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Sursum Corda Grazie, amici benefattori! S. E. Mons. Ennio Appignanesi; Mons. Nicola Azzolini; Luciano Baldassari; Eleonora Barbagallo; famiglia Beccarini; S. E. Mons. Adriano Bernardini; Mons. Aloysius R. Callaghan; Card. Giovanni Canestri; don Remo Chiavarini; don Maurizio Chiodi; S. E. Mons. Domenico Cornacchia; famiglia Corvino; James Crowley; Simone Pietro De Lorenzis; Dipendenti del Senato; S. E. Mons. Pietro Maria Fragnelli; Mons. Hilary Franco; Caterina Gianicolo; don Boris Jozi; Emanuele La Mantia; don Luigi Lani; Mons. Richard Malone; don Andrea Manto; fu Mons. Giuseppe Metrangolo; Mons. John Joseph Miller; don Gabriele Paganini; famiglia Palazzo; Anna Parrella; don Mario Ramaccioni; Suore del Divino Amore; don Carlo Troise; don Adolfo Volpe. PARROCCHIE ROMANE: Parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo; Parrocchia San Giustino Martire; Parrocchia San Gregorio Magno; Parrocchia Santa Croce in Gerusalemme; Parrocchia Santa Galla; Parrocchia Sant’Eugenio. OFFERTE PER BORSE DI STUDIO: Don Romano Nicolini; Mons. Giovanni Rossi.

SURSUM CORDA Redazione: Mario Pangallo, Cristiano Patrassi, coordinatori; George Bogdan, Gabriele Vecchione. Hanno collaborato a questo numero: Francesco Botta, Franco Camaldo, Marco Carozza, Francesco De Franco, Giorgio De Iuri, Luigi De Magistris, Michele De Santis, Diego Del Fa, Carlo Devoto, Concetto Occhipinti, Cristiano Patrassi, Romano Rossi, Beniamino Stella, Renato Tarantelli Baccari, Gabriele Vecchione, Michele Zullo. In copertina: particolare del mosaico di p. Rupnik nel Centro Spirituale “Le Sorgenti” della Comunità Emmanuel (Lecce)

CONTO CORRENTE POSTALE SEMINARIO n. 38198008 Intestato a Seminario Romano Maggiore 00184 Roma - Piazza S. Giovanni in Laterano, 4 IBAN IT70 J076 0103 2000 0003 8198 008 BIC - SWIFY BPPIITRRXXX

Anno XCIX n. 2-2015 www.seminarioromano.it Direttore Editoriale: Concetto Occhipinti Direttore Responsabile: Davide Martini Rivista semestrale del Pontificio Seminario Romano Maggiore Piazza San Giovanni in Laterano, 4 - 00184 Roma Tel. 06.698621 - Fax. 06.69886159 E-mail: sursum@seminarioromano.it Spedizione in Abbonamento Postale - c/c p. 30360002 Registrazione del Tribunale di Roma - N. 11581 del 22.V.1967 Progetto grafico e impaginazione: Bruno Apostoli - info@brunoapostoli.it

Finito di Stampare nel mese di Giugno 2015 Tipolitografia Trullo srl - Via Ardeatina, 2479 - 00134 Roma - T. +39 06.6535677 - F. +39 06.71302758 - doc@tipolitografiatrullo.it - www.tipolitografiatrullo.it


“Io sono una missione su questa terra” n clima di gioia per le Ordinazioni diaconali e presbiterali ha caratterizzato i mesi conclusivi dell’anno formativo. E’ la gioia del raccolto, dopo gli anni della semina, della cura e della crescita, ma è anche la gioia della nuova missione che inizia. Con l’Ordinazione presbiterale giunge il tempo di lasciare il seminario per dedicarsi completamente al ministero sacerdotale. Ministero tanto desiderato, vocazione accolta, custodita e maturata nel tempo. La memoria del 450° anniversario della fondazione del nostro seminario ci ha lasciato intuire come generazioni di seminaristi e sacerdoti, vissuti in epoche e con esperienze formative diverse, sono accumunate da ciò che è essenziale: il dono della loro specifica vocazione e missione come presbiteri, chiamati ed eletti per il ministero apostolico. Papa Francesco, parlando ai Suoi sacerdoti di Roma, così tratteggia l’identità e lo stile di vita dei presbiteri: A immagine del Buon Pastore, il prete è uomo di misericordia e di compassione, vicino alla sua gente e servitore di tutti. Nel magistero e nella testimonianza di Papa Francesco la dimensione missionaria della vita del pastore è sottolineata con particolare forza ed evidenza, si colloca al livello più profondo dell’identità. Nella Evangelii Gaudium troviamo un’espressione particolarmente efficace a riguardo: Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere se stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare (EG 273). Un’identità missionaria che il presbitero attinge al sacramento dell’Ordine, nel quale viene configurato in modo speciale a Gesù Cristo, Capo e Pastore, e in quanto tale mandato dal Padre per vivere e operare nella forza dello Spirito: E’ all’interno del mistero della Chiesa, come mistero di comunione trinitaria in tensione missionaria, che si rivela ogni identità cristiana, e quindi anche la specifica identità del sacerdote e del suo ministero (PDV 12). Come preparare nella formazione iniziale i futuri presbiteri perché siano capaci di accogliere questa chiamata appassionata di Papa Francesco e della Chiesa del nostro tempo? La Evangelii Gaudium ci invita a non separare in maniera netta un tempo del discepolato e della formazione da un tempo dell’azione e della missione. Il Papa, facendo riferimento all’esperienza dei primi discepoli che subito dopo l’incontro personale con Gesù, pieni di gioia lo annunciano ad altri, propone la formula dei discepoli-missionari come più adeguata per comprendere l’identità di ogni battezzato: Ogni cristiano è missionario nella misura in cui si è incontrato con l’amore di Dio in Cristo Gesù; non diciamo più che siamo “discepoli” e “missionari”, ma che siamo sempre “discepoli-missionari”(EG 120). Quanto più questo è vero per quei giovani discepoli che sentono la chiamata e il desiderio di dedicarsi completamente al servizio del Vangelo. Si avverte l’esigenza di qualcosa di più e di nuovo che aiuti i seminaristi a interiorizzare la missione di Gesù non solo come qualcosa che riguarda il futuro, ma come qualcosa che è centrale nell’oggi dell’esperienza formativa. Per la formazione e la crescita nella maturità spirituale, il Papa ci invita ad aprire insieme ai libri di teologia il libro della vita dei fratelli, il libro della vita del popolo di Dio: Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, ci mettiamo nella condizione di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio. Ogni volta che apriamo gli occhi per riconoscere l’altro, viene maggiormente illuminata la fede per riconoscere Dio. Come conseguenza di ciò, se vogliamo crescere nella vita spirituale, non possiamo rinunciare ad essere missionari (EG 272). Si tratta di una prospettiva della formazione che ci invita a lavorare con creatività attorno al progetto formativo, perché la dimensione di ritiro e di deserto espressa prevalentemente dalla vita di studio e di preghiera possa essere ben integrata e completata da esperienze pastorali e di servizio, nelle quali i seminaristi possano sentirsi personalmente coinvolti a livello di progetto e di animazione. Concetto Occhipinti

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Sursum Corda

IN quESTO NuMERO 20

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Sursum Corda 3

Editoriale Concetto Occhipinti

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In questo numero

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Uno spirito eucaristico ed un cuore “romano” Beniamino Stella

In diocesi 28

Fidarsi, conoscersi e vivere insieme Giorgio De Iuri

30

“Amati da Dio e santi per chiamata” Diego Del Fa

In viaggio

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Diventare “forma del gregge” Romano Rossi

32

Amico dei poveri e guida spirituale Francesco De Franco

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Diario Gennaio-Maggio 2015 Gabriele Vecchione

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Anniversari di sacerdozio La Redazione

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Servire umilmente la Chiesa Carlo Devoto

36

“I poveri sono i miei nepoti” La Redazione

In comunità 18

20

La formazione del presbitero nella storia del Seminario Romano Renato Tarantelli Baccari Le gite delle classi La Redazione

In Pace Christi

Speciale “Fiducia” 2015

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Maria, Madre nella quotidianità Michele Zullo

23

Tornare a casa e fissare il volto della Madonna Francesco Botta

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Stare presso Maria Michele De Santis

27

Una festa che ha il sapore di un “Natale in famiglia” Marco Carozza

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“Sogni grandi di santità e di apostolato” La Redazione

38

“Spero di vivere con tutti nella felicità di Dio” Franco Camaldo

Se tu conoscessi il dono... 39

Attività vocazionali La Redazione


UNO SPIRITO EUCARISTICO ED UN CUORE “ROMANO” omenica 1° febbraio 2015, nel giorno D in cui ricorre il 450° anniversario della fondazione del Seminario Romano (1° febbraio 1565), ha presieduto in Comunità la Santa Messa solenne S.E.R. il Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero, nostro exAlunno, il quale ha tenuto una bella e toccante Omelia, che pubblichiamo. È con grande gioia che ho accolto l’invito del Rettore a presiedere la Celebrazione della S. Messa in una ricorrenza tanto significativa per il Pontificio Seminario Romano Maggiore: il 450° anniversario della sua fondazione. Tale evento mi coinvolge, con emozioni non superficiali, a livello personale, dal momento che ho vissuto gli anni cari e belli della mia formazione al Sacerdozio, proprio tra queste mura. Spesso ritorno con la mente e il cuore a quel tempo, ricordando, con gratitudine, superiori, docenti e tanti fratelli di cammino, accomunati da un unico ideale: giungere ad essere sacerdoti. Oggi, convocati intorno all’altare del Signore, sotto lo sguardo materno della Madonna della Fiducia, ringraziamo Dio per i benefici spirituali elargiti a questa Istituzione, e, attraverso di essa, a tutta la Chiesa. Il Vangelo di oggi ci mostra Gesù Maestro, che insegna con autorevolezza nella sinagoga. Lo spirito immondo svela l’identità di Gesù, definendolo «il Santo di Dio». La Parola potente di Gesù guarisce e libera il corpo del posseduto, e ne illumina con la luce della fede, le profondità del cuore. La nostra fede - e il nostro cammino di fede - dono dello Spirito, ricevuto nel Battesimo, deve aprirci alla conoscenza della identità profonda di Gesù, per poter avere con Lui una relazione personale autentica.

Beniamino Stella

Un rapporto con Cristo, infatti, consiste nel conoscerLo, amarLo e seguirLo: conoscerLo per amarLo, amarLo per seguirLo. Il Seminario è lo spazio privilegiato e un tempo provvidenziale per vivere le tappe di tale itinerario interiore. La vocazione sacerdotale, singolare grazia di Dio, richiede un serio impegno per rispondere fedelmente alla chiamata di Gesù, che invita i discepoli a “stare” con Lui, per conoscerLo e scoprire la bellezza e la gioia di appartenergli.

