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Anno 12 - n 77 - Settembre 2018 - euro 9,00 ISSN 2531-9779

I profili di LPP

ORIZZONTI MEDITERRANEI Corsaro Architetti

Masterplan

L’acropoli di Genova Caputo Partnership International

Regionalismo critico Armando Ruinelli | Lund Hagem Arkitekter

La cultura e la fede Riegler Riewe | Bernard Tschumi | Studiomas Cino Zucchi Architetti | Ferrara-Palladino | Plano Humano

Elements Il linguaggio del Colore

FONT Srl - Via Siusi 20/a 20132 Milano - Poste Italiane SpA Sped. in abb. postale 45% D.L. 353/2003 (conv. in. 27.02.2004 n. 46) Art. 1 Comma 1 DCB Milano


54 69

34 L’acropoli di Genova Masterplan | Caputo Partnership International

SOMMARIO IOARCH 77

40 Placche (archi)tettoniche Daniela Dallavalle Headquarters | B+B Associati

44 Ambienti relazionali Roma, Adr Headquarters | Studio Mppm

6 Chipperfield in Basilica La mostra di Vicenza

8 Designcafè Osservazione di una superficie Milano, la Den-City di Sergei Tchoban Verona, le opere del dopoguerra italiano Venezia, Vetreria Cappellin e Carlo Scarpa in mostra

10 Architettura on-demand Milano | Cls Architetti

12 Edifici in legno Il più alto è norvegese

14 L'opera cinese Nanning, Guangxi Culture & Art Center | Gmp

16 Le scintille di Marghera Il gruppo G124

18 Un innesto leggero Ospedale Meyer di Firenze | Studio Margine

20 La scultura urbana di Make Londra, Portsoken Pavilion

22 Apple, la piazza diventa anfiteatro In copertina, Casa M-101 Corsaro Architetti (foto ©Govinda Gari)

38 Libri

Milano | Foster + Partners

48 L'architetto si fa in quattro Abitazione a Savignano s/R | Solomita Architetto

I PROFILI DI LPP di Luigi Prestinenza Puglisi

54 Nuovi architetti italiani | Corsaro Architetti 68 Libri

REGIONALISMO CRITICO di Carlo Ezechieli

70 Capacità critica 70 Isola apparente Intervista e tre progetti | Armando Ruinelli La riscoperta dei materiali Masso erratico L'estetica della scatola

78 Organico norvegese Due progetti a Oslo | Lund Hagem Arkitekter Vita tra gli alberi La casa sulla collina

WORK IN PROGRESS 24 Milano, Corso Como Palace Porta Nuova cresce ancora

26 Milano, Carlo Ratti Associati firma Mind Il nuovo Campus della Statale

28 Milano, The Sign, complesso per uffici Progetto CMR

29 Milano, l’architettura Green di UnipolSai Progetto CMR

30 Mestre, Quattro nuovi alberghi Progetto di Luciano Parenti

32 Tortona, la Cittadella dello Sport Progetto di Barreca & La Varra

33 Milano, Loreto Building Progetto GBPA Architects

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MUSEI E LUOGHI DI CULTO

COLORE CITTÀ E ARCHITETTURA 110 Urbancromie, i colori del paesaggio urbano

Katowice, Museo della Slesia | Riegler Riewe Architekten

86 Il rigore della storia

Milano | Gianandrea Barreca

111 I colori di Lunetta Mantova, arte urbana

Atene, Museo dell’Acropoli | Bernard Tschumi Architects

92 La cultura come motore per la città Treviso, Museo Bailo | Studiomas e Heinz Tesar

98 La semplicità della fede Sesto San Giovanni, Chiesa della Resurrezione di Gesù | Cino Zucchi Architetti

112 Madame Parking Intervista | Teresa Sapey

113 El sol Español Sant Gaietà, Palma De Mallorca | Teresa Sapey

117 L’energia puntuale dei colori Budapest | Margeza Design Studio

102 Dall’alto delle volte

ELEMENTS

Milano, Progetto illuminotecnico del Duomo Ferrara-Palladino Lightscape

di Elena Riolo

119 Il linguaggio del Colore

105 Un tempio per gli Scout

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82 L'architettura del sottosuolo

SOMMARIO

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Cappella di Nossa Senhora de Fàtima Plano Humano Arquitectos

108 Rigenerare il Moderno Langenau, Chiesa Mater Dolorosa | Elmar Weber

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IOARCH Costruzioni e Impianti n. 77

119 Direttore responsabile Sonia Politi Comitato di direzione Myriam De Cesco Carlo Ezechieli Antonio Morlacchi Grafica e impaginazione Alice Ceccherini Federica Monguzzi

Marketing e Pubblicità Elena Riolo elenariolo@ioarch.it Contributi Laura Bellia, Maurizio Carta, Pietro Mezzi, Luigi Prestinenza Puglisi, Clara Taverna Fotolito e stampa Errestampa

Editore Font srl, via Siusi 20/a 20132 Milano T. 02 2847274 redazione@ioarch.it www.ioarch.it Prezzo di copertina euro 9,00 arretrati euro 18,00

Abbonamenti (6 numeri) Italia euro 54,00 - Europa 98,00 Resto del mondo euro 164,00

Reg. Tribunale di Milano n. 822 del 23/12/2004.

Pagamento online su www.ioarch.it o bonifico a Font Srl - Unicredit Banca IBAN IT 68H02 008 01642 00000 4685386 T. 02 2847274 abbonamenti@ioarch.it

Spedizione in abbonamento postale 45% D.L. 353/2003 (convertito in legge 27.02.2004 n.46) art. 1, comma 1 DCB Milano

© Diritti di riproduzione riservati. La responsabilità degli articoli firmati è degli autori. Materiali inviati alla redazione salvo diversi accordi non verranno restituiti.

ISSN 2531-9779


› OCCH

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› MOSTRE

CHIPPERFIELD IN BASILICA PROLUNGATA AL 7 OTTOBRE DAVID CHIPPERFIELD ARCHITECTS WORKS 2018, LA MOSTRA DEDICATA ALLO STUDIO DEL CELEBRE ARCHITETTO INGLESE CHE SEGNA IL RITORNO DELLA GRANDE ARCHITETTURA IN BASILICA DOPO UN IMPONENTE RESTAURO

Alcuni ambienti della mostra David Chipperfield Architects Works 2018 ospitata nella Basilica Palladiana di Vicenza. Venti progetti illustrati con video, fotografie, schizzi, modelli e disegni (courtesy David Chipperfield Architects).

Doveva concludersi un mese fa ma per fortuna l’unicità del luogo, riaperto dopo 12 anni di lavori di restauro, e la qualità delle opere in mostra, che attraverso schizzi, modelli, disegni di dettaglio e costruttivi, fotografie e filmati ricostruiscono e descrivono venti progetti realizzati o ancora in corso dello studio David Chipperfield Architects hanno suggerito di prorogarne la conclusione al 7 ottobre. Fin dal titolo, riferito allo studio e non a Sir David, la rassegna dichiara il proprio intento, che nelle parole dell’architetto inglese non vuol essere una presentazione patinata ma «penetrare all’interno del processo progettuale mostrandolo non come la manifestazione del genio individuale bensì come un metodo di interazione e collaborazione che è disordinato e non prevedibile. Un processo che ha lo scopo di trovare idee

attraverso una conoscenza approfondita del luogo e del suo significato piuttosto che l’imposizione di idee che confermano i pregiudizi formali dell’architetto, del committente o persino dell’opinione pubblica». Organizzata dall’associazione culturale vicentina Abacoarchitettura con l’Ordine degli Architetti della provincia di Vicenza e promossa dall’assessorato alla cultura del Comune di Vicenza, la mostra conta su un allestimento spettacolare realizzato grazie alla collaborazione di aziende come UniFor, che tra l’altro ha progettato anche contenitori espositivi aperti su misura dei modelli esposti

Promotori Comune di Vicenza, Assessorato alla

Crescita, Abacoarchitettura; Oappc - Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Vicenza

Partner Istituzionali Confindustria Vicenza - Sezione Costruttori Edili e Impianti; Fondazione Inarcassa Vicenza; Ordine degli Ingegneri della Provincia di Vicenza

Main sponsor Aim Gruppo; Brioni; Generali | The Human Safety Net; Thema - Più spazio alla luce; Valentino; Vitra; 21 Investimenti

Sponsor Tecnici Barth; e15; HenryTimi; Kvadrat; Laboratorio Morseletto per l’Architettura

Per l’allestimento espositivo UniFor Per la luce Viabizzuno Sponsor Arclinea, Borgoberga, Canon, Corà

Divisione Parquet, Fideuram, Italvideo Service, Legnopan, Mozzo Prefabbricati, Nardi

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David Chipperfield Architects David Chipperfield fonda il proprio studio a Londra nel 1985. Oggi, con oltre 250 collaboratori negli uffici di Londra, Berlino, Milano e Shanghai David Chipperfield Architects sviluppa un complesso di opere internazionali che include progetti culturali, residenziali, commerciali, civili e per il tempo libero. Il lavoro dello studio è noto per la meticolosa attenzione all’ideazione e ai dettagli di ogni singolo progetto e per un’incessante perfezionamento delle idee progettuali per raggiungere risultati coerenti dal punto di vista architettonico, sociale e intellettuale. David Chipperfield Architects ha ricevuto più di cento premi e riconoscimenti internazionali. Il suo Museo di Letteratura Moderna di Marbach ha vinto il Riba Stirling Prize nel 2007, e il Neues Museum di Berlino si è aggiudicato sia il Premio dell’Unione Europea Mies van der Rohe Award sia il Deutscher Architekturpreis nel 2011. Nel 2012 Sir David Chipperfield è stato direttore della 13.a Biennale di Architettura di Venezia intitolata Common Ground (foto Ingrid von Kruse). www.davidchipperfield.com


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› DESIGNCAFÈ OSSERVAZIONE DI UNA SUPERFICIE

SERGEI TCHOBAN ALLA GALLERIA JANNONE

LA STAGIONE INFORMALE IN MOSTRA A VERONA

In corso fino al 28 ottobre presso lo spazio culturale Mutty, a Castiglione delle Stiviere, la mostra Osservazione di una superficie è una raccolta di appunti visivi sul marmo e i suoi derivati, le graniglie, restituiti da Cristina Amodeo in una serie di illustrazioni a collage e di ceramiche. Il progetto si articola in tre sezioni: uno sguardo sugli ambienti di estrazione del marmo; l’uso dello stesso per decorazioni, rivestimenti e pavimentazioni degli spazi domestici; e un focus sulle superfici marmoree rappresentate come piastrelle immaginarie in cui i cut-out e gli accostamenti di colore reinventano possibili striature e pattern. Accompagna la mostra un progetto editoriale in tiratura limitata, stampato in risograph in collaborazione con il laboratorio di stampa artistica Inuit Printshop. Cristina Amodeo vive e lavora a Milano. Inizia a lavorare con la carta scegliendo il collage come tecnica per le sue illustrazioni, individuando nel colore e nella scelta degli accostamenti cromatici gli elementi centrali della sua ricerca artistica. Nel 2013 inizia a realizzare oggetti in ceramica d'uso domestico e elementi di arredo che in coerenza con i suoi lavori su carta ne riprendono forme e cromie.

Qual è il futuro di una città densamente popolata? Come può un paesaggio urbano cambiare il modo in cui percepiamo l'architettura e il suo linguaggio artistico? La mostra Den-City Urban Landscape di Sergei Tchoban, dal 3 ottobre al 16 novembre alla Galleria Jannone in corso Garibaldi 125 a Milano, affronta il tema della rappresentazione della scena urbana e della sua densità: Tchoban raffigura paesaggi urbani che incontrano architetture sospese e sovrapposte alle scene della città storica. «Den-City – scrive Matteo Vercelloni nella presentazione della mostra – rappresenta l’opera pittorica di un architetto costruttore che trova in questa forma di espressione lo strumento per comunicarci l’oggettiva condizione in cui operare come architetti; costruire per layers sovrapposti piuttosto che sposare la strada della tabula rasa di stampo tardo modernista». L’opera dell’architetto russo naturalizzato tedesco include schizzi a pastello che traggono ispirazione dai suoi viaggi in Asia e che catturano la densità della struttura urbana e l'inevitabile commistione delle scene urbane in continuo cambiamento.

Fondazione Cariverona apre al pubblico la sua sede, lo storico Palazzo Pellegrini a Verona da poco restaurato e visitabile per la prima volta, con la mostra Un nuovo gesto, una nuova materia. Opere del dopoguerra italiano, dedicata alle opere della propria collezione che meglio rappresentano la stagione informale. La rassegna raggruppa una serie di 15 opere emblematiche realizzate tra il 1945 e il 1961 e selezionate da Luca Massimo Barbero, direttore artistico della collezione. I lavori appartengono ad artisti aderenti ai movimenti del Fronte Nuovo delle Arti (1946-1950) e del Gruppo degli Otto (1952-1954), che rappresentano la forza della tendenza avanguardistica post-bellica dell’arte italiana. Tra le opere più rappresentative due tele di Emilio Vedova (1919-2006), il Trittico della libertà (1950) e l’imponente Varsavia n.2 (1960), e dell’artista veronese Renato Birolli (1905-1959): una presenza, quest’ultima, particolarmente significativa, in quanto Birolli è considerato il pittore più incisivo nella ricerca artistica astratta italiana. La mostra rimarrà aperta dal 13 ottobre al 9 dicembre (Cariverona, Palazzo Pellegrini, via A. Forti 3, Verona).

CARLO SCARPA E LA VETRERIA CAPPELLIN L’esposizione autunnale de Le Stanze del Vetro, in corso a Venezia sull’Isola di San Giorgio Maggiore, è dedicata alla collaborazione, negli anni Venti, tra la vetreria M.V.M. Cappellin & C e un giovane Carlo Scarpa. Fino al prossimo 6 gennaio prossimo sono esposte 200 opere di quella ditta che durante la sua attività si qualificò come la migliore vetreria di Murano al pari della Venini con cui rivaleggiò sia per la qualità dei tessuti vitrei sia per il design caratterizzato da un'elegante modernità. Se all'inizio della sua collaborazione, dopo l'uscita del direttore artistico Vittorio Zecchin, [8]

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Carlo Scarpa si fece interprete dello stesso Giacomo Cappellin, ben presto assunse una certa autonomia nella progettazione dei modelli, che si distinsero soprattutto per il ricorrere di forme geometriche. La rassegna, curata da Marino Barovier, presenta la ricchezza della produzione della vetreria che ha realizzato nuove serie di vetri, anche rivisitando antiche tecniche di lavorazione come la filigrana a reticello e il decoro fenicio. Raccogliendo la sfida del vetro opaco, la vetreria veneziana propose tessiture di notevole impatto cromatico.


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› NUOVE TECNOLOGIE

L’architetto Massimiliano Locatelli di Cls Architetti, lo studio che ha fondato a Milano nel 1993 con Giovanna Cornelio e Annamaria Scevola. Dal 2005 è con loro Davide Agrati. Cls Architetti (Milano e New York) si avvale di circa sessanta professionisti tra architetti, ingegneri e designer.

ARCHITETTURA ON-DEMAND UNA CASA DI 100 METRI QUADRATI DI SUPERFICIE REALIZZATA IN UNA SETTIMANA CON STAMPANTI 3D LASCIA INTRAVEDERE IL FUTURO PROSSIMO VENTURO DEL COSTRUIRE E DELL’ABITARE. UN’IDEA DI MASSIMILIANO LOCATELLI – CLS ARCHITETTI – CON ARUP, ITALCEMENTI E CYBE PRESENTATA ALL’ULTIMA MILANO DESIGN WEEK

Una casa di 100 metri quadrati di superficie costruita e completata anche negli interni in una settimana: 3D Housing 05, una delle installazioni più interessanti della Milano Design Week 2018, premiata con il Milano Design Award 2018 nella categoria Best Sustainability, è un progetto dell’architetto Massimiliano Locatelli di Cls Architetti sviluppato e realizzato in collaborazione con Italcementi, Arup e l’azienda di stampanti 3D CyBe. L’edificio visto nell’allestimento di piazza Beccaria a Milano nei giorni del Fuorisalone aveva una forma arrotondata e organica, con le pareti esterne ritmate dai successivi passaggi di stampa/gettata della materia e quelle interne con porzioni di intonaco lisciato, solo una delle possibili finiture. Gli ambienti comprendevano una zona giorno, una cucina, la zona notte, un bagno e un tetto-giardino abitabile. Infissi di ottone, materiali di qualità e cura dei dettagli a dimostrare come l’architettura possa sposare la tecnologia costruttiva delle stampanti 3D. Primo progetto in Europa di casa 3D stampata in opera, 3D Housing 05 è un

CREDITI Realizzazione 3D Housing 05 Superficie 100 mq Progetto Massimiliano Locatelli - Cls Architetti Partner per la costruzione Italcementi Heidelberg; Arup; CyBe

Partner per gli interni

Nilufar, Edoardo Morelli, Officine Milano

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edificio sostenibile ed ecologico realizzato con cemento tecnologico. Può essere messa in opera ovunque, in breve tempo e a costi contenuti. La libertà di forma nasce dall’adattabilità della stampante utilizzata per costruirla. Una casa che può essere demolita e ricostruita in altra forma usando i suoi stessi detriti, con impatto zero. Nel nome, 3D Housing 05 sintetizza i cinque termini con cui Locatelli definisce il suo progetto: creatività, sostenibilità, flessibilità, accessibilità economica e rapidità

In alto, la casa costruita in Piazza Beccaria a Milano durante la design Week 2018 e, a sinistra, due immagini degli interni. Sotto, un momento della costruzione, avvenuta in situ in una settimana


› COSTRUZIONI

DICIOTTO PIANI E 81 METRI DI ALTEZZA. STA PER ESSERE COMPLETATO A BRUMUNDDAL, A NORD DI OSLO E OSPITERÀ APPARTAMENTI, UFFICI, RISTORANTI E UN HOTEL. PILASTRI, TRAVI, SOLAI DI LEGNO LAMELLARE. LA PRODUZIONE È OFF-SITE E IL CANTIERE È DI SOLO ASSEMBLAGGIO

EDIFICI IN LEGNO IL PIÙ ALTO È NORVEGESE A Brumunddal, novemila abitanti cento chilometri a nord di Oslo, si sta per concludere la costruzione dell’edificio in legno più alto al mondo. È il Mjøstårnet, un complesso di 18 piani e 81 metri di altezza che a partire dal mese di marzo 2019 ospiterà appartamenti, un hotel, uffici, ristoranti, alcuni spazi comuni e una grande piscina. Il suo nome deriva dal vicino lago di Mjøsa, il più esteso della Norvegia. Il compito di realizzare la torre dei record è del gruppo industriale delle costruzioni norvegese Moelven (3.500 addetti, 50 uffici nei Paesi scandinavi), responsabile dell’installazione, chiavi in mano, di tutte le strutture in legno (pilastri, travi, solai e gli elementi strutturali diagonali sono in lamellare), mentre l’operazione immobiliare è condotta da AB Investe di Oslo. L'appalto è stato affidato a Hent, società di costruzioni di Trondheim che opera come general contractor, mentre il progetto architettonico è di Voll Arkitekter, sempre di Trondheim. I lavori, iniziati nel settembre del 2017 con [ 12 ]

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la realizzazione dei plinti e della platea in cemento armato e la posa delle prime strutture di legno. Si è trattato di sollevare, posare in opera e assemblare quattrocinque piani per volta (circa 12-15 metri), per complessive cinque fasi costruttive. L’edifico è stato realizzato senza l’ausilio di impalcature esterne, mentre sono state impiegate grandi gru e ponteggi interni per il sollevamento e il posizionamento dei componenti. Dal punto di vista operativo, la struttura in legno lamellare è stata assemblata a terra, poi sollevata e inserita nella gabbia strutturale. Stessa sorte per le lastre che compongono i solai, che per i primi dieci piani sono realizzati in lastre di legno, mentre i successivi sono in lastre prefabbricate di ccemento e legno, più pesanti ma utili anche a garantire adeguato comfort acustico. Anche i tamponamenti – pannelli sandwich in legno completi di isolamento – sono stati realizzati in stabilimento e poi montati in cantiere. La soluzione off-site, che trasforma il

cantiere in un luogo di solo assemblaggio e che presuppone una precisione millimetrica nella realizzazione di pilastri, travi e solai, ha permesso di contenere i tempi di realizzazione della struttura in soli dieci mesi. L’investimento è di 50 milioni di euro

CREDITI Realizzazione Edificio pluripiano residenziale, terziario, commerciale e sportivo

Località Mjøstårnet, Norvegia Committente AB Investe, Oslo General Contractor Hent, Trondheim Impresa costruttrice Moelven Limtre, Moelv Facciate Ringsaker Takelementer Progettazione architettonica Voll Arkitekter, Progettazione strutturale Sweco Slp 11.300 mq Altezza 81 metri, 18 piani Inizio/fine lavori 09/2017 - 03/2019 Investimento 50 milioni di euro

Il Mjørstånet, una volta ultimato, sarà l’edificio in legno più alto al mondo, superando il record della torre in legno Treet di 14 piani completata a Bergen, sempre in Norvegia, nel dicembre del 2015. Nelle foto, alcune fasi di realizzazione della struttura (foto Moelven).


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› ARCHITETTURA PER LA MUSICA

GUANGXI CULTURE & ART CENTER, NANNING

L'OPERA CINESE

CREDITI

INAUGURATO DI RECENTE, È IL QUARTO GRANDE TEATRO PROGETTATO DALLO STUDIO TEDESCO GMP IN CINA, DOVE DA MILLE ANNI L’OPERA E LA MUSICA SONO LE ATTRATTIVE CULTURALI DI MAGGIOR RICHIAMO

Interamente rivestiti in pietra, la scalinata d'ingresso e i setti che ritmano i volumi conferiscono un aspetto monumentale al nuovo centro dedicato all'opera e alla musica. A destra, una vista del grande teatro dell'opera (foto ©Christian Gahl).

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La prefettura di Nanning, nel Sud della Cina, conta 7 milioni di abitanti. Qui di recente è stato inaugurato un centro dedicato all’opera e alla musica, attività culturali che in Cina contano su un vasto seguito. Di notevoli dimensioni, il progetto dello studio gmp Architekten di Gerkan, Marg & Partner si compone di tre volumi distinti che raggruppano su una solida platea rivestita in pietra e sotto la stessa copertura un vasto teatro dell’opera e due sale da concerto Il teatro dell’Opera, dotato di 1.600 posti a sedere disposti, come da tradizione, a ferro di cavallo intorno a un palco di 600 metri quadrati di superficie, si affaccia a sud-ovest su un lago artificiale anch’esso parte del progetto. Le pareti interne, dolcemente curvate, sono in pannelli di legno che offrono un’atmosfera calda e un tempo ottimale di riverbero acustico. La sala concerti da 1.200 posti, sul lato est, ha forma esagonale oblunga, con un’area palco arrotondata. È dotata di un organo con 64 registri, adatto quindi per un ampio repertorio di proposte musicali. La terza sala, di dimensioni più contenute (550 posti), collocata a nord del sito, ha un uso polifunzionale.

I tre edifici sono collegati da un’unica copertura, realizzata con una struttura in acciaio bianco rivestita di pannelli di alluminio, che sembra galleggiare sopra i volumi. Il Guangxi Culture & Art Center di Nanning è il quarto progetto di centri dedicati alla musica in Cina dopo quelli di Tianjin, Chongqing e Qingdao.

Realizzazione Guangxi Culture & Art Center Località Guangxi, Nanning Committente Weining, Nanning Funzioni Opera house, sala concerti, spazi multifunzione

Progettazione gmp, Meinhard von Gerkan, Nikolaus Goetze, Dirk Heller

Direttore di progetto Dirk Seyffert Superficie complessiva 113.764 mq Progettazione paesaggistica Wes, Amburgo Progettazione illuminotecnica ag-Licht, Bonn


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› PERIFERIE

Renzo Piano G 124 Diario delle Periferie / 2 Marghera a cura di Carlo Piano e Andrea Mariotto Skira editore pp 216 pp - euro 29,50 ISBN 978-88-572-3833-3

IL GRUPPO G124

LE SCINTILLE DI MARGHERA RACCOLTA IN UN VOLUME L’ESPERIENZA DEGLI ‘ARCHITETTI CONDOTTI’ DEL GRUPPO G124 SVOLTA NEL 2016 NELLA PERIFERIA VENEZIANA. UN TERRITORIO INQUINATO DIMENTICATO PER ANNI MA RICCO DI ESPERIENZE, ALLA RICERCA DI NUOVE FORME DI SOCIALITÀ E LAVORO Dopo il lavoro svolto nel 2014 a Torino, Catania e Roma e nel 2015 al quartiere Giambellino di Milano, il progetto G124 sulle periferie di Renzo Piano nel 2016 si è indirizzato su Marghera con l'obiettivo di realizzare piccoli e grandi interventi per dimostrare che «anche nel posto più brutto, c’è qualche angolo dove puoi vedere la bellezza. E Marghera non è una delle periferie più brutte». Un lavoro condotto in collaborazione con Raul Pantaleo, uno dei fondatori di Tam Associati, in veste di tutor, e un team di tre giovani architetti: Nicola Di Croce, Laura Mazzei, Anna Merci. Il tema della bellezza è uno dei leitmotiv dell'architetto genovese: «La bellezza salverà il mondo, una persona alla volta, ma lo salverà» commentava Piano con l’amico Claudio Abbado, anch'egli senatore a vita, scomparso nel 2014. L’altro suo punto di riferimento della ricerca attuale sulle periferie sono i giovani «Le periferie e i giovani sono le mie stelle guida in questa avventura di senatore. Mi piace parlare di giovani perché sono loro il motore di questa grande opera di rammendo e sono loro il mio progetto». È proprio sul concetto di rammendo che Piano, nel libro, si sofferma. [ 16 ]

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Un'idea che si basa su sei punti: serve un mix generazionale, etnico, economico e funzionale; disseminare le periferie di edifici pubblici, scuole, università, biblioteche; potenziare il trasporto pubblico; valorizzare e ampliare gli spazi verdi come filtro tra città e campagna e limite al consumo di suolo; coinvolgere le persone nelle decisioni in maniera informata (per questo serve la figura dell’architetto condotto); occuparsi degli edifici uno ad uno, anche con piccoli interventi ma basati su una diagnosi scientifica. Il lavoro del gruppo G124 a Marghera è partito dalla diagnosi e dalla lettura attenta della struttura urbana del territorio, accompagnate da incontri informali durati un anno per conoscere le dinamiche sociali. Operazioni che hanno consentito ai giovani architetti di individuare nel tessuto del quartiere le esperienze positive su cui fare leva per la rinascita di un pezzo di città di 18mila abitanti: dai gruppi musicali (qui sono nati e si sono ispirati gruppi come la Banda Bassotti e i Pitura Freska) alle donne del gruppo Ago e filò, che si occupano di ricucire i rapporti sociali, dal medico di Padova che cura gli stranieri privi di diritti alla dirigente scolastica arrivata da Napoli che manda avanti una scuola con due terzi di ragazzi stranieri.

Per Piano e i suoi collaboratori queste sono le scintille, le esperienze positive, le leve in grado di innescare il circolo virtuoso della rinascita urbana e sociale. Ma Marghera significa anche inquinamento: un disastro ambientale enorme durato più di 50 anni. Nei circa duemila ettari di Porto Marghera infatti sarebbero stati interrati sette milioni e mezzo di metri cubi di fanghi industriali, un milione e mezzo dei quali tossici. E la sfida della rinascita ambientale da queste parti non è e non sarà facile. Però, anche i piccoli interventi aiutano, come quello, ad esempio, basato sulla tecnica del fitorimedio, piantando nuovi semi per curare la terra: specie vegetali in grado di stimolare la rinascita e la bonifica. A Marghera il lavoro dei giovani architetti si è contraddistinto per essere, come per tutte le periferie, un progetto complesso: fatto di piccole e grandi cose, di persone e di gruppi da ascoltare e con cui confrontarsi. Da queste premesse è nato il progetto Orma, Officine Riuso Marghera, una rete di coordinamento delle realtà associative della zona.

In alto, sopralluogo del gruppo G124 a Marghera: da sinistra, Raul Pantaleo, Anna Merci, Renzo Piano, Nicola di Croce e Laura Mazzei (foto ©Claudio Morelli). Sotto, l’area industriale a ridosso di Porto Marghera (foto ©Claudio Morelli).


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› MICROARCHITETTURE

UN INNESTO LEGGERO PER LA FONDAZIONE DELL’OSPEDALE PEDIATRICO MEYER A FIRENZE LO STUDIO ROMANO MARGINE REALIZZA UN PADIGLIONE ESPOSITIVO LEGGERO BEN INSERITO NELL’ARCHITETTURA DELLA GALLERIA

Nell’uso quotidiano, quasi sempre per motivi commerciali e di marketing gli spazi pubblici subiscono innesti e aggiunte che stravolgono il progetto e la qualità dello spazio stesso. Il caso di Bettino, piccolo padiglione di merchandising della Fondazione Meyer inserito nella nuova galleria dell’omonimo ospedale pediatrico, è un’ammirevole eccezione. Progettato dal giovane studio romano Margine, il padiglione si pone in continui-tà con la nuova galleria dell’ospedale – una struttura in legno lamellare ad archi ogivali alta più di 10 metri che regge una facciata continua in acciaio e vetro – rispettando il ritmo serrato delle campate. Una controarcata, simmetrica rispetto al sistema in legno lamellare, costituisce l’ossatura a supporto delle vetrine, mentre una serie di vele bianche in laminato bianco lucido suddivide funzionalmente lo spazio interno. Disposte trasversalmente alla galleria, in

corrispondenza della mezzeria dell’ogiva, le vele preservano il carattere aperto e permeabile della struttura. Reinterpretando il lessico formale della galleria il padiglione delinea un volume protetto e al tempo stesso trasparente che ospita uno spazio espositivo e di vendita, insieme a un’area più raccolta attrezzata con postazioni di lavoro e un piccolo magazzino-guardaroba. Il padiglione è un sistema modulare autoportante in acciaio costituito da una platea metallica, realizzata fuori opera e assemblata a secco in cantiere, che si appoggia alla pavimentazione esistente

Margine

Nella foto, il padiglione Bettino nella galleria dell'spedale Pediatrico Meyer di Firenze. Sotto, assonometria del progetto.

Fondato nel 2012 da Valentina Pontieri e Giulio Ciccarese, Margine progetta soluzioni che valorizzano la vocazione intrinseca degli spazi, seguendo ogni fase del processo edilizio, dalla progettazione alla direzione dei lavori. Lo studio si occupa di interventi di valorizzazione e salvaguardia del paesaggio, di progettazione di reti per la mobilità sostenibile e di pianificazione territoriale, rigenerazione urbana e processi di urbanistica partecipata. www.margine.net

CREDITI Realizzazione Padiglione espositivo e di vendita della Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer Località Firenze Progettazione architettonica Margine | Giulio

Ciccarese e Valentina Pontieri

Team di progetto

Giulia Marzocchi, Enrico Durante

Superficie 40 mq Anno 2018 Impresa Perrottagroup Fotografie Pietro Viti [ 18 ]

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Copertura Alugraf

La copertura senza limiti.

La copertura Alugraf è un sistema innovativo di copertura metallica per tetti piani. E’ un sistema di copertura a doppio effetto drenante: la particolare conformazione del giunto drenante a labirinto permette la protezione totale anche in caso di basse pendenze ed eventi atmosferici eccezionali.

www.alubel.com


› URBAN MAKE Architects È uno studio di architettura internazionale con sede a Londra e uffici a Hong Kong e Sydney. È stato fondato nel 2004 da Ken Shuttleworth (Birmingham, 1952), già progettista per Foster & Partners. Lo studio opera nell’edilizia residenziale, sportiva, pubblica e nell’interior design. Attualmente impiega 150 persone, tutti associati dello studio. www.makearchitects.com

CREDITI Realizzazione Padiglione per un locale pubblico Località Aldgate Square, Londra Committente City of London Corporation Progettazione Make Architects Team di progettazione e realizzazione Aecom, Air3, Cantifix Glazing, Fluid Structures, Kier, Littlehampton Welding

Superficie 350 mq Data 2018 Foto Martina Ferrera

PORTSOKEN PAVILION, LONDRA

LA SCULTURA URBANA DI MAKE IL PADIGLIONE PROGETTATO DA MAKE ARCHITECTS CONFERISCE IDENTITÀ ALLA NUOVA ALDGATE SQUARE, SPAZIO PUBBLICO FRUTTO DELLA TRASFORMAZIONE DI UN EX-CROCEVIA STRADALE NEL CUORE DEL LONDINESE SQUARE MILE Disegni e foto del Portsoken Pavilion in Aldgate Square a Londra (foto ©Martina Ferrera).

