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Periodico della Parrocchia S. Maria Assunta in Brembate di Sopra Anno X - N. 55 - Aprile 2018


ABBONAMENTO Poiché molte persone hanno chiesto chiarimenti su come ricevere a casa il giornalino parrocchiale "Insieme", ecco alcune precisazioni che speriamo possano essere utili. 1) Il nome e l'indirizzo vanno consegnati in sacrestia. 2) La quota chiamata "di abbonamento" o "quota annuale" (di euro 15,00) verrà inserita in un’apposita busta distribuita nel mese di Febbraio. Tale quota si raccoglie in chiesa nella cassetta con l'indicazione "INSIEME" oppure in sacrestia. In Copertina: Valeggio sul Mincio (VR): Parco Sigurtà.

La quota serve per sostenere le spese di stampa.

IV Copertina: Valeggio sul Mincio (VR): Parco Sigurtà. Foto: Luca Bonati.

Direttore: don Giacomo Ubbiali Direttore responsabile: Davide Agazzi Editore: Parrocchia S. Maria Assunta, Brembate di Sopra

Sommario

Stampa: EQUA - Clusone Redazione: don Carlo, Chiara, Dario, Marco, Max, Luca, Luciano, Patrizia

3 Editoriale

Impaginazione e coordinatore: Luciano

5 Vita parrocchiale

Foto ed elaborazione foto: Max

10 Anagrafe

Distributore: Diego Collaboratori: don Giacomo, don Carlo, Daniela, Giulia, Raide, Chiara, Patrizia, Luca, Dario

E-mail: insiemebrembatesopra@gmail.com Sito web: www.parrocchiabrembatedisopra.it AUTORIZZAZIONE DEL TRIBUNALE DI BERGAMO N. 28 DEL 20.10.2008

11 La voce dell’Oratorio 16 Vita della Chiesa 20 Attualità


Editoriale

C

“Avete visto il Signore?”

arissimi, consegno a voi e al vostro cuore ancora capace di sorpresa e semplicità, la poesia di David Maria Turoldo, grande profeta dei nostri tempi. Parole che parlano di stupore, di silenzio, di sorrisi, di una Pasqua che è insieme gesto di pace quotidiano e gioiosa semplicità nel guardare alla vita… quasi

Pericle Fazzini: Risurrezione. Città del Vaticano aula Paolo Vi.

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follia per i nostri occhi stanchi, ansiosi e preoccupati. Riporto questo testo nella speranza possiate nutrirvi della bellezza presente in queste parole, leggendola più e più volte. Il Risorto è più vicino a noi di quanto pensiamo, la sua vitalità e la sua forza animano già la natura e i sorrisi di chi già si è abbandonato a Lui! Ecco il nostro augurio Pasquale: possiate riconoscerlo e annunciarne con gioia la presenza…

una cosa che non ha parole. E poi gli chiederò d’indovinare se sia una lacrima, o una perla di sole, o una goccia di rugiada. E dirò alla gente: “Avete visto il Signore?”. Ma lo dirò in silenzio, e solo con un sorriso. Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa. Non credo più nemmeno alle mie lacrime. E queste gioie son tutte povere. Metterò un fiore rosso sul balcone. E canterò una canzone tutta per Lui solo. Andrò nel bosco questa notte, e abbraccerò gli alberi. E starò in ascolto dell’usignolo, dell’usignolo che canta solo da mezzanotte all’alba. E poi andrò a lavarmi nel fiume, come fanno i poveri. E all’alba passerò sulle porte di tutti i miei fratelli e dirò a ogni casa: “Pace!” E poi cospargerei la terra di acqua benedetta in direzione dei quattro punti dell’universo. Poi… non lascerò mai morire la lampada dell’altare. E ogni domenica mi vestirò di bianco! Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa. E non piangerò più, non piangerò più inutilmente. Dirò solo: “Avete visto il Signore?”. Ma lo dirò in silenzio, e solo con un sorriso. Poi non dirò più niente.

MATTINO DI PASQUA

(David Maria Turoldo )

Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa. Andrò in giro per le strade, zufolando così finché gli uomini dicano: “È pazzo!”. E mi fermerò soprattutto con i bambini a giocare in periferia. E poi lascerò un fiore ad ogni finestra dei poveri. E saluterò chiunque incontrerò per via, inchinandomi fino a terra… E poi suonerò con le mani le campane della torre, a più riprese finché non sarò esausto. E, a chiunque venga, anche al ricco, dirò: “Siedi pure alla mia mensa!”. Anche il ricco è un pover’uomo… E a tutti dirò: “Avete visto il Signore?”. Ma lo dirò in silenzio, con un sorriso. Io vorrei donare una cosa al Signore, ma non so che cosa. Tutto è Suo dono, eccetto il nostro peccato. Ecco: gli darò un’icona, dove Lui bambino guarda gli occhi di Sua madre: così dimenticherà ogni cosa. Gli raccoglierò dal prato una goccia di rugiada: è già primavera, ancora primavera, una cosa insperata, non meritata: VIT A P AR RO CCHI AL E

Buona Pasqua dai vostri sacerdoti

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CALENDARIO PARROCCHIALE CATECHESI ADULTI

CATECHESI RAGAZZI (oratorio)

* Sono programmati incontri sulla parola di Dio lungo tutto L’ANNO LITURGICO.

Martedì

15.00 - 16.00

Sabato

15.00 - 16.00

ADORAZIONE

Il Santissimo Sacramento resta esposto ogni Venerdì dalle ore 16.00 alle 18.00 18.00 S. Messa.

Ore 15,00: Liturgia della “Passione del Signore”: Liturgia della Parola, Preghiera universale, Adorazione della Croce, Comunione. Ore 20,30: Via Crucis partendo dall’Oratorio per arrivare all’Asilo Giorno di digiuno e di astinenza.

MARZO Settimana Santa 25 Domenica delle Palme e della Passione del Signore (Is 50,4-7/ Sal 21/ Fil 2,6-11/ Mc 14,1-15,47) 33a Giornata mondiale della gioventù.

31 Sabato Santo Ore 8,00: Liturgia delle Lodi. Ore 15,00: Omaggio floreale a Gesù e benedizione delle uova.

29 Giovedì Santo. Ore 8,00: Liturgia delle Lodi. Ore 9,30: Messa crismale in duomo a Bergamo.

31 Sabato. Risurrezione del Signore (Gen 1,1-2,2/ Sal 103/ Gen 22,1-18/ Sal 15/ Es 14,1515,1/ Sal da Es 15,1-8/ Is 54,5-14/ Sal 29/ Is 55,1,11/ Sal da Is 12,2-6/ Bar 3,9-15.32-4,4/ Sal 18/ Ez 36,16-17.1828/ Sal 41/ Rm 6,3-11/ Sal 117/ Lc 24,1-12) Ore 21.00: Veglia pasquale nella notte santa: Liturgia della Luce, Annuncio pasquale, Liturgia della Parola, Liturgia battesimale, Liturgia eucaristica.

Confessioni di Pasqua Lunedì 26 marzo Ore 20.30 Adolescenti a Palazzago. Martedì 27 marzo Ore 9.30 A Casa Serena Mercoledì 28 marzo Ore 15.00-18.00 Per tutti (in chiesa) Venerdì 30 marzo Ore 8.30-12.00 Per tutti (in chiesa) Ore 17.00-19.00 Per tutti (in chiesa) Sabato 31 marzo Ore 8.30-12.00 Per tutti (in chiesa) Ore 15.00-18.00 Per tutti (in chiesa)

APRILE 1 Domenica. Pasqua di Risurrezione. (At 10,34.37-43/ Sal 117/ Col 3,1-4 opp. 1Cor 5,6-8/ Gv 20,1-9) S. Messe secondo gli orari festivi.

Triduo pasquale

2 Lunedì fra l’Ottava di Pasqua S. Messe ore 7,30 – 9,00 – 10,30 – 18,00.

29 Giovedì Santo (Es 12,1-8.11-14/ Sal 115/ 1Cor 11,23-26/ Gv 13,1-15) Ore 16,30: S. Messa a Casa Serena. Ore 20,30: “Messa nella Cena del Signore” in chiesa: Presentazione degli oli santi, Liturgia della Parola, Lavanda dei piedi, Liturgia eucaristica, Reposizione del Santissimo. Al termine inizierà l’adorazione eucaristica, fino alla mezzanotte.

7 Sabato fra l’Ottava di Pasqua. Nel pomeriggio si tiene il ritiro per i bambini che si preparano alla Prima Confessione. 8 Domenica II di Pasqua o della Divina Misericordia. (At 4,32-35/ Sal 117/ 1Gv 5,1-6/ Gv 20,19-31) Ore 11.15: Celebrazione dei battesimi. Ore 15.00 Celebrazione delle Prime Confessioni È concessa l’indulgenza plenaria, alla solite condizioni, al fedele che in questa domenica in qualunque chiesa, con l’animo totalmente distaccato dall’affetto verso

30 Venerdì Santo (Is 52,13-53,12/ Sal 30/ Eb 4,14-16;5,7-9/ Gv 18,1-19,42) Ore 8,00: Liturgia delle Lodi. VIT A P AR RO CCHI AL E

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qualunque peccato, anche veniale, partecipi a pratiche di pietà svolte in onore della Divina Misericordia, o almeno reciti, alla presenza del SS. Sacramento dell’Eucaristia, pubblicamente esposto o custodito nel tabernacolo, il Padre Nostro e il Credo, con l’aggiunta di una pia invocazione al Signore Gesù misericordioso (per es. “Gesù misericordioso, confido in te”).