Il nostro incontro personale con il Signore è davvero l’impegno interiore di tutta la vita nostra, del tempo del Seminario e di quello da Sacerdoti, rafforzando ogni giorno quel brivido spirituale del nostro primo incrociare gli sguardi con il Maestro, e motivando, nell’ascolto della Parola e nell’adorazione del Tabernacolo, quella scelta fondamentale, che un giorno ci ha portato a legare la nostra vita, per sempre, al cuo-

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Sursum Corda

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re del Maestro. In questa esperienza discepolare, che ci avvicina a Cristo e permette di conformarsi sempre più a Lui (Papa Francesco, Plenaria Congregazione Clero, 3 Ottobre 2014), voi seminaristi siete accompagnati dall’opera educativa dei superiori, che vi aiutano a vivere, con consapevolezza, questo percorso orientato a formare in voi il cuore del Pastore, a servizio del Popolo Santo di Dio, soprattutto nel dispensare generosamente la misericordia del Padre che perdona. Infatti, l’impegno costante, fatto di sacrificio – lo si chiamava “l’agere contra” - nelle varie attività formative è funzionale all’acquisizione della carità pastorale, che è principio che ispira e caratterizza il ministero sacerdotale. In questo tempo di formazione, quindi, siete chiamati a interiorizzare la dimensione del servizio, propria della missione di Gesù, incarnandola nella cura attenta delle persone che incontrerete e che, a suo tempo, vi saranno affidate. A questo proposito, Papa Francesco ha ricordato: «Voi state diventando pastori a immagine di Gesù Buon Pastore, per essere come Lui e in persona di Lui, in mezzo al Suo gregge, per pascere le Sue pecore» (Udienza alla Comunità del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, 14 Aprile 2014). La storia del Seminario Romano è una testimonianza ininterrotta di questo impegnativo programma educativo, realizzato mediante una comprovata formazione sacerdotale e intellettuale. La comunità del Seminario, pertanto, non può non formarsi e crescere intorno all’Eucaristia, fonte di unità e sorgente di comunione. Infatti, l’incontro, che forgia i discepoli e i pastori sul Cuore di Cristo, avviene nella celebrazione della S. Messa. La partecipazione all’Eucaristia è la via maestra per crescere nell’amore di Cristo ed è la fonte più autentica della vita interiore. La formazione di una solida “spiritualità eucaristica” è finalizzata a configurare la vostra esistenza a Gesù, che si dona tutto a tutti. L’incontro con Lui, Pane di Vita, è la radice e la meta della vocazione sacerdotale, che non è mai dono per noi stessi,

ma per tutta la Chiesa. Il Seminario Romano, fondato, com’è noto, il 1° febbraio del 1565, sotto il pontificato di Pio IV, fu una “primizia” del Concilio tridentino. Sono trascorsi 450 anni, un tratto di strada rilevante, eppure questa Istituzione ha attraversato i secoli, assolvendo fedelmente quella funzione formativa, prevista dal Decreto conciliare (Decreto Cum adolescentium aetas, del 15 luglio 1563) che istituiva i Seminari, rispondendo a un’esigenza fortemente avvertita all’epoca e tuttora valida. Richiesto dagli stessi Padri Conciliari e affidato inizialmente alla Compagnia di Gesù, il Seminario Romano assunse una particolare “missione” ecclesiale. Nei secoli successivi, nonostante i cambiamenti di sede e le variazioni dell’assetto organizzativo, il Seminario ha continuato, con il medesimo spirito, a formare tante generazioni di giovani. Nel 1914 – l’anno scorso è stato celebrato il primo centenario – il Seminario Romano fu trasferito dall’Apollinare nell’attuale sede, adiacente la Basilica di San Giovanni in Laterano, Cattedrale del Vescovo di Roma. Questo Seminario Romano - voi non lo ignorate - è il Seminario del Vescovo di Roma. I vincoli di affetto e devozione al Santo Padre devono essere la bandiera e il marchio di qualità di questa Istituzione. Esso, infatti, non solo per la sua collocazione geografica, ma soprattutto per la sua natura di Seminario diocesano di Roma, mantiene un legame speciale con il Successore di Pietro. Cari Seminaristi, la Provvidenza vi dà la grazia di poter ascoltare ogni giorno la voce e guardare da vicino, la persona e l’azione pastorale del Successore di Pietro, una vera e attraente scuola di vita cristiana e di carità pastorale. Profittiamo di questa eccezionale opportunità che il nostro vivere a Roma ci consente: impariamo ad essere sacerdoti e pastori allo stile del Papa Francesco, radicando nella nostra persona la sua ricchezza straordinaria di umanità e di virtù cristiane, tra esse la purezza del cuore e la povertà evangelica. La nostra fedeltà al Papa si deve poi tra-


durre in preghiera per Lui, perché il Suo ministero apostolico sia sempre più fecondo. L’universalità è una nota caratteristica dell’identità storica, ecclesiale e spirituale del nostro Seminario, che contribuisce a formare, secondo una ben nota espressione, i tratti inconfondibili del “prete romano”, cioè il prete dal cuore universale. A tale riguardo, un illustre alunno, che per il Seminario Romano nutrì sempre grato affetto, San Giovanni XXIII, rivolgendosi a un gruppo di seminaristi, così si espresse: «Convenuti a Roma da tutte le parti del mondo, voi qui vi affratellate nei vostri quotidiani rapporti. Non ci sono diversità sostanziali tra voi, che avete un patrimonio comune, e una comune aspirazione di servizio di Dio e delle anime.[…] qui voi imparate a conoscervi, e perciò a meglio apprezzarvi: e a partecipare e fondere i doni di natura e di grazia, di cui siete i depositari» (Allocuzione del Santo Padre Giovanni XXIII agli alunni dei Seminari e Collegi Ecclesiastici di Roma, 28 gennaio 1960). Anche la devozione mariana rappresenta uno dei tratti caratteristici della storia e della spiritualità del Seminario Romano, nel quale la Santa Vergine – da

più di due secoli – è amata e venerata come “Madonna della Fiducia”. È quasi impossibile pensare al Seminario Romano senza associarlo a questo titolo mariano! Maria rappresenta una presenza centrale nel Mistero di Cristo e della Chiesa. Con Lei e come Lei siamo chiamati a realizzare la volontà del Padre, nel conoscere, amare e seguire Gesù, nella docilità all’azione dello Spirito Santo. La Madonna della Fiducia è una guida sicura nel nostro cammino verso la santità. Oggi Le chiediamo di rinsaldare i vincoli di affetto e di gratitudine, che ci legano al nostro Seminario, e di benedire il Santo Padre, la Chiesa di Roma, che vi preparate a servire, e, ovviamente, la nostra Comunità. A nome vostro e per ciascuno di voi, alla Madonna della Fiducia chiedo che infiammi i nostri cuori di un amore sempre più ardente per Cristo, che ci aiuti a rimanere fedeli alla nostra vocazione e ci ottenga uno spirito eucaristico e un cuore “romano”, innamorato di Gesù vivo e aperto alla vita e alla missione della Chiesa universale, in comunione con il Santo Padre, sotto la protezione della Madre di Gesù, Fiducia nostra. Così sia.

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Sursum Corda Romano Rossi

DIVENTARE “FORMA DEL GREGGE”

Pubblichiamo una riflessione sulla formazione dei futuri sacerdoti che S.E.R. Mons. Romano Rossi, Vescovo di Civita Castellana, già Direttore spirituale nel nostro Seminario, ci dona nella forma di una lettera inviata al nostro Rettore aro Don Concetto, il discernimento e la formazione dei candidati al ministero presbiterale è un compito fra i più delicati nella vita della Chiesa. Se il Signore non accompagnasse gli educatori con una continua effusione del suo Spirito di illuminazione e di consolazione, ci sarebbe davvero da perdersi d’animo.

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Il dono più prezioso e necessario per chi lavora alla formazione dei futuri Sacerdoti è sicuramente quello di amare col cuore di Dio questi giovani uomini che bussano alla porta del Seminario e di vivere con gioia insieme a loro la grazia e il privilegio del percorso formativo quotidiano. Un aspetto molto delicato della verifica vocazionale consiste nel coniugare il modello del ministero rappresentato da Gesù e dagli Apostoli con la condizione umana, in particolare giovanile, così come si evolve nel corso dei tempi. Quanta umiltà e duttilità sono necessarie, insieme alla serena “Fiducia” (che te lo dico a fare?) che, se è davvero il Signore che chiama, ogni generazione e ogni epoca possiede punti di aggancio e possibili interconnessioni con il Modello Unico, lo stesso ieri, oggi e sempre.

E’, infatti, proprio la relazione con Lui e la capacità di ristrutturare tutta la persona esclusivamente in funzione di essa a qualificare e inverare il processo educativo. Questo itinerario di ascolto, di progressiva intimità personale, di crescente e obbediente conformazione allo stile di Gesù e al suo modo di vivere i rapporti con il Padre e con gli uomini è il primo ed essenziale criterio e norma per il necessario sviluppo della personalità in senso sacerdotale. Se l’attenzione verso Gesù, se il desiderio di riprodurlo nei propri sentimenti, scelte e azioni è la caratteristica di ogni cristiano, quanto più deve esserlo per chi è chiamato a diventare “forma del gregge”! E’ questione di iniziazione e di immersione della vita nel confronto oggettivo e libero con le parole e gli esempi del Maestro divino. Se il discernimento previo e iniziale è stato fatto bene, di solito nei candidati al Seminario non manca la buona fede e la retta intenzione. Ma non sempre sono del tutto liberi da modelli di ministero, di Chiesa, di vita cristiana, perfino di umanità, parziali e soggettivi, frutto delle loro storie personali e di influssi esterni, caratterizzati da unilateralità e perfino da autentiche distorsioni. Contemporaneamente all’individuazione e all’assimilazione di nuovi modelli, c’è da compiere tutta l’opera di spogliazione dell’uomo vecchio, di liberazione da se stessi, sia come raddrizzamento di storture pregresse o attuali sia come propedeutica a vivere ogni stagione della vita del ministero in questo processo di potatura e di purificazione. Ogni fase culturale e ogni epoca storica tendono a rivestire e a modellare gli individui secondo certe priorità, sicurezze, difese o, semplicemente, mode e tendenze. Ai miei tempi c’è n’erano alcune, ai tuoi tempi altre, oggi, e non c’è da meravigliarsi, altre ancora. I ragazzi che il Signore ci dona sono figli del loro, pardon, del nostro tempo. Mi riferisco a piccole e grandi tendenze di carattere narcisistico, ad esempio il modo di vestire, la cura del corpo, l’ostentazione pubblica del proprio vissuto e delle proprie opinioni attraverso la rete, etc. C’è il rischio di lasciarsi risucchiare più dal fascino del ruo-


lo, dallo status della posizione che dall’immedesimazione con lo stile e le preferenze di Gesù Cristo. La sequela del Figlio dell’Uomo comporta l’unificazione e la ristrutturazione di tutto se stesso in rapporto alla proclamazione del Vangelo, più con la pienezza della vita che con gli espedienti del mestiere. Si tratta del primato della dimensione spirituale e soprannaturale da cui poi deriva tutto il resto. Si tratta della dedizione al ministero a tempo pieno e con cuore veramente indiviso e non con orari di ufficio e pretese di una vita propria e parallela su cui nessuno ha il diritto di sindacare. O la formazione del Seminario entra in profondità dentro queste fessure, integrandosi nel profondo con le radici e i desideri della persona, o già dopo i primi anni di ministero riemergerà incontrollabile il fascino e la nostalgia di ciò che in realtà non si è mai lasciato: la vita come sistemazione propria e servizio a se stessi. Per questo serve anche l’iniziazione a un certo modo di essere, facente perno sul Prete come uomo di Dio e servo della Chiesa. Ma quanta fatica fanno i ragazzi di oggi ad accettare la solitudine, il silenzio, tanto più a ricercare spazi per “abitare secum coram domino”! Dicono di essere attenti alla vita interiore ma stentano ad accettare e assimilare le condizioni pratiche per arrivarci. Permettimi poi di osservare il parados-

so che, accanto a certe forme anche ostentate e non sempre di buon gusto, di mettersi sulla pubblica piazza mediatica, si sperimentano tante difficoltà e resistenze a un vero confronto con gli altri sulla verità della propria vita, orari, attività, aspirazioni, etc. Quanto lavoro per integrare la dimensione del “fare il Prete” con quella dell’”essere Prete” nel profondo, in tutto, sempre. Un pericolo ricorrente nei responsabili della formazione è presupporre ciò che non c’è, magari basandosi sulla identificazione dei fondamentali della condizione giovanile di oggi con quella di ieri. Il problema, però, è che i cambiamenti intervenuti sono stati di gran lunga più rapidi degli anni trascorsi. Per i figli di questo tempo, compresi “i vocazionabili”, non si può mai dare nulla come scontato, da ogni punto di vista. I giovani, peraltro portatori di tanta sensibilità e di tante belle qualità, hanno tutto da imparare sia nell’ambito del ministero ecclesiastico, sia in quello ancora più importante del Mistero cristiano. Questo gioioso e umile apprendimento sarà tanto più possibile quanto più si scopre la bellezza del dono di Dio che ci rende capaci di entusiasmo e del dono generoso della vita nel segno della beatitudine e della gioia. Buon lavoro, Don Concetto!

