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ANNO 29 - N° DUECENTOTTANTUNO - LUGLIO 2021 - € 3

BERGAMO IN COPERTINA

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SPEDIZIONE IN A. P. D.L 353/2003 (CONV. IN L.27/02/2004 N.46) ART.1, COMMA 1, DCB BERGAMO IN CASO DI MANCATO RECAPITO RESTITUIRE AL MITTENTE - EDITA PERIODICI S.R.L. VIA B. BONO, 10 BERGAMO 24121 - TASSA PAGATA BG CPO

MAGAZINE

IL CANTIERE DELLA VITA È L’ESTATE DEL SETTECENTO IL FESTIVAL FESTEGGIA RATTALINO MATTIA CATTANEO: IL MIO TOUR DE FRANCE GIORGIA: UNA PROF AL BAR PIETRO DUCCO CATTURICH NON C’È PIÙ PORSCHE: NUOVA TAYCAN TURBO CROSS TURISMO PIAZZALUNGA: DI CORSA VERSO IL FUTURO ROCCO BERGAMO UN ANNO DOPO ROBERTO GUALDI:EVENTUALMENTE

AUTOTORINO RADDOPPIA A BERGAMO HERE WE ARE: WOMEN IN DESIGN IN WONDER(IS)LAND: MAGIA DELL’ARTE IMMERSIVA REMBRANDT IN UNA STORIA MERAVIGLIOSA ALLA GAMEC DAIGA GRANTINA BRESCIA PHOTO FESTIVAL ANIMA MUNDI RICORDERÀ PER SEMPRE IO CANTO BAGLIONI MICA BAU BAU MICIO MICIO CASTELLI, FANTASMI E LEGGENDE AUTISMO: TRA FOTOGRAFIA E POESIA


GIORNALISTI... Non ho mai avuto simpatia per i giornalisti che, arrivati ad un certo punto della loro carriera, entrano in politica, sfruttando la notorietà di cui hanno goduto grazie alla loro professione. Ma credo che nel caso di Vittorio Feltri si possa fare un’eccezione. Prima di tutto perché il grande direttore non deve certo sfruttare una candidatura politica per fare carriera, né tanto meno per fare soldi o procurarsi intrallazzi. Il suo “scendere” in politica come capolista di Fratelli d’Italia è invece ph. Sergio Nessi la testimonianza di una fede democratica, di un mettersi a disposizione, magari dalla parte che molti ritengono sbagliata, erede della destra peggiore, con troppe connivenze con frange decisamente estremiste, affollate di cultori di Mussolini e del fascismo. Conscio di questo, non ha saputo dir di no all’offerta di Giorgia Meloni che, da parte sua, non poteva trovare alfiere migliore per chiedere i voti ai milanesi conservatori. Sarà quasi sicuramente eletto nel consiglio comunale di Milano e potete star certi che… ne leggeremo delle belle. Speriamo che lo stare dentro le istituzioni, per la prima volta, lo porti a raccontarci, con la sua conosciuta, graffiante ed elegante ironia, la vita di Palazzo. Come se la caverà con interpellanze e interrogazioni, commissioni e sedute fiume? Quanto tempo ci metterà a mandare tutti a quel paese dopo aver perso la poca pazienza che gli conosciamo? Il problema vero è che Vittorio è molto preoccupato del divieto di fumare all’aperto che il sindaco Sala vorrebbe introdurre e che il grande giornalista, tabagista convinto e contento, tenterà di impedire ad ogni costo in nome della libertà. Scherzi a parte, ci si aspetta davvero molto da lui. Potrebbe riuscire ad incanalare, anche solo simbolicamente, il malcontento che serpeggia a Milano dopo alcune scelte discutibili fatte dall’amministrazione. Le sue simpatie non sono mai state nascoste e non ha mai fatto dell’obiettività del giornalista la sua bandiera anzi, si è sempre dichiarato e dimostrato di parte. Fu il primo a fiutare l’onda leghista montante ai tempi di Bossi, poi dal carroccio al carro di Berlusconi e ora con Fratelli d’Italia. Per la Giorgia nazionale un vero colpaccio, considerato il seguito e la visibilità di Feltri, presente anche in alcune seguite trasmissioni televisive. Sappiamo che Vittorio ama da sempre Milano, città che gli ha dato l’opportunità di essere quello che è oggi. La ama forse più di Bergamo che gli è stata sempre un po’ stretta, anche se non manca mai di dimostrarsi orgoglioso delle sue orobiche origini. In passato gli è stato proposto di fare il sindaco a Bergamo ma ha sempre risposto che avrebbe guadagnato troppo poco. (V.E.Filì) Stampato con inchiostri a base vegetale.

E GIORNALAI

Serenella

Gianmaria

Sono i nostri rivenditori, quelli che ogni mattina si alzano presto per iniziare una giornata, spesso faticosa e trascorsa in balia del freddo o del caldo dentro le loro edicole. Durante tutto il periodo più nero dell’emergenza sanitaria hanno svolto un ruolo chiave nel tessuto cittadino.Tra i pochi esercizi pubblici a non chiudere mai, hanno adattato la loro organizzazione per fornire alla popolazione, non solo nuovi e utilissimi servizi, ma anche un conforto, una voce di speranza, un segno di vita. Non li conosciamo ad uno ad uno ma a loro va il nostro ringraziamento per non aver mollato mai. (qui Bergamo)

Stefania

novembre 2014


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EDITA PERIODICI srl Via Bono, 10 - Bergamo Tel. 035 270989

Responsabile redazione: Tommaso Revera redazione@qui.bg.it

www.editaperiodici.it www.qui.bg.it Aut. Tribunale di Bergamo n°3 del 22/01/1992 Direttore responsabile: Vito Emilio Filì Direttore editoriale: Patrizia Venerucci venerucci@editaperiodici.it

Redazione eventi: Valentina Colleoni redazione.chicera@qui.bg.it Fotografie di: Federico Buscarino Sergio Nessi Paolo Stroppa

Hanno collaborato: Bruno Bozzetto Manuel Bonfanti Maurizio Maggioni Giuseppe Mazzoleni Benito Melchionna Francisco Malenchini Giorgio Paglia Camilla Peverelli Lorenzo Boccardini Stampa: Euroteam, Nuvolera (Bs)

Pag. 5 Il cantiere della Vita e della speranza

Pag. 8 Grazie agli alpini e agli artigiani in Fiera

Pag. 12 Che curiosi questi russi

Pag. 12 È l’estate del Settecento

Pag. 16 Il Festival Pianistico festeggia Rattalino

Pag. 22 Mattia Cattaneo e il primo Tour de France

Pag. 26 Giorgia, una prof al bar tra cappuccini e libri da studiare

Pag. 30 L’eredità di Pietro Catturich Ducco

Pag. 34 Porsche Taycan Turbo Cross Turismo

Pag. 42 Progetto Rocco un anno dopo

Pag. 44 Roberto Gualdi: eventualmente

Pag. 46 Autotorino raddoppia a Bergamo

Pag. 49 Alfabetile Compasso d’Oro

Pag. 50 Here we are Women in design

Pag. 54 Wonder(Is)land arte immersiva

Pag. 60 Gli ulivi della Puglia

Pag. 62 Rembrandt in una storia meravigliosa

Pag. 64 Alla GAMeC Daiga Grantina

Pag. 66 Brescia Photo Festival

Pag. 68 Castelli, fantasmi e leggende

Pag. 70 Pag.72 Autismo tra fotografia Anima Mundi ricorderà e poesia per sempre

Pag. 38 Piazzalunga più sostenibile di corsa verso il futuro

Pag. 75 Lo spitiro del pianeta. torniamo presto

Pag. 76 Abbracciarsi 12 volte al giorno

Pag. 78 Canto Baglioni mica bau bau micio micio


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IL CANTIERE DELLA VITA E DELLA SPERANZA

CONFARTIGIANATO IMPRESE BERGAMO HA CELEBRATO I 75 ANNI DI FONDAZIONE CON UNA SERATA RICCA DI EMOZIONI PRESSO LA FIERA DI BERGAMO LUOGO SIMBOLO DELLA PANDEMIA REALIZZATO DAGLI ARTIGIANI DI BERGAMO

Emozioni forti ma anche momenti di riflessione e spensie-

ratezza all’evento organizzato da Confartigianato Imprese Bergamo per celebrare il suo 75°anniversario. La serata - che ha preso il via con la Messa celebrata dal vescovo Francesco Beschi, accompagnata dal Coro Ana «Voci del Brembo» e si è conclusa con lo show del comico Enrico Bertolino – si è svolta alla Fiera di Bergamo, luogo simbolo della battaglia bergamasca contro il Covid-19 e dell’impegno artigiano. Il luogo ideale per presentare il volume ‘Il cantiere della vita’, a cura di Giacinto Giambellini con le fotografie di Orazio Truglio, grazie al quale si è dato un volto alle oltre 350 aziende artigiane specializzate che si sono generosamente prestate per la costruzione in tempi record dell’Ospedale da campo in Fiera. “Tornare in questo luogo dove tutto è iniziato, è stata l’emozione più grande, per noi artigiani e per tutti gli ospiti presenti” - ha confidato a margine dell’evento Giacinto Giambellini, Presidente di Confartigianato Imprese Bergamo. 10 giorni e più di 16 mila ore di lavoro intenso raccontate nella pubblicazione “Il Cantiere della Vita”, un libro che raccoglie il lavoro, le emozioni e i sentimenti di quei giorni. Pagine che concretizzano i valori che lo spirito artigiano ben rappresenta: eccellenza, professionalità, responsabilità, sacrificio e solidarietà. Il volume, presentato proprio in occasione della celebrazione del 75° anniversario di Confartigianato Imprese Bergamo, raccoglie le fotografie dell’artista di fama internazionale

Orazio Truglio che ha donato i suoi scatti per realizzare questa memoria. Tutti sono protagonisti di questo progetto: artigiani, volontari, personale medico e infermieristico, alpini e ultras atalantini. Ognuno di loro è ritratto in un alternarsi di scatti artistici affiancati a scatti “al lavoro”, nei momenti più concitati. Un omaggio a tutti i volontari che con il loro impegno hanno contribuito alla costruzione dell’Ospedale. Alle immagini corrispondono testi che attraverso le parole dei protagonisti, dei volontari, delle Istituzioni e degli Stakeholder narrano quelle ore di intenso lavoro. La pubblicazione celebrativa è la testimonianza concreta di un pezzo di storia indelebile che resterà come memoria per il futuro. All’intero del progetto sono state immortalate circa 350 persone, tra artigiani volontari e staff Confartigianato. La pubblicazione ha un costo di 12 euro, parte dei quali saranno destinati alla raccolta fondi in collaborazione con l’Istituto Mario Negri per sostenere il progetto di ricerca Covid ORIGIN. Il volume è acquistabile, dallo scorso 2 luglio: per prenotazioni inviare una mail a segreteriagenerale@ artigianibg.com. Solidarietà che non si ferma al ricavato delle vendite di questo volume ma prosegue con una collaborazione tra Confartigianato Imprese Bergamo e Conad Centro Nord che nei punti vendita della bergamasca che esporranno la locandina distribuirà, con una donazione di 2 euro, un poster celebrativo che mette in primo piano i protagonisti. Un modo per entrare nelle case di bergamaschi che sempre si sono dimostrati attenti e sensibili a tematiche di valore sociale.

La S. Messa celebrata da Monsignor Beschi, Vescovo di Bergamo, sul piazzale antistante la Fiera Confartigianato Imprese Bergamo,Via Torretta 12, Bergamo Tel. 035 274111 - Fax 035 274274 - info@artigianibg.com - www.confartigianatobergamo.it

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Le immagini scattate da Sergio Nessi in occasione della manifestazione organizzata per il 75° anniversario dalla fondazione di Confartigianato Imprese Bergamo presso la Fiera di Bergamo, dove è stato anche presentato il volume “Il cantiere della vita” con gli scatti di Orazio Truglio realizzati durante la costruzione dell’ospedale nei locali della Fiera.


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Ho incontrato Giacinto nel pieno della pandemia. Era il 17 aprile del 2020. Con la mia troupe mi muovevo tra gli ospedali da campo della Lombardia per le riprese di un film documentario. Quel giorno eravamo alla Fiera di Bergamo e a raccontare la storia di quei giorni venne lui. Il suo racconto fu impressionante. Ascoltare quelle parole legate l’una all’altra da un formidabile entusiasmo e una malcelata emozione fu impressionante. Ricordo che spegnemmo le telecamere e capimmo tutti di essere di fronte ad un’impresa epica: un ospedale costruito in sette giorni. Mia nonna era di Cenate Sopra e mia mamma fu sfollata in tempo di guerra nella Villa del Conte Suardi a Trescore Balneario. Sono milanese ma il bergamasco è nelle cose da sempre. Le storie di questi uomini e queste donne che di fronte alla difficoltà hanno risposto con presenza fattiva e competenze straordinarie, mi diede l’idea di un miracolo. Ma mi sbagliavo. A Bergamo in quei giorni successe una cosa che poteva succedere solo a Bergamo. E che a Bergamo i bergamaschi fanno succedere ogni giorno. Perché Bergamo e i bergamaschi sono questa cosa qui. Sono già pronti. Di fronte alle difficoltà non aspettano che qualcuno li aiuti, sono loro che aiutano. I bergamaschi non aspettano che il lavoro li venga a trovare, sono loro che vanno a trovare il lavoro. Gli vanno incontro. A volte gli vanno addosso. Perchè alle sei del mattino la A4 è già piena di furgoni con artigiani che vengono a Milano a fare Milano. Perchè essere un artigiano bergamasco è un valore. E non è servita la tragica pandemia per dimostrarlo. Per questo ho pensato di restituire qualcosa a questa gente. Per la forte emozione che ho ricevuto e il valore assoluto del loro lavoro. E per raccontare che un nuovo Rinascimento è possibile. (Orazio Truglio)

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Grazie a Confartigianato Imprese Bergamo per aver inserito anche noi tra gli Artigiani e gli Alpini che hanno compiuto l’impresa della costruzione dell’Ospedale in Fiera di cui siamo orgogliosi di esserne stati tra i testimoni. Patrizia Venerucci e Vito Emilio Filì

“Questa pubblicazione, che racconta il lavoro e le emozioni di tutti coloro che hanno contribuito a realizzare l’ospedale, è una forma di ringraziamento per i tanti volontari che giorno e notte hanno lavorato instancabilmente per portare a termine in tempi record quest’opera, che rimarrà nella memoria di tutti i bergamaschi. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito al progetto, in primis Orazio Truglio che con i suoi scatti fotografici è riuscito a raccontare i sentimenti e lo spirito di chi, ieri come oggi, si è messo al servizio non solo dei bergamaschi ma di tutti coloro che hanno ricevuto cure ed assistenza in questa struttura”. (Giacinto Giambellini, Presidente di Confartigianato Imprese Bergamo)


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SERGIO RIZZINI, RESPONSABILE NAZIONALE SANITÀ ALPINA ANA, E GIACINTO GIAMBELLINI, PRESIDENTE DI CONFARTIGIANATO IMPRESE BERGAMO La chiamata è arrivata lunedì pomeriggio via mail dagli Alpini a Confartigianato Imprese Bergamo. “Abbiamo bisogno di posatori di pareti e imbianchini, per rispettare i tempi di apertura dell’ospedale da campo alla Fiera di Bergamo”. La risposta non si è fatta attendere: alla chiamata per 12 operai, gli artigiani dell’associazione hanno risposto in 250. Alla fine, in cantiere sono arrivate 350 imprese con i loro collaboratori: muratori, carpentieri, cartongessisiti, imbianchini, idraulici, impiantisti, tecnici del gas ed elettricisti specializzati, tutti in prima linea, a titolo gratuito, nel cantiere dell’ospedale con gli Alpini, in squadra insieme ai volontari e ai lavoratori delle imprese alle quali erano affidati i lavori. Una cordata al lavoro senza sosta per poter aprire l’ospedale il prima possibile e dare una boccata di ossigeno alle aziende ospedaliere al collasso.


RINASCERE COSÌ

GRAZIE

Quando ho saputo che avrebbero allestito un ospedale nei locali della Fiera, non ho mai dubitato che ce la potessero fare. Quello che ha stupito tutti e sbalordito l’opinione pubblica, è stata la velocità con la quale i miei conterranei hanno realizzato l’opera. Davvero tanti complimenti alla loro macchina perfetta che, insieme a quella altrettanto efficiente degli Alpini, oltre ai tanti volontari, si è mossa per scendere in campo nella guerra al virus, in soccorso soprattutto di chi non trovava più posto al Papa Giovanni. A loro tutti il nostro immenso ringraziamento per aver portato una vera luce di speranza: quella di poter essere curati se malauguratamente contagiati. (V.E.F.)

PERÒ CHE CURIOSI ‘STI RUSSI! 10

GRAZIE DELL’AIUTO Guardate queste foto durante la visita dei militari russi

che erano venuti ad “aiutarci” proprio durante l’esplosione della Pandemia. Notate come sono disposti nella foto a sinistra. In pratica circondano i nostri... In basso invece uno di questi signori ci sta aiutando filmando apparecchiature sanitarie (ecografia) di nota azienda italiana. Va beh in cambio c’è da dire che dieci bravissimi virologi russi si sono davvero sbracciati per ben 46 giorni curando malati covid anche gravi... Una volta registrato tutto, se ne sono tornati a casa. Adesso vorremmo anche sapere chi li ha invitati a venire... Si sono offerti loro o sono stati mandati? A saperlo...


