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Lecce, 9 ottobre 2010

UN EURO

L’Ora del Salento

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Nuova serie, Anno XX, n. 33

SETTIMANALE CATTOLICO

Lecce, 9 ottobre 2010

L’Arcidiocesi si arricchisce di due nuovi ministri: il sacerdote don Valentin Diac e il diacono don Andrea Zonno

Servi della Chiesa di Lecce L’OMELIA

Angustiati per l’Italia di Nicola Paparella I Vescovi italiani, per bocca del loro Presidente, card. Angelo Bagnasco, sono “angustiati per l’Italia”: preoccupati per il disordine morale e per la sofferenza di tante famiglie toccate dalla disoccupazione e dalla crisi economica, amareggiati per il clima di tensione e di disordine che agita i palazzi della politica, per i tanti conflitti sociali, per la caduta dei valori, per il cattivo esempio che viene offerto ai giovani, per le continue minacce alla moralità e all’universo dei valori. L’Italia sta vivendo una brutta stagione: si va avanti fra cumuli di macerie, inseguendo finti trofei, guerreggiando gli uni contro gli altri, senza preoccuparsi del bene comune. Ci sono bisogni che urgono e che richiederebbero interventi coraggiosi ed urgenti, ci sono antiche e nuove miserie per le quali gioverebbero scelte progettuali di grande portata, ci sono ampie zone di povertà, mentre aumenta lo spreco, il costo sempre meno giustificabile della politica e la spudorata ostentazione del vizio e del lusso. Occorre fare qualcosa. Occorre intervenire e subito. I Vescovi credono nei giovani, ripongono la loro fiducia in chi sinora non si è lasciato coinvolgere e non si è fatto compromettere, credono in chi è capace di interpretare con fedeltà e lealtà la dottrina sciale della Chiesa ed è disposto a combattere per il bene comune. La svolta è possibile, ma richiede il coraggio della verità, la forza della generosità, la testimonianza della carità. A rileggere il discorso che il card. Bagnasco ha tenuto al Consiglio permanente della Cei, si capisce che le parole che i Vescovi indirizzano ai cattolici d’Italia non sono un semplice richiamo, ma un vero e proprio invito a scendere in politica, a tirarsi su le maniche e a lavorare per il bene della città. La loro diagnosi è puntuale e precisa; non ammette repliche, non concede spazio ai “se” e ai “ma”, ed anzi chiede una risposta operativa, tempestiva, generosa. Gli osservatori più attenti ritengono che alcune precise indicazioni potrebbero venire già nei prossimi giorni, nell’appuntamento da tempo fissato a Reggio Calabria, per il 14-17 ottobre, nell’ambito della 46ª Settimana Sociale, che quest’anno ha per tema: “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”. CONTINUAA PAG. 2

Ravviva il dono di Dio CONTINUA NEL PAGINONE

In questa celebrazione liturgica, fratelli e sorelle, il dono grande che il Signore Gesù, Sacerdote Sommo, misericordioso e fedele, fa alla nostra Chiesa, risuona in tutta la sua bellezza ed è per noi l’invito del Salmo responsoriale: Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo alla roccia della nostra salvezza. Accostiamoci a lui per rendergli grazie, a lui acclamiamo con canti di gioia (Sal 95,1-2). La nostra Chiesa loda e ringrazia il

Signore per lo sguardo di amore di predilezione che oggi ancor più si fa epifania per il dono dell’ordinazione diaconale di Andrea Zonno e per l’ordinazione presbiterale di Valentin Diac. Andrea e Valentin, con il dono del sacramento diventeranno ministri di Cristo servo, maestro, sacerdote e pastore perché cooperino a edificare il corpo di Cristo, in popolo di Dio e tempio santo dello Spirito. Perché la grazia del sacramento operi in tutta la sua forza e novità, a loro viene

Incontro a Squinzano con i presidenti parrocchiali

Mons. Domenico Sigalini: per l’Azione Cattolica è necessario un forte patto con il territorio

chiesta una dedizione totale perché il popolo santo di Dio li riconosca come veri discepoli di Cristo Gesù che non è venuto per essere servito ma per servire. Le parole di Gesù ce lo ricordano: siamo e restiamo servi inutili anche quando vorremmo accampare come titolo di merito davanti a lui, il perfetto adempimento dei nostri doveri: anche quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili (Lc 17,10).


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primopiano

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EDITORIALI DOPO IL CONVEGNO DIOCESANO

Il cantiere dell’educazione Ora tutti più consapevoli apre al valore della persona dell’emergenza educativa L’efficacia di un convegno, si sa, si misura non solo dalla eccellenza dei relatori, quanto dalla disponibilità ad accogliere i messaggi ricevuti da parte di coloro che hanno vissuto l’esperienza. Mi è sembrato che dalla maggior parte dei circa seicento convenuti, si siano manifestati sia l’approccio culturale, sia l’interesse e l’impegno a mettersi in discussione e sia la capacità e la disponibilità ad una seria verifica del vissuto educativo delle nostre comunità parrocchiali, familiari, religiose, associative, scolastiche e varie. Il Convegno inizia ora in tutti gli ambienti dove si fa formazione e ciò con il contributo dei convegnisti, alcuni dei quali continueranno a riflettere e studiare i contenuti dei vari ambiti di lavoro. Il Convegno chiede a tutte le realtà educative, soprattutto alle comunità cristiane, “di procedere alla verifica degli itinerari formativi esistenti e al consolidamento delle buone prassi educative che segnano la vita della comunità”. La Chiesa ha il compito di servire la ricerca della verità, propria di ogni uomo, proponendo una visione completa della educazione, annunciando Gesù Cristo come la verità e il senso compiuto dell’esistenza. Perché si realizzi que-

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sto è fondamentale per la comunità cristiana educante la promozione di un’autentica vita spirituale, vita cioè secondo lo Spirito. Ciò è compito di ogni educatore ed in modo particolare dei presbiteri, uomini chiamati a vivere una profonda vita interiore ed una esperienza personale di Dio, per aiutare tutti nella scelta di vivere una “misura alta” della vita cristiana. Solo un’educazione ad una vita spirituale vera potrà formare la persona nella sua totalità. Ecco, allora quale snodo fondamentale sia l’impegno e il coraggio degli educatori di mettersi “in crisi” permanentemente davanti alla Parola di Verità che Gesù Cristo offre, attraverso la Chiesa. L’educazione è esperienza esodale che fa dell’educatore una persona libera per rendere liberi. Il Convegno ha ribadito quanto sia importante per poter educare, mettere al centro la persona aiutandola a “divenire”, ad “andare in un paese lontano” cioè a mettersi in viaggio verso quel mondo interiore, spesso oggi sconosciuto da tanti, dove Dio educa, ascolta, si relaziona, parla, dà speranza e luce e permette di gioire di sé aprendo all’alterità, strumento di comunione. Bisogna di conseguenza, impegnarsi a tutti i livelli: diocesi, parroc-

chia, associazioni e movimenti, perché gli educatori, gli animatori dei giovani, i catechisti, siano competenti maestri di vita, testimoni della gratuità e dell’accoglienza di Dio. Per questo la formazione degli educatori delle nostre comunità sarà e dovrà essere un impegno prioritario. Altro punto focale che abbisogna di riflessione e di operatività dovrà essere: la famiglia, “prima ed indispensabile comunità educante alla vita e alla fede”. La chiesa domestica è soggetto di educazione e di testimonianza umana e cristiana ed anche oggetto di attenzione della comunità cristiana che dovrà offrire, con più coraggio e umiltà, il suo sostegno ai genitori nel loro ruolo di educatori. I prossimi anni saranno un cantiere con l’obiettivo di costruire realtà educative più solide ed incisive; di rivisitare il vissuto con la decisa “conversione” all’atto educativo che è relazione, attenzione e passione per la persona. Sarà proprio questa “avventura educativa” a dare speranza e fiducia all’uomo, adulto, giovane o bambino, sulla scia e con l’aiuto del grande educatore Gesù: “fissò lo sguardo su di lui e lo amò” (Mc 10,21). Pierino Liquori

PENSANDOCI BENE...

C’è un modo per consumare anche le grandi parole: ridurle a nuove parole d’ordine diventate di moda che forniscono il pretesto per analisi e progetti pretenziosi e sterili. Può accadere anche per l’educazione. Per evitare questo rischio occorre guardare con realismo le grandi questioni che stanno dietro le grandi parole. Il frutto più prezioso del Convegno diocesano di settembre mi pare consista nell’averci resi più consapevoli dell’esistenza di una grande questione educativa: decisiva, improrogabile, difficile, affascinante. Ne siamo profondamente grati al Papa e alla Chiesa, come figli grati alla madre che suggerisce le urgenze, i compiti, le strade da percorrere. Da quanto emerso mi pare si possano rintracciare alcune indicazioni sul cammino che ci attende. Anzitutto il focus dell’attenzione: durante il Convegno non si è corsi frettolosamente al “che fare?” (cui pure si è iniziato a pensare), ma ci è lasciati toccare dalla domanda “di che si tratta?”. Sorprendere e comprendere nell’esperienza la natura profonda dell’avventura educativa: ecco un primo compito decisivo. Dal nostro Arcivescovo è giunta a questo proposito una indicazione preziosa: nella preghiera iniziale e nell’intervento conclusivo, Egli ha ricordato che l’educazione autentica fa emergere il vero volto dell’uomo piuttosto che so-

di Giuseppina Capozzi

L’uomo e la trascendenza Il problema oggi più urgente è legato alla umanizzazione dell’uomo. Tutta la vita terrena è proiettata in una direzione: la ricerca di senso della propria identità. Ma la soluzione che i tempi attuali sembrano proporre va verso una religione della terra, un regno dell’uomo unico fautore del suo destino, capace di auto-determinarsi per auto-realizzarsi in questo passaggio di vita terrena, che sembra l’unico esistente. La cultura moderna pensa ad un futuro raggiungibile soltanto con la libertà e il potere umani, libertà che sembra identificarsi con il potere dell’uomo di governare gli eventi: un potere che nasce, quindi, dal basso. Questa stessa prospettiva ha scatenato speranze ma anche paure, la fragilità e la incertezza che ne conseguono spingono a cogliere solo l’immediato e il contingente. La chiave di lettura è proprio in questa visione antropologica: nell’attuale momento storico appare prevalente la concezione di un uomo limitato alla sua comprensione razionale, alle sue connotazioni materiali e sensibili. Ma l’uomo non è tutto qui. La reale esigenza dell’esistenza umana è legata alla sua prospettiva trascendente, che riesce, nel suo essere storico, a cogliere il significato di dono gratuito offerto dalla Croce di Cristo. L’esperienza del trascendente, dell’assoluto, del mistero, già nella vita quotidiana, sono esperienza di Dio. Sia in senso positivo (via eminentiae) che negativo (via negationis), ciascuno può avere accesso al mistero divino. Per K. Rahner la seconda è la via pri-

vilegiata per cogliere il significato della verità e della libertà. La dignità che caratterizza e differenzia l’essere umano da tutte le altre creature consiste in questo: l’uomo è l’unico essere vivente capace di autocoscienza. Con tutte le sue facoltà è in grado di percepire il significato di dono ricevuto che, naturalmente, conduce a dare all’altro; percepisce di essere strutturalmente in relazione con l’altro e di essere proiettato verso il mistero soprannaturale. L’armonia della persona con la vita si realizza, così, nella proiezione verso la dimensione più alta, che è quella dell’amore come dono: amare ed essere riamati rappresenta il paradigma dell’altissima vocazione cristiana. Ecco che la vita si coglie come valore incommensurabile, ma non assoluto: il valore supremo della carità relativizza la vita fisica in rapporto alla vita eterna. La qualità della vita si eleva solo quando si fa dono di sé all’altro. Solo allora l’uomo scopre che la gestione che ha su se stesso, e sull’ambiente che lo circonda, gli consente un’autonomia non assoluta bensì “ministeriale”; a noi uomini è stato affidato il mondo che, in armonia con l’uomo e tutte le creature, è stato creato prima di noi per vivere insieme a noi. Limitare il nostro orizzonte al concetto umano di tempo o alla mera fisicità, vuol dire vedere solo parte della realtà, con la pretesa di dominare il ristretto campo della nostra apparente comprensione. info@giuseppinacapozzi.it

stituirlo con progetti costruiti da noi. E Chi ha fatto l’uomo lo ha fatto sete infinita di verità e di amore, di felicità e di compagnia, di bellezza e di giustizia. Educare allora non è ribadire regole di moralità, di legalità o di convivenza, né proporre astrattamente valori. Si tratta di accorgersi di ciò che già fanno tantissimi educatori: condividono il cammino di chi cresce, si implicano con lui nella scoperta della realtà, comunicano un significato che nella loro vita ha iniziato a rispondere alle domande profonde del cuore, testimoniano che queste domande sono ancora vive in loro, appartengono a contesti nei quali possono continuare a crescere. Nel Convegno abbiamo reimparato che l’educazione è centrale a livello antropologico e sociale: la drammatica emergenza nella quale ci troviamo richiama tutti al fatto che l’idea di radicale autoeducazione propagandata in questi decenni ha fatto tanti danni, poiché troppi adulti hanno abbandonato i giovani nella solitudine spacciando il loro ritiro per esaltazione dell’altrui libertà. Né l’educazione si riduce alla formazione di soggetti istruiti e competenti: diceva Paolo VI che educa chi innanzi tutto comunica ragioni di vita e di speranza, e questo è un terreno su cui si può lavorare con chiunque. Una società che comprende l’educazione come forma eminente di passione per l’uomo e

di generazione di ciò che è autenticamente umano difende anche a livello politico ogni esperienza di reale educazione come “bene pubblico per eccellenza”. Abbiamo reimparato che l’educazione è centrale anche a livello ecclesiale: il cristianesimo è certamente dono, grazia, incontro non prodotto da noi. Ma alla nostra libertà e affidato questo fiore gratuito perché cresca e porti frutto: ciò non avviene senza un paziente lavoro educativo, che ci accompagni a scoprire chi è Cristo, a verificare che la Sua presenza nella compagnia della Chiesa risponde in modo unico al nostro bisogno umano e illumina gli aspetti decisivi della vita. Quelli indicati dai laboratori del Convegno: famiglia, affettività e fragilità, scuola e università, comunità nelle quali può trovare senso il vivere, comunicazione, lavoro e festa. Un grande lavoro educativo attende allora soprattutto noi laici: sperimentare e comunicare come seguire Cristo non risolve i problemi della vita, ma permette di affrontarli con un respiro nuovo. Il cristianesimo non è uno spiritualismo disincarnato né un attivismo moralistico frutto delle nostre mani, come affermato di recente da Benedetto XVI al Pontificio Consiglio per i Laici: “Il contributo dei cristiani è decisivo solo se l’intelligenza della fede diventa intelligenza delle realtà”. Marcello Tempesta

NOBEL MEDICINA

Carlo Casini: offesa all’umanità “Suscita profondo dolore l’assegnazione del premio Nobel per la scienza al professor Edwards perché non tiene conto delle centinaia di milioni di esseri umani allo stato embrionale - figli - di cui proprio la fecondazione in vitro ha causato deliberatamente la morte in tutto il mondo”: così il presidente del Movimento per la vita, Carlo Casini, ha commentato ieri sera in una nota l’attribuzione del premio Nobel al britannico Robert Edwards per i suoi studi sulla fecondazione in vitro. “Il ricordo dei bambini nati con questa tecnica e il riconoscimento di valore del desiderio di maternità - ha aggiunto Casini - non possono nascondere la selezione dei figli, il loro deposito i frigoriferi a 196 gradi sotto zero in attesa della morte, la loro sottoposizione a sperimentazioni di ogni tipo, il tradimento della razionalità avvenuto quando, per nascondere il terribile segno di morte che grava su questa metodica, si è inventato il concetto di pre-embrione, per negare la dignità umana con una espressione verbale al concepito nei primi 14 giorni di vita”. “In Italia - prosegue Casini - per impedire almeno l’uccisione premeditata e diretta di questi piccolissimi figlio dell’uomo e della donna è stata approvata meritevolmente la legge 40 che, almeno, vorrebbe lasciare una speranza di vita, nel massimo grado del possibile, ad ogni figlio della provetta. Anche se resta inquietante il fatto che dei molti embrioni trasferiti nel seno materno, ben pochi riescono a nascere”. Per il presidente del Mpv “il giudizio sulla fecondazione in vitro come tale resta negativo”. Pertanto il fatto che “il Premio Nobel venga assegnato a chi, indipendentemente dal suo valore scientifico e dalla sua persona, ha contribuito a inventare questo potente strumento utilizzato anche per l’ennesima aggressione contro la vita nascente ci offende come membri della famiglia umana”. Luigi Buccarello

DALLA PRIMA

Angustiati per l’Italia C’è molta attesa per la prolusione che in quell’occasione terrà lo stesso Card. Angelo Bagnasco. Parlerà di “Logos e agape. Intelligenza della fede e trasformazione della società” e tutto lascia pensare che non sia soltanto una diagnosi, ma, come vuole il titolo generale della settimana, una Agenda, un pro-memoria, capace di coinvolgere sin da subito, sia a livello di azione e di impegno, sia a livello di riflessione, per completare la fatica della ricerca delle migliori possibili soluzioni, per i molti problemi che

agitano la convivenza civile. L’Italia può farcela, ripetono i Vescovi. Vi sono immense energie positive che vanno riscoperte, utilizzate, coinvolte, indirizzate, perché il bene prevalga sul disordine, perché la crisi possa essere sconfitta con un nuovo patto sociale, perché l’onestà e la sobrietà possano prendere il posto del vizio e della ostentazione spudorata. Sicuramente l’Italia può farcela, e i cattolici possono offrire un contributo decisivo. (Nicola Paparella)