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La trasformazione di un tessuto urbano che risale al secolo scorso, quando era stato pensato in funzione della mobilità veicolare privata, libera spazi pubblici che migliorano la vivibilità delle città e le rendono più attrattive. È il caso di Aldgate Square, una nuova piazza nel centro storico di Londra risultato del radicale (e lento) intervento di trasformazione di un già trafficato crocevia attraversato da sudici sottopassi pedonali che nessuno voleva percorrere. Per conferire identità al nuovo spazio

pubblico la City of London Corporation ha chiesto a Make Architects di progettare un padiglione che fosse in continuità estetica con l’altro intervento, sempre realizzato dallo studio nei pressi della cattedrale di St. Paul (ospita un ufficio di informazioni turistiche) distante un miglio da Aldgate e vincitore nel 2008 di un Riba Award. Il nuovo padiglione, che accoglie una caffetteria su 325 mq, è una struttura angolare in acciaio corten che si piega al suolo in soli tre punti di appoggio, verso i quali si incanala anche la pioggia raccolta in copertura per defluire in compluvi ricavati nella pavimentazione in pietra arenaria dello Yorkshire. Il padiglione è orientato nella direzione dei principali flussi pedonali, verso i quali si aprono le tre facciate vetrate. All’interno del caffè, in copertura, pannelli geometrici stratificati in laminato bianco con scanalature forate assicurano un buon isolamento acustico e l’illuminazione interna nelle ore serali. Gli aggetti del tetto, progettati secondo l'orientamento solare, garantiscono l'ombreggiatura all'interno del padiglione nelle ore più soleggiate della giornata.

La struttura è stata prefabbricata off-site da un’azienda specializzata e, dopo il montaggio, trattata a spruzzo nella parte inferiore con schiuma isolante per ridurre le perdite di calore e prevenire eventuali formazioni di condensa. L'intero progetto è stato sviluppato dallo studio


› URBAN

FOSTER + PARTNERS LA PIAZZA DIVENTA ANFITEATRO NON UNO STORE MA IL LIBERTY STORE. IL PRIMO FLAGSHIP DI APPLE IN ITALIA ASSUME UN CARATTERE PUBBLICO CON LA COMPLETA TRASFORMAZIONE DI PIAZZA LIBERTY A MILANO. IN CAMBIO APPLE DEVE PROMUOVERE EVENTI PUBBLICI GRATUITI APERTI ALLA CITTADINANZA

Il flagship store di Apple in piazza Liberty a Milano, con la cascata d'acqua sulle pareti di vetro del parallelepipedo costruito al di sopra del negozio; sotto un interno dello store (foto courtesy Apple).

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Aperto al pubblico il 26 luglio scorso, il progetto del primo flagship store italiano Apple, di Foster + Partners, lo studio di architettura ufficiale del colosso statunitense, ha richiesto più di un anno di lavoro, con interventi che hanno ripensato interamente gli spazi della piazza e quelli sotterranei un tempo destinati alle sale del cinema Apollo. Pietra e acqua sono gli elementi fondativi del progetto: lastre di beola grigia sono posate sui pavimenti e sulle pareti; 56 getti d’acqua alti 8 metri si infrangono sulle pareti del parallelepipedo di vetro che si innalza sopra il negozio; 4.000 ugelli di-

sposti su sei file alimentano il velo d’acqua inferiore. Due sono invece gli elementi che hanno trasformato radicalmente la piazza: l’anfiteatro a gradoni e il grande volume in vetro schermato da una cascata d'acqua che contiene due rampe scultoree con gradini a sbalzo in acciaio inossidabile lucido di accesso al negozio, che si sviluppa a quota -3,24 metri. La stessa quota che raggiunge la scalinata-anfiteatro che 'scava' la piazza, raccordandone il livello con l'altro punto di accesso al negozio. L’interno è uno spazio luminoso e monolitico. Il soffitto segue il profilo a gradoni dell’anfiteatro, con lucernari e pannelli retroilluminati che combinano in modo innovativo luce naturale e artificiale. Grandi tavoli e scaffalature ripetono il format di tutti gli Apple Store del mondo. Il progetto, che ha ottenuto il benestare della Soprintendenza Archeologica Bel-

le Arti e Paesaggio e del Municipio 1, ha comportato alcuni obblighi per la società. Apple dovrà organizzare ogni anno almeno 12 eventi pubblici gratuiti. Inoltre, per la realizzazione dell’intervento la società Immobiliare Cinematografica, proprietaria dello spazio, ha versato al Comune di Milano un corrispettivo di 4.666.200 euro. Apple inoltre dovrà rifondere al Comune, una tantum, la somma di 768.732,15 euro, pari al costo sostenuto nel 2013 dall’Amministrazione per il rifacimento di Piazza Liberty, oltre a 127.435 euro, da corrispondere entro il 31 gennaio di ogni anno, per l’uso delle aree della piazza. Immobiliare cinematografica e Apple, infine, sono tenute a provvedere a proprie spese alla manutenzione ordinaria e straordinaria di tutta l’area e installare un piezometro, un dispositivo per monitorare l’andamento della falda, con obbligo di rendiconto semestrale al Comune


SCANDOLA ESTETICA E QUALITÀ SENZA COMPROMESSI

Prodotto: Scandola Colore: silver metallizzato Luogo: Parigi Architetto: Cristie Blazkowski, Silvio d‘Ascia Architecture Installatore: Raimond SAS, St. Julien de Concelles

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› WORK IN PROGRESS

MILANO

CORSO COMO PLACE PORTA NUOVA CRESCE ANCORA Manfredi Catella, a.d. di Coima Res, che fa parte dei soci promotori dell’iniziativa, ha presentato il progetto di rigenerazione urbana dell’isolato compreso tra le vie Bonnet e Tocqueville a Milano. Il progetto, sviluppato dallo studio londinese Plp Architecture di Lee Polisano, si basa sul recupero e la riqualificazione integrale della torre ex-Unilever (21 piani per 70 metri, progettata alla fine degli anni ‘50 da Francesco Diomede, Giuseppe e Carlo Rusconi) in abbandono da anni e la realizzazione di un nuovo edificio di oltre 4mila mq con funzioni commerciali e terziarie. Come già avvenuto con il più ampio sviluppo di Porta Nuova, anche in questo caso il progetto possiede una qualità urbana. Per ragioni storiche quella di via Bonnet si configurava come una sorta di enclave

urbana, prossima alle via Pasubio – dove oggi sorge l’edificio di Fondazione Feltrinelli disegnato dagli svizzeri di Herzog e de Meuron – e Corso Como ma da esse separato da percorsi poco praticabili. Oltre ai due edifici il progetto, che interessa un’area di più di 22mila metri quadrati, prevede la riqualificazione degli spazi pedonali circostanti e l’eliminazione della recinzione per consentire la continuità con le aree pedonali di Corso Como. La creazione di una nuova piazza connessa attraverso piste ciclabili, camminamenti e aree verdi rispecchia la filosofia di Porta Nuova nel favorire una mobilità green integrata con il resto della città. I nuovi edifici prevedono un esteso uso di dispositivi IoT in grado di restituire dati per il monitoraggio dei servizi da remoto

e per un utilizzo intuitivo da parte degli utenti via app. Oltre alla certificazione Leed Gold i nuovi edifici sono progettati e saranno costruiti secondo il protocollo Cradle to Cradle, che introduce criteri di economia circolare nella scelta dei materiali e nell’implementazione dei processi, e in termini di energia risponderanno ai criteri Nzeb. Infine, tra i primi in Italia, Coima ha avviato anche il processo per la certificazione del complesso secondo l’International Well Building Certificate, che valuta il modo in cui il design, i servizi e i comportamenti all’interno degli edifici influiscono sulla salute delle persone in base a criteri di benessere psicofisico, comfort, movimento e qualità della luce, dell’alimentazione, dell’acqua e dell’aria. La fine lavori è prevista per il 2020. Ad oggi sono state completate le bonifiche e la demolizione integrale degli interrati per oltre 25.000 metri cubi. La gara di appalto per l’individuazione di un general contractor dell’intervento, a cui hanno partecipato sei imprese generali, è stata vinta da I.C.M. Costruzioni Generali, con l’avvio dei lavori iniziato già nel mese di agosto. Realizzazione Corso Como Place Funzione Uffici e terziario Località Milano Committente Fondo immobiliare Porta Nuova Bonnet (Coima Res, Coima Opportunity Fund II) Development manager Coima Srl Progettazione PLP Architecture, Londra Superficie lorda di pavimento 30.151 mq Superficie aree verdi e pubbliche 10.000 mq Investimento oltre 160 milioni di euro Fine lavori 2020 Render di Corso Como Place, con il nuovo sistema di piazze e percorsi che riconnette l’enclave urbana al quartiere. In alto una vista del nuovo edificio di 4.000 mq e un particolare della torre che verrà rigenerata.

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CONTINUA...

Innovativo pavimento LVT di nuova generazione a zero dilatazioni.

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› WORK IN PROGRESS

Render del nuovo polo dell'Università Statale di Milano Science for Citizens (courtesy CRA team).

MILANO

CARLO RATTI ASSOCIATI FIRMA MIND Nasce dall’idea di Carlo Ratti Associati il campus scientifico dell’Università Statale di Milano. Il nuovo polo, denominato Science for Citizens, sorgerà su parte delle aree che nel 2015 hanno ospitato l’Esposizione universale di Milano, oggi ribattezzate Mind, Milan Innovation District. Lo schema progettuale dell’architetto torinese, predisposto per conto di Lendlease – il gruppo immobiliare australiano che, sempre su idea di CRA, nel novembre dello scorso anno si è aggiudicato il concorso internazionale per il masterplan di rifunzionalizzazione dell’area di proprietà della società pubblica Arexpo – propone un ripensamento della tipologia tradizionale universitaria. Com’è noto, l’obiettivo della Statale è di trasferire undici facoltà scientifiche dalla sede attuale di Città Studi, nella zona est del capoluogo, a Mind, nel comparto nord-ovest della città, con un insediamento previsto di 18mila studenti e duemila ricercatori. L’idea di Carlo Ratti propone un campus universitario di tipo aperto, quale terreno di sperimentazione di forme innovative d’insegnamento, promuovendo il trasferimento tecnologico tra l’attività didattica e le future funzioni che sulle rimanenti aree di Expo (più di un milione di metri quadrati) si andranno a collocare (Human Technopole, il nuovo ospedale Galeazzi, la nuova sede della Bosch e pare anche Intesa-San Paolo). Il progetto di CRA, che si estende su un’area di oltre 150mila metri quadrati, punta a riprodurre in chiave contemporanea lo schema tipologico della storica sede della Ca’ Granda: cinque chiostri, organizzati attorno a una grande piazza centrale, saranno il cuore del futuro ateneo. Un [ 26 ]

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ulteriore omaggio allo storico edificio milanese saranno i materiali utilizzati per le facciate: i mattoni che le comporranno, oltre a essere disposti e assemblati per mezzo di macchine robotizzate, mostreranno immagini e simboli capaci di comunicare anche in forma tridimensionale. Il terzo principio ispiratore del progetto riguarda la volontà di creare uno spazio pubblico che si snodi attraverso l’intero campus, con passaggi pedonali che attraverseranno la cortina degli edifici e che daranno accesso ai cortili e ai chiostri. Allo stesso tempo, il piano terra degli edifici sarà in gran parte permeabile e trasparente. Gli spazi saranno flessibili e riconfigurabili, per un miglior uso delle risorse e per incoraggiare metodi di insegnamento innovativi basati sulla condivisione: dagli spazi per i maker ad aree per l’apprendimento all’aperto. Oltre a quelli dei chiostri e delle coperture, una sequenza di giardini botanici, serre

sperimentali e campi sportivi si collegherà al lungo parco lineare di Mind (1.660 metri di lunghezza) e alle vie d’acqua che attraversano l’ex area di Expo.

Realizzazione Science for Citizens, Campus scientifico dell’Università Statale di Milano Località Mind, Milan Innovation District (ex area Expo2015), Milano Committente Lendlease Progetto CRA Carlo Ratti Associati Team di progettazione Carlo Ratti, Giovanni de Niederhausern, Saverio Panata (project manager), Samuel Colle Dominguez Maldonado (project manager), Matteo Zerbi (project lead), Andrea Giordano, Chiara Morandini, Federico Riches, Nicola Scaramuzza Progetto strutturale MEP and Sustainability Engineering: AI Group (Carlo Micono, Guido Zanzottera) Rendering CRA Team (Gary di Silvio, Gianluca Zimbardi, Pasquale Milieri)


› WORK IN PROGRESS MILANO

PROGETTO CMR DISEGNA THE SIGN Sorgerà nell’area sud-est di Milano, nelle vicinanze dell’università internazionale Iulm, il nuovo complesso per uffici di ultima generazione The Sign. Si tratta di un’iniziativa Beni Stabili, su design della società di progettazione Progetto CMR di Milano. Oggetto dell’intervento è il recupero e la riqualificazione del sito dell’ex Fonderia Vedani e la sua successiva riconversione in un nuovo complesso mixed-use, costituito da tre edifici direzionali di nove, undici e tre piani fuori terra ciascuno, per una superficie lorda di pavimento di oltre 30mila metri quadrati. Il concept sviluppato dal team di progetto interpreta il recupero urbano secondo molteplici chiavi di lettura, operando sia sull’architettura del singolo edificio sia su una dimensione più ampia, con l’obiettivo di riconnettere il sito con il contesto circostante e ricostruire un dialogo con le altre parti del quartiere. I tre corpi di fabbrica sono accomunati da una facciata contemporanea e innovativa: una serie di lembi dorati che si alternano alle trasparenze del vetro in vivace sequenza. A interrompere il gioco della scansione pieno-vuoto, per unire idealmente i tre edifici in un unico e armonico complesso, è stata inserita una frattura trasparente che corre lungo tutte le facciate e che costituisce il segno distintivo della progettazione. Nel ricostruire la connessione con il quartiere ha giocato un ruolo determinante il verde, che rende l’area di intervento accessibile e permeabile, riaprendola all’uso pubblico. In particolare, lo spazio compreso tra i due edifici per uffici

(quattromila metri quadrati circa) è stato pensato come ideale prolungamento del parco del vicino complesso universitario, dando così vita a un unico grande corridoio capace di vivacizzare la zona. La piazza sarà poi animata da una serie di elementi smart e tecnologici di ultima generazione che potranno dar vita a nuove forme di interazione e nuovi modi di vivere lo spazio urbano. La sostenibilità ambientale e sociale sono i due punti focali dell’intervento, progettato per raggiungere la certificazione Leed Gold. Il progetto prevede infatti soluzioni per incrementare la vivibilità del sito, unite a sistemi per una gestione efficiente delle risorse utilizzate, come la rete duale, il recupero delle acque meteoriche per l’irrigazione, i tetti verdi, gli impianti refrigeranti innovativi, le soluzioni per il miglioramento della qualità dell’aria e del benessere termico all’interno degli edifici. Per le aree a verde verranno impiegate piante autoctone, mentre il legno utilizzato per i lavori proverrà da foreste certificate.

Realizzazione Riqualificazione di un sito industriale dismesso Funzione Terziario Località Milano Committente Beni Stabili Progettazione Progetto CMR, Milano Superficie lorda di pavimento 30.151 mq Superficie aree verdi e pubbliche 10.000 mq Edifici 3 (A, B e C) Piani fuori terra 9 (A), 11 (B), 3 (C) Fine lavori Settembre 2019

Nelle immagini, render del nuovo complesso terziario che sorgerà sulle aree dell’ex Fonderia Vedani, nella zona sud di Milano (courtesy Progetto CMR)

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MILANO

L’ARCHITETTURA GREEN DI UNIPOLSAI Sono da poco iniziati i lavori di realizzazione della nuova sede di UnipolSai Assicurazioni in via De Castillia 23, nel quartiere Isola a Milano. Il design è di Progetto CMR, che curerà anche lo space planning e gli allestimenti interni. L’intervento prevede la riqualificazione di due edifici mai completati degli anni Ottanta. La soluzione architettonica proposta dalla società di progettazione milanese prevede un intervento globale, che mira a rivoluzionare l'estetica degli edifici e a incrementarne la funzionalità, le prestazioni energetiche e l’efficienza complessiva. Il complesso UnipolSai sarà formato da due corpi di fabbrica di 53 e 15 metri di altezza, collegati tra loro al secondo livello. La scelta della committenza ha riguardato la trasformazione in uffici dei primi due piani fuori terra, in precedenza destinati ad autorimessa. In tal modo è aumentata la superficie terziaria (prevista una capienza di 1.200 postazioni di lavoro) e sono stati liberati ampi spazi al piano terra, rendendoli permeabili all’esterno. Tratto qualificante dell’intervento la facciata, cucita su misura degli edifici come un prezioso tessuto di vetro che restituisce giochi di luce sempre diversi secondo il punto di visuale e l'ora del giorno. Si tratta di una facciata prismatica, dinamica ed elegante, che dialoga con gli edifici circostanti, ben inserita nel contesto architettonico della zona. Caratteristica chiave del progetto, interamente disegnato in Bim, è l’innovazione tecnica e impiantistica che ha interessato il complesso, rendendolo un esempio di architettura green, con fotovoltaico integrato in copertura, pompe di caloore ad acqua di falda e 2.000 mq a verde. Si è scelto tra l'altro di rivestire le parti opache delle facciate in grés con biossido di titanio, una soluzione che attiva un processo fotocatalitico che 'scioglie' agenti inquinanti come l'ossido di azoto.

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Realizzazione Riqualificazione complesso terziario esistente Funzioni Terziario Località Milano, via De Castillia, 23 Committente UnipolSai Assicurazioni Progettazione Progetto CMR, Milano Superficie costruita 11.500 mq Consegna 2019

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› WORK IN PROGRESS Realizzazione Complesso alberghiero e direzionale Località via Ca’ Marcello, Mestre Committente Mtk, Austria Progettazione architettonica Luciano Parenti, Venezia Operatori alberghieri Stay City, Leonardo Hotels, Plateno, Wombat’s Dati 745 camere, 1.900 posti letto Superficie commerciale 700 mq Parcheggi pubblici 266 posti auto, 80 posti moto e 11 per autobus Parcheggi privati 253 posti auto, 16 stalli moto e 66 stalli biciclette Investimento complessivo 70 milioni di euro Fine lavori 2019

MESTRE

QUATTRO NUOVI ALBERGHI DI LUCIANO PARENTI A Mestre è in fase di ultimazione un’importante operazione di trasformazione e riqualificazione urbanistica dell’area di via Ca’ Marcello, prossima alla stazione ferroviaria. Si tratta di un intervento radicale, finanziato dal gruppo austriaco Mtk e sostenuto dall’amministrazione comunale per rilanciare un’area marginale della città e per rispondere alla crescente presenza di turisti a Venezia. Il progetto, curato dall’architetto Luciano Parenti di Venezia, si compone di quattro strutture ricettive, gestite da quattro differenti catene alberghiere internazionali per un totale di 745 camere, 1.900 posti letto oltre a 700 metri quadrati di superficie commerciale. L’idea progettuale dello studio Parenti in realtà è più ambiziosa e nasce da una visione complessiva delle aree attorno alla stazione: l’obiettivo è creare un sistema unitario di viabilità, spazi di verde, percorsi pedonali (a raso e in quota) e un percorso ciclopedonale che da via Cappuccina, attraversando viale Stazione, si colleghi in quota al nuovo sovrappasso e, quindi, alla piastra

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commerciale sopra i binari della ferrovia. Il complesso alberghiero in fase di ultimazione si compone di quattro blocchi di edifici: il primo e il secondo a ovest; il terzo, centrale, destinato a residence; il quarto, ricettivo-direzionale di sei piani destinati a uffici, a est. I quattro edifici delimitano una piazza pubblica che rappresenta lo spazio di fusione tra il contesto urbano, le infrastrutture e le funzioni. Essa costituisce la prosecuzione dello spazio pubblico che da strada diventa piazza. Al contempo diventa il filo conduttore per l’accesso ai vari edifici che in essa hanno il loro attacco a terra e, infine, è lo spazio che conduce al sistema ferroviario, essendo in diretta comunicazione con i binari. Lo spazio pubblico non è completamente coperto, ma lo diventa in maniera graduale, in particolare nella sua porzione centrale. Quattro sono le catene alberghiere che hanno sostenuto l’operazione: l’anglo-irlandese Stay City, specializzata nei rent apartment; la catena tedesca Leonardo Hotels (divisione europea del gruppo israeliano Fattal), con un hotel 4 stelle superior; Plateno, colosso

alberghiero cinese con oltre tremila strutture alberghiere in 300 località nel mondo, approdato a Mestre con l’hotel a 3 stelle 7 Days Premium; l’austriaca Wombat’s, una catena di ostelli per un target giovane, del gruppo City Hostels. Il Comune avrà in cessione e gestione un parcheggio pubblico multipiano da 266 posti auto, 80 posti moto e 11 per autobus. I privati ne realizzeranno un altro, da 253 posti auto, 16 stalli moto e 66 stalli per biciclette. Per il Comune si tratta di un’operazione di circa 10 milioni di euro. Nel complesso saranno investiti 70 milioni di euro e l’attività alberghiera darà lavoro a circa mille persone. La realizzazione del complesso è durata circa due anni; l’apertura è prevista per il mese di aprile del prossimo anno.


DEMO-RICOSTRUZIONE DI UN FABBRICATO DANNEGGIATO DAL SISMA DI L’AQUILA 06/04/2009

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L’Aquila – Via Fontesecco

Si tratta di un intervento di demolizione e ricostruzione senza aumento di unità immobiliari. L’edificio è un fabbricato del 1942 di sei livelli in muratura con solai in latero cemento che fino ad oggi ha mantenuto le stesse caratteristiche di quando è stato costruito. La proposta progettuale prevede di intervenire sul fabbricato ripristinando l’agibilità sismica, applicando un adeguamento normativo e migliorando l’organizzazione funzionale dello stesso. Per gli elementi di parete è stata fatta la scelta di utilizzare un unico marchio. Ciò ha semplificato la gestione dei rapporti esecutivi e ha permesso di rispettare la reale normativa di prodotto che prevede l’utilizzo di sistemi completi e certificati. Per il tamponamento esterno è stato utilizzato il blocco YTONG CLIMAGOLD che ha garantito una trasmittanza termica U =0,17 W/m2K e una permeabilità pari a 32*10-12 kg/(m s Pa). Le tramezzature interne sono state fatte con le tavelle YTONG che oltre a essere state particolarmente apprezzate per la semplicità esecutiva hanno anche permesso una notevole pulizia nelle fasi di tracciatura degli impianti. Per l’eliminazione dei ponti termici è stato applicato il pannello Multipor. Infine, scegliendo il nuovo sistema di doppia parete Ytong, si sono raggiunte anche ottime prestazioni acustiche. Per tale sistema sono stati utilizzati il blocco Y-ACU, il Blocco Y-PRO e tra essi è stato inserito in intercapedine un pannello isolante in fibra minerale. La ristrutturazione del fabbricato è opera della ZED PROGETTI SRL ( www.zedprogetti.it ) Società di Ingegneria con sede all’Aquila con esperienza ventennale e particolarmente attenta all’andamento innovativo dell’edilizia.

MATERIALI UTILIZZATI •

Blocco Climagold 40cm per le murature di tamponamento;

Pannello Multipor 5cm per la risoluzione dei ponti termici;

Tavelle YTONG 8 e 10 cm per tramezzature interne;

Sistema di doppia parete YTONG Blocco Y-ACU 12 cm; Blocco Y-PRO 10 cm; Pannello isolante in fibra minerale.

Il nuovo sistema di pareti divisorie , studiato e testato in laboratorio da Ytong, prevede la massimizzazione dell’effetto “massa-mollamassa” mediante l’uso di due murature dotate di diverso spessore e diversa densità con interposizione di un pannello isolante in fibra minerale o in fibra poliestere. I risultati di tale sistema sono notevolmente superiori rispetto a quanto testato in passato sia sulle murature in laterizio sia su quelle in cartongesso.

Xella Italia Srl | www.ytong.it | 035 45 22 272 | ytong-it@xella.com


› WORK IN PROGRESS

Render della Cittadella dello Sport a Tortona. L’inizio lavori è previsto per i primi mesi del 2019. Il progetto è dello studio milanese Barreca & La Varra (courtesy Barreca & La Varra).

TORTONA

LA CITTADELLA DELLO SPORT DI BARRECA & LA VARRA Sorgerà a Tortona, nell’alessandrino, la Cittadella dello Sport, una struttura sportiva polifunzionale capace di ospitare fino a cinquemila persone. L'iniziativa è finanziata dalla famiglia Gavio, primo azionista dell'omonimo gruppo operante nei settori della progettazione infrastrutturale, delle costruzioni e delle concessioni autostradali. Il progetto, curato dallo studio di architettura di Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra, prevede la realizzazione di una nuova area di 68mila metri quadrati, in località San Guglielmo, nella zona sudovest della città. Cuore del progetto il palazzetto dello sport, che diventerà la nuova casa della locale squadra di basket, il Derthona. L'edificio, di 5.200 metri quadrati di superficie e con una copertura di 80 metri di diametro, si compone di un piano interrato, con gli spogliatoi e alcuni locali tecnici, del piano terra e di due livelli

superiori. L’accesso degli spettatori avviene al piano terreno, in diretta continuità con lo spazio esterno. I percorsi orizzontali si sviluppano internamente tramite un anello continuo sul quale si affacciano alcuni spazi commerciali, una palestra e i servizi. Dall’anello al piano terra si accede alle tribune e, con collegamenti verticali, è possibile raggiungere gli altri due anelli. Il secondo piano, che ospiterà gli spazi per la stampa e le zone lounge, ha la forma di un disco, a delimitare il camminamento esterno. La copertura sarà praticabile, disponibile per attività ricreative e raggiungibile dall’esterno con un sistema di rampe. Nelle aree limitrofe verrà realizzato un edificio di due piani che ospiterà il quartiere generale del Derthona Basket, con il campo di allenamento, gli uffici e le sale riunioni. Nella restante area esterna, dedicata prevalentemente al pubblico, verranno realizzati altri campi

sportivi polivalenti. Saranno costruiti anche alcuni padiglioni dedicati alla ristorazione, all’informazione e al tempo libero e, nell’area più a ovest, è previsto un parcheggio di 17.000 mq per gli spettatori e i frequentatori delle strutture sportive. Nell’area a est sorgeranno due parcheggi, entrambi di 6.000 mq per gli atleti e gli spettatori delle squadre ospiti. Il complesso sarà dotato di un sistema centralizzato con pompe di calore aria-acqua in grado di produrre da fonti rinnovabili l’energia termica per il riscaldamento e l’energia frigorifera per il raffrescamento estivo; non è previsto l’utilizzo di combustibili fossili. Il Palazzetto utilizzerà l’energia prodotta dalla centrale con un sistema studiato per garantire consumi minimi secondo i vari scenari d’uso. La posa della prima pietra avverrà all’inizio del 2019; i lavori dovrebbero concludersi dopo 12-15 mesi.

Progetto Cittadella dello Sport Destinazione Impianto sportivo, ricreativo, culturale, polifunzionale Località Tortona, Alessandria Committente Gruppo Gavio Progettazione Barreca & La Varra, Milano Superficie 68.000 mq Parcheggi 29.000 mq Inizio lavori 2019 Consegna 2021

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MILANO

LORETO BUILDING, GBPA PER IL PALAZZO DI FUOCO Nel 1958 Giulio Minoletti e Giuseppe Chiodi celebravano la modernità di Milano interrompendo la prospettiva di Corso Venezia verso le Prealpi con il Palazzo di Fuoco, le cui facciate vetrate la sera si illuminavano con un arcobaleno di luci colorate (da cui il nome). Sul tetto-terrazza, da tempo rimosse, svettavano installazioni elettroniche di grandi dimensioni: una stazione meteorologica, un ticker in stile Times Square su cui scorrevano le notizie quotidiane e l’orologio più grande d’Italia (8 metri di diametro). Oggi la proprietà, il fondo immobiliare All Star gestito da Kryalos Sgr, ha affidato allo studio Gbpa Architects di Antonio Gioli e Federica De Leva le rigenerazione totale dell’immobile. Il progetto prevede di preservare quanto possibile l’idea e l’immagine originale dell’edificio, rileggendolo alla luce della realtà contemporanea e dei materiali e tecnologie oggi disponibili. Una facciata continua in vetro e acciaio manterrà il disegno generale del prospetto, scandito dal ritmo regolare dei montanti principali, verticali e orizzontali. Gli elementi vetrati a tutt’altezza contribuiranno ad aumentare la trasparenza generale dei fronti e il rapporto fra interno ed esterno. Il tema della permeabilità ritorna al piano terra

con la realizzazione di una piazza interna con copertura vetrata e due ingressi che renderanno l’edificio accessibile sui tre lati. Il progetto delle nuove facciate si completa con il ripensamento dell’illuminazione notturna dell’edificio attraverso l’applicazione delle tecnologie Led, che consentono di riproporre quella dicotomia fra pieni e vuoti, fra giorno e notte pensati fin dall’origine da Minoletti e Chiodi. La nuova illuminazione restituirà all’edificio anche la sua funzione originaria di comunicazione, che coinvolgerà tutta la superficie dei fronti: attraverso la sua griglia luminosa, l’intera facciata si relazionerà in maniera dinamica con la città trasmettendo contenuti visuali ai suoi spettatori. Realizzazione Loreto Building, Palazzo di Fuoco Località Milano, piazzale Loreto Committente Kryalos Sgr Progettazione integrata GBPA Architects, Antonio Gioli e Federica De Leva, Milano Funzione Terziario Piani 10 ft (7 su via Padova) Superficie 16.000 mq

Render del Palazzo di Fuoco di piazzale Loreto a Milano. Il progetto è dello studio GBPA.


› MASTERPLAN

ERZELLI SMART CITY

L’ACROPOLI DI GENOVA Mettere a sistema la vocazione alla ricerca e all’innovazione già insediata per creare un pezzo di città che si candida a diventare un modello smart esemplare a livello globale. Il masterplan di un team di progettazione guidato da Caputo Partnership International Vista a volo d’uccello da nord-ovest dell’area oggetto del masterplan. I soli edifici alti sono quelli destinati a residenze, previsti a sud del recinto. In primo piano (verso Nord) i volumi della nuova Scuola Politecnica e. sul bordo orientale del recinto, querlli del nuovo Ospedale del Ponente. Sullo sfondo Cornegliano, lo stabilimento Ilva e il mare (©Caputo Patnership International).

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Da sempre Genova e la Liguria si sono confrontate con la difficile orografia del territorio per ricavare spazi utili all’agricoltura e agli insediamenti. Con i terrazzamenti e, se necessario anche sbancando le colline, come nel caso degli Erzelli, area di Cornigliano da cui è stata prelevata la terra per costruire lo stabilimento dell’Ilva e, in seguito, la penisola artificiale dell’aeroporto. Oggi Erzelli è sinonimo di Istituto Italiano di Tecnologia, che ha sede qui, e sono quasi al via i lavori per la costruzione della nuova Scuola Politecnica dell’Università di Genova (progetto di Mario Bellini). Per diventare un nuovo luogo di Genova, alla vasta spianata degli Erzelli – 47 ettari – mancava però un

progetto preliminare alla scala urbana e architettonica. Per questo alcuni mesi fa Ght (Genova High Tech Spa), il soggetto promotore del campus, ha indetto un concorso privato vinto dal gruppo di progettazione guidato dallo studio milanese Caputo Partnership International. Il progetto di piano si caratterizza per la volontà di comprendere, per interpretarla e tradurla nello spazio e nelle dotazioni infrastrutturali, la cultura e gli stili di vita contemporanei, rigettando a priori un concetto di ‘smart city’ basato unicamente sull’ubiquità della tecnologia per perseguire invece un’idea europea di città che in quanto tale non può prescindere dal proprio passato e che, anche con il ricorso


› MASTERPLAN

«È stato il progetto urbano più difficile della mia vita, tutto giocato sull’infrastrutturazione e sulle diverse quote della nuova city, così da disporre di un’ampia superficie in piano destinata alla mobilità dolce» Paolo Caputo a tecniche sempre più evolute, possa contribuire alla costruzione di un’autentica identità urbana. Il masterplan lavora sulla stratificazione verticale e sulla giacitura tettonica del sito con l’intento, da una parte, di estendere quanto possibile la superficie pianeggiante della futura smart city, e dall’altra di creare livelli differenti per il sistema della mobilità e dei servizi. Erzelli si muove su più livelli e con diverse modalità. Le auto e le merci circolano al livello inferiore, alle quote tracciate dalle quattro strade di circonvallazione che circondano il recinto di questa moderna acropoli, per servire i parcheggi e per accedere al pronto soccorso del previsto Ospedale del

Ponente (60.000 metri quadrati per 400 degenze). Alla quota soprastante si muovono esclusivamente i pedoni, le biciclette e le auto elettriche. Ad altra quota ancora si muovono poi le navette di una cabinovia che percorre tutto il sito e lo collega alla stazione ferroviaria di Cornigliano e all’aeroporto. L’orizzontalità, guadagnata tra linea di costa e rilievi – come è sempre avvenuto a Genova – conferisce peraltro al nuovo spazio urbano la scala e il significato adeguati a superare l’incompleta dimensione urbana del campus specialistico, contribuendo invece ad assegnare a Erzelli il ruolo di “cellula urbana” in grado di rigenerare anche altri tessuti della città grazie

Sopra, render del parco centrale affiancato da percorsi riservati alle auto elettriche e attraversato, oltre che da piste pedonali e ciclabili, dalla cabinovia che collega il sito alla vicina stazione ferroviaria e all’aeroporto. Il progetto di paesaggio (a sinistra) prevede una totale fusione tra architettura e verde (immagini ©Caputo Partnership International).

