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il mensile Nr. 34 marzo 2013

Reg. Trib. TE n. 605 del 14.07.09 R.O.C. n. 20081 ISSN 2281-5651

COME MOSÈ:

E ADESSO COMINCIA LA “SALITA”

Nell’Anno della Fede il Papa ha deciso di non esercitare il ministero petrino

Il risultato elettorale: nessuna maggioranza l’incognita Grillo e molto altro...

UNIVERSITÀ TERAMO

GOVERNARE IL CAMBIAMENTO


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PrimaPagina 34 - mar. 2013

Cerquoni Mobili Snc di Antonio e Luciana Cerquoni Via Nazionale 86 - Bellante Stazione (TE) tel . 0861/610149 - fax . 0861/611060


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Mira Carpineta direzione@primapaginaweb.it

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Responsabile area vendite:

Tania Centinaro

Graphic designer:

34 Marzo 2013

Nicola Arletti

Supporto grafico:

di Carlo Di Patrizio

Supporto web: STAMPA:

Printer Group Italia Srl

Hanno collaborato:

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In quanto donna Di “femminicidi” la storia dell’umanità è piena, e se non si può parlare di aumento o diminuzione del fenomeno, sicuramente è cambiata la percezione, la tolleranza, i sentimenti comuni che oggi, nel 2013 non ci permettono più di accettare e circoscrivere l’orrore in una semplice casistica di genere.

(consulente scientifico veterinaria “rubrica animali”)

Economia

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STORIA DELL’IMPRENDITORE TERAMANO CHE HA VINTO CONTRO LE BANCHE

di Angela Fosco

L’ESEMPIO DI UNA DELLE VIE COMMERCIALI PIÙ IMPORTANTI DELLA CITTÀ

Viale Crucioli resiste alla crisi di Camillo Enrique Spelorzi

Società

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Monia Flammini Angela Fosco Maria Rosaria La Morgia Irene Liguori Antonella Lorenzi Cristiane Marà Giuseppina Michini Daniela Palantrani Jessica Pavone Gianfranco Puca Ennio Salvatori Mariangela Sansone Mario Scalzi Camilo Enrique Spelorzi

Cronaca di una {amara} vittoria

Territorio

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Clementina Berardocco Lucio Cancellieri Ottavio Caporali Mira Carpineta Ilenia Ceci Michele Ciliberti Claudio D’Archivio Adele Di Feliciantonio Laura Di Paolantonio Vittoria Dragani Elisabetta Fiore

DISTRIBUZIONE

Pegaso Distribuzioni Iscritto a: UNIONE STAMPA PERIODICA ITALIANA

LA QUESTIONE DEI MATRIMONI GAY, IL DIBATTITO DA SAN REMO AD OBAMA

Chiuso il 28 febbraio 2013 La responsabilità delle opinioni espresse negli articoli pubblicati è dei singoli autori, da intendersi libera espressione degli stessi. Alcune collaborazioni sono gratuite.

{Non} posso sposarti di Adele Di Feliciantonio

L’anti - artista di Mariangela Sansone

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Esclusivo

Ma quale risparmio!

L’editore ha compiuto ogni sforzo per contattare gli autori delle immagini. Qualora non fosse riuscito, rimane a disposizione per rimediare alle eventuali omissioni Le informazioni, testi, fotografie non possono essere riprodotte, pubblicate o ridistribuite senza il consenso dei titolari dei diritti. il mensile Nr. 34 marzo 2013

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Quando il fischietto è rosa

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di Daniela Palantrani

Per i vostri quesiti ai nostri esperti redazione@primapaginaweb.it tel/fax 0861. 250336

Uova fresche, come riconoscere la qualità

COME MOSÈ:

E ADESSO COMINCIA LA “SALITA”

Nell’Anno della Fede il Papa ha deciso di non esercitare il ministero petrino

Il risultato elettorale: nessuna maggioranza l’incognita Grillo e molto altro...

UNIVERSITÀ TERAMO

GOVERNARE IL CAMBIAMENTO

In copertina:

di Cristiane Marà

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Reg. Trib. TE n. 605 del 14.07.09 R.O.C. n. 20081 ISSN 2281-5651

Se anche Fido ha l’influenza

“In quanto donna” (foto: social campaign on violence against women called “Victim of Beauty” 2013)

n. 34 anno 4 - marzo 2013

di Mario Scalzi PrimaPagina 34 - mar. 2013

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Botta &... Risposta

È sempre sbagliato generalizzare. Riassumere in qualche aggettivo, a volte colorito,a volte meno, intere generazioni. Tuttavia è un errore che in qualche modo ci accomuna, giudicati e giudicanti. Abbiamo ricevuto due lettere (pardon, e-mails) da due ragazze che, a leggere ciò che scrivono, non hanno niente del luogo comune che vuole i giovani disinteressati, superficiali, choosy. Noi non possiamo che ringraziarle per aver scelto PrimaPagina per condividere il loro pensiero. Lettera N1 Gentile direttore, Alla luce delle ultime (forse davvero ultime) elezioni, e del trambusto che stanno causando, vorrei condividere alcune considerazioni. Premesso che la politica, o meglio, le persone della politica, non sono mai state di mio interesse (troppi partiti, troppa confusione, troppo poca coerenza) ciò che ha attratto subito la mia attenzione e creato stupore è che tanto si è detto sul cavalier Berlusconi circa il suo modo di fare o di non fare politica e sulle sue velleità nel privato (bunga bunga gate per intenderci) tanto da comprometterne la figura politica e pubblica, pure queste elezioni lo rivedono, non solo protagonista, ma quasi vincitore. Alla luce di di ciò viene da chiedersi dove abbia vissuto il popolo italiano in questo ultimo anno e soprattutto sotto l’effetto narcotico o stupefacente di quale sostanza, dal momento che , forse ricorderò sicuramente male io, ma berlusconi è lo stesso uomo che un anno e mezzo fa tutti additavano come colpevole della situazione debitoria , instabile e poco competitiva nel mercato globale, dello stato italiano. Situazione che è stata ereditata da Mario Monti, che a suon di austerità e tagli ci ha portato ad odiare un regime fatto di controlli fiscali, di regole, di rinunce al quale l’italiano proprio non è abituato. Perchè l’italia è la patria della bella vita, della vita godereccia, della politica torbida e voltafaccia, dove vige la legge che per diventare qualcuno devi avere gli agganci giusti( come se il cervello non fosse abbastanza) , dove le aspirazioni dei ragazzi/e medi è di diventare tronista, protagonista di un reality , velina o olgettina, perchè l’apparenza da noi ha sempre contato tanto. Ma l’italia è anche il paese della gente stanca, stanca morta di una classe politica in stato di putrefazione, che non è in grado di interpretare le esigenze e gli umori di una popolazione che chiede e pretende un cambiamento,

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perchè vederlo e soprattutto realizzarlo significherebbe una serie di rinunce che i nostri politici non sono disposti a fare. Ed ecco allora che il Movimento 5 Stelle, da semplice partito di protesta diventa una realtà politica nuova e concreta, vicina alla massa stanca e sfibrata che chiede a gran voce un cambiamento. Ma è chiaro che anche questo nuovo partito dovrà misurarsi con la contraddizione che, a mio avviso ci ha sempre contraddistinti perchè è vero che i politici sono restii ad abbandonare i benefici che le loro posizioni gli assicurano ma è altrettanto vero che a noi italiani l’auterità , la rinuncia, l’essere formiche non ci piace. Ci piace cantare, pavoneggiarci , crogiolarci nella nostra latrina purchè non ci vengano tolti i diritti inalienabili dell’italiano medio: andare a “ mangiar fuori” con la propria famiglia (ognuno a seconda delle proprie possibilità sia chiaro), la vacanza sacrosanta all’estero, il cellulare, anzi pardon lo smartphone all’ultimo grido etc. Ammetto di aver avuto da sempre un amore innato per l’estero, ma alla luce di quanto le ultime elezioni hanno portato a galla, mi viene davvero da chiedermi se questa è l’Italia che meritiamo, con la classe politca che meritiamo e tutte le contraddizioni del caso. Vedendo i risultati dello spoglio elettorale questa è stata l’unica spiegazione che sono stata in grado di darmi. B.V. 23 anni studentessa universitaria Lettera N. 2 Immagina, puoi. Fai come ti consiglia George Clooney; torna a scatenarti con “Like A Virgin”, lancia in aria una “Bandiera Bianca”, guida una “Motocicletta 10hp” immaginandoti un “Wild Boys” in cerca di “Dieci Ragazze” che soddisfino tutte e sei le tue facce. Cari vissuti fra i ‘Figli dei fiori’ e assoli di Jimi Hendrix, siete stati proprio una gran bella generazione. Siete riusciti a divertirvi con un pallone o una bambola di pezza, un modellino poco colorato o due palline di legno legate ad un filo che se sbattevano sui polsi si portavano i lividi per giorni. Andavate a scuola a piedi con la pioggia. Eravate genuini e vi è piaciuto guardare il mondo mutare dal vostro piccolo, senza aggiungere molto a quello che già si stava creando attorno grazie al modello economico di Peter Heller sulla scia del modello di Griffin. Avete ammirato il mondo in maniera quasi passiva perchè in fondo quel

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cambiamento giovava a tutti, dall’ imprenditoria del privato all’ insegnamento del pubblico. Per noi le cose sono cambiate. Il mio incipit è un elogio a voi, per farvi capire che il ragazzo di oggi vi ammira, prende esempio e si chiede perchè non siamo apprezzati come dovremmo. Siamo continuamente apostrofati con titoli che non ci appartengono o che per lo meno ci rappresentano in parte. Siamo stati definiti ‘’smidollati’’ perchè, secondo voi, non siamo in grado di divertirci. Ci avete chiamato “narcisisti” perchè pensiamo solo al lato estetico. Ma di cosa vorreste accusarci? Non si progredisce da tempo. Non c’è svolta, si parla in continuazione di rivolte che nessuno ha il coraggio di mandare avanti. Non abbiamo stimoli e, se li abbiamo, per tutta risposta vengono demoralizzati, schiacciati dalla realtà che ci circonda o tante altre volte dalla vostra poca fiducia. Questo non giustifica i nostri continui errori correlati direttamente alle conseguenze riguardo l’estetica o addirittura alcool e droga, ma dalle statistiche si nota come l’età anagrafica di questi sia sempre più bassa di anno in anno. Invece di giudicare e lamentarvi, perchè non guardate in faccia al problema? Questo è un chiaro grido di disperazione per chi, come me, ha intenzione di studiare, laurearsi per poi finire a casa o all’ estero. Voi con una semplice terza media avete avuto un’ opportunità di lavoro statale e noi su cosa dovremmo investire? E’ già tanto se non dovremmo farci carico dei vostri debiti quando sarete beati nell’altro mondo. Come potete chiederci di investire? Per voi saranno anche argomenti sentiti e risentiti, per noi incarnano un drago che sputa fuoco sul nostro umile popolo vestito di pagine del sapere. Dateci una possibilità, permetteteci di sbagliare, migliorare, toccare con mano l’idea che noi molti sogniamo da tempo. Fiducia. Determinazione. Sviluppo. Un piccolo rischio da parte vostra ravviverà anche la triste e monotona quotidianità, la crisi è di tutti, regaliamoci un sorriso, facciamoci forza, padre e figlio dato che poco è l’ascolto in politica, sono tutti impegnati a giustificarsi delle grandi malefatte, noi invece toglieremo un peso dall’ animo di grandi, piccoli, belli e brutti,con la speranza che se ne aggiungerà un po’ nel portafogli, il che non fa per niente male di questi tempi. Lanciamo insieme questa ‘’Bandiera Bianca’’. Io credo a George. Gianna Lucenti 18 anni, studentessa liceale


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Editoriale di Mira Carpineta

on possiamo certo dire che questo 2013 , appena iniziato, sia avaro di argomenti. Abbiamo già avuto le dimissioni di un Papa , le elezioni politiche dal risultato più anomalo nella storia della Repubblica e perfino piogge di meteoriti. Ma procediamo con ordine. Nella storia della Chiesa di Roma, altri sette Papi, prima di Benedetto XVI, hanno rinunciato al Ministero Petrino, e in noi abruzzesi , soprattutto, il pensiero è andato subito a Celestino V che fece il suo “gran rifiuto” più di 700 anni fa. Tempi così lontani da confondere la storia nelle leggende, mentre quello di cui oggi siamo testimoni sembra aver superato perfino la fantasia di Dan Brown. Ora , dopo lo shock iniziale nell’apprendere la notizia, ognuno di noi cerca di leggere nelle parole, l’incedere o i tratti del viso del Pontefice, le ragioni di una simile decisione.

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Abbiamo accolto nelle nostre pagine i pensieri del nostro Vescovo,Mons. Michele Seccia e la sua personale esperienza di relazione con il Santo Padre, per cercare di capire il significato di un gesto così forte pur nella apparente fragilità di una rinuncia. E che dire della politica? Anche qui c’è ancora da assorbire “il botto”. Tutti vincitori o tutti perdenti? Ancora non si sa. C’è chi esulta per aver perso “solo” (si fa per dire) 6 milioni di voti. Chi piange per essere “arrivato primo” ma senza aver vinto, e chi “marcia su Roma” al grido di “apriamo i cassetti dello Stato e facciamo un po’ di pulizia”. Intanto l’Europa ci guarda, forse preoccupata o forse, chissà, magari affascinata da un popolo che in due giorni e con una matita è riuscito a fare una rivoluzione. Un risultato talmente strano che anche noi ci chiediamo: e adesso? Speriamo almeno che non piovano altri meteoriti. PrimaPagina 34 - mar. 2013

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E ADESSO COMINCIA LA “SALITA” Nessuna maggioranza e l’incognita del movimento di Grillo. Il risultato elettorale non sembra aver risolto alcun problema, anzi… di Mira Carpineta

on sarà facile assorbire e superare lo shock post elettorale. Tre poli che fanno capo ai rispettivi leaders, Berlusconi, Bersani, Grillo e nessuno capace però di esprimere una maggioranza per la governabilità. Una rivelazione, il M5S, dai numeri consistenti e due schieramenti che

non è facile definire, in quanto separati da un minimo scarto percentuale. Con più di 8,5 milioni di voti, il Movimento 5 Stelle è apparso il vero dominatore delle elezioni mentre il Pdl ha subito, rispetto al 2008, l’erosione maggiore, perdendo più di 6 milioni di voti. Solo circa metà degli elettori di Berlusconi ha confermato la propria scelta di cinque anni fa: molti sono confluiti

nel Movimento 5 Stelle, ma in misura maggiore (24%), verso l’astensionismo , fortemente accresciuto. Il PD, che nel 2008 aveva avuto 12,5 milioni di consensi, ha raccolto circa 8 milioni e 600 mila voti, con un decremento di quasi 4 milioni. Secondo Renato Mannheimer “ sommando le perdite complessive delle principali forze politiche, si rileva come almeno 16 milioni

rima di cantare vittoria bisogna vedere se sarà possibile creare una governabilità – dichiara Antonio Persano, presidente di AIMPA – con tre forze politiche così diverse e senza i numeri giusti per una maggioranza, non è escluso che si torni presto al voto. Il problema principale rimane comunque la legge elettorale che così com’è concepita non è in grado di esprimere la vera volontà dell’elettorato. Le risposte di cui tutti abbiamo bisogno devono venire da persone che propongono programmi, soluzioni, idee e che facciano in modo che i cittadini possano realizzarle. Non si può più evitare di affrontare problemi come lo sviluppo, il lavoro, la tassazione. Chi si propone di governare deve anche assumersi la responsabilità di “fare”. I sacrifici senza

risultati non sono più una strada percorribile. Il fallimento dell’agenda Monti né la conferma. Per questo è necessario poter scegliere le persone a cui dare il mandato di rappresentare le varie esigenze e non, come in questo caso, subire le scelte dei vari partiti. Questa legge elettorale produce delle vere e proprie aberrazioni”.

reoccupazione invece, esprime Gloriano Lanciotti, direttore provinciale di CNA che auspica un forte senso di responsabilità da parte di tutti perché: “tornare subito alle urne sarebbe veramente deleterio. Chi esulta forse lo fa perché pensava proprio di non farcela e ritrovandosi di nuovo in sella credono di “averla scampata anche stavolta” e questo”modello Teramo” è solo un fatto di potere locale. Comunque anche rammaricarsi non serve se non si prende atto, definitivamente, che il cambiamento, il rinnovamento, deve essere radicale. Basta con i politici di professione, e sempre gli stessi nomi per di più, sia a destra che a sinistra. La lezione positiva che ci viene da Grillo è , forse, proprio questa. L’aver capito il malessere e la voglia degli elettori di vedere facce nuove, prese dalla società

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Le risposte di cui tutti abbiamo bisogno devono venire da persone che propongono programmi, soluzioni, idee


di elettori abbiano abbandonato i partiti votati cinque anni fa per dirigersi verso altri lidi. Segno del forte mutamento dello scenario elettorale (con l’ingresso di nuovi attori tra cui, specialmente, Grillo e Monti), ma anche, in qualche modo, dell’estendersi dell’insoddisfazione verso l’offerta politica tradizionale”. Tuttavia mentre a sinistra si prende atto di “non aver vinto” pur essendo “arrivati primi”, a destra la situazione appare alquanto paradossale con l’esaltazione di una apparente vittoria che sembra non voglia tener conto dei dati oggettivi. E’ sotto gli occhi di tutti la complessità di una situazione che al momento esprime ancora molta rabbia, divisioni e posizioni rigide. Grillo non vuole “inciuci” con nessun altra parte politica e dichiara che darà il suo sostegno, di volta in volta, in

si rileva come almeno 16 milioni di elettori abbiano abbandonato i partiti

base alle proposte presentate. D’altra parte un’alleanza PD –PDL sembra assolutamente improponibile, a sentire le dichiarazioni dei due leaders. Su tutti solo la voce, decisa, di Napolitano che mantiene alto l’orgoglio nazionale, messo in dubbio dai commenti poco felici di un ministro tedesco e invita tutti alla responsabilità.

civile e che conoscono la vita reale, delle piccole imprese, dei lavoratori precari, dei giovani disillusi. Tutti segnali che i politici tradizionali non hanno saputo cogliere. Spero che il M5S e i segnali che sta già dando (in Sicilia per esempio) siano di stimolo a tutti. Gli elettori hanno comunque dimostrato di saper fare la selezione ”.

Basta con i politici di professione, e sempre gli stessi nomi per di più, sia a destra che a sinistra

Nella nostra città, dove pure il M5S ha avuto il maggior consenso, il PDL “esulta” per la riconferma del “modello Teramo” . Forse per esorcizzare la debacle o forse perché l’aver perso più di 6 milioni di voti - dati nazionali (e solo nella provincia di Teramo oltre 35.000 rispetto ai 72.000 delle elezioni 2008) non ha impedito a molti ex (come il senatore Paolo Tancredi, ad esempio) di sedere oggi,tra gli scranni di Montecitorio. Ma qual è questo “modello Teramo” vincente? Quello delle imprese fallite o chiuse o in sofferenza, che sono circa il 40% delle imprese del nostro territorio?

Quello di una sanità in cui per avere un medico e un day hospital accettabile, i malati oncologici sono costretti a fare lo sciopero della fame? Oppure quello di un sistema economico in cui le tre maggiori banche locali hanno bilanci in affanno o commissariamenti in atto? Con queste domande abbiamo raccolto le opinioni di alcuni rappresentanti di categoria teramani, tutti, più o meno, concordi nel ritenere necessario, al momento, un atteggiamento responsabile e di buon senso ad evitare un ritorno alle urne a breve, che non è auspicabile né utile.

aura di ingovernabilità da un lato e necessità di una politica economica forte , dall’altro sono i due punti su cui si sofferma Giammaria De Paulis, vicepresidente di Confindustria Giovani, che ritiene fondamentale, in questo momento, da parte di tutti, non arroccarsi su posizioni rigide, ma anzi sviluppare una forte collaborazione e sinergia tra le diverse componenti, politiche, civiche e imprenditoriali avendo come fine comune il rilancio dell’economia sia dal punto di vista dei consumi che della produzione. “ Al di là dei necessari tagli e riforme è importante capire che l’unione, anche se di diverse identità, quando si ha un comune obiettivo, che in questo caso è l’uscire dalla crisi, è l’unica strada percorribile. In campo aziendale per esempio, cooperare

può significare abbattere dei costi, fare progetti più articolati e quindi avere maggiori possibilità di attirare investimenti o accedere a fondi europei. Fare squadra, per crescere insieme e andare verso l’internazionalizzazione. La politica deve assecondare i cambiamenti, adeguandosi alla velocità con cui avvengono, stando di più in mezzo alla gente magari anche con l’utilizzo dei mezzi internet”

nche Luciano Di Marzio, presidente dell’Unione Provinciali Artigiani (Confartigianato) esprime preoccupazione per lo scenario aperto dall’esito elettorale, soprattutto per quanto riguarda l’eventualità di un ritorno a breve alle urne: “ quello che occorre è solo buon senso. Prima di tornare al voto vanno fatte almeno alcune cose di fondamentale importanza. La legge elettorale, la riforma dell’apparato statale per la riduzione dei costi. A cominciare dalla diminuzione del numero dei parlamentari. Se torniamo a votare ancora con questi numeri, dov’è la riduzione dei costi? Prima bisogna tagliare ciò che è veramente superfluo, qualche ministero, e diversi ministeriali, i finanziamenti ai partiti e i compensi di rappresentanza. I costi improduttivi, non sempre e solo il

sociale, la sanità o la scuola. Le cose da “tagliare” ci sono, a cominciare da loro. Grillo ha dimostrato che si può fare politica senza finanziamenti pubblici, ma solo con il volontariato e le tecnologie. Mi sembra un ottimo spunto di riflessione e in Sicilia ha già dato qualche altro buon esempio di politica di servizio e non di professione. Per quanto riguarda Teramo, sia a destra che a sinistra non credo che possano dirsi soddisfatti o esaltati dal risultato, anche quelli che sono stati eletti, perché anche qui il M5S ha avuto il maggior numero di consensi e questo la dice lunga sul pensiero dei teramani”.

