Page 1


Sursum Corda Grazie, amici benefattori! Sig. James Crowley, S.E.R. Mons. Rino Fisichella, Mons. Franco Hilary; Mons. Richard Malone; Mons. John Miller; S.E.R. Mons. Bruno Foresti; S.E.R. Mons. Francesco Marinelli; Don Bruno Meini; Don Andrea Francia; S.E.R. Card. Antonio Maria Vegliò; Don Franz Vicentini; Parrocchia Sacro Cuore di GesÚ;

Parrocchia

San

Cirillo

Alessandrino;

Parrocchia San Vigilio; Parrocchia Santa Maria Causa Nostrae Laetitiae a Torre Gaia; Parrocchia Beata Teresa di Calcutta; Parrocchia Santa Maria Assunta; Parrocchia Sacro Cuore a Ponte Mammolo; Parrocchia San Saturnino a Roma.

CONTO CORRENTE POSTALE SEMINARIO n. 38198008 Intestato a Seminario Romano Maggiore 00184 Roma - Piazza S. Giovanni in Laterano, 4 IBAN IT70 J076 0103 2000 0003 8198 008 BIC - SWIFY BPPIITRRXXX

SURSUM CORDA Redazione: Mario Pangallo, Cristiano Patrassi, coordinatori.

Anno CII - n. 2-2018 www.seminarioromano.it Seguici su: Direttore Editoriale: Gabriele Faraghini Direttore Responsabile: Davide Martini

Cosimo Porcelli, Manuel Secci. Hanno collaborato a questo numero: George Bogdan, Francesco Botta, Alessandro Caserio, Simone Catana, Domenico Cornacchia, Diego Del Fa, Gabriele Faraghini, Michele Ferrari, Angelo Licameli, Antonio Loppo, Cosimo Porcelli, Luigi Rossi, Renato Tarantelli Baccari.

Rivista semestrale del Pontificio Seminario Romano Maggiore Piazza San Giovanni in Laterano, 4 - 00184 Roma Tel. 06.698621 - Fax. 06.69886159 E-mail: sursum@seminarioromano.it Spedizione in Abbonamento Postale - c/c p. 30360002 Registrazione del Tribunale di Roma - N. 11581 del 22.V.1967 Progetto grafico e impaginazione: Bruno Apostoli - info@brunoapostoli.it

Finito di Stampare nel mese di Giugno 2018 MANCINI EDIZIONI s.r.l. - Via Tasso, 96 - 00185 Roma - Tel. 06.45.44.83.02 - Cell. 335 5762727 - 335 7166301 - E-mail: info@manciniedizioni.com


Gaudete et exsultate on posso non raccontare qui le sensazioni provate il 15 febbraio per la visita di Papa Francesco! È stato un momento di grande gioia per tutta la nostra comunità del seminario…e il fatto che sia stata una cosa improvvisa ci ha dato modo di gustare ancora meglio il suo significato. Anzitutto il grazie al Suo Vicario per la Diocesi di Roma Angelo de Donatis, che ha fatto in modo che la cosa si realizzasse. Il rapporto che ha con Papa Francesco ha reso possibile la Sua visita collegandola all’incontro con i preti della Diocesi di Roma di inizio Quaresima, che si tiene nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Vedere il Papa qui per condividere con noi il momento del pranzo è stato veramente importante. Sentire vicino a noi il Vescovo di Roma è fondamentale, dal momento che questo è il Suo seminario. Non ci ha fatto discorsi, né ce n’era il tempo, ma il suo sorriso, i suoi gesti simpatici, soprattutto la sua visita alla Cappella della Madonna della Fiducia, ci hanno detto tante cose! Le parole che ha detto proprio prima di andare via, quando già era in macchina, abbassando un momento il finestrino: “se sono buoni o cattivi non lo so, ma una cosa l’ho capita, sono normali”; sono parole sulle quali mi sono fermato a pensare. Le ho lette come parole positive sull’impressione che ha provato incontrando i seminaristi…anche se essere “normali” non è certo un grande obiettivo, se non altro è una buona “condizione preliminare”! Penso che tante volte noi preti (e anche i seminaristi) siamo visti un po’ come persone senza cuore, senza affetti regolari, insomma non proprio normali. In una poesia del poeta romano Trilussa appare questa considerazione del prete come uomo dai sentimenti non proprio “regolari”:

N

Er chierichetto d’una sacrestia sfasciò l’ombrello su la groppa a un gatto pe’ castigallo d’una porcheria. “che fai?” je strillò er prete ner vedello “ce vò un coraccio nero come er tuo pe’ menaje in quer modo…Poverello!...” “che?” fece er chierichetto “er gatto è suo?” er prete je disse: “no…ma è mio l’ombrello!” Allora le parole di Papa Francesco le tengo a mente e le porto nel cuore, perché le leggo come il suo modo di vedere il prete come pastore con addosso l’odore delle pecore, apostolo appassionato, uomo innamorato, dotato di un cuore regolarmente funzionante, che vuole bene alla gente, che sa piangere e ridere, condividere i sentimenti e sopportare i pesi. Ha detto Papa Francesco a noi preti: “avendo accettato di non disporre di sé, non ha un’agenda da difendere, ma consegna ogni mattina al Signore il suo tempo per lasciarsi incontrare dalla gente e farsi incontro”. Grazie Papa Francesco, da tutti noi! Gabriele Faraghini

3


Sursum Corda

IN QUESTO NUMERO 5

16

Sursum Corda 3

Editoriale Gabriele Faraghini

4

In questo numero

5

La visita di Papa Francesco al Seminario Romano Maggiore Renato Tarantelli Baccari

23

9

Un pastore che conosce le sue pecore Gabriele Faraghini

10

Diario Gennaio-Maggio 2018 Cosimo Porcelli

25

4

Affidiamo a Maria la nostra povertà e le nostre strade per la santità Angelo Licameli

16

“O Madre guardaci stretti intorno al tuo altar” Antonio Loppo

18

21

Giovanni XXIII: padre e pastore Michele Ferrari

In diocesi 26

Romani per Roma Simone Catana

28

Non stancatevi di essere misericordiosi Alessandro Caserio

30

Scomparire per servire! George Bogdan

Speciale “Fiducia” 2018 15

Benvenuto don Luciano! La Redazione Scritti di nostri ex alunni La Redazione

Fiducia respirata ai piedi della Madonna Luigi Rossi

Diario

Il desiderio grande di vivere la gioia del Vangelo Diego Del Fa

In comunità 24

7

26

In Pace Christi 31

Felice di essere prete La Redazione

Contempliamo Maria, baluardo della fede nella salvezza della carne mortale La Redazione

33

Mons. Michele Castoro: una scia luminosa Domenico Cornacchia

Con la fiducia nel cuore Francesco Botta

34

Ricordo di ex alunni defunti La Redazione


LA VISITA DI PAPA FRANCESCO AL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE gni anno, a conclusione della festa della Madonna della Fiducia, patrona del nostro Seminario, dopo le grandi emozioni ma anche le fatiche che impegnano seminaristi e formatori nei preparativi della festa, si è soliti partire per un viaggio di classe in qualche luogo d’Italia o all’estero per trascorrere del tempo in fraternità, prima che inizino i corsi del secondo semestre nelle Università Pontificie. Quella stessa settimana, in cui inizia il tempo di Quaresima, è caratterizzata dall’incontro che nella mattinata del giovedì il Papa è solito fare con i parroci e tutto il clero della sua Diocesi di Roma, nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Appena terminato l’incontro con il Papa, normalmente tutto il Seminario, dopo un pasto frugale, parte per le varie destinazioni del proprio viaggio di classe. Quest’anno, però, una piacevole sorpresa ha reso il pranzo totalmente diverso, poiché un semplice messaggio giunto sui telefoni di tutti i seminaristi alle 12.30 da parte del vicerettore diceva: ”Cari seminaristi, fatevi trovare alle 12.45 puntuali in refettorio”. Qualcuno da questo messaggio ha intuito ciò che stava per accadere, così è iniziata a girare la voce che il Papa si sarebbe fermato a pranzo in Seminario e così è stato. Mentre tutti i partecipanti all’incontro mattutino si allontanavano dal cortile di fronte al Seminario, tutti noi con gioia e curiosità ci siamo ritrovati in refettorio ed era tutto vero, Papa Francesco era appena entrato in Seminario e ovviamente si era recato subito dalla “padrona di casa”, nella cappellina della Madonna della Fiducia. Lo abbiamo accolto con tanti applausi, che sono sgorgati proprio dal cuore di tutta la Comunità che atten-

O

Renato Tarantelli Baccari

deva con gioia il momento di questa visita. Il fatto, poi, che tale visita sia avvenuta “a sorpresa” ha reso il tutto ancora più bello. Il pranzo si è svolto in modo molto semplice e credo che questo fosse proprio l’auspicio del Papa, vivere un pranzo normale con i suoi seminaristi. Anche noi, dal canto nostro, lo abbiamo vissuto con le normali abitudini quotidiane, si parlava con toni di voce normali. Certamente gli

sguardi di ciascuno andavano verso quel tavolo centrale e forse anche qualche foto è stata timidamente scattata; ma per comprendere come il clima fosse del tutto normale è sufficiente sapere che al rumore della caduta di una posata da parte di un seminarista è partito un applauso, come avviene spesso durante i nostri pasti, un po’ per scherzo e un po’ per rendere nota quella sbadataggine di cui forse nessuno si era accorto. Il Papa ha scambiato alcune parole con chi durante il pranzo gli si avvicinava e tutto è stato molto familiare.

Il Papa con i Formatori del Seminario

5


Sursum Corda

Il Papa con il Biennio filosofico ed il Propedeutico

Il Papa con i seminaristi del Triennio teologico e del VI e VII anno

6

Concluso il pranzo, abbiamo scattato alcune foto in giardino, per immortalare questa bella sorpresa. Noi dell’ultimo anno avevamo i minuti contati per non perdere l’aereo che ci avrebbe portato in Albania e tutti insieme abbiamo accompagnato il Papa verso la macchina mentre ogni tanto lui scambiava qualche parola

con chi di noi gli si avvicinava. Caro Papa Francesco, grazie per la bella visita a sorpresa e perché in fondo ci hai ricordato che nella normalità, nella semplicità e nella quotidianità, cioè quando siamo noi stessi, si realizza il comandamento che il Signore ci ha lasciato: “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.


