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Famiglia Nuaresa

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Cumün da Nuara

Pruincia da Nuara

Buon Natale e felice Anno Nuovo

Region Piemunt

Circul dal 53

An XXX Nümar 324 - Dicémbar 2013

A.I.D.O.


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D d S d U d I d S d G d I d L d N d S d L d D d R d S 9 x


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Dò paroli in cunfidénsa di Stefano Rabozzi

CUMÜN DA NUARA

A ghè tanti parsuni ch’ i credan par dabon che al nümar 13 al porta mal (e forsi agh’ nè anca da cui ch’ i la pensan esattamé nt al cuntrari). Mi i ho mai parlà dla mè parsunal esperiensa, anca parchè a poda fregagan giüstamé nt a nessüna, ma par fa un esempi, cul an Dö paròli in cunfidénsa chi ch’ al finissa cunt al nümar 13 a m’ ha purtà un sac da dispiadi S. Rabozzi 3 sé . Sul cono del vulcano Ma lassanda perda al mè situassion persunal, a stan, in Italia a di R. Pezzana Sara 4 gh’ è sucè s di robi che gh’ è da restà stracüntà. Gé nt ch’ as masa par di stupidadi, fioli e fiö ch’ i sparissan dla Un tesoro bibliografico II parte circulassion e ia trovan pü, oman ch’ i fan fòra la dona cunt una di G. Marelli Gambelli 8 facilità mè bev un bicé r d’ acqua frè sca, ciuch chi guidan la machina e pö fan di disastar e piantan i famigli int al dulur e la disperasI cavalli de “Lasiria” sion. E quand l’ è mia astai l’ oman (caso raro), a rump i bali a gh’ a di C. Rabozzi 12 pensà al té mp. Nubifragi, inundassion, fioca a metar, fulmin, saeti, tornado, cume se l’ Italia as füssa trasferì armi e bagaj in PatagoScatti d’epoca nia. di G. Ravizzotti 14 Fioca in Sicilia e bè l té mp in Piemunt, frè d da murì a Gallipoli e cald sofuc a Nuara. Tüt l’ incuntrari d’ un quài an fa. Cume mai? Un Giovani ambasciatori po’ anca se i fasuma finta da mia savel, i la savuma. Suma num, dalla Redazione 16 genere umano, ch’ i suma viulentà da brüt sta mischinascia dla nostra Tè ra e le, fin quant l’ è pudü, l’ è tegnü dür e põ..... In un paese piccolo, piccolo Quindi, fiõi, cercuma da capiss al vul! Dumagh un taj cunt i robi di G. Bianco 18 brüti e cunt i cumpurtamé nt da asnon (si cui asu gros sensa sciarL’interact Club Novara vela) e cumpurtumas sensa fa trõp i “fenomeni”, basta di A Poggi Steffanina 22 cumpurtass nurmalmé nt e i vedarè che al 2014 al sarà un an püssè bè l pat tüti. Novaresi da Papa Francesco Augüri da cõr. di A. Poggi Steffanina 24

In questo numero:

Saturnalia di E. Spina

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L’arte di Carlo Poggese di M. Zucca Marmo

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Da Tex a Topolino di I. Pellizzari

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Riscossa al Novara Calcio? di G. Chiorazzi Sped. Ab. Pustal Art. 2 C. 20/b - Legg 992/96 Filial da Nuara - Tassa pagà Taxe perçue. I.P.

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FAMIGLIA NUARESA ©

Associazione di Promozione Sociale Pressidént Unurari: Giulio Mainini Pressidént e Diretur Respunsàbil: Stefano Rabozzi Vice Pressidént: Lorella Perugini Sede Sucial: Via Sottile, 6 - 28100 Nuara - Tel. 338 8919005 E mail: srabozzi@alice.it - stefanorabozzi@gmail.com - Sit web: www.famiglianuaresa.it© Aut. Trib. Nuara n. 13 dal 23.08.83 - Stampa: Italgrafica, Via Verbano, 146 - Nuara - Vevar Iscrissión int l’Albo di Lìberi Assuciassión dal Cumün da Nuara n. 182 - prut. 5136 dal 20.02.96 e iscrissión int al Regìstar dla Pruvincia da Nuara di Assuciassión da Prumussión Sucial n. 1/NO cun determinassión n. 800 dal 19.02.2007 Iscrission al R.O.C. (Registro Operatori Comunicazione) n.23796 del 6.9.2013

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A passeggio

sul cono di un vulcano Fino a qualche anno fa non ci rendevamo conto che in una parte del territorio novarese si camminasse sul cono di di R. un Supervulcano! Pezzana Sara Il merito di una scoperta così importante, divulgata nell’ottobre del 2009, va dato a Silvano Sinigoi, professore di Petrografia dell’Università di Trieste e a James Quick, prorettore della Southern Methodist University di Dallas, i quali, da oltre 30 anni, studiavano la geologia della Valsesia e della Valsessera. I loro approfondimenti erano 4

la conseguenza della rilevazione, in questo territorio, di un sollevamento della crosta terrestre con una profondità del complesso magmatico di circa 25 chilometri, situazione assolutamente senza precedenti nella letteratura scientifica. Il termine “Supervulcano” non è strettamente scientifico, bensì coniato da studiosi che lo presentarono come tal e in un programma della BBC relativamente a quelle strutture che si caratterizzano per non avere un edificio vulcanico, ma una depressione di origine vulcanica, ovvero la “caldera” ricoprente un’area di dimensione oltre i 10 – 15 km.

Il Supervulcano della Valsesia rappresenta l’unico caso al mondo di affioramento di una sezione della crosta terrestre che espone le sue radici. Questa straordinaria situazione ha permesso la visibilità di tutte le strutture del sistema vulcanico, a partire dalle più profonde sino a quelle superficiali. La sua collocazione geografica è nel cuore delle Alpi Occidentali, tra la V alsesia e la V alsessera, comprendendo la V alstrona e le Alte Colline Novaresi, parte del Biellese occidentale sino alle sponde del lago Maggiore. In effetti, da oltre un secolo si


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era stabilito che le rocce affioranti in questi territori derivassero da magmi raffreddati nella crosta terrestre o da lave fuoriuscite in superfici; solo grazie alle moderne tecniche di datazione delle rocce, i due professori citati, hanno avuto la possibilità di attribuire con certezza la loro appartenenza ad un unico grande sistema attivo tra 290 e 280 milioni di anni fa. Rappresenta pertanto un fossile, quindi a riposo in modo definitivo, fatto indubbiamente rassicurante per la nostra attuale tranquillità. Gli studi attestano che circa 280 milioni di anni fa, dopo una decina di anni di eruzioni, avvenne una ulteriore immane catastrofe: una super eruzione che provocò il collasso di tutta un’area vulcanica. La sua entità fu tale da provocare una voragine di oltre 15 km di diametro, appunto nell’area valsesiana del cosiddetto “Supervulcano”. La scienza ci insegna che dopo circa 180 milioni di anni da ta-

le straordinaria eruzione iniziò la deriva dell’Africa che, staccandosi dal continente sudamericano, venne in collisione con l’Europa determinando la formazione della Catena Alpina, la cos iddetta Orogenesi Alpina. Dopo ulteriori 150 milioni di anni, le pressioni africane causarono, nell’area della Valsesia, il ripiegamento di quasi 90° della crosta terrestre che, spinta verso l’alto, risalendo, mostrò la sua parte più profonda. Ed è grazie a questo capovolgimento che oggi è possibile la lettura di quanto successe nella crosta terrestre alla profondità di oltre 25 km. La valle della Sesia, da Balmuccia a Prato Sesia, rappresenta quindi un libro aperto, con la caratteristica di essere una situazione unica al mondo: la reale rappresentazione di un grande museo di geologia a cielo aperto. Solo qui è possibile vedere il “ghiacciaio gabbrico” che, crescendo, distrusse la crosta sino alla fusione, producendo magmi granitici e come magmi di mantello

interagivano a varie profondità con la crosta, producendo magmi ibridi. Il gabbro è una roccia intrusiva formata principalmente da plagioclasio e pirosseni. Tale termine fu dato dal geologo Von Buch riferendosi a Gabbro, una frazione del Comune di Rosignano Marittimo, a sud di Livorno, nelle cui colline rinvenne questo tipo di roccia durante i suoi studi nell’800. A Balmuccia, lungo il fiume sono chiaramente visibili le peridotiti, le rocce che formano il mantello. Si tratta del cosiddetto “Complesso peridotitico di Balmuccia”, descritto per la prima volta nel 1975 da Rivalenti, come intrusione stratificata. Immaginare l’aspetto della nostra verde Valsesia come appariva centinaia di milioni di anni fa, significa pensare ad un ambiente opposto a quello attuale, ricoperto da fanghi ribollenti ed avvolto da densi vapori maleodoranti. La consapevolezza di una scoperta di tale importanza ha portato, il 14 novembre 2011, alla co-

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za la piacevolezza di escursioni di vario genere e livello. Intanto le ricerche proseguono con una duplice finalità: la comprensione reale del dinamismo di un vulcano attivo ed una strategia comportamentale nella consapevolezza di ipotetiche catastrofi future, che ci auguriamo remote. I geologi sanno che la possibilità di una nuova esplosione da questi micidiali vulcani è reale, non è però prevedibile se tra anni o millenni; al momento non resta che l’approfondistituzione dell’Associazione geoturistica “Supervul- mento scientifico ed un costante monitoraggio. cano Valsesia”, con sede a Borgosesia, avente lo Non solo gli studiosi a livello mondiale si stanno scopo di realizzare un geoparco riconosciuto dal- appassionando al Supervulcano, ma sono sempre l’Unesco e inserito nella rete europea e globale dei più numerosi coloro che, af fascinati dalla storia di Geositi/Geoparchi. La sua zona di estensione si questo interessante territorio, passeggiando tra i fitrova nei territori corrispondenti all’area occupata dal lari dei vigneti dell’alto novarese o calpestando le supervulcano fossile. nevi del Monte Rosa, vogliono ripercorrere mentalI sopralluoghi per l’inserimento del parco nei si- mente una storia incredibilmente unica nel nostro ti dell’Unesco sono stati effettuati da due ispettrici pianeta e che viene loro raccontata dai sassi che inviate dall’Organizzazione stessa nel mese di giu- calpestano. gno 2013; la loro risposta affermativa è stata data ai primi di settembre 2013 durante la XXII conferenza mondiale dei geoparchi svoltasi ad Ascea, nel Cilento, dopo una lunga trafila di esami egregiamente superati. Le ispettrici, una norvegese e l’altra cinese, hanFoto di pag. 4: “Megabreccia vulcanica” a Prano apprezzato anche l’impostazione che privati ed to Sesia; istituzioni locali stanno perseguendo, al fine di vaFoto di pag. 5: Vulcano in eruzione; lorizzare questo territorio ricco di storia naturale ed Foto di pag. 6: Geologia vulcanica a Scopa. umana. Al riguardo, recentemente sono stati programmati incontri che hanno associato alla scien-

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Un tesoro bibliografico nella cittĂ di Novara Parte seconda

Il tesoro bibliografico novarese, custodito alla biblioteca Negroni, mi ha permesso di evocare ricordi di G. Marelli ed emozioni di letGambelli tura che spero di aver trasmesso ai lettori; il terzo ed ultimo percorso, quello del Paradiso dantesco incute piĂš timore degli altri ed anche difficoltĂ . A questo proposito, nella conclusione del precedente articolo ho parlato del "suo" Paradiso e nell'aggettivo "suo" intendo un mondo culturale di infinite dimensioni, che ha permesso a Dante di giudicare il suo 8


