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Sursum Corda Grazie, amici benefattori! Sig. Vito Stefano Laprica; Sig. Donato Magnolo; Sig.ra Daniela Alfonso; Sig.ra Fernanda Vinci; Famiglia Cerquitella; Don Mimmo Cartella; Sig. Agostino

Mercuri;

Sig.

Marcello

Chilla;

Parrocchia San Giovanni Maria Vianney; Parrocchia San Saturnino; Parrocchia San Frumenzio ai Prati Fiscali; Parrocchia S. Maria Maddalena de’ Pazzi; Parrocchia Santa Maria Causa Nostrae Laetitiae; Parrocchia Santa Teresa di Calcutta. CONTO CORRENTE POSTALE SEMINARIO n. 38198008 Intestato a Pontificio Seminario Romano Maggiore 00184 Roma - Piazza S. Giovanni in Laterano, 4 IBAN IT70 J076 0103 2000 0003 8198 008 BIC - SWIFY BPPIITRRXXX

SURSUM CORDA Redazione: Mario Pangallo, Cristiano Patrassi, coordinatori.

Interno dell’“eremo” realizzato nel giardino del Seminario, a disposizione dei sacerdoti ex-alunni per momenti di preghiera e di ritiro.

Anno CIII - n. 2-2019 www.seminarioromano.it Seguici su: Direttore Editoriale: Gabriele Faraghini Direttore Responsabile: Davide Martini

Davide Giancola, Antonio Panico, Cosimo Porcelli. Hanno collaborato a questo numero: Sergio Americano, Francesco Argese, Paolo Asolan, Francesco Barberio, Leonida Giovanni Buonocore, Simone Catana, Gianfranco Corbino, Antonio D’Errico, Giorgio De Iuri, Diego Del Fa, Gabriele Faraghini, Vincenzo Josia, Giuseppe Macrì, Antonio Panico, Federico Pelosio, Marco Petrolo, Manuel Secci.

Rivista semestrale del Pontificio Seminario Romano Maggiore Piazza San Giovanni in Laterano, 4 - 00184 Roma Tel. 06.698621 - Fax. 06.69886159 E-mail: sursum@seminarioromano.it Spedizione in Abbonamento Postale - c/c p. 30360002 Registrazione del Tribunale di Roma - N. 11581 del 22.V.1967 Progetto grafico e impaginazione: Bruno Apostoli - info@brunoapostoli.it

Finito di Stampare nel mese di Giugno 2019 MANCINI EDIZIONI s.r.l. - Via Tasso, 96 - 00185 Roma - Tel. 06.45.44.83.02 - Cell. 335 5762727 - 335 7166301 - E-mail: info@manciniedizioni.com


Preoccupati di vivere il Vangelo È

chiaro che è presto per fare bilanci, ma stavo pensando alle domande che mi vengono fatte più frequentemente, e certamente è una quella che “stravince”: “quanti sono i seminaristi?”. Dopo la risposta leggo negli occhi di chi mi ha interrogato uno sguardo di pietà, e a seconda della benevolenza nei miei confronti il dialogo prosegue in maniere che possono variare e che non elenco, anche perché tra i lettori potrebbe esserci qualcuno che penserebbe che sto parlando proprio di lui. In realtà non ce l’ho con nessuno e capisco pure che non potrebbe esserci una domanda più interessante da fare al rettore. Lo scorso anno una giornalista di Roma Sette che mi stava intervistando per telefono mi chiedeva (dopo la “fatidica” domanda) come vivevano i seminaristi il problema del calo del numero delle “vocazioni” ed io le ho risposto che non è sentito come un tema così opprimente o così deprimente da togliere la gioia e la speranza! Giuro che non lo dico perché sono rettore in “tempi depressi”, ma penso che non sia tanto produttivo fermarsi a fare i conti in continuazione e piangere sul fatto che “prima era meglio”. Io dico solo che oggi è così e partendo dall’oggi bisogna guardare avanti senza preoccupazioni eccessive; vedo che i seminaristi di oggi non sono angosciati da quanti sono (o da quanti “non sono”) ma giustamente si occupano di come rispondere al Signore, sapendo per certo che Lui non abbandonerà la Sua Chiesa, perché Egli è fedele alle Sue promesse! Scrive Timothy Radcliffe: Una volta dovetti visitare un monastero domenicano in Inghilterra insieme a un vecchio frate. Era evidente che il monastero stava per estinguersi, tuttavia una delle suore disse al mio compagno: “sicuramente, padre, il buon Dio non permetterà che questo monastero muoia!”. Ed egli rispose: “non ha lasciato che morisse suo Figlio?”. Per noi un modo di vivere questa inimmaginabile storia di morte e risurrezione consiste senza dubbio nel portare vita nuova in luoghi inattesi. Dobbiamo entrare nella valle della morte e dimostrare la nostra fede nel Dio che fa sorgere i morti. Insomma non dobbiamo preoccuparci dei numeri fino a farci angosciare e deprimere dalla situazione di oggi, ma pensare che il Signore non ci abbandona e vuole che siamo fedeli al Vangelo e poi ci condurrà per mano, Lui che è in grado di far passare dalla morte alla vita. Bisogna essere fedeli lì dove siamo e preoccuparci di vivere il Vangelo portandolo nel mondo. Questo è quello che ci dice anche Papa Francesco: Poiché non sempre vediamo questi germogli, abbiamo bisogno di una certezza interiore, cioè della convinzione che Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti, perché abbiamo questo tesoro in vasi di creta (EG 279). Non piangiamo sui numeri, ma camminiamo con coraggio e speranza, certi che il Signore non ci abbandona e preoccupati solo di vivere il Vangelo…per me non è difficile perché i seminaristi che mi circondano me lo insegnano tutti i giorni con la loro vita.

Gabriele Faraghini

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Sursum Corda

IN QUESTO NUMERO 18

Sursum Corda 3

Editoriale Gabriele Faraghini

4

In questo numero

5

In cammino per una conversione Paolo Asolan

7

Diario Gennaio-Maggio 2019 Antonio Panico

23

25

Essere missionari testimoniando il Vangelo Marco Petrolo

26

«Non lasciatevi rubare il sogno e la speranza di cambiare il mondo con il lievito del Vangelo» Francesco Argese

27

Maximum illud sanctissimumque munus Sergio Americano

In diocesi

Speciale “Fiducia” 2019

Fare memoria per essere missionari del Vangelo Federico Pelosio

In cammino verso Maria Giuseppe Macrì

30

L’arte della Fiducia perfetta Simone Catana

Ad immagine del Pastore buono Giorgio De Iuri

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Servi per tutti Leonida Giovanni Buonocore

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Il Cardinale Canestri prete “romano” Vincenzo Josia

Un giorno di sole Francesco Barberio

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Maria ci ottenga la grazia della visione e della riconciliazione Omelia di Sua Eminenza Rev.ma il Cardinale Angelo De Donatis Impariamo da Maria a far tesoro del tempo Manuel Secci

In viaggio 35

Uno sguardo sul presente con la speranza nel futuro Gabriele Faraghini

Pastore vicino al suo gregge Gianfranco Corbino Nomine

36

Vieni e seguimi Antonio D’Errico

In comunità

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Anniversari di Ordinazione sacerdotale La Redazione

38

Scritti di nostri ex alunni

23

Le gite delle classi La Redazione

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Sulle orme di don Andrea Santoro Diego Del Fa

In Pace Christi


IN CAMMINO PER UNA CONVERSIONE MISSIONARIA PERMANENTE in dall’inizio del suo ministero romano, Papa Francesco ci ha invitati a impegnarci in una nuova tappa dell’evangelizzazione, le cui coordinate essenziali ha lui stesso indicato nell’Esortazione Evangelii Gaudium. Non il classico documento di indirizzo del pontificato, ma una sorta di sintesi del suo ministero pastorale, maturato nell’esperienza latinoamericana del suo ministero e fecondato dall’evento ecclesiale di Aparecida: la conferenza dei vescovi di quel continente, che hanno introdotto le loro chiese in un cammino di missione permanente e a tutto campo. È a partire da questa conversione missionaria permanente che anche la chiesa di

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Paolo Asolan

Roma si è messa in movimento, per dare stile e contenuti propri a questo compito, secondo le indicazioni offerte dal suo Vescovo. Così – seguendo la dinamica di Evangelii Gaudium – un primo tempo è stato dedicato all’analisi e alla valutazione spirituale delle malattie che affliggono la fede e la vita pastorale delle nostre comunità. Una delle esigenze (tra quelle più citate) emerse dal confronto sulle malattie spirituali è stata quella di un cammino unitario diocesano: si avverte la necessità di una direzione comune del cammino pastorale che aiuti sia a rifare esperienza del Signore, sia a riconoscersi come suo popolo,

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Sursum Corda

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nella coscienza/esperienza di trovarsi di fronte a problemi che le singole comunità non possono pensare né di affrontare né di risolvere da sole (culturali, ambientali, territoriali, sociali). Forse nasce da questo senso di solitudine, o da una somma di frustrazioni più o meno riconosciute e accettate, il bisogno di aggregarsi, di stare insieme, e dunque di aiutarci e di sostenerci tra di noi, mentre camminiamo insieme da discepoli del Signore, dietro a Lui. Questo desiderio è buono e va raccolto e non ignorato, o ricondotto alla sbrigativa riproposizione di nuove attività da aggiungere a quelle consuete. Si tratta di ritrovare un punto che sia sorgente della missione, e che sia una sorta di grammatica fondamentale a partire dalla quale possiamo parlarci e capirci, facendo riferimento alla stessa lingua, alla stessa fede. La frammentazione, i veti incrociati, le incomunicabilità… sono alcune delle piaghe della nostra Chiesa diocesana, a più livelli (da quello dei singoli operatori nelle singole parrocchie, a quello relativo ai movimenti o ai religiosi, sentiti come paralleli o lontani dalla vita quotidiana della Diocesi), che invocano un cammino di rinnovamento della nostra vita in quanto Popolo di Dio. La situazione nella quale ci troviamo (così si è espresso il Papa nell’incontro con la Diocesi, avvenuto il 14 maggio dell’anno scorso) ha un riscontro nel cammino dell’Esodo, secondo una dinamica che consiste appunto in un “uscire” per un “entrare”. Anzi: proprio il libro dell’Esodo, forse più di altri, svela la qualità dinamica della fede, che è movimento verso la terra promessa e verso la libertà. Tale qualità è ripresa anche da Eb 13,3: «Usciamo dall’accampamento anche noi e andiamo verso di Lui». Si tratta di riappropriarci della radicale diversità della fede biblica rispetto a quella – ad esempio – greca, tutta protesa sul passato, alla ricerca di una perduta età dell’oro (il cui eroe è Ulisse, che trova la sua patria tornando indietro). La nostra Patria, invece, «è nei cieli e di là aspettiamo come Salvatore il Signore Gesù Cristo, il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso, in virtù del po-

tere che ha di sottomettere a sé tutte le cose» (Fil 3, 20-21). Questo rimpianto del passato, del ritorno indietro, potrebbe riguardare anche la nostra vita pastorale alle prese con un contesto certamente nuovo e per certi versi inesplorato, e ha poco a che vedere con la Tradizione che ci viene consegnata dagli Apostoli e che dobbiamo custodire. La meta del nostro agire pastorale è un “avanti”: in un certo senso è escatologia e speranza, perché qui «siamo forestieri come tutti i nostri padri» (1 Cron 29,15). L’Esodo è un evento che può rinnovarsi anche in questo tempo nel quale non raramente ci sentiamo schiavi, nomadi, esuli: forse è l’evento che stiamo desiderando, e consiste in alcune esperienze di cui siamo chiamati a rinnovare la coscienza, per riconoscerle tra di noi, quali altrettante opere di Dio per noi: - la rivelazione del nome di Dio (chi è il Dio in cui crediamo) - la liberazione (inizio dell’educazione del popolo) - la Pasqua (la celebrazione sacramentale della salvezza) - la traversata del mare (la grazia battesimale) - la manna (il viatico del cammino) - il deserto (la prova della fedeltà) - la nube (il mistero della Presenza) - il peccato dell’idolo (la crisi) - il culto di Dio (ciò che qualifica il popolo in quanto “di Dio”) - la Legge (il programma di vita per la fedeltà) - l’Alleanza (centro del libro, rivelazione del Dio fedele). Lentamente, e assecondando quel che emerge dalla concreta vita delle parrocchie e delle comunità cristiane della diocesi, si va profilando anche un itinerario pastorale che fa da paradigma al libro dell’Esodo, che serve per avviare una progettazione, da precisare ulteriormente, alla luce della meta indicata da Evangelii Gaudium: una conversione missionaria della pastorale, cioè dei soggetti, delle strutture, dello stile. Non si tratta soltanto di fare cose, quanto di essere in maniera diversa.


