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PERIODICO D’INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE COMUNI BRESCIANI

LUGLIO 2013

ACB e il TELESOCCORSO: un servizio a misura di cittadino

IN QUESTO NUMERO: PAG. 2 MADE IN PROVINCIA DI BRESCIA Il marchio che promuove prodotti e tradizioni di ditte bresciane PAG. 3 ACCESSO CIVICO Tra limiti e doveri di legge PAG. 4 INDOSSARE DIVISA O ABITI PER IL LAVORO La Cassazione chiarisce che rientra negli orari di lavoro PAG. 5 TUTELA DEI DIPENDENTI MALATI Gli obblighi del datore di lavoro PAG. 6 INCARICHI ED ENTI Come interpretare la recente giurisprudenza PAG. 7 DICE LA LEGGE La nostra consueta rubrica su sentenze e casi interessanti

ANNO XVII N. 7

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Un buon servizio che continua e continuerà, anche per far fronte ad una richiesta che è andata sempre più aumentando. E’ stato prorogato sino alla fine del 2013 il servizio di Telesoccorso gestito per il tramite di ACB Servizi srl dalla Ditta Te. San di Vicenza, una proroga tecnica resasi necessaria per un’indagine di mercato specifica utile alla gara che verrà bandita a fine anno per l’affidamento del servizio nel biennio 2014 - 2015. Il Telesoccorso, che la nostra Associazione gestisce dal 2009 a prezzi decisamente calmierati e che in questi anni è stato molto apprezzato e valutato nelle varie le Comunità, è un servizio rivolto principalmente agli anziani che vivono soli o in coppia, a volte in condizioni d’isolamento, bisognosi di cure o costanti controlli sanitari, ma utile anche a quanti manifestano rischio sociale o sanitario (debitamente documentato) e a coloro che desiderano mante-nere un costante dialogo con le strutture atte ad intervenire in loro aiuto in caso di emergenza. Il Centro Operativo, attivo 24 ore su 24, provvede a frequenti contatti telefonici, spesso anche concordati con l’assistito stesso che, anche più volte a settimana, viene raggiunto per una comunicazione tecnica riguardante il suo stato di salute ma anche per un conforto ed un contatto umano che nei mesi è diventato abituale e atteso da tutti gli utenti. Il Centro resta a disposizione per ogni tipo di necessità o emergenza, pronto al bisogno a dare seguito ad interventi medici, infermieristici, domestici o sociali e, non ultimi, interventi in ordine alla sicurezza là dove vengono segnalati TEL: 030 - 220011

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di truffa e di microcriminalità. Grazie ad un apparecchio di facile ed intuitivo utilizzo, di piccole dimensioni, fornito a seguito del servizio, l’assistito può, in ogni condizione o istante, in caso di malessere o bisogno, allertare il Centro stesso. Ancora, per garantire il sempre tempestivo collegamento con le strutture di primo soccorso, gli operatori provvedono ad assicurare con frequenza il corretto funzionamento del sistema, al contempo fungendo da “amici di telefono”, in grado, dunque, di vegliare e valutare anche sui piccoli mutamenti nello status psicofisico degli assistiti. Il cittadino che volesse attivare il servizio di Telesoccorso può rivolgersi direttamente ai Servizi Sociali del Comune di residenza, ai cui uffici andranno poi fatti pervenire le adeguate documentazioni e il modulo per la richiesta d’attivazione. La domanda, presentata in qualsiasi momento dell’anno, dà seguito all’attivazione che resterà tale sino a che l’utente non abbia a presentare apposito modulo di disattivazione. Sarà possibile al cittadino richiedere la compartecipazione economica dell’Ente al servizio di Telesoccorso, mentre quest’ultimo, a mezzo Te. San e in collaborazione con ACB Servizi, potrà tenere costantemente monitorate le attività e le singole procedure.

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NEWSLETTER INVESTITORE EDIZIONE N.3 PAG. 2 PERIODICO D’INFORMAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE COMUNI BRESCIANI