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â&#x20AC;º MASTERPLAN

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› MASTERPLAN

CREDITI Progetto Masterplan Erzelli Smart City Committente Genova High Tech Spa Team di progettazione Architettonica, urbana e urbanistica Caputo

Partnership International, Paolo Caputo (Nazario Petrucci, Luciana De Rossi, Davide Macaro, Alessandro Finozzi, Andrea Raddrizzani, Carolina Marchini, Pablo Gomez) e con Camilla Bellani Ingegneria generale e energia Rina (Andrea Del Grosso, Andrea Tomarchio, Claudia La Macchia, Fabrizio Tavaroli, Eva Raggi, Fabrizio Mansueto, Antonia Vallarino, Laura Zanoner, Alice Canepa, Matteo Campanella, Simone Gambula, Alessio Bado) Viabilità, trasporti e geotecnica Pro Iter (Riccardo Formichi, Lorenzo Badalacco, Giuseppe Viganò, Luigi Regondi, Andrea Besio) Cabinovia Dimensione Ingenierie (Sergio Blengini, Carlo Fuselli) Parco e paesaggio Studio Giorgetta (Franco Giorgetta, Simona Giorgetta, Gloria Montini, Marta Bertani)

alla qualità del proprio mix funzionale e al sistema infrastrutturale a cui è interrelata. Sul piano paesaggistico il progetto mira a una totale fusione tra architettura, architettura della città e architettura del paesaggio restituendo l’immagine complessiva di uno spazio urbano fortemente antropizzato, frutto di una totale integrazione e ibridazione tra natura e artificio. In questo senso il masterplan è prima di tutto un progetto di parco diffuso, declinato in stretta relazione con le volumetrie destinate a ospitare le molteplici funzioni previste e in cui il ‘vuoto’ non è antitesi del ‘pieno’ ma ne è parte integrante, che ricomprende, trasformandole in piazze e giardini quali nuove centralità della smart city, le caratteristiche del parco naturalistico ereditato dalle precedenti pianificazioni e che prosegue a nord verso la naturalità di Monte Guano, mentre a est,

appena fuori dal ‘recinto’ dell’acropoli, su area demaniale, prevede la creazione di orti collettivi insieme alla costruzione di una scuola di giardinaggio. In sintesi, gli elementi che potranno fare di Erzelli un’autentica smart city sono: un’ampia accessibilità ai servizi attraverso una mobilità sostenibile basata su mezzi innovativi (la cabinovia) e ampio ricorso a soluzioni informatiche; spazi collettivi che consentano a residenti e utenti di costruire percorsi comuni; valorizzazione e gestione delle risorse naturali, delle bellezze e del patrimonio naturalistico; un sistema innovativo di gestione dell’energia con la costruzione di una centrale di trigenerazione; ambienti che favoriscano l’integrazione tra generazioni, gruppi sociali e interessi; servizi sociali, educativi e formativi di prim’ordine e servizi per la sanità; qualità degli spazi abitativi

Alla pagina di sinistra, l’area di Erzelli Smart City con l’indicazione delle principali funzioni. Sopra, render della punta Sud del perimetro e del futuro insediamento ricettivo, che parte dalla quota della ‘circonvallazione’ (+110) raggiunge in copertura verde la quota dell’acropoli (+122/+123 metri) ©Caputo Partnership International.

Consulenza progettuale polo ospedaliero

Stefano Capolongo Consultant (Stefano Capolongo, Andrea Brambilla, Andrea Rebecchi) Strategia Smart City Poliedra‑PoliMI (Alberto Colorni, Chiara Bresciani, Alessandro Luè) Smart City, IoT, augmented reality Abo Data (Pierangelo Barettoni, Naurizio Lilli, Luca Muselli, Riccardo Melioli) Rendering Struttura Leggera

Totale superficie territoriale mq 474.198 Totale superficie utile lorda mq 413.000, di cui: già realizzata mq 39.058 università mq 60.000 ospedale mq 62.500 tempo libero mq 9.339 residenza mq 105.450 ricettivo mq 9.100 direzionale, terziario, artigianale mq 127.553 Aree verdi e spazi pubblici mq 328.093

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› LIBRI LA MONTAGNA DI MARIO BOTTA

LA VITA DI UN VISIONARIO RICHARD ROGERS Richard Rogers, uno degli architetti più visionari della sua generazione, ripercorre, in questo libro scritto a quattro mani con Richard Brown, vita e carriera: dal Centre Pompidou di Parigi al Lloyd’s Building di Londra all’ampliamento dell’aeroporto di Marsiglia. E ci propone una visione di come le nostre città potrebbero essere più creative, belle e sostenibili. La pubblicazione ripercorre la vita giovanile di Rogers e parla del suo carattere avventuroso e del suo amore per l’architettura e per la lirica. Fresco di laurea alla AA School of Architecture di Londra, un giovane Rogers vola negli Stati Uniti per completare la propria formazione a Yale. È qui che incontra Norman Foster con cui darà vita – insieme alla prima moglie Sue e a Wendy Foster – a Team 4. È l’inizio di una lunga carriera dedicata allo studio dei fenomeni sociali, alle ricerche sulle tecnologie ambientali, all’impiego di soluzioni energetiche innovative. Il libro prende spunto dalla grande retrospettiva del 2013 alla Royal Academy of Arts Inside Out, che ripercorreva la carriera di Rogers dagli esordi ai progetti su vasta scala.

Inaugurato un anno fa, il Fiore di Pietra è l’opera più recente – e inconfondibile – del ticinese Mario Botta. Costruito con il sostegno di Migros, la cooperativa di consumo svizzera, sostituisce la precedente costruzione punto di arrivo della ferrovia che da Mendrisio sale ai 1.700 metri della cima del Monte Generoso, a sua volta belvedere leggendario per l’ampio panorama, che comprende tutte le cime alpine che si ergono tra il Gran Paradiso e la Jungfrau, e per la blasonata frequentazione turistica fin dal 1880. Ora questo volume, curato dallo stesso Mario Botta, descrive in italiano e in inglese fin nei disegni di dettaglio la nuova icona (finalmente degna di tal nome) di Monte Generoso, che si sviluppa su cinque livelli, il penultimo dei quali si allarga in una terrazza panoramica. Le splendide immagini di Enrico Cano sono precedute dalla storia del Monte Generoso e da una conversazione con Mario Botta di Gabriele Neri, ricercatore

Fiore di pietra. Monte Generoso Mario Botta Skira editore pp 144 - euro 32 ISBN 978-88-572-3867-8

a Mendrisio e docente a contratto del Politecnico di Milano. Accompagna il volume una riproduzione in fac-simile della mappa panoramica del 1888 con vista a 360° delle Alpi e Prealpi svizzere e italiane dal Monte Generoso.

Un posto per tutti Vita, architettura e società giusta di Richard Rogers con Richard Brown (traduzione di Mariella Milan) Johan & Levi Editore; 2018 pp 372 - euro 36 - ISBN 978-88-6010-211-9

QUANDO I CREATIVI SALVANO IL PIANETA Eco-Visionaries è dedicato agli artisti e agli architetti il cui lavoro si confronta con le profonde trasformazioni ambientali globali. Il clima terrestre sta rapidamente cambiando e molti di loro, in molte parti del mondo, stanno unendo gli sforzi per cercare di contenere il fenomeno del global warming. Com’è noto, l’arte e l’architettura sono sempre stati terreni sensibili ai processi di trasformazione sociale e globale. La pubblicazione cerca quindi di offrire alcune risposte alla domanda su quale ruolo possano oggi avere l’arte e l’architettura per fermare un declino che oggi pare ormai segnato. L’iniziativa è partita nel 2018 da quattro grandi musei internazionali (il Maat [ 38 ]

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di Lisbona, il Bildmuseet di Umeå in Svezia, l’House of Electronic Arts di Basilea e il Laboral Centro de Arte y Creacion Industrial di Gijon in Spagna), che hanno lavorato congiuntamente per mettere assieme visioni analoghe sui temi dell’ecologia, dell’ambiente e dei cambiamenti climatici. Il volume contiene un ampio inventario di queste iniziative e presenta visioni che esplorano in modo nuovo il tema dell’ecologia, con suggestioni capaci di andare oltre le teorie note della sostenibilità. Le opere contenute nella pubblicazione affrontano, con uno sguardo storico, lo sviluppo del pensiero ecologico nei campi dell’arte e dell’architettura, ma soprattutto

Eco-Visionaries Art, architecture and new media after the Anthropocene Autori vari Hatje Kantz, 2018 pp 176 - euro 40 ISBN 978-3-7757-4453-9

presentano delle visioni radicali per affrontare con urgenza il rapporto tra attività antropiche e l’uso delle risorse naturali. Al libro sono associate quattro mostre in ciascuno dei quattro musei che hanno sostenuto il progetto.


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dalla cultura del prodotto alla cultura del progetto in un concetto di contract condiviso con i piĂš importanti marchi del design. www.xoffice.it


› LUOGHI DEL LAVORO

DANIELA DALLAVALLE HEADQUARTERS, CARPI

PLACCHE (ARCHI)TETTONICHE Il progetto della nuova sede della casa di moda Daniela Dallavalle a Carpi, in provincia di Modena, si ispira al processo di ‘spaccatura’ delle terre emerse alle origini dei continenti, simbolo di frammentazione ma anche di crescita, in linea con lo sviluppo dell’azienda

Schema della genesi compositiva del progetto. Sopra il titolo, i prospetti vetrati che si aprono sulla corte interna (foto e disegni courtesy B+B Associati).

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Renato Bredariol e Marco Bonariol, fondatori dello studio trevigiano B+B Associati, vincitori del concorso privato di progettazione indetto da Daniela Dallavalle e Giuliano Cavalletti e a cui avevano partecipato quasi cento studi di architettura, identificano con le parole ‘ fram-menti vitali’ la nuova sede dell’azienda di moda Daniela Dallavalle Spa, a Carpi: una sintesi che si riferisce sia al principio compositivo ispiratore, sia alla creatività delle menti che lavorano all’interno dell’edificio. L’area di intervento è situata in una zona di espansione industriale alla periferia nord-ovest di Carpi, prospiciente l’autostrada A22 Modena-Brennero. La lettura delle specifiche del bando di

concorso suggerisce allo studio l’idea di un oggetto architettonico forte e riconoscibile, che rifiuti ogni relazione con le scatole prefabbricate limitrofe, ma che contemporaneamente trasmetta emozioni e sensazioni di benessere. Un progetto in grado di esprimere la crescita, l’evoluzione e l’espansione concretamente vissute dalla casa di moda. La composizione progettuale prende forma dallo sviluppo urbanistico. Da qui l’oggetto viene plasmato con azioni di sottrazione, di rottura, in qualche modo ispirate al processo di spaccatura della Pangea da cui hanno avuto origine i continenti e gli oceani. La frammentazione dell’ambito edificabile, di forma stretta e allungata, deter-

mina il progetto: tre ‘placche’ mostrano i segni evidenti delle rotture generative di paleogeografica memoria che, separandosi, determinano uno spazio centrale, quello della corte interna, che protetto visivamente dal contesto industriale circostante funge da collegamento per i vari ambienti interni che su di esso affacciano. I compatti fronti esterni, resi eterei dalla materica superficie bianca, denunciano nettamente la loro diversità dagli altri fabbricati, proponendo un’immagine ben riconoscibile anche al veloce passaggio dei veicoli sull’autostrada. Si tratta di quattro corpi con forme geometriche frammentate: figure complesse e articolate che modificano


› LUOGHI DEL LAVORO

B+B Associati Lo studio di architettura B+B Associati di Treviso è stato fondato nel 2001 dagli architetti Renato Bredariol e Marco Bonariol, entrambi laureati allUniversità Iuav di Venezia. L’impegno dello studio è quello di coniugare ricerca compositiva formale e concretezza professionale per dare risposte di architettura a programmi progettuali complessi, ad ogni scala, che rispondano puntualmente alle esigenze funzionali e prestazionali. I lavori dello studio nascono dallo studio compositivo di forme e volumi rigorosi, essenziali, dei percorsi, dei rapporti tra pieni e vuoti, dalla fisicità della massa associata al dinamismo delle linee. Ogni progetto cerca di esprimersi per contenuti più che per immagini, senza delegare a materiali e tecnologie funzioni risolutive. In ogni progetto c’è la medesima attenzione al disegno generale e al dettaglio, mantenendo la capacità di dialogo con il contesto. www.bbassociati.it

Piante del complesso: 1 - reception 2 - sala ricevimento 3 - showroom 4 - zona eventi 5 - outlet 6 - magazzino 7 - uffici 8 - locale tecnico 9 - atelier di moda 10 - foresteria 11 - palestra aziendale 12 - ristorante aziendale

Nella foto a destra, i compatti fronti esterni quasi interamente rivestiti in solid surface bianco Krion. Sotto, sezioni. (foto e disegni courtesy B+B Associati).

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› LUOGHI DEL LAVORO

Nelle foto, il disegno della corte riprende le linee frammentate dei volumi edificati. Visibile la passerella aerea coperta che collega la zona living con gli uffici direzionali (foto courtesy B+B Associati).

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continuamente la percezione dello spazio, offrendo punti di vista inaspettati, e il cui fulcro è la corte interna: luogo di relazioni, di pausa e relax, scenografia per eventi e sfilate. Le linee inclinate dei volumi derivano dalla frammentazione delle figure e favoriscono percezioni mutevoli e dinamiche degli spazi interni ed esterni, provocando tensioni visive, incrementando la fluidità delle connessioni e diminuendo la percezione della lunghezza dei percorsi. La corte interna su cui si affacciano tutti i corpi di fabbrica è raggiungibile grazie a un percorso che, attraverso una rampa in leggera pendenza, si insinua nella fenditura che spacca verticalmente la facciata principale e che consente la percezione del cuore dell’azienda solo avvicinandosi, superando ogni piega dei volumi. Il disegno della corte riprende le linee costruttive dei volumi edificati che intersecandosi formano figure poligonali campite da calcestruzzo, legno, acqua e verde.

Il visitatore, arrivando nella corte che si dischiude dopo la passerella, può accedere alla reception o allo store di vendita dei prodotti. La reception è uno spazio a doppia altezza nel quale si dipana una scala scenica che collega tre livelli, costituendo il nodo distributivo di tutti i percorsi che collegano i quattro volumi. La doppia altezza è interrotta da una passerella aerea che collega la zona di socializzazione living, l’open space e gli uffici della direzione. Il bar, insieme alla zona relax, è defilato al secondo piano all’interno di un volume a ‘conchiglia’ che lo racchiude, caratterizzato dalla presenza di grandi deck in legno. Le facciate completamente vetrate che circondano la corte interna evolvono in prospetti esterni trasformandosi in pareti bianchissime di solid surface antibatterico Krion, bucate da grandi forometrie vetrate complanari che seguono le pieghe orizzontali e verticali delle facciate. La disposizione irregolare e le diverse dimensioni delle forometrie for-

mano un patchwork le cui linee perimetrali sono sottolineate durante la notte da strisce luminose. Uno degli obiettivi primari dell’attività progettuale, in linea con le richieste del concorso, è stato quello di curare il benessere psicofisico dell’individuo ricercando soluzioni impiantistiche performanti che, unite all’elevato isolamento termico dell’involucro, hanno consentito di raggiungere la classe energetica A e di aderire, con notevole anticipo, ai canoni della normativa “Nzeb – Near Zero Energy Building”, che entrerà in vigore dal 2020. Si tratta infatti di un’architettura ecosostenibile, dall’elevata prestazione antisismica – nel 2012 Carpi fu uno dei centri colpiti dal terremoto dell'Emilia – e dotata di impianti termoidraulici e domotici di ultima generazione. Un’architettura all’avanguardia che riflette la spinta verso il futuro della casa di moda che la abita


› LUOGHI DEL LAVORO inside

FACCIATE STRUTTURALI SCHÜCO FW 60+ SG

pareti tutto vetro per l’architettura

CREDITI Committente Daniela Dallavalle s.p.a. Localizzazione Carpi, Modena Superficie area 8.020 mq Tempi (progetto/realizzazione) 2011-2014 Costi di realizzazione € 7.980.000 Progetto architettonico, direzione lavori e interior design B+B Associati, Renato Bredariol e Marco Bonariol

Team Boris Vendramin, Manuel Guadagnin Giulia Paramento, Anna Roncato

Progetto e direzione lavori strutture Ing. Andrea Rigato

Progetto e direzione lavori impianti

Ing. Stefano Melato (termomeccanici) Ing. Omar Tabban (elettrici e speciali)

General contractor Garc Spa Facciate strutturali Ialc Serramenti Srl Profili e sistemi facciate Schüco Facciate ventilate esterne Krion Porcelanosa Impianti termomeccanici Termo-in Srl Illuminotecnica Stingers Srl Luci Viabizzuno Fotografie Andrea Pugiotto archivio B+B Associati

I SISTEMI PER FACCIATE IN ALLUMINIO SCHÜCO FW 60+ SG (STRUCTURAL GLAZING) SCELTI PER LA NUOVA SEDE DANIELA DALLAVALLE CONSENTONO DI REALIZZARE SPECCHIATURE DALL’ESTETICA LEGGERA E DI GRANDE EFFETTO, CON UN RISULTATO ESTERNO “TUTTO VETRO” CHE ASSICURA ELEVATE PERFORMANCE ENERGETICHE E DI SICUREZZA. Il sistema per facciate in alluminio Schüco FW 60+ SG è una soluzione elegante e performante, caratterizzata da un’elevata resa architettonica e dalla possibilità di combinare l’impiego di vetrate di grandi dimensioni con prestazioni tecniche, energetiche e di sicurezza all’avanguardia. La snellezza dei giunti, con profili visibili solo dall’interno, conferisce alla facciata un’immagine completamente trasparente e uniforme, mentre l’ampia gamma di profili e copertine consente di enfatizzare la verticalità oppure l’orizzontalità del disegno architettonico. I moduli di questa facciata in vetro strutturale possono raggiungere dimensioni notevoli (fino a 2.600 mm x 4.200 mm) e possono supportare carichi fino a 650 kg per traverso. Il sistema Schüco FW 60+ SG si presta all’installazione di vetrate doppie e triple di tutte le tipologie, comprese quelle semi strutturali, permettendo di ottenere pre-

stazioni rispondenti anche allo standard Casa Passiva. Le facciate possono essere equipaggiate con componenti apribili; nel caso degli headquarters Dallavalle, porte in alluminio ad alte prestazioni energetiche Schüco ADS 70 HI (High Insulation) e finestre in alluminio Schüco AWS 102. Queste ultime, in particolare, si inseriscono con discrezione nell’involucro senza pregiudicare la geometria uniforme di facciata.

SCHÜCO INTERNATIONAL ITALIA SRL Via del Progresso, 42 - 35127 Padova PD Tel. 049 7392000 info@schueco.it www.schueco.it

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› LUOGHI DEL LAVORO

HQ ADR A FIUMICINO, ROMA

AMBIENTI RELAZIONALI Con la ristrutturazione di un edifico esistente e una nuova piazza Roberto Bianchi – Studio Mppm – dà vita ai nuovi hq di Adr-Aeroporti di Roma, riunendo in un unico ambiente i collaboratori e semplificando le relazioni con gli interlocutori del principale scalo aereo italiano

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A new place for us. Questo il nome che Adr-Aeroporti di Roma ha dato ai suoi nuovi headquarters, che riuniscono sotto lo stesso tetto i 650 collaboratori della società prima distribuiti in sedi diverse all’interno del sedime aeroportuale. La definizione descrive, sul versante dei collaboratori, un percorso di rinnovamento che la società di gestione del principale aeroporto italiano ha intrapreso da tempo e che trova espressione anche in una nuova immagine coordinata. Tale rinnovamento, per quanto riguarda l’efficienza dell’organizzazione del lavoro, passa necessariamente attraverso una concezione moderna degli ambienti di lavoro capace di favorire la collaborazione, lo scambio di informazioni e la qualità complessiva del tempo e della vita trascorsi negli uffici. Per i nuovi headquarters è stata scelta una

delle palazzine, un tempo occupate da Alitalia (che vi mantiene alcuni impianti non interessati dall’intervento di riqualificazione e con cui vengono condivisi alcuni spazi a piano terra) costruite negli anni Sessanta secondo gli standard e gli strumenti del lavoro dell’epoca, obsoleti già trent’anni fa. Un’altra caratteristica di quegli edifici era la loro bruttezza, in parte certamente dovuta ai materiali e alla tecnologia dell’epoca ma frutto soprattutto di un atteggiamento top-down meramente funzionalista che non lasciava spazio all’architettura. Oggi il radicale intervento di Mppm dell’architetto Roberto Bianchi – cui la capo-progetto Spea Engineering ha affidato la consulenza architettonica, lo space planning e gli interni – ha decisamente migliorato il panorama costruito intorno all’aeroporto Leonardo da Vinci, a partire


› LUOGHI DEL LAVORO

Il nuovo quartier generale di Aeroporti di Roma a Fiumicino. In un'unica sede oggi lavorano 650 addetti. Il progetto è dello studio Mppm di Roberto Bianchi. A destra, due immagini della nuova piazza e la hall d'ingresso degli uffici (foto ©Moreno Maggi).

dalla piazza esterna di 1.500 mq che – trasformate le tre fontane che vi sorgevano in vasche per nuove piantumazioni – si presenta ora come un salotto all’aperto, con due aree a decking e sedute in legno, collegate tra loro e con l’ingresso della sede da percorsi in resina colorata su un fondo in graniglia cementizia. L’edificio dei nuovi headquarters, che si sviluppa su sei piani fuori terra più un piano seminterrato, al netto dello scheletro strutturale è stato completamente demolito: smantellati gli impianti, scomparse le facciate e i divisori interni, per poter poi realizzare ambienti interni su misura all’interno di un nuovo involucro efficiente e tecnologico, opaco sui prospetti minori e con facciate continue in vetro/ alluminio sui fronti lunghi. Per quanto riguarda gli spazi interni, sono stati creati ambienti comuni e di

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› LUOGHI DEL LAVORO DI

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Nel 1995 si laurea in architettura all'Università La Sapienza di Roma, città dove vive e lavora. Nel 2007 fonda Mppm, società di servizi integrati di architettura e ingegneria. Tra i suoi lavori più recenti, oltre alla nuova sede di Adr-Aeroporti di Roma a Fiumicino, il campus Mercedes-Benz Italia a Roma. www.mppmstudio.com

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Planimetria piano terra

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Il progetto di riqualificazione ha modificato radicalmente l'organizzazione degli spazi basata oggi su condivisione (sharing desk), open space e aree di supporto. Nei disegni, la planimetria del complesso e due piante (terra e primo tipo) dei nuovi uffici. Nelle foto delle due pagine, viste degli ambienti interni (foto ©Moreno Maggi).

connessione tra gli uffici e le attività aeroportuali, anche con l’introduzione di nuove tecnologie e sistemi di videoconferenza dedicati e diffusi capillarmente all’interno del nuovo edificio. Gli spazi di lavoro sono stati così organizzati senza postazioni assegnate, con un desk sharing pressoché totale. Questa soluzione ha consentito di realizzare ambienti open space fluidi e dinamici (quelli dirigenziali sono invece chiusi) con spazi di collaborazione, formali e informali, e con nuovi strumenti di lavoro innovativi e funzionali. In base alle esigenze operative, lo spazio aperto è stato integrato con aree di supporto flex, copy areas e sale riunioni. Il piano terra ospita gli uffici che hanno un rapporto con il pubblico, mentre ai piani primo, secondo e terzo sono collocati gli uffici operativi; i livelli superiori sono riservati agli uffici direttivi e dirigenziali. Al piano seminterrato sono ospitate invece le funzioni di supporto, tra cui un auditorium e alcune training room. AdR prevede di adottare il nuovo modello spaziale e organizzativo anche nelle altre sedi di lavoro dislocate all’interno dell’area aeroportuale. In dettaglio gli interventi di riqualificazione, oggetto di due varianti progettuali, hanno riguardato la nuova organizzazione funzionale degli spazi interni dei sei piani del fabbricato, l’adeguamento dell’edificio alle normative di prevenzione incendi, il rifacimento degli impianti elettrici e meccanici, la realizzazione di una facciata continua in sostituzione dell’esistente, la nuova hall di ingresso (condivisa con Alitalia) e, infine, la sistemazione dei parcheggi esterni

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› LUOGHI DEL LAVORO CREDITI Realizzazione Nuova sede uffici Adr-Aeroporti di Roma e riqualificazione piazzale antistante

Località Fiumicino (Roma) Committente Adr-Aeroporti di Roma Progettazione architettonica Mppm Roberto Bianchi architetto

Space planning e interni Mppm Roberto Bianchi architetto

Direzione lavori Spea Engineering Spa (Gruppo Atlantia)

Consulenza smart working Efm Spa Piani 6 (più seminterrato) Superficie interni 11mila mq Anno 2018 Facciate Isa Infissi Spa Decking esterno Déco Italian Decking Company Arredi Dieffebi, Archiutti, Arper, Lapalma, Knoll, Mascagni, Manerba, Picalarga, Frezza

Sedute Ares Line Scermature solari Omnitex, Silent Gliss

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DIEFFEBI

Organizzazione, sicurezza e controllo acustico Adr, per il suo nuovo hq a Fiumicino ha selezionato Dieffebi, realtà leader nel settore dell’arredamento in metallo che ha saputo interpretare le esigenze di flessibilità nell’uso delle postazioni, di fonoassorbenza e di valorizzazione del patrimonio immobiliare attraverso un’organizzazione degli spazi più aderente alle nuove modalità di lavoro. Innanzitutto con Primo 1000 Lockers, contenitori di varie dimensioni e diverse finiture, pensati per il deposito e la custodia di oggetti personali, accessibili tramite porte con serratura a combinazione per una massima sicurezza. Sono stati inoltre inseriti numerosi elementi di Primo Sliding Doors Acoustic, armadi che grazie ai loro pannelli abbinano la funzione di contenimento a quella di riduzione del riverbero e della rumorosità all’interno dell’ambiente di lavoro.

Dieffebi SpA

Via Palù, 36 - 31020 San Vendemiano TV Tel 0438 4715 marketing@dieffebi.com | www.dieffebi.com

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ARES LINE

Un concentrato di comfort e stile La nuova sede di Aeroporti di Roma sceglie Ares Line per comfort e stile. Accanto al concetto di workplace fluido e sinergico, interpretato in questi uffici, la seduta operativa e direzionale occupa sempre un ruolo centrale. La produttività di un dipendente passa anche attraverso il suo benessere e la sedia è ancora oggi l’oggetto maggiormente utilizzato anche negli spazi di lavoro più moderni. Accanto alle elevate prestazioni tecniche, garantisce un design elegante e possibilità di personalizzazione. La trentennale esperienza nella progettazione di sedute, la garanzia di 7 anni su tutti i prodotti e la realizzazione interamente in Italia con materiali di prima qualità, fanno di Ares Line il punto di riferimento nel settore. Sistema Ufficio è agenzia Ares Line e Fonology a Roma.