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FESTIVAL PIANISTICO INTERNAZIONALE DI BRESCIA E BERGAMO Il Consiglio direttivo del Festival Pianistico Internazionale di Brescia e Bergamo festeggia il suo consulente artistico Piero Rattalino, ospite al Lazzaretto di Bergamo per la conferenza concerto ‘Affetti e miti nella poetica di Chopin’ con Ilia Kim. Un’occasione per celebrare dal vivo i 90 anni del Maestro, compiuti lo scorso marzo, dopo l’uscita della docuserie Con le note sbagliate, realizzata dal Festival e trasmessa su Rai 5 e RaiPlay. La presidente Daniela Guadalupi Gennaro e il presidente onorario Andrea Gibellini hanno consegnato al Maestro un riconoscimento per la sua decennale collaborazione con il Festival.

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Piero Rattalino si è diplomato in pianoforte al conservatorio di Parma nel 1948 sotto la guida di Carlo Vidusso e, nello stesso conservatorio, in composizione nel 1953 sotto la guida di Luigi Perrachio. Ha insegnato pianoforte nei licei musicali e conservatori di Cagliari, Trieste e Parma. Dal 1965 al 1996 è stato titolare della cattedra di pianoforte principale al conservatorio di Milano. Dal 1987 è professore di pianoforte all’accademia “Incontri col Maestro” di Imola e dal 1993 dell’accademia di Portogruaro.

UNA FESTA PER

RATTALINO


UNA FESTA PER RATTALINO

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Per alcuni anni ha tenuto un corso di drammaturgia musicale all’Università di Trieste. Tiene inoltre corsi e masterclass di pianoforte alla Hamamatsu International Piano Academy. Tra gli allievi, Simone Pedroni e Davide Franceschetti. Dal 1967 al 1970 è stato direttore artistico dell’Istituzione Universitaria dei Concerti (IUC) di Roma, del Teatro Comunale di Bologna, del Carlo Felice di Genova, del Regio di Torino, e del Massimo “Bellini” di Catania. Dal 1988 al 1990 è stato consulente artistico del Festival Verdi di Parma e dal 1981 del Festival Internazionale Pianistico “Arturo Benedetti Michelangeli” di Brescia e Bergamo. È il direttore della rivista “Symphonia” edita dalla casa discografica Ermitage. È Presidente Onorario dell’Accademia Musicale Praeneste. Autorevole studioso del pianoforte, ha pubblicato numerosi libri sull’argomento, sia dal punto di vista della letteratura pianistica sia dal punto di vista della storia dell’interpretazione, incluse svariate monografie su importanti pianisti del passato. È sposato con la pianista coreana Ilia Kim.


POLITICANDO di Maurizio Maggioni

LIBERTÈ, FRATERNITÈ, EGALITÈ E TOUS VACINÈ L’Europa, come al solito, non sa cosa deve fare,

ogni giorno è alla rincorsa di qualcosa che possa determinare la necessità della propria esistenza. Dall’appoggio ai decreti anti omofobia in Italia, come se tutti gli italiani fossero dei beceri che agiscono negativamente riguardo coloro che vivono contronatura, come si diceva una volta. Invece è proprio l’opposto contrario, noi italiani sappiamo benissimo cosa sia la sessualità, da Dante a Virgilio a D’Annunzio, sì proprio il Vate. Poi dobbiamo pensare e capire bene che non sono le leggi, e ne abbiamo troppe, che fanno la Società, bensì è la Cultura che fa la differenza. Noi ragazzi degli anni ‘70, non abbiamo bisogno dei movimenti marxisti o pseudo comunisti-democristiani, siamo cresciuti nella Libertà più completa grazie ai nostri genitori che non interferivano nelle nostre scelte e perché avevano più coraggio di quanto non ne abbiamo i giovani di oggi. Ma è storia, per cui tra vent’anni quando si rileggerà cosa sia successo ai millennial, si capiranno tante cose. Ho visto giovani correre agli HUB (centri vaccinali) prenotandosi per avere un’estate libera e in sicurezza, pochi che non hanno capito la necessità di vaccinarsi, tanti però non hanno capito come ci si deve comportare per un bene comune. Ma non è colpa loro, è colpa del sistema, soprattutto informativo e mediatico che dice tutto ed il contrario di tutto. Vaccini sì, vaccini no, libertà sì, libertà no (di scelta!!!), obblighi istituzionali sanitari, coprifuochi, limitazioni, tamponi e certificati. Insomma un gran caos che disorienta i molti e tante ragioni hanno coloro che non credono nel Sistema. Certo, l’OMS non esiste, l’Europa è imbelle, Speranza è defunto, il Comitato Tecnico Scientifico finalmente tace un po’, come i virologi che non vanno più in televisione. Tutto alla normalità, cioè non si muore più di solo COVID! Il COVID si può e si deve curare come una normale malattia, ed i protocolli “Bergamaschi” la fanno da padrone: Mario Negri, Ospedale Papa Giovanni, Progetto Rocco etc etc…

L’infezione Covid 19 si cura a casa con farmaci semplici a controllo medico, sperando che la medicina di base risorga ed esca dalla sua ghettizzazione burocratica. Semplice, come si è sempre detto, chiaro limpido, Recoaro (aperitivo), recitava la pubblicità. Se vuoi essere libero devi essere vaccinato, se vuoi la libertà di tutti, tutti devono vaccinarsi, ma siccome nessuno ha il coraggio di imporlo, allora si dovrà morire ancora per un po’ di tempo, senza pandemie. Il 14 luglio, presa della Bastiglia, un Macron inesistente, decimato elettoralmente, economicamente e politicamente, dopo errori macroscopici compiuti in questi 18 mesi, ha dichiarato: “Libertè, Fraternitè, Egalitè, tous Vaccinè”. Certo, la Grandeur ha i territori d’Oltre mare, l’Africa e il suo Franco... il nord Africa in casa. Di conseguenza la più alta virulenza Covid. Non accetta le proprie navi ONG che traghettano i migranti, non possono controllare il territorio, la Securitè è saltata e allora, avanti tutti, schediamo gli schedabili, controlliamo tutto e vacciniamoli. Cattivi pensieri? Fallimento di un sistema? Incapacità politico-sociale? Chi lo sa… Meglio gli Inglesi che avanzano i loro diritti e sopportano le morti senza stress, o noi Mediterranei che da sempre sosteniamo che vaccinarsi è cosa buona e giusta, che se ci rispettiamo saremo rispettati e che se governiamo i flussi e controlliamo la corretta erogazione dell’informazione e dei vaccini, allora vinceremo alla grande ed entro la fine di quest’anno: ricordandoci però che vi saranno 24 mesi di scientifica attenzione e che il “Sistema Sanitario Europeo e Mondiale” dovrà essere riformato. Non dobbiamo, però, dimenticarci da dove tutto ciò si è generato. Il virus proviene da est e ora siamo ancora ad est con la variante Delta, perchè non si può dire indiana. Cina e India, allora non perdiamo di vista l’obbiettivo: no all’alienazione mediatica. Buona estate e buon vento, ricordandoci che il vento non lo possiamo governare, ma le nostre vele le possiamo orientare per raggiungere nel migliore dei modi la nostra meta.

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MATTIA CATTANEO

MATTIA CATTANEO, IL PRIMO CLASSIFICATO DEGLI ITALIANI ALLA DURISSIMA COMPETIZIONE CHE SI CORRE SULLE STRADE DI FRANCIA, CI RACCONTA LA SUA PRIMA VOLTA ALLA GRAND BOUCLE.

IL MIO PRIMO DURISSIMO, BELLISSIMO, IMPORTANTISSIMO

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TOUR DE FRANCE Francisco Malenchini - foto Wout Bell Getty

Mattia Cattaneo classe 1990, di Alzano Lombardo, ha preso parte

per la prima volta al Tour de France appena concluso con un risultato davvero importante. All’ultima cronometro ha fatto fermare il cronometro con il 6° tempo e ha chiuso con un fantastico 12° posto in classifica generale, risultando il primo degli italiani. Poco prima della partenza lo avevamo sentito al telefono. Come ci si sente alla vigilia di un debutto così importante? “Sono davvero molto emozionato. In questi giorni trascorsi in Francia sono uscito pochissimo dall’hotel, non so bene cosa ci sia fuori, ma mi rendo conto di essere parte di qualcosa di gigantesco. Ho sempre visto il Tour come la grande corsa a tappe in un paese straniero. Da bambino lo seguivo in televisione negli anni di Pantani, Ullrich ed Armstrong, non ho mai avuto l’occasione di vederlo sulle strade quindi è tutto molto nuovo. Sicuramente sarà diverso rispetto alla corsa rosa e so che qui c’è più nervosismo e fin dalle prime tappe tutti vogliono restare davanti… Scoprirò come andrà solo vivendolo in prima persona”. Come ti senti fisicamente? “La mia condizione è assolutamente buona, sto bene e sono molto soddisfatto di come mi presento al via. Quando ho saputo di essere tra i convocabili per il Tour ho cercato di creare con il mio preparatore il miglior percorso possibile. Sono uscito molto bene dal Tour de Suisse e ai campionati italiani ho avuto le risposte che cercavo. Non potrei davvero chiedere di meglio”. Quale sarà il tuo ruolo in questa corsa? “Dovrò, prima di tutto, aiutare la squadra e il mio capitano Alaphilippe. Julian ci tiene molto a questa corsa a tappe, è nella sua Francia e ancor di più quest’anno che indossa la maglia iridata di campione del mondo”.


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Dalla forma che il percorso assume, una specie di grande ricciolo che gira attorno al paese fino a giungere a Parigi, è nato il soprannome di Grande Boucle (Grande Ricciolo).

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HENRI DESGRANGE Durante la carriera sportiva fissò ben 12 record mondiali di ciclismo su pista, compreso il record dell’ora l’11 maggio 1893 con 35,325 chilometri. È inoltre considerato l’ideatore del Tour de France, nato nel 1903. Dopo aver fondato il quotidiano sportivo L’Auto, portò avanti la proposta di uno dei suoi giornalisti, Géo Lefèvre, di promuovere un giro ciclistico della Francia per diffondere il giornale, che non navigava in buone acque. La competizione fu annunciata il 19 gennaio 1903, ma Desgrange non la seguì, temendo non avesse successo, inviando invece Lefèvre al seguito della corsa.


Appena terminata l’ultima tappa a cronometro che lo ha visto tra i protagonisti, lo abbiamo chiamato al telefono per avere qualche notizia a caldo. Come è stato allora il tuo primo Tour de France? “In una parola? Emozionante. Ho potuto vivere appieno il clima di questa incredibile avventura che è la Grand Boucle e capirne la sua grandezza. Sono stato fortunato a far parte di questa squadra in uno dei momenti più emozionati, la prima vittoria di Mark Cavendish dopo anni, la partenza con la maglia gialla di Alaphilippe… Tanti ricordi belli… Brutti? Sinceramente in questo tour non ne ho”. Quali progetti adesso? “Continuare a restare su questi livelli e se possibile migliorare qualcosa per arrivare ancora più in alto. Speravo di essere selezionato per le Olimpiadi ma mi rendo conto che quello che porta lì è un progetto che inizia quattro anni prima, quindi ci può stare. Quattro anni fa non ero quello di adesso e tutto sommato un po’ ci speravo ma adesso pensiamo alle prossime corse. Mi consolo sperando che il CT della nazionale, visti i risultati degli ultimi mesi, abbia qualche rimpianto per non avermi considerato pronto per Tokyo”.

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GIORGIA UNA PROF. AL BAR ph. Paolo Stroppa

Giorgia, ventisette anni, lavora in un bar della città e studia alla facoltà di Lettere dell’Università. La sua vita è un continuo destreggiarsi tra manuali di letteratura, cocktail e cappuccini.

CAPPUCCINI, APERITIVI, LETTERE, LIBRI E UNIVERSITÀ

“Credo fortemente nel potere della gentilezza, qualità che pare essere in via d’estinzione e mi dispiace vedere sempre più spesso comportamenti che non ne portano neanche l’ombra. Segno zodiacale? Chi sono mamma e papà, hai fratelli o sorelle? “Sono un acquario, pare che siamo lunatici, ma non saprei confermare... dovreste chiedere al mio fidanzato! Mamma è la quarta di sette fratelli, una donna buona, troppo ingenua e grande lavoratrice. É una tifosa sfegatata dell’Atalanta; il mio bisnonno ci giocò dal 1922 al 1928, quando la società era ancora agli inizi. Papà è un omone tutto d’un pezzo, tuttavia sospetto, anzi sono certa, che ci sia un’anima davvero sensibile nascosta lì dentro. E poi arriva Giada, mia sorella minore, una peperina so tutto io; quante litigate e quanti scherzi che le ho fatto (da piccola pare fossi davvero tremenda!), ma ci siamo date manforte durante tutti questi an-ni, soprattutto quando i nostri genitori si sono separati”. Un ricordo delle elementari... “Una volta mi beccarono a copiare durante una verifica... in quarta elementare! Ero precoce a quanto pare. La maestra non fece una piega, mi lasciò finire il compito e poi mi diede un bell’otto. Ovviamente chiesi spiegazioni, mi aspettavo un non sufficiente scritto in pennarello rosso e sottolineato con tanto di punti esclamativi. Ilaria, così si chiamava l’insegnante, mi disse che me lo meritavo perché avevo risposto in modo corretto a quasi tutte le domande. Mi vergognai terribilmente. Grazie a quel voto non meritato mi diede una lezione di vita incredibile che tutt’ora mi porto dentro”.


Primo moroso a quanti anni? “Ero credo in terza o quarta superiore. Una fine tragica. Ricordo che obbligai mio cugino a portarmi a casa di questo morosino per parlarci, non volevo mi lasciasse. Partimmo in Vespa circondati da una nebbia che si poteva tagliare con il coltello. Arrivammo fradici, ci parlai e alla fine mi lasciò comunque”. Le scuole superiori? Amicizie e ricordi... belli e brutti “Mi porto dentro cinque anni di ricordi che tutt’ora mi fanno sorridere. Ho avuto delle amiche meravigliose... e lo sono ancora! Sicuramente mi piace ricordare come abbiamo imparato a conoscerci giorno dopo giorno e le risate che ci siamo fatte, ne combinavamo una dopo l’altra! Poi ricordo davvero con piacere il giorno in cui uscì l’esito dell’esame di maturità: presi il massimo dei voti in tutte le prove, fu davvero un sollievo e la conferma, per me stessa, che potevo dare il meglio anche in situazioni di estremo stress. Vissi malissimo la preparazione degli esami: ricordo che il giorno prima dell’orale andai in panico totale, piangevo sdraiata sui libri e sugli appunti; mia madre venne in camera mia, chiuse il manuale di storia che tenevo in mano e mi disse: ‘quel che sai, sai’ ... poi andò come andò”.

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Quindi una sospensione degli studi... Perché? “Sinceramente ne ho sofferto molto, anche se non mi piace ammetterlo. In casa c’era bisogno di un aiuto economico... In poche parole bisognava andare a lavorare, e così è stato; ho fatto quello che andava fatto. Ho messo da parte i miei progetti e li ho sostituiti con un grembiule. Una cosa che fanno in tanti ed è toccata anche a me”.

rassegnata al fatto che non sarei riuscita a frequentare tutti i corsi. Per dare un’idea, mi sentivo, e mi sento tutt’ora, esattamente come l’elefante che dondola sopra il filo di ragnatela della canzoncina per bambini, in bilico tra scuola e lavoro; in base alla situazione penzolo più da un lato o più dall’altro”.

Come arriviamo alla Giorgia di oggi, impiegata in un locale pubblico molto conosciuto in città e studentessa all’Università per una Laurea in Lettere? “Lavoravo già da qualche anno al bar, una notte tornai tardi dal lavoro e ricordo che non riuscivo a prendere sonno, continuavo a pensare e pensare al futuro e alla mia vita... Volevo riprendere gli studi. Mi informai immediatamente sulla burocrazia, scelta della facoltà, tasse da pagare; alla fine riuscì ad iscrivermi per un pelo”.

Sei una ragazza molto carina. Come cambia l’atteggiamento degli uomini nei tuoi confronti in Università e al Bar? “In Università a nessuno interessa se sei carina o meno, conta solo l’impegno che ci metti. Non si prendono voti più alti perché si è di bell’aspetto e tantomeno il collega ti fa più favori... Si è lì per studiare, in fin dei conti. Al bar la situazione cambia radicalmente, una bella presenza dietro al bancone in genere viene apprezzata. Poi c’è chi si spinge un po’ più in là, prendendosi confidenze che non gli spettano, ma fortunatamente non è la prassi”.

Due ambienti completamente diversi, devi essere un camaleonte... “Il bar è molto più informale e caciarone, si fanno i classici discorsi da bar, niente a che vedere con l’aria che si respira in Ateneo. Il primo anno di università era un andirivieni continuo tra lavoro e facoltà, il casino e la leggerezza contrapposto al silenzio e alla compostezza. Non ci capivo più nulla e infatti poi ho smesso di fare la gincana; mi sono

Ci provano di più al bar o in facoltà? “Decisamente al bar. È un ambiente in cui in qualche modo ci si sente autorizzati a fare l’apprezzamento o la battutina sopra le righe. Come se chi ci lavora stesse aspettando solo quello...non è così! Non voglio essere fraintesa, il complimento fa piacere, ma deve fermarsi lì. A volte i clienti scambiano la carineria e la gentilezza come una predisposizione a qualcos’altro; la verità è che quando si lavora a contatto con il pubblico si è tacitamente obbligati ad essere accomodanti”.


