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la tranquillità di fare centro

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59 DIRETTORE RESPONSABILE:

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free press - n. 59 anno 5 PrimaPagina - il mensile di E.C.S. Editori

Hanno collaborato:

Editore: Direttore Editoriale

AGOSTO 2015

Sara Angelini Mafalda Bruno Simona Cascetti Antonio Di Felice Adele Di Feliciantonio Mirco Di Marcello Laura Di Paolantonio Nicola Ferrigni Bruno Feroci Angela Fosco Alessandro Frattaroli Antonella Lorenzi Maurizio Orsini Daniela Palantrani Gianfranco Puca Raffaele Raiola Nicola Paolo Rossetti Chiara Santarelli Pierluigi Troilo Giuseppe Turri

Enrico Santarelli Daniela Palantrani amministrazione@primapaginaweb.it Via V. Pilotti - Teramo Tel & Fax . 0861. 221974 redazione@primapaginaweb.it

Nicola Arletti Pikit di Remo Leonzi cell. 345.2468623 direzionemkt@primapaginaweb.it

20 Tra le misure adottate dalla Banca Centrale Europea per contrastare la crisi determinante è stato il provvedimento con il quale Il 29 febbraio 2012 la BCE ha assegnato 529 miliardi di euro e mezzo agli istituti finanziari.

STAMPA:

Reg. Trib. TE - R.O.C - ISSN

n. 605 del 14.07.09 - n. 20081 - 2281-5651

Chiuso il 29 LUGLIO 2015 La responsabilità delle opinioni espresse negli articoli pubblicati è dei singoli autori, da intendersi libera espressione degli stessi. Alcune collaborazioni sono gratuite. L’editore ha compiuto ogni sforzo per contattare gli autori delle immagini. Qualora non fosse riuscito, rimane a disposizione per rimediare alle eventuali omissioni

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Gianfranco Puca

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SOMMARIO

Laura Di Paolantonio dottore commercialista lauradipao@libero.it

Smart Working

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di Giuseppe Turri

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Parla con Me Raffaele Raiola

di Guido Saraceni

architetto urbanista ambientale architetto.raiola@alice.it

Territorio

Nicola Paolo Rosetti

30 I gioielli della Valle Siciliana

avvocato pres. giov. avvocati di Teramo avv.nicolapaolorossetti@gmail.com

di Mafalda Bruno

Ufologia

32 Angeli in contatto (seconda puntata) di Daniela Palantrani

Alessandro Frattaroli

Fotografia

Dottore Commercialista revisore legale

42 Femminile come la Natura di Adele Di Feliciantonio

52 56

Pierluigi Troilo ingegnere coach & formatore info@pierluigitroilo.com

Mariti nel Panico Mirco di Marcello

Come ti scaccio il malumore

In Copertina: “FLUSSI E RIFLUSSI” foto da internet: “SEDE DELLA BCE” Le immagini contenute nel magazine rispondono alla pratica del “FAIR USE” per la divulgazione scientifica e culturale

Alessio De Iuliis Avvocato Lavorista

di Pierluigi Troilo PrimaPagina 59 - Ago. 2015

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L’Editoriale di Mira Carpineta

RIVEDIAMOCI

TRA 20 ANNI er il Fondo Monetario Internazionale è questo il tempo che ci vorrà, in Italia, per tornare ad una occupazione simile a quella che c’era prima della crisi. Un po’ meno alla Spagna che dovrebbe uscirne in 10 anni, ma situazione simile in altri Paesi dell’Eurozona. A nulla sembrano giovare gli accorati annunci del Governo RenziPadoan che sciorinano dati del Ministero del Lavoro sulle nuove occupazioni (nel mese di giugno sono state 61.098) o le trasformazioni dei contratti precari. “Le stime del FMI non tengono conto delle riforme già attuate” è la risposta. Già le riforme. Mai parola è stata più usata e abusata nel nostro Paese nel corso degli ultimi 20 anni. Siamo campioni del mondo in “riformismo”. Ogni governo ha riformato qualcosa, solo la scuola e le pensioni ne hanno subite una decina e senza apparenti miglioramenti. Ad ogni riforma è corrisposta una reazione negativa dei cittadini, proteste, manifestazioni, scioperi e turbolenze sociali. Prendiamo la scuola ad esempio: La Buona scuola avrebbe dovuto essere la soluzione a decenni di abbandono e degrado di un settore fondamentale per la crescita di uno Stato. E se negli anni passati erano principal-

mente gli studenti a protestare oggi, questa Buona Scuola non piace soprattutto ai docenti che ne hanno evidenziato i punti critici in molte manifestazioni di dissenso. Per non parlare del mondo dimenticato di quanti, pur lavorando nella scuola non appartengono né alla “squadra” degli insegnanti né a quella degli studenti. Persone dimenticate quando si tratta di regolamentarne la condizione, ma sballottate qua e la ogni anno, peregrini senza fissa dimora. E poi la madre di tutte le riforme, l’ennesima sulle pensioni, la famigerata “Fornero” che por-

terà una generazione di nonni ancora dietro alle scrivanie o nei reparti, pieni di acciacchi, presbiti e costretti ad assenze prolungate, permessi 104 e così via, perché fino a 70 anni non potranno lasciare il posto, pena una misera pensione insufficiente persino per l’istat che ha determinato in 780 Euro il limite economico che segna il passaggio allo stato di povertà. Immaginiamo la società tra 20 anni, appunto, quando la crisi dovrebbe essere finita, i settantenni ormai in dirittura d’arrivo e i giovani , ormai cinquantenni, pronti a riportare il tasso di occupazione ai livelli di pre- crisi.

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Lavoro 2.0: che cos

SMART W 87% degli imprenditori e dei manager italiani (81% la media globale) ritiene che sia prioritario ridurre i costi fissi della gestione degli uffici e degli spazi sottoutilizzati per poter liberare risorse da investire nella crescita e per creare nuovi posti di lavoro. E’ quanto emerge da una recente ricerca svolta da Regus, (fornitore globale di spazi di lavoro flessibili), attraverso 44.000 interviste effettuate a manager e professionisti in tutto il mondo. E’ indubbio che le nuove modalità organizzative basate su concetti di lavoro agile, con attività che possono essere svolte da remoto senza la presenza fisica in ufficio, stanno diffondendosi in molte aziende anche del nostro

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paese e lo “smart working” non è più una semplice questione organizzativa del lavoro basata sulla flessibilità o finalizzata all’ottimizzazione dei costi delle imprese, ma assume un ruolo più ampio e strategico anche per l’agenda politica e sociale del Paese. Il lavoro agile diventa così la leva per sviluppare la crescita economica e l’occupazione. L’84% degli intervistati italiani (81% media globale) ritiene infatti che i governi dovrebbero contribuire a promuovere la diffusione di contratti di lavoro agile favorendo lo svolgimento delle mansioni da remoto (dove ciò è possibile) con modalità organizzative flessibili nei tempi e negli orari. Secondo l’86% degli imprenditori e manager (i dati Italia e la media globale sono corrisponden-

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’è e come funziona lo…

WORKING PER QUANTO RIGUARDA L’OCCUPAZIONE FEMMINILE, IL 78 % (MEDIA GLOBALE 83%) PENSA CHE LO SMART WORKING POSSA FAVORIRE IL RIENTRO DALLA MATERNITÀ E IL BILANCIAMENTO DEGLI IMPEGNI TRA ATTIVITÀ LAVORATIVA E LA GESTIONE DEI FIGLI

ti) i governi dovrebbero incentivare il lavoro agile attraverso agevolazioni fiscali poiché lo ritengono uno strumento che può favorire la crescita del PIL e incentivare l’occupazione. Per quanto riguarda l’occupazione femminile, il 78 % (media globale

83%) pensa che lo smart working possa favorire il rientro dalla maternità e il bilanciamento degli impegni tra attività lavorativa e la gestione dei figli, mentre per il 70% (media globale 59%) ritiene che modalità lavorative basate sulla flessibilità degli orari e dei luoghi dove svolgere la propria attività possono anche facilitare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro e contrastare in parte il fenomeno della disoccupazione giovanile. Mauro Mordini, country manager di Regus in Italia ha così commentato:”lo smart working può svolgere un ruolo determinante per stimolare l’economia e per far crescere l’occupazione, in particolare nel nostro paese. Attraverso la riduzione di costi fissi per la gestione rigida di uffici e spazi lavoro, spesso sovradimensionati e inutilizzati, le imprese possono così liberare risorse da reinvestire nella crescita e nell’occupazione. Grazie a modalità organizzative del lavoro che prevedono agilità e flessibilità si consente inoltre a molte persone, in particolare le mamme, di poter conciliare al meglio la loro vita professionale e personale e di poter continuare a rimanere nel mondo del lavoro e di contribuire allo sviluppo economico del paese nel suo complesso”. di Giuseppe Turri

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di Prof. Guido Saraceni UNITE

i piace molto la citazione che ho posto in epigrafe. Quando la leggi la prima volta, sembra talmente vera e giusta da risultare quasi banale, scontata. Ma le cose non stanno esattamente così. Mi riferisco soprattutto al fatto che la seconda metà della frase è asimmetrica: il contrario di sconfitte è vittorie. Ovviamente, non avrebbe avuto senso scrivere che il fallimento di qualcuno dipende dalle vittorie che non ha mai ottenuto. Eppure, dopo la virgola, mi sarei aspettato di trovare un riferimento “alle battaglie che non abbiamo mai combattuto” piuttosto che alle discussioni che non abbiamo mai fatto. Perché, come amava ripetere Ernesto Guevara – detto il Che-“le battaglie non si perdono, si vincono sempre”. Mettiamola così: se proviamo a fare qualcosa abbiamo almeno il cinquanta per cento di possibilità di riuscire, ma se voltiamo la testa dall’altra parte ed evitiamo di andare in battaglia, possiamo essere certi che non ce la faremo mai. Per questo motivo, si dice che arrivati ad una certa età è meglio avere rimorsi piuttosto che rimpianti. Ad ogni modo, la frase che ho citato esprime qualcosa di più importante del “semplice”: abbiamo sbagliato perché abbiamo rinunciato a lottare. Silence, Please! La frase che ho citato invita dunque a discutere, mentre le persone, troppo

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“Il nostro fallimento non dipende dalle sconfitte che abbiamo subito, ma dalle discussioni che non abbiamo mai fatto” (Berna, graffito in un centro giovanile)

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spesso, scelgono il silenzio: la cosa più odiosa e stupida in assoluto – con buona pace di molti lungometraggi esistenzialisti francesi. Nella maggior parte dei casi, il silenzio non è elegante, non è significativo, non è etico. Il silenzio è solo la cosa più facile e borghese che esista. Quando penso che stai sbagliando, io ho il dovere di prenderti da parte e costringerti a parlare. Ho il dovere di dirti le cose che non vorresti sentirti dire. Perché si cresce “in opposizione”. Perché il mio pensiero ostile vuole essere l’ostacolo, il gradino sul quale appoggerai il tuo piede per salire più in alto. Perché un sinonimo di “rispondere” è “contestare”. Perché noi viviamo nella società del politicamente corretto, in cui alcune cose esistono, ma non possono essere dette. Ci illudiamo che, non chiamando le cose con il proprio nome, queste cesseranno progressivamente di esistere per trasformarsi magicamente in qualcosa di più bello e garbato. Ma i problemi non si risolvono rendendoli invisibili. Anzi. Sotto altro e diverso punto di vista, la gente discute molto, ma lo fa nei luoghi sbagliati, nei modi sbagliati, per i motivi sbagliati e, soprattutto, con le persone sbagliate. Basta fare un giro su internet per rendersene conto. Gli utenti di Facebook e Youtube danno continuamente vita ad arditissime ed agguerrite battaglie teoretiche, spesso singolarmente, ancor più spesso, in gruppo. “Tu da che parte stai, con Samantha o con Selvaggia?”; “Questo gruppo non fa vero Rap”; “Se Di Caprio non ha mai vinto un Oscar è perché il mio pesce rosso recita meglio di lui”. E le foibe? E i Marò? Dietro ad uno schermo, protetti dalla foglia di fico di un nickname, sono tutti leoni, pronti a combattere e morire per le idee in cui credono – non importa quanto stupide ed assurde esse siano. Ma la verità è che queste persone scrivono solo per sfogare la propria aggressività repressa, non sono in alcun modo interessate al dialogo. Non sono di certo queste le discussioni che fanno crescere. Primo: le discussioni importanti si fanno in privato – evitando che ci sia un qualsiasi tipo di pubblico pronto a schierarsi da una parte o dall’altra – e, se possibile, dal vivo. Secondo: le discussioni importanti si fanno scegliendo bene le parole, perché tanto più è serio l’oggetto della discussione tanto più facilmente si rischia di degenerare. Terzo: una cosa fondamentale che insegnano ai bambini che imparano uno sport di squadra come il basket o il calcio è che in campo non si grida. Perché chi parla, perde fiato. Dobbiamo scegliere con cura le nostre battaglie, nessuno ci ridarà gli anni che abbiamo perso a discutere sul nulla. Quarto: molte

PERCHÉ UN SINONIMO DI “RISPONDERE” È “CONTESTARE” persone preferiscono passare ore a discutere con uno sconosciuto in un bar , o su internet, piuttosto che redarguire i propri figli. Ci sono tre modi per rovinare la vita di un figlio: 1) criticare continuamente tutto quello che fa – a prescindere; 2) ignorare deliberatamente qualsiasi cosa faccia; 3) adulare incondizionatamente ogni sua azione. Se il primo ed il secondo errore provocano danni, il terzo è letale. Adulare incondizionatamente un figlio è il modo migliore per farne uno stolto, confondendo l’amore con il quieto vivere ed evitando accuratamente che cresca. Le persone con cui dovremmo discutere maggiormente sono proprio le persone che ci stanno vicino, quelle che rispettiamo ed amiamo. Tornando all’inizio di questo articolo, e conclu-

dendo, io credo che la frase da cui siamo partiti si riferisca alle discussioni che non abbiamo mai voluto fare sulle nostre idee. A me sembra che solo in questo modo il riferimento al fallimento possa acquistare un senso. Non è vero che le persone anziane non hanno voglia di mettersi in discussione, ma è vero piuttosto che le persone invecchiano quando perdono la voglia di mettersi in discussione. Nel corso della nostra vita, sarà pur capitato che qualcuno venisse a bussare alla porta di casa per farci notare che ci stavamo comportando in maniera sbagliata. Se è accaduto, è probabile che in quella occasione abbiamo reagito da stupidi: negando istintivamente di aver commesso un errore al posto di restare sereni o, tutt’al più, mostrare gratitudine. La cosa più bella che possiamo ricevere è una critica. Se viene fatta in buona fede, ogni critica merita di essere presa sul serio: è un atto d’amore ed un favore. Perché solo un cretino potrebbe aiutare un nemico a migliorare se stesso.

Ci illudiamo che, non chiamando le cose con il proprio nome, queste cesseranno progressivamente di esistere per trasformarsi magicamente in qualcosa di più bello e garbato. Ma i problemi non si risolvono rendendoli invisibili. PrimaPagina 59 - Ago. 2015

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a Corte dei Conti rileva delle gravi inadempienze nella gestione amministrativa della Regione Abruzzo e richiama il Presidente e il Consiglio a porre in essere le misure necessarie a “riallineare il ciclo di bilancio ad una tempistica conforme a normativa e ad utilizzare gli istituti dell’assestamento di bilancio e del riaccertamento annuale dei residui; a procedere e concludere il riaccertamento dei residui attivi e passivi avviato nel 2013 el alla luce del medesimo, a provvedere alla esatta quantificazione del saldo finanziario positivo e del disavanzo effettivo di gestione; ad iscrivere, nel primo bilancio preventivo utile, il disavanzo effettivo di gestione risultante da procedure certe e definitive, trovandone adeguata copertura ed, eventualmente, ipotizzando anche un piano rateizzato di ripiano”. Questo solo uno stralcio della relazione in cui la lista di contestazioni è lunghissima. Venerdì 17 luglio, la Corte dei Conti ha accertato il perseverare della Regione Abruzzo in importanti inadempimenti contabili la cui valutazione di gravità è rimessa al Governo e al Presidente della Repubblica, secondo lo schema dell’articolo 126 della Costituzione e delle sentenze della Corte costituzionale che prevedono “lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge”. Scrive la Corte dei Conti: “Persiste un comportamento omissivo della Regione Abruzzo nella redazione dei documenti consuntivi”. Una vera e propria bocciatura quindi per l’operato della giunta Chiodi prima e di quella D’Alfonso poi, che “emerge in tutta la sua gravità nell’incidenza dei ritardi accumulati dalla Regione Abruzzo - scrive ancora la Corte dei Conti - ed ai quali la stessa Regione non sembra voler porre fine, in violazione delle norme che dal 2011 sono andate a disciplinare la contabilità regionale”. Il Movimento 5 stelle lo aveva denunciato in sede di approvazione del bilancio regionale nella notte del 23 dicembre 2014. Presentati centinaia di emendamenti e denunciato quella che secondo i Pentastellati era una FinanziariaAlBuio della Giunta D’Alfonso. Così la consigliera regionale del Movimento 5 stelle Sara Marcozzi: “Noi criticammo proprio il mancato riaccertamento dei residui attivi e passivi che ci costringevano a votare convintamente contro la Legge di Bilancio e contro la Finanziaria. Colpe gravi ereditate dalla Giunta Chiodi alle quali la Giunta D’Alfonso con le medesime colpe non ha posto rimedio. Ora che lo accerta la Corte dei Conti - prosegue Marcozzi - forse le nostre parole avranno più valore nell’affermare l’inadeguatezza dei ‘professionisti com-

I RITARDI DELLA REGIONE E IL RISCHIO DI SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO

petenti della politica a svolgere il loro mandato! Secondo la Corte, la Regione veloce di D’Alfonso è a bivio tra lo scioglimento e i poteri sostitutivi del Governo centrale. Il commissariamento del commissario sarebbe davvero il colmo!”. Gli fa eco l’assessore al Bilancio Silvio Paolucci che invece respinge al mittente le contestazioni: “Non c’è alcun pericolo di scioglimento del Consiglio regionale: questa legislatura è la legislatura della cura e del risanamento finanziario e con-

tabile. Ferma restando la consapevolezza delle difficoltà a perseguire l’allineamento del ciclo di programmazione finanziaria, derivante in grandissima parte dai ritardi accumulati negli anni passati, l’attuale giunta regionale ha raggiunto l’importante obiettivo di approvare il riaccertamento dei residui al 31 dicembre 2013. La deliberazione è stata assunta il 26 giugno scorso ed è in fase di trasmissione alla Corte dei Conti”.