UN PASTORE CHE CONOSCE LE SUE PECORE oma, Piazza San Pietro, Solennità della Pentecoste…appena terminato il “Regina Coeli” Papa Francesco dice: Cari fratelli e sorelle, sono lieto di annunciare che il 29 giugno, terrò un Concistoro per la nomina di 14 nuovi Cardinali. La loro provenienza esprime l’universalità della Chiesa che continua ad annunciare l’amore misericordioso di Dio a tutti gli uomini della terra. L’inserimento dei nuovi Cardinali nella diocesi di Roma, inoltre, manifesta l’inscindibile legame tra la sede di Pietro e le Chiese particolari diffuse nel mondo. Tra i nuovi Cardinali sentiamo un nome particolarmente familiare qui al Seminario Romano: S.E. Mons. Angelo De Donatis, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma. Stavolta però, Papa Francesco non è riuscito a sorprenderci più di tanto! Forse non ce lo aspettavamo domenica 20 maggio, però quando c’è stato l’annuncio della nomina cardinalizia di don Angelo nessuno si è stupito troppo. Certamente c’è un motivo di carattere linguistico e pratico: credo che solo in pochi, durante quest’anno, parlando di lui, non abbiano pronunciato la frase: “devo andare dal Cardinale”, oppure “il Cardinal Vicario ha detto che…”. A Roma è quasi ovvio che il Vicario sia Cardinale! Non vorrei sembrare irriverente, ma come a Roma è ovvio che ci sia il traffico sul raccordo anulare la mattina, che le strade siano piene di buche, che ci sia il ponentino il pomeriggio, che a mezzogiorno spari il cannone al Gianicolo, così è altrettanto ovvio che il Vicario del Papa sia “il Cardinale”. Un secondo motivo, per cui la sorpresa non è stata grande, è ben più consistente e profondo di quello della “consuetudine”:

Gabriele Faraghini

R

è di ordine pastorale. Don Angelo è un pastore che conosce le sue pecore, in particolare i preti (e anche i seminaristi…). Questo aspetto di paternità penso sia avvertito un po’ da tutti; certamente anche don Angelo ha un cuore umano capace di amare solo poche centinaia di persone, come scriveva don Milani: il sacerdote è padre universale? Se fosse così mi spreterei subito. E se avessi scritto un libro con cuore di padre universale non v’avrei commosso. V’ho commosso e convinto solo perché vi siete accorti che amavo alcune centinaia di creature, ma che le amavo con cuore singolare e non universale. Questo solo per dire che conoscere e amare in modo autentico tutti i preti di Roma è quasi sovraumano! Ma credo di poter dire che in don Angelo la tensione verso questo aspetto di paternità nei confronti di tutti i preti c’è…eccome!

7


Sursum Corda E in fondo cosa si aspetta un prete dal vescovo se non la paternità? In un noto racconto di Guareschi, il Vescovo di don Camillo, dopo che quest’ultimo aveva provocato vari feriti buttando addosso ad alcuni “compagni” un tavolo da osteria, lo rimprovera da vero padre con severità ma con tenerezza; tuttavia, non credendo che don Camillo fosse da solo in quella rissa, lo invita a ripetere il gesto con il grosso tavolo

8

che era nel suo salone e dopo aver assistito alla disastrosa scena dice semplicemente: “povero don Camillo!” sospirò “Che peccato…Tu non diventerai mai vescovo.” Sospirò ancora, poi allargò le braccia: “Se io fossi stato capace di manovrare così una tavola, probabilmente sarei ancora parroco nel mio paesello”. Quanta umanità e paternità nel Vescovo di don Camillo, quanta semplicità e normalità! E qui mi riferisco al terzo motivo, per cui non c’è stata grande sorpresa alla notizia di don Angelo Cardinale, quello “teologico”. L’umanità di don Angelo, la sua allegria e serenità, quella sua risata “molto nota”…magari dopo che ti ha mollato una grana grossa! Una umanità fondata nella spiritualità. Quella spiritualità che gli con-

sente di essere sempre in una grande pace (poi se a casa rompe i piatti per sfogarsi non lo so!). Una spiritualità dell’incarnazione, la spiritualità di Gesù. Mi sembra di poter dire a don Angelo quello che don Tonino Bello raccontava di un bambino della scuola materna che alla domanda: “chi è il vescovo?”, gli aveva risposto: “è quello che fa suonare le campane”! E don Tonino commentava: “Il vescovo come colui che fa suonare le campane: è una definizione bellissima, forse poco teologica ma profondamente umana. Sarebbe bello che la gente dicesse di tutti noi che siamo ‘quelli che fanno suonare le campane’, le campane della gioia di Pasqua, le campane della speranza”. Sappiamo bene quanto Papa Francesco insista sull’aspetto dell’incarnazione, della normalità, dell’umanità del pastore. Dopo tre buoni motivi per la nomina a Cardinale posso aggiungere l’augurio a don Angelo di saper portare questa croce. Papa Francesco ricordava durante una celebrazione di consegna delle insegne cardinalizie che il titolo di cardinale non è una “onorificenza” bensì un servizio che “proviene dalla carità, deve esercitarsi nella carità e ha come fine la carità”. Gregorio VII scriveva: Dopo che per divina disposizione la madre Chiesa ha posto me, indegno assai e, Dio mi è testimone, contro la mia volontà, sul trono apostolico, ho sempre cercato soprattutto che la santa Chiesa, sposa di Dio, nostra signora e madre, ritornando all’antico decoro, rimanesse libera, casta e cattolica. Ma siccome tutto questo spiace assolutamente all’antico nemico, egli ha armato contro di noi i suoi satelliti per mandare tutto in rovina. Le incomprensioni e le difficoltà non mancheranno, caro don Angelo, e la berretta rossa serve a ricordartelo; comunque ti assicuro che tutti noi della Comunità del Seminario Romano ti accompagniamo con la preghiera e l’amicizia e ti affidiamo alla Madonna della Fiducia.


FIDUCIA RESPIRATA AI PIEDI DELLA MADONNA

Luigi Rossi

S.E.R. Mons. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo de L’Aquila, nostro ex alunno, è stato creato Cardinale da Papa Francesco. Pubblichiamo una bella testimonianza sul neo-cardinale di don Luigi Rossi, suo compagno al Seminario Romano ra l’ottobre di mezzo secolo fa quando ho incontrato per la prima volta al Seminario Romano Giuseppe Petrocchi. Provenivo dal profondo sud e il primo giorno mi capitò di uscire con un coetaneo di Ascoli Piceno. Mi colpì la sua irrefrenabile incapacità di controllare il sorriso sfociante in una sonora risata. Dopo il primo scambio di battute, mi resi conto delle sue potenzialità intellettuali, confermate dall’esperienza di studio alla Lateranense. Frequentavamo i professori più esigenti ed avevamo la stessa repulsa per qualche megafono d’insostenibili tradizioni. Quattro anni di teologia insieme, anche quando Pino, con l’assenso di don Eutizio Fanano, il migliore rettore che ci potesse capitare, decise di continuare l’esperienza di formazione col gruppo dei focolarini. Fu ordinato un anno dopo di me. Ricordo quel settembre: mi recai ad Ascoli ospite a casa sua e conobbi la sua bella famiglia. Poi iniziarono per entrambi gli impegni pastorali che resero sempre meno frequenti gli incontri. Ai successi di docente di religione accompagnò gli studi di filosofia, segnalandosi come consigliere di tanti giovani, ruolo che lo gratificava al massimo e al quale avrebbe voluto dedicarsi per tutta la vita. La nomina a vescovo di Latina coincise con un periodo per lui particolarmente triste, aveva perso un fratello e da poco la mamma. Lo attendeva un lavoro defatigante, del quale sono stato testimone quando andavo a trovarlo: lunghe chiacchierate, piacevole intervallo dopo un’intensa giornata di lavoro. Con successo e lungimiran-

E

za ha risolto situazioni non facili; riteneva di essersi meritato un periodo di relativa tranquillità quando è stato chiamato ad operare a L’Aquila, città terremotata nel corpo e nello spirito. Ancora una volta un sì - costi quel che costi - lo ha caricato di defatigante ed assillante lavoro malgrado la salute consigliasse maggiore cautela. In questa breve nota è riassunta non solo la sua vita ma il motivo della mia ammirazione per un amico rimasto tale anche quando non ha condiviso le mie scelte. La reciproca fiducia, respirata ai piedi della Madonna nella cappella del Seminario, ha cementato una frequentazione sempre viva e vivace nonostante le distanze fisiche, arricchita dalla constatazione da parte mia di come il Signore continui a compiere meraviglie con coloro che amano rimanere nascosti, lavorano senza attendersi ricompense o premi, pronti ad obbedire perché riconoscono sempre e comunque la voce di Dio nelle circostanze della vita. La nomina cardinalizia è il riconoscimento per la feconda azione pastorale di un presule che ha sempre creduto in una chiesa francescana.

9


Sursum Corda Cosimo Porcelli

Diario 2018

GENNAIO MARTEDÌ 2

Libanori sj nella Cattedrale di San Giovanni in Laterano.

MERCOLEDÌ 17 Il Rettore comunica che il nuovo Economo del Seminario è mons. Luciano Caforio (articolo a p. 24).

SABATO 20 Celebrazione eucaristica comunitaria, dopo la quale, durante la cena, la Comunità saluta don Mauro Papaleo, che conclude il suo mandato di Economo in Seminario.

FEBBRAIO GIOVEDÌ 1

Simone Pietro De Lorenzis, della diocesi di Nardò-Gallipoli, viene ordinato Diacono nella Chiesa di Maria SS. Annunziata in Casarano da S.E.R. Mons. Donato Negro, Arcivescovo di Otranto.

LUNEDÌ 8

Rientro in Seminario dopo le festività natalizie.

GIOVEDÌ 11

Adorazione notturna per le vocazioni.

Inizio della Novena della Fiducia (articolo alle pp. 16-17). Adorazione notturna per le vocazioni.

VENERDÌ 2 Solenne celebrazione eucaristica nella festa della Presentazione di Gesù al Tempio con i sacerdoti che festeggiano il primo anno di presbiterato.

LUNEDÌ 5 Don Marco Vianello, parroco della parrocchia di Sant’Ambrogio, che quest’anno festeggia 25 anni di sacerdozio, celebra l’Eucarestia.

MARTEDÌ 16

S.E.R. Mons. Angelo De Donatis incontra il gruppo di giovani del Propedeutico e si ferma a cena con loro.

SABATO 13

Partecipiamo all’Ordinazione episcopale di Mons. Paolo Ricciardi e di Mons. Daniele

MARTEDÌ 6 In occasione del 50° di ordinazione presbiterale, presiede l’Eucarestia Mons. Giovanni Falbo, parroco della parrocchia di Santa Monica a Ostia.

MERCOLEDÌ 7 Don Paolo Matarrese, parroco della parrocchia di Santa Maria Maddalena de’ Pazzi, presiede la Santa Messa in seminario, insieme ad alcuni suoi compagni di classe concelebranti; quest’anno festeggia il decimo anniversario della sua ordinazione.

VENERDÌ 9 10

Cominciano le celebrazioni della Festa della Madonna della Fiducia. I Primi Vespri


Diario sono presieduti da S.E.R. Mons. Daniele Libanori, Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma.

