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Opera Chesterton - Marzo 2019

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Opera Chesterton

9102 OZRAM

Dov’è la famiglia, lì sarà conservata la ragione. Cari Amici, quando si sente il termine “scuola familiare” (tale è la nostra scuola) c’è chi mostra un poco di perplessità, chi aperta contrarietà (“ma una famiglia non può essere protagonista di una scuola”, auspicando un luogo più simile all’educazione spartana sul modello di Licurgo, sorda disciplina e assenza della famiglia, entità ritenuta dannosa al bene dell’individuo e della patria), chi si incuriosisce. Oggi vorrei che vi affacciaste alle finestrelle di questo piccolo notiziario per scoprire che la nostra scuola e le famiglie che la compongono lavorano sempre insieme, e qualche volta la famiglia stessa, come istituzione, diventa essa stessa argomento di lavoro, di approfondimento, di sviluppo di idee. Ne è sempre la protagonista, comunque. Alla base del nostro tentativo c’è infatti la creazione dell’alleanza tra scuola e famiglia, scuola come espressione delle famiglie che la fanno e "Having an internal company is a great way della comunità che esse creano, newsletter e famiglie come piccoli regni del senso comune, per dirla allacommunication, maniera del mio to address employee engagement, caro Chesterton. certamente un ideale and vecchio collaboration, but itÈcomes with one catch:da you perseguire e realizzare mattone mattone perché need a wide readership. Whiledopo you can include diventi una solida realtà, forte più delle mode e del important articles in a newsletter, getting your nichilismo pseudo libertario, come la roccia millenaria. Troverete protagonisti, i nonni, employees motivatedquesta enoughvolta, to read it is destinatari the extra di affettuose poesie, protagonisti di racconti, leap you'll need to take. The key to this challenge is to collaboratori della gioia dei nostri ragazzi.

INTRODUCING 15 NEW TOPPINGS

make sure you organize your newsletter wisely.

Chi trascura queste cose mette in cantiere il nulla, chi lavora per distruggerle sega il ramo dell’albero dov’è seduto credendo di poter meglio volare. Questi nonni ce li teniamo stretti. Poi filosofia: oggi è diventata una moda anche imparare ad argomentare, ma noi non lo facciamo per moda. Andiamo alle Romanae Disputationes da alcuni anni per amore di quelle Arti Liberali fondamenta della nostra civiltà perché i nostri ragazzi testimonino i valori ai quali sono educati. Cerchiamo di far loro desiderare l’eloquenza di Cicerone e Quintiliano e il genio di San Tommaso d’Aquino e Chesterton perché amino ciò che dà sale e gusto alla vita, lo sappiano propagare, facciano appassionare tutti alla Verità che è Gesù Cristo. Queste due realtà, ragione e famiglia, mi fanno ricordare una pagina di Chesterton che le difende e le dice in un certo senso l’una figlia dell’altra: «In breve, credo che siamo giunti al "Having an internal company newsletter is a great tempo in cui la famiglia sarà chiamata a sostenere laway to address employee engagement, communication, parte che anticamente fu del monastero. Vale a dire, si and collaboration, butsoltanto it comeslewith catch: you ritireranno in essa non virtùone caratteristiche need a wide readership. While you can include che sono sue proprie, ma i mestieri e le pratiche important in aappartennero newsletter, getting creative chearticles un tempo a ogni your sorta di altre persone» (Gilbert Keith Chesterton, La nuova età oscura, G. K.'smotivated Weekly). Noi ci stiamo, col vostro sostegno. employees enough to read it is the extra

FRESH FROM OUR KITCHENS!

leap you'll need to take. The key to this challenge is to Marco Sermarini make sure you organize your newsletter wisely.


