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CAMPIONATO GIORNALISMO

MERCOLEDÌ 11 GENNAIO 2012

Comprensivo

«Fucini» San Marcello

Social network: origine e sviluppo Ripercorriamo le tappe della rivoluzione della comunicazione IL SONDAGGIO

Alunni e genitori a confronto CONFRONTANDO i risultati di un sondaggio effettuato tra gli alunni delle tre classi terze dell’Istituto con quelli dell’analogo sondaggio proposto ai genitori sono emerse alcuni dati inaspettati. Facebook è il social network più conosciuto sia dagli alunni che dai loro genitori: dichiarano di sapere cos’è il 100% degli intervistati. Un dato abbastanza sorprendente è che i ragazzi sono d’accordo con i genitori riguardo al fatto che l’uso dei social network da parte di giovanissimi sia abbastanza scriteriato: lo pensano il 60% dei genitori e ben il 75% dei ragazzi. Il 57% dei genitori ritiene che la possibilità di comunicare tra amici in modo veloce sia il vantaggio maggiore che i social network offrono; sono della stessa opinione i loro figli, al secondo posto la condivisione di idee e immagini. ANCHE sui rischi grandi e piccoli vanno d’accordo: il rischio maggiore è per tutti la possibilità di fare incontri pericolosi; non è sottovalutata da nessuno la possibilità di un eccessivo isolamento. RIGUARDO al tempo che viene dedicato a questo tipo di intrattenimento i dati divergono lievemente: i ragazzi usano i social network più a lungo.

IL SOCIAL NETWORK è un sistema che permette di comunicare on-line con più persone. Si entra a far parte di un social network creando un proprio profilo che si può arricchire con foto, commenti e pensieri personali. La storia dei social network è recentissima. Nel 1997, venne lanciato il sito web Six Degrees; dopo soli tre anni fu chiuso, ma lasciò un’impronta sullo sviluppo di internet. All’inizio le persone non credevano ai social network, dato che internet non era consolidata a sufficenza per poter essere personale e interattiva. FURONO NECESSARI altri tre anni prima che fossero lanciati siti come LinkedIn e MySpace, che videro entrambi la luce nel 2003. Facebook iniziò la sua storia dopo un anno, e all’inizio fu utilizzato soltanto da alcuni studenti di Harvard. Diventò il modo migliore per comunicare con gli altri, anche a grandi distanze e per incontrare nuove e vecchie amicizie.

le molte persone usano i social network, è quasi impossibile senza una ricerca molto acccurata, ma comunque si possono ricavare alcune ipotesi, per esempio: i ragazzi, giovani, pensano che l’uso delle reti sociali sia un momento di svago, divertimento e conoscenze di nuove amicizie, questi sono alcuni dei tanti vantaggi ma come tutte le tecnologie, questo sistema se se ne fa un uso scorretto, può diventare oltre che sgradevole anche pericoloso.

IL GRAFICO I giudizi degli utenti dei social network

Questo rese il mondo molto più piccolo nel corso di una sola notte. Nel 2006 è nato You Tube che ha portato alla conoscenza Twitter. Al momento di questa scoperta Facebook si è diffuso a livello mondiale.

Il fatto di poterci mandare messaggi virtualmente, in passato non era lontanamente immaginato, ed invece oggi è la vera e propria realtà. SPIEGARE la ragione, per la qua-

ALCUNI RAGAZZI usano anche i social network per sentirsi superiori; ma anche per essere uguali a tutti, ed integrarsi nel gruppo degli amici. Gli adulti invece usano questi sistemi per motivi piu ragionevoli come: motivi e discussioni su il lavoro, ritrovare vecchi amici, aggregarsi a gruppi, associazioni sportive , di beneficienza , per organizzare giornate o feste. Quindi i motivi per i quali le persone usano questo nuovo modo di comunicare cambiano secondo l’età.

L’ANALISI DALLE TRUFFE AI CONTENUTI PORNOGRAFICI: ECCO I I PERICOLI CHE SI NASCONDONO IN RETE

Piazze virtuali: tanti vantaggi, altrettanti rischi

LA VIGNETTA Internet è diventato un idolo per tanti

I VANTAGGI dei social network come Facebook, Twitter, Skype, Messanger, utilizzati da moltissimi ragazzi in tutto il mondo, sono numerosi; innanzitutto possiamo divertirci con le numerose applicazioni che si possono trovare praticamente dappertutto come: giochi di ruolo, di animali, di guerra e di logica. Inoltre possiamo venire a conoscenza di notizie di attualità, di gossip e di spettacolo. Un altro aspetto positivo è quello di poter comunicare con amici che non vediamo da tanto tempo attraverso chat, videochiamate ecc. Infine possiamo conoscere nuovi amici. Altrettanti sono i rischi che si corrono utilizzando questi nuovi strumenti di comunicazione: il più frequente è quello di imbattersi in contenuti pornografici o violenti che sono molto numerosi su alcuni social network e infatti compaiono anche

quando non li cerchiamo. Possiamo anche subire delle truffe con concorsi o promozioni falsi che ci attraggono con oggetti che desideriamo; inoltre può accadere di subire delle molestie o di venire in contatto con persone pericolose visto che internet è accessibile a tutti. Talvolta si possono scaricare involontariamente virus che danneggiano il computer. UN GROSSO RISCHIO è quello di diventare dipendenti e perdere la capacità di interagire con le persone a causa dell’eccessiva permanenza su Internet. Man mano che utilizziamo questi social network ci isoliamo e perdiamo contatto con le altre persone e infatti non siamo più in grado di apprezzare le qualità dell’amicizia concreta, fatta di gesti e di divertimento insieme agli amici.

