglione, che ha affermato: "Si tratta di un progetto impegnativo e molto virtuoso, in grado di ridurre l'utilizzo di combustibili fossili e di contribuire in modo diretto e significativo alla transizione energetica del Paese. Questo per dire che, concretamente, il Principato di Monaco potrà contare, dopo la prima grande fase di lavori, sulla produzione locale di circa 35 GWh di energia carbon free, ovvero un risparmio di 6.025 tonnellate di CO2, di cui beneficeranno 3.500 abitazioni”. Gli edifici di questi due quartieri saranno collegati in rete alle pompe di calore per la produzione di acqua calda sanitaria, riscaldamento e aria condizionata, il tutto ad un minimo impatto ambientale e basso consumo elettrico. In totale l'area interessata è di circa 200.000 mq collegabili, ovvero quasi il 7% della superficie utile totale degli edifici a Monaco (3/4 nel quartiere Larvotto). Inoltre il know-how monegasco relativo all'utilizzo delle pompe di calore risale agli anni Sessanta, facendo del Principato uno dei primi paesi a sviluppare questo tipo di energia rinnovabile. L'installazione della sua prima pompa di calore ad acqua di mare fu impiegato nello Stadio Nautico Rainier III nel 1963, per

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riscaldare l'acqua della piscina. Attualmente, nel quartiere di Fontvieille, sono circa 2.000 unità abitative che utilizzano questa tecnologia. In totale si conteggiano più di 80 impianti talassotermici distribuiti su tutto il territorio monegasco: tra gli utilizzatori più emblematici, il ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


Grimaldi Forum, il Museo Oceanografico, l'Auditorium Rainier III e gli stabilimenti SBM. Per quanto riguarda, invece, il discorso introduttivo di Marie-Pierre Gramaglia, Consigliere del Governo - Ministro dei Lavori Pubblici, dell'Ambiente e dell'Urbanistica, il traguardo di decarbonizzare Monaco è stato indicato come 'obiettivo comune per tutti i suoi residenti'. Gramaglia ha poi elencato le iniziative in programma inserite nell'ambito della 5a edizione della transazione energetica, che sono: Il CLIIINK Inter-School Challenge (riciclaggio del vetro), realizzato dai direttori dell'Eco-Ecole Saint-Charles et Révoires, Caroline Fuentes Van Klaveren e Isabelle Biancheri, promotrici dell'insieme delle misure eco-responsabili adottate dai due istituti scolastici; il processo di transizione energetica e le proposte ESG Investing (investissement durable) della Monaco Asset Management, sulla presentazione di Jeremy Genin; il recupero delle acque grigie, sostenuto dalla MonacoTech FGWRS Start-up (Full/Firmus Grey Water Recycling System) e realizzata da Pierre Magnes, capo del sviluppo, e Alexia Fabiani, responsabile di progetto; ed infine il progetto di elettrificazione delle banchine e lo studio in corso sull'elettrificazione della navi, presentato da Armelle Roudaut-Lafon, Direttore degli Affari Marittimi, e da Olivier Lavagna, vicedirettore esecutivo della Société d'Exploitation des Ports de Monaco. Infine, Annabelle Jaeger-Seydoux, Direttrice della Missione per la transizione energetica, ha anche presentato il suo "Coup de Coeur": si tratta di Aurélie Fuentes, un'impiegata del Principato che, ogni mattina dall'indomani della tempesta Alex, raccoglie la spazzatura sulla spiaggia (non certo del Larvotto) prima di andare al lavoro. Per promemoria, lo scopo di questi rendez-vous è quello di valorizzare, ogni trimestre, i protagonisti che rendono possibile la transizione energetica virtuosa nel Principato. Il prossimo appuntamento è già fissato, il prossimo 6 febbraio, con altre iniziative energeticamente sostenibili. Foto: Manuel Vitali / Direzione del Comunicazione

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Emergenza Covid19: moduli e link per muoversi all'estero L'emergenza sanitaria in corso riporta in auge i certificati, o meglio, i moduli giustificativi da compilare per potersi muovere liberamente tra Francia, Italia e Monaco. Solo che, mentre per il governo guidato dal Presidente Macron la procedura non richiede di stampare i suddetti moduli consentendo di farlo direttamente on line - vedi il sito https:// media.interieur.gouv.fr/deplacement-covid-19/ - per l'Italia (https://ambprincipatomonaco.esteri.it/ ambasciata_monaco/it/ambasciata/news/informazionidell-ambasciata.html) e per il Principato di Monaco che si sta predisponendo per essere un'esemplare smartcity agevolata dal digitale, siamo ancora al consueto foglio da stampare per esibirlo ove richiesto. Ecco qui, per praticitĂ , il link monegasco (https://

La prima pagina dell'ultimo decreto monegasco anti-Covid19

covid19.mc/wp-content/uploads/2020/10/Justificatif-de-deplacement-professionnel-1.pdf) raggiungibile navigando sul sito www.covid19.mc, sia i principali modelli che vi abbiamo pubblicato su queste pagine. Ovviamente queste disposizioni fanno riferimento alla normativa emessa nell'ultima settimana di ottobre. Se comunque ci fossero ulteriori cambiamenti in futuro, raccomandiamo di cliccare sempre sui link sopra indicati. Meglio

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AUTODICHIARAZIONE GIUSTIFICATIVA GIUSTIFICATIVA DEROGATORIA VALEVOLE A MONACO VALEVOLE A MONACO

AUTODICHIARAZIONE GIUSTIFICATIVA GIUSTIFICATIVA DELLO SPOSTAMENTO VALEVOLE IN FRANCIA SPOSTAMENTO VALEVOLE IN FRANCIA

sempre riferirsi alla fonte che siti non ufficiali.

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AUTODICHIARAZIONE GIUSTIFICATIVA GIUSTIFICATIVA DELLO SPOSTAMENTO VALEVOLE IN A MONACO SPOSTAMENTO VALEVOLE IN A MONACO .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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Il Palazzo dei Grimaldi, da residenza dei Principi a monumento del Rinascimento

(parte seconda)

Proseguiamo in questo articolo il reportage realizzato in occasione della nostra visita esclusiva al Palazzo dei Principi di Monaco, mentre erano in corso i lavori di scoperta, valorizzazione e conservazione degli affreschi affiorati durante gli ultimi sette anni di restauri, debuttati nella Corte d'Onore. Come dicevamo nello scorso numero di QE-MAG@ZINE #27 - clicca qui per leggerlo - buona parte di queste meraviglie saranno visibili al pubblico a partire dalla primavera del 2021. Tuttavia, grazie alla visita commentata del coordinatore dei lavori, Christian Gautier, possiamo già anticiparvi che il cantiere in corso è tutt'altro che terminato, anzi... Foto: copyright Palais Princier/Axel Bastello e Gaetan Luci; AMP Monaco; Rugolo Productions

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Gli sguardi di Ercole, Era, Zeus e Pegaso ci hanno seguito dall'alto, curiosi, mentre noi ci muovevamo abbastanza disinvoltamente tra impalcature e le tavole di legno su cui campeggiavano fotografie, pennelli e scalpelli. Durante la visita commentata da un entusiasta coordinatore dei lavori, Christian Gautier, abbiamo attraversato e sfiorato le volte ripulite dagli intonaci che ricoprivano le volte della Galleria di Ercole, dove ancora ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


buona parte delle restauratrici presenti erano alle prese dei sedimenti da rimuovere, immagini da ritoccare, ricostruire o interpretare. Nel complesso si è scelto di lasciare gli affreschi appena emersi del Seicento insieme alle pitture murali del 19° secolo rimessi a nuovo. "Non sarà una scelta facile decidere come procedere una volta terminata questo lavoro" ci dice Gautier perplesso di fronte al lungo corridoio rinnovato. Effettivamente, quando tutti i ponteggi saranno rimossi, bisogna vedere l'effetto finale, il colpo d'occhio dell'insieme rinnovato. "Al momento, insieme a SAS il Principe Alberto II, stiamo vagliando ogni possibilità, anche quella di ricorrere all'intervento di artisti contemporanei che potrebbero inserire, ove occorra, dei graffiti in grado di rendere questa galleria una sorta di opera unica, dove il passato remoto, quello recente ed il presente di fondono in un unico ambiente" aggiunge il coordinatore. Ed in effetti le volte chiare, rispetto alle campate non tutte originali, riprendono i motivi dei muri verticale che ancora nascondono dei segreti, celati sotto la colla che teneva appoggiati dei pannelli ai tempi del Principe Ranieri III. Il progetto, ambizioso, prevede un grande sforzo non solo di recupero ma anche di fantasia. Nel frattempo, muovendoci nel Salone Europa, ci sorprendiamo ad ammirare gli affreschi del soffitto, arricchito di fregi cinquecenteschi, alcuni dei quali particolarmente intriganti: ci rendiamo conto che il tempo, in senso cronologico, non esiste più, per quanto siamo a pochi passi dalla residenza del Sovrano - la cui porta Copyright: Palais Princier / Axel Bastello d'ingresso è pochi metri - e contemporaneamente Palazzo di rappresentanza del Capo di

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Stato di questo piccolo Principato. Siamo immersi e letteralmente avvolti dalle suggestioni che si provano visitando uno scavo archeologico ove nulla è risparmiato, nemmeno i pavimenti. E' il caso, per esempio, del Salone Mazarin, che oltre ai fregi del XVI secolo, è nel pieno della sua ricostruzione, dove le maestranze di più professionisti, tutti impegnati su tutti i fronti, si scambiano carte e pareri. Proseguiamo, con il naso all'insù: sembra di assistere, in ogni ambiente, ad un visual storytelling, dove gli affreschi realizzati evocano l'atmosfera che regnava in questo palazzo principesco, già allora abitato dai Grimaldi. E' qui che gli ospiti, nell'attesa, ammiravano i capolavori che li circondavano: "Non ci sono solo leggende di eroi della mitologia classica greca e romana, anche la testimonianza dei guizzi artistici tipici del Rinascimento: angeli paffutelli che si affacciano ovunque,

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maschere sorridenti o dalle espressioni interrogative. Il tutto s'intrecciano insieme a motivi ricorrenti con satiri, centauri e figure antropomorfe che ricordano quelle che ornano le volte dei palazzi genovesi dello stesso periodo. La Sala del Trono, per esempio, è tra le più complesse da trattare perché rimane tra quelle meglio conservate. Rischiare di intaccare il soffitto per scoprire magari degli affreschi non facili da restaurare o recuperare è un rischio calcolato, per quanto non sappiamo quale potrà essere il risultato finale" dice Gautier. Proseguiamo poi nel Gabinetto della Storia con le belle decorazioni visibili alle pareti e po ci allunghiamo nel Salone Luigi XIII, dove spiccano gli affreschi ben conservati, il cui motivo centrale evidenzia la figura di Bellerofonte muscoloso che, osando raggiungere l'Olimpo, Regno degli Dei, viene redarguito da Zeus che gli invia uno sciame di mosche per pizzicare le terga del suo destriero alato, Pegaso, nell'intento di farlo disarcionare! "Il messaggio, allora come oggi, è abbastanza chiaro: che ognuno resti al suo posto" commenta Gautier. L'insieme di queste affreschi risalgono al regno di Onorato I, il Signore di Monaco che ha governato dal 22 agosto 1523 al 7 ottobre 1581. La sua storia, segnata dall'assassinio del padre quando era ancora in fasce (aveva solo 9 mesi), è alquanto singolare, visto che fino alla sua maggiore età, a capo del suo Governo si sono succeduti vari reggenti: da Agostino Grimaldi che taglia i rapporti con la Francia per allearsi con la Spagna; fino a Étienne (Stephen) Grimaldi, proveniente da Genova e conosciuto come “il Governatore”, in carica dal 23 aprile 1532 al 16 dicembre 1540. Probabilmente questo legame non solo storico ma effettivo con la Repubblica genovese, alla cui testa spiccavano la famiglia Copyright: Palais Princier / Axel Bastello

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dei Doria, ha permesso di far appello al talento degli stessi artisti che ai tempi del Rinascimento erano chiamati ad abbellire i palazzi genovesi . "In quel periodo la famiglia Grimaldi genovese era molto ricca e possedeva navi che impiegava nel Mediterraneo per ragioni commerciali. Non è escluso che la vicinanza alla 'La superba' (Genova) durante il governo dei Doria, abbia permesso a pittori come Pierin del Vaga, Luca Cambiaso e Galeazzo Alessi, di recarsi fino a Monaco per affrescare anche il Palazzo monegasco", sostiene Gautier. Infine, giungiamo alla grande scoperta ed enigma ancora da dipanare: si

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tratta dell'alcova del Salone Louis XIII, su cui si stanno concentrando due restauratrici. Il soffitto a volta è coperta da arcate e colonne a cui, ad un certo punto, non corrisponde la geometria dei contrappesi. Si pensa, dopo opportune riflessioni, alla possibilità che sia ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


stato nascosto nel tempo una sorta di solaio. Per verificarlo, l'equipe di Gautier effettua un piccolo foro per ispezionare cosa poteva esserci al di lĂ della muratura. E qui la meraviglia: un intero contro-soffitto perfettamente affrescato, con i colori dell'epoca, si svela in tutta la sua bellezza. Ebbene, di questo parleremo nella terza ed ultima puntata di questo reportage che vi attende nel numero #28 di QE-MAG@ZINE previsto per dicembre.

