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Enrico Santarelli

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TIZIANA MATTIA

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Clementina Berardocco Paolo Calafiore Mira Carpineta Michele Ciliberti Fabio De Cristofaro Paolo De Cristofaro Giammaria De Paulis Adele di Feliceantonio Ivan Di Nino Anna Di Pietro Marina Grossi Vincenzo Lisciani Petrini Filippo Petrucci Antonella Lorenzi Matteo Lupi Alessio Macaluso Cristiane Marà Giuseppina Michini Daniela Palantrani Gianfranco Puca Martnia Sargiacomo Raul Ricci Christian Roccati Mariangela Sansone Massimiliano Tassoni Roberta Venturoni

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Paolo Gatti: “Resistiamo all’apocalisse” di Mira Carpineta

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Teramo: città votata al nulla

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Dimensione volontariato

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A Giulianova jazz made in Japan

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Sconfitta presidenziale

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“Allergici a... tutto”

di Daniela Palantrani di Cristiane Marà di Mariangela Sansone di Ivan Di Nino

di Paolo Calafiore

Focus on Acqua alla gola “L’acqua la sentiamo salire alla gola, ogni volta che un temporale insiste nelle ore, e cominciamo a porci domande gonfie di timore. Come gli argini dei fiumi. Se tocca a noi, ce la facciamo?”

il vostro mensile sempre vicino! Nel sito troverete approfondimenti news, commenti notizie pubblicate e non solo ...

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Nicola Arletti Arti Grafiche Celori - Terni - Umbria Sail Post Agenzia Teramo 1

30 novembre 2011

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il mensile per Teramo e provincia

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Gen.le redazione, vorrei porre una questione che per ragioni professionali mi sta particolarmente a cuore: il colore della città storica e gli errori nella sua riproposizione nel caso di rifacimento delle facciate degli edifici. L’input a scrivere lo si deve alla vista del rifacimento subito dai prospetti della stazione ferroviaria di Teramo. Il risultato? Sconcertante. Incredulità ed amarezza per lo scempio perpetrato ai danni di quel monumento. Parole forti ma commisurate all’esito del rifacimento: dettagli in numero e varietà tale che raramente si riesce a concentrare su un’architettura di pregio. Non entro nel merito delle ragioni – del tutto legittime – che hanno mosso la committenza ad effettuare l’intervento, né mi domando cosa abbia spinto il progettista a stravolgere con tale originalità l’immagine preesistente. Tantomeno critico la scelta dei toni che, per essere consapevole, richiede analisi storico-documentali e indagini stratigrafiche. In questo contesto, l’etica professionale impone di intervenire almeno per sollevare il problema e tentare di riparare al torto fatto alla città. Solo mi chiedo chi riuscirà a convincere la proprietà, in un momento economico così delicato, dell’opportunità – sarebbe meglio dire della necessità – di rimettere mano all’opera per restituirle la dignità che merita. Arch. Alessandro Mazza (specialista in restauro dei monumenti) Gen.le arch. Mazza, giriamo le sue critiche a chi di dovere. Tuttavia, in tempi di crisi- come ha giustamente sottolineatoil colore della facciata della stazione ci sembra il minore male possibile. Saranno “bizzarre” le tonalità scelte, ma almeno il lavoro è concluso. Vogliamo parlare di tutte le “incompiute” della città? Ci sembra che ben altri “orrori” deturpino la vista

dei teramani. Si faccia un giro nel centro storico. In merito a quanto espresso dall’avvocato G.P. nel numero di novembre 2011, vorrei osservare: forse l’avvocato ha dato troppo peso ad una qualunquistica affermazione buttata lì, come spesso si fa, solo per parlare un po’. Forse quell’ impiegato avrebbe detto la stessa cosa dei medici, se avesse lavorato alla Asl. Ma nel difendere la categoria, l’avvocato ha peccato di troppo idealismo. Ciò che ha descritto è quello che dovrebbe essere, e non quello che è. Naturalmente gli avvocati non sono la rovina dell’Italia, ma qualche danno lo fanno, perché sono coloro (30 onorevoli avvocati) che in Parlamento hanno minacciato di far cadere il Governo se non fosse stata stralciata, dalla “manovra” di giugno, la riforma degli ordini professionali; che si sono opposti all’abolizione delle tariffe minime e sono quelli, da ultimo, che per le loro prestazioni (professionali e non filantropiche, come sembra voler dire l’avvocato G.P.) incassano notevoli compensi.Giustamente. Che però, meno giustamente, in buona parte non vengono dichiarati al fisco. Ovviamente con le dovute eccezioni. Cordiali saluti. V.L. Gent.le lettore, come già previsto (e scritto) il nostro è il tempo del “tutti contro tutti”. Spesso si generalizza, per quella stizza che gli eventi ci sollecitano. Ma anche lei ha ragioni da vendere. Dunque? Non sappiamo fornire soluzioni, ma consoliamoci col fatto che abbiamo almeno la possibilità di replicare. Sperando che non arrivi mai qualcuno che ce lo impedisca.

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In copertina: Acqua alla gola (foto free royalty from internet)

n. 10 anno 3 dic. 2011

Profumo di Pecora Non si riesce a capire come mai i giovani, quando si tratta di scendere in piazza per protestare, riescano quasi sempre a dimostrarsi scarsamente evoluti, socialmente parlando. Urlanti, ossessivamente e noiosamente ripetitivi negli slogan e nella ritmica musicale di sottofondo, gli extrascolastici aspiranti disoccupati (spesso per ragioni extracrisi) si muovono a onde pecoresche. Diversificati, ovviamente, dai placidi quadrupedi di dannunziana memoria per i residui lasciati al passaggio. Lancio di uova, imbrattamento delle vetrine di banche e negozi, traffico bloccato (vedi le più recenti proteste studentesche). Nell’esuberanza protestataria post-berlusconiana si fa avanti la lotta ai “ricconi” a prescindere. E vai nella mischia tra Passera e Profumo, potenti bersagli da abbattere in tempi di crisi global-economica. E che fa se il Profumo preso di mira non è Francesco (come sarebbe, da tradizione, nella logica dello studente in corteo), neo ministro successore della Gelmini, ma Alessandro, l’ex pezzo forte di Unicredit, estraneo al nuovo Governo. Una confusione di

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nomi che non ha impedito, tra profumo e profumo, di sbandierare: “Il sapere ci renderà liberi”. D’accordo. Magari cominciando da una sana lettura di base. E frequentando sul serio scuole e università. Non “vascheggiando” per corridoi. Come le pecore di cui sopra. Tiziana Mattia

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Dalla Democrazia

allo spread

Mario Monti neo capo di Governo italiano

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TIZIANA MATTIA

ai come in questo periodo si torna a parlare di democrazia. Conquista del nostro Paese dopo la fine del Ventennio, vanto del Parlamento (e della Balena bianca) fino a mani Pulite, la “democrazia” si è trasformata, negli ultimi anni, in una vecchia zia, che si sa che c’è, anche se non tira un fiato. Oggi, all’improvviso, questa parente un po’ “agée” è tornata di moda a (s)proposito e per merito di certi intellettuali di “penna”. Sulla stampa leggiamo che la democrazia, al contrario di quanto lo stesso termine affermi, costituzionalmente parlando, non è per tutti, ma solo per chi è in grado di apprezzarla e di esprimerla appieno. Tutto sommato, potremmo anche trovarci d’accordo. Andando più a fondo, tuttavia, si scopre che l’ “ignorantia suffragii” sta tutta da una parte. Cioè a “destra”, e non si discute. Gli elettori di questa parte politica sarebbero “tanto immaturi da privilegiare i peggiori per stupidità, corruzione, menefreghismo”. Tanto che gli stessi intellettuali avanzano varie proposte

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interessanti. Rimettere in discussione il diritto di voto, in primis, passando per un esame (non si sa se scritto, orale o entrambi) di educazione civica con approfondimento della Costituzione. Non finisce qui. La

le espressioni dei giovani dovrebbero valere più di quelle dei vecchi, e magari non calcolare più la democrazia per numeri, ma per sostanza ... fantasia suggerisce l’importanza di una bilancia pesa voti: le espressioni dei giovani dovrebbero valere più di quelle dei vecchi, e magari non calcolare più la democrazia per numeri, ma per sostanza. Sarebbe divertente vivere in un momento storico

che consentisse un relax alternativo all’altalena pericolosissima dello spread. Che, intanto, ha assunto anche fra le casalinghe più popolarità di un tronista della De Filippi. E non è poco. Ma, tornando ai nostri intellettuali-pensatori, ci chiediamo come spiegare questa “democrazia élitaria” (e dunque palesemente ossimora) ai cinquantamila che, di recente, si sono affrettati a intascare la tessera del Pdl in Abruzzo. Non sa questo piccolo manipolo di rappresentare una razza di elettori di serie Zeta, da rieducare e istruire? Magari con dosi massicce di olio di ricino, perché no. Vuoi o non vuoi, la Storia si ripete sempre, con lo stesso copione, e con gli stessi ruoli interpretativi. Staremo a vedere. Intanto mi permetto un consiglio (non richiesto) ai cinquantamila e a tutti coloro che si ostinano a “non crescere”: spostiamoci tutti dal lato intellettualpartoriente idee democratiche. Si sa che nel nostro Paese tutto è complesso fuorché dichiararsi di una certa parte. Fa gioco, è elegante, e soprattutto spalanca tutte le porte. A prescindere.


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L’assessore regionale al Lavoro, formazione e scuola parla di occupazione e incentivi nel periodo più nero degli ultimi settant’anni.

Paolo Gatti:

“Resistenza all’apocalisse” ra i più giovani politici abruzzesi, e teramani in particolare, l’Assessore regionale Paolo Gatti ha già al suo attivo una discreta esperienza nella Pubblica Amministrazione, dagli scranni del Comune di Teramo al Consiglio Regionale, dove oggi si occupa, con energia e partecipazione tangibili, delle tematiche legate al lavoro e alla formazione. Qual è l’ attuale situazione del lavoro e della disoccupazione in Abruzzo? Nel 2009 la disoccupazione era superiore al 9%, veleggiava verso il 10. Adesso è al 7,9. Un dato ancora alto, ma in linea con il dato nazionale. Le politiche che abbiamo messo in atto sembrano aver dato dei frutti, ma non è certo il momento di cantare vittoria. Stiamo facendo una “resistenza attiva” all’apocalisse che ci è piombata addosso, cioè il momento economico più difficile degli ultimi 70 anni. Le nostre politiche da sole non possono risolvere tutti i problemi dell’Abruzzo mentre il mondo sta andando a rotoli. Cerchiamo di fare quello possiamo. Ammortizzatori sociali a pioggia che qualcuno ha definito “assistenziali”. È una politica a mio parere doverosa. Se non

Abolizione delle province per ridurre i costi e sull’ Università… DI

avessimo ottenuto tutti i fondi che abbiamo ottenuto: 230 milioni di euro da amministrare nel lavoro, oggi avremmo circa 40.000 abruzzesi senza alcun fondo di sostegno al reddito. …questo per i lavoratori, anche se i sindacati, e la Cgil in particolare, sono molto catastrofisti sui dati reali degli occupati e dei disoccupati. La Cgil ha sempre condiviso tutte le politiche che abbiamo adottato, sia attive che passive, dai progetti Lavorare in Abruzzo1 e 2, alla programmazione del fondo strutturale. Ma direi che tutti i sindacati sono stati collaborativi, a dispetto di ciò che viene riportato dai giornali. Non è di grande aiuto sfogliare il libro dell’apocalisse quotidianamente sulla stampa, siamo già tutti abbastanza preoccupati. E per le imprese? Molto è stato fatto anche sul tessuto imprenditoriale. Penso ai poli di innovazione,

MIRA CARPINETA

agli incentivi di “lavorare in Abruzzo 1 e 2” per assumere, alla formazione continua. Sono state stanziate cifre importanti per la formazione nelle imprese medie e grandi. Qualcuno potrebbe obiettare di non aver pensato anche alle piccole (imprese). La Regione ha individuato le medie e grandi perché producono a loro volta un indotto che fa lavorare anche le piccole, poi sono le province, che con le risorse regionali a loro assegnate devono gestire la formazione di queste ultime. I dati? Sulle attività in Abruzzo dal 2009 al secondo trimestre 2011 sono reperibili attraverso le camere di Commercio. In provincia di Teramo, p.es. il saldo è positivo anche in Val Vibrata. Ci sono più imprese adesso, che nel 2009, circa 37.000 contro le 36000 del 2009. Ovviamente va valutata anche la qualità delle imprese, se chiude un impresa manifatturiera PrimaPagina N. 20 / dic. 2011

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che occupa 50 persone e apre un bar non può essere la stessa cosa. Ma non era immaginabile un saldo attivo dopo un biennio del genere. In realtà, noi stiamo resistendo e naturalmente siamo vincolati allo scenario globale. Nessuno avrebbe potuto immaginare che avremmo visto l’America rischiare il default e la situazione della Grecia, il pensiero dei problemi dell’Abruzzo rientrano in un macro scenario più complesso. Riguardo ai tagli sulla Pubblica Amministrazione, qual è la sua posizione? Io sono per l’abolizione delle Province da sempre. Intanto perché in nessun paese occidentale esistono 3 livelli di governo, oltre quello statale. E vanno abolite per un discorso di costi del personale. Ovviamente non dal giorno dopo, ma dopo aver ricollocato il personale fino ad esaurimento delle carriere lavorative. I comuni soffrono per i minori trasferimenti dallo stato e dalle regione. Fare l’amministratore oggi è certamente più difficile di quanto sia stato nel passato: 15-20 anni fa doveva solo dividere le risorse, oggi deve fare delle scelte e tra 10 bisogni, finanziarne uno solo. Siamo costretti a dire tanti no. Negli anni 80-90 si è scialato parecchio. Alla Regione, fino all’insediamento di questa giunta, avevano totalizzato 4 miliardi di euro di debiti e ogni anno contraevano un mutuo: quando sono stati più bravi, 200 milioni, negli anni in cui erano più famelici 400 milioni di euro di mutuo per dare tutto a tutti. Facile fare l’assessore regionale così. Chi arriva dopo trova solo il baratro del debito. Si, ma questo può essere un discorso vecchio. Tutti i governi dicono di aver ereditato lo sfascio dal precedente. No. Dai primi anni 90 fino all’arrivo del Pdl, tutti i governi regionali, di destra, di centro e di sinistra, senza nessuna distinzione politica, hanno usato la leva del debito, ma per fare cosa? Noi siamo stati i primi a non fare più debiti. Non si può. Prima c’era una chiesa da rimettere a posto? Ecco. Strada da rifare?

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Fatto. Associazioni culturali, sagre, tutto per tutti, attraverso il ricorso ai mutui, oltre al bilancio regionale. Noi non possiamo farlo. E in più dobbiamo tagliare. Sempre a proposito di tagli, qual è la situazione dell’ università di Teramo e i paventati accorpamenti delle Università abruzzesi? Le Università sono autonome. La Regione lo scorso anno ha finanziato le Università abruzzesi con 8 milioni di euro per progetti di alta formazione e quella di Teramo in particolare per 1 milione e 700.000 euro circa. Tuttavia, in un momento di grandi cambiamenti penso che anche le università debbano cambiare, pur nel rispetto delle loro autonomie. Devono interrogarsi sul loro presente e sul loro futuro. Non c’è nulla di immutabile. Non comprendo per quale motivo non possiamo presentarci sul mercato dell’offerta dell’alta formazione, come l’Università dell’Abruzzo, perché oggi uno studente, la sua famiglia, non sceglie soltanto un corso di laurea, ma un pacchetto complessivo. Noi abbiamo delle buone facoltà in regione, in alcuni casi anche ottime. Veterinaria, a Teramo, è una delle migliori 4 in Italia, così come Giurisprudenza. Mi piacerebbe che in un momento di grande cambiamento, il mondo universitario fosse in grado di comprendere che anche loro possono fare di più, meglio, magari rinunciando a corsi superflui e formando invece competenze al passo con le esigenze del mondo attuale In un percorso di studi e formazione bisogna guardare quello che c’è sul mercato. Sapendo che alla fine quello che determina la fortuna o sfortuna sul mercato del lavoro, è il bagaglio di competenze. Qualsiasi imprenditore, ammesso che ce ne siano di disposti ad assumere, non è interessato al titolo di diploma o di laurea. La domanda che si pone è: che cosa sai fare? C’è da aggiungere che già dalle medie, molti ragazzi e molte famiglie sbagliano nella scelta degli studi. E quell’errore si ripercuoterà su tutta la vita. Oggi c’è troppa licealizzazione. Dati enormi sui licei e tra i più bassi d’Italia per gli istituti tecnici e professionali, perché consideriamo degradante per i nostri figli la

scuola professionale. Non può funzionare un Paese in cui il 60% dei ragazzi sceglie i licei, magari pensando che un giorno l’obiettivo da raggiungere sia una scrivania in un ente pubblico, che non ci sarà più quando si laureeranno. Stiamo elaborando un progetto di orientamento alle scelte formative fin dalle scuole medie, per cercare di evitare il percorso delle illusioni. Infine, a proposito della scena politica, cosa succederà secondo lei? Non si sa se si farà il congresso del Pdl e le elezioni non sono mai un evento traumatico, a mio parere, ma sempre un’opportunità. Quello che mi interessa e che quando si voterà si possano confrontare due progetti politici, due idee serie, su come questo Paese possa proiettarsi nel futuro. Cosa che nelle ultime campagne elettorali non è stato. Quelle che io ricordo sono state tutte giocate sugli slogan. Abbiamo bisogno di ritrovare la politica. L’antipolitica montante che c’è adesso ha senso e serve a qualcosa solo se ci fa ritrovare la politica, non per radere tutto al suolo… Ritrovare la politica significa ritrovare un progetto, un’idea di questo paese, di quelle che sono le sue vocazioni, le opportunità per quelle persone che oggi hanno 10-15 anni, che devono entrare nel mondo del lavoro, costruire famiglie oppure emigrare all’estero. Io mi auguro che quando si andrà alle elezioni ci siano dei progetti politici validi. Quali sono i suoi? Io sono un politico piccolo, di campagna, cerco di fare del mio meglio, con le mie capacità e i miei limiti. Cerco di essere degno della fiducia di chi mi ha votato.