LA REDAZIONE LA PAGINA è stata realizzata dagli studenti Filippo Castelli, Chiara Ciampi, Viola Cinotti, Filippo Coppi, Lisa Del Vecchio, Matteo Di Cagno, Dario Ducci, Matteo Ducci, Tommaso Ducci, Sara Gavazzi, Gianluca Io-

ri, Francesco Nesti, Ovidio Nicu, Mattia Nieddu, Giulia Pagliai, Francesca Strufaldi (classe II C, scuola secondaria di I grado «Renato Fucini», Istituto Comprensivo San Marcello Pistoiese).

Il dirigente scolastico è l’ingegner Maria Lucia Querques e l’ insegnante tutor (che ha seguito i ragazzi nella raccolta delle notizie e nella realizzazione del lavoro) è la professoressa Letizia Evangelisti.


CAMPIONATO GIORNALISMO

MERCOLEDÌ 11 GENNAIO 2012

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Scuola Media

Montemagno Quarrata

1, 2, 3… e la quarta vien da sé Insolite fontane rinnovano l’arredo urbano della città di Quarrata VORRESTE vedere il gruppo stellare delle Pleiadi accompagnato da giochi di luci bianche e turchesi, leggere nei pensieri della gente di Quarrata, magari stando in una casa trasparente, sedere in uno spazio che inviti alla meditazione e allo stesso tempo vi dia l’impressione di essere in un mondo del passato? Magari vivere queste sensazioni accompagnate dal piacevole rumore dell’acqua che scorre? A Quarrata questo è possibile grazie al nuovo volto che l’Amministrazione Comunale ha deciso di dare alla città. Gli abitanti di Quarrata, in linea con l’idea del Comune di creare spazi artistici fruibili dai cittadini e non solo ammirati dall’esterno, sono stati coinvolti nei vari progetti di realizzazione di alcune fontane che contribuiscono al nuovo arredo urbano. Così la fontana di Corsini in piazza Fabbri ha l’insolita forma di una casa trasparente, con dentro una panchina per sedersi. Tutto è simbolico: dalla forma della casa, che rappresenta il bisogno primordiale dell’uomo, alla trasparenza, che vuole significare l’apertura

dare l’illusione del cielo stellato.

LA VIGNETTA I ragazzi ironizzano sulle abitudini antiche

verso gli altri. Sul vetro delle pareti riporta fedelmente i messaggi spediti dai cittadini su invito dell’artista dentro una cassetta apposita. Alla fontana di piazza Risorgimento hanno contribuito i ragazzi delle elementari, con disegni poi riprodotti nelle formelle in bronzo che incorniciano gli ugelli.

NOVE ZAMPILLI schizzano l’acqua direttamente dal pavimento della piazza, leggermente concavo in quel punto. Ad ogni zampillo corrispondono un faretto bianco e uno turchese, e la posizione ripropone quella delle Pleiadi, mentre la pavimentazione di pietra di Luserna la notte presenta quel tipico brillare della mica, per

E INFINE l’ultima nata, che per la sua collocazione ha suscitato polemiche, in quanto desta scalpore un’opera contemporanea in un sito rinascimentale. «Muri fontane a 3 colori per un esagono» di Daniel Buren nasce dalla collaborazione fra il Comune e il mecenate di arte contemporanea Giuliano Gori, che già si è distinto per aver dotato il parco della villa di Celle di numerose opere d’arte. Il marmo bianco di Carrara per la base esagonale e per le sei pareti, posizionate in modo da ricordare vagamente i celebri monoliti di Stonehenge, e la collinetta sulla cui sommità si trova la fontana contribuiscono alla magica suggestione del luogo. Ci si può sedere sul marmo abbagliante e ammirare, negli spazi tra un muro e l’altro, scorci di paesaggio sul Montalbano o sulla Magia. E se qualcuno pensasse che non si vive di sola arte... c’è anche una fontanella di acqua da bere, in piazza Berlinguer.

LE INTERVISTE UNA DOMANDA AI CITTADINI: «L’AREA DELL’ESAGONO È GIUSTA O SBAGLIATA?»

Opinioni della gente: i quarratini dicono la loro

L’OPERA La fontana di Daniel Buren

ACCESA discussione sulle fontane di Quarrata. Daniel Buren, con «Muri Fontane a 3 colori per un esagono» nel parco della villa La Magia, e aperta da qualche mese ai visitatori, ha riacceso la discussione: è giusto collocare opere d’arte contemporanea in luoghi storici? Ecco le opinioni di alcuni quarratini. «E’ vero che la Magia è rinascimentale – sostiene Chiara, studentessa del classico —, però vi si promuovono anche discipline moderne come le scienze, e la fontana di Buren rappresenta il connubio tra antico e moderno. Anche se mi sembra che i colori non si integrino bene con il paesaggio, la forma esagonale richiama la perfezione del sei, ricorda il megaron greco dove gli antichi si riunivano per ascoltare gli aedi; la trovo bella perché è già di-

ventata un punto di ritrovo, è dunque uno spazio da vivere». «Non discuto la bellezza della fontana — dice Ernesto, abitante di Quarrata —, ma per me non è adatta al parco mediceo: la scelta della collocazione più che per motivi artistici è dovuta al fatto che Buren voleva farsi notare». «CONOSCO le polemiche sulla fontana di Buren — risponde Rosita Testai, professoressa ed ex primo cittadino di Quarrata —, ma io non concordo con i detrattori: per me la fontana è molto bella, l’artista è quotato e crea opere di pregio. E il luogo è adatto per la land art, per cui l’opera e il paesaggio si fondono insieme. È una rivisitazione dell’antica riserva del Barco Mediceo, che mentre prima era dei nobili e basta, ora deve essere della gente che ci va a passeggio, o addirittura a meditare».