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Particolare degli affreschi del Seicento emersi sulla facciata del Palazzo dei Principi. Copyright Palais de Monaco / Gaetan Luci

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Monaco e Antibes: un legame più che centenario

Lunedì 26 ottobre 2020, in tarda mattinata, S.A.S. il Principe Alberto II è stato ricevuto nella città di

Antibes, ridente località costiera della Costa Azzurra, da Jean Leonetti, Sindaco della città, per scoprire la targa "Siti Storici Grimaldi di Monaco". L'ennesimo paese si unisce dunque all' Association des Sites historiques Grimaldi de Monaco fondata nel 2015, in occasione della commemorazione del tricentenario dell'Alleanza dei Grimaldi e dei Matignon da Jean-Claude GUIBAL, Vicesindaco e Sindaco di Mentone. Ad Antibes, per la cronaca, svetta il Castello Grimaldi, oggi Museo

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Picasso, al cui interno però sono conservati preziosi documenti e manoscritti che evocano il possesso del castello e della città, alla fine del XIV secolo, a favore dei Grimaldi. Secondo quanto dichiarato da Alain Bottaro, responsabile dell'archivio e della documentazione della città francese, buona parte di questi documenti, dispersi durante la Rivoluzione Francese, sono riemersi in seguito ad un'asta pubblica di un'eredità risalente ad una collezione inglese dell'inizio del secolo scorso: "Grazie al mecenatismo personale del Principe Alberto II e ad una sovvenzione del Ministero della Cultura, oltre alla somma messa a disposizione dalla città, Antibes ha vinto il lotto per 8.000 euro" ha ricordato Bottaro, a margine della visita del Sovrano nei saloni dove erano esposti di documenti. Foto © Gaetan Luci Palais Princier ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


Dolceacqua: (quasi) tu o pronto per un gemellag io con il Comune monegasco?

Tra Monaco ed il comune ligure di Dolceacqua (IM) non esiste solo un legame storico o affettivo, dato dalle numerose proprietà immobiliari appartenenti ai monegaschi presenti sul piccolo territorio su cui svetta il castello dei Doria. In effetti si tratta di una stretta collaborazione e condivisione d'intenti che accomuna da tempo le due città. In questo senso deve essere intesa la lettera d'intenti preparatoria appena siglata per l'avvio del gemellaggio e la creazione di uno statuto che dovrà essere approvato (previo accordo del Ministro di Stato del Principato di Monaco) dal Consiglio Comunale di ciascuno delle due Città. All'incontro organizzato a Monaco erano presenti, lo scorso martedì 3 novembre, il sindaco Georges Marsan, insieme ai suoi consiglieri Camille Svara e Marjorie Crovetto, Jacques Pastor e Karyn Ardisson Salopek, che hanno ricevuto il Sindaco di Dolceacqua, Fulvio Gazzola, accompagnato dal suo Primo Vice, Fabio Sbraci e dal suo Assessore, Giorgio Lamberti. Nella nota trasmessa dal Municipio monegasco si ricorda che le relazioni tra Dolceacqua e il Principato risalgono al 1491, ai tempi del matrimonio di Luc Doria e Françoise Grimaldi, seguita dal giuramento del 3 novembre 1523 all'interno dei Jardin des Orangers del Palazzo dei Grimaldi.

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Le parole che curano

Le storie della filosofia

a cura di Salvatore Dimaggio Nella storia della filosofia che studiamo a scuola o che comunque in un modo o nell'altro abbiamo nella mente, c'è un filosofo che inevitabilmente spicca sugli altri. E spicca sugli altri semplicemente perché il modo stesso di concepire la storia della filosofia è un riflesso del suo pensiero. Stiamo ovviamente parlando di Hegel. Avendo impresso sulla filosofia occidentale la sua fenomenale sintesi tra storia e ragionamento, storia e dialettica, egli ci consente di guardare a filosofi delle epoche più diverse, dei luoghi più diversi e con le idee più diverse, come parti organiche di un'unica colossale riflessione collettiva. E’ importante essere consapevoli del fatto che qualunque filosofo studiamo a scuola, stiamo, in un certo senso, sempre e comunque studiando Hegel. Potremmo, però, dire che l’autorità del modello hegeliano gli si è ritorta contro. Nel tempo, infatti, altre scuole ed altri pensatori hanno preso a prestito le idee di Hegel per renderle ancora più didatticamente maneggevoli e pratiche. Di fatto, ormai, la filosofia si studia per epoche storiche, per stagioni. Ciò che

Immagine: copyright Michela Terzi 18

resta allo studente è una strana idea per la quale nel dato secolo si ragionava in un certo modo,

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nel secolo successivo si ragionava in un altro e così via. I filosofi sarebbero semplicemente la punta dell'iceberg di questi mutevoli orientamenti concettuali. Nulla di sorprendente se qualche studente fosse portato a ritenere che la filosofia sia una mera testimonianza delle mode del momento, in modo non tanto diverso dalla foggia delle gonne indossate dalle signore in quel determinato periodo. Questo è un grosso limite, ma si deve onestamente ammettere che qualsiasi criterio si scelga per organizzare l'immensa mole di materiale che è il pensiero filosofico, si dovrà necessariamente sacrificare qualcosa... omettere, decontestualizzare, con gran copia di fraintendimenti e semplificazioni. Il cruore di tagli e sfregi è inevitabile. Questo non deve assolutamente sorprendere. Stiamo parlando di storia e di filosofia, vale a dire due discipline che hanno speso gran parte delle loro energie a definire se stesse, i loro perimetri, i loro modelli. Che la filosofia tenda a ridefinire continuamente se stessa è cosa nota, ma anche per quanto riguarda la storia non si deve dimenticare che l'oggetto, le modalità e limiti di tale disciplina sono stati prospettati ed inquadrati in modalità radicalmente diverse. Tra un Dilthey che ci tiene a separare in modo rigido la storiografia dalle scienze naturali, sottolineando come la prima abbia a che fare con realtà interiori dell'uomo e non con oggetti misurabili, un Weber che cerca di rendere la storia un po' meno lontana dalle scienze naturali coniando la dottrina dei tipi ideali ed un Croce che rinviene nella storiografia un’attività sostanzialmente creativa ed artistica, corrono differenze immense. Ma la questione è ben più antica. Ascoltiamo Gaetano De Sanctis… ascoltiamolo bene perchè è uno storico che parla dei limiti di un altro storico in relazione ad un’altra scuola storiografica (!)

“Se Livio non vede che Roma è perché egli è del tutto legato agli schemi della storiografia romana che, in contrasto con quella greca, ha un interesse esclusivo e profondo per le vicende del proprio popolo e che dalle sue origini fino al suo declinare non è e non vuole essere se non la storia del popolo e dello Stato romano.” Dunque quando ci avviciniamo ad uno studio della storia della filosofia, ciò che apprendiamo è la risultante di tantissime scelte arbitrarie compiute da molteplici soggetti. Eppure questo non è un fallimento dello studio della filosofia, semmai la riconferma della sua natura irrimediabilmente problematica, inquieta e provvisoria. ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... 25 giugno 2020

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INCONTRI: Massimo Co o

di Silvia Giordanino

In questo appuntamento di INCONTRI introduciamo un grande successo editoriale tutto italiano: "È andata così. Trent'anni come si deve" di Luciano Ligabue e Massimo Cotto, edito da Mondadori. Si tratta non solo di una pubblicazione, ma di un cofanetto di musica e letteratura, del quale non vi sveliamo oltre, ma vi invitiamo a comprare per voi o come regalo di Natale. Ligabue è il noto rocker italiano, grinta, personalità e voce inconfondibile, esattamente come l'autore dei testi: Massimo Cotto. Quasi impossibile non averlo ascoltato per radio, con quel tipico giornalismo veloce e mai banale richiesto da tale mezzo di diffusione. Non si può non rimanere affascinati da quella voce calda, di velluto elegante, dolce. Vanta numerose collaborazioni con radio importanti e la pubblicazione di numerosi libri. Non aggiungo altro a queste breve introduzione, poiché basterebbe digitare il suo nome su qualche motore di ricerca per avere notizie sulla sua ricca biografia, ma tento di svelarvi esattamente com'è: un artista delle parole, un grande intellettuale, un uomo dal cuore d'oro. Ho la fortuna di essere sua amica fin dai tempi del liceo, di conoscere sua moglie, l'attrice Chiara Buratti, brava e bella, e il loro figlio Francesco. Lo contatto nel momento clou di promozione del volume, con tutta quella paura pre-covid che si respirava già a metà ottobre. Metto in stand-by mentale la risposta di un NO alla mia richiesta di intervista, glielo dico anche, invece...Il contatto non tarda ad arrivare, ma non è una risposta alle domande anticipate via mail, bensì una domanda:- Come stai?-. Ringrazio dentro di me di non incontrare il Nostro “de visu”: sono commossa, deglutisco lacrime di gratitudine umana...

