Page 1


Sursum Corda Grazie, amici benefattori! Sig.ra Fernanda Vinci Filippini; Sig. Alessandro Cupini; Mons. Richard Malone; Parrocchia Sacro Cuore di Gesù; Parrocchia San Cirillo Alessandrino; Parrocchia Santa Maria Causa Nostrae Laetitiae a Torre Gaia; Parrocchia Beata Teresa di Calcutta; Parrocchia Santa Maria Assunta; Parrocchia Sacro Cuore a Ponte Mammolo; Parrocchia San Saturnino; Parrocchia Santa Maria del Buon Consiglio.

CONTO CORRENTE POSTALE SEMINARIO n. 38198008 Intestato a Pontificio Seminario Romano Maggiore 00184 Roma - Piazza S. Giovanni in Laterano, 4 IBAN IT70 JO76 0103 2000 0003 8198 008 BIC - SWIFY BPPIITRRXXX

SURSUM CORDA Redazione: Mario Pangallo, Cristiano Patrassi, coordinatori. Davide Giancola, Antonio Panico, Cosimo Porcelli. Hanno collaborato a questo numero: Simone Bellato, Leonida Giovanni Buonocore, Lorenzo Colombo, Matteo Colucci, Renzo Del Vecchio, Gabriele Faraghini, Francesco Galluzzo, Giuseppe Massaro, Mario Mesolella, Attilio Nostro, Renato Pani, Antonio Panico, Giuseppe Pulcinelli, Paolo Ricciardi, Gualtiero Sigismondi, Antonio Spadaro. In copertina: elaborazione grafica del “Banchetto nuziale” (1568) - olio su tavola Pieter Bruegel il Vecchio, Kunsthistorisches Museum di Vienna

Anno CIII - n. 1-2019 www.seminarioromano.it Seguici su: Direttore Editoriale: Gabriele Faraghini Direttore Responsabile: Davide Martini Rivista semestrale del Pontificio Seminario Romano Maggiore Piazza San Giovanni in Laterano, 4 - 00184 Roma Tel. 06.698621 - Fax. 06.69886159 E-mail: sursum@seminarioromano.it Spedizione in Abbonamento Postale - c/c p. 30360002 Registrazione del Tribunale di Roma - N. 11581 del 22.V.1967 Progetto grafico e impaginazione: Bruno Apostoli - info@brunoapostoli.it

Finito di stampare nel mese di Dicembre 2018 MANCINI EDIZIONI s.r.l. - Via Tasso, 96 - 00185 Roma - Tel. 06.45.44.83.02 - Cell. 335.5762727 - 335.7166301 - E-mail: info@manciniedizioni.com


GUARDARE I GIOVANI CON GLI OCCHI DI GESÙ arissimi, in questo numero del Sursum Corda, oltre a raccontarvi la vita del nostro Seminario perché possiate anche voi sentirvi partecipi di ciò che facciamo, volevamo fermare la nostra attenzione sul Sinodo dedicato ai giovani e al discernimento. Giovani e discernimento sono due parole che in fondo descrivono il Seminario e il suo senso. I giovani che vivono qui non sono extraterrestri e non vogliono certo essere considerati “fuori dal normale”; vivono tutte le tensioni, le speranze, le fatiche di ogni giovane…anche se ascoltando Gesù cercano di essere “nel mondo” senza essere “del mondo”. Sono giovani che sentono in particolare la profondità della parola “discernimento” e cercano con tutte le forze, con tutto il cuore e con tutta la mente di seguire Gesù lì dove Egli li chiama. Papa Francesco nella lettera d’indizione del Sinodo li invita, sull’onda delle parole che Dio ha rivolto ad Abramo a: “uscire per lanciarvi verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso vi accompagna”. E li assicura che: “pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, delle vostre sensibilità, della vostra fede. Come possiamo ascoltare veramente i giovani senza organizzare noi la loro vita? Me lo chiedo spesso…soprattutto ora che nel mio orizzonte, praticamente vedo solo questi giovani. Ho trovato bello un episodio in “Don Camillo e i giovani d’oggi” di Guareschi, nel quale il protagonista si trova a confessare la sua terribile nipote chiamata “Cat“ (diminutivo di Caterpillar): Don Camillo chiese mentalmente aiuto al Cristo: “Signore, aiutatemi: è la prima volta che mi capita di confessare il demonio in persona. Che cosa posso fare?”. “Don Camillo” rispose la voce lontana del Cristo: “Bisogna sapere se la ragazza è pentita oppure no. Tutto dipende da questo”. “Figliola” domandò don Camillo a Cat “sei pentita di quello che hai fatto?”. “Nemmeno per sogno” disse la pestifera. “Io non mi pento mai quando agisco bene!”. “Signore, avete sentito? Nessun pentimento!”. “Esattamente ciò che speravo udire da lei” rispose il Cristo. “Ego te absolvo” gemette don Camillo “per penitenza ti recherai alla cappelletta dell’argine e reciterai davanti a quella sacra immagine della Madonna tre Pater, Ave e Gloria. Affrettati, figliola! Abbi pietà di un povero vecchio parroco di campagna che è dilaniato dallo spasmodico desiderio di riempirti la faccia di schiaffi!...” Guareschi mi suggerisce una bella risposta alla mia domanda: per ascoltare davvero i giovani occorre ascoltare Gesù e cercare di vederli con i Suoi occhi e non più con i nostri. Ci proverò. Buon cammino a tutti! Gabriele Faraghini

C

3


Sursum Corda

IN QUESTO NUMERO 22

5

Sursum Corda 3

Editoriale Gabriele Faraghini

4

In questo numero La Redazione

5

Camminare eroicamente dietro i passi di Cristo Paolo Ricciardi

7

Sinodalità della Chiesa e accompagnamento dei giovani Antonio Spadaro

11

Il mulinello dello Spirito Simone Bellato-Mario Mesolella

24

Nulla è impossibile a Dio Giuseppe Massaro

25

Frontiera digitale Renato Pani

In diocesi 26

Nella fraternità la benedizione del Signore Antonio Panico

27

Per essere un'unica famiglia nel presbiterio e nella diocesi Lorenzo Colombo

28

Essere discepoli di Cristo Gualtiero Sigismondi

31

“Il luogo sul quale tu stai è una terra santa!” Matteo Colucci

32

Incarichi pastorali La Redazione

Diario 12

Diario Giugno-Dicembre 2018 Antonio Panico

In comunità

4

26

In viaggio

18

Tenendo lo sguardo fisso su Gesù Francesco Galluzzo

33

"Ciao, sono don Franco" Attilio Nostro

19

Discernimento vocazionale e anno propedeutico Renzo Del Vecchio

34

Mons. Gabor Mohos vescovo Giuseppe Pulcinelli

35

Scritti ex alunni La Redazione

20

Presbiterio e Classi La Redazione

22

Estate: tempo di fraternità e di servizio Leonida Giovanni Buonocore

In Pace Christi 35

Ricordo di ex-alunni defunti La Redazione


“CAMMINARE EROICAMENTE DIETRO I PASSI DI CRISTO” Accogliendo con gioia la Canonizzazione di Paolo VI, ricordiamo con animo grato il santo Pontefice, che ha più volte visitato il nostro Seminario, con una bella riflessione di SER Mons. Paolo Ricciardi, nostro ex-alunno, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma. bbiate di Cristo l’appassionato amore, che di lui vi faccia discepoli, imitatori, seguaci, amici, testimoni, apostoli, servitori, come lo può e lo deve essere chi, col Sacerdozio, più d’ogni altro cristiano, alter Christus sarà chiamato e diventerà”. Queste parole di Paolo VI mi hanno accompagnato per anni, nel tempo della formazione e del sacerdozio. Mi tornano alla mente e al cuore, come fossero un ritornello imparato in seminario, lette forse su un vecchio Sursum. Di Cristo l’appassionato amore: Paolo VI parla a cuore aperto in un momento “storico”. È nella nuova Cappella, il 2 dicembre 1965, l’indomani della sua Dedicazione e pochi giorni prima della chiusura del Concilio. Mi ha sempre toccato la parola “Cristo” messa all’inizio e la forza che l’aggettivo “appassionato” dà all’amore per Lui. Ho imparato nel tempo che chi pronunciava queste parole era veramente il primo appassionato del suo Signore e della Chiesa. Quando morì il Papa, nel 1978, avevo dieci anni. Le mie emozioni di bambino in quell’anno si erano “allargate” al mondo in più occasioni, nell’arco di sette mesi, dal 16 marzo, giorno del sequestro Moro, al 16 ottobre, elezione di Giovanni Paolo II. Sono cresciuto nel ricordo di Paolo VI come fosse la memoria di un nonno legato alla mia infanzia, la cui testimonianza

Paolo Ricciardi

rimane viva, la presenza forte, la parola attuale. Una volta entrato in seminario, ne lessi una biografia, che mi conquistò. E scoprii altri tratti, parole e segni, come tessere di

“A

un mosaico che mi hanno mostrato il volto di un santo. Ora che la sua santità è stata proclamata al mondo, è bello e doveroso, come Seminario, rendere grazie al Signore per chi ha traghettato la barca di Pietro anche attraverso tempeste non indifferenti. Paolo VI incontrò la comunità del Seminario sei volte, nell’arco del pontificato. Nei suoi discorsi si ritrova un tono forte, mai scontato, e la testimonianza di una passio-

S. Paolo VI in visita al seminario con il rettore mons. Fanano

5


Sursum Corda ne gioiosa per Cristo e per la Chiesa che i seminaristi sono chiamati a vivere già nei tempi della formazione. E c’è uno sguardo che va oltre, verso altri giovani che Dio chiamerà. Il seminario – dice con forza nel 1964 – è una casa che attende altri chiamati: “Giovani, venite con noi; amici, veni-

