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Proprietà DIRETTORE RESPONSABILE

GERENZA Enrico Santarelli TIZIANA MATTIA direzione@primapaginaweb.it

Edito da E.C.S. Editori srl Redazione e Amministrazione PUBBLICITÀ Graphic designer impaginazione:

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Supporto web 25 Maggio 2012

STAMPA

Hanno collaborato

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La caduta degli Dei Cadono gli dei nel capolavoro cinematografico. I buoni film, come i buoni libri, ci lasciano la mente desta per riflettere. E non lasciarsi schiacciare dalla realtà.

Sociale

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Clementina Berardocco Coralba Capuani Mira Carpineta Lorenzo Censoni Michele Ciliberti Mauro Di Diomede Adele Di Feliciantonio Valter Di Mattia Laura Di Paolantonio Ivan Di Nino Luigi Di Re Suor Maria Grenga Vincenzo Lisciani Petrini Antonella Lorenzi Matteo Lupi Alessio Macaluso Cristiane Marà Giuseppina Michini Daniela Palantrani Jessica Pavone Gianfranco Puca Raffaele Raiola Mariangela Sansone Alessandro Tarentni

INTERVISTA ALL’EX SINDACO DI TERAMO ANGELO SPERANDIO

Politica divora tutto di Daniela Palantrani DISTRIBUZIONE

Territorio

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ArtiGraficheCelori - Tr - Umbria

Sail Post Agenzia Teramo 1 UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA

VOCI DALLA PROVINCIA

Il punto su quartieri e frazioni

La responsabilità delle opinioni espresse negli articoli pubblicati è dei singoli autori, da intendersi libera espressione degli stessi. Alcune collaborazioni sono gratuite.

di Cristiane Marà

L’editore ha compiuto ogni sforzo per contattare gli autori delle immagini. Qualora non fosse riuscito, rimane a disposizione per rimediare alle eventuali omissioni

Attualità

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SPRECO DI DENARO PUBBLICO

I conti non tornano mai di Ivan Di Nino

Dal“Sogno Americano”a Montorio

Speciale Europei 2012

INSERTO STACCABILE

di Adele Di Feliciantonio

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Le informazioni, testi, fotografie non possono essere riprodotte, pubblicate o ridistribuite senza il consenso dei titolari dei diritti.

Fumetti raccontati da due “Matite d’oro”

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di Mariangela Sansone

Alimenti crudi: moda pericolosa di Alessandro Tarentini

Per i vostri quesiti ai nostri esperti redazione@primapaginaweb.it tel/fax 0861. 250336

In copertina: LA CADUTA DEGLI DEI

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(foto: Michael Douglas

Quando il femore fà Crac

“Follig Down” - film 1993 - regia Joel Schumacher)

n. 25 anno 3 mag. 2012

di Lorenzo Censoni PrimaPagina 25 mag. 2012

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risposta

Gent.le direttore, se i problemi sociali svanissero come evaporano in un lampo i fondi provinciali e comunali ad essi destinati non saremmo alla frutta! Percepire da “illo tempore” lo stipendio in ritardo e fare ore e ore di straordinario, ad oggi mai pagate, sono stati, rispettivamente, un’ attesa sopportabile e un compromesso inevitabile se si voleva lavorare senza problemi... (“se vi sta bene così altrimenti ve ne andate!”). Svegliarsi tutte le mattine dal 2009 alle 6a.m. per intraprendere una giornata lavorativa intrattenendo e accompagnando bambini e ragazzi disabili negli istituti scolastici e nei centri di terapia iperbarica di Teramo ci riempie il cuore di gioia! Arrivare invece al mese di maggio (2012) e pensare a chi tra noi non ha ancora percepito lo stipendio di ottobre e di dicembre (2011) e tutti i mesi a seguire... ci riempie il cuore di noia! Il nostro lavoro ci piace, ci gratifica umanamente perché ci mettiamo il cuore e l’anima. I ragazzi disabili danno così tanto con gesti e sguardi anche senza esprimersi a parole... Per amore del nostro lavoro e dei “nostri” bambini e ragazzi diversamente abili abbiamo continuato a lavorare, a testa bassa ma col cuore alto, senza alcuna interruzione del servizio! Sono passati molti, troppi, mesi e

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arrivati a maggio diciamo che non si “campa” di soli fioretti. Sentire il “capo” il giorno prima della Pasqua che, invece di farci gli auguri, ci dice che i soldi non ci sono, per poi scoprire, passate le feste, che invece essi erano arrivati a destinazione (ben 11.771,33 euro dal Comune di Teramo e 6.240,00 euro dalla Provincia di Teramo, per il quadrimestre settembredicembre 2011) e che sono stati utilizzati non per liquidare i nostri, scarni ma onesti, stipendi (800 euro circa gli autisti e 400 euro circa gli assistenti) bensì per altro, ci fa gridare: “E’ mai possibile che proprio nel settore sociale accada tutto questo!?”. Ci siamo rivolti al sindacato ormai da un mese. Ma si sa che la tempistica in questo campo non è il top! I dipendenti de “Il Mandorlo” società cooperativa sociale di Ascoli Piceno Cosa rispondere a una lettera emblematica della situazione che viviamo? Avete detto tutto voi. Il resto lo attendiamo da chi fa, di solito, del volontariato un termine da sbandierare in luoghi altolocati. Dove certa “bella gente” chiacchiera del nulla, cullando lo stomaco già pieno.


di Tiziana Mattia

ncredibile quanto abbiano in comune l’ex presidente della Regione, Ottaviano Del Turco, e l’attuale Governatore, Gianni Chiodi. Entrambi col dito puntato (in svariate occasioni) nel denunciare i cosiddetti “poteri forti” che condizionerebbero l’Abruzzo. Sentite cosa dichiarò Del Turco all’indomani della scarcerazione per i noti fatti, ancora sub judice, della Sanitopoli abruzzese: “Quando ne sono diventato presidente, l’Abruzzo era una regione canaglia per la qualità e l’importo della sua spesa sanitaria. Abbiamo fissato delle regole, chiudendo cinquanta anni di gestione in cui le regole non potevano essere violate per il semplice motivo che non esistevano. Abbiamo ridotto di un terzo la spesa e i posti letto in convenzione con le cliniche private. A qualcuno non è piaciuto”. Per aggiungere, a quasi tre anni di distanza, dopo le dichiarazioni di Gianni Chiodi davanti alla Commissione parlamentare sul servizio sanitario: “Sono felice che Chiodi abbia preso atto della situazione, sta incontrando le stesse difficoltà che ho avuto io e con le quali mi sono scontrato. La sanità privata è un pezzo dei poteri forti insieme a una parte dell’apparato regionale. I nostri problemi divennero gravi quando decidemmo alcuni spostamenti e alcune forme di controllo giudicate molto importanti. Ad esempio quelle dei carabinieri del Nas nella sanità privata, fu da lì che iniziarono i problemi”. Ed eccoci a quest’anno, un paio di mesi fa. Chiodi si dichiara vittima di una vera e propria “campagna denigratoria” da parte di certa stampa, dietro la quale si nasconderebbero, ancora una volta, “forti interessi economici legati alla sanità”. Secondo Chiodi, gli attacchi personali, provenienti anche da una emittente televisiva regionale, dipenderebbero dall’azione di risanamento e riorganizzazione “che stiamo portando avanti in questi anni nella sanità e che potrebbe risultare scomoda per qualcuno”. Stessa musica, stessi “poteri forti”. Neppure tanto occulti. Il problema, tirando le somme, è sempre lo stesso. In Abruzzo saltano i governatori, vanno in frantumi le giunte di ogni colore, cominciano e finiscono le carriere politiche. A restare fissi, intramontabili e temibili sono sempre i soliti, i “poteri forti”cosiddetti. E sarebbe invece il caso di non lasciarli più nelle nebbie, aggressivi e intramontabili, da far paura persino ai “Signori del Palazzo”. Anzi, urge portarli alla luce del sole, smascherarli e frantumarli, se possibile, condannandoli alla stessa cattiva sorte della mala politica. Dite la vostra e parliamone. PrimaPagina 25 mag. 2012

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Primo cittadino di Roseto Degli Abruzzi a un anno dall’insediamento in Comune

foto: il sindaco di Roseto

Intervista a Enio Pavone

AMMINISTRATIVE 2012

GLI ELETTI

UN SINDACO TIRANO “PORTA A PORTA” LE SOMME di Jessica Pavone

rima di tutto le chiediamo un bilancio. “E’ sicuramente positivo: sono state attuate tutte le linee programmatiche delineate all’inizio della mia candidatura. Innanzi è stato pubblicato il nuovo Piano Regolatore Generale e siamo intervenuti a migliorare le attività turistiche, permettendo la chiusura dei locali alle 3:00 di notte, sette giorni su sette. Abbiamo inoltre fornito ai cittadini il servizio di bus-navetta e ingaggiato i cosiddetti ‘nonni vigili’. Riforme molto importanti e coraggiose sono state fatte in materia di rifiuti. Dopo l’emergenza dell’anno scorso abbiamo affidato lo smaltimento ad una società privata e siamo orgogliosi di poter affermare che, entro la fine del mese, 7200 famiglie rosetane inizieranno la raccolta differenziata porta a porta. Ovviamente l’obiettivo è di estendere al più presto il servizio a tutta la città. Quest’anno il Comune si è anche occupato della riperimetrizzazione della Riserva Borsacchio, a tutela di tutta l’area protetta, che parte dalla città di Roseto e arriva fino a Cologna Spiaggia”. Come ha trovato i conti del Comune? “Come me li aspettavo, nessuna sorpresa. L’amministrazione municipale ha chiesto mutui di 30/40 milioni di euro per la realizzazione di molte opere pubbliche, di cui oggi possiamo riscontrare i risultati. Per il resto i conti del Comune di Roseto non fanno eccezione da tutti gli altri Comuni ita-

di Matteo Lupi

liani che si trovano ad affrontare una crisi economica di questa portata”. Quali erano i suoi obiettivi un anno fa e quali è riuscito a realizzare? “Gli obiettivi erano quelli presentati nel programma elettorale all’inizio della mia candidatura. Primi fra tutti l’elaborazione del nuovo piano regolatore e una riforma adeguata per lo smaltimento dei rifiuti. Obiettivi raggiunti con successo”. Cosa c’è in programma per il seguito della sua consiliatura? “Innanzi tutto l’immediata risoluzione delle irregolarità riscontrate nel Campo Patrizi, l’attuazione del Piano Spiaggia e le opere ambientali riferite alla Riserva Borsacchio”.

Riforme molto importanti e coraggiose sono state fatte in materia di rifiuti...

ra che i giochi sono fatti, abbiamo raccolto le impressioni di chi è uscito vincitore dalle urne, i sindaci eletti delle amministrative 2012. A partire da Martinsicuro, dove Paolo Camaioni con la lista civica Città Attiva ha superato la concorrenza di ben altre tre liste, ottenendo il 34,75 % delle preferenze. “Tre cause hanno concorso alla vittoria: la non appartenenza ad una rete di liste, come può essere il Movimento 5 Stelle, il lavoro essenziale e senza fronzoli di questi ultimi anni e il clima di ‘antipolitica’ che ha portato al voto solo chi era pienamente convinto nel farlo. Lo stesso vento di antipolitica che forse ha portato male agli altri candidati, che eppure si sono battuti con freschezza”. A proposito della lista da battere, Antonio Fabri, sindaco di Penna S. Andrea con il 58, 5% dei voti, con la lista Un impegno per il futuro, lamenta invece una certa aggressività: “La campagna elettorale è stata basata più sulla polemica personalizzata che sui contenuti, ma la gente non ha guardato ai pettegolezzi. I cittadini hanno riconosciuto i risultati ottenuti nella precedente amministrazione e ci hanno dato fiducia”. Il problema della concorrenza non si è posto per Vincenzo Esposito, che essendo stato candidato unico a Valle Castellana non ha avuto troppe difficoltà a raggiungere un inequivocabile 100 % dei voti, anche

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se “mi aspettavo qualche scheda bianca o nulla, e quindi sono felice che non ce ne siano state. Certo, gli uomini della vecchia opposizione hanno provato ad alzare la voce contro di me, ma i progetti avviati sulla viabilità, lo sviluppo turistico e la formazione di posti di lavoro non hanno ammesso repliche”. Per Enzino De Febis, sindaco eletto a Bisenti, con un risultato più evidente rispetto agli altri Comuni, il 60, 9%, la vittoria è stata una questione di sfumature. “I programmi delle liste erano quasi simili, per non dire uguali. Chi ha votato ha dato quindi fiducia più alle persone che componevano la nostra lista, La Fonte,

che ai progetti”. Anche in questo caso non sono mancati attacchi personali: “Io penso che quando si fa qualcosa contro qualcuno, non si ha futuro. Si erano accaniti contro di me”. Di progetti invece parla Antonio Di Giustino, la cui lista Insieme per Pietracamela ha riscosso il 56, 2 % dei voti. “Abbiamo operato sia sulla sicurezza che sulla riqualificazione ambientale, con particolare attenzione rivolta al Piano Regolatore, che a Pietracamela era vecchio di 45 anni. I cittadini si sono sentiti seguiti e hanno ripagato con la fiducia”. La stessa fiducia che sembra non essere mancata anche a Giuseppe D’Alonzo,

sindaco eletto di Crognaleto con la lista Trasparenza e Serietà, premiato con il 58, 3 % delle preferenze. “Nonostante una campagna elettorale accesa e violenta – rivendica D’Alonzo –, il popolo ha risposto preferendo la competenza, la coerenza e la serietà delle figure che compongono la mia squadra e che si sono misurate sul territorio, anche in riferimento a quei volti nuovi che hanno donato maggior lustro e capacità alla lista”. Una parola, infine, anche per lo sfidante: “Ha pagato la non coerenza, avendo fatto delle intese con il centrodestra, che eppure non è la sua compagine di appartenenza”.

Dalla Capitale un esempio per Teramo

“INVENTARE L’ABITARE” di Vincenzo Lisciani Petrini

oma, una protesta in pieno centro difronte alla sede dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana). Un manipolo di persone urla, mostra cartelli, cerca di fare la voce grossa a quel gigante che ha di fronte. È una scena che si è ripetuta diverse volte negli ultimi tempi e, per una volta, sembra che l’attenzione dei Palazzi sia massima. A protestare, questa volta, è la cooperativa “Inventare l’abitare” protagonista di intelligenti progetti di recupero del patrimonio immobiliare dismesso. Si parte del civilissimo principio che tutti abbiano diritto ad avere una casa. Recenti indagini (Sunia e Cgil) hanno mostrato come negli ultimi dieci anni gli affitti siano cresciuti del 150%, aumentando il rischio di sfratto per insolvenza. La cooperativa “Inventare l’Abitare”, dal canto suo, fa leva sulla legge del Lazio n. 55 del 1998 che tratta proprio dell’auto-recupero a fini abitativi. Insieme al Comune sono partiti numerosi progetti fruttuosi, che hanno permesso a moltissimi di trovare una sistemazione di vita, ampiamente alla loro portata. “Purtroppo il Credito Cooperativo (che ha elargito i mutui), su indicazione della Banca d’Italia – segnalano i portavoce della cooperativa – si è tirato indietro in corso d’opera, lasciando scoperti due cantieri e impedendone altri”. Ecco spiegata la rabbia, lo sdegno e la loro giusta delusione. Ne parla l’architetto Elena Maranghi, dottoranda in tecnica

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foto V. Lisciani P.: la protesta a Roma

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urbanistica: “A Roma l’occupazione è ormai una realtà piuttosto consolidata, e la sua evoluzione in processi di auto-recupero, pur non automatica, è comunque possibile. Il problema che la cooperativa affronta con la questione dei mutui apre un altro mondo di cose: la crisi economica, il potere delle banche, ma soprattutto l’enorme debito del Comune di Roma che pone la questione di una crisi dell’autorità stessa del Comune. Una questione complessa, critica...” Il pensiero alla nostra Teramo è stato immediato: anche qui il pericolo è di lì a un passo, dato che lo sviluppo urbano tende a mangiare terreno ovunque, senza freni. Prosegue, a riguardo, Elena Maranghi: “La città non può semplicemente continuare a crescere consumando suolo e producendo prevalentemente patrimonio abitativo cui le persone non riescono ad accedere, tanto meno in un momento come questo in cui le banche non concedono mutui e il lavoro è precario. Occorre che l’urbanistica in primo luogo ma il pubblico in senso lato, ovvero, l’istituzione politica e insieme la società civile, si rendano conto che c’è bisogno di pensare nuovi strumenti per il progetto e la trasformazione della città. L’urbanistica non può più vedersi o essere vista come una disciplina che si occupa della pianificazione del vuoto: l’urbanistica ha oggi a che fare con la città esistente, con le sue caratteristiche, le sue potenzialità e con il suo patrimonio edilizio. La città e l’urbanistica devono ripensare loro stesse partendo da queste considerazioni.”


La città delle bici campa cavallo che…

il traffico cresce di Ivan Di Nino

Perdere pezzi per strada sembrava prerogativa, fino a ieri, dei “soliti”. Invece in ebollizione anche l’Italia dei Valori che ha sempre fatto della giustizia e dell’uguaglianza di tutti, di fronte alla bilancia tribunalizia il suo cavallo di battaglia. Ha abbandonato “irrevocabilmente” la sedia in Provincia il consigliere Riccardo Mercante. Chiarissime le motivazioni.Tra le altre, una gestione, a suo dire, “tutta autoreferenziale e centralista” di un partito che, aggiunge, “tende a mantenere lo stato delle cose senza organizzarsi sul territorio”. Insomma, la copia conforme del Pdl, secondo la visuale del leader assoluto, Di Pietro. Non è che l’ex Pm sta prendendo le sembianze del suo eterno nemico, il Cavaliere, e non se n’è accorto? Sempre in casa Idv. Un esponente in consiglio comunale a Teramo commenta in tv i risultati nazionali, all’indomani delle amministrative: “Il MoVimento 5 Stelle (di Grillo, per capirci) ricalca per molti aspetti le battaglie dell’Italia dei Valori”. La realtà è che molti Italiani iniziano a preferire un comico a Lorsignori. Delle due l’una: o abbiamo scoperto un’ironia mai posseduta (come diceva Montanelli) o la misura è colma. Forse i ruoli cominciano a ribaltarsi. Mentre a ridere, almeno dalle nostre parti, sono rimasti solo quattro (si fa per dire) “gatti”. Ti.Ma.

ualche tempo fa è comparsa sulla stampa locale una lunga teoria di interventi alle arterie viarie di Teramo. In realtà, si vedono solo moltissime rotonde, di alcune delle quali non si sente particolarmente la necessità, come quella dinanzi all’università di Colleparco; altre sicuramente molto più utili, come nell’incrocio, trafficatissimo e con automobilisti assolutamente indisciplinati, tra via Fonte Regina, viale Crispi, via dell’Areoporto–nessun errore, è scritto proprio così!- e il ponte San Ferdinando. Certo, si dirà, anche sugli scontrini dei parcheggi c’è scritto che Teramo è “la città delle biciclette”. Ovviamente è solo uno slogan che nulla ha a che fare con le reali condizioni del capoluogo. Fermo restando che le bici che il Comune gentilmente concede in noleggio vadano restituite dove le si è prese e non in qualunque altro parcheggio-scambio della città e si è responsabili della sparizione della medesima, l’impressione che si ottiene è che queste due ruote siano una cattedrale nel deserto. Se è vero che l’amministrazione locale si è adoperata per l’acquisto delle bici, è altresì reale che per muoversi da un posto all’altro non esistano percorsi ciclabili propriamente detti. E’ pur vero che Teramo è fatta di continui anche se di poco conto “mangia e bevi” (ciclisticamente un continuo salire e discendere) che poco invogliano chi si pone per la prima volta dinanzi ad un velocipede, ma occorrerebbe, come dicono quelli colti, un “rapporto dialettico” fra le varie stazioni di parcheggio. Le proposte ci sono: dotare la città di più sensi unici, con via Po come “ingresso” alla città e circonvallazione Spalato ed il ponte San Ferdinando percorribili solo verso Giulianova, in “uscita”. Lo spazio che si creerebbe –inferiore ad una normale corsia per auto!- potrebbe essere utilizzato

per una riparata pista ciclabile. Così si invoglierebbero i teramani al noleggio/uso della propria bicicletta, col miglioramento delle condizioni di salute dei concittadini e la riduzione dell’inquinamento. Molti sono infatti i cicloamatori che lamentano, oltre all’arroganza degli automobilisti che considerano i ciclisti trasparenti ed incorporei, anche la mancanza di percorsi all’uopo. Sono anni che si sente parlare di pista ciclabile tra Teramo e Giulianova e di un’altra che colleghi San Benedetto a Pescara. Campa cavallo…che il traffico cresce.

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foto: il sindaco Brucchi e il vice-sindaco Di Sabatino

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Venire al mondo… Com’è dura di Ivan Di Nino

h, non ne parliamo nemmeno, per carità!”. Esordisce così, con grande vigore misto ad una non troppo sottile vena d’inquietudine il dott. Roberto Ciccocelli, presidente del comitato di difesa del diritto alla salute e per la salvezza dell’ospedale di Giulianova, quando gli si chiede del nuovo nosocomio della città costiera di cui questo giornale si è occupato nel precedente numero. “Venturoni (ex assessore alla sanità, nd’a) venne qui e ci disse di fare tutti gli adempimenti burocratici, compreso il cambio di destinazione d’uso del terreno dove dovrà sorgere il nuovo nosocomio, poi le cose si sa come sono andate. Chiodi ha detto apertamente che l’ospedale dovrà attendere il 2017 per la prima pietra”. Come se non bastasse, l’unica cosa che in Italia viene tagliata assieme all’istruzione è proprio la Sanità; Giulianova rischia infatti di veder scomparire anche la neonatologia, in quanto la dottoressa Baraldi, già sub commissario alla sanità abruzzese ha avanzato una proposta di riorganizzazione della “rete nascita” avanzata a livello regionale, prevedendo 1 solo punto di tale tipologia in provincia di Teramo. Il dott. Ciccocelli al riguardo ha scritto una lettera dai contenuti molto forti alla stessa dottoressa in cui evidenzia che tale riorganizzazione “non tiene conto del parere espresso più volte sia dal comitato del Dipartimento materno-infantile della Asl di Teramo, sia dalle Società scientifiche di area pediatrica (SIP e SIN) della Regione Abruzzo, che concordemente e ripetutamente hanno indicato come necessari e sufficienti n. 2 punti nascita nella provincia di Teramo, ferma restando la necessità di ridurre a 7 i punti nascita a livello regionale, sulla base del “piano Fazio”, ma anche delle lungimiranti proposte già espresse in precedenza dai pediatri abruzzesi attraverso le proprie Società scientifiche (SIP e SIN), ai fini di una più omogenea distribuzione territoriale degli stessi, necessaria

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per garantire a tutti i bambini e a tutte le mamme abruzzesi la stessa aspettativa di salute, si propone quanto segue: n.2 punti nascita all’Aquila, n.2 a Chieti, n.1 a Pescara e n.2 a Teramo”. Il “piano Fazio” prevede la chiusura di reparti in cui vi siano meno di 500 parti l’anno, fatte salve le zone più isolate con evidenti difficoltà di trasporto con rischio per le gestanti; la preparazione mediante scuole teorico-pratiche dei paramedici; la disincentivazione al parto cesareo e così via. “Non è per campanilismo che ho proposto Giulianova”, prosegue il presidente del comitato, “ma a S.Omero mancano medici e paramedici per coprire le h24 e per quanto riguarda l’ospedale di Atri la guardia c’ è, ma anche lì il personale è molto carente. Mi dicono che mancano gli spazi a Giulianova. Per forza! Abbiamo fatto due piani per la lungodegenza di Medicina, spostato malamente Otorinolaringoiatra; basta risistemare le cose, che i siti si trovano”. Come risponde a chi si lamen-

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foto: vita di corsia in ospedale

ta che per tutto il pescarese ci sarebbe un solo punto nascita? Non occorrerebbe lasciare almeno Penne, luogo in cui tutte le abitanti della Val Fino vanno a partorire? “No-risponde-, perché possono venire benissimo a Teramo, in mezz’ora non cambia niente. Occorre un buon reparto. Cosa crede, che se si abita a Roma, in mezz’ora si trova un ospedale?”

l’unica cosa che in Italia viene tagliata assieme all’istruzione è proprio la Sanità...


