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Opera Chesterton - Novembre 2021

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Opera

CHESTERTON

NOVEMBRE 2021 "Vi chiedo di offrire a Dio, in qualunque momento della giornata, quello che state facendo così la Sua presenza investe tutte le nostre azioni e le plasma... (affinché) possa farmi cambiare, qualsiasi cosa io faccia."

DON GIUSSANI


Il filo rosso

DI MARCO SERMARINI

FRECCE LUCENTI t i n e c s o n o c i er Nessun uomo ha veramente misurato la vastità del debito verso quel qualsiasi essere che l'ha creato e che lo ha reso capace di chiamarsi qualcosa. Dietro il nostro cervello, per così dire, v'era una vampa o uno scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza: scopo della vita artistica e spirituale era di scavare questa sommersa alba di meraviglia, cosicché un uomo seduto su una sedia potesse comprendere all'improvviso di essere veramente vivo, ed essere felice.

Gilbert Keith Chesterton, Autobiografia.

Ogni volta che leggo o ascolto le storie dei nostri ragazzi che, come in questo numero, vivono qualcosa di bello e vivo, come andare a Recanati ed incontrarsi con Giacomo Leopardi, o osservare spettacolari esperimenti, o partecipare da protagonisti alla raccolta delle olive e alla loro molitura, mi commuovo un pochino e sono molto contento che possano fare anche loro queste esperienze che mi hanno reso felice e grato, e spero ne possano fare tante altre che splendono nella loro vivacità e vitalità. Automaticamente torno al brano con cui ho introdotto questo “filo rosso”, che è tratto dall’Autobiografia di Chesterton. Il nostro amico Gilbert diceva sempre di aver avuto una vita

immeritatamente felice, e la riconoscenza lo spinse a scrivere di tutto ed anche della sua vita, proprio per tentare ancora una volta di dimostrare come ciascuno di noi “senza eccezione alcuna” sia stato “particolarmente fatto, formato e aguzzato come freccia lucente allo scopo di colpire nel centro della Beatitudine”. Ho letto questa frase ai miei alunni della prima media e ho dato loro come compito di riscriverla bene e con stile e di disegnarsi come una freccia lucente, e in classe abbiamo mimato tutti insieme il gesto delle frecce lucenti pronte a colpire al centro della Beatitudine; ognuno di noi si è visto com’è, una freccia lucente fatta, formata e aguzzata per colpire al centro della felicità.


Se non si coltivano questi desideri così, anche un po’ follemente, poi si finisce per farsi trascinare dalla tristezza e dalle mode già alla loro età… Allora è salutare far loro conoscere e frequentare persone come Giacomo Leopardi, che forse se avesse avuto al fianco qualche buon amico sarebbe stato felicissimo, perché la sua voglia di vivere c’era e si vedeva! Un uomo triste non può scrivere una poesia bella come L’Infinito! Non può appassionarsi a tutta la conoscenza! E’ che dobbiamo sempre essere all’altezza dei nostri desideri più puri e più veri, e dobbiamo aiutarci tra amici a rimanerci, e dobbiamo credere che Gesù

Cristo sarà sempre il compimento di questi desideri. Lo “scoppio di sorpresa per la nostra stessa esistenza” è come la freccia lucente, è ogni giornata che nasce come un fulmine a ciel sereno (perché oggi questo giorno c’è e non siamo noi a disporlo). Vogliamo insegnare ai ragazzi non a vivere di emozioni forti, ma a prendere forza da ogni piccolo fatto, dalla formica al filo d’erba, dall’olio all’infinito, e a riconoscere in esso un pezzettino di quella Vita e la presenza del Suo Autore. Anche lo sforzo di far costruire qualcosa con le loro mani è finalizzato a dare corpo alla speranza che essi debbono coltivare e realizzare con

pazienza, camminando fedelmente dietro a Gesù Cristo. Tutto serve per dire grazie. Tanto più ora che il Natale è ormai alle porte, ed è essa sì la festa della gratitudine. Diceva Chesterton che “lo stesso Cristo è stato un regalo di Natale”, per cui facciamoci il regalo di essere sempre riconoscenti e stupiti, e di svegliare il nostro amico vicino a noi se vediamo che dimentica di essere riconoscente e stupito. Approfitto anche di questo radioso e allegro bollettino per ringraziarvi per quello che fate per noi chiedendo di essere ancora più buoni e generosi. Marco Sermarini


UNO STUDIO DALv i v o

La prima media alla scoperta del territorio.