S. Paolo VI incorona l'immagine della Madonna della Fiducia della Cappella Maggiore del Seminario

6

te qua; figli carissimi, è vostra, è per voi questa casa, questa casa di silenzio, di studio, di preghiera e di allenamento ascetico; è il luogo, dove forse il Signore, imperioso e mansueto, vi ha dato appuntamento e vi attende… sentite la divina chiamata? volete? venite?” Il 9 aprile 1967, giornata di preghiera per le vocazioni, il Papa, iniziando dal Seminario la visita pastorale della diocesi, si rivolge ai seminaristi e ai sacerdoti presenti, interrompendo più volte il discorso per parlare a braccio, rammaricandosi di non aver portato un dono ai seminaristi se non, con la croce, una esperienza di felicità che non ha pari: “Io ho un’infinita gioia da darvi, io ho una dolcezza incomparabile da offrirvi, io ho un’esperienza di felicità che nessuna

esperienza della vita umana e terrena potrebbe darvi. Io oso chiamarvi… perché so di non tradire la vostra vocazione alla vita e so appunto di dare, insieme alla croce di Cristo, una felicità che non ha confronti e non ha fine”. Pare poi di ascoltare il suo tono di voce che sapeva unire fortezza e poesia, quando scuote con commozione i sacerdoti presenti: “Diciamolo ad alta voce, noi sacerdoti: «Siamo felici!»; una felicità di cui non eravamo degni, che non abbiamo meritato e che ogni giorno ci è offerta nel rammarico di non poterla bere tutta, di non poterla gustare quanto è grande, di non poterla fare nostra quanto essa è disponibile”. Per la festa della Fiducia del 1971 il Papa tiene un lungo discorso. Sono anni di crisi del sacerdozio, di discussione sul celibato, di defezioni dal ministero. Il Papa non si scoraggia, ma invita a mettersi sotto la protezione della Madonna della Fiducia e a formare personalità che non si lascino “corrompere” dal mondo: “Procurate di dare un carattere forte, austero e diritto alla vostra condotta, date alla vostra esistenza, quando occorre, una capacità di resistenza severa, non «borghese», non molle, non distratta, non dissipata. Siate davvero energici... Bisogna camminare eroicamente dietro i passi di Cristo… è inammissibile che ci sia mediocrità, che ci sia dissipazione, che ci sia mollezza, che vi siano i pasticci di certe esperienze profane e mondane, nella vita del Seminario Romano”. L’ultima visita sarà il 9 gennaio 1977. Il Papa pranza con la comunità, lasciandola con un’immagine originale del Seminario: “…come un alveare, dove tutto si elabora, si trasforma. Si va, si vola e si pensa in un’attività instancabile e creatrice”. Occorrerebbe più spazio per parlare del legame del Papa con il Seminario. Ci basti sapere che fu un rapporto profondamente fiducioso e gioioso. In questo “alveare” lui ha saputo porre il miele della dolcezza – senza sdolcinature – con la sua umile presenza e con la sua forte parola, lasciando il dono di quella Gioia che ancora oggi, a distanza di decenni, riempie il cuore dei chiamati.


SINODALITÀ DELLA CHIESA E ACCOMPAGNAMENTO DEI GIOVANI

Antonio Spadaro

Padre Antonio Spadaro sj propone delle riflessioni circa il Sinodo sui giovani, raccolte per il “Sursum” dal nostro seminarista Mario Mesolella adre Spadaro, lei è stato nominato padre sinodale da Papa Francesco. Questa però non è la sua prima esperienza sinodale, vero? Ho partecipato al Sinodo per nomina pontificia. Avevo già partecipato ai due sinodi precedenti sulla famiglia. In questo senso ho cercato di vivere questa nomina come una occasione preziosa per sperimentare nuovamente l’universalità della Chiesa nel contesto sinodale e per dare il mio contributo ai lavori. Ho ricevuto anche la nomina di segretario per l’informazione. Anche questa attività è stata una esperienza impegnativa grazie alla quale però ho avuto modo di dialogare costantemente con il team della comunicazione vaticana presieduto dal nuovo Prefetto del Dicastero della Comunicazione, Paolo Ruffini. Un’esperienza davvero splendida e coinvolgente.

P

Chi sono i giovani? In una intervista a Thomas Leoncini il Papa ha detto che la giovinezza non esiste. Quando parliamo di giovinezza, inconsciamente, facciamo spesso riferimento ai miti di giovinezza. Esistono i giovani, appunto. I giovani non possono essere categorizzati come una «casta» a parte. E parlare di giovani dunque significa parlare dell’essere umano perché tutti lo siamo o lo siamo stati.

Qual è la tematica sinodale che ha avuto più presente all’inizio dell’Assemblea? L’Instrumentum laboris, cioè il documento di base su cui si è poggiata la discussione del Sinodo, si apre parlando del discernimento. In esso – si legge – «riconosciamo un modo di stare al mondo, uno stile, un atteggiamento fondamentale e allo stesso tempo un metodo di lavoro, un percorso da compiere insieme, che consiste nel guardare le dinamiche sociali e culturali in cui siamo immersi con lo sguardo del discepolo». Esso offre orientamenti per la missione non preconfezionati, ma frutto di un percorso che permette di seguire lo Spirito. Per Papa Francesco i due temi – giovani e discernimento –, sono sempre uniti: l’uno illumina l’altro. Occorre saperlo per comprendere il significato della scelta del tema dell’Assemblea dei Vescovi. C’è un tema che l’ha colpita in maniera particolare? Nella prima settimana di incontri i padri sinodali – tutti insieme o in gruppi linguistici – hanno discusso della realtà che è sotto i loro occhi nei diversi continenti. L’esperienza e il confronto sono stati spiazzanti. Mi ha colpito il fatto che la parola «inquietudine» sia stata molto usata. Nel Docu-

7


Sursum Corda mento finale risuona otto volte e in vari contesti. Con i suoi sinonimi è una delle parole chiave dell’intero documento. Credo dunque che sia importante valorizzare l’inquietudine propria dei giovani. Al di là di ogni altra considerazione, la Chiesa avverte l’istinto di felicità e di pienezza di chi si apre alla vita. Nelle nostre comunità talvolta prevale la tendenza a fornire risposte preconfezionate e ricette pronte, senza lasciar emergere le domande giovanili nella loro novità e coglierne la provocazione. A mio avviso è necessario accogliere e leggere bene le domande riconoscendo i segni dello Spirito. Non crede che la sua voce davvero universale sia un punto di forza unico della Chiesa? Senza dubbio. E – caso più unico che raro – la sfida della diversità culturale porta a scoprire non solamente le differenze, ma soprattutto i desideri comuni. Mano nella mano, giovani e pastori provenienti dai cinque continenti hanno attraversato insieme la Chiesa intera e il pianeta, pur con tutte le sue diversità persino di approccio ai problemi; hanno parlato delle grandi sfide del mondo, del presente e del futuro. Il Sinodo ha affrontato le novità dell’ambiente digitale, come pure temi cruciali quali le migra-

8

zioni e la mentalità abusiva da combattere con ogni mezzo. Ha parlato della famiglia e dei rapporti intergenerazionali, del corpo e dell’affettività, facendo emergere il desiderio di confronto che anima i giovani. Si è parlato del lavoro, del disagio sociale, delle persecuzioni, della partecipazione sociale, del ruolo della donna, dell’omosessualità. Quali sono le indicazioni che Papa Francesco ha rivolto ai padri sinodali nell’affrontare queste tematiche? Il Papa ha individuato alcune caratteristiche fondamentali dell’Assemblea sinodale che per lui sono particolarmente importanti: la prima è la condivisione onesta, coraggiosa e caratterizzata dalla parresia, che consiste anche nel «farsi voce di tanti giovani del mondo che non sono presenti». Ma il coraggio di prendere la parola non può essere vissuto senza vivere l’umiltà dell’ascoltare gli altri. Questo dialogo reale, ha detto il Papa, può portare anche a cambiare l’intervento che ciascuno ha preparato, modificando la propria opinione grazie a quanto ha ascoltato dagli altri. Francesco ha chiesto ai padri sinodali di sentirsi liberi di accogliere e comprendere gli altri e quindi di cambiare convinzioni e posizioni. Ha detto che questo è segno di grande maturità umana e spirituale.


Qual è, a suo giudizio, il messaggio che questo Sinodo intende affidare alla Chiesa e al mondo circa il discernimento vocazionale dei giovani d’oggi? La sfida vera è quella di fare compagnia ai giovani e di accompagnarli per aiutarli a porsi e a condividere tra loro le domande giuste, quelle vere, importanti, quelle fondamentali, davanti a un mondo diviso, al vuoto interiore e al loro desiderio di vita piena e felice. E anzi, il Sinodo – nella Lettera ai giovani – chiede ai giovani di farsi a loro volta compagni di strada dei più fragili, dei poveri, dei feriti dalla vita. Da qui, dunque, l’appello a che siano i giovani a mettersi al lavoro per restituire alla Chiesa quell’istinto di felicità e pienezza che la rende aperta al soffio dello Spirito. In un mondo in cui gli adulti sono in competizione con i giovani – con i loro stessi figli, se li hanno! –, il Sinodo ci ha parlato ancora di un’umanità alla ricerca di pienezza, che spera ancora, umilmente, nella promessa del futuro. Quello che dice parla anche del rapporto tra anziani e giovani. Uno dei giovani uditori sinodali, proveniente delle isole Samoa, ha detto che la Chie-

sa è una canoa in cui i vecchi aiutano a tenere la direzione interpretando la posizione delle stelle, e i giovani, in dialogo con loro, remano con forza. Il giovane è un profeta, ma può davvero profetizzare solo ascoltando i sogni di chi lo precede nel cammino della vita; sogni che egli fa sulla base delle sua lunga esperienza di vita. Da questo Sinodo quale prospettive per il cammino sinodale della Chiesa? Ecco, dopo un mese di incontri quotidiani, quello che appare chiaro: questo è stato un Sinodo sulla Chiesa, sulla sua missione, sul suo stile di accompagnamento e discernimento, in diretto collegamento con l’insegnamento del Concilio Vaticano II. È emerso con forza un metodo: prima di interpretare o fare delle scelte, bisogna ascoltare, bisogna riconoscere la realtà. Il processo sinodale è stato una grande antenna che ha intercettato i messaggi e le istanze dei giovani non con la freddezza dell’analista, ma con lo sguardo caldo e il cuore inquieto del discepolo. Nell’Aula sinodale è emersa una «Chiesa empatica», come ha detto un vescovo. Ed essa si è riflessa nel Documento finale. Insieme ai giovani, i pastori vogliono annunciare il

9


Sursum Corda

Maestro dove abiti Kees de Kort - opera 'segno' della fase preparatoria del sinodo

10

Vangelo non come un’istituzione che fornisce sempre una risposta preconfezionata già pronta – come ribadito dal Pontefice in un tweet inviato durante il Sinodo –, ma come la Parola che pone domande e fa ardere il cuore. Il Sinodo non è stato semplicemente un Sinodo tematico, su un argomento, cioè «i giovani».