3 Giovedì. Ss. Filippo e Giacomo, apostoli. 4 Venerdì. B. Tommaso da Olera, religioso. 5 Sabato. B. Caterina Cittadini, vergine.

11 Mercoledì. S. Stanislao, vescovo e martire.

6 Domenica VI di Pasqua. (At 10,25-26.34-35.44-48/ Sal 97/ 1Gv 4,7-10/ Gv 15,917) Ore 10.30: S. Messa di Prima Comunione (1° gruppo). Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostegno economico alla Chiesa Cattolica.

13 Venerdì. S. Martino I, papa e martire.

7 Lunedì. B. Alberto da Villa d’Ogna.

14 Sabato. Ore 11.00: Matrimonio Rota Matteo e Rota Marta.

8 Martedì. S. Maddalena di Canossa, vergine. Ore 20.30: Recita del Rosario nei quartieri.

15 Domenica III di Pasqua. (At 3,13-15.17-19/ Sal 4/ 1Gv 2,1-5a/ Lc 24,35-48) 94a Giornata nazionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

11 Venerdì. Ss. Nereo e Achilleo, martiri. S. Pancrazio, martire.

21 Sabato. S. Anselmo, vescovo e dottore della Chiesa.

13 Domenica. Ascensione del Signore. (At 1,1-11/ Sal 46/ Ef 4,1-13/ Mc 16,15-20) Ore 10.30: S. Messa di Prima Comunione (2° gruppo). Ore 16.00: Celebrazione dei battesimi. 52a Giornata mondiale per le comunicazioni sociali sul tema: “La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace”.

9 Lunedì. Annunciazione del Signore. (Is 7,10-14; 8,10c/ Sal 39/ Eb 10,4-10/ Lc 1,26-38)

12 Sabato. S. Grata.

22 Domenica IV di Pasqua. (At 4,8-12/ Sal 117/ 1Gv 3,1-2/ Gv 10,11-18) 55a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni sul tema: “Ascoltare, discernere, vivere la chiamata del Signore”. 23 Lunedì. S. Giorgio, martire. S. Adalberto, vescovo e martire.

14 Lunedì. S. Mattia, apostolo. 15 Martedì. Ore 20.30: Recita del Rosario nei quartieri.

24 Martedì. S. Fedele da Sigmaringen, sacerdote e martire.

18 Venerdì. Ss. Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa. Vergini. S. Giovanni I, papa e martire.

25 Mercoledì. S. Marco, evangelista. Ore 11.00: Matrimonio Torri Morgan e Bosco Pamela.

19 Sabato. Giornata di ritiro per i cresimandi. Ore 10.30: Matrimonio Ravasio Rudy e Osti Monica.

28 Sabato. S. Gianna Beretta Molla. S. Pietro Chanel, sacerdote e martire. S. Luigi Maria Grignion de Montfort, sacerdote. Nel pomeriggio si tiene il ritiro per i ragazzi della Prima Comunione.

20 Domenica. Pentecoste. (At 2,1-11/ Sal 103/ Gal 5,16-25/ Gv 15,26-27; 16,12-15) Ore 10.30: Celebrazione delle Cresime. 21 Lunedì. Ss. Cristoforo Magallanes, sacerdote e Compagni, martiri. Riprende il Tempo ordinario dalla VII settimana.

29 Domenica V di Pasqua. (At 9,26-31/ Sal 21/ 1Gv 3,18-24/ Gv 15,1-8) 30 Lunedì. S. Pio V, papa.

22 Martedì. B. Luigi Maria Palazzolo, sacerdote. S. Rita da Cascia, religiosa. Ore 20.30: Recita del Rosario nei quartieri.

MAGGIO

25 Venerdì. S. Beda Venerabile, sacerdote e dottore della Chiesa. S. Gregorio VII, papa. S. Maria Maddalena de’ Pazzi, vergine.

1 Martedì. S. Giuseppe lavoratore. 2 Mercoledì. S. Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa Ore 20.30: Apertura del mese di maggio con la recita del Rosario in Parrocchia. VIT A P AR RO CCHI AL E

26 Sabato. S. Filippo Neri, sacerdote.

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27 Domenica. Santissima Trinità. (Dt 4,32-34.39-40/ Sal 32/ Rm 8,14-17/ Mt 28,16-20) Nel pomeriggio passaggio del Corpo di S. Giovanni XXIII.

trale, ma le parrocchie stesse saranno inserite in un ambito più esteso per dialogare meglio con il territorio. Al termine dell’ampia relazione il vescovo ha risposto a diverse domande poste dai partecipanti.

29 Martedì. Ore 20.30: Recita del Rosario nei quartieri.

12 febbraio, lunedì. Celebrazione della Festa del Malato a Casa Serena. L’11 febbraio 1993 fu celebrata la I Giornata mondiale del Malato, voluta dal Papa San Giovanni Paolo II al fine di sostenere con la preghiera le persone inferme e quante si prendono cura di loro. Quest’anno siamo arrivati alla

31 Giovedì. Visitazione della Beata Vergine Maria. Iniziano le giornate eucaristiche. Ore 20.00: Santa Messa in un santuario della Diocesi a chiusura del mese di maggio.

GIUGNO 1 Venerdì. S. Giustino, martire. Giornata eucaristica. 2 Sabato. Ss. Marcellino e Pietro, martiri. Giornata eucaristica. Pellegrinaggio Parrocchiale a Sotto il Monte. 3 Domenica. Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. (Es 24,3-8/ Sal 115/ Eb 9,11-15/ Mc 14,12-16.22-26) Ore 15 – 17.30 Adorazione eucaristica libera per le Sante Quarantore. Ore 18.00 S. Messa e processione con il Santissimo Sacramento. Sono invitati i bambini che hanno fatto la Prima Comunione. Accompagnerà la processione la Banda “G. Donizetti”.

Cronaca parrocchiale a cura di don Carlo 25 – 31 gennaio. Settimana dell’oratorio in onore di San Giovanni Bosco. La ormai tradizionale Settimana in onore di San Giovanni Bosco è stata caratterizzata da diversi appuntamenti che hanno trovato la loro logica conclusione nella messa celebrata nella serata di mercoledì 31 gennaio nella cappella dell’oratorio. Delle iniziative svolte durante la settimana, si parla in un articolo a parte e a cui vi rimando.

XXVI. Il tema proposto da Papa Francesco è stato: “Mater Ecclesiae: «"Ecco tuo figlio... Ecco tua madre". E da quell'ora il discepolo la prese con sé» (Gv 19,27)”. Nella nostra Parrocchia, la Giornata del Malato è l’occasione per una celebrazione solenne dell’Eucaristia in Casa Serena, con il sacramento dell’Unzione per gli ospiti. Lunedì 12 febbraio, con l’orario della messa leggermente ritardato per dar modo ai volontari di portare in chiesa tutti gli ospiti della Casa, si è celebrata una messa solenne, molto partecipata e animata degli ospiti. Dopo l’omelia quasi tutti i presenti hanno ricevuto il sacramento dell’Unzione degli infermi. Non ci si stancherà mai di ripetere che questo sacramento non è destinato ai moribondi, come purtroppo si è pensato per tanto tempo e si continua a pensare anche ai nostri giorni, ma è il sacramento che dà conforto e sostegno a chi deve affrontare le sofferenze dovute alla malattia o all’età malferma. È un dono d’amore del Signore che si fa vicino e assume su di sé il peso del dolore del malato, aiutandolo a vivere la sua sofferenza come partecipazione alle sofferenze di Gesù sulla croce.

7 febbraio, mercoledì. Incontro dei Consigli Pastorali parrocchiali della nuova CET con il vescovo. Una serata speciale si è svolta mercoledì 7 febbraio a Mapello. Il vescovo Francesco, in un incontro con i Consigli Pastorali Parrocchiali della Comunità Ecclesiale Territoriale VII (CET), il nuovo organismo diocesano cui appartiene la nostra Parrocchia e che avrà inizio dal prossimo anno pastorale. Numerosissimi i presenti nell’auditorium, rappresentanti di parrocchie di ben due vicariati attuali: quello di Mapello – Ponte San Pietro e quello di Calolzio – Caprino. Il vescovo ha illustrato il significato della riforma territoriale di cui si sta parlando già da qualche anno e che ora sta per diventare effettiva. Ha presentato le non poche risorse su cui la nostra diocesi può contare e da cui ripartire per dare alla riforma in atto la giusta dimensione. Non sarà tolto alle parrocchie il loro ruolo cenVIT A P AR RO CCHI AL E

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preghiera e dall’elemosina. Ma, anche in questo caso, guai a pensare di sistemare le cose con qualche “fioretto”, pensando poi di poter continuare a fare ciò che si è sempre fatto! La conversione richiede impegno e perseveranza e non è fatta solo di rinunce, ma anche di impegno positivo di ascolto della Parola di Dio e di testimonianza viva della propria fede negli ambienti della vita quotidiana. Tutte le messe del mercoledì delle ceneri sono state molto frequentate. E tutti i presenti hanno ricevuto con devozione la cenere sul capo. Durante la Quaresima la Parrocchia propone vari momenti di catechesi e di preghiera. Ogni mercoledì i ragazzi sono attesi in oratorio per la preghiera del mattino (ragazzi delle medie) e della sera (ragazzi delle elementari). Ogni mercoledì, dopo la messa del mattino, si svolge la catechesi per i presenti. Il giorno più intenso è il venerdì, con la celebrazione della Via Crucis alle 15 in chiesa e alle 16,45 a Casa Serena. Alle 18,30 si celebra la messa nella cappella dell’oratorio, cui segue la cena magra e la proposta quaresimale di riflessione per gli adulti. Per due venerdì si è svolta la catechesi mensile che coinvolge gli adulti della comunità. Negli altri venerdì, con filmati e testimonianze, si sono toccati alcuni temi tipicamente quaresimali: la bellezza dell’arte che loda Dio, l’elemosina e la misericordia, il digiuno.

