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SOMMARIO

In apertura il drammatico racconto di un operatore della provincia di Bergamo che vuole essere la voce simbolo di quello che gli impresari funebri hanno dovuto affrontare durante il periodo più acuto dell’emergenza, a cui fa da contraltare, in un successivo articolo, la testimonianza del responsabile dei servizi cimiteriali di Piacenza. Il forte aumento della mortalità ha messo in luce alcune criticità dell’attuale organizzazione cimiteriale e dei crematori che potrebbero essere superate con una gestione più razionale e coordinata in modo da assicurare una risposta efficiente qualora si dovesse malauguratamente ripresentare una nuova emergenza. Sono migliaia le famiglie che non hanno nemmeno potuto dare l’ultimo saluto ai propri cari. Quali le conseguenze psicologiche dovute all'assenza della celebrazione delle esequie? Come poter aiutare le persone colpite da questo ulteriore trauma? Lo psicologo Nicola Ferrari suggerisce alcune semplici ma importanti azioni, decisive al fine del processo di elaborazione del lutto.

PARLIAMO DI... Essere impresari in tempo di epidemia

ATTUALITà

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Coronavirus: le difficoltà nel settore cimiteriale

PARLIAMO DI... Pandemia: iniziative solidali e scenari futuri

PARLIAMO DI... Hysteron, una struttura all'avanguardia

ATTUALITà La gestione dell'emergenza del cimitero di Piacenza

news aziende Le Donne di Prima Bottega

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PSICOLOGIA Il funerale negato

intervista a... Applicare il bello e l'arte nel campo funerario

in memoria Il maestro gentile che sapeva far commuovere

cultura Il re è morto. Viva il re!

oltren@vigando

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Si può prevedere la data della propria morte?

w w w.o lt r e m a g a z i n e .c o m Direzione, Redazione, Amministrazione: Conference Service srl Via de’ Buttieri 5/a - 40125 Bologna tel. 051 4298311 - fax 051 4298312 redazione@oltremagazine.com Direttore Responsabile: Alberto Leanza redazione@oltremagazine.com Segreteria di Redazione: Raffaella Segantin r.segantin@oltremagazine.com Pubblicità: pubblicita@oltremagazine.com Spedizione in abbonamento postale. Diffusione in 8.000 copie, inviato a tutti gli operatori italiani del settore.

cultura Culti e leggende del Sud-est asiatico

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Registrazione: Tribunale di Bologna n° 7053 del 23/10/2000

MAGGIO-GIUGNO 2020

Come i lettori potranno immaginare, buona parte di questo numero di Oltre Magazine è dedicato alla pandemia causata dal Covid-19 che ha determinato un improvviso ed impressionante numero di vittime, tanto da mettere in crisi sia il sistema sanitario che quello funerario e cimiteriale.

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Oltre Magazine Periodico di informazione dell’imprenditoria funeraria e cimiteriale Bimestrale Anno XX - n°4 Maggio-Giugno 2020 OLTRE MAGAZINE

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IN EVIDENZA

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PARLIAMO DI...

Essere impresari in tempo di epidemia Antonio Servidio  d i A L E S S A N D R A N ATA L I N I

Ci auguriamo di non peccare di ottimismo azzardando che il peggio sia ormai alle spalle. Quello che è successo in questi mesi di emergenza Covid-19 è sotto gli occhi di tutti.

voli servizi speciali dedicati alla malattia e alle conseguenti gravi ricadute sull’economia, ma anche raccontando le storie e le mille difficoltà quotidiane delle persone comuni.

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Con la testimonianza di Antonio Servidio, impresario di una delle zone più colpite dal coronavirus, abbiamo inteso dare simbolicamente voce alle migliaia di operatori che in questo periodo hanno lavorato in una situazione di grande criticità.

I mezzi di informazione ci hanno tenuto costantemente aggiornati sull’andamento del contagio con una puntuale tragica contabilità, con i dibattiti tra gli esperti e gli innumere-

Abbiamo voluto farlo anche noi raccogliendo la testimonianza di un operatore in una delle zone più colpite per capire “dal di dentro” come gli impresari funebri hanno gestito 

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PARLIAMO DI...

una situazione talmente tragica e inattesa da poter essere considerata al limite del surreale, oltretutto senza alcuna preparazione specifica e con poco o nullo aiuto.

Signor Servidio, come sono stati questi mesi? “L’emergenza Coronavirus non ha messo a dura prova solo medici e infermieri, anche noi operatori delle onoranze funebri siamo stati coinvolti in modo alquanto pesante. Le posso confermare che sia io che i miei colleghi siamo stati sottoposti a situazioni altrettanto dure, sia fisicamente che psicologicamente, è stato un carico emotivo e fisico veramente difficile da reggere. Siamo stati costretti ad orari estenuanti e a dover gestire una mole di lavoro mai vista: tanto per semplificare le dirò che abbiamo dovuto provvedere anche a dieci funerali al giorno, cosa che in tempi normali se ne effettuano al massimo un paio. E il tutto dovendo attenerci a delle normative molto stringenti e con il pericolo costante di venire contagiati”.

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Abbiamo così metaforicamente bussato alle porte dell’impresa “La Bergamasca” con sede a Stezzano (BG) e con altre 5 succursali sparse in tutta la provincia che a breve potranno avvalersi anche di una casa funeraria, il cui progetto è in fase di realizzazione. Ed è il titolare Antonio Servidio, “figlio d’arte” di origine piemontese (in provincia di Torino gestiva con altri soci l’agenzia “Imprese Riunite”) trasferitosi in Lombardia per amore di una bergamasca, da cui ha preso ispirazione per il nome della sua agenzia, ad accettare di buon grado di condividere la sua esperienza.

A proposito della sicurezza qual è la situazione per gli operatori funebri? “Oltre allo stress emotivo e fisico, il nostro lavoro in questo periodo è di-

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ventato obiettivamente anche molto pericoloso, perché si tratta di frequentare reparti d’ospedale più volte al giorno ed entrare a stretto contatto con salme di contagiati. Il personale ospedaliero provvede alla disinfezione subito dopo il decesso, tuttavia il rischio permane perché la morte non esaurisce la carica virale di un corpo e lo dimostra il fatto che parecchi impresari funebri sono stati colpiti dal virus e taluni sono anche deceduti. Inoltre abbiamo avuto grossi problemi a rifornirci degli indispensabili presidi di sicurezza (mascherine, tute, gambali, occhiali, guanti…) che, tra l’altro, sono tutti articoli monouso e quindi prevedono una richiesta di fornitura elevata. Nessuno ci ha aiutato nella ricerca di questi mate-

riali, abbiamo dovuto arrangiarci a reperirli da soli, a partire dalla semplice mascherina che, soprattutto nei primi tempi, o non si trovava, oppure era disponibile a costi triplicati. Avete preso adottato delle precauzioni particolari? Lavorare in queste condizioni si teme molto per la salute propria e per quella dei propri cari. Per questo io e il mio staff ci siamo imposti di mettere al primo posto la sicurezza delle nostre famiglie, adottando e rispettando importanti regole di comportamento come, ad esempio, indossare sempre guanti e mascherina anche quando siamo in ufficio, disinfettare e prestare attenzione a tutto quello che tocchiamo e prima di rientrare a casa provvedere a gettare tutte le protezioni usate durante la giornata”. 