Trovi più discriminazione verso la diversità dietro il bancone o nelle aule dell’Ateneo?   “Dietro il bancone sei un bersaglio continuo, come se fossi in vetrina. Prendiamo questo esempio: se una/un barista ha dei tatuaggi in vista capiterà il cliente che glielo farà notare, anche in modo brusco, esponendo il suo disappunto o comunque la sua opinione (che in genere nessuno ha chiesto); e questo solo perché si sente libero, non si sa per quale motivo (forse perché paga a fine consumazione?), di dire qualsiasi cosa gli passi per la testa. Ovviamente non sono tutti così. In Ateneo non ho mai visto o vissuto una situazione analoga o simile. Piuttosto, se vogliamo parlare di discriminazione, mi sento di dire che gli studenti lavoratori talvolta vengono presi di mira: una volta ad un esame il docente mi fece sentire in difetto perché non avevo fre-

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quentato le lezioni, e io portavo dichiaratamente il programma da non frequentante. Lo studente che viene bollato con la lettera scarlatta di “non frequentante” spesso si trova a dover fare i conti con una mole di lavoro maggiore (e non di poco) di chi invece ha la possibilità di assistere alle lezioni. Certo, le nozioni spiegate dal docente a lezione non possono essere paragonate a quelle che si ritrovano nei libri, pertanto il non frequentante deve necessariamente confrontarsi con più materiali di testo. Io penso che sarebbe utile trovare delle soluzioni favorevoli per chi cerca di conciliare studio e lavoro, ad esempio registrando le lezioni e dando la possibilità di assistere in differita, così come è stato durante la pandemia grazie alla così temuta e così stigmatizzata didattica a distanza”. Raccontaci come ti prepari per lavorare e come invece per un esame in Università... “Il lavoro non ha bisogno di preparazione, è una cosa che viene da sé dopo tanti anni nello stesso settore. La preparazione all’esame invece è lunga ed estenuante, quando finalmente si sostiene è una vera e propria liberazione. Ovviamente il fatidico giorno è preceduto da ansia e sessioni di “studio matto e disperatissimo”. Mi ricordo di un esame in particolare, il tempo ormai stringeva e non mi sentivo pronta, avevo bisogno di studiare ancora e allora di ritorno dal lavoro alle due o alle tre di notte mi mettevo a leggere, sottolineare e ripetere, vi lascio immaginare la lucidità.. una nocciolina, però alla fine è andato bene”. Com’è cambiata la tua vita con il Covid? “Più che la mia vita direi che è cambiata la mia consapevolezza nel guardare e nel rapportarmi con ciò che mi circonda. Dopo una situazione del genere ti rendi conto che le cose brutte accadono improvvisamente e, anche se non ti toccano personalmente, sono reali. É bene tenerlo presente. Il Covid ha comportato un gap lavorativo, siamo stati fermi per svariati mesi e inevitabilmente è subentrata l’incertezza verso il futuro, ma soprattutto, in me, la consapevolezza di voler portare avanti gli studi a tutti i costi; infatti, ho sfruttato al massimo il periodo di inattività lavorativa per portare avanti gli esami. Infine, neanche a farlo apposta il periodo della quarantena è coinciso con l’inizio della convivenza con il mio fidanzato; di punto in bianco siamo stati catapultati in una nuova quotidianità, eravamo letteralmente senza via di fuga, lontani dai nostri punti di riferimento, ma tutto sommato è andata bene”. Le tue grandi passioni... “Da piccola lessi Piccole Donne di Louisa May Alcott e ne rimasi incantata, mi immaginavo quella famiglia incasinata e il caminetto attorno al quale si riunivano e mi sentivo a casa. Mi immedesimai subito in una delle sorelle, Josephine March, un


GIORGIA CAPPUCCINI, APERITIVI, LETTERE, LIBRI E UNIVERSITÀ

tornado di energia con la passione per le storie e i racconti. La notte indossava il suo cappello da scribacchina e, munita di penna e calamaio, passava le ore a scrivere ciò che accadeva a lei e alle sue sorelle. Ne uscì poi un romanzo che venne pubblicato e lei divenne una scrittrice. Come Jo March, anche a me piace scrivere, io non uso il calamaio, ma il pc... chissà, magari un giorno seguirò le sue orme. Infine, ma non per importanza, amo follemente i miei cani, due bassottini meravigliosamente buffi. É incredibile la facilità con cui ci si affeziona ai “pelosi”; nonostante siano entrati in famiglia da pochi anni ora non potrei mai immaginare la mia vita senza di loro! Sono la cura migliore ad ogni giornata no. Inoltre, sono una fonte d’ispirazione inesauribile; tant’è che, sfruttando le mie doti artistiche, ho deciso di iniziare a disegnarli, dando forma ad una coppia di bassotti burloni che ne combinano di tutti i colori... sia sulla carta che nella realtà”.

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Cosa farai da grande? “Bella domanda, in realtà credo di essere già grande. Probabilmente sono un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, almeno rispetto agli altri giovani della mia età. L’incertezza purtroppo domina, volenti o nolenti, le nostre vite; io nel mio piccolo posso mettercela tutta per cercare di arrivare laddove vorrei stare. La mia speranza più grande è di poter fare qualcosa per cui mi batte il cuore”. Mi hai confidato che ti piacerebbe insegnare la lingua italiana a chi, arrivando nel nostro paese volesse o dovesse impararla. Certo, conoscere la lingua, potersi esprimere e capire ciò che si dice, è assolutamente il primo gradino di una già difficile integrazione... “Penso ad un bergamasco a Parigi o a Londra che gesticola alla nostra maniera e sfoggia termini improbabili per tentare di farsi capire; alla fine non lo capiscono comunque e magari voleva solo chiedere: “a che ora passa il prossimo bus?”. La non conoscenza inevitabilmente porta allo spaesamento e chi si ritrova a fare i conti, per un motivo o per un altro, con una nuova realtà, in più ignorando la lingua locale, si sentirà per forza un pesce fuor d’acqua! Il problema di fondo è che qui in Italia si parla solo italiano (e io mi ci tuffo con tutte le scarpe in questa categoria purtroppo, anche se ci sto lavorando).

La verità è che chi arriva “da fuori” spesso conosce due o tre lingue, ma non riesce comunque a comunicare perché qui capiamo solo il “maccheronico”. Probabilmente c’è una falla nel sistema scolastico italiano? Io personalmente ritengo di sì. La conoscenza di una lingua che possiamo considerare universale, come l’inglese, favorirebbe la comprensione tra persone provenienti da luoghi diversi, pur mantenendo la propria cultura. Nel frattempo, bisognerà pur dare i mezzi a chi si trova in Italia senza conoscere la lingua di poterla imparare, per appunto favorire un processo d’integrazione già difficile di per sé; per questo mi piacerebbe poterla insegnare in futuro”.


PIETRO CATTURICH DUCCO Ciò che mi colpì in lui fu l’eleganza dei suoi modi coniugati con un 30

aspetto imponente e severo. Nobile sì, ma radicato in quella terra che circonda la cantina più antica di Franciacorta, oggi diventata un brand internazionale per via dei meravigliosi vini che vi vengono prodotti. Mi aveva invitato in una bella mattina di fine estate di 4 anni fa con un preciso intento.Voleva realizzare un servizio fotografico che potesse mostrare al mondo le meraviglie racchiuse nella maestosa villa di Passirano. Avrebbe voluto che quella casa, con tutti i ricordi della sua nobile famiglia, diventassero un museo. Dopo un aperitivo, un millesimato d’annata, servito in maniera inappuntabile dal suo domestico filippino, la conversazione si fece più sciolta e la mia timidezza di fronte a tanta bellezza e a quell’austero signore di campagna, lasciò spazio a domande più curiose sulla sua vita, avventurosa e vissuta sempre al massimo. Nel 1967 creò l’azienda che porta il suo nome e fu tra i primi ad adottare le botti bordolesi per l’invecchiamento dei suoi meravigliosi rossi. Poi la riconversione dei vigneti per la produzione degli champenoise che hanno decretato il successo planetario della sua etichetta. Ma il vino era solo una delle sue passioni. L’altra era l’ornitologia. Cacciatore prima e studioso in età avanzata, aveva mantenuto la tradizione dell’uccellagione con le reti che per secoli era stata una delle attività venatorie della casata. Mi fece vedere alcuni registri antichissimi dove venivano annotati il numero e le specie di volatili catturati. Un archivio dove erano riportati ogni giorno, giorno dopo giorno, mese dopo mese, con una precisione certosina, gli esemplari caduti nelle reti. Negli ultimi anni la cattura era solo a fini statistici. Catturich, “catturava” gli uccelli e, dopo averli inanellati per un eventuale riconoscimento futuro, li liberava. Non fu creduto e in seguito alla denuncia di alcune associazioni animaliste, gli venne sequestrata tutta l’attrezzatura, richiami compresi, fu denunciato e rinviato a processo. Ricordo che questo fece notizia anche perché Pietro Catturich è stata la persona più anziana mai processata in Lombardia.Venne assolto da ogni accusa e gli vennero pure restituite le attrezzature che gli erano state sequestrate. La Franciacorta perde con lui uno dei suoi protagonisti, geniale e visonario e artefice di quella rinascita che ha reso le terre di mezzo tra Bergamo e Brescia una delle realtà vitivinicole più prestigiose del Paese. (V.E.F.)

IL CONTE DELLE BOLLICINE SCOMPARSO A 96 ANNI IL PADRE DEI VINI DELLA FRANCIACORTA


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ph. Paolo Stroppa


BOCCALEONE: NON TAGLIATECI FUORI LA LETTERA CON LA QUALE IL COMITATO PER L’ABOLIZIONE DELLE BARRIERE ARCHIETTONICHE DI BERGAMO PRENDE POSIZIONE SULL’AMPLIAMENTO DELLA LINEA FERROVIARIA CHE ATTRAVERSA IL QUARTIETRE DI BOCCALEONE

Il Comitato provinciale bergamasco per l’abolizione delle barriere architettoniche è attivo dal 1986. Si ispira a quanto sancito dall’art. 3 della Carta Costituzionale: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Non ci si occupa, dunque, solo di persone con disabilità, ma di chiunque possa essere limitato o impedito nella propria libertà di movimento dalla presenza di barriere architettoniche e localizzative: anziani, cardiopatici, donne in gravidanza, genitori con bambini in passeggino, ma anche persone momentaneamente ingessate o semplicemente …con il mal di schiena! A testimonianza della “trasversalità” del problema delle barriere, il Comitato è composto da una quindicina di gruppi e di associazioni della più diversa estrazione: persone con disabilità, giovani e anziani, associazioni di volontariato e gruppi culturali, organizzazioni sindacali ed esperti del settore. Parallelamente, se è vero che il problema delle barriere coinvolge tutti, la sua risoluzione passa attraverso una nuova e più avanzata consapevolezza sociale, culturale, tecnico-scientifica, politica e antropologica. Per questa ragione gli interlocutori del Comitato sono diversi: i cittadini che sono stati coinvolti nelle manifestazioni, i vigili urbani che hanno chiesto di poter utilizzare le “multe morali”, i passeggeri dei treni che hanno solidarizzato con chi era impossibilitato a salire in vettura, i progettisti che non ci hanno considerati come un intralcio al proprio lavoro ma come occasione per accrescere la propria professionalità, gli insegnanti che ci hanno invitato nelle scuole per contribuire allo sviluppo del senso civico degli studenti, i giornalisti che non si sono limitati a dare notizia delle iniziative del Comitato ma che hanno promosso inchieste specifiche con la nostra collaborazione, gli amministratori locali che si sono attivati per superare gli ostacoli presenti sul territorio, i rappresentanti delle istituzioni che stanno cercando di rispondere positivamente alle “competenze” in materia assegnate dalle leggi vigenti. Il Comitato ha cercato e cerca sempre di svolgere una funzione di stimolo, denunciando illegalità e ritardi, collaborando nella formazione e nella promozione di una cultura dell’accessibilità, contribuendo alla formulazione e all’approvazione di più avanzate normative. Nonostante le notevoli difficoltà, i risultati concreti, nel corso degli anni, non sono mancati. Questi esiti positivi ci incoraggiano a proseguire nel cammino intrapreso.

Come Comitato Provinciale per l’abolizione delle barriere architettoniche, siamo venuti a conoscenza, tramite segnalazioni dei cittadini e articoli di giornale, del progetto definitivo da parte di RFI (Rete Ferroviaria Italiana). Premettiamo che la comprensione del suddetto progetto si è rivelata oltremodo impegnativa in quanto lo stesso si compone di una notevole mole di elaborati tecnici, grafici e relazioni per un totale di ben 670 documenti la cui consultazione non è né immediata né intuitiva. Il progetto prevede il collegamento tra la stazione di Bergamo e l’aeroporto di Orio al Serio con la formazione di una nuova linea a due binari della lunghezza di 5,6 km. Affianca la linea esistente Bergamo-Brescia, attraversando il centro abitato ad alta densità del quartiere di Boccaleone, prosegue con una lunga curva a S e si conclude con una parte interratafino all’aeroporto. È previsto il passaggio di un treno ogni 7-10 minuti senza fermate intermedie. Le nostre osservazioni non riguardano il progetto in generale né vogliono esprimere giudizi sull’opportunità di collegare nel modo scelto la città e l’aeroporto, riguardano piuttosto l’impatto che tale intervento avrà sulla zona più edificata e densamente abitata del quartiere di Boccaleone e, soprattutto, sull’accessibilità e la mobilità per i cittadini, abitanti o in transito. Il quartiere si trova già inuna situazione di difficoltà in quanto è attraversato da una linea ferroviaria che lo divide in due zone ben distinte separando i cittadini da servizi essenziali come scuole, asili, negozi, farmacie, oratorio, chiesa, biblioteca etc. alcuni dei quali si trovano nella parte nord e altri nella parte sud. Attualmente questa divisione è parzialmente controbilanciata dalla presenza di un passaggio a livello in via Pizzo Recastello (fruibile da auto, pedoni e persone con disabilità) e di una passerella pedonale tra via G. Rosa e via P. Rovelli non accessibile e faticosa per le persone anziane.

Il nuovo progetto non solo non prevede un miglioramento dei collegamenti tra le due parti del quartiere ma, al contrario, propone la chiusura del passaggio a livello in via Pizzo Recastello (senza per ora includere alcuna opera sostitutiva o alternativa) e la demolizione della passerella che collega via G. Rosa con via P. Rovelli (la cui opera sostitutiva sarà realizzata da parte del Comune solo al termine dei lavori previsto per il 2025-2026). In questo modo vengono meno le uniche due vie di connessione tra le due parti del quartiere. Unica possibilità di collegamento nel quartiere per persone con problemi motori e di deambulazione non automunite rimarrebbe via G. Rosa che, oltre ad essere molto trafficata, presenta numerose difficoltà dovute alle barriere fisiche: marciapiedi troppo stretti e, nella parte verso via Piatti, una pendenza eccessiva per la presenza del ponte ferroviario. Questo di fatto renderebbe impossibile a questa fascia di persone raggiungere la parte nord del quartiere vista l’assenza di un percorso alternativo accessibile. Il progetto prevede altresì la posa di barriere fonoassorbenti alte tra i 5 e i 7 metri e lunghe 600-700 metri sui due lati della ferrovia per tutto il tratto edificato del quartiere creando una barriera visiva e ambientale non indifferente per i cittadini senza peraltro azzerare il notevole impatto acustico. È del tutto evidente la necessità di eseguire - prima della realizzazione della nuova linea a due binari, le opere infrastrutturali di raccordo viabilistico e pedonale a salvaguardia dei collegamenti nel quartiere. Meglio ancora sarebbe avere la possibilità di interrare la tratta che si sviluppa lungo il quartiere risolvendo così tutti i problemi alla radice. Invitiamo quindi gli enti preposti a rivedere il progetto per far sì che un’opera pubblica così importante per la comunità non comprometta la vivibilità e la viabilità del quartiere di Boccaleone, specialmente per le persone più fragili rispettando così le linee guida del PGT del Comune: “progettiamo la Bergamo inclusiva, sostenibilee attrattiva”. (Annalisa Colombo Presidente del Comitato contro le Barriere architettoniche di Bergamo)

c/o UILDM - via Leonardo da Vinci 9 - 24123 Bergamo - tel./fax: 035 34 33 15 e-mail: comitatoba@diversabile.it


PORSCHE TAYCAN

TURBO CROSS TURISMO

SOUL ELECTRIFIED CENTRO PORSCHE BERGAMO HA ORGANIZZATO PRESSO LA CANTALUPA DA VITTORIO UN INCONTRO TRA SELEZIONATI CLIENTI E MAX BUSNELLI, ISTRUTTORE PORSCHE DRIVING EXPERIENCE, PER RACCONTARE UN’AUTO DAVVERO FUORI DALL’ORDINARIO

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La

MAX BUSNELLI

nuova Taycan Turbo Cross Turismo, presentata dal Centro Porsche Bergamo presso Cantalupa da Vittorio non ha deluso le aspettative. Una supersportiva completamente elettrica a trazione integrale che non ha timore nell’affrontare percorsi su ogni tipo di terreno anche quelli più impegnativi e differenti da quelli di ogni giorno. Taycan Cross Turismo è una Cross Utility Vehicle, cosi la definisce anche Max Busnelli, istruttore Porsche Driving Experience. Una vettura che coniuga il comfort di una berlina, con dotazioni prestazioni da fuoristrada, con una propulsione totalmente elettrica e performance dinamiche in linea con la tradizione della casa tedesca.