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Foto: copyright Jarno Iotti .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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Foto: copyright Jarno Iotti

"È andata così. Trent'anni come si deve." di Luciano Ligabue e Massimo Cotto, edito da Mondadori, è stato portato in gestazione prima e durante il lockdown e, uscito l'11 ottobre, dopo due giorni è stato il libro più venduto, sia nelle librerie che su Amazon. E' il successo editoriale dell'anno. Raccontaci com'è andata, siamo curiosi..."Luciano aveva voglia di mettersi in luce per la prima volta in maniera completa e senza reticenze. Sono usciti molti libri su di lui, non sempre attendibili, quindi la sua idea era, dopo 30 anni di carriera e 60 di vita, di raccontare chi era e chi è, di mettere in relazione il passato con il presente. Così mi ha telefonato e mi ha chiesto se mi andava, io scherzando gli ho detto: “Dai, ci penso un po'...” dopo un millesimo di secondo, ovviamente, gli ho detto che ero entusiasta ed è iniziata questa avventura bellissima che sarà indimenticabile anche per le modalità con cui è Foto: copyright Paola Malfatto avvenuta". Sappiamo che il progetto del libro .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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ha preso il via in un luogo particolare per poi continuare altrove durante il periodo del primo lockdown di quest'anno. Puoi svelarci qualche cosa a tale proposito? "Il primo incontro è avvenuto in luogo molto particolare che si chiama Ca' di Pòm, che si trova a Correggio, la terra natale di Luciano, dove c'è una sala rossa in cui sono state composte tutte le canzoni di “Buon Compleanno Elvis” che tutt’ora rimane il suo maggior successo commerciale. Abbiamo lavorato per un’intera giornata, cominciando a registrare. Dopo sono tornato a casa felice per l’inizio di un'avventura che immaginavo sarebbe stata straordinaria. Il giorno dopo Asti (la mia città) è diventata zona rossa, dopo poco c’è stato il lockdown, per cui siamo stati costretti a reinventarci tutto. Originariamente il libro sarebbe dovuto uscire per l'11 settembre, vigilia di Campovolo. Per riuscire nell’intento di arrivare in tempo era necessario lavorare ognuno a casa propria. Io scrivevo, lui faceva

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altrettanto, quasi in preda a un delirio creativo, una febbre malarica. Alla sera alle sette ci scambiavamo i testi". Com'è stato scrivere un libro a quattro mani con Ligabue? "Scrivere un libro con un artista è bellissimo, ma con un piccolo problema all’inizio, poiché per quanto tu lo conosca, lui ti sia amico e ti stimi, dovrai vincere le sue ritrosie e conquistare la sua fiducia perché quello sarà il momento in cui parlerà come se fosse di fronte a uno specchio e non davanti a un’altra persona. Io per fortuna riesco a creare questo magico momento. Mi avevano detto che con Luciano sarebbe stato più difficile che con altri personaggi, perché è un soggetto molto timido, piuttosto chiuso in sé stesso. E' una persona bravissima, meravigliosa, che, però, ha pudore dei propri sentimenti, diciamo che “stenta” ad aprirsi... invece tutto ha funzionato magicamente fin dall’inizio". Cosa ti lega a questo grande artista? "Con Ligabue ho moltissimi punti in comune, proveniamo tutti e due dalla provincia, quando qualcuno vuole offendere un'altra persona dice che è molto provinciale, per noi questo è un grandissimo valore. Siamo cresciuti tutti e due nel mito dell’America, sia nella letteratura che nella musica, ma questo non ci ha impedito di distinguere molto bene tra il sogno americano, la politica e il modo in cui vengono condotte certe cose. Siamo concordi tutti e due sul fatto che la musica, nel suo piccolo e nel suo grande, ti può cambiare la vita, il valore delle parole, la certezza Foto: copyright Jarno Iotti che nelle canzoni si possono ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


raccontare brandelli di verità e con questi brandelli di verità riesci a vestirti nel modo migliore. Ecco perché in tutti questi anni ci siamo frequentati solo in occasione dell’uscita di un disco e ora è certamente nato un rapporto molto più profondo". Quale il “segreto” della tua meravigliosa scrittura? "Non credo si possa definire un segreto, ma per me “funziona” così... Ho la grande fortuna di sedermi a un computer, un tempo alla macchina da scrivere e prima ancora al quaderno, e quasi automaticamente mi vengono le parole. Non c’è nessuna scuola dietro e anche nessun metodo, questo la rende splendida, non che lo sia la mia scrittura in particolare, ma è meraviglioso scrivere. Non sai mai se tale magia si rinnoverà in eterno. Quando succede penso a Hemingway che in suo libro riportò: “Hai sempre scritto, continuerai a scrivere”, anche se poi la storia ci racconta che per lui non è stato così, infatti negli ultimi anni lui aveva difficoltà incredibili che lo hanno portato al suicidio, perché scrivere per lui era più importante che vivere. Quello che amo fare è provare a dare corpo e anima a quello che scrivo, cerco di essere semplice e allo stesso tempo evocativo, mi piace l’idea che chi legge riesca a “vivere” un favola, una storia o un film; i racconti migliori e anche le canzoni, sono quelli che ti fanno capire cosa sta succedendo e io spero di riuscirci". Cosa consiglieresti ad un giovane che voglia intraprendere la tua professione? "A un giovane che vuole intraprendere la mia professione, che poi non so se sia quella di DJ, giornalista o scrittore, consiglio intanto un cosa valida per tutte e tre le professioni: quella di crederci, di faticare e di considerare tale fatica come una bellissima parte del percorso. Se vuoi avere i muscoli, avere un fisico perfetto, devi andare in palestra, e andare in palestra a volte è faticoso, ma è anche molto bello e gratificante. Ecco scrivere o fare il DJ o salire su un palco è esattamente la stessa cosa. Il talento da solo non basta, è il profumo della torta, non la torta. Ti permette di arrivare a bussare alle porte della Bellezza, ma non riuscirai mai ad aprirle e tanto nemmeno a sfondarle. E’ necessario un impegno quotidiano e molta umiltà. Chi vuole iniziare oggi quest’avventura, ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #26 - 2020 #27 - 2020

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in questi tempi sbandati e difficili, non si deve far scoraggiare, perché se scrivere, o fare radio, è una necessità non puoi arrenderti subito alle circostanze avverse, ma devi capire che non ti arriverà tutto e subito. Storicamente, statisticamente, il successo è una conseguenza di ciò che tu fai, non è mai un traguardo da raggiungere fissato in partenza. Che arrivino nuove generazioni a tenere viva questa fiammella, che oggi invece stenta sempre di più a combattere i venti contrari!"Un ricordo particolare che vuoi condividere coni lettori di QE Magazine..."Difficile scegliere un ricordo della mia vita, o comunque un'immagine. Un grande, Vinicius de Morae diceva: “la vita è l'arte dell'incontro, dunque la mia tentazione sarebbe proprio quella di evocare i tanti incontri bellissimi e importanti che ho fatto con tante prestigiose rockstar da Leonard Cohen a Robert Plant, da Paul McCartney a Mike Jagger... non perché siano rockstar, o siano famosi, ma perché si impara sempre dalle persone con cui parli, a maggior ragione dagli artisti, dotati di una sensibilità diversa, assolutamente particolare. In realtà forse il ricordo più bello è quello di una stanza buia, un tavolo esagonale verde, come i tavoli da gioco, un solo microfono e una sola luce rossa che si accende, è la mia prima trasmissione a Stereo Notte. Sono le 4 e mezza di mattino, e in quel momento per me si realizza un sogno, è vero che io avevo fatto radio in tante realtà private, ma in quel momento io arrivavo dalla Rai, che all’epoca era la Mecca, e allo stesso tempo arrivavo alla trasmissione più importante di quegli anni che era, appunto Stereo Notte. Ecco, quell'inizio per me è il ricordo più importante perché

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per tutta la vita io ho sempre cercato di mantenere un rapporto stretto e un contatto vivo fra ciò che ero quando ho iniziato e ciò che sono adesso. Se ti dimentichi non solo da dove sei venuto e le tue radici, ma anche ciò che hai provato, il primo momento in cui ti sei messo in cammino, quello è l’inizio della fine. Non dimenticare è la cosa più importante". Da Massimo Cotto c'è sempre da imparare, non ci si stanca mai di ascoltarlo, di leggerlo...Vorrei dedicargli queste parole del noto cantautore Paolo Conte “...il maestro è nell'anima e nell'anima per sempre resterà...”...Ecco, le parole che ci ha regalato, non lasciatele sfuggire, portatele con voi! ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #26 - 2020 #27 - 2020

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Ingredienti di questa pozione: solo uno, Superga! Cari lettori di QE Magazine, amici, a questo “giro” di MOiTO ecco a voi uno dei simboli della città: Superga, ve la presentiamo perché è uno dei luoghi simbolo di Torino.

Superga by Mihai Bursuc 26

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Immaginiamo un viaggio che volete fare a Torino, sia che lo facciate in treno e vi troviate nella bellissima stazione di Porta Nuova, colma di negozi e con un pianoforte che viene suonato dai passanti, sia che lo facciate in aereo e vi troviate all'aeroporto di Caselle. programmate questo viaggio ma non di questi tempi di emergenza sanitaria. Un consiglio tutto “torinese”, fatevi portare da un taxi nella zona Nord della città lungo il fiume Po e potrete ammirare camminando sia lo spettacolo del fiume popolato di animaletti (aironi, anatre, cormorani...), ma sopratutto vederete a distanza la meravigliosa basilica che domina questa zona della città. Arriverete alla stazione di Sassi dove parte la storica tranvia a dentiera che vi porterà a Superga, unica in Italia nel suo genere, è la continuazione di un tradizione ultracentenaria iniziatasi il 26 Aprile 1884. Ovviamente col passare degli anni fu trasformata nei dati tecnici, ma offre al visitatore un viaggio d' altri tempi sulle carrozze originarie e un panorama indimenticabile. Alla stazione di arrivo, dopo un breve percorso, vi troverete di fronte alla Basilica di Superga. Enorme, maestosa vi dominerà completamente. Guardate alle vostre spalle, la sua presenza non s' impone solo a voi, ma a tutta Torino e nelle belle giornate fino alle Alpi. Pensate che Jean Jacques Rousseau definì così questo luogo: “Io ho dinnanzi il più bello spettacolo che possa colpire l' occhio umano” e De Amicis scrisse: ”Il panorama del colle di Superga è più grande e più bello della sua fama”. Ecco perché migliaia di visitatori l' anno la scelgono come per i motivi più vari: pellegrini, appassionati di arte e storia, amanti dello sport (poi ve ne sveleremo il motivo) o delle bellezze paesaggistiche e naturalistiche.

Superga by Milo Concas .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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Anche moltissimi fotografi professionisti e amatoriali la scelgono come soggetto delle loro opere. Gli innamorati ci vanno di sera per godersi la vista della città illuminata, la luna e le stelle ed avere un po' di privacy. Quindi aggiungiamo un altro suggerimento: andateci anche di notte o al tramonto quando nelle giornate limpide le luci del cielo cambiano e vedrete oltre tutto questo il disegno delle Alpi (in questo caso però ricordatevi di chiamare un taxi, poiché la funicolare sarà chiusa). Ritorniamo alla nostra Basilica e alla sua

Foto by Andrea Viglianco

imponenza, la Basilica è alta 75 metri e pensate che per poter esser costruita il colle è Credits Wikipedia stato abbassato di 40 metri! Venne fondata dal duca Vittorio Amedeo II in seguito a un suo voto alla Vergine Maria: se avesse vinto contro i nemici che assediavano nel 1706 Torino, le avrebbe dedicato un santuario. Il progetto venne commissionato al noto architetto Filippo Juvarra il quale non solo progettò la struttura esterna, ma lasciò anche dettagli precisi sui pregiati materiali interni che non vi riveliamo per lasciarveli scoprire.

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Qui troverete anche la cripta dei Savoia dove giacciono i feretri di diversi membri della famiglia reale. Curiosità : ogni anno i tifosi della squadra del Torino vanno in pellegrinaggio il 4 maggio poichÊ qui persero la vita nella stessa data del 1949 i giocatori e il pilota dell' aereo che si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga che sorge sulla collina torinese, le vittime furono 31. E' sede anche del museo dedicato alla squadra e a quel triste evento.

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Scintille

a cura di Patrizia Ruscio

La nostra Patrizia Ruscio, questa volta, ha scelto d'intervistare Alessandra De Tommasi, giornalista e blogger, che ci racconta il suo personale impegno contro gli stereotipi femminili e dà il suo personale contributo nell'accettazione di sé stessi che confluisce nel movimento del body-positive.

Curvy e sto!