Diario

DOMENICA 6 Rientro dalle vacanze natalizie.

MARTEDÌ 15 Nella mattina il Rettore incontra i Parroci di origine dei seminaristi.

MERCOLEDÌ 23

MARTEDÌ 8 Celebrazione dell’Eucaristia in occasione della festa della Beata Maria “siempre Virgen”, Patrona della Comunità Apostolica “de Maria siempre Virgen”, presente in Seminario con alcune religiose.

MERCOLEDÌ 9

Don Luigi Lavia, dell’Arcidiocesi di Rossano-Cariati, presiede la sua prima Messa in Seminario.

FEBBRAIO SABATO 2 Processione in occasione della festa della Presentazione di Gesù al Tempio dalla Cappella della Fiducia alla Cappella maggiore, dove il Rettore presiede la Celebrazione Eucaristica.

GIOVEDÌ 7 Adorazione notturna per le vocazioni.

GIOVEDÌ 7 - DOMENICA 10 Don Simone Pietro De Lorenzis, della diocesi di Nardò - Gallipoli, presiede la sua prima Messa in Seminario.

GIOVEDÌ 10 Adorazione notturna per le vocazioni.

SABATO 12 Il Rettore incontra i genitori dei seminaristi. Santa Messa con gli amici del Seminario; a seguire un momento conviviale.

Alcuni seminaristi partecipano al pellegrinaggio di una delegazione della diocesi di Roma in Turchia (articolo a pag.24).

Antonio Panico

Diario 2019

GENNAIO

LUNEDÌ 11 Presiede la Santa Messa SER Mons. Paolo Ricciardi, Vescovo ausiliare di Roma per la Pastorale Sanitaria, in occasione della Giornata del malato.

MERCOLEDÌ 13 Presiede l’Eucaristia il Cardinale Vicario Angelo De Donatis.

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Sursum Corda GIOVEDÌ 14 - DOMENICA 17

MARTEDÌ 26 Presiede la Santa Messa, alle ore 19, don Dario Gervasi, già vicerettore del Seminario Romano, attualmente parroco della Parrocchia romana della “Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo”. Concelebrano alcuni dei sacerdoti che in quest’anno festeggiano 25 anni di ordinazione sacerdotale.

MERCOLEDÌ 27 Presiede l’Eucaristia don Aldo Romagnoli, della diocesi di Camerino - San Severino Marche, in occasione del 50° anniversario di ordinazione presbiterale.

GIOVEDÌ 28 Don Andrea Cola, Rettore del Pontificio Seminario Romano Minore, presiede l’Eucaristia, in occasione del 10° anniversario di ordinazione presbiterale.

MARZO VENERDÌ 1

Gita delle Classi al termine della sessione invernale degli esami.

LUNEDÌ 18 Inizio delle lezioni del secondo semestre. Alle 18.30, nel Teatro del Seminario, i seminaristi partecipano alla proiezione di un film di Ermanno Olmi sulla figura del Card. Martini, incentrato sul tema formativo dell’anno: la missione.

MARTEDÌ 19 Riprendono gli incontri di formazione per le Classi.

GIOVEDÌ 21

SABATO 2

Celebrazione eucaristica comunitaria per l’inizio della Novena in preparazione alla Festa della Madonna della Fiducia, presieduta dal Rettore (articolo sulla Novena alle pagine 14-15).

Festa della Madonna della Fiducia. Presiede le Lodi SER Mons. Francesco Massara, Arcivescovo di Camerino-San Severino Marche.

LUNEDÌ 25

8

Primi Vespri della Festa della Madonna della Fiducia, presieduti da SER Mons. Gabor Mohos, Vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest (articolo alle pagine 16-17).

Presiede la Santa Messa, alle ore 19, don Michele Ferrari, vicario parrocchiale a “Santa Teresa di Calcutta”. Concelebrano gli altri sacerdoti che quest’anno festeggiano il primo anniversario di ordinazione sacerdotale.


Diario LUNEDÌ 18 - MERCOLEDÌ 20

La Santa Messa solenne è presieduta dal Cardinale Vicario Angelo De Donatis, con la partecipazione di molti ex alunni e amici del Seminario.

Il Visitatore Apostolico Mons. Stefano Manetti trascorre tre giorni nella nostra Comunità. Nel pomeriggio di lunedì incontra tutta la Comunità; martedì e mercoledì incontra singolarmente alcuni seminaristi per un colloquio. Martedì sera, nella Solennità di San Giuseppe, Mons. Manetti presiede la Celebrazione dell’Eucaristia.

SABATO 23 Mattinata di formazione sul tema della “Missione” guidata da Mons. Paolo Lojudice,Vescovo ausiliare di Roma, e da Padre Giulio Albanese, religioso comboniano (articolo a pag.26).

LUNEDÌ 25 I Secondi Vespri sono presieduti da SER Mons. Giampiero Palmieri (articolo alle pagine 16-17; Omelia del Cardinale Vicario alle pagine 18-20).

MERCOLEDÌ 6 Celebrazione dell’Eucaristia in Cappella Maggiore con il rito di imposizione delle Ceneri. Adorazione notturna per le vocazioni

SABATO 9 La Comunità del Seminario vive una giornata di ritiro spirituale all’inizio della Quaresima. Il ritiro è guidato da S.Ecc.za Rev.ma Mons. Luciano Monari, Vescovo emerito di Brescia.

LUNEDÌ 11 Nel Teatro del Seminario viene proiettato il film “Papa Francesco - Un Uomo di Parola”.

Alle ore 18 la Comunità del Seminario accoglie le reliquie del Beato Luigi Caburlotto. A seguire la Celebrazione della Santa Messa con la partecipazione delle suore “Figlie di San Giuseppe del Caburlotto”, che per molti anni hanno prestato il loro servizio presso il nostro Seminario.

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Sursum Corda SABATO 30

LUNEDÌ 22 - DOMENICA 29

Alle ore 19 celebrazione della Santa Messa con gli amici del Seminario; a seguire un momento conviviale.

Un gruppo di seminaristi e alcuni formatori trascorrono una settimana di visita e di missione in Tunisia (articolo a pag. 25).

APRILE GIOVEDÌ 4 Adorazione notturna per le vocazioni.

MAGGIO MERCOLEDÌ 1

LUNEDÌ 8 La Comunità del Seminario vive un momento di verifica sulla vita comunitaria.

MARTEDÌ 9

Gita con i Dipendenti del Seminario e con le nostre Suore all’Abbazia di Sassovivo (Foligno).

GIOVEDÌ 2 Adorazione notturna per le vocazioni. Giuramento degli ordinandi diaconi romani nella Cappella della Fiducia.

VENERDÌ 12 - DOMENICA 14 Ritiro spirituale di tre giorni in preparazione alla Pasqua, che si è concluso con la Celebrazione Eucaristica comunitaria della “Domenica delle Palme”.

MARTEDÌ 16 - MERCOLEDÌ 17

SABATO 4

I seminaristi romani della nostra Comunità vivono due giorni di fraternità; martedì hanno visitato le principali sedi del Seminario Romano nella sua lunga storia; mercoledì hanno incontrato la realtà sociale ed ecclesiale di “Corviale” (articolo alle pagine 28-29).

Luca Santacroce viene ammesso tra i candidati agli Ordini Sacri durante i Primi Vespri della III domenica del tempo di Pasqua, presieduti da S.Ecc.za Rev.ma Mons. Paolo Ricciardi.

GIOVEDÌ 18

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VENERDÌ 3 La Comunità del Seminario, con la celebrazione della Santa Messa, fa memoria del Centenario dallo scioglimento del Voto a Maria, Madre della Fiducia, dopo il ritorno degli alunni, incolumi, dalla prima guerra mondiale.

Partecipiamo alla Messa del Crisma celebrata da Papa Francesco a san Pietro. Pranzo al Seminario del Divino Amore, con la presenza del Cardinale Vicario, dei Vescovi Ausiliari e di tutti i Superiori e Seminaristi della Diocesi di Roma.


Diario DOMENICA 12

Francesco Argese e Marco Salvatore Montone ricevono il ministero del Lettorato durante la Celebrazione dell’Eucaristia presieduta dallo stesso Mons. Ricciardi. È anche l’ultimo appuntamento dell’anno formativo con gli amici del Seminario.

LUNEDÌ 6 Sua Santità Papa Francesco nomina SER Mons. Augusto Paolo Lojudice, vescovo ausiliare per il Settore Sud, nuovo Arcivescovo metropolita di Siena - Colle Val d’Elsa-Montalcino (articolo a pag.35).

I diaconi Alessandro Caserio e Johnny Joseph vengono ordinati presbiteri per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di Sua Santità Papa Francesco (articolo alle pagine 30-31).

LUNEDÌ 13

VENERDÌ 10

I novelli sacerdoti don Alessandro Caserio e don Johnny Joseph celebrano la loro prima Messa in Seminario.

MARTEDÌ 14 La Comunità del Seminario partecipa nella Basilica Cattedrale di San Giovanni in Laterano alla Veglia diocesana per le vocazioni, presieduta dal Cardinale Vicario.

Nel teatro del Seminario viene presentato un libro in memoria del Card. Giovanni Canestri, nostro ex-alunno (articolo alle pagine 33-34).

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Sursum Corda SABATO 18

MERCOLEDÌ 22

Nella Basilica Cattedrale di San Giovanni in Laterano il Cardinale Vicario ordina otto nuovi diaconi, di cui cinque del nostro Seminario: Simone Bellato, Diego Del Fa, Andrea D’Oria, Mario Mesolella e Francesco Palazzo (articolo a pag.32).

LUNEDÌ 20 Sua Ecc.za Mons. Augusto Paolo Lojudice, presiede l’Eucaristia e saluta la Comunità del Seminario che lo ha visto alunno e poi Direttore Spirituale.

MARTEDÌ 28

Don Juan Pablo Aroztegui, della diocesi di San Sebastian (Spagna), celebra la sua prima Santa Messa in Seminario.

MARTEDÌ 21 12

Cena con alcuni Vescovi ex-alunni presenti a Roma per l’Assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Italiana.