AUTUNNO 2009 LUGLIO 2013

Un marchio per promuovere cultura e tradizione del prodotto bresciano

Made in Provincia di Brescia Un marchio per premiare e rendere ben individuabili i frutti del lavoro, della professionalità e dell’ingegno bresciano, che punta alla loro valorizzazione ma ne certifica anche la qualità. MADE IN PROVINCIA DI BRESCIA è infatti lo strumento che la Provincia ha inteso sviluppare per promuovere e favorire lo sviluppo economico locale, ma che è anche sinonimo di rispetto dei principi di qualità, sicurezza, tutela ambientale e risparmio energetico, tanto nella produzione di beni quanto nell’erogazione di servizi. Un progetto che mira al recupero delle nostre tradizioni locali ma anche al rilancio stesso della cultura economica bresciana, oltre a dare adeguata visibilità all’innovazione di cui le aziende sanno essere capaci sostenitrici. Così la Provincia intende implementare e rendere ancor più concreto e fattivo il suo impegno a supporto delle realtà produttive e delle eccellenze che, non solo beneficeranno di un ulteriore marchio valoriale, ma potranno contare, in base alle risorse disponibili, di interventi mirati a loro sostegno. Oltre al vantaggio e all’orgoglio di un’identificazione territoriale, infatti, il progetto punta ad offrire anche varie e nuove opportunità. Sono infatti previsti, per i detentori del marchio: - Contributi per favorire la partecipazione ad eventi fieristici in p r ov i n c i a di Brescia per la promozione dei propri prodotti/ servizi identificati con il marchio; (il bando è aperto dal (il bando è aperto dal 1° giugno 2013, disponibile sul sito www.provincia.brescia.it nella sezione dedicata al marchio); - Creazione di spazi dedicati all’esposizione del MADE IN PROVINCIA DI BRESCIA; - Inserimento del proprio nome nell’elenco degli aderenti al progetto: ANNO XVII N. 7

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- Creazione e diffusione di materiale divulgativo, ivi compreso appositi cataloghi merceologici dei prodotti, beni e servizi riconducibili al Made in Provincia di Brescia, tanto a livello locale quanto nazionale; - Contributi a sostegno di progetti di innovazione tecnologica, brevettazione, incremento della qualità; - Erogazione di contributi a sostegno di progetti che favoriscano il recupero delle tradizionali tecniche e mestieri legati al mondo dell’artigianato bresciano. Oltre a tutto questo, sono in via di studio inter venti espressamente pensati per il sostegno delle imprese in situazione di difficoltà di liquidità a seguito della crisi economica. Tra questi anche servizi dedicati di assistenza da parte della Provincia per la candidatura a finanziamenti pubblici finalizzati alla promozione di prodotti e servizi MADE IN PROVINCIA DI BRESCIA. La Provincia di Brescia con concederà, ad uso non esclusivo, il marchio alle realtà imprenditoriali che desiderino evidenziare la “brescianità” delle proprie produzioni di beni/ser vizi nei settori agricolo, industriale, artigianale, commerciale, dei servizi e del turismo. Vari i requisiti r ichiesti a chi desideri la concessione d’uso di questo “segno distintivo della qualità qualità bresciana” come (oltre a comprovare doti di specchiata onestà e possesso requisiti e autorizzazioni): lo svolgere almeno il 60% delle proprie attività produttive e/o di erogazione sul territorio provinciale; medesima percentuale di presenza e attività di dipendenti o collabor ator i sul territorio locale; che operino per il TEL: 030 - 220011

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costante miglioramento di qualità e salubrità tanto dei prodotti/servizi quanto dei loro processi realizzativi (sistemi eco-compatibili, a basso impatto ambientale e corretta gestione di rifiuti e riciclo delle materie prime); il comprovato rispetto di tutte le norme a tutela del consumatore e della normativa vigente (ivi comprese marcature CE, indicazioni di tossicità e impatto ambientale, informazioni sulla composizione dei prodotti, istruzioni d’uso e manutenzione). Il corrispettivo della licenza d’uso del marchio, sulla base di una quota fissa triennale di adesione, è variabile a seconda del volume d’affari complessivo (fa fede la dichiarazione IVA dell’anno solare precedente alla richiesta). Essere licenziatari del M A D E I N P ROV I N C I A D I BRESCIA, dunque, non è solo uno strumentove-trina per la propria azienda, ma anche un serio indicativo che i consumatori potranno assumere della bontà dei prodotti e dei servizi di una determinata azienda, oltre che del pieno rispetto dei migliori standard produttivi e qualitativi. Per informazioni, oltre al sito istituzionale, è stato istituito lo Sportello Marchio presso il Settore Economia e Politiche Negoziali della Provincia di Brescia al quale è possibile rivolgersi inviando una mail all’indirizzo: progettieconomia@provincia.brescia.it oppure contattando telefonicamente i numeri: 030/3749342, 3749308, 3748278 o, ancora, via telefax al numero: 030/3749203 oppure visita il sito: www.provincia.brescia.it.