Ares Line SpA

Via Brenta, 7 – 36010 Carrè VI Tel 0445 314931 info@aresline.com | www.aresline.com

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› RESIDENZE

Quattro fratelli con la volontà di vivere letteralmente l’uno accanto all’altro. A questa richiesta l’architetto Pasqualino Solomita ha risposto con un progetto apparentemente semplice, ma che in realtà cela un approccio attento alle forme, ai materiali e all’innovazione

SAVIGNANO SUL RUBICONE, FORLÍ CESENA

L’ARCHITETTO SI FA IN QUATTRO L’edificio sulle colline di Savignano sul Rubicone, piccolo comune tra Forlì e Cesena, si compone di quattro unità abitative con tipologia a schiera, commissionate da quattro fratelli. Situazione singolare, soprattutto per il progettista, che ha dovuto mettere insieme idee e soluzioni per quattro diversi committenti in un unico progetto. Con una superficie di 1.300 mq, le quattro unità abitative seguono l’andamento orografico del terreno, unite a due a due e sfalsate tra loro di 60 cm. Composte ognuna da tre piani (interrato, terra e primo), hanno i lati corti paralleli all’asse nord-sud. In particolare sono addos-

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sate sul limite nord della sagoma, al fine di favorire la più ampia superficie a giardino rivolta a sud, con gli accessi pedonali lungo il marciapiede. Ogni unità si suddivide in aree di esclusiva pertinenza e aree comuni. Simili nella configurazione planimetrica, si contraddistinguono per l’accesso pedonale sulla via, in asse con la mezzeria della facciata, costituito da una rampa in lieve pendenza che conduce all’area pavimentata e alla loggia. In pianta ogni unità è composta da due rettangoli paralleli: il primo scavato su cui si individuano le logge, il secondo allungato che le delimita. L’ingresso di ciascuna


› RESIDENZE

Pasqualino Solomita Architetto

Recate cmo eici rest ut aut labo. Iquo quaer Recate cmo eici rest ut aut labo. Iquo quaerum

Pasqualino Solomita si laurea nel 2001 in architettura presso l’Università di Ferrara. Nel 2012 consegue il dottorato di ricerca in composizione architettonica presso l’Università di Bologna, con cui aveva iniziato, nel 2002, una collaborazione presso il Dipartimento di Architettura. Partecipa, in qualità di relatore, a diversi convegni sull’opera di Pier Luigi Nervi, per cui vince, nel 2013, il concorso internazionale Immagina Mirandola con il premio internazionale Bruno Zevi per il saggio storico critico su “Pier Luigi Nervi architetture voltate. Verso nuove strutture”. Nel 2014 vince l’assegno di ricerca “Ilario Fioravanti Architetto” per le esigenze del Dipartimento di Architettura di Bologna. Nello stesso anno si aggiudica l’appalto per la costruzione della scuola di musica “Carlo e Guglielmo Andreoli” di Mirandola, danneggiata dagli eventi sismici del maggio 2012. Nel giugno 2015 è invitato in qualità di relatore al seminario internazionale “Taee 2015 On the Techtonics in Architecture” presso l’Università La Sapienza di Roma. Cura l’allestimento della mostra itinerante “Pier Luigi Nervi Gli Stadi per il calcio” presso l’Urban Center di Bologna, la chiesa di Santo Spirito Cesena e il Maxxi di Roma (novembre 2014 ottobre 2016, con A. Trentin e M. Antonucci). È co-fondatore e partner dello studio Cotta Solomita Architetti Pianificatori. www.csapstudio.it

In alto, il fronte sud con gli accessi pedonali lungo il marciapiede. In basso, due dettagli dei balconi (foto ©Fabio Mantovani).

abitazione avviene direttamente dalla loggia, separata dal soggiorno attraverso un infisso scorrevole. Da qui si possono raggiungere direttamente la cucina, l’area pranzo, il vano scala (illuminato da luce zenitale grazie al doppio lucernario in copertura) e il bagno. Il piano primo è destinato alla zona notte, con due camere matrimoniali, un ripostiglio e un bagno. Al piano interrato un bagno con lavanderia, dispensa, garage e centrale termica. Tuttavia è il sistema costruttivo, realizzato con i criteri della bio-edilizia, a caratterizzare maggiormente il progetto. La scelta di utilizzare materiali quali set-

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In pianta ogni unità abitativa è composta da due grandi rettangoli paralleli: uno più corto che contiene le logge e uno più allungato che le delimita. In basso, due sezioni lungo gli stessi rettangoli. GROUND FLOOR

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Nella pagina a fronte, in alto, la facciata principale rivolta a sud; in basso, immagini di esterni e interni del complesso plurifamiliare (foto ©Fabio Mantovani).

ti in cemento armato e copertura in legno può sembrare piuttosto tradizionale, se non fosse per la presenza di solai a piastra nervata alleggerita e dal numero rilevante di “pilastri in falso” poggiati sulla piastra del solaio. L’impiego di casseri a perdere in polipropilene riciclato U-Boot Beton ha consentito la realizzazione dei solai a piastra senza ricorrere all’utilizzo di capitelli emergenti. Sommergendo i casseri nel getto di calcestruzzo si è ottenuta la formazione di una soletta piana continua e di un graticcio di nervature ortogonali tra loro e interconnesse, a costituire le sezioni resistenti. Con un’altezza di 30 cm, il solaio così realizzato ha consentito un notevole risparmio di calcestruzzo e ferri d’armatura, nonché la configurazione di una soletta di grande luce e portata senza l’ausilio di travi. La copertura, con struttura in travi la1

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› RESIDENZE

«La variazione cromatica dovuta alla naturalità del materiale in facciata, unito alla scanalatura orizzontale, modifica continuamente la percezione della parete rivestita in funzione della diversa incidenza della luce naturale» Pasqualino Solomita

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› RESIDENZE Le finiture interne hanno subito differenti personalizzazioni trattandosi di quattro unità differenti. Ad un impianto distributivo similare ha fatto da contraltare una eterogeneità di materiali impiegati (foto ©Fabio Mantovani).

mellari, è rivestita in laminato di zinco titanio Vmzinc con finitura Quartz-zinc. Particolare è l’occultamento dei canali di gronda, contenuti tra il terminale delle falde e le pensiline aggettanti. Per il medesimo principio anche i pluviali sono annegati all’interno delle murature, dunque invisibili in facciata. Singolare è anche la scelta del pacchetto murario esterno, che si compone di varie stratigrafie per uno spessore di circa 53 cm: blocchi in calcestruzzo aeroclavato Climagold Ytong sono stati rivestiti con un cappotto Multipor Ytong. Gli intonaci interni ed esterni sono stati realizzati con una rasatura armata, a cui fa da contraltare una facciata ventilata in elementi di terracotta Terreal San Marco color bruno cioccolato. Caratterizzati da una superficie scanalata, questi elementi sono stati posati a secco su una sottostruttura in alluminio, a sua volta sostenuta da montanti verticali fissati alle pareti. Il risultato ricercato e la variazione cromatica di questi elementi determinano un forte contrasto tra le diverse porzioni volumetriche della facciata. Ad elevate prestazioni strutturali e componentistiche corrisponde anche l’adozione di misure impiantistiche tali da garantire il contenimento dei consumi energetici: l’installazione di pannelli fotovoltaici e solari, di una pompa di calore e di un sistema domotico avanzato rendono più efficiente la qualità di vita dei quattro fratelli e delle loro famiglie

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› RESIDENZE CREDITI Località Savignano sul Rubicone, FC Committente Privato Progettazione architettonica e DL

Pasqualino Solomita Consulenti Marco Peroni (strutture), Andrea Montuschi (impianti) Superficie/volumetria 1.100 mq/1.600 mc Cronologia 2013 (progetto) - 2017 (consegna) Solai alleggeriti Daliform Copertura Vmzinc Murature Xeilla | Ytong Involucro esterno Fassa Bortolo, Röfix, Sikkens, Terreal San Marco (facciata ventilata) Pavimentazioni Fiandre, Marazzi, Parchettificio Toscano Chiusure L'invisibile, Scrigno Finestre tetto Velux Illuminazione Platek, viabizzuno Impianti Clivet Altri fornitori Bticino, Alpac, Kerakoll, Griesser

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VMZINC

Zinco titanio in copertura: leggero, durevole e integrato con pannelli solari e fotovoltaici La copertura delle quattro unità abitative oggetto di questo servizio è stata realizzata in zinco titanio Vmzinc nella finitura Quartz-Zinc con la tecnica della doppia aggraffatura, che consiste nella posa di lastre precedentemente profilate sul lato più lungo e aggraffate tra loro. Quartz-Zinc è uno dei prepatinati di Vmzinc, colore grigio chiaro. Il materiale è stato posato da Lattoneria S. Pietro in Vincoli, installatore partner della rete Vmzinc at Work dal 2016.

VM BUILDING SOLUTIONS Italy

Via Riccardo Lombardi, 19/16 - 20153 Milano MI Tel. 02 4799821 vmzinc.italia@vmzinc.com | www.vmzinc.it

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XELLA | YTONG

Murature Ytong: un connubio tra funzionalità, prestazioni ed estetica L’edificio è stato realizzato seguendo i criteri della bioedilizia e per tale motivo è stato scelto di applicare i blocchi Ytong, prodotti con materie prime naturali, semplici e facilmente reperibili in natura che permettono di realizzare costruzioni in bioedilizia con elevato benessere abitativo. Nello specifico sono stati utilizzati il blocco Climagold sp. 48, il pannello Multipor sp. 16 e le tramezze Ytong di sp. 8 - 10 - 12. L’utilizzo del sistema Ytong ha, inoltre, permesso di evitare il cappotto nelle pareti di tamponameno. Si è ricorso all’utilizzo del pannello Multipor per le pareti di cemento armato. Qui il pannello Multipor non solo ha migliorato l’isolamento ma ha anche conferito continuità e omogeneità, longevità e qualità.

Xella Italia Srl | Ytong

Via Zanica, 19/k - 24050 Grassobbio BG Tel. 035 4522272 ytong-it@xella.com | www.ytong.it

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› I PROFILI DI LPP

Nuovi architetti italiani

CORSARO ARCHITETTI Luigi Prestinenza Puglisi

Ho sempre pensato che coloro che rivendicano l’architettura non gridata, la tradizione e l’attenzione contestuale siano, di regola, dei pessimi architetti e degli insopportabili retori. Un po’ come coloro che ci ammorbano ricordandoci che le cose non sono più quelle di una volta. In realtà, spesso si tratta di progettisti frustrati che hanno corde vocali compromesse, confondono la storia con il presepe e il contesto con il vernacolo. Daniele Corsaro è invece uno dei pochi autentici poeti che riesce a riempire di contenuti queste tre parole, dando vita ad opere di architettura di grande forza e di straordinaria bellezza. Il suo segreto, credo, sia di riuscire a unire una sensibilità attenta ai valori ambientali e storici della realtà pugliese, nella quale opera, con la migliore tradizione del moderno. E, difatti, se gli domandate chi sono gli architetti amati, vi risponderà senza esitazione Frank L. Wright e Mies van der Rohe. Due progettisti tra loro opposti ma in un certo senso complementari. Wright, che non parlava bene di un architetto suo contemporaneo neanche sotto tortura, più volte mostrò interesse e apprezzamento per il tedesco. E Mies, che non era meno egocentrico, per l’americano. Introdurre Wright e Mies a Cisternino o a Ostuni potrebbe essere una operazione spericolata, un po’ come fare atterrare le astronavi sopra i trulli. E, invece, e qui sta la bravura di Daniele Corsaro, diventa un pretesto per valorizzare l’esistente, riuscendo a dargli voce. L’approccio minimalista di Mies, il suo quasi nulla, evita intromissioni sguaiate, volgari, stridenti per fare posto alla natura circostante. Non a caso la più riuscita opera di Mies è stata la Farnsworth, la casa di vetro circondata da un bosco. L’approccio organico di Wright recupera il rapporto con i materiali, artificiali e naturali, che tolgono agli interventi il carattere algido dell’architettura in ferro e vetro e realizzano giochi di corrispondenze con la natura del luogo. Se poi aggiungiamo il fatto che le opere di Corsaro privilegiano l’orizzontalità sulla verticalità, sono spesso articolate in moduli edilizi che si dispongono lungo linee dettate dal paesaggio, non rinunciano all’orizzonte e lo moltiplicano grazie al riflesso dell’acqua contenuta in piscine strategicamente disposte, ecco che si capisce perfettamente come possa esistere una buona architettura non gridata, tradizionale e contestuale che sia allo stesso tempo attuale e contemporanea. La prima opera importante di Daniele Corsaro è Casa Ceno. In pietra e intonaco con tre volumi bassi collegati attraverso un asse, realizza nel microcosmo domesti-

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â&#x20AC;º I PROFILI DI LPP

PROSEGUE CON CORSARO ARCHITETTI LA RICOGNIZIONE DI PRESTINENZA PUGLISI SUGLI ARCHITETTI ITALIANI EMERGENTI

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› I PROFILI DI LPP Corsaro Architetti Lo studio, fondato nel 2005 dall’architetto Daniele Corsaro, progetta e realizza opere che si relazionano armoniosamente con il contesto materiale, sociale e culturale del luogo. Il gruppo è costituito da un team multidisciplinare di professionisti selezionati per competenza, esperienza e sensibilità, che con passione sono in grado di seguire tutte le fasi di sviluppo del progetto, dal concept alla realizzazione. Da diversi anni lo studio svolge attività di ricerca e didattica con la Facoltà di Architettura del Politecnico di Stoccolma. Daniele Corsaro Architetto, Direttore Annalisa Bruno, Contract Manager Ori Merom Prof. Architetto, Supervisore Mirko Lupo Architetto, Office Manager Laura Vestita Architetto, Project Manager Luigi Susca Geometra, Direttore tecnico Giusi Chirico, Coordinamento

www.corsaroarchitetti.it

segue da pag 54

co una articolazione da paese mediterraneo e, proprio perché il discorso è sviluppato attraverso una sintesi astratta, appare convincente. Come lo è l’operazione sperimentata con casa De Nittis, di realizzare una casa a patio aperta sulla corte che presenta sul lato degli ingressi una doppia facciata quasi ermeticamente chiusa. Nella casa 101 a Ostuni il tema è dare la sensazione di non toccare il luogo. L’abitazione, delimitata sopra e sotto da due lastre in calcestruzzo aggettanti, sembra volare. L’artificio è generato da una struttura in acciaio nascosta. Come sono nascosti, in tutte le sue architetture, impianti e dispositivi tecnici. “Che una casa funzioni, che sia ecologica – spiega Corsaro – dovrebbe essere un fatto scontato. Non c’è bisogno di esibirlo”. Difatti il protagonista è lo spazio: l’interno e l’esterno che si prolunga idealmente sino alla linea dell’orizzonte.

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Da qui anche un atteggiamento attento alle preesistenze, come avviene nel Trullo Kasbah, un intervento misuratissimo che aggiunge alla dimensione fortemente introversa delle vecchie costruzioni la massima apertura, ottenuta attraverso l’uso di intelligenti aggiunte ampiamente vetrate. La recente casa AIA è una meditazione sui principi della stereometria e della tettonica attraverso l’uso di setti murari tipici della realtà mediterranea legati da una copertura d’acciaio. Da notare l’intradosso di questo soffitto ritmato dai profili scatolari e la cui funzione, oltre che legare, è suggerire la disarticolazione della casa per piani. Daniele Corsaro è un abile poeta dello spazio in grado, ogni volta, di stupirci con nuove misurate invenzioni

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In apertura, Casa Ceno (foto ©Dario Miale). In queste pagine disegni e immagtini di Casa de Nittis: sopra, doppia facciata ‘filtro’. A destra, dettaglio dell’ingresso. In basso, planimetria generale e vista del prospetto sud.


Casa De Nittis La casa a corte interna, tipica dell’area mediterranea, in Puglia assume storicamente il modello della masseria, che combina la funzione abitativa con l’attività agricola. Il progetto di Casa de Nittis ne reinterpreta i contenuti formali e culturali. L’edificio si sviluppa su tre livelli seguendo l’orografia del terreno. Il prospetto frontale, cieco, è composto da una doppia facciata aperta in alto che lascia passare la luce zenitale radente mettendo in vibrazione la parete interna in pietra. L’articolazione del fronte crea un portico, privo di elementi portanti verticali, che funge da filtro tra lo spazio esterno e interno. L’ingresso appare avvicinandosi al corpo di fabbrica: una fessura nella facciata introduce nel soggiorno a doppia altezza che si apre sul giardino interno su cui affacciano gli altri ambienti; un secondo taglio, più piccolo, funge da ingresso agli spazi di servizio. L’involucro è costituito da murature molto spesse che oltre a caratterizzare l’edificio da un punto di vista formale gli conferiscono un tipico carattere mediterraneo, garantendo al contempo un’elevata inerzia termica e un eccellente comfort negli ambienti interni.

CASA DE NITTIS Località Cisternino Anno di realizzazione 2011 Progetto architettonico Corsaro Architetti Consulenti Sergio Tracuzzi (strutture), Giuseppe Di Bella (impianti)

General contractor Esse Costruzioni Fotografie Dario Miale, Govinda Gari

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› I PROFILI DI LPP

Casa M-101 L’abitazione sorge su un terreno collinare, in un contesto di elevato valore paesaggistico, caratterizzato dalla presenza di querce e ulivi. La volontà di mantenere intatto il luogo sul quale realizzare l’opera ha suggerito l’idea di una ‘casa sospesa’, da adagiare sul terreno senza toccarlo. L’edificio è caratterizzato da due lastre orizzontali aggettanti che fluttuano parallele e formano il ‘portico’, uno spazio ombreggiato e protetto dalle intemperie dal quale contemplare il panorama circostante. Sul fronte posteriore un giardino circoscritto da muri in pietra a secco crea un’area protetta, orthus conclusus, uno spazio più intimo per gli ospiti della casa. Le soluzioni tecnologiche adottate, per garantire standard elevati di efficienza energetica, sono state integrate e armonizzate per ottenere un risultato architettonico senza compromessi. L’utilizzo di materiali locali come la pietra calcarea e il legno di quercia e di elementi che rimandano alla tradizione costruttiva del luogo crea un rapporto con il territorio senza interruzione di continuità.

CASA M-101 Località Ostuni Anno di realizzazione 2017 Progetto architettonico Corsaro Architetti Consulenti Sergio Tracuzzi (strutture), Giuseppe Di Bella e Nicola Nistri (impianti)

General contractor Apulia Property Design Fotografie Dario Miale, Govinda Gari

Nella pagina accanto, una vista del prospetto sud con la piscina. In alto, la zona living e la pianta dell’abitazione. A destra, sezione longitudinale.

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CASA AIA LocalitĂ Ostuni Anno di realizzazione 2018 Progetto architettonico Corsaro Architetti Consulenti Sergio Tracuzzi (strutture), Giuseppe Di Bella (impianti)

General contractor Apulia Property Design Fotografie Govinda Gari

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› I PROFILI DI LPP

Casa Aia Situata alla sommità di una collina, con una vista panoramica che si apre a 360° sulla valle sottostante, la casa nasce dalla ricerca di un dialogo con il luogo in cui sorge. La pianta è formata da due assi perpendicolari che si intersecano a croce. Tale conformazione rende l’edificio completamente integrato nel paesaggio circostante e garantisce ad ogni ala un affaccio unico e la completa privacy dal resto dell’abitazione. L’asse sud-nord, caratterizzato da un setto in pietra, conduce dall’esterno verso l’interno e viceversa, portando il visitatore da uno spazio comune d’ingresso, attraverso il living, agli spazi aperti della zona piscina circoscritti dalla natura della vegetazione locale, costituita dalla macchia mediterranea. L’edificio si sviluppa su due livelli, uno dei quali interrato, ed è costituito da setti murari verticali collegati da un elemento orizzontale in acciaio che ne costituisce la copertura e nel quale sono integrati i sistemi di chiusura e ombreggiamento.

Nella pagina accanto, vista del prospetto est, pianta e sezione longitudinale. In questa pagina dall’alto, la zona pranzo, il living e una vista del prospetto ovest con la piscina.

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› I PROFILI DI LPP

Trullo Kasbah Il complesso a trulli oggetto dell’intervento è ubicato su un’altura da cui domina un’area intoccata della Valle D’Itria, circondata da una folta vegetazione di boschi di querce e di alberi di ulivo. Il progetto ha previsto il recupero dei corpi di fabbrica esistenti e delle aree circostanti strettamente relazionate ad essi ed è stato eseguito con la cura e l’attenzione necessarie per preservare il carattere del luogo. L’utilizzo di materiali e tecniche costruttive della tradizione ha permesso di mantenere integro ed autentico l’aspetto di questa forma tipica di architettura storica, pur realizzando spazi che rispondono alle esigenze e allo stile di vita contemporanei. Il restauro ha interessato anche la porzione di territorio circostante recuperando i terrazzamenti costituiti da muri in pietra a secco che contengono il declivio e formano naturalmente un podio sul quale si erge il complesso a trulli. Gli stessi elementi sono stati utilizzati per realizzare un sistema di giardini e di spazi all’aperto.

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In questa pagina, vista d’insieme del complesso con i terrazzamenti e planimetria generale.


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Accanto, vista esterna dello studio e ingresso della zona living. A destra, prospetto-sezione del trullo. In basso la piscina tra gli ulivi.

SEZIONE - PROSPETTO EDIFICIO A TRULLO

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› I PROFILI DI LPP

In alto, vista della piscina con il solarium. A sinistra, l’ingresso dell’abitazione e la zona pranzo. Sotto, la planimetria generale.

TRULLO KASBAH Località Ostuni Anno di realizzazione 2014 Progetto architettonico Corsaro Architetti Consulenti Sergio Tracuzzi (strutture), Giuseppe Di Bella (impianti)

General contractor Apulia Property Design Fotografie Dario Miale, Govinda Gari

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DIRECTORY I FORNITORI, LE IMPRESE, GLI INSTALLATORI E GLI ARTIGIANI SPECIALIZZATI DEL TERRITORIO PUGLIESE

OPERA

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Attiva fin dal 1966 nel settore termoidraulico, installa con competenza e passione impianti tecnologici di vario genere avendo come obiettivo il soddisfacimento delle esigenze del cliente. Grazie allo spirito innovativo che la contraddistingue, La Martina è attenta alle nuove e più efficienti tecnologie che i migliori marchi immettono nel mercato. Grazie a un gruppo di lavoro composto da professionisti del settore e operai altamente specializzati l’azienda ha collaborato con grandi marchi del retail.

Le opere in pietra a secco di nostra realizzazione utilizzano materiali e tecniche costruttive che derivano dalla tradizione e si prestano al recupero e alla creazione di manufatti di carattere sia storico che contemporaneo. Con un team di persone specializzate e di lunga esperienza eseguiamo i lavori con cura ed attenzione, assicurando il miglior risultato e contenendo costi e tempi.

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I serramenti De Carlo si caratterizzano per il design sobrio e le sezioni minimali, anche su elementi di grandi dimensioni. Il controllo diretto di tutte le fasi della lavorazione, dalla progettazione al momtaggio, assicurano le prestazioni e la qualità dei nostri sistemi. Nella messa in opera delle nostre collezioni, lavoriamo con l’obbietivo di una corretta interpretazione delle esigenze del progettista, che in questo caso ricercava una continuità visiva tra l’interno e l’esterno della casa.

L’azienda si occupa della realizzazione e posa in opera di ogni tipo di struttura e manufatti metallici in genere. Si realizzano strutture metalliche per edifici civili e industriali, prodotti di carpenteria di metallo, cancelli, serramenti, serrande, etc. L’officina è in grado di fornire un’ampia gamma di manufatti in ferro ed acciao Inox, eseguendo lavori di capenteria metallica leggeromedio-pesante, con professionalità, cortesia e competenza.

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Florovivaistica Pinto si occupa con passione e competenza della progettazione, realizzazione e manutenzione di giardini pubblici e privati di ogni dimensione. Oltre alla produzione di piante da frutto e ornamentali, realizza impianti irrigui automatizzati con le migliori tecniche e attrezzature disponibili.

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DIRECTORY I FORNITORI, LE IMPRESE, GLI INSTALLATORI E GLI ARTIGIANI SPECIALIZZATI DEL TERRITORIO PUGLIESE

UN PUNTO DI RIFERIMENTO SUL TERRITORIO PUGLIESE PER CHI VOGLIA INVESTIRE, ACQUISTARE O VENDERE PROPRIETÀ IMMOBILIARI DI PREGIO

APULIA PROPERTY DESIGN Nel cuore della Puglia, Apulia Property Design offre ai propri clienti soluzioni abitative senza tempo e architettura contemporanea immersa nella natura incontaminata. Dall’acquisizione del terreno e dalla selezione dell’immobile, attraverso lo sviluppo del progetto, fino al completamento della casa in ogni dettaglio, due professionisti pugliesi, Annalisa Bruno e Daniele Corsaro, dopo anni di esperienze individuali offrono il giusto supporto a chi desideri compiere un ottimo investimento in Puglia.

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Con sede a Fasano, Cofano Luigi Lavori Edili è in attività dal 2002 ed opera su tutto il territorio regionale. L’impresa, composta da otto persone, effettua lavori di carpenteria, ristrutturazioni di stabili e appartamenti, realizza strutture in calcestruzzo e murature in tufo e opere specialistiche come volte a botte e a crociera. Il parco macchine, gli strumenti e le attrezzature di cantiere sono adeguati ad ogni esigenza operativa.

Presente da generazioni nel settore delle finiture, Edil Calella utilizza l’esperienza del passato insieme ai sistemi e ai materiali più innovativi, per la realizzazione di opere di finitura di elevata qualità sia dal punto di vista estetico che di durabilità nel tempo. Specializzata nella finitura di ambienti interni ed esterni, è in grado comprendere le esigenze e soddisfare le richieste dei progettisti più esigenti.

Cofano Luigi Lavori Edili

Rifiniture Edil Calella

DIPPIÙ IMPIANTI

TENDA IN

Realtà specializzata nella progettazione e installazione di impianti elettrici, domotici e più in generale di building automation. Dippiù Impianti offre soluzioni studiate e personalizzate, con hardware e software integrati, tecnologie e sistemi avanzati e orientati verso soluzioni sicure, smart e ad alto contenuto d’innovazione.

L’atelier Tenda In da oltre 30 anni interpreta il gusto della clientela più esigente attraverso la raffinatezza e l’eleganza dei tessuti selezionati tra le migliori collezioni italiane ed europee, la qualità e la competenza della sartoria che, con un lavoro di messa in opera preciso e meticoloso, ne esalta la bellezza con particolari sempre diversi, motivi personalizzati e idee innovative. Esperienza, personalizzazione e cura del dettaglio sono le basi dell’attività.

Costruire in Puglia

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Tradizione e innovazione in dialogo

Viale dei Pini, 51 - 72015 Fasano BR Tel 328 7052401 rifiniturecalella@libero.it

L’arte di vestire la casa

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Via G. D’annunzio 23/B - 74015 Martina Franca TA Tel 080 4805799 - 329 6188834 info@tendain.com


GLI ADDITIVI IMPERMEABILIZZANTI DI SIKA PER IL PROGETTO DELL’ARCHITETTO DANIELE CORSARO GARANTISCONO DURABILITÀ E RESISTENZA ALLE STRUTTURE IN CALCESTRUZZO DELLA CASA CHE RISULTA COSÌ ANCHE SOSPESA NEL TEMPO

Foto di Dario Miale e Govinda Gari

UNA CASA SOSPESA E PROTETTA Sikagard, Sikafloor e SikaHyflex Tenuta e durata sono le caratteristiche principali da salvaguardare per una struttura in calcestruzzo. Ancora di più se si tratta di un progetto eccellente, una moderna abitazione inserita in un contesto di elevato valore paesaggistico, una ‘casa sospesa’ adagiata sul terreno quasi senza toccarlo, costruita con soluzioni tecnologiche e materiali locali che instaurano un rapporto di continuità con il territorio. La necessità di proteggere le strutture in calcestruzzo, migliorandone anche le prestazioni, è stata espressa immediatamente dalla committenza, insieme alla volontà di non alterare l’estetica del progetto. L’intervento di Sika ha soddisfatto questa esigenza, grazie ad una soluzione impermeabilizzante in grado di garantire protezione senza alterare le caratteristiche formali della casa. Le strutture in calcestruzzo sono state realizzate miscelando l’impasto cementizio con l’additivo impermeabilizzante e fluidificante per calcestruzzo Plastocrete N. La particolare pavimentazione interna, costituita da un massetto cementizio con finitura elicotterata, è stata superficialmente protetta con Sikafloor-304 W, finitura poliuretanica trasparente, opaca, a base acquosa, bicomponente, a bassissimo contenuto di Voc. Il resto delle superfici in calcestruzzo (pareti e soffitto), sia

interne che esterne, è stata protetta mediante Sikagard-700 S, impregnazione incolore protettiva e idrorepellente per substrati assorbenti, resistente all’acqua ma permeabile al passaggio del vapore, conforme ai requisiti prestazionali delle EN 1504-2 per impregnazione idrofobica (classe di profondità di penetrazione I). Successivamente, al fine di sigillare in maniera elastica e impermeabile i giunti della struttura, è stato utilizzato il sigillante impermeabilizzante monocomponente sovraverniciabile ad elevate prestazioni SikaHyflex-250 Facade.

Prodotti / Sistemi utilizzati Plastocrete N Sikafloor-304 W Sikagard-700 S SikaHyflex-250 Facade

www.sika.it


› LIBRI

ACHILLE CASTIGLIONI, UN CATALOGO DI STORIA Achille Castiglioni, architetto di fama internazionale, è stato un grande protagonista della stagione d’oro del design degli anni Sessanta. Nella sua lunga carriera ha realizzato 150 oggetti e ben 484 allestimenti, strumenti di comunicazione culturale e commerciale di straordinaria importanza. Attraverso schizzi, disegni, modelli, oggetti originali e prototipi, il catalogo della mostra Achille Castiglioni (19182002) Visionario, da poco conclusa al Museo m.a.x. di Chiasso, indaga la sua grande capacità di regia, la profondità delle sue idee e la sua abilità nel costruire spazi in stretta collaborazione con i graphic designer. Achille Castiglioni visionario L’alfabeto allestitivo di un designer regista a cura di Ico Migliore, Mara Servetto, Italo Lupi e Nicoletta Ossanna Cavadini Éditions d’Art Albert Skira, Ginevra, 2018 pp 308 - euro 35 - ISBN 88-5723942

Gio Ponti e Milano Guida alle architetture 1920 - 1970 a cura di Paolo Rosselli e Salvatore Licitra Testi di Lisa Licitra Ponti Prefazione di Stefano Boeri Quodlibet pp 261 - euro 22 ISBN 978-88-8229001-1-1

MILANO LE ARCHITETTURE DI PONTI Il volume, curato da Paolo Rosselli e Salvatore Licitra con testi di Lisa Licitra Ponti e prefazione di Stefano Boeri, raccoglie le architetture che Gio Ponti ha progettato dal 1925 al 1971 a Milano, in tutto una quarantina di edifici. Ponti lavorò moltissimo nel capoluogo lombardo e contribuì, con il lavoro del Gruppo Novecento, a rivoluzionare l’aspetto della città. L’elenco delle opere milanesi di Ponti è nutrito: basti dire che, a parte alcune architetture che hanno subito alterazioni radicali, le case, le chiese, gli uffici sono rimasti una felice eredità dei milanesi che ci vivono, vi lavorano e le contemplano da quasi un secolo. E questo è certamente uno dei grandi meriti di uno dei maestri dell’architettura italiana del secolo scorso. [ 68 ]

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GUIDO CANALI E PRADA UN BINOMIO ILLUMINATO Edito dallo stesso gruppo industriale, il volume esplora oltre vent’anni di collaborazione tra il Gruppo Prada e l’architetto Guido Canali e racconta di una visione comune del modo di affrontare il tema della progettazione degli edifici industriali nel rispetto del territorio, del lavoratore e con la massima cura della qualità e del dettaglio. La sede industriale di Valvigna, la fabbrica-giardino vicino ad Arezzo che ospita il quartier generale di Prada, rappresenta la sintesi di questi principi e si configura come esempio concreto della ricerca di un equilibrio tra architettura e natura. «Se Rem Koolhaas è l’architetto di corte per Prada – scrive Fulvio Irace nel libro – da venticinque anni Guido Canali è l’architetto di fabbrica». Per Guido Canali il tema della progettazione dei luoghi di lavoro continua ad avere molteplici significati, ma dev’essere innanzitutto un ambiente progettato per il benessere delle persone, senza inseguire

Guido Canali. Architetture per Prada a cura di di Italo Lupi coordinamento editoriale di Francesca Picchi Prada, 2018 pp 320, 285 immagini ISBN 978-88-943515-0-7

l’autoreferenzialità, ma ricercando il dialogo attento con il territorio. Deve mantenere un’elevata attenzione al corretto costruire anche nei dettagli e utilizzare il più possibile gli elementi prefabbricati per accelerare i processi costruttivi e contenere i costi. «Le fabbriche-laboratorio di Prada – scrive Claudia Conforti nel suo contributo alla pubblicazione – manifestano l’approdo illuminato di un percorso di civilizzazione che è stato seguito, seppur timidamente, dalla sparuta aristocrazia imprenditoriale italiana». Oltre a Valvigna, il volume illustra con ricche illustrazioni gli altri progetti industriali di Guido Canali per Prada: Montevarchi, Piancastagnaio e Montegranaro.

Una vista generale e un particolare della sede industriale di Valvigna che su oltre 32.000 mq di superficie costruita ospita la divisione produttiva, i magazzini e lo sviluppo delle collezioni pelletteria Prada e Miu Miu, uffici, il centro elaborazione dati del Gruppo, archivi storici e un auditorium (foto courtesy Prada Group).


› REGIONALISMO CRITICO

REGIONALISMO CRITICO RILEGGERE CON SPIRITO CRITICO SIA L’ARCHITETTURA INTERNAZIONALE SIA IL VALORE DEI LUOGHI E DELLA CULTURA LOCALE. LA LEZIONE DI KENNETH FRAMPTON OGGI È ANCORA PIÙ ATTUALE

Carlo Ezechieli

Armando Ruinelli, rustico recuperato a Soglio, Vial Bregaglia, foto ©Ralph Feiner


› REGIONALISMO CRITICO

Capacità critica COME QUALSIASI ORGANISMO ANCHE L’ARCHITETTURA SI ADATTA A SITUAZIONI AMBIENTALI E CULTURALI SPECIFICHE: L’IMPORTANZA DEL PENSIERO CRITICO RISPETTO ALLA GLOBALIZZAZIONE E ALL’IMPORTAZIONE DI SCHEMI SEMPRE PIÙ OMOLOGATI Negli anni tra il 1960 e il 1980, di fronte agli ideali di unificazione e internazionalizzazione del Movimento Moderno emerse un interessante fenomeno di reazione, o meglio di evoluzione, definito con brillante intuito da Kenneth Frampton “Regionalismo Critico”. All’interno di questa corrente Frampton identificava, tra molti altri, autori come Luis Barragán o i maestri dell’architettura del Canton Ticino. Il primo artefice di un’incredibile sintesi tra l’influenza modernista e la tradizione architettonica e culturale del Messico. I secondi capaci di generare, a partire da una marcata impronta modernista, un’architettura profondamente riferita al luogo, con un evidente richiamo alla poetica del muro a gravità, proprio della cultura costruttiva di quella regione. Schemi e influenze internazionali acquisite, appunto, in modo critico, e soprattutto nella consapevolezza dell’importanza delle radici e del luogo nella definizione di queste ultime. In assenza di un ingrediente fondamentale, la capacità critica, l’attuale spinta verso un ‘melting pot globale si converte in nient’altro che omologazione. Da sempre, il luogo – dimora delle stesse radici sulle quali si fonda e si evolve la nostra identità – è stato non solo un motivo di arricchimento, ma anche la base di un principio evolutivo. Riscoprire il valore dei luoghi, e della cultura locale, sviluppando allo stesso tempo la capacità di interpretarla in modo critico, rappresenta in quest’era di globalizzazione un approccio ancora attuale, che in questo numero abbiamo cercato di ripercorrere attraverso due autori e loro opere. CE

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ISOLA APPARENTE Nelle opere di Armando Ruinelli l’originalità e l’attualità di un’architettura ben radicata nel contesto alpino ma capace di sintetizzare in modo inedito le influenze esterne Intervista di Carlo Ezechieli

Strano paese la Svizzera. Mentre il resto del mondo sembra polarizzarsi economicamente e culturalmente sulle città, sempre più grandi, sempre più affollate, lasciando deserte campagne e province, la Confederazione – neanche 9 milioni di abitanti, meno della metà di quelli di Londra e un Pil procapite più che doppio rispetto a quello dell’Italia – conserva il proprio paesaggio come un giardino condominiale e insieme a questo l’identità, se non addirittura l’influenza culturale ed economica, di piccoli centri e vallate. È questo il contesto in cui si sviluppa il lavoro di Armando Ruinelli. Il suo studio a Soglio, quota 1.000 metri, in Val Bregaglia, è in una posizione favolosa, con una grande finestra rivolta al panorama del gruppo Badile-Cengalo, oltre 3.000 metri. Un contesto naturale così importante, e l’effettivo isolamento, sembrerebbero soverchiare qualsiasi influenza o spinta verso l’esterno. Ma, appeso alle pareti dello studio, che lo scorso primo settembre festeggiava 30 anni di attività, un ritratto della casa di Barragàn a firma della grande fotografa Evelyn Hofer – residente per buona parte della sua vita a Soglio – rivela l’esatto contrario. Raymond Meier, fotografo per testate come il New York Times e Vogue, ha la sua casa e atelier – peraltro progetto dello stesso Ruinelli – a Soglio. Non solo Ruinelli, con suoi progetti pubblicati ormai in tutto il mondo, ma artisti – dai Giacometti a Segantini, da Bruno Ritter a Miriam Cahn, solo per citarne alcuni – risiedono o sono legati alla Val Bregaglia. Il lavoro di Ruinelli si sviluppa pertanto in un contesto speciale, caratterizzato da un’identità locale fortissima, ma non per questo incapace di cogliere sapientemente le influenze esterne. E il risultato è un mix incredibile tra tradizione – dove la ricerca sulle qualità strutturali ed espressive dei materiali rappresenta

un aspetto fondamentale – e una contemporaneità rielaborata in modo del tutto originale. Questa intervista, insieme alle tre opere di presentate di seguito, si confrontano con l’esistente e con la tradizione, con il luogo e con il tema della paziente ricerca dell’essenziale. Hanno caratteri differenti ma rivelano una capacità straordinaria di costruire nel presente, pensando al futuro ma a partire da radici che, a differenza di quanto capita nelle grandi città odierne, sono capillari e meravigliosamente robuste. In cosa consiste il tuo lavoro?