E questo darà frutti nelle Chiese locali? È quello che speriamo, certo. I pastori che hanno fatto esperienza della sinodalità effettiva poi troveranno il modo per viverla nelle diocesi. Immagino che ai processi di discernimento comunitario delle Chiese locali partecipino famiglie, istituti religiosi, associazioni, movimenti e i giovani stessi,

Perché ci voleva un sinodo sui giovani per risvegliare la sinodalità della Chiesa? L’intuizione di Francesco è stata quella di scegliere un tema che avrebbe messo in moto dinamiche nuove. Ovviamente molte Conferenze episcopali hanno inviato vescovi giovani o che stanno a contatto diretto con i giovani. Sì, i giovani hanno risvegliato la sinodalità della Chiesa, una “sinodalità per la missione”, come si legge nel documento finale. I giovani hanno aiutato la Chiesa a riscoprirla. Non potevano che essere loro a farlo. I Padri sinodali hanno notato come la collegialità che unisce i vescovi tra loro e con il Papa si sia articolata e si sia arricchita della pratica effettiva della sinodalità che ha coinvolto i giovani. Essi, infatti, per ben due anni hanno partecipato attivamente ai lavori e alla riflessione sinodale.

ovviamente. La sinodalità deve essere incarnata nelle realtà diocesane, nel territorio, come più volte è stato detto in Aula. Così la Chiesa potrà essere spazio di dialogo e testimonianza di fraternità. Riflettere con i giovani ha aiutato a mettere a fuoco la forma sinodale della Chiesa, «partecipativa e corresponsabile, capace di valorizzare la ricchezza della varietà di cui si compone, accogliendo con gratitudine anche l’apporto dei fedeli laici, tra cui giovani e donne, quello della vita consacrata femminile e maschile, e quello di gruppi, associazioni e movimenti. Forte è stato pure l’appello alla presenza femminile negli organi ecclesiali a tutti i livelli, anche in funzioni di responsabilità, e della partecipazione femminile ai processi decisionali ecclesiali, ovviamente nel rispetto del ruolo del ministero ordinato.


IL MULINELLO DELLO SPIRITO e è vero che lo Spirito, come il vento, «soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va» (Gv 3,8a), allora, l’esperienza che stiamo per raccontarvi, ci è parsa come un “mulinello”. Il mulinello dello Spirito della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, svoltasi dal 3 al 28 ottobre 2018 e chiamata a riflettere su: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Come da tradizione ormai consolidata, il Cardinale Vicario ha inviato due seminaristi dal nostro seminario come assistenti della segreteria generale; pertanto, in questo articolo a quattro mani, grati per la fiducia mostrata, desideriamo condividere la bella esperienza vissuta. Nelle ventitré congregazioni generali il nostro compito consisteva nel distribuire in aula interventi e relazioni all’ordine del giorno, nonché aiutare la comunicazione tra i Padri, sia all’interno dell’assemblea stessa, sia con le impellenze

S

del mondo esterno. Ciò ci ha permesso di ascoltare in modo estemporaneo gli interventi dei Padri provenienti da tutto il mondo, gustando così in un solo sguardo la grandezza, la varietà e la bellezza della Chiesa Cattolica. Nelle dodici sessioni dei Circoli minori il nostro compito è stato molto stimolante: seduti nella stessa stanza con circa 20 tra Cardinali e Vescovi, come segretari dovevamo scrivere brevi relazioni delle sedute, aiutare il moderatore del circolo nello svolgimento delle riunioni e sup-

Simone Bellato Mario Mesolella

portare il Relatore nella scrittura della relazione particolare alla fine dei lavori su ogni parte. In tale circostanza abbiamo avuto veramente la possibilità di vedere in che modo membri autorevoli della Chiesa discutono e si confrontano in merito ad ogni

sorta di questioni, per giungere, nell’ascolto dei tempi e dello Spirito, ad una visione quanto più condivisa. Siamo stati piacevolmente colpiti dal clima di cordialità, rispetto e collaborazione tra i Padri, che ha permesso ai lavori sinodali di procedere speditamente e con armonia. Abbiamo inoltre potuto godere della vicinanza di Papa Francesco, presente a tutte le riunioni e spesso anche ai coffee break, dove era possibile avvicinarlo anche per un semplice saluto. Siamo rimasti profondamente colpiti nel vederlo accogliere tutti con umiltà, attenzione e cordialità, mettendo sempre ognuno a proprio agio. Ricorderemo per sempre questi giorni in Aula Nervi, che ci hanno spinto ad un amore ancora più grande ed incondizionato al Signore e alla sua Chiesa.

11


Sursum Corda Antonio Panico

Diario 2018

GIUGNO

GIOVEDÌ 28

SABATO 16

Papa Francesco crea cardinale S.E.R. Angelo De Donatis, durante la celebrazione del concistoro ordinario pubblico, nella basilica di San Pietro in Vaticano.

VENERDÌ 29

S.E.R. Angelo De Donatis, Vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, celebra la Messa per la conclusione dell’anno formativo.

MERCOLEDÌ 20 S.E.R. il Cardinale Angelo De Donatis presiede i secondi vespri solenni nella Basilica Papale di San Giovanni in Laterano, in occasione della Solennità dei SS. Pietro e Paolo, patroni della città di Roma.

Cena comunitaria alla fine dell’anno formativo.

DOMENICA 24

12

S.E.R. il Cardinale De Donatis alle 17.30, presiede la Messa in occasione della consacrazione episcopale di S.E.R. Mons Gianpiero Palmieri, nominato dal Papa vescovo ausiliare per il settore est della diocesi di Roma.

S.E.R. Mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo Metropolita di Cagliari, ordina presbitero il diacono Francesco Deffenu, nella Parrocchia “San Pietro”, in Assemini.


Diario MERCOLEDÌ 4 - MERCOLEDÌ 11

S.E.R. il Cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia – Città della Pieve, ordina presbitero il diacono Nicolò Gaggia, nella Cattedrale di san Lorenzo.

LUGLIO

I seminaristi romani vivono la settimana di vacanza in Val di Fassa, accompagnati dal card. De Donatis, Vicario del Papa per la diocesi di Roma, e dai formatori del Seminario (articolo a pag. 26).

DOMENICA 1

SABATO 14

S.E.R. mons. Valentino di Cerbo ordina presbitero il diacono don Alessandro Occhibove, nella Chiesa Cattedrale – Parrocchia “Santa Maria Assunta”, in Alife. S.E.R. Mons. José Ignacio Munilla Aguirre, Vescovo della Diocesi di San Sebastian, ordina presbitero il diacono Juan Pablo Aroztegui, nella Chiesa Cattedrale del Buon Pastore.

LUNEDÌ 16 - SABATO 21 La classe del V anno si reca a Parigi e a Chartres assieme al vicerettore, don Alessandro Pagliari (articolo alle pagine 22-23).

13


Sursum Corda SABATO 14 - GIOVEDÌ 26

MERCOLEDÌ 19

I seminaristi della classe del II anno vivono il consueto momento estivo del Cammino di Santiago, accompagnati dall’educatore, don Cristiano Patrassi, e dal padre spirituale, don Renzo Chiesa (articolo alle pagine 22-23).

Partenza del triennio per le missioni popolari. Le missioni si svolgono presso le parrocchie di San Giuda Taddeo, San Bonaventura, Santa Caterina da Siena, Santa Bernardette Soubirous, San Cirillo Alessandrino, Gran Madre di Dio a Ponte Milvio, e presso il Policlinico “Umberto I”. La classe del secondo anno vive un’esperienza presso la “Cittadella della Carità – Santa Giacinta”. La classe del primo anno vive un’esperienza al SERMIG (articoli alle pagine 24 e 31).

AGOSTO DOMENICA 5 - VENERDÌ 10 Un gruppo di cinque seminaristi romani partecipa al pellegrinaggio organizzato dalla pastorale giovanile diocesana, da Pozzuoli a Roma “Sulle orme di San Paolo”, in vista del raduno nazionale dei giovani italiani con il Papa, avvenuto l’11 e il 12 Agosto a Roma. I seminaristi sono accompagnati dal Rettore, don Gabriele Faraghini (articolo alle pagine 22-23).

SABATO 22

SETTEMBRE MERCOLEDÌ 5 - VENERDÌ 7

S.E.R. Mons. Fernando Filograna ordina presbitero il diacono Francesco Vangeli, nella Basilica Pontificia “Sancta Maria ad Nives” in Copertino.

OTTOBRE LUNEDÌ 1 Inizio delle lezioni alla PUL.

I seminaristi romani vivono tre giornate di incontro e fraternità, a Foligno, con il Card. Angelo De Donatis (articolo a pag. 27).

LUNEDÌ 10

14

Messa comunitaria presieduta dal Rettore, don Gabriele Faraghini, con cui si è dato inizio al nuovo anno formativo. Nel pomeriggio partenza per gli esercizi spirituali tenuti, per le classi IV -V - VI da don Renzo Chiesa a Ronciglione, per le classi I - II - III da don Giuseppe Forlai, a Montefiolo.

Nel pomeriggio incontro in Sala Rossa di tutta la Comunità per la comunicazione di alcuni orientamenti per il nuovo anno.


Diario MARTEDÌ 2

VENERDÌ 12

Incontro di comunità con il Dott. Adelindo Giuliani per la formazione alla preghiera della Liturgia delle Ore.

GIOVEDÌ 4 Papa Francesco ha nominato Vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest (Ungheria), mons. Gábor Mohos, nostro ex-alunno (articolo a pag. 34). Adorazione notturna per le vocazioni.

SABATO 6 Incontro con i parroci e comunicazione degli incarichi pastorali di quest’anno. Nel pomeriggio don Paolo D’Argenio, da quest’anno formatore in seminario, celebra la Messa di saluto nella parrocchia di San Lino.

S.E.R. Mons. Fernando Filograna ordina presbitero il diacono Simone Pietro De Lorenzis durante la Messa celebrata nella piazza di Felline (LE).

MERCOLEDÌ 17

Don Franco Massara, già Economo del nostro Seminario, nominato Arcivescovo di Camerino-S.Severino Marche, riceve l’Ordinazione episcopale nella Basilica Cattedrale di Mileto (articolo a pag. 33).

Spettacolo di inizio anno, con il quale la Comunità del seminario ha dato il benvenuto ai seminaristi di primo anno e alle nuove suore della Comunità Apostolica De Maria Siempre Virgen, suor Sonia, suor Iris e suor Irasema.

GIOVEDÌ 18

DOMENICA 7 Inizio del tirocinio pastorale.

LUNEDÌ 8 Inizio delle lezioni alla PUG. Il nostro Vicerettore, don Alessandro Pagliari, difende la dissertazione di dottorato in Teologia Biblica alla Pontificia Università Gregoriana.

MARTEDÌ 9 Inizio degli incontri di formazione delle Classi.

La Comunità del seminario partecipa alla Veglia missionaria diocesana in Cattedrale, presieduta dal Cardinale Vicario.

15


Sursum Corda VENERDÌ 19

NOVEMBRE SABATO 3 La Comunità del Seminario incontra il Prof. Paolo Benanti, professore di teologia morale all’Università Gregoriana, per una mattinata di formazione sul corretto utilizzo di internet (articolo a pag.25).

GIOVEDÌ 8 Adorazione notturna per le vocazioni.

SABATO 10 Inizia in seminario la Scuola di Preghiera.

SABATO 20

Nel pomeriggio il Rettore incontra i genitori dei seminaristi. S. Messa festiva aperta agli amici del Seminario.

DOMENICA 18 Gli ammittendi tra i candidati agli Ordini sacri, durante la celebrazione delle Lodi Mattutine consegnano ufficialmente la loro petitio ai piedi dell’Altare della Cappella della Fiducia.