14 febbraio, mercoledì delle Ceneri. Inizia la Quaresima. La Quaresima è iniziata mercoledì 14 febbraio con l’austero rito dell’imposizione delle ceneri. È un segno forte che deve esprimere la volontà di conversione e di cambiamento. La Quaresima è proprio il tempo che il Signore ci mette a disposizione per prepararci alla Pasqua. Questa non è una delle tante feste che durante l’anno “dobbiamo

celebrare”, ma è “la festa”, quella per eccellenza perché la risurrezione di Gesù sta nel cuore della nostra fede e dell’annuncio cristiano. Ecco perché fin dai primi secoli della sua storia la Chiesa ha sempre fatto di questo tempo liturgico uno dei momenti privilegiati di grazia. È certamente un tempo austero, caratterizzato dal digiuno, dalla

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18 febbraio: Festa di S. Geltrude Comensoli “Volo con Te”

tinuamente rivolte anche a noi, perché Santa Geltrude è viva anche nella nostra comunità, ci parla e noi abbiamo bisogno di ascoltarla … A lei vogliamo dedicare, con profonda gratitudine, questa poesia di Alda Merini.

Il 18 febbraio è stata celebrata la memoria di Santa Geltrude Comensoli, fondatrice della congregazione delle Suore Sacramentine, di cui fanno parte le nostre Suor Bianca, Suor Giuseppina e Suor Roberta. Alcuni nostri chierichetti e chierichette cui si è unito un gruppo di ragazzi prossimi cresimandi, hanno partecipato alla gioiosa festa organizzata presso la Casa Madre dell’Istituto.

Questa Ostia Trasparente Questa ostia trasparente come la pace che sgorga dalle mie dita monde che non hanno corpo né regno, queste dita errabonde che vi hanno amato daranno per ognuno di voi un grano di coscienza. Il mio corpo è qui e lo porterete alle labbra per l’estremo bacio di Dio: Prendete e mangiatene tutti, questa è la parte del mio cuore che io vi dono insieme a un saluto che è solo un arrivederci. I miei calzari verranno sciolti e cadranno ai piedi dei vostri piedi che hanno combattuto con le acque gelide del tempo. Voi non avrete più né dolori né croci ma soltanto il mio nome puro sulle vostra labbra.

“Volo con Te” è stato lo slogan che ha colorato la giornata, per rivolgere a bambini e ragazzi l’invito a scegliere Gesù, ad abitare nella Sua casa fino a sentirsi parte di essa per spiccare il “volo” nel mondo senza timore ma nella certezza di questa appartenenza. Attraverso momenti di gioco, di divertimento e di preghiera, “Volo con Te” è stato il filo conduttore che ha unito i partecipanti della festa nel fascino di Colui che è l’unico vero orientamento nella vita, che può condurre a dimensioni inaspettate rivelando a ciascuno la propria vocazione. Madre Geltrude, la Santa festeggiata, aveva compreso la sua missione nella chiesa pregando davanti a Gesù Sacramentato: stare alla Sua presenza, porsi davanti a Lui in verità era necessario per conoscere se stessa e la volontà di Dio. Tuttavia per lei non era sufficiente fare la volontà del Signore: affermava che occorreva amarla e adorarla. “Amare Gesù e farlo amare” era l’ideale su cui si fondava tutta la sua esperienza spirituale. Per lei l’amore per Gesù includeva inevitabilmente l’amore per il suo Corpo ossia per la Chiesa. Dai suoi scritti emerge che la carità fraterna veniva coltivata e praticata ogni giorno nella sua comunità religiosa invocandone il fuoco da Dio attraverso una preghiera insistente e fiduciosa. Una dimensione preziosa e indispensabile della vita fraterna era per lei la gioia che considerava dono del Signore e non un risultato di sforzi umani. In una lettera indirizzata ad una suora scriveva: “… Sta allegra in Domino e tutta abbandonata nel Cuore del tuo Celeste Sposo, pronta sempre a fare in tutto la Sua santa volontà. E’ inutile, la vera virtù, la santità sta nell’adorare e amare la volontà di Dio. Dunque sta tranquilla”. Queste parole, così attuali, sono conVIT A P AR RO CCHI AL E

Daniela

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Anagrafe BATTESIMI

FUNERALI

CANGELOSI YARA di Michelangelo e di Rota Biasetti Patrizia nata a Ponte San Pietro il 27.08.2017 battezzata il 28.01.2018

CRIPPA EMMA ved. Agazzi di anni 94 morta il 26 gennaio.

ASSOLARI ANNA di Cesare e di Locatelli Eleonora nata a Ponte San Pietro il 20.04.2017 battezzata il 04.02.2018

ALBORGHETTI ROSA ved. Rossi di anni 86 morta il 26 gennaio.

PERICO LONGONI ANGELO CARMELO di Rossano e di Longoni Samuela nato ad Alzano Lombardo il 15.07.2017 battezzato il 04.02.2018

CHIESA GIUSEPPE di anni 87 morto il 10 febbraio.

COLOMBI ALICE di Manuel Maurizio e di Castaldo Chiara nata a Bergamo l’11.09.2017 battezzata il 04.02.2018

LEIDI ANTONIETTA ved. Papini di anni 79 morta l’11 febbraio.

ROTA GIULIA e TOMMASO di Franco e di Falanga Alessia nati a Seriate il 29.10.2017 battezzati il 04.02.2018

MAZZANTI BRUNO di anni 83 morto il 20 febbraio.

BENIGNI CELINA ved. Prandi di anni 81 morta il 01 marzo.

GARUFI CELESTE di Gilles e di Chinati Guriselda nata a Bergamo il 12.03.2017 battezzata il 18.03.2018

ROTTOLI MARIO di anni 71 morto il 03 marzo.

ROCCHI NICOLA MARTINO di Matteo e di Chiappa Emanuela nato a Bergamo il 29.10.2017 battezzato il 18.03.2018

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Le santità delle origini

Il ritorno a Bergamo del corpo santo di Papa Giovanni XXIII Dal 24 maggio al 10 giugno le spoglie mortali di san Giovanni XXIII torneranno a Bergamo e a Sotto il Monte. Faranno tappa anche presso alcuni luoghi a lui particolarmente cari: la cattedrale, il seminario e l’ospedale a lui intitolati, il carcere, il santuario della Cornabusa e il con-

Certo, in questa forma di religiosità non sono mancati abusi, anche gravi. Per esempio, Lutero denunciava il business e la falsificazione delle reliquie, il loro uso superstizioso. Oggi il pericolo consiste nel favorire una religiosità che si appaga di forme tutte esteriori, punta a farne uno spettacolo che attira sì folle di devoti, ma tralascia di “evangelizzarli”. Il passaggio del corpo santo di Papa Giovanni nelle terre della sua infanzia e giovinezza promette di essere una straordinaria dimostrazione di pietà popolare, dove il linguaggio dei sensi, i segni visibili e i gesti concreti assumono un ruolo speciale nel dare espressione alla fede. Ma perché l’avvenimento favorisca una vera adesione di fede e una solida maturità spirituale, ci vuole anche altro. Senza uno sforzo serio di approfondimento, queste manifestazioni di popolo rischiano di illudere: inducono a credere che siamo di fronte a un “ritorno del sacro”, che il processo di secolarizzazione si possa scongiurare con la riesumazione di riti e linguaggi antichi. Se la religiosità popolare fosse vissuta così, come “rifugio” securizzante, sarebbe un guscio vuoto, fuoco fatuo, emozione sterile. Essa invece costituisce per la Chiesa un dono prezioso, ma anche un compito: può risvegliare il sentimento religioso dei fedeli e diventare un’importante via di evangelizzazione, ma solo a condizione che sia preparata, accompagnata e seguita da un lavoro pastorale adeguato. L’avvenimento offre una bella opportunità per fare memoria delle origini di Papa Roncalli, per richiamare quanto profondo sia stato l’influsso che la famiglia, la parrocchia e la diocesi hanno esercitato su di lui. Ma sarebbe un

