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Foto di copertina tratta da Moda & Spettacolo 2009 è di Enrico Tedeschi Via Cairoli, 95 Giovinazzo 70054 (Ba) Edito da Ass. Amici della Piazza Iscr. Trib. di Bari n. 1301 del 23/12/1996 Part. IVA 05141830728 Iscr. al REA n.401122 Telefono e Fax 080/394.79.20 IND.INTERNET:www.giovinazzo.it E_MAIL:lapiazza@giovinazzo.it Fondatore Sergio Pisani direttore responsabile Sergio Pisani redazione Porzia Mezzina - Agostino Picicco - Alessandra Tomarchio - Damiano de Ceglia - Marianna La Forgia - Daniela Stufano - Nico Bavaro - Angelo Guastadisegni Rossella Tiribocchi - Mimmo Ungaro Matilde Restaino - Diego de Ceglia Onofrio Altomare - Michele Carlucci corrispondenti dall’estero Vito Bavaro - Nick Palmiotto Giuseppe Illuzzi - Rocco Stellacci stampa - L’Immagine (Molfetta) progetto grafico - Ass. Amici della Piazza Grafica pubblicitaria: C. Morese responsabile marketing & pubblicità: Roberto Russo tel. 347/574.38.73

ABBONAMENTI Giovinazzo: 10 Euro Italia: 20 Euro Estero: 60 Euro Gli abbonamenti vengono sottoscritti con c.c postale n.80180698 o con vaglia postale o assegno bancario intestato ad:

ASS. AMICI DELLA PIAZZA II TRAV. MARCONI,42 70054 GIOVINAZZO (BA) ITALY La collaborazione é aperta a tutti. La redazione si riserva la facoltà di condensare o modificare secondo le esigenze gli scritti senza alterarne il pensiero. Gli articoli impegnano la responsabilità dei singoli autori e non vincolano in alcun modo la linea editoriale di questo periodico.

«Caro comune senso del pudore…» Ma dov’erano le bellissime modelle praticamente nude cui NonsoloModa, OltreModa ci hanno abituato da anni? Sentitamente manifestiamo tutta la nostra solidarietà ai bambini e ai ragazzi in platea e non a Moda & Spettacolo 2009 che, il 16 agosto, sono invece rimasti quasi sbigottiti vedendo sfilare fior di ragazze (e una favolosa Danny Mendez ) semplicemente ben vestite. Per chi cresce attraverso Striscia la notizia e Paperissimasprint deve essere stato proprio uno shock insostenibile! «Caro comune senso del pudore, come sei cambiato… Ne è passato di tempo, da quando il cinema Moderno espose la prima vera locandina hard-core in paese in cui apparivano, come ancora le si chiamava allora, le menne della protagonista, seppure con i capezzoli coperti da due grandi stelle nere ! «Caro comune senso del pudore, come sei cambiato…Vi ricordate quando, a metà degli anni ’70, Minny Minoprio si esibì proprio davanti al sagrato di S. Domenico parata come una ragazza pon-pon? Quella sottana che copriva appena le mutandine e quel pallone colorato da circo furono più forti delle raccomandazioni dei preti a disertare lo spettacolo e certamente lasciarono un ricordo indelebile in chi allora l’ha vista. Testa china, penitente per i peccati degli altri, c’era poi Don Filippo Roscini che, negli anni ’80, non trovava pace durante le sue omelie nei confronti della popstar americana Madonna: «Quella è

editor

una sporcacciona, una donna amorale. Offende il nome della Vergine». Figurarsi cosa sarebbe successo se già a quei tempi la pop-star si fosse spogliata! «Caro comune senso del pudore, come sei cambiato… Quando si andava da qualche coiffeur che si faceva apprezzare non solo per le sapienti forbici, ma anche perché sapeva offrire alle sue clienti una lettura a 360 gradi, compreso (e soprattutto) i primi giornali di gossip asso-

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riale del genitore in accompagnamento.. Caro comune senso del pudore, come sei cambiato… Quando si andavano a vedere i film di Sylvester Stallone (versione aggiornata dello Steve Reeves della precedente generazione) e le grandi saghe di fantascienza, ma durante la settimana, col bavero alzato o dietro improbabili occhiali da sole, si sgattaiolava frettolosamente nel Cinema Moderno per non perdersi le prime performances della allora non certo onorevole Ilona Staller.

lutamente introvabili in qualsiasi casa di gente per bene. Cambiando genere, cambiavano le letture: bisognava invece andare dal barbiere per ammirare Rita Renoir che aveva fatto cascare il primo reggiseno su Playboy o gli esclusivi calendari appesi, salvo nascondere sotto inoffensive riviste i vari Playmen, Blitz e persino Cronaca Vera quando dovevano sforbiciare alla grande la testa di qualche bambino sotto l’incitamento a tagliare

Caro comune senso del pudore, come sei cambiato… Chiudo occhi e sposto le lancette mentali di altri trent’anni indietro, nel dopoguerra quando i costumi da bagno non c’erano. C’erano invece busti, corsetterie e le ultime memorie della crinolina. C’era poco da capire: per nessuna ragione al mondo occhi terzi, in spiaggia, o magari da bordo di una barca di pescatori, avrebbero dovuto sbirciare centimetri di pelle- bianchissima - delle donne. Tanto meno indovinare le forme da vestiti bagnati, troppo leggeri, che avrebbero certamente aderito al corpo, diventando addirittura trasparenti. In più, occorreva, al tempo, ripararsi in tutti i modi possibili dal sole: la pelle abbronzata - era l’idea dell’epoca - si addiceva solo agli umili: pescatori, contadini e cavamonti costretti a lavorare, a torso nudo e sotto il sole cocente, con le mani.

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I NOSTRI ERRORI - In cronaca nera sul n.9 di Settembre si legge: «Una Daewoo Matiz, completamente distrutta dalle fiamme, è stata rinvenuta in località San Fortunato in un incendio doloso che ha distrutto anche tre alberi». Erroneamente avevamo riportato che la natura dell’incendio fosse dolosa. - Sul N.10 di ottobre avevamo erroneamente riportato: «Premio La Piazza per la lingua e letteratura italiana–Giovinazzo che parla: 1) Dolciamore Vincenzo per i suoi perpetui silenzi degni del miglior Celentano ai tempi di Fantastico». Invece alludevamo al cons. Dolciamore Francesco. - Sempre sul n.10 di Ottobre nella sezione sport, alla voce pallavolo Giovinazzo correggiamo: «Nessun patto di ferro è stato stretto tra la volley è Vita e la ex Libertas Volley» come erroneamente riportato!Alcuni giocatori della Volley è Vita hanno preferito accasarsi presso la ex Libertas perché la Volley è Vita non si è iscritta al campionato di 1^ divisione.

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Poi, la necessità di muoversi tra scogli e mare, tuttavia, spinse col tempo le donne più ardite ad accorciare o togliere sottovesti e corsetti di troppo. E così negli anni 50-60 i vestiti da bagno arretrarono. Gonne e pantaloni si ritirarono fino al ginocchio fino all’arrivo del due pezzi o del costume intero. Furono loro, Marylin Monroe, a lanciare la moda ingombrante del costume intero, magari decorato con strass e bigiotteria varia, e Gina Lollobrigida, Silvana Pampanini le prime dive italiane a comparire in due pezzi sullo schermo fino all’esplosione di Brigitte Bardot che con il suo corpo di adolescente, esibito con un miscuglio di protervia, di malizia e di innocenza fece la fortuna del bikini, diventando un modello di comportamento per tutte le ragazze. Fino ad arrivare ai nostri giorni dove sulle spiagge il cartellino rosso è d’obbligo a chi non indossa i fili interdentali o addirittura il monokini. Caro comune senso del pudore, come sei cambiato… Ormai anche i topless alla Torretta o a qualche lido privato sono demodè. Eppure io li ho già visti ai miei tempi, una quarantina di anni fa. Ho visto più di una tedesca sugli scogli della Sciala, ossia nel tratto di spiaggia che va dalla Cappella con le sue pietre bianche alla fine del lungomare di Levante, località Ponte, dove poi è sorto il camping. Immaginate un bel corpo da scoprire dal buco della serratura sotto una doccia e l’effetto che faceva invece una donna in slip o con il pezzo sotto che si offriva all’occhio nudo con nonchalance.

nere a una minoranza. D’altronde sono sempre di più quelli che pensano che sei solo un relitto del passato, uno scomodo retaggio di moralisti, di qualunquisti, di piagnoni. L’oltraggio al pudore non è più considerato un oltraggio, tutt’al più una provocazione del nuovo che avanza a spazzare via le inutili inibizioni che hanno fatto la ‘infelicità’ diffusa di tutte le generazioni che ci hanno preceduto. Caro comune senso del pudore, come sei cambiato… Quando bastava una domanda un po’ troppo indiscreta sulla propria vita privata, un’avance più spinta o, peggio, un’allusione di genere a colorare di porpora le guance del malcapitato di turno, donna o uomo che fosse. Ormai non ci si vergogna quasi più di niente, tantomeno di quanto ruota intorno alla sfera sessuale. Anzi, per alcuni la vergogna è solo un ostacolo verso la realizzazione del proprio vero io interiore e i freni inibitori semplicemente un problema sociale. Ci sono intere categorie di cittadini che sono diventate spudorate in modo pubblico, plateale e senza nemmeno tentare di dissimulare: tanto il diritto alla felicità individuale ormai giustifica tutto. Persino la diversità comincia a non essere più percepita come tale e sta diventando quasi un valore aggiunto, non una condizione oggettiva tout court. Finito giustamente il tempo della clandestinità e della vergogna, i gay hanno ora tutto lo spazio che vogliono per affermare il loro ‘orgoglio’ e, supportati da schiere di psicologi e sociologi illuminati e ‘moderni’, ingrossano di giorno in giorno le loro file e già rivendicano da adesso ogni equiparazione di fatto alla coppia naturale. Con buona pace di ogni teoria sull’imprinting sessuale, che è stato ed è la base della continuazione e dell’evoluzione di ogni specie vivente, umana compresa. Ma la Legge sembra ora essere quasi più attenta a difendere i bisogni dei ‘diversi’ che quelli almeno altrettanto importanti della generalità dei cittadini. Perfino la Chiesa, depositaria e roccaforte dei massimi valori morali, ha dovuto abbassare i

Caro comune senso del pudore… non so se esisti ancora davvero e da quale parte. E neppure se sei costantemente in ascolto, magari ben nascosto come un ‘dormiente’, ma immediatamente pronto ad intervenire in caso di grave pericolo. Certo, resisti tuttora in qualche irriducibile italiano e ti fai anche sentire, qualche volta. Ma non come prima. Forse non sei più così comune come vuole la definizione e, anzi, devi cominciare a rassegnarti ad apparte-

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bella figura un premier che, sperticandosi pubblicamente ad invocare un ritorno ai sani valori della famiglia e invocando la comunione per i divorziati, si fa invece beccare come un pollo in compagnia di avvenenti ragazze, più che di facili costumi, senza nessun costume addosso! Ma già, sono sicuramente altri i costumi di cui stiamo parlando noi, visto che le parti direttamente coinvolte nella vicenda per costume probabilmente intendono solo la copertura alla più preziosa risorsa che hanno: quello spicchio di se stesse, cioè, che usato con una certa disinvoltura – la ricordate la ‘schedina’ di quella famosa barzelletta? - era in grado di procurar loro tutto quello che volevano. Persino la prospettiva di una brillante carriera politica. Né sull’altro versante gli oppositori, sostenitori e detentori in esclusiva in Italia della questione morale della politica, gratta, gratta si salvano. O tempora o mores, eccoli coinvolti, e persino con l’aggravante di pesanti accuse penali nei loro confronti, più o meno negli stessi giochini del premier e, paradosso nel paradosso, con più o meno gli stessi interpreti: un caso davvero perfetto di par condicio! LA REDAZIONE

toni per paura di perdere consenso. Ecco in questo modo spiegato come una minoranza ben sostenuta può diventare addirittura maggioranza. Se non ci liberiamo del complesso che il difendere l’ovvio non ci rende né banali né retrogradi, che distinguere e discriminare sono due cose ben differenti, andrà veramente a finire che saremo noi ‘normali’ ad essere considerati diversi. La demolizione sistematica di buona parte dei valori tradizionali e morali che sono il fondamento della nostra società, in nome di una laicità non meglio definita, sta dando i suoi frutti. E’ stato un processo lungo e difficile, durato un ventennio, ma ci stanno riuscendo: stiamo tutti diventando spudorati consapevoli. La mamma, quella signora timorata di Dio che ci obbligava a un certo contegno in pubblico, al decoro personale, è morta da un pezzo. Anche il padre è venuto a mancare da tempo. Quello di ora somiglia sempre più ad un fratello anziano che cerca di essere simpatico e moderno ad ogni costo, finendo qualche volta per passare pure per uno un po’ scemo. Ormai spersonalizzato nel suo ruolo, se all’improvviso decidesse di mettersi a parlare di onestà e di etica, di rispetto e di senso della famiglia, non apparirebbe credibile neppure agli occhi dei suoi figli. Un po’ come Franceschini e Di Pietro quando, invece che di politica reale, preferiscono piuttosto parlare di escort e del conflitto di interesse del premier. Caro comune senso del pudore, come sei cambiato… Quando persino Veronica, ex signora Berlusconi, parlando delle frequentazioni intime del marito non trova altro di meglio che definirle «ciarpame senza pudore». Né li ha tutti i torti: a prescindere se chi governa l’Italia fosse o meno un consumatore consapevole, non ci fa certo una

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illis temporibus DI ANGELO GUASTADISEGNI

La morte del comune senso del pudore attraverso il cinema di casa nostra DAL

PANETTO DI BURRO DELL’ULTIMO

Le lancette del tempo guardando attraverso «L’ultimo Tango a Parigi», il film che rivoluzionò il comune senso del pudore. Prima o dopo si doveva cambiare. Prima o dopo anche il comune senso del pudore si doveva adeguare ai tempi. La famosa scena di penetrazione con i jeans allacciati e con un panetto di burro che si scioglieva sul pavimento fu l’incipit al cambiamento. Quella scena, la vidi qualche giorno prima del sequestro, fra uno sbadiglio e l’altro, talmente la trovai noiosa. La vidi ad un cinema di Bari, prima che quella scena venisse censurata in mezzo mondo. Era il 1972 e la pellicola fu mandata al rogo addirittura da una sentenza della Corte di Cassazione. Invero ho sempre pensato che quella fu un’azione vaticana. Non sapevo che forte del potere temporale il Papa avesse inviato i gendarmi a sequestrare i negativi per bruciarli sul rogo. Pensa che ingenuo! Credevo fosse stata la commissione governativa di censura a dare le disposizioni, con sentenza regolarmente emessa da un giudice, anche se fu in pratica disattesa tanto è vero che oggi quel film è disponibile in DVD per chi ancora potesse ravvisarvi qualche interesse culturale! Fu fatto tanto rumore per nulla, o meglio per pubblicità. I francesi non l’hanno mai messo all’indice, mentre in Spagna all’epoca era proibito. A Giovinazzo al cinema DeVenuto e al Cinema Moderno le programmazioni arrivavano un po’ in ritardo… ma che pretendete! Questo passava il convento. «L’ultimo Tango a Parigi» arrivò in paese dopo la censura. Al cinema Moderno nessuno vide niente. Nè burro, né lacrime per Maria Schneider. Ovviamente tutti i curiosi e gli appassionati dell’erotismo nostrano, cercavano di andare a guardarsi la pelli-

TANGO

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PARIGI

A

cola in sordina. Il sottoscritto, per esempio, il film andò a guardarselo a Bari in versione integrale anche per non essere bollato dai soliti rmoralizzatori. Ognuno di noi, al di fuori della propria alcova, amava proiettare all’epoca le proprie fantasie sessuali in altre dimensioni, magari parlandone al bar con gli amici la sera o nei circoli quando si giocava a carte. Guai invece per le donne a fare allusione a ciò che succedeva tra le lenzuola con il proprio marito. Era tutto assolutamente top secret. E mai una donna poteva ammettere di non essere soddisfatta sessualmente, salvo poi non sapere neanche cos’era un orgasmo o un punto G. Dal L’Ultimo Tango a Parigi ci trastullammo con la commedia sexy all’italiana che riportava sullo schermo l’immaginario erotico collettivo dell’italiano medio. Il comune senso del pudore in parte era salvaguardato dal bollino del divieto all’ingresso del cinema: vietato ai minori di 14 o 16 per la sua componente erotica. Tutti guardoni dal buco della serratura delle tette della Fenech. E così - dolci ricordi - a fiume, si alternavano al cinema Moderno e al Devenuto le varie commedie scolastiche (La classe mista, La Liceale nella classe dei ripetenti), quelle militaresche (La Dottoressa del distretto militare, La Soldatessa alle grandi manovre, L’Infermiera nella corsia dei militari) e quelle delle professioni e delle corna (La Vergine, il toro e il capricorno, L’Onorevole con l’amante sotto il letto, La Poliziotta fa carriera) e via dicendo. Ma la voglia di trasgredire cresceva e il comune senso del pudore arrossì col Telefono Rosso di Cicciolina. Bisognava andare il lunedì al cinema Moderno per vedere il piniere del cinema-hard. Poi si sommarono l’esperienza di Moana, di Marina Lotar, (la moglie del giornalista Paolo Frajese) e di tan-

FILM

PORNO OGNI GIORNO

tissime altre protagoniste: loro divennero le star del cinema proibito e delle sale a luci rosse. Una qualità indiscutibile il cinema Moderno ce l’aveva ed era quella di essere prevedibile quando esponeva la locandina del film con tanto di bollino rosso «Film per adulti». Uno entrava perché sapeva cosa trovava. Oppure non entrava, perché sapeva cosa trovava. La cosa sfuggì ad infatti ad un’allegra brigata di venditrici di batterie di cucina che stavano visionando la sala del cinema Moderno per noleggiarla per una futura promozione. Si erano trattenute in sala oltre il previsto, le piccole Vanna Marchi, e non avevano capito che la platea stesse scalpitato non per le loro pentole laminate in oro zecchino ma per le gole profonde di Moana. Sul più bello, quasi a tradimento, calarono le tenebre e …. zac (che non era la censura cattolica),«Alice nel paese delle pornomeraviglie». Immaginerete i musi lunghi delle venditrici, costrette a lasciare la sala a viso basso. I moralizzatori presero di mira i muri del cinema Moderno, tingendolo di vernice. Ci scrissero: Film porno ogni giorno. Era la morte del senso del pudore.