GIOVEDÌ 15 - DOMENICA 18

SABATO 10 Festa della Madonna della Fiducia. S.E.R. Mons. Guglielmo Giombanco, Vescovo di Patti, presiede le Lodi Mattutine.

Il Papa dopo l’incontro con i parroci romani, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, si ferma al pranzo con le Comunità (articolo alle pp.5-6).

La Santa Messa è presieduta da S.E.R. Mons. Angelo De Donatis, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma (omelia alle pp. 18-20).

Gite delle classi al termine della sessione di esami: il I anno si reca al Monte Argentario, il II anno all’Isola d’Elba, il III anno a Perugia-Assisi-Foligno, il IV anno a Brindisi, il V anno a Ferrara; il VI e VII anno a Scutari, in Albania (foto a p. 35).

LUNEDÌ 19 Riprendono le lezioni alla PUL e alla PUG.

SABATO 24

Al termine della celebrazione, gli ex-alunni, i professori della PUL e della PUG ed alcuni amici del Seminario si fermano al pranzo. Celebra i Secondi Vespri S.E.R. Mons. Paolo Ricciardi, Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma.

MERCOLEDÌ 14 Il Rettore presiede la Messa del Mercoledì delle Ceneri.

P. Cyril Vasil SJ, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, predica alla Comunità il Ritiro di Quaresima.

MARTEDÌ 27 Incontro su San Giovanni XXIII, per la presentazione del libro di don Rinaldo Donghi “Un fratello diventato Papa”; all’incontro partecipano anche gli alunni

11


Sursum Corda dell’Almo Collegio Capranica, guidati dal loro Rettore Mons. Ermenegildo Manicardi (articolo a p. 25).

LUNEDÌ 19

MARZO GIOVEDÌ 1 Adorazione notturna per le vocazioni.

SABATO 3 S. Messa con gli amici del Seminario e cena.

LUNEDÌ 5 I seminaristi della Diocesi di Roma che hanno partecipato al Pellegrinaggio in Terra Santa, nel mese di Luglio, hanno condiviso la cena nel Refettorio estivo con S.E.R. mons. Paolo Selvadagi, don Concetto Occhipinti e don Andrea Lonardo.

SABATO 10

S.E.R. mons. Giuseppe Satriano, Vescovo di Rossano-Cariati, ordina diaconi presso la Cattedrale di Maria Santissima Archiropita in Rossano, don Luigi Lavia e don Pasquale De Simone. La Comunità si è riunita per la verifica della vita comunitaria. Quest’anno anche in Seminario, seguendo le direttive date a tutte le comunità della Diocesi da S.E.R. mons. Angelo De Donatis e seguendo l’insegnamento di Evangelii Gaudium, abbiamo posto l’attenzione alle “malattie spirituali” che riscontriamo nella nostra Comunità.

MARTEDÌ 13 Tutte le classi si sono riunite per concludere l’incontro sullo “Stile della Vita Comunitaria”.

VENERDÌ 16 12

Incontro del Papa, nell’Aula Paolo VI, con i seminaristi di Roma.

VENERDÌ 23 - DOMENICA 25 I Seminaristi hanno vissuto il Ritiro di Pasqua. Il Biennio, guidato da don Giuseppe Forlai, ha meditato sulle “Sette parole di Gesù”; il Triennio, con l’aiuto di don Renzo Chiesa, si è soffermato sulla “Spiritualità del Triduo”. Durante i Primi Vespri della Domenica delle Palme, la Comunità ha vissuto la celebrazione dell’Eucarestia. Al mattino, con la celebrazione delle Lodi si è concluso il periodo di Ritiro; i seminaristi del Terzo anno hanno consegnato la Lettera con la richiesta dell’Ammissione agli Ordini.

MARTEDÌ 27 - MERCOLEDÌ 28 I seminaristi romani vivono due giorni di fraternità (articolo alle pp. 26-27).


Diario APRILE

VENERDÌ 20

DOMENICA 8 Rientro in Seminario dopo le festività pasquali.

GIOVEDÌ 12 Adorazione notturna per le vocazioni.

SABATO 14 Solenne celebrazione eucaristica in Seminario presieduta da S.E.R. mons. Paolo Augusto Lojudice, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma, in cui Joseph Zili Dankyang, Giorgio De Iuri, Ermir Frani, Emanuele Gargiulo e Antonio Loppo vengono ammessi tra i Candidati agli Ordini Sacri.

DOMENICA 15 Veglia diocesana di preghiera per gli ordinandi presbiteri romani nella Cappella Maggiore del Seminario presieduta da S.E.R. mons. Angelo De Donatis.

DOMENICA 22 Nella Basilica di San Pietro in Vaticano Papa Francesco ordina presbiteri 5 nostri diaconi per la Diocesi di Roma: Emilio Cenani, Massimo Cunsolo, Michele Ferrari, Gabriele Nasca e Renato Tarantelli Baccari. A loro esprimiamo affettuosi auguri, accompagnandoli con la preghiera (articolo alle pp.28-29).

LUNEDÌ 23 Al termine della celebrazione delle Lodi, nella Cappella della Madonna della Fiducia, Alessandro Caserio e Johnny Joseph prestano il loro giuramento per il Diaconato. S.E.R. mons. Giuseppe Satriano, Arcivescovo di Rossano-Cariati, conferisce il ministero del lettorato a Diego Armando Barrera Parra, Ottavio Fiorentino, Raffaele Forellino, Mario Mesolella e Manuel Secci; ricevono il ministero dell’accolitato: Simone Bellato, George Bogdan, Francesco Botta, Andrea D’Oria, Diego Del Fa e Francesco Palazzo.

MERCOLEDÌ 18 Alcuni seminaristi partecipano all’incontro del “mercoledì liturgico”, seguendo l’intervento di mons. Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, sul tema: “L’escatologia nella Liturgia”.

I sacerdoti novelli nostri ex alunni presiedono la loro prima Eucarestia in Seminario.

LUNEDÌ 30 Alla presenza di S.E.R. mons. Angelo De Donatis e di tutta la Comunità è stato proiettato, nel teatro del Seminario, il film dal titolo “Oh mio Dio” opera del regista Giorgio Amato.

13


Sursum Corda MAGGIO MERCOLEDÌ 2 S.E.R. mons. Paolo Ricciardi presiede in Comunità la Celebrazione eucaristica per il suo XXV di ordinazione sacerdotale.

GIOVEDÌ 3 Con i sacerdoti della Casa del Clero, abbiamo celebrato l’Eucarestia in commemorazione del Voto alla Madonna della Fiducia. A seguire i sacerdoti si sono fermati per il pranzo insieme alla Comunità. Adorazione notturna per le vocazioni.

MERCOLEDÌ 9 Alcuni seminaristi partecipano all’incontro del “mercoledì liturgico”, seguendo l’intervento di S.E.R. mons. Libanori SJ, sul tema: “Ma liberaci dal Male”.

SABATO 12

DOMENICA 20 Nel corso del “Regina Coeli”, il Santo Padre Francesco ha annunciato un Concistoro per la creazione di 14 nuovi Cardinali. Tra questi i nomi di due nostri exalunni: S.E.R. mons. Angelo De Donatis,Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, e S.E.R. mons. Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo de l’Aquila. A loro i nostri auguri per il nuovo servizio alla Chiesa universale! (Articoli alle pp.7-9).

MARTEDÌ 22 In serata sono a cena con la Comunità alcuni Vescovi nostri ex-alunni che in questi giorni partecipano ai lavori della LXIX Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. Tra questi anche i due nuovi Cardinali: S.E.R. mons. Angelo De Donatis e S.E.R. mons. Giuseppe Petrocchi.

SABATO 26

Ordinazione diaconale nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Della nostra Comunità sono ordinati diaconi da S.E.R. mons. Angelo De Donatis, Alessandro Caserio, Michele Ciardo, Johnny Joseph e Francesco Vangeli. A loro i nostri più cari auguri! (Articolo a p.30).

LUNEDÌ 14 Nella Basilica di san Giovanni in Laterano, Papa Francesco conclude il Convegno Diocesano.

VENERDÌ 18 S.E.R. mons. Angelo De Donatis, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, annuncia la nomina del nuovo Vescovo Ausiliare del settore est: è don Gianpiero Palmieri, finora parroco della parrocchia di San Gregorio Magno. A lui i nostri auguri e il sostegno nella preghiera per il suo nuovo ministero!

S.E.R. mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo Metropolita di Cagliari, ordina presbitero don Enrico Murgia nella parrocchia dello Spirto Santo a Su Planu-Selargius.

MERCOLEDÌ 30

SABATO 19 La Comunità celebra la Veglia di Pentecoste con le Monache Agostiniane, presso la Basilica dei Santi Quattro Coronati.

14

Il gruppo teatrale del seminario propone lo spettacolo dal titolo “Una commedia… Divina!”.


er un seminarista al primo anno quasi tutto è “nuovo”: la comunità, i suoi orari, l’ambiente universitario, la parrocchia in cui vivere il servizio pastorale. Ma c’è qualcosa di cui, da subito, si sente parlare e con cui si diventa familiari: la festa della Madonna della Fiducia. Ma perché è così attesa? È qualcosa di più di una semplice ricorrenza, è parte integrante della storia stessa del Seminario: è la storia di voti alla Madonna della Fiducia emessi dinanzi allo spettro prima del colera, nel 1837,poi della Guerra, nel 1917; è la storia di una fiducia, mai tradita, in Maria Santissima; è la storia di generazioni di seminaristi, che, da oltre due secoli, soprattutto nei momenti cruciali della loro vita, si inginocchiano dinanzi a quell’icona! E così, nel bel mezzo della sessione d’esami, iniziano i preparativi. A ciascuno vengono assegnati dei servizi: allestimento della Cappella maggiore, preparazione delle celebrazioni liturgiche, lavaggio e sistemazione di stoviglie e posate per oltre duecento persone, prove del coro, lavoro di segreteria e potrei andare avanti a lungo. Inizialmente mi sento quasi travolto dai ritmi e dagli impegni richiesti: mi sembra di non avere il tempo per pregare, per preparare la “cosa” più importante, il cuore. Ora dopo ora, però, questa sensazione cambia profondamente: gli stessi servizi diventano preghiera sincera e silenziosa, un’occasione preziosa per preparare anche il cuore. Il primo febbraio inizia la novena, che sembra scandire il countdown del giorno di festa, ed è tradizione accogliere ex alunni di cui ricorra un particolare anniversario di ordinazione.