vento francescano di Baccanello. La complessa macchina organizzativa si è messa in moto: l’evento comporta anche delicati aspetti logistici che coinvolgono non solo diocesi e parrocchie, ma anche diverse istituzioni civili. Basti pensare alla gestione del traffico o alla garanzia della sicurezza e dell’ordine pubblico. Prima che si avvii il vortice frenetico dei programmi e la sarabanda mediatica, vale la pena riflettere con calma sul senso di questa iniziativa. Perché investire tante energie e denari per onorare un “corpo morto”, seppure “santo”? Quali frutti spirituali si possono sperare per la comunità cristiana e, più in generale, per la terra bergamasca? Che cosa trasmette questo “segno” agli uomini e alle donne di oggi, immersi in una mentalità dove i problemi e gli interessi che dettano l’agenda sono ben altri rispetto a quelli religiosi? Ai giovani, la Chiesa non ha niente di meglio da offrire? Interrogativi legittimi, perfino necessari. E comunque non banali. Quel “corpo santo” non è semplicemente un cadavere. Venerando le reliquie dei martiri e dei santi, fin dall’inizio la Chiesa ha espresso valori fondamentali della fede cristiana: la centralità del mistero dell’Incarnazione, la comunione dei Santi che si spinge oltre la morte, il valore del corpo umano. Dio si è fatto carne, la salvezza è passata attraverso un corpo, quello di Gesù. Onorando un santo nella sua corporeità, il cristiano afferma che la santità riguarda l’intera persona, compreso il suo corpo: non c’è vita spirituale né santità che possano realizzarsi al di fuori o senza un corpo. Con il suo agire, sentire e patire, il corpo non è soltanto uno “strumento” dell’anima o dello spirito, ma il “coprotagonista” della salvezza. VIT A D ELL A CHI ES A

grave errore interpretare questo evento in chiave di orgoglio campanilistico: san Giovanni XXIII e il suo ricco insegnamento appartengono ormai alla Chiesa universale e al mondo intero. Bergamo accoglie con gioia le spoglie del suo figlio prediletto e vuole far parlare quelle “ossa”, far udire forte quella voce, aiutare le nuove generazioni a scoprire e apprezzare sempre di più il magistero di un santo capace di offrire ancora stimoli formidabili ai cristiani e a tutti gli uomini di buona volontà del III millennio. Ezio Bolis Direttore della Fondazione Papa Giovanni XXIII

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San Giovanni XXIII a Bergamo

la cattedrale cittadina. Era un’occasione gradita per riannodare e rinsaldare i rapporti con la città: «Bella festa di S. Alessandro. L’ho passata a Bergamo invitatovi da mons. Bernareggi con molta mia consolazione […]. Fu un tuffo piacevole nelle care memorie della mia giovinezza, e fra tante conoscenze amatissime, innanzi all’urna del Santo Patrono, per me sempre palpitante di vita» (Nota del 26 agosto 1939). Le reliquie di san Giovanni XXIII sosteranno anche al nuovo ospedale, a lui dedicato. È nota la sua predilezione per gli ammalati. E proprio negli ospedali militari di Bergamo prestò servizio durante la Grande guerra, prima come “sergente di sanità” e poi come cappellano. Quell’esperienza lo segnò profondamente. In un appunto personale del I° aprile 1917 scrisse: «Oggi due messe: qui al “Banco Sete” e al nuovo Ospedale “Istituto Rachitici” dove fu trasferita la Direzione Generale degli Ospedali di Bergamo e io devo estendere il mio ufficio di cappellano […]: otto discorsi tra grandi e piccoli; notte precedente quasi insonne per le protratte confessioni, e l’assistenza a un infermo gravissimo morto all’alba; poi SS. Comunioni Pasquali ai soldati nei reparti ecc. e stasera la recita di tutto l’Ufficio Divino. Mi sento proprio stanco: eppure sono così contento!». Anche il carcere orobico potrà per qualche minuto accogliere il corpo santo di Papa Giovanni. Proprio un penitenziario fu da lui scelto per compiere una delle sue prime visite fuori dal Vaticano, come tutti ricordano e come lui stesso scrisse: «Mia visita alle Carceri di “Regina Coeli”. Molta calma da mia parte: ma grande ammirazione nella cronaca romana, italiana e del mondo intero. La pressura fu grande intorno a me: autorità, fotografi, carcerati, uomini del servizio di ordine ma il Signore mi fu vicino. Queste sono le consolazioni del papa: l’esercizio delle 14 opere della Misericordia» (Nota del 26 dicembre 1958). Il suggestivo santuario della Cornabusa, in valle Imagna, era amato da Angelo Roncalli. Nel 1908 aveva partecipato al rito di incoronazione della statua della Vergine Addolorata, venerata da tutti i valligiani, molti dei quali emigrati all’estero. Lì era tornato a pregare nell’agosto del 1958, poco prima di entrare nel conclave che lo avrebbe eletto papa. In quei giorni annotò: «Alla Cor-

«Questa natura morta è un’immagine del mio distacco da Camaitino per sempre: si incomincia dalla terra dove son nato, e poi si prosegue fino al punto di congiungimento con la terra dei viventi. Dimitte omnia: et invenies omnia [Lascia tutto e troverai tutto (Imitazione di Cristo, III, 32,1)]. Sì, sì, sempre così». È l’appunto che Papa Giovanni XXIII annota sul suo diario il I° ottobre 1959, contemplando un quadro di Abraham Brueghel. Si potrebbe partire da questa nota, struggente e bellissima, per commentare il pellegrinaggio che il “corpo santo” di Giovanni XXIII compirà in terra bergamasca dal 24 maggio al 10 giugno prossimo. Ne ha dato comunicazione ufficiale la diocesi di Bergamo presentando il programma dettagliato delle celebrazioni. I luoghi che l’urna toccherà sono stati scelti con cura e rappresentano alcune delle tappe più significative del legame di Papa Roncalli con le sue radici: a Bergamo, la cattedrale di sant’Alessandro, il seminario e l’ospedale a lui intitolati, il carcere; poi il santuario della Cornabusa in valle Imagna, il convento di Baccanello; infine, Sotto il Monte. Fin da quando, ancor giovane prete, Roncalli fu chiamato a svolgere il suo ministero lontano da Bergamo, egli espresse a chiare lettere il suo affetto per la terra d’origine. In un appunto del 18 marzo 1921, appena giunto a Roma per lavorare a Propaganda Fide, scrisse: «Un vincolo ufficiale e prezioso mi tiene sempre legato a questa mia Chiesa di Bergamo che tanto amo». Di Bergamo, soprattutto del borgo antico di Città Alta, gli mancavano il dolce suono delle campane, i colori tenui dei colli, il silenzio raccolto delle sue chiese: «Oh! la solitudine deliziosa di quella parte così caratteristica di Bergamo Alta, e le voci delle campane che veramente di lassù in tanta bellezza di natura danno riposo all’anima e la elevano verso il Signore! Io ho girato mezzo mondo: ma poche cose ho veduto che riempiano lo spirito di dolcezza e di pace come quel panorama dell’antica Bergamo» (Lettera del 23 marzo 1932 al vescovo Adriano Bernareggi). Nel seminario di Bergamo era stato alunno dal 1892 al 1900; poi vi aveva insegnato e, dopo la Prima guerra mondiale, aveva svolto il delicato compito di direttore spirituale dei chierici. Ne narrò anche la storia in un volume del 1939. Quando si pensò di ricostruire il vecchio edificio ormai fatiscente, egli – da pochi giorni patriarca di Venezia – scrisse al vescovo di Bergamo, Giuseppe Piazzi: «Confido di poter offrire, verso l’autunno di questo anno, al seminario Bergomense, che resta sempre uno dei più forti amori della mia vita, il segno, documentario e monumentale insieme, della mia fedeltà maturatasi in quarant’anni di sollecitudini dirette o associate» (Lettera del 17 marzo 1953). Nel lungo periodo delle sue missioni diplomatiche in Oriente e in Francia, ogni anno, cercava di far coincidere le sue vacanze con il mese di agosto, per la festa di sant’Alessandro, patrono di Bergamo, al quale è dedicata VIT A D ELL A CHI ES A

nabusa. Veramente bonum hic esse [È bello stare qui (Mt 17,4)]: pregare in solitudine, in faccia alla natura di questa che Stoppani chiamava la più bella delle valli Lombarde; ai piedi della cara Madonna Addolorata che io conobbi dall’ottobre 1908 quando fu coronata dal card. Maffi, e io ero segretario di mons. Radini» (Nota del 12 agosto 1954). Fin dalla giovinezza, a Roncalli fu caro il piccolo convento di

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Baccanello, poco distante da Sotto il Monte. La sera del 27 maggio 2018 le sue spoglie ritorneranno in quel romitorio che lui descrisse così: «Gli occhi Nostri, sino dall’infanzia, furono familiari alla visione più semplice del conventino regolare dei Frati Minori di Baccanello, che nella distesa campagna Lombarda, dove eravamo nati e cresciuti, era la prima costruzione tutta religiosa che incontravamo: chiesa, modesto romitorio, campanile, e, intorno umili fratelli che si spandevano fra i campi e i modesti casolari per la cerca, diffondendo quell’aria di semplicità tutta ingenua, che rendeva così simpatico san Francesco e i figli suoi» (Discorso del 16 aprile 1959). I rapporti privilegiati con il paese natale sono illustrati da una ben nutrita serie di testi. Eccone uno: «Stamattina ho detto la Messa tutta per Sotto il Monte […]. La festa di S. Giovanni ha la virtù di ringiovanirmi, perché dopo tanti anni ho ancora l’impressione di quando salivamo sulla collina benedetta che sovrasta alle nostre case e lassù gustavamo il profumo della primavera in fiore e dell’estate già ricca dei suoi doni […]. Giovani e vecchi noi amiamo questa primavera perenne della nostra fede religiosa, e prendiamo coraggio a percorrere tutto il cammino che ancora ci resta per raggiungere i colli della primavera eterna» (Lettera del 24 giugno 1937 a don Giovanni Birolini, parroco di Sotto il Monte). Questi luoghi hanno lasciato un segno profondo nella vita e nel cammino cristiano di san Giovanni XXIII. E lì si respira ancora l’atmosfera spirituale giovannea. In questo pellegrinaggio tali legami verranno non solo ricordati ma anche rafforzati e rinnovati.