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tempo e avvicinarsi al divino. Il termine "paradiso" linguisticamente ha origini remote: in Iran significava "luogo cintato", in Grecia "parco", nella "Bibbia" (Genesi) era terrestre, "Eden", luogo felice, creato per Adamo ed Eva, a oriente della Palestina, in una regione fertile, ricca d'acqua; per il Cristianesimo, in un messaggio sconvolgente, i "giusti" erano accolti non più nei "Campi Elisi" nel sottosuolo terrestre ma nel Regno di Dio, nei Cieli. Nel secolo XIII, all'epoca di Dante, si sono affermate personalità e movimenti culturali di alto livello; la "buona novella" i vangeli, hanno subito interpretazioni e discussioni filosofiche a non finire: le "eresie" erano frequenti, gli "apologeti" (Tertulliano) difendevano i principi

S. Francesco d’Assisi

della nuova parola di Cristo e si esponevano a rischi di ogni genere. Ambrogio, Agostino nel IVV secolo elaborano e diffondono la parola di cristo in un mondo convertito e nel medioevo quella parola sarà la chiave per interpretare la realtà; Domenico di Guzman, Francesco d'Assisi, gli Scolastici saranno le figure più significative per guidare il popolo cristiano e ordinare il pensiero; il misticismo viene af fiancato da un processo razionale di cui la Scolastica e Tommaso d'Aquino saranno protagonisti. Le discussioni di ordine teologico hanno come sottofondo storico lotte sanguinose tra comuni, feudatari, imperatore del Sacro Romano Impero; l'autorità religiosa del Vescovo di Roma, il Papa, domina

quella laica in un pericolosissimo alternarsi di alleanze. La "Commedia" di Dante è scritta in questo clima e ciò che affascina è la libera creatività poetica (" io te sovra te corono e mitrio" si fa dire da Virgilio nel Purgatorio): questa consacrazione gli permette di essere "se stesso". Nel terzo regno ultraterreno non ci son più riferimenti geografici e terrestri: l'astronomia, i suoni, le luci, le leggi liturgiche della filosofia scolastica, le similitudini classiche e bibliche servono all'orientamento di un Dante "transumanato". Credo necessario un breve cenno a un momento culturale del cristianesimo: la Scolastica. La denominazione risale ai primi anni del sec. VI quando la elaborazione della cultura avveniva nelle "scholae ple banae" della pieve, neo monasteri, poi nelle cattedrali e successivamente nelle università; "scholasticus" era tanto il maestro quanto lo studente;nonostante la pluralità di maestri, di scuole, di località (scolastica latina elabora il nuovo Testamento, scolastica araba il Corano, scolastica bizantina la Bibbia) il movimento culturale ha come denominatore comune il rapporto tra rivelazione religiosa e ambito scientifico in senso lato (le 7 arti liberali, le arti meccaniche, la medicina, il diritto) ed estende la sua attività dal sec. VI raggiungendo la massima potenzialità nel XIII sec. ed estinguendosi nel XIV sec.. Nel IV sec. Agostino, vescovo di Ippona, segna nei suoi numerosi scritti una lezione sul piano dogmatico, poetico e pedagogico che si estende nell'intero arco della filosofia e teologia med ioevale, sulla riforma luterana, sul giansenismo e sullo spiritualismo contemporaneo. Tra le tesi dell'agostinismo, nel sec. XIII spiccano la conciliabilità fra fede e ragione, il cui mas-

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simo esponente sarà Tommaso d'Aquino. Dante ne farà una figura simbolo in V irgilio espressione della ragione, e in Beatrice espressione della fede. Riprendo alcuni passaggi del "Paradiso" per invitare alla rilettura di un testo arduo ma sublime in cui le similitudini, le luci, i suoni sono gli indispensabili mezzi descrittivi della Cantica; nel primo cielo, della Luna, (canto III 10-18) una similitudine dalla lieve musicalità e l'evidenza visiva sullo sfondo luminoso del corpo lunare delinea volti e figure di esseri umani così tenui e indefinite nei contorni da parere immagini riflesse da un vetro trasparente e terso o da uno specchio d'acque limpide, immobili e poco profonde. Il poeta cade dapprima nell'errore di crederle immagini rispecchiate di persone alle sue spalle e si volta istintivamente, ma Beatrice lo avverte che si tratta di vere sostanze che appaiono in questo cielo più basso perchè vennero meno ai loro "voti" sulla terra (Riccardo Donati). Nella similitudine interna alla prima affiora il ricordo di Narciso (Ovidio-Metamorfosi) che specchiandosi nel fonte prese la sua immagine per un corpo reale, se ne innamorò, e corse nell'errore "contrario" a quello di Dante. Quali per vetri trasparenti e tersi, o ver per acque nitide e tranquille, non sì profonde che i fondi sien persi, tornan d'i nostri visi le postille debili sì, che perla in bianca fronte non vien men forte a le nostre pupille; tali vid' io più facce a parlar pronte; per ch'io dentro a l'error contrario corsi a quel ch'accese amor tra l'omo e 'l fonte. Sùbito sì com' io di lor m'accorsi, L'apoteosi della santità e della saggezza splende nei canti X-XIXII dedicati al cielo del Sole , con i due "atleti" della Chiesa cattolica, S a n Francesco d'Assisi e San Domenico di Guzman; fanno parte di questa famiglia, disposti in due cerchi concentrici e rappresentanti rispettivamente da un domenicano (San Tommaso d'Aquino) e da 10

un francescano (San Bonaventura da Bagnoregio) che esaltano a turno la figura rappresentativa dell'altro ordine; questa era l'usanza medioevale nelle cerimonie commemorative, in cui un francescano esaltava, predicando, San Domenico (foto sotto) e un domenicano elogiava San Tommaso, nelle rispettive Chiese. Per descriverne la visione Dante ricorre alla similitudine dell'arcobaleno, ma introduce nel suo discorso due miti greci (testimoniati dalla "Metamorfosi" di Ovidio) e uno biblico per indicare il rimando della luce dal cerchio superiore a quello inferiore guidato da Iride, ancella di Giunone: il moto che distanzia gradualmente i due archi luminosi è paragonato al mito di Eco, innamorata di Narciso, questo mutato in sasso, quella errante per l'aria; ma l'arcobaleno è un segno di pace che Dio ha dato a Noè dopo il diluvio universale. (PARADISO XII 10-21) quanto primo splendor quel ch’e’ refuse Come si volgon per tenera nube due archi paralelli e concolori, quando Iunone a sua ancella iube, nascendo di quel d’entro quel di fori, a guisa del parlar di quella vaga ch’amor consunse come sol vapori; e fanno qui la gente esser presaga, per lo patto che Dio con Noè puose, del mondo che già mai più non s’allaga; così di quelle sempiterne rose volgiensi circa noi le due ghirlande, e sì l’estrema a l’intima rispuose. Entrati nel flusso mentale e culturale della creatività lirica di Dante, ci muoviamo con lui nel cosmo, astronauti smarriti ma cullati dai suoi endecasillabi. Nel cielo di Marte gli spiriti combattenti per la fede si muovono come stelle luminose formando una croce; improvvisamente si fermano per porsi docili ai desideri del pellegrino; un lume si stacca dal braccio destro della croce astrale e percorre in linea radiale i lati della croce come una gemma che scorre lungo il nastro a cui è stata fis-


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sata. (PARADISO XV 13-24) Quale per li seren tranquilli e puri discorre ad ora ad or sùbito foco, movendo li occhi che stavan sicuri, e pare stella che tramuti loco, se non che da la parte ond' e' s'accende nulla sen perde, ed esso dura poco: tale dal corno che 'n destro si stende a piè di quella croce corse un astro de la costellazion che lì resplende; né si partì la gemma dal suo nastro, ma per la lista radïal trascorse, che parve foco dietro ad alabastro: Il canto XV ed i due seguenti costituiscono la parte centrale della struttura del Paradiso: caccia guida, antenato di Dante si rivolge a lui chiamandolo in latino "sanguis meus" evocando indirettamente l'incontro di Virgilio con Enea nell' Eneide. L'effetto del lume fioco che si muove dietro all'alabastro ricorda questo meraviglioso materiale usato per le finestre delle chiese bizantino-romaniche di Ravenna. Ma è nell'Empireo (tutto fuoco) che lo splendore domina la visione; un fiume di luce in cui emergono "faville vive" che si posano tra i fiori delle sponde, come rubini circoscritti da oro, entrando e uscendo dal mirabile gorgo luminoso.

svolta la leggendaria "età dell'oro". Su una scala d'oro, senza fine, su cui le luci si muovono in tre direzioni: alcune risalgono, altre discendono, altre si fermano al lume parlante. La voce di Pier Damiano, nel silenzio assoluto, pronuncia parole tremende contro gli uomini corrotti del clero, alle quali risponde il grido delle anime che si sono fermate all'altezza del Santo. (PARADISO XXI 136-142) A questa voce vid'io più fiammelle di grado in grado scendere e girarsi, e ogne giro le facea più belle. Dintorno a questa vennero e fermarsi, e fero un grido di sì alto suono, che non potrebbe qui assomigliarsi: né io lo 'ntesi; sì mi vinse il tuono. In questo mio percorso ho tentato di rendere un modesto omaggio alla memoria del Senatore Carlo Negroni, che pur coinvolto in importanti operazioni giuridiche e politiche ha reso a Novara un tesoro bibliografico di inestimabile valore; forse lui lo avrà accarezzato con devozione: questi volumi possono solo essere sfiorati, sfogliati con grande leggerezza e contemplati per il loro messaggio.

(PARADISO XXX 61-69) E vidi lume in forma di rivera fluvido di fulgore, intra due rive dipinte di mirabil primavera. Di tal fiumana uscian faville vive, e d'ogne parte si mettien ne' fiori, quasi rubin che oro circunscrive. Poi, come inebriate da li odori, riprofondavan sè nel miro gurge; e s'una intrava, un'altra n'uscia fori. Il grido delle fiammelle nel cielo di Saturno, supera tutti i suoni del Paradiso in contrasto col precedente silenzio delle anime rotto dalla voce di San Pier Damiano (XI sec.). Di poverissima famiglia, era entrato nel Monastero di Fonte Avellana, segnalandosi per dottrina e austerità di vita: ne divenne abate e nel 1057 ebbe il titolo di cardinale; ma presto volle rientrare nel convento di Santa Maria in Porto presso Ravenna facendosi chiamare "Petrus peccator". Dante lo presenta nel cristallino cielo di Saturno, sotto il cui regno mitico si era 11


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Centro ippico alle por te di Novara

Pagine a cura di C. Rabozzi Informazioni di V. Sermenghi

Un successo la festa di Halloween al centro ippico Lasiria di Cameri Sono stati veramente molto numerosi i partecipanti alla giornata di Halloween al centro ippico Lasiria di Cameri, nella giornata di venerdì 1° novembre. Tantissimi i bam12

I cavalli de “Lasiria”

bini che hanno potuto ef fettuare il battesimo della sella provando l'emozione di cavalcare per la prima volta un pony o di sperimentare il divertentissimo volteggio, una ginnastica artistica a cavallo. I bimbi più esperti hanno potuto cimentarsi nei pony games mettendo alla prova

la propria abilità e agilità sui pony. Nel concorso sociale di dressage si sono aggiudicate il primo posto Greta Bragliani nella categoria E210 e Beatrice Bacchetta nella categoria E60. Entusiasmante il derby, che ha visto impegnati i giovani cavalieri ago-


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nisti del Lasiria in un percorso mozzafiato di salto ostacoli che prevedeva anche una serie di ostacoli fissi sul campo in erba, tronchi, saliscendi, nel quale si è aggiudicato il primo posto Andrea Porzio con il suo cavallo Poj Kon Derotto. Il Lasiria Stable & Country Club di Cameri (NO) è una scuola di equitazione affiliata F.I.S.E. che propone corsi dal livello base all'avanzato, per bambini e adulti, di monta inglese e monta americana, e propone inoltre passeggiate nel-

CAMERI (NO) lo splendido contesto del Parco del Ticino. I corsi e le escursioni in camtel. 347 5666 502 info@lasiria.it pagna si svolgono tutto l'anno. Il www.lasiria.it centro dispone inoltre di ampi spaFacebook: Lasiria Stable & Cozi dove è possibile praticare l’equitazione al coperto. E’ infine fattoria untry Club didattica accreditata a livello regioInformazioni per la stampa: Valentina Sarmenghi nale con un percorso didattici per No Problem Service Novara scolaresche e gruppi. Tel. 338 8469153 Informazioni e prenotazioni per il valentina@noproblemservice.net pubblico: Lasiria Stable & Country Club www.noproblemservice.net ASD Via Picchetta 200

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i t t a Sc

a c o p e ’ d

Bellissima iniziativa degli amici di Nuares.it, capitanati da Giorgio Ravizzotti, che hanno chiesto la collaborazione dei novaresi per costruire una raccolta di immagini del passato, che possano rimanere a ricordo per il futuro. Grande la partecipazione e la generosità dei novaresi che vedranno esposte le loro foto presso l’Archivio di Stato di Novara.

