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Basta polemiche irresponsabili sul baby food

Costi standard in Sanità: sono davvero utili?

Nell’accesa disputa tra FIMP, ACP, Movimento Difesa del Cittadino e Ministero della Salute interviene il presidente della SIP Alberto G. Ugazio.

Ecco come dal 2013 funzioneranno le nuove norme. E perché, secondo alcuni, non elimineranno sprechi e inefficienze.

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www.sip.it

Mensile - Poste italiane spa - Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/13/2011 - Un fascicolo e 25

Magazine della Società Italiana di Pediatria

volume 2 | numero 1-2 | gennaio-febbraio 2012

Parola d’ordine: innovazione Uno dei titani della letteratura fantascientifica, Isaac Asimov, una volta scrisse: “Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio, e il linguaggio ancor di più. Si può dire che entrambi siano ancora pericolosi al giorno d’oggi, ma nessun uomo potrebbe dirsi tale senza il fuoco e senza la parola”. Pochi hanno descritto con tanta chiarezza la contraddittoria complessità che si accompagna sempre ai processi di innovazione: sono spesso duri da accettare, suscitano perplessità e resistenze, sono difficili da implementare e gestire, a volte sono preda di conflitti d’interessi o teatro di uno scontro tra lobbies, ma sono assolutamente necessari per il progresso umano. Questa complessità è forse ancora più evidente se l’innovazione riguarda un campo sensibile come la Medicina, e diventa quasi dolorosa quando si parla di assistenza sanitaria ai bambini o di scuola. Ma ai pediatri e agli educatori (almeno alla gran parte di loro) il coraggio non è mai mancato: accoglieranno quindi sicuramente con interesse i trend terapeutici per il 2012 che emergono dalla letteratura, iniziative come la britannica “Learning Futures” o l’augurio che questo sia l’anno della definitiva affermazione dell’Health Technology Assessment e della razionalizzazione delle politiche sanitarie. Perché l’innovazione non si ferma mai, e sta a noi raccoglierne le sfide.

Radici toscane per il simbolo dell’American Academy of Pediatrics

Troppe diagnosi di dislessia? Una denuncia senza basi scientifiche

L’immagine del bambino in fasce, simbolo dell’AAP, la più prestigiosa associazione pediatrica mondiale, è tratta da uno dei bassolirievi dell’Ospedale degli Innocenti di Firenze.

Maria Osti e Stefano Vicari dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma commentano le polemiche dichiarazioni dell’Istituto di Ortofonologia e del quotidiano “Il Foglio”.

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Basta polemiche irresponsabili sul baby food

Costi standard in Sanità: sono davvero utili?

Nell’accesa disputa tra FIMP, ACP, Movimento Difesa del Cittadino e Ministero della Salute interviene il presidente della SIP Alberto G. Ugazio.

Ecco come dal 2013 funzioneranno le nuove norme. E perché, secondo alcuni, non elimineranno sprechi e inefficienze.

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In questo numero

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www.sip.it

Mensile - Poste italiane spa - Spedizione in abbonamento postale – D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. 1, comma 1, Aut. GIPA/C/RM/13/2011 - Un fascicolo e 25

Magazine della Società Italiana di Pediatria

volume 2 | numero 1-2 | gennaio-febbraio 2012

Parola d’ordine: innovazione Uno dei titani della letteratura fantascientifica, Isaac Asimov, una volta scrisse: “Qualsiasi innovazione tecnologica può essere pericolosa: il fuoco lo è stato fin dal principio, e il linguaggio ancor di più. Si può dire che entrambi siano ancora pericolosi al giorno d’oggi, ma nessun uomo potrebbe dirsi tale senza il fuoco e senza la parola”. Pochi hanno descritto con tanta chiarezza la contraddittoria complessità che si accompagna sempre ai processi di innovazione: sono spesso duri da accettare, suscitano perplessità e resistenze, sono difficili da implementare e gestire, a volte sono preda di conflitti d’interessi o teatro di uno scontro tra lobbies, ma sono assolutamente necessari per il progresso umano. Questa complessità è forse ancora più evidente se l’innovazione riguarda un campo sensibile come la Medicina, e diventa quasi dolorosa quando si parla di assistenza sanitaria ai bambini o di scuola. Ma ai pediatri e agli educatori (almeno alla gran parte di loro) il coraggio non è mai mancato: accoglieranno quindi sicuramente con interesse i trend terapeutici per il 2012 che emergono dalla letteratura, iniziative come la britannica “Learning Futures” o l’augurio che questo sia l’anno della definitiva affermazione dell’Health Technology Assessment e della razionalizzazione delle politiche sanitarie. Perché l’innovazione non si ferma mai, e sta a noi raccoglierne le sfide.

Primo piano

Radici toscane per il simbolo dell’American Academy of Pediatrics

Troppe diagnosi di dislessia? Una denuncia senza basi scientifiche

L’immagine del bambino in fasce, simbolo dell’AAP, la più prestigiosa associazione pediatrica mondiale, è tratta da uno dei bassolirievi dell’Ospedale degli Innocenti di Firenze.

Maria Osti e Stefano Vicari dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma commentano le polemiche dichiarazioni dell’Istituto di Ortofonologia e del quotidiano “Il Foglio”.

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L’HTA che verrà

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Pediatria

anno 2 | numero 1-2 | gennaio-febbraio 2012

Magazine ufficiale della Società Italiana di Pediatria (SIP) via Gioberti 60 00185 Roma Tel. 06 4454912 www.sip.it redazione@sip.it Direttore Scientifico Alberto E. Tozzi

Coinvolgere = imparare Alec Patton

Essere un ‘digital prof’ Intervista a Marco Guastavigna

Il 2012 cammina a gattoni Sabrina Buonuomo

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Direttore Cinthia Caruso Redazione Rino Agostiniani Francesco De Luca Marina Macchiaiolo Domenico Minasi

Giovanni Corsello

Consiglio Direttivo Antonio Correra (Vicepresidente), Giovanni Corsello (Vicepresidente), Domenico Minasi (Tesoriere), Rino Agostiniani (Segretario), Luca Bernardo, Francesco De Luca, Paolo Colleselli, Marcello Lanari, Alberto Fabio Podestà, Luigi Cataldi, Riccardo Longhi, Maria Grazia Sapia, Gian Paolo Salvioli (Delegato della Conferenza Nazionale), Alessandro Fiocchi (Delegato del Consiglio Nazionale), Giuseppe Di Mauro (Delegato della Consulta Nazionale) Il Pensiero Scientifico Editore Via San Giovanni Valdarno 8 00138 Roma Tel. 06 862 821 Fax 06 862 82 250 www.pensiero.it www.facebook.com/ PensieroScientifico twitter.com/ilpensiero Direttore responsabile Giovanni Luca De Fiore

Diabete? Un determinante sociale Troppe diagnosi di dislessia? Una denuncia senza basi scientifiche

Attualità Il diavolo probabilmente Intervista a Luca Bernardo

Basta polemiche irresponsabili sul baby food

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Intervista a Alberto G. Ugazio

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Il congresso che avete scelto

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Stati Generali della Pediatria, un successo di tutti Paolo Colleselli

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Maria Osti, Stefano Vicari

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La politica Costi standard in Sanità: sono davvero utili? Domenico Minasi

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News Alert alimentazione Alert farmaci

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Progetto grafico e impaginazione Typo srl, Roma Immagini © 2012 Photos.com Stampa Arti Grafiche Tris, Roma febbraio 2012

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La clinica

Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 586/2002

Presidente Alberto G. Ugazio

Radici toscane per il simbolo dell’American Academy of Pediatrics Ricordando un maestro scomparso: Alberto La Grutta (1928-2011)

Pubblicità e promozione Tiziana Tucci Tel. 06 862 82 323 t.tucci@pensiero.it

Individuale E 40,00 Istituti, enti, biblioteche E 80,00 Estero E 120,00

Pianeta SIP

Rino Agostiniani

Redazione editoriale David Frati Manuela Moncada

Abbonamenti 2012

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Pediatria numero 1-2 - gennaio-febbraio 2012

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A cura di Marina Macchiaiolo

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Giochi pericolosi

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Pedi@tria Ci vogliono le prove, caro Spock! A cura di Alberto E. Tozzi

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Libri e film

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News

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Alberto E. Tozzi

Coordinatore Area di Ricerca malattie multifattoriali e fenotipi complessi, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

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aranno pure in pochi, ma a giudicare dai risultati i finlandesi hanno tra le migliori scuole al mondo nonostante i programmi di studio tutto sommato poco intensivi. Ce lo rivela uno studio comparativo che viene effettuato ogni 3 anni e che valuta i risultati scolastici dei quindicenni in Scienze, Matematica e capacità di lettura. Dal 2000 i finlandesi sono sempre nelle prime posizioni, testa a testa con Corea del sud, Singapore e Cina. E sono più bravi anche dei paesi nordici limitrofi. Lo studio (PISA report) mette a confronto i risultati di ben 75 Paesi del mondo. Come va l’Italia? Maluccio. Nella capacità di lettura siamo al di sotto della media, subito dietro Portogallo e Macao. In Matematica va anche peggio: ancora una volta sotto la media dietro Irlanda, Portogallo e Spagna. Le cose non vanno meglio in Scienze, mediocri come sopra. Ma la magra figura dell’Italia (che comunque dovrebbe crearci qualche preoccupazione) non è la notizia più interessante. Lo studio offre l’occasione per ficcare il naso nell’organizzazione del sistema scolastico finlandese. Niente scuole e università private. Nessuna ossessione per la valutazione continua e gli esami. Anzi, le valutazioni sono individualizzate e il sistema funziona assegnando precise responsabilità agli insegnanti e agli studenti. Meno compiti a casa e coinvolgimento degli studenti in attività creative.

uando cerco di capire come sarà il mondo che verrà, guardo i bambini. Io ne ho due. Hanno sei e due anni e sono in quell’età meravigliosa in cui imparano tutto e ci insegnano moltissimo: ogni giorno sono un po’ diversi, ma riescono sempre a far sentire noi genitori indispensabili, mentre sono loro ad essere indispensabili per noi. Senza saremmo perduti, e chi è genitore sa che non è un modo di dire. Quando cerco di capire come sarà il futuro prossimo, guardo i miei bambini mentre giocano con l’iPad, si litigano il telefonino di papà, si annoiano davanti alla tv perché non gli fa fare niente oltre a vedere, mi chiedono di andare su Internet “perché c’è tutto” (in realtà è la figlia di sei anni a chiedermelo, per l’altro è presto). Li guardo, ammiro la loro dimestichezza digitale – che non vuol dire solo che sono bravi con le mani ovviamente, ma che usano i nuovi strumenti tecnologici digitali con naturalezza – e fantastico sul mondo che verrà. “Il futuro è tornato”, mi disse una volta un amico a proposito di una mostra sull’innovazione che stavo organizzando. In realtà il futuro è già tra noi, e per chi ha le antenne della attenzione accese i segni di una rivoluzione sono evidenti: credo di poter dire che viviamo in un’epoca incredibile, nella quale l’accelerazione dei progressi scientifici e tecnologici è tale che per la prima volta nella storia forse la vita

Editoriali

La lezione finlandese

L’obiettivo principale per il sistema finlandese è garantire equità nell’accesso all’istruzione piuttosto che perseguire l’eccellenza. Gli insegnanti sono selezionati in modo molto severo e sono pagati bene. Questo approccio è il risultato di un investimento del governo finlandese che ha realizzato in tempi di crisi di avere poche risorse naturali o interne da valorizzare ed ha investito sulla conoscenza della popolazione. Quale sia la ricaduta di tutto questo è difficile dirlo. Quale roseo futuro lavorativo attenda gli adolescenti finlandesi in tempi di crisi è tutto da vedere. Che qualcuno sposti in questo campo, però, l’accento dalla competizione all’ottica di gruppo e di popolazione è interessante. Ci vorrebbe uno studio anche per sondare il livello di soddisfazione degli studenti e degli insegnanti, a leggere queste notizie sembrano tutti felici! I nostri insegnanti italiani (a loro la mia totale solidarietà) sono sicuro che avrebbero qualcosa da dire, su come rendere più innovativo il nostro sistema scolastico. A noi la creatività non manca e il patrimonio culturale neanche. Forse sarebbe ora di guardarsi meglio intorno, di riflettere se investire sulla conoscenza sia conveniente per il benessere della società e per garantire il futuro dei bambini di oggi, con il coraggio di accettare anche cambiamenti radicali. Non so quanti pediatri siano nella posizione di influenzare scelte politiche. Ma la SIP può dire la sua: non risparmiare sulle risorse e gli investimenti destinati a migliorare l’educazione scolastica dei bambini è fondamentale, innovare un sistema scolastico che scricchiola anche. Gli investimenti di questo genere non danno risultati a breve termine ma i bambini di oggi, cioè gli uomini di domani, ci sarebbero certamente assai grati. 

Il mondo che verrà Riccardo Luna

Presidente di Wikitalia, ex direttore di WIRED Italia, promotore della candidatura di Internet al Nobel per la Pace

dei nostri figli sarà completamente diversa dalla nostra. Speriamo migliore, ma questo non è scontato: dipende da noi. Il futuro non si può prevedere: il futuro in parte si costruisce, e si prova a determinare; in parte ci si prepara per eventi o scoperte che sono inevitabili. Per esempio, il fatto che la durata della vita nel 2050 raggiungerà i 150 anni non è un fatto che possiamo favorire o impedire: accadrà, e tutto quello che possiamo fare è prepararci a vivere in un mondo di trisnonni, con tutto quello che ciò comporterà anche in termini di stato sociale, per esempio. Le sfide che questo futuro ci porrà davanti non sono affatto banali: come si vive in un mondo dove un neuroscanner è in grado di svelare all’istante ogni bugia? E come si vive se il passato non passa mai perché la Rete ricorda tutto di noi? Sono solo alcuni interrogativi tra i tanti con i quali fare i conti. Sarà meglio, sarà peggio? Io sono ottimista e non solo per carattere. Sono ottimista perché i nostri figli cresceranno immersi nella cultura digitale: che non vuol dire saper usare uno smartphone, ma avere dentro i valori della condivisione, della partecipazione, della collaborazione. Questo,  e non altro, darà loro un mondo migliore.

Pediatria numero 1-2 - gennaio-febbraio 2012

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Primo piano / Innovazione

L’HTA che verrà Il 2012 sarà finalmente l’anno della definitiva affermazione dell’Health Technology Assessment e della razionalizzazione delle politiche sanitarie?