PEREGRINATIO DEL SANTO PAPA GIOVANNI XXIII «Si incomincia dalla terra dove son nato e poi si prosegue fino al punto di congiungimento con la terra dei viventi. Dimitte omnia et invenies omnia - Lascia tutto e troverai tutto. Sì, sì, sempre così».

BERGAMO Le prime giornate, quelle in Bergamo, saranno caratterizzate da alcuni eventi simbolici e significativi, mentre a Sotto il Monte prevarrà l’aspetto della venerazione dei pellegrini. Ogni giorno verrà caratterizzato da un tema che creerà un percorso spirituale che sarà offerto attraverso dei sussidi. Giovedì 24 maggio «Figli di Bergamo, fatevi coraggio, fatevi onore!» ore 15.00 Arrivo in piazza Vittorio Veneto - saluti istituzionali «Ho messo i miei occhi nei vostri occhi».

Ezio Bolis (L’Osservatore Romano, 18 gennaio 2018, p. 4)

ore 16.30 Visita al Carcere «Un sacerdote non si improvvisa, una vocazione non si fa da sé.

PADRE, origine e fonte di ogni santità, ti ringraziamo per averci donato Papa Giovanni, modello esemplare di discepolo. Ti chiediamo la grazia di essere, come lui, segno della tua bontà verso le persone che incontriamo.

ore 18.30 Arrivo in Seminario - saluto dei seminaristi «Questa Chiesa di Bergamo che amo. La Cattedrale si è mostrata incanto di bellezza e splendore. Domani diventerà rinnovato Cenacolo» ore 20.30 Corteo - i preti portano il Papa in Cattedrale ore 21.00 Accoglienza solenne in Cattedrale e veglia

GESU', buon pastore che guidi la Chiesa, ti ringraziamo per la carità pastorale che hai fatto risplendere, con immensa chiarezza, nella vita di Papa Giovanni. Ti chiediamo la grazia di essere, come lui, guide attente e premurose che sanno condurre a te.

Venerdì 25 maggio «Sentitevi chiamati a cose grandi» mattino e pomeriggio libero per la venerazione ore 20.45 Veglia dei giovani (*sostituisce la veglia delle Palme e quella vocazionale)

SPIRITO SANTO, fuoco vivo che accendi d’amore il cuore di tutti, ti ringraziamo per aver donato a Papa Giovanni la straordinaria capacità di testimoniare serenità e pace. Ti chiediamo la grazia di essere, come lui, donne e uomini capaci di Vangelo, costruttori di pace dal cuore mite ed umile. AMEN VIT A D ELL A CHI ES A

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Sabato 26 maggio Tante volte l’ho detto, oggi lo ripeto con maggior entusiasmo: sono di Gesù

co. Voglio veramente essere tale» Corpus Domini presieduto dal Vescovo

mattino libero per la venerazione Venerdì 1 giugno «La Chiesa è con voi, lo sarà sempre, a sostenervi, a indicarvi le mete»

ore 17.00 Ordinazioni sacerdotali a seguire per tutta la sera - libero per la venerazione

Il ministero laicale nella Chiesa Domenica 27 maggio «Noi alziamo la voce in favore dei poveri!»

Animazione (*20.30): l’Azione Cattolica (nel suo centenario) e gruppi laicali della CDAL (*questa serata sostituisce la veglia di Pentecoste)

ore 10.30 Celebrazione del Vescovo con attenzione alle periferie esistenziali

Sabato 2 giugno «Anche il Papa che vi parla è uscito come voi come tutti, da una casa»

«Diletti figli e figlie ammalati, quante volte ho sentito il desiderio di trovarmi in mezzo a voi: siete tra i più vicini al mio spirito»

La pastorale familiare

ore 12.00 Visita al nuovo Ospedale

Animazione (*20.30) per le famiglie (*il 2 giugno è festa e prefestiva)

«Cornabusa, veramente è bello stare qui» ore 16.00 Arrivo al Santuario della Cornabusa

Domenica 3 giugno «Richiamo a tutti ciò che più vale nella vita: Gesù Cristo, la santa Chiesa, il Vangelo» - Anniversario della morte di Papa Giovanni

ore 17.30 soste Almenno San Bartolomeo – sagrato, Brembate di Sopra - casa di riposo, Presezzo – piazza. Niente fu dolce e delizioso alla mia anima come tornare a Baccanello

ore 16.00 - Celebrazione con i Vescovi lombardi

ore 20.00 Da Baccanello partenza fiaccolata animata dai giovani e cresimandi/ati del vicariato

Lunedì 4 giugno «La questione sociale è questione di vita» L’impegno per la comunità

ore 21.30 Accoglienza solenne a SOTTO IL MONTE

Animazione (*20.30): i volontari che hanno donato tempo

SOTTO IL MONTE

Martedì 5 giugno «Gesù è venuto per abbattere tutte barriere»

A Sotto il Monte la priorità è data alla venerazione dei pellegrini. Momento simbolico sarà ogni giorno la celebrazione diocesana alle 20.30 connotata dal tema specifico, aperta alla partecipazione di gruppi magari vicariali, e che per la sua animazione coinvolgerà alcuni settori della vita ecclesiale e sociale. Fanno eccezioni alcuni eventi specifici.

Il dialogo ecumenico Mercoledì 6 giugno «Grazie, figlioli! I vostri dolori non andranno perduti» La cura del malato, la pastorale della sofferenza, gruppi caritativi

Lunedì 28 maggio «La popolazione di Sotto il Monte si allieti»

Giovedì 7 giugno «Penso a tutti quelli che sono nel mondo del lavoro»

Il legame con le origini

Il mondo politico, sociale, sindacale, del lavoro

Animazione (* della Messa ore 20.30): parrocchia di Sotto il Monte

Venerdì 8 giugno «Voglio essere un santo pastore» Giornata per i sacerdoti e le vocazioni (Festa del Sacro cuore)

Martedì 29 maggio «La Chiesa esce dal recinto chiuso e percorre le strade del mondo»

* Al mattino ritiro per il clero

L’annuncio del Vangelo

Sabato 9 giugno «Voi avete scelto lo Sposo celeste e il campo immenso della Chiesa»

Animazione (* 20.30): catechisti e gruppi missionari e biblici

La vita consacrata (*al mattino ritiro per i consacrati)

Mercoledì 30 maggio «Amerò i giovani come una mamma ma sempre nel Signore»

*Alla sera: Celebrazione conclusiva

L’educazione delle nuove generazioni

Domenica 10 giugno «La mia umile e ormai lunga vita si è sviluppata come un gomitolo»

Animazione (* 20.30): mondo della scuola e dell’università

Celebrazione di ringraziamento - Partenza per Roma.

Giovedì 31 maggio «Vir Eucharisticus –Uomo EucaristiVIT A D ELL A CHI ES A

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terraneo come crocevia di popoli e religioni e raffinato intellettuale, profondo conoscitore della cultura araba e dell’Islam autentico. Claverie, nato in uno dei quartieri più popolari di Algeri da una famiglia francese presente in Algeria da molti anni, a vent’anni parte per la Francia per intraprendere gli studi universitari e comprende di aver vissuto, fino allora, in una “bolla coloniale”, senza interessarsi di conoscere l'altro, algerino e musulmano, oltre gli stereotipi. A seguito di un travagliato percorso interiore, decide di entrare nell’ordine dei Domenicani e, da prete, nel 1965 sceglie di tornare in Algeria, divenuta nel frattempo indipendente dopo la guerra di liberazione combattuta contro la Francia. Qui ritrova una Chiesa che, guidata dal cardinale Duval si è messa totalmente al servizio dei bisogni della popolazione locale. Claverie impara l’arabo, studia l’Islam e coltiva numerose amicizie fra i musulmani. Dapprima come direttore del Centro diocesano di Algerie poi come vescovo di Orano, si dedica anima e corpo al dialogo e all’incontro con la comunità musulmana, contro ogni intolleranza.

Testimoni fino alla morte: i martiri di Algeria presto beati “E anche te, amico dell’ultimo minuto, che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie e questo ad-Dio profilatosi con te. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, di tutti e due. Amen! In sha’Allah”. Termina così il testamento di frère Christian de Cherge, priore della piccola comunità di Tibhirine, arroccata sulle montagne dell’Atlante in Algeria, ucciso con altri sei confratelli nel maggio del 1996.

