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Michele Petrucci

Metauro

ÂŤLa saggezza si conquista attraverso la sofferenza.Âť

ESCHILO


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Metauro Collana «Prospero’s Books» n. 12 I edizione: settembre 2008 Soggetto, sceneggiatura e disegni: Michele Petrucci Lettering: Michele Petrucci Progetto grafico: Daniele Inchingoli Grafica di copertina: Marco Marcucci Copertina e illustrazioni interne: Michele Petrucci Testi e illustrazioni di Metauro Copyright © 2008 Petrucci/Tunué S.r.l. Direzione editoriale: Massimiliano Clemente Tunué S.r.l. Via Bramante 32 – 04100 Latina – Italy tel. 0773 661760 | fax 0773 1875156 info@tunue.com | www.tunue.com Diritti di traduzione, riproduzione e adattamento riservati per tutti i Paesi. ISBN-13, GS1 978-88-89613-46-7 Finito di stampare nel mese di settembre 2008 presso: Tipografia Monti Srl Via Appia Km 56,149 04012 Cisterna di Latina (LT) – Italy Carta: Hello Silk + 300 g/m2 (copertina) Munken Print Cream 1,8 115 g/m2 (interni)


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Michele Petrucci è nato nel 1973 nelle Marche, dove vive. Ha pubblicato i fumetti Keires (Innocent Victim, 1999), Sali d’argento (Innocent Victim, 2000), Numeri (Magic Press, 2003) e, insieme a Giuseppe Camuncoli su testi di Gianluca Morozzi, Il vangelo del coyote (Guanda, 2007). Nel 2001 ha illustrato il volume I giochi della morte (Saldapress, 2001), su testi del poeta Mario Corticelli. I suoi libri sono tradotti anche in Francia e negli Stati Uniti. Di prossima pubblicazione la maxiserie FactorY sempre assieme a Gianluca Morozzi. Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato e mi sono stati vicini durante questa (lunga) avventura. In particolar modo Andrea Ciccarelli e Gianluca Roncaglia per i preziosi suggerimenti. Inoltre Enrico Gasparelli (Gasp Comics) e Rodolfo Gasparelli (Gasparelli Arte Contemporanea), Andrea Toscani, il Prof. Alberto Berardi, Fiorenza Ballabeni, Igort, Gipi, Riccardo Falcinelli, Matteo Casali e Giuseppe Camuncoli, Ivan e Barbara.


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Genius loci

di Andrea Toscani *

«Noi (l’insidiosa divinità che opera in noi) abbiamo sognato il mondo; l’abbiamo sognato resistente, misterioso, visibile, onnipresente nello spazio e fisso nel tempo; ma abbiamo consentito alla sua architettura interstizi tenui ed eterni di assurdo per sapere che è falso.» J. L. BORGES, ALTRE INQUISIZIONI

Proprio come un fiume, Metauro fende il panorama dell’opera di Michele Petrucci tagliandola in due. Lo fa in più di un senso, rappresentando il guado stilistico dalle promettenti, personalissime ma non prive di incertezze prove degli esordi, verso la sponda di una nuova maturità (artistica, certo, ma non solo) fortemente ricercata e perseguita. Da questo punto di vista Metauro è una specie di bildungromans, una sorta di atipico «romanzo di formazione», in cui il protagonista compie un viaggio nello spazio e, se vogliamo, nel tempo, per ritrovare una parte di se stesso, affrontarla e riconciliarsi con essa prima di poter proseguire il proprio viaggio esistenziale e artistico. Quando il protagonista di questo genere di storie è più o meno sovrapponibile con la figura dell’autore, di solito il rischio è che il lettore si ritrovi a stringere tra le dita il resoconto, spesso noioso, di un’esperienza che non gli appartiene. Non così in Metauro, in cui l’amore per lo storytelling di Michele, riesce a iscrivere la parabola esistenziale del protagonista in una vicenda avvincente, dove la storia s’intreccia con la Storia e i rimandi simbolici si moltiplicano gettando ami che vanno a pescare nel profondo. Ho parlato di protagonista, al singolare, privilegiando la figura del personaggio che dice «io» e che racconta in prima persona. In realtà, i protagonisti sono quattro. Michele, il giovane fumettista, che intraprende un viaggio alla scoperta di sé stesso e della propria terra (il fatto che si chiami come l’autore non è poi così importante per chi decide di aprire il libro e perdersi tra le sue pagine). Sileno, il misterioso personaggio che, col suo incredibile racconto in bilico tra pazzia e realtà, innesca in Michele il desiderio di affrontare le proprie inquietudini (per ritrovarsi alla fine anch’egli, come Michele, dall’altra parte del guado…).

* Andrea Toscani, bibliotecario e traduttore freelance, ha lavorato per realtà editoriali quali Arcana, Fazi, Il Mulino. Collabora regolarmente con Panini Comics (The Complete Peanuts) e saldaPress (Liberty Meadows, The Walking Dead).