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MONS. SIGALINI A SQUINZANO L’Assistente Nazionale ha incontrato i Presidenti parrocchiali: occorre sconfiggere indifferenza e individualismo

Azione Cattolica: un patto col territorio Sigalini: “cresca l’impegno per il bene comune e per il sociale” Un inizio d’anno molto speciale La visita di mons. Domenico Sigalini e l’incontro avuto il 1° ottobre, con i presidenti parrocchiali, svoltosi nell’auditorium della casa famiglia in Squinzano e propiziato dall’anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Nicola Macculi, ha offerto, a chi ha avuto l’opportunità di partecipare, l’occasione per ascoltare dalla viva voce dell’assistente nazionale alcune riflessioni di grande interesse e attualità sul ruolo dell’Azione Cattolica, alla vigilia di un anno cruciale. Di fronte alle angosce più grandi cresce nell’animo umano il bisogno di affidarsi a Dio, di mettersi nelle sue mani per rendere più matura la propria fede. Il Signore è la nostra unica forza, la roccia sulla quale poter ricostruire la nostra esistenza. In quest’ottica, il momento della prova è il momento di più forte radicamento a Dio, il momento di un’autentica ricostruzione della propria fede privandola di ciò che deturpa la sua bellezza originaria. Nel nostro tempo, tende a diffondersi una mentalità che porta a dubitare del valore della persona umana. Per arginarla occorre sviluppare un progetto educativo nel quale la verità e il bene comune devono rappresentare le coordinate essenziali. Il coraggio di comunicare il patrimonio storico, sociale e religioso è indispensabile per la crescita dei giovani, i quali, è la tesi di mons. Sigalini, sono più spaventati dalla mediocrità di ciò che viene loro proposto, che non dalla prospettiva di una vita fatta anche di sofferenze e sacrifici: si tratta di stabilire una relazione globale che aiuti a riscoprire il senso vero della vita. Ne consegue che la storia dell’Azione Cattolica può e deve essere anche la storia di una comunità legata ad un territorio del quale deve rappresentare prima di tutto la cultura. Cultura intesa come memoria, condizione per l’efficace esercizio di una responsabilità vera, che spinge ogni uomo a rispondere ad una chiamata. La cultura e la memoria di un territorio passano attraverso il recupero dei segni e dei simboli del territorio. Passano anche attraverso il certosino recupero delle tradizioni che rende un popolo consapevole delle proprie radici. Spetta soprattutto all’Azione Cattolica il compito di spendersi efficacemente per tessere una nuova trama di relazioni, tesa a stabilire uno stretto collegamento tra chiesa e territorio che, coinvolgendo soprattutto i giovani, allontani sempre di più l’uomo dal cancro dell’indifferenza e dell’individualismo esasperato che invece sembrano prevalere nella nostra attuale società. Giuseppe Giordano

Venerdì 1 ottobre, in occasione dei festeggiamenti per il 25° anno di sacerdozio di mons. Nicola Macculi, S. E. mons. Domenico Sigalini, prima della celebrazione, ha incontrato i presidenti parrochiali di Ac dell’Arcidiocesi di Lecce presso l’Auditorium della Casa Famiglia. Vescovo della diocesi di Palestrina e Assistente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, ha iniziato il suo intervento annunciando l’inaugurazione della casa di Fra’ Carlo Carretto, si tratta dell’eremo di San Girolamo a Spello in cui il frate morì nel 1988. Sua Eccellenza ha delineato quindi la figura di Fra’ Carretto che, negli anni ’50, ancora laico, era uno dei principali responsabili dell’AC fino a che lasciò il suo incarico a causa di una crisi molto forte. Ebbe in effetti l’impressione che l’AC avesse troppo potere; era irritato dalla presenza di colonie, società sportive, soldi, in quanto era convinto che “dove c’è il denaro si imbarbarisce la fede e c’è sempre chi ne vuole approfittare”. Lasciò tutto e andò nel deserto, spingendo in questo modo l’Ac a chiedersi il perché del suo comportamento; dopo un periodo di grande riflessione ritornò ed entrò in convento e lì molti lo cercarono per consultarsi e riscrivere in termini profondi l’esperienza di fede nella propria vita. La sua fu una voce molto critica che scosse l’AC fino al punto da farle capire che doveva abbandonare il potere e seguire il Vangelo. “Oggi riprendere quella casa significa riprendere quegli ideali. È piccola, ha solo 20 posti, ma deve diventare un

segno di approfondimento, di studio, di qualificazione del laicato dell’AC”. In maniera tecnica, ma ben chiarita successivamente, Sigolini ha spiegato che “un laico dell’AC non è uno specialista della pastorale, ma è uno specialista della santità laicale”; è quindi necessario che “aumenti il proprio impegno per la società, per il bene comune, per le strutture della vita comunitaria, per le istituzio-

ni”. “Partendo da una formazione cristiana si deve mettere al servizio di questo mondo che è pieno di domande, di esigenze, di sete”. “La presidenza quest’anno”, ha continuato il Vescovo, “ha fatto il giro di tutte le regioni e in 16 incontri, in maniera esplicita, ai più alti livelli, si sono affrontati i problemi della gente parlando di federalismo fiscale, di tasse, della vita della famiglia all’interno della società. Bi-

sogna far sì che i valori cristiani impregnino la società perché dietro la povertà c’è qualche volta la sfortuna, ma tante volte c’è la mancanza di umanità. Dobbiamo far interiorizzare il Vangelo per far crescere la dignità umana. Dobbiamo aiutarci gli uni gli altri a far evolvere la mentalità perché si cambi il modo di vedere, compreso caricarsi di alcune responsabilità civili”. Valentina Polimeno


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ecclesìa IL PRIMO GIORNO DELLA SETTIMANA

di Marco Pedron

La tua fede ti ha salvato

Il vangelo racconta di dieci guarigioni e di un miracolo: dieci lebbrosi vanno da Gesù e vengono guariti, ma uno solo riconosce ciò che gli è successo, in uno solo avviene il miracolo. Perché guarire è molto di più che non essere ammalati. Guarire è operare una trasformazione interiore. Gesù entra in un villaggio e gli vanno incontro dieci lebbrosi. Il libro del Levitico (Lv 13,45) dice: “Il lebbroso colpito dalla lebbra porterà vesti strappate e il capo scoperto, si coprirà la barba e andrà gridando: “Immondo, immondo”. Sarà immondo finché avrà la piaga; è immondo, se ne starà solo, abiterà fuori dall’accampamento”. La lebbra, allora, era tremenda sia come malattia sia perché il lebbroso per la società era un morto vivente, non poteva avere più comunicazione sociale con nessuno, era un isolato, un imprigionato. Avere la lebbra era una sentenza di morte lenta. Era il sacerdote che aveva il compito, dopo la guarigione, esaminato il lebbroso, di dichiararlo puro, cioè guarito. Allora il guarito si sottoponeva a tutta una serie di riti e poteva essere reintegrato nella società. In altre parti del vangelo Gesù tocca e contatta gli uomini e le donne ammalate (cosa notevolmente scandalosa a quel tempo). Qui, però, no. Qui li manda, ancora malati, lebbrosi, dai sacerdoti. Perché? Non poteva guarirli subito? O la loro malattia dipendeva proprio dall’andare dai sacerdoti? Perché ci vanno da ammalati e non da guariti. Chissà cos’avranno pensato quei lebbrosi: “Ma come: siamo malati, impuri e ci mandi dai sacerdoti? Cosa ci faranno se ci vedranno arrivare così?”. Ma questi dieci credono alla parola di Gesù, vanno e questa loro fiducia li guarisce. La fede di questi dieci è che credono di poter guarire, di poter cambiare la loro situazione e così avviene. Se tu non credi in qualcosa di migliore per te, non ti può succedere nulla di migliore. Se tu non credi che Dio ti ama, se dubiti, se sei scettico Dio non può trasformarti. Se tu non credi che puoi guarire, non guarirai. Molte persone non cambiano la loro vita, le loro malattie, paure, azioni negative perché non credono che possa succedere proprio a loro.

NEL CINQUANTESIMO

Tornando a Santa Rosa

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L’AGENDA DELL’ARCIVESCOVO

Domenica 10 ottobre 2010 Ore 10.30 - Presiede la S. Messa per l’immissione canonica di don Sandro Quarta nella Parrocchia Maria Regina di Squinzano. Ore 18 - Presiede in cattedrale la Concelebrazione Eucaristica nel 25° Anniversario di Ordinazione di alcuni nostri presbiteri. Lunedì 11 ottobre 2010 Mattina - Visita la Clinica Città di Lecce. Ore 18.30 - Celebra la S. Messa a S. Sabino. Martedì 12 ottobre 2010 Ore 11 - Incontra i parroci del Centro Storico di Lecce. Ore 18 - Celebra la S. Messa a S. Guido e presenta il nuovo vicario parrocchiale don Alessandro Saponaro. Ore 20 - Partecipa all’incontro della Vicaria di Lecce a S. Giov. Battista.

Mercoledì 13 ottobre 2010 Mattina - Incontra i vari uffici di Curia. Ore 19 - Celebra la S. Messa in seminario per l’apertura del nuovo Anno formativo. Giovedì 14 ottobre 2010 Mattina - Udienze Ore 18 - Presiede la S. Messa di S. Gaetano nell’Ausiliatrice di Monteroni. Venerdì 15 ottobre 2010 Mattina - Udienze Ore 18 - Celebra la S. Messa alle Scalze nell’Anniversario della canonizzazione di S. Filippo Smaldone. Sabato 16 ottobre 2010 Ore 18.0 - Amministra la Cresima a S. Sabino Ore 20.30 - Partecipa alla Veglia Missionaria nella Chiesa di S. Irene.

SALENTO FRANCESCANO di frà Paolo Quaranta

Bentornata “gratitudine” nel vocabolario Il dare tutto per scontato, la presunzione di dover avere tutto per “diritto”, l’incapacità di saper riconoscere il buono che cresce attorno a noi a scapito di una sempre più marcata sottolineatura di ciò che in apparenza non abbiamo, fanno sì che oggi “gratitudine” sia ormai termine desueto. Francesco d’Assisi ci offre l’esperienza di una vita tutta modellata dalla riconoscenza e dalla gratitudine. In essa tutte le iniziative, sforzi e realizzazioni emergono su un piano di assoluta gratuità, senza un qualsiasi obiettivo egoista a sottometterle, risposta a un amore che gli giunge quale dono di un Altro, creando così una fortissima e felicissima relazione interpersonale. Per questo la vita di Francesco appare (ed è) inondata di felicità. Quella di Francesco, può dirsi una vita imperniata sulla riconoscenza, partendo dal presupposto che Dio è l’autore di ogni bene. Che Dio sia l’autore e il datore di tutti i beni è un leitmotiv negli scritti di Francesco: dalle “Regole ed Esortazioni» fino alle «Laudi e Preghiere”, passando per le “Lettere”. È frequentissima l’espressione “che Dio dice o fa”: nell’uomo, in favore dell’uomo, o per mezzo dell’uomo; ugualmente l’affermazione che tutto il bene appartiene a Dio, o procede da Dio, o a Dio si deve attribuire; e perciò a lui si deve tutta la lode, a lui si devono “rendere tutte le grazie”. Le preghiere di Francesco sono una delle forme nelle quali la sua anima si rivela e si esprime con più trasparenza; si sente palpitare la sua riconoscenza e il suo incanto, non per motivi riportabili alla sua persona, quanto alla bontà di Dio concretizzata nella storia della salvezza. La riconoscenza di Francesco si riferisce

alla bontà di Dio in generale; ma questa bontà gli appare rivelata non tanto nei piccoli episodi della “provvidenza quotidiana”, quanto nei grandi misteri di Cristo. Sono questi misteri che danno la misura della sua riconoscenza. L’emozione di Francesco di fronte ai grandi misteri della salvezza si esprime in un modo del tutto particolare e altamente creativo di fronte al mistero dell’incarnazione ed a questo più volte ho già accennato negli scorsi apporti. La riconoscenza è la forza che dinamizza la vita di Francesco, è ciò che le dà… sapore! Il salmo: “Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” (Sal 115) si può dire che è la domanda che inquieta e stimola tutta la vita di Francesco. Francesco manifesta la sua riconoscenza affettuosa per i fratelli che il Signore gli dà, per gli incontri con i fratelli che ritornano dai viaggi, per le offerte che riceve, per i miracoli e le rivelazioni, per tutti i beni. Però il più sorprendente è che Francesco manifesti e chieda la medesima riconoscenza per le malattie, per le ingiurie e perfino per la morte. Nella nostra vita di ogni giorno sembra prevalere (quando ce la facciamo) la “sopportazione” - anche dolorosa - della croce. Francesco ci insegna, invece, l’immenso giubilo nell’accoglierla, ed anche con profondo ringraziamento Questo senso di gratitudine che informava tutta la sua vita, Francesco volle fosse coltivato in quella di tutti gli uomini: perciò, verso la fine della sua vita, mandò i suoi frati a predicare la riconoscenza e la gioia agli uomini. La riconoscenza diventava così il nuovo metodo di predicazione di Francesco. Oggi manda noi.

Acaya abbraccia don Salvatore Nell’ultimo mio intervento su queste colonne: 11 - IX - 2010 ricordavo che il cardinale De Giorgi (primo parroco d’allora) mi aveva invitato nella sua parrocchia per guidare il rito della ordinazione sacerdotale di due fra i più impegnati suoi vicari, don Vito e don Pantaleo: 27 giugno ’65 e 24 settembre ’67. Ora vorrei aggiungere qualcosa per richiamare alla memoria i due fausti eventi, che rimbalzano ancor più alla luce del cinquantesimo di dedicazione della chiesa parrocchiale. E per mons. Vito, tornato prematuramente e inaspettatamente alla Casa del Padre, aggiungo che quel 27 di giugno era l’indomani della consacrazione episcopale del nostro indimenticabile rettore e concittadino mons. Giuseppe Carata. Lui cerimoniere maggiore del Regionale, per ovvie ragioni volle attendere a Molfetta la fine di quel fausto evento, profittando, se ben ricordo, del ritorno a Lecce del Primo Cittadino l’on.le Pietro Lecciso che all’indomani era tra noi per festeggiare anch’egli la consacrazione del novello Sacerdote. Tornai in Santa Rosa, come tant’altri giorni memorandi, per il decennale di quel 27 giugno; e ancora per il più solenne venticinquesimo, onorato dalla presenza dei presuli Ruppi e De Giorgi. L’ordinazione del nostro caro don Pantaleo avvenne invece due anni dopo: il 24 settembre ’67, allora memoria della Madonna della Mercede.

Per dovere d’ufficio ed anche per invito dell’amico Parroco, per lunghi anni affettuoso compagno di Seminario e di studi. Come la foto qui pubblicata ricorda - venni anch’io in Santa Rosa per gestire il Rito sacerdotale; uno dei pochi che non superarono di molto la diecina nella mia breve carriera cerimoniale. Don Pantaleo da giovane prete fu parroco operoso nella 167b ove dimorava la maggior parte dei miei ragazzi dell’Istituto penale di Lecce. E momenti lieti e dolorosi di quegli anni mi portarono a San Giovanni Battista per affiancare il mio antico alunno di ginnasio nel costante e difficile lavoro di pastorale giovanile. Ma di lui ricordo anzitutto l’affettuoso prodigarsi degli ultimi tre anni di vita del mio don Raffaele, quando egli saliva quotidianamente le antiche scale del mio palazzetto a Sant’Antonio di dentro per darmi man forte nelle ore serali per assistere il suo antico docente di Storia. Concludo ricordando una foto scattata in salotto in un piccolo ricevimento organizzato dall’Unione Apostolica del Clero nella domenica della Vita dell’anno santo 2000, ultima del suo sofferto cammino terreno. Tra i suoi ex alunni c’erano don Vito e don Pantaleo. Non senza commozione la portai a Margherita quando il 2 aprile u.s. mi recai ad Ugento per venerare la salma del Presule fratello defunto. Oronzo De Simone

Il giorno 25 Settembre il nostro Vescovo, mons. Domenico D’Ambrosio, ha affidato le parrocchie di Acaya e di Acquarica a don Salvatore Scardino. La cittadinanza tutta invoca il Signore affinché conceda la Sua Benedizione al nuovo parroco e alla sua opera. In questi giorni in Acaya si è avuto modo di effettuare gli incontri iniziali con le associazioni socialmente attive nel borgo e con i gruppi operanti nella parrocchia Santa Maria della Neve. Noi tutti abbiamo avuto l’occasione di esternare la nostra accoglienza ed il nostro entusiasmo per le rinnovate energie profuse alla nostra comunità dalla presenza di un parroco giovane, del quale si sono potute da subito apprezzare le qualità di mitezza, spontaneità ed ironia. Il suo particolare carisma sociale lascia ben sperare in un futuro di collaborazione di tutta la cittadinanza e tra tutte le

Associazioni presenti in loco, per il comune scopo del Bene e della Pace. Dalle sue parole abbiamo infatti avuto modo di comprendere la sua visione: “la Chiesa è la casa di tutti ed insieme possiamo fare qualcosa di buono, invece da soli non potremmo raggiungere nessun traguardo”. A tale scopo, infatti, avranno inizio Lunedì prossimo le assemblee parrocchiali che saranno un momento di incontro e condivisione delle gioie come dei problemi della comunità, problemi per i quali, tutti insieme, cercheremo soluzioni. Don Salvatore Scardino, lasciato l’impegno di viceparroco a Lizzanello, è divenuto Parroco di Acaya e , come ha fatto notare il nostro Vescovo, anche mons. Rosario Cisternino venne ad Acaya lasciando il medesimo ruolo a Lizzanello. Questo piccolo segno di continuità nella Volontà di Dio lascia intravedere, solo in minima parte, l’azione perenne di

Cristo come Pastore unico della Sua Chiesa, che invita all’Amore tra i fratelli e alla rettitudine nelle opere. Acaya abbraccia don Salvatore e gli augura una felice permanenza nello storico borgo che, soprattutto nel periodo estivo, attrae sempre più turisti da ogni parte del mondo. Anche loro avranno bisogno dei suoi preziosi consigli.