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l 30 giugno scorso l’Amministrazione comunale ha organizzato un incontro con i comitati di quartiere e di frazione per discutere la bozza di Regolamento per l’istituzione dei nuovi organismi rappresentativi da eleggere a suffragio universale nei quartieri e nelle frazioni. Erano anche presenti oltre al Sindaco e all’Assessore Di Stefano, alcuni assessori e consiglieri comunali della maggioranza e dell’opposizione. Diversi sono stati gli interventi da parte dei rappresentanti dei comitati attualmente esistenti e di comitati promotori per la costituzione di nuovi consigli di quartiere e di frazione. L’assessore Di Stefano ha sostenuto che in questi giorni si stanno confrontando “due filosofie di pensiero”: la prima costituita dai comitati esistenti che vorrebbero mantenere la linea fino ad oggi adottata, nel rispetto del proprio statuto e delle regole che autonomamente hanno approvato per il funzionamento degli organismi direttivi, la seconda rappresentata da coloro che non sono riusciti ad entrare, che sollecitano le elezioni a suffragio universale e si augurano che con questo regolamento l’amministrazione comunale riesca a mettere un po’ di ordine. L’Associazione DEMOS ha sottolineato che i comitati esistenti si sono costituiti ai sensi dell’art. 18 della Costituzione, motivo per il quale nessun provvedimento può limitare la

loro attività o può sancire addirittura la fine della loro esistenza, attraverso uno scioglimento coatto. Altra cosa è che il Comune intende istituire dei nuovi organismi che siano effettivamente rappresentativi delle realtà locali, i quali dovranno tener conto delle associazioni presenti sul territorio e quindi anche di tutte quelle che operano con la denominazione di comitati di quartiere o di frazione. La vera sfida, infatti, sta nel fatto che i nuovi organismi rappresentativi dovranno essere capaci di costituire attraverso l’albo delle associazioni una vera e propria filiera della democrazia partecipativa e non essere antagonisti di questa o di quella associazione, in nome della legittimità o meno in rapporto a quanto sarà regolamentato dal nuovo provvedimento che il Consiglio comunale andrà ad adottare entro la prossima stagione au-

LA VERA SFIDA, INFATTI, STA NEL FATTO CHE I NUOVI ORGANISMI RAPPRESENTATIVI DOVRANNO ESSERE CAPACI DI COSTITUIRE ATTRAVERSO L’ALBO DELLE ASSOCIAZIONI UNA VERA E PROPRIA FILIERA DELLA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

211CONSIGLI DI QUARTIERE E DI FRAZIONE:

A QUANDO LE NUOVE MAPPE? di Raffaele Raiola

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tunnale. La confusione viene ingenerata anche da chi parla di nuovi comitati di quartiere e di frazione, come se a quelli esistenti si dovessero contrapporre altri legittimi perché istituiti come regolamento comunale, mentre quelli esistenti di colpo diventerebbero illegittimi sebbene rispondenti a quanto già disposto dall’art.38 comma 1 dello statuto comunale. Il costituzionalista Gianguido D’Alberto, intervenuto al dibattito, ha chiarito che trattandosi di un nuovo organismo non previsto dallo Statuto comunale, occorre prima modificare lo Statuto e poi approvare il regolamento attuativo. La cosa più semplice da fare sarebbe quella di non parlare più di nuovi comitati di quartiere o di frazione ma di coniare una nuova denominazione di questi nuovi organismi. Si potrebbe pensare a “consigli di quartiere” o “consigli di Frazione” se si dovesse tener fede nelle delimitazioni degli ambiti territoriali della toponomastica, oppure di “Comitati circoscrizionali” se si dovesse pensare all’accorpamento di più quartieri e/o frazioni per ottenere un numero ridotto di questi organismi, tenuto conto che attualmente operano oltre cinquanta comitati sotto forma di associazioni, pro loco e comitati eletti già a suffragio universale. In ogni caso un passo è fatto adesso bisogna solo mettersi in cammino.

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ra il 2010 quando l’allora Ministro per l’Economia, Giulio Tremonti, pronunciò l’infelice frase “la cultura non dà da mangiare”. Tradotto in termini pratici, il significato era, nella visione del ministro, che la cultura non produce benefici materiali, ma rappresenta solo un costo per la nazione. La reazione di sdegno fu unanime. Forse al Ministro sfuggiva un piccolo dettaglio: che anche i benefici immateriali, non quantificabili economicamente, hanno un peso preponderante nella vita di una nazione. E a maggior ragione in Italia, dove la cultura è nata con il Paese stesso, ne è parte integrante e fondamentale. Certo, oggi il momento di recessione dal quale stiamo faticosamente tentando di uscire, fa registrare delle carenze anche in questo settore, ma è impensabile che il nostro Paese non sia anche e sopratutto cultura, a qualsivoglia livello. L’Avv. Amelide Francia, neo Assessore alla Cultura del Comune di Isola del Gran Sasso, a questo proposito ha qualcosa da dire: assessore, pensa che l’attuale Governo stia facendo il possibile per dare sostegno alla cultura, con buona pace di Giulio Tremonti? L’Italia è la culla della cultura, qui sono nati e si sono sviluppati letterati molto importanti, inoltre, possiede circa i due terzi del patrimonio artistico mondiale, conseguenza di duemila anni di protagonismo nella storia e nella cultura delle civiltà moderne europee. Pertanto, il nostro Paese non deve sottovalutare questo grande patrimonio ma deve intervenire incessantemente per conservarlo e valorizzarlo sempre di più. Lei si trova ad occuparsi da poco tempo di un settore “d’élite” in un piccolo paese dell’entroterra teramano: quale situazione ha trovato dopo la sua elezione? Una situazione sicuramente molto stimolante, in quanto Isola del Gran Sasso è situata al centro dell’antica Valle Siciliana e la sua storia è antica e di grande interesse, essendo stata dominata da tre grandi famiglie feudali: i Pagliara, gli Orsini e gli Alarcon-Mendoza. Passeggiando, fuori e dentro le mura del vecchio Castello dell’Insula, ci sono tracce di un antico passato come la piccola Cona di San Sebastiano, impreziosita dagli affreschi di Andrea De Litio. Salendo verso il centro storico, troviamo l’Archivio Storico di Isola, considerato uno degli archivi minori più importanti della Provincia di Teramo, grazie soprattutto al prezioso contributo del Maestro Silvio Di Eleonora. Inoltre, c’è la Chiesa Madre, con un portale realizzato da Matteo da Napoli nel 1420; il Vicolo dell’Orologio, che porta sino alla torre dell’orologio. Molto interessanti gli architravi in pietra delle porte e delle finestre di alcuni antichi edifici dove figurano i cosiddetti “motti”, ossia

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delle iscrizioni in latino che hanno portato Isola ad essere indicata con la denominazione “il Paese dei motti”. Anche le nostre frazioni hanno bellissimi borghi e straordinarie bellezze naturalistiche incastonate all’interno del parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dove è anche possibile visitare il famoso museo delle acque. Oltre a tutto ciò, ad Isola c’è l’amato Santuario di

E’ vero, nel nostro paese ci sono tanti giovani che ogni anno si adoperano per conservare e far conoscere le nostre tradizioni. Sono giovani che ammiro, e soprattutto, ringrazio per l’impegno e la dedizione che dimostrano nell’organizzazione degli eventi che ogni anno si rivelano sempre più innovativi ed avvincenti. Credo che i nostri paesani siano del mio stesso avviso e sono certa che lo dimostreranno negli anni futuri

I Gioielli della Valle Siciliana di Mafalda Bruno

San Gabriele dell’Addolorata. Pertanto, amo definire Isola come una piccola culla della cultura. A Isola del Gran Sasso tanti giovani volenterosi e in gamba stanno adoperandosi per tenere vive le nostre tradizioni, ma a volte sembra che i paesani stessi siano refrattari a partecipare attivamente alle iniziative proposte. Secondo lei è così? E se sì, quale ne è la ragione a suo avviso?

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perché l’impegno, prima o poi, viene sempre premiato. Quali sono gli obiettivi che si propone di raggiungere a breve termine? Mi impegnerò affinchè il nostro patrimonio artistico, culturale e naturalistico venga conservato e valorizzato in ogni suo aspetto, perché la cultura non è un costo né un lusso, ma è una risorsa preziosa ed insostituibile.


AIL:

IL MIRACOLO DELLA SOLIDARIETĂ€ di Adele Di Feliciantonio

n dono prezioso che Graziano Petrini ha voluto lasciare alla sua cittĂ per tutti coloro che, come lui, hanno combattuto o stanno combattendo contro una malattia che fa ancora tanta paura: la leucemia. La sede AIL di Teramo nata per suo volere, oltre a raccogliere fondi per sostenere la ricerca e la Casa Ail di Pescara è un punto di riferimento per chi ha bisogno di un supporto , un sorriso, di calore, di affetto. Luana Pagnottella, Presidente AIL Teramo ha raccolto il grande messaggio d’amore e solidarietĂ  che il suo grande amico Graziano le ha lasciato e con forza e determinazione lo porta avanti insieme ai tanti volontari che operano per questa associazione. Con le tante iniziative che l’Ail organizza come la vendita delle uova pasquali, si vuole trasmettere a tutti il valore della solidarietĂ  e soprattutto far capire che un gesto d’amore è fonte di una gioia immensa per chi lo riceve , ma soprattutto per chi lo dona. Presidente, ďŹ nalmente anche a Teramo è nata la Sezione AIL; quanto è importante per il nostro territorio? La sezione di Teramo è il risultato di una grande esigenza del territorio: creare anche nella nostra cittĂ  la sede di un’associazione che si occupasse dei pazienti affetti dalla malattie del sangue. E averla in cittĂ  ci permette il collegamento immediato con i servizi dell’associazione interprovinciale e nazionale. La sezione teramana è intitolata a Graziano Petrini, è lui che l’ha voluta fortemente? Graziano, uomo forte e coraggioso è riuscito a fare della sua malattia un dono. Si è impegnato con tutte le sue forze affinchè il progetto di una sede AIL a Teramo divenisse realtĂ . Il suo altruismo e la sua propensione verso il prossimo hanno realizzato il suo desiderio . Graziano aveva capito, consapevole del suo stato,

che nel dolore e nella sofferenza di una malattia che lacera le membra lasciando integra la mente è fondamentale avere accanto chi è capace di donare un sorriso, un pensiero d’amore. Graziano aveva intuito che la solidarietĂ può aiutare ad andare avanti. A Pescara c’è il dipartimento di ematologia piĂš importante del centro sud ; reparto che manca nell’ospedale cittadino. Vi considerate un ponte tra Teramo e Pescara per le persone che nella provincia hanno bisogno di aiuto? Il nostro scopo è incentrato sul lavoro di squadra con l’obiettivo di rapportare le persone che hanno bisogno di aiuto direttamente con il reparto di ematologia di Pescara. La vostra associazione vive grazie alle donazioni e all’azione dei volontari. Quanto è importante per voi ricevere questi contributi ? E quanto la ricerca scientiďŹ ca ne ha bisogno? La collaborazione di tutti i volontari e delle persone comuni consistenti in gesti e donazioni è fondamentale.

Una parte viene utilizzata per sostenere CASA AIL, la struttura che accoglie gratuitamente i familiari dei degenti nel reparto di Ematologia dell’ospedale di Pescara. Un’altra parte è destinata per la ricerca che non deve assolutamente fermare il suo corso. Cosa spinge una persona a fare volontariato ed essere a contatto ogni giorno con le persone che lottano per la vita? L’amore per la vita! E’ vero che il vostro sostegno è esiguo in confronto all’arricchimento umano che vi donano queste persone? Si impara a guardare oltre le apparenze, a capire cosa si nasconde dietro gli occhi di una persona che soffre..si impara ad amare tutti indistintamente! Cosa dona un gesto di solidarietà e amore verso il prossimo a chi lo fa e a chi lo riceve? Ricevere un gesto d’amore accompagna la quotidianità e allevia il dolore; donare è un gesto d’amore e la forza per creare il miracolo della solidarietà.

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lezioni comunali 2015. A Pietracamela una sola lista, ma il non raggiungimento del quorum riporta il commissario prefettizio. Dopo le dimissioni dell’ex sindaco Antonio Di Giustino e il periodo di commissariamento prefettizio, a Pietracamela le manovre elettorali sembravano voler riportare un’amministrazione capace e coesa. L’iniziale volontà di un’unione trasversale di tutte le forze politiche coinvolte nella precedente amministrazione non ha trovato compimento e nel momento della presentazione delle liste ci si è trovati di fronte a un colpo di scena. Ritirati all’ultimo momento i sostenitori dell’unità, presentate due liste civiche, una delle quali “civetta” invalidata dal prefetto per un problema di autenticazione delle firme, è rimasta l’unica lista civica “CambiaMenti” guidata dal candidato sindaco Michele Petraccia e composta da un gruppo di giovani. Petraccia e i suoi hanno dovuto fare i conti sin dall’inizio della campagna elettorale con il fantasma quorum di partecipazione che avrebbe avuto un ruolo decisivo nella validità dell’elezione. E così è stato.

sale, non accettata dall’unico candidato sindaco che, ritenendosi soddisfatto per il risultato, è pronto a scendere di nuovo in campo. Tutto rimandato

SOLO ALLA META (MANCATA)

di Antonio Di Felice

Nonostante il numero inaspettato di votanti e il peso dei pretaroli residenti all’estero, il quorum di partecipazione non è stato raggiunto, l’elezione non è valida e si torna di nuovo al commissario prefettizio. Soddisfatti gli antagonisti di Petraccia che avrebbero voluto fortemente l’unione trasver-

alla prossima tornata elettorale. Signor Petraccia, quorum non raggiunto ed elezione non valida, se lo aspettava? Sapevamo tutti che superare il quorum del 50% degli aventi diritto al voto sarebbe stata un’impresa in quanto il dato sarebbe stato “falsato” dagli

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oltre 140 residenti esteri (AIRE). Salvo alcune eccezioni, infatti, i residenti all’estero non tornano mai a votare per le amministrative e i 140 di essi sui 388 aventi diritto al voto del Comune di Pietracamela si fanno sentire. E’ proprio su questo fattore che hanno puntato quelli che dovevano essere i nostri avversari elettorali. Non convinti di potercela fare presentando una lista hanno preferito far saltare la tornata elettorale piuttosto che avviarsi verso una sonora sconfitta. Cosa significa per Pietracamela il ritorno del commissario e quanto il paese avrebbe avuto bisogno di un’amministrazione? Pur apprezzando l’operato del Commissario D’Agostino, la gestione commissariale è un’ anomalia, una parentesi nella vita democratica di una comunità durante la quale ci si occupa, usualmente, solo dell’ordinaria amministrazione. Purtroppo, per ora, questa parentesi sarà ulteriormente dilatata, ma Pietracamela ha bisogno di un’amministrazione che, forte del mandato ricevuto dagli elettori, affronti le varie problematiche che la attanagliano, che porti a compimento le tante situazioni rimaste incompiute e inizi a programmare il futuro. Quali sono i problemi che affliggono il paese? I problemi sono vari. In primis c’è da considerare la ricostruzione post sisma, di fatto ancora ferma e rallentata ulteriormente dal lungo commissariamento; Il Piano Regolatore Generale, ancora bloccato in Regione; una viabilità di collegamento ridotta ai minimi termini che influisce sulla fruibilità del nostro territorio che, come noto, ha nel turismo una delle risorse principali; inoltre mancano da tempo politiche sociali e assistenziali efficienti che si prendano cura dei bisogni dei cittadini e diminuiscano i disagi e le difficoltà correlate al vivere in questi territori.


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FOCUS ON FLUSSI E RIFLUSSI

A CURA DI Angela Fosco e Antonella Lorenzi

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FOCUS ON FLUSSI E RIFLUSSI

ra le misure adottate dalla Banca Centrale Europea per contrastare la crisi determinante è stato il provvedimento con il quale Il 29 febbraio 2012 la BCE ha assegnato 529 miliardi di euro e mezzo agli istituti finanziari. Una quantità davvero notevole di denaro da restituire nei tre anni successivi ad un tasso dell’1%. Come sono stati utilizzati questi soldi? Sono serviti a rimettere in sesto le finanze dei paesi in crisi? E le imprese? Abbiamo cercato di capire come funzionano i flussi di denaro in Europa e i collegamenti e le funzioni dei vari istituti. Un viaggio che ci possa aiutare capire anche linguaggi e sigle di uso ormai comune ma a volte di oscuro significato. E così scopriamo che sono le banche stesse a dover fare richiesta di questi fondi e di solito lo fanno in relazione ai loro bilanci. Le banche comprano denaro al tasso dell’1% dalla BCE e generalmente scelgono di reinvestirlo in btp o titoli di stato da rendimenti più elevati, per garantirsi un ritorno. A volte gli stessi fondi sono utilizzati per coprire prestiti a scadenza delle banche stesse. Le banche in base al proprio bilancio, e alle erogazioni fatte (molte in default) sono tenute infatti ad accantonare moneta liquida certa, per passare i controlli Consob e di vigilanza. Quindi le esigenze delle banche prima delle esigenze delle imprese. Un quinto di questi capitali è stato richiesto dalle banche italiane per complessivi 50 miliardi di euro ( Financial Times ) con i quali hanno già coperto il 90% del loro fabbisogno finanziario totale. Fra le banche italiane più ‘dipendenti’ dalla Bce c’è UniCredit che ha preso 12,5 miliardi di euro; Intesa Sanpaolo con 12 miliardi e Monte dei Paschi di Siena con 10 miliardi, che hanno usato in parte per acquistare titoli statali. insomma: gli istituti di credito europei hanno bisogno di liquidità e ricevono il prestito dalla Bce, grazie al quale comprano titoli statali che poi però consegneranno nuovamente alla Bce quando avranno bisogno di altri soldi. Le banche quindi, per avere il prestito, si indebitano con l’istituto di Draghi ad un tasso dell’1% per acquistare titoli che valgono molto di più, avendo così un utile pulito. E le famiglie e le imprese? Altro che spinta al credito. I miliardi della Bce di Mario Draghi non sembrano aver sortito l’intento di far ripartire l’economia reale, ma hanno aiutato esclusivamente quella bancaria. Infatti, la lieve ripresa dei prestiti bancari rimane in territorio negativo. E a confermare questi timori interviene la Banca d’Italia secondo cui gli istituti di credito nazionali stanno ancora facendo il pieno di titoli di stato il cui valore nei portafogli è salito a 414 miliardi di euro contro i 395 di settembre 2014 (di cui la 286 miliardi di Btp). Con l’effetto che i soldi sono andati a sostenere il debito pubblico invece che l’economia reale. Per i prestiti alle imprese sono stati utilizzati infatti solo 8 miliardi di euro. Cerchiamo allora di capire cos’è e come funziona “ la filiera” del denaro, dalla Bce alle banche di casa nostra, andando alla ricerca delle voci di bilancio che riguardano gli “arrivi” e le “partenze” di questi misteriosi fondi…

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FOCUS ON FLUSSI E RIFLUSSI

LA BCE l Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e lo Statuto del Sistema europeo di banche centrali hanno dato vita alla BCE e regolamentato il Sistema europeo di banche centrali (SEBC) dal 1° giugno 1998. In tale sede è stata determinata la base giuridica della politica monetaria unica dell’eurozona. La Banca centrale europea costituisce quindi il nucleo dell’Eurosistema e del SEBC. La BCE è dotata di personalità giuridica ai sensi del diritto pubblico internazionale. Dal 1° gennaio 1999 la Banca centrale europea (BCE) ha assunto la responsabilità della conduzione della politica monetaria per l’area dell’euro, che rappresenta la seconda maggiore economia al mondo dopo gli Stati Uniti. L’area dell’euro è nata nel gennaio 1999, quando le banche centrali nazionali (BCN) di 11 Stati membri dell’Unione europea (UE) hanno trasferito alla BCE le proprie competenze in materia di politica monetaria. La Grecia vi ha aderito nel 2001, la Slovenia nel 2007, Cipro e Malta nel 2008, la Slovacchia nel 2009, l’Estonia nel 2011, la Lettonia nel 2014 e la Lituania nel 2015. La creazione dell’area dell’euro e di un nuovo organo sovranazionale, la BCE, ha segnato una pietra miliare nella lunga e complessa storia dell’integrazione europea. Per aderire all’area dell’euro i 19 paesi hanno dovuto soddisfare i criteri di convergenza; tale condizione si applicherà anche agli altri Stati membri dell’UE che in futuro adotteranno la moneta unica. I criteri di convergenza definiscono, sul piano economico e giuridico, i presupposti per partecipare con successo all’Unione economica e monetaria. Il capitale della BCE, che ammonta a 10.825.007.069,61 euro, è sottoscritto dalle banche centrali nazionali (BCN) di tutti gli Stati membri dell’UE. Le quote di partecipazione delle BCN al capitale della BCE sono calcolate secondo uno schema che riflette il peso percentuale del rispettivo Stato membro, nella popolazione totale e nel prodotto interno lordo dell’UE, due determinanti che incidono in pari misura. Sulla base dei dati forniti dalla Commissione europea, la BCE adegua i coefficienti di ponderazione con cadenza quinquennale e ogni

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volta che un nuovo paese entra a far parte dell’UE. L’ammontare sottoscritto e interamente versato dalle BCN dei paesi dell’area dell’euro è pari a un totale di 7.619.884.851,40 euro, ripartiti secondo la tabella annessa. I profitti e le perdite netti della BCE sono distribuiti tra le BCN dei paesi dell’area dell’euro. Nel 2012, la BCE, nell’ottica di salvaguardare la moneta unica e moderare gli spread, minacciate dalle turbolenze dei mercati, previde la possibilità di attuare delle operazioni monetarie dirette (Outright Monetary Transactions, OMT), acquistando titoli di stato sul mercato secondario. Tale azione tuttavia è condizionata alle richieste del Paese che viene considerato in difficoltà e alla sua adesione ad un programma economico specifico Per questo motivo, gli Stati europei sono restii a farvi ricorso. L’acquisto di titoli del debito pubblico sul mercato primario è invece previsto dal Meccanismo europeo di stabilità (ESM), che non coinvolge la BCE.