Ogni anno cerchiamo di affrontare i programmi della prima media con lo scopo di scoprire la realtà che abbiamo intorno. La raccolta delle olive è una delle nostre gite di ottobre che aiuta i ragazzi a guardare oltre sé stessi. Anche quest'anno abbiamo accompagnato i ragazzi della prima a scoprire le tradizioni del nostro territorio. Molti non hanno mai visto raccogliere le olive né visitato un frantoio. La visita è iniziata a Santa Lucia dove alcuni amici della Hobbit ci hanno insegnato come si fa: tutti hanno provato ad usare l'abbacchiatore o il rastrello. Seconda tappa Frantoio Rosina di Centobuchi dove abbiamo assistito al miracolo: dalle macine del frantoio è uscito un olio profumato e dorato che abbiamo assaggiato sul pane. Gli amici della Hobbit dicono che "lavorare per chi si ama e amare il proprio lavoro" rende la fatica più bella e porta frutti per tutti. Noi li abbiamo assaggiati!


Quest’anno non ci facciamo mancare le gite! Dopo aver fatto quella a Norcia ce ne hanno annunciata un’altra. Io e i miei compagni ci siamo sorpresi perché non ci era mai capitato di fare due gite in una sola settimana! Venerdì 22 ottobre al mattino siamo andati a raccogliere le olive. Abbiamo fatto questa gita perché in tecnica abbiamo studiato come si fa l’olio. Non era la prima volta che svolgevo questa attività ma ero felice lo stesso. Ci siamo incontrati alle otto a Santa Lucia dove abbiamo fatto lezione e poi raccolto le olive. A metà mattina abbiamo raggiunto l’oleificio a Spinetoli (con il furgone). Ciccio ci ha fatto vedere dal vivo quello che avevo già studiato sui libri, per questo la lezione è stata interessante. Per il raccolto ci è stato dato un ulivo vicino al cancello d’ingresso. Per prima cosa i maschi hanno messo la rete azzurra sotto l’albero, poi tutti insieme con i rastrelli abbiamo pettinato i rami per far cadere i frutti. Alcuni di noi avevano i rastrelli corti, altri invece lunghi e ce li scambiavamo per raccogliere tutte le olive che erano di colore nero o verde e si nascondevano tra le foglie. È stato divertente perché chiacchieravamo e ci facevamo le battute a vicenda. Ciccio ci ha mostrato anche il suo abbacchiature e quando lo ha acceso si sentiva un rumore fastidioso e le olive schizzavano da tutte le parti! Durante la pausa merenda il mio compagno Davide è rimasto a togliere i rami e le foglie e ha messo le olive nella cassetta.

Finite queste operazioni ci siamo diretti all’oleificio e mentre aspettavamo il nostro turno si vedeva un via vai di gente perché i contadini portavano le olive e ritiravano l’olio in continuazione. Una signora ci ha mostrato come si lavano e pesano olive, poi chi ha detto che ci sono due modi per fare l’olio. Col metodo antico si usa una macchina da due pietre che girano intorno e su se stesse per quaranta minuti schiacciando polpa e nocciolo. Con il metodo moderno si mettono le olive in un tubo chiaro dove vengono schiacciate. Le macchine facevano un forte rumore e non si riusciva neanche a parlare. La poltiglia prodotta viene distribuita in dei dischi che vengono messi sotto una pressa e schiacciati tantissimo per far uscire l’acqua e l’olio. Si sentiva uno strano odore pungente. Il liquido così ottenuto viene messo in una centrifuga che separa l’acqua, che è di colore marrone viene usata per annaffiare, dall’olio di colore giallo accesoverdastro che esce da un rubinetto e viene messo nelle taniche. Per ultima cosa abbiamo assaggiato l’olio fatto sia con il metodo antico che moderno. Il primo era dolce e delicato, il secondo aspro e pungente. Io ho preferito di gran lunga quello più dolce. La gita è stata bella anche perché ho fatto dei lavori manuali insieme ai miei compagni e abbiamo chiacchierato di più di quando siamo a scuola, ma comunque abbiamo appreso delle cose. Spero che ci siano altre opportunità di vedere dal vivo ciò che studiamo sui libri. Matilde Di Biagio