 Le bare dei deceduti da Covid-19 vengono avvolte in involucri di protezione


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sempre in quarantena, e consentendoci inoltre di interfacciarci con gli Enti preposti per quanto riguarda il disbrigo delle pratiche relative al defunto, agevolando il nostro lavoro e ottimizzando i tempi già così ristretti”.

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Da un punto di vista strettamente operativo, com’è la procedura in presenza di un decesso per coronavirus? “Dopo l’accertamento della morte, noi operatori provvediamo al più presto ad adagiare la salma nella bara, che non viene nemmeno vestita, ma avvolta in un apposito sudario imbevuto di disinfettante. Il cofano viene subito chiuso e a tutt’oggi (l’intervista è stata rilasciata ai primi di maggio, ndr) trasportato al cimitero per una breve funzione a cui possono partecipare solamente parenti stretti, al massimo quindici, sempre mantenendo le distanze sociali, e solamente qualora non siano in obbligo di quarantena”. Qual è stato l’impatto del decesso di un congiunto sulle famiglie in questo periodo? “Non bisogna mai dimenticare che dietro ai dati che quotidianamente sono stati diramati, non ci sono solo numeri ma intere famiglie distrutte dal dolore della perdita del proprio caro, senza averlo potuto vedere per l’ultima volta, senza aver potuto pregare e piangere al suo capezzale e

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senza nemmeno poter effettuare un passaggio in chiesa. Chi ha pianto i propri morti ha dovuto per lo più farlo in solitudine. Non si sono celebrati i funerali, sono state sospese le camere ardenti, le messe, i commiati. Una veloce preghiera e una benedizione, a questo si è ridotto l’ultimo saluto. Nell’emergenza sanitaria che ha colpito e che continua a colpire il mondo, si muore soli e anche chi rimane non ha nessuna spalla a cui aggrapparsi e una cerchia di affetti con cui condividere il dolore”. La tecnologia è stata di aiuto? “Al momento dell’ultimo saluto, per rendere meno asettica la cerimonia, le famiglie si sono affidate molto (e ancora continuano a farlo) alle nuove tecnologie: sempre più spesso vengono infatti scattate foto o realizzati video della breve funzione, tramite cellulare, permettendo così a chi lo desideri di partecipare comunque alla tumulazione, anche se a distanza. La tecnologia ha rappresentato un aiuto fondamentale anche per noi quando era praticamente impossibile incontrare di persona i parenti, quasi

C’è stato qualcosa che l’ha particolarmente colpita e che non dimenticherà mai? Come tutta l’Italia anch’io sono stato alquanto impressionato dalla scena struggente della fila dei camion militari che trasportavano le salme fuori da Bergamo, in zone meno colpite dall’epidemia, per la mancanza di spazio nei forni crematori. Quello è stato un segnale tangibile del dramma che stavamo vivendo e che ha impedito persino di onorare i nostri defunti. D’altronde i crematori erano al limite non riuscendo a reggere i ritmi della domanda. Si è così dovuto dar luogo “all’espatrio” dei deceduti verso altre provincie e regioni. Per le salme che non hanno potuto essere accolte nei crematori entro i 5 giorni dal decesso la famiglia ha dovuto optare per l’inumazione, magari non seguendo i desideri del defunto, oppure per una tumulazione temporanea, per procedere alla cremazione in un secondo momento, quando la pandemia sarà passata”. Il racconto del signor Antonio Servidio vuole rappresentare la voce delle migliaia di impresari che in questo periodo hanno vissuto esperienze del tutto simili e altrettanto dure e difficili. Lavorare per le onoranze funebri durante l’epidemia significa fare parte di quelle categorie in “prima linea”, ossia di coloro che non possono rimanere semplicemente confinati in casa, ma che continuano ogni giorno a prestare la loro opera perché il loro servizio è necessario alla comunità e per questo ancora una volta vogliamo far giungere loro il ringraziamento di tutta la redazione di Oltre Magazine. 


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ATTUALITà

Coronavirus: le difficoltà nel settore cimiteriale di daniele fogli

che emergenziale prevedeva unicamente lo strumento della inumazione in terra, in fosse comuni o in fosse individuali.

All’epoca il 95%, o forse più, di sepolture era in terra, in campo comune. Solo meno del 5%, rappresentato dai benestanti, poteva permettersi la sepoltura in una tomba. E l’allora legislazione sia ordinaria

Ancor oggi il sistema cimiteriale e quello dei crematori si basa su norme che di fatto risalgono ad un secolo fa, del tutto inadeguate ai cambiamenti che si sono verificati nel tempo. Allo stato attuale vi sono infatti città dove  OLTRE MAGAZINE

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Di certo questa è la prima catastrofe naturale di rilevanti dimensioni dopo la “spagnola” che un secolo fa causò enormi perdite.

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L’epidemia causata dal Covid-19 non ha fatto tremare solo il sistema sanitario, ma ha creato enormi problematiche anche a tutto il comparto funerario.

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ATTUALITà

Rispetto a cent’anni fa, oggi il sistema cimiteriale italiano è in grado di assorbire, per buona parte dei territori, forti crescite di mortalità per eventi eccezionali come questo, con limitate criticità. Già il Ministero della Salute è intervenuto con la circolare 11285 del 1° aprile scorso (poi sostituita dapprima con la 12302 dell’8/4/20 e con la 15280 del 2/5/20), che ha fornito indicazioni di comportamento, da graduare diversamente in relazione alla specificità di ogni Comune. È stato quindi demandato al sindaco - sulla base di dette indicazioni statali l’adozione, in raccordo col Prefetto, di ordinanze contingibili ed urgenti per fronteggiare la situazione che si può prospettare diversa laddove ad esempio vi sia la disponibilità di un crematorio, oppure dal comune dove invece ci può essere una scarsità di

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la cremazione ha raggiunto l’incidenza del 50% e a volte arriva anche oltre il 70%. Ciò avviene principalmente nelle aree metropolitane e nel Nord del Paese, con l’eccezione di Roma e del napoletano, dove i numeri sono comunque importanti.