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confidenze

»Escort e pudore«

«MORA, ALTA, CULTURA UNIVERSITARIA, IDEALE PER I TUOI MOMENTI DI RELAX». COSÌ SI PRESENTAVA SULLA RETE E SULLE INSERZIONI DELLE RIVISTE LOCALI. UN’ESCORT INDIPENDENTE. NOI L’ABBIAMO CONTATTATA MA SOLO PER SCOPRIRE E CONOSCERE TUTTO QUELLO CHE FA PARTE DEL MONDO DELL’EROS. ANTICIPATAMENTE LA RINGRAZIAMO PER QUESTE PICCOLE CONFIDENZE CONCESSE AI NOSTRI TACCUINI GRATUITAMENTE. PERCHÉ ANCHE LORO, LE ESCORT, HANNO UN CUORE! Omissis naturalmente nome e cognome, hai un soprannome, un nome d’arte? Somiglio a Belèn. Non credi? Età? Una domanda indiscreta ad una donna, no? Diciamo l’età giusta per poter essere credibile come studentessa e come giovane femme fatale, a seconda delle situazioni o del personaggio che devi interpretare. Professione? Se hai risposto all’annuncio, lo sai. Che domande son queste… Che studi hai fatto? Il mio fisico ha fatto da nave scuola ad altri! Cosa vorresti fare nella vita? La regina d’Inghilterra. Addirittura?! E per quale motivo? Perché mi piacciono i vestiti sartoriali, stare in posti bellissimi e frequentare persone di gran classe… E cosa fai invece per vivere? Sei ufficialmente, disoccupata? No…E poi, è proprio il caso di dirlo, finchè tira (segue risatina) mi va benissimo fare pure la escort. Ma cosa è una escort? Una ragazza che è scort… ata? No, tutt’al più una ragazza che è sco…! (segue altra risatina) Ok, ok, ho capito. Non andare oltre. Beh, sempre meglio che fare la peripatetica, non trovi? Perifrastica, perizoma…no, questa me la sono persa. Cos’e una peripatetica? Ti dice niente il nome Aristotele? La peripatetica è, in parole povere, una che ‘va’ per strada E tu invece? Stai scherzando? Io frequento solo ambienti altolocati! Puoi essere più precisa? Ore di compagnia solo per distinti. In hotel, ristoranti rinomati, serate mondane in circoli o locali esclusivi… Passi la notte anche in compagnia? Certo. Dipende con chi e da quanto mi corrisponde! Spiegati meglio? Non certo con tutti. Solo con chi offre certe garanzie e può permettersi la mia compagnia! Vi incontrate in qualche locale “in” della zona? No, meglio lontano da partenti e da voi giornalai che siete pericolosi: ma stai vedendo cosa sta succedendo in tv? Lo sai perché ti ho concesso questo tempo… Aspetto incontri. E parlare aiuta. Cosa pensi delle «donne» di felliniana memoria? Una memoria cinematografica, appunto! Ma loro le tasse almeno le pagavano! Significa che lavoravano senza etichette! Se ritornasse un mestiere vero e proprio con tanto di sindacato e contributi Inps, cosa faresti? Nulla. E’ vero che I tempi cambiano, ma i retaggi e le etichette restano! Cosa indossa un’escort? Dipende dal periodo. Sai noi dobbiamo essere sempre trend e molto eleganti allo stesso tem-

po. Anche quando vestiamo apparentemente casual. In questo periodo come giri nei locali? Io non ‘giro’. Al massimo sono sempre accompagnata. Anche tu usi il nero come le ancelle di Palazzo Grazioli? Dipende. In questo periodo, per esempio, va molto il nero abbinato al grigio. Ma comunque col nero non si sbaglia mai, soprattutto nelle occasioni molto eleganti. E in ogni caso, qualsiasi cosa metti, e inutile se poi non sei brillante o in grado di sostenere una conversazione su qualsiasi argomento. Anche tu usi il nero grassetto sugli annunci locali per invogliare i curiosi? Dipende dai costi… Mi puoi cercare anche su internet. Quali sono i tuoi argomenti preferiti? Di solito gli argomenti li tira fuori il mio accompagnatore o capitano per caso. Bisogna avere una buona cultura generale e tenersi informati un po’ su tutto. Se dipendesse da me preferirei parlare di calcio, di Pilates, di yoga . Ma non succede quasi mai! Il calcio? Per quale squadra tifi? Trascorro molto mio tempo in Bari e provincia. Diciamo tengo per il Bari. Da quanti anni? Non ne faccio una malattia. Da quando mi fu regalata una sciarpa biancorossa portafortuna. Chi te l’ha regalata? Il mio primo fidanzato. Un fidanzato vero. Ero molto innamorata. Quanti anni avevi? Quindici. Beh a quindici anni è difficile parlare di amore, non credi? No, ho capito poi che è impossibile parlarne quando sei adulta. E per quale motivo? Perché l’amore non esiste. Esiste solo la felicità di breve durata o il piacere…anche solo quello di un orgasmo. Che cosa si può proporre ad una escort? Un rapporto multi-coloured! Cioèèèèè??? Tutto ciò che un uomo può volere. In che senso? Che ogni tanto una escort si diverte pure, se c’è il feeling con un accompagnatore! Continuo a non capire! Chi fa la escort, la chiamano così oggi, deve anche trovarsi un modo per divertirsi, per incontrare altra gente. E così ogni tanto ci si dà appuntamento in qualche luogo esclusivo e si fa…come dire bisboccia. Qual è la escort più richiesta al momento? Mora, bionda o rossa? Sino ad ora le more erano molto gettonate. Dopo gli ultimi eventi le bionde faranno moda. Speriamo di non restare al palo. Ascolta, ma in una escort le misure sono importanti? A volte possono essere relative. Certo che un seno florido non fa male a nessuno… In realtà le richieste degli uomini in genere sono

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molto particolari e quindi conta soprattutto sapersi muovere bene. Qual è stata una richiesta particolare per esempio? Una giornata trascorsa in un’antica masseria pugliese con rapporti sessuali a tema. È successo l’anno scorso per festeggiare l’ultimo giorno di Carnevale. Ogni stanza della masseria ci riportava in un’epoca o in una nazionalità diversa. E così dovevo interpretare anche un ruolo. In quale ruolo ti sei cimentata meglio? Quello di Cleopatra sicuramente. Ma mi volevano pure sbattere nella stanza di Biancaneve. E tu che hai fatto? Ho detto no! In fondo anch’io ho dignità! Mi fai qualche nome di qualche tuo frequentatore- vip? Ora mi stai chiedendo troppo. Una donna di classe non svela assolutamente informazioni dei suoi accompagnatori . È questa la prima regola in questo mestiere. Dovrebbero saperlo tutte. Non mi sembra. Altrimenti perché qualcuna si confessa in tv? Avrà i suoi buoni motivi. Io non sono d’accordo. Qual è il cachet per una escort? Lo stabilisci tu. Devi rapportarti al giro che sei capace di crearti. E il tuo giro ti permette di vivere decorosamente? Non ti rispondo. Adesso devo andare! Quale capo della lingerie preferisce l’accompagnatore di una escort? Posso garantirvi che, a differenza di quanto si dice, se si ha un bel fisico si può optare per il…sotto il vestito niente! A che cosa non deve mai rinunciare invece una escort? A un bel paio di tacchi vertiginosi. Quest’anno la moda ci sta aiutando tantissimo. Purché non si trascenda nel volgare ovviamente. Se dovessi scegliere tu l’accompagnatore come lo vorresti? Simpatico e dal cuore tenero. Perché i tuoi accompagnatori non lo sono? Perché quando ci sono i soldi in contropartita, il mondo è falso. Devi fingere anche per esaltare la controparte, il sesso forte. Altrimenti poi non ritorna più da me! Recentemente Michelle Hunziker ha dichiarato che la maggior parte degli uomini non sono in grado di soddisfare e completare veramente una donna nell’alcova. Sei d’accordo? Perfettamente d’accordo. Sono veramente pochi gli uomini che riescono a far del buon sesso con una donna. Nella maggior parte dei casi si illudono solo di soddisfare le loro necessità. E di solito non riescono proprio a capire il corpo di una donna. Ma tu un giorno ti troverai un fidanzato? Basta. Il tempo è scaduto. Devi andare!

GABRIELLA MARCANDREA NOVEMBRE 2009


il

fatto

«Ho incontrato Raffaele» DI

GABRIELLA MARCANDREA

Non avevo sonno. È da un po’ di tempo che un dilemma mi fa perdere il sonno. Persino quando si trascorrono lunghe nottate in treno. Volevo guardare negli occhi una delle vittime del sistema della giustizia italiano. Naturalmente i miei sono pensieri in libertà. Pensieri che non andrebbero presi come verità scolpite nella roccia ma che comunque non si lasciano condizionare dai facili populismi, dal giudizio frettoloso della massaia che non si perde un servizio di Studio Aperto sul giallo di Perugia. Raffaele scriveva in una lettera agli Amici della Piazza: «I media fanno passare passaggi sbagliati senza rispetto della persona umana». Come dire, a tutti è concesso oggi prendere una penna in mano ed imbrattare un foglio di giornale per solleticare la pruderie popolare violando l’art 32 della costituzione che impone il rispetto della dignità umana. Dignità che un indagato non ha più. Anche se è in attesa di giudizio. I terremoti distruggono le case, il fuoco della tivù e dei giornali invece uccidono le coscienze «A me sembra più di essere colpevole a prescindere da qualsiasi fatto. Così mi fanno sentire e così vuole chi mi accusa». Parole di Raffaele che producono turbamento. Parole di un ragazzo cresciuto nel tepore della sua casa dove l’Educazione è Scuola. Per la prima volta dovevo entrare in una casa circondariale. Dai miei stu-

di giuridici di stampo penalistico avevo appreso che in fin dei conti, nonostante tutto quell’elenco di reati che il codice penale ci propina, nella maggior parte dei casi è molto difficile arrivare alla misura custodiale del carcere in caso di condanna. Ormai tra patteggiamenti e pagamento di multe il codice è diventato realmente la magna charta dell’imputato. In realtà mi venivano in mente anche casi ben precisi di omicidi che spesso si erano risolti per gli imputati condannati a pochi anni di carcere, nonostante le prove schiaccianti. Ma qui siamo a Perugia dove c’è in corso uno dei dibattimenti processuali più discussi degli ultimi anni per omicidio. I romanzieri del noir hanno sciorinato su rotoli e rotoli di carta igienica stramberie di ogni genere. A Perugia Raffaele è in cella da quasi due anni, frullato dai tigì. E’ vittima predestinata di un sistema accusatorio dalla fase inquisitoria delle indagini preliminari. Perchè? Perchè Raffaele deve scontare una pena prima ancora che gli sia stata comminata? In un caso poi nel quale è apparso palese che le forze dell’ordine sono riuscite al meglio a rintracciare Rudy Guede che era fuggito dall’Italia, come potrebbe rappresentarsi concretamente il pericolo di fuga per Sollecito? E la reiterazione del reato come si giustifica se non si è ancora appurato che lo stesso è stato re-

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almente commesso? Troppi dubbi divorano la mia mente. E poi Perugia non è come Garlasco. Cercavo di dare un senso a quelli che possono essere gli studi teorici di una facoltà che ancor oggi propina teoria anziché soluzioni pratiche. Raffaele è rinchiuso nella casa circondariale di Terni come disposto dal Pm, ma nelle giornate destinate alle udienze, viene custodito nel carcere di Capanne, fraz. di Perugia. E lì che avviene l’incontro: si è alla fine dei dibattimenti processuali. Mentre scrivo, Raffaele è stato trasferito a Terni aspettando il 20 novembre, giorno in cui i pm cominceranno la loro requisitoria. Le visite alla casa circondariale sono disposte ogni due ore, a partire dalle 8.00 alle 14.00. Il mercoledì, solo il mercoledì, è consentito l’ingresso agli amici. All’esterno incontro il papà di Raffaele, il dottor Francesco Sollecito. Non era lì per caso. Sapeva del mio arrivo e di quell’incontro: si era trattenuto di proposito dopo il colloquio con il figlio. Voleva impartirmi istruzioni sulle modalità della visita. In particolare pare sia utile quando si deve citofonare alla porta di ferro che permette l’accesso suonare il campanello una sola volta. E attendere. Attendere comunque anche se l’attesa non è proprio uguale a quella del portone di casa propria. Quando la porta si


apre automaticamente occorre entrare con circospezione, consegnare i documenti e privarsi di qualsiasi oggetto. Si viene così muniti di una chiavetta per poter depositare tutto in un armadietto a piccoli scomparti. Non si può nemmeno avere un foglietto di carta in tasca. Nemmeno lo scontrino del bar di fronte al carcere. Soltanto la fede è permessa. Si consigliano abiti e calzature semplici. La cintura è bandita. Dopo il passaggio attraverso il metal detector, si esce da un’altra porta in ferro e in compagnia di un agente ci si avvia verso la struttura vera e propria. Linguisticamente la chiamano casa circondariale. Ma è solo il segno dei tempi. Solo una stortura lessicale del nuovo che avanza. Perché la separazione tra il detenuto e i propri affetti è la stessa di un carcere. Te ne accorgi dalle grida dei dannati condannati nell’inferno. Dalle finestre chiuse da sbarre di ferro, gridano dalle celle il proprio dolore. E la chiamano casa circondariale. Benvenuti nel carcere di Capanne. Prima di sentire il rumore delle gabbie di ferro che si aprono, devi attraversare un grande prato verde. E’ il prato dove moriranno le speranze di chi entra. Ma forse anche il prato dell’amore per chi crede ancora che esiste una Gustizia. Seguono un secondo controllo sui documenti e l’attesa del provvedimento che non è stato ancora trasmesso dal Tribunale. Si fa presto questa volta ad ammazzare l’attesa. Ci sono le tavole dei comandamenti da leggere sui muri d’ingresso. C’è scritto cosa non è possibile portare ad un detenuto quando

si accede a colloquio. Dalle lenzuola senza i lembi elastici ai libri con copertine rigide. Qualcuno mi spiegherà come viene garantito il diritto allo studio a Raffaele. Facendo entrare i libri universitari a brandelli, a piccoli foglii per volta? Bandito è anche il pesce: può essere uno strumento autolesionista, un’arma impropria. Vietata anche la gomma da masticare che in questi ultimi tempi pare sia proprio out. Persino Julia Roberts ha denunciato una caduta di stile a causa del suo ruminare nella trasmissione «C’è posta per te» di Maria De Filippi. Dopo la perquisizione finalmente l’ingresso attraverso un corridoio nell’aula-colloqui. Blindatissima. Ci sono telecamere che mi riprendono. Secondi ni che controllano dietro i vetri e forse sensori che sfuggono all’occhio umano ma che intercettano i colloqui

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ambientali. Comunque la stanza è abbastanza luminosa e incoraggiante: c’è una serie di tavoli circolari e di sedie dal colore verde. Un po’ di attesa e ad un tratto finalmente due agenti introducono Raffaele. Sono trascorse più di 2 ore dalla quando ho citofonato per entrare nell’inferno. Lui abbozza un sorriso. I discorsi scivolano sulla quotidianità. Giovinazzo, gli amici, il profumo del mare. Il profumo della libertà. Raffaele sorride. Sono sorrisi sinceri. Molti invece sorridono per nascondere le lacrime. Raffaele almeno quelle me le ha risparmiate. Anche se so dai suoi scritti che in quella gabbia a malapena entra solo Dio. Quando ritornerò a trovarlo mi accoglierà con la maglietta del Bari! Ritornerò prima della sentenza che potrebbe arrivare nei primi giorni di dicembre. Gabriella Marcandrea MARCANDREA

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consiglio DI

comunale

GABRIELLA MARCANDREA

Monnezza sound Il 30 settembre ha chiuso la discarica di Giovinazzo che smaltiva 215 tonnellate di rifiuti di Bari, Binetto, Bitetto, Bitritto, Bitonto, Giovinazzo, Palo del Colle, Modugno e Sannicandro in attesa che si compi l’ampliamento del sesto lotto come approvato nel consiglio comunale del 25 settembre scorso. Ad accogliere temporaneamente i rifiuti dall’1 ottobre fino alle fine di dicembre (allora sarà prevista la fine dei lavori di ampliamento del sesto lotto in contrada S. Pietro Pago) sarà la discarica della città di Trani. Eccovi il meglio del dibattito in aula consiliare registrato sui nostri taccuini

Cons. Restivo: Sì, ho studiato. Volevo ritornare sulla questione del sindaco e del ritornello che va a lavorare. I termini di questa questione nel Consiglio Comunale non sono stati calcolati perché il sindaco deve andare a fare il Preside a Gattico ma perché lunedì il sindaco Natalicchio ha un incontro all’A.T.O. E poi credo che se l’opposizione vuole fare più consigli comunali non deve far altro che scrivere al Presidente del Consiglio, motivandoli con gli ordini del giorno e noi siamo pronti a fare quanti consigli comunali volete, anche uno al giorno. Vedete oggi, noi stavamo seduti qua e voi siete usciti! [Per piacere al cons. Restivo, ripetiamo insieme e cantiamo il seguente ritornello: «Nuie tenimm ‘o core chin’ e tristezza e che a me m’ a acciso ‘a puzza e munnezza»]

Cons. Restivo: Volevo ritornare sulla polemica che è diventata un ritornello… un ritornello… Il sindaco è stato chiaro nella sua esposizione dei fatti. È stato chiaro. È che forse noi non vogliamo comprendere. Noi vogliamo dire che siamo nell’emergenza però non vogliamo prendere coscienza dell’emergenza e vogliamo stare alla finestra. Io personalmente ritengo che l’emergenza non è stata solo a Napoli è stata anche a Lecce dove c’è l’amministrazione di centrodestra. Perché Lecce ha riempito la discarica di Conversano. Perché se non ci fosse stato il problema a Lecce, la discarica di Conversano a quest’ora poteva ancora servire. E allora dobbiamo trovare delle soluzioni. Una delle soluzioni migliori è quella di avere una discarica controllata. Non abbiamo il «tal quale» abbiamo il biostabilizzato. Cons. Piscitelli: Aaaaaah!Madooooo!... Cons. Restivo: Io sono sempre educata nei confronti dei consiglieri di opposizione… sempre educata! Cons. Piscitelli: Brava, hai studiato bene la parte…

za di tempo opportunamente utile dalla documentazione per poter trattare questo problema… Questa è diventata una costante ormai e questa volta c’è l’aggravante del problema di cui ci stiamo occupando. Ci stiamo occupando del problema discarica. Io sono stato fino a martedì mattina, cioè due giorni fa in comune e non era pronto alcun documento a proposito di questo ampliamento della discarica comunale. Credo che sia un argomento che merita approfondimenti. Martedì pomeriggio siamo arrivati in Commissione Urbanistica e finalmente là abbiamo trovato questa proposta di delibera e io sfido chiunque nel giro di pochissimo tempo a capire ciò che sta scritto là sopra. Abbiamo chiesto lumi al Presidente della Commissione Urbanistica, al Presidente del Consiglio e candidamente ci hanno detto: «Guardate, noi di questo problema non ne sappiamo niente», nonostante qua ci fosse la bozza di delibera. [Senza spartito e testo per piacere al cons. Bavaro ripetiamo insieme e cantiamo il seguente ritornello: «Nuie tenimm ‘o core chin’ e tristezza e che a me m’ a acciso ‘a puzza e munnezza»]

O mi dai i documenti e gli strumenti o da solo te Ripetiamo insieme e can- la canti, te la suoni e te tiamo: «Nuie tenimm ‘o la voti ! core chin’ e tristezza e che Cons. Bavaro: Sindaco io devo ancora una vol- Anche la munnezza finisce a me m’ a acciso ‘a puzza e ta denunciare il modo con cui quest’ammini- prima sui giornali poi nei strazione ci permette di svolgere il compito di munnezza» consigliere comunale. Mi riferisco alla mancan- consigli comunali ! Presidente: Grazie, Cons. Bavaro, prima di dare la parola ad altri volevo semplicemente rettificare ciò che lei ha detto. In sede di Commissione Urbanistica, il Presidente del Consiglio e della Commissione Urbanistica non è che non sapevano nulla del problema. Hanno detto che del problema si sa quello che la stampa, quello che in giro, quello che si sa…Non eravamo in grado (visto che la delibera era stata consegnata proprio quella sera), di dire nulla al riguardo, tant’è vero che abbiamo chiamato il Dirigente per parlarne e lui è intervenuto. Della delibera non avevamo se non ricevuto in quella stessa sede la proposta. Punto. Tutto qui. [Il giorno prima il Corriere della Sera e Repubblica avevano già pubblicato il racconto integrale della escort Barbara Montereale. Che c’entra direte voi? Sempre di monnezza si parla!]

«E poi sono anziana, perdo il filo» (M. Restivo) Cons. Restivo: Allora, concordando con quanto appena detto dal Presidente del Consiglio,

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la delibera non era disponibile in quanto l’arch. Turturro era impegnato nella conclusione di un iter importante per i cittadini. Cons. Piscitelli: Quale iter? Cons. Restivo: Io mi ritengo una persona piuttosto educata e non vi interrompo mai…E poi sono anziana, perdo il filo… In quella stessa sera la proposta che fu fatta dalla Commissione fu quella di vederci il giorno dopo in quanto avvertivamo la vostra stessa esigenza. Abbiamo votato, voi avete detto che non potevate partecipare alla Commissione. Noi invece ieri sera ci siamo riuniti di nuovo con l’ausilio del tecnico che ha dato le dovute spiegazioni… Abbiamo esposto anche le nostre perplessità, quindi…ciò che si doveva fare in Commissione (malauguratamente non si è potuto fare perché il tecnico era impegnato in quell’occasione), è stato esperito il giorno dopo. [I vecchi invecchiano piano, con una piccola busta della spesa (C. Baglioni)]

Mo nun chiagnere… Sindaco:Io adesso mi fermo, chiedo scusa se ho gridato. Gridavo perché mi accaloravo e compiangevo me stesso. Io capisco la protesta, gli atti non sono pronti. Ma scusate. Se io faccio la riunione dell’ambito il 7 settembre, la delibera viene trasmessa almeno sette giorni dopo se non dieci gg. dopo, materialmente ho bisogno di scrivere la delibera, non io, chi l’ha scritta, il tecnico. La delibera è meglio che la fa vedere all’avvocato di cui parlerò adesso se no si rischia di scrivere una cosa per un’altra. Spero che sia chiaro a tutti. Per quanto sia semplificatorio il quadro che io ho fatto questo è un problema spinosissimo e difficilissimo. E’ chiaro che il dirigente chiede il parere dell’avvocato e siccome l’avvocato non sta al servizio del comune di Giovinazzo ma ha il suo studio, la sua attività, si prende nel migliore dei casi un paio di giorni per cui ci sta tutto che la versione finale della delibera arrivi, secondo i tempi regolamentari, due giorni prima del Consiglio.