Al di là dei necessari tagli e riforme è importante capire che l’unione [...] quando si ha un comune obiettivo [...] è l’unica strada percorribile

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Le cose da “tagliare” ci sono, a cominciare da loro...

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Cronaca di una {amara} vittoria di Angela Fosco

Storia dell’imprenditore teramano che è riuscito a far condannare le banche e ottenere il risarcimento

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a vicenda giudiziaria di V.D.G., imprenditore teramano, inizia nel 2005 quando si trova a subire un primo contenzioso giudiziario con la banca con la quale la sua azienda lavora. La sua impresa è una di quelle solide, storiche, con decine di dipendenti. Ma mentre l’economia reale inizia a declinare, la finanza virtuale conosce il suo sviluppo. Le banche iniziano ad applicare una serie di comportamenti, a volte puramente arbitrari, come è emerso poi nel corso della vicenda giudiziaria, che lucrano soprattutto sui contratti con le imprese. Il nostro imprenditore si trova così ad accumulare un debito, sempre crescente, per interessi passivi, costi di gestione, scoperti di conto, che arriva a su-

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perare le centinaia di migliaia di euro. Inizia così per V.D.G. un calvario di ingiunzioni e pignoramenti che lo privano, praticamente, di tutto il suo patrimonio aziendale e perfino personale. “ la cifra complessiva accumulatasi a seguito delle ingiunzioni di tre diverse banche – racconta l’imprenditore – superava il milione di euro”. Con l’assistenza legale dell’avv. Marco Maria Ferrari e del consulente tecnico dr Gennaro Baccile (presidente Onorario dell’associazione SOS Utenti) tuttavia, riesce a dimostrare l’infondatezza di tali pretese e ottenere addirittura un risarcimento. Da debitore a creditore. “ la BNL dichiarava di vantare nei suoi confronti – spiega l’avv. Ferrari – crediti per 673.222, 82 euro, l’Istituto San Paolo Imi per circa 250.000 e una terza


banca per altri 300.000. Questa sentenza, la n. 67 del 25/01/2013, del giudice del tribunale di Teramo, dr Vassallo, ha invece stabilito l’azzeramento totale del debito e la condanna, per le banche, a risarcire l’imprenditore, dichiarando la nullità dei contratti di conto corrente e disponendo la restituzione di interessi, commissioni, spese e scoperti di conto. In particolare la BNL è stata condannata a risarcire

le banche avevano imposto e ottenuto pignoramenti e vendite all’asta di quasi tutto il patrimonio

117.101,48 euro più gli interessi legali e le spese processuali per un totale di circa 150.000 euro; La San Paolo IMI si è vista ridurre l’importo del suo credito da 250.000 a soli 8.000 euro, mentre il terzo istituto, con un accordo, si è trovato a dover restituire la somma di 40.000 euro. Il tribunale di Teramo, pur nel solco di altre decisioni, ha stabilito così un’ indirizzo in controtendenza con lo strapotere bancario, fin dal 2010, quando con una sentenza parziale, lo stesso giudice Vassallo aveva già stabilito la nullità dei contratti

L’Associazione SOS Utenti,

presieduta dal dottor Gennaro Baccile, esperto in tecniche bancarie, si occupa, tra le altre attività di monitoraggio, assistenza e consulenza, anche e soprattutto di contenziosi legati alle banche con particolare attenzione ai casi di usura. Una serie di sentenze positive per gli assistiti, ha portato alla ribalta un fenomeno che appare sempre più diffuso e che grava il mondo delle imprese di ulteriori difficoltà. In un momento di grave crisi, infatti, le posizioni debitorie delle imprese, nei confronti delle banche sono sempre più diffuse, e sono molti i casi di fallimenti dovuti proprio alle azioni di recupero delle banche stesse. Il lavoro dell’associazione e dei suoi esperti, a cominciare dal dottor Baccile, ha portato però molti imprenditori ad ottenere annullamenti e risarcimenti per contenziosi in cui le banche hanno abusato della loro posizione e discrezionalità, sconfinando in molti casi, in veri e propri atti di usura. (per info: www.sosutenti.net/)

di quella fattispecie”. La rivincita di V.D.G. non ha però potuto impedire, negli anni, la perdita di gran parte del suo patrimonio personale e l’amarezza per le sofferenze che hanno accompagnato la sua battaglia, e che sono ricadute anche nella sua sfera familiare: “Nel corso della durata del procedimento, infatti, le banche avevano imposto e ottenuto pignoramenti e vendite all’asta di quasi tutto il patrimonio, sia personale che aziendale dell’imprenditore che la sentenza, seppur fondamentale, non è arrivata in tempo a salvare. Il sistema bancario ha rivelato una serie di demeriti – continua l’avv. Ferrari - fin dagli anni 80, quando ha iniziato a vessare un’intera classe imprenditoriale che si è ritrovata travolta da fallimenti. Aziende con centinaia di operai costrette a chiudere da una politica bancaria che applicava interessi, spese e clausole contrattuali senza alcun dovere di rendicontazione. Un’epoca in cui le banche si riservavano di comunicare il costo del denaro, in modo completamente arbitrario, esercitando un potere così forte da imporre nella finanziaria del 2010 un emendamento per la prescrizione di questi contenziosi da stabilire di volta in volta. Una norma già dichiarata incostituzionale e che oggi si arricchisce della sentenza del 25 gennaio scorso. Per tutti questi motivi – conclude l’avv. Ferrari – sempre con la preziosa consulenza del dr Baccile, adesso procederemo alla richiesta formale dei danni”.

TASSI DI INTERESSEE RIFERIBILI ALLE FAMIGLIE PRODUTTRICI CON DEBITI SUPERIORI A 5.000,00 € A FINE GIUGNO 2011 E CONFRONTO CON I TASSI SOGLIA ANTIUSURA L. N° 108\1996 Tassi BANKITALIA

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8,36%

8,63%

7,485%

regioni del campione con usura: Abruzzo, Marche, Lombardia PrimaPagina 34 - mar. 2013

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Contro l’usura bancaria gli interventi risolutivi dell’associazione SOS Utenti

Quando è la Banca a pagare Come difendersi e contrastare un fenomeno dai numeri preoccupanti, secondo Gennaro Baccile , tecnico difensore delle vittime, nelle recenti cause contro alcuni istituti teramani di Mira Carpineta

Teramo è possibile prestare denaro ad oltre il 50% di remunerazione annua e farla tranquillamente franca nonostante le denunce. Un vero scandalo per le vittime di usura che sperano nella giustizia! Un grande affare per chi presta denaro!” Così testimonia la SOS UTENTI – 46.425 associati in tutta Italia, dei quali 370 Teramani - con il suo presidente Onorario ed esperto di USURA bancaria, Dott. Gennaro Baccile. “Nonostante fatti e numeri incontestabili, accertati e accertabili, da chiunque sappia leggere un estratto conto bancario, dove sono indicati addebiti di interessi e commissioni sul denaro prestato, - dichiara il dott. Baccile molte banche teramane continuano ad applicare remunerazioni percentuali annue dal 20% in su, e con punte sino ad oltre il 100%. E come se non bastasse le vittime hanno subito spesso le decisioni della magistratura penale, dai PM ai GIP, che hanno archiviato le denuncie ignorando le precisazioni della II Sez. Penale della Corte di Cassazione (che nella sentenza N° 46669 del 19\12\2011 ( pag. 17) afferma categoricamente:“Appare pertanto illegittimo lo scorporo dal TEGM della CMS ai fini della determinazione del tasso usuraio, indipendentemente dalle circolari e istruzioni impartite dalla Banca D’Italia al riguardo. In termini generali, quindi, l’ignoranza del tasso di usura da parte delle banche è priva di effetti e non può essere invocata quale scusante, trattandosi di ignoranza sulla legge penale- art. 5 c.p.)”. Come nasce SOS Utenti? “Dalle tante storie di giustizia negata che ogni giorno riempiono le cronache dei giornali – prosegue Baccile – e da semplici calcoli, effettuabili da chiunque, sui dati statistici pubblicati nei Bollettini Trimestrali editi dalla Banca D’Italia (la quale stranamente non si accorge che quei dati esprimono USURA BANCARIA). Sino al 30\6\2011, più di 18.000 famiglie abruzzesi esercenti attività produttive subivano USURA

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dalle banche sulle operazioni autoliquidanti”. Quello che lei afferma è molto grave. Come capire se si sta subendo un tale fenomeno? Può spiegarsi meglio? “ Si può farlo con un esempio che riguarda proprio un imprenditore teramano – continua Baccile - aggredito da una importante Banca Nazionale, l’imprenditore, consigliato da SOS UTENTI, paga tutte le pretese usurarie e poi sporge denuncia per aver avuto oneri applicati sino al 30%. Ciò che avviene realmente si può semplificare in questo modo: le banche pretendono 10 € di interessi più 20 € di Commissioni per ogni 100 € prestati per un anno. Secondo la Banca D’Italia, e fino al 2009, le commissioni non rientrano nel computo degli oneri. Dal 2010, invece, le commissioni applicate sono relative non al denaro veramente prestato, ma a quello promesso. In questo modo, i banchieri nel teramano, promettono 1.000 € per un anno, ne prestano solo 100, si fanno pagare realmente 10 € di interessi + 20 € di commissioni, ma calcolano alla fine solo il 12% ( 10 € di interessi su 100 € prestati per un anno, che rappresentano il 10%, + 20 € di commissioni su 1.000 € promessi per un anno, che rappresentano il 2% = 12%). Il contenzioso nasce proprio dalla differente interpretazione di questi oneri e spiega perché due PM chiesero l’archiviazione della denuncia e due GIP la confermarono, ma pagare 30 € all’anno su 100 € avuti in prestito corrisponde al 30% e non al 12%! E inoltre non tutti i magistrati sono convinti dell’esistenza di una <usura bancaria>. Se lo stesso comportamento venisse adottato da un prestatore di denaro, non banchiere, allora sarebbe giudicato e condannato per USURA- insiste, anche provocatoriamente Baccile- Per fortuna c’è l’architettura costituzionale della Magistratura in tutti i suoi gradi di giudizio. E in tema di usura bancaria, la Suprema Corte di Cassazione ha più volte riconosciuto il comportamento USURARIO delle Banche denunciate”. «Il problema», conclude Gennaro Baccile, tecnico difensore delle vittime nelle due principali

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sentenze (la N° 12028 del 19\2\2010 e la N° 28743 del 24\5\2010): «è che le banche hanno un potere spesso incontrollato. Possono chiedere un decreto ingiuntivo di pagamento dichiarando di vantare un credito senza alcun riscontro contabile. E se il credito non esiste il dirigente della banca non ne risponde penalmente. Per questo abbiamo proposto una norma, più volte calendarizzata in parlamento ma mai approvata, per rendere responsabili i dirigenti davanti alla legge. Ovviamente non tutti i bancari fanno cose del genere e ci sono tante persone oneste anche negli istituti di credito, ma non possiamo dare alle banche un potere discrezionale di questo tipo».

Il tasso di usura rappresenta il tasso di interesse massimo che gli istituti di credito o gli intermediari finanziari possono applicare alle operazioni creditizie. Questi tassi soglia sono calcolati ogni tre mesi dalla Banca d’Italia ed il loro valore varia a seconda del prodotto finanziario considerato. L’erogante che offre finanziamenti con tassi superiori a quello soglia calcolato sul tasso medio rilevato dalla Banca d’Italia è passibile di denuncia per il reato di usura.


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di Giuseppina Michini

a notizia della rinuncia del Papa mi è arrivata attraverso un sms al cellulare. Inizialmente ero incredulo – così esordisce Monsignor Michele Seccia raccontando le sue prime impressioni sulle dimissioni di Benedetto XVI - Immaginavo che a mezzogiorno ci sarebbe stata la smentita. Finita la riunione con i sacerdoti ci siamo messi in collegamento con la sala stampa del Vaticano, dove padre Federico Lombardi stava dando tutte le informazioni del caso e abbiamo riflettuto su ciò che il Papa ha detto e su come lo ha detto”. Certamente l’accadimento ha sorpreso il mondo della cristianità dato che una rinuncia al papato

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non si verificava dal 1400: “ Guidato dalla volontà di capire il significato della scelta del Santo Padre, tutti i miei pensieri sono andati al 17 Gennaio 2013, quando ho incontrato Benedetto XVI in occasione della visita “ad limina”, l’udienza periodica dei Vescovi a Roma. In quella circostanza

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Il ricordo del colloquio con Benedetto mi ha fatto percepire ancora di più la grandezza di ciò che abbia voluto darci e dirci durante questi anni

da subito notai il dimagrimento del Papa e il modo di camminare più affaticato. La conversazione durò circa tre quarti d’ora. Fu un momento significativo. Fui coinvolto dalla Sua lucidità, dalla Sua accoglienza e dal forte senso di partecipazione che apportava anche nei riguardi della nostra Diocesi. Durante gli anni di pontificato di Joseph Ratzinger abbiamo avuto e ascoltato un magistero di alto spessore. La teologia, la filosofia, il logos mirati all’ insegnamento di una inesistente separazione tra la fede e la ragione. L’obbiettivo Cristocentrico di Ratzinger si è manifestato incessantemente. Penso al concetto di Carità, vera ed originale solo quando si concepisce l’altro come immagine di Dio. Penso anche allo scossone dato alla Chiesa a partire dal


Come Mosè

“Continuerà a vegliare e pregare per la sua chiesa”

Nell’anno della fede, da poco iniziato, il Papa ha scelto di non esercitare più il ministero petrino. Mons. Michele Seccia, Vescovo della Diocesi di Teramo – Atri esprime la sua personale riflessione

problema della pedofilia verso il quale è stato irremovibile, una volta accertata la verità. Il ricordo del colloquio con Benedetto mi ha fatto percepire ancora di più la grandezza di ciò che abbia voluto darci e dirci durante questi anni. La Sua decisione ci ha offerto un messaggio di forza. Una lezione costruttiva nella quale si dimostra il rifiuto del carrierismo e l’attaccamento alla Dottrina”. “Sono un umile operaio nella vigna del Signore”, le prime parole di Benedetto XVI il 19 Aprile 2005, appena eletto al soglio pontificio. Dopo 8 anni, Papa Ratzinger lascia la Barca di Pietro con chiarezza e umiltà responsabile di non avere il vigore necessario per guidarla. “La situazione del mondo e della Chiesa -ha detto il Santo

Padre- necessitano di un Papa più giovane capace di poter andare ovunque per svolgere il suo ministero. Ho esaminato a lungo la mia coscienza alla luce della Parola di Dio - ha ripetuto l’ex pontefice - consapevole della gravità della decisione valutando l’età e le forze che mancano”. “Penso che una riflessione del genere – conclude il Vescovo di Teramo - guardi già alla giornata mondiale della gioventù in Brasile. Una persona di 86 anni non è in grado di fare fronte a tale stress. Il Papa conserverà quel carisma che gli è appartenuto ma non potrà fare da contraltare. Ora farà l’eremita. Sono certo che non concederà interviste e funzioni pubbliche nel convento in Vaticano. C’è un’immagine che può rappresentare il

Pontefice Benedetto XVI: quella dell’uomo appartato che continuerà a vegliare e a pregare sulla Chiesa per tutto il tempo, come Mosè sostenuto dai suoi accoliti con le mani in alto in segno di preghiera”.

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Ho esaminato a lungo la mia coscienza alla luce della Parola di Dio, consapevole della gravità della decisione valutando l’età e le forze che mancano

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Università di Teramo:

GOVERNARE IL CAMBIAMENTO Dalla didattica alla ricerca applicata, fino al recupero dei “gioielli di famiglia”, le sfide che attendono il prof. Luciano D’Amico di Mira Carpineta

e non si governa il cambiamento ci si troverà costretti a subirlo”. Questa in sintesi la filosofia con cui il neoeletto Rettore dell’Università di Teramo si appresta a rivoluzionare il mondo accademico teramano. Dopo aver riscosso un consenso plebiscitario, sia da parte del corpo docente che di quello studentesco, il prof. Luciano D’Amico ha illustrato il progetto, complesso e strutturato che l’Ateneo dovrà attuare nei prossimi anni. La scarsità di risorse economiche, il momento storico- politico, la necessità di individuare una rotta e seguirla impongono scelte radicali. Razionalizzazione, ottimizzazione sono parole che vanno tradotte in azioni: “ l’idea forte è di concentrare le risorse sulla didattica e ricerca, ma quali se sono sempre meno? Allora bisogna liberare quelle ci sono e renderle produttive – spiega D’Amico – a cominciare dalle sedi in cui è frammentata l’università e alcuni servizi. Tutto l’ateneo, dai servizi amministrativi alla didattica vanno concentrati a Colleparco, così da poter metter a reddito le sedi di proprietà e tagliare i costi di quelle non più sostenibili. A cominciare dal Rettorato di Viale Crucioli. Stesso discorso per Atri e Giulianova, dove si può studiare un diverso utilizzo, come corsi di formazione post lauream”. Il progetto è ambizioso e prevede un’

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Se non si governa il cambiamento ci si troverà costretti a subirlo espansione della presenza dell’università nel tessuto sociale economico e culturale dell’intera città. Un polo accademico che potrebbe permeare e coinvolgere anche altri “gioielli di famiglia” teramani, come l’Osservatorio e l’Istituto musicale Braga oltre che il mondo imprenditoriale della

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città. Con progetti mirati allo sviluppo della ricerca e dell’alta formazione è possibile, secondo il Rettore D’Amico, creare un polo teramano di alta formazione, ricerca e sviluppo che solo la sinergia di tutte le forze può rendere possibile. “Altrimenti si rischia di perdere tutto, un pezzetto alla volta- continua il professore – e questo non si può permetterlo. Per l’Osservatorio è ipotizzabile un coinvolgimento nel campo della ricerca, che andrà studiato, appena passato il momento di iniziale trasformazione che stiamo affrontando. Così pure le imprese, che po-


Con progetti mirati allo sviluppo della ricerca e dell’alta formazione è possibile, secondo il Rettore D’Amico, creare un polo teramano di alta formazione, ricerca e sviluppo che solo la sinergia di tutte le forze può rendere possibile tranno contribuire, con la loro collaborazione, all’applicazione della didattica. Dallaa teoria alla pratica sul campo, dove la ricerca deve impegnarsi a prevedere le nuove esigenze del mondo economico e finanziario e trovare poi spazio per l’attuazione nello stesso territorio”. Insomma il Rettore chiama a raccolta tutti, invita all’unione progettuale e applicativa del progetto universitario teramano, comprese le istituzioni e la pubblica amministrazione, che deve fare la sua parte. L’università al servizio del territorio e per il territorio, per studiarne le potenzialità e i metodi per valorizzarlo.. E per il Braga? D’Amico è ottimista, lo è

Occorre resistere, ma la statizzazione si farà. È l’unica via sempre stato: “470 studenti , 118 anni di storia e adesso lo chiudiamo? – aggiunge - In Italia non si chiude nulla, un governo politico dovrà tener conto che ci sono in Italia 20 istituti pareggiati, 800 dipendenti altamente professionalizzati, e decenni, se non secoli, per accumulare un patrimonio culturale delicatissimo. Non è possibile sperperare tutto questo.. Occorre resistere, ma la statizzazione si farà. È l’unica via. E in un contesto di più ampio respiro, sarà poi possibile ipotizzare anche un polo teramano della musica”. Il nuovo Rettore quindi ha già un’agenda molto impegnativa e certo il tempo è un fattore anch’esso importante perché una visione così complessa possa trovare compimento: “un detto popolare che mio padre citava sempre dice: < la processione deve uscire, poi si aggiusta per strada> ed è vero. Bisogna incominciare ad agire – conclude D’Amico- e gestire il percorso man mano che lo si compie, non si può stare fermi perché non si riesce a trovare la processione perfetta”. PrimaPagina 34 - mar. 2013

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La rinascita dalle idee Il programma di rilancio dell’Università di Teramo dalla promozione della ricerca alla mensa all’interno del Campus. Forse con qualche utopia? di Daniela Palantrani

niversità di Teramo situazione controversa che si trascina da tempo che sembra aver finalmente trovato, non il miracolo tanto atteso ma una serie di iniziative da attuare che possano arrestare e poi iniziare a risolvere la decadenza dell’Ateneo teramano. Un programma ambizioso, che ad ascoltare alcuni referenti sembra non avere punti deboli, se non nella complessità dello stesso. Mirco De Berardinis consigliere degli studenti della Facoltà di Scienze Politiche ci parla dell’elezione del prof. Luciano D’Amico, quale Rettore dell’Università di Teramo. “L’elezione arriva in un momento decisivo per la nostra Università - esordisce De Berardinis, - perché l’Ateneo di Teramo che in passato ha conosciuto fasi di successo, ha avuto negli anni un calo sia dal punto di vista degli iscritti sia come qualità. Si arriva all’elezione del nuovo Rettore in un momento di svolta, quello che è mancato negli ultimi anni è stata un’idea. Con il vecchio Rettore c’è stata la tendenza a conservare come se bastasse la sola

amministrazione degli uffici per far sì che l’UNITE fosse viva. E’ mancata – prosegue il consigliere, - la progettazione, una idea per il futuro. Adesso è il momento del cambiamento. Adesso o sarà troppo tardi”. Si parla di accorpamento? “Potrebbe finire così ma , l’elezione del prof. D’Amico dà fiducia un po’ a tutti; per la prima volta è stato candidato unico come Rettore. Questo perché ha rispecchiato la

Una Università è di qualità se fa ricerca e innovazione

sintesi di tutte le componenti dell’Università. Secondo alcuni, io tra questi, questo è un segnale positivo. Cosa ha proposto di così innovativo? “Nel programma ci sono vari punti. Quattro fondamentali, il primo: rilancio della ricerca. Una Università è di qualità se fa ricerca e innovazione. Non di-

mentichiamo che il fondo di finanziamento ordinario(FFO), viene erogato dallo Stato per finanziare le Università ed è collegato alla qualità ed ai risultati della ricerca.” Tanto migliori saranno i risultati ottenuti mediante la ricerca, maggiori saranno i finanziamenti. “Collegata alla ricerca si curerà anche l’internazionalizzazione. Oggi non sei Università se guardi solo al

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tuo paese ma se guardi anche agli altri atenei in Europa. Incremento degli Erasmus, sia in entrata che in uscita. Ed infine incentivare gli Spin-off, che sono degli strumenti utili con i quali i laureati possono proseguire ed avere un rapporto di collaborazione, dopo la laurea, con l’università ed allo stesso tempo promuovere dei corsi di alta formazione post laurea. Altro punto importante è il cambio nella gestione logistica dell’Ateneo. Finito il tempo delle “vacche grasse” necessita fare dei tagli per recuperare delle risorse.

volte è un problema anche per i professori recarsi ad esempio ad Atri per fare lezione a soli 5 ragazzi. E’ utile chiudere queste sedi distaccare per recuperare risorse e personale e portare tutto nel campus di Colleparco”. Si parla appunto, di campus di Colleparco. Progetti? “L’idea è quella di rilanciare fortemente il campus. Nel corso degli anni passati il dibattito sulla sede del campus è stato molto acceso, oggi è indubbio che l’Università sia a Colleparco. La sfida del nuovo Rettore è il rilancio di Colleparco. La prima idea, che sarà molto

anziché fino alle 19, attuale orario di chiusura. Certo bisognerà sensibilizzare la PA affinché anche i trasporti vengano adeguati a questa nuova esigenza. Il Comune dovrebbe stare vicino all’Università e rafforzare la linea 6 e 7, anziché sopprimere corse. All’interno della riorganizzazione amministrativo logistica è previsto il trasferimento degli uffici siti in Viale Crucioli a Colleparco. Questo consentirebbe agli studenti di poter trovare tutto all’interno del campus: uffici amministrativi, mensa, aule studio e biblioteca. Adesso le situazioni che si verificano hanno del paradossale pensiamo ad uno studente che deve recarsi al campus per parlare con il manager didattico e poi recarsi, in autobus, in viale Crucioli per una registrazione e poi tornare a colleparco, sempre in autobus, per consegnare un foglio”.