Per prima cosa sono un autodidatta. Per chi vuole fare l’architetto, una delle cose curiose della Svizzera è la possibilità di entrare, come si suol dire, ‘dalla porta di servizio’. È un approccio molto complicato, impegnativo, e che in generale sconsiglio. Manca di sistematicità e la scuola, sarà quel che sarà, ma comunque dà un percorso. Ma offre possibilità ed esiti interessanti, tanto che molti grandi nomi hanno seguito una itinerario di formazione non convenzionale. Personalmente ho avuto un approccio al mestiere molto artigianale, del tipo ‘prova ed errore’. Sono poi diventato architetto, ma il mio modo di fare questo mestiere è stato sempre provare a tradurre quello che viene ‘dalla pancia’, organizzandomi nel tempo per sapere se quello che mi dice l’istinto è corretto.

Molti tuoi lavori sono interventi di recupero che si innestano sull’esistente. Qual è il tuo rapporto con un luogo così singolare come la Val Bregaglia?

Devo dire che inizialmente, lavorando sempre in appoggio a qualche struttura preesistente, trovavo disorientante lavorare con nuovi edifici “sul prato”. Ma è stato un passaggio importante che mi ha portato a capire il luogo ancora di più. Parlando


› REGIONALISMO CRITICO progetti, per avere il suo parere. Le critiche erano a volte incoraggianti, a volte spietate, ma, vivendo in una realtà relativamente isolata, per me indispensabili.

convalligiano mi chiede un periodo di apprendistato lo esorto sempre ad andare fuori, col rischio che non ritorni più, ma se un giorno tornerà il suo contributo sarà enorme. Le radici sono importanti, ma devono essere accompagnate alla voglia di sapere, di conoscere e di capire.

Difficile dirlo. Di certo c’è una lontana tradizione, che parte dal 1600-1700 di famiglie che hanno fatto grandi fortune lontano da qui, ma sempre tornando e mantenendo i contatti con la Valle. I Redolfi, ad esempio, avevano contatti commerciali di altissimo livello con Venezia. I Castelmur erano di qui, e qualcuno di loro ha fatto fortuna. Erano pasticceri a Marsiglia, hanno accumulato grandi ricchezze. Rientrando in Val Bregaglia hanno realizzato opere grandiose, come il Palazzo Castelmur a Stampa. Come del resto Alberto Giacometti a Parigi e certamente tutta la famiglia Giacometti, anche il nostro collega, Bruno Giacometti. Fino a Cuno Amiet, pittore della Svizzera tedesca, molto amico di Giovanni Giacometti.

Nel senso di occuparmi della tradizione non tanto cercando di ricrearla ma di capirla e ricercando una sintesi con la contemporaneità, direi senz’altro di sì.

La Val Bregaglia così isolata e poco popolata ha una cultura molto ricca e una concentrazione incredibile di artisti influenti. Quali sono i motivi?

Ruinelli Associati Sa (Sia) Iscritto nel Registro Federale degli Architetti (Reg.A) dal 1996, membro del Schweizerisches Werkbundes (Swb) e della Società Svizzera degli Ingegneri e Architetti (Sia), Armando Ruinelli (Soglio, 1954), nella foto, è un architetto autodidatta. Dopo sei anni di apprendistato, dal 1970 al 1976, come disegnatore e disegnatore edile a Zurigo e anni di studi condotti in proprio, apre il primo studio a Soglio nel 1982. Sempre qui nel 2000 fonda, con Fernando Giovanoli, lo Studio Ruinelli Associati Sia. Prima di associarsi con Ruinelli Fernando Giovanoli (Soglio, 1967) aveva condotto un apprendistato di cinque anni come disegnatore a Maloja e successivamente si era diplomato Architetto Sts presso la Scuola Tecnica superiore di Lugano. Prima di avviare la propria attività professionale ha lavorato per un anno come architetto presso lo studio bei Galfetti & Hunziker. www.ruinelli-associati.ch

Quanto contano le radici?

Contano certamente, ma a condizione che ci sia un periodo di permanenza e crescita fuori da questi luoghi, che io amo molto, ma se non esci c’è il pericolo di continuare a girare sul posto. Uscendo si porta qualcosa di nuovo, di utile a livello culturale e sociale. Anche quando qualche mio giovane

Ti definiresti un “Regionalista critico”?

Un consiglio per i giovani?

Da un lato, questo mestiere sembra diventare progressivamente tutt’altro che divertente. La parte tecnologica tra prendendo il sopravvento. Anche iniziative come Casaclima stanno proponendo soluzioni – con edifici imbottiti di polistirolo che non si sa come smaltire – che finiremo per pagare. Come studio ci è capitato di realizzare una casa nell’ex Germania dell’Est. Le norme Din non lasciano spazi, avevamo specialisti per ogni dettaglio, al punto che è andata a finire che il camino l’ha disegnato il consulente dei caminetti. Una situazione paradossale, tanto che sono ormai convinto che ogni atto di resistenza contro la normalizzazione dell’architettura merita il nostro plauso. Ma malgrado tutto, se c’è la voglia di sapere e di conoscere, l’architetto è senza dubbio uno dei mestieri più completi

dell’esistente, c’è oggi un tema importante che riguarda i vecchi edifici rurali. Le stalle, ad esempio, sono ormai inutilizzabili per l’agricoltura, e si apre un dilemma: o crollano o diventano case per vacanza, e per un architetto il dubbio se recuperare o demolire. Lo stesso riguarda gli insediamenti: se voglio che sopravvivano devono essere rinnovati, deve esserci un’evoluzione. È chiaro che le esigenze cambiano. È un tema caldo e che sarà al centro del mio laboratorio di progettazione presso la Scuola universitaria Professionale di Coira. Cosa ti ha portato a fare l’architetto?

Mio padre era muratore, ma non credo che abbia influito molto. Avevo invece una grande passione per il disegno e così, decidendo che avrei dovuto imparare un mestiere, a 16 anni ho iniziato a lavorare in uno studio di architettura a Zurigo, alternando questa attività alla scuola, come tirocinio per un diploma di disegnatore edile. Dopo questo periodo ho lavorato due o tre anni a Zurigo e infine, invece di scegliere un’altra scuola, ho deciso di tornare a Soglio. All’inizio degli anni Ottanta ho avuto l’occasione di conoscere Michel Alder, un eccezionale professore di architettura, allora impegnato in una ricerca sull’architettura della Val Bregaglia. Ho iniziato a collaborare con lui, all’inizio semplicemente presentandolo ai miei compaesani per accedere alle loro case, e in seguito sviluppando con lui molti lavori, che sono stati alla base di una lunga amicizia. Credo di aver imparato molto da lui. Gli mandavo per fax i miei

Alla pagina di sinistra, abitazione unifamiliare in Val Monastero (foto ©Ralph Feiner). Sotto, casa RM, frutto del recupero di un rustico a Soglio, in Val Bregaglia (foto ©Ruinelli Associati).

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› REGIONALISMO CRITICO

La riscoperta dei materiali La continuità nel rapporto con il luogo e con la tradizione nel progetto di un’abitazione a Soglio, risultato dalla riqualificazione di un’antica stalla

Sopra, una vista della cucina di casa RM (foto ©Ralph Feiner; sotto: sezione trasversale e longitudinale e l’abitazione vista dall’esterno (foto ©Ruinelli Associati).

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Il recupero di un rustico nel nucleo storico di Soglio, in Svizzera – centro principale della stessa Val Bregaglia che diede i natali ad Alberto Giacometti, una delle figure chiave dell’arte del ’900 – diventa una straordinaria occasione di confronto con l’identità del luogo e con la sua storia. È una ricerca indirizzata alle qualità di uno spazio architettonico, un tempo adibito a stalla, che si sviluppa attraverso la riscoperta, in forma attualizzata, dei ma-

teriali, delle trame, di tecniche di fabbricazione rigorosamente artigianali. Secondo le parole dello stesso autore il tema principale di questo progetto è quello della continuità, esplorato nella comprensione del luogo, delle caratteristiche dei materiali, e in parte del passato. L’elemento unificante è il cemento pisé, la stessa tecnica utilizzata un tempo, con pochi mezzi, poche risorse ma molto ingegno, dai contadini e che qui viene sublimata. Gli elementi in cemento sono

artigianali ma del tutto moderni, hanno una trama ben definita, sono composti secondo configurazioni proprie della contemporaneità, e allo stesso tempo sono ciò che definisce le relazioni con gli antichi muri in pietra e con il contesto. Anche il legno massiccio di quercia è un elemento fortemente identificativo. Un materiale proprio della tradizione, denso sia nella struttura, sia nei riferimenti, ma che in questo caso viene anch’esso riproposto secondo masse, trame e forme


› REGIONALISMO CRITICO

Sopra: planimetrie dei tre piani; al centro: atrio e scala al piano terreno; sotto: vista della camera con bagno (foto ©Ruinelli Associati).

assolutamente attuali. E infine il ferro saldato e lavorato a mano con estrema precisione progettuale e costruttiva. Di fronte alla tendenza che vede progetti di architettura ricorrere a una varietà di materiali tecnologicamente avanzati, a composti la cui la superficie a vista è spesso ridotta a una mera pellicola, Ruinelli propone, in controtendenza, tre materiali integri e autentici. Ognuno ha massa, ha spessore, è quanto di più vicino possibile al proprio stato originale. Limitarne il contenuto di modificazione artificiale é un programma e una sfida che, sorprendentemente, dà origine a un’architettura che ripercorre le stesse logiche – basate su mezzi essenziali di produzione, sul riferimento quasi obbligato ai materiali del luogo, su una capacità artigianale sopraffina – che avevano improntato i migliori esempi di architettura locale. Casa RM è un’architettura rivolta all’essenziale e densa di una contemporaneità che – proprio perché basata sulla comprensione profonda delle eterne leggi strutturali, fisiche e di comportamento dei materiali – si estende oltre il contesto temporale specifico

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› REGIONALISMO CRITICO

Un masso erratico Il progetto di una casa unifamiliare in Val Monastero

Sopra, l’esterno della casa con il muro perimetrale che si ripiega e si eleva dando forma all’elemento del camino. Accanto, il prospetto a monte (foto ©Ralph Feiner).

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Una casa al confine tra l’urbanizzato del villaggio e l’aperto paesaggio alpino della Val Monastero, nei pressi del Parco Nazionale Svizzero, e un intervento dove l’involucro é ciò che identifica, descrive e mette in rapporto. Un volume incastrato come un masso erratico in un terreno in forte pendenza, e un principio di ‘casualità’, secondo le parole dello stesso autore, che ha coerentemente portato al disegno di una pianta sfaccettata e pentagonale, che ricorda molto direttamente il principio di dolce adattamento, alla topografia e agli ostacoli naturalmente presenti nel terreno, di un rustico tradizionale. Ancora una volta i materiali sono un aspetto fondamentale nel lavoro di Ruinelli e in questo caso la superficie compatta in cemento bocciardato ‘come una roccia naturale’ dell’involucro. Il muro perimetrale è ciò che si ripiega identificando l’ingresso, reagendo col paesaggio, e che si eleva dando forma all’elemento iconico del camino. Ed il muro è ciò che infine arretra, formando aperture che indipendentemente da una volontà, spesso sterile, di puro con-

trollo formale, si aprono verso le visuali più significative, e ad un rapporto speciale tra interno ed esterno. All’interno, materiali locali come la Silberquarzit lavorata a spacco e il larice della Val Monastero, con inserti in cirmolo hanno un ruolo fondamentale nella definizione del carattere del progetto. Se Il materiale strutturale lasciato a vista

corrisponde a un principio Moderno, é anche vero che lo stesso principio é comune alle molte, meravigliose ‘architetture senza architetti’ dei rustici alpini: un duplice riferimento, come del resto esplicitamente riferite alla tradizione sono le cornici delle finestre realizzate con un intonaco di calce di colore giallognolo ottenuto tramite l’aggiunta di inerti in marmo di Lhasa


› REGIONALISMO CRITICO

Legno di larice, intonaci in silberquartzit e calce nel luminoso soggiorno (foto ©Ralph Feiner). Al centro e sotto, sezioni e planimetrie della casa.

e pigmento Terra di Siena. Quest’opera, come molte altre di Ruinelli, rivela quanto l’esplorazione profonda sulla natura, il comportamento e il significato dei materiali, molto più di qualsiasi riferimento stilistico, sia fondamentale per l’identificazione di un’architettura con il luogo, con la sua storia, con le risorse disponibili di un contesto che nel tempo si é trasformato in cultura

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› REGIONALISMO CRITICO

L’estetica della scatola Il magazzino-atelier dell’artista Miriam Cahn a Stampa Malgrado la non facile accessibilità la Val Bregaglia – una stretta vallata del Canton Grigioni, da tempo immediatamente connessa alla Valchiavenna – é terra di artisti. Il più celebre, Alberto Giacometti, è nato a Stampa, lo stesso paese dove Armando Ruinelli ha realizzato nel 2016 questo “magazzino” e atelier per l’artista Miriam Cahn.

Il tipo di riferimento é esplicitamente il capannone artigianale/industriale e si risolve in un prisma monolitico con un basamento che, arretrato, lo rende “sospeso sul terreno in pendenza tra la strada e il fiume”. Una massa in levitazione e un materiale povero come il calcestruzzo – ricorrente in forma banalizzata nei capannoni prefabbricati che hanno de-

vastato i vicini fondovalle lombardi – ma che in questo caso diventa un motivo di ricerca espressiva. La superficie a vista porta i segni delle tavole di casseratura. Le imperfezioni sono un elemento essenziale nella ricerca di una trama, di ciò che definisce la consistenza dell’involucro, ottenuta attraverso numerose prove e modelli in scala reale. La radicalizzazione del concetto di scatola ha portato a finestre intese come grandi aperture, con gli infissi posati sul filo esterno, quasi fossero stati gettati insieme al cemento stesso. L’assenza di lattoneria, sostituita da una gomma sintetica, e la copertura in ghiaia – un materiale con colore e aspetto simile al resto dell’involucro – rende l’insieme unitario e coerente. Quest’opera, pur aderendo nei presupposti di partenza alla prassi convenzionale, arriva, attraverso un paziente lavoro di approfondimento ed astrazione, alla definizione di un’architettura originale e perfettamente corrispondente sia al tema che alle caratteristiche specifiche del luogo

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› REGIONALISMO CRITICO

Accanto, le imperfezioni delle tavole di casseratura diventano un elemento essenziale della ricerca di una trama. Sopra, le grandi finestre hanno gli infissi posati sul filo esterno. Nella pagina di sinistra, il prospetto principale dell’atelier e, sotto, l’inquadramento territoriale in prossimità del fiume (foto ©Ralph Feiner).

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› REGIONALISMO CRITICO

ORGANICO NORVEGESE UN ALTRO INTERESSANTE INTERPRETE DEL REGIONALISMO CRITICO È LO STUDIO DI SVEIN LUND E EINAR HAGEM, I CUI PROGETTI, PUR CONSERVANDO UNA FORTE IMPRONTA MODERNISTA, SONO PROFONDAMENTE RIFERITI AL CONTESTO CON FORTI RICHIAMI ALLA POETICA E ALLA CULTURA COSTRUTTIVA LOCALE. L’ORGANIZZAZIONE DEI VOLUMI E LA MAESTRIA NELL’USO DELLA LUCE E DEI MATERIALI PONGONO LE DUE RESIDENZE CHE PRESENTIAMO, COSTRUITE NEGLI ANNI NOVANTA, IN DIALOGO CON LA NATURA CIRCOSTANTE Lund Hagem Arkitekter

È una società di architettura formata da Svein Lund, Einar Hagem, Mette Røsbekk, Per Suul e Kristine Strøm-Gundersen. Nasce nel 1984 come Lund Arkitekter Mnal e sei anni più tardi assume la denominazione attuale. La sede principale è a Oslo, mentre un ramo dello studio ha sede a Sandefjord, a sud della capitale. Attualmente vi lavorano una cinquantina di dipendenti. Lo studio opera nei settori dell’architettura e dell’urbanistica. I loro progetti mantengono un approccio attento al paesaggio circostante, in dialogo continuo tra natura e ambiente e in rapporto dinamico con l’innovazione tecnologica e la sostenibilità. Ciò ha portato lo studio a realizzare case passive in possesso della certificazione Breeam. Lund Hagem è membro del Green Building Council norvegese. Nella sua lunga carriera il team di Lund Hagem ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. www.lundhagem.no

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Vita tra gli alberi

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Due abitazioni e un giardino alla periferia di Oslo Due case, parte di uno stesso intervento, nella tranquilla area residenziale di Furulund a Oslo. Completate nel 1998, malgrado siano state finora poco pubblicate fuori dalla Norvegia, affrontano in modo magistrale il tema di un’architettura dei dettagli, del controllo della luce e del rapporto con l’intorno. Due i fondamentali criteri di progetto: il primo era di evitare di essere invasi visualmente o sovrastati da eventuali costruzioni che si sarebbero sviluppate in seguito, il secondo di preservare più alberi possibile. La pianta a L delle due case forma così una sorta di corte-giardino suddivisa da una parete attrezzata comune con ripostigli e depositi. La stessa parete funziona come partizione tra le due corti, al punto da permettere un discreto livello di privacy tra le due abitazioni. Del tutto unificate dal punto di vista del tipo edilizio, del linguaggio architettonico e dell’utilizzo dei materiali, le due unità presentano differenze, anche significative, nell’articolazione degli spazi [ 78 ]

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interni. Mentre la casa B ha soggiorno e camera padronale al piano terreno e una terrazza che si estende nel giardino, la casa A, residenza dello stesso autore, è organizzata attorno a un corpo scala centrale con 4 livelli ammezzati che separa la camera padronale da quella dei figli e forma uno studio a doppia altezza. Un grande salone al primo piano comprende sia la cucina che la sala da pranzo e ha un’ampia sequenza di vetrate che si aprono su un ballatoio esterno. I volumi solidi e apparentemente impenetrabili delle due abitazioni sono rotti in realtà nella casa A da grandi aperture che offrono scorci magnifici sul verde in cui è immersa. La luce entra in modo del tutto particolare da un lucernario, che si sviluppa su tutta la lunghezza della grande sala, incorniciando il camino, che ne è il fulcro compositivo, dalle aperture d’angolo e dalle porte-finestre verso il ballatoio, offrendo all’ambiente interno una qualità costantemente mutevole. Tavole in frassino e lastre in pietra per i pavimenti con-

feriscono, insieme alla luce, il carattere degli spazi interni. L’utilizzo delle scure doghe in legno all’esterno neutralizza e rende astratti volumi delle due unità, come l’utilizzo di blocchi alleggeriti in cemento lasciati faccia a vista per le pareti, ne identifica il carattere rendendo l’insieme del tutto unitario

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Sopra, sezione del progetto di Furulund e in basso partoicolare di uno degli spazi all’aperto. Alla pagina di destra due viste dall’esterno, la foto di un soggiorno e la planimetrie del piano terreno (foto ©Damian Heinisch).


› REGIONALISMO CRITICO

Sopra e sotto, vista dal giardino (foto ©Damian Heinisch).

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› REGIONALISMO CRITICO

La casa sulla collina Il secondo progetto di Lund Hagem Arkitekter, di meravigliosa e ordinata complessità nell’articolazione degli spazi e nel rapporto tra riferimenti distanti e tradizione Il quartiere di Ullern, a poca distanza dal centro di Oslo, è una sorta di città giardino. Poche case, prevalentemente unifamiliari o bifamiliari, e molto verde. La villa progettata da Svein Lund, completata nel 1993 sulla sommità di una collina circondata da un giardino, non fa eccezione. L’accesso principale dalla strada avviene attraversando elementi di grande bellezza risalenti a fine Ottocento: una scala lunga 30 metri, un lungo muro di contenimento, due magnifici esemplari di pioppi e uno stagno. Il programma, consistente nella realizzazione di una casa di circa 300 mq per una famiglia con 4 figli, è risultato in un edificio composto da 4 volumi principali che dall’esterno appaiono solidi e chiusi ma che in realtà, una volta entrati, rivelano un sistema di incredibile complessità e bellezza. Se Frank Lloyd Wright a suo tempo predicava “breaking the box” intendendo come scatola l’involucro dell’edificio, in questo caso molteplici aperture, tagli, scorci, rendono l’involucro quasi evanescente, trasformando l’interno in [ 80 ]

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una sequenza fluida e ininterrotta di ambienti e di spazi. L’elemento ordinatore di questa sequenza è un asse principale – di stretto passaggio, quasi un ponte, sempre visibile da tutti i livelli dell’abitazione – che si sviluppa in senso est-ovest: dal grande salone alle camere da letto. La sensazione è quella di trovarsi immersi in uno spazio i cui limiti tendono, ad ogni scorcio, a dissolversi per fondersi tra loro e con il paesaggio circostante, verso il quale anche le falde della copertura sembrano protendersi. L’utilizzo dei materiali, tutti organizzati secondo un rigoroso principio e gerarchia, è un’altra componente rilevante di questo progetto. Le scure lastre di ardesia marrone norvegese per i percorsi interni principali, il legno di betulla per le finestre e per le pareti, identificando e caratterizzando gli spazi più privati, come le camere da letto. La trama e il colore dell’intonaco esterno rivela, infine, insieme agli inerti che lo compongono, anche l’appartenenza al luogo. Nella villa Ullern è senza dubbio tangibile

un’influenza internazionale, in particolare, ammessa dallo stesso autore, dell’opera di Carlo Scarpa, visitata contemporaneamente allo sviluppo del progetto, ma è chiaro anche il riferimento alla tradizione, rivelato dai materiali e da una volontà assolta di rapporto con il contesto

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In questa pagina una vista del terrazzo e un’immagine della casa nell’insieme (foto ©Damian Heinisch).


› REGIONALISMO CRITICO

Sopra, il soggiorno e accanto l’ingresso. Nei disegni piante e una sezione della casa di Oslo (foto ©Damian Heinisch).

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› MUSEI

MUSEO DELLA SLESIA, KATOWICE

L’ARCHITETTURA DEL SOTTOSUOLO Trasformare, preservandolo, il patrimonio minerario-industriale del capoluogo dell’Alta Slesia. Con l’obiettivo di avviare un processo di rinnovamento urbano e rendere attrattiva la città.Il progetto è dello studio austriaco Riegler Riewe Architekten Sopra, la parte fuori terra del Museo di Katowice (foto Maciek Jezyk) con il castelletto e i volumi vetrati degli uffici e del foyer.

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Aperto al pubblico circa tre anni fa, il Museo della Slesia a Katowice si poneva un importante obiettivo: rivitalizzare i tre ettari di un sito industriale dismesso, una ex-miniera, posto a poca distanza dal centro della città polacca. Come per molti altri luoghi dell’Alta Slesia, anche la storia recente del capoluogo regionale è intimamente legata a quelle dell’industria pesante e mineraria del Paese, che per decenni ha rappresentato gli elementi fondanti dell’economia locale e che ne ha marcato profondamente il territorio. Katowice è oggi sede del museo grazie al progetto dello studio austriaco Riegler Riewe Architekten di Graz, che ha messo

in luce la storia industriale della regione con una soluzione progettuale originale: la maggior parte del complesso museale è collocata nel sottosuolo, così come lo erano le miniere della zona. Le sole strutture mantenute fuori terra, a rimarcare la tensione verso un nuovo presente, sono i volumi vetrati degli uffici amministrativi e i foyer, oltre alle sei scatole trasparenti che danno luce agli ambienti sotterranei. La parte ipogea è dotata di un parcheggio su tre livelli di oltre 230 posti auto, un auditorium per 330 persone, una biblioteca, sale didattiche e per conferenze e un imponente spazio espositivo con uno spazio centrale alto 12 metri e mezzo.

Nel complesso, la nuova sede del museo si sviluppa su seimila metri quadrati, che includono la sala macchine del pozzo ‘Warszawa’, trasformato in un ristorante a due piani, e un ex magazzino, diventato sede del Centro scenografico polacco, un’istituzione che custodisce una collezione di scenografie teatrali e cinematografiche di importanza nazionale. Una delle attrazioni del museo è la torre di osservazione alta 40 metri, realizzata a suo tempo in corrispondenza del primo castelletto (si tratta di una struttura in ferro, realizzata alla bocca del pozzo della miniera, che sorreggeva le pulegge delle funi che movimentavano i carrelli di trasporto del materiale). L’ascensore


› MUSEI

Riegler Riewe Architekten

Sotto, un interno del museo (foto Woycjech Krynski); in basso, un altro interno degli spazi museali; sullo sfondo uno degli edifici minerari ancora presenti nel sito (foto Paolo Rosselli).

Lo studio, che ha sede a Graz e a Berlino, opera in differenti settori di attività: dalla progettazione infrastrutturale a quella dei servizi sanitari, amministravi e culturali. Florian Riegler, austriaco, si è laureato all’università di Tecnologia di Graz; è membro della Società austriaca di architettura ed è stato visiting professor all’Eth di Zurigo e docente di Design all’Università delle Arti di Berlino. Roger Riewe, tedesco, ha studiato architettura alla Rwth di Aquisgrana. È diventato professore e poi direttore dell’Istituto di Tecnologia dell’Architettura all’Università di Graz. È autore di numerosi scritti e pubblicazioni (foto Florian Lierzer). www.rieglerriewe.co.at

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› MUSEI

della torre conduce i visitatori alla sommità, dove è possibile avere una vista sul parco e sulla città. Le mostre permanenti sono organizzate all’interno di sei gallerie tematiche: l’arte polacca dal 1800 al 1945, quella dal dopoguerra a oggi, il teatro e la scenografia cinematografica, le manifestazioni artistiche spontanee della regione, l’arte religiosa e infine la storia dell’Alta Slesia. Obiettivo del progetto era quello di accrescere l’attrattività e il vantaggio competitivo della città attraverso lo sviluppo delle sue strutture culturali. Una scelta che ha contribuito ad aumentare gli investimenti e il richiamo turistico di una regione che vanta, tra l’altro, le sedi del Centro congressi internazionale e dell’Orchestra sinfonica della radio nazionale polacca. Con l’apertura del museo le operazioni di trasformazione urbana della capitale della Slesia non sono terminate. Il processo di riqualificazione delle aree e degli impianti dell’ex miniera di Katowice è stato infatti suddiviso in tre fasi fondamentali. La prima, dal 2007 al 2014, all’interno di un programma regionale, ha previsto la realizzazione del Museo della Slesia e la rigenerazione di quattro edifici; la seconda, dal 2014 al 2017, ha avviato e concluso la riqualificazione di due edifici minerari (i bagni e la falegna[ 84 ]

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meria) all’interno di un progetto finanziato con fondi europei; la terza, infine, dal 2017 al 2022, ha in programma di intervenire su altri sette edifici industriali con differenti progetti e fonti di finanziamento. Si tratta dunque di una strategia di trasformazione di ampio respiro, fondata non sulla realizzazione di un’opera iconica di forte richiamo internazionale, come fu per Bilbao, ma sul recupero – questa

volta dal punto di vista culturale – del patrimonio storico di una città e di una regione, in cui il progetto di Riegler Riewe Architekten assume anche un valore plastico, dimostrativo oltreché semantico, di un’operazione più complessa che ha avuto il sostegno del municipio locale, del ministero della Cultura polacco, dell’Istituto norvegese per la ricerca sui beni culturali e da sovvenzioni provenienti anche da Islanda e Liechtenstein

Sopra, il collegamento ai vari piani del museo: sono visibili i volumi vetrati che illuminano gli ambienti (foto Maciek Jezyk); sotto, la pianta del piano terra; Nella pagina a fianco, in alto, una delle sale delle sei gallerie tematiche (foto Woycjech Krynski).


› MUSEI CREDITI Realizzazione Museo della Slesia Località Katowice, Polonia Committente Museo della Slesia Finanziamenti Fondi europei, ministero della Cultura, Regione della Slesia, comune di Katowice

Progettazione Riegler Riewe Architekten, Graz, Austria

Partner locale Konior Studio, Katowice Cronologia 2007 (concorso) - 2014 (fine lavori) Volume 228.702 mc Superficie dell’area 27.332 mq Superficie utilizzabile 39.370 mq Impresa di costruzioni Budimex Costo dell’opera 42,2 milioni di euro Investimento complessivo 64,9 milioni di euro Fornitori Lamm, poltrone Genya (design Dante Bonuccelli)

Fotografie Maciek Jezyk, Paolo Rosselli, Woycjech Krynski

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LAMM

Sedute polifunzionali per ambienti pubblici Per i 330 posti a sedere dell’auditorium del complesso museale di Katowice, i progettisti hanno scelto la poltrona Genya di Lamm, disegnata da Dante Bonuccelli. Nella configurazione chiusa, la seduta si presenta con una forma lineare e leggermente inclinata che nasconde nel volume compatto ogni componente di possibile disturbo. Anche la struttura in metallo verniciato, fissata direttamente al pavimento, eliminando ogni supporto visibile contribuisce al look minimalista di Genya. Il sedile e i due braccioli integrati si aprono automaticamente con un movimento sincronizzato a scomparsa (brevettato), regolato da due dispositivi a gas con chiusura ammortizzata. Imbottitura a diverse densità e supporto lombare migliorano il comfort della seduta. Good Design Award 2009 e menzione d’onore al XXII Compasso d’Oro, Genya è disponibile anche nella versione per installazioni in curva. Dal 1959 Lamm produce e installa in tutto il mondo sistemi di sedute per sale conferenza, auditorium, università, cinema, teatri e spazi pubblici. La capacità progettuale, l’ingegnerizzazione e l’organizzazione produttiva permettono all’azienda di San Secondo Parmense di rispondere alle esigenze di architetti e committenti con una vasta gamma di prodotti di serie o con soluzioni parzialmente o interamente custom. L’intero processo, dalla progettazione alla produzione, è realizzato in Italia.

SINTESI DI DESIGN E TECNOLOGIA, GENYA DI LAMM, DISEGNATA DA DANTE BONUCCELLI, FISSATA DIRETTAMENTE AL PAVIMENTO DIVENTA IL PROSEGUIMENTO FUNZIONALE DELL’ARCHITETTURA DEGLI INTERNI. L’APERTURA AMMORTIZZATA, I BRACCIOLI INTEGRATI A SCOMPARSA E IL SUPPORTO LOMBARE SONO ALTRETTANTI ELEMENTI CHE AGGIUNGONO COMFORT ALL’ELEGANZA

LAMM Srl

Via Verdi, 19/21 - 43017 San Secondo Parmense PR Tel 0521.877511 info@lamm.it | www.lamm.it

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› MUSEI

IL NUOVO MUSEO DELL’ACROPOLI, ATENE

IL RIGORE DELLA STORIA Il progetto di Bernard Tschumi Architects si è misurato con una sfida impegnativa: realizzare un nuovo museo in uno dei siti archeologici più ricchi al mondo. Sorge tra la città e l’acropoli, con la sala superiore orientata verso il Partenone. Un’opera semplice e rigorosa al tempo stesso

Sopra, la sala che accoglie i fregi del Partenone, sullo sfondo, l’Acropoli di Atene; a lato, gli schizzi progettuali di Tschumi e un’immagine esterna del museo dalle linee semplici e rigorose (foto ©Christian Richten).