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continui mutamenti del quadro epidemiologico, le crescenti aspettative dei pazienti e dei loro familiari, il velocissimo progresso delle tecnologie sanitarie, che sono – giova ricordarlo – inserite in una logica di mercato: ecco i tre fattori che rendono indispensabile per ogni organizzazione sanitaria la continua valutazione dell’efficacia, della sicurezza, delle risorse necessarie e dell’impatto sulla qualità di vita delle tecnologie sanitarie (cioè apparecchiature biomedicali, dispositivi medici, farmaci, procedure cliniche, modelli organizzativi, programmi di prevenzione e promozione della salute). Tale attività scientifica multidimensionale e multidisciplinare è definita Health Technology Assessment (HTA). Obiettivo dell’HTA è valutare gli effetti reali e/o potenziali della tecnologia, sia a priori sia durante l’intero ciclo di vita, nonché le conseguenze che l’introduzione nel percorso assistenziale o l’esclusione di un intervento hanno per il sistema sanitario, l’economia e la società. Far crescere una cultura della valutazione (di sistema e individuale) perché il nostro sistema sanitario sia efficiente ed equo, ossia in grado di garantire l’erogazione e la disponibilità di ciò che è meglio per i propri assistiti, è un segno di dovuta attenzione nei confronti dei cittadini. Nonostante a livello internazionale l’HTA sia largamente utilizzato per informare le decisioni di politica sanitaria, l’Italia non si è ancora dotata di una tecnostruttura nazionale di riferimento che valuti sistematicamente, anche in collaborazione con analoghe agenzie internazionali, le nuove tecnologie sanitarie da introdurre e quelle obsolete da abbandonare. Il nostro Sistema Sanitario Nazionale è quindi spesso un acquirente disinformato, preda di conflitti d’interesse, false innovazioni, sprechi. Il Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 riconosce il ruolo dell’HTA nel supporto ai diversi livelli decisionali del SSN e attribuisce un ruolo di coordinamento delle attività di valutazione agli organi tecnici centrali del Servizio Sanitario Nazionale, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali (AgeNaS). Spiega Marina Cerbo, dirigente dell’area Innovazione, Sperimentazione e Sviluppo dell’AgeNaS: “Alla base della motivazione a intraprendere un percorso di HTA c’è la cosiddetta policy question. Gli orientamenti di base sono tre: valutazioni orientate alla tecnologia: per esem^^ pio un’agenzia governativa può essere interessata a valutare l’impatto clinico, economico, sociale, professionale o industriale di uno screening dei tumori in una popolazione; valutazioni problem-oriented: per esempio i me^^ dici e i produttori interessati al percorso diagnostico

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Metodologia: il percorso di HTA

Identificazione di un bisogno valutativo Prioritarizzazione Commissione del report Definizione della policy question Elaborazione del protocollo di ricerca Prima revisione esterna Raccolta delle informazioni di background Definizione della research question (definizione delle dimensioni di indagine, definizione risultati attesi) 9. Conduzione dello studio con analisi delle revisioni sistematiche disponibili (spesso caratterizzate da approcci diversi) 10. Elaborazione della bozza (con discussione, conclusioni e raccomandazioni) 11. Nuova revisione esterna 12. Pubblicazione del report finale e della sintesi 13. Disseminazione 14. Uso del report di HTA 15. Aggiornamento 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8.

(Modificata da: Busse et al., 2002)

di una patologia possono sollecitare lo sviluppo di linee-guida cliniche che coinvolgano una combinazione o un utilizzo sequenziale di più tecnologie valutazioni project-oriented: per esempio il caso ^^ di un ospedale che debba decidere se acquistare o meno una certa apparecchiatura diagnostica. L’HTA prevede un’attività di ‘previsione’ e monitoraggio delle tecnologie emergenti (definita “Horizon Scanning”), che dovrebbe – in linea solo teorica – mettere il SSN nella condizione di filtrare la domanda di assessment/appraisal che inevitabilmente emerge sia dai produttori sia dagli utilizzatori delle tecnologie in ambito assistenziale. È molto difficile essere ‘puntuali’, anche perché la domanda di salute/ benessere e di commercializzazione quanto più precoce è davvero molto intensa. Anche per far fronte a problematiche di questo tipo, l’organizzazione delle strutture deputate all’HTA deve essere flessibile e disponibile ad una costante vigilanza non solo precedente all’introduzione sul mercato, ma anche successivamente, come attività di rivalutazione”. Dall’Horizon Scanning e dalla definizione delle priorità si passa alla redazione del rapporto di HTA, la cui base è costituita dalle revisioni sistematiche.


^^   Sorenson C, Chalkidou K. Reflections on the evolution of health technology assessment in Europe. Health Econ Policy Law 2012; 7(1):25-45. ^^   Paget MA, Chuang-Stein C, Fletcher C, Reid C. Subgroup analyses of clinical effectiveness to support health technology assessments. Pharm Stat 2011; 10(6):532-8. doi: 10.1002/pst.531. ^^   Culyer AJ. Hic Sunt Dracones: The Future of Health Technology Assessment--One Economist’s Perspective. Med Decis Making 2011.

Respiratory Infections Group: “È vero, l’HTA è un’attività molto complessa e multidisciplinare, che necessita di continui aggiornamenti e che spesso è svolta con dati di qualità carente o addirittura assente. Spaventa perché è laboriosa, richiede tanto tempo ed è potenzialmente molto pericolosa, in quanto un documento di scarsa qualità o indirizzato a priori in una certa maniera può portare nel migliore dei casi ad uno sperpero di risorse e nel peggiore a danni fisici o morali a persone o a sistemi pubblici”. Spiega Marco Marchetti, direttore dell’Unità di Valutazione delle Tecnologie del Policlinico Gemelli di Roma: “Introdurre una nuova tecnologia in un’organizzazione sanitaria richiede il superamento di abitudini, resistenze, scetticismi. Quanto conta coinvolgere il personale sanitario e quali strategie suggerirebbe per riuscire a costruire ‘una squadra’? Nel momento in cui si decide l’introduzione di una nuova tecnologia, il coinvolgimento del personale è fondamentale per ottenere un effetto finale su tutta l’organizzazione. Dovendo esprimere quanto conti in una scala da 1 a 100, direi 100. La strategia da adottare è innanzitutto quella di portarlo ‘a bordo’ e di mostrare che le strategie che si mettono in atto non vogliono arginare o limitare dei desideri, ma supportare gli operatori stessi nella scelta delle tecnologie, nei limiti delle risorse disponibili. Portare gli operatori dentro i meccanismi di scelta e di decisione e non farli cala re dall’alto: questa è la strada da seguire”.

Primo piano / Innovazione

È un processo articolato al cui centro è la produzione di questi studi che si caratterizzano per la necessità di essere ‘comprensivi’ e per l’esigenza di dover scegliere, escludendo le ricerche di qualità scadente. Le revisioni sistematiche prendono in considerazione tutte le sperimentazioni condotte sull’argomento che si intende studiare; secondo criteri definiti a monte viene fatta una valutazione dei metodi seguiti dagli autori dei trial, decidendone l’inclusione o l’esclusione dalla revisione stessa. Chiara Bassi, documentalista del Centro per la Valutazione dell’Efficacia dei Servizi Sanitari di Modena, spiega: “Le fonti comunemente più usate sono le banche dati come Medline, Embase e la Cochrane Library, che raccoglie revisioni sistematiche; questi database possono garantire il recupero di documentazione di studi sperimentali primari (quindi frutto di ricerche originali) e di letteratura secondaria. È opportuno prestare attenzione a evitare il cosiddetto bias di lingua (il reperimento di letteratura solo in lingua inglese). A questo scopo può essere utile effettuare una ricerca anche con Scholar, adatto al reperimento di letteratura accademica, e con Google, al fine di controllare l’esistenza di letteratura grigia (non pubblicata ufficialmente), per esempio, all’interno di siti di produttori di farmaci o di apparecchiature elettromedicali”. La complessità dell’HTA spaventa. Perché? Risponde Tom Jefferson, epidemiologo del Cochrane Acute


Primo piano / Innovazione

Coinvolgere = imparare L’approccio di Learning Futures si basa sull’impegno reciproco di scuola e studenti

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nnovation Unit è una realtà che lavora con le persone che forniscono servizi pubblici, per aiutarle a trovare soluzioni innovative a problemi complessi. Questo lavoro è rivolto a servizi di settori diversi che includono la Sanità, la Giustizia, la sostenibilità ambientale e soprattutto l’educazione. Uno dei progetti più significativi di Innovation Unit è Learning Futures, condotto in Gran Bretagna in partnership con la fondazione Paul Hamlyn, che lavora con le scuole secondarie del paese per sviluppare nuove strade per incoraggiare l’impegno e il coinvolgimento degli studenti. L’impegno è una premessa necessaria all’apprendimento: se gli studenti non si sentono impegnati e coinvolti in ciò che stanno facendo a scuola, questo probabilmente avrà delle conseguenze non solo sui loro risultati scolastici, ma anche sul loro impegno futuro nel lavoro e nelle loro comunità. Learning Futures usa il termine “engagement” nel senso di “impegno nell’ imparare”. C’è una sottile ma importante distinzione tra “impegno nell’imparare” e “impegno a scuola”: ci sono giovani che odiano andare a scuola ma che sono profondamente impegnati a imparare fuori da scuola. Ci sono anche giovani che amano andare a scuola, ma che non imparano granché. Sono coinvolti nella scuola ma non nell’apprendimento. E ci sono studenti esperti nel prendere buoni voti e nel superare le prove, ma che non hanno capito che imparare è qualcosa di più che scansare gli ostacoli che la scuola mette loro davanti. Quindi come si riconoscono i giovani impegnati ad imparare? Learning Futures va in cerca di tre caratteristiche: ^^il giovane si fa carico del suo apprendimento dentro e fuori la scuola; ^^il giovane considera se stesso come una persona che sta imparando; ^^il giovane è consapevole e attento alle opportunità di apprendimento che sono intorno a tutti, sempre.

Pediatria numero 1-2 - gennaio-febbraio 2012

Alec Patton

Project Coordinator Innovation Unit London

I bravi insegnanti sono in grado di dire se gli studenti sono impegnati nell’apprendimento, ma è difficile misurare oggettivamente tale impegno. Un giovane può seguire una lezione attentamente, prendere dei buoni appunti e ricevere dei buoni voti, ma questo non rivela se lo studente è impegnato nell’apprendimento. In altre parole, non indica se per lui imparare è una cosa interessante da fare. Poiché questo è così difficile da cogliere, Learning Futures sta sviluppando uno strumento di misurazione dell’impegno nell’apprendimento. Una scuola “engaged” è una scuola che si impegna non solo nei confronti dei suoi studenti, ma anche delle famiglie degli studenti, delle loro comunità locali, delle loro attività economiche e delle università. Attraverso il lavoro con le scuole della Gran Bretagna, Learning Futures ha identificato quattro caratteristiche tipiche delle scuole impegnate: ^^gli studenti imparano attraverso progetti allargati e multidisciplinari; ^^la scuola è trattata come un campo base, piuttosto che come un punto d’arrivo; ^^gli studenti imparano da molte e differenti persone, non solo dagli insegnanti; ^^imparare è qualcosa che studenti e insegnanti fanno insieme, piuttosto che qualcosa che gli insegnanti forniscono e che gli studenti consumano. Vale la pena esaminare queste caratteristiche più da vicino. In tutto il mondo, un numero crescente di insegnanti sta cominciando a lavorare per i propri studenti attraverso lo sviluppo di progetti: essi riescono a stimolare la passione per l’apprendi-


Innovation Unit Innovation Unit (http://www.innovationunit.org) è una impresa sociale no profit impegnata a usare il potere dell’innovazione per affrontare delle sfide sociali. Quando ci siamo imbattuti nel suo sito stavamo approfondendo le problematiche legata alla scuola, a cui abbiamo dedicato il numero 7 di questa rivista: la scoperta è stata così sorprendente che abbiamo subito chiesto loro un articolo per “Pediatria”. Obiettivo di Innovation Unit è quello di fornire ai servizi pubblici delle innovazioni radicali, che producano dei cambiamenti su larga scala in grado di ridisegnare le politiche sociali. L’articolo proposto ci racconta l’approccio innovativo al processo di apprendimento degli studenti e ci parla di una scuola nuova, diversa.

https://twitter. com/#%21/ Innovation_Unit Il profilo di Innovation Unit

studenti lavorano su un singolo progetto. Quest’anno, un gruppo di studenti ha creato una guida online agli itinerari locali in bicicletta, e un altro gruppo ha creato una guida ai luoghi più interessanti per l’avvistamento della fauna selvatica. Gli studenti stavano usando la scuola come un campo base, andavano fuori nel territorio per imparare, ma contavano sulle risorse della scuola e sul supporto dei loro insegnanti. In ogni scuola gli studenti imparano da molte persone. Imparano dai loro fratelli, dagli altri studenti, dagli insegnanti, da adolescenti più grandi che sembrano sapere tutto, e dai loro genitori. Le scuole impegnate approfittano di tutto questo e insegnano agli studenti che il loro apprendimento è significativo coinvolga o meno un insegnante, e insegnano loro anche che è importante che valutino le proprie fonti e considerino l’affidabilità delle persone dalle quali stanno imparando. In quest’ottica, la realizzazione di un progetto è una delle vie migliori per mettere gli studenti in contatto con una varietà di persone: quando gli studenti di Cramlington hanno prodotto la guida per l’osservazione naturalistica, hanno passato la settimana lavorando con due birdwatcher. Infine, per venire all’ultima caratteristica fondamentale di una scuola attenta a coinvolgere i propri studenti, uno degli esempi più rilevanti in Gran Bretagna è la Student Learning Commission presso la Harris Federation of Academies. Nella commissione, gli studenti e gli insegnanti lavorano insieme per cercare, da luoghi di tutto il mondo, i metodi più efficaci per insegnare e imparare. Gli studenti che fanno parte della commissione hanno visitato scuole, intervistato studenti e insegnanti, parlato con i migliori educatori del mondo. Quindi hanno prodotto una serie di raccomandazioni. Se l’impatto che questo ha avuto sulle scuole è stato potente, lo è stato ancor più sugli studenti. Nonostante molti degli studenti coinvolti nel progetto avessero una storia di problemi disciplinari, sono diventati sostenitori del diritto dei giovani a imparare e a contribuire all’apprendimento. In particolare, per loro ha significato molto l’esser stati capaci di giocare un ruolo nel determinare la  direzione delle loro scuole.