QUATTRO VERSIONI

La Porsche Taycan Cross Turismo è disponibile in Italia in quattro versioni, tutte accomunate dalla medesima batteria da 93,4 kWh: la versione 4 da 380 CV con potenza di picco in modalità overboost che arriva a 476 CV, accelerazione da 0 a 100 km/h in 5,1 secondi, velocità massima 220 km/h e autonomia che oscilla tra 389 e 456 km; la 4S 490 CV, con potenza di picco di 571 CV, 0-100 in 4,1 secondi, velocità massima 240 km/h e autonomia di 388-452 km; la Turbo da 625 CV, con potenza di picco di 680 CV, 0-100 in 3,3 secondi, velocità massima di 250 km/h e autonomia di 395-452 km; la Turbo S da 625 CV, con potenza di picco di 761 CV, 0-100 in 2,9 secondi, velocità massima di 250 km/h e autonomia di 388-419 km.

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DUE MOTORI ELETTRICI

“Sulla Taycan Turbo Cross Turismo sono montati due motori elettrici

di tipo sincrono, una tipologia molto efficiente. Uno è montato al centro dell’asse posteriore e dà potenza alle ruote posteriori, mentre il secondo si trova tra le ruote anteriori a cui è collegato. Quindi, la vettura nasce con 4 ruote motrici e, come tutte le Porsche a trazione integrale, è in grado di trasferire la coppia alle ruote in modo intelligente. La batteria performance, la più potente in circolazione 93.4 KWH, è di serie come di serie è la sospensione pneumatica.

Ph. Sergio Nessi


PORSCHE TAYCAN TURBO CROSS TURISMO Sono molte le soluzioni tecniche che proiettano questa Taycan davvero speciale nel futuro della

mobilità. Le dimensioni esterne sono identiche a quelle della berlina con 4,97 m di lunghezza, 1,96 in larghezza, 1,41 in altezza e un passo di 2,90. A modificarsi è la silhouette che, in questa Porsche Taycan Cross Turismo, presenta il montante posteriore meno schiacciato e una linea del tetto decisamente più alta come si addice ad una carrozzeria shooting brake. Questo ha consentito ai progettisti della casa tedesca di aumentare lo spazio all’interno con 4,7 cm in più sopra le testa dei passeggeri posteriori e un bagagliaio che può arrivare fino a 1.212 litri di volume. Del resto, il nome stesso lo rivela: se la capacità di carico maggiorata giustifica il “Turismo”, l’altezza da terra più alta di 2 cm (anche 3 cm se si sceglie lo speciale pacchetto off-road) e le protezioni dei passaruota giustificano il “Cross” e consentono alla vettura anche di affrontare un percorso in fuoristrada, nemmeno troppo leggero.

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Nella Porsche Taycan Cross Turismo sono state apportate alcune importanti migliorie nell’abitacolo, a cominciare dalla posizione di guida, decisamente più alta e dominante rispetto alla berlina. Dal punto di vista qualitativo, viene riconfermato l’utilizzo di materiali pregiati ed esclusivi che contribuiscono alla creazione di un ambiente lussuoso grazie anche all’impiego di pellami accuratamente selezionati e ottenuti da lavorazioni ecosostenibili.

MOLTO PERFORMANTE

I due motori elettrici della Taycan Turbo Cross Turismo sviluppano 620

CV che diventano 680 con l’hoverboost e producono 850 Newton/metri di coppia. Basta solo pensare di schiacciare il pedale dell’acceleratore e la Taycan è in grado di accelerare da 0 a 100 in 3,3 secondi. E pesa 2300 kg.


All’interno dell’abitacolo si percepisce lo straordinario DNA

Il profilo rivela l’iconica flyline di Por-

Porsche. L’architettura degli interni è marcatamente sportiva e lo sguardo è subito attirato dalla consolle centrale sospesa e completamente touch interattiva.

sche, ma anche la parte posteriore di design Cross Turismo con spoiler sul tetto verniciato in colore nero lucido, ampio portellone e lunotto piatto. I passeggeri seduti nella parte posteriore godono di ampio spazio in altezza grazie anche alla presenza del tetto panoramico fisso in vetro, perfettamente integrato nella linea della vettura.

Il quadro comandi, mutuato dalla berlina, è sempre da 16,8 37 pollici, con un’ottima visibilità anche in condizioni di luce solare diretta, mentre al centro del cruscotto troviamo ben due schermi, con l’infotainment da 10,9 pollici e uno dedicato solo al passeggero, in grado di spegnersi automaticamente nel caso di viaggi da soli. Anche il climatizzatore è controllato tramite un display, posto immediatamente sul tunnel centrale sotto all’infotainment e dotato di uno schermo touchscreen a pressione in modo da evitare tocchi involontari e avere anche un feedback tattile quando si cambiano le impostazioni.

PERFETTO EQUILIBRIO

Le sospensioni pneumatiche adattive assicurano il perfetto equilibrio tra comfort e performance, un’aerodinamica ottimale e un miglior valore di cx. Ne risulta una maggiore autonomia a fronte di massime prestazioni Un ulteriore miglioramanto della stabilità è apportato dal Porsche Active Mangement (PASM) un sistema di regolazione elettronica degli ammortizzatori che regola la forza di smorzamento in funzione delle condizioni della carreggiata e dello stile di guida. La Taycan Cross Turismo è dotata di un’altezza da terra superiore ai 20 mm e grazie al Pacchetto OFF road design è possibile incrementarla fino a 30 mm. LA RICARICA DELLA BATTERIA

Per eseguire la ricarica è disponibile di serie il Mobile Charger Plus da collegare alla rete elettrica. Opzionalmente è possibile effettuare la ricarica con il mobile Charger Connect che può essere fissato comodamente al box di ricarica Porsche disponibile come optional e montabile alla parete del box. L’app Porsche Connect consente inoltre di monitorare l’energia residua o il livello di carica della batteria e, affinchè la vettura possa ricaricarsi rapidamente e senza problemi, è disponibile il Porsche Energy Manager: una centralina intelligente in costante comunicazione con il caricabatterie che assicura che le altre utenze domestiche ricevano sempre energia sufficiente mentre la ricarica è in corso.

Via 5° Alpini, 8 Bergamo Tel. 035 4532911 porsche@bonaldi.it


DI CORSA NEL FUTURO 30 38

PIAZZALUNGA LEADER NELLA LOGISTICA, E NEI PROCESSI DI AUTOMAZIONE DELLA MOVIMENTAZIONE SU SCALA INDUSTRIALE VIVE LA RIVOLUZIONE DELLE BATTERIE AGLI IONI DI LITIO CHE EQUIPAGGIANO I NUOVI CARRELLI ELEVATORI DI TOYOTA Tommaso Revera - ph. Paolo Stroppa

La tecnologia delle batterie al litio applicata al settore dei carrelli elevatori è una delle innovazioni più importanti degli ultimi anni in ambito di logistica e automazione. Per rispondere al tema della salvaguardia ambientale, anche i costruttori di carrelli elevatori sono alle prese con una rapida evoluzione dei sistemi di alimentazione: una novità condizionata da molteplici fattori normativi. Toyota per esempio - da sempre in prima linea sul fronte dell’innovazione e delle nuove energie - fornisce batterie agli ioni di Litio completamente integrate su tutta la gamma - prodotte internamente secondo gli standard del Toyota Production System (TPS) - che offrono significativi vantaggi e risparmi energetici. Una soluzione sicura e di alta qualità che ha esteso anche ai carrelli controbilanciati a 48 Volt e i carrelli retrattili per garantire la più ampia offerta disponibile oggi sul mercato e soddisfare le esigenze del settore manifatturiero e logistico. Ma quali sono i vantaggi conseguibili dall’utilizzo delle batterie a ioni di litio? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Castagneto, Co-CEO di Piazzalunga Srl e di Cemiat Srl - una realtà che, oltre ad essere dealer ufficiale Toyota, vanta un’esperienza trentennale maturata nel settore della movimentazione merci ed una riconosciuta conoscenza delle diverse esigenze in ambito di magazzino e logistica. “La durata è di tre volte superiore alle batterie piombo acido, il rendimento energetico migliore del 30% con una netta riduzione delle emissioni di CO2 oltre che dei costi energetici. Con l’impiego delle batterie al litio non sussiste più la necessità di fare il cambio della batteria e neppure di avere le batterie supplementari nella sala ricarica grazie alle ricariche parziali; non richiedono manutenzione e ciò consente di ridurre al minimo i tempi di fermo macchina, assicurano inoltre, non solo una maggior sicurezza, grazie all’esclusiva spina di ricarica di Toyota, ma anche un’efficienza operativa in ambienti refrigerati e un’opzione di riscaldamento della batteria per ricarica e lavoro continuativo in cella frigo.


La prima offerta di carrelli con batteria agli ioni di litio presentata da Piazzalunga comprendeva un solo modello TRANSPALLET con pedana 7PML20. Ora, complice anche gli investimenti in ambito di produzione e commercializzazione sostenuti da Toyota Material Handling dal 2016-2017, la famiglia di carrelli con batteria a ioni di litio può contare su altre cinque gamme: gli elevatori elettrici (BT Staxio SPE & SWE), i carrelli retrattili (BT Reflex RRE), i trattori elettrici (BT Movit TSE) e la gamma Traigo 48, il primo carrello controbilanciato con batteria agli ioni di litio. Grazie alle competenze del gruppo di Toyota, le soluzioni di batterie agli ioni di Litio presentano una configurazione modulare. “Ogni cliente può avere la giusta dimensione della batteria corrispondente alle proprie esigenze - ha sottolineato Giuseppe Castagneto. La configurazione modulare garantisce inoltre una non indifferente flessibilità nel post-vendita grazie alle pochissime parti coinvolte, garantendo il massimo tempo di attività. Indipendentemente dalle dimensioni delle operazioni, la soluzione prodotta internamente garantisce un rapido recupero dell’investimento, rendendola adatta all’utilizzo in tutti i tipi di applicazioni, a bassa o alta intensità. I clienti possono anche stare tranquilli con una garanzia estesa di 7 anni senza limitazioni”. Da quando avete iniziato ad investire su questa tecnologia? “Per rispondere alle esigenze di un nostro cliente della logistica che aveva necessità di contenere i costi di manutenzione delle batterie al piombo-acido - ha proseguito il CoCEO di Piazzalunga srl e Cemita srl - abbiamo iniziato a considerare il litio ancora nel 2013, anno in cui anche Toyota Material Handling stava iniziando a muoversi in questa direzione - prendendo contatti con un costruttore che già ai tempi acquistava le celle di litio con la relativa elettronica e il relativo software per costruire batterie a trazione destinate ai carrelli elevatori. Dopo un anno di test gratuiti, siamo riusciti ad accontentarlo consentendogli non solo di azzerare i costi di manutenzione ordinaria e straordinaria delle batterie ma anche riuscendo ad equiparare il turno di lavoro di un carrello con due batterie tradizionali ad uno con una batteria al litio”. Un’intuizione che non solo dimostra la propensione al futuro dell’azienda di Sorisole ma certifica anche la disponibilità nel ricercare soluzioni su misura per i propri clienti.

Toyota Material Handling guarda al futuro e investe sulle batterie agli ioni di litio al fine di garantire ai propri clienti una riduzione del consumo energetico, un aumento della produttività e una movimentazione più semplice dei materiali nel pieno rispetto dell’ambiente.

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DI CORSA NEL FUTURO

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Oggi quanti carrelli dotati di batterie al litio avete in flotta? “Nel 2013, quando abbiamo iniziato ad intuire le potenzialità delle batterie al litio, sui 3.500/4.000 carrelli in flotta tra service e noleggio, avevamo solo 2 macchine disponibili; oggi, invece, il 10% dei carrelli della nostra flotta è al litio”. In percentuale qual è la richiesta delle aziende interessate alle soluzioni agli ioni di Litio di Toyota? “Oggi è molto forte: la richiesta si attesta sul 20/30% della domanda”. La soluzione agli ioni di Litio di Toyota, pur richiedendo un investimento iniziale maggiore, presenta molteplici punti di forza ma non è per tutti, è corretto? “La batteria al litio presenta innumerevoli vantaggi (è più piccola, leggera, a zero emissioni e non richiede manutenzione) ma ha uno svantaggio legato al fisiologico fermo macchina: per caricare la batteria infatti, nonostante il suo intervallo di ricarica duri un quarto del tempo rispetto alla batteria acido piombo, bisogna fermare il carrello e questo, per chi necessita di una linea di produzione a ciclo continuo, è un disincentivo non da poco”. Una dimostrazione tangibile dell’importanza di questa tecnologia, l’ha data la stessa Toyota che, dallo scorso anno, ha messo in produzione il litio in fabbrica costruendo da sé le batterie per integrarle sui propri carrelli. “Proprio così e, ad oggi, i carrelli Toyota sono gli unici che montano batterie agli ioni prodotte dal costruttore stesso dei carrelli elevatori. Addirittura sono arrivati a produrre i carrelli sulle batterie al litio: il nuovo LWI 160, per esempio, è una macchina nata dalla batteria al litio dalle dimensioni e dal peso notevolmente ridotti”. Ci sono degli incentivi per chi decide di investire sulle batterie al litio? “A livello europeo sicuramente perché, a parità di consumo e ricariche, questo genere di batteria consente un risparmio energetico non indifferente. Inoltre con l’impiego del litio non si hanno emissioni di idrogeno che, al contrario, con l’impiego di batterie all’acido piombo si hanno, nella misura di 15-20%, nell’ultima fase di ricarica”. A livello di smaltimento, invece, cosa avviene di diverso rispetto all’utilizzo di batterie tradizionali (che, lo ricordiamo, vengono recuperate quasi al 100%)? “Quando si esaurisce una batteria al litio di un carrello elevatore, invece, viene inserita in gruppi di continuità come fonte di accumulo di energia eolica o solare. Una volta esaurita completamente - ha concluso Giuseppe Castagneto - si sta ragionando a livello europeo su cosa fare nel fine vita di una batteria al litio nel rispetto dell’ambiente”.


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IL LITIO RISPETTA L’AMBIENTE La soluzione agli ioni strizza l’occhio all’ambiente coerentemente alla politica adottata ormai da diverso tempo da Totoya Material Handling Italia in tema di sostenibilità ambientale. Lo scorso giugno, per esempio, TMHIT ha celebrato il mese dell’ambiente, un’iniziativa divenuta ormai abituale per rinnovare il proprio impegno nel campo della sostenibilità. Un’occasione utile anche per fare il punto dei progetti in essere: Toyota e 3Bee: l’adozione a distanza di alveari tecnologici per proteggere le api dall’estinzione, essendo insetti fondamentali per la sopravvivenza dell’ecosistema; Riciclo plastica da imballo ricambi: progetto realizzato dai tecnici della Sede Centrale di TMHIT per riutilizzare i sacchetti di plastica e riciclare la plastica da imballo; Rivending: progetto di riutilizzo della plastica riciclabile (PET) derivante dai prodotti dei distributori automatici presenti in azienda.

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R.O.C.CO. UN ANNO DOPO LA RELAZIONE DELLA DOTT.SSA MONICA VITALI A CAPO DEL PROGETTO


ROCCO (Registry Of Coronavirus COmplications) nasce sotto la presidenza della Dott.ssa Monica Vitali poco più di un anno fa per cercare di creare un percorso sociosanitario di volontariato e un progetto di ricerca per prendersi cura e fornire possibili soluzioni sul territorio bergamasco alle persone che abbiano contratto il COVID 19. Il progetto nasce con il supporto iniziale di Rotary distretto 2042 e successivamente con quello scientifico di moltissime altre realtà fondamentali nel territorio di Bergamo quali ATS BERGAMO, Ordine dei Medici della Provincia di Bergamo, AREU Lombardia, Ordine delle Ostetriche, Istituti Ospedalieri Bergamaschi, Apnea Academy, Omega Apnea, Comune di Bergamo, Provincia di Bergamo,Vecchia Bergamo, Croce Rossa Italiana, Uniacque, Atb, Planetel, L’Eco Di Bergamo, Qui Bergamo, Bergamo Salute, Golf Club Bergamo L’Albenza. Accanto al progetto sociosanitario, è stato avviato nel mese di ottobre 2020, dall’Unità di Anestesia e Rianimazione 2 dell’ASST Papa Giovanni XXIII, diretta dal Dott. Ferdinando Lorini, Principal Investigator Dott. Dario Bugada, lo studio scientifico ROCCO, approvato dal Comitato Etico in data 07/09/2020. Quest’ultimo ha quale obiettivo principale la valutazione delle complicanze a lungo termine dei pazienti che hanno contratto Coronavirus. In questo anno, grazie all’insostituibile supporto di tutti i partner che hanno sostenuto il progetto, del lavoro di ricerca del Papa Giovanni, di moltissimi medici/ odontoiatri volontari, V.d.S volontari di Croce Rossa e volontari di Rotaract coordinati da Alessandro Poloni, sono stati già raggiunti numerosi risultati che vogliamo qui descrivere

O BERGAM Scientifica O C C o O a R di Ricerc itorio di Bergam o t t e g o Pr err amo rto del T e Suppo o 1, 24122 Berg c via Zelas cobergamo.it c o r o.it info@ obergam c c o .r w ww

PROGETTO SOCIOSANITARIO L’attività finora svolta ha evidenziato quanto, indipendentemente dalla gravità dei sintomi durante la fase acuta, ci sia necessità di supporto medico e infermieristico. Vi è ancora necessità di essere seguiti in quanto nella nostra popolazione più di 350 persone continuano ad oggi (a distanza di anche un anno dall’infezione) a lamentare sintomi (Post covid sindrome)! Grazie al progetto sociosanitario Rocco stiamo intercettando e veicolando tale domanda in più di 700 bergamaschi interessati dal COVID. Il progetto sociosanitario, partendo dall’esperienza maturata dal call center durante la prima ondata COVID, ha ottenuto i seguenti risultati: * attivazione e implementazione del servizio call center che ha permesso a tutti gli operatori sanitari di continuare a contattare/essere contattati gratuitamente i 700 pazienti aderenti al progetto (sia sociosanitario). Attualmente tutti i pazienti arruolati sono stati contattati almeno due volte (previsto un contatto telefonico ogni 2 mesi); * identificazioni di figure cliniche di riferimento nel campo della fisiatria, terapia del dolore, neurologia, otorinolaringoiatria, riabilitazione del pavimento pelvico per dare risposte a domande cliniche specifiche dei pazienti aderenti al progetto; * attivazione di visite gratuite per pazienti con dolore e/o fatigue cronica che non avevano trovato soluzione a tale problematica. Sono stati valutati circa 20 pazienti con problematiche specifiche orientando la diagnosi e il possibile percorso terapeutico; * grazie all’eccezionale supporto di Umberto Pellizzari e alla sua Apnea Academy si sono creati dei video gratuiti, distribuiti a tutti gli aderenti il progetto, per insegnare tecniche di respirazioni che permettessero il “recupero” respiratorio imparando contemporaneamente anche tecniche di rilassamento. Tali video sono stati donati gratuitamente grazie al supporto di Umberto Pelizzari; * grazie all’identificazione di 10 fisioterapisti, coordinati dall’incessante lavoro della dott.ssa Ft. Giulia Gorghelli, alla supervisione del Dott. Massimiliano Sacchelli, e ai locali messi a disposizione dal Gruppo San Donato presso Smart Clinic Orio al Serio, si è potuto istituire un percorso riabilitativo specialistico post COVID per ben 180 pazienti; * grazie all’attività della Dott.ssa Roberta Daminelli, si è anche ideato e attivato un primo percorso di supporto psicologico gratuito per più di 50 pazienti che hanno manifestato esigenza di un supporto psicologico; * a inizio giugno è stato anche attivato un ambulatorio gratuito di agopuntura per trattare i sintomi post COVID quali fatigue e dolore: l’ambulatorio potrà aiutare fino a 20 pazienti a ciclo terapeutico; * con l’aiuto di una studentessa di infermieristica, infine, abbiamo iniziato anche a valutare le necessità di supporto infermieristico territoriale che i pazienti con post covid sindrome necessitano e quali siano le necessità che ancora non trovano riscontro.