loculi, ma abbondanza di posti in campo comune, e così via. Il problema sarebbe stato rilevante se l’epidemia avesse colpito in modo significativo anche il Centro Sud, poiché si sarebbe verificata contemporaneamente sia la penuria di loculi che di fosse a terra. Già in diverse città del Sud e in alcune de Centro Italia si è in difficoltà per garantire le ordinarie sepolture, figuriamoci se ci fossimo trovati ad affrontare emergenze con richieste di sepoltura di 8, 9 volte a media storica di periodo, come è capitato in certi territori del Nord. Di certo occorre sapere che come il sistema sanitario ha dovuto reagire velocemente all’incremento inatteso e localizzato di posti letto, di terapie intensive, di approvvigionamenti necessari di macchine, servizi e personale, lo stesso è parzialmente accaduto anche per il sistema funebre, cimiteriale e per la cremazione. Le indicazioni del Ministero della Salute non sono però state sufficienti, essendo stati necessari provvedimenti emergenziali di Protezione Civile, in parte già arrivati, in parte ancora attesi, quali:

∞ lo snellimento delle procedure autorizzatorie rendendo telematiche gran parte delle comunicazioni tra persone dolenti e uffici comunali e operatori funerari (attuato solo con Ordinanza di Protezione Civile 664 del 18/4/20) ∞ la possibilità di far funzionare la rete dei crematori alla massima potenzialità concessa dalle strutture esistenti e quindi derogando molte limitazioni oggi esistenti, nonché integrarla, laddove necessiti per “fuori scala” di mortalità, con l’uso di crematori ad installazione rapida (mobili o containerizzati), principalmente dedicati a cremazione di resti mortali. Soluzione richiesta, ma che ancora non è stata attuata; ∞ la messa a disposizione di modelli evolutivi della mortalità attesa per poter elaborare, almeno per le città medio-grandi, degli stress test per valutare la capacità di reazione a diversi shock di aumento della domanda di operazioni cimiteriali e di cremazione. Vi sono anche soluzioni semplici, adottabili rapidamente da ogni Comune, con ordinanza contingibile 


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ATTUALITà

ed urgente, come l’uso dei posti vuoti in tombe di famiglia consentendo l’ingresso oltre che ai parenti stretti anche ad amici (basta ampliare l’utilizzo dello strumento della benemerenza, già previsto dal DPR 285/1990). O ancora l’avvio preventivo di campagne di estumulazione massiva per recuperare posti in loculo da utilizzare al momento in cui dovesse arrivare un eccesso di domanda di sepolture.

Quello però che non è stato ben compreso è che non c’è l’obbligo della cremazione dei defunti infetti da Covid. Si sarebbero potuti usare ancor più efficacemente le grandi riserve di posti costruiti e di fosse di campo comune (in particolare al Nord) con semplici accorgimenti amministrativi ed operativi. Basta un’ordinanza contingibile ed urgente del sindaco per agire, motivatamente e temporaneamente, in difformità di leggi e regolamenti statali e regionali. A quel punto per creare rilevanti disponibilità di posti in tumulo sarebbe stato sufficiente effettuare estumulazioni con ritumulazione di resti mortali abbinati in un loculo (se non vi fosse stata la possibilità, di cremarli immediatamente). Questo avrebbe permesso di disporre in tempi brevi o medi di un numero soddisfacente di posti in tumulo. Soluzione che è valida anche oggi per prepararsi adeguatamente per il futuro, in caso accadesse una seconda ondata di mortalità eccessiva nel periodo invernale venturo. Cosa al momento del tutto possibile! In sostanza basta saper sfruttare a

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Già il Governo ha permesso il ricorso a procedure semplificate per acquisto di beni e servizi da parte di Comuni, durante la fase emergenziale. Si è quindi reso necessario utilizzare a pieno anche questi strumenti per far fronte alla necessità di grandi richieste di sepolture.

pieno l’enorme serbatoio di posti costruiti nei due secoli passati (e di fosse, quando siano disponibili). Occorre capacità inventiva e l’adozione dei giusti strumenti normativi, amministrativi ed operativi per attrezzarsi preventivamente al bisogno. Occorre poi tornare a ripensare alla centralità dei piani regolatori cimiteriali e a cosa prevedere in tali piani non solo per la ordinarietà (per il rispetto degli standard di legge), ma anche per garantire la sepolture in fase epidemica. È infine da sottolineare e ribadire che, come il sistema della salute, nel sistema funerario convivono realtà pubbliche e realtà private. Ognuna sta cercando di dare il massimo apporto possibile per garantire servizi difficili e delicati in tempi emergenziali come questi. Senza molte lodi, a dir la verità, visto che quasi sempre ci si è dimenticati dell’opera che è stata e che continua giornalmente ad essere garantita da decine di migliaia di operatori che anch’essi, al pari del personale sanitario, hanno messo e mettono tuttora a rischio la propria vita. Il tutto con un sistema funebre, specie nella Bergamasca, che è andato in tilt, vista la valanga di defunti che si è presentata in poche settimane, tanto che, come ben noto, sono dovuti intervenire i mezzi militari per il trasporto di centinaia di feretri da far cremare in altre parti del Paese. È però da annotare che è economicamente insostenibile tarare un sistema per punte massime, inattese e con tempi di ritorno dell’evento eccezionale dell’ordine del secolo. Questo vale per il settore funebre, come vale per quello dei cimiteri e dei crematori. Sia che la gestione sia pubblica, mista o privata.

Non è apparso adeguatamente valorizzato un progetto di associati a Utilitalia SEFIT, ma aperto a tutti, costruito d’intesa con la Protezione Civile nazionale, per la creazione di un network volontario tra tutti i crematori italiani. Ogni giorno gli aderenti hanno messo a disposizione, se localmente la mortalità lo consentiva, posti in cremazione per assorbire

parte della domanda nelle zone del Nord e parte del Centro, in cui si sono avute le punte di massima mortalità. E un domani potrebbe valere il viceversa. La Protezione Civile ha potuto usufruire di un sito web dedicato dove giornalmente erano individuate le disponibilità di ogni crematorio aderente. 


ATTUALITà

È un esempio che in rete si possono fare cose importanti, insieme.

È bene rassicurare la popolazione che, una volta cessato completamente il pericolo dell’epidemia, verranno ricercate soluzioni adeguate per favorire l’elaborazione del lutto, anche se ancora oggi i servizi cimiteriali sono in larga parte costretti ad operare con l’obiettivo esclusivo della salvaguardia dell’igiene pubblica. Occorrerà ancora per qualche tempo mantenere il distanziamento sanitario e quindi anche il rito di commiato dovrà essere limitato. Sono rinunce dolorose, di cui si è pienamente consapevoli, ma che sono sempre state un poderoso argine in qualunque epidemia alla sua diffusione. E sono le prime indicazioni di ogni manuale di gestione delle epidemie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Un’altra lezione che abbiamo imparato da questa epidemia è la fragilità della rete dei crematori, senza alcuna valutazione preventiva di sistemi di garanzia per eccessi di domanda, come pure per semplici fermi impianto. Si impone un profondo ripensamento dell’attuale sistema. Sarebbe infine sbagliato tacere quando c’è chi, di questi tempi infausti, invoca - a prescindere - la garanzia del diritto alla cremazione. Occorre ricordare che esso è un diritto comprimibile, allo stesso modo di come è stata, ad esempio, la nostra libertà individuale, dato l’obbligo di restare dentro le case per evitare il propagarsi della epidemia. Parallelamente la cremazione, quando non c’è la materiale possibilità di effettuarla, non la si fa o la si rinvia se possibile rimandarla. E per garantire la salute pubblica occorre provvedere rapidamente al trasporto funebre e alla sepoltura dei feretri.