L’idea è quella di rilanciare fortemente il campus. Nel corso degli anni passati il dibattito sulla sede del campus è stato molto acceso, oggi è indubbio che l’Università sia a Colleparco Passa la voglia di studiare! “Non dimentichiamo che la sede di Viale Crucioli non è più a norma. Situazione resa evidente soprattutto dopo il terremoto del 2009”. Utilizzo della sede di Viale Crucioli? “Potrebbe essere venduta e permettere recupero di fondi”. Il Programma del prof. D’Amico non ha punti deboli? “E’ complesso ed articolato. Necessiteranno molto lavoro, energie e tempo per realizzarlo. Intanto è fondamentale iniziare e farlo dagli interventi più urgenti. Di certo si impiegherà più tempo per la realizzazione del polo sportivo. Altro punto da realizzare ma con le dovute tempistiche e priorità”.

La chiusura delle sedi di Giulianova e di Atri dove c’erano i corsi rispettivamente di Turismo e Scienze dello sport”. Possibili alternative nell’utilizzo delle strutture? “Si potrebbe pensare di utilizzarle per l’organizzazione di Master. I corsi di Laurea non possono restare lì, gli studenti sono pochi e i costi fissi non sostenibili, né giustificati. A

La sfida del nuovo Rettore è il rilancio di Colleparco. La prima idea, che sarà molto utile per gli studenti è quella di trasferire la mensa dentro al campus

utile per gli studenti è quella di trasferire la mensa dentro al campus. C’è un progetto, realizzabile, che prevede l’accorpamento delle due biblioteche esistenti ed il riutilizzo di uno spazio per ospitare la mensa. Si pensa anche di tenere il campus aperto fino a mezzanotte con biblioteche e aule studio fruibili dagli studenti fino a tardi PrimaPagina 34 - mar. 2013

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ALLARME ROSSO: DIRITTO ALLO STUDIO A RISCHIO

di Monia Flammini Coordinatrice UDU TERAMO

n questi giorni il mondo universitario ha assistito ad un vero e proprio colpo di mano da parte del Governo (dimissionario) Monti, in special modo nella figura del Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. Sì, perchè il Ministro ha deciso di presentare un decreto legislativo, n° 68 del 2012, attuativo della Legge 240\2010, meglio conosciuta come Legge Gelmini, non solo a poche settimane dal voto e in fretta e furia, tentando di evitare alcuni passaggi cardine dell’iter ma, da un contenuto fortemente discriminante. Il testo del DM, infatti, prevede una radicale riforma del diritto allo studio, “divide” l’Italia in tre aree geografiche, Nord - Centro - Sud e, a seconda dell’area di riferimento le soglie Isee, ovvero il tetto

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che specifica entro quale reddito si possa richiedere la borsa di studio, sono diverse: piu’ alta al nord, piu’ bassa al sud. Oltre a ciò si prevede anche una fascia di età per accedere alla borsa di studio, l’innalzamento dei crediti formativi per accedere al borsa di studio e l’eliminazione dei bonus, l’abbassa-

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Fortemente penalizzata risulterebbe la nostra Regione, poichè l’Abruzzo e, i suoi atenei, diverrebbero meno appetibili

mento delle quote delle borse di studio. Fortemente penalizzata risulterebbe la nostra Regione, poichè l’Abruzzo e, i suoi atenei, diverrebbero meno appetibili rispetto agli atenei presenti nelle limitrofe regioni “del nord” in quanto sarebbe piu’ facile poter accedere alle borse di studio. Le nostre proteste e, quelle di migliaia di studenti in tutta la Penisola, hanno permesso un primo stop all’approvazione di tale decreto, in quanto, la Conferenza Stato - Regioni, che si sarebbe dovuta pronunciare su questo dettato normativo il 07 febbraio ha rimandato la discussione e la votazione al 21 febbraio, dandone però già una valutazione negativa. Nella prossima Conferenza si avrà un testo, però, leggermente modificato poichè verrebbero eliminate le tre fasce economiche prestabilite consentendo alle singole regioni di stabilire la soglia isee tra un minimo di 15.512,50 euro e un massimo di 20.987,50 euro. Fino al tale data gli studenti continueranno a mobilitarsi affinchè il decreto venga bocciato e quindi definitivamente respinto. E’ impensabile una riforma del Diritto allo studio che penalizzi cosi fortemente gli studenti che hanno invece maggior bisogno di sostentamento per poter accedere ai piu’ alti gradi dello studio. Questo decreto viola, di fatto, l’articolo 34 della nostra Costituzione. Noi terremo duro e siamo certi di riuscire a vincere anche questa battaglia. Poter studiare è un nostro diritto e non abbiamo alcuna intenzione di farcelo portare via.


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La protesta a “suon di musica” Le iniziative e le ragioni di chi vive ogni giorno una scuola d’eccellenza che rischia di scomparire di Adele Di Feliciantonio

l liceo musicale Braga, dopo 118 anni di storia e cultura, rischia la chiusura per mancanza di fondi. Dopo una serie di proteste, si è creata una vera e propria task – force di alunni, docenti, personale e famiglie, in quello che si è autodefinito “Gruppo SOS Braga” ed è stata dichiarata la situazione di “Autoconvocazione permanente”. Questa larga condivisione di intenti è una novità assoluta nella tormentata vita degli ultimi anni del liceo e pone l’attenzione dell’opinione pubblica e dei governanti sull’importanza della salvaguardia del diritto allo studio, mirando a salvare questa istituzione autorevole per la nostra città. “Al Braga – afferma Valeria Faragalli, presidente della consulta degli studenti - non c’è mai stata una protesta dal basso; spesso hanno agito solo i docenti, ma quando tutti ci siamo resi conto di ciò che stiamo perdendo, anche noi studenti e i nostri genitori, in movimento di massa, ci siamo decisi a farci sentire”. Mentre con un velo

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di risentimento e dispiacere, il prof. Petraccia spiega con enfasi che “è necessario dare valore all’importanza della formazione musicale. Nel nostro paese non viene data rilevanza alla cultura, pur essendo la patria dell’arte. A Teramo il Braga è una realtà viva, che dà anima alla città, senza tralasciare che è un’istituzione di alta formazione musicale; viene impartita, infatti, una preparazione universitaria con conseguimento di una laurea di I e II livello e la propedeutica per chi vuole intraprendere questo percorso di studi”. A supporto si aggiunge il prof. Di Gaetano, docente di chitarra ai corsi pre-accademici : “ Ed è un vero peccato privare la nostra città di questa scuola, nata nel fine ‘800 e che rappresenta un pezzo di storia, perché i ragazzi del posto perderebbero un riferimento musicale di altro profilo e la conoscenza necessaria per diventare un buon musicista.” E’ nata così una “Protesta a suon di musica”, unica nel suo genere, per accendere i riflettori

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su questa situazione. “Abbiamo pensato di “farci sentire” con quello che ci piace e sappiamo fare: suonare - afferma Valeria Faragalli – Ogni sera alle 19:00 ci sono concerti gratuiti presso il nostro auditorium, Santa Maria Bitetto in via Stazio, nell’ambito della Rassegna “Incontriamoci al Braga” nei quali si esibiscono alunni, ex – alunni, insegnanti ed esterni che supportano la nostra causa; siamo ormai alla quinta settimana di concerti e andremo avanti finchè non avremo una qualche speranza per il nostro avvenire. Stiamo promuovendo una raccolta di firme; raccogliendo lettere di solidarietà come quella del nostro Vescovo, ma anche del museo e della biblioteca provinciale. Siamo in contatto con varie associazioni culturali, comuni e istituti comprensivi che ci sostengono; ci rechiamo nelle scuole e, suonando, cerchiamo di sensibilizzare e avvicinare le nuove


generazioni al meraviglioso mondo della musica e del Braga. Inoltre siamo su facebook attraverso un gruppo aperto a tutti, “Sos Braga”che già conta 3.200 iscritti. Ciò che ci interessa è di attirare l’attenzione sul nostro stato, precario e purtroppo per niente incoraggiante, per avere risposte sul nostro futuro. Ci preme che il Braga sopravviva e torni allo splendore dei tempi anche e soprattutto grazie alla statalizzazione”. La sinergia e continua collaborazione tra allievi e docenti nel portare avanti la protesta può rivelarsi un grande punto di forza: “Noi professori dobbiamo essere i referenti per i ragazzi – afferma la prof.ssa Vicari – perché rappresentiamo una guida e un punto di riferimento rilevante. La nostra vicinanza li rassicura e fa crescere in loro un senso di appartenenza che poi si estende alle famiglie e mi auguro all’intera città”. Nel liceo c’è condivisione, volontà, interesse a “salvare” il Braga e questo fervore si sta estendendo a tutta la città; “Ci auguriamo che arrivi ai cosiddetti “piani alti” che decidono. Perché Teramo senza l’ISSM Braga che speriamo diventi presto un conservatorio statale non sarebbe più la stessa - ha dichiarato con tono deciso Valeria Faragalli, facendosi portavoce degli oltre 400 iscritti del Braga- “Reclamiamo il nostro diritto allo studio. La cultura non è un costo, ma un investimento”.

“Salviamo il Braga…perché?” la parola agli studenti

di Adele Di Feliciantonio

Claudia, studentessa di pianoforte “La musica per me è tutto! Salviamo il Braga perché se chiude qualsiasi istituzione culturale, è la società che perde e ci perde. Per me rappresenta quell’occasione in più per la vita. Essendo di Teramo posso collaborare attivamente anche fuori dall’orario scolastico nell’interazione con compagni e musicisti e vivere la scuola.” Ludovica, studentessa di violino “La musica rappresenta il modo di essere di ciascuno. Quando suono tiro fuori una parte di me che nessuno conosce e che essa mi ha fatto scoprire. Salviamo il Braga perché, attraverso la musica, che qui si respira e si studia, possiamo analizzare la parte più nascosta di noi

e imparare a comunicarla e condividerla con gli altri. La statalizzazione del liceo permetterebbe poi una maggiore accessibilità e quindi tutti potrebbero studiare e trovare se stessi.” Irene, studentessa di violoncello “La musica è importante perché dà alle persone un contributo formativo, la sensibilità, l’apertura mentale, il rigore e la disciplina. Quando si suona ci si immerge in un mondo di emozioni indefinite e di benessere totale che non può essere spiegato a parole, tanto è forte. In questo mondo ci si rapporta con gli altri strumenti e musicisti e questa sinergia aiuta a lavorare con gli altri e a condividere una passione comune. Salviamo il Braga perché è ingiusto che la città

e i suoi cittadini perdano questa istituzione che è un centro di cultura, di incontro, di studio, di storia”. Valeria, studentessa di flauto traverso Chi “fa” musica riesce a provare delle emozioni fortissime; è come se fosse una magia; superata l’ansia e il timore ci immergiamo in una dimensione onirica e cerchiamo di trasmettere tutto questo a chi ci ascolta. Quando, ad esempio, suoniamo in quartetto, “respiriamo insieme”; ed è qualcosa di unico. Salviamo il Braga perché è importante che Teramo abbia il suo liceo musicale. E’un diritto studiare e quindi studiare anche musica e si evitano dispersioni e rinunce per chi non può permettersi di recarsi altrove per frequentare un conservatorio.

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Azienda Informa

Orgen Duka: muratura pittura cartongesso piastrellista

l Cartongesso rappresenta il materiale più versatile e più usato nell’edilizia leggera. tra le altre caratteristiche che lo fanno preferire ai materiali tradizionali offre condizioni ottimali per farsi considerare altamente fonoisolante e fonoassorbente, la resistenza al fuoco lo fa classificare tra i materiali ignifughi, la scarsa qualità di termoconduttore lo vede classificato come materiale ideale per l’isolamento termico. Resistente alle sollecitazioni sismiche, la velocità di installazione e pulizia durante la lavorazione lo rendono ideale per qualsiasi lavoro in casa e per gli uffici. ORGEN realizza qualsiasi tipo di intervento, come: pareti divisorie, contropareti, controsoffitti, stucchi, protezione passiva all’incendio, isolamenti termici ed acustici.

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Detrazione IRPEF per le spese di ristrutturazione edilizia

aumentata dal 36% al 50% dal decreto sviluppo dello scorso anno

ma solo fino a giugno 2013 poi tutto tornerà come prima

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Nonostante la scarsità di parcheggi e illuminazione

Viale Crucioli resiste alla crisi L’esempio di una delle vie commerciali più importanti della città che reagisce con vivace operosità e fiducia, sfidando anche la grande distribuzione di Camilo Enrique Spelorzi

pochi passi da piazza Garibaldi, “centro commerciale naturale”, Viale Francesco Crucioli , nonostante la crisi, mostra una vivace attività imprenditoriale. Le iniziative dei commercianti vanno dall’ ampliamento dell’offerta al rinnovo dei locali. Insomma un’attività che mira a soddisfare esigenze e desideri di tutti e contrastare la concorrenza delle grandi catene, i megastore e i centri commerciali. Qui i commercianti guardano al futuro con speranza e progetti per far si che la via continui ad attrarre clientela, reggere la crisi e ripartire. Ci sono negozi storici, presenti da sempre: “Siamo in una strada molto emblematica in cui i clienti sanno quello che vogliono” assicura la proprietaria di un negozio anche se non mancano i più sfiduciati che asseriscono che “la via ha perso un po’ di rilevanza”. In genere i commercianti concordano sul fatto che “la crisi è uguale per tutti, nonostante ci impegniamo, investiamo soldi, allestiamo le vetrine, mostriamo merce esclusiva a prezzi competitivi e lavoriamo sodo. ” -come dice Carmine, titolare di un’altra attività commerciale di lunga data- “ Ma c’è, di positivo, il fatto che i clienti vengono in questi negozi perché già sanno quello che vogliono e sono si-

curi che qui lo troveranno”, riguardo alle vendite “le presenze ci sono, ma oggi si fa più attenzione all’ acquisto, non si spende per oggetti qualsiasi, si fa più attenzione a quello che si compra, i clienti sono più ponderati e ragionevoli”. Tuttavia, i commercianti lamentano alcuni fattori che influenzano negativamente le vendite e che dovrebbero cambiare, in particolare fanno notare che la via è priva di parcheggi e che bisogna intervenire sull’illuminazione per migliorare l’aspetto della strada quando si fa buio, perché quello che conta, e su cui i vari imprenditori sono d’accordo, è che la “loro” via ha ancora tanto da dare.

le presenze ci sono, ma oggi si fa di più attenzione all’ acquisto, non si spende per oggetti qualsiasi, i fa più attenzione a quello che si compra, i clienti sono più ponderati e ragionevoli

Le 100 candeline di nonna Rita ra i suoi 12 nipoti ( tra i quali Gladys, Patrizia e Giuseppina) e 6 pronipoti, figli, parenti e amici, Rita Di Donato, originaria di Villa Torre di Castellalto, ha festeggiato la fatidica soglia dei 100 anni. Si è sempre definita orgogliosamente casalinga e “contadina”. E altrettanto orgogliosamente i suoi cari hanno celebrato insieme a lei il suo importante compleanno. Numerosi gli auguri e le manifestazioni di affetto che le sono giunti delle autorità e dalla comunità cittadina e a cui aggiungiamo anche quelli dalla nostra redazione.

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I furti al cimitero di Cartecchio

PIANO DELLA LENTA

La crisi turba anche “l’eterno riposo”

“QUARTIERE DIMENTICATO” Tanti i problemi, a partire dai marciapiedi, il pericolo del manto stradale e l’insicurezza del campo sportivo di Camilo Enrique Spelorzi

di Camilo Enrique Spelorzi

rutti segni. Spiacevoli gli atti di delinquenza che si verificano da tempo al cimitero di Cartecchio. Furti che addolorano, non solo chi li subisce ma tutta la collettività. Sono tempi tristi quelli in cui viviamo e ci sono episodi sui quale vale la pena riflettere. La crisi non risparmia neanche i defunti. Questo si verifica anche a Teramo, e in un’Italia sempre più disorientata. Nel mirino dei ladri, oggetti di modesto valore commerciale: fiori, portavasi, la luce votiva e persino i ricordi donati dai familiari, ma non è tutto; i furti avvengono anche nel piazzale del parcheggio, di fronte all’ingresso del cimitero, alle macchine in sosta anche per un breve periodo. E’ il segnale di un disagio economico che sta toccando il fondo. “Abbiamo chiesto l’installazione di telecamere per la videosorveglianza- commenta la titolare di uno dei sei negozi di fiori della piazzola all’esterno del cimitero – perché in questo momento non c’è angolo del paese che può dirsi al sicuro da furti”. C’è chi salta subito alle conclusioni: “devono provenire da mani straniere” ma non si può escludere nulla,. Il lavoro che manca, le tasse che aumentano, i tagli già fatti e quelli ancora da fare, per chi si trova in difficoltà le soluzioni momentanee o finali sono state, spesso, il suicidio, il furto o la protesta pubblica. Occorre una seria riflessione su un sistema da riformare, che riporti l’attenzione sulle persone, nel frattempo si spera che siano prese al più presto, da chi di competenza, misure che possano rassicurare coloro che vanno a pregare sulle tombe dei propri cari.

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iano della Lenta. Un quartiere dimenticato. Così il presidente del comitato civico Angelo Sborlini spiega la situazione: “il quartiere è dimenticato dalle istituzioni, ormai da parecchi anni lasciato ai margini”. Una zona periferica che vive numerose criticità e dove tuttavia, cinque mesi fa, nel corso di una riunione col sindaco Maurizio Brucchi e gli assessori, erano state messe in luce alcune priorità dei vari problemi presenti. Tra queste, l’inadeguatezza dei marciapiedi, appena realizzati dall’Anas lungo la Statale 81 che presentano molte crepe e il sollevamento delle betonelle (tipo di pavimentazione ndr) a causa delle radici degli alberi che costeggiano la strada, oltre al mancato collegamento ai passi carrabili e alla nazionale stessa che ne evidenziando il dislivello. I cittadini accusano la necessità di rifare il manto stradale in vari punti della frazione, sopratutto in via Silone, di fronte alla Chiesa di Santa Rita diventato pericoloso per le radici degli alberi che hanno sollevato l’asfalto, in più i pozzetti del Ruzzo, dell’Enel, telefono e fogna, mentre il campo sportivo necessita di messa in sicurezza soprattutto in una porzione del terreno che rischia di cedere verso il fosso sottostante. La promessa prevedeva l’inizio dei lavori nel mese di ottobre 2012. Inoltre mancano le pensiline alle fermate del trasporto pubblico. Nell’elenco di priorità da sistemare ci sono anche i tombini di scarico a terra, l’allestimento di aree riservate ai cani e cestini nei parchi giochi. Le richieste dei residenti riguardano anche la segnaletica, scarsa e che necessita di manutenzione, soprattutto le indicazioni all’accesso sulla nazionale e più controlli dei vigili urbani, anche con l’ausilio di un autovelox che

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induca gli automobilisti a limitare la velocità sulla nazionale. Il presidente del comitato civico Sborlini conclude: “nel giugno 2012 abbiamo rinnovato il comitato, il nostro obiettivo è risolvere i vari problemi”. Speriamo che la buona volontà dell’amministrazione comunale possa portare una volta per tutte alla risoluzione”.