Foto con alcuni Vescovi nostri ex-alunni nell’occasione della loro partecipazione ai lavori LXVIII Assemblea generale della CEI

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Sursum Corda

Diario 2015

Gabriele Vecchione

GennAIo MArtedì 6 Concluse le vacanze natalizie si ritorna in seminario.

Mercoledì 28

Mercoledì 7 Riprendono le lezioni alla Pontificia Università Gregoriana.

Venerdì 9 Quinto incontro del gruppo di discernimento vocazionale “Apri gli occhi!”.

lunedì 12 Riprendono le lezioni alla Pontificia Università Lateranense.

S.E.R. Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo dell’Arcidiocesi di Bari-Bitonto, presiede la Santa Messa comunitaria.

FeBBrAIo In serata Mons. Hilary Franco festeggia con noi il 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale e presiede la Santa Messa di Comunità.

Venerdì 16 Fine delle lezioni del 1° semestre alla PUL.

SABAto 17 Inizio della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.

SABAto 17 - doMenIcA 18

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Venerdì 23 Fine delle lezioni del 1° semestre alla PUG.

Ritiro conclusivo della prima tappa del gruppo di discernimento vocazionale “Apri gli occhi!” presso la Casa di Esercizi “Nostra Signora del Cenacolo” alla Balduina.

doMenIcA 1 In occasione del 450° anniversario della fondazione del nostro Seminario, presiede la Santa Messa solenne S.E.R. il Card. Beniamino Stella, attualmente Prefetto della Congregazione per il Clero (articolo alle pp. 5-7).


Diario lunedì 2 Il Rettore presiede la Processione e la Santa Messa della Presentazione del Signore al Tempio.

ne del nostro Seminario, dal tema: “La formazione del presbitero nella storia del Seminario Romano” (articolo alle pp. 18-19).

Mercoledì 4

doMenIcA 8 Terzo appuntamento dei “Vespri della Fiducia”.

Venerdì 13

Il Rettore accoglie i parroci delle parrocchie dove i seminaristi svolgono il tirocinio pastorale e delle loro parrocchie d’origine. Don Paolo Aiello, Parroco di Santa Galla, presiede la Santa Messa in comunità.

GIoVedì 5 Mons. Claudiano Strazzari, Rettore del Seminario “Redemptoris Mater” e nostro ex alunno, presiede la Santa Messa comunitaria, all’inizio della Novena in preparazione alla festa di Maria SS.ma Madre della Fiducia (articolo alle pp. 23-24). Adorazione notturna per le vocazioni.

SABAto 7 In mattinata, nell’Aula Magna della Pontificia Università Lateranense, S.E.R. il Card. Agostino Vallini, Vicario Generale per la Diocesi di Roma, presiede il Convegno commemorativo dei 450 anni di fondazio-

S.E.R. il Card. Angelo Comastri, Vicario Generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano, presiede i primi Vespri della solennità di Maria SS.ma Madre della Fiducia.

SABAto 14 Festa della Madonna della Fiducia. Le Lodi mattutine sono presiedute da S.E.R. Mons. Nazzareno Marconi, Vescovo della Diocesi di Macerata-TolentinoRecanati-Cingoli-Treia.

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Sursum Corda Marcianò, Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia. Durante la cena abbiamo la gioia della visita di S.E.R. Luigi de Magistris, nostro ex-alunno, creato Cardinale da Papa Francesco proprio in questo giorno. Il neo Cardinale rivolge a tutta la Comunità un affettuoso saluto (intervista a p. 35).

lunedì 16 Terminata la sessione di esami riprendono le lezioni alla PUG e alla PUL.

Mercoledì 18 Il Rettore presiede la Santa Messa comunitaria con l’imposizione delle ceneri.

Venerdì 20 - doMenIcA 22 S.E.R. Mons. Filippo Iannone, Vicegerente della Diocesi di Roma, presiede la Santa Messa solenne. Segue, come di consueto, il pranzo, in cui abbiamo l’onore di ospitare tanti ex-alunni, alcuni dei quali festeggiano il giubileo di ordinazione (articoli alle pp. 25-27).

Le classi partono per le abituali “gite”. Il primo anno è ospite al monastero di Lecceto (SI), il secondo anno si reca a Sant’Angelo (CE), il terzo va ad Amatrice (RI), il quarto anno vola a Bruxelles, il quinto è ospite a Taviano (LE), il sesto e settimo anno si recano a Parigi.

SABAto 28 Padre Daniele Libanori SJ, Rettore della Chiesa del Gesù, guida il ritiro di Quaresima per tutta la Comu-

nità. Le sue due profonde meditazioni vertono sui quaranta giorni di Gesù nel deserto e sui capisaldi della vita spirituale.

MArZo 12

La festa si conclude con la celebrazione dei secondi Vespri, che vengono presieduti da S.E.R. Mons. Santo

GIoVedì 5 Adorazione notturna per le vocazioni.


SABAto 7 Abbiamo il piacere di trascorrere una giornata dedicata alle famiglie dei seminaristi. In mattinata visitiamo i Giardini Vaticani e a seguire condividiamo un festoso pranzo in Seminario.

lunedì 9 - Venerdì 13 La classe del V anno frequenta le lezioni del Corso sul Foro Interno a cura della Penitenzieria Apostolica.

Mercoledì 18

lunedì 23 Continua l’incontro di verifica in Comunità.

Mercoledì 25 Mons. Mauro Cozzoli presiede la Santa Messa nella Solennità dell’Annunciazione.

GIoVedì 26 - doMenIcA 29 Ritiro delle classi in preparazione alla Pasqua. Al primo anno tiene il ritiro don Mauro Cozzoli; al secondo anno don Giuseppe Forlai. Padre Gianfranco Ghirlanda SJ predica il ritiro alla classe del terzo anno; don Pietro Strappa e padre Rossano Zas Friz De Col SJ rispettivamente al quarto e al quinto anno. La Comunità termina il ritiro la mattina della Domenica delle Palme con la celebrazione delle Lodi mattutine.

APrIle lunedì 30 - doMenIcA 5

Mons. Aristide Sana, Parroco di San Michele Arcangelo a Pietralata, festeggia con noi il 50° anniversario di ordinazione presbiterale e presiede l’Eucarestia comunitaria. Incontro di verifica in Comunità.

I seminaristi della Diocesi di Roma si ritrovano per un tempo di fraternità e di approfondimento sull’Islam e sul dialogo interreligioso. L’imam di Milano Yahya Sergio Pallavicini, vicepresidente dell’Associazione della Comunità Religiosa Islamica CO.RE.IS., il Prof. Francesco Zannini, ordinario di Islamistica presso il

GIoVedì 19 Don Giuseppe Forlai presiede la Santa Messa nella solennità di San Giuseppe.

doMenIcA 22 Quarto appuntamento dei “Vespri della Fiducia”, durante i quali alcuni seminaristi consegnano la lettera con la quale chiedono di essere ammessi agli Ordini Sacri.

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Sursum Corda Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica PISAI e la professoressa Paola Springhetti, docente di giornalismo presso l’Università Salesiana, tengono delle interessanti relazioni (articolo alle pp. 28-29).

Il Giovedì Santo partecipiamo alla Messa Crismale con il Santo Padre in San Pietro; dopo la celebrazione, tutti i seminaristi della Diocesi di Roma si ritrovano a pranzo presso il nostro Seminario. Il Venerdì Santo e il Sabato Santo i seminaristi romani prendono parte all’azione liturgica della Passione del Signore e alla Veglia Pasquale presiedute dal Cardinale Vicario, nella Cattedrale di San Giovanni in Laterano. Buona Pasqua a tutti!

Venerdì 10

Nella Chiesa Concattedrale “Gran Madre di Dio”, S.E.R. Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita di Taranto, ordina diacono Giovanni Nigro.

SABAto 11

Mercoledì 8 S.E.R. Mons. Fernando Filograna, Vescovo di NardòGallipoli, nella Parrocchia Sacro Cuore di Gesù in Copertino, ordina diacono Graziano Greco.

GIoVedì 9 S.E.R. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di TraniBarletta-Bisceglie, nella Basilica Cattedrale di Trani, ordina diacono Francesco Del Conte.

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S.E.R. Mons. Luigi Renzo, nella Chiesa Cattedrale di Mileto, ordina sacerdote Don Francesco Maruca.


Diario doMenIcA 19 S.E.R. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio, Arcivescovo di Lecce, celebra la Santa Messa nella Cappella Maggiore del Seminario, durante la quale conferisce il ministero del Lettorato a Emilio Cenani, Sal-

Nello stesso giorno, 11 aprile, S.E.R. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, nella Chiesa Cattedrale di Trani, ordina presbitero Don Marco Pellegrino.

vatore Corvino, Massimo Cunsolo, Francesco Deffenu, Michele Ferrari, Nicolò Gaggia, Cosimo Marullo, Enrico Murgia; conferisce altresì il ministero dell’Accolitato ad Andreas Biancucci, Marco Carozza, Pasquale De Simone, Dario Errico, Dario Loi, Mattia Pica, Luigi Previtero e Gabriele Vecchione.

SABAto 18

lunedì 20 Don Marco Pellegrino presiede per la prima volta la Santa Messa di Comunità. Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, S.E.R. Mons. Lorenzo Leuzzi, Vescovo Ausiliare di Roma per la Pastorale Sanitaria e Universitaria, ammette tra i candidati agli Ordini Sacri Alessandro Caserio, Michele Ciardo, Simone Pietro De Lorenzis, Michele De Santis, Johnny Joseph, Luigi Lavia, Alessandro Occhibove, Guido Ruta, Renato Tarantelli e Francesco Vangeli.

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Sursum Corda GIoVedì 23

MAGGIo SABAto 2

Don Francesco Maruca presiede la sua prima Eucarestia in Comunità.

Venerdì 24 Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, alla vigilia delle ordinazioni sacerdotali, il Cardinale Vicario Agostino Vallini presiede l’incontro di preghiera “Amati da Dio e santi per chiamata”, durante la quale ascoltiamo diverse testimonianze vocazionali e la catechesi di Don Fabio Rosini.

doMenIcA 26

In mattinata il Rettore presiede la Santa Messa nella nostra Cappella maggiore in occasione del suo 25° anniversario di sacerdozio. Segue un momento di festa comunitaria nel giardino del seminario. Auguri don Concetto!

Nella Basilica di San Pietro in Vaticano, Papa Francesco ordina presbiteri diciannove diaconi: tra questi ci sono i nostri don Paolo d’Argenio, don Michele Ferretti e don Giovanni Logiudice (articolo alle pp. 30-31).

lunedì 27 I novelli sacerdoti romani nostri ex-alunni celebrano la loro prima Messa in Comunità.

Mercoledì 6 P. Gianfranco Ghirlanda SJ, nostro Direttore Spirituale, viene insignito del Dottorato honoris causa in Diritto Canonico dalla Pontificia Università di Salamanca.

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GIoVedì 7 Adorazione notturna per le vocazioni.


Diario lunedì 11

In occasione dell’Anno della Vita Consacrata, P. Agostino Montan, Direttore dell’Ufficio per la Vita Consacrata della Diocesi di Roma, tiene un incontro sul tema “Presbiteri e Vita Consacrata”. A seguire presiede l’Eucarestia comunitaria.

MArtedì 12

MArtedì 19

In serata partecipiamo alla Santa Messa presieduta da S.E.R. Mons. Luigi Conti, Arcivescovo di Fermo, già nostro Rettore, per il 50° anniversario di sacerdozio. A seguire la cena, in cui sono presenti alcuni Vescovi ex-alunni che in questi giorni partecipano ai lavori della LXVIII Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana. Dopo cena Claudio Gentili, Professore di Economia e Politica del Lavoro e della Formazione presso l’Università degli Studi di Firenze, tratta il tema: “La situazione delle famiglie in difficoltà nella società attuale”.

GIoVedì 21 Si concludono le lezioni alla PUL.