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Primo piano / Innovazione

mento, incoraggiano un’ampia varietà di competenze di cui gli studenti avranno bisogno all’università e sul lavoro, e possono essere fatti su misura per adattarsi a studenti con diversi bisogni di apprendimento. In particolare alcuni elementi chiave nella realizzazione di un progetto sono: che gli studenti realizzino diverse versioni e bozze del loro lavoro, che siano previste regolarmente delle sessioni di revisione del lavoro, e che il progetto termini con una manifestazione alla quale sia invitata l’intera comunità. Descrivere la scuola come un campo base piuttosto che come un traguardo non significa screditarla. Come sa qualsiasi scalatore, un campo base è estremamente importante: nessuno vorrebbe scalare il monte Everest senza un campo base, tuttavia le persone che viaggiano sull’Himalaya non lo fanno per visitare un campo base. Allo stesso modo, le scuole impegnate sono luoghi in cui gli studenti si possono equipaggiare per le loro “spedizioni”, per “processare” ciò che hanno imparato, e sviluppare i prodotti che presenteranno al pubblico alla conclusione del loro progetto. La scuola è vitale per il lavoro degli studenti, ma loro valicano i confini della scuola per imparare. Ad esempio, il Cramlington Learning Village a Northumberland (un altro partner di Learning Futures) realizza ogni anno una “settimana della sostenibilità”, in cui gli

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Primo piano / Innovazione

Intervista a Marco Guastavigna

Essere un ‘digital prof’ Un professore di liceo racconta dal vivo dell’esperienza quotidiana il difficile rapporto tra scuola e nuove tecnologie Cosa ha a che fare quell’organismo pigro ed elefantiaco che è la scuola italiana con tecnologie “perennemente” nuove? Il rapporto tra scuola e tecnologie è quanto mai complesso e articolato. Il Superiore Ministero presenta da almeno 15 anni e con straordinaria continuità bipartisan la dimensione digitale della conoscenza – la cui rilevanza culturale non discuto – nella prospettiva dell’Ottimismo Metodologico, indiscusso e indiscutibile. Questa visione è la motivazione principale del libro e del suo taglio sarcastico e rischia sempre più di sfociare in un deleterio Pensiero Pedagogico Unico. È stata infatti propagandata l’idea che le Tecnologie dell’Informazione e della

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Comunicazione siano portatrici DOCG di innovazione: l’illusione – diffusa non solo dai fornitori di materiali e dispositivi, ma anche dai formatori - è che sia sufficiente attrezzarsi con le ultime novità per fruire di metodologie e percorsi didattici “nuovi” e come tali efficaci per l’apprendimento. A livello istituzionale, c’è addirittura chi ha teorizza la Lavagna Interattiva Multimediale come “grimaldello” per far penetrare nella scuola nuove modalità didattiche. Ma perché la scuola italiana stenta a riconoscere nelle nuove tecnologie una chance per una concreta evoluzione del modo di insegnare? L’ostacolo più ovvio sono stati investimenti economici

mai sufficienti – salvo particolari situazioni di nicchia – a diffondere le TIC presso tutte le scuole, tutti gli studenti, tutti gli insegnanti. Il piano ministeriale di diffusione della LIM ha fornito poche unità a ciascuno; la percentuale di Cl@ssi 2.0 (con lavagne digitali e un netbook per ogni studente) è irrisoria; le Scuole digitali sono solo una quindicina in tutta Italia. Questo elemento e il fatto che a annunci e a promesse – ultima quella sugli eBook come libri di testo – non sono mai corrisposti né accertati risultati di apprendimento né indagini e monitoraggi sull’efficacia delle attività caratterizzate da investimenti tecnologici hanno contribuito a far sprecare l’occasione, ancor di più della resistenza che molti colleghi mettono in atto quando venga loro richiesto di modificare le abitudini professionali. Nella scuola italiana c’è posto per un “digital prof ”? Nella nostra scuola attuale servono insegnanti che riconvertano le pratiche

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tecnologiche che quasi tutti gli studenti possiedono in strumenti operativi e cognitivi intenzionalmente usati per acquisire competenze culturali di piena cittadinanza. Serve ragionare con gli studenti di come tutelare da una parte, e rendere utile e attendibile dall’altra, la ricerca su Internet, riflettere su riservatezza e privacy, su copyright e licenze Creative Commons, stimolare gli allievi a scrivere testi sfruttando le potenzialità del word processing o a realizzare “tesine” per l’esame di Stato impiegando consapevolmente quelle dei programmi per realizzare diapositive elettroniche e così via. Tre proposte di riforma possibili per una scuola 2.0 Per quanto riguarda le strumentazioni, c’è bisogno di una LIM in ogni aula e laboratorio e della connessione protetta a Internet di ogni luogo di apprendimento. Inoltre, bisogna che la formazione e l’esemplificazione siano impostate su attività ‘sostenibili’, ovvero veramente replicabili in tutte le scuole e da tutti gli insegnanti e scevre da ogni aspetto di forzatura metodologica. 

Marco Guastavigna, Marina Boscaino Digital prof. Un anno nella scuola che (non) c’è SEI 2010


Le nuove

La S IP

polizze SIP

per noi

Cresce il massimale, sostituto assicurato, e per gli specializzandi supersconti sulla RC: con queste novità parte con il nuovo anno la rivoluzione nelle polizze assicurative SIP

Incremento del massimale Sarà possibile incrementare il massimale della polizza SIP per la responsabilità civile da 2.500.000 a 5.000.000 con un aumento del premio decisamente contenuto se confrontato con le offerte contrattuali in circolazione

Specializzandi La Polizza per la responsabilità civile con un massimale pari a 2.500.000 per sinistro e per anno viene estesa anche agli specializzandi con un premio annuale di soli 190 euro. Prevista anche una copertura di tutela giudiziaria con un massimale di 26.000 euro

Sostituto I Pediatri di famiglia possono estendere la garanzia assicurativa per i danni cagionati dal sostituto nel caso in cui il pediatra sostituito sia chiamato a risponderne, com’è successo nella recente vicenda della collega di Firenze

Per acquistare questi prodotti o avere ogni ulteriore informazione occorre collegarsi al sito SIP www.sip.it selezionare il link “Pianeta SIP” poi “Polizze e convenzioni” e seguire le istruzioni. In alternativa è possibile inviare una mail all’indirizzo it_sip@willis. com o inviare un fax al numero 02-47787529 indicando anche un proprio recapito telefonico oppure chiamare il numero verde 800 637709 dove un operatore fornirà tutte le informazioni necessarie per l’attivazione della polizza.

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Primo piano / Innovazione

Il 2012 cammina a gattoni Tutto (o quasi) quello che è cambiato (e soprattutto cambierà!) in letteratura scientifica in tema di... Genoma Nel 2000 ci fu svelato l’arcano, tutto il nostro genoma fu decifrato, e pensammo che da quel giorno in poi la Medicina sarebbe cambiata. Il Progetto “Genoma Umano” aveva l’ambizioso obiettivo di leggere nel DNA come in una sfera di cristallo e prevedere e prevenire tutto ciò che ci affligge. Nella realtà dei fatti, però, la genomica non ci ha cambiato ancora molto la vita. Spesso la sensazione è di cercare un ago in un pagliaio. Qualcosa però sta cambiando. In Ostetricia, nella diagnosi prenatale. Nelle malattie rare, con studi di correlazione genotipo/fenotipo. In Medicina preventiva, con studi di screening. Qui – davvero – il futuro comincia ora. ^^   Strassberg M, Fruhman G, Van den Veyver IB. Copy-number changes in prenatal diagnosis. Expert Rev Mol Diagn 2011; 11(6):579-92. ^^   Delatycki MB, Wolthuizen M, Collins V, et al. ironXS: high-school screening for hereditary haemochromatosis is acceptable and feasible. Eur J Hum Genet 2012; doi: 10.1038/ejhg.2011.247.

Geneterapia: il caso della amaurosi congenita di Leber La amaurosi congenita di Leber è in realtà un gruppo di malattie molto eterogenee, caratterizzate da degenerazione retinica con progressiva perdita del visus fino alla cecità. Mutazioni in diversi geni, incluso il gene noto come RPE65, sono responsabili della malattia. Usando un adenovirus come vettore, tre team di ricerca indipendenti hanno recentemente dimostrato che il gene malfunzionante può essere veicolato fino all’epitelio retinico portando a sostanziali modifiche cliniche senza effetti collaterali significativi. Un bell’esempio di utilizzo della ricerca nella pratica clinica, non sempre applicabile in contesti diversi ma certamente un affascinante modello da perseguire.

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^^   Cao H, Molday RS, Hu J. Gene therapy: light is finally in the tunnel. Protein Cell 2011; 2(12):973-89.

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Disturbi del comportamento

Sabrina Buonuomo

Dipartimento di Medicina Pediatrica, Malattie Rare Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

L’intervento precoce e mirato, si sa da tempo, è di straordinaria importanza per aiutare realmente i bambini con disturbi del comportamento e/o dell’apprendimento. Studi di Neuroscienza lo hanno dimostrato: se si lavora su un cervello ancora in crescita plastica è più probabile modificare i pattern e ottenere risultati soddisfacenti. Sfortunatamente, questi disturbi sono difficili da diagnosticare precocemente con criteri clinici comportamentali, e finiscono per rendersi realmente evidenti con la scolarizzazione. Ma l’utilizzo di metodiche innovative sta cambiando questo approccio in maniera sostanziale. Studi funzionali con RMN hanno mostrato differenze in alcune aree cerebrali di bambini con storia familiare di dislessia. L’EEG associato a specifici algoritmi di apprendimento si è dimostrato efficace per diagnosticare con buona accuratezza i bambini ad alto rischio per autismo fin dall’età di 9 mesi. Studi elettrofisiologici, alcuni ancora in corso, stanno rendendo più dettagliata la correlazione tra reperti EEG e caratteristiche cliniche di bambini piccoli con deficit di attenzione e iperattività (ADHD). ^^   Raschle NM, Chang M, Gaab N. Structural brain alterations associated with dyslexia predate reading onset. Neuroimage 2011; 57(3):742-9. ^^   Bosl W, Tierney A, Tager-Flusberg H, Nelson C. EEG complexity as a biomarker for autism spectrum disorder risk. BMC Med. 2011 Feb 22;9:18.


^^   Garingo A, Friedlich P, Tesoriero L, Patil S, Jackson P, Seri I. The use of mobile robotic telemedicine technology in the neonatal intensive care unit. J Perinatol 2012; 32(1):55-63 doi: 10.1038/jp.2011.72.

Nanotecnologie e terapia genica

L’angioedema ereditario è una malattia rara autosomica dominante caratterizzata da episodi ricorrenti di edema della pelle e delle mucose. Fino ad ora, la terapia dell’attacco acuto prevedeva l’utilizzo di narcotici, idratazione e plasma fresco congelato contenente C1 inibitore attivo. La terapia preventiva consiste nell’utilizzo di androgeni e fibrinolitici, entrambi non scevri da effetti collaterali. Nell’ultimo lustro due nuove molecole, l’ecallantide e l’icatibant, sono risultate efficaci nella prevenzione degli episodi acuti, e per il primo farmaco è già disponibile l’approvazione per l’uso. Il concentrato di C1 inibitore e, in un futuro prossimo, il C1 ricombinante (attualmente in sperimentazione in fase III) rappresenteranno probabilmente la terapia di scelta per questa condizione. Nuovi farmaci per vecchie diagnosi.

Patch cardiaci capaci di generare il battito cardiaco. Particelle di grasso che veicolano farmaci direttamente nella cellula infetta o danneggiata. Tessuti che rigenerano organi danneggiati e ne replicano le funzioni. Sembra fantascienza? È il futuro dell’innovazione pediatrica, solo un po’ più in là! ^^   Armstead AL, Li B. Nanomedicine as an emerging approach against intracellular pathogens. Int J Nanomedicine 2011; 6:3281-93.

Formazione Le nuove tecnologie a disposizione della medicina si applicano anche alla formazione. Sempre più istituzioni hanno modificato l’offerta formativa per medici e infermieri optando per progetti che utilizzano metodi di simulazione per il training di situazioni cliniche complesse. Programmi e presidi studiati ad hoc vengono integrati nei programmi di studio incrementando l’iniziativa personale. I risultati? Decisamente incoraggianti, sia in termini di efficacia sulla formazione che sulla spesa economica.

Nuove strategie terapeutiche: il caso dell’angioedema ereditario

Primo piano / Innovazione

^^   Kawatani M, Hiratani M, Kometani H, Nakai A, Tsukahara H, Tomoda A, Mayumi M, Ohshima Y. Focal EEG abnormalities might reflect neuropathological characteristics of pervasive developmental disorder and attention-deficit/hyperactivity disorder. Brain Dev 2012.

^^   Sardana N, Craig TJ. Recent advances in management and treatment of hereditary angioedema.  Pediatrics. 2011; 128(6):1173-80.

^^   Bergero C, Hargreaves L, Nichols A. Collaborative healthcare immersive learning dynamic: transitioning to simulation-based learning. Clin Nurse Spec 2012; 26(1):42-7.

Immunologia Progressi significativi sono stati raggiunti in questo campo nell’ultimo anno. Caratterizzazione della differenziazione delle cellule T(h)17 e delle citochine coinvolte nelle forme infiammatorie; il ruolo delle mutazioni dell’attivatore transmembrana modulatore del calcio e ligando per la ciclofilina (TACI); nuove soluzioni per il trapianto di midollo; nuove strategie di screening. Gli ambiti di innovazione sono molti, tutti aperti e in prospettiva molto promettenti. ^^   Chinen J, Shearer WT. Advances in basic and clinical immunology in 2011. J Allergy Clin Immunol 2011.

Wireless, robotica e telemedicina: il futuro a portata di mousepad Comincia a crescere il numero di reparti pediatrici che si avvalgono delle nuove tecnologie per offrire un servizio impeccabile ai piccoli pazienti. Una recente esperienza in una Terapia Intensiva Neonatale di III livello dimostra che il confronto tra menti pensanti geograficamente lontane, l’una al letto del paziente e l’altra connessa allo stesso paziente da sistemi wireless, non mostra sostanziali differenze nella valutazione dei parametri vitali. Nascerà il medico virtuale?