Na’ carta sporca e nisciuno se ne importa Cons. Bavaro: Io credo di non aver detto che qualcuno ha nascosto le carte… Ho detto che i consiglieri di opposizione (ma anche i consiglieri di maggioranza da ciò che sento), non vengono messi nelle condizioni di poter svolgere il compito che dovrebbe essere svolto dalla Commissione Urbanistica. Sviscerare il problema, approfondirlo… trattarlo in maniera congrua. Stiamo parlando del problema dell’ampliamento della discarica del Comune di Giovinazzo… Cons. Restivo: Allora, torno a ripetere: tutte le spiegazioni di tutti i quesiti, di tutti i punti, sono

stati chiariti nella seduta successiva a quella della Commissione alla quale voi non avete partecipato. [Io ho PAR-TE-CI-PA-TO è la parodia del cons. Restivo per rispondere all’opposizione che ha disertato la Commissione ma anche la parodia del sindaco Natalicchio andata in scena un anno or sono sempre in aula consiliare contro chi non aveva mai partecipato ad un concorso per titoli]

in un capannone industriale in cui si fanno aggredire (la tecnologia che usiamo è una tecnologia aerobica, nella quale si usa l’azione dei batteri, un’azione assolutamente naturale). Dicevo si mettono quindi i rifiuti in un tunnel e in questo tunnel si forma ossigeno in maniera tale che i batteri possano proliferare all’infinito perché hanno sia cibo da mangiare sia l’ossigeno con cui respirare. In questo tunnel in tre settimane circa, succede che i batteri mangiano tutto l’organico che esce dai rifiuti. Il rifiuto che esce di lì è sostanzialMONNEZZA-STORY Sindaco: Chiedo scusa in anticipo, perché mente un rifiuto che non ha né parti umide, dovrei fare una piccola sintesi e tutte le sin- non puzza… tesi comportano delle semplificazioni. Allora, il primo concetto da mettere in chiaro è il MONNEZZA-PENSIERO significato di regime transitorio o meglio re- Sindaco: Questo impianto si chiama impiangime. Il governo regionale fissò la politica to di biostabilizzazione. Nel piano nostro ci dei rifiuti tra il 2002 e il 2003. La materia dei sono due impianti di biostabilizzazione: uno rifiuti era ancora nelle mani del Commissa- a Bari e uno a Giovinazzo. Stiamo parlando rio che allora era il Presidente della Regio- naturalmente del regime, cioè di come sane, attuale Ministro Raffaele Fitto. In quel pia- ranno gestiti i rifiuti. Dopo la no viene definito tra le altre cose l’assetto biostabilizzazione il destino dei rifiuti divenimpiantistico. Cioè si dice.«Per gestire il ci- ta diverso. La parte secca dei rifiuti che corriclo dei rifiuti in Puglia, quali impianti ci sponde alla metà di quello che entra nel vogliono?Dove devono essere collocati?» nostro piano viene avviato in un impianto Questa cosa sta dentro un atto che è un pia- che si trova in area industriale di Bari e vieno regionale che risale a quegli anni. Quan- ne trasformato in combustibile per rifiuti. Tutdo si parla invece di regime transitorio si te le parti umide biostabilizzate cioè quelle parla di che cosa succede fino a quando non che non possono diventare combustibile da vengono realizzati gli impianti previsti da rifiuto, vengono avviate in un impianto che si quel piano regionale che ho appena citato. Il chiama bacino di soccorso e che non compiano regionale prevedeva dopo aver for- porta tutti quei problemi che invece compormato gli Ambiti Territoriali Ottimali, cioè gli ta la gestione del rifiuto organico. Spero di A.T.O. (dei consorzi che insieme dovevano essermi spiegato. In questo bacino di socgestire i rifiuti), prevedeva che il nostro Am- corso non c’è più puzza, non ci sono liquidi bito Territoriale Ottimale fosse composto dal che si disperdono dai rifiuti, perché tutto queComune di Bari più altri otto comuni che sono sto questo è stato già mangiato e digerito stati già citati e che sono in ordine di gran- dentro il tunnel di biostabilizzazione. In quedezza, Bitonto, Modugno, Bitetto, Bitritto, sto quadro, per chiudere il regime manca un Sannicandro, Binetto, Palo del Colle e pezzettino. Cioè…noi abbiamo deciso che Giovinazzo. In questo territorio gli impianti facciamo il combustibile da rifiuto ma non previsti dal Piano erano questi: «Che cosa sappiamo poi che fine fa il combustibile da bisogna fare per gestire i rifiuti?». Bisogna rifiuto. Ma questa è una cosa che sta appesa prendere i rifiuti che in questo momento ven- e ve la dico per completezza di informaziogono conferiti nella busta tutti insieme, il co- ne. siddetto «tal quale» , cioè rifiuto solido urbano indifferenziato, lo si porta in un impianto Il primo, il secondo o il industriale. In questo impianto industriale viene separata la parte umida del rifiuto dalla terzo buco? Sindaco: Voi sapete a Giovinazzo com’è il parte secca. sito? Un’enorme buco attraversato da una al centro. Monnezza «tal quale», strada Di questo enorme buco una parte (da un lato monnezza in umido, della strada ci sono i cosiddetti primo, semonnezza ai frutti di mare condo e terzo lotto che erano stati tutti comSindaco: La parte umida è tutto quello che pletamente utilizzati). Dall’altra parte della ha connessione col cibo, con la cucina. La strada ci sono i cosiddetti quarto e quinto parte secca è tutto il resto. Dopodichè si ab- lotto che sono buche utilizzate solo per quel batte la componente organica che natural- che riguarda il quarto lotto. mente è soprattutto quella del rifiuto umido. In questo buco voi avete che questo è già Cioè che cosa si fa? Si mettono questi rifiuti discarica di «tal quale» utilizzata già dagli

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inizi degli anni ‘90. La prima formulazione del piano prevedeva per Giovinazzo che quel quinto lotto, questo quadrante che era rimasto vuoto fosse utilizzato per il regime transitorio e che quindi fino alla costruzione degli impianti si utilizzasse quello per smaltire i rifiuti «tal quale» e poi era stato individuato un altro sito in un’altra parte di Giovinazzo cioè sulla strada Provinciale per Terlizzi in prossimità del cavalcavia sull’autostrada come discarica a regime per l’intero bacino. A quel punto noi riuscimmo, impugnando… cioè facemmo una battaglia per ottenere due risultati. La prima rispondeva all’idea del risparmio del territorio, cioè se abbiamo un sito che è già compromesso utilizziamo quel sito, cioè non andiamo ad utilizzare un altro sito compromettendo un altro pezzo di territorio. Questa nostra battaglia ebbe successo nel senso che dal Piano Regionale sparì la previsione di un sito nuovo (siamo nel 20032004) e si definì invece che il quinto lotto, cioè quel quadrante che era rimasto vuoto sarebbe stato utilizzato come bacino di soccorso a regime. Vi ho raccontato questa storia per dire che questa nostra richiesta naturalmente rendeva molto più difficile la gara a Giovinazzo perché a Giovinazzo si trattava non di andare a costruire un impianto nuovo ma si andava a realizzare un impianto ivi annesso ad un impianto già ampiamente utilizzato. [Beautiful-Monnezza. Per chi si è perso le prime 5mila puntate dal 1990 il sindaco ha fatto il riassuntino della soap]

GIOV INAZZO CHE LA VUOLE Cons. Annese: Fare opposizione significa avere un modo di fare che sia univoco. Noi la vogliamo, voi non la volete. Che vuol dire noi non la vogliamo, voi la volete? Si tratta di fare un ragionamento su un meccanismo complesso sul quale noi ci troviamo in queste condizioni. Che vuol dire la voglio o non la voglio? D’altro canto quando dico «ci vuole una linea di coerenza»… quando parliamo di discarica si parla erroneamente di discarica… stiamo parlando di un sito che riceve rifiuti biostabilizzati… [Il cons. Annese dimentica che o ‘ tal quale’ o ‘bios’ o ‘Parfarm d Ccori’ sempre monnezza è!]

IL PARTITO DEL CONDOMINIO Cons. Annese. Quando dico coerenza di comportamenti vuol dire che se una cosa va bene in un luogo per un partito che si interroga sulla validità di proposte da fare al paese e non al condominio dev’essere una cosa valida per tutta l’Italia… Se diciamo con l’esercito si impongono alcune cose in alcune parti dell’Italia e que-

sto atto viene ritenuto dal centro-destra un atto per cui il Presidente del Consiglio ha la maggioranza e la solidarietà popolare…poi la stessa cosa viene…ecco voi siete il condominio, non siete inseriti in un partito nazionale che ragiona in termini di…che indicazioni di governo volete dare? Siete liberi di avere a Giovinazzo una posizione, a Molfetta una posizione, a secondo… potreste anche essere contrari ma dovete dire quale posizione alternativa proponete… prendo atto dunque che voi siete il partito del condominio… Cons. Iannone: Ti ringrazio per la valutazione condominiale che ci hai dato. Prendiamo atto. Tra l’altro anche questo non ci spaventa. È un condomino di Giovinazzo al quale noi partecipiamo insieme a te. Ti voglio rammentare caro Annese che fai parte invece di un grande consiglio di amministrazione, noi siamo condominio… Ti voglio rammentare che quella persona che tu hai detto è intervenuta a Napoli su un’amministrazione di centro-sinistra sia a livello comunale che a livello regionale la quale aveva creato quello stato di degrado per il quale siamo stati la vergogna del mondo per una situazione di rifiuti dove è stato necessario un intervento per sanare una situazione che era a danno e nocumento della città di Napoli. Quindi forse avresti preferito che quei rifiuti restassero a Napoli e che questo condominio avrebbe avuto una reazione condominiale e che voi che invece fate parte di un grande partito a livello nazionale e mondiale continuavate a tenere quei rifiuti in mezzo alla strada. Prendo atto. [Il cons. Iannone prende anche atto di convive-

re nel condominio dei veleni e tra i furbetti del quartierino]

«Noi siamo di centro-destra e facciamo schifo, voi di centro-sinistra e siete bravi» (R. Iannone) Cons. Iannone: Mostriamo di essere capaci di fare qualcosa, di imporre ad altri altre situazioni… perché non è possibile che un comitato di Palo riesce a bloccare la discarica e noi continuiamo supinamente ad avere queste forme… che pure sono forme migliori rispetto al passato… ma è sempre la presenza di discariche a Giovinazzo, non c’è alternativa. Fra l’altro in un’occasione l’A.T.O. ha detto: se voi non date la disponibilità ci sono i comuni di Trani e di Conversano. Insomma se noi non mostriamo forza e coraggio in questa situazione noi saremo perdenti e non soltanto per questa situazione anche per altre situazioni… perciò invito anche quelli che fanno parte di questa maggioranza a valutare attentamente e ad esprimere un parere negativo. Diamo dimostrazione di avere unanimità in questo senso perché anche i componenti della maggioranza devono assumersi questa responsabilità. Io invito il Sindaco e gli altri, a cominciare dal Presidente con il quale abbiamo scambiato queste valutazioni, lasciamo stare i nostri schieramenti politici, lasciamo stare che noi siamo di centro-destra e facciamo schifo, voi di centro-sinistra e siete bravi, ma facciamo opposizione tutti quanti. [Fine della soap n. 5001 Beautiful – Monnezza]

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il

fatto

La protesta silenziosa contro l’ampliamento della discarica. Nessuno se n’è accorto!

»Noi ci RIFIUTIamo!!!« Domenica 12 ottobre. Una eloquente iscrizione a tinte fosche di uno spray su un lenzuolo bianco sciorinato sotto il Palazzo di Città dai manifestanti, poi attaccato a due pali attigui, uno della luce l’altro della segnaletica: «Muoviamoci adesso, Giovinazzo non è un cesso». Va in scena la protesta in piazza dei cittadini per dire il proprio No contro l’ampliamento del sesto lotto della discarica in zona San Pietro Pago a Giovinazzo. La piazza che si preannunciava rumorosa, invece è silenziosa, irreale, senza vita. I manifestanti si contano velocemente ad occhio nudo. Meno di un centinaio. In piazza ci sono i consiglieri dell’opposizione, qualche membro di qualche associazione cittadina e qualche aggregato. Niente più. Eppure gli strilloni del Comitato contro la discarica avevano invitato durante la settimana i cittadini a partecipare attivamente alla manifestazione. Lo avevano fatto attraverso un portavoce armato di una megafono in giro per la città e una campagna di affissione in spazi non consentiti di manifesti in bianconero. Uno dei quali recita così: «Noi ci RIFIUTAmo!!!» Segue l’immagine della discarica (non è quella di San Pietro Pago ma una rubata da internet) e di seguito l’appello. Ve lo riportiamo fedelmente. «Ancora una volta dobbiamo subire decisioni avventate da parte dei nostri amministratori che possono avere ripercussioni sulla nostra salute e sul futuro dei nostri figli. L’amministrazione ha ancora una volta considerato il nostro territorio come ‘pattumiera della Provincia di Bari». Il manifesto si chiude con l’appello evidenziato in grassetto a partecipare alla protesta dell’11 ottobre per impedire la svendita del nostro territorio e della nostra salute. La protesta c’è stata ma come anticipavamo non se n’è accorto proprio nessuno! Troppo marmorizzate le coscienze dei giovinazzesi per iniziare una serie di lotte. Troppi esempi negativi, troppi dicktat politici dall’alto nati ancor prima dell’onda della crisi campana insegnano ad incassare il colpo e ad abbassare la guardia. Ecco perché la protesta si è rivelata un mezzo flop. Siamo ormai rassegnati a convivere con questo mostro chiamato discarica da più di vent’anni. A nulla sono servite in tanti anni le manifestazioni cittadine per gridare il proprio «no», per difendere il nostro territorio, i

figli, la nostra salute, per difendere il nostro futuro anche se molti avevano percezione di quello che succedeva a tre chilometri da casa, nella «zona delle cave» dell’«ecomafia» (parola sempre ricorrente nei comizi cittadini di Nichi Vendola prima che la discarica venisse sdoganata dalla destra), o dell’eco-business, di quel sito di stoccaggio che avevano definito provvisorio fino all’esaurimento dei lotti ed invece ha funzionato ininterrottamente dal 1988 al 31 settembre 2009. Nemmeno il tanfo delle ecoballe in questi 20 anni che marcivano ha messo in allarme i giovinazzesi. Allora prepariamoci ad accogliere sotto l’albero di Natale (sarà il periodo di completamento dell’ampliamento del sesto lotto) 215 tonnellate di rifiuti di Bari, Binetto, Bitetto, Bitritto, Bitonto, Giovinazzo, Palo del Colle, Modugno e Sannicandro come approvato nel consiglio comunale del 25 settembre scorso. Adesso vengono smaltite nella discarica di Trani. Dall’1 gennaio 2010 verranno smaltite nel sesto lotto di Giovinazzo adibita a discarica di servizio/soccorso così come deciso dal bacino Ba/2. Siano rifiuti «tal quale» siano rifiuti biostabilizzati e controllati, poco importa. Nessuno a parole li vuole, ma molti pensano il contrario. Perché conferire rifiuti in qualsivoglia discarica è un indubbio vantaggio. Non solo per i Comuni! SERGIO PISANI

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«ed io vi dico invece che la protesta non è stata silenziosa» Spett. redazione, ho letto l’articolo sulla manifestazione dell’11 ottobre sul www.giovinazzo.it. Mi preoccupo per l’occasione di formulare qualche piccolo pensiero in libertà. Io non concordo sul fatto che pochi se ne siano accorti della nostra protesta. Infatti dopo gli iniziali problemi di audio in tanti si sono avvicinati, molti altri come di consuetudine, nella mediocrità che caratterizza la nostra comunità, erano defilati o seduti o dispersi per non farsi notare nel cuore della protesta. Questo dimostra che bisogna ancora organizzarsi, visto la mancanza di tempo avuto per far conoscere quanto deciso in consiglio comunale. Ma a parte i commenti univoci contro l’amministrazione di chi vive la città, io che non sono nuovo a spronare col pungolo i cittadini, so quanto sia arduo far portare una bandiera in piazza da un giovinazzese. Io ricordo perfettamente quando il sindaco Illuzzi organizzò un corteo contro la discarica: eravamo meno di 70 persone. Giovinazzo ha una mediocrità intellettuale soprattutto in termini di difesa ambientale. Se a Modugno non avessero costruito l’inceneritore e l’indomani avessero deciso di portarlo a Giovinazzo, oggi sarebbe già in funzione! Poi se gli amministratori sono convinti che la città sia dalla loro parte, perché non indicono un referendum popolare consultivo? Credo sia questa la forma più democratica e

partecipativa, cardine del loro programma. O no? Ora ritornando al motivo della protesta, tengo a precisare che i soli consiglieri comunali presenti erano dell’ass. «Nuova Giovinazzo» che con altre persone e l’ass. «Libero Pensiero», dopo l’approvazione e con ordine del giorno cambiato in fretta e furia, hanno deciso di dire che non sono d’accordo al 6° lotto che sicuramente diventerà 7° - 8° - 9° - ecc.. Ciò significa che all’orizzonte ci attendono anni di discarica, tanto è vero che - udite udite - al consigliere Magarelli è stato negato un emendamento che chiedeva la data della chiusura della stessa discarica. Magarelli docet. Già proprio lui. E poi ci lamentiamo del buon Leo! Tra l’altro siamo felici che in così poco tempo, meno di 5 giorni siamo riusciti a portare in piazza questa problematica. Si parte sempre con pochi proseliti ma poi vedrete che la protesta si allargherà a macchia di leopardo, interessando quasi tutta la società civile. Bisogna far capire ai giovinazzesi che questa emergenza è una farsa, una falsa scusa per infilarci altre porcherie in agro giovinazzese. Il 30 settembre sapevamo tutti che chiudeva la nostra discarica. Invece continuano ad arrivare camion di rifiuti, giorno e notte anche se l’assessore Barchetti dichiarava sulla Gazzetta del Mezzogiorno la disponibilità delle discariche di Trani e Conversano. Domanda: chi è stato votato in Regione e

in Provincia sapeva che Giovinazzo stava esaurendosi. Perché non ha provveduto ad una alternativa. Perchè? Sapevano già di una nostra disponibilità? O sono degli incompetenti? Perchè l’amministrazione comunale non si è irrigidita nei confronti dei paesi del bacino? Tant’è: prepariamoci a degustare a cena la fragranza di una bruschetta condita dal nostro olio extra vergine e l’aroma della discarica. Da parte nostra questo è solo l’inizio di una lunga protesta! FILIPPO BONVINO

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NOVEMBRE 2009 DAL LUNEDÌ AL VENERDÌ


consiglio

comunale

»A giovinazzo una Casa della salute adiacente al palasport« SORGERÀ

NELLA ZONA DI SERVIZI ANNESSA ALL’AREA

In un Palazzo di Città colmo di curiosi (tanti) e di oppositori all’ampliamento della discarica (pochi, davvero pochi) l’ultimo consiglio comunale inizia alle ore 19.20. Ma il presidente Angelo Depalma, constatando la mancanza del numero legale, rinvia l’avvio delle ostilità in seconda battuta, trenta minuti più tardi. In aula, infatti, risultano assenti i consiglieri d’opposizione Angelo Turturro, Giuseppe De Candia, Angelo Lasorsa, Ruggero Iannone, Filippo Cortese, Michele Palmiotto e Vitangelo Bavaro. Sui banchi della maggioranza, invece, spiccano i vuoti di Giuseppe Altieri, Raffaele De Gaetano e Gianni Camporeale. Alle ore 19.50 si ritorna in aula: stavolta il numero legale c’è. Gli assenti definitivi, invece, sono Giuseppe Altieri (Partito Democratico) e gli indipendenti Angelo Turturro e Giuseppe De Candia. Il minuto di raccoglimento in onore delle vittime di Kabul anticipa l’invito del consigliere d’opposizione Leonardo Piscitelli (P.D.L.), raccolto dalla maggioranza, a sostituire

il sesto punto in programma con il terzo all’ordine del giorno. Le interrogazioni, le interpellanze e le mozioni, sempre su richiesta del centrodestra, vengono repentinamente procrastinate al prossimo consiglio comunale, mentre la maggioranza approva, con 12 voti a favore e 6 contrari, i risultati della ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi e l’annessa verifica sul perdurare degli equilibri finanziari di competenza per l’anno 2009. E evidenzia che, dall’analisi effettuata sulla situazione finanziaria, non emergono situazioni per le quali l’ente sia obbligato ad attivare l’operazione di riequilibrio della gestione. Dopo l’approvazione, con 12 voti a favore e 5 contrari, della realizzazione dell’impianto transitorio di trattamento e smaltimento dei R.S.U. a servizio del bacino di utenza BA/2, si passa al quinto punto all’ordine del giorno. Approvato all’unanimità in seguito al parere pro veritate dell’avv. Consiglia Dagostino in ordine alla carenza di idonei strumenti civilistici per l’acquisizione al patrimonio