o t i n i f n i ' l o s r e & OLTRE V

con la biamo iniziato più... elevati! Ab to raccontare ad un i ar er tt le ili st o dovu scenza di la prova. Abbiam astica fatta ndo nella cono o messi subito al lla esperienza della gita scol stiamo cimenta m ci sia o ci nn o, t'a gi es ag qu e il lingu media iale, la be Noi di seconda erne studiato le caratteristiche dallo stile familiare e colloqu a av er tt po le do a e, un a er di lett he attraverso le rig amico lontano, Ecco uno dei nostri elaborati... . fa qualche giorno

l San Benedetto de 21 20 9 dicembre

Tronto

a fatto una bellisseimin o am bi ab , ia ed m terza ienze edia, insieme allano quanto studiato a scuola in sc m a nd co se di ni bre noi alun dere da vici martedì 30 novemti a Pesaro e a Recanati per ve che gita. Siamo anda giochi da tavolo: an ai e e rt ca a . non o no a at ia e oc ital an abbiamo gi vo questa estate con te. Risat eo del llm pu in o gi ag vi il te il “mus me face rso le 8:00. Duran noiavo. Proprio covati alla nostra prima destinazionepuò ammirare an i m n no Siamo partiti vepr e o iv imica, e si e, mi divert siamo arri se perdevo sem e e buona compagnia. Verso le 10e a 90 esperimenti, tra fisica e cha. Dopo aver sentito la finire, barzelletteo scientifico dove si può assisterze, ognuna riguardante un tem (elettricità, luce, onde, 5 Balì”. É un mus anetario. C’erano diverse stan perimenti riguardanti quel tema sensi, dove c’era un tunnel un bellissimo pl guida potevamo provare gli esè stato quello della stanza dei 5 cadere, perché te ne dava spiegazione della imento che mi è piaciuto di più o passando per un ponte e senza o, ma, visto che il tunnel sensi…). L’esper o a me e io dovevo attraversarl e la forza di gravità. Ero ferm ario, una magnifica volta che girava intornr farti capire quanto sia potentbrio. Dopo aver visitato il planet cavano i pop corn ma lo l'impressione pe rava, mi faceva perdere l’equili dei divanetti stile "cinema", man. intorno a me gi quale ci siamo accomodati con i abbiamo finito il giro del museo visitato la casa del poeta stellata sotto la tutto , abbiamo fatto pranzo e po inazione Recanati. Lì avremmo spettacolo c'era siamo risaliti in pullman con dest Verso le 14.30 i. Giacomo Leopard dove me. il piano inferiore,o quasi subito che era enor lo to so ta o no at tr ho os i, m at iv Arr ci ha a lett i parenti, la guidatantissimi libri che Leopardi avevca ra co an no vo sa c’era un vi e ti la or al en en to superi nt an o co cc A an e pi ri .. l e. re es ne lib m e le ch un Visto dre del poeta e r leggerne uno impiego più di inali delle sue opere. Abbiamo potunntoo pa l de io ud st lo ha io pe orig c’erano ... E pensare che esi alcune stesure mano di Leopardi. In seguito cidi terza tutti. Mamma miagetti appartenuti al poeta, compr ni lla ri scritti da prio qui gli alun fatto una museo ricco di ogito, A Silvia e tanti altri capolail voPoeta a scrivere "L’Infinito”. Propa rtire abbiamo ammirare l'infin ll' “ermo colle”, luogo che ispirò ha emozionato molto. Prima di ri te il viaggio di ritorno ci in accompagnato suclamato la magnifica lirica, che ci una calamita di Recanati. Duran amo un po' presi È bi ab i L . o ri de at so o pr es nn m of co ha ere! ho r i pr media di souvenirs, doveiagola canzoni da noi inventate peornata che ci hanno fatto trascorr sosta nei negozi ca rc gi per la bella ntare a squa siamo divertiti a i li abbiamo anche ringraziati molto rrai giro tutti, ma poima esperienza! ento che forse ve nt co ss no lli so be e a qu un un a stat o. Com i divertito un sacc st re sa ti i, nn va io tu, caro G Se ci fossi staton me. alle Superiori co presto! Spero di rivederti Il tuo amico,

Caro Giovanni,

Mattia Cacaci


Sempre caro mi fu quest’ermo colle, E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

Spazi di là da quella, e sovrumani

Silenzi, e profondissima quiete

Io nel pensier mi fingo; ove per poco

Il cor non si spaura. E come il vento

Odo stormir tra queste piante, io quello

Infinito silenzio a questa voce

Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

E le morte stagioni, e la presente

E viva, e il suon di lei. Così tra questa

Immensità s’annega il pensier mio:

E il naufragar m’è dolce in questo mare.