SABAto 23

Il Rettore presiede la Santa Messa nella Cappella della Fiducia in occasione dell’anniversario del Voto. In serata partecipiamo ad una visita guidata dell’Aula Gotica nel Monastero dei Santi Quattro Coronati.

Venerdì 15 Nella Chiesa di Maria SS. Annunziata in Casarano, S.E.R. Mons. Fernando Filograna, Vescovo di Nardò-Gallipoli, ordina diacono Angelo Casarano.

Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, S.E.R. il Card. Agostino Vallini, Vicario Generale per la Diocesi di Roma, ordina Vescovo Don Paolo Lojudice, già Direttore Spirituale del nostro Seminario. Auguri don Paolo! (articolo alle pp. 32-33). Nella Parrocchia Spirito Santo in Barletta, S.E.R. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, ordina sacerdote Don Francesco Filannino.

Venerdì 29 Terminano le lezioni alla PUG.

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Sursum Corda Renato Tarantelli Baccari

LA FORMAZIONE DEL PRESBITERO NELLA STORIA DEL SEMINARIO ROMANO

er commemorare i 450 anni di storia del Seminario Romano abbiamo trascorso la giornata del 7 febbraio per riflettere sulla formazione del presbitero nella storia del nostro Seminario. Abbiamo ripercorso il ricco patrimonio spirituale che ha custodito questo nostro caro luogo di formazione, un’opera della grazia che ha formato tanti pastori al servizio della Chiesa in tutto il mondo e abbiamo anche guardato in prospettiva all’identità e alla formazione dei presbiteri di ieri e di oggi. Alla presenza di Sua Em.za il Cardinale Agostino Vallini, Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma, dopo l’introduzione del nostro Rettore don Concetto Occhipinti e con la moderazione dell’ex alunno Mons. Stefano Sanchirico, il Convegno si è aperto con l’esibizione canora della Schola Cantorum del Seminario, che ha presentato l’inno “O Madre, guardaci”, composto nel 1952 da Domenico Bartolucci, poi Cardinale, su testo di Mons. Giulio Barbetta. L’incontro si è sviluppato in due momenti principali: una relazione

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di carattere storico e a seguire alcune “comunicazioni” e testimonianze sulla formazione presbiterale nei tempi recenti. La prima parte ha voluto porre l’attenzione sulla storia della formazione presso il Seminario Romano, grazie all’approfondita relazione svolta da Sua Ecc.za Mons. Sergio Pagano, Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano. Prendendo le mosse dalla riforma tridentina, che avviò l’istituzione dei Seminari, si sono ripercorse le tappe che risollevarono il clero romano dalla situazione che emergeva nelle prime visite pastorali di poco successive al Concilio di Trento. L’impulso per una più attenta formazione del clero fu la risposta a queste visite pastorali, da cui emergevano alcuni comportamenti “irriverenti” da parte del clero: si pensi ad esempio alla sporcizia che invadeva la Chiesa di Santa Maria in via Lata o alla sconfortante situazione di Santa Maria sopra Minerva, in cui il celebrante saliva in piedi sull’altare per prendere l’Eucaristia dal tabernacolo.


In comunità

Dinanzi a tale situazione nacque un’adeguata risposta con l’istituzione del Seminario Romano, affidando la sua fase preparatoria a figure del calibro del Card. Carlo Borromeo e del Cardinal Vicario di Roma Giacomo Savelli e la prima guida del Seminario al Rettore gesuita Giovanni Battista Perusco. Così i primi sette alunni facevano ingresso nel Palazzo Pallavicini il 1° febbraio 1565. Nel corso dei secoli alcune grandi figure di alunni come Roncalli, Ottaviani o De Luca, pur così diversi tra loro, avevano in comune la propria formazione presso il nostro Seminario e l’amore alla Chiesa, nutrito e formato in questo luogo. Il secondo momento del Convegno è stato avviato da Padre Gianfranco Ghirlanda SJ., direttore spirituale presso il Seminario Romano da oltre venticinque anni. Trattando della vita spirituale nella formazione in Seminario, una vita che si apprende da un maestro e non sui libri, è stata sottolineata l’importanza del discernimento spirituale nel Seminario Romano, con la presenza di padri spirituali del calibro di San Vincenzo Pallotti, di Luigi Oreste Borgia e più recentemente di Pier Carlo Landucci e di Pericle Felici. L’intervento di S. Ecc.za Mons. Pietro Maria Fragnelli, Vescovo di Trapani e già nostro Rettore, ha sottolineato l’importanza dei gruppi culturali all’interno del cammino di Seminario, soprattutto con la finalità di aiutare a fare una sintesi personale per integrare tutti gli ambiti della formazione, evidenziando la dimensione del prete quale promotore di cultura.

Proprio la condivisione delle esperienze e delle competenze di ciascun seminarista ha portato alla realizzazione di progetti culturali quali il teatro o il cineforum, capaci di tenere insieme la dimensione culturale e quella pastorale nella vita del presbitero. Una testimonianza particolarmente emozionante è stata, poi, quella di don Paolo Lojudice, già nostro Padre Spirituale e ora Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma. Tramite alcuni racconti di vita trascorsa alla guida delle comunità a lui affidate in venticinque anni di sacerdozio, ha sottolineato la dimensione della carità del prete romano come la caratteristica essenziale del ministero, poiché se non si incontra e non ci si scontra con la povertà dell’uomo non si comprende pienamente la vita. Seguendo il grande esempio di Papa Francesco, il contatto quotidiano con le povertà dell’uomo è la grande via per la santità sacerdotale, una vita da testimoni della carità e quindi da discepoli di Gesù Cristo. L’ultimo intervento di Mons. Enrico Feroci, Direttore della Caritas diocesana, ha evidenziato la dimensione pastorale del prete romano, pastore tra la gente. In particolare ci è stata riportata alla memoria con alcuni ricordi personali la figura di don Andrea Santoro, nostro ex alunno ucciso in Turchia nel 2006, e l’intensità della sua relazione con Cristo, da cui scaturiva tutta la sua vita pastorale. Un prete romano che amava la sua gente e che continuava a porsi la domanda su come amarla sempre di più.

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Sursum Corda

LE GITE DELLE CLASSI Primo anno a Lecceto e Siena

Secondo anno a Sant'Angelo d'Alife (Ce)

Terzo anno ad Amatrice (Ri)

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In comunitĂ

Quarto anno a Bruxelles

Quinto anno a Taviano (Le)

Sesto e Settimo anno a Parigi

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Speciale Fiducia 2015

Michele Zullo

MARIA, MADRE NELLA QUOTIDIANITÀ a mamma è la persona che, più di tutte, ci è vicina, sia nei momenti belli che in quelli difficili. E’ colei che ci consola e ci aiuta nei momenti duri della vita. E’ proprio per questo che celebriamo ogni anno la festa della Mamma del nostro Seminario: Maria, Madre della Fiducia. “La mamma - come ci ha detto il Card. Angelo Comastri nei Primi Vespri - c’è, perché l’ha voluta Dio e non la Chiesa. Ci viene incontro nella nostra vita, negli avvenimenti di ogni giorno”. “Molte persone, anche se atee, non hanno saputo infangare la Madonna”. Il Cardinale ha fatto riferimento a Giosuè Carducci, il quale, pur offendendo Gesù, si rivolge alla Madonna, sussurrandole: “Ave Maria”. Il Card. Comastri ci ha proposto una riflessione su Maria in diversi poeti e scrittori non credenti: un poeta spagnolo, non riuscendo a recitare il Padre nostro, afferma: “Mi ha salvato l’Ave Maria”. Maria ci accompagna giorno dopo giorno e la preghiera degli ex-alunni non deve mai farci sentire soli. Ripercorrendo Is 61, Mons. Nazzareno Marconi, Vescovo di Macerata, durante le Lodi, ci ha parlato di Maria come Madre della Fiducia in Dio. Maria è come la sposa che si adorna di gioielli, “dono del suo sposo” e “promessa del suo amore”; proprio tramite il

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suo sguardo fa scorgere il suo amore. Come Maria fa scorgere Cristo dal suo sguardo, così anche noi saremo chiamati a “far crescere la fiducia nelle comunità che si presentano scoraggiate”. “Il Seminario – ha continuato è il luogo dedicato alla contemplazione dei gioielli; dove siamo chiamati a contemplare Gesù”. Desiderio e commozione sono trapelati dalle parole di Mons. Santo Marcianò, Ordinario Militare, nei Secondi Vespri. Egli ha definito la sua presenza tra noi un “desiderosissimo ritorno nelle braccia della Fiducia”. “Maria è la persona che ha saputo cogliere i segni del tempo e ci permette di raggiungere Cristo nella nostra quotidianità”. Un commosso e spontaneo ricordo ha voluto riservare anche a un nostro caro e illustre ex-alunno, ormai Santo: Papa Giovanni XXIII. “La pienezza di Maria è nella maternità - ha proseguito Mons. Marcianò - ed è grazie alla sua maternità che si è lasciata spezzare per noi. Con questo ci comunica, inoltre, che grazie a questo spezzare ogni cristiano trova la sua unità”. Con questa affermazione ci ha ricordato che il male di oggi è proprio “la frammentazione dell’essere”, che è possibile combattere essendo “fonti di sacrificio”. “Maria - ha concluso - non è semplicemente Madre della Fiducia, ma è essa stessa Fiducia”. Aiutati da queste riflessioni, viviamo la festa della nostra Patrona ricordando che è grazie a Maria che troviamo la nostra unità in Cristo.


Speciale Fiducia 2015

TORNARE A CASA E FISSARE IL VOLTO DELLA MADONNA tiamo con Gesù Cristo, è Lui che ci ha chiamato a questa missione grandissima!”. Il 5 Febbraio 2015 Mons. Claudiano Strazzari, Rettore del Seminario Redemptoris Mater, ha inaugurato con questa frase, pronunciata durante la celebrazione eucaristica, la novena in preparazione della festa della Madonna della Fiducia. Don Claudiano ha testimoniato la sua esperienza presbiterale nel suo cinquantesimo anniversario di ordinazione, evidenziando l’importanza del rapporto con il Signore e del tempo da offrire a Lui nel corso della nostra giornata. Il secondo giorno della novena, Mons. Paolo Mancini, Parroco della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo, nel suo venticinquesimo anniversario di ordinazione, ci ha arricchito con una testimonianza sincera e profonda del suo percorso di servizio al Signore, cominciato proprio nel nostro Seminario. Don Paolo ci ha invitato a percorrere il nostro viaggio accompagnati da “un reale

Francesco Botta

“S

desiderio di santità, con sentimenti di abbandono e di fiducia”. La preghiera, secondo Don Paolo, è il perno attorno a cui ruota l’esperienza presbiterale degli exalunni, i quali ce ne hanno parlato come di una costante delle loro vite. Il terzo giorno, Don Pierrick Rio, Padre della Comunità del Foyer de Charité di Ronciglione, nel suo venticinquesimo anniversario di ordinazione, ci ha parlato dell’importanza della preghiera, la quale ci purifica come “l’oro nel crogiuolo”, e dello stretto rapporto che esiste tra preghiera e missione. Domenica 8 febbraio, la celebrazione dei Vespri è stata officiata da Mons. Enrico Feroci, Direttore della Caritas diocesana, che, con il suo stile affabile e paterno, ci ha raccontato della sua lunga esperienza di pastore in mezzo alla gente, e ha chiesto al Signore di “continuare a lavorare attraverso di lui”. Il quinto giorno della novena, il nostro Rettore, Don Concetto Occhipinti, nel suo ven-