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AUTUNNOPAG. 2009 3

Piano Trasparenza: nuova scadenza al 31 gennaio 2014

Enti pubblici: pubblicità come regola, segreto come eccezione

Accesso civico: è un ampliamento del diritto di accesso ai documenti? Il Decreto Legislativo n.33 varato lo scorso 14 marzo prevede il riordino delle disciplina inerente gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle P.A. In particolare con esso è introdotto il nuovo istituto di “accesso civico”. L’obbiettivo è, da un lato, favorire una maggiore fiducia tra collettività ed istituzioni, dall’altro evitare fenomeni corruttivi attraverso la cultura della legalità. I cittadini, dunque, potranno ora avvantaggiarsi di un rinnovato e più ampio potere di controllo sull’operato pubblico, che va ad integrare quanto già previsto dalla legge 241 del 1990. Il D.L. prevede in particolare che la P.A., di fronte all’omessa pubblicazione di informazioni, documenti o dati e la richiesta degli stessi da parte di un privato, provveda, entro 30 giorni, a rendere detti contenuti visibili sul sito e a comunicare all’eventuale richiedente l’avvenuta pubblicazione oppure, in caso la normativa vigente sia stata rispettata e il cittadino non sia riuscito a reperirla, l’indicazione del relativo collegamento ipertestuale. Una mancata risposta e il ritardo nell’adozione di simili obblighi potrà permettere al richiedente di ricorrere al titolare del potere sostitutivo di cui all’art.2, comma 9-bis della Legge 241 sopracitata. E’ inoltre previsto, a fronte di una richiesta di accesso civico negata o tardiva, da parte del Responsabile della trasparenza (come da D.L. 104 del 2010), l’obbligo di segna-

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lare tale comportamento. A questo punto può emergere una domanda legittima: l’istituto dell’accesso civico, rappresenta un ampliamento del diritto di accesso ai documenti amministrativi o si tratta di un nuovo e diverso istituto? Rispetto e in estensione al generale diritto di accesso ai documenti amministrativi, l’art. 5 riconosce in effetti la possibilità di accesso anche a coloro che non sono portatori di un interesse giuridico qualificato. Di contro, però, questo non significa che sia concessa qualsivoglia attività esplorativa nei confronti a controllo generalizzato dell’operato delle Pubbliche Amministrazioni. L’istanza, infatti dev’essere debitamente motivata da un interesse concreto e attuale, oltre che non emulativo, rispetto al documento in questione. Il diritto all’accesso civico, dunque, appare poco inquadrabile nell’ambito della disciplina contenuta nella Legge 241/1990 ed è meglio identificabile come uno strumento di tutela dell’obbligo di pubblicazione di documenti, informazioni e dati. Il buona sintesi, insomma, si parla di uno strumento nelle mani dei cittadini per”costringere” le Amministrazioni a rendere pubblici sui siti documenti, informazioni e dati omessi.

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La stampa specializzata segnala che tutte le Amministrazioni pubbliche, compresi gli Enti locali, sono tenute ad approvare entro il 31 gennaio 2014 e non il prossimo 20 luglio, il piano per la trasparenza. È questa la prima indicazione di rilievo contenuta nella deliberazione della Civit n. 50 “Linee guida per l'aggiornamento del Programma triennale per la trasparenza e l'integrità 2014 2016”. Il documento è aggiornato alle novità introdotte dal Dlgs 33/2013. Nelle more dell’adozione del piano, ogni Amministrazione (anche per le società controllate) deve comunque dare corso alla pubblicazione sul proprio sito internet delle informazioni minime imposte da tale provvedimento. Alla base del rinvio la mancanza del piano nazionale anticorruzione e delle linee guida per la lotta alla corruzione da parte di Regioni ed Enti locali. Non viene invece rinviato il monitoraggio sul rispetto degli obblighi di trasparenza che sarà comunque effettuato in ogni Ente entro la fine del 2013 da parte degli Oiv e i cui esiti dovranno essere comunicati alla stessa Civit. Ogni P.A. si deve dotare di un responsabile della trasparenza (di regola coincide con quello per la prevenzione della corruzione): il compito essenziale è garantire il rispetto degli obblighi di pubblicità dettati dal legislatore e dei vincoli del piano trasparenza, e garantire il cosiddetto accesso civico, cioè il diritto dei privati di fruire di tutte le informazioni sul sito. Il piano della trasparenza deve indicare le misure attraverso cui dare attuazione a questi nuovi vincoli, prevede referenti nei singoli uffici delle amministrazioni complesse, indica le procedure di monitoraggi, contiene gli obiettivi strategici che si vogliono conseguire in tema di trasparenza, le modalità di coinvolgimento delle strutture e dei soggetti esterni portatori di interessi. Ancora: vanno disciplinate le iniziative e gli strumenti di comunicazione per la diffusione dei contenuti del Programma e dei dati pubblicati, nonché l'organizzazione e i risultati attesi delle Giornate della trasparenza che ogni P.A. deve realizzare per favorire il controllo diffuso. Nel piano vanno infine indicati i dati ulteriori rispetto a quelli minimi fissati dal Legislatore che ogni Amministrazione decide di pubblicare.