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UNA VITA AD ORGANIZZARE CONCERTI, SPETTACOLI, FESTIVAL, CONVEGNI, EVENTI DI OGNI GENERE E A FAR INCONTRARE LA GENTE PER FARLA DIVERTIRE, INTRECCIANDO CULTURE E FORME D’ARTE DIFFERENTI. ROBERTO GUALDI, ANIMA DI TEAM ITALIA, HA IL CORAGGIO DI GUARDARE AVANTI NONOSTANTE LE TANTE DIFFICOLTÀ DEL MOMENTO. E CI RACCONTA CHE...

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ROBERTO GUALDI

EVENTUALMENTE...


“Sono nato l’ultimo giorno del 1956, nella notte di San Silvestro e già nascere nella notte che

porta al primo evento dell’anno, nella quale tutti festeggiano e fanno baldoria, deve aver influenzato la mia vita… Da piccolo sono cresciuto nella casa dei nonni a Gazzaniga. Mio padre era un dirigente d’azienda e per lavoro si spostava spesso o cambiava datore di lavoro. Ho frequentato le elementari a Gazzaniga, le medie a Cividate, infine siamo approdati a Bergamo e qui siamo rimasti. Ho due fratelli, io sono quello di mezzo, un bell’impegno per i miei genitori che hanno messo al mondo tre figli in quattro anni. Dopo il diploma ero intenzionato ad iscrivermi all’ISEF per diventare professore di Educazione Fisica ma ho avuto un incontro fortunato che mi ha fatto prendere un’altra strada. Non so per quale ragione, probabilmente per raggranellare qualche soldo, stavo conducendo un’indagine demoscopica in un negozio di biancheria. Un tipo, vestito in modo elegante disse di aver notato il mio brillante modo di interloquire con i clienti e mi diede un appuntamento a Milano. Il tipo che aveva alcuni negozi di abbigliamento, mi offrì un lavoro per gestire le aperture di nuovi negozi. Fu così ebbi modo di conoscere lo scintillante mondo della moda a cui non fu difficile appassionarmi, diventando assiduo frequentatore di sfilate e amico di molti giornalisti del settore. Uno di questi mi propose di occuparmi della direzione delle relazioni esterne di Panorama Moda, una nota testata specializzata nel settore del tessile e del fashion system, che mi portò a viaggiare moltissimo per seguire gli eventi del sistema moda compresi quelli legati ai produttori di tessuti, di materie prime… Un vero giro del mondo nel settore. Aprii anche un piccolo studio, il Fashion Room, e decisi di fare una festa di inaugurazione al Capriccio, la discoteca di Arcene dove invitai mezza Milano. Suraci, che diventerà poi il patron di Radio RTL 102.5, era il proprietario del locale e, apprezzando la marea di persone che ero riuscito a portare alla mia festa, mi propose di lavorare per lui, come P.R. per le sue discoteche come organizzatore di eventi, soprattutto concerti, che hanno visto in scena al Capriccio alcuni dei più conosciuti nomi della scena pop internazionale. Da lì all’organizzare grandi concerti il passo è stato facile e ricordo un periodo di lavoro intenso, molto movimentato e pieno di soddisfazioni. Quasi per caso venni in contatto con il mondo Disney con il quale concordammo una serie di eventi in giro per l’Europa a cui seguirono altre collaborazioni con grandi aziende come Polistil per la quale organizzavamo meeting aziendali e eventi promozionali sul pubblico dei giovani in tour attraversando tutta l’Europa”. Una vita da giramondo? “Entusiasmante, ma dopo qualche anno mi sono stancato di stare sempre in aereo e ho deciso che avrei limitato il campo d’azione”. Quindi niente più grandi eventi? “Niente più eventi per conto terzi… Organizzo i miei, quelli che ho ideato e portato avanti in questi anni che sono circa una trentina. Mi occupo, ad esempio, di cinque festival dedicati al film sulla montagna che si svolgono in cinque prestigiose località alpine, come lo Swiss Mountain Film Festival, in programma ad agosto, o Il Festival del cinema delle Foreste a novembre, oltre all’Orobie Film Festival di Bergamo che riscuote sempre un grande successo. Nel mese di giugno, come Associazione Cinema e Arte, abbiamo fatto nascere, una nuova iniziativa che si chiama Art Container, contenitore d’arte. In collaborazione con la Fondazione Lemine, la Corte di San Tomè, che ci ha ospitati per questa prima edizione di un appuntamento che vuole essere una vetrina delle eccellenze culturali del nostro territorio. Si è svolto tutto all’aperto ed è stato dedicato alle nove principali arti: Architettura, Pittura, Scultura, Musica, Poesia, Danza, Cinema, Radio-televisione e Fumetto. Un festival dedicato al mondo delle arti con l’obiettivo di favorire lo scambio culturale e rilanciare a livello internazionale Bergamo e la sua provincia. Oltre alle serate dedicate alla proiezione dei Film scelti ci sono stati concerti, tavole rotonde e degustazioni. Ma per dare un respiro internazionale a Art Conteiner abbiamo pensato di avere un Paese ospite e la scelta è caduta sul Giappone che ha partecipato con entusiasmo tramite i suoi organi istituzionali con una mostra fotografica Tamayo Horiuchi, organizzando cene specialissime, la tradizionale cerimonia del the, la vestizione del Kimono e lezioni sulla calligrafia giapponese. Nell’ultima giornata del Festival, circa venti siti di interesse artistico sparsi nella Provincia di Bergamo, saranno straordinariamente aperti al pubblico e ospiteranno le performance selezionate dal Concorso. Purtroppo l’emergenza sanitaria e i divieti vigenti per la riapertura di teatri e cinema ma anche per l’organizzazione di eventi all’aperto ci penalizza e impedisce di esserci ad alcuni importanti appuntamenti ma, nella speranza che la situazione non peggiori di nuovo, saremo pronti per una nuova stagione con il vantaggio di aver acquisito dimestichezza con nuovi canali di comunicazione che faranno sì di poter coinvolgere in alcuni eventi il pubblico di tutto il mondo”. (VEF)

ph. Sergio Nessi

“È stato un anno fortemente penalizzante per il mondo della cultura che, nonostante tutto, ha saputo innovarsi, proporre nuove modalità di espressione, mantenere legami e favorire relazioni e coesione sociale. Così è stato per le realtà che hanno lavorato con determinazione in questo difficile anno per la prima edizione di Art Container, una manifestazione importante per la capacità che ha di creare rete, dialogo tra arte e territorio e di valorizzare il patrimonio artistico e culturale bergamasco. Un’iniziativa significativa per ripartire”. (Romina Russo Consigliere delegata alla Cultura)


AUTOTORINO

RADDOPPIA A BERGAMO: PIÙ SERVIZI E PIÙ SCELTA PER LA MOBILITÀ Alessandro Lischetti, Responsabile Filiale Autotorino Bergamo

L’attualità ci consegna una panoramica della mobilità molto cambiata rispetto a quanto, anche solo 2 anni fa, eravamo abituati a considerare. Una recente indagine* rivela come le 4 qualità maggiormente riconosciute dagli italiani all’automobile sono ‘la maggiore libertà negli spostamenti’, ‘l’indispensabilità quotidiana’, ‘la comodità’ e ‘la maggiore sicurezza in tempi di pandemia’. Per questo, i servizi che le concessionarie automobilistiche dedicano al garantire massima mobilità alle persone assumono, oggi, maggior importanza.


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AUTOTORINO

RADDOPPIA A BERGAMO: PIÙ SERVIZI E PIÙ SCELTA PER LA MOBILITÀ

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Una risposta in questo senso viene dal Gruppo Autotorino, che a Bergamo nel 2019 ha voluto raddoppiare la sua presenza sul territorio aprendo la nuova sede di via Zanica 87, che ora affianca la ‘storica’ filiale di Curno. La nuova concessionaria porta le insegne di Jeep, marchio rappresentato in provincia sin dal 2008, e Alfa Romeo, novità che si aggiunge all’offerta locale di Autotorino, abbinate ad un’ampia esposizione per l’Usato Prima Scelta, all’offerta di vetture a chilometri zero e in pronta consegna del Gruppo. Una panoramica commerciale accompagnata integralmente dall’esclusiva formula “Soddisfatto o Rimborsato”. Inoltre, la nuova sede cura ufficialmente la vendita e l’assistenza dei Marchi Jeep e Alfa Romeo, cui si affianca anche il Service ufficiale Mercedes-Benz. Alessandro Lischetti, già vice-responsabile della filiale di Curno, dirigere la nuova apertura di Autotorino a Bergamo e descrive così l’ampio progetto che ne ha ispirato la nascita: “Dopo 14 anni dall’apertura della sede di Curno, oggi il Gruppo Autotorino vuole ricambiare la fiducia ed il rapporto di familiarità stretti con il pubblico bergamasco, raddoppiando gli showroom e le officine in cui accedere ai servizi di mobilità offerti sul territorio cittadino e della provincia”. Più scelta ma anche un potenziamento dei servizi di assistenza, a beneficio della libertà di movimento degli automobilisti bergamaschi. “Per il marchio Jeep, in particolare, è un vero e proprio raddoppio a beneficio della capillarità territoriale: la nuova sede di via Zanica e quella di Curno coesistono, servendo in modo più comodo ed efficiente sia chi si rivolge per l’acquisto, sia chi per la manutenzione” prosegue Alessandro Lischetti. “Il Service ufficiale Mercedes-Benz, invece, si è trasferito da Curno, per offrire nella nuova filiale di via Zanica la sicurezza di un servizio qualificato e sicuro in ogni aspetto. Tra Autotorino e Mercedes-Benz, in ormai 15 anni di collaborazione, si è instaurato un rapporto che va oltre la semplice relazione Casa Madre-Concessionario, quasi una vera e propria partnership. Per questo, in una città importante come Bergamo, è stato pensato di dare uno spazio altrettanto importante all’assistenza ufficiale della ‘Stella’: spazi ampi e attrezzati all’avanguardia in officina, tecnici formati e specializzati, accoglienza in ambienti confortevoli e ospitali, come da tradizione Autotorino”. La nuova concessionaria rappresenta inoltre un progetto imprenditoriale dalle significative ricadute occupazionali per il territorio, contando più di 30 collaboratori qui operativi, tutti inseriti nei percorsi di formazione continua della Autotorino Academy, votata ad una costante crescita professionale di tutte le figure della concessionaria, con un obiettivo molto chiaro: la massima qualità offerta al pubblico. (*) Osservatorio Findomestic Indagine Aprile 2021 – Focus Auto


dESIGN DANIELE DELLA PORTA E CLARA NARDIELLO

ALFABETILE

ALFABETILE (Alfabeto + Tile). Una collezione disegnata per Mavi Ceramica per celebrare i 100 anni del BAUHAUS che ricorrevano nel 2019, quando la collezione è stata realizzata.

ALFABÈTILE, design Daniele Della Porta e Clara Nardiello per Mavi Ceramiva, è stata selezionata per l’ADI Design Index 2020 potendo concorrere così al prestigioso Compasso d’Oro 2022. Parole chiave #linguaggi #superfici #materiali

Un alfabeto su piastrelle, disegnato ispirandosi ai codici visivi della scuola tedesca, ma pennellato a mano per creare il giusto connubio tra la tradizione vietrese in cui l’azienda s’innesta e la cultura mitteleuropea alla quale la collezione strizza l’occhio. ALFABETILE offre al progettista la massima libertà di espressione grazie ha una duplice possibilità di utilizzo: 1. Le lettere consentono di creare PAROLE, dunque di raccontare, dando vita a pavimenti e rivestimenti in grado di dialogare con gli spazi. Questo tipo di utilizzo è stato pensato soprattutto per gli spazi commerciali (ristoranti, hotel, retail) dove l’elemento racconto è fondamentale per comunicare la propria identità ai propri pubblici. 2. Mixando le lettere è possibile creare delle geometrie, dunque PATTERN. Innumerevoli pattern se si considerano le 26 (+2) lettere di cui questo alfabeto si compone. I 10 colori proposti aggiungono infinite combinazioni a un linguaggio universale fatto di segni e lettere, che da origine a nuovi archetipi della comunicazione. ALFABETILE è dunque una collezione estremamente versatile; uno strumento nelle mani del progettista che può farlo suo creando e componendo in base al progetto da realizzare. Daniele Della Porta www.danieledellaporta.com


HERE WE ARE! WOMEN

IN DESIGN 1900 – TODAY

23 SETTEMBRE 2021 – 6 MARZO 2022, VITRA DESIGN MUSEUM

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Sia come creatrici di mobili, moda o prodotti industriali che come architette d’interni o imprenditrici: le donne hanno dato contributi decisivi allo sviluppo del design moderno. Tuttavia, nei libri di storia del design viene dato loro meno spazio che agli uomini. Con «Here We Are! Donne nel design dal 1900 a oggi» il Vitra Design Museum vuole contribuire a cambiare questa situazione. L’esposizione presenta il design femminile degli ultimo 120 anni e, sullo sfondo della lotta per la parità dei diritti, racconta la storia del design con un approccio nuovo, un approccio a più voci. In mostra ci sono opere di ben 80 donne attive nel design, fra cui spiccano esponenti della modernità come Eileen Gray, Charlotte Perriand, Lilly Reich o Clara Porset, e nell’imprenditoria, ad esempio Florence Knoll e Armi Ratia, ma anche opere di personalità meno note come la riformatrice sociale Jane Addams. Le posizioni contemporanee sono rappresentate da artistequali Matali Crasset, Patricia Urquiola, Julia Lohmann o il collettivo Matri-Archi(tecture) che conducono i visitatori nel presente e nel futuro. Oggi, la metà degli studenti di design è di sesso femminile e le donne svolgono un ruolo decisivo in molti dei settori avveniristici del design. «Here We Are! Donne nel design dal 1900 a oggi» segue la produzione artistica delle donne e le loro condizioni di lavoro nel mondo del design dalla prima modernità a oggi e presenta una vasta gamma di opere prestigiose: dagli oggetti iconici di Eileen Gray a opere poco note, dai network fondati sull’attivismo agli odierni studi sul design di stampo femminista. Viene così localizzato un tema sociale estremamente attuale che permette di porre il design moderno sotto una nuova luce. La mostra si suddivide in quattro sezioni che accompagnano i visitatori in un viaggio attraverso gli ultimi 120 anni di storia del design. La prima sezione è dedicata allo sviluppo del design in Europa e negli Stati Uniti dove intorno al 1900, nello stesso periodo in cui le donne lottavano pubblicamente per una maggior partecipazione politica, emerse la figura professionale del designer moderno. Le rivendicazioni femminili di allora influenzarono anche il design, ad esempio il lavoro delle riformatrici sociali Jane Addams e Louise Brigham che oggi definiremmo come «design sociale». Nello stesso periodo, a New York, Elsie de Wolfe diede un’impronta decisiva alla neo-nata professione dell’interior designer. In esame ci sono anche opere di esponenti del Bauhaus, delle scuole russe del Wchutemas e delle Deutsche Werkstätten Hellerau di Dresda. La sezione evidenzia come le donne, pur acquisendo una maggiore professionalità grazie a migliori possibilità formative, continuassero ad essere relegate in modelli di ruolo tradizionali.