LA REDAZIONE ... 3˚ D: E. Barbato elisa; L. Bardi; F. Belluomini; A. Besser; L. Bugiani; F. Chiti; M. Cosmo; E. D’Isep; B. Florenzi; J. Fronteddu B. Gamberi; T. Giacomelli; C. Giusti, F. Laschi; A. Lecceti, L. Mazzanti; D. Nannini; M.

Niccolai; I. A. Pavel; F. Pecorini; I. Petracchi; E. Ponziani, M. Rossomandi, S. Sciatti; A. Scipioni, G. Silano; F. Sommariva. classe 3 L: Y. Amato, F. Astorino, V. Cancedda; I. D. Dragomir; C. Gjeloshi; M. Gonfiantini;

S. Gorgeri; M. Grillini; R. Marsella; S. Noferi; X. Ramovic; F. Rizzo; M. Sardi; V. Sorbello; G. Tesi; I. Vanello, D. Zhang. Docenti: Daniela Gori; Luigi Barontini e Gionata Pucci.

RIFLESSIONI

Opera d’autore Vi diciamo com’è fatta STRISCE verticali larghe 8,7 cm: non c’è dubbio, è un autentico Buren! Ed è sua la firma del progetto per la fontana monumentale nel parco della villa medicea La Magia. «Muri Fontane a 3 colori per un esagono» è stato realizzato con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia. La struttura dell’opera è costituita da una base esagonale. Da ogni lato dell’esagono si erge una parete rivestita di marmo di Carrara, che presenta il motivo tipico delle opere di Buren: le strisce verticali bianche, alternate a strisce gialle, rosse o blu. Tra una parete e l’altra, il paesaggio, che si fonde con l’opera, secondo il criterio della Land art. L’opera è concepita infatti in modo da «dialogare» con l’ambiente in cui si trova: non ha lo stesso valore se collocata altrove. In questa ottica l’autore ha già realizzato varie opere in Toscana, tra le quali anche una a Santomato nella villa di Celle. La fontana è stata oggetto di numerose polemiche: è ritenuta una spesa inutile, priva di gusto artistico, da non porsi accanto a una villa medicea, benché la villa ospiti ormai molte opere di arte contemporanea che arricchiscono lo «spirito» del luogo e che non sono destinate a dei musei, ma fanno parte del paesaggio. Al pari di un albero, e non c’è il cartellino con scritto non toccare, perché ci si può sedere come su una roccia o all’ombra di un albero.


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CAMPIONATO GIORNALISMO

MERCOLEDÌ 18 GENNAIO 2012

Istituto Comprensivo

«L. Da Vinci» Pistoia

L’archivio «ghiacciato» Ambiente e sicurezza: Gaia conserva la nostra storia RIFLESSIONI

Salviamo i doni della terra per il futuro CI PIACE immaginare Gaia come un’amica di «penna» con la quale dialogare per comprendere e raccontare la nostra storia di ragazzi. Cara Gaia, ora ti illustriamo una bella immagine. Lungo il delizioso Rio che passa attraverso le Fornaci, il quartiere della nostra scuola, una volta scendevano le donne a lavare i panni, vicino ad una melodiosa cascatella con i mattoncini rossi. Oggi, in primavera non è raro trovare due o tre adolescenti, armati di stivaloni «a coscia» , canna da pesca e vermicelli, intenti a pescare nella concentrazione assoluta. Ultimamente, un bell’airone bianco si abbevera serenamente in quelle acque, sempre lì, vicino a quella cascatella circondata dagli argini in pietra. Abbiamo tante aspettative verso il nostro avvenire, abbiamo fiducia nel progresso della scienza, ma abbiamo anche paura di perdere i preziosi tesori del nostro pianeta blu. Lewis definiva il nostro pianeta come il «pianeta silenzioso», perché aveva smesso di comunicare con gli altri mondi e se ne stava muto ed isolato nel proprio egoismo. Una inutile ed insignificante palla cosmica. Noi non vogliamo che ciò accada, non vogliamo vivere come alieni sulla nostra terra. Cara Gaia, come possiamo mantenere un rapporto armonico con la natura? E vivere in sintonia con essa? Ci piace ricordare il pensiero di San Francesco D’Assisi: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et erba». Questa è la strada da seguire.