L’Ora del Salento

Lecce, 9 ottobre 2010

catholica

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CHIESA DI LECCE

Le attività di ottobre Domenica 10 Ottobre

Venerdì 15 Ottobre

Domenica 17 Ottobre

Possesso canonico di don Sandro Quarta a Parroco di Maria Regina a Squinzano, ore 10.30

Giornata di ritiro del Clero Seminario, ore 9.30

Giornata Missionaria Mondiale Commemorazione del Martirio di S. Oronzo

Sabato 16 Ottobre Martedì 12 Ottobre Riunione Sacerdoti della Vicaria di Lecce (Parr. S. Giovanni Battista, ore 20.00)

Giovedì 14 Ottobre

Incontro vicariale dei ministranti Vicarie Monteroni e Lecce Seminario Arcivescovile, ore 16.30 / 19.00 Veglia Missionaria - Lecce, Chiesa Teatini, ore 20.00

Sabato 23 Ottobre Incontro vicariale dei ministranti Vicaria di Vernole Seminario Arcivescovile, ore 16.30 19.00

Inizio della Settimana Sociale (Reggio Calabria)

Domenica 24 Ottobre Possesso canonico di don Antonio

Bruno a Parroco della Cattedrale, ore 18.00

Sabato 30 Ottobre Incontro vicariale dei ministranti Vicaria di Squinzano Seminario Arcivescovile, ore 16.30 19.00

Domenica 31 Ottobre Incontro con i ragazzi che si preparano a ricevere la Cresima Seminario Arcivescovile, ore 15.30

CARITAS DIOCESANA L’ASSEMBLEA DEGLI OPERATORI PARROCCHIALI

Formazione e servizio per combattere le povertà Si è svolta il 30 settembre, presso la Parrocchia di San Giovanni Battista a Lecce, l’Assemblea degli operatori Caritas delle parrocchie dell’Arcidiocesi per l’inizio dell’anno pastorale. A differenza degli altri anni, quest’anno è stata molto affollata. Dopo la relazione finale delle attività svolte nell’anno 2009-2010 sono state presentate le indicazioni per il nuovo anno per i tre ambiti: Area promozione Caritas; Area promozione umana e l’Area della mondialità. Sono stati presentati i risultati del questionario di soddisfazione del primo week-end di spiritualità e formazione della “Scuola della Carità”, del 26-27 giugno, tenuto da don Salvatore Ferdinandi, Responsabile Nazionale Promozione Caritas, che hanno fatto emergere un 70% di apprezzamento (voto da 8 a 10) ma ancora con poca partecipazione: su 73 parrocchie della Diocesi erano presenti

solo 21 parrocchie (29% del totale), e di queste 9 sono di Lecce. Vista la presenza nelle parrocchie (c.a. il 10 %) di Operatori per i Centri di Ascolto, per il prossimo anno sono previsti due corsi specifici di formazione: il primo per gli Animatori Caritas Parrocchiali e il secondo proprio per gli Operatori dei Centri di Ascolto. Questo proprio per far fronte alle necessità di disagio molto frequenti nelle parrocchie. Questi due corsi formativi potenziano l’Area di promozione Caritas e partiranno da novembre. È stata presentata e sollecitata per tutte le parrocchie la petizione contro la povertà, curata da Caritas Europa dal titolo “Zero Poverty Act Now” in vista dell’Anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale: eliminare la povertà infantile in Europa; garantire a tutti un livello minimo di protezione sociale; aumentare la fornitura di servizi sociali e sanitari e

SALENTO MARIANO

garantire un lavoro decoroso a tutti (www.caritas-europa.org). Inoltre è stata avviata la seconda fase del Progetto “Speranza”. Il progetto “Speranza”, nato dalle necessità di povertà riscontrate sul territorio, entra nella seconda fase che prevede la selezione di 7 unità nel settore giardinaggio e piccola manutenzione da inserire in formazione nella neocooperativa con borse di lavoro retribuite (corso per 3 mesi). La selezione sarà il 12 e il 13 ottobre presso l’ufficio “Speranza” della Caritas diocesana di Lecce, in via N. Sauro n. 19. È urgente un forte rilancio del Progetto “Speranza” che si traduce in un importante impegno delle Caritas parrocchiali e dei loro volontari per diffondere, pubblicizzare ed avvicinare il mercato privato e un’ulteriore opera di convincimento e promozione delle finalità progettuali presso i nostri par-

di Valerio Terragno

S. Maria di Miggiano a Muro L. Molte chiesette medievali, del Salento, costituiscono, nella maggior parte dei casi, un’evidente testimonianza dell’attaccamento del popolo locale alla dolcissima immagine di Maria. Isolata ed immersa in un suggestivo e secolare uliveto, la chiesa di Santa Maria di Miggiano o Misciano è situata nel territorio di Muro leccese, città di remote origini messapiche. La denominazione “Misciano”, è collegata all’ antica presenza, in questo luogo, di un omonimo casale, oggi non più esistente. Questa chiesa, forse intitolata in origine alla Vergine delle Grazie, venne costruita intorno ai secoli XIII-XIV, con l’impiego di conci regolari intervallati da strati di “bolo”, il cui impasto si otteneva con l’utilizzo della terra rossa. Il semplice esterno, tipico delle cappelle rurali, dal tetto ricoperto da vecchie tegole, si presenta con un ‘unica porta d’accesso, creata nel XVIII secolo e posta sul lato settentrionale. L’interno è a pianta rettangolare, ad un’unica navata, sovrastata da un soffitto a doppio spiovente e terminante con un abside. Questo tipo di planimetria, molto diffuso soprattutto nel periodo della dominazione bi-

zantina, lo si riscontra in altre chiese della Terra d’Otranto, risalenti al Medioevo, come il tempietto di Santa Marina, situato nell’abitato della vicina Muro leccese. La nave, disposta secondo l’asse ovest-est, è separata dalla zona absidale, contenente il lapideo altare maggiore, mediante un grande arco a sesto acuto. Sulle pareti, si notano alcune tracce di affreschi, eseguite da frescanti meridionali tra i secoli XIV- XVIII. Il ciclo pittorico più antico, realizzato da maestranze bizantine, è costituito principalmente da scene legate alla vita di Gesù come l’Entrata di Cristo a Gerusalemme e l’Ultima Cena. Nella raffigurazione dell’Ultima Cena, si intravedono le figure del Messia e degli Apostoli, dai volti malinconici, intorno ad una tavola; le teste sono incorniciate da aureole delimitate da piccole schegge di madre perla. Gli altri affreschi, dipinti in età angioina, iniziano già a risentire, dal punto di vista iconografico, della pittura occidentale, soprattutto gotica. Al XIV secolo, risale infatti la sbiadita Annunciazione, i cui resti si possono intravedere sulla parete nord. Tra le pitture supestiti, spiccano ancora una Vergine col

Bambino, San Nicola, San Giorgio che uccide il drago, quest’ultimo, in riferimento alla partenza, da alcuni porti salentini, dei Crociati rivolti alla volta della Terra Santa e Sant’Antonio da Padova. Sull’arco centrale, si possono ammirare affreschi di santi ed eremiti; dalla parte rivolta verso l’abside, è dipinto San Martino di Tours, santo francese vissuto nel IV secolo. Sul lato che guarda la navata, la parte della chiesa riservata ai fedeli, durante le funzioni, è raffigurato invece l’eremita Sant’Onofrio, in parte mutilato. La decorazione dell’abside risale ai primi anni del 700; nel catino è rappresentata la Madonna con ai piedi una chiesa in fiamme, forse in riferimento all’incendio che nel corso del XVIII secolo, devastò Santa Maria di Miggiano. La festa della Madonna di Miggiano si svolge il giovedì dopo Pasqua, tra tanta allegria e notevole partecipazione popolare. In questa occasione, tutti gli abitanti di Muro, Sanarica, Scorrano e Giuggianello, si ritrovano insieme per fare una scampagnata, dimenticando le antiche discordie, riguardo la gestione del culto della Madonna.

roci e gli Enti Ecclesiastici ai fini di una loro maggiormente convinta adesione. Inoltre la Raccolta di indumenti usati, promossa dalla Campagna di Solidarietà della Chiesa di Lecce, che si concluderà domenica 24 ottobre e il ricavato della campagna sarà impegnato esclusivamente a favore dei più poveri. E per concludere l’Associazione del Volontariato Caritas Lecce: è stata costituita una associazione di volontari Caritas, il 10 giugno 2010, anche perché chi opera nella Caritas nelle mense, nei centri di ascolto sono dei volontari e quindi è giusto che siano collocati in una Associazione di Volontari e non solo per una formazione spirituale specifica ma anche dotare al volontario una copertura giuridica e assicurazione personale e verso gli utenti. Nicola Rocca

scuola e comunicazione sociale

di Adolfo Putignano

Il giornale scolastico on line Il giornale on line prodotto in una scuola, soprattutto se progettato dagli allievi ed indirizzato a quanti vivono l’esperienza scolastica, comporta uno stile laboratoriale con elementi teorici ed operativi, didattici e formativi, adatti a raggiungere una serie di obiettivi che possono essere didatticamente molto validi. Con l’ausilio del docente, gli allievi sono protagonisti della proposta culturale compiuta mediante gli argomenti trattati, si confrontano con le dinamiche della comunicazione, sperimentano forme concrete di collaborazione, effettuano esercitazioni usando i tanti modi di esprimersi, migliorano le loro abilità nell’uso degli strumenti informatici, si appropriano dei criteri fondamentali per la realizzazione di una pubblicazione e quindi per leggere criticamente i giornali. Il giornale telematico può essere prodotto in modi diversi: con redazione formata da soli alunni o costituita da tutte le componenti scolastiche, genitori inclusi; con il semplice assemblaggio degli elaborati o con lavoro unitario secondo uno stile laboratoriale; con una progettazione ispirata all’impostazione grafica e alla prassi cartacea e poi “tradotta” nella forma informatica o coniugata sin dall’inizio con le scelte elettroniche rendendo molto celeri i procedimenti e più accattivanti i risultati. Esso offre pure il grande vantaggio di rendere gradevole l’attività della scrittura, ampliare la creatività, migliorare l’espressività ed attestare concretamente i risultati, favorendo, oltre al potenziamento delle abilità multimediali, l’interazione telematica tra classi e scuole unite da un progetto comune. Il percorso deve prevedere la composizione di un gruppo redazionale con l’attribuzione dei vari compiti e responsabilità, momenti per definire scelte unitarie riguardo agli obiettivi, al lettore di riferimento, alla grafica, ai linguaggi e al lessico, alla progettazione di un menabò, alla valutazione delle varie fasi di stesura e verifica

del lavoro svolto. Molto utile può essere il confronto con esperienze condotte in altre scuole, confrontando i diversi intenti: dalla documentazione sulla comunità scolastica ed il territorio alla media education, dal rafforzamento di specifici ambiti d’apprendimento all’incremento della socializzazione. Oggi è tanta la sussidiazione proposta da autentiche gallerie di giornali scolastici e di strumenti multimediali per la scuola, oltre che da riviste telematiche per i docenti, banche dati riguardo al web-scuola. Il giornale scolastico on line rimane uno strumento didattico fondato sull’esercitazione di gruppo e può continuare, in modo nuovo e vivace, a proporre forme di comunicazione con la cronaca, il racconto, l’esposizione, la relazione, la lettera aperta, la recensione, la poesia, il fumetto, la vignetta, il gioco. Mappe concettuali, elaborazioni di ipertesti, archivi telematici potranno essere prodotti con il lavoro comune, svolto con momenti on e altri off line. Non si tratta solo di imparare ad interagire a distanza con nuovi interlocutori su alcuni contenuti scambiandosi informazioni, elaborati e considerazioni, poiché rimane fondamentale il ruolo dei docenti, comune riferimento per organizzare e collegare le attività e per offrire la loro competenza allo scopo di puntualizzare i valori culturali, sociali ed etici delle scelte redazionali. Naturalmente, un giornale on line deve avere come caratteristica, anzi privilegiare, l’interattività, accogliendo dagli utenti notizie, commenti, immagini, video, valutazioni di sondaggi. Non è solo una nuova forma di comunicazione, poiché nell’ambiente scolastico esso può essere un elemento fondamentale per il dialogo ed il raggiungimento di una consonanza di valori tra alunni, docenti, tecnici, collaboratori dirigenti e genitori.


L’Ora del Salento

Lecce, 9 ottobre 2010

welfare

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i tutt e lass in c

di Antonio Silvestri L’Inps ha definito la procedura con la quale i datori di lavoro possono richiedere all’Istituto di inviare alla propria casella di posta elettronica certificata (Pec) le attestazioni di malattia dei dipendenti. Sono quindi disponibili tutti i servizi per i datori di lavoro (sia pubblici che privati) previsti dal nuovo sistema per la trasmissione telematica dei certificati di malattia. Con la circolare n. 119 del 7 settembre scorso, infatti, sono state fornite dall’Istituto previdenziale le indicazioni in merito al flusso di invio delle attestazioni di malattia alla casella di Pec indicata dal datore di lavoro e le relative istruzioni operative. Per quanto concerne i datori di lavoro, la richiesta di invio degli attestati tramite Pec deve essere inoltrata all’indirizzo di Posta certificata di una Sede Inps e deve avvenire utilizzando lo stesso indirizzo di Pec al quale dovranno essere destinati i documenti telematici ricevuti dai medici. Tutti gli indirizzi Pec delle strutture territoriali Inps sono reperibili sul sito Internet dell’Istituto seguendo il percorso: Le Sedi Inps > Ricerca per elenchi: posta certificata. Per poter essere accolta, la richiesta deve contenere - per le Pubbliche Amministrazioni - l’identificazione del richiedente espressa con il codice fiscale dell’Amministrazione stessa e con il progressivo Inpdap relativo alla “Sede di Servizio”. In alternativa, l’Amministrazione Pubblica può richiedere l’invio “accentrato” degli attestati di tutti i propri dipendenti; in tal caso, va precisato che si autorizza l’Inps a te-

Per aziende e PP.AA. attestati di malattia via Pec

La salute prima di tutto di Domenico Maurizio Toraldo

ner conto del solo codice fiscale di identificazione dell’Amministrazione e quindi a trascurare i progressivi Inpdap che, nelle denunce contributive, risultano essere le Sedi di servizio di dipendenza dei lavoratori. Differenti i dati che vanno segnalati - nella Pec di richiesta - da parte delle aziende private: il codice necessario per l’identificazione è la matricola Inps, un codice numerico costituito da dieci caratteri di cui i primi due identificano la provincia in cui opera l’azienda. In ogni caso, sia per i datori di lavoro privati che per le Pubbliche Amministrazioni, è necessaria l’indicazione del formato di invio dei documenti (TXT, XML o entrambi). Passando ai lavoratori, l’invio del certificato di malattia in forma telematica da parte del medico esenta il lavoratore dalla presentazione all’Inps e (se si tratta di un dipendente pubblico ) anche dalla presentazione alla propria Amministrazione. Ma non solleva il lavoratore dall’obbligo di presentare il certificato medico in forma cartacea al datore di lavoro privato. Perché il lavoratore risulti esonerato dall’obbligo di invio del certificato di malattia al datore di lavoro, quest’ultimo deve esprimere la propria volontà di ricevere il certificato on line. Al momento, invece, la consultazione delle attestazioni di malattia, nell’ambito dei servizi telematici offerti dall’Inps, costituisce una facoltà per il datore di lavoro. Lo stesso, quindi, non ha alcun obbligo di attivarsi in tal senso.