P

Finalmente arriva il giorno più desiderato, con i due momenti più attesi: la santa Messa, presieduta dal Vicario della nostra Diocesi, e il pranzo comunitario, occasione storica di incontro fra nuovi e “vecchi” seminaristi. E un gran dono per tutti noi è stata l’omelia di Mons. Angelo De Donatis, durante la quale ci ha portati a riflettere, in particolare, su tre parole: tentazione, memoria e comunione. Al termine della festa, mentre riordinavamo gli ambienti, stanchi, ma colmi di gioia, rie-

cheggiavano nella nostra mente quelle parole che così tante volte abbiamo cantato: “O Maria, quant’è felice / Chi ti sceglie a sua Regina…”. Al termine di questi giorni, un sentimento di gratitudine pervade il mio cuore per i tanti doni di cui il Signore riempie le nostre vite: la sua Misericordia, la Chiesa, Maria Santissima. E il mio ultimo pensiero è rivolto proprio a Lei, Madre della Fiducia e Madre Nostra, a Cui continuiamo ad affidare la nostra comunità, la nostra povertà e le nostre strade per la santità. Mater mea, Fiducia mea!

Angelo Licameli

Speciale Fiducia 2018

AFFIDIAMO A MARIA LA NOSTRA POVERTÀ E LE NOSTRE STRADE PER LA SANTITÀ

15


Speciale Fiducia 2018 Antonio Loppo

“O MADRE GUARDACI STRETTI INTORNO AL TUO ALTAR” l 2 Febbraio 2018, festa della Presentazione di Gesù al Tempio e secondo giorno della Novena a Maria Madre della Fiducia, con noi hanno celebrato la Messa i novelli

I

16

sacerdoti nel loro 1° anniversario di ordinazione; «Delle volte, nella nostra vita, avremmo bisogno di chiudere gli occhi e di fidarci di Dio, come hanno fatto Maria e Giuseppe, anche in quei momenti in cui non cogliamo appieno la Sua volontà»; con queste parole don Mattia Pica, nell’omelia, ha focalizzato quanto sia importante la fiducia nel nostro cammino di discernimento e di sequela. Don Andreas Biancucci, concludendo la celebrazione, non ha nascosto l’emozione e la gioia di presiedere l’Eucarestia con noi e per noi nella nostra Cappella. Nel terzo giorno di novena, il nostro Rettore don Gabriele, commentando il Vangelo della Liturgia, ha sottolineato il “subito” con il quale Gesù opera guarigioni per la gente, un modo che esprime la sua forte passione

per il ministero e l’esempio che Egli ci dona nel ritagliarsi del tempo per stare con il Padre, che è per noi vitale. Questo per ricordarci che c’è il rischio reale di scadere in un ministero “del tutto fare”, senza trovare tempo per la preghiera, che è invece il primo grande servizio che un sacerdote può donare alla comunità. Don Marco Vianello, che quest’anno festeggia il 25° anniversario, durante la Messa del 5 febbraio ci ha parlato nell’omelia della chiamata al sacerdozio che ha stravolto la sua giovinezza: «Questi venticinque anni sono stati una grande scuola di fede e servizio pastorale. Sono uscito dal seminario

con un ricordo positivo, consapevole che l’esperienza fatta negli anni di formazione non era compiuta; penso che giustamente il seminario non consegni “un prodotto finito” ma abbozza il nostro sacerdozio dandone le coordinate, è il ministero poi che dà la forma». Martedì 6 Febbraio è venuto a celebrare la Messa don Giovanni Falbo, nel suo 50° anniversario di Ordinazione presbiterale. Nell’omelia ci ha confidato con commozione che qualche minuto prima era stato in preghiera nella Cappella della Fiducia e lì, davanti a Maria, sono riaffiorati tanti ricordi,


Speciale Fiducia 2018 Durante l’omelia, ha condiviso anche le primizie del ministero, senza nasconderci le reali difficoltà incontrate lungo il suo cammino: «È bello essere pastore, essere responsabile di una comunità, guidare le persone a Dio, ma ho sperimentato anche

tra cui un canto a lui molto caro, che nel 1952 compose mons. Barbetta con la musica di Domenico Bartolucci, che dice: «O madre guardaci stretti intorno al tuo altar, come un giorno giovani leviti, sotto i tuoi occhi miti, partimmo per la vigna del Signor, fidando nel tuo amore. E ora deponiam sul tuo altare le tue conquiste rare e verso la meta che la fiducia allieta, innanzi andiam guardando il tuo bel viso, porta del paradiso». Ripensando al suo primo giorno in seminario, 11 Ottobre del 1962, proprio all’inizio del Concilio Vaticano II, ci ha raccontato alcune delle belle esperienze vissute in quegli anni: «Quando eravamo in seminario avevamo l’ansia, il desiderio di andare quanto prima in parrocchia per immergerci nel servizio pastorale, ma solo nel contatto con la realtà ho colto bene la visione di Cristo che esercita il suo sacerdozio sulla croce, un sacerdozio che anche per me voleva dire essere a servizio dell’altro. Il sacerdozio non è una gratifica che si riceve per sé, per qualche merito, è un servizio per amore del popolo di Dio». Il 7 Febbraio, abbiamo accolto la classe del 10° anno di anniversario, di cui fa parte il nostro formatore don Cristiano Patrassi. Ha presieduto l’Eucarestia don Paolo Matarrese, accompagnato da tutti i suoi compagni. Don Stefano Cascio, da un anno parroco, nell’omelia ha ricordato l’esempio di san Giovanni Paolo II negli anni della loro formazione, esempio di un Papa che li aveva invitati fortemente a non aver paura del mondo, anzi li esortava ad uscire verso un mondo che ha fortemente bisogno di vedere il volto del buon Pastore attraverso i sacerdoti.

quanto è vero che tutti noi siamo “vasi di creta”, che siamo fragili; ho visto le difficoltà di altri sacerdoti e sperimentato su me stesso la fatica di trovare a fine serata il tempo di pregare il breviario. Non sempre è facile rispondere sì, tutti i giorni, alle pro-

messe sacerdotali, ma in questi momenti ringrazio il mio seminario di avermi donato la figura così bella di Maria, madre della fiducia, alla quale mi affidavo e mi affido ancora nei momenti più duri. Nell’immagine, Gesù indica lei come aiuto certo ed esempio di abbandono a Dio e da lei, tutti noi, impariamo ad aderire sempre più a Cristo, a gustare il suo amore per portarlo al mondo bisognoso di Lui».

17


Speciale Fiducia 2018

CONTEMPLIAMO MARIA, BALUARDO DELLA FEDE NELLA SALVEZZA DELLA CARNE MORTALE Omelia pronunciata dall’Arcivescovo Angelo De Donatis alla Messa della Fiducia arissimi, la festa della Madonna della Fiducia è per tutti noi occasione per pregare ed essere vicini al Seminario Romano, ai seminaristi, ai formatori e anche una bella opportunità per incontrarci tra preti che celebrano anniversari. Per incontrarci con gli ex alunni e con i formatori del passato e anche con tanti di voi che sono affezionati al seminario, famiglie e amici. Su tutti scenda la consolazione dello Spirito Santo; la festa sarà ancora più bella se accompagnata dalla riflessione su cosa ci aspettiamo dal seminario. Sulle cose da migliorare o almeno da evitare è la “parola scordata”, quindi non altre dimensioni, ma la “parola scordata” soprattutto deve guidarci in questo discernimento. E allora tre parole ci possono aiutare a fare insieme così un po' una riflessione.

C

18

Le parole possono essere queste: tentazione, memoria, comunione. La prima parola: “tentazione”: il passo della Genesi ci mette davanti un aspetto insolito della sapienza e della bontà del Creatore. Dio non plasma un automa. Dio plasma una creatura in divenire, capace di fedeltà e di infedeltà. Il bambino per imparare a camminare deve necessariamente sperimentare la caduta. Dio prevede che ci possano essere sia la tentazione sia la caduta, ma soltanto in vista di un bene maggiore. Il fallimento in vista della santità. Il disorientamento in previsione del discernimento. Non a caso, il Talmud insegna che Dio prima di fare il mondo ha creato la Teshuvah, la conversione. Tentazione e fedeltà sono la cornice della vita cristiana. Anche Gesù è stato condotto nel deserto per essere provato.


Speciale Fiducia 2018 Purtroppo abbiamo spesso coltivato una spiritualità presbiterale statica, fatta di atti e di virtù, abbiamo sognato un prete impeccabile, un prete senza smagliature. Quando questo ideale si scontra con la realtà allora lo specchio si infrange. Tutto viene rimesso in discussione. La vita spirituale che avevamo coltivato a colpi di volontà si sbriciola, non regge. Ci siamo auto-dispensati dalla necessità della prova facendone un incidente di percorso, e allora la domanda spontanea: è genuinamente biblica questa vita spirituale? La fedeltà non nasce dall'impeccabilità, la fedeltà nasce dall’umiltà. I padri sono chiarissimi su questo aspetto: “togli la prova e nessuno si salverà”. Lo dicono chiaramente, e ancora: “il superbo quando cade si dispera, l’umile invece si rialza subito e matura un cuore misericordioso verso ogni creatura”. E allora il desiderio forte che affidiamo alla Madonna è quello di formare preti che sappiano veramente resistere nell’amore, che sappiano radicarsi nell’amore. Preti che siano umili, capaci di combattere la buona battaglia spirituale. Quindi la prima parola “tentazione”. La seconda parola: “memoria”. Luca negli Atti ricorda la presenza di Maria nella Chiesa Madre di Gerusalemme. Maria condivide con la famiglia del Figlio suo lo spezzare il pane, condivide i beni materiali, condivide la preghiera, ma soprattutto condivide l’attesa dello Spirito. La Vergine nella Chiesa nascente non è un accessorio. La sua presenza è essenziale alla verità della fede. Con il suo rimanere a Gerusalemme ricorda a tutti che il Crocifisso risorto è lo stesso bambino di Betlemme. Il carpentiere galileo che ha condiviso la fatica quotidiana di tutti gli uomini. Allora questo servizio della memoria Maria lo rende a ciascuno di noi. Maria ricorda che solo una carne vera, una carne concreta quindi non un fantasma è destinataria della resurrezione. Purtroppo qualche volta nella storia la Madre di Dio è stata presa come vessillo di una devozione angelicata, diafana, senza spessore creaturale. Maria invece è il baluardo della fede nella salvezza della carne mortale: “Caro salutis cardo” sentenziava Tertulliano.