GAIA È IL NOME della terra: essa ha conservato nella sua «pancia» gli eventi accaduti prima di noi. Nell’Antartica terra riposa, strato su strato, la storia geologica del nostro pianeta: solo studiando Gaia e scoprendo il suo valore impariamo a proteggere e rispettare noi stessi. Il corso B dell’Istituto Comprensivo Leonardo Da Vinci ha partecipato al progetto denominato «Ambiente, salute e sicurezza» che si è svolto nell’istituto stesso nel precedente anno scolastico. Ci sono stati tre incontri con i volontari della SPI-CGIL alla presenza di tre esperti. Ognuno di loro ha apportato nuove conoscenze nell’ambito dello stretto rapporto che esiste tra la salute e la sicurezza dell’ambiente, inteso sia come luogo di quotidianità, sia come habitat del genere umano. Gli incontri più interessanti sono stati quelli con Daniele Frosini, giovane ricercatore scientifico nelle basi antartiche. Daniele ha mostrato le strabilianti foto di questo straordinario continente e ha illustrato ai ragazzi come l’uomo possa influire sulle variazioni

saggi apparsi nel corso del tempo. Ed è proprio lì nel ghiaccio antartico, il «libro» più importante da leggere che la terra fa riemergere dalle proprie profondità. Daniele, con i suoi studi, con la sua passione e con il sacrificio che essi richiedono, ha aperto ai ragazzi una finestra sul mondo, che li ha portati in un continente tanto lontano, per comprendere meglio l’ambiente a loro vicino.

LA VIGNETTA La terra non è una proprietà dell’uomo

delle condizioni dell’ambiente.

climatiche

ATTRAVERSO le «carote polari» (carotaggio), lui e i suoi colleghi possono studiare i cambiamenti del clima avvenuti nel corso di molti anni. Le «carote polari» sono dei lunghi tubi di ghiaccio, estratti dal ventre della terra

con appositi macchinari, la cui composizione in strati dà notizie scientifiche sulla storia climatica della terra. Una volta estratte , le «carote» vengono ridotte in lunghezza con opportuni tagli, in modo da poterle studiare meglio. Esaminare le «carote polari» è un po’ come veder scorrere in verticale le immagini di ambienti e pae-

GLI UOMINI vestono l’ambiente in base alle loro necessità e lo trasformano in un territorio a misura, per viverlo nel presente e immaginarlo nel futuro. L’augurio è però che il rapporto tra l’uomo e la natura rimanga sempre armonico. Un rapporto così come lo vedeva un vecchio capo indiano Swamish di Seattle: «Voi dovete insegnare ai vostri figli che il terreno sotto i loro piedi è la cenere degli antenati … insegnate ai vostri figli quello che abbiamo insegnato ai nostri, che la terra è nostra madre, qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra … Questo noi lo sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra».

LE INTERVISTE UNA PROPOSTA «TERAPEUTICA» PER GUARIRE I MALI DELLA TERRA

Il geologo «condotto» e gli 007 del territorio IO SONO Raffaele Lombardi e la mia professione è il geologo, che consiste nel capire come verrà trasformato il territorio. Lavoro a Pistoia. Svolgo questa professione da 30 anni. Il nostro territorio è a rischio?

«Il nostro territorio è a rischio idrogeologico e sismico, perché Pistoia è attraversata da tre fiumi importanti, dai loro affluenti e da molti fossi idrici. Quando esondano, in realtà, non si tratta di grandi alluvioni, quanto di fastidiosi disagi nelle campagne o nella viabilità. Il rischio sismico esiste, in quanto Pistoia ha intorno le montagne e le scosse sono dovute al riassesto della crosta terreste dell’Appennino». C’è una parola d’ordine per la tutela del nostro territorio?

IN CLASSE Gli studenti fanno lezione sui temi dell’ambiente

«Bella domanda! Una parola non c’è. Io però ho una mia idea fin da quando mi sono laureato: ho

sempre pensato alla figura del geologo «condotto» che tutte le mattine prende la sua jeep, insieme alla forestale, va in montagna e per tutto il territorio, controlla il «paziente», relazionando su situazioni di potenziale rischio e intervenendo prima che la cosa si aggravi. E’ un modo per prevenire i disastri». Ci piacerebbe adottare un po’ di natura ...

«Approvo iniziative del genere e bisognerebbe crearne anche una nuova per tutelare, per esempio, pezzi di argine: fotografare, relazionare per evitare che diventino discariche a cielo aperto». Insomma, un po’ come degli 007 a servizio di sua maestà la Natura, in aiuto al geologo «condotto», concludiamo noi contenti! Raffaele ci saluta con la frase «studiate con passione», intanto noi pensiamo alla nuova missione … chissà se tra noi c’è un futuro geologo «condotto».

LA REDAZIONE... HANNO REALIZZATO LA PAGINA gli studenti della classe II B. Ecco i loro nomi: Bacci Ylenia,Cafarella Francesco, Caligaris Enrico, De Meo Luca, Hamri Salaheddine, Lombardi Sara, Mara-

viglia Claudio, Mazzoncini Nicolas, Niccolia Giulia, Oumahia Anas, Pancani Kevin, Paolacci Melania, Puccianti Giorgia, Ricciarelli Matilde, Scartabelli Emanuele, Souid Rachid, Souid Zahra, Zambuto Giuseppe.

La dirigente scolastica è la professoressa Anna Maria Corretti, l’ insegnante-tutor è la professoressa Paola Mei, insieme alla disponibilità di tutti i professori del corso B.


