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DIRETTORE RESPONSABILE: Direttore Editoriale

Mira Carpineta direzione@primapaginaweb.it Enrico Santarelli direzionemkt@primapaginaweb.it

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37 Giugno 2013

Supporto grafico:

Via Costantini, 6 - Teramo Tel & Fax . 0861. 250336 redazione@primapaginaweb.it Daniela Palantrani Nicola Arletti di Carlo Di Patrizio

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Hanno collaborato:

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New Generation ...loading Le imprese cercano giovani manager con competenze trasversali, ai quali affidare incarichi di responsabilità, come la gestione di un gruppo o il controllo di costi e bilanci.

Chiara Santarelli Clementina Berardocco Arianna Braca Angela Cacciatore Lucio Cancellieri Manuel Camerati Ottavio Caporali Michele Ciliberti Claudio D’Archivio Simone Delle Grazie Anastasia Di Giulio Adele Di Feliciantonio Laura Di Paolantonio Vittoria Dragani Elisabetta Fiore

(consulente scientifico veterinaria “rubrica animali”)

Territorio

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POLEMICHE SULL’ELIMINAZIONE DEI PARCHEGGI A RASO DI PIAZZA DANTE

Piazza Dante, cuore diviso di Camilo Enrique Spelorzi

Sociale

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Angela Fosco Giuseppe Iudici Antonella Lorenzi Anna Piersanti Daniela Palantrani Gianfranco Puca Mariangela Sansone Piero Serroni Camilo Enrique Spelorzi Valeria Valerii Reg. Trib. TE R.O.C ISSN

n. 605 del 14.07.09 n. 20081 2281-5651

Area Vendite

Tania Centinaro (senior account)

IL PARERE DEL DR DANIELE LA LICATA, PSICOLOGO E PSICOTERAPEUTA

Minori e internet di Adele Di Feliciantonio

DISTRIBUZIONE

Cultura

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CELEBRAZIONI DANNUNZIANE 2013

Iscritto a: UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA

150 anni fa nasceva “il Vate” di Mariangela Sansone IMPRESA ASSOCIATA

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Storie di Migranti

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Il falco, il lupo, il cavaliere

di Clementina Berardocco

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Separioni e diritti di visita

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Chiuso il 11 GIUGNO 2013 La responsabilità delle opinioni espresse negli articoli pubblicati è dei singoli autori, da intendersi libera espressione degli stessi. Alcune collaborazioni sono gratuite. L’editore ha compiuto ogni sforzo per contattare gli autori delle immagini. Qualora non fosse riuscito, rimane a disposizione per rimediare alle eventuali omissioni Le informazioni, testi, fotografie non possono essere riprodotte, pubblicate o ridistribuite senza il consenso dei titolari dei diritti.

di Gianfranco Puca

di Chiara Santarelli

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Omnibus

Vaccini: si, no, perchè

Alimentazione e sport

In copertina: “Luciano D’Alfonso: l’Abruzzo che vorrei” (foto: Luciano D’Alfonso)

n. 37 anno 4 - giugno 2013

di Anna Piersanti

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La maga della fuga di Valeria Valerii PrimaPagina 37 - giu. 2013

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Botta &... Risposta a sensazione che si prova entrando nell’antichissima Chiesa di Sant’Anna è la stessa che si prova accedendo ad un vecchio magazzino comunale. Fili elettrici ammatassati sul pavimento e sui muri, polvere ovunque, vecchi mobili di scarso valore accatastati alla bene meglio, un vecchio confessionale malridotto diventato una specie di armadio, panche buttate alla rinfusa, sedie da sagra impilate all’ingresso, pavimento in vetro coperto con pavimento adesivo in plastica, illuminazione assente. Non ci vorrebbe molto a mantenere

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l’antica chiesa in uno stato decoroso. Basterebbe un po’ di manutenzione ordinaria. Un po’ di pulizia, di ordine e di sensibilità culturale. A Teramo come al solito si va nella direzione opposta. Perchè tanto impegno a distruggere il patrimonio storico culturale della nostra città? in nome di cosa? Perchè la chiesa di Sant’Anna è stata declassata a magazzino? Chi permette tutto questo? Quello che si vede all’interno della chiesa è una BESTEMMIA urlata in faccia all’antica storia di Teramo e alla cultura tutta. E i turisti (i pochi che vengono) scappano... Cristiano D.

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Gentile lettore, non possiamo non condividere le sue sensazioni vedendo lo stato (davvero ingiustificabile) in cui versa uno dei siti archeologici più antichi e preziosi di Teramo. La sua amarezza è anche quella di tanti altri teramani che da anni chiedono alle amministrazioni pubbliche (presenti e passate) di porre fine allo “spreco” di questa ricchezza. La nostra città ha una invidiabile collezione di “gioielli” ignorati, deturpati, abbandonati. E la cosa peggiore è che in un momento di crisi come questo, dove mancano risorse per qualsiasi cosa, si dimenticano, appunto, quelle che ci sono. Basterebbe davvero poco, ha ragione, per rendere questi siti fruibili ai turisti (anche i pochi che ancora ci sono) e per ricominciare a produrre quel flusso di risorse necessarie per “ripulire i gioielli”. Ma sdegnarsi e denunciare credo non sia più sufficiente. Bisognerebbe incominciare a pretendere ( e sottolineo pretendere) degli impegni e soprattutto il rispetto degli stessi, ogni volta che qualcuno ci chiede di mettere una croce su un foglio di carta.


Editoriale di Mira Carpineta

iove, governo ladro!” recita un vecchio adagio. Indecisa e disorientata, l’estate stenta ad arrivare mentre noi siamo in attesa, con il cambio di guardaroba rimandato di giorno in giorno e i piumoni ancora sul letto. La situazione fa da specchio ad un’altra attesa. A più di due mesi dall’insediamento, il governo Letta mostra gli stessi sintomi. Durerà, non durerà. Imu si, Imu no, Imu forse. Nel frattempo il Presidente Napolitano coglie ogni occasione per sollecitare quei provvedimenti per i quali, restando al Quirinale, si è fatto garante. Le trasmissioni televisive sono sempre piene di esperti, industriali, precari e disoccupati con i crampi alle corde vocali a forza di ripetere “ bisogna far presto”, “siamo alla frutta”, “non c’è più tempo da perdere”, occorre agire subito”. Il PIL scende sempre più; Visco incita all’abbattimento della pressione fiscale che blocca la

ripresa e Draghi invita le banche a ricominciare ad assistere aziende e famiglie e poi c’è la questione della legge elettorale. Noi invece continuiamo a restare “tra color che sono sospesi”, in attesa di un’ estate e di una politica riluttanti a qualsiasi presa di posizione. E per adeguarsi al trend nazionale, anche i nostri amministratori locali “ondeggiano” da un problema all’altro, in attesa, loro si, della definizione della data delle prossime elezioni amministrative. Allora ricomincerà il circo mediatico della campagna elettorale e i problemi passeranno ai prossimi eletti. Teramo intanto perde un altro simbolo del suo passato democristiano con la scomparsa di Lino Silvino, che ha ricoperto un ruolo importante negli equilibri politici della città. E se i motivi per temporeggiare non mancano, a cominciare dalla giustificazione regina: non ci sono fondi, non ci sono risorse, la crisi, la crisi, i politici teramani scoprono la democrazia partecipata,

che li vede costantemente collegati al web, dove tutti si sono “catapultati” ad aprire pagine e pagine a disposizione degli “amici” di rete. Dimenticandosi del fatto che due terzi della cittadinanza non sa come usarla questa rete! Va bene (si fa per dire). Nella sterilità prospettica che ci avvolge non rimane che continuare ad aspettare . Ma a casa. Quest’anno niente vacanze per la metà degli italiani. Ma tanto, non è partita neanche l’estate! Al momento di chiudere questo numero apprendiamo che il premio DONNA 2013 CITTÀ DI TERAMO (che da 22 anni premia le 10 teramane che si sono maggiormente distinte in diversi ambiti: professionale, sociale, imprenditoriale, artistico e letterario), è andato a Tiziana Mattia, giornalista e scrittrice. La dottoressa Mattia ha diretto , con grande professionalità, il nostro giornale dal 2010 al 2012. A lei vanno le più vive congratulazioni dell’intera redazione e il mio personale affettuoso abbraccio.

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Punti di... Vista

Europa, madre ingrata? Ci vede come il figlio svantaggiato ma ci costringe a “pagare (costosamente) pegno” eutsche Bank, pone l’Italia al terzo posto assoluto (dietro Germania e Francia, ma davanti alla Gran Bretagna) nella graduatoria dei maggiori “contribuenti”: 0,41 per cento del PIL, contro lo 0,37 della Germania e appena lo 0,04 della Spagna. Per capirci, il salasso è di 14,3 miliardi di euro all’anno, per incassarne soltanto 9,5. Questo significa che versiamo più di quanto incassiamo. Condizione che dovrebbe porre fine a tutti i “rumors” sul fatto (a questo punto non vero) che sia la Germania a pagare per tutti, come la Merkel vorrebbe farci credere.Volendo stendere un ampio e pietoso velo sulla questione dell’unificazione delle due Germanie, il costo della cui vicenda, è ricaduto sull’intera Comunità. Comunità nella quale tutti, indi-

Una vergognosa deficitaria peculiarità per le nostre amministrazioni pubbliche, frutto di una classe politico dirigente troppo coinvolta nella gestione del bilancio e poco attiva nella gestione strategica del cambiamento

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Vista Punti di... stintamente, oggi ci additano. Ci concedono ai “punti” il rientro “in serie A”, ma imponendo la condizione di “zerbino di turno”. Il rispetto bisogna guadagnarselo, così ci hanno insegnato. Tuttavia non è possibile non notare che nessuno degli altri stati membri abbia mai “spezzato una lancia” a nostro favore. Evidentemente, come tutti “gli svantaggiati” diamo fastidio - non solo per la vergognosa condizione di svantaggio (non evidente ai tempi in cui l’Italia era annoverata tra le prime 7 potenze mondiali e quando eravamo tra i pochi che potevano dire NO a Germania o Stati Uniti) ma anche per comportamenti dei nostri politici che certamente poco hanno fatto per governarci convenientemente. Aggiungerei con licenza poetica, per la nostra geniale quanto unica creatività che ci rende “contribuenti” per più della metà dello sviluppo socioculturale dell’umanità (pittura, scultura, invenzioni, musica, teatro e quant’altro. Ovviamente, il punto in cui siamo non può

non essere addebitabile alla politica, che ha dimenticato e fatto dimenticare l’appartenenza dell’Italia allo sparuto numero di quelli che oggi, con vezzo del tutto americano, sarebbero definiti “PADRI FONDATORI” dell’attuale UE. In questa democrazia “delegata” è rilevabile ampiamente che nel corso dei decenni ci siamo solo limitati a dire “signorsì” a qualsiasi diktat, (probabile retaggio di quella che era la leva obbligatoria e alla quale certamente i nostri delegati non si sono sottratti). Comportamento che ci ha visto sempre avallare condizioni a noi sfavorevoli vedendoci, per esempio, spettatori dell’alzata di voce di una Danimarca, che vale soltanto il 2 per cento nell’area euro contro il nostro 18. Una per tutte, la vergognose vicenda delle quote latte. Obbligati da una vita a macellare le nostre mucche per imporci l’importazione del latte dall’estero, con la Germania primo fornitore. Vedendo poi i nostri produttori salire sul banco degli imputati. E per non passare da “partenopi pulcinelle”, non potendo accusare altri che

noi, salta agli occhi l’ evidente l’incapacità di utilizzare i fondi che ci vengono assegnati, assistendone al rientro, inutilizzati, a Bruxelles. Una vergognosa deficitaria peculiarità per le nostre amministrazioni pubbliche, frutto di una classe politico dirigente troppo coinvolta nella gestione del bilancio e poco attiva nella gestione strategica del cambiamento. Così come non possono passare in sordina le innumerevoli multe pagate per inadempienze al rispetto delle scelte legislativocomunitarie.Torniamo alle angherie subite dallo svantaggiato. Rievochiamo a memoria gli ultimi accadimenti; il presidente Barroso e compagni di merende, si sono sentiti in dovere, anziché avviare procedure d’aiuto, di metterci i paletti, “minacciandoci” che il debito è troppo alto. Refrain che ben conosciamo. Minacce non riservate ai cugini francesi che virtuosi saranno anche stati, ma ora non navigano certo in acque tranquille. Ma per loro (non per noi) si chiude un occhio, anzi tutti e due, omaggiando il tempo occorrente a riprendersi. Allora, costretti a revocare la procedura d’infrazione per deficit eccessivo (avviata nel dicembre 2009) e dopo tutte le misure che abbiamo subito (e subiamo) versando lacrime e sangue per una tassazione che ha bloccato la crescita economica, ha aumentato la disoccupazione e impoverito milioni di persone, il commissario tedesco all’Energia Günther Oettinger (con estremo “fair-play” inosservante della serietà tanto invocata in questa europa sobria e concreta), ci ha ricollocato nel club degli inaffidabili in compagnia di Paesi come la Romania e la Bulgaria. Ciò detto, non sarebbe il caso di dare “un taglio” a comportamenti da vecchie comari di provincia ed iniziare a operare a iniziative volte a sbloccare e rimettere in moto la macchina dell’economia? Non è forse il caso di guardare avanti senza perdere ulteriore tempo? La forbice è sempre più stretta e il tempo non gioca a favore. E che dire sul panorama locale?anche qui scenario deludente. Se sul piano nazionale abbiamo una coalizione d’emergenza, localmente, nel rigoroso rispetto della contrapposizione maggioranza e opposizione, all’insegna dell’autoritarismo, ammiccando a una democrazia partecipata, i politici scoprono prepotentemente l’agorà di FaceBook. Ora, tolta la simpatica creatività del contendere, è bene rimarcare che una delle principali tendenze dell’informazione, affermatasi nel tempo, è: “grazie della domanda, che mi offre l’opportunità di ...” quindi la domanda è se sia veramente possibile credere ancora all’assenza di complicità su questa “pantomima”. Per il resto, nulla di nuovo sotto il cielo teramano. Enrico Santarelli

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Luciano D’Alfonso:

L’ABRUZZO

CHE VORREI

di Mira Carpineta

pronto”, Luciano D’Alfonso, per la corsa alla presidenza della regione Abruzzo, dando così inizio, (all’indomani della conclusione, totalmente positiva, delle vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto), alla campagna elettorale per le amministrative del 2014. A Teramo, in occasione di un seminario all’Università, dal titolo “Le possibilità e gli strumenti dello sviluppo territoriale”, ha illustrato il suo pensiero-progetto per l’Abruzzo, e spiegato le (non troppo) sottili differenze tra “Politica” e “Politiche” per il territorio: “Ho in mente qualcosa per l’Abruzzo – ha dichiarato – perché ho maturato un giudizio scandaloso sul cammino dello sviluppo abruzzese”. Quali sono i numeri e gli strumenti per riportarlo in positivo e quali le omissioni? “Questa regione, ha

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129.000 imprese attive (cioè che producono ricchezza), ma quante sono state le cessazioni? Cosa è accaduto dall’ottobre del 2008, quando le imprese attive erano 137.000? Nel primo trimestre del 2013 tra le nuove nate e quelle cessate c’è una differenza di 1099 imprese in meno. Evitiamo di essere fotografi

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Potenziamento del territorio attraverso investimenti di contesto che mettono sul campo siti industriali acquisibili facilmente

del niente. C’è un estremo bisogno di politiche che facilitino le imprese e lo sviluppo”. Altro dato fondamentale, nell’osservazione della situazione del nostro territorio, è relativo al numero dei giovani disoccupati e precari: 75.000. Tocca ritornare al 1992 per avere numeri simili: “La consistenza negativa demografica del mercato del lavoro si ripete drammaticamente, eppure in questo lasso di tempo qualcosa di straordinario è accaduto- ha spiegato D’Alfonso - c’è stata una grande esplosione dei poteri verso il territorio. La Regione , nel frattempo, ha assunto compiutezza di poteri e da gigantesca pro loco, ha preso consistenza statuale. In questi 23 anni l’Abruzzo ha avuto a disposizione una grande quantità di risorse finanziarie (solo nel quinquennio dal 92 , 26.000.000 di Euro destinati alla formazione e nei quinquenni successivi tale cifra è stata confermata o aumentata). Nel periodo


‘86-’90, sono stati utilizzati, in Abruzzo, 200 miliardi di lire. Per incentivare o riattivare lo sviluppo oggi un decisore pubblico deve ritrovare la cultura delle priorità che anticipano la programmazione. Ho molto criticato gli studi commissionati sui fabbisogni dei suoli che poi non hanno mai prodotto investimenti. Perché un territorio sia preferibile ad un altro deve dotarsi di elementi di convenienza, non necessariamente finanziarie. Per esempio molto richieste sono le convenienze amministrative, cioè arrivare all’azzeramento dei tempi di reazione del Pubblico Potere territoriale nei confronti di un progetto di vita delle imprese. Inoltre le convenienze fiscali, a partire dalla gradualità fiscale di competenza degli enti locali, oppure ancora, tutto il processo di fornitura di energia rispetto al bisogno del circuito produttivo. In questo momento in Abruzzoha insistito D’Alfonso - ci sono centinaia di aziende in sofferenza di continuità di fornitura energetica, cioè di aziende che abbisognano di ulteriore consumo di energie e l’erogazione non è sufficiente. Questo perché, paradossalmente, l’Enel ha difficoltà a realizzare cabine per l’energia elettrica industriale. Non ha risorse per pagare i sopralluoghi sui siti di installazione delle cabine. Le nostre aziende pagano, per la stessa quantità di produttività di aziende omologhe in altri paesi europei, 25 milioni di euro in più per l’approvvigionamento energetico. Oltre a ciò c’è la qualità del prodotto energetico non è su misura del bisogno. Questo è un impedimento e ostacolo all’attrattiva e alla preferibilità di un territorio”. Cultura delle priorità, programmazione e convenienze. Quali sono secondo Luciano D’Alfonso? “Potenziamento del territorio attraverso investimenti di contesto che mettono sul campo siti industriali acquisibili facilmente, con una contrattualistica giuridica puntuale, a condizione che si realizzi “quel “ progetto. Se ciò non avvenisse o si esaurisse, quel sito andrebbe recuperato per essere di nuovo offerto ad altra progettualità. Non abbiamo più il giusto quantitativo di siti industriali da insediare. Per spazio e raggiungibilità c’è rimasta solo la Marsica. Occorre quindi offrire pacchetti tecnologici e formativi che “coccolino” l’imprenditore, così da farlo sentire cercato ,preferito, facilitato. Il sistema scolastico universitario deve essere pensato in funzione compiegabile con le imprese e viceversa”. In che modo? “Si è sempre sostenuto che il lavoro c’è quando ci sono nuove committenze, ma non è sempre così. Può accadere il contrario, con attenzione alle potenzialità di nuove forze - lavoro che possano attivare nuove committenze. Stage e tirocini siano opportunità su misura di tutti e non di famiglie dotate in relazioni. Un colloquio conoscitivo di 10 minuti non porta a nessuna informazione, mentre 180 giorni di conoscenza possono portare a nuove contrat-

la Regione deve dotarsi di un’armatura bancaria, perché i nuovi progetti hanno bisogno di copertura bancaria non solo per il credito ma anche per la competenza tualizzazioni. Infine la regione deve dotarsi di un’armatura bancaria, perché i nuovi progetti hanno bisogno di copertura bancaria non solo per il credito ma anche per la competenza . C’è bisogno che ricominci a contare, al pari della risorsa finanziaria, la risorsa potere”. Potere e responsabilità. La normativa tuttavia ha finito per de-responsabilizzare la classe manageriale. I protocolli tendono proprio a questo. Come si concilia la discrezionalità?

“Il vivere collettivo dispone di una serie di risorse, la principale è quella finanziaria, m c’è anche la risorsa potere, di pari importanza. Tuttavia per essere utilizzata questa risorsa ha bisogno di idee- ha spiegato D’Alfonso - Il potere non si usa perché non si hanno le idee. Quando c’è la consapevolezza della gravità della situazione è chiaro che si utilizza il potere sulla base delle idee di cui si dispone. Personalmente vedo pigrizia, mancanza di avvedutezza e consapevolezza, per cui ci si nasconde dietro la lentezza delle procedure o dietro protocolli che inscatolano semplicemente l’irresponsabilità . I fattori tempo e discrezionalità del potere sono fattori straordinariamente incidenti. Credo che questo debba far parte delle dotazioni di un territorio che vuole aumentare l’attrattività per le imprese. Superare la paura, che è il contrario della fiducia, è possibile se si è disponibili a utilizzare la competenza di cui si dispone. Vorrei per l’Abruzzo il riconoscimento di tre nuovi diritti: il diritto alla velocità, alla facilità e alla bellezza. Se si eccettuano la giustizia, la difesa, il battere moneta e una parte delle relazioni internazionali, tutto il resto è nelle disponibilità dei poteri regionali. Tutta la filiera dell’economia può trovare spazio nella regio-

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La domanda da porsi è come creare la ricchezza: il mio motto per la nostra regione è: la legge è uguale per tutti ne, il cui vertice ogni mese parla alla pari con il vertice governativo centrale. Bisogna solo sapere cosa farne. Stilare l’agenda delle priorità e superare la distinzione ottocentesca che vede contrapposti impresa e lavoratori. La domanda da porsi è come creare la ricchezza: il mio motto per la nostra regione è: la legge è uguale per tutti. Qui si può fare poi si vede come. La buona pratica della decisione pubblica si nutre di numeri, che costituiscono l’oggettività, consentono di giudicare”. I numeri tuttavia possono produrre aberrazioni. Si veda la legge Fornero sugli esodati , ma per restare a casa nostra, la questione Sanità, il cui celebrato risanamento viene sempre più spesso percepito, dalle persone comuni, come un impoverimento dei servizi… “Il numero consente di prendere atto della realtà, e preso nella sua consistenza, descrive il problema. Poi, quando il potere interviene a modificare la realtà, i numeri ci dicono la riuscita o meno della decisione, la qualità del prodotto finale. Su questo piano teorizzo l’alleanza tra numeri e utilizzo del potere, perché consente di valutare fino in fondo la bontà dell’ iniziativa, la qualità della decisione, altrimenti sono valutazioni soggettive di auto apprezzamento. I numeri vanno accompagnati dalla lettura di contesto, da un giudizio puntuale sugli effetti reali. Parlare di sanità prescindendo dal giudizio delle persone è un esercizio ragionieristico. La Ragioneria risolve i problemi? “E’ il punto di partenza, poi c’è bisogno di organizzare il prodotto salute tenendo conto della domanda di salute, di qual è la condizione di vita del malato”. Tra qualche anno avremo un’emergenza anziani. Persone per lo più sole, senza figli, senza redditi sufficienti … “da qualche tempo in Europa si è reso prioritario attestare diritti fondamentali, cioè una gerarchia di diritti tra cui quello alla salute è uno dei fondativi, come il lavoro e l’istruzione. Questa gerarchia pone la convocazione delle risorse e l’opportunità di flessibilizzare la rigidità delle norme”. Ma troppe norme non finiscono per ingabbiare ancor di più il sistema? “Assolutamente si. C’è bisogno di semplificazione , assunzione di responsabilità e consapevolezza delle priorità.Tutto questo faceva parte del bagaglio di un decisore pubblico che oggi si è smarrito, ma che va assolutamente recuperato”.