La mostra “Novaresi negli scatti d’epoca”, che si inaugura il 28 dicembre alle ore 17.00 e rimarrà poi aperta dal lunedì al venerdì con orario 10.00-15.00 fino al 17 gennaio 2014 presso l’ex chiesa della Maddalena – Archivio di Stato di Novara in Corso Cavallotti, sarà l’occasione per avere un primo assaggio del progetto di Nuares.it di raccogliere foto fino al 1960 degli archivi privati (di famiglia) che rappresentano la vita dei novaresi con particolare attenzione ai temi: bambini, cerimonie, lavoro, militari, ritratti, sport, tempo libero, vita di tutti i giorni per digitalizzare le immagini e creare un archivio della vita novarese. Cercavamo dei tasselli che potessero ricreare come vivevano i novaresi fino a 50 prima e per ora abbiamo raccolto oltre 460 immagini tra le quali sono state selezionate quelle esposte in mostra. Il 1960 è una data spartiacque: è l’anno dell’inizio del boom economico, della diffusione delle macchine fotografiche economiche e del14


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le pellicole a colori, della motorizzazione di massa, dell’ingresso degli elettrodomestici e della Tv nelle case dei novaresi e altresì dell’immigrazione interna dal meridione per nutrire di mano d’opera le industrie settentrionali. Dopo il 1960 il nostro piccolo mondo subisce una modifica epocale. Un altro motivo per effettuare questa raccolta, è che parliamo di foto che hanno almeno 50 anni di età (e che quindi possono deteriorarsi) e il cui valore storico può scemare semplicemente perché svanisce il ricordo di quello che vi è ritratto. Dar vita ad una raccolta di tutte queste immagini prima che vadano perdute era il nostro scopo e speriamo che questa prima mostra possa sollecitare anche altri cittadini a fornire le loro fotografie. Le scansioni saranno poi conservate dall’Istituto Storico della Resistenza mentre le fotografie verranno restituite ai legittimi proprietari.

Foto sopra: Archivio Roberto Krengli - Bambini novaresi in vacanza - Arenzano 1937 Foto pag. 14: Archivio Annamaria Spinoglio - Mamma con carrozzina in Corso Cavour - Novara 1943 Foto in alto pagina 14: Archivio Maria Colella - Tre sorelle novaresi - Roma 1932 FOTO in alto pag. 15: Archivio Giorgio Ravizzotti - Partenza per il viaggio di nozze - Novara 1908 15


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Giovani ambasciatori di buona volontà! “Ambasciatori di buona volontà” così sono stati nominati dai funzionari della Fao i ragazzi della classe 5 A della Scuola Primaria “GIOVANNI XXIII” di Novara che fa parte dell’Istituto Comprensivo “Duca d’Aosta”, con la loro insegnante Anna Maria Peri. La delegazione della scuola novarese è stata infatti accolta ufficialmente nella sede mondiale della Fao che è sita a Roma in Viale delle Terme di Caracalla dai funzionari Rosarita Pagano e Gianni Monciotti in seguito alla lettera inviata nel mese di aprile per illustrare il progetto educativo e didattico condotto a 16

scuola nell’arco di 5 anni e culminato appunto con precise richieste ai Presidenti delle principali Organizzazioni Mondiali. Le risposte ufficiali sono venute dalla sede mondiale dell’Onu di New York e dalla sede mondiale della Fao che, essendo in Italia, ha reso possibile l’incontro per una presentazione di persona, così come avevano chiesto gli alunni. Ricevuti nella Sala Etiopia i giovani studenti, superato il primo momento di emozione, sono riusciti ad esporre, con chiarezza e valide argomentazioni, il loro percorso di lavoro che vuole riportare la cultura al reale valo-

re che le compete e ridare alla scuola il ruolo di luogo privilegiato del sapere, un sapere ricercato, costruito e condiviso e da condividere con tutti. L’esperienza, iniziata 5 anni fa quasi per gioco con l’ideazione del libro “La balena e la banana” che ha visto l’allora classe prima ritirare a Torino il Premio Speciale della Giuria del concorso “Crea un libro”, ha avuto, nel corso degli anni, un continuo sviluppo di conoscenza e di crescita personale e relazionale che ha visto i piccoli autori affrontare i grandi problemi che affliggono l’umanità, soprattutto nei confronti dell’ambiente. Ecco perché è nata


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l’idea di istituire una Giornata di sensibilizzazione verso l’ambiente e la natura nel 2014 che sarà l’Anno internazionale dell’agricoltura familiare. Tale proposta è stata pienamente accolta dai rappresentanti della Fao che hanno invitato i ragazzi della quinta A della Giovanni XXIII ad andare a Roma il 21 marzo dell’anno prossimo per presentare agli alunni delle scuole italiane il loro progetto per diffondere sempre più la cultura e l’educazione del rispetto ambientale, partendo dall’esperienza diretta svolta a scuola. Ritornati a Novara hanno cominciato ad ideare un progetto di educazione ambientale da rivolgere a tutte le scuole novaresi ed è nato così il Progetto “Pianta un fiore e rendi il mondo migliore!” il cui scopo è quello di avvicinare i bambini della scuola primaria a conoscere la natura attraverso l’esperienza concreta di piantare dei fiori ed alberelli in giardini scolastici. Il Progetto, attraverso l’Assessore all’Istruzione Margherita Patti e all’Ambiente Giorgio Rigotti, ha ricevuto il Patrocinio del Comune di Novara e si avvarrà della collaborazione della Confagricoltura di Novara, grazie all’interessamento della Presidente Paola Battioli, della Novamont di Novara e del Museo dell’Ambiente di Torino. Per presentare il Progetto alla città è stata organizzata una serata ad hoc nel settembre scorso denominata “Leggere Emozioni: parole, musiche e prelibatezze … in punta di dita” nel giardino di Palazzo Natta grazie al Patrocinio del Prefetto di Novara e della Provincia. La serata aveva sco-

po benefico p e r raccogliere i fondi necessari a ritornare a Roma nella prossim a primavera e p e r questo motivo tantissimi Enti ed Associazioni novaresi hanno contribuito alla sua riuscita donando prodotti per la parte enogastronomica, curata dagli chef Francesco Vanoli di Stresa, vincitore del concorso culinario “Metro College” e Giulio Fusari del Ristorante “Il Giardino dei Glicini” di Novara. Ad allietare la serata il complesso musicale di Marcello Chiaraluce che ha accompagnato anche le esibizioni canore dei ragazzi della 5 A che sono stati i veri protagonisti della serata. Questi fantastici ragazzi hanno in serbo ancora una sorpre-

sa: nel corso della quinta hanno realizzato un nuovo libro intitolato “Emozioni” che sarà presentato nel mese di dicembre e che chiude simbolicamente il cerchio della collana dei libri “La balena e la banana” La diffusione di tutti i libri della serie è curata dall’Associazione Culturale “Piume nel vento” che si può contattare al seguente indi r i z z o m ai l : piumenelvento2013@libero.it

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Cosa ci riserverà il futuro? Solo e semplicemente un’un altro passato…

In un paesino...... piccolo, piccolo... i inizi del secolo, nella brughiera novarese a ridosso delle Alpi vi era un piccolissimo e quasi insignificante paesino che vivedi L. Bianco va di quel poco la terra gli dava. Gli abitanti di quel borgo non sapevano che da lì a poco sarebbero diventati famosi in tutto il mondo. Era arrivato in mezzo a loro forse mandato dal cielo, un certo Ing. Clovis Thouvenot , svizzero di nascita ma naturalizzato francese. Egli era addetto agli stabilimenti aeronautici Fratt Voisin di Parigi, fu chiamato in Italia per organizzare la tournè dell’ aviatore francese Delagra nge. A Brescia precisamente a Montichiari dove erano installate le of ficine A.V.I.S., Thouvenot conobbe l’Ing. Giovanni Negretti di Novara ed il Comm. Giuseppe Cobianchi di Omegna (Campione automobilistico dell’epoca in quanto in una gara di domenica 12 Settembre 1897, arrivò primo sul tracciato AronaStresa-Arona impiegando 1.34 h con una media di 22,340 kmh su di un auto BENZ). Entrambi lo invitarono a trasferirsi a Cameri da Montichiari dove aveva già costruito, presso la Ditta Pasotti, biplani tipo A.V.I.S.,(Ateliers Voisin Italie Septentrionale) partecipando con questi al Circuito Aereo di Brescia nel settembre 1909. Thouvenot accettò l'invito e si trasferì a Cameri. Congiuntamente presentarono al sindaco di Novara un progetto per la realizzazione di " un campo di espe18

rimenti d'aviazione e un industria per la costruzione di aeroplani a Cameri" chiedendo nel contempo un sussidio di 1.500 lire. Il sindaco concesse l'autorizzazione richiesta e li finanziò con 1.000 lire. In seguito Thouvenot ottenne il permesso dal Ministero della Guerra di occupare una parte del terreno demaniale adibito a campo di tiro per la fanteria e dal comune di Cameri 6.858 mq in affitto. A Thouvenot, Negretti e Cobianchi si aggiunse presto Alessandro Umberto Cagno (Campione Automobilistico) in rappresentanza della FIAT in quanto prima dell’avventura aeronautica era stato un corridore della squadra FIAT. Pochi mesi dopo, nel gennaio 1910, in pieno inverno, iniziavano già le prime lezioni di pilotaggio.

quanto su di esso vi era un campo di addestramento al tiro del Regio Esercito. Il 30 settembre 1913 il Regio Esercito con un atto formale autorizza l'uso del campo di Cameri. L'industria e la Scuola di Volo cominciano a produrre i primi effetti economici. Vecchie cascine e casolari vengono trasformati in alberghi, ristoranti, osterie ecc. ed i terreni circostanti praticamente senza valore cominciano ad apprezzarsi notevolmente. In un luogo in cui prima si arrivava con il calesse, venne addirittura inaugurata una strada di collegamento ed un servizio automobilistico tra Novara ed il campo d'aviazione. Gli inizi furono assai modesti; una casa di legno ad un solo piano adibita ad abitazione ed uffici, poi una gran tettoia, (foto sotto) che più tardi venne chiu-

La brughiera di Cameri pur non essendo vasta come quella di Montichiari, presentava un terreno pianeggiante, privo di sterpi o rovi, era particolarmente adatto alla costruzione di un campo di aviazione, ed inoltre una parte del terreno era già di proprietà del demanio militare in

sa trasformandola in un officina, un capannone in legno dove erano ricoverati gli aerei dei pochi ardimentosi che osavano sfidare i rigori dell'inverno in una brughiera coperta di neve. In seguito si inizio a costruire sei hangar in muratura, ma nella notte tra il 30 ed il 31 Mar-


