Opera Chesterton
EDIZIONE GALA 2021
Magia Anni fa fui intervistato da una rivista americana a proposito della nostra scuola che, nonostante la sua piccolezza, ogni tanto attraversa gli oceani sulle onde dei racconti di amici che ci conoscono e che parlano di noi. Il giornale titolò l’intervista “A Sort of Magic in the Air”, una specie di magia nell’aria. Ebbene sì, anche quest’anno abbiamo assistito alla magia; il Gala, anche se forzatamente celebrato online, ha realizzato ancora una volta l’incanto di vedere tanti ragazzi in movimento, belli, sereni, allegri, costruttivi, coinvolti; tanti amici al lavoro per noi, tante persone in giro per l’Italia e per il mondo farsi carico dei nostri sogni e delle nostre aspettative, far proprio tutto ciò, divenire collaboratori della nostra ansia di riconoscere attorno a noi cose belle, di costruirle, tanti che ci aiutano spontaneamente, altri che si lasciano prendere dalla magia di ciò che intravedono nelle immagini che, come qualcuno dice, bucano lo schermo. Tutte le volte che si avvicina il Gala tornano a fissarsi nella mia mente due canzoni di uno dei miei gruppi musicali preferiti, i Manhattan Transfer: una bellissima versione swing del classico Route 66, che mi fa sognare l’America e i tanti amici che là ci aspettano e fanno il tifo per noi, l’intuizione iniziale di questa festa, l’eleganza e la bellezza della serata che celebriamo; e una canzone d’amore, A Nightingale Sang in Berkley Square, che parla di due giovani, un ragazzo e una ragazza, che sentono un usignolo cantare in quella famosa piazza di Londra, e si scoprono innamorati l’uno dell’altra. Voi direte: cosa c’entra?
C’entra, perché non so come, ma quella sera tutti, nessuno escluso, si sentono innamorati della vita e della sua pienezza, che noi riconosciamo nel Nostro Re, Gesù. Che molti intuiscono, e così vanno via contenti, di una contentezza non emotiva, che ha un fondo solido e concreto. Ecco, questa è la magia del Gala, e onestamente non so dire perché tutte le volte si ripeta, ma si è ripetuta anche quest’anno, ve lo garantisco. Ho sentito tanti commenti soddisfatti e qualcuno sinceramente commosso. Allora vedete che se ci muoviamo come dobbiamo muoverci, non c’è pandemia che tenga, sfonderemo le linee, sempre! Non per merito nostro ma per merito del Nostro Re. E’ o non è uno spettacolo commovente sentirsi salutare da amici dalla Louisiana, dal Minneapolis, da Miami, dalla Francia (trecento famiglie di contadini!), dalla Palestina, dalla Sicilia, da Porto Viro, dalla Sierra Leone…? Questo è il miracolo del nostro Chesterton, che immancabilmente fa a chi lo conosce il regalo di trovare amici, ed amici per sempre, in tutto il mondo. Naturalmente il Gala non finisce qui! Quest’anno non abbiamo potuto riunire settecento persone attorno ad un tavolo, quindi la raccolta non è finita: quando vedrete questo foglio e queste parole un po’ sconnesse e sognanti spero che penserete alla magia del Gala e che ci aiuterete ancora un po’, ne abbiamo proprio bisogno, e costruiremo insieme vera gioia, vera amicizia e vera libertà. Marco Sermarini
La settimana del Chesterton Gala Questa settimana è stata diversa dal solito. Infatti è stata la settimana dedicata al nostro fantastico Gala!!! Ogni giorno a scuola ci hanno proposto diverse attività, tutte inerenti al tema GALA: per esempio, come fare una perfetta manicure, lezioni di portamento, momenti di svago, un piccolo corso di galateo, e molto altro! Lunedì è stato il giorno dedicato ai professori. Alcuni di loro ci hanno proposto un tema a loro caro, qualcosa di diverso dal solito. La prof Alexandra e la prof Helena ci hanno insegnato alcune regole del galateo, che abbiamo trovato molto utili. Abbiamo imparato come impostare nel modo giusto il primo approccio con le persone, e come comportarci in determinate circostanze. Lo stesso giorno il prof Marco ci ha insegnato a fare il nodo alla cravatta, nonostante