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In cerca di idee Intervista ad Andrea Fantauzzi Fantauzzi, coordinatore di Futuro e Libertà a Teramo CHI È

l primo Congresso comunale di Futuro e Libertà, svoltosi a Teramo il 10 novembre scorso, ha visto l’elezione del coordinatore, il giovane avvocato Andrea Fantauzzi. Nomina per acclamazione. Quali le responsabilità che sente di aver assunto con questo incarico in questa delicata fase di cambiamento nella politica? Prima di tutto, il mio più sincero ringraziamento va a tutti gli iscritti per aver condiviso la mia candidatura alla guida del partito a Teramo. Grazie al prezioso lavoro di tutti abbiamo raggiunto dei numeri assolutamente positivi in termini di partecipazione e di adesioni. Infatti, ad oggi, Futuro e Libertà, partito che è nato solo pochi mesi fa, a Teramo può vantare oltre 600 iscritti. Perciò, la prima responsabilità che sento, è quella di riuscire a creare le migliori condizioni affinché tutti possano sentirsi sempre coinvolti nelle attività del partito. In questo momento in cui, oltre alla pesante crisi economica del nostro Paese, viviamo anche una profonda crisi della politica, credo che si debba partire proprio dalla partecipazione

Laureato all’Università degli NOME: Lara Studi di Teramo, dove ha anche COGNOME: Pompei conseguito una specializzazione DATA DI NASCITA: 18 09 1982 in professioni CITTA’ Atri legali, (TE) ha mosso i suoi primi passi in politica in Azione STUDI: Accademia di belle arti Giovani, L’Aquila movimento giovanile di Alleanza Nazionale, rivestendo il COLLABORAZIONI: Associazione ruolo di coordinatore comunale. culturale ArteRea All’università è tra i fondatori PROSSIMI PROGETTI: sarà una dell’associazione Alleanza sorpresa! Studentesca viene eletto, come UN SOGNO eNEL CASSETTO rappresentante degli studenti, nel Viaggiare per il mondo consiglio degli studenti, consiglio UN AGGETTIVO O UN nel MOTTO d’amministrazione e PER DESCRIVERSI:dell’Ateneo ci devo nel consiglio d’amministrazione pensare… dell’A.D.S.U. Nel 2007, viene nominato vice-presidente del circolo territoriale di Teramo di Alleanza Nazionale. DI

per poter pensare di realizzare un nuovo modo di fare politica. L’on.Toto, in apertura, ha parlato di questo come del “secolo delle idee” che succede al ‘900 “secolo di ideali”. Quali le idee che intende apportare nella sua azione politica? Condivido la riflessione dell’on. Toto. I giovani che potranno votare per la prima volta già dal prossimo anno, non hanno vissuto quegli avvenimenti importanti, quali ad esempio la caduta del muro di Berlino, che hanno rappresentato il superamento di quelle distinzioni ideologiche del passato tra destra e sinistra. E i cambiamenti in atto in questi giorni, ci presenteranno uno scenario politico sicuramente nuovo e diverso. Non bisogna più fermarsi e cercare di ricalcare le classificazioni

MIRA CARPINETA

e gli schemi ormai già superati, ma dobbiamo essere pronti a realizzare un progetto nuovo, credibile e coerente. Perciò, il confronto futuro non sarà più sui temi della politica, ma sui contenuti che sapremo apportare e sulle idee. Questa sarà la vera sfida. L’idea che ho del partito è quella di un luogo aperto al confronto e partecipato, nel quale gli interessi della collettività siano più importanti degli interessi dei singoli, evitando la cosiddetta “ personificazione” dei partiti dove spesso gli interessi personali venivano confusi con gli interessi dei cittadini. I quel caso i politici, lungi dal confrontarsi con la gente, tendevano piuttosto ad ingraziarsi i favori e le simpatie dei diretti superiori per lucrare candidature e incarichi. A mio avviso, invece, la politica deve tornare tra le gente, permettere alle persone PrimaPagina N. 20 / dic. 2011

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di poter partecipare ed intervenire, tornare ad ascoltare le persone. Vorrei che la nostra azione politica fosse ispirata da alcuni semplici valori: legalità, meritocrazia, trasparenza e partecipazione. Questo partito non avrà solo il facile compito di criticare quello che non funziona, ma dovrà essere in grado di proporre soluzioni e idee nuove per cercare di innovare e cambiare le cose che non vanno. Sono i progetti e la visione positiva del futuro che potrebbero ridare fiducia alle persone e farle finalmente riavvicinare alla politica. Lei è giovane. Quali i consigli che si sente dare più spesso? E quali le domande che le vengono poste? Il consiglio della mia famiglia e degli amici: “Dire sempre la verità”, può sembrare banale, “quasi sicuramente non farai strada nella politica – mi dicono –, ma almeno sarai sempre a posto con la tua coscienza e con le persone”. Più in generale, di non montarmi la testa, di farmi rispettare (magari perché mi vedono piuttosto giovane), di avere rispetto e di sapere ascoltare le persone. Qualcuno mi ha chiesto: “Ma chi te lo fa fare?” e più che darmi un consiglio sembrava preoccupato per me. Le domande: fino a qualche giorno fa, molti mi chiedevano se e quando il governo Berlusconi sarebbe caduto. Cosa si sente di dire ai giovani che non credono più nella politica e cosa invece a quelli che vorrebbero partecipare?

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Parlare di politica oggi è molto difficile, ancor di più con i giovani. C’è una grande disaffezione che scaturisce dalla mancanza di fiducia nella politica e nei politici. Le persone avvertono l’inadeguatezza dei propri amministratori che non sono più in grado di rispondere alle esigenze della collettività. In più, oggi i giovani vivono il disagio di una società che li ha emarginati ed esclusi dal benessere. Il principale problema è il lavoro, quando non c’è non hai più la sicurezza e l’indipendenza

Vorrei che la nostra azione politica fosse ispirata da alcuni semplici valori: legalità, meritocrazia, trasparenza e partecipazione ...

necessaria per poter gestire quotidianamente la vita e programmare il futuro. Ed io vivo il loro stesso disagio, condivido la

precarietà di un impiego, la difficoltà di farmi una famiglia, di avere una casa o di fare dei semplici progetti per il futuro perché, con un contratto atipico e a termine, oggi nessuno, è il caso di dirlo, ti dà credito. L’unica cosa che nessuno ci potrà togliere è il nostro pensiero, l’idea e la voglia di migliorare noi stessi e di cambiare. Ai giovani voglio dire che per provare a cambiare le cose bisogna tornare ad interessarsi di politica, a partecipare. I giovani devono tornare a spingere affinché possa realizzarsi un ricambio generazionale, ricambio che dovrebbe avvenire proprio a partire dalla politica. Il disinteresse e l’astensione producono il risultato che sono sempre meno persone a decidere per gli interessi di tutti. Se, però, dovesse continuare nei giovani questo sentimento di disaffezione e di disinteresse nella politica, io dirò loro che comunque la politica si interessa e si interesserà dei giovani. Il mio apporto quindi sarà quello di cercare di interpretare al meglio il loro disagio e di rappresentarlo nelle migliori forme possibili. Ai giovani che invece vogliono avvicinarsi, dico senza indugio di iniziare a farlo, e di non avere paura di manifestare il loro pensiero, magari avvicinandosi proprio a questo partito, nuovo, aperto e partecipato. Perciò, instauriamo un confronto sulle nostre idee, di come immaginiamo e vogliamo il futuro, e non permettiamo che siano sempre altri a decidere per noi.


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Lino Silvino si scaglia contro la stampa locale e le notizie “di comodo” per screditarlo. Dall’Ater alla politica spiega il suo rinvio a giudizio e dice la sua sul futuro di Teramo

“La La correttezza paga sempre” DI

DANIELA PALANTRANI

ino Silvino, esterna la sua amarezza nei confronti della stampa e per chi oggi, ricopre incarichi da lui svolti in passato, e vanta risultati altrui. Uomo politico della storica Dc, da sempre attivo in politica e non solo, ha ricoperto ruoli di primaria importanza, non ultimo come commissario e presidente dell’Ater. Di recente, lei è stato coinvolto in una vicenda giudiziaria. Cosa ha da dire in proposito? Sono convinto che siano attacchi mirati. Nonostante la mia lunga militanza sia in campo amministrativo che politico, numerosi sono i tentativi di coinvolgermi in scandali e situazioni scabrose. Alla fine sono sempre scagionato. Ho cercato di agire sempre con la massima trasparenza e nella legalità. Purtroppo, a volte le persone inventano cose per cercare di screditarmi davanti all’opinione pubblica. Fino ad oggi, non ci sono riusciti. Dopo 40 anni di politica e amministrazione ho ancora un vasto seguito sia a livello comunale che provinciale, e probabilmente questi personaggi, ne sono infastiditi. Riguardo l’ultima vicenda alla stampa sono state date

versioni di comodo, e non sono stati raccontati i fatti così come si sono svolti. Si parla di Silvino/Marcozzi, amici/politici. Marcozzi è un mio amico, non lo nascondo. Quando però sono stato ad amministrare sia al Comune che all’Ater, l’ho fatto con trasparenza. C’era all’epoca la necessità di un altro ingegnere all’Ater, Marcozzi fece domanda di mobilità, il comune di Teramo diede il nulla osta e noi lo prendemmo all’ente. Successivamente nello stilare la pianta organica dell’Ater, decidemmo di fare due settori, uno che riguardava la programmazione, e l’altro costruzioni e manutenzioni. C’erano due dirigenti e 5 geometri, di cui poi due sono andati in pensione.Tant’è che avevo fatto un bando per sostituire i tecnici andati in pensione. Furono presentate le domande, ma l’amministrazione che si è insediata dopo di me, non ritenne di mandare avanti i concorsi. Fatta la pianta organica con delibera del cdA, con parere favorevole del dirigente amministrativo, del direttore, del cdA, dove erano rappresentati anche altri partiti, abbiamo dato l’incarico di dirigenti a due interni: Marcozzi per il nuovo settore e alla Di Stefano per la ragioneria. Successivamente siamo stati obbligati ad applicare il contratto privatistico delle

Federcasa, il quale prevedeva una norma che imponeva una ricognizione del personale, e successivo inquadramento non con la qualifica di appartenenza, ma per la qualifica per cui svolgevano mansioni da almeno 3 mesi. Nel riorganizzare il personale, individuammo delle persone che da periodo prolungato svolgevano mansioni di molto superiori, documentate da delibere del cdA e ordini di servizio. Nella delibera di inquadramento del personale in argomento, non era presente solo Marcozzi, ma almeno altri 5 dipendenti. A questo punto io sono uscito dall’Ater si è insediato per 5 anni il cdA presieduto da Di Luca, attualmente consigliere regionale, continuando ad adottare atti consequenziali a quelli posti in essere in precedenza, legittimando di fatto l’operato pregresso. Adesso, con l’insediamento del nuovo commissario, è stata revocata a Marcozzi la qualifica di dirigente riportandola a funzionario, forse per questioni politiche. Il dubbio è: se esiste una delibera in cui sono deliberati inquadramenti professionali a categoria superiore per 5 persone, perché se ne impugna una soltanto? Bisognerebbe revocare in toto la delibera e riportare tutti alla qualifica antecedente. Non ha senso - continua Silvino - contestare un solo dipendente. PrimaPagina N. 20 / dic. 2011

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Sono invece opportune promozioni senza consultazioni di sindacati e ad personam? Io non ho mai operato in questo senso e non si riuscirà ad attribuire a me comportamenti che non ho mai posto in essere. Confido nella Magistratura, sono tranquillo. Un’altra cosa però mi domando – precisa – Il mio rinvio a giudizio è stato richiesto dal magistrato a giugno e si deciderà il 9 novembre 2012. Perché la notizia è stata riportata dai giornali dopo 5 mesi? Pubblicata come una bomba ad orologeria il sabato a ridosso di una conferenza stampa tenuta da Paolo Albi che attaccava Brucchi per le nomine negli assessorati tecnici? Perché è a conoscenza di tutti che dopo il rimpasto, oltre ai due tecnici già presenti è stato nominato un altro tecnico all’assessorato all’Urbanistica. Pare nessuno sia convinto del fatto che costoro, che volendo, potrebbero avere altre deleghe, non prestino la loro professione nel comune di Teramo. Coincidenza vuole che il sabato è uscita la tardiva notizia della mia richiesta di rinvio a giudizio e la domenica l’articolo sull’attacco all’amministrazione Brucchi. Quando mi sono insediato all’Ater trovai una situazione economicamente disastrosa. Mi rivolsi anche a Chiodi, all’epoca non ancora sindaco, per

chiedere la sua consulenza per ripianare i conti. Nel primo anno pareggiamo il bilancio, e successivamente abbiamo sempre chiuso in attivo. Adesso sento che quest’anno è il primo in cui il bilancio viene chiuso in attivo. Non è vero. Il presidente Chiodi può confermare. Non ho mai fatto politica con le querele, penso che si debba dimostrare quanto si vale con i fatti”. Come vede la situazione politica nel Comune di Teramo e in provincia? Domanda imbarazzante. Io la vedo molto male. Sono dell’avviso che un’ amministrazione, nei momenti di crisi, come quello attuale, debba preoccuparsi di portare a termine i lavori già iniziati. Inutili i proclami quando poi le opere restano per anni. Necessita curare tante piccole cose che però per il cittadino sono importanti, ad esempio sistemare le strade. Sembra banale, ma non lo è. Le persone si imbattono magari quotidianamente, inciampando nelle buche, e non hanno nessun interesse nelle opere faraoniche. Noto uno scontento sia per quanto concerne il Comune che la Provincia, da parte dei cittadini, oltre che dei dipendenti. Anche nel recente rimpasto non rilevo il salto di qualità che necessitava”.

I partiti trovano sempre nuove aggregazioni cambiando nomi e simboli, ma i volti di coloro che li rappresentano, alla fine, sono sempre gli stessi, anche a livello locale. Non è per anche per questo che la politica è sempre più lontana dalla gente? “La politica è peggiorata. Una volta si discuteva all’interno dei partiti, ma poi si trovava un’intesa. Oggi non esiste più senso di appartenenza, un singolo consigliere magari mette in discussione tutto, bloccando l’operatività, magari anteponendo interessi personali alla linea della maggioranza. Quello cha accade a livello nazionale si rispecchia a livello locale. Tutti scimmiottano il ‘berlusconismo’. I politici non si avvicinano più alla gente, bisognerebbe tornare al rapporto diretto e alla conquista del consenso attraverso rapporti diretti con l’elettore. Il politico, come il medico, deve ascoltare il cittadino, facendo quello che si possono fare, e avendo invece il coraggio di dire cosa non è possibile attuare. Prima di ogni cosa non bisogna tradire la fiducia degli elettori, rimanendo se stessi senza prendere in giro le persone con false promesse. La correttezza paga”.

“Teramo, città delle tasse e della scarsa sicurezza” sicurezza DI

irko De Berardinis, segretario del circolo Pd Teramo Centro, racconta alcuni risultati ottenuti in un anno di attività, e rilancia nuove importanti proposte per la sicurezza dei cittadini. Aumento della presenza della Polizia municipale e telecamere le possibili soluzioni. Quali le proposte? “Un tema importante è la sicurezza, argomento che riguarda tutti i cittadini. La sicurezza va potenziata in diversi settori ad iniziare dal fenomeno dei furti nelle abitazioni, di cui c’è stato un aumento preoccupante. Lo abbiamo osservato, nell’ultimo periodo, in zone come Piano della Lenta e Castagneto. Nelle ore notturne, ladri si sono introdotti nelle case. Si potrebbe fare qualcosa in più, ad esempio, aumentando l’organico della Polizia municipale o ripristinando la pattuglia di ronda fino alle due di notte. Fossi stato io il sindaco, avrei utilizzato per questo i vigili urbani, anziché mandarli con la fettuccia e il metro a prendere le misure dei passi carrabili in paesetti della provincia. Sicurezza

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anche in centro storico. Preoccupano gli atti di vandalismo nelle ore notturne: cassette postali divelte, muri imbrattati, auto danneggiate, affissioni selvagge. Piccoli reati che si potrebbero reprimere semplicemente con l’apposizione di alcune videocamere e/o l’affiancamento, all’opera già importante di polizia e carabinieri, da parte della Polizia municipale. Questo porterebbe ad avere un decoro anche del centro urbano, oltre a prevenire risse o piazze insudiciate da rifiuti lasciati durante le ore serali. E’ vero che Teramo è una città universitaria, io stesso lo sono, ma è corretto che i cittadini possano riposare senza dover leggere sui giornali notizie di schiamazzi notturni, risse, scritte sui muri. Telecamere in punti strategici (come Porta Romana e Piazza Martiri), che riprendano anche il traffico dei veicoli, altrove ha già dato dei risultati. Adottando anche a Teramo questa soluzione, con una spesa limitata, si riuscirebbe a sorvegliare anche il traffico in centro, abolendo varchi indecorosi e spesso non funzionanti, oltre ad essere un forte deterrente a tutela della quiete pubblica”. Inaugurazione del circolo, ritorno al

DANIELA PALANTRANI

passato? “Qualche settimana fa la sede del circolo è stata intitolata ad Ercole Vincenzo Orsini, in realtà è stata una re-intitolazione, anche la sede del vecchio partito comunista era intitolata al partigiano simbolo della Resistenza teramana. Questa iniziativa ha un significato importante che molti hanno colto, un ritorno alle origini e a valori fondamentali. Alla cerimonia di intitolazione hanno partecipato vecchi e nuovi iscritti, e c’è stato il riavvicinamento di persone che si erano allontanate dalla politica attiva, compagni storici, come ad esempio l’on. Vinicio Scipioni e Giuliana Valente”. Un difetto del PD? “La cronica mancanza di fondi. Ci accusano spesso di mettere i banchetti in piazza, ma noi come unica risorsa abbiamo il tesseramento. Non abbiamo banche o aziende che ci finanziano”. Qualcosa di positivo svolto dall’amministrazione Brucchi? “Domanda difficile… E’ stato annunciato dal sindaco un monumento da dedicare ai caduti di Nassiriya. Se venisse attuata, l’iniziativa sarebbe certamente pregevole”.


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Iva e tassa sui rifiuti, pasticcio italiano i siete mai accorti che il comune addiziona il 10% di iva all’importo della tassa sui rifiuti? Lo sapevate che ci sono ben tre sentenze dei giudici che hanno chiarito nero su bianco che pagare una tassa sulla tassa è un imbroglio? I cittadini italiani pagano a causa dell’Iva sulle tasse bollette molto più care dei concittadini europei e nel nostro Paese non esiste una legge che vieti l’imposizione dell’iva sulle tasse. Le tre sentenze (la n° 7526 del 9/08/2007e la n° 8313 dell’8/03/2010 della Corte Costituzionale e la n° 238 del 24/07/2009 della Cassazione) nel sancire la natura tributaria di Tarsu e Tia e la loro estraneità all’applicazione dell’iva in linea con le direttive europee, secondo le quali non è possibile applicare una tassa sulla tassa, fanno chiarezza in materia. stabilendo che quella pagata per lo smaltimento dei rifiuti è una tassa a tutti gli effetti (anche se si chiama tariffa) e che l’iva è inapplicabile. Se fosse una tariffa, il comune che applica la Tia dovrebbe far pagare ai cittadini un servizio nella proporzione in cui ognuno singolarmente

ne usufruisce. Il che vuol dire che meno rifiuti produco e meno dovrei pagare, ma chi di fatto viene a controllare la quantità dei rifiuti prodotti in casa? Dal 2009 gira sul web la notizia che è possibile chiedere il rimborso dell’iva su Tia e Tarsu; nei siti delle associazioni dei consumatori è spiegato in dettaglio cosa fare per ottenere il rimborso del 10% dei dieci anni retroattivi, bloccando così l’imposizione dell’iva sulle bollette future. Come potete immaginare, in caso di rimborso, le cifre da restituire al contribuente sarebbero ingenti. Secondo le stime di contribuenti. it lo Stato, in media, dovrebbe restituire alle imprese € 3750 e ai cittadini € 370. Peccato che la storia non sia a lieto fine: il Governo ha già prontamente provveduto a bloccare la legittimità della richiesta di rimborso con un provvedimento ad hoc, il DL 78 del 31/05/2010, dove si dichiara che la Tia è una tariffa con competenza giuridica del giudice ordinario. Inoltre, il Ministero delle Finanze ha rincarato la dose con una circolare, la 3 dell’11/11/2010, dove si ribadisce il concetto vanificando tutte le sentenze emesse.

Cos’è la TIA la TIA (Tariffa di Igiene ambientale) è subentrata alla TARSU (Tassa smaltimento rifiuti solidi urbani) a partire dal 1999 quando molti comuni hanno applicato l’art 49 del D. lgs n° 22 del 1997 e il DPR 158/1999; le differenze tra TIA e TARSU riguardano le modalità di calcolo del contributo: numero dei componenti del nucleo familiare nel primo caso e calcolo dei metri quadri dell’immobile nel secondo caso.

