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YB

Poste Italiane SpA - Sped. in a.p. - D.L. 353/2003 conv. in L. 46/2004, art. 1, c.1 - DCB Trento. Virginia Gambino Editore Srl - Viale Monte Ceneri 60 - 20155 Milano

N° 11 - MARZO 2019

YouBuild

TENDENZE E ATTUALITÀ DAL MONDO DELLE COSTRUZIONI

SPECIALE TETTO

Le nuove frontiere delle coperture COHOUSING

La tecnologia che aiuta ad abitare assieme

SALONE DEL MOBILE

In anteprima le novità del 2019

SanMarco - Terreal Un laterizio di design per la torre sul mare

ISSN 2532 - 5345


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YB YouBuild

TENDENZE E ATTUALITÀ DAL MONDO DELLE COSTRUZIONI

ANNO 4 - NUMERO 11 - MARZO 2019 Direzione, Redazione, Abbonamenti, Amministrazione e Pubblicità Head office, Editorial office, Subscription, Administration and Advertising Virginia Gambino Editore S.r.l. Viale Monte Ceneri, 60 - 20155 Milano - Italy Tel. +039 02 47761275 - info@vgambinoeditore.it ISSN 2532 - 5345 Direttore responsabile / Publisher VIRGINIA GAMBINO virginia@vgambinoeditore.it Direttore Editoriale / Editorial Director LUCA MARIA FRANCESCO FABRIS Coordinatore editoriale / Editorial coordinator GIACOMO CASARIN Comitato scientifico / Scientific Committee EZIO ARLATI (Politecnico di Milano), GIAN LUCA BRUNETTI (Politecnico di Milano), ANNA FRANGIPANE (Università di Udine), FAN FU (Beijing University of Civil Engineering and Architecture), WENJUN MA (Shanghai Jiao Tong University), GARRY MILEY (Waterford Institute of Technology), LJUBOMIR MIŠČEVIĆ (University of Zagreb), EMANUELE NABONI (Royal Danish Academy of Fine Arts KADK), MATTEO UMBERTO POLI (Politecnico di Milano), PAOLO SETTI (Politecnico di Milano) VASO TROVA (University of Thessaly), ILARIA VALENTE (Politecnico di Milano), SERGIO ZABOT (Politecnico di Milano) Collaboratori / Contributors VALENTINA ANGHINONI, RICCARDO MARIA BALZAROTTI, GIACOMO CASARIN, ELENA COMMESSATTI, CASSANDRA COZZA, ERNESTO FAVA, DARIO IMPARATO (FOTOGRAFO), MONICA MANFREDI, GIUSEPPE PANEBIANCO, FRANCO SARO, GERARDO SEMPREBON, GABRIELE TAVASCI, CRISTIANO VASSANELLI Impaginazione e grafica / Layout and graphics RAFFAELLA SESIA

Come abbonarsi / How to subscribe Italia annuo € 21,00 - Copia singola € 7,50. Per abbonarsi è possibile sottoscrivere l’abbonamento online al link youtradeweb.com/ category/abbonati/ oppure, fare richiesta a abbonamenti@vgambinoeditore.it o telefonando al numero 02 47761275 Stampa / Printing ALCIONE Lavis - Trento

Responsabilità / Responsability : la riproduzione delle illustrazioni e articoli pubblicati dalla rivista, nonché la loro riproduzione, è riservata e non può avvenire senza espressa autorizzazione della Casa Editrice. I manoscritti e le illustrazioni inviati alla redazione non saranno restituiti, anche se non pubblicati, e la Casa Editrice non si assume responsabilità per il caso che si tratti di esemplari unici. La Casa Editrice non si assume responsabilità per i casi di eventuali errori contenuti negli articoli pubblicati o di errori in cui fosse incorsa nella loro riproduzione sulla rivista. Periodicità / Frequency of publication: trimestrale - 4 numeri/anno. Poste Italiane Spa - Sped. In a.p. - D.L. 353/2003 conv. in L. 46/2004, art. 1, c. 1 - DCB Trento. Registrazione / Registration: N. 343 del 04-12-2015 del Tribunale Civile e Penale di Milano. Ai sensi del D. Lgs. 196/2003, informiamo che i dati personali vengono utilizzati esclusivamente per l’invio delle pubblicazioni edite da Virginia Gambino Editore Srl. Telefonando o scrivendo alla redazione è possibile esercitare tutti i diritti previsti dall’articolo 7 del D. Lgs. 196/2003. 2

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EDIL24.IT, IL PORTALE AL SERVIZIO DI CHI PROGETTA

L'

edilizia a portata di mano. Sul web. È nato Edil24.it, un portale specializzato nei servizi alle imprese del settore edile. Obiettivo: diventare una piattaforma per produttori, installatori, applicatori, professionisti, architetti, designer, ma anche per l’utente finale. Chi cercherà un prodotto legato all’edilizia, da una caldaia a un controsoffitto, dalla domotica all’arredobagno, solo per fare qualche esempio, su Edil24.it troverà un grande punto d’incontro virtuale specializzato, con un catalogo di prodotti per tutte le esigenze. La Compiuto 24 Srl, società proprietaria del portale Edil24. it, si è rivolta per questa iniziativa a fornitori di primo livello: Getrix-Immobiliare.it per lo sviluppo tecnologico e le campagne advertising, Sembox Srl per la parte Seo e indicizzazione sui motori di ricerca, Contec Ingegneria per la parte di struttura del contenuto e partner industriali. A questo scenario di grande professionalità si aggiunge ora la partnership di Virginia Gambino Editore. Grazie a questo accordo la piattaforma sarà presente anche sui siti youtradeweb.com e youbuildweb.it, in

modo da aumentare ulteriormente la visibilità. La specifica esperienza di ogni soggetto diventa quindi una garanzia di efficacia nel raggiungere gli obiettivi prefissati. Il vantaggio di Edil24.it consiste nel consentire a ogni azienda di creare un catalogo dei propri prodotti, che può essere gestito in modo autonomo con immagini e descrizioni tecniche oltre che, ovviamente, alle informazioni necessarie per finalizzare l’acquisto. Ogni impresa, per esempio, avrà la possibilità di collegare ai propri prodotti i rivenditori, gli installatori e gli applicatori per ogni area geografica. Tra i servizi proposti da Edil24.it c’è anche la possibilità di delegare la gestione digitale del catalogo ai tecnici del portale, eliminando il lavoro di inserimento dati da parte dell’azienda. In un momento in cui utenti professionali e cliente finale utilizzano il web per informarsi e, sempre più spesso, procedere all’acquisto, la presenza su Edil24.it diventa un’occasione da non perdere per tutta la filiera dell’edilizia.


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IL MOTORE DI RICERCA DELL’EDILIZIA

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Seconda edizione

FIERA DEL CONDOMINIO

SOSTENIBILE FIERA DI VERONA - PALAEXPO 20-22 OTTOBRE 2019

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TRE GIORNI DEDICATI ALLA RIQUALIFICAZIONE DELLA TUA CASA

La Fiera del Condominio Sostenibile è una grande opportunità per imprese, professionisti, ma anche per l’utente finale. Per tre giorni, a ottobre, Virginia Gambino Editore propone un poker di iniziative su uno spazio di 3.500 mq, con un punto di ristoro organizzato per ospitare anche workshop. Domenica 20. È il giorno della Festa del Condominio: un evento destinato a coinvolgere soprattutto l’utente finale, cioè chiunque sia proprietario di un immobile. Ristrutturazione, riqualificazione e consolidamento delle strutture, accanto alle nuove opportunità dei servizi connessi alla gestione delle abitazioni, saranno il cuore dell’evento. Lunedì 21, mattina. L’agenda prevede il terzo Convegno nazionale di YouBuild, rivista dedicata a chi opera nel settore della progettazione e realizzazione, in particolare nell’edilizia sostenibile. Dopo i primi due grandi appuntamenti, che hanno registrato un comprensibile successo, la terza edizione proporrà

altri temi di discussione inerenti all’edilizia green e l’adeguamento sismico degli edifici. Lunedì 21, pomeriggio. Torna Condominio Ok, il roadshow che fa tappa a Verona e si propone come punto di riferimento per gli operatori della gestione condominiale e per gli utenti. Amministratori di stabili, professionisti, aziende, si ritroveranno a discutere di problemi e delle soluzioni per un condominio più confortevole e sostenibile. Martedì 22. Il Convegno nazionale di YouTrade giunge all’edizione numero 12. L’evento legato alla rivista di Virginia Gambino Editore, punta sui temi caldi che riguardano l’edilizia e il commercio dei beni strumentali. Insomma, quattro appuntamenti legati dallo stesso filo conduttore: l’edilizia, la gestione degli edifici residenziali, la progettazione, la sostenibilità. Un evento fieristico che riunisce tutti questi decisivi aspetti per utenti privati e operatori specializzati.

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N°11 - MARZO 2019

SOMMARIO EDITORIALE

MILANO Verso l’alto c’è nuova luce 36

CONTENT ABSTRACTS 14

SALONE DEL MOBILE Leonardo, il padre di tutti i designer 42

Andiamo dentro 13

ATTUALITÀ STATI UNITI L’arte custodita in un’opera d’arte 16 FRANCIA Sporgenze per hotel 24 GIAPPONE Ufficio doppio concentrato 30

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MADE EXPO Fare sistema per la qualità 50

STORIA DI COPERTINA SAN MARCO TERREAL Quella torre ricorda il mare 54

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Conosci un architetto? Invitalo a presentare i suoi progetti entro il 26 aprile 2019. Informazioni e regolamento completo su: www.architectureaward.bigmat.com BigMat - Gruppo leader in Europa di Punti Vendita di materiali per costruire e ristrutturare, premia l’eccellenza architettonica in Europa, promuovendo la 4a edizione del BigMat International Architecture Award (BMIAA). Il Premio riconosce e promuove opere architettoniche che abbiano contribuito considerevolmente alla cultura architettonica contemporanea in Belgio, Francia, Italia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Spagna. La cerimonia di consegna dei premi avrà luogo il 22 novembre 2019 nel Palais de la Bourse di Bordeaux, durante il Congresso annuale del Gruppo BigMat.


SOMMARIO

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INTERMEZZO

INTORNO

DUE COLORI, NULL’ALTRO JeongMee Yoon 60

CINEMA ZAGARA La natura siete voi 110

SPECIALE

WORLD WIDE BUILD

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TETTO Non serve per la pioggia 65

ZAPPING

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EVENTI & NOTIZIE

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ARCHILEGGERE

DOSSIER CO-HOUSING ABITARE CONDIVISO Il silver power cerca casa 74 INDIA Io, architetto, nello slum di Mumbai 80

COME SI FA ITALCEMENTI La palestra mostra i muscoli 88 REDI Nuova energia nel palazzo storico 92 DESIGN Con Eclisse 40 telaio a tutto volume 94 MAPEI Fibra forte in cattedrale 98

ITALIA UNDER 40 TORINO Giochi di luce in periferia 102

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DALL’ESTERNO

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YB YouBuild

EDITORIALE

TENDENZE E ATTUALITÀ DAL MONDO DELLE COSTRUZIONI

Andiamo dentro

di Luca MF Fabris

Cari Lettori, come la maggior parte di voi sicuramente sa, l’Editoriale è al tempo stesso il risultato della somma di un pensiero intuitivo che ha ispirato la coerenza e il tema del numero di una rivista e del suo stesso avere preso forma e senso per testi e immagini, in quanto il direttore scrive queste righe per ultime, avendo per le mani la copia vera e propria del giornale. Se tutto va bene, la somma è sempre maggiore della semplice addizione dei singoli articoli, perché il narrato che esprime l’intero numero della rivista diventa evidente e dimostra una coerenza che, per quanto cercata e dovuta, sembra sempre una rivelazione. Anche questa volta questo piccolo miracolo fatto dall’unione del lavoro, della precisione e dalla passione di tanti è successo. Nel numero di primavera di YouBuild scorre abbondante il tema del rinnovamento che parte da «dentro», un luogo fisico, ma anche e al tempo stesso mentale, che in architettura spesso indica lo spazio in cui vengono operate le scelte, protette le cose più care, trovati gli stimoli nuovi che spingono al progresso. È «dentro» di noi che avviene l’incubazione e la maturazione di quello che saremo, dell’atteggiamento che avremo con il prossimo. È da «dentro», dalla sua funzionalità e dal suo evolversi nel tempo, dalla sua materialità intrinseca che l’architettura prende forma. Come dentro una gemma la Natura concentra tutta la vitalità e il processo creativo che letteralmente scoppia in queste giornate primaverili. E di creatività e innovazione parlano, come sempre, le nostre pagine attraverso un viaggio internazionale alla scoperta della cultura del progetto e del suo svolgersi e delle tecnologie che permettono di metterlo in opera. Nelle prossime pagine trovate il nuovo scrigno per l’arte progettato da Steven Holl a Richmond, che ha l’arte dentro, un nuova realizzazione di Ecdm a Parigi che, al suo interno, sconvolge le solite convenzioni compositive, un micro-ufficio disegnato da NI&Co in Giappone in cui gli spazi si muovono lungo una spirale introspettiva, due appartamenti italiani che ci parlano di come il vivere dentro le solite quattro mura possa diventare un percorso fatto di bellezza e scoperte, e anche un cinema all’aperto in Grecia dove lo studio Area ridefinisce l’intimità di un momento di vita collettivo. E di relazione fra collettività e costruito si occupano inoltre i due interessanti articoli sul co-housing, uno che ci introduce al fenomeno con un’ottica italiana e l’altro con un approccio internazionale, raccontandoci un esperimento compiuto dentro la città di Mumbai. Parliamo inoltre anche della questione genere, altro argomento che ci riporta «dentro» noi stessi e «dentro» le pieghe della nostra società così complessa, nelle nostre rubriche fisse cui si aggiungono, come sempre, le pagine dedicate all’approfondimento sui materiali, i metodi e le tecniche innovative a disposizione del mondo dell’edilizia. Un viaggio immersivo, alle volte profondo, alle volte più leggero, proprio come il mondo che YouBuild non si stanca di tratteggiare, indagare, descrivere e commentare.

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Content abstracts traduzioni di Ernesto Fava

ART INSIDE AN ARTWORK The accentuated volumetric articulation is the most fascinating part of the new ICA Institute for Contemporary Arts, because it allows to read the construction as a juxtaposition of sliding, rotating and assembling solids. The huge 12.500 square meters surface hosts four art galleries which can be organized as a series of chambers or a continuous path, according to the exhibition needs. The foyer, whereas the design of Steven Holl Architects reaches the peak of its lyricism, invites the visitor to experience a poetic dimension. The building is characterized by two different exterior finishing types: the translucent glass and the zinc-titanium metal sheet that mutate the surfaces perception according to the different brightness and evoke a sensation of missing equilibrium which is accentuated by the interiors’ illumination. It’s also impor tant to underline that the zinc-titanium is 100% recyclable and comes for its 40% from recycled materials: together with the 2.400 square meters green roof, these characteristics allowed the construction to achieve the Leed Gold cer tificate. (page 16)

A NEW LIGHT APPEARS UPWARD Two different scarcely illuminated overlying building units, characterized by tiny spaces, have been restored giving shape to a new flexible open space in Milan. The volume, which has been almost entirely cleaned out, is now defined by a new compositional element which connects all the functions. It is the staircase, composed by three plastic volumes: a sculptural concrete-grey colored pedestal which hosts a storage room, soft iron’s

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shelf steps, the metal bent sheet and still iron, which represents the element of horizontal counterpoint. The entrance leads to a living area where the sitting and dining room get merged in a dynamic space, solely divided by the staircase which leads to the first floor’s bedroom. Every furniture, comprehending the modular shelves system, has been accurately and specifically designed for this project by DVDV Studio. The kitchen, the entrance and the ground floor studio have been enriched by the Zag lamp and the Bau table. (page 36)

LEONARDO, FATHER OF ALL THE DESIGNERS Design goes back to the eyes focus. The 58th “Salone Internazionale del Mobile” will take place in Fiera Milano Rh, from the 9th to the 14th of April. After the 2018 Manifesto, the exhibition focuses on the genius of Leonardo da Vinci, in order to celebrate the 500th anniversary of his death: a forward-thinking man, precursor of the relation between creativity and entrepreneurial attitude, who came to Milan to develop its ar t. And it is in the core of Milan that the Salone decided to celebrate the genius of Renaissance, through the installation of a pavilion inside the Conca dell’Incoronata: Water, where lights and projections will play with the transparent surface of the water which will be able to be reached by different viewpoints. The hosted biennials at the exhibit will be Workplace 3.0 and Euroluce: the first one will debut with a new exhibition path, a liquid hybrid presence in the whole area, to represent the contemporary workspace; the second one comes back with 421 exhibitors, together with an integrated smart light which reveals a new aesthetic through the evolution of control systems and sources miniaturization. (page 42)


A SHAPE-SHIFTER BRICK TOWER The new bell tower of the Pozzuoli Cathedral reveals itself as an ethereal object where it is possible to see through.This happens because of the brick sunblind, which is composed by many dry laid horizontal elements which have been shaped to obtain a sense of movement which recalls the sea waves.The tower, and its lower volume, seat of the “Canonica”, the parish offices and the lapidary, have been designed by Gnosis Studio. This fabric redefines the missing volume above the Duomo’s wall, which survived the 1964 fire and has been preserved to testify the past, through the use of traditional materials such as plaster and tufa.The new project volumes, finished with clay elements with sanded surface and impasto colors from Terreal Italy enterprise, create an amazing contrast with the existing construction. The result is a sunblind system with a dynamic façade, composed of molded elements and rhythmed by voids between the lines that allow to view the underlying structure, which communicate a sense of movement.The lower fabric façade, characterized by the same projecting but linear elements, lacking of molds and voids, generates the effect of a compact, closed volume and eliminates the transparence of the bell tower. (page 54)

SILVER POWER IS LOOKING FOR HOME The social and demographic transformations need more housing responses and innovative models which could be able to conciliate dwelling and society: this is the essence of cohousing. Italy is a country where births are decreasing, where people are more and more involved in their job and the scarcity or absence of facilities contributes to generate obstacles to an adequate support to families.This issue involves both children and elder people. What emerges from the statistical and social analysis

is a greater healthcare and welfare need, according to a consolidated consciousness concerning the facilities demand from people over 65. According to the following criteria, the Housing Lab realized one of the most complete mappings of co-living or co-housing solutions, which represent a possible response to this critical issue: presence of interior and exterior collective spaces, occurrence of facilities and/or activities which are directly managed from their inhabitants, adoption of a participative design process. Some virtuous examples have been detected: The Bovisa Urban Village in Milan (2007-2009), Coventidue, La Vetreria neighborhood and the efficient approach to social inclusiveness of Respiro House. (page 74)

PLAY OF LIGHT IN THE SUBURBS

According to the design of Francesca Diano Architect, a single-family villa has been reinvented in Torino, through the use of an interesting contrast of materials, colors and illumination which define different spaces, volumes and functions.The use of natural light goes in parallel with a regardful choice of tints and light colors against the darker ones which characterize the artificially illuminated areas and it is capable to define a multitude of microdomestic landscapes. Through the functional corridor, and thanks to the definition of a custom-made series of functional volumes, the domestic path gets fragmented in a sequence of spaces where the entrance can be used as a wardrobe, a storage room or, on the opposite side, a studio or library.The alternation of flooring materials defines a modern living space where a careful regard to a minimal and sober architectural language gets supported by an excellent light study: from the soft lamps, hidden above the false ceiling to the strong impact of the spot lights which define paths and put the functions in evidence, until the decorative illumination that enrich the space, acting as a furniture. (page 102)

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ATTUALITÀ

STATI UNITI

L’arte custodita

IN UN’OPERA D’ARTE In Virginia l’Institute For Contemporary Art di Richmond è stato concepito secondo i criteri Leed Gold, con 2.400 metri quadrati di tetto verde a scarsa manutenzione, che ottimizza il deflusso delle acque piovane e l’isolamento

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di Gerardo Semprebon, Shanghai Jiao Tong University - Politecnico di Milano

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on la mostra Declaration lo scorso anno è stato inaugurato il nuovo Ica Institute for Contemporary Arts, su progetto dello studio Steven Holl Architects, nel campus di Richmond della Virginia Commonwealth University. Questa architettura si pone come elemento di connessione tra l’università e il contesto, diventando di fatto uno degli accessi principali, nonché piattaforma per ospitare esposizioni, proiezioni, spettacoli, conferenze ed eventi di varia natura. Al primo impatto colpisce l’accentuata articolazione volumetrica, che fa leggere l’edificio come una giustapposizione di solidi che si deformano, slittano, ruotano e si appoggiano l’uno sull’altro. Occorre, quindi, osservarlo da più lontano per cogliere le ragioni delle scelte progettuali e apprezzarne l’efficacia. L’Ica si trova in posizione angolare rispetto a un incrocio stradale, condizione che assorbe e trasferisce

nelle logiche che determinano le relazioni tra i corpi. Infatti, rispetto al tracciato principale è mantenuto a est il parallelismo con il piazzale di ingresso e con il muro retrostante, chiamato dai progettisti plane of the present, elemento che ospita i movimenti verticali e mette a sistema i volumi delle gallerie espositive in forking time. Si crea pertanto una tensione tra la direzione principale, che ancora il progetto al suo contesto, e i tubi espositivi che, liberi di muoversi e ruotare, instaurano relazioni diverse con l’intorno, a partire dai traguardi visivi che suggeriscono attraverso il proprio orientamento, fino alla definizione degli spazi esterni. Questi ultimi sono determinati dai movimenti delle masse che, concepite in totale simbiosi tra interno ed esterno, ne accentuano la percezione di continuità, e definiscono a Ovest l’accesso al campus. Il giardino che introduce all’università, chiamato thinking field è

L’Ica Institute for Contemporary Arts visto dal giardino

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STATI UNITI

Vista dall’alto. Sotto, vista da Belvidere Street

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3 5 1.SCULPTURE TERRACE GARDEN 2.GALLERY 2 3.GALLERY 3 4.CLASSROOM 5.PERFORMANCE SPACE

1.SCULPTURE TERRACE GARDEN 2.GALLERY 2 3.GALLERY 3 4.CLASSROOM 5.PERFORMANCE SPACE

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Second Flo

pavimentato con pietra locale e ghiaia, a cui si aggiunge la presenza di alberi di ginco biloba e una vasca d’acqua. Si può quindi sintetizzare il gioco delle masse come una sequenza di tre situazioni che, a partire dall’incrocio stradale, prevede l’inserimento di un corpo duro con ingresso e atrio, seguito da elementi più leggeri, le gallerie, che introducono al giardino, ultimo passaggio prima di accedere al campus. Questa combinazione di elementi genera un effetto parallasse che rende impossibile cogliere lo sviluppo formale dell’edificio prima di averlo osservato da diversi punti vista.

Pianta piano primo. i 12.500 metri quadrati di superficie ospitano Second quattro gallerie che, secondo le necessità espositive, possono essere organizzate come successione di stanze, come percorso continuo, oppure attraverso combinazioni intermedie

PROGRAMMA E LIRISMO L’articolazione del programma trova una corrispondenza biunivoca con quella del volume, dove a ogni spazio corrisponde un uso specifico, senza tuttavia rinunciare a un elevato grado di flessibilità. Infatti, i 12.500 metri quadrati di superficie ospitano quattro gallerie che, secondo le necessità espositive, possono essere organizzate come successione di stanze, come percorso continuo, oppure attraverso combinazioni intermedie. Le gallerie sono contenute in ambienti a sviluppo longitunale, illuminati da ampie vetrate e da pozzi di luce. L’aula per le performance può ospitare 240 persone ed eventi di cinema, teatro, danza e musica. È accessibile sia dal piano terra che dal primo piano, rafforzando la flessibilità spaziale che caratterizza il

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Floor


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Le gallerie

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percorso espositivo. Sono inoltre presenti gli uffici dedicati al personale amministrativo, locali tecnici, una cucina e dei laboratori. Il sistema distributivo è affidato a una promenade architecturale che collega le gallerie con lo spazio per le performances e con il giardino delle sculture, per sfociare infine nel foyer a

tutta altezza. Questa transizione rappresenta l’esperienza spaziale più convincente della visita. È proprio nel foyer, che i progettisti non a caso chiamano forum, che l’architettura di Steven Holl Architects raggiunge il più alto grado di lirismo, dove i materiali e la forma attraverso cui sono disposti nello spazio evocano spazi

Il foyer dell’istituto. Sotto, sezione sul foyer

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STATI UNITI

che non sembrano appartenere alla sfera dell’ordinario, ma trasportano in una dimensione poetica dove siamo inevitabilmente invitati a trascorrere il nostro tempo. MATERIALI E SOSTENIBILITÀ L’edificio presenta due tipi di finitura esterna: il vetro traslucido e la lamiera di zinco titanio trattati con la stessa tonalità di grigio-verde. Con il variare delle condizioni luminose, muta anche l’opacità delle superfici. Nasce un gioco di luci e ombre che fa apparire l’edificio come un corpo cangiante, le cui superfici vibrano con il sovrapporsi di riflessi e trasparenze. L’involucro è trattato come una combinazione di grandi campiture che alternano i due materiali sopra descritti e accentuano la sensazione di non-equilibrio generata dai rapporti tra opaco e trasparente, pesante e leggero, donando all’insieme delle parti un senso di dinamismo. Questo effetto risulta accentuato dall’illuminazione interna, che trasforma i volumi vetrati in grosse lanterne che irradiano una luce soffusa. L’edificio è stato concepito secondo i criteri Leed Gold e tra le sue caratteristiche troviamo più di 2.400 metri quadrati di tetto verde,

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progettato per richiedere scarsa manutenzione, per ottimizzare il deflusso delle acque piovane e l’isolamento termo-igrometrico. Il rivestimento esterno in zinco titanio è riciclabile al 100%, e deriva per il 40% da materiale riciclato, mentre la vetratura traslucida riduce l’impatto dei carichi termici derivanti dalla radiazione solare. Con la nuova sede dell’Ica abbiamo di fronte una combinazione di masse a cui corrispondono degli spazi precisi. La loro genesi va cercata sia nei rapporti che si instaurano con il contesto, sia nella volontà di considerare l’architettura come un’esperienza estetica. Secondo tale prospettiva il nuovo Ica non è solo un dispositivo urbano che stabilisce relazioni precise con i pezzi di città che lo circondano, in particolare il fronte strada ed il campus universitario, ma è anche un oggetto architettonico raffinato, studiato nei minimi dettagli in tutti i suoi aspetti, esempio di un’architettura che non si limita a contenere usi, oggetti, persone e consumi. Ma, come auspicato da Alejandro Aravena nell’introduzione alla Biennale del 2016 da lui curata, si occupa di dare forma ai luoghi che abita l’uomo. Ed in questo caso potremmo aggiungere che poeticamente abita l’uomo.