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PEEP

culturale della viabilità di accesso alle aree demaniali a ridosso della strada Adriatica, in località Ponte, fra Giovinazzo e Santo Spirito. E la detta viabilità, in sede di redazione dello strumento dello strumento urbanistico generale, non potrà assumersi quale viabilità pubblica. Con i soli voti del centrosinistra, invece, passa anche il sesto punto in programma. La ASL BA, con la formula del comodato d’uso trentennale, gestirà una superficie in zona tipizzata C4 avendo rappresentato al Comune di Giovinazzo la propria intenzione a realizzare una Casa della Salute: un obiettivo perseguibile per la migliore accessibilità e qualità dei servizi da erogare sul territorio comunale. La Casa della Salute sorgerà nella zona di servizi annessa all’area Peep nei pressi del Palazzetto dello sport di Viale Aldo Moro. La cessione dei suoli alla Asl Bari, che realizzerà la struttura, è il frutto di una convenzione tra la stessa azienda sanitaria, la Regione e il Comune di Giovinazzo proprietario dei suoli. La nuova struttura, in tempi ragionevolmente bre-


vi, è destinata ad accogliere un poliambulatorio attrezzato e comprenderà, secondo il progetto di massima, anche un posto di pronto intervento più funzionale. Il tutto in una operazione a largo raggio voluta dalla Regione Puglia. Con il voto unanime dell’intera assise viene approvato anche il settimo punto all’ordine del giorno relativo al Piano di Edilizia Economica e Popolare (P.E.E.P.) in merito ai requisiti degli utenti degli alloggi dell’ex art. 13 dello schema di convenzione ad edificare per le aree tipizzate C4 del vigente Piano Regolatore. Inoltre, anch’esso all’unanimità, il consiglio approva il Regolamento Comunale per il funzionamento del Mercato Coperto di via Cappuccini che si compone di 19 articoli e che, dopo aver acquisito l’esecutività dell’atto a norma di legge, sarà pubblicato presso l’Albo Pretorio ed entrerà in vigore il giorno successivo l’avvenuta pubblicazione. Con i voti dell’intero consiglio, infine, viene deliberato l’esercizio dell’attività edilizia eseguita e finalizzata all’insediamento di complessive 5 cabine MT/BT non comportanti necessità di variante allo strumento urbanistico esecutivo. Nei prossimi giorni si procederà alla concessione in lungo uso delle unità immobiliari ubicate nell’area tipizzata C4 del vigente P.R.G.C. identificate all’Enel Distribuzione S.p.a. di Barletta. Alle ore 00.45 termina la

ASSOCIAZIONE PRO LOCO - GIOVINAZZO

Ecco il nuovo organigramma Il 4 ottobre 2009 l’Assemblea dei soci ha eletto il nuovo Consiglio Direttivo, composto dai sigg.: Buonanno Pasquale, Croce Cesare, Depalma Vincenzo, Di Natale Paolo, D’Ostilio Lorena, Giuliano Vincenzo, Maglia Giovanna, Marzocca Nicolò, Stufano Melone Maria Rosaria. Il medesimo Consiglio, nelle riunione del 9 ottobre, ha proceduto, ai sensi degli art. 10- 11- 12 dello Statuto, alla elezione del Presidente e del Vice Presidente nonché alla nomina del Segretario nelle persone dei sigg.: PRESIDENTE: arch. Stufano Melone Maria Rosaria VICE PRESIDDENTE: geom. Depalma Vincenzo SEGRETARIO: dott. Giuliano Vincenzo Dopo le elezioni, questo l’invito formulato dal presidente ai giovinazzesi: «Con le intenzioni più serie ed il desiderio più sincero di operare di più e meglio per il bene della nostra Città, con la collaborazione del Consiglio Direttivo e di tutti i soci della Pro Loco, con l’aiuto delle Istituzioni e dei privati cui sta altrettanto a cuore Giovinazzo e con la cortese e benevola attenzione da parte della stampa locale. Porgo un saluto, anche a nome del Direttivo, ai cittadini Giovinazzesi, invitando chiunque intende dare una mano a farsi avanti.Esprimo, infine, un pensiero di sincera gratitudine a tutti i componenti del precedente Consiglio».

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NOVEMBRE 2009


IL

CONTRAPPUNTO dell’alfiere

»Libertà di lenzuolo« LA LOTTA SENZA CONSENSO CONTRO LA DISCARICA

Il Presidente degli Stati Uniti e neo premio Nobel della pace Barack Obama attraverso uno dei suoi portavoce ha dichiarato guerra all’emittente televisiva Fox. E’ «nemica» del presidente Obama e non avrà più interviste e non sarà più gradita nelle conferenze-stampa del capo della Casa Bianca. L’emittente televisiva è di Rupert Mardoch, proprietario anche di Sky Italia, la tv satellitare considerata dalla sinistra campione di democrazia. La notizia si presta a due considerazioni. Il potere politico ha problemi con la stampa così come i media in generale in ogni angolo del mondo. Di fronte alla stessa affermazione fatta in Italia da Berlusconi si è organizzata una manifestazione legittima quanto inutile sulla libertà di stampa a cui hanno partecipato anche dipendenti ed ex dipendenti a vario titolo del gruppo liberticida Mediaset e Mondadori di proprietà della famiglia Berlusconi. Nessun commento sulla stampa estera o meglio nessuno si è peritato di far rimbalzare gli eventuali commenti della decisione della Casa Bianca. Nessuno ha gridato alla libertà calpestata. Ma forse la libertà da alcuni piedi può essere bellamente ed impunemente calpestata. Sui contenuti delle offese a Obama rivolte dalla Fox non penso siano più livorose di quelle rivoltegli dall’ex dipendente Mediaset Michele Santoro sulla televisione di Stato o di quelle scritte su Repubblica dall’ottimo D’Avanzo. La seconda considerazione riguarda Murdoch. In Italia la sinistra guarda a lui come campione di democrazia ma vorrei sentire cosa ne pensa l’esperto di cose americane Riotta ora direttore del Sole 24 ore. Ho un opinione illuminante della nuova campionessa della democrazia catodica Ilaria D’Amico sempre pronta a gridare allo scandalo dell’iva giustamente maggiorata per la tv

satellitare alla violazione della libertà di stampa. Non ci ha detto però chi le abbia impedito di parlare e straparlare dai microfoni di Sky o da quelli di La7. La sensazione diffusa è che per dare una spallata al governo Berlusconi si tentino tutte le strade. Tranne quella elettorale. Dopo la sentenza sul lodo Alfano, il leader dell’Italia dei valori Di Pietro si è affrettato a chiedere le elezioni anticipate, subito seguito dei gruppi dell’estrema sinistra con le sigle più originali e composite ma con il collante dell’antiberlusconismo. Tanto divise su tutto da paralizzare la disastrosa ultima esperienza del governo di sinistra guidato da Romano Prodi. Tanto eterogenee da doversi sparpagliare in mille rivoli da Rifondazione Comunista a Sinistra e Libertà ed ancora ai Comunisti Italiani a i Comunisti - Sinistra Popolare senza dimenticare la formazione dell’ex giudice Di Pietro. A dire il vero ad accomunarli c’è oltre all’odio per Berlusconi e per coloro che lo votano anche l’amore o meglio la nostalgia per il comunismo. Che bello sarebbe stata una bella dittatura comunista cresciuta sull’odio! Berlusconi è l’attuale obiettivo ma potrebbe in futuro diventare Fini o chissà chi, ma senza marce per la libertà di stampa. Semplicemente sarebbe abolita la libertà come è successo in tutti gli angoli del pianeta dove sono stati e sono - ahimè - al potere dittatori e satrapi ispirati dall’ideologia comunista.

Mentre si cerca di mobilitare la piazza contro il cavaliere nero a Giovinazzo si cerca la mobilitazione contro la discarica. Una mobilitazione difficile vista l’apa-

PESSIMO ESEMPIO DI protesta appena mostrat fatto rimuovere dal tia tipica dei nostri concittadini che ormai si sono abituati al puzzo fetido della discarica, meglio delle discariche al percolato sparso sulle strade che portano a quell’infernale luogo dantesco denominato località di San Pietro Pago. Per non parlare delle falde acquifere di cui nulla si sa se non che alcune di quelle adiacenti alla discarica di Bitonto risultano inquinate. Nessuno ha chiesto i carotaggi nelle discariche presenti nella zona di San Pietro Pago. Eppure poteva essere questa una condizione per discutere sull’apertura del famoso VI lotto di discarica. Perché nessuno vuole verificare cosa ci sia sotto quei cumuli? E perché siamo ancora all’anno zero per la raccolta differenziata nella nostra città? Un’amministrazione di sinistra, al governo da 7 anni, che a chiacchiere dice di difendere l’ambiente avrebbe dovuto da anni avviare una seria politica in tal senso. Invece solo da pochi mesi è stato presentato il nuovo piano per la raccolta e per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. E la stazione ecologica di cui si parlò anni or sono è ancora una bella illusione. E in tutto questo la città assiste silenziosa ed inerme. Assuefatta a tutto. Tanto che la polizia municipale spero per iniziativa isola-

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ph: giovinazzolive

CENSURA. Lo striscione di to in pubblico è stato subito lla Polizia municipale ta di un solerte vigile ha rimosso alcuni lenzuoli su cui era scritto «Mò avaste! Lavoro, non discariche!» oppure «Abbiamo già pagato troppo. Basta discariche» e «30 anni non vi bastano?». Niente di particolarmente offensivo. Se fosse stato al governo della città il centro destra qualche baldanzoso esponente della sinistra locale avrebbe subito gridato alla cen-

sura ed al fascismo al potere. Ecco la differenza. Scrivevo per iniziativa di un solerte vigile e non dell’amministrazione. Me lo auguro perché altrimenti sarebbe uno stupido pessimo esempio di censura e non voglio scomodare le ideologie poiché altrimenti cadrei nel brutto vizio, che condanno, di gridare sempre alla dittatura. Mi auguro che le prossime manifestazioni siano più affollate. E che in consiglio comunale ci siano almeno tutti i rappresentanti dell’opposizione. Nell’ultima assise si sono registrate alcune defezioni iniziali e purtroppo durante la discussione cruciale qualcun altro si è allontanato per impegni personali. Quando si è avuto l’onore e l’onere di sedere in consiglio comunale, almeno nelle discussioni cruciali, si ha l’obbligo, se non per gravi motivi, di rimanere in aula. Forse non si riesce a comprendere fino in fondo il peso e la responsabilità di un simile mandato? Peccato, che non se ne ricordino gli elettori. E non serve poi mobilitare o tentare di mobilitare la piazza. Un consigliere ha il compito faticoso e poco gratificante di stare in aula e poi di parlare o tentare di parlare in piazza. Ecco la cifra evidente della situazione della no-

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stra desolata e desolante Giovinazzo. In piazza domenica 11 pochi soliti noti. Fra questi anche i rappresentanti di quella che fu la sfiorita Primavera Pugliese del presidente di centro sinistra della Provincia Divella. Dicono i maligni, almeno per la componente di Giovinazzo, in avvicinamento al centro destra per salvare le gratificanti posizioni di potere. Maligni sicuramente. Fatto sta che prima delle provinciali chiedevano a gran voce di entrare nell’amministrazione comunale ma dopo i risultati negativi per la sinistra il giovane consigliere ed il presidente-padre non hanno più reiterato la richiesta. Chissà perché. Maligni perché troppi nel gruppo locale vengono dalla sinistra militante a meno che il fascino del presidente-padre sia tale da far dimenticare loro le radici e le parole dette contro il centro destra. Comunque contro la discarica mi auguro che effettivamente i giovinazzesi si sveglino altrimenti chissà presto avremo un bell’impianto di biostabilizzazione (bravi a sinistra giocare con le parole) che so nel giardino dell’Istituto Vittorio Emanuele. E allora sarà vero: Giovinazzo città delle strade dei rifiuti e del percolato.

alfiere@giovinazzo.it

NOVEMBRE 2009


la cronaca nera CINQUE

RAPINE IN SOLI TRENTA GIORNI ED UN FURTO ALLA

DON SAVERIO BAVARO

scippatore salvato dal linciaggio della gente

L’arrivo provvidenziale dei vigili salva lo scippatore dal linciaccio della gente (ph. Roberto) Succede anche questo a Giovinazzo. In barba a chi ci accusa di non essere una comunità attiva ma un grumo di palazzi attorno ad una piazza. Dovevate essere presenti alle 10.30, venerdì 16 ottobre in via A. Gioia. Due scippatori fermati dalla gente e salvati dal linciaggio grazie all’intervento della pattuglia della Polizia municipale come documenta la foto scattata qualche minuto dopo l’arrivo della Fiat Punto. I fatti. Un anziano pensionato viene inseguito dall’Ufficio Postale dopo aver prelevato soldi freschi fin dentro un esercizio commerciale, sito all’angolo di via Venezia con via A. Gioia. E lì che entrano in azione i due malviventi che asportano il portafogli all’anziana vittima. Ma uno dei due nel tentativo di darsi alla fuga viene braccao dagli esercenti in zona e dalla gente. Provvidenziale dunque l’arrivo della Polizia municipale che ha consegnato il malfattore presso la stazione dei Carabinieri di Giovinazzo per assicuralo alla giustizia. il secondo è riuscito a far perdere le tracce. Per l’anziano cui è stato restituito il portafogli solo tanta paura. Per i giovinazzesi, una giornata di luce, un episodio di coraggio che squarcia il velo di omertà. Forse le ronde della legalità sono anche i cittadini che si ribellano alla legge preferita dai malavitosi.

Tenta di rubare una Vespa, ma viene sorpreso dal proprietario: arrestato un 20enne Scoperto dal proprietario mentre tenta di rubare una Vespa dall’interno di un garage, fugge e si nasconde in un condominio, ma finisce ugualmente in carcere. È accaduto il 18 settembre a Giovinazzo, dove i Carabinieri della locale Stazione hanno tratto in arresto un 20enne di Bitonto, F.M. le sue iniziali, con l’accusa di tentato furto aggravato. Una telefonata giunta sul 112 ha fatto convergere una pattuglia presso un condominio di via De Ninno, al cui interno si era nascosto un giovane resosi responsabile di un tentativo di furto. Entrati nel palazzo, i Carabinieri diretti dal luogotenente Antonio Galizia sono riusciti a rintracciare un individuo, poi identificato nel 20enne, nel frattempo salito sino al quarto piano. Gli accertamenti eseguiti dai militari hanno consentito di appurare che il giovane era stato sorpreso poco prima dal proprietario di un garage di una traversa di via Marconi, nel tentativo di rubare un motociclo lì parcheggiato e che nonostante il tentativo da parte della vittima di bloccarlo, era riuscito a dileguarsi. La vittima, però, non rassegnatasi, ha inseguito il malfattore sino a quan-

do lo ha visto rifugiarsi nel portone dello stabile ove poi è stato trovato dai Carabinieri, allertati da alcuni passanti che hanno assistito alla scena. È stato inoltre accertato che il ragazzo, durante la permanenza nel palazzo, nel tentativo di sottrarsi alla cattura avrebbe tentato, senza riuscirci, d’introdursi in un appartamento, dopo essersi fatto aprire la porta da un’ignara inquilina. Inevitabile, a questo punto, il suo arresto ed il successivo trasferimento nel carcere di Bari.

Affitti “in nero”, operazione della Guardia di Finanza Gli uomini della Guardia di Finanza della Tenenza di Bitonto, col supporto dei finanzieri del Comando Provinciale, nell’ambito di specifici controlli in materia di canoni di locazioni immobiliari, hanno passato al setaccio la provincia di Bari e della neonata B.A.T.. L’obiettivo è quello di combattere un male dai molteplici risvolti negativi e con un forte impatto nel tessuto economico e sociale: prezzi fuori controllo, affitti senza contratto, studenti sfruttati e guadagni esentasse. Negli ultimi giorni del mese di settembre militari, agli ordini del luogotenente Giuseppe Rinaldi, hanno scoperto, nei comuni di Bari, Barletta, Bitonto e Giovinazzo, dieci proprietari di altrettanti immobili concessi in locazione “in nero”, ovvero senza provvedere alla registrazione dei contratti. Tre di questi a Giovinazzo lungo la ex strada statale Adriatica che s’estende sino a Santo Spirito. Il risultato di quest’ultima operazione è il frutto delle tecniche investigative sempre più affinate e della progressiva specializzazione acquisita ormai sul campo. I finanzieri, inoltre, hanno individuato una base imponibile sottratta a tassazione per 53.000 euro. Per ognuno dei dieci casi segnalati, infatti, i proprietari partivano da un canone d’affitto minimo mensile di 400 euro mensili, ma in alcuni casi incassavano anche 10.000 euro annui per il singolo appartamento. Continuano, quindi, sempre più incisivi quindi i controlli della Guardia di Finanza, orientati a contrastare fenomeni elusivi, di evasione fiscale internazionale e frodi fiscali, assicurando un incisivo controllo economico del territorio.

Primo Prezzo, terza rapina dall’inizio del 2009 Pochi particolari (il volto scoperto dei due banditi, ad esempio) distinguono il colpo messo a segno ieri sera nel supermercato Primo Prezzo da quelli avvenuti al negozio Super King,

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lo scorso 10 settembre, e al supermarket Sami, la sera del 4 luglio. Quasi la stessa sequenza si è ripetuta il 23 settembre intorno alle ore 20.20, quando due malviventi hanno fatto irruzione armati di pistola, seminando di nuovo il panico tra clienti e dipendenti del negozio, andando dritti verso le casse, dietro le quali file di persone attendevano il proprio turno. Si è consumato tutto in una manciata di secondi: entrambi a volto scoperto si sono diretti verso i cassieri. Poche parole pronunciate in dialetto barese, senza tradire nervosismi.Con un bottino di poche centinaia di euro i rapinatori sono usciti e si sono dileguati a piedi. Nel frattempo l’allarme è scattato ai militari della locale Stazione che immediatamente hanno inviato una pattuglia sul posto. I Carabinieri hanno raccolto le testimonianze di dipendenti e clienti, che hanno potuto solo raccontare la dinamica della rapina. Gli uomini dell’Arma, coordinati dal luogotenente Antonio Galizia, non escludono la presenza di un complice. Le indagini si concentrano verso la città di Bari. E per il supermercato Primo Prezzo si tratta della terza rapina dall’avvio del 2009.

Rapinatore solitario in azione al supermercato Anna Banditi scatenati nel centro di Giovinazzo dopo il colpo dello scorso 23 settembre al supermercato Primo Prezzo di via Bitonto. Un rapinatore solitario ha organizzato e realizzato una rapina (la tredicesima dall’inizio del 2009, ndr) all’interno del supermercato Anna sito in via Bitonto. L’uomo, con il volto coperto da un paio di occhiali da sole, con un cappellino in testa e armato di una pistola, ha fatto irruzione all’interno dell’esercizio commerciale il 26 settembre alle ore 09.30. Spianando la pistola contro la cassiera, l’uomo si è fatto consegnare quanto era in cassa, (il bottino non è stato ancora quantificato, ndr). Poi si è dileguato a piedi. Il supermercato si trova nella periferia del centro abitato vicino a numerose vie di fuga. Forse anche per questo il rapinatore è riuscito ad allontanarsi in fretta, senza lasciare tracce. Immediato l’intervento dei Carabinieri della locale Stazione che hanno effettuato anche i rilievi all’interno del supermercato al fine di reperire tracce utili per la prosecuzione delle indagini. Che procedono serrate.

Raid alla Don Saverio Bavaro: rubati 4 computer Una banda di ladri ha preso di mira la scuola elementare Don Saverio Bavaro di viale Aldo Moro nella notte di sabato 26 o domenica 27 settembre. I ladri, dopo essere entrati nella struttura, hanno puntato dritti alla segreteria e all’ufficio amministrativo che si occupa della gestione amministrativa e contabile della scuola e supporta le attività didattiche e di ricerca per quanto concerne gli adempimenti amministrativi. E qui si sono portati via quattro computer approfittando


dell’assenza di un sistema d’allarme. Sono stati gli stessi operatori dell’istituto cittadino, il 28 settembre, al momento della riapertura della scuola, ad accorgersi della sgradita visita notturna. Sul posto sono arrivati i Carabinieri della locale Stazione che hanno effettuato alcuni rilievi e raccolto le testimonianze delle persone che vivono nei pressi della scuola per capire se qualcuno possa aver notato dei movimenti sospetti o aver visto qualcuno entrare nella scuola.