Già ora è però utile chiarire che lo shock a cui è stato sottoposto il sistema funebre, cimiteriale e delle

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cremazioni in Italia ha fatto emergere vistose falle nella normativa esistente e nell’attuazione della programmazione regionale degli impianti di crematori, prevista dalla L. 130/2001 (tranne qualche Regione, totalmente disattesa). Serve una normativa emergenziale, ma serve ancor di più una normativa ordinaria che permetta la funzionalità del sistema secondo moderni criteri gestionali, con meno interessi economici in gioco da controbilanciare e più interessi collettivi da soddisfare. Il nostro Paese ha una ricchezza cimiteriale cospicua, creata in diversi secoli, monumentale o anche solo quantitativa. Si tratta di utilizzarla al meglio. Se vogliamo essere onesti con noi stessi dovremo ammettere che nessuno aveva mai ipotizzato un avvenimento di questo genere. Non esisteva un piano pandemico nazionale aggiornato per affrontare

emergenze di questo tipo, almeno per le grandi città e i capoluoghi di provincia. Analogamente non c’era un piano pandemico per il settore funerario, e nemmeno strumenti normativi efficaci di intervento rapido. Per non parlare dei problemi di assetto istituzionale (rapporto Stato-Regioni-Comuni) che bloccano o interferiscono con soluzioni statali. Dagli errori occorre imparare per correggerli per il futuro. E in questi mesi abbiamo imparato molto, moltissimo. Ora dobbiamo mettere questa esperienza a frutto per i prossimi 18/24 mesi (fino a che non avremo una immunità di gregge o un efficace il vaccino), quando si pensa che avremo introiettato anche questo virus come altri influenzali. Fino ad allora dovremo convivere con una situazione borderline, che dovrà essere gestita con pazienza, capacità e collaborazione. 

 Convoglio di mezzi militari per il trasporto di salme in altre regioni


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PARLIAMO DI...

Pandemia: iniziative solidali e scenari futuri di raffaella segantin

Quante sono state fino ad ora e quante saranno le vittime dell’epidemia di coronavirus nel nostro Paese quando tutto sarà finito, è ancora presto per dirlo.

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La pandemia ha avuto conseguenze rilevanti sul settore funebre e cimiteriale, ma è stata testimone anche di tante iniziative edificanti e ha contribuito ad accrescere l’uso della tecnologia nella gestione del lavoro quotidiano.

Intanto il rapporto stilato da Istat e Istituto Superiore di Sanità sull'impatto Covid-19 nel periodo più critico parla chiaro: mettendo a confronto i numeri della mortalità del

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mese di marzo 2020 con quelli della media del precedente quinquennio 2015-2019, il Nord Italia più la provincia di Pesaro e Urbino registrano un aumento del 91% (49.351 decessi contro la media di 26.218). Se poi vogliamo concentrare la ricerca sulle zone maggiormente colpite assistiamo ad incrementi impressionanti: Bergamo (+568%), Cremona (+391%), Lodi (+371%), 


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PARLIAMO DI...

Brescia (+291%), Piacenza (+264%), Parma (+208%), Lecco (+174%), Pavia (+133%), Mantova (+122%), Pesaro e Urbino (+120%). Cifre sconcertanti che danno la misura delle drammatiche ripercussioni che si sono avute su tutta la filiera del settore funerario e cimiteriale, oltre che su quello sanitario e civile. Le immagini dei mezzi militari che hanno trasportato centinaia di feretri verso cimiteri e poli crematori di altre regioni per l’impossibilità di soddisfare all’impennata di richieste, sono diventate il simbolo di questa tragedia e rimarranno indelebili nella memoria di tutti noi.

Al di là dei turni di lavoro massacranti, dall’aver messo a rischio la propria vita e dallo stress emotivo per far fronte ad una emergenza improvvisa ed enorme come questa, gli impresari funebri hanno dovuto inventarsi nuovi modi per onorare il defunto, ricoprire funzioni di psicologi e, qualche volta, farsi interpreti anche del ruolo del sacerdote, invitando alla preghiera o dispensando parole di conforto cristiano. In mesi in cui la

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I media nazionali hanno speso pochissime parole verso gli operatori funebri, anch’essi in prima linea al pari di medici e personale sanitario. Quando lo hanno fatto è stato quasi sempre, com’è purtroppo consuetudine, per denunciare qualche rara situazione poco edificante. Sono invece tante le storie esemplari di cui si sono resi protagonisti, quasi sempre sottaciute perché improntate sulla discrezione e mosse solamente da spirito di servizio. Non parliamo solo dei numerosi piccoli e grandi atti di solidarietà costituiti da donazioni e offerte a favore di enti e istituzioni impegnati nella ricerca o nella lotta al coronavirus, ma anche dello sforzo che si è reso necessario per adattare l’attività quotidiana alle esigenze contingenti.

celebrazione dei funerali è stata vietata o attuata in forme estremamente essenziali senza la partecipazione dei congiunti se non dei familiari più stretti, sono molte, ad esempio, le imprese che si sono organizzate per celebrare funerali in streaming. In questo modo parenti ed amici hanno potuto seguire le esequie dal proprio cellulare e, in alcuni casi, ricevere in seguito il video con la registrazione, a ricordo della persona scomparsa. Alcune agenzie hanno creato pagine sui social network per gli annunci funebri online oppure hanno implementato sui propri siti sezioni ad hoc, affinché il ricordo del proprio caro potesse essere condiviso con una platea più ampia. Sono tutti piccoli gesti di conforto, un modo diverso, reso possibile dalla tecnologia, per rendere partecipi i propri affetti di un’esperienza dolorosa e, anche in un periodo

Riprese live per  funerali in streaming

di isolamento, far sentire le persone comunque vicine. Non solo gli impresari, anche le aziende si sono rese protagoniste di azioni importanti. Nell’ottica della condivisione digitale della memoria della persona scomparsa il portale di annunci funebri Cihalasciato.it ha messo a disposizione delle imprese la propria piattaforma in maniera gratuita collaborando attivamente anche nella stesura e nella pubblicazione degli annunci. All’inizio dell’emergenza Lastello, il portale di comparazione dei funerali, ha lanciato l’hashtag #InsiemeAiutiamoChiLotta utilizzando la propria tecnologia 


PARLIAMO DI...

semplici dettate dalla contingenza del momento, a quelle più complesse, studiate per essere utili anche quando la pandemia sarà superata, sono segnali importanti che pongono nuovi interrogativi e nuove prospettive dando luogo ad una riflessione sull’evoluzione dell’attività dell’operatore funebre e cimiteriale nel prossimo futuro.