ROBERTA VENTURONI

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Colleparco Parla Piero Di Silvestre presidente del comitato di quartiere

“Batti i pugni e risolvi i problemi” i abbiamo messo vent’anni a risolvere il problema del canile. Ora non possiamo continuare a rimanere indietro”. A parlare è Piero Di Silvestre, presidente del comitato di quartiere di Colleparco, al quinto anno di mandato. “I cittadini sono infuriati - spiega l’energico Di Silvestre - perché vent’anni fa hanno comprato case costruite in zone dove costruire non si poteva, e ora vivono sapendo che prima o poi potrebbe succedere qualcosa”. Negli anni Ottanta i costruttori realizzarono delle vere e proprie colline artificiali, composte con terreno proveniente da altre zone, e hanno finito per costruirci sopra. Palazzi di cinque o sei piani con fondamenta che affondano nell’acqua del terreno, e che tendono

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a scivolare. Il risultato di questo lavoro viene così testimoniato dal presidente di quartiere: “Oggi l’amministrazione deve ricorrere continuamente ai ripari, mettendo rinforzi in cemento in una rotonda o tappando voragini a Coste S.Agostino. Con soldi pubblici ovviamente, così a pagare siamo tutti noi cittadini, invece che i costruttori di allora, o chi diede loro le autorizzazioni varie”. Di Silvestre si dice comunque fiducioso per il futuro, è riuscito a far sentire la propria voce, “battendo il pugno sul tavolo” come ama dire, e strappando al sindaco Brucchi la promessa di poter attingere ai fondi regionali PISU (Progetti Integrati di Sviluppo Urbano) per la riqualificazione del quartiere: “L’università è una cattedrale nel deserto, e lo stesso Rettore, più volte contattato, non ha mai risposto alle nostre richieste di promozione del territorio. Abbiamo presentato progetti al Comune,

già approvati, per la realizzazioni di bar, supermercati e agenzie per l’affitto di case a studenti, e ci stiamo impegnando affinché il servizio urbano possa collegare finalmente Colleparco a Villa Mosca. Perché un universitario deve fare lunghi spostamenti per comprarsi un pacco di pasta?”. Di Silvestre ricorda l’impegno con gli assessori Fracassa e Di Stefano per lo smantellamento del canile, dove gli animali vivevano in condizioni disastrose. “Il randagismo a Teramo era sparito, perché gli animali venivano abbandonati dalle nostre parti. Se abbiamo risolto quel problema vuol dire che possiamo risolvere anche quelli nuovi, che si sono presentati in un quartiere che sta cambiando rapidamente. Vorrei che i politici non si presentassero qui solo a ridosso delle elezioni”.

MATTEO LUPI


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TEAM: RABBUFFO INTERROGA BRUCCHI DI

MIRA CARPINETA

ull’azienda municipalizzata che si occupa a Teramo della gestione dei rifiuti, torna a richiamare l’attenzione il consigliere egionale Berardo Rabbuffo (Fli), con una precisa domanda rivolta al sindaco Maurizio Brucchi. “La Team è un’azienda che appartiene alla collettività teramana - esordisce Rabbuffo - e come cittadino, prima ancora che come politico, mi chiedo come sia stato possibile rinnovare una convenzione al partner privato i cui vertici amministrativi, Stefano Gavioli e Giovanni Fagiani, sono stati arrestati con l’accusa di presunte collisioni mafiose. Come è possibile rinnovare una convenzione- che richiede una certificazione antimafia- con un’azienda che non può averla perché negatagli dai prefetti di Napoli e Venezia? In questi anni il nome e l’assetto della società, che di fatto però è sempre la stessa, è cambiato molte volte: da Slia a Enerambiente a Enertech, e oggi Gavioli spa, senza che il sindaco si interrogasse sull’opportunità di tutelare la Team - prosegue il consigliere- L’errore è stato rinnovare la convenzione invece di risolverla. La politica teramana purtroppo è diventata monocorde. Le scelte vengono solo attuate, senza dibattito o discussione, mentre le risposte sono scomposte, elusive e non chiare. Per non entrare nel merito dei servizi che sono diventati eccessivamente onerosi per la città e non sempre soddisfacenti. Il problema è senz’altro complesso – conclude Rabbuffoma va affrontato, non rimandato o eluso. Il sindaco deve rispondere e soprattutto confrontarsi, con la volontà di trovare la soluzione e non solo alimentare polemiche che non giovano a nessuno. Non si può pensare di correre il rischio di associare un ente pubblico, come la nostra municipalizzata, ad aziende in odore di mafia. I conti sulla Team non tornano”.

Farmacia di Colleatterrato consigli a Brucchi Antonio De Padova è l’ex presidente del comitato di quartiere di Colleatterrato Basso/S.Benedetto che sta portando avanti la lotta per la collocazione della nuova farmacia, destinata ad essere aperta a Villa Pavone. E se a tutti gli effetti il comitato è stato sciolto e non opera più, in quanto “con l’aiuto delle giunte Sperandio e Chiodi abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati nello statuto”, De Padova è rimasto piuttosto attivo, tanto da attirare le attenzioni dei media locali con la promozione della raccolta firme. “Puntiamo ad arrivare a circa 2500 nomi, ma non è importante il numero, bensì la volontà di consigliare all’amministrazione un sito migliore per realizzare la nuova farmacia”. Ma è proprio sui numeri che si gioca questa battaglia. ”A Teramo siamo circa cinquantaseimila abitanti e attualmente abbiamo tredici farmacie, e con questa arriveremmo a quattordici. Dividendo il numero di farmacie per il numero di abitanti otteniamo una media di una farmacia ogni quattromila persone. Solo che a Villa Pavone abitano neanche cinquecento persone, a Colleatterrato e S.Benedetto quasi seimila. In pratica, ci spetterebbe una farmacia e mezzo” conclude ironico il signor Antonio. Altri problemi inoltre si presentano all’orizzonte: il locale individuato dall’amministrazione a Villa Pavone è quello della vecchia scuola, che attualmente ospita il Circolo Gran Sasso, il comitato di quartiere, l’associazione di ballo per anziani e

due sezioni elettorali. Tutte attività che verrebbero sfrattate e localizzate altrove, senza contare il bisogno di ristrutturare il locale, di per sé fatiscente. “Noi possiamo proporre ben due locali con parcheggio, uno di 120 metri concesso dal 2005 in comodato gratuito dalla giunta Chiodi per sette anni - passati i quali sarebbe possibile utilizzarlo sotto affitto o comprandolo - e uno messo a disposizione dal titolare del supermercato Jumbo, sempre in comodato gratuito, di tre anni”. Con la farmacia a Villa Pavone, lungo la strada nazionale, mancherebbero un marciapiede per i pedoni, il servizio urbano e gli spazi di parcheggio e manovra, costringendo gli automobilisti ad arrivare fino alla rotonda del bivio di Nepezzano per poter tornare indietro. “Tanto vale andare direttamente a Teramo per comprare i medicinali” suggerisce De Padova. Il quale comunque rimane fiducioso: “La speranza è l’ultima a morire. Noi non possiamo imporre nulla al sindaco Brucchi, ma solo suggerirgli che una parte di popolazione non è d’accordo con questa scelta. Non vorremmo che si trattasse di un ‘contentino’, dato per il fatto che ancora non è stato risolto il problema della presenza del passaggio a livello e del relativo isolamento del quartiere. In poche parole, vorremmo dirgli che per noi di Colleatterrato e S.Benedetto, la farmacia a Villa Pavone non è un servizio utile e fruibile”. MATTEO LUPI PrimaPagina N. 20 / dic. 2011

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Teramo

città votata al nulla DI

DANIELA PALANTRANI

associazione Teramo Vivi Città nuovo miracolo Teramano, forse ha fatto tramite Marcello Olivieri flop. “Di Sabatino ha affermato in merito continua ad osservare alla tassa sui passi carrabili che bisognava attentamente la realtà politica far rispettare l’articolo 22 del Codice teramana e ciò che Vi ruota della Strada. Mi domando: e l’articolo 23, attorno, continuando a porsi Cartelloni pubblicitari abusivi? Bisogna e, porre interrogativi. Sotto la lente in difendere gli interessi, forse privati, di questo periodo in particolare gli assessori: qualcuno legato alla politica?” Cartelli Di Giovangiacomo, Campana e Di Sabatino. abusivi, in Via Po,Viale Crispi, Zona Stadio se “Salvo il Sindaco in quanto figura massima sono abusivi, perché non vengono rimossi? istituzionale, ma la “L’80% dei cartelloni ns. classe politica pubblicitari a Teramo è convinta che sia sono abusivi. L’80% dei cartelloni sufficiente mettere Forse i dirigenti del una statua per i Pdl hanno detto pubblicitari a ‘tigli’ perché Teramo che quelli non si Teramo sono vada bene. Di toccano? Il maggiore abusivi. Forse Sabatino, dovrebbe distributore di dimettersi, non ne locandine abusive i dirigenti del ha azzeccata una. è proprio Guido Pdl hanno detto Fondamentalmente Campana, che ci l’assessore è persona ha fatto fare un che quelli non si fortunata, lui non grande salto di toccano? ... ha fatto promesse qualità, dando il elettorali, infatti, patrocinio, con non si è candidato. Occupa quella poltrona perché Tancredi lo ha voluto lì. Premetto che personalmente mi è anche simpatico, come Campana., sempre attivo. Ma una cosa è la simpatia altro è amministrare una città. Ci troviamo di fronte ad una situazione in cui Di Sabatino affermò nel suo discorso di insediamento, che non avrebbe messo le mani nelle tasche dei teramani…se intendeva dire che ci avrebbero tolto direttamente la giacca con dentro il portamonete, allora ha mantenuto tutto ciò che ha detto. E’ stata aumentata TIA ed IRPEF” . Di recente è stata aumentata l’Irpef, già alcuni cittadini lamentano l’aumento della RCA e gli assicuratori rispondono che è un effetto della tassazione. Da gennaio troveremo un aumento del 10% sulla Tassa di Circolazione delle auto, aumento giustificato dal Governatore Chiodi come necessario per risanare la Sanità “ma non era stato lui stesso qualche tempo fa a dichiarare che la Sanità Abruzzese era stata risanata?” . Il

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tanto di logo, a chiunque. Dalla festa delle zucche al karaoke. Quando Cugnini aveva detto, qualche mese fa, che avrebbero dato il patrocinio solo a manifestazioni storiche e consolidate”. Il patrocinio implica erogazione di fondi? “In genere il patrocinio implica una partecipazione alle spese da parte dell’Amministrazione. A Di Giovangiacomo invece, mi piacerebbe chiedere perché i fondi già stanziati per i lavori in Via Po, – progetto curato dal deputato AN Castellano - siano rimasti in giacenza, inutilizzati per anni per usarli solo adesso? Si cerca di far credere che il merito sia del Pdl?”


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Campli: Agostinelli e “le buche” l Consigliere di minoranza Federico Agostinelli raccoglie e si fa portavoce di alcune lamentele di residenti nel comune di Campli, che si sentono presi in giro dall’Amministrazione Comunale. “Nel tratto di strada che da S.Onofrio, direzione Floriano, all’altezza della località denominata Plicati, è stato di recente riasfaltato un tratto di strada mal messo. Il ridicolo è che gli ultimi 10 metri di strada sono stati esclusi dal rifacimento del manto stradale. Le poche abitazioni adiacenti il tratto di strada escluso dalla manutenzione, ospitano persone anziane ed invalide, che già hanno delle difficoltà a deambulare e, le ‘buche’ davanti casa certo non aiutano - continua il consigliere – non ha senso lasciare abbandonati gli ultimi dieci metri, non c’è motivazione economica che possa reggere e non si capisce quale altra argomentazione abbia spinto la Pubblica Amministrazione ad optare per una simile scelta”. Si tratterebbe delle ultime abitazioni in quel tratto di strada...ultimi in tutti i sensi? ANTONELLA LORENZI

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Roseto

Dimensione volontariato imensione volontariato Onlus è un’ associazione nata nel gennaio 1996 a Roseto degli Abruzzi. Racconta Giuseppe Palermo (uno dei soci fondatori insieme a Guerino Prosperi, in tutto sono undici): “Tutto è nato con lo scopo di raccogliere fondi per l’acquisto di un’ambulanza da donare alla Croce Rossa. Nel proseguimento di questa attività sapevamo che l’azione dell’associazione sarebbe morta lentamente. É iniziata così l’assistenza agli anziani, anche solo per accompagnarli dal medico o per portare le medicine a domicilio. Attività che si sovrapponevano a quanto già svolto dalla CRI. Poi, grazie ad un corso ENFAP, per il quale era previsto il trasporto di ragazzi disabili, l’associazione ha trovato la sua attuale strada”. Nel 2000 Dimensione Volontariato ha ricevuto in gestione dall’amministrazione comunale il centro diurno per disabili, struttura che fiancheggia la sede della Croce Rossa in via Nazionale 514; nel 2005 ha ottenuto anche la gestione dell’affine struttura nel Comune di Pineto. Altri Comuni serviti dall’attività sono Silvi, Atri, Morro D’Oro. Trentotto i ragazzi assistiti. Quattro gli automezzi adibiti al trasporto delle persone disabili. È distribuita anche una rivista quadrimestrale, “Oltre”, nella quale gli articoli sono a cura dei ragazzi dell’associazione. L’interno del centro diurno, dotato di

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spazi ampi e luminosi, troviamo laboratori di musica, pittura, e il laboratorio di creta in fase di collaudo. Protagonisti quelli che dai volontari vengono chiamati con visibile affetto “ragazzi”: dal più giovane di 16 anni al veterano che ne ha 70. Racconta Sabrina Ciccocelli, responsabile dei volontari:“Organizziamo eventi come “Il sabato dei briganti”, due ore pomeridiane di musicoterapia, ballo, pittura, visite ai musei e alle fattorie”. Lo stesso accade nel centro diurno di Pineto, sito nei locali riservati dal Comune al primo piano del palazzo polifunzionale di via Mazzini, 1. Dalla consapevolezza dell’importanza che lo sport ha, sia per la socializzazione che per la riabilitazione motoria dei soggetti portatori di handicap, nasce l’associazione sportiva dilettantistica Dimensione Volontariato. Iniziativa che ha permesso ai ragazzi di partecipare tra l’altro al 38° Torneo Lido delle Rose nel circolo bocciofilo. Grazie al trascinante entusiasmo dei diversamente abili del centro diurno sta prendendo forma l’idea, in prospettiva, di un inserimento lavorativo dei numerosi utenti, dell’acquisto di una struttura che affianchi quella di via Nazionale, dove si tenterà di vendere creazioni dei ragazzi: bomboniere in creta e oggettistica. Il cui ricavato servirà per autofinanziarsi e accogliere nuovi ragazzi e operatori.

CRISTIANE MARÀ


Acqua alla gola

Quando sentivamo parlare di tsunami, bombe d’acqua, uragani con inondazioni, e morti, raccoglievamo le notizie con sufficiente partecipazione umana ed egoistico distacco di chi pensa di essere talmente al sicuro da non poterne essere neppure sfiorato. Poi, senza che ce ne accorgessimo, il clima è mutato. Complici noi stessi e i nostri vizi, l’incuria e l’ingordigia, l’onnipotenza spavalda dell’ignoranza, e pessime abitudini alle quali si fa subito il callo. Ora i corsi d’acqua li osserviamo con l’attenzione riservata appena ieri a improbabili elevazioni cementose, e siamo smarriti, increduli, se non terrorizzati. L’acqua la sentiamo salire alla gola, ogni volta che un temporale insiste nelle ore, e cominciamo a porci domande gonfie di timore. Come gli argini dei fiumi. Se tocca a noi, ce la facciamo? Dalle righe che seguono proviamo a farci un’idea del nostro territorio. E che Dio ce la mandi buona… T. M.


focus on

Equilibri sconfitti Il dato di fatto è che la temperatura, seppur lentamente e lievemente, sta aumentando e ciò significa che c’è maggior energia a disposizione per gli eventi atmosferici.

ccade ormai da diversi anni che nei periodi autunnali ci troviamo a parlare di fenomeni atmosferici estremi, che determinano sempre più frequentemente disastri di enormi proporzioni. L’autunno è la stagione maggiormente caratterizzata da fenomeni meteorologici particolarmente intensi; ciò a causa del fatto che il mar Mediterraneo in questo periodo è ancora relativamente caldo quindi, con l’irrompere di aria fredda di origine nord-atlantica, si vengono a creare quei forti contrasti termici che sono alla base dell’intensificazione della nuvolosità e delle precipitazioni. Le domande che molti si pongono in questo periodo sono: “Perché le piogge sono divenute così intense e distruttive?” -“Le precipitazioni attuali sono più intense rispetto al passato?” Cerchiamo ora di dare una risposta a queste domande, ma per poterlo fare bisogna fare delle opportune premesse riguardanti il bilancio energetico del sistema Terra-Atmosfera.

La maggior parte della radiazione solare diretta verso la Terra (uv; visibile; infrarosso corto) non subisce particolari attenuazioni; l’atmosfera ne trattiene solamente una parte. La frazione di energia che giunge al suolo viene completamente assorbita dalla superficie terrestre e si trasforma in calore provocando il riscaldamento della Terra. Come tutti i corpi che hanno una temperatura superiore allo zero assoluto, anche la Terra irradia nello spazio energia, ma ad una lunghezza d’onda maggiore di quella ricevuta, e cioè con radiazioni infrarosse lunghe. Le radiazioni infrarosse emesse dalla Terra non riescono, però, ad attraversare completamente l’atmosfera, a causa delle caratteristiche chimiche dei gas che la compongono e, rimanendo in parte “intrappolate”, fanno sì che questa si riscaldi. Questo fenomeno è noto come “Effetto Serra”, nome che prende spunto dalle serre utilizzate in agricoltura, dove la funzione dei gas-serra è svolta dai teli di nylon utilizzati per la copertura. Ovviamente esiste un equilibrio tra la