[intra]VISTO?

“Politica divoratutto” di Daniela Palantrani

a storia, in particolare quella politica, di un uomo dovrebbe parlare da sola. I fatti al posto delle parole. Fatti che non caratterizzano di certo la politica o gli uomini politici attuali. La politica al servizio del cittadino. La politica come insieme di valori fondamentali da rispettare e per cui lavorare. Oggi assistiamo a volta faccia e repentini cambi di schieramento, nascosti dietro un ‘oggi si vota la persona e non il partito’. Angelo Sperandio, sindaco per due consiliature consecutive, è stato il primo sindaco di Teramo ad essere eletto direttamente, con voto personale. “La politica è franata perché ha perso il reale obiettivo del servizio al cittadino, di massima giustizia, di massimo rispetto. Questa è l’equità. Sotto il profilo umano tutti hanno gli stessi diritti. Scienziati, operai sono tutti uomini. Non è ammissibile che ci siano pensioni da 600 euro e pensioni da 5000 euro al mese”. L’ex sindaco esordisce dicendo che nella sua vita politica non ha mai parlato dei sindaci che lo hanno preceduto, neanche in questa occasione vorrebbe parlare dei sindaci eletti successivamente alla sua uscita dalla politica. “E’ una forma di rispetto – prosegue – per chi ha lavorato. Dovere di un amministratore non è parlare degli altri, ma analizzare lo status delle cose, di quello che c’è e lavorare per migliorarlo e risolvere i problemi. Non abbiamo vissuto il momento per poter poi criticare una decisione adottata da altri”. Le persone si sono allontanate dalla politica? “Anche io mi sono allontanato. Nel 1995, quando mi hanno chiesto di candidarmi, mi veniva da sorridere. Non ero mai stato iscritto a un partito ed avevo una posizione anche molto critica nei confronti della Dc. Adesso devo dire che partiti come la Democrazia Cristiana o il Pci facevano scuola, sui valori di ogni partito. Significava dare delle direttive a chi si accingeva a fare politica. Non si perseguiva il fine del singolo, ma determinati valori. Ricordo, mi telefonò un collega dicendomi che nel centro sinistra si faceva il mio nome come candidato sindaco. Ero incredulo, accettai il colloquio e decisi di metterci la faccia, nonostante il periodo politicamente difficile. Non mi spaventava perdere, e decisi di farlo con il massimo impegno, come per ogni altra cosa della mia vita. L’obiettivo all’epoca era raggiungere almeno il ballottaggio. Man mano che proseguiva la campagna elettorale e si susseguivano gli incontri con

l’elettorato, mi resi conto che c’era riscontro positivo. Fui eletto al primo turno con il 51% dei voti. Ho iniziato questo percorso con molta umiltà, pur non essendo esperto, cercavo di essere presente e partecipare a ogni commissione per essere il più possibile informato”. La politica al servizio della comunità. “La politica è come una religione, una fede. Se tu credi in certi valori li porti avanti, e ti collochi nell’area dove vengono perseguiti quei valori. Non è ammissibile passare da destra a sinistra come se nulla fosse. Un po’ di delusione della mia area, l’ho. Sono molto dispiaciuto, per esempio, del fatto che la politica abbia divorato tutto quello che bisognava lasciare ai giovani. E’ vero che la colpa è di tutti gli Italiani, io dico che abbiamo il Governo che ci meritiamo, ma è innegabile che la politica ha mangiato tutto. Finito il mio mandato di sindaco, sono tornato a fare il mio mestiere

Chi è Angelo Sperandio nato a Teramo il 4 novembre 1940 Laurea in Matematica Sindaco di Teramo per due consiliature da Aprile 1995 a Giugno 2004

e il cittadino ‘normale’. Non capisco perché, a cominciare dal presidente della Repubblica, quando finisce il suo mandato, non ritorni a fare il cittadino normale. Non dovrebbe aver bisogno di scorte perché non ha ucciso nessuno, non dovrebbe aver bisogno di autista perché allora ne avremmo bisogno tutti. Questo è un grave errore, qualcosa che rimprovero anche a Monti di non aver proposto. Finito

il ruolo istituzionale, si torni a casa a fare il libero e normale cittadino che vive del lavoro svolto fino al momento dell’elezione. Il cittadino, l’elettore va rispettato. Portarsi dietro per tutta la vita, un beneficio acquisito con l’elezione, non è rispettoso. Finito il mandato è giusto che i benefici decadano. Consiglieri regionali, deputati e senatori, dopo 5 anni acquisiscono il diritto alla pensione. Agli altri, ed ormai non parlo più per me che sono pensionato, si chiedono 40 anni di lavoro; ben 35 anni di lavoro in più, per lo stesso diritto che alcuni privilegiati acquisiscono in 5 anni. E’ come dire che tali persone valgono otto volte più degli altri. E’ una vergogna. La sanità è un altro tasto dolente. I senatori ed i deputati hanno una sanità tutta particolare, tutto gratuito. Possono curarsi gratuitamente nelle migliori cliniche e l’operaio che ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese deve pagare anche il ticket. Mi domando, la vecchiaia di un operaio non è uguale a quella di un deputato? La vecchiaia andrebbe vissuta con pari dignità per tutti. Non è un’idea comunista, ma cristiana. Anche la Chiesa, secondo me sbaglia. Certe cose andrebbero predicate, come le predicava Cristo, con molta profondità. A volte, invece, si fa finta di non sentire e di non vedere”. Antipolitica? “Io non sono per l’antipolitica. Io sono per la politica. Quella, però, che risponde a determinati valori. Chi dei politici, di destra o sinistra, del presente può dire di aver fatto corrispondere quello che predica per gli operai anche per se stesso? Nessuno. Un dirigente di azienda, quando va in pensione, non si porta appresso la macchina aziendale, l’autista o i beni dell’azienda. Così dovrebbe essere anche per i politici”. Perché ha deciso di uscire dalla politica? “Non mi potevo candidare nuovamente. L’avevo detto fin dall’inizio, sia ai partiti che mi avevano sostenuto, sia agli elettori in campagna elettorale, che non avrei chiesto nessuna poltrona, garantendo la massima trasparenza. Penso di essere stato l’unico sindaco, dopo nove anni, a non aver avuto un incarico. Non ho voluto nulla. Sono tornato alla mia vita di prima”. A volte si può restare anche in seconda linea, mettendo a disposizione la propria esperienza. “Sono sempre stato una persona molto critica ed onesta. Ho rispettato le idee di tutti. Ho sempre detto chiaramente e senza paura il mio personale punto di vista, anche se in contrasto con le linee generali dettate, per esempio dal sindacato. Sono stato per quattro anni segretario provinciale della Cisl Scuola”.

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IL PUNTO SU

QUARTIERI E FRAZIONI a cura di Cristiane Marà

PIANO DELLA LENTA

PIANO SOLARE

CORSO “Pericolo randagi” IN D’OPERA entiamo Enrico Ambrosini per Piano della Lenta: “Uno dei problemi che più ci preoccupano al momento è la presenza dei cani randagi che girano per il quartiere, talvolta aggredendo i passanti e i loro stessi cani. Alcuni di noi si trovano costretti ad uscire di casa con un bastone. Abbiamo fatto diversi esposti ai vigili urbani e alla Asl, ma ognuno rimanda all’altra autorità e il problema non viene risolto. L’altro disagio è la mancanza di un ufficio postale. Siamo costretti ad andare a Teramo e soprattutto per gli anziani non è facile spostarsi ogni volta. La domenica non ci sono mezzi pubblici sufficienti e chi non può guidare è costretto a restare in casa. Tutto sommato il quartiere è abbastanza tranquillo. La raccolta differenzia-

ta procede sebbene il giorno di ritiro del vetro, il frastuono provocato alle sei del mattino è abbastanza fastidioso”.

Abbiamo fatto diversi esposti ai vigili urbani e alla Asl, ma ognuno rimanda all’altra autorità...

iano Solare è un rione di Teramo immerso nel verde. Di recente i rappresentanti del quartiere hanno incontrato il sindaco Maurizio Brucchi per illustrare le problematiche riscontrate. PrimaPagina ha ascoltato Romolo Cimini che ci racconta: “Dall’incontro con il sindaco abbiamo ottenuto la promessa di una risoluzione in tempi brevi dei disagi. Si è parlato di cifre pari a 80.000 euro stanziati oltre al rifacimento dell’asfalto. Le strade sono danneggiate. I trasporti sono insufficienti. C’è stato un taglio delle corse ma visto l’autobus che arriva a Fonte Baiano, quartiere limitrofo continua comunque a girare, non vedo il risparmio nell’eliminazione della nostra zona.

Le strade sono danneggiate. I trasporti sono insufficienti.... Altro problema grave è la presenza di rifiuti in quantità inimmaginabili nel boschetto adiacente. Il problema è legato soprattutto alla maleducazione purtroppo. Persone esterne al quartiere si recano spesso e volentieri a gettare l’immondizia nello spazio verde. Quest’ultimo è facilmente accessibile per i cani a passeggio ma nessuno raccoglie con paletta e bustina le deiezioni del proprio animale e lascio supporre la situazione. Servirebbero quindi maggiori controlli da parte dell’autorità. Speriamo infine che il sindaco mantenga le proprie promesse”.

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Patto di stabilità e ragioni di quartieri e aziende

“NIENTE SOLDI PER LE IMPRESE. A MENO CHE…” Incontro tra il sindaco di Teramo e i residenti di Colleatterrato di Mira Carpineta

l comitato di quartiere, in piazza Rishon, una giunta quasi al completo per illustrare gli interventi in progetto con l’utilizzo dei fondi PISU. Riqualificazione delle aree di socializzazione di uno dei quartieri più popolosi della città, che chiede da anni interventi necessari come la farmacia, un centro aggregativo, recupero di aree degradate e riassetto di strade che ogni giorno di più diventano pericolose per una popolazione in costante crescita. Con l’ausilio degli assessori Tassoni, Di Giovangiacomo, Di Stefano, Marchese, Agostinelli e Campana, Brucchi ha voluto incontrare i residenti di Colleatterrato e i tre comitati di quartiere della zona che va da Villa Pavone a Casalena. “Un po’ troppi tre comitati” per il primo cittadino, che però non ha cercato di evitare confronti con nessuno. Anche se ha dovuto spegnere le prime polemiche, prima ancora di parlare del progetto urbanistico che dovrà, pena la perdita

dei finanziamenti europei, iniziare i lavori entro il 2013. Dalla farmacia alla chiesa, dal polo scolastico alla tratta ferroviaria, il sindaco ha risposto a tutti i sette punti sollecitati dalla presidente del comitato. Ha mostrato cartine e fornito numeri e date. Ha chiamato a testimoniare, ognuno per le proprie competenze, i vari assessori, ma ha ribadito le difficoltà economiche della pubblica amministrazione, dell’angoscia che suscita il patto di stabilità. L’impossibilità di usufruire di deroghe, anche per quelle amministrazioni che sono più “virtuose” di altre. Il dilemma delle scelte e delle priorità da far conciliare con la scarsità

delle risorse. L’impossibilità di poter fare promesse “che non si è sicuri di poter mantenere” e un debole accenno all’Imu che incombe, e da cui prende le distanze, non condividendo le scelte politiche che pure è tenuto a rispettare. Un sindaco aperto a suggerimenti, che invita i cittadini a collaborare con idee e proposte sui progetti in via di attuazione, ma che non nega la difficoltà del periodo di crisi, tanto da asserire, alla fine dell’incontro, che il Comune non sarà più in grado di pagare le imprese fino a gennaio, se la Tercas non interviene aprendo una linea di credito per continuare i pagamenti.

il sindaco ha ribadito le difficoltà economiche della pubblica amministrazione, dell’angoscia che suscita il patto di stabilità...

foto: il sindaco Brucchi PrimaPagina 25 mag. 2012

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A tu per tu con

l’ARPA

ROIANO DI CAMPLI di Cristiane Marà

a piccola frazione di Roiano, nel comune di Campli in provincia di Teramo raccontata da Angelo Pilotti: “La nostra è una piccola comunità, non ci sono problemi grandi, ma colgo l’occasione per porre l’accento su un grande disagio che abbiamo con l’Arpa. Visti i tagli della Regione è stata eliminata una corsa fondamentale. Alle diciotto e trenta i genitori

foto: la piccola frazione di Roiano

degli studenti che escono dal rientro scolastico devono andare fino a Teramo per portare a casa i proprio figli. Per non parlare di chi vuole spostarsi per andare al mare che si trova ad avere vincoli d’orario per non restare a piedi. Lo abbiamo fatto presente all’Arpa, ma ci siamo anche stancati di scrivere lettere che probabilmente finiscono nel cestino. Speriamo che questo problema venga risolto, per il resto riusciamo a gestirci bene”

Il presidente Pompizi propone l’accorpamento delle funzioni amministrative e dei servizi

Unione dei Comuni “Super” VAL VIBRATA di Coralba Capuani

ancia la sua sfida ai sindaci dei dodici comuni della vallata Alberto Pompizi, presidente dell’Unione dei Comuni della Val Vibrata “Città Territorio”, proponendo una “Super Unione dei Comuni” della provincia di Teramo. Questo per sopperire alla norma che entrerà in vigore a partire dal 30 settembre 2012, termine entro il quale i Comuni con meno di 1000 abitanti dovranno esercitare tutte le funzioni amministrative e i servizi attraverso le unioni o in convenzione, mentre i centri con una popolazione fra i 1000 le e i 5000 abitanti saranno tenuti a svolgere in forma associata almeno due delle sei funzioni fondamentali. «Bisogna associarsi per migliorare i

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foto: Alberto Pompizi


servizi e ridurre i costi – afferma Pompizi –. Per questo propongo una riflessione ai colleghi sindaci della provincia di Teramo, per il potenziamento funzionale della più grande Unione di Comuni che è appunto quella della Val Vibrata, che può certo avere il ruolo di Super Unione essendo stata la prima e con più comuni associati. Mi auguro che questa mia proposta progettuale abbia la giusta attenzione delle parti coprotagoniste del prossimo e invitabile cambiamento nella realtà degli enti locali, alla luce delle disposizioni di legge da rispettare nella tempistica per la loro attuazione». Si dice d’accordo con il presidente dell’Unione, il vice sindaco di Nereto, Daniele Laurenzi: «Ben venga il potenziamento funzionale del sistema di rete dei servizi unici associati. Ad oggi le funzioni associate sono soltanto due, quella dei rifiuti e il sociale. Sarebbe auspicabile ampliare il contesto magari partendo dalla polizia locale unica, tema molto sentito dai cittadini perché riguarda il primo presidio del territorio. Per fare ciò i sindaci devono però superare i localismi e avere una visione meno campanilistica. Ad

esempio, il comune di Nereto ha portato all’attenzione dei sindaci la problematica della soppressione dell’ufficio del Giudice di Pace di Nereto, chiedendo ai comuni dell’Unione la disponibilità nel compartecipare alle spese di gestione dell’ufficio, unico modo previsto dal disegno di legge per evitare la soppressione dello stesso.

Non vedo la necessità di fondare una super unione, basterebbe far funzionare quella attualmente in atto. Purtroppo ad oggi le risposte sono state, diciamo, molto timide a parte qualche eccezione». Si dice scettico invece il primo cittadino di Controguerra, Mauro Giovanni Scarpantonio: «Non vedo la necessità di fondare

una super unione, basterebbe far funzionare quella attualmente in atto. L’attuale insieme dei Comuni aderenti all’Unione comprende realtà molto diverse tra loro; si pensi infatti alla compresenza di paesi costieri, collinari e montani che presentano problematiche disomogenee. Si fa molta fatica quindi a gestire un insieme così vasto. Per quanto riguarda poi la normativa che prevede la gestione delle funzioni amministrative e i servizi attraverso le unioni o in convenzione, devo dire che abbiamo già provveduto da tempo, stipulando delle convenzioni con i comuni limitrofi di Corropoli, Nereto e Torano, ad esempio». Non si discosta da questa posizione, l’opinione di Dino Pepe, sindaco di Torano Nuovo che, come Scarpantonio, ha provveduto a unire la gestione di alcuni servizi già dal 2011: la segreteria comunale con il Comune di Ancarano e la Polizia Municipale con il Comune di Controguerra, cui si è aggiunto anche il Comune di Nereto a partire da quest’anno. «Insomma – conclude con un velo di polemica Pepe – prima di pensare a una super unione penserei a far funzionare meglio l’Unione».

CRISI ECONOMICA:

a Giulianova

“viaggia” per mare di Cristiane Marà

e aziende chiuse “a terra” in Abruzzo nel 2012 sono 5130. Luigi Massi è proprietario di una imbarcazione da pesca - Il Faro- a Giulianova. Insieme ad altre cinque imbarcazioni, fa parte di quelle aziende “in mare”, di cui poco si parla, ma anch’esse in procinto di chiudere. Massi spiega: “Innanzi tutto Giulianova nasce come un porto peschereccio, ma negli ultimi anni lo spazio è diminuito a favore dei pontili per le barche da diporto. Talvolta uscire per lavorare, specialmente se c’è vento è difficile e pericoloso. Il fondale è basso e lo

spazio per fare manovra insufficiente. Le eliche possono finire sulla secca o urtare detriti, danneggiandosi per cifre che toccano i cinquantamila euro. Gestire un peschereccio costa caro, la nafta è arrivata a 0.81 centesimi al litro e per una sola giornata ci costa 1390 euro. Bisogna considerare poi i beni di consumo immediato necessari, come cibo, acqua, reti da pesca. Le reti in particolare si danneggiano facilemente a causa di intralci sul fondale, e acquistarne una nuova costa circa 7000 euro. Il pescato è nettamente diminuito. I fattori che influiscono oltre a quelli biologici, sono il divieto di pesca al tonno che ha PrimaPagina 25 mag. 2012

foto C. Marà: il porto di Giulianova

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causato un aumento di questa specie, che a sua volta divora tutti i pesci più piccoli. Sono presenti anche barche che usano il sistema della volante ( questa tecnica di pesca prevede il traino di un’unica rete da parte di due imbarcazioni). Le volanti pescano soprattutto pesce azzurro, distruggendo però tutte le altre specie minori che capitano nella loro rete. Gli esercizi commerciali che una volta si rifornivano da noi, ora preferiscono risparmiare e acquistare pesce di importazione o di allevamento. Anche dall’estero. Scioperare non serve, perché con la possibilità di comprare pesce surgelato, in ogni caso non otterremmo un aumento del consumo. All’interno del porto abbiamo il mercato ittico gestito dal Comune (il quale dichiara perdite di 200.000 euro). Ne abbiamo richiesto la gestione con la collaborazione di Lega Pesca, FederPesca, ma nessuno ha risposto. Al mercato ittico si vende tramite asta. Ne è rimasta solo una e il guadagno è pochissimo, viste le quantità ridotte che smerciamo a prezzi bassi. Non ci sono giovani che iniziano questo mestiere e gli uomini che abbiamo a bordo, che sono padri di famiglia, pensano di lasciare questo lavoro per qualcosa di più proficuo. Per legge dobbiamo garantire lo stipendio minimo, ma pagando ognuno di loro 1500 euro noi come viviamo? Non sappiamo cosa fare, non si vedono soluzioni all’orizzonte. Vorremmo più par-

foto C. Marà: il porto di Giulianova

tecipazione della pubblica amministrazione e una regolamentazione delle importazioni per permetterci di lavorare con i nostri prodotti”. Anche Marco Vagnoni, responsabile del rifornimento di gasolio all’interno del porto, oltre che pescatore, interviene sull’argomento: “Io sono un po’ il ‘termometro’, e registro una crisi profonda. Per i pescatori sono io la banca. Mi ritrovo a dover fare crediti. Per pagare 15000 litri di gasolio, che servono per dieci giorni di pesca, servirebbero 12000 euro. Bisognerebbe quindi avere un introito di almeno 32000 euro al mese. Questo non succede più. Il prezzo del carburante supera il 50% delle spese. Il prezzo del pesce tocca i minimi di dieci anni fa. Tra poco il nostro porto sarà come quello di Pescara, adibito solo a diporto. L’unica pesca che ancora funziona è quella delle vongole”. Conclude Vagnoni: “C’è da far notare anche che tutte le imbarcazioni sono in vendita. Nessuno sceglie di tenersele, anche se si parla di milioni di euro di capitale. Nessuno però viene mai a chiedere per aquistarle. Il fermo pesca nei mesi estivi, in cui c’è maggior afflusso di persone e quindi si potrebbe vendere più pesce, ci rende la vita impossibile. Nei prossimi dieci anni prevediamo la fine della pesca a Giulianova. Resteranno probabilmente solo i privati che con una barca piccola pescano e vendono direttamente il pescato di piccole quantità”.

Niente di nuovo TRANNE LE TASSE

di Ivan Di Nino

econdo la Federazione di Sinistra di Roseto è “l’ultimo teatrino della politica”. E’ la vicenda CIRSU-SOGESA. Come si sa, CIRSU sta per “Consorzio Intercomunale Rifiuti Solidi Urbani” ed è una società costituita dai comuni di Bellante, Mosciano, Giulianova, Roseto, Morro d’Oro e Notaresco. Nel 2002 è divenuto, per imposizione dell’articolo 35 della finanziaria del 2001, una società per azioni. Alla fine del 2004, CIRSU spa si scisse costituendo la CIRSU patrimonio spa, cui andarono patrimonio ed impianti della CIRSU spa. Come in ogni italica vicenda che

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(non) si rispetti, nel 2008 è stata deliberata la fusione per incorporazione della CIRSU patrimonio all’interno della CIRSU spa; il “polo tecnologico” veniva dato in gestione completa-tecnica ed operativa- alla SOGESA spa. La domanda è semplice: perché scomporre e ricomporre inutilmente? Ovviamente dove passa la politica non crescono più i soldi: gli amministratori della cosa pubblica sono capaci di affossare malamente anche la migliore impresa. E’ notizia di pochi giorni fa che il Comune di Giulianova avrebbe quasi tre milioni di debiti: 1 milione e seicentomila col CIRSU e un milione e trecentomila con SOGESA.

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Di questi, almeno un milione va versato entro l’anno. Per far fronte, niente tagli: solo mostruosi aumenti della TARSU e, forse, aliquota massima dell’IMU. E’ il cane che si morde la coda: il CIRSU, grazie ad una gestione non proprio oculata, naviga in un mare di debiti con un sacco- mai termine fu più appropriato- di crediti non riscossi; gli operai non sono pagati e spesso scioperano, lasciando i Comuni serviti con le pattumiere piene; i Comuni stessi, per recuperare quei soldi che servono al CIRSU, aumentano le tasse. Parafrasando una frase di una nota canzone di Zucchero, è il caso di scrivere: “Niente di nuovo, tranne le imposte per noi”.


