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Opera Chesterton - Ottobre 2021

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Opera

CHESTERTON

OTTOBRE 2021 “L’obiettivo di un nuovo anno non è avere un nuovo anno. È che dovremmo avere una nuova anima e un nuovo naso; piedi nuovi, una nuova spina dorsale, nuove orecchie e occhi nuovi.”

G.K. CHESTERTON


Il filo rosso

DI MARCO SERMARINI

DOMANDARE &

fare

Quis est homo qui vult vitam, diligit dies videre bonos? (C’è un uomo che vuole la vita e desidera giorni felici?) dice il Salmo 33 (34).

Nell’aprire questo numero del nostro bollettino, viene da pensare al versetto di questo salmo. Sembra una domanda retorica, perché verrebbe da rispondere: tutti vogliono essere felici! Che domanda è? Eppure questa è la domanda. C'è davvero quest'uomo? Fa tutto ciò che è in suo potere, quest'uomo? O la sua domanda è solo un flatus vocis? È solo un disimpegno intellettuale? Insiste? Lotta? Piange? Soffre? E soffrendo e piangendo continua a lottare?

Resiste al cinismo di chi dice coi fatti che è una passione inutile e che ciò che conta è il concreto? Se il salmista ci pone questa domanda, e noi la riproponiamo ai nostri alunni con lezioni, riflessioni, gite ed attività manuali, vuol dire che non eludere la domanda, non cambiare discorso (rende bene, quest'espressione), e soprattutto avere i giusti strumenti per dare la risposta sia cruciale. La questione educativa è tutta qui, lo scopo della nostra scuola consiste nel riproporre sempre senza stancarci questa domanda del salmista. E allora mi viene da prendere qualche fiorellino qua e là tra i tanti che vi godrete in questo

numero per ricordare cose che sono alla base della mia vita e che voglio trasmettere alla mia famiglia ed ai nostri alunni assieme ai professori e a tutti quelli che combattono in trincea con noi: 1) da qualche parte nel bollettino è scritto: educa chi vive, non chi educa. Questa è una pietra miliare! Il primato è della vita. Mi ricorda il "dimmi che vale la pena vivere" che il nostro amico della prima ora Franco Nembrini dice di intravvedere negli occhi di ciascun figlio. È come quell'inciso del nostro Chesterton che dice che "è solo la vita dell'albero che ha unità e si innalza, solo la linfa verde che sgorga, come una fontana, verso le stelle";


2) qualcuno scrive: "Gli artisti conoscono, trovano e scoprono facendo". È il corollario del punto precedente. Il nostro Chesterton, poi, nel suo capolavoro "Ortodossia" afferma che l'immaginazione ha in sé qualcosa di pragmatico, molto più della logica, e dice: "il poeta desidera solamente l’esaltazione e l’espansione, un mondo entro cui espandersi. Il poeta chiede solo di levare la propria testa fino ai cieli. È il logico che cerca di spingere i cieli dentro la sua testa. Ed è la sua testa a spaccarsi". Così ci ricorda che la logica è buona ma non abbraccia tutto, e che dietro ogni passaggio della nostra vita, anche il più insignificante, dobbiamo avere il coraggio di conoscere le ragioni che superano la ragione

stessa, il coraggio di farci la famosa domanda: per cosa vale la pena vivere? Se riuscissimo a tenere sempre desta questa domanda nei nostri cuori! Infiammeremmo il mondo, non avremmo bisogno di inventarci niente di strano, se non vivere. Con un'intensità del genere non lasceremmo indietro neppure un grammo della nostra vita;

pregare, cioè il chiedere umilmente a Dio di farsi vedere sempre, in ogni millimetro di realtà;

3) tra le pagine troverete che stiamo dando importanza al fare, oltre che al pensare. Il pensare è fondamentale, ma solo se sostenuto dall'immaginazione e dal fare andare le mani, dal costruire;

C'è allora un uomo che vuole la vita e desidera giorni felici? Certo! Ma deve crescere umilmente, vivere, fare e pregare ogni giorno per vederli, e i giorni felici verranno, e la vita ci sarà sempre, anche nella lotta, nella sofferenza. La nostra piccola scuola lotta solo per questo.