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LUGLIO 2013

Secondo la Cassazione solo il contratto può derogare dall’obbligo

Vestirsi della divisa è parte integrante dell’orario di lavoro Lo stabilisce la Cassazione che, come recentemente riferito dalla stampa specializzata, ha inteso mettere un punto fermo sull’argomento, dichiarando che il tempo impiegato dai dipendenti per indossare la divisa o gli eventuali indumenti di lavoro sia da considerarsi parte integrante dell’orario di lavoro stesso. Un principio, questo, che la Sentenza n. 11828 del 2013 della Sezione Lavoro della Corte di Cassazione, considera da applicarsi tanto alle realtà private quanto alla Pubblica Amministrazione e che deroga solo in presenza di apposite indicazioni o clausole dei contratti nazionali o laddove il datore di lavoro scelga volutamente (e dichiaratamente) dii concedere ai sottoposti specifici margini di autonomia. Ecco in sintesi il principio espresso dalla pronuncia: “Il tempo occorrente per la vestizione e la svestizione degli indumenti di lavoro rientra nell’orario di lavoro effettivo, e deve essere retribuito co-

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me tale ove dette operazioni, con apposita disciplina del momento e del luogo di esecuzione, siano imposte dal datore di lavoro, mentre non deve essere retribuito ove la scelta di momento e luogo sia lasciata al lavoratore”. La chiave interpretativa per dirimere le due suddette circostanze è così fornita: “Ove sia data la facoltà al lavoratore di scegliere il tempo e il luogo ove indossare la divisa o gli indumenti (anche eventualmente presso la propria abitazione, prima di recarsi al lavoro), la relativa operazione fa parte degli atti di diligenza preparatoria allo svolgimento dell’attività lavorativa, e come tale il tempo necessario per il suo compimento non deve essere retribuito. Se, invece, le modalità esecutive di detta operazione sono imposte dal datore di lavoro, che ne disciplina il tempo ed il luogo d’esecuzione, l’operazione stessa rientra nel lavoro effettivo e di conseguenza il tempo ad essa necessario deve essere retribuito”. Dette considerazioni, sottolinea la sentenza, sono tra l’altro perfettamente coerenti con la definizione di orario di lavoro offerta dal Dlgs 66 del 2003 oltre che con le indicazioni comunitarie che specificano come sia da intendersi in tale orario “qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni”. TEL: 030 - 220011

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Anche i geologi per la certificazione energetica degli edifici Le novità introdotte dal Decreto del Presidente della Repubblica

Col recente Decreto n.75 del Presidente della Repubblica, del 16 aprile 2013, anche i geologi in possesso della laurea specialistica o di quella triennale possono, a pieno diritto, accreditarsi quali professionisti per operare la certificazione energetica degli edifici, previo conseguimento di un attestato di frequenza, con superamento dell'esame finale, relativo agli specifici corsi di formazione previsti per questa figura di recente costituzione. L’ufficialità del Decreto è data dalla pubblicazione, lo scorso 27 giugno, sulla Gazzetta Ufficiale n.149. Si profila, dunque, per i molti neo- laureati in geologia una nuova possibilità lavorativa. Il decreto stabilisce che i corsi di formazione e i relativi esami siano svolti, a livello nazionale, dalle Università, da enti di ricerca e da Consigli, Ordini e Collegi professionali autorizzati dal Ministero dello Sviluppo economico. A livello regionale, invece, direttamente da Regioni e Province autonome e da altri soggetti di ambito regionale con compepetenza in materia di certificazione energetica, autorizzati dalle predette Regioni e Province.

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PAG. 5 AUTUNNO 2009

UPCYCLING: per un progetto di inserimento lavorativo per PERSONE SVANTAGGIATE Fare bene nel sociale e all’ambiente: come possono aiutare i Comuni?!