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Attualità

Il diavolo

Intervista a Luca Bernardo

probabilmente Cresce tra i giovani il fenomeno delle sette, ma il satanismo adolescenziale è diverso da quello degli adulti

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ccorre vigilare sulla vulnerabilità dei giovani per arginare il fenomeno delle sette sataniche. L’avvertimento giunge da Luca Bernardo, direttore del Dipartimento materno-infantile e direttore della U.O. di Pediatria del presidio Fatebenefratelli di Milano, consigliere SIP ed esperto del fenomeno. Sette sataniche: un fenomeno in crescita tra i giovanissimi: perché? C’è ancora molto mistero, ma oggi sappiamo qualcosa di più sulle sette sataniche e sul fascino che esercitano sul mondo giovanile. Gli adoratori del Diavolo in Italia sono infatti circa 7.000, suddivisi fra distinte sette e forme di religiosità minori, e il 36% di essi ha dai 15 ai 24 anni. Il Gruppo di Ricerca sulle Sette (GRIS) riporta un significativo aumento del fenomeno a livello adolescenziale dal 1995 ed illustra le molteplici occasioni per aderirvi: dalla musica, al web, ai film horror, alle cattive amicizie, a raduni camuffati da feste, a libretti in circolazione sulla consacrazione a Satana e sul modo per suicidarsi... persino giochi di demoni per bambini piccoli.

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Qual è la geografia delle sette? A livello mondiale, il primato pare lo detenga Londra, poi Torino, seguono San Francisco, Chicago e Roma, città legate tra loro da inquietanti geometrie esoteriche. Persino in Sudafrica tale fenomeno ha solidamente preso piede. In

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Italia le altre città nelle quali è più vivo il fenomeno sono Genova, Napoli e Palermo. A Milano sono attive 5 sette sataniche e ci sono due locali, uno in centro e l’altro in periferia, nei quali sono attivi gruppi di reclutamento. Il satanismo adolescenziale ha caratteristiche diverse da quello adulto? Quello giovanile è definito satanismo “acido-selvaggio o adolescenziale”, ed è disprezzato da quello “culturale” degli adulti. I giovani non fanno generalmente parte di gruppi organizzati né gerarchicamente né ritualmente, provengono da contesti già di teppismo, criminalità, sono profanatori del male di vivere e antitutto, ribelli e aggressivi, allergici a ogni forma di controllo. Si ispirano al rock, alla musica “nichilistica” metallica (nella quale decodificano messaggi di satanismo espressi nella lettura di parole al contrario), fanno uso di sostanze stupefacenti, alcool, mettono in scena rituali satanici spesso caserecci sotto l’influsso di film, trasmissioni televisive, giornali, più spesso fumetti. Qual è l’identikit psicologico e comportamentale che accomuna i “sostenitori” del diavolo? Sono perlopiù giovani fragili, confusi, solitari, con bassa

autostima, pessimisti, provenienti da contesti familiari disgregati, predisposti ad essere anestetizzati mentalmente. “Una vita priva di interessi, se non l’alcol, la droga, il sangue”, come testimonia Mario Maccione, ex giovane satanista (appartenente alle “Bestie di Satana”) attualmente in carcere. Vi sono differenze fra satanismo italiano e straniero? In Italia il satanismo giovanile presenta caratteristiche simili a quello internazionale, si differenzia per le statistiche ad oggi più incerte e difficili. Come si può combattere il satanismo giovanile? La soluzione al problema si


Come avviene la manipolazione mentale “Quando facevo parte di una setta satanica i miei amici e familiari mi dicevano spesso che ero stato plagiato o che mi trovavo sotto controllo mentale. All’epoca pensavo che ‘controllo mentale’ significasse essere ammanettato, torturato e interrogato sotto luci violente, e sapevo che a me non era accaduto. Così quando mi chiamavano robot plagiato pensavo che mi stessero semplicemente perseguitando per le mie convinzioni e credenze. E i loro commenti negativi finivano per rafforzare la mia dedizione al gruppo. Come qualsiasi altro membro di un gruppo distruttivo, prima di riuscire a capire che vi ero stato sottoposto avevo bisogno di capire che cos’è davvero il controllo mentale e come viene usato”. Questo è un chiaro esempio di manipolazione mentale: la persona in questione è parte integrante di una setta o meglio lo è una sua nuova pseudopersonalità, totalmente controllata nel comportamento, nelle emozioni e nel pensiero, come afferma il noto studioso Steven Hassan. I giovani sono facilmente “manipolabili” o predisposti ad essere “manipolati”: non sono necessariamente deboli in termini di personalità, bensì vulnerabili, ossia possono attraversare un periodo transitorio, o un momento di vita difficile e di ribellione, o essere

satanisti, con “Imparo ad agire in maniera responsabile, autonoma e critica”. Vorrei concludere con una frase di Massimo Introvigne, sociologo e studioso di satanismo: “Se si vuole veramente contrastare il satanismo occorre togliergli il suo alone mitologico, presentarlo come una realtà non tanto misteriosa e affascinante quanto squallida. I satanisti non sono, infatti, potenti principi delle tenebre: sono, piuttosto, poveri diavoli”. 

protagonisti di una delle tante crisi esistenziali o di episodi stressanti e/o traumatici. Ma come vengono manipolati? Il bombardamento affettivo o love bombing, è un approccio seduttivo, soprattutto iniziale, basato su complimenti, lusinghe e forme di ‘coccole’ rivolte ai nuovi arrivati da parte dei membri atti a dare il benvenuto. Ci sono poi svariati metodi suggestivi finalizzati a diminuire progressivamente le capacità critiche e razionali: percorsi mentali di indottrinamento, forme di isolamento, il tutto accompagnato anche da una restrizione dei normali ritmi fisiologici (perdita di sonno, stanchezza fisica, regime alimentare modificato). Per non parlare delle tecniche ad oggi più utilizzate fra i giovani, ossia quelle volte ad attaccare il loro Sé e a produrre una crisi di identità totale: confessioni e ricordi, inizialmente condivisi, vengono successivamente annebbiati o distrutti dai manipolatori, al fine di destabilizzare le loro credenze, i loro valori e giudizi. È proprio il Sé l’elemento debole ed ambiguo dei giovanissimi e da sfruttare mentalmente: ancora in evoluzione e totalmente contraddittorio, il Sé è oscillante fra sentimenti irrisolti, confusi all’interno della famiglia, incomprensioni, sentimenti di insicurezza, inadeguatezza, frustrazione e solitudine. La famiglia diventa, sotto effetto della trance, un ambiente ‘sbagliato’, che deve essere prontamente sostituito da una famiglia nuova e ‘giusta’. Come sfuggire e liberarsi da tale controllo mentale distruttivo? Prendendo coscienza di essere abusati psicologicamente. Amici e parenti possono essere un utile supporto, ma la ‘disintossicazione’ prevede solitamente un aiuto professionale, al fine di ritornare mentalmente liberi ed evitare eventuali ricadute. (Luca Bernardo)

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Attualità

basa su un’opera di informazione sui pericoli reali e non immaginari, accompagnata da un azione totale di demitizzazione dei mass media e un’educazione seria e rigorosa. I genitori in prima persona devono essere in grado di insegnare valori concreti, essere una presenza ferma e “manipolatoria” nella vita dei figli; devono essere pronti a sostituire tempestivamente l’espressione “Faccio ciò che voglio e nessuno può dirmi nulla”, tanto enfatizzata dai

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Attualità

Basta polemiche

irresponsabili sul baby food Nell’accesa disputa tra FIMP, ACP, Movimento Difesa del Cittadino e Ministero della Salute interviene il Presidente della SIP

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Alberto G. Ugazio, Presidente SIP.

opo lo scontro Plasmon-Barilla si scatena la guerra tra pediatri sul baby food. Da un lato la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), che lancia l’allarme su frutta fresca e cereali, colpevoli a suo dire di contenere tracce elevate di pesticidi, e consiglia di offrire ai bambini solo prodotti industriali pensati esplicitamente per l’infanzia (0-3 anni). Dall’altro lato i pediatri dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) insieme al Movimento Difesa del Cittadino che denunciano il principale sindacato dei pediatri di famiglia di fare “pubblicità nascosta, aggressiva e allarmistica” a tutto vantaggio di una nota marca leader di prodotti alimentari per l’infanzia. E insistono sui benefici di una dieta ricca di frutta e verdura per tutta la famiglia, a cominciare dai bambini. È una battaglia a colpi di dati. La FIMP, in una contestata locandina pro baby food, ha sostenuto che il 50% della frutta fresca contiene livelli di pesticidi non idonei all’alimentazione infantile e il 35% del grano contiene residui di pesticidi troppo elevati. Apriti cielo. È intervenuto persino il Ministero della Salute con una nota a difesa dei prodotti freschi: “In Italia frutta e verdura sono sicure, anche per i bambini. Solo lo 0,6% di frutta fresca e lo 0,3% di cereali hanno superati i limiti fissati dalla normativa europea, contro una media europea che si attesta intorno al 3,5% di irregolarità”. E ancora, si legge nella nota del Ministero: “Il controllo ufficiale dei prodotti fitosanitari, compresi i pesticidi negli alimenti, è una delle priorità sanitarie più rilevanti nell’ambito della sicurezza alimentare. Gli organi competenti del ministero della Salute e delle Regioni effettuano controlli costanti sulla frutta, la verdura e i cereali. L’attenzione e la vigilanza sui prodotti destinati all’infanzia è massima”. Ma come stanno davvero le cose? I bambini nella

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fascia 0-3 anni devono mangiare solo prodotti industriali? Fa chiarezza il presidente della SIP Alberto G. Ugazio: “Mi pare un’esagerazione priva di fondamento scientifico e di prove, l’unica base su cui possiamo e dobbiamo fondare le nostre scelte come pediatri. Mi sembra quindi un atteggiamento ispirato a estremismo, così come altrettanto estremistico è quello di coloro che vogliono vedere a tutti i costi del male nei prodotti industriali, che invece sono di regola sicuri e il pediatra può tranquillamente consigliare”. Com’è possibile che siano circolati dati tanto diversi sul-


Attualità

la sicurezza dei cibi freschi? “La SIP ha il massimo di fiducia nel Ministero della Salute”, continua Ugazio, “che rappresenta il nostro punto di riferimento sul quale basiamo i consigli ai genitori”. La vicenda si inserisce sullo sfondo della guerra industriale Plasmon-Barilla, in pieno svolgimento. Qualcuno ha insinuato una quantomeno curiosa coincidenza temporale tra il comunicato FIMP e l’attacco sferrato da Plasmon a Barilla, avanzando il sospetto che si tratti di un’azione coordinata: “La SIP è una Società scientifica. Diciamolo fino in fondo”, ci tiene a sottolineare il presidente Ugazio. “È nata nel 1898 e ha l’orgoglio di rappresentare il meglio della cultura e dell’etica dei pediatri italiani. È poco interessata alle guerre e tutte le volte che può le evita nell’interesse dei bambini. Da queste polemiche e dagli interventi che ne sono seguiti non è uscito nulla di positivo per i bambini. Per fortuna disponiamo in Italia di prodotti freschi e industriali entrambi sicuri che possono essere consigliati ai bambini. Sarebbe una iattura se si ingenerassero in modo irresponsabile dubbi in propo sito del tutto privi di fondamento”.

^^   López-García I, Briceño M, Hernández-Córdoba M. Non-chromatographic screening procedure for arsenic speciation analysis in fish-based baby foods by using electrothermal atomic absorption spectrometry. Anal Chim Acta 2011; 699(1):11-7. ^^   Nudda A, McGuire MK, Battacone G, Manca MG, Boe R, Pulina G. Documentation of fatty acid profiles in lamb meat and lamb-based infant foods. J Food Sci 2011; 76(2):H43-7. doi: 10.1111/j.1750-3841.2010.02027.x. La locandina FIMP che ha scatenato le polemiche.

EFSA: sempre meno

pesticidi negli alimenti L’European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato a novembre 2011 la terza relazione annuale sui residui di pesticidi rilevati negli alimenti nell’Unione europea nel corso del 2009 valutando l’esposizione dei consumatori a tali residui attraverso la dieta. La relazione evidenzia che i tassi di conformità continuano ad aumentare: il 97,4% dei campioni analizzati rientra infatti nei livelli massimi di residui (LMR) consentiti, con un incremento di circa un punto percentuale rispetto al 2008. Secondo l’EFSA questo dato potrebbe essere attribuito in parte all’armonizzazione degli LMR, entrata in vigore nel settembre 2008; tuttavia al miglioramento potrebbero avere contribuito anche altri fattori, quali l’impiego più efficace degli strumenti legislativi che impongono

a produttori e altri soggetti dell’industria di attuare sistemi di sicurezza nonché le mutate modalità di impiego dei pesticidi in Europa. I Paesi relatori, che comprendono tutti i Paesi membri dell’UE nonché l’Islanda e la Norvegia, hanno analizzato quasi 68.000 campioni di prodotti alimentari per accertare la presenza di 834 pesticidi. L’EFSA ha concluso che, sulla base delle attuali conoscenze, l’esposizione a lungo termine ai residui individuati nei principali alimenti che fanno parte della dieta degli europei non desta preoccupazioni per la salute. Gli LMR comunque sono stati superati più frequentemente nei campioni provenienti da Paesi esterni allo Spazio economico europeo (6,9% dei campioni) che in quelli provenienti dai Paesi UE ed EFTA (1,5% dei campioni). La percentuale di superamento degli LMR registrata per le colture biologiche era di 7 volte inferiore rispetto a quella registrata per le colture convenzionali.