4) la bella gita a Norcia dei bimbi della prima media ci ricorda il fare, e il fare col

5) le grandi domande non le lasciamo scappare, per cui anche il grande tema dell'anno scolastico è su di loro, la canzone "Sulla collina" di un altro amico della prima ora, Claudio Chieffo.

Marco Sermarini


are: c u d E UN CAMMINO VERSO LA FELICITÀ

Il 17 Ottobre scorso, Padre Andrés è venuto a trovarci per parlare dell’educazione ai genitori, agli educatori, allenatori e prof. Ci ha detto di essere sempre contento di venire da noi perché cerchiamo veramente di educare i nostri ragazzi e questo lo attrae. Come insegnare ai ragazzi raggiungere la Felicità quella vera? Non dando solo ciò che vogliono ma anche ciò che non vogliono: proporre cioè anche quello che è difficile o faticoso. Ci ha poi richiamato alla grande responsabilità che abbiamo perché “educa non chi educa ma chi vive” e poi ci ha raccomandato di insegnare la speranza, trasmettere la Fede e pregare perché quello che non si fa in famiglia non si fa da nessun’altra parte.

Cosa desideriamo per noi stessi? La felicità. Per i nostri figli? La felicità! Voglio darvi 3 ragioni, tre mezzi affinché l’educazione porti felicità ai vostri figli: 1. LA FEDE Cosa significa aver Fede? La parola viene dal latino, fides… e significa fidarsi, confidare. La fede è quindi l’atteggiamento di chi si confida nelle parole o nelle promesse di un altro fondato nella sua autorità o veracità. Pensate quante cose le sappiamo per fede naturale (che esiste l'Argentina anche se uno di voi non ci sia mai stato, ad esempio)! E’ normale credere. Non è normale la persona che non si fida. Dio dev’essere conosciuto soltanto mediante la Fede. Perciò, perché Dio non è una “conclusione logica”, è necessario che sia conosciuto solo dall’umile. 2. LA SPERANZA Sperare in Dio significa non avere paure. San Tommaso dice che speriamo in Colui che siamo certi che ci ama. Se non speri in Dio, non sei certo che ti ama.

E’ sempre la Speranza ciò che anche oggi viene messa in ridicolo dai denigratori della religione: Ci si considera dei “lottatori di cause perse”, “faticate per cose che non sapete nemmeno se siano vere”. Nessuno come i cristiani, pensando all’eternità che l’attende, ama e vive tanto intensamente il presente. 3. LA CARITA' S. Agostino insegna che la perla preziosa per la quale bisogna rinunciare ad ogni altro bene è la carità. La carità, cioè quell’amore verso Dio che ci fa obbedire in tutto ai suoi comandi, che ci fa capaci di accettare ogni piccola o grande sofferenza per amore suo, ci fa essere più simili a Lui. La Bibbia stessa dice cose ancora più forti: La carità non solo è un bene, ma se non ho carità, non sono nulla, non servo a nulla. Quanto saremo felici se Dio abitasse in noi. Se fosse Lui a guidarci. dagli appunti di Padre Andrés Bonello, 17 ottobre 2021

L'incontro del 17 ottobre 2021 presso "La Contea", si è svolto in un clima di serenità che, grazie alla chiarezza e semplicità con cui Padre Andrés ha parlato, mi ha consentito di comprendere quanto ci veniva comunicato, seppur trattando un argomento per me abbastanza complesso. Rassicurante è stata la riflessione sul non poter comprendere pienamente Dio, anzi che sia normale che sono più le cose che non capiamo di quelle che capiamo, ed allo stesso tempo che questo non implica che le ultime non siano vere. Inoltre, mi ha fatto riflettere il concetto che l'educazione è più forte quando si "educa senza voler educare" e cioè quando l'altro non percepisce che lo si sta educando. I consigli ricevuti, pratici e motivati, non potevano che unirsi alla mia fede e darmi il desiderio di metterli in pratica anche se non è risultato cosi immediato ma certamente mi ha ricordato che Gesù è sempre al nostro fianco. Gianluca Portelli, padre di Lorenzo di II Media


Gli studenti dell'alberghiero hanno offerto una piacevole colazione. (SOPRA) Marco (padre di un'alunna e amico della scuola) ci accompagna con la chitarra durante la spiegazione del tema conduttore dell'anno scolastico. (SOTTO)