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Chi è Luciano D’Alfonso (Lettomanoppello, 13 dicembre 1965) è stato sindaco della città di Pescara e presidente della Provincia di Pescara, dal 2007 al dicembre 2008 ha ricoperto il ruolo di Segretario regionale del Partito Democratico in Abruzzo, dal quale si dimesso il 16 dicembre. Laureato in Scienze Politiche e Filosofia (entrambe con votazione 110/110 con lode), sul piano professionale si è occupato di accelerazione dei processi e di sviluppo economico ed infrastrutturale in numerose aziende ed enti pubblici e privati. È consigliere di amministrazione in numerose aziende a partecipazione pubblica oltre a ricoprire vari incarichi politici e di insegnamento presso alcune università. Il 15 dicembre 2008, viene sottoposto agli arresti domiciliari in seguito ad un’indagine della procura di Pescara che lo vede coinvolto. Il giorno seguente si dimette da sindaco di Pescara e da segretario regionale del PD. L’11 febbraio 2013 il Tribunale di Pescara assolve Luciano D’Alfonso da tutte le accuse mosse dalla Procura della Repubblica, relativamente al processo Housework perché il fatto non sussiste. Decadono quindi tutti e 25 i capi d’accusa. Il 4 aprile 2013 viene prosciolto dal gup per tutti i capi d’accusa, anche in merito all’inchiesta sull’urbanistica, perché il fatto non sussiste.

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Disagio sociale e... disagio psicologico Intervista al Prof. Enrico Perilli Università dell’Aquila di Chiara Santarelli

alle politiche interne, all’economia nazionale ed internazionale, si delinea sempre più un netto incremento di comportamenti criminosi associati a patologie depressive. Secondo diversi sociologi questo sarebbe conseguenza diretta “di un modello sociale che apre, agli individui che ne fanno parte, aspirazioni maggiori rispetto al passato, ma poi, nel momento in cui tali aspirazioni non coincidono con le ricompense a disposizione nella società stessa, si crea una disparità tra desiderio e appagamento che può alimentare le motivazioni devianti di alcuni membri”. Secondo questa ipotesi le fasce sensibili a rischio di atti criminosi sono le più povere. Da un punto di vista più individuale, il problema si affronta in termini di mancanza d’inserimento sociale e conseguente alienazione, che indurrebbero la persona verso la via della patologia mentale. Il prof.Enrico Perilli, psicologo e psicoterapeuta, specializzato in Psicoterapia Gestalt Analitica, individuale e di gruppo, nel Centro Studi Psicosomatica, nonché ricercatore e docente presso l’università degli studi de l’Aquila risponde ad alcune domande: Può la precarietà del lavoro, e in senso più ampio, economica e sociale, portare ad una patologia depressiva? Nel parlare di patologia depressiva si deve intendere da subito una dinamica di multifattorialità; anche negli episodi di suicidi a seguito della perdita del lavoro, più fattori concorrono all’ideazione e poi la messa in atto di tali comportamenti. In questo caso la perdita del lavoro apre la porta ad una serie di problemi di natura affettiva o materiale, che possono portare all’insorgenza di una patologia depressiva. Secondo Crepet “ il disoccupato è colui che non “è” , poiché il lavoro struttura anche un’identità sociale” . Infatti il maggior numero di suicidi per perdita del lavoro si registrano in una fascia di età abbastanza elevata, tra i cinquanta ed i

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sessantacinque anni, quando un’identità sociale legata al lavoro, già consolidata, decade con la perdita dello stesso, e socialmente si precipitata in un ruolo in cui non si è mai stati, in cui si perde, oltre ad una identità, anche la percezione di essere membro integrato della società di riferimento, o peggio, di un capofamiglia degno di essere chiamato tale. Quando questo avviene ci si sente sprofondare nel nulla,nel vuoto. A ciò si aggiungano la struttura di riferimento, la rete famigliare, la struttura di personalità dell’individuo” . Quanto può incidere la politica nel far sentire un individuo insicuro all’interno della società? La politica può dare la rappresentazione che si faccia carico dei problemi della comunità e che quindi non si è soli, oppure può dare l’impressione che dei medesimi problemi non se ne stia curando affatto. In questo caso si soffre per la solitudine, per la perdita di lavoro, per gli esodati, per la casa… se il tuo problema viene riconosciuto hai una sicurezza in scala comunitaria, ma se il problema non viene riconosciuto si crea quel senso di rabbia verso l’istituzione che si fa cieca nei confronti della società. Nella società cosiddetta solida, vi erano delle strutture - contenitore forti: la famiglia, le organizzazioni come la parrocchia, i sindacati, i partiti, che contribuivano a dare un senso di appartenenza e di comunità. Il senso di appartenenza viene citato come il terzo bisogno primario dell’uomo, una necessità ancestrale e viva in ogni individuo, che rassicura e non fa sentire persi in un mare magnum spesso minaccioso, quale può essere la società. Tutto questo adesso non c’è più. Le strutture solide aiutavano anche la formazione di una coscienza nei confronti dei problemi comunitari, ma conclusasi la società detta “delle ideologie” (intese come apparato ordinato di idee) l’individuo si ritrova solo, privo di contenitori che lo aiutino a leggere la realtà, e in questa condizione di insicurezza diventa preda di chi è più forte. E’ in atto una “deculturalizzazione”, una mancanza di strumenti che

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diano le chiavi di lettura per il presente. Quali sono gli effetti della crisi economica che incidono di più sul benessere psico-fisico? L’aumento della sensazione di insicurezza, il futuro si percepisce minaccioso, non più come una risorsa; possiamo definirla come “l’epoca delle passioni tristi” (per riprendere le parole di Benasayag) ovvero un’epoca che vede un futuro “nero” , ma non è sempre stato così. Cinquanta, sessant’anni fa, i nostri genitori costruivano e immaginavano un futuro migliore per i propri figli. La maggior parte dei lavoratori di oggi sono genitori che prevedono un futuro lavorativo peggiore e anche i figli lo sanno. Questo crea un senso di sfiducia, di insicurezza in se stessi e nella società con una chiara ricaduta sul benessere psico-fisico . E’ una forma di Darwinismo sociale pericolosa, poiché chi non riesce a stare al mondo “con le proprie gambe” rischia di soccombere inevitabilmente ad uno stato mentale alterato e talvolta pericoloso, non solo per se, ma per la società

stessa .Quando la sfiducia verso il futuro è forte, anche la cultura del “sacrificio” viene meno; gli adolescenti di oggi vivono nel così detto “hic et nunc”, qui ed ora, non affrontano adeguatamente le difficoltà , poiché quello che potrebbe conseguirne fa paura ed è così che l’”oggetto”, come può essere il cellulare, il vestito,o tutto ciò che è materiale, diviene il simbolo d’appartenenza al gruppo. Il sistema attuale può generare cambiamenti comportamentali , come violenza o apaticità? Dalla classificazione di “asociale” ( chi non partecipa alla vita sociale), siamo passati alla classificazione di “antisociale”,ovvero colui che va contro la società. Sentirsi esclusi da tutto e tutti, e percepire ciò che abbiamo attorno come minaccioso, affogare all’interno della società e non riscontrare un senso di comunità, in una realtà estremamente competitiva come la nostra, porta ad interiorizzare principalmente emozioni di rabbia ed invidia. L’Italia chiede ai propri cittadini di diventare eroi, e questo è im-

pensabile da un punto di vista sociale, sia perché gli eroi sono pochi, e solitamente finiscono male (ride), ma soprattutto perché è necessario instaurare un senso di comunità reale, ormai smarrito, dove il benessere psico-fisico dell’individuo possa essere interesse della comunità tutta e non della persona capace di “badare a se stessa da sola”. Ci si sente di non partecipare più alla vita sociale e questo è un passaggio psicologico importante perché se non ci si sente soggetto attivo, ma solo passivo, aumentano le frustrazioni, si perde la concezione di benessere, ci si sente estromesso; negli Stati Uniti questi episodi di antisocialità spesso sono commessi da persone che da anni si sentono espulsi dalla vita civile, dalla vita democratica; se poi sia oggettivamente vero non è importante, poiché è molto più importante la rappresentazione psicologica che si ha di se stessi, è quella che assicura la stabilità personale o scatena meccanismi mentali devianti. Una patologia è sempre un modo di comunicare un disagio, come ad esempio la tossicodipendenza, Il sintomo più evidente di ansia o depressione, è la comunicazione di qualcosa che non va nel modo di essere al mondo, nel proprio funzionamento. Possiamo affermare che la percentuale di individui patologici sia aumentata per ciò che stiamo vivendo in Italia? Assolutamente si, e non solo in italia, anche in altri contesti dove le idee dominanti sono le stesse, quindi società ultra competitive dove le sacche di povertà, di debolezza sociale diventano sempre più grandi, creando fragilità psicologiche profonde; è una società che “patologizza”. La maggior parte dei sintomi di ansia non sono dati da una mancanza del lavoro in se, ma da una fase evolutiva di crescita bloccata da questa mancanza: un ragazzo si laurea, si specializza e conseguentemente dovrebbe “evolvere” entrando nel mondo del lavoro, e oggi purtroppo non è così. I sentimenti di rabbia, invidia, negativi, sembrano essere più forti della forza d’animo, come mai? Questo dipende molto da come è stato vissuto l’attaccamento alle figure genitoriali, se abbiamo di fondo una sensazione di fiducia o meno o una struttura di personalità forte o meno. In più gioca un ruolo fondamentale la percezione di quanto possano valere gli sforzi necessari al cambiamento positivo; se anche inconsapevolmente un individuo ritiene che un sacrificio non sarà ricompensato adeguatamente per la sua sussistenza, automaticamente si sceglierà un’altra opzione di comportamento Ciò che colpisce di più infine è che società molto più povere della nostra, economicamente, presentano un livello di soddisfazione e benessere individuale psicologico molto più alto; il livello di somatizzazioni, di un africano ad esempio, non è neanche lontanamente paragonabile al nostro. Il benessere non si conta sul numero di cose che possiedi,non è quella la felicità.

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DISOCCUPAZIONE GIOVANILE

crisi al femminile di Laura Di Paolantonio commercialista, revisore Contabile

ala, ancora, l’occupazione giovanile. A febbraio 2013 + 48 mila unità rispetto a gennaio, ma a marzo si sono persi 51mila posti di lavoro… esclusivamente donne. Nello specifico sono diminuiti di 70 mila unità femminili, contro un’occupazione in aumento di 19mila uomini. In un anno l’occupazione è scesa dell’1,1% pari a 248 mila posti di lavoro e il numero di disoccupati aumenta del 11,2% ossia 297 mila unità. Rispetto ai mesi precedenti il tasso di disoccupazione è rimasto stabile, ma è sempre più emergenza giovani. Molti giovani tra i 15 e i 24 anni sono in cerca di lavoro. Peggio della situazione italiana, solo Grecia e Spagna.

Meglio di tutti si confermano Germania e Austria. 3,6 milioni i giovani che sono senza lavoro in Eurolandia. Si temono conseguenze irreparabili, l’emarginazione delle nuove generazioni sia livello occupazione che sociale. I dati fotografati evidenziano in pieno tutte le difficoltà che la crisi sta causando al mercato del lavoro. La contrazione in Italia del numero di occupati è causata anche dal mancato rinnovo dei contratti. Il 2013 non ci fa ben sperare. Se non dovesse essere rifinanziata la cassa integrazione in deroga, tale valore crescerà in maniera esponenziale. Bisogna far ripartire l’economia reale, accompagnando la stessa con incentivi per le assunzioni.

Lettera aperta di un imprenditore:

NON SUICIDATEVI, L’IMU E’ STATA RIMANDATA! di Giuseppe Iudici

n lavoro nato e voluto dal giorno dopo delle elezioni, una volontà ferma dei nuovi e vecchi di governare il nostro paese con trasparenza ed onestà, una Italia che comincia a cambiare e i suoi cittadini che cominciano a vedere un futuro. Sento un aria diversa, tutti i santi giorni il parlamento discute, sono tutti a lavoro per noi e sereni aspettiamo il responso: dopo mesi a 18.000 euro di solo stipendio[tolto diaria e altro] hanno deciso: Imu rimandata! Non posso scrivere un minuto di silenzio e una faccia allibita, ma immaginatela. Come se un dipendente di un bar facesse, dopo 5 mesi, tre caffè e il titolare pagasse ugualmente 5 stipendi. Cosa fareste voi al posto del titolare del bar? Cosa possiamo fare noi cittadini ? Il titolare abbiamo capito cosa farà, ma noi non possiamo licenziare i nostri politici. Li abbiamo messi noi su quelle poltrone e noi li paghiamo, ma possiamo solo assumere e non licenziare. Dopo mesi di stipendio, quindi, l’unica notizia e’ un IMU rimandata, e soprassiedo sull’espressione colorita che

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affiora spontaneamente. Io, prossimo al suicidio non ho una casa, io prossimo al suicidio ho perso il lavoro per colpa di un tempo in cui non si investe sulla persona e le sue idee, non si investe sul made in italy, sul piccolo artigiano o sul giovane che vuole mettersi in gioco con nuove idee im-

Io, prossimo al suicidio non ho una casa, io prossimo al suicidio ho perso il lavoro per colpa di un tempo in cui non si investe sulla persona e le sue idee prenditoriali, ma su derivati e speculazione si. Finanziamenti alle banche (per gonfiare il loro valore e pagare stipendi d’oro a dirigen-

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ti), e’ una notizia come tante, ma dietro nasconde una causa di morte e povertà. La percezione pratica è che la crisi sembra sia stata alimentata a tavolino e noi, popolo sovrano, siamo diventati il popolo indifeso, pronti a sguainare la spada, ma solo sui social network, mentre le piazze ci aspettavano tutti uniti. Non siamo riusciti ad unirci neanche per una bandiera, che siamo capaci di agitare solo dal comodo divano. Adesso arriva l’estate e i 18.000 euro serviranno per organizzare le vacanze, poi arriverà settembre per riprendersi e ottobre per iniziare i primi dialoghi, quindi novembre per l’accordo e dicembre per comunicarlo. Ce la fai a resistere sino a dicembre? Se la tua azienda sta per chiudere o hai perso un lavoro, riesci ad arrivare a dicembre, perche’ magari ti abbassano l’iva su qualcosa che non hai più, come la casa. Mi scuso per la schiettezza, ma non trovo altre parole per descrivere questo momento in cui serve più solidarietà, sino a quando il lavoro non tornerà nelle case di tante famiglie che oggi si ritrovano a discutere di un frigo vuoto , di una bolletta in scadenza o un


A Chieti importante iniziativa della consigliera di parità

Lo sportello che “ascolta” di Angela Fosco

nnarita Guarracino, consigliera di Parità della Provincia di Chieti, ortonese, 55 anni, laureata in sociologia, è promotrice di una importante iniziativa: lo sportello di ascolto per disagi sociali legati al lavoro: “lo sportello si occupa delle discriminazioni di genere, in particolare sul luogo di lavoro, ma anche di formazione e conciliazione famiglia-lavoro. Un ufficio che ha il compito di tutelare, in maniera completamente gratuita, il lavoratore e la lavoratrice dalle discriminazioni nell’ambito della propria professione”. L’attività si colloca nell’ambito delle politiche a favore delle pari opportunità intraprese dall’Amministrazione Provinciale di Chieti. “Lo sportello – spiega la consigliera- ha la principale funzione di ascolto del lavoratore e di mediazione nei confronti dell’azienda dalla quale egli si senta discriminato. La Provincia, inoltre, ha individuato attraverso un Avviso ad evidenza pubblica la figura di un professionista che possa istituire, ove necessario, la pratica legale a tutela

avviso di sfratto. Padri che portano i figli alla Caritas e mamme pronte a tutto per loro, una guerra dove le armi, detenute dal governo, non vogliono essere distribuite. L’Imu può solo accontentare qualcuno, ma non salva chi ha bisogno di speranza, la stessa che ci aspettavamo dopo aver votato, la speranza di diventare di nuovo il BEL PAESE non dimenticando il valore che la crisi poteva lasciarci, sobrietà e altruismo, valore per i soldi e attenzione maggiore su chi non amministra con onestà. Siamo un popolo civile e questo ci salva, ma la disperazione non va sottovalutata perché può fare di una persona onesta il più acerrimo nemico, e mentre tutti chiediamo legalità e civiltà, può alimentate odio e spingere un uomo comune a fare gesti non comuni, come nell’episodio di Palazzo Chigi. Un gesto assolutamente non condiviso perché bisogna sempre preservare la propria dignità. Non suicidatevi quindi, cari amici e reagite con orgoglio perché i problemi rimarrebbero alla famiglia. Reagite e partite da zero, la gente per bene c’è sempre ed è sempre vicino qualcuno disposto a tendere una mano.

dell’utente. Sono tante le situazioni sulle quali possiamo intervenire. Una donna di ritorno dalla gravidanza, ad esempio, può essere privata di mansioni o con un ruolo inspiegabilmente diverso in azienda. Come pure, soprattutto in questo periodo, sono le donne le più vulnerabili, anche psicologicamente, dal punto di vista del lavoro, del ruolo sociale che rappresenta e che le vedono tra le categorie più esposte a licenziamenti e disoccupazione. A ciò si aggiungono anche le tensioni che possono scaturire da atteggiamenti psicologicamente vessatori, quali il mobbing, spesso usati per costringere le donne ad abbandonare il lavoro su loro richiesta. Un caso tipico è quello della turnazione, specialmente se entrambi i coniugi lavorano nella stessa azienda. Essere applicati allo stesso turno oppure a turni in orari che impediscono la gestione dei bambini. Sono situazioni purtroppo sempre più frequenti- conclude la dottoressa Guarracino - soprattutto da quando la crisi ha ridotto drasticamente i posti di lavoro”.

REDDITO MINIMO GARANTITO E REDDITO DI CITTADINANZA Politiche di sostegno alle famiglie: le esperienze europee e i ritardi italiani di Angela Cacciatore

l reddito minimo garantito è un sussidio erogato a tutti i cittadini che versano in situazioni di forte disagio economico per permettergli di poter avere un’esistenza decorosa. Riguarda tutti i cittadini inoccupati, disoccupati e precari previo accertamento tramite ISEE delle reali condizioni economiche dell’individuo. In Italia questa misura di sostegno ai cittadini non è stata mai attivata, nonostante le numerose sollecitazioni da parte dell’Europa. Il nostro paese,

infatti, insieme alla Grecia e all’Ungheria è fortemente deficitario per quanto riguarda le politiche assistenziali. La social card introdotta dal governo Berlusconi non ha infatti risolto le criticità evidenziate, ma è parsa una manovra che misconosceva piuttosto i diritti e urtava le sensibilità dei cittadini. In Europa il reddito minimo garantito si configura come un sostegno pubblico erogato a tempo indeterminato, o per almeno due o tre anni, a tutti i cittadini che si trovano attorno alla

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soglia di povertà. Questo tipo di reddito è qualcosa di ben diverso rispetto al “reddito minimo di cittadinanza” (cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle con cui si fa spesso confusione), che è invece un reddito garantito a tutti senza distinzioni socio-lavorative e senza alcun obbligo di attività. La differenza è grande: mentre il primo sussidio fa una distinzione tra bisognosi e non, il secondo è indipendente dalla condizione lavorativa o di reddito. Nel programma di Grillo, infatti, si fa leva sulla universalità di questo strumento per promuovere il valore della cittadinanza. Esso è un dividendo, altrimenti detto dividendo sociale o credito sociale, che riguarda i meccanismi di creazione monetaria democraticamente distribuiti sulla base di una misura della crescita di beni e servizi. Esso è distribuito a tutti i cittadini della zona monetaria di riferimento, a titolo di compartecipazione agli utili sociali prodotti dall’ attività economica della comunità stessa, sfruttando le risorse naturali del territorio. Questo diritto di proprietà è riconosciuto a tutti dalla nascita. Negli stati membri dell’Unione Europea, esistono varie forme di reddito minimo garantito o reddito di cittadinanza. Di solito però si tratta di forme di reddito minimo garantito. Gli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti sostengono che il reddito minimo garantito non dovrebbe superare la soglia dei 500 euro: in questo caso l’individuo non rinuncia alla ricerca di un lavoro ma può comunque sopravvivere. Dando per buona questa ipotesi, il costo del sussidio potrebbe costare orientativamente tra gli 8 e i 10 miliardi all’anno. Ci sono richieste radicali come quelle della rete di San Precario, che propone un sussidio di 600 euro al mese assicurati dallo stato a tutti coloro che ne hanno bisogno, senza limiti di tempo e senza obbligo di cercare il lavoro. Il costo per le finanze pubbliche per questa forma di assistenza, sarebbe di circa 21 miliardi di euro, che potrebbero essere recuperati eliminando tutti i sostegni alla disoccupazione (cassa integrazione, mobilità, indennità ordinarie ai senza lavoro), per le quali ogni anno lo stato spende circa 15,5 miliardi di euro. In Europa il reddito minimo garantito non sostituisce affatto i sussidi ordinari alla disoccupazione che, anzi, sono spesso più generosi che in Italia. Più semplicemente, il reddito minimo garantito è qualcosa in più, che si aggiunge agli ammortizzatori sociali, per proteggere le categorie sociali particolarmente vulnerabili (come gli anziani senza pensione, i disabili o i disoccupati cronici). In Danimarca, ad esempio, l’assegno per le famiglie numerose supera addirittura i 3.000 euro al mese. Per

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i single l’indennità è più contenuta e varia di solito tra i 300 e i 500 euro al mese in molti paesi come la Germania, la Francia e l’Olanda, per toccare punte massime sopra i 1.000 euro in Scandinavia. Nelle nazioni dell’est, invece, il sussidio è molto basso e non di rado scende sotto i 100 euro al mese (sempre per i single). C’è però un aspetto importante che molto spesso viene trascurato quando si parla di reddito

La differenza è grande: mentre il primo sussidio fa una distinzione tra bisognosi e non, il secondo è indipendente dalla condizione lavorativa o di reddito minimo garantito. All’estero, i sussidi vengono concessi soltanto a determinate condizioni, cioè quando il beneficiario non ha altri mezzi di sussistenza, non ha risparmi da parte e si impegna a partecipare a dei programmi per la ricerca di un impiego o per il reinserimento nel mondo produttivo. I governi europei, insomma, si guardano bene dal regalare soldi a destra o a manca e cercano di evitare qualsiasi forma di assistenzialismo inutile. In Italia si è tornati a parlare, con il governo Letta, di reddito

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minimo garantito per le famiglie bisognose con figli. IL premier Letta così si è espresso:” Andranno migliorati gli ammortizzatori sociali estendendoli a chi ne è privo a partire dai precari e si potranno studiare forme di reddito minimo garantito per le famiglie bisognose con i figli”. In Italia già in passato si sono sperimentati provvedimenti di questo tipo con il reddito minimo di inserimento (rmi) che risale al 2000. E’ stato poi abbandonato perchè la sperimentazione non ha dato i risultati sperati. In Trentino Alto Adige una misura del genere è presente, in particolare nelle province di Trento e Bolzano, e in certi casi è risultata una misura abbastanza generosa tanto che si è cercato di disincentivare le persone beneficiarie con misure alternative affinchè uscissero dalla misura di sostegno. L’Istat stima che le famiglie in stato di povertà assoluta sono passate negli ultimi 5 anni dal 4% al 5,5%. Il nostro auspicio è che questa misura possa essere estesa su tutto il territorio nazionale e che riguardi tutti i cittadini in stato di bisogno.