Gli obblighi del datore di lavoro verso il dipendente malato

Va garantito il dipendente affetto da una precedente patologia In un recente articolo apparso sul Sole 24 Ore, l’avv. Aldo Monea tratteggia i doveri del datore di lavoro (e quindi anche delle P.A.) nei confronti di un proprio dipendente di cui conosca il rischio derivante da una pregressa patologia. Rifacendosi alla Sentenza della Cassazione n.14468 del 7 giugno scorso, il giurista osserva come sia obbligo dell’Azienda adottare ogni misura di sicurezza e, così non fosse, risponderne. Il caso in oggetto riguarda un tecnico di laboratorio che, dopo 20 anni di lavoro ospedaliero, ha maturato un grave carcinoma. Nel 2001 il tribunale impone all’Ente il pagamento di danni morali e biologici (esso stesso si rifarà, quindi, sull’assicurazione). Dopo che la Corte d’appello rigetta il ricorso mosso dal nosocomio accettando, invece, quello della compagnia assicuratrice, l’ospedale ricorre in Cassazione, ma a nulla gli vale insistere sulla mala-interpretazione dell’art. 2087 del Codice Civile. La Cassazione, come già la Corte territoriale, ha sottolineato come il datore di lavoro fosse a conoscenza di un rischio per il dipendente e non avesse adeguatamente operato per eliminarlo. Riferendosi invece all’articolo suddetto, ha evidenziato come non solo si riferisca alla necessità, da parte del datore di lavoro, di adottare ogni misura imposta dalla legge in relazione allo specifico tipo di attività svolta, ma di operare a mettere in atto ogni qual altra misura si renda necessaria. Per ANNO XVII N. 7

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quanto concerna, infine, il nodo prova, i giudici hanno evidenziato come stia all’azienda sanitaria, sulla base dell’art. 1218 del Codice Civile, provare che il danno non le è imputabile avendo quella messo in essere ogni misura e soluzione possibile per evitarlo. La Cassazione ha, dunque, su queste basi, respinto il ricorso dell’ospedale, accogliendo invece quello relativo al mancato esame della questione dell’applicabilità o meno della polizza assicurativa contro gli infortuni.

Chiuso il bando per il “sostegno-affitto a licenziati e sfrattati” La STER Brescia segnala l’avvenuta chiusura, per esaurimento fondi, del bando a sostegno dell’affitto per licenziati e sfrattati. A partire dal mese di settembre saranno attivate nuove iniziative relative al Fondo per l’integrazione del canone di locazione ai nuclei familiari in situazione di grave disagio economico e morosità incolpevole. Per approfondimenti o chiarimenti:  Spazio Regione di Brescia, in Via Dalmazia 92, aper to dal  lunedì al giovedì ore 9,30-12,30 e 14,30-16,30 e venerdì ore 12,30-14,30. TEL: 030 - 220011

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Un progetto di inserimento lavorativo che coinvolge le cooperative sociali Tempo Libero di Brescia ed Il Gelso di Ghedi, per aiutare persone svantaggiate attraverso l’innovativo concetto di upcycling (riciclo creativo per dare nuova vita ad oggetti di scarso valore o inutili). Il progetto (finalista in un concorso nazionale sull'innovazione nelle imprese sociali il 12-13 settembre prossimo, durante un workshop a Riva d/Garda) prevede la realizzazione dell’intero ciclo di ideazione, produzione e vendita di oggetti (per es. borse, gioielli, mobili) derivanti da materiali riciclati o non utilizzati, altrimenti destinati a smaltimento. Nelle fasi di produzione, i soggetti svantaggiati verranno affiancati da

affiancati da artigiani esperti, i prodotti realizzati saranno invece venduti online e, probabilmente, in un “temporary shop” natalizio. La strutturazione iniziale del processo produttivo avverrà in partnership con l’impresa sociale austriaca Gabarage (www.gabarage.at). Le Amministrazioni Comunali ed i loro partner territoriali (Pro Loco, Associazioni, Fondazioni)  che lo desiderino, possono sostenere la lodevole iniziativa supportando la ricerca di materiali (si cercano Enti/Aziende/ Privati disponibili a cedere, gratuitamente, soprattutto teli usati in PVC e palloni in cuoio non più utilizzati dalle Associazioni/Gruppi sportivi). Per segnalare la propria disponibilità o per saperne di più: Stefano Moroni (resp. progetto), tel. 030 9033194; gare@coopilgelso.it