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zo una bufera di vento e neve demolì quasi completamente gli hangar da ultimare. Si salvò solo l’hangar di legno dove erano ricoverati tre aeroplani: erano quelli di Pasqua le B ia n chi di Lugano (A.V.I.S. – Motore Italia 4 cil. 75 HP), quello del campione automobilista ed istruttore di volo a Cameri Umberto Alessandro Cagno (A.V.I.S. – Motore Italia 4 cil. 60 HP), e quello di Marcello Serrazanetti di Bologna (A.V.I.S. – Motore Isotta Fraschini 8 cil. 50 HP). Questi pionieri compivano delle linee rette sollevandosi pochi centimetri dal suolo, con grande meraviglia navigazione aerea : ricerche sperimentali sulla resistenza dell'aria, teoria dell'elica e del timone” pubblicato da Hoepli, nel 1895. Nel 1911 la scuola possedeva sette aerei tutti efficienti, undici hangar ed una ventina circa di allievi. Vittorio D'Arici a conclusione di un articolo del 5 Agosto 1910 sul campo di Cameri scriveva su L' Aviatore Italiano: "Io ho visto in voi la smentita, indiscutibile, palmare, all'af fermazione di chi mi aveva af flitto e deciso a visitarvi; io ho visto che il nostro sangue è ancora sangue d'audaci, che noi non siamo quello che ci si vorrebbe far credere che siapur tanto vicina, ed il campo; nel mo, una gente svogliata, inetta a del pubblico che affluiva al campo quale un telegrafo ed un telefono competere colle genti delle altre namolto numeroso, benché conside- non stonerebbero affatto, e rende- zioni. Io ho visto che in Italia vi son rasse l’Aviazione una vera follia. In rebbero meno penoso l'isolamento uomini che volano; e che questi uoun reportage al Campo di Cameri, di chi vi abita. Io non dubito però che mini sono Italiani. E per questo vi l'Ing. Arturo Rovida collaboratore sorga uno spirito intraprendente a ringrazio." esterno del giornale "L'Aviatore Ita- stabilire delle comunicazioni rapide Nell’ottobre 1910 la scuola si orliano" effettuato alla fine di Aprile del fra Novara ed il campo, e che per ganizza più tecnicamente dandosi 1910 scriveva: "A destra di chi guar- lucro, faccia quello che attualmen- una struttura adeguata allo scopo da la casetta dell'Ing. Thouvenot, si te fanno per favore, le automobili di con il pilota Stucchi istruttore per i stende la linea degli hangars. Il pri- alcuni aviatori." Tutto quello de- monoplani e Lèon Cheuret con il mo gruppo di quattro è occupato dal scritto dall' Ing. Rovida era il cam- suo Farman istruttore per i biplani. conte Balbi di Genova, da Bianchi, po di Cameri e nient'altro. Il 15 Ot- Gli allievi non tardarono ad arrivada Federico Stucchi e da Cavaglià'. tobre 1910 Mario Faccioli ottenne re i primi furono il S.Ten. di VascelNe seguono altri tre occupati atuno dei primi brevetti di pilota, il tut- lo Marchese Roberti, l’eroico Ten. tualmente dall' Ing. Faccioli, da Ci- to controllato da un’apposita com- Luigi Bailo (Medaglia d’oro al V.M. ro Cirri e dai fratelli Antoni. Ai tre ul- missione costituita per l’occasione, caduto durante la Grande Guerra), timi non manca che il tetto. Quelli su un biplanino ideato da suo pa- alcuni inviati da governi esteri codi fianco hanno annessa un'of fici- dre, Ing. Aristide, primo diretto re me l’inglese Durlacher, il russo Pona di riparazioni.....come pure è da tecnico della FIAT, anziano proget- poff, l’italo cileno Scolari ed altri andesiderarsi che un miglior servizio tista, studioso d'aviazione e scrittore cora. La scuola cominciò a cammidi comunicazioni colleghi Novara, del saggio “Teoria del volo e della nare con le sue gambe, spesso era 19


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in difficoltà economiche a causa delle rilevanti spese e della poca attenzione dell’epoca verso il nuovo che stava nascendo. Il 20 Novembre 1910 Ciro Cirri di Genova ex macchinista navale, pilotando un nuovo monoplano Bieriot con motore Gnome 50 HP, volava per primo su Novara suscitando una forte emozione tra la cittadinanza. Morì un mese dopo, esattamente il 29 Maggio 1910 cadendo con il suo aeroplano durante una manifestazione a Voghera. Mai nessuno sino a quel momento aveva osato attraversare le Alpi in volo. Ci riuscì Achille Landini, un pilota brevettato a Cameri molto tempo dopo esattamente il 27 Luglio 1914 ed in seguito Capo Pilota della stessa Scuola. Per la prima volta nella storia dell'aviazione, un aeroplano trasvola le Alpi con un passeggero a bordo, il novarese Giuseppe Lampugnani, detto Pinin, letterato e professore del liceo ma anche provetto scalatore. L'aeroplano è un "Gabardini 80 cavalli" la famosa Gabarda; il percorso è Cameri-Viege, in territorio svizzero, con sorvolo delle vette del Monte Rosa raggiungendo una quota di 4.300 metri. Il giorno dopo, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, con quel che ne seguì e del record di Landini non se ne accorse quasi nessuno. La scuola continuò a sfornare piloti civili e militari sino al 1921 e solo piloti militari dal 1921 in poi, (molti di loro divennero in seguito dei veri e propri assi dell’aviazione). Il 25.10.1932 venne fondato l’Aero Club Roberto Forni di Novara. FORNI era un deputato al Parlamento e console della Milizia. Brevettato nel settembre del 1927 presso la scuola di Gabardini, morì precipitando con il suo aereo sempre a Cameri un mese dopo, esattamente il 7 ottobre 1927. "Chi vale e non vola è vile"sentenziava il regime e fù così che in tutte le province del Regno spuntarono come i funghi gli Aero Club ed ovviamente Novara non era da meno, Cameri divenne l’ aeroporto di Novara. L’anno dopo l’aero club aveva 354 iscritti. I risultati furono molto lusinghie20

ri tanto che il 10 aprile 1935, il suo Presidente Oliviero Varzi comunicava al Prefetto il lusinghiero resoconto dell’attività svolta: «Risulta che nel 1934 nella Provincia di Novara sono stati brevettati il 6,5% dei Piloti di tutta Italia, questo con solo due a p -

parecchi, ma con grande passione e perseveranza». L’attività proseguì fino alla metà del 1942, ma dal 1941 i voli turistici furono proibiti perché tutti i piloti disponibili erano stati precettati per la guerra imminente. Alla fine del conflitto l’aeroporto era in stato di abbandono, l’unica area rimasta indenne era quella nei pressi della palazzina Comando, che fu utilizzata dall’Aero Club ricostituito nel 1945. L’Aero Club ebbe grosse difficoltà a riprendere le attività, i tedeschi avevano infatti portato via tutti gli aeroplani: ne era rimasto solo uno, l’FL.3 I-NORU. Per mandare avanti l’Aero Club si inventarono di tutto, anche la “V eglia Azzurra”, iniziativa mondana che serviva ogni anno per raccogliere fondi, e per assegnare alla più bella delle fanciulle il prestigioso riconoscimento di “Miss Ala” ma servì a poco. L’Aero Club di Novara discendente da tutte quelle scuole di pilotaggio susseguitesi nel tempo sul campo di Cameri, dopo oltre 60 anni di attività e migliaia di piloti brevettati chiuse i battenti nel 1974. Per un po’ di tempo sembrava che tutto fosse finito, vi era quasi la certezza che i precedenti 60 anni di voli ed allievi brevettati erano andati perduti per sempre, ma per nostra fortuna non è così. Trent’anni dopo la chiusura, nel 2005 rinasce l’ Aero Club di No-

vara intitolato a Carlo Emanu ele Buscaglia, asso dell’ aviazione novarese, e qui ricominciano i dolori. Stesse problematiche di sempre (mancanza di finanziamenti, nessuna struttura disponibile, nessun aiuto diretto o indiretto ecc.) ma stavolta acutizzate dalla perfetta conoscenza del mezzo aereo e dell’ indotto economico che esso può generare da parte dell’opinione pubblica e dalla poca considerazione del potere politico ed economico locale. Alzi la mano di chi tra voi sa che a Novara vi è una Scuola di Volo in grado di brevettare dei piloti, chi tra voi sa dove sia la sua sede e a chi rivolgersi per avere informazioni, chi tra voi è a conoscenza che pur avendo 100 anni di storia aviatoria alle spalle, Novara è l’unica città del Piemonte a non avere una sede per il suo Aero Club e potrei continuare così all’infinito ma preferisco concentrarmi sul presente raccontandovi quanto è in essere oggi. Sin dall’atto della sua ricostituzione l’ Aero Club di Novara aveva nelle intenzioni quello di ripartire da dove tutto era terminato trenta anni prima, ossia avere la sua sede presso l’ aeroporto di Cameri. Dopo vari tentativi effettuati a tutti i livelli possibili ed immaginabili questo obiettivo non è stato centrato. L’Aeronautica Militare ha detto no. Non stà a mè dare un giudizio su questa scelta, ma forse ricevere l’ autorizzazione ad utilizzare un paio di stanze nella zona logistica di Veveri da adibire a sede dell’ Aero Club non sarebbe un cattiva idea. L’Aeronautica riporterebbe a casa un suo figlio disperso da tempo. Nonostante tutto l’attività dell’ Aero Club continua a macinare record infatti è passato dalle circa 250 ore volate nel 2006 alle attuali 800 brevettando circa 15 allievi per l’ aviazione generale (in cooperazione con altri Aeroclubs) e 44 allievi per il Volo da Diporto Sportivo. I corsi vengono chiamati con gli stessi nomi dei corsi dell'Accademia Aeronautica (quindi in ordine alfabetico Aquila, Borea, Centauto ecc..); stanno partendo, in questi giorni, altri


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due corsi, uno in Valsesia, a Quarona (corso Falco, 8 allievi) e uno a Ghemme (corso Grifo, 5 allievi). La flotta si compone di quattro velivoli, tre di proprietà ed uno in esercenza, Diamond DA 20 Katana (aviazione generale), Piper PA 24 (aviazione generale, in esercenza), Fly Synthesis Texan Club (VDS), Fly Synthesis Texan Top Class. I velivoli sono fisicamente sparpagliati tra gli aeroclub del Piemonte (Vercelli, Biella, Varallo ecc) con un enorme dispendio di energia per raggiungerli e volarci su. A Casaleggio su di un terreno di proprietà dell’ Ospedale esiste già una pista erbosa di circa 800 metri dove attualmente vi è la sede di una scuola per gli autogiro quindi in linea teorica sarebbe possibile inserire

in quel contesto anche l’Aero Club di Novara; sò che sono stati presi dei contatti in tal senso ma allo stato attuale non conosco lo stato dell’ avanzamento delle trattative. Novara rischia di restare senza il suo

Aero Club mentre a Ghemme ad esempio è stato inserito nel piano regolatore proprio la costruzione di una pista d’ atterraggio ritenendo quest’opera strategica per il loro territorio. Spero che questo mio scritto faccia riflettere i nostri amministratori sull’opportunità di aiutare l’Aero Club Carlo Emanuele Buscaglia a rimanere a Novara.

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L'INTERACT CLUB NOVARA E VALTICINO HA INCONTRATO I GIOCATORI DEL NOVARA CALCIO Lunedì 11 no vembre 2 0 1 3 presso il ristorante Theo's di Pagine a cuNovara si ra di A.Poggi è svolta la Steffanina cena conviviale dell'Interact Club Novara e Valticino, presieduto dalla studentessa Laura Paronzini, con ospiti alcuni giocatori del Novara Calcio S.p.a.. La presidentessa, ha fatto gli onori di casa salutando tutti i commensali e I giovani dell'Interact con Daniele Buzzegoli, Simone Pesce e Loin particolare il Presidente renzo Montipò del Rotary Club Novara Paolo Tacchini, i Delegati Giovani dei due Rotaty padrini Ennio Cusaro (per il Rotary Novara) e Giuseppe V igone (per il Rotary Valticino di Novara), la Presidentessa del Rotaract Club Novara Elena Pollastro e il Presidente del Rotaract Club Valticino di Novara Marco Franchignoni. I soci, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, hanno avuto l'opportunità di conoscere personalmente e dialogare da sinistra Lorenzo Montipò e Simone Pesce con i loro beniamini 22


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che giocano in serie B: in rappresentanza della squadra hanno partecipato il portiere Lorenzo Montipò, i centrocampisti Daniele Buzzegoli e Simone Pesce e il medico sportivo Giorgio Fortina.