MICROIMPRESE, gli accordi non bastano di Cristiane Marà

e microimprese e le piccole e medie imprese (PMI) costituiscono il motore dell’economia europea. Sono una fonte essenziale di lavoro, generano spirito imprenditoriale e innovazione nell’UE e sono quindi essenziali per favorire la competitività e l’occupazione”. Con queste parole le ha definite Günter Verheugen membro della Commissione europea responsabile per le Imprese e l’industria. Di recente si è parlato di Piccole e Medie Imprese in Abruzzo, mentre è stato siglato il nuovo accordo tra Confindustria Chieti, Confindustria Pescara e Banca dell’Adriatico volto a sostenere ( in particolar modo il capitale umano) l’attività delle nostre aziende. Flaviano Mosca, titolare della Eurofer snc a Teramo, ditta specializzata nella lavo-

razione di ferro e serrande spiega: “Le cose non vanno bene. Si lavora male soprattutto a causa dei mancati incassi. Noi acquistiamo i materiali da ditte del nord alle quali poco importa dei nostri problemi. Noi paghiamo, ma poi quando rivendiamo il prodotto sul nostro territorio, il 50 per cento dei clienti cavalca l’onda di questa nuova malattia chiamata crisi e non ci paga. Abbiamo solo due dipendenti e non possiamo assumere perché il lavoro è fermo. Visto che forniamo materiale destinato alle case, se queste ultime non vengono costruite, non lavoriamo. Per quanto riguarda le banche, siamo fermi anche su quel fronte. Per avere un finanziamento o un prestito servono mille garanzie oppure non accettano proprio le richieste. Che posso dire? Siamo fermi”. Altra voce , ma stesso tono quello del signor Gabriele, della Saputelli SNC di Gabriele e Diego,

di Bellante. Ditta di fornitura di materiali per l’edilizia: “I problemi sono sempre i soliti. Non c’è vendita e non c’è neanche richiesta. Neanche qualcuno che viene ad informarsi per un eventuale lavoro. Io ho un mutuo in corso, ma se non c’è vendita come si fa? Le spese giornaliere ci sono sempre e comunque. Le cose vanno male”.

Le cose non vanno bene. Si lavora male soprattutto a causa dei mancati incassi...

CNA: “VITTIME DELLE IMPOSTE” di Ivan Di Nino

a Cna ha organizzato a Teramo un convegno dal titolo “Cosa cambia con la riforma Monti. Tasse, sviluppo e liberalizzazioni”. Secondo la confederazione è proprio il settore commerciale-artigiano quello con più drammaticità al suo interno: in Abruzzo, nel bilancio tra aperture e cessazioni di attività, c’è una perdita di ben 929 negozi/piccole attività solo nel primo trimestre 2012. Sofferente anche la ristorazione con una diminuzione tra gennaio e marzo di 191 unità. “Le imprese sono vittime di una concentrazione senza precedenti di imposte, tasse, minori entrate e difficoltà di accesso al credito - afferma il responsabile regionale della Cna per il settore Commercio, Cristiano Tomei - e questo determina un

cocktail micidiale sul settore”. Tra nuova IMU, nuova tassa sui rifiuti, aumento dell’IVA, maggiorazione delle aliquote per le pensioni nonché la diminuzione di molte detrazioni e via infliggendo, un piccolo imprenditore dovrà spendere tra le 3.000 e le 3.500 euro in più all’anno (Fonte: Centro Studi Nazionale CNA). In particolare, l’aumento dell’Iva, forse già ad ottobre e sicuramente nel 2014, provocherà un aumento di prezzi e di inflazione. La Cna si è detta contraria all’incentivazione delle liberalizzazioni. Secondo Tomei “orari di apertura troppo permissivi della grande distribuzione, potrebbero determinare un ulteriore colpo al piccolo commercio, senza peraltro incrementare i consumi”. Un pressante invito è giunto all’esecutivo regionale per allentare la morsa della pres-

sione fiscale, quantificata dalla CGIA di Mestre al 54,5%. Per Graziano Di Costanzo, direttore regionale della CNA “l’annuncio del ritrovato pareggio nel settore sanitario deve indurre ad abolire il prelievo effettuato, a danni di famiglie ed imprese, attraverso le addizionali applicate ad Irpef ed Irap, che insieme valgono oltre 130 milioni di euro”. E’ evidente come così non si possa più andare avanti, ma si vada all’indietro. Certo, ci sono stati forti richiami sia dalla Corte dei Conti che dal prof. Draghi, presidente della BCE, che hanno evidenziato come risanare aumentando le tasse sia recessivo. Ovviamente non c’era bisogno di grandi professori per capirlo, ma la linea di Monti non si smuove: “Non possiamo fare a meno del rigore”. Molto giusto, ma che si fischino anche le punizioni contro gli sprechi di denaro pubblico…

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SPRECO DEL DENARO PUBBLICO

I CONTI NON TORNANO MAI di Ivan Di Nino

ppure è tutto giusto, ho rifatto i conti tre volte”, così, con stupore, si esprimeva G.E., impiegato addetto al conteggio dei rimborsi spese dei consiglieri provinciali nell’ormai lontano 2001, dopo vari articoli sui giornali che ne evidenziavano l’enormità. “Eppure” era tutto a norma di legge, e questo è lo scandalo. Già la parlamentare Castellani prima, ed il presidente della Regione Chiodi (che si vede ogni tanto sfrecciare sulla sua nuova fiammante Audi A6 con autista) lamenta(va)no la mancanza di contatto con l’elettorato dopo gli onorevoli trasferimenti romani ed aquilani. “Eppure” il distaccamento tra politica e popolo non ha prodotto ancora risultati, se non quello di vedere sempre più aumentate le inefficienze e gli sprechi. Tanto per fare i conti “a naso”, non solo ogni assessore/consigliere ha diritto a gettoni di presenza ed emolumenti, ma anche a “rimborsi spese”: se uno di questi vive nella lontanissima Notaresco (tanto per citare un paese) e deve venire a Teramo per presenziare alle sedute del consiglio provinciale, ha diritto ad un rimborso. Viaggiare con mezzi propri ed a proprie spese come fanno tutti i lavoratori, no?! Il capoluogo aprutino ha la bellezza di 40 consiglieri e 10 assessori, quando ne basterebbero la metà; questo senza contare la lunga teoria di dirigenti –doppioni degli assessorifunzionari, impiegati e via dicendo. Qualche tempo fa per bocca dell’allora pre-

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sidente dell’Anci Chiamparino i Comuni si sono prima lamentati che senza Ici sulla prima casa non ce la facevano più; adesso che è stata rimessa obiettano che non serve e che anzi toglierà risorse ai comuni stessi! Se le riforme non arrivano dall’alto, allora vanno fatte dal basso: un qualunque padre di famiglia che deve fronteggiare spese necessarie ed impreviste taglia tutto il possibile, ma gli enti locali di certo non sono un fulgido esempio di “bravi padri”. Allora, perché non prepensionare –visto che licenziare è pressoché impossibile e non se ne capisce il motivo- ed eliminare i rimborsi spese nonché tagliare drasticamente assessori e consiglieri? Altra figura assolutamente pleonastica è il presidente del consiglio degli enti locali. A che servono allora i segretari comunali e provinciali? Perché non si possono vendere gli immobili di proprietà degli enti ricavandone qualcosa? Lo Stato italiano spende in canoni di locazione 12 miliardi (miliardi!) l’anno quando potrebbe tranquillamente comprare quegli stessi locali. A quanto pare il conflitto d’interessi non si è sciolto con l’uscita di scena di Berlusconi. Troppi interessi incrociati, troppa burocrazia, troppa politica che inserisce i suoi uomini impreparati dove si deve lavorare con efficienza e qualità. Come rispondono il Comune di Teramo e la Regione Abruzzo alla recessione? Aumentando l’Irpef ed attingendo al solito serbatoio che contribuisce, non troppo graziosamente, per l’88% delle entrate del fisco cioè sui lavoratori dipendenti e sui pensionati.

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Il film di Luchino Visconti del 1969 raccontava di una societĂ allo sbando nella Germania in procinto di spalancare le porte al nazismo. Fuori i buoni sentimenti, bene e male confusi, sete di potere, frantumazione di famiglie a rappresentare la distruzione della societĂ . Cadono gli dei nel capolavoro cinematografico. I buoni film, come i buoni libri, ci lasciano la mente desta per riflettere. E non lasciarsi schiacciare dalla realtĂ . T. M. PrimaPagina 25 mag. 2012

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foto: On. Antonio Tancredi, appena scomparso

DAL COMMISSARIO AL “GRANDE VECCHIO” di Tiziana Mattia

scito di scena il “Grande vecchio” della politica, arrivato il commissario su più fronti (dalla Tercas alla Confartigianato), dopo gli ultimatum di Monti e l’assedio ad oltranza di Equitalia, non c’è motivo per non girare pagina. Anche qui, nella nostra piccola grande patria. Dove Antonio Tancredi, da almeno 50 anni tessitore principe delle vicende cittadine, ha dettato a lungo le regole del gioco. Ora “l’Onorevole” è uscito dalla ribalta, salutato da una gran massa di popolo. Segno che aveva più amici e avversari che nemici. Ora si pensa alla successione nella Banca di Teramo e non sarà impossibile. Più difficile si dimostrerà la ricerca di chi possa sostituirlo nella guida politica della sua sponda, con indiscussa capacità nel partorire iniziative e a portarle in porto. Da autentico realizzatore. Ma cosa faranno, ora, i suoi giovani eredi? Una ricerca recente della Coldiretti ci ha presentato una immagine della realtà. Il nostro è un

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Paese per vecchi. Dai dirigenti alle banche e ai vescovi, dai boiardi di Stato ai sindacati e ai ministri, dai politici ai manager. I veri giovanotti, in questo nostro strano Paese, hanno i capelli bianchi. E fino a ieri abbiamo pensato che persino il nostro capoluogo fosse una città per vecchi, detentori di un potere cristallizzato. Con leve di comando sempre nelle identiche mani. Ora non è molto, bastava guardarsi in giro, buttando uno sguardo indiscreto nella cittadella dei cosiddetti “poteri forti”, per avvertire che eravamo fermi alla “Balena Bianca”. Ai vecchi mummificati rapporti di forza, con i vecchi personaggi issati lì dalla Dc di Gaspari e Natali. Quando il partito di De Gasperi conquistava maggioranze bulgare fra l’Adriatico e il Gran Sasso. Ora che il compianto “Tonino” ha lasciato e il suo alter ego della Tercas, Lino Nisii, ha tolto le tende, perché commissariato, dobbiamo pensare che “i tempi nuovi” sono davvero alle porte. La vecchia guardia, che sembrava imbattibile e intramontabile, sta frantumandosi (lunga

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La vecchia guardia, che sembrava imbattibile e intramontabile, sta frantumandosi, seguendo la implacabile traiettoria di tutto ciò che è umano...


vita a Giandomenico Di Sante), seguendo la implacabile traiettoria di tutto ciò che è umano. Il vecchio Alberto Aiardi, parlamentare ed ex sottosegretario, a sua volta protagonista rispettabilissimo della storia abruzzese e cittadina, ha problemi di salute (e gli auguriamo una pronta ripresa). Il vero cambio generazionale tanto auspicato, sta tuttavia per arrivare. Quante volte abbiamo parlato di passato che non passa? Ma un dubbio ci assale ed è venuto proprio davanti alla bara del “Grande vecchio”. Quando abbiamo pensato che forse i problemi dei nostri malanni nazionali e locali non sono l’età e i capelli bianchi. Non è l’anagrafe. I punti deboli sono la formazione e la selezione che mancano. L’Italia di oggi è fatta apposta per bloccare la strada ai più meritevoli, a chi vuole salire nella scala

sociale e non può. Sentite questa: “Un tempo la laurea permetteva ai figli delle classi meno ricche di migliorare la propria condizione di partenza. Ma se l’università diventa troppo facile, se la laurea è un pezzo di carta e tutti i pezzi di carta sono uguali, se si cancella la meritocrazia, si fa il gioco dei figli di papà”. Meritocrazia? Persino in politica c’è chi ha saputo mettersi al seguito dei “Grandi vecchi”, per vivere e sopravvivere. Senza merito e qualità. In un tirare a campare con metodi antichi e all’ombra dell’esperienza altrui, pur sembrando giovani e moderni. Tutto precipita, quando il palazzo dei bottoni è “commissariato” o il “Grande vecchio” esce di scena. Difficile, allora, non arretrare e non pensare alla pensione.Visto che è arduo mantenere il passo ed è meglio farne uno indietro.

foto: Avv. Lino Nisii

Il nuovo Prefetto di Teramo Walter Crudo

E in prefettura arriva Un ex (commissario) di Mira Carpineta

Teramo arrivano i commissari: dalla Tercas alla Confartigianato passando per la prefettura. Già perché il nuovo prefetto di Teramo, il dott. Walter Crudo, insediatosi da poco più di un mese, porta con sé la sua esperienza di Commissario straordinario in due comuni campani. E la notizia assume così un “sapore” particolare, in momento in cui la nostra città vive un travaglio politico economico e sociale non dissimile dal resto del Paese. “Questa è la mia prima esperienza come Prefetto – esordisce il dott. Crudo – ma i precedenti incarichi ministeriali e soprattutto l’esperienza come Commissario straordinario di due Comuni,Villa Literno e Castel Volturno, mi hanno permesso di avere contatti in prima persona con territori particolari e difficili, anche se la Prefettura è certamente un ente diverso da un Comune. Si parla

spesso di ordine e sicurezza, la Prefettura non è solo questo. E’ un istituto che si pone come intermediario e coordinatore di diverse altre istituzioni. Si parla anche, da anni, di ventilate soppressioni delle Prefetture, ma penso che tutti ormai abbiano capito l’importanza di questa presenza sul territorio, specialmente in materia di abbassamento di tensioni sociali”. C’è questo rischio? “Rispetto alla crisi, questo territorio è accomunato al resto d’Italia. La situazione economica è critica e le imprese, soprattutto le piccole, risentono dei mancati pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. Questo può portare a tensioni sociali. Nostro compito è monitorare la situazione, cercando di mediare le situazioni e richiamare gli enti, affinché riducano tempi e procedure per i saldi, anche se i Comuni versano anch’essi in condizioni critiche. Laddove la sofferenza economica di un

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territorio è importante, il rischio di tensioni sociali è quindi reale, e qui abbiamo diverse situazioni in sofferenza, in diversi ambiti. Per esempio, nella questione della gestione dei rifiuti e il caso Cirsu-Sogesa i motivi di tensione possono arrivare a creare problemi di sanità pubblica. In questo caso bisogna lavorare sulla riorganizzazione del sistema, visto che a quanto emerge, gli incassi non riescono a coprire i costi. C’è un evidente problema legato alle discariche, e il rischio di monopolizzazioni delle tariffe in mancanza di pluralità di strutture, ma i progetti ci sono e la Regione dovrebbe stanziare circa 20.000.000 Euro per lo scopo. È necessario tuttavia ridurre i tempi per la realizzazione di tali discariche, perché in un contesto di Comuni in cui ci sono sofferenze nei costi, eventuali proposte di aumenti non sono auspicabili. In questo come in altri casi il Prefetto ha un preciso ruolo di mediatore”. E a proposito di sicurezza? “Si parla sempre della costa, ma anche i piccoli Comuni dell’interno hanno i loro problemi. In tema di sicurezza seguiamo l’iniziativa del Comitato Itinerante di Sicurezza Pubblica che nei prossimi giorni porteremo, ad esempio, a Pietracamela. Abbiamo suddiviso per aree i Comuni della provincia per una questione di tematiche diverse. È pur vero che generalmente i punti deboli di questa provincia sono quelli costieri. È un problema soprattutto estivo per le presenze turistiche e per la rete autostradale che facilita gli spostamenti e le incursioni della cosiddetta criminalità di transito. Anche la percentuale di immigrazione regolare e clandestina è molto elevata e tende ad aumentare. Per cercare di contabilizzare al

meglio queste presenze, soprattutto irregolari, l’esperienza di Castel Volturno mi ha

Chi è Walter Crudo Nato a Roma l’8 luglio 1954, laureato in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, è entrato nell’ Amministrazione dell’Interno il 20.11.1981 ricoprendo diversi e rilevanti incarichi presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza: • Direttore della 1^ Divisione del Servizio Impianti Tecnici e Telecomunicazioni; • Dirigente dell’Ufficio Studi e Legislazione; • Direttore della 1^ Divisione del Servizio Immigrazione e Polizia di frontiera; • Capo ufficio di staff dell’Ufficio Affari Generali della Direzione Centrale per la Polizia Stradale, Ferroviaria, Postale, di Frontiera e dell’Immigrazione; • Capo Ufficio Staff dell’Ufficio Affari Generali e Giuridici della Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere; • Capo Ufficio Staff dell’Ufficio per gli Affari della Polizia Amministrativa e Sociale. Nominato Prefetto nella seduta del Consiglio dei Ministri del 22 dicembre 2010, il dott. Crudo - coniugato e con due figli - ha espletato l’incarico di Commissario straordinario del Comune di Villa Literno (CE) , è Commissario straordinario del Comune di Castel Volturno (CE).

permesso, proprio attraverso il monitoraggio della raccolta dei rifiuti, di acquisire dei dati attendibili sui numeri delle presenze clandestine.” Le risorse necessarie e a disposizione e la politica del rigore. In che modo si possono conciliare? “Dobbiamo tener conto dei tagli che ci impone la crisi che stiamo vivendo, per questo dobbiamo inventarci un’organizzazione che attraverso la miglior gestione dei mezzi, delle persone, degli agenti possa essere sfruttata al meglio. Non ci può essere un poliziotto in ogni casa, ma ogni cittadino può diventare parte attiva nel contrastare almeno i furti che sono i reati più comuni di questo territorio, adottando difese passive, segnalando e partecipando al controllo della polizia. Il controllo c’è. La criminalità di Teramo è di basso profilo, non ci sono grosse strutture organizzate. La criminalità di transito si accompagna ad ogni sviluppo di rete autostradale che a fronte di un vantaggio per la cittadinanza espone a questo tipo di rischi. Adotteremo l’uso di campagne informative in collaborazione con la questura che già è attiva in questo senso. Anche nella pubblica amministrazione ci saranno dei tagli. È l’estrema ratio, ma nessuno ha la bacchetta magica Bisogna individuare bene dove andare a tagliare o meglio ancora a razionalizzare dei settori di spesa. Accorpamenti e rimodulazioni organizzative, forme diverse di organizzazione possono raggiungere gli obiettivi a volte anche migliorandoli.Tenendo conto che la situazione è critica è inutile nascondersi la realtà, ma è pur vero che senza una politica di sviluppo solo i tagli possono essere addirittura controproducenti”.

UNA PROVINCIA IN RECESSIONE” di Adele Di Feliciantonio

Analisi a tutto tondo del col. Pietro Pelagatti, Comandante Provinciale della Guardia di Finanaza di Teramo 22

vasione, elusione, frode fiscale, economia sommersa, tutti termini entrati prepotentemente nel nostro linguaggio quotidiano e purtroppo nel modus operandi di molti italiani che preferiscono “risparmiare” o nei casi peggiori evitare di versare il quanto dovuto al fisco. Gli effetti di questi comportamenti sono devastanti e penalizzano l’intera collettività con una serie di conseguenze quali l’aumento del debito pubblico; riduzione della spesa pubblica con taglio o diminuzione dei servizi; aumento PrimaPagina 25 mag. 2012

della pressione fiscale; fuga dei capitali e concorrenza sleale tra chi paga le imposte e chi non. Anche la nostra provincia non è immune da questi fenomeni. Testimone ne è la cronaca recente che ci mostra casi eclatanti di grandi aziende e banche operanti nel nostro territorio che si sono trovate nell’occhio del ciclone proprio per aver agito in non totale chiarezza. Importanti i dati forniti dal Distretto Provinciale della Guardia di Finanza di Teramo. Sono proprio le Fiamme Gialle che svolgono un’importante attività di


repressione consistente nell’attuazione di azioni di polizia economico – finanziaria volte all’individuazione degli evasori con l’impegno di restituire fiducia nelle Istituzioni. Abbiamo incontrato il col. Pietro Pelagatti, comandante provinciale della GdF di Teramo che ci ha illustrato i risultati del loro importante lavoro. Colonnello, enormi cifre si ascrivono all’evasione; queste destano preoccupazione e stupore. Ma davvero è così diffusa nella nostra società? Ritengo che nessuno può dire o determinare con esattezza l’ammontare dell’evasione; di essa si fanno stime, proiezioni, ma è pur sempre un dato astratto fondato su parametri aleatori. Un dato però è certo: l’evasione esiste ed è sicuramente alta. L’evasione è una nemica per la società, ma ancor di più per voi che la combattete ogni giorno. Quali strumenti di repressione adottate? La legge ci dà i poteri per l’applicazione delle norme anti-evasione. Gli strumenti più conosciuti che utilizziamo sono le verifiche e i controlli fiscali. In entrambe confrontiamo i documenti per accertare se ci sono state violazioni alla normativa. Indubbiamente le prime rimangono essenziali perché prendono in esame tutta le sfera giuridica – economica dell’azienda; il controllo, invece, è limitato a un solo atto di gestione. Fondamentali sono le unità informatiche specialistiche che studiano i settori e incrociano i dati individuando possibili evasori che vengono poi sottoposti alle procedure suddette. La situazione nella nostra Provincia come può definirsi? La nostra è una provincia in recessione: crisi e molte ditte in difficoltà, in quasi tutti i settori, o addirittura fallimento.Tuttavia dall’osservazione dei dati rendicontati, a livello statistico dalla GdF, si denota che l’evasione persiste. Avete condotto importanti azioni sul nostro territorio. Cosa avete rilevato?

Dobbiamo premettere che ci sono molte forme di evasione. Dai nostri dati che si riferiscono al primo quadrimestre del 2012 si evince: per i reati fiscali la situazione è stabile: ci sono stati in passato e continuano con la stessa intensità ad esserci nel presente; per l’evasione totale la tendenza è in generale aumento. Ciò che più ci preoccupa è il lavoro in nero con conseguente pagamento in nero. Il sommerso da lavoro è un obiettivo strategico della GdF che permette di scoprire molte dinamiche delittuose e quest’anno c’è stato un incremento notevole, esponenziale quasi nella nostra provincia. Anche l’elusione è abbastanza diffusa…. Certo. L’elusione è presente ed attuata alla stessa stregua dell’evasione se non in quantità maggiore e le garantisco che è più difficile da scoprire, da accertare in quanto la loro “creazione”, nella maggior parte dei casi, è avvenuta o avviene con l’ausilio diretto dei migliori consulenti fiscali. Si evade perché il carico fiscale è troppo pesante da sopportare o perché nella nostra società è radicata ormai questa malsana abitudine di esimersi da determinati doveri? In Italia la pressione fiscale è forte e maggiore rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea. Questo può spingere all’evasione o all’elusione, ma noi italiani abbiamo una grande tendenza ad evadere, molto di più di quanto la pressione stessa porterebbe a fare. Evadere è moralmente e socialmente inaccettabile; eppure nessun evasore subisce pregiudizi e discriminazioni. Anzi nel nostro paese viene sempre meno un’educazione alla legalità. Lei pensa che un maggior senso civico e di responsabilità aiuterebbero ad arginare questo fenomeno? Certamente; ed è proprio qui che bisogna insistere. Anzi le espongo una mia personale idea per combattere efficacemente l’evasione ricorrendo al supporto dei giovani. Ritengo che i ragazzi se ben educati alla legalità

“fiscale”, potrebbero in poco tempo diventare i “certificatori contabili” della spesa familiare. Un esempio chiarificatore: “Mamma ho visto che sei stata dalla parrucchiera, quanto hai speso? Mi mostri la ricevuta fiscale!” Tra l’altro per realizzare un progetto così “ambizioso” la Guardia di Finanza potrebbe fornire un grande contributo. Anche con brevi incontri nella scuole dove i suoi rappresentanti spiegherebbero fisicamente cos’è lo scontrino e la ricevuta fiscale. Io partirei da qui. Poi si potrebbe allargare il progetto coinvolgendo nella cultura alla legalità fiscale anche le famiglie. Ciò rappresenterebbe una chiave di svolta alla lotta al problema. Pensa che gli strumenti di prevenzione come il pagamento elettronico e la segnalazione dei casi sospetti da parte dei cittadini sarebbero davvero efficaci al fine ai quali sono preposti? Sono utilissimi per la nostra attività; è ovvio che è necessaria la verifica dello stato di queste segnalazioni. Il problema è quando vengono fatte nel momento sbagliato. Il pagamento elettronico e la conseguente tracciabilità sono ottime per risalire ai movimenti di denaro necessari nelle nostre indagini.