Quando comincia la serie di attentati terroristici, a chi gli chiede: “Perché rimanete?”, risponde con queste parole: “Noi siamo qui a causa di questo Messia crocifisso. A causa di niente e di nessun altro! Non abbiamo nessun interesse da salvare, nessuna influenza da mantenere. Non abbiamo nessun potere, ma siamo qui come al capezzale di un amico, di un fratello malato, in silenzio, stringendogli la mano, asciugandogli la fronte. A causa di Gesù perché è lui che sta soffrendo qui,

I sette monaci trappisti saranno presto proclamati beati insieme a Pierre Claverie, vescovo di Orano, ucciso da una bomba davanti casa e ad altri undici religiosi, tra i quali sei donne, assassinati in Algeria dagli islamisti tra gli anni 1994 e 1996, all'apice della guerra civile tra il Fronte islamico di Salvezza, che avrebbe voluto imporre una sorta di califfato islamico, e lo stato Algerino. in questa violenza che non risparmia nessuno, crocefisso di nuovo nella carne di migliaia di innocenti”.

Allora, tutti i membri della Chiesa furono invitati a tornare nei loro rispettivi Paesi d'origine, ma questi martiri scelsero di restare in tutta libertà e coscienza, malgrado i rischi, a fianco di un popolo in pericolo. Restarono al loro posto perché quello era il loro posto. Furono veri martiri, cioè veri testimoni, perché portarono la donazione di sé, dove regnava la discordia, la custodia, dove imperversava la violenza.

Davvero quello dei martiri di Algeria è stato un amore più forte della morte, di cui anche noi, in un’Europa che tanto cristiana non è più, abbiamo bisogno. Riprendendo una citazione di Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, “A volte basta un “piccolo gregge” di uomini e di donne che sperano contro ogni speranza per ridire il caso serio del cristianesimo, per narrare in maniera credibile la meravigliosa notizia dell'amore più forte della morte”.

Ma se la vicenda dei sette trappisti è piuttosto nota al grande pubblico anche grazie al film “Uomini di Dio”, cosi, purtroppo, non si può dire degli altri. Poco si conosce Pierre Claverie, un domenicano, figlio del MediAT T U ALIT À

Chiara

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Ernesto Olivero e l'Arsenale della Pace

È un'ex fabbrica di armi, da cui sono uscite grandi quantità di materiale bellico per la prima guerra mondiale. È un'area enorme, che si estende su 50.000 metri quadri e versa in una situazione di grande abbandono. Con l'aiuto esclusivo di volontari provenienti da ogni parte viene interamente restaurato e assume il nuovo nome di Arsenale della Pace. È definito un monastero metropolitano e nel tempo ha dato assistenza a immigrati, tossicodipendenti, prostitute, alcolizzati e malati di AIDS, insomma il consueto campionario dell'umanità ferita, di quelli che non ce l'hanno fatta o non ce la fanno a restare al passo con la “normalità”. Giusto quelli per cui Gesù è venuto sulla terra. Moltissime persone sono state reinserite nella società grazie al movimento fondato da Olivero. Sono venuta a conoscenza di questa realtà tramite un mio conoscente che con sua moglie, oltre ad avere tre figli naturali, ha preso nel tempo in affido decine di bambini (naturalmente non tutti contemporaneamente). Ultimamente hanno passato alcuni giorni di vacanza ospiti di questa struttura, che in cambio di ospitalità e di partecipazione a molte delle loro attività, richiede qualche ora di lavoro per giorno, sia da grandi che da piccini. Si passa da lavori di manutenzione della struttura allo smistamento e imballaggio delle grandi quantità di aiuti che periodicamente vengono inviati nelle zone del mondo più bisognose. Mi ha descritto alcune attività che hanno fatte e le ho trovate molto interessanti ed educative. Per esempio in una cena condivisa veniva mostrato praticamente come vengono spartite le risorse alimentari del nostro pianeta. A fronte di una tavola riccamente imbandita ... con due soli commensali si andava gradualmente a scalare fino a un pugnetto di riso per un folto gruppo di affamati. Sono attività che forse renderebbero i nostri figli meno schizzinosi ed esigenti a tavola. È una buona idea per le prossime vacanze, no? Su You-Tube potete trovare una bella intervista delle Iene a Ernesto Olivero, trasmessa il 9 gennaio 2017, in cui si parla molto della grande trasparenza con cui vengono gestiti i fondi dell'associazione, tanto è vero che

Per la prima volta, da che tengo questa rubrica, mi piacerebbe parlarvi di una persona che, fortunatamente, è ancora noi.

Sempre a proposito del potere inventivo è dilagante che può avere il bene, sono stata recentemente colpita dalla figura di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig (servizio missionario giovani) e promotore dell'Arsenale della Pace, una realtà bellissima e feconda che si trova a Torino. Ma andiamo per ordine: nato in un paese del salernitano nel 1940 (quindi oggi è settantottenne) Olivero si trasferisce a Torino negli anni '60 e lavora inizialmente in banca, fino a quando decide di licenziarsi e di dedicare la sua vita ai poveri. Ad appena ventiquattro anni con la moglie Maria, con cui ha avuto poi tre figli, fonda il Sermig, gruppo che raccoglie da principio qualche amico, coppie di sposi ed alcuni religiosi. Iniziano a impegnarsi a fianco dei poveri e degli emarginati, seguendo gli insegnamenti del Vangelo. Il loro obiettivo, semplice ed ambizioso al tempo stesso, è di eliminare le ingiustizie, promuovere la pace, aiutare i giovani a trovare un ideale di vita e sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi del terzo mondo. Sprovvisti di una sede vengono inizialmente ospitati dal cardinale Michele Pellegrino nei locali dell'arcivescovado il quale sosteneva che è bene che nella casa di un vescovo succedano cose del genere... Il cardinal Pellegrino è stato una figura molto importante per il movimento tanto è vero che L'arsenale della pace è a lui dedicato. Ha partecipato a molti incontri di preghiera ed è stato un forte riferimento spirituale. Olivero racconta che una volta gli chiese semiserio se era Ernesto a collaborare con lui o viceversa. Per raccogliere fondi i volontari si inventano un po' di tutto: persino concerti con i divi del momento. Ad esempio Celentano e Romina e Albano. Nel 1983 Ernesto Olivero ottiene in gestione il vecchio arsenale militare di via Borgo Dora, un quartiere non proprio raccomandabile. AT T U ALIT À

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be l'astensionismo. Ernesto Olivero è anche scrittore prolifico. Personalmente non ho letto nulla di lui ma mi riprometto di colmare questa lacuna. Alcuni titoli come ad esempio “Per una Chiesa scalza” o “Dio non guarda l'orologio” mi intrigano parecchio. Nel 2015 Olivero è stato intervistato da Repubblica, in seguito all'ordinazione sacerdotale di tre appartenenti all'associazione. Infatti il giornale così titolava “Io laico a capo di una fraternità a cui appartengono anche dei sacerdoti”. Infatti questo tipo di percorso , tenendo presente che i religiosi continueranno il loro percorso nell'associazione, è una novità assoluta per la Chiesa e apre nuovi scenari nell'ambito delle vocazioni. Nel tempo molte personalità come Madre Teresa, Paolo VI e il Cardinal Martini, tanto per citarne alcuni, si sono avvicinati a questa realtà, ma nei ringraziamenti a quanti hanno permesso all'associazione di crescere Olivero non dimentica la città di Torino. Una città che ha l'indole e l'apparenza del silenzio ma è in verità fattiva e generosa. Lo sta a dimostrare anche il fatto che la regione Piemonte ha fatto sua la bandiera del Sermig, una bandiera studiata appositamente dalla nota agenzia pubblicitaria Armando Testa, che vede campeggiare la scritta PACE in azzurro su uno sfondo di bandiere di tutto il mondo. Un simbolo bene augurale per tutti noi.

in occasione della festa per il cinquantenario è stato invitato a parlare un alto grado della guardia di finanza, a cui erano stati fatti visionare i bilanci. In tempi in cui anche le varie Onlus della solidarietà sono nell'occhio del ciclone per scandali di varia tipologia, non è poco. Solo a Torino L'arsenale della pace può contare su 1050 volontari e si è diramato anche in Brasile: L'arsenale della speranza, e in Giordania: L'arsenale dell'incontro. Il buonismo non abita al Sermig, a tutte le persone aiutate viene chiesto un contraccambio, ad esempio agli stranieri di imparare la nostra lingua, nell'ottica di una reale integrazione nella nostra società. Una particolare attenzione viene data ai giovani, di loro Olivero dice che hanno bisogno di testimoni credibili e sereni, di persone da guardare negli occhi e da cui farsi guardare. Se lo capissero anche i nostri politici forse diminuireb-