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Speciale Fiducia 2015

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ticinquesimo anniversario, ci ha raccontato di quando ha detto il suo primo “sì” al Signore Gesù, nelle campagne della sua Sicilia. Commentando il brano di San Marco sulle guarigioni di Gesù nella regione di Gennesaret, Don Concetto ha paragonato il sacerdozio ministeriale al lembo del mantello del Signore, che, se toccato, fa passare tutta la grazia che viene da Dio. Il sesto giorno, Don Maurizio Modugno, nel suo decimo anniversario di ordinazione, ci ha raccontato della sua tardiva vocazione, avvenuta all’età di cinquant’anni. Don Maurizio, che alcuni di noi hanno avuto modo di conoscere nella missione popolare tenuta quest’anno nella Parrocchia di San Valentino al Villaggio Olimpico, ha messo l’accento sulla serenità grazie alla quale siamo in grado di intuire la volontà di Dio; la serenità è infatti, rimanendo alle sue parole, “un avvicinamento progressivo alla volontà di Dio per la realizzazione della nostra vocazione”. Il settimo giorno, S.E.R. Mons. Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ha concelebrato la Santa Messa con i suoi compagni di seminario, nel loro cinquantesimo anniversario di sacerdozio. Alla domanda sul perché del loro pernottamento in seminario, essi hanno risposto: “Avevamo bisogno di tornare a casa, dove abbiamo imparato a camminare!”. Questa testimonianza è stata particolarmente toccante, in quanto ci ha trasmesso

il senso della comunione e dell’unità. L’ottavo giorno della novena, Mons. Dario Rezza, Canonico della Basilica di San Pietro, ha descritto l’incontro tra lui, presbitero da sessant’anni, e noi, proponendo la metafora dell’aurora e del tramonto. Si è poi soffermato sul concetto di gioia cristiana, identificandola nella gioia del dono: “Siamo felici quando riusciamo a rendere felici gli altri”. L’ultimo giorno della novena abbiamo avuto la gioia di partecipare all’Eucaristia celebrata da Don Boris Jozic, ordinato presbitero lo scorso anno. Don Boris ha ripreso il tema, già affrontato durante la novena, della frequentazione di Gesù, arrivando a definire la vita del sacerdote come “una costante battaglia per trovare il tempo di stare con il Signore”, e invitandoci a mettere sempre al primo posto delle nostre giornate la preghiera. La novena è stata una preziosa occasione di incontro e di arricchimento, durante la quale abbiamo potuto constatare, negli occhi degli ex-alunni del Seminario, la gioia di tornare a casa per la festa della Madonna e dire, con le parole di Papa Giovanni XXIII riferiteci da Mons. Celli: “Che bello tornare qui e fissare il suo volto!”.


Speciale Fiducia 2015

STARE PRESSO MARIA on si può stare presso la Croce, presso i misteri della nostra salvezza senza stare anche presso Maria”. Credo che questa espressione basterebbe per riassumere l’intera festa in onore della Madonna della Fiducia. Le parole, sono mutuate dall’omelia di S.E.R. Mons. Filippo Iannone, Vicegerente della Diocesi di Roma, che lo scorso 14 Febbraio ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nella Cappella maggiore del nostro Seminario. Il vescovo ha ricordato come questa festa mariana nel nostro Seminario di fatto sia il giorno in cui tanti tornano in pellegrinaggio per stare con Maria, per incontrare il suo “sguardo amorevole e pacificante”. Questo pellegrinaggio, poi, trova il suo punto più alto quando ci si ritrova insieme, in comunione, per offrire il sacrificio gradito al Padre. Per tutti coloro che leggono queste povere parole, sappiate che non sono scritte con lo scopo di riempire pagine del Sursum Corda, ma di comunicarvi la bellezza di ciò che

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Michele De Santis

abbiamo celebrato quel giorno per Grazia ed azione di Dio. La liturgia ci ha dato occasione di meditare il brano di Giovanni che vede il discepolo amato e Maria ai piedi del crocifisso Gesù. Siamo invitati, quindi, “a stare accanto a Maria presso la croce perché il Signore ci veda, perché diventiamo anche noi discepolo amato”. Il Signore patisce la croce e nella sofferenza si affida completamente al Padre. Maria partecipa di quella fede. Dice “sì“ all’ardimentoso progetto di salvezza di Dio, rinnova il suo “sì“ nel momento più alto: il sacrificio del Figlio. Ella continua a fidarsi del Padre. E proprio in “quest’ora sotto la croce, con la sua presenza silenziosa, trafitta dalla spada della compassione, [Maria] ottiene il testamento di Gesù, il compimento di ogni cosa, il nuovo testamento”. La morte di Gesù esplica in maniera chiara l’annuncio di tutta la sua vita terrena: Dio è Padre! Ed in Cristo ogni uomo è figlio amato da Dio. Ancora una volta, il Signore rinnova la buona no-

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Speciale Fiducia 2015

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tizia e ne fa testamento non solo alla madre, ma anche al discepolo. “Che cosa dice il Signore? Qual è il contenuto del suo testamento? Gesù identifica il discepolo con se stesso. Il discepolo diventa il figlio, diventa ciò che Gesù è. Questa identificazione meravigliosa è il frutto dell’amore crocifisso ma questa identificazione si realizza con l’affidamento del discepolo a Maria. La comunione con la madre è il cammino dell’unione con Gesù”. Il vescovo ci ha invitati a considerare bene quest’affidamento che è duplice, reciproco. Il discepolo di Gesù diventa discepolo della madre. Per assurdo, anche se il messaggio di Gesù non fosse chiaro agli uomini, Egli lo rinnova affidandoci alla scuola della Madre, indispensabile per essere figli e per conoscere il Padre. La consegna è chiara, limpida, non fraintendibile. Ogni uomo, ogni discepolo può imparare da Maria le parole di Gesù perché custodite e meditate con cuore materno. Inoltre, Maria è affidata al discepolo. Facendo riferimento a S. Agostino, mons. Iannone ha sottolineato come “il discepolo, avendo lasciato tutto, non poteva prendere la madre in una proprietà materiale. La prende realmente con sé nel suo essere, nel suo pensare e vivere”, ed ancora, con parole di S. Giovanni Paolo II, “la introduce in tutto lo spazio della propria vita interiore”.

Maria sperimenta di nuovo l’essere madre sotto la croce. Proprio nel momento in cui sta perdendo il Figlio, diventa madre di tutti coloro che si affidano per il Figlio al Padre. In ogni luogo, in ogni tempo, coloro che si riuniscono nel nome di Cristo sono figli della Madre di Dio. “Maria non è un modello astratto della Madre Chiesa come la Chiesa stessa non è un astratto. La Chiesa è persona in Maria e vuole diventare persona in noi affidati dal Signore all’amore materno di Maria. Riguardo al discepolo il Signore dice a Pietro dopo la risurrezione: «Se voglio che egli rimanga finché io vengo, a te che importa?» (Gv 21,22)”. Nelle battute finali dell’omelia viene fatto riferimento al compimento delle parole della Genesi. La maledizione è superata e Dio dona benedizione ad ogni uomo. Se sapremo accogliere Maria, di quell’accoglienza di cui sopra, il serpente non ci recherà danno. Infine il vescovo ha parlato a noi seminaristi invitandoci a prendere parte alla fiducia che ha caratterizzato l’esistenza di Maria. Per osare e sbilanciarci sempre più verso il Signore, verso le sue promesse. Per abbandonarci a Lui e al servizio disinteressato nel suo nome. Sperimentare la piena fiducia della Madre della Fiducia per capire che solo Dio basta. Mater mea, fiducia mea.


Speciale Fiducia 2015

UNA FESTA CHE HA IL SAPORE DI UN “NATALE IN FAMIGLIA”

Marco Carozza

Al Pranzo della Festa della Madonna della Fiducia il seminarista Marco Carozza, della diocesi di Bari-Bitonto, ha saluto i presenti con il seguente discorso. minenze, Eccellenze, ex alunni tutti, amici seminaristi, il 2015 è l’anno in cui il seminario compie 450 anni. Dal convegno del 7 febbraio scorso, organizzato per commemorare l’anniversario, abbiamo appreso che le motivazioni che portarono alla fondazione dei seminari avevano finalità correttive, a causa della condizione di degrado di una porzione considerevole del clero del XVI secolo. Il seminario, nato come istituzione tendente a rinnovare la formazione, ha sempre mirato a offrire ai giovani seminaristi un tempo e un luogo in cui, accompagnati dallo Spirito e da maestri altrettanto ispirati, potessero accrescere la fede, completare il discernimento e prepararsi all’esercizio del ministero. Se la finalità del seminario si è sempre mantenuta inalterata, nel corso degli anni sono invece cambiate le modalità attraverso cui raggiungerla. Noi stessi possiamo attestare alcuni significativi cambiamenti occorsi nel breve periodo della nostra esperienza; pensiamo ad esempio alla personalizzazione del percorso formativo dei seminaristi. Questa attenzione personale, orientata alla crescita vocazionale di ciascuno, è un chiaro segno di come il seminario sia una realtà in cammino, attenta alle pressanti sollecitazioni del mondo contemporaneo e capace di adattarsi alle esigenze del suo tempo. Di questi cambiamenti sono artefici tanto i superiori quanto i seminaristi; talvolta comportano lunghi e travagliati periodi di gestazione; tuttavia, al momento opportuno, nasce qualcosa di buono, che resta in eredità alle generazioni successive. Noi seminaristi contribuiamo con vivacità alla vita del seminario, che può essere certamente visto come una famiglia in cui cresce la Chiesa di domani, come ci ha suggerito Sua Eminenza il Card. Agostino Vallini nell’intervento di chiusura del nostro recente Convegno. I superiori esercitano una paternità, proponendo attività formative, facendo correzioni, offrendo strumenti per l’autoformazione e il discernimento e soprattutto ascoltando con attenzione. I compagni, invece, sono persone con cui condividere le gioie e le sofferenze, le gratificazioni e le frustrazioni, i momenti di pienezza e quelli di crisi, per incoraggiarsi a vicenda e correggersi, avendo sempre al centro

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Cristo. Se infatti non facessimo esperienza del suo amore e non amassimo a nostra volta i fratelli, come potremmo annunciare ad altri la misericordia di Dio? Se non provassimo mai a perdonare gratuitamente, come potremmo parlare della gioia della riconciliazione? Se rifiutassimo la nostra umanità povera, come potremmo portare agli altri la tenerezza? Se non ricevessimo il dono della castità, come potremmo resistere alle sollecitazioni del nostro tempo? Se non fossimo mai stati colmi della grazia di Dio, come potremmo gestire le nostre carenze affettive? La vita di un prete, in cui Dio non sia penetrato in ogni ambito della sua persona, è una vita esposta al pericolo. Per questo il seminario fa innanzitutto sperimentare il bene e l’amore, perché altrimenti non indirizzerebbe alla santità ma a una vita repressa, frustrata, alla continua ricerca di compensazioni. Il profilo che ho appena tratteggiato non è quello del seminario idealizzato, in cui tutto va come deve andare. E’ il profilo del seminario che noi cerchiamo di vivere quotidianamente. L’immagine di una comunità fraterna unita nell’amore di Cristo ci orienta nei momenti di difficoltà, e sarà l’origine di ogni altra comunità cristiana che vedremo nascere. Così il seminario è la famiglia in cui cresce la Chiesa di domani ed essendo un seminario in cammino, dovrà continuare a rinnovarsi per permettere ai seminaristi di ogni tempo di vivere quella stessa esperienza salvifica che accomuna i seminaristi di ieri e di oggi. Sarà difficile pensare che gli alunni del Seminario Romano di domani non avranno quello stesso affetto alla Madonna della Fiducia che noi, e i nostri predecessori, abbiamo finora nutrito. Si tratta di un affetto che attraversa le storie personali e le epoche, e che porta a dedicare, in tempi pieni di esami e di attività pastorale, tutte le energie disponibili per preparare al meglio questo giorno di festa. Una festa che per noi ha il sapore di un Natale in famiglia, dove i parenti lontani tornano a casa e, specialmente i più anziani, ci testimoniano una vita vissuta nell’affidamento a Maria, Madre della Fiducia. A Lei vogliamo affidare noi e tutti gli ex alunni, ovunque in questo momento si trovino a svolgere il loro ministero. Mater mea, Fiducia mea.