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LE QUOTE DI PARTECIPAZIONE DELLE BCN AL CAPITALE DELLA BCE SONO CALCOLATE SECONDO UNO SCHEMA CHE RIFLETTE IL PESO PERCENTUALE DEL RISPETTIVO STATO MEMBRO, NELLA POPOLAZIONE TOTALE E NEL PRODOTTO INTERNO LORDO DELL’UE


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Eurosistema SEBC Area dell’Euro

Eurosistema è composto dalla BCE e dalle BCN dei paesi che hanno introdotto la moneta unica. L’Eurosistema e il SEBC coesisteranno fintanto che vi saranno Stati membri dell’UE non appartenenti all’area dell’euro. Il SEBC comprende la BCE e le banche centrali nazionali di tutti gli Stati membri dell’UE indipendentemente dal fatto che abbiano adottato l’euro. L’area dell’euro comprende i paesi dell’UE che hanno adottato la moneta unica. La politica monetaria dell’Eurosistema ha l’obiettivo primario di mantenere la stabilità dei prezzi (presupposto essenziale per una crescita economica non effimera), quella finanziaria e il benessere dei cittadini. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità monetaria, l’Eurosistema sostiene le politiche generali dell’Unione europea. L’obiettivo della stabilità dei prezzi da perseguire nel medio termine consiste nel mantenimento del tasso di inflazione al di sotto ma prossimo al 2 per cento. Le banche centrali nazionali (BCN) dell’Eurosistema operano nel rispettivo paese per regolare le condizioni di liquidità in base alle decisioni assunte dal Consiglio direttivo della BCE, per influenzare le condizioni degli scambi sul mercato interbancario europeo. Gli strumenti utilizzati per controllare l’evoluzione dei tassi di interesse a breve termine rientrano in tre categorie: le operazioni di mercato aperto,

impiegate per immettere o assorbire liquidità nel sistema; le operazioni attivabili su iniziativa delle controparti, che compensano l’eccesso o la carenza di liquidità al termine della giornata e scadono il giorno successivo; il regime di riserva obbligatoria, con il quale la BCE impone alle banche, in funzione delle passività di queste ultime, di mantenere un deposito sui conti correnti presso le BCN. Durante la recente crisi finanziaria l’Eurosistema ha introdotto misure definite non convenzionali di politica monetaria, complementari a quelle tradizionali. Tali misure – necessarie per evitare malfunzionamenti nel meccanismo di trasmissione della politica monetaria – hanno sostenuto le condizioni di finanziamento delle banche e limitato il rischio di contagio tra mercati finanziari; sono state disegnate in modo da avere durata temporanea.

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LA POLITICA MONETARIA DELL’EUROSISTEMA HA L’OBIETTIVO PRIMARIO DI MANTENERE LA STABILITÀ DEI PREZZI

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FOCUS ON FLUSSI E RIFLUSSI a Banca d’Italia è la banca centrale della Repubblica italiana; è un istituto di diritto pubblico, regolato da norme nazionali ed europee. È parte integrante dell’Eurosistema, composto dalle banche centrali nazionali dell’area dell’euro e dalla Banca centrale europea. L’Eurosistema e le banche centrali degli Stati membri dell’Unione europea che non hanno adottato l’euro compongono il Sistema europeo di banche centrali. Persegue finalità d’interesse generale nel settore monetario e finanziario: il mantenimento della stabilità dei prezzi, obiettivo principale dell’Eurosistema in conformità al Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea; la stabilità e l’efficienza del sistema finanziario, in attuazione del principio della tutela del risparmio sancito dalla Costituzione (Art. 47 – La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito), e gli altri compiti ad essa affidati dall’ordinamento nazionale. In materia di supervisione, la Banca d’Italia è l’autorità nazionale competente nell’ambito delMeccanismo di vigilanza unico (Single Supervisory Mechanism, SSM) sulle banche. L’Istituto rende conto del suo operato al Governo, al Parlamento e ai cittadini attraverso la diffusione di dati e notizie sull’attività istituzionale e sull’impiego delle risorse. Le principali funzioni della Banca d’Italia sono dirette ad assicurare la stabilità monetaria e la stabilità finanziaria nell’ambito dell’Eurosistema e nel contesto internazionale. Il Governatore della Banca d’Italia è membro del Consiglio direttivo della BCE, principale organo decisionale dell’Eurosistema; in tale ruolo egli agisce in piena autonomia e indipendenza. La Banca d’Italia cura i rapporti con le banche operanti in Italia ai fini della partecipazione alle operazioni di rifinanziamento. Quando, nell’ambito delle operazioni di politica monetaria, la Banca d’Italia rifinanzia una controparte, si espone per tutta la durata dell’operazione a un rischio di mancato rimborso, con potenziali conseguenze negative sul proprio patrimonio e su quello delle altre banche centrali dell’area dell’euro. Per minimizzare i rischi l’Eurosistema ha definito un dettagliato sistema di controlli al quale anche la Banca d’Italia è tenuta a uniformarsi. La Banca d’Italia partecipa alla teleconferenza giornaliera fra le principali banche centrali per stabilire i cambi di riferimento dell’euro nei confronti di 31 tra le maggiori valute e pubblica i cambi dell’euro con le altre valute mondiali.

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La Banca d’Italia IL SISTEMA DEI PAGAMENTI PER LA STABILITÀ FINANZIARIA

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a politica monetaria si trasmette ai diversi mercati attraverso il sistema dei pagamenti, cioè l’insieme di norme, operatori, strumenti e infrastrutture che concorrono al trasferimento di moneta per l’esecuzione degli scambi commerciali e finanziari. La Banca d’Italia, oltre a svolgere funzioni di supervisione sul sistema dei pagamenti, sui mercati rilevanti per la politica monetaria e sulle infrastrutture promuove iniziative per accrescere l’efficienza, l’affidabilità e la sicurezza dei servizi di pagamento offerti sulla piazza finanziaria italiana, anche stimolando gli operatori privati. L’offerta dei servizi da parte della Banca d’Italia si articola su due livelli, uno europeo e uno nazionale. In entrambi i casi l’obiettivo è quello di contribuire alla salvaguardia della stabilità finanziaria e alla piena integrazione dei mercati.


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LA GESTIONE DELLE RISERVE VALUTARIE E DEL PORTAFOGLIO FINANZIARIO DELLA BANCA D’ITALIA a Banca d’Italia detiene e gestisce le riserve valutarie ufficiali del Paese, che, insieme a quelle conferite dalla BCE con l’avvio dell’Unione monetaria, costituiscono parte delle riserve dell’Eurosistema. Detenute principalmente sotto forma di oro, titoli in dollari statunitensi, yen giapponesi, sterline britanniche e dollari australiani, tali riserve sono una garanzia di solvibilità da utilizzare per eventuali interventi sul mercato dei cambi. Analogamente alle altre BCN dell’Eurosistema, l’Istituto gestisce inoltre una parte delle riserve valutarie di proprietà della BCE. La Banca amministra inoltre un proprio portafoglio finanziario, con l’obiettivo di contribuire alla copertura dei costi aziendali e di preservare la solidità patrimoniale a fronte dei rischi ai quali è esposta nello svolgimento delle proprie attività istituzionali. Le competenze tecnicofinanziarie della Banca sono messe a disposizione anche di istituzioni internazionali e di banche centrali non appartenenti all’Eurosistema per la gestione della quota di riserve in euro. I criteri con i quali l’Istituto gestisce le riserve e il proprio portafoglio finanziario coniugano le esigenze di rendimento con quelle di pronta liquidità. Nell’esercizio di tale attività si fa un ampio ricorso a portafogli strategici di riferimento (benchmark), soggetti a revisione periodica. Tale revisione, basata su un esame degli scenari di medio e di lungo periodo inerenti tra l’altro all’evoluzione dei tassi di interesse internazionali, si avvale della consulenza del Comitato strategie e rischi finanziari della Banca d’Italia, presieduto dal Governatore (o da un altro membro del Direttorio). L’autonomia patrimoniale della Banca d’Italia è un presupposto cardine per lo svolgimento dei compiti istituzionali e per il mantenimento dell’indipendenza, anche finanziaria, da qualsiasi condizionamento politico e amministrativo. Per gestire efficacemente i rischi finanziari e contabili ai quali si espone, la Banca ha sviluppato un articolato sistema di norme e di controlli interni. PrimaPagina 59 - Ago. 2015

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I SERVIZI PER CONTO DELLO STATO E PER LA GESTIONE DEL DEBITO PUBBLICO

al 1894 l’Istituto svolge il servizio di tesoreria: riscuote le entrate ed esegue i pagamenti per conto delle Amministrazioni dello Stato. All’Istituto sono affidati la gestione e il monitoraggio delle disponibilità di cassa delle PA soggette al regime di tesoreria unica, in quanto tali saldi e flussi possono influenzare la conduzione della politica monetaria. Il servizio permette alla PA di razionalizzare la gestione di cassa e di avere a disposizione un quadro immediato e sempre aggiornato degli incassi, dei pagamenti e dei relativi saldi sui conti del Tesoro. La Banca d’Italia è responsabile dei servizi finanziari per la gestione del debito pubblico. Viene consultata dal Ministero dell’Economia e delle finanze (MEF) per definire la politica di emissione, collocamento e concambio dei titoli del debito pubblico nei mercati nazionali e internazionali. Fornisce i servizi di pagamento degli interessi e di rimborso del capitale. La Banca gestisce l’esecuzione delle operazioni di collocamento e riacquisto dei titoli di Stato mediante un sistema d’asta. In aggiunta alle operazioni di politica monetaria dell’Eurosistema, la Banca ha erogato prestiti a sostegno della liquidità di controparti nazionali; la consistenza media giornaliera di tali prestiti, interamente garantiti, è stata di 1,9 miliardi di euro. Le operazioni in valuta. – L’attività in cambi della Banca è stata condotta per far fronte ai flussi valutari della PA. Sono state inoltre eseguite operazioni nell’ambito dei servizi per la gestione delle riserve in euro delle banche centrali di paesi esterni all’area dell’euro (Eurosystem Reserve Management Services, ERMS). Il numero complessivo delle transazioni in valuta, per un controvalore di 3,2 miliardi di euro, è stato pari a 409, rispetto a 575 nel 2013

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LA LIQUIDITÀ INFRA GIORNALIERA. er le esigenze di pagamento le banche possono disporre di liquidità aggiuntiva rispetto a quella presente sui propri conti di riserva, ricorrendo ad anticipazioni infragiornaliere della banca centrale garantite da pegno sui titoli depositati presso quest’ultima, al netto di quelli già impegnati per operazioni di politica monetaria. Tale credito infragiornaliero, unitamente alle condizioni di liquidità generali delle banche partecipanti a TARGET2-Banca d’Italia, è monitorato in tempo reale per individuare tempestivamente eventuali situazioni critiche. Il credito infragiornaliero a disposizione delle banche è aumentato in media, rispetto al 2013, da 112 a 115 miliardi di euro. Anche il ricorso effettivo al credito è cresciuto, passando da 3,9 a 5,3 miliardi di euro al giorno. Il ricorso alla liquidità infragiornaliera continua a concentrarsi su pochi operatori: oltre l’80 per cento dell’utilizzo è riconducibile a tre intermediari.

Arrivi e… partenze all’inizio della crisi, le decisioni della Bce volte a favorire l’argine e il superamento della crisi, sono state diverse. A cominciare dal 2012 quando Draghi dispose per una considerevole immissione di liquidità al tasso dell’1%. Liquidità che avrebbe dovuto consentire alle banche di poter assistere l’economia reale, le famiglie e le imprese e dare impulso alla crescita invertendo la drammatica negatività degli ultimi anni. Altri interventi si sono avuti nel 2014 e quest’anno (marzo 2015) con l’ultimo, il cosiddetto “quantitative easing”. La traduzione letterale è “alleggerimento quantitativo”, in italiano anche “allentamento monetario” o QE . Si tratta di un piano di allentamento monetario, in cui le banche centrali acquistano azioni o titoli di stato con denaro creato “ex-novo” al fine di incentivare la crescita economica. Il nuovo denaro, non viene necessariamente stampato, ma in forma equivalente può essere creato per via elettronica,

finendo comunque sui bilanci della banca centrale stessa). Naturalmente tra gli analisti le opinioni sono molto diverse. C’è chi vede in queste azioni dei benefici sull’andamento generale della gestione della crisi e chi solleva dubbi sull’effettivo utilizzo di queste “iniezioni” di liquidità, ma molte di più sono le voci di chi crede ( e oggi sembrano confermate) che di tutta questa liquidità, molto poca sia quella arrivata all’economia reale, alle imprese e alle famiglie

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SI TRATTA DI UN PIANO DI ALLENTAMENTO MONETARIO, IN CUI LE BANCHE CENTRALI ACQUISTANO AZIONI O TITOLI DI STATO...

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LE NOSTRE BANCHE: BANCA DELL’ADRIATICO niziamo il nostro percorso di lettura e monitoraggio della banche presenti sul nostro territorio dalla Banca dell’Adriatico, storico istituto della nostra provincia e della nostra regione, che partecipa con il suo gruppo alla più grande realtà della holding Intesa San Paolo. Nell’ultimo bilancio pubblicato, il 2014 ne conferma la solidità nonostante “per tutto il 2014 sia proseguita la discesa del costo della raccolta bancaria.. mentre il tasso complessivo dei depositi ha toccato i minimi da inizio 2011. Nel corso dell’esercizio è proseguita anche la graduale discesa avviata a inizio anno dal tasso medio sullo stock di obbligazioni, mentre il costo marginale delle emissioni obbligazionarie a tasso fisso è sceso notevolmente, toccando durante l’ultimo trimestre un livello prossimo all’1%, mai segnato in precedenza. Il tasso medio sui nuovi prestiti alle società non finanziarie ha registrato una riduzione significativa, scendendo fino al 2,6% circa di fine anno, quasi 90 punti base in meno rispetto a dodici mesi prima e ai minimi da oltre quattro anni. Considerevole è stato il calo del tasso sui nuovi prestiti di importo fino a 1 milione alle società non-finanziarie, indicativo dell’allentamento delle condizioni creditizie nei confronti delle imprese di minore dimensione. Per i prestiti alle imprese, la discesa è stata trainata dal tasso sulla componente a breve ter-

mine. Nel 2014, per il terzo anno consecutivo, i prestiti bancari al settore privato sono risultati in contrazione. Il protrarsi della recessione ha avuto un impatto significativo sull’andamento dei prestiti alle imprese, soprattutto su quelli a medio-lungo termine, colpiti dalla caduta degli investimenti. Nell’anno il calo dei prestiti è rimasto più accentuato per le grandi imprese rispetto alle piccole, ma la risalita dai minimi osservata negli ultimi mesi è risultata più evidente per le imprese di maggiore dimensione. I prestiti alle famiglie si sono confermati più resilienti, segnando un calo molto contenuto e anch’esso in attenuazione. In particolare, il 2014 ha visto segni di recupero delle erogazioni di mutui residenziali che tuttavia non si sono ancora tradotti in un aumento degli stock. L’andamento dei prestiti ha continuato a risentire della debolezza della domanda. Migliore è apparsa la domanda da parte delle famiglie, che lungo tutto il 2014 hanno espresso un aumento delle richieste di mutui per acquisto di abitazioni mentre sul finire dell’anno si è riaccesa anche la domanda di credito al consumo. In tale difficile contesto economico, Banca dell’Adriatico ha chiuso l’esercizio 2014 con un risultato netto negativo pari a 17,3 milioni, rispetto ad una perdita di 59,5 milioni rilevata a fine anno precedente.”

ALCUNI DATI DEL BILANCIO DI ESERCIZIO E CREDITO CLIENTI DELLA

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FOCUS ON FLUSSI E RIFLUSSI

CREDITI VERSO CLIENTELA na politica di rigida selezione della clientela sulla base di parametri di rating elevati è stata così sintetizzata: “ Al 31 dicembre 2014 i crediti verso clientela della Banca dell’Adriatico sono risultati complessivamente pari a 6.007 milioni, facendo registrare una diminuzione, rispetto ai volumi del 31 dicembre 2013 che avevano raggiunto i 6.243 milioni, pari a 236 milioni (-3,8%). A fine 2014 il portafoglio crediti è composto per il 14,0% da conti correnti, per il 69,1% da mutui e per il restante 16,9% da anticipazioni e finanziamenti. Con riferimento ai finanziamenti concessi alla clientela con scadenza oltre il breve termine la Banca dell’Adriatico nell’esercizio 2014 ha effettuato nuove erogazioni per 220 milioni contro i 164 dell’anno precedente, evidenziando una variazione positiva di 56 milioni, in termini assoluti e del 34,0% in termini percentuali. Pertanto, il mercato dei prestiti bancari è rimasto caratterizzato da un’intonazione prudente, pur registrando un chiaro miglioramento dei giudizi delle imprese sulle condizioni di accesso al credito”

LA BANCA DELL’ADRIATICO NELL’ESERCIZIO 2014 HA EFFETTUATO NUOVE EROGAZIONI PER 220 MILIONI CONTRO I 164 DELL’ANNO PRECEDENTE, EVIDENZIANDO UNA VARIAZIONE POSITIVA DI 56 MILIONI, IN TERMINI ASSOLUTI E DEL 34,0% IN TERMINI PERCENTUALI

BANCA DELL’ADRIATICO

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o scorso mese di Luglio in località San Salvo(Chieti), si sono svolte le registrazioni di una puntata del format televisivo Music Mania; la lunga serie di ospiti di riguardo intervenuti nel corso degli anni nella trasmissione ha visto aggiungersi durante questo evento due Special Guest, quali Giò Di Tonno e Monica Hill, che con le loro performances canore hanno estasiato il pubblico. Questo format nasce grazie allo sforzo dell’Associazione Music Project, che nella persona del suo Presidente, Domenico Valentini, da anni si adopera per offrire gratuitamente visibilità agli artisti, affiancato nel lavoro da Gaetano D’Ancona e dal suo staff. “Il Format andato in onda anche su più regioni, comporta uno sforzo economico importante per la mole dei costi da fronteggiare ( produzione video, servizio luci, servizio audio, scenografia, etc.) ai quali va aggiunta una ulteriore voce, - precisa Valentini, - che lascerà sbigottiti i più, ovvero i costi di messa in onda poiché le nostre “lungimiranti” emittenti locali sono disposte a mandare in onda una consolidata trasmissione che riempie i palinsesti solo previo versamento di un lauto pagamento. Politica, associazioni, istituzioni si riempiono la bocca di belle parole sull’importanza delle varie espressioni artistiche che vanno fattivamente sostenute ma poi all’atto pratico, ove non esiste un immediato ritorno economico, tutti voltano le spalle e lasciano alla libera iniziativa del singolo che per passione, - aggiunge il Presidente dell’Associazione, - spende energie e risorse in progetti virtuosi e meritevoli. Dal 2010, - prosegue, - l’associazione culturale Music & Show Production si rivolge alle autorità per accedere a finanziamenti o per ottenere qualche patrocinio, ma le promesse rimangono tutte inevase; forte del consolidato curriculum ha tentato di ottenere sovvenzioni da talune fondazioni ma puntualmente vengono finanziati altri progetti con finalità simili ma neofiti. Purtroppo sembra che in altre situazioni i soldi siano stati erogati, ma forse non equamente distribuiti, poiché pare che abbiano titolo per accedere alla risorse sempre gli stessi” . Cosa Le impedisce di desistere dai suoi progetti? “E’ triste vedere un progetto con potenzialità importanti che non riesce ad esprimere a pieno tutta la propria essenza perché mancano le risorse minime di sostegno; fortunatamente, invece, incoraggiano alcuni ingaggi, come quello di San Salvo, che grazie all’apprezzamento dell’Amministrazione ha offerto la possibilità di creare uno spettacolo di rilievo con l’intervento artistico di Giò Di Tonno e Monica Hill”. “La nostra Teramo invece, osteggia e non consi-

Music …propheta in Teramo di Daniela Palantrani

dera iniziative come questa lasciando il campo libero a città limitrofe che hanno chiesto di trasferire il format ed organizzare dirette televisive sul modello di San Salvo con ospiti di livello nazionale; mi domando, - conclude Valentini, - perché esportare un prodotto teramano fuori regione? Noi che siamo nati per esportare il nostro vivaio artistico fuori dei confini regionali e che abbiamo dato visibilità incondizionata a tutti, con oltre 400 artisti passati davanti alle nostre telecamere. Abbiamo anche la possibilità di trasmettere il format su tutto il territorio nazionale ma necessita il supporto delle istituzioni e il sostegno delle grosse aziende che con poco potrebbero darci quel quid in più che ci farebbe fare il salto di qualità, intanto vi invito a guardare la prossima edizione della trasmissione!”.