Per lo studio di Bernard Tschumi Architects la progettazione del nuovo Museo dell’Acropoli di Atene, pensato per ospitare le antiche rovine in un unico museo di livello internazionale, ha rappresentato una sfida impegnativa. L’opera da progettare, la storia da conservare, la vicinanza a uno dei siti archeologici più influenti della civiltà occidentale sono stati fattori di un’operazione delicata e, allo stesso tempo, estremamente coinvolgente per il team di Tschumi. L’eccezionale contesto ha orientato i progettisti verso una soluzione museale non monumentale, ma semplice e rigorosa, grazie a un’architettura capace di focalizzare l’attenzione del visitatore sulle

straordinarie opere d’arte esposte e sul vicino Partenone. Con i suoi ottomila metri quadrati di spazi espositivi, che riuniscono in un’unica sede una serie di collezioni precedentemente ospitate in diverse altre istituzioni culturali, il Museo racconta la storia dell’Acropoli. L’edificio prende forma sia in funzione dello scavo archeologico sottostante (visibile attraverso un pavimento di cristallo all’ingresso), che protegge, sia dall’intenzione di orientarne la sommità verso il tempio greco. La base dell’edificio si libra al di sopra degli scavi grazie alla presenza di oltre cento sottili pilastri di cemento (colloca-

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› MUSEI

Dall’alto, l’ingresso del museo (©foto Peter Mauss-Esto); sotto il suo inserimento nel contesto urbano e una vista dell’Acropoli (foto © BTA). In alto, la sala delle Cariatidi illuminata dalla luce naturale della galleria (©foto Peter Mauss-Esto); nei disegni, lo schema dei percorsi e degli spazi museali; a fianco, le sezioni longitudinale e trasversale (disegni Bernard Tschumi Architects).

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› MUSEI

ti in maniera sapiente e concordata con gli archeologi): questo livello contiene la lobby, gli ambienti per le esposizioni temporanee, il bookshop e i servizi museali di supporto. Il livello intermedio, a pianta trapezoidale, è formato da uno spazio a doppia altezza di circa dieci metri che ospita le gallerie del periodo arcaico e tardo romano. Nel piano ammezzato sono anche presenti un bar, un ristorante con terrazza affacciata sull’Acropoli e uno spazio multimediale. La parte superiore dell’edificio si compone di una galleria di forma rettangolare (che riproduce la pianta del Partenone), con pareti di vetro di sette metri di altezza e di oltre duemila metri quadrati di superficie. Per ottenere l’orientamento verso l’Acropoli, il parallelepipedo della galleria è ruotato di 23° rispetto al resto dell’edificio. È su questo livello che sono

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› MUSEI

Bernard Tschumi Architects Società internazionale di progettazione con uffici a Parig e New York. Lo studio ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. Tschumi fondò lo studio nel 1983 a Parigi in occasione dell’incarico di progettazione del Parc de la Villette; nel 1988 fu la volta dell’apertura dello studio di New York. I progetti più recenti includono, oltre al Museo dell’Acropoli di Atene (2001-2009), la Blue residential tower di New York (2004-2007), il parco-museo archeologico di Alésia in Borgogna (2003-2012), lo Zoo di Parigi (2004-2009) e la seconda fase di realizzazione del quartier generale della fabbrica di orologi Vacheron-Constantin (2012-2014) a Ginevra. Dopo la prima mostra retrospettiva al MoMA nel 1994, tre altre grandi mostre hanno celebrato il lavoro di Bernard Tschumi e della sua squadra al Centre Pompidou di Parigi, al Museo svizzero di architettura di Basilea e alla PowerStation of Art di Shanghai (foto Martin Mai). www.tschumi.com

Nei disegni, in alto, la pianta al livello zero del museo; sotto, l’inserimento in pianta e in sezione del museo nel contesto urbano e archeologico (courtesy Bernard Tschumi Architects).

conservate le sculture in marmo dei fregi del Partenone, visibile dalle vetrate della sala, ed è da qui che la luce naturale raggiunge anche la sala delle Cariatidi posta al livello inferiore. Le collezioni del museo sono disposte in sequenza cronologica: dal periodo arcaico al tardo romano impero fino alla galleria del Partenone. In base a questa organizzazione, il progetto ha definito il percorso del visitatore secondo uno schema tridimensionale, fatto di rampe in pendenza e scale mobili. Si tratta di una vera e propria esperienza spaziale che porta il visitatore dall’ingresso alla sommità dell’edificio per poi ridiscendere verso la contemporaneità dopo aver percorso la storia antica di Atene e il periodo romano attraverso reperti e oggetti d’arte. Il progetto di Tschumi si è misurato anche con il tema dell’illuminazione di oggetti architettonici di eccezionale valore. Grazie all’uso di diversi tipi di vetro, la luce in sommità pervade la galleria del Partenone, filtra nella galleria del periodo arcaico, penetra nel nucleo centrale dell’edificio e illumina in modo discreto i reperti collocati alla base del museo

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› MUSEI CREDITI Realizzazione Nuovo museo dell’Acropoli di Atene Località Atene Committente Oanma (Organizzazione per la costruzione del nuovo museo dell’Acropoli)

Funzioni Museo e servizi museali Progetto architettonico Bernard Tschumi | Bernard Tschumi Architects

Team di progettazione Bernard Tschumi (capo progetto), Joel Rutten

Architetto associato Michael Photiadis, Arsy Project manager Nikolas Damalitis Progettazione strutturale Adk e Arup, New York Progettazione impiantistica Mmb Study Group e Arup, New York

Progettazione delle opere civili Michanniki Geostatiki e Arup, New York

Progettazione illuminotecnica Arup, Londra General contractor Aktor Superficie del sito 21.000 mq Superficie espositiva 8.000 mq Costo dell’opera 180 milioni di dollari Finanziamenti Statali e Fondi europei di sviluppo regionale

Tempi 2001-2009 Chiusure e sistemi di sicurezza Geze

Nella foto, scorcio del sito archeologico che si trova il museo; sono visibili i pilastri di sostegno collocati secondo le indicazioni degli archeologi (foto © Peter Mass-Esto).

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GEZE

Tecnologia e design per porte e sistemi di sicurezza Funzionalità, efficienza e design sono alla base delle scelte fatte per gestire gli ingressi, le chiusure e le porte tagliafuoco del nuovo museo dell’Acropoli. Ben 135 le porte esterne e interne che sono state dotate di chiudiporta Geze Boxer. Integrati nel battente, grazie a una guida di scorrimento visibile solo a porta aperta i chiudiporta Boxer risultano incorporati in maniera invisibile, senza disturbare il design della porta. Sessanta invece le porte tagliafuoco e tagliafumo a due battenti attrezzate con Geze TS 4000 E-IS, chiudiporta a cremagliera (regolatore della sequenza di apertura) con fermo elettroidraulico. In caso di incendio o blackout la porta si chiude in totale autonomia e sicurezza. Il regolatore integrato della sequenza di chiusura garantisce che entrambi i battenti della porta si chiudano perfettamente dopo il passaggio.

In tal modo la porta torna immediatamente a svolgere la sua funzione tagliafuoco.

Caratteristiche tecniche Chiudiporta TS 4000 E con cremagliera per porte con larghezza del battente fino a 1.400 mm • Alimentazione 24 V • Forza di chiusura regolabile EN 1-6 senza soluzione di continuità • Colpo finale, attraverso la cremagliera, e velocità di chiusura regolabili • Indicatore ottico della forza di chiusura • Fermo da 80°a180° (elettroidraulico) • Per porte a battente destre e sinistre senza inversione • Per porta tagliafuoco e tagliafumo (con piastra di montaggio)

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› MUSEI

MUSEO BAILO, TREVISO

LA CULTURA COME MOTORE PER LA CITTÀ Un progetto in divenire, quello del restauro del Museo Bailo di Treviso, che nel giugno scorso ha avviato la seconda parte del progetto di ampliamento del museo, ad opera di Studiomas architetti con Heinz Tesar, la cui conclusione è prevista per il 2021

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Inaugurato il 29 ottobre 2015, il Museo Bailo è stato restituito alla città di Treviso con l’intento di superare la logica del tradizionale museo e farne un vero e proprio centro culturale. Il complesso destinato a ospitare la collezione di arte moderna della città occupa la sede di un convento risalente al XIV secolo; ricostruito alla fine del XVI, raddoppiato con un secondo chiostro nel 1856, l’edificio diventa museo nel 1889. Nel 1944 un pesante bombardamento ne distruggee la facciata e parte del chiostro sud, ricostruiti nel 1952. Chiuso nel 2000, nel 2010 diventa oggetto di un concorso di restauro e riallestimento bandito dal Comune e finanziato con fondi europei. Vinto dallo Studiomas di Marco Rapposelli insieme all’architetto Heinz Tesar, il progetto ha consentito un rinnovo parziale del museo riguardante il chiostro cinquecentesco affacciato su Borgo Cavour e le sale prospicienti. Una seconda fase del restauro è stata avviata concretamente con l’intervento di Arper, eccellenza del settore dell’arredo con sede

nel territorio trevigiano che sostiene da tempo importanti iniziative culturali. Oggetto di questo secondo intervento, tuttora in atto, sono le parti meno colpite dal bombardamento, rendendo possibile la restituzione di superfici che conservano ancora buona parte dei caratteri originari, un patrimonio prezioso di storia e cultura quasi inalterato. Già tornato allo splendore il primo chiostro, della prima metà dell’Ottocento, cinto al piano terra da sale voltate decorate con lacerti di affreschi tardo ottocenteschi, mentre al primo piano si sono conservati i pavimenti originari in terrazzo. Insieme al chiostro anche l’ala su via Caccianiga, progettata dall’architetto Carlini con supervisione di Luigi Bailo nel 1913, ha subito un importante restauro che ha portato alla luce i diversi stili architettonici della città, insieme a frammenti decorativi originali salvati da Bailo dalle demolizioni di altri edifici di Treviso. Uno dei temi fondamentali del progetto era la costruzione di una nuova facciata al posto di quella esistente, del tutto


› MUSEI

Studiomas architetti Fondato a Padova nel 2000, è diretto da Marco Rapposelli (1971) e Piero Puggina (1972), laureati presso l’Università Iuav di Venezia. Lo studio sviluppa la propria ricerca nell’ambito dell’architettura espositiva e museale, della scuola e dell’abitare anche attraverso concorsi e pubblicazioni. Tra gli ultimi progetti realizzati o premiati la nuova sede di Selta spa a Piacenza, il Museo della Medicina a Padova, la scuola dell’infanzia di Fossalunga. Heinz Tesar Nato a Innsbruck nel 1939, col suo studio di Vienna Heinz Tesar sviluppa la ricerca nell’ambito dell’architettura sacra e museale. Negli ultimi anni ha realizzato importanti interventi su chiese e musei a Klosterneuburg, Vienna, Hallein e Berlino. Studiomas e Heinz Tesar collaborano dal 2004, partecipando a numerosi concorsi internazionali tra i quali si ricordano: Museo di storia della medicina a Padova (in parte realizzato 20042014), Künsthaus Mannheim (2011), Campus Gnigl (2012), Museo Civico di Prato (2012), Beth und Leher Haus Petriplatz, Berlino (2013). www.studiomas.com

Nelle pagine, immagini, piante (piano terra e primo) e sezioni (trasversali e longitudinali) del museo Bailo: nella foto piccola alla pagina di sinistra l’ingresso su Borgo Cavour, di fronte alla chiesa di sant’Agnese (foto © Marco Zanta; disegni studiomas architetti).

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› MUSEI CREDITI Committente Città di Treviso Prima fase di restauro 2013 - 2015 Seconda fase di restauro 2018 - 2021 Progetto Studiomas – Marco Rapposelli, Piero Puggina, Heinz Tesar

Collaboratori Elena Gomiero, Enrico Polato, Mattia Arcaro, Andrea Zuin, Giancarlo Rosa

Strutture Studio di Ingegneria RS srl Ingegneria elettrica e meccanica Studio Cassutti sas

Progetto museologico Maria E. Gerhardinger (Conservatore dei Musei Civici) con Emilio Lippi (Direttore dei Musei Civici), Marta Mazza (Soprintendenza belle arti e paesaggio), Eugenio Manzato, Nico Stringa

General contractor Due P Costruzioni srl Superficie costruita totale prima fase 1780 mq Costi prima fase € 3.900.000 (construction), € 600.000 (furniture)

Serramenti esterni Secco Sistemi spa Illuminazione iGuzzini illuminazione spa Lastre prefabbricate di facciata Styl-comp spa Finiture murarie Calchèra San Giorgio Impianti pompe di calore Venco - Aliseo Group

priva di carattere. La nuova facciata si eleva sul podio della piazza, anch’esso ridisegnato con rinnovate proporzioni, che consentono al museo di ritrovare un proprio ruolo urbano pari a quello degli altri edifici istituzionali presenti sul sito: la chiesa, la biblioteca e una delle porte della città. La parete preesistente, in marmorino bianco analogo a quello della chiesa antistante, costituisce il fondale per la nuova struttura: una controparete profonda 70 cm formata da otto grandi lastre prefabbricate di pietra artificiale, trattate con una texture puntinata che accentua i chiaroscuri e disposte a croce. Le lastre di facciata, la cui coesione è assicurata da un getto di calcestruzzo, sono in graniglia di marmo di Carrara legata da un particolare cemento bianco fotocatalitico; dello stesso materiale, posato dopo un trattamento di acidatura antisdrucciolo, sono i gradini e il lastricato della piazza; le lastre che costituiscono il portale sono invece levigate. Nuova è anche la galleria del museo, un corpo autonomo all’interno del cavedio preesistente, lungo 28 metri e largo 2,5, in calcestruzzo bianco lisciato. La galleria alta 12 metri, che costituisce il nuovo atrio del museo, è elemento distributivo e insieme apertura e conclusione del percorso espositivo strutturato ad anello. Un allestimento dal sapore teatrale mette in scena le opere di Arturo Martini, figure vibranti e deformi che ben si prestano all’ambiente quasi metafisico del museo. Il progetto di Studiomas, in continuità con quanto realizzato nella prima fase, esalta le qualità spaziali dell’edificio, integrando [ 94 ]

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l’architettura alle avanzate componenti tecnologiche necessarie, costruendo una casa confortevole per le opere d’arte esposte. La sostituzione dei serramenti con profili sottili a taglio termico in acciaio corten di Secco Sistemi, l’impiego di corpi led a basso consumo e l’isolamento parziale dell’involucro sono alcuni degli interventi previsti per il miglioramento dell’efficienza energetica dell’edificio. È attualmente in corso la progettazione del completamento del restauro che interesserà il chiostro Nord, realizzato alla metà dell’Ottocento e un’addizione eclettica di inizio Novecento, permettendo al museo di raddoppiare la superficie espositiva e di dotarsi di nuovi servizi quali la caffetteria

Il museo Bailo verrà completato con la terza fase dei lavori di restauro del chiostro nord, nella foto in alto, con un raddoppio della superficie espositiva (foto© Marco Zanta).

Berum quia prem viderep raturepratem invendanti de non pre rerovitate ped eaqui con eatis vendelesciam es millacc aborro tem eate as ulluptatios ellores nam ad molut lit eos min


› MUSEI Una delle gallerie della porzione restaurata, tra il chiostro nord, oggetto del prossimo intervento, e il chiostro sud (foto ©Marco Zanta); uno degli schizzi di progetto (courtesy studiomas architetti).

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CALCHÈRA SAN GIORGIO

Formulazione ad hoc per i materiali di finitura Per il restauro del Museo Bailo, dopo l’esame della composizione e della natura del materiale originario Calchèra San Giorgio ha espressamente studiato e prodotto intonaci, maltine e finiture per l’integrazione di lacerti storici e il rifacimento ex novo. I materiali utilizzati – Vetus Marmorino e Stucco liscio Sabbia – certificati e marchiati CE, sono stati prodotti nel pieno rispetto delle caratteristiche granulometriche, mineralogiche e cromatiche mediante l’impiego di pozzolane, cocciopesto, sabbie colorate e polveri di pietra con differenti caratteristiche e funzione strutturale. Come materiali di finitura sono stati utilizzati i prodotti Vetus Marmorino e Stucco liscio Sabbia. Nei suoi laboratori l’azienda trentina impiega solo materie prime pure e naturali: calce aerea ad alto titolo di idrato di calcio, pozzolane storiche, calce idraulica naturale, sabbie carbonatiche, silicee o derivanti dalla frantumazione di marmi e pietre colorate, polveri di tufi, ghiaiette, cocciopesto, vetri colorati, fibre di canapa e lolla di riso. Molti i campi di impiego dei prodotti, dagli intonaci per la bio-edilizia o per il risanamento di murature compromesse da umidità di risalita agli stucchi per il recupero della pietra, dalle boiacche per il consolidamento strutturale delle murature alle boiacche leggere per il re-incollaggio degli intonaci e delle decorazioni parietali.

DALLO STUDIO DELLE ANTICHE RICETTE DEL COSTRUIRE IL CENTRO DI RICERCA CALCHÈRA SAN GIORGIO FORMULA E PRODUCE, SECONDO LE RICHIESTE PROGETTUALI E LE ORIGINARIE MATERIE LOCALI, MATERIALI SPECIFICI PER IL RESTAURO STORICO, ARCHEOLOGICO, MONUMENTALE E PER L’EDILIZIA SOSTENIBILE

Calchèra San Giorgio

Zona Industriale 3/a - 38055 Grigno Valsugana - Trento Tel 0461 775515 info@calcherasangiorgio.it | www.calcherasangiorgio.it

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› DESIGNCAFÈ ANNUNCIATI I FINALISTI DEL PREMIO CHE VERRÀ ASSEGNATO IL 29 NOVEMBRE. IN LIZZA, INSIEME AL PROGETTO DI STEFANO BOERI ARCHITETTI, LA SCUOLA DI MUSICA DI NIKKEN SEKKEI A TOKYO, UN VILLAGGIO DEI BAMBINI DI ALEPH ZERO + ROSENBAUM IN BRASILE E LA CENTRAL EUROPEAN UNIVERSITY DI BUDAPEST (FASE 1) DI O’DONNEL + TUOMEY

RIBA INTERNATIONAL 2018 IL BOSCO VERTICALE TRA I FINALISTI Annunciati i finalisti del Riba 2018, il premio internazionale che ogni due anni viene assegnato agli edifici più significativi al mondo. Tra le quattro architetture selezionate dalla giuria internazionale, presieduta da Elizabeth Diller, anche il Bosco verticale dello studio Stefano Boeri Architetti. Gli altri progetti ancora in gara sono il Central European University di Budapest dello studio irlandese O’Donnell+Tuomey (si tratta di

un nuovo campus universitario nel centro della città che connette vecchi edifici e giardini per creare nuovi spazi dinamici), il Villaggio dei bambini a Formoso do Araguaia in Brasile, dello studio brasiliano Aleph Zero+Rosenbaum (un nuovo convitto ai margini dell’Amazzonia che offre istruzione e alloggio ai figli di contadini e braccianti) e la Scuola di musica Toho Gakuen a Tokyo dello studio giapponese Nikken Sekkei (una composizione di volumi che collegano

visivamente gli allievi anziché separarli). I quattro edifici sono stati individuati dopo una selezione che ha riguardato 20 progetti di 16 differenti Paesi. Dalla sua realizzazione a oggi il Bosco Verticale, progettato da Stefano Boeri, Gianandrea Barreca e Giovanni La Varra è diventato il prototipo per numerosi edifici al mondo che ora ospitano natura vivente sulle proprie facciate. Il premio RIBA 2018 verrà assegnato il 29 novembre prossimo.

In alto, il Bosco verticale di Stefano Boeri Architetti a Milano. Sotto, da sinistra, il Villaggio dei bambini a Formoso do Araguaia in Brasile; la Central European University a Budapest e la Scuola di musica Toho Gakuen a Tokyo dello studio giapponese Nikken Sekkei.

MILANO | TORINO RITORNA URBANPROMO Dopo l’appuntamento Green di Venezia (20 e 21 settembre), è la volta degli appuntamenti di Urbanpromo di Torino e Milano. L’11 e 12 ottobre, alla Galleria d’Arte Moderna di Torino, si terrà l’ottava edizione di Urbanpromo Social Housing. Quattro le sessioni di lavoro: l’evoluzione dello scenario europeo per il social housing; l’integrazione delle risorse comunitarie nei progetti di rigenerazione urbana; nuovi modelli di abitare; prospettive dell’housing sociale in Italia. Dal 20 al 23 novembre alla Triennale di Milano si svolgerà l’evento finale di Urbanpromo, giunto alla [ 96 ]

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quindicesima edizione, dal titolo Progetti per il Paese. Con questa iniziativa, Inu e Urbit, organizzatori della manifestazione, rilanciano il tema della rigenerazione urbana. Tra le questioni al centro dell’evento, la gestione dei beni comuni e il riuso degli edifici dismessi, la ricostruzione nei territori devastati dal sisma, i programmi delle città che si candidano a capitali della cultura, l’evoluzione degli urban center, gli interventi per impedire la formazione di nuovi ghetti urbani, il rapporto tra il porto e la città, le ciclovie nazionali, le città accessibili e un focus sul fiume Po e i suoi territori.

Nella foto, un dibattito a Urbanpromo di Milano dello scorso anno. Da sinistra, Carmen Giannino (Inu), Andrea Ferrazzi (senatore), Roberto Morassut (deputato), Silvia Viviani (presidente Inu), Mario Occhiuto (sindaco di Cosenza) e Luigi Pingitore (segretario Inu).


› CHIESE

CHIESA DELLA RESURREZIONE, SESTO SAN GIOVANNI

LA SEMPLICITÀ DELLA FEDE Vincitore di un concorso a inviti promosso dalla Cei nel 2004, il progetto di Cino Zucchi per una nuova chiesa a Sesto San Giovanni rilegge i modelli del passato adattandoli impercettibilmente alle esigenze spaziali e funzionali di oggi senza ricorrere a esibizionismi strutturali o libere ricerche figurative

Il rivestimento esterno della chiesa si caratterizza per le fasce verticali di larghezza, colore e materiali diversi, che ritmano l’intero edificio. Lastre di quarzite grigia si alternano ad altre in pietra di Trani sulla facciata principale, o in pietra Serena sulle laterali, insieme a pannelli di zinco titanio (foto ©Cino Zucchi Architetti).

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Collocato nella periferia industriale di Sesto San Giovanni, il nuovo complersso parrocchiale dallo stile asciutto sorge dalle ceneri di una chiesa-capannone costruita negli anni ’60 da alcuni pretioperai. Il progetto affronta il difficile tema di un luogo di culto contemporaneo senza indulgere in esibizionismi strutturali o in ricerche figurative “libere”. Lo studio sulla forma che dovrebbe assumere una chiesa nella società di oggi si risolve nel progetto di una soluzione spaziale compatta, che ben si adatta alle richieste del programma funzionale del concorso e ai vincoli dati dagli edifici preesistenti

e dall’area di pertinenza. Se non sussistono più le condizioni per riprodurre le forme storiche in quanto tali, la soluzione proposta da Cino Zucchi, che ricorre anche agli spazi del sottosuolo, interpreta il luogo di culto contemporaneo come una combinazione di spazi la cui qualità è massimizzata anche in relazione agli esterni: il sagrato, la città, il giardino, i campi sportivi di pertinenza. Il volume della chiesa è scavato per generare spazi coperti di accoglienza verso la strada a sud e verso i filari di alberi a ovest. La facciata su strada, il campanile, le nuove recinzioni e gli elementi accessori configurano un profilo concavo

che “abbraccia” il sagrato, risolvendo al contempo la potenziale contraddizione tra impianto della chiesa perpendicolare alla strada e “viste lunghe” del fronte su strada. Il legame con la tradizione è consapevolmente riproposto nella soluzione per il fronte su via Pisa, che si colloca idealmente nella lunga tradizione delle facciate “a vento”, da quella seicentesca della chiesa di Vigevano di Juan Caramuel fino alla chiesa di Gio Ponti in via Paolo Giovio a Milano. Se il coronamento prende il filo e la giacitura del vicino oratorio, l’inflessione planimetrica dei suoi due lati crea un luogo coperto di fronte all’ingresso


› CHIESE

Cino Zucchi Architetti

Nella foto, l’interno dell’aula rettangolare con le vela e il soffitto ritmato da fitte nervature trasversali che contengono i lucernari, disposti in modo apparentemente casuale. Un grande lucernario sulla parete di fondo porta la luce da nord sopra il presbiterio; sopra, la pianta dell’edificio (disegno e foto ©Cino Zucchi Architetti).

Nato a Milano nel 1955, Cino Zucchi ha conseguito il Bachelor of Science in Art and Design presso il Massachusetts Institute of Technology nel 1978 e la Laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 1979, dove dal 1980 svolge attività didattica e di ricerca. Cino Zucchi è Professore Ordinario di Composizione Architettonica e Urbana presso la Facoltà di Architettura e Società di Milano e docente al Dottorato di Progettazione Architettonica e Urbana. Ha partecipato, in qualità di docente, a numerosi seminari di progettazione e teoria urbana ed è stato “visiting professor” presso la Syracuse University di Firenze nel 1989 e nel 1990 e presso l’ETH di Zurigo nel 1997 e 1998. Insieme allo studio Cino Zucchi Architetti ha progettato e realizzato negli anni molti edifici pubblici, residenziali e commerciali, spazi pubblici, aree agricole e industriali. www.zucchiarchitetti.com

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› CHIESE

In senso orario, i prospetti est, ovest, nord e sud della chiesa. Sotto, nella foto, un interno dell’edificio ecclesiastico: un’architettura dal carattere contemporaneo (disegni e foto ©Cino Zucchi Architetti).

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› CHIESE abbracciando lo spazio del sagrato. Intorno al volume principale dell’aula un corpo più basso, coperto da un tetto a falda rivestito in lastre di zinco titanio, ospita gli ambienti di servizio e di vita sociale del complesso parrocchiale. Mentre la disposizione generale delle parti è del tutto tradizionale, la determinazione accurata degli spazi di pertinenza, le proporzioni degli ambienti, l’illuminazione, il disegno semplice dei luoghi liturgici e degli arredi, esprimono la ricerca di un carattere adeguato dei luoghi della comunità cristiana di oggi, dove contemplazione e azione, quotidianità e senso del sacro sono aspetti di un sentire comune. L’interno dell’aula liturgica è uno spazio mistico ma non teatrale, quotidiano ma non prosaico. Nella sua architettura dal carattere contemporaneo si fondono due grandi paradigmi tipologici delle chiese storiche: quello longitudinale ad aula unica, con un percorso assiale centrato sul presbiterio, e quello a pianta centrale raccolto intorno all’altare. La coesistenza di centralità e assialità risuona anche di due diverse matrici figurative: la chiesa francescana e domenicana, povera e vasta, marcata dalle grandi strutture a vista della copertura, qui riprese nelle fitte nervature trasversali del soffitto che contengono i lucernari; e la chiesa della Controriforma, dall’avvolgente spazio dipinto, riproposta nelle due leggere vele che dipartono dalle pareti per chiudersi verso il centro

In alto, la sezione trasversale dell’edificio; al centro, uno degli spazi coperti di accoglienza verso strada; in basso, una vista del campo sportivo: uno degli spazi esterni connessi all’edificio di culto (disegno e foto di Cino Zucchi Architetti).

CREDITI Progetto architettonico e DL

Cino Zucchi Architetti con Zucchi & Partners

Luogo e anno Sesto San Giovanni, 2004-2010 Committente Diocesi di Milano Liturgisti Don Giovanni Mariani, Don Giovanni Zuffada

Artista Hélène Delprat Progetto delle strutture Redesco srl Consulenza illuminotecnica Ferrara Palladino Impianti Ariatta Ingegneria dei sistemi srl General contractor Frigerio Appalti srl Facciate Hedar srl, Stonedil srl Vele interne Respedil srl Serramenti Teken srl Impianti meccanici Tagliabue impianti srl Impianti elettrici Anpa srl Rivestimento in zinco titanio VMZinc Superficie lorda 1.460 mq Volume 6.570 mc

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› CHIESE

DUOMO DI MILANO

DALL’ALTO DELLE VOLTE Negli ultimi anni il Duomo di Milano ha visto crescere considerevolmente il numero di visitatori, oggi arrivati alla quota record di 5 milioni l’anno. Merito anche del nuovo progetto di illuminazione messo a punto dallo studio di lighting design Ferrara Palladino Dalla relazione di progetto

Conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, il Duomo di Milano racconta un pezzo memorabile di storia e imprenditorialità milanese. La cattedrale deve la sua costruzione all’ambizione di Gian Galeazzo Visconti, che ispirandosi ai modelli d’oltralpe decide di abbandonare i tradizionali mattoni per il marmo. Ed è grazie alle cave di Candoglia e all’esonero del pagamento dei dazi che si costruisce l’intera cattedrale. All’interno della cattedrale la luce penetra debolmente attraverso le vetrate colo[ 102 ]

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rate ricadendo sull’ampia navata centrale (alta 45 metri) e le più strette laterali. La costruzione si regge su un sistema di pilastri che si impongono per altezza e dimensione e che acuiscono la percezione della prospettiva e l’imponente slancio verso l’alto. Sono certamente la monumentalità dell’insieme, le sue dimensioni impressionanti, il fuori scala che ci accompagna una volta varcato l’alto portone ciò che più sorprende. Ed è con queste proporzioni che il progetto della nuova illuminazione si è subito confrontato: le

distanze vertiginose che separano dalle volte, la sensazione di essere piccoli e sovrastati da qualcosa che è molto più grande di noi. Ma c’è di più. Superato il primo momento di smarrimento di fronte a tale imponenza si avvertono altre sensazioni: la severità dell’architettura e la predominanza di verticalità spingono lo sguardo verso l’alto, ma allo stesso tempo la dilatazione orizzontale dello spazio invita a ricercare la continuità del pavimento oltre i pilastri, nel vano tentativo di abbracciare l’intero spazio.


› CHIESE

È su questi presupposti che l’idea progettuale prende piede: se la luce deve riuscire ad attraversare lo spazio per fare percepire il gigantismo di scala e apprezzare l’altezza sfrontata dei suoi pilastri, allora è necessario fare partire la luce da molto in alto e da lì riempire il volume sottostante fino a toccare terra. Così, fra l’altro, l’illuminazione compone sul pavimento una sorta di tappeto di luce, utile anche a raccordare gli spazi e ammorbidire il colpo d’occhio. Se prima la cattedrale mostrava un tono dimesso, in grande misura dovuto alla scarsa e inadatta illuminazione, oggi la nuova luce ne rivela appieno l’impo-

nenza. In effetti l’impostazione della precedente illuminazione si discostava completamente da quella odierna, con pochi proiettori di potenza elevata che illuminavano a pioggia la parte bassa della cattedrale, creando marcate differenze fra aree fortemente illuminate e altre al buio. Ma ciò che era più evidente era l’effetto complessivo per cui lo spazio risultava tagliato orizzontalmente in due e mortificato, di conseguenza, lo sviluppo in elevazione, così pregnante nell’architettura gotica internazionale. Del tutto limitata poi l’illuminazione lungo le navate laterali; qui la luce colpiva sommariamente solo alcuni altari.

Ferrara Palladino Lightscape

Il progetto illuminotecnico dello studio Ferrara-Palladino per il Duomo di Milano si è dovuto misurare da subito con le dimensioni impressionanti della cattedrale e il suo carattere monumentale (foto Max Pintus e Maximilian Vogel).