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Tercas

a cura di Daniela Palantrani

on decreto del 30 aprile il ministro dell’Economia e delle Finanze, ha disposto, su proposta della Banca d’Italia, lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo della Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo. “La banca è stata posta ad amministrazione straordinaria per gravi irregolarità e violazioni normative, ai sensi dell’art. 70, comma 1, lett. A), del Testo Unico Bancario connesse all’inadeguatezza degli assetti di governance e dei controlli interni nonché a gravi irregolarità operative”. Il 3 maggio è stato nominato commissario straordinario il dott. Riccardo Sora, componenti del comitato di sorveglianza: il prof. Silvano Corbella, il prof. Antonio Blandini, l’avv. Alessandro Portolano. Il commissario precisa “che gli organi straordinari operano sotto la supervisione della Banca d’Italia, e adotteranno tutte le misure necessarie a garantire la regolarizzazione dell’attività aziendale e la piena tutela dei depositanti e di tutti i clienti Tercas”.

DARIO PILLA: “Discontinuità nella continuità” Dario Pilla, neo direttore generale di Banca Tercas: “Il commissariamento ha dato discontinuità alla governance. Ma sul piano operativo non cambia nulla, anzi chiediamo alla nostra clientela e al territorio, con la consueta serenità, di continuare a darci fiducia, perché la banca resta l’ultima banca del territorio, l’unica banca regionale”. “In questi momenti prosegue Pilla - bisogna metterci la faccia, io sono abituato, non è bene nascondersi dietro un dito in certe situazioni. Per dare un segnale di quale è il momento, con il commissario ci siamo recati a una riunione programmata da tempo e abbiamo parlato ai direttori, ribadendo: discontinuità nella continuità che si era creata” .

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Le rassicurazioni dell’ex presidente ex presidente Lino Nisii rassicura clienti e risparmiatori, asserendo che “l’istituto è in assoluta sicurezza. Nulla, quindi si deve temere”. “Sottolineo – prosegue l’avvocato - che la gestione commissariale sotto il diretto controllo della Banca d’Italia offre la più ampia garanzia di salvaguardia della grande realtà che Banca Tercas da decenni ha rappresentato nel territorio abruzzese”.

FONDAZIONE a Fondazione Tercas ha preso conoscenza del provvedimento con cui è stato disposto il commissariamento di Banca Tercas. Preso atto di tale provvedimento ribadisce la propria totale fiducia nella solidità patrimoniale della banca e nella elevata capacità dei suoi dipendenti. Ribadisce altresì il proprio impegno ad adottare ogni provvedimento necessario o utile a tutela del personale, della clientela della banca e del suo radicamento sul territorio”.

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foto: sede Fondazione Tercas


Parola alle Istituzioni

egione, Provincia e Comune rispettivamente Governatore della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, presidente della Provincia Valter Catarra e Sindaco di Teramo Maurizio Brucchi. Tutti si sono pronunciati in merito all’evento che sta travolgendo la Banca che rappresenta un pezzo della storia di Teramo. In una comunicazione dichiarano congiuntamente la loro preoccupazione per la vicenda di Banca Tercas, ormai punto di riferimento economico per il territorio. “Non solo l’intervento di commissariamento – dichiarano i rappresentanti istituzionali - va a calarsi su di un istituto bancario che da poco meno di un anno aveva accorpato Banca Caripe, dando vita ad un progetto di banca del territorio vitale per assistere le piccole e medie imprese e le famiglie consumatrici abruzzesi, ma soprattutto rischia di avere incidenze negative sul tessuto sociale e sulla autonomia del gruppo bancario.

Non può essere sottovalutato invero che la salvaguardia della autonomia saldamente perseguita nel tempo da Banca Tercas costituisce un valore irrinunciabile specialmente in un contesto economico così frammentato come quello abruzzese. Nel sospendere, pertanto, ogni giudizio circa la perentorietà e la imprescindibilità della determinazione ministeriale il Comune e la Provincia di Teramo e la Regione, attraverso i loro rappresentanti, intendono fin da subito rappresentare al Commissario e agli organi supplenti investiti della amministrazione della Banca Tercas che le istituzioni non resteranno semplici osservatrici delle vicende interessanti l’istituto di credito, ma vigileranno e interverranno affinché non venga minimamente disperso il potenziale sia in termini di capitale umano, sia in termini di patrimonio espressione di Banca Tercas e, in special modo, affinché non sia vanificata la prerogativa di autonomia della azienda bancaria”.

…E AI SINDACATI n un recente incontro dei rappresentanti delle segreterie regionali di diversi sindacati, tra cui Fiba Cisl, Fisac Cgil, Ugl e Uilca si è analizzato un fenomeno che ha sconvolto il territorio: il commissariamento di Banca Tercas. “Il provvedimento adottato dalla Banca d’Italia è avvenuto per ‘inadeguatezza degli assetti di governance e dei controlli interni nonché gravi irregolarità operative’ (art. 70 comma 1 lett. a del T.U.B.) e rappresenta un momento di shock per il territorio abruzzese, già colpito da altre difficoltà anche in ambito bancario”. I portavoce dei sindacati, con particolare riferimento al segretario regionale Fisac Cgil, Francesco Trivelli, precisano che mai si è parlato di esuberi dei dipendenti Tercas. Ribadiscono, anzi, che a parlare di ricollocamento era stato il direttore generale Tercas, dott. Pilla, in un momento precedente al commissariamento. “Comunque in ogni caso si tratta di strumenti del tutto legittimi e usati di prassi dalle banche. Si parlava di ricollocamento e non di licenziamenti o esuberi”, spiega Trivelli. I sindacati ribadiscono che “la presenza del commissario è dovuta a gravi irregolarità amministrative e ad una inadeguatezza dei controlli interni. Non risultano, ad oggi, informazioni o notizie che possano mettere in discussione il patrimonio e quindi la solidità della banca, né tantomeno il futuro dei circa 1200 dipendenti”. Gli stessi sindacati

consapevoli del grave momento economico attraversato anche dal nostro territorio auspicano che banca Tercas rimanga una opportunità di crescita, erogando servizi bancari e credito sia alle famiglie che alle imprese. La contrazione dei consumi, delle possibilità di spendere sia per le famiglie che per le imprese abruzzesi, “soffocate da un credit crunch* di impatto particolare sul nostro territorio” deve far tornare le banche a svolgere il loro mestiere. “Siamo certi che la stessa Banca d’Italia, sotto la cui supervisione operano il commissario ed i suoi collaboratori, adotterà tutte le misure necessarie per la regolarizzazione dell’attività aziendale, la piena tutela dei depositanti, di tutti i clienti come anche delle garanzie occupazionali. E’ proprio questo che, come organizzazioni sindacali, spinti da una forte coesione, auspichiamo e crediamo si possa e debba realizzare a tutela dei lavoratori, delle famiglie e delle imprese abruzzesi – da quelle di piccole dimensioni alle realtà più strutturate – per uscire da una crisi complessiva che nella nostra regione stringe il territorio in una morsa ancor più preoccupante rispetto alla media nazionale”. “Siamo determinati – concludono le rappresentanze sindacali - a non restare immobili ad osservare i possibili eventi qualora non fossero di segno positivo, ma ci faremo carico di valutare possibili proposte costruttive facendo leva sulle opportunità di

ogni genere a disposizione dei lavoratori e del territorio abruzzese”.

*Credit crunch Vuol dire ‘stretta creditizia’. Può emergere dagli spontanei andamenti dell’economia o essere provocata dalle autorità monetarie. Si ha il primo caso quando le banche sono preoccupate della solvibilità di coloro a cui prestano i soldi e quindi tirano i remi in barca, concedendo prestiti a condizioni più rigide: aumentando i tassi o chiedendo più garanzie. Avviene la stretta pilotata dalle banche centrali quando sono queste che inducono le banche a fare meno prestiti, e questo pesante invito può assumere varie forme: alzando i tassi di interesse, o aumentando la riserva obbligatoria (la percentuale dei depositi che non è disponibile per i prestiti, ma che deve essere mantenuta presso la banca centrale, o attraverso strumenti ormai dimenticati come il ‘massimale’ sui crediti (la percentuale massimo di cui una banca può aumentare i crediti rispetto all’anno prima). Nel 20072008 si è parlato molto di credit crunch, ma si trattava di una stretta del primo tipo: le banche stesse hanno irrigidito gli standard di prestito perché erano preoccupate del loro capitale, che veniva eroso dalle minusvalenze dovute alla crisi dei mutui. ( Fonte: Il Sole24Ore)

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BILANCIO RUZZO una tripla da totocalcio di Ivan Di Nino

X2: si può riassumere così, con una tripla dal sapore totocalcistico, il bilancio del Ruzzo. Se è vero che la precedente gestione Di Pietro ha chiuso il mandato con dei rendiconti che sono apparentemente sani, non la pensava così il nuovo ma già ex Presidente Strozzieri. L’Avvocato di Controguerra si è infatti dimesso motivando le sue ragioni con un comunicato dal sapore amaro :«In questi nove mesi di mandato ho cercato di rappresentare il desiderio e la volontà di discontinuità di gestione, così come mi era stato richiesto dall’Assemblea dei Sindaci. È con vivo rammarico che ho dovuto prendere atto dell’impossibilità di portare a compimento tale mandato, teso al risanamento dell’Ente ed alla corretta gestione nell’interesse pubblico». Alle radici dell’eclatante ‘fuoriuscita’ forse attriti con gli altri membri del Cda, probabilmente una ferrea volontà di risanare che si è subito scontrata con i mille interessi del sottobosco della politica. Molto si è già detto e scritto sugli sprechi e le inefficienze di questa società e non è il caso di tornarci sopra nuovamente. Ora si scopre che il bilancio del Ruzzo, da piccoli utili, è invece “in pareggio” grazie ai c.d. residui , circa 2 milioni. E’ appena il caso di accennare che i residui derivano dalla formazione del bilancio secondo il principio della competenza finanziaria per cui al 31 dicembre - termine dell’ esercizio finanziario - alcune entrate accertate non sono state riscosse ed alcune spese impegnate non sono state pagate. E’ una politica di bilancio?! La società avrebbe inoltre fortissimi debiti :la bellezza di 22 milioni! Per far fronte ad una situazione che dalla sera alla mattina non è più rosea come sembrava, il nuovo-ex CdA aveva quindi previsto l’aumento delle tariffe- già deliberate dall’ATO- ed un piano industriale di ristrutturazione ivi comprendendo anche dei tagli. Tra questi risparmi rientrava la cancellazione di affitti di sedi periferiche,

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Ultim’ora

Il Presidente si arrende L’avvocato Claudio Strozzieri, Presidente di Ruzzo Reti da soli nove mesi lascia l’incarico per “l’impossibilità di portare a compimento il mandato teso al risanamento dell’ente e alla corretta gestione nell’interesse pubblico”. La notizia arriva mentre siamo in chiusura del numero e si aggiunge alla lista degli enti “malati” che tiene in scacco l’economia teramana e suoi punti cardine. Dalla Tercas alla Confartigianato, dalla Provincia sotto “osservazione” della Procura, alla Banca di Teramo che presenta un altro bilancio in rosso. Nel caso del Ruzzo le tensioni interne al consiglio di amministrazione hanno di fatto impedito al presidente incaricato di attuare quelle misure necessarie al risanamento dell’Ente: “ Dopo ampia riflessione – scriveva Strozzieri nella sua lettera - ho deciso di rassegnare le dimissioni. In questi nove mesi di mandato ho cercato di rappresentare il desiderio e la volontà di discontinuità di gestione, così come mi era stato richiesto dall’assemblea dei sindaci che controlla la società e a cui rimando perciò la riflessione sul futuro dell’acquedotto del Ruzzo”. Non sono mancati inevitabilmente i commenti, dal PD attraverso le parole di Verrocchio che parla di “fallimento di un metodo” e di un governo oligarchico e arrogante: “ La società è rimasta bloccata per mesi – ha dichiarato - nonostante le necessità del territorio, sia in termini di infrastrutture sia in termini di investimenti necessari per la nostra economia, e questo a causa di chiare lotte interne del Pdl. Auspichiamo che il centrodestra sia pronto ad una profonda riflessione, e il pensiero deve andare anche ai tanti dipendenti della società. Al centro della questione devono tornare il territorio e tutte le forze politiche devono avere il coraggio di mettere al centro del dibattito l’interesse dell’ente”. Mentre dal Pdl, Paolo Gatti ricorda che la situazione in cui versa il Ruzzo e che l’avvocato Strozzieri era stato chiamato a sanare deriva dalla precedente annosa gestione espressione della sinistra. Mi.Ca.

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tra cui il contestatissimo sito di Villa Vomano, di proprietà del fratello di Giacomino Di Pietro; i soci-cioè i comuniavrebbero concesso alla bisogna dei locali per un risparmio annuo stimato di 90mila euro. Il già ex Presidente aveva inoltre altri buoni propositi: meno telefonini, meno auto di rappresentanza, niente più indennità di 1200 euro al Direttore Generale per il maneggio del denaro. Ancora, le analisi delle acque che venivano date in gestione esterna, sarebbero state certificate da una biologa già in forza all’acquedotto e che primamisteri italiani- lavorava presso l’ufficio protocollo, risparmiando altri 120 mila euro annui. Gli investimenti orientati verso il fotovoltaico e l’idroelettrico, con impianti su terreni già di proprietà del Ruzzo, forse non ci saranno. I mezzi di servizio della società acquedottistica, sotto il centinaio ma sopra l’ottantina, avrebbero dovuto essere dotati di GPS onde sapere in ogni momento dove fossero. Ci si chiede come mai, a quanto pare, la sera in sede non ve ne rientrerebbero mai più di venti-trenta in sede. Il tutto per un risparmio di 600mila euro l’anno, di certo non sufficiente a coprire quella montagna di debiti, a meno di non disporre di una liquidità monumentale! “Sacrificio e meritocrazia” sembra(va) no essere le parole chiave del nuovo corso, azzoppatosi già prima dei blocchi di partenza. Inoltre, si ricorda come la Corte dei Conti dovrà decidere su assunzioni apparentemente “allegre” della vecchia gestione e sui danni provocati dal Ruzzo stesso con i lavori di Castrogno e Villa Camera. Strozzieri ha terminato il comunicato affermando che il suo è stato un «gesto di responsabilità che riconsegna ai Sindaci, che ringrazio per la fiducia accordatami, la riflessione sul futuro dell’Acquedotto del Ruzzo». Traducendo in termini più semplici: “Mi avete chiamato per risanare, perché mi avete messo i bastoni fra le ruote proprio quando lo stavo facendo?”


Di Marzio chiude la porta di Mira Carpineta

Il commissariamento dell’ associazione di categoria Confartigianato Imprese Teramo ha un che di anomalo. Secondo il presidente Di Marzio: “Prima di commissariare un ente o un’impresa sono necessarie delle verifiche che provino se sussistano i requisiti per tale procedura. Nel nostro caso invece nessuna verifica e nessun osservatore ha portato a evidenziare delle irregolarità o inadempienze, anzi, siamo stati noi a porre delle specifiche domande alla presidenza nazionale per le quali non abbiamo avuto ancora nessuna risposta. In particolare, siamo stati noi ad evidenziare una palese disattenzione dell’attività di Confartigianato nazionale riguardo alle politiche di confronto con il governo. L’economia italiana è costituita per il 90% da piccole e medie imprese eppure è sempre e solo Confindustria l’interlocutore del Governo. Perché la maggioranza delle imprese italiane non ha nessun portavoce di riferimento che faccia valere le proprie ragioni? Inoltre abbiamo avuto modo di riscontrare alcune irregolarità nella gestione amministrativa dell’organizzazione, ma la dirigenza nazionale ha preferito inviare un commissario a Teramo, invece di rispondere a dei quesiti legittimi dei nostri associati. Naturalmente abbiamo presentato regolare ricorso a questa procedura rigettandola in pieno e siamo in attesa degli eventi”. Infatti il commissario Omati non ha potuto insediarsi proprio per la vigorosa protesta degli associati. D’altra parte invece, la segreteria del presidente Guerrini, attraverso il suo portavoce dell’ufficio stampa, dott.ssa Manessi, alla nostra richiesta di illustrare i motivi che hanno portato Confartigianato a pronunciarsi sul commissariamento della sede di Teramo risponde: “Ogni associazione locale è autonoma, ma nel momento in cui aderisce alla struttura nazionale si impegna a rispettarne le norme statutarie generali. Nel caso di Teramo c’è stata una mancanza di osservazione di alcune di queste regole. Al Commissario Omati è stato impedito di entrare nella sede, e non c’è stato a tutt’oggi possibilità di dialogo con i rappresentanti locali. Se permane questo stato di non confronto è possibile che l’associazione teramana venga espulsa dalla Confartigianato nazionale”. Ma quali sono –ribadiamo- le infrazioni in cui sarebbe incorsa l’associazione teramana? Il portavoce ha rimandato alle prossime evoluzioni del caso.

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Conto corrente: amico-nemico di Laura Di Paolantonio Dottore Commercialista

Un consiglio, prima di sottoscrivere un contratto di conto corrente è opportuno richiedere una copia dello stesso alla banca per le opportune ed attente valutazioni...

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l conto corrente bancario è un prodotto destinato alla gestione della liquidità del cliente, chi intende aprire un conto corrente, quindi, non si propone di realizzare un investimento, o di raccogliere risparmi, ma esclusivamente di gestire la propria liquidità con un profilo di rischio quasi nullo. Il contratto di conto corrente deve essere redatto in forma scritta; in caso contrario il cliente può eccepire nei confronti della banca la nullità dello stesso. Un consiglio, prima di sottoscrivere un contratto di conto corrente è opportuno richiedere una copia dello stesso alla banca per le opportune ed attente valutazioni delle clausole e delle condizioni che si andranno ad accettare. Il contratto prevede che la banca si impegni ad eseguire operazioni di incasso e di pagamento su istruzione e nell’interesse del cliente correntista, e consentire il prelevamento dei risparmi accumulati. Il cliente è tenuto a corrispondere spese e commissioni. Il contratto deve indicare le condizioni economiche che verranno applicate nella gestione del rapporto e che gravano sul correntista. Al momento

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della sottoscrizione, il correntista riceve oltre alla copia del contratto anche il “documento di sintesi”, prospetto che evidenzia in modo sintetico e chiaro le condizioni cui prestare maggiore attenzione. I servizi espletati da un contratto di conto corrente sono molteplici : emissione di assegni, uso di carte di debito e di credito, l’incasso di somme a proprio credito mediante assegni e bonifici, periodico pagamento di utenze, affitti, rate di mutuo, ricevimento di stipendi e pensioni. Si evita la gestione di denaro contante con benefici in termini di custodia dello stesso. I costi sono costituiti da un canone per la tenuta del conto, spese per la registrazione di ogni operazione e commissioni per l’esecuzione delle singole operazioni, la cui misura varia a seconda della loro tipologia (ad esempio: prelievo di contante, utilizzo del bancomat, incasso assegni). Periodicamente si procede al calcolo delle spese di liquidazione (oneri e interessi). Gravano sul cliente anche spese per imposte bollo e quelle postali per la corrispondenza. Il costo complessivo del conto dipende pertanto da una componente fissa e da un’altra variabile, legata alle modalità e frequenza di utilizzo.