Andranno migliorati gli ammortizzatori sociali estendendoli a chi ne è privo a partire dai precari


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Il Governatore chiede aiuto alla Guardia di Finanza

Chiodi & Fiamme di Angela Fosco

l risanamento della sanità procede, ma evidentemente con difficoltà se la giunta regionale ha ritenuto di approvare una precisa delibera e stilare un protocollo di intesa con le Fiamme Gialle per proseguire nell’opera di vigilanza e controllo. Era stata prevista anche una cerimonia ufficiale, poi rinviata, con la presenza del generale Francesco Attardi, comandante regionale. Non è la prima volta che la Regione firma protocolli con la gdf, (già nel 2012 il monitoraggio doveva avvenire sui fondi europei) e la domanda che ci si pone è quali siano le reali ragioni che hanno spinto verso tale accordo: la Gdf non ha bisogno di “intese” per svolgere la sua attività di prevenzione e

di repressione dei reati nella pubblica amministrazione. Questo protocollo sembrerebbe quindi indicare una richiesta di aiuto, quasi un’ammissione indiretta da parte di Chiodi delle sue difficoltà a gestire “direttori generali riottosi o inadempienti e una dirigenza regionale poco collaborativi”. Il precedente sub commissario Giovanna Baraldi ha lasciato l’incarico dopo un lungo braccio di ferro con la struttura della sanità regionale e il suo sostituto, Giuseppe Zuccatelli minaccia le dimissioni per carenza di personale necessario “anche solo per scrivere i decreti attuativi del Piano di rientro dai debiti”. Come si legge nella delibera del 22 aprile scorso,

Dializzati e trapiantati: una raccolta firme per riavere i sussidi sospesi

TAGLI SBAGLIATI NEL POSTO SBAGLIATO di Angela Fosco

Aned, l’associazione che da voce a persone emodializzate o che hanno subito trapianti, coadiuvata dall’associazione “Città di Virtù” , rappresentata da Valdo Di Bonaventura, ha presentato a Teramo, nei giorni scorsi, un’iniziativa di sensibilizzazione e protesta contro la sospensione dei sussidi decisa dall’amministrazione sanitaria abruzzese

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nell’ottica dei tagli per il rientro del disavanzo delle ASL. Si tratta di una raccolta firme per ottenere il ripristino delle indennità che coinvolgerà tutti i presidi abruzzesi dell’Associazione. Insieme ai delegati delle varie sedi territoriali, Franco Della Volpe (Sez. L’Aquila-Avezzano), Angelo Melaragni (Sez. Sulmona-Castel di Sangro), Enrico Natarella (Sez. Lanciano-Vasto-Chieti) e Sabatino Bessone, il segretario regionale ANED Eleonora Corona ha illustrato la

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l’accordo dovrebbe essere anche solo «in funzione di deterrenza di eventuali azioni illegittime» e magari di ritardi e omissioni nel contenimento e nella razionalizzazione della spesa sanitaria, per seguire le Asl nel loro controllo interno di gestione e nella prevenzione di un uso distorto dei soldi

Il risanamento della sanità procede, ma evidentemente con difficoltà pubblici. Il Protocollo di intesa si basa su 6 punti, e indicazioni molto precise, soprattutto negli articoli 3 e 5: dove si autorizza direttamente la GdF ad «eseguire riscontri diretti sui potenziali illeciti segnalati con priorità per le situazioni caratterizzate da particolari indici di anomalia», e individua con la stessa precisione i settori a rischio: «le strutture accreditate, la prescrizione dei farmaci, la libera professione (dei medici) ed altre attività del servizio

situazione che è a di poco drammatica “e si somma al dramma quotidiano di chi vive attaccato a giorni alterni ad una macchina che assicura loro la sopravvivenzaspiega la signora Corona - La difficoltà economica che i dializzati hanno ad affrontare il quotidiano è aggravata dalla sospensione dei sussidi per il trasporto ai centri. E stiamo parlando di cifre minime, di circa 125 euro mensili che fanno sentire il malato ancora più solo”. Secondo le stime più recenti, la popolazione dialitica abruzzese è anziana, per la maggior parte di sesso maschile e di età compresa tra i 45 e i 65 anni. Devono spostarsi periodicamente e frequentemente verso i centri sia regionale che extra regionali e i sussidi permettono di gestire almeno in parte, le spese di trasporto. I sussidi furono sospesi dal commissario alla sanità per i noti problemi di bilancio “ma non abbiamo mai avuto risposte in merito alle innumerevoli richieste di ripristino – continua la Corona- “in Abruzzo si contano circa 1800 dializzati e trapiantati, il Centro Dialisi di Teramo ne assiste 70 di cui 66

sanitario regionale». A tal fine la Regione si impegna a fornire elenchi e documentazione. E’ un estremo tentativo di Chiodi di farsi ascoltare come commissario? Intanto alcuni sindacati medici (come l’Intersindacale sanitaria già il 14 maggio, prima del Protocollo di intesa)segnalano le storture delle prescrizioni farmaceutiche e l’attività dei medici abruzzesi «che lavorano anche nelle strutture sanitarie pubbliche e convenzionate della provincia di Ascoli Piceno. Il che – scrive l’Isa - contribuisce a creare la mobilità passiva della nostra Regione con l’effettuazione di prestazioni sanitarie a bassa complessità clinica che potrebbero essere evitate obbligando la Regione Marche a sottoscrivere il promesso accordo di confine dalla stessa già sottoscritto con le altre Regioni limitrofe». Da questo quadro traspare, evidente, la solitudine politica di Chiodi che non ha trovato, tra i consiglieri della sua maggioranza ,nessuno che sia espresso sulla sanità ( tra l’altro senza l’assessore di riferimento) mentre l’opposizione continua a criticare. A questo punto, allora meglio chiedere aiuto alla Gdf?

cronici e 4 all’inizio delle cure . 14 sono i peritoneali mentre i trapiantati sono 6 e ne vengono seguiti 24. Noi stessi siamo pazienti, sono le nostre vite il motivo per cui chiediamo solo il rispetto di diritti fondamentali, senza polemiche sterili. Cerchiamo un incontro in cui trovare una soluzione dignitosa almeno per i casi più disagiati. Parliamo di persone in stato di indigenza, con redditi estremamente minimi che sono costretti a rinunciare ai necessari controlli periodici perché impossibilitati a pagarsi gli spostamenti verso i centri trapianto. Questi tagli – conclude la Corona – sono stati fatti nel posto sbagliato al momento sbagliato”.

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Parliamo di persone in stato di indigenza, con redditi estremamente minimi

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Piazza Dante, cuore diviso Polemiche sull’eliminazione dei parcheggi a raso di Piazza Dante. I commercianti protestano contro il piano della amministrazione comunale. a cura di Camilo Enrique Spelorzi

n tema “caldo” messo in risalto dai commercianti di Teramo, proprio per un punto centrale della città, dove è innegabile il bisogno di parcheggi. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Un problema tra i più complessi, annosi e difficili che l’amministrazione si è trovata ad affrontare. A Piazza Dante i commercianti manifestano la loro indignazione e bocciano i piani dell’ amministrazione di pedonalizzare il piazzale eliminando i circa 130 stalli. Solo qualche anno fa l’importante intervento per la realizzazione di un parcheggio a pagamento a raso. In un momento tanto difficile come

questo, il pensiero di rinunciare ai parcheggi ha spinto i commercianti a protestare: alcuni si sono incatenati ai cartelli stradali della piazza perchè temono che il fatto possa scoraggiare gli acquisti nella zona. Con striscioni e cartelli: “Noi commercianti da anni barcolliamo ma non molliamo”, “Tutto questo non solo per noi commercianti, ma anche per voi cittadini”, cosi è andata avanti la protesta, fino all’ intervento del sindaco Brucchi, il quale ha annunciato “Per ora resta tutto così”. Si pensa a un piano alternativo, creare nuovi parcheggi a rotazione, intorno alla piazza: “credo che questo metterà tutti d’accordo e che alla fine non si incatenerà nessuno” ribadisce il primo cittadino dettosi

CROCE BIANCA:

I tagli aggravano la condizione del servizio di Adele Di Feliciantonio

utto è iniziato nel 2011. L’associazione Croce bianca onlus, che opera attivamente da più di un decennio sul territorio dell’Alto Vomano (con servizio di ambulanza per emergenza e per trasporti sanitari dei malati grazie alla collaborazione di volontari) , riusciva a coprire le 24 ore per la postazione di Montorio al Vomano e il servizio diurno nel weekend per quella di Aprati. La Asl di Teramo, con decorrenza 1 maggio 2011, al fine di ridurre i costi, ha soppresso il servizio notturno a Montorio e completamente quello della postazione montana. “In quei giorni ci siamo trovati in una situazione di panico - spiega Andrea Guizzetti,

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consigliere comunale del Comune di Montorio al Vomano, ex – presidente della Croce Bianca di Montorio, volontario e istruttore BLSD Progetto Vita di Teramo e Regione Abruzzo - questa decisione avrebbe arrecato un problema grave a un territorio vasto, costituito da zone impervie per clima e collocazione, notevole diffusione degli insediamenti abitativi, notevole distanza dalle strutture sanitarie come l’ospedale, con un sistema di viabilità scarso e difficoltoso, con un alta presenza di anziani tra la popolazione e il sovraffollamento di queste zone in certi periodi dell’anno per il massiccio afflusso di turisti. I Comuni interessati, nonostante non fosse loro competenza, si sono uniti per risolvere il problema”. E così i Comuni dell’alto Vomano (Tossicia,

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I PARCHEGGI? POCHI E CARI. Lasciare la macchina in città puo essere un incubo.

Alessio: Il parcheggio è un vero incubo, soprattutto in centro, sono stufo di dare soldi ai vigili. Per non parlare dei soldi della benzina buttati al vento per cercare il posto, secondo me i posti sono pochi e cari. Paolo: Trovare parcheggio in centro è impossibile, perciò da quando sono in pensione prendo soltanto la bicicletta, cosi elimino il problema. Giacomo: I parcheggi sono pochi e comunque si spende troppo. Io preferisco prendere il tram per andare al lavoro.

disponibile a trovare un accordo. Esiste un tabù psicologico sul parcheggio sotterraneo di Piazza Dante, nessuno vuole utilizzarlo, l’infrastruttura è rimasta un corpo estraneo alla città. Vuoto, anche nelle ore di punta, non è mai riuscito a assolvere il ruolo di nodo di scambio sulla piazza. E quello che in tanti chiedono all’amministrazione è di rilanciare il circuito degli acquisti e, più in generale, la città, mentre i commercianti fanno di tutto per riportare la gente in centro, per renderlo vivo, “Lottiamo da anni per tenere in vita questa zona”, dicono i commercianti, che per ora tirano un sospiro di sollievo, ma continuano con l’idea di formare un’associazione che li tuteli, mentre in cittá rimane l’emergenza posti auto.

Nerito: Non è mai stato fatto un piano del traffico, anzi per essere precisi ogni amministrazione ha disfatto quello della precedente, così è il caos. Il problema del centro si è ridotto alla diatriba Corso chiuso o aperto, invece bisognava fare un ragionamento complessivo sui flussi di traffico tra le mura urbane. Lorenzo: Il vero problema è che sono troppi quelli a pagamento e non ce ne sono di gratuiti, cosi noi automobilisti paghiamo altra tassa. Carlo: Veramente in centro ce ne sono pochi, io per togliermi questo problema prendo il tram per andare in città. Beniamino: A me piacerebbe sapere in che modo il signor sindaco intende risolvere il problema del parcheggio a Piazza Dante, non si possono togliere più dei parcheggi in centro perche già son pochi, dove parcheggiano quelli che vengono a spendere o fare spese dopo? Cosi muore il commercio in città.

Crognaleto, Fano Adriano, Pietracamela e Montorio capofila dell’iniziativa), sostenuti dal consorzio BIM e da una raccolta fondi, hanno deciso di coprire i costi del servizio di emergenza, fino al 31 dicembre 2012, nell’attesa che la Asl ripristinasse la convenzione. “Purtroppo con l’arrivo del 2013 – continua il consigliere Guizzetti – la convenzione tra i Comuni e la Croce bianca si è fermata a causa della sofferenza degli enti pubblici; mi auguro che quanto di buono è stato fatto fino a oggi non venga vanificato e serva a incentivare il rinnovo della stessa tra la Asl e la nostra associazione di volontariato, per riportare l’intera copertura a Montorio e ripristinare quella di Aprati. In fondo il taglio dei nostri servizi è stato esiguo in termini di risparmio per l’azienda sanitaria, ma è molto penalizzante per gli abitanti della zona interessata. A tal proposito abbiamo promosso una petizione popolare con raccolta di oltre 3000 firme dei cittadini dei Comuni interessati e l’abbiamo inviata al Presidente della Regione Abruzzo, dott. Gianni Chiodi e al manager dalla Asl di Teramo. Speriamo che dopo il 31 giugno 2013 ci sia il ripristino immediato dei servizi altrimenti si creerebbe una situazione difficile: l’associazione già soffre economicamente; con

il tempo potrebbe esserci la chiusura definitiva anche perché le amministrazioni locali non riescono a finanziarci e, come ho già detto, non è nemmeno di loro competenza. Ho apprezzato molto ciò che i sindaci hanno fatto per noi perché hanno compreso a pieno l’importanza della nostra attività.” Il mancato rinnovo o il rinnovo parziale della convenzione metterebbe, quindi, in serio pericolo la sopravvivenza della Croce bianca e costituirebbe una serie di svantaggi. Conclude Andrea Guizzetti: “tutto ciò significherebbe lasciare l’intero territorio dell’Alto Vomano scoperto, esponendo la popolazione a un rischio notevole, per il ritardo nel reperimento e arrivo dei soccorsi, senza tralasciare i disagi per i malati lasciati senza trasporto nelle strutture ospedaliere. Inoltre l’associazione ha un grande valore sociale in quanto il volontariato distoglie i giovani dai pericoli legati alla droga, l’alcol, ludopatia e li mette davanti a delle realtà che fa capire loro quanto è importante la vita, la salute e l’aiuto al prossimo. Mi auguro davvero che gli organi preposti capiscano l’importanza di ciò che svolgiamo soprattutto perché un territorio con difficoltà di viabilità e di isolamento ha bisogno della “sua” Croce bianca”.

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I benefici della montagnaterapia

LA MAGIA DEL BOSCO “DAL VIVO” di Adele Di Feliciantonio

l paesaggio montano tipico della nostra terra abruzzese è governato dalla maestosità del “Gigante che dorme”, innevato d’inverno e rigoglioso d’estate. Montagna che non è solo panorama, bellezza, paesaggio, ma anche sport, natura, riscoperta delle tradizioni, degli antichi sapori, il gusto dell’avventura, il contatto con le origini e quindi benessere fisico e psicologico. Proprio da questa apertura verso le tante attività che vi si possono svolgere e i benefici che ci può donare, è nata la MontagnaTerapia, un originale approccio metodologico a carattere terapeutico – riabilitativo e/o socio – educativo, finalizzato alla prevenzione, cura e riabilitazione degli individui portatori di patologie o

disabilità, da svolgersi in un ambiente di tipo montano. Questo approccio è stato adottato anche dalle associazioni che operano sul nostro territorio come quella in cui opera Massimo Fraticelli, maestro di escursionismo, membro del Collegio delle Guide Alpine d’Abruzzo e della scuola GranSassoLaga Trek. Sig. Fraticelli com’è nata la montagnaterapia? Dall’idea di unire l’attività di montagna con la terapia riabilitativa e quindi l’azione dei maestri di escursionismo con quella degli psicologi del SSN. In questo modo le classiche attività di montagna sono state ampliate dal punto di vista dell’utilità: fisica, ma soprattutto psicologica. A chi è rivolta?

“ BBJANGONE “ del Prof. Lucio Cancellieri

Vistite de ’nu pale… nde vellute, s’ho viste jù la piazze ’nu canone che sembre coma fusse lu patrone pe’ qquande ahè da tutte bbenvulute.

Bbjangone, lu chiamo’ li Terramane ’ stu fije de lu sole e de la lune, ’nu cane ch’è di tutte e di nisciune ch’è bbelle nda l’ahè ’nu maremmane.

La ggende che lu ’ngondre ce va matte a vedalle ajjacciate condra sole a zzambe all’arje, e tutte lu cunzole nghe li lasche de pane o li cruccatte.

Se passe une… nire de culore, sapisse da lundane nda j’abbaje ch’accellere lu passe e se la squaje nd’avesse jù li pite ’nu mutore…

Se lu vidisse llà la fundanelle nghi li zambe appujte loche a ’n gime! La ggende se lu cocchele e lu stime nda fusse ’nu cumbare o lu fratelle.

pe’ nen parla’ dapù di li straccite a spasse tra frichine e lu anzjane o chille che se veste ’n mode strane nghe lu cappucce oppure svracalite.

Faceve mbo’ ’mbrissjone da vicine ’stu cane che sembreve ’nu randagge, ma lu tembe l’ha fatte persunagge cchiù nnote de lu Prime Ccittadine.

Cammine pe’ la Piazze e pi’ li strate circhenne li carazze e ninde cchiù, lu vite pe’ lu Corse su e jù a spasse ndè ’nu vicchie penzjunate.

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“Signore de la Terre e l’Infinite ch’hi’ fatte crasce a Terme la famije, c’hi’ rgalate ’stu rra de sembatije… tu mo’, però, j’a ti’ ’llunga’ la vite.”


A qualsiasi persona, bambino o adulto, con problematiche di tipo fisico e psichico, aiutandole a superare limiti e problemi, attraverso la frequentazione della montagna e di tutte le sue attività invernali ed estive, come l’escursionismo. Più specificatamente per chi è consigliata? Una serie di benefici in termini di crescita culturale, autostima, sensibilità nei confronti della natura e di confronto con i propri limiti, la rende utile per il superamento di dipendenze da farmaci, droghe, alcol, o la ludopatia, in quanto permette di “staccare” da abitudini sbagliate che poi sfociano

È utile nel bambino, perché la creazione del gruppo permette il superamento delle diversità, sviluppa il senso di solidarietà, di comprensione verso l’altro in vere e proprie patologie. E’ utile nel bambino, perché la creazione del gruppo permette il superamento delle diversità, sviluppa il senso di solida-

rietà, di comprensione verso l’altro e permette la lotta all’obesità dovuta, oggi, a una vita sedentaria. Inoltre permette una perfetta inclusione del disabile che può, finalmente, vivere la montagna. Ci può spiegare meglio cosa intende per inclusione del disabile? Che ci sono progetti specifici che prevedono attività di montagna per i disabili, sia mentali che fisici. Nei primi c’è tutto un lavoro di collaborazione tra il maestro escursionista e lo psicoterapeuta e le escursioni sono un momento ideale che permette loro di aprirsi al mondo e di instaurare un rapporto con l’altro. Per i secondi, invece, c’è la possibilità di fare delle escursioni, in sentieri appositamente predisposti, attraverso l’utilizzo di JOLETTE, speciali carrozzine, che affiancate dai maestri, consentono al disabile di poter visitare luoghi splendidi, vivere esperienze che gli sarebbero precluse, superando i propri limiti e insicurezze e ponendosi in relazione con un mondo, quello della natura, fino ad allora sconosciuto. Ad esempio, ci sono dei sentieri per non – vedenti nei quali si può conoscere il bosco attraverso gli odori, i rumori e toccando i suoi componenti, come piante e foglie. Quindi ce n’è per tutti? Certamente. Da quest’anno la montagnaterapia avrà una sua particolare rilevanza grazie a alla collaborazione con lo psicologo della ASL di Penne, e al progetto ”Slow Park” che si svilupperà al Ceppo. Prevede la creazione di sentieri per disabili, l’utilizzo delle jolette e un vero e proprio centro per le attività montane. Questo progetto, che coinvolge l’Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga e la Regione Abruzzo, è importantissimo perché consentirà ai diversi maestri di escursionismo di utilizzare le infrastrutture necessarie per svolgere tali attività. La montagnaterapia è utile anche a chi non ha particolari patologie? Assolutamente sì. Il benessere è totale e alla portata di tutti. Il trekking, ad esempio, ha dei vantaggi indiscussi sulla salute, migliora l’apparato circolatorio e respiratorio; dona notevoli benefici di tipo psichico, oltre a essere un momento importante dal punto di visto umano e delle relazioni sociali e una fonte inesauribile di arricchimento personale. Noi abruzzesi siamo, poi, molto fortunati, perché abbiamo un territorio montano che si presta a tantissime attività ed è nostro compito utilizzarlo, promuoverlo, viverlo e rispettarlo. Cosa prova quando esercita la sua attività, soprattutto nell’ambito della montagnaterapia? È una sensazione bellissima, inspiegabile. La soddisfazione di far scoprire il nostro territorio meraviglioso ai turisti, ma ancor di più ai nostri corregionali è altissima. Poi quando ci si relaziona con bambini e persone con disabilità le emozioni, uniche, restano nel cuore. Non dimenticherò mai le parole innocenti e sincere di una bambina che mi ringraziò perché nella sua vita non aveva mai visto un bosco “dal vivo”.