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LA NOSTRA TERAMO INVECE, OSTEGGIA E NON CONSIDERA INIZIATIVE COME QUESTA LASCIANDO IL CAMPO LIBERO A CITTÀ LIMITROFE CHE HANNO CHIESTO DI TRASFERIRE IL FORMAT

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Tutto quanto ricade sotto la percezione dei cinque sensi umani è oggetto di scienza.

Angeli in Contatto Seconda Puntata

di Daniela Palantrani

Pier Giorgio Caria è un ricercatore di fenomeni paranormali, che ha concentrato i suoi studi, in particolare, sul fenomeno dei i CROP CIRCLES o più comunemente detti “cerchi nel grano”. A lui abbiamo rivolto alcune domande na curiosità. Perché il grano e non un semplice prato? “Il problema di un messaggio comunicativo è di arrivare al destinatario. Questi simboli, sporadicamente, sono apparsi anche nel ghiaccio o sulla sabbia, perché l’energia che è alla base della manifestazione del fenomeno, se abbastanza intensa è in grado di piegare anche dei tronchi d’albero. Il grano perché il luogo scelto da queste civiltà è il sud dell’Inghilterra: immensa distesa di campi di grano. Il fenomeno appare nel periodo in cui il grano cresce, che coincide con il periodo turistico, ma abbiamo anche cerchi nell’erba, nelle fave o nel mais. Il mais è una canna più che uno stelo delicato come quello del grano. Ebbene nonostante la durezza del fusto del mais questa energia lo piega con estrema facilità. Energia, dalle analisi fatte assimilabile alle microonde, crea un riscaldamento repentino dello stelo della pianta piegandolo plasticamente al suolo senza romperlo, infatti, le piante continuano a crescere orizzontalmente anche successivamente alla piegatura”. Quindi la pianta non muore? “La pianta si appoggia al suolo e continua a crescere. Il grano, per esempio, arriva sempre a maturazione per quanto si siano registrate delle anomalie sullo stelo a livello cristallino sui chicchi di grano; delle modificazioni genetiche dovute a questo irraggiamento con rilevanza scientifica. La campagna di discredito che viene attuata sul fenomeno come quello ufologico tende ad occultare il risultato di queste importanti analisi e a speculare in forma denigratoria ed assolutamente campata in aria. Purtroppo il tamtam dei media rende vero ciò che non lo è!”.

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Ciò che non si conosce spaventa? “Ad un recente convegno organizzato dal Centro Ufologico Internazionale a S.Marino, ho avuto modo di conoscere un importante investigatore francese, ex pilota, che grazie alla libertà di informazione americana è riuscito ad accedere a documenti desecretati che dimostrano in maniera inoppugnabile che il fenomeno della presenza extraterrestre era perfettamente conosciuto già dal generale Marshall, ai tempi della seconda guerra mondiale, e dal presidente Roosevelt. Il problema non è di conoscenza

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o di scienza ma di semplice informazione e atteggiamento da parte del Potere che non vuole che la gente apprenda di questa favolosa realtà: siamo visitati da civiltà tecnicamente ed eticamente molto più evolute provenienti dal cosmo. Il fenomeno è serio e scientifico”. Quale è il messaggio che le creature della luce vogliono trasmettere? “Fondamentalmente, per quanto il messaggio abbia affrontato molte tematiche della matematica, della geometria, tutto concorre a formare un corpus


nel quale queste civiltà ammoniscono severamente l’umanità a cambiare atteggiamento di vita, verso se stessi e verso l’ambiente, pena il rischio di una gravissima distruzione. Il comportamento belligerante degli Stati, la logica aggressiva del sistema produttivo industriale verso l’ambiente rischiano in tempi non troppo remoti di portarci a gravissime crisi con rischio di autodistruzione. Ammonimento anche verso il nucleare. Proprio l’anno passato è apparso un messaggio in codice Morse che diceva ‘NO MORE WAR’ in inglese ‘MAI PIU’ GUERRE’ e curiosamente nel punto-linea del codice Morse, la linea era disegnata come si disegna il nucleo durante la fissione dell’atomo, quindi il messaggio era ‘MAI PIU’ USARE L’ATOMICA’. La bomba atomica ad uso bellico e civile sono una delle maggiori preoccupazioni rispetto alla sopravvivenza dell’umanità. Un messaggio contro il Potere rispetto a come il Potere gestisce se stesso ed i popoli. Il Potere che sa di essere messo sotto critica da questa civiltà si adopera affinché il popolo non ne sappia nulla. Ho avuto conferme nei miei viaggi in tutto il mondo, e devo dirLe che questo discorso lo hanno fatto Generali Italiani, Russi ed Americani ma anche agenti segreti, nell’ambiente è un segreto di pulcinella ma, la massa è disinformata ed orbita in un non identificato credo degli UFO, quando invece, l’ufo in quanto oggetto volante è oggetto di scienza. Tutto quanto ricade sotto la percezione dei cinque sensi umani è oggetto di scienza. Addirittura il termine UFO è stato coniato dai militari, il fenomeno è oggettivo. Non bisogna crederci ma, trovare le prove”. Il sistema di comunicazione è piuttosto complesso, necessitano conoscenze di alto livello in ambito scientifico, matematico, etc. Non sarebbe più facile comunicare il maniera più semplice? “Certo, ma vede, se loro scrivessero in Italiano Francese o altra lingua non ci crederebbe nessuno. Già non ci si crede così. Viene usato il simbolo perché rappresenta un messaggio universale che può essere capito da scienziati di tutte le nazioni, culture e lingue. Certamente richiede una specializzazione nei campi in cui il simbolo specifico deve essere interpretato ma è una “Condicio sine qua non”: il messaggio deve avere un valore scientifico o da esperto altrimenti diventerebbe banale. E’ difficile ipotizzare che scienziati, professori o teologi di altissimo livello se ne vadano di notte nei campi a pestare il grano, considerando che è anche un atto di vandalismo nonché reato. Un contatto massivo con civiltà più evolute significherebbe fare un enorme salto di qualità del nostro livello di vita: fonti di energia pulite, medicina molto più avanzata, un sistema economico che non subisca tutti i drammi che ci fa subire il nostro attuale sistema economico che addirittura va in crisi e genera delle guerre. Tutti i grandi poteri, multinazionali

del petrolio, banche, industrie farmaceutiche non hanno nessun interesse a che la gente sappia. Non è né un problema scientifico né un problema di prove ma solo di potere che manipola le informazioni. Manipolazione non solo in senso di occultamento ma anche a livello di approccio quindi la persona viene istigata subliminalmente affinché creda che queste notizie non sono poi così importanti in modo che ci si accontenti delle spiegazioni superficiali che vengono fornite dai media. Ha parlato di Potere di Stati. La posizione della Chiesa? “La posizione della Chiesa è ondivaga, ci sono fazioni che qualcosa dicono, come quella Gesuita con cui abbiamo avuto importanti ed eminenti scienziati che hanno parlato di forme di vita nell’universo. Ad esempio il direttore della Specola Vaticana padre Gabriel Funes in un famoso articolo, che ha fatto il giro del mondo, affermava che l’extra terrestre è nostro fratello. Nel senso che ritenere vera la presenza degli ufo nel nostro mondo non è assolutamente contrario al credo cattolico. Abbiamo avuto dichiarazioni di Monsignor Corrado Balducci in cui affermava che abbiamo le prove di essere visitati da civiltà eticamente evolute ed intelligenti. Ho avuto modo di discuterne personalmente con monsignor Balducci, prima che qualche anno fa passasse a miglior vita, ed anche dal punto di vista teologico mi fornì una interessante spiegazione: ‘dall’uomo vittima, preso dalle necessità della materia che lo portano anche al peccato e, l’angelo essere di puro spirito più vicino a Dio, non ci puo’ essere un vuoto. Questo vuoto è colmato da queste civiltà evolute che a diverse gradazioni passano da più vicini alla natura umana a più vicini alla natura angelica e a Dio’. Ci sono state delle dichiarazioni di S.Padre Pio che rispondendo a delle domande poste dai fedeli diceva che la potenza creatrice di Dio non si è limitata a questo piccolo pianeta ma si è espressa in tutto il cosmo. Il problema non è di contenuti o di dati che non esistono. Solo un problema di conoscere questi dati”. In che altro modo ci si puo’ informare? “Invito i lettori ad informarsi: è importante. Questi messaggi, che studio da anni, sono molto belli non solo sul piano scientifico ma anche su un piano prettamente politico sociale, ambientale. Sono conoscenze che se studiate e comprese possono elevare il nostro stato di comprensione del mondo. Il comune cittadino ne trae vantaggio. Ho messo a disposizione un link gratuito con una raccolta di circa 20 libri da me selezionati. Chi vuole puo’ contattarmi alla mail piergiorgiocaria@gmail. com Invierò, gratuitamente, il link al quale è possibile scaricare i libri in versione pdf, in modo che ci si possa orientare nella giungla di informazioni di internet”.

Chi é Pier Giorgio Caria

Ricercatore su tematiche di frontiera e del mistero, tra cui ufologia e cerchi nel grano, è autore di vari documentari, premiati in Italia e negli USA, sugli stessi argomenti e su altri correlati. Tutti realizzati con la casa di produzione Sydonia Production, sono andati in onda su reti televisive italiane come La 7 e RAI2, (Voyager), ed estere quali TVI – Belgio, PLANETE TV – Francia, TV CATALUNYA – Spagna, I-Cable - Hong Kong - CANAL INFINITO – argentina, AL MAJD - Arabia Saudita, History Channel ecc... Scrive articoli su riviste specializzate sugli stessi temi e partecipa a trasmissioni radio-televisive e conferenze nazionali e internazionali su questi temi.

LA POSIZIONE DELLA CHIESA È ONDIVAGA, CI SONO FAZIONI CHE QUALCOSA DICONO, COME QUELLA GESUITA CON CUI ABBIAMO AVUTO IMPORTANTI ED EMINENTI SCIENZIATI CHE HANNO PARLATO DI FORME DI VITA NELL’UNIVERSO


Con l’Africa negli di Adele Di Feliciantonio

n italiano, un chirurgo che un giorno decide di mettere la propria esistenza e la propria professionalità ad assoluta disposizione di chi è meno fortunato, in un’Africa bella e dimenticata. Un paese ricco di colori e sentimenti contrastanti immersi in una realtà spietata fatta di morte e povertà. Pensieri, immagini, impressioni, ricordi, parole attraverso gli occhi di Antonio Bruscoli, volontario di Emergency, che racconta la sua esperienza in un libro “ Kadamou – L’Africa negli occhi di un medico italiano” i cui proventi verranno interamente devoluti all’associazione di Gino Strada. Una storia toccante e vera che ci trasmette l’importanza della vita, ma soprattutto una lezione di puro amore che supera confini e pregiudizi e parla la lingua della fratellanza, uguaglianza e libertà. Dottor Bruscoli nel suo libro i protagonisti decidono, a un certo punto della loro carriera professionale, di spendere la propria esistenza a favore di chi non ha letteralmente nulla. È un parallelismo con la sua storia? Certo, è una storia vera. Tutti i personaggi e le situazioni sono assolutamente reali. La mia storia con la cooperazione internazionale inizia nel

2003 in Angola ed è andata avanti fino a oggi con grande gioia e soddisfazione. Cosa spinge una persona e un medico come lei a partire per l’Africa? Rendere il mondo migliore, condividere la nostra grande fortuna di occidentali con coloro che questa fortuna non hanno avuto. Non abbiamo nessun merito per essere nati in una società ricca e carica di memoria, come non hanno responsabilità alcuna coloro che per caso sono nati in zone del mondo che memoria non hanno e che devono lottare quotidianamente per mettere insieme il pranzo con la cena.

LA GUERRA PRIMA DI UCCIDERTI TI TOGLIE L’ANIMA, TI UCCIDE DENTRO. E IL PERCEPIRLO È UNA SCOPERTA CHE APRE ORIZZONTI INESPLORATI. LA PRIMA È QUELLA DELLA PAURA

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Cosa si prova a vedere esseri umani che muoiono di fame o di malattie che sarebbero curabili con dei semplici medicinali? In Sierra Leone muoiono ogni hanno migliaia di bambini, qualcuno ha stimato 25.000. Immaginiamo che tutti gli anni a Natale un grosso paese della nostra provincia viene inghiottito nel nulla da una catastrofe naturale annunciata ed evitabile. Cosa penseremmo? Come ci sentiremmo? La maggior parte di essi muore di malaria, polmonite e tifo. Una terapia per la malaria costa pochi euro, tre cappuccini e due cornetti offerti al bar la mattina


occhi e… nel cuore agli amici. Quando capisci che il problema non sono le malattie, ma la povertà; che la differenza non è tra il bianco e il nero, ma tra il ricco e il povero allora inizi a provare a volte rabbia, a volte impotenza. Sempre compassione e amore. Che sensazione suscita salvare la vita a un essere umano? E’il mio mestiere. Quello per cui sono stato educato e ho studiato, è il mio modo di rendere il mondo migliore. In Africa la soddisfazione è maggiore, fai la differenza. E’ la quintessenza della nostra professione. Quanto è dura operare in un teatro naturale di

violenza e in una realtà spietata fatta di morte e povertà? In Italia apparteniamo a generazioni che da molto tempo non conoscono la guerra. La guerra prima di ucciderti ti toglie l’anima, ti uccide dentro. E il percepirlo è una scoperta che apre orizzonti inesplorati. La prima è quella della paura. Sono cresciuto con i racconti dei miei nonni e dei miei genitori che parlavano dell’ultima guerra mondiale. Pensavo di conoscerla un po’ e di essere preparato. Non era vero, trovarsi ad agire durante i conflitti e gli scontri è una cosa che non si può descrivere con le parole. L’Africa è un paese dai colori e dai contrasti forti. Il più grande è sicuramente la convivenza tra l’estrema ricchezza con l’estrema povertà. E’ il male peggiore che affligge il paese? Si, decisamente. La povertà assoluta dei più è messa in evidenza drammaticamente dalla ricchezza incalcolabile di pochissimi. Mentre la maggior parte è malnutrita e muore di malaria, pochissimi prendono l’aereo e a Natale vanno a fare lo shopping a Londra o Lisbona. E tutto questo è figlio di una piaga che necessiterà di decine di anni, o forse centinaia, per essere curata. La corruzione. Insieme agli esiti del colonialismo è il flagello che miete vittime senza pietà. La Sierra Leone è ricchissima di diamanti, oro e coltan. Gli inglesi la chiamavano la Costa d’oro. L’Angola ha anche il petrolio. Come fanno ad essere povere queste nazioni? In realtà esse non godono dei proventi delle loro ricchezze per trattati e concessioni che risalgono a due secoli fa e che vengono rinnovate a vantaggio dell’occidente. E’ chiaro che se vengono rinnovate qualcuno di loro dovrà pur firmare tali accordi! Che ricordo ha nei suoi occhi della sua esperienza africana con Emergency? Quella di voler, a tutti i costi, dare il meglio. Se porto mio figlio in ospedale in Italia per un’appendicite, per lui voglio il meglio, un chirurgo bravo e un ospedale funzionale. Per il semplice e unico motivo che è mio figlio. La stessa cosa vale per la mamma nera che non sa leggere e scrivere e non ha neanche un account Facebo-

ok. Anche lei vuole indietro il figlio guarito, per lo stesso motivo. E’ suo figlio, e i sentimenti non variano in relazione al colore della pelle o se si è ricchi o poveri. E tutto questo Emergency cerca di farlo. L’altra cosa sono gli incontri e le amicizie che nascono durante le missioni e che spero di aver ben descritto nel libro. E quanto è diversa la percezione che abbiamo noi di queste popolazioni, rispetto a lei che le ha vissute? Oggi è tutto più semplice grazie alla globalizzazione e ai media. Possiamo conoscere, attraverso di loro, realtà che in passato ci erano totalmente sconosciute. Certo, toccare con mano è ben diverso. L’esempio può essere la recente epidemia di Ebola che ha massacrato il West Africa. Conoscevo la Sierra Leone prima, ma quando sono arrivato non volevo credere ai miei occhi. Interi villaggi, comunità, paesi sono stati cancellati dal virus. La gente è cambiata, ha vissuto un incubo che supererà chissà quando. Nessuno ha detto in televisione che Ebola nonostante stia scomparendo ha lasciato una nazione con il 90% di disoccupati. E’ per questo che ho scritto il mio libro. Per aumentare la percezione, per descrivere con le parole scritte cose che non riusciamo neanche a immaginare. L’amore è la migliore medicina per guarire l’odio, la paura, il terrore, la discriminazione e la vendetta? Si, senza dubbio. Scrivendo il libro ho conosciuto il mondo dell’editoria. Ci sono programmi nei computer che calcolano il numero delle parole scritte in volumi enormi. Mi piacerebbe calcolare quante volte la parola amore viene pronunciata nei discorsi dei nostri politici. Oggi parliamo solo di crescita, sicurezza, economia, consumo e spesa. Se pronunciassero più spesso questa parola che non va più di moda, forse si troverebbe con più facilità la soluzione a tanti e falsamente irrisolvibili problemi. Cosa si porta dentro dopo la sua esperienza con Emergency? Un’altra parola che sembra essere uscita dal nostro vocabolario. Felicità.