Cosa ci chiede nostra Madre? Cosa ci chiede Maria Madre della fiducia? Di non dimenticare la carne che siamo. Che ci decidiamo una buona volta a sposare noi stessi smettendola di farci la guerra o sognare quello che non saremo mai. Pensate quante energie sprechiamo in questo nella nostra vita! Riceviamoci dalle mani di Dio, sen-

za narcisismi adolescenziali, nella fiducia che lo Spirito trasfigurerà questa carne per conformarla al Corpo glorioso del Risorto. Terza parola: “Comunione”. (Tentazione, memoria, comunione). Il Vangelo proclamato lo conosciamo molto bene, è notissimo. Qui mi soffermo sulla presenza di Maria e del discepolo amato. Una delle letture esegetiche più affascinanti e coerenti con il testo vi legge qui la riconciliazione tra la donna, personificazione della comunità giudeo-cristiana di Gerusalemme e il discepolo prediletto rappresentante dei credenti provenienti dal mondo greco. Dall’alto del suo trono regale il Crocifisso conduce a nozze queste due anime della Chiesa primitiva, giudei e pagani sono riuniti nell’unica comunità. Perché questa comunione viene simbolicamente inaugurata e sigillata proprio sotto la croce? Perché è nella sequela fino al calvario che si crea comunione. Chi prende la propria croce, giudeo o gentile non importa, fa sempre comunione con il fratello. Sono le scorciatoie personali, non tanto le cadute che ci allontanano l’uno dall’altro. Quando

19


Speciale Fiducia 2018

20

non si porta la croce inevitabilmente ci si carica di altre cose: ruoli, pretese, rivalse, vanagloria e tutte cose che creano antagonismi e creano gelosie nei nostri rapporti. Quanti cristiani si spendono nell’attivismo anche pastorale pur di non guardare negli occhi la propria carne crocifissa! Questo Vangelo contiene dunque un assioma importantissimo per la salute del presbiterio. Anche questa è una preghiera, una supplica che oggi consegniamo a Maria nostra Madre. Perché ci sia comunione, è necessario che ognuno di noi accetti di fare compagnia al Maestro sul Calvario, come Maria e il discepolo amato. Allora diventiamo sempre più un presbiterio di cirenei. Cirenei che si vogliono bene, non di solitari che scappano e che fuggono le prove. Ecco queste suppliche noi oggi le consegniamo in questa festa che ci è tanto cara a Maria nostra Madre. Carissimi, concludendo non possiamo accontentarci del già fatto o delle ricorrenze. La persona e il ruolo del prete vanno profondamente ripensati. Dobbiamo rifare la convergenza ai pilastri della nostra vita misurandoci con il Vangelo. Questa revisione va condotta insieme: Diocesi e Seminario, sono una lo specchio dell’altra. È rischioso pensare una riforma della formazione inizia-

le senza elaborare contemporaneamente un cambiamento nel modo di fare parrocchia, di fare pastorale, di essere preti. Un seminario rinnovato può dare “sì” preti nuovi, ma un prete nuovo messo in “otri vecchi” rischia di spaccarli o disperdersi. Al contrario una pastorale diocesana, una parrocchia diversa, nuovi paradigmi presbiterali creano per forza di cose un seminario diverso. La storia lo insegna questo. Quando il Concilio di Trento impostò la formazione nei seminari, contemporaneamente e non dopo, Teatini, Gesuiti, Barnabiti, Oratoriani fornirono con la loro vita un innovativo modello di presbitero. Nuova formazione, nuovo paradigma simultaneamente, non prima uno e poi l’altro. E allora penso che non dobbiamo aver paura, non dobbiamo aver paura! Guardiamo Maria, contempliamola. Quante volte ha dovuto rileggere la sua storia, quante volte ha dovuto cambiare il modo di vivere, riconsiderare cordialmente quello in cui credeva alla luce degli insegnamenti del Figlio. Il suo segreto è stato quello di pensarsi sempre come una discepola; allora viviamo della Sua fiducia in Dio e come lei non rimarremo delusi mai! Allora continua la nostra preghiera: Mater mea, Fiducia mea!


Speciale Fiducia 2018

CON LA FIDUCIA NEL CUORE ate quello che egli vi dirà” (Gv. 2, 5). Proponendoci una riflessione su questa unica parola che è attribuita a Maria nel Vangelo di Giovanni, il Vescovo Ausiliare di Roma, S.E.R. Mons. Daniele Libanori SJ, introducendoci nella Festa della Madonna della Fiducia con la celebrazione dei Primi Vespri, ha voluto fare riferimento all’atteggiamento di fiducia che Maria ha vissuto nell’arco della sua esistenza. Si tratta di porre la fiducia su un piano diverso rispetto alle nostre concezioni. La fiducia che Maria vive, e che scorgiamo nelle parole riportate da Giovanni, sono il riflesso di un’esperienza di Dio che ha attraversato e plasmato il suo animo. Il Vescovo Libanori ha messo in luce che possiamo fidarci della parola di

“F

Francesco Botta

Maria: “fate quello che egli vi dirà”. Possiamo fidarci di questo invito dal momento che lei stessa ne ha sperimentato l’intima ricchezza; è la fiducia che riponiamo nelle parole di colei che ci indica con sicurezza il Figlio come il Maestro che merita la nostra fiducia. È lei stessa a vivere questa esperienza anche nella sofferenza della Passione del proprio Figlio. Monsignor Libanori ha insistito sulla determinazione di Maria nella sequela di Gesù fin sotto la croce, dove lei stessa riceve quella che il Vescovo ha definito “una maternità terribile e magnifica”, fino a renderla Madre anche di coloro che hanno crocifisso il suo Figlio. Ancora una volta questa nostra Festa ci richiama ad accogliere la fiducia come at-

21


Speciale Fiducia 2018 teggiamento di fondo della nostra esistenza e del nostro discepolato. Riguardo a questo, S.E.R. Mons. Guglielmo Giombanco, Vescovo di Patti, nostro ex alunno, nella celebrazione delle Lodi ci ha augurato che il nostro cammino alimenti nel cuore di ognuno di noi quello stesso stupore di Maria, per accrescere la fiducia in Dio e consegnare totalmente a Lui la vita. Monsignor Giombanco ci ha parlato della dimensione oblativa della nostra vita; il Seminario è come una palestra che educa a credere che l’esperienza di uomo è esaltante nella misura in cui si progetta e si vive nella dimensione oblativa. Il Vescovo Giombanco ci ha parlato di uno stupore che si tramuta in gioia, quella gioia che Maria esprime con il Magnificat. Egli ci ha fatto riflettere sul triplice sguardo con cui Maria rilegge la sua vita nella preghiera del Magnificat: uno sguardo

22

su Dio, su se stessa e sulla storia. Il compito della Chiesa è uguale a quello di Maria: donare Cristo per suscitare nel cuore dell’uomo fiducia e gioia. Mons. Giombanco ci ha inoltre proposto Maria come sintesi mirabile della vocazione e ci ha esortato a riconoscere la sua presenza necessaria nella nostra vita di seminaristi oggi e di presbiteri domani. Egli ci ha consegnato così quattro parole e atteggiamenti di Maria necessari per la nostra esistenza: l’ecce, che ci prepara alla pronta disponibilità al progetto di Dio; il fiat, per aderire pienamente al suo volere; lo stabat, per la fedeltà nelle

prove della vita; il magnificat, per la capacità di ringraziare e benedire il Signore. La riscoperta di noi stessi come figli e discepoli è stato il filo rosso della Festa della Madonna della Fiducia. S.E.R. Mons. Paolo Ricciardi, nostro ex alunno, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma, ha dato voce al nostro bisogno di avere una Madre, Maria, per poter rivolgerci a Dio chiamandolo Padre. Presiedendo i Secondi Vespri della Solennità, ci siamo ritrovati nella nostra Cappella, cuore del Seminario, per questo ultimo Atto della Fiducia, come lo ha definito Monsignor Ricciardi. Egli ci ha offerto una paterna testimonianza di figlio chiamato ancora una volta e in maniera nuova ad essere padre. Una storia all’insegna della fiducia. Si tratta tuttavia di una storia che lui stesso ha riconosciuto essere comune a tanti altri, che per questa Cappella sono passati, così da renderla un crocevia di storie. Ed è proprio in questo luogo che il Vescovo Ricciardi ci ha esortato a trovare il nostro “posto sacro”, confidandoci di aver appreso da un suo compagno di Seminario, ora missionario, a concludere la giornata passando per la Cappella della Fiducia. In questa nostra Cappella tutti ci ritroviamo figli, fratelli e discepoli. Monsignor Ricciardi ha parlato di un riscoprirsi seminaristi in tutte le fasi della vita; seminaristi in quanto non si smette mai di crescere e imparare, anche e soprattutto sbagliando. È questa consapevolezza che ci spinge a non estraniarci dal mondo, ma ad essere nel mondo, in mezzo alla gente, per aiutare l’uomo a incontrare Dio. La Solennità della Madonna della Fiducia si è conclusa con l’augurio che il Vescovo Paolo Ricciardi ha rivolto ad alunni ed ex alunni di poter ripartire, ogni sera della nostra vita, per noi fisicamente e per tanti spiritualmente, da questa Cappella, per gioire di un Incontro che, per usare le sue stesse parole, ci ravviva e ci rinnova.


Speciale Fiducia 2018

IL DESIDERIO GRANDE DI VIVERE LA GIOIA DEL VANGELO

Diego Del Fa

Discorso al pranzo della Festa della Madonna della Fiducia ccellenza Reverendissima, caro don Angelo, cari vescovi, e ex alunni tutti che vivete la gioia per il vostro anniversario di ordinazione, buongiorno e buona festa della Madonna della Fiducia! Mi chiamo Diego, ho 25 anni e faccio parte della classe del quinto anno. Credo che possiate capire il mio imbarazzo e il mio timore nel rivolgervi questo saluto, ma lo faccio volentieri in quanto desidero brevemente manifestarvi i sentimenti che abitano nel mio cuore e nel cuore dei miei amici e compagni, come tante volte, in momenti di condivisione e di confronto sincero, ho potuto constatare. E’ stato tanto importante in questi anni di formazione, e lo è tutt’ora, condividere la quotidianità con sacerdoti che attraverso il loro esempio e la loro testimonianza mi hanno aiutato e mi aiutano a osservare la realtà con gli occhi della verità, a comprendere la bellezza e le fatiche del ministero al quale il Signore sembra, per un dono grande della sua misericordia, mi stia chiamando. Sono entrato in seminario con molti ideali legati alla figura del prete, e l’esperienza di questi anni di servizio pastorale in diverse realtà della nostra diocesi di Roma mi ha aiutato a concretizzarli e renderli più veritieri. Ma l’esperienza più bella, che faccio quotidianamente, è osservare e prendere sempre più consapevolezza di come ci sia un grande bisogno di persone che vivano realmente il Vangelo, in tutta la sua semplicità e ricchezza, perché questo è ciò che più tocca il cuore delle persone alle quali siamo mandati. E questi testimoni sono preziosi, permettono di scavare dentro e fanno interrogare, e pongono nel cuore il desiderio grande di vivere la gioia del Vangelo. Poco meno di una settimana fa abbiamo ricordato il dodicesimo anni-

E

versario della morte di uno di questi grandi testimoni, don Andrea Santoro: qualche giorno prima di morire, nella sua ultima lettera da Trabzon, quasi come un testamento, ha scritto: «Il vantaggio di noi cristiani nel credere in un Dio inerme, in un Cristo che invita ad amare i nemici, a servire per essere “signori” della casa, a farsi ultimo per risultare primo, […] in un Dio che si fa agnello e si lascia colpire per uccidere in sé l’orgoglio e l’odio, in un Dio che attira con l’amore e non col potere, è […] un “vantaggio” che può sembrare “svantaggioso” e perdente, e lo è, agli occhi del mondo, ma è vittorioso agli occhi di Dio e capace di conquistare il cuore del mondo. Ci sarà chi voglia regalare al mondo la presenza di “questo” Cristo?». Questa domanda mi interpella in prima persona, c’è bisogno di essere immagine del modo di amare di questo Cristo, di imitare il suo stile di vita. In questo tempo provo a vivere questo insieme ai miei compagni di seminario, e proprio l’entusiasmo che avverto in questa mia comunità mi dice che questo è possibile! Grazie a tutti di cuore per essere qui oggi, in questo giorno di festa così importante. Mater Mea, Fiducia Mea!