il fatto che nella nostra classe siamo quasi tutte ragazze. Nell’ora successiva ci hanno sorteggiato per decidere chi di noi avrebbe partecipato ad una lezione nel laboratorio di estetica. Martedì gli universitari, cioè i ragazzi che hanno frequentato la Chesterton negli anni scorsi, ci hanno invitato a ballare per prepararci al Gala. A pochi passi dalla nostra scuola c’è una stradina, in mezzo ai campi coltivati. È un luogo abbastanza spazioso e appartato per fare musica, senza preoccuparci del volume troppo alto e “scatenarci” indisturbati! Abbiamo “ripassato” le danze degli scorsi anni e siamo entrati pienamente nell’atmosfera del Gala! Mercoledì gli ex alunni della scuola ci hanno raccontato la loro esperienza alla Chesterton e ci hanno molto colpito! Hanno un ricordo molto bello degli anni trascorsi nella nostra scuola. Ma più di tutti ci ha interessato l’intervento di Marco Sermarini che ci ha parlato della vera essenza del Gala e della grazia, che anche quest’anno avremo, di viverlo in pienezza, nonostante le difficoltà che stiamo vivendo in questo periodo. Giovedì è stato il nostro turno: gli studenti dovevano proporre attività da svolgere con i professori. La nostra classe (I Liceo/IP) ha portato a scuola la merenda che abbiamo condiviso con gli altri e insieme abbiamo montato un video che contiene foto del nostro percorso scolastico, a partire dal 2018. Come siamo cambiati e cresciuti in così poco tempo! Il vero evento però si è svolto venerdì: infatti, proprio come al Gala, siamo venuti a scuola vestiti con i nostri abiti più eleganti e abbiamo trascorso la mattinata (tra una lezione e l’altra) divertendoci con danze, foto e tanta allegria. È stato molto bello festeggiare insieme il gala. Ci siamo divertiti molto, anche con le precauzioni necessarie. È proprio vero quello che ci ripetono spesso i professori: se non potete venire al Gala il Gala verrà da voi!!! Silvia Pellei, Alice Taraschi, Francesca Delicati I Liceo/IP
Viaggiando con il Piccolo Principe
Come ormai da tradizione, prima dell’inizio della scuola, ci riuniamo insieme per lavorare sul tema dell’anno. Cosa vuol dire avere un tema, un percorso? Significa seguire un fil rouge che si dipana durante i mesi, attraverso approfondimenti, con l’aiuto di autori e artisti da noi amati particolarmente. Quest’anno, è il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry ad accompagnarci! Durante le ore di via Pulchritudinis*, partendo dalla lettura di alcuni capitoli, affrontiamo, in modi disparati, i temi del libro. I contenuti profondi sono spunto per provocare i ragazzi (delle medie e delle superiori): è il confronto con loro, la loro esperienza, la parte più interessante, dinamica e bella! Partendo dalla dedica che l’autore fa al suo amico Leone, capiamo già cosa Antoine augura anche a noi: guardare la realtà con lo stupore e la meraviglia dei piccoli (cosa che anche Chesterton ama ripeterci in tutti i suoi scritti). L’aviatore ci racconta di come la sua aspirazione di bimbo (diventare pittore) sia stata spenta dall’atteggiamento indifferente e superficiale degli adulti. Tutti, come l’aviatore da piccolo, desideriamo attenzione, desideriamo essere guardati per ciò che siamo davvero: non dobbiamo trascurare, fino a dimenticare, la nostra aspirazione, la nostra domanda a causa dalla frustrazione. Dobbiamo fare come il piccolo principe: lui non demordere, non rinuncia mai ad una domanda che pone. Le domande grandi che abbiamo dentro vanno prese sul serio, tirate fuori, affrontate; non si possono lasciare soffocare in fondo al cuore. *La Via Pulchritudinis è all’interno dell’orario scolastico, ogni settimana, per ogni classe. Si tratta di una lezione libera che i professori hanno a disposizione per presentare e trattare un argomento a loro caro (attraverso un quadro, una poesia, un brano musicale, un libro, un film) che può far parte del programma o esularne completamente.