Innanzitutto i suoi occhi, scuri e intelligenti, incorniciati da una spiritosa montatura colorata. E' la prima cosa che colpisce in questa ragazzona mediterranea che sprigiona fascino e ironia da vendere. Una frangia corta le incornicia i lineamenti delicati: è il suo biglietto da visita, insieme agli occhiali che, non a caso, sono anche il logo di “Air quotes” il blog che da un anno a questa parte registra i suoi articoli, che parla di body positivity, autostima, e racconta la sua presenza ai festival internazionali più prestigiosi di cinema e televisione. Alessandra de Tommasi è una perfetta globetrotter che

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non si è fermata neanche davanti alla pandemia e appena l'emergenza ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


sanitaria lo ha permesso, biglietto aereo e valigia alla mano, ha attraversato le Alpi per partecipare al FESTIVAL

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DE TELEVISION DE MONTECARLO dove è ormai di casa. Poi, una volta giunta qui, è rientrata a casa perché l'evento è stato rinviato a giugno del 2021. Ritornerà a Monaco, dice, perché dal 2016 fa parte della giuria di preselezione fiction e dal 2020 è Regional Advisor di questo evento culturale, tra i più eleganti d'Europa. Dall'inizio della sua ventennale carriera nel giornalismo, Alessandra ha collaborato con centinaia di testate e intervistato altrettanti volti noti dello spettacolo del calibro di Helen Mirren, Donald Sutherland, Julia Roberts, Michael Douglas, personalità che solo a nominarle provocano una sorta di vertigine. Giornalista, blogger, scrittrice (ha scritto cinque libri dedicati a Violetta e Alex & co.) Alessandra si muove con sofisticata leggerezza da un genere letterario all'altro, mantenendo inalterata la sua voce fresca e vivace anche nelle situazioni spiacevoli che le sono ripetutamente capitate fin dall'infanzia. L'infanzia in due parole: Stai sciupata. Per il suo aspetto curvy e fuori dagli stereotipi, infatti, Alessandra è stata spesso bersaglio di critiche e frecciatine: “Fin da bambina il cibo è stato un'espressione d'amore da parte dei miei familiari. Mia madre mi rimpinzava, mia nonna mi rimpinzava, mia zia mi rimpinzava.” - commenta Alessandra, divertita - “Tutti si preoccupavano che fossi bella pasciutella e la cosa che temevo di più era che mi dicessero “stai sciupata”, perché avere una figlia magra è la tragedia massima per un genitore meridionale. E ti assicuro che in vita mia sciupata non lo sono stata mai! Il punto è che a casa mia mangiare era sinonimo di benessere e sono stata programmata per credere che questa fosse la realtà assoluta, quindi non l'ho mai messa in discussione.” prosegue Alessandra - “Quando sono cresciuta e ho cominciato le scuole elementari, mi sono trovata di fronte a una realtà ben diversa. ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #26 - 2020 #27 - 2020

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Ero la più alta della classe ma anche la più in carne. Ho scoperto altri canoni di bellezza che non erano legati al fatto che fossi paffutella. I compagni di classe mi prendevano in giro per il mio aspetto fisico. Avevano una tale capacità di essere schietti che mi feriva a morte. A casa i miei continuavano a perpetuare gli stessi valori di sempre ma fuori mi sentivo inadeguata e ingombrante”. Per Alessandra iniziò un periodo di crisi fatto di lotta contro il suo corpo, contro la bilancia, diete estenuanti che le hanno rimodellato la silhoutte ma sottratto la gioia di vivere, fino all'estate del 2019 quando si è presentata un'occasione d'oro per rompere il silenzio. Confessioni di una taglia nutella. Tra le collaborazioni storiche di Alessandra c'è quella con lo staff del Festival di Giffoni che apre i battenti ogni anno nel mese di luglio. Uno dei film presentati durante la scorsa stagione, “Dolcissime”, ha affrontato proprio il tema del body-shaming e raccontato la storia di tre amiche grassottelle entrate nelle mire malevoli dei loro coetanei, che le ricoprono di insulti sui social. Un problema attuale quello del cyberbullismo, che riguarda tanti giovani e non ha risparmiato neanche Alessandra: “Uno dei quotidiani con cui collaboro mi chiese di scrivere un pezzo in cui parlavo di me e della mia convivenza con una taglia extra large. Scelsi l'epiteto “taglia nutella”, trovai che fosse il modo giusto per coccolare e sdrammatizzare una situazione che conosco fin troppo bene.” L'articolo di Alessandra pubblicato su Leggo.it, andò incontro al favore dei media che lo rilanciarono

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sui loro siti, come lei stessa racconta: “Per la prima volta ci ho messo la faccia e mi sono messa emotivamente a nudo raccontando le mie insicurezze e fragilità. Mi aspettavo di essere travolta dalla solita valanga di insulti, invece ho ricevuto i commenti di tante persone che, per motivi diversi, si sono sentite e si sentono fuori posto. Sono stata contattata dall’organizzazione no-profit

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internazionale Terre des hommes che mi ha chiesto uno speech all’evento milanese Stand up for girls e mi ha scelto tra i testimonial di una campagna per realizzare una statua, sempre nella capitale della Lombardia, a memoria delle bambine e delle ragazze vittime di violenza”. Chi mi ama mi accetta, a cominciare

il sogno di un mondo dove i rapporti sono all'insegna della gentilezza e del rispetto. Certo, metterci la faccia mi ha anche attirato online alcuni hater che mi hanno insultata sui social conclude Alessandra – ma ho segnalato i commenti a Instagram, ne ho parlato pubblicamente e sto per denunciarli alla polizia postale. Non permetto più che qualcuno mi faccia sentire di nuovo inadeguata. Non sarà mai una taglia a definirmi, ci ho messo 40 anni per capirlo ma oggi posso dire finalmente: questa sono io. Curvy e sto!”. (Fotocredits: Vanessa Arciero/SoFashion)

da me. L'immagine che oggi Alessandra vede riflessa nello specchio è quella di una donna che si piace, anzi, si ama. Ha smesso di misurare l'amore per se stessa in chili e centimetri, ha regalato la bilancia e ha iniziato una nuova relazione con il mondo. Lo scorso 17 ottobre ha partecipato a “Imperfetta ma sexy” uno spazio di condivisione di pensieri, di idee, di passioni, dove si celebra l’accettazione e dove ogni donna può imparare ad amarsi e a farsi amare così com’è. Il tutto condito da uno spirito lieve e allegro in sintonia con il suo modo di essere: “Ho ritrovato all’improvviso la voce interiore che ho sempre messo a tacere e ho condiviso ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #26 - 2020 #27 - 2020

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Grand Hotel des Ambassadeurs a Mentone: spazio agli artisti

Il Grand Hotel des Ambassadeurs a Mentone continua ad arricchire i servizi che offre con nuove soluzioni che rispondono alle esigenze dei nostri contemporanei.

Il Palace Belle Epoque, immobile che ospita questo prestigioso hotel, è stato inaugurato nel 1865 ed è il primo progetto realizzato dal noto ingegnere francese Gustave Eiffel. Tutta la struttura in ferro battuto dell'immobile (i balconi, le decorazioni della facciata, la spettacolare scala interna) sono dunque opera dell’autore della Torre Eiffel. Dobbiamo a lui la scoperta della Costa Azzurra durante la costruzione dell’Hotel des Ambassadeurs, iniziata nel 1861. Durante il periodo della realizzazione dell'albergo mentonese, Eiffel ha

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vissuto poco distante, in una villa costruita da lui stesso, a Roquebrune Cap Martin, che ha comunque abitato anche dopo, perché amava trascorrere del tempo in questa affascinante regione del Sud della Francia, a pochi passi dalla vicina Italia. .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................


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In questo contesto storico così importante, ma allo stesso tempo caldo e conviviale, la proprietaria, Liana Marabini, collezionista e mecenate (è presidente del capitolo di Monaco dei Mecenati dei Musei Vaticani), ha destinato una serie di aree del suo hotel agli artisti che non hanno gallerie in cui esporre le loro opere. Mentre ci accompagna a visitare le sale, ci illustra il suo pensiero: ”Per chi dipinge, scolpisce o fotografa, mostrare le proprie opere è una vera esigenza. Ma non sempre si trovano gallerie disposte a prendere le tele o le opere d'arte. I motivi sono tanti: mancanza di spazio, specializzazione della galleria, preferenze del gallerista ecc. Allora interveniamo noi, mettendo a disposizione questi spazi luminosi e funzionali. L’artista può affittare un muro o una sala intera, facendone la sua galleria personale. Volutamente i prezzi sono molto accessibili perché non si tratta di un rapporto gallerista-artista, bensì di un semplice affitto di sale il cui oggetto abbia però questa precisa destinazione: l’arte”. Ed in effetti, gli spazi ed i saloni sono molto belli: parquet di legno antico, pareti bianche, altezze al soffitto molto importanti, grandi finestre o porte finestre, che lasciano filtrare molta luce naturale. Una delle sale ha perfino l’entrata direttamente dalla strada, e un suo giardino. Liana Marabini continua a guidarci in questa visita privata, mentre ci parla di questo servizio: ”Gli artisti possono non solo esporre le proprie opere, ma ricevere i collezionisti, organizzare dei .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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vernissage, incontri con la stampa ecc. E devo aggiungere che esporre qui, non è come esporre in uno spazio qualunque. Il Palace des Ambassadeurs ha una forte vocazione alle arti, non solo per la sua storia o la mia presenza qui, ma per le altre attività che facciamo continuamente qui". Cioè? "Da tempo qui si organizzano mostre, conferenze, concerti, esposizioni, e perfino la Biennale d’arte contemporanea Sacra, la BACS, ha la sede qui. La prossima edizione di questa Biennale avrà luogo nel 2021, dal 1 al 31 Ottobre e avrà come tema L’Arte per raggiungere la Trascendenza.

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Negli anni in cui BACS non ha luogo, si svolgono mostre di artisti importanti. La prossima, ad esempio, è la personale di Brian Finch. L’eclettico artista britannico presenterà trenta opere ispirate al titolo De Fructibus, .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................


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in quanto hanno un soggetto comune, ossia la frutta e i manoscritti antichi. Oltre a queste attività, il Palace des Ambassadeurs ospita anche la propria collezione d’arte permanente. Perciò, gli artisti che prendono in locazione degli spazi nel Palace des Ambassadeurs sono in casa loro.” E noi non possiamo che essere d'accordo con lei. La stampa, in effetti, viene invitata spesso agli eventi che hanno luogo nel Palace des Ambassadeurs e possiamo dire che negli anni abbiamo incontrato qui grandi scrittori, musicisti e artisti vari fare conferenze, prodursi o esporre le proprie opere. Secondo Liana Marabini, anche questa area geografica si presta ad inspirare gli artisti: ”La Costa Azzurra ha la caratteristica di essere abitata e frequentata da moltissimi artisti. La sua luce, la douceur de vivre, il sole e il mare hanno da sempre attirato coloro che con la loro arte l’hanno resa immortale. Non è un caso che i grandi del passato come Van Gogh, Chagall, Matisse, Dalì, Sutherland, Picasso e tanti altri si sono impregnati di questa atmosfera, che ha nutrito la loro creatività e la loro immaginazione. Il nostro Palace des Ambassadeurs stesso è un luogo iconico: pensi, in passato ha ospitato Nicki de St Phalle, Matisse e Chagall, mentre Jean Cocteau era solito prendere l’aperitivo in giardino. Pablo Casals, Ernst Hemingway, Curzio Malaparte e Rudolf Nureyev sono stati addirittura clienti dell’albergo”. Per informazioni: general-manager@gha-menton.com .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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Dalla penna alla padella, ritra o di uno chef: Pasquale Caliri

Inizia con questa intervista la collaborazione con la solare Alba La Calce, residente in Francia da anni e a Nizza da qualche mese, ma di origine siciliana. Alba vanta un percorso professionale articolato. Laureata in giurisprudenza, con una lunga esperienza professionale in Italia, ha poi insegnato italiano all’università di Tours, ma il suo pallino resta quello della scrittura e della comunicazione. Nella sua Palermo, ha collaborato con il quotidiano online della città. Ma, più di tutto, è una donna colta, curiosa e attenta ai suoi tre figlioli che coccola ed educa come una volta.