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People gather for the Women’s March in Washington U.S., 21 January 2017 picture alliance / Reuters | Shannon Stapleton


WOMEN

IN DESIGN 1900 – TODAY

Cini Boeri, Ghost, 1987 © Vitra Design Museum, photo: Jürgen Hans

Patricia Urquiola, Shimmer, 2019 © Vitra Design Museum, photo: Andreas Sütterlin

Grete Jalk, No. 9-1 / GJ Chair, 1963 © Vitra Design Museum, photo: JürgenHans

HERE WE ARE!

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Barbara Kruger, Untitled (Kiss), Stool 60, 2019 (Design Alvar Aalto) © Vitra Design Museum, photo: Andreas Sütterlin, © VG Bild-Kunst, Bonn 2021

Lina Bo Bardi, Stool for Centre SESC Pompeia, São Paulo, 1979/80 © Vitra Design Museum, photo: Andreas Sütterlin

Charlotte Perriand,Untitled / Bibliothèque Tunisie, 1952 © Vitra Design Museum, photo : Jürgen Hans, © VG Bild-Kunst, Bonn 2021

La seconda sezione copre il periodo che va dagli anni Venti agli anni Cinquanta del XX secolo. È in quest’epoca che le prime designer iniziarono a riscuotere successo internazionale, sebbene la società in cui vivevano continuasse ad essere di stampo patriarcale: si pensi a Charlotte Perriand, Eileen Gray o Clara Porset, ma anche alla creative director Jeanne Toussaint che per decenni ha plasmato le collezioni della prestigiosa casa di gioielli Cartier ed è considerata una figura di spicco dell’industria del lusso parigina. Alcune delle artiste qui presentate lavorarono a stretto contatto con i loro compagni, ad esempio Ray Eames con il marito Charles o Aino Aalto con Alvar Aalto, e non di rado il loro lavoro venne oscurato delle personalità maschili al loro fianco. L’esposizione dimostra, però, che in molti casi l’apporto femminile alla creazione di opere comuni è stato più decisivo di quanto non sia emerso finora. L’esempio più noto è Charlotte Perriand: il suo contributo alla creazione dei leggendari mobili progettati con il famoso collega Le Corbusier è stato completamente rivalutato negli ultimi anni. Altre designer rappresentate nella mostra lavorarono tutta la vita in modo indipendente, ad esempio la ceramista Eva Zeisel alla quale il Museum of Modern Art di New York dedicò una mostra personale già nel 1946. La terza sezione si concentra sui decenni dal 1950 alla fine degli anni Ottanta, un periodo in cui si sollevò una seconda ondata di femminismo, formatasi soprattutto a partire dagli anni Sessanta e nata per contrastare la mentalità conservatrice del secondo Dopoguerra. Esempi quali la Schweizerische Ausstellung für Frauenarbeit SAFFA (esposizione svizzera del lavoro femminile) del 1958 dimostrano che le donne, pur continuando ad essere associate alle attività domestiche anche in ambito di design e nonostante tali restrizioni, produssero opere straordinarie. L’ambivalenza e le rotture di questi turbolenti decenni si riflettono anche nell’appariscente design di Marimekko degli anni Settanta e negli spettacolari oggetti postmoderni di designer italiane quali Nanda Vigo, Gae Aulenti o Cini Boeri.


Loheland photo workshop: Jump (Montage), c. 1930 Photo: Loheland-Archiv, Künzell

Charlotte Perriand on the Chaise longue basculante, 1929. Perriand and Jeanneret © VG Bild-Kunst. Bonn 2021, Le Corbusier : F.L.C./ VG Bild-Kunst, Bonn 2021

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Nella quarta sezione la mostra raggiunge il presente. Le opere di artiste di fama internazionale come Matali Crasset, Patricia Urquiola o Hella Jongerius dimostrano quanto oggi sia scontato il fatto che le donne ottengano successo internazionale alla pari dei loro colleghi di sesso maschile. Alcune designer trascendono addirittura i tradizionali confini della loro disciplina e contribuiscono a ridefinire il design in modo sostanziale. Ne fanno parte Julia Lohmann, che studia le alghe marine come nuovo materiale sostenibile, così come Christine Meindertsma, che mette in discussione i processi di produzione. La sezione presenta anche una selezione di iniziative attuali in cui si evidenzia come il discorso femminista nel design e nell’architettura riesca a mettere in discussione i modelli di autorialità, istruzione e riconoscimento collegandoli a concetti contemporanei quali quelli di diversità e intersezionalità. Il collettivo Matri-Archi(tecture), nell’opera creata appositamente per la mostra «Weaving Constellations of Identity», affronta le esperienze personali di artiste africane e nere, mentre numerosi network e pubblicazioni mettono in discussione il canone tradizionale del design. Presentando tutte queste posizioni, la mostra «Here We Are! Donne nel design dal 1900 a oggi» risulta tanto eterogenea quanto lo sono le discussioni sul femminismo nella società odierna. L’esposizione fornisce dunque un approccio nuovo e più attuale sia sulla storia del design moderno che sui dibattiti in corso e offre spunti per riflettere sul ruolo del design nel XXI secolo, su chi lo debba definire e su chi ne sia il destinatario.


ISOLA DEL GARDA

LA MAGIA DELL’ARTE IMMERSIVA QUEST’ESTATE IL LAGO DI GARDA ACCOGLIE IN WONDER(IS)LAND, EVENTO OPEN AIR CON NOVE INSTALLAZIONI ARTISTICHE IMMERSIVE. GRAZIE A MAI MUSEUM - MULTIMEDIA ART INNOVATION, ENTE ORGANIZZATORE, FINO AL 16 AGOSTO LA SPLENDIDA LOCATION DELL’ISOLA DEL GARDA SI CONVERTE NELLA DESTINAZIONE MUST DEI VISITATORI CHE VOGLIONO VIVERE UN’ESPERIENZA ARTISTICA A 360°.

Nove opere outdoor, tra cui la nota Open My Glade della special guest Pipilotti Rist, compongono un per-

corso esplorativo inserito in un concept che si ispira ad ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’ di L. Carroll. IN WONDER(IS)LAND infrange le regole dell’arte tradizionale, liberando immaginazione e stimolando i sensi degli ospiti, trasportandoli in una dimensione immaginifica. Il progetto di MAI Museum vuole rilanciare l’offerta turistica del territorio, elevando Brescia a distretto internazionale noto per la sua impronta culturale. Arte, luci, colori, musica e natura. Con la magnifica cornice di Villa Cavazza, le opere outdoor costruiscono uno scenario suggestivo, reso possibile dall’uso delle innovative tecnologie digitali.

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IN WONDER(IS)LAND si presenta come una open air exhibition a fruizione libera e immersiva: il visitatore si gode l’arte inserita armonicamente nel paesaggio circostante, sentendosi parte attiva del tutto. IN WONDER(IS)LAND accoglie Open My Glade di Pipilotti Rist, main guest che incarna alla perfezione il tema di ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’, oltre ad altre opere digitali firmate Mai Museum. L’esperienza del percorso si completa con l’installazione “Il picnic”, una live performance dove viene offerto al pubblico un picnic gourmet sotto le


IN WONDER(IS)LAND

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stelle, dove ogni dettaglio è pensato per essere 100% ecosostenibile e rispettare l’ambiente circostante. MAI Museum garantisce la massima sicurezza durante tutta la durata dello svolgimento dell’evento.Verranno osservate tutte le norme previste per prevenire il contagio Covid; lo staff distribuirà mascherine e incentiverà l’utilizzo frequente del gel igienizzante, disponibile in più punti dell’isola. A sostenere l’esclusiva iniziativa c’è il binomio vincente tra arte e imprenditoria bresciana che si uniscono per valorizzare il territorio. L’impulso visionario di MAI, infatti, è sostenuto da imprese che investono risorse e promuovono un rinnovato sviluppo culturale.


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Il concept di IN WONDER(IS)LAND è firmato dall’art director Vera Uberti, fondatrice di MAI Museum, che focalizza la sua ricerca artistica sullo sviluppo di progetti immersivi con l’utilizzo di tecnologie digitali atti a sfumare i confini tra opera d’arte e spettatore. "Al MAI Museum la nostra missione è quella di collegare il pubblico all'arte in un modo completamente nuovo, stimolando le menti, le emozioni e l'immaginazione attraverso esperienze multiple" - ha dichiarato Vera Uberti. L’evento è patrocinato dal comune di San Felice del Benaco (BS), dalla Camera di Commercio di Brescia, dall’Associazione Artigiani di Brescia e provincia e da Visit Brescia, ente del turismo locale; MAI Museum si avvale di partnership di rilievo, come 24 Ore Cultura, società del Gruppo 24 ORE e gestore del Mudec di Milano, e Hauser & Wirth, rinomata galleria con sedi tra gli USA e il continente europeo che ha reso disponibile l’opera di Pipilotti Rist.

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IN WONDER(IS)LAND


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IN WONDER(IS)LAND è il primo evento firmato MAI Museum: è stato inaugurato il 10 luglio 2021 e rimarrà visitabile fino al 16 agosto 2021. Raggiungibile via lago dal porto di Portese, rimarrà aperto dalle ore 20 alle 23 e i giorni di apertura saranno visibili nel momento della prenotazione sul sito. Oltre al percorso, l’ingresso comprende il traghetto A/R, la visita guidata alla loggia e i giardini della villa e un picnic gourmet sotto le stelle. Il costo del biglietto varia da 69€ a 129€; ingresso gratuito per bambini fino ai 4 anni. I biglietti sono acquistabili sul sito ufficiale dell’evento www.maimuseum.it


IN WONDER(IS)LAND

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FRANCESCO BOSSO

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Fino al 30 settembre 2021 Castello di Tutino, Tricase (LE)

AE ALIVE


Un viaggio intrapreso da anni tra i palcoscenici dei meravigliosi ulivi di Puglia: quelli del Nord ancora maestosi, forgiati dalle forze della natura nel corso dei secoli, e quelli secchi del Salento, distrutti irreversibilmente dalla Xylella. Con ALIVE ancora una volta il fotografo Francesco Bosso torna a dare voce a un tema per lui centrale: la passione per la Terra, il rispetto dei luoghi e la necessità di stimolare più persone possibili allo sviluppo di un’attitudine alla tutela della Natura e dei processi ecologici. Nato in collaborazione con la Fondazione Sylva – testimone del drammatico degrado ambientale subito dal Salento negli ultimi 10 anni, cui ha contribuito molto l’epidemia da Xylella che ha devastato migliaia di ettari di uliveti – ALIVE raccoglie alcuni scatti realizzati in Puglia esposti da Sabato 24 luglio al 30 settembre 2021 al Castello di Tutino, a Tricase in provincia di Lecce. Un racconto di speranza e resilienza, di ripartenza dopo un disastro per raccogliere fondi e contribuire alla rinascita della terra salentina.

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GLI ULIVI DI PUGLIA PROTAGONISTI DI UN PROGETTO FOTOGRAFICO NATO DALLA PASSIONE PER LA TERRA E DALLA NECESSITÀ DI SENSIBILIZZARE AL TEMA DELLA TUTELA AMBIENTALE. UN PROGETTO ESPOSITIVO E DI RACCOLTA FONDI IN COLLABORAZIONE CON LA FONDAZIONE SYLVA “Siamo onorati e felici di collaborare con Francesco Bosso uno dei principali fotografi italianiha dichiarato il Presidente di Fondazione Sylva Luigi de Vecchi - essendo pugliese ha potuto testimoniare in prima persona il flagello operato dalla Xylella sugli ulivi salentini. Lo ringraziamo per la sua sensibilità su questo tema e per la sua generosità.” “Una sensazione terribile che avevo già vissuto nell’Artico – racconta Bosso – quando ho fotografato gli Iceberg battezzandoli poi come Last Diamonds, gli ultimi gioielli che la calotta polare ci stava offrendo, sotto la minaccia del riscaldamento globale e quindi della fusione irreversibile”. Fotografo di paesaggio formatosi alla scuola americana dei Weston e di Ansel Adams, padri fondatori della fotografia paesaggistica, Francesco Bosso lavora esclusivamente inbianco e nero, scattando su pellicola di grande formato con banco ottico e stampando personalmente tutte le opere su carta baritata alla gelatina d’argento e trattamento al selenio, con un processo artigianale.


REMBRANDT

IN UNA STORIA MERAVIGLIOSA FINO AL 17 OTTOBRE 2021 ACCADEMIA CARRARA, BERGAMO A CURA DI M. CRISTINA RODESCHINI E PAOLO PLEBANI Apre a Bergamo Rembrandt in una storia meravigliosa, un’occasione per scoprire l’Autoritratto giovanile di Rembrandt, eccezionale prestito del Rijksmuseum di Amsterdam, e per rileggere la collezione del museo bergamasco, sia grazie al riallestimento dedicato al maestro con un nucleo di dipinti olandesi e italiani di Accademia Carrara, sia perché gli spazi del museo sono arricchiti di opere normalmente non esposte, attraverso il progetto Una Storia Meravigliosa.

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Una mostra dossier che, attraverso dipinti parte della collezione Carrara di allievi e seguaci di Rembrandt, fiamminghi e italiani, non si limita a dare conto del contesto e della fortuna del secolo d’oro della pittura olandese, ma racconta la storia del museo bergamasco e delle sue opere svelando il sorprendente potenziale culturale delle raccolte che custodisce. Un un vero e proprio tributo a Rembrandt, con due approfondimenti: Nella bottega di Rembrandt e La fortuna europea dell’artista olandese che mettono l’accento rispettivamente su un nucleo di opere di suoi allievi (Gerbrandt van den Eeckhout, Dirck Dircksz van Santvoort, Nicolaes Maes) e su altre di pittori ispirati dal maestro tra Sei e Settecento (Giuseppe Nogari, Bartolomeo Nazari, Giovanni Benedetto Castiglione). Accompagna la mostra un catalogo edito da Skira, con testi di: M. Cristina Rodeschini e Taco Dibbits, Paolo Plebani, Marco Matteo Mascolo. Rembrandt scrutò la propria immagine per tutta la vita. L’autoritratto divenne il luogo poetico e tecnico nel quale fissare caratteri linguistici e umani nel loro mutare. È stato giustamente sottolineato, data l’ampiezza del repertorio ricco di più di ottanta esemplari tra grafica e pittura, che la serie degli autoritratti, seguendo il corso di tutta la sua vita, dalla giovinezza alla vecchiaia, traccia una fedele biografia per immagini. La superba qualità e il clima pervaso di mistero del piccolo Autoritratto, in cui cogliere l’assoluto dominio della luce, primizia della maturità di Rembrandt, è parso il modo migliore per accendere l’interesse su questo maestro dell’arte europea. M. Cristina Rodeschini direttore Accademia Carrara Bergamo e Taco Dibbits, direttore Rijksmuseum di Amsterdam


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DAIGA GRANTINA ATEM, LEHM “FIATO, ARGILLA” FINO AL 29 AGOSTO 2021

LA GAMEC PRESENTA LA PRIMA MOSTRA PERSONALE IN UN’ISTITUZIONE ITALIANA DELL’ARTISTA LETTONE DAIGA GRANTINA.

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GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo Via San Tomaso, 53 Tel. 035 270272 gamec.it


Dal 10 giugno alla GAMeC Atem, Lehm “Fiato, Argilla”, prima personale in un museo italiano dell’artista di origine lettone Daiga Grantina (Saldus, 1985), a cura di Sara Fumagalli e Valentina Gervasoni. Per l’occasione, l’artista ha realizzato un nuovo corpus di opere, una sorta di concetto spaziale site-specific pensato per lo Spazio Zero. La consistenza, la composizione, l’adattabilità, il colore e la texture dei materiali si offrono allo sguardo dello spettatore come un insieme di entità scultoree che ne stimolano il sistema percettivo. “Possiamo - e come - delineare il colore?” chiede l’artista, che costruisce la mostra alla GAMeC attorno a questa domanda e all’osservazione del colore nella sua relazione dinamica alla materia e alla luce. Nei lavori di Grantina il colore è fluido, vibrante, non stabile né statico, e ne indaga l’esperienza non nella sua dimensione simbolica, bensì in quella corporea e mentale. L’esposizione rappresenta un’evoluzione importante nella poetica dell’artista, un risoluto e coerente cambio di palette e di passo rispetto alle grandi installazioni ambientali che ne hanno caratterizzato la produzione sino ad ora. Grantina è ora mossa da un desiderio di contenimento, vibrazione e definizione in cui in cui geometria e disegno diventano grammatica dei suoi “gesti” - così l’artista definisce le proprie opere scultoree -, traducendo la percezione dei materiali eterogenei di cui si compongono le sculture in una dimensione eterea. A caratterizzare lo spazio sarà l’opera murale che cinge la sala: una linea composta da unità quadrate, disegnate o riempite di piume iridescenti blu e verdi, o costituite da legno dipinto. Il murale si configura come una struttura aperta con le sue potenzialmente infinite combinazioni, che induce uno scambio continuo e bi-direzionale fra prossimità e dimensioni ambientali. Il murale sembra così respirare, contenendo e dilatando lo spazio. Guardata nel suo insieme, la linea, organizzata come una partitura musicale, traccia uno spazio di risonanza che può vibrare, assorbendo e rilasciando diverse frequenze di colore e luce. Lo spazio scultoreo viene costruito così attraverso un senso di cristallizzazione indotto dal colore. A una distanza ravvicinata, una comune frequenza di fibre emerge nella forma di un sistema di linee a partire dal murale nel suo insieme fino ai dettagli degli elementi di cui è costituito. L’artista aspira a dare forma a una sensazione di colore. Il titolo della mostra riprende un verso della poesia In der Luft, da bleibt deine Wurzel (“In aria, lì resta la tua radice”) di Paul Celan, per il quale il respiro è inscritto nella materia e nelle forme naturali; anche per Daiga Grantina il “fiato” che attraversa lo spazio espositivo, muovendo la materia (“argilla”) e facendola vibrare sino a dissolverne i contorni, si radica nell’esperienza fisica che unisce percepente e percepito. Così la “partitura di sale” di Spazio Zero - come l’artista definisce il murale - diventa uno spazio concreto, vitale e sospeso, come a voler tenere insieme due dimensioni, quella terrestre e quella cosmica, nella stessa misura in cui il respiro in Celan definisce un doppio legame tra trascendente e immanente.