I seminaristi mettono in scena uno spettacolo teatrale, Brother Act, per la conclusione dell’anno. È presente il Cardinale Vicario Angelo De Donatis, il quale, al termine dello spettacolo, ha rivolto un saluto.


n giorno di sole. Non è possibile trovare immagine migliore per descrivere un giorno di festa tanto importante come quello dedicato a Maria Madre della Fiducia. La Comunità del Seminario Romano durante la sua festa patronale, di anno in anno, sperimenta pienamente il valore di questa carezza di luce che irradia tutto l’anno formativo. È certamente questa la sensazione che ha accompagnato i numerosi convenuti ai festeggiamenti. La cornice all’interno della quale si vive la festa è la gioia. Quest’anno è stato fondamentale ripensarla a partire dal Vangelo propostoci nella solenne Liturgia eucaristica del sabato mattina. In particolare, nelle nozze di Cana, Maria è la chiave di volta per comprendere questa gioia. Il Vicario di Roma, Sua Em. il Card. Angelo De Donatis nella sua omelia lo ha giustappunto sottolineato, dicendo: «la Donna discerne che “non c'è vino”, ossia che dietro il rispetto formale dell'alleanza l'amore è tramontato da un pezzo. Maria è dunque la profetessa che scova l'insinuarsi della tiepida negligenza […] Ella sa che il Figlio può trasformare l'acqua in vino, ma comprende anche molto be-

U

ne che l'uomo ha il potere di cambiare il vino in acqua». Sono parole chiarissime che hanno posto la Comunità dinnanzi alla verità che Maria è per noi il termometro pronto a riconoscere e smascherare il rischio della tiepidezza. Maria è la sentinella della gioia, che non può lasciar spazio al rischio di una vita chiusa, tiepida, fatiscente, che si copre sot-

to il velo farisaico di una vita ligia alla legge ma non all’Amore. Ci siamo sentiti chiamati a riscoprire la gioia della festa non nella semplice ricorrenza, bensì nel significato più profondo che essa assume: un momento

per accertarsi che la nostra gioia venga dall’Unico capace di trasformare l’acqua in vino, il Signore nostro Gesù Cristo. A colmare le nostre giare di una pienezza che non si debba dire solo nostra ma di tutti i convenuti è stata la presenza degli ex alunni. Gli ex alunni arricchiscono sempre questo momento, impreziosendolo con la letizia di rivedere i loro cari compagni di viaggio, con i ricordi indissolubilmente legati al luogo del seminario, nel quale hanno visto trascorrere una parte importante della loro vita. Per questo il cammino di memoria che quest’anno la Diocesi di Roma ha pensato per tutte le comunità si è ben incastonato nella festa di Maria Madre della Fiducia: la nostra storia è storia di Fiducia e fedeltà. Mater mea, Fiducia mea.

Francesco Barberio

Speciale Fiducia 2019

UN GIORNO DI SOLE

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Speciale Fiducia 2019 Giuseppe Macrì

IN CAMMINO VERSO MARIA a fede è un grande dono e la fiducia è il modo più bello per abbandonarsi a Dio come ha fatto Maria”. Il 21 febbraio 2019, il nostro Rettore, Don Gabriele Fara-

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il Leitmotiv di queste giornate, ovvero il completo affidamento al Signore tramite la nostra Mamma Celeste. Il secondo giorno della Novena, il celebrante Don Paolo d’Argenio, educatore della classe del primo anno, ha sottolineato come il Vangelo del giorno fosse intriso di fiducia, particolarmente evidente in quella accordata a Pietro dal Signore, nell’affidargli la cura della Sua Chiesa. Il terzo giorno, il nostro Rettore durante la Santa Messa ci ha donato un appassionato commento alle Dieci Parole, non sempre facili da vivere nell’esistenza del cristiano. Secondo don Gabriele, esse consistono nel completo affidarsi a Dio, che significa uscire dal proprio ego ingombrante per amare gli altri, spingendosi fino all’amore verso il proprio nemico. Il quarto giorno, in occasione delle Lodi della domenica pre-

ghini, ha inaugurato con questa frase, pronunciata durante l’omelia nella Celebrazione Eucaristica, la Novena in preparazione alla Festa della Madonna della Fiducia. Un incipit eloquente, che ha lasciato trasparire

siedute dal Rettore nella Cappella della Fiducia, è stato sottolineato il valore dell’esortazione evangelica: “Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”. Il 25 febbraio, quinto giorno della Novena, l’Eucarestia è stata celebrata da Don Michele Ferrari, attualmente viceparroco presso la Parrocchia Santa Madre Teresa di Calcutta a Ponte di Nona, estrema periferia est di Roma. Nell’omelia, il celebrante ha


Speciale Fiducia 2019 focalizzato la propria attenzione sull’atteggiamento di Gesù nel colloquio pre-esorcismo, in cui parla empaticamente col padre dell’ossesso, facendolo sfogare come nessuno prima, in quanto Gesù è interessato anche a lui, che ha bisogno di guarire dal-

la paura e dalla incredulità. Questa è l’importanza di investire tempo nell’amore: Gesù dà al ragazzo una vita realmente nuova che si nutre dell’ascolto e si rafforza con l’annuncio. Interessante il parallelismo effettuato tra il ragazzo liberato dal maligno e la guarigione di noi stessi, sordi all’ascolto degli altri e muti rispetto alla Parola da annunciare. Il sesto giorno, la Messa vespertina è stata celebrata da Don Dario Gervasi, presbitero da 25 anni, già Vice Rettore del nostro seminario e attualmente parroco della Parrocchia della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo a Giardinetti, periferia est di Roma. “Se ti prepari a seguire il Signore, preparati alla tentazione”. Questo il versetto condiviso con l’assemblea, ricordando a tutti che la vera carriera consiste nell’essere il servo, l’ultimo degli ultimi, mèta che Dio indica per la santificazione. Don Dario, ha poi citato una frase a lui cara: “Caritas Christi urget nos”: così ci ha ricordato come la vocazione nasca dal mistero della spinta di una forza che stana, spinge, muove e a cui siamo chiamati a rispondere, già dai tempi del Seminario insieme con i compagni. Il settimo

giorno, c’è stata la celebrazione di Don Aldo Romagnoli, sacerdote da 50 anni, proveniente dall’arcidiocesi di Camerino-S. Severino Marche. “Anche la penuria di sacerdoti può essere una Grazia con cui il Signore vuole invitare tutti a fare la loro parte, con cui ci vuole rendere più Chiesa. È la Chiesa di Cristo, che con la forza del Suo Spirito cammina. Avanti!”. Con questo invito ci ha spronato a collaborare all’edificazione della Chiesa con umiltà, pazienza, dolcezza e ad accogliere con gratitudine la Parola per vivere con Sapienza, nella consapevolezza che “è bello essere prete”. L’ottavo giorno, è stato il turno di Don Andrea Cola, da 10 anni presbitero ed attualmente Rettore del Pontificio Seminario Romano Minore. “Maria ci insegna a servire e a cantare il Magnificat, ci insegna a servire contemplando la Gloria di Dio”. Con questa considerazione Don Andrea ci ha invitato a fuggire l’autarchia, per vivere come comunità di persone umili ed interdipendenti, facendo spazio agli altri e alla Grazia di Dio. Tutto ciò ricordando che la vita in seminario è svuotamento di sé, in cui escono fuori limiti e debolezze: il segreto è vivere da figli minori della parabola del Padre Misericordioso. Successivamente ci ha consegnato dei consigli per percorrere la faticosa “via dei tagli”: custodire il rapporto con Dio, operare nella Carità e seguire la Sua Volontà nella consapevolezza dei propri limiti e debolezze. La Novena si è dimostrata un’importante opportunità di incontro e di arricchimento, durante la quale abbiamo potuto toccare con mano quanto gli ex-alunni del Seminario vivano in prima persona la devozione alla Madonna, Colei che sa richiamare i Suoi figli con irresistibile cura materna ed accoglie pienamente noi tutti come nessun’altra mamma terrena è in grado di fare.

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Speciale Fiducia 2019 Simone Catana

L’ARTE DELLA “FIDUCIA PERFETTA” er ogni festa che si rispetti, si sa, la bellezza dell’attesa è proporzionale all’importanza dell’evento. Così nei giorni che hanno preceduto la Festa della Fiducia 2019, l’aria di festa è tornata puntuale ad aleggiare nei corridoi dei seminaristi, quella strana atmosfera che solo chi vive in semi-

P

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nario in quei giorni può gustare a pieno. Così allo “scoccare” dei Primi Vespri, le parole di S.E. Mons. Gabor Mohos, vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Esztergom-Budapest, ci hanno portato nel vivo della festa. L’importanza di fidarsi di Dio è necessaria nella vita di un cristiano, tanto più di chi vive la sequela di Cristo, proprio perché non sempre siamo capaci di comprendere la Sua volontà. Per questo, ha ricordato mons. Gabor, ex alunno del nostro seminario, la relazione con Maria è fondamentale per apprendere quell’ abbandono totale a Dio, quella “Fiducia Perfetta”, che ci consente di vivere l’esperienza unica della conversione dell’anima: il più grande e bel miracolo che

ci può capitare. Le Lodi della mattina seguente sono state guidate da una nostra cara conoscenza: S.E. Mons Franco Massara, Arcivescovo dell’ Arcidiocesi di Camerino – San Severino Marche, già formatore ed economono del seminario romano per molti anni. “Disponibilità”, “Fiducia” e “Servizio” sono state le 3 parole-chiave richiamate da don Franco per ricordare come il libero abbandono al Signore, di cui Maria è modello e maestra, è il criterio fondante per ogni servizio nella Chiesa: una disponibilità unita all’audacia nel credere che ciò che è accaduto a Maria accade anche a noi, per essere, come Lei, principali collaboratori di Gesù e suoi leali testimoni. Maria, insomma è la protagonista indiscussa della “Fiducia”, non potrebbe essere altrimenti; tutto richiama Lei, dalla venerata icona della cappellina del secondo piano, ai fiori e alle piante orna-

mentali dispiegate nel quadriportico, dai canti della Schola cantorum al Vangelo proclamato nella Santa Messa delle 11:30 in cappella maggiore costituendo, quest’ultimo, il momento centrale della giornata. A presiedere la celebrazione eucaristica è S. Em. Rev.ma Card. Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, con la partecipazione di un gran


Speciale Fiducia 2019 Maria è l’emblema. La giornata si è conclusa, come di consueto, con i Secondi Vespri nella cappella della Fiducia, presieduti quest’anno da S.E.Mons. Gianpiero Palmieri, Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, il quale ha sottolineato il linguaggio “materno” che deve avere l’evangelizzazione. Come una madre ha il dono di far nascere una vita così solo con labbra materne si può comunicare la fede; è necessaria quindi un’allennumero di concelebranti, vescovi e presbiteri, venuti appositamente per rendere omaggio alla Madonna della Fiducia. “Visione” e “Riconciliazione” sono i 2 temi che il Cardinal Vicario ha fatto emergere nella sua Omelia. Il primo mette in evidenza il ruolo di Maria nelle nozze di Cana; la mancanza di vino nel banchetto nuziale rappresenta la “tiepidezza” del rapporto di alleanza tra Dio e Israele, la stessa che ci può essere in un matrimonio o in una relazione quando manca il “vino” dell’amore. L’uomo, infatti, nella sua libertà può cambiare il “vino dell’alleanza” nella tiepida “acqua della negligenza”, in un rapporto cioè “annacquato” dalla ricerca della competizione e del successo. Maria ci mette in guardia da tutto questo, ci avvisa del costante pericolo di non avere più vino e, come alle nozze di Cana, ci indica il modo per gustare il “vino buono”, indicandoci Gesù come nuovo patto d’amore. Il secondo tema è la “ riconciliazione”. Maria nel Vangelo è collocata tra i discepoli e i parenti del Maestro, così come nel Cenacolo attende insieme a coloro che poco prima avevano tradito il Figlio. Questa attitudine alla riconciliazione di Maria si manifesta sin dal suo grembo, quando avviene il sublime incontro tra lo Spirito Santo e la natura umana della Vergine, tra l’umano e il divino, incontro ancora possibile grazie alla capacità di benedire presente nel cuore dell’uomo e a cui bisogna guardare, per vivere quella Gioia intimamente legata alla Fiducia di cui

za con le donne: la loro fondamentale presenza nel ministero del presbitero aiuta a testimoniare la Parola come seme di vita nuova, un’alleanza che trova la sua massima espressione nel rapporto con Maria, “Donna” per eccellenza. Al termine di questa Festa della Fiducia 2019, quell’aria che si respirava fino al giorno prima si è trasformata in un vento nuovo, che porta ogni seminarista ed ex alunno a guardare il cammino che ha davanti; ma prima di andare via e riprendere ognuno la propria strada, un ultimo sguardo viene rivolto a Lei che, custode di ogni nostra vocazione, continua ancora oggi ad insegnarci quella Sua sublime arte della “ Fiducia Perfetta” che ci porta a dire ancora una volta: Mater mea Fiducia mea.