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150 anni della ferrovia adriatica Da Roseto degli Abruzzi una importante storica iniziativa culturale di Anastasia Di Giulio

a Città delle Rose ha festeggiato nel mese di maggio un importante compleanno celebrato con una interessante iniziativa culturale: il 22 maggio 1869 nascevano infatti l’attuale Roseto degli Abruzzi e la ferrovia adriatica. Era il 13 maggio del 1863, quando per la prima volta un treno con a bordo il Re d’Italia Vittorio Emanuele II, percorse il tratto che da San Benedetto del Tronto, arrivò nell’allora stazione di Castellammare Adriatico, oggi Pescara, percorrendo

la Ferrovia Adriatica. A distanza di 150 anni (1863- 2013) per ricordare il valore storico degli eventi, Luciano Di Giulio (giornalista – collezionista) e Emidio D’Ilario ( presidente del Circolo filatelico numismatico rosetano) hanno allestito una mostra itinerante composta da 10 pannelli che ripercorrono le tappe principali e le relative stazioni ferroviarie che sono state nel frattempo costruite nella tratta teramana della ferrovia. Nella giornata dell’inaugurazione, nel 1863, il treno fece scalo a Giulianova, dove era

I magici reperti della “città a forma di cuore”

ARCHEOLOGIA A CORROPOLI di Michele Ciliberti

niziativa culturale veramente valida, a Corropoli, la tre giorni di laboratorio archeologico nel parco di Ripoli. Di recente , infatti, presso il museo, sito nella medesima area del parco, sono state svolte, promosse dall’amministrazione comunale e dalla Pro Loco, attività di archeologia sperimentale e visite al territorio. Il villaggio neolitico di Ripoli (da cui forse il toponimo di Corropoli: Collis Ripoli o Ripuli, o Cor polis = città a forma di cuore – il vecchio centro storico, visto dall’alto ha questa forma - o addirittura koròn polis, città di belle ragazze) si trova nel comune della cittadina vibratiana, a pochi chilometri dal casello autostradale e

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risale al periodo tra la seconda e la prima metà del V millennio a. C. Da un punto di vista strettamente scientifico la scoperta del sito archeologico di Ripoli avvenne intorno agli anni 60 del XIX secolo ad opera del medico condotto Concezio Rosa che rinvenne molti reperti litici, ossei e ceramiche risalenti al neolitico. Ciò che distingue veramente il sito corropolese da tutti gli altri sono proprio un tipo particolare di ceramica dipinta e un sepolcreto (scoperto nel 1914). La collezione di oggettistica varia del dott. Rosa si trova dispersa in diversi musei italiani: Chieti, Roma, Pisa, Parma, Bologna. Da qualcuno addirittura è stata ritenuta di

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La maggior parte dei reperti è stata rinvenuta nel fondo di alcune capanne rinvenute e ricostruite

stata già costruita la stazione ferroviaria. La mostra itinerante ha debuttato a L’Aquila, nel palazzo della Regione, (Servizio Politiche Culturali) mercoledì 22 maggio, dove rimane per un mese per proseguire nelle città coinvolte nel tragitto ferroviario: Martinsicuro, Giulianova, Pineto, Silvi, Montesilvano e Pescara. A Roseto degli Abruzzi sarà nel mese di agosto. Dopo il mini tour abruzzese, la mostra si sposterà a Spilimbergo (Pordenone) dove resterà in esposizione alla “Quadreria di Arte Moderna”. Poi approderà in Francia, al Museo d’Arte religiosa di Verdelais, perchè la città francese annovera uno dei monasteri dedicati a Celestino V e al suo ordine. In Francia anche perché già da tre anni, alcune mostre artistiche e culturali, rosetane e aquilane, sono in relazione di gemellaggio con la città di Spilimbergo e l’Association Lucozart di Verdelais. Nei mesi invernali la mostra, sarà riproposta nelle scuole elementari e medie della città di Roseto degli Abruzzi. La tratta ferroviaria Montepagano Rosburgo entrò in funzione nel 1863, contestualmente all’apertura dal tronco

Ancona-Pescara . La stazione ferroviaria (intesa come stabile) fu inaugurata il 29 luglio 1889. Inizialmente la fermata fu proposta all’uscita di via Salara (attuale zona sportiva a sud). Sbocco naturale del Gran Sasso, oggi via di collegamento con Roma, grazie al traforo del Gran Sasso d’Italia. La fermata del Sen. Giuseppe Devincenzi (Ministro dei Lavori Pubblici del Regno d’Italia nei Governi Ricasoli II e Lanza) fu attiva fino a fine ’800. Era posizionata all’interno dalla villa Mazzarosa, nella tratta tra la stazione di Giulianova e quella di Montepagano – Rosburgo* L’onorevole Roberto de Vito, quale commissario ai Combustibili promise agli abitanti di Cologna, di far istituire una fermata di treni al Km 316+349. Il 1 ottobre 1918 l’Amministrazione ferroviaria aprì l’esercizio denominandolo “Cologna Marina”. La stazioncina vera e propria venne costruita più tardi al Km 316+850. La stazione di Cologna Spiaggia, nel 1941 misurava 28169 mq. di superficie con 8 binari. Furono smantellati nell’estate del 1945.

scarsa importanza pur di non restituirla al comune di appartenenza. In realtà tali reperti hanno grande valore non solo storico-etnografico ma soprattutto culturale, in quanto permettono di capire molti aspetti sull’insediamento umano in Abruzzo e sull’evoluzione antropologica nel centro e nel sud Italia. Gli scavi, condotti in periodi diversi, hanno portato alla luce disparati oggetti e strumenti (quasi sempre utensili e armi: frecce, punte di lancia, coltelli, accette, seghe, scalpelli, arnesi da pesca e oggetti di ornamento) lavorati, alcuni molto rozzamente altri in maniera molto più raffinata. Ciò potrebbe significare che gli oggetti stessi appartengano ad epoche successive o ad usi diversi che i membri della comunità ne facevano. Prima che l’archeologia s’interessasse al sito, si sa - è lo stesso Rosa a confermarlo - che i contadini del posto custodivano gelosamente nelle proprie abitazioni reperti del luogo chiamati “fulmini e saette”, poiché ritenuti frammenti di meteoriti che sprofondavano di circa due metri nel suolo per poi riemergere un palmo l’anno. A tali oggetti si attribuivano poteri magi-

ci tanto da essere utilizzati come amuleti contro gli spiriti del male. La maggior parte dei reperti è stata rinvenuta nel fondo di alcune capanne rinvenute e ricostruite (circa una quarantina, di cui il Rosa descrive minuziosamente forma, dimensioni e materiali), quasi tutte a forma circolare, di diametro e di profondità varie (ecco da dove gli oggetti emergevano un palmo l’anno!). Altra sorpresa è il sepolcreto: parecchie fosse (forse all’interno delle stesse capanne) che contengono scheletri. Una delle più famose è la fossa n. 2 che accoglie uno scheletro rannicchiato di donna e, all’altezza delle tibie, lo scheletro di un cane. Molto si è discusso su questo tipo d’inumazione. Nel 2011 la sovrintendenza regionale ha autorizzato ulteriori scavi. È all’insegna della continuità di questo evento che l’Amministrazione comunale di Corropoli e la Pro Loco hanno indetto la tre giorni di didattica e di archeologia sperimentale sul sito di Ripoli. Il ricco patrimonio reperito non vada disperso, ma costituisca fonte di identità storico-culturale per i giovani ed esempio di seria metodologia di ricerca scientifica.

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VACCINI: SI, NO, PERCHÈ

olti sono i genitori che decidono di sottoporre i propri figli alle vaccinazioni, anche non obbligatorie. Le campagne di vaccinazione sono volute fortemente dal sistema sanitario nazionale ma poca o quasi nulla è l’informazione sulle “controindicazioni” che potrebbero insorgere . le autorità sanitarie sostengono l’assoluta mancanza di rischi collaterali, tuttavia sono noti casi di diagnosi di autismo post vaccinazione in bambini nati sani e i genitori, obbligati a sottoporre i propri figli alle vaccinazioni, si chiedono, sempre più spesso, il perché di tutte quelle firme sui moduli, prima della somministrazione dei vaccini. Se sono obbligatori e senza controindicazioni, perché bisogna firmare il consenso? E se un genitore decide di non sottoporre il proprio figlio alle vaccinazioni obbligatorie cosa accade? Si può essere “obbligati a dare il consenso”? La situazione è fortemente controversa, certo è che esistono casi concreti in cui si lamentano danni da vaccino

e di recente anche un tribunale italiano ha riconosciuto i danni da vaccino contro “morbillo, parotite e rosolia”. E’ importante informarsi ed educare se stessi alla valutazione dei benefici e potenziali rischi di ogni vaccino per poter prendere decisioni consapevoli. Sul Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale del Ministero della Salute è sottolineato come sia imprescindibile salvaguardare il diritto alle cure di un soggetto malato, così come lo è salvaguardare e tutelare l’individuo sano.

La situazione è fortemente controversa, certo è che esistono casi concreti in cui si lamentano danni da vaccino

Storia di Carlo

a cura di Daniela Palantrani

OMNIBUS

l coraggio di una mamma non ha limiti. In nome dei figli si affrontano tutte le difficoltà, anche le prove più difficili. Paola ci racconta la sua storia perché altre mamme possano conoscere e decidere consapevolmente se vaccinare o meno i propri figli. “Il mio bimbo è nato con un parto a termine con un indice Apgar pari a 9. Godeva di salute psicofisica ottimale, fino ai 6 mesi è stato benissimo e lo sviluppo psicomotorio era sopra la norma, come certificato sia da pediatri della Asl sia dal pediatra che lo visitava privatamente per dettagli più approfonditi. Purtroppo - continua Paola, – ci rechiamo a fare il richiamo del vaccino esavalente; già la sera stessa il bambino presentava uno stato di assopimento insolito, era di umore lagnoso, piagnucolava in continuazione ed era anche inappetente. Otto giorni dopo la somministrazione del vaccino il bambino ha avuto una crisi compulsiva. Ricoverato d’urgenza all’ospedale di Teramo, all’inizio si era pensato ad una forma di leucemia fulminante, ipotesi scongiurata da analisi del liquor midollare. Sono seguite una serie lunghissima di analisi di tutti i tipi da cui non è emerso nulla, però il piccolo continuava ad avere crisi compulsive. Siamo partiti e da Teramo siamo andati a L’Aquila, Roma, Modena, Siena e Lisbona per sottoporre il caso del piccolo Carlo ed ascoltare il parere dei migliori specialisti nazionali e non solo. Il Responsabile di Neurologia Pediatrica ci disse, a me e mio

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marito, che nostro figlio aveva un sistema neurologico sano, solo che all’occipitale sinistro si rilevavano delle piccole onde avulse. Da tutte queste ricerche non è emerso nulla, anche la TAC ha confermato che il bimbo era sano, ma Carlo continuava a regredire e non aveva più uno sviluppo ottimale rispetto a quello che era la sua età.

Da tutte queste ricerche non è emerso nulla, anche la TAC ha confermato che il bimbo era sano, ma Carlo continuava a regredire Nonostante le riabilitazioni la regressione era fisica e psicologica. Cercavamo di attuare ogni possibile stimolazione affinché ottenesse miglioramento e sono passati anni. All’età di 5 anni, grazie ad un’altra mamma ho conosciuto un medico di Polizia che lavora con i bambini autistici da vaccino da molti anni e ci ha indicato la strada per fare delle analisi e poter così stabilire se il vaccino era responsabile o meno rispetto alla situazione di regressione di Carlo. Le analisi fatte a mio figlio – precisa Paola – sono state fatte in strutture pubbliche, la


VACCINI: SI, NO, PERCHÈ

Ho imparato sulla mia esperienza che non è vero che i vaccini non fanno male

Lei ha conosciuto molti medici e ascoltato tante esperienze. Dalla sua personale esperienza ritiene ci sia un modo per fare, in sicurezza, i vaccini? “Per fare in sicurezza questi vaccini è sufficiente un semplice prelievo che serve a stabilire lo stato di maturità del sistema immunitario. Nel momento in cui alcuni bambini hanno la reazione avversa al vaccino è perché c’è un sistema immunitario non pronto ad accogliere le sostanze in essi contenute. Oltre al fatto, purtroppo, che contengono metalli pesanti e su un sistema immunitario deficitario vanno immediatamente ad arrecare danni gravi. Ho imparato sulla mia esperienza che non è vero che i vaccini non fanno male, ma il business è talmente ampio che nessuno ne parla, nessuno divulga e informa. Gli interessi delle case farmaceutiche prevalgono rispetto alla salute dei nostri figli”.

OMNIBUS

conferma dell’esito è quindi ineccepibile, e l’esito è stato che Carlo era stato intossicato dal vaccino del morbillo e della poliomelite. Le azioni conseguenti sono state di cercare di disintossicarlo e fare terapie mirate che per un periodo hanno dato anche buoni risultati. Dopo un po’ non erano più efficaci e abbiamo iniziato un altro protocollo oltre a riabilitazioni di tutti i generi. Oggi Carlo ha 8 anni e ha fatto enormi passi avanti, ovviamente cercherò di fare sempre quanto più possibile per lui”.

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VACCINI: SI, NO, PERCHÈ

La sentenza

a cura di Daniela Palantrani

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lcuni vaccini sembrano essere più sicuri di altri; i rischi sono collegati ad una molteplicità di fattori: ambientali, biologici, tempistica e tipo di vaccino da somministrare. I rischi da vaccinazione possono aumentare esponenzialmente con il richiamo della vaccinazione, specialmente se c’è già stata una reazione alla precedente vaccinazione o quando vengono somministrati vaccini multipli contemporaneamente. Il vaccino MPR è uno di quelli maggiormente associati ad effetti collaterali. Di recente il Tribunale Ordinario di Rimini ha riconosciuto che il vaccino MPR ha provocato l’autismo in un bambino di nove anni. Leggiamo nella sentenza che V.B. nel 2004, all’età di 15 mesi, è stato vaccinato. I genitori riferiscono di un immediato cambio di comportamento, man mano peggiorato, tanto che nel giro di pochi giorni il bambino non fu più in grado di mangiare con un cucchiaio. Al bambino è stato diagnosticato l’autismo un anno dopo. Il tribunale di Rimini, ha riconosciuto alla famiglia una rendita per 15

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anni per un ammontare complessivo di 174mila euro a titolo di risarcimento per il danno permanente subito. La sentenza recita: il bambino “è stato danneggiato da complicanze irreversibili a causa di vaccinazione (profilassi trivalente MPR)”. Il quotidiano britannico, The Independent, riporta uno studio da cui risulta che circa 100 casi analoghi sono attualmente all’esame da parte degli avvocati italiani e sembra che un numero ancora maggiore possa essere portato all’attenzione dei tribunali. The Independent sostiene che a partire dal 1970 c’è stata un’impennata nell’aumento di casi di autismo: uno ogni 64 bambini britannici. Va precisato che il vaccino MPR usato in Inghilterra ha gli stessi componenti di quello usato in Italia.

LINK DELLA SENTENZA: www.blogtecnologiedibenessere.com/ Doc_da_scaricare/SENTENZA-TRIB._ LAV.RIMINI.Marzo_2012.pdf


a vaccinazione rappresenta uno degli interventi più efficaci e sicuri a disposizione della Sanità Pubblica per la prevenzione primaria delle malattie infettive. Tale pratica comporta benefici non solo per effetto diretto sui soggetti vaccinati, ma anche in modo indiretto, inducendo protezione ai soggetti non vaccinati. I vaccini hanno cambiato la storia della medicina e si sono affermati come strumento fondamentale per la riduzione della mortalità e morbosità, modificando profondamente l’epidemiologia delle malattie infettive. L’impiego dello strumento vaccinale ha portato a risultati spesso clamorosi come la scomparsa del Vaiolo e della Poliomielite . In Italia, le malattie per le quali sono state condotte vaccinazioni di massa sono pressoché eliminate (Difterite, Poliomielite) o ridotte ad un’incidenza molto bassa (Tetano, Epatite B, Haemophilus influenzae tipo b); per altre malattie, tipiche dell’infanzia, si è pervenuti ad una veloce e costante diminuzione dell’incidenza grazie all’aumento delle coperture vaccinali (Pertosse, Morbillo, Rosolia, Parotite). Queste vaccinazioni, insieme alla vaccinazione anti-influenzale per i soggetti considerati a rischio, sono incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ed offerte attivamente in tutto il Paese anche se i livelli di copertura assicurati nelle diverse realtà geografiche sono eterogenei e non tutti gli obiettivi di controllo delle malattie prevenibili sono stati raggiunti.

Negli ultimi anni sono stati registrati vaccini che hanno dimostrato elevata efficacia nel prevenire malattie infettive con un grave decorso clinico, o malattie che, pur decorrendo nella maggior parte dei casi senza complicanze, hanno un’elevata incidenza (varicella). Le Regioni hanno la responsabilità, pressoché esclusiva, dell’organizzazione e gestione del servizio sanitario. (…) Manca spesso nei cittadini, proiettati verso una cultura dell’assistenza sanitaria nei confronti della malattia, la consapevolezza dell’importanza dell’intervento vaccinale. Contestualmente, si constata uno scarso livello di informazione degli stessi professionisti sanitari che porta ad un forte scetticismo nei confronti dell’efficacia e della sicurezza di alcune vaccinazioni e, quindi, ad una diffusa sotto utilizzazione. Tale atteggiamento di diffidenza si è manifestato chiaramente durante la recente pandemia influenzale in cui gli stessi operatori sanitari hanno manifestato una scarsissima adesione alle campagne di vaccinazione. Ciò che va sempre tenuto come riferimento per lo Stato è il dovere di garantire indistintamente la tutela della salute a tutti i cittadini, come sancito dall’Art. 32 della Costituzione che recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. E’ d’obbligo, quindi, salvaguardare l’individuo malato che necessita di cure, ma anche tutelare l’individuo sano. PrimaPagina 37 - giu. 2013

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VACCINI: SI, NO, PERCHÈ

FONTE: MINISTERO DELLA SALUTE

OMNIBUS

Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2012-2014


MINORI E

INTERNET Il parere del dr Daniele La Licata, psicologo e psicoterapeuta di Adele Di Feliciantonio

n occasione dell’anniversario del Centro di Aggregazione giovanile di Montorio al Vomano, è stato organizzato un convegno su Minori e Internet al quale hanno partecipato professionisti impegnati su questo fronte e il questore di Teramo dott.ssa Amalia Di Ruocco. Il

tema del dibattito si lega alla vocazione del centro che è nato per prevenire i disagi adolescenziali e giovanili attraverso la promozione di forme di aggregazione che favoriscano la socializzazione e tra i giovani, attraverso attività culturali, ludico – ricreative, incontri, dibattiti.

iammaria De Paulis, web manager presso la Cykel Software Web Agency, ed esperto informatico, ha insegnato presso università ed enti di formazione. Relatore in convegni, seminari e programmi televisivi, negli ultimi anni ha svolto studi approfonditi sui social network, con particolare attenzione al rapporto tra le reti sociali e i minori. Nel suo libro: Facebook. Genitori alla riscossa, il cui sottotitolo : “vademecum per non smarrire i propri figli on line” ne indica l’intento e la funzione, si parla della vita virtuale che gli adolescenti vivono sui social network e le insidie a cui potrebbero essere esposti, i rischi sociali e legali che possono derivare dalla pubblicazione online di contenuti e informazioni personali e che spesso i ragazzi non sono in grado di comprendere, nonostante la loro dimestichezza con le nuove tecnologie. E allora in questo vademecum non solo una panoramica completa e aggiornata dei pericoli connessi all’uso di Facebook da parte dei minori, ma anche gli strumenti per educare i propri figli a un uso corretto e consapevole del social network, aiutarli a proteggere la loro sfera privata da intrusioni malevole e agire nel rispetto delle regole di comportamento e della privacy.