In memoria di Battisti di Antonella Lorenzi

arafrasando Don Abbondio potremmo dire: “Cesare Battisti, chi era era costui?” Ormai anche la targa che indica il nome della via è diventata illeggibile. Teramo gli dedicò una via del centro(parallela del più noto Corso San Giorgio) perché nella memoria restasse il nome di questo “patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano” (da non confondersi con l’omonimo terrorista di più recente memoria), che se oggi potesse vedere le condizioni in cui versa la via che gli è stata intitolata si ‘girerebbe nella tomba’. A ricordare l’irredentista oggi ci sono solo buche di ogni genere. Di certo se vi fate una passeggiata lungo questa via poi non dimenticherete più dove si trova. PrimaPagina 34 - mar. 2013

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FocusON IN QUANTO DONNE

FEMMINICIDIO: si definisce femminicidio l’uccisione di una donna in quanto donna ad opera di un uomo in quanto uomo. Questa la definizione di un neologismo coniato per definire una situazione che ha visto nell’ultimo anno e solo in Italia più di 130 casi di donne uccise da uomini che condividevano la loro vita. Padri, mariti, compagni, ex. Una strage. In un sito dedicato e curato da Emanuela Valente sono raccolte le immagini di tutte queste donne e le loro storie. Tutte diverse, per età, condizione, locazione geografica. Le accomuna un’unica motivazione, o meglio, come è scritto nel sito, la fine delle loro storie e delle loro vite: sono state uccise “in quanto donne” e i loro assassini tutti uomini. Uomini che le consideravano di “loro proprietà” e quindi non libere di scegliere.

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IN QUANTO DONNE FocusON Di “femminicidi” la storia dell’umanità è piena, e se non si può parlare di aumento o diminuzione del fenomeno, sicuramente è cambiata la percezione, la tolleranza, i sentimenti comuni che oggi, nel 2013 non ci permettono più di accettare e circoscrivere l’orrore in una semplice casistica di genere. Né di trovare moventi che ne giustifichino o spieghino i perché. Uomini e donne sono persone, diverse biologicamente, certo, ma appartenenti allo stesso genere. “La scelta di definirli semplicemente “Donne” e “Uomini” deriva dalla volontà di emanciparli dal loro ruolo mediatico di “vittime” e “carnefici” – si legge nel sito – dove con la definizione “Donne” e “Uomini” non si intende “l’intero genere umano maschile” e “l’intero genere umano femminile”, ma solo i protagonisti degli episodi narrati. Perché è’ arrivato il momento di trovare soluzioni ad un problema specifico che ha le sue radici in una cultura che riguarda sia uomini che donne e dove entrambi hanno un percorso da compiere, impegni da assumere e consapevolezze da acquisire, come persone e come collettività” . Una consapevolezza che ha portato un miliardo di donne, in tutto il mondo a danzare nelle piazze delle città, al suono della stessa musica e con gli stessi movimenti. I cosiddetti flash mob organizzati da tante associazioni che cercano di contrastare il fenomeno innanzi tutto dal punto di vista culturale: “Un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione” citava lo slogan della manifestazione che si è tenuta anche a Teramo, il 14 febbraio scorso, in piazza Martiri. Perché Teramo non è quell’isola felice che qualche politico locale continua ( ancora) ad ostentare come “modello” di virtù. Teramo racconta di ragazze, giovanissime, aggredite e stuprate dopo una serata in discoteca e di servizi sociali sempre meno presenti per mancanza di risorse. Un centro antiviolenza che rischia di chiudere per aver ignorato un bando per l’assegnazione di fondi , un pronto soccorso che langue insieme ad interi reparti o di malati oncologici che fanno lo sciopero della fame per avere un medico in più che scongiuri la chiusura del day hospital. Teramo racconta e vive anche queste realtà, lontane dall’essere un “modello” da esibire. Stiamo vivendo momenti di grande trasformazione sociale, dalla politica, all’economia, alla cultura. Possiamo fare in modo che i cambiamenti siano evolutivi, ripensando i valori, i diritti, i doveri e le priorità. Perché la società, la politica, la cultura è fatta da uomini e donne, in quanto persone. Mira Carpineta

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FocusON IN QUANTO DONNE

DONNE CONTRO

LA VIOLENZA

di Maria Rosaria La Morgia

i passerà la voglia di difendere le donne... stai attenta e guardati sempre le spalle, da questo momento questo posto non è più sicuro per te”. Un foglio carico di minacce piegato sul parabrezza dell’auto. Quando l’ha trovato Simona Giannangeli, legale del Centro Antiviolenza dell’Aquila, l’ha letto e ha riflettuto. Una pausa e la decisione di denunciare. Non si può restare in silenzio soprattutto quando si sa di non essere sole, quando si è consapevoli che la violenza di genere esiste e va combattuta. E’ quello che Simona fa da anni. Con la rabbia e l’indignazione è stata immediata la scelta di andare avanti, di non fermarsi, di continuare ad essere l’avvocata delle donne. Nell’aula del Tribunale dell’Aquila ha rappresentato il centro antiviolenza per le Donne ammesso quale parte civile nel corso del processo a carico di Francesco Tuccia, accusato di stupro e di tentato omicidio ai danni di una giovane donna. Un riconoscimento importante, non consueto, un contributo spiega Simona “alla crescita di civiltà giuridica, perchè un Collegio ha riconosciuto il Centro Antiviolenza per le Donne quale ente offeso dai reati contestati a Tuccia e quindi parte civile, in un paese dove altri tribunali hanno respinto richieste analoghe”. Un esserci, quello del Centro Antiviolenza, carico di significati che vanno oltre la richiesta di condanna che c’è stata. Esserci per dire che la violenza contro una donna riguarda e interroga tutti, esserci per garantire il diritto della vittima a non subire interrogatori irrispet-

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tosi: “Siamo qui perchè siamo consapevoli di come le donne stuprate o maltrattate o picchiate vengono generalmente trattate in aula e abbiamo voluto riaffermare il diritto delle stesse a non essere sottoposte a giudizio.” A L’Aquila la battaglia contro la violenza di genere ha radici antiche, nasce come impegno dell’Associazione La Biblioteca delle Donne Melusine – Centro Antioviolenza. Negli anni ’90 il centro è già inserito nell’elenco italiano e nel 2004

Siamo qui perchè siamo consapevoli di come le donne stuprate o maltrattate o picchiate vengono generalmente trattate in aula e abbiamo voluto riaffermare il diritto delle stesse a non essere sottoposte a giudizio diventa referente del numero nazionale 1522 istituito dal Ministero per le Pari Opportunità per rispondere alle richieste d’aiuto delle donne. Un impegno costante che neanche il terremoto del 6 aprile 2009 ha fermato. Tutt’altro. Ci fu, all’indomani del sisma, una mobilitazione nazionale di donne, associazioni e singole, per soste-

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nere Orietta, Donatella, Filomena, Anna, Serenella,Valentina , Alessia, Simona, tutte le volontarie che ieri e oggi hanno messo e mettono il loro tempo a disposizione delle donne che telefonano, che trovano il coraggio di bussare alla porta. Nella “casa” di via Alcide de Gasperi, condivisa con la Biblioteca delle Donne e l’Aied, ci sono operatrici pronte a dare ascolto e sostegno. Non è facile trovare il coraggio di denunciare. L’Italia non è più quella degli anni ’70, ma non possiamo dimenticare che fino al 1996 la violenza contro una donna era un reato contro la morale. Solo 17 anni fa, dopo un dibattito ventennale fuori e dentro il parlamento, si è riusciti a stabilire che quando una donna viene violentata è offesa quella donna, la sua integrità personale fisica e psichica, non la morale pubblica, non la società astratta. Un’arretratezza culturale che non è scomparsa e continua a far parte della nostra quotidianità. Non passa giorno senza leggere sulle pagine dei giornali cronache di donne ammazzate da mariti, amanti, padri, non passa giorno senza denunce di stupri e di molestie. La realtà delle denunce e la realtà dei silenzi, di quelle che per paura continuano a subire. Per tutto questo è stata importante la presenza del centro antiviolenza nel processo per stupro che si è concluso a L’Aquila lo scorso 31 gennaio. Ha detto Simona: “ Lo stupro ed il quasi omicidio commessi da Francesco Tuccia sono azioni che si inscrivono dentro una terribile cornice di normalità, ove risuona un pensiero comune, crudelmente ingiusto: se la ragazza fosse rimasta a casa, non le sarebbe accaduto”. Tuccia è stato condannato ma


IN QUANTO DONNE FocusON è stato anche condannato un modo di pensare che sul banco degli imputati continua a mettere le donne. Orietta Paciucci che coordina il Centro Antiviolenza spiega che “ La costituzione di parte civile ha rappresentato un’ulteriore spinta all’impegno per costruire una cultura che ripudi la violenza di genere. E’ per questo che noi stiamo lavorando molto sulla prevenzione, anche nelle scuole, con interventi specifici. Lo facciamo con passione e fatica perché non va dimenticato che i finanziamenti destinati al lavoro dei centri antiviolenza sono sempre più esigui.” Credono, le donne del Centro Antiviolenza, che ci voglia in grande investimento, una mutazione culturale che coinvolga tutti per costruire una nuova educazione sentimentale.

Un’arretratezza culturale che non è scomparsa e continua a far parte della nostra quotidianità

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“LA FENICE” rischia di chiudere

E intanto a Teramo…

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di Adele Di Feliciantonio

entre i casi di violenza sulle donne continuano a riempire le cronache dei giornali (anche a Teramo nei giorni scorsi, all’uscita di un locale, è stata violentata l’ennesima ragazza) cresce anche la reazione delle persone e delle istituzioni per contrastare il fenomeno, ma come combatterlo? Di certo il compito non è facile, perché spesso la tragedia si annida soprattutto tra le mura domestiche, impenetrabili per chiunque voglia dare un sostegno, ma grazie alla collaborazione con le vittime, oggi, tanto si può fare, a livello legale e di supporto medico – psicologico, attraverso

Il centro ascolta ogni donna che vi si rivolge, rispettando i tempi e le volontà, aiutandola a scandagliare le proprie emozioni e disagi e a capire le cause del suo malessere

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strutture e personale specializzato. A Teramo “La Fenice” è il centro antiviolenza che sostiene, accoglie e segue, attraverso percorsi di recupero appositi, donne che hanno subito abusi. Purtroppo a causa del mancato rifinanziamento del Piano nazionale e i drastici tagli agli enti locali i centri antiviolenza sono a rischio chiusura. La dott.sa Cristina Di Baldassarre, funzionario della Provincia di Teramo, che si occupa del centro “La Fenice” ci ha illustrato come opera e quanto sia importante salvare la struttura. Il numero di violenze sulle donne è altissimo e in crescita. Cosa sta accadendo? Non è facile valutare se e quanto il fenomeno sia in aumento; certo è che esso è in costante emersione, come ci conferma il maggior numero di denunce e l’attenzione che i media danno al fenomeno. E’ innegabile, tuttavia, che molte più donne sono disposte ad affrontare i disagi e le problematiche connesse a una denuncia e quel che ne consegue. Nel centro “la Fenice” aiutate e assistete donne in difficoltà; in che modo? Il centro ascolta ogni donna che vi si rivolge, rispettando i tempi e le volontà, aiutandola a scandagliare le proprie emozioni e disagi e a capire le cause del suo malessere. E’ un per-


PAIN

Un cambiamento culturale rispetto alle differenze di genere è fondamentale per arginare il fenomeno e deve coinvolgere gli uomini quanto le donne in ogni ambito ed età della vita corso in cui la donna rimane protagonista nel suo racconto e nelle sue scelte e,con strumenti idonei, possa rendersi conto della sua reale situazione, che solo lei può raccontare e interpretare fino in fondo. Come si articola il vostro percorso di sostegno? I primi incontri sono condotti dall’operatrice di accoglienza (un’assistente sociale appositamente formata) che a seguito di ripetuti colloqui individua la reale motivazione che ha condotto la donna allo sportello. E’ compito dell’operatrice infondere fiducia e creare il clima giusto affinché la donna si fidi e si apra ad analizzare la propria situazione di vita. Poi si esamina il caso in équipe e la si indirizza alla consulenza psicologica e legale offerta dal cen-

tro stesso. Ogni caso quindi ha il suo possibile percorso, segnato da caratteristiche proprie. L’analisi è complessa e ancor di più lo sono le soluzioni e le vie per uscire dalla situazione violenta. Vengono valutate tutte le componenti che riguardano il caso, la sfera personale, affettiva e familiare della persona abusata. Cosa spinge una donna abusata a chiedere aiuto presso la vostra struttura? Al di là di situazioni conclamate di violenza fisica, le donne vengono perché sentono un disagio e un malessere e vogliono conoscerne le cause. Il primo approccio con lo sportello di ascolto è sempre di tipo conoscitivo. Sono frequenti i casi in cui ci vengono chieste informazioni sullo stalking da chi è sottoposta a particolari “attenzioni”, ad atteggiamenti persecutori. Purtroppo, però, circa il 90% delle violenze sessuali non viene denunciato, perché? Lo stupro a opera di sconosciuti viene denunciato molto più spesso rispetto al passato ma, non dimentichiamo che, nell’opinione pubblica, c’è una parte che giudica e colpevolizza la donna, anche quando è sottoposta a una violenza così atroce. Ancora più difficile è decidere di denunciare una violenza subita nel rapporto di coppia. Soprattutto se ci sono dei figli la donna è ancora più trattenuta nel denunciare perché significherebbe coinvolgerli in una situazione in cui dovranno riconsiderare la figura del padre, se è lui l’abusante. Quanto è importante per una donna maltrattata l’aiuto di persone specializzate? E’ fondamentale, in quanto la metodologia e l’approccio giusto sono i soli utili a dare alla

QUANTO DONNE FocusON

donna la fiducia necessaria in se stessa affinché si riconosca protagonista in ogni decisione che la riguardi. I centri antiviolenza funzionano, eppure rischiano la chiusura; cosa significherebbe questo per le vostre pazienti e per le donne che in futuro potrebbero trovarsi in difficoltà? Nella stragrande maggioranza essi sono nati grazie all’impegno di associazioni femminili; quelli che fanno capo a Enti Locali come nel caso de “La fenice” sono veramente pochi.Tutti i centri, però stanno subendo la stessa sorte: diminuzione dei servizi e delle ore di apertura e per alcuni rischio di chiusura. E’ necessario che si arrivi all’approvazione di norme che configurino i centri antiviolenza tra i servizi essenziali di ogni comunità. Serve una svolta culturale che porti tutti a considerare che la violenza di genere si combatte solo con due armi: la cultura della differenza di genere e servizi specifici di prevenzione e cura. E’ stata promossa una raccolta fondi per salvare il centro; c’è stata una risposta positiva? Si, siamo nel vivo della campagna di raccolta e le prime risposte sono confortanti; da evidenziare è che i segnali arrivano proprio dalla comunità civile e da organismi composti per la maggior parte da uomini. Al di là del risultato economico, fondamentale è l’aver acceso i riflettori sul tema. Cosa occorre a suo parere? Un cambiamento culturale rispetto alle differenze di genere è fondamentale per arginare il fenomeno e deve coinvolgere gli uomini quanto le donne in ogni ambito ed età della vita. La scuola è sicuramente uno dei luoghi privilegiati dove trattare il tema della violenza, del rispetto della persona e delle differenze e noi de “La Fenice”, grazie anche alla collaborazione della Procura di Teramo ci siamo recati nelle scuole per dare queste informazioni. Sono necessari, però, finanziamenti su scala nazionale che mettano a sistema il funzionamento dei centri in ogni territorio, senza che ci si debba affidare al fatto che per buona sorte ci tocchino attenti amministratori locali. Cosa si sente di dire a tutte le donne e in particolare a quelle che in questo momento non hanno il coraggio di denunciare e farsi aiutare? Chi vive un disagio, un malessere all’interno di una relazione, chi anche solo percepisce che un compagno, un parente, un conoscente pretende qualcosa che la fa stare male ne parli con qualcuno. Presso i centri antiviolenza è possibile trovare operatori preparati con i quali analizzare la situazione; decidere di parlarne è solo il primo più importante passo. Tutti i servizi messi a disposizione dal centro sono completamente gratuiti e viene garantito l’anonimato.

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La Provincia di Teramo aveva “snobbato” il bando

Il VOLONTARIATO NON BASTA Secondo il Consigliere regionale di Parità, per un aiuto risolutivo occorrono progetti mirati e professionalità adeguate di Daniela Palantrani

Centri antiviolenza a rischio chiusura, violenza di genere e reperimento fondi, abbiamo fatto alcune domande alla Consigliera di Parità Regionale, Letizia Marinelli: “Per quanto riguarda i fondi ci sono risorse a vari livelli, comunitari, nazionali ecc. Il bando più importante comunitario in tema di violenza di genere è sicuramente il Daphne, riproposto negli anni fino ad arrivare oggi al Daphne3. Poi ci sono i fondi messi in campo dal dipartimento delle pari opportunità e quelli regionali regolamentati dalla Legge 31 con scadenza del bando annuale a settembre”. Perché il centro antiviolenza ‘La Fenice’, che è l’unico centro teramano, a gestione pubblica, ha rischiato di chiudere? “Facciamo qualche passo indietro. Diversi mesi fa, aprile dell’anno passato, il vicepresidente Rasicci, mediante una lettere aperta , chiedeva il

incontri attivati per dare sostegno anche a loro non è servito a nulla. Quando mi sono sentita con le referenti del centro, mi han-

La prima ad esserci rimasta male sono io

no comunicato che la presentazione della

Una possibile soluzione poteva essere quella di assorbire le persone che lavorano a ‘La Fenice’ in altre strutture

mio intervento per una situazione di difficoltà che ‘La Fenice’già stava vivendo. A seguito di questa gradita sollecitazione abbiamo avuto degli incontri e avviato un lavoro per far rifinanziare la Legge Regionale, legge che avrà pertanto per l’anno prossimo un budget di circa 230 mila euro. Per quest’anno, le risorse a bando con scadenza a settembre scorso avevano soltanto 60 mila euro di capienza e la Fenice non ha partecipato con un proprio progetto al bando! ”. Come? “La Fenice non ha partecipato al bando. La prima ad esserci rimasta male sono io. Tutto il lavoro e le gli

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domanda era di competenza dell’Amministrazione provinciale. Di contro l’Ente Provincia mi informa che non poteva essere solo una sua competenza. Questa oggi la situazione, ma in realtà le soluzioni erano state individuate”. Ma adesso, dopo l’ errore o negligenza da parte della PA quale potrebbe essere il futuro della Fenice? “Una possibile soluzione poteva essere quella di assorbire le persone che lavorano a ‘La Fenice’ in altre strutture, in un altro progetto che ho curato come soggetto


QUANTO DONNE FocusON

PAIN proponente ed attivatore dell’ATS , denominato “Maia” - casa rifugio. Il progetto è stato finanziato dal dipartimento delle pari opportunità ed in 2 anni arriveranno per i centri antiviolenza circa 400 mila euro. Tuttavia pare che una sola figura professionale di quelle attualmente presenti nella struttura teramana, potrà rientrare in questa progettazione. Attendo notizie anch’io. In definitiva si potrebbero ipotizzare anche dei finanziamenti locali, in effetti la violenza sulle donne è stata inserita, qui in Abruzzo, tra i servizi di livelli essenziali ed è dunque finanziata dai piani di zona”. Poi ci sarebbe un’altra soluzione alla quale sto lavorando e della quale sarebbe prematuro parlarne, non ho l’abitudine di far conoscere le mie attività, prima di realizzarle. La campagna di sensibilizzazione ha già prodotto, comunque, alcuni risultati: sono state reperite risorse provenienti dai gruppi consiliari della Provincia, circa 13 mila euro ( ai quali tutti i partiti hanno rinunciato ) e altri 10 mila euro di contributi che sono arrivati da alcune banche, da privati cittadini, dai dipendenti del comando della Guardia di Finanza di Teramo, dagli stessi dipendenti della Provincia, dal Comune di Colledara e dal BIM. La violenza di genere, quali gli interventi? Possibile un coordinamento dei vari centri

La campagna di sensibilizzazione ha già prodotto comunque, alcune risposte... abruzzesi? “Occorre dire che le risorse, che possono essere individuate, sono reperibili in svariati ambiti. Se si acquisisse preparazione nella progettualità si potrebbero ottenere risorse con i fondi predisposti a vari livelli, Comunitari, del Dipartimento,

ecc.. E’ questo il lavoro che svolgono i centri più professionalizzati. Quando ho iniziato a fare le riunioni con i vari centri antiviolenza, fin da subito ho manifestato la mia disponibilità nel supportare le associazioni con un piano progettuale che prendesse in considerazione la violenza sulle donne con

Se non garantiamo il reinserimento dopo la casa famiglia manca un pezzo fondamentale del puzzle, che non farebbe risolvere il problema

un percorso ampio: dalla prevenzione con interventi di educazione culturale, magari da fare nelle scuole, ad un aiuto di primo approccio, fino all’individuazione di servizi per le donne vittime di violenza ed minori che ne fossero spettatori, per percorsi di allontanamento dal luogo di pericolo, con la possibilità di supporto sociale e lavorativo quando fosse necessario. Se non garantiamo alle donne vittime di violenza un possibile percorso di sostegno, anche economico, dopo il rifugio protetto, manca un pezzo fondamentale del puzzle, che lascerebbe sul campo il problema. Pensiamo ad una donna sola con i figli e senza lavoro, potrebbe accadere che fosse costretta a tornare dal marito che la “massacra di botte”. L’intervento, per essere risolutivo, deve essere a 360 gradi. Ho detto più volte in queste riunioni come sia fondamentale individuare criteri qualitativi e standard di servizi dei centri e del personale che lì lavora, una sorta di “albo” di professionalità. Ho chiesto altresì maggior trasparenza perché si possa conoscere l’ammontare delle risorse alle quali già accedono i cen-

tri antiviolenza più preparati e di contro aiutare quei centri che invece fanno più fatica. Sono stata molto chiara, se si vuole lavorare seriamente bisogna iniziare dalla trasparenza, e da regole chiare per tutti in un’ottica di pianificazione regionale che mira a supportare i centri che hanno più difficoltà economica, non i centri che già ottengono diverse risorse con l’accesso a fondi prima esposti. Inoltre la legge regionale dovrebbe essere rivolta ai centri che già operano sul territorio, non possiamo accettare “improvvisazioni” sul campo della violenza. Con questo non voglio dire che le nuove Associazioni che si vogliono accreditare sull’argomento debbano rimanere fuori. Sto dicendo viceversa che le stesse potrebbero accedere alle risorse regionali della 31 dopo una sorta di “praticantato” da effettuarsi anche in collaborazione con i centri antiviolenza già esistenti. Le risorse finanziarie come detto ci sono, manca una progettualità di ampio respiro e la sostenibilità delle iniziative che garantisca in futuro il servizio in maniera costante e duratura. Occorre un’organizzazione ed un’ottica di lavoro diversa. A tal fine ho iniziato a parlare d’interventi sistematici e risolutivi ho iniziato a parlare di compe-

Le risorse ci sono ma non è più come prima: tanto per tutti. Occorre organizzazione ed un’ottica di lavoro diversa

tenza e formazione di figure professionali adeguate ad esempio ho estrinsecato la volontà che nei centri antiviolenza ci fosse il supporto del neuropsichiatra infantile perché le problematiche dei bambini, vittime di violenza o spettatori, potessero meglio essere colte. Mi è stata opposta la considerazione che non si vuole “ospedalizzare” l’intervento. Ma rimango dell’opinione che le problematiche dei bambini debbano trovare riscontro con professionalità ancora più specifiche. Ritengo insomma che quello che notoriamente avviene attraverso una serie di strutture, anche sanitarie, ossia la presenza di personale non specificatamente o adeguatamente preparato, non debba verificarsi anche per i centri antiviolenza, magari giustificando il discorso dietro un intervento di volontariato. Si perché ci sono strutture che vanno avanti con il volontariato. Il volontariato è necessario, ma non può supplire da solo e rispondere a tutte le necessità”.