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Teramo che fu:

La Via Sacra di Giuseppina Michini

resso Madonna della Cona, dopo il ponte Messato, si iniziò a costruire l’autorimessa dell’ex Istituto Nazionale Trasporti, poi diventato deposito Arpa. Qui, nel 1961, Adriano La Regina trovò una eccezionale sequenza di mausolei. Si susseguirono diverse campagne di scavo, sino ad oggi, in un’area archeologica straordinaria e inconsueta. Conosciuta da sempre, tuttavia attanagliata da un problema drammatico da quando il luogo è stato interessato dal progetto del Lotto Zero: una tangenziale, un tracciato fortemente d’impatto, anche sotto il profilo ambientale, che taglia trasversalmente tutto il pianoro dove sono situate la strada romana e le necropoli. Addirittura era stato previsto lo stroncamento di un tempio, il più grande che si conosca nell’area adriatica, che solo in secondo tempo si è riusciti a salvare grazie ad un progetto di variante. Vincenzo Torrieri ci guida in un viaggio nel tempo a dir poco affascinante nella più importante area cultuale di Interamnia. “Il raccordo del Lotto Zero purtroppo dovrà comunque passare – esordisce Torrieri -. Il Ministero delle infrastrutture e

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il Ministero dei beni culturali sono riusciti a trovare un accordo che permetterà, da una parte il passaggio di un asse stradale che serve alla città ed è abbastanza urgente per smaltire il traffico di via Cona, dall’altra parte quanto meno sarà possibile non compromettere la lettura della storia sfogliando gli strati dalla terra. Certo, l’archeologia subirà qualche sacrificio. Una trincea di una decina di metri distruggerà

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La necropoli nasce sulla via Caecilia, un diverticolo della via Salaria. Era la strada più breve che permetteva a Roma di giungere verso l’Adriatico...

per sempre una parte del sito archeologico. Il parco archeologico di La Cona verrà comunque restituito alla città. L’Anas e il Ministero delle Infrastrutture ci finanzia un milione di euro per un progetto di valorizzazione e fruizione di questo sito. Spero che i teramani apprezzeranno se non altro lo sforzo che abbiamo fatto. È dal 2000 che va avanti la rincorsa al progetto Anas. Mi auguro che capiranno quali sono e quali siano stati i problemi. A breve riprenderemo i lavori. Penso che tra un anno verrà realizzato sia il parco che sarà aperto al pubblico, sia l’ultima bretella della tangenziale”. Quali le novità degli scavi? “La necropoli nasce sulla via Caecilia, un diverticolo della via Salaria. Era la strada più breve che permetteva a Roma di giungere verso l’Adriatico. Un’arteria fondamentale per la cittadina teramana, dove i monumenti sepolcrali più importanti riportati alla luce sono datati tra la fine della repubblica e la fase augustea. Segue una frequentazione successiva, relativa all’età giulio claudia (dal 27 al 68 d.C.), fino ad arrivare al III-IV secolo d. C. con delle tombe alla cappuccina, quasi prive di corredo, che si allargano verso il campo dei morti inoltrandosi


foto G. Michini: i ragazzi del Liceo Classico recitano poesie sulla via sacra

nella campagna. Tutto questo germina su una viabilità e una necropoli più antiche sottostanti. Già Vincenzo d’Ercole, nel 1982, all’inizio di ponte Messato, aveva scavato una necropoli a grandi tumuli tipo ‘Campovalano’. Si tratta quindi di un’area cultuale sorprendente, che si realizza tra la fine dell’età del bronzo e l’età del ferro con una via sepolcrale che esisteva già prima dell’ arrivo dei romani all’inizio del III sec. a. C.. Il tratto della via sacra, impiantatosi sulla via Caecilia, si monumentalizza con la romanizzazione: con il grande tempio situato in un ambiente boschivo e con la trasformazione del paesaggio in zona agraria. La centuriazione infatti arriva a lambire la necropoli, lo abbiamo letto in maniera chiara e organica sulla stratigrafia. Abbiamo dovuto sezionare e smontare un tratto della strada romana per il passaggio del Lotto Zero. Sono emerse tre fasi stradali di epoca romana. La fase di piena età repubblicana (III secolo a. C), strutturata quasi come una via consolare per le dimensioni e la forma, che si trova completamente livellata e obliterata in tutta la sua interezza. A circa 70 cm sopra di essa, c’è la fase di età imperiale, poi un’altra fase sicuramente del IV secolo, fino agli strati dove si evince una situazione di degrado. Il tempio però risulta abbandonato già in età giulio claudia, e poi alla fine del II sec. d.C. sparisce completamente ”. Perché questa denominazione? “Non è nata come via Sacra. È una via che diventa sacra perché costeggiata dal cimitero monumentale di Interamnia a circa 3 km dalle mura repubblicane. La presenza di monumenti a partire dall’età repubblicana e il primissimo impero ci dicono che l’area cultuale è particolarmente legata alla storia del popolo pretuzio. Il fatto che già alla fine della repubblica venissero a seppellire individui a tale distanza dalle mura della città è una cosa che non esiste in nessuna altra necropoli situata sulle vie delle città. Molto probabilmente era un’area

cultuale assolutamente importante per questo venivano appositamente a seppellire da Teramo.Teniamo conto che la necropoli continuava verso Castrum Novum (Giulianova), quindi interessava tutto l’asse stradale sia verso Ovest che verso Est”. Quale il rapporto tra la città e la sua necropoli? “Le mura repubblicane racchiudevano la città disposta su una serie di terrazze urbane. Dobbiamo tenere conto del fatto che in genere il teatro e l’anfiteatro sorgevano appena fuori la cinta muraria. Ho sempre avuto in mente l’immagine del commerciante romano che da Roma percorreva il passo delle Capannelle. Da lì, dopo le colline si apre il territorio della città di Teramo

Non è nata come via Sacra. È una via che diventa sacra perché costeggiata dal cimitero monumentale di Interamnia a circa 3 km dalle mura repubblicane... dove non a caso c’è il tempio, la necropoli fino ad arrivare alle mura urbane. Il grande tempio quindi segnava la periferia extra urbana di Interamnia, che doveva essere un posto strategico importante sotto il profilo economico e militare. Altrimenti non riusciamo a spiegare

la presenza di monumenti funerari di questo tipo con un tempio a tanta distanza dal centro. Questo luogo è stato assolutamente cruciale già dalla fine dell’età del bronzo perché siamo in una fascia interna pedemontana sul crocevia di due strade: quella di collegamento tra l’area adriatica e l’area tirrenica e quella nord-sud che mette in comunicazione con il Piceno. Dallo studio dei reperti rinvenuti quali le caratteristiche del rito funebre? “Per quanto riguarda la necropoli di incinerazione il rito funerario corrisponde al classico rituale romano descritto da Cicerone. Gli elementi di corredo e i resti organici ci parlano degli apprestamenti che si facevano durante il seppellimento. Per esempio, abbiamo trovato tracce di banchetto funebre. Il trasporto della salma fino alla tomba normalmente avveniva di notte alla luce delle torce, per limitare quanto più possibile la vista del morto. Il defunto accompagnato dai familiari era trasportato su un letto funebre e seguito da un corteo di musici e piangenti. Il rito dell’incinerazione avveniva in spazi appositi dove era allestito un grande fuoco sopra il quale il defunto era collocato con il suo letto. Infine, il rito della cremazione si adempiva con la dispersione di balsami unguenti e la raccolta delle ceneri. Abbiamo le più antiche olle globulari in pietra con coperchio o quelle fittili contenenti le ceneri. E’ bene ricordare che il rito funerario non è sempre stato uguale nel tempo. Infatti, caratteristica del rito del periodo repubblicano - augusteo è l’attenta raccolta delle ossa, non delle ceneri. All’inizio del II sec. d.C. il rito dell’incinerazione finisce. Poi, verso l’età giulio claudia è usanza raccogliere tutto: ossa e cenere che vengono chiusi e impilati in una fossetta rituale o in un luogo separato come i monumenti commemorativi che venivano posti lungo la via sacra. Inoltre, c’era il rito della rottura delle stoviglie. Abbiamo recuperato piatti di ceramica sigillata, in vernice nera, brocche, vetro,

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coppe di pasta vitrea che venivano usate e poi rotte durante le esequie. Il passaggio tra diverse tipologie di rito funerario sono frutto di un cambiamento sociale”. Esisteva un giorno o un periodo dedicato al culto dei morti? “Sì, un po’ come facciamo noi, e ne abbiamo anche la documentazione archeologica in sito. Durante la frequentazione post seppellimento molte sepolture venivano riaperte per inserire le libagioni. L’urna veniva poi richiusa rincollando con malta il pezzo della copertura. Qui alla Cona ho una documentazione straordinaria sugli apprestamenti rituali.Vicino al tempio ho trovato dei carboni con fichi e datteri probabilmente offerti come libagioni (siamo in età giulio claudia). C’è una sorta di magia intorno al culto dei morti, attestato anche dall’usanza di conficcare grandi chiodi intorno all’urna”. Tutti si domandano dove si trovi il parco archeologico. Non c’è alcuna segnaletica … “Non c’è. È un’area archeologica recintata e abbandonata, attualmente. Speriamo che cambi perché il problema di fondo è sociale. L’Abruzzo non sente il problema della storia in generale. L’archeologia è un fatto intimo, fa parte della formazione di un individuo, della tradizione. Noi purtroppo non ce l’abbiamo e questo lo vediamo riflesso in maniera chiara nell’incuria totale che riserviamo ai nostri monumenti. L’idea generalizzata è che i beni culturali siano cose costose che non danno nulla. Lì per lì, i racconti straordinari di genti che ci hanno preceduto entusiasma tantissimo, però

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poi c’è un difficoltà nel dare seguito all’entusiasmo con fatti concreti. Si tratta di un richiamo ancestrale, profondo, proprio perché non veniamo dal nulla. L’attrazione verso il passato ci deriva dal nostro Dna”. Noi non avremmo bisogno di andare a cercare la bellezze artistiche. “Viaggio in Italia” di Goethe conferma che o si cammini o ci si fermi disponiamo di panorami di ogni genere. “Non si riesce a far vivere la cultura insieme alla propria vita.

L’archeologia è un fatto intimo, fa parte della formazione di un individuo, della tradizione. Noi purtroppo non ce l’abbiamo... Speriamo di cambiare volto alla via Sacra. Magari ci riusciremo per un anno o due, ma dovrebbe cambiare lo spirito dentro ognuno di noi.Tra l’altro siamo nel mezzo di una crisi globale che fa sì che si sgretoli perfino Pompei che

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fa parte della formazione di tutta l’umanità. C’è una mancanza di sensibilità. Ad esempio il teatro romano di Teramo è una delle opere architettoniche più importanti che abbiamo in Italia. Rappresenta uno dei primissimi monumenti realizzati da Augusto insieme al teatro Marcello a Roma. E come lo teniamo? Come una buca maledetta all’interno del centro storico; il monumento cade a pezzi, nessuno lo conosce, nessuno lo vuol conoscere. Rimane lì come un fatto legato ai nostri antenati che oggi non ha più senso. Quanto potrà durare ancora? A forza di pulirlo e di restaurarlo sarà destinato a morire”. Dopo il finanziamento di un progetto, quali enti sono chiamati a intervenire? “L’amministrazione comunale. Lo Stato fa tutela, è un bene universale per cui lo Stato lo controlla in qualche modo, è un bene vincolato sotto il profilo tecnico e scientifico. E’ necessaria una manutenzione quotidiana: ci vorrebbero persone che puliscono, fanno segnalazioni al minimo problema. Bisogna evitare opere di restauro, danno per il monumento. Il restauro è un lavoro estremo, evitabile con il lavoro e con l’amore; dovrebbe essere come i lavori domestici quotidiani. Se manca questo è solo una questione di tempo e il monumento andrà in degrado. Si avvia un processo irreversibile: intervieni ogni tanto con i grandi lavori di restauro, ma il monumento va a morire, cambia comunque immagine. Il problema di Pompei è la manutenzione ordinaria. Interviene lo Stato anche con azioni importanti, però poi finisce lì, si riavvia il processo di degrado, poi un altro


lavoro di restauro tra quindici anni, e in questo intervallo il monumento decade sotto il profilo statico”. È preoccupato per un’ area archeologica collocata sotto una carreggiata? “Ne ho sofferto a lungo. É stata una scelta infelice. Però c’erano delle forze importanti, perciò non c’è stato nulla da fare. L’archeologia ha dovuto piegarsi di fronte alla società. C’era solo un vincolo indiretto per cui c’era la possibilità di fare questo intervento. Solo l’anno scorso, grazie al soprintendente, abbiamo messo un vincolo diretto a tutta l’area. Certo, penserà che è un po’ tardi, ora che la strada è stata già fatta. Il problema dei vincoli è serio; l’Italia sarebbe tutta da vincolare e non ce lo possiamo permettere perché vincolare significa isolare intere aree e non tutti sono disposti ad accettare espropri, a ledere le capacità speculative che potrebbe avere un privato. Ci vorrebbe una coscienza che dovrebbe partire dall’amministrazione comunale e dalla gente del posto che dovrebbe dire “quell’area sta bene così come sta perché rappresenta la nostra cultura, è un luogo dove noi ritroviamo noi stessi e la nostra storia. Con i vincoli è difficile controllare determinate aree, non ce la facciamo. Sono preoccupato anche per la manutenzione, per il futuro. Io addirittura, in una situazione come questa, sono contrario a lasciare a vista le strutture archeologiche; sarebbe meglio rinterrarle e aspettare che i nostri nipoti, pronipoti più sensibili riescano a conservare meglio o a far vivere meglio i nostri monumenti”. Cosa ne pensa del progetto Teramo Città Virtuale? “Dov’ è? Ho visto tante iniziative più legate all’immagine del mondo della politica che a quello della cultura. Che cosa si è lasciato alla città? Aspettiamo gli sviluppi, ma io non vedo segni tangibili di questa attività, oppure non li ho colti. Si tratta di un’integrazione virtuale appunto, non reale: non cammini per la tua città, manca il contatto fisico e spirituale con le cose. Quando inviti una persona a fare due passi vicino al teatro romano è perché tu senti l’importanza di un ambiente che ti dà emozione. Il dramma è che non c’e necessità di questo. Non possiamo mantenere il teatro romano, quando la gente nei giorni di festa si incontra nei centri commerciali non solo per comprare, ma per fare le passeggiate. Non possono convivere queste cose, sono inconciliabili. Come lo sono il cemento armato con i ruderi archeologici, come il Lotto Zero con l’area archeologica. Queste sono le grandi contraddizioni della nostra società. Tutto deriva dalla perdita di quella sensazione che ti lascia sulla pelle viaggiare intorno a questo mondo che affonda le radici nel nostro passato”. Per fortuna ci sono occasioni incoraggianti. Gli alunni del Liceo Classico della Comunicazione di Teramo hanno recitato poesie d’amore sulla Via Sacra.

“I ragazzi del Liceo Classico si sono impegnati verso la riconquista degli antichi luoghi della cultura, delle relazioni, degli scambi. Dobbiamo contare sui giovani affinché possano toccare e capire che significa studiare latino e greco in questi luoghi dove si sente dare vita a quello che studiano e crescere con concetti più sani. Spero che il degrado culturale si possa contenere preparando i giovani, altrimenti sarebbe uno sfascio totale. La tendenza verso il meccanicismo, il materialismo è iperbolica. È la prima volta che si anima questo sito archeologico? “Non c’è dubbio. Credo che ogni anno, molte lezioni si potrebbero fare in questi luoghi. Basterebbero due esperienze l’anno per capire quanto è importante l’ambiente. Ritrovare i luoghi di Dante Alighieri, Ugo Foscolo o della letteratura classica, studiare lì la tragedia, la poesia li renderebbero memorabili. Ricostruire un rito funerario sulla via sacra: con la fiaccolata, i musici e le prefiche non la dimenticherai più proprio perche l’hai contestualizzata”.

Dobbiamo contare sui giovani affinché possano toccare e capire che significa studiare latino e greco in questi luoghi dove si sente dare vita a quello che studiano

foto G. Michini: i ragazzi del Liceo Classico recitano poesie sulla via sacra PrimaPagina 25 mag. 2012

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foto: “L’Annunciata” di Antonello da Messina 1475

RIFLESSIONI DI MAGGIO

Maria, donna di ieri ? di Suor Claudia Grenga

olti si pongono questa domanda e forse hanno già elaborato una risposta... “ma sì, una donna vissuta in un contesto culturale e sociale lontano dal nostro, con problematiche che non ci toccano e non somigliano alle nostre… che cosa può dire alla donna di oggi, emancipata, moderna, spregiudicata, in carriera, professionale, con problemi di lavoro, di figli, di traffico, di promozione, di ricerca di pari dignità?” Per la donna contemporanea Maria sembrerebbe un “modello” arcaico, improduttivo e, di conseguenza, impossibile da imitare. Per altre donne Maria costituisce addirittura un problema in quanto il riferimento a lei risulta, a prima vista, in contrasto con il tipo di donna che oggi si vuole realizzare. Ma se nel mondo occidentale, soprattutto dell’area culturale industrializzata, siamo in un momento di grande confusione, nel mondo arabo o afro asiatico la donna ha un ruolo tutto da rivedere. Ancora “cosa” di altri, sempre sottomessa, ma con un grande potenziale di ricerca di dignità, di autonomia, di libertà.

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La realtà che ci circonda è complessa, è cambiato totalmente l’universo di riferimento, la società ha assunto parametri e criteri di vita del mondo industrializzato, la donna è uscita dalla famiglia per coronare realizzazioni professionali, ambizioni antiche, egoismi sopiti, progetti nuovi, aspirazioni di maggiore responsabilità, carriera. Papa Paolo VI, nella “Marialis cultus” evidenzia alcuni connotati per i quali Maria può essere una risposta eloquente alla donna moderna. Voglio ricordarne alcuni: - Maria, capace di andare controcorrente: la scelta, allora controcorrente e umiliante, della verginità per consacrarsi totalmente all’amore di Dio e al servizio del Figlio, fu una scelta coraggiosa, inaudita per una giovane ebrea; - capace di dialogo responsabile: Maria alla chiamata di Dio dà il suo assenso attivo e responsabile, non umilia la sua intelligenza con una sottomissione senza ragioni; - libera nella sua religiosità: nel suo Magnificat la Vergine si dimostra tutt’altro che donna passivamente remissiva o di una religiosità alienante, è una donna

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che non dubita di proclamare che Dio sta dalla parte degli umili e dei poveri e rovescia dai loro troni i potenti del mondo; - forte d’animo: Maria per la responsabilità affidatale affronta povertà e sofferenza, fuga ed esilio; la prova non la scoraggia; - madre non possessiva: Maria non è stata una madre gelosamente ripiegata sul proprio figlio, ma una donna la cui funzione materna si dilata, assumendo sul Calvario dimensioni universali. Maria illumina così il “mistero della donna e la sua sponsalità” e rimane modello di donna per ogni tempo.” Sono stata sempre affascinata dalla risposta del grande filosofo gesuita Teilhard de Chardin che cito a memoria : “ Dio creò sulla terra una purezza così intensa tanto da potersi concentrare in essa fino a farsi bambino, questa è Maria! La bellezza unica di Maria ha la capacità di non permettere a Dio di resistere, ha il potere di far nascere il divino in mezzo a noi”. In tutta l’iconografia, fin dalle origini, troviamo sempre la Vergine col Bambino, Maria è inconcepibile senza il Figlio. Solo per un


paio di secoli si è riprodotta l’effige di Maria senza il Bambino, più vicina ad una Venere che ad una Madre, ma questo è legato ad un periodo in cui si doveva affermare la verginità e l’incorruttibilità della Madre Vergine. A maggio la natura è una festa di colori e di profumi, i fiori catturano il nostro sguardo e il nostro cuore. Maria è il fiore più bello creato da Dio sulla terra! Forse per questo si è voluta onorare in modo speciale Maria. La tradizione di una tale devozione è molto antica. In questo mese si dava inizio anche ai pellegrinaggi nei santuari dedicati alla Madonna, perché era più facile mettersi in cammino sia materialmente che in senso interiore. Ero bambina, il mese di maggio era legato fortemente alla devozione a Maria. Io lo ricordo così. La bella Madonna della nostra Chiesa Parrocchiale iniziava col mese di maggio la visita ai quartieri: era la Madonna pellegrina! Ogni famiglia chiamata ad accoglierla gareggiava a preparare l’altare più bello. La mia mamma prendeva le lenzuola ricamate, le più belle, le coperte di ciniglia e di seta dai colori forti e più di un tappezziere organizzava l’altare. I fiori dovevano essere tanti e coloratissimi. La sera, dopo cena si riuniva tutto il vicinato per il rosario, ed i canti popolari riempivano le serate miti della primavera inoltrata. Noi abitavamo quasi in campagna e, bambini, aspettavamo la fine del rosario per rincorrere insieme le lucciole. Quando la Madonna lasciava la

casa per andare presso un’altra famiglia rimaneva un vuoto immenso. Restavano “i fioretti” da fare per far bello il cuore e meritare il sorriso di Maria. E le mamme ci aiutavano ad amare la Vergine, perché dove c’è Maria è presente Gesù. Ci raccontavano la sua vita, ci dicevano il suo amore per Gesù, ci insegnavano a pregarla. Oggi tutto questo non esiste più, le giovani mamme non conoscono questa pedagogia per i loro figli. Fortunatamente ci sono ancora le nonne che suppliscono in qualche modo, ma presto il mondo sarà sicuramente più povero.

Ogni famiglia chiamata ad accoglierla gareggiava a preparare l’altare più bello....

foto: Madonna del Magnificat di Sandro Botticelli

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ribalta

foto: alcuni degli spettacoli della compagnia teatrale

Teatri de le Rue di Vincenzo Lisciani Petrini

a compagnia i Teatri de le Rue si è formata nel 2006 e ha posto al centro della sua poetica il recupero delle antiche storie e leggende, pur conservando una apertura originale e problematica al teatro contemporaneo. Il vostro rapporto con “la strada” e con la parola. Più che una connotazione dà l’idea di una vocazione. “La strada è il luogo in cui ci siamo incontrati e trovati. Dirigevo un laboratorio di danza e arti marziali con spettacolo finale all’interno di una produzione teatrale denominata Albatros, tra l’Academy of Dance Martial Arts di Londra e un festival storico di teatro di strada qui in Abruzzo. Lì conobbi Giovanni Avolio e Daniela Micioni, giovanissimi Attori con i quali, con entusiasmo ho fondato , nel 2006 i Teatri de le Rue. Ci univa la voglia di confronto con il pubblico fortuito e occasionale della strada, forse il più difficile. Ci siamo allora mossi dentro gli spazi naturali e urbani, i migliori per inscenare i nostri racconti. Strada e parola sono inscindibili: Amo citare a questo proposito B. Chatwin: “Un canto, disse, faceva contemporaneamente da mappa e da antenna. A patto di conoscerlo, sapevi sempre trovare la strada.” Nel vostro primo spettacolo, “Le leggende della montagna addormentata”,

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c’è un grande richiamo al fiabesco. “Le leggende” è uno spettacolo nato dall’eco del libro di Maria Rosa Dei Svaldi dove sono raccolti racconti e leggende sulla storia del Gran Sasso. Erano le storie narrate dagli anziani ai loro nipoti, magari attorno al fuoco, fin dai tempi dei tempi. Farne uno spettacolo ci ha permesso di far rinascere questa antica arte del narrare che veicolava ai più piccoli i valori della vita, la saggezza, il rispetto della natura, i passaggi esperienziali della crescita individuale e collettiva di ognuno. I bambini sono un pubblico esigentissimo: occorre adottare un linguaggio giusto e corretto per le loro aspettative. Fondamentale per la resa dello spettacolo è stata la maestria della compagnia di musica popolare IL PASSAGALLO, che ha interpretato ed accompagnato le nostre scene suonando antichi motivi musicali abruzzesi.” Vi contraddistingue un progetto molto particolare, “Residenza Teatrale”, che ha portato alla nascita dei vostri ultimi spettacoli. Un laboratorio a cielo aperto, si potrebbe dire. “Il progetto nasce nel 2010 grazie al supporto del circolo Acli Anziani di Intermesoli ed il Comune di Pietracamela, che hanno creduto nella nostra proposta aiutandoci nella realizzazione degli spettacoli finali. E’ un progetto nato come integrazione socio-culturale tra i

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due paesi dell’alta valle del Gran Sasso, vittime dello spopolamento e dell’abbandono dei nuclei abitativi e del terremoto che ha distrutto l’equilibrio della loro quotidianità. Per questo il nostro lavoro si realizza tra operatori del settore e abitanti locali in uno scambio reciproco di saperi e culture: si svolge tra i vicoli, le piazze ed i boschi dei due Borghi, facendoci promotori oltre che testimoni e banche dati di memorie, storie e racconti degli Abitanti del posto, utilizzando il linguaggio teatrale nelle sue varie espressioni dalla narrazione al canto alla danza come luogo d’incontro e di creazione.” La vostra ricerca, inquadrabile nel genere “teatro-danza”, sposa le tradizioni, il territorio e le sue storie. Non ha quindi solo valore artistico, ma anche antropologico. Quali sono stati gli spettacoli prodotti con questa chiave? “La nostra prima produzione è stata E’ PARTITA UNA NAVE DA ROMA (2010), spettacolo che racconta dell’emigrazione dei nostri montanari, dei primi viaggi oltreoceano, del nodo cruciale post guerra mondiale che ha segnato il cambiamento culturale sulla nostra montagna. Con LE TERRE DÌ MEZZO (2011) abbiamo indagato e portato in scena racconti di chi invece è rimasto sul suolo natio, lottando per vivere sulla propria montagna o nei propri


boschi. Questo spettacolo itinerante aveva come meta il bosco vetusto di Fonte Novello, prezioso angolo rimasto intatNOME : to sulla nostra montagna da secoli. Il Teatri de le Rue progetto di quest’anno si intitolerà DEL REGISTA : CAMMINAR ERRANTE, e lavoreremo Mara Di Giammatteo sui racconti epici e personali dei nostri COMPONENTI: Giovanni Avolio, MariaLaura Borgognoni, pastori, dei pellegrinaggi dei montanari Valentina D’Angelo, Mara Di Giammatteo. che riportati alla nostra ricerca culturale contemporanea, ed è un po’ il nostro erDATA DI NASCITA: Marzo 2006 rare in un epoca difficile. “ CITTA’: Intermesoli, Pietracamela/TE. Ultima domanda: l’orizzonte teaCOLLABORAZIONI: A.D.M.A (London trale di oggi? U.K.), Orchestra Teatralica (Roma), “È un momento contraddittorio specie Compagnia VI-KAP e STAMINA (BO), per gli artisti, in cui stiamo scontando Teatro dell’Aleph (MI), Electa Creative Arts (TE), Zupirù clown (TE), Compagnia debiti di altri e che limita, o quasi sempre nega, la possibilità di fare ciò per cui IL PASSAGALLO (TE), ci sono anche siamo nati. Fare teatro è diventato arduo, artisti singoli con cui collaboriamo piu o una follia dettata dalla necessità di cremeno stabilmente e che danno anche dere ancora nel proprio mestiere, come un grosso contributo al nostro lavoro come, Francesca Penzo e Federico Fioresi, gli spostamenti a piedi di una volta da una valle all’altra… Occorre rimettersi Giancarlo Porcari e Tiko Rossi Vairo. in viaggio, in pellegrinaggio, come una SPETTACOLI: volta. Gli itinerari e le mete saranno i “liLe Leggende della Montagna vellatori”… decideranno loro chi dovrà Addormentata (2006);”La Sposa arrivare fino in fondo.” M’briaca” (2007); Don Chisciotte