LA SCHEDA

Lo spazio per le performances. A sinistra, la ceffetteria

Committente: Kering Spa Luogo: Richmond,Virginia (Usa) Cliente: Virginia Commonwealth University Architect: Steven Holl Architects Superficie: 12.500 m2 Programma: spazi espositivi e per eventi Costo: 41 milioni di dollari Certificazione: LEED Gold (prevista) Foto di: Iwan Baan

Gerardo Semprebon, architetto, è dottorando di ricerca al Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani e alla Shanghai Jiaotong University, Department of Civil Engineering. La sua ricerca si concentra sulla riattivazione di piccoli insediamenti in Cina. Dopo il diploma di maturità scientifica frequenta il Politecnico di Milano e nel 2013 si laurea in Architettura. Da allora svolge attività progettuale a livello concorsuale, professionale e di ricerca.

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ATTUALITĂ€

FRANCIA

di Riccardo Maria Balzarotti, Politecnico di Milano

Sporgenze IN HOTEL A Parigi il complesso polifunzionale Binet, ha piani sfalsati che scorrono gli uni sugli altri, con finestre di diverse dimensioni. E all’ultimo si trova la reception

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hi conosce Parigi e il suo tessuto composto da 20 arrondissement municipali sa che questo nucleo centrale è cinto dal Boulevard Périphérique, la famosa strada ad alto scorrimento le cui quattro corsie per senso di marcia, sopraelevate, sono a tutti gli effetti un elemento di confine certamente fisico, ma ancora maggiormente psicologico. Il complesso polifunzionale Binet progettato dallo studio Ecdm si colloca proprio a ridosso di questo confine, appena all’interno della cerchia, nell’area di Porte de Montmartre. Il volume di dieci piani fuori terra appare in questo contesto come un moderno bastione, una versione scalata e adattata al contemporaneo dei vecchi caselli daziari, elemento di presidio alle porte della città. Singolarmente anche la funzione principale ospitata da questo edificio polifunzionale, al cui interno si trovano due differenti business hotel, uffici e spazi commerciali ha a che fare con il tema del viaggio, dell’ingresso in città, della permanenza e dell’essere accolti.

Vista verso il centro di Parigi. A destra, facciata su Avenue de la Porte de Montmartre. Mappa di localizzazione dell’intervento

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FRANCIA

Planimetria dell’area. Sotto, sezione con programma funzionale

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RIPETIZIONI RITMICHE Nelle intenzioni dei progettisti il succedersi di piani sfalsati che scorrono gli uni sugli altri e le ripetizioni ritmiche della facciata sono una metafora che condensa il dinamismo del viaggiatore e del percorso che ha dovuto fare per giungere in città. Questa narrativa non rimane confinata a un vezzo volumetrico, ma è inserita nell’organizzazione interna degli spazi, portando alla scelta sorprendente di posizionare la lobby dell’hotel all’ultimo piano, svelando l’approccio al progetto dello studio Ecdm: mai banale, sempre ragionato nei termini di unire funzione e composizione con il fine di dare una coerenza globale valida per tutte le parti dell’edificio, siano esse fisiche o concettuali. INGRESSO A SORPRESA Normalmente le reception degli alberghi si trovano al piano terra e questa inattesa inversione dell’ordine

consueto ha come effetto che l’ingresso all’albergo coincida in qualche modo con l’ingresso in città: dall’alto dell’ultimo piano, attraverso le ampie vetrate, si ha uno sguardo d’insieme sulla città di Parigi, il quale permette una comprensione semplice e immediata dei suoi tessuti, dei suoi orientamenti, del suo paesaggio urbano e delle emergenze puntuali che la caratterizzano. La volumetria è pensata in continuità con l’adiacente hotel progettato dallo studio Zündel Cristea, parte dello stesso intervento, sviluppando il basamento dell’edificio come un prolungamento del lotto confinante e proseguendo le stesse linee generatrici degli elementi architettonici, come aggetti e arretramenti. Si delinea in questo modo una forte attenzione all’inserimento nel contesto, pur senza rinunciare a dare al progetto un proprio carattere peculiare.

Sotto, il dettaglio della facciata

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FRANCIA

Pianta piano tipo

DINAMISMO D’INSIEME I volumi che compongono l’edificio scorrono su piani orizzontali dando origine allo spiccato dinamismo dell’insieme, che muta nell’aspetto al mutare del punto di vista. La lettura dei livelli è chiarissima: ogni piano rappresenta un blocco indipendente, sembra estraibile come fosse un cassetto e racconta in maniera immediata, fin dall’esterno, l’idea che ogni piano può funzionare anche indipendentemente dagli altri, un aspetto di primaria importanza per un complesso polifunzionale che potrà cambiare occupanti e funzioni nel corso degli anni. Per lo stesso motivo si è optato per una pianta libera. Il nucleo centrale è occupato dalla distribuzione verticale e dai vani tecnici per i passaggi impiantistici, liberando da elementi di ingombro tutti i muri perimetrali che potranno così essere riconfigurati in futuro, sfruttando la presenza di finestre su tutti

LA SCHEDA I NOMI Committente: Spie Batignolles Immobilier Progetto: Emmanuel COMBAREL Dominique MARREC Architectes (ECDM) Progetto interni: Agence MOHA Localizzazione: Porte de Montmartre - Paris XVIII (75) Info: www.ecdm.eu Superficie totale: 7.025 mq Anno di completamento: 2018 Foto: Salem Mostefaoui (per gentile concessione di ECDM)

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i lati liberi dell’edificio. Così facendo è stato anche possibile far terminare tutti i corridoi con una grande vetrata, offrendo spettacolari punti di vista sulla città e portando luce naturale alla distribuzione orizzontale. ASPETTO SEVERO Il prospetto è caratterizzato dalla ripetizione ritmica delle aperture, delimitate ai piani superiori dai pannelli di rivestimento della facciata ventilata. Questi sono contraddistinti da una trama che ricorda una muratura nella forma e i tetti parigini nel colore. L’aspetto complessivo è severo, contribuendo a quella sensazione di trovarsi al cospetto di un bastione, ma stemperato da altri elementi che bilanciano il tutto: la particolare volumetria e la doppia altezza vetrata del piano terra, espediente spesso utilizzato per

Vista verso il Boulevard Périphérique

comunicare leggerezza, apertura e continuità con la pubblica via negli edifici con funzioni collettive, anche se private. C’è, poi, un aspetto della facciata che non è subito evidente, ma che proprio per questo motivo è interessante. La progressione delle finestre varia nelle dimensioni salendo di piano. Le aperture diventano sempre più grandi, arrivando ad avere nell’attico la massima estensione, favorendo la vista verso l’esterno dove è maggiormente scenografica. Non si nota immediatamente perché gli arretramenti e le rotazioni del volume interrompono la continuità verticale delle finestre, che rimangono più leggibili secondo file orizzontali, mitigando così la comparazione diretta tra i diversi piani che svelerebbe subito differenze nelle proporzioni. TEMA RICORRENTE Si tratta di una perizia non comune nella gestione della misura e della proporzione nel progetto, elementi che spesso restano nascosti, messi in ombra dalla sovraesposizione di soluzioni tecnologiche e dall’utilizzo di materiali inconsueti, ma che sono un tema ricorrente nel lavoro di Ecdm. Le architetture dello studio parigino sono infatti caratterizzate dalla marcata attenzione al volume, alle proporzioni e ai rapporti tra vuoti e pieni ottenendo anche nei progetti all’apparenza semplici un’elegante forza contemporanea, mai alla moda e in costante equilibrio tra leggerezza e severità.

Riccardo Maria Balzarotti, attualmente assegnista di ricerca presso il Dipar timento di Architettura e Studi Urbani, laureato in architettura presso il Politecnico di Milano, è tra i fondatori dello studio di progettazione AO U M M c o n Luca Astorri, Rossella Locatelli e Matteo Poli. La sua attività professionale spazia tra progettazione a diverse scale e ricerca in campo architettonico. Ha partecipato alla XIV Biennale di Architettura di Venezia curata da Rem Koolhaas e progettato il Padiglione di Save The Children per EXPO 2015. Scrive contributi per periodici e associazioni ed è tutor e teaching assistant presso il Politecnico di Milano.

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ATTUALITÀ

GIAPPONE

Ufficio doppio CONCENTRATO

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Gerardo Semprebon, Shanghai Jiao Tong University - Politecnico di Milano

Office Renovation with Passage: cioè un locale condiviso, di fronte a un ascensore, circondato da un passaggio, da trasformare in studio. Un rebus risolto da NI&Co Architects con la creazione di un «volume dentro un volume» Vista dall’esterno. A destra, l’ingresso o “Passage”.

S

olo 28 metri quadrati per tre postazioni lavoro, spazio riunioni, ingresso, libreria, cucina e bagno. È il caso di una recente ristrutturazione a Nagoya messa a punto dai progettisti-committenti NI&Co Architects, che guadagna la nostra attenzione. Quale forma può assumere uno spazio così ridotto e così denso di usi? L’ufficio si compone di una cellula centrale, articolata in modo tale da ospitare tre tavoli per almeno altrettante persone, che definisce una sequenza di spazi complementari che ospitano le restanti attività. Questo «volume dentro il volume» si caratterizza per essere rialzato di un gradino rispetto al pavimento e perimetrato da sottili pareti interne.

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GIAPPONE

Il Passage. Sotto, la cellula interna e la libreria sulla sinistra e l’involucro della cellula interna e le sue discontinuitĂ

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Lo spazio riunioni. Sopra, la pianta

Questo involucro, accentuato dall’inserimento di alcuni pannelli di controsoffitto, che riducono ulteriormente l’altezza utile interna, presenta delle discontinuità, disegnate sia per il passaggio delle persone sia per suggerire dei ponti visivi con l’esterno. Le altre funzioni si dispongono tra le pareti della cellula interna ed i tamponamenti perimetrali dell’edificio. Questo gap si dilata e si comprime, determinando un ritmo che alterna il movimento creando ambiti di passaggio, mai dei corridoi, con delle pause o situazioni di sosta, dove troviamo la cucina, l’ingresso e l’angolo riunioni. È nella dialettica tra la definizione e l’indeterminatezza di uno spazio, che si compie un microcosmo all’interno del quale la forma racchiusa e la buffer zone si reggono sulla reciproca complementarietà, mai casuale e sempre disegnata.

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GIAPPONE

La cellula interna. Sopra, le sezioni

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In cucina

LA SCHEDA I NOMI Luogo: Nagoya, Giappone Progettista e Cliente: NI&Co. Architects Superficie: 28,3 mq Programma: spazi per ufficio Foto di: Hiroshi Tanigawa

INTIMACY Il rapporto simbiotico ed elastico che si accende tra i tre diversi gradi di intimità (la cellula interna, la buffer zone e l’esterno urbano) definisce il carattere di un contenitore che, rifiutando ogni forma definitiva di divisione e frammentazione, dichiara a gran voce la sua vocazione organica, attraverso una continuità tanto visiva quanto fisica. In particolare, l’ufficio si trova al piano terra di un edificio esistente, posto in condizione di angolo rispetto all’isolato entro cui si colloca. Alla già complessa organizzazione del programma si aggiunge così la relazione diretta con lo spazio esterno della strada, un’occasione che gli architetti hanno saputo sfruttare brillantemente senza compromettere il metabolismo di tutte le funzioni in gioco.

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ATTUALITÀ

MILANO

di Cassandra Cozza, Politecnico di Milano

Verso l’alto c’è UNA NUOVA LUCE

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Un vano scale interno, che modula la luce solare come una meridiana, è al centro della ristrutturazione di due unità sovrapposte. Risultato: si amplifica attraverso lo spazio vuoto sul quale si innestano, come sculture, i gradini e una passerella in ferro

U La scala e la passerella in ferro, sullo sfondo lo studio blu

n progetto di ristrutturazione che unisce due unità immobiliari sovrastanti, poste al piano terra e al primo di un edificio situato nella zona sud di Milano, che erano originariamente caratterizzate da spazi ristetti e scarsamente illuminati, sono trasformate in uno spazio aperto e fluido. Il volume è svuotato quasi completamente, fino a farne emergere potenzialità inattese: una spaziosità che si manifesta sia sul piano orizzontale che su quello verticale, modulata dai continui cambiamenti della luce naturale scanditi dalla finestra del balcone del primo piano, elemento dinamico come una meridiana solare.

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XXX

Vista dalla cucina verso il living, al centro gli elementi plastici della scala e della passerella. Sotto, la cucina di Vico Magistretti con il sistema modulare Poi e il tavolo Bau, progettati da Dvdv

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IL RACCORDO Lo spazio compositivo che raccorda i vari ambienti è il vano scale sormontato dall’apertura luminosa del primo piano. La parete vetrata divisoria della camera da letto svela la composizione volumetrica dell’insieme. Il ritmo verticale, invece, è scandito dagli elementi plastici che formano la scala e la passerella posta a mezza altezza. Questi sono tre: un corpo scale scultoreo materico color cemento che ospita un ripostiglio, i gradini a mensola di ferro dalla forma plastica e la passerella in lamiera piegata e ferro, elemento di contrappunto orizzontale. La plasticità delle forme è fatta risaltare attraverso la delicata ricerca di diverse texture che innescano un gioco

Sezione prospettica sul vano scale e sulla passerella in ferro. Sopra, vista dal living verso la cucina con il corpo scale, la passerella e il tavolo Bau

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MILANO

La camera da letto del primo piano con il bagno e la cabina armadio. Sopra, pianta del piano terra e del primo piano

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L’approdo della scala verso il balcone e l’ingresso della camera da letto. A sinistra, lo studio blu con il sistema Poi e la scala che conduce al soppalco con il letto per gli ospiti. Sotto, i1 Dettaglio del bagno con il rivestimento dalla geometria circolare

scultoreo con i volumi e con la luce. Ciò è reso possibile dalla matericità dei materiali che costituiscono i vari elementi, dall’uso del colore (come grigio, cemento, blu, legno) e attraverso la composizione di una melodia di geometrie (il cerchio, il triangolo, la piega, l’ondulazione). Infatti, i diversi elementi costruttivi, di rivestimento e d’arredo, nonostante siano caratterizzati da varie misure e forme, creano molteplici relazioni reciproche, fino alla citazione delle linee diagonali sulle pareti dalle quali emergono le parti dipinte di un blu intenso. SPAZIO DINAMICO L’ingresso conduce all’area living in cui soggiorno e sala da pranzo si fondono in uno spazio dinamico e sono inframezzate dal corpo scale verticale. Uno studio e una camera da letto si innestano su questo ampio spazio fluido, sono divise da pareti vetrate e possono essere separate ulteriormente attraverso l’uso di ampi tendaggi. Elementi di arredo progettati specificamente per questo intervento si alternato a pezzi di design disegnati da Vico Magistretti, innestando un dialogo attraverso una rêverie di forme, citazioni, materiali e texture. Gli arredi scelti tra l’ampia produzione di Magistretti sono la grande cucina ad isola con ante in alluminio estruso ondulato, le lampade Fresnel e l’Atollo. Gli arredi disegnati dallo studio Dvdv, invece, sono il sistema a mensole modulari Poi, usato nella cucina, nell’ingresso e nello studio, la lampada Zag e il tavolo Bau, realizzati per la cucina. La ripetizione dell’uso del sistema Poi in diversi ambienti, pur attraverso elementi

LA SCHEDA I NOMI Tipologia dell’intervento: Ristrutturazione di due unità sovrapposte in un appartamento su due piani collegato con scala interna Superficie: 120 m2 Progettista: Arch. Davide Vizzini, DVDV Studio Architetti Collaboratori: Daniele Buso, Silvia Comi, Zuzana Kulhánková, Ecenur Yesildag Progetto strutturale: Ing. Renzo Buzzi Sicurezza: Arch. Ivano Crimella Location: Milano Fine lavori: 2018 Fotografie: Floriana Onidi, Filippo Romano, Alessio Tamborini

e forme diverse, crea una continuità di geometrie e di materiali che culminano nella ripetizione degli elementi circolare che si ritrova anche nelle forature delle ante della cucina e della lamiera della passerella così come nella forma del rivestimento del bagno. Gli elementi realizzati per la cucina, invece, sono accomunati dall’uso dell’ottone e dalla forma delle piegature, che richiama anche l’elemento di calpestio in lamiera piegata, sempre della passerella in ferro. Infine, l’uso dell’illuminazione, naturale ed artificiale, enfatizza la matericità delle superfici svelando texture e materiali e contribuisce a legare i vari elementi assieme.

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ATTUALITÀ

SALONE DEL MOBILE 2019

di Giacomo Casarin

Leonardo, il padre DI TUTTI I DESIGNER

La più importante manifestazione dedicata all’arredo torna con le biennali sugli spazi di lavoro e l’illuminazione. E a 500 anni dalla morte rende omaggio al genio di Vinci che ha portato il Rinascimento a Milano 42

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I

l design torna al centro dell’attenzione. Il Salone Internazionale del Mobile di Milano (9-14 aprile) con la sua 58esima edizione, introduce buone notizie per il mondo del settore, a partire dai 10 milioni destinati a promuovere nei musei la storia del design italiano, che fa parte del patrimonio culturale del Paese. Scelta condivisa da Stefano Boeri, che ha individuato uno spazio permanente all’interno della Triennale di Milano per ospitare il nuovo Museo del Design Italiano, pronto a essere inaugurato alla vigilia del Salone. È solo uno dei tanti esempi della capacità di fare sistema da parte delle diverse realtà che orbitano intorno alla Design Week, tra cui spiccano la Triennale e Federlegno Arredo, che finora hanno garantito il successo di quella che è la manifestazione per il settore casa-arredamento più importante al mondo. Sempre più identificabile con la città di Milano, che da sola conta il 10% del Pil italiano.


IN HOC DISEGNO VINCI La 58esima edizione del Salone Internazionale del Mobile si terrà dal 9 al 14 Aprile in Fiera Milano Rho, a cui si affianca l’ormai classico Fuori Salone, nelle diverse zone della città. Ma quali sono le novità di quest’anno? Dopo il Manifesto varato nel 2018, la manifestazione punta adesso i riflettori sul genio di Leonardo da Vinci, nel cinquecentenario della sua morte: un uomo del progresso, precursore della relazione tra creativo e imprenditore, venuto proprio a Milano per sviluppare la sua relazione con la forma del fare. Il Manifesto del Salone si arricchisce così di un capitolo dedicato all’«ingegno», per rendere omaggio a Leonardo e a quell’abilità nel fare e nel pensare che stimola l’invenzione di soluzioni in cui il design provvede al benessere dell’uomo e della società. Concepito come mix di business e cultura, il Salone è sempre un grande successo. «Ma bisogna rimanere al

passo, in un mondo dove la vendita e la comunicazione si evolvono in continuazione», ha spiegato Claudio Luti, presidente della manifestazione. «Abbiamo creato le due espressioni del Salone del Mobile a Mosca e a Shanghai per migliorare le relazioni commerciali e aziendali, ma non hanno niente a che vedere con la settimana di Milano, con i suoi più di 2 mila espositori e le vie cittadine piene di creatività». Questo il segreto dunque: Milano al centro, per un Salone del Mobile che si identifica sempre più con la città piuttosto che con la sola fiera. E quale migliore rappresentante di Milano, se non Leonardo da Vinci? FACCIAMO LUCE SUL LAVORO Le biennali ospitate in Fiera Milano Rho saranno quest’anno Workplace3.0 e Euroluce. La prima debutterà con un nuovo percorso espositivo, dove gli stand delle 52 aziende presenti segneranno una

Una pagina di Leonardo da Vinci versione designer

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SALONE DEL MOBILE 2019

La presentazione del Salone del Mobile. A sinistra, Andrea Cabrini (gruppo Class). Al centro, Claudio Luti, presidente del Salone del Mobile. A destra, Marco Balich

Una delle installazioni leonardesche per il Salone del Mobile alla Conca dell’Incoronata

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presenza liquida e ibrida in tutta l’area fieristica. Liquid Space, quindi, come lo spazio di lavoro al giorno d’oggi: flessibile, permeabile e dinamico, aperto alla condivisione professionale e alla contaminazione con altre attività quotidiane. Le strutture rigide e gerarchicamente organizzate lasciano il posto a uno sviluppo più dinamico con arredi smart, trasformabili e adattabili in tempo reale alle diverse esigenze: oggetti versatili, resistenti e funzionali per il lavoro ma, al tempo stesso, materiali con texture tattili, tessili, finiture e colori che rendono gli spazi meno


freddi e più confortevoli, come il proprio living. Con il Salone del Mobile 2019 torna anche Euroluce che, con oltre 38.100 metri quadrati di spazio espositivo suddivisi in quattro padiglioni (9-11 e 13-15) e i suoi 421 espositori (di cui circa il 48% sono esteri) si conferma la fiera internazionale di riferimento del mondo dell’illuminazione. Di questa edizione sarà protagonista una luce integrata e intelligente, capace di presentare nuovi concetti di estetica, anche grazie alle nuove tecnologie che permettono l’evoluzione dei sistemi di controllo e la miniaturizzazione delle sorgenti. Le soluzioni variano da apparecchi connessi in rete a sorgenti luminose trasportabili senza cavi, fino a sistemi di regolazione del colore e del calore della luce. Per illuminare, ma anche per sentire e vivere lo spazio. Con uno sguardo sempre attento all’efficienza energetica e all’impatto ambientale. La spinta creativa di Leonardo da Vinci è un’eredità importante per la città di Milano, che mantiene uno sguardo al patrimonio storico del proprio passato e guarda oltre, a un futuro di cambiamento e di consapevolezza del proprio ruolo nel mondo. Per questo, il Salone del Mobile ha scelto di celebrare il genio del Rinascimento nel cuore di Milano, alla Conca dell’Incoronata (di cui presumibilmente Leonardo ha sovrainteso i lavori di costruzione, oltre che progettarne le celebri porte lignee) con un’installazione di grande potere evocativo dedicata ai suoi studi di idraulica: si tratta di Aqua (scritto all’antica, senza la c), appunto, un percorso ideato da Marco Balich dove luci e proiezioni giocheranno con la superficie trasparente dell’acqua, che potrà essere avvicinata da diversi punti di vista.

ALLA CITTÀ E RITORNO E non è finita qui. L’immensa rilevanza del lavoro di Leonardo è sprone per chi, di fatto, ha tutte le carte in regola per incarnarne l’eredità, come designer, giovani talenti, imprenditori. Il Salone realizzerà quindi anche in Fiera, presso il padiglione 24, un progetto teso a celebrare il lascito di da Vinci alla cultura del progettare e del saper fare, tema oggi più che mai determinante per il mondo del design: l’installazione De Signo, ideata da Davide Rampello e progettata dall’architetto Alessandro Colombo, racconterà attraverso i linguaggi delle immagini e della musica la progettualità di Leonardo e l’industriosità delle botteghe rinascimentali. Il tutto all’interno di una scenografia monumentale caratterizzata da due portali alti 6 metri e larghi 3, realizzati interamente a mano in legno da maestri scultori e pittori.

Uno dei progetti dedicati a Leonardo da Vinci: una scenografia monumentale caratterizzata da due portali alti 6 metri e larghi 3

Giacomo Casarin è coordinatore editoriale di YouBuild. Dopo aver collaborato con la rivista online Engramma, ha conseguito la laurea in architettura allo Iuav di Venezia con una tesi sull’evoluzione della Fiera da mercato periodico a infrastruttura urbana, che si sofferma sulle complesse vicende della Fiera di Milano. La chiamata della città lombarda non è tardata a venire: a Milano, prima di entrare nella redazione di YouBuild, ha conseguito il master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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SALONE DEL MOBILE 2019

LE NOVITÀ IN MOSTRA AMES, TRA SDRAIO E AMACA Con Maraca, Sebastian Herkner crea una lounge chair ispirata alle classiche sedie-amaca colombiane. Colori naturali e motivi folcloristici diffondono gioia di vivere e fanno della seduta una vera attrazione. Realizzata in puro cotone e acciaio verniciato a polvere, la sedia è disponibile in tre colori e ha fatto il suo debutto ufficiale in occasione della fiera del mobile di Colonia 2019. Si tratta di un legame tra sedia reclinabile e sedia a sdraio, tra un pezzo di carattere e un oggetto casual. Maraca unisce la materialità tradizionale e il modello delle hamacas boliviane a un linguaggio della forma chiaro e attuale: Ames fa produrre il telaio in acciaio verniciato a polvere in un’antica manifattura di Bogotá e i rivestimenti della sedia sono tessuti esclusivamente a mano da artesanas donne a Bolívar. Ciò rimanda alle antiche tradizioni della popolazione indigena degli Zenu che vivevano in una società matriarcale: sin da allora sono solo le donne che si occupano della tessitura delle hamacas. I fili di cotone vengono tinti con colori naturali fissati dalle artesanas con sale e almidon, un amido ugualmente naturale.

ANDREA CASTRIGNANO ESPLORA IL MONDO DELLA LUCE Cinque lampade inedite dal design essenziale che interpretano in chiave originale il concetto di illuminazione: la sorgente luminosa diventa essa stessa lampada e conquista un ruolo da protagonista nello spazio abitativo. Non solo, quindi, oggetti decorativi o funzionali, ma veri e propri complementi d’arredo dalle forme lineari e allo stesso tempo giocose, che superano la concezione più tradizionale di lampada. Come Nut, che enfatizza le forme morbide e sinuose della lampadina per farne una fonte di luce dalla personalità decisa e briosa. Prevista nella versione da tavolo, da parete e da terra, Nut presenta supporti in metallo con design lineare e leggero di gusto contemporaneo, disponibili in sei tonalità inedite. Snake, invece, è una moderna lampada da tavolo e da terra dal design sinuoso e versatile che reinterpreta la forma a molla in una spirale luminosa dal deciso impatto decorativo e dall’anima dinamica: una leggera struttura in metallo avvolge un tubo in gomma al cui interno è racchiusa la fonte luminosa a led.