La serata si è conclusa con l'intervento del calciatore Simone Pesce che ha ringraziato il club giovanile di servizio per il gradito invio e si è complimentato con i ragazzi per l'impegno sociale che costantemente svol-

gono per aiutare coloro che si trovano in difficoltà. Infine ha invitato tutti i presenti, a nome della società sportiva, ad andare allo stadio Piola per supportare la squadra.

da destra: il Presidente del Rotary Novara Paolo Tacchini, la Presidentessa dell'Interact Laura Paronzini e Simone Pesce

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Novaresi

da Papa Francesco

UNA DELEGAZIONE NOVARESE HA PARTECIPATO ALL'UDIENZA GENERALE DI PAPA FRANCESCO Alcune esperienze di vita sono talmente coinvolgenti, profonde e ricche di sentimento che immediatamente diventano indimenticabili per chi le prova: mercoledì 6 novembre 2013, ho avuto la fortuna di viverne una, insieme alla mia famiglia e ad un numeroso gruppo di novaresi, partecipando all'udienza generale di Papa Francesco, svoltasi in Piazza San Pietro. Ogni mercoledì per assistere all'incontro pubblico con il Santo Padre partecipano circa 80.000 persone provenienti da tutto il mondo: l'udienza inizia verso le 10.30 ma dato l'afflusso record che si ripete costantemente ogni settimana, sia con il bel tempo ma anche in caso di pioggia, è consigliato presentarsi circa tre ore prima ai controlli di sicurezza presso il colonnato del Bernini. Già alle 7.30 di mattina, sono presenti davanti alle mura Vaticane decine di migliaia di pellegrini che si accodano in silenzio lungo il percorso che li conduce ai posti di blocco per accedere all'interno di Piazza San Pietro, allestita e suddivisa in vari settori con posti a sedere. Il Papa circa un'ora prima di prender 24

parola per dialogare con i fedeli convenuti, vuole porgere un saluto da vicino e lo dimostra concretamente facendosi trasportare in giro per la Piazza con la sua vettura bianca scoperta: ho percepito la sua necessità spontanea di avere un contatto diretto e umano con la gente, fatto di teneri sguardi, strette di mano, abbracci e baci in fronte ai bambini. Con l'aiuto dei maxi schermi presenti, ho provato a seguire il Santo Padre guardando le ri pres e t rasmesse in diretta dalle telecamere che documentavano ogni suo spostament o, e propri o quando ho pensato che stesse per dirigersi verso il sagrato per dare inizio all'udienza, improvvisamente la macchina ha cambiato direzione per

andare a salutare nuovamente qualcuno che aveva attirato la sua attenzione. Si percepisce la volontà di abbracciare idealmente tutti i presenti, uno per uno, e quanto af fetto e attenzione giustamente provi per chi è purtroppo ammalato. Al termine del giro, seguendo i tempi previsti, il Papa si è diretto al suo palco veramente sobrio ed essen-


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ziale, come del resto ci ha abituati sin dall'inizio del Pontificato; ha iniziato il suo discorso in italiano con un fraterno: "Cari fratelli e sorelle buon giorno!", porgendo un benvenuto ai presenti e in particolare ai numerosissimi gruppi provenienti da molte città italiane ed estere. La catechesi settimanale, durata circa venti minuti, poi tradotta dai collaboratori nelle principali lingue, è stata dedicata alla comunione ai beni spirituali. Papa Francesco ha affermato che: "i sacramenti sono la presenza di Gesù in noi, importante quando ci sentiamo peccatori, accostarci al sacramento della Riconciliazione e incontrerete Cristo che vi perdona, vi aspetta lì"; ha poi continuato il discorso esortando tutti alla condivisione: "facciamo nostri le gioie e i dolori altrui", e ad amare: " i carismi sono dei mezzi per crescere nella carità e nell'amore, senza l'amore, infatti, anche i doni più straordinari sono vani; questo uomo guarisce la gente, ha questa qualità, questa virtù...ma ha amore e carità nel suo cuore? Se ce l'ha bene, ma se non ce l'ha non serve alla Chiesa. Senza l'amore tutti questi doni e carismi non servono alla Chiesa, perchè dove non c'è l'amore c'è un vuoto che viene riempito dall'egoismo. E mi domando: se tut-

ti noi siamo egoisti, possiamo v i v ere in comunione e in pace? Non si può, per questo è necessario l'amore che ci unisce". Nel s uo discorso Papa Bergoglio ha toccato in concreto il tema della carità e ci ha chiesto di compiere un vero atto caritatevole ma con ironia ci ha voluti tranquillizzare dicendo che non avrebbe fatto la raccolta delle offerte: ci ha esortati ad eseguire un semplice gesto d'amore pregando per la piccola Noemi di una anno e mezzo che è affetta da una gravissima malattia, l'atrofia muscolare spinale; l'aveva incontrata in ospedale poco prima dell'udienza. Alle parole di Papa Francesco: "facciamo un atto d'amore per lei e in silenzio chiediamo che il Signore la aiuti in questo momento e le dia la salute" è calato un silenzio "assordante" ed è stato un attimo veramente commovente.

L'udienza si è conclusa con il saluto personale che il Papa ha voluto dedicare ai malati e ai rispettivi accompagnatori: si è soffermato a parlare alcuni minuti con ognuno di loro, li ha abbracciati, ha stretto con affetto le loro mani e ha trasmesso un messaggio di speranza diretto ai loro cuori con un semplice gesto d'amore. L'umanità di Papa Francesco, è sorprendente e coinvolgente e s ono proprio certo che grazie a questa spontanea qualità e alla forte determinazione riuscirà a compiere la missione più difficile del suo Pontificato: migliorare la Chiesa riportandola ad essere vicina ai fedeli.

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Saturnalia

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Scopo dei Saturnalia era quello di sacralizzare la conclusione del ciclo agrario, di quello solare e di quello annuale ed in ambito religioso l’appello a Saturno risultava fondamentale.

di E. Spina Tra le più note festività di Roma antica vi sono senza dubbio i Saturnalia del 17 dicembre le cui celebrazioni, già dall’età sillana, si protraevano fino al 23 dello stesso mese. Secondo l’annalistica la festa fu istituita nel 497 a.C. a seguito della dedica del tempio di Saturno effettuata dai consoli M. Minucio e A. Sempronio. L’edificio sacro venne eretto sulla pendice inferiore del Campidoglio e per secoli fu utilizzato sia come sede dell’erario che per ospitare le insegne delle legioni nei periodi di inattività bellica. All’interno del tempio trovava naturalmente posto una statua del dio, caratterizzata però da un curioso accessorio costituito da robusti lacci di lana che vincolavano i piedi di Saturno stesso e noti col nome di compendes, termine utilizzato anche per definire i ceppi usati per legare gli arti inferiori degli schiavi. In occasione dei Saturnalia i vincoli posti al simulacro della divinità venivano sciolti, per poi essere rimessi al proprio posto al termine delle celebrazioni. A livello simbolico tale

operazione rituale è facilmente inquadrabile come un atto di liberazione effettuato nei confronti della divinità ma proprio per questo è lecito domandarsi il motivo per il quale i romani, eccezion fatta nei giorni del Saturnalia, ritenevano utile limitare le facoltà del dio. Per comprendere tale inusuale pratica è necessario attingere dal mito, che fa di Saturno un dio civilizzatore, che insieme a Giano pose fine all’arretratezza delle genti del Lazio, insegnò loro l’agricoltura e gettò quelle fondamentali basi utili a far sorgere una particolare ed utopica società civilizzata, i cui membri basavano la propria esistenza sulla totale ed assoluta comunione dei beni. Nel mitico ed aureo regno di Saturno ogni cosa era comune a tutti, non vi era proprietà privata e conseguentemente veniva meno la concezione stessa di furto. Terminato il regno di Saturno e quello dei mitici ed eroici civilizzatori gli uomini iniziarono a plasmare una società ben diversa, fondata sul quel potere personale che portò Ro-


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molo ad assumere il ruolo di monarca della neonata Roma. Anche il periodo della monarchia ebbe però una fine, che coincise con l’inizio di una nuova e maggiormente strutturata forma di governo, l’oligarchica Res Pubblica. Dal caos che precedette i primi ordinamenti ad una puntuale e rigorosa organizzazione sociale e politica, dal leggendario tempo di Saturno a quello storico di Giove. Ecco dunque spiegato il motivo per il quale la statua del dio veniva scrupolosamente posta in vincoli: il “comunismo” proprio di Saturno e del suo regno andava relegato al tempo mitico in quanto mal si addiceva alle contingenti forme di organizzazione sociale proprie del periodo repubblicano prima ed imperiale poi. A livello calendariale è bene ricordare che i Saturnalia venivano celebrati in un periodo molto particolare, prossimo al solstizio invernale e corrispondente, in ambito agreste, alla fase di inattività che seguiva la seminagione. Momento estremamente critico dunque ed enormemente carico di simbolismo. La morte solstiziale del sole, la parallela morte del seme posto sotto terra e poi l’imminente morte dell’anno; nei giorni dei Saturnalia un ciclo si era ormai concluso e nel medesimo periodo prendevano forma le condizioni necessarie alla rinascita, del nuovo sole, del futuro nuovo raccolto e del nuovo anno che era ormai alle porte. A livello religioso questo periodo di morte, ove risiedevano le condizioni utili al rinnovamento, non poteva rientrare nella sfera di influenza di Giove, divinità suprema per eccellenza la cui stessa concezione trascendeva cicli ed eventi. In un così preciso ambito occorreva chiamare in causa una divinità dalle ben precise funzionalità e così come Giano agiva sui pri-

ma e Giove sui summa, allo stesso modo gli infima erano propri di Saturno. Il suo tempio, eretto alle falde del Campidoglio, sorgeva nel punto più basso del sacro colle ed analogamente il suo mitico regno segnò la fine dell’arretratezza culturale delle genti del Lazio. La figura di Saturno appare quindi teologicamente legata al limite ultimo, alla conclusione, alla fine, sia essa quella della sacra discesa che partiva dal sommo tempio di Giove Ottimo Massimo posto sulla cima del Campidoglio che quella propria di una qualsiasi condizione umana o sociale.