 Le foglie dell'albero di cristallo di Memory Crystal da accendere per ricordare le vittime del Covid-19

Una bella storia di innovazione e vicinanza ci arriva dalla Repubblica Ceca, un paese relativamente risparmiato dal contagio del coronavirus. Ciò non di meno l’imprenditore Dalibor Novák, titolare dell’azienda Memory Crystal, colpito da quanto sta succedendo nel mondo, ha voluto dare un suo contributo per celebrare la memoria di quanti ci hanno lasciato in questo periodo. Autore del brevetto Eiwa, un albero commemorativo in vetro le cui foglie sono costituite da cristallo misto a ceneri, ha deciso la realizzazione di una struttura analoga, ma virtuale, dedicata alle vittime del Covid-19. Un progetto di respiro

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per coordinare gli aiuti accogliendo richieste e disponibilità tramite la compilazione di un modulo online.

internazionale a disposizione gratuitamente di tutti coloro che hanno la necessità di ricordare, di salutare o rendere omaggio ai propri cari. L’albero virtuale è presentato su una piattaforma multilingue dove ogni foglia raffigura una nazione a cui è associato il numero totale di vittime costantemente aggiornato (www. corona.crystaltree.eu/?lang=it). Chi vi accede ha la possibilità di accendere una foglia per ricordare qualcuno che se n’è andato a causa del virus. Cliccando sul bottone una animazione mostra l’illuminazione della foglia, mentre un contatore registra il numero di accensioni per ogni nazione. Vi è anche la possibilità di aggiungere un messaggio di addio o di vicinanza ai superstiti. Tutte queste iniziative, dalle più

Le problematiche che abbiamo vissuto in questo periodo potrebbero rappresentare le opportunità di domani. É indubbio che, come da più parti si sente dire, “niente sarà più come prima” e questo vale per ogni settore economico, oltre che per la vita privata. Ci stiamo tutti riorganizzando: cambieranno molte modalità operative, così come saranno diverse la gestione degli spazi e le prassi che regolano i rapporti interpersonali. La tecnologia sarà il grande alleato, il mezzo che permetterà mutamenti altrimenti inimmaginabili, a cominciare dalle pratiche burocratiche, che potranno essere prevalentemente espletate online senza bisogno di recarsi negli uffici competenti. Condivideremo sempre più il lutto tramite i social o i messaggi whatsapp, così come affideremo alla rete i ricordi dei nostri cari defunti. La trasmissione in diretta delle cerimonie dell’addio diventerà una pratica comune che consentirà la partecipazione anche a coloro che non possono essere fisicamente presenti, ed anche le visite ai cimiteri diventeranno sempre più virtuali, superando i limiti imposti da distanze ed orari. Queste sono solo alcune prospettive di scenari di un futuro assai prossimo dedotti da tendenze già in atto che ora l’emergenza Covid-19 ha accelerato determinando un balzo in avanti in un processo che sarebbe avanzato a passi più lievi. Siamo pronti a cogliere questa sfida? 


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PARLIAMO DI...

Hysteron, una struttura all’avanguardia d i a l e s s a n d r a n atA l i n i

Si tratta di Hysteron il “Tempio Crematorio Piemontese”, situato nel Comune di Piscina a 25 Km dal capoluogo di regione, un efficiente e moderno impianto che in campo nazionale rappresenta una realtà di

assoluta eccellenza. Realizzato nel 2009 da uno studio di architetti che ha cercato di interpretare a livello strutturale ed estetico l’idea del committente, è stato curato in tutti i minimi dettagli. Abbiamo voluto interpellare Nicoletta De Rosa, socia della struttura, per conoscere maggiori dettagli di questo interessante progetto.  OLTRE MAGAZINE

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C’è una struttura innovativa, alle porte di Torino, che fin dall’esterno colpisce per le sue futuristiche linee architettoniche.

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Un polo crematorio di grande impatto estetico ed efficienza tecnica dove le famiglie vengono accompagnate al momento del distacco con discrezione e professionalità.

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PARLIAMO DI...

Signora De Rosa, ci racconta com’è stato realizzato il Tempio Crematorio Piemontese? “Nulla è stato lasciato al caso: l’architettura, l’arredamento, i colori e la luce sono stati studiati per trasmettere un senso di immaterialità, per lasciare fuori ciò che è stato, nell’attesa di ciò che sarà. Anche il nome Hysteron (dal greco: posteriore, che viene dopo) è stato scelto per dare valore all’idea del passaggio e a ciò che segue il momento della morte, per mettere in primo piano l’atto finale che riveste un significato unico sia dal punto di vista umano, che da quello spirituale per i credenti di qualsiasi religione. Dal punto di vista tecnico il Tempio è dotato di forni di ultima generazione che garantiscono tempi di cremazione ridotti”.

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 La sala del commiato del Tempio Crematorio Piemontese di Piscina

Che cosa può trovare presso di voi la famiglia che accompagna un congiunto alla cremazione? “Sin dall’inizio del progetto ci siamo concentrati sugli aspetti che potevano essere di conforto ai dolenti nel dare l’ultimo saluto al proprio caro. Abbiamo pertanto concepito gli spazi dedicati al pubblico, come la sala del commiato e le salette di atte-

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sa, come ambienti in cui respirare un’atmosfera serena. Abbiamo poi voluto dare continuità a questa idea anche nella zona riservata alla cremazione che, pure se non accessibile al pubblico, riteniamo debba mantenere gli stessi standard di accoglienza e di decoro. E così all’artista Luca Daniele Pellizzari è stato affidato il compito di donare anche ai locali tecnici un’immagine gradevole, realizzando con la tecnica dell’aerografo immagini simboliche che siano espressione più di gioia che di dolore”. Offrite servizi particolari? “Ci teniamo molto a distinguerci nei servizi che possiamo offrire a coloro che si rivolgono a noi. La sala del commiato è stata pensata anche come un’opportunità per cerimonie personalizzate. Siamo pertanto vicini ai parenti nell’organizzazione del momento dell’addio mettendo a loro disposizione professionalità specifiche, come il cerimoniere, un esperto che sa comprendere ed esaudire le richieste sulle volontà di svolgimento del commiato sostenendo e guidando la famiglia in questo difficile percorso. Abbiamo inoltre introdotto una nuova figura: quella

di un maestro di musica (violinista, pianista o quant’altro…) poiché riteniamo che la musica sia di grande aiuto per accompagnare pensieri e ricordi, riuscendo allo stesso tempo a colmare quel vuoto che si percepisce nel silenzio assoluto”. Hysteron non è l’unico crematorio di vostra gestione… “Sì, nel 2017 abbiamo inaugurato una seconda struttura nella provincia di Cuneo: Eclipsy, Tempio Crematorio