Percorso dell'anno OTTOBRE
NOVEMBRE
DICEMBRE
GENNAIO
FEBBRAIO
LA PICCOLEZZA
I SEMI BUONI E CATTIVI
LE ISTANZE PROFONDE DEL CUORE
I LEGAMI
I FALSI AMICI
Davvero utile, e divertente, è stato il lavoro fatto sul capitolo dei “semi cattivi”. Il piccolo principe si prende cura del suo pianeta ogni giorno “costringendosi regolarmente”, “perché se si tratta di una pianta cattiva, bisogna strapparla subito, appena la si è riconosciuta”. Occorre Individuare ed estirpare i semi nocivi come quelli dei baobab. Per fare questo è necessaria una disciplina quotidiana, sia pratica che spirituale. Abbiamo chiesto ai nostri studenti di riconoscere i loro “semi di baobab”, le loro difficoltà, gli scogli da superare e di dare loro un nome, per trovare il modo di estirparli al primo segnale. Alcuni esempi dei semi scoperti con i ragazzi delle le medie: la pigrizia, la distrazione, il rispondere male, il non voler aiutare alcuni compagni, il chiacchierare di continuo, il non ascoltare ecc… Con i ragazzi delle superiori abbiamo fatto lo stesso ma abbiamo anche letto brani dei Padri del deserto, parlato dei vizi, della disciplina quotidiana e della regola di san Benedetto. Altro momento intenso con i nostri ragazzi è stato la lettura e l’approfondimento dei capitoli 6 e 7. Il piccolo principe ama guardare i tramonti quando è triste ma non sa spiegarne il perché... La sua è una solitudine malinconica, una solitudine originaria che è tensione all'infinito, anche se lui non è cosciente. Tutti noi abbiamo dei momenti in cui lo stomaco si chiude di fronte a ciò che viviamo. È nel dialogo tra il piccolo principe e l’aviatore che questo diventa evidente: l’adulto è sempre concentrato sulle “sue” questioni importanti (riparare l’aeroplano) e non presta attenzione alle problematiche esposte con calore dal piccolo principe; le istanze profonde del cuore, anche se non ancora del tutto chiare, portano il piccolo a gridare piangendo: “È non è importante questo?”. C’è un’urgenza dentro ognuno di noi, una fame, un vuoto che chiede disperatamente di essere colmato. La sincerità con la quale i ragazzi si sono riconosciuti nel grido del piccolo principe e le questioni che hanno tirato fuori in dialoghi serrati, nei quali hanno cercato di rispondersi e aiutarsi, ci hanno rispedito a casa con la certezza, rinnovata una volta di più, della responsabilità che abbiamo. Una responsabilità mastodontica ma lieta e speranzosa (Il mio gioco infatti è dolce e il mio peso leggero) che da sempre sappiamo di avere: ci sono affidate le anime di questi ragazzi.
‹‹NON E'
IMPORTANTE MARZO
APRILE
MAGGIO
L'ESSENZIALE
IL PRAGMATICO vs. L'IDEALE
L'ETERNITA'
QUESTO?››
La parte più corposa del lavoro è incentrata sui legami (tema anche delle Romanae Disputationes* di quest’anno): Il piccolo principe, vede sbocciare una rosa che lo incanta e desidera subito prendersene cura. Il rapporto tra i due, però, si rivela “spinoso” tanto che alla fine il piccolo principe decide di lasciare il pianeta per un po’. L’orgoglio di entrambi non permette un immediato chiarimento. I rapporti sono faticosi, vale la pena di spendersi per qualcuno? Quando le relazioni che abbiamo ci fanno soffrire? Come reagiamo? Non credevamo che questo tema toccasse così tanti i nostri ragazzi, che si sono aperti subito, sfogando le frustrazioni o le incomprensioni che vivono nelle amicizie o nel rapporto con i genitori. Il piccolo principe, come tutti noi, incontra sul suo cammino diversi personaggi: il re, il vanitoso, l’ubriaco, l’uomo d’affari, il geografo… Questi possono rappresentare tutti dei “falsi amici”: il centro della loro vita sono loro stessi, il loro ego è l’ago della bilancia. Cercano solo compiacenza, complicità e servilismo; ma questi “falsi amici” possono essere letti anche come le tentazioni che ognuno di noi subisce durante le giornate: chi non si riconosce una volta nel re, un’altra nell’ubriaco o nel geografo? Per lavorare su questi capitoli del Piccolo Principe, abbiamo utilizzato anche altri testi di supporto: L’amicizia spirituale di Aelredo di Rievaulx e Filotea di San Francesco di Sales. Siamo arrivati fin qui. Una vera avventura! Il piccolo principe ci accompagnerà fino alla fine dell’anno. Dobbiamo ancora conoscere la volpe, il serpente e vedere come si intensificherà il rapporto con l’aviatore. Abbiamo in pentola tante buone cose e amici da tirare in ballo (Giovanni Paolo II, Clemente Rebora, Chesterton, sant’Agostino, ancora San Benedetto, Claudio Chieffio, Carlo Acutis, santa Caterina da Siena, ecc…). Per ora ci fermiamo qui. Vi racconteremo il resto della storia e la conclusione del nostro percorso prossimamente! Alexandra Latorre, insegnante di storia *Romanae Disputationes - Concorso nazionale di filosofia per studenti della secondaria superiore, inaugurate nel 2013, sono un appuntamento fisso per il gli studenti chestertoniani del liceo delle scienze umane.