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Speciale Fiducia 2019

MARIA CI OTTENGA LA GRAZIA DELLA VISIONE E DELLA RICONCILIAZIONE Omelia tenuta da Sua Eminenza Rev.ma il Cardinale Angelo De Donatis, Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma, alla Messa della Festa della Madonna della Fiducia arissimi seminaristi e formatori, confratelli, genitori e amici, venerare la Madre di Dio significa abbandonarsi con fiducia al Signore che può tutto e riconoscere con l’intelligenza del cuore che senza di Lui «non possiamo far nulla». Dalla Parola di Dio cogliamo qualche indicazione per la nostra preghiera personale. Due parole-chiave molto semplici prese rispettivamente dal Vangelo e dalla Lettura degli Atti: visione e riconciliazione.

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Visione. Giovanni Battista aveva profetato che lo sposo sarebbe arrivato e il battesimo nel Giordano avrebbe degnamente preparato gli invitati alla festa di nozze. A Cana, finalmente, i discepoli vedono tutto ciò mi-

sticamente realizzato: l’ora del ricongiungimento tra Dio e il suo popolo è nuovamente giunta. In questo contesto l’Evangelista inserisce la persona di Maria, chiamata dal Signore semplicemente «Donna». L’appellativo «Donna» ha il sapore dell’alleanza: Maria rappresenta il resto d’Israele, il popolo fedele, quello che non ha fatto del culto e della legge un alibi, riducendo i doni divini a motivo umano di vanto. La Donna discerne che «non c’è vino», ossia, che dietro il rispetto formale dell’alleanza, l’amore è tramontato da un pezzo. Maria è dunque la profetessa che scova l’insinuarsi della tiepida negligenza; che percepisce quando il matrimonio “resiste” ma senza amore, portato avanti a colpi di rituali aridi, come “separati in casa”! Ella sa che il Figlio può trasformare l’acqua in vino, ma comprende anche molto bene che l’uomo ha il potere di cambiare il vino in acqua, magari tenendo insieme ingiustizia e solennità, come già denunciava Isaia. Come può il credente mutare il vino dell’alleanza nell’acqua della tiepidezza? È lo stesso Evangelista a fornircene traccia, soprattutto nei passi in cui Gesù disputa con i capi del popolo. Nel capitolo nove – dopo la guarigione del cieco nato – Cristo lo svela solennemente: «Come potete credere voi che prendete gloria gli uni dagli altri?». Ecco il dramma: il vino diventa acqua quando non si cerca più la gloria di Dio, bensì la competizione e la perfezione della prestazione; quando si usa delle cose sante per farsi un nome sulla terra. Allora il ministero


Speciale Fiducia 2019 diventa libera professione, il popolo di Dio viene ridotto a palcoscenico dove esibire i propri carismi. L’alleanza diviene una copertura per fare dell’ego il sovrano indiscusso del proprio grigio e piccolo regno. La presenza di Maria nella vita del presbitero è fondamentale: continuamente Ella ci domanda: “stai trasformando in vino in acqua?”. Chiediamo la grazia di avere visione; di accorgerci quando stiamo cadendo nella dinamica del “prendere gloria gli uni dagli altri”. L’amore per la gratificazione a tutti i costi – che i Padri chiamano cenodossìa – è un rischio dal quale nessuno è esente. Può capitare che in alcune comunità o tra componenti ecclesiali diverse si assista a paragoni e competizioni, valutazioni e gelosie, voglia di apparire mascherata da servizio, in una corsa verso una squallida quanto effimera notorietà ecclesiastica. «Come potete credere voi che prendete gloria gli uni dagli altri?». La cenodossìa rende inattuale e inviso il nascondimento: tutto quello che si fa deve finire sui social e avere risonanza. La pastorale senza notorietà sembra un’inutile ingenuità. La parola di Gesù «non sappia la tua sinistra cosa fa la tua destra» è sovente disattesa, sia a livello per-

sonale che comunitario! Ma è proprio per questo che l’alleanza soffoca e la consolazione svanisce. L’Amore Trinitario – infatti – si rende tangibile solo lì dove c’è discrezione, dove la rivalità muore e si considerano gli altri superiori a se stessi, dove – deposte le manie di grandezza – come Elia nella caverna sull’Oreb si riascolta il mormorio del vento leggero. Maria, la profetessa, interceda per noi la grazia della visione: che il pastore possa riconoscere quando nelle comunità «non c’è più vino» e dire: «fate quello che vi dirà».

Riconciliazione. Maria nel Cenacolo attende lo Spirito Santo e prega. Ma la sua non è la posizione della spettatrice, come se Lei fosse ospite in mezzo ai discepoli. Non è Lei ad essere accolta, bensì i discepoli ad essere accettati dalla Madre. Tra l’Ascensione del Maestro e la venuta dello Spirito Santo è Maria il collante che tiene unita la comunità, il trait d’union tra i discepoli e i parenti del Maestro. Ancora oggi la Vergine – Madre di Misericordia – ci raduna e ci trasmette la certezza dell’amore che non viene mai meno nonostante le nostre paure e i peccati ripetuti. Da Maria, lo sappiamo bene, abbia-

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mo tante cose da imparare: la sua fede prima di tutto. Ma c’è un aspetto che talvolta è trascurato: la sua attitudine a riconciliare. Maria nel Cenacolo ha voluto condividere l’attesa del Dono proprio con coloro che avevano abbandonato, rinnegato, tradito il Figlio Suo. Che coraggio! Come nel suo grembo purissimo si sono incontrati il divino

ta nello Spirito. Sembra che a volte ci si senta obbligati a fare tabula rasa di tutto ciò che precede o che non abbiamo iniziato noi. Permettetemi allora di sottolineare un aspetto del cammino della riconciliazione: la capacità di benedire. Riconciliazione come benedizione. Scovare il male è facilissimo; l’uomo spirituale invece trova il bene e se ne

e l’umano, così – sotto il suo sguardo – nel grembo della Chiesa si incontrano grazia e limite, gloria e fragilità, santi e peccatori. In Maria tutto è unità, perché tutto è misericordia. Così dovrebbe essere nella Chiesa. Abbiamo bisogno di riconciliarci facendo spazio ai fratelli, perdonando le nostre fragilità e quelle degli altri in uno slancio vigoroso verso la santità che non lascia nessuno dietro ad arrancare. Inevitabilmente – anche in un presbiterio, in una diocesi – con il tempo si accumulano diffidenze, ostilità, rancori. Qualche volta il cuore cede al discredito, all’invidia per il bene che compiono gli altri; può succedere addirittura di rifiutarsi di accogliere il bene fatto da altri e portarlo a maturazione. Allora si dice: «non è la mia impostazione, la mia sensibilità», come se il mio sentire fosse il metro della vi-

prende cura, anche se non è suo … e non perché sia un ingenuo, ma perché ha gli occhi stessi di Dio. C’è un criterio di discernimento semplicissimo: chi è il prete veramente bravo? Quello che riconosce la bravura degli altri preti; che riconosce il bene che fanno gli altri, e anche il «come» lo fanno! Quale è il movimento, l’associazione, l’istituto religioso, la parrocchia dove si vive bene? Quella in cui si riconosce la benedizione che Dio effonde al di là delle proprie mura. Tutto qui! Fratelli, senza benedizione non c’è fiducia, senza fiducia non c’è gioia. E in fondo non c’è nemmeno lo Spirito Santo, l’unico che consente all’Alleanza di conservarsi, come il vino squisito che inebria. Mater mea, Fiducia mea!


Speciale Fiducia 2019

IMPARIAMO DA MARIA A FAR TESORO DEL TEMPO

Manuel Secci

Discorso al pranzo della Festa della Madonna della Fiducia uongiorno a tutti e bentornati in Seminario! Vi devo confessare che non è stato semplice per me pensare a cosa dire per questa occasione, ma alla fine mi son lasciato guidare, in qualche misura, dal cammino di memoria che il Papa ha chiesto di fare a tutta la Diocesi di Roma soprattutto in questo anno. La Festa della Fiducia in Seminario ci dà l’opportunità di superare l’eterna difficoltà che già Agostino notava, quella cioè di definire e “vedere” in qualche modo il tempo: oggi durante la Messa ed in questo pranzo sono presenti tanti tempi della nostra Chiesa, tempi vissuti nel passato, tempi in divenire nel presente e tempi che si preparano per il futuro. Uno dei personaggi più importanti del “Signore degli Anelli”, Gandalf, certamente non santo come Agostino, ma dalla valida autorevolezza, diceva che non spetta a noi decidere in quale di questi vivere, ma che possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso. Sono contento di poter accogliere e salutare oggi tutti voi ex-alunni, che con il tempo che il Signore vi ha concesso avete deciso di donarvi totalmente a Lui ed alla Chiesa. Negli ultimi 50 anni il Seminario è cambiato, forse più lentamente della Città che gli sta attorno, ma è comunque testimone del fatto che la Chiesa si muove insieme al mondo, che lo Spirito Santo suscita ancora carismi e vocazioni, nonostante spesso ci ritroviamo a lamentarci del contrario. Se in questo momento siamo qui è per festeggiare riconoscenti questi doni che Dio non smette di

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farci. Ognuno di noi oggi, nel suo piccolo, può fare memoria della presenza del Signore nei suoi anni di formazione vissuti in questo luogo, magari costellati da fatiche ed incomprensioni o dall’incapacità di accettare proprio il tempo che gli veniva dato da affrontare.

Ognuno di noi, oggi, può contemplare la fedeltà del Signore, perché ciò che ha fatto con lui lo ha fatto anche con chi lo ha preceduto e continua a farlo con chi entra in Seminario nel presente. Ognuno di noi, oggi, può ringraziare Dio Padre che ha posto in Seminario un segno indelebile della sua presenza che per secoli ha attraversato ogni sorta di cambiamento: la “nostra” Madonna della Fiducia, che ha accompagnato e continua ad accompagnare silenziosamente le vite di tanti sacerdoti e seminaristi provenienti da tutte le parti del mondo. Sull’esempio di Maria che meditava nel cuore tutti gli eventi della vita del Figlio, allora, chiediamo al Signore di imparare a fare tesoro del tempo che Egli ci ha concesso di vivere al suo servizio. Ancora grazie per essere qui e buona festa!