I COLORI DELLA VITA

di Fabio Scrimitore

L’uso del telefonino durante gli esami Erano le ore 9.30 del 22 giugno 2010, quando il mistico silenzio dell’aula d’esame fu rotto da un improvviso squillo, che sembrava emesso da una sveglietta anni ’50. La commissaria d’italiano si volse di scatto, in direzione del suono, là dove un imbarazzato studente, Marco, cercava di spegnere l’indiscreto telefonino. Dopo un attimo di incredulità, anche il commissario di latino e greco si precipitò, in tutta fretta, presso il banco del suo incauto studente, pensando di poter rimediare, in qualche modo, alla superficialità del suo alunno. Nelle orecchie del commissario interno risuonavano, minacciose, le parole della circolare dell’11 maggio 2010, letta solennemente un’ora prima in aula: “è assolutamente vietato, nei giorni della prove scritte, portare a scuola telefoni cellulari di qualsiasi tipo; nei confronti di coloro che fossero sorpresi ad utilizzarli, è prevista l’esclusione da tutte le prove”. Non vi fu spazio per atti di clemenza. Dopo quasi mezz’ora di consultazioni fra presidente e commissari d’esame, Marco fu invitato a lasciar l’aula, perché la sua prova doveva ritenersi annullata. A nulla valsero le accorate parole, con cui lo studente proclamava di non aver fatto assolutamente uso del telefonino, per collegarsi con persone esterne al Liceo, e che l’infelice squillo, che aveva turbato l’aula dell’esame, era soltanto conseguenza d’un’insignificante, quanto inopportuna, telefonata familiare. Non valsero a nulla neppure i buoni voti che l’incauto studente aveva riportato nello scrutinio di ammissione agli esami di Stato. Alla tristezza dello studente, che aveva lasciato l’aula di esame accompagnato dagli sguardi solidali dei suoi compagni di classe, si congiunse l’indignazione dei genitori. Costoro non riuscivano proprio a convincersi che il rifiuto implicito a lasciare il telefonino sulla cattedra potesse comportare la peggiore delle punizioni che possano essere inflitte ad uno studente: la perdita dell’anno. Ci sono tante forme di punizioni, che i regolamenti scolastici comminano, in proporzione alla gravità dei fatti commessi dagli studenti; non esiste soltanto la pena che fa perdere l’anno scolastico. Capisco! - ripeteva il padre - Mio figlio, forse, ha sbagliato a non consegnare il telefonino, prima che fossero dettate le tracce dei temi di italiano. Per questo, poteva essere ben punito con qualche sanzione appropriata. Non c’è dubbio che le indignate parole di Marco trovavano buona corrispondenza con quel che i professori stessi avevano letto in aula, all’inizio della prova d’esame. La circolare del Ministero, infatti, non diceva affatto che si sarebbe dovuto cacciar dall’aula lo studente che si fosse rifiutato di consegnare il telefonino, tenendolo nel taschino durante la prova. Il Ministero si era limitato a dire che sarebbe stato escluso dalla prova soltanto lo studente che “fosse stato sorpreso ad utilizzare i telefonini”. E Marco non aveva affatto utilizzare il suo telefonino, perché, al suo primo squillo, egli aveva provveduto a spegne il cellulare. Dopo poco più d’un mese da quell’infelice 22 giugno, i tabulati telefonici confermarono che, dalle 8 del mattino di quel giorno, sino alle 9.30, Marco non aveva fatto nessun uso del telefonino; quindi, non doveva essere escluso dall’esame. Così ha deciso il Tar della Lombardia. Il 27 luglio del 2010.

di Vinicio Russo

ILFISCO ED I CITTADINI

Pneumologo

Medici assediati dalle denunce dei pazienti Medici assediati dalle denunce dei pazienti. Il trend dei contenziosi per errori professionali, da tempo in costante aumento, nell’ultimo mese sembra infatti aver toccato livelli di guardia. “Anche se non è possibile quantificarlo, dopo il caso della lite in sala parto a Messina, il numero dei professionisti denunciati è in progressivo aumento. Tanto che un medico su quattro ha ultimamente confessato di aver accarezzato l’idea di mollare il camice. Per paura che dietro ogni paziente si nasconda una denuncia, e quindi un nemico”. È il quadro tracciato Salute da Maurizio Maggiorotti, presidente Amami, l’Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente, che nelle ultime settimane sta raccogliendo “numerose lamentele” da parte dei camici bianchi. Lamentele che hanno origine proprio dal clima che si sta creando in corsia, tra cittadini allarmati dagli ultimi casi di presunta malasanità e i professionisti sempre più impauriti dalle denunce dei pazienti. L’Amami stima che oltre l’80% dei chirurghi ha ricevuto o riceverà almeno una richiesta di risarcimento o un avviso di garanzia per presunta malpractice durante il corso della vita lavorativa. “Considerando la durata dei processi - spiega Maggiorotti - possiamo affermare che i ca-

mici bianchi italiani trascorrano un terzo della propria vita lavorativa sotto processo. Tuttavia, l’esperienza attuale ci porta a considerare che l’80% dei processi per malpractice (a livello penale) si conclude con l’assoluzione del medico imputato”. In campo civile, invece, l’80% delle domande di risarcimento viene accolta, “ma sottolinea Maggiorotti - alla fine il risarcimento equivale al 10% della richiesta iniziale”. Difficile però una quantificazione precisa. “Al momento - sottolinea il presidente dell’Amami - non esistono dati reali sull’argomento. Gli unici dati disponibili provengono dall’Ania che considera sinistro ogni semplice richiesta di risarcimento o informazione di garanzia a prescindere dalla colpevolezza del medico. Altri dati sono forniti dal Rapporto Pit Salute del Tribunale del malato che raccoglie esclusivamente le segnalazioni dei pazienti anno per anno, rivolte a strutture sanitarie o singoli operatori medici e paramedici”. Troppo poco per l’Amami, che chiede l’istituzione di un Osservatorio dell’errore e del contenzioso paziente-medico. “Siamo in costante contatto con il ministero della Salute per cercare di creare questo Osservatorio. Solo così - sottolinea Maggiorotti - si potranno ottenere i primi dati reali del fenomeno”.

La desertificazione sfida del decennio

Riciclaggio e segnalazione operazione sospetta

La sfida per il Pianeta nel prossimo decennio sarà quella della lotta alla desertificazione: il fenomeno minaccia il 44% delle terre coltivate sul Pianeta e studi recenti indicano che le zone aride non solo occupano fino al 41,3% della superficie terrestre, ma sono anche la “casa” di 2 miliardi e 100 mulioni di persone, cioè circa una persona su tre. Le stime parlano di oltre un miliardo di persone sul Pianeta in circa 100 Paesi, la cui sopravvivenza viene messa a rischio. È quanto afferma l’Onu, che ha deciso di dedicare ai deserti e alla lotta contro il fenomeno desertificazione il decennio 2010-2020. Un forte allarme è stato lanciato a Fortaleza, in Brasile, in occasione della seconda Conferenza internazionale su cambiamenti climatici, sostenibilità e sviluppo nelle regioni semi-aride, tenutasi nelle scorse settimane. Di fatto, terribili siccità come quelle vissute oggi nella regione del Sahel, fra Niger, Ciad e Mali, per il segretario della Convenzione Onu per la lotta alla desertificazione, Luc Gnacadja, “non necessariamente finiscono in una simile tragedia, ma accadono e continueranno ad accadere, a meno che non ci sia un’azione risolutiva che cominci ora per il prossimo decennio, ponendo fine a questi drammi”. E considerando gli scenari dell’emergenza clima e il progressivo aumento degli eventi estremi, è evidente che i fenomeni di siccità diventeranno più intensi e frequenti in posti già colpiti e si presenteranno anche in nuove aree, non solo in Africa. A livello globale, di fatto la popolazione è in costante aumento e il nuovo business è la caccia a nuove terre da coltivare. A causa di siccità e desertificazione ogni anno si perdono 12 milioni di ettari di terra, un’area grande quasi quanto lo Stato del Benin. La situazione è drammatica in Africa, dove il 73% delle terre aride coltivate sono interessate dal degrado e dalla desertificazione, ma esistono vaste aree colpite o a rischio anche in Asia, in America Latina e nel Nord del Mediterraneo, oltre che in Usa e Russia. In Italia, secondo il Corpo forestale dello Stato, oltre il 21% del territorio nazionale è a rischio di desertificazione. In pericolo sarebbero soprattutto 5 regioni: Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Secondo dati di Legambiente, che aggiunge anche Campania e Molise all’elenco delle regioni minacciate, la situazione è particolarmente grave in Sardegna, dove a rischio è oltre la metà del territorio regionale, mentre l’11% è già colpito dal fenomeno. Secondo la Fao, il nuovo Eldorado dei paesi ricchi e delle multinazionali, è l’Africa; lo stesso continente che soffre di più del fenomeno desertificazione. Negli ultimi anni milioni di ettari di suolo fertile in Paesi come Mali, Ghana, Etiopia e Madagascar sono stati affittati o venduti a investitori stranieri, per produrre biocombustibili o produrre cibo per altri Stati, a discapito delle risorse della popolazione locale. Il monito deve essere tradotto in invito rivolto ad ogni abitante del pianeta a dare una svolta al sistema di consumo: siamo diventati esageratamente consumatori di tutto. Dobbiamo tornare ad uno stile di vita sobrio, a partire da coloro che sfruttano il pianeta per arricchirsi. Ascoltiamo l’appello del Papa e diventiamo custodi del creato, a partire dal nostro piccolo.

La disciplina antiriciclaggio vieta che il soggetto che effettua la segnalazione ed ogni altro eventuale soggetto che venga comunque a conoscenza di questa ne diano notizia all’autore dell’operazione. I professionisti devono anche adoperarsi nei confronti dei loro clienti affinché l’operazione, in odore di riciclaggio, non venga posta in essere. Il tentativo volto ad indurre il proprio cliente a non “porre in atto un’attività illegale non concretizza la comunicazione vietata”: tentare di dissuadere il cliente dalla tenuta di un comportamento antigiuridico costituisce una forma di doverosa collaborazione del professionista con le Autorità di vigilanza e controllo. Allorché il cliente decida di effettuare l’operazione, la segnalazione da parte del professionista rimane comunque doverosa. L’art. 41, comma 6, d.lgs. 231/2007 dispone che “le segnalazioni di operazioni sospette effettuate ai sensi e per gli effetti del presente capo, non costituiscono violazione degli obblighi di segretezza, del segreto professionale o di eventuali restrizioni alla comunicazione di informazioni imposte in sede contrattuale o da disposizioni legislative, regolamentari o amministrative e, se poste in essere per le finalità ivi previste e in buona fede, non comportano responsabilità di alcun tipo”. Trattasi di una norma speciale, discendendone che essa deroga a altre disposizioni vigenti che dispongano diversamente. Il tema trattato è molto delicato in quanto si tratta di conciliare, da un lato, i vincoli del segreto professionali ed il rapporto fiduciario con il cliente; dall’altro, l’obbligo di collaborazione per combattere il fenomeno del riciclaggio. La precedente disciplina, riconducibile al d.m. n. 141/2006, all’art. 10 escludeva l’applicazione delle disposizioni relative alla segnalazione delle operazioni sospette relativamente alle informazioni ricevute o ottenute dal professionista nel corso dell’esame della posizione giuridica del cliente o di rappresentanza del medesimo in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull’eventualità di intendere o evitare un procedimento, ove tali informazioni fossero ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso. La richiamata esenzione era prevista anche per i giudizi arbitrali o per la risoluzione di controversie innanzi ad organismi di conciliazione previsti dalla legge. La mancata riproduzione della disciplina de qua nel vigente d.lgs. 231/2007 ha generato alcune perplessità in capo agli addetti ai lavori, ancorché le preoccupazioni dei più scettici risultano, di fatto, prive di fondamento, tenuto conto dell’ampia portata dell’art. 41 che esclude ogni responsabilità. Giangaspare Toma


L’Ora del Salento

Lecce, 9 ottobre 2010

obiettivo

VOCAZIONI

MINISTRANTI

ALLE RADICI DEL PROGETTO DI VITA Secondo una ricerca condotta su un ampio numero di giovani tra i 16 e i 30 anni il 78% dei loro progetti di vita è destinato a fallire. Questo dato così alto ci fa riflettere su ciò che sorregge realmente questi progetti, su quali motivazioni essi si fondino e verso dove sono orientati; perché non può essere solo la precarietà del contesto storico e sociale in cui viviamo a determinare un dato così alto di veri e propri fallimenti esistenziali. Questo dato ci fa riflettere e illumina anche il dato numerico delle “vocazioni”, in particolare di quelle di speciale consacrazione, e ci permette di comprendere che forse ciò che sta alla radice di quella che viene definita “emergenza vocazioni” non è tanto la mancanza di chiamate, quanto l’assenza di criteri unificanti nella vita delle persone e dei ragazzi in particolare, che permettano di cogliere le sfumature di questo appello che risuona in vari momenti della vita da parte di Qualcuno. Si può dire, dunque, che non esiste una emergenza vocazionale, ma che all’interno dell’emergenza educativa si pone l’urgenza di formare persone che sappiano sillabare l’alfabeto dell’interiorità e creare luoghi nei quali poter sperimentare la presenza di Uno che sempre spinge a fare della propria vita qualcosa di bello e di grande, non solo per sé ma anche per una parte di mondo alla quale si è destinati. Sempre una ricerca statistica di qualche anno fa condotta dal prof. Franco Garelli (Università degli Studi Torino) su giovani dai 16 ai 19 anni fa notare alcuni dati che ci fanno riflettere: solo il 26% ritiene che la vita non sia una questione di vocazione, ma di singole scelte dell’individuo. La maggioranza si riconosce in una concezione vocazionale della vita: il 52% ritiene che riguardi tutti, mentre il 22% associa l’idea di vocazione solo ad alcune scelte specifiche. In generale, la vocazione fa riferimento all’autorealizzazione (79%) e alla soddisfazione (71%): è “una inclinazione o un talento personale” (31,8) rivolta a “un im-

Il piano annuale dell’Ufficio Diocesano di Pastorale Vocazionale

Leggere il futuro con gli occhi di Dio pegno per sé e per gli altri” (75%). Ci vuole per fare il prete (92,4%), o l’assistente sociale (80,8) o lo scrittore (80). Per il 63% ci vuole una vocazione per fare il genitore, per poco più della metà (53,5) anche per sposarsi. Un giovane su dieci ha preso in considerazione l’idea di intraprendere la scelta di vita consacrata (10,7%) sebbene, fra questi, il 61,3% l’abbia abbandonata in meno di un anno. Ciò che sta alla radice del fallimento di un progetto di vita non è tanto, dunque, la motivazione ma la visione complessiva dell’uomo e di ciò che si vive, visione complessiva spesso sot-

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toposta a molteplici stimoli, stritolata da condizionamenti nascosti e spinta a vedere l’uomo come uno che tende all’autorealizzazione, facendosi prendere per questo dall’ansia di corrispondere a certi canoni. Eppure la nostra esperienza quotidiana ci fa notare che questa visione non è complessiva. Se ci fermassimo un attimo noteremmo che noi non possediamo la vita (poiché essa finirebbe così per possederci in alcuni suoi aspetti limitanti dai quali diventiamo dipendenti), ma prendiamo parte alla vita. Cioè ci rendiamo conto che il mondo non comincia con noi,

IL CALENDARIO ANNUALE

Tutti gli appuntamenti su www.vocazionilecce.it

All’indirizzo www.vocazionilecce.it è possibile accedere al sito del Centro Diocesano Vocazioni. Il sito offre la possibilità di conoscere la realtà della Pastorale Vocazionale della nostra Diocesi e di rimanere in contatto. Oltre ad avere una funzione informativa con la possibilità di essere aggiornati sulle iniziative, il sito offre materiale e spunti per il proprio servizio nella comunità parrocchiale. Alcune date significative da poter proporre ai nostri ragazzi sono: Per i ragazzi di quinta elementare, prima, seconda e terza media che desiderano vivere una esperienza bella di amicizia con Dio: week end vocazionali “Incontr@ Samuel”: 20 e 21 novembre; 22 e 23 gennaio; 12 e 13 febbraio; 30 aprile e 1° maggio. Per i ragazzi di scuola superiore è stato pensato un itinerario di preghiera per introdurre alla vita interiore: date: 26 novembre: Essere se stessi; 28 gennaio: Preghiera; 25 febbraio: Nutrirsi; 29 aprile: Sequela. Per i giovani dai 18 anni in su, inseriti nell’ambito del percorso pensato con la Pastorale Giovanile, gli Oreb sono stati fissati nelle seguenti date: 9 novembre; 11 gennaio; 12 aprile.

che c’è una realtà abitata che ci ha preceduto e ci precede e che in questo circolo anche noi passiamo la palla a chi ci è accanto, giocando un gioco che è quello della reciprocità. Quando questo gioco si interrompe noi non riusciamo a scoprire noi stessi e pertanto ci perdiamo in frammenti di vita, senza giungere all’unità di noi. Al contrario quando prendiamo parte al ritmo del gioco, fatto di spontaneità e dedizione, allora sperimentiamo qual è il nostro posto in questo gioco, un posto che non è un ruolo ma un modo d’essere. Questo è vocazione, ed assume un colore particolare in quelle vocazioni che sono di speciale consacrazione come il sacerdozio o la vita consacrata. Comprendere questo ci aiuta allora a non volgere lo sguardo sul futuro, leggendo lì dove non ci sono segni di futuri preti o segni di assenza di vocazione, ma ci colloca nel presente di Dio, non con un occhio giudicante ma illuminato da quella Luce che ci fa cogliere in profondità quale gioco stiamo giocando, se e come vi stiamo prendendo parte, quali doni in esso circolano e cosa noi scopriamo in esso di noi stessi e degli altri. Si tratta insomma di leggere l’attuale situazione come una occasione per purificare lo sguardo, sapendo orientare tutti dal più piccolo al più grande verso scelte che nascono dal profondo e fatte di concretezza e disponibilità al servizio. In questo poi sarà un Altro a fare la sua parte, chiamando chi Egli davvero vuole. Antonio Bergamo