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Attualità

68° Congresso Nazionale SIP

Il congresso che avete scelto

Cosa hanno chiesto i pediatri? Ecco i risultati del sondaggio tra gli iscritti alla Società Italiana di pediatria:

tanti voti

ricevuti da ogni parte d’Italia. Per la prima volta, il congresso lo costruiscono i partecipanti

infezioni

74,5% farmaci

70,5% Neurologia

67,5%

Disturbi Comportamentali

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66,4% Gastroenterologia 65,1% Comunicazione 61% Vaccinazioni 60% Early Child Development 59% Neonatologia 59% Allergie E Asma 59% Information Technology 54% Organizzazione Sanitaria 50% Pediatria numero 1-2 - gennaio-febbraio 2012

prevenzione

67,6%

ottanta pediatri su cento hanno suggerito una come attività sociale

serata musicale


È

passato un anno da quando i Presidenti delle Sezioni SIP regionali, riuniti nel Consiglio Nazionale, approvarono all’unanimità la proposta del Presidente Alberto G. Ugazio di programmare un evento con caratteristiche assolutamente nuove per la nostra Società: gli Stati Generali della Pediatria. È seguito poi un periodo di lavoro preparatorio piuttosto intenso che ha visto uno straordinario impegno da parte di tutti i rappresentanti regionali, con ben 3 riunioni straordinarie del Consiglio nazionale. Grazie al contributo di Alberto E. Tozzi poi è stato possibile acquisire il recentissimo studio EU Kids Online, coordinato dalla London School of Economics, svolto in 25 stati

Paolo Colleselli

Consigliere nazionale SIP con delega al coordinamento delle Regioni

Attualità

Stati Generali della Pediatria, un successo di tutti

europei con interviste a 25.000 bambini e loro genitori, come base di informazioni e di dati a sostegno della parte introduttiva prevista in ogni evento regionale. Sono stati poi definiti i dettagli organizzativi riguardo ai tempi, agli interventi da programmare, agli esponenti della società civile da coinvolgere, alla copertura promozionale e mediatica. Il risultato complessivo ha visto l’iniziativa realizzata in 17 su 19 sedi SIP regionali con grande interesse e partecipazione, giunta in alcune sedi a oltre 300 presenze e con un impatto mediatico eccezionale per numero di emittenti televisive e radiofoniche nonché testate giornalistiche nazionali e locali coinvolte. Il livello di interesse è comprovato dalla disponibilità in tanti casi di sedi logistiche prestigiose, dalla presenza di associazioni dei genitori, delle forze dell’ordine – in particolare la Polizia postale – e di intere classi di studenti. Una nota particolare di sintesi e unitarietà della iniziativa è stata la presentazione in ogni sede del videoclip nel quale il presidente Ugazio portava il saluto e il contributo propositivo della SIP nazionale riassunto nel “Manifesto per un uso consapevole del web”. L’obiettivo quindi che ci si era prefissati è stato raggiunto, grazie soprattutto al lavoro straordinario della nostra rete regionale che di fronte ad un progetto assolutamente nuovo ha saputo farlo proprio  e svilupparlo con successo.

1 2 Nelle foto 1) Lombardia, Sala Congressi Fondazione Cariplo, Milano 2) Puglia,Cine Teatro Roma, Ostuni 3) Calabria, Sala degli Specchi della Provincia di Cosenza, Cosenza 4) Molise, Aula magna Convitto nazionale “M. Pagano”, Campobasso 5) Lazio, Sala Tirreno Regione Lazio, Roma 6) Toscana, Istituto degli Innocenti, Salone Brunelleschi, Firenze.

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La politica

Costi standard in Sanità: sono davvero utili?

Ecco come dal 2013 funzioneranno le nuove norme. E perché, secondo alcuni, non elimineranno sprechi e inefficienze

Domenico Minasi Tesoriere SIP

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I

l decreto legislativo sui costi standard della Sanità e sull’autonomia impositiva delle Regioni approvato dal Consiglio dei Ministri il 7 ottobre 2011 ha riaperto il dibattito su questo sistema di finanziamento dei Servizi sanitari regionali che sarà applicato dal 2013 e potrebbe aprire la strada a tagli al budget del Sistema Sanitario Nazionale. Nel confermare i tre tradizionali macrolivelli dell’assistenza sanitaria, quella collettiva (5%), quella distrettuale (51%) e quella ospedaliera (44%), il decreto stabilisce che l’assegnazione dei fondi alle singole Regioni dipende da un gruppo di tre regioni scelte dalla Conferenza Stato-Regioni tra le cinque indicate dal Ministero della Salute. Queste regioni sono quelle che nel secondo esercizio precedente hanno chiuso il bilancio in pareggio e rispettato i parametri di qualità, appropriatezza ed efficienza e rappresentano il benchmark di riferimento.

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In pratica il costo standard per ciascun macrolivello è espresso dalla spesa media ponderata pro capite rilevata nelle tre regioni più “virtuose”. Dalla media dei costi standardizzati di queste regioni benchmark è quindi possibile costruire il fabbisogno standard regionale. Era stata la legge 42/2009 sul federalismo fiscale ad individuare nella definizione dei costi e dei fabbisogni standard gli indicatori specifici rispetto ai quali parametrare il finanziamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e valutare l’efficienza e l’efficacia dell’azione pubblica. Da allora la discussione sulla reale utilità di questo sistema è stata sempre più accesa e sono molte le riserve avanzate dagli esperti sull’adeguatezza dell’applicazione dei costi standard in Sanità. Alcuni sostengono, infatti, che i costi standard non hanno nulla a che vedere con il calcolo dei fabbisogni regionali di spesa e che la quota regionale non è molto diversa se calcolata applicando un costo standard basso (quello delle Regioni più virtuose) o elevato. Per altri l’impiego dei costi standard per determinare il fabbisogno sanitario regionale finirebbe per complicare un meccanismo che, al contrario, dovrebbe tentare di separare i problemi relativi all’utilizzo delle risorse dai bisogni di assistenza. È stato messo in evidenza il rischio che l’importo dei fondi destinati alle regioni venga individuato


Rianimazione

-154%

Pediatria

-92%

Cardiochirurgia/Neurochirurgia

-54%

Ostetricia e Ginecologia

-31%

Emato-oncologia

-30%

Ortopedia

-27%

Cardiologia

-20%

non in funzione dei LEA e dei vincoli di finanza pubblica, come fatto fino ad oggi, ma in relazione a metodi di calcolo dei costi standard molto imprecisi o incompleti, senza considerare poi che in Sanità, e questo è unanimemente riconosciuto, migliori risultati potrebbero essere raggiunti contenendo l’erogazione di servizi non appropriati rispetto ai reali bisogni di salute della popolazione anziché con la semplice riduzione dei costi unitari di produzione. Un ricovero ospedaliero o un’indagine diagnostica possono essere anche erogati a costi medi minimi, ma se sono rivolti a pazienti che non ne hanno bisogno o che non presentano alcuna patologia generano il massimo dell’inefficienza complessiva. In tal caso il semplice controllo del costo di produzione è del tutto inutile. Secondo diversi osservatori il decreto introduce soltanto un nuovo driver per conteggiare il riparto del finanziamento che tuttavia è del tutto equivalente a quello attuale, non ha nulla a che fare con l’eliminazione delle inefficienze di produzione, non evita di finanziarle, non permette di valutare l’efficienza e l’efficacia dell’intervento pubblico. In tutt’altra direzione vanno invece i dati di una recente ricerca condotta da Ferdesanità-Anci e NiSan (Network italiano Sanitario per la condivisione dei costi standard) che ha valutato l’applicazione pratica dei costi standard mediante l’uso “in corsia” del “clinical care costing standard method”, uno strumento che consente ad ogni struttura di individuare i costi standard delle prestazioni sanitarie e di mettere in evidenza anche eventuali sprechi ed inefficienze. Lo studio, condotto in 8 regioni negli anni 2008-2009, ha esaminato l’attività di ricovero (DRG) di 841 reparti di 19 presidi ospedalieri. Sono stati analizzati circa 750.000 ricoveri per una spesa complessiva di oltre 5 miliardi di euro. L’obiettivo era quello di sostenere il principio per cui solo aumentando l’efficienza e riducendo gli sprechi è possibile ridurre la spesa del SSN (“Spendere meglio è spendere meno”). I dati che emergono da questa ricerca, presentati nell’ottobre scorso a Roma, dimostrano che 71% della spesa complessiva è destinato al personale, ai farmaci e ai presidi utilizzati nelle unità di diagnosi e cura, il rimanente

59%

Spesa ospedaliera destinata ai ricoveri

41%

Spesa ospedaliera assorbita da attività ambulatoriali e di pronto soccorso

29% è invece rappresentato dalle spese comuni ed alberghiere. Quest’ultima voce di costo ha subito negli ultimi tre anni un sorprendente incremento, quasi il 25% rispetto al 2,3% di aumento della spesa destinata alle altre voci. Dell’intera spesa ospedaliera relativa alle attività assistenziali tuttavia solo il 59% è destinato ai ricoveri, il rimanente 41% è assorbito da attività ambulatoriali e di pronto soccorso. Non meno interessante è il riscontro che alcuni DRG hanno una tariffa superiore ai costi reali mentre altri sono fortemente sottostimati, tra questi la Pediatria. Questo impone una riconsiderazione dell’intero sistema tariffario che permetta di renderlo sempre più adatto al reale andamento dei costi. Secondo gli esperti di Ferdersanità e NiSan sarebbe opportuno prevedere una migliore allocazione dei fondi disponibili mediante lo spostamento di risorse (almeno l’8%) dal tariffario complessivo dei DRG sovrastimati a quelli maggiormente sottostimati, e attivare una politica di benchmarking utilizzando il costo standard per singolo DRG tipo (ricovero, disciplina e fattore produttivo quale strumento utile per una riduzione delle inefficienze). Infatti, analizzando le differenze tra costo standard e costo effettivo per DRG/tipo di ricovero/disciplina, ogni azienda potrebbe avere delle indicazioni su come e dove intervenire per tagliare sprechi ed inefficienze recuperando così produttività e risorse. Con questo sistema inoltre potrebbero essere evitati tagli lineari generalizzati sia tra le varie Regioni che a livello aziendale. In altre parole le Regioni e le aziende che presentano costi effettivi inferiori a quelli standard non subirebbero tagli mentre quelle con costi superiori dovrebbero avviare rigorose politiche di gestione più efficiente delle risorse. In conclusione, non ci sono attualmente valutazioni definitive sulla reale utilità dell’applicazione dei costi standard in Sanità. Il dibattito resta  ancora aperto.

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La politica

Discipline con DRG sottostimati

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Pianeta SIP

Radici toscane per il simbolo dell’American Academy of Pediatrics L’immagine del bambino in fasce famosa in tutto il mondo è tratta da uno dei bassorilievi dell’Ospedale degli Innocenti

L’

Rino Agostiniani Consigliere nazionale e Segretario SIP

^^   Beaven PW. The origin and significance of the Academy’s della Robbia insignia. Pediatrics. 1956;17:765–769. ^^   Kahn L. The “Ospedale degli Innocenti” and the “Bambino” of the American Academy of Pediatrics. Pediatrics 2002; 110:175-180.

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incontro toscano degli Stati Generali della Pediatria, tenuto presso l’Ospedale degli Innocenti a Firenze, è stato lo spunto per una riflessione di carattere storico e artistico. Da sessant’anni, l’immagine del bambino in fasce, simbolo della American Academy of Pediatrics, la più prestigiosa e rappresentativa associazione pediatrica mondiale, è universalmente conosciuta ed apprezzata. Pochi sanno, però, che tale immagine è tratta da uno dei dieci bassorilievi in terracotta policroma invetriata scolpiti da Andrea Della Robbia che adornano l’Ospedale degli Innocenti. Questa struttura, sede della più antica istituzione conosciuta dedicata alla cura dei bambini, fu realizzata nel periodo 1419-1445 sotto la guida di Filippo Brunelleschi, straordinario architetto e ingegnere del primo Rinascimento italiano. Ancora per diversi anni dopo la realizzazione, l’edificio presentava dieci medaglioni vuoti, con una cornice circolare, posizionati all’interno degli spazi esistenti tra un arco e l’altro. Nel 1487, quattro decenni dopo la morte di Brunelleschi, i dieci bambini di Andrea Della Robbia furono posti all’interno dei medaglioni. Ogni piccola scultura dei bambini è diversa dalle altre: sette sono completamente fasciati dal torace alle caviglie e due

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hanno sempre fasciature, ma che cedono al di sotto della vita o delle ginocchia. Il restante bambino, il settimo da sinistra, mostra le fasce slegate e cadenti: è l’unico con i piedi non legati. Probabilmente la fasciatura slegata intendeva rappresentare la liberazione dal segno vincolante delle origini del trovatello. Oggi i pediatri potrebbero interpretarlo come simbolo dell’emancipazione dalle pratiche di guarigione basate sull’ignoranza, oppure potrebbe essere vista nella veste slacciata la liberazione dei bambini dalla malattia. In ogni caso questo bambino “liberato” evoca una sensazione di salute e libertà. Sotto la guida di Henry Helmholz, nel 1939 la AAP scelse questo bambino come proprio simbolo. In realtà le cronache riportano una vicenda più complessa, in quanto questa non era stata la prima scelta. Il primo simbolo risaliva al 1930, ed era stato proposto da un gruppo di pediatri tra i fondatori della AAP. Anche questo simbolo si ispirava allo stile di Andrea Della Robbia, mostrando un bambino dall’aspetto triste con le braccia estese come in un gesto di supplica, legato con fasce molto strette, ma con i piedi liberi. Helmholz ebbe da ridire sulla scelta, ritenendo che non esprimesse adeguatamente lo stile e lo spirito di Andrea Della Robbia; inoltre, la costrizione implicita nella fasciatura che legava strettamente il bambino mal rappresentava, a suo modo di vedere, il moderno modo di pensare dei pediatri. Pertanto Helmholz chiese ad un artista suo cugino, Leo Helmholz Junker, di creare un nuovo simbolo sempre derivante alle opere robbiane, ma ispirato al bambino “liberato”. Il risultato fu l’immagine mostrata in figura, adottata come simbolo dell’Associazione nel 1941 e divenuta ufficiale nel 1955. Dei bambini che adornano l’Ospedale degli Innocenti il bambino “liberato” meglio degli altri riflette la visione umanistica del mondo nata in quel periodo storico ed ancora oggi estremamente attuale. Penso che l’American Academy of Pediatrics abbia scelto bene. 


I

Giovanni Corsello

Vicepresidente SIP, Coordinatore Commissione congiunta SIP/SIMGEPED Malattie Rare e Croniche Complesse

l professor Alberto La Grutta è stato per oltre 30 anni, dal 1972 al 2003, direttore della Clinica Pediatrica e della Scuola di Specializzazione in Pediatria di Palermo. Molte generazioni di pediatri hanno appreso da lui competenze professionali, esperienze scientifiche e di vita. Le sue lezioni erano sobrie e concrete, ricche di insegnamenti e di principi etici e scientifici. Aveva un approccio che poteva apparire a prima vista brusco o burbero, dietro il quale si celavano una dedizione assoluta al suo lavoro e ai suoi doveri con un rispetto profondo per il lavoro degli altri, che pretendeva intenso e solidale come il suo. L’interesse che nutriva per l’attività scientifica era maggiore di quanto trasparisse dal suo modo riservato di porgersi e di comunicare. A lungo aveva lavorato nel campo della Ematooncologia pediatrica e delle malattie infettive e carenziali, campi di lavoro prevalenti di una scuola pediatrica antica e prestigiosa che in Giovanni Di Cristina e Michele Gerbasi aveva avuto nel XX secolo i grandi maestri. Anche dopo il suo collocamento a riposo, dopo oltre 60 anni di vita all’interno della Clinica pediatrica e dell’Ospedale dei Bambini, si dedicava con metodo e rigore scientifico ad approfondire casi clinici e casistiche senza risparmiare mai osservazioni, critiche e commenti, frutto anche della sua grande cultura generale e umanistica. La sua stanza in Clinica era un punto di riferimento per tutti: studenti, specializzandi, medici della Clinica e dell’Ospedale dei Bambini, colleghi e amici. Sapeva di custodire una tradizione con un

Al via una partnership tra SIP e AAP Siglato un accordo di collaborazione tra la Società Italiana di Pediatria e la American Academy of Pediatrics. Le due organizzazioni collaboreranno in aree di mutuo interesse che riguardano il benessere dei bambini e promuoveranno gli scambi e l’interazione reciproca. In base all’accordo la SIP promuoverà la traduzione e la distribuzione in Italia delle pubblicazioni e del materiale educativo prodotto da AAP. La collaborazione relativa ad attività scientifiche quali conferenze, workshop etc. sarà condotta nel rispetto degli standard di entrambe le organizzazioni e includerà l’uso di entrambi i loghi sulla base di un accordo preventivo circa l’uso del logo che ogni società può fare dell’altra.