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LUGLIO 2013

Chi segue e chi no la Legge quadro

Post-incendio: tocca anche ai Comuni far bene Tempo d’estate e, purtroppo, tempo di follie della natura e dell’uomo: torna anche quest’anno il rischio incendi. Ma quando l’emergenza è finita, a chi tocca fare cosa? Dopo, cioè, che un rogo ha distrutto un bosco e ucciso la fauna, oltre ai comprensibili danni ecologici (dall’emissione di gas tossici al riscaldamento del suolo, agli smottamenti), cosa deve fare un Comune?! Nel 2000 è stata approvata una legge quadro, la 353, che, allo scopo di rendere meno appetibili le attività piromani a quanti potrebbero beneficiarne per liberare nuove aree utili alla cementificazione od altra speculazione, opera “bloccando” i terreni devastati dalle fiamme. La norma prevede infatti l’assoluto divieto di edificazione, di pascolo e di caccia nei dieci anni successivi al rogo. La stessa impone d’impedire anche per 15 anni il cambio di destinazione dell’area e, infine, l’istituzione di appositi catasti con l'obbligo di censire annualmente tutti i terreni vittime del fuoco. Secondo un'indagine di Legambiente, solo il 69% delle amministrazioni vi provvederebbe come da dovere. Sempre secondo questo studio, il 31% dei Comuni italiani opererebbe ad un lavoro di prevenzione e contrasto giudicato “non sufficiente”, il 9%, “gravemente inadempiente”. Tra le regioni più vir tuose compaiono la Toscana, ma anche la Campania (con 8 Comuni su 10 ad aver approvato il previsto catasto). Fanalino di coda la Sardegna, dove solo un terzo delle Amministrazioni risulterebbe in regola con il censimento.

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Limiti e conferme nelle cariche secondo il Dlgs 39/2013, art. 7

Amministrazione: incarichi e divieti Civit è intervenuta, con la recente delibera n. 48, ad offrire chiarezza circa i limiti temporali alla nomina o alla conferma in incarichi amministrativi di vertice e di amministratori di Enti pubblici o di Enti di diritto privato in controllo pubblico. Questo tema, parte integrante dell’art. 7 del Dlgs 39/2013, era in effetti complesso quanto, a volte, un po’ nebuloso. Partendo da alcuni quesiti pervenutile, la Commissione indipendente per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità ha osservato che, in riferimento ai divieti di conferimento degli incarichi di Amministratore di Ente pubblico (o di Ente di diritto privato in controllo pubblico presso un Ente diverso), ma anche di conferma nella carica presso il medesimo prima ancora che siano trascorsi due anni dalla cessazione del precedente incarico: l’art. 7 può essere interpretato nel senso che il divieto operi soltanto per quanto riguarda

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l’incarico di Amministratore presso un diverso Ente e non impedisca invece la conferma dell’incarico già ricoperto. Tra le motivazioni il fatto che quella in esame è una disciplina del potere di nomina e non una disciplina della durata delle cariche negli Enti pubblici o privati. La sua ratio consiste, infatti, nell’evitare che un soggetto usi un proprio potere per ottenere un’altra carica, non nell’impedire che un Amministratore meritevole possa essere confermato. L’articolo in questione fa inoltre parte del capo IV del decreto legislativo, dedicato all’inconferibilità di incarichi a componenti di organo di indirizzo politico. Di conseguenza la previsione, nei commi 1 e 2 dell’articolo, del Presidente e dell’Amministratore delegato degli Enti in controllo pubblico, a meno di non considerarli "componenti di organo politico", va riferita al divieto di conferimento e non anche della conferma. La circostanza, poi, che il divieto operi per la durata di due anni (o un anno) dalla cessazione della carica (o dell’incarico) può trovare la sua giustificazione nel caso di nomina o di conferimento dell’incarico di Presidente o di Amministratore delegato presso un diverso Ente, ma non nel caso di conferma, poiché impedirebbe la reiterazione della nomina di chi abbia ben svolto il proprio compito, per un periodo maggiore di quello previsto dalla norma in esame. Il comma 3 dell’art. 7, infine, precisa che le inconferibilità non si applicano ai dipendenti della stessa Amministrazione che, all’atto di assunzione della carica politica, erano titolari di incarichi. Anche se riferita solo alle cariche politiche, questa previsione mostra chiaramente che l’intento del legislatore fosse di non escludere la possibilità di conferma in caso di incarichi precedenti.

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DICE LA LEGGE... Sentenze e casi interessanti

della Sentenza n.3015/2011 espressa in primo grado dal TAR Abruzzo. I giudici di Palazzo Spada hanno comunque ammesso l’assoluta delicatezza dell’argomento, non ultimo sottolineando che la restrizione del mercato non è un effetto aprioristicamente illegittimo: lo diviene solo quando si connota in maniera abusiva, per cui è del tutto ammissibile, nell'ordinamento nazionale come in quello comunitario, che le esigenze concrete dell'Amministrazione, congrue e proporzionali, possano legittimamente condurre a un tale risultato.