Libera la gioia, la proposta formativa

Con l’inizio della scuola riprendono vita anche i gruppi ministranti nelle varie parrocchie, ciascuno secondo la propria originalità. Ci sono gruppi organizzati che accanto al servizio vivono dei momenti importanti e significativi e altri gruppi che si ritrovano occasionalmente per le celebrazioni in particolare per le celebrazioni festive. Agli uni e agli altri, con l’unico obiettivo di rendere bella l’esperienza di quest’anno, è proposto un percorso che vuole aiutare a liberare, lì dove si è, quella Gioia che nasce dal vivere immersi nell’Amore di Dio Padre. Questo percorso ogni gruppo lo potrà vivere aiutato dal sussidio che ha come titolo proprio lo slogan di quest’anno: Libera la Gioia! (Effatà Editrice), uno strumento che offre sei incontri formativi da collocare nel corso dell’anno affidati alla creatività dei responsabili. Proprio questa estate a Roma, in occasione dell’incontro internazionale che ha visto radunarsi cinquantamila ministranti in Piazza San Pietro, il Papa Benedetto XVI ha invitato i ministranti di tutta Europa e contagiare tutti con la Gioia che nasce dall’amicizia con Dio. Accanto a questo la nostra Diocesi intende unire tutti i ministranti in due appuntamenti particolari: a inizio anno ci saranno due raduni vicariali in cui attraverso il gioco e la riflessione verrà lanciata la proposta annuale e verranno segnalati, per chi lo desidera, gli “Incontr@Samuel”, dei week end in seminario per i ragazzi che desiderano vivere delle esperienze belle di amicizia con Dio. Riguardo questi appuntamenti ci sono delle variazioni rispetto alle prime date diffuse attraverso il depliant per gli animatori e i catechisti, si è preferito unificare un secondo raduno per permettere ai ministranti che lo desiderano di partecipare all’incontro dell’Acr a Roma. I nuovi appuntamenti sono i seguenti: i ministranti delle vicarie di Squinzano e Lecce si ritroveranno sabato 16 ottobre presso la Parrocchia Madonna della Fiducia a Giorgilorio alle ore 16.30; mentre i ministranti delle parrocchie delle vicarie di Vernole e Monteroni si ritroveranno nell’aula sinodale del Seminario Arcivescovile in via Umbria a Lecce il 23 ottobre sempre a partire dalle 16.30. Sul sito www.vocazionilecce.it sono disponibili le indicazioni per poter raggiungere il luogo del raduno. Un altro appuntamento importante sarà il raduno diocesano il 7 maggio, per il quale ci saranno indicazioni successive. Marco Piana


L’Ora del Salento 11

Lecce, 9 ottobre 2010

zoom

MELPIGNANO/La chiesa degli Agostiniani nella storia dell’architettura del Barocco leccese

Zimbalo, Manuli, Boffelli: 300 alla ricerca di un autore 1710-2010

GIUSEPPE ZIMBALO Continuiamo in questo scritto quanto cominciato nello scorso numero relativamente alla ipotesi che Zimbalo abbia fornito o meno i disegni per la facciata della chiesa agostiniana di Melpignano. Si precisa subito che nella ricostruzione seicentesca di questo edificio furono reimpiegati della precedente chiesa cinquecentesca il coro con la sua volta, il transetto nonché infine la grande finestra centrale sulla facciata principale dove in particolare tutto sembrerebbe cinquecentesco eccetto alcuni elementi -riferibili al cantiere seicentesco- come le decorazioni poste sopra la trabeazione e la fascia inferiore decorata e modanata su cui la detta finestra poggia. L’apparato decorativo di questa finestra lascia supporre che si sia in presenza degli stessi artefici che ad Otranto nel 1580 realizzarono le modifiche alla porta laterale della locale Cattedrale ed intervennero in quello stesso periodo e nella stessa città anche nella distrutta chiesa posta a ridosso di quella che oggi è nota come Porta Mare -. Tale linguaggio figurativo, in particolare, fu ampiamente usato dalla famiglia dei Pugliese ed è riscontrabile analogo anche nei sempre tardo cinquecenteschi altari di Santa Caterina d’Alessandria in Galatina. Torniamo allo Zimbalo. Questi potrebbe essere stato presente a Melpignano in quanto all’interno della non lontana Matrice di Corigliano abbiamo identificato elementi scultorei che gli sono esecuti-

vamente riferibili. Si tratta di frammenti reimpiegati nella costruzione settecentesca (ad opera probabilmente del coriglianese Gaetano Carrone come lascerebbe intendere il confronto con l’autografo altare di San Nicola che è nella stessa matrice) dell’altare oggi sotto il titolo di San Gaetano ed Ignazio da Loyola. Di questi frammenti in particolare due angeli reggicorona sono riconducibili a quello che, posto su una delle finestre dell’abside della chiesa di Santa Croce a Lecce, in volo mentre regge un cartiglio, è riferibile al 1657 quando cioè, in quest’ultima chiesa, fu costruita la copertura a volta del coro. Come detto l’edificio melpignanese (terminato nel 1662) ha una stretta relazione cronologica con il Duomo leccese (1659 -1670 ca), la Chiesa di Sant’Angelo pure a Lecce (iniziata nel 1662) e la chiesa dell’Annunziata di Galugnano (terminata nel 1665), quest’ultima datata e firmata dal coriglianese Antonio Fiorentino. Diciamo subito che il confronto con le opere dello Zimbalo consente di affermare che a Melpignano come a Galugnano non vi siano elementi stilistici tali da fare riconoscere con certezza la presenza dello Zimbalo come esecutore. Vale la pena ora inquadrare rapidamente la figura del Fiorentino e sottolineare un aspetto determinante relativo al Manuli. Antonio Fiorentino avrebbe rifatto per mons. Adarzo di Santander - Arcivescovo di Otranto dal 1657 al 1674- le tre

RADIO E DINTORNI

porte nella facciata principale della Matrice di Galatina (all’intervento, datato 166(3?), progettualmente appartengono anche le statue nelle nicchie superiori) e così pure, in questa stessa città, il distrutto altare maggiore della chiesa di Santa Maria della Luce. Va aggiunto in più che prendendo in considerazione a Zollino, chiesa sotto il Titolo della Madonna di Loreto, i volti degli angeli posti nell’autografo altare maggiore, datato 1665, è possibile riconoscere la mano dello stesso Fiorentino anche negli angeli scolpiti sul balcone (esterno del parapetto) posto nel Palazzo Marchesale di Corigliano. A giudicare, invece, dell’anatomia dei volti, le rimanenti sculture della facciata di questo palazzo sembrano essere di altro autore il quale stilisticamente ricorda però, forse perché sotto la regia dello stesso Fiorentino, proprio i ricordati volti del balcone. Per quanto attiene al Manuli (1595 ca - 1685), invece, sino ad ora risulterebbero noti di fatto documenti in cui egli è indicato solo come costruttore. Ciò lascia da un punto di vista logico sospendere il giudizio rispetto all’ipotesi del Manuli appunto come mastro costruttore e scultore al contempo. Egli è ricordato in una cronaca come costruttore nel 1622 del transetto della chiesa matrice di Corigliano dove in particolare sono da considerare i volti d’angelo che compaiono nella volta e che ritornano pure in alcuni capitelli della navata maggiore assegnata dalla stes-

di Alberto Marangio

sa fonte a mastro Trifone Serra. Per cautela è meglio pertanto parlare del “maestro degli angeli del transetto coriglianese” non avendo la certezza che si tratti del Manuli. Il modo scultoreo di questo “mastro” comparirebbe a Melpignano, nel corpo principale e più antico della Cappella dell’Assunta (in particolare le decorazioni del finestrone oggi nascosto dalla stanza aggiunta sul lato verso la piazza forse intorno al 1672); a Corigliano, nel Castello, le figure sulle

mensole della balconata posta sul lato destro entrando nel cortile; nella Matrice poi di questa stessa città, suoi sarebbero pure gli altari di San Nicola (1630), del Crocifisso (1628) e di San Luigi Gonzaga; a Sogliano, infine, nella facciata principale della chiesa degli Agostiniani, la finestra datata 1660 è utile per evidenziare come questo “mastro” avesse negli anni una qualità esecutiva costante. Forse proprio questo stesso “mastro”, solo pochi anni dopo i volti posti sulla finestra

di Sogliano, fu quello cui si faceva riferimento quale autore di parte delle figure sulla facciata del Palazzo Marchesale di Corigliano. Per la differenza di qualità dei volti riscontrabile in questi due ultimi interventi (finestra di Sogliano e la facciata seicentesca del Castello a Corigliano) appare plausibile infatti che, come detto, egli a Corigliano sia stato influenzato dai modi più raffinati di Antonio Fiorentino. (Fine parte seconda) Fabio Grasso

APOLOGETICA di Roberto Cavallo*

1950 - 2010: sessant’anni di successi per Radio3

Benedetto XVI: perché la religione non sia un fatto solo privato

“Tra qualche minuto il Terzo Programma della Radio Italiana comincerà ad esistere”. Queste le parole con cui il primo ottobre del 1950, dai microfoni del Centro di Produzione Rai di via Asiago, il direttore generale Salvino Sernesi annunciava l’inizio delle trasmissioni della nuova emittente. Una sua possibile impostazione generalista fu scartata fin dal principio, mentre una pubblicità Rai del tempo così recitava: “Il Terzo Programma presenta all’ascolto serate a soggetto, musiche sinfoniche e da camera, opere liriche di eccezione, teatro di oggi e di ieri, cicli culturali e scientifici, prospettive e dibattiti, inchieste e documenti”. Il Terzo Programma (diventato Radio3 nel 1975) è stato dunque un riuscito esempio di caratterizzazione tematica all’interno dell’offerta radiofonica della Rai; inoltre la sua vocazione di canale culturale di alto profilo ha fatto anche sì che si rivelasse luogo di incontro e di sperimentazione per molti intellettuali italiani. Proseguendo sul percorso tracciato fin dalle origini, Radio3 è arrivata a festeggiare lo scorso primo ottobre i suoi sessant’anni, nel corso dei quali è stata via via riconosciuta come prima radio culturale italiana, prima emittente a trasmettere in Fm, prima rete interessata non da un pubblico generalista ma dalla possibilità di proporre programmi “differenti”, desiderosa di comunicare la bellezza del mondo (la musica, l’arte, il teatro, i libri, la poesia, la letteratura, la scienza) senza mai ignorare, allo stesso tempo, la complessità, le contraddizioni ed i conflitti dei propri tempi. Radio3, diretta oggi da Marino Sinibaldi, festeggerà il proprio anniversario per l’intero mese di ottobre, con una serie di iniziative partite nel corso di questa settimana e che fino ad ora hanno avuto il loro apice nella maratona trasmessa lo scorso venerdì dalla storica sede di via Asiago; l’evento, iniziato alle 15.00 e conclusosi a tarda notte, ha visto la riproposizione - nell’ora esatta della prima trasmissione del 1950 - di una serata a tema dedicata al mito di Orfeo, con il quale il Terzo Programma iniziò la sua avventura. I festeggiamenti proseguiranno fino al 28 ottobre, concludendosi con una giornata dedicata al futuro delle radio culturali in Europa: un momento realizzato con la partecipazione di alcune emittenti “gemelle” (Bbc4, France culture, la tedesca Hr2-kultur ed altre ancora) e che inoltre prevede l’intervento di scrittori e intellettuali, tutti particolarmente affascinati dal ruolo vitale di questo prezioso canale di comunicazione.

Questa settimana proponiamo ai lettori uno stralcio del bellissimo discorso che Benedetto XVI ha pronunciato a Londra il 18 settembre 2010 durante la veglia di preghiera per la beatificazione del Cardinale John Henry Newman: “… Alla fine della vita, Newman avrebbe descritto il proprio lavoro come una lotta contro la tendenza crescente a considerare la religione come un fatto puramente privato e soggettivo, una questione di opinione personale. Qui vi è la prima lezione che possiamo apprendere dalla sua vita: ai nostri giorni, quando un relativismo intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra società, Newman ci rammenta che, quali uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo stati creati per conoscere la verità… L’esistenza di Newman, inoltre, ci insegna che la passione per la verità, per l’onestà intellettuale e per la conversione genuina comportano un grande prezzo da pagare. La verità che ci rende liberi non può essere trattenuta per noi stessi; esige la testimonianza, ha bisogno di essere udita, e in fondo la sua potenza di convincere viene da essa stessa e non dall’umana eloquenza o dai ragionamenti nei quali può essere adagiata. Non lontano da qui, a Tyburn, un gran numero di nostri fratelli e sorelle morirono per la fede; la testimonianza della loro fedeltà sino alla fine fu ben più potente delle parole ispirate che molti di loro dissero prima di abbandonare ogni cosa al Signore. Nella nostra epoca, il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso im-

plica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia. E tuttavia la Chiesa non si può esimere dal dovere di proclamare Cristo e il suo Vangelo quale verità salvifica, la sorgente della nostra felicità ultima come individui, e quale fondamento di una società giusta e umana. Infine, Newman ci insegna che se abbiamo accolto la verità di Cristo e abbiamo impegnato la nostra vita per lui, non vi può essere separazione tra ciò che crediamo e il modo in cui viviamo la nostra esistenza. Ogni nostro pensiero, parola e azione devono essere rivolti alla gloria di Dio e alla diffusione del suo Regno. Newman comprese questo e fu il grande campione dell’ufficio profetico del laicato cristiano...”. Con l’occasione vogliamo ricordare l’iniziativa di preghiera lanciata dal mensile di apologetica “Il Timone” (Settembre-Ottobre 2010, pag. 5), affinché gli Anglicani possano ritrovare, sull’esempio del Cardinale Newman, la via dell’unità con Roma. Già con la costituzione apostolica Anglicanorum coetibus del 4 novembre 2009, Benedetto XVI ha favorito il ritorno nell’unica Chiesa cattolica di vari gruppi di fedeli anglicani, attraverso l’istituzione di ordinariati personali ad essi dedicati. * www.recensioni-storia.it


L’Ora del Salento 12

Lecce, 9 ottobre 2010

le nostre città FUORI DAI DENTI

TREPUZZI/Pronta la quarta edizione della rassegna “Settimana della Cultura”

di Loredana Di Cuonzo

Libri, teatro, musica: la cultura fa tappa a Trepuzzi

Donne italiane, carriera off limits Evidentemente il motto “chi dice donna dice danno” in Italia fa sempre “regola”. La riflessione scaturisce dai dati diffusi in settimana da Manageritalia, che mette in luce non solo la scarsa partecipazione delle donne al lavoro, ma ancor più la loro risibile presenza in termini percentuali ai piani alti dell’economie. Insomma la carriera è off limits per le donne in Italia. Guardiamo i numeri: le dirigenti sono solo l’11,9% del totale, ultime in Europa, contro una media del 33%, e a superarci sono la Turchia con il 22,3% e la Grecia con il 14,6%. Va ancor peggio se operiamo un confronto con i paesi più avanzati e vicini: in Francia le donne manager arrivano al 37,4%, nel Regno Unito al 34,9% e nella Germania al 29,3%. Dovremmo migrare tutte se dovessimo considerare l’inarrivabile 42% di donne nei Consigli di amministrazione delle società quotate: in Europa in questo caso abbiamo un significativo quart’ultimo posto, con un miserimo 3,2% rispetto a una media dell’Europa a 27 dell’11,4% . Infine, anche a livello imprenditoriale le cose non vanno bene per l’Italia visto che le donne imprenditrici sono il 23,4%, contro una media Europea superiore al 33%. Una assurdità se pensiamo che il 58% dei laureati in Italia è… donna. Una perdita continua di opportunità continua “grazie” ad una politica che non passa dalla ricerca di modalità “conciliative”. Mancano supporti reali alle donne ma soprattutto manca la politica delle pari opportunità. Vera, non solo dichiarata e raramente agita. Una tendenza che al momento non offre reali prospettive di inversione, a meno che interventi congiunti a livello economico e legislativo non permettano anche alle donne di mettere a frutto la loro intelligenza aspirando, al pari degli uomini, ai

FISCOSENZAVELI

vertici di aziende e amministrazioni pubbliche. Né vale parlare di “quote rosa”: non hanno funzionato in politica e ci si chiede il senso della recente proposta in parlamento che le vorrebbe nei consigli di amministrazione. Federica Guidi, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, è convinta che solo con le politiche conciliative si riporterà in equilibrio la bilancia del lavoro, che in Italia pende vistosamente dalla parte degli uomini: “Francamente - ha dichiarato in settimana, quando è stata resa nota la statistica che abbiamo riportato non mi sembra la soluzione giusta. Capisco che di fronte all’immobilismo totale forse varrebbe la pena di provare anche questa, ma più come una provocazione che come una soluzione vera e propria. Del resto nei Paesi dove le ‘quote rosa’ funzionano davvero ci sono anche forti politiche conciliative, con servizi pubblici eccezionali di supporto ai bambini e agli anziani. Sono questi gli strumenti giusti per colmare il gap”. Loredana Di Cuonzo