Lo studio Ferrara Palladino Lightscape è una realtà professionale presente da oltre 25 anni nel campo del lighting design indipendente. Diretto da Cinzia Ferrara (architetto) e Pietro Palladino (ingegnere), lo studio affronta le tematiche della luce nell’accezione più ampia grazie alla complementarietà delle competenze. Provenienti da percorsi di studi differenti i soci incarnano oggi le due facce della stessa medaglia. Creatività, tecnica e innovazione sono i termini che meglio sintetizzano il loro approccio al lighting design, fondendosi per dare vita a soluzioni originali, innovative ed esaltare l’esperienza visiva. L’insieme di questi aspetti costituisce l’anima e il tratto distintivo dei loro progetti. Fra i principali progetti realizzati di recente, oltre all’illuminazione degli interni del Duomo di Milano, il restyling dell’aeroporto di Malpensa, i musei Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia in collaborazione con Tadao Ando, l’Aeroporto Marco Polo di Venezia e il Museo Poldi Pezzoli a Milano. www.ferrara-palladino.com

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› CHIESE

I criteri del nuovo progetto, viceversa, rispondono alle esigenze di valorizzazione del monumento in ogni sua parte e a quelle più strettamente connesse con la fruizione della cattedrale per le funzioni religiose ordinarie e solenni. I proiettori, montati a gruppi, a più di 30 metri da terra illuminano l’intera cattedrale e grazie alla possibilità di disporre di diverse configurazioni e quindi diverse scene di luce è possibile costruire l’atmosfera luminosa secondo le esigenze e i momenti. La grande flessibilità del sistema di illuminazione non è stata attuata solo per ottenere forti effetti scenografici, ma più precisamente per non fissare nella memoria di ognuno un’unica immagine della cattedrale. Oggi è possibile modificare in ogni momento la

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luce in cattedrale e quindi anche il centro di attenzione; ciò permette di rinnovare l’interesse e la curiosità nei visitatori, di scoprire ogni volta nuovi dettagli dell’edificio. La varietà di configurazioni luminose prestabilite è tale per cui non è facile ritrovare la stessa composizione di effetti luminosi; una volta può accadere di imbattersi in uno scenario in cui sono le statue sui capitelli i protagonisti della scena, o viceversa ritrovarsi al centro di un vero e proprio trionfo di luci che valorizza la maestosità della chiesa. In ultimo, grazie alla nuova illuminazione, oggi per la prima volta nella storia della cattedrale sono visibili anche le volte, rimaste finora nella semioscurità. Alla nuova illuminazione è stato riconosciuto da Legambiente il Premio Innova-

zione Tecnologica 2015. Sono stati installati 784 proiettori, decisamente di più rispetto a prima, ma la potenza elettrica è diminuita, passando dai precedenti 70kW agli attuali 23.7kW

CREDITI Committente Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano

Progetto di illuminazione Ferrara Palladino Lightscape, Milano

Fornitura apparecchi di illuminazione Erco Illuminazione, Milano

Fornitura Carpenterie metalliche Gima Srl Fotografie Max Pintus e Maximilian Vogel

Alcuni dei possibili scenari che il nuovo progetto illuminotecnico permette di conseguire. Sotto, l’illuminazione dall’alto permette oggi di osservare le volte come mai era avvenuto in passato (foto Max Pintus e Maximilian Vogel).


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CAPPELLA DI NOSSA SENHORA DE FÁTIMA, PORTOGALLO

UN TEMPIO PER GLI SCOUT Un’esperienza spaziale e architettonica che prende spunto dall’attività degli scout: è il progetto di questa cappella per il Camp nel comune di Idanha a Nova, regione centrale del Portogallo, firmato da Plano Humano Arquitectos Progettata per il National Scout’s Activities Camp a Idanha a Nova, in occasione del 23esimo National Jamboree of Portuguese Catholic Scouts, la cappella liturgica è collocata in una posizione privilegiata circondata da un ambiente rurale, con una straordinaria vista di indiscutibile contributo alla progettazione. Delimitata da una semplice recinzione in legno costituita da pali distanziati, sufficienti a distinguere lo spazio aperto da quello recintato, e in cui è stato integrato un piccolo campanile, la costruzione è volutamente aperta e a disposizione di chiunque vi passi davanti. Helena Vieira e Pedro Ferreira hanno tratto ispirazione da alcuni aspetti della vita degli scout per la costruzione della cappella dedicata alla Madonna di Fáti-

ma: semplicità, sobrietà, attività all’aperto, accoglienza e devozione. Gli spigoli appuntiti della costruzione alludono al fazzoletto che gli scout portano al collo, e la forma della cappella richiama le tipiche tende da campeggio, un luogo dove rifugiarsi e trovare riparo. L’ingresso è posto sul lato corto più stretto, dove la copertura si abbassa e la dimensione è più vicina alla scala umana. Da qui il volume si estende, si allarga e si protende verso l’alto, elevando nello stesso tempo anche il visitatore ad una dimensione più spirituale, con un paesaggio di semplice e naturale bellezza che si staglia sullo sfondo. Oltre all’abbassamento del volume, l’ingresso è segnalato dalla presenza di un “corso d’acqua”, un sentiero trasversa-

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› CHIESE

Plano Humano Arquitectos Lo studio è stato fondato nel 2008 da Helena Vieira (Lisbona, 1981), diplomata nel 2006 alla Facoltà di Architettura di Lisbina, e Pedro Ferreira (Lisbona, 1981), diplomato nel 2006 presso l’Università di Lusófona. Lo studio è stato premiato con “The American Architecture Prize 2017” nella categoria edifici istituzionali, e nominato per il “Construction Journal Awards 2017” in Portogallo, con il progetto Pastoral Center of Moscavide. Il progetto della Cappella di Nossa Senhora de Fátima è stato premiato all’ottava edizione del Trofeo VMZinc e agli A8A Awards 2018 nella categoria “Edifici religiosi e monumenti” e “Architettura+Legno”. L’uso del legno è un concetto trasversale a tutti i loro progetti, alcuni dei quali sono diventati icone della città di Lisbona, come il progetto residenziale Lisbon Wood Building. www.planohumanoarquitectos.com La forma architettonica della Cappella richiama le tende da campeggio (foto ©João Morgado). Nel disegno assonometrico, i materiali e le fasi costruttive strutturali e del pacchetto di copertura.

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› CHIESE

Recate cmo eici rest ut aut labo. Iquo quaer Recate cmo eici rest ut aut labo. Iquo quaerum Recate cmo eici rest ut aut labo. Iquo quaer

le che dall’entrata conduce il visitatore all’altare e successivamente alla croce, un percorso enfatizzato dall’architettura che li sormonta e protegge. L’orientamento est-ovest della cappella fa sì che l’alba inondi di luce lo spazio interno, che al tramonto si riempie invece di colori e toni caldi dalle mille sfaccettature. L’integrazione della costruzione nel paesaggio, l’unificazione della morfologia al concetto spirituale, sono stati decisivi per il progetto, ispirato al motto degli scout di “cercare di rendere il mondo migliore rispetto a come l’abbiamo trovato”. Sulla spianata di fronte alla cappella, delimitata da una croce speculare rispetto a quella dell’altare, grezze panche in legno possono accogliere un’assemblea per seguire le funzioni religiose all’aperto. I materiali scelti fungono da legame tra l’ambiente circostante, la pratica degli scout e il concetto architettonico. Il legno, materiale semplice e naturale, offre solidità e comfort. Lo zinco è stato scelto non solo per le sue eccellenti qualità

di tenuta, ma anche per la sensazione di protezione che conferisce. All’interno, la copertura è sorretta da 12 travi in legno a vista (allusione al numero degli apostoli), denunciando la struttura portante. Con una lunghezza totale di 12 metri, la struttura raggiunge il punto più alto a 9 metri, quando, superato l’altare, la profondità dello spazio aumenta così come la sacralità della funzione. La cappella ha ricevuto una menzione nella categoria edifici pubblici all’ottava edizione del Trophée Archizinc, promosso da Vmzinc

CREDITI Progetto Plano Humano Arquitectos Design team Pedro Ferreira, Helena Vieira, João Martins

Ingegneria IdeaWood, Tisem, Gapir Copertura in zinco VMZinc Anno 2017 Fotografia João Morgado

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› CHIESE

EDIFICIO RELIGIOSO, LANGENAU

RIGENERARE IL MODERNO La ristrutturazione di un edificio religioso realizzato nel 1968 è un interessante caso di applicazione di tecnologie moderne nel rinnovamento architettonico ed edilizio. I danni del tempo e la particolare tipologia della copertura sono stati risolti grazie all’impiego delle scandole di alluminio Prefa. La ristrutturazione architettonica ed edilizia della chiesa di Langenau, piccolo centro del Baden-Württemberg, è un caso per certi versi emblematico di come sia possibile intervenire oggi, con materiali e tecnologie moderne, su un edificio realizzato negli anni Sessanta. Operato da Elmar Weber e dal suo team di progettazione, che vantano un’esperienza venticinquennale nel campo dell’architettura religiosa, l’intervento di rinnovamento – che ha riguardato la parte strutturale, gli interni e i rivestimenti esterni dell’edificio – risponde all’esigenza di rendere moderno e funzionale un [ 108 ]

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luogo di culto e di ritrovo della locale comunità cattolica. Originariamente progettata da Rudolf Prenzel, a cui si ascrivono alcune opere di impronta brutalista, nel 1968 la ‘Mater Dolorosa’ appariva molto moderna, con linee chiare e forme geometriche semplici: un volume principale poligonale a una sola navata, una piccola cappella e varie sale adiacenti, mentre il campanile a forma di piramide allungata sorgeva separato. Ma i materiali degli anni Sessanta avevano subito un notevole degrado e la chiesa denunciava diverse criticità, come l’assenza di angoli ortogonali, sia nella


› CHIESE struttura verticale che in quella orizzontale. Il tetto poi, rivestito in tegole di fibrocemento, era un problema: uno degli obiettivi dell’intervento di riqualificazione era proprio quello di creare una copertura funzionale, durevole, sicura e in grado di resistere alle insidie del tempo. Per queste ragioni, la scelta di Elmar Weber e della committenza è caduta su un rivestimento di copertura di scandole in alluminio Prefa. Così facendo, il progetto ha preservato l’estetica originaria della chiesa adottando però un materiale duraturo, ecologico, resistente agli agenti atmosferici e ai vandalismi che richiede pochissima manutenzione. Prima della posa le scandole di copertura, di color Antracite P.10, sono state smussate sui quattro lati e fissate a prova di tempesta. Altro vantaggio delle ridotte dimensioni della scandola di alluminio è rappresentato dalla caratteristiche della trama della superficie, capace di risaltare anche in spazi ridotti.Le scandole sono state fissate al rivestimento di legno di travi lamellari con l’impiego di graffette Prefa (dieci per ogni metro quadrato di superficie). Un altro aspetto tecnico positivamente risolto è consistito nel ricongiungere, dal punto vista estetico, le diverse superfici aventi inclinazioni diverse: è stato infatti prodotto un rivestimento di scandole su misura, posate in modo speculare per offrire simmetria al tetto, la cui superficie possiede inclinazioni articolate e tra loro differenti. Nel corso dei lavori non sono mancante le sorprese: la struttura in legno della cella campanaria era stata intaccata da un parassita del legno, che ne aveva danneg-

giato la guglia, fatto questo che ha comportato la sostituzione di gran parte della struttura portante. Stessa sorte è toccata alle persiane, responsabili della qualità del suono delle campane, che nel tempo sono state pesantemente danneggiate dall’acqua piovana. Anche in questo caso, le soluzioni tecniche di Prefa hanno contribuito all’ottimizzazione dell’acustica grazie alla posa di prodotti insonorizzati in alluminio di piccole dimensioni e all’innovativa tecnologia di smorzamento delle frequenze (Fd. Tec) messa a punto dall’azienda austriaca: in questo modo le frequenze indesiderate sono state ridotte al minimo migliorando la resa acustica del suono delle campane

Nelle pagine, immagini della chiesa di Langenau dopo la ristrutturazione. Sopra, l’architetto Elmar Weber all’interno della chiesa (courtesy Elmar Weber Architekt).

CREDITI Realizzazione Chiesa Mater Dolorosa Località Langenau, Baden-Württemberg, Germania

Committente Chiesa cattolica di Langenau Progettista Studio di progettazione Elmar Weber, Langenau

Tipo di intervento Rifacimento della copertura Impresa esecutrice Engl, Fuchstal-Leeder Rivestimento scandole Prefa color Antracite

P.10 (alluminio preverniciato di 0,7 mm di spessore; 420 x 240 mm sulla superficie posata; 2,5 kg/mq di peso; doppio strato di verniciatura; fissaggio con graffetta in alluminio; su struttura in tavolato di 24 mm di spessore minimo)

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› COLORE CITTÀ E ARCHITETTURA

URBANCROMIE I COLORI DEL PAESAGGIO URBANO Sembrerà strano ma Milano non ha un piano colore della città. In compenso possiede un’identità in evoluzione verso un futuro capace di renderla attrattiva sul piano internazionale. Milano poi è piccola al confronto con le città globali con cui si pone in competizione, e le sue dimensioni fanno sì che parti completamente diverse del tessuto urbano si sfiorino e si amalgamino l’una nell’altra. Infine, Milano è Italia con tutto ciò che questo significa: storia, arte, cultura, tradizioni, cibo, design. Nasce da queste considerazioni e dall’osservazione della città con l’occhio professionale dell’architetto Urbancromie, i

colori del paesaggio urbano, il progettocolore di Gianandrea Barreca in collaborazione con Settef, brand del gruppo Cromology specializzato nelle pitture per l’edilizia e l’architettura sviluppato in sei scenari pensando alla Milano del futuro. Agli scenari corrispondono altrettante palette di colori tra loro coerenti, che potrebbero allo stesso tempo diventare la base per un piano del colore cittadino e contribuire ad affermare una precisa identità della città che cambia. I nomi delle collezioni sono elaborazioni fantasiose su cui non vale la pena soffermarsi perché ciò che conta è la capacità di osservazione e la coerenza di ogni singola

GIANANDREA BARRECA OSSERVA L’EVOLUZIONE DELLA CITTÀ E IMMAGINA SEI SCENARI CROMATICI PER UNA POSSIBILE MILANO DEL FUTURO, CON PALETTE COERENTI CHE NE CONFERMINO L’IDENTITÀ palette. Per raccontarle ne abbiamo scelte due, Perspektiva, che nel desiderio di naturalità dei suoi abitanti legge la domanda di una città con più verde e più acqua, capace di mitigare l’afa delle estati milanesi in paesaggi caldi e piacevoli, e Piazza, con una palette di grigi e beige per una Milano metafisica, un po’ come quando si percorrono, la domenica mattina, le vie del centro momentaneamente abbandonate dagli uomini della finanza. Urbancromie è la prima di una serie di sperimentazioni progettuali basate sul colore in architettura che Settef intende condurre per altre città italiane in collaborazione con diversi architetti e designer

In alto, i colori di Perspektiva sono quelli del sole e della terra: gialli, arancioni e senape. Sotto, i colori di Piazza sono composti di una scala di grigi e beige (courtesy Gianandrea Barreca e Settef).

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› COLORE CITTÀ E ARCHITETTURA

ARTE URBANA A MANTOVA

LUNETTA STREET ART DA ALCUNI ANNI IL QUARTIERE A NORD DELLA CITTÀ È COINVOLTO IN UN PROGETTO DI ARTE URBANA, WITHOUT FRONTIERS, PROMOSSO DAL COMUNE E DA ALCUNE ASSOCIAZIONI CULTURALI. UN INVITO A SUPERARE MURI E BARRIERE ATTRAVERSO L’ARTE E LA CULTURA Arte urbana a Mantova. Protagonisti numerosi artisti internazionali e il quartiere Lunetta. Il contenitore è Without Frontiers - Lunetta a colori, il festival di riqualificazione urbana e valorizzazione culturale promosso dal Comune di Mantova, che negli anni è riuscito a coinvolgere artisti di tutto il mondo. Il progetto, curato da Simona Gavioli e Giulia Giliberti e organizzato dall’associazione Caravan SetUp in collaborazione con l’associazione culturale torinese Il Cerchio e le Gocce, è parte integrante del festival Mantova Cambia e si svolge nel quartiere popolare che sorge alla periferia nord vicino ai grandi insediamenti industriali della città. Significativa per l’edizione di quest’anno la partnership con il governo delle Isole Baleari, che con l’Institut d’Estudis Baleàrics ha portato a Mantova un artista spagnolo a implementare l’universo visivo di Lunetta. Without Frontiers è un inno al superamento delle barriere e dei muri attraverso l’arte e la cultura giunto ormai al terzo anno di vita e si allarga ad altri luoghi: l’obiettivo è generare un ponte tra il centro di Mantova, culla della cultura rinascimentale, e la periferia, sviluppando una relazione tra arte urbana e arte pubblica. La terza edizione del festival (18-24 giugno) ruotava attorno al progetto Una Nuova Pelle per raccontare, nelle forme

della street art, il lento ma crescente cambio di pelle che coinvolgeil quartiere. Sul tema, gli artisti spagnoli Joan Aguilò e Sebas Velasco e gli italiani Boogie Ead, Corn79, Ericailcane, Mach505, Made514, Molis e Peeta hanno realizzato 35 nuove opere. Nella prima fase del progetto l’artista urbano Joys aveva trasformato in opera d’arte la facciata del palazzo di viale Piemonte, all’ingresso del quartiere. Il suo lavoro, Tsunamy, di 826 metri quadrati di superficie, è la seconda opera più grande mai prodotta dall’artista. I colori usati da Joys hanno avuto una funzione importante nella monumenta-

lità del suo lavoro, poiché il turchese che bacia il cielo e il verde che dialoga con la vegetazione a terra permettono all’opera di estendersi idealmente all’infinito, in un continuum con gli elementi naturali che circondano l’edificio. Le linee che compongono forme geometriche, tipiche del suo stile, sono marcate dal colore nero e dialogano armonicamente con l’architettura tipica del quartiere

In alto e sopra, alcune opere realizzate sulle facciate e sui muri di alcuni edifici del quartiere Lunetta a Mantova; sotto la facciata dell’edificio di viale Piemonte disegnata da Joys lo scorso aprile (foto Stefano Sabbadini).

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› COLORE CITTÀ E ARCHITETTURA Teresa Sapey è stata la prima a comprendere che luoghi anonimi della contemporaneità come i parcheggi sotterranei potevano essere trasformati con pochi e intelligenti tocchi di grafica e di colore. Inteso come materiale dell’architettura

MADAME PARKING Intervista di Antonio Morlacchi

Nata a Cuneo, Teresa Sapey si è laureata in architettura al Politecnico di Torino e ha ottenuto un diploma in Belle Arti alla Parsons School of Design di Parigi. Nel 1990 si trasferisce a Madrid dove fonda lo studio che porta il suo nome. Nel 2007 la rivista Wallpaper le assegna il premio Breakthrough Wallpaper Young Designer of the Year, l’anno successivo riceve il premio Women Together dalle Nazioni Unite e nel 2009 viene nominata Commendatore dell’Ordine della Stella della Repubblica Italiana. All’attività professionale affianca l’insegnamento: è docente all’Università Camilo José Cela a Madrid e professore ospite al Master in design e architettura all’Università Politecnica di Madrid. Fu Jean Nouvel a darti il soprannome di Madame Parking? Sì è vero. Tutto è cominciato con l’Hotel Puerta América qui a Madrid. La proprietà voleva realizzare qualcosa di unico coinvolgendo grandi nomi dell’architettura e dell’arte. Jean Nouvel ebbe l’incarico della facciata e dell’attico. Zaha Hadid, Arata Isozaki, Norman Foster, Ron Arad, David Chipperfield e John Pawson si dedicarono ai diversi piani. Ma sembrava che nessuno volesse impegnarsi sul parcheggio sotterraneo. Era considerato un’infrastruttura, tutto lì, così mi feci avanti io. La sensazione più comune che si prova in questi luoghi è la paura, ancora di più se lo spazio è brutto e buio. Sono sottoterra, se scoppia un incendio che fac-

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cio? La segnaletica è molto razionale ma quando provo paura io non sono razionale, è più facile che mi faccia guidare dall’emotività, e il colore tocca la nostra emotività. Senza bisogno di scritte il colore ti porta istintivamente verso la via di fuga più vicina e lì, al Puerta América, il colore vira dall’arancio al rosso vivo in direzione di tutte le uscite di sicurezza. Il colore come linguaggio universale? Certo, il colore lo comprendono tutti. Poi, se vuoi, le diverse culture attribuiscono significati diversi ad alcuni colori, ma in fondo è così anche per l’ambiente costruito: ogni città ha i suoi colori e se impariamo a coglierne il senso comprendiamo meglio il luogo in cui ci troviamo. Il colore parla, ogni colore ha una propria personalità. E come materiale dell’architettura? Il colore è uno dei principali materiali e in architettura, ma anche nel design, dialoga con la forma, in qualche modo la determina e allo stesso tempo le appartiene. Se una sedia è rossa non mi sognerei mai di dipingerla di giallo. Se la voglio gialla sarà un altro tipo di sedia. Oggi inoltre possiamo mettere in relazione materiali, superfici e colori in mille modi, possiamo ottenere riflessioni, vibrazioni, effetti che mutano con la luce. Il futuro cromatico che abbiamo davanti è ricco di prospettive se come architetti non ci limitiamo a usare colori piatti come strati per nascondere i materiali delle superfici. Oggi però si fa molto uso di materiali naturali

Anche i colori dei materiali sono colori, e spesso sono bellissimi. Legno, pietre, marmi hanno colori naturali stupendi Quali sono i tuoi riferimenti? Beh, mi piace definirmi una madrilena di Torino perché in Spagna ho trovato quell’allegria che un po’ a Torino manca ma i miei riferimenti culturali rimangono a Torino: da Filippo Juvarra a Carlo Mollino, che sapeva usare molto bene i materiali e possedeva una straordinaria capacità di arrivare alle forme estreme. Un progetto che vorresti fare e non hai ancora fatto? Disegnare una cantina vinicola

L’intervento del 2005 nel parcheggio dell’Hotel Puerta América a Madrid (foto sotto) sancisce la notorietà internazionale di Teresa Sapey. Colore e grafica lo hanno reso un luogo così attrraente che la cantante Madonna vi ha organizzato alcune feste.


› COLORE CITTÀ E ARCHITETTURA

SANT GAIETÀ, PALMA DE MALLORCA

EL SOL ESPAÑOL Con i colori del Mediterraneo Teresa Sapey trasforma un palazzetto borghese del centro di Palma de Mallorca in una luminosa abitazione contemporanea.

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› COLORE CITTÀ E ARCHITETTURA

Pagina precedente: un’intera parete del soggiorno è disegnata con i colori del sole, del cielo e del mare di Palma de Mallorca. In questa pagina, a sinistra la camera per gli ospiti al piano superiore della casa nei toni del verde, dove convivono elementi dell’architettura originale, mobili antichi e contemporanei e partizioni disegnate come tele astratte da Teresa Sapey. Foto sotto, uno scorcio della zona cucina/ pranzo e una delle camere al piano terra.

La storia (e le informazioni che troverete sul web) vuole che sia stato il rifugio di un pirata genovese. Chissà. Sicuramente questo bell’edificio, con alcuni tratti di architettura moresca e i cui spazi si articolano intorno a un’intima corte/patio interna, risale al XVI secolo e prima dell’intervento di trasformazione di Teresa Sapey era un’abitazione con una suddivisione tradizionale degli ambienti che, data anche la sua collocazione lungo una stretta via del centro storico della capitale delle Baleari, risultavano piuttosto bui. L’intervento di ristrutturazione che risale a due anni fa e che nell’uso del colore, sulle pareti, nei rivestimenti e negli oggetti di arredo, riflette il carattere esuberante dell’architetto italo-spagnola, ha trasformato completamente l’abitazione che sembra avere incorporato dentro di sé i colori del Mediterraneo. Il giallo del sole e il blu del cielo di Palma si riflettono letteralmente sulla parete del vasto ambiente di soggiorno, aperto sull’ingresso e dal quale parte una nuova scala in metallo bianco che conduce al livello superiore, di minori dimensioni, dove è stata ricavata una camera e servizi per gli ospiti. Analogo spazio è stato poi costruito soppalcando parte degli alti ambienti della cucina, oggi trasformata in cucina-pranzo, a sinistra del soggiorno, mentre sulla destra un ampio corridoio è diventato una sorta di giardino d’inverno, di fronte al quale si apre la zona studio. Le piante vive in casa certo non mancano ma ciò che caratterizza questo giardino sono i colori: le piante sono anche [ 114 ]

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disegnate; tutto, qui – compreso il piano in piastrelle di ceramica del tavolo dello studio – è nei toni del verde e gli oggetti che come vere piante prendono luce dalle finestre del patio, disegnati dall’architetto, sono i simboli biologici che rappresentano le diverse specie. Non sono i soli oggetti progettati da Teresa Sapey: ad essi si aggiungono i vasi della Adan Collection, volti sfaccettati disegnati per Vondom, alcuni tavoli, tende e tappeti, persino un kilim realizzato su misura che con motivi

dei tipici tessuti di Palma (Ikat) riproduce le forme della cattedrale della città. Ma alla fine niente è fatto per stupire. Ciò che stupisce è la colta ironia con cui Teresa Sapey ha rinnovato gli ambienti lasciandoli leggere. È una casa che riesce a dare spazio anche all’armadio della nonna, a oggetti cari a chi la abita e alle colonnine in pietra già finto-antiche quando vennero collocate qui, nel corso di uno dei tanti interventi operati da quando questo edificio è sorto


› COLORE CITTÀ E ARCHITETTURA

Le piante della casa di Palma, che occupa una superficie di circa 280 metri quadrati coperti al piano terra e circa 50 a quello superiore. Nelle foto, dall’alto in senso orario, il soggiorno visto dalla zona cucina/ pranzo: sulla destra, rinforzato con pilastri in acciaio, il passaggio che conduce verso il giardino d’inverno e da lì all’area studio/lavoro della casa. Nell’ultima foto, sempre del soggiorno, in primo piano uno dei vasi della Adan Collection disegnata da Teresa Sapey per Vondom.

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› COLORE CITTÀ E ARCHITETTURA

CASCINA MERLATA IL MURALE FA RIVIVERE LA STORIA

Francesco Orazzini al lavoro nel borgo di Rivello. La sua opera prosegue anche all’interno dell’abitazione.

L’antico insediamento di Cascina Merlata risale ai primi decenni del XVII secolo, ed era un’area dedita allo sfruttamento agricolo e circondata da un vasto insediamento boschivo, noto come Bosco della Merlata. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu luogo di rifugio di partigiani, come testimonia la piazza antistante, oggi intitolata al comandante Visone, Giovanni Pesce, Medaglia d’oro al valore militare. Dopo anni di abbandono e il recupero in vista di Expo Milano 2015, Cascina Merlata è oggi al centro di uno dei più importanti sviluppi urbani della città.

Un’opera d’arte pubblica, dedicata alla Resistenza, è il simbolo di questa rinascita. Autore dell’opera è Jacopo Ceccarelli, in arte 2051, uno dei writer più affermati sulla scena internazionale, che ha scelto di reinterpretare le origini del luogo con un sole che sorge e tramonta, allegoria della forza e della semplicità degli eroi partigiani. Grazie a quest’opera, intitolata Sunset/Sunrise, EuroMilano si appresta a restituire alla città un punto di riferimento, sia per il quartiere Gallaratese sia per il quadrante nord ovest di Milano.

RIVELLO UN PERCORSO DI COLORI A Rivello, su un muro del centro, delle mani colorate compongono una scala. Si arrampicano fino ad una finestra, entrano in casa. Tra le mani si snoda il filo di un gomitolo rosso, un percorso da seguire, che intreccia storie e sguardi. Il filo invade il soggiorno e si ricompone materializzando un’altra mano che lascia la sua impronta. Questo è il lavoro di Francesco Orazzini, artista visuale, disegnatore, illustratore e animatore, che è partito da Rivello per riscoprire il paese natale dopo anni trascorsi tra Stati Uniti e Messico. Ad accoglierlo e promuoverlo è Paola Bressan, la proprietaria di casa, che dopo una lunga esperienza come psicologa del lavoro si è dedicata alla comunicazione e all’editoria. Un percorso che l’ha portata a innamorarsi di una regione, la Basilicata, e di questo piccolo borgo. Il murales che racconta, attraverso i colori, questi percorsi intrecciati, raffigura delle mani simbolo di comunità e alleanza, in un’esecuzione delicata nel centro storico del paese. Un dono di Paola Bressan alla gente del luogo che l’ha accolta, e che a sua volta ha apprezzato l’opera di Francesco Orazzini. [ 116 ]

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FAENZA E PALERMO I TONI DEL RISCATTO L’Urban Art Contest 2018, lanciato dall’associazione Faenza Distretto A, ha come obiettivo principale quello di riqualificare, attraverso opere di street art, i quartieri degradati delle città. Quest’anno il concorso è stato vinto dal giovane artista sardo Tellas che ha presentato le opere Terra e Mare, che rappresentano e sintetizzano idealmente, attraverso forme e colori, le due anime delle città scelte, Terra per Faenza e Mare per Palermo. Due opere che raccontano gli opposti uniti

insieme dagli elementi complementari raccontati dai colori, freddi per il Mare e caldi per la Terra. I colori utilizzati, dalla finitura opaca, sono i MATmotion di Novacolor, rivestimenti a base di acqua molto opachi, adatti per un’opera di street art: i toni più caldi sono stati utilizzati sulla facciata principale di un magazzino in Via Mittarelli a Faenza, mentre quelli di Palermo colorano la parete cieca di un complesso di case fra Via Bennici e Via Adorno nel capoluogo siciliano.


› COLORE CITTÀ E ARCHITETTURA

BUDAPEST

L’ENERGIA PUNTUALE DEI COLORI Questo appartamento nel centro storico di Budapest, dove il bianco è protagonista, ha un arredamento moderno con macchie di colore accese. Gli ambienti, molto luminosi, affacciano direttamente sul Danubio. Si tratta di uno degli ultimi lavori di Margeza Design Studio La parete in vetro (triplo strato) che segna il limite tra la zona giorno e lo spazio esterno offre una magnifica vista sul Danubio. Lo stesso materiale è poi ripreso nelle gambe che sostengono la panca, che sembra galleggiare sui tetti della città.

Nella Parigi d’Oriente, dove il Parlamento si estende nella sua gloria neo-gotica lungo lo scintillante Danubio, le finestre dell’edificio su via Szabo Ilonka nascondono uno spazio che ha poco in comune con il passato più oscuro di Budapest. Un appartamento con due camere da letto nel centro storico della città, luminoso e vivace, rispecchia la dinamica giovanile che negli ultimi anni sembra aver portato questa città a un revival della sua epoca d’oro. Margit e Géza Hamori, il duo dello studio di interior design Margeza, hanno arredato questo appartamento con eleganza e vivacità, così come hanno fatto per i loro precedenti lavori dalla firma inconfondibile. La coppia si diletta infatti nell’acquisto di appartamenti fatiscenti e nella loro trasformazione in spazi unici dal carattere allegro, catturando così l’attenzione del mondo del design. L’abitazione si trova in un edificio del 1928, già residenza unifamiliare, in se-

guito suddivisa in quattro appartamenti, a cui se ne aggiunsero altri due dopo la ristrutturazione della soffitta. Abbattuti tutti i muri, isolati e ripristinati i serramenti, ora questo appartamento di 110 mq si presenta come uno spazio arioso e inondato di luce, caratterizzato da bianchi lucidi con qualche spruzzata dal colore audace. Uno dei pezzi forti del design d’interni è la parete di verde vivo in soggiorno, un’installazione botanica alimentata da un sistema di irrigazione automatico. Poltrone gialle dal design italiano anni ’80 creano un angolo dallo spirito retrò, mentre le poltrone color cremisi Kartell circondano un tavolo da pranzo Leolux, come in un modellino del secolo scorso. Scale, ante e porte in corian, pavimenti piastrellati bianchi e una panca sostenuta da trasparenti gambe in vetro ammorbidiscono l’estetica minimalista. Un tappeto bianco, realizzato dalla stessa Margit e intitolato ‘Budapest: You’re

Margit & Géza Hamori Di nazionalità belga ma di origini ungheresi, Géza e Margit vivono sul confine tra Belgio e Lussemburgo. Questa coppia di ungheresi, sposati con 5 figli e 5 nipoti, ha fondato uno studio di design i cui lavori sono facilmente riconoscibili. Innamorati dell’arte contemporanea in ogni sua forma, le loro idee trovano espressione nel processo creativo di progettazione che all’arte si ispira. www.margeza.com

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› COLORE CITTÀ E ARCHITETTURA Here’, aggiunge un tocco unico ed estroso al locale: la forma è quella della mappa della città, ogni trama del tessuto corrisponde a uno dei quartieri di Budapest, incrociati con il blu del Danubio che li attraversa. Un punto rosso segna la posizione dell’appartamento in città. Nella camera da letto al primo piano un letto flottante e un mobile curvo, disegnati dallo studio, si armonizzano con il bianco delle pareti, interrotto solo da isolati elementi di colore, come il comodino rosso. Una seconda camera da letto e un bagno, al piano superiore, completano l’appartamento con una piccola area per gli ospiti. Due terrazze offrono una vista panoramica sulla città. Luce e colore sono gli elementi che caratterizzano questo appartamento dal design moderno, in contrasto con gli ambienti storici che lo circondano. Luce e colore sono anche e soprattutto i materiali che identificano i lavori del duo belga-ungherese, in sospeso tra pacata eleganza e sottile ironia

CREDITI Progetto Margeza Design Studio Località Budapest Sedute Adele C, Kartell Tappeto Margit Szinger

In alto si può notare, nell’angolo a sinistra, la parete di verde vivo nel soggiorno. Il bianco è il colore dominante, interrotto da elementi colorati puntuali.