L'INFINITO di Giacomo Leopardi


FIDES ET

ratio

Il corso di logica, tenuto in classe da un insegnante della "San Thomas University of California", è una delle novità di quest'anno. Ogni lunedì mattina i ragazzi hanno a disposizione un'ora di lezione in cui, guidati dell'insegnante, hanno modo di lavorare direttamente su testi filosofico-scientifici riflettendo sulle tematiche presentate in maniera critica. Tutte le idee sono discusse e condivise, per ricercare la verità insieme. Ecco il racconto di una studentessa personalmente coinvolta nel corso!

Quest’anno, la scuola Chesterton ha deciso di offrire, per la prima volta, a noi alunni un corso di logica tenuto dal professor Dino Valente. Ogni lunedì, alla prima ora, il quarto e il quinto liceo si ritrovano insieme per svolgere questa lezione "alternativa". Non si tratta, infatti, di una semplice spiegazione dei vari argomenti come accade nelle altre materie ma siamo noi che discutendo e ragionando dobbiamo giungere alla soluzione dei numerosi quesiti che ci vengono posti. Ogni settimana abbiamo il compito di leggere a casa alcuni testi che ci procura Dino Valente per poi analizzarli in classe. Gli autori di tali scritti sono Aristotele, Platone, Porfirio... È molto interessante poiché non ci viene mai fornita una risposta vera e propria bensì una serie di domande che ci portano a riflettere a lungo su ciò di cui stiamo parlando. Siamo spinti a lavorare molto sulle parole prestando attenzione al significato di ciascuna definizione. Credo che questo sia estremamente utile in tutti i campi del sapere. Maddalena Ricci


Sono contenta che anche quest'anno noi alunni abbiamo avuto la possibilità di seguire il corso di falegnameria a scuola. È un'attività bella e stimolante che oltre ad insegnare come si utilizzano certi strumenti, come ad esempio il seghetto alternativo o il pirografo, ti permette anche di stare insieme e divertirti con i tuoi amici. A me piacciono i compiti manuali per questo la prima volta che i professori ci hanno esposto questo corso ne sono stata molto entusiasta. Questa volta la classe è stata divisa rispetto all'anno scorso: noi ragazze stiamo realizzando il telaio e la spoletta e nelle prossime lezioni i professori ci spiegheranno anche il loro utilizzo, mentre i ragazzi costruiscono l'arco e la faretra. Questi piccoli lavoretti non solo ci permettono di acquisire una certa manualità, ma ci legano a tradizioni antiche legate alle generazioni precedenti come il telaio, ma anche a quelle diverse dal nostro paese come il Cajon. Rachele Pallotta, IV superiore

I LAVORI

manuali Il laboratorio di falegnameria è un’iniziativa organizzata dalla Scuola Chesterton affinché anche gli studenti del liceo abbiano la possibilità di fare esperienza di lavori manuali. Il nostro desiderio è quello di educare giovani a trecentosessanta gradi, affinché possano uscire dalla scuola pronti per affrontare il mondo senza mettere da parte delle capacità importanti come la manualità e la creatività.


TUTTO Èso

m er a viglio

Quando arriva la fine di novembre, negli Stati Uniti, si festeggia il “Thanksgiving”, ossia la festa del ringraziamento. Alla Scuola Chesterton ci piace ricordare questa festa per il nostro prof. e madrelingua americano Kevin e perché – come diceva spessissimo Chesterton – chi è grato è veramente felice! Quest’anno per non dimenticare tutte le cose belle che abbiamo e che il buon Dio ci regala ogni giorno, abbiamo proposto una riflessione su una citazione del nostro caro Gilbert: “E’ un buon esercizio nelle ore vuote o cattive del giorno stare a guardare qualche cosa, il secchio del carbone o la cassetta dei libri, e pensare quanta sarebbe stata la felicità d’averlo salvato e portato fuori del vascello sommerso sull’isolotto solitario. Ma un migliore esercizio ancora è quello di rammentare come tutte le cose sono sfuggite per un capello alla perdizione: tutto è stato salvato da un naufragio.” Se noi guardiamo ciò che ci circonda come una cosa che c’è (che bello!) e poteva non esserci, tutto guadagna un valore in più… possiamo diventare grati di tutto! Oltre alla frase, gli studenti della scuola media insieme alla prof. di arte Michela Iobbi, hanno realizzato un piccolo angolo – un naufragio – dove si può scrivere ciò per cui siamo grati.

E VOI? PER COSA SIETE GRATI?

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