LEGGIADRI RISCATTI PER GIOVANI OPERE DANZANTI Testo critico di Monica Nucera Mantelli Gruppo scultoreo di Osvaldo Moi "LE 6 NINFE LEGGIADRE" Leggiadria deriva come parola dal provenzale antico"leuharia"leggerezza, (dal latino levis), attraverso l'ipotetica forma parlata leviarius. Questa parola rappresenta il nodo che connette il concetto di leggerezza a quello di eleganza in movimento. E questo sono, le Ninfe di Osvaldo Moi: eleganze dinamiche, realizzate in polistirolo, resina e stoffa. Piccole figure antropomorfe in costante alterazione, animate da un sussulto sollecitato dal vento, rinvigorite dalle vibrazioni terrestri, alitate dal soffio repentino di una corrente inaspettata. Eternamente sospese con le loro magliette colorate, e gambe e braccia in un ridente gioco di squadra - nella lievità dell'aere. Un nuovo mondo, dove immaginare che la libertà di muoversi in qualsiasi direzione sia suggellato nella eco potente di una risata antica, trasmessa attraverso i gesti senza pensiero e i drappi degli abitini da gioco di queste fanciulle e fanciulli in miniatura. Ogni singolo gesto, manina o piedino galleggia - sciamano e felice - nel paesaggio che la/lo circonda, rafforzando un rituale naturale contro tutte le tentazioni del Diavolo. Ogni singola figura è di per sé interprete di un manifesto corale circonfuso di una luce ardente: è come se attraverso questi lavori l'autore, Osvaldo Moi, ridesse corpo ai giovani che lo hanno perso, creando una nuova Aurora del mondo. Il ritorno ad un paradiso
primordiale dove poter correre, ridere saltare e ballare: danzare assieme ad altri piccoli corpi, promuovendo il ritorno all'unione e socialità, poiché la danza é un atto profondamente creativo e la creatività che fluisce libera é già di per sé una forma di Cura. Soprattutto è una intermediazione fra il naturale umano e il soprannaturale. A riguardo basterebbe osservare il vasto panorama etnocoreutico italiano sul campo della danza legata alla religiosità locale, e a quell’insieme di cerimoniali ufficiali e popolari che aggiungono significanza ulteriore all’importanza del ballo nella cultura agro-pastorale delle nostre regioni. Danze devozionali e danze sacre, che pur se cedono ad altri profili identitari, assumono in queste circostanze un carattere ancor più fortemente rituale, e si fanno esse stesse “rito”. Attraverso le sue Ninfe, Moi trasforma il concetto di “scultura” implicitamente statica, in “opera in movimento”. Ma non solo. Attraverso il suo farle danzare nell'etere, egli esorcizza qualsiasi impedimento verso il diritto inalienabile di ogni individuo alla propria libertà personale. Questa serie di opere a tiratura limitata raccontano la gioia che l'Artista vuole ridare a una gioventù rubata da mascherine, imposizioni e divieti. Esse rappresentano il trionfo della convivialità fanciullesca priva di consumismo, forte esclusivamente della condivisione e dell'allegria offerta da oggetti semplici con cui giocare tra anime pure e affini. E' il sorriso che non deve mai mancare a ogni bimba e ogni bimbo. E' il riscatto per un mondo migliore, tra nuvole di pace e lo scorrere veloce di paesaggi di terra e di mare. E' la danza universale di una imberbe coscienza collettiva, che si fa strada come pungolo e stimolo, divertimento e riflessione. E così, montate su queste antenne di alluminio, queste figure si festeggiano individualmente, riverberando un potente canale di espressione globale: uno dei più importanti mezzi di cui disponiamo per unificare le nostre capacità corporee, espressive e psichiche. Attraverso questi sussulti cullanti, ognuno di questi bimbi entra al servizio dell'umanità come strumento curandero, ovvero quasi come un bastone medicale, per consentire l’espressione delle energie più ancestrali presenti nella profondità del sé di ognuno di noi.
In Moi rimane fondamentale anche la serialità e ripetitività del messaggio: l’opera d’arte è frutto di un’intuizione, della maestria di chi la concepisce, ma nella sua riproposizione numerica (sei) diventa anche una esortazione a percepire la dimensione più ciclica e “giovane” della Vita. Una esperienza del vivere attraverso le fresche membra di questi pargoli archetipali, proiettati come antenne verso il cielo, il corpo vibrante montato su una esile appendice in alluminio, il capo svettante verso la volta celeste. Se l’opera SEI NINFE LEGGIADRE sembra dunque quasi clonarsi, mutando solo per colore di abiti e cappelli, l’idea di cui è forma penetra nella mente dell’osservatore, si radica e diventa una parte concreta del suo immaginario individuale. Sono realizzazioni artistiche da allestimenti ampi, dove il ripetersi di forme similari esalta il valore simbolico contenuto in ogni singolo pezzo. Ed è proprio dal rapporto tra queste sue opere e i luoghi diversi in cui vengono collocate, inserite o installate, che possono nascere nuove possibilità di lettura per illuminare non soltanto la contemporaneità ma soprattutto per rileggere cosa possiamo aver sbagliato nel passato. E magari cosa possiamo migliorare nel futuro. M.N.M. Imperia, luglio 2022