Il suo primo pezzo, in onore alla sue origini, è l'intervista ad un'altra bella persona, Pasquale Caliri, conterraneo di Alba. Scopriamo insieme chi è e, alla fine, anche voi non potrete far altro che sperare di andare presto a Messina per assaggiare i suoi piatti, carichi di creatività e passione, un'esperienza che non farebbe bene solo al palato, ma sicuramente anche all'anima...

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Sembra un mago nel suo atelier, intento a materia. Ed, in effetti, un po’ mago lo è sperimentare e a mettere a punto filtri e davvero Pasquale Caliri, Chef premiato e pozioni magici, ad osservarlo tra fumi recensito nella Guida Michelin, pronto a d’azoto e ampolle d’acciaio, a calcolare con stregare, con le sue creazioni d’alta cucina lo sguardo misure precise ed equilibri siciliana, gli amanti del mare, dei suoi delicati. A dosare con le mani il gesto e la sapori accesi e dei colori, composti sul ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


piatto, come fossero dipinti e sculture. Come magico e’ stato il suo piatto, « Egg It On », che gli e’ valso il premio nella categoria « Best Cooking Techniques Shown », al Best Plate Challenge 2018, tenutosi nel Principato di Monaco, al cospetto di un parterre di rilievo mondiale. Chef, le chiedo innanzitutto come nasce la creazione di quest’uovo … con sorpresa e quali valori della cucina italiana ha voluto rappresentare all’estero? "L’uovo è uno degli ingredienti preferiti nella mia cucina per la sostanza sicuramente, ma anche per il forte simbolismo. Un elemento che racchiude e schiude la vita è assolutamente affascinante. La giuria richiedeva un piatto realizzato con tecniche d’avanguardia. Per questo ho impiegato l’azoto liquido riuscendo a racchiudere in un uovo di salsa di pomodoro una soffice spuma di mozzarella. Una caprese insomma, uno dei piatti simboli della cucina italiana. Nei colori, negli ingredienti, nel concetto della caprese c’è tutta l'italianità che cerchiamo di portare nel mondo." In occasione del concorso che l’ha vista aggiudicarsi il premio a Monaco, diversi altri Chef italiani si sono piazzati ai primi posti. Come spiega l’appeal che, ancora oggi, malgrado la multiculturalismo gastronomica ormai sdoganata, continua a suscitare la cucina italiana presso gli altri Paesi? Cosa distingue, più di tutto, la nostra cucina nel mondo? girarci attorno: la materia prima. Per posizione geografica e tradizione agraria, abbiamo ingredienti sorprendenti. Il cuore, la passione e la creatività fanno il resto.” Cosa le ha insegnato l’esperienza monegasca? Ci regala un suo souvenir di quei giorni? , il Principato è il luogo dei sogni e quando lo percorri un po’ sembra di stare sulle nuvole. Un concentrato di bellezza che vedo accudire con orgoglio. Sono andato in giro per i ristoranti e ne ho visti di meravigliosi. Ma anche di , debbo dirlo, che, come tanti nel mondo, non fanno onore al nostro Paese. La cucina è impegno, orgoglio ed onore sennò è solo mercato. Il compito di ogni chef e’ custodirla e preservarla.” Tante esperienze, anche oltreoceano, all’attivo nel suo curriculum. Quali gli incontri ed i luoghi determinanti per la sua carriera? affascinante di questo lavoro è incontrare tantissime persone che attraverso il cibo riescono a condividere i loro mondi. È bello vedere come, davanti ad un piatto, ciascuno manifesti senza filtri la propria umanità. Ricordo, negli Stati Uniti, un Altissimo Generale che pretendeva che gli spaghetti (burro e parmigiano) gli fossero ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020

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serviti con la caponata dentro! Ricordo con entusiasmo la Svezia dove, a Stoccolma, conquistammo le alte cariche a suon di cannoli siciliani e, ancora, la Cina, dove andavano pazzi per la panna zuccherata.” Nel suo percorso, una formazione eclettica e la svolta che cambia il corso della vita. Da giornalista professionista, il nostro Chef, che è anche Ambasciatore Del Gusto, abbandona la penna per ricercare un altro modo , mantenendo vivo il suo estro d’artista tutto italiano. Dalla penna alla padella. Cosa l’ha spinta a cambiare il suo percorso personale e professionale? C’è un filo comune che lega le due professioni? e scrivere hanno lo stesso comune denominatore: creare. La cucina è linguaggio, forma espressiva, cultura e comunicazione. Entrambi, poi, lavorano per un pubblico: si scrive per il lettore, si cucina per il commensale. Entrambe le arti vanno in cerca dell’emozione. Lo 'switch' da una professione fu una crisi personale. E come ogni crisi che si rispetti o soccombi o reagisci.” E, come già nel giornalismo, il futuro chef punta in alto, frequentando la scuola internazionale d’alta cucina di Gualtiero Marchesi e maturando importanti esperienze anche oltre oceano. Punta in alto e ci arriva de plano, con una lucidità ed un rigore che si riflettono anche nel suo aspetto asciutto e raffinato. Ci arriva con la modestia dei grandi e la determinazione di chi non vuol perdere il secondo appuntamento con il proprio destino. Si aggiudica premi prestigiosi, il consenso di pubblico e di critica, il riconoscimento nella Guida Michelin, scrive di cucina e cultura col 40

guizzo arguto della sua penna. Insomma, come si dice dalle mie parti (eh sì, sono siciliana anch’io), Pasquale Caliri dove lo tocchi suona, perché nel suo affascinante universo, tutto si può coniugare : antiche scatolette – autentico scrigno di memorie familiari - e sofisticate tecniche di cucina contemporanea, arte, filosofia e leggerezza, il tutto servito su un letto di istrionica eleganza autenticamente siciliana ! Chef, come riconoscere la sua firma nei suoi piatti? “Pochi ingredienti, gusti ben definiti, ben esaltati ed individuati, grande attenzione all’estetica. Ma, come diceva Paco Torreblanca, uno dei miei maestri: Primero el sabor!” Può descriverci le qualità principali di un grande chef in tre aggettivi? “Intraprendente in primis, la cucina non è

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territorio per i timorosi. Laborioso: uno chef deve lavorare sempre e senza sosta. E ancora: curiosità, eclettismo, perspicacia. La lista è molto lunga. Se ne vuole una da mettere al primo posto le dico onestà. Uno chef onesto con se stesso, coi suoi collaboratori e con i suoi commensali è comunque un grande uomo anche se non finisce sulle pagine dei giornali.” E tuttavia, se la versatilità è un dono e la cucina un mestiere che si impara, la classe dello Chef la si coglie, a nostro avviso, nel suo desiderio di gettare il cuore oltre l’ostacolo, con caparbietà, impegno e sentimento, scegliendo la propria città, Messina, come luogo elitario della propria visione. In barba alle seduzioni delle grandi metropoli del globo, Caliri sceglie la sua piccola città, finora estranea ai lustri dell’alta cucina, per restituirle, forse, quello che lei gli ha offerto. Il mare ed i suoi tesori. Il mare e le sue stelle, come stiddi (stelle) vengono chiamate qui le acciughe che brillano nelle reti dei pescatori. Cosa, malgrado le esperienze ed i riconoscimenti nazionali ed internazionali, la tiene legata alla sua Messina? Non la tenta, come a molti suoi colleghi, un’impresa in una metropoli internazionale? “Beh, le metropoli le ho vissute, da Shangai a Milano. Forse mi manca Milano per la sua capacità di essere e vivere cosmopolita. Ma sono siciliano e quindi un isolano. L’Isola ti rimane dentro, è stato della mente, del pensiero, non solo luogo geografico.” In quest’isola di mito e di storia, di uomini e di dei, Pasquale ci racconta che, in un spazio di tempo indefinito, gli dei gettarono nel mare le stelle del cielo per farne dono agli uomini. E furono, appunto, le acciughe, ingrediente tra i suoi preferiti. Alla cucina appartiene il potere evocativo della memoria, da cui non sfugge nemmeno lo Chef mentre ci offre l’immagine poetica di quell’antica fabbrica d’acciughe in scatola appartenuta al nonno Pasquale, dove scorrazzava da bambino. Un‘alleanza tra cielo e mare che si rinnova nei suoi piatti e nella cornice suggestiva del suo ristorante, il Marina del Nettuno Yachting Club, affacciato sullo stretto di Messina, dove l’orizzonte è una promessa che Pasquale Caliri onora e

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©Manuel Vitali - Direction de la Communication

mantiene per i suoi ospiti, sedotti dal buon gusto e dalla dolce vita au bord de la mer. L’acciuga al cubo o in salsa Alfredo, omaggio ai tempi americani, il pescestocco che diventa popocorn, alghe come elisir, risotti variopinti come oli di Renoir. Ogni pietanza è un'esperienza « divina » servita sul piatto d’argento (titolo acquisito davvero !) da questo Nettuno alto, mite e appassionato. Ma, a volte, la passione rischia di soccombere, come nell’attuale, drammatico momento storico. In questo difficile periodo di restrizioni sanitarie, come e’ cambiato il suo lavoro e come si proietta nel prossimo futuro? “La cucina italiana, orgoglio del mondo, continua ad essere ampiamente bistrattata dal Governo italiano. La politica ha imposto, e continua a farlo, numerose regole contraddittorie, portando il settore al collasso. Se continuiamo su questa strada, pochi avranno futuro.” Infine, sperando che le sue previsioni vengano smentite, da palermitana a messinese, e su insistenza di mia figlia, un’ultima domanda è d’obbligo: arancina o arancino 42

? “Facile: Arancin !” ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


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IL PIZZINO Opinioni e pensieri in libertà

1000 MIGLIA: il mio sogno! a cura di Maurizio Dimaggio

Ho sempre sognato di fare la 1000Miglia. E l’ho fatta! Non su una vettura d'epoca ma su un'auto di servizio che seguiva le circa 400 vetture partecipanti. In viaggio con DiMaggio per l'Italia, su e giù per gli appennini, per 1600 km.