Informazioni tratte dalla stampa specializzata

Partecipate: per le selezioni del personale il concorso pubblico

Affidamento servizio di tesoreria? Serve la gara

A stabilirlo la Corte Costituzionale con la Sentenza n.167 dello scorso primo luglio, secondo la quale è costituzionalmente illegittima la norma regionale (nella specie, della Regione Lombardia) che, in violazione del principio del pubblico concorso, dispone che i dipendenti a tempo indeterminato di società partecipate dalla Regione sono inquadrati nei ruoli di Agenzie regionali, a seguito di esito positivo di procedura selettiva. Il caso prendeva le mosse dall’avvenuta riorganizzazione di alcune società partecipate dalla Regione che, con il trasferimento di alcune funzioni di società in house a strutture organizzative regionali, ha previsto l’inquadramento del personale delle due società, in servizio a tempo indeterminato, in altrettanti ruoli speciali ad esaurimento presso due articolazioni della Regione stessa. Le norme regionali attraverso le quali si è proceduto al trasferimento sarebbero tuttavia in contrasto con gli articoli 3 e 97 della Costituzione, violando, nello specifico, i principi di ragionevolezza e del pubblico concorso, in difetto, cioè, di una procedura selettiva aperta al pubblico. Si è inoltre ricordato come la natura privata del lavoro alle dipendenze delle società partecipate rende inoperante, in caso di trasferimento di funzioni da una società partecipata ad un Ente pubblico, la garanzia del posto di lavoro stabilita dall’art. 2112 del Codice Civile. riconosciuta, in ambito privato, ai lavoratori subordinati in caso di trasferimento di azienda. L’art. 31 del d.lgs. n. 165 del 2001 stabilisce, infatti, che tale garanzia, nel settore del lavoro pubblico, concerne il passaggio di funzioni e dipendenti da enti pubblici ad altri soggetti (pubblici o privati), non il contrario. ANNO XVII N. 7

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Il Tar della Campania, con la Sentenza n.3262 dello scorso 21 giugno, ha accolto un ricorso di una società specializzata nell’offrire servizi di tesoreria e tributi agli Enti locali. La causa del contendere è nata dal fatto che un Consiglio Comunale ha rinnovato l’affidamento del servizio di tesoreria alla Banca che già in precedenza ne era incaricata senza indire apposita e pubblica gara. Il Tar ha sottolineato come, rientrando nella normativa di cui al D.Lgs. n. 163/2006, il complesso di operazioni legate alla gestione finanziaria dell’Ente locale, inclusa quindi la riscossione delle entrate, la custodia di titoli e valori e gli adempimenti connessi, fosse da ritenersi assoggettato alle disposizioni del Codice degli Appalti Pubblici ai sensi del comma 2 dell’art. 20.

Criteri di selezione e requisiti di capacità tecnica negli appalti Alle Amministrazioni aggiudicatrici è riconosciuta un’ampia discrezionalità quando si tratta di criteri di selezione negli appalti di servizi e forniture, ma unicamente limitata dalla necessità che la richiesta d’ulteriori requisiti, in senso più rigoroso e restrittivo, sia subordinata alla natura e all'importo della fornitura o del servizio oggetto del contratto. In buona sintesi, questo comporta che il sussistere di criteri estremamente selettivi per l'aggiudicazione dell'appalto è da considerarsi legittima e non sproporzionata nel caso di fornitura di servizi speciali. A stabilirlo il Consiglio di Stato con la Sentenza n. 3081 del 4 giugno scorso, in accoglienza del ricorso per la riforma

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Comuni: legittimo l’affidamento ai dirigenti della rappresentanza a stare in giudizio La Sentenza n. 15493 della Cassazione civile del 20/06/2013 ha ufficializzato che, mediante specifica previsione statutaria, è possibile affidare la rappresentanza processuale dei Comuni ai dirigenti. Nel nuovo sistema istituzionale e costituzionale degli Enti locali, infatti, lo statuto del Comune (così come il suo regolamento ma soltanto se lo statuto contiene specifico rinvio alla normativa regolamentare), può legittimamente affidare la rappresentanza a stare in giudizio ai propri dirigenti, nell'ambito dei rispettivi settori di competenza, fermo restando che, laddove una specifica previsione statutaria (o, alle condizioni di cui sopra, regolamentare) non sussista, il Sindaco conserva l'esclusiva titolarità del potere di rappresentanza processuale (come da art. 50 del testo unico delle leggi sull'ordinamento degli Enti locali del D.Lgs. n. 267 18 agosto 2000). In particolare, qualora lo statuto (o il regolamento) affidi la rappresentanza a stare in giudizio in ordine all'intero contenzioso al dirigente dell'ufficio legale, questi, quando ne abbia i requisiti, può costituirsi senza bisogno di procura, ovvero attribuire l'incarico ad un professionista legale interno o del libero foro (salve quando l'Ente locale può stare in giudizio senza il ministero di un legale) e, ove abilitato alla difesa presso le magistrature superiori, può anche svolgere personalmente l’attività difensiva nel giudizio di cassazione. Molti i precedenti giurisprudenziali sempre ad opera della Cassazione. Ultimo in ordine temporale la Sentenza numero 4556 del 22 marzo 2012.