2 chilogrammi di tritolo rinvenuti in un trullo dai Carabinieri 2 chili di tritolo con un detonatore e relativa miccia sono stati rinvenuti nella notte tra il 29 ed il 30 settembre dai Carabinieri della Compagnia di Molfetta a Giovinazzo. I militari, nel corso di un mirato servizio, hanno proceduto ad effettuare un accurata perquisizione all’interno di un trullo diroccato in contrada “Torre Rotonda” nei pressi della strada statale 16. Sul posto hanno quindi rinvenuto, ben nascosto in un anfratto ricavato nel terreno all’interno della struttura, 2 chili di esplosivo, 1 detonatore e 17 metri di miccia a lenta combustione, tutti sottoposti a sequestro. Sono in corso indagini finalizzate all’individuazione dei possessori del materiale e circa l’uso che intendevano fare.

Rapina al supermercato Anna. Fermati i due rapinatori Un bandito solitario ha messo a segno una rapina ai danni del supermercato Anna riuscendo ad arraffare solo poche decine di euro. È successo il 10 ottobre, alle ore 12.10, nell’affollato esercizio commerciale di via Sasso. Un ragazzo, con il volto parzialmente coperto da un cappellino e armato di una pistola, ha “ripulito” la prima cassa del noto supermarket giovinazzese. Ha tirato fuori l’arma, l’ha pun-

tata contro la cassiera e si è fatto consegnare i contanti. Pochi, secondo un iniziale conteggio dei responsabili del supermercato anche se l’ammontare del colpo è ancora in fase di quantificazione. L’uomo, italiano e con uno spiccato accento barese, si è allontanato a piedi. In via Bari, ad attenderlo, c’era un complice in auto. E i due, in pochi attimi, hanno fatto perdere le proprie tracce. Immediato l’intervento dei militari del Nucleo Radiomobile della Compagnia di Molfetta per la raccolta dei primi indizi, mentre i Carabinieri della locale Stazione hanno iniziato a dare la caccia ai due malviventi. Senza esito solo al momento i posti di blocco e le ricerche attivate repentinamente dagli uomini diretti dal luogotenente Antonio Galizia. Al vaglio degli investigatori le immagini a circuito chiuso dell’esercizio commerciale che hanno ripreso l’azione. E dopo una settimana è arrivata la risposta dei carabinieri che sono arrivati all’esecutore della rapina risalendo al proprietario dell’Audi A3 di colore nero essendo in possesso del numero di targa. Il giovane, persuaso dalla mamma, si è recato in caserma per costiuirsi dopo che i militari dell’arma avevano fatto irruzione nella propria abitazione e non l’avevano trovato. Anche il suo complice sarebbe stato identificato

Notte di paura in via Deceglie: incendiate due Fiat Uno Le carcasse di due automobili completamente distrutte dall’ennesimo rogo: è questo lo scenario che i residenti di via Deceglie si sono trovati davanti ai loro occhi questa mattina, al risveglio. È successo tutto poco prima delle ore 02.00 dell’11 ottobre: per cause ancora da chiarire due Fiat Uno, entrambe risultate rubate, hanno iniziato a prendere fuoco. È stato il violento scoppio dei pneumatici delle due autovetture ad attirare l’attenzione di un residente che, dopo essersi affacciato alla finestra, ha immediatamente chia-

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mato i Vigili del Fuoco. Diversi vicini di casa si sono svegliati: alcuni di loro si sono precipitati per spostare le auto che si trovavano nei paraggi, mentre i Vigili del Fuoco hanno cercato di contenere le fiamme che, nel frattempo, si erano propagate raggiungendo in altezza il primo piano di un’abitazione. Immediato l’intervento dei Carabinieri della locale Stazione che sono al lavoro per stabilire la causa scatenante di un incendio che ha coinvolto due autovetture in stato di abbandono da almeno una settimana, secondo le testimonianze dei residenti. Nel corso della notte, i militari della Stazione di via Matteotti e i Vigili del Fuoco del Distaccamento di Molfetta hanno eseguito i consueti sopralluoghi e le attente verifiche attorno alle carcasse delle due automobili e sull’area interessata dall’incendio. Ma nel corso di questa attività di ricerca, a quanto pare, non sono state trovate tracce utili (taniche di benzina o contenitori per liquidi infiammabili) per poter avvalorare la tesi della matrice dolosa.

Ancora rapina: questa volata alla Farmacia Comunale E’ la quinta rapina in un mese con quella messa a segno ai danni della farmacia comunale la sera del 17 ottobre. Cappellino ed occhiali che coprono parzialmente il viso per sfuggire alle immagini a circuito chiuso. Il copione è sempre lo stesso. Due rapinatori entrano nell’esercizio. In farmacia c’è gente. Uno con la pistola controlla che nessuno si muove, l’altro salta al di là del bancone, apre il registratore di cassa e porta via 1000 euro. Poi i due fuggono via pensando di far perdere le tracce. All’interno della farmacia qualcuno tira un sospiro di sollievo. Per fortuna solo tanta paura, ma poteva andare peggio: non si può più convivere con questa escalation criminale. I Carabinieri, intervenuti dopo qualche minuto, indagano sull’accaduto.

NOVEMBRE 2009


giovinazzo che lavora DI GABRIELLA MARCANDREA IL NOSTRO VIAGGIO ALLA SCOPERTA DELLE NOSTRE ATTIVITÀ PRODUTTIVE

arkè, di francesco restaino

CERAMICA E ARCHITETTURA

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Domus o casa è la stessa cosa. Anche ceramiche, bagni e Arkè sono la stessa cosa. Di che cosa stiamo parlando? Di ceramiche e arredamento per il bagno, due filoni particolarmente cari a un esperto imprenditore, il sig. Francesco Restaino. Che se ne intende davvero. Perché suo padre, il sig. Savino è stato l’antesignano delle piastrelle a Giovinazzo. Esattamente dal 1971 al 2001, annoquest’ultimo in cui suo figlio ha ereditato la passione per la casa e l’impegno nell’azienda di famiglia. Una bella sfida. Perché se fino agli inizi degli anni ’80 c’erano solo tre tipi di piastrelle con formati e colori determinati, in seguito le proposte delle aziende si sono moltiplicate esponenzialmente. Un bel grattacapo soprattutto quando si deve avere a che fare quotidianamente con le esigenze sempre più raffinate di privati ed imprese. Anche perché oggi si è ampliata la forbice e si passa dalla vendita del prodotto molto economico alla vendita del prodotto extra-lusso. Che dire. È questo il doppio volto della crisi economica tuttora tangibile. Francesco Restaino comunque ha accettato la sfida e si è tuffato a capofitto nel mercato della ceramica. «Dal 2001 ho inserito anche la vendita del materiale edilizio. E qui il mercato richiede specializzazione. Si è diffusa, per fortuna, una maggiore attenzione verso il risparmio energetico e la bioedilizia. Esistono normative specifiche da rispettare oggi nella costruzione dei nuovi edifici e nella ristrutturazione dei vecchi. E così anche le abitazioni, così come gli elettrodomestici hanno una classe di consumo» – precisa l’imprenditore. Effettivamente lo sviluppo sostenibile sta orientando la produzione dei materiali verso nuovi orizzonti e il rispetto dell’ambiente sta diventando una prerogativa per i produttori, soprattutto in questo settore, giacché le nostre città continuano ad essere fin troppo invase dal cemento. E così l’azienda, a causa dell’inserimento di nuove proposte ha dovuto abbandonare la vecchia bottega di via Agostino Gioia, sede storica della nostra cittadina, per trasferirsi in Contrada Sant’Antonio, alle spalle della stazione. Un atto dovuto per continuare ad essere sempre all’avanguardia e per cercare di soddisfare al meglio le richieste della folta clientela. Quali ceramiche propone Arkè? Nella nuova esposizione, una vera e propria mostra, si trovano ceramiche per pavimenti e rivestimenti di bagni e cucine. La provenienza? «Acquistiamo soprattutto dai produttori dell’Emilia Romagna che in questo settore mantengono alta la loro professionalità» – continua Francesco. Sono presenti in esclusiva per Giovinazzo e dintorni i marchi Valverde (Pierre Cardin), Flaviker e Savoia. Aggiungiamoci poi una peculiarità delle piccole aziende, cioè l’assistenza pre e post-vendita. E’ questa l’arma in più per sconfiggere la grande distribuzione, il mercato globale. E’ il prodotto più indovinato in quasi quarant’anni di attività. Quello dell’assistenza che nessuno vede nella variopinta esposizione di ceramiche ma che forse tutti richiedono. In quest’azienda a conduzione familiare non bisogna poi dimenticare i mobili da bagno e la rubinetteria. Tutto ciò che serve insomma per arredare un bagno su misura! Qui il marchio Berlonibagno la fa da padrone e su questo non c’è molto da precisare. Che dire! Un nome, una garanzia. Il mobile da bagno, ricordiamo, è una scoperta di qualche decennio fa, risale per la precisione agli anni ’80, gli anni votati all’esplosione dell’edonismo e del lusso a tutti i costi dopo il buio dei fratelli anni ’70. A Giovinazzo le tipologie richieste sono le più svariate ma attualmente si registra anche un revival del moderno e un forte orientamento verso l’etnico. «Non presentatevi però con le riviste – invita il sig. Restaino con ironia – perché i bagni rappresentati sui giornali spesso si riferiscono a spazi intorno ai venti metri quadri che nelle case odierne è molto difficile ricavare. Le nostre abitazioni, infatti, stanno diventando sempre più piccole a causa dei prezzi esosi di vendita. Per questo motivo purtroppo la stanza da bagno è spesso la più sacrificata». E così via ai ‘mobiletti’ dalle misure davvero mignon che sono oggi molto richieste e soddisfano le esigenze di coloro che fino a poco tempo fa erano costretti a conservare il necessaire per il bagno in altre stanze a causa della mancanza di spazio e dell’assenza di questo prodotto in commercio. «Quando la figlia si sposa, il padre perde la dote, ma riguadagna il bagno e il telefono» - recita un aforisma. Già, il bagno… Terreno finora minato per la maggior parte degli uomini. E invece oggi il luogo dove anche il sesso forte spende una buona parte del suo tempo tra docce e cremine varie.Ma chi sceglie in realtà i mobili del bagno? «Beh, quando arriva la coppia o la famiglia, l’uomo tenta di esprimere o meglio abbozzare un parere. Le sue però appaiono subito parole di circostanza. Quando infatti vedo che le donne Domus o casa è la stessa cosa. Anche ceramiche, cominciano ad agitarsi rivolgo subito la classica domanda: ma la bagni e Archè sono la stessa cosa. Di che cosa stiafemn ci jè? E subito l’uomo zittisce e comincia a farsi mentalmo parlando? Di ceramiche e arredamento per il ba- mente i conti, pronto per il pagamento». Parola di Francesco gno, due filoni particolarmente cari a un esperto im- Restaino. prenditore, il sig. Francesco Restaino. Che se ne intende davvero. Perché suo padre, il sig. Savino è QUESTO SPAZIO È RISERVATO ALLE stato l’antesignano delle piastrelle a Giovinazzo. ATTIVITÀ PRODUTTIVE LOCALI. Esattamente dal 1971 al 2001, annoquest’ultimo in cui suo figlio ha ereditato la passione per la casa e IL NOSTRO VIAGGIO l’impegno nell’azienda di famiglia. Una bella sfida. CONTINUA IL MESE PROSSIMO. Perché se fino agli inizi degli anni ’80 c’erano solo tre tipi di piastrelle con formati e colori determinati, PER CONTATTI in seguito le proposte delle aziende si sono moltipliLAPIAZZA@GIOVINAZZO.IT cate esponenzialmente. Un bel grattacapo sopratTEL/FAX 080.394.79.20 tutto quando si deve avere a che fare quotidianamente con le esigenze sempre più raffinate di pri347.5743873 vati ed imprese. Anche perché oggi si è ampliata la

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storia

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DIEGO

nostra

DE

CEGLIA

Per evitare l’invasione e la fuga

»Lavori edili alle mura e alle carceri« LE TORRI DI DIFESA NEL REGNO DI NAPOLI Nell’acquerello di F. Ducros del 1778 già pubblicato sul numero di agosto è ben visibile nel sito dell’attuale piazza Vittorio Emanuele, davanti all’Istituto, una torre quadrangolare che nelle altre visioni della città finora conosciute (Pompeius Limpius, ed Anonimo della Biblioteca Angelica del 1581, Paccichelli, 1703 e Saint Non 1783) non si nota. Non ci è dato sapere per quale ragione. Sin dall’antichità la torre rappresentò un mezzo di difesa e di vedetta contro gli assalti che venivano dal mare. Ai tempi degli Svevi e degli Angioini quando erano i Giustizieri a ricevere da Napoli ordini circa la manutenzione delle torri, si stabilirono anche le segnalazioni da trasmettere dalle torri a fini di difesa: il fumo durante il giorno, segnali luminosi durante la notte, tutto ciò anche a seconda del tipo di assalto. Inconsistente divenne poi l’intervento del potere centrale tanto che nel periodo del Viceregno Spagnolo con Privilegio Reale veniva concesso alle Universitas il permesso a costruire le torri a proprie spese. Lo Stato tornò a gestire la costruzione delle fortificazioni marittime nel 1563 quando i governatori provinciali del Regno di Napoli ricevettero le prime istruzioni dalla Real Camera della Sommaria e dal Vicerè: le torri marittime dovevano essere posizionate in vista una dell’altra in modo tale da garantire, attraverso comunicazione tra le stesse, la sicurezza della costa. Con queste istruzioni fu disposto tra l’altro che le Universitas potevano trovarsi coinvolte nel pagamento per l’edificazione di più torri, anche se distanti dal territorio di propria competenza, e che la tassazione per tali costruzioni fosse proporzionale alla numerazione dei fuochi (famiglie) delle stesse Universitas; ma questo criterio non fu ben accetto alle Universitas, parecchie torri non furono pertanto mai edificate. Nel 1567 venne imposta a tutti i fuochi delle città situate a meno di 12 miglia dal mare una tassa di 22 grana a pro della costruzione delle torri marittime, tassa poi aumentata con il passare degli anni, ed alla fine del 1569 erano state costruite quasi tutte le torri previste dal vicerè sulla costa Adriatica. (cfr. O. Pasanisi, La costruzione generale delle torri marittime ordinata dalla R. Corte di Napoli nel secolo XVI, in Studi di storia napoletana in onore di M. Schipa, pp. 423-442).

DANNEGGIATE DALL’ESPOLOSIONE DELLE MUNIZIONI NEL 1634 Relativamente al torrione del porto, ancora oggi detto “U Tammurre”, nel 1594 fu deliberato invece «che si acconciasse con farsi una porta grande acciò possano entrare l’artiglierie» (p. 23). Sino a tutta la prima metà del secolo XVI le torri avevano avuto per lo più forma cilindrica, successivamente furono quasi tutte quadrangolari, forma che garantiva la possibilità di piazzare le artiglierie su tutti i lati. “U tammurre” quale postazione d’artiglieria per la difesa della costa, il 12 novembre 1634 saltò in aria per un incendio e provocò anche la morte sicuramente di nove persone: i coniugi Giovanni Battista de Tullio ed Isabella Cortese insieme a quattro figli che «obierunt olim cecidit munitionis Turris Magnae» e di Giovanni Battista de Nicastro insieme ai figli Lucrezia, Francesco, Antonio et Carlo morti «in incendio munitionis Turris Magnae» (ADG, 1° libro dei morti della Cattedrale, f. 120). Probabilmente la ricostruzione non avvenne in tempi brevi infatti nel 1639 di una bottega oggetto di compravendita è così indicata l’ubicazione: «in loco lo largo della porta della città prope turrim già detta torre mastra al presente diruta per l’incendio della monitione». A fronte della sicurezza della costa i cittadini quindi pagavano il loro tributo in vite umane ed in danaro per i danni ai proprii edificii. Nello stesso rogito si legge infatti che la detta bottega, costruita dai fratelli Giovanni Battista ed Antonio Sifo, era stata anch’essa distrutta dall’espolsione della torre («ob ruinam dicte turris ubi manebat munitio universitatis fuit diruta ac ruinata usque ad fundamenta quicquid fratres pro eorum commodo erexereunt de novo dicta apoteca et impenderunt ducatos 27 e carolenis 3»), così come un’adiacente casa di proprietà del Capitolo Cattedrale ed un magazzino dell’Universitas («iuxta domum dirutam rev. Capituli, iuxta magazenum universitatis similiter iam dirutum»). (ASBa, piazza di Giovinazzo sk. 12, not. Gregoriano, vol. 138, f. 5; vol. 140, f. 3). RINFORZATE NEL 1639 Probabilmente in occasione dell’incendio succitato, i cui danni forse permanevano ancora a gennaio del 1639, dovettero restare lese anche le mura della città e poichè una disposizione regia imponeva agli organi periferici l’obbligo di assicurare manutenzione alle mura del Regno, soprattutto se i funzionari del Regno in occasione dei sopraluoghi programmati ne registravano la rovina, nel 1639 fu disposto il loro rifacimento. Precedentemente, nel 1623, la loro ristrutturazione era stata curata dai mastri muratori Mauro e Giovanni Domencio Marrano i quali si erano impegnati a «risarcire la muraglia della città che è dentro il ponte dall’acqua insino alla fabbrica vecchia dove oggi si ritrova et cossì ancora tirare una fabrica per drittura della cortina del porto insino la fronte di detto ponte similmente dall’acqua per tutta l’altura del ponte con inquatrare detta fabrica con detta fronte di ponte. S’obbligano ancora levare il terrapieno et annesso controscarpa delle beccherie con levare la fabbrica vecchia» (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 12 not. Gregoriano, vol. 113, ff. nn. atto dell’8 luglio 1623) Il bando di appalto per i lavori di costruzione di «alcune fabbriche e ripari nelle muraglie di questa città per ordine dell’Ill.mo Sig. Don Pietro Bazari Visitatore e Luogotenente generale di S. E. in questa Provincia, cioè serrarsi l’arco sotto il torrione de Riso, farsi il Parapetto al torrione d’Amato, e dal medesimo torrione d’Amato sino al torrione del Porto resarcire tutte le aperture fatte dal mare nelle muraglie di detta città, e pedamenti di esse» fu vinto dal mastro Marzio della Palombella e il contratto fu stilato il 20 febbraio 1639 tra i Sindaci e i deputati da un lato e il mastro muratore dall’altro con tutti i vincoli e le garanzie del caso. «Il detto mastro Marzio si è offerto di fare le dette fabbriche per tutto li dieci d’aprile proximo futuro, conforme espressamente promette, e si obbliga per il prezzo, che stanno stabilite in Trani e Molfetta altre fabbriche simili ordinate dal detto ill.mo sig. Visitatore generale per partito fatto». Il prezzo da pagarsi a conclusione dei lavori «con condizione, e patto speciale che le dette fabbriche s’abbiano da mesurare per il detto rev.do d. Giuseppe Ra-

LE MURA DI GIOVINAZZO Tra i primi regesti di conclusioni decurionali della città di Giovinazzo (editi a cura di M. Bonserio, e al cui testo si riferiscono tutti gli stralci indicati col solo n. di pagina), si rileva che nel 1551 si doveva «fortificare questa città invicta di ordine del sig. Giovanni Donato La Marra quale have inteso che per detta fortificazione non era così ardua la spesa e perciò si debba proseguire la medesima» (p. 14). Non disdegnò però l’Universitas pochi anni dopo, nel 1554, di disporre una «nuova imposizione dell’ottava parte delli frutti dè cittadini e forestieri bonatenenti, così secolari come ecclesiastici per scomputare in parte le spese per la rifrazione delle muraglie» e confermare nel 1557 la necessità che «Preti e Persone ecclesiastiche contribuiscano alle spese della fabbrica delle muraglie….avendo servute per guardia et utilità di tutti gli abitanti » (p. 173). La preoccupazione per l’integrità della muraglia si era infatti accentuata a causa delle invasioni dei turchi che assalivano la costa (p. 20). «Lo torrione del seggio … attaccato al palazzo vescovile» nel 1555 veniva ripulito «acciò si possano mettere l’artiglierie» (p. 23) e per «l’accomodo delle muraglie … ò sia il Torrione di questa Città che si dicea il Torrione del Seggio sopra il trapeto del Vescovo» nel 1599 l’Universitas disponeva sia di potersi recuperare i ducati occorrenti col saldo di un vecchio credito ch’essa aveva nei confronti dei signori de Risis, sia di accettare «con molti patti e condizioni come si osserva alli Capitoli banditi ed affissi in pubblica Piazza» l’offerta del materiale di risulta estratto dal sottosuolo e l’immondizia depositata sul fondo stradale ovvero «li romati delli due fossi». Per interventi conservativi delle muraglie al porto fu anche imposta nello stesso anno una tassazione di «cavalli due à rotolo alla farina» tanto ai cittadini laici che al clero, Vescovo compreso (pp. 102, 103, 104).