ELEGANZA ASIMMETRICA FIRMATA ASTON MARTIN Il nuovo divano a tre posti V255 di Aston Martin propone una linea pulita e compatta che gioca con evidenti particolari piacevolmente diversi: uno schienale che si interrompe per lasciare spazio ad un bracciolo basso, in netta contrapposizione con l’altro bracciolo di forma diversa che crea un angolo perfetto con lo schienale stesso. Il risultato è una combinazione dal design essenziale e confortevole al tempo stesso, arricchita dalla presenza di un pouf di forma squadrata con vassoio in metallo integrato. Caratterizzati da una base in metallo oro champagne satinato, gli imbottiti V255 sono totalmente rivestiti in tessuto e sono completamente personalizzabili grazie a un’ampia scelta tra tessuti e pellami trattati a mano all’anilina, disponibili in oltre 50 colorazioni.

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FILOMAESTRO RACCHIUDE IL DESERTO IN UN TAPPETO Al Salone del Mobile 2019 Filomaestro, marchio di Bibielle, presenta Dune, un nuovo modello di tappeto che cattura lo sguardo per l’effetto tridimensionale e per la resa estremamente realistica, capace di trasmettere immediatamente, a partire dal nome evocativo, l’immensità, la sconfinatezza del deserto e soprattutto il movimento sinuoso delle dune. Binomio perfetto tra alta tecnologia e design contemporaneo, il prodotto nasce dall’intuizione di utilizzare anche per il tessile l’innovativa Fibra Bibielle, che vanta le performance più alte del settore in termini di caratteristiche fisiche-meccaniche e incredibili standard in termini di resilienza, elasticità, durata e impermeabilità. Da questa visione prende vita un’esclusiva collezione di tappeti In&Outdoor che offre un’inedita sensazione visiva e tattile: il particolare processo di lavorazione unitamente alle caratteristiche uniche di questo filo permettono non solo di percepire una sensazione tattile pari a quella delle fibre naturali ma creano un nuovo codice estetico nel dialogo con la luce, offrendo un effetto bassorilievo unico.

L’ESSENZIALITÀ PREZIOSA DI FORMITALIA Fascino e lusso sono sempre più proiettati verso un design minimalista e contemporaneo. L’abbondanza delle forme e l’anima classica lasciano il posto a uno stile decisamente moderno dove l’essenziale è impreziosito da materiali ricercati e finiture eccezionali, scanditi da un’artigianalità tutta orgogliosamente made in Italy. Metalli satinati, pietre naturali, pellami e tessuti ricercati fanno capolino emergendo da un contesto dove il design è scandito da linee estremamente pulite in grado di esaltare, oggi più che mai, quella lavorazione impeccabile che da sempre contraddistingue, in Italia e nel mondo, la produzione Formitalia. Giulia è una collezione di imbottiti caratterizzati da un’elegante struttura tubolare in metallo con finitura oro champagne satinato che contiene e supporta uno schienale dalla forma curva che termina con raffinata delicatezza nei braccioli. La seduta, importante nelle dimensioni, si completa di diverse tipologie di cuscini per garantire comfort, design ed eleganza al tempo stesso. Il rivestimento è disponibile in tessuto o nappa con una scelta di oltre 50 colori.

ALCHIMIA CREATIVA PER ILLULIAN In anteprima assoluta all’edizione 2019 del Salone del Mobile Illulian presenta Cocarde, il nuovo tappeto disegnato in esclusiva da Cristina Celestino per il brand, che sarà sul palcoscenico della kermesse milanese. Cocarde prende ispirazione da una delicata microarchitettura tessile: la coccarda. Un fregio di nastro increspato e pieghettato, in origine simbolo di vanità, diventa strumento dell’indagine progettuale della designer. Osservata nella sua complessità, fatta di pieghe strutturali e cromatismi, questa composizione parla un linguaggio che supera il significato di emblema di appartenenza. Le volute delle coccarde le donano l’aspetto di una piccola rosetta, dove il movimento regolare della fettuccia gioca con i campi cromatici in contrasto. Cristina Celestino le accompagna idealmente come petali a terra, ne addolcisce i contrasti cromatici dipingendo una palette colori sofisticata. E ne ammorbidisce le increspature quasi adagiando idealmente le coccarde verso una nuova interpretazione bidimensionale e materica. I singoli moduli, reiterati in diverse misure sulla superficie del tappeto, disegnano una texture iconica, dettando il ritmo di un bouquet astratto.

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ATTUALITÀ

SALONE DEL MOBILE 2019 - RASSEGNA

LE NOVITÀ IN MOSTRA IL DESIGN SPAZIALE DI LASVIT C’era una volta la kryptonite. Poi un giorno il designer israeliano Arik Levy, ispirato da questo materiale frutto della fantasia dei fumetti di Superman, ha dato forma a una vera e propria pietra di vetro. Il risultato della sua ricerca è un elemento scultoreo in cristallo che esprime la tensione tra uomo e natura, in un binomio che contrappone luce e riflessi, massa e trasparenza.Visto il grande successo della collezione Crystal Rock, che comprende sia lampade da soffitto sia vasi, Arik Levy ha lavorato a una riedizione di questa linea dando vita alla nuova collezione Crystal Rock Raw. La rivisitazione è frutto di un lavoro puntuale e rigoroso sulle finiture, volto a ricercare un effetto materico e vivo che richiami la sensazione visiva e tattile del minerale. Il risultato è una linea di elementi caratterizzati da una superficie apparentemente grezza, ma che allo stesso tempo riflette la bellezza del vetro, come se Levy fosse riuscito a racchiudere in una forma l’essenza di una stella cadente e l’incanto della materia cosmica.

NATISA SI ISPIRA ALLA CONCHIGLIA Due onde a forma di conchiglia che reggono un tondo in ceramica. Questo è Shell, il nuovo tavolo di Natisa caratterizzato da un piano ceramico, disponibile in cinque diverse finiture, e da due sostegni sinuosi costituiti da moltissimi listelli in frassino o rovere oliato naturale che richiamano la forma di una conchiglia. Il nuovo tavolo Shell fa parte della collezione Wave, frutto della grande creatività dell’ufficio progettazione Natisa: un’intera collezione di tavoli e consolle dove il basamento è formato da listelli lignei oliati a mano uniti da un unico elemento in acciaio che c’è ma non si vede. L’inclinazione di questi sostegni sottili crea delle forme ondulari differenti ma sempre affascinanti, che possono dare vita a un continuum, come nel tavolo Orbit o nella consolle Flow, oppure a due elementi diversi, come in Petal o Bow. IL TAVOLO DIVENTA SCULTURA CON OFFICINA DELLA SCALA Il concept di Meteorite Portoro 2018 nasce dall’idea di Giorgio Pozzi, Ceo e anima di Officina della Scala, di creare un’esperienza artistica fruibile da tutti, trasformando una raffinata ricerca scultorea in un oggetto di uso comune come un tavolo. Un’opera non convenzionale, ricca di intensità, che si allontana dai canoni tradizionali della produzione industriale e diventa pezzo unico, ottenuta con tecniche che valorizzano materiali eccellenti e sapienza artigianale. Si tratta di un piano realizzato nel raffinato marmo portoro che poggia su un’originale base scultorea, creata con una tecnica unica di lavorazione dell’acciaio, piegato ed elettrosaldato manualmente. Ogni base è differente dall’altra: ogni manufatto è quindi un pezzo-unico, disponibile anche in materiali preziosi come oro e argento. Per la realizzazione di questo modello Giorgio Pozzi si è affidato a un team di eccellenze nel settore: per la parte scultorea all’abile sensibilità e mano dell’artista Matteo Berra, mentre per il piano lapideo ad Antolini, una della aziende leader mondiali nel settore dei marmi che sostiene da sempre lo sviluppo della lavorazione delle pietre naturali.

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LA STANZA SEGRETA DI LUALDI Come nei film noir della più classica tradizione cinematografica, quella che sembra una semplice parete si attiva automaticamente e lascia scoprire una stanza segreta. Per poi richiudersi diventando una libreria e cambiare completamente l’aspetto dell’ambiente in cui ci si trova. Anche se non fosse una stanza segreta, quella che ricercano i progettisti, Lybre è un’imponente libreria rotante, ad attivazione manuale o elettrica, ottima per separare gli spazi creando allo stesso tempo un collegamento tra due ambienti separati. Disegnata da Piero Lissoni, Lybre rappresenta la capacità creativa e produttiva Lualdi, un esempio concreto di quello che si può ottenere grazie alla capacità aziendale di interpretare le necessità progettuali e, soprattutto, di trovare adeguate soluzioni tecniche. Lybre rappresenta l’equilibrio perfetto tra creatività e razionalità: l’uso di diversi materiali sapientemente accostati tra loro si armonizza con l’ingegnerizzazione che permette la rotazione di un mobile di così grandi dimensioni.

TURRI IN EQUILIBRIO TRA MINIMAL E MATERIALI PREGIATI Turri presenta la collezione Zero disegnata da Andrea Bonini, una famiglia di complementi d’arredo che ben interpreta la nuova filosofia aziendale dichiaratamente più moderna. Zero è un progetto nato per esaltare la pulizia delle linee, la raffinatezza e l’equilibrio formale senza l’uso enfatico di elementi decorativi, ma con un occhio di riguardo alla scelta dei materiali e alla loro sapiente lavorazione artigianale, radici della realtà Turri. Ne è un esempio il mobile contenitore, impreziosito da dettagli eleganti tra cui il lato in vetro curvato che, oltre a creare un intrico di riflessi, genera un interessante gioco di volumi pieni e vuoti che alleggerisce la struttura e rende il complemento più singolare. Al suo interno, poi, un elemento in marmo bordato metallo separa lo spazio. Completano le doppie ante rivestite in pelle, la maniglia metallica a tutta altezza e le gambe, quest’ultime volutamente doppie per enfatizzare il gioco di linee e creare un ulteriore elemento decorativo discreto. Ritroviamo la contrapposizione tra elementi rivestiti e struttura metallica anche nel divano della collezione, un insieme pulito di volumi morbidi retti da una struttura in metallo satinato in finitura nichel.

LA LINEA MODULARE DI TECNO Linea è un sistema microarchitettonico, modulare e continuamente riconfigurabile, studiato per definire e organizzare gli spazi, disegnato da Zanon Architetti Associati e Centro Progetti Tecno. Gli elementi costruttivi, come snodo, tubolari e pannelli sono forme minime, quasi archetipiche, che si combinano per rispondere a diverse funzioni, creando superfici orizzontali che fungono da piani d’appoggio e sedute, piani verticali per ripartire lo spazio, oppure forme che diventano contenitori e supporti integrabili con sistemi d’illuminazione, tessuti e pannelli acustici. Il risultato è una struttura flessibile e personalizzabile in relazione alla disposizione degli ambienti e alle necessità di utilizzo: una soluzione semplice e funzionale che può caratterizzare molteplici progetti di interior, dai luoghi di lavoro a quelli della casa fino ad ambienti educational. Linea permette di accogliere, a progetto, una grande varietà di materiali e finiture. Le strutture si integrano con accessori come ante, cassetti, ripiani, lavagne e sedute, e possono accogliere la tecnologia dell’internet delle cose.

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ATTUALITÀ

MADE EXPO 2019

di Giacomo Casarin

Fare sistema PER LA QUALITÀ

La fiera è divisa in quattro saloni: Costruzioni e Materiali, Involucro e Serramenti, Interni e Finiture, Software Tecnologie e Servizi. Con focus su design e Bim 50

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l rilancio dell’edilizia in un momento complesso passa attraverso il rafforzamento dei legami tra le aziende. L’intenzione del Made 2019 è chiara: costruire più connessioni. Tra tutte le imprese, le associazioni di settore, le professioni, le Università e il territorio. Con particolare attenzione anche alla promozione internazionale del Made in Italy, in collaborazione con Agenzia Ice. «Il tema delle connessioni è nato dalla necessità di mettere insieme più attori con diverse esigenze», è il pensiero di Massimo Buccilli, presidente di Made Expo. «Si nota una stagione nuova, dettata dal fatto che il settore non è ancora uscito definitivamente dalla crisi e le associazioni


portano avanti il tentativo di fare sinergia di fronte a un problema che ci riguarda tutti». SALONI INTERCONNESSI Per la nona edizione del Made Expo, che si terrà dal 13 al 16 marzo in Fiera Milano Rho, sono previsti oltre 900 espositori di diversi settori, dall’architettura all’interior design, oltre a 100 mila visitatori professionali. All’interno di un grande spazio multi specializzato diviso in quattro saloni. Il primo, Made Costruzioni e Materiali, svilupperà le proprie proposte in relazione alle esigenze di mercato, caratterizzate da nuovi requisiti che impattano sui sistemi di costruzione, chiamati a diventare sempre più performanti e flessibili attraverso processi di reversibilità, rapidità di esecuzione, riduzione dei costi e recupero materiali. A cui sarà dedicato ampio spazio per quanto riguarda il ciclo di vita, in ottica di un’edilizia circolare. Il Salone Serramenti e Involucro, invece, ospiterà le più avanzate soluzioni in tema di coperture, sistemi di rivestimento opachi, cladding e facciate ventilate, oltre a tutte le anticipazioni nell’ambito dei serramenti finiti. Con una novità rilevante, che quest’anno vede protagonista la Outdoor Sun-Sation Area dove saranno presenti tende,

schermature solari e pergole: le proposte delle aziende leader stanno evolvendo, infatti, verso prodotti che mirano a rendere sempre più vivibili gli spazi esterni, in un mix di design e alte prestazioni.

Massimo Buccilli, presidente di Made Expo. ©Sara Busiol

DESIGN E HI-TECH Per quanto riguarda il Salone Interni e Finiture la novità assoluta è una mostra evento esclusiva, ideata in collaborazione con Elle Decor e firmata da Calvi Brambilla: si tratta di un’installazione che raccoglie una trentina di aziende per far emergere le eccellenze

©Sara Busiol

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MADE EXPO 2019

approfondire le ultime novità in ambito software, dal calcolo strutturale alla progettazione architettonica e impiantistica. Tra i principali protagonisti il Bim, il metodo per l’ottimizzazione della pianificazione, realizzazione e gestione di costruzioni tramite supporto di un software, che avrà un sempre più grande impatto sul settore. Ci saranno poi stampanti innovative per qualsiasi materiale, soprattutto 3D, droni e realtà virtuale.

Per la nona edizione del Made Expo sono previsti oltre 900 espositori di diversi settori, dall’architettura all’interior design, oltre a 100 mila visitatori professionali

in tema di finiture e di rivestimenti, con l’obiettivo di dare vita a un percorso sensoriale ricco di ambientazioni suggestive e interattive. Infine, il Salone Software, Tecnologie e Servizi consente di incontrare i leader di settore e poter toccare con mano come la digitalizzazione del mondo delle costruzioni stia rivoluzionando l’edilizia. Al padiglione dedicato sarà possibile

IL MADE IN NUMERI ESPOSITORI PREVISTI: oltre 900 SALONI: 4 PADIGLIONI: 8 EVENTI E CONVEGNI: più di 100 DELEGATI INTERNAZIONALI, CONTRACTOR E PROGETTISTI: oltre 130 da più di 20 Paesi

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BUSINESS E CULTURA Made Expo si propone come luogo di business per fare sistema, anche grazie alla stretta collaborazione con Ance, tutte le principali associazioni del settore e gli Ordini professionali, oltre a FederlegnoArredo e Unicmi, promotori dell’evento. Ma non solo: il Made si presenta anche come centro culturale che tratta temi di grande attualità, con attenzione alla rigenerazione urbana e infrastrutturale, focus su comfort, sicurezza, sostenibilità e innovazione. L’impatto dell’evoluzione digitale, per esempio, verrà approfondito a BuildSmart, un evento nell’evento, che ospiterà prestigiosi studi di architettura e di ingegneria, tra cui Adamson Associate Architects, Arup, BuroHappold, Carlo Ratti Associati, Gae Engineering, Mario Cucinella Architects, MACE, Milan Ingegneria, Lombardini 22, Polistudio, Progetto CMR, Renzo Piano Building Workshop, Robert Mc Alpine e Zaha Hadid Architects, oltre che due grandi Università italiane. Il Politecnico di Milano, infatti, guiderà i visitatori nel design computazionale e nella fabbricazione avanzata con SenseKnit, un’esperienza sensoriale che impiega la tecnologia del digital-knitting per rispondere a inedite prestazioni strutturali, acustiche e ambientali in maniera performativa attraverso la produzione di tessuti tecnici a diversa densità. Il Politecnico di Torino, invece, consentirà ai visitatori di immergersi nella realtà aumentata dedicata alla progettazione, un tema sempre più caldo per i professionisti di oggi. MARATONA DI ARCHITETTURA L’ultima iniziativa da sottolineare all’interno di Made Expo è il concorso di progetti Archmarathon Selections, che contribuirà a far emergere i migliori progetti mettendo in competizione 30 studi internazionali e nazionali in 14 categorie, da cui deriveranno quattordici migliori lavori (uno per categoria) che passeranno direttamente alle finali di Archmarathon previste a Milano nel 2020. Durante i quattro giorni di Fiera i progetti verranno presentati e selezionati da una prestigiosa giuria composta per questa edizione da Luca Molinari (presidente), Benedetta Tagliabue (Miralles Tagliabue Embt, Barcelona – Shanghai) e Matteo Fantoni (Matteo Fantoni Studio, Milano).


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LE SOLUZIONI

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La scelta del corretto strato ripartitore dei carichi (massetto di finitura) è fondamentale per garantire un supporto uniforme, compatto e sicuro alla successiva posa della colla e del rivestimento finale (parquet, ceramica, linoleum ecc). Ferri con l’ampia gamma di massetti a consistenza terra umida e autolivellante Ferri FLOOR rappresenta la soluzione più completa e adatta alle nuove esigenze dell’edilizia, dettate dal nuovo sistema normativo e progettuale.

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La scelta della corretta tipologia di colla in funzione del massetto di finitura impiegato, della tipologia di rivestimento (ceramica, parquet, linoleum ecc.) e del formato scelto, è fondamentale per il completamento delle lavorazioni e la consegna al committente del locale finito e pronto all’utilizzo. Con un’esperienza di oltre 50 anni, Ferri offre un’ampia gamma di “collanti“ specifici in grado di soddisfare esigenze del posatore e del committente assicurando il risultato finale.


STORIA DI COPERTINA

TERREAL ITALIA

di Giacomo Casarin

Quella torre RICORDA IL MARE Il nuovo campanile della cattedrale di Pozzuoli si ispira alle onde. Merito del rivestimento frangisole in laterizio, composto da tanti elementi prodotti a mano e applicati a secco. Che sono stati sagomati per dare una spiccata idea di movimento


L’elemento campanile non rappresenta un volume singolo a sé stante, ma sorge da un corpo più basso che ricrea il volume mancante al di sopra del troncone di muro del duomo sopravvissuto all’incendio del 1964

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ichiamare le onde del mare. L’idea progettuale per il campanile del Duomo nel Rione Terra di Pozzuoli (Napoli) è semplice. E, proprio per questo, complessa da tradurre in un oggetto concreto. Ma grazie alla tradizionale lavorazione del laterizio, il rivestimento del nuovo campanile che si specchia sul mare è diventato la caratteristica principale dell’intervento: tridimensionale, materico e al tempo stesso dinamico, come l’acqua, tanto da rendersi più o meno trasparente in funzione di ciò che ha dietro. DUE CORPI, UN MATERIALE L’elemento campanile non rappresenta un volume singolo a sé stante, ma sorge da un corpo più basso che ricrea il volume mancante al di sopra del troncone di muro del duomo sopravvissuto all’incendio del 1964. Il rudere murario è conservato a testimonianza del passato, con i restanti materiali originali quali tufo e intonaco, ma al suo interno e sopra di esso emerge una fabbrica nuova caratterizzata da un rivestimento moderno e lineare, l’elemento più visibile e più caratterizzante tra i volumi circostanti. Dal disegno del progettista si individuano quindi due corpi: quello più alto, il campanile e quello più basso, sede della canonica, degli uffici parrocchiali e del lapidario. Entrambi caratterizzati dallo stesso rivestimento, che entra in contrasto con la parte di muro preesistente. ONDE CRISTALLIZZATE Secondo il progetto dello studio Gnosis Progetti, il rivestimento è stato realizzato in terracotta con superfici sabbiate e colori a impasto. Ma la caratteristica principale consiste nell’idea di formare un sistema frangisole, che garantisce protezione solare e isolamento termico al tempo stesso.

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STORIA DI COPERTINA

TERREAL ITALIA

Il rivestimento è stato realizzato in terracotta con superfici sabbiate e colori a impasto

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E quale produttore meglio di Terreal Italia avrebbe potuto inserire la terracotta in una tecnologia così particolare? Il risultato è un’onda cristallizzata, costituita da un elemento applicato a secco all’interno di un sistema frangisole orizzontale. La facciata del campanile presenta una serie di elementi sagomati per dare l’idea del movimento, con uno spazio vuoto tra una fila e l’altra in modo da mostrare la struttura sottostante, mentre la facciata del corpo più basso presenta gli stessi elementi aggettanti ma rettilinei, ovvero senza la sagomatura, con nessun vuoto tra l’uno e l’altro, in modo da chiudere visivamente il volume ed eliminare la trasparenza che invece caratterizza il campanile. La differenza tra torre e corpo inferiore è quindi duplice, ma con lo stesso sistema di rivestimento che dà unitarietà alla composizione. LIBERTÀ MORFOLOGICA Rettilineo per l’edificio e ondulato per il campanile. A questi profili se ne aggiunge un altro non agget-

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STORIA DI COPERTINA

TERREAL ITALIA

LA SCHEDA Progetto: Marco Dezzi Bardeschi e Gnosis Progetti con A. Castagnaro e R. De Fusco Progetto esecutivo: Consorzio Rione Terra, Progin Spa Progetto struttura di rivestimento: Abaco Solutions Consulenza impiantistica: D. Trisciuoglio, F. Capuano Direzione lavori: Nicola Maria Magliulo Produttore e fornitore frangisole in latrizio: Terreal Italia Fotografie: Florian Castiglione

La facciata del campanile presenta una serie di elementi sagomati per dare l’idea del movimento, con uno spazio vuoto tra una fila e l’altra in modo da mostrare la struttura sottostante, mentre la facciata del corpo più basso presenta gli stessi elementi aggettanti ma rettilinei, ovvero senza la sagomatura, con nessun vuoto tra l’uno e l’altro, in modo da chiudere visivamente il volume

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La cella campanaria è stata realizzata con materiali metallici leggeri, aerei, in contrasto con la compattezza della torre. Sotto, i frangisole visti dall’alto

tante, ovvero un sistema di tavelle inserite nel corpo più basso per chiudere gli spazi tra un frangisole e l’altro, a meno che non ci sia bisogno di far passare aria e luce, ad esempio davanti alle finestre. La libertà morfologica dei profili di rivestimento deriva dalla tecnologia tradizionale di lavorazione del laterizio firmata Terreal Italia: ciascuno dei pezzi deriva da argilla di impasto miscelata a sabbia rosata di finitura e viene stampato a mano in stampi lignei realizzati su misura. Per poi essere essiccato e cotto. Ai profili frangisole sono stati poi aggiunti la foratura rettificata, che consente l’alloggiamento di un tubolare inox passante, e l’incavo sul lato inferiore per l’incastro alla struttura principale. Le tavelle, realizzate con la stessa materia prima e la stessa lavorazione, sono invece incassate nella struttura tramite tagli invisibili dall’esterno, con lo stesso criterio dei frangisole. SULLA CIMA La cella campanaria è stata realizzata con materiali metallici leggeri, aerei, in contrasto con la compattezza della torre. È un segno di chiara contemporaneità, ma che racchiude al suo interno un significato storico, ovvero le campane originarie della cattedrale recuperate dai depositi della Curia. La sommità della torre si percepisce come elemento distintivo non solo per l’altezza, ma anche per la presenza delle tre pesanti campane libere nell’aria e racchiuse da una struttura leggera: una sorta di baldacchino, colorato nei tralicci di sostegno e luccicante nella copertura, che rappresenta uno spicchio di cielo stellato dal significato religioso.

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INTERMEZZO

DUE COLORI. NULL’ALTRO

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l mese di marzo è diventato universalmente il mese dell’altra parte del cielo, con la celebrazione della Festa della Donna. Una ricorrenza nata per riflettere sulla condizione femminile nella società dell’industria di massa. Una condizione spesso legata a soprusi e a diritti negati, che purtroppo continua in questa specie di nuovo imbarbarimento collettivo che la nostra società post-industriale sta attraversando. La deriva consumistica, poi, ne ha operato la trasformazione in una festa popolare che ben poco ha a che fare con la necessità di adoperarsi per il riconoscimento dell’uguaglianza a prescindere dal genere. Ma come si sviluppa in noi la coscienza di genere e quanto la società dei consumi e dell’appagamento delle non-necessità, ancor più che la famiglia e l’essere semplicemente noi stessi, influisce sulla costruzione della nostra personalità? Se lo è chiesto la fotografa coreana JeongMee Yoon (1969, vincitrice del premio Fondazione Ilwoo) alle prese con l’ossessione della figlia per il colore rosa. Il colore che definisce oramai per antonomasia il genere femminile, come l’azzurro quello maschile. Una dicotomia netta, nata solo cento anni fa in America e solo per pure questioni di marketing, dalla quale sembra non esserci via d’uscita. Yoon, in un arco di tempo lungo 15 anni, ha fotografato bambine e bambini, da New York a Seoul, nelle loro camerette, chiedendo loro di mostrare ordinatamente tutte le cose in loro possesso. Ne viene fuori un ritratto sconvolgente sia per la quantità di cose, molte delle quali doppie, triple, ossessivamente ripetitive, quasi tutte collegate a un solo tema cromatico: rosa per le bambine e azzurro per i maschi. Un solco preciso che si affastella e si ispessisce nel tempo, come si può vedere dalle foto scattate agli stessi soggetti nel tempo, a balzi di tre o cinque anni. Camerette come emporio del consumismo,

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colori che dettano una visione unica e letteralmente monotona nel momento delicato della creazione dell’identità di genere in questi giovanissimi. «Quando fotografo, chiedo ai bambini di darmi l’espressione più neutra possibile. Tra i cinque-otto rulli di pellicola che scatto durante ogni sessione, cerco i gesti nascosti che mostrano il carattere di ogni bambino» dice Yoon, riassumendo il suo metodo di lavoro. Il libro fotografico, curato da Nadine Barth, stimola una riflessione sulle connessioni tra genere, norme sociali e cultura del consumatore, anche attraverso i testi critici di Bill Kouwenhoven, Bonnie Yochelson, Geun-Jun Lim (alias Chungwoo Lee), Young June Lee, e JeongMee Yoon. Alcuni soggetti, ripresi da Yoon sempre nelle loro camere a distanza di anni quando oramai adolescenti, diventano testimoni muti di una trasformazione compiuta. Al lettore decifrare cosa è rimasto del loro passato monocromatico assolutamente di genere. (lmff)

JeongMee Yoon -The Pink and Blue Project, a cura di Nadine Barth, graphic design by Julia Wagner, HatjeCantz Publishers, 2018, pagine 176, illustrazioni 118, ISBN 9783775745215, 40,00 euro


The Pink Project – Charity & Hopey and Their Pink Things, Gyeonggi-do, South Korea, Light jet Print, 2011 © JeongMee Yoon. Courtesy Hatje-Cantz Publishers

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The Blue Project I - Kihun and His Blue Things, Seoul, South Korea, Light jet Print, 2007 © JeongMee Yoon Courtesy Hatje-Cantz Publishers

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The Pink Project I – Jiwon (K) and Her Pink Things, Seoul, South Korea, Light jet Print, 2014 © JeongMee Yoon. Courtesy Hatje-Cantz Publishers

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Performance estreme, risultato perfetto.