È la prima volta che partecipo alla giornata di inizio anno dell’opera “G. K. Chesterton” che si è svolta nella magnifica cornice del centro educativo “La Contea”. Luogo che ammalia per la sua semplicità e, come ho notato in tutti i momenti aggregativi dell’opera a cui ho avuto il piacere di partecipare, “La Contea” ha una particolarità in più rispetto a tanti altri contesti. Nell’osservare un luogo che, ad un primo superficiale sguardo, sembrerebbe soltanto utile a svolgere delle attività ludiche o ricreative, vedere molti adulti tutti lì riuniti per lo stesso motivo mi ha trasmesso una consapevolezza piena di significato: c'è un motivo più grande che spinge molte persone di diversa età ad essere lì. Con questa sensazione nell’aria, il momento dedicato alla Santa Messa viene seguito da un piacevole coffee-break di accoglienza offerto dalla Scuola Alberghiera Chesterton che ci accompagna verso un momento atteso da molti, ovvero l’intervento tenuto da Padre Andrès Bonello. Anche qui, questa presenza sembra essere familiare e affezionata a tanti presenti. In poco tempo nel suo colloquiare con la platea si instaura un clima di intimità, quasi come se fossimo nel salotto di una casa, dove ci siamo addentrati nelle tematiche più angoscianti per l’uomo: la morte, la paura, le preoccupazioni dei genitori e la

Padre Andrés Bonello

fede. Argomento cardine della mattinata è “educare”, inteso come un cammino verso la felicità. Per me che svolgo l’incarico di educatrice nel servizio di assistenza domiciliare ai minori svantaggiati con la “Capitani Coraggiosi” stento un po’ a credere che possa essere visto così il mio compito, visto l’impervio compimento di questo ruolo. Infatti, laddove si incontra molta umanità sofferente e perlopiù persa, tutto ciò sembra inconciliabile con il termine felicità. Ma la verità è che il cammino di cui parlava Padre Andrès non era rivolto agli utenti o ai ragazzi da educare, ma a noi stessi, protagonisti di questo percorso verso la felicità, alimentato dal potente circuito delle tre virtù teologali. La fede di credere ancora in Qualcuno, la speranza di sapere che anche la situazione più difficile ha in serbo per noi qualcosa di sorprendentemente speciale e la carità, che è la virtù più grande di tutte, che è ciò che anima con gratuità il nostro agire nella vita e nel lavoro. Un percorso che la vita quasi ci impone, che ci piaccia o no; a costo di pagare la peggiore alternativa: l’infelicità! Così si è dato il via al tema dell’anno che coinvolgerà tutte le attività educative dell’opera, intonando insieme il canto “Sulla collina” con l’augurio a tutti di un buon lavoro! Chiara Izzi, educatrice di assistenza domiciliare ai minori svantaggiati presso la Cooperativa Capitani Coraggiosi


PER COSA

VALE LA PENA

VIVERE? a i n e v A ’ D e i d Leopar . o n o d n o p s i r i c

I nostri ragazzi della III superiore ci hanno offerto validi spunti di riflessione, sgorgati dalla lettura estiva del libro ‘L’arte di essere fragili’. Alcuni di loro sostengono che i due scrittori hanno espresso alla perfezione le domande tipiche dell’adolescenza riguardanti la crescita, il passaggio, il cambiamento. La classica e spaventosa domanda ‘Che senso ha la vita?’ viene nel libro validamente sostituita con ‘Per cosa vale la pena vivere?’ Ed ecco che nascono spontanee le considerazioni su ciò che gli adolescenti amano nel profondo, chi ha già ben chiare le idee e chi è consapevolmente in fase di ricerca, tutti comunque consci di dover guardare il mondo come faceva Leopardi, con la sua stessa meraviglia, senza essere schiacciati dal limite, ma

anzi, tendendo all’infinito a cui il limite rimanda.Il primo stupore di molti ragazzi, leggendo questo libro, è la nuova veste di Leopardi, solitamente presentato come ‘il poeta del pessimismo’ ma in realtà affamato di vita e di infinito! Diventa così l’interlocutore perfetto e moderno per dialogare con gli adolescenti, perché le domande che si ponevano i personaggi leopardiani (Silvia, il pastore errante, Cristoforo Colombo, l’islandese) sono le stesse dei ragazzi, e anche le nostre di adulti. Il punto di svolta è quello che magistralmente D’Avenia definisce il ‘momento di rapimento’, cioè l’improvvisa manifestazione della parte più autentica di noi: è proprio lì che capiamo come vorremmo vivere nel mondo. E’ emerso che i nostri ragazzi sovente vivono questi momenti di assoluta chiarezza ammirando un cielo stellato, scrivendo, leggendo e svolgendo attività manuali.