Pianeta SIP

Ricordando un maestro scomparso: Alberto La Grutta (1928-2011)

passato glorioso di cui andava fiero. È stato un clinico raffinato, un docente appassionato e il testimone d’avanguardia di una Pediatria moderna fatta di diagnosi, cura e prevenzione, ma all’insegna del rispetto per il bambino e per la sua famiglia. Agli allievi il compito di mantenerne alto e vivo il ricordo nel tempo, anche per far sì che il suo esempio di uomo e di maestro possa essere di insegnamento per le nuove generazioni di medici  e di pediatri.

Nuovi Direttivi in quattro Regioni Consigli rinnovati in Toscana, Liguria, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia In Toscana a Pier Antonio Macchia succede Massimo Resti, con i consiglieri Silvia Bruchi, Paolo Dal Poggetto, Giovanni Danesi, Domenico Fortunato, Samuele Gragagni, Angela Lombardini. Eugenio Bonioli è il nuovo Presidente della SIP Liguria, affiancato dai Consiglieri Riccardo Borea , Federico Freschi, Carla Navone, Stefano, Parmigiani, Flaminia Torielli, Alberto Fernando. In Abruzzo Valerio Flacco succede a Francesco Chiarelli ed entrano nel Direttivo Sandro Angeloni, Giuseppe Caravelli, Italo Cipollone, lo stesso Francesco Chiarelli, Nicola D’Amario e Mario Di Pietro. Dopo Bruno Sacher in Friuli Venezia Giulia è la volta di Alessandro Ventura, affiancato dai consiglieri Sergio Masotti, Luigi Cattarossi, Ivona Poskurica, Vincenzo Colacino Flavia Ceschin, Daniela Rosenwirth.

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La clinica

Diabete?

guito 15.000 teenager statunitensi fino all’età adulta – per valutare gli aspetti non clinici della convivenza con il diabete. “Soffrire di una patologia come il diabete può impattare molto profondamente sulle aspirazioni di un giovane, sul suo desiderio di investire energie nella carriera scolastica o lavorativa”, spiegano i due ricercatori. “Inoltre, un datore di lavoro potrebbe temere che il diabete possa danneggiare le performance lavorative di un giovane costringendolo ad assenze o bassa produttività, e quindi potrebbe non Gli adolescenti e i giovani con diabete voler investire su di lui”. in media hanno peggiori performance scolastiche, Cosa fare? Fletcher e Richards raccomandano che venga posta da parte delle istituzioni più enfasi sulla preottengono impieghi meno remunerativi venzione del diabete in età pediatrica, dato che prima e salari più bassi rispetto ai coetanei sani insorge la malattia più profondo sarà il suo impatto sulla vita del paziente. “Bisogna inoltre tenere sotto controllo i figli di genitori diabetici, per valutare evenassi di abbandono scolastico più elevati del tuali ricadute negative della patologia dei genitori su 6%, probabilità inferiore del 10% di aver di loro”, concludono gli autori, “e promuovere screetrovato un lavoro a 30 anni, una media di ning di massa per il dia4520 – annui di retribuzione in meno (per bete sulla popolazione una stima nell’intera vita lavorativa di complessivi scolastica, senza attende120.570 – guadagnati in meno rispetto ai coetanei re l’insorgere di sintomi ^^   Fletcher JM, Richards MR. Diabetes’s ‘Health Shock’ sani): ecco la prospettiva poco rosea che attende i clinici: potrebbe essere To Schooling And Earnings: Increased Dropout Rates bambini e gli adolescenti affetti da diabete negli anni troppo tardi per evitare And Lower Wages And Employment In Young Adults. Health Aff 2012; 31:27-34 doi:10.1377/hlthaff.2011.0862 in cui si affacceranno alla vita adulta. Jason M. le conseguenze della pa^ ^   Dart AB, Sellers EA, Dean HJ. Kidney disease and Fletcher e Michael R. Richards della Yale University tologia sulla carriera scoyouth onset type 2 diabetes: considerations for the hanno preso in esame i dati del National Longitudilastica e poi lavorativa general practitioner. Int J Pediatr 2012; 2012:237360.  nal Study of Adolescent Health – un trial che ha sedei ragazzi”. (df)

Un determinante sociale

T


Una denuncia senza basi scientifiche

D

Maria Osti

Responsabile della Commissione linee-guida della SIP e dirigente medico referente di Direzione Sanitaria presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma

Stefano Vicari

Primario di Neuropsichiatria infantile presso l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma

^^   Snowling MJ, Hulme C. Interventions for children’s language and literacy difficulties. Int J Lang Commun Disord 2012; 47(1):27-34 doi: 10.1111/j.14606984.2011.00081.x ^^   Melby-Lervåg M, Lyster SA, Hulme C. Phonological skills and their role in learning to read: A meta-analytic review. Psychol Bull 2012; Jan 16. [Epub ahead of print] ^^   Ziegler JC, Pech-Georgel C, George F, Foxton JM. Global and local pitch perception in children with developmental dyslexia. Brain Lang 2011; Dec 26. [Epub ahead of print]

i recente l’Istituto di Ortofonologia (IDO) di Roma ha denunciato il dilagare nelle scuole elementari delle diagnosi di dislessia, con il rischio che troppi bambini si ritrovino dirottati su percorsi alternativi come portatori di una disabilità che non hanno, con oneri economici non sostenibili e totalmente inutili. Un articolo apparso il 4 gennaio sul quotidiano “Il Foglio” (disponibile su http://gisrael.blogspot. com/2012/01/un-bambino-su-cinque-e-disturbato-o-e.html) ha poi attribuito le troppe diagnosi di Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) a “insegnanti pigri o intimiditi da famiglie che non accettano il minimo insuccesso scolastico dei figli” e che, dunque, “scaricano il problema in termini di disturbo” definendo “una follia e una voragine per le casse statali” le recenti linee-guida italiane che inquadrano i disturbi specifici dell’apprendimento quali dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia. Innanzitutto, ci sentiamo di rassicurare i lettori in quanto le argomentazioni così diametralmente opposte circa i DSA riportate riportate dall’artico lo apparso su “Il Foglio” da un lato e dalle lineeguida ministeriali e dall’Istituto Superiore di Sanità dall’altro, non sono confrontabili tra loro e quindi non dovrebbero ingenerare confusione nel mondo dei pediatri e nel pubblico competente e attento nel saper operare i doverosi distinguo. Le due posizioni infatti è probabile che rispondano a logiche diverse, non necessariamente entrambe di carattere clinico-scientifico. Infatti, così come già ben argomentato da Giacomo Stella, professore ordinario di Psicologia, fondatore e già presidente dell’Associazione Italiana Dislessia in un recente articolo pubblicato sul “Corriere della Sera”, risulta evidente come la denuncia dell’Istituto di Ortofonologia (istituto privato solo in parte convenzionato con il SSN quindi peraltro a rischio di conflitto di interessi), non risulti poggiare su evidenze scientifiche, proprio a causa delle modalità con cui è stato condotto lo studio citato dallo stesso Istituto. Bisogna ricordare, inoltre, che la legge di riferimento delle lineeguida ministeriali non stanzia fondi, ma si traduce sostanzialmente solo in una tutela operativa dei bambini affetti da DSA. Non abbiamo infatti di fronte bambini malati o un meccanismo di progressiva medicalizzazione della scuola, bensì l’opportunità che, con l’adeguata sensibilizzazione e

formazione, il corpo insegnante sappia aiutare nel riconoscimento del problema. Da qui la falsa percezione che i casi stiano aumentando mentre in realtà vengono soltanto finalmente riconosciuti. Non sono in gioco possibili strumentalizzazioni opportunistiche da parte delle famiglie, come paventato nell’articolo sul quotidiano diretto da Giuliano Ferrara. Semmai non è possibile che si continui a sottacere un problema che è chiaramente individuato come reale diagnosi secondo le classificazioni dell’OMS (DSM-ICD10). Un problema che quindi esiste e che vede il suo massimo esordio in epoca scolastica, e non solo nei primi anni, vista la variabilità del problema da caso a caso e la possibile associazione di più disturbi tra loro. Già da tempo l’Associazione Italiana Dislessia e le Società Scientifiche promuovono formazione anche nell’ambito del personale docente, affinché si crei sinergia tra gli attori chiamati a sospettare prima e a diagnosticare poi il disturbo: famiglia, insegnanti e medici specialisti. Ora finalmente il legislatore ha provveduto a riconoscere come soggetto di diritti il bambino affetto da DSA e la sua famiglia. E ciò affinché egli non debba sentirsi diverso, autoemarginarsi per la frustrazione di non riuscire nonostante l’impegno, abbandonare invece di continuare con entusiasmo la propria carriera scolastica e soprattutto arrivare ad avere la consapevolezza che il suo sforzo sarà correttamente riconosciuto indipendentemente dal risultato raggiunto in termini assoluti. E chissà che altri giovani Albert Einstein (solo uno dei tanti famosi personaggi affetti da DSA), così supportati, possano esprimersi al meglio e restituire alla società con il loro genio lo sforzo di averne garantito la dovuta tutela lungo  l’insidioso cammino formativo.

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La clinica

Troppe diagnosi di dislessia?

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News

101 milioni di s

8 milioni

Il volume del mercato degli strumenti per la ricerca sulle cellule staminali

Gli italiani affetti da asma e BPCO

Alert alimentazione Piccolini, il tribunale dà ragione a Barilla Il tribunale di Milano ha giudicato illecita, denigratoria e ingannevole la pubblicità comparativa di Plasmon, perché raffronta prodotti tra di loro non omogenei. Non così invece il Gran Giurì della pubblicità che l’ha ritenuta legittima. Sono le ultime novità della vicenda Plasmon Barilla sorta con la pubblicazione da parte di Plasmon di una pubblicità comparativa sui Piccolini Barilla e sui biscotti Macine. Mentre la battaglia tra avvocati va avanti, Barilla ha annunciato che dalla primavera 2012 sulle confezioni di pasta della linea Piccolini sarà scritto in modo chiaro che il prodotto è “destinato ai bambini con più di tre anni”.

Nutella in tribunale Un tribunale tedesco ha chiesto ai produttori della Nutella di modificare le etichette sui barattoli della popolare crema di cioccolata alla nocciola, perché secondo i giudici sarebbero fuorvianti. Secondo l’Alta corte regionale di Francoforte infatti il testo contestato dà l’impressione che la Nutella contenga più vitamine e meno grassi e zucchero di quanto non sia in realtà. La Ferrero ha annunciato che farà ricorso in appello contro la sentenza.

Tutte le insidie della spremuta d’arancia

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La spremuta di arancia è tra le bevande più amate e più spesso offerte ai bambini per il loro contenuto di vitamina C nei bar, nei ristoranti e a casa. Ma quando la si consuma fuori casa bisognerebbe forse prestare più attenzione alle modalità di preparazione, non solo perché più tempo passa tra il momento della spremitura e maggiore è la perdita di vitamina C e antiossidanti, ma perché gli spremiagrumi professionali e i thermos o i contenitori usati per mantenere il succo per alcune ore possono nascondere contaminazioni anche pericolose. Come riporta il sito giornalistico Il Fatto Alimentare (http://www.ilfattoalimentare.it) uno studio pubblicato sulla rivista Food Control e condotto dai ricercatori dell’Uni-

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versità di Valencia in Spagna su 190 campioni provenienti da bar, ristoranti, società di catering ha evidenziato che il 43% conteneva un quantitativo di enterobatteri superiore ai limiti nazionali ed europei, e che il 12% eccedeva i limiti previsti per i batteri mesofili aerobi. Inoltre, l’1% dei campioni conteneva stafilococchi aurei e lo 0,5% salmonelle. Se la spremuta viene posta in un contenitore e lì mantenuta, la contaminazione può salire notevolmente perché la forma dello spremiagrumi, con tutte le sue irregolarità, cavità e larghe superfici funziona da sede ideale per la proliferazione batterica. Al contrario se le spremute sono servite immediatamente i germi, quand’anche presenti, non hanno il tempo per moltiplicarsi.

300 volte più dolce dello zucchero e senza calorie, ma l’EFSA ammonisce sui rischi di un eccessivo consumo Dopo il disco verde della Commissione Europea all’uso dei glicosidi steviolici (“stevia”) come edulcorante nei prodotti alimentari e nelle bevande, il mondo delle bibite zuccherate e dell’industria alimentare si prepara alla rivoluzione. La Stevia rebaudiana è una pianta della famiglia dei crisantemi, da due secoli coltivata, raccolta e utilizzata in Sudamerica per dolcificare prodotti alimentari e bevande. Gli estratti di Stevia, precisano i produttori di drink alcol-free, sono usualmente 200-300 volte più dolci dello zucchero, ma sono senza calorie. Negli Stati Uniti gli estratti di Stevia sono stati autorizzati dalla Food and Drug Administration nel 2008, rivoluzionando il mercato dei dolcificanti, la stessa cosa si è verificata in Francia dove la Stevia è commercializzata dal 2010 grazie a una deroga. Ricerche scientifiche hanno stabilito la sicurezza degli estratti di questo vegetale, tuttavia l’European Food Safety Authority (EFSA) ha lanciato un monito circa un anno fa sui rischi di consumo eccessivo di questi dolcificanti naturali. La dose giornaliera accettabile (Adi) stabilita dal gruppo di esperti scientifici è di 4 mg per kg di peso corporeo. Per i bambini europei (di età compresa tra 1 e 14 anni) l’esposizione varia da 1,7 a 16,3 mg/kg p.c./giorno e per gli adulti le stime di esposizione riviste variano da 5,6 a 6,8 mg/kg p.c./giorno. 