Sistema Isotec: efficienza e massima versatilità Isotec è il sistema termoisolante completo che non pone limiti alla progettazione estetica degli edifici ed assicura all’involucro elevate prestazioni di isolamento termico, un’efficace ventilazione, una posa rapida, semplice e sicura. Il sistema Isotec per coperture e facciate ventilate supporta tutti i tipi di rivestimento, per rendere unico ogni edificio, massimizzando il comfort abitativo, in ogni stagione. www.brianzaplastica.it 64

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YouBuild

G LI SPECIALI

SISTEMA TETTO pag.

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È l’elemento più antico degli edifici. Ma, dopo tanti secoli, ha iniziato un cambiamento irreversibile: la copertura è indispensabile anche per coibentare, risparmiare energia e...

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SPECIALE COPERTURE SPECIALE

EDILIZIA

di Cristiano Vassanelli

Il tetto? non serve PER LA PIOGGIA Le coperture non si limitano piÚ a proteggere la casa dalle intemperie. Sono un sistema, al contrario, che ha anche l’obiettivo di controllare la temperatura, risparmiare energia e persino essere un luogo su cui vivere


T

ra tutti gli elementi costruttivi la copertura è con ogni probabilità quella preposta a subire la quasi totalità delle sollecitazioni esterne e dovrà essere in grado di rispondere positivamente a problematiche relative all’isolamento termico e acustico, all’impermeabilità del manufatto, oltre a dover resistere sotto l’aspetto strutturale e all’aggressione degli agenti atmosferici più severi. La copertura di un edificio, che fino agli anni Cinquanta è stata relegata a fornire una prestazione con la sola funzione di ombrello, deve essere invece rivista e intesa come un’interessante opportunità di rendere fruibile uno spazio multifunzionale aggiuntivo e distintivo per una costruzione. Una copertura piana, per esempio, oltre a essere progettata per ottemperare le varie richieste normative e legislative, può essere destinata ad altre importanti funzioni. CLIMA ED ESTETICA La copertura può essere destinata a giardino, con notevole resa estetica, comfort termico e di regolazione degli eventi meteorici, può contribuire alla limitazione del fabbisogno energetico della costruzione ed essere sede di produzione di energia elettrica grazie agli impianti solari o fotovoltaici e può infine essere adibita a parcheggio o a terrazza e diventare un nuovo spazio dove trascorrere il tempo libero. Affinché questi spazi siano usufruibili nel tempo e siano dotati delle giuste garanzie di durata, si deve assistere a una presa di coscienza da parte di tutti gli attori del processo di edificazione, a partire dai committenti per procedere con i progettisti e finire con i fruitori finali. La complessità e le molteplici declinazioni e destinazioni del sistema tetto, devono essere oggetto di un’approfondita analisi preliminare da parte dei progettisti e una conseguente attenzione sia nella scelta delle tipologie di materiali e delle scelte costruttive, che per le modalità applicative. Le coperture dovranno essere in grado di garantire livelli di qualità adeguati sotto svariati aspetti prestazionali, per non incorrere nelle classiche patologie da infiltrazione che oggi mettono spesso in ginocchio il sistema tetto e l’economia edile nazionale. LE SOLUZIONI TECNICHE Negli ultimi trent’anni di storia dell’edilizia nazionale il panorama relativo ai sistemi di impermeabilizzazione si è enormemente arricchito sotto il profilo delle soluzioni tecniche e dei materiali proposti sul mercato. Alle tradizionali membrane bituminose prefabbricate in rotoli, conosciute dagli anni Sessanta si sono aggiunte molteplici soluzioni tecniche d’in-

tervento con diverse tipologie di materiali e modalità applicative che potremmo così suddividere: • i teli sintetici a base di Pvc (poli vinil cloruro), Tpo (poliolefine), Hdpe (polietilene ad alta densità), Epdm (gomma vulcanizzata) ed Eva (etil vinil acetato); • la bentonite (derivato dell’argilla che si espande naturalmente a contatto con l’acqua e diventa impermeabile); • la poliurea (rivestimento elastomerico nato da una miscela di diisocianato e diammina) e altro. • gli impermeabilizzanti liquidi, bi-componenti a base cementizia o mono-componenti a base di polimeri elastici mescolati a bitume o resine sintetiche, in dispersione acquosa o a solvente. OPPORTUNITÀ E LIMITI Tale fermento produttivo ha arricchito il mercato dell’impermeabilizzazione di opportunità tecnologiche, ma al contempo è stato possibile registrare un deciso impoverimento, quasi una dicotomia, in merito alla preparazione e alla competenza degli operatori preposti alla progettazione dei sistemi impermeabili e degli specialisti impegnati nella posa in opera dei materiali, al punto da raggiungere un desolante primato: nel nostro Paese il numero dei contenziosi civili in materia di infiltrazioni d’acqua copre il 60% del totale delle cause in materia di edilizia e l’ammontare dei costi per il ripristino e il risanamento di tali problematiche, ha raggiunto il 30-40% di tutti gli investimenti effettuati in manutenzione degli immobili, toccando livelli di grandezza assimilabili a una legge di Bilancio. MENO OPERATORI Le vicissitudini di mercato annesse al decremento dei volumi d’affari e le altre difficoltà legate alla riscossione dei crediti, hanno portato le varie società specializzate nell’applicazione di sistemi impermeabili verso un periodo di profonda recessione. Con il risultato finale che sul panorama nazionale il numero degli applicatori preparati e affidabili, si è ridotto in maniera sensibile, lasciando il campo libero ad operatori volenterosi, ma privi delle conoscenze e dell’esperienza necessaria per portare a termine una lavorazione che rispetti la regola d’arte, ma sempre pronti a concedere uno sconto per aggiudicarsi il lavoro. Tali premesse, unite alla necessità di praticare prezzi sempre più bassi per aggiudicarsi un lavoro, portano a un risultato che mina gravemente la qualità e la durabilità dell’intervento, sacrificando per necessità o per poca conoscenza, una serie di norme di buona pratica nella determinazione e nella progettazione del sistema tetto.

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EDILIZIA

Nelle immagini è possibile prendere visione di un fenomeno derivante dagli effetti delle sollecitazioni termiche e meccaniche a cui vengono sottoposti in manti lasciati a vista sulle coperture in casistiche dove è stata eseguita un’errata o incompleta stabilizzazione della stratigrafia

GLI ERRORI Tale situazione comporta una lunga serie di errori esecutivi immediatamente visibili a un occhio esperto e a una notevole quantità di patologie con «periodi di incubazione» più dilatati nel tempo, che traggono fondamentalmente origine da tre cause che in qualche sfortunatissimo caso agiscono in modo simultaneo: • mancanza di una progettazione o scarsa competenza dei progettisti in materia di coordinamento e controllo delle lavorazioni che vengono svolte in copertura; • scarse conoscenze delle tecniche di posa richiesta da parte di posatori improvvisati e sotto pagati; • scelta di materiali economici indipendentemente dalla necessità dell’intervento e dalla destinazione d’uso di una struttura; • mancanza di un programma di manutenzione capace di scandire le tempistiche e le modalità di controllo volte all’analisi delle condizioni del manto impermeabile.

GLI EFFETTI NEGATIVI In alcune immagini è possibile prendere visione di un fenomeno derivante dagli effetti delle sollecitazioni termiche e meccaniche a cui vengono sottoposti i manti lasciati a vista sulle coperture in casistiche dove è stata eseguita un’errata o incompleta stabilizzazione della stratigrafia. Per esempio, con i pannelli adibiti a isolamento termico di una copertura dislocati a seguito dell’errato o mancante fissaggio meccanico, causando evidenti problemi sotto l’aspetto della tenuta del manto impermeabile e dell’isolamento termico della copertura stessa.

La mancanza di manutenzione programmata comporta una diminuzione della vita operativa media di un manto impermeabile, indipendentemente dalla tipologia, sintetico, bituminoso, a base di Epdm o altro. Accumulo di sporcizia, vegetazione spontanea e incuria, possono essere cause primarie di infiltrazioni da rottura del manto, oltre che derivanti dall’otturazione parziale o completa degli scarichi. Al fine di valutare compiutamente quali soluzioni adottare per l’impermeabilizzazione di una struttura edile, civile o industriale che sia, è necessaria un’approfondita conoscenza delle tipologie di sollecitazioni a cui sono sottoposti i manti di copertura per tutta la durata della loro vita operativa e quale sia la destinazione d’uso dell’elemento oggetto dell’impermeabilizzazione.

Sopra, i pannelli adibiti a isolamento termico di una copertura, sono dislocati a seguito dell’errato o mancante fissaggio meccanico, causando evidenti problemi sotto l’aspetto della tenuta del manto impermeabile e dell’isolamento termico della copertura stessa.

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CONOSCERE I MATERIALI Abbiamo visto prima che le tecnologie e i materiali impermeabilizzanti a disposizione sono molteplici e possono coprire abbondantemente tutte le necessità d’intervento, ognuno con determinate caratteristiche distintive e modalità applicative. Approfondendo la conoscenza dei materiali ed analizzando compiutamente la destinazione d’uso e le caratteristiche dell’intervento, sarà quindi possibile determinare con correttezza quali


tecniche siano più confacenti alla risoluzione di un determinato problema applicativo e secondo quali schemi di posa sarà possibile ottenere il massimo risultato. Una volta determinata la tipologia di materiale impermeabile, risulta di capitale importanza procedere a un’attenta progettazione capace di individuare quali siano le sollecitazioni a cui il manto dovrà resistere durante la sua vita operativa, effettuando una serie di valutazioni: • Il supporto su cui verrà applicato il primo strato di membrana; • L’eventuale necessità di uno strato di controllo della migrazione del vapore a tipologia e lo spessore di isolante termico ed i metodi di fissaggio; • La tipologia di manto impermeabile; • La protezione del manto impermeabile; • Sviluppo di eventuali dettagli (raccordi, scarichi, corpi emergenti, carichi in copertura…); • Eventuali opere accessorie (profili metallici, scossaline, opere di lattoneria…); Nel caso di coperture piane con manti impermeabili a vista ed isolamento termico, il progettista dovrà scegliere tra due filosofie d’intervento in merito al posizionamento dello strato adibito ad isolamento termico, tra: • Il tetto caldo, cioè composto da uno strato di controllo del vapore, l’isolante termico e uno o due strati di manto impermeabile. • Il tetto freddo, in questo caso l’impermeabilizzazione funge anche da controllo del vapore e l’isolante e verso l’esterno, solitamente protetto da una zavorra (ghiaia, cemento, pavimenti galleggianti…). La prima tecnica è oggi la tipologia regina per le membrane, mentre la seconda è più sfruttata per la posa dei teli sintetici, a base di Pvc (polivinil cloruro), Tpo (poliolefine), Eva (etil vinil acetato), Epdm (Gomma vulcanizzata). Come per tutte le cose, anche in questo caso i vantaggi e gli svantaggi si spartiscono. Se per la tecnica del tetto caldo si schierano in molti grazie alla facilità di ricerca del potenziale guasto (nel caso della totale aderenza), alla leggerezza (non necessita zavorra), alla facilità di manutenzione e riparazione (non si deve spostare la zavorra) ed alla capacità di mantenere l’isolante protetto dagli agenti atmosferici, ad appannaggio del tetto freddo avremmo costi più contenuti (si risparmia uno strato). I PASSI SUCCESSIVI Una volta determinata la stratigrafia di copertura, la scelta della tipologia di isolante termico riveste un ruolo centrale nella prestazione del tetto, sia sotto l’aspetto

Esempio di tetto caldo, con membrana per il controllo del vapore, isolamento termico e doppio strato di membrana bitumepolimero e di tetto freddo, con finitura in ghiaia posata su isolante termico e membrana sintetica

della limitazione delle dispersioni termiche, che sotto il profilo dell’isolamento acustico e della stabilità del manto di tenuta impermeabile. Se, per esempio, la copertura è stata pensata per essere destinata a parcheggio al di sopra di ambienti riscaldati, l’isolante dovrà avere elevate caratteristiche di resistenza alla compressione per riuscire a sopportare i carichi previsti. Saranno quindi da privilegiare nelle scelte isolanti come il vetro cellulare, la perlite espansa, l’Xps e il poliuretano ad alta densità. Se, invece, la copertura fosse per esempio con struttura in legno, la scelta dell’isolante termico dovrà considerare il basso valore di sfasamento termico estivo e la limitata capacità isolante acustica della struttura e compensare tale mancanza con isolanti dotati di alti valori di calore specifico e saranno quindi preferibili isolanti di costituzione fibrosa a elevata densità come le lane minerali, le fibre naturali e quelle sintetiche. Nei casi di coperture con manti impermeabili a vista (quindi senza nessuna ulteriore zavorra) la tipologia di isolante termico prescelto andrà inoltre a influire sulle modalità e le quantità dei fissaggi meccanici necessari per garantire la coesione dei vari strati del pacchetto, vero segreto per l’ottenimento di un pacchetto di copertura stabile, efficiente e duraturo.

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EDILIZIA

ANALIZZARE I DETTAGLI Stabiliti i materiali e la stratigrafia del pacchetto di copertura, al progettista è richiesto di analizzare e indicare i dettagli esecutivi riguardanti le tecniche di fissaggio dei pannelli isolanti e la metodologia di posa dell’impermeabilizzazione, al fine di poter esercitare un coordinamento dell’intervento ed un corretto controllo dell’avanzamento delle lavorazioni. Se, infine, la copertura dovrà avere destinazioni specifiche, quali i tetti verdi o adibiti a impianto fotovoltaico, sarà necessario effettuare alcune considerazioni e scelte relativamente alla tipologia di membrana impermeabile che verrà posata come ultimo strato. Per le coperture a giardino sarà infatti necessario prevedere un materiale impermeabile certificato con capacità di resistere all’aggressione delle radici, così come nei casi di impianti fotovoltaici in copertura di determinate potenze, sarà necessario prevedere un ultimo strato capace di rispondere alla certificazione BRoof T2, come richiesto dalla Nota dei Vigili del Fuoco prot. N. 1324 del 7 febbraio 2012, in materia di resistenza al fuoco in presenza di impianti fotovoltaici.

Risvolto verticale in doppio strato

Giunto strutturale verticale con manto in mono strato

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Bocchettone orizzontale con manto in doppio strato

Stratigrafia di copertura a giardino

IMPATTO AMBIENTALE Un processo di valutazione preventiva, dettagliata progettazione e corretta posa in opera, porta alla costituzione di coperture funzionali e di lunga durata, limitando di conseguenza anche l’impatto ambientale causato da frequenti e inaspettati rifacimenti e sancisce l’effettivo passaggio dal concetto di tetto a quello di sistema tetto. La copertura di un edifico, diversamente dal passato, in cui la sua unica funzione era di mantenere l’impermeabilità del manufatto edilizio, oggi può essere un elemento di grande rilievo per partecipare a risolvere le attuali problematiche di limitazione del fabbisogno energetico, oltre a diventare uno spazio usufruibile dagli utilizzatori. Coperture isolate, tetti a giardino e coperture sfruttate per la produzione di energie rinnovabili sono ad oggi sempre più sfruttate per la limitazione del fabbisogno energetico e sempre più diffuse sul territorio nazionale grazie alla loro efficacia. In materia di limitazione del fabbisogno energetico per la stagione estiva, è possibile registrare tra le ultime tendenze, un avvicinamento ad una tecnica di raffrescamento passivo molto diffusa negli Stati Uniti: i Cool Roof.

Giunto strutturale piano protetto, con manto in mono strato

Dettaglio del sistema di posa su coperture con FV


Porte da garage e motorizzazioni

I COOL ROOF Il termine anglosassone Cool Roof identifica una classe di prodotti per l’efficienza energetica in edilizia in regime estivo caratterizzati da elevata rilfettanza solare ed elevata emissività termica all’infrarosso. La riflettanza solare è il parametro che quantifica la capacità di una superfice di riflettere l’energia della radiazione solare che incide su di essa. Una superficie che riflette molto si scalda poco, una che riflette poco si scalda molto. Materiali con buon effetto antisolare hanno riflettanza al di sopra del 70%, materiali con ottime proprietà antisolari hanno riflettanza sopra l’80%. L’emissività termica è la proprietà che quantifica l’attitudine di una superficie a emettere energia sotto forma di onde elettromagnetiche nello spettro della radiazione infrarossa termica. Un tipico materiale basso emissivo è una lamina metallica lucida. Anche se essa è riflettente, sotto il sole si scalda molto, perché è poco emissiva e perciò trattiene tutto il calore che non ha riflesso. In genere, materiali che non presentano una superficie metallica lucida hanno una elevata emissività, prossima al 90%. Superfici metalliche lucide possono avere emissività molto basse, circa 5%. Per essere classificato come cool roof un materiale deve avere riflettanza ed emissività certificate da un laboratorio accreditato. I cool roof sono particolarmente efficaci nel favorire l’efficienza energetica degli edifici in regime estivo perché risolvono il problema ancora prima che si crei, impedendo cioè che l’energia del sole surriscaldi gli edifici e comprometta il comfort delle persone al loro interno. Quando ciò accade, infatti, la temperatura percepita dagli esseri viventi contenuti nelle strutture è maggiore di quella dell’aria che li circonda a causa del così detto «effetto testa calda», ovvero la sensazione di disagio termico che si prova a vista di una parete o di un soffitto surriscaldato. Il principio è lo stesso che verifichiamo in scala maggiore tutte le volte che ci scaldiamo davanti al caminetto. Ciò che scalda non è l’aria, ma l’irraggiamento che proviene dal focolare. Il problema è sentito tanto negli edifici dotati di aria condizionata, come in quelli senza. Negli edifici sprovvisti di aria condizionata le persone sono esposte alla radiazione diretta proveniente dal tetto surriscaldato dal sole. GLI EFFETTI L’effetto del rivestimento Cool è immediato ed estremamente significativo sia sotto l’aspetto della temperatura superficiale del manto impermeabilizzante (in estate le finiture scure possono arrivare a sfiorare anche gli 80 gradi, il trattamento con pitture anti solari può ridurre tale temperatura di 32-35 gradi) che per quanto riguarda la limitazione della

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EDILIZIA

Copertura piana di edificio civile impermeabilizzata con membrane bitumepolimero e trattata con pitture anti-solare bianche ad elevata riflettenza solare ed emissività all’infrarosso

temperatura interna che può essere decrementata di 3-5 gradi nei locali posti a contatto diretto con la copertura stessa. Negli Stati Uniti hanno avuto un notevole successo (basti pensare che negli Stati maggiormente esposti al problema del surriscaldamento estivo, come la Florida e la California, la presenza di rivestimenti bianchissimi è sfruttata per il 35% delle coperture piane) e sono una soluzione facile ed efficace al surriscaldamento estivo degli edifici: sempre più progettisti raccomandano questo intervento di grande impatto e di costo contenuto, sia per quanto riguarda l’edilizia civile (condomini o abitazioni) che per quanto concerne l’ambito industriale dove è richiesta una temperatura confortevole o dove, al

di sotto della copertura, la temperatura deve essere controllata per conservare alimenti, medicinali oppure ospitare animali. L’applicazione di materiali e pitture riflettenti sulle coperture e sulle pareti esterne degli edifici porta una serie di importanti vantaggi sulla durabilità e l’efficienza degli elementi edilizi, senza alcun impatto sull’uomo e sull’ambiente: • Riduzione della necessità di climatizzazione estiva e conseguente incremento del comfort degli occupanti e limitazione dei costi energetici. • Incremento della durata dei materiali da costruzione grazie alla diminuzione del gradiente di temperatura d’esercizio e la limitazione degli shock termici. • Miglioramento delle prestazioni dei materiali adibiti a isolamento termico (uno dei coefficienti di correzione per la valutazione della conduttività di progetto riguarda proprio il gradiente di temperatura d’esercizio a cui viene sottoposto l’isolante). • Incremento, nell’ordine del 4-6 %, della produ-

UNA STORIA LUNGA QUANTO IL MONDO Fin dai primi insediamenti umani del Pleistocene, l’uomo ha sentito la necessità di trovare un rifugio che lo mettesse nella condizione di essere riparato dagli agenti atmosferici e difeso dai potenziali pericoli provenienti dall’esterno. Le necessità dei nostri antenati in termini di sopravvivenza, hanno poi reso necessari altri repentini cambiamenti del modus vivendi e da esistenze separate, quasi nascoste, si è passati velocemente a forme organizzative che prevedevano la creazione di piccoli contesti proto-urbani dove l’unione di più persone e lo sfruttamento di territori sempre più vasti e lontani, portarono nuovi bisogni che fecero da traino alle prime rudimentali costruzioni edili civili e alla costituzione dei primi villaggi. I primordi Queste prime realizzazioni effettuate in paglia, legna, pietre o altro materiale di facile reperimento, erano composte da due soli elementi costruttivi, le pareti esterne ed il tetto, sufficienti a fornire la risposta a due prioritarie necessità che non si sono mai modificate nel tempo: il riparo dalle intemperie e la protezione della proprietà privata. L’evoluzione delle modalità costruttive è stata lenta ma inesorabile e da manufatti rudimentali si è passati in epoca romana, a una «rivoluzione edilizia» che introdusse il concetto di edificio, grazie alla scoperta di nuovi materiali e possibilità architettoniche senza precedenti.

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Il concetto di casa ha subito notevoli cambiamenti di concerto con l’evoluzione umana ed è passato dal dover soddisfare la sola funzione di mero rifugio temporaneo ad abbracciare altre prerogative come la solidità, la durabilità, il comfort e la resa estetica, tutti aspetti che ritroviamo riassunti nella domus romana. Spazi e tecniche Osservando la razionale distribuzione degli spazi, le tecniche costruttive, la ricerca dei materiali e l’architettura pulita e funzionale della domus romana, risulta immediato provare un profondo senso di ammirazione per i professionisti dell’epoca e prendere coscienza di quanto poco sia cambiato il concetto di abitazione negli ultimi 2 mila anni. L’architettura attuale si fonda ancora su principi del tutto simili a quelli romani, per quanto riguarda la funzionalità e la distribuzione degli spazi, ma con opportunità esecutive e materiali di nuova concezione, in grado di allargare il concetto di comfort e toccare altri nobili obiettivi tra cui il contenimento del fabbisogno energetico, la salubrità e il contenimento dell’impatto ambientale. La funzione principale Per raggiungere questi obiettivi, tutti gli elementi costruttivi devono essere valutati e pensati non solo per la loro funzione principale, ma anche per contribuire a risolvere problematiche


zione di energia elettrica da sistemi fotovoltaici, grazie ad un duplice effetto: una limitazione della temperatura superficiale dei manti a vista che aumenta il rendimento energetico dei pannelli e la possibilità di ricevere energia solare per riflessione diretta sulla copertura stessa. LA DURATA Una copertura che potenzialmente può avere una vita operativa di 25-30 anni ha bisogno di precise scelte progettuali nell’individuazione dei materiali, ottime capacità applicative ed un sistema chiaro di manutenzione programmata nel tempo; solo l’insieme di questi tre fattori può garantire la prestazione e la durata. La tendenza imposta dal futuro sovraffollamento globale e la salvaguardia dei territori incontaminati porterà a un sempre maggiore sfruttamento delle superfici esistenti, limitando di fatto l’espansione edilizia orizzontale nei grandi centri urbani. Giardini idroponici sui balconi, impianti di produzione di energia sulle coperture, giardini pensili come luoghi di svago e ritrovo, sono le prime avrelative all’isolamento termico ed acustico, all’impermeabilità del manufatto ed alla sua capacità di resistere dal punto di vista sismico o altro. Le fondazioni, le pareti perimetrali e la copertura degli edifici rivestono oggi un ruolo cardine per l’ottenimento dei livelli di comfort voluti dal mercato e per l’adeguamento alle varie richieste normative e legislative e devono essere progettati con una nuova filosofia multi disciplinare, capace di pensare i vari elementi non più come un mero componente strutturale di una costruzione, bensì come un importante ingranaggio di un sistema complesso,mutuamente interconnesso e proteso all’ottenimento di una serie di prestazioni. Le fondazioni, oltre ad essere il basamento delle costruzioni, dovranno garantire adeguate risposte in caso di sisma, un corretto livello di isolamento termico per evitare dispersioni energetiche verso il terreno e dovranno essere sede di importanti interventi atti a garantire l’impermeabilità del manufatto, lavorazione che riveste notevole influenza in termini di durabilità e conservazione della costruzione. Le pareti perimetrali e i loro componenti costituenti, come le parti opache (murature), quelle trasparenti (serramenti) e gli eventuali piccoli elementi di foratura come le bocchette per la ventilazione meccanica controllata ed i cassonetti degli avvolgibili, sono preposti a fornire un adeguato livello di isolamento termico, isolamento dai rumori esterni e protezione all’acqua.

visaglie che ci proiettano nel futuro dell’edilizia, un futuro a dire degli esperti, che vedrà una popolazione meno attaccata al mattone e più volatile, che cerca soluzioni abitative non più legate solo all’acquisto ma sempre più portato alle proposte di smart living. Ristrutturazione, riqualificazione, risanamento e ricondizionamento saranno con ogni probabilità le parole a cui dovrà legare il suo destino l’edilizia nazionale. Un prodotto immobiliare solido e sicuro, duraturo, salubre e di impatto ambientale limitato, capace di auto produrre l’energia di cui abbisogna, è quanto il mercato attende di ricevere. Copertura piana industriale a shed trattata con vernice riflettente

Cristiano Vassanelli, Ingegnere aerospaziale laureato al Politecnico di Milano, svolge attività di libero professionista. È consulente di fisica applicata alle costruzioni ed esperto in Acustica edilizia, iscritto all’elenco dei Tecnici Competenti in Acustica Ambientale della Regione Veneto. Appassionato studioso dell’acustica edilizia applicata alle costruzioni con struttura in legno massiccio (tipo X-Lam), è docente per acustica e impermeabilizzazione nei corsi CQ (Ance e Ordini Professionali Verona), Istituto Tecnico Superiore per la Riqualificazione e il Risparmio Energetico Its-Red e formatore per l’Agenzia CasaClima di Bolzano. Al suo attivo vanta varie pubblicazioni di articoli in materia di acustica applicata all’edilizia sul bollettino degli Ingegneri della Provincia di Verona e del Collegio dei Geometri di Milano. Coautore del libro Prontuario di Acustica Applicata all’Edilizia, edito da Dario Flaccovio, pubblicato a settembre 2018. Ha un’esperienza pluriennale nell’ambito dell’edilizia nazionale maturata in circa undici anni di collaborazione con Index e a seguito delle attività di consulenza.