 Particolare della decorazione dei forni


premurosi e rispettosi”. Trova che ultimamente la tendenza e la mentalità nei confronti della cremazione siano cambiate? “Negli anni, grazie anche al lavoro svolto dalla Socrem Torino, il numero delle cremazioni è aumentato. Sicuramente, a livello generale, la percezione della gente nei confronti di questa pratica è decisamente più favorevole. Per quanto riguarda la nostra esperienza devo rilevare che è aumentata anche la gratitudine - se così si può definire - da parte delle famiglie, che nel tempo hanno compreso l’intento e la missione del nostro operato: pur non facendo nulla di straordinario, tentiamo ogni giorno di comprendere le loro esigenze aiutandole a superare il distacco dai propri cari. Analogo impegno e professionalità li mettiamo anche dietro le quinte, nella fase prettamente tecnica della cremazione, perché per noi è fondamentale che le famiglie che ci affidano le spoglie del loro caro possano farlo in un clima di totale serenità e fiducia che non intendiamo disattendere”. Come avete vissuto questo periodo

drammatico dell’emergenza coronavirus? “Negli ultimi mesi le occasioni di socialità ed il contatto umano si sono interrotti sia per le famiglie, sia per noi del settore. È stato un periodo difficile che ha messo a dura prova la nostra emotività e, oltre ad un incremento di lavoro al quale nessuno di noi era abituato e preparato, abbiamo dovuto fare i conti con le ripercussioni psicologiche che ciò ha comportato. Le famiglie non solo hanno perso un congiunto, ma sono anche state private dei momenti importanti e fondamentali per l’elaborazione del lutto. Com’è noto, tutti i funerali si sono svolti senza cerimonie, a porte chiuse, in modo rapido ed anonimo senza la possibilità di dare un dignitoso ultimo saluto. Il senso del nostro lavoro è venuto meno, poiché il distacco è stato netto, senza momenti di condivisione e consolazione”. Ringraziamo la signora Nicoletta De Rosa per il tempo che ci ha dedicato e per la sua testimonianza da cui, ancora una volta, si evince come doti di sensibilità, empatia, tatto ed attenzione siano fondamentali per operare in questo campo così delicato.  OLTRE MAGAZINE

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di Magliano Alpi. Anche in questo caso il nome (dal greco ekleipsis: occultazione) vuole essere espressione di un concetto, quello che la perdita di una persona cara è una fase buia solo in apparenza, così come durante l’eclisse l’astro non perde la sua luce ma viene soltanto celata temporaneamente da un altro corpo. E anche per questo Tempio abbiamo cercato di creare un ambiente confortevole ed accogliente dove i famigliari possono relazionarsi con operatori

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 L'esterno e la sala del commiate del Tempio Crematorio di Magliano Alpi

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ATTUALITà

La gestione dell'emergenza del cimitero di Piacenza a c u r a d i A v v. A l i c e M e r l e t t i e E L E N A A L F E R O

I diritti fondamentali tutelati dalla Costituzione sono inviolabili e da sempre ritenuti intangibili. Nel periodo emergenziale, tuttavia, gli stessi sono stati sicuramente posti a dura prova, limitati, a volte sospesi.

del coronavirus ha toccato il “nucleo duro” della nostra Costituzione: quali la libertà personale (art. 13), la libertà di circolazione (art. 16), la tutela della salute (art. 32), la libertà della iniziativa economica privata (art. 41).

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Le normative dettate dall’emergenza coronavirus hanno creato non poche difficoltà sia per i cittadini che per gli operatori del settore. Riportiamo la testimonianza di Alessandro Di Mauro, A.D. di Piacenza Servizi Cimiteriali.

Tutti ci siamo, infatti, accorti che la normativa primaria e delegata in materia di contrasto alla diffusione

Gli interventi normativi sono stati legittimi? Forse no. Le criticità sulla legittimità di tali strumenti sono 

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Ingresso del cimitero di Piacenza

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ATTUALITà

stati evidenziati da più parti, con argomentazioni e conclusioni del tutto condivisibili, alle quali rinviamo (si veda tra i molti il recentissimo studio di Fabrizio Filice e Giulia Marzia Locati, Lo Stato democratico di diritto alla prova del contagio, pubblicato in Questione Giustizia del 27 marzo 2020). Nella normativa emanata, invero, non pare esserci stato alcun ragionevole bilanciamento, atteso che la tutela della salute ha assunto una posizione “centrale” di preminenza assoluta, a volte anche ingiustificata. Se ciò non fosse sufficiente, l’adozione continua, quasi quotidiana, di disposizioni da plurime parti, che nel tempo si sono sovrapposte e aggiunte, ha in parte disatteso il principio di tassatività delle norme sanzionatorie penali e amministrative, nelle quali il soggetto deve poter trovare, in ogni momento, cosa gli è lecito e cosa gli è vietato.

Associazioni di categoria e SEFIT Utilitalia, per coadiuvare gli operatori economici, hanno emanato proprie circolari (come quella di SEFIT pn 1567 avente ad oggetto: Covid-19 – Circolare del Ministero della salute n. 11285 del 1/4/2020 rubricata “indicazioni emergenziali connesse ad epidemia Covid-19 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione”). Nelle more le committenze pubbliche – in primis i Comuni – richiedevano agli operatori economici gestori di cimiteri e forni crematori di adottare peculiari procedure che al variare della curva Covid-19 venissero implementate e modificate.

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In questo particolare periodo, il personale delle onoranze funebri, unitamente a quello del comparto cimiteriale, tra essi crematori ed obitori, è stato sin dall’inizio in prima linea nonostante il dilagare di giorno in giorno del Covid-19.

 Alessandro Di Mauro, A.D. di Piacenza Servizi Cimiteriali Srl Il comparto funerario e la realtà lavorativa ad esso pertoccante è stato, pertanto, oggetto di stravolgimenti. A tal proposito, abbiamo domandato all’amministratore delegato della Piacenza Servizi Cimiteriali srl, società concessionaria della gestione del cimitero di Piacenza, Alessandro Di Mauro, come è stato vissuto il momento. Piacenza è stata una delle città più colpite dall’emergenza coronavirus, con punte di oltre 30 decessi giornalieri in una realtà di 100.000 abitanti. Come avete fatto fronte a quello che tutti hanno definito uno tsunami? “I numeri dei morti purtroppo sono stati devastanti in una realtà delle dimensioni di Piacenza – ci racconta il dottor Di Mauro. - Nel mese di marzo i funerali sono quadruplicati rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, così come sono triplicate

le tumulazioni delle ceneri. Abbiamo dovuto far fronte a un’emergenza assolutamente inattesa, ma siamo riusciti a fronteggiarla puntando sull’organizzazione e su una struttura operativa di ottimo livello. I nostri addetti sono preparati e hanno contribuito in modo decisivo. Siamo stati sotto pressione, questo lo confermano i numeri, ma contrariamente ad altre realtà non siamo mai andati in sofferenza. Il lavoro è proseguito in modo molto intenso ma regolare: avevamo otto persone operative per le tumulazioni e due addetti negli uffici, a cui nel periodo critico si è aggiunta la coordinatrice, presente ‘sul campo’ per dirigere eventuali situazioni particolari. Siamo riusciti a dare risposte in tempi rapidi a tutti, pur in un periodo drammatico che stava vivendo l’intera città”. Per gestire l’attività ordinaria, che non si è mai fermata anche se erano vietati i contatti diretti, e 