CAMPIONATO GIORNALISMO

MERCOLEDÌ 18 GENNAIO 2012

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Istituto comprensivo

don “Milani” Ponte Buggianese

Una donna su tre è vittima di violenze «1522» è un numero nazionale da chiamare per chiedere aiuto NON SONO tanti a saperlo o a ricordarselo. Ma il 25 novembre è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. E’ stata l’Assemblea dell’Onu a istituirla nel 1999, invitando i governi, le organizzazioni internazionali e le ong a organizzare ogni anno incontri ed eventi per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di questo dramma. E’ assurdo che, ancora oggi, le donne siano il capro espiatorio dell’aggressività maschile; molte volte non ci facciamo caso, come se si trattasse di un problema minore, che riguarda solo certi paesi, solo certe classi sociali. Ma non è così. Nonostante i progressi nel campo dell’uguaglianza dei diritti, il rapporto che gli uomini intrattengono con il mondo femminile è molto complesso. SECONDO il Consiglio d’Europa, sono proprio le violenze fisiche e psicologiche che subiscono le donne una delle cause principali di mortalità femminile negli Stati membri. In Italia, secondo gli ultimi dati dell’Istat, una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, è sta-

mento come “normale”. Uomini che, invece di cercare di capire cosa esattamente non funzioni nella loro vita, accusano le donne e le considerano responsabili dei loro fallimenti.

I NUMERI Donne con residenza in Valdinievole che si sono rivolte al centro negli anni 2008, 2009, 2010 e primo semestre 2011

ta vittima della violenza di un uomo, almeno una volta nella propria vita. Nel 63% dei casi hanno assistito anche i figli. Chi sono allora questi uomini violenti? Grazie a numerosi studi, oggi sappiamo che “l’uomo violento” non è solo un pazzo, un malato, un uomo che proviene necessariamente da un contesto sociale povero o in-

colto. L’uomo violento può essere di buona famiglia e avere una buona istruzione: non conta il lavoro o la posizione sociale che occupa, ma l’incapacità ad accettare l’autonomia femminile. Si tratta di uomini che diventano violenti perché hanno paura di perdere il controllo e il potere sulla donna e che percepiscono il proprio atteggia-

TALVOLTA fino a trasformare la vita delle donne che li circondano — madri, mogli, sorelle o figlie — in un vero incubo, distruggendone l’essere stesso. E’ proprio questo il messaggio di questa giornata: far capire che è molto difficile per una donna che subisce violenze e umiliazioni, parlare di ciò che ha vissuto o che vive quotidianamente, soprattutto se l’autore è un padre o un marito. Ci vuole tempo prima di integrare “questi pezzi di vita” in un racconto coerente. Per poterlo fare c’è bisogno di persone qualificate in grado di ascoltare veramente, senza pregiudizi e senza diffidenza. Nessuno di noi è immune dall’odio, dall’invidia o dalla volontà di dominio, ma la vera autorità non ha bisogno di usare la prevaricazione.

ASSOCIAZIONI L’IMPORTANZA DI UN PUNTO DI RIFERIMENTO SUL TERRITORIO PER DIRE NO

L’attività del centro antiviolenza «Liberetutte» PURTROPPO anche il nostro paese non è immune dalla violenza nei confronti delle donne, un male che si consuma nella maggior parte dei casi all’interno della cerchia delle persone vicine alla vittima, se non addirittura dentro le rispettabili mura domestiche. Ecco perché a Montecatini Terme nel 2003, grazie ad un gruppo di donne consapevoli che questa è una violenza di genere e rappresenta ormai un fenomeno culturale e sociale, è nato il Centro Antiviolenza Liberetutte.

VIOLENZA Per togliere forza alla paura e alla solitudine

UN CENTRO in cui donne di tutte le età, italiane e straniere, vittime di ogni forma di violenza, possono trovare operatrici qualificate in grado di “ascoltare” la richiesta di aiuto, riconoscerla, condividere l’esperienza e rompere l’isolamento che è sicuramente il momento più faticoso, ma costitui-

sce già il passaggio dalla posizione passiva di vittima a un’altra attiva, in cui si riprende a progettare la propria vita. GRAZIE all’apporto di figure specializzate nel diritto penale e civile, queste donne possono intraprendere un percorso legale nei confronti degli autori delle violenze o, in situazioni di grave pericolo, quando ne è compromessa l’incolumità, trovare ospitalità con i loro figli in case rifugio a indirizzo segreto. Fin dalla sua nascita il centro ha iniziato un lavoro con tutti i soggetti territoriali e dopo un lungo e faticoso percorso, oggi ha realizzato una rete locale attiva su tutta la Valdinievole: sono ben 301 le donne, dai diversi profili socio-economici, che sono state accolte dal centro uscendo così dal vicolo cieco della violenza.

LA REDAZIONE LA PAGINA è stata realizzata da: Baldecchi Kety, Bernardo Lorenzo, Cippo Maila, Coniglio Alessio, Grazzini Lucrezia, Krawczyk Karol, Lupori Diego, Marmeggi Federico, Menicucci Benedetta, Moroni

Eva, Nigro Viviana, Parenti Sara, Perini Mattia, Rossi Martina, Sensi Elena, Seva Anna, Simoncini Matteo, Sirigu Riccardo, Sorini Riccardo, Zei Samuele dell’istituto comprensivo don «Lorenzo milani» di

Ponte Buggianese, classe III A. La dirigente scolastica è la Dott.ssa Catia Gonnella. Un ringraziamento particolare alla Dott. ssa Baronti, coordinatrice del Centro Antiviolenza Liberetutte di Montecatini.