Chi sono

(2007);E’ partita una nave da Roma (2010); Materiali Resistenti (2010); Le Terre di Mezzo (2011); Selfish (2011);Tra Capo e collo! (2012). PROSSIMI PROGETTI: DEL CAMMINAR ERRANTE III Ediz. di Residenza Teatrale sulla montagna del Gran Sasso; IL MAGO DI OZ nuovo spettacolo di teatro fisico per l’infanzia. UN SOGNO NEL CASSETTO: Per ora stiamo cercando un armadio grandissimo perché il sogno che abbiamo nel cassetto si è fatto troppo stretto! UN MOTTO: “Un viaggio di mille chilometri comincia sempre con un passo”- LAO TSE

I bambini sono un pubblico esigentissimo: occorre adottare un linguaggio giusto e corretto per le loro aspettative...

foto: alcuni degli spettacoli della compagnia teatrale

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Musica

Romanticismo e rabbia

Incontro con Ivan D’Antonio, artista poliedrico di respiro internazionale

di Mariangela Sansone

esti crudi e feroci come le favole per i bambini, nichilismo misto a psichedelia, con spruzzate di romanticismo sparse qua e là, una massa sonora che suona rabbiosa, a volte sognante a volte compulsiva, note new wave e ritmi ruvidi che lasciano lividi sul cuore. Questo strabiliante mix e molto altro è il sound de laBase, progetto musicale che nasce nel 2007 da un’idea di Mirko Lucidoni, songwriter della band, con la collaborazione di Emidio “Diddio” Nardi. Dopo diversi cambi di formazione, laBase giunge alla formazione definitiva nel 2011 con Mirko alla chitarra e voce, “Diddio” alla chitarra, Alessandro Marini al basso e Francesco Amadio alla batteria. Un linguaggio musicale stratificato, in cui si avvertono diverse commistioni sonore, i ritmi orgiastici del rock anni ‘70,

Un mosaico sonoro eclettico in un contesto surreale, a volte sofferente ed a volte più intimista, sonorità che rendono questa band unica... rude e graffiante, la psichedelia lisergica, hippy e malinconica, di Crosby e Young, passando per il punk anarchico e hardcore, fino ai suoni alternativi della “nuova onda”, una solida ossatura data dal grunge e dal garage-rock con sfumature noise. LaBase viene fuori dal sottosuolo teramano, una rabbia malinconica ed allo stesso tempo caustica caratterizza i loro brani, pezzi ricchi di originalità come “L’errore”, tormentato e lancinante, con una chitarra che pulsa nelle vene e non lascia affatto “astemio di emozioni” l’ascoltatore; così anche “L’inutile” è un brano variopinto, crudele e profondo, che colpisce, “ciò che muore

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rinascerà dalle ceneri” grida con furore la voce di Mirko Lucidoni, vicina in alcuni momenti a quella di Manuel Agnelli degli Afterhours. Un mosaico sonoro eclettico in un contesto surreale, a volte sofferente ed a volte più intimista, sonorità che rendono questa band unica nel territorio teramano, insieme alla scelta di testi in italiano, mai banali, anzi strutturati e ricchi, in un continuo gioco di alternanze; i “cut up” alla Burroughs lasciano a volte il posto a narrative più costruite, il tutto pervaso da un lirismo corrosivo all’interno di una poetica sferzante con atmosfere plumbee in cui si avverte il profumo sottile delle rose selvatiche. Grazie a questa band si aprono nuovi orizzonti musicali a Teramo, ed il loro sound crudo, ospite delle nottate teramane, irromperà con la sua energia deflagrante; laBase sta lavorando all’uscita di un EP che precederà il loro cd, previsto per l’autunno 2012, composto da dieci tracce, una sequenza di brani eccezionali in quanto a forza espressiva ed elaborazione sonora.

foto: la band laBase

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DAL “SOGNO AMERICANO” A MONTORIO di Adele Di Feliciantonio

uando si entra nello studio di Ivan, il suo buen retiro, centro di ispirazione e creazione, si rimane sbalorditi di come l’arte possa manifestarsi, in poco spazio, in così tante forme diverse. Dalla pittura alle forme scolpite che ti osservano fino quasi a scrutarti, dagli strumenti musicali pronti per essere accordati, all’immancabile macchinetta fotografica e altri “arnesi” da lavoro. Anche la disposizione e l’arredamento hanno un tocco di particolarità e tutto parla di questo artista e musicista giovane e di talento, umile, ma straordinariamente completo, orgoglio del nostro territorio. Ventottenne, montoriese, laureato all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, ha frequentato la Florence Academy of Art, la prestigiosa accademia americana di perfezionamento a numero chiuso; ha collaborato con Enrique Gonzales Muller a San Francisco e a diversi progetti tra Milano e Firenze. Regista, pittore, fotografo, musicista, arrangiatore e produttore artistico, oggi è a capo degli Stratostudios, un centro di creazioni artistiche e musicali a Montorio al Vomano. Ivan perché un artista che ha girato il mondo ha deciso di tornare in terra natia per esprimere la sua arte? Credo che il richiamo della propria terra sia un elemento innato e incontrollabile. Ho deciso di tornare in Abruzzo, dopo le mie esperienze all’estero e in Italia, per cercare di capire se i tempi erano finalmente maturi per riuscire a muovere qualcosa in questo territorio tanto intenso, ma altrettanto sconosciuto. Sincera-


foto: alcuni lavori di Ivan Di Antonio

mente non credo che resterò per sempre qui, perché il mio bisogno di crescita non può arrestarsi, e sento che presto dovrò immergermi in un’altra cultura per arricchire ulteriormente il mio bagaglio. Può essere definito un artista eclettico. Come si conciliano forme espressive e soprattutto diverse? Ha mai avuto la tentazione di seguire una strada piuttosto che un’altra? In realtà sono convinto che l’arte sia una sola e la sensibilità verso uno dei suoi aspetti non può essere limitata ma, per forza di cose, connessa al resto. Quindi non mi stupisco quando un regista è anche un pittore o un musicista è anche un bravo scrittore. Non mi fido del musicista senza gusto visivo e del pittore negato per la musica. L’esperienza all’estero, il suo “sogno americano” quanto ha influito nella sua formazione artistica e personale? Per capire l’importanza dell’America nella mia formazione è necessario affermare che la mia “data di nascita artistica” risale al periodo trascorso oltreoceano. Fondamentali sono stati i pittori americani incontrati a Firenze, con i quali ho trascorso anni intensi e davvero ricchi dal punto di vista artistico e culturale; subito dopo sono stato a San Francisco: la magia di quella città, l’incredibile sensibilità artistica della gente e i luoghi che ho potuto frequentare hanno dato il via a una serie di riflessioni e input che raramente avrei trovato altrove. Non passa giorno che non valuti l’idea di tornare negli Usa. I suoi quadri sono molto particolari. Quali i soggetti che predilige? Sinceramente dopo anni di pittura di stampo

... nella mia formazione è necessario affermare che la mia “data di nascita artistica” risale al periodo trascorso oltreoceano. Fondamentali sono stati i pittori americani incontrati a Firenze...

figurativo ho avuto il bisogno di virare verso altri territori. Anche qui il contatto con l’estero ha giocato un ruolo fondamentale, soprattutto la collaborazione musicale con alcuni artisti africani mi ha aperto la strada verso l’istinto e la spiritualità e tutto ciò, misto alla mia formazione più razionale, mi ha aiutato a espandere le potenzialità creative delle mie opere. Qual è lo stile musicale che ispira anche la composizione dei suoi brani? Apprezzo tutta la musica, purché sia fatta per lo scopo esclusivo di comunicare, di fare arte. Detesto ogni forma musicale finalizzata esclusivamente al commercio. Fatta questa doverosa distinzione il mio gusto oscilla tra i Beatles, la musica anglosassone e tutto quello che ne è derivato e la musica tradizionale hawaiana e africana. La nostra terra ispira le sue opere? Mi riferisco anche all’esperienza dei corti in dialetto. Nella mia prima serie di corti, nata soprattutto per rompere il ghiaccio col mezzo cinematografico, ho voluto rappresentare le cose che conoscevo meglio perché, per dirla con un’espressione simpatica, “è sempre meglio entrare in un tunnel buio con una torcia”. Per cimentarmi con l’immagine in movimento dopo anni dedicati alla condensazione di storie in singole scene, ho preferito attingere dal mondo che mi circondava in quel periodo e modellarlo a mio piacimento. Il bello dell’arte è che ogni cosa può mutare nella forma che vogliamo. Per questo ho scelto di usare il dialetto nei miei primi corti poiché, dopo anni passati lontano da casa, ho riscoperto la bellezza delle sue sonorità e quel senso di efficacia e freschezza che l’italiano accademico, lingua “controllata” per eccellenza, stenta ad avere. Mi piacerebbe che un giorno il dialetto abruzzese suonasse naturale alle orecchie degli italiani come il romano, il napoletano o il milanese. Oggi si occupa anche di regia, in particolare di corti e videoclip musicali. Possono essere considerati il giusto connubio con musica e pittura? Ero arrivato al punto in cui volevo far “parlare” la pittura e far “vedere” la musica. Non ho avuto scelta: il videoclip rappresentava la naturale evoluzione dei miei linguaggi. Continuo a dipingere e a lavorare nel campo musicale, ma la mia meta è chiara. Progetto di andare ad affinare le mie conoscenze in campo cinematografico all’estero per avere l’opportunità di lavorare dove il cinema e l’arte sono rispettati e fatti con estrema serietà. Resterà a “creare” in provincia o la sua vena artistica ha bisogno di scoprire posti nuovi e culture diverse? Amo l’Abruzzo e le mie origini saranno sempre dentro di me, però sento che viviamo in un luogo di “ritorno” non di “arrivo”.

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foto: Adriano De Vincentiis

foto: Carmine Di Giandomenico

Fumetti raccontati da due “MATITE D’ORO” di Mariangela Sansone

o strano “folletto” teramano è ormai un ragazzo maturo, ma non abbandona lo spirito ribelle e goliardico che lo ha caratterizzato sin dalla prima edizione. Teramo Comix, compie i suoi primi vent’anni e rimane un evento di grande attrattiva per gli amanti del fumetto e dell’illustrazione. Nella tre giorni fumettosa, Teramo indossa il suo cosplay, e piazza Martiri, location delle ultime edizioni, viene puntualmente presa d’assalto da orde di giovani, e meno giovani, appassionati dei nostrani Dylan Dog e Diabolik, dei manga giapponesi o dei supereroi americani. In questo suo ventennale, Teramo Comix ha reso omaggio a Sergio Bonelli, editore e sceneggiatore, figlio del creatore di Tex ed autore egli stesso di serie celebri come Mister No e Zagor, con lo pseudonimo di Guido Nolitta, scomparso qualche mese fa. Diamo il nostro contributo ai festeggiamenti per il primo ventennale di Teramo Comix, proponendo un’intervista doppia alle punte di diamante dell’illustrazione teramana, due artisti ben noti agli amanti del fumetto e dell’illustrazione. Carmine Di Giandomenico, considerato uno tra gli autori di punta del panorama fumettistico italiano contemporaneo, nel 2005 ha iniziato a produrre anche per conto della Marvel Comics, la celebre fucina di sogni che ha prodotto fondamentali miti del nostro tempo, quali l’Uomo Ragno, Hulk, i Fantastici Quattro; l’editore americano, tra le altre cose, gli ha dato la possibilità di riscrivere le origini di un personaggio di enor-

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me successo come Daredevil, affidandogli semplici motivi. Il primo è che nel fumetto una la miniserie “Battlin’ Jack Murdock”. Adria- personalità creativa è libera di fare qualsiasi no De Vincentiis, disegnatore dalla matita cosa, non ci sono limiti di budget, non c’è bisosublime, ha pubblicato diversi volumi di gno di costruire scenografie o pagare studi di fumetti ed illustrazioni in Spagna, Francia effetti speciali per realizzare mondi incredibili, e negli Usa, ed ha collaborato con riviste è necessaria e più che sufficiente la creatività, storiche come l’americana Heavy Metal e il talento e la passione. la mitica Frigidaire; i suoi ultimi lavori sono Questo è largamente dimostrato dallo sciapubblicati dalla casa editrice francese Soleil callaggio a tappeto da parte di tutti i media, e da pochi giorni si è chiusa la sua splen- primo il cinema americano, nei confronti del dida mostra ospitata dalla Galerie Daniel Maghen di Parigi, cui Prima Pagina ha dedicato la copertina qualche numero fa. Due talenti accomunati dal grande genio artistico e dai natali teramani. - Come percepite lo stato di salute del fumetto oggi? Pensate che la nascita e l’evoluzione di altri media e forme di intrattenimento, che qualcuno considera più accattivanti per i giovani, possano ridurne la diffusione e l’importanza sociale? Adriano: “Il fumetto vive sempre un’era d’oro secondo me, con variazioni e squilibri più o meno forti a seconda dei paesi, specialmente in rapporto ai nuovi media che stanno cercando di imporre in tutto il mondo, per alcuni foto: Battlin’ Jack Murdock di Carmine Di Giandomenico

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fumetto. Il secondo motivo è che è un media intimo. Non bisogna andare in sale cinematografiche e non si subisce; la lettura e l’immedesimazione all’interno di un fumetto sono personali, libere, intime. Credo che il fumetto su carta stampata non verrà mai surclassato né dai nuovi e-book e Ipad e nemmeno dal cinema. Il cinema ha ancora bisogno di artifici abbastanza scomodi e aggressivi per stupire, come ad esempio questa recente follia del 3D, che è assolutamente inutile a per di più scomodissima. Credo che chiunque, dal bambino all’adulto, si possa rendere conto che un fumetto sfogliato su un Ipad semplicemente non esiste, è solo un insieme di dati e di pixels su uno schermo, che possono sparire nel momento in cui finisce la corrente: non c’è un media che può sostituirsi al semplice ma fondamentale fatto che un fumetto stampato semplicemente esiste. Credo che presto quasi tutti saranno stufi di questo mondo di pixels e led, e si renderanno conto del valore assoluto dell’originale e della carta stampata, che ha una storia, una dignità ed un fascino intramontabile”. Carmine: “Il fumetto oggi… beh, è una bella domanda, visto che il fumetto prima di tutto è un linguaggio che raccoglie sia la scrittura che il disegno; come tutti i linguaggi, soprattutto artistici, subisce le influenze e le evoluzioni attraverso il passare del tempo e dello sviluppo tecnologico. Unico limite di questa forma espressiva è la sua struttura materiale, fisica, che non gli consente, a mio parere, di esprimersi in tutte le sue potenzialità. Fino a quando resterà racchiuso solo sulla carta stampata, sarà rilegato ad una considerazione per pochi, esattamente come il rapporto cinema e teatro. Ovviamente non dico che il cartaceo debba sparire e lasciare spazio alla tecnologia, ma trovare una strada intermedia che permetta a questo linguaggio di svilupparsi con tecniche differenti ed offrire più storie dell’ immaginario ai lettori di nuove generazioni”. - Il fumetto trova spazio a Teramo o Teramo Comix è l’unica occasione in cui quest’arte può continuare ad esprimersi dalle nostre parti? Avete qualche ricordo particolare legato a quest’evento? Adriano: “Di Teramo Comix ho bei ricordi, dato che si inaugurò la prima edizione quando io ero ancora un aspirante fumettista, molti anni fa. Ero presente ed eccitato alla prima edizione, giovanissimo, e chiesi entusiasticamente di esporre alcune mie tavole. L’accoglienza in quella occasione non fu delle migliori, ma è comprensibile, non è facilissimo anticipare, a colpo d’occhio, che un ragazzino che espone i propri disegni poi diventerà un professionista”. Carmine: “Il fumetto a Teramo, è difficile anche qui rispondere, visto che il cittadino teramano tipico è ancora perfettamente descritto e riconoscibile nelle parole della canzone di

Ivan Graziani “Pigro”. Il teramano medio considera il fumetto ancora come un qualcosa di precario ed instabile, non un lavoro; la frase con cui viene descritta questa espressione artistica è: “lì giurnalitt per li frichì”, i giornalini per i bambini. La cosa che più mi sorprende è che la nuova generazione abbia più considerazione di questa forma artistica rispetto agli adulti. Così come anche le istituzioni in generale, si ricordano del linguaggio comunicativo del fumetto solo in periodo di crisi, solo perché è considerato una piccola cosa, facilmente gestibile e a costi minimi, quando in realtà non è così. Gli

La cosa che più mi sorprende è che la nuova generazione abbia più considerazione di questa forma artistica rispetto agli adulti... americani, i francesi, e i giapponesi ne sono una dimostrazione perfetta, hanno una considerazione diversa del mondo dell’illustrazione, investono concretamente su questo linguaggio. Teramo Comix, sono anni oramai che si è im-

posto come presenza sul territorio, è un evento di grande successo, peccato che il Comune non dia il giusto contributo energico per farla decollare in maniera concreta e decisa, perché la nostra città ha tutti gli spazi sufficienti e le attrezzature idonee per poter creare una fiera del fumetto che si possa avvicinare alle grandi fiere delle altre regioni, di rilievo nazionale. Un esempio di crescita è dato dal comune di Lucca che ha puntato tantissimo sul fumetto offrendo al lettore, agli appassionati e agli autori, una fiera riconosciuta a livello europeo. Nel mio piccolo, credo che Teramo abbia tutte le carte per poter offrire lo stesso, ma non dipende purtroppo né da me, né dagli organizzatori, ma dal Comune, che dovrebbe investire un minimo sindacale per poter dare alla città un’opportunità di crescita”. - Com’è lavorare in questo particolare campo artistico, partendo da una città come Teramo? Adriano: “Teramo è una città bellissima, io la amo moltissimo, non solo perché ci sono nato e vissuto nella mia adolescenza, ma perché è oggettivamente una città stupenda. Certo, come tutte le città di provincia, non rende facile il compito di muoversi verso aspirazioni internazionali, o anche nazionali, con un obiettivo di riuscita professionale; ci vuole molto lavoro, determinazione e sicurezza in sé stessi, è più difficile, ma quando il rischio è più alto, la soddisfazione di riuscita è la migliore”. Carmine: “Lavorare a Teramo è fantastico, perché… non ci sono distrazioni! Lavorare partendo da una città come Teramo... beh, veramente non mi sono mai allontanato se non per viaggi di andata e ritorno. Lavoro nella mia città che adoro!”.

foto: sanguigna su carta di Adriano De Vincentiis PrimaPagina 25 mag. 2012

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SOGNO DI CARLO VERDECCHIA

Avvincente mostra a Teramo fino al 30 giugno di Mariangela Sansone

arlo Verdecchia e il territorio del sogno, del sottinteso, del ricordo” è la mostra che ha preso il via venerdì 4 maggio, inaugurata dal sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, nello spazio museale di Torre Bruciata - via Antica Cattedrale. L’esposizione, che si protrarrà fino al prossimo 30 giugno, intende rendere omaggio alla figura dell’artista Carlo Verdecchia, nato il 5 ottobre 1905 a Casoli di Atri, ma vissuto a Napoli, dove morì il 23 marzo del 1984. Curatore della mostra il direttore dei Civici Musei, Paola Di Felice, che si è avvalsa della competenza di Pasquale Del Cimmuto, sensibile e profondo conoscitore dell’arte abruzzese, grazie al quale è stato possibile riunire le opere. Rapide pennellate tratteggiano ombre su visi resi aridi dal duro lavoro nei campi, spaccati di vita contadina, paesaggi rurali, intensi e realistici, questo è il linguaggio artistico di Carlo Verdecchia. Il pittore, protagonista dell’arte italiana del Novecento, si formò all’Accademia di Belle Arti di Napoli e fin dagli inizi della sua attività

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artistica partecipò alle maggiori mostre nazionali ed internazionali, attirando i favori della critica, tanto che nel 1942 la XXIII Biennale gli dedicava uno spazio personale all’interno della mostra. Verdecchia, appartenente alla scuola pittorica napoletana, seppe trovare un proprio linguaggio ed una propria identità, interpretando l’Abruzzo più vero, catturando i suoi più autentici personaggi e la genuinità

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foto: opera di C. Verdecchia

dei paesaggi, rappresentati con grande forza realistica ed un robusto cromatismo. I temi che ricorrono maggiormente nelle opere in mostra riguardano il mondo contadino e la vita domestica; esemplificative di questa dicotomia sono il paesaggio “Lavoro nei campi” ed il ritratto “Maria seduta”. Il primo quadro raffigura due buoi legati all’aratro sotto un cielo plumbeo; colori saturi e grumosi, pennellate spesse e dense, rendono vive le due bestie affaticate dall’aratura. “Maria seduta”, ritratto di una donna ormai anziana, assorta e pensosa, ma serena, e con uno sguardo limpido e pregno di soddisfazione, è un’opera altrettanto intensa e realistica, rappresentativa di un intimismo familiare e domestico. Nei ritratti, come nei paesaggi, il colore è corposo, con un impasto materico stratificato; la tavolozza del pittore di Atri è ricca di sfumature e luminosità, con una concretezza espressiva che rimanda ad alcune opere di Cézanne e ad echi espressionisti. Mescolanze di colore energico che vive e si sprigiona proprio nel cuore di Teramo, nell’ambiente suggestivo e poetico di Torre Bruciata.


NON PASSA, QUINDI

“NON” È CRISI di Michele Ciliberti

na crisi che non passa non è crisi: sociologicamente la crisi è una separazione, un discrimine tra un momento e un altro, un cambiamento improvviso. Ormai è da anni che si sente pronunciare questo lemma e lo si adatta ad ogni situazione: è responsabile e colpevole di qualsiasi evento o fatto negativo. Eppure le cose non stanno così. Già etimologicamente la parola è bellissima: da = giudico, valuto, peso, separo; si pensi a critica e, particolarmente, alla Critica della Ragion Pura di I. Kant, ove la ragione processa se stessa. Questo, oggi, manca a ciascuno di noi: il coraggio della responsabilità e del sottoporsi a giudizio. È troppo facile addossare tutti i torti agli altri e presentarsi puro e immune da coinvolgimenti vari: si considerino, un attimo, tutti gli scandali di corruzione che vengono alla luce e si veda se qualcuno abbia avuto l’onestà di farsi giudicare. Qualche anno fa, un giornalista americano, che intervistava Umberto Eco, disse che gli italiani si lamentavano delle malefatte di Berlusconi – che aveva oltre il 60% dei consensi -, ma nessuno accusava se stesso per averlo scelto come premier. Anche nelle alte sfere trionfa il qualunquismo. Tutti accusano e nessuno fa proposte decenti. L’origine della crisi sta in noi stessi: chi l’ha causata, anche se involontariamente, è sempre l’uomo, o meglio l’egoismo, la voglia di possedere, il potere. Non s’intende assolutamente filosofeggiare su quanto accade, anche se un po’ di filosofia non farebbe male, ma acquisire consapevolezza e uso degli strumenti per fronteggiare ciò che chiamiamo crisi. I mezzi e le disponibilità ci sono: distribuire più equamente le risorse, vivere secondo le proprie possibilità, essere solidale, abituarsi al rispetto di sé, degli altri e della natura. Le regole e le norme dell’alta finanza servono a stabilire il controllo del potere. I governi dei diversi paesi dovrebbero essere tanto forti da combattere qualsiasi tipo di speculazione.