Scopo dei Saturnalia era dunque quello di sacralizzare la conclusione del ciclo agrario, di quello solare e di quello annuale ed in ambito religioso l’appello a Saturno risultava fondamentale. A livello di celebrazioni il 17 dicembre rappresentava il vero e proprio dies festus, ovvero il giorno sacro ove si tenevano un sacrificio ed un banchetto in onore del dio ed al termine di questa giornata avveniva la proclamazione rituale dei dies feriati, un particolare periodo che potremmo definire di “vacanza imposta”. In tale lasso di tempo, che 27


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si protraeva fino al 23 dicembre, la ritualistica prevedeva lo scambio di ceri, di doni mangerecci e di sigilla, statuine antropomorfe di cera o di argilla la cui valenza risulta ad oggi dibattuta (ritenuti rappresentazioni di vittime sacrificali da alcuni o semplici giocattoli destinati ai bambini secondo altri) ma, al di là di queste usanze, appaiono molto più significative altre procedure messe in atto dalle autorità e che interessavano

addirittura l’ordinamento civico e sociale di Roma. Durante i Saturnalia veniva infatti sospesa l’attività dei tribunali e nel contempo il gioco d’azzardo, solitamente considerato illegale, poteva essere praticato da tutta la popolazione; non solo, agli schiavi era inoltre concesso il privilegio di poter consumare i pasti insieme ai padroni, infrangendo così quelle rigide barriere sociali vigenti in tutto il resto dell’anno. Dal 17 al 23 dicembre Saturno veniva liberato, sia a livello simbolico-religioso che a livello civico-sociale, instaurando artificiosamente e temporaneamente quelle condizioni di vita proprie del suo mitico regno. La parificazione sociale, l'assenza di leggi espressa dalla chiusura dei tribunali e dunque il ritorno ad una condizione precivica, ove anche il gioco d'azzardo non era regolamentato, rappresentavano uno status

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antitetico rispetto a quello proprio della civiltà romana, rievocato allo scopo di poter essere chiuso. Senza tale espediente religioso la chiusura del ciclo solare, agrario ed annuale sarebbe avvenuta sotto l'egida di Giove, col conseguente rischio di portare a termine anche il ciclo del sommo dio, ovvero quello corrispondente all'avanzata condizione civica e sociale caratteristica di Roma. Sul finire di dicembre si scioglievano dunque i vincoli di Saturno che, libero di agire, si sostituiva a Giove per poi essere nuovamente legato e relegato al termine dei Saturnalia; il periodo di transizione tra il vecchio ed il nuovo anno veniva poi analogamente posto sotto la tutela di Giano, dio degli inizi, e terminato anche il periodo di espiazione di febbraio Giove tornava ad assumere il proprio ruolo di somma divinità. Il gioco ha sempre rappresentato per gli antichi popoli uno strumento di divinazione, utile a saggiare l'umore degli dei e la loro benevolenza nei confronti del singolo individuo ed in ambito romano la concessione che permetteva di praticare il gioco d'azzardo nel periodo dei Saturnalia va anche inquadra in questi termini. In quel particolare periodo dell'anno, giocare e mettersi nelle mani della Fortuna equivaleva a ricevere anticipazioni da parte della stessa dea per il nuovo anno ormai prossimo a venire ed il retaggio di tali ataviche pratiche sussiste ancor oggi, nella tradizionale tombola di Natale.

Foto di pag. 27 (in alto): Saturnalia; Foto di pag. 27: Denario del 49 a.C. di Cn. Nerius, con il dio Saturno al dritto ed insegne legionarie al rovescio (conservate presso il suo tempio nei periodi di inattività bellica); Foto di pag. 28: Giocatori di dadi (Pompei - Osteria della via di Mercurio).


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ACCESI I NUOVI IMPIANTI A LED DELLA PUBBLICA ILLUMINAZIONE Sono i nuovi circuiti collocati in alcune vie e piazze del centro storico Un nuovo passo avanti per l’innovazione tecnologica nel settore della pubblica illuminazione a Novara. Da giovedì 31 ottobre sono stati infatti accesi tutti i nuovi impianti dotati di illuminatori a led posizionati, dopo i lavori iniziati nella scorsa estate, in diverse vie del centro storico. Le vie interessate sono: via Antonelli, v.lo S.Chiara; via G. Ferrari; via Bescapè; via Dei Gautieri; via Solaroli; via Dominioni; via Carotti; c.so Mazzini (inizio zona ZTL); portico via Perrone; via Mossotti; via Passalacqua; via Giulietti; via Azario; via Canobbio; v.lo S.Eufemia; v.lo S.Nicola; piazza Tornielli; via dei Brusati; via Magnani Ricotti; via Moro, corso della Vittoria; piazza Cavour. Nell’ambito degli stessi lavori è stato rimodernato anche il semaforo all’incrocio di c.so della Vittoria, via Bellet-

ti, via Biroli I nuovi impianti saranno controllati con un sistema di telegestione che permetterà il monitoraggio e controllo continui dell’illuminazione stradale: in pratica, ogni punto luminoso potrà essere acceso, spento e regolato di intensità in qualsiasi momento lo si ritenga necessario. «Con questo intervento - commenta l’assessore ai lavori pubblici Nicola Fonzo - l’illuminazione pubblica entra nel mondo di internet con applicazioni basate sul web. L’intervento ci consentirà un significativo contenimento di spesa nei consumi e nelle manutenzioni, ed è il primo passo verso un più profondo rinnovamento delle dotazioni tecniche della pubblica illuminazione, verso il quale siamo diretti con il piano di sostituzione di quattromila punti luce a vapori di mercurio con nuovi impianti a led». 29


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L’arte di Carlo Poggese Un impressionista contemporaneo novarese ha esposto alla “Canonica”

di M. Zucca Marmo

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Non posso certo definirmi un esperto d’arte, ma questo mio limite non mi impedisce, di fronte ad alcune opere artistiche (pittoriche, plastiche, architettoniche, musicali, poetiche) che possiedono caratteristiche dif ficilmente classificabili, di provare autentiche e genuine emozioni. In questa situazione mi sono trovato quando sono entrato nelle scorse settimane nella rinnovata sede del centro culturale d’arte “La Canonica”. Sapevo che quella sede ospitava le opere di un artista novarese di adozione, che spesso trae ispirazione dalla nostra città. Data una rapida occhiata ai circa cinquanta dipinti (oltre a una decina di sculture) esposti, ho trovato in alcuni di essi degli scorci di Novara, e soprattutto del suo centro storico, che, per la loro familiarità, ma soprattutto per l’efficacia e la sensibilità con cui venivano rappresentati, mi hanno coinvolto emotivamente. Ho quindi voluto conoscere personalmente l’autore di quelle opere,


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che si è subito dimostrato molto disponibile. Ho così saputo che si chiama Carlo Poggese, che è nato nel padovano sessant’anni fa, ma che dal 1965 vive a Novara. Il suo iter di formazione artistica non ha beneficiato della frequentazione di alcuna accademia: può quindi definirsi a tutti gli effetti un autodidatta. La tecnica che predilige è sicuramente l’olio su tela, che padroneggia con assoluta maestria. Non disdegna però di ricorrere anche al pastello, al gessetto e alla matita. Recentemente ha iniziato a cimentarsi anche con l’acquerello, una forma pittorica che richiede una grande padronanza tecnica, perché non consente di correggere eventuali imperfezioni. Ama dipingere dal vivo (en plein air), di fronte all’oggetto che sta raf figurando. Accanto alla pittura, pratica anche la scultura. Membro di una famiglia veramente numerosa – è il 13° nato in una schiera di ben 15 fratelli – non ha potuto dedicarsi da subito all’arte nella misura che avrebbe desiderato. Infatti, fin dalla scuola elementare, sentiva un forte impulso verso l’espressione artistica, tanto che si cimentava a copiare opere rinascimentali e, più tardi, del Caravaggio. E’ stato quindi costretto, per vivere, a trovarsi un mestiere, quello del saldatore. Soltanto al termine della sua attività lavorativa

ha potuto realizzare il proprio sogno di dedicarsi completamente all’arte. Curiosamente, è riuscito a tesaurizzare in senso artistico anche la sua attività di saldatore, poiché utilizza il metallo che esce dalla saldatrice per avvolgere cir31


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parola a Miriam Giustizieri. “I due movimenti che maggiormente sembrano averlo influenzato sono quello impressionista e quello divisionista. In alcune opere emerge con forza l’amore verso la natura e il territorio novarese, di cui l’artista ferma le montagne, le campagne e i lavori che in esse si svolgevano… Assai suggestivi risultano i dipinti che ritraggono la laguna veneziana con le sue prospettive ardite e i riflessi dell’acqua, che fanno v i br ar e l’immagine, rendendola viva. Catturano la nostra attenzione gli scorci della cupola di S. Gaudenzio, che svetta alta verso il cielo e il cortile del Broletto, proposto con pennellate ampie e luminose”. Suggesticolarmente la struttura interna delle sue sculture. vi sono anche i paesaggi di alcune località liguri Nella varietà di soggetti che le sue sculture rap- (Alassio, Portofino, Laigueglia, Camogli), che afpresentano – cavalli, ballerine e altri – emerge sem- fascinano l’artista per i loro colori. pre l’effetto dinamico. Le sue tele, sempre figu- Carlo Poggese aveva già allestito sue personali rative, raggiungono mirabili effetti luministici e so- alla Canonica nel 1991 e precedentemente, nel prattutto cromatici e si ispirano alla realtà che lo 1984, ancora a Novara, in Viale Dante, presso la circonda: scorci di città, paesaggi marini, ritratti di “Casa della Cornice”. Nel 2010 un’altra personafamiliari, facendo emergere il suo acuto spirito di le è stata presentata ad Alassio. I 48 anni che ha osservazione e l’ammirazione per la pittura otto- trascorso nella nostra città ne hanno fatto un nocentesca. Non a caso, ottocenteschi sono i mae- varese a tutti gli effetti e la nostra città è stata da stri cui egli stesso dichiara di ispirarsi: Renoir , lui ripagata nel modo tipico di un artista: interMonet, Manet, Cézanne, V an Gogh (per l’e- pretando la “novaresità” nei suoi aspetti più sugspressione del colore) e, per le figure a pastello, gestivi. Credo disinteressatamente (l’ho fatto anDegas. Alla domanda su come inquadri la sua pit- ch’io!) che nella casa di un novarese, che voglia tura, risponde di considerarsi “realista espresavere sotto gli occhi quotidianamente una degna sionista”. Il critico Liviano Papa lo ha invece de- immagine della propria città, capace di trasmetfinito “un impressionista contemporaneo”. tergli anche qualche emozione, un dipinto di CarPer inquadrare i suoi dipinti con maggior compe- lo Poggese ci starebbe proprio bene. tenza e migliore proprietà di linguaggio, lascio la 32


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Tanzania

Foto: S. De Luca

di Matteo Trucco Ci sono diversi modi per trascorrere il tempo che comunemente chiamiamo vacanza....Noi abbiamo deciso di dedicare un po' di questo tempo ai bambini di DODOMA....La nostra esperienza inizia proprio dal nostro viaggio verso la Tanzania....un viaggio difficile, lungo, faticoso sul cui percorso abbiamo incontrato mille imprevisti ... ed è questo il biglietto da visita della durezza della vita in Africa: le comodità della vita in occidente si perdono e inevitabilmente svaniscono inghiottite dalla povertà materiale che anche noi incominciamo a condividere con il popolo africano. Così la terra ocra e polverosa della savana ci porta ad incontrare i bambini della CASA DELLA SPERANZA dove le suore Orsoline con amorevole cura e dedizione accolgono 50 orfani colpiti dall'AIDS; qui, dopo aver lasciato un grande quantitativo di medicine portate dall'Italia, ci siamo messi a disposizione della comunità che ci ha ospitato per due settimane. Abbiamo così scoperto la bellezza di una vita semplice e povera fatta di gesti di concreta generosità ... Abbiamo scoperto di come sia bello "sporcarsi le mani per gli altri" ... ci siamo stupiti di come cose per noi scontate come una pizza, uno sciroppo per la tosse, un paio di scarpe da calcio, un semplice pallone, un sorriso e una po' di sudore nella condivisione del lavoro possano generare così tanta gioia e gratitudine. Abbiamo imparato la forza di una piccola e anziana suora italiana che ha cambiato la vita di molti poveri ... la forza della preghiera silenziosa e nascosta dopo una lunga giornata di lavoro condivisa con le suore Orsoline ... abbiamo incontrato molte persone dimenticate un po' dal mondo e che al mattino iniziano non la loro vita ma la loro sopravvivenza e da loro abbiamo imparato la forza dei loro sorrisi. Un grazie sincero va ai miei compagni di viaggio DANIELE e DIEGO per aver condiviso questa esperienza indimenticabile ... grazie soprattutto perché nelle pur numerose difficoltà incontrate siete riusciti a essere "poveri" tra i poveri ... ora anche voi avete capito perché da 8 anni a questa parte il cuore mi porta a tornare a DODOMA a quella che ormai e' diventata la mia famiglia. A Dicembre torneremo ancora in Tanzania ... le persone che abbiamo lasciato là ci stanno aspettando a braccia aperte ansiosi dell'aiuto concreto che potremo portare. ASANTE SANA e KARIBU TENA TANZANIA! 33