MARTEDÌ 20 La classe del terzo anno, in vista dell’ammissione agli Ordini, vive un momento di ritiro presso la Comunità dei Figli di San Paolo.

MERCOLEDÌ 21 La Comunità del Seminario festeggia il Rettore, nel giorno del suo compleanno. Incontro dei genitori con il Rettore; a seguire Messa e cena con gli amici del Seminario. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da SER Mons. Giuseppe Mani, già Rettore del nostro Seminario, il quale ha commemorato San Giovanni Paolo II, nel 40° anniversario dell’elezione a pontefice. In questa occasione la Comunità del seminario accoglie il maestro Nikolay Bogatzky che, a partire da quest’anno, assumerà la direzione del coro del Seminario. S.E.R. mons. Vincenzo Pisanello, Vescovo di Oria, ordina presbitero il diacono don Michele De Santis, nella Chiesa “San Giovanni Paolo II”, presso il Santuario di San Cosimo alla Macchia.

16

SABATO 24

Durante la celebrazione dell’Eucaristia, presieduta da S.E.Rev.ma Mons. Paolo Ricciardi, Vescovo ausiliare della Diocesi di Roma, vengono ammessi tra i candidati agli Ordini sacri dieci seminaristi: Lorenzo Bianchi, Roberto Buattini, Leonida Giovanni Buonocore, Simone Catana, Ciro Dell’Ova, Mario Losito, Michele Monteleone, Vincenzo Perrone, Cosimo Porcelli, Alessandro Romano. Segue un momento di festa con parenti e amici.


Diario DOMENICA 25

VENERDÌ 7 S. E. Rev.ma Mons. Giuseppe Satriano, vescovo di RossanoCariati, ordina presbitero il diacono Luigi Lavia, nella Cattedrale “Maria SS. Acheropita”, in Rossano.

Durante la celebrazione dell’Eucaristia, presieduta da S.E.Rev.ma Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo Metropolita di Bari-Bitonto, vengono istituiti lettori Joseph Zili Dankyang, Giorgio De Iuri, Ermir Frani, Emanuele Gargiulo, e sono istituiti accoliti Raffaele Forellino, Diego Armando Barrera Parra, Ottavio Paolo Fiorentino, Mario Mesolella, Manuel Secci. Segue un momento di convivialità.

SABATO 8

Mons. Gabor Mohos, nostro ex alunno, è ordinato Vescovo ausiliare di Esztergom-Bucarest (articolo pag. 34).

SABATO 15 Il gruppo teatrale del Seminario mette in scena “Il Canto di Natale” di Charles Dickens.

LUNEDÌ 17

DICEMBRE SABATO 1 Festa della Dedicazione della Cappella Maggiore del Seminario. La Comunità vive una giornata di Ritiro in occasione dell’inizio del Tempo di Avvento; guida il Ritiro Padre Massimo Fusarelli OFM.

La Comunità partecipa alla presentazione del video e della testimonianza sul tema “Missione” con don Stefano Cascio.

MERCOLEDÌ 19 S. E. R. il Cardinale Vicario Angelo De Donatis presiede l’Eucaristia prima delle festività natalizie.

GIOVEDÌ 20 Cena di saluto e un momento di festa in Comunità per lo scambio degli auguri natalizi.

Buon Natale e felice anno nuovo!

17


Sursum Corda Francesco Galluzzo

TENENDO FISSO LO SGUARDO SU GESÙ Quest’anno la Comunità del Seminario ha un nuovo formatore, don Paolo D’Argenio, a cui viene affidata la classe del I anno: ci parla di lui don Francesco Galluzzo, parroco di San Lino, la parrocchia dove don Paolo svolgeva il suo ministero di viceparroco. ttobre 2013, un segno della Provvidenza: Paolo arriva in parrocchia per l’anno di tirocinio pastorale del sesto anno. Finalmente qualcuno poteva seguire in modo attento il percorso di iniziazione cristiana dei ragazzi delle scuole medie ed il cammino formativo dei catechisti. Questo inizio, apparentemente in sordina, gli ha permesso di conoscere i ragazzi e di instaurare con loro (e poi con tutta la comunità) una relazione significativa e durevole, schietta e fraterna. Don Paolo è così: discreto e prudente, attento a tutti, equilibrato, mai invadente, ma allo stesso tempo forte, deciso e preciso, instancabile. Un vero motore diesel! Immaginatevelo in montagna con i ragazzi, trascinandoli su e giù per le montagne, durante i campi o con i catechisti, in qualche rara fuga con gli sci ai piedi. Oppure sugli scivoli di Hydromania con i bambini o davanti al barbecue con i giovani e le famiglie. E’ un uomo. Si guarda attorno, osserva in silenzio, legge le situazioni nel contesto ed in profondità, non dà mai un giudizio sommario o affrettato. Un uomo sereno e libe-

O

Don Paolo assieme al Parroco don Francesco Galluzzo (alla sua sinistra) e al nostro vicerettore, don Alessandro Pagliari (alla sua destra).

18

ro, capace di riportare a Roma, alle 6 di mattina, qualcuno dei cresimandi che non era “proprio entrato, per tutta la notte, nello spirito del ritiro”. Coraggioso, efficace, paterno, giusto. Poche parole. Cosa c’è dietro: una bella famiglia concreta e laboriosa; una comunità (san Gregorio Magno) vivace, che lo ha accompagnato nel suo percorso di crescita e di discernimento, servita da tanti sacerdoti normali. Cosa c’è dentro? Grande maturità umana, la precisione dell’ingegnere, la responsabilità organizzativa del professionista (Paolo ha lavorato diversi anni in una grande società), che centra gli obiettivi prefissati: obiettivo, la fede sostenuta da una vita spirituale curata, con tempi precisi di silenzio e preghiera, con un grande amore per la liturgia e per l’Eucarestia. Cosa si vede fuori? Poco a prima vista. Comunque si vede il Prete, nel suo saper essere essenziale nelle realtà materiali, quanto nella gestione del tempo, nelle parole, nel custodire le proprie energie, che non mancassero, come l’olio delle vergini della parabola, per le cose necessarie e la carità di chi “tenendo fisso lo sguardo su Gesù” (Eb, 12,2), sa cosa fare. Il suo amore per la Parola e per tutto ciò che è bello e veramente buono (… anche a tavola) è grande: si nutre solo di cose buone e nutre gli altri di cose buone. Anche l’omelia: grande attenzione ai destinatari, preparazione attenta, concretezza sapiente. “Grazie… perché in questa comunità ho imparato a celebrare ….a confessare…. ad ascoltare”. Ha salutato così, con qualche lacrima, inusuale, tutta la comunità parrocchiale di san Lino Ringrazio io il Signore per questi cinque anni di fraternità sacerdotale. Ti ridoniamo al nostro Seminario. Buon lavoro: abbiamo bisogno di preti felici!


In comunità

DISCERNIMENTO VOCAZIONALE E ANNO PROPEDEUTICO Da quest’anno vi sono delle novità nella programmazione dell’esperienza formativa dei giovani che fanno un cammino di discernimento in Seminario: ci vengono presentate, in sintesi, da don Renzo Del Vecchio, educatore incaricato di seguire l’Anno Propedeutico. er accompagnare in maniera sempre più adeguata ed efficace i giovani in discernimento vocazionale che si avvicinano al seminario, la tappa Propedeutica si presenta quest’anno con una proposta ulteriormente riveduta e calibrata, in continuità, da una parte, con le riflessioni scaturite a partire dalle esperienze degli ultimi anni e rilette alla luce delle indicazioni espresse a riguardo nell’ultima Ratio Fundamentalis; frutto, dall’altra, di alcune scelte operate per cercare di rendere il Propedeutico un’esperienza di vita ancora più consistente e formativa. La novità più rilevante riguarda la scelta di avere un educatore che si dedichi esclusivamente al Propedeutico, situazione del tutto inedita per la Diocesi di Roma. A questa si aggiunge l’idea di individuare un luogo ad esso riservato, situato all’interno del seminario ma pressoché autonomo e distinto da quello della comunità dei seminaristi. Il desiderio è quello di proporre ai giovani una forte esperienza di vita comunitaria, portandoli a toccare con mano tutta la ricchezza e, non di rado, la fatica, che essa porta con sé. I giovani del Prope-

P

deutico vivono in seminario dalla sera della domenica fino al pranzo del venerdì, terminato il quale tornano nella parrocchia alla quale sono stati affidati, lì vi trascorrono il fine settimana. In seminario la giornata è scandita dalla Messa e la preghiera comunitaria, il tempo di studio personale, i servizi legati alla gestione della casa, i momenti di fraternità vissuti abitualmente nel tempo libero e la sera. All’interno di questo ritmo si inseriscono settimanalmente gli incontri prettamente formativi, quali l’introduzione alla vita spirituale e alla conoscenza di sé, l’approfondimento del Catechismo della Chiesa Cattolica, lo studio del greco e del latino; a questi si aggiunge l’esperienza di servizio svolta presso la Caritas di Roma. È prevista la partecipazione ad alcuni appuntamenti diocesani: in particolare quest’anno l’adorazione mensile per le vocazioni organizzata dalle Monache Agostiniane e le catechesi tenute in Cattedrale dal Cardinal Vicario e da mons. Marco Frisina. Globalmente, la proposta che ne risulta, e qui illustrata solo per sommi capi, sembra rappresentare un punto di ripartenza utile e concreto per apportare elementi costruttivi alla riflessione sul tema del discernimento vocazionale, sentito come urgente da Papa Francesco a tal punto da dedicare ad esso una particolare attenzione durante i lavori del Sinodo dei Giovani recentemente concluso.