‹‹TU PER ME SARAI UNICA AL MONDO...››
‹‹BUCARE LO SCHERMO››
Ho avuto l’onore di collaborare all’ultima edizione dal vivo del Chesterton Gala ed alla sua prima (nella speranza che la numerazione ordinale possa fermarsi qui) edizione online. Devo ammettere che, pur avendo fatto esperienza diretta dell’enorme potenziale comunicativo della “Compagnia”, pensavo che riuscire a coinvolgere le persone attraverso un Gala on line sarebbe stata una impresa troppo ardua persino per i Tipi loschi, e invece il giorno seguente all’evento mi sono ritrovato a dover telefonare a Marco e Kevin, in rappresentanza di tutti voi, per complimentarmi, in quanto, come dei consumati uomini di spettacolo, siete riusciti a “bucare lo schermo”. Ovviamente il vostro straripante entusiasmo non si è limitato a coinvolgere gli spettatori ma anche gli ignari collaboratori, come il sottoscritto, che mai avrebbero potuto pensare di poter essere tirati in ballo in una situazione simile. E così è arrivata la telefonata di Kevin che, stuzzicato da Federica, mi ha proposto di fare qualcosa assieme come l’anno scorso. E’ bello lavorare con Kevin: è un ragazzo in gamba, pieno di talenti e decisamente lontano dall’aspetto deteriore del termine “artista”, in più, cosa fondamentale, il comune substrato Culturale ( con la C maiuscola perché quella cultura, di qualsiasi campo del sapere si tratti, è intrisa di Cristianesimo ), rende facilissimo il capirsi al volo. Infatti, trattandosi di fare musica a tema “Piccolo Principe”, mi propone di cantare “Hai un amico in me” tratto da “Toy Story”, togliendomi le parole di bocca. Anch’io infatti la ritengo una delle più belle canzoni sull’amicizia. Tra l’altro, tra le tante canzoni che cantavo alla mia primogenita, Caterina, per addormentarla, questa era proprio quella che le dedicavo di tutto cuore. Ma come realizzare l’impresa a distanza? Si tratta di registrare la mia voce con il pessimo audio di un telefonino e il risultato non può che essere di qualità scadente, ma che importa: qui il vero fine in cui cercare di portare al massimo la bellezza è l’occasione di servire l’Opera e la nostra amicizia;
in questo caso la musica è solo un mezzo, ed è per la stessa ragione che l’anno scorso non è stato gravoso per me (nonostante la consapevolezza di non poter certo fare una gran bella figura, date la circostanze) esibirmi davanti a centinaia di persone senza praticamente aver mai provato assieme ai miei due compari, ne avendo fatto una prova microfoni. E’ facilissimo confondere il mezzo con il fine, specialmente per chi si occupa di cose belle. E’ stato bellissimo sentire i cori dei ragazzi (decisamente la parte più bella del brano. Complimenti!), e sono stato felicissimo di constatare che dall’idea del cajon siano nate tante belle cose, non ultimo il fantastico pezzo eseguito durante il Gala che mi è girato in testa per tutto il giorno seguente. Bravissimi! (Menzione speciale per Raiane: grande performance! Sapevo di poter contare su di te!). L’altro brano che abbiamo concordato, pensando in particolare ai nostri amici d’oltre oceano, è una canzone irlandese, bellissima e difficilissima, che tratta sempre il tema dell’amicizia ma, come sanno fare magistralmente gli anglosassoni che in questo sono estremamente hobbit, annaffiata da una bella bevuta al pub piuttosto che al “Drago Verde”. Purtroppo un terribile mal di gola mi ha permesso di fare una registrazione (e comunque alquanto precaria) soltanto a ridosso del Gala, rendendone impossibile il montaggio in tempo utile. Ho saputo in seguito che il brano verrà utilizzato per inviare i ringraziamenti; non potevo chiedere di meglio. La deformazione professionale mi porta ad un’altra nota musicale (in entrambi i sensi): complimenti ad Anna per l’esecuzione al violino, veramente centrata con il tema e con le immagini che andava a sottolineare. Grazie per questa ennesima bella esperienza che, penso, anche agli altri spettatori come alla nostra famiglia, ha restituito quel “Siamo noi” che tante volte ho sentito pronunciare da Giorgio. Michele Beltramello, Lusiana (VI)