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Daiga Grantina (Saldus, Lettonia, 1985) vive e lavora a Parigi. Ha studiato all’Università di Belle Arti di Amburgo e all’Accademia di Belle Arti di Vienna. Tra le recenti mostre personali ricordiamo What Eats Around Itself al New Museum (New York, 2020); Saules Suns, Padiglione Lettone, 58° Biennale di Venezia (Venezia, 2019); Toll al Palais du Tokyo (Parigi, 2018); Pillar Sliding off Coat-ee, Kunstverein Amburgo (Amburgo, 2017); KU B Billboards, Kunsthaus Bregenz (Bregenz, 2016); Heap-Core..., Kim? Contemporary Art Center (Riga, 2016). Grantina ha partecipato anche a numerose mostre collettive, tra cui, le principali, Crazy, Cruel and Full of Love, curata da Kathleen Buhler al Kunstmuseum Bern (Berna, 2020); Words at an Exhibition, Busan Biennal, Yeongdo Museum of Contemporary Art (Busan, 2020); GIVE UP THE GHOST, Baltic Triennal 13, curata da Vincent Honoré, Contemporary Art Center (Vilnius, 2018); CHILDHOOD Another banana day for the dream-fish, curata da Sandra Adam-Couralet e Yoann Gourmel al Palais de Tokyo (Parigi, 2018); Solar Bodies, curata da Ø presso il Musée d’Orsay (Parigi, 2018); Biotopia, curata da Sabine Rusterholz Petko alla Kunsthalle Mainz (Mainz, 2017); Adhesive Products, curata da Praxes alla Bergen Kunsthall (Bergen, 2016). Sue opere sono incluse nelle collezioni permanenti di istituzioni internazionali come Kunstmuseum Bern;Tate London; LNMM Latvian National Art Museum, Riga; CNAP Centre National Art Plastique, Pantin (Francia); FRAC Nord-Pas de Calais, Dunkirk (Francia).


Fino al 17 OTTOBRE

BRESCIA P H OTO FESTIVAL

Testo di Renato Corsini

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L’iniziativa celebra il ritorno a Brescia della

Vittoria Alata, una delle più straordinarie statue in bronzo di epoca romana, dopo due anni di restauro, attraverso un programma di mostre ed eventi fotografici interamente dedicato ai patrimoni culturali, archeologici e storici interpretati dall’obiettivo di autori quali Elio Ciol, Donata Pizzi, Gianni Berengo Gardin, Maurizio Galimberti, Giovanni Gastel, Franco Fontana, Federico Veronesi e molti altri. Tra gli appuntamenti più attesi vi è ALFRED SEILAND. IMPERIVM ROMANVM. Fotografie 2005-2020, la prima retrospettiva italiana del fotografo austriaco.


La quarta edizione di Brescia Photo Festival in corso fino al 17 ottobre, con la curatela artistica di Renato Corsini, è promossa dal Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei con la collaborazione di MaCof - Centro della fotografia italiana. LE MOSTRE L’ideale inizio del Gran Tour tra le sedi del Brescia Photo Festival prende avvio dal Museo di Santa Giulia, nei rinnovati spazi espositivi del “Quadrilatero rinascimentale” delle gallerie alte del Monastero di Santa Giulia, oggetto di un recente recupero. In queste sale interamente rinnovate, dall’8 maggio al 17 ottobre 2021, si tiene la mostra di, Alfred Seiland. IMPERIVM ROMANVM. Fotografie 2005-2020, la prima retrospettiva italiana del fotografo austriaco. La mostra, curata da Filippo Maggia e Francesca Morandini, organizzata da Fondazione Brescia Musei e da Comune di Brescia, co-prodotta da Skira, presenta per la prima volta in Italia 136 immagini di grande formato, frutto di un lavoro quindicennale che Alfred Seiland ha realizzato attorno ai luoghi mitici della romanità, reinterpretati in modo sorprendente e inatteso. Il percorso espositivo al Museo di Santa Giulia prosegue, dall’8 maggio al 17 ottobre 2021, con Palmira. Una memoria negata, a cura di Renato Corsini, il reportage del fotografo friulano Elio Ciol, composto da 20 scatti, realizzato nel 2015 in Siria prima delle distruzioni inferte dall’ISIS a uno dei tesori più preziosi dell’umanità. Sono inoltre esposte le opere di Donata Pizzi, con Roma in Africa, sempre a cura di Renato Corsini, che raccontano attraverso 29 fotografie le suggestioni delle antiche città del Nord Africa, tra deserti e rovine romane. Sempre nei luoghi sopracitati è visibile la mostra Eros, a cura Clelia Belgrado, con 25 immagini di sculture che l’artista reggiano Bruno Cattani ha scattato all’interno dei musei, svelando il lato inedito delle opere classiche. Il MO.CA - Centro per le nuove culture ospita tre rassegne: la prima, È Brescia, a cura di Albano Morandi, presenta dall’8 maggio al 31 luglio 2021 sette grandi fotografi italiani – Gianni Berengo Gardin, Francesco Cito, Franco Fontana, Gianni Pezzani, Ferdinando Scianna, Luca Gilli – che raccontano Brescia e le sue eccellenze culturali con il loro obiettivo. Federico Fellini / “dietro le quinte”, a cura di Renato Corsini, dal 29 giugno al 31 luglio 2021 testimonia l’opera di quello che è stato definito una pietra miliare della cinematografia del secondo Novecento e, appunto, un “patrimonio” italiano. Accanto ad alcuni manifesti dei suoi film più conosciuti, si racconta, attraverso circa 50 scatti – eseguiti da Sandro Becchetti, Tazio Secchiaroli, Agenzia Dufoto – un Fellini più privato rispetto alla sua immagine ufficiale legata al ruolo di regista. A Spazio Contemporanea, si terrà la mostra 1921/2021. Omaggio a Joseph Beuys fino al 31 luglio, che presenta immagini inedite eseguite da Renato Corsini durante la storica intervista che il critico d’arte Pierre Restany fece all’artista nel 1980. Otre alle fotografie saranno esposti alcuni lavori dell’artista Albano Morandi, da sempre vicino nelle sue opere alla tematica Beuysiana.

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TITOLO Castelli, fantasmi, leggende SOMMARIO Mostra fotografica di Salvatore Attanasio DIDASCALIA Il Castello di Gorzone ci racconterà una leggenda tramandata e sussurrata da secoli, che arriva fino ai giorni nostri attraverso la penna di Gian Mario Andrico e Attanasio la interpreta, in questa narrazione, con quindici scatti in bianconero presentando scene che pur evocando aspetti tragici non cadono mai nel grottesco ‘Castelli, fantasmi, leggende’ è un’idea di Salvatore Attanasio che, partendo dal Castello di Padernello, ha deciso di realizzare una mostra fotografica itinerante: quindici scatti raffiguranti altrettanti castelli lombardi e i loro inafferrabili ospiti, presenze discrete e custodi di antichi segreti. La mostra, visitabile fino al 31 luglio, è ospitata nel castello Federici di Gorzone. Dimora della potente famiglia dei Federici il Castello di Gorzone, situato su uno sperone a strapiombo sul torrente Dezzo nella parte terminale della Val di Scalve, fu costruito probabilmente nel 1150 secondo lo schema della fortezza medioevale. Nel corso del XV secolo la famiglia Federici lo riadattò in funzione residenziale, ricavandone una dimora signorile: l’esterno conserva ancora il carattere austero dell’originale impianto con una facciata decorata con portali in pietra Simona e i resti di un’antica torre; l’interno è invece arricchito di loggette, due cortili con pozzo e numerosi ambienti tra cui l’ampia sala di rappresentanza. All’esterno il castello è circondato da uno splendido parco. La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 14.30 alle 18.15 e sarà possibile anche prenotare una visita con accompagnamento con scansione oraria 14.30 - 16.00 - 17.30. Per informazioni: Associazione LOntano Verde - 348.7947225

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CASTELLI, FANTASMI, LEGGENDE MOSTRA FOTOGRAFICA DI SALVATORE ATTANASIO FINO AL 31 LUGLIO IL CASTELLO DI GORZONE CI RACCONTERÀ UNA LEGGENDA TRAMANDATA E SUSSURRATA DA SECOLI, CHE ARRIVA FINO AI GIORNI NOSTRI ATTRAVERSO LA PENNA DI GIAN MARIO ANDRICO E ATTANASIO LA INTERPRETA, IN QUESTA NARRAZIONE, CON QUINDICI SCATTI IN BIANCONERO PRESENTANDO SCENE CHE PUR EVOCANDO ASPETTI TRAGICI NON CADONO MAI NEL GROTTESCO


‘Castelli, fantasmi, leggende’ è un’idea di Salvatore Attanasio che, partendo dal Castello di Padernello, ha deciso di realizzare una mostra fotografica itinerante: quindici scatti raffiguranti altrettanti castelli lombardi e i loro inafferrabili ospiti, presenze discrete e custodi di antichi segreti. La mostra, visitabile fino al 31 luglio, è ospitata nel castello Federici di Gorzone. Dimora della potente famiglia dei Federici il Castello di Gorzone, situato su uno sperone a strapiombo sul torrente Dezzo nella parte terminale della Val di Scalve, fu costruito probabilmente nel 1150 secondo lo schema della fortezza medioevale. Nel corso del XV secolo la famiglia Federici lo riadattò in funzione residenziale, ricavandone una dimora signorile: l’esterno conserva ancora il carattere austero dell’originale impianto con una facciata decorata con portali in pietra Simona e i resti di un’antica torre; l’interno è invece arricchito di loggette, due cortili con pozzo e numerosi ambienti tra cui l’ampia sala di rappresentanza. All’esterno il castello è circondato da uno splendido parco. La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 14.30 alle 18.15 e sarà possibile anche prenotare una visita con accompagnamento con scansione oraria 14.30 - 16.00 - 17.30. Per informazioni: Associazione LOntano Verde - 348.7947225

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IL FILO SROTOLATO AUTISMO TRA FOTOGRAFIA E POESIA ph. Adriano Treccani


La

poetessa sirmionese Franca Grisoni e il fotografo Adriano Treccani sono co-autori di un libro che vede la luce nella preziosa collana Orso Blu del catalogo Scholé di Morcelliana (Il filo srotolato. Autismo tra fotografia e poesia, Brescia, Scholé, 2021, 93 pp., 10 €): con poesia e fotocamera sono entrati in punta di piedi nel centro educativo per minori con disturbo dello spettro autistico “Francesco Faroni” (Fobap Anffas) e hanno restituito l’esperienza in un percorso di parole e immagini che legge difficoltà e conquiste di un gruppo di bambini e ragazzi e degli educatori che ne prendono cura. Il volumetto, impreziosito dalla prefazione dello scrittore e poeta Arnoldo Mosca Mondadori e dall’introduzione della letterata Elena Maiolini, comprende 20 poesie inedite di Franca Grisoni e una cinquantina di fotografie. La mostra prende spunto dal libro ed è composta da 30 pannelli (70×100 cm) di fotografie e versi di poesie. La mostra è itinerante e gratuita. Chi fosse interessato ad esporla può scrivere a info@fobap.it La mostra allestita presso il Museo Diocesano di Brescia rimarrà aperta fino al 29 luglio (orario: dal lunedì al venerdì 9-12; 15-18; sabato e domenica; 10-12 e 15-18; mercoledì chiuso). Poi farà tappa a Collebeato (dal 15 settembre) e a Sirmione (dal 1° ottobre).

L’iniziativa è promossa da Fobap Onlus e Anffas Brescia, in collaborazione con il Museo Diocesano di Brescia e l’editrice Morcelliana

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IL GIORNO NUOVO

RINASCERE DALLA MEMORIA

In tutto il difficile periodo appe-

na trascorso, Fondazione Creberg ha proseguito con determinazione nel suo impegno in favore del territorio. L’esplodere e il persistere della pandemia hanno determinato i vertici della Fondazione a rimodulare gli interventi liberali e a reinventare le modalità di proposizione delle iniziative sociali e culturali al fine di proseguire, con immutata efficacia, la storica presenza di sostegno e di animazione nelle nostre Comunità.

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Sul piano dei sostegni sono stati disposti significativi contributi d’urgenza ad ospedali, ad istituzioni e ad associazioni, bergamasche e bresciane, impegnate in prima linea per far fronte alla situazione di emergenza sanitaria verificatasi nei nostri territori; è stata altresì disposta una miriade di piccole erogazioni – rientranti nella c.d. “liberalità ordinaria” – volte a consentire la sopravvivenza sul territorio di formazioni sociali (associazioni ed enti benemeriti) che la contrazione di risorse economiche in circolo rischia di azzerare con effetti molto negativi per il tessuto sociale delle nostre Comunità. Le attività espositive, culturali e restauro non si sono mai fermate. Le mostre sono state dapprima declinate in forma virtuale e poi, nei momenti di allentamento delle restrizioni sanitarie, sono state (e vengono ora) proposte dal vivo; in correlazione con i tempi, le esposizioni sono dedicate a temi esistenziali e culturali di rilievo, sono rivolte alla valorizzazione di artisti contemporanei – con cui da tempo la Fondazione collabora, affidando loro un percorso di approfondimenti tematici –, vengono declinate in forma diffusa sul territorio con partner storici, sono realizzate in forma rigorosa e sobria (sempre con dotazione di catalogo gratuito per enfatizzare la finalità culturale e didattica).

ANIMA MUNDI

RICORDERÀ PER SEMPRE


“Ci riconosciamo molto in un recente intervento del Presidente Mattarella, che ha evidenziato come, in tutto questo periodo di ‘stress straordinario’ per l’Italia, il nostro Paese non sia stato né inerte né passivo”, ha evidenziato Angelo Piazzoli, Presidente della Fondazione Credito Bergamasco. “Oltre alla comunicazione di contenuti culturali (mostre virtuali, docufilm, esposizioni live), Fondazione Creberg continua a concentrare gli sforzi su progetti di ripristino, svolti in totale sicurezza, anche durante l’emergenza sanitaria. Infatti, in aggiunta agli interventi di solidarietà e a favore della ricerca scientifica, che continuano ad essere al centro della attenzione ma per i quali il motto è ‘preferiamo agire piuttosto che parlare’ si è proseguito nell’azione di restauro di opere d’arte bisognose di cure appartenenti a chiese e istituzioni del territorio, continuando a far sì che queste attività costituiscano occasioni di salvaguardia, di divulgazione, di arricchimento culturale per tutti. Le predette iniziative culturali e di salvaguardia del patrimonio storico/artistico - ha specificato il Presidente - affiancano, non penalizzandola, l’attività liberale che la Fondazione da sempre esercita negli ambiti della solidarietà sociale, dell’educazione, della cultura, della ricerca medica e scientifica; queste ultime, in questo difficile periodo, sono state ulteriormente rafforzate. In tal senso ci ha ricordato recentemente il Presidente della Repubblica, con una riflessione illuminante, che: ‘La crisi sanitaria ci ha lasciato un’esperienza. Ognuno ha bisogno degli altri, ciascuno di noi ha avuto bisogno di tutti gli altri e viceversa, e questo è un criterio che speriamo non venga rimosso. Non lo sia a livello di relazione tra le persone e neanche nelle relazioni tra gli Stati’. È un insegnamento che sarà bene custodire e mettere a frutto”. In questo inizio d’estate del 2021, nella quale si intravvedono concreti se-

gnali di uscita dall’emergenza e di ripartenza delle attività, Fondazione Creberg ha posto in essere due iniziative simboliche nel segno della memoria, della speranza e della fiducia, presentandole alla stampa e al pubblico: la dedicazione della scultura Anima Mundi al ricordo delle vittime della Pandemia da Covid 19 – in occasione del decennale della collocazione dell’opera in Porta Nuova – e la realizzazione di una installazione site specific (realizzata da Giovanni Bonaldi e composta da due opere intitolate “Rifiorire” e “Nel silenzio”) collocata nel Loggiato di Palazzo Creberg quale memoria della pandemia e, nel contempo, quale messaggio di attesa e di fiducia nel futuro.