Renzo Del Vecchio

19


Sursum Corda I L

P R E S B I T E R I O

SUPERIORI

INCARICHI

DIOCESI

Don Gabriele FARAGHINI Don Giuseppe FORLAI Don Renzo CHIESA Don Alessandro PAGLIARI Mons. Luciano CAFORIO Mons. Mario PANGALLO Don Renzo DEL VECCHIO

Piccoli Fratelli di Jesus Caritas Roma Roma Roma Roma Roma Roma

Don Paolo D'ARGENIO Don Cristiano PATRASSI

Rettore Direttore Spirituale Direttore Spirituale Vicerettore Economo Assistente agli studi Formatore responsabile del propedeutico Formatore Formatore

Mons. Mario SCALA

Economo Diocesano

Roma

Roma Roma

DiscernimentoDiscernimento PRIMO ANNO

SECONDO ANNO

Don Paolo D'ARGENIO

Don Cristiano PATRASSI

Diocesi

AMERICANO Sergio CARLUCCIO Marco GOBBI Filippo MACRÌ Giuseppe MASSARO Giuseppe MELONE Francesco PELOSIO Federico PETROLO Marco RIZ Luca TERRANOVA Giuseppe TRUSIANI Enrico Maria

20

Acerenza Ugento-S. Maria di Leuca Macerata Roma Roma Roma Roma Roma Macerata Roma Roma

Diocesi

BARBERIO Francesco BORSANI Andrea Maria BORSANI Carlo Maria BRZOVIC Marko COLOMBO Lorenzo COLUCCI Matteo CORAZZA Michele Maria FONTANA Simone Maria GIANCOLA Davide GIORDANO Pietro GIRARDI Antonio HUANG Rongquan Domenico LICAMELI Angelo LUCCHESI Salvatore MARTIAN Adrian MUSSI Giacomo Maria PANI Renato PULCINI Fabio REZO Zvonimir

Lamezia Terme Roma (Figli della Croce) Roma (Figli della Croce) Mostar Roma Roma Roma (Figli della Croce) Roma (Figli della Croce) Roma Roma Bari - Bitonto Mindong Roma Roma Roma Roma (Figli della Croce) Roma Roma Mostar


In comunità

Formazione Formazione TERZO ANNO

QUARTO ANNO

Don Cristiano PATRASSI

Don Alessandro PAGLIARI Diocesi

Diocesi

BUATTINI Roberto

Roma

BIANCHI Lorenzo

Roma

DANKYANG Joseph Zili

Abuja

FRANI Ermir

Bari-Bitonto

GARGIULO Emanuele

Roma

LOPPO Antonio

Oria

SANTACROCE Luca

Roma

BUONOCORE Leonida Giovanni Roma CATANA Simone

Roma

DE MARCO Matteo

Ugento-S. Maria di Leuca

DELL’OVA Ciro

Roma

LOSITO Mario

Roma

MONTELEONE Michele

Taranto

PANICO Antonio

Roma

PERRONE Vincenzo

Roma

PORCELLI Cosimo

Taranto

ROMANO Alessandro

Ugento-S. Maria di Leuca

SESTO ANNO Don Gabriele FARAGHINI

Formazione

Diocesi

BELLATO Simone

Roma

QUINTO ANNO

BOGDAN George

Roma

Don Alessandro PAGLIARI

D’ORIA Andrea

UgentoS-. Maria Di Leuca

DEL FA Diego

Roma

MESOLELLA Mario

Roma

PALAZZO Francesco

Roma

Diocesi

ARGESE Francesco

Brindisi-Ostuni

BARRERA Diego

Roma (Divino Amore)

DE IURI Giorgio

Roma

FIORENTINO Ottavio Paolo

Trani-Barletta-Bisceglie-Nazareth

FORELLINO Raffaele

Rossano-Cariati

MONTONE Salvatore Marco

Roma

SECCI Manuel

Roma

SETTIMO ANNO Don Gabriele FARAGHINI Diocesi

CASERIO don Alessandro

Roma

CIARDO don Michele

Ugento-S. Maria Di Leuca

JOSEPH don Johnny

Hinche

VANGELI don Francesco

Nardò-Gallipoli

21


Sursum Corda Leonida Giovanni Buonocore

ESTATE: TEMPO DI FRATERNITÀ E DI SERVIZIO el periodo estivo, la nostra Comunità è stata chiamata in varie forme e tempi a vivere dei bei momenti di fraternità e servizio. Infatti l’estate è propizia per fare esperienze in tal senso, esperienze che sarebbe difficile vivere durante l’anno formativo. Tra il 14 e il 26 luglio come seminaristi del secondo anno abbiamo svolto il cammino di Santiago, intraprendendo parte della variante portoghese. Abbiamo cominciato il

N

22

pellegrinaggio affidandoci a Maria, in quanto la “tappa zero” è stato il santuario di Fatima. Poi, raggiunta Barçelos, abbiamo cominciato a camminare per nove giorni fino a Santiago, durante i quali siamo stati interpellati a pregare e riflettere sul discernimento fatto nei primi due anni

di seminario, in vista dell’Ammissione tra i candidati agli Ordini Sacri. Tante fatiche, molti incontri, vari paesaggi, l’intercessione dell’apostolo Giacomo: tutto ha contribuito a fare sintesi. Gli ultimi due giorni siamo stati a Finistèrre, dove abbiamo ripreso le forze. Ed ora lasciamo la parola ai seminaristi che hanno partecipato alle altre attività. George Bogdan (6°anno): “Quest’estate come classe del quinto anno abbiamo fatto, come segno finale del cammino percorso, un viaggio di fine corso che, per alcuni di noi, significa il ritorno nella diocesi di origine. Siamo stati a Parigi dal 16 al 20 luglio. In questi giorni abbiamo visitato la città, ammirando gli Champs Elysees e la Tour Eiffel, attraversando fantastici quartieri, visitando il Louvre. La Basilica del Sacro Cuore, la Basilica di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa a Rue du Bac, Notre-Dame e la Saint Chapelle, il pellegrinaggio a Chartres, hanno trasformato la gita in un viaggio spirituale. La bellezza della luce che attraversava le vetrate della Saint Chapelle ci comunicava la gloria divina, mentre la possibilità di accendere una candela nella cattedrale di Chartres rimandava alla presenza in sordina del Signore nella nostra vita.” Fabio Pulcini (2°anno): “Dal 16 al 30 luglio io e Salvatore abbiamo avuto l’opportunità d’intraprendere un’esperienza caritativa presso l’ ‘Opera Santa Teresa’ a Ravenna. L’Opera è una Casa di assistenza che accoglie anziani, uomini e donne, con patologie geriatriche e bambini cerebrolesi o con altre sindromi invalidanti. Abbiamo avuto la possibilità di relazionarci con sacerdoti e laici anziani a cui abbiamo cercato di offrire il nostro tempo. Non è stato tanto un ‘fare’ pratico bensì un ‘essere presente’: leg-


In comunità

gere insieme il giornale, guardare la televisione, giocare a carte e aiutarli a mangiare. Essenziale nell’esperienza è stato anche poter condividere momenti di preghiera: la celebrazione eucaristica giornaliera, il vespro e il rosario. Ci ha sorpreso la gioia di queste persone, il loro senso di accoglienza, di ospitalità ma anche di famiglia che si è respirato in questa Casa. Manuel Secci (5°anno): “Dal 5 all’11 agosto anche i giovani della diocesi di Roma hanno vissuto il momento di pellegrinaggio proposto a tutti i giovani d’Italia per avvicinarsi al grande incontro con il Papa (1112 agosto, ndr) al Circo Massimo, organizzato dalla CEI. Noi abbiamo partecipato con un piccolo gruppo, in tutto cinque seminaristi, e il Rettore, accompagnando circa sessanta ragazzi lungo la via di Paolo da Pozzuoli a Roma. Ecco le nostre tappe: Pozzuoli, dove Paolo approdò in Italia; Gaeta con il suo suggestivo santuario della Montagna Spaccata presso il quale abbiamo vissuto un bel momento di preghiera; Itri con la sua millenaria storia; l’antica Via Appia, sulla quale abbiamo camminato in silenzio ed in preghiera. Il nostro pellegrinaggio è terminato a Roma con la visita dei luoghi che la tradizione lega a Paolo: il carcere Mamertino, la sua tomba nel-

la basilica di San Paolo fuori le Mura e, infine, il santuario delle Tre Fontane, luogo della sua morte. È stata un’esperienza interessante per i gruppi di giovani incontrati, per le diverse provenienze parrocchiali e la possibilità di visitare luoghi della fede che troppo spesso rimangono nascosti!” Ciro Dell’Ova (3°anno): “Il campo estivo del COR (Centro Oratori Romani) che si è svolto dal 26 agosto al 2 settembre a Massa Martana, a cui ho partecipato con George, ha messo insieme tutti gli ingredienti di un lavoro impegnativo e piacevole. Questa esperienza, a me che mai avevo partecipato ad un campo estivo, ha dato la possibilità di imparare molto dallo stile di lavoro degli educatori del COR che hanno la straordinaria capacità di comunicare ai ragazzi i messaggi importanti della vita cristiana in una forma comprensibile e piacevole. C’è spazio per tutti, ma anche per tutto: la preghiera, il risveglio ginnico del mattino, gli incontri di formazione, i giochi, i gelati, la musica, le risate ed anche le fatiche. È importante per i ragazzi vivere esperienze di questo genere, perché si dà loro l’opportunità di crescere grazie a relazioni nuove e soprattutto di vedere che è possibile vivere ogni cosa della vita accompagnati da Gesù Cristo.”

23


Sursum Corda Giuseppe Massaro

“NULLA È IMPOSSIBILE A DIO” o scorso settembre, la classe del primo anno con il nuovo formatore Don Paolo D’argenio è stata impegnata presso il Sermig, Servizio Missionario Giovani (Torino). Ci accompagnavano sentimenti diversi: attesa e curiosità per la conoscenza della nuova realtà a cui eravamo chiamati a prestare servizio; serenità e pace ricevute dagli esercizi spirituali appena termina-

L

24

ti sulla vita di San Francesco d’Assisi. Giunti a destinazione siamo rimasti stupiti dalla bellezza e straordinarietà con cui opera il Signore. Un dismesso Arsenale della Guerra, in passato adibito alla costruzione di armi, trasformato, oggi, in un Arsenale della Pace, pensato per accogliere, quotidianamente, migliaia di bisognosi e di giovani, in un ambiente la cui attenzione e ricercatezza verso il bello traspare

da ogni angolo della struttura. Il tutto nasce grazie ad un intuizione di Ernesto Oliviero, personaggio carismatico e profetico, che a partire dal 1964, insieme a sua moglie ed alcuni compagni, scelgono di spendere la propria vita a servizio del Signore, dedicandosi alla missione, con particolare riguardo verso i giovani, considerati i nuovi bisognosi. In questo contesto ci siamo inseriti noi seminaristi. Siamo stati coinvolti in diverse attività. Per indicarne alcune: abbiamo pulito le camere dei senza tetto, selezionato i vestiti da inviare in diverse parti del mondo, aiutato gli insegnanti alla scuola di italiano per stranieri, giocato coi bambini del quartiere, che si ritrovavano nell’Arsenale per le attività pomeridiane. Ad ogni modo, non è stato solo uno sterile attivismo. Nel servizio svolto cercavamo di incontrare il Cristo. Perciò, la giornata ruotava intorno all’Eucarestia e ai momenti di preghiera comunitaria. Partivamo da Lui per arrivare a Lui. Così, si è sperimentato come la vera gioia nasce dal donarsi verso l’altro senza alcun interesse. Credevi di aiutare il bambino “bisognoso”, ma era proprio quel bambino ad aiutare te; soltanto dando si riceve. Entrando maggiormente nella realtà Sermig, sorgeva spontanea in noi una riflessione: com’è possibile tutto questo? Dove trovano le risorse necessarie? L’Arsenale comporta troppi costi. Non è umanamente possibile. La risposta l’abbiamo trovata in Dio Padre: non si rimane mai delusi quando ci si affida a Lui completamente; Egli provvede ai propri figli ed in modo del tutto sproporzionato rispetto alle attese. T’accorgi, così, come davvero il nostro Dio sia il Dio dell’impossibile. Dal nulla fa nascere la Vita. La sfida è crederci.