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radiazione che arriva dal Sole e quella che la Terra restituisce all’ambiente; tale equilibrio però può venir meno a causa dell’immissione nell’atmosfera di elementi chimici (quali CO2) che hanno le caratteristiche di accentuare l’effetto serra. Il fatto che la temperatura del sistema Terra-Atmosfera stia gradualmente aumentando è ormai acclarato e accettato dalla comunità scientifica mondiale. Il dibattito è ancora aperto, invece, sulla paternità di questo riscaldamento; in molti sono convinti che le attività antropiche siano alla base (o per lo meno siano corresponsabili) di questo riscaldamento, altri, in verità sempre di meno, sono dell’opinione che questo riscaldamento sia semplicemente da addebitare a dei cicli climatici naturali che effettivamente si sono registrati anche nei millenni passati. Il dato di fatto è che la temperatura, seppur lentamente e lievemente, sta aumentando e ciò significa che c’è maggior energia a disposizione per gli eventi atmosferici. Infatti, la totalità dei fenomeni meteorologici, dalla circolazione dei venti, alla formazione di basse ed alte pressioni per arrivare alle perturbazioni, sono conseguenza della non omogenea distribuzione della radiazione solare sul nostro pianeta, ma se questa radiazione tende ad aumentare, i fenomeni suddetti avranno maggior energia a disposizione per svilupparsi o per rinvigorirsi. Negli ultimi anni si sta quindi studiando come questo surplus di energia possa influenzare il tempo meteorologico e in particolare le precipitazioni. Ultimamente, si sente spesso parlare di “tropicalizzazione delle precipitazioni” nel bacino del Mediterraneo e quindi in Italia; questo non sta a significare che il nostro clima tende a divenire simile a quello tropicale, assolutamente no!, ma semplicemente la tendenza delle precipitazioni a divenire meno frequenti (piove meno giorni) ma con una maggiore quantità di pioggia per singolo evento meteorico (eventi estremi). I climatologi del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare hanno effettuato uno studio in tal senso; hanno analizzato i dati di ben 53 stazioni meteorologiche della rete osservativa dell’A.M. e in particolare di 22 stazioni costiere, 13 stazioni montane e 18 di pianura. Sono stati confrontati i dati del periodo 1961-1990 con quelli del decennio successivo (1991-2000) e si è arrivati ad una serie di conclusioni. Per quanto riguarda le piogge si è notato che le precipitazioni annuali hanno manifestato nell’ultimo decennio considerato, un’ intensità analoga a quella

del trentennio 1961-’90 al Nord, al Centro si è verificato un aumento del 2% e al Sud c’è stata una riduzione del 3% circa. La cosa più interessante è che mentre nel trentennio 1961-’90 mediamente si aveva una precipitazione di circa 9 mm di pioggia per singolo evento meteorico, nell’ultimo decennio la quantità è cresciuta a 10 mm. Inoltre, sempre questo studio afferma che la maggior parte delle precipitazioni estreme tendono a verificarsi nei periodi autunnali. Questi ultimi dati quindi sembrano avvalorare l’ipotesi sulla “tropicalizzazione delle precipitazioni”. Ovviamente come avviene spesso nel mondo scientifico non tutti sono in accordo con queste conclusioni. Alcuni studiosi infatti non credono alla teoria della “tropicalizzazione” asserendo che nel Mediterraneo e soprattutto in Italia vi sono alcuni dati statistici in contrasto con le precedenti conclusioni. Per esempio, la stazione meteorologica del Monte Titano, a San Marino, ha mostrato, nel periodo 1961-90, una quantità media annua di pioggia pari a 806,6 mm, con 90,4 giorni annui di precipitazione. Nel periodo 1991-2005 la media annua è stata, rispettivamente, di 770,1 mm e 88,3 giorni. Dunque, nel trentennio 1961-90 cadevano in media 8,9 mm di pioggia ad ogni giorno piovoso. Nel successivo quindicennio ne sono caduti 8,7 mm. Va precisato, comunque, che la rete osservativa dell’ Aeronautica Militare è da sempre certificata dall’Organizzazione Mondiale della Meteorologia, dato questo che assicura l’elevata qualità dei parametri osservati e quindi delle statistiche conseguenti. In ogni caso per poter affermare con certezza che si sta andando verso una “tropicalizzazione delle precipitazioni” in Italia, bisognerebbe estendere lo studio a molte altre stazioni meteorologiche ed effettuarlo per periodi di tempo più lunghi, e questo sarà possibile solo in futuro. Negli ultimi anni la rete di stazioni di rilevamento si è sviluppata sensibilmente; molti pluviografi (strumento che misura le precipitazioni cadute) sono stati installati in posti anche disagiati dove in passato non era possibile rilevare alcun parametro meteo. Ecco quindi che in talune zone vengono registrate precipitazioni eccezionali (400mm in 6 ore in una località della Liguria di levante nell’alluvione del 25

ottobre scorso), che rappresentano sicuramente un dato “estremo”, ma che possibilmente si erano verificate in altri momenti del passato quando in quella zona non era presente alcun pluviografo che ne permettesse la misura. Inoltre, si può dire che spesso la nostra valutazione dell’intensità delle precipitazioni è influenzata dai disastri prodotti in conseguenza di eventi meteorici. Vedere i fiumi o i torrenti che si gonfiano rapidamente durante un temporale e che tendono a uscire dal loro “letto” abituale spazzando via tutto ciò che incontrano nel loro cammino, ci suggestiona moltissimo, facendoci pensare ad eventi atmosferici eccezionali. Molto spesso la ragione di questi disastri è da ricercare altrove, ovvero in tutti quei processi naturali, ma soprattutto antropici, che tendono a modificare l’ambiente che ci circonda alterando gli equilibri che la natura aveva raggiunto nei secoli scorsi. TEN. COL. FILIPPO PETRUCCI METEOROLOGO AERONAUTICA MILITARE

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focus on Dal Tronto al Piomba

Fondo d’emergenza in provincia DI

A seguito dei danni causati dalle alluvioni dell’aprile 2009 e del marzo scorso, lo stato delle aree fluviali e la questione della messa in sicurezza del territorio hanno spinto l’assessore alla viabilità con delega ai fiumi e alla difesa del suolo, Elicio Romandini, insieme all’assessore all’Urbanistica, con delega alla Protezione civile, Vincenzo Falasca, a tracciare un bilancio della situazione e inquadrare le competenze. Numerose le criticità ancora non risolte per mancanza di adeguate risorse, frammentarietà dei progetti e delle competenze. Allo stato attuale ci sono sette interventi in concessione, alcuni già ultimati, su altrettanti corsi d’acqua del territorio, per un importo complessivo di circa 7 milioni di euro (fondi regionali). “In seguito agli ultimi eventi calamitosi – spiega Romandini - si sono resi necessari ulteriori interventi urgenti per il riassetto delle aree a rischio idrogeologico. Per i corsi d’acqua di nostra competenza, quelli che rivestono maggiori criticità, sia per la dimensione dei bacini, sia per la collocazione a ridosso di centri abitati, sono sicuramente i torrenti Calvano, Cerrano e Borsacchio. Su questi abbiamo concentrato la progettazione e messa in atto dei nostri principali interventi, con anche qualche anticipazione, di importo limitato, al fine di limitare il verificarsi di nuovi fenomeni alluvionali”.

Ultimati e in fase di collaudo, invece, una serie di interventi per la riduzione del rischio idraulico per 1,5 milioni di euro che comprendono proprio il torrente Calvano e il torrente Cerrano, oltre al fosso Concio, fosso Marinelli e il torrente Foggetta (anch’essi di competenza provinciale) e, con un finanziamento di circa 700mila euro, il progetto esecutivo del 2° Lotto di sistemazione idraulica sempre del torrente Calvano, che era già pronto prima dell’alluvione. “A seguito degli eventi del marzo scorso, - prosegue l’assessoreè stato necessario un riadeguamento del progetto che ha causato uno slittamento all’avvio dei lavori, ma che partiranno comunque entro la metà di dicembre”. Sempre per il Calvano, l’amministrazione provinciale ha recuperato un residuo di 40mila euro, già destinati al ripristino del tratto terminale cementato del torrente, con particolare attenzione al comune di Pineto per le maggiori criticità riscontrate. Altra situazione di criticità è quella relativa al torrente Borsacchio, al quale è stato destinato un cofinanziamento RegioneProvincia di circa 129mila euro, per la sistemazione e l’allargamento dell’alveo; in attesa dell’intervento risolutivo, è stato intanto necessario agire nell’immediato post-alluvione: un intervento di manutenzione straordinaria a monte della Statale 16 con la pulizia del letto del fiume e l’abbassamento della quota del fondo dello stesso “Gli interventi

MIRA CARPINETA

messi in atto – prosegue l’assessore Romandini – non bastano ovviamente a sanare tutte le criticità, come quella sul Tordino dove, a causa della formazione di un isolotto ghiaioso, il corso del fiume si è pericolosamente spostato lungo la sponda destra. Proprio per far fronte a queste, come ad altre piccole ma importanti situazioni, si intende chiedere alla Regione la possibilità di utilizzare un finanziamento in concessione di circa 1 milione e 800mila euro per sanare le urgenze riscontrate sul territorio”. In attesa dei 20 milioni di euro che dovranno venire dalla Regione attraverso apposita legge (residui Fas 2000/2006), per i danni causati dalle alluvioni nel Teramano, complessivamente documentati per circa 130 milioni di euro. “Oltre alla necessità di far fronte all’emergenza– interviene l’assessore Vincenzo Falasca – bisogna muoversi sempre più nell’ottica della prevenzione; ciò che è avvenuto è evidentemente causato anche dalla forte pressione antropica su alcune aree e dall’eccessivo consumo del suolo. Un incontro con i Comuni della Vibrata si rende necessario per condividere le scelte del nuovo Piano territoriale di coordinamento provinciale. L’analisi delle criticità del suolo è punto di partenza imprescindibile per la sua messa in sicurezza e per le future scelte di sviluppo del territorio”.


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Compiti della Prefettura I recenti eventi alluvionali che hanno interessato la Liguria, la Toscana e talune Regioni meridionali sono state caratterizzate dall’eccezionale intensità delle precipitazioni, che hanno avuto un effetto devastante su territori che notoriamente - analogamente al resto del territorio nazionale - non sono stati interessati da interventi tecnici preventivi di tutela e di consolidamento finalizzati alla mitigazione del rischi idraulico ed idrogeologico. Tale situazione, dovuta per lo più alla carenza di risorse finanziarie da adibire alla manutenzione ed alla messa in sicurezza dei corsi fluviali e dei siti interessati da dissesti, riguarda anche la nostra provincia, le cui condizioni, fatti salvi alcuni casi già risolti, risultano tuttora identiche a quelle conseguenti agli eventi alluvionali di marzo 2011, per i quali il Presidente del Consiglio dei Ministri ha decretato “lo stato di emergenza”, a tutt’oggi non ancora seguito da conseguente provvedimento di individuazione e stanziamento delle somme ritenute necessarie per il superamento dell’emergenza e di nomina di un Commissario a ciò delegato. I danni subiti al patrimonio pubblico e privato e le situazioni di criticità rilevati nell’occasione, censiti ed accertati come da procedure dalle amministrazioni comunali, sono stati da queste trasmesse al Servizio Protezione Civile della Regione Abruzzo. Pertanto sarà possibile acquisire da tali Enti (la Regione e la Provincia sono peraltro competenti nelle materie di tutela del suolo e dei bacini idrografici) ogni notizia riguardante le principali criticità provinciali, il cui diretto e costante monitoraggio, anche ai fini della tempestiva adozione dei provvedimenti a tutela della pubblica e privata incolumità, è affidato ai Sindaci, quali Autorità locali di protezione civile, cui compete l’attuazione dei primi interventi di soccorso in fase di emergenza. Sulla base delle direttive e delle pianificazioni regionali (nel caso specifico Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico, Piano stralcio di difesa delle Alluvioni, ecc.), la Provincia ed i Comuni redigono rispettivamente il Piano provinciale ed i Piani comunali di emergenza di protezione civile, che sulla base dei rischi presenti

sul territorio, individuano le risorse umane e strumentali nonché le modalità coordinate d’intervento e di tutela della popolazione(allertamento, evacuazione, ecc.). A questi potranno essere rivolte le richieste di notizie riguardanti i rispettivi territori. La Provincia ha in itinere l’elaborazione del nuovo Piano provinciale che sostituirà quello precedentemente redatto da questa Prefettura. Al verificarsi di emergenza intese ed estese, che superano quindi le competenze territoriali dei Sindaci, il coordinamento degli interventi è assunto dal Prefetto in raccordo con tutte le componenti del sistema P.C., che assicura comunque, in tutti casi, l’intervento sul territorio dei VV.F. e delle Forze statali. A seguito dei drammatici eventi sopra indicati, questo ufficio ha richiamato l’attenzione di tutti i soggetti del sistema sulla necessità di migliorare, rivisitandoli, i moduli d’azione coordinati e condivisi per rendere oltre modo efficaci tutte attività dirette alla previsione, alla prevenzione ed alla gestione di eventuali criticità e/o situazioni di emergenza.

il coordinamento degli interventi è assunto dal Prefetto in raccordo con tutte le componenti del sistema P.C., che assicura comunque, in tutti casi, l’intervento sul territorio dei VV.F. e delle Forze statali

FONTE: PREFETTURA DI TERAMO

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Purchè se ne parli

on un occhio attento a quanto accaduto nelle Cinque Terre e in Ludigiana, viene spontaneo interpellarsi sulle sorti della nostra Regione, già fortemente martoriata di recente da dissesti idrogeologici, dal terremoto dell’Aquila e dall’alluvione del marzo scorso; sono soltanto gli ultimi episodi, in ordine di tempo, di una serie di sconvolgimenti territoriali che hanno devastato l’Abruzzo. Tante le cose che si potevano fare e tante si possono ancora realizzare, ma nella maggior parte dei casi è proprio l’uomo, con la sua incuria, all’origine di questo dissesto. Secondo i recenti dati Istat, dal 1990 al 2005, in soli quindici anni, la superficie agricola utilizzata in Italia si è ridotta di quasi 4 milioni di ettari, un’area più vasta della somma degli interi territori del Lazio e dell’Abruzzo; il fenomeno della continua diminuzione dei suoli agricoli è stato accompagnato dalle imponenti attività edilizie degli ultimi decenni, spesso condotte con scarsa attenzione al rischio idrogeologico ed in assenza di una meditata pianificazione, rispettosa del territorio. La penisola italiana, per la sua conformazione, è comunque fortemente predisposta a pericoli ambientali; è tra i Paesi a rischio sismico elevatissimo, per la presenza di diversi vulcani, e di una morfologia che predispone a frane e alluvioni.

Il territorio della provincia di Teramo è fortemente esposto al rischio di movimenti franosi e vanta la presenza di fiumi importanti come il Vomano, costantemente monitorato per intervenire con il giusto anticipo nel caso di esondazioni consistenti, ma anche di piccoli bacini, in realtà molto pericolosi, perché suscettibili di generare piene repentine, con tempi di allarme brevissimi, e di causare altri gravi problemi, come improvvise colate di fango. Come ha ricordato di recente Vincenzo Falasca, assessore all’urbanistica della Provincia di Teramo, è urgente impegnarsi, oltre che nella predisposizione dei piani di prevenzione delle emergenze, soprattutto nell’attenta pianificazione territoriale. In quest’ottica, sono stati organizzati di recente alcuni incontri, come il “Convegno nazionale sul consumo di suolo” e sul “Dissesto Idrogeologico: Pericolosità geoidrologica e gestione dei territori fluviali nel teramano”, tenutosi a Sant’Omero il 25 giugno scorso, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Mario Tozzi, presidente dell’Ente Parco Nazionale Arcipelago Toscano, ed il prof. Leo Adamoli, responsabile nazionale della sezione geologia ambientale della Società Geologica Italiana, con l’auspicio che lo scambio continuo di informazioni ed esperienze possa favorire lo sviluppo della consapevolezza che la “calamità naturale” è solo la parte finale di una catena di eventi nella quale il fattore umano è, quasi sempre, il fattore di innesco primario. MARIANGELA SANSONE

Da Giulianova a Campli Non è ancora passato un anno dagli eventi alluvionali che hanno interessato la nostra provincia, ma ancora oggi le cronache evidenziano la critica situazione dell’intero territorio italiano, dal nord al sud. Infatti, nessuno è stato risparmiato dal disastro che le piogge di stagione hanno portato sul territorio nazionale. Ambiente Italia, su Rai Tre, evindenziò ad ottobre il rischio idrogeologico della Liguria, sottolineando come interventi dissennati avessero creato condizioni tali da mettere a rischio l’intero territorio. Il maltempo di sicuro non ha risparmiato nemmeno la zona del teramano, causando non poche preoccupazioni sia per la viabilità sia per l’enorme dispendio di energie. Ma quale è la situazione ad oggi sul nostro territorio?


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E i danni della passata alluvione sono stati adeguatamente messi in sicurezza? Il sindaco di Giulianova, Francesco Mastromauro, e l’assessore al demanio, Archimede Focellese, hanno richiesto l’intervento della Provincia e Regione per far partire lo stanziamento di fondi per la riqualificazione degli argini dei fiumi Tordino e del Salinello. In questa delicata situazione associazioni, comitati di cittadini e proloco attivi politicamente, possono fare la differenza. Infatti, il Wwf, in una sua recente nota, spiega in modo chiaro che - “Se le prime piogge autunnali hanno già portato a danni ingenti, non vorremmo che anche nel nostro territorio, a breve, si dovesse procedere ancora alla conta dei danni, causati non dalla natura, ma dalla miopia e dall’incapacità di amministratori che, a prescindere dalle appartenenze politiche, non sono in grado di salvaguardare il territorio e l’incolumità dei cittadini. Per questo il Wwf lancia un accorato appello affinché si giunga ad un vero e proprio patto per il territorio: tutte le amministrazioni competenti devono intervenire subito per porre fine all’utilizzo indiscriminato del territorio, bloccando le tante sconsiderate espansioni costruttive previste dai vari piani regolatori o peggio da project financing che agiscono in totale difformità a quanto pianificato. È necessario applicare le norme e gli indirizzi sugli interventi in ambito fluviale e dissesto idrogeologico, evitando che, per presunte esigenze di sviluppo, si costruisca ovunque, salvo poi invocare stati di calamità una volta che, a causa di scelte sbagliate, eventi naturali si siano trasformati in vere e proprie catastrofi dall’esito ampiamente prevedibile”. Ecco, quindi che in questo contesto, le istituzioni si sono date un calendario di lavori affinché si possa mettere in sicurezza idrogeologica le aree a rischio. Particolare riferimento è stato fatto alle aree vicine agli ospedali per i quali, a tutt’oggi, secondo numerosi esperti, esiste un elevato indice di pericolosità in ordine alle criticità idrogeologiche. Gli incontri si sono svolti nella sala del Consiglio provinciale, dove particolare attenzione è stata riservata ai nove ospedali abruzzesi. Circa il Lotto Zero, a Teramo, il problema maggiore, a detta di molti preoccupati cittadini “è la costruzione selvaggia. Si continua a costruire in aree a rischio di esondazione, a programmare piani urbanistici con espansioni incontrollate su aree sensibili, ad ubicare impianti ed infrastrutture a ridosso di fiumi, calanchi, zone in frana, attuando una politica di deroghe e sviamento dalle norme generali in nome

di un fantomatico sviluppo che non tiene conto delle realtà del territorio”. Di particolare drammaticità la situazione vissuta nel comune di Campli, durante il passato nubifragio, che ha procurato danni per miglioni di euro in tutto il territorio. Il lago artificiale, sito a Piancarani, che ha una capienza di circa 20mila metri cubi, arrivando alla sua massima capienza ha esondato. Inoltre è utile ricordare che il ponte che collega sant’Onofrio con Garrufo è a tutt’oggi chiuso. E’ stato costruito un ponte provvisorio ed è vietato il transito ai mezzi pesanti durante la notte. MASSIMILIANO TASSONI

Di particolare drammaticità la situazione vissuta nel comune di Campli, durante il passato nubifragio, che ha procurato danni per miglioni di euro in tutto il territorio ...

Dalle parti del Vezzola “Anello verde” è il nome del camminamento che costeggia il torrente Vezzola, all’interno del parco fluviale. Dovrebbe essere luogo per passeggiate distensive o giri in bicicletta; invece, sorvolando sul fatto che vi si interrompa la pista ciclabile, sta divenendo noto più per il suo stato di abbandono che per altro: masse di cespugli aggrovigliati a ridosso delle sponde e alberi crollati all’interno del letto del torrente sono le immagini caratteristiche di questo sito. Un’eredità non gradita dell’alluvione del marzo scorso, quando il fiume andò in piena, che testimonia come molto ci sia ancora da lavorare per sistemare il territorio. Con riferimento alla difficile situazione dei fondi per la ricostruzione, che per ora ammontano a soli venti milioni di euro, stanziati dalla Giunta regionale e ricavati da vecchi FAS (Fondo per le Aree Sottoutilizzate) non spesi. Ben poca cosa rispetto ai cento milioni già preventivati. MATTEO LUPI

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“L’acqua arvò lu sò” a parola a Piero Angelini, consigliere regionale del Wwf. A Colleparco, Fonte Baiano e lungo il Tordino e il Vezzola si respira un’aria da “non succede, ma se succede...”. Quando avvengono disastri come quello di Genova, si discute sempre di segnalazioni non raccolte. Cosa ne pensa? I cambiamenti climatici sono reali, ma nessuno ne ammette l’esistenza per non prendersi responsabilità. Il prof. Antonucci dell’Università di Chieti ha detto significativamente che “il Maghreb è arrivato in Puglia”. A questo si aggiunge la mancanza di cultura dimostrata da chi ci governa, che sia di destra o di sinistra. Ad esempio, per anni nelle zone di golena (bacini naturali che riducono la portata delle piene dei corsi d’acqua e fertilizzano il terreno) hanno autorizzato una cementificazione selvaggia che costituisce un pericoloso ostacolo al deflusso delle acque A chi devono essere ascritte le colpe di questa situazione? Certamente ai costruttori che realizzano opere abusive, ma anche al condono concesso su queste opere da parte dei comuni. I condoni hanno devastato il territorio e il paesaggio a livello nazionale. Inoltre, dovrebbe rientrare nell’ “abc” delle conoscenze tecniche di ogni amministratore che l’acqua è un corpo incomprimibile, e che al tentativo di compressione esso reagisca con un aumento di pressione e con la ricerca di una via di fuga

‘esplosiva’ dai risultati catastrofici. E’ questo il caso delle abitazioni che si ritrovano i fondaci allagati ogni volta che scende giù un grande acquazzone. Mi viene in mente un vecchio detto teramano, che qualcuno deve essersi dimenticato: “l’acqua arvò lu sò”, l’acqua rivuole il suo percorso. Cosa può fare l’uomo per risolvere i problemi che egli stesso ha creato? Ma l’uomo può sempre ripensare il proprio destino, portando maggiore rispetto all’unica terra che lo ospita! Si dovrebbero mettere a regime le acque dei fiumi, promuovendo il ritorno di una cultura di controllo delle campagna, oggi spesso abbandonate, e ci dovrebbe essere maggiore severità e raziocinio nel rilascio delle autorizzazioni a costruire. Si possono rivedere i piani regolatori per l’espansione edilizia e per la realizzazione degli insediamenti industriali. Come Wwf, noi premiamo per aumentare il potere delle autorità di bacino Quali sono le altre questioni che stanno maggiormente a cuore al Wwf, in questo momento? Su tutte, ci stiamo battendo per la rimozione di quelle misure che stanno eliminando la biodiversità, ad esempio nel torrente Vezzola: flora, fauna e microfauna hanno un ruolo fondamentale nel miglioramento della qualità delle acque. In mancanza di questi elementi i nostri fiumi-come nel caso del Vibratapossono diventare propriamente avvelenati. MATTEO LUPI

Ma l’uomo può sempre ripensare il proprio destino, portando maggiore rispetto all’unica terra che lo ospita!