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Speciale Fiducia 2019 Gabriele Faraghini

UNO SGUARDO SUL PRESENTE CON LA SPERANZA NEL FUTURO Alla fine del pranzo della Festa della Madonna della Fiducia con ex alunni ed amici del Seminario, il Rettore ha rivolto un saluto l Seminario vive incertezze e crisi simili a quelle che si vivono nelle parrocchie. Molti ormai danno per morti il seminario e le parrocchie…o almeno in fin di vita. Papa Francesco chiedendoci di realizzare una conversione pastorale, che chiama “trasformazione missionaria della Chiesa” e che ha come paradigma l’Esodo, ci fa capire che non si tratta solo di rifarci il trucco. L’Esodo è la storia che dobbiamo rivivere come Chiesa. Dobbiamo camminare alla luce di questa Parola e riviverla nella nostra storia. Don Angelo diceva ai parroci prefetti che ora siamo in un cantiere…dunque il disordine è parte del gioco. Insomma tutti abbiamo capito che dobbiamo vivere una trasformazione, anche se non sappiamo bene come. Già 30 anni fa don Nicolino Barra, parlando della sua scelta di prete operaio vissuta in parrocchia diceva: Chi vuole può lavorare per nuove ipotetiche comunità totalmente altre, o sedersi in riva al fiume per veder passare il cadavere della parrocchia. Si può anche starci dentro e, a dirla con un linguaggio che per ora non è strettamente curiale, prenderle ma anche darle. Mi ci trovo anch’io per quanto riguarda il Seminario. Stare nel Seminario così com’è e cercare di lavorare da qui. Abbiamo una storia alle spalle da non buttare, ma da conoscere a fondo, altrimenti corriamo il rischio di don Chichì, il giovane viceparroco di don Camillo, che vuole buttare a mare la

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Chiesa del suo parroco e fa solo danni. Osserva Guareschi: Don Camillo era un povero prete di campagna e, a differenza di don Chichì, aveva letto pochi libri e leggeva pochissimi giornali. Quindi, a parte le riforme liturgiche, non capiva quale mai fosse questa nuova strada presa dalla Chiesa. Né poteva capirlo perché, già da vent’anni, e prima di tutti, don Camillo camminava per conto suo proprio su questa strada e ciò gli aveva procurato grossi guai. Era quindi logico che non provasse simpatia per quel pivello il quale, venuto per insegnargli a fare il prete, riusciva solo a svuotargli la chiesa. È vero però che c’è anche il rischio opposto: un seminarista mi diceva che ogni anno per la Festa della Fiducia noi ex alunni più o meno anziani, nei discorsi che inevitabilmente ci portano a ricordare il seminario dei nostri tempi, lasciamo trasparire una certa presunzione nel pensare che “adesso non è più come una volta”! Credo che abbia avuto proprio ragione nel farmelo notare. Questa conclusione è una tentazione; ce lo dice la Sacra Scrittura nel Qoelet: Non domandare: «Come mai i tempi antichi erano migliori del presente?», poiché una tale domanda non è ispirata da saggezza (7,10). Comunque, pensando che siamo qui per celebrare la Festa della Madonna della Fiducia, mi convinco che questo stesso titolo ci apra ad uno sguardo sul presente con la speranza nel futuro, lasciando poco spazio alla nostalgia del passato. Papa Francesco ci invita a guardare a Maria: “Senza (di Lei) non possiamo comprendere pienamente lo spirito della nuova evangelizzazione” (EG 284). Coraggio!


In comunitĂ

LE GITE DELLE CLASSI

Primo anno a Viterbo, Soriano nel Cimino, Bolsena e Montefiascone , con il loro formatore don Paolo d'Argenio

Secondo

anno a Bologna e Ravenna, con il direttore spirituale don Renzo Chiesa

Terzo anno a Modena, Bologna e Ravenna,

Quarto anno ad Acquapendente, Lanciano, Bolsena,

con il loro formatore don Cristiano Patrassi

Orvieto e Siena, con il vicerettore don Alessandro Pagliari

Quinto

anno a Padova, con il rettore don Gabriele Faraghini

anno a Firenze, con il direttore spirituale don Giuseppe Forlai

Sesto e Settimo

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Sursum Corda Diego Del Fa

SULLE ORME DI DON ANDREA SANTORO… PER CONOSCERE ED AMARE LA CHIESA avorire l’esperienza di una conoscenza più diretta della Chiesa locale e compiere un pellegrinaggio sui luoghi che hanno ospitato gli ultimi anni del ministero di don Andrea Santoro. Queste motivazioni mi hanno spinto, insieme ad una piccola delegazione della diocesi di Roma guidata dal vescovo don Paolo Lojudice e dalla sorella di don Andrea, Maddalena, a partire per una città della Turchia nordorientale affacciata sul Mar Nero, Trabzon (Trebisonda), da sempre crocevia di culture e di

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popoli, terra che ha ricevuto il seme dell’annuncio del Vangelo dall’apostolo Andrea, culla di un’antichissima presenza cristiana, come testimoniano i numerosi resti di monasteri e chiese nella città e nella regione. Sono stati quattro giorni, tra il 7 e il 10 febbraio, trascorsi all’insegna della visita a luoghi significativi e del dialogo con testimoni che vivono la fede nel contesto di una Chiesa numericamente in forte minoranza. Abbiamo fatto visita alle numerose memorie cristiane, costruzioni ricche di affreschi e mosaici, segno di una Chiesa vi-

va e che oggi per lo più sono state trasformate e adibite al culto islamico o sopravvivono nell’incuria e nel totale disinteresse e abbandono. Siamo stati ospitati nel convento della chiesa di santa Maria, il luogo nel quale don Andrea ha offerto la sua vita per Gesù in nome del dialogo, tra gli stessi cristiani e tra le diverse religioni: “Prima della politica, degli interessi e della stessa religione c’è il problema umano e spirituale delle persone: conoscersi, incontrarsi, amarsi, donarsi qualcosa, donare se stessi. Questo è il senso di una presenza cristiana in Medio Oriente. Solo questo atteggiamento che supera paure e diffidenze permette di offrire anche una testimonianza chiara, convinta, limpida della propria fede cristiana, disposti ad accettare la testimonianza che gli altri offrono a noi” (Lettere dalla Turchia, 12). Aiutati dalla lettura dei testi di don Andrea e dalle riflessioni del vicario apostolico dell’Anatolia, Paolo Bizzeti, abbiamo ascoltato il bisogno di aiuto di quella Chiesa e allo stesso tempo la genuinità della fede della comunità cristiana che lì abita, prega, vive e testimonia l’amore di Cristo in mezzo ad un contesto che tenta di osteggiarla. Il dialogo con i cristiani del luogo è stato estremamente fecondo: mi ha offerto la chiara percezione del rischio di vivere la quotidianità in modo abitudinario e troppo ‘comodo’: la preghiera e l’adesione a Cristo da parte di quelle persone, vissute come una questione di vitale importanza, sono state e continuano ad essere una provocazione per la mia fede, allo stesso tempo ‘romana’ ma fin troppo ‘provinciale’. Insomma, un’esperienza che lascia un segno profondo nel cuore!


In comunità

ESSERE MISSIONARI TESTIMONIANDO IL VANGELO he cosa vuol dire Missione? Questo viaggio per me ha ampliato il significato di questo termine, e ha aperto i miei orizzonti di cristiano e di uomo. Accompagnati da don Cristiano Patrassi e da don Pietro Sigurani, il viaggio comincia come una semplice gita: visitiamo Cartagine, i luoghi dei primi martiri cristiani, la domus Caritatis dove predicava Sant’Agostino e i luoghi dove pregava Santa Marta. Sembra il classico viaggio turistico per visitare luoghi della storia cristiana dei primi secoli. Poi andiamo a Tunisi ad incontrare il vescovo della Tunisia, Sua Eccellenza Ilario Antoniazzi. Ci accoglie nella Cattedrale e ci racconta la sua esperienza in questo Paese da 6 anni. “La missione è portare Cristo dove non è conosciuto”: in Tunisia non si può predicare al di fuori delle chiese (ce ne sono 4 in tutto lo Stato), non si fanno catechesi grandiose con platee piene di gente, non si convertono le persone. Qui la missione è anzitutto dare la testimonianza di una vita cristiana vera, vivendo la carità cristiana nel rispetto delle tradizioni altrui e della diversa religione. Il vescovo dice con parole chiare che i primi da convertire siamo noi stessi. Siamo noi i primi da evangelizzare. È facile fare una bella catechesi, ma molto più difficile è vivere veramente il messaggio evangelico e mettere in pratica ciò che si predica. Ecco, per il vescovo Ilario questa è la missione: dare la testimonianza con la sua vita ed essere presente non per evangelizzare tante persone ma per celebrare la Pasqua con 4 cristiani in un paesino sperduto nel deserto. Poi si rivolge a noi e ci invita a fare lo stesso, a dare la nostra testimonianza durante questa breve permanenza, perché la gente ci vedrà pregare insieme, chi ci ospiterà ci vedrà vivere insieme in armonia e rispettare il luogo che stiamo visitando e da questo ve-

Marco Petrolo

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dranno la bellezza del Cristianesimo. Grazie a don Pietro abbiamo potuto vivere una vera esperienza evangelica: abbiamo visitato le case berbere scavate nella roccia, simili a quelle dove viveva Gesù, siamo stati ad un pozzo in mezzo al deserto come il pozzo di Giacobbe, abbiamo conosciuto un artigiano che fa mattoni e lavora la terra-

cotta come gli ebrei in Egitto, e abbiamo vissuto l’esperienza del deserto, dove abbiamo anche potuto riprendere quel contatto bello con la natura, che ci fa ammirare la sua magnificenza e la nostra piccolezza. Ora alcune delle parole del Vangelo hanno un significato più vivo e vero.

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Sursum Corda Francesco Argese

«NON LASCIATEVI RUBARE IL SOGNO E LA SPERANZA DI CAMBIARE IL MONDO CON IL LIEVITO DEL VANGELO» uesta esortazione di Papa Francesco ha guidato una mattinata di formazione, svoltasi in Comunità il 23 marzo scorso, sulla natura missionaria della Chiesa. Il confronto ha riguardato le reali esigenze di una «chiesa in uscita»: missio ad gentes e/o missio ad intra?

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Mons. Paolo Lojudice, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma, è intervenuto focalizzando il tema della missione vissuta nella pastorale ordinaria. Le nostre città sempre più frenetiche e multietniche sono diventate di fatto luogo di prima evangelizzazione. «Figura» di questa realtà è la parrocchia, che molto spesso è l’unico momento di incontro con il Vangelo. Riposizionare la parrocchia in un orizzonte marcatamente missionario significa «abitare il territorio», dove centrali sono le dimensioni dell’accoglienza e dell’ascolto come partecipazione al sensus fidei del popolo

di Dio e condizione di ogni evangelizzazione. Sono primariamente tre gli ambiti di evangelizzazione: primo, la liturgia, rifuggendo dalla tentazione di ridurla a folklore religioso; secondo, la visita alle famiglie nel calore del loro ambiente di vita, nonostante la cronica fatica legata a stili di vita frammentati; terzo, il dialogo con le diverse realtà presenti sul territorio. «È una sfida – ha concluso mons. Lojudice – che non possiamo non accettare, pena l’insignificanza del cristianesimo e del nostro essere e dirci cristiani». Padre Giulio Albanese, missionario comboniano e giornalista, ha focalizzato l’altro versante della questione: la missione vissuta al di fuori dei confini nazionali. Si impone come urgente un radicale capovolgimento di prospettiva, muovendo da un atteggiamento paternalistico di chiara impronta colonialista alla consapevolezza che la missione è sempre animata dallo Spirito che ci precede. La missione vive non in una prospettiva ecclesiocentrica, ma nella centralità del Regno di Dio: la missione è l’inveramento e la fruttificazione del Regno, i cui «semi» sono già presenti ovunque. In ragione dell’«opzione preferenziale per i poveri» esercitata dalla Chiesa conciliare, che fa delle «periferie esistenziali» il locus privilegiato della missione, il cattolicesimo è «la globalizzazione intelligente di Dio», l’esatto contrario di quella che Papa Francesco chiama l’«oscura globalizzazione dell’indifferenza». La missione è una e universale: il sacerdote è ordinato per una chiesa locale, ma appartiene alla Chiesa universale. È questa la chiave di lettura di una vitalità missionaria da vivere qui e ora.