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DOSSIER COHOUSING

ABITARE CONDIVISO

di Giuseppe Panebianco

Il silver power CERCA CASA Aumenta il numero di anziani. E questo esige nuove risposte e modelli che possano conciliare l’abitare con la socialità. Come? Grazie all’implementazione della tecnologia negli edifici per rendere più semplice la coabitazione

Primo premio nella competizione Urban Revitalization of Mass Housing 2014 ©Improvistos

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I

n una società che cambia, che invecchia, dove l’età media si alza e le esigenze sociali e abitative cambiano, come architetti, come progettisti, come tecnici abbiamo la responsabilità di governare i cambiamenti della città e indirizzare i processi, cercando di prevedere e interpretare correttamente i cambiamenti. L’allungamento dell’età media delle persone, la diminuzione delle nascite e il conseguente nuovo assetto della società (con il passaggio dalla classica piramide demografica alla vela, ovvero all’aumento rilevante delle classi di età più mature) impone delle riflessioni rispetto alla nostra capacità di rispondere a queste nuove criticità, individuando nuove opportunità di crescita per il benessere collettivo. Queste nuove criticità sono legate alle esigenze di invecchiamento attivo, con la richiesta di nuovi servizi in termini di partecipazione sociale, culturale, mantenimento dell’autonomia e vita indipendente, invecchiamento sul quale si inserisce il tema della riduzione delle reti familiari, un fattore oggettivo che deriva dai numeri che Istat illustra a scadenze ormai sempre più ravvicinate. L’Italia è un Paese dove si fanno sempre meno figli, le persone sono sempre più impegnate nel lavoro e l’assenza o la carenza di servizi contribuisce a creare difficoltà per offrire supporto adeguato alle famiglie. Inoltre, il modello di società che si è sviluppato in questi anni ha di fatto ridotto le reti di vicinato, con la progressiva chiusura dei piccoli esercizi commerciali, dei servizi assistenziali pubblici, civici (si pensi alla riduzione degli uffici postali, degli sportelli bancari), soprattutto nei piccoli comuni. Ciò che emerge dalle analisi statistiche e sociali è una maggiore necessità

di cure e supporto assistenziale, contestuale a una maggiore consapevolezza e richiesta di servizi da parte degli over 65. L’ALTERNATIVA Di fronte a queste esigenze, che cosa propone il mercato? Le forme di coabitazione, o co-housing, sono una delle risposte possibili e innovative in questo campo. Coabitare oggi è sinonimo di molti modelli innovativi che si stanno sperimentando e affermando anche in Italia, dall’abitare collettivo alle nuove cooperative di abitanti, dai condomini solidali agli ecovillaggi, dai villaggi cooperativi fino alle ipotesi di sharing city. All’estero esistono molte esperienze in merito, come quelle raccontate su siti come www.improvistos.org o livingcohousing.com, oppure come quelle premiate dalle Nazioni Unite con il premio

Borgo La Vetreria a Milano

Nel progetto di Valencia, vincitore Urban Revitalization of Mass Housing 2014, il blocco abitativo è alterato da aggiunte temporanee ©Improvistos

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ABITARE CONDIVISO

Evoluzione demografica in Italia 1951-2011, www.fardiconto.wordpress.com, dati Istat

Report Istat «Il futuro demografico del paese», 3 maggio 2018

www.ilsole24ore.com, rielaborazione di Scenari immobiliari, dati DemoIstat

internazionale Urban Revitalization of Mass Housing. In Italia a livello nazionale non esiste una rete e un sistema strutturato che faccia coordinamento, ma esistono più reti e diversi soggetti cui far riferimento, con siti di riferimento quali www.legacoopabitanti.it o www.cohousing.it (rete cresciuta dai 2.500 iscritti nel 2009 a 18mila nel 2014). Sempre a livello nazionale una delle mappature più interessanti è quella realizzata da Housing Lab, associazione che si occupa di diffusione delle buone pratiche e sperimentazione nell’ambito dell’abitare sociale e collaborativo. La mappatura a livello nazionale dell’abitare collaborativo ha preso in esame 40 casi selezionati secondo questi criteri (individuati per dare uniformità di valutazione in un ambito non univocamente definito): esistenza di spazi comunitari esterni e interni, presenza servizi e/o attività gestiti dalla comunità di abitanti, adozione di un processo di progettazione partecipata. In questo ambito vi sono alcuni esempi virtuosi come quelli di Urban Village Bovisa Milano (2007-2009), di Coventidue (www.cohousing. it/progetti-in-corso/coventidue), del Borgo La Vetreria (www.cohousing.it/progetti-in-corso/borgo-la-vetreria) o come il caso con finalità sociali di Casa Respiro (www. barbaradagaro.wordpress.com/2018/08/29/casa-respiro). MASSIMO 20 ALLOGGI Le caratteristiche principali di tutti questi progetti riguardano le piccole dimensioni dei sistemi di co-housing, con insiemi di pochi alloggi (10-20 al

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Istat, Rapporto annuale 2018, «La situazione del paese»


Corte interna del cohousing Borgo La Vetreria a Milano. Sopra, modello di cohousing tratto da Livingcohousing.com

massimo), spesso in contesti di ristrutturazione di vecchi stabili attraverso progetti di intervento che realizzano case energeticamente altamente efficienti, dotate di impianti a basso impatto ambientale, composte in prevalenza da bi-trilocali, destinati in prevalenza a coppie con figli (per forme di residenzialità permanente), a giovani (20-30 anni) e anziani (oltre i 65 anni), anche con presenza di locazioni temporanee e dotate di spazi collettivi al chiuso e all’aperto con destinazioni diversificate. Le motivazioni per scegliere di aderire a queste proposte e di vivere in questi contesti risiedono nel vantaggio derivante dalla volontà di essere costituiti da persone che scelgono di intraprendere un percorso di vita facendo leva sulla forza del gruppo, con chi si sente affine. Attraverso l’azione di coprogettazione queste realtà producono un modello di abitare inclusivo e solidale, dove la sostenibilità è ambientale, ma anche sociale. Ovviamente vi sono aspetti critici che vanno individuati e dei quali tener conto, proprio per supportare tecnicamente al meglio questi processi di progettazione e realizzazione, che vedono nell’architetto un soggetto fondamentale nel coordinare le scelte. ASPETTI CRITICI Tra i temi critici, così come riscontrabili nei casi citati, spesso quello più importante riguarda la dimensione troppo piccola dei sistemi di cohousing che non consente di garantirsi i vantaggi di convenzioni

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ABITARE CONDIVISO

un lato, ma potenzialmente critico da un altro, è che i promotori di queste iniziative sono in prevalenza cittadini che operano in assenza di una efficace rete di relazioni e collaborazioni, con il rischio che queste comunità rimangano circoscritte, senza riuscire a sfruttare la forza del gruppo per convenzioni e partnership.

Coventidue a Milano. Sotto, casa Respiro a Morgano in provincia di Treviso

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e partnership, con scarsa dotazione di servizi mirati agli anziani e con il solo vantaggio (non è poco, sia chiaro) di garantire scambio di supporto reciproco, compagnia, senso di vicinanza e felicità. In sostanza, questi modelli si pongono come un’alternativa ai sistemi di assistenza domiciliare, ma devono tener conto delle proprie criticità, che potrebbero essere superate aumentando la presenza di servizi per anziani (dalla badante alla consegna della spesa a domicilio, fino al car sharing), introducendo anche strumenti tecnologici di condivisione per erogare servizi più strutturati (pensando anche al fatto che i futuri anziani saranno soggetti molto attivi nell’uso ad esempio di pc, tablet e smartphone, con relativi servizi associati). Un elemento positivo da

I VANTAGGI Premesso che il cohousing non è ancora sufficientemente diffuso, i vantaggi sono tuttavia molteplici. Non solo la possibilità per gli anziani di vivere in un ambiente più stimolante di una casa di riposo, con un loro coinvolgimento attivo nella comunità, ma anche promuovere una innovazione dei servizi di cura, grazie al co-care, che permette di risolvere con più facilità alcuni problemi assistenziali non gravi. Inoltre, da alcune esperienze pilota emerge che il cohousing è anche più economico sia per chi gestisce i «villaggi» sia per gli inquilini, per via della possibilità di aggregare la domanda di servizi. D’altra parte, una difficoltà più culturale che effettiva, soprattutto per gli anziani, sta nel dover condividere i propri spazi, ma forse è solo questione di abitudine. Ma è soprattutto un problema culturale, d’altronde in Nord Europa e negli Usa il cohousing funziona e probabilmente, nei prossimi anni, anche l’Italia si aprirà a questa alternativa. SENSO DI COMUNITÀ Il punto di forza del cohousing è far leva sulla forza del gruppo, un’esigenza di ritorno a un senso di comunità tipico della dimensione dei nostri paesi, a un sistema di relazioni più intime e solidali, in comunità di piccole dimensioni in cui le relazioni sociali riescono a essere più forti. Forse non è un caso che vi siano più sperimentazioni nel Nord Italia, perché lì vi è maggiore predisposizione all’innovazione sociale, ma anche maggiore necessità di ricostruire il tessuto sociale nei tessuti urbani e metropolitani. Al Sud le relazioni familiari e sociali (di vicinato) sono ancora forti e significative e ne riducono di certo l’esigenza. In questo quadro lo sviluppo del cohousing non può prescindere dallo sviluppo di una silver economy legata alla trasformazione digitale, per esempio, introducendo soluzioni come il monitoraggio a distanza della salute (parametri vitali, early warning, medication compliance, consulti medici), come la gestione dei rischi domestici (incendio, gas, allagamento), la sicurezza fisica (intrusione, controllo accessi) e l’interazione sociale (famiglia, amici, caregivers), fino alle soluzioni innovative di comfort abitativo (climatizzazione, illuminazione).


O I Z I V R E S O U T L QUALITÀ A el settore dei

leader n a d n ie z a , R A ioni e cancelli BALDASS z in c re , le a c s ini e grigliati, grad edilizia e prodotti per Ciò garantisce maggiore indipendenza e miglior qualità della vita agli utenti e alle famiglie, che potrebbero contare su maggiore serenità e più ampie possibilità di gestione, oltre a nuove opportunità di lavoro per giovani con competenze digitali, solide opportunità di investimento per gli investitori che vogliano puntare su un mercato in costante crescita e con minori rischi rispetto ad altri ambiti. GIUSTE DOMANDE Per proporre scenari fattibili per le nuove proposte abitative e produrre queste soluzioni, noi progettisti dobbiamo farci le giuste domande, e chiederci, per esempio: che cosa cercano gli over 65? Da semplici risposte come spazi abitativi senza scale, estremamente facili da gestire, senza ostacoli, ben riconoscibili e interconnessi, con collegamenti semplici tra unità abitative e spazi comuni, emerge già quali siano le filosofie che devono governare i nostri progetti. Partire dalle esigenze, integrandole con digitale e home automation, le vere chiavi tecniche per attrarre i futuri over 65 in contesti più confortevoli di quelli nei quali oggi vivono, sia in relazione alla fruibilità degli spazi che dal punto di vista dell’offerta di servizi. Dobbiamo essere architetti in grado di ripensare la dimensione della comunità, in grado di rapportarsi con i temi della tessitura delle reti sociali, sempre più dinamiche e aperte. Un buon punto di partenza è il nostro territorio, la nostra storia e il nostro enorme patrimonio di comuni di piccole dimensioni, spesso in aree interne, che aspettano di essere rigenerati costruendo nuove reti sociali anche attraverso l’utilizzo del digitale.

Giuseppe Panebianco, architetto, ha dedicato gran par te della sua attività professionale e ordinistica ai temi dello sviluppo sostenibile, degli approcci smart, del riuso di aree dismesse, delle tecnologie digitali per la rappresentazione del progetto. Dal 2011 al 2017, come Presidente dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Imperia e della Federazione Regionale della Liguria, ha lavorato con l’obiettivo di restituire alla figura dell’architetto un ruolo strategico e determinante nel processo di evoluzione continua della città e del territorio.

La recinzione aeroporto Marco Polo Venezia. Le passerelle in grigliato e la recinzione per la metropolitana di Brescia. Le bocche di lupo per piazza delle istituzioni Treviso. Sono tre degli esempi di che cosa può realizzare Baldassar, azienda leader nel settore dei grigliati, gradini e scale, recinzioni e cancelli e prodotti per edilizia, con forniture esclusive e sistemi produttivi unici nella loro categoria. Il nostro obiettivo: facilitare il più possibile qualunque utilizzatore dei nostri prodotti, dal progettista al rivenditore, all’utilizzatore. ALCUNE DELLE NOSTRE REALIZZAZIONI Recinzione aeroporto Marco Polo Venezia

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DOSSIER COHOUSING

INDIA

di Ernesto Fava

Io, architetto, NELLO SLUM DI MUMBAI

Tempio Hindu costruito lungo la 90 Feet Road, Dharavi, Mumbai

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C

ome architetto a Mumbai, nel quartiere di Dharavi, ho conosciuto uno dei più estesi slum dell’Asia. Un’esperienza finalizzata alla definizione di strategie progettuali fuori dall’ordinario, per operare in stretto contatto con le comunità locali solo dopo aver compreso quali siano le loro reali esigenze. Tre mesi di permanenza sul posto possono sembrare un periodo relativamente lungo, ma sono appena sufficienti per permeare in una realtà totalmente diversa da ciò a cui noi europei siamo abituati.

LE STRADE PER DHARAVI Le origini dello slum risalgono a prima del 1777. In quell’epoca, al posto di un territorio totalmente urbanizzato, densissimo di persone e di insediamenti (oltre 300 mila abitanti per chilometro quadrato), si estendeva un’area paludosa abitata da una comunità di pescatori, i Koliwada, che sfruttava l’affaccio sulle acque del Mahim Creek per la propria attività. Il boom demografico di Mumbai, accelerato dai grossi interventi infrastrutturali conclusi nel 1838 per collegare le sette isole che


Storia di un progetto che riguarda l’area degradata più grande dell’Asia, che comprende 85 sottoquartieri, ma produce anche il 4% del Pil della città indiana. La soluzione? Trasformare le botteghe-abitazioni in sintonia con le esigenze degli abitanti. Ecco come

caratterizzavano la morfologia del territorio, ha mutato radicalmente la struttura di quello che prima era un quartiere periferico situato a Nord della città. Dharavi è stata letteralmente inglobata dall’urbanizzazione della megalopoli. La sua estensione è legata a flussi migratori differenti: abitanti di insediamenti abusivi collocati nella parte Sud della città, originari principalmente del Gujarat e del Konkan, sono stati costretti a spostarsi più a Nord, verso Dharavi e, in parallelo, le comunità del Tamil Nadu impegnate nella conceria e nella lavorazione del cuoio si

sono insediate nel quartiere, fuggendo da aree in cui la loro attività non era tollerata a causa dell’inquinamento provocato dai processi di produzione.

Vista su una delle infrastrutture principali del sottoquartiere di Social Nagar a Dharavi

I PROGETTI Nel 1974, con il Dharavi Clearance and Redevelopment Act il quartiere è stato ufficialmente riconosciuto come uno slum a causa della grave carenza di servizi e infrastrutture connesse all’ambiente urbanizzato. L’etichetta di slum più grande dell’Asia, tuttavia, non ha scatenato una

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INDIA

tentato di monetizzare il territorio attraverso progetti di edifici che permettessero di vendere immobili su un suolo divenuto centrale e che faceva gola. La maggior parte dei Redevelopment Plans (i più rilevanti sono quello del 1986, firmato da Charles Correa, e quello del 2004 di Mukesh Mehta, entrambi approvati dal Maharashtra State Government), mascheravano con scarso impegno delle pure speculazioni edilizie, che dietro alle belle immagini di edifici moderni e lussuosi nascondevano poca chiarezza e tanta superficialità riguardo ai piani di ricollocamento di chi abitava il quartiere da decenni. Inoltre, la tipologia architettonica della torre, elemento riproposto in tutti i progetti connessi ai citati piani di sviluppo, si distacca totalmente dalla morfologia del costruito prevalente nel contesto di Dharavi: quella della tool-house, molto simile alle nostre case-bottega medioevali. L’idea di densificare attraverso uno sviluppo edilizio verticale viaggia in parallelo alla richiesta di incremento del Floor Space Index, che rappresenta un’opportunità immobiliare non indifferente per potenziali imprenditori, e che rischierebbe di sconvolgere tutta una serie di dinamiche socio-economiche che fanno del quartiere il suo punto di forza. Interventi realizzati lungo il Mithi River dalla Slum Rehabilitation Authority tra il 1989 e il 1997. Sotto, planimetrica del quartiere di Dharavi, con evidenziate in nero le strutture urbane permanenti

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serie di azioni mirate a sbloccare il potenziale di crescita di quella che era di fatto una realtà urbana molto dinamica, economicamente attiva (Dharavi produce il 4% del Pil di tutta la città) e caratterizzata da un forte mix sociale. A partire dagli anni Ottanta Dharavi è divenuta bersaglio di pressioni politiche, sociali ed economiche da parte del governo, dei partiti e degli investitori privati, che hanno

FILOSOFIA ALTERNATIVA Fortunatamente, le politiche di crescita dei Redevelopment Plans sono state ostacolate da una forte resistenza, costituita da numerose organizzazioni non governative attive sul territorio e da alcuni studi di progettazione architettonica e urbanistica particolarmente sensibili alle esigenze degli abitanti del luogo. La mia idea progettuale,


infatti, nasce dalla collaborazione con Urbz, un’associazione composta da sociologi, antropologi, pianificatori e architetti che si estende a rete in tutto il mondo, infiltrandosi in quei contesti di particolare pressione politica, sociale ed economica e costruendo una filosofia progettuale alternativa, che presuppone una lunga e attenta analisi del contesto e delle relazioni che lo definiscono. Non è casuale, infatti, la scelta di mantenere la sede operativa all’interno del quartiere. In questo modo è stato più facile, negli anni, stabilire un rapporto costruttivo con i suoi abitanti. È da attribuire a Matias Echanove e Rahul Srivastava, i due fondatori di Urbz, la definizione degli aspetti caratterizzanti della Tool-House: la casa-bottega, o abitazione laboratorio, non è nientemeno che un prolungamento/estensione del luogo di lavoro. Il processo che ha portato alla sua definizione è semplice e incredibilmente logico. Lungo le strade di Dharavi, che sono sia luogo di transito che spazio di interazione sociale ed economica, si affacciano tutte le attività commerciali di vendita del prodotto. Nel momento in cui l’attività diventa redditizia, ai fini di ottimizzare spese e logistica, è consuetudine estendere lo spazio costruito in modo da poter definire un’abitazione adiacente, o un luogo di produzione che sia direttamente connesso alla vendita. Tuttavia, l’alta densità del costruito del quartiere non consente di allargarsi, ma obbliga a un’estensione verticale. Per questa ragione, Dharavi appare ai nostri occhi come un dinamico proliferare di micro attività di vendita o produzione e delle relative abitazioni. Non è raro, inoltre, che lo spazio a uso residenziale si innalzi ulteriormente per

poter ospitare famiglie in affitto. Ovviamente, le risorse limitate, la necessità di mantenere una distanza ridotta dal luogo di lavoro e l’impossibilità di formalizzare l’uso del suolo rappresentano un ostacolo non indifferente allo sviluppo verticale del fabbricato, pertanto è difficile che le abitazioni superino i tre o quattro piani fuori terra.

Una bottega specializzata nella vendita di abbigliamento e tessuti in cuoio nel sottoquartiere di Social Nagar

ANALISI DEL TERRITORIO L’analisi su scala più ampia del contesto permette di identificare circa 85 sottoquartieri, o Nagars, le relative connessioni che questo sistema economico-sociale ha prodotto nel tempo, e le peculiarità morfologiche che ne derivano. Il sottoquartiere di Kumbharwada, per esempio, è il centro di produzione di ceramiche più grande di tutta Mumbai, ed è caratterizzato dalla presenza di piccole corti all’interno delle infrastrutture secondarie, dove sono collocati i forni per la cottura di vasi e altri oggetti di piccolo-medie dimensioni e la cui vendita è concentrata nei negozi che affacciano sulle strade principali, le main road. Le abitazioni, la cui organizzazione ricorda quella del lotto gotico, sono organizzate in modo da avere un doppio affaccio, sia su strada che sulla corte, ottimizzando così tempi e distanze dell’attività di produzione. Il 13th Compund, situato a Nord-Ovest, a cavallo tra la Dharavi Main Road e la 90 Feet Road, rappresenta il cuore del riciclaggio della città. Prodotti di scarto provenienti da ogni angolo di Mumbai sono selezionati, separati per categoria, riutilizzati o inseriti in una rete di vendita internazionale (la plastica, per esempio, è principalmente esportata in Cina). È dunque evidente che, nonostante

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il territorio sia contraddistinto da gravissime condizioni igieniche, carenza di infrastrutture e servizi di base, sia estremamente alto il potenziale nascosto dentro a una rete di attività produttive estesa ben oltre i confini della città. È altrettanto interessante come, nonostante la precarietà dei servizi e la condizione generale di povertà, tutta l’area sia caratterizzata da una forte unione sociale che permette a comunità con tradizioni, cultura e credo religioso differenti di convivere in una situazione di armonia che dovrebbe essere da esempio per gli europei. Il tasso di criminalità di Dharavi è infatti sorprendentemente basso, e qualsiasi vuoto urbano si trasforma dinamicamente in luogo di interazione sociale e culturale.

Modello di uno dei progetti di Tool-House realizzato interamente in vetro esposto all’ evento di sponsorizzazione. Sopra, modello prospettico di Tool-House sviluppata in collaborazione con Urbz e con i General Contractors

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LA FORZA DELLA COMUNITÀ La forza di Dharavi è dunque racchiusa nella coesione sociale e nell’intensa attività produttiva, e la morfologia del fabbricato è strettamente vincolata a queste due caratteristiche. Proprio per queste ragioni è impossibile immaginare un piano di sviluppo e riqualificazione che si basi sulla densificazione del territorio con l’inserimento di edifici di più di 10-15 piani. È molto più importante che il potenziale di questo sistema produttivo sia supportato da interventi concreti sulla rete infrastrutturale, sui servizi e sulle condizioni generali del costruito. Come è possibile, dunque, agire in maniera che sia compresa la vera essenza di Dharavi? Come si interpreta, in un contesto così complesso, la sostenibilità? Per rispondere a queste domande, mi sono appoggiato ad Urbz, all’interno di un progetto che coinvolge costruttori, artigiani e abitanti del luogo. TOOL-HOUSE L’idea è stata quella di affiancare il general contractor, ovvero la figura chiave che ricopre il ruolo di costruttore e di interfaccia con le autorità, spesso schierata politicamente e percepita dagli abitanti del posto come una sorta di rappresentante dei cittadini. Più di qualsiasi altra figura professionale, il general contractor, nato e cresciuto nel quartiere, è capace di comprendere le esigenze degli abitanti, ha padronanza delle risorse disponibili sul posto e dei costi necessari per la realizzazione di un’abitazione. Insieme, abbiamo definito due modelli di tool-house, costituiti da quattro livelli differenti. Al piano terra, lo spazio dedicato alla vendita; al primo piano, un ambiente destinato alle lavorazioni artigianali necessarie per la produzione e, a seguire, un appartamento per i proprietari del negozio e uno da affittare. Lo spazio a uso collettivo è stato spostato in copertura, dove abbiamo progettato un’ampia terrazza per entrambe le famiglie. Nel progettare la nostra tool-house, abbiamo cercato di apportare delle semplici, ma significative migliorie rispetto a quanto già fatto in precedenza, come i depositi di materiali che possono essere affittati a chiunque garantendo un ritorno


economico ai proprietari, o le vasche per la raccolta dell’acqua in fondazione, fondamentali per ottimizzare l’uso di questa risorsa, soprattutto durante il periodo monsonico, caratterizzato da forti precipitazioni. SCELTE ARCHITETTONICHE Da un punto di vista puramente architettonico, è stato interessante analizzare quello «spazio filtro» che si interpone tra la strada, assimilabile a un luogo a uso pubblico, e la casa-bottega, privata. Questo spazio, comune a tutte le tool-house, è spesso sottovalutato nel suo potenziale. Esso è prodotto automaticamente dalla necessità di collocare il vano scala all’esterno ai fini di ottimizzare le ridotte superfici delle unità abitative e commerciali. In un contesto come quello di Dharavi, in cui la coesione sociale, la relazione tra le numerosissime persone che abitano il quartiere e la «microeconomia del Bazaar» sono parte della routine quotidiana, questo luogo filtro assume la caratteristica di uno spazio semi-pubblico dagli usi molteplici, da balcone dove le famiglie si incontrano ad area di gioco per i bambini del vicinato, fino a diventare luogo di un’utilità pratica non indifferente, dove tra due case che si fronteggiano si possono collegare funi per stendere i panni, agganciare apparecchi per l’illuminazione esterna, cartelli pubblicitari e così via. Pertanto, abbiamo voluto porre questo elemento del progetto in primo piano, realizzando un sistema di schermature fisse e mobili (arricchite da decorazioni proposte da artigiani locali) che donassero allo spazio la possibilità di essere più o meno intimo a seconda delle esigenze, enfatizzando il suo duplice ruolo di collegamento all’abitazione privata e luogo di relazione con il suolo pubblico della strada. Il secondo passaggio di questo processo progettuale, basato sulla relazione con la comunità, è stato quello di sponsorizzare la toolhouse. Come? Organizzando, sia all’interno dello studio di Urbz che all’esterno, in una piazza di Social Nagar, luogo di incontro delle persone del quartiere caratterizzato da un’intensa attività commerciale di vendita di cuoio, un evento in cui sono state elaborate rappresentazioni bidimensionali e plastici tridimensionali di diversi tipi di casa-bottega sviluppati insieme ai general contractor. I modelli sono stati realizzati da artigiani locali utilizzando quei materiali che sono al centro della propria attività quotidiana, dalle riproduzioni in vetro delle botteghe lungo la Dharavi Main Road, fino ai plastici in scala 1:50 realizzati interamente in ceramica dagli abitanti di Khumbarwanda. Il risultato è stato un successo. RIQUALIFICAZIONE SOSTENIBILE Finalmente, la tool-house è stata rappresentata nella sua essenza, lontana da quello stereotipo di slum più grande dell’Asia, utile soprattutto agli investitori che aspirano a gentrificare il territorio per vendere appartamenti di lusso.