IO E I MIEI NONNI ESPERIENZE E RIFLESSIONI -Allora, prendi il collo della gallina e poi tira, così! – ricordo bene quando la mia nonna paterna, contadina di campagna, mi insegnò come uccidere una gallina. Avevo solo una decina d’anni e allora compresi che tutto andava come doveva andare. Tutto nell’ordine naturale delle cose. Vive sola dalla morte di mio nonno, in un piccolo condominio della cittadina di Ripatransone: è una delle “classiche” anziane che non lascerebbe la sua terra per nessun motivo. La sua vecchia casa ora è solo una sede per gli operai della cantina di mio padre e le poche volte che lei torna in quel posto invita anche me e i miei cugini. L’orto dove mi ha insegnato a coltivare, incolto; il pollaio dove mi ha insegnato ad uccidere, dai polli alle volpi, demolito; il tavolo dove quasi ogni sabato ci riunivamo, vuoto. Da quando nonno ci ha lasciato e da quando nonna si è trasferita, quel luogo non è più lo stesso. Ora trasmette solo sentimenti tristi e un’aria di morte. Nonno Raffaele, da cui il mio nome, è morto anni fa a causa di una brutta malattia. Aveva costruito lui la casa di campagna dove la coppia ha dimorato per anni e sotto cui ha sede la cantina “Le Caniette”, della quale lui è stato il proprietario. Ho ricordi vaghi ed imprecisi su nonno Raffaele, ma quei pochi che ho mi rimandano ad alcuni dei momenti più belli della mia vita: io e mio cugino giocavamo con lui ad acchiapparella e ci facevamo insegnare le basi del suo lavoro. Nonna Maria, da cui il mio secondo nome (ma anche un omaggio alla Madonna), era la “guardiana” della casa, si occupava di ogni cosa; lì, e grazie ai suoi lavori, la famiglia era autosufficiente. Abbandonò la casa dopo la morte della sua ultima compagnia costante: il suo terzo cane chiamato Teo. Questo morì un anno fa per una malattia, dopo la morte eroica della sua compagna Lilly: Teo era bloccato tra delle sbarre di ferro. Lilly si lanciò in suo soccorso ma appena dopo averlo liberato scivolò ed il suo collare rimase appeso ad una spranga. La sua morte fu lenta ed agonizzante, come un impiccato; il suo sacrificio è stato onorato da molti altri mesi di vita di Teo. A dare un tocco di classe alla mia famiglia sono i nonni materni: nonno, di origine reale, era un principe! La sua casa, ancora in perfetto stile novecentesco, ora ospita purtroppo solo la mia nonna. Lo colse, ancora sessantenne, una malattia neurologica degenerativa - il morbo di Parkinson- che aveva indebolito il suo corpo fino alla quasi totale immobilità. Più volte rischiò la vita e più volte resistette. Nonostante tutto, l’amore per la vita, che mostrava a me e a chiunque lo conoscesse, non lo abbandonò fino quasi al compimento dei suoi ottantasei anni quando, lo scorso agosto, una letale polmonite degenerata in setticemia mietette la vita del mio povero nonno Mario in ospedale. Morì in una calda sera di agosto affianco a mia nonna e a mio zio dopo aver lasciato al mondo il suo ultimo sorriso, sempre fedele alla vita. Era bambino durante la seconda guerra mondiale e durante un attacco aereo vide crivellata di proiettil iuna sua amica affianco a lui. Diventò pilota, abile pilota, tanto che dopo un guasto al motore, in caduta libera riuscì a far atterrare il suo velivolo da turismo in un fienile, così sopravvivendo. Un vero lottatore.