Alcuni, invece, ne sono complici per limitare il potere di Stati avversi o concorrenti e per affermare una plutocrazia ad esclusivo vantaggio di pochi, invece di difendere il solo bene comune. La crisi stessa è divenuta oggetto di sfruttamento e di ambiguità: se, da una parte, la globalizzazione ha reso tutti vulnerabili, dall’altra dovrebbe insegnare che non si può fare a meno di essa. Si è confidato troppo in certe tendenze del mercato, considerando più favorevole il valore nominale del capitale che non il valore reale. Purtroppo chi paga le difficoltà del vivere quotidiano non è l’autore dei misfatti che hanno portato a tali situazioni di insostenibilità, ma la vittima stessa di questo sistema perverso, per cui si trova contro lo Stato che gli dovrebbe garantire diritto e sicurezza. In questi giorni, in Italia, fa scalpore il numero elevato di imprenditori suicidi, spinti a tale estremo gesto dall’indebitamento o dall’impossibilità di assolvere ai loro impegni, non per colpa propria, ma per mancanza di una prospettiva futura. Non basta verso costoro quel velo di commossa pietà collettiva, pur sincera, ma occorre superare l’egoismo individualistico e ritrovare quello spirito di solidarietà che affratella e dona speranza.

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a cura di Ivan Di Nino

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non per caso

BASKET IN CARROZZINA

AMICACCI SENZA RIVALI di Ivan Di Nino

uoi capirlo? Niente colpisce forte come la vita, e non è come dai i colpi, ma come resisti a quelli che la vita ti dà!” Così un ormai incartapecorito ex pugile Rocky Balboa –nel sesto film della “saga”- riprendeva il figlio non più adolescente, ma non ancora uomo. E’ proprio vero; alcune volte ragazzi giovani, forti ed atletici sono le vittime perfette della perfidia della sorte e si ritrovano, a volte dalla sera alla mattina, con le gambe brutalmente lacerate e la sentenza è una sola: “dobbiamo amputarle”.Oppure ci si spezza “l’osso del collo” e gli arti inferiori si ammutinano alla volontà del loro fiero padrone cervello. Alcuni di questi però non si smarriscono e fanno di necessità virtù, come gli uomini della Caripe LAS Amicacci di Giulianova di Basket in carrozzina, talmente forti che a questo punto vincono fino ad annoiare! Infatti la compagine costiera ha conquistato per il secondo anno consecutivo la Coppa “André Vergauwen”, l’equivalente dell’Europa League di calcio. A Valderrama di Valladolid “Giulianova bellissima figlia d’Abruzzo” -come ha scritto l’immarcescibile Peppino Marchionni- “è divenuta regina di Spagna: Olè!” Dopo le qualifiche di marzo di cui si è dato conto, la prima gara era contro Padova (64-56), la seconda contro il fortissimo Getafe Madrid battuto (63-56), grazie anche al trio Turlo-Marchionni-Rouillard ben diretto da Coach Avesani, e con una perfetta rotazione di panchina grazie alla quale i diavoli rossi soccombevano. La terza prova vedeva perdere anche lo Hyeres Marsiglia, andato in vantaggio persino di +15, ma grazie ad una impagabile rimonta (parziale 27-13) con un super Houcine, la compagine abruzzese demoliva le speranze dei cugini d’oltralpe. In semifinale altra sfida fratricida contro Sassari, spesso bestia nera del Giulianova che vede tra le sue fila Abu Konatè, l’ex di

turno, un vero campione. I sardi arrivavano però troppo stanchi e gli abruzzesi approdavano in finale “passeggiando” 69-49. In finale schiantati gli olandesi del Verker, outsider del torneo. Questi i parziali: 19-17;37-27;57-41;75-60. Si vede come, tranne che nel primo tempo,

non ci sia stata storia. Da sottolineare i grandi sacrifici economici per andare in terra iberica. Allora, ancora una volta usando le parole del buon Peppino: ‘stupendi e impagabili’. Bravi, bene, bis… anzi… in bocca al lupo per un futuro tris!

foto: Nazionale Italiana; Matteo Cavagnini in azione PrimaPagina 25 mag. 2012

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dintorni

Le città italiane con più multe

n’autorevole fonte, la banca dati AidaPa Bureau Van Dijk, si è presa il gusto di analizzare i proventi generati delle multe automobilistiche affibbiate da molte città italiane. Il perchè? Semplice: scoprire qual è la città più tartassata d’Italia. Risposta: è Rovigo. La città veneta conquista la vetta di questa poco invidiabile classifica con un risultato “migliorato” di oltre il 50% rispetto alle precedenti rilevazioni datate 2008. Quel che ne risulta è che, mediamente, ogni residente in quel di Rovigo abbia versato ben 139 Euro per infrazioni al Codice della Strada. Non male per un’area urbana di circa 50 mila abitanti! E le grandi realtà urbane? Al contrario le metropoli hanno subìto un sostanzioso calo delle contravvenzioni elevate. Tra le

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ragioni principali il fatto di essere spesso alle prese con ricorsi e contenziosi di vario tipo. Un calo fisiologico quindi, ma di fatto congruo. Milano si piazza al quarto posto (-13,3%); Roma al sesto (-16,6%) e Napoli al diciottesimo (-9,5%). Rovigo a parte, primatista per essere la città che mediamente fa pagare di più ad ogni singolo cittadino, colpiscono anche i dati di Asti e Reggio Calabria. I due Comuni tra 2008 e 2009 hanno infatti registrato un incremento degli incassi dati da contravvenzioni di addirittura il 156%! Al contrario due città campane hanno visto un considerevole calo degli incassi:l’88,4% a Caserta e il 78,4% ad Avellino. Ecco la Top Ten delle città che pagano di più (Euro per abitante): Rovigo, 138,60

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a cura di

Firenze, 129,80 Brescia, 116,20 Milano, 99,30 Catania, 95,40 Roma, 94,40 Salerno, 84,50 Pescara, 84,30 Prato, 79,80 Torino, 78,90 Ed ecco quelle che pagano di meno: Vibo Valentia, 4,30 Enna, 5,20 Fermo, 5,40 Villacidro, 5,70 Avellino, 5,90 Carbonia, 6,40 Tortolì, 6,60 Ragusa, 6,90 Belluno, 7,50 Viterbo, 7,50


dintorni

Una targa auto che porta sfortuna a cura di di Alessio Macaluso

taliani popolo di superstiziosi? Innegabile: il proverbio “non è vero, ma ci credo” è da sempre un classico per giustificare i nostri connazionali e siamo sicuri che sarebbero in ben pochi a gioire venendo a sapere che la targa automobilistica dell’auto ancora da finire di pagare sia “dotata” del “pericolosissimo” numero “17”. Usi e costumi ormai radicati, ovviamente senza alcun riscontro reale, ai quali comunque ci siamo ormai abituati. Anche in Afghanistam, Paese conservatore, stanno vivendo le prime esperienze a tal riguardo. Il numero da evitare? Il “39”! Chi infatti possiede un’autovettura nella cui targa sia contenuto questo numero non sta attraversando un gran periodo: “preso in giro” o guardato quasi con ostilità dalla maggior parte degli altri automobilisti.0

Non solo. Molti proprietari di vetture con il numero di targa incriminato starebbero addirittura valutando di liberarsene vendendo l’automobile, sempre che trovino qualcuno disposto ad acquistarla. Ma il perché? Chiedere lumi ai diretti interessati rischia di essere un’impresa e il rischio è quello di essere insultati per una curiosità ormai legittima. Il motivo non è ufficiale, ma i cittadini afgani lo conoscono perfettamente. Le voci ben informate raccontano infatti di un noto esponente della malavita originario del vicino Iran, famoso per gestire un vasto racket di prostituzione. Proprio costui sarebbe il proprietario di un’appariscente automobile targata con l’ormai maledetto numero “39”. Risultato? Questa cifra è ormai sinonimo d’infamia e vergogna!

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legale

Vaccinazioni

non obbligatorie e indennizzo Esaminiamo una recente sentenza, pronunciata dal Tribunale di Rimini in data 15.3.2012, che ha suscitato diverse discussioni, e che presenta alcuni aspetti giuridici molto interessanti. di Gianfranco Puca Avvocato, Mediatore Professionista

el 2004 un minore veniva sottoposto alla vaccinazione trivalente MPR (contro morbillo, parotite e rosolia) presso la competente Ausl, e nello stesso giorno insorgevano sintomi preoccupanti, quali diarrea e nervosismo; successivamente lo stesso minore manifestava segni di un grave disagio psico- fisico, e nel 2007 veniva riconosciuta invalidità totale e permanente del 100%. Nel 2008 i genitori presentavano domanda al fine di ottenere l’indennizzo previsto dalla legge 210 del 1992 a favore dei soggetti danneggiati per complicazioni di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, ma la commissione medica ospedaliera respingeva la domanda poiché la vaccinazione trivalente MPR non risultava essere obbligatoria per legge. I genitori, quindi, si rivolgevano al tribunale di Rimini il quale, riformando la decisione della commissione, condannava il ministero della Salute al pagamento, a favore del minore, dell’indennizzo previsto dalla legge 210/1992 la quale, appunto, prevede la erogazione di un indennizzo a favore di soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie o trasfusione; la sentenza, pronunciata e pubblicata in data 15.3.2012, presenta almeno tre aspetti meritevoli di essere esaminati. Applicabilità della legge 210/1992 anche in ipotesi di vaccinazioni non obbligatorie La sentenza sancisce chiaramente che la riconducibilità della invalidità permanente ad una vaccinazione non obbligatoria, come quella trivalente MPR, non è ostativa al fine del riconoscimento dell’indennizzo previsto dalla legge citata. La Corte Costituzionale, infatti, con le sentenze n. 27/98 e 423/00, ha dichiarato la illegittimità costituzionale, per violazione degli artt. 2 e 32 della Carta Costituzionale, dell’art. 1, comma 1, della legge

210/1992, nella parte in cui non prevedeva l’erogazione dell’indennizzo a favore di persone sottoposte a vaccinazioni non obbligatorie a seguito di campagne promosse dall’autorità sanitaria per la diffusione di tali vaccinazioni. Le vaccinazioni non obbligatorie, come quella trivalente MPR, sono state fortemente incentivate dalla Stato con campagne pubblicitarie ed informative, anche se non sono state imposte come obbligatorie; la Corte Costituzionale ha ritenuto non lecito, ai sensi degli artt. 2 e 32 della Costituzione, richiedere, da un lato, al singolo cittadino di esporre la propria salute per un interesse collettivo senza che, da altro lato, la collettività stessa non sia disposta a condividere (con la modalità dell’indennizzo) le eventuali e possibili conseguenze negative. Di conseguenza, ai fini della erogazione dell’indennizzo previsto dalla legge, non vi è alcuna differenza tra l’ipotesi in cui il trattamento sanitario è imposto dalla legge ed è, quindi, obbligatorio, e quella in cui il trattamento sanitario non è obbligatorio, ma solo promosso dalla autorità sanitaria, al fine di diffonderlo tra la popolazione; in altri termini l’indennizzo è dovuto a prescindere se la vaccinazione sia obbligatoria ovvero non sia obbligatoria (come la vaccinazione trivalente MPR nel caso in questione). Riconducibilità della patologia di autismo alla somministrazione del vaccino trivalente MPR L’altro aspetto rilevante della sentenza, di natura sostanzialmente tecnico-medica, riguarda la riconducibilità della patologia di autismo alla somministrazione del vaccino trivalente MPR. A seguito di una consulenza tecnica d’ufficio il giudice ha ritenuto come la patologia di “disturbo autistico associato a ritardo cognitivo medio” fosse riconducibile <<... con ragionevole probabilità scientifica ...>> alla somministrazione del vaccino al picco-

lo, avvenuto presso la competente Ausl nel 2004. La consulenza tecnica, quindi, confermando il collegamento tra la inoculazione del vaccino trivalente MPR e l’insorgenza della patologia di autismo, ha permesso al giudice di accogliere il ricorso dei genitori e concedere l’indennizzo mensile al minore affetto dalla patologia invalidante. Termine entro il quale presentare la domanda per ottenere l’indennizzo La sentenza, infine, contiene una ulteriore osservazione circa il termine entro il quale presentare la domanda per ottenere l’indennizzo, specificando quale sia il dies a quo. L’art. 3 della legge 210/1992 stabilisce che il termine di tre anni per i danni derivanti dalle vaccinazioni (che sale a dieci anni se i danni derivano da emotrasfusioni) decorre dal momento in cui l’avente diritto risulti aver avuto conoscenza del danno; la sentenza del giudice del Lavoro ha sancito che detto termine inizia a decorrere non dalla semplice conoscenza della diagnosi della patologia, ovvero dal momento in cui si ha il mero sospetto della produzione della patologia a causa della somministrazione del vaccino, ma detto termine decorre dal momento in cui si ha la consapevolezza della correlazione eziologica, vale a dire del rapporto causa/effetto, tra la vaccinazione e il danno irreversibile. Nel caso di specie il termine era ampiamente rispettato, in quanto nel 2008 il medico specialista consultato dai genitori attestava la riconducibilità della patologia alla vaccinazione eseguita, e nel medesimo anno i genitori avevano provveduto a formulare la richiesta di indennizzo ex lege 210/1992, rigettata dalla commissione medica ospedaliera, ma successivamente concessa dalla sentenza del tribunale ordinario; tale autorità giudiziaria, con la sentenza del 15.3.2012, ha enunciato tre principi applicabili in tutte le ipotesi di richiesta di indennizzo per danni permanenti causati da vaccinazioni, sia obbligatorie e sia non obbligatorie.

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& dintorni

Il 730/2012: slittano le date di consegna di Laura Di Paolantonio Dottore Commercialista

stato rinviata al 16 maggio 2012 la data di scadenza per la presentazione del 730 al sostituto di imposta (datore di lavoro o ente pensionistico) e al 20 giugno 2012 la consegna ad un Caf (centro di assistenza fiscale) o a un professionista abilitato da parte dei contribuenti (dipendenti e pensionati). Sulla linea dei precedenti rinvii, è da precisare che slitta dal 31 maggio al 15 giugno la data entro la quale i sostituti di imposta devono provvedere a consegnare al contribuente copia della dichiarazione elaborata e relativo prospetto di liquidazione;

mentre slitta dal 15 giugno al 2 luglio lo stesso impegno per i Caf e i professionisti abilitati.Data ultima per comunicare i risultati della dichiarazione e il relativo invio all’agenzia delle entrate è il 12 luglio 2012. Il differimento è stato indotto dalle novità in materia di cedolare secca e sulla compensazione del debito IMU. Uno dei motivi che ha dettato il rinvio dei termini è l’imposta municipale sugli immobili, IMU, che ha sostituito dal 2012 la precedente ICI. La nuova imposta comunale sugli immobili sarà accolta nel quadro I del modello 730/2012, prima della firma della dichiarazione. L’eventuale credito emergente

dalla dichiarazione 730/2012 potrà essere utilizzato in compensazione per l’imu di competenza del 2012. Nel quadro B del modello 730/2012 saranno dichiarate le locazioni di immobili ad uso abitativo e le relative pertinenze assoggettate alla cedolare secca. Tale tipologia di tassazione prevede il pagamento dell’imposta sostitutiva in maniera secca nella misura del 21%.Inoltre, nelle colonne 6 e 7 del rigo F1 del 730 deve essere indicato l’importo dei versamenti eseguiti autonomamente con modello F24 a titolo di acconto della cedolare secca 2011 (codici tributo 1840 e 1841).

scadenziario Maggio/Giugno 2012 Contribuenti tenuti ad effettuare i versamenti risultanti dalle dichiarazioni annuali delle persone fisiche e delle società di persone

Persone fisiche che presentano la dichiarazione dei redditi Unico 2012 - e che si avvalgono del regime agevolato per le nuove iniziative imprenditoriali e di lavoro autonomo (c.d. forfettino)

Persone fisiche che presentano la dichiarazione dei redditi Unico 2012 e che si avvalgono del regime agevolato dei “contribuenti minimi”

Versamento in unica soluzione o come prima rata, dell’Irpef e delI’rap, risultanti dalle dichiarazioni annuali, a titolo di saldo per l’anno 2011 e di primo acconto per l’anno 2012 senza alcuna maggiorazione

Versamento, in unica soluzione o come prima rata, dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF dovuta in base alla dichiaraizone dei redditi Unico 2012 senza alcunamaggiorazione

Versamento in unica soluzione o come prima rata, dell’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali dovuta a titolo di saldo per il 2011, senza alcunamaggiorazione

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entro il 18/06/2012

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in primapagina

PVC

Il mangia - virilità di Raffaele Raiola

i recente, su “Italia Oggi” è stato pubblicato un articolo dal titolo “E’ il pvc che annienta la virilità”. Andando ad approfondire il tema trattato abbiamo verificato che la pericolosità nell’uso di questo materiale plastico è data dall’impiego degli ftalati, sostanze chimiche organiche prodotte dal petrolio, e che risultano essere i plastificanti più comuni al mondo. Gli ftalati sono sostanze chimiche (esteri dell’acido ftalico), usate da oltre 50 anni, principalmente per rendere morbido e flessibile il cloruro di polivinile (PVC). Gli ftalati hanno l’aspetto di un olio vegetale chiaro e hanno un odore molto scarso; non sono utilizzati da soli, perché sempre incorporati in un prodotto finito come un articolo in PVC. Molti sono gli articoli realizzati con gli ftalati: pavimenti in PVC, rivestimenti di cavi, giocattoli, arredi in PVC, materiali utilizzati nell’edilizia (serramenti per porte e finestre, tubi idraulici, cabine per la doccia, materiale tessile impermeabile, colori per la pittura ecc.), e non ultimo i dispositivi medicali salvavita. Non tutti gli ftalati sono utilizzati come plastificanti per il PVC. Alcuni di essi impediscono allo smalto per unghie di sfaldarsi, consentono al profumo di durare più a lungo o rendono più forti e più resistenti alla rottura le impugnature degli attrezzi. Altri aiutano gli adesivi, i sigillanti, i pigmenti delle vernici e molti altri materiali a svolgere meglio la propria funzione. Proprio a causa del loro utilizzo così esteso, gli ftalati sono stati sottoposti a lunghe prove per determinare eventuali effetti sulla salute e l’ambiente e fra tutte le sostanze chimiche sono fra quelle maggiormente sottoposte a ricerche.

I risultati delle ricerche, fino a quando non è stato lanciato l’allarme, hanno sempre mostrato chiaramente che non si arrecavano rischi alla salute umana o all’ambiente. Gli ftalati sono sostanze in genere poco solubili in acqua, molto solubili negli oli e poco volatili. In genere si presentano come liquidi incolori. Nel 2004 la produzione mondiale di ftalati è stata stimata in 400.000 tonnellate; sono noti sin dagli anni venti ed hanno avuto un incremento di produzione negli anni cinquanta, con l’immissione sul mercato del PVC. Di recente sul sito della rivista britannica Human Reproduction è comparso uno studio col quale si sostiene che l’esposizione degli adulti a tali sostanze provoca l’inibizione nella produzione di testosterone, l’ormone maschile. Un allarme già lanciato negli USA e che oggi viene confermato da ricerche francesi effettuate nei laboratori di Rennes,Toulouse e Nantes. Gli scienziati transalpini hanno un’ampia documentazione attestante prove certe riguardante l’essere umano adulto. La contaminazione

avviene per inalazione, ingestione e contatti cutanei. Va in ogni caso sottolineato che esiste una direttiva europea, aggiornata varie volte, con la quale si impedisce l’uso degli ftalati nei giochi e negli oggetti destinati ai bambini di età inferiore ai tre anni e nell’imballaggio alimentare. La ricerca francese ha mostrato un altro aspetto interessante: i testicoli possono trasformare ftalati privi di effetti diretti in ftalati dannosi. Questo perché i primi attaccano il funzionamento endocrino. Da questa ricerca inoltre emerge un rischio molto preoccupante derivante dal fatto che la contaminazione interessa anche il feto e che gli ftalati di tipo dannoso vengono trasmessi ai figli e questo mette a rischio il futuro della popolazione. Alla luce di tutto quanto sopra non è il caso che il governo, così come ha già fatto la eete ambiente sanità francese, predisponga un rafforzamento normativo e solleciti la sostituzione degli ftalati con componenti meno tossici?

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isparmiare con coupon, codici e altre forme di sconto o promozione L’arte di acquistare e pagare meno con Buoni e Coupon Una delle occasioni di risparmio più apprezzate oltreoceano è senza dubbio quella offerta dai buoni sconto (o coupon che dir si voglia), buoni cartacei a scalare che i consumatori raccolgono ed utilizzano quando fanno la spesa, riuscendo a spendere spesso molto meno di chi non ne fa uso. Sebbene molto più lentamente rispetto ai consumatori americani, anche in Italia l’uso dei buoni sconto e dei coupon sta diventando una pratica seguita quando si fa shopping; tuttavia, prima di entrare nel

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dettaglio, è necessario fare una distinzione tra due termini, “Buoni acquisto” e “Buoni sconto” (o “Coupon”), su cui spesso inevitabilmente si tende a fare un po’ di confusione. I buoni sconto I buoni sconto, o coupon, sono invece veri e propri buoni (tipicamente di carta) relativi a singoli prodotti che i negozi distribuiscono per incentivare la clientela a fare shopping presso i propri esercizi. L’uso dei buoni sconto è una tendenza molto apprezzata negli Stati Uniti, tanto da venire integrata alle promozioni e alle offerte speciali dai consumatori più astuti per arrivare a pagare la spesa anche solo pochi dollari. In Italia,

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al contrario, questa soluzione per risparmiare è sfortunatamente ancora poco sfruttata, nonostante negli ultimi anni si stia assistendo a movimenti piuttosto incoraggianti. La percentuale di sconto o la cifra da scalare dal prezzo del prodotto è riportata sul buono sconto, che deve essere presentato alla cassa direttamente in fase d’acquisto. Mentre negli States i buoni sconto vengono distribuiti sui giornali, su volantini e tramite ogni canale disponibile, in Italia riuscire ad arrivare a questi buoni non è altrettanto semplice. Forse proprio perché sono ancora in pochi ad offrire ai propri clienti questo tipo di occasioni.