La visibilità che ha ottenuto Dharavi a seguito dell’evento è tutt’altro che irrilevante. La tool-house è stata raccontata anche alla Spring-House di Amsterdam, in occasione di una conferenza, organizzata dal team fondatore del Design Museum Dharavi, che ha coinvolto attivisti nell’ambito della progettazione architettonica provenienti da tutto il mondo. Mostrare Dharavi per quello che è il suo potenziale, piuttosto che evidenziarne speculativamente le caratteristiche di degrado, è fondamentale per direzionare qualsiasi azione del governo o dei privati verso una riqualificazione che sia davvero sostenibile, ovvero sensibile nei confronti delle tradizioni, del lavoro e delle esigenze dei suoi abitanti. Questa strategia progettuale colloca l’architetto in una posizione totalmente differente nel processo di definizione dell’ambiente costruito: il professionista non è più una figura che, dall’alto, impone la sua forma e le sue idee, ma un mediatore, un «ponte» tra gli enti locali e le autorità influenti sul posto che più di tutti deve, prima di progettare, comprendere il contesto e relazionarsi con esso.

Modello di uno dei progetti di Tool-House realizzato interamente in vetro da un artigiano locale

Ernesto Fava, Architetto ed Illustratore, collabora con Archiloco, uno studio attivo nella progettazione di edifici pubblici in Bioedilizia. Si forma nella Gandelli Group, impresa specializzata nella realizzazione di strutture in legno, a seguito del conseguimento della laurea magistrale in Architettura al Politecnico di Torino con tesi focalizzata sull’attività progettuale in contesti critici dal punto di vista sociale ed economico. Collabora con Urbz, una società specializzata nella pianificazione a stretto contatto con comunità emarginate nel contesto dell’insediamento informale. Il suo lavoro di ricerca è focalizzato sul tema della sostenibilità totale del progetto, da quella costruttiva a quella economica e sociale.

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COME SI

FA

DIRE, FARE, PROGETTARE Le tecnologie al servizio di architetti e imprese

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ITALCEMENTI La palestra a Carvico

ECLISSE Il telaio strombato diventa design

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REDI Isolamento nel palazzo storico

MAPEI Intevento nella cattedrale

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COME SI FA

HIELLO Italcementi

L’ampliamento della scuola primaria di primo grado di Carvico (Bergamo) è stato concepito con un approccio innovativo, ispirato al tessuto corporeo. Grazie all’innovativo calcestruzzo tecnologico e fotocatalitico Tx Active

La palestra mostra i muscoli di Giacomo Casarin

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ealizzare la struttura dell’edificio come la struttura muscolare umana. L’idea di progetto non è semplice, perché le fibre dell’apparato locomotore costituiscono un’architettura fascicolare dalle straordinarie capacità, tanto statiche quanto dinamiche. Ma la palestra comunale di Carvico, in provincia di Bergamo, ha voluto rivoluzionare il concetto di spazio per lo sport solitamente inteso come edificio chiuso con luci sempre accese e ridotto contatto con l’esterno.

FASE PROGETTUALE I progettisti di Msa+Partners hanno studiato l’apparato umano e analizzato una serie di fotografie scattate al microscopio su sezioni tangenziali di fibre muscolari, per concepire un unicum architettonico strutturale in grado di assumere una funzione statica fusa a un dinamismo formale. Che al tempo stesso potesse garantire alla palestra un ampio dialogo con l’esterno e un’illuminazione naturale degli interni. In relazione all’idea di trasparenza è stato così eliminato il concetto di fronti intesi come tamponamenti e

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Le vetrate garantiscono l’isolamento termico massimo consentito dalla stratigrafia oggi sul mercato e la totale sicurezza per quanto riguarda gli impatti dovuti a persone e a oggetti. A sinistra, l’idea di progetto è stata realizzare la struttura dell’edificio come la struttura muscolare umana. Sotto, in relazione all’idea di trasparenza si è lavorato sull’alternanza plastica di pieni e vuoti, dove i pieni diventano la sede dei flussi di forze in cui far scorrere le tensioni statiche, mentre i vuoti hanno il compito di alleggerire la struttura e renderla permeabile alla luce

si è lavorato sull’alternanza plastica di pieni e vuoti, dove i pieni diventano la sede dei flussi di forze in cui far scorrere le tensioni statiche, mentre i vuoti hanno il compito di alleggerire la struttura e renderla permeabile alla luce. Il concept ha dato vita alla prototipazione di elementi prefabbricati pronti per essere posati e quindi essere connessi insieme per creare un sistema autoportante, disegnato complessivamente su misura, in modo da ottenere una struttura finita con campate di luce libera intorno ai 30 metri.

SOLUZIONI COSTRUTTIVE In parallelo allo sviluppo del sistema costruttivo, è stato condotto uno studio approfondito su quei materiali appropriati che avessero straordinarie capacità statiche, e nel contempo plastiche, con la peculiarità che fossero anche ecocompatibili, riciclabili, costanti nel tempo. La scelta è approdata alla tecnologia Tx Active di Italcementi, di colore bianco candido, che non solo racchiude tutte le proprietà sopra citate, ma ne possiede altre, come quella fotocatalitica, in grado di abbattere gli inquinanti presenti nell’aria e mantenere più pulita la superficie degli elementi esposti all’atmosfera. La scelta di associare un’elevata qualità nella tecnologia produttiva degli elementi prefabbricati a un materiale con caratteristiche uniche, come il calcestruzzo bianco fotocatalitico

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COME SI FA

HIELLO Italcementi

La struttura in calcestruzzo di Italcementi vista dall’interno. Sotto, le tribune della palestra

sviluppato da Italcementi, si è rivelata un elemento vincente e distintivo per esaltare il concetto che il progettista voleva sviluppare. Solo con questo tipo di materiali è possibile infatti realizzare elementi ad alta complessità geometrica, con forme curve, spessori e dimensioni non ottenibili in modo massivo con altri materiali strutturali. Il calcestruzzo strutturale diventa in questo caso anche elemento estetico, come soluzione alternativa alle tecnologie costruttive che prevedono il rivestimento degli elementi portanti con pannellature di finitura.

FATTORE ECOSOSTENIBILE La scelta del calcestruzzo fotocatalitico permette di unire il fattore estetico a quello sostenibile, permettendo anche di ridurre la manutenzione per pulire la superficie degli elementi esposti all’atmosfera. Alla parte opaca, poi, si aggiungono le vetrate che sono state concepite e realizzate per non creare situazioni di abbagliamento ai giocatori con qualsiasi tipo di incidenza solare, oltre a non costituire effetto

serra. In più, garantiscono l’isolamento termico massimo consentito dalla stratigrafia oggi sul mercato e la totale sicurezza per quanto riguarda gli impatti dovuti a persone e a oggetti. La copertura della palestra è stata concepita come un giardino pensile a verde estensivo che richiede poca manutenzione e al tempo stesso conferisce un grande potere isolante sia termico che acustico: all’interno del tegolo doppio T sono stati inseriti pannelli fonoassorbenti di ultima generazione che, uniti ai vetri fonoisolanti dei 15 lucernai apribili, creano un ambiente interno confortevole dal punto di vista acustico. Per quanto riguarda l’impiantistica, il sistema di teleriscaldamento è localizzato tra la scuola primaria e l’interrato della palestra, con una centrale a biomassa che serve tutti gli edifici del polo scolastico, termoregolando gli ambienti attraverso un sistema radiante a pavimento. Infine, per provvedere a un’adeguata aerazione, la palestra è provvista di quattro aeratori bidirezionali che immettono o espellono aria a seconda della stagione e della richiesta di cambio d’aria.

COMMITTENTE: Comune di Carvico (Bergamo) PROGETTO: Arch. Roberto Sacchetto, MSA+Partners LUOGO: Carvico (Bergamo) INNOVATION SPECIALIST: Gian Luca Guerrini, Italcementi – HeidelbergCement Group FORNITORE CEMENTO FOTOCATALITICO: Italcementi (Bergamo) REALIZZAZIONE E POSA PANNELLI BIOMORFICI PREFABBRICATI: Styl-Comp, Zanica (Bergamo) OPERE EDILI: Artedil, Medolago (Bergamo) AREA D’INTERVENTO: 16.000 mq TETTO A GIARDINO: 1.165 mq POSTI PER IL PUBBLICO: 296 FINE LAVORI: 2019

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COME SI FA

Redi

La sede di Aste Giudiziarie InLinea, a Livorno, vincolata dalle Belle Arti, è stata ristrutturata per garantire un nuovo comfort. Grazie all’impianto di riscaldamento e raffrescamento radiante Nicoll Radiante, che migliora anche l’efficienza

Nuova energia nel palazzo storico di Giacomo Casarin

L’impianto di riscaldamento e raffrescamento Nicoll Radiante installato nel palazzo livornese

È

una ristrutturazione invisibile quella dell’edificio dove ha la sede Aste Giudiziarie InLinea, azienda che si occupa dell’incanto di immobili, sulla darsena di Livorno. Il pezzo forte degli interventi è stato infatti celato sotto il pavimento: si tratta dell’impianto di riscaldamento e raffrescamento Nicoll Radiante, completo di deumidificatore, che rispettando i vincoli delle Belle Arti ha reso un edificio storico nuovo modello di efficienza energetica, migliorata anche grazie al sistema di Gestione a distanza.

SISTEMA A PAVIMENTO Il sistema Nicoll Radiante è ideale per le abitazioni, gli uffici, per il terziario e per tutte quelle applicazioni in generale dove non sussistono particolari esigenze di carichi che richiedano rinforzi con reti elettrosaldate e dove non sono richieste particolari necessità di ingombri contenuti. Tale sistema è composto da tubi multistrato Pex/Al/Pex marchio Nicoll Fluxo e pannelli bugnati presagomati in polistirene espanso, che garantiscono una facile e rapida posa associata a un solido ancoraggio della tubazione stessa.

BISOGNA SAPERSI TERMOREGOLARE La Centralina Nicoll permette di rendere molto più facile, intuitiva e non impegnativa per l’utente finale la gestione delle temperature di comfort

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all’interno dell’edificio, poiché permette la regolazione primaria della temperatura di mandata dell’impianto, lasciando ai termostati di zona il compito della regolazione secondaria. Grazie alla registrazione dei valori di temperatura che arrivano dalla sonda esterna, in inverno determina il corretto valore della temperatura di mandata dell’impianto, agendo sulla valvola miscelatrice. In estate, invece, con la sonda di umidità ambiente e le sonde di temperatura interne, controlla la temperatura di mandata del fluido, mantenendo la temperatura della pavimentazione sempre al di sopra del punto di condensa.

TIPOLOGIA DELL’INTERVENTO: Ristrutturazione Uffici Aste Giudiziarie InLinea PROGETTO: Ing. Fabrizio Scotti LUOGO: Livorno CONTRACTOR: Termoidraulica Marzini PRODOTTI: Impianto Riscaldamento Radiante e Termoregolazione Elettronica Sistema di gestione in remoto


Il telaio visto da una nuova prospettiva

ECLISSE 40 Collection

Designers Francesco Valentini | Lorenzo Ponzelli

Un telaio in alluminio anodizzato che diventa elemento d’arredo, esaltando la porta come una cornice. Una superficie inclinata a 40 gradi che conferisce un senso di profondità alla parete, dietro la quale si nasconde una porta ECLISSE Syntesis filo muro. Scopri tutte le finiture su eclisse.it

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COME SI FA

Design

I designer Valentini e Ponzelli ridisegnano la classica struttura per esaltarne design e bellezza. Grazie a una strombatura a 40 gradi, che conferisce il senso di profondità e un aspetto inedito. Senza compromettere la facilità di installazione

Con Eclisse 40 telaio a tutto volume di Franco Saro

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erché nascondere il bello? Se lo sono chiesti Francesco Valentini e Lorenzo Ponzelli, che hanno deciso di trasformare per la prima volta un elemento invisibile e strutturale, il telaio di Eclisse, in bellezza e design. Il nuovo telaio è stato sviluppato dalla ricerca di Eclisse. È in alluminio e conferisce alla porta una particolare strombatura, caratteristica che completa ed esalta la struttura. Il risultato è un aspetto unico, rigoroso e minimale. La cornice metallica del telaio si inclina a 40 gradi, creando un senso di profondità e un aspetto inedito e inconfondibile: proprio per questo è stato chiamato Eclisse 40. Il tutto senza mai compromettere la consueta facilità d’installazione dei prodotti Eclisse. Valentini e Ponzelli, tra l’altro, sono gli stessi che hanno curato anche il design dell’esclusiva maniglia prodotta da Mandelli. «Ci siamo

imbattuti in una grande azienda ma con dinamiche molto vicine a una piccola impresa familiare», raccontano ora i due progettisti. Domanda. Qual è stato il percorso creativo che ha portato alla nascita di questo prodotto? Risposta. In primis tutto è nato dalla sensazione che mancasse qualcosa nel mondo della porta. Qualcosa che evolvesse il concetto stesso di porta rasomuro o porta minimale. Certi che la creatività nasca dalla negazione di una possibilità o dalla necessità di essa stessa, ci immaginavamo qualcosa che lasciasse un segno della sua presenza, un elemento di decoro. Ma questo doveva avvenire non aggiungendo, ma togliendo materia, e da invisibile doveva risultare visibile. Un segno geometrico rigoroso, ma al tempo stesso una discreta presenza. GuarFrancesco Valentini e Lorenzo Ponzelli. A destra, Eclisse 40

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COME SI FA

Design

UNA MATITA PER DUE Francesco Valentini e Lorenzo Ponzelli sono entrambi marchigiani. Il primo è un architetto e designer, il secondo ha una spiccata vocazione commerciale e una chiara visione del mercato. Dal 2018 stringono una proficua collaborazione nel campo del design. «I primi contatti risalgono ad una decina di anni fa. All’epoca Francesco aveva aperto il suo studio a Chiaravalle e con i suoi clienti si era avvicinato alla rivendita Gagliardini per le scelte delle finiture di interni. Fin da subito è nata una naturale intesa con Lorenzo. Nel tempo il rapporto di collaborazione si è stretto diventando un’amicizia al di fuori del lavoro», racconta Ponzelli. «La sinergia è avvenuta molto naturalmente. Di getto, senza calcoli, senza schemi e senza dando all’aspetto funzionale e pratico, volevamo creare un elemento di protezione per gli spigoli vivi tra parete e porta. D. A che cosa vi siete ispirati in questo lavoro? R. L’ispirazione prende spunto dall’osservazione del passato e da chi ci ha preceduto. Nei portali e nelle bucature delle antiche e storiche costruzioni in corrispondenza delle finestre il muro si presentava inclinato e si allargava verso l’interno del vano. Lo scopo era convogliare quanta più luce possibile anche da bucature di dimensioni non troppo grandi. In architettura la tecnica si identifica con il nome di strombatura. In questo prodotto abbiamo mantenuto la proporzionalità delle classiche mostrine delle porte interne in legno che l’occhio umano è abituato a vedere da molti decenni. Anche le proporzioni del telaio sono le medesime che vediamo di fronte alle tradizionali porte con stipiti in legno tagliati in obliquo. Il risultato qui è al tempo stesso un profondo cambiamento e un punto di non ritorno che però non crea stravolgimenti, permettendo alla porta di essere una presenza importante e apparire più slanciata. D. Che cosa ha significato per voi lo sviluppo della vostra idea? Che supporto avete ricevuto da Eclisse? R. È la conferma che le intuizioni maturate erano appropriate. Dalle prime ricerche, la trasposizione della nostra visione in un prodotto concreto, industrializzato. Ci siamo imbattuti in una grande azienda, ma con dinamiche molto vicine a una piccola impresa familiare. E questo ci ha colpito fin da subito. Dai primissimi incontri e briefing abbiamo percepito un entusiasmo da parte di tutta l’azienda e la proprietà: la famiglia De Faveri. Si è generato quel clima ideale per poter finalizzare e collaborare strettamente con tutti gli uffici per la riuscita del prodotto e la sua messa nel mercato. Eclisse è un’azienda che ha puntato fin dalla sua nascita alla tecnica e all’innovazione. Con Syntesis e la classica porta rasomuro veniva mostrato qualcosa che andava nascosto. L’innovazione era percepita tramite un sistema che non appariva. Questo telaio, pensato appositamente per Eclisse, si mostra per la prima volta «emergendo» dalla parete e lasciando un segno, una discreta presenza: visibile. Il telaio non sarà più solamente elemento tecnico e funzionale. Diventerà esso stesso elemento di finitura. D. Per quali tipologie di persone e contesti è pensato questo prodotto?  R. Questa porta nasce per una trasversalità di pubblico e di applicazioni. Nel minimal monocromatico si può giocare sulle ombre che si producono dal telaio inclinato oppure optare per la massima personalizzazione delle finiture lavorando sia sul pannello porta che sul telaio in alluminio. Pensiamo, per esempio, a un’esaltazione massima del telaio stesso dove parete e pannello porta sono realizzati in marmo

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nessun ragionamento a tavolino. Semplicemente confrontandoci e chiacchierando sui progetti che Francesco aveva in essere e spaziando al di là del singolo lavoro sul design. Questo avvicinamento mentale tra di noi è avvenuto nel 2017, quando Francesco ha deciso di chiudere la sua vecchia attività per ripartire con nuovi sogni e idee». E come si è sviluppato il lavoro condiviso? «In realtà non è stato esattamente un mescolare le competenze. Tutto nasce da una condivisione e una consapevolezza delle proprie attitudini: la creatività da un lato e la visione del mercato dall’altro. Fondendo questi due approcci ne è nato un crogiuolo di idee. L’oggetto finalmente è contestualizzato e osservato a 360 gradi: inserito in un contesto che sarà poi il mercato, dove avrà un suo scopo, i suoi utilizzatori, coloro che lo vivranno e lo esploreranno quotidianamente». Calacatta e il telaio a vista color oro. D. Quali sono le vostre aspettative? R. Più che di aspettative parliamo di desiderio. Vogliamo rinnovare l’amore per la porta al grande pubblico. Ovvero i progettisti, gli addetti ai lavori e gli utilizzatori finali. Ci auguriamo che questo prodotto possa essere il principio di una nuova concezione della porta stessa perché, escludendo rari casi, è un elemento che troppo spesso è visto e concepito come un oggetto meramente funzionale.

LORENZO PONZELLI Originario di Jesi, Lorenzo Ponzelli inizia la propria carriera nel 1998 collaborando all’interno di una piccola bottega artigiana di finiture per interni dove architetti e progettisti attingevano per i loro progetti. Nel 2002 è entrato in società nel negozio fino al 2009. Lo stesso anno si avvicina a Gagliardini, azienda di riferimento con alle spalle più di 60 anni di storia che unisce il commercio di materiali per l’edilizia all’arte e alla cultura attraverso la rivista di architettura Mappe e il progetto culturale Demanio Marittimo km 278, in collaborazione con la Regione Marche. Decide allora di intraprendere un nuovo percorso che lo porta qui ad arricchire maggiormente il proprio bagaglio culturale. Ora per l’azienda studia e adotta criteri espositivi, oltre a condividere con la proprietà strategie e scelte aziendali.

FRANCESCO VALENTINI Classe 1981. Marchigiano di origine, Francesco Valentini è un giovane architetto e designer. Un “insolito” architetto. Sensibile ed empatico. Un sognatore. Che ama i contrasti ma anche le sfumature. Fino al 2009 ha collaborato con l’architetto Alberto Bacchiocchi a Senigallia, anno in cui, laurea alla mano, ha fondato fds | officina di architettura a Chiaravalle. Il desiderio era quello di creare un laboratorio, un’officina appunto, nella quale l’architetto plasma, trasforma, progetta e realizza. Un luogo di pensiero ma anche di lavoro, dove ogni buon progetto nasce da un percorso di dialogo e di ascolto delle esigenze del luogo, delle persone, del paesaggio. Nel 2017 fonda il proprio studio con sede a Chiaravalle e Fermo. «Aiutare le persone a creare i loro spazi è una grande opportunità: la casa è la rappresentazione di interiorità, un’identità, un luogo in cui ti senti bene» (citazione Donatella Caprioglio).


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COME SI FA

HIELLO Mapei

Lesionata dal terremoto, la chiesa di Santa Maria Annunziata di Camerino è stata sottoposta a un delicato intervento di messa in sicurezza. Grazie all’utilizzo di polimeri fibrorinforzati, in alternativa alle tecniche tradizionali

Fibra forte in cattedrale di Giacomo Casarin

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olti edifici religiosi sono stati lesionati o ridotti in macerie dalle scosse sismiche che dal 24 agosto 2016 hanno colpito il Centro Italia. In luoghi caratterizzati da una densità di chiese che non ha paragoni con il resto della Penisola: per fare un esempio, solo nella diocesi di Camerino (Macerata) sono state censite 454 chiese delle quali 222 sono inagibili dopo il terremoto di due anni fa. E tra queste c’è anche la cattedrale di Camerino, rimasta da allora pesantemente danneggiata.

LA STORIA La chiesa di Santa Maria Annunziata è quella principale di Camerino e cattedrale dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche. Per uno scherzo del destino, è stata costruita in seguito a un terremoto che nel 28 giugno del 1799 lesionò la chiesa originaria edificata tra il XII e XIII secolo: la struttura era così danneggiata

che fu necessario ricostruirla in toto. L’attuale edificio è stato infatti realizzato nei primi anni del XIX secolo, su progetto di Andrea Vici, primo architetto della Reverenda Fabbrica di San Pietro e allievo di Vanvitelli, con il quale collaborò ai lavori per la Reggia di Caserta. I lavori della chiesa furono sospesi per dieci anni a causa dell’arrivo, nel 1807, delle truppe francesi e ripresero, dopo la morte di Vici, sotto la direzione dell’ingegnere Clemente Folchi, che abbandonò il progetto originario e realizzò l’attuale facciata, caratterizzata da due campanili e un portico che è una continuazione di quello del Palazzo vescovile. La chiesa venne infine consacrata l’8 settembre del 1832.

POST SISMA L’Assistenza Tecnica Mapei è stata contattata dalla Soprintendenza delle Marche per seguire da vicino il complesso intervento di messa La cattedrale di Camerino è stata pesantemente danneggiata dalle scosse sismiche del 2016. A fianco, i danneggiamenti e l’intervento

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COME SI FA

Mapei

Prima di realizzare l’intervento di cerchiatura con le fasce in Frp, si è provveduto alla cucitura delle lesioni presenti tramite l’inserimento a secco di barre elicoidali Mapei Steel Dry 316 in acciaio inox Aisi 316, dopodiché è stata applicata la malta Planitop Hdm Restauro come sottofondo

in sicurezza della cattedrale, in seguito alla verifica dello stato del patrimonio culturale e il rilevamento dei danni ai beni monumentali causati dal terremoto. Il processo è stato attivato presso il Segretariato Regionale del MiBACT-Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo per le Marche, in coordinamento con le Soprintendenze e gli altri Istituti territoriali, l’Unità di Crisi e Coordinamento Regionale. La figura di riferimento per l’intervento è

stata individuata nell’ingegnere Alberto Balsamo, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, che già aveva collaborato con l’Assistenza Tecnica Mapei per delicati lavori di consolidamento.

POLIMERI FIBRORINFORZATI In alternativa ai materiali e alle tecniche di rinforzo tradizionali, è stato preferito l’utilizzo di materiali polimerici fibrorinforzati (Frp)

Posa in opera del tessuto unidirezionale in fibra di carbonio ad alta resistenza Mapewrap C Uni-AX 600

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per il consolidamento mediante placcaggio di elementi curvi come archi e volte e il rinforzo a taglio e/o a flessione di pannelli murari. La scelta è giustificata dal livello di reversibilità del sistema Frp, che potrebbe essere rimosso a fronte di eventuali richieste successive. Inoltre, questi materiali offrono una serie di vantaggi, come elevate prestazioni meccaniche, basso impatto architettonico, alta durabilità, facilità di applicazione e reversibilità degli interventi. Il tutto particolarmente rilevante in caso di patrimonio edilizio di carattere storico-monumentale. Nel caso della cattedrale di Camerino, la Soprintendenza ha dunque progettato un intervento di messa in sicurezza dell’abside mediante cerchiature, che non avessero ingombri sulla sottostante via di accesso al centro storico, e ha richiesto a Mapei una verifica di fattibilità e di sostenibilità dell’ipotesi progettuale, oltre al calcolo per il dimensionamento strutturale dei presidi di messa in sicurezza con fibre Frp.