In comunità

FRONTIERA DIGITALE el 1964 Umberto Eco pubblicò una raccolta di saggi dal nome “Apocalittici e integrati”, in cui contrapponeva due categorie di persone: chi critica e rifiuta una rivoluzione che sta per mutare lo status quo e chi invece l’accetta entusiasticamente. Lo scorso 3 Novembre, in una giornata dedicata alla formazione sul Digitale, condotta da Fra Paolo Benanti, docente di Teologia morale all’Università Gregoriana, abbiamo imparato, nell’ottica dell’Incarnazione, a non far parte di nessuna delle due categorie di cui parla Eco, e per fare questo ci siamo dovuti appropriare di alcuni concetti essenziali. Il primo concetto essenziale è la definizione della rivoluzione digitale che stiamo vivendo come la conseguenza dello sviluppo di una tecnologia “General Pourpose”, che ha cambiato la comprensione che l’uomo ha di sé e del mondo, come ci ha detto Benanti. Il secondo concetto è il digitale come frontiera, perché definisce una linea di confine che riscrive l’identità dell’uomo stesso. Il termine “salvare”, che 50 anni fa sicuramente richiamava un’area semantica di relazione tra uomini e tra Dio e l’Uomo, oggi indica la relazione tra un uomo, un file e una pennetta usb. Il digitale è una frontiera perché è una terra inesplorata e senza regole ed è una frontiera perché divide le persone e le generazioni, tra “immigrati e nativi digitali”. Tutto questo definisce una realtà che sicuramente saremo chiamati a vivere, per educare e accompagnare il mondo e le persone attraverso un itinerario fenomenologico che elevi questa realtà verso il metafisico. La rivoluzione digitale sta cambiando la società: si può pensare che comunicare di più sia comunicare meglio, ma non possiamo ignorare le nuove forme di analfabetismo, che impediscono alle persone istruite di distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è; né pos-

N

Renato Pani

siamo ignorare che il cervello dei nativi digitali stia lentamente cambiando conformazione. Dopo una mattinata in cui abbiamo cercato di vivere l’acculturazione nel confronto con il digitale, abbiamo lavorato in gruppi sul processo di inculturazione. Abbiamo cercato di capire le modalità con cui viviamo, come seminaristi e come giovani, questa Rivoluzione digitale, tenendo ferma l’idea che questa è una realtà che sta muovendo e cambiando il mondo. La nostra sfida è trovare il modo per viverla e viverla con Cristo. Fra Paolo ci ha lasciato con una grande speranza: mentre i quarantenni e i cinquantenni di oggi possono

guardare, studiare un fenomeno che non appartiene loro e che spesso vivono anche con diffidenza o paura, per noi, “nativi digitali”, vivere questa realtà è naturale e siamo i più “attrezzati” per affrontare questa sfida.

25


Sursum Corda Antonio Panico

NELLA FRATERNITÀ LA BENEDIZIONE DEL SIGNORE ome ogni anno, anche quest'estate, noi seminaristi romani abbiamo vissuto la settimana di vacanza insieme al Cardinale Vicario e ai nostri formatori; siamo stati in Val di Fassa dal 4 all'11 luglio. Se gli intenditori della montagna, sin da subito, hanno garantito circa la singolare bellezza dei luoghi che avremmo visitato e sulla bontà del cibo trentino, ai “profani” come chi scrive – non è rimasto che piacevolmente confermare, una volta giunti, quanto ci era stato detto prima della partenza. Ma che cosa ci portiamo da questa vacanza? Certamente credo che la bellezza delle Dolomiti sia rimasta scolpita nella

C

26

mente e nel cuore di ciascuno così come pure penso che ognuno di noi abbia potuto apprezzare l'eccellente e squisita ospitalità della Comunità Casa di spiritualità “Lum de Roisc” dell'associazione mariana “Regina dell'Amore”, a Soraga, dove abbiamo soggiornato. Ci hanno fatto sentire subito a casa, destinatari di tutte le premure che si rivolgono all'ospite, aiutandoci anche a meglio conoscere e apprezzare le

tante meraviglie che il luogo offre. La mattina era dedicata alle escursioni in montagna, mentre nel pomeriggio vivevamo un momento di preghiera, con la celebrazione dell'Eucaristia e l'adorazione eucaristica. Con particolare “trepidazione” attendevamo il momento della cena, nella preparazione della quale lo chef della casa ha dato prova di grande maestria, creatività e attenzione al particolare. Il tempo del dopocena era lasciato alla nostra organizzazione. Rivisitando con la mente quei giorni, si può leggere, tra le righe delle tante “attività” che li hanno occupati, la nota che ha dato una connotazione tutta particolare: lo stile di fraternità con cui li abbiamo vissuti, che non ha bisogno di “grandi eventi” per far stare bene o per divertire, ma che rende belli e speciali anche momenti che, ad altri, potrebbero apparire ordinari e monotoni. Particolarmente significative sono state due serate di condivisione vissute con il Cardinale Vicario per confrontarci sull'anno formativo appena trascorso: un'altra occasione nella quale abbiamo potuto fare esperienza della sua paternità e dell'attenzione con cui ci segue. Possiamo con il salmista proclamare: “ecco quanto è bello e quanto è soave che i fratelli vivano insieme” perché è proprio nella fraternità che “il Signore dona la benedizione e la vita per sempre”: la benedizione di non saperti solo in un cammino di vita che ti porta talvolta su tracciati più lineari e tranquilli mentre altre volte su salite impervie e faticose, ma necessarie per raggiungere un nuovo e più alto “punto di osservazione”. E la benedizione consiste nell'essere talvolta sostenuti talaltra sostenitori, nella crescente consapevolezza di conoscersi e maturare insieme.


In diocesi

PER ESSERE UN’UNICA FAMIGLIA NEL PRESBITERIO E NELLA DIOCESI al 5 al 7 Settembre tutti noi, seminaristi della Diocesi di Roma, ci siamo trovati a Foligno con il Cardinale Vicario, Angelo De Donatis, per trascorrere giorni di fraternità e allo stesso tempo di formazione. Ad aprire queste giornate è stato proprio il Cardinale, che ci ha spiegato che avremmo vissuto questi giorni “all’insegna della fraternità” apprezzando le diversità e le ricchezze di ognuno; ci ha fatto riflettere sul fatto che un giorno faremo parte di un’unica famiglia, quella del Presbiterio della nostra Diocesi, e per questo è necessario vivere insieme, per crescere nella diversità: solo così potremo autenticamente annunciare Cristo. Al termine di questo incontro introduttivo, ci siamo recati per una visita all’Abbazia di Santa Croce in Sassovivo, abitata dalla Comunità Jesus Caritas. Lì abbiamo incontrato il vescovo di Foligno, monsignor Sigismondi, che, partendo dal brano del “giovane ricco”, ci ha fatto comprendere l’importanza della formazione per noi seminaristi, formazione possibile solo “se curiamo la vita interiore, che è la prima attività pastorale”. Il giorno successivo, il Cardinal Vicario ci ha letto il discorso pronunciato dal Papa il 14 Maggio, incontrando tutta la Diocesi di Roma, facendoci soffermare sulla rivoluzione che il Papa desidera avvenga, quella

D

Lorenzo Colombo

della “tenerezza”. Riletto il testo, ci siamo divisi in piccoli gruppi e, insieme agli altri seminaristi, abbiamo scritto una piccola relazione frutto delle nostre discussioni, che abbiamo consegnato al Vicario. Nel pomeriggio abbiamo fatto visita all’eremo francescano di Campello sul Clitunno, abitato, dal 1926, da una comunità di Suore fondata da suor Maria di Campello. Questa comunità rappresenta la prima esperienza ecumenica della Chiesa; infatti per la fondatrice “l’unico vincolo religioso è quello dell’amore fraterno”. Queste consacrate vivono isolate dal centro abitato, senza corrente elettrica e senza acqua diretta; questo ci ha fatto riflettere su quanto sia importante abbandonarsi alla Provvidenza, incoraggiati dalle Parole di Gesù che ancora una volta ci dice: “Voi valete più di molti passeri” (Mt 10,31). L’ultimo giorno ci siamo recati ad Assisi, dove abbiamo avuto la grazia di celebrare sulla tomba di San Francesco. Nel S. Convento, mons. Enrico Feroci ci ha presentato la vita e la spiritualità di don Andrea Santoro, prete diocesano, ucciso in Turchia nel 2006. I tre giorni si sono conclusi con un momento di preghiera davanti la tomba di Sant’Angela da Foligno.

27


Sursum Corda Gualtiero Sigismondi

ESSERE DISCEPOLI DI CRISTO Pubblichiamo la Relazione tenuta da SER Mons. Gualtiero Sigismondi, Vescovo di Foligno, Assistente nazionale dell’Azione Cattolica, nell’incontro con i seminaristi romani a Sassovivo. entre Gesù è in cammino verso Gerusalemme, gli corre incontro un tale che, gettatosi alle sue ginocchia, manifesta il desiderio di conoscere cosa debba fare “per avere in eredità la vita eterna”(cf. Mc 10,17-22). Gesù risponde alla richiesta avanzatagli, ricordando al suo interlocutore i precetti del Decalogo, che si configurano come punti di riferimento essenziali per “stare nell’amore”, per distinguere chiaramente il bene dal male e costruire un progetto di vita solido e duraturo. “I comandamenti non limitano la felicità ma indicano come trovarla”. “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza” (Mc 10,20). Questa risposta appare troppo sicura, non solo perché l’interlocutore di Gesù ritiene di essere in piena regola, ma anche perché afferma di esserlo sempre stato! Alla risposta così risoluta di quell’uomo Gesù replica con uno sguardo illuminato dall’amore (cf. Mc 10,21). Commentando la scena, Giovanni Paolo II così si esprimeva nella lettera indirizzata ai giovani in occasione dell’istituzione della Giornata Mondiale a loro dedicata. “Vi auguro di sperimentare uno sguardo così! Vi auguro di sperimentare la verità che egli, il Cristo, vi guarda con amore!”. All’intensità dello sguardo, il Signore affida il compito di destare nel suo interlocutore una “salutare inquietudine”, affinché possa rendersi conto che grande è la distanza che lo separa non dal traguardo, ma dalla linea di partenza della sequela. “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; e

M

28

vieni! Seguimi!” (Mc 10,21). Alla mite fermezza con la quale Gesù avanza questa richiesta, fa riscontro la chiarezza con cui egli tiene a precisare che la sequela non può avere inizio senza un completo distacco da tutti i beni; si tratta di un distacco che si configura come una vera e propria deposizione. “Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato” (Mc 10,22). Questo è il ritratto che l’Evangelista ci offre di quell’uomo ricco che ha legato il cuore ai beni che possiede. Quantunque siano le ricchezze a sbarrargli la strada della sequela, in realtà sono le sue false sicurezze a impedirgli di seguire il Maestro. Un volto tirato e scuro è lo specchio di un cuore triste, incapace di aprirsi. “Dov’è il tuo tesoro – dice il Signore –, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). Per discernere quale sia il nostro tesoro, occorre prestare attenzione ai battiti del cuore o seguire i percorsi della mente; qualora la piena delle emozioni o l’alluvione dei pensieri impedisca la risalita, è sufficiente coprire la rotta dello sguardo. Gli occhi, “lampada del corpo” (cf. Mt 6,22), forniscono immagini e suggestioni alla mente la quale, a sua volta, fa palpitare il cuore; pertanto la bonifica del cuore inizia sempre da quella dello sguardo. Se “il cuore segue gli occhi” (cf. Gb 31,7), la domanda “dove guardi?” ha sempre la precedenza sull’interrogativo “dove sei?”. Infatti, non si può sapere dove ci si trova senza conoscere dove è diretto lo sguardo. Agile e gioioso è il passo di chi “tiene fisso lo sguardo su Gesù” (cf. Eb 12,2). Fino a quando ci si ferma davanti allo specchio a guardare se stessi, non si cresce! “Chi sei, o Signore?” (At 22,8). Questo interrogativo, che ha travolto Saulo lungo la via di Damasco, ha dato inizio al suo itinerario di conversione, segnato da un’altra domanda: “Che devo fare, Signore?” (At 22,10).