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benessere

Consigli della nutrizionista

Tutti a Dieta

per evitare “pasticci” e seri problemi di salute

di Coralba Capuani

i risiamo! Come ogni anno, in questo periodo, riparte il countdown per la famosa “prova costume”. Non sono poche le persone che, arrivate alla soglia dell’estate con qualche chilo in più, decidono di correre immediatamente ai ripari onde evitare la temuta “figuraccia” al mare. Il problema è che, presi dall’ansia di smaltire i chili più in fretta possibile, si ricorra a metodi alquanto discutibili, se non addirittura nocivi per la salute. Per questo ci rivolgiamo a un esperto, la dott.ssa Serena Lelii, biologa nutrizionista. Molti decidono di mettersi a dieta proprio in questo periodo dell’anno, spesso senza consultare un esperto. Quali i rischi che corrono e qual è il momento migliore per mettersi a dieta? Credo che non ci sia un momento preciso per mettersi a dieta. È necessario innanzitutto prendere consapevolezza che dieta significa “corretto stile di vita” e non “digiuno”. Iniziare una dieta significa correggere e migliorare il nostro stile di vita in una maniera che possa essere sostenibile e gratificante a lungo, e non soltanto a breve termine. Molto spesso chi vuole dimagrire in fretta, magari solo per rientrare nel vecchio costume da bagno, ricorre a diete “fai da te” che mirano a ottenere risultati veloci in tempi brevissimi, con effetti che nel migliore dei casi vengono disattesi immediatamente dopo. Mentre, negli esiti peggiori, hanno conseguenze metaboliche e psicologiche importanti. È molto importante, quindi, ogni qualvolta si intende intraprendere un processo di dimagrimento, interrogarsi sinceramente sulla sostenibilità del proprio stile di vita, su quanto quest’ultimo sia compatibile PrimaPagina 25 mag. 2012

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benessere con il nostro benessere fisico e, perché no, con l’immagine che abbiamo o vorremmo avere di noi stessi. È a quel punto che, anche grazie all’aiuto di un esperto, si è davvero pronti a intraprendere un percorso dietologico. In tv e sui giornali vengono spesso proposte delle diete: è corretto o può essere pericoloso? Quelle proposte da tv e giornali non bisognerebbe nemmeno chiamarle in questo modo, perché quello che offrono non è un “corretto stile di vita”, ma solo la promessa miracolosa di ottenere risultati immediati. È abbastanza ovvio che “non mangiando” o, comunque, eliminando in maniera drastica determinati alimenti, il risultato sia un rapido calo di peso. Ma il problema viene dopo. Sono sicura che molti lettori che si sono imbattuti in queste diete avranno vissuto sulla loro stessa pelle l’effetto “yo-yo”. Si tratta di una conseguenza tipica di certi regimi alimentari, eccessivamente ipocalorici o costrittivi, che impongono sacrifici difficilmente sostenibili a lungo termine. Ecco quindi che, ritornando a seguire le “vecchie abitudini”, si riacquista il peso perso, a volte attraverso uno scompenso metabolico che porta ad accumulare più chili di quanti se ne sia tentato di perdere. Molti decidono di iniziare una dieta solo perché ha “funzionato” per un amico, parente o conoscente. È sicuramente sbagliato. La dieta va personalizzata. Il fabbisogno energetico di un bambino, come è ovvio, non può essere quello di un anziano e viceversa. È necessario prendere in considerazione le abitudini di un soggetto (alimentazione, attività fisica ecc.) ed eventuali patologie presenti per poter impostare un piano alimentare equilibrato e privo di “effetti collaterali”. Altri, magari rassicurati dalla notorietà delle diete del momento, e anche in parte perché seguite con successo dai vip, scelgono diete “alla moda” (Dukan, tisanoreica, a zona). Funzionano? Hanno controindicazioni? Se l’obiettivo è scendere molti chili in breve tempo, allora sì, posso affermare che “funzionano”. Si tratta spesso però di diete “chetogene”, in cui l’organismo è costretto a trarre energia non dagli zuccheri, ma dai grassi. Ed è ovvio quindi che eliminando i carboidrati (zuccheri), l’organismo inizi a “bruciare” i grassi. Ma cosa succede quando eliminiamo gli zuccheri dalla nostra alimentazione? Proviamo a guardare un po’ più a fondo a ciò che succede nel nostro corpo. L’organismo, “attaccando” i grassi, produce sostanze di scarto dette “corpi chetonici”. È una reazione fisiologica, che si registra normalmente in risposta a condizioni di grave malnutrizione per offrire al sistema nervoso una fonte di energia in sostituzione del glucosio. A quel punto il nostro organismo attiva una serie di adattamenti automatici volti alla

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sopravvivenza, tra cui la riduzione del metabolismo basale (energia necessaria all’organismo per lo svolgimento di tutte le funzioni vitali). Al di là delle implicazioni cliniche, il più grande difetto di questo tipo di diete è che nel momento in cui torniamo a mangiare “normalmente”, il nostro peso lievita nuovamente, superando spesso quello di partenza, dato che il nostro metabolismo, ormai “rallentato”, è divenuto meno efficace nel “bruciare” energia. Un altro aspetto negativo delle “diete chetoniche” è che i chetoni tendono ad acidificare il sangue, stimolando la risposta del nostro organismo che cerca di contrastare il fenomeno prelevando calcio dalle ossa, con il rischio di perdere massa ossea. Ma non è tutto. L’organismo inizia anche ad attingere alle proteine presenti nei muscoli, per convertirle nel glucosio “mancante”, provocando così anche la perdita della massa muscolare e una sorta

Se l’obiettivo è scendere molti chili in breve tempo, allora sì, posso affermare che “funzionano”. Si tratta spesso però di diete “chetogene”, in cui l’organismo è costretto a trarre energia non dagli zuccheri, ma dai grassi... di affaticamento o spossatezza generale che rende l’attività fisica a cui siamo chiamati giornalmente sempre più faticosa. Mi permetto di aggiungere anche come queste risultino sostanzialmente “inutili”, se nel momento in cui sono interrotte – e stiamo pur certi che questo momento arriverà, soprattutto nel caso di diete particolarmente castranti e/o innaturali rispetto alle nostre abitudini – fanno acquistare ancora più chili di quanti se ne siano persi. Per non parlare poi degli aspetti economici

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di queste diete “alla moda” che comportano spesso e volentieri l’acquisto di infusi e integratori attorno ai quali è nato un business molto rilevante, che non sempre ha il nostro benessere come primo obiettivo. Tutto questo per emulare in malo modo ciò che un’alimentazione bilanciata garantisce “gratis” e molto più efficacemente. Ribadisco quindi che in caso di problemi di peso bisogna individuare, con l’aiuto di un esperto, le abitudini sbagliate e lavorare nell’ottica di correggerle in modo permanente seguendo un’alimentazione bilanciata. Cosa ne pensa delle diete monotematiche (del minestrone, della frutta, del parmigiano ecc.)? Sono molto diseducative, in quanto ci indirizzano verso un regime alimentare non bilanciato, privo di alcuni nutrienti importantissimi per la vita. Prima di mettersi a dieta è necessario “educare la mente” al fine di poter “educare il corpo”, perché nessun modello così lontano da una normale e sana abitudine alimentare è sostenibile a lungo termine e compatibile con la complessa e delicatissima macchina che è il corpo umano. Molti eliminano i carboidrati pensando di dimagrire più in fretta. Partendo dall’assunto che i carboidrati, chiamati comunemente “zuccheri”, rappresentano la forma principale di energia di cui si nutre il nostro organismo, è ovvio che, eliminandoli, l’organismo mette in atto una serie di meccanismi volti a produrre zuccheri a partire da altri nutrienti (ad es. le proteine). Il risultato è sopratutto la perdita di massa magra e non di massa grassa. È opportuno, quindi, imparare a assumere i carboidrati nelle forme e nelle quantità giuste, senza demonizzarli e soprattutto senza aderire a regimi drastici (come quelli delle diete chetogene) che comportano più danni che benefici. Qual è, dunque, la dieta migliore da seguire? Ritengo che seguire un piano alimentare bilanciato in carboidrati, proteine e grassi, unito a un’attività fisica moderata, sia la migliore dieta che l’uomo conosca. L’organismo necessita di tutti questi nutrienti nelle giuste proporzioni, così come un’auto necessita di benzina, lubrificanti e manutenzione, nelle giuste proporzioni. Nessuno di questi può essere eliminato o drasticamente ridotto, tutti sono indispensabili. Si pensi all’esempio dell’auto, senza la giusta dose di elementi necessari, la nostra automobile riuscirebbe sì a fare qualche chilometro, magari anche più velocemente, ma sarà inevitabilmente destinata a compromettersi. Ebbene questo vale anche per il corpo umano. Una corretta e duratura educazione alimentare è ben altro rispetto alle diete del momento, spesso frutto di speculazione pubblicitaria più che di un reale approccio salutistico a un problema.


benessere

ALIMENTI CRUDI

MODA PERICOLOSA di Alessandro Tarentini

rriva dall’America una nuova pericolosa moda alimentare, che sta spopolando tra i personaggi del mondo dello spettacolo: il Crudismo o Raw Food che consiste in un’ alimentazione grezza, intatta, cruda. La spiegazione di questo stile alimentare, in realtà, non ha niente di scientifico, ma si basa su teorie campate in aria. La riscoperta del Crudismo nell’ultimo secolo si deve principalmente a medici come H. M. Shelton. Egli sosteneva che “La vita nasce cruda, tutti i processi biologici si svolgono entro certi limiti di temperatura entro cui cellule e tessuti svolgono le loro attività vitali. Prima dell’utilizzo del fuoco, l’uomo assumeva dall’ambiente cibi crudi, e la vita passava così direttamente dal cibo all’uomo, come in tutti gli altri animali. Il fuoco con le sue seduzioni, ha generato

una frattura, una separazione tra la natura (con tutti i suoi processi biochimici e vitali) e l’uomo; il fuoco cuocendo i cibi, in realtà uccide la vita dell’alimento.” Chi segue questo tipo di alimentazione crede, infatti, che il cibo per l’uomo, come quella di tutte le altre specie animali, nasca cruda e che il fuoco come strumento per la manipolazione del cibo sia un’innovazione molto recente. Dando l’impressione che si parli di un’invenzione di qualche decina di anni fa. In realtà, gli storici hanno determinato che la cottura del cibo risale a ben 400.000 anni or sono. Il crudivoro doc, inoltre, considera l’utilizzo del fuoco in cucina come un mezzo per rendere il cibo più morbido e più appetibile, ma che ne altera la struttura, coagulando le proteine e distruggendo i micronutrienti (vitamine, auxoni etc.) La cottura, in realtà, risponde a diverse esi-

genze: altera la consistenza e il sapore dei cibi rendendoli più digeribili; elimina batteri, virus e animali (per esempio le uova dei parassiti) presenti nel cibo; trasforma alcune sostanze tossiche rendendo commestibili cibi altrimenti nocivi per il nostro organismo. Il crudismo, dunque, è un approccio salutistico troppo semplicistico .Se tutto ciò fosse vero, l’età media dei crudisti sarebbe decisamente superiore a quella della media della popolazione, cosa che, nella concretezza dei fatti, non accade. Anche dal punto di vista della scienza dell’alimentazione, un’alimentazione crudista deve essere condannata: una dieta che i crudisti ritengono bilanciata è costituita dal 75-80% di frutta, 10-20% di verdure (molto importanti sono quelle a foglia verde) e un 5% di noci e semi; c’è, in totale, un deciso sbilanciamento a favore dei carboidrati a scapito di proteine e grassi.

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& salute

DOLCIFICANTI

Attenti all’aspartame di Alessandro Tarentini

a vicenda dell’aspartame, uno dei dolcificanti artificiali più utilizzati al mondo, è il tipico esempio di come la politica si possa piegare ai voleri della grande industria alimentare, quando il suo scopo dovrebbe essere la tutela del consumatore. La storia di questa molecola, creata per caso dall’uomo, inizia nel lontano 1965 quando il chimico James M. Schlatter, che stava lavorando su un prodotto anti-ulcera, si ritrovò tra le mani un dolcificante artificiale: l’aspartame per l’appunto. L’azienda per cui lavorava Schlatter fu acquistata successivamente dalla “famigerata” Monsanto, uno dei più grandi produttori mondiali di semi OGM. Se la sua creazione sembra quasi un anedotto da raccontare a cena, il percorso della sua autorizzazione per uso alimentare, avvenuta nel 1981, è piena di luci e di ombre. Per oltre otto anni la FDA (Food and Drug Administration - Amministrazione degli Alimenti e dei Medicinali) ha rifiutato di approvarne l’uso a causa delle convulsioni e dei tumori al cervello che questa sostanza ha provocato negli animali da laboratorio. La FDA ha continuato a

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rifiutare di approvarlo fino a che il presidente Reagan non prendesse la carica (era molto amico della Monsanto) e licenziasse il commissario della FDA che aveva negato l’approvazione dell’aspartame. Successivamente, il dott. Arthur Hull Hayes fu nominato commissario. Ma la forte opposizione per l’approvazione di questa sostanza continuava a tal punto che venne nominata una commissione investigativa. Il responso recitava così: “non approvare l’ aspartame”. Tuttavia il dott. Hayes passò sopra la decisione della commissione e dette l’ok. Poco tempo dopo l’utilizzo anche nelle bevande gassate, il commissario Hayes firmò un contratto di collaborazione con l’agenzia delle pubbliche relazioni della Monsanto. Persone come Hayes fanno parte di un meccanismo che assomiglia molto a una porta girevole tra il settore pubblico e quello privato, una volta fatto il favore ad uno dei due si passa nell’altra stanza per continuare la propria carriera. Ma Hayes non è stato l’unico. Infatti, nel corso di tutta la vicenda, altri dieci manager hanno avuto la sua stessa sorte. E così, tra un giro ed un altro della nostra porta girevole, l’aspartame è divenuto uno

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degli edulcoranti più utilizzato al mondo. Le successive ricerche scientifiche sono, molte volte, contradittorie. Si è scoperto, però, che l’azienda produttrice,la Monsanto, ha finanziato personalmente i lavori, che, guarda caso, sono sempre terminati con un responso positivo per la salubrità umana. E gli scienziati italiani cosa ne pensano? Secondo Mantovani, dell’ Istituto superiore di sanità, bisogna valutare l’effetto dei metaboliti che si formano quando il dolcificante arriva nell’intestino. Uno dei tre componenti è il metanolo che nell’organismo si trasforma in formaldeide, una sostanza classificata come altamente cancerogena. Questo elemento è lo stesso su cui punta il dito il dott. Soffritti dell’ Istituto Ramazzini. Proprio grazie ad uno studio di quest’ultimo si è evidenziato come ci siano elementi che indicano il rischio per la salute umana, in particolare per i bambini. In attesa che le autorità di competenza si esprimano, cercando di porre la parola fine a tale dibattito, il consumatore può evitare i prodotti che contengono aspartame e utilizzare dolcificanti più naturali, come ad esempio il più genuino miele.


benessere

Quando il femore fa “Crac”

Dott. Lorenzo Censoni Fisioterapeuta

l termine frattura indica l’interruzione della continuità di un osso e può essere di origine traumatica (una caduta o un colpo ricevuto), patologica (solitamente per osteoporosi), o chirurgica cioè causata volontariamente per correggere, ad esempio, una deformità congenita. In particolare, le fratture di femore avvengono principalmente nelle persone anziane dopo traumi o cadute apparentemente insignificanti a causa della maggiore fragilità dovuta all’osteoporosi. Dopo aver ricevuto un trauma possiamo identificare dei segni che ci fanno pensare ad una frattura: crepitazione per attrito tra le due superfici fratturate, mobilità innaturale, atteggiamento caratteristico di difesa dell’arto, dolore accentuato alla palpazione, tumefazione locale e impotenza funzio-

La frattura tende a riparare spontaneamente tramite la formazione di nuovo tessuto osseo chiamato callo osseo, ma per una corretta rimarginazione della frattura ...

nale cioè grave limitazione della possibilità di movimento della parte. L’arto interessato si presenta addotto (avvicinato all’altro), extraruotato (il piede tende a toccare il terreno con il suo margine esterno) e leggermente più corto di quello sano; in ogni caso la diagnosi certa di frattura deve avere un riscontro radiografico.La frattura tende a riparare spontaneamente tramite la formazione di nuovo tessuto osseo chiamato callo osseo, ma per una corretta rimarginazione della frattura deve essere assicurato il contatto delle rime di frattura, l’immobilità dei frammenti ossei e un’adeguata vascolarizzazione. Infatti, soprattutto per quanto riguarda le fratture della testa del femore, si può verificare una necrosi ossea dovuta proprio all’interruzione dell’apporto nutritizio. PrimaPagina 25 mag. 2012

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Inoltre, nelle persone anziane è preferibile l’immissione di una protesi per diminuire notevolmente i tempi di immobilizzazione, e l’insorgenza delle varie complicanze da allettamento. Per quanto riguarda la terapia delle fratture, in un primissimo momento bisogna adottare degli accorgimenti che evitano un ulteriore aggravamento delle condizioni generali e locali immobilizzando la parte. Dopo essersi affidati a strutture e

personale qualificato ed aver provveduto alla riduzione e all’immobilizzazione necessaria al tipo di frattura, ci si deve subito affidare ad un terapista competente e iniziare la terapia riabilitativa, che deve mirare inizialmente a limitare ipotrofie muscolari e rigidità articolari dovute all’immobilizzazione, sollecitando il movimento delle articolazioni non interessate e la contrazione di tutti i muscoli dell’arto.

Nello stesso tempo l’intervento riabilitativo è indirizzato anche ad evitare le complicanze generali come quelle polmonari, formazione di edemi, flebiti e piaghe da decubito, eseguendo esercizi di respirazione e variazioni di postura al letto. Una volta consolidato il femore, può aver inizio il recupero della mobilità articolare, il recupero muscolare e soprattutto funzionale dell’arto, rieducando il soggetto ai passaggi posturali, alla stazione eretta fino alla deambulazione. Un professionista qualificato sarà in grado di personalizzare la terapia alle esigenze di ogni paziente, permettendogli di raggiungere il miglior risultato possibile per le sue capacità residue.

la terapia riabilitativa deve mirare inizialmente a limitare ipotrofie muscolari e rigidità articolari...

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benessere

SONNO, APNEE IN AGGUATO Dott. Luigi Di Re Direttore U.O.C. di malattie dell’apparato respiratorio del P.O. di Teramo

principali disturbi respiratori legati al sonno, consistono nel russamento semplice e nell’OSAS (Sindrome delle Apnee Ostruttive Sonno-correlate). Quest’ultima ha una prevalenza differente nella popolazione: 2-5% degli adulti di età superiore ai 30 anni, con incidenza doppia nel sesso maschile. Caratteristica di questa sindrome è il suo interesse multidisciplinare, che vede figure specialistiche molto diverse coinvolte nello studio e nella terapia dei pazienti da essa affetti. Ecco un elenco, parziale, dei sintomi, presenti da soli o in varie associazioni nello stesso paziente: russamento, secchezza delle fauci al risveglio, sonnolenza eccessiva durante il giorno, estrema affaticabilità e perdita di ogni energia, depressione o irritabilità, difficoltà alla concentrazione, mal di testa mattutino, spesso è presente il riferimento a precedenti incidenti automobilistici, ipertensione arteriosa,cardiopatia ischemica,aritmie, attacchi ischemici e/o ictus,nicturia,enuresi,riduzione della libido e della potenza sessuale, aumento dell’ematocrito, obesità, sintomi di reflusso gastro-esofageo. L’ampia diversità dei sintomi e il loro riferimento a organi e apparati disparati costringono spesso il paziente a un per-

corso lungo e difficile prima di pervenire alla diagnosi, definito in modo colorito ma efficace, come la “via crucis del grande russatore”, in quanto il paziente, in genere, è costretto a consultare un gran numero di specialisti, in un arco di tempo spesso molto lungo, prima di giungere all’individuazione del problema. La patologia conclamata consiste nella presenza di numerose apnee (cessazione del respiro) durante il sonno. Perché l’apnea si possa interrompere e il passaggio dell’aria riprendere (e il paziente sopravvivere!) è necessario che il cervello “si svegli”, anche se per pochissimi secondi, per inviare ai muscoli dilatatori del faringe gli impulsi necessari per vincere l’ostruzione. Nella maggioranza dei casi tale risveglio, accompagnato da russamento fragoroso, risulta inavvertito a livello della coscienza (cosiddetti “arousals” o micro risvegli inconsapevoli); altre volte il paziente si sveglia con la sensazione spiacevole di qualcosa che gli impedisce di respirare (la cosiddetta pantafica). In una notte il numero di queste apnee può arrivare a superare le 20 o 30 per ogni ora (nella nostra esperienza abbiamo potuto osservare un paziente con circa 100 apnee/ora). A causa dei ripetuti micro risvegli, il sonno

è frammentato, tanto da perdere il proprio carattere e la propria funzione di riposo, e questo comporta il giorno dopo la pesante sensazione di eccessiva sonnolenza diurna. Il paziente con sospetto di OSAS deve essere indirizzato dal medico curante a un centro attrezzato per la diagnosi e la terapia di tali patologie, come il nostro “Laboratorio di Studio dei Disturbi Respiratori SonnoCorrelati” attivo all’interno dell’Unità Operativa di malattie dell’apparato pespiratorio nel P.O. “G. Mazzini” di Teramo. La diagnosi si ottiene attraverso esami specifici (polisonnografia, saturimetria, ecc.), ai quali si è avviati previa visita pneumologica, necessaria per individuare la gravità del problema, l’esame più idoneo necessario e la sua priorità. Le varie possibilità terapeutiche sono: 1) L’uso nel sonno di una ventilazione positiva non invasiva applicata alle vie aeree (CPAP o BILEVEL). 2) L’uso nel sonno di apparecchi ortodontici di avanzamento mandibolare. 3) Gli interventi chirurgici sulle prime vie aeree, di fase I o II, a seconda della gravità dell’OSAS. 4) Il dimagrimento, ottenuto con metodiche clinico-comportamentali, farmacologiche o con tecniche chirurgiche, ottiene buoni risultati; tuttavia questi non vengono spesso mantenuti nel lungo termine.

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servito

Le linguine con gamberetti zucchine e zafferano Ingredienti Brodo di pesce 200 ml Gamberi e Gamberetti 300 gr Olio extravergine d’oliva 2 cucchiai Panna 200 ml Pasta linguine 350 gr Pepe q.b. Prezzemolo 1 ciuffo Scalogno1 tritato Vino bianco 1 bicchiere Zafferano 1 bustina Zucchine 300 gr Preparazione Soffriggete in un tegame lo scalogno tritato con un paio di cucchiai di olio extravergine di oliva . Quando lo scalogno sarà

appassito aggiungere i gamberetti sgusciati (anche surgelati), fateli asciugare qualche istante e poi unite il vino bianco una volta evaporato, aggiungete le zucchine a rondelle e lo zafferano (preventivamente sciolto in un poco di brodo di pesce). Salate e fate appassire leggermente le zucchine, bagnandole con il brodo di pesce e facendo attenzione a non farle cuocere troppo, in modo da evitare che si spappolino; qualche istante prima di spegnere il fuoco aggiungete la panna e il prezzemolo tritato fine , facendo addensare leggermente il condimento. Nel frattempo cuocete al dente le linguine, scolatele e fatele saltare insieme nel tegame con gli altri ingredienti , aggiustando di pepe secondo i gusti.

Il vitello tonnato Ingredienti 1kg di vitello (magatello, girello, noce...) 1 carota 1 costa di sedano 2 carote 1 spicchio di aglio 3 rametti di prezzemolo 2 foglie di salvia 1 bicchiere di vino bianco 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva sale e pepe q.b. Per la salsa 50 gr di tonno sott’olio (sgocciolato) 4 filetti di acciughe sotto sale 1 cucchiaio di capperi 3 uova Preparazione In una casseruola riunite la carne, caro-

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te, sedano, aglio, cipolla (puliti), la salvia, il prezzemolo, l’olio, il vino, sale, pepe e aggiungete l’acqua ( fino a coprire completamente la carne) Bollite la carne per 1 ora poi lasciatela raffreddare. Nel frattempo preparate la salsa così.. Bollite le uova fino a renderle sode, lasciatele raffreddare poi sgusciatele. In un mixer riunite le uova sode, il tonno sgocciolato, i capperi (lavati sotto un getto d’acqua), le acciughe (pulite) diluite la salsa con il fondo di cottura (filtrato) della carne frullate il composto fino ad ottenere una salsa densa e cremosa. Quando la carne sarà ben fredda affettatela sottile con un coltello affilato o un’affettatrice, disponete le fette su un piatto da portata e ricopritele con la salsa tonnata preparata in precedenza. Conservate il vitello tonnato in frigorifero fino al momento di servirlo.


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