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gno di detta città» fu pattuito in carlini nove, e grana due e mezzo la canna e inoltre fu precisato che parte del materiale sarebbe stato fornito dall’ Universitas: «Sindaci, e deputati habbiano da dare tucta quella calce, che bisognarà a detto mastro Martio condocta al porto di detta città, e sopra le muraglie di detta città, dove servirà, tanto per la fabbrica di sopra quanto per quella di bascio, e non altro. E più si dechiara da esse parti, che tutte quelle pietre che li darà la detta Università, il detto mastro Marzio l’habbia da bonificare a detta Università in conformità di quello saranno stimate da Giovanni Pietro, e Francecso di Pergola, per che così si è pattuito. Et a rispetto delle pietre di taglio, che vi vorranno in dette fabriche, la detta Università ce l’habbia da pagare a raggione di palmo in conformità del partito facto nella città di Trani, alla fede del qual partito esse parti si haveranno da stare. Con pacto ancora che detta Università l’habbia da dare tutte quelle funi, e legnami, che detto mastro Martio havrà bisogno per dette fabbriche, perchè così hanno pattuito» (ASBa, Piazza di Giovinazzo, sk. 13 Not. Riccio, vol. 185, f. 4). Il contratto d’appalto come abbiamo visto fa riferimento più volte alle consuetudini rispettate in Trani per tali costruzioni, ovvero alle caratteristiche del materiale da impiegarsi ed alle modalità da osservarsi per la messa in opera; in allegato allo stesso contratto infatti si può leggere il capitolato di Trani; la ditta appaltata prende qui il nome comune e generico di partitario fabricatore. «Il partitario fabricatore che pigliarà detto partito se obligarà di trovare il podamento a scoglio … al presente senza pagamento alcuno poichè la maggior parte sono pietre rustiche che serveno per l’istessa fabrica. Et di più se hanno da ponere sopra il forte e fabricare 4 fila di pezzi de quadroni di pietra viva lunghi in dentro palmi 33 alti palmi 1, et uno et mezzo et se li pagarà a raggione di tanto il palmo. ... Avertendo che li pezzi che si troveranno sopra la predetta havranno da andare ad un prezzo, et quelli si faranno al petraro ad un altro prezzo. Et dentro a detti pezzi si haveranno ad incassare di buona fabrica et pietre rustiche acciò venghi ben legata la fabrica vecchia con la nova e se si pagarà la raggione di cento lesene ad uso e costumanza del Regno conforme se mesura tutte l’altre fabriche della Regia Corte cioè palmi 128 per canna et sopra detti ... si haveranno da ponere pietre vive di ligne che siano almeno di un palmo e mezzo .... Et il partitario che pigliarà detto partito havrà da dare pleggiaria de fare sopra bona et perfectum ... Et il partitario che pigliarà detto partito havrà da ponere pietre, terra bona, per la fabrica manefattura et ogn’altra cosa necessaria solamente che li darà la regia Corte ... avertendo che tutte le pietre di taglio così quadroni come di ligne se poneranno a detta opra havranno da essere lavorate e piantate a le parti di modo che non possa passare acqua dentro detta fabbrica». 1644 IL MARE CONTINUA A LOGORARLE Dette indicazioni furono osservate forse solo per la zona a ponente infatti nel 1644 per la zona a levante a richiesta dei Sindaci, «Giovanni Cola Raniero, mastro fabbricatore della città di Giovinazzo» rilevava che «essendomi conferito alla banda della marina sotto le case del quondam Giovanni Francesco Vernice trovo che il mare ha rotto sotto dette case di dove si può entrare et uscire verso detto mare facilmente e senza scale essendo detta rottura vicino li chianconi et giudico di detto reparo esser tenuto il padrone di dette case et non l’Università». Gli eredi di Giovanni Francesco Vernice erano dei religiosi, pertanto i Sindaci Francesco Ettore de Riso e Giovanni Berardino de Cicco il 29 aprile 1644 si portarono dinanzi al Vicario generale della Diocesi e dichiararono «come sotto le case de sigg. Giovanni Francesco Vernice per la forza del mare ne si trova una grossa rottura dalla quale vi possono intrare gente con comodità in disservizio di S. Maestà che perciò il sig. Capitano a guerra ha ordinato ad essi Sindaci et altri del governo a riparar detta rottura per evitare quello potria succedere, et perché le dette case dell’heredi di detto sig. Vernice alli quali spetta li riparo predetto come ne mostrano fede in quanto dall’esperti et essendo negozio che non patisce dilazione alcuna trattandosi di servizio di Sua Maestà intendendo che l’heredi sono clerici et ecclesiastici fanno istanza voglia ordinare a loro che in effetti voglin riparare dette muraglie con ogni brevità di termine non potendo dilazionare come più volte hanno replicato altrimente si protestano di tutti danni spese et interessi et di haverne ricorso a li superiori». Ma i Vernice convocati per tal motivo, presentarono le proprie controdeduzioni dichiarando che non avrebbero provveduto affatto a quel risarcimento, anzi ritenendo l’Universitas responsabile di un eventuale cedimento delle fondamenta della loro casa causato appunto dall’azione corrosiva del mare, comparvero in giudizio e fecero «istanza per via reconventionis condemnare la suddetta città al reparo della suddetta rottura» ed al pagamento in caso di eventuali danni.

Poiché il fascicolo non contiene altri documenti, non ci è dato sapere se i lavori furono effettuati e chi li pagò. (ADG, fondo Curia Vescovile, Acta civilia sec. XVII, s.c.). LE CARCERI PUBBLICHE … Probabilmente le consuetudini e modalità per i lavori alla cinta muraria dovettero essere rispettate anche per altri “lavori pubblici” a fabbricati con diversa destinazione d’uso ma sempre di competenza della municipalità: le carceri civili, da distinguersi da quelle ecclesiastiche. Quelle che sorgevano in piazza Costantinopoli sono definite in un atto «carceres civiles ducalis curie huius civitatis» (carceri civili della Curia ducale di questa città) (ADG, fondo Capitolo, doc. sec. XVIII, b. 2, fasc. 5, doc. 351b, 1671 febbraio 26). Giovianzzo infatti dal 1522 al 1770 fu dominio feudale prima dei Gonzaga, poi dei Giudice, che attraverso il loro governatore esercitavano anche l’amministrazione della giustizia; e diversi furono i contenziosi su questo diritto tra la giustizia ecclesiastica e quelle laica régia. Gli atti che seguono, appalto per la riparazione delle carceri, potrebbero evidenziare che l’interesse per la manutenzione di detti immobili fu maggiore da parte dell’Universitas in periodo gonzaghesco, e da parte feudale sotto il dominio dei Giudice. 1635 L’UNIVERSITAS LE RINFORZA … Nel 1635 infatti erano i Sindaci a stipulare convenzione con tale Giovanni Caccavo, proprietario di un immobile attiguo alle carceri, al fine di poterne rinforzare le pareti. Nell’atto si legge: «asseriscono li predetti sindaci come per rinforzo delle carceri di questa città che sono sotto le case di esso Caccavo essendosi fatto un muro verso la chiesa di S. Maria di Costantinopoli e la piazza, e bisognando anco farne un’altro per rinforzo dell’altra banda verso le botteghe all’interno verso la porta della città e propriamente dentro la bottega tenuta da detto mastro Giovanni Caccavo perciò detto Giovanni Caccavo vendè a detta Università et per essa a detti magnifici Sindaci perchè si possa far detto rinforzo dentro detta bottega et questo per carlini venti così stimati per mastro Giovanni Cola Raniero esperto». (ASBa, piazza di giovinazzo, sk 12 Not. Gregoriano, vol. 130, f. 15, Atto del 16 febbraio 1635). 1640 I FEUDATARI LE RIFANNO Nel 1639, poi Giovinazzo era divenuta possedimento dei Giudice e questi ad appena un anno dall’acquisto, attraverso il loro agente Vincenzo de Ruggiero il 25 febbraio 1640 bandirono una gara per l’appalto dei lavori alle carceri. «Chi vole fare le fabbriche delle carceri di questa città di Giovenazzo … voglia comparire et dare la sua offerta … Capitulatione di quello si deve fare nelle carceri di Giovenazzo: si dovrà fare alle carceri, alle tre affacciature cioè dalla chiesa allo fianco et la facciata della piazza et alle spalle di esse se ci comportaranno quattro pilastri per centine sotto terra sino allo forte, cioè palmi dodici incirca sino allo tallone di palmi 4 et 3 grossi, e poi alzano voltanti arcati ciechi, tutti di rustico, cacciato fuori il [...] si alzaranno le affacciature palmi 7 in circa tutti di pietre non rozze ma ben cimentate tagliate esattamente, et dette petre saranno lunghe da palmi uno et mezzo in due tutte poste di ponta et cossì anco saranno de faccia sequitate tutte a giusta linea dalla parte di fuora et dalla parte di dentro si metterà il piano duoi palmi giù in terra di quello di fuora cominciando quando contiene sino al quarto di pietre grosse tutti che così di rustico di chianca/razze ben grande di buona misura, se ci voltaranno tutte le lamie a botte conforme mostra il disegno con le loro incasciature de fabrica a cotto sino sopra lo piano venerà lastrico et sopra di esse si buttaranno lastrichi buoni governati et così anco alli ferrarii lastrichi, anti bastardi di porte et fenestre di pietre grosse con haverci obbligo di assettarle loro cancellate et pedingoli di porte et fenestre. Anco se debbano fare li necessari et ogn’altro membro conforme mostra la pianta. Avertendo che dalla facciata di fuora s’alzaranno de sopra il tagliato [...] rustico insino al piano dell’astrichi la monittione vi è così a detto loco come alla polveriera cascata se ne potranno servire et tutta l’altra monittione, calci legname da far forme et ogn’altra cosa bisognasse per essa a spese della partitaria come anco maestranza vi restaranno li dui spiguoli iuxta la bottega di mastro Cicco Iacono con quella affacciata incorporata dalla parte della porta della città s’haverano da fortificare dove non sono come alla luce di palmi cinque da dentro o da fuora ma tutte di rustico le case sopra non si deveno smantellare ma aggiungerne lavor di fuora et lavorar da dentro». L’appalto fu vinto da tale mastro Nunzio della Palombella il quale si impegnò a portare a termine i lavori entro il 10 aprile. (ASBa, piazza di Giovinazzo, sk. 11 not. F. A. Bettamanzi, vol. 104/II, f- 15v).

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Questa volta credo di avere il compito facilitato nel descrivervi i radicali mutamenti accaduti nel gravoso compito, tutto femminile, del bucato. Le mutazioni sono tanto evidenti se si pensa che questo pesante impegno ha addirittura cambiato sesso. Ai miei tempi si faceva la vuquete, oggi si chiama invece bucato. È sufficiente introdurre nell’oblò di quel parallelepipedo metallico collegato ad un cavo elettrico, la biancheria sparsa per casa, scegliere un programma, schiacciare un bottone e poi puoi andare a fare la spesa, continuare a trafficare per casa nelle faccende domestiche fino a quando la macchina, dopo un inizio tranquillo ed un finale travolgente che la fa sobbalzare e traballare tutto, con un ultimo sussulto non si arresta e sembra volerti dire: «Ti vu pigghiè almene u fastidie de spanne le robbe?». Ai tempi di mia nonna la faccenda era molto più complessa ed il bucato iniziava almeno una settimana prima. Il mio compito era infatti quello di passare da la tracchiere, che abitava sopa a la madonne de l’angue di fronde a messere per chiederle quando era disponibile. Chi non aveva aiuti ricorreva ad aiutanti che, a pagamento, davano una mano a fare il bucato. La tracchiere erano per il bucato due fianchi possenti e due robuste e muscolose braccia da fare crepare d’invidia Braccio di ferro. Stabilito il giorno, la nonna iniziava il giro di consultazione anche presso le figlie, le nuore, le nipoti, insomma presso tutte le persone valide per l’occasione. Ziellì, tine nudde da fe’ pe’ venardeje? Ca ha ma vedaje de fe’ la vuquete!!! Dopo Ziellina veniva contattata Giuannine, Frangischelle, Rosette, e tutte le altre possibili aiutanti. Era reclutata anche la mano d’opera maschile. Poche le case, all’epoca, ca tenevene u rubinette, l’acqua si doveva attingere do puzze. Il bucato si faceva sopa a la cameredde du uascre per cui l’estenuante compito e lavoro fisico di attingere l’acqua dal pozzo, di solito sulla strada, e di portare sul lastrico solare notevoli quantità di acqua, veniva affidato ai maschi il giorno prima del bucato. Sopa a la camaredde era già tutto predisposto: la caldaia di rame infossata jinze o fuche con la legna già pronta per l’accensione. La vasche, le galitte, e le sicchie pieni di acqua

e dovunque pezzi di sapone da bucato cudde verde che si faceva in casa con la fezze d’ugghie e la soda caustica. La mattina, la prima che si alzava (parliamo delle 3 o delle 4 del mattino) appicciave u fuche. Fino a quando gli uomini avevano finito i preparativi per recarsi al lavoro la callere assajve a ferue. La camaredde cominciava così un poco per volta a popolarsi. L’acqua bollente della caldaia veniva aggiunta a quella fredda che si trovava nei recipienti vari e mentre si preparava altra acqua da portare ad ebollizione mentre le donne chine sopa a la chianghe affondata jinde a la galette stricavane uno per uno i panni insaponandoli, strapazzandoli e stropicciandoli sui taglienti bordi du stricateure. Era un esercizio fatto con tutta la parte superiore del busto che ti faceva passare o forse sarebbe meglio dire venire il male di reni. Occorre ricordare che ai tempi della nonna le metande non erano paragonabili ai francobolli attuali, le metande de nununne e de nononne jievene chidde ca la capisciola sotte. La gonna di nonna era pari ad una cinquantina di minigonne attuali e, nu renzule, sarebbe oggi a mala pena contenuto in una moderna lavatrice. Ora le stoffe sono leggerissime tanto da chiamarsi pelle d’uovo, ai miei tempi erano di percalle, di stoffe molto fitte e pesanti. Per lavarle e insaponarle ci volevano un paio di persone. Le robbe, così strofinate, insaponate e risciacquate venivano poi ordinatamente sistemate jnde o vacateure. Dalle vostre facce si capisce che non avete mai sentito questa paro-

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la, eppure u vacateure merita una particolarissima citazione nella faccenda. U vacateure era un enorme recipiente in terracotta, talvolta addirittura fissato al muro, de la camaredde, con un foro rinforzato nella parte sottostante, chiamato ciuaridde, nel quale si introduceva u zippe per impedire la fuoriuscita di liquidi in esso contenuti. U vacateure era per le nostre nonne una forma allusiva dell’organo sessuale sia maschile che femminile. Era un ermafrodito. Quando u ciuaridde era libero rappresentava l’organo femminile, quando invece in essa si introduceva u zippe si rappresentava l’atto sessuale e si trasformava poi in organo maschile quando, tolto u zippe, do ciuaridde fuoriusciva il getto giallognolo de la cresseje che veniva raccolto jinze a le candere. U vacateure era così maliziosamente definito dalle nostre nonne: «Cidde nan je’ jomine, tene u cudde accome a l’ommene». Volutamente dicevano cidde rendendo muta la A iniziale perché la parola acidde, ai tempi della nonna, era una brutta parola da censurare questo anche per non far capire a qualche minore a cosa alludessero. Ritornando al bucato le robbe appena lavate venivano ordinatamente sistemate jinde o vacateure. Mentre stricavene le donne si scambiavano le notizie della settimana e dell’ultima ora: - Si senteute ce robbe a siccisse a meste frangische? - Nan se ci si na ave ascinneute?- U sé a ci hanne sceute a de’ porole le zuzze? Così, tra una notizia e l’altra u vacateure veniva riempito. Sopra allora, veniva sistemato u cinareule che era un panno molto doppio e fitto sopra il quale si sistemava della cenere alla quale venivano aggiunte foglie di alloro e bucce di limone. U cinareule era trattenuto o vacateure da le cerchie che erano in legno e modellati a forma di cerchio aperti da un lato che consentivano di abbrac-

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ciare la parte superiore du vacateure. Come vi ho più volte detto, ai tempi miei non si buttava la cenere e tantomeno la cresseje (la liscivia) che veniva recuperata per lavare capi delicati, per fare lo shampoo ai capelli femminili e per lavare, ogni tanto, adeguatamente u prejse. Effettuate queste operazioni sulla cenere veniva piano piano versata acqua bollente. Qui finiva la prima fase del bucato. Si era già fatto tardi ed il collegio delle lavoranti pensava a rifocillarsi per riprendere le forze. Ai lati du fuche, era stato sistemato sin dal mattino, nu belle pignatidde de feve, de cicere, o de faseule. Il bucato era anche l’occasione di una riunione conviviale, famigliare. Dopo qualche ora o vacateure veniva, come detto, tolto u zippe e la cresseje, giallognola e profumatissima zampillava jinze a le candre. Le donne procedevano allora al risciacquo ed alla strizzatura dei panni. Le robbe, venivano prese dalle due estremità e le donne, a due a due, le giravano in senso inverso per farne uscire tutta l’acqua in supero. Si procedeva quindi alla sciorinatura. Sul terrazzo, da un paletto all’altro, veniva tesa una robusta fune. Questa però da sola non bastava. I capi da sciorinare erano davvero pesanti per cui si provvedeva a mettere u seppunde alle corde. U seppunde erano le forche e per impedire che scivolassero sull’impiantito, ai suoi piedi della forca si piazzava nu belle chiangaune. I panni venivano fissati alla corda cu cannidde. Le mollette non le conoscevamo. Le cannidde erano pezzi di canna stagionata di una decina di centimetri con due tagli laterali e V che venivano inseriti con forza sui panni e la corda. Mi auguro di avervi illustrato abbastanza efficacemente il lavoraccio che richiedeva il bucato fatto dalle nostre nonne. Spero anche di non avervi annoiato con questa lunga elencazione di cose scomparse. Mi auguro che qualcuno si ricordi di me se ci saranno da fare i corsi di dialetto voluti da Bossi e dalla Lega così per arrotondare la pensione. Per concludere, al fine di evitarvi la cattiveria di andare dalla nonna o dalla bisnonna per chiedere cattivamente ci angore s’arrecorde du (a) cidde, trovandomi nelle stesse condizioni di anzianità loro, mi permetto di darvi la risposta al loro posto: Mini’, timbe ha passete, ma qualche belle ricurde ua’ va’ lassete.