RIFLESSIONI

Abusi: una possibile definizione SI PUO’ considerare violenza ogni abuso di “potere” che si manifesti principalmente attraverso il sopruso fisico, come pugni, calci, spinte, ma anche psicologico, con una mancanza di rispetto che offende e mortifica la dignità altrui, oppure come forma di controllo sull’autonomia economica. Anche lo stalking può essere considerato un fenomeno di grande attualità: un comportamento ripetuto di sorveglianza, un contatto pressante e minacce che invadono con insistenza la vita di una persona e le tolgono la quiete e l’autonomia. QUESTI diversi tipi di violenza si possono presentare isolatamente, ma spesso sono combinati insieme, in modo che una forma di controllo apre le porte all’altra; ciò accade soprattutto quando conosciamo chi usa violenza e siamo legati a lui da un rapporto affettivo. Molestie quotidiane, silenziose, difficili da individuare, denunciare e arrestare. Raramente sono riferite alle forze dell’ordine per terrore delle rappresaglie, del disonore, ma anche per una certa diffidenza nei confronti della polizia, del sistema legale o, molto più semplicemente, per una pesante disinformazione in merito a quelli che sono i diritti legali in questi casi. E’ nostro dovere invece prenderne coscienza, perché solo operando sulla nostra generazione, sarà possibile abbattere pesanti stereotipi che vedono la donna relegata a un’idea d’inferiorità e promuovere la diffusione della cultura della “non violenza”.

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CAMPIONATO GIORNALISMO

MERCOLEDÌ 25 GENNAIO 2012

Istituto Comprensivo

«E. Fermi» Casalguidi

Con i giochi a spasso nel tempo I passatempi dei nostri nonni. Niente tecnologia e molta fantasia LE INTERVISTE

Lo svago non ha età A ognuno il suo DIMMI quanti anni hai e come ti diverti. Le interviste che abbiamo svolto tra gli abitanti di Casalguidi hanno dimostrato come il divertimento cambia con l’età. I bambini dai 6 ai 10 anni amano guardare la tv, ma soprattutto passare il tempo con gli amici all’aperto. Pensano che il paese abbia tutto quello che serve loro per divertirsi. I ragazzi tra gli 11 ai 13 anni amano passare il tempo con i giochi elettronici ed anche all’aperto con gli amici. Vorrebbero più spazi verdi pubblici, ma anche un centro per soli ragazzi dove ritrovarsi insieme e giocare, dotato di attrezzature per più piccoli (come altalene, scivoli, costruzioni) e per più grandi (come biliardini, giochi da tavolo, ping pong). I ragazzi tra 14 e 17 anni amano stare al PC e uscire con gli amici. Per loro sarebbe importante che Casalguidi avesse un cinema. I giovani del nostro paese pensano inoltre che i giochi che facevano i loro genitori erano molto divertenti. Gli adulti tra 20 e 40 anni amano mangiare, fare sport e stare in famiglia. Le persone tra i 40 e i 60 amano correre, leggere e viaggiare. Gli adulti tra 60 e 80 amano giocare a carte e a tombola. Molti adulti vorrebbero che ci fossero discoteche per loro. Gli adulti in generale pensano che i ragazzi si divertano spesso in maniera eccessiva e sarebbe necessario, per far sì che si frenino un po’, dei luoghi di aggregazione e doposcuola per tutti.

I NOSTRI nonni, da piccoli, facevano dei giochi ben diversi da quelli di oggi. Dalle nostre indagini è venuto fuori che anche i giochi di un tempo erano molto divertenti, ce ne erano di vari tipi, uno si chiamava «A dai». Si svolgeva così: si disegnava un cerchio per terra distante più o meno 2 metri dal muro da cui si lanciavano delle monetine. Dentro al cerchio ce ne erano altre. Centrando il cerchio vincevi tutte le monetine che erano al suo interno. Un altro era «La trottola», per fare questo gioco occorreva una trottola, un bastoncino con legato all’estremità un filo che serviva per fare girare la trottola. Il primo che la faceva fermare perdeva. Un altro signore ci ha raccontato che lui si divertiva col gioco del «Ferro di cavallo»: si piantava al suolo un chiodo e poi si lanciava un ferro di cavallo e il primo che faceva centro vinceva. Poi a raccontarci un gioco molto interessante è stata una signora perché questo gioco lo praticavano soprattutto le ragazze: «La povera cieca».

sto lungo. Sistemato il filo in modo che collegasse i due barattoli i giocatori si ponevano ad una certa di distanza fra loro e alternativamente uno pronunciava delle parole nel barattolo e l’altro percepiva il messaggio del compagno di divertimenti.

IN STRADA I ragazzi giocano a «campana»

UNA FEMMINA si dirigeva al centro di un cerchio formato da altre ragazze. Una di queste porgeva la mano alla povera cieca dopo che ella aveva recitato la seguente filastrocca: «la povera cieca caduta nel fosso, morire non posso, tiratemi su!». Dopodiché la cieca doveva cercare di indovinare di chi era la mano che la stava sorreg-

gendo. Un signore di età avanzata alle nostre domande ha risposto dicendo: «Al mio tempo facevamo un gioco tanto divertente che in chiunque lo provava suscitava una grande felicità! Il nome del gioco era «Il telefono». Le cose che occorrevano dunque erano: 2 barattoli di latta vuoti e bucati sul fondo ed un pezzo di spago piutto-

INFINE un’anziana signora ci ha illustrato il gioco con cui si divertiva da piccola, si chiamava «L’anello». Per praticare questo gioco era necessario possedere un filo e un anello, quest’ultimo andava fatto passare attraverso il filo che ogni partecipante doveva tenere ben stretto tra le mani. Un giocatore si metteva al centro del cerchio formato dagli altri che si passavano l’anello fra le mani senza farsi vedere. Se il giocatore al centro indovinava chi aveva in mano l’anello si scambiava il ruolo con quest’ultimo. Per noi ragazzi sicuramente sono più divertenti «play station» e «x box», comunque i giochi di una volta non erano così brutti e facevano sì che ci si ritrovasse tutti insieme.