In diocesi La risposta Paolo la trova lasciandosi guidare per mano dai suoi compagni di viaggio che lo conducono da Anania, il quale apre i suoi occhi con il “collirio” della fede della Chiesa (cf. At 22,13). L’esperienza vissuta da Paolo insegna sia che tra conversione e vocazione non c’è un rapporto causa-effetto, sia che il discernimento è opera della mediazione ecclesiale. Si diventa adulti nel momento in cui, comprendendo che non è bene “tenere per sé

diventa un “pretesto per la carne” (cf. Gal 5,13), un “velo per coprire la malizia” (cf. 1Pt 2,16). Al contrario, se illuminata dalla verità, si apre alla dimensione che la realizza in senso pieno: quella del dono di sé che si fa servizio e condivisione. Qualsiasi scelta di vita si decide sulla capacità di donarsi “senza paura, senza calcoli e senza misura”. Dio non è il concorrente della nostra esistenza, piuttosto ne è il vero garante. Di fronte alla libertà umana Dio alza le mani e

la propria vita” (cf. Mt 10,39), si inizia a compiere la manovra del distacco da se stessi (cf. Lc 14,25-35). È una manovra impegnativa che, se effettuata con “cuore semplice”, dilata lo spazio della libertà, la quale “è un trampolino di lancio per tuffarsi nel mare infinito della Bontà divina, ma può diventare anche un piano inclinato sul quale scivolare verso l’abisso del peccato e del male”. La libertà è autentica solo quando è riconciliata con la verità, che ne è la “leva” (cf. Gv 8,32); la verità è la condizione della libertà la quale, a sua volta, è il presupposto della carità. Spesso si confonde la libertà con l’assenza di vincoli, ignorando che essa è una forza di crescita nella bontà e di maturazione nella verità. Sganciata dalla verità, la libertà

se le lascia inchiodare sulla Croce. Egli, che ha voluto aver bisogno del “Sì” di Maria per dare inizio all’opera della redenzione, non si impone agli uomini ma fa appello alla loro libertà “ferita dal peccato”; sembra quasi disarmato dinanzi ad essa mentre accetta il rischio di venire rifiutato! “Il disegno divino non si compie automaticamente, perché è un progetto d’amore, e l’amore genera libertà e chiede libertà”. Una delle prime pagine del Vangelo di Giovanni ci aiuta a fissare alcuni tratti essenziali del dibattito tra la libertà dell’uomo e la grazia divina (cf. Gv 1,35-39). Il Battista posa lo sguardo su Gesù che passa e lo indica ai suoi discepoli: “Ecco l’Agnello di Dio!” (Gv 1,36). Due di loro iniziano a seguire Gesù il quale, voltandosi indietro,

29


Sursum Corda prende l’iniziativa del dialogo: “Che cosa cercate?” (Gv 1,38a). Con questa domanda, che è tanto una “pro-vocazione” quanto una “in-vocazione”, Egli interpella la loro libertà facendone emergere il desiderio inespresso: “Maestro, dove dimori?” (Gv 1,38b). Prende avvio, così, una relazione stabile, racchiusa nel verbo “dimorare”: “Rimasero con Lui” (Gv 1,39). Il Signore, che sceglie e fissa i tempi della sequela, chiama i suoi discepoli a “stare con Lui” (cf. Mc 3,13-15) senza alimentare

30

illusioni e senza spegnere il loro entusiasmo. A chi lo “in-segue”, Gesù lascia intendere che la disponibilità ad andargli dietro suppone la docilità a salire con Lui a Gerusalemme, indurendo la faccia ma non il cuore (cf. Lc 9,51.57-62). La risposta che Egli attende da coloro che gli manifestano l’intenzione di seguirlo è una sola: “Eccomi!”. Non è possibile dirgli: “Ti seguirò, Signore”, perché il futuro congela il “sì” con il vincolo del se, l’ipoteca del ma o la riserva del però! La sequela di Gesù ha la priorità, esige la totalità della risposta, non contempla il ricorso ai “tempi supplementari” e, soprattutto, non sopporta alcune caricature, spesso abbozzate già dagli anni di seminario: obbedienza simulata, si dice sì ma si intende no; obbedienza ostentata, si dice sì per essere ammirati; obbedienza risentita, si dice sì a denti stretti, digrignandoli; obbedienza tariffata, si dice sì ponendo il veto del

ma o del però; obbedienza rassegnata, si dice sì per forza d’inerzia; obbedienza concordata, si dice sì a tempo determinato; obbedienza misurata, si dice sì senza inserire il “registro” della gioia grande. Chi nel rispondere alla chiamata del Signore cede il passo al timore rende insipido l’amore. L’apostolo Giovanni, nel rilevare che “nell’amore non c’è timore, al contrario, l’amore perfetto scaccia il timore”, avverte che “chi teme non è perfetto nell’amore” (1Gv 4,18). La vita cristiana scaturisce da una proposta d’amore e può realizzarsi solo con una fiducia senza riserve in Dio. “Chiunque avrà lasciato case o fratelli o sorelle o padre o madre o figli o campi per il mio nome – assicura il Signore – riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna” (Mt 19,29). Questa promessa è legata ad una precisa condizione: non basta lasciare tutto e tutti, ma occorre farlo “per amore del nome del Signore”. Qualsiasi distacco, se fosse privo di questa intenzione, sarebbe esposto al rischio della recessione o al processo speculativo della nostalgia, che fa salire l’inflazione della malinconia di “spendersi senza donarsi”. Disarmante, al riguardo, è l’interrogativo formulato da Paolo VI nel messaggio per la IV Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: “Sapete che la chiamata del Signore è per i forti; è per i ribelli alla mediocrità e alla viltà della vita comoda e insignificante; è per quelli che ancora conservano il senso del Vangelo e sentono il dovere di rigenerare la vita ecclesiale pagando di persona e portando la croce?”. La Vergine Maria, “discepola della Parola”, insegna ed educa ad abbandonarsi alla fedeltà di Dio. Il suo Amen, risuonato nello spazio aperto dal silenzio dell’ascolto delle Scritture, è amplificato dal Magnificat. Il suo Amen è, per così dire, l’antifona del Magnificat. È un Amen che presenta le credenziali sia della stabilità, che non significa rigidità, sia della docilità, che non vuol dire flessibilità. Il Fiat della Vergine annuncia l’Eccomi di Cristo (cf. Eb 10,7): entrambi si rispecchiano l’uno nell’altro e formano un unico Amen alla volontà di Dio.


In diocesi

“IL LUOGO SUL QUALE TU STAI È UNA TERRA SANTA!” ll’inizio di ogni anno formativo il nostro Seminario propone ai seminaristi un’esperienza di missione. Quest’anno i seminaristi del I anno sono stati all’Arsenale della Pace di Torino; il II anno è stato accolto presso la Caritas di Roma; i seminaristi del III, IV e V anno, infine, hanno svolto attività nelle parrocchie di “Santa Caterina da Siena”, “San Cirillo Alessandrino”, “San Bonaventura”, “Santa Bernadette”, “San Giuda Taddeo “Gran Madre di Dio” e nell’Ospedale “Policlinico Umberto I”. Don Benoni Ambarus, il direttore della Caritas diocesana, nel presentare a noi del secondo anno ciò che stavamo per vivere, ci ha proposto di contemplare Es 3,5: “To-

A

gliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è una terra santa!”. Penso che questo approccio possa essere valido per ogni tipo di missione che siamo chiamati a vivere: il terreno dove andiamo ad operare o che andiamo a conoscere è uno spazio che non è mai nostro ed è perciò sacro e inviolabile. Stando accanto agli operatori della Caritas abbiamo visto tante persone che vengono

assistite con l’ospitalità presso i centri diurni o con altri progetti: tante vite e tante storie che devono essere avvicinate con discrezione, con la consapevolezza che noi non risolveremo i problemi di nessuno, ma che possiamo aiutare una persona, riconoscendone per primi la sacralità. Così nell’Ospedale Umberto I si parla di promozione umana, intendendo il desiderio di incontrare i malati perché trovino affetto in un luogo che rischia oggi di essere disumanizzato. È quello che hanno fatto i seminaristi che hanno vissuto l’esperienza in ospedale e il risultato della loro missione è stato scoprire una grande sete di Dio nei malati, la terra santa a cui si erano avvicinati. Infine, alcune missioni hanno avuto come luogo santo i giovani con le attività del “punto giovani”. Il “punto giovani” è un’esperienza che ha l’obiettivo di far capire ai ragazzi che Dio non è estraneo alla loro quotidianità e che Egli parla al loro cuore attraverso il Vangelo. Anche questa è una missione impegnativa, realizzabile solo se si parte dalla consapevolezza che stiamo camminando su un terreno che non ci appartiene, su cui bisogna seminare senza scoraggiamento e senza pretese. Ogni luogo di missione, insomma, è una terra santa su cui si può camminare ma con rispetto, perché come Mosè era rimasto affascinato dal roveto che bruciava senza consumarsi, anche noi possiamo contemplare la presenza di Dio nelle persone e nei luoghi in cui veniamo inviati.