L’APPLICAZIONE Prima di realizzare l’intervento di cerchiatura con le fasce in Frp, si è provveduto alla cucitura delle lesioni presenti tramite l’inserimento a secco di barre elicoidali Mapei Steel Dry 316 in acciaio inox Aisi 316 ad altissima resistenza. Con l’utilizzo del Mandrino per Mapei Steel Dry, le barre sono state innestate nei fori precedentemente aperti nelle murature, che sono stati poi stuccati con la malta Planitop Hdm Restauro. L’intervento di cerchiatura è partito proprio da questa malta bicomponente a base di calce idraulica naturale (Nhl) ed eco-pozzolana a elevata duttilità e basso modulo elastico, che è stata applicata come sottofondo. Si tratta di una particolare malta studiata appositamente per regolarizzare le superfici in pietra, mattoni e tufo, che è in grado di rinforzare il paramento murario se viene impiegata in abbinamento con le reti in fibra di vetro. Per

Sopra lo strato di malta cementizia monocomponente a indurimento normale Planitop 200 è stato eseguito un interessante e meticoloso intervento di ridisegno e decorazione da parte di una ditta di restauri specializzata

la cerchiatura è stato utilizzato un sistema della gamma Frp, chiamato Mapewrap System. L’Assistenza Tecnica ha consigliato il tessuto unidirezionale in fibra di carbonio ad alta resistenza Mapewrap C Uni-AX 600, caratterizzato da elevato modulo elastico ed elevata resistenza meccanica a trazione, particolarmente indicato per interventi in ambito sismico. Il tessuto viene sempre posto in opera insieme a una linea di specifiche resine epossidiche Mapei, secondo una regolata disposizione a strati: innanzitutto è stata applicata una prima mano di primer epossidico Mapewrap Primer 1 e quindi, sullo strato ancora fresco, una prima mano di resina Mapewrap 31 T in uno spessore uniforme. A cui è seguita l’applicazione, ben aderente al supporto e senza grinze, del tessuto Mapewrap C Uni-AX 600, sopra al quale è stata stesa una seconda mano di Mapewrap 31 T. Infine, la superficie è stata spianata con il Rullino per Mapewrap per evitare la formazione di zone di vuoto o discontinuità nell’incollaggio e per far penetrare completamente l’adesivo nelle fibre del tessuto.

INTEGRAZIONE DECORATIVA L’ultimo intervento da sottolineare è la tecnica di mitigazione architettonica voluta dalla Soprintendenza, che ha richiesto a restauratori professionisti di eseguire la decorazione delle fasciature in Frp. Le superfici interessate sono state quindi rasate con uno strato di malta cementizia monocomponente a indurimento normale Planitop 200, alla cui asciugatura è stato eseguito un interessante e meticoloso intervento di ridisegno e decorazione da parte di una ditta di restauri specializzata. In questo modo, il rinforzo strutturale è stato ben mitigato e integrato nel paramento originario, con la consulenza dell’impresa Eugeni Pericle e della restauratrice Angela Allegrini.

COMMITTENTE: Segreteria Regionale MIBACT Soprintendenza Marche PROGETTO: Arch. Pierluigi Salvati LUOGO: Camerino (MC) INTERVENTO MAPEI: fornitura di prodotti per il consolidamento e la messa in sicurezza dell’abside CONSULENTE: Ing. Alberto Balsamo DIRETTORE LAVORI: Arch. Pierluigi Salvati IMPRESA ESECUTRICE: Impresa Costruzioni F.lli Rinaldi srl (geom. Giulio Traini) COORDINAMENTO: Lorenzo De Carli, Dominica Carbotti, Gabriele Zamperini, Paolo Baldon, Luca Consorti, Riccardo Chiodoni, Massimiliano Petti (Mapei SpA) Prodotti per consolidamento: Mandrino per Mapei Steel Dry, Mapei Steel Dry 316, MapeWrap Primer 1, MapeWrap 31 T, MapeWrap C Uni AX 600, Planitop HDM Restauro, Rullino per MapeWrap PRODOTTI PER RASATURA: Planitop 200 FINE LAVORI: 2018

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ITALIA UNDER 40

TORINO

Giochi di luce IN PERIFERIA

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di Gabriele Tavasci, Politecnico di Milano, fotografie di Virginia Chiodi Latini

Una villetta unifamiliare è stata ripensata con la contrapposizione di materiali, colori e illuminazioni che ne definiscono gli ambienti, i volumi e le funzioni. E che così creano mini paesaggi domestici

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ittà e provincia sono in continua contrapposizione. La prima accentratrice di persone, eventi e attrazioni, la seconda più solitaria, intima e naturale, eppure sono entrambe interdipendenti una dall’altra. Questa regola non scritta vale anche per Torino e la corona di città che la circonda, dove troviamo questo progetto dell’architetto Francesca Diano. Al fasto e alla maestosità della capitale del Piemonte, con i suoi ricchi palazzi, le residenze reali e i monumenti si è aggiunta, durante gli anni del boom economico, l’espansione urbana che ha toccato anche i paesi e le cittadine della provincia, che si sono ampliate e sono cresciute a un ritmo vertiginoso. Realtà periferiche che sono state scelte come residenza da molte persone e dove c’è stato un proliferare di villette unifamiliari, anche di dimensioni medio-grandi, che è durato nel tempo. In questo contesto, dove la quiete si mescola con una sensazione d’intimità che dà sicurezza, una giovane famiglia ha deciso di porre le radici, ristrutturando una villetta unifamiliare degli anni Settanta. METTERE ORDINE La scelta della progettista per Casa V è stata quella di mettere ordine e rigore all’interno di uno spazio dalla pianta frammenta e disomogenea, attraverso la contrapposizione di materiali, colori e luci che ne definiscono gli ambienti, i volumi e le funzioni. Il passaggio repentino dalla luce al buio definisce e caratterizza gli ambienti di soggiorno dagli ambienti di servizio. L’utilizzo della luce naturale è accompagnato dalla scelta di tinte e colori chiari, in antitesi ai colori scuri che contraddistinguono gli ambienti illuminati artificialmente. Alla base delle scelte progettuali, c’è l’assunto che l’assenza di luce diretta non sia un problema, ma che anzi questa sia una potenzialità e che come tale vada enfatizzata creando, all’interno dell’appartamento, dei micro paesaggi domestici, composti e definiti da una sapiente suddivisione di scorci e viste interne evidenziate da giochi di luci e ombre. La suddivisione degli spazi abitativi parte dal gran-

La grande zona giorno, materiali, volumi e colori definiscono le funzioni.

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TORINO

de corridoio funzionale aperto che suddivide la zona giorno dalla zona notte. Il corridoio è scomposto in una sequenza di ambienti che si susseguono. L’ingresso si trasforma in guardaroba, passando poi a essere ripostiglio fino a diventare, sul fronte opposto, studio e biblioteca. Questa suddivisione avviene con la creazione di una serie di volumi funzionali progettati su misura, al cui interno si cela la struttura portante originaria dell’edificio che non poteva essere modificata. Questi elementi funzionali si interrompono, aprono una sequenza di passaggi alla zona living, scandisco-

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no ritmicamente una sequenza di volumi funzionali, che sul lato opposto cambiano colore da grigio scuro a bianco satinato, e accolgono i diversi ambienti della zona giorno: cucina, pranzo e soggiorno. DAL FREDDO AL CALDO Nella scelta dei materiali del pavimento, l’architetto passa dalla fredda pietra locale al caldo del legno naturale, che introduce alla zona relax, dove è stato posizionato un moderno camino a legna. L’alternarsi dei materiali con cui sono realizzati i rivestimenti dei


I passaggi tra il corridoio funzionale e la zona giorno. Sopra, la grande isola cucina che si apre sulla zona giorno

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TORINO

Il corridoio di passaggio tra zona giorno e zona notte, il pavimento è una frontiera virtuale. A sinistra, volumi del corridoio definiscono funzioni creando delle stanze in una stanza.

pavimenti, definiscono gli spazi del vivere moderno e si contrappongono, a livello di soffitto, ai salti di quota del controsoffitto ribassato che delimitano la cucina, con la sua ampia isola e una grande parete attrezzata, dalla sala da pranzo. Un disimpegno color cioccolato porta nella zona notte, dove si trovano due camere da letto per i bambini, con un bagno di pertinenza, e la grande stanza padronale caratterizzata da una parete rivestita in resina cementizia color petrolio, che nasconde le cabine armadio. L’arredo dei bagni è stato progettato e realizzato su misura per utilizzare al meglio lo spazio a disposizione, i colori scuri della pietra si contrappongono al colore chiaro del legno. I sanitari del bagno padronale, di colore scuro, sono in contrasto con il design minimale e spoglio del bagno che serve la zona giorno, dove sono stati invece utilizzati dei colori chiari.

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Pianta di progetto. Sopra, il disimpegno color cioccolato della zona notte

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Pianta dei controsoffitti

Il bagno minimal della zona giorno. A destra, il bagno padronale, contrapposizione chiaro e scuro

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LA SCHEDA Progetto: FDarchitect - Arch. Francesca Diano SUPERFICIE LOCALI: 200 mq COLLABORAZIONE: Direzione Lavori con BLAARCHITETTURA (www.blaarchitettura.it) info: www.francescadiano.com

Gabriele Tavasci, architetto, è assegnista di ricerca al Politecnico di Milano. Dopo alcune brevi collaborazioni professionali, apre il proprio studio nel 2010, specializzandosi nella progettazione architettonica residenziale e di ambienti pubblici. Sperimenta utilizzando sia tecniche costruttive innovative sia tradizionali, rivolgendo il proprio pensiero progettuale alle esigenze dell’abitare contemporaneo e futuro, mantenendo profondo rispetto e attenzione agli insegnamenti provenienti dal contesto e da tutto ciò che è legato al passato.

Sopra, da sinistra, la camera dei bambini e la camera padronale

STUDIO APPROFONDITO La cura progettale dell’assetto delle ombre e delle luci sono la cifra di questa giovane professionista, il cui linguaggio architettonico pulito e minimale è enfatizzato da un ottimo studio illuminotecnico. Tre sono i tipi diversi di illuminazione che sono utilizzati: la luce diffusa e naturale, che di sera viene sostituita dalla luce d’ambiente nascosta nelle gole dei controsoffitti; la luce a spot, che crea un impatto visivo, definisce i percorsi, focalizza e mette in evidenza le vari funzioni ambientali; la luce decorativa, che arreda e riempie le stanze. L’attenzione della progettista alla pulizia e al rigore del dettaglio si può leggere anche nella scelta delle porte interne a filo muro, con una totale assenza dei coprifili. I differenti materiali utilizzati si sposano perfettamente uno con l’altro e gli eventuali difetti o imperfezioni intrinseche derivate dalle lavorazioni artigianali sono considerate un pregio derivante dalle caratteristiche naturali del materiale adoperato.

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INTORNO

CINEMA ZAGARA

Monica Manfredi, Politecnico di Milano

La natura SIETE VOI Ad Atene Studio Area con l’artista Céline Condorelli ha realizzato un’installazione che è anche una sala di proiezione e di coinvolgimento del pubblico. Obiettivo: sottolineare i cambiamenti del clima. Anche attraverso l’uso di sette scale riciclate

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Il Cinema Zagara di giorno nell’aranceto dell’Università di Agraria di Atene. Sopra, foto di gruppo: le scale e le sedie da giardino con il gallo segnavento e la manica a vento

L’

estate scorsa, in occasione della mostra di arte contemporanea Geometries ad Atene, nell’aranceto dell’Università di Agraria l’artista Céline Condorelli ha realizzato, in collaborazione con lo studio ateniese Area un’installazione, il Cinema Zagara, lo stesso nome del fiore degli agrumi. Per tre mesi, nel museo dell’Agricoltura, nell’edificio centrale dell’Università e nei suoi ampi giardini, si è susseguita una serie di eventi e sono state esposte molte opere d’arte sul tema dell’ambiente. I visitatori hanno così potuto scoprire i giardini di Agraria, una vera risorsa all’interno del paesaggio urbano, iniziando a percepire Atene anche come una città verde. Nell’esposizione è stata descritta la vita del nostro mondo naturale trattando temi come suolo, cibo, ecosistemi, pratiche agricole, metodologie tecnologiche. Sono stati proposti workshop, sessioni di cucina, conferenze, spettacoli, passeggiate, letture e una rassegna cinematografica intitolata Ecodrome in cui documentari, film e lungometraggi hanno denunciato l’urgenza dei cambiamenti climatici e i pericoli che ne conseguono per la vita sul pianeta. PUNTI DI VISTA Ecodrome è stata proiettata al Cinema Zagara, un’installazione abitabile in cui le persone si percepiscono contemporaneamente come spettatori e come parte dell’opera. Si tratta di un collage di vecchie scale in ferro opportunamente ricomposte in «oggetti altri»: vecchie sedie in ferro da giardino, una mensola per reggere il proiettore, uno schermo Lcs che riporta dati ambientali, uno schermo per la proiezione dei film e, infine, un gallo segnavento in ferro battuto insieme a una manica a vento dal colore squillante.

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CINEMA ZAGARA

Pianta del Cinema Zagara con lo schema di proiezione e i gruppi di scale. Sopra, il pubblico che abita l’installazione. A destra, punti di vista durante una proiezione

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Questi dispositivi di rilevamento del vento rendono evidente la presenza attiva della natura, che diventa così parte dell’opera stessa. Il vento, attraverso il movimento che provoca, assume il ruolo di rappresentante della natura, della sua fisicità, dei suoi elementi e delle sue azioni. Di notte i visitatori potevano entrare nell’installazione e assistere alle proiezioni sullo stato del clima e sulle sue conseguenze. Non si tratta però di interattività del pubblico, quanto piuttosto di appartenenza, di fare parte dell’opera. Anche il pubblico è natura, è esso stesso essere vivente coinvolto, interessato e attore rispetto al pericolo che l’opera denuncia. Noi siamo la natura che noi stessi mettiamo a rischio. La foto di Dimitris Parthimos che coglie un fotogramma in cui un delfino guarda attraverso lo schermo il pubblico del Cinema Zagara, sembra suggerire la necessità di uno spostamento del punto di vista: il delfino ci guarda e noi guardiamo il delfino, in un gioco di scambio di ruoli in cui passiamo dal guardare all’essere guardati, dall’essere soggetto all’essere oggetto e viceversa. UNA DOPPIA VITA Ma il Cinema Zagara non ha vissuto solo di notte. Di giorno, quando le proiezioni si sono spente, l’immagine dell’installazione cambia e carica di ulteriori messaggi il già denso spartito di significati. La visione delle scale arrugginite, scolorite e

ammaccate sembrano la testimonianza di una vita vissuta e ormai finita e, così ricomposte in nuove unità figurative e formali, diventano gioco, scultura, ma anche fantasmi di un antico splendore. Le sedie vuote, in una sorta di sospensione, sono come in attesa, lasciando al vento che muove il gallo segnavento e la manica a vento il compito di dare segni di vita. In questa fissità, dove si salgono scale che portano nel vuoto e scale che ridiscendono senza portare a nulla, si decontestualizza l’azione del salire e dello scendere privandola del suo valore di azione necessaria per il raggiungimento di una meta. Certo, il richiamo agli osservatori astronomici indiani di Jantar Mantar, costruzioni architettoniche all’aperto fatte proprio di scale rivolte verso il cielo ha suggerito a noi tutti la costruzione di un rapporto attivo e archetipico con l’ambiente. Certo, i visitatori potevano salire sulle scale per vedere il paesaggio dall’alto, da un altro punto di vista rispetto a quello usuale. Eppure è restata una rappresentazione dell’inutilità di oggetti privati del loro senso originale che spinge a cercare un nuovo senso alle cose per uscire dallo stato di smarrimento che si produce. Di notte il Cinema Zagara si componeva nello spazio, con la sua platea e la sua galleria, attraverso l’uso che i visitatori hanno fatto degli oggetti messi a disposizione. L’idea di rendere funzionali le opere d’arte appartiene a Céline Condorelli, ma qui questo carattere tipico della sua produzione artistica risulta

Il Cinema Zagara durante la proiezione della rassegna Ecodrome

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CINEMA ZAGARA

Appunti esecutivi per la costruzione di una composizione di scale con schermo Lcd

LA SCHEDA I NOMI E NUMERI Installazione: artistica/Spazio all’aperto per videoproiezioni all’Università di Agraria di Atene Patrocinatore: Centro Culturale Onassis in collaborazione con l’Università Agraria di Atene. Curatori della mostra Geometries: Locus Athens (Olga Chatzidaki, Maria-Thalia Carra). Progetto architettonico e visuale: AREA, Architecture Research Athens (Styliani Daouti, Giorgos Mitroulias, Michaeljohn Raftopoulos). Installazione artistica Cinema Zagara: Céline Condorelli in collaborazione con AREA, Architecture Research Athens. Strutture: Giorgos Koletsas. Rassegna cinematografica Ecodrome a cura di Céline Condorelli and Filipa Ramos. Fotografie: Dimitris Parthimos AREA

particolarmente strumentale ed efficace per indurre le persone a pratiche di riuso rendendo utili oggetti oramai diventati inutili. Una sorta di educazione subliminale al recupero di oggetti obsoleti o messi nella condizione di non servire più o appartenenti alla categoria dei rifiuti. OBJET TROUVÉ In una sorta di foto di gruppo, con quelli alti dietro e quelli bassi davanti, gli oggetti dell’installazione

Monica Manfredi, architetto e paesaggista, assegnista di ricerca del Politecnico di Milano dove si laurea con una tesi di progetto sul tema Infrastruttura e parco allo Scalo Farini di Milano. È dottore di ricerca+ in Tecnologia dell’Architettura e Ambiente con una ricerca sulle vasche di laminazione ridefinite sulla base dell'invenzione degli «idropaesaggi». Ha collaborato a lungo con Umberto Riva e nel 2006 vince il concorso per il centro storico di Intra di cui segue e progetta l'intera realizzazione. Scrive e fa ricerca sui temi dell'architettura, dell'ambiente e del paesaggio.

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di Céline Condorelli «posavano» in una radura in mezzo a bellissimi alberi d’arancio mostrando tutta la propria provvisoria consistenza rispetto alla solida fermezza della natura. Le scale utilizzate per costruire il Cinema Zagara sono state trovate cercando nel quartiere di Eleonas materiali da riciclare. Styliani Daouti, Giorgos Mitroulias e Michaeljohn Raftopoulos, gli architetti che costituiscono Area, si sono imbattuti in alcune vecchie scale di servizio in un cortile pieno di materiali da demolizione e ne hanno scelte sette da portare nell’aranceto, quanti sono i temi in cui è organizzato il programma della mostra. Il riuso di questi materiali ha dato loro una nuova vita, così l’opera ha giocato su più piani e, in una sorta di caleidoscopio, rimanda continuamente ad un messaggio di attenzione all’ambiente in una sequenza continua di stimoli e visioni, dai film e documentari agli oggetti riciclati, dal vento all’aranceto, dai dati ambientali alla presenza degli spettatori come loro stessi pezzi di una natura in esposizione. Dopo la chiusura della mostra il Cinema Zagara è stato mantenuto dall’Università di Agraria come struttura permanente da utilizzare in vari programmi educativi.


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Italcementi

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World wide build ARCHITETTURE NEL MONDO

a cura di Giacomo Casarin

Quella casa ha la chiglia Un prisma scuro seduto sulla pietra. Così appare La Barque, villa sul lago canadese di Ouareau, che nasconde all’interno la sorprendente morbidezza di un soffitto curvo in legno. Come lo scafo di un imbarcazione intagliato a mano Il soffitto curvo della casa ricorda lo scafo di una barca. Di fronte, in effetti, si estende il lago Ouareau, ma nelle colline circostanti si possono scorgere anche due piste da sci. Per la famiglia che ci abita, quindi, l’imbarazzo della scelta è tra sci d’acqua o sci da discesa. Queste caratteristiche topografiche hanno fortemente influenzato il concetto architettonico: sul lato della strada l’edificio si estende lungo un muro chiuso, mentre dalla parte del lago si apre alla natura. Dall’entrata principale, si può sentire il paesaggio che si riversa nella casa attraverso le aperture attentamente pianificate e, allo stesso modo, con la medesima forza, lo sguardo del visitatore, accolto calorosamente dal soffitto in legno, è portato a sospendersi lungo la sua linea curva e a fissarsi nell’ambiente interno.

IL SOFFITTO CURVO DELLA VILLA SUL LAGO DI OUAREAU, IN CANADA, RICORDA LO SCAFO DI UNA BARCA. SOPRA: SUL LATO DELLA STRADA L’EDIFICIO SI PRESENTA COME UN MURO CHIUSO

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Curve di luce La luce del sole penetra nello spazio attraverso le parti rialzate del soffitto, alle due estremità della residenza, e viene distribuita in profondità all’interno della casa attraverso le curve progettate appositamente. L’edificio presenta due livelli: l’ingresso si trova a quello superiore, che ospita la cucina, la sala da pranzo e due camere da letto, mentre

al piano inferiore si trovano la camera matrimoniale, una sauna e le camere dei bambini. La calma superficie del lago si fa contemplare attraverso le zanzariere abilmente integrate, che permettono di apprezzare la natura durante tutto l’anno. In cui il lago e le colline circostanti diventano più che un semplice sfondo.

La Barque Progetto: ACDF Architecture Luogo: St-Donat-de-Montcalm, Québec Fine lavori: 2018 Foto: Adrien Williams


ALL’ESTERNO, IL LEGNO SCURO SI APPOGGIA SULLA PIETRA BIANCA. SOTTO: ALL’INTERNO, LO SGUARDO È ACCOLTO DALLA SORPRENDENTE MORBIDEZZA DI UN SOFFITTO CURVO IN LEGNO CHE RICORDA LA CHIGLIA DI UN’IMBARCAZIONE

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World wide build ARCHITETTURE NEL MONDO Tgklgklkg

IL CENTRO DI COMUNITÀ OASIS TERRACE CONSISTE IN UNA SERIE DI TERRAZZE NATURALI DIGRADANTI VERSO LA RIVA DEL FIUME. IN BASSO, A SINISTRA: PARTICOLARI DEI TERRAZZAMENTI. IN BASSO, A DESTRA: IL TETTO VERDE DELL’EDIFICIO, DOVE CRESCONO AIUOLE E ORTI URBANI

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Terrazzamenti urbani con oasi Uno spazio centrale composto da una serie di terrazze verdi. È questo il cuore del progetto intorno a cui si erige il nuovo Oasis Terraces, un centro di comunità per servire i quartieri residenziali di Singapore

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Aree comuni, negozi, servizi e un poliambulatorio governativo. Oasis Terrace è tutto questo. Si tratta di una nuova generazione di centri di comunità sviluppati dalla Housing and Development Board di Singapore per servire i quartieri di edilizia popolare della città. Il design è stato ideato da

Serie Architects che ha realizzato, in collaborazione con Multiply Architects, una serie di terrazze naturali digradanti verso la riva del fiume, elemento generatore per spazi di ristorazione, parchi giochi e anfiteatri verdi. E verde è anche il tetto dell’edificio, dove crescono aiuole e orti urbani.


L’INTELAIATURA DI FACCIATA DEI BLOCCHI ABITATIVI DELLA HOUSING AND DEVELOPMENT BOARD DEGLI ANNI ’70 E ’80 È STATA IL MODELLO PER LA CORNICE LEGGERA E APERTA DEI PROSPETTI DELL’OASIS TERRACE. SOTTO: VISTA DAL FIUME

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Architettura per la comunità Al piano terra, sul corso d’acqua si affaccia una grande piazza coperta che diventa il cuore vibrante della comunità: nel punto di incrocio tra le arterie est-ovest e nord-sud del sito, il volume dell’edificio si svuota e diventa uno spazio utilizzabile per una vasta gamma di attività ed eventi comuni. In generale, il design dei prospetti è

influenzato dal contesto dei blocchi abitativi della Housing and Development Board degli anni ’70 e ’80, la cui intelaiatura di facciata è stata il modello per la cornice leggera e aperta dell’Oasis Terrace, con tanto di logge che fanno spazio alle piante. Vero protagonista del progetto, il verde ricopre tutto fungendo da filtro ambientale tra gli spazi esterni e interni.

Punggol Neighborhood Progetto: Multiply Architects, Serie Architects Luogo: Singapore, Repubblica di Singapore Design: Serie Architects Fine lavori: 2018 Foto: Hufton + Crow AL PIANO TERRA, SUL CORSO D’ACQUA SI AFFACCIA UNA GRANDE PIAZZA COPERTA CHE DIVENTA IL CUORE VIBRANTE DELLA COMUNITÀ. SOTTO: VISTA DELLO SPAZIO DELLA PIAZZA DAI TERRAZZAMENTI VERDI

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World wide build ARCHITETTURE NEL MONDO Progettare Tgklgklkg per linee eo Marino sf Un esercizio di orizzontalità già X esplorato nei progetti dello studio MK27 e qui portato al massimo livello. Planar House si inserisce nel paesaggio Lxxxx: xxxxxx brasiliano senza essere notata, quasi mimetizzandosi. Anche grazie al suo esteso tetto verde La nuova casa brasiliana disegnata da Marcio Kogan si rapporta con il contesto attraverso la sua impronta planimetrica piuttosto che attraverso i suoi volumi. La progettazione orizzontale è un segno caratteristico dello studio MK27 e Planar House ne è un radicale esempio, tanto che

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la percezione dell’edificio sfuma nel paesaggio circostante. La casa è inserita con discrezione nel paesaggio, di cui si fa estensione e verso cui si apre da ogni lato. Un’architettura organica, si potrebbe dire, citando Frank Lloyd Wright. Organica anche nella copertura, visto che la vasta superficie orizzontale genera un grande tetto verde: una vera e propria piazza identificabile come la quinta e più estesa facciata dell’edificio. Solo linee aperte Strutturalmente, la lastra in cemento di copertura è una piattaforma rigida sostenuta XXXXXX direttamente dai pilastri, che sono distribuiti su tre assi secondo un determinato modulo. Dopo aver

LA NUOVA CASA BRASILIANA DISEGNATA DA MARCIO KOGAN SFUMA NEL PAESAGGIO CIRCOSTANTE. SOTTO: LA SUPERFICIE ORIZZONTALE DELLA COPERTURA GENERA UN GRANDE TETTO VERDE


scomodato Wright, è necessario citare anche Ludwig Mies van der Rohe per la forma a croce dei pilastri metallici, un dichiarato omaggio alle eleganti proporzioni dell’architetto tedesco. Sotto il piano di copertura si raggruppano due scatole programmatiche: la prima con aree di servizio, palestra, zona Tv, sale giochi e la seconda con cinque camere da letto con bagno. Mentre i salotti sono situati alle estremità dell’edificio, con la possibilità di essere completamente aperti o chiusi da porte scorrevoli in vetro che trasformano l’intera casa in una grande terrazza. La lineare e rigida distribuzione formale dell’edificio è rotta da un muro di avvolgimento curvo fatto di mattoni disposti in pieni e vuoti. Paradossalmente, vero elemento utile a definire le diverse relazioni tra spazi interni ed esterni.