Facebook. Genitori alla riscossa

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Vademecum per non smarrire i propri figli online

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Il dott. Daniele La Licata, ha spiegato quali possono essere i rischi legati all’uso dei moderni strumenti telematici per i ragazzi Dott. La Licata, Internet, con il suo mondo virtuale sconfinato, può avere una dimensione adatta al minore, soprattutto al bambino? Bisogna, innanzitutto, capire cosa si intende per minore. Nella prima e seconda infanzia il bambino è troppo piccolo per rapportarsi – confrontarsi con una realtà virtuale che non è quella reale; c’è il rischio che la capacità di astrazione e simbolizzazione non siano pienamente sviluppate per il tipo di compito in questione. Piaget afferma che l’intelligenza parte dal concreto: dall’attività manipolatoria per giungere a un simbolismo più elevato. La realtà virtuale non è concreta; mentre il giocattolo lo si può toccare; esso dunque lo è. E l’adolescente? Dipende da che uso ne fa. Se internet diventa un rifugio, allora può significare che il ragazzo esprima, attraverso la rete, il proprio malessere. Nei periodi critici, soprattutto, il giovane incontra delle difficoltà profonde nell’accettare la realtà quotidiana, con le sue frustrazioni, e gratifica illusoriamente i suoi desideri attraverso realtà parallele, come quella virtuale, dove può essere chi desidera e rischia di perdere la passione per la vita di tutti i giorni e manifestare una forma di Internet Addiction. Cos’è l’Internet Addiction? E’ una forma di dipendenza che rientra in quelle che vengono definite New Addiction, cioè le nuove dipendenze sui comportamenti socialmente accettati come anche il gioco d’azzardo e lo shopping compulsivo. E’ importante comprendere che in questi casi non è internet che rende dipendenti, ma è una difficoltà dell’individuo che si manifesta attraverso


la dipendenza. Può accadere che il continuo confrontarsi con uno schermo rischi di far perdere l’abitudine di rapportarsi direttamente con l’altro reale pertanto la comunicazione, perdendo il suo valore relazionale, si riduce a un mero scambio di informazioni. E’ fondamentale sapere che un individuo riconosce se stesso sempre in relazione all’altro, infatti solo entrando in contatto con l’altro può definire sè stesso. Nella rete, anche se siamo in contatto con milioni di utenti, siamo sempre soli perché il rapporto con l’altro si riduce a una sua rappresentazione. Cosa possono fare i genitori e qual è il ruolo della famiglia? Sono contrario alle forme di controllo, ma è fondamentale il modello, cioè come noi adulti ci comportiamo. Il modello di identificazione del bambino con l’adulto, soprattutto con il ge-

Il consiglio che mi sento di dare è quello di cercare una comunicazione con i propri figli che non sia solo di richiesta di informazioni sulla loro vita, ma improntata alla relazione, all’affetto nitore, è di importanza primaria. Questo è il primo step nella costruzione dell’educazione. La regola proibitiva è distruttiva, quella dialogante, cioè frutto di un patto tra genitore e figlio, è funzionale per la crescita. Il consiglio che mi sento di dare è quello di cercare una comunicazione con i propri figli che non sia solo di richiesta di informazioni sulla loro vita, ma improntata alla relazione, all’affetto. Se la “vita virtuale” allontana il ragazzino da alcuni stati d’animo, sono i genitori che devono riportarlo all’affetto e alla fiducia. E’importante tutelare i ragazzi, ma anche garantire il loro diritto all’informazione e a essere al “passo” con la tecnologia e i tempi? La rete ha il pregio epocale di abbattere le differenze sociali ed in essa chiunque può reperire informazioni importanti. Ma genitore e funzione affettiva rimangono un filtro indispensabile per il bambino. L’adolescente, invece, necessita di instaurare rapporti sociali, ma deve fare esperienza di un modello genitoriale positivo che non tralasci il tipo di personalità ed il suo tormento. Bisogna sempre differenziare l’Uso, consentito, dall’Abuso, deleterio. PrimaPagina 37 - giu. 2013

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IL REGISTRO ONLINE Ovvero “tra il dire e il fare…”

di Clementina Berardocco

era una volta il registro dell’insegnante con il suo bel formato cartaceo, pronto per essere completato dal docente con voti o giudizi, scritti grazie alla preziosa collaborazione della “cara amica” penna. Tutto ha inizio con la revisione della spesa pubblica, meglio nota come Spending Review (D.L. n. 95 del 2012, poi convertito in Legge 135/2012), che auspica un processo di dematerializzazione nella Pubblica Amministrazione e quindi anche nella scuola. Obiettivo: abbandonare la carta. Nell’art. 7 del D.L, n.95/2012, si prevede che a decorrere dal corrente anno scolastico 2012/2013, le pagelle (comma 29) ed i registri (comma 31) vengano redatti on line, con successive comunicazioni alle famiglie via mail. Naturalmente a costo zero per la finanza pubblica: la nuova procedura dovrà essere messa in atto “con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, senza nuovi e o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”. Successivamente, lo scorso Ottobre, è stata emanata dal MIUR una circolare (Prot. n. 1682) che definisce l’anno scolastico di “transizione” durante il quale le scuole “dovranno attivarsi

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per realizzare al meglio il cambiamento”. La “metamorfosi” riguarda: le iscrizioni da effettuare con modalità on-line (di cui abbiamo già parlato in precedenza); il documento di valutazione (la pagella) in formato elettronico che ha la stessa validità legale della versione cartacea e resa disponibile per le famiglie sul web o mediante posta elettronica o altra modalità digitale; il registro on-line; l’invio delle comunicazioni agli alunni e alle loro famiglie in formato elettronico. Nello specifico, l’attivazione del “registro elettronico”, permetterà di conoscere in tempo reale l’andamento scolastico di ogni singolo alunno, nel completo rispetto della privacy e si renderà obbligatorio munire ogni classe di tutte le scuole italiane di computer e di rete wireless. Inoltre, si pone il problema della formazione del personale scolastico per avviare all’utilizzo della nuova procedura, formando dei coordinatori che dovranno supportare i colleghi nella compilazione del registro on line. È opportuno ricordare che la compilazione dovrà avvenire a scuola, dato che i registri sono atti pubblici e devono essere compilati in tempo reale. Sorge spontanea la domanda:- Come faranno le scuole (o meglio i docenti) a compiere il “miracolo”?


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In altre parti d’Italia si sperimenta la staffetta generazionale nelle assunzioni, che piace al ministro del lavoro Enrico Giovannini: ai lavoratori cui mancano non più di tre anni alla pensione l’azienda propone di trasformare il proprio contratto in un part-time e, contestualmente, s’impegna ad assumere un giovane. Grazie a integrazioni alla contribuzione, il dipendente “anziano” non avrà impatti sulla pensione. Unioncamere invece fa sapere che nel II trimestre dell’anno, è elevatissima la concentrazione delle assunzioni su un numero molto ridotto di profili professionali. Tradotto: opportunità solo in settori ben definiti. Anche per effetto della forte crescita delle assunzioni stagionali previste tra aprile e giugno 2013, salgono le “quotazioni” dei giovani under 30 da parte delle imprese (ma sempre meno) che dovrebbero rappresentare il 30% delle entrate totali, aumentando di 2 punti percentuali rispetto al primo trimestre dell’anno. Un’altra analisi, stavolta del Seltis dice, invece, che il mercato è a caccia di laureati in economia e ingegneria. Nel primo trimestre del 2012, sembrerebbe infatti che le assunzioni dei laureati in queste materie siano aumentate del 32% rispetto all’anno precedente. Le aree con maggior interesse da parte delle aziende sono: commerciale (+48%), tecnica (+19%) e finance (+15%). Dati che fanno ben sperare gli studenti che stanno intraprendendo questi corsi di studi. Ma non è finita qui, perché le aziende stanno iniziando ad aprire le porte ai manager junior. Francesca Cancian, responsabile del Seltis ha spiegato come: “Le imprese cercano giovani manager con competenze trasversali, ai quali affidare incarichi di responsabilità, come la gestione di un gruppo o il controllo di costi e bilanci. In passato incarichi del genere erano appannaggio dei dirigenti navigati. Oggi le cose sono cambiate”. C’è da dire che un giovane manager costa sicuramente meno rispetto ad uno più “navigato”, ma va bene così, l’importante è che il cambiamento continui. Anche a Teramo, dove una new generation è ai “blocchi di partenza” pronta a scattare in avanti… mi.ca.

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A cura di: Angela Fosco Antonella Lorenzi Daniela Palantrani

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GLI UNDER 35 PENALIZZATI dalla riforma previdenziale

ntonio Della Croce (Presidente Giovani dottori commercialisti) : Non credo che la definizione “giovane” si possa considerare un peso. Può diventarlo solo qualora venga utilizzata come accezione per una superficiale, quanto discriminatoria, valutazione a priori di quelle che possono essere le capacità, la preparazione e affidabilità di un professionista, come di un qualunque altro operatore. Nella mia professione (come in altre del resto) per migliorarne la condizione andrebbero cambiate molte cose. D’istinto mi viene da dire innanzitutto la riduzione degli innumerevoli adempimenti, spesso soffocanti e gravosi di responsabilità, e frutto di incroci tra norme, magari in contrasto tra loro; riguardo alla categoria dei Dottori Commercialisti, auspicherei il riconoscimento da parte dell’opinione pubblica del ruolo che compete loro, vale a dire partner importanti per le aziende e figure professionali altamente qualificate al fianco di imprese, enti pubblici e vertici politici, capaci di offrire un valore aggiunto alla collettività. Per questo vanno avviate al più presto misure necessarie per uscire dalla situazione critica che la crisi ha generato. In particolare credo sia necessario soprattutto sostenere i mercati, ricostituendo la liquidi-

arco De Giorgi, presidente Agdp: Le principali organizzazioni che raccolgono dirigenti e manager del settore pubblico e del settore privato: l’Associazione Classi Dirigenti delle Pubbliche Amministrazioni (AGDP), Federmanager, le Associazioni Numeri Primi e Concreta-Mente, lo hanno dichiarato e scritto insieme: “Tutte le statistiche e gli studi in materia evidenziano l’età media molto alta (superiore generalmente ai sessanta anni) della classe dirigente, a differenza di quanto avviene all’estero, specialmente nelle realtà economiche oggi più dinamiche, come Stati Uniti e Gran Bretagna. Per far “ripartire” il Paese occorrono profonde riforme strutturali, come rivoluzionare gli ordini professionali, abolendo quelli superflui; occorre proseguire nell’attività di promozione delle società con soci under 35, introdurre strumenti di fiscalità di vantaggio a sostegno dell’occupazione giovanile e femminile, detassare la parte variabile delle retribuzioni, magari traendo reddito (ad esempio, concedendo diritti di utilizzo) dal patrimonio pubblico” questo hanno scritto,

di recente i dirigenti, in un Manifesto che e’ stato offerto ai partiti indicati a governare il Paese. Tutti i politici interpellati si sono dichiarati concordi nell’affermare che “occorre procedere a un profondo ricambio generazionale delle classi dirigenti del Paese per fare in modo che la ripresa economica parta dal potenziale dei giovani”. I giovani dirigenti hanno portato l’attenzione soprattutto sull’emergenza occupazione, e analizzato i dati del rapporto del Centro studi di Confartigianato, secondo il quale il Paese conta 480 occupati in meno al giorno. “Il fatto che colpisce è che mentre la situazione degli over 55 è sostanzialmente stabile, i più colpiti dalla crisi sono gli under 35”, ha dichiarato. “Ciò è in parte frutto della riforma del sistema previdenziale che ha innalzato necessariamente la età pensionabile. Rimane quindi sempre più difficile, che un giovane talentuoso possa farsi largo, investire sulla propria carriera: “Si tratta ora di puntare sui giovani per l’innovazione, la ricerca e la formazione universitaria”, ha concluso il presidente dei giovani dirigenti della pubblica amministrazione.

tà necessaria per far ripartire le transazioni economiche (compravendite di beni e servizi e anche le operazioni immobiliari). Manca la liquidità perché i titoli pubblici, a tassi di rendimento elevati, hanno assorbito tutte le risorse del sistema bancario a scapito dei prestiti alle famiglie ed alle imprese. Lo sviluppo delle transazioni economiche è condizionato al ripristino della liquidità sottostante; senza soldi che girano ovviamente l’economia rallenta o si ferma. Come rappresentante dell’associazione, le iniziative e le azioni che vorrei portare avanti riguardano la tutela della professione (che costituisce l’obiettivo primario dell’U.G.D.E.C. della Provincia di Teramo), suggerendo percorsi formativi, fornendo supporti logistici ed intervenendo a livello istituzionale. L’intento è di favorire l’inserimento dei giovani nella società e nella professione. L’Unione rappresenta, pertanto, un fondamentale punto di incontro e di confronto tra colleghi, svolgendo un ruolo determinante per lo sviluppo e l’orientamento professionale dell’intera categoria dei dottori commercialisti. Tra le riforme necessarie da attuare ci sono le azioni volte a stimolare la competitività e l’innovazione delle imprese; a garantire un’istruzione di alta qualità; a migliorare la coesione sociale; a modernizzare la pubblica amministrazione.

TUTELA FORMAZIONE E CONFRONTO PER CRESCERE CON IL PAESE

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Non solo omenico Di Basilio (Coordinatore Area Giovani professionisti dell’ordine degli Ingegneri di Teramo): Tutti sono capaci di lamentarsi, pochi quelli che hanno voglia di rimboccarsi le maniche per lavorare. Più comodo mascherarsi dietro la crisi? “sono pochi coloro che hanno davvero voglia di cambiare. Riscontro quotidianamente questa situazione, molti sono i giovani che hanno grande capacità di fare, che si svegliano la mattina presto e lavorano seriamente, che <fanno>, che in qualche maniera conducono e portano avanti un’attività e tanti altri che invece, non concludono nulla, sono svogliati, pensano a stare a casa con mamma e papà. Ho degli amici ingegneri o geometri, comunque tecnici, che dal nulla sono riusciti a creare delle aziende che oggi fatturano volumi altissimi, dell’ordine di decine di milioni di euro. Se si vuole fare, complice forse anche un po’ di fortuna, si puo’. Quando lavoro scelgo collaboratori giovani (magari c’è anche l’ingegnere o l’architetto anziano che ha molta esperienza, ma una diversa competenza perché le normative si evolvono, oppure colleghi più anziani che mi vengono a chiedere una mano), collaboro con professionisti sotto i 40 anni, dal commercialista all’avvocato. Competenti, che si faranno le ossa con me, ma che sicuramente hanno voglia ed energie da spendere”. Il lavoro c’è? “molti colleghi mi fanno la stessa domanda. Ma tu il lavoro ce l’hai? Di lavoro ne ho da vendere. L’unico problema che incontro è che mi capita di non poter pagare la collaborazione che mi viene fornita perché io stesso ho difficoltà nell’incassare. Comunque le perso-

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o choosy ne hanno necessità di fare lavori. Chi aveva bisogno della casa prima, ne ha necessità anche adesso. Mi occupo di ristrutturazioni e quant’altro e tutti ne abbisognano. Il problema è che oggi non si riesce ad incassare. Poi sottolineo che da noi c’è la brutta abitudine di far aspettare sempre l’ingegnere. Prima si paga il muratore, l’idraulico e solo alla fine l’ingegnere perché comunque questo è l’uso. La mia riflessione è questa : se io, come altri, ho un esubero di lavoro e ne avessi un po’ meno, probabilmente lavorerebbero tutti e ci si esporrebbe tutti un po’ meno”. L’economia in qualche modo potrebbe ripartire. “C’è poi un altro fattore. Rispondere alle esigenze in celerità. Ad una chiamata bisogna dare risposta immediata, bisogna correre e per correre deve esserci l’energia, la competenza e la voglia. Difficilmente lo farà una persona di 60 anni, che magari ha corso quando era giovane, ma adesso non ne ha più gli stimoli. E’ normale, alcuni stimoli sono caduti anche a me. E’ necessario rinnovarsi”. Come si puo’ vincere la difficoltà di incassare? “Alla base c’è una forte insicurezza da parte delle famiglie che hanno timore a spendere per paura di non riuscire a far fronte magari ad un imprevisto. Non sono da trascurare neanche le difficoltà legate all’euro. Con l’ingresso in Europa non abbiamo solo deciso di sottostare a delle regole molto rigide, ma soprattutto abbiamo perso la ‘sovranità monetaria’ di poter attuare manovre come la svalutazione, che potevano essere strumenti utili. I giovani professionisti italiani sono invidiati da tutto il mondo e spesso i nostri giovani vanno a lavorare all’estero. Abbiamo una capacità di risolvere i problemi che è unica al mondo, permettiamo ai giovani di lavorare e crescere in Italia”.

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Professionisti

dietro le quinte Vincere la paura e

(soprattutto) “fare” ntonio Persano, giovane presidente dell’Associazione Imprenditori Abruzzesi – AIMPA, sottolinea l’impegno di tutti gli imprenditori del territorio in modo particolare quello dei giovani. La crisi incombe. Tutti si lamentano: il lavoro non c’è. Manca la voglia di lavorare? “Sono un giovane imprenditore che si è sempre impegnato nel quotidiano così come nel mondo del lavoro. L’esperienza come presidente dell’AIMPA mi ha dato la possibilità di maggior confronto con altri imprenditori del territorio. Tutti contraddistinti dall’impegno e dalla voglia di “FARE”. Questo è il momento di lavorare, ingegnarsi e risolvere, non è più tempo di parlare. La vecchia generazione ci ha riempito di parole adesso a noi il compito di concretizzare e dimostrare che è possibile farlo. La crisi incombe, è vero, ma possiamo decidere se subirla o vincerla. Dire c’è crisi, significa dire tutto e niente. Fondamentalmente il lavoro

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c’è. Non circolano i soldi, c’è paura di spendere, di esporsi oltre al fatto che le banche non aiutano né le imprese né le famiglie”. Quale il ruolo delle banche? “Le banche non immettono denaro sul mercato, ricordiamo i miliardi erogati dalla BCE al tasso dell’1% , l’anno passato, che le banche hanno utilizzato per sanare i

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propri bilanci anziché dare ossigeno al territorio. La mancanza di denaro sta togliendo i sogni ai nostri figli ed alle nostre famiglie. La nuova generazione di imprenditori ha il gravoso compito di “vincere la paura” essere propulsore dell’economia e dimostrare che la qualità può fare breccia nel mercato. Promuovere nuove idee ed energie positive, rilanciare il territorio sfruttando anche sinergie fra i vari operatori economici del territorio. Anche AIMPA si prefigge questo fine”.

Questo è il momento di lavorare, ingegnarsi e risolvere, non è più tempo di parlare


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icola Paolo Rossetti presidente dei Giovani Avvocati: la nostra associazione provinciale rappresenta i giovani avvocati e praticanti, io ne sono il presidente dal marzo 2012. La nostra attività al momento è volta a favorire il più possibile l’aggregazione. Per chi fa la nostra professione la difficoltà iniziale è proprio quella di superare la “diffidenza” dei clienti che spesso è prevenuta proprio sull’età. In realtà il cliente non sempre è consapevole del fatto che, pur rivolgendosi ad avvocati più anziani perché ritenuti più preparati, più esperti, spesso il lavoro di studio,di ricerca e preparazione della pratica è spesso affidata proprio al giovane praticante o al giovane di studio. I giovani avvocati sono anche coloro che conoscono più da vicino

la vita “pratica” della professione forense: i tribunali, le cancellerie, le procedure tecniche, proprio perché sono in prima linea ogni giorno. La professionalità in questi casi è altissima, ma il settore è molto competitivo e quindi l’inserimento è senza

Abbiamo presentato diverse proposte per favorire i giovani avvocati a trovare lavoro dubbio difficile. E’ innegabile che relazioni familiari o professionali consolidate favoriscano chi ne è provvisto, ma la strada

non è comunque preclusa a chi non ha “parentele importanti”. La mia personale esperienza ne è l’esempio. L’associazione è senza dubbio uno strumento d’aiuto efficace per chi si affaccia alla professione legale. Abbiamo presentato diverse proposte per favorire i giovani avvocati a trovare lavoro. Per esempio all’interno dell’Ordine sono state create delle liste a disposizione di quelle persone che si avvalgono del gratuito patrocinio. Queste tipologie di lavoro, sono generalmente riservate i giovani, o almeno finora era così. Oggi con la crisi, anche queste cause “fanno gola “ ai più anziani . Il problema più sentito è sempre quello economico, soprattutto dopo le recenti riforme del governo Monti, che prevedono dei parametri molto rigidi per l’esercizio della professione, e che naturalmente, penalizzano maggiormente proprio i giovani.

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BASTA PIANGERSI ADDOSSO! iammaria De Paulis rappresentante dei giovani imprenditori Confindustria: imprenditore di prima generazione, giovane e ambizioso, tiene a precisare che la nuova generazione di imprenditori ha voglia di cambiare e di crescere. “E’ naturale la sostituzione dell’attuale classe che compone il tessuto economico sociale del paese. C’è chi invecchia, chi cresce ed è naturale la sostituzione. Partiamo dal presupposto che i giovani devono avere passione, entusiasmo e voglia di fare. A questi tre elementi necessita affiancare tanto studio e tanto impegno e lavoro. Un’alchimia di questi componenti se ben dosata permettono di formare dei giovani che avranno il compito di generare la nuova dirigenza del futuro. Nel caso di imprenditori hanno anche la responsabilità di rilanciare il territorio, visto come una risorsa su cui crescere. Noi giovani siamo il motore, la società deve capire che è necessario investire sui giovani. Certo che è finito il momento di piangersi addosso, adesso bisogna darsi da fare. Bisogna essere imprenditori di noi stessi e promuoverci: nel lavoro, nelle passioni, nelle amicizie, in tutti gli ambiti e naturalmente nelle nostre aziende. I giovani hanno la scintilla della passione che ci permette di essere vivaci e attivi ma, sottolineo ancora, la necessità di essere preparati e formati. Nel caso particolare del giovane imprenditore, il suo competitor non è più l’imprenditore dell’azienda a fianco o della provincia vicina ma può essere un altro giovane magari della Cina o degli Stai Uniti. La globalizzazione ci ha messo in competizione a livello mondiale. Bisogna essere preparati per affrontare il mercato mondiale. Si può sbagliare ma l’errore è occasione di crescita e miglioramento e non motivo per fermarsi. Il momento di crisi è momento di selezione. I più deboli chiudono, le aziende più forti e strutturate continueranno ad esistere, questo non significa che la crisi sia positiva, ma necessita dare anche una connotazione positiva per impegnarsi.

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Si può sbagliare ma l’errore è occasione di crescita e miglioramento e non motivo per fermarsi

Non dimentichiamo che non tutti i paesi sono in crisi, ci sono nazioni che crescono con numeri eccezionali come la Turchia e il Brasile. I giovani italiani all’estero, ottengono riscontri importantissimi, questo significa che c’è del buono qui in Italia. I giovani imprenditori italiani sono pronti a mettersi in discussione, la crisi c’è ma cerchiamo di fornire un servizio che il mercato non possa rifiutare, così la crisi riusciremo a superarla. Non bisogna piangersi addosso. Io non sono uno di questi, mi rimbocco le maniche come facciamo tutti nella vita di tutti i giorni”.


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IL MOMENTO è ADESSO!

irko De Berardinis – portavoce “Adesso! Teramo per Matteo Renzi” (PD): pur essendo il più giovane tra gli intervistati (25 anni), ha già al suo attivo un nutrito curriculum di attività politica. Dagli esordi con il PRC , al passaggio al più strutturato Partito Democratico, Mirko De Berardinis prosegue il suo cammino di crescita all’interno del centro-sinistra teramano. Recentissima la sua nomina a portavoce della neo costituita associazione “Adesso” a favore del sindaco fiorentino, in cui intende proseguire il suo cammino politico: “ sono consapevole di aver fatto molte scelte importanti in questi anni. Fanno parte del mio bagaglio di crescita personale e politica. Non rinnego gli esordi, ma non è neanche pensabile che un giovane si “fossilizzi” al primo step, mentre intorno il mondo cambia velocemente e i bambini insegnano ai nonni ad usare gli smartpho-

ne. Sono appassionato di politica e la vivo con entusiasmo e totale partecipazione. Sempre a contatto con la base , all’università come in palestra. Con il voto delle ultime amministrative abbiamo visto come l’astensionismo sia un fenomeno ormai dilagante. Le persone sono sempre più distanti dagli attuali partiti e in tanti esprimono la loro protesta non andando più a votare. Su questo bisogna intervenire con urgenza.Vorrei riuscire a trasmettere il mio entusiasmo per la buona politica , promuovendo proposte, idee e progetti. Far parte di quel rinnovamento profondo che il PD sta affrontando, presentando nuove classi dirigenti, giovani e preparate, per il necessario ricambio generazionale.Vorrei che i giovani tornassero ad amare e vivere la politica, anche con l’uso dei nuovi mezzi come facebook . E’ un’occasione che non possiamo mancare perché ne va del nostro futuro, non possiamo più permetterci di delegare . Io voglio partecipare, Adesso!”