“coccolosa” ma che non manca di rimproverarmi quando è giusto. Con lei sfogo le mie tristezze, mostro i miei sentimenti e trovo rifugio e consolazione anche quando i miei genitori non sono comprensivi con me. È la nonna dei racconti, delle storie e filastrocche inventate che mi fanno ancora sorridere. È la nonna dalla quale attingo per conoscenze di un' era mantenuta viva solo dalla sua generazione. Avrei così tante cose da dire su di lei che non saprei come esprimerle. Ma una cosa è certa: se lei dovesse morire nella mia età ancora sensibile penso che cadrei nello sconforto più totale per molti e molti mesi. Fortunatamente so che le aspettano da vivere ancora tanti anni. Io ho proprio bisogno di lei! Le manca tantissimo mio nonno Mario ed è proprio di lui che voglio ancora raccontare. Lui che ora, dopo nonno Raffaele, è il mio terzo e insostituibile angelo custode. Era un sognatore e una persona molto sensibile. Mia madre mi raccontava che amava scrivere e costruire cose: forse c’è qualcosa di questo anche nel mio DNA?! Nonostante l’infanzia trascorsa nel benessere economico si trovò ben presto ad affrontare la durezza della vita cominciando dal prendere in mano la situazione famigliare dopo che suo padre, il mio bisnonno Livio- uomo onorevole, buono e onesto (per dirne una, durante la seconda guerra mondiale, non senza il rischio di ripercussioni, nascose nella sua villa molti soldati e civili polacchi in fuga,) - fu tradito dal suo “fidato” socio in affari che credeva amico, il quale dopo la guerra, lo mise in seria difficoltà con il suo lavoro. Altri di coloro che apparentemente gli mostravano amicizia e stima, negli anni successivi alla guerra per motivi politici ed economici, gli voltarono la faccia rivelando opportunismo e povertà d’animo. Queste delusioni personali, lo stress di rimettere in piedi l’assetto economico per la sua famiglia contribuirono alla sua prematura morte, d’infarto a soli 62 anni. Nonno Mario gli fu molto vicino e, in realtà, era tra i figli quello che gli somigliava di più: buono, affettuoso con tutti; credeva nella famiglia e dava sempre una seconda possibilità a chi falliva. Nonno Mario gli fu molto vicino e, in realtà, era tra i figli quello che gli somigliava di più: buono, affettuoso con tutti; credeva nella famiglia e dava sempre una seconda possibilità a chi falliva nonostante il suo aiuto gratuito.

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CONTINUA.... Ricominciò da zero dopo la morte del mio bisnonno e prese lui in mano gli affari di famiglia sostenuto sempre da nonna Teresa, suo punto di forza e di riferimento. Mi ha trasmesso, e prima ancora a mia madre, il valore della famiglia, la lealtà, il rispetto per il proprio lavoro e per il denaro che va speso per vivere, da investire nelle proprie passioni e nei propri sogni, e non per esserne schiavi. E anche quello che per me è l’insegnamento più importante: gli errori e le sofferenze della vita sono imprevisti nel viaggio che è la vita, e per questo bisogna essere perseveranti anche nelle difficoltà. Io che sono cristiano credo che questo sia giusto: ognuno di noi è parte di un progetto divino e anche gli incidenti e i rallentamenti hanno un senso se sappiamo affidarci. Tutto secondo l’ordine naturale delle cose. Mi sono soffermato in particolare su nonno Mario proprio a causa della sua recente morte. In casa, in questi ultimi mesi, lo abbiamo ricordato spesso nei racconti di nonna, mamma e zio. Le vite di tutti i miei nonni però sono le fondamenta di quello che io sono oggi. Nonni materni e nonni paterni diversissimi tra loro, e di questo sono contento perché ognuno, a modo loro, mi ha regalato “vita”. Penso alle loro esperienze avute in

EVVIVA I NONNI

diversi periodi storici e condizioni di vita; le storie che mi hanno raccontato; la saggezza con la quale rispondono e confortano i miei dubbi: quanta ricchezza, quanto affetto! Loro ci danno modelli di vita da seguire e consigli perché sono le persone della nostra famiglia che hanno vissuto più di tutti. Dopotutto sono coloro che hanno insegnato ai genitori! Una volta che nasce una nuova generazione e i primi nonni muoiono, tocca proprio ai genitori prendere il loro posto e così sarà per noi. Il genere umano ha trovato, trova e troverà sempre le sue radici nei più anziani per scoprire e mantenere valori e tradizioni. I nonni ti accompagnano durante la tua crescita e sanno che saranno i primi a non vederti più; per questo forse l’amore per i nipoti è più grande di tutti. Meritano enorme rispetto e tutto il nostro bene. E come dice il poeta scrittore Bruno Tognolini: ci sono delle cose che solo i nonni sanno, son storie più lontane di quelle di quest’anno. Ci sono delle coccole che solo i nonni fanno, per loro tutti i giorni sono il tuo compleanno! Raffaele Maria Vagnoni, III media