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Il “CODICE ROSA” Un servizio innovativo nato dall’idea di una donna per le donne (e non solo) vittime di violenza di Adele Di Feliciantonio

ato da un’idea della dott.ssa Vittoria Doretti nel 2009, il “codice rosa”, che affianca gli altri codici già in uso nell’accettazione in Pronto Soccorso, è un percorso molto speciale che viene assicurato alle persone “deboli” che sono state vittime di un abuso. Adottato con successo dalla Asl 9 di Grosseto, esportato a tutte le province toscane, all’estero (Haiti e Rep. Dominicana) , premiato dal ministro dell’Interno Anna Cancellieri e all’attenzione di altre Regioni del territorio nazionale, il percorso del codice rosa si avvale di una task force interistituzionale nata dalla collaborazione della Asl

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e dalla Procura della Repubblica costituita da un nucleo operativo composto da magistrati, forze dell’ordine, personale sanitario come medici, infermieri, assistenti sociali, inserendosi all’interno della rete provinciale antiviolenza e integrandosi con altri sog-

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Il “codice rosa” si attiva ogni volta che si presentano casi collegabili a episodi di abusi, anche non dichiarati

getti, i quali, ciascuno con il proprio ruolo e nelle proprie competenze, contribuiscono a combattere il fenomeno. Il “codice rosa” si attiva ogni volta che si presentano casi collegabili a episodi di abusi, anche non dichiarati apertamente e apre un percorso speciale che mira a garantire sostegno alle vittime. Il progetto si è rivelato un successo; i casi sono in aumento e ciò sta a significare una progressiva presa di coscienza delle vittime di “parlare” e la maggiore capacità degli operatori di riconoscerle e metterle nella condizione di chiedere aiuto. La dott.ssa Vittoria Doretti ci ha illustrato questo progetto pioneristico e importante.


PAIN QUANTO DONNE FocusON Com’è nata l’idea del “codice rosa”? Inizialmente partecipavo al progetto “SOS donna; poi, parlando con un procuratore ho appurato che nelle procure di tutta Italia ci sono magistrati che si occupano di “fasce deboli” e mi sono resa conto che la violenza colpisce le donne, ma non solo. E, inoltre, enti diversi che si occupano dello stesso problema, pur avendo i mezzi necessari, non dialogano abbastanza. C’era la necessità di un lavoro di squadra con una procedura unica. Quando parla di “fasce deboli” cosa intende? Intendo chiunque si trova in una situazione di debolezza intesa come difficoltà a uscire da situazioni di violenza. Può accadere che nella nostra vita si può incontrare il disagio di rendersi conto di essere vittime e così è necessario un sostegno. I destinatari del codice rosa sono donne, ma anche bambini, anziani, uomini, omosessuali, immigrati,

L’elemento più importante è di non forzare la vittima; essa ha bisogno di tempo e spesse volte di trovare qualcuno che intuisce il suo stato di disagio e la aiuta a rivelarlo

disabili, chiunque sia stato vittima di un abuso. Il colore “rosa” sta a indicare la rosa bianca delle vittime. Quando a un paziente viene riconosciuto il codice rosa come agite nel percorso terapeutico? Quando arriva un dichiarato o sospetto “codice rosa”, il paziente viene trasferito in un settore apposito del pronto soccorso. Il tutto si articola in tre fasi importanti: un’accoglienza diversa , l’assistenza speciale in una stanza apposita e un’equipe specializzata che lo segue. In cosa consiste l’assistenza speciale”? La vittima viene trasferita in una stanza dove c’è assoluta privacy e tempi prolungati proprio per metterla nella condizione di parlare o a noi di capire. Se viene riscontrata la violenza, il percorso rosa continua anche con l’eventuale assistenza di personale della task force e la possibilità di denunciare il reato subito. Indirizziamo chi ha subito abusi anche con un attento recupero delle prove e con la collaborazione attiva tra Procura e Pronto soccorso.Tutto avviene senza costi aggiuntivi. Sia l’equipe che i dipendenti dell’ospedale sono forma-

ti per proteggere, salvaguardare e aiutare la vittima. Il tutto avviene in un ambiente sereno. Il paziente rimane nella stanza e gli specialisti richiesti ivi si recano solo dopo esserci stato il filtro e controllo della task force del codice rosa. Tutto viene fatto affinchè il percorso sia meno traumatico per la vittima. Quanto è importante questo trattamento al fine di far scattare la forza di farsi aiutare? E’ fondamentale. L’elemento più importante è di non forzare la vittima; essa ha bisogno di tempo e spesse volte di trovare qualcuno che intuisce il suo stato di disagio e la aiuta a rivelarlo. Il nostro obiettivo è di non farla sentire sola, senza che possa subire giudizi o pregiudizi. E’ necessario spezzare l’alone di solitudine in cui vive chi subisce violenza. Il codice rosa ha travalicato i confini nazionali approdando ad Haiti e nella Rep. Dominicana; com’è stata quest’esperienza? Bellissima. Oggi sento di avere due squadre: quella a Grosseto e quella oltreoceano. Da loro ho imparato molto. Sono tornata ricca umanamente e professionalmente di valori, pensieri, idee. E’ come se tutto il mondo fosse un’unica forza per combattere l’ “orco”. E’possibile sconfiggere l’ “orco”della violenza? Il nostro obiettivo è questo. Il lavoro di squadra è un lavoro formativo, di unione perché l’orco si combatte insieme e con tutte le nostre forze. La task force è una squadra di “piccoli” che lo sfidano e vogliono annientarlo. Come prosegue il suo progetto? Il nostro progetto è un work in progress; c’è sempre da migliorare e ci vengono proposte nuove sfide. Sicuramente rappresenta un cambiamento culturale all’interno dell’istituzione ospedaliera, una crescita importante. La soddisfazione più grande è il sorriso di una vittima che abbiamo aiutato; mi ripaga di tutto.

Il lavoro di squadra è un lavoro formativo, di unione perché l’orco si combatte insieme e con tutte le nostre forze. La task force è una squadra di “piccoli” che lo sfidano e vogliono annientarlo

CENTRI ANTIVIOLENZA IN ABRUZZO L’AQUILA Centro Antiviolenza Biblioteca delle Donne Melusine Viale Alcide De Gasperi, 45 - 67100 Tel 0862 65985 - fax 0862 65985 SULMONA Casa delle Donne Via Angeloni, 11 - 67039 Sulmona Tel 0864 212044 Centro antiviolenza La libellula (presso comunità montana peligna) Corso Ovidio, n. 208 Tel. 0864566918 e-mail: cav.libellula@alice.it CHIETI ASSOCIAZIONE CONTRO LA VIOLENZA IL FILO DI ARIANNA via C. de Lollis, 23 - 66100 Tel 0871347999 fax 854406899 - 087161401 Centro Antiviolenza presso la Croce Rossa CRI Via Pietro Falco - 66100 Tel 800 320078 - fax 0871 61401 SAN SALVO S.A.V.E Sportello AntiViolenza Emily P.za San Vitale c/o Casa della Cultura LANCIANO Centro Antiviolenza “Non tacere” Via dei Frentani PESCARA Centro Antiviolenza Ananke Via Tavo, 242/1 - 65100 Tel 085 4283851 - 085 4315294 fax 085 4315294 TERAMO Centro Provinciale Antiviolenza Donne “La Fenice” - Via Taraschi, 9 - 64100 Telefono 0861 029009 fax 0861 029009

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FocusON IN QUANTO DONNE

fonte CENTRO ANANKE PESCARA legenda

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La battaglia infinita di una madre con un figlio gravemente disabile

Quando l’amore non basta L’alloggio “promesso” dal Comune non arriva e intanto l’affitto cresce… di Mi.Ca.

ristina ha 82 anni, l’aspetto minuto, il viso segnato da una strenua lotta con la vita , ma illuminato da un dolcissimo sorriso. Soprattutto quando guarda suo figlio, 38 anni e completamente disabile. Legato ad una carrozzina e al respiratore. Fa sempre uno strano effetto vedere quanta forza , anche fisica, possano “tirar fuori” persone dall’aspetto così fragile. Eppure, nonostante i suoi stessi problemi di salute (una protesi, il diabete e altro ancora) il suo pensiero è costantemente rivolto a lui, alle sue necessità, al suo futuro. Perché per Cristina il futuro è davvero preoccupante: “ la volontà è sempre la stessa, ma ho un’età che non mi permette più di accudirlo come prima. Ho bisogno di aiuto e di risorse – ci spiega. -non tutte le cose di cui ha bisogno sono fornite dalla Asl. Ci sono dei supporti, delle attrezzature che mi aiutano a muoverlo, che ho dovuto comprare io, perché non sono fornite dal servizio sanitario e anche le ore di aiuto a domicilio, non bastano. La spesa più pesante tuttavia è l’affitto di casa. Avevamo ottenuto l’assegnazione di un alloggio popolare, ma sembra che i lavori si siano fermati e non si sa ancora quando potremo trasferirci”. Le spese per accudire una persona gravemente disabile come il figlio di Cristina, sono davvero tante e comprendono anche gli aiuti domestici, oltre tutti i presidi accessori e necessari per la quotidianità. Per non parlare delle spese di normale gestione della vita, riscaldamento, elettricità, spesa alimentare ( che comprende anche alimenti speciali), quindi l’aggiunta dell’affitto aggrava una situazione già di per sé dura. La signora Cristina Di Bartolomeo ha affrontato nella vita tante difficoltà, compresa la scomparsa prematura di suo marito, ritrovandosi da sola a gestire una situazione difficile, faticosa, che solo un genitore, una madre, può accettare, coraggiosamente, tenacemente, E quando i soldi non bastavano più ha venduto anche la casa. Oggi chiede di poter entrare al più presto nell’alloggio comunale che le è stato assegnato perché la soluzione dell’affitto, che doveva essere provvisoria ( “solo un paio di mesi secondo l’assessore” – precisa Cristina), rischia di diventare definitiva. Un film, anzi un “modello” che abbiamo visto troppe volte, anche a Teramo. PrimaPagina 34 - mar. 2013

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{non} POSSO SPOSARTI Dalla Francia a San Remo, da Obama a Monti, la questione ha scatenato un dibattito culturale molto acceso di Adele Di Feliciantonio

l mondo omosessuale reclama a gran voce il riconoscimento di alcuni diritti oggi loro negati e per i quali si sentono ingiustamente penalizzati, matrimonio in primis. Stefano Bolognini, responsabile dell’Ufficio stampa dell’Arcigay parla per coloro che amano persone dello stesso sesso e che chiedono Uguaglianza, attraverso la regolarizzazione legale delle loro unioni e ciò che ne consegue. “Lo Stato italiano ci considera diversi escludendoci la

Lo Stato italiano ci considera diversi escludendoci la possibilità di contrarre taluni istituti giuridici come il matrimonio

Non mi spaventa... l’amore che due donne o due uomini possono dare a un figlio di un’uguaglianza tanto agognata che ci porterà a essere pienamente uguali e cittadini.” Bolognini spiega come l’essere famiglia permetterebbe loro di avere quei diritti che eviterebbero situazioni sgradevoli nella vita dei loro affetti, “diritti pienamente compensati con l’adempimento di doveri. Le nostre unioni, che per il momento sono solo di fatto, vengono discriminate in certi ambiti; ad esempio, se il mio convivente non dovesse star bene, io, pur essendo il suo compagno da anni, non potrei assisterlo, decidere nulla sul suo stato e non mi sarebbero concessi permessi al lavoro”. Il tono è di pacata rabbia,

possibilità di contrarre taluni istituti giuridici come il matrimonio. Ciò lo trovo fortemente discriminatorio e frutto di un retaggio culturale fatto di pregiudizi che hanno profonde radici storiche. Il riconoscimento del matrimonio per noi omosessuali, con l’acquisto di tutti i diritti che ne conseguono, sarebbe un passo epocale e fondamentale per il raggiungimento

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Il mondo va avanti e cambia; si va verso l’evoluzione. La parità è parità, per tutti

ma anche di speranza. Egli afferma che “varie sentenze hanno stabilito che il matrimonio è un diritto umano” e che “l’accesso ad esso, per tutti, è un segno di civiltà, di evoluzione e crescita della società”. Questo discorso ne fa scaturire, inevitabilmente, un altro altrettanto rilevante: l’adozione o la possibilità, per le coppie gay, di sottoporsi a pratiche mediche che permettano di avere figli. “Non mi spaventa – afferma il responsabile della comunicazione di Arcigay – l’amore e l’affetto tra due persone dello stesso sesso o l’amore che due donne o due uomini possono dare a un figlio, anche perché molte coppie tra noi già ne hanno. Mi spaventano altre cose, come i totalitarismi, le persecuzioni, la violenza. Il mondo va avanti e cambia; si va verso l’evoluzione. La parità è parità, per tutti. Per questo è’ necessario che l’unione sia regolamentata da una legge, che ci dia la libertà di scegliere chi amare, di sposarci e di crescere bambini.”


Breve viaggio tra le opinioni dei teramani sulle unioni civili delle coppie gay

a possibilità di poter accedere all’istituto del matrimonio per le coppie dello stesso sesso, che mira a eliminare nella legislazione esistente le disparità tra unioni eterosessuali e unioni omosessuali, è una delle principali rivendicazioni della militanza omosessuale in tutto il mondo. Molti paesi hanno aperto le loro mentalità, ma soprattutto le loro leggi a questa richiesta. In Italia il tema sta diventando sempre più caldo e ha interessato molto anche la campagna elettorale. Alcune compagini politiche promettono la regolarizzazione delle unioni di fatto, altre le aborriscono, perché, tra l’altro, da esse scaturisce necessariamente anche il tema altrettanto delicato e spinoso delle adozioni e regolarizzazioni dei figli in queste unioni. Ma cosa ne pensano il paese reale e i teramani in particolare, di questa situazione?

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sondaggio

MATRIMONIO SI, MATRIMONIO NO a cura di Adele Di Feliciantonio

Davide, 40 anni Penso che la sfera intima debba essere di esclusivo dominio della persona, che lo Stato debba rispettare e tutelare le persone in quanto tali e non per le loro tendenze e i loro gusti sessuali. E’ inconcepibile e medioevale la discriminazione tra famiglie omo ed etero. Le persone non sono distinguibili in base ai propri orientamenti sessuali. Non mi convince, invece, l’aspirazione ad adottare bambini; questo è un tema delicato sul quale mi riservo ancora delle riflessioni. Non è detto che una coppia di genitori eterosessuali siano migliori di una omosessuale; abbiamo spesso sotto gli occhi la disperazione delle cosiddette famiglie

“normali”, ma se lo Stato deve mettere al proprio centro la persona, anche il bambino da adottare lo è, e merita tutto il rispetto. Su questo punto sono combattuto.

Alessia, 29 anni Sono contraria perché il matrimonio ha il fine della procreazione ed è fondamentale la distinzione tra maschio e femmina Laura, 65 anni Sono contraria ai matrimoni gay e alla possibilità di adottare o avere figli. Questo perché ho una famiglia tradizionale, provengo da una famiglia tradizionale e ho un’educazione tradizionale. Naturalmente non discrimino gli omosessuali, ma non riesco ad abituarmi alle

famiglie gay soprattutto quando vedo i bambini con due padri o due madri. Osservo i miei figli e vedo che io e il papà siamo due figure di riferimento insostituibili e complementari: io rappresento l’amore materno, il calore, l’anima della casa; il papà, invece, la protezione, la sicurezza, la forza, il coraggio, il riparo. Uomo e donna costituiscono un equilibrio perfetto.

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Roberta, 48anni Detesto ogni forma di discriminazione o pregiudizio. Per questo considero gli omosessuali persone , a prescindere, anzi, talvolta con una spiccata sensibilità artistica e umana. Giudico una persona sempre in base ai propri comportamenti e non su stupide discriminazioni di razza, religione o gusti sessuali. Sulla regolarizzazione delle unioni di fatto credo che ci stia facendo troppa

Loredana, 45 anni Sono contraria, perché la famiglia, a mio av-

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propaganda. In fondo molte coppie gay hanno già contratto matrimonio all’estero o convivono insieme come vere e proprie famiglie, quindi la mancanza di una legislazione non ha ostacolato i loro intenti. Mi sembra assurdo che manchi una protezione giuridica per chi convive e questo vale anche per le coppie eterosessuali e la previsione di un matrimonio civile per i gay. Eviteremmo migrazioni di massa negli altri paesi e soprattutto diventeremmo un paese civile a tutti gli effetti che rispetta il principio di uguaglianza e laicità dello Stato. Lisa, 32anni Sono a favore. Se due persone si amano

viso, è composta da uomo e donna. Ho l’idea della famiglia tradizionale e quindi non sono d’accordo. Potrei accettare il matrimonio, ma sono contraria ai genitori dello stesso sesso. Il bambino si disorienterebbe e avrebbe una confusione mentale. Tutto questo lo considero nocivo e contronatura. Agostino, 61 anni Essendo cristiano e credente, sono contrario al matrimonio tra omosessuali, anche se mi ri-


sondaggio

MATRIMONIO SI, MATRIMONIO NO

e vogliono trascorrere la loro vita insieme è giusto che siano liberi di farlo, indipendentemente dal genere. Dal punto di vista civile dovrebbero essere riconosciuti loro gli stessi diritti degli eterosessuali . Il contrario sarebbe una discriminazione inaccettabile. Stefano, 25anni Sono talmente favorevole che introdurrei anche i matrimoni multipli cioè di gruppi di più persone di sessi vari e valuterei anche l’estensione ad alcune specie di animali. Adriano, 53 anni Tutto il mondo si è adeguato, o si sta

adeguando a questo cambiamento nei costumi e nella società. Non capisco perché nel nostro paese debbano esserci tutti questi problemi. Essere omosessuale non significa essere diverso e se siamo tutti uguali davanti alla legge, non capisco perché non c’è una legge che tuteli anche chi ha scelto di amare una persona dello stesso sesso. Io non vedo nessuna differenza tra l’amore eterosessuale e quello omosessuale. Per questo è giusto, ma soprattutto naturale che tutti possano contrarre matrimonio in piena libertà e senza distinzione alcuna. Simona, 20 anni

Paolo, 37 anni Potrei essere, a limite, favorevole all’unione di diritto ( anche se per me è una cosa contro natura); ma se al matrimonio deve o può seguire l’assegnazione dei figli allora sono fortemente contrario! Annamaria, 55 anni Nonostante sia di larghe vedute e non ho pregiudizi di nessuna sorta nei confronti di nessuno, preferirei che venisse normativizzata la convivenza delle coppie di fatto. Da cattolica considero, infatti, il matrimonio come un nego-

Sono d’accordissimo sulle unioni gay. Gli omosessuali sono esseri umani, e come tutti cittadini titolari di diritti e doveri. Purtroppo hanno doveri, ma non tutti i diritti al pari degli etero. E’ ora che anche l’Italia conceda loro il sacrosanto e inviolabile diritto di decidere chi amare e ufficializzarlo con il matrimonio. E’assurdo che in un paese considerato civile come il nostro ci siano discriminazione tra essere umani che non hanno commesso nessun reato o peccato, ma che vogliono solo viversi il proprio amore in libertà e con un vincolo giuridico che li tuteli.

zio giuridico, ma soprattutto come un’unione davanti a Dio di un uomo e una donna finalizzato a un procreazione naturale. Guglielmo, 44 anni Non ho nulla in contrario riguardo alle unioni civili tra omosessuali. Ognuno ha il diritto di esprimere il proprio amore come meglio crede o desidera. L’unica cosa che mi genera scetticismo e mi desta preoccupazione è quando nella coppia potrebbero esserci dei figli. Penso che ogni bambino abbia il diritto di avere una mamma e un papà intesi come uomo e donna.

Legenda servo uno spiraglio di apertura ad esso; ciò che non mi convince e mi spaventa è il pensiero di un bambino che ha due papà o due mamme; sinceramente la cosa non mi convince affatto. Berardo, 78 anni Io il matrimonio l’ho sempre visto tra un uomo e una donna, ma quando ero giovane io erano altri tempi. La società progredisce e si va sempre avanti, che dire? Che un figlio omosessuale per me non sarebbe stato un problema, ma

pensare al matrimonio mi fa strano. Sui figli poi non sono per niente d’accordo.

favorevoli

Renato, 23 anni Sono contrario ai matrimoni tra omosessuali e ai politici che li vogliono introdurre. E’ assurdo, come, con tutti i problemi che questo paese ha, si parli ogni giorno di unioni di fatto. Non ne posso più e mi auguro che si rimanga alla normalità e tradizione, ma che soprattutto si esca dalla crisi che ha la priorità sull’agenda politica.