23


Sursum Corda

BENVENUTO DON LUCIANO! l 20 gennaio 2018 è stato nominato Economo del nostro Seminario Mons. Luciano Caforio, presbitero della Diocesi di Roma e nostro ex alunno; subentra a Don Mauro Papaleo, diacono permanente, al quale esprimiamo la nostra più sincera e calorosa gratitudine per il servizio prestato nella nostra Comunità, con dedizione e zelo. Il nuovo Economo, Don Luciano, è nato a Latiano (BR) il 7 gennaio 1950; trasferitosi con la famiglia a Tolfa nel 1957, è entrato nel Pontificio Seminario Romano Minore nell'ottobre 1960. Dal 1968 al 1974 è stato alunno nel Pontificio Seminario Romano Maggiore e ha ricevuto l’Ordinazione sacerdotale il 22 marzo 1975. Il 1° gennaio 1978 è stato nominato parroco della parrocchia di San Giuseppe a Campo dell’Oro nella Diocesi di Civitavecchia; nel 1983 ha assunto l'incarico di coordinatore del Centro pastorale diocesano e, successivamente, è stato per un periodo Vicario Episcopale per la Pastorale. Dopo un periodo di collaborazione con il Movimento per un Mondo Migliore per l'animazione e il sostegno nella realizzazione di progetti pastorali, dall'ottobre 1989 Don Luciano è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia della Santissima Trinità in Civitavecchia. Dal 1993 al 1996 ha svolto l'incarico di Assistente spirituale presso l'Opera Romana Pellegrinaggi; il 14 settembre 1996 è stato nominato parroco di Santa Bernadette Soubirous nella

I

Diocesi di Roma, nella quale è incardinato dal 2000. Il 1° settembre 2004 è diventato parroco di Santa Maria del Carmine e San Giuseppe al Casaletto in Roma. Il 10 maggio 2008 ha ricevuto la nomina di Cappellano di Sua Santità. Il 10 ottobre 2017 Don Luciano è chiamato ad assumere l'incarico di Direttore dell'Istituto Interdiocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Roma e di Ostia. Dal 1° marzo 2018 ha iniziato una collaborazione nell'amministrazione del Capitolo Lateranense con il Camerlengo Mons. Enrico Feroci. Don Luciano si è inserito subito nella nostra Comunità, con semplicità e affabilità, facendosi apprezzare per la sua attenzione alle persone e alle situazioni. Gli auguriamo di cuore ogni bene ed un fecondo servizio alla Chiesa nel nostro Seminario. Buon cammino, caro Don Luciano!

Don Luciano mentre presiede l'Eucarestia in Seminario

Il 7 marzo 2018 Mons. Mario Cosulich, della Diocesi di Trieste, nostro ex-alunno, celebra il 75° anniversario di ordinazione sacerdotale, essendo stato ordinato il 7 marzo 1943. Auguri!

SCRITTI DI NOSTRI EX ALUNNI BELLINI A., Don Antonio Locatelli prete con la missione nel cuore, Gamba Edizioni, Verdello (BG), 2017. BELLINI A., Don Carlo Botta, il prete dei ragazzi di strada, Gamba Edizioni, Verdello (BG), 2017. FALBO G., Quaranta anni di Matrimonio con Santa Monica. Vita pastorale di un Parroco in una grande Parrocchia, Casa Editrice A.P.L., Roma, 2017. FAVALE A., Dio d'Israele e dei popoli, G&BP, Roma, 2016. JOSIA V., Il prete felice nonostante tutto, Mancini Edizioni, Edizioni CVS, Roma, 2018. SELVADAGI P., La domanda religiosa e i suoi interlocutori, EDB, Bologna, 2010. VIDE V. - VILLAR J. (EDS.), El Concilio Vaticano II. Una perspectiva teológica, San Pablo, Madrid, 2013.

24

Errata corrige Nel precedente numero del Sursum, a pagina 21, è stato omesso il nome del seminarista Simone Bellato, che fa parte della Classe di Quinto Anno.


In comunità

GIOVANNI XXIII: PADRE E PASTORE l 27 febbraio ci siamo ritrovati insieme ai seminaristi dell’Almo Collegio Capranica, per onorare Papa Giovanni XXIII, in seguito alla pubblicazione del libro: Un fratello diventato padre, del nostro ex alunno Mons. Rinaldo Donghi. Tra gli ospiti convenuti, il Cardinale Raffaele Farina sdb, Mons. Paolo Selvadagi, Mons. Enrico dal Covolo, i Canonici della Basilica Lateranense. Ad aprire la serata è stato il prof. Nicola Ciola, che ha ricordato l’impegno del Papa a fare del Laterano il “cuore pulsante” della Diocesi di Roma, sottolineando la particolare attenzione dimostrata per la Diocesi e per la sua Cattedrale. Dopo l’intervento di Mons. Ciola, vi è stata l’ introduzione alle Relazioni da parte di Mons. Paolo Selvadagi, il quale ha messo in evidenza come il nostro Santo ebbe a “conquistarsi la simpatia e l’affetto del mondo intero”; egli fu disponibile allo Spirito Santo, convocando il Concilio “affidandosi all’agire di Dio che opera nella storia”. Il primo Relatore, don Ezio Bolis, Presidente della Fondazione Giovanni XXIII, nostro ex alunno, non è riuscito ad essere presente e ha inviato un filmato inedito su Papa Giovanni. Abbiamo ascoltato le Relazioni dello storico don Maurilio Guasco, dell’Autore del testo presentato, Mons. Rinaldo Donghi, e di Mons. Gildo Manicardi, rettore dell’Almo Collegio Capranica. Il prof. Guasco ha sottolineato il sapiente uso delle agende di Papa Giovanni da parte dell’Autore del libro considerato; ha altresì mostrato l’ottimismo bonario del Santo Padre, raccontando numerosi episodi della sua vita e del suo ministero. Don Rinaldo Donghi ha condiviso l’intento della sua Opera, che è stato anzitutto quello di rendere omaggio ad un Santo, proponendone l’esempio tramite il racconto della vita così come traspare in particolare dalla agende personali; da esse si ricava l’immagine di un santo che fu

I

Michele Ferrari

“padre e pastore”, desideroso di essere santo amando il gregge a lui affidato. Quella di Giovanni XXIII “fu una santità quotidiana” - commenta l’autore - egli, infatti, “considerò tutta la sua vita come un servizio a Dio”. Sono stati messi in rilievo in particolare il suo impegno nella predicazione, nella formazione sacerdotale e soprattutto il suo cercare in ogni cosa la

volontà di Dio. Ha concluso la serata Mons. Gildo Manicardi, il quale ha evidenziato un insegnamento di Giovanni XXIII per la formazione sacerdotale: coltivare amicizie sacerdotali significative. In tal senso, Mons. Manicardi ha auspicato una condivisione feconda tra il Seminario Romano e il Capranica, specialmente in vista del futuro ministero pastorale nella Diocesi di Roma.

25


Sursum Corda Simone Catana

ROMANI PER ROMA Due giorni all’insegna della “diocesanità” l 27 e il 28 marzo i seminaristi romani del nostro Seminario sono stati impegnati in una esperienza di fraternità, che quest’anno ha riguardato alcuni aspetti culturali e sociali della nostra Diocesi. La prima giornata è stata caratterizzata da un incontro in seminario con alcune figure istituzionali coinvolte nella vita pubblica della città. Tra questi padre Vittorio Trani,

I

26

da oltre trent’anni cappellano nel carcere di Regina Coeli, che ha evidenziato come la salvaguardia e la cura della dignità umana del detenuto siano elementi irrinunciabili, per rispondere a quell’esigenza di riabilitazione e reintegro nella società garantito dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Un’esperienza pastorale definita da padre Vittorio “unica”, anche per il carattere peculiare di “prima accoglienza” che ricopre il carcere romano e che si intreccia profondamente con la lunga e radicata storia criminale della Capitale, come ricordato, nel suo intervento, da Sandro di Loreto,

magistrato da oltre 37 anni e attualmente in servizio presso la Corte d’Appello di Roma. Il dott. Di Loreto ha ripercorso l’evoluzione criminale di Roma, partendo dalle sue periferie dove, molto spesso, il degrado sociale è l’habitat naturale per la nascita di un’illegalità diffusa e generazionale, uno stile di vita a cui è difficile sottrarsi, soprattutto per le nuove generazioni. Il ruolo pastorale della Chiesa, tramite soprattutto la presenza sul territorio delle parrocchie, ha svolto e svolge tutt’ora un ruolo importante per far fronte a quell’emergenza formativa e culturale che sembra non avere fine. Un problema di “riconoscimento umano” ai più deboli che molto spesso viene disconosciuto, come ha ricordato Alberto Farneti, da 25 anni in Caritas, che sfocia in una mortificazione delle persone povere divenendo, a volte, la causa stessa del fenomeno criminoso. Il pomeriggio ha visto la visita alla Comunità di S. Egidio a Trastevere, una realtà protagonista da molti anni della vita sociale di Roma e non solo. Presente in 70 paesi nel mondo,la comunità, che quest’anno festeggia il suo 50° anniversario, ha contribuito alla crescita umana ed evangelica di decine di generazioni, ricoprendo a volte un ruolo decisivo per la risoluzione diplomatica di conflitti internazionali. Guidati dal viceparroco Don Marco, i seminaristi hanno partecipato alla Veglia di Preghiera per i martiri cristiani di tutto il mondo, per poi cenare tutti insieme all’osteria gestita dai ragazzi della Comunità, con piatti tipici della cucina romana che hanno dato ancora più “gusto” a questa serata nel cuore di Roma. Il secondo giorno è stato dedicato interamente all’aspetto culturale ed artistico, iniziando con la visita di uno dei monumenti simbolo della “città eterna”. Appuntamento dopo colazione alla volta dell’anfiteatro più famoso del mondo, armati di cuffiette