"Io e i miei nonni: esperienze e riflessioni" è il titolo del concorso nazionale lanciato dall'associazione nonni 2.0 in collaborazione con la rivista Tempi e proposto agli allievi di tutte le scuole italiane di primo e secondo grado. Gli alunni si sono cimentati nello svolgimento di un componimento in forma di tema tradizionale per i più grandi di terza media e delle superiori e di poesia per la prima media. Ecco a voi i nostri lavori...

- NONNI PREZIOSI -

Aggiungi corpo del testoI NONNI - - VIVA

I miei nonni sono molto preziosi, premurosi ed a volte un po’ ansiosi… Mi sono sempre accanto nei momenti più belli, anche se ho qualche malanno! Ci rassicurano riempiendoci di baci e amore, di gioia e allegria a tutte le ore! Parlo per te, nonnino mio, che ora non ci sei più spero che tu sia felice lassù. Parlo anche per la mia nonnina che ora è a letto malata, anche a lei sono molto grata: per l’affetto con cui mi riempie il cuore, attraverso il suo enorme amore. Sono tutti gioielli preziosi, insomma dei nonni favolosi.

Tutti sanno chi sono i nonni, raccontano favole e con loro facciamo bei sonni. Sono molto geniali E ci comprano tanti regali. I nonni sono dei tesori, quando scaldano i nostri cuori. Loro mantengono i segreti, affinchè i nostri giorni siano lieti. I nonni sono come diamanti, nei nostri cuori brillanti. Vivainonni!!! -RebeccaCamaioni-

-Laura Spaletra -

- NONNI...VI VOGLIO TANTO BENE! Bellissimi coi nonni quei pomeriggi d`estate... che belle quelle giornate! Ma il tempo passa e l`autunno si fa avanti... Mi infilano il grembiulino i miei adorati aiutanti... Ora sono ormai grande, ma questo non vuol dire che insieme ai miei nonni non mi posso divertire! Prima avevo più tempo per giocare e adesso tutto il tempo a studiare! I momenti con voi, cari nonni , restano però indimenticabili! Una cosa in questi anni ho capito: siete persone davvero formidabili! VI VOGLIO TANTO BENE! - Isabel Sermarini -

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L'AVVENTURA DEL CONCORSO "ROMANAE DISPUTATIONES" L’8 e il 9 marzo 2019 le classi III e IV del Liceo delle Scienze Umane G. K. Chesterton hanno partecipato ad un concorso nazionale di filosofia, “Romanae Disputationes”. Per me è stata un'esperienza del tutto nuova. Si tratta di una competizione a sfondo filosofico, attraverso la trattazione di argomenti (ogni anno diversi) da parte di studenti di diverse scuole da tutta Italia. Per partecipare a questi dibattiti, chiamati Age Contra, occorre essere estratti qualche minuto prima dell’inizio ed è ciò che è accaduto alla nostra scuola quest’anno. Appena abbiamo saputo di essere stati prescelti, abbiamo visto questa opportunità come qualcosa di negativo: avevamo paura e non ci sentivamo adeguatamente preparati. Ma l’impegno e il lavoro svolto da tutti noi alunni insieme ai professori nei giorni precedenti e anche durante la nottata di venerdì (visto che sabato avremmo avuto la seconda parte del dibattito) ci hanno motivato e ci hanno spinto a credere di più in noi stessi. Siamo rimasti un po’ delusi dall’esito finale, poiché abbiamo perso l’ultima sfida per soli quattro punti, ma ciascuno di noi si è comunque sentito vincitore grazie alla maturità e alla serietà con cui abbiamo affrontato questa esperienza e per come siamo riusciti a trasformare questo viaggio in qualcosa di indimenticabile.

Benedetta Santori, III Liceo

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