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l 2015 è l’ anno nel quale cadono alcune grandi ricorrenze per la Diocesi di Teramo-Atri: il XXX anniversario del Congresso eucaristico diocesano, il XXX della venuta di San Giovanni Paolo II a Teramo, ad Atri e a San Gabriele dell’ Addoloata; l’ LXXX del Congresso eucaristico nazionale; il X della morte del Vescovo Abele Conigli (2005-2015). Il Congresso eucaristico diocesano. Indetto da mons. Conigli nel marzo del 1984, fu concepito come un grande evento ecclesiale che doveva ruotare attorno ai seguenti assi portanti della fede: la comunione e la riconciliazione nel segno dell’ Eucaristia. Il Vescovo, che espose il progetto al Consiglio presbiterale e al Consiglio dei laici, lo articolò in quattro fasi, che fossero una formidabile “occasione per vivere un’ intensa esperienza di comunione ecclesiale”, rafforzando il vincolo dell’ unità dei fedeli con Cristo e dei fedeli tra loro per mezzo di Cristo. Le fasi furono le seguenti: a. missione popolare preparatoria predicata da 72 passionisti in 12 parrocchie urbane dal 23 febbraio al 10 marzo 1985, avente come slogan Lasciatevi riconciliare nel sangue di Cristo (fu la più imponente missione italiana, dopo quella di Napoli del 1956. b. Congresso eucaristico dal 24 al 30 giugno 1985 sul tema Riconciliati e uniti nello spezzare il pane; c. la venuta di San Giovanni Paolo II a Teramo nel primo pomeriggio del 30 giugno 1985. d. Convegno ecclesiale, celebrato dal 28 al 30 dicembre 1985, sul tema Riconciliazione e famiglia, che intese sviluppare le linee teologico-pastorali emerse nel Convegno nazionale di Loreto svoltosi dal 9 al 13 aprile 1985 sul tema Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini. XI Congresso Eucaristico Nazionale: An-

QUATTRO RICORRENZE NEGLI ANNALI DELLA CHIESA TERAMANA di Giovanni Di Giannatale

nunciato dal Vescovo Antonio Micozzi il 1° gennaio 1935, fu pensato all’ inizio, nel marzo del 1934, come Congresso eucaristico abruzzese regionale. Per l’ intervento di mons. Angelo Bartolomasi, Presidente del Comitato permanente dei Congressi Nazionali, e del P. Vincenzo Di Lorenzo, Segretario generale del Comitato, diventò l’ XI Congresso eucaristico Nazionale. Preparato accuratamente da mons. Giovanni Muzii, Vicario generale, e preceduto da una missione di 7 Gesuiti, fu inaugurato con un solenne pontificale nella cattedrale il 4 settembre 1935 dal cardinale Pietro Fumasoni Biondi, Prefetto del Dicastero De Propaganda fide, alla presenza di 50 vescovi e arcivescovi, e di 200 sacerdoti. Il cronista dell’ Osservatore romano lo definì “una magnifica rassegna di grandezza”. I dati rilevati in alcuni giornali dell’ epoca attestano che dal 4 all’ 8 settembre nella città confluirono circa 200.000 fedeli da ogni parte dell’ Italia, che le Monache benedettine di Fermo e le Clarisse di Atri fabbricarono per la comunione più di 200.000 ostie piccole e 500 ostie grandi, che le principali vie della città furono illuminate con 60.000 lampadine e che a piazza Garibaldi fu eretto un altare alto 24 metri. Presenza di San Giovanni Paolo II a Tera-

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mo: Prima di giungere a Teramo il Papa fu ad Atri, dove arrivò in elicottero alle ore 9 del mattino. Vi tenne due discorsi: uno rivolto alla comunità civile, ricordando la figura di due insigni gesuiti atriani, Claudio Acquaviva, “uno dei più eccellenti Superiori della Compagnia di Gesù”, e il Beato Rodolfo Acquaviva, missionario in India e morto martire; un altro rivolto ai malati e ai sofferenti, in cui trattò il tema del dolore salvifico. Da Atri si recò a San Gabriele dell’ Addolorata, dove, dopo essere stato accolto dal Rettore del ritiro, il P. Umberto Palmerini, e dal Preposito generale, il P. Michele Boyle, tenne nel piazzale un discorso ai giovani d’Abruzzo e del Molise, esortandoli a portare nel loro volto il sorriso e la gioia interiore di San Gabriele. Dopo aver pranzato con i passionisti, alle ore 16,30 partì alla volta di Teramo.Fu accolto in piazza Martiri dal ministro Remo Gaspari, dal sindaco Pietro D’ Ignazio e dalle altre autorità religiose e civili. Tenne un breve discorso rivolto alla cittadinanza, in cui espresse la gioia di trovarsi in una città ricca di fede e di tradizioni religiose. Durante la messa pronunciò un’ ampia omelia incentrata sul valore e sul significato del Congresso Eucaristico, rivolgendo parole di encomio al vescovo Conigli “per il ministero sacerdotale svolto con dedizione pastorale” e per l’ accurata preparazione del Congresso eucaristico. Terminata la celebrazione il Papa, attorno alle ore 19,30, ripartì per Roma. Mons. Abele Conigli nel X della morte: Su questo Vescovo che governò la Diocesi di Teramo e Atri dal 1967 al 1988, e fu l’ artefice della venuta del Papa a Teramo, si rimanda al mio libro, dal titolo Mons. Abele Conigli, Vescovo Padre, Ricerche & Redazioni, maggio 2015, nel quale si ricostruisce l’ attività pastorale del Vescovo nei suoi vari aspetti fondamentali, focalizzando i tratti distintivi della sua figura e del suo pensiero.


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Ricordi di viaggio in Iran

IL PAESE A FORMA DI GATTO L’Iran è un paese molto complicato da capire. Ha una storia recente incredibile e unica, per la rapidità e la profondità dei cambiamenti che ha vissuto. “Il vostro Paese ha la forma di uno stivale, il nostro quella di un gatto!”. Questo approccio è stato senza dubbio il più curioso tra quelli mesi in atto da chi per tutta la durata del nostro viaggio ci ha avvicinato desideroso di praticare il proprio inglese e di sapere da dove venivamo. Di questo paese a forma di gatto, con le orecchie a segnare il confine con Turchia ed Azerbaijan, il dorso a segnare i confini con il Turkmenistan e l’Afghanistan, e la coda quello con il Pakistan, ci ha colpito la curiosità dei suoi abitanti, così interessati a sapere che cosa si pensa in occidente dell’Iran e soprattutto di loro, che mai avremmo immaginato essere così ospitali, cordiali, amichevoli e soprattutto così lontani dall’immagine che le informazioni che ci arrivano ci inducono a prefigurare. un viaggio in Iran offre molteplici spunti di interesse: la storia, l’archeologia, l’architettura, i paesaggi, l’aspetto etnico. La sto-

ria dell’Iran è la storia del mondo. Qui si sono succeduti i maggiori imperi della storia: Medi, Persiani, Greci, Arabi e persino i Mongoli di Gengis Khan contaminandolo con le proprie culture, tradizioni, religioni. L’impero persiano è stato tra i più grandi della storia, arrivando ad includere nella sua massima estensione il territorio compreso tra la valle del fiume Indo (nell’odierno Pakistan) e le coste del nord africa e del Mar Rosso. Tra le discipline scientifiche cui gli eruditi persiani dettero un sensibile apporto vi sono la logica, la teoria musicale, l’idrologia, la botanica, la zoologia, la gemmologia, la mineralogia. Ma è l’architettura l’ambito in cui la Persia ha offerto i maggiori contributi alla cultura mondiale, soprattutto con le coperture a cupola delle moschee (Riccardo) Il popolo iraniano è mediamente molto colto, cordiale ed ospitale! Il fatto che in Italia siano radicatissimi pregiudizi negativi su questo pae-

se è una grave ingiustizia. La prima impressione del paese è ottima, l’unica differenza rispetto all’Europa è che gli uomini portano i pantaloni lunghi (sempre) e le donne (che lavorano, girano da sole, parlano con gli uomini e abbracciano i parenti) devono portare un foulard in testa. È vero, alcune sono vestite di nero da capo a piedi, ma molte vestono all’occidentale sebbene abbiano sempre gambe, braccia e pancia coperte. Per ora nessun chador, ma in compenso abbiamo visto una decina di nasi rifatti di fresco (sia di ragazzi che di ragazze) e un sacco di giovani con magliette dell’Italia, stemmi tricolore e frasi scritte in italiano… questi ci amano sul serio! E sono in molti a salutarci, darci il benvenuto, lasciarci il posto sulla metro. Ceniamo nel parco degli artisti, dopo una bella passeggiata; qui é pieno di ragazzi, famiglie e coppie, e c’é un’atmosfera estremamente rilassata e piacevole. (Ale e Ross).

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I CARAVANSERRAGLI

Lungo la Via della Seta, durante i secoli, vennero costruiti numerosi edifici pubblici, cioè destinati all’uso collettivo, quali i caravanserragli o gli Ab-Anbar, cisterne sotterranee di raccolta e conservazione dell’acqua. I caravanserragli venivano utilizzati sia come alberghi per la sosta, sia come magazzini di deposito per le merci, e la varietà delle loro forme architettoniche e stilistiche è dovuta a numerosi fattori, economici, militari e in molti casi religiosi.

CURIOSITÀ 1. L’Iran è uno dei pochi Paesi al mondo in cui una coppia può sposarsi temporaneamente. Questi “matrimoni” possono essere considerati validi come minimo per un’ora. 2. I transessuali iraniani possono sottoporsi ad operazioni per cambiare il proprio sesso grazie ad un decreto approvato dal fondatore della Repubblica Islamica, Ayatollah Ruhollah Khomeini. 3. Essendo il più grande produttore di pistacchi, l’Iran è considerato la capitale mondiale del pistacchio: è questo il suo secondo prodotto di esportazione dopo il petrolio e il gas naturale. 4. Dal momento che le donne iraniane non possono assistere ad eventi sportivi, alcune appassionate di calcio si travestono per vedere le partite dal vivo.

“Il vostro Paese ha la forma di uno stivale, il nostro quella di un gatto!”

5. Sostenitore convinto della pianificazione familiare, l’Iran incoraggia largamente l’utilizzo di metodi contraccettivi. Infatti, per tenere sotto controllo la crescita della popolazione, il Paese ha fondato una delle poche fabbriche di preservativi del Medio Oriente. 6. L’Iran garantisce ospitalità e sicurezza sociale ad un milione circa di rifugiati stranieri: si tratta del numero più alto del mondo. 7. Personaggi biblici come la Regina Ester e il profeta Daniele sono stati sepolti in Iran. 8. Le cravatte non vengono utilizzate in Iran. 9. L’Iran è sede di 21 Siti dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO, per la loro bellezza unica e inestimabile. 10. La parola mausoleo proviene dalla famosa tomba di Re Mausolus, una struttura di marmo alta 45 metri coperta da bassorilievi. È una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico e si trova in Iran. A chi ama la cultura ed è disposto a calarsi quanto basta nei costumi locali, questo paese offre magnifiche vestigia di antiche città, gloriose moschee, mausolei e musei: può darsi che al ritorno anche i più restii a partire avranno cambiato idea.

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di Adele Di Felciantonio

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on la sua immancabile macchinetta fotografica che la segue ovunque e con lo sguardo luminoso pieno di sogni, Chiara Pesci, giovanissima fotografa montoriese è un vero talento della nostra terra. Con le sue fotografie riesce a trasmette qualcosa di magico che fa sognare e che conquista esperti e giurie. Conosciuta non solo in Abruzzo, Chiara può annoverare una serie di soddisfazioni e di tasselli che costruiscono la sua carriera in ascesa. Nel concorso nazionale di fotografia indetto da “Il Messaggero” si è classificata tra le prime dieci su oltre 2000 partecipanti. Ha partecipato al concorso fotografico indetto da “The English School of L’Aquila” nel quale le sue foto sono state esposte nel MUSPAC dell’Aquila e nell’Accademia delle Belle Arti a L’Aquila. Vincitrice del concorso fotografico indetto dall’azienda “Cerulli Spinozzi” in occasione di “Cantine aperte” e vincitrice del concorso fotografico “Slow Photo, attimi di dedizione”, ha esposto in diverse collettive e ha immortalato diverse manifestazioni culturali. Nel 2013 ha partecipato a un workshop con Oliviero Toscani e all’inaugurazione di Arts Factory ha presentato la sua prima personale con “Alice nel paese delle meraviglie”. Del mese scorso l’importante trionfo nel concorso fotografico – naturalistico nazionale “Incontro con gli alberi” in Calabria intitolato a Pietro Aino nel quale si è classificata prima. Cos’è la fotografia per Chiara? E’ un modo di comunicare, di trasformare le proprie idee in un linguaggio, quello delle im-

magini, comprensibile a tutti. La fotografia è il mio modo di esprimere la mia visione del mondo. Come è nata questa passione? L’ho ereditata dal mio papà che mi ha fatto scoprire il mondo fantastico della fotografia e che condividiamo, ancora, insieme. La scintilla vera e propria è scattata quando ho frequentato un corso del mio conterraneo grande fotografo e artista Paolo Di Giosia. Quello è sicuramente il momento che segna l’inizio del mio percorso artistico. Dove trova ispirazione? Dalle riflessioni personali e da ciò che mi circonda. Mi piace fantasticare a occhi aperti e poi poter realizzare, attraverso la fotografia, ciò che ho nella mia mente. Quali soggetti predilige? Prediligo la figura femminile in tutta la sua interezza e straordinarietà perché racchiude il mio mondo e la Natura con la sua semplicità e grandezza. Questo binomio armonioso tra l’essere donna e la natura è preponderante nelle sue opere… E’ proprio così e credo che racchiuda la mia visione della femminilità e della vita. Che emozioni le suscita fotografare? Libertà, tanta libertà! Libertà di esprimermi, libertà di manifestare il mio pensiero attraverso delle immagini. Il non avere limiti nel poter trasmettere ciò che alberga in me e la possibilità di rendere possibile ciò che nella realtà non lo è. Una foto esprime un momento di eterno o qualcosa di dinamico? La foto di per sé è eterna, ma ha anche in sé

una grande dinamicità che è rappresentata dall’evoluzione dell’arte del fotografo che l’ha generata. E’ sicuramente, nel suo essere eterna, portatrice di un processo inarrestabile di crescita artistica di chi l’ha creata. Le tue foto cosa esprimono? Un mondo dove i sogni sono realizzabili ; dove la donna ha un ruolo importante, quasi predominante e dove la Natura è in sintonia con l’essere umano. C’è una sorta di interazione tra l’essere umano e la Natura che non genera conflitto, ma un reciproco completamento dell’uno con l’altro. La Natura, se vogliamo, può avere una connotazione femminile; i tuoi soggetti preferiti sono donne, sogni un mondo in rosa? In realtà, in questo momento, l’universo femminile lo sento molto più vicino a me. E credo molto nella solidarietà tra donne. Da grande vorresti continuare a fare la fotografa? La fotografia è la mia più grande passione; mi piacerebbe molto che fosse il lavoro della mia vita. Con quali fotografi noti vorresti lavorare? Senza dubbio con Tim Walker e David Lachapelle. E se potessi scegliere un soggetto da fotografare, chi sceglieresti? Se devo essere sincera non ho la predilezione, tra i volti noti, per nessuno in particolare. Cerco tra le persone comuni il soggetto che mi ispira per quella fotografia che ho nella mia mente. E comunque mi interessa molto la complessità dell’immagine e il mio fare progressi per renderla sempre migliore.

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VISIONI &

LETTURE Caratterizzato da una colonna sonora di hit degli anni ‘60

Minions

uscita giovedì 27 agosto 2015 44

a storia di Minions (Minions) comincia dalla notte dei tempi. Partendo da un organismo giallo unicellulare, i Minions si evolvono attraverso i secoli, costantemente al servizio del piu’ cattivo dei padroni. Dopo aver accidentalmente distrutto tutti i loro padroni - dal T. rex a Napoleone - i Minions si ritrovano senza nessuno da servire e cadono in depressione. Ma un Minion di nome Kevin ha un piano e – in compagnia del giovane ribelle Stuart e dell’adorabile Piccolo Bob - si avventura nel mondo per trovare un nuovo cattivissimo padrone da seguire per lui e i suoi fratelli. Il trio comincia così un emozionante viaggio che li condurrà a scoprire il prossimo potenziale padrone, Scarlet Overkill (la vincitrice di un Academy Award® Sandra Bullock), il primo supercriminale donna del mondo. Partendo dalla desolata Antartide, attraverso la New York degli anni ‘60, finiranno nella stilosa Londra, dove dovranno affrontare la sfida più difficile fino ad ora: salvare tutta la razza dei Minions dall’annientamento. PrimaPagina 59 - Ago. 2015

Mission: Impossible

Rogue Nation Uscita mercoledì 19 agosto 2015

l nuovo episodio della celebre saga cinematografica che vede Tom Cruise nei panni dell’agente Ethan Hunt, accanto a lui troviamo Jeremy Renner, Simon Pegg, Ving Rhames, Alec Baldwin e Rebecca Ferguson. In questo nuovo episodio diretto da Christopher McQuarrie Ethan Hunt e il suo team affrontano la loro nuova missione impossibile, la più dura finora: eliminare il Sindacato, un’organizzazione criminale internazionale, altamente addestrata come loro e incaricata di distruggere la IMF.


inferno è pura sottrazione: è togliere tutta la vita e tutto l’amore da dentro le cose”: lo sapeva molto bene Padre Pino Puglisi, il sacerdote che trascorse i suoi uultimi anni strappando i bambini alla mafia nel quartiere palermitano di Branca caccio, dove fu parroco dal 1990 al giorno in cui venne ucciso da Cosa Nostra davanti a casa sua. A lui, e alla sua opera contro la malavita, il conterraneo Alessandro D’Avenia, giovane scrittore e docente di Latino e Greco in un istituto milanese, ha dedicato un recente romanzo: una storia preziosa e coinvolgente, appassionata, delicata e durissima, piena di luce e nera ad un tempo: a mio parere la più bella uscita dalla sua penna,

Il protagonista è un diciassettenne amante della Letteratura e delle parole che la compongono, tessendola come una meravigliosa tela: Federico, con il cuore pieno di domande ancora senza risposta, nell’estate del 1993 si appresta a partire per una vacanza-studio ad Oxford quando il suo professore Don Puglisi gli propone di aiutarlo per un solo giorno al Centro Padre Nostro di Brancaccio: là i bambini possono studiare e giocare, comprendendo attraverso il suo insegnamento che il rispetto degli altri si ottiene anche senza essere criminali. Il giovane accetta; rinuncia al viaggio e la sua esistenza cambia: rinasce nella periferia squallida in cui individui dai soprannomi inquietanti - Madre Natura, Il Cacciatore, ‘U Turcu - dettano legge e reclutano i piccoli per sfruttarli in attività di bassa manovalanza mafiosa. Federico

Joker

UN PENSIERO SUL ROMANZO “CIÒ CHE INFERNO NON È”

Wild Card uscita mercoledì 5 agosto 2015

di Simona Cascetti

un racconto che diventa testimonianza, perché D’Avenia ha conosciuto Puglisi, suo insegnante di religione, presso il Liceo Classico “Vittorio Emanuele” di Palermo.

percepisce in fretta di essere vissuto fino a quel momento in un ambiente protetto, dal quale non poteva sperimentare la realtà vissuta a pochi chilometri dal suo elegante quartiere; conosce i ragazzi che Don Pino accoglie, molti dei quali non hanno rinunciato a sognare una vita diversa; ed incontra l’amore negli occhi di Lucia, che non vuole fuggire dal luogo in cui è cresciuta, ma desidera restarvi per essere lievito di un cambiamento possibile.Con una potenza narrativa fuori dal comune e con il consueto stile ricercato, colmo di riferimenti alla cultura classica, D’Avenia racconta una lunga estate di trasformazione che si concluderà con l’assassinio di Padre Puglisi, il 15 settembre 1993; chi lo volle morto non poté spegnere il sorriso con cui il sacerdote accolse anche i sicari che si avvicinavano per ammazzarlo. Un romanzo che ci parla di noi: della possibilità che tutti, prendendo coscienza del male ed impegnandoci a superarlo, possiamo riconoscere anche in esso ciò che inferno non è.

Basato sull’omonimo romanzo di William Goldman del 1985 e remake del film Heat del 1986 con Burt Reynold uscito in Italia con il titolo di Black Jack. n giocatore d’azzardo in riabilitazione decide di dedicare la sua vita alla protezione delle persone coinvolte nel difficile mondo del gioco d’azzardo come “chaperon”. Il suo lavoro giornaliero passa in secondo piano quando una sua amica viene brutalmente picchiata da un pericoloso gangster. Basato sull’omonimo romanzo di William Goldman del 1985 e remake del film “Heat” del 1986 con Burt Reynold, Wild Card è il nuovo lavoro di Simon West.

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Kadamou L’Africa negli occhi di un medico italiano

Il paese dei coppoloni

“La povertà assoluta dei più è messa in evidenza drammaticamente dalla ricchezza incalcolabile di pochissimi. Mentre la maggior parte è malnutrita e muore di malaria” taliano, chirurgo, un giorno decide di mettere la propria esistenza e la propria professionalità ad assoluta disposizione di chi è meno fortunato, in un’Africa bella e dimenticata. Un paese ricco di colori e sentimenti contrastanti immersi in una realtà spietata fatta di morte e povertà. Immagini, impressioni, parole di Antonio Bruscoli, volontario di Emergency, che racconta la sua esperienza in un libro “ Kadamou – L’Africa negli occhi di un medico italiano” i cui proventi verranno interamente devoluti all’associazione di Gino Strada. Una storia toccante e vera, una lezione di puro amore che supera confini e pregiudizi.