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2 FUOCHI DI PAGLIA di Giorgio Paglia www.fuochidipaglia.it

LO SPIRITO DEL PIANETA: A PRESTO, NONOSTANTE TUTTO... Nella bergamasca si tiene da anni un festival frequentatissimo e molto atteso: lo Spirito del Pianeta. Nelle stagioni precedenti Chiuduno ospitava la festa dei popoli indigeni e tribali in un’area apposita con i suoi stand, le sue tante bancarelle e i suoi eventi particolari. L’affluenza è da sempre notevolissima, in media più di 250.000 visitatori a stagione. A inizio luglio ho incontrato nella nostra bella terra dell’Isola bergamasca il fondatore dello Spirito del Pianeta, Ivano Carcano (nella foto al centro). Un odontotecnico di professione con una caratteristica innata: la repulsione per qualsiasi tipo di ingiustizia. Uomo positivo, Ivano ha girato il mondo con la volontà di dare voce a quelle persone che non l’hanno mai avuta. Mi dice: “Voglio incontrare coloro che hanno ancora le conoscenze antiche con una mentalità indigena non contaminata. La principale arma dei colonizzatori è stata il dividere per poter gestire. Ecco, io devo fare l’opposto: mettere insieme.” Continua parlandomi dello Spirito del Pianeta, un’iniziativa che gli ha assorbito tempo e risorse anche economiche: “È nato come un’esigenza personale di sapere, di conoscere il loro punto di vista, perché come sempre è successo, la storia l’hanno scritta i vincitori. Per cui il filo diretto con i nativi del Nord America era inevitabile e quando ho avuto l’occasione di incontrarli è stata una folgorazione. Non potevo sopportare che tale ricchezza di conoscenza potesse essere cancellata da un mondo egoista ed avido, consapevole che l’emarginazione, lo sfruttamento, la cancellazione culturale, poteva in futuro toccare ai nostri figli. In questi ultimi 20 anni abbiamo costruito centri culturali, pozzi, dispensari, tante borse di studio e abbiamo aiutato molte associazioni per alcuni milioni di euro.” L’ultima edizione del Festival si è tenuta nel 2019, poi il Covid ha fermato tutto, ma a inizio luglio fino a settembre si sarebbe dovuto ricominciare a Valbrembo. Si sarebbe, appunto. Perché, poco prima dell’inizio delle attività, tutto è stato bloccato. Dice Ivano: “Non sappiamo precisamente, ma ci è stato consigliato di rivedere la nostra intenzione di essere al Volo a Vela di Valbrembo. Como posso esprimere certi valori con questi presupposti? Malgrado fossimo già in piena lavorazione con imprese, fogne, acqua, ecc., un danno morale ed economico importantissimo. Ma andiamo avanti, i nostri sogni sono più importanti del nostro orgoglio e svoltiamo pagina.”

Ma cosa è veramente successo? “Il Comune di Valbrembo e la sua amministrazione erano felicissimi di ospitarci, poi ho capito che c’era qualcosa di negativo, forse non eravamo amati da tutti, o forse due mesi di festival erano troppi. Io voglio seminare solo energia buona, perché così si riceve buona energia e allora, per non creare negatività, è meglio non fare più niente lì dove era previsto.” Ma il festival non si ferma e probabilmente verranno organizzati degli incontri itineranti a luglio ed ad agosto nelle nostre valli e sulle nostre montagne, perché spiega Ivano: ”È importante invitare anche le realtà del nostro territorio che sono la testimonianza della nostra cultura. Il compito è quello di riavvicinarci, visto il periodo che stiamo passando, e dare alla gente ossigeno e speranza, perché dobbiamo assolutamente tonare a vivere.” Lo Spirito del Pianeta potrebbe avere già quest’anno a settembre una nuova location idonea presso la Fiera di Bergamo, e, se non si facesse in tempo, l’appuntamento sarà rimandato a giugno 2022. In quell’occasione sarà presente anche il Tribunale Indigeno, formato da giudici e avvocati del Sud America, pronti ad aiutare i popoli del mondo che avessero necessità di un supporto legale durante le loro battaglie. È quasi il tramonto di una calda sera d’estate e le ombre si allungano tra i riflessi dorati delle colline che si aprono verso l’Adda e il lago di Como, quando con Ivano ci salutiamo. Abbiamo parlato di tante cose, di passioni comuni, in una vita lunga che nella natura ha trovato i suoi aspetti più spirituali e più profondi. Non c’è spazio per scrivere tutto, ma dietro e dentro questo festival speciale c’è molto altro e chi saprà coglierlo potrà fare un viaggio interiore accompagnato dalla cultura ancestrale dei popoli di questo mondo. Potrà ascoltare le voci di minoranze etniche emarginate e riuscirà a riflettere sulla vera essenza che ha legato le genti della terra, tra conquistatori moderni e conquistati antichi. Ci stringiamo la mano, Covid o non Covid, con un sorriso positivo e Ivano mi lascia dicendomi: “Ricorda, non esiste oro al mondo più

prezioso del respiro della foresta.” Alla prossima e in alto i cuori. Anche su Twitter: @Fuochidipaglia

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PERCHÈ ABBRACCIARSI È MOLTO IMPORTANTE FATELO ALMENO 12 VOLTE AL GIORNO

Un’analisi di Marco Montagnani mette in evidenza quanto sia mancato questo gesto

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L’ABBRACCIO: ECCO PERCHÉ È MANCATO MOLTO DURANTE LA PANDEMIA CHE HA ALLONTANATO LE PERSONE? Da un minimo di quattro al giorno per dare tranquillità fino a 12 per ridurre le ansie: la produzione di ossitocine di un abbraccio (di almeno 20 secondi) aiuta l’organismo sotto tanti aspetti. Ecco perché il Covid-19 e la mancanza di abbracci hanno reso tutti meno sereni. Marco Montagnani, maestro di filosofia taoista, analizza i motivi e i benefici che l’abbraccio apporta

E’ volgarmente definito come l’atto di circondare qualcosa con le braccia, in realtà è un gesto di comunicazione universale che tutti utilizzano inconsciamente per avere effetti positivi sulla persona. Ecco perché durante il Covid-19 e il distanziamento da pandemia l’abbraccio e il contatto fisico sono una delle cose che più sono mancate alle persone, al punto di creare effetti negativi sul rapporto e sulla personalità stessa. Sugli effetti degli abbracci dati e mancati in questo periodo storico interviene Marco Montagnani, Maestro di filosofia taoista che ha analizzato la questione. «Abbracciare è un modo meraviglioso per trasmettere affetto a chi ci circonda, un po’ come accarezzare l’anima di chi ci è accanto, tutto funziona meglio se abbracciamo o ci lasciamo abbracciare più spesso, perché anche se gli abbracci sono un atto quotidiano, non siamo consapevoli di quanto ci possano arricchire – spiega Montagnani – soprattutto l’abbraccio è un gesto semplice che può avere effetti straordinari sul nostro organismo, soprattutto quando è caloroso e avviene tra persone che si vogliono bene. Il potere dell’abbraccio e gli effetti della sua mancanza durante il Covid-19. Che si tratti di un amico, di un figlio o del proprio partner, gli abbracci hanno un effetto benefico e terapeutico sulla mente e il corpo. Bisognerebbe abbracciarsi tutti i giorni e più volte al giorno, l’abbraccio diventa così una sorta di farmaco che dona una intensa sensazione di benessere. Studi recenti hanno dimostrato che il gesto di abbracciare, diminuisce l’ansia e riduce lo stress e la depressione, sembra avere degli effetti positivi addirittura negli attacchi di panico. L’abbraccio dunque funziona come una vera e propria terapia, libera infatti ormoni come la serotonina e la dopamina che hanno un effetto sedativo. Ciò produce da subito una sensazione di benessere e di calma. «L’abbraccio è infatti un messaggio subliminale per il nostro inconscio, non percepito dalla nostra mente, infatti la carenza di abbracci dell’ultimo anno potrebbe essere la causa di molte sindromi da ansia e stress», conclude Montagnani. La terapia dell’abbraccio. La stimolazione delle endorfine avviene con abbracci frequenti e prolungati, gli studi ci dicono che ce ne vorrebbero almeno 4 al giorno per sentirsi tranquilli. Una dose massima di 12 abbracci al giorno invece contribuirebbe a ridurre l’ansia. Ricevere abbracci e carezze frequenti, diminuirebbe il rischio di depressione e di disturbi mentali, ciò sarebbe merito dell’ossitocina, il cosiddetto ormone del buonumore che funziona da antistress naturale. Gli abbracci aumentano la fiducia e la sicurezza e riducono il senso di solitudine. L’abbraccio aiuta a sbloccarsi emotivamente e migliora le relazioni sociali e alcuni problemi comportamentali, si tratta di un gesto che riduce in modo significativo le paure e la necessità di ricevere approvazione da parte degli altri. Dalle ossitocine alle endorfine, ecco perché abbracciare ed essere abbracciati aiuta la salute fisica. La produzione di ossitocina diminuisce il rischio di infezioni e di malattie legate ad un sistema immunitario debole, avviene infatti un incremento degli anticorpi che aiutano a combattere virus e batteri. Inoltre una buona dose giornaliera di abbracci protegge il cuore dal rischio di malattie cardiovascolari. Sembra che questo gesto aiuti a tenere sotto controllo la frequenza cardiaca e il flusso sanguigno, e aumenti addirittura l’ossigenazione del sangue e la pressione. Chi non riceve mai un abbraccio, è soggetto ad un maggior rischio di soffrire di malattie cardiache. Ciò avverrebbe grazie ad alcuni recettori della pelle, chiamati crepuscoli, che lanciano un segnale al sistema nervoso. Se poi entriamo in merito all’abbraccio tra madre e figlio, scopriremo delle cose interessantissime, come ad esempio il fatto che l’abbraccio è fondamentale per lo sviluppo neuronale nei primissimi anni di vita. Non ricevere abbracci nell’infanzia, infatti, provocherebbe la morte di alcuni neuroni, il che ridurrebbe le capacità mentali e motorie del bambino negli anni successivi. Alcuni studi dichiarano che per essere davvero benefico, un abbraccio dovrebbe durare almeno 20 secondi, sarebbe questo il tempo necessario a stimolare l’ossitocina, ormone che ha effetti benefici sulla salute. Sarà per questo che, più restiamo abbracciati, e più ne avvertiamo la sensazione di benessere. Marco Montagnani è un maestro di filosofia taoista, esperto in medicina tradizionale cinese e dietetica cinese. Si descrive come un semplice viandante in perenne cammino sul sentiero della vita. Autore de Il Cibo della Saggezza, (Mondadori, 2020) e de La Medicina Energetica (CEA, 2005), tiene corsi e seminari di crescita personale interiore basati sulla filosofia orientale, presso il Tempio delle Sei Armonie all’interno dell’Agriturismo Nuova Era, nel cuore delle Foreste Casentinesi (in provincia di Arezzo). L’intento di Marco è quello di rendere le persone più consapevoli e migliorare la loro qualità della vita. Chiusi della Verna (Ar), 10 giugno 2021 C.s. 01


VERONICA, DI 9 ANNI, DI GORLE (BG), CANTERÀ LA CANZONE SCRITTA DA CLAUDIO BAGLIONI E MARIA FRANCESCA POLLI “CI SARÀ UN PO’ DI VOI”.

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IO... CANTO BAGLIONI! 2 I BAMBINI DALLA LOMBARDIA SARANNO PROTAGONISTI DELLA 64ª EDIZIONE DI ZECCHINO D’ORO, IN ONDA A DICEMBRE SU RAI 1, CON LA DIREZIONE ARTISTICA DI CARLO CONTI. TRA DI LORO VERONICA CON UNA CANZONE SCRITTA DA CLAUDIO BAGLIONI


Dal 1959 ad oggi allo Zecchino d’Oro la nostra regione ha mandato ben 108 piccoli solisti. Questa volta sono due i bambini della Lombardia che saranno protagonisti della 64ª edizione di Zecchino d’Oro, in onda a dicembre su Rai 1, con la direzione artistica di Carlo Conti.

MICA BAU BAU MICIO MICIO...!

Veronica, di 9 anni, di Gorle (BG), canterà la canzone scritta da Claudio Baglioni e Maria Francesca Polli “Ci sarà un po’ di voi”. Stefano, di 8 anni, di Milano, canterà “NG New Generation” di Luca Mascini, Valerio Baggio e Walter Buonanno. Veronica e Stefano fanno parte dei 17 piccoli solisti che interpreteranno le 14 canzoni in gara nella prossima edizione. Sono stati scelti tra i circa 3000 bambini che da tutta Italia hanno inviato le proprie video-esibizioni sulla piattaforma dedicata ai Casting di Zecchino, che per il secondo anno si sono svolti online a causa della situazione sanitaria. È stata, invece, come di consueto in presenza all’Antoniano la fase finale: una grande festa, in piena sicurezza, con 42 finalisti che hanno avuto la possibilità di cantare dal vivo. Con i piccoli interpreti della 64ª edizione sale a 1067 il numero dei bambini che hanno partecipato come solisti allo Zecchino d’Oro dalla prima edizione del 1959. Le canzoni di questa edizione – scelte tra 550 proposte arrivate all’Antoniano in risposta al bando autori – saranno inserite in una compilation distribuita da Sony Music Entertainment, con la direzione musicale di Lucio Fabbri, che vede l’ingresso di generi musicali nuovi e diversi tra loro. Uno Zecchino d’Oro sempre attento alle nuove generazioni, anche nelle tematiche: il riciclo e l’attenzione all’ambiente, i giochi di parole e le filastrocche, irresistibili balli con animaletti divertenti e anche contenuti che fanno riflettere. Si va dal Ballo del Ciuaua, a Riccio Capriccio passando per il Reggetonno, Potevo nascere un gattino... e Superbabbo. Davvero per tutti i gusti. I 17 interpreti, insieme ai bambini del Coro dell’Antoniano, saranno anche i portavoce della solidarietà di Antoniano, in particolare del progetto “Operazione Pane” che sostiene 13 mense francescane in tutta Italia e una in Siria, aiutandole a garantire un pasto caldo e un futuro più sereno a migliaia di persone e famiglie in difficoltà, aumentate ancora di più a causa dell’emergenza sanitaria. L’aiuto offerto da “Operazione Pane” parte da un pasto caldo ma è molto di più: è un cammino che, passando dall’ascolto e dal dialogo, porta a una rinascita personale e sociale. A scegliere le 14 canzoni in gara, oltre allo staff Antoniano, una commissione composta da: CRISTINA D’AVENA – Cantante / CALCUTTA – Cantautore / ARIANNA – Cantante pop e musical / ARIANNA SALOMONI – Rai 1 / SONIA FARNESI – Rai Ragazzi / ALESSIA RICCARDI – Sony Music Entertainment Italy / MARCO ROSSI – Rainbow / MICHELA CARRARA – Rai Radio Kids / RUDY ZERBI E LAURA ANTONINI – Radio Deejay / DUCCIO PASQUA – Radio Rai 1 / MARIA GRAZIA NOVELLI – Insegnante / NICOLE BIANCHI – giornalista Istituto Luce Cinecittà e autrice tv / FEDERICO FIECCONI – Graffiti / SARAH POZZOLI – Focus Junior / FRANCESCA AGRATI – Topolino / EDDY ANSELMI – giornalista / MUSSI BOLLINI – Rai Ragazzi / LUCIO FABBRI – Direttore Musicale Compilation 64° Zecchino D’Oro. Per ulteriori informazioni: www.zecchinodoro.org

IL SIMPATICICSSIMO STEFANO, DI 8 ANNI, DI MILANO, CANTERÀ “NG NEW GENERATION” DI LUCA MASCINI,VALERIO BAGGIO E WALTER BUONANNO.

Claudio Baglioni giovanissimo sulla copertina de Il Monello, periodico di varia attualità e fumetti che impazzava negli anni Sessanta-Settanta tra i giovanissimi. Sarà il famoso cantautore a firmare le parole della canzone che Veronica porterà in gara nella prossima edizione dello Zecchino d’Oro.


FONDAZIONE A.R.M.R. AIUTI PER LA RICERCA SULLE MALATTIE RARE

RED PARTY …. L’ALTRO! RICOMINCIAMO Sabato 18 Settembre 2021 ORE 20.00 Noi ci saremo per nutrire la ricerca e tu? TI ASPETTIAMO!! Dopo essere stati costretti a causa della pandemia da COVID-19 a vederci soltanto via web o quasi ed a rinunciare ad ogni tipo di socializzazione, finalmente ora, sempre con le dovute e necessarie cautele, possiamo ripartire ed incontrarci di persona. La grande festa “RED PARTY”, dopo lo stop del 2020, verrà nuovamente organizzata per raccogliere fondi a favore della Fondazione A.R.M.R. che li devolverà all’Istituto Farmacologico Mario Negri per lo sviluppo sulla “Ricerca”

Ing. Giuseppe Mazzoleni Fondazione ARMR

LA RICERCA PROGETTA IL FUTURO, LA CONOSCENZA, MA SOPRATTUTTO DONA LA SPERANZA A MOLTE PERSONE MALATE. Le recenti gravi ripercussioni causate dalla pandemia da “COVID-19” dovrebbero farci riflettere sulla importantissima necessità di investire nella “Ricerca” ora più che mai! Chi ha partecipato alle precedenti 5 edizioni (2015-2019), quest’anno si troverà una festa organizzata diversamente pertanto forse è meglio definirlo “RED PARTY….. L’ALTRO” Infatti, a causa delle restrizioni da COVID-19, saremo tutti seduti a tavola e comodamente ci verrà servita una cena raffinata con il piacere di stare nel meraviglioso parco di Palazzo Colleoni a Cortenuova (Bg) sotto le stelle a parlare con gli amici. La serata sarà allietata da musica dal vivo superbamente orchestrata dalla band “Gli Imprevedibili” Inoltre ci sarà una grande sorpresa! Sarà con noi un grande personaggio, comico, conduttore radiofonico e televisivo che ci intratterrà e ci farà divertire per tutta la serata. Una stupenda sottoscrizione a premi chiuderà la serata offrendo regali meravigliosi. Una festa con un tocco di rosso, uno stupendo e divertente appuntamento da trascorrere in compagnia di tantissimi amici con l’obiettivo di nutrire la ricerca.

L’AMICIZIA E L’AMORE PER LA RICERCA SONO I VALORI CHE CI UNISCONO. TI ASPETTIAMO. Purtroppo molti amici non potranno essere presenti quest’anno perché i posti sono necessariamente limitati. Affrettatevi a prenotare per riservare il tuo tavolo telefonando subito al numero 348.2296235

IO CI SARÒ!! E TU? Partecipa anche tu come protagonista!!

INSIEME ALLA “RICERCA” UNITI PER VINCERE!


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