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quella straordinaria, che ha ben presto preso il sopravvento, avete dovuto prendere delle misure particolari? “Ci siamo limitati a rispettare tutte le normative che venivano emanate dai vari decreti. La nostra organizzazione consolidata ci ha permesso di non risentire di particolari ripercussioni, anche se ovviamente l’aumento esponenziale del lavoro si è fatto sentire, questo non possiamo negarlo. Abbiamo dovuto chiudere il cimitero alle visite quotidiane dei familiari e degli amici che avrebbero voluto dire almeno una preghiera, ma le decisioni prese dalle autorità non lasciavano alternative, per cui in occasione dei funerali ci siamo limitati ad aprire i cancelli facendo entrare solo gli autorizzati”.

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 Il cimitero di Piacenza

Quante persone avete dovuto mettere in campo per dare risposte adeguate a una situazione esplosa in pochissimi giorni e assolutamente inattesa? “L’organico è rimasto praticamente inalterato, se si eccettua la presenza

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fissa della coordinatrice. Come precisato prima, c’erano otto persone per l’attività di tumulazione e due negli uffici; ci siamo solamente dovuti organizzare in modo differente e grazie alla disponibilità e alla professionalità di tutti abbiamo superato un periodo complicatissimo senza enormi problemi“. L’allarme dettato dal coronavirus non ha ridotto il numero di richieste dei cittadini. Siete riusciti a gestire anche quelle o vi siete concentrati esclusivamente sull’emergenza? “Non è stato semplice, ma grazie alla collaborazione con l’amministrazione comunale abbiamo fornito risposte concrete ad ogni richiesta. Per fare un esempio, durante l’emergenza la comunità musulmana

ha evidenziato l’esigenza di disporre di un’area a loro dedicata, che prevede situazioni particolari come la collocazione delle tombe in modo che il volto del defunto sia rivolto verso la Mecca. In pochissimo tempo abbiamo trovato una soluzione e siamo stati presto operativi, tanto che a pochi giorni dalla richiesta abbiamo potuto dare sepoltura a cinque persone di religione musulmana nell’area riservata”. 


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NEWS AZIENDE

Le Donne di Prima Bottega di RAFFAELLA SEGANTIN

Sono Francesca, Simona, Laura e Caterina, ognuna indispensabile, con le proprie competenze, affinché tutto funzioni al meglio, come gli ingranaggi ben oliati di una macchina perfetta. Vediamo quindi di conoscerle più da vicino.

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Allegre, motivate, scrupolose, dolci ma determinate: sono queste le Donne che contribuiscono al successo di Prima Bottega.

Francesca, la responsabile commerciale, è affiancata da Simona. Entrambe si occupano dei rapporti con i clienti con cui hanno contatti quotidiani. “La filosofia di Prima Bottega è quella di promuovere i propri prodotti di-

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rettamente senza promoter esterni, eccetto Sicilia e Sardegna. Tutto parte dall’interno – ci spiega Francesca – e questo ci consente di avere un feed-back costante con i clienti e di poter contare anche sul vantaggio, di non poco conto, di essere in grado di relazionarci in tempo reale con la produzione e fare immediatamente fronte a qualsiasi esigenza”. Un compito delicato che si basa soprattutto sul rapporto umano. “È proprio questo che mi piace del 


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Da sinistra: Simona, Laura, Caterina, Francesca C., Francesca F.

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NEWS AZIENDE

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mio lavoro. Anche se i contatti avvengono quasi esclusivamente al telefono, ben diverso è il nostro modo di operare rispetto a quello di un qualsiasi addetto di un call center. Portiamo avanti dei valori che oggi sembrano quasi essere stati relegati ad un ruolo secondario. Sia io che Simona siamo persone estremamente estroverse, non ci limitiamo ad illustrare i prodotti, non abbiamo tempi contingentati e la conversazione può spaziare sugli argomenti più diversi. Spesso possiamo percepire chiaramente quanto il colloquio sia gradito. Si instaura un rapporto di fiducia, amicizia ed affetto tanto che molti clienti vengono regolarmente a trovarci in azienda proprio per conoscerci di persona”.

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Dunque non solo un rapporto telefonico… “Assolutamente no - continua Simona – ed il Tanexpo di Bologna ne è la prova. Un appuntamento fondamentale, tanto per noi quanto per i nostri amici, un’occasione per stringere la mano e dare un volto a tante voci. Non è insolito che qualche cliente arrivi con dolcetti o regalini, un gesto che ci fa un immenso piacere, perché è una bella attestazione di stima ed affetto. Un’esperienza altrettanto emozionante per me è stata la partecipazione a Miami Funer dove non solo ho ampliato la nostra rete di contatti esteri, ma ho notato con immenso piacere quanto le nostre lavorazioni 100% Made in Italy siano apprezzate in tutto il mondo”. Le creazioni di Prima Bottega: OLTRE MAGAZINE

Caterina

Laura

Francesca C. Francesca F. (Francy)

come è possibile arrivare all’ordine senza che siano state preventivamente “toccate con mano”? “Va da sé che il merito è innanzitutto da attribuire all’unicità e alla qualità dei prodotti che proponiamo - concordano Francesca e Simo-

na. - Noi ci mettiamo certamente del nostro, ma partire da una base così solida, facilita il lavoro. Dobbiamo sicuramente essere attente a descrivere i vari articoli, valorizzarne le finiture e i dettagli, guidare il cliente nel visionare i manufatti


nei video presenti sul nostro sito Primabottega.it. Il momento di maggior soddisfazione è quando, una volta ricevuta la merce, ci chiamano per ringraziarci e, ci creda, succede sempre! Con grande entusiasmo ci dicono che il prodotto dal vivo è di gran lunga superiore alle aspettative. É il caso della rifinitura del fondo del cofano in Oro bocciardato, con relativi piedini, presente in tutti le nostre collezioni e assai apprezzata. Riceviamo addirittura

Buongiorno Caterina, ci vuole

Francesca, avete in programma di inserire nel team altre ragazze? “Si, ne abbiamo due in tirocinio e prova: Francy che è in fase di training avanzato e che ha già instaurato proficui rapporti con molte nuove onoranze e la piccola Maria Kristina, arrivata da poco. Non dubitiamo che saranno presto contagiate dal nostro entusiasmo e dall’energia positiva che ogni giorno si respira in Prima Bottega”. Da donna desidero congratularmi con Prima Bottega per le sue “quote rosa”, non così scontate in questo settore, ed in particolare per aver affidato compiti di rilevante importanza a rappresentanti del “gentil sesso” a cui vanno i migliori auguri di buon lavoro.  OLTRE MAGAZINE