In diocesi

distribuite dalla nostra guida turistica Isabella; i seminaristi hanno affrontato un piccolo ed emozionante viaggio nel tempo. Costruito in poco più di 15 anni sui resti di un lago artificiale voluto da Nerone per la sua “domus”, il Colosseo si erge su un sistema di archi e corridoi radiali che conducono lo spettatore di ogni epoca dai cunicoli esterni verso gli spalti interni. Una volta giunti all’interno, uno sguardo attento può scorgere una croce lignea di circa 3 metri che si eleva all’altezza dell’arena, posta in epoca successiva da Papa Benedetto XIV, con la quale consacrò il Colosseo ai martiri cristiani, come per ricordarci,in fondo, che quell’arena ai nostri piedi, più che offrire uno “spettacolo”, è stato un luogo di morte per quasi 4 secoli. Dopo la suggestiva camminata lungo i Fori romani e la visita al Carcere mamertino, il vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, Mons. Daniele Libanori sj, ha accolto l’intero gruppo di seminaristi per il pranzo nella Chiesa di San

Giuseppe dei Falegnami, ai piedi del Campidoglio, per guidarli poi nel pomeriggio all’ultima tappa della giornata. La Chiesa del Gesù, costruita a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, rappresenta un importante connubio di stili tardo rinascimentali e barocchi, con intarsi e affreschi dell’una e dell’altra corrente. La compostezza del Rinascimento sposa composizioni barocche e dà luogo ad un’esplosione di luce ed ordine, che conduce il fedele in un ideale passaggio dal “buio” del mondo esterno alla “luce” della Chiesa interna. Al termine di questi due giorni, ritornando in seminario, il pensiero di alcuni volgeva con tenerezza a San Giovanni Paolo II, che, mosso da affetto per la nostra città, ci ricordava: “semo romani damose da fa!”; non possiamo che accogliere questo invito, fiduciosi che, sotto lo sguardo di Maria “salus” del popolo romano, stiamo già scrivendo un piccolo pezzo di storia della nostra amata Diocesi.

27


Sursum Corda Alessandro Caserio

NON STANCATEVI DI ESSERE MISERICORDIOSI e Ordinazioni presbiterali sono da sempre un momento di grande festa e di singolare commozione. I nostri diaconi Emilio Cenani, Gabriele Nasca, Massimo Cunsolo, Michele Ferrari e Renato Tarantelli Baccari, insieme ad altri diaconi del Collegio Diocesano Redemptoris Mater, della Famiglia dei Discepoli e dell’Opera Don Orione, domenica 22 Aprile 2018 hanno ricevuto l’immenso dono del presbiterato. Nell’eccomi di ognuno di loro ha risuonato l’abnegazione alla volontà di Dio che ci conosce, ci ama e ci chiama per nome e si è manifestato il desiderio di diventare in tutto dei servi del Signore. Ogni istante della Celebrazione Eucaristica è stato occasione di preghiera e di contem-

L

28

plazione del mistero che si stava manifestando davanti ai nostri occhi e su questa linea l’Omelia di Papa Francesco è stata un momento chiave per comprendere con maggiore profondità il dono che i nostri fratelli stavano per ricevere. Papa Francesco ha esordito ricordando come Gesù è il solo Sommo Sacerdote del Nuovo Testamento, e in Lui tutto il Popolo di Dio è costituito popolo sacerdotale. La riflessione è continuata con la descrizione dei compiti a cui sono chiamati i presbiteri; in particolare il Papa ha sottolineato che “con il Sacramento della Penitenza rimetterete i peccati nel nome di Cristo e della Chiesa”, aggiungendo: “e qui mi fermo per chiedervi: per favore, non stancatevi di essere mise-


In diocesi del Seminario ha partecipato all’emozionante Celebrazione Eucaristica presieduta da don Renato e concelebrata dagli altri quattro novelli sacerdoti insieme ai formatori del Seminario e ad altri ex-alunni. Un momento significativo di quanto vissuto sono stati indubbiamente i ringraziamenti espressi a nome di tutti da parte di don Emilio, che ha evidenziato come gli anni trascorsi in seminario siano stati una benedizione da parte di Dio e di come ora, da presbitero, sente il desiderio di poter restituire a tutte le persone che incontrerà

ricordiosi. Pensate ai vostri peccati, alle vostre miserie che Gesù perdona. Siate misericordiosi”. Papa Francesco, con i suoi gesti e le sue parole semplici, ha indubbiamente fatto sentire la sua vicinanza e la sua paternità a ognuno dei 16 ordinandi presbiteri, segno e manifestazione dell’amore del Padre per ogni suo figlio. Dopo la Santa Messa con il rito dell’Ordinazione presbiterale, la festa è continuata nelle singole parrocchie dove i novelli presbiteri hanno presieduto per la prima volta l’Eucaristia e dove ognuno di noi ha potuto sperimentare come le comunità parrocchiali si siano strette intorno a loro, a formare un grande abbraccio, segno di gratitudine per la loro presenza e testimonianza. Lunedì 23 Aprile tutta la Comunità

nella sua vita la benedizione che lui per primo ha ricevuto. Dare la vita per i fratelli, per amore del Signore, è un’avventura straordinariamente bella e affascinante; donarla totalmente per seguire il Signore e per amore di tutti, senza tenere nulla per sé, è la cosa più grande che possa capitare. Carissimi don Emilio, don Gabriele, don Massimo, don Michele e don Renato, auguri di cuore!

29


Sursum Corda George Bogdan

SCOMPARIRE PER SERVIRE!

he bello scomparire per servire. Spero che diventi il motto della vostra sequela. Scomparire per servire!». Queste sono alcune parole che il nostro Mons. Angelo De Donatis, Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ha rivolto in occasione delle ordinazioni diaconali a San Giovanni in Laterano, sabato 12 maggio 2018 nella solennità dell’Ascensione. Queste ordinazioni hanno portato due novità, che hanno coinvolto il nostro Seminario Romano: in primo luogo, è stata anticipata la data delle ordinazioni da ottobre a maggio, permettendo ai nuovi diaconi di vivere un tempo più lungo di servizio prima dell’ordinazione presbiterale; in secondo luogo, sono stati ordinati nella Cattedrale di San Giovanni non solo i seminaristi della diocesi di Roma, ma anche quelli di altre diocesi, che concluderanno la formazione presso il seminario, permettendo loro di vivere l’ordinazione insieme ai compagni con cui hanno camminato durante questi anni. Dei 22 diaconi ordinati, 4 provengono dal nostro seminario: don Alessandro Caserio, della diocesi di Roma, don Michele Ciardo, della diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, don Johnny Joseph, della diocesi di Hinche (Haiti) e don Francesco Vangeli, della diocesi di Nardò-Gallipoli. Alla luce delle letture della solennità

«C

30

dell’Ascensione, don Angelo ha dato alcuni consigli preziosi: ha invitato gli ordinandi a tenere viva la speranza del ritorno del Signore: «Aiutate anche con un po’ di umorismo - non dimentichiamo che è un segno di santità - a demitizzare le cose gigantesche, le urgenze, le ansie, per ricordare che ciò che conta è un amore che spera il ritorno del Signore»; ha sottolineato l’origine del diaconato quale dono del Signore: «Carissimi candidati, a voi il Signore vittorioso che ascende al trono del Padre concede oggi il dono della diaconia, il dono del servizio compiuto a Suo nome e nel Suo nome. Questo dono non proviene dalla vostra vittoria, proviene dalla Sua vittoria, ed è dato per l’edificazione del corpo della Chiesa, non per accrescere voi stessi, non per accrescere il vostro prestigio, la propria cerchia ristretta. Veramente, siate servi!». Don Angelo ha specificato che il diacono è il servo della Parola ripetendo la formula della consegna del libro dei Vangeli: «Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l’annunciatore: credi sempre a ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni». Con tanta gioia nel cuore per i nuovi diaconi, preghiamo per il loro ministero, augurando che vivano costantemente alla presenza del Padre.


In Pace Christi

FELICE DI ESSERE PRETE Omelia tenuta da S.E.R. Angelo De Donatis, Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma, in occasione della Messa esequiale di Mons. Eutizio Fanano, ex alunno, Rettore del Seminario dal 1969 al 1978. Cappella del Pontificio Seminario Romano Maggiore, 4 giugno 2018 ella sua seconda lettera S. Pietro insiste sulla coto con quella sua frase che amava dire: “ti voglio benoscenza: “La sua potenza divina ci ha fatto done, tu per me sei Gesù Cristo!”. Verso la fine della vino di ogni bene … mediante la conoscenza di Colui ta l’ha detto sempre con più forza e convinzione: “ti che ci ha chiamati”. voglio bene”. Hai avuto tanti alunni? Quanti? Non lo E ancora: “Mettete ogni impegno per aggiungere alla so. Ne hai avuti tanti e ti hanno voluto bene? Si, ma mi vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conohanno voluto bene perché io ho voluto bene a loro! La scenza la temperanza”. La conosua paternità si è manifestata nelscenza è grazia a cui bisogna esla capacità di sdrammatizzare. sere aperti e che richiede purezQui c’è un punto profondo della za di cuore, disponibilità a Dio, sua vita di fede: chi ha un padre che “ci ha donato i beni grandisnel cielo sa ridere delle cose delsimi e preziosi che erano stati la terra; non si è mai permesso il promessi, perché diventaste lusso di scoraggiarsi, di sentirsi scrive Pietro - partecipi della naabbandonato. tura divina”. Che cosa significa È proprio vero: l’umorismo è il “essere partecipi della natura diprivilegio divino delle persone vina?” Significa essere partecipi amate. La comunità del seminadell’amore divino, in opposizione rio, in un momento di forte camall’egoismo, alla brama di possebiamento come gli anni in cui lui dere…. è stato rettore, ha retto perché lui Nella luce di questa parola don ha saputo smitizzare, far sorrideEutizio ci lascia una testimonianre, ha sgonfiato le tensioni con le za di vita luminosa. battute! La potenza divina gli ha donato L’umorista cristiano sa una cosa tutto quello che è necessario per semplicissima: “solo Dio è buouna vita vissuta santamente. Ha no”. L’umorista cristiano non è avuto beni grandissimi e preziouno che nasconde i problemi sotDon Eutizio insieme con il nostro Rettore don Gabriele si. Pensiamo al dono della sua to il tappeto ma colui che dopo famiglia, della sua carissima mamma Rosa di cui paraver dato un nome di verità alle cose è capace di rilava spesso… pensiamo al dono della sua fede dimensionarle alla luce dell’eternità, di distanziarsene profonda, matura, gioiosa. E alla fede si è aggiunta la e sentirsene libero. L’umorismo è - dunque - un volto virtù. Le sue virtù umane le abbiamo conosciute tutcon due occhi: la verità e il pensiero del paradiso… ti: persona equilibrata e serena, positiva e solare, racdon Eutizio lo sapeva benissimo. comandava che il prete fosse autenticamente uomo, Il Vangelo ci ricorda che la promessa di Dio non terche avesse equilibrio affettivo, onestà, correttezza, mina a causa della durezza del cuore dell’uomo: il sensibilità, cordialità. suo regno ha un’apertura senza confini e ognuno Le virtù cristiane: unione con Dio, carità sincera, senpuò farne parte nella misura in cui vive questo dono so della Provvidenza, speranza profonda, correttezza. nell’umiltà e nella fedeltà. Anzi, e qui sta il paradosMi piace sottolineare che abbiamo goduto di una vera so della logica di Dio, proprio quel figlio ucciso fuopaternità che ci ha donato gratuitamente. Amava mari della vigna diventa la roccia su cui si costruisce nifestare il suo affetto: quante volte abbiamo scherzaun’alleanza che non sarà mai distrutta: “la pietra

N

31


Sursum Corda che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo”. Dio sceglie proprio ciò che gli uomini scartano, Dio è vicino a ciò che è piccolo, ama ciò che è perduto, ciò che è debole, spezzato. Lui ha detto “sì” a questa logica, l’ha incarnata, l’ha vissuta fino in fondo e per questo è diventato pietra sicura, forte, indistruttibile: perché si è affidato alla fedeltà di Dio, perché ha la forza dell’umiltà, della pazienza, della mitezza. Don Eutizio non ha avuto paura di inoltrarsi in questo stesso solco, in questo sentiero, fino all’ultimo istante della sua vita, e penso che la sua preghiera sia ancora quella del Salmo: “Mio Dio in te confido”! Ricordiamo la sua grande venerazione a Maria: sicuramente alla Madonna della Fiducia, ma invocava anche tanto la Madonna dell’Equilibrio. Mater Mea, Fiducia Mea.