INCHIESTA MANCANO LUOGHI DI INCONTRO: I GIOVANI NON SANNO DOVE PASSARE I POMERIGGI

Divertimento? A Casalguidi solo a settembre

AL PARCO Gli studenti disegnano i giochi all’aperto

CASALGUIDI è un grazioso paesino che offre ai suoi abitanti molti dei servizi necessari, molti.. ma non tutti. Infatti, in paese mancano i luoghi per potersi divertire. Fa eccezione, naturalmente, il mese di Settembre quando finalmente arriva la fiera tanto aspettata da grandi e piccini. Questa grande festa dura sei giorni ed è conosciuta dalle persone di tutta la provincia. Le giostre vengono montate nel vecchio campo sportivo, giungono quelle più belle da tutta la Toscana: ci sono la giostra a catene, il tagadà, le macchinine a scontro, il bruco mela, gli elastici e molto altro per divertirsi in libertà. Inoltre, nella Piazza Vittorio Veneto, vengono allestiti alcuni stand per l’acquisto di prodotti artigianali di ogni genere. Nel grande piazzale delle scuola media invece riscopriamo le nostre radici contadine: vengono esposti trattori, macchine, animali e nella palestra

espongono i loro oggetti preziosi numerosi artigiani della zona. L’ultimo giorno della fiera, a mezzanotte, arrivano i fuochi d’artificio per la chiusura della festa. La fiera per noi del paese è particolarmente bella, forse anche perché è l’unica festa che viviamo durante l’anno. OGGI ci rendiamo conto che il divertimento per i più giovani scarseggia, mancano locali adatti ai ragazzi e ancor più un centro commerciale che racchiuda negozi, pizzerie al taglio, ristoranti, pub, discoteche e bowling, pattinaggio sul ghiaccio o a rotelle, sale giochi, piscine al chiuso per l’inverno e una grande multisala. Anche se il nostro non è un paese grande i giovani sono davvero tanti e comunque il divertimento non ha età, ecco perché un progetto che possa accontentare tutta la popolazione sarebbe davvero necessario.

LA REDAZIONE 2˚A: A. Alduini, M. Ballerini, J. Bardelli, G. Biagini, C. Biagioni, R. Callegaris, R. Cenci, S. Crosetta, E. Di Paola, M. Fabbri, A. Fonti, A. Giovannetti, A. Giovannetti, P. Kanjanakomon, H. Kheiry, G. Magnaricotte, F. Manella, A. Masci, S.

Mazzi, S. Pittelli, M. Quaranta, C. Rafanelli, G. Rafanelli, K. Rrukaj, M. Scianna, F. Torselli. C. 2˚B: S. Agostini, M. Bruni, D. Bugiani, M. Bugiani, A. Collaro, F. Frosini, L. Frosini, E. Gocaj, G. Guri, A. Marangoni, M. Mezzani, G. Micillo, I. Mi-

litello, A. Moschi, G. Pacini, A. Pellegrini, F. Penta, B. Pierucci, A. Tanteri, K. Tesi, L. Tortelli, C. Trinci, F. Tucci, C. Vannelli, M. Vuolo, A. Zadrima, C. Zadrima. Dirigente: Stefania Corsini. Tutor: Ilaria Gargini; Elisabetta Celotto


CAMPIONATO GIORNALISMO

MERCOLEDÌ 25 GENNAIO 2012

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Istituto Comprensivo

«Ferrucci» Larciano

Guarire con dolci terapie ‘bestiali’ Ora anche in Italia la pratica della Pet Therapy: curare con l’aiuto degli animali I RAGAZZI amano gli animali e nel loro desiderio di averli vicini si nasconde talvolta la necessità di avere aiuto, sicurezza, compagnia e l’instaurarsi di un legame profondo del tutto simile a quello tra amici. «Comunemente il significato del termine Pet Therapy indica i benefici salutari che l’uomo riceve dall’interazione e relazione con l’animale — dice la dottoressa Cristina Bertani, esperta in Etologia degli animali d’affezione — in realtà questa definizione è troppo generica: la Pet Therapy è un atto sanitario a tutti gli effetti, non alternativo, ma coadiuvante le terapie convenzionali in modo da aumentarne l’efficacia. I risultati ottenuti derivano dall’instaurarsi di una relazione tra l’uomo e l’animale dove l’animale è il diverso in grado di suscitare in noi simpatia ed empatia». I BAMBINI e gli anziani sono i soggetti che meglio rispondono alla Pet Therapy, perché la loro comunicazione è spontanea e basata su uno scambio gratuito di tipo emotivo-affettivo. Questa terapia viene praticata nelle scuole, nelle

pre più spesso dell’azione co-terapeutica dell’animale.