Si rinnova per la città di Trepuzzi l’appuntamento con la “Settimana della Cultura”, manifestazione ricca di eventi con la quale l’Assessorato alla Cultura e l’Amm.ne Comunale mirano a proporre alla cittadina del nord Salento un appuntamento imperdibile con la lettura, il teatro, la musica. La rassegna, giunta alla sua quarta edizione, si articolerà in otto appuntamenti nell’arco di nove giorni e vedrà protagonista assoluta la cultura in alcune delle sue molteplici forme. Teatro, musica e libri calamiteranno l’attenzione dei cittadini di Trepuzzi, che si spera accorreranno numerosi presso l’Aula Consiliare del Comune, centro ideale della cultura almeno per qualche giorno. “Ritengo prioritari simili investimenti nel campo della cultura e delle conoscenze. Tali investimenti possono sembrare fini a se stessi, ma non lo sono mai, e anzi portano a sviluppo economico e ad una miglior qualità della vita delle persone” afferma l’ass.re alla Cultura Anna Blasi. “La cultura”, aggiunge il

Sindaco Cosimo Valzano, “rende i cittadini migliori, e dei buoni cittadini vivono meglio con se stessi e con gli altri, producono di più e consumano con maggiore attenzione”. “Proprio per questi motivi l’Amministrazione Comunale si è impegnata ad offrire proposte di qualità nei campi dell’editoria, della musica e del teatro”. La rassegna, che apre l’autunno trepuzzino, si aprirà presso l’Aula Consiliare sabato 9 alle 18.00 con la presentazione dell’ultimo libro di Rossana Campo, “Lezioni di arabo”, edito da Feltrinelli. Una storia elaborata su due piani, capace di far commuovere, ridere e al contempo riflettere. L’incontro con l’autrice è stato organizzato dall’Associazione “I.D.eA” di Trepuzzi. Domenica 10 ottobre alle 20.00 la Compagnia Teatrale “Calandra” metterà in scena il “Tartufo” di Moliére, capolavoro del teatro classico. La “Calandra” lo rivisiterà con un tocco di originalità, puntando sulle parole e il gesto. Con una scenografia essenziale ma ingegnosa ne esalterà i dialoghi, che

tra comicità, ironia e sarcasmo mettono al bando ipocrisia e stupidità. Martedì 12 ottobre alle 20.00 il Generale Luciano Garofalo presenterà il suo libro “Assassini per caso”, edito da Rizzoli. Il libro ripercorre l’indagine sull’omicidio di Meredith Kercher, la studentessa inglese uccisa a Perugia due anni fa, svelando i retroscena sul delitto e sul sottobosco universitario in cui esso è maturato, mostrando gli ambigui rapporti che legavano tra loro i protagonisti della vicenda, ragazzi alla ricerca di esperienze sempre più estreme. Mercoledì 13 alle 19.30 Rossella Barletta presenterà il suo volume “Trappeti sotterranei del Salento”, Capone Editore. Interverranno anche il prof. Antonio Monte, ricercatore del C.N.R. Istituto per i Beni Archeologici e Monumentali di Lecce, e il dott. Francesco Minonne, botanico e collaboratore dell’Orto Botanico dell’Università del Salento. Giovedì 14 alle 20.00 la Scuola Laboratorio Musicale “Sa-

lentum” eseguirà un concerto per violino, pianoforte e oboe dal titolo “Armonia barocca”, con splendide musiche del SeiSettecento. Venerdì 15 alle 20.00 spazio a un tributo a Cesare Pavese. La “Compagnia Nord Salento Teatro” metterà in scena “Perduto nella pioggia”. Sabato 16 alle 20, verrà proiettato il film “La Papessa”, del regista Sonke Wortmann. Il film rivisita la leggendaria figura del fantomatico Papa-donna, Giovanni VIII, che secondo la leggenda smentita dagli storici, avrebbe guidato la Chiesa dall’853 all’855, ben prima del “vero” Giovanni VIII, il quale avrebbe potuto assumere tale nome papale solo in seguito alla rimozione di ogni traccia storica del regno della “Papessa”. La rassegna si chiuderà domenica 17 alle ore 20,00, quando il Maestro Piero Cassano, pianista, e i tre tenori Pantaleo Matta, Gianni Leccese e Antonio Basile eseguiranno un concerto di celebri arie napoletane e classiche. Andrea Ciardo

CAMPI SALENTINA È in cantiere, a Campi Salentina, la sedicesima edizione della “Città del Libro. Rassegna Nazionale degli Autori e degli Editori”. La manifestazione, che è stata inserita dalla Regione Puglia tra le iniziative culturali di rilevanza regionale, avrà come tema “Eroi di Carta” e si terrà il 26, 27, 28 novembre 2010. La denuncia delle gravi anomalie nella gestione dell’ultima edizione della “Città del Libro” da parte della minoranza politica dell’Amministrazione Comunale di Campi e la conseguente indagine dei Carabinieri, aveva sollevato il dubbio sulla realizzazione di que-

“Eroi di carta” alla Città del Libro 2010 sta edizione della manifestazione. Il polverone è stato alzato quando, alcune mesi precedenti l’estate, sono stati affissi in paese alcuni manifesti in cui l’opposizione denunciava l’impossibilità di prendere visione delle spese sostenute in occasione dell’ultima edizione della “Città del Libro”. Da qui il gruppo di minoranza ha promosso numerose azioni in Consiglio Comunale tese a conoscere la realtà dei fatti. Non sarebbe stato presentato né il bilancio con-

suntivo del 2009 nè il bilancio preventivo 2010. A metà luglio, i Carabinieri della Compagnia di Campi hanno requisito dagli uffici della Fondazione i documenti relativi alla Città del Libro, per stabilire la reale dinamica dei fatti. Caduto nell’occhio del ciclone, Raffaele Sirsi, ormai ex-presidente della Fondazione, piuttosto che smorzare le polemiche che lo vedono imputato in prima persona, lancia aspre critiche ad alcuni membri del consiglio direttivo e a esponenti

dello stesso centro sinistra. Non risparmi nessuno, neanche il sindaco di Campi. Nei primi giorni di agosto la presidenza di Sirsi alla Fondazione giunge al capolinea. Le redini della Fondazione erano state temporaneamente passate a Fabio Zacheo, assessore alla Cultura e Pubblica istruzione del Comune di Campi, per poi lasciare il passo al nuovo presidente, l’architetto Maria Novella Guarino, già in anni precedenti nel direttivo dell’“Ente fiera Madonna della

Mercede” di Campi e impegnata nell’organizzazione di eventi e mostre. In attesa di scoprire la XVI edizione della “Città del Libro”, martedì 12 ottobre, alle 18:00 presso l’ex biblioteca in piazza Libertà a Campi Salentina, si terrà un importante appuntamento legata alla Rassegna del Libro. Luciano Garofano, ex capo dei Ris, presenterà il suo “Assassini per caso. Luci e ombre del delitto di Perugia”. Sara Foti Sciavaliere

a cura di Elena Palladino

Avvocato Specializzata in Diritto Amministr ativo e Tributario

Inglesina di Davide Delle Cese

L’osservatorio sul Credito È stato siglato, presso l’ABI, e così recepito un accordo quadro volto a promuovere la diffusione, nonché la concreta operatività dell’impegno istituzionale più volte reso noto ai cittadini, finalizzato al contrasto dei fenomeni di racket e usura. La concreta attuazione e d operatività è demandata all’Osservatorio sul Credito. Quali sono i compiti e le funzioni dell’Osservatorio sul credito? a) realizzare una mappatura dell’esistente con riguardo alla fenomenologia del racket, dell’estorsione e dell’usura; b) monitoraggio delle zone e aree geografiche; c) studio e proposizione delle misure di contrasto ai fenomeni criminali legati al racket e all’usura; d) organizzazione di iniziative a tema che coinvolgano gli operatori economici, sensibili alle pressioni che sono discorsive della concorrenza; e) definizione di modelli si collaborazione tra le amministrazioni coinvolte nella lotta ai suddetti fenomeni. L’accordo quadro oltre ad avere istituito l’Osservatorio sul credito ha inteso creare una rete di collaborazione anche attraverso l’adesione delle banche e operatori finanziari al Fondo di solidarietà. Che cos’è il Fondo di solidarietà? È uno strumento di solidarietà grazie al quale chi ha subito, per essersi opposto agli estorsori, danni alla persona o alla propria impresa può ricevere, a titolo di risarcimento, un’elargizione che gli consenta di riprendere l’attività. Soggetti beneficiari - Estorsione 1) Soggetti danneggiati da attività estorsiva esercenti un’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione, ovvero, con il consenso dell’interessato, il Consiglio nazionale del relativo ordine professionale o una delle associazioni nazionali di categoria rappresentate nel Cnel, le organizzazioni antiracket e antiusura, iscritte nell’apposito albo tenuto dal Prefetto, aventi tra i propri scopi quello di prestare assistenza e solidarietà a soggetti danneggiati da attività estorsiva; 2) appartenenti ad associazioni di solidarietà; 3) altri soggetti (terzi danneggiati); 4) superstiti. Usura - L’esercente un’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione, che risulti persona offesa del reato di usura in un procedimento penale. Nell’ambito dell’attività istituzionale svolta è importante fare riferimento ed evidenziare la possibilità di ribancarizzare i soggetti protestati, mediante un accesso al credito facilitato. Lo studio Palladino fornirà maggiori informazioni ai seguenti recapiti:palladino@loradelsalento.it

QUANDO LA BANDA PASSÒ Compositori e marce

di Antonio Martino

La seconda frase dello scherzo marciabile “Inglesina” di Davide Delle Cese appare simile alla prima, ma emergono delle interessanti novità. Il piccolo clarinetto in mib. e tutti i clarinetti soprani presentano il già citato incipit d’apertura, mentre le cornette in sib. si muovono sul tempo forte con suoni ribattuti e, non appena le ance si fermano, si muovono in maniera discendente (suoni staccati). Al termine del loro intervento ricompaiono i primi clarinetti soprani (insieme ai secondi e ai terzi) con l’aggiunta del primo genis; intanto, il primo trombone e il primo bombardino forniscono un appoggio armonico e si muovono proprio come le cornette nella fase precedente. L’intervallo di terza discendente è il segnale catalizzatore di questa fase di ridistribuzione del materiale; infatti, le cornette in sib., i fliscorni e il primo genis propongono tale segmento tematico già evidenziato nelle prime misure della composizione. Dopo, il piccolo clarinetto in mib. e il gruppo dei clarinetti soprani (sulla partitura sono divisi in due gruppi con tre parti indipendenti) srotolano un arpeggio in crescendo per raggiungere un fortissimo insieme ai fliscorni. L’organico, ora presente sulla scena, sviluppa un frammento ritmico sull’intervallo di terza discendente e realizza una cesura che delimita un confine e indica un passaggio modulante verso una nuova tonalità (modo maggiore). Il primo trombone, il primo bombardino e i bassi (con un pianissimo) conducono la linea armonica verso un nuovo fronte ed in-

tessono una linea melodica più energica ed incisiva. L’atmosfera della composizione è totalmente cambiata: gli strumenti precedentemente elencati diffondono una nuova luce carica di tanta intensità con una maggiore fluidità e scioltezza. Fungono da tappeto armonico sia i restanti tromboni (seconda, terza e quarta parte) sul tempo forte, sia tutti i clarinetti soprani, le cornette sib., i fliscorni e i genis sul tempo debole; anche le percussioni si muovono con lo stesso criterio affinché il risultato completi la parte esposta. Il compositore ha previsto un successivo crescendo su cui intervengono l’ottavino e il clarinetto piccolo in mib ed entrambi seguono la linea ritmica dei clarinetti soprani. Tutto l’organico è chiamato a sostenere la nuova linea melodica condotta ininterrottamente dai flicorni scuri sino alla fine del periodo; infatti, l’epilogo di questa fase riporta la sonorità verso un immediato pianissimo, simile alla fase di presentazione anche dal punto di vista strumentale. Non può sfuggire il passaggio armonico proprio al termine di tale segmento perché il progetto musicale prevede il raggiungimento della tonalità minore. Questo ritorno è giustificato perché la banda deve riproporre “da capo” tutto ciò che già è stato eseguito. È quasi una sentita esigenza del compositore quella di ripresentare parti del suo brano perché l’intento è quello di essere maggiormente vivo nella memoria dell’ascoltatore.


L’Ora del Salento 13

Lecce, 9 ottobre 2010

le nostre città L’artista Salvatore Sava alla Biennale del Gran Sasso

Francesco ai chierici. Un opuscolo di frà Marco Guida

La sua opera: Verso il cielo. La pianta beata

Fratelli, guardate la vostra dignità

Fino al 24 ottobre 2010 si potrà visitare la XIV Edizione della Biennale d’Arte Sacra di San Gabriele, a Teramo, dal titolo “Le beatitudini evangeliche”. Grande evento culturale della Fondazione Stauròs Italiana Onlus che si prefigge di raccogliere le istanze della Chiesa d’oggi secondo quanto maturato in questi ultimi trent’anni di attività nel settore dell’arte sacra. È stata curata da Pierluigi Lia e Giuseppe Bacci. Per tale evento diversi critici d’arte, filosofi e teologi cristiani, di diversa provenienza geografico-culturale, si confrontano con i protagonisti d’arte contemporanea, per una rinnovata collaborazione tra arte e fede ricordiamo: Mariano Apa; Luca Beatrice; Giuseppe Billi; Maurizio Calvesi; Lorenzo Canova; Luciano Caramel; Carlo Fabrizio Carli; Giorgio Cotenova; Enrico Crispolti; Giorgio Di Genova; Marco Gallo; Roberto Gramiccia; Pierluigi Lia; Mary Angela Schroth; Marisa Vescovo. Tra agli artisti: Walter Valentini; Emilio Isgrò; Luigi Ontani; Angelo Casciello; Giovanni Padovese; Omar Galliani; Giulio De Mitri, solo per fare qualche nome. Salvatore Sava è tra gli artisti della Biennale che con la sua opera: “Verso il cielo. La pianta beata”, in ferro, per una dimensione di cm 240 x 73 x 71, è chiamato a personalizzare il linguaggio cristiano, facendolo risuonare nell’intimo di ciascuno, attraverso l’universalità della bellezza e l’individualità del proprio genio artistico. Nel catalogo della Biennale pubblicato dalle Edizioni Stauròs di San Gabriele, Caramel, dello scultore Sava, scrive: “ salentino, ha affrontato spesso il tema sacro, soprattutto in connessione con la

A conclusione dell’Anno Sacerdotale provvida è stata l’iniziativa della Provincia “Assunzione della Beata Vergine Maria” dei Frati Minori di Lecce per l’invio a tutti i sacerdoti della “Lettera” scritta da San Francesco d’Assisi a tutti i chierici sulla riverenza del Corpo del Signore, con opuscolo a firma di Marco Guida O.F.M. L’elegante opuscolo è stato voluto in coincidenza dei 150 anni dalla morte di S. Giovanni Maria Vianney allo scopo di ribadire e rilanciare la stima e la venerazione - come esemplare modello - del Santo verso l’Eucaristia. La preziosa e corroborante “Lettera ai chierici” è pervenuta in due redazioni, con ritocchi redazionali minimi e tuttavia sufficienti a distinguere i due testi. Alla fine dell’opuscolo una opportuna “Nota alle Fonti” redatta dal Padre Guida è di prezioso aiuto per la fedele e utilissima comune meditazione della “Epistola ad clericos” scritta dal Santo Poverello d’Assisi “perché dello stesso altissimo Figlio di Dio nient’altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il Santissimo Corpo e il Santissimo Sangue Suo, che essi ricevono ed essi soli amministrano agli

natività di Cristo, con rilevanti qualità innovative nei confronti di un soggetto tra i più fortunati dell’arte occidentale di argomento religioso e quindi con un esplicito spessore iconografico, che in quest’opera è scavalcato per soluzioni espressive aniconiche, anche simboliche, affidate all’assemblaggio di più elementi metallici, di recupero o lavorati, volti ad esprimere nella forma un ritmo ascensionale. Verso il cielo, come l’artista, sinteticamente ed efficacemente, ha intitolato la sua opera”. Caramel sottolinea come lo schema del lavoro di Sava sia diverso da quello delle sue precedenti sculture, sebbene tragga frutto dall’attività plastica abituale dell’artista e dal medesimo contenuto da essa veicolato, relativo precipuamente alla natura, ai suoi ritmi e cicli, alla sua fertilità, ma anche ai danni ad essa inferti dall’inquinamento. Osserva lo scultore: “Il “tutto” si sviluppa intorno ad un filo, un filo conduttore di ferro, sottile germoglio, attorno a cui si svolge la vita con i suoi labirinti di linee spezzate”, “con uno scatto ascensionale particolare certo prosegue Caramel - ma sempre entro una caratterizzante crescita organica, che avalla il parallelismo cercato e voluto tra la vita della natura e quella dell’uomo”. Ed afferma sempre Sava: “è come una vite dal pesante fardello, con tralci sottili pieni di linfa alimentati da storie e più volte spezzati, modellati dal vento e diretti verso imprevedibili mete”. “Piuttosto - continua il critico - mi pare di rilevare in questa struttura stimolata dal testo evangelico, un ottimismo propositivo nuovo nello scultore, che testimonia di aver arricchito l’intero suo racconto con un altro motivo, quello circolare, entrato a far parte dell’insieme per

proteggere dalle spine “dei soli a metà”, come egli li chiama, mettendoli in luce, valorizzandoli e chiudendo un ciclo complesso e terreno. Tutto ciò ancora su di un registro simbolico, come esplicitamente, la corrispondenza, intenzionale, tra il “sovraccarico” della parte inferiore della scultura e “la vita terrena piena di intrighi”. Afferma Sava: “che proprio da esso come in natura, dalle sue innumerevoli chiome come metastasi, nasce la speranza e rametti lineari ad un tratto si elevano e sorreggono cerchi di filo sottile che si alzano verso il cielo, legandolo alla terra e a tutto ciò che essa contiene, armonia, perfezione, completezza: l’infinito, senza inizio né fine in cui si forma, e sale l’aspirazione ad una beatitudine realizzata nel comportamento interpersonale nel segno dello Spirito e del divino carico di leggerezza, che la scultura concreta nelle sagome circolari della sua parte superiore”. Anna Rita Favale di Giovanni Napolitano