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Borsacchio: “Abbandono e paura” E’ una sensazione di abbandono quella che provano i cittadini del Borsacchio, il quartiere a nord del Rosetano. Ma ad ogni temporale l’abbandono si tramuta in terrore, ogni secondo scandito dal pensiero orribile: “E se il torrente straripasse? E se anche il lago sulla collina in cima alle nostre case cedesse?”. Un quartiere che non ha solo il problema dell’acqua, ma anche quello della circolazione. Infatti, dall’apertura della Teramo mare, il Borsacchio rappresenta la strada più breve che unisce l’uscita di Mosciano Sant’Angelo a Roseto degli Abruzzi. Ma andiamo per ordine. A marzo del 2011, durante un forte temporale, l’argine del torrente Borsacchio, completamente stracolmo di vegetazione, cede. Ed è l’inizio di un incubo per gli abitanti della zona, che hanno visto scantinati e

garage completamente allagati. Ma la paura non riguarda solo i danni materiali. Queste persone hanno capito il pericolo che corrono ad ogni temporale. Temono non solo per le loro case, ma anche per le loro vite. L’amministrazione comunale, in tempi di campagna elettorale, aveva promesso un totale impegno per questo quartiere. I residenti della zona, per attirare l’attenzione, hanno organizzato una piccola festa durante l’estate, a cui ha presenziato il sindaco neo eletto Enio Pavone. In quella occasione, il portavoce del quartiere, Pasquale D’Alessio, ha mostrato al primo cittadino la pietosa condizione dell’argine fantasma, sottolineando il pericolo costante a cui sono sottoposti ad ogni evento temporalesco particolarmente violento. Nel frattempo, la paura cresce,

come afferma il sig. D’Alessio stesso: “Ogni volta che inizia un temporale, abbiamo il terrore. Soprattutto in questi giorni in cui abbiamo assistito alle scene di Genova. Deve scapparci il morto prima che qualcuno decida di intervenire?”. Come se non bastasse, il quartiere è sovrastato da una collina, in cima alla quale ci sono due laghi artificiali. E così la paura si triplica: non solo il torrente, ma anche il fango dell’altura e l’acqua dei laghi. Come giustamente fa notare D’Alessio, se straripassero anche i laghi sarebbe una tragedia annunciata. I residenti del Borsacchio non vogliono essere melodrammatici, ma tutelare se stessi e i loro figli. MARTINA SARGIACOMO

COMUNE DI ROSETO:

Parola chiave “PRIORITÀ” “Priorità”: ecco la parola chiave usata dall’assessore all’ambiente del comune di Roseto degli Abruzzi, Fabrizio Fornaciari, per descrivere la situazione del Borsacchio. L’intervento sul torrente, che si trova nell’omonimo quartiere, rappresenta un punto fondamentale tra i progetti del Comune. Lo stesso assessore sottolinea il punto di svolta a cui si è arrivati proprio in questi giorni: “Tutte le procedure inerenti il Borsacchio sono state attivate presso la Provincia e, a breve, inizieranno i lavori, che consisteranno di tre parti: decespugliamento, pulizia e rimozione”. La prima fase sarà quella di decespugliare il canneto che ormai ostruisce completamente tutto il torrente. La seconda parte riguarderà la pulizia. Verrà effettuata un’azione di escavazione di circa un metro, che partirà dal ponte e finirà presso la prima curva, per ripristinare il livello del torrente, che si è innalzato notevolmente rispetto al suo livello usuale. Infine, verrà effettuata la rimozione di tutti i detriti, azione particolarmente sottolineata dall’assessore che afferma: “Tutti i detriti che toglieremo, verranno rimossi completamente e non spostati o posti a lato dell’argine”. Le intenzioni della neo giunta comunale sono quindi ben chiare e poste ulteriormente in evidenza da un ulteriore

progetto riguardante sempre la zona del Borsacchio. Infatti l’assessore Fornaciari ha già in mente l’allargamento del torrente, in modo da facilitare ancora di più il flusso d’acqua: “Abbiamo già preso i contatti con la Provincia per questa seconda iniziativa. Chiaramente, il tutto verrà svolto in un secondo momento, ma è nostra seria intenzione procedere per risolvere questo problema. Per il momento, posso dire che sono state effettuate le analisi del territorio e a giorni partiranno i lavori della prima fase che riguarda la pulizia del torrente”. MARTINA SARGIACOMO

Abbiamo già preso i contatti con la Provincia per questa seconda iniziativa.

MONTORIO:

La parola agli esperti a cronaca di questi giorni mostra un’Italia funestata da frane, alluvioni, danni ingenti e vittime. Questi fenomeni eccezionali e sempre più frequenti provocati dai cambiamenti climatici e dalla negligenza umana, nel corso degli anni non hanno risparmiato nessuna regione italiana, neanche il territorio di Montorio al Vomano già colpito dal sisma del 6 aprile e per questo inserito tra i Comuni del cd. “cratere”. Basta tornare al 21 luglio 2004 quando un abbondante nubifragio creò panico e disastro in un quartiere del paese. La collina che domina via Leopardi e via delle Formaci fu erosa dalla pioggia incessante, scaraventando sul centro

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focus on abitato una quantità enorme di fango e sterpaglie che occlusero le condotte di smaltimento delle acque piovane. Case e scantinati allagati, auto parcheggiate “ammucchiate” l’una sopra l’altra come in un autoscontro. La scena di via dei Mulini era apocalittica. Anche nell’aprile del 2009 ci fu l’esondazione del fiume Vomano pochi giorni dopo il terremoto, a causa di pioggia copiosa e di una grandinata eccezionale. Alcune aziende e case non furono risparmiate dagli allagamenti; il parco fluviale interamente devastato e un guasto alla centralina del gas lasciò la popolazione già provata senza acqua calda e riscaldamento per alcuni giorni. Questi accadimenti hanno messo la popolazione in uno stato di paura che viene rinnovato ogni volta che la cronaca ci ricorda il problema. Il dissesto idrogeologico –dicono i geologi Madior Camerati e Mauro Manetta -è una realtà preoccupante alla quale rivolgere attenzione. Incriminare il clima o la negligenza umana non aiuta a trovare una soluzione. Gli eventi catastrofici, infatti, ci sono sempre stati e si ripetono ciclicamente; purtroppo solo a fatto avvenuto si pensa a cosa si poteva fare e cosa si poteva evitare. E’ importante, innanzitutto, agire a lungo termine e pensare a cosa potrebbe accadere in futuro, e farsi guidare dal buon senso non dimenticando il passato che può insegnarci e suggerire risposte”. In relazione al nostro territorio gli esperti precisano che non si può parlare di costruzioni selvagge ed espansione incontrollata, perché saremmo di fronte a un fenomeno di antropizzazione casuale. Piuttosto è giusto parlare di “occupazione del territorio in maniera arrogante. E’ opportuno trovare il giusto rapporto tra la natura e l’opera dell’uomo sulla base di una giusta lettura dei fenomeni naturali. Bisogna imparare a conoscere la natura e rispettarla ed estirpare la voglia di costruire a tutti i costi”. Anche per il responsabile dell’ufficio urbanistico del Comune di Montorio al Vomano, il geom. Ennio Cingoli, il dissesto idrogeologico è un problema preoccupante che riguarda l’intera penisola. Di fronte a questi fenomeni naturali così catastrofici quello che l’amministrazione comunale può fare è predisporre piani urbanistici che tengano conto delle zone a rischio. E’ di

giovane nascita il P.A.I., il Piano nazionale di Assetto Idrogeologico, di salvaguardia e difesa del territorio che detta norme e fornisce cartografie che individuano le zone ad alta pericolosità. Nell’emanazione del PRG i Comuni devono attenersi strettamente alle direttive del suddetto Piano che è uno strumento sovraordinato rispetto al piano regolatore. Il rischio individuato dal P.A.I. è diverso da quello sismico e questo ha finalmente chiarito alle amministrazioni locali quali zone meritano particolare attenzione. Per le costruzioni che sono state edificate in zone ad elevato rischio prima dell’entrata in vigore del P.A.I., non vengono consentiti nuovi interventi o altre opere. Ciò che il geom. Cingoli vuole chiarire è che il fenomeno delle costruzioni abusive, in alcune realtà nazionali, esiste; l’avvento dal 1985 in poi dei condoni edilizi, però, ha permesso la regolarizzazione di dette costruzioni e se c’erano attività in corso per demolirle o metterle in sicurezza a livello comunale, le sopravvenute leggi statali li hanno vanificati. Senza dubbio ciò che è necessario fare è salvaguardare la natura e non abbandonarla al proprio destino attraverso la manutenzione di fiumi e strade, di canali di scolo, la corretta regimentazione delle acque piovane e di pulizia dell’ambiente circostante. ADELE DI FELICIANTONIO

Fonte Baiano, paura in città Enzo D’Ignazio, presidente del comitato di quartiere di Fonte Baiano, illustra la situazione del della zona. “Tutto è cominciato quando al proprietario del terreno fu dato il permesso di costruire alla base di questa collina, e per prima cosa vennero abbattuti tutti gli alberi, che normalmente fungono da contenimento per lo smottamento della zona”. Il progetto non andò però in porto, perchè ci si rese conto che in quel sito non era davvero possibile costruire: “Arrivò la Forestale che liquidò la faccenda con una semplice multa” prosegue D’Ignazio. Da allora, spariti gli alberi, è rimasto un muretto spesso non più di venti centimetri, ricco di crepe e che assume una pendenza sempre più grande, man mano che il tempo passa. Il tutto condito con la presenza di una rete contenitiva non degna di questo

nome. “Sono anni che facciamo notare la cosa al Comune, ma c’è mai stato un solo intervento”. Il presidente del comitato di quartiere sottolinea maggiormente i disagi che possono derivare dalla situazione della collina. “Basta che piova per tre o quattro giorni, e il manto stradale si ritrova ricoperto di fango e terriccio, come è successo per l’alluvione dell’anno scorso, quando abbiamo dovuto chiamare le gru per far sgomberare la zona. La stessa cosa succede quando la via, divenuta impraticabile, blocca il traffico e magari anche il servizio urbano” precisa. “Noi ci affidiamo sempre alla buona stella, sperando che le cose vadano bene casualmente. E’ chiaro che così non può andare, perché poi quando avvengono le tragedie si parla sempre di strage annunciata”. MATTEO LUPI


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Protezione Civile: come funziona

La Protezione Civile è lo strumento con il quale viene coordinato il complesso di uomini e mezzi, appartenenti a diverse organizzazioni pubbliche e private, che intervengono quando i normali servizi di soccorso non sono più sufficienti. Non è semplice districarsi nel groviglio legislativo che la riguarda. Bisogna tener presente che l’organizzazione è complessa e ramificata, ad essa partecipano tutti i livelli amministrativi dello Stato e numerose componenti private. In Italia, l’idea di una struttura sovraordinata, di coordinamento dei soccorsi nasce negli anni ’70, dopo aver vissuto le esperienze dell’alluvione di Firenze e del crollo della diga del Vajont ma, nel tempo, si sono susseguite e sovrapposte diverse leggi che hanno reso ancora più difficile comprendere esattamente le modalità di articolazione della competenza territoriale della Protezione Civile.

Fino al 1970, i compiti di soccorso, nei casi di gravi emergenze, costituivano una funzione secondaria delle Forze Armate, chiamate ad intervenire laddove si verificava un evento calamitoso. Le azioni preventive erano invece assegnate essenzialmente al Ministero dei Lavori Pubblici, che attraverso i suoi organi assumeva tutte le iniziative utili a scongiurare i rischi derivanti dai fenomeni sismici, idraulici, franosi e di erosione costiera. Per effetto del decentramento amministrativo, previsto dalla Costituzione Italiana ed iniziato con l’avvento delle Regioni nei primi anni settanta, le competenze e le responsabilità connesse alla gestione dell’emergenza si sono sempre più trasferite verso i livelli amministrativi più vicini alla popolazione, fino ad arrivare ad attribuire direttamente ai Comuni il ruolo di figure centrali nell’organizzazione delle attività di protezione civile. MARIANGELA SANSONE

Morte nel sottopasso Si può morire nel 2011 per un sottopasso allagato? Teramo, come Genova, insegna. Tra il 2 e il 3 marzo di quest’anno, nella seconda notte della terribile alluvione che mise in ginocchio l’intera provincia, il noto gallerista teramano Pietro Rizziero Di Sabatino perse la vita in un modo tragico quanto assurdo, finendo con la sua Passat station wagon sul fondo del sottopasso di Mosciano Sant’Angelo, completamente allagato. Una trappola d’acqua e fango di otto metri cubi che lo inghiottì nel buio più completo. Pietro Rizziero Di Sabatino, quella notte, era di rientro da Pescara: uscito dal casello, imboccò per sbaglio il senso di marcia opposto, svoltando la rampa di accesso che lo avrebbe fatto scivolare in pochi secondi sul fondo di quell’ abisso, non lasciandogli scampo nonostante fosse

riuscito in ultimo ad uscire dalla vettura. Secondo l’Anas tutto sarebbe risultato essere al suo posto. La famiglia della vittima, rappresentata dall’avv. Gennaro Lettieri, è invece di ben altro parere, puntando il dito proprio contro il gestore della rete stradale. Nessun cartello avrebbe impedito alla vittima di imboccare la strada che lo portò alla morte. Oltre questo, si dovrà accertare l’efficienza del sottopasso, costruito appena due anni prima e, in teoria, capace di sopportare quella mole d’acqua. Per questo nei mesi scorsi dalla Procura di Teramo è stato nominato un perito autostradale per risalire ad eventuali

pecche di manutenzione del tratto stradale. Le verifiche, una volta effettuate, sono finite sul tavolo del Pm, a disposizione delle indagini. All’origine dell’allagamento del tunnel, infatti, ci sarebbe stato un malfunzionamento delle due pompe di sollevamento adibite al prelievo dell’acqua piovana: proprio la posizione errata del relativo quadro elettrico, a livello della strada e quindi soggetto all’acqua, avrebbe mandato in corto circuito l’impianto, tanto da causare il blocco del sistema di prevenzione. RAUL RICCI

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A proposito di Steve Jobs 2

Il discorso di Stanford l discorso tenuto da Jobs all’Università di Stanford nel 2005, durante la cerimonia di consegna dei diplomi di laurea, racconta la storia di un genio, che si intreccia magicamente tra vita privata e vita professionale, pone gli accenti sull’unicità di Jobs e ne fa cogliere lo spirito basato sull’unicità di ognuno di noi, sulla passione nel voler vivere credendo in qualcosa di indefinito, “un disegno da amare anche se sconosciuto, crederci ed alimentarlo ogni giorno, perché proprio oggi potrebbe essere l’ultimo giorno per sostenerlo”. Raccontando la sua storia ha in realtà tracciato una strada da seguire ponendosi come una sorta di Virgilio che ci accompagna nella nostra Divina Commedia. Così Jobs si trasforma dall’ingegnere dei sogni al narratore di emozioni che stimola in noi ogni forma di emotività. Il discorso si articola in tre elementi principali in cui l’autore racconta la sua vita, evidenziando dei momenti cruciali che egli chiama “i puntini” disseminati dietro di se, apparentemente senza alcun legame se non nel momento in cui guardandosi indietro ne capisce l’importanza per la sua formazione, il suo genio, il suo successo. Dalla nascita all’adozione, dall’abbandono dell’università al corso di calligrafia, fino al garage e alle prime competizioni con la Microsoft di Bill Gates. La prima storia: “unire i puntini”. …non potete sperare di unire i puntini

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guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo. Nella prima frase è presente il senso del discorso di Jobs come dell’eroe, se vogliamo omerico, che affronta una vita piena di difficoltà. Dai primi umili lavori da cui ha inizio l’avventura, fino all’imprenditore di successo che oggi tutti ricordiamo. E la difficoltà, che ci accomuna tutti, di non poter conoscere a priori quale sarà il disegno finale, permette al discorso di Jobs di entrarci dentro, e di ritrovare le difficoltà che affrontiamo ogni giorno, le scelte che a volte sembrano allontanarci dalla strada maestra (il corso di calligrafia che Jobs frequentò dieci anni prima e che divenne il punto di riferimento per la nuova interfaccia grafica di ogni computer presente oggi nel mondo. Lo stesso Jobs, prima di creare il MAC, si chiese perché

lo avesse mai frequentato). Questo senso comune ci proietta e ci assimila alla vita di un genio, facendo riscoprire in ognuno di noi la possibilità di poter raggiungere obiettivi a volte impensabili. Jobs ci dice di credere in qualcosa che non conosciamo, ancora ignoto, perché il disegno verrà svelato solo alla fine. Questo è lo spirito che invoglia a credere in un’idea, a tracciarne i suoi contorni, a farla filtrare attraverso la nostra personale esperienza: Ci offre un consiglio morale per crescere con noi stessi. Alcune parole-chiave di questa prima parte del suo discorso (la nascita, l’abbandono, i genitori, gli studi, il lavoro, le idee e i progetti) sono replicabili in ognuno di noi stillando quello spirito di genio e follia che ci permette di essere unici al mondo. La seconda storia: amore e perdita. Fui molto fortunato – ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta: da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione – il Macintosh – un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni… quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato?.... …. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che


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facevo…. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi. Sembra quasi inverosimile eppure Jobs parla di amore, di quell’amore che lo ha reso un eroe nella battaglia della sua vita, che lo ha sostenuto nella caduta e nella risalita. Non può non saltare all’attenzione il modo in cui sintetizza l’uscita dalla Apple (proprio il fondatore era stato messo fuori dalla sua azienda), paragonandola ad una sorta di rifiuto femminile, una storia andata male, ma il cui partner è ancora innamorato e sa che, per riconquistare il suo amore, deve impegnarsi al massimo perché quella è la strada giusta. Jobs traccia una sorta di dolce parallelismo, quasi religioso, tra il suo lavoro e l’amore. Anche un’esperienza negativa può essere un segno che rimarrà stampato (come un imprinting genetico) nel nostro io: l’obiettivo è trasformare tutto ciò che è male in bene grazie all’amore che ognuno di noi riversa nella sua più grande passione. La terza storia: la fine. A diciassette anni, lessi una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, prima o poi lo sarà veramente”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era