BACKSTAGE! E chi l'ha detto che quest'anno avremmo dovuto rinunciare al nostro Chesterton Gala?! Poteva anche non esserci e invece c'è stato! Ufficialmente l'evento on line di sabato 27 febbraio ha scandito e messo in fermento tutta la scuola, compresi prof e genitori. Ma, a dire il vero, questo evento è iniziato molto prima, con tanti preparativi e varie attività straordinarie che hanno sconvolto positivamente il normale iter scolastico! Alcuni dei protagonisti dell'evento vi offrono un assaggio di tutto ciò.
Questo spettacolo è nato grazie all'idea del leit motiv dell'anno della scuola Chesterton, cioè il libro "Il Piccolo Principe". Il mio ballerino ed io abbiamo interpretato la colonna sonora del film ispirato a questo libro cercando di rimanere fedeli alla storia della "rosa" e del "principe" interpretando la conoscenza dei due, la litigata e il successivo "abbandono" del principe e, come lo stesso libro, non abbiamo fatto capire se i due si rincontrano una volta che il principe ha capito cosa voglia dire "addomesticare". Per noi è sempre un onore prendere parte a questo spettacolo e quest'anno, nonostante tutto, siamo rimasti fedeli al copione originale del Gala, per riportare un po’ di normalità in questo periodo che di normalità ha ben poco, se non l'amore e la passione, quelle sono sempre le stesse. Ilaria e Pio
BACKSTAGE: UN PO' DI RITMO!
In attesa che migliori la situazione epidemiologica nel nostro Paese, e in un momento storico come questo che stiamo vivendo in cui molte scuole sono costrette ad adottare la didattica a distanza, i ragazzi della scuola Chesterton hanno avuto quest’anno l’occasione di sperimentare una novità del tutto particolare a livello tecnico-formativo: un laboratorio di falegnameria. Mi chiamo Marco e possiedo un’esperienza ventennale nell’azienda di famiglia che produce arredamenti su misura. Un bellissimo mestiere quello del falegname, che, oltre ad essere uno dei più antichi, è indubbiamente ancora oggi molto ricercato. Un’attività che va però scomparendo per una serie di assurde circostanze, in quanto la società moderna ha spinto molti giovani al termine del loro percorso scolastico, a scegliere altri tipi di professioni più innovative. Un vero peccato, perché una nazione ricca di cultura e di arte come la nostra, dovrebbe salvaguardare la categoria della manodopera specializzata anziché denigrarla, e incoraggiare i ragazzi ad intraprendere le attività manuali per cui l’Italia si è per secoli distinta. Più passa il tempo, più mi rendo conto che arriverà il giorno in cui non ci sarà una persona capace di tenere in mano un martello o un giravite. Le piccole aziende artigiane vanno scomparendo, i pochi maestri rimasti sono restii ad insegnare trucchi e segreti del mestiere, e molte scuole tecniche hanno sì l’attrezzatura adatta, ma non sempre del personale preparato con particolari competenze acquisite a livello pratico. Lo scopo del laboratorio Chesterton è proprio questo: allenare i ragazzi a sviluppare la manualità; un percorso che potrebbe essere loro utile in qualsiasi scelta che decideranno di fare in futuro. Confesso che quando mi è stata fatta la proposta di insegnare non sapevo se accettare o meno. Per me era un’esperienza completamente nuova, e temevo di non essere capace di tenere a bada ogni volta una classe intera di ragazzi. Fortunatamente le mie aspettative si sono rivelate inesatte sin dalla prima lezione.