VITE MIGRANTI

Regia Corvetta Caracciolo: diario del nonno Il 14 luglio 1883, finalmente la Caracciolo giunge a Tahiti. Umberto scrive: “Tahiti era stento visibile con i suoi monti scoscesi, irti di punte e ricchi di vegetazione fino alla vetta”. Lo spettacolo meraviglioso dell’estesa barriera madreporica si presenta immediatamente agli occhi dei naviganti: infatti, la navigazione è difficile in quel punto, avvenendo tra fondali bassi e pronunciatissimi. Così, solo a tardo pomeriggio e con l’intervento di un pilota pratico si riuscì a fare la manovra d’ingresso nel porto. Lì i marinai trovarono le imbarcazioni francesi che festeggiavano in un tripudio di colori e musica la ricorrenza dell’anniversario della Repubblica. Dice Umberto: “passammo di poppa al legno Montcalm tra le grida e gli urrà. Ancora il marinaio Umberto: “si pensò di fare loro un’improvvisata, fu deciso di mandare a tutte le impun-

ture dei pennoni, un cannoniere con un “fuoco a coston” e al comando accenderlo. Quando tutti fummo al nostro postosi ordinò il fuoco e, nello stesso tempo, la nostra fanfara intonò la “Marsigliese”. Fu un tripudio! Solo la mattina seguente, Umberto riuscì ad ammirare il panorama e ci racconta: “Un poeta sarebbe andato in estasi dinnanzi a quel panorama dalle tinte tropicali ove i cocchi bagnano le loro radici in mare, dove gli alberi del pane, i banani, i boschetti di agrumi armonizzano meravigliosamente”. L’arrivo della Caracciolo fu accolto festosamente dalla popolazione indigena che “riempiva” di complimenti ed ovazioni i nostri naviganti. La giornata trascorse così con un clima di festa accentuato dalla “rumorosa” presenza di commilitoni francesi, già da tempo in loco, che sostanzialmente vollero “scortare”, in visita, i nostri giovani marinai.

Stupefacente fu la visita ad una capanna di indigeni che, per l’occasione festosa dello sbarco degli italiani, si era trasformata in un albergo temporaneo. Umberto dice: “Giunti all’albergo trovammo là ammucchiati anzi sdraiati, un centinaio di Kanacchi dei due sessi; alcuni mangiavano altri dormivano; mentre i più giovani facevano apertamente all’amore. Al nostro entrare i cantori intonarono una bellissima canzone e improvvisarono un ballo; si disposero in due file di sei persone ciascuna e, al suono di tamburi e d’un flauto che suonavano col naso, cominciarono a cantare. Eseguirono una di quelle danze che in Polinesia chiamasi “upupa”, che hanno il potere di esaltarli fino al delirio. Gli astanti poi con voce nasale eccitano gli esecutori gridando “tutuè tutuè” che si traduce “dimenate il sedere”. Il viaggio continua…

altri” (Testamento, 10). “Facciamo attenzione, noi tutti chierici, al grande peccato e all’ignoranza che certuni hanno riguardo al Santissimo Corpo e Sangue del Signore nostro Gesù Cristo e ai santissimi nomi e alle sue parole scritte, che santificano il Corpo. Sappiamo che non ci può essere il corpo, se prima non è santificato dalla parola. Niente infatti possediamo e vediamo corporalmente nel secolo presente dello stesso Altissimo, se non il Corpo e il Sangue, i nomi e le parole mediante le quali siamo stati creati e redenti da morte a vita (1Gv 3,14). Tutti coloro, poi, che amministrano così santi misteri, considerino tra sé, soprattutto chi li amministra senza discrezione, quanto siano vili i calici, i corporali e le tovaglie, dove si compie il sacrificio del Corpo e del Sangue del Signore nostro. E da molti viene lasciato in luoghi indecorosi, viene trasportato in forma miseranda e ricevuto indegnamente e amministrato agli altri senza discrezione. Anche i nomi e le parole di Lui scritte talvolta vengono calpestate con i piedi, perché l’uomo animale non comprende le cose di Dio (1Cor 2,14). Non dovremmo sentirci mossi

da pietà per tutto questo, dal momento che lo stesso pio Signore si mette nelle nostre mani e noi lo tocchiamo e lo assumiamo ogni giorno con la nostra bocca? Ignoriamo forse che dobbiamo venire nelle Sue Mani? Orsù, di tutte queste cose e delle altre, subito e con fermezza emendiamoci; e dovunque il Santissimo Corpo del Signore nostro Gesù Cristo sarà stato collocato e abbandonato in modo illecito, sia rimosso da quel luogo e posto e custodito in un luogo prezioso. Ugualmente, dovunque i nomi e la parole scritte dal Signore siano trovate in luoghi immondi, siano raccolte e debbano essere collocate in luogo decoroso. E sappiamo che tutte queste cose siamo tenute ad osservarle, sopra ogni altra cosa, in forza dei precetti del Signore e delle costituzioni della santa Madre Chiesa. E chi non farà questo, sappia che (dovrà) renderne ragione davanti al Signore nostro Gesù Cristo nel giorno del giudizio (cfr. Mt 12,36). Questo scritto, perché meglio lo si debba osservare, sappiano di essere benedetti dal Signore Iddio, quelli che l’avranno fatto ricopiare”. Ivan d’Arco

CAMPI SAL.NA/La parrocchia si illumina con il sole

Pannelli solari alla Casa del Fanciullo Produrre energia elettrica dal sole è una realtà anche nella città di Campi Salentina. Infatti, gli uffici parrocchiali e i locali della “Casa del Fanciullo” della parrocchia “Santa Maria delle Grazie” del paese sono interamente illuminati da circa due anni da impianti autonomi di pannelli fotovoltaici, con una potenza di due e tre Kilovattora. Una scelta, questa, fortemente voluta dal parroco, don Gerardo Ippolito, molto attento ai problemi dell’ambiente, che consente di tagliare i costi dell’energia elettrica e di trarre un utile anche dall’energia prodotta ma non

utilizzata, cioè dai 36 ai 49 centesimi a Kilovattora. Volendo essere ancora più precisi, ecco i calcoli per un impianto di 3 kw, cioè l’utenza familiare media. Il costo dei pannelli chiavi in mano è di 12.000 euro circa. Con l’energia autoprodotta si riesce a fare fronte completamente ai propri consumi e quindi si riesce a risparmiare fino a 600-700 euro l’anno. A questi vanno aggiunti i soldi che si possono incassare dal distributore a cui si è allacciati (Enel, Eni od altri) che ha l’obbligo di ritirare l’energia prodotta ma non consumata, ovvero circa altri 1500 euro. Insomma, ci si trae anche

IN GALLERIA

un profitto. Ma a guadagnare veramente sarà l’ambiente, infatti per ogni Kilovattora prodotto con l’impianto fotovoltaico si eviterà di liberare nell’atmosfera mezzo chilo di CO2. S Tutto questo con un impianto da tre kilowatt, come quello che tutti utilizziamo nelle nostre case. è un segnale forte che la parrocchia di Campi Salentina lancia alla comunità e sarebbe auspicabile e doveroso che anche le istituzioni presenti sul territorio, come uffici comunali, scuole ed ospedali, cominciassero a fare scelte energetiche alternative e pulite. Gianfranco Palmariggi

di Alessandra De Matteis

Sharm el Sheik di Fabrizio Giordano È arrivato sul grande schermo “Benvenuti al sud”, il remake made in Italy di un grandissimo successo francese “Giù al nord”. Se nel 2008, il film transalpino ha letteralmente sbancato i botteghini dei nostri cugini francesi, “Benvenuti al sud” è riuscito a incassare la bellezza di 650.000 euro in un solo giorno di programmazione, giungendo al primo posto nella classifica italiana dei film più visti nel weekend. La pellicola italiana firmata da Luca Minieri, ha una trama molto simile all’originale, ma vederla “all’italiana” è tutta un’altra musica. Alberto è responsabile delle poste della bassa Brianza a un passo dal tanto sospirato trasferimento nel centro di Milano. L’uomo, per non deludere le speranze di moglie e figlio, e pur di raggiungere il suo obiettivo decide anche di fingersi disabile. Non tutto va come spera. Durante

la visita di controllo, commette un’imprudenza e per punizione, gli viene imposto un trasferimento in Campania, in un piccolo paese del Cilento. Alberto, partito da solo per una terra per cui prova solo pregiudizi, scoprirà invece un luogo affascinante, dei colleghi affettuosi, una popolazione ospitale e un nuovo e grande amico, il postino Mattia, al quale darà una mano per riconquistare il cuore della bella Maria. Il problema ora però è un altro: come dirlo a Silvia (sua moglie)? Già, perché da quando è partito, non solo il loro rapporto sembra rifiorito, ma agli occhi dei vecchi amici del nord Alberto è divenuto un vero e proprio eroe... . “Benvenuti al sud” è veramente bello, che tratta i preconcetti e i luoghi comuni. Per fare ciò si serve di un cast artistico scoppiettante: Claudio Bisio divertente come in “Zelig”; Alessandro Siani, che diventa sempre più una conferma della comicità nel no-

stro cinema; Angela Finocchiaro perfetta, ma è tutto il cast in generale che merita un ottimo voto. Un film da vedere, divertente, ricco di gag, ma con un messaggio bello e intenso, Bisio lo spiega così: “È tutto naturale e verosimile pur essendo ‘politicamente scorretto’ e zeppo di luoghi comuni. Al di là dei discorsi politici il messaggio è di integrazione e di esaltazione di sapori e colori diversi, e di ‘evviva le differenze’”.


L’Ora del Salento 14

Lecce, 9 ottobre 2010

appunti

Isabella Bossi Fedrigotti. Se la casa è vuota “Se la casa è vuota” è il nuovo romanzo di Isabella Bossi Fedrigotti, che torna alle edizioni Longanesi dopo gli ultimi sette romanzi pubblicati con Rizzoli. L’autrice, nata a Rovereto da madre austriaca, è giornalista al Corriere della sera. Ha esordito in narrativa nel 1980, con “Amore mio, uccidi Garibaldi”. Nel 1991 ha vinto il premio Campiello con il suo terzo romanzo, il bestseller “Di buona famiglia”, che racconta la storia di due sorelle alle prese con il loro rapporto perennemente sospeso tra odio e amore. Dopo questo riconoscimento la Bossi Fedrigotti si è affermata definitivamente come una delle più grandi scrittrici italiane contemporanee. “Se la casa è vuota” è un titolo duro, un titolo provocatorio, che intende mettere alla prova la solitudine degli adulti e fare riflettere, di conseguen-

za, su quella dei bambini. Sembra strano pensare che anche i bambini possano soffrire di solitudine, forse proprio perchè ci sono gli adulti che organizzano alla perfezione il loro tempo. Le pagine che l’autrice ci propone, come ha fatto notare lei stessa “vengono, come la maggioranza delle mie storie, dalla realtà vista, ascoltata, indovinata… rielaborata dalla fantasia, come è inevitabile che sia, per un’opera di narrativa”. Ed è con molta semplicità che la Bossi Fedrigotti ci fa partecipi, nelle prime pagine del libro, della propria esperienza di figlia, dei suoi rapporti di bambina con i propri genitori. Un gesto di sensibilità nei confronti del lettore per introdurlo ad affrontare un argomento tanto delicato. Il romanzo analizza la sofferenza dell’infanzia all’interno delle famiglie di oggi, raccon-

tando, sul filo dell’attualità, il modo in cui oggi sono cambiati i nuclei familiari, riportandone i problemi, le sofferenze, i disagi e le inadeguatezze vissute sotto il segno della solitudine, unica grande protagonista della società contemporanea. Si tratta di una raccolta di racconti, storie di bambini, che Isabella Bossi Fedigrotti narra con una sensibilità prettamente femminile e accende i riflettori su una serie di figure delicate e indifese rappresentate dai nostri figli, abbandonati in buona parte davanti alla televisione e ai loro video games. Non trascurando di analizzare i profili dei genitori, adulti che spesso vivono in un eterno precariato oltre che nel lavoro anche nel rapporto con i loro figli. C’è la storia di Annalisa, intoccabile e irraggiungibile, innamorata del suo corpo sen-

za carne. Paolina, bambina soave che finisce a vivere per strada, infagottata, sporca e arrabbiata. Pietro, che scappa continuamente di casa per sottrarsi alla triste giostra della famiglia allargata. Francesco e la sua trascinante vitalità prosciugata da videogiochi e film porno. Bambini cresciuti tra pesanti silenzi, da genitori assenti, incontentabili, in guerra fra loro o incapaci di comunicare; entusiasmo scambiato per indisciplina, talenti trascurati, modelli irraggiungibili. Storie, spiega la Fedrigotti, che hanno come denominatore comune la solitudine di questi ragazzi, un nemico, che bambini e adolescenti non sanno come combattere ed evitare: “Nessuno, ovviamente glielo ha insegnato - scrive la giornalista - nessuno si è preso la briga di spiegarglielo perchè mai un bambino, un ragazzo che ha

c@ttolici in rete argo

ED

IL POLLICE È SEMPRE TV

Non è casuale che all’interno della contemporaneità, il concetto di moltiplicazione trovi la sua più consistente attuazione in due direzioni per molti versi analoghe e coincidenti, quali appunto possono essere quelle della cosiddetta stampa rosa e dei cosiddetti talk show, in quel vedersi e parlarsi addosso che non condividiamo e che sta moltiplicando in maniera esponenziale gli esperti del nulla, ovvero tuttologi apparenti ancor più graditi se appartenenti al genere femminile. Ed ecco, allora, il nascere di “Tv Mania” (Raidue, ore 23, 25) la nuova trasmissione sulla seconda rete nazionale che guarda al fenomeno (ma lo è ancora?) del piccolo schermo, in quel dialettico muoversi tra l’accettazione e la contestazione. Cercando, altresì, possibili approfondimenti a largo spettro avvalendosi di un trio di conduttori, alquanto diversi per operatività ed esercizio. Da Simone Anichiarico, figlio di quel Walter Chiari che abbiamo ancora negli occhi e nel cuore, a Luana Ravegnini che in tal modo ritorna a farsi vedere, all’imitatrice Gabriella Germani.

Isabella Bossi Fedrigotti, Se la casa è vuota Longanesi, 15.00, pag. 142

M U S I CALM E NTE

Le tracce virtuali del poverello d’Assisi Tutta la musica del Salento Vincenza Sava

tommaso dimitri

lor@delavoro di Samuele Vincenti Partirà nel settembre 2011 NTV, la nuova società di trasporto ferroviario sull’alta velocità meglio conosciuta come le Ferrovie di Luca Cordero di Montezemolo e di Diego della Valle. L’investimento dei due imprenditori italiani, pari ad oltre un miliardo di euro, si configura come una interessante opportunità di lavoro in una periodo di crisi economica come quello attuale. La società investirà la maggior parte delle sue risorse per la predisposizione di venticinque treni di nuova generazione che, promette Montezemolo, “permetteranno all’Italia di dotarsi di un sistema di trasporti efficiente e competitivo con l’offerta delle altre nazioni europee”. Il progetto, già in parte realizzato, ha coinvolto diversi partner internazionali, tra i quali la fran-

marialucia andreassi la vita davanti, che ha l’energia e la speranza, può soffrire dell’abominevole malattia dei vecchi”. Da queste storie si evince che senza il tempo, senza la capacità di amare, senza la comprensione, l’altruismo, difficilmente si potrà instaurare un rapporto serio e costruttivo con i bambini, ed il futuro che li attende sarà un futuro sterile, infruttuoso e profondamente negativo. È un libro che vi consiglio e che può essere un valido strumento per decodificare il mondo dei nostri piccoli. Buona lettura.