A tal proposito vorrei citarvi la frase del libro selezionata da una nostra studentessa, con il suo commento: ‘Gli artisti conoscono, trovano e scoprono facendo.

che la mia scuola, la Scuola Chesterton, non può essere definita come tutte le altre scuole. La Chesterton ci insegna sia la parte intellettuale del mondo sia la parte umana del mondo, a voler bene alle persone che ci stanno vicino, ai nostri amici. E poi è una scuola che ama, perché i professori vogliono bene ad ognuno degli alunni. Questa è una cosa molto bella, e solo noi abbiamo la fortuna di averla.’

Così come i bambini, per i quali gioco e conoscenza del mondo sono la stessa cosa. Purtroppo poi la scuola li induce a dissociare quasi del tutto fare e conoscere, addestrandoli a una conoscenza esclusivamente intellettuale del mondo e dell’uomo, che li costringerà a recuperare, solo da grandi e solo se avranno coraggio, tempo e fortuna, un rapporto naturale col mondo e l’uomo.’

Credo che a questo punto tutti siate commossi esattamente come lo sono io… Ci rende estremamente felici condividere i nostri momenti di rapimento con quelli dei ragazzi Chesterton.

Ecco il commento della nostra studentessa: ‘Ho selezionato questa frase per evidenziare il fatto

Prof. Paola Bernardi

“Quando miro in ciel arder le stelle; dico fra me pensando: a che tante facelle? ... ed io che sono?” GIACOMO LEOPARDI


MEGLIO Geppetti CHEPinocchi Sull'onda del successo ottenuto durante lo scorso anno scolastico, abbiamo deciso di riproporre anche quest'anno il corso di falegnameria, condotto dal nostro carissimo e pregiatissimo mastro Marco Capecci. Innanzitutto: perché tenere un corso di falegnameria all'interno di una scuola che non lo prevede nel programma scolastico? Della serie: ma non avete già abbastanza da fare? La risposta è la seguente: proprio perché non sono previste dal programma scolastico attività manuali come questa. La nostra scuola ha avuto modo di dimostrare nel corso degli anni di saper formare le menti ed i cuori, ma l'uomo è fatto anche di membra. Ce lo ricordano le tre parole che vengono usate nella lingua italiana per indicare l'azione di mettere in atto la memoria (una delle cose più importanti a scuola): -Ricordare: riportare al cuore (dal latino cordis). -Rammentare: riportare alla mente. -Rimembrare: riportare alle membra.

Ovvero:

IMPARARE A FARE I FALEGNAMI PER NON RISCHIARE DI DIVENTARE BURATTINI Quella che tendiamo a dimenticare è proprio quest'ultima, anche se ne facciamo esperienza tutti i giorni. Per esempio, chi è musicista (come il sottoscritto), sa benissimo che spesso e volentieri le dita vanno da sole e suonano perfettamente, mentre noi pensiamo a tutt'altro. Si, le membra hanno una loro memoria ed è quella che permette ad un vecchio artigiano di fare dei capolavori che un neolaureato all'accademia delle belle arti, si può soltanto sognare di fare. L'azione manuale crea memoria, accumula intelligenza e genera nuove sinapsi che sviluppano e rendono più longevo il nostro cervello. Non è da noi rinunciare ad un tale tesoro, ancor più prezioso per le nuove generazioni (una delle poche e certamente la principale "rimembranza " che potranno avere sarà lo scorrimento dell'indice della mano destra su di uno schermo). Non si tratta quindi di un'attività accessoria ma di un percorso che non può mancare, al giorno d'oggi, all'interno di un itinerario di educazione integrale.