In primis ho dettato tutte le regole necessarie per un buon funzionamento del laboratorio, dall’utilizzo degli attrezzi alle pulizie finali. In particolar modo al comportamento da tenere durante la lezione, basato sul rispetto reciproco, vista la necessità in certe situazioni di dover lavorare anche in squadra. Il primo lavoretto che i ragazzi hanno realizzato è stato un cajon, un oggetto semplice da costruire e soprattutto divertente. Il cajon è uno strumento di percussione caratteristico del Sudamerica, oggi utilizzato in quasi tutti i generi musicali, dal rock, al jazz al flamenco. E’ uno strumento versatile, formato da un parallelepipedo di legno, chiuso ermeticamente su sei lati che funge da cassa di risonanza, al cui interno si trova un rullante. Per suonarlo si percuote la parte anteriore a diretto contatto con quest’ultimo. I ragazzi hanno dimostrato il massimo impegno per realizzare al meglio il loro cajon personale. Da principianti si stanno abituando pian piano ad utilizzare diversi utensili quali seghetti, martelli, e avvitatori. Ovviamente le prime volte non esigo la perfezione, perché mi rendo conto che lo scopo principale del progetto è l’approccio alla manualità, però non voglio nemmeno che si abituino ad essere superficiali sul lavoro svolto. Nello specifico vorrei sensibilizzare i ragazzi ad essere “curiosi”, a porre domande, e sollecitarli a fare di volta in volta un lavoro il più perfetto possibile. Il lavoro di squadra è per me un buon punto di partenza, perché si crea una sorta di competizione che li sprona a fare meglio degli altri. Per il momento ci sono diversi progetti in cantiere, e si spera che questo inizio in via sperimentale, possa diventare in futuro un qualcosa di più grande e di più bello. Sono soddisfatto di quest’esperienza, e anche se sono passati pochi mesi, si è creato un rapporto piacevole fra me e i ragazzi. Una nuova avventura, che senza ombra di dubbio mi aiuta a crescere, e mi concede l’opportunità di rendermi utile. Marco Capecci, falegname e docente del laboratori
In un periodaccio in cui si è costretti a restare in casa a causa del Covid, la Scuola Chesterton ha giustamente scelto un modo per farci imparare ad eseguire lavori manuali, distraendoci dalla tecnologia che domina il nostro tempo libero: costruire uno strumento musicale, il cajón, partendo da delle assi di legno. Per noi ragazzi di oggi, attaccati agli smartphone, tale esperienza era del tutto nuova, e forse è per questa ragione che tutti quanti abbiamo deciso di recarci a Santa Lucia per provare con mano la costruzione. Nel vedere i cajón finiti, ho avuto paura: non credevo di poter essere in grado di realizzare una copia dello strumento in questione. Ma il nostro maestro, Marco Capecci, colui che ha presieduto gli incontri del laboratorio, è stato molto disponibile ed è riuscito ad aiutarci in maniera abile nei momenti di difficoltà. Abbiamo utilizzato strumenti di qualsiasi tipo, alcuni che addirittura non avevo mai visto. Finora ci sono state tre sessioni ma abbiamo ancora molto da finire. Tuttavia, questi cajón non sono solo strumenti da portare a casa con noi, ma sono anche serviti per realizzare il video del Gala. Nella parte inferiore di Santa Lucia abbiamo posizionato questi strumenti a semicerchio, ci siamo seduti sopra di essi per abbiamo finto di suonarli, tutto ciò mentre venivamo registrati. Non poter partecipare al tradizionale "Gala" è stato molto triste, e spero che prossimamente riusciremo a celebrarlo in presenza, magari suonando i cajón proprio lì. Quest'esperienza è stata molto gradevole, e non vedo l'ora di scoprire cosa Marco Capecci ha in serbo per noi nel futuro! Cristian De Angelis, II Liceo Ciao, sono Martina, ho quindici anni e frequento il secondo anno del liceo delle