I SALOTTI SONO SITUATI ALLE ESTREMITÀ DELL’EDIFICIO, CON LA POSSIBILITÀ DI ESSERE COMPLETAMENTE APERTI O CHIUSI DA PORTE SCORREVOLI IN VETRO

Planar house Progetto: Marcio Kogan - Studio MK27 e Lair Reis Luogo: Porto Feliz, Brasile Fine lavori: 2018 Foto: Fernando Guerra | FG+SG

STRUTTURALMENTE, LA LASTRA IN CEMENTO DI COPERTURA È UNA PIATTAFORMA RIGIDA SOSTENUTA DIRETTAMENTE DAI PILASTRI SOTTO: LA LINEARE E RIGIDA DISTRIBUZIONE FORMALE DELL’EDIFICIO È ROTTA DA UN MURO DI AVVOLGIMENTO CURVO FATTO DI MATTONI DISPOSTI IN PIENI E VUOTI

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Zapping

a cura di Giacomo Casarin

DA MAPEI LA MALTA A MICRO-ARMATURA DIFFUSA PER L’ADEGUAMENTO SISMICO DEGLI EDIFICI Attiva nella ricerca e sviluppo di prodotti per il settore dell’edilizia, Mapei propone una nuova soluzione per il rinforzo strutturale delle murature, in particolare contro gli effetti delle azioni sismiche. Planitop Intonaco Armato è una malta premiscelata bicomponente a base di calce idraulica naturale NHL ed Ecopozzolana, senza cemento, a elevata duttilità e basso modulo elastico (8 GPa), fibrorinforzata con fibre strutturali polimeriche che si comportano da microarmatura diffusa, in grado di conferire un’elevata duttilità e una ripartizione più uniforme delle sollecitazioni anche senza l’ausilio di reti di rinforzo. Il risultato è un incremento di resistenza a taglio-trazione delle murature pari agli attuali sistemi di intonaco armato come il betoncino cementizio con rete metallica o alle tecnologie FRCM/CRM con abbinamento di malte a elevata duttilità e reti in fibra di vetro o basalto. Ma con maggiori vantaggi operativi ed economici: le fibre strutturali disperse all’interno di Planitop Intonaco Armato consentono l’applicazione senza dover posare l’elemento rete, mentre le proprietà adesive della malta permettono di evitare l’inserimento di connessioni meccaniche al supporto, con conseguente risparmio sia in termini di manodopera sia in termini di durabilità. Il prodotto è applicabile sia a mano sia a spruzzo

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con intonacatrice e viene utilizzato in spessori tipicamente tra 1 e 1,5 cm per faccia, contro i classici 5-6 cm di un sistema tradizionale: si risparmia tempo e materiale. E materiale sostenibile, visto che la malta contiene il 30 % di materia prima riciclata, che contribuisce alla riduzione dell’impatto ambientale. La composizione priva di cemento rende il prodotto compatibile con murature storiche o datate, come è avvenuto in un edifico residenziale pluripiano sulle colline della Franciacorta, area oggi classificata in zona sismica 3 (forti terremoti, ma rari): l’intervento è calcolabile, parimenti al tradizionale intonaco armato, utilizzando i coefficienti moltiplicativi dati dalla Circolare Esplicativa delle Norme Tecniche per l’intonaco armato (rif. Circolare 21/01/2019 n. 7 C.S.LL.PP., Tab. C8.5.II). La muratura in pietrame misto irregolare, già rimaneggiata, presentava parti ricostruite e riempimenti in laterizio nelle zone di appoggio della copertura in legno. L’irregolarità della superficie rendeva difficile la posa in opera delle reti di armatura e dei connettori necessari all’ancoraggio del rinforzo: Planitop Intonaco Armato ha permesso di realizzare un rinforzo a tagliotrazione in basso spessore (circa 1,5-2 cm) seguendo la conformazione della muratura, evitando la posa sia della rete

sia dei connettori. Le murature sono state quindi pulite accuratamente e poi lavate, per ricevere una mano del Primer 3296 acrilico in dispersione acquosa consolidante e antipolvere diluito 1:1 con acqua. Dopo aver preparato Planitop Intonaco Armato nella macchina intonacatrice a miscelazione separata, si è conclusa velocemente l’applicazione a spruzzo, avvenuta in tre mani, ognuna di circa 5 mm di spessore. L’intervento è terminato con l’applicazione di cartongessi decorativi, anche se è possibile completare il ciclo realizzando una finitura fine con prodotti come Mape-Antique Intonaco Nhl a base di calce ed Eco-Pozzolana esente da cemento. Si può infine aggiungere un ciclo di pittura elastica e protettiva Elastocolor Pittura con previa applicazione di Elastocolor Primer, oppure utilizzare i prodotti della linea Silexcolor a base di silicati, o Silancolor a base di resina siliconica. www.mapei.com


WOOD BETON PREMIATO AL KLIMAHOUSE 2019 Anche quest’anno Wood Beton si è aggiudicata il prestigioso Klimahouse Trend 2019 nella categoria Timely, premio di Fiera Bolzano destinato alle aziende espositrici che hanno maggiormente dimostrato capacità

di innovare, rafforzare e migliorare il mercato dell’efficienza energetica e della sostenibilità nell’ambiente costruito. In occasione di Klimahouse, l’azienda di Iseo ha presentato Be Three, un innovativo sistema costruttivo a secco, in grado di realizzare strutture iperstatiche, vantaggiose dal punto di vista sismico. Nello specifico, il sistema prevede l’uso di tamponamenti e solai in legno abbinati a telai in calcestruzzo armato ad alta resistenza, collegati con piastre in acciaio. «Sono davvero felice che anche quest’anno la nostra azienda abbia conquistato questo importante risultato», ha dichiarato Giovanni Spatti, AD di Wood Beton e ideatore della tecnologia. «Il sistema Be Three

arriva dall’esperienza costruttiva di Camuna Prefabbricati: un’esperienza che si è evoluta e si è trasformata in un prodotto che mixa perfettamente tre elementi, acciaio, legno e calcestruzzo e che porta sul mercato una soluzione assolutamente al passo con i tempi». www.woodbeton.it

ISOLAMENTO AL 100% CON XT INSULATION Una soluzione per l’isolamento termico, acustico e la protezione al fuoco di primi solai, piani pilotis e autorimesse. Tutto questo è Isolam G, una doga rigida in lana di roccia biosolubile, verniciata sulla faccia a vista e sui bordi smussati con primer bianco. Si tratta di un prodotto studiato per essere incollato direttamente sul solaio tramite il solo utilizzo di colla a base cementizia, come gli adesivi utilizzati nei sistemi a cappotto. In questo modo l’installazione è veloce, non ha bisogno di armature o fissaggi esterni e crea un soffitto che può essere facilmente rifinito. Grazie alla sua facilità di posa rappresenta una soluzione agile, economica e dall’aspetto innovativo, i cui bordi smussati della doga conferiscono nella posa a giunti sfalsati una gradevole finitura estetica eliminando eventuali piccole incongruenze. Il pannello Isolam G protegge efficacemente

primi solai, piani pilotis e autorimesse non solo dal caldo, dal freddo e dal rumore, ma anche dalle fiamme, grazie all’ottenimento della certificazione di resistenza al fuoco REI 240. www.xtinsulation.it

CARATTERISTICHE TECNICHE DI ISOLAM G Caratteristiche tecniche

Valore

Unità di misura

Conducibilità termica dichiarata λD

0,037

W/m·K

Reazione al fuoco (Euroclasse)

A1

-

Resistenza al passaggio del vapore acqueo - μ

1

-

Resistenza a compressione 10% - CS(10)

≥ 15

kPa

Resistenza a trazione - TR

≥ 7,5

kPa

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eventi &notizie a cura di Giacomo Casarin

LEONARDO RICCI ARCHITETTO. I linguaggi della rappresentazione

I

l 2018 è stato il centenario della

concezione esistenziale dell’architettura:

nascita dell’architetto Leonardo Ricci

lo spazio viene infatti modellato dagli

(1918-1994), che è stato anche pittore

atti di vita di chi lo abita e solo in

scenografo, urbanista e docente, oltre a

ultimo si concretizza in forma, rifiutando

essere esponente della Scuola Fiorentina

morfologie prestabilite e dettate da un

guidata da Giovanni Michelucci.

particolare stile. Attraverso una selezione

L’occasione ha dato il via a una serie

di nove progetti realizzati e non realizzati,

di iniziative organizzate dal Comitato

la mostra vuole essere un’occasione

Nazionale Ricci100 per indagare i diversi

per indagare i differenti linguaggi di

linguaggi di rappresentazione utilizzati

rappresentazione utilizzati dall’architetto

dall’architetto, tra cui è in corso a Parma,

e le invarianti progettuali, attraverso le

presso lo Csac, la mostra Leonardo

principali fasi della sua ricerca in un arco

Ricci architetto. I linguaggi della

temporale compreso tra la fine degli anni

organicistiche di matrice wrightiana

rappresentazione, aperta fino al 7 aprile.

Quaranta e gli inizi degli anni Settanta

negli anni Cinquanta a quelle di natura

Il suo fare progettuale è legato a una

del Novecento, passando dalle influenze

espressionista degli anni Sessanta. Il percorso espositivo si sviluppa nella Sala delle Colonne della abbazia di Valserena, dove si possono scoprire cinque progetti disposti all’interno dei classificatori e segnalati a parete da tavole individuate come rappresentative del metodo progettuale, mentre nella sala di consultazione, il luogo deputato alla ricerca in archivio, sono disposti quattro progetti che invece descrivono le indagini di Ricci sulle tipologie architettoniche. www.csacparma.it

DE RERUM Natura

I

l progetto di Cascina Cuccagna e Matteo Ragni Studio, si

«Cascina Cuccagna propone una riflessione sui pensieri progettuali

inserisce nell’ambito della Milano Design Week, anticipando di

contemporanei che, in nome di una ritrovata armonia tra uomo e

un weekend l’apertura del Fuorisalone.

natura, indagano futuri possibili e sostenibili».

De Rerum Natura torna dal 5 al 14 aprile 2019:

Novità di quest’anno è la mostra Design

è aperta la call for exhibitors per partecipare

Collisions – The power of collective ideas, curata

al progetto di questa edizione. A selezionare i

da Laura Traldi, giornalista per D la Repubblica e

progetti sarà il curatore, il designer Matteo Ragni,

fondatrice di designatlarge.it: tema dell’esibizione

che promuove un nuovo Rinascimento, sulla

è una nuova idea di umanesimo che metta

scia delle celebrazioni promosse dal Salone 2019

al centro non l’individuo ma la collettività, e

a Leonardo da Vinci per il cinquecentenario

consideri il dettaglio come parte integrante del

della sua morte. «Con la capacità di pensare

tutto. Per ricucire le fratture sociali, affrontare il

fuori dai canoni mettendo insieme tecnologia,

cambiamento climatico, ripensare la produzione,

progettualità e arte, Leonardo rappresenta da

ritrovare il valore del lavoro dell’uomo senza

sempre una fonte di ispirazione inesauribile

rinnegare il supporto delle macchine.

per designer e imprese», ha spiegato Ragni.

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www.dererumnatura.design


THE STREET – Percorsi di incontro, creazione e resistenza

L

a strada come luogo di condivisione e

dunque: opere d’arte, progetti di architettura,

innovazione, principale laboratorio per

fotografie, performance, interventi site

artisti, architetti e creativi, comunicata

specific e video accolgono il visitatore in

attraverso un lungo percorso fatto di

una successione di gallerie che formano una

progetti, fotografie, opere d’arte, ma anche

strada lunga decine di metri. Analizzata come

interventi, video e performance. Si tratta di

manifesto in continua mutazione della vita

The Street – Percorsi di incontro, creazione e

contemporanea, elemento di connessione ma

resistenza, che fino al 14 aprile presenta più

anche di rottura, scenario delle esperienze

di 140 artisti e oltre 200 opere per comporre

del quotidiano come i festival di strada,

il racconto multiculturale, poliglotta, colorato, spaventoso,

i cinema estemporanei o lo street food. Grandi installazioni

stimolante, assordante delle strade di tutto il mondo, il vero

accompagnano alla scoperta di una strada spesso nascosta, ma

grande laboratorio di discussione, creazione, confronto, dove si

che è anch’essa architettura. www.maxxi.art

inventa l’era contemporanea. È il momento di tornare in strada,

DENTRO LA STRADA novissima

D

entro la strada novissima è

un’installazione curata da Paolo Portoghesi

proporre una riflessione sul tema della strada

un approfondimento sulla

per la prima Biennale di Architettura di

urbana attraverso un percorso di 70 metri,

mostra del 1980 che ha dato

Venezia, che riunì famosissimi architetti

dieci facciate di case per lato, a grandezza

il via alla discussione internazionale sul

nella riflessione sul tema della strada.

naturale, progettate da altrettanti architetti

postmoderno. La Strada Novissima fu, infatti,

L’installazione rispondeva alla volontà di

tra cui Frank O. Gehry, Rem Koolhaas, Hans Hollein, Franco Purini, Arata Isozaki, Robert Venturi, Ricardo Bofill, Grau. Fino al 24 Aprile, presso il Maxxi di Roma è proposto un approfondimento su questo momento cruciale della storia dell’architettura del Novecento: tra documenti d’archivio, fotografie, disegni di progetto e testimonianze dirette, viene raccontato di come la strada è diventata immagine concreta di un diverso modo di pensare l’architettura superando definitivamente i dogmi del Movimento Moderno. www.maxxi.art

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ARCHILEGGERE

RIABITARE L’ITALIA. LE AREE INTERNE TRA ABBANDONI...

HORTITECTURE. THE POWER OF ARCHITECTURE AND PLANTS

Antonio De Rossi (a cura di)

Almut Grüntuch-Ernst (Editor)

Lingua Italiano

Lingua Inglese

Editore Donzelli editore Anno 2018

Anno 2018

Misure 15 x 21 cm, pp. 592

Misure 16,5 x 23,5 cm, pp. 288

Prezzo di copertina 44 euro

Prezzo di copertina 35 euro

ISBN 9788868438494

ISBN 9783868595475

Riabitare l’Italia raccoglie un corpus di saggi che affrontano

Il libro illustra progetti, idee ed esperienze che combinano

contrazione, fragili, marginali, eccetera, evidenziando come

apparentemente opposti. Si indaga il potenziale creativo e

il tema dei territori minori, definiti anche come interni, in stia avvenendo una inversione dello sguardo per cui questi «inizino a essere visti non più solo come un problema, ma

anche come un’opportunità». Nella convinzione che essi siano decisivi per vincere le sfide dei prossimi decenni,

nel libro si propone di riabitarli, cioè di vederli con nuovi occhi, proponendo progetti e politiche di riattivazione più innovativi rispetto a quelli consolidati che propongono un approccio difensivo o di presidio. Questi luoghi sono tornati al centro dell’attenzione con una visione che non li vede più

contrapposti alle città o ai distretti produttivi ma inseriti in un sistema complesso di molteplici relazioni e collegamenti per cui occorre ripensarli senza isolarli dal resto del paese,

ricentralizzando il margine. I processi sono analizzati da vari punti di vista nel tentativo di restituirne una lettura

complessa e unitaria attraverso il contributo di architetti, storici, antropologi, territorialisti, sociologi, economisti,

geografi, demografi, statistici, ecologisti e scienziati rurali, esperti di policy e di pubblica amministrazione, studiosi di

pratiche di rigenerazione a base culturale e di riattivazione di comunità. Un’altra Italia che prova a riorganizzarsi, a contrastare lo spopolamento, a esprimere una consapevolezza ecologica, a contribuire allo sviluppo promosso anche dalla

Strategia nazionale aree interne, «un Paese che non rimuove Recensioni di Cassandra Cozza, Politecnico di Milano

Editore Jovis

la nostalgia dei luoghi, ma ne fa la premessa indispensabile per tramutare la rabbia e i risentimenti nell’impegno per

una nuova fase di avanzamento sociale». Il libro si compone

di quattro parti: Verso nuovi atlanti, Storia e rappresenta-

zioni, Persone e trasformazioni e Progetti e politiche che raccolgono i contributi di molti esperti e studiosi.

l’elemento vegetale dell’hortus e l’architettura, due ambiti costruttivo dei materiali vegetali, la loro applicazione nei servizi per l’ecosistema, per il controllo delle acque e del

microclima, per la produzione di cibo, ecc.; si ricercano

le sinergie capaci di migliorare il benessere e di ridurre l’impronta ecologica dell’ambiente costruito attraverso l’integrazione di materiali vegetali viventi nell’architettura. I molti esempi descritti e illustrati vanno oltre gli approcci più semplicistici che usano l’elemento vegetale per

potenziare progetti deboli facendoli sembrare sostenibili.

Il libro, infatti, propone un approccio orientato al futuro che formula nuovi contesti concettuali e spaziali basati

su varie discipline, come l’architettura, la tecnologia e la biologia per creare città del futuro più sostenibili. L’integrazione dell’elemento vegetale in architettura introduce

il dinamismo della crescita nella progettazione; questa integrazione avviene sia durante la concezione sia nell’ar-

ticolazione dell’architettura ed è finalizzata ad attivare il potenziale dei materiali vegetali nel processo progettuale

per creare città più salubri e vivibili. Per esempio, con

l’elemento vegetale si può produrre cibo, assorbire rumore, inquinamento e anidride carbonica, è possibile usare l’eva-

porazione acquea per raffreddare e migliorare le condizioni

microclimatiche. Oltre ai temi già descritti, il libro illustra altri approcci come il filone della bioarchitettura che usa

materiali naturali per la costruzione, quello dell’agricoltura urbana e il paradosso dell’architettura degli impianti

per la produzione agricola di elementi sicuri e controllati

che, per essere protetti dall’inquinamento, vengono isolati dall’ambiente stesso.


SALENTO MODERNO. INVENTARIO DI ABITAZIONI PRIVATE...

MY BAUHAUS. 100 ARCHITECTS ON THE 100TH ANNIVERSARY...

Davide Giannella e Massimo Torrigiani (a cura di)

Sandra Hofmeister (Editor)

Lingua Italiano e Inglese

Lingua Tedesco e Inglese

Editore Humboldt books Anno 2018

Editore Edition DETAIL Anno 2018

Misure 19 x 28 cm, pp. 216

Misure 16,2 x 23,5 cm, pp. 240

Prezzo di copertina 30 euro

Prezzo di copertina 29,90 euro

ISBN 9788899385552

Salento moderno è una ricerca sul campo, condotta da

ISBN 9783955534516

Il 2019 è l’anno in cui si celebrano i 100 anni dalla fonda-

fotografi, progettisti e storici dell’architettura, che raccoglie

zione del Bauhaus, la scuola di architettura, arte e design

in Salento a partire dagli anni Cinquanta fino ad oggi.

anni, ma ancora molto influente, che la Germania festeggerà

gusto che si sofferma sugli «individuali spontaneismi», su

che si svolgerà tra Berlino, Weimar e Dessau, con l’apertura

un repertorio di case private mono e bifamiliari, costruite

Il progetto indaga l’abitare attraverso una riflessione sul esempi vari e originali, proponendo una selezione di case che si distaccano dalla tradizione per l’uso di stilemi e materiali moderni. «Costruzioni autonome e senza firma ma

cariche di segni e significati personali», che sono l’esito di una sapienza condivisa costruita attraverso una maestria

artigiana diffusa. Antonio Russo, nel suo saggio, riflette sul processo di internazionalizzazione delle forme, tipico della modernità, mettendolo in relazione alla voglia di novità insita nell’uomo, che porta ad esiti dalle forme insolite, spesso scelte direttamente dal committente e diretta manifestazione delle sue aspettative. Questo «viaggio visivo», illustrato

attraverso fotografie di prospetti su strada e particolari degli edifici, mostra attraverso esempi eccezionali e nascosti un

fenomeno sociale che è l’espressione del gusto dei singoli individui. Per Matteo Poli, invece, il paesaggio salentino

è capace di generare un’estetica unica nel paesaggio dello sprawl italiano resa possibile anche da condizioni climatiche

che perdonano folies architettoniche. Gli interni non sono

coerenti con gli esterni e, in genere, l’alzato è il vero campo creativo che prevale anche sulla complessità tridimensionale

delle forme. Un libro per «viaggiare in un luogo pieno di sorprese visive, applicando il proprio pensiero a edifici senza

un autore, senza un nome, è un esercizio rilassante, che ci

lascia liberi di osservare un’invenzione, una capacità o un vezzo senza dover necessariamente prendere posizione», come in un esercizio di paesologia di Franco Arminio.

di riferimento del movimento moderno, aperta per soli 14

con eventi in diverse città, come la Triennale der Moderne,

di musei dedicati e mostre alle quali se ne affiancheranno

Cassandra Cozza, (Polla, 1978) Ricercatore in Composizione architettonica e urbana del Dipar timento DAStU del Politecnico di Milano, dove si è laureata in Architettura e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica e Urbana, svolge e ha svolto attività di ricerca in Italia (PRIN MIUR) e all’estero. Architetto, tutor del dottorato PAU, ha divulgato gli esiti dei suoi studi attraverso pubblicazioni, seminari e mostre. Insegna Progettazione architettonica e urbana presso la scuola AUIC del Politecnico di Milano, dove è anche teaching coordinator dell’International PhD Summer School ‘Heritage and Design’.

altre organizzate in Europa e nel mondo. Una scuola di vita in cui l’architettura aveva un ruolo centrale, che ha visto

susseguirsi direttori dal calibro di Walter Gropius, Hannes Meyer e Ludwig Mies van der Rohe, e che, con l’emigra-

zione di docenti e allievi mossa dall’instabilità politica, ha portato la sua eredità storica e culturale in tutto il mondo

innescando fenomeni regionali da Tel Aviv a Chicago, come sottolineato dalla curatrice Sandra Hofmeister. Vi hanno aderito i principali esponenti delle avanguardie,

come Paul Klee, Wassily Kandinsky, Marcel Breuer, Anni Albers, Oskar Schlemmer, Lásló Moholy-Nagy e Theo van

Doesburg. La sperimentazione, l’artigianalità, l’innovazione venivano praticate direttamente nei laboratori e comprende-

vano tutte le arti nell’ambito di un unico processo creativo

mosso da fini innovativi. In questo libro cento architetti di diverse nazionalità presentano, attraverso esperienze ed

esperimenti, il loro sguardo su questo mito mostrandone l’influenza sul loro lavoro, l’interpretazione e che cosa ne

riconoscono ancora nella vita di tutti i giorni. I concetti del

Bauhaus, fatti di speranze e ideali che mirano a trasformare la società migliorandola, sono reinterpretati e analizzati in

nuove prospettive creative. Un libro che si pone come una dedica nella quale sono riportate esperienze, la comprensione

architettonica degli autori, riflessioni per fare il punto sulla sua rilevanza nell’architettura contemporanea.

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DALL’ESTERNO

Elena Commessatti, eclettica scrittrice e giornalista letteraria. Master in Tecniche della Narrazione alla Scuola Holden di Torino; a Milano, in Rcs, tra libri e uffici stampa. A lei si deve la riscoper ta dell’inventore Ar turo Malignani, con il volume Arturo Malignani. Con il futuro negli occhi. (Ritratto Privato) per Forum, 2015. Editor di narrativa di genere, il suo ultimo romanzo è Femmine un giorno (Bébert, 2013, rist. 2016). Dal 2014 è direttrice editoriale, per Odòs, della collana di guide turistiche italiane incentro. È la voce narrante dell’azienda di contemporary design furniture Moroso.

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IL COLORE DEL GENERE UMANO YouBuild 11, numero eclettico come sempre. Molte le parole chiave, ma noi ne scegliamo una: genere. E con l’8 marzo appena passato noi non vogliamo fare eccezione, anzi. Se il direttore segnala l’iperbole rosa Oriente nell’interessante libro fotografico a cura di Nadine Barth del lavoro di JeongMee Yoon (1969, vincitrice del premio Fondazione Ilwoo) nell’appropriarsi della riflessione sul colore di pertinenza alle bambine e alle bambine diventate grandi, noi gli facciamo eco segnalando per voi il lavoro di due artiste americane all’Osservatorio della Fondazione Prada in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Fino al 22 luglio potrete visitare Surrogati. Un amore ideale, a cura di Melissa Harris. Lì le bambole delle camerette fotografate dalla Yoon nell’arco di 15 anni, da Seul a New York, sono diventate «americane», attraverso l’occhio fotografico di Jamie Diamond (Brooklyn, Usa, 1983) ed Elena Dorfman (Boston, USA, 1965). Sono gigantesche Barbie dalla naturalezza «confortante» o, meglio, bambole erotiche gonfiabili, in veste di madri, compagne ed amiche. Partner. Diamond e Dorfman portano all’Osservatorio 42 fotografie che esplorano i concetti di amore familiare, romantico ed erotico. Come spiega la curatrice Melissa Harris: «I lavori documentano in modo vivido

e senza pregiudizi le interazioni tra gli uomini e i loro compagni inanimati ma realistici». Nelle serie Forever Mothers (2012-2018) e Nine Months of Reborning (2014), Jamie Diamond per esempio ritrae la vita di una comunità outsider di artiste autodidatte chiamate Reborners, che realizzano e collezionano bambole iperrealistiche con cui interagiscono per soddisfare il proprio desiderio di maternità. Come ha dichiarato la Diamond stessa: «Lavorare con questa comunità mi ha permesso di esplorare quella zona grigia tra realtà e artif icio, dove si costruiscono relazioni con oggetti inanimati, tra uomo e bambola, artista e opera, misterioso e reale». Ecco, dunque, un’idea parallela al lavoro della coreana, e «diversamente consumistica». Una proposta di visita e di riflessione sulla meta che vogliamo raggiungere come donne e madri, e sulla solitudine che ciò comporta, e allargando il lettore, sulle relazioni di coppia. Certo, se un oggetto sostituisce un essere umano, come in Stil Lovers (2001-04) della Dorfman, c’è da chiedersi quale sia il sentimento suscitato in noi nel notare l’intimità tra la carne e il silicone. E se, condividiamo la scelta degli aggettivi nella seguente dichiarazione della Dorfman: «Questo corpus di opere testimonia un modo di vivere inquietante e al tempo stesso commovente».


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