“No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa. Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore. Arriviamo alla crudezza della vita, a quell’unica certezza che l’intera umanità ha sempre temuto: la morte. E così, dai puntini che tracciano un disegno (quasi divino), all’amore che dobbiamo profondere in quello che facciamo ogni giorno (lavoro e sentimenti), Jobs ci catapulta di nuovo nella realtà, ad insegnarci che quella che ogni giorno viviamo è la vita e come tale, può finire da un momento all’altro. Suggerisce allora il metodo con il quale apprezzarla ogni giorno, a patto che questa vada nella direzione del nostro cuore e delle nostre passioni. Ogni mattina, guardandoci allo specchio bisognerebbe chiedersi se è questa la vita che vogliamo fare e trasformare, come egli indica, il male in bene, considerando la morte come uno stimolo per vivere al meglio con il mondo e con se stessi. L’affermazione “...Il vostro tempo è limitato,

perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro...” è un chiaro monito ai giovani affinchè seguano le loro idee e credano in esse. E l’ultima affermazione “Siete già nudi” diventa uno sprone ad affrontare con forza le avversità quando queste arrivano. Solo così, alla fine della vita, il disegno composto dai puntini rappresenterà il monumento delle nostre passioni. La conclusione Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand … Era la metà degli anni Settanta …nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino… Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi. Siate affamati. Siate folli.” A conclusione del discorso, non una citazione classica o latina, ma uno slogan dei suoi tempi, degli anni settanta “... Siate affamati. Siate folli.” Quale miglior messaggio da lasciare a giovani laureandi, e oggi a tutti i giovani del mondo, chiedendo loro di credere davvero in qualcosa fino alla fine, di amarla senza misure, di alimentarla, di sostenerla, di raggiungerla. GIAMMARIA DE PAULIS

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Unitelma Sapienza

laurearsi in rete nata a Teramo la prima Università telematica abruzzese, dalla collaborazione con l’Ateneo romano La Sapienza e utilizzando tutte le potenzialità e i vantaggi della moderna tecnologia informatica e delle telecomunicazione. Il prof. Aladino De Paulis, promotore e realizzatore del progetto, ne spiega le peculiarità: Cos’è la Unitelma Sapienza? L’università “la Sapienza” di Roma, una delle più prestigiose d’Europa e sicuramente la più numerosa, ha rivolto il proprio interesse alla telematica, così come è avvenuto per tante altre Università italiane. A tal proposito è stata costituita l’Unitelma Sapienza, il cui Consiglio di Amministrazione è composto da rappresentanti del Ministero della Funzione Pubblica – Formez, dalle Poste Italiane, dalla Rai e naturalmente da illustri Accademici dell’Università la Sapienza. Questa importante partecipazione pubblica garantisce una stabilità ed una identificazione istituzionale, tale da renderla unica nel sistema delle

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Università telematiche. Lei crede nelle Università telematiche? Se non ci credessi questa iniziativa non avrebbe mai avuto origine. Ormai la telematica non è più il futuro, ma il presente. E’ impensabile lavorare in un ufficio pubblico o privato senza avere dimestichezza con un computer. La formazione a distanza viene ormai attuata ovunque, anche in quei paesi che potrebbero sembrare tecnologicamente meno avanzati dell’Italia. Se si pensa che il Paese più innovativo per la telematica è l’India, per la formazione a distanza è l’Australia, dove vi sono Università telematiche con 60.000 studenti, ci si rende conto che l’Italia è ancora prigioniera di un tradizionale sistema obsoleto e abbondantemente superato. Già qualche anno fa la formazione a distanza in Inghilterra era del 20% a differenza dell’Italia che era dello 0,8%. sono stati questi dati che mi hanno convinto della validità dell’iniziativa. D’altra parte se le università più prestigiose hanno rivolto l’interesse alla telematica, significa che hanno compreso come il sistema d’informazione a distanza rappresenti il

futuro. Chi sono i vostri studenti? Il nostro bacino d’utenza si amplia a 360 gradi. E’ formato da giovani che hanno appena superato l’esame di Stato e che vogliono intraprendere gli studi universitari, limitando notevolmente i costi. A tale proposito è importante ricordare che esiste un progetto giovani che prevede una valida agevolazione per la durata legale del corso di studi per gli studenti in età compresa tra i 18 e i 22 anni che si iscrivono per la prima volta alla Unitelma Sapienza. E’ formato da meno giovani che non hanno potuto completare gli studi e che con l’ Università telematica, senza la necessità della presenza costante, possono realizzare il sogno interrotto, ascoltando lezioni di eminenti docenti, senza vincoli di orari, nelle ore più disparate della giornata. E’ formato inoltre da persone che lavorano, ma che vogliono migliorare la loro posizione. In merito ai dipendenti pubblici è necessario ricordare che la Unitelma Sapienza attua una notevole riduzione sui costi.


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Cos’è la Uni Adriatica? E’ un’Associazione che nasce come ente apartitico, aconfessionale, non commerciale ai sensi degli articoli 1/9 del Dec. Leg. n. 460/1997. Non ha scopo di lucro e si propone di diffondere e promuovere la formazione, qualificazione e diffusione della lingua italiana nel mondo, utilizzando metodologie e tecnologie informatiche e telematiche della formazione a distanza. Promuove la cooperazione culturale e scientifica nazionale e internazionale, favorendo l’integrazione europea della struttura universitaria. Come mai è stata sottoscritta la convenzione con l’Unitelma Sapienza di Roma e non con altre Università? La scelta della Unitelma Sapienza, che rilascia il titolo, non è un caso. Non è stato facile sottoscrivere una convenzione, ma ci siamo riusciti. Dopo vari incontri con vertici dell’Università e lettere di intenti, il 26/07/2011 è stata firmata definitivamente la Convenzione tra il Presidente del Consiglio di Amministrazione, Prof. Angelo Maria Petroni che è anche Consigliere Rai, e il sottoscritto, in qualità di Presidente di UniAdriatica. Il nome e il prestigio della Unitelma Sapienza sono riconosciuti ovunque. Aver portato a Teramo una sede credo sia un vantaggio per tutti. La sede istituzionale si trova nella storica Badia di Corropoli e la sede amministrativa a Teramo, in Piazza Dante. Che l’iniziativa sia stata favorevolmente accolta è dimostrato anche

dal patrocinio dell’Unione dei Comuni della Val Vibrata (città territorio) che conta ben dodici comuni. Come è organizzata l’attività didattica? Gli studenti al momento dell’iscrizione, che può avvenire in qualsiasi giorno dell’anno, senza vincoli temporali, ricevono una chiave (password) con la quale potranno accedere alla piattaforma di teledidattica della Unitelma Sapienza, per seguire le lezioni, quando vogliono, senza limiti di tempo e di

numero. Durante la fase di apprendimento potranno avere a disposizione periodicamente dei docenti in presenza, con adeguate capacità professionali.

Il nostro bacino d’utenza si amplia a 360 gradi. E’ formato da giovani che hanno appena superato l’esame di Stato e che vogliono intraprendere gli studi universitari, limitando notevolmente i costi.

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TERAMO CHE FU: l’Anfiteatro romano

fregi attribuiti all’anfiteatro, ora posti sulle pareti della cattedrale di Teramo

on pensiamo necessariamente all’anfiteatro flavio di Roma: “il Colosseo”. Anche nella nostra città c’è un anfiteatro romano. A Interamnia, nell’attuale centro storico di Teramo, quando andiamo a fare la spesa o raggiungiamo il posto di lavoro, varchiamo una vetrina della città imperiale passando tra il teatro e l’anfiteatro di età romana. Le interferenze delle vestigia con la vita del centro moderno privilegiano la città e sono una realtà di superlativa importanza oltre che di grande fascino. Il continuum visivo di storia e archeologia è un patrimonio che assicurerebbe un reddito rilevante. Fino a quando i nostri beni culturali soprassiederanno lo scacco di demolizioni sempre più divoratrici, la noncuranza e l’abbandono? Non si può eludere il dovere della memoria. Se uscissimo di casa e non trovassimo più il corso, la piazza, la chiesa non sarebbe più lo stesso senza quei luoghi che ci accomunano, che stanno alla radice. La tutela vuole anche scongiurare la perdita del senso di continuità della vita.

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Dunque l’anfiteatro va considerato. L’edificio fu costruito di forma ellittica, ampio cinquantaquattro metri per settantasei metri circa e doveva racchiudere una superficie di 3150 mq. Il pavimento stradale di via Irelli si ammorsa all’edificio a circa un terzo della sua altezza segnando dall’esterno il livello corrispondente alla cavea interna. Il paramento murario in laterizio svetta dodici metri in elevato.

La risposta al desiderio di conoscere l’interno dell’edificio è sintetizzata dalla pittoresca e romantica aridità dell’angolo di via Ciotti.

Vediamo fasce gradualmente rientranti verso l’alto fino al settore superiore decorato da lesene. Il piano dell’arena, dove si svolgevano spettacoli, giochi e manifestazioni politiche è stato individuato a circa sei metri di profondità. Lungo la traiettoria del paramento esterno diversi accessi anulari sono stati interpretati come corridoi che dall’esterno consentivano di raggiungere le gradinate interne. I posti più vicini all’arena erano occupati dall’imperatore e dai personaggi di maggiore rilievo. Il popolo prendeva posto sulle gradinate. Più in alto e più lontana era la zona riservata alla plebe. L’edificio era destinato a spettacoli di vario genere, ludi gladiatorii, duelli, lotte tra fiere. Le antiche forme di intrattenimento che si mettevano in scena nell’anfiteatro di Interamnia vengono illustrate dalle maschere, dall’equipaggiamento gladiatorio: il gladio, l’elmo, lo schiniero, lo scudo che vediamo sulle lastre di fregio continuo tradizionalmente attribuite all’anfiteatro oggi reimpiegate nella parete destra della Cattedrale. Le corone della vittoria sono raffigurate


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particolare di un accesso

sui dischi di lucerne, sulle terrecotte architettoniche e nei mosaici. Inoltre possiamo fare riferimento anche all’emblema del mosaico pavimentale della Domus del Leone raffigurante il leone in lotta con un serpente: iconografia che potrebbe fare luce sul mercato dei giochi e l’importazione della fauna orientale. La risposta al desiderio di conoscere l’interno dell’edificio è sintetizzata dalla pittoresca e romantica aridità dell’angolo di via Ciotti.

L’incontro fortuito di una scala e di una gradinata che chiude nel vuoto e poi il cielo… sembianze surrealiste facilmente reperibili quando si parla di antropizzazione del paesaggio urbano. A guardare bene però i fatti concreti delle scelte del passato sono state molteplici. La costruzione del Duomo e del seminario hanno tagliato il muro perimetrale e riempito l’area dell’anfiteatro. Nel secondo dopoguerra fu aperta la via San Berardo che comportò lo sfondamento di un altro tratto di muro. Il dislivello tra la via San Berardo e via Irelli che abitualmente superiamo scendendo le scalette dell’anfiteatro fu chiamato a contenere questo segreto. Le rovine dell’edificio pubblico di epoca romana furono sacrificate alla terra e alla vita ipogea. Il monumento oggi traccia una falce di luna sulla pianta della città. Lo sperone di un rudere lascia l’ultima voce della continuazione dell’ anfiteatro interrotto sul fianco sinistro del Duomo. I cittadini e gli utenti sanno sicuramente che fare una passeggiata archeologica raccontandosi la città che fu durante le tappe della storia sarebbe bellissimo, ma bisognerebbe decidere se guardare l’anfiteatro o farsi investire dalle auto. GIUSEPPINA MICHINI

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Da Teramo al

Parlamento Europeo

L’emozionante esperienza di un’adolescente a Strasburgo ome di consueto, si rinnova di questi tempi l’appuntamento a Strasburgo per gli studenti e gli universitari vincitori del Concorso scolastico europeo, promosso dal Movimento per la Vita: un’opportunità unica che ha visto noi giovani, ospiti al Parlamento Europeo, confrontarci quest’anno sul tema dedicato alla “Famiglia fondamento della società in Europa e nel mondo”. Ben 14 ore di viaggio mi permettono di interagire con i 26 vincitori abruzzesi provenienti in prevalenza da Pescara, Vasto, Chieti e Sulmona. A me l’onore di rappresentare la città di Teramo presso il Parlamento Europeo. Le prime a salutarmi, all’ arrivo, sono le dodici stelle sulla bandiera dell’atrio grande del Consiglio D’Europa. Mi guardo intorno, un po’ frastornata e disorientata … non mi sembra vero di trovarmi nella sala dove hanno parlato i grandi della Terra! Mi limito semplicemente ad immortalare la struttura con delle foto, incorniciando i volti stanchi, ma felici dei miei compagni. Dopo aver lavorato diverse ore alla modifica della bozza di documento relativa all’art. 16 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo secondo il quale “la famiglia è il nucleo e il fondamento della società e dello Stato”, la discutiamo nella simulazione di seduta assieme ai ragazzi delle altre regioni d’Italia in relazione alle attuali condizioni culturali, sociali ed economiche dell’Unione Europea. Seduti ai nostri banchi, partecipiamo al dibattito e alla votazione dei vari articoli, ma

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attendiamo con ansia che il portavoce e il difensore della nostra regione esplicitino l’emendamento da noi formulato. Tempo due minuti e gli applausi dell’assemblea salutano l’approvazione del nostro articolo sulla genitorialità: “La genitorialità è la primordiale forma di legame familiare. La società, con le sue pubbliche istruzioni e il volontariato in collaborazione con esse, deve aiutare le madri a superare le difficoltà che si oppongono alla prosecuzione della gravidanza e comunque allo svolgimento dei compiti inerenti alla maternità. Lo Stato deve provvedere a rendere la figura paterna più presente, partecipe e responsabile affinché le madri non restino sole”. La soddisfazione provata in quel momento alimenta in noi il desiderio di renderci portavoce di molte altre attese della nostra generazione. Mentre in aula proseguono i saluti dell’on. Carlo Casini, presidente del MpV, e il discorso sentito e commosso di Leo Pergamo, responsabile dei giovani del MpV, per me comincia il tempo di un nuovo impegno, a favore della battaglia per la vita che Giovanni Paolo II definì epocale. Nei cinque giorni che trascorro nel capoluogo dell’Alsazia, grazie all’impegno di tanti volontari come Toni e Mariangela, i nostri accompagnatori, non mancano gli appuntamenti come quello con il mons. Aldo Giordano, osservatore permanente della Santa Sede presso il Parlamento Europeo e lo svago in compagnia dei nuovi amici. Il tempo vola e ciò che mi rimane più impresso è senza dubbio il dibattito, il confronto,oggi più che mai necessario,

perché ciascuno si senta attivo e partecipe cittadino di un’Europa che cresce, “Unita nella diversità” nel segno della democrazia! Dopo un’esperienza così forte e intensa che si conclude con una cena di Gala con alcuni politici parlamentari presso il ristorante più elegante e raffinato di Strasburgo, l’Ancienne Douane, ritornare alla normalità è un grande peso; tanto brusco e spiacevole è il distacco! Realizzo che dopo un viaggio non si ritorna mai così come si è partiti: viene lasciato qualcosa dal posto e si lascia qualcosa nel posto. Si ritorna nuovi, in qualche modo trasformati e ritoccati. Conserverò per sempre questo ricordo in un contenitore di cristallo come se fosse il più prezioso fra le esperienze vissute: è stato significativo e costruttivo, infatti, per me, saggiare il pensiero di miei coetanei che ancora considerano valori e ideali che la società odierna dà ormai per dispersi. Quanto occorre essere anticonformisti per schivare i modelli di vita attuali presentati come migliori? Invito allora i giovani, qualora fossero interessati, a partecipare al concorso che riempie davvero di una gioia inappagabile. Infatti, se è vera l’affermazione secondo cui il mondo è nelle mani della nuova generazione, il Movimento per la vita riesce bene a incitare alla riflessione di tematiche fondamentali dell’esistenza passando attraverso il diletto e il piacere.. Riportiamo la nostra Europa agli antichi splendori, facciamo della nostra vita un dono, viviamo di sani principi e nel nostro piccolo potremo creare un “mondo nuovo”. ANNA DI PIETRO


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Caffè filosofico

Un ricco calendario di incontri è stato programmato e diffuso dall’Università Popolare di Torano Nuovo. In particolare fanno spicco i “Caffè filosofici” proposti da chi scrive e organizzati in collaborazione con il Centro EDA CTP dell’Istituto Comprensivo di Nereto. Le tematiche da affrontare (l’ultimo venerdì di ogni mese) riguardano argomenti di grande interesse collettivo o semplici curiosità. Il primo tema sarà “Etica”, pur non volendo approfittare del particolare momento che stiamo vivendo, si ritiene che parlare di etica, oggi, equivalga a nutrirsi per vivere. Non si offriranno ricette o soluzioni a problemi, ma si cercherà semplicemente d’individuare i fondamenti della disciplina, se di disciplina si può parlare. I “Caffè filosofici” risalgono alla seconda metà del ‘700 e si diffusero, quindi, in pieno Illuminismo, secondo lo spirito proprio di questo movimento. Occorreva uscire dagli ambiti ristretti delle Accademie, delle Università e delle Scuole per portare la cultura e le nuove idee direttamente a contatto con un pubblico più vasto e più interessato al sapere e alla discussione di problemi reali. I ritrovi pubblici furono considerati i luoghi migliori e più opportuni a tale scopo. Nei caffè filosofici francesi si educava il popolo a diventare cittadini: persone giuridiche dotate di

diritti e di doveri. Conduttori di caffè filosofici erano personalità notevoli, quali Denis Diderot, Montesquieu, Voltaire, Rousseau, che sicuramente avevano rivoluzionato la mentalità del tempo. Certo la società francese, come quella di altri Stati europei, era molto variegata. La classica tripartizione per ordini potrebbe risultare fuorviante per capire soprattutto il terzo stato. Per ben sapere cosa fosse basterebbe chiederlo a Sieyes, autore dell’opuscolo: “Qu’est-ce que le Tiers Etat?”. Con l’avvento della Rivoluzione Francese e dell’età napoleonica, i “Café- philo” forse esaurirono la loro funzione e di essi non si hanno più traccia fino al 1992, quando il filosofo Marc Sautet li riscopre e li ripropone presso il Café des Phares a Parigi. Oggi, intesi come libero scambio di opinioni, se ne contano parecchi in Francia (più di 150) e un centinaio nel resto del mondo; in Italia, a quanto se ne sappia, non superano la decina. I Caffè programmati a Torano argomenteranno su: Etica, Estetica, Politica, Religione, Alterità, Paradossi enigma ambiguità, Mitologia. Gli stessi saranno replicati a Colonnella, con l’aggiunta di Numerologia e Cabala. MICHELE CILIBERTI PrimaPagina N. 20 / dic. 2011

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Scadenze

Iva:

TRACCIABILITÀ ALIMENTARE

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in etichetta: le novità

contribuenti IVA mensili Liquidazione e versamento dell’Iva relativo al mese precedente Iva:

Con il decreto 5464 del 3/08/2011 il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha varato nuove norme per la leggibilità delle informazioni inerenti l’origine dei prodotti alimentari sulle etichette; il provvedimento nello specifico riguarda l’olio d’oliva, le carni bovine e avicole, il miele, il latte fresco e la passata di pomodoro ovvero quei prodotti per i quali era già obbligatoria l’indicazione di origine ma che spesso in etichetta era illegibile o posta in modo che il compratore non la vedesse facilmente. Con questo provvedimento si garantisce il rispetto della volontà della Comunità Europea in materia di tracciabilità dei prodotti alimentari e si dà risposta alle richieste dei produttori italiani offesi da una concorrenza sleale che si avvale del marchio italiano su prodotti che di nazionale non hanno niente come per esempio il pecorino romano prodotto in Romania o i pelati fatti con pomodori provenienti dalla Cina. Il decreto si è reso necessario per

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contrastare la concorrenza non solo nel campo delle contraffazioni alimentari ma anche nel cosiddetto “italian sounding” ovvero per quei prodotti che suggestionano i compratori stranieri evocando l’origine italiana di cibi invece prodotti all’estero provocando così un danno economico ai produttori oltre che all’immagine del nostro paese. Con le nuove disposizioni si sottolinea la necessità di apporre sulle confezioni indicazioni chiare e facilmente leggibili così da consentire al consumatore di sapere immediatamente ad una prima occhiata quello che sta aquistando; un ulteriore e importante passo nella storia della legislazione in materia di tracciabilità alimentare atto a proteggere il “made in Italy” che nell’agroalimentare rappresenta il 16% del Pil.