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La storia e la geografia dei luoghi in cui si svolgono queste vicende: Fano / Fanum Fortunae (città reale e sognata, solare e notturna, doppia come la simmetria ambita ma necessariamente imperfetta di cui parla Sileno all’inizio del suo racconto); il fiume e le terre che attraversa (con i loro segreti, da disseppellire pazientemente cercando in biblioteca, nella toponomastica o in qualche granaio dimenticato); la natura (muta testimone e pietosa custode delle crudeltà degli uomini); l’evento cruciale (quello in cui il flusso della storia umana s’interrompe per un istante e se la gioca col Caso per decidere la direzione da prendere…). Ultimo protagonista: il segno. Metauro rappresentava per l’autore di questa storia una sfida significativa, per ambientazioni, registri stilistici, complessità d’intenti. Il segno inciso di Michele, che finora si era misurato più sul versante «espressionista» della resa interiore, riesce a dar voce alla vicenda, sfruttando ogni occasione per ampliare la propria gamma espressiva e al contempo imponendosi quando la narrazione rientra negli argini di una ben sperimentata (e già matura) atmosfera tematica. E se nella resa paesaggistica e naturale, Michele si rivela una vera e piacevole sorpresa (capace di stimolare strani e inaspettati struggimenti nel lettore), il repertorio archeologico e la materia storica si sposano fin da subito magnificamente con la tridimensionalità deformata, direi quasi «da bassorilievo», che da sempre caratterizza la tavolozza visiva del nostro. Genius loci. I romani chiamavano così l’entità soprannaturale legata a un luogo abitato o frequentato dall’uomo. Mi piace pensare a Metauro come al racconto di un sacrificio rituale, una pratica liturgica da compiere per riconciliarsi con la divinità. Disegnata l’ultima tavola, voltata l’ultima pagina, autore e lettore possono intravedere, tra i fitti canneti che crescono sul lungofiume, il genius loci che sorride, finalmente benigno.


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La guida fantasmatica di Alberto Berardi *

Metauro è una storia nella Storia o meglio nella grande Storia, se pensiamo al tema affrontato. La battaglia che nel 207 a.C. oppose romani e cartaginesi lungo le rive del piccolo fiume è, infatti, uno di quegli avvenimenti che hanno cambiato il corso delle vicende umane.

Si potrebbe pensare, a questo punto, che Metauro sia niente altro che l’ennesima ipotesi, questa volta avanzata a colpi di «strisce», sul luogo esatto in cui oltre duemila anni or sono si svolse il celebre scontro che intrigò Tito Livio. Niente di tutto questo. L’intento dell’autore, animato come tutti i giovani da un positivo anelito di pace e turbato dall’orrenda carneficina che chiamiamo guerra, era un altro.

La storia di Metauro è, di fatto, un’altra storia. Una storia a cavallo tra la realtà e il sogno, irrobustita da colte citazioni e forti suggestioni visive. Il luogo in cui la vicenda si svolge è una cittadina alla foce del Metauro: Fano, dove anticamente sorgeva un Tempio dedicato alla Dea Fortuna. Un luogo esoterico per eccellenza, in cui tra ruderi romani, testimonianza di un antico splendore, e le vie e le piazze della quotidianità contemporanea accadono cose misteriose. Talmente misteriose, che soltanto una fervida fantasia come quella di Michele Petrucci, autore dei disegni e dei testi, poteva affrontare. Anticiparne anche una piccola parte priverebbe il lettore del piacere di scoprirle da solo e non saremo certamente noi a prenderci questa responsabilità. Una cosa però è certa, da domani Fano avrà un’altra originalissima Guida. Ci auguriamo di vederla presto in mano agli indigeni e agli stranieri. Sarà l’unica Guida al mondo in grado, grazie a una presenza fantasmatica, di proiettarci nel futuro partendo da un lontano passato.

* Il Professor Alberto Berardi è docente di Storia del teatro e studioso di tradizioni popolari. Da alcuni anni collabora con il quotidiano Il Messaggero.


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7-08-2008

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A Lara


Caldo.

Un caldo soffocante.

I barriti degli elefanti hanno Le rane

ammutolito tutti

hanno smesso

gli animali della

di gracidare.

valle.

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Questo silenzio innaturale è l’unico segno della battaglia che cambierà le sorti del mondo.

Ma la valle è indifferente ai fatti degli uomini.

Per grandi che siano.

Indifferente è il fiume, che scorre uguale

Indifferente

da migliaia

questo ramarro,

di anni.

immobile sotto il sole cocente.

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In lontananza, si sentono arrivare i primi cavalieri Romani.

Gli uomini del pretore porzio licino.

Questa ritirata assomiglia sempre piĂš a una fuga.

Lo scontro è inevitabile. siamo coscienti di quello che ci aspetta. Ma questo viene dopo.

Andiamo con ordine.

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Questa storia ha inizio con uno strano incontro.

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Non è il posto migliore per mettersi a leggere…

…?

Vedi? Il sole è esattamente sull’Arco. Gli uomini che l’hanno costruito, i Romani, erano ossessionati dalla simmetria.

L’Arco di Augusto è la porta di accesso alla città, all’inizio del decumano maggiore.

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Decumano è il nome che indica la strada principale delle città romane. A metà incrocia perpendicolarmente il cardo maggiore.

Il decumano maggiore va da est, cioè dal mare, verso ovest. Come il sole.

Per cui al mattino, in questa stagione, tro-

La osservo

verai il sole sempre

da molto

in quella posizione,

tempo.

sopra l’arco.

Praticamente dalla sua nascita. Conosce bene questa città.

Ci vediamo, ragazzo.

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passarono pochi giorni e una sera lo vidi di nuovo.

La chiesa…

è in rovina Da molti anni.

Sì. colpa dei nazisti che Nel ‘44 fecero saltare il campanile…

Cough! Cough!

… Tutto bene? Sì… tutto bene.

Cough! Cough!

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Lasci che l’aiuti.

Cough!

Dante? Cough!

proprio in questo punto incontrai Dante…

Dante Alighieri… La Commedia…

Che ne dice di andare a bere qualcosa?

Qui vicino c’è un’osteria.

venne ospitato dalla nobile famiglia del cassero, sai? mi pare… nel 1318…

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