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“Io … speriamo che la piantino”

tà. E in fondo poco rispettosi della gente, considerata alla stregua di poveri allocchi, di pesci che devono abboccare all’amo. Sembra di essere alla vigilia di Santa Lucia, con le letterine piene di desideri. Ma adesso dovremmo essere un poco cresciuti e capire che se mamma e papà sono disoccupati o fanno miracoli per sbarcare il lunario con una paga, il pozzo dei desideri può riservare amare sorprese. Non abbiamo bisogno di politici-genitori che ci vizino di giochi e promesse non mantenibili, ma piuttosto che ci offrano la sicurezza e i valori (anche di sacrificio) di una famiglia. Valori umani, non in contanti o digitali (…anche se fanno comodo). Abbiamo bisogno di leader e (battuta scontata!!!!) non di “lader”!!!!!! Il politico deve essere lungimirante, vedere oltre, anticipare i segni del tempo. Un poco come deve fare il capo di una Chiesa. Percepire i movimenti epocali che da lì a qualche tempo determineranno l’andamento del mondo e dell’umanità. Lavorare su un piano universale. Deve capire che da qui a un decennio o a un ventennio (com’è stato) centinaia di milioni di persone si muoveranno per il mondo e prepararsi a gestire quest’esodo, vagando rimuovendone cause come guerre e disuguaglianze. Il politico con la P maiuscola non deve legiferare per organizzare una gestione di emergenze. Per questo ci sono i tecnici, i dirigenti delle amministrazioni statali. Il politico deve percepire e cogliere prima di tutti queste emergenze. Altrimenti è semplicemente un capo dei burocrati dei quali si circonderà per puntellare il suo scranno. Il politico è un leader morale, uno che vede oltre. Un Mosè … che poi avrà i suoi Aronne. Uno Steve Jobs, non un semplice produttore di computer. Uno che accarezza il sogno del vivere, ma non lo lascia campato in aria, per i sognatori, ma che lo traduce in realtà. Per tutti, non solo per pochi. Uno che vive, non uno che tirare a campare. La vuotezza si concretizza nella campagna elettorale, la peggiore a mia memoria. Se hai delle idee serie e valide non hai paura a misurarti con gli altri e con la gente. Altrimenti devi preoccuparti di smontare le idee degli altri. Così la gente magari non vede i tuoi vuoti ma quelli degli altri. E’ una gara a nascondere le proprie vuotezze, a camuffarle al meglio. E qui tutto diventa valido. L’educazione e la buona creanza finisco-

Inizio quest’articolo giusto una settimana prima del giorno delle consultazioni elettorali con l’intento di ultimarlo prima delle stesse. Anche per non rischiare di essere troppo ossequioso nei confronti dei vincitori piuttosto che irridente o indulgente verso i vinti. Comunque lo leggerete a giochi fatti, a elezioni concluse. Ma per quello che c’è da dire non è necessario sapere come va a finire, perché sono concetti che si adattano sia che vincano i rossi o i bianchi, i neri o gli azzurri, le stelline o i fiorellini, o che si vada ai tempi supplementari e poi ai rigori piuttosto che in una bella ammucchiata. Perché più che consigli per il voto o per gli acquisti si vorrebbe proporre una riflessione che, affrontando il tema della politica, provi a muoversi su un piano diverso da quello cui stiamo incatenati e assuefatti.

Nel febbraio 2013, in prossimità delle precedenti consultazioni elettorali (come passa il tempo!!) avevo redatto un articolo apparso sul numero …. di questo giornalino nel quale paragonavo la scelta tra i partiti ad una specie di una carnevalesca roulette. Potrebbe essere ancora di notevole attualità. In tale occasione, da povero illuso, pensavo però che avessimo toccato il fondo, senza immaginare di cosa fosse realmente capace (in peggio) il nostro paese. Il concetto da rimarcare è l’assoluta vuotezza della stragrande maggioranza delle proposte. O meglio, esorbitante pienezza di vuoti. Ti offrono di tutto e di più… manca giusto che aggiungano il set di padelle, le coperte di lana merinos e il materasso ultimo modello con guanciali e tutti gli accessori, che praticamente hanno messo in campo tutto per conquistarti. Vuotezza perché, al di là dei toni ammiccanti e propagandistici, i contenuti devono essere credibili e realistici. Programmi da favola, meravigliosi, da mille e una notte. Da paese dei balocchi. Ma senza concretezza e sostenibiliAT T U ALIT À

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no sotto i piedi. Prepotenza e violenza sono all’ordine del giorno. Parafrasando un passaggio evangelico, l’attuale propaganda è focalizzata solo ed esclusivamente a cercare pagliuzze e pagliette negli occhi degli altri piuttosto che a preoccuparsi delle proprie (che spesso e volentieri sono travi). Siamo passati da politici padri della patria e di ideali (De Gasperi, La Pira, Pertini…) a prepotenti viziosi bulli e pupe di periferia capaci solo di urlare e fare andare le mani. L’importante è tirare su un bel muro per mettere dall’altra parte qualcuno da combattere. Per un bel pezzo a Berlino e dintorni ce n’era uno alto alto, con il filo spinato e i cecchini, con i lupi rossi e cattivi dall’altra parte. E loro da questa parte vedevano tanti uomini neri e malvagi. L’equilibrio della paura e del sospetto. Perché così, che tu sia stato da una parte piuttosto che dall’altra, il problema era il nemico. Poi quando è caduto, o meglio lo ha demolito un Papa, Giovanni Paolo II, con la Parola e con la Fede, tempo qualche annetto, di qua e di là sono spariti tutti i partiti che fino ad allora avevano spadroneggiato. Anche se eri dalla parte giusta del muro non era poi così scontato che stavi alla perfezione giusto perché avresti potuto stare peggio. Pericolosissimo … era indispensabile crearne di nuovi, magari non solo di malta e mattoni, ma altrettanto se non addirittura più efficaci. Per tenere in piedi la baracca deve esserci assolutamente un nemico. Il Baffino o il Giaguaro, il fascista o l’antagonista o no tav, l’olio di ricino o i centri sociali. E di questo passo vai coi terun (un poco demodé ... ), i negher, gli “slamici”, gli ebrei e chi più ne ha più ne metta. L’importante è che a qualcuno non venga in mente di cambiare le cose, magari dall’alto o dal di fuori. Perché lo facciamo fuori con qualche falsa notizia confezionata su misura, le fake news, lo impaliamo, lo massacriamo mediaticamente (Boffo docet). Alimentiamo un’abbondante dose di sano e genuino odio, che è gratis e alza i toni. Infine è opportuno consegnare l’Europa all’ignavia di un precario equilibrio paralizzante in modo che non interferisca. Questo sistema fa comodo a tutti, specie al business. Infine distribuiamo qualche caramella ogni tanto a famiglie, fasce in difficoltà, giu-

sto per tenerle buone e mettere a posto la coscienza. Al momento opportuno tiriamo fuori qualche crocefisso di comodo o qualche feticcio di coroncina del rosario per apparire come degli angioletti. Perché quelli lì in mezzo al guado abbocchino. Ultimo passaggio di questa degenerazione è fare perdere il senso della misura. E’ vero che all’ombra delle croci e inebriati dal fumo delle candele sia la Chiesa che i credenti più di una volta non sono stati da esempio per l’umanità. Il mondo ha minimizzato il senso di valori e dogmi e la stessa Chiesa, pur con i suoi tempi e le sue difficoltà, rivisita e rilegge criticamente la sua storia e il suo passato. Puoi anche infischiartene di dogmi quali l’infallibilità del Pontefice, ma la buona creanza e il rispetto non mi sembra siano venuti meno. Francamente resto allibito e indignato quando sento politici che si candidano a guidare il nostro paese, che per un misero pugno di voti si permettono di mettere in discussione l’operato di Papa Francesco piuttosto che suggerirgli i comportamenti più indicati che dovrebbe tenere, perché marca male ed è un poco fuori posto. Imparassero a rompere gli schemi, come fa Francesco, piuttosto che badare bene a non disturbare leader mondiali al limite della legalità o anche oltre, se non addirittura a pavoneggiarsi con loro o, dichiaratamente, ad ispirarsi a questi. Ma per piacere! Quello che delude più di tutto, ora più che in passato, è il fatto che li assecondiamo alla grande, che molti pare non abbiano altra ragione che seguirli e legittimarli. Apri un qualunque social network, ascolti le conversazioni da bar o sui mezzi di trasporto, ed è tutto un avercela l’uno con l’altro. Meglio ancora se con il più debole, se ti metti in posizione di forza. Possibile che anche persone di cinquanta, sessanta, settant’anni, siano ormai presi da questo sortilegio? Che non abbiano niente di meglio da fare che contare il numero degli immigrati, cercare il pelo nell’uovo nelle attività sociali e assistenziali di cattolici e delle associazioni umanitarie e non avere nulla da rimproverare ai propri idoli per anni e anni di politica cieca ed indifferente che ha lasciato che tutto questo accadesse? Che contino i pasti serviti nelle mense dei poveri pesando sui due piatti quelli dei “nostri” e quelli degli stranieri per trovare motivo di polemica e consolidare le proprie posizioni? Che nessuna di queste attente vedette vada a vedere carte d’identità e residenza di tutti quei galantuomini manager e imprenditori (non solo quelli “dell’altra parte”, ma anche “della propria”) che hanno frodato migliaia e migliaia di piccoli risparmiatori? Per accorgersi che sono made in Italy, che in fondo natura e istinti dell’uomo non sono poi così diversi e per cambiare qualcosa ognuno deve lavorare in primis su sé stesso? Ma … per concludere … chi ha vinto????? Speriamo però che finalmente la piantino … e che la piantiamo anche noi, una volta per tutte. E basta! Luca

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Una questione americana?