In comunità

MAXIMUM ILLUD SANCTISSIMUMQUE MUNUS al 2 al 5 maggio 2019, presso il Seminario arcivescovile maggiore di Firenze, si è tenuto il 63° Convegno Missionario Nazionale dei Seminaristi, organizzato dalla Fondazione “Missio” della CEI, che quest’anno ha proposto il tema “La grande e sublime missione. Lo Spirito Santo protago-

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nista dell’evangelizzazione”, volendo far memoria del centenario della pubblicazione (30 novembre 1919) della Lettera apostolica Maximum illud di Benedetto XV “sull’attività svolta dai missionari nel mondo”. P. Ciro Biondi, direttore della Fondazione “Missio”, ha aperto i lavori nel pomeriggio di giovedì 2 maggio con un vivace e denso profilo del pensiero e dell’opera del Beato Paolo Manna (1872-1952), dal titolo “Lo Spirito Santo e l’evangelizzazione nel pensiero del Beato Paolo Manna”. Il Manna, zelante promotore del rinnovamento missionario ad gentes attraverso la sua produzione scrittoria, in particolare Operarii, autem pauci, fondò l’Unione Missionaria del Clero e ispirò la Maximum illud. “Lo Spirito Santo protagonista della missione negli Atti degli Apostoli” è il tema scelto invece dal card. Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nella mattina di venerdì 3. Nel libro degli Atti – evidenzia il porporato – lo Spirito è, tra le altre cose, forza

Sergio G. Americano

dell’annuncio, e dono dello Spirito è la parresía, che “copre l’intera attività dell’annuncio, e non soltanto la resistenza di fronte alle prove. Non sono le situazioni specifiche di persecuzione che richiedono parresía, ma tutto l’annuncio si realizza con questo carattere di franchezza, di libertà da ogni legame e limitazione esteriore e soprattutto interiore. Ed è frutto specifico dello Spirito questa abilitazione ad un servizio della Parola che ne rispetta, in tutta la sua integrità, la verità e la forza salvifica”. Luciano Meddi, docente all’Urbaniana, nello stesso giorno, ha focalizzato l’attenzione su come il Magistero della Chiesa ha approcciato il tema proposto a partire dal

Vaticano II, che ha introdotto una visione di Missione come azione continua della Trinità, secondo cui “il desiderio missionario di Dio è infatti la comunicazione di sé stesso, principio di amore, per la piena realizzazione dell’umanità, attraverso l’azione dello Spirito e si rende manifesto nella rivelazione di Gesù. Un desiderio di «universale vocazione alla salvezza» che chiede una teologia dell’azione dello Spirito in ordine alla unicità ricapitolativa di Cristo”.

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Sursum Corda Federico Pelosio

FARE MEMORIA PER ESSERE MISSIONARI DEL VANGELO ei giorni della Settimana Santa, martedì 16 e mercoledì 17 Aprile, ha avuto luogo la consueta “due giorni”dei romani”. Nella prima giornata, come richiesto alla nostra Diocesi dal Cardinale Vicario, abbiamo intrapreso un cammino, anche fisico, per fare memoria della storia della nostra Comunità. Abbiamo visitato alcuni tra i luo-

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ghi che sono stati sede, nel corso dei secoli, del Seminario Romano. Questa, com’era nelle intenzioni di Don Federico Corrubolo, il quale ci ha fatto da guida nella giornata, è stata più di una visita culturale. Infatti, è stata l’occasione per un cammino spirituale a partire dalla storia della Chiesa di Roma del XVI secolo, con i suoi fasti e le sue difficoltà, che si è intrecciata con la fondazione e le vicissitudini del Seminario del Papa. Don Federico ci ha accolti presso la chiesa della Madonna del Divino Amore in Campo

Marzio e dopo un momento di adorazione ci siamo incamminati per la prima tappa, cioè Palazzo Pallavicini, in cui risiedevano i primi otto chierici del Seminario Romano nei primi anni dalla sua fondazione, che risale al 1° febbraio del 1565, su impulso del Concilio di Trento per volere di Papa Pio IV. Di questa presenza nell'attuale edificio rimane solo un bassorilievo nel cortile raffigurante la Madonna di Loreto, segno, fin dalle origini, del profondo legame tra il seminario e la figura di Maria. La storia del seminario è proseguita anche tra difficoltà di reperimento dei fondi per il mantenimento di studenti e strutture, difficoltà nel reclutamento dei formatori e infine questioni legate alla contemporanea presenza nella struttura di figli di nobili e poveri. Da alcune testimonianze storiografiche lette al termine di ogni tappa, si è percepito come tra i valori fondanti del modello educativo ci fosse la formazione alla santità, la vita comune e il camminare con la Chiesa. Si viveva un clima di devozioni e opere di pietà e contemporaneamente un clima spensierato, per esempio nelle gare di spettacoli teatrali tra le camerate. Tra i luoghi che hanno visto il passaggio del seminario abbiamo fatto visita anche al Palazzo Gabrielli, attuale sede del Collegio S. Roberto Bellarmino, con la chiesa di S. Macuto. In questo luogo intorno al 1770, secondo alcune fonti, un padre spirituale del seminario collocò in una camerata un’immagine di una Madonna con il Bambino ricevuta dalle francescane di Todi; tale effige sarà appellata come “Madonna della fiducia”. Negli anni turbolenti che vanno dalla rivoluzione francese, passando per l’unità d’Italia fino a fine del XIX secolo il seminario stette tra il palazzo del Collegio Romano vicino alla chiesa di Sant’ Ignazio e il palazzo


In diocesi

dove prima risiedeva il Collegio Germanico, con l’attigua chiesa di Sant’Apollinare. Infine, nel 1913, S. Pio X, decise il trasferimento presso l’attuale edificio, fatto appositamente costruire, presso la Basilica di S. Giovanni al Laterano. Il secondo giorno, invece, dalla cosiddetta ansa barocca del centro ci siamo spostati verso una delle periferie della nostra città, quella di Corviale. Questo nome rievoca immediatamente l’omonimo ed enorme complesso residenziale realizzato lì all’inizio degli anni Ottanta. La sua sagoma di cemento si staglia nella zona su una collina immersa nel verde del settore ovest della Capitale. Qui siamo stati accolti nella parrocchia di San Paolo della Croce dal parroco don Roberto Cassano, nostro ex-alunno, da tre anni alla guida di questa comunità. La sua testimonianza ci ha permesso di conoscere meglio questa realtà, la sua storia con tutte le gioie e le difficoltà che la caratterizzano e sfatare alcuni luoghi comuni su questa zona di Roma. La problematicità del quartiere è il fallimento fin dall’inizio dell’ideale urbanistico che aveva portato a progettare questo edificio con una struttura di nove piani per un chilometro di lunghezza, in cui sarebbero dovuti essere presenti anche servizi e luo-

ghi di aggregazione ma che invece è stato abbandonato a se stesso dalle amministrazioni. Da alcuni anni è nata però una voglia di ripresa negli abitanti e grazie alla collaborazione di alcune associazioni di volontariato sono nati dei laboratori di restauro per il reinserimento degli ex-detenuti, un polo culturale, il centro anziani e un’associazione sportiva per il calcio solidale. In tutto questo la Chiesa è stata, e continua a essere, punto di riferimento e aiuto per gli abitanti della zona; questo ci è stato confermato da don Gabriele Petreni della Fraternità dell’Incarnazione, un’associazione di sacerdoti che ha come carisma l’evangelizzazione delle zone periferiche. Don Gabriele e un altro confratello hanno scelto di abitare all’interno di alcuni spazi del complesso residenziale, creandovi un monastero con cappellina e spazi comuni. I sacerdoti condividono in tutto la vita delle famiglie che abitano a Corviale e cercano di aiutarle a stabilire relazioni umane in un luogo dove è difficile creare solidarietà. Da questa giornata è emerso come qui s’incarni quella “Chiesa in uscita” che Papa Francesco non si stanca di mettere al centro e che accetta con creatività e apertura alla realtà le sfide sempre nuove della missione evangelizzatrice.

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Sursum Corda Giorgio De Iuri

AD IMMAGINE DEL PASTORE BUONO Vicini a Dio, al Vescovo, ai Confratelli e al Popolo santo ome è ormai tradizione per la Chiesa di Roma, il Santo Padre nella quarta domenica del Tempo di Pasqua, chiamata comunemente “del Buon Pastore”, ha ordinato i nuovi presbiteri della nostra Diocesi. Quest’anno la nostra Chiesa si arricchisce di 17 nuovi presbiteri, uno dei quali è don Alessandro Caserio, del nostro Seminario, ed otto provenienti dalla Fraternità sacerdotale dei Figli della Croce, i quali hanno vissuto un breve periodo della loro formazione nel nostro Seminario. Alla gioia per l’ordinazione di Alessandro, di 39 anni e romano, si è aggiunta anche quella di don Johnny Joseph, nostro compagno, della diocesi di Hinche ad Haiti, dandoci così la grazia di celebrare insieme questo momento, che in pochi avrebbero potuto vivere personalmente se fosse stato

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celebrato nel suo paese d’origine. A stringersi attorno al Santo Padre, nella Basilica di san Pietro in Vaticano, c’erano anche il Cardinal Vicario Angelo De Donatis, i vescovi ausiliari, numerosi parroci e preti delle comunità di origine e di destinazione degli ordinandi, e tutti noi, seminaristi e formatori delle varie case di formazione, che abbiamo vissuto il cammino di discernimento e preparazione insieme a questi nostri fratelli. Particolarmente suggestivo nella liturgia di ordinazione è stato il momento della presentazione ed elezione dei candidati, i quali hanno risposto con un semplice e biblico «Eccomi». Il Santo Padre nell’omelia ha offerto una meditazione circa il ministero del presbiterato, che ha il suo cardine nella figura del


In diocesi Signore Gesù, l’unico e sommo sacerdote del Nuovo Testamento. Il sacerdozio di Cristo è partecipato in modo particolare ai presbiteri che vengono associati al ministero di Cristo per annunciare la Parola di Dio, presiedere le celebrazioni dei Sacramenti, condurre il popolo loro affidato alla comunione con il Padre. Papa Francesco ha raccomandato agli ordinandi di non pronunciare un’omelia senza aver dedicato tempo a «tanta preghiera con la Bibbia in mano», affinché sia feconda. Il Santo Padre ha ribadito che sarà la testimonianza di essere «uomini di preghiera e di sacrificio» che renderà autorevole la loro predicazione. Parole forti il Santo Padre le ha dedicate al mistero dell’Eucarestia che i novelli presbiteri si avviano a presiedere: ha ribadito il concetto di totale gratuità dell’amore di Dio che è sommamente significato nei sacramenti, gratuità da «non sporcare con interessi meschini». Ha chiesto inoltre di non stancarsi di essere misericordiosi nell’assolvere dai peccati, e ha raccomandato di dedicare tempo alla visita axgli ammalati. Nel ricordare la missione ad essere immagine del Pastore Buono, ha invitato gli ordinandi ad «impegnarsi per unire i fedeli in un’unica famiglia», tenendo presente che è la vicinanza a Dio nella preghiera, al Vescovo quale padre, agli altri presbiteri come fratelli, e al popolo santo di Dio come pastori, a caratterizzare la vita del prete. Questi tre compiti affidati agli ordinandi sono stati l’oggetto delle domande a loro rivolte, potendo confidare nell’aiuto del Signore e nell’intercessione dei Santi, invocati durante il canto delle litanie con la prostrazione degli ordinandi, un momento che esprime con chiarezza l’abbandono fiducioso di chi si riconosce piccolo davanti ad un mistero tanto grande. Vissuta l’ordinazione mediante l’imposizione delle mani e la preghiera di consacrazione, i nostri fratelli sono stati rivestiti della casula, in uno dei momenti più commoventi della celebrazione, insieme all’abbraccio di pace con il papa e con gli altri presbiteri: segno tangibile dell’ingresso nella famiglia del presbiterio diocesano, della

collaborazione offerta alla paternità del Vescovo, e della prossimità ai confratelli. L’unzione delle mani con il crisma e la consegna del pane e del vino sono stati ancora due momenti particolarmente ricchi di significato. Basti ricordare le parole pronunciate al momento della consegna della patena e del calice per comprendere la

grandezza di quanto era avvenuto per i nostri Alessandro e Johnny: «Ricevi le offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico. Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai, conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo». La gioia di quanto vissuto nella celebrazione di ordinazione si è poi trasformata nella gioia di ritrovarsi insieme per festeggiare, e nuovamente per ringraziare Dio nella celebrazione delle prime messe. Don Alessandro ha vissuto la sua prima Messa nella parrocchia di Santa Maria Madre del Redentore, dove si avvia a servire la diocesi, mentre don Johnny ha presieduto per la prima volta l’Eucarestia nella parrocchia di San Domenico di Guzman, dove ha vissuto gli ultimi due anni di tirocinio pastorale. Ad Alessandro e Johnny, e ai loro confratelli, auguriamo di cuore di vivere il ministero presbiterale con la fede nella fedeltà di Dio, che sa portare a compimento ciò che in loro ha iniziato... da bambini!