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Tutto era materia. Lo spirito scappava.

ABELE CONIGLI: IL VESCOVO “ROTTAMATORE”

a dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando?” Così si chiede al viandante-narratore nelle terre dei padri. Il viandante procede con il passo dell’iniziato, lo sguardo affilato, la memoria popolata di storie. E le storie gli vengono incontro nelle vesti di figure, ciascuna portatrice di destino, che hanno il compito di ispirati accompagnatori. Luoghi e personaggi suonano, con i loro “stortinomi”, immobili e mitici, immersi in un paesaggio umano e geografico che mescola il noto e l’ignoto. Scatozza “domatore di camion”, Mandarino “pascitore di uomini”, la Totara, Cazzariegghio, Pacchi Pacchi, Testadiuccello, Camoia, la Marescialla: ciascuno ragguaglia il viandante, ciascuno lo mette in guardia, ciascuno sembra custode di una verità che tanto più ci riguarda, quanto più è fuori dalla Storia. Il viandante deve misurarsi, insieme al lettore, con un patrimonio di saggezza che sembra aver abbandonato tutti quanti si muovono per sentieri e strade, sotto la luna, nella luce del meriggio, accompagnati dall’abbaiare dei cani. E poi ci sono la musica e i musicanti. La musica da sposalizio, da canto a sonetto, la musica per uccidere il porco, la musica da ballo per cadere “sponzati come baccalà”, la musica da serenata, il lamento funebre, la musica rurale, da resa dei conti.

n occasione delle celebrazioni per gli anniversari di nascita e di morte del vescovo teramano, il prof. Di Giannatale, storico e saggista, autore del libro Mons. Abele Conigli, Vescovo Padre, ce ne illustra le straordinarie doti umane, tracciando un ritratto ricco di sorprese. Storia di un religioso che potrebbe diventare santo… Nel libro si evidenzia lo spirito di umiltà del Vescovo verso i suoi sacerdoti. Ciò che fa grande Conigli è la disponibilità a riconoscere i propri errori, evidente soprattutto nella seconda fase del suo episcopato. In una celebre omelia tenuta nel 1982 in cattedrale durante la messa crismale, il Vescovo a sorpresa confessò ai sacerdoti i suoi limiti, le sue fragilità, gli errori compiuti nel corso del suo governo, chiedendo loro perdono se non era stato capace d’ essere padre fino in fondo e di rendere unita la famiglia diocesana. In questo episodio, si intravidero i “germi” della santità, promessa da Cristo a chi si abbassa e a chi si umilia. Non è da escludersi che, indagando su altri scritti o aspetti della sua vita, emergano altri “germi”, che possano essere il preludio ad una futura santità canonica, della quale don Enzo Chiarini, in una raccolta di testimonianze del 2013, auspica l’ apertura dell’ iter formale.

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Tutte le rubriche

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Insieme verso la Vita!

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Stress da Vacanza

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Multe da autovelox

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Fondo Patrimoniale

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Investire in Azioni

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Vino Tropicale

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Numerologia Benessere - Salute - Cucina - Consumatori- Legale -Animali Piccoli consigli utili per tutta la famiglia dai migliori esperti


Salute & Benessere

La riabilitazione neuromotoria per i traumi da parto

Insieme… verso la vita scoltando la radio, oltre alla musica si possono udire cose meravigliose. In una trasmissione su Radio Dj ad esempio, un giorno si è recata anche la dottoressa Antonia di Noja per far conoscere al grande pubblico radiofonico ciò che l’ha appassionata per trent’anni e cioè la riabilitazione neuromotoria per quei bimbi che a causa di traumi da parto o nati prematuri, necessitano di cure costanti e tempestive prima degli otto anni  di età, in cui si conclama un processo evolutivo che potrebbe rallentare un recupero quasi totale. La dottoressa in una della sue interviste ha

dichiarato che l’incidenza di queste patologie è di tre bambini su mille , nella sola città di Milano, un numero esagerato se pensiamo alla ricettività sanitaria di tale problematica in tutto il territorio nazionale. Da un incontro causale tra la dottoressa e una giovanissima fotografa, Neide De Benedetti, è nata così una Fondazione, localizzata in Israele, un territorio che mai avrebbe fatto pensare alla fortunosa combinazione di tanti aspetti così congeniali. Le due professioniste erano entrambe, e per ovvi motivi diversi, presso l’ufficio del famoso psicologo cognitivo Reuven Feurstein. La Onlus che hanno costituito si chiama TOG , acronimo di Together To Go, affinchè potesse

soddisfare le aspettative e i sogni di tutti quei genitori che vogliono per il proprio figlio un accoglienza sanitaria totale e all’avanguardia. Grazie anche a tutti gli altri filantropi che hanno partecipato a tale progetto è nata a Milano, in via Famagosta, una struttura che si estende su novecento metri quadrati con stanze luminose e colorate in cui svolgere un lavoro egregio con questi piccolini fino alla maggiore età. Le richieste di tale assistenza sono moltissime, oltre 700, ma la struttura, coadiuvata da validissimi professionisti in campo medico, può ospitarne attualmente circa 100. L’accesso a TOG è gratuito.

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Salute & Benessere

“All-On-4TM”

Denti belli e subito Dott. Paolo Rasicci Medico Chirurgo Specialista in Odontostomatologia e Ortognatodonzia Perfezionato in Implantologia Orale

l problema dell’edentulismo è uno delle questioni più delicate che possono insorgere all’interno del cavo orale. Le cause scatenanti possono essere molte e di diversa natura: si va dai traumi all’azione degenerativa di carie ed infezioni, che possono portare, se non dovutamente seguite e curate, alla distruzione dell’osso mascel-

QUESTI CORPI ESTRANEI SONO IN EFFETTI DEI PERNI IN TITANIO INSERITI DIRETTAMENTE NELL’OSSO, SU CUI IN SEGUITO VERRANNO MONTATE DELLE PROTESI. LA SCELTA DEL TITANIO È LA CONSEGUENZA DI MOLTI STUDI FATTI SUL FENOMENO DELLA OSTEOINTEGRAZIONE

lare o mandibolare. La sostituzione degli elementi perduti diventa allora necessaria per il ripristino delle normali funzioni masticatorie, fonative e respiratorie. I cibi non adeguatamente masticati possono infatti portare a problemi all’apparato digestivo, e la posizione errata della lingua non permette una fonazione corretta. Infine è l’estetica del volto a risultare danneggiata, a causa del sorriso “sdentato”. E’ inutile porre l’accento sui problemi che tali aspetti della malattia comportano per l’individuo che ne è affetto. Ne deriva che solo la consulenza con un medico odontoiatra può portare a qualche tipo di giovamento. Eppure l’edentulismo non rappresenta una malattia vera e propria, bensì la conseguenza irrimediabile di altre malattie, che giunte allo stadio finale non possono essere sempre curate. Ecco allora che la scienza odontoiatrica si avvale dell’aiuto di una delle sue tante branche: l’Implantologia, ovvero la tecnica di impianto di corpi estranei chiamati a sostituire gli elementi dentali ormai perduti. Questi corpi estranei sono in effetti dei perni in titanio inseriti direttamente nell’osso, su cui in seguito verranno montate delle protesi. La scelta del titanio è la conseguenza di molti studi fatti sul fenomeno della osteointegrazione. Il titanio, grazie alle sue notevoli qualità biocompatibili, è in grado di ridurre al

Il modello virtuale rima dell’intervento è necessario creare un modello virtuale della bocca del paziente, attraverso una scannerizzazione laser delle arcate dentali. Dopodiché sarà possibile simulare preventivamente tutte le fasi dell’operazione. Grazie a questa tecnica ed alle conoscenze raggiunte nel campo della osteointegrazione, i pazienti possono tornare a sorridere tranquillamente nel giro di una giornata. L’intervento risulta inoltre davvero poco invasivo e la sofferenza fisica ridotta al minimo. Ecco dunque che anche i casi di edentulismo totale possono essere superati con

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Salute & Benessere minimo il fenomeno del rigetto, molto temuto da chirurghi e pazienti. La moderna implantologia si avvale della tecnica computer assistita e dell’All-on-4™: grazie all’ausilio dei software il medico può pianificare preventivamente tutto l’iter dell’intervento, individuando con estrema precisione la posizione più efficace per l’inserimento degli impianti all’interno dell’osso. Per i pazienti completamente edentuli invece, la tecnica specifica di cura è l’All on 4, attraverso l’identificazione all’interno del cavo orale di quattro punti di ancoraggio che garantiscono una stabilità pressoché perfetta delle future protesi ed un rispetto completo della distribuzione delle forze masticatorie.

Perchè è consigliabile un approcio del genere vantaggi dell’All-on-4™ sono sotto gli occhi di tutti: interventi più facili e precisi, realizzati seguendo la guida virtuale fornita dai software; pazienti più felici poiché messi nella posizione di superare problemi anche gravi di edentulismo nell’arco di una sola operazione. Un numero ridotto di impianti semplifica inoltre le procedure chirurgiche ed il loro mantenimento nel tempo. Risultano infatti più semplici per il paziente le manovre di igiene da effettuarsi con spazzolino e filo.

Grazie alle ultime scoperte in campo osteointegrativo e biocompatibile, che hanno designato il titanio come materiale d’elezione per la creazione dei perni di ancoraggio da inserire nelle ossa, si è potuto procedere ad interventi di carico immediato, durante i quali i pazienti subiscono nell’arco di un unico intervento l’applicazione dei perni stessi e l’inserimento della protesi. È necessario rivolgendosi solo e soltanto a medici esperti di implantologia all on 4 per ricominciare a sorridere.

Grazie a questa tecnica ed alle conoscenze raggiunte nel campo della osteointegrazione, i pazienti possono tornare a sorridere tranquillamente nel giro di una giornata grande facilità, attraverso tutti questi tipi di impianti che possono garantire un ripristino totale di tutte le funzioni che la perdita dei denti ha fatalmente compromesso. Grazie all’ausilio dei software, l’odontoiatra è in grado di eseguire una scansione laser delle impronte dentali del paziente, che verrà successivamente allineata in piano orizzontale, in modo da monitorarne esattamente la struttura e le aree danneggiate. A seguito di questo vantaggio nella diagnosi, il medico può simulare virtualmente tutte le fasi della futura guarigione. Per i più timorosi esistono delle soluzioni adeguate che permettono una sedazione cosciente riducendo al massi-

mo anche il possibile stress psico-emozionale legato alla paura del dentista. Le percentuali di successo di questa metodica sono molto elevate: studi clinici indicano un tasso di successo protesico del 100%, ed un tasso di successo implantare nella mandibola 99% e nel mascellare del 97-98%. Ciò significa che raramente un impianto può essere perso ma può essere riposizionato. In ogni caso il paziente comunque non deve ricorre a protesi mobile. I pazienti più a rischio di peri-implantite   e/o mancato attecchimento dell’impianto sono i fumatori i malati parodontali cronici gravi e quelli con scarsa igiene orale. PrimaPagina 59 - Ago. 2015

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Mariti nel Panico e i “mariti nel panico” di solito non cucinano mai… figuriamoci d’estate! Non abbiate paura! Ho pensato a voi per queste nuove ricette che richiedono davvero pochissimo tempo e vi permetteranno addirittura di andare al mare! Una richiede l’uso del forno… ok, direte: “ma che siam pazzi? Accendere in forno con questo caldo?!”. La ricetta però è sfiziosa e velocissima e il forno è il piccolo scotto da pagare (ma basteranno pochi minuti!). Vi aspetto sul mio sito www.oggicucinamirco.it per altre sfiziose ricette da “mariti nel panico”…e sul prossimo numero con nuove ricette in esclusiva.

INGREDIENTI Melanzane lunghe Mozzarella (o scamorza) Pomodorini pachino Foglie di basilico Olio extravergine di oliva Sale

Parmigiana

Caprese 52

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PROCEDIMENTO Tagliamo le melanzane a fette (sul lato lungo) dello spessore di 1cm, salviamole e lasciamole sgocciolare su uno scolapasta; Tagliamo i pomodorini a fette; Tagliamo la mozzarella a rondelle; Passiamo qualche minuto le melanzane alla griglia, il tempo di farle colorire; Foderiamo di carta forno una teglia e comincialo a comporre la nostra parmigiana caprese: la base sarà composta dalla melanzana grigliata; Sopra disporremo una o due rondelle di mozzarella e i pomodorini, precedentemente conditi con un pó d’olio e sale; Inforniamo a 200 gradi giusto per il tempo che la mozzarella si sciolga, guarniamo con delle foglie di basilico fresche e serviamo calda.


Mariti nel Panico

Tortino

all’anguria INGREDIENTI Biscotti secchi (tipo digestive) Anguria Panna da montare Mandorle sgusciate (o scaglie di mandorle) Fragole PROCEDIMENTO Montiamo la panna e mettiamola nel frigo per fermarla; Iniziamo a comporre il nostro tortino partendo dalla base che sarà composta da una digestiva; Il secondo strato lo faremo di panna: tirate fuori dal frigo la panna montata e mettetela in una sac a poche e ricoprite la superficie della digestiva;  Tagliate a fette il cocomero: esse devono essere abbastanza spesse (1o 2 cm); Con un coppapasta della misura della digestiva ricavate un disco di cocomero dalla fetta e ponetela sullo strato di panna; se non avete il coppapasta ricavate il disco di cocomero ponendoci sopra una digestiva e ritagliando la sagoma; Create un nuovo strato di panna sul cocomero e chiudete con una digestiva; Decorate con panna montata e, sulla superficie del tortino, guarnite con delle fragole fresche tagliate a fette. PrimaPagina 59 - Ago. 2015

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Salute & Benessere

STRESS da vacanza… i avvicina il periodo delle ferie e se anche il pensiero di andare in vacanza diventa fonte di stress e la tensione sale, meglio seguire qualche consiglio pratico. E’ indispensabile chiarire che la vacanza non è un obbligo, ma un periodo di relax da dedicare a se stessi, durante il quale è preferibile assecondare le proprie esigenze, evitando i conformismi sociali e dettami della “moda”. Evitiamo l’ansia da prestazione per la vacanza: è divertimento, svago e benessere, non l’ennesima occasione per dimostrare qualcosa agli altri, per guadagnare rispetto e stima, da organizzare in piena libertà, in base alle PROPRIE necessità. Meglio non proiettare su questo periodo troppe aspettative, la vacanza è un periodo per staccare la spina, concedersi la giusta dose di riposo. Se l’ansia è già una componente predominante della vostra quotidianità, il consiglio è di scegliere qualcosa di organizzato e conosciuto, progettandolo con calma e in anticipo, scegliendo tra ciò che crea meno tensione. La vacanza deve essere interpretata e vissuta come meglio si crede, senza imposizioni di sorta. Anche partire non deve essere un imperativo, si possono tranquillamente trascorrere le ferie a casa godendosi la serenità di città meno caotiche e non scandite dagli orari di lavoro e prive della consueta frustrazione. Qualora lo stress da vacanza si trasformasse in un vero e proprio nemico da combattere, meglio affrontarlo rivolgendosi a uno  psicoterapeuta che saprà darci i giusti consigli e aiutarci a ritrovare il nostro equilibrio.

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Anche partire non deve essere un imperativo, si possono tranquillamente trascorrere le ferie a casa godendosi la serenità di città meno caotiche e non scandite dagli orari di lavoro e prive della consueta frustrazione.

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Salute & Benessere

Gli scienziati lo chiamano Il nervosismo e lo stress si riversa anche sugli altri verso i quali non abbiamo pazienza e ci permettiamo di inveire. A detta degli psicologi, questo succede perché tendiamo a spersonalizzare gli altri, che in quel momento per noi  rappresentano soltanto degli ostacoli.

…e da

traffico

i chiama traffic stress syndrome, ed è un insieme di sintomi che insorgono nel traffico come ad esempio, aumento del battito cardiaco, tensione muscolare e rigidità della nuca. Infatti, dietro il vetro dell’auto ci sentiamo più protetti e liberi di sfogare la nostra rabbia. Secondo un sondaggio di Nissan e Yougov, ente di ricerca britannico, il 63% delle donne soffre di disagio dovuto allo  stress alla guida. Il parcheggio risulta essere il momento più stressante come anche la sistemazione in spazi piccoli. Gli scienziati lo chiamano  Il nervosismo e lo stress si riversa anche sugli altri verso i quali non abbiamo pazienza e ci permettiamo di inveire. A detta degli psicologi, questo succede perché tendiamo a spersonalizzare gli altri, che in quel momento per noi  rappresentano soltanto degli ostacoli Come combattere nervosismo in auto e non far minare il nostro equilibrio psico-fisico? Innanzitutto necessita cambiare atteggiamento. Gli esperti consigliano: •    Per ridurre al minimo ansia e nervosismo è utile  mettersi in viaggio  calcolando i tempi; a volte per evitarci arrabbiature basterebbe partire cinque minuti prima! • Bisogna considerare il viaggio come un momento della giornata da riempire e da sfruttare e non una perdita di tempo. Ad esempio è possibile seguire degli audio corsi, ascoltare la radio e i numerosi programmi di informazione che il mercato offre. Altri metodi per non subire l’agitazione potrebbero essere quelli di provare a usare l’immaginazione. Ad esempio, soffermandoci su chi ci sta davanti, immaginando la sua storia, la sua direzione, e smettere di vederlo solo come un ostacolo al nostro percorso; •      Anche il nostro corpo risente dello  stress da guida, per questo si può correre ai rimedi anche con un po’ di ginnastica da auto.  Basta respirare profondamente e espirare lentamente; questo rallenterà il battito cardiaco. Per sciogliere la tensione che si accumula sulle spalle, a macchina ferma, non tenere le mani sul volante ma toccare con le dita il tetto interno dell’auto e portarle più dietro possibile.  Utile anche ruotare il capo in senso orario e antiorario per almeno cinque volte •    Non tralasciamo la colonna sonora del nostro viaggio. Le melodie e i ritmi influiscono sul nostro stato d’animo; infatti, quelle romantiche e lente infondono più relax, quelle più ritmate ad alto volume possono avere un effetto più frizzante e liberatorio. PrimaPagina 59 - Ago. 2015

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Salute & Benessere

Il corpo e la mente:

come ti scaccio il malumore all’istante! on esiste un pulsante su di noi per modificare a piacere le nostre emozioni, i nostri stati d’animo e le nostre condizioni psicologiche. Eppure, tante volte, desidereremmo che ci fosse: nascondere all’istante la timidezza di fronte ad una persona importante, il tremore su un palco d’avanti ad una platea, la rabbia di fronte ad un estraneo o, ancor di più, una persona cara. Anche perché lo stato emotivo in cui siamo non solo influenza come ci sentiamo ma determina anche come ci comportiamo, la nostra capacità di produrre buone prestazioni, fare scelte e prendere decisioni e, a volte, influisce anche sull’umore di chi ci sta intorno. Eppure la mente e il corpo sono parti di un medesimo sistema e si influenzano a vicenda: i cambiamenti nell’uno hanno effetto sull’altro. Cioè, non solo il tipo di pensieri che abbiamo, umori ed emozioni, esercitano un’influenza sulla nostra neurofisiologia, ovvero sul nostro respiro, sudorazione, postura, ecc. ma è anche vero il contrario e quando alteriamo un aspetto della nostra condizione neurologica e fisiologica, come ad esempio la tensione muscolare, il ritmo respiratorio, la pressione sanguigna, la temperatura, ecc., si verifica una variazione

MENTE E CORPO SONO INDISSOLUBILMENTE CONNESSI. IL NOSTRO UMORE NON GENERA SOLO IMPULSI ELETTRICI NEL CERVELLO MA, A LIVELLO CHIMICO E BIOLOGICO, È ANCHE CODIFICATO NEI NEUROPEPTIDI O MOLECOLE MESSAGGERE CHE SONO RILASCIATE NEL FLUSSO SANGUIGNO

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Salute & Benessere corrispondente nel nostro stato mentale. Mente e corpo sono indissolubilmente connessi. Il nostro umore non genera solo impulsi elettrici nel cervello ma, a livello chimico e biologico, è anche codificato nei neuropeptidi o molecole messaggere che sono rilasciate nel flusso sanguigno: cioè quando ci sentiamo giù abbiamo nel corpo sostanze chimiche corrispondenti a quella sensazione o, viceversa, scarseggiano quelle che hanno l’effetto opposto (è il caso, ad esempio, della serotonina, l’ormone del buon umore). A configurazioni muscolari, nervose e neuronali particolari, corrispondono precise reazioni chimiche e biologiche. E quale che sia il nostro stato d’animo, il nostro corpo è programmato per esprimerlo attraverso un preciso linguaggio del corpo. Insomma, mente e corpo sono collegati: irrigidite il corpo e lo saranno anche i pensieri; rilassate i pensieri e anche il corpo si rilasserà! Ad esempio, pensate per qualche minuto ad una situazione in cui vi siete sentiti particolarmente nervosi o giù. Solo qualche secondo, fate caso alle vostre sensazioni e poi: alt! Ora tirate indietro le spalle, piantate bene i piedi per terra, fate un bel respiro e stampatevi un bel sorriso sul viso. E pensate di nuovo a quella situazione di prima. Se lo avete fatto, vi sarete probabilmente accorti che o le vostre sensazioni a riguardo sono cambiate oppure che non riuscite più a vedere quella situazione allo stesso modo di prima. Pertanto, consapevoli di questo, possiamo agire sul modo con cui ci serviamo della nostra fisiologia, il modo con cui respiriamo, sul nostro portamento, sulle nostre espressioni facciali, influendo così direttamente sulla qualità dei nostri comportamenti. Insomma, un pulsante vero e proprio non esiste ma qualcosa possiamo fare per agire su un malumore improvviso, un momento di nervosismo, uno stato d’animo negativo. È importante avere consapevolezza di avere noi stessi una parte di influenza sui nostri stati emotivi. Soprattutto, invece di incolpare gli altri quando ci sentiamo frustrati, tristi o arrabbiati, possiamo scegliere e provare a reagire agli eventi e alle esperienze. Questo non significa reprimere le emozioni, che è cosa malsana e da evitare. Il mondo e i fatti sono quel che sono ma ognuno ne ha una percezione soggettiva. Possiamo quindi lavorare alla scelta degli stati più funzionali al nostro benessere e provare ad essere signori delle nostre emozioni. Scriveva nel ‘900 il famoso psicologo William James: “è impossibile rimanere tesi o tristi, manifestando sintomi di allegria”. di Pierluigi Troilo

5 suggerimenti

per un pronto soccorso di buonumore È richiesto un minor sforzo muscolare per sorridere piuttosto che per tenere il broncio. Si è felici perché si sorride e si sorride perché si è felici!