ROBERTA VENTURONI

27/12/2011

contribuenti IVA mensili e trimestrali Versamento dell’acconto relativo all’anno 2010 Ici:

16/12/2011

Proprietari di beni immodili o titolari di diritti reali di godimento degli stessi Versamento del saldo per il 2011 Irfef - Irpeg - Ires - Irap:

30/12/2011

Persone Fisiche, Società semplici, Società di Persone e soggetti equiparati, società di capitali, che presentano la dichiarazione dei redditi - Unico 2011 Ultimo giorno utile per la regolarizzazione della 2^ o unica rata di acconto Irpef, Ires ed Irap relativo all’anno 2011 non effettuato(o effettuato in misura insufficiente) entro il 30/11/2011 (ravvedimento).


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Esordio del giovane scrittore teramano Davide Orsini

Romeo e Giulietta per tutti DI

VINCENZO LISCIANI PETRINI

omeo e Giulietta di William Shakespeare – Adattato in prosa e per tutti”, distribuito da Fermento editore di Roma. Davide Orsini, scrittore teramano, classe 1984, esordisce anche come narratore con un bel colpo di classe, ovvero una trasposizione in chiave romanzo di uno dei capolavori della letteratura teatrale di tutti i tempi. “Romeo e Giulietta” è una storia profondamente sedimentata nell’immaginario collettivo. Se tradurre è in qualche modo già tradire, che cosa è stato “riadattare”? Il primo pensiero è stato proprio quello di “macchiare” in un certo senso un capolavoro, impoverendone le suggestioni che il testo originale riesce a comunicare. Tuttavia il lavoro di adattamento a romanzo mi ha permesso di sfondare il muro delle parole, per entrare nella testa dei protagonisti e sviscerarne emozioni, pensieri, riuscire a suggerire al lettore quel che di solito è abituato a vedere passivamente quando si confronta con adattamenti cinematografici e teatrali. In un mondo che si fonda sull’immagine, evocarle tramite un romanzo invece che spiattellarle

sul video è una sfida moderna proprio perché implica un ritorno a pratiche a cui siamo disabituati: usare l’ immaginazione per farsi il proprio film in testa. Cosa può dire oggi questa storia nella nuova veste? Pur se scritta secoli fa, Romeo e Giulietta è la storia di due ragazzini di sedici anni che provano l’amore per la prima volta. Per questo è così sedimentato nell’animo collettivo (e c’è chi la ama e chi la odia) e per questo che ha un senso ancora oggi scriverlo e riproporlo. E’ ancora modernissimo nell’affrontare dubbi e paure di una generazione che si attacca ai proprio simili e all’amore per non sprofondare. Quanto è stata importante l’esperienza teatrale per comporre questo lavoro? In fondo, si è trattato di fare, in un certo senso, da regista. Un’altra curiosità: hai lavorato su una traduzione italiana o direttamente sul testo inglese? L’obiettivo era quello di restituire con la maggior fedeltà possibile il testo shakespeariano, filtrandolo con un linguaggio più semplice e accessibile al grande pubblico. Tuttavia lavorare sulle descrizioni, gli ambienti e persino pensieri dei personaggi mi ha concesso una certa libertà nel rievocare la Verona di quel tempo, inserendo dettagli che non c’erano nelle esili didascalie del testo

teatrale. E anche nel quarto atto ho inserito soluzioni affascinanti per rendere il racconto ancor più ricco di contrasti e sfumature. Ho lavorato direttamente dall’inglese. Qualche accenno alle tue prospettive. Dopo aver pubblicato Romeo e Giulietta e avere un altro adattamento shakespeariano in previsione, ho pubblicato con la casa editrice Avagliano un piccolo racconto-saggio sull’impatto dell’immigrazione cinese nel tessuto industriale di Prato. Inoltre, sto curando l’edizione di alcuni romanzi classici con la casa editrice Nobel, tra cui gli Appunti sui polsini di Bulgakov e La valle della luna di Jack London. Una grande soddisfazione è arrivata qualche settimana fa al festival del cinema di Roma, dove nella sezione Extra è stato proiettato Il pranzo di Natale, film partecipato in cui c’era anche un corto documentario scritto a 4 mani con il regista Stefano Lodovichi, dal titolo Figli di Dio. Ma il sogno rimane sempre quello del cinema e della tv: ho diversi progetti sul punto di partire e uno per la tv che invece ho già scritto e le cui riprese cominceranno a fine novembre: una docufiction sugli ultimi anni di Giovanni Pascoli, diretta da Stefano Lodovichi e prodotta per commemorare il centenario della sua morte.

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VINCENZO LISCIANI PETRINI

Dieci anni di Angiolina Pectoris

Angiolina Pectoris: come mai questo nome? L’Angiolina è nata a L’Aquila nel marzo 2001 in un freddo capannone da appassionati universitari che volevano ricercare e sperimentare il Teatro. In seguito, in una grande manifestazione a Genova, venne l’occasione di presentare un primo lavoro. Eravamo in nove, da tre iniziali. Il nome di battesimo venne fuori appena due ore prima di entrare in scena. Si riferisce a un cuore dolorante: non certo di buon auspicio. Per questo abbiamo messo nome e cognome: Angiolina Pectoris! Fu un mese intenso e provante. Ma si andava avanti, nonostante tutto potesse svanire… Ma questa è solo la storia dell’inizio. Il resto ha la bellezza di dieci anni.

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La vostra realtà come si compone? Quanti/e siete a gestirla? Ora siamo in tre, tutte donne! Dopo l’esperienza aquilana, ci siamo prese un periodo di riflessione, per trovare ognuno la propria dimensione. Ci siamo ritrovate a Teramo. Il caso ha voluto che fossimo tutte originarie di qui. L’Angiolina è il lato teatrale dell’associazione culturale Arterea, che comprende anche altre forme d’arte come fotografia, pittura, video… tutto autoprodotto! Avreste mai pensato di riuscire a fare del teatro il lavoro della vostra vita? E poi: come nasce questo progetto e da quanto tempo è attivo? Pensiamo che chiunque viva questa passione desideri di poter vivere di teatro, ma siamo

consapevoli che la strada è davvero ardua. Infatti, anche perché nella realtà teramana sono sorte molte scuole di teatro o realtà teatrali. Voi, se non sbaglio, avete scelto un modus operandi diverso che vi caratterizza anche come compagnia. Intanto la zona: siete a San Nicolò il che vi lancia su un bacino d’utenza sostanzialmente nuovo. È vero: nel Teramano, specie negli ultimi anni, sono nate diverse realtà teatrali e culturali, e questo non può che far bene alla città. San Nicolò è la più grande frazione del comune e dal punto di vista culturale si limita a eventi prettamente estivi, lasciando nell’ombra il restante periodo dell’anno. Così abbiamo creduto di fare una scelta giusta.


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Pensiamo che sia fondamentale avere e usufruire di uno strumento come il teatro che educhi all’etica e all’estetica.

Due componenti della compagnia, inoltre, sono sannicolesi e la voglia di ridare qualcosa di bello al proprio paese è stata naturale. L’Angiolina Pectoris è contemporaneamente compagnia teatrale e scuola di teatro. Immagino ci sia un gruppo fisso cui si affianca una scuola di teatro gestita anche da voi. Produzione e promozione? Sì le stesse componenti della compagnia teatrale gestiscono il Piccolo Laboratorio di Teatro a San Nicolò. Su quale repertorio vi concentrate? Ho visto le immagini del saggio adulti dell’ scorso anno, Cadeaux D’Amour, molto suggestivo: tutte donne. Gli uomini non si appassionano al teatro? Non abbiamo un repertorio fisso o definito, tutto ciò che è teatro è per noi poesia. È il nostro campo d’azione. Tutti i nostri lavori sono incentrati su tecniche di espressione corporea e vocale, è un lavoro a tutto tondo. Per noi è vitale ricercare l’organicità del lavoro attoriale nella messa in scena. Cadeaux d’Amour è un esperimento tutto al femminile… abbiamo chiesto alle partecipanti del corso cosa avrebbero voluto mettere in scena. Ognuna ha portato qualcosa di suo e lo abbiamo donato al pubblico. Il fatto che

fossero tutte donne è stato casuale. Purtroppo gli uomini sono spesso restii a buttarsi in questa avventura, forse per pregiudizi o paure, e ammettiamo che sentiamo la mancanza di un confronto artistico, ma ci piace pensare di riuscire coinvolgere in futuro il genere maschile. “Ogni dramma inventato riflette un dramma che non s’inventa”, diceva François Mauriac. Quanto può essere importante, specie nella crisi che stiamo vivendo, avere questo importante strumento di rappresentazione? Pensiamo che sia fondamentale avere e usufruire di uno strumento come il teatro che educhi all’etica e all’estetica. E’ soprattutto nei momenti di crisi che si può trovare in quest’arte un’alternativa. Le prospettive dell’anno? Spettacoli a breve scadenza? Ora come compagnia siamo concentrate su un progetto che per scaramanzia preferiamo non dire, comunque ha avuto una lunga gestazione, speriamo di riuscire entro l’anno a portarlo termine, o meglio alla luce! Per quanto riguarda il Piccolo Laboratorio di Teatro quello dei bambini è già attivo da ottobre, ora stiamo organizzando il laboratorio per adulti che avrà inizio a gennaio.

CHI È NOME: Pectoris NOME: Angiolina Lara DATA DI NASCITA: 2001 COGNOME: Pompei CITTA’:Teramo e dintorni DATA DI NASCITA: 18 09 1982 MEMBRI: CITTA’ Atri (TE) Simona Mariangela Celi, STUDI:Sciamanna, Accademia di belle arti Lara Pompei L’Aquila COLLABORAZIONI: COLLABORAZIONI: Associazione tante diverse e sfiziose! culturale ArteRea PROSSIMI PROGETTI: PROGETTI: sarà una PROSSIMI women at work!!! sorpresa! UN SOGNO SOGNO NEL NEL CASSETTO CASSETTO: UN abbiamo unper armadio di sogni! Viaggiare il mondo UN AGGETTIVO AGGETTIVO O PER UN UN MOTTO DESCRIVERVI: di cuore e di pancia! PER DESCRIVERSI: ci devo UN MOTTO: pensare… da dove può venire il rinnovamento? Da gente scontenta della situazione del teatro normale e che si assuma il compito di creare teatri poveri con pochi attori, “compagnie da camera”. Oppure da dilettanti che lavorando al margine del teatro professionista, da autodidatti siano arrivati ad uno standard tecnico di gran lunga superiore a quello richiesto nel teatro dominante; in una parola, pochi matti che non abbiano niente da perdere e che non temano di lavorare sodo. Jerzy Grotowski PrimaPagina N. 20 / dic. 2011

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A Giulianova jazz made in Japan iulianova ha assaporato per una sera la magia del jazz. Una luce si è accesa sul palco del Palazzo Kursaal, illuminando una serata incantevole e stregata dalle note di Satoko Fujii. Il concerto dell’artista giapponese si è tenuto nell’ambito della rassegna “Oltre il blu jazz fest”, ideata ed organizzata da Note di Colore e fortemente voluto da Giuseppe Di Berardino, grande appassionato ed esperto di musica. In bilico tra sperimentazione avanguardista e tecnica sopraffina, eseguita con estremo calore, la musica della giapponese Satoko Fujii è indice di puro talento. Il sound è tra i più innovativi ed originali del jazz contemporaneo, in grado di sintetizzare classica, avant-rock e folk giapponese, esplorando le differenti forme della ricerca estemporanea e compositiva

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Musica con uno stile estremamente personale. Poliedrica, l’artista dirige ensemble tra i più fantasiosi e geniali, tra cui il trio formato con il contrabbassista Mark Dresser e il batterista Jim Black, e l’ultimo nato, il quartetto Ma-Do, noto ed apprezzato per le sue esecuzioni caratterizzate da improvvisazioni accattivanti. Nel 2006 ha pubblicato quattro album: uno per ognuna delle sue orchestre giapponesi ed uno per la sua “Orchestra New York”. L’esibizione si è aperta con le tipiche sonorità giapponesi, eseguite agendo direttamente sulle corde

del lungo pianoforte a coda; i minimalismi nipponici hanno poi lasciato spazio ad un susseguirsi di note convulse ed indiavolate, attraverso un lancinante flusso musicale da togliere il fiato. Una creatività dirompente, che ha lasciato tutti piacevolmente stupiti, appassionati e non. La sala del Kursaal era gremita, posti esauriti e gente in piedi in uno scrosciare di applausi. Il concerto è stato registrato per il programma Radiotre Suite. MARIANGELA SANSONE


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a cura di Ivan Di Nino

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Basket in carrozzina

Sconfitta… presidenziale avanti al Presidente della Repubblica, G i o r g i o Napolitano, la Caripe Las si è emozionata ed è andata nel pallone”. Così Peppino Marchionni ha simpaticamente commentato la sconfitta dell’Amicacci di Giulianova (70-45) in quel di Roma contro il Santa Lucia. “Scherzo, ma è stato veramente un pomeriggio emozionante. All’inizio del terzo quarto il nostro Presidente si è seduto sugli spalti come un tifoso qualunque. Tutti si sono accorti che stava succedendo qualcosa, perché dal pubblico è venuto un applauso caloroso e considerato che eravamo fermi, tutti gli sguardi si sono diretti verso l’ingresso. Grande stupore ed ammirazione, alla fine, nello stringergli la mano e notare l’affabilità e la gentilezza anche nel concedersi per le foto con i ragazzi.Un grandissimo uomo anche simpaticissimo quando gli abbiamo detto che la troppa emozione ci aveva fatto perdere e lui ha rimandato tutto al mittente con un sorriso. Naturalmente l’abbiamo invitato a Giulianova per il Torneo di giugno, in occasione dei 30 anni d’attività dell’Amicacci”. Il Presidente ha risposto sornione: “Mandatemi l’invito e vedremo, mai dire mai!”. Venendo alle questioni tecniche, in questo momento il Giulianova è a centro classifica, alternando ottime prestazioni ad altre meno belle. La grinta non manca, ma a volte si perde

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lucidità sia in difesa che sotto canestro, come contro l’abbordabile Torino, cui sono stati concessi troppi punti all’inizio del quarto tempo, proprio quando la partita andava chiusa: “Siamo rientrati come Zombie”, dice Marchionni. Quest’anno pare che la lotta ai piani alti della classifica sia a tre: S.Lucia Roma, Sassari ed Elecom Roma; dopo le tre regine vengono Giulianova, Porto Torres e Cantù. Queste ultime due saranno clienti rognose per tutti :”Malik (allenatore di Cantù) è un ottimo tecnico e gestisce un bel parco di atleti giovani e volenterosi,

Napolitano con l’ Amicacci Giulianova

sarà un cliente molto difficile per tutti” afferma il buon Peppino. Male, almeno fino ad ora, il S.Stefano di Potenza Picena, Padova e Torino. Tornando alla compagne costiera, dà l’impressione di essere un po’ come l’Inter di Benitez; uscendo da un mourinhiano periodo di vittorie- ultima in ordine di tempo la conquista della Coppa Europa challenge- occorre digerire quanto ingurgitato e fare…il ruttino! IVAN DI NINO


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Basket

Achille Polonara:

bombe da tre n parecchi hanno sottovalutato la forza dei vent’anni di Achille Polonara, ala della Banca Tercas Teramo, promessa di un domani che sta già diventando oggi. Di poche parole, riflessivo, ascolta con attenzione le domande prima di rispondere. Anconetano, ma con una casa a Porto S.Giorgio, il giovanissimo marchigiano è cresciuto cestisticamente a Teramo: “Sono ormai cinque anni che sono qui, gente super, città tranquilla. Per i primi tre anni nelle giovanili, poi dall’anno scorso sono entrato in pianta stabile con la prima squadra. Certo, essere vicino casa non dispiace!” E’ modesto e non dice che nell’estate 2009 è stato convocato con la Nazionale Under 18 italiana per partecipare agli Europei di categoria, già dimostrando le sue attitudini sotto canestro. Da bambino il suo idolo era Bulleri, adesso considera il miglior giocatore in circolazione Bargnani. Indossa il numero 33, un omaggio ad altri due grandissimi: Bird e Pippen. Vuole iscriversi all’Università: “Lo farò presto, in Scienze manageriali dello sport”. Ad un ventenne già professionista è necessario chiedere cosa devono fare i giovani per avvicinarsi allo sport: “Questa società di certo non li agevola. Per diventare un atleta ad alti livelli devi rinunciare a compagnie,

alcool, fumo; se però ci sono i genitori che ti obbligano…è la cosa peggiore che possano fare! Non sono banalità, ma occorre tanta passione e lavoro duro; poi dipende molto anche dal carattere”. Il fratello maggiore Valerio, anch’egli cestista, ha cominciato a giocare grazie agli amici “altrimenti non sapeva neanche cosa fosse il basket…”, quando lui di anni ne aveva appena tre. Da allora il piccolo Polonara ha cominciato a seguire l’illustre predecessore familiare. Ti dà mai consigli? “Sì, soprattutto per quanto concerne gli errori”. Achille è famoso per le “ bombe da tre”. Questa nuova regola che ha spostato il limite di tiro da 6,25 metri a 6,75 infastidisce gli attaccanti? “Sicuramente all’inizio non è stato facile. Mezzo metro sembra poco, ma non lo è, poi però si prende sempre più confidenza ed alla fine ci si abitua”. Per il Teramo il campionato non è stato fino ad ora una passeggiata; quanto è difficile entrare dalla panchina e “sparare” in poco tempo tutte le cartucce che si hanno? “Non partendo titolare si ha chiaramente meno spazio e bisogna fare punti e dare il massimo in pochissimo tempo. E’ complicato. Nel calcio entrano al massimo in tre e chi esce può rilassarsi, nel basket se esci puoi venire richiamato dopo un secondo e riuscire dopo un minuto. E’ una questione di concentrazione massima per tutta la partita”. Fino ad ora c’è stata una certa mancanza

di continuità. “E’ vero… Se non andiamo sotto nei primi due tempi di almeno 15 punti non siamo contenti… - scherza - soprattutto fuori casa, e pare essere più una questione mentale che fisica, visto che si finisce spesso in crescendo: “Sicuramente, ma il campionato è lungo; il coach è molto preparato e stiamo facendo anche delle partitelle in allenamento proprio per evitare questi momenti di deconcentrazione. Il lavoro paga sempre”. IVAN DI NINO

Per diventare un atleta ad alti livelli devi rinunciare a compagnie, alcool, fumo; se però ci sono i genitori che ti obbligano…è la cosa peggiore che possano fare! Non sono banalità ... PrimaPagina N. 20 / dic. 2011

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Canyoning sport per tutti

pesso quando si parla di discipline naturali su corda si pensa subito all’alpinismo o agli sport estremi. Il canyoning è tutt’altra cosa: si tratta di un’attività per tutti che avvicina le persone al vero “cuore” acquatico della natura, con rispetto e in sicurezza. L’Abruzzo è una regione che offre un contatto davvero umano con il torrentismo grazie ad un compendio d’ itinerari d’interesse notevole. Ad esempio, vi sono percorsi come l’Avello e le valli Serviera ed Inferno, i più diffusi Fossaceca, Malopasso (Malepasso) e Pisciarellone, i fossi Ruella, Cusano, Rava, o ancora le cascate della Morricana o del Monte Camicia. Si potrebbe andare avanti nell’elenco di quest’area frequentata, eppure ancora tutta da esplorare, ma è bene innanzitutto comprendere ciò di cui si sta parlando. Il canyoning o torrentismo consiste nella discesa a piedi di corsi d’acqua caratterizzati da portata ridotta, in genere inferiore ai 200 litri al secondo, e forte pendenza, che scorrono all’interno di strette gole chiamate forre, profondamente scavate