20%

Gli obesi nella popolazione italiana

Le donne con incontinenza urinaria che chiedono aiuto al proprio medico

Alert farmaci

Marina Macchiaiolo U.O. Pediatria

Ogni mese le segnalazioni più importanti per i pediatri tra tutte quelle emesse dagli organismi di controllo italiani e internazionali ADHD: nessuna relazione

tra esposizione ai farmaci stimolanti e gravi reazioni avverse cardiovascolari Nel 2009 Gould et al pubblicarono uno studio caso controllo sull’American Journal of Psychiatry che evidenziava un potenziale aumento di morte improvvisa in giovani adulti legato all’uso di farmaci stimolanti utilizzati per trattare il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD). L’uso di tali farmaci in un gruppo di giovani deceduti per morte improvvisa era stato confrontato con l’uso in un gruppo di giovani deceduti per incidente

News

9%

stradale. Lo studio, finanziato in parte dalla Food and Drug Administration (FDA) e dal National Institute of Mental Health (NIMH), aveva evidenziato che su 564 ragazzi morti improvvisamente, 10 stavano assumendo un farmaco stimolante, mentre tra i 564 deceduti per incidente stradale solo 2 stavano assumendo farmaci della stessa categoria. Sulla base di tali risultati era stato pertanto dedotta una potenziale associazione tra l’uso di farmaci stimolanti e la morte improvvisa nei bambini sani. Molte però erano le limitazioni dello studio. Prima di tutto un potenziale bias da recall: infatti i decessi erano avvenuti tra il 1985 to1996, ma i dati sull’uso del farmaco sono stati raccolti nel periodo 1997-2008.

Generale e Malattie Infettive, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

Inoltre le differenze nella causa di morte (morte improvvisa rispetto a morte dovuta a un incidente automobilistico) possono aver influenzato il ricordo della famiglia riguardo alle informazioni sul consumo dei farmaci stimolanti al momento della morte. Queste ed altre limitazioni metodologiche hanno spinto la FDA a sponsorizzare degli studi osservazionali per verificare il presentarsi di gravi eventi cardiovascolari con i farmaci per il trattamento dell’ ADHD. Un ampio studio retrospettivo pubblicato a novembre sul New England Journal of Medicine a firma di Cooper et al ha analizzato i dati relativi a 1.200.438 persone con età compresa tra 2 e 24 anni: il lavoro non ha evidenziato alcuna associazione tra l’uso di farmaci utilizzati per l’ADHD e rischio di eventi cardiovascolari maggiori (morte improvvisa, ictus, infarto del miocardio) in bambini e giovani adulti. I farmaci interessati? Metilfenidato (Ritalin) e (non in commercio in Italia) dexmetilfenidato HCl (Focalin, Focalin XR), destroanfetamina solfato (Dexedrine, Dexedrine Spansules, Dextroamphetamine ER, Dextrostat), lisdexanfetamina dimesilato (Vyvanse), Sali misti di anfetamina (Adderall, Adderall XR), metanfetamina (Desoxyn), pemolina (Cylert, non più in commercio), atomoxetina (Strattera).

Bloccata l’importazione di Nopron In data 21 dicembre l’AIFA ha disposto la mancata autorizzazione all’importazione del medicinale Nopron. Questo provvedimento segue la sospensione delle autorizzazioni dei Laboratoires Genopharm in Francia e dell’officina di produzione Alkopharm Blois, nonché del ritiro dal commercio, a partire dal 2 gennaio 2012, di lotti di numerosi medicinali di queste Aziende, disposti dall’Agenzia regolatoria francese (www.afssaps.fr). Viene precisato tuttavia che la motivazione della sospensione non ha attinenza con problematiche relative al farmaco ma piuttosto a carenze di tipo qualitativo delle

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News

Patients want to know they are getting treatment based on medical evidence, not a lunch or a financial relationship

Allan J. Coukell

u

aziende francesi e il Nopron è uno dei farmaci di tali aziende non più autorizzati. Il Nopron – che ha come http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/glossary/ term/1471”principio attivo la niaprazina – era l’unico farmaco prodotto con tale molecola. La niaprazina agisce sul sistema istaminergico e veniva pertanto utilizzata nei disturbi del sonno. L’Agenzia Italiana del Farmaco, in collaborazione con l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e con le altre Agenzie regolatorie nazionali europee, sta esplorando la possibilità di reperire nuovi siti di fabbricazione per il principio attivo che consentano la ripresa della produzione del medicinale Nopron sciroppo.

Antitrust: multa da 10,6 milioni alla Pfizer L’Antitrust ha condannato il gruppo farmaceutico Pfizer a pagare una multa di 10,6 milioni di s per abuso di posizione dominante. Lo rende noto la stessa Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, secondo la quale Pfizer, “con una strategia escludente, ha ostacolato, rallentato l’ingresso dei farmaci generici per la cura del glaucoma”, causando così al Servizio Sanitario Nazionale un mancato risparmio di 14 milioni di s. L’istruttoria è stata avviata a seguito della denuncia della società Ratiopharm Italia, interessata a produrre il farmaco generico, e di una ulteriore segnalazione dell’European Generic Medicines Association. Pfizer Italia ha dichiarato di prendere atto della decisione del Garante, che tuttavia “reputa infondata in fatto e in diritto riservandosi pertanto di impugnarla in tutte le opportune sedi giudiziali anche sovranazionali al fine di dimostrare la assoluta correttezza del proprio comportamento”.

Lamotrigina e valproato di sodio: rischio reazioni cutanee

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Working Group pediatrico dell’AIFA segnala il rischio di reazioni cutanee avverse associate alla cosomministrazione di lamotrigina e valproato di sodio. Sia lamotrigina che valproato di sodio in monoterapia sono associati ad un aumento del rischio di reazioni avverse cutanee, tale rischio risulta aumentato nella terapia di associazione. In particolare il trattamento con lamotrigina può determinare reazioni avverse cutanee, generalmente verificatesi entro le prime otto settimane dall’inizio del tratta-

mento, compresi casi di rash potenzialmente pericolosi per la vita quali la sindrome di Stevens-Johnson (SSJ) e la necrolisi epidermica tossica o sindrome di Lyell. L’incidenza di rash associati con lamotrigina è maggiore nei bambini rispetto agli adulti. Il rischio complessivo di rash appare fortemente associato con : ^^   elevate dosi iniziali di lamotrigina che superino le dosi raccomandate per la titolazione; ^^   uso concomitante di valproato che raddoppia l’emivita della lamotrigina. Viene pertanto raccomandato di: ^^   rispettare le modalità d’uso autorizzate e riportate nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto (RCP) di lamotrigina; ^^   nel caso si verifichi una eruzione cutanea valutare immediatamente la necessità di interrompere il trattamento; ^^   non trattare nuovamente il paziente che abbia sospeso la lamotrigina a causa di reazioni cutanee.

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Si ricorda che: ^^   la posologia di lamotrigina deve essere aumentata progressivamente ed in maniera conforme agli schemi posologici raccomandati; ^^   l’associazione lamotrigina-valproato di sodio deve essere riservata alle situazioni in cui il beneficio atteso superi il rischio cutaneo. Se l’associazione è necessaria occorre ridurre la posologia di lamotrigina; ^^   nei bambini la manifestazione iniziale di un rash può essere scambiata per un’infezione. Il medico deve prendere in considerazione la possibilità di una reazione al trattamento con lamotrigina in bambini che sviluppino sintomi di rash e febbre durante le prime otto settimane di terapia; ^^   la reazione cutanea può essere un segno di una reazione di ipersensibilità, può determinare inoltre: febbre, danno epatico, alterazione della funzione renale, danno ematologico, adenopatia, edema del viso o congiuntivite. In alcuni casi le reazioni precoci di ipersensibilità possono precedere le eruzioni cutanee.


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Gli anni passati dalla prima iniezione di insulina, effettuata l’11 gennaio del 1922

Giochi pericolosi. Prodotto

Gli operatori e i volontari della Croce Rossa Italiana intervenuti nelle operazioni di soccorso dei passeggeri della nave Concordia, affondata all’isola del Giglio

Le segnalazioni del sistema di allerta RAPEX

“Homer”, “The Simpsons collection”

Trombetta di plastica

Prodotto

Categoria

Giochi

Categoria

Gioco

Marchio

United Labels

Marchio

General De Juguetes

Paese d’origine Cina

Paese d’origine Spagna

Tipo/Numero di modello

REF 0803760 EAN 8 423 599 037 608

Tipo/numero di modello

REF. 29 Barcode: 8420639000295

Descrizione

Peluche a forma di Homer, uno dei personaggi della serie “I Simpson”

Descrizione

Pericolo

Soffocamento. Il prodotto presenta questo rischio perché la cucitura è lenta e permette l’accesso all’imbottitura e a un sacchetto di palline di plastica. Il sacchetto non è completamente rimovibile attraverso la cucitura. Tuttavia rilascia le piccole palline di plastica che possono essere ingerite o inalate. Il prodotto non è conforme alla Direttiva sulla Sicurezza dei Giocattoli e con lo standard europeo EN 71-1.

Trombetta gialla di plastica con un bocchino bianco e una corda per appenderla. Ha bottoni che non funzionano rossi, blu e verdi.

Pericolo

Soffocamento. Il prodotto presenta questo rischio perché il bocchino può essere facilmente staccato ed è sufficientemente piccolo da poter essere ingoiato da un bambino.Il prodotto non è conforme alla Direttiva sulla Sicurezza dei Giocattoli e con lo standard europeo EN 71-1.

Misure prese dal paese segnalatore

Ritiro dal mercato ordinato dalle autorità.

Misure prese dal paese segnalatore Prodotto

Volontaria sospensione delle vendite, ritiro dal mercato e richiamo da parte dei consumatori.

Macchinina guidata a distanza “Lets go racer”

Categoria

Gioco

Marchio

Sconosciuto

Paese d’origine Cina Tipo/numero di modello

modello 566/27

Descrizione

Macchina guidata a distanza per bambini piccoli. La macchinina è simile a quelle del cartone Cars, blu con le strisce tipiche delle gare da corsa e con una faccia sulla parte anteriore. La scatola è gialla con disegni della macchina.

Pericolo

Misure prese dal paese segnalatore

News

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Incendio e shock elettrico. L’adattatore di corrente della macchinina presenta questo rischio perché la sua resistenza di isolamento non è sufficiente. Inoltre le prese dell’adattatore non sono della misura adatta. Il prodotto non è conforme alla Direttiva sul Basso Voltaggio (LVD), allo standard europeo EN 61558 e agli standard nazionali.

Prodotto

Orsetto “Colourful Hearts Teddy”

Categoria

Giochi

Marchio

Build-A-Bear

Paese d’origine Cina Tipo/numero di modello

417107 PO numberi: UK and Ireland 1009523, 1009135, 1009523, 1009752, 1009928, 1050048, 1050231 (35,163 pcs). Germany DE10120 (838 pcs) DK/NO/SW 2011074 (DK 1,400 pcs, NO 231 pcs, SW 139 pcs).

Descrizione

Orsetto di peluche alto 16 cm dal corpo bianco con disegnati cuori colorati dappertutto.

Pericolo

Soffocamento. Il prodotto presenta questo pericolo perché gli occhi possono essere facilmente staccati ed essendo piccoli potrebbero essere messi in bocca. Il prodotto non è conforme alla Direttiva sulla Sicurezza dei Giocattoli e allo standard europeo EN 71.

Misure prese dal paese segnalatore

Volontaria sospensione delle vendite e della distribuzione.

Ritiro volontario dal mercato

Allarme similalimenti

Il Ministero della Salute ha realizzato un opuscolo (http://www.salute.gov.it/ imgs/C_17_opuscoliPoster_127_allegato.pdf) per sensibilizzare il pubblico sui rischi legati ai similalimenti, cioè a quei prodotti, apparentemente alimentari, ma in realtà destinati ad altri usi. Tra gli articoli più comuni, venduti come articoli decorativi, si trovano similalimenti con magnete raffiguranti frutta e dolciumi di vario tipo. Lo scopo del magnete è l’attacco a superfici metalliche, come le porte esterne dei frigoriferi di cucina, facilmente a disposizione dei bambini, che hanno difficoltà a distinguere il prodotto dal cibo vero. Il Decreto legislativo 25 gennaio 1992, n. 73 che recepisce la Direttiva 87/357/CEE, vieta la commercializzazione, l’importazione, la fabbricazione e l’esportazione dei prodotti che, avendo un aspetto diverso da quello che sono in realtà, compromettono la salute o la sicurezza dei consumatori. In particolare all’art. 1 viene specificato che i prodotti per i quali si applica la direttiva, pur non essendo prodotti alimentari, hanno forma, aspetto, imballaggio, etichettatura, volume o dimensioni tali da far prevedere che i consumatori li possano confondere con prodotti alimentari e pertanto li portino alla bocca, li succhino o li ingeriscano con conseguente rischio di soffocamento, intossicazione, perforazione o ostruzione del tubo digerente.

Prodotto

Macchinina guidata a distanza “Drift”

Categoria

Gioco

Marchio

Newqida

Paese d’origine Cina Tipo/Numero di modello

TY18(41E1)

Descrizione

Macchinina sportiva radio controllata con fiamme gialle e rosse. Contenuta in una confezione di cartone giallo che riporta nome e disegni del prodotto.

Pericolo

Incendio e shock elettrico. Le prese dell’adattatore di corrente sono di misura inadeguata. Di conseguenza: potrebbe risultarne un danno alla presa di corrente con rischio di surriscaldamento della presa; le connessioni meccaniche tra la base e la copertura dell’adattatore richiedono uno sforzo sproporzionato quando inserito o rimosso dalla presa. Il prodotto non è conforme alla Direttiva sul Basso Voltaggio (LVD) e allo standard nazionale BS 1363.

Misure prese dal paese segnalatore

Ritiro volontario dal mercato

Pediatria numero 1-2 - gennaio-febbraio 2012

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Pedi@tria

“L’omino di Petri” di Paola Apostoli

È l’immagine vincitrice della prima edizione del concorso fotografico “La ricerca biomedica protagonista del tuo scatto”, organizzato dalla rivista Le Scienze con la collaborazione di Comunicazione Scientifica Biomedica, Sapienza Università di Roma, e Abbott.

a cura di Alberto E. Tozzi

Ci vogliono le prove, caro Spock!