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Novara

Da Tex a Topolino novaresi in festa a Lucca Buongiorno a tutti lettori e lettrici di Famiglia Nuaresa. Questo mese sulla mia rubrica parleremo di Lucca Comics & Games cui ho partecipato con un gruppo tutto novarese. Anche quest’anno, l’importandi I. Pelizzari te convention a livello internazionale, ha richiamato a se un elevato numero di appassionati, arrivando a un totale di duecentomila ospiti tra italiani ed esteri. Inoltre di anno in anno, questo colossale evento, s’ingrandisce riuscendo sempre a proporre novità fresche e allettanti, e proprio per questa sua

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ampiezza mi vedo costretto ad analizzare singolarmente le attrattive e la gestione. Per quanto riguarda le attrattive, non sono di certo mancati i divertimenti tanto che non solo gli appassionati ma anche le famiglie e i residenti del luogo hanno colto l’occasione per festeggiare. Proprio di festa, infatti, si può parlare pensando a questa convention in cui le strade della storica Lucca si sono inondate di Cosplayer di tutti i tipi. Punto saliente è però la quantità inverosimile di fumetti e gadget vari che si potevano trovare, spaziando dal moderno fino agli anni cinquanta con veri e propri reperti storici tra cui Tex e Topolino numero uno. Questi sono solo i richiami portati dalle persone al di fuori della gestione interna la quale ha saputo strabiliarci con concerti gratuiti tenuti tutte le sere sul grande palco allestito sulle mura, quali hanno preso parte Cristina d’Avena, Giorgio Vanni, Daniele silvestri e numerosi gruppi nipponici. Lodevole è

l’allestimento del Japan Palace, un intero edificio dedicato al sol levante dove al suo interno trovavamo prodotti importati e l’area “Mangiappone” dove si potevano gustare le specialità asiatiche. Le piazze principali erano occupate da stand al cui interno vi erano importanti case editrici e privati che, come già accennato, vendevano fumetti e gadget di ogni tipo. Inoltre sono da citare l’enorme gara cosplay, tenutasi sul palco dei concerti, l’area Movie con le anteprime nazionali di molti film tra cui Thor, the dark world e infine l’area ludica dove si poteva trovare ogni tipo di videogames e gioco da tavolo. Purtroppo però dietro tutta questa immensità la gestione è venuta leggermente a mancare. A partire dalla stazione ferroviaria che è stata divisa in due per smaltire il carico dei passeggeri. Il problema è però che la gente diretta a Firenze, e hai paesi li35


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mitrofi, era notevolmente maggiore al resto e così facendo, per raggiungere un albergo a dieci chilometri, ci si metteva circa un paio d’ore. Altro problema c’è l’ha avuto chi veniva in macchina data la mancanza di parcheggi non solo gratuiti ma anche a pagamento. C’è però da far conto che la città è poco più grossa di Vercelli e che fa 60.000 abitanti circa quindi, chi fosse interessato deve partire con l’idea che la coda è obbligatoria. A parte tutto però Lucca Comics&Games è assolutamente consigliata a TUTTI nessuno escluso, per gli appassionati perché si trovano oggetti rarissimi e mai visti,per tutti gli altri è invece come vivere un vero e proprio secondo carnevale in un clima solare e spensierato. Come tutti i mesi, per chi fosse interessato, ricordo che tutti i venerdì e i sabati si tengono ri-

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spettivamente da Japan Point Novara in Corso Torino 10L i tornei di Magic the Gathering e di YuGi-Oh! Mentre da Jolly Jones in via Marconi 32 tutti i giorni potete giocare non solo ai giochi di carte ma anche a Warhammer e ai più svariati giochi da tavolo e di ruolo offerti dal negozio. Anche per questo mese la rubrica di conclude vi saluto e ricordo a tutti che se aveste domande inerenti di qualsiasi tipo non esitate a contattarmi sulla mail Ivan.Comix@Virgilio.it o sul contatto Facebook Messer Ivan.

Foto di pag. 34: L’area del palco a Lucca; Fumetto di pag. 35: yonkoma quarta storia scritta; Foto di pag. 36: Japan Palace.


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IL NOVARA BUSINESSMEN CLUB HA UNA NUOVA CASA IN PIAZZA MARTIRI Il Club presieduto da Tito De Rosa e costituito da alcuni imprenditori del territorio per favorire la promozione dell’imprenditoria e la divulgazione della cultura d’impresa, la condivisione e realizzazione di progetti ed iniziative nel campo degli affari, ha fatto di recente il proprio ingresso nella nuova sede del Plaza Cafè, in Piazza Martiri 4 a Novara: «Sarà questo, da ora in poi, il luogo di ritrovo abituale - spiega il vicepresidente NBC, Gabriele Appendino Non solo per i periodici incontri di lavoro che si tengono l’ultimo giovedì sera di ogni mese, ma anche per altri appuntamenti che andremo a definire durante l’anno. Il locale è arredato in modo da poter disporre di spazi per incontri riservati o per convegni». Le novità, in casa NBC, non finiscono qui. Per veicolare ulteriormente le varie attività, sia all’esterno sia tra i Soci in aumento (attualmente quelli attivi sono 33, ognuno rappresentativo di un diverso settore di impresa, a cui vanno aggiunti altri professionisti che stanno seguendo con interesse le attività del Club), alla già frequentata pagina facebook uf ficiale “NBC Novara Businessmen Club” si aggiungerà anche il sito internet www.nbcnovara.it, “on line” a breve: «Stiamo concretizzando idee sempre nuove per promuovere le imprese e le attività dei singoli associati - continua il vice presidente di NBC, Gabriele Appendino (foto in alto)- Durante le cene di lavoro le aziende possono illustrare e promuovere i loro prodotti e servizi offerti. Ad esempio, in occasione dell’ultimo evento dello scorso 24 ottobre, la socia Laura Baiardi (titolare del laboratorio orafo “I Monelli gioielli” in Corso Italia 16/A a Novara, ndr) ha organizzato una sfilata presentando le collezioni di collane, orecchini, anelli, bracciali in oro e argento progettate e prodotte in laboratorio su indicazione del cliente, anche utilizzando l’oro che quest’ultimo già possiede. Nei prossimi appuntamenti qualche altro socio potrà fare altrettanto. Un’altra opportunità importante sono le visite programmabili presso le aziende associate. Abbiamo iniziato di recente con la “Sellmatt” di Prato Sesia». Filippo Bezio Addetto Stampa NOVARA BUSINESSMEN CLUB - NBC 37


NOVARA CALCIO

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Il nuovo Mister del Novara, Alessandro Calori

Pronto riscatto per mister Calori e il DS Larini Tifosi azzurri al Piola

Testo di G. Chiorazzi

Alla fine il cambio sulla panchina del Novara c’è stato. Da giorni, infatti, si vociferava del possibile avvicendamento di un nuovo tecnico al posto dell’ormai esonerato Alfredo Aglietti. Eppure, il sospetto che a pagare per tutti (e in misura maggiore) sia stato proprio l’ex allenatore di San Giovanni Valdarno, resta vivo fra i tanti tifosi azzurri che non hanno dimenticato quanto di buono sia riuscito a fare in un anno… l’Ammiraglio, come simpaticamente era stato soprannominato dai sostenitori novaresi. L’ironia del destino ha voluto che, fra il giorno del suo ingaggio e quello del suo esonero, intercorresse un anno esatto: era infatti il 18 novembre 2012 quando la società diramò ufficialmente il comunicato con il quale assegnava l’incarico di allenatore della prima squadra ad Alfredo Aglietti. 365 giorni dopo, il 18 novembre 2013, è arrivato il comunicato della sua rescissione… Fatale la sconfitta aTrapani per 2-1, dove il Novara era riuscito temporaneamente a passare in vantaggio grazie ad uno stupendo gol del capitano Raffaele Rubino, sempre molto utile alla causa e ormai solo ad un passo dall’eguagliare il record di un certo… Silvio Piola, circa i gol segnati con la maglia azzurra (alla data in cui scriviamo questo articolo mancano solo tre reti al bomber barese per entrare, di diritto, nella leggenda pluri-centenaria della società). Ma chi è il nuovo tecnico del Novara? Risposta… Alessandro Calori. I tifosi più attenti lo ricorderanno come il giocatore che, nella stagione 1999-2000, con la maglia del Perugia, si rivelò l'uomo decisivo per l'assegnazione dello scudetto: infatti, nell'ultima giornata di Serie A, mise a segno il gol della vittoria per gli umbri contro la Juventus, che decretò la sconfitta dei bianconeri e contemporaneamente la conquista del tricolore da parte della Lazio. 38


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Nato il 26 agosto 1966 ad Arezzo (un altro tecnico toscano per il Novara, quindi, dopo mister Aglietti), Calori è cresciuto nelle giovanili della sua città, debuttando nel calcio professionistico nel 1985 con il Montevarchi. Nella stagione 198990 passa al Pisa, poi nel 1991 viene ingaggiato dall'Udinese, con cui disputa 7 stagioni in Serie A, diventando anche capitano della squadra. Nel 2000 si trasferisce (assieme al tecnico Carlo Mazzone) al Brescia, squadra con la quale rimane per due stagioni. Nel 2002 passa al Venezia, disputando due campionati di Serie B fino al 2004, quando decide di ritirarsi come calciatore. Intraprende invece la carriera da allenatore nella stagione 2004-05 come secondo di Julio César Ribas, tecnico del Venezia. Dopo le esperienze alla Triestina, in Serie B e alla Sanbenedettese, nella ex Serie C1, subentra al posto dell'esonerato Guido Carboni sulla panchina dell'Avellino. Nella stagione 2009-10 si trasferisce alla guida tecnica del Portogruaro-Summaga, formazione militante in Lega Pro Prima Divisione, ottenendo al termine della stagione la prima storica promozione in Serie B per il club veneto. L'anno successivo il Padova affida la guida tecnica ad Alessandro Calori mentre nella stagione 2011-12 subentra sulla panchina del Brescia esordendo con 5 vittorie consecutive. Con il nuovo allenatore i lombardi risalgono dalla diciottesima posizione all'ottava, sfiorando così la qualificazione ai play-of f. Nella stagione 2012-13 Calori raggiunge gli spareggi promozione ma viene eliminato dal Livorno dopo

un duplice 1-1. Nelle due stagioni sulla panchina del Brescia, Calori ottiene una media di 1,60 punti a partita. Il Novara, quindi, è la settima squadra che Calori ha modo di allenare nella sua carriera di tecnico iniziata nella stagione 2004-05. Triestina, Sambenedettese, Avellino, Portogruaro, Padova e Brescia le squadre allenate in precedenza dal tecnico toscano, chiamato ora a risollevare le sorti della formazione azzurra. Con l’ingaggio di mister Calori cambia anche tutto lo staff tecnico: Alberto Maresi diventa il vice allenatore, Maurizio Di Renzo e Giacomo Violini rispettivamente il preparatore atletico e l’allenatore dei portieri. Importante sottolineare le dichiarazioni di entrambe le figure

che, in questa parte della stagione, hanno sicuramente attratto le maggiori attenzioni di tifosi e addetti ai lavori: se Alfredo Aglietti, a poche ore dall’esonero, dichiarava che “La squadra era con me, ma sono mancati i risultati e quindi la società ha deciso di cambiare la guida tecnica. Voglio ringraziare tutta la città per come mi ha accolto, sostenuto e anche difeso. Avrei voluto regalare ai tifosi altre soddisfazioni, altre gioie, non ci siamo riusciti ma rimarrò sempre legato alla città e alla società, che mi hanno fatto lavorare nel migliore dei modi” - aggiungendo poi che - “Non ho avuto un distacco traumatico con la dirigenza. Anche se essere sollevato dall'incarico lo è. Il rapporto con il presidente e con Faccioli resta buono, anche se si è interrotto. Quanto fatto lo scorso anno rimar-