Una storia non solo americana

Negli Stati Uniti le reazioni sono state diverse: qualcuno se l’è presa con il vice sceriffo che, armato e in uniforme, è rimasto all'esterno dell’edificio senza intervenire. Altri se la sono presa con i venditori di armi, che costituiscono un gruppo di interessi molto potente e che hanno sostenuto Trump nella sua corsa alla presidenza. Altri ancora hanno messo in dubbio l’attualità del secondo emendamento della Costituzione americana che dal 1791 prevede “il diritto dei cittadini di detenere e portare armi”: oggi sono cambiate molte cose e anche questo principio forse andrebbe ripensato. Lo scontro non è solo tra interessi economici dei produttori di armi e incapacità a fermare questi episodi; anche perché ogni volta che si verificano queste stragi, subito dopo aumenta la vendita di armi negli USA e i titoli di Borsa dei grandi produttori salgono alle stelle in previsione di un boom di vendite di armi. Negli ultimi venti anni queste sparatorie di massa hanno iniziato a fare più notizia, molta gente si sente indifesa e … va a comprare un’arma! Risultato: negli Usa ci sono più armi che persone: un rapporto ufficiale stima che negli Stati Uniti circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco su 320 milioni di abitanti. L’idea che più armi ci siano e più c’è sicurezza, è un’illusione, oppure uno slogan per vendere più armi. Lo stesso Trump ha proposto di armare i professori, nonostante la protesta di studenti e genitori del liceo di Parkland contro di lui e contro i politici che accettano finanziamenti dalle industrie di armi. Per ora in Florida l’età per poter acquistare un’arma è stata subito portata da 18 a 21 anni. Basterà? Due giorni dopo la tragedia in Florida, un addetto alla sicurezza di un liceo della California ha sentito per caso un ragazzo che minacciava di aprire il fuoco nella propria scuola; lo studente, interrogato dalla polizia, ha spiegato che si trattava di uno scherzo, ma in seguito a un controllo nella sua abitazione, sono state trovate delle armi: chi può dire se era solo uno scherzo?

Il 14 febbraio a Parkland, in Florida, un ragazzo di diciannove anni, Nicolas Cruz, è entrato nel liceo che ha frequentato fino a poco tempo prima imbracciando un fucile d'assalto semi-automatico Ar-15: ci sono stati diciassette morti e quattordici feriti. Questo ennesimo episodio di violenza ha poi riaperto l’ennesimo e acceso dibattito sul controllo e la vendita legale delle armi negli Stati Uniti. Chi è questo ragazzo? Come fa ad avere delle armi? Qual è la reazione della società di fronte a questo evento drammatico?

Una questione personale? Il protagonista è un giovane ben armato e attrezzato: aveva anche un giubbotto anti-proiettili leggero e una maschera anti-gas; aveva una vera passione per le armi e a casa sua è stato trovato un piccolo arsenale di pistole e coltelli, “attrezzature” facilmente reperibili su siti specializzati in internet. Inoltre su vari siti e sui social aveva più volte espresso il suo odio per afroamericani ed ebrei; nel 2016 aveva anche pubblicato un video in cui si feriva le braccia, ma i servizi di assistenza per i minori lo avevano giudicato “stabile”. Perché ha fatto una cosa del genere, proprio nella sua scuola? Forse una vendetta? Anni di insofferenza e di odio covati contro qualcuno o contro la scuola in sé? Qui si deve parlare di noi e ammettere che noi umani non siamo capaci di controllare questa cosa che è dentro di noi e che la tradizione cristiana chiama con il nome di “ira”, uno dei sette vizi capitali, dai quali nessuno è esente. Oltre a questa cosa dentro di noi, fuori di noi, nella nostra società, siamo spinti sempre di più a reagire con violenza: vince chi alza la voce o picchia più forte. AT T U ALIT À

Come mettere fine alle stragi? Molti negli USA se lo chiedono. Le risposte per ora sono: rafforzare le misure di sicurezza nelle scuole (= aumentare il personale armato di sorveglianza e forse armare i professori), alzare da 18 a 21 anni l’età per acquistare un’arma, aumentare i controlli sulle vendite e vietarle alle persone affette da malattie mentali (= vuol dire che prima si poteva???). Insomma, i produttori di armi dicono che "attaccare una scuola dovrebbe essere difficile come attaccare una banca" e che “per fermare un cattivo con un'arma occorre un buono armato". Se queste sono le pre-

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messe, aspettiamoci altre notizie simili.

ciso, si rendono conto del limite che hanno oltrepassato, che quello che hanno fatto non può trovare rimedio. Il racconto biblico ci spiega e la storia ci mostra che noi uomini siamo violenti e arriviamo a colpire, ferire, uccidere. Questa strage ha riaperto il dibattito sulla vendita delle armi negli Stati Uniti. Inoltre le persone che compiono questi gesti sono etichettate come “malati di mente” o “instabili” ma non è vero: è gente normale, lucida, ma arrabbiata e incapace di dominarsi. Questa strage potrebbe aprire un dibattito su chi siamo noi, uomini, e che società cerchiamo di costruire; la risposta istintiva è quella di far circolare più armi con l’idea che più armi ci siano e più c’è sicurezza; la certezza che questo non può che far aumentare la violenza perché l’altra risposta, quella di lavorare sull’ira che è dentro ognuno di noi, è più lenta, più faticosa, interminabile. Alla fine non so se ci sia molta differenza tra USA e Italia; sicuramente qui è più difficile avere delle armi, e forse è meglio così: siamo già abbastanza cattivi, ci mancherebbe se potessimo anche essere armati.

Una questione italiana? La situazione in Italia è molto diversa poiché non c’è la stessa facilità ad acquistare un’arma. Di fronte a certe notizie di furti con uccisioni però vengono risollevate alcune questioni: perché in casa mia non posso difendere le persone che amo e ciò che possiedo? In un caso come questo, avere un’arma non potrebbe essere un deterrente per i criminali? Una questione umana? Il discorso non è sulle armi ma sulla natura dell’uomo, su come noi uomini siamo fatti nel nostro profondo. La bibbia nella sua saggezza ci racconta chi è l’uomo veramente e ci racconta fin dall’inizio la storia di Caino e Abele che ben conosciamo. “Il Signore disse allora a Caino: “Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu dòminalo! Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise” (Genesi cap. 4). Questo racconto è posto poco dopo la creazione: vuol dire che da sempre e per sempre gli uomini sono fatti così: violenti, cattivi, incapaci di controllare se stessi. Che arma ha usato Caino? Il testo della Genesi non parla di armi ma di dominare un peccato “accovacciato” alla nostra porta, un peccato pronto a balzare contro di noi e a impossessarsi del nostro cuore e della nostra mente e a farci compiere gesti di cui pentirci ma che al momento non siamo in grado di gestire, di controllare, di fermare, di dominare. Dio dice a Caino di dominare questo istinto; in televisione vediamo persone che solo dopo aver ucAT T U ALIT À

Dario

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Informazioni parrocchiali Orari delle S. Messe Feriali: ore 8,00 - 9,00 (in Casa Serena) - 18,00 (sospesa quando c’è un funerale). Festive: Sabato sera e vigilia delle feste: ore 18,00 ore 16,30 a Tresolzio (maggio-ottobre). Domenica e feste: ore 7,30 - 9,00 (Casa Serena) - 10,00 - 11,15 - 18,00. Disponibilità per le Confessioni Sacerdoti a turno: giovedì 09.30 - 10.30 (Casa Serena) Don Giacomo: venerdì 16.00 - 17.30 Don Carlo: ogni sabato 16.00 - 17.30 Don Ubaldo: ogni sabato 09.30 - 11.00 N.B. A richiesta i sacerdoti, nei limiti del possibile, sono sempre a disposizione per questo ministero. In particolare subito dopo le S. Messe. Celebrazione del Battesimo Il battesimo dei bambini si celebra una sola volta al mese. N.B. In vista del Battesimo, si prenda contatto con il Parroco. Il Mercoledì che precede la 2ª domenica del mese alle 20.30 si terrà in Oratorio un incontro di preparazione per i genitori ed i padrini. I catechisti battesimali incontreranno i genitori nelle loro case.

Calendario battesimi 2018 07 gennaio 04 febbraio 18 marzo 08 aprile 13 maggio 10 giugno 08 luglio 12 agosto 09 settembre 14 ottobre 11 novembre 09 dicembre

ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15 ore 16.00 ore 11.15

il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito il rito

04 gennaio 31 gennaio 14 marzo 04 aprile 09 maggio 06 giugno 04 luglio 08 agosto 05 settembre 10 ottobre 07 novembre 05 dicembre

Celebrazione del Matrimonio Il Matrimonio si può celebrare in ogni giorno dell’anno, eccetto le domeniche e i tempi di Avvento e di Quaresima. Occorre prepararsi adeguatamente. È possibile partecipare anche a corsi fuori parrocchia. In ossequio a giuste disposizioni diocesane, il Matrimonio va celebrato o nella parrocchia della sposa, o in quella dello sposo o in quella dove la coppia andrà ad abitare. Per eventuali eccezioni ci si rivolga alla Curia vescovile. Telefono Oratorio:

380.7522605

Tel. dei Sacerdoti:

Don Giacomo Ubbiali Tel. 035.620.103 - cell. 340.4183919 e-mail: giacomoubbiali@virgilio.it Don Carlo Comi Tel. 035.332092 - cell. 340.6483352 e-mail: comicarlo@virgilio.it Don Ubaldo Nava Tel. 035.908406 - cell. 333.3229389

e-mail: ubaldo.nava@tin.it


INSIEME 55  

Bollettino parrocchiale della Parrocchia S Maria Assunta in Brembate di Sopra. Bergamo. Pasqua 2018

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