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contrari indecisi 43


MA QUALE RISPARMIO!

dirittura 21 per cento. Bei tempi, in cui gestire e investire poteva significare mantenimento. Si potevano lasciare i soldi sul conto corrente e alla fine dell’anno, comunque, qualche cifra di interessi c’era. Adesso invece, ogni fine trimestre, solo spese, da pagare alla banca perché gestisce i nostri soldi. “E’ fisiologico, perché il conto corrente – spiegano le banche – non remunera il risparmio, è solo un servizio che la banca offre. Tratta il tuo denaro come mezzo di pagamento, non come strumento di investimento”. Questo è ciò che accade oggi rispetto a venti anni fa. Attualmente per poter gestire le finanze di famiglia è fondamentale conoscere, sapere ed informasi, per non farsi “scippare” i risparmi tanto sudati, dal sistema finanziario.

Farsi “furbi” per investire conti deposito potrebbero essere una forma di investimento. Nati qualche anno fa come conti on line adesso sono proposti da molte banche. Non è necessario avere il computer, è sufficiente recarsi allo sportello della propria filiale, ma c’è un’insidia. Molte famiglie italiane sono previdenti , quindi oltre a cercare di tutelare il risparmio devono poter agire in caso di imprevisti. Nei contratti che le banche ci fanno firmare per sottoscrivere conti di deposito, tra le clausole scritte in piccolo (difficilissime da leggere) quasi sempre è scritto che in caso di “svincolo” anticipato il ricalcolo dell’interesse avviene a quello più basso e non a quello sottoscritto. Vero è, che un buon addetto della banca, dovrebbe avvisare il cliente di questa eventualità, ben sapendo che qua-

si nessuno legge tutte le pagine, scritte in piccolo, del contratto che si va a firmare. Spesso soprattutto nelle zone di provincia ,come la nostra, ci si fida del proprio referente, sperando che la fiducia sia ben riposta. Una possibile soluzione, per non perdere gli interessi sul nostro piccolo investimento, in caso di imprevisto, potrebbe essere quella di inventarsi sottoscrizioni di importi inferiori e separate fra loro. Facciamo un esempio, al signor Vittorio si rompe l’automobile. Deve forzatamente ripararla, per recarsi al lavoro ogni giorno , per accompagnare quotidianamente i figli a scuola, ecc.. Il signor Vittorio il mese di marzo dello scorso anno ha vincolato per la durata di 12 mesi, 10.000 euro in un conto deposito, tasso di interesse 4,5% annuo netto. A febbraio 2013 si verifica la rottura dell’automobile. Il sig.Vittorio ha quindi la necessità di 1000 euro per riparare l’autovettura, non può aspettare un altro mese, decide quindi, di svincolare il

il ricalcolo dell’interesse avviene a quello più basso e non a quello sottoscritto... un buon addetto della banca, dovrebbe avvisare il cliente di questa eventualità

a cura di Daniela Palantrani

ESCLUSIVO

ualche anno fa l’indecisione delle famiglie italiane risiedeva nella scelta della forma di investimento. Adesso il problema è tutelare il risparmio che ancora resiste. Quella, più o meno, esigua somma che rimane dai “tempi d’oro” perché adesso è già difficile arrivare a fine mese figuriamoci risparmiare. Molte famiglie italiane, anzi, si trovano a dover intaccare ed erodere la piccola riserva che parsimoniosamente e che con difficoltà si è riusciti ad accumulare negli anni in cui la “crisi” ci dava ancora respiro e il tasso di interesse lo fissavano il Ministro del Tesoro e la Banca d’Italia.Tempi che ricordiamo con malinconia, in cui la cara vecchia lira ci permetteva il tranquillo investimento in BOT che, tra l’altro, rendevano bene. Sul finire degli anni ottanta rendevano ad-

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Se le azioni diventano “volatili”

ESCLUSIVO

nvestire su titoli potenzialmente più remunerativi può essere rischioso. Se parliamo di obbligazioni o azioni, per ogni potenziale rischio vi è un potenziale rendimento. La differenza maggiore tra Certificati di deposito e obbligazioni o azioni è che se con i primi si svincolano in anticipo, come abbiamo già spiegato, si perdono gli interessi. La quota capitale resta intonsa. Con gli altri titoli, invece, bisogna fare i conti tra valore nominale e valore di mercato. Le nostre 100 euro investite in obbligazioni, a causa delle oscillazioni di mercato potrebbero valere

MA QUALE RISPARMIO!

conto deposito anche se mancano pochi giorni alla naturale scadenza. La banca in due giorni restituisce il denaro al sig.Vittorio ma ricalcola gli interessi all’1% anziché al 4,5%. L’interesse netto diventa di circa 100 euro per non essere riuscito ad arrivare alla naturale scadenza. Se sottraiamo le spese di bollo, oltre 30 euro, si realizza quanto alla fine il vincolo sia diventato quasi inutile: al risparmiatore restano in tasca meno di 50 euro. Se invece, il sig. Vittorio fosse stato correttamente consigliato dalla sua banca, avrebbe sottoscritto 10.000 euro suddividendoli in 5 pacchetti da 2000 euro. Per riparare l’autovettura sarebbe stato sufficiente lo svincolo di un solo pacchetto, incassando a regolare scadenza gli altri 4 e mettendosi così in tasca un risparmio netto di oltre 200 euro.

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MA QUALE RISPARMIO!

potrebbe rappresentare anche una perdita di capitale così come un guadagno inatteso. Le banche investono in titoli, diversificando i rischi e dotandosi di un paracadute, quale i “derivati”, ai quali però gli investitori al dettaglio, piccoli risparmiatori non hanno accesso. Un piccolo risparmiatore che si avventuri a investire in titoli è come una pecora tra lupi. Meglio lasciar fare alle banche, con i loro algoritmi elaborati, investimenti diversificati e assicurazioni varie.

Poveri in patria ricchi altrove. econdo un’inchiesta condotta dal Centro Studi e Ricerche Sociologiche “Antonella Di Benedetto” di KRLS Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani, si evidenzia una crescita del +11,30% , solo nel 2013, di “poveri “ che però comprano beni di lusso oltralpe. “Poveri possidenti e ricchi nullatenenti” che intimoriti dalle manovre “lacrime e sangue” poste in essere dal Governo Monti, non dichiarano al fisco italiano quanto

la Guardia di Finanza,da sola, non può combattere l’evasione fiscale realmente guadagnano, ma che all’estero acquistano auto di lusso e possiedono cassette di sicurezza in Svizzera e non solo. “La Guardia di Finanza,da sola, non può combattere l’evasione fiscale che è diventato lo sport più praticato dagli italiani dichiara Vittorio Carlomagno presidente di Contribuenti.it - Devono scendere in campo gli 007 per scoprire chi sono gli effettivi proprietari delle cassette di sicurezza che puntualmente, ogni anno, vengono aperte in Svizzera e in altri paradisi fiscali dove viene garantito l’anonimato”. E’ dal 2008 che non si registrava una tale impennata di fughe all’estero, probabilmente prestanomi di imprenditori che fanno

a cura di Daniela Palantrani

ESCLUSIVO

120 ma anche 80 euro. Quindi oltre alla quota relativa agli interessi si rischia di perdere anche la quota capitale, tutto dipende da come il titolo circola: cioè come viene venduto o acquistato. Peggio se non circola affatto, l’obbligazione potrebbe diventare non liquidabile. Le azioni sono ancora più instabili, il loro valore può oscillare fino al 20 per cento in aumento o in diminuzione nell’arco di una sola giornata. Chiaramente smobilizzare

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MA QUALE RISPARMIO!

L’Italia deve immediatamente sottoscrivere un accordo con la Svizzera , così come hanno fatto gli USA, per fermare la fuga di capitali all’estero

ESCLUSIVO

affari d’oro all’estero. Forse anche con la malavita organizzata? “L’Italia deve immediatamente sottoscrivere un accordo con la Svizzera , così come hanno fatto gli USA, per fermare la fuga di capitali all’estero prosegue Carlomagno - fino a quando i capitali esportati non vengono tassati e sono garantiti dall’anonimato, i grandi evasori preferiranno sempre mantenere i propri soldi all’estero”.

Derivati: secondo una definizione data dalla Banca d’Italia, sono derivati quei contratti che insistono su elementi di altri schemi negoziali (quali valute, tassi di interessi, tassi di cambio, indici di borsa) e il cui valore economico deriva dal valore del titolo sottostante o degli altri elementi di riferimento. I contratti derivati sono oggi fondamentali all’interno dei mercati, ed hanno visto una crescita molto forte e senza interruzione nel corso degli ultimi decenni. I derivarti sono nati per controllare il rischio finanziario. Le strategie di copertura del rischio mediante l’utilizzo di derivati vengono definite Hedging. Interesse: è la somma che si può ottenere investendo un capitale, è anche detto “monte interesse”. Bisogna precisare che anche gli interessi vanno tassati, da ciò la distinzione tra interesse lordo ed interesse netto. Tasso di interesse: o saggio di interesse, rappresenta la misura, generalmente espressa in punti percentuali, che moltiplicata per il capitale, in funzione del tempo, esprime quanto debba essere rimborsato al termine del vincolo.

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L’anti-artista

Dalle visioni alle immagini, la regia “pittura” di Flavio Sciolè di Mariangela Sansone

nato ad Atri nel 1970, attore, regista, drammaturgo e performance artist. Dopo aver lavorato per qualche tempo con il Teatro Stabile Abruzzese, Flavio Sciolè si è dedicato alla ricerca ed ha dato vita al gruppo teatrale Teatro Ateo. Con spettacoli irriverenti e complessi, ed esibizioni scioccanti ed estreme, è riuscito a mettersi in luce sulla scena teatrale contemporanea. Come attore, ha preso parte a svariati film, tra cui “Pianosequenza” di Louis Nero e l’iperfilm “Farina Stamen” di Luigi Maria Perotti. Dopo aver sperimentato nel campo teatrale, con opere come “Psicosi atea” e “Il re pazzo”, le cui tematiche principali sono la follia e la diversità, Sciolè si è misurato anche con la settima arte, avvicinandosi alla video art ed al cinema di genere. Definisce il suo stile cinematografico come “anticinema”, ed i suoi lavori sono proiettati in festival, musei e rassegne in Italia e nel mondo. Si dedica al cinema sia come attore che come regista e tra i suoi lavori vale la pena ricordare: “Ca-

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ligola”, “Narciso”, “Ipotesi per un delirio”, “Delirium” e “Art 4 Nothing”. Sei un artista che sperimenta in diversi campi, regista per il cinema e per il teatro, ma ti definisci un “anti-artista performativo”, puoi spiegarci cosa intendi? La mia ricerca si è sempre rivolta al nuovo,

Ho posto l’attenzione sugli stati marginali dell’Uomo, quelli più labili, più oscuri

alla codifica di nuovi moduli artistici. Questo mio incedere è sempre partito dalla demolizione-distruzione dei codici pregressi, già classici, per partorirne di diversi. Il mio approccio è principalmente indirizzato al ribaltare le regole per esporne di mie, da questo gesto, apparentemente semplice, viene fuori l’anti-artista,

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l’anti-arte. Nel mio teatro, ad esempio, ho immesso elementi provenienti da altre zone “artistiche” quali la performance e l’installazione. Nel cinema, in venti anni, ho operato a diversi livelli, sempre limitrofi allo sperimentale ma il principale credo sia l’antinarrazione. Il mio creare è più vicino a quello di un pittore che a quello di un regista. Trasformo delle visioni, le mie, in immagini. Nella tua carriera artistica ti sei dedicato anche al documentario, soffermandoti sulle figure, fra gli altri, di due registi appartenenti al nostro cinema di genere, Polselli e Grifi. Quale eredità hanno lasciato a te e al cinema italiano questi autori? Polselli, paradossalmente, non è ancora sdoganato in Italia mentre all’estero è un classico. Il suo cinema ha sviscerato i meandri dell’Io in maniera originale, profonda ed atipica. Il suo cinema ha “ancora” tanto da darci. Grifi lo reputo il massimo rappresentante dello sperimentale italiano (e mondiale) e tra i pochi a non aver deviato il proprio percorso nel corso degli anni. Di loro, umanamente, ho un ricordo


splendido: umili, eleganti e geniali. A me, ma soprattutto al cinema italiano, lasciano il loro patrimonio filmico che spero venga riscoperto-rivalutato sempre di più. Ci parli dei tuoi lavori come regista? Il mio anticinema è sempre partito da un’istanza, da un’urgenza creativa. Se non ci fosse stata questa spinta non avrei creato nulla. Credo di non aver mai pensato ad altro da quando, adolescente scrivevo poesie. Ho posto l’attenzione sugli stati marginali dell’Uomo, quelli più labili, più oscuri. “La recitazione inceppata” è il mezzo con cui ho restituito il tutto. Un modulo con cui agendo sull’errore ne ho fatto un qualcosa di positivo, un valore. Tutti noi siamo imperfetti, a termine. Questa imperfezione l’ho esposta esteticamente con una recitazione reiterata ed emozionale e con un uso “sbagliato” della tecnica (montaggio in macchina, rottura dei tempi, per citare un paio

Sto sviluppando delle nuove opere e dedicandomi a nuovi stati d’essere

di moduli). Tutta la mia filmografia ha senso solo in quest’ottica, nell’incidente, nell’errare. Sei stato selezionato insieme a 40 artisti provenienti da tutto il mondo per partecipare, a Londra, alla mostra evento UNTOUCHABLE THE MUSICAL, ci parli di questa avventura, cosa significa per te e per il tuo percorso artistico?

il cui successo ha portato a questa seconda edizione. Alla prima esposizione ho partecipato con quattro video: Aman4aman (presente alla Biennale di Venezia 2007) ed il Ciclo Decadente (tre video presentati a New York, al Macro di Roma, a Romaeuropa, all’Artcevia Art Festival ed al Wunder Festival). Alla seconda con due. Attualmente è in preparazione un terzo evento. Sempre a Londra, a Settembre, mi è stata dedicata una retrospettiva all’interno del Portobello Film Festival. A cosa stai lavorando attualmente?

Sto sviluppando delle nuove opere e dedicandomi a nuovi stati d’essere da restituire: la perdita e la decadenza. Ho da poco terminato il mio ultimo film “Narciso Gray” in cui ho incrociato il mito di Narciso al personaggio di Dorian Gray. In quest’opera, anche per il tema trattato, l’estetica è al centro dell’antinarrazione. In questi giorni , inoltre sono stato selezionato, con il video “Requiem 70” per la nona edizione del Berlin International Directors Lounge, festival internazionale di cinema che si svolge a Berlino.

Tutti noi siamo imperfetti, a termine. Questa imperfezione l’ho esposta esteticamente con una recitazione reiterata ed emozionale e con un uso “sbagliato” della tecnica

È stato entusiasmante specie per il rispetto che porto a Franko B, curatore della mostra londinese, e per il contesto legato alla scena mondiale della body-art. L’evento è stato il naturale seguito di UNTOUCHABLE, primo evento svoltosi per 15 giorni a Novembre 2012 ed PrimaPagina 34 - mar. 2013

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LA FEMMENA MUDERNE del Prof. Lucio Cancellieri La pelle arrangichite la matine la stire nghe li creme e li pumate, indande che se veste li frichine li cije, ucchie e vocche a da’ pitta’.

La pelle rugosa al mattino la stira con le creme e le pomate, intanto che si vestono i bambini le ciglia, occhi e bocca deve colorare.

Arvoddeche l’armadje e li cascitte pe ’na camisce oppure ’na majatte nen nza ugne matine ca da’ matte vistite come a jre… nin ge va.

Rigira l’armadio e i cassetti per una camicetta o una maglietta, non sa ogni mattina cosa indossare perché, vestita come ieri, non ci va.

Nen te’ maje ninde pure se te’ tutte, a s’ha cumbrate giacche e li stivale, chille marrune già s’ha fatte brutte, cullane e vraccialitte a vulundà.

Non ha mai niente anche se ha tutto, s’è comprato giacca e gli stivali perché quelli marroni si sono fatti brutti, pendagli e collane ne compra a volontà.

Li jeans stritte ’ca gne va cchiù bbone, lu grigge passe e chiù nen va de mode, prufume se je pisse de candone ch’a vodde faccia ’n derre fa casca’!

I jeans si sono stretti e non le vanno bene, il grigio passa e più non va di moda, profuma tanto se le passi accanto che a volte ci fa cadere di faccia a terra.

Scumbare nghe lu tembe la famije se seguite accuscì fa nde lu maschie, nin mette su lu monne chiù li fije, la femmene che cagne è chesta quà.

Scompaiono, con il tempo, le famiglie, perché lei si comporta come gli uomini, così non mettono al mondo più i figli, la donna che cambia è questa qua.

“ Tere’, avisse viste li ciambelle? - li scarpe pe la feste duva sta? - nn’artrove chiù li huande e lu cappelle”, e daje pe la case a bjastima’!

“ Teresina, dove sono le mie ciabatte? Le scarpe per la festa dove le trovo? Non ritrovo i guanti ed il berretto… e cerca infuriato per la casa.

La paciinze dell’ommene n’è poche, ma chelle de la femmene n’è troppe, a da’ penza’ a li fije e a fa’ la coche la case la da’ simbre arsidija’.

Di pazienza l’uomo ne ha poca e quella della donna ne è troppa, pensa ai figli, pensa a far la cuoca e mantiene la casa sempre ordinata.

É belle nghe li creme e la parrucche, chiù belle nghe la honne o li cazzune, ma pure se scingiate e sinza trucche, se nge stesse… l’avessema ’nvenda’.

La donna è bella con le creme e la parrucca, più bella ancora con la gonna o i pantaloni, lo è pure se discinta e senza trucco se non ci fosse stata l’avremmo dovuta inventare.

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di Michele Ciliberti

on ci sono state grosse novità nella campagna per le elezioni politiche del 2013. Accuse reciproche e promesse (difficili da mantenere) l’hanno fatta da padrone. E gli spazi per i cartelloni di propaganda sono rimasti vuoti, almeno nei piccoli centri, ma anche nei grandi. Allora qualcosa è cambiata nella comunicazione! Infatti, si preferisce di più apparire in televisione e sui network, dove la tattica è aggredire l’avversario e non farlo parlare: pessimo esempio per tutti gli spettatori e/o uditori/lettori. Tuttavia la parola più usata da tutti è: Politica. A volte si ha l’impressione che chi la usa non ne conosca appieno il significato oppure le si attribuiscono connotazioni diverse da quelle tradizionali. “Politica” è una parola nobilissima e di antica origine: all’inizio designava l’arte della guida e dell’amministrazione dello Stato (polis) da parte delle varie magistrature previste dalle singole costituzioni o statuti. Già da tempo, però, si è confuso il vero significato della parola con una forma determinata di amministrazione dello Stato. Si prenda, ad esempio, uno dei dialoghi più famosi di Platone, Πολιτεία (Politéia), e si vede subito che in Italiano è stato tradotto con il titolo di Repubblica. Niente di più sbagliato: uno, perché la Repubblica, come forma di governo dello Stato, era sconosciuta ai Greci; due, perché


Politica: la parola più abusata nella campagna elettorale se coincide con Democrazia (Luciano Canfora ha dedicato molte opere all’analisi storico-politica di questo concettoideologia), allora essa era considerata da Platone e da Aristotele come forma degenerativa dello Stato, peggiore della quale c’era solo la tirannia. Il significato del termine greco è molto complesso in quanto implica sia l’ordinamento giuridico dello Stato, sia l’insieme dei cittadini che godono dei diritti politici (anche ad Atene non tutti i cittadini erano dotati di diritti politici, come donne, stranieri e chi aveva un censo basso). Per questo, a volte, tale parola è tradotta in italiano e nelle lingue moderne con termini molto diversi tra loro: da Repubblica a Costituzione a Politica a Stato. Per Aristotele, ogni fine delle azioni umane tende a un bene, perché si possa scoprire ciò che si deve: la conoscenza di questo bene supremo è propria della politica. Qui, addirittura, la politica diventa una scienza, anzi la scienza per eccellenza! Politica è tutto ciò che è relativo alla polis, cioè allo Stato, e “si fonda sul dato di fatto della pluralità degli uomini”, come sostiene Hannah Arendt in “Che cos’è la politica”. Quanta confusione nel titolo

V riformato della Costituzione, ove il comma 1 dell’art.114 recita: La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato. Non può essere così, poiché la Repubblica è una forma (di governo, di sovranità) dello Stato che, a sua volta, è costituto da Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni. Lo Stato è l’entità superiore che può essere organizzato anche come repubblica. Una volta, infatti, si diceva che lo Stato è costituito da: territorio, cittadini e sovranità. Se non si hanno chiari questi concetti, è difficile amministrare lo Stato e la politica diventa strumento di contrattazione continua e conflittuale tra le diverse parti costituenti. La Politica dovrebbe mirare al bene supremo che è la felicità, come diceva Aristotele e come espresso dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli USA e dalla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino in Francia, recepito nelle relative Costituzioni quale benessere generale e libertà. Da qui l’Appello ai liberi e forti di don Luigi Sturzo e il motto Libertas sullo scudo crociato dei democristiani.

Una lezione di civiltà na città blindata. Negozi chiusi,mercato settimanale annullato, 200 agenti di supporto alla Polizia locale. Così Teramo si era preparata ad accogliere la manifestazione antifascista del 9 febbraio scorso. Invece il corteo , circa 3000 persone giunte da tutta l’Italia, in treno e in pullman (almeno 12), ha sfilato per le vie del centro, colorato e rumoroso, ma ordinato e civile. Una vera lezione, per i teramani e non .