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Un viaggio veloce tra piccoli borghi antichi come Castell'Arquato e centri storici di città medioevali come Viterbo, passando per le strade originali della storica corsa. Ma non così veloce come le edizioni disputate dal 1927 al 1957. Era una corsa in linea, cioè di pura velocità, vinceva chi impiegava meno tempo. All'epoca di Tazio Nuvolari o Manuel Fangio la Mille Miglia non si fermava mai per 1600 km, da Brescia a Brescia, passando per Roma, e viaggiavano ad una media di 130/150 all'ora su strade statali e su gomme che oggi usa una Panda. Dovevano essere eroici i piloti che partecipavano: non c'erano scuderie come oggi, con grandi ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


mezzi tecnici, c'erano meccanici che potevano seguire fino ad un certo punto. Insomma era tutto molto semplice, mi raccontava Alfredo Coppelletti, che ha corso nel 52, 54 e 55 con il fratello. Ci si fermava solo per fare benzina, la pipì si faceva in una borsa dell’acqua calda che veniva svuotata in corsa. Ma c'era la velocità: le auto andavano senza limiti sulle strade normali e immagino la paura delle mamme per i loro bambini nei posti attraversati da queste macchine rombanti che erano come delle astronavi per l'epoca. Nelle campagne non si vedevano auto che andassero così veloci. La Mille Miglia è diventata da 38 edizioni una gara di regolarità per vetture d’epoca dal ‘27 al ‘57, ma che oggi seguono le norme del codice della strada e affrontano alcuni tratti cronometrati con medie assegnate da rispettare. A vederle passare c’erano spettatori come Carlo, meccanico in pensione, seduto a bordo strada appena dopo Mantova. Matteo, giovane appassionato di Ferrara, aveva riservato un tavolo al bar con la moglie Elena e la piccola Carlotta proprio davanti al parco chiuso dove i piloti avevano posteggiato. La cena era nello splendido Teatro della città degli Estensi. Il giorno dopo passaggio da San Marino all’alba, poi Urbino, pranzo a Fabriano e incontro con i bimbi delle elementari di un comune marchigiano che applaudivano al passaggio delle auto rombanti davanti al cortile della scuola. Loro guideranno auto silenziose, elettriche o a idrogeno, quando avranno l’età per farlo. Credo che il momento più toccante, sicuramente anche per me, sia stato attraversare Amatrice quando ormai era quasi buio. Si passava in un solco tra le macerie e ho riconosciuto la sagoma del campanile. Più avanti c'erano due ragazzine che sventolavano le bandierine della 1000Miglia e avrei voluto abbracciarle. Certe immagini le vedi in TV e quasi non ci credi, in TV sono distanti, solo quando ci passi in mezzo ti ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #26 - 2020 #27 - 2020

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rendi conto veramente di come stanno le cose. Beh, è stato emozionante. E poi un sacco di curve per scendere e arrivare a Roma, seconda tappa della Freccia Rossa. Il nome originale è ad appannaggio della gara automobilistica, il treno è venuto dopo e ha copiato. La tappa più lunga è stata da Roma a Parma attraverso la Toscana. In piazza del Campo a Siena dove si corre il Palio le auto, tutte e 400, hanno trovato la loro collocazione ideale. Loro i cavalli li hanno sotto il cofano. E poi su verso Lucca, dove la mille Miglia è passata sui bastioni della città che fino agli anni 60 furono usati come tangenziale. Da Parma il giorno dopo tappa corta ma non meno piena di bei passaggi tra borghi e campagne, con pubblico distanziato sulle strade, tutti con le mascherine, a veder passare le belle vetture. Piloti stanchi ma felici di portare con orgoglio le loro amate auto attraverso centri storici dove “a momenti neanche i vigili del paese possono circolare” cito uno dei concorrenti, Arturo Cavalli di Brescia. L’arrivo è avvenuto in Viale Venezia, sul podio da dove i piloti erano partiti 4 giorni prima. A vincere è stata un’auto da corsa che aveva prestazione formidabili già ai suoi tempi, l’Alfa Romeo 6C 1750 GS Zagato del 1929 dominatrice della 1000Miglia per un decennio. La vettura con il numero 46 era pilotata da Andrea Vesco accompagnato dal padre Roberto che gli ha trasmesso la passione per le auto d’epoca.La 1000Miglia 2020 è stata una sfida contro il virus, un evento organizzato col puntiglio bresciano nei minimi dettagli per essere Covid-safe e per dimostrare che si può convivere con l’emergenza nel rispetto delle regole, portando il rombo dei vecchi motori e i colori sfavillanti delle loro carrozzerie attraverso borghi e città. Conosciuto come una delle voci storiche della radiofonia italiana, Maurizio DiMaggio è specializzato in viaggi. Il suo programma “in viaggio con Dimaggio è un classico di RMC sin dal 1997. Scrive di destinazioni per vari giornali e magazine on line. Nato nel mese di maggio ad Ivrea, Maurizio ha iniziato la sua carriera nelle radio private del Piemonte. Attualmente vive sulla Costa Azzurra, è in onda tutte le sere dalle 20 alle 22 su RMC e sta scrivendo un libro di avventure in giro per il mondo. 46

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QUALCHE IDEA PER NATALE? UNA TRUFFLE BOX, PER ESEMPIO...

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Benessere e prevenzione: la la oferrina

La do .ssa Roberta Ficacci Zampino, Coach bien-etre nel Principato di Monaco, come anticipato nel n° 26 di QEMAGAZINE pubblicato in o obre, risponde alle mail delle le rici condividendo con voi, cari le ori, le risposte ed i consigli preziosi che dispensa con a enzione e professionalità.

Cara Roberta, mi chiamo Anna, ho 40 anni, sono moglie, madre e figlia di genitori di circa 70 anni. Come aiutare il nostro organismo a fronteggiare non solo Il SARS COV 2, ma anche il virus influenzale che puntualmente si presenta in questo periodo dell’anno, dal momento che i primi sintomi possono essere quasi simili a quelli del temibile virus? Siamo tutti responsabili, laviamo bene le mani, le sanifichiamo prima di entrare nei locali, usiamo le mascherine e rispettiamo tutte le disposizioni che ci vengono date. Si parla poco di prevenzione se non inviti generici ad assumere vitamine, integratori alimentari e probiotici utili per rinforzare il Sistema Immunitario. Ho letto nel numero di agosto di QE di una ricerca italiana sulla lattoferrina, potrei saperne di più? Grazie. Anna

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Rispondo a questa email direttamente sulle pagine di QE, ricordando a tutti l’importanza di un’alimentazione varia ed equilibrata quale fattore determinante per dare al nostro organismo i nutrienti giusti per una migliore difesa: ricordo, a tal proposito, che la parola 'dieta' deriva dal greco e significa “Stile di vita”. Anche se in questo periodo non si potranno frequentare le palestre, cercare di camminare (quotidianamente, quasi come una regola di vita, adottando le protezioni suggerite e con un programma che sarebbe bene darsi) è molto importante ai fini della prevenzione, perchè protegge il nostro sistema cardiocircolatorio. .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................


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Gli integratori sono concepiti per contribuire al BENESSERE e alla PREVENZIONE. E possibile reperire i prodotti di cui parlo anche nelle Parafarmacie e nelle circa 20 Farmacie del Principato di Monaco che sono abbastanza fornite. Bisogna, inoltre, tenere anche conto che i probiotici assolvono il loro compito per riequilibrare la flora batterica del tratto gastrointestinale e contribuiscono a gestire al meglio le situazioni infiammatorie della mucosa intestinale. Per quanto riguarda l’assunzione delle vitamine, da tempo ormai si conosce l’importanza per il nostro organismo della vit. C. Inoltre recenti studi hanno evidenziato che pazienti carenti di Vit. D hanno contratto il coronavirus con un’aggressività maggiore. La ricerca italiana da me citata, pubblicata nel luglio 2020 sulla Rivista “Journal of Molecular Science”, ha individuato nella proteina lattoferrina la capacità di contenere gli effetti del Covid 19, bloccando le fasi precoci dell’infezione da Coronavirus Sars-CoV2 ed essere attiva anche quando la cellula è infetta. Questa proteina, che fa parte dell’immunità naturale ed anticorpale, viene trasmessa dalla madre durante l’allattamento al seno. Studiata per le sue proprietà antivirali, può essere assunta come integratore alimentare, potenzia le difese del Sistema Immunitario a largo spettro e il suo uso in questo campo è già noto da diversi anni. Ovviamente la sua assunzione non è indicata nelle persone allergiche alle proteine del latte. Lo studio citato ha dimostrato come la lattoferrina agisca con un meccanismo molecolare che blocca l’ingresso del virus nelle cellule e impedisce allo stesso di passare attraverso la “porta” rappresentata dai recettori ACE2, presenti in modo significativo sulla mucosa orale. La formulazione orale della Lattoferrina è molto interessante, basti pensare a come la protezione attuata con la mascherina abbia la finalità di bloccare l’ingresso del virus tramite la bocca, quindi assumere un integratore a base di questa proteina può sicuramente costituire un importante fattore di prevenzione, ovviamente senza mai abbassare la guardia, continuando ad indossare la protezione. Il Coronavirus (vedi l'immagine qui sopra pubblicata) ha una forma sferica e al suo esterno si trova un involucro, detto envelope o pericapside, che racchiude la struttura genetica dell’RNA. L’envelope è composto da spuntoni, detti spike composti dalla glicoproteina S. Il bersaglio della proteina spike è l’enzima ACE2. L’enzima ACE2 è pressoché ubiquitario: è stato isolato sulla mucosa orale e nasale, faringe, laringe, polmoni, stomaco, intestino tenue, colon, linfonodi, timo ,midollo osseo, milza, fegato, reni, cervello, vasi e cuore. L’enzima ACE2 è particolarmente presente negli alveoli polmonari, attraverso il quale il coronavirus con i suoi spike si inserisce. Abbiamo purtroppo visto che le manifestazioni cliniche più importanti della malattia sono a carico dell’apparato respiratorio, con tutti i conseguenti problemi che hanno portato a saturazione le terapie intensive e reso necessario il ricorso alla respirazione ventilata. Pertanto, potremmo quindi fare prevenzione assumendo la lattoferrina in quanto prodotto nutraceutico. Esistono varie formulazioni in commercio dagli spray che possono proteggere le mucose nasali, alle compresse orosolubili e alle capsule da deglutire ( che consiglio per una loro migliore biodisponibilità nel dosaggio di 100 o 200 mg al dì e non maggiore), per agire sia sulle cellule del sistema gastrointestinale che sulle vie SARS-Cov-2 linfatiche presenti nell’intestino e raggiungere le stazioni linfonodali, sentinelle del nostro Sistema Immunitario. E poi un’ultima raccomandazione che forse è la più importante: tutti noi dovremmo imparare a gestire le preoccupazioni e la paura che questa pandemia genera perché l’equilibrio della nostra psiche è fondamentale per potenziare la risposta del sistema immunitario. .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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SALUTE & BENESSERE

Pham Monaco: le gambe, prendetevene cura...

Et la voilà...nous y sommes ! Coprifuoco, confinamento, chiusura... a noi la scelta. Non è questa la sede né sono io il più accreditato a esprimere un giudizio,anche se come voi tutti, cari Amici,ho le mie idee e le mie opinioni in quanto cittadino e in quanto Medico. Una cosa è certa: il nostro stile di vita quotidiano cambia ancora. Forse la nostre abitudini alimentari, certamente la nostra quotidiana mobilità e un po' della nostra psicologia individuale,familiare, professionale e sociale ne saranno influenzate. E alle nostre gambe non sfuggiranno a queste modifiche, a queste nuove disposizioni. Ancora una volta, a tutti i livelli, siamo chiamati a un esercizio di consapevole autodisciplina , allo scopo di proteggere il nostro capitale salute non soltanto nel tentativo di non soccombere di fronte al CoronaVirus, ma anche e innanzitutto a mantenere il nostro organismo in buono e se possibile ottimo stato.E allora... Rimbocchiamoci tutti le maniche. Il frigorifero e il congelatore di casa dovranno rimanere degli utili elettrodomestici e non diventare un totem da adorare o un'occasione di sublimazione e di un'altra libido frustrata. Il cibo è certo un piacere ma non deve diventare un rifugio. Il sovrappeso sino ovviamente all'obesità rappresenta un nemico della nostra salute e delle nostre gambe. Ricordiamoci di questa banale riflessione espressa in modo figurativo ovviamente: la pancia grossa rallenta il ritorno venoso del sangue dai piedi verso il cuore. Ma il perso non è tutto. Molti cibi, soprattutto quelli conservati, contengono elevate quantità di sale. Ed il sale può essere responsabile di una ritenzione d'acqua nel nostro corpo. A questo proposito e soprattutto per le donne, occhio al buon funzionamento della vostra tiroide. Molto importante è conservare una corretta idratazione. Acqua , soprattutto acqua. Lasciate perdere le bevande contenti zucchero, conservati e coloranti. Occhio alle bevande alcoliche, 'est modus in rebus. Il vostro fegato e il vostro cervello vi guardano. State al caldo in casa, ma non troppo al caldo. Godetevi il vostro divano, certamente una delle cose piu' belle che la vita ci regala... Ma non trasformatevi in essere chimerico, un mostruoso insieme di corpo,copertina e telecomando.. La chiusura delle palestre, la limitazione degli spostamenti non diventi un succulento alibi per la vostra pigrizia e indolenza. Al contrario, aguzziamo tutti l'ingegno e la tradizionale italica inventiva al fine di interpretare questo periodo anche un po' come una sfida con non stessi per essere fisicamente e sportivamente migliori. Per tutti quelli che possono, scale e non ascensore. Per che ne è equipaggiato, bici a casa o tapis roulant, stretching e addominali. Per un corretto ed equilibrato apporto di nutrimenti divertitevi a preparare delle belle insalatone piuttosto che dei dolci ipercalorici. Idratate la pelle delle vostre gambe con creme adatte,regolarmente e se possibile accompagnate questa pratica con un massaggio drenante linfatico. Le calze riposanti e/o elastiche restano un valido presidio preventivo e terapeutico quando sono indicate. E non dimenticatevi di curare e prevenire le altre affezioni e altre patologie già presenti nella vostra vita. Il Corona Virus é e resta una delle possibili malattia con le quali siamo chiamati a confrontarci, ma malauguratamente non la sola. Se possibile, conserviamo tutti un ottimismo di vita. L'atmosfera é pesante, socialmente, emozionalmente, a livello sanitario,economico nonché prospettico in particolare per i giovani. Mens sana in corpore sano vale nei due sensi: una mente Serena e ottimista ci aiuterà a conservare una migliore forma fisica; un corpo in buona forma ci regalerà invece un approccio mentale più positivo é vincente per gestire al meglio questa nuova sfida. Un abbraccio a tutti