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tra rocce e torrenti


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nella roccia. È sufficiente immaginare una sorta di speleo-alpinisti che percorrono a piedi e con le corde i torrenti, dotati di muta e materiale tecnico. L’Aic, (cioè l’Associazione italiana canyoning), nata nel 1998, contraddistingue il gruppo di torrentisti accomunati dalla voglia di divertirsi studiando, preservando e godendo di una natura unica. L’associazione si occupa d’istruire alle tecniche torrentistiche grazie alla scuola nazionale canyoning, per permettere che molte persone ogni anno possano iniziare in sicurezza e crescano in un percorso formativo sportivo e naturale. Il rispetto ambientale è alla base della

filosofia del canyoning. L’Aic aderisce al progetto internazionale C6 (Climatic Changes and Carbon Cycle in Canyons and Caves) per lo studio dei cambiamenti climatici globali. L’associazione vi partecipa mediante l’installazione in forra di siti di rilevamento dei parametri meteorologici. Il gruppo si occupa della sensibilizzazione dei torrentisti per il rispetto dell’ambiente forra, mediante una campagna annuale di pulizia di canyon e gole. Non a caso i torrentisti aderiscono all’iniziativa internazionale “Clean Up the World”, anche in rapporto al suo tramite italiano, riconosciuto in Lega Ambiente. L’associazione si è anche assunta

gl’importanti compiti di classificazione del complesso delle forre italiane e l’opera di riarmo e monitoraggio dei principali canyon nazionali. Ciò che si auspica è che i destinatari di questo grande lavoro poliedrico si rendano conto di come sia in effetti possibile godere della natura, grazie a uno sport montano/ acquatico che rispetta il territorio. In un mondo che punta sempre più al consumo sfrenato c’è ancora chi ha voglia di darsi da fare per mantenere una natura pulita e poterne al contempo fruire. CHRISTIAN ROCCATI

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A CURA DI

Lavate lo sterzo dell’auto? A CURA DI ALESSIO MACALUSO

gienisti di tutto il mondo, tremate. Lavare l’auto e dare una semplice “aspirata” ai tappetini potrebbe non bastare più per garantire la pulizia del vostro mezzo di trasporto preferito. Ma non è tutto. Se prima avete tremato, ora vi è concesso addirittura di rabbrividire, sapendo che il solo ed innocente sterzo di un’automobile “ospita” un numero di batteri dieci volte più elevato di quelli che incontreremmo sul “sedile” di un bagno pubblico! A dare la raccapricciante notizia è stato il Dottor Ron Cutler, Direttore di biomedicina presso la “Queen Mary University” di Londra. Scendendo nel dettaglio e guardando i dati della ricerca britannica, emergerebbe un quadro decisamente “poco pulito” degli interni d’auto della maggior parte degli automobilisti. Non solo, numeri alla mano la situazione si farebbe ancor più grave guardando a particolati aree, proprio come il volante. Solo quest’ultimo, infatti, batterebbe la tradizionale “seduta” di un water pubblico con un risultato difficilmente ribaltabile: 700 germi per centimetro quadrato (sullo sterzo) a fronte dei soli 80 “esserini” annidati sul WC ad esempio di una stazione ferroviaria! Peggio del volante fa solo il portabagagli che totalizza la bellezza di 1.000 batteri per centimetro quadro! Tra i vari tipi di germi

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ritrovati su uno sterzo, in maggioranza innocui per la salute, ce n’è però uno che tanto innocuo non è: al primo posto per numero di esemplari si piazza infatti il “Bacillus Cereus”, un germe capace di causare più o meno gravi intossicazioni alimentari. Un problema, come conferma lo stesso Dottor Cutler, per tutti coloro che in automobile hanno l’abitudine di spizzicare fuori dai pasti o per coloro che siano addirittura costretti a mangiare banchettando con un cruscotto al posto della tavola. La soluzione? Dedicarsi alla pulizia degli interni auto con la stessa attenzione riservata all’igiene domestica, effettuando quindi lavaggi frequenti, non solo della carrozzeria, ma anche di tutto l’abitacolo… magari iniziando proprio dall’infestato sterzo!


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Dove vai con 15 euro di carburante?

A CURA DI

15 Euro! Un’espressione tipica detta abbassando il finestrino della nostra auto abbastanza per farci capire capire dal nostro benzinaio di fiducia al momento di fare rifornimento. Un’autentica mezza misura: né troppo, ma nemmeno troppo poco. Risultato? Ovviamente molto dipenderà dall’auto alla quale daremo in pasto questi fantastici “15 Euro”: motore benzina o Diesel, utilitaria o SUV, berlina o sportiva. Stessa spesa, medesimi litri, ma autonomie del tutto differenti. Abbiamo quindi voluto fare un test: quanti chilometri è possibile percorrere con 15 Euro di benzina o gasolio? Ovvio, con il serbatoio in riserva avremo ancora qualche “metro” di autonomia, ma consideriamolo invece a secco, colmo soltanto della quantità di carburante acquistabile per la nostra prova. Unici dati certi? Il listino medio di benzina e Diesel; oggi per un litro di verde si paga circa 1,57 Euro, mentre il gasolio si attesta intorno ad 1,44 Euro. Con 15 Euro potremo quindi contare su 9,55 litri di benzina e 10,42 di Diesel, scopriamo dove possiamo andarci. Fiat 500 1.2 69 CV (benzina); percorrenze in

media di 20,83 Km/litro pari a 198,93 Km. Alfa Romeo MiTo 1.4 105 CV (benzina); percorrenze in media di 17,54 Km/litro pari a 167,50 Km. Volkswagen Golf 1.6 TDI (Diesel); percorrenze in media di 26,31 Km/litro pari a 274,15 Km. Citroen DS4 2.0 HDI 160 CV (Diesel); percorrenze in media di 19,23 Km/litro pari a 200,38 Km. Audi A4 Avant 1.8 TFSI (benzina); percorrenze in media di 13,88 Km/litro pari a 132,55 Km. Mini Countryman Cooper D All4 Automatica (Diesel); percorrenze in media di 16,66 Km/ litro pari a 173,60 Km. Audi Q7 V6 3.0 TFSI (benzina); percorrenze in media di 9,34 Km/litro pari a 89,20 Km. Abarth 500 1.4 16V Turbo T-Jet 135 CV (benzina); percorrenze in media di 15,38 Km/litro pari a 145,19 Km. Ferrari 458 Italia 4.5 V8 (benzina); percorrenze in media di 7,50 Km/litro pari a 71,62 Km.

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L’uomo incontrò il lupo A CURA DI

MARINA GROSSI*

uardando in televisione le immagini di aborigeni e dingo mi sono ritrovata a pensare che è veramente straordinario che vi siano cani in qualsiasi parte del mondo abitata dall’uomo. Ma com’è nata questo profondo e speciale rapporto? Si ritiene che alla fine della glaciazione l’uomo si sia trovato a coabitare con diverse tipologie di canidi. Molti di questi animali sono stati nutriti e sfamati dalle prime comunità umane grazie ad una caratteristica comune ai cuccioli: la neotenia. Tratti aggraziati e rotondi sono capaci di veri e propri miracoli utilissimi per favorire l’adozione eterospecifica, smorzare l’aggressività e attivare l’stinto alla protezione e alla cura. Si ritiene che donne e bambini furono i primi a sfamare e a far entrare degli animali nelle loro, e quindi nelle nostre, vite. Perché proprio gli antenati del cane e dell’uomo hanno legato così indissolubilmente la loro esistenza tanto da arrivare a dormire placidamente nelle nostre case e ad abitare nelle nostre sempre più rumorose città? Innanzitutto perché animali come sciacallo o coyote tendevano ad avere legami di breve durata

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sez. Teramo

se gli individui una volta giunti all’età adulta tendevano a staccarsi dall’uomo per vivere per conto proprio ed accoppiarsi. In secondo luogo per le notevoli affinità e potenzialità di comunicazione esistenti. Uomini e lupi, infatti, hanno strutture sociali e comportamentali molto simili. La struttura sociale del lupo è assai complessa gestita grazie ad un alta gamma di espressioni facciali e posture del corpo. I licanoni, ad esempio, pur vivendo in società complesse basano una buona parte della comunicazione sul rigurgito di cibo, peculiarità di certo non molto affine a quella della controparte umana. Naturalmente perché un animale sia reso “domestico” deve perdere la tendenza a reagire con comportamento difensivo a ciò che non gli è familiare (persone diverse, territori diversi o esperienze traumatiche). Esemplari che possedevano tali caratteristiche furono, così, avvantaggiati poiché risultavano più accattivanti e facilmente gestibili. Questi caratteri ereditari vanno evolvendosi nel corso delle generazioni in una specie animale a se stante: il cane.

Ecco a voi Irene, dolcissima cucciola di 5 mesi, è l’unica sopravvissuta di 6 sfortunatissimi pelosetti bianchi. Irene fu la prima ad ammalarsi, così piccola e inerme ha dovuto assistere al calo e poi alla morte di tutti i fratellini... lei è rimasta in bilico tra la vita e la morte per due settimane e alla fine è ruscita a reagire! Irene ha un carattere meraviglioso, sempre alla ricerca di attenzioni, sempre pronta ad accettare coccole. Come tutti i nostri cuccioli, chiede solo un po’ di affetto e una ciotola sempre piena, ma è in grado di ricambiare con un amore incondizionato e la sua grande simpatia! Per questi motivi e tanti altri per lei cerchiamo dei padroni amorevoli e una casa accogliente

*(ISTRUTTORE ED EDUCATORE CINOFILO FICSS-CONI)

legadelcane.teramo@hotmail.it tel. 340 1482084

WWW.DOGPEOPLE.IT

La storia della cagnolina Irene


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Le molestie su facebook

sono reato: è stalking A CURA DI GIANFRANCO PUCA AVVOCATO E MEDIATORE PROFESSIONISTA

a Corte di Cassazione, con una sentenza non recentissima ma molto interessante (la n. 32404/2010) ha stabilito che le molestie attraverso Facebook sono stalking; per la Suprema Corte, infatti, per integrare tale reato non è necessaria una persecuzione di tipo fisico (attraverso il classico pedinamento, ovvero telefonate o sms) ma anche l’utilizzo del noto social network può integrare la persecuzione e molestia di una persona, con tutte le conseguenze penali Il caso è il seguente: un ex fidanzato (che non ha evidentemente accettato la rottura del rapporto sentimentale) utilizza Facebook per esporre in bacheca messaggio minacciosi e, infine, giunge anche a “postare” il video di un rapporto sessuale con la ex; anche il nuovo fidanzato della ragazza riceve foto degli ex fidanzati in atteggiamenti intimi, ed alcune minacce, sempre tramite il social network.

Dopo la denuncia il Tribunale applica al molestatore gli arresti domiciliari, in conversione di una precedente misura cautelare di custodia in carcere, ma i difensori di quest’ultimo impugnano la decisione in Cassazione; la Corte rigetta il loro ricorso, e conferma la decisione del Tribunale che aveva applicato la misura cautelare al molestatore, affermando come i “messaggi” costituissero non solo dei comportamenti minacciosi e molestatori, in grado di provocare nel destinatario un profondo stato di paura e disagio, ma anche e soprattutto dei gravi indizi di colpevolezza (giustificanti l’applicazione della misura cautelare personale). L’utilizzo di internet e dei social network è sempre più oggetto di esame da parte dei giudici penali e, con la sentenza indicata, è stata confermata la sussistenza del reato ex art. 612-bis c.p., introdotto con il D.L. 23 febbraio 2009, n. 11 meglio noto con il termine anglosassone “stalking”. Una riflessione si impone: l’utilizzo di

strumenti informatici (come facebook) hanno sicuramente aumentato la possibilità di comunicare e di restare in contatto con un numero altissimo di persone ma, purtroppo, i medesimi mezzi possono essere utilizzati anche per compiere reati particolarmente gravi, fortemente lesivi della integrità morale e sociale delle persone. Di conseguenza prima di utilizzare il web è necessario riflettere su ogni implicazione (anche penale) derivante dalle nostre azioni.

L’utilizzo di internet e dei social network è sempre più oggetto di esame ...

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Ossessione del benessere A CURA DI

PAOLO DE CRISTOFARO*

n’indagine condotta dall’Istat ha indagato l’importanza per i cittadini delle varie dimensioni del benessere. La dimensione che ha ottenuto il miglior punteggio è “stare in buona salute”, in seconda istanza la possibilità di “assicurare un futuro ai figli”, a seguire l’aspettativa di “avere un lavoro dignitoso” e, in particolare, “avere un reddito adeguato” precede “la felicità nell’amore” e “l’impegno politico e sociale”. In conclusione, i timori per la nostra gente riguardano per lo più la salute e l’economia del paese che si riflette sulla paura di avere minori livelli di salute e minori opportunità lavorative ed economiche rispetto al passato. Molti sentono la salute minacciata dall’inquinamento ambientale che vedono collegato alla patologia neoplastica. Tuttavia, come ha avuto a dimostrare Steve Bratman nel 1997, anche la ricerca di un’alimentazione più sana può diventare patologica se compromette il piacere di mangiare e i rapporti con gli altri. Questa condizione di ricerca ossessiva della qualità del cibo è definita “ortoressia nervosa” che differisce nettamente dagli altri disturbi alimentari, tuttavia questa condizione dimostra che non è il cibo in

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sé la causa del sintomo patologico, ma è l’uomo che utilizza il cibo, persino quello sano, come mezzo per manifestare il suo disagio. Per valutare se da una normale aspirazione al benessere stiamo passando all’ortoressia nervosa possiamo eseguire il test di Bratman, che riportiamo per un’autovalutazione. 1) Pensate alla vostra dieta più di 3 ore al giorno? SI |_| ; NO |_| 2) Pianificate i pasti con vari giorni di anticipo? SI |_| ; NO |_| 3) Il valore nutrizionale di ciò che mangiate è più importante del piacere di mangiare? SI |_| ; NO 4) La qualità della vostra vita è diminuita parallelamente al miglioramento della


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qualità della vostra alimentazione? SI |_| ; NO |_| 5) Ultimamente siete diventati più rigidi con voi stessi? SI |_| ; NO |_| 6) Mangiare in modo sano aumenta la vostra autostima? SI |_| ; NO |_| 7) Avete rinunciato a cibi che vi piacevano per mangiare quelli giusti? SI |_| ; NO |_| 8) La vostra dieta vi rende difficile mangiare fuori, allontanandovi dalla famiglia e dagli amici? SI |_| ; NO |_| 9) Vi sentite in colpa quando “sgarrate” ? SI |_| ; NO |_| 10) Quando mangiate in modo sano, vi sentite in pace con voi stessi e con il controllo completo della situazione? SI |_| ; NO |_|

Molti sentono la salute minacciata dall’inquinamento ambientale che vedono collegato alla patologia neoplastica.

. Se la risposta a 4-5 di queste domande è “si”, è il momento di adottare un rapporto più rilassato con il cibo. . Se la risposta è si a tutte, quella per il mangiar sano è una vera e propria ossessione *CENTRO DI RIFERIMENTO REGIONALE DI FISIOPATOLOGIA DELLA NUTRIZIONE PRESIDIO DI GIULIANOVA, ASL TERAMO

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Allergici a… tutto

l numero di allergici in Italia è in costante aumento. Da studi statistici recenti, in alcune regioni d’ Italia l’incidenza delle patologie allergiche è ormai stimata quasi al 30 % e secondo proiezioni europee entro il 2015 la percentuale potrebbe salire addirittura al 45%. Gli allergeni più comuni a livello respiratorio sono pollini, epiteli (gatto – cane ), dermatophagoides (acaro della polvere) e muffe, e per gli alimenti: latte, uovo, pesce, grano, arachidi. In assoluto, nell’allergia respiratoria, i pollini sono responsabili di sintomatologia in circa 12 milioni di persone all’anno.

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Anche le allergie alimentari risultano in costante aumento, soprattutto in campo pediatrico L’aumento delle malattie allergiche è probabilmente il risultato dell’interazione tra geni e ambiente. Una possibile spiegazione è sostenuta dalla cosiddetta “teoria dell’igiene”: la perdita di un contatto continuo con stimolazioni antigeniche, come avviene negli ambienti rurali , ha modificato la risposta immunitaria favorendo la produzione di anticorpi di tipo IgE. Anche le modificazioni ambientali, soprattutto l’inquinamento “outdoor” (gas di scarico delle auto, fumo, l’ozono atmosferico e polveri sottili), e “indoor” (aumento dell’umidità, scarsa ventilazione,) determinano irritazione e infiammazione delle mucose facilitando il compito dell’allergia. Anche lo stile di vita al quale siamo abituati non aiuta: sin da piccoli cresciamo in un ambiente sempre più “asettico” e ciò può provocare disfunzioni del sistema immunitario che non viene “allenato” a riconoscere correttamente le sostanze con cui entra in contatto. Questa modificazione della reattività del sistema immunitario porta alla produzione di particolari anticorpi ( IgE ), responsabili della sintomatologia che caratterizza le malattie allergiche. I campanelli d’allarme patognomonici sono diversi a secondo dell’apparato che prendiamo in considerazione. Rinite con scolo e prurito nasale, starnuti a salve, congiuntivite, tosse resistente alle comuni terapie, asma, difficoltà respiratoria, tutti sintomi riferiti ad allergia verso sostanze inalanti. Dolori addominali, epigastralgia, vomito ripetuto, enterite cronica, mancata crescita, dermatite eczematosa, manifestazioni ponfoidi con localizzazione migrante che scompaiono spontaneamente, intensamente pruriginosi (orticaria) sono i sintomi più frequenti che possono ricondurre ad allergie e/o intolleranze alimentari, o patologia da contatto. Per ogni tipo di malattia allergica appare evidente come una diagnosi precoce e un trattamento adeguato risultino fondamentali nella gestione del paziente. A questo riguardo è utile ricordare


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Anche le modificazioni ambientali, soprattutto l’inquinamento “outdoor” e “indoor” determinano irritazione e infiammazione delle mucose facilitando il compito dell’allergia.

l’importanza di rivolgersi a centri ospedalieri specializzati nella diagnosi e nella cura delle allergie, dove poter affrontare, con prove allergometriche,un iter diagnostico specifico. Per poter eseguire la diagnostica allergologica non c’è limite di età. Prick Test, Patch test Breath Test sono le prove più semplici che portano a una diagnostica nel 90% dei casi. E’ bene sapere che per la diagnosi di intolleranza alimentare stanno sempre più dilagando test approssimativi, fantasiosi, magici e di moda, che non hanno alcun fondamento scientifico e che, pur essendo molto diffusi e pubblicizzati, non sono approvati dalle Società Scientifiche di Allergologia, o dalla Federazione degli Ordini dei Medici, ma mietono sempre un maggior numero di incaute vittime. Queste metodiche sono sempre inefficaci, ma in alcuni casi possono anche essere non sicure e persino dannose, in quanto possono ritardare una diagnosi corretta e quindi l’applicazione dei provvedimenti terapeutici più idonei. Con questi test spesso si evidenziano delle presunte allergie o intolleranze a molteplici

alimenti e sulla base dei risultati vengono prescritte diete approssimative, rigide e talora prive del necessario apporto calorico e/o vitaminico. Rientrano in queste metodiche il test leucocitotossico, i test di provocazione/neutralizzazione, il test DRIA, VEGA, SARM, la kinesiologia applicata, la biorisonanza, l’analisi del capello, e tanti altri, che non saranno mai eseguiti in strutture convenzionate, ma solo privatamente. All’inizio dei primi sintomi allergici è consigliabile parlarne con il proprio medico di base o con il pediatra di libera scelta e rivolgersi a strutture ospedaliere di riferimento in cui esercitano specialisti in grado di guidare una diagnostica corretta e prescrivere una terapia appropriata farmacologica, desensibilizzante, o dietologica. Di malattia allergica si può guarire, basta riconoscerla e curarla correttamente.

DOTT. PAOLO CALAFIORE (ALLERGOLOGO) OSPEDALE DI GIULIANOVA PrimaPagina N. 20 / dic. 2011

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