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SCUOLA E ADOZIONE: C’È ANCORA MOLTO DA FARE Sono circa 4000, ogni anno, le nuove famiglie adottive e mancano ancora gli strumenti necessari per favorire integrazione e corretto sviluppo dei bambini. di Clementina Berardocco

a presenza nelle nostre classi di tante realtà complesse che giustamente rivendicano il diritto di essere considerate ci obbliga a trovare risposte senza appiattirle in un disegno unico. È essenziale conoscerle per imparare ad applicare una didattica che non costringa nessuno a negare una parte di sé. Si tratta soprattutto di lavorare su di noi, come adulti. Ciò di cui ha bisogno ogni persona piccola per crescere con una sana e positiva coscienza di sé è di potersi rispecchiare, riconoscere in un gruppo, primo fra tutti quello familiare, secondo poi quello della scuola”. Questo passo è tratto dal libro “A scuola di adozione. Piccole strategie di accoglienza”, scritto da Anna Guerrieri e Maria

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Linda Odorisio, rispettivamente Presidente e volontaria della sezione dell’Aquila - Settore Scuola Nazionale- di “Genitori si diventa Onlus”. L’Associazione che nasce in Italia nel 1999, con l’obiettivo di effettuare interventi a favore delle coppie che intendono diventare genitori adottivi, è presente anche nella nostra città dal 2005 e l’attuale Responsabile di Sezione è Eliana Gentile. “Ogni anno nel nostro Paese si creano 4000 nuove famiglie adottive” afferma Anna Amato, Referente Settore Scuola della Sezione GSD di Teramo, “ e il benessere dei bambini passa anche mediante un dialogo aperto e schietto tra genitori e insegnanti. La scuola è il primo luogo sociale del bambino ed è importante che gli insegnanti e tutti coloro che lavorano nella scuola, abbiano a disposizione gli strumenti cono-


scitivi adatti all’inserimento sereno di ogni bimbo con tutte le sue specificità”. Qual è l’attuale rapporto tra scuola e adozione? Il rapporto tra scuola e adozione è ancora difficile, spesso all’insegna della non conoscenza: accade che docenti recepiscano l’alunno adottato come alunno immigrato, proponendo interventi d’integrazione poco calibrati sui suoi bisogni; o che lo dimentichino nella sua specificità, evitando di progettare interventi di supporto e magari chiedendogli di portare testimonianze della sua infanzia precoce; ma anche che, pur riconoscendolo nella sua “normalità differente”, in mancanza delle competenze per accoglierlo nel modo più giusto finiscano per assumere nei suoi confronti atteggiamenti iperprotettivi ed eccessivamente condiscendenti, che possono trasmettere un messaggio di diversità e svalutazione negativo per il bambino. Qual è l’obiettivo? L’obiettivo è di riuscire a considerare l’espe-

rienza adottiva come una specificità di cui tener conto e i bambini adottati come soggetti che, pur con un passato difficile, posseggono capacità di adattamento e di recupero, nonché risorse e autonomie che vanno riconosciute e sostenute. Nonostante oggi si parli molto di adozione, molte sono le difficoltà che i figli adottivi continuano a trovare nella scuola. Ma non sarebbe opportuno che il MIUR si pronunciasse in merito? Sì, è stato istituito un gruppo di lavoro per lo studio delle complesse problematiche inerenti l’inserimento scolastico dei numerosi minori adottati e in condizione di affidamento temporaneo etero familiare. L’attività del gruppo di lavoro è finalizzata alla redazione di buone prassi a livello nazionale riguardanti le più adeguate modalità di accoglienza scolastica per questi specifici alunni. In che modo potrebbe essere promossa la sensibilizzazione dei docenti alle problematiche dell’adozione?

In passato, sono stati attivati dalla nostra Associazione due corsi i cui destinatari erano proprio i docenti. Oggi si promuovono percorsi di sensibilizzazione rivolti ad insegnanti ed operatori della scuola. Il prossimo 23 marzo alle ore 15:30, presso la sala Prospettiva Persona, via Nicola Palma, 33 a Teramo interverrà il Presidente Anna Guerrieri per parlare di “Scuola e Adozione: la voce delle famiglie”. Inoltre, è stato attivato uno “Sportello Scuola”: un’opportunità per dare spazio all’ascolto e alla condivisione delle diverse problematiche che non sono solo di natura didattica. Inoltre, l’Associazione si rende disponibile per quelle Istituzioni Scolastiche che desiderano organizzare corsi di formazione per i propri insegnanti. Chiunque avesse bisogno di contattarmi può farlo al seguente numero: 333-7445480. Oppure scrivere a: diventarete@genitorisidiventa.org Per ulteriori approfondimenti: www.genitorisidiventa.org

Con “una settimana non basta” L’Aquila promuove la cultura di Giuseppina Michini

ppena presa familiarità con il progetto di promozione del patrimonio culturale Nazionale intitolato “settimana della cultura”, a cui ogni anno si faceva riferimento, esso viene stretto dalla morsa dei brutti tempi che corrono. Nonostante il Ministero per i beni culturali quest’anno abbia rinviato tale evento, il presidente dell’Archeoclub dell’Aquila Maria Rita Acone non abbandona l’opportunità di valorizzare le buone iniziative per diffondere la conoscenza del territorio. La dottoressa Acone illustra le attività che si svolgeranno all’Aquila: “Una settimana non basta” è per quest’anno il progetto più ambizioso che Archeoclub L’Aquila si propone. “Inizialmente si pensava di organizzarlo in occasione della Settimana della Cultura da vari anni promossa dal MIBAC in primavera. Quest’anno questa manifestazione non ci sarà, almeno in primavera, ma Archeoclub non abbandona l’opportunità di valorizzare le buone iniziative per diffondere la cono-

scenza del territorio quindi “una settimana non basta” ci sarà dal 14 al 21 aprile con visite guidate, conferenze ed escursioni a L’Aquila e nel territorio circostante. Per dare il meglio collaboreremo con altre associazioni e spero anche con le Sovraintendenze”. Che funzione ha l’Archeoclub? “L’Archeoclub d’Italia fin dalla sua nascita ( circa 40 anni fa ) ha come principale scopo quello di difendere e valorizzare i beni culturali e di diffonderne la conoscenza”. In che modo si prodiga la sezione aquilana?

Per dare il meglio collaboreremo con altre associazioni e spero anche con le Sovraintendenze “Archeoclub L’Aquila torna a nuova vita nel 2011, dopo una lunga interruzione dovuta al sisma del 2009. Ha ovviamente un motivo in più per esistere, perché il grande

patrimonio costituito dal Centro Storico dell’Aquila e dai tanti paesi del cratere, dalle tante emergenze architettoniche e artistiche sparse nel territorio, ha necessità di essere salvato e ripristinato nel più breve tempo possibile. Il nostro primo impegno è volto a questo scopo con studi, approfondimenti, progettualità, impegno diretto nei dibattiti cittadini. Nel 2013 la sede aquilana, oltre che ad organizzare Una settimana non basta, per dimostrare che molto ancora si può apprezzare nella città-territorio, chiamerà i soci ad attività concrete di manutenzione di beni. Chiederà loro di visitare e conoscere luoghi e monumenti che ci sono vicini, sia nelle località dell’Abruzzo sia nelle altre regioni. I soci si proporranno come guida a quanti vorranno conoscere meglio L’Aquila e il suo territorio. L’associazione parteciperà a manifestazioni organizzate a livello nazionale come Chiese aperte o Le Giornate del Patrimonio Europeo e sarà pronta a collaborare con Istituzioni e altre associazioni per migliorare l’offerta culturale della città”.

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TESORI ARTISTICI TRA LE COLLINE TERAMANE. Il restauro della chiesa di S. Maria degli Angeli in Civitella del Tronto. di Anja Sospetti

a chiesa di Santa Maria degli Angeli sorge nel cuore del centro storico di Civitella del Tronto, in provincia di Teramo, e risale al XIV secolo, all’epoca del regno di Roberto D’Angiò e di papa Giovanni XXII. E’ detta anche Chiesa “delle Laudi”, dal nome dell’unica confraternita presente a Civitella fino al 1500, o più comunemente “della Scopa”, nome che secondo la tradizione deriva dallo strumento con cui i confratelli si flagellavano. Lo stemma con le insegne della confraternita, in legno e ferro, è visibile al di sopra del portale d’ingresso. Il luogo sacro si mimetizza nella complessità degli edifici che a Civitella si fondono assieme seguendo una confusa armonia fatta di pietre e caldo travertino. E’ una chiesa di piccole dimensioni, la più piccola del paese, a una sola navata con volta botte, sulla quale si aprono dipinti a tempera a soggetto religioso. E’ sormontata da un tetto a capriate e sotto il cornicione sono visibili i mattoni dipinti a losanghe bianche e rosse, tipici del territorio teramano dal XV secolo. Nel 2004 i primi interventi di restauro, rivolti al consolidamento dell’edificio e alla canalizzazione delle acque piovane per diminuire l’umidità interna che aveva portato al deterioramento sia strutturale che dell’apparato pittorico interno.

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Successivamente, grazie anche all’operosità e alla sensibilità culturale del parroco di Civitella, don Aleandro Cervellini e alla collaborazione della Soprintendenza per i Beni Storico Artistici, i lavori di restauro sono stati completati e nel 2010, sotto la direzione dell’architetto Domenico Onori, hanno interessato le facciate della chiesa, le pitture e infine le strutture in legno. Le pitture interne, appesantite dall’umidità proveniente soprattutto dalla parete della chiesa addossata alla roccia, hanno subito un intervento delicatissimo ed ottimale

Sulla facciata esterna, nella lunetta sopra il portone d’ingresso, è tornato a splendere il delicato affresco da parte del restauratore ascolano Rino Angelini con l’aiuto di Oto Oresko e con forte attenzione al dato cromatico, i colori infatti erano ormai visibilmente alterati rispetto agli originali. Sulla facciata esterna, nella lunetta sopra il portone d’ingresso, è tornato a splendere il delicato affresco

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della seconda metà del ‘500 nel quale la Madonna col Bambino, affiancata dai Santi Francesco e Ubaldo, si eleva su di un cielo azzurro intenso nel quale sono sospesi due angeli reggenti un cartiglio con la scritta “Regina-Angelorum”. Oltre ai rivestimenti in legno degli altari laterali dedicati, quello nord a S. Antonio di Padova e quello sud alla Madonna dei Sette Dolori, si segnala il recupero del coro in legno dietro l’altare, dallo stile neogotico ed attribuito al XVIII secolo, che versava ormai in una condizione disastrosa. La chiesa è stata finalmente riaperta a fedeli e turisti con la celebrazione solenne del 19 marzo 2011 presieduta dal vescovo di Teramo Monsignor Michele Seccia, evento al quale hanno partecipato con grande entusiasmo gli abitanti del luogo. Oggi la chiesa, restituita della sua originaria grazia, è un punto di passaggio obbligatorio per quanti si recano in visita all’antico borgo civitellese, terra di confine e di incontro tra l’Abruzzo e le Marche. Il restauro di S. Maria degli Angeli è il secondo in ordine di tempo degli interventi che a Civitella del Tronto sono stati promossi per il recupero degli edifici sacri del centro storico, iniziati con la riapertura della chiesa di S. Francesco (XIV secolo) e che si concluderanno a breve con la chiusura dei lavori presso la Chiesa di San Lorenzo (XVI secolo) dominante la piazza principale.


Motori in “Prima “PrimaPagina Pagina”

Arriva il “patentino” obbligatorio anche per il trattore di Ottavio Caporali

n una nota congiunta Confagricoltura e Cia hanno chiesto una “indispensabile proroga sulle nuove norme relative al patentino per le macchine agricole” che entrano in vigore dal 12 marzo 2013. La lettere è stata inviata ai ministri delle Politiche agricole, Mario Catania e del Lavoro, Elsa Fornero, e al presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome, Vasco Errani. Dal 12 marzo, infatti, non sarà più possibile guidare un mezzo agricolo con la sola patente A o B. Recependo la direttiva 59/2003 sull’abilitazione all’uso delle attrezzature professionali, per condurre una trattrice agricola sarà indispensabile dimostrare di avere almeno due anni di esperienza, che comunque rende necessario un aggiornamento periodico, oppure conseguire il “patentino” attraverso idoneo percorso formativo. Il corso prevede una parte teorica e pratica. Tutte le persone interessate hanno comunque due anni di tempo per adeguarsi. In pratica chi ha già conseguito le idonee autorizza-

zioni alla data del 12 marzo 2013 sarà in regola fino al 12 marzo 2017, chi invece deve mettersi in regola avrà tempo fino al 12 marzo 2015 per adempiere agli obblighi di Legge. Da una stima complessiva, sono circa 2 milioni gli operatori coinvolti da questa nuova norma. La formazione, nell’intento del legislatore, permetterà una maggiore sicurezza sul lavoro e conseguente riduzione degli incidenti. Nel triennio 2009 - 2011 si sono verificati oltre 420 infortuni mortali con le trattrici (ben 61 nel primo semestre 2012). La media è di 140 incidenti l’anno. Analizzando i dati, che riportano maggiore incidenza di incidenti mortali nella classe di età tra 56 ed i 64 anni si evidenzia che l’esperienza alla guida di questi mezzi, da sola non basta o che comunque non è mai abbastanza. Non si esclude che il reperimento dei fondi per attuare i corsi di formazione si possano reperire attraverso l’accesso a fondi europei o incentivi dell’Inail.


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“PrimaPagina “Prima Pagina”

Sport

Stefania Candria: quando il fischietto è rosa “Studio a L’Aquila. Mi alzo alle sette della mattina, per andare a correre. Devo allenarmi per arbitrare. All’inizio costa fatica adesso non potrei più farne a meno. Si arbitra per passione.” di Daniela Palantrani

hi lo avrebbe mai detto? Immaginate una donna, peraltro molto giovane, soli 23 anni, arbitrare uomini grandi e grossi? Ci vuole forza di volontà carattere e personalità forti, ma è possibile. Stefania Candria ci racconta la sua esperienza all’interno dell’AIA sez. di Teramo che forma, oltre ad arbitri di caratura nazionale( pensiamo a Gianpaolo Calvarese), osservatori arbitrali, assistenti ed arbitri del calcio a 5. Tutte attività fino a qualche anno fa impensabili per una donna, il calcio era mondo esclusivamente maschile, ma qualcosa sta cambiando. Come ogni bella storia che si rispetti inizia tutto per caso “Sono sempre stata una sportiva e avevo da poco smesso di fare nuoto. Un giorno il mio papà torna a casa e mi dice che all’AIA organizzano dei corsi di formazione per arbitri. Ero appassionata di cal-

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cio, ho sempre avuto un carattere forte, ho verificato che era in linea con la mia personalità ed ho deciso di provare”. Cosa ti ha entusiasmato all’inizio? “Il confronto con le persone che in Associazione è continuo e costante. Ho iniziato che non avevo ancora compiuto 18 anni, mi è piaciuto e non ho smesso più”. Che categoria arbitri? “Ho fatto calcio a 11 fino all’anno scorso. Adesso arbitro la cat. C1 di calcio a 5, che è la massima espressione regionale. Poi ci sarebbe la serie B che è a livello nazionale”. Sono carriere separate? Non arbitrerai più il calcio a 11? “Si, sono carriere separate. Il calcio a undici l’ho fatto fino all’anno passato arbitrando fino in prima categoria, poi ho chiesto di passare al calcio a 5. I regolamenti sono diversi, anche la preparazione atletica è diversa. Sono molti scatti. La preparazione è necessariamente specifica. Io mi diverto di


Sport

più!”. Un esempio? “Ci sono le sostituzioni volanti. Lo spiego in termini semplici. Nel calcio le sostituzioni avvengono a gioco fermo, si avvisa l’arbitro e si effettua la sostituzione. Nel calcio a 5 le sostituzioni avvengo senza fermare il gioco, anzi in pieno movimento ed in continuazione. Bisogna stare attenti che in campo i giocatori siano sempre cinque. Le regole sono tante e complesse”. Com’ è arbitrare degli uomini? E’ difficile far accettare le decisioni a uomini magari più grandi di te? “In questi anni è capitato di arbitrare partite in cui i giocatori ave-

vano l’età di mio padre. Bisogna essere intelligenti. Quando arrivi sono tutti gentili, poi quando giocano si trasformano. Devi essere in grado di attuare la loro stessa

Mi spiace dirlo ma gli insulti peggiori arrivano dal pubblico

trasformazione e metterti sul loro stesso piano, sia tecnico che di personalità. Spesso i giocatori non se lo aspettano e quan-

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do li affronti con decisione poi si rispettano. L’uomo tende sempre a sovrastare la donna. Con fermezza ed intelligenza si riesce a stabilire i giusti equilibri”. Come ci si presenta agli incontri? “Assolutamente sempre elegante. Sempre in nero. Io ho l’abito, longuette o pantalone classico con giacca e camicia. Sempre. E’ una questione di rispetto, arrivi e comunichi ‘io vi do rispetto. Sono qui con serietà.’. Anche se sono donna non cambia nulla”. Ci sono gli spogliatoi per le donne? “Generalmente no. Aspetto e facciamo i turni con l’altro arbitro. Nel calcio a 5 gli arbitri sono due. Uno per lato del campo. Ci si muove a bordo campo e purtroppo chi sta dal lato panchine si ascolta tutte le ‘parole’ dall’inizio alla fine. Devi essere forte o subisci e corri il rischio di distrarti e perdere fasi di gioco. Non l’avrei mai detto ma ci vuole molta più personalità che nel calcio a 11”. Da chi gli insulti peggiori? “Mi spiace dirlo ma gli insulti peggiori arrivano dal pubblico. A volte mi sono stupita nel constatare che gli insulti peggiori arrivano dalle mamme, in caso di partite tra bambini. E’ scandaloso. Arbitrare dei bambini di 13 anni età in cui lo sport dovrebbe essere divertimento e , invece, sentire dalla tribuna incitazioni anche violente. E’ sbagliato”.

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il Legale

Se il genitore denigra l’altro l’affido condiviso può essere negato di Gianfranco Puca avvocato e mediatore professionista

a legge 8 febbraio 2006, n. 54 “Disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli” è basata su due principi fondamentali: il fallimento di due persone come coppia non deve comportare il loro fallimento come genitori; è interesse del minore mantenere un rapporto continuativo ed equilibrato con entrambi i genitori, e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti ed i parenti di ciascuno. La conseguenza pratica della applicazione di questi principi è questa: non è più necessario individuare il genitore più idoneo alla cura dei minori, ma entrambi devono interessarsi dell’aspetto fisico, psicologico ed educativo della prole e, di conseguenza, la regola è l’affidamento condiviso, l’eccezione è l’affidamento ad un solo genitore, ma da applicare solo quando l’affidamento anche all’altro è contrario all’interesse del minore. La eccessiva litigiosità di un coniuge, e la sua ostilità all’altro, può permettere al Giudice di negare l’affidamento condiviso. La Cassazione, in una recente sentenza, ha stabilito che, se durante la separazione i genitori litigano continuamente, il Tribunale può legittimamente non concedere l’affidamento condiviso (Corte di Cassazione 17191/2011); per la Corte, infatti, ai fini dell’affidamento congiunto è necessario «un accordo sugli obiettivi educativi, una buona alleanza genitoriale e un profondo rispetto dei rispettivi ruoli». Il caso deciso dalla Suprema Corte riguardava una moglie continuamente maltrattata dal marito

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e dalla famiglia dello stesso con atteggiamenti di disprezzo e ostilità; in primo grado era stato stabilito l’affido congiunto, ma la Corte d’appello aveva affidato in via esclusiva alla madre la figlia minore, proprio evidenziando i rapporti conflittuali del marito e con la famiglia dello stesso. La Cassazione ha confermato la sentenza della Corte di Appello. In primo grado, quindi, il Tribunale aveva

...per la Corte ai fini dell’affidamento congiunto è necessario «un accordo sugli obiettivi educativi, una buona alleanza genitoriale e un profondo rispetto dei rispettivi ruoli».... stabilito l’affido condiviso della figlia piccola a entrambi i genitori, ma le disposizioni di separazione erano state poi cambiate dalla Corte d’appello, che aveva affidato in via esclusiva la figlia alla madre, proprio alla luce dei rapporti sempre più conflittuali non solo col marito ma anche con la famiglia di lui. Purtroppo la separazione può essere vissuta non solo come una crisi della coppia, ma anche come una crisi della funzione genitoriale, allorquando tale situazione viene vissuta anche come fase

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di “guerra” e rivalsa nei confronti della controparte, tramite aperti e violenti atteggiamenti di conflitto e liti continue; la Cassazione ha finanche affermato che litigare davanti ai figli costituisce un maltrattamento nei loro confronti, fonte di gravi danni psicologici, e la sentenza del 2011 conferma tale orientamento, in quanto nega la possibilità dell’affidamento condiviso ogniqualvolta lo sviluppo psicologico del minore viene compromesso dalla forte conflittualità dei genitori. Un coniuge ostile all’altro, tramite atteggiamenti che dimostrano il suo disprezzo per l’altro, non può essere affidatario dei figli, in quanto costituisce la violazione del principio della bigenitorialità. La decisione della Cassazione prende come punto di riferimento esclusivo il minore e il suo diritto ad un equilibrato sviluppo psicologico, evidentemente compromesso dal “cattivo esempio” dato dal genitore che denigra ed umilia l’altro.Per la Cassazione il diritto al minore alla bigenitorialità non viene leso dalla negazione dell’affido condiviso, in quanto, in base agli atti della causa, non risultava una mera conflittualità, ma un contesto complessivo tale da produrre effetti pregiudizievoli al figlio; nel caso concreto l’atteggiamento del genitore e dei nonni, finalizzato solo a denigrare l’altro genitore nei confronti del figlio, è stato valutato come un comportamento pregiudizievole per i figli stessi, tale da permettere la negazione dell’affido condiviso, previsto, invece, come regola generale dalla Legge n. 54/2006.