I novelli sacerdoti celebrano la loro prima Messa in Seminario.

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Sursum Corda Leonida Giovanni Buonocore

SERVI PER TUTTI

ome io ho amato voi, così amatevi gli uni gli altri” (Gv 13,34). Queste sono le parole del Vangelo che hanno scandito l’inizio del ministero per otto novelli diaconi, ordinati sabato 18 maggio, nella Cattedrale di San Giovanni in Laterano, per l’imposizione delle mani del Cardinale Vicario Angelo De Donatis. Il Diaconato, come primo grado dell’Ordine, “configura a Cristo, il quale si è fatto diacono, cioè servo di tutti” (CCC 1570). Tra gli otto ordinati c’erano un alunno del Collegio Diocesano “Redemptoris Mater”, due Missionari Oblati di Maria Immacolata e cinque nostri compagni del Pontificio Seminario Romano Maggiore: Simone Bellato, Diego Del Fa, Mario Mesolella, Francesco Palazzo, della Diocesi di Roma, e Andrea D’Oria, della Diocesi di Ugento - Santa Maria di Leuca. L’Omelia tenuta dal Cardinale durante la Santa Messa ha evidenziato tre parole chiave: tribolazione, grazia e amore. Mi ha molto colpito, durante i Riti Esplicativi, la consegna del Libro del Vangelo ai novelli diaconi, ai quali viene richiesto di vivere ciò che hanno appreso nella fede; in questo momento ho notato la

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grande commozione degli ordinandi. Questi nostri fratelli, ordinati diaconi transeunti, sono un segno per tutta la Chiesa, in particolare per la nostra Diocesi di Roma: ci sono ancora giovani che ascoltano e rispondono con un “Eccomi” alla chiamata del Signore, una chiamata per cui ci si fa servi di tutti. Questo “Eccomi” è stato detto così come è maturato, in un contesto ecclesiale, specialmente quello della Comunità del Seminario. Il cammino svolto lungo sei anni, con gioie e dolori, ha aiutato questi nostri compagni prima nel discernimento e poi nella formazione. Per la nostra Comunità queste ordinazioni diaconali, insieme a quelle presbiterali della settimana precedente, sono state un momento di festa non tanto per il gradevole momento conviviale che ne è seguito, quanto per l’immenso dono che Dio ha dato ai nostri fratelli ordinati e, nelle loro persone, anche a noi tutti. Preghiamo per loro, perché possano esercitare il loro ministero con fede retta, speranza certa e carità perfetta! E preghiamo Dio che li sorregga con la bontà del suo paterno aiuto. Mater mea Fiducia mea!


In diocesi

IL CARDINALE CANESTRI PRETE “ROMANO”

artedì 14 maggio u.s., nell’Auditorium del Seminario Romano, si è tenuta una commemorazione per ricordare la nascita del Card. Canestri, avvenuta il 30.09.1918, in Castelspina (Alessandria). Nell’occasione, veniva anche presentato un volume ricco di testimonianze su di lui (Il Card. Giovanni Canestri – Testimonianza di una vita, Ed. EFFATA). Cinque furono i Relatori che hanno ripercorso le tappe principali del suo iter sacerdotale ed episcopale, presentati di volta in volta dall’ottimo Mons. Nicola Ciola della Facoltà di Teologia della P.U.L. Il primo di loro – Monsignor Giovanni Falbo – ha presentato Canestri come viceparroco a San Giovanni Battista de’ Rossi (1941 - 1951), come parroco alla Borgata Ottavia (solo per un anno) e poi a Casalbertone nella parrocchia di S. Maria Consolatrice. Don Giovanni Canestri – a suo dire – incarnò da subito quelle che saranno le direttrici del prete romano: l’EUCARISTIA, la MADONNA, il PAPA.

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In questa prima tappa egli si fece apprezzare per la sua competenza, la discrezione, l’affabilità, condite dal suo stile benevolo, ma sempre esigente. Tutto questo era il Frutto del suo carattere, nonché della sua formazione spirituale risalente a Mons. Piercarlo Landucci, di cui era figlio spirituale. La riprova della bontà dei suoi metodi sta nel fatto che nonostante la sua “benevola severità”, i giovani di cui si curava in blocco da mane a sera, avevano con lui ottimi rapporti come di figli a padre. A S.E. Mons. Paolo Selvadagi, secondo Relatore, toccò di fare una breve rievocazione del Card. Canestri come Vescovo Ausiliare (dal 1961) e poi come Vicegerente di Roma (dal 1975). Egli si trovò avvantaggiato, diceva d. Paolo, non solo perché conosceva la Diocesi, ma soprattutto perché conosceva bene moltissimi preti. Le linee pastorali che portò avanti furono quattro: a) Una grande premura circa l’Azione Cattolica diocesana;

Vincenzo Josia

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Sursum Corda Calice del Card. Canestri donato al nostro Seminario.

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b) La formazione dei laici, istituendo corsi di Teologia per loro; c) La cura del Seminario, in specie il Minore; d) La Visita Pastorale, voluta da Paolo VI. Per questo visitò tutte le parrocchie, nonché i loro preti, ma non solo. Voleva visitare gli ambienti, in specie le scuole. La riflessione sulla tappa cagliaritana (appena 3 anni) è stata affidata a S.E.Mons. Giuseppe Mani, che di Canestri fu il successore per ben 9 anni. Tra le altre cose, ecco una sua breve presentazione: “Il Canestri è uno dei figli spirituali più riusciti di Mons. Landucci, che a Roma era molto apprezzato e ricercato per la direzione spirituale. Si può dire – continua Mani – che il suo direttore spirituale fu il vero educatore ed egli figlio di un maestro che non lo aveva condizionato, ma formato a quei valori che tutti i testimoni gli riconoscono nel libro che oggi è stato presentato”. Mani aggiunge: “Era uomo di cultura, credeva nella cultura, ma a servizio della pastorale, che doveva essere per lui pensata e pregata”. Di Canestri diceva ancora: “grande era in lui la capacità di dominio. Sapeva governare se stesso”. A parlare di Canestri Metropolita di Genova fu il Card. Domenico Calcagno, che fu

suo grande collaboratore, in parecchie occasioni, sia a Cagliari che a Genova. Certo, all’inizio – dice Calcagno – dovette superare notevoli difficoltà di comunicazione, con un clero che per la maggior parte era stato ordinato dal predecessore, il Card. Siri. Il suo stile paterno, comunque, la sua innata capacità di accoglienza, la bonomia e la stima degli altri, gli fecero buon gioco, così da conquistarsi presto la loro fiducia. Nella pastorale volle il Consiglio Pastorale Diocesano, il Consiglio Presbiterale, le Scuole di Teologia per i laici e l’apertura missionaria prendendo in carico la Diocesi di S. Domingo, che a quel tempo era sommersa da molte difficoltà. Come ultimo favore, prima di ritirarsi allo scorrere del 75° anno di età, chiese e gli fu permesso di essere sepolto nella Cattedrale, accanto al Tabernacolo, dove egli tante volte si era fermato a pregare. L’ultimo degli interventi fu affidato a suor Chiara Cervato, già segretaria di Canestri, che fece una breve disamina sulle attenzioni del Card. Canestri alla formazione permanente delle componenti del Popolo di Dio. Questo era il chiodo fisso di D. Giovanni: formare i formatori, cioè i responsabili delle varie associazioni cattoliche, in specie i catechisti, gli insegnanti di religione, etc Per lui era stato sempre così, “anche nelle tappe precedenti”: far crescere nella fede le persone e favorire il loro progresso spirituale e intellettuale per essere all’altezza dei compiti ricevuti nella Chiesa. A conclusione degli interessanti contributi, il Cardinale Vicario Angelo De Donatis, con brevi e commosse parole, esprimeva tutta la gratitudine della Chiesa di Roma per quanto il Card. Canestri è riuscito a fare in tanti anni di servizio alla Diocesi, in specie ai sacerdoti di Roma. Infine ancora una volta accennava allo stile di umiltà di D. Giovanni, alla sobrietà e tenacia di carattere e soprattutto alla sua perfetta obbedienza, che egli esercitò nel compimento della Volontà di Dio e su cui Canestri meditava spesso, guardando le foto bene ordinate - secondo le nomine avute - nel corridoio della sua abitazione.


In viaggio

PASTORE VICINO AL SUO GREGGE

Gianfranco Corbino

Il 6 maggio Papa Francesco ha nominato Arcivescovo Metropolita di Siena-Colle Val d’Elsa-Montalcino SER Mons. Augusto Paolo Lojudice, finora Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, nostro ex alunno e già direttore spirituale in Seminario. uando Don Gabriele mi ha chiesto di scrivere un pensiero su don Paolo Lojudice in occasione di questo nuovo incarico che il Papa gli ha affidato come Arcivescovo di Siena-Colle Val d'Elsa-Montalcino, il mio pensiero immediato mi ha portato ad un "rewinding" della nostra lunga amicizia; è stato difficile sintetizzare tutto in poche parole. Abbiamo condiviso la formazione spirituale nel Seminario Romano, l'Ordinazione diaconale e presbiterale, L'essere sacerdoti impegnati in diverse parrocchie della Diocesi di Roma, come vice-parroci e parroci; in una addirittura ci siamo passati il testimone: a Tor Bella Monaca. Ma posso dire che, forse, il legame di amicizia si è rafforzato ulteriormente da quando il Signore lo ha chiamato a diventare Vescovo Ausiliare per il Settore Sud di Roma, a cui appartiene la Parrocchia di Santa Melania, della quale ora sono parroco. Dalla sua Ordinazione Episcopale è cambiato qualcosa: il nostro non è stato più un semplice rapporto di amicizia, ma un legame pastorale profondo tra il Vescovo e un parroco affidato alla sua cura pastorale nel quale l'amicizia personale poteva diventare un valore aggiunto. E' vero che il nostro Vescovo è il Papa e che il punto di riferimento, per le decisioni importanti legate alla nostra vita pastorale, è il suo Cardinale Vicario, ma sappiamo bene che per la vita ordinaria dei nostri presbitèri e delle nostre parrocchie di Roma la presenza del Vescovo Ausiliare diventa un sostegno fondamentale. In questi ultimi quattro anni ho condiviso con don Paolo la bellezza della Parrocchia, la fatica quotidiana, il rapporto con la gente, la sua nostalgia, qualche volta da lui stesso espressa, della vita da "parroco". Quante chiacchierate ci siamo fatti sulla prassi pastorale, tante volte accese, proprio