1. Sorridete! Simulate un sorriso, attivate i muscoli delle labbra e modificate l’espressione facciale. Il cervello “riconoscerà” quella configurazione muscolare che è legata al sorriso e al buonumore e questo lo renderà propenso ad uno stato d’animo migliore, avendo effetti benefici su tutto l’organismo. Attraverso il sorriso, inoltre, ognuno di noi è in grado di cambiare il proprio stato d’animo e influenzare immancabilmente quello altrui. La risata libera nell’organismo sostanze che hanno effetti benefici sul sistema immunitario e migliorano il tono dell’umore. Se potete, guardatevi allo specchio e sorridete. Ci sono degli studi relativi a quelle che vengono chiamate “ipotesi del feedback facciale” che suggeriscono che le espressioni del viso stimolano il cervello a registrare determinate emozioni. Guardarsi quindi allo specchio e sorridere quotidianamente potrebbe farvi sentire più felici con voi stessi e, a lungo andare, incrementare anche la vostra fiducia. 2. Spalle indietro e petto in fuori! Potete immaginare un filo d’argento che scende dal cielo e vi tira dolcemente la sommità del capo verso l’alto, tenendovi la testa bella dritta. E lasciate ricadere le spalle verso il basso e all’indietro, sentendo la schiena sostenuta dal collo. Restate così almeno un minuto. Attraverso la postura del nostro corpo comunichiamo lo stato d’animo anche alle altre persone quindi il nostro umore buono si rifletterà sulle persone che ci stanno vicino. Questo aspetto è molto importante, non fosse altro che per l’esistenza dei cosiddetti neuroni

specchio (cellule nervose del cervello che si «attivano» quando vedono qualcun altro compiere un gesto, rispecchiandolo). Spalle curve e movimenti letargici, invece, costituiscono una configurazione muscolare associata a stati umorali negativi e sono, inoltre, associati ad un basso livello di autostima. Essere ripiegati su se stessi mostra al mondo di provare poco entusiasmo e di non dare troppa importanza a se stessi. 3. Occhi in su! Per 30 secondi levate in alto lo sguardo, cercando di vedervi la punta delle sopracciglia e sforzando leggermente i muscoli degli occhi. Oppure potreste guardare verso l‘alto osservando il soffitto oppure il cielo e ammirare le nuvole, guardare i tetti delle case, ecc. Non solo ciò può risultare interessante, ma soprattutto stimola il cervello a riprodurre e consolidare le sensazioni positive. 4. Respirate! Respirate profondamente! Inspirate per qualche secondo gonfiando la pancia e portando l’attenzione alla sommità della testa. Trattenete per qualche secondo in più. Poi espirate lentamente vuotando la cassa toracica e spostate l’attenzione sull’ombelico. In questo modo, oltre a distrarvi e allentare la tensione, ossigenate l’organismo e dunque stimolate i processi bioelettrici di ogni cellula ed eliminate tossine. 5. Idratatevi! Bere un bicchiere d’acqua risveglierà immediatamente anima e corpo. Potreste essere disidratati senza nemmeno accorgervene. Bisognerebbe, in generale, bere almeno 8-10 bicchieri d’acqua ogni giorno.

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Il Legale

Multe da autovelox:

quando sono incostituzionali di Nicola Paolo Rosetti

a Corte Costituzionale, con la sentenza n. 113, depositata il 18 giugno 2015, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 45, comma 6, del Codice della Strada  ‘’nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura”. Ciò significa che se lo strumento per il controllo elettronico utilizzato non è stato sottoposto alle verifiche periodiche di funzionalità e taratura il verbale della polizia stradale che accerta la violazione dei limiti della velocità è illegittimo.  In altri termini tutti gli apparecchi non revisionati periodicamente – si ritiene annualmente – dalle autorità di polizia non potranno elevare più multe. Il fondamento di tale necessità è lampante se si considera che ogni strumento elettronico, oltre a poter diventare obsoleto nella rilevazione tecnica della misurazione cui è deputato, è fisiologicamente soggetto ad usura ed a logoramento dei propri componenti. La problematica della mancata taratura dell’apparecchio rilevatore, in realtà, è un argomento che più volte è stato sollevato nelle aule di tribunale a sostegno delle opposizioni alle sanzioni ma, sia i giudici di merito che di legittimità hanno sempre ritenuto il ragionamento non meritevole di accoglimento, non esistendo, nel nostro ordinamento, una norma specifica che lo prevedesse. Ed infatti, sino ad oggi, in base ai principi fissati dal Ministero delle Infrastrutture nel 2005 e da numerose pronunce della Corte di Cassazione, era necessario sottoporre a controlli periodici soltanto i rilevatori lasciati sulla strada a funzionare in automatico e non invece quelli impiegati sotto il controllo degli operatori di polizia stradale. Quindi da oggi anche gli autovelox ed i telelaser presidiati dalla pattuglia che si trova vicino agli stessi devono essere soggetti a revisione, pena l’impossibilità di elevare multe. Ovviamente l’informazione sulla regolarità o meno della taratura degli apparecchi è in possesso

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OGNI STRUMENTO ELETTRONICO, OLTRE A POTER DIVENTARE OBSOLETO NELLA RILEVAZIONE TECNICA DELLA MISURAZIONE CUI È DEPUTATO, È FISIOLOGICAMENTE SOGGETTO AD USURA...

esclusivo dell’organo di polizia che ha proceduto al controllo a cui, dunque, andrà inoltrata la richiesta di detta informazione. Sarà buona regola, dunque, muoversi celermente al fine di non far spirare i termini di proposizione del ricorso (trenta giorni di fronte al Giudice di Pace e sessanta giorni dinanzi al Prefetto) a partire dalla data di notificazione o contestazione del verbale. La pubblica amministrazione è tenuta a rispondere entro trenta giorni dalla richiesta di rilascio della documentazione; va da sé, tuttavia, che per non decadere dalla proponibilità del ricorso, laddove l’amministrazione non risponda nei termini, ben potrà chiedersi al giudice in corso di causa di ordinare all’amministrazione convenuta l’esibizione della stessa. A quel punto sarà onere dell’autorità accertatrice dimostrare l’effettiva regolarità dello strumento rilevatore, producendo idonea e conforme documentazione attestante l’avvenuta revisione che, se mancante giustificherà l’accoglimento del ricorso.

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Il Legale

Bullismo:

Norme che ci sono e norme da creare

di Gianfranco Puca

Prato. Insulta e sgambetta la compagna di classe disabile, poi mette il film sul web. Lecco. Botte, lividi e paura: bullismo su un ragazzo delle medie, perseguitato dal branco Firenze. Atti di bullismo in una scuola elementare, dove un giovane di dieci anni è stato preso a calci, pugni, morsi e via dicendo da alcuni compagni di classe.  Giulianova. Episodio di bullismo in una scuola media dove un ragazzo di undici anni è stato minacciato con un taglierino alla gola da un tredicenne. Catania.  Una studentessa di 19 anni è morta suicida poiché presa di mira dai bulli. itoli come questi, purtroppo, diventano sempre più frequenti nei quotidiani, e impongono una riflessione sul bullismo, per prevenire e combattere un fenomeno sempre più diffuso tra i giovani. Il bullismo può essere definito come  un atteggiamento di sopraffazione nei confronti dei più deboli, che si concretizza con violenze fisiche e psicologiche; i luoghi  in cui spesso si manifestano i comportamenti di bullismo sono quelli legali alla scuola.  In Italia non c’è una legge che preveda il reato di bullismo, ma il codice penale contiene tutta una serie di norme che puniscono i comportamenti da bullo. Percosse, lesioni, danneggiamento, ingiuria e diffamazione, molestia, atti persecutori: questi sono solo alcuni dei tanti reati che il bullo compie con il suo atteggiamento nei confronti del più debole. Ma come reagire, cosa fare quando si è vittima di bullismo? È indispensabile presentare una denuncia o querela nei confronti del responsabile, in modo da attivare un processo penale, al termine del quale sarà dichiarata la responsabilità del soggetto, con condanna al pagamento delle spese legali per il processo e del risarcimento danni a favore della vittima. La Cassazione e i giudici di merito hanno da anni assunto un atteggiamento molto duro contro gli episodi di bullismo che, se sono costituiti da atti

che violano la corporeità della vittima, possono essere puniti come stupro di gruppo (Cass. 43495/2012), con conseguente possibilità di applicare una pena detentiva elevata, commisurata alla gravità del fatto.Se il bullo è minorenne non è esclusa la possibilità di ricorrere alla custodia cautelare in carcere (e non in comunità) in relazione alla particolare gravità del comportamento (Cass. 19331/205); tale ultimo orientamento è stato assunto proprio per comportamenti di bullismo in ambiente scolastico, ove la funzione di repressione e prevenzione è molto sentita. Nel bullismo le “quote rosa” vengono purtroppo rispettate: una vittima su tre dichiara che tra gli aggressori vi era una ragazza, e di solito i bulli aggrediscono persone dello stesso sesso; questo è quanto emerge da una indagine della Polizia Di Stato su un campione di 15.000 adolescenti. La Polizia di Stato, in tale indagine, ha chiarito che l’unica “arma vincente” è la sensibilizzazione e la prevenzione attraverso la formazione di insegnanti e genitori. Anche il cyberbullismo costituisce un fenomeno grave e preoccupante: la rete (vale a dire forum, social network come Facebook, siti di giochi in line, chat, ma anche messaggi sms o con foto oppure semplici telefonate) viene utilizzata per molestare, offendere, intimorire, mettere in imbarazzo, minacciare, deridere o escludere altre persone, spesso con esiti tragici, come la diciannovenne di Catania che si è suicidata perché umiliata sul web per la diffusione di provini di film porno in cui aveva preso parte. Le nuove tecnologie se, da un lato, permettono una grande velocità nelle comunicazioni e nella diffusione delle notizie, da altro lato possono permettere anche una indebita ed illegittima intrusione nel contesto scolastico, familiare e di

amicizia delle vittime, provocando stati di ansia e preoccupazione (Cass. 12479/2012). Se gli atti di bullismo vengono compiuti d un minore di 14 anni, questi non è imputabile nel processo, e solo se socialmente pericoloso può essere colpito da misure di sicurezza come il riformatorio. Il soggetto tra i 14 e i 18 anni è imputabile dinanzi al Tribunale dei minorenni, e se il soggetto è maggiorenne verrà giudicato da un Tribunale ordinario. Al termine del processo la vittima sarà risarcita di tutti i danni (personali, patrimoniali, morali, biologici, esistenziali) subiti a causa degli atti di bullismo.In caso di soggetto minore degli anni 18, potrà essere riconosciuta la responsabilità risarcitoria della scuola e/o dei genitori. La scuola, infatti, è tenuta a vigilare sul comportamento dei ragazzi,  a mente dell’art. 2048 c.c., ed è responsabile civilmente dei danni da loro prodotti, a meno che dimostri di aver adottato in concreto tutte misure disciplinari ed organizzative idonee ad evitare l’insorgere di situazioni di pericolo (Cass. 2657/03). I genitori sono anche responsabili civilmente per i danni prodotti dai figli, in base all’art. 2048 del codice civile, che stabilisce come “Il  padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela che abitano con essi.” I genitori, sui quali grava il dovere di mantenere, educare ed istruire la prole, potranno essere dichiarati non responsabili solo se riusciranno a portare la prova positiva di aver dato al figlio una buona educazione in conformità alle condizioni sociali, familiari, all’età, al carattere e all’indole del minore (Cassazione Civile 15706/2012; 9556/2009). L’onere educativo (e la relativa responsabilità risarcitoria) grava anche sui genitori separati.

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Consumatori

Fondo patrimoniale

ANCORA UNA TUT PER I BENI DELLA l cambiamento continuo delle regole di mercato, degli scenari di riferimento, consiglia di valutare con attenzione alcune norme, che ormai da diverso tempo sono state elaborate per la tutela della Famiglia. Particolarmente in situazione in cui uno o entrambi i coniugi svolgono un’attività imprenditoriale, soggetta fisiologicamente a momenti economici negativi, non risolvibili solo con capacità imprenditoriali e legati a più svariati motivi. Il fondo patrimoniale è un istituto che consiste nella costituzione, per atto pubblico, di un vincolo di destinazione per determinati beni (mobili, immobili e finanziari), i quali sono destinati a soddisfare bisogni della famiglia (mantenimento e assistenza), meritevoli di protezione. La proprietà dei beni costituenti il fondo patrimoniale è di entrambi i coniugi, salvo diversamente stabilito in sede di costituzione (art. 168). Il vincolo di destinazione, per essere opponibile a terzi, deve essere annotato sull’atto di matrimonio, e trascritto nei Pubblici Registri immobiliari e mobiliari, o annotato sui titoli di credito. Il fondo termina per annullamento, scioglimento o cessazione del vincolo matrimoniale; se vi sono figli minori il fondo dura fino al compimento della maggiore età dell’ultimo figlio. I beni oggetto del fondo ed i suoi frutti, non possono essere oggetto di azioni esecutive per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopo estranei ai bisogni della famiglia. Di competenza del coniuge debitore provare che il debito è stato contratto per bisogni estranei alla famiglia. Il fondo costituito fraudolentemente al fine di sottrarre beni ai creditori è attaccabile mediante l’azione revocatoria ordinaria che si prescrive in cinque anni. Questa la situazione fino a qualche tempo fa… lo scenario cambia anche

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Il fondo costituito fraudolentemente al fine di sottrarre beni ai creditori è attaccabile mediante l’azione revocatoria ordinaria che si prescrive in cinque anni. Questa la situazione fino a qualche tempo fa… lo scenario cambia anche alla luce delle ultime pronunce dei Tribunali e del nuovo Decreto Legge di riforma della Giustizia, approvato in questi giorni dal Governo Renzi

alla luce delle ultime pronunce dei Tribunali e del nuovo Decreto Legge di riforma della Giustizia, approvato in questi giorni dal Governo Renzi. Bisogna dire addio al fondo patrimoniale, uno strumento che per molti anni, anche grazie alla facilità in termini di costituzione, e alla scarsa onerosità relazionata alla sua efficacia, diventa un istituto di vuota utilità. Con il

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nuovo decreto Legge, il creditore che si senta pregiudicato nelle proprie ragioni del credito, da un atto di cessione del debitore (sia esso fondo patrimoniale, donazione o trust) avrà la possibilità di far valere le sue ragioni senza proporre l’azione revocatoria. Infatti fino a ieri, chi vendeva, donava o costitutiva in fondo patrimoniale o trust un bene, entro cinque anni


Consumatori

TELA A FAMIGLIA?