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elements colore a cura di Elena Riolo

Collezione Puntini, Alessandro Mendini | Ceramica Francesco De Maio

Ogni anno i rapporti ci dicono che i colori preferiti dagli automobilisti sono il grigio metallizzato e l’avorio, nelle case le pareti sono bianche, le persone sono vestite di nero, grigio, panna. I colori audaci sono quasi temuti, utilizzati esclusivamente nell’alta moda, in creazioni definite talvolta bizzarre. Eppure il colore è emozione, il rosso incide sul nostro umore, i colori tenui ci rilassano, il blu è uno dei colori più usati nella pubblicità. Nelle pagine che seguono, una selezione di prodotti, materiali e soluzioni dove il colore si impone non come semplice complemento decorativo, ma come elemento centrale del progetto, rispondendo alle esigenze del progettista e presentandosi come una risorsa per la composizione degli spazi. In questa logica, la maiolica qui sopra, disegnata da Alessandro Mendini per Francesco De Maio.


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ARPER UNA NUOVA LIVREA PER CATIFA 46 Arper ha fatto del colore un valore aziendale, tanto che non si limita solo ad utilizzarlo nei tessuti, ma bensì investe con sicurezza anche in scocche e strutture, giocando con nuovi abbinamenti cromatici. È questo il caso della nuova edizione della famiglia Catifa, disegnata da Lievore Altherr Molina nel 2004, in cui le personalizzazioni mono e bicolore sono portate ad un nuovo livello di accuratezza e contrasto. Per la riedizione Catifa 46 mantiene il suo profilo essenziale, ma introduce una nuova e sofisticata palette cromatica: rosa antico, petrolio, giallo, avorio e grigio tortora. Un’ampia selezione di colori ulteriormente personalizzabile attraverso la scelta di tessuti, finiture della scocca e colori del fusto.

www.arper.com

SITLAND CELL128 Privacy è la parola d’ordine per questo prodotto di Sitland disegnato da Fiorenzo e Massimo Dorigo e Luca Garbet. Un sistema di sedute in tessuto Memory2 di Kvadrat, caratterizzato da uno schienale extra altezza, dedicato a discrezione e relax. Cell128 offre una pausa in una sessione lavorativa, un momento di relax isolati dal contesto. E per garantire un comfort elevato anche il colore gioca la sua parte. Tessuti grigio, verde o rossi, possono trasmettere calma, vigore o giocosità, per ambienti di lavoro eleganti e attuali. Un elegante tavolino, con supporto e piano girevole, completa il comfort dell’arredo, personalizzabile con caricatore Usb.

www.sitland.com

FANTONI I LAYOUT INTERSCAMBIABILI DI FRAMEWORK Framework è un concept innovativo per l’ufficio 2.0. Definito operative office system, offre ad ogni membro del team di lavoro il giusto equilibrio tra privacy e socialità, dinamismo e comfort. Costituito da locker personali per documenti e posta, contenitori da portare alla propria scrivania, librerie come punti d’incontro, postazioni singole o doppie, Framework utilizza il colore per caratterizzare alcuni layout senza interventi radicali. Grazie alle schiene intercambiabili dei contenitori possono essere definite nuove aree operative e piani di lavoro. Il materiale utilizzato è il feltro. Bastano alcuni tocchi di colore e lo spazio assume stili differenti, dal nordic style a toni più caldi. Design essenziale e minimalista, efficiente e accessibile, Framework offre il giusto equilibrio per il futuro dell’ufficio smart.

www.fantoni.it

CONTENITORI IN FELTRO PER DOCUMENTI E POSTA DA PORTARE CON SÉ ALLA PROPRIA SCRIVANIA O IN ALTRI PUNTI D’INCONTRO

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LA NECESSITÀ DI SODDISFARE IL GUSTO ESTETICO DEL COMMITTENTE E IL BISOGNO DI APPAGARE L’ESTRO DEL PROGETTISTA HANNO CONDOTTO ALUBEL SPA ALLA RICERCA DI NUOVE COLORAZIONI PER I PANNELLI EASYWAND. NASCE COSÌ LA FINITURA SMOOTH, UNA VERNICIATURA POLIESTERE HD, RUGOSA MA LISCIA AL CONTEMPO, DALL’EFFETTO TRIDIMENSIONALE, IN UNA VASTA GAMMA DI COLORI

ALUBEL NUOVA FINITURA SMOOTH PER EASYWAND L’esigenza di utilizzare materiali altamente tecnologici ed esteticamente funzionali, per il rivestimento di facciate di edifici industriali e civili, è un bisogno sempre più frequente. Alubel SpA, specializzata in sistemi di coperture metalliche e rivestimenti di facciata, ha creato il pannello EasyWand, un sistema modulare certificato a pannelli coibentati completamente liscio per le facciate. Leggerezza, maneggevolezza

e versatilità sono i caratteri distintivi di questa struttura, che grazie al sistema di assemblaggio a secco permette di abbattere considerevolmente i tempi di cantiere. Inoltre, grazie a macchinari specifici, EasyWand può offrire lavorazioni particolari come il taglio a 45° e il Panel Ending a 90°, un sistema brevettato che permette la chiusura laterale del pannello. EasyWand è prodotto con metalli pregiati

quali l’acciaio inossidabile, l’acciaio cor-ten e l’alluminio preverniciato. La verniciatura smooth è la finitura che offre una varietà di colorazione più ampia. Volutamente meno brillante rispetto alle altre, per diminuire la visibilità di eventuali imperfezioni in facciata, essa è costituita da una microstruttura dall’effetto brillante, quasi metallizzato.

www.alubel.com

DUE STORICHE AZIENDE ITALIANE, ABET LAMINATI E SAIB, SI INCONTRANO PER REALIZZARE UNA COMBINAZIONE DI PRODOTTI AL SERVIZIO DI PROGETTISTI, ARCHITETTI E INDUSTRIE CHE RICERCANO SOLUZIONI DI QUALITÀ, SOSTENIBILI ED ESTETICAMENTE ELEGANTI

ABET LAMINATI E SAIB SUPERFICI DUREVOLI DIPLOS

ELICA SWEET

Diplos è una collezione che si compone di superfici durevoli con nuovi decori e tratti distintivi. Nasce concretamente dalla combinazione tra la qualità e resistenza del Print Hpl di Abet Laminati e l’innovativo pannello truciolare nobilitato di Saib. Gli elementi versatili e abbinabili tra loro, i supporti e i materiali, contraddistinti dagli effetti tattili e visivi, offrono continuità al progetto. Hpl è il laminato decorativo ad alta pressione. Il foglio è costituito da strati di fibre di cellulosa impregnati con resine termoindurenti sottoposti ad un processo ad alta pressione. La polimerizzazione dà origine ad un materiale non poroso. Il pannello truciolare Saib è costituito da particelle legnose di granulometria fine e molto fine, pressati a caldo con resine a basso contenuto di formaldeide. Il pannello grezzo viene poi nobilitato (Mfc) con carte e finiture.

Il design caratterizzato da linee morbide e arrotondate rende il modello di questa cappa una vera e propria scultura da esporre sulla parete della cucina. La potente aspirazione perimetrale, che permette di aumentare la velocità di captazione dei fumi, è caratterizzata da una sottile ed elegante linea in acciaio lucido. Sweet è disponibile in bianco opaco, tortora opaco, avorio, effetto rame opaco, peltrox e ghisa, per osare con un tocco di colore in cucina. Il Long Life Filter, il prezioso filtro odori,che può essere rigenerato e durare così fino a 3 anni. L’installazione è semplice e intuitiva.

www.diplosdesign.com

www.elica.com

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VALCHROMAT SI PRESENTA COLORATO IN TUTTA LA SUA MASSA GRAZIE A COLORANTI ORGANICI UNITI AD UNA RESINA SPECIALE CHE CONFERISCONO AL PRODOTTO CAPACITÀ MECCANICHE UNICHE PER LO SVILUPPO DI LAVORAZIONI IN 3D

GRUPPO BONOMI PATTINI VALCHROMAT METTE AL CENTRO IL COLORE Le Aziende del Gruppo Bonomi propongono da sempre un’ampia selezione di materiali di tendenza, in svariate finiture e colori, in grado di consentire ad ogni utente di personalizzare lo spazio secondo le proprie esigenze. Un esempio specifico ideale per gli spazi residenziali è l’MDF Valchromat, un materiale che fa sì che il colore non si imponga come semplice complemento decorativo ma come elemento centrale del progetto. Valchromat è un pannello in fibre di legno colorate una ad una e impregnate di coloranti organici, chimicamente legate tra loro con una resina speciale che conferisce caratteristiche fisiche e meccaniche uniche. Si tratta di un pannello in fibra di legno con caratteristiche molto simili ad un HDF in cui le fibre donano al prodotto caratteristiche adatte per lo sviluppo di lavorazioni in 3D. Il prodotto è disponibile in 11 colori con spessori che variano da 8 a 30 mm e ha una vasta gamma di campi d’applicazioni: design di mobili, pannelli decorativi, stand espositivi, cucine, bagni, rivestimento a pareti, pavimenti ed oggetti di design.

www.gruppobonomipattini.com

SMEG L’ICONICO FAB28 L’iconico FAB28 di Smeg, che ha trasformato il frigorifero da accessorio funzionale a elemento d’arredo, si arricchisce di nuove dotazioni tecnologiche. Divenuto ormai un cult, è disponibile nelle più svariate versioni: con la livrea della bandiera inglese o italiana, con il decoro del Multicolor o Colour Stripe, con effetto lavagna, nella versione limitata Denim e in 17 colori. Gli sgargianti colori all’esterno nascondono delle novità all’interno, come il sistema Multiflow che rende più omogenea la temperatura, un nuovo comparto a 0°C e un pannello posteriore antighiaccio. Nuove luci led aumentano la visibilità all’interno del frigo senza alterarne i consumi, consentendo al FAB28 di raggiungere la classificazione energetica A+++.

www.smeg.it

LAPALMA PLUS, MORBIDE COMPOSIZIONI Plus è un divano disegnato da Francesco Rota dalle forme morbide e dalla massima componibilità. Da classico divano per la casa a variegate isole compositive per spazi lounge di hotel, uffici o luoghi pubblici, dai colori neutri o sgargianti, come il giallo, il blu o il verde in varie tonalità, questo prodotto di design offre infinite combinazioni. I moduli possono essere accostati per profondità, altezza o colore, con braccioli e schienali. È una proposta all’insegna del comfort, contrassegnata da una sobria eleganza. il divano può inoltre essere integrato dai pannelli divisori Screen, che possono fungere da vero e proprio schienale o da divisorio, per un’articolazione dello spazio ancora più accentuata.

www.lapalma.it [ 122 ]

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IL PANNELLO FONOASSORBENTE SILENTE, DISPONIBILE IN ADERENZA A SOFFITTO E A PARETE, O SOSPESO MEDIANTE CAVI REGOLABILI, È UN PRODOTTO VERSATILE E PERSONALIZZABILE. ADATTO A OGNI TIPO DI AMBIENTE

CARUSO ACOUSTIC COLORI E STAMPE PERSONALIZZANO IL PANNELLO SILENTE

L’approccio “tailor made” delle soluzioni fonoassorbenti Caruso Acoustic è il punto di forza e il carattere distintivo di ogni installazione realizzata dall’azienda. Il pannello fonoassorbente Silente è un prodotto versatile con 22 colori standard. Innovazione nel comfort e personalizzazione sono i principi da cui prende forma questo elemento, adattabile ad ogni ambiente. Se l’analisi acustica ne definisce gli obiettivi di benessere, le esigenze estetiche sono soddisfatte dalla completa

customizzazione. Il tessuto di rivestimento, interamente sfoderabile, è disponibile in varie tonalità di colore e in stampe realizzate ad hoc, applicate con inchiostri a base d’acqua, atossici e resistenti ai lavaggi. Questa tipologia di stampa ad alta risoluzione non altera la trama del tessuto, restando così trasparente al suono e mantenendo immutata l’efficacia del pannello acustico fonoassorbente.

www.carusoacoustic.it

LAPITEC VELVET, LA NUOVA COLLEZIONE DA INTERIOR

BROOKLYN, BERLIN, CASABLANCA E LONDON. QUATTRO GRANDI METROPOLI HANNO ISPIRATO I NUOVISSIMI COLORI DELLA COLLEZIONE VELVET DI LAPITEC, CARATTERIZZATA DA GRANDI LASTRE PER APPLICAZIONI DA INTERNI. VELVET È UNA SUPERFICIE SPAZZOLATA DALLA SENSAZIONE TATTILE VELLUTATA, DA CUI PRENDE IL NOME

Con la presentazione della collezione Velvet si chiude per Lapitec una stagione molto importante, dopo aver ricevuto vari riconoscimenti internazionali: il Plus X Awards 2018, il German Design Award 2018 e la Special Star del Premio Mediastars per la direzione creativa della campagna video dei colori Bianco Assoluto e Nero Assoluto. Il nome Velvet descrive l’ispirazione di questa collezione: una superficie spazzolata delicatamente, come il velluto. La nuova collezione per pavimentazioni e cucine, con lastre extralarge per grandi superfici interne, prosegue il trend del 2017 avviato con la proposta Urban per rivestimenti da esterno. Velvet guarda invece all’interior con una proposta cromatica composta da quattro nuance – Brooklyn, Berlin, Casablanca e London – e tre spessori – 12, 20, 30 mm. I nomi rendono omaggio a quattro città iconiche dallo stile architettonico identificativo. Brooklyn è un’interpretazione inedita dei colori e delle sfumature delle leghe del ferro, con un risultato di grande impatto. London è un grigio cenere ispirato al colore fumo della città, interpretato in chiave glamour. E se Berlin richiama le atmosfere urbane della capitale tedesca, Casablanca è una finitura eburnea molto chiara, che evoca gli edifici bianchi della città marocchina stagliati sul blu del Mediterraneo.

www.lapitec.com

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elements_colore LA FORZA ESTETICA DELLE SERIE DI PORCELANOSA, SIVIGLIA E MÁLAGA, È IL COLORE, POICHÈ AGGIUNGE GRANDE CARICA DECORATIVA AGLI ELEMENTI. ENTRAMBE LE SERIE SONO DISPONIBILI IN NOVE TONALITÀ: AQUA, GREEN, GREY, OCEAN, ROSE, BEIGE, WHITE, ACERO E MOSTAZA

PORCELANOSA CERAMICHE WHITE & COLORS La nuova collezione di ceramiche Porcelanosa, White & Colors, trasmette allegria e personalità. 18 combinazioni di colore formano un’esplosione vivace di finiture che trovano ispirazione nel piccolo formato, attraverso elementi di ceramica adatti per creare e rinnovare rivestimenti, cucine e bagni. La serie Siviglia, composta da un elemento rettangolare diviso in 6 quadrati, e la serie Málaga, costituita da un elemento diviso in 3 rettangoli allungati e da due linee, hanno un formato di 20x31,6 cm. Due serie dal design geometrico la cui forza estetica si concentra sul colore. Le gamme neutre sono state usate come base per essere combinate con altre tonalità più intense, consentendo di potenziare il focus visivo su queste ultime. Tra i colori della collezione risalta il Rose, un rosa cipria delicato che accresce la capacità di illuminazione dello spazio in cui è inserito. I colori neutri sono completati da tonalità più energiche, ideali per spazi aperti.

www.porcelanosa.com

SLIDE EFFETTO WOW Colore e forma insieme per creare un elemento di design protagonista di arredi contract: la panchina WOW, fumettistica e colorata, è nata dalla designer Kazuko Okamoto. Un prodotto giovane, fresco, adatto a una generazione che ama il bello, ma sia anche comodo e funzionale. Proprio per il suo design di grande impatto, i 13 colori in cui è disponibile e la sua resistenza in outdoor e indoor, WOW ha conquistato subito il cuore di Milano, in una location vista Duomo che fa innamorare tutti i suoi ospiti: Terrazza Aperol, che ha scelto il total orange.

www.slidedesign.it

RIFLESSI SEGNO ULTRA VIOLET L’Ultra Violet, il color Pantone 2018, non accenna a lasciare il settore dell’arredamento nemmeno quest’autunno, invadendo le vetrine dei negozi e gli interni delle case. Definito “una tonalità di viola drammaticamente provocante e riflessiva che comunica originalità, ingegnosità e pensiero visionario”, è anche la proposta cromatica di Riflessi per arredare casa. La personalizzazione di Riflessi è estrema nell’abbinamento del colore delle gambe dell’iconico tavolo Shanghai con la finitura della madia Segno: una credenza in legno dal disegno geometrico, composto da incisioni irregolari che non interrompono la continuità delle superfici, ma che donano loro un segno distintivo, catturando gli sguardi degli ospiti.

www.riflessi.it [ 124 ]

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LUALDI PURPLE DOOR Il preconcetto secondo cui il viola è un colore difficile da abbinare in ambito decorativo è stato ampiamente superato, quest’anno, da numerose realizzazioni dove elementi dal colore Ultra Violet donano, agli ambienti in cui sono stati inseriti, un forte carattere. Anche Lualdi ha sposato questo trend declinando in viola alcuni dei suoi prodotti di punta, come la porta Filo, di cui viene esaltata la risolutezza, e la porta San Siro di Luigi Caccia Dominioni. E se dal punto di vista estetico e funzionale i due prodotti hanno trovato un riscontro positivo sul mercato, anche la loro sostenibilità è garantita da certificazioni internazionali. In particolar modo nel colore, Lualdi ha investito in vernici ad acqua che evitano l’immissione nell’aria di solventi e sostanze volatili, aiutando così a preservare l’ambiente casalingo e la salute di chi vive e lavora all’interno di questi spazi.

SAN SIRO, LA PORTA DEDICATA A MILANO DA LUIGI CACCIA DOMINIONI, HA UN’ANIMA CLASSICA DECLINATA IN CHIAVE MODERNA. LA SUA VERSIONE IN VIOLA NON FA ALTRO CHE SOTTOLINEARNE GLI ELEMENTI DI DISSONANZA, CREATI PER ABITARE CON FACILITÀ OGNI SPAZIO

www.lualdi.com

LUXY BIGA, IL COCCHIO DA LAVORO Ispirata alla biga degli antichi romani, il cocchio da guerra utilizzato in epoca classica, questa poltrona offre un sistema d’approccio al progetto completamente nuovo. Dietro le forme, disegnate dallo studio Favaretto & Partners, si cela un accurato studio funzionale sull’acustica e sulla privacy. La filosofia è quella di creare un proprio spazio all’interno dell’ambiente senza isolarsi dallo stesso, grazie alle due altezze, alle ruote che ne permettono uno spostamento agevolato e al colore, che ne enfatizza le forme. Monocolore, elegante e sobria, o bicolore, divertente e briosa, Biga è accessoriabile con tavoletta d’appoggio.

www.luxy.com

MOROSO SUSHI COLLECTION: BLUE EDITION Una nuova collezione ispirata alla serie Sushi Collection originale: la Blue Edition, una gamma di sedute sofisticate dalla presenza maestosa, con delicati motivi geometrici su tinte che vanno dal ceruleo al blu reale, fino al cobalto. Nuovi colori saranno anche il rosso, il verde e il grigio, per offrire una gamma di opzioni di sedute per aree lounge dall’aspetto contemporaneamente giocoso e sofisticato. La sorprendente varietà di forme trasforma gli spazi in paesaggi dove colori e motivi armoniosi fanno da collante tra i vari elementi. Tutti i tessuti sono realizzati con materiali robusti e comodi firmati Febrik.

www.moroso.it

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SCHÜCO ITALIA PROFILI COLORATI IN FACCIATA IL PROGETTO DIMOSTRA COME IL SERRAMENTO POSSA INFLUIRE IN MODO DETERMINANTE NON SOLO SUL COMFORT ABITATIVO, MA ANCHE SULL’ESTETICA COMPLESSIVA DI UN EDIFICIO

Il progetto di una cascina, in provincia di Lecco, firmato dall’architetto Scaccabarozzi, usa il colore in modo insolito. I grandi scorrevoli in alluminio Schüco che caratterizzano la residenza, progettati da Thema, sono stati realizzati con una particolare cura nel design, che ha consentito di ottenere serramenti con finitura esterna diversa da quella interna. Se le tonalità vivaci connotano i profili in facciata,

colorazioni ton-sur-ton valorizzano invece l’equilibrio compositivo degli interni. Grazie alla versatilità della propria componentistica, Schüco ha così permesso la realizzazione di specchiature distintive e allo stesso tempo rispettose dei vincoli formali richiesti dal contesto.

www.schueco.it

SIKA MICROCEMENTO SIKADECOR NATURE Ultima novità nel campo della ristrutturazione per pavimenti, soffitti, ceramiche, marmo, piastrelle, gesso e cemento, è il microcemento Sikadecor Nature. Prodotto da Sika, azienda specializzata in prodotti chimici per l’edilizia, il microcemento è un rivestimento cementizio di alta qualità, composto da polimeri, resine e aggregati. I suoi campi d’applicazione sono le residenze, i negozi e i complementi di arredo, che possono essere decorati con una finitura speciale – liscia, ruvida, opaca o lucida – grazie alla combinazione di materiali. Il microcemento inoltre può essere pigmentato con una vasta gamma di colori, per numerosi campi di applicazione.

AGOSTINI GROUP VENICE COLLECTION: PREZIOSI SERRAMENTI La Venice Collection di Agostini va oltre il semplice concetto di finestra, trasformando il serramento in un elemento di interior design, capace di riprendere e interpretare il fascino e il sapore dello stile classico veneziano. I modelli di questa collezione vengono interpretati secondo i disegni del cliente, totalmente ‘custom made’, secondo una gamma infinita di dettagli propri del gusto veneziano: dagli smalti dei mosaici, ai vetri e alle ceramiche, al marmo, al bronzo, ai tessuti broccati fino alle lavorazioni del legno. Porte e finestre sempre in armonia con il design e lo stile architettonico, ma allo stesso tempo ideali per personalizzare gli ambienti e renderli unici ed esclusivi.

www.agostinigroup.com [ 126 ]

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www.sika.it


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LA COLLEZIONE BUDDY È CARATTERIZZATA DA UN CONTRASTO TRA LA PIENEZZA DEI VOLUMI DELLA SEDUTA E LA LEGGEREZZA DELL’ESILE TELAIO IN ACCIAIO. LA SEDUTA SINGOLA, LA PANCHETTA E LA CHAISE-LONGUE, INSIEME AI POUF IMBOTTITI, CREANO UNA FAMIGLIA DI COMODE SEDUTE CHE CONSERVANO LO SPIRITO E IL CARATTERE AMICHEVOLE DELLA SERIE

PEDRALI NEW ENTRY NELLA FAMIGLIA DI POUF BUDDY Friendly spirit è il carattere di questi colorati e morbidi pouf ideati dallo studio Busetti Garuti Redaelli. I tre designer hanno arricchito di nuovi elementi la famiglia di pouf Buddy: una seduta singola, una panchetta e una chaise-longue. L’idea era di creare una seduta confortevole e funzionale, molto versatile, collocabile in ogni spazio abitativo e contract,

donando un tocco di colore e personalità ad ognuno di essi. Le peculiarità della collezione sono le linee morbide, il design pulito e i colori che variano da tonalità calde – dal rosso al cipria – a tonalità più fredde – come il verde acido e l’azzurro. La forma arrotondata, con un’imbottitura generosa, è supportata da quattro gambe sottili e rigorose.

Questo insieme di elementi rende il pouf funzionale e accogliente, alleggerendolo alla vista. L’aggiunta degli schienali rende la famiglia Buddy ancora più flessibile, ottenendo così svariate possibilità compositive.

www.pedrali.it

RUBELLI FUNNY GIRL

KARTELL CATWALK BY PHILIPPE STARCK A Philippe Starck piace ragionare sugli archetipi e sull’uso del colore. Lo fa anche la sedia Catwalk, giocando con sei tonalità: bianco, rosa, blu, grigio, ruggine e nero. Una seduta in policarbonato adatta sia al mondo residenziale sia a quello contract, ma dedicata – e da qui il nome – al mondo dell’haute couture. Ne esplora infatti un interessante paradosso: da un lato la ricchezza e la raffinatezza dell’alta moda con i suoi abiti e dall’altro il bisogno di estrema umiltà e semplicità delle sedute pensate per le sfilate, proprio per esaltare la grande bellezza delle creazioni del mondo della moda che le circonda.

La nuova collezione Funny Girl di Rubelli Venezia ha una forza cromatica dall’impatto avvolgente, sfumature sature e leggere, uniti, falsi-uniti, ramage fiorati e velluti che giocano dentro geometrie definite, dove il colore è sempre il protagonista. Grazie agli accostamenti inusuali, abbinamenti caldi e freddi si mescolano in un connubio perfetto, dove l’azione del tempo sembra aver fatto cadere la lamina che li ricopriva. Ancora una volta un’invenzione, un pensiero creativo che nasce e si sviluppa nell’ufficio stile di Rubelli, vero e proprio laboratorio di idee in cui innovazione stilistica e tecnica concorrono nella realizzazione di un prodotto fuori dall’ordinario.

www.kartell.com

www.rubelli.com

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EFFEITALIA LE STAMPE DECORATIVE DI YO2 YO2 è una giovane azienda nata nel 2011 da un team di appassionati di design sotto la supervisione del direttore creativo Pericles Liatsos, specializzata nello studio e creazione di decorazioni ottenute tramite la stampa digitale su diversi materiali. I prodotti di YO2, distribuiti in Italia da Effeitalia, sono accattivanti e insoliti. La stampa digitale è utilizzata per creare linee di carte da parati, moquette, tappeti e parquet, con un design dalla forte personalità. Fiori, teschi, visi di donne, animali, colori dal carattere romantico o barocco, geometrico o astratto, sono realizzati nel dettaglio dalla stampa digitale che garantisce la pienezza del colore e la perfezione del disegno.

www.effeitalia.com

B-LINE BOBY IN BONNIE BLUE L’icona del design italiano anni ’70 di Joe Colombo, il contenitore Boby, mantiene le colorazioni originali e guarda alle tendenze contemporanee vestendosi di Bonnie Blue (Pantone 16-4134), un nuovo colore azzurro glamour. B-Line ha voluto rendere un prodotto già di per sé versatile, da 45 anni presente sul mercato, ancora più trasversale. I colori di Boby, uno tra i contenitori in abs più famosi al mondo, sono: rosso, nero, bianco, alluminio, verde lime, grigio tornado e ora questo azzurro dal nome intrigante che ricorda l’icona sexy degli anni ’60. BBB, Boby in Bonnie Blue, è giocoso, pulito e fresco, allegro. Con questo nuovo colore azzurro Boby si apre ancora ad un nuovo mondo di creatività.

www.b-line.it

CERAMICA FLAMINIA COLORI FIAMMINGHI

DIEFFEBI MIA PED, IL CONTENITORE MINIMAL Mia Ped è un contenitore dal design minimale, dinamico e compatto, pensato per accogliere gli strumenti del lavoro in un moderno “smartoffice” e trasformabile in seduta a seconda dell’esigenza. Realizzato in metallo riciclabile e dotato di ruote a scomparsa, può mimetizzarsi o, al contrario, distinguersi nello spazio in cui è inserito, grazie all’utilizzo del colore. È infatti disponibile in varie tonalità, che ben si adattano ai moderni spazi lavorativi. Usato singolarmente o in composizioni multiple, può essere completamente configurato dall’utente. La flessibilità di Mia Ped, anche nella ripartizione interna degli spazi, è assicurata da divisori interni che possono essere completati da cuscinetti soft per la custodia degli oggetti e dei dispositivi elettronici, in sicurezza e senza graffi.

www.dieffebi.com [ 128 ]

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I nuovi colori della palette Flaminia si ispirano agli affreschi fiamminghi, con tonalità calibrate ma di forte personalità. Argilla è un colore neutro che esalta la forte matericità del materiale ceramico e che ben si sposa sia con le forme tondeggianti che squadrate di lavabi, vasi e bidet. Facilmente ambientabile nelle diverse architetture, il color Argilla si sposa facilmente anche con sanitari di altri colori della palette Flaminia. Petrolio, previsto per i lavabi e i piatti doccia, è un colore profondo ed intenso, capace da solo di caratterizzare un’intera stanza da bagno.

www.ceramicaflaminia.it


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ZANOTTA NUOVE NUANCES PER IL TAVOLINO CUMANO In occasione del centenario della nascita di Achille Castiglioni, Zanotta ha messo a punto un nuovo progetto colore per il tavolino Cumano, presentandolo nelle nuove nuances corallo, amaranto, mostarda, azzurro acqua e antracite con finitura opaca, superando la versione precedente lucida e quindi meno attuale. Cumano è un tavolino pieghevole con una struttura in acciaio e giunto scorrevole in ABS.

www.zanotta.it

GERFLOR POSA ULTRA VELOCE, ULTRA... VIOLET In una stanza già arredata, il cambio di stile avviene normalmente attraverso piccole variazioni che riguardano principalmente l’oggettistica. Le cose sono cambiate con Gerflor e le sue collezioni in Pvc, che possono essere posate su pavimentazioni già esistenti e sono immediatamente calpestabili, senza dover effettuare lavori di manodopera invasivi. Le alte aspettative estetiche sono soddisfatte con oltre 400 decori e colori, come l’ultraviolet, spalmate su prodotti affermati che rispondono alle diverse esigenze di mercato.

www.gerflor.it

MIDJ UNA NUVOLA DI COLORE Per Midj la scelta dei colori è una fase delicata e fondamentale. Anticipare le tendenze rimanendo coerenti con il proprio stile è ciò che viene richiesto alle aziende di design. Con questa collezione Midj rispetta entrambe le richieste, esaltando la matericità della seduta e offrendo svariate possibilità di personalizzazione. Nuvola è costituita da quattro linee rette che costituiscono la base della sedia, che si piega in sedile e schienale nel più classico dei modi. La sua semplicità è impreziosita da colori vivaci, materiali combinabili, dettagli e cuciture.

www.midj.com

WALL&DECÒ CONTEMPORARY WALLPAPER La nuova palette 2018 di Wall&Decò si ispira a mondi diversi e colorati: cromie della terra e della natura, contrasti potenti, colori complementari e sottofondi dorati, racchiudono visioni che dialogano l’una con l’altra. Tonalità calde si accendono e quelle fredde si desaturano. Le forme si ammorbidiscono valorizzando la texture materica della superficie. Wall&decò ha individuato una palette che porta con sé l’esclusività dei prodotti dell’azienda.

www.wallanddeco.com

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REBUILD MILANO 2018

IL VALORE DELL’INNOVAZIONE Si stanno affermando in tutta Europa nuovi processi costruttivi e modelli di business diversi rispetto al passato.

L'esito potrebbe essere una radicale trasformazione del settore capace di unire ritrovata redditività e il perseguimento di importanti obiettivi ambientali, sociali e di sviluppo.

Partecipa anche tu al cambiamento. Entra nella community di REbuild. Incontra e confrontati con autorevoli rappresentanti delle istituzioni, del mercato delle costruzioni e del Real Estate.

Verrà presentata la prima ricerca nazionale sul valore degli edifici certificati LEED, promossa da REbuilld Italia in collaborazione con CBRE Italia e GBCI Europe.

M I L A N O 2 OTTOBRE 2018

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Il pavimento incontra il progetto

Pavimenti tecnici vinilici e in PVC di ultima generazione in legno prefinito, in laminato, in gomma, linoleum e moquettes. Soluzioni specifiche per pavimenti ad uso residenziale, sportivo, industriale, per la nautica, per il settore scolastico, ospedaliero e contract.

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IoArch 77 Aug-Sep 2018  

Il magazine degli architetti italiani. The Italian architects' magazine. #architettura #città #territorio #ambiente #architecture #built_en...

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