L'aver defraudato i ragazzi del lavoro manuale, è solo uno dei tanti ladrocini ai quali sono stati sottoposti dalla società contemporanea. L'altro grave tentativo di furto è il continuo assalto alla loro mascolinità e femminilità. Dire che è disprezzabile e addirittura odioso essere maschio o essere femmina, significa disprezzare e odiare l'uomo, in quanto non esiste nessun uomo che non sia o maschio o femmina. Odiare queste caratteristiche umane significa odiare l'essere umano, che così è fatto. Chi ci insegna a disprezzare la mascolinità e la femminilità, sa benissimo che otterrà come risultato un graduale disprezzo dell'uomo per se stesso e per i propri simili, cosa del resto già ben visibile. Siamo la prima generazione nella storia dell'umanità, che pensa che la cosa più utile per l'umanità sia distruggere l'umanità. Quest'anno abbiamo deciso di fare un laboratorio maschile ed uno femminile, pensati appositamente per sviluppare ed imparare ad apprezzare e ad amare questa caratteristica intrinseca di ciascuno dei nostri ragazzi. Chi ci vuole trasformare in burattini, ha bisogno di persone senza spina dorsale, persone che si disprezzano. Per non diventare burattini ogni cosa può essere utile, anche l'imparare a fare i Geppetti.

L'altra terribile ruberia a danno dei nostri ragazzi è senz'altro il furto del "bello" e la costante e pervasiva immersione nel "brutto": quest'anno il nostro laboratorio è esteticamente bellissimo. Vi salutiamo qui, evitando di dilungarci oltre parlando ora di che cosa andremo a realizzare, nella speranza di aver suscitato in voi una certa curiosità che verrà soddisfatta in uno dei prossimi numeri o meglio ancora, se deciderete di venire a farci visita. Vogliamo comunque darvi un'idea del livello di gradimento: quando i ragazzi hanno assistito alla presentazione del laboratorio hanno urlato tutti di gioia. Michele Beltramello


t a c i f e t Ut læ

COR

IN GITA VERSO NORCIA CON LA PRIMA MEDIA!

Per aprire l'anno scolastico all'insegna dell'entusiasmo e del buon umore che da sempre ci contraddistinguono, noi prof di prima media abbiamo voluto organizzare una bella uscita a Norcia per scoprire quanto gli argomenti già studiati sui libri di scuola siano più belli ed affascinanti se visti e approfonditi dal vivo. Gli alunni hanno infatti potuto fare diverse esperienze. Hanno potuto apprezzare il canto gregoriano, studiato in musica, eseguito dai monaci di Norcia durante la celebrazione; hanno prelevato un campione di suolo locale che, con la prof di scienze, hanno poi esaminato in classe; hanno infine potuto fare esperienza diretta dei diversi passaggi della produzione del formaggio, i cui momenti di lavorazione erano stati precedentemente studiati col prof di tecnica! Tutto ciò perché alla Chesterton siamo fermamente convinti del fatto che incontrare la realtà e quindi le cose, gli altri e, attraverso gli altri, anche se stessi sia un mezzo per scoprire quanto ciò in cui siamo immersi sia uno spettacolo, bello, ricco ed interessante da scoprire, studiare ed approfondire!


Mercoledì 20 Ottobre alle otto del mattino dovevamo essere a scuola per partire alla volta verso Norcia. Ero emozionantissima perché era la prima uscita con la mia nuova classe. Penso proprio che questa gita sia stata organizzata perché nella settimana precedente in storia abbiamo parlato del monachesimo e il prof di tecnica ci ha fatto studiare le fasi di produzione del formaggio. Siamo partiti con il pullman ma eravamo mezzi addormentati e mi sono rattristata perché pensavo di divertirmi e parlare di più anche se non tutti dormivano e qualcuno scherzava, non c’è stato niente di divertente fino a che non ci siamo fermati a metà strada perché era l’ora di scienze ed era proprio il posto giusto visto che c’erano foglie di vario tipo e diversi tipi di terra che abbiamo studiato. Il freddo ci ha gelato le guance e l’odore di terra era forte nelle narici nonostante io abbia il raffreddore allergico. I colori arancioni, rossi, gialli di quelle foglie erano meravigliosi e mi hanno fatto pensare alle foto dell’autunno che di solito vedo solo sui libri. Finita la lezione, durata meno di trenta minuti, siamo ripartiti.