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PERIODICO D’INFORMAZIONEDELL’ASSOCIAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE COMUNI BRESCIANI PERIODICO D’INFORMAZIONE COMUNI BRESCIANI

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dall’ articolo 2953 del Codice Civile. Sulla

Acquisizione sanante di base di quanto detto, dunque, la deun immobile di pubblico correnza del termine per l'opposizione, pur determinando la decadenza dalinteresse: chi decide? L’eventuale provvedimento con cui un Ente locale disponga l’acquisizione al patrimonio indisponibile comunale di un bene da destinarsi a scopi di pubblico interesse, importando l’acquisto della proprietà che richieda formale e specifica espressione di volontà, deve essere adottato dal Consiglio Comunale. A stabilirlo la Prima Sezione del G.A. di Lecce con la sentenza n. 1500 del 21 giugno scorso. Detta Sentenza specifica inoltre che il dirigente comunale è incompetente ad adottare un provvedimento di acquisizione sanante di un bene immobile occupato d’urgenza dalla P.A., in assenza del relativo decreto di esproprio e che al proprietario del bene illegittimamente acquisito al patrimonio dell’Ente deve essere riconosciuto il diritto al risarcimento del danno subito.

Cartella esattoriale come l’ingiunzione fiscale: come cambia la prescrizione? Come l’ingiunzione fiscale, la cartella esattoriale è espressione del potere di accertamento e di autotutela della P.A. e, pertanto, ha natura di atto amministrativo. Pur cumulando in sé le caratteristiche del titolo esecutivo e del precetto, tuttavia, risulta priva dell'attitudine ad acquistare efficacia di giudicato con la conseguenza che la decorrenza del termine per l'opposizione, pur determinando la decadenza dall'impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, con conseguente inapplicabilità degli effetti del giudicato sulle prescrizioni brevi, come indicato

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VIA CRETA 42, BRESCIA

l'impugnazione, non produce effetti di ordine processuale, con la conseguente inapplicabilità dell'art. 2953 del Codice Civile che, circa gli effetti del giudicato sulle prescrizioni brevi, osserva che "i diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni”. Così il tribunale di Torino in risposta all’impugnazione di una prima sentenza ad opera di un concessionario della riscossione. Lo stesso ha inoltre colto l’occasione per rammentare che, come già in precedenza osservato dalla Corte di Cassazione con la Sentenza n. 16412 del 2007, quando i vizi siano imputabili al solo concessionario, la legittimazione processuale spetta esclusivamente al soggetto competente per la riscossione, non essendo configurabile un'ipotesi di litisconsorzio necessario con la pubblica ammi-

nistrazione, salvo assumano consistenza anche censure avverso il credito sostanziale. La Sentenza ha infine specificato come il Giudice d’appello debba procedere, anche d'ufficio, ad un nuovo regolamento delle spese processuali, quale conseguenza automatica e necessitata della pronuncia adottata (come da Cass. Civ. n. 6846 del 2006).

Previsioni urbanistiche: il Comune non vi è obbligato Ad intervenire sulla questione è stato di recente il Consiglio di Stato con la Sentenza n. 3623, depositata lo scorso 9 luglio dalla sua IV Sezione. I giudici hanno così dichiarato che non sussiste alcun obbligo, in capo all’amministrazione comunale, del prendere in esame l’istanza di variazione del p.u.c. durante il suo periodo ordinario di vigenza. Di conseguenza, la trattazione dell’istanza da parte del Comune, non obbligata, non implica alcun onere motivazionale.

Gli uffici di Associazione Comuni Bresciani resteranno chiusi per la pausa estiva a partire dal giorno 5 agosto. Riapriranno il 19 agosto seguente. Per eventuali emergenze contattate il numero 335-7876049 oppure scrivete all’indirizzo di posta elettronica: info@acb.bs.it ACB-Informa tornerà col numero di settembre ed augura nel frattempo a tutti i lettori BUONE FERIE!

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Acb informa luglio 2013