Il nuovo Ds del Novara, Fabrizio Larini

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rà negli occhi di tutti, ma poi è normale e giusto che il calcio non abbia memoria”, nel contempo il neo tecnico Alessandro Calori ha tenuto subito a ringraziare il lavoro svolto in precedenza dal collega: “Andrò a sostituire un allenatore che ha fatto bene, spiace sempre per i colleghi e gli faccio il mio personale in bocca al lupo per il proseguo di carriera. Penso che gli telefonerò ma senza chiedere nulla sulla gestione, ognuno deve viverla a suo modo”. L’esonero di mister Aglietti ha comportato anche le conseguenti dimissioni del Direttore Sportivo Luca Cattani, in netto contrasto con la dirigenza azzurra sulla decisione di interrompere il rapporto con il precedente allenatore e affidare la guida tecnica ad un sostituto. Le parti hanno così raggiunto un accordo di rescissione con la volontà spontanea di Cattani di lasciare l’incarico, una richiesta prontamente accettata dalla società azzurra che, per ammissione dello stesso patron Massimo De Salvo, “Ultimamente non condivideva più con il precedente DS alcune idee sulla gestione tecnica della squadra”. La società ha pertanto scelto di intraprendere in tal senso un cambio radicale, affidando la direzione sportiva ad un personaggio il cui curriculum recita esperienza, conoscenza della materia e grande spirito di osservazione: il prescelto nel ruolo di nuovo Direttore Sportivo è infatti Fabrizio Larini. Da giocatore, nel ruolo di centrocampista, Larini (classe 1953) è cresciuto nelle fila dell'Inter, senza però mai esordire in prima squadra; ha disputato 5 campionati di Serie B dal 1975 al 1980 con Palermo e SP AL, per complessive 124 presenze e 6 reti. Ritiratosi nel 1986 dall'attività agonistica, è diventato dapprima il responsabile del settore giovanile del Parma (fino al 1997, scoprendo tra gli altri campioni del calibro di Gianluigi Buffon e Simone Barone) e, subito dopo, il direttore sportivo della prima squadra, mantenendo questo incarico fino al 2002. Dal 2003 al 2005 è stato all'Atalanta, successivamente si è occu40

pato di consulenze per società calcistiche e nel 2008 è diventato il DS dell'Ancona. Il 2 giugno 2010 annuncia l'addio al club biancorosso ed il giorno seguente viene annunciato il suo ingaggio da parte dell'Udinese, come nuovo direttore sportivo al posto di Sergio Gasparin. A giugno 2013 lascia la società friulana ed al suo posto, come DS dell'Udinese, arriva proprio l'ex analogo dirigente del Novara, Cristiano Giaretta. Le primissime dichiarazioni del neo DS apparse sul sito uf ficiale della società, hanno evidenziato le motivazioni che hanno portato Larini ad accettare la proposta di Massimo De Salvo, nonostante il dirigente avesse dichiarato solo a giug n o d i q u e s t ’a n n o d i v o le rs i prendere una pausa dal mondo del calcio: “L'entusiasmo che ho visto nel dottor De Salvo mi ha spinto ad accettare immediatamente questa nuova avventura. Sono onorato di poter dare seguito al progetto della proprietà, mettendo a disposizione la mia esperienza. Sono determinato e voglioso di cominciare questo percorso”. Con l’ingaggio di Larini la società azzurra cambia radicalmente filosofia, visto che in precedenza il ruolo di DS era sempre stato af fidato a giovani emergenti: Pasquale Sensibile, Mauro Pederzoli, Cristiano Giaretta… L’esperienza del neo DS azzurro, mista alle sue grandi conoscenze e doti di scouting (anche all’estero), renderanno senza dubbio molto interessante il mercato di riparazione del Novara che avrà luogo, come di consueto, nel prossimo mese di gennaio. La scorsa stagione, con tre soli innesti, ma mirati a colmare le lacune evidenziate, il Novara seppe dar vita ad un grandioso girone di ritorno che vide il Novara arrivare ai play-off partendo da un mesto penultimo posto. Anche quest’anno, complice una classifica non certo esaltante, le speranze dei tifosi azzurri sono quelle di un riscatto e, in tal senso, una figura di esperienza come Larini non può che far ben sperare. Nel frattempo, le novità apporta-

te a livello tattico da mister Calori si sono già evidenziate: nella sua “prima” assoluta sulla panchina del Novara, al “Silvio Piola” nello scontro contro il temibile Pescara di Maniero e Mascara, si è finalmente rivista in campo quella grinta e determinazione che da numerose giornate si era smarrita. Vero è che la vittoria non è giunta, ma più per disattenzione negli ultimi metri (e per troppi sbagli in finalizzazione), che per meriti dell’avversario, costantemente dominato nella propria metà campo. Dopo aver apparentemente trovato un maggior equilibrio in fase difensiva, ora il Novara deve ritrovare anche la necessaria verve in attacco, dove l’appannamento generale di tutto il reparto sembra aver contribuito alla crisi della squadra. La condizione non ottimale di un giocatore “cardine” come Pablo Gonzalez, unita alle prestazioni non sufficienti dei giovani Comi e Iemmello, hanno indetto lo staff tecnico (precedente e attuale) a ricorrere all’inossidabile Raffaele Rubino, sempre micidiale nei suoi colpi di testa ed esempio di devozione per la maglia azzurra. Le premesse per risalire la china e togliersi ancora numerose soddisfazioni da qui alla fine del campionato sono numerose: l’arrivo di un mister giovane ma dalle idee concrete (come potuto osservare al suo debutto), possono of frire la carica necessaria per rigenerare giocatori demotivati e forse non più in sintonia con il precedente tecnico Aglietti. Nel frattempo, giustamente, la società ha pensato anche al futuro e da qui la scelta di nominare un DS competente e di sicuro affidamento. Ora, però, la parola spetta al campo… e come sempre sarà l’unica che conterà, per dimostrare come si possa ancora vivere di emozioni positive nel corso dell’attuale stagione.


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NUOTO: LIBERTAS TEAM NOVARA SUBITO IN “TOP TEN” ALL’ESORDIO STAGIONALE Novara, 12 novembre 2013 - La nuova stagione agonistica di nuoto è ufficialmente partita lo scorso fine settimana con la prima prova della Coppa Rio Winter Edition riservata alle categorie Ragazzi, Juniores e Cadetti svoltasi al Palazzo del Nuoto di Torino. Nove gli atleti della Libertas Team Novara che hanno fatto il loro debutto agonistico . Il miglior risultato in termini di piazzamento assoluto porta la firma di Matteo Miglio, 19 anni, quarto nei 200 farfalla e poi settimo nei 50 farfalla. Due quinti posti, invece, per la sedicenne Francesca Miglio nei 50 e nei 100 rana, a cui si è poi aggiunta la decima piazza nei 200 misti. Alessandro Dell’Olmo, classe 1999, ha invece toccato per sesto il bordo vasca nei 1.500 stile libero. Due volte in “top ten”, infine, il ventiduenne Riccardo Chiarcos autore del decimo tempo sia nei 100 farfalla sia nei 400 stile libero. A Torino, per la Libertas, hanno gareggiato anche Francesca Cirichelli, Roberta Moothia, Matteo Piscitelli, Flavio Barcellino e Sara Agujari. Filippo Bezio Addetto Stampa Libertas Team Novara

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Al disnà da Dicémbar di P.L.D.A. PASTA FARCITA CON RICOTTA E FUNGHI Fate bollire 400 gr . di pasta tipo mezze maniche, scolatele al dente e sistematele su di un panno pulito affinchè si asciughino. Nel frattempo mettete a bagno in acqua tiepida 50 gr. di funghi porcini secchi, che dopo mezz’ora, dopo averli scolati, l i tr i tere te grossolanamente. In una teglia con uno spicchio di aglio schiacciato e 50 gr. di burro fate rosolare per pochi minuti i funghi tritati e quando saranno freddi aggiungete 400 gr. di ricotta, salatela, pepatela e lavoratela con una forchetta aggiungendo un po- di prezzemolo tritato. Imburrate bene una teglia da forno antia-

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dernte e cospargete abbondante pane grattugiato, facendolo bene aderire alle pareti. Sistemate le mezze maniche nella teglia con il foro vers l’alto e aiutandovi con un cucchiaino farcite tutta la pasta. Coprite il tutto con altro pangrattato e versatevi sopra 50 gr. d i b u rro che avrete fatto appena sciogliere. Mettete in forno a 180 gradi fino a che si sarà formata una crosticina dorata in superfice. Consigliato un vino rosè fresco. POLLO NATALIZIO ALLE VERDURE Tagliate a pezzi piuttosto piccoli di pollo da circa un chilo. Tritate una

carota, una cipolla, una costa di sedano, due spicchi di aglio e rosolate questo battuto con due cucchiai di olio in una pentola preferibilmente di terracotta. Dopo qualche minuto sistemate nella pentola i pezzi di pollo leggermente infarinati, fateli rosolare, bagnateli con un bicchiere di vino rosso generoso e lasclateli evaporare prima di aggiungere 200 gr. di passata di pomodoro e una bella grattugiata di pepe nero. Quindi aggiustate di sale e fate cuocere a fuoco moderato per mezz’ora circa e, se il sugo dovesse asciugarsi troppo, bagnate con un po’di brodo. anche di dado. A cottura ultimata spolverate con prezzemolo e basilico tritati finemente e infine portate in tavola ben caldo. Un vino rosso come quello usato nella preparazione andrà benissimo. Buon Natale e un ottimo Anno Nuovo.


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L’ u r ò s c u p d a l P i n è l a p a r D i c é m b a r Cravón (Ariete): Na quài nivla nera a l’urisunt..... Tor (Toro): Calma e sapiensa i van sémpar insèma. Gemèj (Gemelli): Ricordat che un po’ da diéta tüti i mal a ja quaièta. Càncar (Cancro): Cerca mia sémpar una quài scüsa. L’erur ti l’è fai ti. León (Leone): Absogna pensà a una bèla vacansa al mar... Vérgin (Vergine): Par ti a sarà tüt un cicinin in salida. Balansa (Bilancia): Parla cunt al cör e ti vedarè ch’it capissan. Scurpión (Scorpione): Ancura un po’ da fadiga, ma dopu la salida a riva la discesa. Sagitari (Sagittario): Dat da movat. al pegg l’è passà. Capricornu (Capricorno): Tropi büsii igh han al nas luuuuung... Aquari (Acquario): Ti devi fa l’acrobata in banca ancura un quài més. Pèss (Pesci): Sta sü da doss, ti vedi mia che a cula fiöla tigh cavi al fià?

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S.R. 211 della Lomellina - 28071 Borgolavezzaro (NO) 43


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Puesia

"Nina-nana par Al Bambìn" "Dòrma, dòrma, bè l Bambìn… dòrma, dòrma, c ar Fiulìn. Cunt I Tò Làgrimi e La Tò Vuss Ti ti vöri anc a La Cruss." Ma adè ss, mè "murgiulìn" …dòrma anc ùra un c ic inìn! Al ve gnarà, pròpi par Ti… al té mp da duvé patì! E anc a alùra, al Tò pà e mi i sarùma sé mpar visìn a Ti. "Dòrma, dòrma, dòrma Amùr…" …dal mund La Stè la e Al Salvatùr!» Diale tto di Novara. di Alberto Gavinelli


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Pernottamento e prima colazione

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