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perchè sentivamo entrambi vivo nel cuore l'amore per il popolo di Dio affidato. Nella parrocchia dove ora sono parroco don Paolo è stato sempre presente, nei momenti di vita ordinaria, e nelle grandi feste, nei ritiri, negli incontri con i bambini, i ragazzi e i giovani, con gli operatori pastorali, ecc. Una presenza semplice, ma intensa, che i parrocchiani mi hanno sempre fatto notare. Di solito il Vescovo Ausiliare viene chiamato per la celebrazione delle Cresime o per qualche incontro o celebrazione particolare; invece ho chiesto a don Paolo di venire spesso a condividere anche altri momenti della vita parrocchiale, proprio perchè la gente sentisse la vicinanza del Vescovo. La sua nomina ad arcivescovo di Siena, pur se consapevoli che essa è un segno di grande stima e fiducia da parte di Papa Francesco nei suoi confronti, ha lasciato evidentemente un po' di tristezza per il distacco nel cuore di molti parrocchiani, proprio perchè essi lo hanno sempre percepito come un pastore vicino al suo gregge. E questo è davvero un bel segno di affetto. L'augurio che vorrei fare a don Paolo, in questa nuova missione è continuare ad essere, nella sua semplicità, un pastore con "l'odore delle pecore"; un pastore che continui a cercare quelle pecore che si sono allontanate dall'ovile, un pastore che ascoltando la voce di Gesù "buon Pastore" riporti le parole del Maestro nel cuore del popolo di Dio a lui affidato. Buon Cammino don Paolo!

Mons. Lojudice celebra la santa Messa in Seminario, salutando la Comunità prima della sua partenza per Siena.

NOMINE SER Mons. Gianrico Ruzza, nostro ex alunno, finora Vescovo Ausiliare del Settore Centro della Diocesi di Roma e Segretario Generale del Vicariato, è stato nominato Vescovo Ausiliare del Settore Sud; SER Mons. Daniele Libanori sj è stato nominato Vescovo Ausiliare del Settore Centro e don Pierangelo Pedretti è il nuovo Prelato Segretario Generale del Vicariato. A TUTTI I NOSTRI PIÙ CORDIALI AUGURI!

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Sursum Corda Antonio D’Errico

VIENI E SEGUIMI Mons. Tymon Tytus Chmielecki, nostro ex alunno, è stato nominato Arcivescovo e Nunzio Apostolico in Mali e Gambia. Ricorda gli anni trascorsi insieme in Seminario don Antonio D’Errico, Parroco della Parrocchia romana dell’Addolorata.

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ieni e seguimi: questa voce del Signore Gesù è risuonata ancora nella vita del nostro compagno di classe di ordinazione diaconale (classe 1990-91), don Tymon; una chiamata ulteriore che lo condurrà presto ancora una volta per vie di evangelizzazione e di testimonianza della Carità apostolica nel nuovo ruolo ecclesiale che egli si appresta ad assumere come Arcivescovo e Nunzio apostolico in Mali e Gambia.

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I ricordi che posso condividere di don Tymon negli anni di formazione al Seminario Romano Maggiore dal 1985 al 1991 sono ricordi di condivisione della vita quotidiana che, al di là dei doveri di preghiera, studio e servizio all’interno del Seminario, si estendevano poi a sinceri rapporti di amicizia nella condivisione anche di particolari espressioni culturali frutto di quella formazione umana dalla quale proviene don Tymon, cioè la grande nazione polacca. Abbiamo infatti vissuto negli anni di seminario la grande esperienza di avere come nostro vescovo di Roma il polacco San Giovanni Paolo II. Certamente la presenza di don Tymon in seminario rendeva più visi-

bile e vicina quella cultura tipicamente e fortemente Cristiana che la Polonia ha sempre testimoniato Dopo le nostre Ordinazioni Sacerdotali, negli anni ognuno di noi prende la sua strada così che sembra allontanarsi un po’ quella relazione quotidiana vissuta in seminario. Ma nel tempo ciò che ci ha sempre tenuto uniti è quel punto di riferimento forte, cuore del Seminario Romano che, dovunque siamo sparsi nel mondo, riconosciamo oggi di averci tenuto veramente fra le sue braccia e sotto il suo manto, cioè la nostra Madre della Fiducia. A Lei desidero ora affidare il ministero Episcopale di servizio alla Santa Sede come Nunzio apostolico di don Tymon. Bene ha scelto quindi questo nostro amico la data della sua ordinazione episcopale: il 13 maggio prossimo, ricordo della prima apparizione di Maria ai pastorelli di Fatima. L’augurio che sento di fare a don Tymon è proprio questo: che si ispiri molto alla semplicità dei piccoli perché ad essi appartiene il Regno dei cieli, pur in un servizio così delicato e importante che è quello di rappresentare l’unità della Chiesa nella visibilità della persona del Vescovo di Roma, il Papa, in terra africana, dove sicuramente le comunità cristiane troveranno in don Tymon un testimone del Vangelo, che li confermerà nel cammino ecclesiale. Auguri don Tymon, che il Signore Gesù ti sostenga in questo mandato apostolico e, come hai indicato nel motto episcopale, ti auguro che quell’ ultimo posto nell’essere al servizio, che Gesù ci indica nel Vangelo, possa diventare per te motivo di edificazione di quei fratelli e di quelle sorelle che incontrerai nel tuo ministero. Fidati sempre di Maria: Mater Mea fiducia mea.


In viaggio

2019

ANNIVERSARI DI ORDINAZIONE SACERDOTALE 1959 LX ANNIVERSARIO Nigro Carmelo Roncoroni Alberto Scuppa Giuseppe Amatori Franco Amatori Sandro Bertoldi Nello Galli Nestore Lauro Viscardo Matarrese Giuseppe Silvestrelli Antonio Tucci Filippo

14 14 14 15 15 15 15 15 15 15 22

marzo marzo marzo marzo marzo marzo marzo marzo marzo marzo marzo

1969 L ANNIVERSARIO Romagnoli Aldo Margottini Oddi Gaspare Cremaschi Maurizio Facchinetti Giacomo Profico Lorenzo Milani Maurizio Fratini Renzo

15 marzo 16 marzo 18 marzo 18 marzo 29 marzo 3 agosto 6 settembre

1994 XXV ANNIVERSARIO Lobascio Giuseppe Delgado Carmona Ruben Gregorio Morrone Rosario Gottardi Luca Bakunda Francois Mushinzi Corona Fabio De Rossi Alessandro Gervasi Dario Larranaga Dionisio Loinaz Urien Ignacio Olivieri Pennesi Alessandro Penke Andrzej Prada Gomez Marco Anselmo Sansalone Luca Savoja Roberto Simeone Marco Tagliente Nicola Taurini Bruno

9 aprile 23 aprile 24 aprile 30 aprile 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio 22 maggio

Tumibay Eric Keith Ditona Venditti Claudio Cartella Domenico Modafferi Vincenzo Camborata Mario Dibenedetto Mauro Corona Hernandez Oscar Alexis Giunchi Emanuele Mastrolonardo Francesco Metalli Vittorio Lorusso Domenico Laterza Giuseppe

22 maggio 22 maggio 25 giugno 25 giugno 2 luglio 2 luglio 6 agosto 24 settembre 24 settembre 24 settembre 8 ottobre 12 novembre

2009 X ANNIVERSARIO Rongoni Piero Caputo Orazio Carosi Simone Cola Andrea Dello Iacovo Pasquale Ekeoma Richard Chiemeka Maluccio Antonino Romano Domenico Maly Angelo Marino Giuseppe Collu Davide Secci Andrea Presume Charles AndrĂŠ Belda Iniesta Javier

25 aprile 3 maggio 3 maggio 3 maggio 3 maggio 3 maggio 9 maggio 9 maggio 20 giugno 27 giugno 12 settembre 12 settembre 26 settembre 27 settembre

2018 I ANNIVERSARIO Cenani Emilio Ferrari Michele Nasca Gabriele Tarantelli Baccari Renato Murgia Enrico Deffenu Francesco Aroztegui Juan Pablo Occhibove Alessandro Vangeli Francesco De Lorenzis Simone Pietro De Santis Michele Lavia Luigi

22 aprile 22 aprile 22 aprile 22 aprile 26 maggio 29 giugno 1 luglio 14 luglio 22 settembre 12 ottobre 20 ottobre 7 dicembre

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Sursum Corda

SCRITTI DI NOSTRI EX ALUNNI BELLIN.I A., Nozadino Torricella prete della fraternità tra i popoli, Gamba Edizioni, Verdello (BG), 2018. FRAGNELLI PIETRO M., (ed.), La Cattedra dei piccoli. Semi e voci di Vangelo, Gruppo Editoriale Il Pozzo di Giacobbe, Trapani, 2018. SALVOLDI VALENTINO, “Ne scelse dodici…”. Per una formazione permanente del clero, Libreria Editrice Rogate, Roma, 2019.

In Pace Christi Abbiamo ricevuto notizia della morte di questi ex-alunni: In data 19 Dicembre 2018 è venuto a mancare Mons. Sergio Mangiavacchi, della diocesi di Roma, nato il 16 Febbraio 1932 e ordinato presbitero il 17 Marzo 1956. In data 15 Gennaio 2019 è deceduto Mons. Antonio Giganti, dell'arcidiocesi di Acerenza, nato il 9 Marzo 1935 e ordinato presbitero il 5 Marzo 1959. Il 26 Gennaio 2019 è deceduto Mons. Diego Carlucci, della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, nato il 14 Maggio 1924 e ordinato presbitero il 16 Aprile 1949. Il 15 Febbraio 2019 è morto don Gianfranco Ferrigno, della diocesi di Roma, nato il 18 Ottobre 1967 e ordinato presbitero il 20 Aprile 1997. In data 22 Febbraio 2019 è venuto a mancare Mons. Carmine Recchia, della diocesi di Roma, nato il 22 Novembre 1929 e ordinato presbitero il 5 Aprile 1953. Il 26 Febbraio 2019 è deceduto don Stefano Tarducci, della diocesi di Roma, nato il 12 Aprile 1958 e ordinato presbitero il 21 Maggio 1988. In data 8 giugno 2019 è deceduto don Gabriele Zuccarini della diocesi di Roma, nato il 30 Ottobre 1942 e ordinato presbitero il 3 Dicembre 1983.

Requiescant in Domino Si prega di comunicare alla Redazione del Sursum Corda la notizia della morte di ex-alunni di cui si venga a conoscenza.

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SCUOLA

DI

PREGHIERA

18 ottobre - 15 Novembre - 6 Dicembre 2019 10 Gennaio - 14 Febbraio - 13 Marzo - 24 Aprile - 8 Maggio 2020

MESSA

CON GLI AMICI DEL

SEMINARIO

26 Ottobre - 23 Novembre - 14 Dicembre 2019 11 Gennaio - 21 Marzo 2020

WEEKEND

VOCAZIONALI

26-27 ottobre - 30 novembre- 1 dicembre 2019 1-2 febbraio - 7-8 marzo - 18-19 aprile 2020 PSRM.OFFICIAL PONTIFICIO SEMINARIO ROMANO MAGGIORE Piazza San Giovanni in Laterano, 4 - Roma - Tel. 06698621

http://www.seminarioromano.it


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Sursum Corda 2 2019  

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