scienze umane alla Scuola Chesterton. Una delle cose che mi piace di più della mia scuola è che i professori propongono a noi alunni tanti progetti: alcuni ci fanno crescere culturalmente, altri invece sono mirati allo sviluppo della nostra manualità e creatività. È stato proprio attraverso una di queste proposte che mi sono ritrovata a dover costruire un cajón: uno strumento musicale tipico dei paesi sudamericani. Così attraverso un appuntamento settimanale, e con l’aiuto di un esperto falegname, Marco Capecci, siamo riusciti a concretizzare il progetto. Le mie abilità nel campo della falegnameria sono decisamente migliorate, sono passata dal non saper fare quasi nulla al saper utilizzare persino una levigatrice! Quello che mi resterà di questa esperienza, oltre alla manualità acquisita, sarà anche il ricordo dello stare insieme ai miei compagni di classe, perché il trovarsi per ben cinque ore tutti insieme nello stesso tendone a fare un qualcosa per la quale serve all’uno l’aiuto dell’altro, ci ha reso più uniti ed ho imparato a conoscere meglio aspetti di persone con le quali passerò i prossimi anni. Il nostro lavoro, poi, non è andato a vuoto! Infatti questi nostri cajon sono stati utilizzati anche per il video del Gala ed anche se, mentre veniva registrato, alcuni non avevano terminato il loro lavoro oppure semplicemente i loro strumenti non erano venuti molto bene, nel complesso è risultato che tutto fosse perfetto ed anche quelle piccole imperfezioni rendevano quella scena gioiosa e felice. Martina Achille, II Liceo
Kevin, il mio professore di musica, una settimana fa mi ha chiesto di scrivere una canzone per il Gala 2021 sul tema "Piccolo Principe". Siccome quest'anno, a causa della pandemia, il Gala non si è potuto svolgere in presenza nella bella sala del Casale, i professori della scuola hanno pensato di fare una diretta streaming. Mi hanno chiesto di scrivere una canzone perché quest'estate ne avevo scritta una molto bella e simpatica per il campo estivo. Ho accettato la proposta ma mi sono trovata in difficoltà perché questa doveva essere seria e significativa. Ma con l'aiuto dei miei amici sono riuscita a scrivere un testo in rima e molte persone mi hanno fatto i complimenti. Io sono molto contenta e soddisfatta del mio lavoro! Anna Falcioni, II Media Ciao a tutti, mi chiamo Anna Maria Sermarini e frequento la Scuola Chesterton da due anni! Già posso dire che è la scuola migliore del mondo e che non la lascerei mai per nulla. Quest’anno il Gala non è stato come tutti gli altri anni a causa della pandemia, comunque è stato ancora più bello del solito. Sicuramente non sono mai andata a dormire così presto dopo la serata di Gala ma è stato ugualmente emozionante. La mia compagna di scuola Anna ed io (ma soprattutto Anna) abbiamo scritto una canzone che si intitola “I falsi amici”. Questa canzone parla dei falsi amici che il Piccolo Principe incontra nel suo viaggio tra i pianeti. E sono stati molti. Egli era in cerca di un amico vero di cui confidarsi ma le persone che aveva incontrato erano egoiste, superbe e pensavano solo a sé stesse. Io penso che l’esperienza del Gala di quest’anno sia stata molto emozionante, soprattutto scrivere questa bellissima canzone con la mia amica Anna. Lei è una delle amiche più grandi che ho: non pensa solo a se stessa, non è una falsa amica, mi vuole molto bene. Vi consiglio di leggere Il Piccolo Principe perché è un libro che può dare molte emozioni, insegna l’importanza della vita. Insegna cos’è la vera amicizia, e gli amici a me sicuro non mancano perché alla Scuola Chesterton ne ho molti, posso considerare miei amici anche i professori, visto che loro vogliono solo il nostro bene. Anna Maria Sermarini, II Media
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