PET THERAPY Un cane disegnato dai ragazzi della scuola

comunità di recupero per portatori di handicap fisici e psichici, nelle carceri, negli ospedali e nelle case di cura; una recente disposizione regionale autorizza, in alcuni casi, la possibilità di far visita agli ammalati in compagnia del cane di famiglia. Buoni risultati si sono ottenuti anche con i bambini adottati e con

gli anziani che soffrono di depressione e solitudine. Il rapporto affettivo che si stabilisce tra persona ed animale aiuta tutti coloro che, per motivi diversi, tendono a chiudersi in se stessi e a rimanere isolati. L’autismo, i disturbi comportamentali, le sindromi depressive e le disabilità, sono le patologie per cui oggi ci si avvale sem-

LA PET THERAPY, nata attorno agli anni ‘60 negli USA, solo recentemente si é diffusa anche in Italia: la sua efficacia sembra derivare dal fatto che, come una medicina alternativa, mira a curare la persona malata e non tanto la malattia. Ovviamente l’animale va considerato, in quanto co-terapeuta, un soggetto importante: va selezionato accuratamente, accudito adeguatamente e il suo inserimento nel contesto terapeutico va controllato nel tempo da una équipe esperta. Esistono due forme di Pet Therapy: - la A.A.T. (Terapia assistita con gli animali) rivolta a persone con problemi fisici e psichici, da affiancare ad altre cure, che prevede la scelta dell’animale adatto in base allo scopo da raggiungere e il sostegno di un team specializzato; -la A.A.A. (Attività assistite con gli animali) mirate a migliorare la qualità di vita di persone con disagio sociale.

INTERVISTA ALLA PSICOLOGA EQUIPE DI PROFESSIONISTI COLLABORANO A UN PIANO DI RIABILITAZIONE

Come gli animali aiutano persone con problemi LA PET THERAPY, che è il frutto di una equipe di professionisti che collaborano ad un progetto di riabilitazione, può aiutare in vario modo le persone con problemi: la passeggiata col cane diventa uno strumento per migliorare la coordinazione degli arti inferiori, lanciare la pallina diventa un esercizio di coordinazione occhio-mano, dargli un biscotto diventa un esercizio di manualità fine di coordinamento, in questi casi il cane, debitamente addestrato, viene utilizzato come co-terapeuta. Ne parliamo con la psicologa Noemi Sembranti. Ma quali sono i veri destinatari della Pet Therapy?

CHE AFFETTO Un cane e il suo amico che deve guarire

«La Pet Theraphy può essere usata con persone di ogni età e, sempre più spesso, viene utilizzata in patologie come l’Alzheimer, l’autismo, la disabilità o problemi di tipo comportamentale. E’ importante sottolineare che da malattie gravi quali

l’autismo e l’alzheimer non si guarisce, ma, attraverso la P.T. si può migliorare la qualità della vita della persona malata». Nelle nostre scuole sarebbe utile sviluppare un progetto di Pet Therapy?

«Sicuramente sì. Ci sono già molte esperienze fatte all’interno delle scuole pubbliche dove viene utilizzata la P. T. a scopo educativo per fronteggiare i disagi degli allievi con deficit motori, visivi ed intellettivi, per garantire loro un equilibrato ed armonico sviluppo psico-affettivo, favorire un maggior contatto di socializzazione tra alunni normodotati e bambini con disabilità varie e migliorare la qualità della vita all’interno della scuola . Ma credo che questa terapia sarebbe utile anche ai ragazzi normodotati per favorire una migliore espressione delle emozioni positive, della competenza relazionale, per aumentare l’autostima e incrementare le abilità cognitive».

LA REDAZIONE Ha realizzato la pagina il Consiglio comunale dei Ragazzi dell’Istituto formato da: Michelotti Anna, Princi Lorenzo,Innocenti Simone, Lavecchia Giuseppe, Dika Bernard, Moscato Loris, Baioli Lisa, Del Rosso Niccolò, Rinaldi Alessia, Lucchesi Francesca, Simoni Alessandro, Maccioni Christian,

Cardinale Claudio, Falasca Francesca, Mercugliano Daniele, Fagni Naomi, Petta Fabrizio, Tesi Giulia, Castani Giada, Michelotti Alberto, Sgambato Raul. Il dirigente scolastico è il dottor Andrea Faini, gli insegnanti tutor sono il prof. Niccolai Alvaro e la

prof.Venturini Letizia con la collaborazione della prof. Mori. Un ringraziamento particolare alla psicologa dott.Sembranti Noemi, al veterinario dott. Federico e alla dott. Cristina Bertani.

INTERVISTA

La parola al veterinario Bernardini QUALI animali sono più adatti alla Pet Therapy, dottor Federico Bernardini?

«Gli animali comunemente utilizzati per la Pet Therapy sono i cani e i gatti ma possono essere anche cavalli, asini, capre, conigli, criceti, cavie peruviane, pappagalli cioè animali facilmente addomesticabili». Ha esperienza di Pet Therapy?

«Ho praticato un corso di ippoterapia svolgendo il servizio militare come ufficiale del corpo veterinario dell’esercito. I bambini erano affetti da patologie genetiche o acquisite, alcuni erano paraplegici, altri con sindrome di Down, altri ancora autistici. Venivano accompagnati dai genitori tutti i martedì pomeriggi, iniziando con la pulizia del cavallo. Ogni bambino aveva un assistente, ogni cavallo un palafreniere, poi c’era una psicologa ed infine io. Dopo quattro settimane tutti i bambini sono riusciti a salire in groppa ai cavalli che si muovevano con molta delicatezza». Si potrebbe diffondere nelle scuole?

«Sarebbe un segnale di grande civiltà introdurre la Pet Therapy nella scuola dell’obbligo, ma sempre con l’aiuto delle diverse figure professionali di riferimento ( psicologo , veterinario, insegnante di sostegno, addestratore...) Tutto ciò mi induce a concludere che il progetto non sia di facile attuazione, ma ci sono già esperienze di questo genere. Mai dire mai».


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