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Sursum Corda Giorgio De Iuri

FIDARSI, CONOSCERSI E VIVERE INSIEME L’Islam e la Cristianità: un dialogo possibile e necessario ei primi giorni della Settimana Santa i seminaristi romani si sono ritrovati, come di consueto da alcuni anni, per un tempo di riflessione e di fraternità. Per quest’anno si è ritenuto importante dedicarsi a una conoscenza più diretta del mondo islamico e del suo rapporto con la cristianità; tema di grande attualità e rilevante dal punto di vista formativo in vista di una sempre più profonda relazione con le persone che abitano e vivono i quartieri della nostra città. I giorni si sono susseguiti con interventi di relatori di grande spes-

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sore. L’Imam di Milano Yahya Sergio Pallavicini, vicepresidente dell’Associazione della Comunità Religiosa Islamica CO.RE.IS. e consigliere della Grande Moschea di Roma, ci ha fornito una lucida conoscenza dei pilastri della fede e della civiltà islamica. Interessante ripercorrere con lui la storia dell’Islam e le sue fondamenta impiantate nel monoteismo abramitico, distinguendo ciò che è prettamente religioso da ciò che è politico-istituzionale-

culturale. Una fede, quella islamica, che pone l’assoluta trascendenza di Dio, cui l’uomo risponde con una vita di abbandono a Lui e alla sua volontà, una vita irrobustita dalla testimonianza di fede in Allah, dalla preghiera rituale, dall’elemosina, dal digiuno nel mese di Ramadan e dal pellegrinaggio alla Sacra Casa di La Mecca. L’Islam dunque come percorso di pace interiore ed esteriore, con sé, con gli altri e con Dio, ben lontano dalle derive estremiste che non hanno in questo obiettivo il loro cuore. L’imam Pallavicini ci ha poi guidati alla visita della Grande Moschea di Roma ai piedi dei monti Parioli, il più grande luogo di culto islamico d’Europa, opera dell’architetto italiano Paolo Portoghesi: una struttura imponente ed elegante, capace di conciliare la simbologia islamica con i tipici materiali di costruzione italiana e romana, mantenendosi fedele alle necessità della teologia coranica. Nella suggestiva grande sala, completamente spoglia di ogni arredo sacro, si ha l’impressione di un luogo in cui ci si lascia svuotare per farsi colmare dalla presenza di Dio, che si comunica nella preghiera. Qui il grande tappeto ci accoglie per un momento di riflessione comune in cui non si fanno mancare diverse domande, alcune delle quali derivanti dall’incontro ravvicinato con la fede islamica, che molti di noi hanno sperimentato nelle diverse attività pastorali. Ne usciamo incoraggiati a conoscere una fede che troppo spesso è stata presentata in una visione parziale e strumentalizzata. Il professor Francesco Zannini, ordinario di Islamistica, Dialogo islamico-cristiano e Testi musulmani e traduzione presso il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica PISAI, ci ha fornito le corrette categorie per il dialogo interreligioso, presentandoci l’Islam come realtà né monolitica né


In diocesi

chiusa in toto all’Occidente, ma come fede che nasce e si sviluppa in una culla di cultura ebraico-cristiana, influenzata dal monachesimo monofisita e giacobita del VII secolo. Interessante cogliere il procedere della Rivelazione di Allah nel Corano: Dio e la sua Parola, inizialmente custodita dagli angeli, si rivela ai Messaggeri (i profeti) che in qualche misura ne tutelano il valore e la possibile interpretazione. Il professor Zannini ci guida a una riflessione circa i punti, sia di contatto che di divergenza, con il mondo islamico. L’invito iniziale che ci viene fatto è quello di rivolgerci nel dialogo con più attenzione alle persone (i musulmani) piuttosto che alla sfera socio-culturale (l’Islam). I fedeli musulmani guardano da sempre con stima e fraternità i cristiani e in particolare i monaci, totalmente dediti a Dio e alla sua Parola, per la loro testimonianza di fede, per la vita umile e semplice, la stessa umiltà e semplicità che riconoscono al profeta Gesù e alla sua vergine madre Maria, l’unica donna cui nel Corano si attribuisce l’appellativo di “colei sempre veritiera”, e alla quale si deve grande venerazione. Tra i punti di differenza con la nostra teologia cristiana non si può non tener conto dell’assoluta inaccessibilità di Dio per l’Islam, che non ammette l’Incarnazione. L’intervento del professor Zannini ci ha stimolato a non ricercare un dialogo a basso costo, ma un dialogo fatto di co-

noscenza della verità, in conformità al desiderio del Concilio Vaticano II che così afferma: “Il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale” (LG 16). Infine la professoressa Paola Springhetti, docente di giornalismo presso l’Università Salesiana e da sempre impegnata nell’ambito di analisi sociali italiane e romane, ci ha proposto tanto il fine del dialogo interreligioso, individuandolo nell’integrazione, quanto il mezzo per raggiungere tale scopo: la fiducia. La mancanza di fiducia, nelle relazioni di ogni tipo, ci consegna al pregiudizio e ci impedisce di cercare la verità delle persone e delle situazioni. Un’analisi apparentemente prevedibile, eppure mai totalmente fatta nostra, ostacolata dalle paure (fondate e non) che percorrono la

nostra società, già così intaccata da una crisi di identità, che richiede di ricercarne le cause all’interno piuttosto che nei processi d’immigrazione e multiculturalità. Da qui una provocazione per la Chiesa di oggi: fornire esperienze di vita vera e non mediata, fatta di relazioni di fiducia e di dialogo e non di competizione, in cui insieme si sceglie e si sceglie il meglio. Insomma, fidarsi per conoscersi, conoscersi per vivere (insieme).

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Sursum Corda Diego Del Fa

“AMATI DA DIO E SANTI PER CHIAMATA” omenica 26 aprile, IV del tempo di Pasqua, giorno in cui la liturgia mette in risalto la figura di Gesù Buon Pastore, diciannove diaconi hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale per mezzo della preghiera consacratoria e l’imposizione delle mani di papa Francesco. Di questi diciannove novelli sacerdoti, tredici svolgeranno il loro servizio per la diocesi di Roma, mentre sei all’interno delle rispettive comunità religiose. Del nostro seminario sono stati ordinati in tre: Don Paolo d’Argenio, Don Giovanni Lo Giudice e Don Michele Ferretti. I giorni che hanno preceduto l’evento sono stati caratterizzati da una trepidante attesa e da tempi di preghiera. Primo fra tutti la Veglia diocesana per le vocazioni, che si è svolta nella Basilica Cattedrale di San Giovanni in Laterano. Due dei diaconi che sa-

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rebbero stati ordinati due giorni dopo ci hanno offerto la loro testimonianza, mettendo in risalto come il Signore, nell’ordinario delle loro vite, abbia sconvolto i loro pensieri e i loro progetti per mezzo della sua chiamata. A seguire, don Fabio Rosini, direttore dell’Ufficio della Pastorale Vocazionale della diocesi di Roma, nella sua catechesi ha sottolineato che il Signore considera ciascuno di noi come la cosa più preziosa al mondo, capace di cose stupende e che, nella risposta decisa alla chiamata che rivolge ad ogni persona, si trova la realizzazione e la soddisfazione più piena. Tutto ciò seguendo la linea data dal brano guida che è stato scelto per la serata: “Amati da Dio e santi per chiamata” (Rm 1,7). Due giorni dopo, durante la Santa Messa a San Pietro in Vaticano, abbia-


In diocesi

mo potuto sperimentare pienamente la generosità del Signore, attraverso le vite donate alla Chiesa di questi 19 fratelli. In una liturgia che non ci ha fatto mancare momenti emozionanti - come emozionatissimi erano Paolo, Giovanni e Michele - il Santo Padre Francesco ha anzitutto usato la formula che ormai ci è cara: “Dio, che ha iniziato in te la sua opera da bambino, la porti a compimento”, che ci ricorda che il Signore da sempre ha un progetto d’amore chiaro per ciascuno. Durante l’omelia, richiamando spesso la centralità di Cristo, unico Maestro e sommo ed eterno Sacerdote, il Papa ha esortato gli ordinandi a portare il profumo della testimonianza della loro vita nelle comunità dove saranno inviati, aiutando a edificarle attraverso il loro esempio. In un momento molto intenso ha detto, con tono solenne: “In nome di Gesù Cristo, il Signore, e della sua Sposa, la Santa Chiesa, vi chiedo di non stancarvi di essere misericordiosi”. Infine, ha consegnato loro un’ultima perla preziosa, su un altro tema molto importante: la predicazione. “Le vostre omelie non siano noiose; che le vostre omelie arrivino proprio al cuore della gente perché escono dal vostro cuore, perché quello che voi dite a loro è quello che voi avete nel cuore”. Parola pregata, Parola assimilata e Parola donata, dunque. Al termine della celebrazione, grazie anche alle condizioni del tempo, che sono state clementi con noi, abbiamo avuto un momento di festa

nel giardino del Seminario, condividendo la gioia vissuta anche con parenti, amici e fedeli appartenenti alle comunità dei novelli sacerdoti. Alla sera, abbiamo potuto vivere altre intense emozioni nel vedere i neo-ordinati presiedere per la prima volta l’Eucaristia nelle Comunità. Lunedì 27 aprile, poi, i novelli presbiteri hanno presieduto l’Eucarestia nella Cappella Maggiore del Seminario, alla presenza di tutta la Comunità, che si è stretta intorno a loro come a formare un grande abbraccio, e come a dire un grande grazie, per la loro testimonianza, per la loro amicizia, per la loro presenza. Michele nell’omelia ci ha ricordato, a partire dalla sua testimonianza personale, che il seminario è il luogo e il tempo che il Signore offre per imparare ad amare, concetto che Giovanni ha ripreso nei ringraziamenti. È stata sottolineata l’importanza della vita comunitaria, come una palestra per imparare ad esercitare la carità con i fratelli con i quali siamo chiamati a vivere la quotidianità. Paolo, ringraziando in special modo i sacerdoti formatori, ci ha manifestato la gioia di sentirsi accolto nell’unico presbiterio diocesano e di sentirsi inserito in un unico grande corpo che è la Chiesa. Sono stati dei giorni davvero ricchi di grazia che ci hanno fatto amare e desiderare ancora di più il dono del sacerdozio: abbiamo sentito forte la presenza del Signore vicino a noi. Giorni che ci hanno fatto amare e desiderare ancora di più il dono del sacerdozio.

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Sursum Corda

AMICO DEI POVERI E GUIDA SPIRITUALE

Francesco De Franco

Il 23 maggio S.E.R. Mons. Augusto Paolo Lojudice, nostro ex-alunno e già direttore spirituale in Seminario, è stato ordinato Vescovo; ha l’incarico di Ausiliare della Diocesi di Roma per il Settore Sud. Pubblichiamo un profilo di don Paolo tracciato, nella forma di una lettera personale, da don Francesco De Franco, suo compagno in seminario, attualmente parroco di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca. arissimo Paolo, quando sono stato contattato per tracciare un profilo della tua persona ho pensato di farlo scrivendoti, da amico, una lettera. Ho pensato di attingere, per tracciare un tuo profilo, ad una lettera che tu scrivesti ai parrocchiani di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca nel momento in cui ti veniva chiesto di lasciare la parrocchia per andare in seminario a ricoprire il compito di padre spirituale. Sei stato parroco a Tor Bella Monaca per sette anni dopo le esperienze di vicario parrocchiale al Quadraro