«I problemi che sentono i giovani sono gli stessi che dovrà affrontare l’Italia» Giorgio Napolitano Presidente della Repubblica 31 dicembre 2012

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Quando di lavoro si muore

STORIA DI MARISA di Adele Di Feliciantonio

ra un martedì d’estate, quel maledetto 18 luglio 1978… il tempo era incerto e un vento forte, afoso, risaliva dal mare verso il Gran Sasso. In una cantina – ripostiglio di una casa popolare di Montorio al Vomano, due ragazze, Marisa Ferrari e Caterina Trullo, scaldavano della colla per realizzare delle borsette. Verso le otto di sera, una ventata di quel vento bollente si unì alla già satura aria di quell’ambiente tetro e rarefatto dal benzolo e ne provocò l’incendio. Le fiamme travolsero tutto, anche le due ragazze, che cercarono in tutti i modi di aprire la porta, purtroppo dal verso sbagliato. Dopo vari tentativi e con l’aiuto del fratello di Caterina, riuscirono a uscire in strada da quel rogo, ma interamente coperte dalle fiamme; Caterina era meno ustionata, ma a Marisa le fiamme si erano avvinghiate ovunque: ai lunghissimi capelli, alle calze, agli abiti. Gridavano mentre continuavano a bruciare in una scena terribile e drammatica. Le ragazze, benché subito soccorse erano in condizioni gravi. Caterina riportò ustioni del 30% del corpo, ma Marisa aveva il 70% della pelle bruciata. Fu trasferita a Roma. I familiari potevano vederla solo attraverso un vetro e lei, il viso e il corpo ustionati, giaceva immobile e tuttavia cosciente di quanto il suo corpo stesse soffrendo. Cosciente dei suoi cari che la osservavano frastornati e attoniti. E in quella coscienza e lucidità della sua giovane vita, morì pochi giorni dopo, a soli diciannove anni, per un lavoro svolto in condizioni disumane e non in sicurezza. Qualcuno iniziò a minimizzare l’accaduto, e si generò un velo, quasi un muro di omertà. “È stato un tragico incidente” si diceva. Ma la realtà è che in quello sgabuzzino fu commesso un delitto del lavoro nero, allora come oggi, diffuso, sottopagato, sfruttato; “un male oscuro che usa migliaia di persone che non vogliono parlare; chi per paura; chi per ricatto; chi per scelta.” L’ennesimo delitto di un datore di lavoro rimasto anonimo , che sfruttava ragazze che cercavano un po’ di indipendenza, o di dare un contributo alle loro famiglie.

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Come Marisa Ferrari, una bellissima ragazza dai lunghi capelli neri, grandi occhi dolci e sinceri, piena di vitalità, con i sogni dei giovani e con il senso di responsabilità verso la sua famiglia. Marisa, il cui ricordo è indelebile per i suoi cari, è rimasta nella memoria di Montorio che le ha dedicato una piazza; La bella Marisa, che aveva il sacrosanto diritto di

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vivere e che la logica del profitto e dell’illegalità le ha strappato, una ragazza moderna, dal sorriso caldo e luminoso. Marisa come ricordo di tutti i lavoratori, che oggi perdono sempre più spesso la loro occupazione; o che ogni giorno accettano regole ingiuste e disumane per non perdere quello che per ogni uomo è anche sinonimo di dignità.


PERSONE, NON NUMERI di Adele Di Feliciantonio

I dati del fenomeno dall’inizio dell’anno.

a Commissione parlamentare di inchiesta ha approvato, il 15 gennaio 2013, la Relazione finale sul fenomeno degli infortuni sul lavoro a conclusione di un’accurata e dettagliata attività di indagine, con particolare riguardo alle cosiddette «morti bianche». Tra gli obiettivi dell’inchiesta, avviata nel 2005, si segnalano nella fattispecie: l’accertamento della dimensione del fenomeno degli infortuni sul lavoro, e quindi relative al numero delle cosiddette «morti bianche», alle malattie, le invalidità e all’assistenza alle

famiglie delle vittime; le cause degli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alla loro entità nell’ambito del lavoro nero o sommerso e al doppio lavoro; il livello di applicazione delle leggi antinfortunistiche e l’efficacia della legislazione vigente per la prevenzione degli infortuni. Secondo l’Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering siamo già a 186 casi , in Italia, dall’inizio dell’anno 2013, con una variazione di – 11,4% rispetto all’anno precedente. Il dato, apparentemente confortante, va comunque visto anche alla luce della diminuzione dell’occupazione causata dalla crisi. Solo nel mese di maggio, sono state registrate 60 vittime “il mese più drammatico del 2013, uno dei peggiori degli ultimi tre anni”. Nei numeri citati rientra la casistica delle vittime femminili, 10 casi, con una percentuale del 5,4% sul totale. In Abruzzo sono già 7 i casi documentati, cioè il 3,8% su un totale di occupati di 507.958, con un indice di incidenza sugli occupati pari a 13,8 (numero di infortuni mortali ogni milione di occupati) che portano la nostra regione al 4° posto nella graduatoria nazionale. Fonte: Osservatorio sicurezza sul lavoro di Vega Engineering “I lavoratori hanno bisogno soprattutto che si torni a parlare del lavoro come valore primario della Società, di superare l’emarginazione culturale a cui sono stati sottoposti in questi anni. E’ mia opinione che molti degli infortuni mortali sul lavoro siano dovuti all’oblio culturale a cui è stato sottoposto il mondo del lavoro. Tutta la nostra società malata di consumismo fine a se stesso ha bisogno dei sogni, delle idealità e delle utopie di chi lavora. I lavoratori morti non sono solo numeri per un bilancio statistico di fine anno, ma persone in carne e ossa, con identità, famiglie, vite importanti, uniche e irrepitibili. Vite spezzate, a volte dalla fatalità, ma più spesso dalla mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro”. Carlo Soricelli (metalmeccanico in pensione, ideatore e curatore dell’Osservatorio sugli infortuni di Bologna)


Celebrazioni dannunziane 2013

150 anni fa nasceva “ il Vate” di Mariangela Sansone

u tutte le strade era la primizia della neve, su tutte le case la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le nuvole nevose, si dilatavano sul palazzo di Brina lentamente, s’illuminavano verso la Bandiera. E nell’aria bianca, sul paese bianco appariva ora subitamente il miracolo del sole”. (Gabriele D’Annunzio, Le novelle della Pescara, BMM 1959). La città di Pescara celebra nel 2013 il 150° Anniversario della nascita di Gabriele D’Annunzio (Pescara, 12 marzo 1863 - Gardone Riviera, 1 marzo 1938), il “Vate” che ha lasciato un segno indelebile nella letteratura e nella storia italiana. Lo scrittore abruzzese ha saputo mantenere vivo l’interesse su di sé, grazie alla sterminata e raffinatissima produzione letteraria ed al ricordo delle sue azioni eroiche e spavalde, emblemi di un temperamento leggendario, ben rappresentato nello sterminato monumento alla sua vita inimitabile, la cittadella del Vittoriale, sul lago di Garda. Tra i tanti appuntamenti in programma, il Salone Internazionale del Libro di Torino ha reso omaggio al Poeta ed alla sua poliedrica figura con un’esposizione di libri e manoscritti autografi, saranno allestite delle mostre a Trento ed a Bologna in autunno, che si aggiungeranno ai numerosi eventi organizzati a Pescara. Nella sua città natale, l’anno dannunziano è iniziato a febbraio con la presentazione del libro della scrittrice e giornalista Paola Sorge “Eleganza e voluttà in Gabriele d’Annunzio”, ed è proseguito con una lunga serie di rassegne, incontri, spettacoli, momenti dedicati al D’Annunzio inedito, e celebrazioni solenni per ricordare l’uomo, il poeta, il soldato e la sua famiglia. Alcune

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imperdibili iniziative, pensate per celebrare la memoria di D’Annunzio, sono state anticipate nei giorni scorsi dal presidente della fondazione “Il Vittoriale degli Italiani”, Giordano Bruno Guerri, esperto e studioso del Poeta; tra queste, la mostra fotografica “D’Annunzio & Friends”, con le opere di Alessio Consorte (editore, fotografo e operatore della moda nato a Pescara) visitabile fino al mese di giugno. Consorte fissa in questi scatti, visibili nell’atrio centrale dell’Aeroporto Internazionale d’Abruzzo, il fascino e le atmosfere dei romanzi di Gabriele D’Annunzio, scatti sensuali e raffinati, come le opere cui s’ispira, a volte teatrali, come la vita del Vate. I tanti eventi proposti per celebrare questo 2013 dannunziano, tratteggiano un viaggio che vale la pena compiere, alla riscoperta di uno degli scrittori che ha caratterizzato il novecento italiano, “per ascoltare insieme la fuga degli attimi e il battito di quel cuore” (cit. Il Piacere, Gabriele D’Annunzio, 1888).

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il “Vate” che ha lasciato un segno indelebile nella letteratura e nella storia italiana


Il cercatore di tesori Giuseppe Marini, radioestesista di Clementina Berardocco

re aggettivi per presentare Giuseppe Marini: solare, positivo, magnetico... Quest’ultimo aggettivo per connotare un suo dono: Giuseppe, oltre che stimato e noto insegnante di una scuola primaria della nostra città, è un radioestesista. Cos’è la radioestesia? Radioestesia significa sensibilità alle radiazioni ed era un fenomeno già molto conosciuto fin dall’antichità dalle grandi civiltà come quella Egizia, Etrusca, Cinese, Sumera, Greca, ecc. che utilizzavano questa tecnica basata sulla percezione di radiazioni, emanate da un corpo vivente o non, al fine di individuare la posizione, la natura, l’entità, la specie e la qualità di corpi o sostanze nascoste e la relativa influenza reciproca. Quando ha scoperto di avere questa dote? Si comincia per gioco e dopo, quando si comprende l’ importanza della cosa, si sviluppa in modo adeguato. All’inizio è stata determinante la guida di un mio amico che aveva avuto occasione, da giovane, di conoscere persone con capacità radioestesiche e la mia curiosità ha fatto il resto e quindi mi sono avventurato in questa disciplina che è davvero straordinaria. la radioestesia è la sensitività che una persona possiede per trovare oggetti o cose nascoste oppure vene d’ acqua nel terreno. Si manifesta tramite un pendolo, tenuto morbidamente con l’indice e il pollice, che può oscillare o ruotare in senso negativo o positivo (orario o antiorario) in presenza della cosa da rilevare, naturalmente con una grande concentrazione e un intenso allenamento. Spesso questa pratica viene banalizzata, anche in TV da persone scettiche e incapaci! Io che ho costa-

tato i risultati, ho dato sicuramente un’accelerazione alla pratica tradizionale trasferendo la ricerca sulle carte topografiche o foto satellitari, rimanendo comodamente a casa e ottenendo lo stesso risultato: questa è l’eccezionalità! Ma altri nella sua famiglia hanno la medesima”sensibilità”? Nella mia famiglia, c’è una mia cugina che manifesta, in alcune situazioni, doti extrasensoriali. Inizialmente i miei familiari mi prendevano in giro ma, di fronte a risultati oggettivi, si sono ricreduti. Numerose sono le persone che si rivolgono a lei per ritrovare oggetti, come ad esempio fedi matrimoniali, dichiarate perse da tempo o altri tipi di oggetti solitamente d’oro che sembravano inevitabilmente fagocitati dalla terra. Ma come avviene la rilevazione? Dopo i primi ritrovamenti, si è sparsa la voce e diverse persone si sono rivolte a me per ritrovare oggetti personali perduti. Soprattutto sono incuriositi dal mio modo di rilevare gli oggetti: io li localizzo sulle foto satellitari, prima di recarmi sul posto e di questo rimangono stupiti! Ho conosciuto per caso delle persone, della zona di Bologna, che ricercano oggetti con i metal detector. Soprattutto vanno alla ricerca dei saccheggi fatti dai nazisti durante l’Ultima Guerra, ai danni delle popolazioni locali. Un mio amico aveva raccontato loro della mia “dote”. Dopo una prima fase scettica, si sono recati sui luoghi segnalati sulle cartine da me inviate e con i metal detector hanno i rinvenuto alcuni oggetti: mi hanno telefonato meravigliati, facendomi i compli-

menti. Per me è stata una grande soddisfazione e un motivo in più per andare avanti nella mia passione. Adesso sono coinvolto nella ricerca di un soldato americano morto a causa dei bombardamenti. I familiari in America desiderano ritrovarlo e quindi si sono rivolti a me per le ricerche. Grazie alla sua “sensibilità” ha collaborato con gli inquirenti al ritrovamento dell’orologio di Roberta Ragusa, la donna scomparsa, in Toscana, nel Gennaio 2012. Ha ricevuto una risposta dagli inquirenti alla sua lettera inviata al Comando dei Carabinieri di San Giuliano Terme (Pisa)? Verso la fine di Gennaio ho visto in TV lo schieramento di persone impiegato per ritrovare dei reperti che appartenessero alla signora Roberta Ragusa di Gello (PI), scomparsa misteriosamente. Mi sono attivato e ho inviato una carta topografica e una foto satellitare dove indicavo, vicino alla strada, la presenza di un oggetto, ai Carabinieri di Pisa e S. Giuliano T. Dopo qualche giorno, ascoltando il TG ho sentito la notizia dell’avvenuto ritrovamento dell’orologio della signora Ragusa: un testimone affermava di aver sentito delle urla dovute ad una colluttazione vicino a questa strada. Nessuno mi ha contattato, ma ho la sensazione che quell’orologio non l’ha trovato un fantomatico passante. Il passante passa per strada e non sempre certi oggetti vengono riconsegnati. Quale “tesoro” le riserva il futuro? A me piacerebbe collaborare con chiunque avesse la passione e la voglia di ritrovare anche qualcosa di rilevante dal punto di vista storico ed archeologico, da collocare in qualche museo importante. Non le nascondo che non mi dispiacerebbe riportare alla luce un forziere che da secoli sta aspettando! Sarebbe gratificante prendere parte a studi di ricerca con autorità competenti e contribuire fattivamente. E perché no, quel grande tesoro di Napoleone sepolto nell’immensa pianura russa io non potrei già averlo individuato?! Il problema è chi mi crede!?

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Storie di migranti di Clementina Berardocco

Immagini, interviste e documenti in uno studio dell’Università di Teramo sull’integrazione interculturale ork in progress presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi Teramo: essa è coinvolta in un Progetto Speciale dal titolo “Pratiche per l’integrazione Interculturale: il ruolo delle arti e della comunicazione” che prevede la presenza di sei ricercatori afferenti a diversi settori scientifico-disciplinari: Dott. F. Deriu, Dott.ssa L. Esposito, Dott.ssa A. Ruggiero, Dott. A. Sangiovanni, Dott.ssa A. Zocchi Del Trecco. Responsabile della ricerca il Dott. D’Autilia. Con questo progetto si intende evidenziare

come in Abruzzo, pur avendo una percentuale relativamente bassa di immigrati, si è registrato, negli ultimi anni, un incremento di presenze di migranti. I flussi interessano soprattutto alcune aree della regione (Pescara, L’Aquila, Chieti-Francavilla, la Val Vibrata nel teramano) e si caratterizzano per l’aumento del numero delle donne (per lo più impiegate nell’assistenza agli anziani, nelle pulizie e nella ristorazione) che provengono in prevalenza dall’Europa dell’Est e dai Balcani. Parallelamente, sono sorte nuove problematiche relative al profilo comunicativo, che non si esauriscono in difficoltà meramente linguistiche. Questi dati vanno

inseriti in una cornice storica di medio periodo per cui l’Abruzzo, a lungo terra di emigrazione, ha conosciuto durante gli anni Settanta un’inversione di tendenza, con una forte crescita dei rientri che hanno finito per superare la quota delle partenze. Tali percorsi migratori circolari, che hanno giocato un ruolo non secondario nei positivi processi economici regionali degli anni Ottanta e hanno contribuito a una riorganizzazione degli assetti territoriali, potreb-

Il progetto si propone di concentrare l’attenzione sull’analisi del fenomeno immigrazione... bero avere operato anche più in profondità ridefinendo quadri mentali e valoriali in favore di una maggiore capacità di accoglienza nei confronti di culture diverse. Riguardo l’aspetto conoscitivo-teorico, la ricerca si propone di approfondire le problematiche della comunicazione interculturale, delineando un framework di riferimento in grado di individuare, anche sulla base di esempi virtuosi di integrazione e accoglienza degli immigrati, le migliori pratiche comunicative, ovvero le condizioni strutturali, soggettive e situazionali che potrebbero promuovere

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o, al contrario, ostacolare la comunicazione interculturale. Il progetto si propone di concentrare l’attenzione sull’analisi del fenomeno immigrazione affiancandola ad una ricerca sul campo finalizzata alla progettazione di prodotti destinati alla comunicazione. In particolare, si è condotta una campagna di documentazione audiovisiva al fine di raccogliere le testimonianze degli immigrati della provincia di Teramo e costruire così un archivio che costituisca la base per la progettazione di iniziative di comunicazione sociale. Le storie individuali degli immigrati, dalla partenza all’insediamento, le storie di accoglienza e di integrazione, documentate attraverso il mezzo audiovisivo, costituiscono materiali di analisi e allo stesso tempo gli strumenti per la costruzione di proposte comunicative, finalizzate alla formazione e all’educazione interculturale nei contesti all’interno dei quali l’obiettivo dell’integrazione si pone in maniera particolarmente pressante, e tra questi si individua certamente quello scolastico. Contestualmente è stata condotta una campagna fotografica per documentare il lavoro e le condizioni di vita dei cittadini immigrati. I materiali così raccolti e le proposte elaborate verranno quindi presentati in occasioni pubbliche. È opportuno ricordare che la Facoltà di Scienze della Comunicazione svolge da anni lavori di documentazione sul territorio con gli studenti e con

Tali percorsi migratori circolari, che hanno giocato un ruolo non secondario nei positivi processi economici regionali degli anni Ottanta e hanno contribuito a una riorganizzazione degli assetti territorialialla comunicazione

partner come i media locali o il Corecom Abruzzo, che hanno portato alla raccolta di una ricca documentazione fotografica e audiovisiva. Work in progress quindi per realizzare interviste presso le scuole secondarie di primo grado che si sono rese disponibili (nella nostra città è stata coinvolta la Scuola Secondaria di Primo Grado “Savini”) e una mostra fotografica che sarà allestita dal 22 al 30 Giugno 2013 presso la Torre Bruciata, bastione romano in opus quadratum, in prossimità della centralissima Piazza Sant’Anna, gentilmente concessa dal Comune di Teramo.

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“PrimaPagina “Prima Pagina”” Sport

IL FALCO IL LUPO IL CAVALIERE di Chiara Santarelli

a sempre l’uomo si è spinto oltre i propri limiti, per raggiungere vette e profondità inimmaginabili; ha sognato di volare, di librarsi in aria e conquistare la libertà, sovrastando il cielo. Un uomo ci è riuscito e ha reso realtà il sogno di volare. Giovanni Granati, ragazzo romano che vive a

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Giulianova, solca i cieli con le ali dei suoi falchi. Dopo essersi affermato come uno dei maggiori esponenti della falconeria dell’Italia centrale, un libro pubblicato e varie apparizioni televisive, ci racconta la sua storia d’amore verso un mondo che oggi è sempre più lontano dalle nostre vite. Da dove nasce la passione per la

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falconeria? “Quando ho iniziato, circa 12 anni fa, la falconeria era un’arte ancora tenuta un po’ nascosta, ultimamente si sta sviluppando in carattere ludico, dando talvolta una visione della falconeria un po’ distorta, poiché i rapaci non sono animali domestici.La vera falconeria è la caccia con il falco utilizzata dal re Federico II di Svevia nel basso medioevo. Le tre cacce nobili


Sport in “Prima “PrimaPagina Pagina””

sono: la caccia con il girfalco alla gru, la caccia con il falco sacro all’airone e la caccia con il falco pellegrino agli uccelli acquatici; nell’alto medioevo i nobili dimostravano la propria supremazia con la forza fisica, affrontando lupi e orsi, ma spesso erano prove fatali, così cominciarono a dar valore alla prestanza mentale e decretarono che un nobile, capace di mantenere saldo il proprio potere, doveva esser dotato di astuzia, di “magia” , capace di domare l’indomabile, così si profilò l’ipotesi dell’addestramento del falco, che tutt’oggi rimane l’animale più difficile da addestrare. Perciò dimostrare al popolo che il re potesse tenere in mano un animale selvaggio e che il falco rimanesse sul guanto, fiero, nobile nelle sue forme, senza paura dell’uomo, che si librasse in aria davanti a tutti, volteggiasse e tornasse in picchiata sul guanto, dava la massima espressione delle forze del re” Che tipo di rapporto si instaura con questi animali così particolari? “Il guanto per il rapace è il suo territorio.Il rapporto che si instaura tra uomo e rapace è un rapporto paritario, bisogna conquistare il rispetto dell’animale, come se si conquistasse il rispetto di un guerriero. Il vero falconiere è colui che cerca di addestrare il rapace pur mantenendolo il più simile possibile a come sarebbe in natura: si raccolgono i cuccioli dai nidi, gli si insegna a volare, a cacciare. Come prendere un foglio bianco e pian piano cominciare a scrivere la storia di un eroe, ecco perché viene considerata Arte”. Giovanni vive con i suoi rapaci, due stalloni e due cani lupi cecoslovacchi, riuscendo a far coesistere anime selvagge in un rapporto di armonia, dove è lui il mediatore delle relazioni tra cane, cavallo e falco. “In natura prede e predatori hanno determinati comportamenti innati,se si portano due anime così diverse a vivere assieme l’unica connessione che si può attuare è quella del condizionamento, cioè far capire all’animale che può convivere con la controparte nonostante l’istinto rimanga molto forte. Il condizionamento è un rapporto sottile, ecco perché difficile: il lupo cercherà sempre di attaccare il cavallo come il cavallo cercherà sempre di scappare dal lupo, nel mezzo ci sono io che faccio da mediatore alle due anime di preda e predatore, portandoli a rispettarsi tra di loro, ma è un rapporto sottilissimo, ecco perché l’addestratore deve sempre aver buoni sensi e prontezza di spirito per mantenere un rapporto paritario. La bellezza di queste esperienze è che mettono a contatto con la natura, tra la spontaneità degli istinti e le necessità naturali di ogni animale; sei immerso in loro, scoprendo un linguaggio che non è più costruito come quello umano. Tra umani il rispetto si può conquistare non solo

a fatti, ma in parte anche a parole, veicolo potentissimo per qualsiasi tipo di relazione. Con questi animali non accade, hanno un linguaggio carnale, quando un animale ti accetta, sia il falco, che il cavallo o il lupo, lo fa perché hai conquistato il suo rispetto, e lo hai fatto nel modo più fisico possibile. Si riesce a parlare direttamente alla natura con la sola forza del nostro animo primordiale. La soddisfazione più grande è proprio questa. Spesso cavalco per i boschi con i miei lupi ed i rapaci, legando serenamente l’istinto degli animali al mio, condividendo lo stesso habitat

in armonia. Come ci si avvicina alla falconeria? Quella della falconeria è un’arte particolare, alla quale bisogna avvicinarsi in punta di piedi, bisogna mettere da parte i propri interessi personali perché gran parte della giornata bisogna dedicarla proprio agli animali, dal prendersene cura al coltivare saggiamente il rapporto con essi; gran parte del lavoro sta proprio nell’imparare a instaurare un rapporto di fiducia con il rapace e questo si impara solo confrontandosi con l’animale stesso, con dedizione e pazienza.