Matteo Colucci

31


Sursum Corda

INCARICHI PASTORALI 1°, 2°, 3°, 4° ANNO - PARROCCHIE Tirocinio pastorale vissuto nell'ambito della catechesi e dell'animazione con un progressivo coinvolgimento e una crescente autonomia individuale nella relazione con le équipe di servizio e nel confronto con il presbiterio. Americano, Petrolo Carluccio, Gobbi Macrì, Massaro Melone, Riz, Terranova Trusiani, Pelosio Barberio, Licameli, Huang Colombo, Lucchesi, Rezo Giancola Giordano, Pulcini Girardi, Colucci Brozvic, Martian, Pani Buattini Buonocore

S. Mattia S. Ugo SS. Sacramento S. Bernadette SS. Cirillo e Metodio S. Melania S. Gemma N.S. Causa N.L. S. Carlo da Sezze S. Giulia B. N. S. di Lourdes S. Giustino S. Cirillo

Catana De Marco, Dell'Ova Gargiulo, Losito Monteleone Panico Perrone Porcelli Romano Bianchi Dankyang Frani Loppo Santacroce

Sacro Cuore S. Frumenzio S.M. Madre del Redentore S. Galla S. Paolo della Croce S. Giovanni XXIII S. Basilio S. Maria Maddalena de' Pazzi S. Caterina S. Atanasio N.S. del Suffragio S. Bonaventura Resurrezione di N.S.G.C.

5° ANNO - PASTORALE IN AMBITI CARITATIVI Tirocinio pastorale vissuto in alcuni ambienti, specialmente ospedali, carceri e case famiglia, in cui viene privilegiata la relazione personale con coloro che vivono un tempo di sofferenza. Argese Barrera De Iuri

Casa Betania Clinica S. Lucia Hospice Villa Speranza e Casa del Clero Fiorentino, Forellino Carcere Rebibbia

Montone Secci

Cittadella Caritas e parr. della Natività di N.S.G.C. Ospedale Mandelli e parr. Di S.Agapito

6°-7° ANNO Tirocinio pastorale che comprende il fine settimana e un altro pomeriggio in aggiunta, dedicato all'obiettivo di un graduale e accompagnato inserimento nel ministero presbiterale. Bellato Bogdan D'Oria Del Fa Mesolella 32

S. Bernardo da Chiaravalle S. Lino S. Croce in Gerusalemme S. Enrico S.M. Addolorata

Palazzo Caserio Ciardo Johnny Vangeli

S. Roberto Bellarmino S.M. Madre del Redentore S. Gabriele dell'Addolorata S. Domenico di Guzman S. Vigilio


In viaggio

“CIAO, SONO DON FRANCO” cominciato così, con una semplice telefonata a tutti i preti della sua nuova diocesi, il ministero di don Franco Massara quale arcivescovo di Camerino-San Severino Marche. Alcuni dei parroci temevano si trattasse di uno scherzo, ma don Franco li ha rassicurati spiegando che preferiva presentarsi personalmente, com’è nel suo stile, semplice e diretto. Don Franco è sempre stato così: l’ho conosciu-

È

to il 18 settembre 1988 quando ha fatto il suo ingresso al Seminario Romano al mio secondo anno e da allora ho avuto modo di capire ogni anno di più quanto il Signore si sia compiaciuto di colmarlo di quei doni speciali che tante persone apprezzano in lui. Non bastano poche righe per definire una persona come don Franco, ma ti basta incrociare il suo sguardo per trovare due occhi abituati a guardare oltre le apparenze. Quando svolse il ruolo di Economo del Seminario per diversi anni, rimasi sorpreso da come fosse riuscito a valorizzare le maestranze interne, portando a frutto quella sapienza delle mani ereditata dal papà e dalla mamma che hanno sempre amato la fatica e il duro lavoro. Anche da parroco a Limbadi ha lasciato il segno, regalando alla sua amata terra calabra questi ultimi due anni carichi di doni pastorali e spirituali che difficilmente la gente dimenticherà. Ero con lui a Limbadi il giorno del suo ingresso da parroco e ricordo ancora le sue lacrime di commozione quando ricevette l’ampolla del sangue del santo che prodigiosamente si li-

quefece davanti ai suoi occhi. E fu proprio il 27 luglio di quest’anno, dies natalis di San Pantaleone, che arrivò la nomina a vescovo. Più che una casualità, questi due episodi mi appaiono come una benedizione e una conferma dei doni di Dio. All’inizio di settembre ho avuto la fortuna di accompagnarlo a Camerino per fare una breve visita informale. Ero impietrito di fronte ai danni provocati dal terremoto; che impressione vedere una diocesi ferita quasi a morte! Don Franco invece era attento, commosso e delicato nel ringraziare i sacerdoti che erano rimasti vicini alla gente e in mezzo a loro, fianco a fianco! In quell’occasione ebbe a dire: "Vengo da parroco e poi verrò vescovo della chiesa di Camerino - San Severino Marche per portare in mezzo a voi il Vangelo della speranza". Un suo amico sacerdote, vedendo la sua foto con il casco giallo da cantiere, gli disse: “La tua prima mitria è questa: un casco da cantiere che sarà simbolo del tuo ministero nuovo in mezzo al popolo di Dio”. Papa Francesco, che ha avuto modo di apprezzarlo in diverse occasioni, lo ha voluto come vescovo proprio perché don Franco ha nel cuore quell’idea di Chiesa come “ospedale da campo”, che accoglie le persone ferite nel corpo ma soprattutto nello spirito. Nel decidere il motto per lo stemma episcopale, don Franco non ha avuto esitazioni nello scegliere quel programma di vita e di fede che noi ex alunni del Seminario Romano conosciamo bene perché lo portiamo nel cuore non solo durante gli anni di formazione ma anche nella vita sacerdotale. La Madonna della Fiducia è stata ed è per don Franco un rifugio sicuro, un conforto nei tanti momenti di prova e di fedeltà all’amore per la Chiesa che in questi anni non facili continuerà ad accompagnarlo quale Madre amorevole. Mater Mea, Fiducia Mea!

Attilio Nostro

33


Sursum Corda Giuseppe Pulcinelli

MONS. GABOR MOHOS VESCOVO on Gabor è nato l’11 settembre 1973 a Budapest, in un paese che era ancora sotto l’influsso comunista e pertanto ostile alla fede cristiana. Mentre molti avevano lasciato la pratica religiosa, i suoi genitori hanno scelto di essere fedeli alla Chiesa Cattolica, nonostante i loro fratelli e sorelle abbiano fatto una scelta diversa. Gabor viene battezzato nello stesso mese di settembre nel giorno di San Michele, la stessa data in cui 45 anni dopo ha saputo della sua nomina a vescovo, un paio di mesi fa. Da ragazzo ha frequentato l’insegnamento di religione nella parrocchia, poi ha studiato in un liceo tenuto dai benedettini (che grazie a Dio ha potuto sussistere in quell’epoca). Là ha avuto la possibilità di partecipare ai primi esercizi spirituali e riflettere sul tema della vocazione. Senza che ci fosse un qualche evento particolare, Gabor diviene sempre più convinto che il Signore lo stava chiamando al sacerdozio. Dopo la maturità è entrato nel Seminario di Esztergom, sede antica del Primate d’Ungheria, centro storico della Chiesa Cattolica nel Paese. Ha avuto professori ben preparati che aiutavano gli studenti a conoscere meglio il mondo e la fede attraverso lo studio della filosofia e della teologia. Dopo due anni il vescovo di allora, il Card. László Paskai, lo ha inviato a Roma per continuare gli studi e la preparazione al sacerdozio, e così è diventato alunno del Seminario Romano. I primi tempi a Roma sono stati difficili, perché proprio in quell’estate improvvisamente era venuto a man-

D

34

care il papà. Poi il primo anno risente molto l’impatto con la nuova lingua italiana ed anche con la cultura, così diversa rispetto a quella vissuta dall’altra parte della cosiddetta “cortina di ferro”. Come ha più volte raccontato lui stesso, i cinque anni passati nel Seminario Romano, dal 1994 fino al 1999, sono stati davvero decisivi nella sua formazione umana e nella preparazione al sacerdozio. Un primo aspetto di questa formazione è stata l’esperienza dell’universalità della Chiesa, nella quale vengono invitate a far parte tutte le persone, indipendentemente dalla loro cultura o provenienza. Poi decisiviva è stata la proposta quotidiana della preghiera silenziosa davanti a Gesù presente nell’Eucaristia: questo lo ha aiutato ad approfondire la relazione personale con Colui che lo stava chiamando a seguirlo. Anche molto importante in questo periodo è stato l’incontro con i disabili mentali nell’incarico pastorale. Gabor è molto riconoscente per quanto ha ricevuto da tutta la Comunità del Seminario, dai superiori, dai compagni di gruppo e di classe, e soprattutto da Mons. Giovanni Tani, attuale arcivescovo di Urbino, allora suo padre spirituale nel seminario. Dopo la sua ordinazione sacerdotale Gabor è stato viceparroco in due parrocchie diverse, poi nel 2003 è diventato segretario dell’allora arcivescovo, poi Cardinale, Péter Erdo, che in quell’anno ha cominciato il suo servizio alla guida dell’Arcidiocesi. Dal 2008 e per dieci anni è stato Segretario generale della Conferenza Episcopale Ungherese. Dal 1° agosto di quest’anno è stato nominato rettore del Pontificio Istituto Ungherese a Roma. Questo servizio è terminato quasi ancora prima di iniziare, dal momento che il 4 ottobre il Santo Padre lo ha nominato vescovo ausiliare dell’Arcidiocesi di Esztergom-Budapest. Auguri Gabor!


In viaggio

SCRITTI DI NOSTRI EX ALUNNI BADAS M. – VINTI M. (ed.), Santità e Salvezza nella letteratura medievale, PFS University Press, Cagliari 2018 CALEFFI S., Speranza e vita morale nel Magistero recente della Chiesa, Cittadella Editrice, Assisi 2018 PULCINELLI G., Scegliere di rispondere. Racconti di vocazioni nel Nuovo Testamento, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2018 SIMBOLA M., Il mio giorno primo ed ultimo. Il Cantico dei Cantici, Edizioni Sant'Antonio 2018

In Pace Christi Abbiamo ricevuto notizia della morte di questi ex-alunni: In data 29 Settembre 2018 è morto Mons. Angelo Malatesta, della diocesi di Roma, nato il 14 Febbraio 1926 e ordinato presbitero l'8 Aprile1950. In data 26 Ottobre 2018 è deceduto Mons. Venturo Lorusso, della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, nato il 24 Ottobre 1936 e ordinato presbitero il 18 Marzo 1961. In data 28 Ottobre 2018 è venuto a mancare don Arnaldo D'Innocenzo, della diocesi di Roma, nato il 14 Aprile 1940 e ordinato prete il 17 Marzo 1963.

Requiescant in Domino Si prega di comunicare alla Redazione del Sursum Corda la notizia della morte di ex-alunni di cui si venga a conoscenza.

35


Profile for Pontificio Seminario Romano Maggiore

Sursum Corda 1 2019  

Sursum Corda 1 2019  

Profile for psrm