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candidamente DI BRUNO

BRUNO LANDO

E LE

LANDO

10 DOMANDE DE LA

PIAZZA A

«ANTONELLO, ANTONELLO IL NUOVO CIMITERO»

NATALICCHIO

PUZZA

Colpa delle esalazioni dei corpi in decomposizione OGNI

E

RIFERIMENTO A FATTI E\O PERSONE REALMENTE ACCADUTI E\O ESISTENTI È DA RITENERSI PURAMENTE CASUALE E\O INVENTATO DI SANA PIANTA

gregio Direttore, come sta? DirLe che l’ho pensata spesso significa sminuire il sentimento straziante di lontananza che ho provato in questi ultimi due mesi. Mi è mancato, insieme ai miei i tre lettori sicuri, tanto che stasera sedendomi ‘in seno’ a Lei vorrei scrivere i miei pensieri. Spunti quotidiani su questa vita che sempre più mi spinge a inflessioni e riflessioni, cadenze mentali, passi razionali e corse impavide. Mentre Lei mi coccola, la penna corre a sporcare un foglio bianco, immacolato. Qualcuno, sempre lo stesso, penserà che ne sarà valsa la pena spendere 50 centesimi per leggere questa robaccia? Se sono proprio indigesto, mi propongo di rimborsarlo. Basta dirlo. Vi state divertendo a dare le statuette d’oro a destra e a manca. Capisco quello a «Ciuciù», a mio nonno Ercolino, ad Antonello ma ad Obama proprio non lo capisco. Che vi siete bevuti? Dalla Betancourt una sola esclamazione «Stì strunz!». Mentre lui, che da «I had a dream» è passato al «Give me five» con tutti i 5.000 soldati che sta inviando in pù in Afganistan. Vabbè cose dell’altro mondo e allora sembra più viva Giovinazzo degli ultimi mesi. Discarica allargata? Mobilitazione generale. Il tam tam corre in tutti i saloni dei barbiere. Nei bar, sui banconi dei pescivendoli si mormora un solo imperativo: «Domenica in piazza a protestare contro l’allargamento della discarica». Vengono allertate le Forze di Polizia, qualcuno dice la Digos, addirittura anche il corpo speciale dei vigili urbani di Giovinazzo. Cinquanta persone, forse 60, ma gli organizzatori parlano di mille unità in piazza. Le forze di Polizia 80. E’ la solita guerra dei numeri tra manifestanti e Prefettura. Ci si ferma e si scende per la conta. Volano parole grosse e si decide - organizzatori e forze di Polizia - di contare gli effettivi presenti. Fatto il mucchio si inizia a contare: 1,2,3, …94! Vabbè qualcuno non si è fatto contare, qualcuno invece passava lì per caso. Insomma resta il dubbio se fossero un centinaio o un migliaio. L’allargamento si farà! E tutti plaudono. Giovinazzo vicino al record, forse la discarica più puzzolente del Meridione. I napoletani ce la vengono a fotografare mentre i produttori di olio chiedono la denominazione di origine protetta per l’oro

non è giusto parlare sempre male del nostro paese. Tra un po’ arriveranno soldi a go go ai giovani nostrani. Si fanno le liste, si prendono i nomi, i scelgono i migliori. Si chiede la raccomandazione. Naturalmente Lei pensa all’imminente raccolta delle olive! Con il suo romanticismo ‘anni di pane duro’ è convinto che io stia parlando di tutta questa voglia di andare in campagna, all’aria aperta, alla brina mattutina, al cameratismo contadino, al bucolico paesaggio delle campagne nostrane. Però credo che tutti quei ragazzi che si ‘stanno muovendo’ lo facciano per le Regionali dell’anno prossimo. Hanno ragione: vendere un voto è più intelligente di vendere la schiena. Che poi «Le chiedo Sindaco, a Gattico dove fa il Preside puzza il ci- sempre di spalle bisogna lavorare... E inmitero? Qui a Giovinazzo nella nuova tanto mi chiedo se berlusconi non risponde ala si entra come quando entravamo alle 10 domande di repubblica, Antonello risponderebbe almeno ad una delle mie dieci in cabina elettorale per votare DC» domande? Vorrei che glielo chiedesse Lei verde e criticano quello turco perchè non che è suo intimo amico mentre il mio unico si sa da quali terreni provenga. Cresce la referente, il vice Sindaco Pasquale Tempemortalità per i tumori nel nostro paese e si sta è troppo arrabbiato per la questione del apre una disputa.«E’ la discarica?». «No manager texano che doveva portare il Bari la Ferriera con i depositi di amianto!», in cima all’Europa ed invece... E’ intrattabiaspettando il verdetto e grattandomi nelle le in questo periodo, gli voleva dare come parti basse. Un po’ come sta facendo il l’amico Emiliano, le chiavi della città. Ospimio amico Tarantini dove le sue escort lo tarlo non con la fascia tricolore ma con la stanno mettendo davvero nei guai. Taran- sciarpa biancorossa. Invece il rosso tini era amico di tutti. Pugliesi e Arcoresi, manager dopo due risate e due mangiate a donne, cocainomani e impiantatori di pro- sbafo se n’è tornato nelle sue terre, nei suoi tesi. Era amico anche del giovinazzese grattacieli a pensare a quei 4 scemi che Corsignano Lapanza. Chi è costui? Prova- andarono a prenderlo all’aeroporto. Intanto te ad indovinare. Brunetta è il più dispera- Pasquale sembra che abbia messo in vento, lui non voleva “lu pilu” ma 20 centimetri dita su ebay l’abbonamento allo stadio S. di protesi agli stinchi per essere a livello di Nicola, con la motivazione «Supporter diSilvio. Ma non per gelosia fisica, ma perchè sperato». Io mi chiedo se almeno una doi fotografi di tutto il mondo si stanno la- manda la posso fare al primo cittadino. Una, mentando del fatto che non si può più fare almeno una. E se vorrà in futuro gli formulo un primo piano ai governanti italiani perchè le altre nove. Mi chiedo, Le chiedo Sindaco, esce sempre questo ciuffetto di capelli sen- a Gattico dove fa il Preside puzza il cimiteza corpo. Intanto negli uffici pubblici di ro? Qui a Giovinazzo nella nuova ala si enGiovinazzo si respira aria nuova. L’altro gior- tra come quando entravamo in cabina eletno chiesi un attestato e mi dissero che ora torale per votare DC. Si entrano con nel loro li fanno in 2 ore. Mancava però quel nuovo cimitero turandosi il naso. Sono le giorno l’addetto perchè in ferie. Ritorno dopo esalazioni dei corpi in decomposizione sedue giorni ma la stampante è inceppata e polti male. Non voglio distrarla, pensi alle quello delle stampanti non si sa che fine sue classi, ai docenti fannulloni che tanto abbia fatto. Intanto scorgo in ogni ufficio i appena si riprende dallo sconforto calcistico calendari di Farmacie, aziende locali e ri- Pasquale Tempesta risolverà tutto. Dio perstoratori. E mi chiedo e Le chiedo: dona tante cose per un’opra di misericor«E’giusto reclamizzare delle attività com- dia! merciali negli uffici pubblici»? Comunque

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la pagina dell emigrante DI AGOSTINO PICICCO

»NASCE L’ACCADEMIA KAROL WOJTYLA«

Inaugurata in occasione della Fiera del Levante

Il panorama associativo giovinazzese, pugliese e perché no, nazionale ed europeo, si è arricchito di un nuovo sodalizio dalle finalità quanto meno nuove: l’Accademia europea di formazione superiore per la tutela dell’ambiente, la sicurezza e la protezione civile «Karol Wojtyla». Pur costituita già dal 16 ottobre 2007, data che ricorda l’elezione a Papa di Karol Wojtyla, ha ricevuto l’ufficializzazione davanti al grande pubblico proprio in un contesto importante e internazionale: la settantatreesima edizione della Fiera del Levante. Presso la sede della Presidenza del Consiglio Regionale pugliese della Fiera si sono dati convegno numerosi studiosi e rappresentanti delle istituzioni per dire la loro sui programmi, i fini, gli intenti dell’Accademia. A dare il quadro organizzativo generale è stato il presidente Giuseppe Tulipani che ne ha ricostruito il complesso iter giuridico di costituzione, le valenze formative, i supporti istituzionali, sottolineando in particolare l’iscrizione presso il Registro Nazionale delle Associazioni di promozione sociale del Ministero della Solidarietà sociale e nel Registro della Regione Puglia. E’ emerso che i fini statutari riguardano la formazione dei volontari già appartenenti ad organizzazioni strutturate, l’assistenza per la progettazione e la gestione di piani comunali di protezione civile, di piani per la sicurezza sul lavoro e per il monitoraggio ambientale, avvalendosi altresì di laboratori scientifici e sperimentali. Significativo è anche il fatto che l’Accademia sia intitolata a Papa Wojtyla, in considerazione dell’attenzione dimostrata nel suo magistero alla salvaguardia del creato e alla

solidarietà. Una solidarietà che nel nostro caso non riguarda solo la gestione immediata delle emergenze ambientali, ma si pone in un’ottica di lungo periodo coniugando la prevenzione con lo studio dei problemi e delle strategie e soluzioni d’intervento, rivolgendosi ai volontari in spirito di attenzione educativa verso le giovani generazioni e di sviluppo di impegno di cittadinanza attiva. Su questa scia merita di essere citato tra i relatori intervenuti, il consigliere regionale lombardo, Alessandro Colucci, di origini pugliesi e vice presidente della Commissione attività produttive della Lombardia, che ha offerto suggerimenti di intervento e di impostazione, ispirandosi al “modello lombardo”, oltre ad offrire modalità di collaborazione con le istituzioni lombarde. Anche gli amministratori regio-

nali e provinciali pugliesi, Minervini (Regione Puglia), Altieri (Provincia di Bari), Giorgino (Provincia della BAT) e Losito (Comune di Bari), hanno evidenziato l’importanza del rapporto con gli enti pubblici e le reciproche sinergie. Un plauso è giunto dal rappresentante dell’Ufficio Formazione del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Palombi, che ha assicurato l’attenzione e la collaborazione del Dipartimento a sostegno delle iniziative dell’Accademia. Un ulteriore motivo per dimostrare attenzione al territorio, all’attualità e alla formazione qualificata in settori importanti per il vivere civile. Ora tocca alla comunità di Giovinazzo fare quadrato sulla presenza dell’Accademia in loco per favorire e valorizzare questa ulteriore opportunità che viene offerta.

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spazio autogestito

ecco chi siamo L’ass. Libero Pensiero si presenta

LE FACCE E I PROPOSITI DEI COMPONENTI DELL’ASSOCIAZIONE DEL PRESIDENTE FRANCESCO BALENZANO Volevate vederli in faccia? Eccoli. Volevate conoscere i propositi futuri dei componenti di Libero Pensiero? Vi abbiamo accontentato. Ecco i vertici della nuova associazione giovinazzese. A partire dal presidente Francesco Balenzano, fino al segretario Tommaso Depalma. Senza dimenticare i membri del consiglio direttivo Filippo Bonvino, Savio Stallone, Michele Cormio e Claudio Spadavecchia. Ai componenti, per par condicio abbiamo formulato due domande uguali per tutti. 1 - Perchè sei entrato a far parte di Libero Pensiero? 2 - quali sono i tuoi obiettivi? Buona lettura... SAVIO STALLONE 1- Ogni associazione è composta da uomini e donne che si rispettano, e poiché ritengo che con i miei colleghi c’è questo spirito, si configurano tutti i presupposti per condividere un percorso associativo. 2 - Il mio impegno sarà profuso per sensibilizzare l’associazione ad investire in tutte quelle attività che possono migliorare la qualità della vita di tutti noi e sopratutto quella dei nostri figli.

economico della mia città. Un progetto che oltre alla commercializzazione dei prodotti locali, fatta seriamente, deve avvolgere un gruppo di lavoro di giovani professionisti, alla progettazione di un agglomerato per l’insediamento di attività produttive. Insediamento che deve dare la possibilità ad aziende di tutta Italia ed anche europee, ad investire nel nostro territorio, che significa poi in termini pratici dare opportunità di lavoro ai giovani. Un progetto ambizioso certo, ma non è l’ottimismo che manca nel gruppo, e di sicuro non mancano i tecnici per poterlo approntare.

1 - Sono entrato a far parte di questa associazione per poter continuare a collaborare con persone straordinarie come buona parte di quelle che la compongono. E poi per cercare di immaginare e realizzare una città migliore di questa nel rispetto dei cittadini e delle istituzioni. 2 - Un obiettivo da perseguire è sicuramente quello di mettere in campo delle progettualità che possano invertire il trend che vede tanti giovani capaci abbandonare la nostra città perché non hanno prospettive dinanzi a loro.

FRANCESCO BALENZANO 1 - La mia partecipazione a questa iniziativa nasce dalla constatazione del degrado morale, economico ed istituzionale di questo paese che ha stimolato la volontà, forse sopita per troppo tempo, di fare qualcosa. L’incontro occasionale con un gruppo di giovani di varia estrazione sociale e culturale, tutti ugualmente preoccupati del futuro e disponibili ad un impegno personale, mi ha convinto ad aderire a questo sodalizio. 2 - Non abbiamo la presunzione di risolvere nessuno dei grandi problemi della città, ma possiamo provare a parlarne. Al nostro interno ci sono imprese impegnate in diversi settori, ingeneri, avvocati, funzionari di enti diversi. Tutte professionalità che da un lato possono dare un contributo di idee utile alla causa comune e dall’altro ci consentono di poter intervenire concretamente per la soluzione di situazioni che non richiedano un grosso impegno finanziario. Lo stiamo già facendo con qualche intervento, ormai in fase di realizzazione, grazie anche al contributo economico di alcuni soci. Ma soprattutto vogliamo dibattere tra noi e con la città per risvegliare le coscienze di tutti, per una riflessione consapevole sul futuro.

MICHELE CORMIO 1 - Assieme ad altri amici abbiamo deciso di costituire questa associazione perchè si vuol fare di questo nuovo soggetto un contenitore di idee per le persone ed il territorio di Giovinazzo. Con la speranza che non si fermi solo ad essere un contenitore di idee, ma che le stesse poi vengono anche realizzate. 2 - Una serie di obiettivi che, prossimamente, favoriranno lo sviluppo del territorio giovinazzese come ad esempio la realizzazione della sede dell’A.N.T. in via Marconi.

FILIPPO BONVINO 1 - Quando Tommaso Depalma mi ha parlato di cosa si trattava e quali erano i fini che l’associazione perseguiva, ho capito che non si trattava del solito gruppo che si riunisce per giocare a carte in attesa di finire la serata. Tutta l’attività è di estrema importanza sia per la crescita che per il bagaglio culturale di una persona, e tutte le iniziative che presto comin- TOMMASO DEPALMA cerà a esprimere il gruppo di vitale importanza per la città. Non mi pento della scelta fatta, anzi invito coloro che vogliono dare un senso alla loro vita a partecipare alla vita di questa associazione, che sta dando, senza chiedere elemosine a nessuno. 2 - Credo che uno dei prossimi obiettivi deve necessariamente passare per lo sviluppo

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CLAUDIO SPADAVECCHIA 1 - Libero Pensiero rappresenta un gruppo di giovani di varia estrazione sociale e culturale: un gruppo di persone volenterose di creare un qualcosa per il territorio e per il futuro dei nostri figli. 2 - Obiettivi in particolare ce ne sono parecchi. Nello specifico, insieme agli altri, cercherò di porre le basi per un futuro migliore senza la presunzione di risolvere nessuno dei grandi problemi della città e sempre nel pieno rispetto delle istituzioni e dei cittadini di Giovinazzo. NOVEMBRE 2009


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recensioni di Alessandra Tomarchio

ALLA VEDETTA L’ULTIMO

LIBRO DI

PINO BRUNO

Dolce Stil Web

E ancora di navigazione si è parlato nell’appuntamento clou della programmazione estiva della Vedetta sul Mediterraneo, lo splendido salotto culturale che è ormai un importante riferimento non solo regionale sui temi del mare; anche se questa volta non proprio di mare, almeno nello stretto senso fisico del termine, si è trattato, bensì della Rete. O meglio del web , giusto per scongiurare ogni equivoco sull’ argomento, quello sterminato oceano invisibile che realmente copre tutti i punti della Terra. Né analogia può essere più opportuna, ‘virtuale ma non più di tanto’, il web, come il mare, può essere vita e morte, ricchezza e disgrazia allo stesso tempo. Indispensabile, dunque, conoscerlo bene per evitarne i pericoli e sfruttarne a pieno le incredibili potenzialità. Già, ma come? A questo ci ha pensato con «Dolce stil web» Pino Bruno, noto giornalista scientifico ma soprattutto uno dei massimi esperti italiani del mondo dell’informatica, che ha scelto Giovinazzo e la Vedetta per la presentazione pugliese del suo libro, appena fresco di stampa. A far gli onori casa Nicolò Carnimeo, professore di Diritto Della Navigazione e dei Trasporti all’Università di Bari e grande giornalista del

mare. Né il compito gli è stato difficile, visto che già nella presentazione di copertina «Dolce Stil Web – le parole al tempo di internet» si presenta come «la bussola indispensabile a tutti i navigatori del web, a chi vuole capire e soprattutto non farsi fregare da sedicenti guru, falsi profeti e imbonitori tecnologici». E, leggendolo, ci siamo accorti subito che questo libro è veramente tutto ciò che promette e anche di più; tanto che ci è sembrato persino riduttiva la definizione di bussola. Abbiamo piuttosto pensato ad un sestante o meglio, e più in tema, ad un più moderno GPS, perché Dolce stil Web è davvero capace in ogni momento della navigazione di fare in un attimo un punto nave attendibile e preciso, e per di più con chiarezza ed esaustività rare. «Non un semplice manuale o un semplice dizionario, ancorchè appetibile e divertente…» ma un vero e proprio libro con una «…dimensione narrativa e (che) offre un particolarissimo gusto di lettura» anche perché «pieno di tutte le storie – piccole e grandi – che stanno dietro le parole della Rete» così letteralmente nella sua prefazione

Gianrico Carofiglio. E chi conosce il padre dell’avvocato Guerrieri, scrittore di successo nonché magistrato e Senatore della Repubblica, sa bene che non è certo tipo da dire o scrivere cose che non pensa veramente. Dalla modestia del nostro osservatorio possiamo solo dire che questo libro-manuale è così piacevole che, prima di passare accanto al computer, ha sostato, e non più di tanto, sul comodino. Riappropriarsi dell’esatto significato dei termini e apprenderne l’origine, scoprirne di nuovi, è stato anche un entusiasmante viaggio all’interno di questo nuovo esperanto tecnologico (il Nerd, apprendiamo) che, un po’ come a suo tempo il latino per i preti , permette oggi ad un esperto del web della Papuasia di intendersi perfettamente con un suo analogo di Capo Nord. E chissà perché per un attimo il pensiero è corso al vergognoso 27° posto che abbiamo nella graduatoria mondiale dei navigatori in internet e alla poi non tanto paradossale definizione che l’indimenticabile Cesare Marchi dette del rapporto tra gli italiani e il nostro idioma nazionale: «La lingua straniera più parlata in Italia». Poi, quasi in contemporanea, la mente è andata al nostrano ‘popolo del web’, per la maggior parte persone con molta pratica e poca teoria. Un sorriso, era tutto chiaro: forse non era ancora uscito Dolce Stil Web!

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il

personaggio

In questi giorni c’è stata la cerimonia della posa della prima pietra alla presenza del Vescovo Ciprian, rappresentante del patriarca di Bucarest. E’ stato infatti inaugurato il progetto che oltre ad essere una sfida va a consolidare la vocazione della nostra terra di Puglia come ponte gettato verso l’Oriente: il progetto di una chiesa cristiana-ortodossa romena dedicata alla «Santissima Trinità» in Bari. Autore del progetto è l’architetto Angelo La Notte, capogruppo di uno studio di progettazione che raccoglie ingegneri ed architetti (Stefania Aprile, Nicola Gaudio e Francesco Marzulli). Angelo La Notte con il suo gruppo ha lavorato per due anni sui testi di storia dell’architettura, ha visitato la nazione romena, rilevando e catalogando il patrimonio architettonico romeno. Studi che hanno portato al progetto della chiesa romena in terra di Bari. A capo della comunità cristiana-ortodossa-romena, una delle comunità più numerose d’Italia, è Padre Mihai Driga, che la città di Giovinazzo ha ospitato trent’anni fa nel convento dei frati cappuccini appena arrivato dalla lontana Romania, a cui

Padre Michele, (il nome tradotto in italiano) è rimasto da sempre molto legato, grazie alla paterna figura di Padre Mariano. Il progetto della chiesa si colloca su un terreno destinato a servizi per la residenza, in Bari-Mungivacca, alla via Conte Giusso, un’area di estensione pari a mq 900,00 circa. IL PROGETTO. Prevede una struttura che si sviluppa su tre piani distinti, di cui due interrati ed un piano fuori terra, la chiesa, di altezza pari a mt 6,63, completo di piano ammezzato “matroneo”. Nello specifico, Piano Terra, posto a quota 0,00 dal piano marciapiede, che ospita il luogo sacro per le funzioni religiose di superficie complessiva pari a mq 195,00; Piano Primo Interrato, posto a quota -3,30 dal piano marciapiede, che ospita ambienti per le attività della comunità, di superficie pari a mq 524,00; Piano Secondo Interrato, posto a quota 6,60 dal piano marciapiede, che ospita vani di deposito e due cisterne di raccolta per le acque piovane, di superficie pari a mq 300,00.

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FOTOGRAFIE. Sulla sinistra, la chiesa romena come sarà a fine lavori (nel riquadro l’arch. La Notte). In alto il prospetto laterale dell’edificanda chiesa Chiesa ad aula, a tre navate con la navata centrale coperta a botte di dimensioni 4,70x10,20 e di altezza pari a mt 6,33; il transetto è ad un campata di dimensioni 10,00x4,68 e di altezza pari a quella della navata centrale. All’intersezione della navata centrale con il transetto è posta la crociera a forma quadrangolare sulla quale si imposta la grande lanterna a coronamento della quale è posta la cupola. Oltre la crociera la navata si conclude con il presbiterio a forma di semicilindro

sormontato da una semicalotta; zona presbiteriale separata dalla navata attraverso l’ iconostasi, pannello ligneo tipico delle chiese ortodosse dietro di cui è posizionato l’altare “Sacro Vima”, con il sedile vescovile. Lateralmente si aprono due piccoli vani simmetrici ‘scarselle’, la ‘Protesi’ e il ‘Diakonikon’. Le tre navate sono provviste, partendo dalla zona d’ingresso, di un piano “matroneo”, in cui stazionerà il coro. In facciata è previsto un solo grande ingresso ad arco a tutto sesto che introduce all’interno dello spazio sacro, sorta di “endonartece” in cui sono stati situati e distribuiti il vano ascensore ed il corpo scala, all’interno delle torri campanarie laterali a base quadrangolare. L’edificio sacro sarà rivestito in pietra locale, come legame alla nostra terra e alla nostra tradizione con una zoccolatura di altezza mt 1,00 in pietra arenaria, proveniente dalle terre romene, perché il basamento è radicato nella tradizione del paese di Romania. Mentre la caratteristica dell’architettura ortodossa sarà rappresentata dalle cupole, rivestite con pannelli in rame. Gli edifici religiosi dedicati alla Santissima Trinità infatti si riconoscono nella tradizione cristiana-ortodossa perché hanno tre cupole di colore verde. Un progetto che facilmente può cadere nell’equivoco di rientrare in un operazione di eclettismo storicistico, dimenticando, però, che il rito cristiano-ortodosso fa della tradizione della liturgia e conseguentemente delle forme classiche degli spazi della liturgia, motivo fondante di un intero popolo. La sfida sarà quella di dare una casa a un popolo che chiede di pregare riconoscendosi come identità nazionale di fronte a Dio.