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e all’Eur. Ti veniva chiesto di andare come pastore in un quartiere con tanti disagi e con una nomea cittadina di tutto rispetto. Parlare di Tor Bella Monaca significava, per noi che avevamo avuto la possibilità da seminaristi di conoscerne la realtà durante le missioni popolari, di una grande sfida pastorale ma anche di un insieme di difficoltà ambientali. Oggi che io sono parroco nella stessa parrocchia e ne conosco la vivacità e la complessità, mi rendo conto della tua titubanza e inquietudine iniziale e nella lettera, la prima volta che la lessi, dopo la mia nomina tre anni fa, ho provato le stesse sensazioni, condivise con te in tanti momenti di dialogo, ma anche tanta forza per intraprendere la missione che il Signore mi stava affidando. Nella lettera, che ho ripreso in questi giorni per scrivere queste righe, un passaggio ha colto la mia attenzione perché inquadra bene la tua persona: “Arrivando a Tor Bella Monaca notai subito il contrasto tra la magnificenza e la solennità di questa chiesa e il disagio e le povere case di tanta parte del quartiere. Capii allora che quello che avevamo, anche le strutture, dovevamo condividerlo. Sono nate, da questa convinzione, alcune esperienze ed alcune attività importanti. Negli anni della mia permanenza in parrocchia ho cercato di essere sempre me stesso; sono stato rispettato e amato per questo e di ciò ringrazio Dio e tutta la comunità; il servizio e il ministero del Parroco, in quanto ministro di Dio, in quanto inviato dalla Chiesa in un territorio, in quanto servo della presenza di Gesù unico Pastore e Maestro del suo popolo, tutti l’hanno sempre riconosciuti”. In quelle parole ho riconosciuto il mio compagno di seminario prima e il sacerdote “amico dei poveri” dopo. Ricordo ancora la tua di-


In viaggio

sponibilità e pacatezza negli anni di seminario e la tua disponibilità ad andare incontro ai bisogni degli altri. Il tuo “farti prossimo” è il ricordo più limpido che ho della nostra amicizia in seminario ed è uno dei ricordi ancora vivi nella gente di Tor Bella Monaca. L’attenzione ai poveri e agli ultimi è stata, in questi anni di sacerdozio, una delle tue priorità ministeriali. A Tor Bella Monaca hai creato il “centro diurno” per l’accoglienza dei bambini e dei ragazzi con difficoltà familiari e ti sei fatto prossimo in tante situazioni di disagio sociale e di povertà esistenziale. Dopo gli anni trascorsi a Tor Bella Monaca la chiesa ti chiamava ad un ministero completamente diverso, in quel seminario dove per sei anni abbiamo curato la nostra formazione sacerdotale: la cura spirituale dei futuri pastori della diocesi. Nei nove anni in cui sei stato padre spirituale, oltre a curare il discernimento vocazionale, ti sei preso cura dei rom invitando ogni anno durante le missioni del seminario, un gruppo di seminaristi a fare l’esperienza dell’accoglienza e della conoscenza del popolo dei gitani. Hai insegnato loro l’amore per i poveri e gli ultimi e la necessità della cura e dell’amore per il gregge che il Signore affida a coloro che sono chiamati al sacerdozio. In questi anni di servizio in seminario ti sei anche preso cura della vita spirituale di tanti giovani sacer-

doti accompagnandoli con il consiglio e la preghiera. Hai cercato di far capire loro come fosse bello e pastoralmente intrigante vivere in mezzo al popolo di Dio. Una esperienza, quella dello stare in mezzo alla gente in parrocchia, che stavi riassaporando in questi mesi in cui eri stato chiamato a svolgere il ministero di parroco a S. Luca Evangelista al Prenestino. Ma il Signore e la chiesa avevano per te in serbo un compito ancora più gravoso, quello di essere un successore degli apostoli. Inizi un nuovo ministero e sono certo che le tue caratteristiche di pastore continueranno a manifestarsi nella cura che avrai per i sacerdoti del settore sud e delle comunità parrocchiali da loro guidate. Conoscendoti sono certo che anche da vescovo continuerai a prenderti cura degli ultimi e dei più poveri per non rompere quel legame che in questi anni di sacerdozio hai creato con loro. Quello che hai fatto in seminario e da parroco potrai continuare a farlo da vescovo, anche se con una responsabilità maggiore. Ti auguro di incarnare nella tua vita di pastore alcune delle caratteristiche che il Papa, nella recente visita fatta a Tor Bella Monaca, ha chiesto come “stile di vita” ai laici impegnati: accompagnamento, tenerezza e vicinanza agli ultimi e a coloro che vivono la povertà umana e spirituale. In queste poche parole, semplici ma forti, c’è a mio avviso il cuore del ministro di Dio.

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Sursum Corda

2015

ANNIVERSARI DI ORDINAZIONE SACERDOTALE 1945 LXX ANNIVERSARIO MASCI ANTONIO BELLINI ALBERTO MAYER EMILIO

31 marzo 26 maggio 26 maggio

1955 LX ANNIVERSARIO MALANDRINO GIUSEPPE BIANCARELLI ROLANDO DE NICOLÒ MARIANO FLAMIGNI GIROLAMO FRANCO HILARY MONTANARI GIOVANNI PADOIN SILVIO SANI AUGUSTO COSTANTINI GIOVANNI GEREMIA FRANCO REZZA DARIO

19 marzo 9 aprile 9 aprile 9 aprile 9 aprile 9 aprile 9 aprile 9 aprile 10 aprile 10 aprile 10 aprile

1965 L ANNIVERSARIO FEROCI ENRICO GREGORI FRANCESCO STRAZZARI CLAUDIANO CACCIA BRUNO CARA PIERGIORGIO SANA ARISTIDE CELLI CLADIO MARIA

13 marzo 13 marzo 14 marzo 18 marzo 18 marzo 18 marzo 19 marzo

1990 XXV ANNIVERSARIO

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FODERARO ANTONIO GRAMEGNA MICHELE AIELLO PAOLO BOUMIS PAOLO CIUCCI GIUSEPPE SERGIO DI MATTEO MICHELE MANCINI PAOLO MILANO PATRIZIO OCCHIPINTI CONCETTO PIZZUTI PAOLO ADOLFO RANFI STEFANO RIO PIERRICK SCILABRA ANTONIO VITO PISTILLO GIOVANNI

21 aprile 21 aprile 28 aprile 28 aprile 28 aprile 28 aprile 28 aprile 28 aprile 28 aprile 28 aprile 28 aprile 28 aprile 28 aprile 12 maggio

VIOLA SAVERIO CORDELLI ANGELO CABEZAS MENDOZA CARLOS A. TORRES CASTELLANOS LUIS FELIPE MAFFEIS ALBERTO GESTRI CARLO DE STEFANO ALESSIO FAVALE ANTONIO SCIORRA GIANNI BENZI GUIDO

19 maggio 26 maggio 10 giugno 10 giugno 25 giugno 30 giugno 24 luglio 8 settembre 8 settembre 8 dicembre

2005 X ANNIVERSARIO BRUNI LORENZO 23 aprile BORZI LUDOVICO 7 maggio MANGANI FRANCESCO 14 maggio BELLISARIO MAURO DANTE 15 maggio LUONGO ANIELLO 15 maggio MODUGNO MAURIZIO 15 maggio PUGIOTTO ALESSANDRO 15 maggio REZZESI GIOVANNI 15 maggio SARANIERO ENZO 15 maggio MENGHINI FABIO 25 maggio SANTUS DAVIDE 4 giugno KOVACS ZOLTÀN 18 giugno IACOBUT DANIEL 29 giugno PATRASCU EDUARD 29 giugno BAGLIONI ROBERTO 2 luglio MAZZILLI GIUSEPPE 2 luglio PRIVITERA ALFIO DANILO 9 luglio STOYKOV BORIS 16 luglio TOPALSKI MILKO GHEORGHIEV 16 luglio SMITH CRISTOPHER 23 luglio THEODAT JEAN RALPH RICCARDY POMPÉE 30 luglio IDÀ VINCENZO 20 agosto DASIK OLEKSANDER 10 settembre 2014 I ANNIVERSARIO NICOLA DI PONZIO MARCO SEMINARA PAOLO SCIPIONI ROCCO SUPPA GABRIELE PAGANINI BORIS JOZIC MATTEO RUBECHINI ANDREA RIGHI MICHELE SADDI MARCO CRISPINO

11 maggio 11 maggio 11 maggio 24 maggio 7 giugno 21 giugno 28 giugno 26 settembre 18 ottobre 15 novembre


In viaggio

SERVIRE UMILMENTE LA CHIESA l 14 febbraio 2015 il Santo Padre FranILuigi cesco ha creato cardinale SER Mons. De Magistris, nostro ex-alunno; pubblichiamo l’intervista da lui rilasciata al Sursum Eminenza, come ha accolto la nomina cardinalizia da parte del S. Padre? Anzitutto con profondo stupore. Certamente non mi aspettavo tanta benevolenza nei miei confronti da parte di Sua Santità. Ma soprattutto mi sento indegno di tale onore e, perciò, ancor più grato al Signore per avermi voluto far giungere a una dignità così alta. Cosa significa per lei essere cardinale, e come lo vive? Spero così come vuole la Santa madre Chiesa. Essere cardinale significa soprattutto essere fedele servitore di Cristo, della Chiesa e del Papa. Alla mia età, ormai avanzata, lo vivo soprattutto nella preghiera e nel ministero di confessore che eser-

Carlo Devoto

cito presso la Cattedrale di Cagliari, di cui sono affezionato parrocchiano. Un ministero che ha caratterizzato il suo sacerdozio, sia per il suo lungo incarico presso la Penitenzieria Apostolica, che per l’infaticabile presenza al confessionale. Ricordo a questo proposito quanto l’allora direttore spirituale del Seminario Romano, che poi divenne il card. Pericle Felici, futuro segretario generale del Concilio Vaticano II, ci disse durante gli esercizi spirituali in preparazione all’ordinazione Sacerdotale. Ci esortò a promettere al Signore, quando saremmo stati sotto le mani del Vescovo, che mai avremmo detto di no a un fedele che ci avesse chiesto di confessarsi. Poi aggiunse: “È un sufficiente piano di vita sacerdotale”. Posso affermare che è stato veramente così. Che ricordo ha dei suoi anni al Seminario Romano? Un ricordo indelebile e affettuosissimo! Sono stati gli anni più belli della mia vita. Ricordo i miei rettori, mons. Pascoli e mons. Ronca, il nostro direttore spirituale, don Pericle, i tanti compagni, molti dei quali sono già in Paradiso, le quotidiane passeggiate per andare a fare la visita al SS.mo Sacramento in una delle numerose Chiese di Roma. Il seminario ai miei tempi era molto duro, e ne sono grato al Signore, non lo cambierei mai e poi mai: ci ha insegnato a non pretendere niente e a servire umilmente la Chiesa. Una felice coincidenza ha fatto sì che lei venisse creato cardinale il giorno della festa della Madonna della Fiducia. Ne sono stato felicissimo. Mancavo da Roma, dove ho vissuto per più di cinquant’anni, da qualche anno per motivi di salute. Per me è stata l’occasione di tornare in seminario a salutare la Madonna della Fiducia, che è stata e continua ad essere la guida del mio sacerdozio.

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Sursum Corda

“I POVERI SONO I MIEI NEPOTI” La Redazione

a Comunità del Seminario Romano si unisce spiritualmente alla celebrazione del 400° AnLniversario della nascita di Innocenzo XII, che è stato uno dei suoi più illustri ex-alunni A 400 anni dalla nascita di Papa Innocenzo XII, al secolo Antonio Pignatelli, avvenuta il 13 marzo 1615, Spinazzola, sua città natale, festeggia il Pontefice con un “Anno Innocenziano”, inaugurato il 12 marzo 2015 nella Parrocchia di San Pietro Apostolo, dove il papa fu battezzato. Innocenzo XII, allievo (convittore) del Seminario Romano, studiò presso il Collegio Romano dei gesuiti; conseguito il dottorato in utroque jure, fu introdotto nell’attività diplomatica della Santa Sede, ricoprendo, tra l’altro, il delicato incarico di Nunzio a Vienna. Fu eletto papa il 12 luglio 1691; sulla scia del Beato Innocenzo XI, che lo aveva creato Cardinale nel 1681 e lo aveva nominato Arcivescovo di Napoli nel 1687, Innocenzo XII si dedicò con zelo instancabile alla riforma della Chiesa nello spirito dei Decreti Tridentini, combattendo in particolare il “nepotismo”; gli viene attribuita, in proposito, l’affermazione: “I poveri sono i miei nepoti”; proibì la vendita delle cariche ecclesiastiche, rese obbligatori gli esercizi spirituali per il clero, diede vita alla Congregazione per la disciplina e la riforma dei Regolari. “Inesauribile nella beneficenza verso i poveri”, come lo definì il Pastor, aprì il Palazzo del Laterano agli invalidi e ai mendicanti; nel 1693 istituì a Ripa Grande l’Ospizio Apostolico di San Michele per i ragazzi bisognosi e per gli emarginati; aiutò gli appestati e i senzatetto dopo l’inondazione del Tevere del 1695. Fu energico nella difesa della fede cattolica contro il gallicanesimo, il giansenismo e il quietismo, e favorì le Missioni in America, in Africa e in Asia. Innocenzo XII morì a Roma il 27 settembre 1700; il monumento funebre in suo onore significativamente lo raffigura tra le virtù della Giustizia e della Carità.