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“PrimaPagina “Prima Pagina”” Motori

High tech Auto e internet:

il futuro è iniziato

di Ottavio Caporali

l futuro dell’automobile è ormai strettamente legato ai nuovi dispositivi di connessione internet, capaci di offrire numerose funzioni e applicazioni legate alla classica navigazione in rete, ma anche all’integrazione di quest’ultima con la sicurezza degli occupanti e con la fruibilità della guida e del comfort di marcia. Sono sempre più numerose le novità del settore presentate negli ultimi tempi dalle più importanti Case automobilistiche mondiali. L’ultima evoluzione di questo genere di tecnologie arriva dalla Qoros Auto, giovane brand nato dalla joint venture stipulata tra il colosso cinese Chery Automobile e la Israel Corporation. Il suo primo modello, la Qoros 3, è stata presentata in anteprima mondiale al Salone di Ginevra 2013. La Casa cino-israeliana ha svelato un inedito dispositivo multimediale battezzato QorosQloud, sviluppato in collaborazione con il colosso dell’informatica Microsoft. Questo sistema di infotainment sfrutta le potenzialità della piattaforma cloud Windows Azure, in grado di mettere a disposizione dell’utente un’ampia serie di servizi ed applicazioni fruibili sia attraverso il display touch screen, incastonato nella consolle centrale della vettura e sia tramite altri device come PC, tablet e smartphone, grazie alle funzioni cloud del sistema operativo di Windows. Il touch screen presente sull’auto sarà, il punto di forza di questo sistema multimediale sviluppato derivato dalla tecnologia smartphone.Tra le funzioni del QorosQloud, anche un sistema di navigazione satellitare dotato di comandi

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vocali “step by step”. Questo sistema sarà in grado di fornire informazioni in tempo reale sugli incidenti e sui rallentamenti della viabilità, oltre alla possibilità di sincronizzarsi con i dispositivi mobili dell’utente. Tra le numerose applicazioni previste anche una dedicata alla prenotazione verso un centro di assistenza autorizzato o la possibilità di avvisare i servizi di soccorso in caso d’incidente o guasto dell’auto. Con il debutto del QorosQloud, la Qoros Auto è il primo costruttore al mondo di automobili a utilizzare un dispositivo Cloud. Dal canto suo, Microsoft, grazie a questo tipo di collaborazione, è riuscita ad entrare nel difficile settore dei sistemi di “car infotainment”, dove nel prossimo futuro si terrà una difficile battaglia con l’avversaria Google, padre del celebre sistema operativo Android.

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Sono sempre più numerose le novità del settore presentate negli ultimi tempi


Consumatori in “Prima “PrimaPagina Pagina””

Consigli per il salvadanaio

Grande Rotazione o Grande Bluff Come gestire al meglio i propri risparmi senza lasciarsi trasportare dalle emozioni del momento di Manuel Camerati

el corso del 2012 e del 2013 abbiamo assistito ad una forte crescita dei mercati azionari (MSCI World +12,7% nel 2012 e +15,8% dal 01/01 ad oggi), elemento che ha portato tanti esperti (o pseudo tali) a parlare di Grande Rotazione, espressione con la quale si identifica solitamente il passaggio dei risparmiatori da forme di investimento meno rischiose (tipicamente titoli di stato) a forme di investimento più rischiose (solitamente azioni), a seguito di una ritrovata fiducia degli investitori e dei piccoli risparmiatori verso mercati tendenzialmente più altalenanti. Capita spesso però che la fiducia nei mercati si faccia così ampia e smisurata che chiunque si considera a tutti gli effetti “titolato” a poter dispensare consigli a destra e a manca in relazione a questa o quell’altra azione da comprare. Sembrerà assurdo, soprattutto in questo periodo di forte crisi economico-sociale, ma una situazione simile a quella prospettata si è già verificata in passato, e anche più di una volta. Nel periodo 1994-2000 i mercati azionari mondiali sono cresciuti del 112,9% e nel periodo 2003-2007 del 78,4%. In quegli anni non era difficile incontrare improvvisati investitori che agli sportelli delle proprie banche “urlavano” ai direttori i loro ordini di compravendita “al meglio”. Non era difficile inoltre incontrare per strada il macellaio che discuteva col fruttivendolo (con grande rispetto per entrambe le figure) su quale sarebbe stato l’andamento

dell’azione X nel corso della settimana successiva dal momento che le Bande di Bollinger evidenziavano chiaramente l’inversione di tendenza dell’azione X. Povero Bollinger! Se solo potesse assistere alla trasformazione delle sue famose bande in tarocchi per predire il futuro. Si arriva infine alla parte triste della favola quando, ad un certo punto, contro ogni più rosea previsione, come un fulmine a ciel sereno, e senza alcuna previsione da parte delle bande, i mercati iniziano precipitosamente, inevitabilmente a scendere,

È bene innanzitutto capire, a prescindere dal momento storico, quale sia il proprio orientamento verso investimenti più rischiosi mandando in fumo i capitali accumulati col sudore della fronte. Forse i piccoli risparmiatori hanno imparato la lezione passata, o meglio le lezioni passate, ma ad ogni modo vale sempre la pena ricordare alcune semplici regole per evitare che l’euforia del momento ci porti

a dissolvere in pochi mesi i risparmi di una vita. E’ bene innanzitutto capire, a prescindere dal momento storico, quale sia il proprio orientamento verso investimenti più rischiosi. Se si è tendenzialmente avversi al rischio, non ha senso investire in azioni, anche quando le “cose vanno bene”. Sarebbe inoltre utile investire i propri risparmi in funzione degli obiettivi che nella vita si desiderano raggiungere e non del momento maggiormente profittevole. Il buon senso inoltre ci dovrebbe indurre a pensare che diversificare il nostro investimento è il modo migliore per evitare brutte sorprese, per cui un’ottima soluzione potrebbe essere quella di investire in fondi comuni (di cui parleremo più approfonditamente nei prossimi numeri di Prima Pagina) sia essi azionari che obbligazionari. In ultimo, ma di certo non meno importante, evitare assolutamente di improvvisarsi investitori qualificati. Spesso si sente parlare di persone appassionate di finanza che dispensano consigli AD ALTRI su come investire il risparmio DEGLI ALTRI. Ora immaginate che le stesse persone si appassionino alla medicina e vi diano consigli su come curare il vostro malanno, grave o meno grave che sia. Vi fidereste sapendo che si tratta della vostra salute? E trattandosi dei vostri soldi, vi fidereste di chi è appassionato di investimenti oppure sareste più propensi ad affidarvi ad un medico del risparmio? Attenzione quindi a non trasformare la Grande Rotazione in un Grande Bluff.

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“PrimaPagina “Prima Pagina”” il Legale

Genitori e figli Separazioni e diritti di visita

COME GESTIRE (bene) i nuovi assetti famigliari di Gianfranco Puca avvocato e mediatore professionista

na coppia contrae matrimonio nel 1988, e dopo alcuni anni nasce un figlio. Dopo circa dieci anni di matrimonio i due si separano, e il figlio minore viene affidato alla madre. Successivamente il padre propone ricorso chiedendo, da un lato, l’affidamento condiviso previsto dalla legge 54/2006, e, da altro lato, anche la possibilità per il minore di frequentare la nuova convivente (da circa tre anni) del padre. La madre non si oppone all’affidamento condiviso, nè ad un ampliamento della possibilità per il padre di frequentare il figlio -anche mediante la frequentazione del padre nei week end in via alternata con la madre

e con possibilità di pernotto del figlio con il padre- ma si oppone alla frequentazione del minore alla presenza della nuova convivente del padre, e sul tale punto il tribunale sarà chiamato a pronunciarsi. Il Giudice, quale premessa della sua decisione, rileva innanzitutto come la madre, nel richiedere che il figlio non frequenti il padre alla presenza della nuova compagna, non indica alcuna circostanza di fatto (e come tale oggettiva e verificabile) in grado di far ritenere al giudicante che la presenza della nuova compagna potrebbe rivelarsi dannosa per il minore. L’istanza della madre di evitare la frequentazione del figlio con la nuova convivente del padre era dunque fondata su

Il diritto di Re Salomone e la fine della storia del bambino conteso dai genitori. n episodio biblico guida la decisione della Corte d’Appello di Brescia - che forse pone fine alla storia del bimbo di Padova conteso dai genitori - ed è quello della decisione del Re Salomone. La storia biblica è nota: c’è un neonato conteso e due madri che ricorrono al giudizio di Salomone. Il re di Israele, nell’impossibilità di stabilire qual è quella vera, ordina alle guardie di tagliare il bimbo a metà con la spada e di darne un pezzo a ciascuna, ma quella che urla “non fatelo, piuttosto datelo a lei” è la madre autentica

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alla quale il bimbo va consegnato. L’episodio del bimbo di Padova è anche noto, e lo ripercorriamo brevemente tramite le pronunce giurisdizionali. Corte di appello di Venezia: attribuisce la potestà al padre, sottraendo il figlio dalla madre, in base alla presunta esistenza della sindrome della PAS. Cassazione: con la sentenza 7401/13 ha annullato Il decreto dei giudici di Venezia, sostenendo sostanzialmente la inattendibilità scientifica della sindrome indicata. Corte di appello di Brescia: chiamata a pronunciarsi dopo l’annullamento della cassazione, con un decreto di una decina di

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pagine affida nuovamente il figlio al padre, demandando al Servizio Sociale il compito di sostenere psicologicamente i genitori e il minore, stabilendo altresì come sostanzialmente il minore trascorrerà lo stesso numero di ore con il padre e con la madre. E’ quest’ultima la sentenza che collega il diritto all’episodio del Re Salomone, perché “divide” il minore in due, affidandolo al padre ma facendo trascorrere allo stesso il medesimo tempo con mamma e papà, supervisionati dai servizi sociali. Siamo forse giunti alla fine di questa triste storia? Probabilmente si.


il Legale

una mera opinione soggettiva, che non trova riscontro né nei fatti indicati dalla madre, né nei fatti notori di cui il giudice potrebbe tenere conto a prescindere dalle allegazioni delle parti. In secondo luogo il giudice rileva come gli stessi servizi sociali, nella loro relazione sulla vicenda, hanno preso atto della intenzione del padre di potere far frequentare la sua nuova compagna al figlio, astenendosi da qualunque giudizio, così non attribuendo all’evento alcun rilievo negativo; allo stesso modo la relazione dello psicologo era priva di rilievi negativi circa tale frequentazione. Mancava, quindi, qualsiasi prova o indizio che la frequenza del figlio con la nuova compagna del padre potesse nuocere al minore e, di conseguenza, in assenza della prova circa la negatività della frequentazione della nuova compagna convivente del padre, quest’ultima non poteva essere esclusa dai rapporti con il minore. Il tribunale, inoltre, ha argomentato ulteriormente la sua decisione evidenziando come il convivente del genitore, il quale abiti con questi in modo permanente, non è qualificabile come mero «ospite», in quanto “gode della casa familiare, di proprietà del compagno o della compagna, per soddisfare un interesse proprio, oltre che della coppia, sulla base di un titolo a contenuto e matrice personale la cui rilevanza sul piano della giuridicità è custodita dalla Costituzione, sì da assumere

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i connotati tipici della detenzione qualificata” (Cass. Civ., sez. II, 21 marzo 2013 n. 7214). Ne consegue che in assenza di pregiudizio per il minore e adottando le opportune cautele, il genitore ha diritto a coinvolgere il proprio figlio nella sua nuova relazione sentimentale, trattandosi di una formazione sociale a rilevanza costituzionale; inoltre il divieto di frequentazione del nuovo convivente del genitore non collocatario avrebbe l’effetto di porre il padre di fronte ad una scelta che mette da una parte la nuova compagna e dall’altro il figlio, scelta che troverebbe giustificazione solo se il preminente interesse della prole fosse esposto a rischio (circostanza, invece, esclusa dagli atti processuali). Infine il tribunale, facendo riferimento alla letteratura psicologica sul punto, ha ritenuto che il graduale inserimento dei nuovi compagni, nella vita dei figli di genitori separati, corrisponda al loro benessere, dove madre e padre abbiano cura e premura di far comprendere alla prole che le nuove figure non si sostituiscono a quelle genitoriali. Con questo iter logico e giuridico il Tribunale di Milano, con la ordinanza del 23 marzo 2013, ha disposto l’affidamento condiviso del figlio, disponendo la possibilità per il minore di trascorrere i week end alternati tra padre e madre, con possibilità di frequentare anche la nuova compagna convivente del padre nei week end trascorsi con tale genitore.

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“PrimaPagina “Prima Pagina”” Salute

Diagnostica non invasiva

L’ecocolor Doppler Dr. Claudio D’Archivio

Specialista in Radiodiagnostica e Scienze delle Immagini

i tratta di un metodo diagnostico non invasivo, che permette la visualizzazione ecografica dei principali vasi sanguigni e lo studio del flusso ematico al loro interno. È una tecnica più avanzata rispetto alla ecografia Doppler in duplex-scanner, capace di fornire informazioni ancora più precise sul flusso ematico all’interno dei vasi sanguigni. Il principio si fonda sulla associazione in tempo reale di una immagine ecografica bidimensionale con un segnale Doppler pulsato. Questo metodo ha rivoluzionato la diagnostica

delle malattie vascolari e cardiache con la possibilità di rilevare e monitorare nel tempo: stenosi arteriose, aneurismi, trombosi venose superficiali e profonde, insufficienza venosa Affidabile, documenta bene anche le più piccole lesioni di parete e consente la valutazione quantitativa delle lesioni altamente stenosanti. le principali caratteristiche di questo esame sono appunto la non invasività, la facilità di esecuzione, l’elevata accuratezza diagnostica. Fornisce un’immagine ecografica dei vasi (immagini in B-mode), e un’immagine emodinamica a colori, relativa alle veloci-

L’ecocardiogramma l’esame del cuore basato sull’impiego degli ultrasuoni (suoni con frequenze elevatissime, non udibili dall’orecchio umano). Permette la visualizzazione dell’anatomia cardiaca e di studiare il cuore in azione. Consente di esaminare la morfologia delle strutture cardiache (pareti, valvole, cavità) e di studiare il funzionamento del cuore in movimento (contrattilità, flussi, portata). Permette quindi di vedere l’interno del cuore e di valutare come funzionano le valvole e rilevare eventuali anomalie Le indicazioni per eseguire un ecocardiogramma si stanno estendendo notevolmente poiché fornisce informazioni preziose sia sulle strutture che sulla funzioni del cuore. Gran parte delle patologie cardiache trovano indicazione all’ecocardiografia, in particolar modo le malattie valvolari e parietali del cuore, la cardiopatia

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ischemica I vantaggi dell’ecocardiografia sono molteplici: è innocuo, non utilizza emissioni di raggi X o sostanze radioattive, è indolore, dura circa 30 minuti,è ripetibile, l’attrezzatura utilizzata per l’esame è mobile, facilmente trasportabile,fornisce informazioni dell’anatomia e della funzionalità del cuore, può essere utilizzato come screening. È ripetibile ed innocuo anche quando viene eseguito in gravidanza.

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Salute in “Prima “PrimaPagina Pagina””

rubrica sponsorizzata da: Centro Diagnostico D’Archivio

tà del sangue (mappa a colori del flusso). Tecnicamente parlando, invece, la metodica Color deriva direttamente da quella del Doppler Pulsato in cui la frequenza di ripetizione dell’impulso è studiata in modo che lungo la linea di scansione del fascio ultrasonoro sia presente un elevato numero di volumi campioni. Il ColordDoppler sfrutta le variazione di frequenza prodotte dal movimento delle emazie per evidenziare le direzioni; lungo la linea di scansione è quindi disposta una serie di volumi campioni, il cui numero varia in base alla potenzialità ed alla tecnologia impiegata dall’apparecchiatura. Rileva l’orientamento e la distribuzione spaziale del flusso, descrivendo la relazione tra quest’ultimo e la struttura anatomica, in una visione cinematica del movimento. Tutti i sistemi Color codificano la direzione di flussi in due colori: rosso e blu; la velocità delle emazie in avvicinamento al trasduttore è codificata in rosso, mentre quella in allontanamento in blu.

IL CUORE l cuore è un organo cavo presente nella maggior parte degli organismi animali. Negli esseri umani è posto al centro della cavità toracica, più precisamente nel mediastino medio, dietro lo sterno e le cartilagini costali, che lo proteggono come uno scudo, davanti alla colonna vertebrale, da cui è separato dall’esofago e dall’aorta, appoggiato sul diaframma, che lo separa dai visceri sottostanti. Costituito pressoché esclusivamente da tessuto muscolare striato, è protetto da una sacca che prende il nome di pericardio. Questa sacca è una doppia membrana di natura connettivale. Il cuore è l’organo centrale dell’apparato circolatorio; funge da pompa capace di produrre una pressione sufficiente a permettere la circolazione del sangue.

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“PrimaPagina “Prima Pagina”” Salute

Giovani sportivi a tavola

Consigli e curiosità alimentari per chi pratica sport Dott. Anna Piersanti dietista

on si corre a pancia piena . Quando i piloti di “formula uno” scattano dalla pole position per conquistare la testa della gara è necessario che la loro vettura non sia appesantita dall’eccessivo carico di carburante. Neppure gli atleti possono pretendere di correre al meglio a pancia piena, subito dopo un pasto copioso. Sarebbero certamente

appesantiti dal mangiare che ristagna nello stomaco! Ma per la macchina umana sorgono anche altri problemi perché durante la digestione è necessario che un notevole quantitativo di sangue affluisca all’intestino per assorbire quel che abbiamo mangiato e, se una buona parte del sangue deve dedicarsi a questa funzione, ne resterà poco per rifornire i muscoli ed il cuore dei nutrienti e dell’ossigeno che servono a so-

Curiosità

Cibo e religioni di Adele Di Feliciantonio

è un grandissimo legame tra ciò che mangiamo e il credo religioso, e il cibo, oltre ad essere visto, in questo contesto, come un dono di Dio, è il mezzo che ci permette anche di comunicare e convivere, pur nelle diversità. Dai diversi punti di vista delle tre principali religioni monoteiste: cattolica, islamica, ebrea (tre fedi diverse in molti aspetti, ma che considerano il pane quotidiano come il segno della presenza di Dio), il cibo deve essere un momento di comunione e comunicazione con il Padre Creatore, di convivialità delle differenze e un aiuto nel dialogo interreligioso e interculturale. L’alimentazione non come un fine egoistico, ma strumento ed elemento di condivisione. La tavola ha un grande simbolismo perché

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rappresenta il luogo dove tutti, oltre che mangiare, possono dialogare e la preghiera prima e dopo il pasto, non è altro che la consapevolezza di un pensiero di gratitudine rivolto a Dio per questo dono. Naturalmente ci sono delle differenze importanti che non possono essere sottovalutate. “Il mangiare certi cibi, esprime la nostra appartenenza di fede” – afferma il prof. Massimo Salani docente di Storia delle religioni - che riferendosi al Cristianesimo spiega la Libertà alimentare introdotta da Gesù. “La religione cristiana, non prevede, infatti, limitazioni e divieti, anche nel digiuno e anzi introduce il recupero di tutti gli alimenti perché come affermava Gesù “tutto è puro per i puri” e l’unico limite dettato da San Paolo era che “questa libertà non doveva arrecare danno ad altri”, quindi rispettare tutte le tradizioni. Proprio nella Genesi si afferma il principio

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Salute

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“PrimaPagina “Prima Pagina””

st stenere lo sforzo di una corsa o di qualsiasi sport impegnativo. Bisogna evitare di ansp dare in palestra o di fare qualunque sport da nelle due ore successive ad un pasto comne ppleto Se il pasto è stato, invece , un semplice spuntino, povero di grassi e facilmente digeribile, si potrà dimezzare l’intervallo. d Intendiamoci però! La pizza è molto più di In uuno spuntino ed ha un quantitativo di grasso che ritarderà la digestione rispetto ad uun’analoga quantità di carboidrati. Il tempo necessario per la digestione diventerebbe ne ancora più lungo se avessimo preferito le an patatine fritte che inevitabilmente si arricpa chiscono dell’olio di frittura, questo perch ché i grassi sono più lenti dei carboidrati ch e delle proteine nel passare dallo stomaco all’intestino. Potrebbero andare bene, inveal ce, una banana e uno yogurt con cereali, ce oppure due fettine di pane con prosciutto o e poi un gelato alla frutta o una spremuta. Con un minipasto di questo tipo si può ta iniziare l’attività fisica molto prima che sia in trascorso il fatidico intervallo delle tre ore tr fra un vero pranzo e l’attività sportiva. Infr somma, valgono per l’attività fisica o per so

qualsiasi sport che richieda muscoli e fiato, le stesse regole alimentari che dobbiamo rispettare prima di fare un bagno al mare o in piscina. Da ricordare : se nel primo pomeriggio è previsto un allenamento impegnativo bisogna rinforzare lo spuntino di mezza mattina, fare un mini-pasto ricco di carboidrati, almeno un’ora prima di cominciare l’attività fisica, e recuperare dopo l’allenamento o la gara, a merenda e poi a cena, con un buon “secondo” e porzioni più abbondanti del solito. La precedenza, nel recupero, spetta sempre all’acqua e ai carboidrati.

ch “Dio fa il mondo”: l’arte della cucina è che essa stessa un fare, un manipolare qualcosa es che prima non c’era. In senso cristiano, ch viene intesa come un luogo simbolico dove vi l’uomo continua l’opera creatrice di Dio”. l’u L’islamismo, invece, come spiega Hamid L’ ‘Abad Al-Quadir Di Stefano, ceo di Halal ‘A Italia , “prevede che bisogna accostarsi al It cibo con rispetto, moderazione e sobrietà e ci detta una serie di divieti alimentari che sono de tassativi, come l’astensione dalla carne di suino, ta dal sangue, dalle carcasse degli animali morti da e di quelli macellati senza l’invocazione di Dio e dalle bevande alcoliche e impone il mese del digiuno, il Ramadan. Nel nutrirsi – continua di Hamid Al Quadir - è fondamentale ciò H che è lecito da ciò che non lo è e questo non ch riguarda solo i cibi consentiti, ma il rapporto rig corretto che si deve avere con essi perché co questo rappresenta il rapporto con Allah.” qu Proprio per questo fine viene prevista P una particolare certificazione chiamata u Halal per i prodotti conformi alle H regole islamiche di liceità nei settori re agro – alimentare, cosmetico, sanitario, ag farmaceutico. Certificazione diversa nei fa

contenuti e nel nome, ma uguale nella finalità è quella prevista per la religione ebraica. “L’ebraismo ha ben 613 precetti che governano la vita dell’uomo; - spiega Ariel Di Porto – Rabbino della Sinagoga ebraica di Roma – il rapporto tra cibo e religione per noi è fondamentale e i precetti impongono una serie di divieti alimentari riferiti a cubi da non consumare. Anche per noi c’è una certificazione dei cibi leciti per la Bibbia, cosiddetta Kosher e ci preme rispettare queste regole.” Se le abitudini alimentari sono differenti, in alcune cose le tre fedi sono concordi e cioè nel digiuno e nella carità. Seppur in forme differenti, il digiuno rappresenta una privazione che avvicina a Dio e sia esso che il banchetto devono essere svolti in preghiera e carità . Lo spreco è bandito; per i cristiani rappresenta “un peccato in quanto sto buttando una parte di Dio”; per gli islamici anche, perché “ci si priva dell’occasione di accesso spirituale ad Allah” e infine per gli ebrei “è qualcosa di non accettabile; si viola un precetto biblico; il cibo non si spreca, ma si dona a chi può utilizzarlo”.