Nocera Nicola

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NICK PALMIOTTO

Il Premio Nobel di Obama: sogno o realtà?

cesso alle intenzioni”. D’altronde ormai tutti ci siamo abituati al mondo virtuale ed è diventata una prerogativa della nostra società, vivere situazioni di immaginazione pura proiettandole nella realtà. Occorre ricordare inoltre che nei giorni della consegna del premio ricorre l’ottavo anniversario dell’invasione dell’Afghanistan. In occasione di quell’evento, era stato posto subito un obiettivo palese: quello di sconfiggere i talebani e di catturare il loro capo, il fautore della cellula di Al Quaeda, Osama

Bin Laden. Il 2009 invece è stato uno degli anni più sanguinosi per le gravi perdite di militari subite in America e in Italia. Finora, le cellule terroristiche hanno subito un incremento nel mondo occidentale mentre Bin Laden continua a diffondere le sue minacce al mondo intero, anche ad Obama. E non è neanche così semplice pensare che quest’ultimo dopo un Nobel per la pace possa dichiarare guerra all’Iran per esempio. Insomma, opinioni tanto contrastanti da parte di tutta la stampa hanno trovato terreno fertile. Molti affermano che, questo premio, assegnato ad uno dei personaggi chiave della politica mondiale, vale come garanzia per il futuro, un futuro che si spera possa essere solo di pace e che non registrerà contraddizioni nei comportamenti del primo cittadino degli Stati Uniti. Per quanto mi riguarda credo che questo evento abbia dato uno schiaffo morale alla politica estera di Bush e spero che rappresenti un raggio di luce abbacinante in una galleria fin troppo oscura.

nozze d’oro

Probabilmente nessuno se lo aspettava. Un premio così ambito forse è arrivato troppo presto. Prima cioè che il Presidente in carica potesse mostrare al popolo americano i risultati concreti del suo impegno da quando è stato eletto. Cioè un premio che riguarda il futuro forse ma non il presente. Inutile dire che la scelta, in questo clima di crisi ancora preponderante, ci fa un po’ riflettere. D’altronde nella storia dell’America soltanto altri tre Presidenti sono stati degnati dell’onorificenza (Carter, Wilson e Roosevelt), dopo aver presentato il resoconto dettagliato del loro operato all’America. Ovviamente la scelta è stata oggetto di molte critiche da parte degli addetti ai lavori, i quali non registrano nessun cambiamento tangibile al momento, dopo la politica devastante di Bush. È certamente encomiabile l’impegno di Obama che ha mostrato una grande forza nel desiderio di cambiamento, nella volontà futura di voler diffondere il concetto di democrazia piuttosto che imporlo con la forza, nel suo coraggio di diffondere i valori della gente onesta. Nella realtà quotidiana, però, l’America continua a veder impegnate le sue truppe in Iraq ed Afghanistan; non sono state ancora attuate misure concrete per ridurre la presenza di gas nocivi nell’atmosfera. E infine non è ancora stato ridotto l’arsenale nucleare. Per non parlare poi della situazione delle banche e delle società finanziarie e della proposta di riforma del sistema sanitario che è ancora molto dibattuta. La motivazione del Comitato del Premio Nobel è invece abbastanza chiara: Obama è stato premiato per la ventata di cambiamento che ha proposto e per una nuova apertura verso il mondo musulmano che negli ultimi anni ha diffuso in America un clima di insicurezza sociale mai registrato prima. Pare quindi che nella giornata del 9 ottobre, a Oslo, in Norvegia, si sia celebrato un “pro-

I coniugi D’Agostino hanno festeggiato il loro 50esimo anniversario di matrimonio nella chiesa S. Agostino. «Sinceri complimenti e vive felicitazioni!» Gli amici Rocco & Maria Stellacci

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i

racconti

DI

TRA...PIANTI Oggi si sa la vita sta diventando davvero amara. Diventa così difficile in questo clima riuscire ad avere speranza e ad affidarsi alla preghiera quotidiana. Così io mi domando se i nostri predecessori vivevano una vita ancora più faticosa di quella attuale e con quale spirito si dedicavano comunque alla preghiera e al rispetto dei riti sacri. Si lavorava veramente per raccattare un po’ di pane da mettere sul tavolo ogni giorno e sembrava che questo diventava più dolce ancor prima di mangiarlo. Era come nutrirsi di un alito divino. Sono un appassionato della contemplazione divina ma la curiosità per i santi mi ha sempre spinto a voler approfondire il significato della preghiera. In questo periodo, in particolare, sono particolarmente incuriosito dalle celebrazioni delle processioni dei SS. Medici in quasi tutte le località del centro-sud dell’Italia. A Sferracavallo, per esempio, in provincia di Palermo, le statue dei Santi vengono portate in groppa ad un asino in una sorta di sfilata danzante. A Bitonto invece, pare di assistere ad un piagnisteo generale, sembra quasi un festival della canzone nostrana accompagnato da un lento passaggio di grossi ceri simili a grossi bastoni. Mi piace parlare dei SS. Medici perché da piccolo feci uno strano sogno. Un bambino angelico che, facendo capolino dalle statue dei santi, mi solleticava e quando lo guardavo si fermava e si scioglieva in un luminoso sorriso. Compariva poi mia madre che invitava un’altra parente a consegnarle il bottone che l’angioletto mi aveva tirato dalla giacca. E i bottoni casualmente nei sogni rimandano ai fratelli gemelli.

del

pescatore

ONOFRIO ALTOMARE

E PREGHIERE Approfondendo lo studio della bibbia e della storia italiana, ho riscontrato che sono veramente tanti i gemelli che hanno acquisito una certa fama. Caino e Abele, Romolo e Remo, S. Giacomo e S. Giovanni, SS. Cosma e Damiano, tanti sono gli esempi che balzano agli occhi. Questi ultimi sono molto noti per gli episodi di guarigione che si sono verificati in ogni dove. Nel 1500 infatti, a Bitonto si verificò un episodio di una donna con una gamba in cancrena avanzata che fu miracolata e guarì. In sogno, la notte precedente le erano apparsi i due santi Cosma e Damiano che la medicavano. Ogni anno a Bitonto tantissimi devoti si recano a rendere omaggio alle reliquie dei santi. Alcuni esperti di storiografia sostengono che a Giovinazzo, poco dopo l’avvento del cristianesimo fu dedicata una chiesetta ai S.S. Medici Cosma e Damiano. La vicina cittadina di Bitonto continua però ad oggi a detenere lo scettro per il festeggiamento dei santi, con le lunghe nenie e il passaggio infinito dei ceri. Una sorta di luce che illumina le tenebre, quelle che oggi attanagliano continuamente le nostre menti e non ci porgono alcuna via d’uscita. Una cascata di cera che si spera possa spalmarsi sulle nostre anime per renderle più candide oltre ad alimentare la rabbia degli addetti alla pulizia delle strade dedicate alla processione, nei giorni seguenti. Quest’anno però spero che questa sfilata possa essere seriamente dedicata a tutti noi, a tutti quelli che sono alla ricerca di un barlume di speranza, di un miglioramento della propria vita. A tutti coloro che sono alla ricerca di un posto di

lavoro e di una propria dignità. Altrimenti tutta la cera che verrà versata nelle strade bitontine non servirà a nulla se non a ripetere un semplice rito consuetudinario e di facciata. Affinché anche la religione cattolica possa acquisire nuova linfa e caricarsi del significato che più le si addice.

POESIA Accendiamo le candele che il giorno della luce è vicin. Bianchi come ceri alieni e da quei rubini di quei santi che danno il colore al vino fa che si riscaldano i nostri cuori! ONOFRIO ALTOMARE

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sport e benessere

Yoga a Giovinazzo

A Giovinazzo aumentano i praticanti Non siamo alle falde del Kilimangiaro. Non siamo alle porte del Gran Canyon dove si avverte l’energia che vibra potente nell’aria cristallina. La senti penetrare nella pelle, in profondità fino a raggiungere l’anima. Siamo a Giovinazzo, nel chiuso di una palestra cittadina. Qui, anche se lo scenario non è spettacolare e dirompente, si avverte un carico di positività. Cielo e terra sembrano toccarsi in un abbraccio spirituale. Basta crederci. A Giovinazzo, e non solo a Milano, Roma, Bologna. Benvenuto yoga in paese. In barba allo stereotipo dello yoga ritratto più come una persona seduta a terra in posizione meditativa, che non può percepire altro dall’esterno se non staticità, lo yoga-pensiero è ben diverso. Ascoltiamo Carlo Cafagna, insegnante di yoga da più di 25 anni ed iscritto alla YANI (Associazione Nazionale Insegnanti Yoga).: «Se si pratica con costanza, pazienza, facendo attenzione costantemente al proprio respiro oltre che alla postura, lo yoga presto farà sentire la sua azione benefica. In realtà sappiamo che riuscire a tenere la posizione meditativa non è altro che il frutto della pratica e non la pratica in sé: raggiungere la calma e la pace è l’obiettivo, non il percorso». Oggi lo yoga è una disciplina ormai diffusa ovunque. Non è necessario migrare a Bari o nelle metropoli per aggregarsi ad un gruppo di praticanti di yoga. Ce l’abbiamo in casa. A Giovinazzo. Chi pratica lo yoga? «Dai manager super stressati - spiega Carlo - alle casalinghe afflitte da ansia da incombenze familiari e persino gli aspiranti avvocati, ai quali, nei corsi di preparazione all’esame, prima di spiegare come districarsi al meglio tra pareri ed atti, si insegnano le tecniche di rilassamento, la capacità di dominare l’ansia e il metodo migliore per favorire la concentrazione». Benvenuto yoga, benvenuto il suo vocabolario. Impariamo anche a Giovinazzo dunque a conoscere il vocabolario dello yoga che si basa sul sanscrito, lingua sacra e della cultura indiana. Diverse sono le tecniche dello yoga: tutte mirano ad armonizzare il sistema corpo-energiamente facendo sì che nel praticante scaturisca forza, determinazione, chiarezza di idee. Le posizioni dello Yoga (in sanscrito, asana), concepite per aumentare la flessibilità del corpo e il tono muscolare, attivano il sistema cardio-circolatorio, tonificano il sistema nervoso e favoriscono conseguentemente il controllo delle proprie emozioni e la concentrazione. Praticando gli asana si riducono le tensioni muscolari e mentali e nel tempo si acquisisce una corretta statica posturale. Una delle virtù che ci portano ad ottenere il massimo beneficio dalle Asana è ‘Tapas’ (zelo,

ardore, autodisciplina), ma se essere zelanti per la disciplina è una virtù, bisogna anche essere attenti a non desiderare i frutti che conseguono da una corretta esecuzione della pratica: essi verranno solo se manterremo il giusto distacco (Vairagya), così come bisogna essere distaccati dal frutto di qualsiasi azione. Si compirà l’azione, dunque, solo per il puro piacere di compierla. La strada dello Yoga è lunga, ma è necessario praticare le Asana con un atteggiamento di apertura fisica e mentale, curiosi verso le sensazioni e le emozioni che si possono sperimentare. «In tal modo conclude Carlo Cafagna - si potrà constatare che tale percorso riserva continuamente doni: benessere fisico, superamento di tensioni e disagi psichici, sino al raggiungimento di una gratificante pace interiore». Ed è forse proprio di questo che ora la maggior parte della gente sente il bisogno. In un clima caratterizzato da continue insoddisfazioni, diffusi problemi sociali e privati, ritmi pressanti e vuoti, avere la possibilità di arricchire di significato la propria giornata e regalare un po’ di relax alla propria esistenza può donare solo un grande giovamento. Benvenuto yoga a Giovinazzo. Benvenuto vocabolario del benessere.

culle MICHELE CAMPOREALE 16 settembre 2009

Nella solare Sicilia una piccola stella è caduta dal cielo e ha completato la felicità di Nicola ed Antonella. I nonni Michele e Maria Camporeale, Enzo e Sara Terranova si uniscono a questa immensa gioia augurando alla neo mamma, al neo papà e al piccolo Michele gli auguri più sinceri per un futuro fortunato e sincero.

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NOVEMBRE 2009


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little

italy

M’ba Ciccio non c’è più!

anniversario

ANNA DABBICCO VED.

DI

TERLIZZI

26.06.1918 – 5.11.2008

«OVUNQUE

TUA SIA , CI MANCHI » Fam. Di Terlizzi anniversario

Era lui, semplicemente m’ba Ciccio per gli amici e per chi lo conosceva almeno un po’, Francesco Mastropasqua. Una persona sempre presente. Una persona che è stata sempre al nostro fianco e che non potremo mai dimenticare. Se n’è andato per sempre, discretamente, e non sappiamo ancora il perché. Quando si pensa a qualcuno che attraversa i sentieri della nostra vita, spesso ci vengono in mente meteore, bagliori che illuminano per un attimo la consuetudine della nostra esistenza. Francesco Mastropasqua non era certamente uno così. È stata invece una persona vera, positiva che per tutta la vita ha assicurato sempre il suo conforto a chi ne aveva bisogno. Un amico, un fratello, un compagno di giochi, un compagno di avventure, un compagno nel lungo e travagliato viaggio degli emigranti. Un membro devoto del Comitato St. Anthony a New York. Tutto questo era m’ba Ciccio. Ed ora non ci resta che scorrere attimo per attimo tutto quello che lui ha rappresentato per noi. Cinquant’anni trascorsi insieme, dei quali ben trentacinque nello stesso lavoro. Persino lo stesso tragitto per andarci. Ci si sosteneva a vicenda: si sa, non è certo facile intraprendere un nuovo percorso di vita in terra straniera. Ma lui non si scoraggiava mai. Ci ha sostenuti nella formazione delle nostre famiglie. Quando i tempi bui sono finiti e la luce è apparsa all’orizzonte, abbiamo iniziato a gioire insieme. E così ogni ricorrenza, ogni giorno di vacanza, ogni avvenimento speciale rappresentavano un’occasione di incontro per le nostre famiglie. Stima e fiducia reciproche non ci hanno mai abbandonato. Dovevamo radicare un’identità qui a New York, la nostra patria adottiva e m’ba Ciccio ci ha aiutati a trovarla. Senza il suo ottimismo, il suo essere positivo noi non ci saremmo riusciti. E poi chi potrà mai dimenticare il dinner dance? Quell’appuntamento annuale al quale lui teneva tantissimo in qualità di rappresentante del Comitato Sant’Antonio di Giovinazzo a New York. È stato sempre ben accolto in quell’associazione e tutti erano soddisfatti del contributo che riusciva ad apportare, tutti ricordano il suo perenne buonumore. Insomma, un ottimo padre, un ottimo amico, un ottimo consigliere. Credevamo di poter invecchiare insieme a lui, avrebbe avuto ancora tanto da raccontare.E invece Dio decide di portare sempre via i migliori. E di lasciare intatta la loro presenza nei nostri cuori. E pare proprio che m’ba Ciccio è stato accompagnato da un alito divino. Ha finito i suoi giorni in coincidenza con alcune date che la Chiesa celebra. Il 6 agosto, giornata dedicata alla Trasfigurazione del Signore, Francesco è entrato in ospedale e non è più uscito. Non ha più visto la sua casa. È spirato il 19 agosto, giorno dei festeggiamenti della nostra patrona, Maria SS. di Corsignano alla quale lui era fedelmente devoto. Dal giorno dell’ingresso in ospedale al giorno della morte sono trascorsi tredici giorni, un numero questo che ricorda il giorno dei festeggiamenti di Sant’Antonio, al quale lui ha dedicato amore e devozione. La sua data di nascita è l’11 febbraio, giornata dedicata alla Madonna di Lourdes. Possono sembrare delle semplici circostanze che sinceramente per noi hanno un peso e ci fanno riflettere. CIAO M’BA CICCIO, TI VOGLIAMO TANTO BENE E SARAI SEMPRE NEI NOSTRI CUORI! Michele Serrone e famiglia, Luigi Serrone e famiglia e Jerry Scivetti e famiglia

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MINERVINI ANGELICA 07.12.1985 – 3.12.2008

«Manchi tanto a tutti noi, ma resti sempre viva nei nostri cuori» anniversario

EMANUELE NATALE (CALZOLAIO)

«Venticinque anni son passati, mavivi ancora in me» NOVEMBRE 2009 Annamaria


La Piazza risponde presente per la prima partita dell’AFP a Bassano C’eravamo anche Noi sabato 17 ottobre al Palabassano Due, la nuova struttura di tremila posti nata da poco a fianco dell’altro palazzetto, a tifare AffìPpì, vestiti di verde, perché la speranza mai si perde di veder vincere il Giovinazzo sul campo di Bassano del Grappa. Ma neppure questa volta la squadra biancoverde ha soddisfatto i suoi tifosi interra veneta. Una quindicina sì e no i giovinazzesi presenti sulle gradinate nuove di zecca, alcuni dei quali residenti a Vicenza, arrivati apposta per respirare aria di mare del suolo natio. E di verde nell’aria c’erano anche le onde di Radio Padania a trasmettere tutto il campionato di hockey minuto per minuto che si può ascoltare in tutta Italia sia dal sito della lega hockey (www.legahockey.eu),sia dal sito di radio Padania (http://www.radiopadania.com/rpl/utilita/ascoltawmp.asp), sia via satellite su Sky o sulle frequenze libere di Hotbird 13° est 12.111 MHz POL. V 27,5 MB FEC 3-4. Un inizio di campionato di hockey su pista con nuove regole uguali per tutti, ma con

diversi dubbi sulle sue applicazioni: i tre arbitri, due in campo e uno fuori (il cronometrista), si sono consultati spesso e a volte a lungo. Anche contraddicendosi nelle decisioni, per esempio quando Gimenez è rientrato dopo un’espulsione col permesso di un arbitro, ma non dell’altro! Per non parlare di una lunga pausa quando mancavano quattro minuti e 10 secondi alla fine della partita; con il cronometro che poi torna a segnare 4 minuti e 48 secondi. Marzella che discute animatamente con gli arbitri, richiama i giocatori, il pubblico che consiglia agli arbitri di andare alle scuole serali... Trafitti cinque volte dal Roller (due volte da Videla; una volta a testa da Festa, Panizza e Camporese). Un gol in meno per l’Afp (due segnati da Illuzzi, uno da Garcia e uno da Gimenez). Neppure uno su una delle numerose punizioni, come al solito, scene già viste l’anno scorso! Un tentativo di distrarre i giovinazzesi durante l’intervallo tra primo e secondo tempo? In pista difatti è sceso il Team 06 del Bassano di pattinaggio artistico, tutte fan-

ciulle (tranne uno, beato tra le donne) a piroettare gambe in vista in attesa della ripresa. Chissà se Marzella avrà pensato: “Mi do al pattinaggio artistico”. Rapiti dai collant neri anche i giocatori biancoverdi che però nella ripresa sono riusciti a mettere a segno altre due reti. Ma non è bastato! A tifare per la squadra sponsorizzata dalla Sia c’era anche il neo sindaco di Bassano, amministratore delegato della società che produce software per le assicurazioni: Stefano Cimatti, reduce da alcune mattinate in giro per i pullman cittadini sin dalle 7.30 assieme agli studenti, e che starebbe preparando un’improvvisata nelle mense della città. Grandi arrabbiature sugli spalti da entrambe le parti, lingue diverse per esprimere delusioni comuni. Comunque, si sa: si scende in campo per vincere; abbiamo perso, ma sarebbe stato più giusto un pareggio. Del resto la palla è rotonda. Buon campionato a tutti! (Le foto dell’incontro sono su www.giovinazzo.it)

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LA PIAZZA DI GIOVINAZZO - NOVEMBRE 2009  

PERIODICO DI INFORMAZIONE - CULTURA - SATIRA LOCALE

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