Riflessione per il mio Giubileo Sacerdotale Sono prete da 70 anni e sono un uomo felice ed un prete ancora più felice: Non mi basterà l’eternità per ringraziare il Signore per questo dono inestimabile con cui ha contrassegnato la mia vita. S. Paolo scrivendo al discepolo Timoteo gli diceva: Ravviva il carisma che ti è stato dato con l‘imposizione delle mie mani. Devo confessare che questa presa di coscienza è sempre stata presente in me, anzi è andata aumentando man mano che venivano a moltiplicarsi le responsabilità e le esperienze pastorali: 6 parrocchie 2 seminari come rettore, e altre numerose attività pastorali. Proprio per questo nella molteplice realtà della vita sacerdotale mi sono sentito realizzato sia come uomo sia come cristiano. Questa profonda convinzione mi ha aiutato a vivere con sano ottimismo tutte le vicende della mia vita, relativizzando persone e situazioni. Non sono certo mancate difficoltà e sofferenze fisiche e morali: 8 operazioni, umiliazioni ed incomprensioni, abbattimenti e delusioni, scoraggiamenti e tentazioni, ma non mi è mai mancato l’aiuto della preghiera e delle amicizie sincere e profonde di sacerdoti e laici, e soprattutto l’abbandono filiale nella Madonna e nel Buon Dio. Un grande aiuto ed un grande sostegno nella mia vita l’ho trovato nella profonda convinzione di essere diventato prete non per me ma per i fratelli, di vivere la mia Missione in persona Cristi amando gli altri NON PER amore di Gesù, ma CON l’Amore di Gesù. Cari amici l’avrete sentito ripetere tante volte, ma permettetemi di testimoniarlo con la mia esperienza di 70 anni di sacerdozio. La Messa per il prete è tutto!! E’ l’incontro fondamentale e orientativo di tutta la giornata, è l‘incontro reale con Gesù vivo e vero, con Gesù vero uomo e vero Dio, Gesù ti conosce, ti comprende, ti ama Gesù entra nelle fibre più intime del tuo cuore, entra nella tua esistenza, ti accompagna per vivere i tuoi problemi, le tue preoccupazioni, le tue gioie, le tue sofferenze. Questo è stato per me essere prete. Infine l’amicizia!! L’amicizia di tanti confratelli sacerdoti, di tanti fratelli e sorelle laici, credenti e non credenti che mi hanno aiutato nelle ore liete e meno liete, e ancora mi sono vicini con il loro calore, la reciproca comprensione e condivisione di valori e di ideali. Non finirò di ringraziare il Signore per questo inestimabile dono dell’ amicizia. E dopo una giornata movimentata e stanca come sono le ordinarie giornate in Parrocchia poter concludere abbandonandosi serenamente come un bambino nelle braccia della sua mamma, sussurrandole la cara dolce invocazione “Mamma mia fiducia mia”. Credete è motivo di pace, di gioia di sereno conforto. E’ la grazia augurale che invoco per tutti voi!! Don Eutizio

32


In Pace Christi

MONS. MICHELE CASTORO: UNA SCIA LUMINOSA

Domenico Cornacchia

S.E.R. Mons. Domenico Cornacchia, Vescovo di Molfetta - Ruvo - Giovinazzo - Terlizzi, traccia un breve profilo di S.E.R. Mons. Michele Castoro, nostro ex alunno, deceduto il 5 maggio scorso

arissimi amici, mi è stato chiesto di scrivere un breve profilo della vita di S. E. Mons. Michele Castoro, venuto a mancare lo scorso 5 maggio nell’Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, in San Giovanni Rotondo, dopo una lunga malattia. Non mi è stato facile riportare qui, di seguito, ricordi, aneddoti, episodi tristi e lieti della sua vita, alla quale la mia esistenza è legata sin dalla nostra infanzia. Siamo stati chierichetti della stessa parrocchia in Altamura, nostra Città natale; abbiamo studiato nel medesimo periodo presso il Seminario Arcivescovile di Bari e il Seminario Romano Maggiore; da sacerdoti abbiamo condiviso tanti momenti di impegno pastorale e di svago; da veri e fraterni amici ci siamo sempre consigliati e sostenuti a vicenda. Per apprezzare lo spessore della personalità umana e sacerdotale di don Michele, basterebbe ascoltare coloro che, numerosi, hanno preso parte alle varie celebrazioni di commiato. Una scia luminosa il nostro fratello Michele ha lasciato nella vita di ciascuno di noi. Mi piace attribuire a lui quanto il Cardinale Capovilla diceva di Papa Roncalli: “Ha ricevuto tanto dal Signore, ha dato tutto al prossimo”. Quello che il Signore ha elargito a don Michele, intelligenza, volontà, memoria, garbo nei tratti, eleganza nel rapportarsi con il prossimo, grande equilibrio nel saper mediare le cose delicate e difficili, è stata una continua opportunità per favorire gli altri, specie chi non ce la faceva o era in particolari necessità. Egli viene ricordato con grande simpatia dagli alunni

C

del Liceo dove ha insegnato Religione cattolica, dalle persone che lo ascoltavano, così come da quanti si accostavano a lui per la Confessione, la direzione spirituale o semplicemente per un saluto. Pur ricoprendo un ruolo importante nella Chiesa, nessuno mai soffriva soggezione dinanzi a lui. Tra i ricordi relativi all’ultimo periodo della sua vita, quello della malattia, vi è

l’incontro avuto il 17 marzo scorso con Papa Francesco in visita a San Giovanni Rotondo. Mons. Michele sembrava essere in grande forma. Chi lo vedeva, non poteva immaginare che sarebbe finito di lì a poco più di un mese. Egli ha saputo gestire bene lo stato molto precario della sua salute. Ricoverato nel reparto ospedaliero insieme agli altri ammalati, voleva ricevere tutti, specie i suoi sacerdoti. Per tutti i degenti che poteva ancora vedere e visitare, nel medesimo reparto, aveva la parola opportuna, rassicurante e consolante. Nell’ultimo periodo, mi sono recato sovente a rendergli visita.

33


Sursum Corda Davvero commovente per me è stato ciò che una dottoressa mi disse un giorno: “Eccellenza, la sua venuta è la migliore terapia per Mons. Michele”. Confesso che era molto più ciò che egli dava, di quanto riceveva. Anch’io, in quelle settimane, dovevo far fronte ai preparativi della venuta del Santo Padre a Molfetta. Tuttavia, mi sono sempre più adoperato per poter essere accanto al pastore, amico e fratello Michele. Vi confesso di non essere riuscito a trattenere le lacrime quando egli attribuiva a

noi due l’espressione molto bella dei padri della Chiesa Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno (IV sec.): “Ci siamo voluti bene, ci siamo sempre aiutati, siamo stati vicini nella gioia e nel dolore. Siamo stati un’anima in due corpi”. Davvero Mons. Castoro è morto santamente, come santamente, gioiosamente ed umilmente è vissuto. Alla Madonna della Fiducia affidiamo questo nostro fratello, amico e maestro, affinché sia annoverato tra i giusti, nel Regno del Signore Risorto.

In Pace Christi Abbiamo ricevuto notizia della morte di questi ex-alunni: In data 22 dicembre 2017 è venuto a mancare mons. Gabriele Miola, della Diocesi di Fermo, nato il 19 febbraio 1934 ed ordinato prete il 22 marzo 1958. Il 25 dicembre 2017 è deceduto mons. Antonio Nicolai, della Diocesi di Roma, nato il 15 dicembre 1938 e ordinato sacerdote il 18 marzo 1962. In data 6 gennaio 2018 è deceduto don Arturo Luis Uzcategui Serrano, della Diocesi di Valencia (Venezuela), nato il 21 maggio 1962, ordinato prete il 18 agosto 1989. In data 17 febbraio 2018 è morto mons. Mario Ramaccioni, della Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, nato il 5 gennaio 1931 ed ordinato sacerdote il 27 aprile 1958. In data 12 marzo 2018 è deceduto mons. Antonio Rosato, della Diocesi di Brindisi, nato il 5 dicembre 1936 ed ordinato sacerdote il 17 marzo 1963. In data 5 aprile 2018 è deceduto don Renato Cupini, della Diocesi di Roma, nato il 20 settembre 1940 ed ordinato sacerdote il 16 febbraio 1995. In data 5 maggio 2018 è deceduto S.E.R. mons. Michele Castoro, Arcivescovo della Diocesi di ManfredoniaVieste-San Giovanni Rotondo, nato il 14 gennaio 1952, ordinato prete il 6 agosto 1977 e consacrato vescovo il 25 giugno 2005. Il 2 giugno 2018 è andato alla Casa del Padre Mons. Eutizio Fanano, Canonico di San Pietro in Vaticano, nato il 19 luglio 1922 e ordinato sacerdote il 15 giugno 1946. Don Eutizio è stato nostro Rettore dal 1969 al 1978.

Requiescant in Domino Si prega di comunicare alla Redazione del Sursum Corda la notizia della morte di ex-alunni di cui si venga a conoscenza.

34


LE GITE DELLE CLASSI

Primo anno al Monte Argentario Secondo anno all’Isola d’Elba

Terzo anno a Perugia, Assisi e Foligno

Quarto anno a San Vito dei Normanni, Barletta e Bridisi

Quinto anno a Ravenna

Sesto e Settimo anno a Scutari


Sursum corda 2 2018  
Sursum corda 2 2018  
Advertisement