In pace Christi Abbiamo ricevuto notizia della morte di questi ex-alunni: Il 23 maggio 2013 è venuto a mancare don Giuseppe Onori, della Diocesi di Camerino-San Severino Marche, nato il 22 gennaio 1924 e ordinato sacerdote il 27 marzo 1948. Il 31 maggio 2013 è deceduto don Giuseppe Rivellini, della Diocesi di Bergamo, nato il 6 marzo 1922 e ordinato sacerdote il 26 maggio 1945. Il 10 ottobre 2014 è morto Mons. Sergio Susi, della Diocesi di Città di Castello, nato il 9 agosto 1938 e ordinato sacerdote il 18 marzo 1962. L’11 settembre 2014 è deceduto Mons. Claudio Di Liberato, della Diocesi di Chieti-Vasto, nato il 10 dicembre 1952 e ordinato sacerdote il 24 giugno 1978. Il 26 marzo 2015 è venuto a mancare S.E.R. Mons. Ennio Appignanesi, già Vicegerente della Diocesi di Roma, Arcivescovo Emerito di Potenza–Muro Lucano-Marsico Nuovo, nato il 18 giugno 1925, ordinato sacerdote l’8 aprile 1950 e nominato vescovo il 6 gennaio 1981. Il 29 aprile 2015 è morto S.E.R. il Cardinale Giovanni Canestri, già Vescovo Ausiliare e Vicegerente della Diocesi di Roma, Arcivescovo Emerito di Genova, nato il 30 settembre 1918, ordinato sacerdote il 12 dicembre 1941, nominato vescovo il 30 luglio 1961 e creato cardinale il 28 giugno 1988.

Requiescant in Domino 36

Si prega di comunicare alla Redazione del Sursum Corda la notizia della morte di ex-alunni di cui si venga a conoscenza.


In pace Christi “SoGnI GrAndI dI SAntItà e dI APoStolAto” l 29 aprile 2015 è deIGiovanni ceduto il Cardinale Canestri, nostro ex-alunno e direttore spirituale negli anni 1958-1960, figura di riferimento per molti preti romani. Vogliamo ricordarlo attraverso la pubblicazione di un brano tratto dalla parte conclusiva di un ritiro spirituale tenuto dal Cardinale al Seminario Romano e poi trascritto da Mons. Salvatore Paisano col titolo: “La spiritualità del sacerdote diocesano nell’esperienza pastorale”. “E ho altre pecore che non sono di quest’ovile” (Gv 10,16). Il cuore, il pensiero e lo sguardo del prete è sempre fuori ad anticipare il ritorno dei lontani. “Sembra che lei preferisca i comunisti”, ci sentiamo dire più di una volta nelle nostre periferie. È un atteggiamento di attenzione e di benevolenza che caratterizza Gesù Buon Pastore perennemente alla ricerca della pecorella smarrita. Quanti ritorni gioiosi e definitivi la Notte di Natale, il Sabato Santo, in occasione delle Missioni al popolo, nei pellegrinaggi e anche nelle più svariate circostanze liete e tristi della vita. E la tua parte di collaborazione perché il lontano sia meno lontano e il vicino più vicino e il fervoroso più fervoroso? “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo Corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

I nostri fratelli vicini o lontani hanno bisogno di noi. Affrettiamoci! […] Ma ora avviciniamoci a concludere e gustiamo un brano di Don Giuseppe De Luca, nostro ex-alunno: “Non darei per questo mio sacerdozio, ancorché gramo, la gloria più vasta, non lo cambierei con l’amore più irresistibile […] Poter amare così come Gesù ha amato e poter accender in altri cuori l’identico fuoco, a costo di esserne intanto noi arsi per intero e poi venga pure dispersa dal vento e senza nome la nostra cenere: questo è il sacerdote o mi sbaglio? L’erudizione è una cosa bella e non dico nulla della poesia; ma esiste cosa molto più bella, la sola cosa che si possa dire veramente bella: è la santità!” (L’Osservatore Romano, 23.3.73). È il ritratto di tanti preti che lui - De Luca aveva incontrato e conosciuto specialmente qui al Seminario Romano. […] Giovane amico, alunno del Seminario Romano, guardandoci negli occhi ci salutiamo. Come noi ex alunni, tuoi predecessori sotto il manto di Maria SS.ma della Fiducia, anche tu cerca di sognare sogni grandi di santità e di apostolato; ma àttuali poi nella vita senza deluderti. Sii pure presuntuoso, ma non deluderti. La goccia di rugiada, iridescente al primo sole, non scivoli a terra e non si immiserisca nella polvere. E restiamo amici vivendo o preparandoci a vivere il nostro sacerdozio, perché uno stesso Sole accende ad un tempo sul mio orizzonte lo splendore del tramonto e sul tuo lo splendore dell’aurora.

La Redazione

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Sursum Corda Franco Camaldo

“SPero dI VIVere con tuttI nellA FelIcItà dI dIo” ubblichiamo un bel ricordo di S.E.R. P Mons. Ennio Appignanesi donatoci da Mons. Franco Camaldo, che lo ha conosciuto fin dal 1976, quando divenne suo viceparroco nella Parrocchia romana di S. Maria Consolatrice a Casalbertone

Mons. Appignanesi dopo la celebrazione della Messa della Fiducia dello scorso anno

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“…Ti mando come viceparroco in una popolosa e ben organizzata parrocchia dove troverai un ottimo Parroco che ti insegnerà molto…”: sono queste le parole che mi scrisse l’allora Cardinale Vicario Ugo Poletti – la cui memoria è sempre in benedizione! -, nell’estate del 1976, quando mi nominò viceparroco nella Parrocchia di Santa Maria Consolatrice a Casalbertone ed il parroco era don Ennio Appignanesi! Naturalmente erano verissime ambedue le affermazioni! La prima: trovai una parrocchia popolosa (25.000 abitanti, giovanissima – oltre 1.500 bambini partecipavano alla Messa domenicale, l’Azione Cattolica era la più numerosa della Diocesi con un grande gruppo giovani) ben strutturata, con un presbiterio sereno (si sentiva ancora la presenza spirituale dei Parroci precedenti: don Carlo Maccari e don Giovanni Canestri). La seconda: trovai veramente un ottimo Parroco che mi insegnò molto! Ero giovanissimo – non avevo ancora compiuto 24 anni! – e l’impatto con la realtà pastorale fu per me felicissimo e direi esaltante, perché fui condotto per mano da don Ennio ad inserirmi gradualmente nel ministero sacerdotale e parrocchiale.

Era una persona buona, serena, ricca di umanità e di quella sapientia cordis propria del prete romano, accompagnata da fine arguzia e dalla battuta sempre pronta, pieno di mille iniziative pastorali che portava avanti con intelligenza ed estrema tenacia, quasi con caparbietà. Sempre disponibile con tutti, a qualsiasi ora del giorno, viveva gioiosamente nella povertà più assoluta (bastava vedere anche solo le scarpe…), dando con generosità a quanti si rivolgevano a lui. Era, soprattutto, un uomo di fede come cristiano, sacerdote, vescovo! E lo ha dimostrato quando, obbedendo alla volontà di Dio, incarnata nelle decisioni del Papa, ha iniziato un cammino da pellegrino che lo ha portato a Lucera-San Severo, a Castellaneta, a Roma come Vicegerente e poi ancora a Matera e a Potenza: in queste comunità diocesane si è sforzato di vivere e di trasmettere a quelle care popolazioni, che egli ha tanto amato e che lo hanno ricambiato con pari affetto, quanto gli era stato insegnato al Seminario Romano: la profonda fede in Dio, l’amore tenero alla Madonna, la fedeltà assoluta al Papa e alla Chiesa. Tornato a Roma ha vissuto questi ultimi anni della sua lunga vita – aveva quasi 90 anni – quale Canonico Vaticano, correndo sempre in ogni parte della sua amatissima città per celebrazioni nelle parrocchie e negli istituti religiosi, pregando e preparandosi all’incontro finale con il Signore: infatti l’angelo del Signore è venuto a chiamarlo nella sagrestia della Cappella delle Suore Oblate del Sacro Cuore, mentre si toglieva i paramenti, dopo aver celebrato la Santa Messa. Nel suo testamento aveva scritto: “Chiedo al Signore che alle tante persone che mi ha voluto affidare, doni in ricompensa la sua benedizione e la vita eterna. Spero di vivere con tutti nella felicità di Dio”.


SE TU CONOSCESSI IL DONO… L’attività vocazionale del Seminario Romano L’ANNO PROPEDEUTICO I giovani che decidono di vivere l’esperienza dell’anno propedeutico vivono in seminario dal martedì pomeriggio al venerdì mattina. Sei sono i percorsi proposti: 1. Stare con il Signore: nella celebrazione dell’Eucarestia e sviluppando una vita di preghiera più intensa; 2. Conoscersi e crescere in umanità in un cammino di conoscenza di sé; 3. Formazione intellettuale: lo studio delle lingue antiche, la frequenza di alcuni corsi di filosofia e l’approfondimento del Catechismo della Chiesa Cattolica; 4. Esperienza di servizio; 5. Vita comunitaria; 6. Inserimento in parrocchia.

APRI GLI OCCHI il venerdì, ogni 15 giorni dalle 19.00 alle 21.30 (più un ritiro nel fine settimana) Insieme al servizio Diocesano per le Vocazioni invitiamo i giovani (19-30 anni) delle parrocchie romane al percorso vocazionale di base “Apri gli occhi”. Si tratta di un itinerario pensato al fine di aiutare i giovani a percepire la propria vita come una vocazione e a rispondervi. Siamo ormai giunti al VII anno di quest’esperienza e ne abbiamo verificato tutta l’efficacia: alla fine del percorso i partecipanti avranno acquisito tutti gli aiuti per entrare in un discernimento serio del proprio stato di vita. L’itinerario è aperto ai gruppi parrocchiali o anche ai singoli (per ulteriori informazioni e per segnalare l’eventuale adesione scrivere a aprigliocchi@seminarioromano.it). Ecco le date del prossimo anno: • 23 ottobre - I falsi miti • 6 novembre - Desideri e limiti • 20 novembre - L’ascolto della Parola • 4 dicembre - Il padre spirituale • 18 dicembre - Mettere ordine nella propria vita • 8 gennaio - Decidersi per il Regno • 23 gennaio (ritiro) - Come Abramo…

VeSPrI dellA FIducIA (2015-2016) Siamo felici di accogliere coloro che lo desiderano per pregare e stare insieme nella nostra casa. Si tratta di cinque momenti per condividere il cammino di fede con i tanti amici che il Signore pone sul cammino della nostra comunità. L’incontro prevede la preghiera dei Vespri e la cena vissuta in un clima di fraternità. Dove? In Seminario A che ora? Alle 18.30 Quando? Nelle seguenti domeniche: 18 ottobre 2015, 22 novembre, 21 febbraio 2016; 13 marzo; 8 maggio. Vi invitiamo a portare qualcosa per cenare insieme! Il primo piatto viene preparato in seminario. Vi aspettiamo! La Comunità del seminario

Siamo lieti di informarvi che è on-line il nuovo sito del Pontificio Seminario Romano Maggiore (www.seminarioromano.it). Dal mese di ottobre, inoltre, sarà disponibile un'area riservata per gli alunni e per gli ex-alunni. La Segreteria del PSRM


2015-2  
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