Nel tragitto la prima cosa che ho visto fuori dal finestrino era la nebbia, poi sinceramente non ho guardato molto fuori perché ho preferito chiacchierare con le mie amiche. Arrivati a Norcia abbiamo partecipato alla messa in latino dei monaci e dopo abbiamo avuto l’occasione di parlare con un monaco chiamato Padre Agostino che ci ha raccontato com’è scandita la loro giornata: dei momenti di preghiera e di lavoro. Mi ha colpito molto che i monaci durante il pranzo debbano stare in silenzio e ascoltare un altro che legge… ma non ricordo quale sia la lettura. Quando lui ha finito di raccontare gli abbiamo posto delle domande per esempio perché molti portano la barba lunga e lui ha risposto che non è obbligatoria. Verso l’una abbiamo pranzato alle “Due querce”: ci hanno cucinato una squisita pasta al ragù e una succulenta bistecca accompagnato da salsicce e insalata. Dopo pranzo ci hanno accompagnato in una stalla vicino al ristorante e, nonostante l’odore fosse davvero disgustoso, è stata un’esperienza unica perché non ho mai munto una

capra visto che mi faceva senso toccare le sue mammelle morbidi, ma ho voluto provare e mi è piaciuto moltissimo. Purtroppo non abbiamo potuto fare il formaggio perché il latte si era rovinato, però abbiamo assaggiato ugualmente il formaggio: era quello stagionato ed era buonissimo. Sapeva di latte, non era piccante come quello che di solito comprano i miei genitori al supermercato. Dopo questa merenda siamo ripartiti. Ci siamo fermati perché il prof doveva prendere le castagne. Proprio in quel momento Davide è passato sotto i sedili del pulmino e ha svegliato Franci e Elena. Tornati a casa ho raccontato la giornata alla mia famiglia e mio padre voleva sapere se la prof Alexandra avesse munto la capra. Quando ho risposto di sì, hanno tutti riso tantissimo. Questa gita mi ha aiutato ad approfondire l’amicizia con Elena che frequentava la mia classe alle elementari ma non eravamo molto amiche. Inoltre questa gita è stata davvero interessante, molto carina e mi ha fatto toccare con mano nuove cose studiate a scuola. Spero ce ne siano altre! Beatrice Marzi


"Sulla collina"

IL TEMA CONDUTTORE DELL'ANNO SCOLASTICO

Quest'anno, abbiamo scelto una canzone del cantautore cristiano Claudio Chieffo come tema conduttore dell'anno scolastico. Con un testo semplice ma chiaro, "Sulla collina" richiama i nostri alunni a non trascurare le loro grandi domande, di dare un senso al loro quotidiano e di seguire l'immenso desiderio di Felicità (vera e profonda) che motiva tutti gli uomini. Inviteremo i nostri ragazzi ad andare a fondo e a dare un giudizio a ciò che gli passa per la testa. Seguiteci anche voi in questa grande avventura, perché - alla fine - è la corda che vibra nel cuore dell'uomo e che anima le sue scelte. Perché non affrontarlo insieme?

SULLA COLLINA, di Claudio Chieffo E correva, correva il ragazzo sulla collina Nere nuvole dietro alle spalle e il sole sui fianchi E correva, correva, correva e voleva vedere Solo il vento rompeva il silenzio e diceva parole Che battevano contro il suo petto e volevano entrare E correva, correva, correva e voleva vedere Dove sarà la mia casa e dove il sentiero che ad essa conduce? E quell'albero grande e mio padre e mia madre e la festa nei campi?

ASCOLTA LA

CANZONE QUI

E correva, correva il pensiero sulla collina E saltava i giocattoli rotti e i tristi rimpianti E correva, correva, correva e voleva vedere

Dove mi sono perduto e come ho potuto smarrire il sentiero? E quell'albero grande e mio padre e mia madre e la festa nei campi? Se il dolore sarà tuo compagno sulla collina Non cambiarlo coi vuoti cervelli e gli stupidi inganni Non fermarti ragazzo, ma corri, tu devi sapere La fatica sarà tua sorella sulla collina Meraviglia e stupore daranno la luce ai tuoi occhi Non fermati ragazzo, ma corri, tu devi sapere La sola cosa che voglio, la sola cosa che cerca il mio cuore È abitar la tua casa per lunghissimi anni, per lunghissimi anni

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