Alimentazione in “Prima “PrimaPagina Pagina”

Le nuove norme per l’allevamento e la classificazione di un prodotto fondamentale per l’alimentazione

UOVA FRESCHE: COME RICONOSCERE LA QUALITÀ di Cristiane Marà

argomento “uova fresche” è sempre di grande interesse per i consumatori. Da Gennaio 2012, come stabilito da una Direttiva Europea 74/1999 sul benessere delle galline ovaiole, le uova commerciate sul territorio dell’Unione Europea dovranno provenire esclusivamente da galline provenienti da “Allevamenti a terra”. Il 3 Gennaio 2012 è entrato in vigore in Italia il Decreto legislativo 267/2003 che attua la Direttiva comunitaria, ma le polemiche sono sempre molte. Le gabbie “tradizionali” contengono di solito 4 o 5 galline e lo spazio concesso per legge a ogni volatile è di 550 cm2. In queste gabbie gli animali non sono liberi di muoversi liberamente, non hanno la possibilità di costruire un nido ne di interagire normalmente tra loro. Viene somministrato loro solo cibo e l’acqua tramite in distributore meccanizzato. Le nuove gabbie “ritoccate” hanno uno spazio minimo 600 cm2 effettivi per gallina. In questo caso l’animale ha un nido a disposizione e una lettiera. Sebbene più confortevoli delle prima sono ritenute dalle associazioni ambientaliste un sistema di privazione della libertà dell’animale. Nei sistemi di “allevamento a terra” le galline sono allevate all’interno di edifici a diversi piani con una densità di 9 animali per

m2. Infine ci sono i metodi di allevamento “Biologici”, cioè all’aperto dove ogni esemplare dispone di 10 m2 circa. Per riconoscere la provenienza e la qualità delle uova acquistate è necessario capire i codici riportati sul prodotto. Nella categoria A o uova fresche, rientrano anche quelle che riportano la dicitura EXTRA. Troviamo poi le uova di categoria B, che sono declassate e destinate alle industrie alimentari e non. Dal Gennaio 2004 sul guscio delle uova dovrà essere stampato un codice che identifica il produttore e il sistema di allevamento delle uova. Un esempio 1IT032TV040: Il numero 1 identifica il sistema di allevamento all’aperto, IT identifica lo stato di provenienza a seguire il codice ISTAT della città, la sigla della provincia e il numero progressivo dell’allevamento. Per accertare la freschezza dell’uovo come diffuso da Unione Nazionale dell’Avicoltura ci sono vari metodi. Un uovo è considerato fresco per legge nei 28 giorni dalla deposizione e deve essere riportato sugli imballaggi. È possibile riconoscere un uovo fresco immergendolo in un bicchiere d’acqua con 25 grammi di sale. Se l’uovo rimane sul fondo è freschissimo, Se galleggia è vecchio e “non commestibile”. Ha reso noto Anna Maldini, presidente di ASSOAVI: «Entro il 2013, il 40% di tutte le uova in commercio in Italia sarà di allevamen-

to a terra o bio». In uno studio svolto dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche dell’Università degli Studi di Milano si evince che “ per quanto riguarda la qualità dell’uovo quello che conta realmente non è il sistema di allevamento, ma piuttosto la capacità di chi lo gestisce di operare le migliori scelte possibili. Si tratta quindi di una questione di affidabilità del produttore». In ogni caso entro Giugno 2013 non sarà più tollerato alcun allevamento fuori norma. Verranno eseguiti serrati controlli da parte delle ASL, il che costituirà una garanzia per il consumatore.

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Un uovo è considerato fresco per legge nei 28 giorni dalla deposizione e deve essere riportato sugli imballaggi

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Il mercato del lavoro tra domanda e offerta: previsioni per il 2013

Assunzioni si, ma a tempo determinato Teramo tra le realtà meno penalizzate nonostante il saldo, ancora passivo, tra ingressi e uscite di Irene Liguori

l Centro studi di ricerca economico sociali (CIRSA) con un comunicato stampa del 4/2/2013 ci informa sui movimenti occupazionali previsti dalle imprese abruzzesi nel I trimestre del 2013 Dati alla mano si evince che la previsione non è rosea, anche se la nostra provincia è una delle meno penalizzata. Emerge infatti che le assunzioni programmate per il periodo di riferimento sono 5.040 con un saldo passivo rispetto alle “uscite” ( pensionamenti - scadenze contratti...) di 420 unità. Risulta inoltre che i datori di lavoro utilizzeranno per il 36% delle risorse da inserire, contratti di somministrazione (interinali),contratti a progetto ed altre forme contrattuali “indirette” Dicevamo che da questo quadro la nostra provincia risulta essere, insieme a Chieti, quella con il maggior numero di entrate,

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parliamo di 1.360 unità previste sul territorio teramano per il primo trimestre del 2013 che, messo a confronto con lo stesso periodo del 2012, ci rileva un aumento occupazionale del 17%. La maggior parte delle assunzioni previste sarà a tempo determinato. Varie sono le motivazione che spingono i datori di lavoro ad utilizzare questa tipologia contrattuale. In Provincia di Teramo per esempio abbiamo un ricorso ai contratti a tempo determinato per la maggior parte dovuto a picchi produttivi (circa il 20% delle assunzioni totali) dato giustificato se teniamo presente che il settore di attività in cui si prevede il maggior incremento di assunzioni, è quello dell’industria. Il vero cambiamento però da qualche anno si ha sulla reperibilità dei profili. La crisi occupazionale ha purtroppo rimesso sul mercato tantissimi lavoratori

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dipendenti e autonomi che svolgevano la stessa attività da molti anni, questo quindi ha comportato un vantaggio per i datori di lavoro che hanno bisogno di risorse specializzate e una forte concorrenza tra i candidati. Le banche dati delle Agenzie per il lavoro hanno subito un picco esponenziale di iscritti negli ultimi due anni cambiando così anche le modalità di selezione e di ricollocamento. Ad oggi possiamo dire con certezza che essere in possesso di sgravi contributivi dà sicuramente un vantaggio importante sulla scelta del candidato. I tirocini formativi, gli apprendistato, la mobilità danno diritto ai datori di lavoro di usufruire di sgravi importanti sui contributi da versare e questo comporta sì un vantaggio per il lavoratore che è in possesso dei requisiti ma anche un rischio per lo stesso che spesso viene demansionato e sottopagato.


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LA “NOSTRA” RECESSIONE di Laura Di Paolantonio commercialista – revisore contabile

a recessione è una condizione macroeconomica caratterizzata da livelli di attività produttiva (PIL) più bassi di quelli che si potrebbero ottenere usando in maniera efficiente i fattori produttivi a disposizione. Si ha la recessione quando la variazione del PIL rispetto all’anno precedente è negativa; se la variazione è inferiore all’1% si parla di crisi economica. Uno dei principali sintomi della recessione è quello della diminuzione del tasso di crescita della produzione. Seguono l’aumento della disoccupazione, la diminuzione del tasso di interesse, dato che manca la domanda di credito da parte delle imprese, l’aumento dell’inflazione, con il conseguente aumento dei prezzi. Quando tutto questo arriva a livelli estremi si parla di depressione dell’economia. Il 21/12/2011 la stampa scriveva:È ufficiale: l’ economia italiana è in calo. Nel terzo trimestre del 2011, il Pil nazionale registrava una diminuzione dello 0,2% rispetto al trimestre precedente (pur essendo aumentato dello 0,2% se si guarda invece allo stesso periodo del 2010, e quindi anno su anno). La notizia non giunge inattesa e coincide con le aspettative degli analisti e dei mercati internazionali, ma la conferma dell’ Istat sembra in qualche modo rendere ancora più cupo lo spettro della recessione. Nel primo trimestre del 2012 il prodotto interno lordo diminuisce dello 0,8% rispetto al trimestre precedente e dell’1,4% nei confronti del primo trimestre del 2011. E’ quanto rende noto l’Istat che specifica che tutte le componenti della domanda interna eccetto la spesa della Pubblica Amministrazione sono risultate in diminuzione. La recessione è tecnicamente conclamata,

trattandosi del terzo trimestre consecutivo in cui il Paese registra un calo del Pil. Ad oggi, quattrocentottanta occupati in meno al giorno. Tanto ci è costata la recessione più grave del Dopoguerra. L’ufficio studi della Confartigianato ha elaborato uno studio sul mercato del lavoro dal 2007 a oggi. Gli occupati erano 23 milioni e 541 mila ad aprile 2008. Allora, una delle priorità dell’Italia era di aumentare il numero di persone che lavorano. Purtroppo la crisi mondiale ha cambiato il corso delle cose e la priorità è diventata un’altra: evitare la falcidia di posti di lavoro. A dicembre 2012 gli occupati sono stati calcolati dall’Istat in 22 milioni e 723 mila: 818 mila in meno rispetto a quattro anni e mezzo prima, 480 posti persi al giorno, appunto. E il tasso di occupazione (20-64 anni) è sceso al 61%. Infatti, se prendiamo a riferimento il tasso di variazione dell’occupazione previsto per il triennio 2013-2015 nel Def, cioè nel Documento di economia e finanza del governo, che è pari allo 0,6%,

i livelli di occupazione pre-crisi verranno ripristinati solo nel 2025, cioè fra 18 anni. L’altro dato che colpisce è che in questi 5 anni a diminuire, di circa il 20%, sono stati gli occupati fino a 35 anni, scesi di quasi un milione e mezzo, mentre c’è stato un aumento di quasi 600 mila occupati con più di 55 anni. Abbiamo insomma molti più lavoratori anziani. Si tratta di una delle conseguenze dell’aumento dell’età pensionabile. Il poco lavoro che c’è è sempre più difficile da difendere. Spesso i dipendenti sono costretti ad accettare riduzioni di orario. Nelle situazioni più gravi intervengono gli ammortizzatori sociali, che negli ultimi 4 anni hanno raggiunto livelli record, per una spesa complessiva di 53 miliardi. Il futuro? Se di futuro si vuole parlare occorre una ripresa della reale attività economica, che importa un aumento dei posti di lavoro, una ripresa dei consumi e nel lungo una crescita del Pil.

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Salute

www.galiffa.it

Dormire sogni tranquilli si può!

I consigli del dott. Galiffa CURE DENTALI:

LA SALUTE DEI TUOI DENTI... BASTA MENZOGNE! Dr. Gino Salvatore Galiffa

Specialista in odontostomatologia e protesi dentaria Specialista in O.R.L e patologia cervico-facciale

i è mai capitato di svegliarvi con una sensazione di fastidio doloroso alla mandibola? Vi siete mai chiesti perché? Ronzio, fischi, vertigini, piorrea e terribili mal di testa potrebbero diventare solo un lontano ricordo. Il dott. Gino Galiffa, medico-dentista teramano lavora da oltre un ventennio ad una teoria ora anche al vaglio del Ministero della Salute. Una cura, a costo zero, a malattie comuni e dai nomi strani che fanno paura come Bruxismo e Piorrea, ha già dato ottimi risultati. Immaginate di potervi difendere dal digrignamento notturno dei denti, da piorrea e dalla temibile nevralgia del Trigemino solo correggendo la posizione in cui dormite. Una cura naturale e, cosa che probabilmente ne impedisce la popolarità tra i più, gratuita. La deglutizione spontanea che si attua anche durante il sonno se subisce delle interruzioni innaturali nel lungo periodo, causa danni ai nostri denti a tutto l’apparato di masticazione. Pensate che secondo la scienza ufficiale chi digrigna i denti nel sonno lo fa a causa di stress e tensione emotiva. Il dott. Galiffa sostiene che sia errato.

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Tanti anni di esperienza e lavoro anche in campo ospedaliero hanno portato risultati in antitesi con questa teoria, infatti, spesso chi soffre di questa patologia dorme in posizione prona e non supina. E’ un fatto di abitudine, culturale. Correggere la posizione del sonno, conoscendo ed essendo consapevoli che dormire a pancia sotto puo’ essere dannoso, aiuta a costo zero, ad evitare cure costose e molto diffuse quali la protesi totale dei denti. Restano valide tutte le notizie che abbiamo nel nostro bagaglio culturale. Fare sempre le classiche visite di controllo

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semestrali che permettono di intervenire tempestivamente in caso sia necessario ricorrere ad otturazioni. Effettuare regolare igiene orale dopo i pasti. Mangiare e preferire cibi sani e con basso contenuto di zucchero quali pane, finocchio, sedano e mela rispetto a caramelle e bevande zuccherate. Somministrare fluoro, nei più giovani per via orale negli altri soggetti tramite dentifricio. Infine, ma non in ordine di importanza, dormire in posizione supina. E’ gratuito e provare non costa nulla! I risultati arriveranno.

Studio dentistico


Salute

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LA DIAGNOSTICA PER IMMAGINI NELLA SPALLA Dr. Claudio D’Archivio

Specialista in Radiodiagnostica e Scienze delle Immagini

a diagnostica per immagini offre un ampio ventaglio di metodiche per lo studio della spalla e, nello specifico, delle articolazioni gleno-omerale ed acromionclaveare con le strutture legamentose e tendinee connesse. L’iter diagnostico comprende l’utilizzo della Radiologia Tradizionale, dell’Ecografia, della Risonanza Magnetica e della Tomografia Computerizzata. La Radiologia Tradizionale è il primo esame nell’approccio della patologia della spalla, sia degenerativa che traumatica. Essa ci dà informazioni sull’eventuale presenza di fratture negli esiti traumatici e sullo stato degenerativo-artrosico. Può rivelarsi esaustiva sia nella presenza di fratture sia in caso di artrosi di severa entità. E’ inoltre ottimale nella valutazione delle calcificazioni perischeletriche. Step successivo è l’indagine ecografica che rappresenta il primo approccio nella spalla dolorosa acuta, quando la causa può essere una borsite calcifica ed in questo caso,

La Risonanza Magnetica è però la metodica che più di tutte racchiude le potenzialità diagnostiche

lo strumento ecografico può essere utilizzato anche come guida nel trattamento infiltrativo. La capacità diagnostica dell’esame ecografico raggiunge il massimo nella valutazione dei tendini componenti la cuffia dei rotatori con il tendine del sovraspinoso in prima fila. Permette di valutare il grado di degenerazione del tendine (tendinosi), dai primi stadi fino alla rottura parziale o totale. Definisce inoltre lo stato reattivo della borsa sottoacromiondeltoidea, la presenza di microcalcificazioni inserzionali e/o bursali e lo stato del tendine del Capo Lungo del Bicipite nella sua porzione extrarticolare. La Risonanza Magnetica è però la meto-

dica che più di tutte racchiude le potenzialità diagnostiche. Essa permette la valutazione della cuffia ed in particolar modo delle porzioni intrarticolari, consentendo, ad ogni modo, una completa valutazione d’insieme della spalla. Ma è nella instabilità gleno-omerale che la RM consente un’ottimale diagnosi sia mediante il solo esame di base che con l’Artro-RM. Eccellenti appaiono, grazie all’esame RM, le valutazioni della capsula articolare gleno-omerale, del complesso legamentoso gleno-omerale, del cercine glenoideo (eventuali fratture di Bankart) e delle alterazioni ossee della testa omerale (fratture di Hill Sachs). L’esame TC nella diagnostica della spalla riveste un ruolo marginale. Il suo apporto può essere importante nella ricerca di fratture misconosciute all’esame Rx di base e nella valutazione 3D di fratture complesse. Essa offre inoltre ottime informazioni nelle lussazioni gleno-omerali e nelle lesioni fondamentali dell’osso.

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Benessere

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Rimodellamento dei volumi del volto: la soft restauration Dr. Vittoria Dragani

Specialista in Igiene e Medicina Preventiva esperta in Medicina Estetica

l ripristino dei volumi del volto ha progressivamente assunto un ruolo di centralità nell’ambito di un programma di ringiovanimento del volto. L’invecchiamento determina, a seguito della perdita di elasticità, dell’atrofia adiposa e dello scivolamento del tessuto cutaneo, l’insorgenza di rughe, il rilassamento cutaneo e l’alterazione delle proporzioni facciali per modificazioni dei tessuti molli dello scheletro. Negli ultimi 15 anni, dall’introduzione dei filler che hanno rivoluzionato le tecniche estetiche nella seconda metà degli anni novanta, l’innovazione davvero importante è stato il passaggio dalla correzione delle rughe al rimodellamento del volto, il cosiddetto, face contouring. Grazie all’introduzione, in medicina estetica, di un ago flessibile in grado di esaltare le potenzialità dei gel NASHA (a base di acido ialuronico non animale), siamo di fronte ad un ulteriore passo avanti rispetto alla correzione estetica tradizionale: la “soft restauration”, la possibilità cioè di restituire equilibrio ed

armonia ai tratti del volto, recuperando la grazia e la freschezza del viso giovane. La “soft restauration”, è una tecnica di ringiovanimento mini invasiva e senza dolore che attenua le rughe, rimodella l’ovale e ripristina l’originale armonia ai tratti del viso. Tutto avviene con l’aiuto di una microcannula, del calibro di un ago tradizionale ma più lunga, flessibile e con la punta arrotondata. L’ottima scorrevolezza dello strumento, all’interno dei tessuti, permette di distribuire il gel di acido ialuronico in modo uniforme sulla zona interessata, quasi “spalmandolo”, con minimo traumatismo per i tessuti stessi e pressoché totale assenza di dolore e di sanguinamento. La “soft restauration” ha numerosi vantaggi, in primo luogo, il numero delle iniezioni si riduce drasticamente, per esempio, eseguendo un solo foro d’entrata per lato, destro e sinistro, è possibile trattare tutta la zona zigomatica. Scompare quasi del tutto il rischio di ecchimosi e gonfiori grazie alla punta arrotondata dell’ago che non taglia i

tessuti né i capillari ed il paziente può dunque dedicarsi alle proprie attività già immediatamente dopo il trattamento. Per ottenere un buon risultato saranno necessari dai 4 ai 6 ml di acido ialuronico (dalle 4 alle 6 fiale). Con questa tecnica è possibile trattare anche singole aree del volto, qualora l’impiego della micro cannula offra, rispetto all’ago tradizionale, vantaggi oggettivi nel raggiungimento di un risultato estetico ottimale. In questa ottica il trattamento degli inestetismi dell’area periorbitaria con acido ialuronico e micro cannule ha ridotto enormemente le complicanze rappresentate da vasti ematomi ed edemi. L’estrema maneggevolezza dell’ago cannula, consente di lavorare in modo facile e preciso su tre livelli (profondo, medio, superficiale) con la possibilità di sfruttare la possibilità di utilizzare nella stessa seduta tipi di gel NASHA diversi (Restylane, Perlane, Sub-Q, Vital) secondo le personalissime esigenze di ogni viso. Il concetto di “soft restauration” apre una nuova era nelle metodologie di trattamento dell’invecchiamento cutaneo, quello del lifting dolce e naturale che cancella la stanchezza e l’aria sciupata, restituisce l’armonia caratteristica del viso giovane, illumina le zone d’ombra ed esalta i punti luce del volto.

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Animali

Se anche Fido ha l’influenza Come accorgersi se il nostro amico a 4 zampe è “raffreddato” e come evitare che si ammali

di Mario Scalzi Veterinario

n questa puntata affrontiamo “il freddo” per i nostri amici cani. Date le temperature di questo periodo l’argomento ci sembra quanto mai a “tema”. Cominciamo subito verificando che i nostri “amici” non siano in condizione di rischi da raffreddamento. Se vivono all’aperto accertiamoci che abbiano una cuccia (preferibilmente in legno) ben calda, con all’interno una brandina sollevata da terra al fine di evitare il contatto con basi umide. Controlliamo la punta delle orecchie, accertandoci che queste non siano particolarmente fredde. Come nella medicina umana, anche in quella veterinaria sono state individuate delle peculiarità e l’accertamento di

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sintomi per comprendere se vi è in atto uno stato di raffreddamento e la sua gravità. Anche la coda è da tenere in osservazione, sarà sufficiente lisciarla con la mano per verificarne la temperatura al tatto nonché l’eventuale condizione della sua umidità. Osserviamo spesso il nostro “amico” per cogliere eventuali reazioni di gradimento o di disagio. Ciò è ricollegabile ad una sensibilità inusuale. Potrebbe delinearsi una “sindrome della coda del Limber” (o della coda bagnata), una condizione che ben conoscono i proprietari di cani da caccia. Individuata inizialmente nel POINTER inglese, non ne sono esclusi anche, in particolare, SETTER, FOXHOUND e BEAGLE. Queste problematiche sono

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il risultato di una cattiva irrorazione sanguigna, è per questo che i nostri “amici” nei periodi freddi (normalmente con temperature al di sotto dei 10°) mangiano in quantità maggiori. Meno percepibile, ma non meno grave, è la “coda fredda” che colpisce in particolar modo i LABRADOR RETRIEVER. Consiste, in un cane adulto ma non vecchio, in una palese “caduta” della coda alla sua base o al massimo distante 7/10 cm. Alla palpazione si avverte una particolare flaccidia e una evidente manifestazione dolorosa. Non sembra essere una condizione irreversibile e, di frequente, è successiva a particolari sforzi effettuati o a particolari condizioni di umidità e freddo notturno. Insomma anche loro soffrono stati da raffreddore. Più di frequente, per gli animali che hanno la fortuna di condividere la casa con il padroncino, possono indicare invece stati influenzali, accompagnati da tosse o asma. Queste ultime, pur essendo causa di infiammazioni delle vie respiratorie, non condizionano in modo sensibile la condizione del nostro amico. Comunque, pur rilevando che l’invernata non sembra essere diversa o particolarmente rigida rispetto alla norma, è sempre bene, ai primi sintomi, fare un salto dal vostro veterinario di fiducia, prima che si ammali il vostro amico a 4 zampe ma… anche il vostro amico veterinario, visto il dilagare dell’influenza in questi giorni!


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Via P. Gammelli (zona Gammarana) 64100 Teramo

0861/1750453 331/8794034 info@halosbeautyfarm.it


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