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Immaginiamo sempre un futuro come quello visto nei film, nel quale cose che sembrano impossibili diventano a portata di mano e durata e qualità della vita aumentano per effetto del miglioramento della salute e dell’innovazione tecnologica, come in “Star Trek”. Non è un caso che durante il recente Consumer Electronic Show tenuto a Las Vegas sia stato lanciato un concorso per la messa a punto di un dispositivo portatile che sia in grado, attraverso la misurazione di parametri vitali, di diagnosticare almeno 15 malattie. Premio in palio, 10 milioni di dollari. Di tutt’altro segno una pubblicazione del Journal of American Medical Informatics che ha reso disponibile una revisione della letteratura che conclude: gli strumenti basati sul web per la gestione del diabete sono probabilmente inefficaci nel migliorare lo stato di salute dei pazienti. Per inciso, la maggior parte degli studi inclusi nella revisione aveva un disegno inadeguato. Paradossalmente, quindi, alcuni strumenti che richiamano talvolta la fantascienza e che trovano giustificazione in una buona idea, non trovano larga applicazione perché il loro impatto non è stato studiato a sufficienza o nel modo corretto. L’amore per la scoperta è un motore indispensabile per qualsiasi comunità ed in particolare per quella scientifica. Ma come faremo a tradurre rapidamente le nuove scoperte nella pratica corrente visto che esse si accumulano a una velocità impressionante? È ormai tanto che viviamo la frustrazione di scoprire nuove terapie ed aspettare 10-15 anni prima che ne sia dimostrata l’efficacia e che l’uso venga raccomandato nelle linee-guida correnti. L’accumulo di nuova conoscenza è diventato troppo rapido per andare di pari passo con le modalità di valutazione di efficacia che abbiamo finora utilizzato. Si apre davanti a noi l’urgente necessità di ripensare (non di rinnegare!) le modalità di valutazione di efficacia e di sicurezza delle innovazioni scientifiche applicabili alla gestione dei pazienti, siano esse farmaci, test diagnostici o strumenti elettronici. Per questo è necessario uno sforzo intellettuale fuori dal comune. Lo stesso progresso in campo tecnologico potrebbe essere di aiu-

Pediatria numero 1-2 - gennaio-febbraio 2012

to. Buona parte dei metodi che vengono usati nell’approccio sperimentale alla valutazione degli interventi si giustifica per l’impossibilità di controllare tutti i dati di cui avremmo bisogno per raggiungere una conclusione ragionevolmente robusta. Bene, siamo molto vicini alla possibilità di avere a disposizione informazioni genetiche, ambientali e personali integrate tra loro con la possibilità di utilizzarle attraverso una potenza di calcolo che fino a qualche anno fa non era possibile neanche immaginare. Stiamo per mettere le mani sui Big Data di malattie che non avevamo compreso, con la possibilità di identificarne finemente i determinanti in ciascun individuo. Dovremo attrezzarci con mezzi adeguati per trarne i vantaggi che ci servono nel più breve tempo possibile. Ci serve un futuro migliore e i prossimi anni saranno cruciali per determinare il futuro del metodo sperimentale applicato alle scoperte scientifiche. 


Lisa Simpson, 8 anni, personaggio della serie animata “I Simpson”

Creatività, istruzioni per l’uso Che i bambini abbiano un rapporto con l’arte meno mediato e cerebrale rispetto agli adulti, che il disegno (ma più in generale l’atto di produrre manufatti con quello che c’è a disposizione) rappresenti per loro un mezzo di espressione di disarmante immediatezza non lo scopre certo Marion Deuchars, illustratrice di fama internazionale, attiva in molti campi, dalla pubblicità all’interior design, alla calligrafia (l’“arte delle scritte: avete presente quelle in vinile delle vetrine dei negozi? Lei ne realizza di bellissime). Quello che ha scoperto invece l’artista francese, e prima di lei il giapponese Taro Gomi – designer industriale converti-

tosi con successo planetario all’editoria per bambini – è che questa propensione innata a esprimersi attraverso il “gesto artistico” si può coltivare ed arricchire (anche al di là del talento) attraverso libri-gioco capaci di fornire spunti, suggerimenti e “istruzioni” per la creatività. “Riempiamo questo libro d’arte”, nel suo morbido A4 in brossura, è un perfetto corso di sopravvivenza per aspiranti artisti tra i 6 e 10 anni circa. C’è la descrizione dell’equipaggiamento necessario, fatto di matite di ogni forma e dimensione, gessetti, rulli, compassi pennelli, colla, forbici, carboncino... C’è il pantheon degli eroi: 12 brevi presentazioni dei numi tutelari dell’arte mondiale di ogni tempo – i “soliti” Leonardo da Vinci, Pablo Picasso, Van Gogh, Matisse – che cadenzano il volume offrendo anche il pretesto per piccoli compiti ispirati al loro

Libri e film

Non sono una teologa, non so cosa sia Dio esattamente. So solo che è più forte di mamma e papà messi insieme

(inimitabile?) stile: avete mai provato a ridisegnare il sorriso di Monna Lisa? E poi decine di brillanti esperimenti guidati nel mondo dell’arte: impronte digitali trasformate in personaggi, trucchi per replicare nel XXI secolo le gesta dei primi uomini alle prese con la pittura rupestre, esercizi di ombreggiatura. E ancora, giochi con la luce, i colori, la prospettiva, le decorazioni, la geometria, le forme, le lettere. Il tratto inconfondibile della Deuchars è l’elegante cornice di un libro riuscitissimo pieno di interattività, creatività e divertimento. Per bambini in cerca di ispirazione. (alessio malta) 

(in collaborazione con www.mangialibri.com) Marion Deuchars Riempiamo questo libro d’arte Magazzini Salani 2011

Una protesi per la libertà Per un giovane delfino l’amputazione della coda è una disabilità letale, perché senza poter nuotare veloci nell’oceano non si sopravvive. Forse solo l’esperienza di un appassionato biologo marino, l’ingegno di un brillante medico esperto di prostetica e l’incrollabile devozione di un ragazzo potrebbero compiere il miracolo di salvare l’animale. Questo miracolo avviene, e a essere salvato non sarà solo un mammifero acquatico, ma tanti sfortunati disabili di tutto il

mondo: “L’incredibile storia di Winter il delfino” è infatti ispirato a una storia vera. Winter, che interpreta se stessa (è femmina) nel film, oggi è il simbolo del coraggio e della speranza per chi deve affrontare disabilità fisiche, grazie alla sua straordinaria storia di recupero e riabilitazione. Nel dicembre del 2005, in Florida, un pescatore la trovò impigliata nelle funi di una trappola per granchi che gli avevano bloccato la circolazione sanguigna nella coda, mandando-

la in cancrena. L’animale fu subito trasportato al Clearwater Marine Aquarium (CMA), dove tutto il personale si impegnò 24 ore su 24, sette giorni su sette, ad aiutare Winter fino alla completa ripresa, dovuta in gran parte a un’ingegnosa coda prostetica prodotta con un materiale morbidissimo, flessibile e duraturo, chiamato “Winter’s Gel”. Ben presto i media vennero a conoscenza della storia. Racconta il produttore Richard Ingber: “Una mattina stavo

guardando la televisione quando sentii parlare di Winter. Rimasi affascinato dalla storia e realizzai subito che aveva il potenziale per un grande film per tutta la famiglia, che avrebbe attirato pubblico di ogni età”.  L’incredibile storia di Winter il delfino Regia Charles Martin Smith Con Harry Connick jr., Ashley Judd, Morgan Freeman Distribuzione Warner Bros. Italia, 2011

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News

54%

2,4%

Le pirosi gastriche attribuite dagli italiani alle liti in famiglia

I casi di TB in bambini al di sotto dei 5 anni in Italia ogni anno

Profilassi antibiotica intrapartum, un’arma essenziale La profilassi antibiotica intrapartum nelle madri a rischio di infezione da Streptococco B (grave causa di mortalità e morbilità nei neonati in Europa, Africa e America) andrebbe introdotta su larga scala applicando le lezioni apprese dai programmi di prevenzione della trasmissione verticale dell’HIV negli anni scorsi. Ad affermarlo una revisione sistematica e una meta-analisi effettuate da un team di

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ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine coordinato da Karen M. Edmond. Sebbene la maggiore incidenza di infezioni da Streptococco B nei neonati e di mortalità si riscontri in Africa (1,21 casi ogni 1000 nati con una mortalità del 22%) non si tratta affatto di un fenomeno confinato nei Paesi in via di sviluppo. Basti pensare che in Europa si registrano 0,57 casi ogni 1000 nati per una mortalità del 7%. Spiega la Edmond: “Un vaccino coniugato contenente i 5 sierotipi di Streptococco B (Ia, Ib, II, III e V) potrebbe prevenire la gran parte delle infezio-

I bambini in età prescolare attribuiscono un ruolo decisamente meno importante al linguaggio rispetto agli adulti quando cercano di classificare e comprendere gli oggetti che li circondano. Lo afferma uno studio in uscita sulla rivista Psychological Science. “Come adulti, noi conosciamo il potere predittivo delle parole. Se ti fai guidare dalle parole, non ti tradiranno mai”, spiega Vladimir Sloutsky, co-autore dello studio e professore di Psicologia alla Ohio State University. “Ma per i bambini le parole sono solo uno dei tanti fattori da considerare quando stai cercando di identificare un oggetto. Supponiamo per esempio che qualcuno di cui vi fidate vi mostri una penna e dica che si tratta di un registratore: la vostra prima reazione sarebbe probabilmente cercare un microfono nella penna pensando che si tratti di uno di quegli accessori da spie”. Questo perché gli adulti credono che le parole abbiano un potere quasi magico nel classificare le cose e si fidano delle parole come mezzo di comprensione del mondo: per i bambini più piccoli non è affatto così, non è ancora così. I ricercatori statunitensi hanno testato 13 bambini tra i 4 e i 5 anni e 30 adulti sottoponendo loro immagini di animali immaginari e poi sovrapponendovi teste di animali esistenti lasciando però sotto il nome immaginario. Per riconoscere questi animali-patchwork, la stragrande maggioranza dei bambini (rispettiva-

ni globali. Tali vaccini sono attualmente in sperimentazione, la fase III sta per cominciare”. Ma Mark F. Cotton e Helena Rabie del Tygerberg Children’s Hospital nel commento pubblicato a corredo dello studio sottolineano l’importanza dell’implementazione immediata di una profilassi antibiotica intrapartum su larga scala. ^^   Edmond KM, Kortsalioudaki C, Heath PT et al. Group B streptococcal disease in infants aged younger than 3 months: systematic review and meta-analysis. The Lan-

cet 2012; doi:10.1016/S01406736(11)61651-6.

Pro e contro dei videogame I videogame hanno effetti negativi ma anche benefici sulle performance cognitive e comportamentali. Li elenca uno studio pubblicato su Nature Reviews, che il coautore Douglas A. Gentile, professore associato di Psicologia alla Iowa State University, tenta di sintetizzare così: “Se il contenuto è scelto con buon senso, i vide-

Le parole contano. Per i bambini meno mente 90 e 67% in diversi test successivi) si è basata sulla natura della testa sovrapposta e non sul nome dell’animale comunicato dai ricercatori. Viceversa la maggioranza degli adulti è ‘restata fedele’ al nome per identificare gli animali del test, malgrado le teste cambiate. Questi risultati suggeriscono che anche dopo che i bambini hanno imparato a parlare, il linguaggio non governa i loro processi cognitivi come si è creduto finora. “È solo nelle fasi successive dello sviluppo che i bambini imparano a capire che le parole possono servire come

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‘etichette’ per gli oggetti”, commenta Sloutsky. “Abbiamo sempre creduto che se insegnavamo il nome delle cose ai nostri figli le parole avrebbero fatto il resto, spiegandogli che due cose con lo stesso nome sono uguali o comunque simili. Non possiamo dare più per scontato tutto questo: dobbiamo fare di più che limitarci a etichettare le cose”. ^^   To children (but not adults) a rose by any other name is still a rose. Association for Psychological Science press release 2011.


di José Graziano da Silva, neo Direttore Generale della FAO Eradicazione della fame. Sistemi di produzione del cibo più sostenibili. Maggiore equità nella gestione globale del cibo. Riforma profonda della FAO e sua decentralizzazione. Espansione della cooperazione tra nord e sud del mondo

ogame posso avere molti effetti benefici, per esempio potenziando alcuni skill nei bambini. Si tratta di tool educazionali molto più potenti di quanto non credessimo finora, il problema è che la maggior parte dei videogame educativi non sono nemmeno lontanamente interessanti, divertenti e ben fatti quanto i peggiori videogame di puro entertainment”. Occorre quindi investire fondi ed energie nel campo dei giochi elettronici come strumenti educazionali, ma soprattutto superare atteggiamenti manichei verso i videogame e cercare di lavorare per massimizzarne gli

effetti positivi e minimizzarne quelli negativi. ^^   Gentile DA, Bavelier D, Green CS, Renshaw PF et al. Brains on video games. Nature Reviews Neuroscience 2012; 12, 763-768 doi:10.1038/ nrn3135.

Lo sport fa andare meglio a scuola Esiste una correlazione diretta tra attività fisica e rendimento scolastico: lo dimostra una importante revisione sistematica, che però ha evidenziato anche la scarsità di studi di elevata qualità metodologica su questo argomento.

I ricercatori olandesi della Vrije Universiteit e dell’EMGO Institute for Health and Care Research di Amsterdam coordinati da Amika Singh hanno preso in esame 10 studi osservazionali e 4 studi intervenzionali condotti in Stati Uniti, Canada e Sudafrica. È emerso chiaramente dai dati raccolti che i bambini che svolgono un’attività fisica più intensa mediamente hanno un migliore rendimento scolastico di quelli più sedentari. Forse – suggeriscono gli autori – l’effetto positivo sulle performance scolastiche (e quindi cognitive) potrebbe dipendere dall’aumento di ossigenazione del cervello,

Sante & Mia

News

Le 5 priorità strategiche

dall’aumento della sintesi di norepinefrina ed endorfine capaci di diminuire lo stress e migliorare l’umore, oppure dallo stimolo sui fattori di crescita che porterebbe alla nascita di nuove cellule nervose e a una maggiore plasticità delle sinapsi. ^^   Singh A, Uijtdewilligen L, Chinapaw MJM et al. Physical Activity and Performance at School: A Systematic Review of the Literature Including a Methodological Quality Assessment. Arch Pediatr Adolesc Med 2012; 166: 49-55. (a cura di David Frati )

L’incubo dei pidocchi

illustrazioni Norina Wendy Di Blasio

Mi cacci questa pidocchiosa per favore?

Vieni amore che dobbiamo fare il trattamento!

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Pediatria magazine vol 2 | num 1-2 | 01-02/2012  

Pediatria magazine volume 2 | numero 1-2 | gennaio-febbraio 2012

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