Bisogna evitare di andare in palestra o di fare qualunque sport nelle due ore successive ad un pasto completo

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“PrimaPagina “Prima Pagina”” Benessere

Epilazione permanente

L’incubo delle cerette è finito,

con No Mas Vello puoi... l sistema No Mas Vello IPL System annienta il pelo ma tutela la pelle, a prescindere dal fototipo. Infatti, è basato sull’uso di luce che viene assorbita dalla melanina presente nel pelo e non dalla pelle. Per essere certi del risultato è necessario usare il rasoio sulla parte da trattare, lasciando una lunghezza del pelo di circa 2mm. Difatti, è il pelo a fare da conduttore dall’esterno fino alla radice, bulbo pilifero, creando una termolisi con conseguente eliminazione progressiva e permanente del pelo stesso.

Personale altamente specializzato prepara e tara il macchinario da usare, in base al colore della pelle e spessore del pelo. Gli spot di luce emessi dalla macchina si alternano in fasi di luce (On) e fasi di buio (Off). Gli intervalli tra le due fasi e la personalizzazione della durata degli stessi consentono, appunto, di evitare ogni tipo di scottatura, anche su pelli abbronzate. Ad ogni nuova seduta, sarà effettuata una valutazione ed una taratura della macchina in modo da ottenere un trattamento specifico e mirato, ottimizzando al massimo

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LA MESOTERAPIA Dr. Vittoria Dragani

Specialista in Igiene e Medicina Preventiva esperta in Medicina Estetica

tilizzata quale valida terapia per il trattamento della cellulite, la mesoterapia è l’iniezione intradermica distrettuale di un insieme di farmaci in piccole dosi su di una determinata zona della cute, attraverso aghi sottili lunghi più o meno 4 mm applicati a multiniettori che possono avere da 3 a 18 aghi. La mesoterapia antilipodistrofica ripristina un buon circolo emo-linfatico e migliora le condizioni del tessuto alterato, favorirendo l’eliminazione dei liquidi in eccesso, disintossicando l’organismo e

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migliorarando tonicità ed elasticità della cute. L’azione delle iniezioni in mesoterapia, è infatti di tipo antinfiammatorio, vascolare e lipolitico I farmaci da utilizzare, che variano a secondo del tipo di patologia che si desidera trattare, sono revitallizzanti cutanei, capillaro-protettivi, antinfiammatori, antiedemigeni, ecc. Tali sostanze vengono diluite in soluzione fisiologica con piccole quantità di anestetici, e vengono iniettate a livello dermico superficiale e non ai livelli più profondi. Prima del trattamento mesoterapico è necessaria una diagnosi

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La mesoterapia antilipodistrofica ripristina un buon circolo emolinfatico e migliora le condizioni del tessuto alterato


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ramo rubrica sponsorizzata da: Centro No Mas Vello Teramo i risultati. Il sistema No Mas Vello consente, oltre che di liberarsi gradualmente dei peli superflui, di evitare l’insorgere di antiestetici follicoliti e peli incarniti. Con l’approssimarsi della bella stagione, è bene sapere che il trattamento può essere effettuato anche in estate sulla pelle abbronzata poichè esiste un programma specifico che tutela la pelle. Tutte le zone del corpo ove sono presenti peli possono essere trattate come ad esempio il viso, sia che si tratti di barba o peluria femminile, senza alcuna controindicazione. Le prime sedute vanno effettuate ad intervalli di un mese l’una dall’altra, in quanto la crescita dei peli non è omogenea. Già dalla quinta seduta la crescita tende a rallentare perchè il bulbo pilifero si è indebolito. E’ altamente consigliato, in questa fase del trattamento, proseguire con regolarità a sottoporsi alle sedute di luce pulsata per ottenere un risultato definitivo. Nella fase finale i trattamenti vengono effettuati ad intervalli più lunghi, circa un mese e mezzo, e si potrà notare come i peli inizieranno a cadere da soli, lasciando la pelle liscia. Si godrà a questo punto di una libertà mai sperimentata prima. Dopo 8/10 sedute, sarà sufficiente, procedere con uno o due ritocchi l’anno.

rubrica sponsorizzata da: Centro di Medicina Estetica Diomira

accurata per verificare che la paziente non soffra di allergie più o meno gravi. Prima di un ciclo di Mesoterapia viene infatti sempre effettuato un test cutaneo di sensibilità alle sostanze utilizzate. Non occorre praticare anestesia in quanto la mesoterapia è indolore (ai farmaci iniettati vengono aggiunte piccole quantità di anestetici). Nella zona trattata comparirà il pomfo (piccoli ematomi) che tenderà a riassorbirsi. Solitamente un ciclo di mesoterapia comprende da 8 a 15 sedute con frequenza settimanale, e successivamente da una di mantenimento mensile per stabilizzare i risultati ottenuti. Il ciclo di cura può essere associato al linfodrenaggio e ai trattamenti laser.

Non occorre praticare anestesia in quanto la mesoterapia è indolore PrimaPagina 37 - giu. 2013

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vi Sveliamo un segreto! EFFETTO LINFODRENANTE Depura i tessuti da scorie e tossine apportando ossigeno alle cellule. Elimina la stasi linfatica perchè si determina un effetto pompa che libera i tessuti cellulitici dai liquidi in eccesso permettendo una riduzione significativa dell’inestetismo cutaneo. La sensazione di benessere e leggerezza è istantanea.

AZIONE RISTRUTTURANTE - RIMODELLANTE Disgrega e riduce le cellule adipocitiche eliminando l’inestetismo della “buccia d’arancia”, uniforma gli avvallamenti cutanei con conseguente rimodellamento, compattezza e tonicità del contorno testurale e muscolare, già dopo la prima seduta.

AZIONE SUL SISTEMA VASCOLARE La particolare dislocazione e il movimento delle sfere creano una sorta di ginnastica vascolare che riattiva la microcircolazione, migliora lo scambio metabolico stimolando una nuova produzione di collagene ed elastina per rafforzare il tono cutaneo e muscolare.

TRATTAMENTO ANTALGICO Le oscillazioni vibrazionali delle sfere producono un effetto rilassante in grado di eliminare i dolori associati a contratture e di sciogliere tensioni e rigidità muscolari. Ne è pertanto indicato l’uso nei disturbi di tipo artrotico e nelle patologie dolorose del rachide cervicale, e nei tratti lombare e dorsale.

l’Agopuntura

Una soluzione indolore ai tuoi problemi agopuntura, atto medico antichissimo, appartiene alla branca delle medicine tradizionali cinesi da millenni. Molti sono scettici e pochi sono a conoscenza che l’agopuntura è ufficialmente riconosciuta dall’OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità - come cura per le seguenti indicazioni terapeutiche: . Malattie Reumatiche ed Articolari e loro complicazioni: artrosi, artrite, reumatismi, osteoporosi: dolori al collo, alle spalle, agli arti, dolori dorsali e lombari, sciatica, sindrome del tunnel carpale; . Malattie del Sistema nervoso Centrale e Periferico: cefalea, emicrania, nevralgie, nevriti, paresi e paralisi da Ictus cerebrale, paralisi del facciale “a frigore”, nevralgie erpetiche e post-erpetiche;

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. Malattie Psicosomatiche: nevrosi ansiose e depressive, insonnia e loro somatizzazioni come ad esempio gastrite, ulcera duodenale, colon irritabile, dermatite, iperidrosi o eccessiva sudorazione; . Malattie dell’Apparato Respiratorio: sinusite, rinofaringite, rinite e congiuntivite allergica, bronchite ed asma bronchiale anche a livello preventivo; . Malattie della Pelle: acne e dermatiti varie e psoriasi; . Malattie Ostetriche e Ginecologiche: dolori ed irregolarità mestruali, sindrome premestruale, sindrome da menopausa e sue complicazioni, sterilità; . Malattie dell’Apparato Digerente e del Fegato: gastrite e duodenite, colon irritabile con stitichezza o diarrea, retto colite ulcerosa, insufficienza epatica; . Malattie del Rene e delle Vie Urinarie: cisti-

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Benessere

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AGO-OMEOMESOTERAPIA:

inestetismi e rughe hanno i giorni contati.

Via P. Gammelli (zona Gammarana) 64100 Teramo 0861/1750453 331/8794034 info@halosbeautyfarm.it

on lasciamoci spaventare da una parola di difficile pronuncia e comprensione. Cosa sarà mai? In fondo è semplice: Agopuntura (Ago), Farmaci (Omeo), Meso (Derma), Terapia. Trattasi di terapia medica che puo’ essere attuata solo da personale medico specializzato; consiste nell’iniezione sotto cute, in punti strategici individuati grazie all’agopuntura, di farmaci omeopatici. I quali introdotti all’interno del Derma consentono la stimolazione delle cellule affinché producano, ad esempio collagene, che vada a rimpolpare il tessuto rendendolo più giovane ed elastico. L’ omeomesoterapia dà ottimi risultati nel trattamento sia di cellulite, ritenzione idrica, e rigenerazione delle cellule del viso. Si sono avuti risultati ottimi anche nel trattamento della culotte de cheval,

te, prostatite, uretrite, sterilità, impotenza, eiaculazione precoce. Il trattamento consiste nell’infissione di aghi sottili sterili, monouso, in specifici punti della superficie corporea onde promuovere la salute ed il benessere della persona mediante canali noti come “meridiani”. Nel corpo umano esistono oltre un migliaio di punti da stimolare ed ognuno ha un’azione ben specifica sul nostro corpo. L’affascinate filosofia dell’Agopuntura valuta la persona come un unico elemento e non come l’insieme di più organi. Proprio per questo l’approccio dell’Agopuntura alla terapia parte dalla “cima alla radice”, dal sintomo alla causa, che spesso e volentieri non è data da un singolo organo ma da più situazioni combinate. Ad esempio per curare i dolori allo stomaco, in genere ci si reca dal gastroenterologo, ma è probabile che i disturbi non derivino solo dallo stomaco, ma che ci siano diversi fattori che intervengono come lo stress ed il nervosismo che generano disturbo. Grazie a questi principi l’Agopuntura riesce ad avere notevoli applicazioni, con risultati eccellenti, su disturbi che vanno dai dolori articolari all’insonnia passando per l’ansia e la depressione.

grazie all’utilizzo di farmaci lipolitici in punti specifici. Il personale medico altamente professionale e formato da lunga esperienza, riesce a produrre il massimo risultato senza causare dolore individuando, dopo un’attenta indagine, un protocollo “ad personam”. L’Agoomeomesoterapia attiva meccanismi, dall’interno dell’organismo riesce a produrre risultati non solo efficaci ma anche duraturi e costanti nel tempo. Una terapia composta da una seduta a settimana per 10 settimane, permette di avere risultati tali da richiedere, per il mantenimento, un solo trattamento. Il massimo dei risultati si hanno associando l’Ago-omeomesoterapia con l’apparecchiatura Endosphere Therapy, che garantisce un lavoro meccanico, drenante, rassodante e soprattutto indolore e senza effetti collaterali.

Il Dr. Congedo Gabriele, Medico Chirurgo, pratica da 12 anni l’Agopuntura.

Chi è È consigliere scientifico della Fondazione Onlus “Camillo de Lellis per l’Innovazione e la Ricerca in Medicina” – Pescara. . Docente GSSS (Gruppo Studio Società e Salute) presso l’Accademia Italiana di Medicina Tradizionale Cinese e Agopuntura – Bologna. . Docente FISA (Federazione Italiana delle Società di Agopuntori) presso la Scuola di Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese Matteo Ricci – Bologna. . Docente al Master di II Livello “Integrazione tra medicina Occidentale e Medicina Tradizionale Cinese” – Facoltà di Medicina – Università degli Studi “La Sapienza” Roma.

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Rettili domestici La vita avventurosa delle tartarughe al risveglio dal letargo

La maga della fuga

Valeria Valerii Veterinario

Con l’arrivo della primavera, si svegliano le tartarughe dall’ibernazione. Bisogna sapere che le tartarughe sono rettili, e pertanto hanno una stretta dipendenza dall’ambiente. Ad esempio, il loro sistema immunitario funziona solo alla temperatura specifica per quella specie. Le testudo che più facilmente si adattano ai nostri giardini sono quelle mediterranee, ossia presenti nelle campagne, anche se il loro numero in libertà è sempre più ridotto. Queste specie vivono benissimo in giardino alimentandosi con comuni erbe di campo, mentre tutte le altre, come ad esempio la testudo Horsfieldii più venduta perchè meno protetta, necessitano di terrari che ricalchino il più possibile il luogo di provenienza. A causa del rischio di estinzione la detenzione delle testudo mediterranee è strettamente regolamentata. Le cause sono, non solo, nei cambiamenti che il territorio ha

subito nel tempo, ma anche per la tendenza di persone comuni a catturare esemplari liberi in natura. Ad oggi, per poter detenere una testudo, è necessario acquistarla presso rivenditori specializzati, che ne assicurano la natività in cattività. Ogni testudo che nasce in cattività e viene venduta è segnalata al corpo forestale dello stato assieme al proprietario e al luogo in cui viene detenuta, ed è, infine, identificata con un microchip. La cattura in natura è severamente punita con multe e con il sequestro del soggetto. Tutte queste norme sono racchiuse in un documento chiamato CITES, che regolamenta il commercio di flora e fauna in via d’estinzione. Una volta entrati in possesso di una tartaruga, si raccomanda di fornirle un posto che possa garantire le necessità di base. È consigliabile recintare un’area del giardino facendo scendere la rete fino a 30 cm sotto il livello del terreno. In alto sarebbe meglio piegare verso l’interno la rete, visto che le tartarughe sono, incredibil-

Cuccioli & cuccioli

Fedele come un cane, matto come un gatto …..Il furetto! di Piero Serroni e Arianna Braca veterinari

na curiosità su questo animale che non tutti forse sapranno è che il furetto deriva dall’addomesticamento delle comuni puzzole, avvenuto in Europa più di 2000 anni fa. Infatti ha lo stesso nome latino della puzzola (mustela furo), pur non essendo assolutamente lo stesso animale. All’opposto del coniglio, è un carnivoro obbligato, appartenente alla famiglia dei Mustelidi e in realtà il furetto “domestico” in natura non esiste, anche se nella storia ci sono numerose citazioni di furetti do-

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mestici: nelle commedie di Aristofane e Aristotele, negli scritti di Plinio; Leonardo da Vinci ha ritratto un furetto nel suo quadro noto come “la dama con l’ermellino” (che sarebbe, però per l’appunto, un furetto). Le colorazioni classiche del suo pelo sono due: il tipo selvatico (detto anche mascherina), con il manto scuro, il sottopelo e la faccia chiari, e il tipo albino, bianco con occhi rosa. Questo animale vive mediamente 7-8 anni, ma può arrivare fino a 11, quindi è abbastanza longevo e prima di prenderlo è bene tenerne conto. I furetti smettono di crescere già a 4 mesi di

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Animali in “Prima “PrimaPagina Pagina””

mente, delle maghe della fuga. La zona deve poter garantire sia l’esposizione alla luce diretta solare che una zona d’ombra a tutti gli orari, con acqua pulita a disposizione. Come alimento, è indicato l’utilizzo di erbe di campo. Qualora non fossero disponibili, si possono somministrare verdure per l’alimentazione umana, addizionate di calcio e vit D3. Tutto il resto è fortemente vietato, il fatto che le tartarughe mangino quasi qualunque cosa non è indice del fatto che possano sopravvivere a lungo nè in salute mangiandolo.Tutte le tartarughe dovrebbero venire visitate al risveglio dal letargo e prima dello stesso, controllate per la presenza di parassiti ed eventualmente trattate. Non bisogna mai far andare in letargo una tartaruga malata, perchè durante l’inverno anche il sistema immunitario è in letargo. Le patologie che più facilmente si riscontano in ambulatorio sono gestionali, ossia dipendono da noi, e sono: problemi metabolici secondari ad alimentazione scorretta, traumi da morso di cane o da caduta, patologie secondarie a disidratazione o estrema parassitosi. Se la vostra tartaruga ha gli occhi sempre chiusi, non mangia, cammina strusciando a terra la parte posteriore del piastrone o ha scolo nasale, necessita di una visita medica effettuata presso un veterinario che si occupi abitualmente di rettili.

età, in cui raggiungono il peso adulto: i maschi sono più grossi e possono arrivare quasi a 3 kg, mentre le femmine possono pesare poco più di 1 kg. Soprattutto nei soggetti non sterilizzati si può assistere ad una variazione stagionale del peso legata al fotoperiodo: è il tipico “effetto fisarmonica”, per cui aumentano di peso in autunno e dimagriscono in primavera con variazioni anche del 40%. I furetti non sono territoriali e si ritiene che non formino gerarchie; pur essendo animali solitari possono vivere bene in gruppo e convivere senza problemi con cani e gatti, anche se la pacifica convivenza dipende molto dal carattere dei singoli individui, siano essi cani, gatti o altri furetti. Un cane poco socievole, un gatto che predilige la solitudine ed un furetto con un cattivo carattere possono infliggersi morsi reciprocamente. Da evitare invece la convivenza con coniglietti e altri roditori: in natura il furetto è un predatore che va a caccia di queste piccole prede. Addirittura nel Regno Unito veniva addestrato per il suo infallibile istinto nel cercare i conigli! Dato il loro istinto da cacciatore costituiscono un pericolo anche per uccelli da compagnia e piccoli rettili. I furetti domestici sono dei dormiglioni: possono dormire complessivamente fino a 16 ore al giorno, ed il sonno è così profondo che a volte l’animale può essere manipolato senza che si svegli. Nonostante ciò, nei periodi di attività spontanea, ama molto il gioco, ragione per cui non può e non deve essere confinato sempre in gabbia: possiamo lasciarlo rinchiuso quando non ci sia nessuno che lo controlli o quando si trova in un ambiente non del tutto sicuro. Una buona gabbia per furetti dovrebbe essere più spaziosa possibile e sviluppata in altezza, in modo da poter creare almeno 2-3 ripiani collegati da rampe. Sul fondo si possono lasciare degli stracci perchè i furetti amano nascondervisi dentro per dormire. Non devono mancare naturalmente i contenitori per acqua e cibo, ben fissati o abbastanza pesanti da non essere facilmente rovesciati. Essendo un animale molto pulito è importante collocare sempre nella sua gabbia una cassetta per i bisogni, da riempire con pellet di carta riciclata (la sabbietta per gatti va evitata perchè è polverosa e può essere ingerita). Anche quando è fuori la gabbia, in giro per casa, il furetto potrebbe aver la necessità di fare i suoi bisogni, ma generalmente tende a sporcare solo un angolo, quindi potete sistemare delle piccole cassette agli angoli delle stanze che frequenta abitualmente. Durante le “ore di libertà” dobbiamo togliere dalla sua portata tutti i potenziali pericoli: farmaci, sigarette, fili elettrici... attenzione poi a non lasciare in giro oggetti di gomma morbida che potrebbero sminuzzare e poi ingoiare. Piccolo, amichevole, giocherellone, ignora i divieti e adora caccia-

re e scavare: quando riesce a raggiungere un vaso di fiori, in pochi minuti tutta la terra è sparsa sul pavimento; possiamo quindi sbizzarrirci ad arricchire l’ambiente con bacinelle piene di terriccio, tubi in pvc, e scatoloni con diverse aperture da poter esplorare. Si può portare anche in passeggiata fuori casa, in genere si adattano bene ad essere portati al guinzaglio agganciato ad una pettorina. Infine dobbiamo ricordare che questi animali hanno un caratteristico odore molto intenso e persistente: ciò è dovuto alla presenza di ghiandole sebacee molto sviluppate, che emanano un forte odore soprattutto nei maschi interi e nelle femmine durante il calore. E’ bene sapere che tali ghiandole sono sotto controllo ormonale sia nei maschi che nelle femmine e quindi la sterilizzazione riduce notevolmente il fenomeno. A differenza di ciò che si crede, invece, l’asportazione chirurgica delle sacche

Piccolo, amichevole, giocherellone, ignora i divieti e adora cacciare e scavare: quando riesce a raggiungere un vaso di fiori, in pochi minuti tutta la terra è sparsa sul pavimento anali senza che vi sia una patologia specifica (pratica a volte diffusa in alcuni allevamenti) non elimina l’odore sgradevole dell’animale non sterilizzato e ai fini pratici è un intervento inutile e crudele. Come per gli altri animali da compagnia, anche il furetto può esser infestato da parassiti esterni (in particolare le pulci), specialmente quelli che convivono con cani e gatti. Così come accade per questi ultimi, la pulicosi si manifesta, anche in questi piccoli carnivori, con prurito, alopecia e croste soprattutto sul collo e sul dorso. Per fortuna ci sono prodotti molto efficaci per debellare questi parassiti. Chi di voi fosse interessato a prendere un furetto, come per gli altri “pet” è consigliabile consultare un Medico Veterinario: è importante una visita completa dell’animale accompagnata da tutti i consigli più utili e pratici per quanto riguarda l’alimentazione, le cure sanitarie e tutto ciò che è necessario per il benessere reciproco.

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