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SALUTE & BENESSERE

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Sulla sua Voxan Wa man ele rica, Max Biag i conquista un nuovo record

"Quando Gildo Pastor, il Presidente del Gruppo Venturi, mi ha avvicinato a questo progetto, ero curioso, molto motivato e allo stesso tempo un po' incerto. Detto questo, subito dopo il nostro primo incontro, mi sono subito reso conto che, come Gildo, le sue squadre erano guidate da un'incredibile convinzione e determinazione. Mi hanno detto 'siamo arrivati a quasi 600 km/h su quattro ruote, e ora vogliamo flirtare con 400 km/h su due ruote, niente ci fermerà!' Questi record mi rendono un uomo felice! Sono orgoglioso della squadra e sono felice di riportare questi titoli a Monaco!" ha detto Max Biaggi, che in sella alla sua Voxan Wattman elettrica, ha battuto ben 11 record mondiali all’aeroporto di Châteauroux, in Francia raggiungendo la velocità massima di 408 km/h, a fine ottobre. Soddisfatto della perfomance Gildo Pastor, Presidente di Venturi: "Per me è stato importante celebrare il ventesimo anniversario dell'avventura elettrica del Gruppo Venturi. Vista la situazione sanitaria, non è stato facile, ma grazie al duro lavoro e alla mentalità dimostrata da Max e dai miei team, abbiamo dimostrato di essere all'altezza della sfida. A

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vent'anni dall'acquisto di Venturi, sono felice che il Gruppo possa ora affermare di aver creato i veicoli elettrici più veloci di sempre su due e quattro ruote (Venturi VBB-3, record FIA: 549 km/h - 341 mph), ma anche nella categoria delle quattro ruote a celle a ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


combustibile (Venturi VBB-2, record FIA: 487 km/h - 303 mph). Su ogni progetto, abbiamo lavorato apertamente con le principali aziende per condividere con loro la nostra esperienza nel campo delle tecnologie all'avanguardia, contribuendo così a migliorare l'ecomobilità. Questo modesto contributo riflette il mio impegno a garantire che siamo pienamente in linea con i valori del Principato in termini di sviluppo sostenibile. Condivido quindi questi risultati con il mio Paese, Monaco". Tra gli 11 record registrati, il più importante, pare, sia quello raggiunto sulla moto parzialmente carenata, con oltre 300 kg, con cui il pilota residente nel Principato di Monaco ha raggiunto la velocità massima di 366,94 km/h contro i precedenti 329,85 km/h conquistati da Ryuji Tsuruta in sella alla Mobitec EV-02A. Per maggiori dettagli sulle performance della moto ed i dettagli degli altri record cliccare su: https://www.venturi.com/en/voxan-motors/

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Un signore di altri tempi: vi presentiamo l'ingegnere Angelo Zerrillo

©Manuel Vitali - Direction de la Communication

In Italia, più che all'estero, esistono figure professionali stereotipate che, già dal titolo accademico, lasciano immaginare di trovarsi di fronte individui con personalità ben precise. Tra queste quella dell'ingegnere risponde anche a canoni ben precisi, dove chi si fregia dell' ING davanti al nome e cognome deve rinunciare alla fantasia per il rigore, il linguaggio tecnico a quello discorsivo, e ad hobby spesso noiosi e privi di brio senza alcuno spazio per l'estro creativo. Chi intervistiamo oggi, invece, è esattamente il contrario di quello che ci si aspetta: specializzato (con il massimo dei voti) in ingegneria Industriale, Civile-Ambientale e dell’Informazione, classe 1960, di Benevento, Angelo Zerrillo è un uomo dai modi antichi e di fervida immaginazione, elegante, marito modello e padre di una figliola la quale, nonostante la prima pandemia di quest'anno del Covid19, ha concluso brillantemente i suoi studi. Si occupa di progettazione e/o direzione lavori di opere pubbliche e private sia per incarico proprio sia in collaborazione con altri professionisti; è abilitato in materia di Sicurezza degli Impianti, all’esercizio dell’attività di formazione, informazione e prevenzione per gli infortuni dei lavoratori. E' coordinatore in materia di Igiene e Sicurezza nei cantieri temporanei e mobili, è, inoltre, iscritto nell'elenco istituito dal Ministero dell'Interno per la progettazione di impianti di protezione e prevenzione incendi. 54

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Ing. Zerrillo, andiamo subito ad una domanda personale: ha voglia di condividere con noi cosa si prova ad assistere alla laurea della sua bambina? "Assistere all'esame di laurea, potendo essere presente nell'aula magna, seppur con i dovuti accorgimenti, è stata un'emozione a cui - francamente - non avrei voluto mai rinunciare; per volontà di Dio e di mia figlia stessa, il desiderio è stato esaudito. Invero, alla immensa, comprensibile gioia che la circostanza ha potuto suscitare, se n'è aggiunta un'altra: quella rappresentata dalla decisione di mia figlia Simona di attendere qualche mese in più (seppur concludendo gli studi nei cinque anni stabiliti) per non privare i suoi genitori della possibilità di essere presenti in aula. E', in primis, per questa ragione che ne vado particolarmente fiero." Rimaniamo sempre sullo stesso argomento: ha mai consigliato a sua figlia di seguire le sue orme? "No! non le ho mai consigliato di seguire le mie orme; come professione intendo. In primo luogo, perché ritengo che scelte così importanti debbano essere necessariamente scevre da condizionamenti. Occorre dare fiducia ai propri figli, se si è ben pesato il loro grado di maturità e responsabilità; in secondo luogo, perché il contesto socio-economico in cui avrebbe dovuto esercitare l'attività di ingegnere non è certo dei migliori. Il grande Montanelli, in un'intervista, ha detto: per gli italiani intraprendenti e capaci vedo un grande futuro... all'estero". Lei è un uomo di valore e di valori, affrontiamo dunque il rapporto tra etica e lavoro: è possibile

far convivere le due cose, soprattutto per un ingegnere che vanta una brillante carriera come la sua? "Non vanto (purtroppo) una brillante carriera, nonostante l'ottimo percorso di studi universitari, come tanti d'altronde, per le motivazioni di cui ho già parlato e di altro che vado ora ad affrontare. La sua domanda è tanto efficace da rendere scontate le successive considerazioni. Se scegli l'onestà difficilmente potrai conseguire una brillante carriera. In Italia, ora più che mai, la convivenza tra etica e lavoro è quasi impossibile. Assistiamo ogni giorno a episodi drammatici che mostrano come, nel settore d'interesse, questa convivenza non c'è mai stata; alcuni settori strategici sono addirittura sotto il controllo di incompetenti e spregiudicati. Un grande Professore della Facoltà d'Ingegneria dell'Università Federico II di Napoli scrisse molti anni fa:

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Esistono due tipi di ingegneri: L'ingegnere che Sa quello che fa' ... e l'ingegnere che FA quello che sa". Un commento sul crollo del ponte Morandi di Genova e di quello inaugurato il 3 agosto di quest'anno..."In ordine alla tragedia del 14 agosto 2018, è giusto che non sia mai dimenticata; lo dobbiamo alle vittime e all'Italia di un tempo. Il nuovo ponte San Giorgio è sicuramente degno di nota, se pensiamo che nasce da un'ideaprogetto di uno tra i più grandi architetti del mondo. Tuttavia, quello costruito da Morandi aveva un fascino del tutto diverso; quello di un'epoca in cui vi è stata una vera e propria esplosione di nuove concezioni progettuali e tecnologie costruttive. A tal proposito rimando a un bellissimo articolo di Renzo Rosso pubblicato dal 'Fatto Quotidiano'." Dal punto di vista professionale quale è stata la sfida più dura che ha affrontato in questi ultimi anni? "In questi ultimi anni, la sfida più dura per me come per i tanti che operano con cognizione di causa, è stata quella di concludere i lavori assicurando ai Committenti i risultati nei modi che il codice deontologico, a ragione, impone. Norme poco chiare o inadeguate, da un lato, e imprese non sempre in possesso dei requisiti tecnicoprofessionali dall'altro, hanno reso davvero difficile lo svolgimento delle mansioni assunte; ma fa parte del gioco: se partecipi.. le regole sono queste. Nel mio settore, ci vorrà molto tempo per avere contezza di un vero segno di ripresa. Consideri - ad esempio - il Decreto Rilancio - Superbonus 110% e il tempo che si è impiegato per fornire i molteplici chiarimenti in ordine ai numerosi punti di domanda. A tal riguardo, vi sono ancora tante incertezze. Quanto alle grandi opere pubbliche...fintantoché saranno gestite dalla politica e