Il 4 ottobre abbiamo festeggiato il poverello di Assisi, san Francesco, Patrono d’Italia. Selezioniamo una piccola parte di siti francescani, perché per visitarli tutti ci occorrerà moltissimo tempo anche perché sono più di 20.000 per questo rileveremo solo alcune tracce importanti, che certamente vi porteranno a scoprire nuovi siti, a volte più interessanti delle tracce stesse. Il portale italiano che ci guida nei luoghi assisani è: www.assisiweb.com. È un vademecum per il pellegrino, il turista e il viaggiatore. Troviamo quasi tutto su Assisi e dintorni. Poi due siti sulla persona di san Francesco: www.san-francesco.it, molto semplice ma graficamente perfetto, molto ricco di documenti e testi in sei lingue (con sottofondo musicale). Per quanto riguarda la famiglia francescana, abbiamo i siti ufficiali: www.ofm.org, dell’Ordine dei Frati Minori; www.ofm-conv.org, dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e www.ofmcap.org, dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Ognuno di questi siti hanno una storia propria come la stessa organizzazione hanno una propria vita francescana che si è sviluppata diversamente nella storia del cristianesimo. Importanti alcuni siti dei francescani secolari, è l’impegno del laicato impegnato che vive secondo la spiritualità del Poverello:, del Terzo Ordine Regolare e www.ofs.it dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia. Le famiglie sono autonome ma vivono lo stesso spirito di san Francesco della “perfetta letizia”. Segno di uno sforzo verso una comunione di intenti e lavoro apostolico è la Conferenza Francescana Internazionale, il sito è www.infracon.org: lodevole tentativo di comunione tra i diversi ordini francescani. Un sito ricchissimo e piacevole per a grafica accattivante è quello della Famiglia Francescana do Brasil (solo in spagnolo): www.ffb.org.br. È in formato Php. E per concludere, non poteva mancare il sito della Provincia Francescana dei Frati Minori di Lecce (Fulgenzio): www.fratiminorilecce.org. Il sito è di ottima qualità e permette una registrazione come account. Tra le specialità proprie: è possibile ascoltare il Vangelo di ogni giorno messo a disposizione da un sito di servizio pastorale e spirituale. Buona navigazione nello spirito di San Francesco.

Per gli amanti della musica il sipario si apre con il Foum volontario “Nidi d’Arac”, dal genere musicale della Taranta, si svolgerà in piazza S.Oronzo a Lecce, e si terrà sabato 9 ottobre 2010, con orario di inizio alle 21.00. Sempre sabato 9 ottobre, a Martignano, per la rassegna Stagione Concertista d’Oragno, presso la Chiesa S. Maria dei Martiri, si potrà assistere al concerto di Margherita Quarta. L’inizio è previsto per le 20.00, il genere è quello della musica sacra. Momento di relax, misto a spiritulità. Stesso appuntamento si ripeterà domenica 10 ottobre, a Leverano, presso la Chiesa Madre, alle ore 20,00. Stesso giorno con inizio alle 22.00, l’Istanbul Cafè di Squinzano (Le), uno dei più longevi e apprezzati live club del Salento, ospiterà il concerto dei Fonokit che presenteranno i brani del loro album d’esordio “Amore o Purgatorio”. A seguire dj set di Sonic The Tonic. Gli amanti della musica metal la potranno ascoltare sabato 9, all’ex Atrax Club di Martignano Per lunedì 11 ottobre 2010, al Teatro Politeama Greco musica da camera: “Grigory Sokolov”. Inizio alle ore 20,30. Mercoledì 13 ottobre 2010, a Taviano, Remo Anzovino suonerà musica jazz. Venerdì 15 ottobre 2010, a Squinzano, all’Istambul Cafè (locale che dà spazio alla musica altenativa) si aprirà la terza edizione del “Cold metal festival” riguardante interamente la musica metal: winter of love; absolute terror field; from funeral dust; silvered; Hate inc”. Ovviamente momento musicale in occasione della 21° Sagra de la Volia Cazzata (l’oliva schiacciata), a Martano, dal 14 al 17 ottobre 2010. Sono previsti diversi eventi musicali: giovedì 14 ottobre 2010, i “Modi diversi” presenteranno musiche e cover delle canzoni italiane anni 70/80/90, alle ore: 20.00; Sabato 16 ottobre, alle ore 20.00, i “Kiss & the gang” suoneranno musica anni 70/80. Domenica 17 ottobre, alle 20.00, l’“Orchestra del mare” suonerà liscio, folk, latino americani e pizziche salentine.

Ntv, opportunità di lavoro alle Ferrovie di Montezemolo

cese Alstom, leader nel settore della produzione di treni ad alta velocità. Grazie all’indotto generato dalla concorrente di Ferrovie dello Stato, saranno almeno duemila i posti di lavoro che verranno messi a concorso. La società NTV prevede, infatti, nei prossimi tre anni, l’assunzione diretta di 120 macchinisti, 500 addetti di bordo, 200 addetti di stazione e 100 tecnici di movimentazione treni. Altri mille posti di lavoro saranno creati dall’indotto legato alla manutenzione, alla sicurezza, alla preparazione di pasti ed alla pulizia dei treni. I primi lavoratori a usufruire di queste opportunità saranno quelli della citata Alstom, che ha in Italia, a Savigliano, una parte delle sue aziende di produzione. La filiale piemontese, attualmente in crisi, beneficerà dell’os-

sigeno garantito della commessa delle ferrovie di Montezemolo. Tuttavia, sul sito di NTV, http:// www.ntvspa.it/, sono reperibili, alla pagina “opportunità professionali” i profili attualmente ricercati dall’azienda (un addetto alla sicurezza operativa, un addetto ufficio acquisti, un responsabile piattaforme, sistemi e tecnologie assistenza, un responsabile servizi di bordo, un responsabile informazioni e relazioni con la clientela e un responsabile qualità, processi e standard di esercizio). Entro il 15 ottobre 2010, sarà possibile registrarsi sul sito dell’azienda per partecipare alla selezione di hostess, steward e manager che saranno impegnati, a tempo pieno, sulla tratta ferroviaria Roma-Milano e che inaugureranno una nuova stagione

per i trasporti su ferrovia nel Bel Paese. Il suggerimento è dunque quello di monitorare la Gazzetta Ufficiale, se-

zione concorsi, nei prossimi mesi: le nuove assunzioni annunciate fino al 2012 saranno almeno 650, delle quali 200 da qui alla fine dell’anno


L’Ora del Salento 15

Lecce, 9 ottobre 2010

lo sport Bilancio positivo in casa Lecce. I Giallorossi giungono alla pausa per la Nazionale confortati da prestazioni e risultati inimmaginabili dopo la “tragedia” di San Siro

Otto punti. Bottino pieno In questo momento viene più facile dare una spiegazione logica al passato, piuttosto che cercare di prevedere il futuro. Dire cosa accadrà al Lecce subito dopo la sosta per la Nazionale è pura utopia, tanto più che nessuno avrebbe mai immaginato che la sosta di settembre avrebbe portato bene. L’avvio di stagione per gli uomini di De Canio è stato un vero e proprio strazio. Passati e trapassati dai rossoneri, privi addirittura della stella Ibrahimovic. Rosati è stato letteralmente bombardato da Pato e compagni, tant’è che il Lecce se n’è uscito con le ossa rotte. La critica nei confronti della neo-promossa, vincitrice tra l’altro del campionato cadetto, è stata spietata. Dei giallorossi si è detto, e si continua a dire, che è una squadra troppo debole e male assortita per poter disputare degnamente il massimo campionato italiano. Eppure questa squadra ha dimostrato, nelle giornate a seguire, che i commenti si sprecano ed è il campo il vero ed insindacabile giudice in grado di stabilire chi è buono e chi è cattivo. Ed il campo ha appena finito di dire che il Lecce è buono. Ha vinto la gara contro la più accreditata Fiorentina; è stato sfortunato a Cesena, dove ha messo sotto scacco la squadra di Ficcadenti per buona parte della gara; ha pareggiato contro Parma e Palermo, recriminando addirittura sul risultato che alla fine sta strettissimo a Giacomazzi e soci; infine, ha annientato il Catania, annul-

lando Maxi Lopez e lasciando a secco una squadra che andava in gol da 12 partite consecutive. Una squadra, quella giallorossa, che, mettendo da parte i quattro gol incassati a “San Siro” avrebbe subito solo quattro reti, risultando la seconda miglior difesa del torneo. Non male per una compagine data per retrocessa ancora prima di partire. Anche quest’anno vanno messe in conto le difficoltà di De Canio di organizzare un undici tipo, a causa di un mercato concluso allo scadere che costringe il tecnico a valutare i suoi uomini nel corso del campiona-

to. Esperimenti di successo quelli del tecnico lucano che è riuscito nonostante tutto a mettere in campo sempre una formazione che non ha sfigurato davanti all’avversario. Il resto vien da sé. Il lavoro è garanzia di risultati e De Canio sotto questo aspetto è un maestro. D’altra parte il rendimento dei suoi calciatori è sotto gli occhi di tutti. Rosati para tutto, Ferrario ferma chiunque, Giacomazzi sembra avere 10 anni in meno e Corvia ha trovato continuità e gol, per dire. È a questo punto, con 8 lunghezze in classifica, che arriva

la Nazionale, quindi la pausa. Otto punti, quanti ne hanno Genoa, Palermo, Juventus e Bari, società consolidate in serie A e con obiettivi e budget ben più importanti dei salentini. È a questo punto che De Canio potrà tirare le somme e sotto quella linea ripartire nel mese che, nella sua personale storia da allenatore, lo ha visto più volte vincere. Come lo scorso anno, quando ad ottobre i giallorossi presero il volo ed il comando della vetta, fino ad arrivare ad oggi, a pochi giorni dalla gara dell’Olimpico, contro la Juventus. Vittorio Mura

La squadra del cuore minuto per minuto sul nuovo spazio web pianetalecce.it Ha poco più di un mese, eppure è già riuscito a conquistare l’affetto dei tifosi e i consensi degli addetti ai lavori. Pianetalecce.it, sulla scia dei vari “pianeti” sul web dedicati ad altre squadre di calcio italiane, è un quotidiano on line sul Lecce, frutto della passione di tre tifosi, Marco Marini, Vittorio Murra e Francesco Romano . Come scrive il suo responsabile Vittorio Murra, “non ci proponiamo come alternativa ai forum, già noti e radicati fra i “Preferiti” della maggioranza dei tifosi giallorossi, piuttosto come un arricchimento del panorama forumistico leccese”. Il sito, infatti, ospita notizie, interviste esclusive, sondaggi, ed editoriali, solitamente riservati ai tifosi più illustri del panorama calcistico leccese. Molto apprezzate sono inoltre le sezioni “Primo piano”, che lascia spazio a riflessioni, opinioni, critiche e valutazioni, e “Giornalista per un giorno”, nella quale vengono pubblicati articoli scritti e firmati dai tifosi. È poi possibile partecipare alle discussioni e commentare liberamente gli articoli. Francesco Vincenti

MONDO Novità nel Csi di Lecce La stagione sportiva 2009-2010 è stata veramente da incorniciare per il Csi di Lecce perché sono stati raggiunti risultati sportivi importanti a tutti i livelli e c’è stata una crescita consistente nei numeri degli atleti e delle società affiliate e nella qualità della proposta formativa e sportiva che riesce ad offrire. Leggendo il primo comunicato, che è stato trasmesso a tutte le società, balza subito agli occhi vedere che alcune discipline sportive, che negli anni passati venivano presentate come novità, adesso fanno parte integrante del normale andamento della stagione. La forza del Csi di Lecce sta proprio nella sua grande capacità di dare risposta a tutte le esigenze dei ragazzi e delle ragazze. La disciplina del Calcio A5 e del Calcio 11 non ha bisogno di essere presentata perché ormai da anni vengono realizzati dei campionati veramente elettrizzanti, che portano all’affermazione sia in campo regionale che nazionale di numerose società. Quest’anno anche la pallavolo avrà campionati veri e propri per tutte le categorie, consentendo anche alle ragazzine di poter vivere l’esperienza sportiva ciessina. Non è possibile tralasciare neppure il tennis tavolo per il quale è stato organizzato, per il terzo anno consecutivo, un vero e proprio campionato, nel quale si cimenteranno non solo le società storiche che hanno fatto di questo sport la disciplina principe, ma consentirà di coinvolgere anche quelle realtà parrocchiali che, che pur essendo sprovviste di strutture sportive, potranno partecipare alla vita del Csi dotandonsi di un semplice tavolo per il “ping-pong”. Non mancheranno neppure le occasioni per far vivere ai ragazzi l’esperienza affascinante della corsa campestre e delle feste provinciali e regionali. Insomma un mondo di sport e vita, tutto condito dai buoni principi e valori cristiani, dove far crescere tutti i ragazzi. Il Comitato Provinciale leccese ha deciso inoltre di offrire un servizio di consulenza fiscale ed amministrativa a tutte le società che aderiranno al progetto Global fisco Csi, (attraverso il pagamento di una somma annuale). Questo consentirà alle associazioni aderenti non solo di essere informate su tutte le cose da fare per essere in regola , ma anche di essere aiutate nella formulazione di domande per aderire a progetti e saranno accompagnate nei diversi momenti della vita associativa. Insomma una vera propria consulenza, gestita da personale competente e qualificato, che aiuti i responsabili delle società ad espletare le numerose incombenze amministrative. Per tutte le nuove società sportive che volessero aderire alla grande famiglia del Csi leccese possono avere informazioni mandando una mail all’indirizzo Lecce@csi-net.it o recandosi presso la segreteria provinciale sita in via Siracusa, 50 a Lecce nei giorni di lunedì, mercoledì, venerdì dalle 17-21 e il martedì dalle 9-12.30 (solo per le società che aderiscono al progetto Global fisco Csi), oppure ancora telefonando al numero 0832.392809. Andrea Iurlaro

S

L’ALTRO

PORT

CICLISMO

Laboratorio di campioni aspettando il Velodromo A volte pedalare non basta; nel nostro territorio la bicicletta non è più la passione del principiante, ma si avvia a diventare uno sport d’elite dove agonismo e competitività la fanno da padroni. Lo spiega l’ex corridore e attuale responsabile provinciale della Federazione Ciclistica italiana Sergio Quarta, che con altre piccole realtà di settore hanno dato vita al progetto “Pinocchio” con lo scopo di restituire la dignità dovuta al ciclismo salentino. Questa idea è nata con l’ intento di formare i giovani appassionati delle due ruote con personale altamente qualificato. L’iniziativa è entrata nelle scuole con l’obiettivo di inculcare la mentalità della “bike” ai giovanissimi, facendo crescere società importanti come Maglie, Martignano, Soleto e Matino. Nella stagione agonistica appena trascorsa si sono messi in luce numerosi corridori: l’esordiente Marco Arbace, (campione regionale) fino ad arrivare a nomi di rilievo come Fabio Piscopiello (categoria under 23 d’elite) e il gran fondista Fabio Ciccarese (categoria master). Ma attualmente il fiore all’occhiello del ciclismo leccese è la salentina doc Alessia Quarta, unica professionista donna dell’Italia meridionale a correre a livello mondiale. Intanto tra una gara e l’altra si attende il definitivo recupero del Velodromo degli Ulivi, che fu tempio del ciclismo su pista mondiale. L’impianto

monteronese darebbe il salto di qualità alla realtà ciclistica salentina e che in passato è stata “l’università del ciclismo”; sul Velodromo sono cresciuti corridori del calibro di Ettore Costantini, Massimo Mannarini e dello stesso Segretario Provinciale Sergio Quarta, oggi impegnato dietro una scrivania e sulle strade delle gare per cerca-

re di far rivivere gli antichi fasti al movimento ciclistico salentino. “Fino ai trenta anni la bicicletta è una maestra che insegna a vivere - dichiara Quarta - dopo i trenta anni diventa una dottoressa che cura i tuoi malanni”. In due parole: correre è vita. È questo il nuovo slogan del ciclismo salentino. Paolo Conte

BODY BUILDING

Casarano scalda i muscoli. L’Isla del Sol, destinazione Malta Se vale il detto che alla fine “il lavoro paga”, in questo caso potremmo dire con fermezza che il “lavoro pesa”. Lo sanno bene a Casarano e in particolare all’ Isla del Sol, società di pesistica che approda ai campionati europei di Power Lifting in quel di Malta. Un risultato storico per i ragazzi di Davide De Giovanni che avranno la possibilità di misurarsi contro le forti nazionalità dell’est con ben cinque campioni italiani in gara. è definibile una vera e propria impresa quella del team salentino, capace di arrivare dove nessun altro casaranese era mai riuscito nella storia di questa disciplina. Se ne fa portavoce il preparatore atletico De Giovanni che con emozione sostiene: “siamo orgogliosi di essere i primi e gli unici casaranesi ad affrontare le forti nazionalità dell’est le quali hanno sempre primeggiato negli sport di pesistica; partiamo con la certezza

di aver fatto una buona preparazione e speriamo di poter dire la nostra”. Il sogno Malta è diventato realtà grazie a una serie di risultati positivi ottenuti in campo nazionale, ultimo in

ordine di arrivo nel campionato italiano di distensione su panca della WDFPF (World Drug Free Power Lifting Federation) tenutosi lo scorso giugno ad Afragola (Napoli); compe-

tizione che ha visto primeggiare Davide De Giovanni (categoria -90kg), Andrea De Marco (categoria -52kg), Marco Sarcinella (categoria juniores), Elisabetta Pellegrino (categoria +90kg) e Sara Merico (categoria -90kg); tutti premiati con il titolo di campioni italiani e pronti a scaldare i muscoli in vista del prestigioso evento europeo. Competizione che sarà spalmata in tre giornate dove gli atleti salentini saranno impegnati nelle specialità dello Squat, della panca e degli stacchi da terra. Costanza negli allenamenti, cura dell’ alimentazione e spirito di abnegazione è la ricetta alla base dei risultati ottenuti dall’ Isla Del Sol, piccola grande società che con passione e dedizione sta entrando in punta di piedi nell’ olimpo del Power Building internazionale. Pa.Co.

3310 - L'Ora del Salento  

Settimanale Cattolico dell'Arcidiocesi di Lecce

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