La nuova legge presuppone la colpevolezza del debitore e la sua malafede. Il debitore avrà la possibilità di opporsi al pignoramento (opposizione all’esecuzione) con dei riflessi negativi: anticipo delle spese di giustizia, a suo carico sarà l’onere della prova e quindi dovrà dimostrare la sua buona fede

dall’atto di costituzione era soggetto all’azione revocatoria. Il creditore, attraverso una causa in Tribunale poteva rendere inefficace l’atto dimostrando l’intendo fraudolento del debitore. La revocatoria presupponeva una procedura articolata e di merito. Ad oggi il creditore viene agevolato, in quanto non dovrà più proporre l’azione revocatoria, ma il suo pignoramento potrà andare avanti anche se l’immobile è stato inserito in un fondo patrimoniale, senza bisogno di intraprendere l’azione revocatoria. La norma stabilisce che quando il debitore abbia inserito in un fondo o un trust un bene, e lo abbia fatto successivamente alla nascita del credito, il creditore può procedere con l’esecuzione forzata, anche senza aver ottenuto la revocatoria.L’unico vincolo per esercitare il potere del creditore è che quest’ultimo provveda al pignoramento entro un anno dalla data di trascrizione dell’atto di fondo patrimoniale, trust o donazione. La nuova legge presuppone la colpevolezza del debitore e la sua malafede. Il debitore avrà la possibilità di opporsi al pignoramento (opposizione all’esecuzione) con dei riflessi negativi: anticipo delle spese di giustizia, a suo carico sarà l’onere della prova e quindi dovrà dimostrare la sua buona fede. La norma si basa sul fatto che tra i bisogni della famiglia, rientrano anche i bisogni imprenditoriali e quindi la deduzione che l’obiettivo di contrattare un debito da ciascuno dei coniugi, anche per finalità imprenditoriali rientri nella sfera dei bisogni familiari. Da qui anche la Corte di Cassazione in una recente sentenza (Reggio Emilia n. 765 del 20/05/2015) secondo la quale “ I bisogni della famiglia sono da intendersi non in senso meramente oggettivo ma come comprensivi anche dei bisogni ritenuti dai coniugi in ragione dell’indirizzo della vita familiare e del tenore prescelto in conseguenza delle possibilità familiari. ( Cass. Civ Sez III 31/05/20106 n.12998). Inoltre l’esatta interpretazione dei bisogni della famiglia (ex art 170CC) è che “tale presupposto deve essere interpretato in modo particolarmente esteso tale da includere anche le esigenze del pieno mantenimento dell’armonico sviluppo della famigli, nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, restando escluse soltanto le esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da intenti meramente speculativi (ex plurimis Cass. Civ 07/01/1984 n. 134;Cass Civ Sez I 18/09/2001 n. 11683; Cass Civ Sez V 07/07/2009 n. 15862 Cass Civ Sez III 11/07/2014 n. 15886)

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di Laura Di Paolantonio

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Consumatori ll’interno della formazione di una propria cultura finanziaria personale, la volta scorsa avevamo introdotto i due tipi di approcci (o strategie) che ciascuno di noi può avere

LA PERDITA DIVENTEREBBE TOTALE NEL CASO DI FALLIMENTO DELL’AZIENDA. CERTO IN CASO DI DISCESA DEL PREZZO ANCHE DEL 90% POTREMMO DECIDERE DI ATTENDERE UN RECUPERO MA SI TENGA CONTO CHE LA PERFORMANCE CHE UNA AZIONE DEVE FARE DOPO DISCESE ELEVATE È ENORME

damentali, di ottenere guadagni di notevole entità. Ma chi sceglie questa strategia, deve avere una alta propensione al rischio, perchè come sappiamo dai concetti appresi nelle volte scorse, il rendimento possibile è direttamente connesso al rischio, e quindi siccome con questa strategia si può guadagnare moltissimo, si deve essere pronti a rischiare molto, a volte anche l’intero capitale investito. Per quale motivo? Se noi acquistiamo le azioni di una azienda che fa utili, e che ha in generale dei buoni fondamentali abbiamo nel corso degli anni due vantaggi: 1)Incasseremo con molta probabilità dei buoni dividendi, cioè quella parte di utile che viene distribuita agli azionisti. 2)Potremo godere della crescita del prezzo di quotazione, infatti non è raro il caso di azioni che nel corso di alcuni anni riescono a raddoppiare, triplicare e persino quintuplicare il proprio valore. Sicuramente interessante come investimento, ma non è tutto oro quello che luccica. Vi sono infatti alcuni aspetti che non vanno sottovalutati: a) L’azienda potrebbe nel corso degli anni non confermare i suoi utili, perchè una crisi economica, oppure l’ingresso di nuove aziende concorrenti nel suo settore potrebbero ridurne sensibilmente la redditività. b)Scelte sbagliate da parte dei vertici societari oppure altri fattori potrebbero portare a una crisi aziendale, la quale potrebbe pregiudicare la

ma si tenga conto che la performance che una azione deve fare dopo discese elevate è enorme. Se noi acquistiamo una azione a 10 euro, e questa perde il 90% il suo prezzo va a 1 euro. Ma purtroppo per un problema matematicooggettivo non basta che l’azione torni a salire del 90% perchè si possa recuperare il capitale iniziale, in quanto 1 + 90% = 1,90 euro. Affinchè l’azione da 1 torni a 10 euro deve fare il +900%, cioè una percentuale impressionante. Pertanto il rischio di rimanere per molti anni con 1/10 del nostro capitale senza neppure incassare dividendi esiste. Ecco perchè la strategia del cassettista è affascinante, ma pericolosa. Chi la vuole attuare deve dedicare a quell’investimento solo una piccola parte di capitale che non è fondamentale per la stabilità del proprio patrimonio. Non solo: per attuare la strategia del cassettista sarebbe buona norma avere conoscenza della analisi di bilancio altrimenti l’investimento si trasforma in una vera e propria scommessa. Ecco perchè molti piccoli investitori che non vogliono correre i rischi appena visti, e che non hanno tempo o voglia di studiare l’analisi di bilancio, scelgono l’altra strategia esistente per l’investimento in azioni, cioè quella dello ‘speculatore’, che vedremo nella prossima occasione. di Bruno Feroci Analista finanziario

L’investimento in azioni:

la strategia del cassettista per quanto riguarda l’investimento in azioni. Questo investimento può essere infatti affrontato in due modi: a)tramite la strategia del ‘cassettista’ oppure b)con la strategia del trader , detto anche ‘speculatore’. Vediamo il primo caso. Si definisce ‘cassettista’ la persona che acquista una azione e la tiene per un lungo periodo di tempo, spesso molti anni, tanto che in gergo si dice che la ‘tiene nel cassetto’ (da qui il termine cassettista). Questa strategia può consentire, se la società di cui abbiamo scelto di acquistare le azioni ha dei buoni fon-

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stabilità dell’azienda stessa. Nei casi a) o b) cosa succede? L’azienda potrebbe non distribuire dividendi per vari anni(punto 1 precedente) e quindi come azionisti finiremmo per non incassare niente, e cosa ancora peggiore il prezzo della azione potrebbe scendere in modo sensibile, del 50% o in casi estremi anche del 90/95%, portandoci quindi alla perdita quasi intera del capitale investito. La perdita diventerebbe totale nel caso di fallimento dell’azienda. Certo in caso di discesa del prezzo anche del 90% potremmo decidere di attendere un recupero

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ECCO PERCHÈ LA STRATEGIA DEL CASSETTISTA È AFFASCINANTE, MA PERICOLOSA. CHI LA VUOLE ATTUARE DEVE DEDICARE A QUELL’INVESTIMENTO SOLO UNA PICCOLA PARTE DI CAPITALE


Consumatori ell’approssimarsi dell’avvio delle nuove stagioni sportive, è utile ricordare brevemente quali sono gli adempimenti fiscali previsti dalle normative tributarie per le Associazioni Sportive Dilettantistiche, ossia enti associativi che hanno lo scopo di promuovere attività sportive riconosciute dal CONI. L’attenzione da porre agli adempimenti fiscali inizia ben prima della costituzione, già nella fase di stesura dell’atto costitutivo e statuto, ponendo attenzione al rispetto di tutti i requisiti previsti dal Codice Civile, dalla legge fiscale (TUIR) e dall’art 90 della legge 289/2002 con richiesta di attribuzione di codice fiscale e successiva registrazione. Per poter beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dalla normativa tributaria, ai sensi della Legge 398/1991 bisognerà innanzitutto compilare ed inviare il Modello EAS mediante un intermediario abilitato, iscriversi all’apposito albo delle Associazioni Sportive tenuto dal Coni e comunicare l’opzione del regime agevolato all’Ufficio SIAE di competenza. Costituita l’associazione, bisognerà porre attenzione a tutti gli adempimenti correnti da espletare iniziando dall’emissione delle fatture per le attività commerciali svolte, con versamento trimestrale, in misura forfettaria, dell’iva sulla base di quanto disposto dalla L.398/1991. Entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio, dovrà essere redatto ed approvato un rendiconto, che riassuma tutte le informazioni di carattere economico-finanziario riguardanti gli aspetti sia istituzionali sia commerciali. L’associazione dovrà, poi, presentare il modello 770 quando essa abbia corrisposto, in un determinato periodo d’imposta, una o più di queste somme a titolo di: • indennità di trasferta e rimborsi forfetari di spese; • premi e compensi per l’esercizio diretto dell’attività sportiva; • compensi per collaborazioni di carattere amministrativo-gestionale; • compensi agli amministratori; • retribuzioni ai dipendenti. In questi casi, infatti, l’associazione sportiva diventa sostituto d’imposta e quindi come tale ha l’obbligo non solo di presentare il modello 770, ma anche di rilasciare, ai destinatari delle somme, entro il mese di febbraio dell’anno successivo a quello in cui i compensi sono stati corrisposti, la Certificazione Unica

Quali adempimenti fiscali per

l’Associazione Sportiva Dilettantistica?

in cui sono riepilogati gli importi pagati e le ritenute operate. In ultimo se l’associazione sportiva dilettantistica svolge attività commerciale dovrà trasmettere telematicamente la dichiarazione ai fini delle imposte dirette e indirette, c.d. Modello UNICO Enti non commerciali ed equiparati con versamento delle imposte. Poi naturalmente vi potrebbero altri adempimenti da effettuare, tutti legati a casi pratici non esemplificabili in queste poche righe. Il consiglio per evitare errori e brutte sorprese è sempre quello di farsi assistere da un esperto del settore come un Dottore Commercialista o un Ente di Promozione Sportiva.

ENTRO QUATTRO MESI DALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO, DOVRÀ ESSERE REDATTO ED APPROVATO UN RENDICONTO, CHE RIASSUMA TUTTE LE INFORMAZIONI DI CARATTERE ECONOMICO/ FINANZIARIO

di Alessandro Frattaroli

Cos’è un’ A.S.D. associazione sportiva dilettantistica è stata individuata dalla Legge 16 dicembre 1991, n. 398. Negli ultimi anni, oltre all’introduzione di norme di carattere civilistico, finalizzate a dare certezza giuridica all’associazionismo sportivo, numerosi sono stati i provvedimenti fiscali finalizzati a sostenere le società e le associazioni sportive dilettantistiche nello svolgimento della loro attività (articolo 90 Legge n. 289/2002; Decreto Legge n. 72/200 convertito in Legge n. 128/2004). L’attività sportiva dilettantistica in forma associata può essere esercitata sia sotto la forma giuridica di “associazione sportiva dilettanti-

stica” (con o senza personalità giuridica) sia sotto la forma di “società sportiva dilettantistica”; quest’ultima costituita nella forma di società di capitale o di società cooperativa senza scopo di lucro. Come per la costituzione di tutti gli enti associativi, anche per le associazioni o società sportive dilettantistiche è prevista la redazione dell’atto costitutivo e dello statuto che può avvenire per atto pubblico, scrittura privata con firme autenticate o scrittura privata registrata. Fondamentale per ottenere lo status di “associazione o società sportiva” e per poter usufruire delle agevolazioni fiscali è necessaria l’iscrizione nell’apposito Registro nazionale tenuto dal CONI.

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Curiosità on il suo Giardino-Laboratorio VITISVIDOR, ha contribuito a cambiare lo sviluppo socioeconomico urbano e non solo. Virgilio Vidor, nato nel 1948 a Roma arrivò nel Costa Rica nel 1972 con in testa un progetto e una passione : avviare una ricerca in viticoltura per la creazione di un prodotto attraverso l’ibridazione tra viti europee e vite tropicale riuscendoci con risultati sorprendenti. La sua storia inizia in Italia ma raggiunge terre lontane e oggi, in qualità di consulente internazionale collabora con i Governi in programmi di Sviluppo Locale Rurale e Sostenibile, Sicurezza Alimentare e Lotta contro la Povertá, sempre come Team Leader in missioni, progetti e programmi della UE, BID, USAID, ecc. Romanzo e avventura. “Con una vecchia jeep e pochi attrezzi” Così racconta i suoi inizi Virgilio Vidor, quando con idee rivoluzionarie arrivò in Costa Rica “per creare qualcosa in armonia con la natura, , Sognando una società migliore e prospera, dove l’intelligenza e l’amore stessero dentro un processo etico e non politico, di continua innovazione e di sviluppo sostenibile trasversale e globale. Bruciai le vele della nave, piantando le prime viti, portate dall’Italia con i permessi fitosanitari. La sfida era di produrre uva e vino in Centro America” . Lavorando dall’alba al tramonto insieme alla sua famiglia, ottenne e sviluppò le prime varietà tropicali di uva nel loro CEVT (Centro Sperimentale di Viticoltura Tropicale), sostenuto in parte da un progetto con il governo del Costa Rica, finanziato dall’ USAID. Collabora con molti scienziati in viticoltura e varie Universitá, in California e Costa Rica. Professionista ed Esperto internazionale di successo. In Italia ha partecipato, come Project Manager in una Societá di consulenza internazionale. Poi Team Leader di un programma della UE per fornire l’Assistenza Tecnica alla Riforma Agraria e Sviluppo Rurale in Nicaragua (1983 - 1990). Capo di Assistenza Tecnica per la UE,in progetti di sviluppo in Centroamerica. Ha organizzato e diretto, processi e forum permanenti per il coordinamento di progetti della UE sempre nell’area centroamericana, con grande impatto nell’innovazione di metodi e strumenti e lo sviluppo socio-economico in armonia con la natura, e la governance locale inclusiva, con etica e trasparenza. Un esempio ne è la Fondazione Jicatuyo in Honduras, che promuove la coesione sociale e lo sviluppo socio-economico e ambientale. Dalla sua ricerca nascono le nuove varietà di uva tropicale, come la Vitis tiliifolia (selvatica locale),

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VIRGILIO VIDOR E...

IL SOGNO DELL’UVA TROPICALE Vitis Vinifera (Europa ed Asia) e Vitis Labrusca (Nord America), oltre ad altre specie. Ha inoltre selezionato specificità e cloni , con buon potenziale, di varietà esistenti. Attualmente Virgilio Vidor, è Coordinatore e Capo Missione in Nicaragua, di un importante studio finanziato dalla Banca Interamericana di Sviluppo (BID), sulla sicurezza e qualità alimentare, analisi di rischio e residui tossici, per sostenere il rafforzamento della nuova Istituzione IPSA, anche con la formazione. Tuttavia, in questa fase della sua vita, Virgilio prosegue incessantemente con la Ricerca Scientifica in Viticoltura tropicale principalmente in Costa Rica, dove in un giardino enorme, situato a 1300 metri sul livello del mare a Curridabat, ha creato VITISVIDOR, il Giardino/Laboratorio visitato da appassionati e ammiratori. La sua storia sembra quella di un“Johnny Seme di Mela”, ma oltre a vendere uva, Victor sogna un’Associazione di

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Viticoltori Urbana e Periurbana (c’é una positiva esperienza a Londra, con giardini di viti per produrre il famoso “Urban Wine” -bottiglie personalizzate, di grande successo). Le prove di vinificazione, danno ottimi risultati. Pensa anche al miele urbano con le piccole api inermi locali (“mariolas”), frutta, confetture e verdure, convinto “ che il futuro della società (sempre più urbanizzata), sia tornare a un rapporto uomoambiente, simile a quello dei nostri nonni, ma in chiave moderna e innovativa. Ció produce maggior coesione sociale, cultura di pace, economia sociale, miglioramento ambientale, turismo, cultura e identitá territoriale. Questa dimensione verde – conclude Victor - è coerente con gli innovativi “Tetti Verdi, giardini verticali, ecc”, applicati in vari paesi, essendo anche un business in crescita, con finanziamenti e incoraggiamenti di politiche pubbliche, tanto che in certi paesi sono ora obbligatori” .


Curiosità

Trigonostigma Heteromorpha

“Il Pesce Arlecchino” a trigono stigma heteromorpha chiamato pesce arlecchino è in assoluto il pesce del genere rasbora più conosciuto ed apprezzato nell’aquariofilia, essendo adatto anche per piccoli acquari visto che raramente raggiunge i 5 cm. ed anche molto grazioso per i suoi colori molto valorizzati se allevato in gruppo di almeno 15/30 individui. La vasca ideale è sui 60 lt. ( 60x30x30 ) arredata con folta vegetazione lasciando libera la parte frontale della vasca per circa 15 cm. di profondità, i valori dell’acqua sono di 10/12° di GH e 6,5 di PH ( PH che verrà stabilizzato con torba nel filtro o legno Manila in vasca. Questi deliziosi pesciolini possono coabitare anche con piccole caridine, oggi tanto di moda e ospiti immancabili in mini acquari con piante vive, coabitano bene anche con piccoli pesci del genere Cardinale, neon, tanichthys e

QUESTI DELIZIOSI PESCIOLINI POSSONO COABITARE ANCHE CON PICCOLE CARIDINE, OGGI TANTO DI MODA E OSPITI IMMANCABILI IN MINI ACQUARI CON PIANTE VIVE COABITANO BENE ANCHE CON PICCOLI PESCI DEL GENERE CARDINALE, NEON, TANICHTHYS E PANGIO

pangio. Per l’alimentazione principale bisogna somministrare un buon mangime in fiocchi da integrare con dafnie, artemie, larve di zanzara e chironomus. Se l’allevamento è abbastanza semplice, non lo è altrettanto per la riproduzione, visto che non sono molto prolifici. Le uova devono essere tenute in condizione di penombra o buio assoluto, le larve sono davvero piccole a tal punto che dovranno essere nutrite per 2/3 settimane esclusivamente con infusori, rotiferi ed altro cibo microscopico. Il dimorfismo sessuale è poco evidente, maschio più snello e con pinne leggermente più colorate. Questi pesci sono particolari anche in fase di accoppiamento visto che avviene a testa in giù , infatti le uova altamente adesive vengono deposte nella faccia inferiore delle foglie di piante. di Orsini Maurizio

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Curiosità

Numerologia

I ‘numeri maestri’ 11 e 22 La numerologia è una chiave interpretativa interessante e permette di ottenere informazioni sul tipo di Karma che ci troviamo a vivere.

ella tradizione filosofica e spirituale indiana, ma anche nelle materie esoteriche occidentali una grande importanza è rivestita dal concetto di reincarnazione, secondo il quale l’anima non ha una vera nascita o una vera morte, ma vive eternamente e svolge quindi la sua evoluzione tramite una serie di incarnazioni nella forma fisica. Questo secondo molti esoteristi e spiritualisti spiega le notevoli differenze tra le esistenze di ciascuna persona umana, e può chiarire perchè ad esempio esistono individui che nascono in famiglie agiate e hanno successo terreno e allo stesso tempo ci sono invece persone che nascono in situazioni

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economiche difficili e devono fronteggiare molti problemi nella propria esistenza, anche di salute. Alla reincarnazione si lega direttamente il concetto di Karma, cioè la legge di causa-effetto, secondo la quale nella nostra esistenza attuale ci troviamo ad affrontare problemi di qualunque tipo causati da un nostro comportamento scorretto nella vita precedente, o meglio un comportamento non in linea con la legge naturale del rispetto del prossimo. Non esiste quindi il caso, la fortuna o la sfortuna. La numerologia è una chiave interpretativa interessante e permette di ottenere informazioni sul tipo di Karma che ci troviamo a vivere. Dal giorno singolo di nascita è possibile calcolare il cosiddetto Numero del

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Karma, che individua il tipo di prove che potremmo essere costretti ad affrontare. Il Karma lavora in questo modo: se si prova a condurre una vita sulla falsariga della precedente, cioè ripetendo gli stessi ‘errori’ è molto probabile che finiremo per sperimentare degli ‘interventi del Karma’ che sono in grado di bloccare i nostri progetti, con eventi inaspettati e problemi improvvisi. Il numero del Karma si ottiene togliendo il valore 1 dal giorno di nascita ridotto a una cifra. Esempio: i nati nel giorno 11 riducono l’11 a 2(1+1) e poi tolgono 1 e ottenendo 2-1=1 cioè un numero del Karma 1. I Numeri del Karma vanno da 0 a 9: vediamo oggi i numeri 0 e 1. Il numero del Karma 0, riguarda tutti coloro che sono nati nei giorni 1,10,19,28 di ogni mese. Questi giorni, ridotti a una cifra fanno 1, e togliendo 1 si ottiene lo 0. Cosa significa? Vuol dire che le persone nate in questi giorni sono anime alla loro prima esperienza terrena. Queste persone mostrano spesso un forte senso di iniziativa e hanno una grande ambizione, quasi da leader. Ma rischiano di incorrere in errori di valutazione legati alla loro impulsività: devono preoccuparsi di più dell’effetto che le loro azioni hanno nei confronti della sensibilità altrui oppure si troveranno a scontare esperienze di sofferenza già a partire dalla loro prossima incarnazione. Il numero del Karma 1, riguarda invece tutti quelli che sono nati nei giorni 2,11,20 e 29 di ogni mese. Le persone nate in questi giorni nella loro esistenza precedente si sono ‘approfittate’ troppo della disponibilità altrui, sfruttandone la buona fede o vivendo alle loro spalle. Il Karma chiede che venga pagato il debito: sarà molto probabile per le persone nate con questo Numero del Karma dover sperimentare nella propria esistenza una sorta di ‘espiazione’ e quindi si troveranno costrette a prendersi cura costantemente di una persona cara che sarà ‘dipendente’ da loro. E’ possibile poi che i nati con Numero del Karma 1, si trovino ad essere sfruttati da altre persone che traggono un apparente ingiusto vantaggio dai loro sforzi. In realtà questo ‘ingiusto’ vantaggio è una punizione del Karma dovuta al comportamento scorretto che loro stessi avevano avuto nella vita precedente, perchè ‘non si deve fare agli altri quello che non vorremmo venisse fatto a noi’.

di Bruno Feroci


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PrimaPagina agosto 2015  

PrimaPagina il magazine per Teramo e provincia www.primpaginaweb.it

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