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non da organismi tecnici autonomi e, perché no, dal Genio Militare... si concluderanno in tempi lunghi, male e a costi elevati. Abbiamo diversi esempi a tal riguardo: il MO.S.E. Di Venezia è uno dei tanti. L'Italia, inoltre, giace sotto un pesante macigno: quello costituito dagli innumerevoli e confusionari iter burocratici. Lo smart working negli uffici pubblici ha, infine, vibrato il colpo di grazia. Sembra di assistere a un conflitto tra i componenti di una ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


stessa guarnigione. Lo sforzo profuso per semplificare in termini amministrativi... per velocizzare le procedure di approvazione delle pratiche edilizie... è vanificato dal lavoro da remoto dei funzionari degli uffici pubblici; praticamente in concreta attività soltanto poche ore a settimana. Ogni circostanza o evento doloroso è fonte di insegnamenti; persino la pandemia del virus Sars-Cov-2. Nella sfera professionale, la mancanza del contatto diretto con la clientela e le limitazioni nell'esercizio delle attività in situ fanno sentire il loro giusto peso. Di contro, le notevoli riduzioni in termini di stress, di tempo per gli spostamenti, di inquinamento sono aspetti da non sottovalutare. Certo... non è stato piacevole, ma come sempre accade nei cambiamenti, occorre del tempo per metabolizzarli e per cercare soluzioni applicative via via migliori. Nella vita, l'impatto è stato e sarà duro, perché cambiare abitudini e rinunciare a tradizioni, ovviamente, non è facile e non lo sarà. Tuttavia, per attutire gli effetti di questo cambiamento, sarà necessario fermarsi a riflettere sul bene più prezioso che ci è stato donato quando siamo venuti alla luce: il tempo; non ne disponiamo mai a sufficienza ed è meglio approfittarne. Nella qualità di genitore, com'è ovvio sono preoccupato. Avere paura è normale; anzi essenziale e utile, perché nella consapevolezza del pericolo ci si può ben orientare e proteggere chi ha bisogno di noi. Alla sicurezza non possiamo né dobbiamo mai rinunciare, perché è uno dei fondamentali bisogni tra quelli teorizzati dallo psicologo umanista Abraham Maslow: l'autorealizzazione e la nostra evoluzione non potrà mai essere conseguita senza sicurezza. Al contrario, la psicosi no. Essa è fortemente dannosa per tutti. Occorre considerare che la sicurezza in senso assoluto non esiste, a prescindere dal Sars-Cov-2 o dagli altri virus cui saremo sicuramente soggetti nell'arco della nostra esistenza, per via della globalizzazione". Ci sveli della motivazione per la quale ha questa grande passione per le auto d'epoca: che fascino esercitano su di lei queste vecchie signore, visto che sembra le apprezzi particolarmente quando percorrono le strade del Principato di Monaco, soprattutto durante il Gran Premio Storico (a proposito, mai assistito ad una edizione di questa gara così singolare?) "La mia passione per le auto d'epoca? Nasce dall'ammirazione infinita che nutro per le opere d'arte. Sarà per questo che viaggiando nell'arte non mi stanco mai. Le auto di un tempo sono state interamente concepite e realizzate dalla mano dell'uomo. Va considerato che, oggi, non si progetta ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #26 - 2020 #27 - 2020

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più! E neppure si guida più! Si ruota il volante con l'ausilio di una badante (detta centralina). Il foglio di carta bianca, la matita e le mani tra i capelli, per ore, immaginando come rendere uno schizzo disegno esecutivo e, poi, splendida realtà... non è più fatica e arte di questi tempi. Oggi tutto è affidato a potenti hardware e software che hanno praticamente demolito l'estro del creativo; le catene di montaggio, anch'esse, sono altamente computerizzate... non come ai tempi del film "tempi moderni" con Charlie Chaplin. Il sound del motore veniva sentito dal capo-officina e dal collaudatore. Oggi c'è un PLC - sistema di controllo programmabile. Dunque, come non apprezzare le anziane ma... per sempre... nobili Signore dal nome Ferrari, Lamborghini, Bugatti, Fraschini, Maserati. E soprattutto, come non restare estasiati quando sfilano lungo le strade di un luogo affascinante quanto loro? Io ritengo questi capolavori di meccanica delle vere e proprie opere d'arte... Oggi non è neppure immaginabile che possano essere realizzate auto simili con i criteri dell'epoca". Vorrebbe ancora condividere altre passioni con i lettori di QE Magazine? "A parte quelle sentimentali...che ben potete immaginare...le altre si sintetizzano così: on the road...stare in sella al mio “cicciottello”... la Harley fat boy114 e viaggiare, ovviamente, come tutti. In questo senso l'immagine della "porta del sole" la rappresenta appieno. Infine l'ultima: vivere il mare in barca a vela. Spero di poter esaudire questo desiderio quanto prima...(il programma è già pronto) perché, per me, il mare è poesia senza parole. In fondo mi rendo conto che la mia è una vita riservata, con poche pretese".

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Lions Monaco, generosamente insieme per aiutare il una scuola in Libano

©Manuel Vitali - Direction de la Communication

Il rispetto delle norme sanitarie imposte in questo periodo non ha impedito ai membri del Lions Club International di Monaco di organizzare in collaborazione con lo Zonta Club, lo scorso 22 ottobre, una serata di beneficenza ospitata nella sala Bellevue dell'hotel Hermitage (dove è eletta da sempre la sede dell' associazione monegasca). In tutto erano presenti quasi un centinaio di persone che, generosamente, hanno permesso la raccolta di ben 10.000 euro destinati all'associazione Les Amis du Liban per ricostruzione di una scuola gravemente danneggiata durante le esplosioni di Beirut del 4 agosto. "L'esplosione di eccezionale violenza che ha colpito Beirut sta aggravando, peraltro, la crisi in cui il Libano è sprofondato", ha dichiarato Isidoro Miele, Presidente del Lions Club International di Monaco che, commosso ha voluto ricordare come l'associazione da lui diretta avesse il dovere di essere solidale con i suoi fratelli e amici libanesi. A titolo di testimonianza, è stato sottolineato anche che Sua Altezza Serenissima il Principe Ranieri III aveva stretto con il Libano legami culturali, personali ed economici privilegiati. Questi

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rapporti amichevoli sono stati rafforzati dal suo successore, il figlio ed attuale Sovrano, SAS il Principe Alberto II. Infatti, ancora oggi, la comunità libanese occupa un posto importante tra i residenti del Principato: "Per tutti questi motivi, siamo felici e orgogliosi di ......................................................................................................................................................................................................................................................................................................... #27 - 2020


essere qui riuniti questa sera e di compiere, tutti insieme, con la generosità che è propria della nostra associazione, questa azione generosa a favore di Les Amis du Liban" ha chiosato il Presidente Miele. Posta sotto l'Alto Patronato del Sovrano, la serata è stata caratterizzata in particolare dalla presenza di Safia El Malqui in rappresentanza di Buran Hallani, Presidente dell'associazione Amici del Libano; di Lucette Legot e Paola Pizzoni, Copresidenti del Club Zonta; di Victor Messeca, Capo del Protocollo e di Régine West Vardon, Presidente dell'associazione monegasca Amitié Sans Frontières Internationale.

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No Finish Line a Monaco: obie ivo 400.000 km in 8 giorni!

©Manuel Vitali - Direction de la Communication Un momento della NFL 2019, crediti Philippe Fitte

A partire dalle ore 15:00 di sabato 14 novembre debutta ufficialmente la 21a edizione della No Finish Line (NFL) ma, questa volta, in versione completamente digitale. Infatti, per ben 8 giorni consecutivi, fino a domenica 22 novembre alle 15.00, la nota passeggiatamaratona di beneficenza - che in 20 anni ha totalizzato oltre 3 milioni di chilometri percorsi, raccogliendo più di 4 milioni di euro donati a progetti a favore di bambini malati o bisognosi - ha scelto una formula diversa a causa dell'emergenza Covid-19. L'organizzazione di Children & Future, associazione che ha lanciato e che coordina l'evento fin dal suo debutto, propone dunque per questa edizione monegasca di percorrere 400.000 km! Come? Semplice, perché per prima cosa bisogna correre o camminare in un luogo esterno che ogni partecipante seleziona in base alle proprie esigenze, ovviamente fuori dagli orari del coprifuoco che, ricordiamo, dura per tutto il mese di novembre dalle 20h00 alle 06h00 del mattino. Come avveniva nelle edizioni passate, per ogni chilometro percorso Children & Future si impegna a donare 1 euro per sostenere i progetti previsti quest'anno. All'atto dell'iscrizione accessibile sul sito www.childrenandfuture.com, dopo aver pagato € 12, è necessario scaricare sul proprio device l'applicazione Zapsports. All'interno si dove cercare la sezione No Finish Line e avviare il cronometro ogni volta che si percorre il tragitto scelto. Mentre i punteggi finali saranno comunicati sui social network e sul sito a fine evento, on line è possibile vedere l'insieme dei risultati che consentono di raggiungere l'obiettivo prefisso. Ovviamente non ci saranno premiazione dal vivo, perché tutto è rimandato nel primo trimestre del 2021.

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LE POVERACCE (Vongole o Lupini di mare) Ingredienti per 4 persone 1 kg di vongole 2 spicchi di aglio Prezzemolo Olio e.v.o. q.b. Peperoncino a piacere. Un piatto povero - da questo il nome dialettale 'Purazi' - il lupino di mare è un mollusco che si trova facilmente sulla battigia, di mattina presto, durante la bassa marea tipica delle spiagge sabbiose romagnole. Sono lì, alla portata di tutti coloro che abbiano voglia di raccoglierle: bisogna però saper riconoscere le vongole fresche da quelle di caduta (portate dalla corrente). Per non rischiare meglio a fidarsi alla propria pescheria di fiducia…

Preparazione

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Prima di tutto bisogna sceglierle una ad una, selezionando solo quelle chiuse e piene: vi consiglio di batterle, una ad una, per riconoscere il classico rumore emesso dal mollusco pieno e sigillato. Una volta selezionate quelle buone, immergetele in acqua e sale per un paio di ore per permettere alla vongola di spurgarsi da eventuali residui di sabbia. Il rapporto acqua e sale è di 35 gr per un litro di acqua. In una padella dai bordi alti mettete 4/5 gambi di prezzemolo, due spicchi di aglio, 4 cucchiai di olio e.v.o. e se volete un peperoncino. Accendete il fornello per so friggere il tutto a fuoco dolce facendo attenzione a non bruciare nulla. Nel frattempo scolate le vongole lavandole sotto l’acqua fredda, per poi metterle nella pentola, copritela con il suo coperchio, alzate la fiamma al massimo e, dopo pochi minuti, vedrete che le vongole inizieranno ad aprirsi. Mescolatele di tanto in tanto in modo tale che si possano aprire tutte (quelle chiuse a fine cottura vi consiglio di scartarle). Una volta tolte dal fuoco, eliminate i gambi di prezzemolo, l’aglio, .........................................................................................................................................................................................................................................................................................................

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il peperoncino aggiungendo alla fine del prezzemolo tritato ed il piatto è pronto! Vi consiglio di consumarle così oppure, sgusciate, con il loro sugo di cottura aggiunto per mantecare gli spaghetti negli ultimi due minuti di cottura, in aggiunta ad una pasta super saporita. In questo piatto non dovete aggiungere sale, neppure nella cottura della pasta: è un mio consiglio, fidatevi se non volete la pietanza troppo salata.

Il segreto di nonna Peppa: appena adagiava le vongole nella padella, usava sfumare con un mezzo bicchiere di vino bianco prima di aggiungere tutto il resto. Ricordo che da bambino si sceglievano le vongole più grosse per metterle sulla piastra della cucina economica a legna (sempre accesa): una volta appoggiate queste si aprivano facendo cuocere il mollusco al proprio interno con la poca acqua contenuta, si prendevano dalla parte superiore per mangiarla al volo. Che bei ricordi...

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Artifices instables: la Villa Sauber regala l'entrata a tu i

Fino al 31 gennaio, nella grandi sale di Villa Sauber - una delle due sedi del Nuovo Museo Nazionale di Monaco - tutti invitati gratuitamente a viaggiare nel tempo con l'esposizione intitolata 'Artifices instables - Histoires de Céramiques', una raccolta mirata di opere d'arte, esperimenti e provocazioni espresse attraverso l'uso non comune nato dal processo di produzione della ceramica. La scenografia, allestita a metà strada tra un laboratorio e un gabinetto delle curiosità, mette in luce circa 120 manufatti, partendo dalle prime opere realizzate nella fabbrica di ceramiche artistiche di Monaco (1871- 1918), proseguendo con pezzi unici firmati da artisti internazionali come Aaron Angell, Eugène Baudin, Chiara Camoni, Johan Creten, Albert Diato, Simone Fattal, Ron Nagle, George Ohr, Pablo Picasso, Brian Rochefort, Magdalena Suarez Frimkess. Davvero da non perdere perché, a dispetto di quanto si pensi, qui si apprende come la capacità di dare forme e significato ad una materia così povera quale è l'argilla, abbia raggiunto risultati espressivi inaspettati.

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