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Simona

Conosciamo ora Laura. Di che cosa si occupa? “Sono una grafica pubblicitaria e mi occupo principalmente della comunicazione aziendale, punto di forza di qualsiasi attività commerciale. Mi dedico in generale alle campagne marketing dell’azienda che spaziano dall’impaginazione dei dépliant alla grafica dei siti internet, dalla creazione di loghi ai ritocchi fotografici, tanto per citare alcuni dei miei numerosi compiti. In occasione di manifestazioni fieristiche studio il lay-out dello stand e la disposizione dei prodotti nell’area espositiva. Mi occupo inoltre del portale onoranzeeccellenti.it ideato per mettere in contatto diretto le famiglie con le onoranze funebri del territorio quando si trovano nella necessità di doversi rivolgere ad un’impresa. Poiché ultimamente la mole di lavoro nell’ambito grafico è sensibilmente aumentata, da qualche tempo sono stata affiancata da Caterina, a cui sono affidate in particolare le personalizzazioni dei prodotti”.

spiegare in che cosa consistono le personalizzazioni? “Anch’io seguo la parte grafica, essendomi diplomata all’Accademia di Belle Arti con una specializzazione in questa disciplina e sono quindi di supporto a Laura in alcune delle sue mansioni. In questi ultimi tempi sono tuttavia molto impegnata sul fronte della personalizzazione dei prodotti, una opportunità che Prima Bottega offre ai suoi clienti. Sono molte le richieste in questo senso, soprattutto da quando abbiamo reso possibile la realizzazione di cofani e fondali della linea Affresco con l’immagine del santo patrono di una data località. È un servizio specialmente apprezzato dalle imprese che hanno l’attività in piccoli paesi dove la devozione nei confronti del santo patrono è ancora molto sentita. Una volta che mi viene fornita l’immagine da riprodurre, dapprima la elaboro al computer e successivamente eseguo una pittura digitale, curandomi che soddisfi le richieste del cliente, ma che allo stesso tempo sia anche conforme all’inconfondibile stile di Prima Bottega”.

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i complimenti per l’imballaggio, perché Prima Bottega si distingue anche in questo! Tutto ciò dà un grande senso al nostro operato e ci fa sentire orgogliose di appartenere ad una squadra capace di realizzare prodotti innovativi, di grande pregio estetico e qualitativo”.

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PSICOLOGIA

Il funerale negato di raffaella segantin

“Nonna Maria è morta sola, senza nessuno che abbia potuto tenerle la mano, senza alcun conforto, senza un po’ di calore intorno.

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Morire ai tempi del coronavirus ha determinato la cancellazione dei riti che accompagnano l’evento luttuoso, necessari per il superamento del trauma della perdita. Una serie di consigli per aiutare a far fronte a questa mancanza.

Immagino la sofferenza per non avere avuto vicino la sua famiglia. Noi sempre così assiduamente presenti nella sua vita non abbiamo potuto accompagnarla nel suo ultimo viaggio. Si sarà sentita abbandonata, chissà se avrà capito che non potevano starle accanto! Eravamo qui a

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casa impotenti, a farci mille domande ad immaginare la sua paura a cercare di consolarla con il pensiero. E quando se n’è andata è diventata un numero, una delle tante vittime di quel 27 marzo 2020. Nonna Maria non era solo l’anziana signora di 87 anni afflitta da diabete e ipertensione, era una parte fondamentale della mia vita, la persona con cui ho passato tutti i pomeriggi della mia infanzia quando i genitori erano 


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individualista, non c’è più lo spazio per quelle manifestazioni complesse che in passato potevano durare più giorni coinvolgendo l’intera collettività, la ritualità legata alla morte non è mai venuta meno.

È una delle tante testimonianze, tutte tragicamente molto simili tra loro, che abbiamo sentito in questi giorni e che ci fanno capire che coloro che hanno perso un proprio caro a causa del coronavirus si sono trovati di fronte ad un evento traumatico che va ben oltre al dolore della perdita. La pandemia ha determinato decessi improvvisi ed inaspettati aggravati dalla separazione forzata durante il periodo della malattia (con conseguenti inconsci sensi di colpa), dalla privazione di un ultimo saluto e di un corpo su cui piangere. A tutto ciò si aggiunga la negazione della celebrazione delle esequie e l’impossibilità di accompagnare la salma al luogo di sepoltura o cremazione. E come se non bastasse bisogna inoltre rilevare che in molti casi que-

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al lavoro, che mi confezionava meravigliosi maglioni che le amiche mi invidiavano, che mi ha insegnato a fare la pasta a mano, che mi è stata vicina nelle mie prime pene d’amore… Non abbiamo potuto vedere nemmeno la sua salma, scegliere il vestito per il suo riposo eterno, mettere un fiore o recitare una preghiera sulla sua bara, perché le è stato negato anche il funerale. Siamo sconfortati non riusciamo a farcene una ragione”.

sta sofferenza è stata vissuta nella solitudine della propria casa, senza il conforto di amici e parenti. Orbene, questo stato di cose del tutto innaturale ed estraneo alla condizione umana, preoccupa molto gli psicologi consapevoli dell’impatto devastante nel processo di elaborazione del lutto con possibili conseguenze sulla salute mentale dei soggetti colpiti. A queste persone è mancata una ritualità essenziale, la condivisione del dolore e del ricordo con gli altri. Anche se nella società moderna, a forte impronta

Ma che cos’è il rito e perché è importante? Si definisce rito il complesso di norme che regola lo svolgimento di un'azione sacrale (Treccani). Il rito segna spesso le fasi di passaggio proprie dell’esistenza umana, come quelle, presenti in molte culture, legate alla pubertà quando dall’infanzia si raggiunge l’età adulta, oppure al matrimonio, che segna la costituzione di un nuovo nucleo familiare. La morte è per tutte le religioni e le credenze umane in genere, il momento di passaggio per eccellenza, quando liberandosi dal corpo l’essere passa dalla dimensione terrena ad una sovrumana, da uno stato fisico ad uno spirituale. Il rito funebre riveste molteplici funzioni: per i credenti ha innanzitutto un imprescindibile valore salvifico, ma ha anche l’importante scopo di onorare il defunto. Va poi evidenziata la componente sociale poiché permette di fondare o di rinsaldare 


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PSICOLOGIA

i legami interni alla comunità. Praticare la ritualità ha anche un aspetto consolatorio, aiuta ad accettare la perdita e a curare le ferite del lutto, è un processo catartico, un modo per supere un’esperienza traumatica. Com’è noto, da un punto di vista psicologico l’elaborazione del lutto è stata da tempo codificata in 5 fasi (1. Negazione, 2. Rabbia, 3. Contrattazione e patteggiamento 4. Depressione 5. Accettazione). Proprio in virtù del fatto di non avere portato a compimento le azioni rituali necessarie, gli studiosi stimano che i sopravvissuti potrebbero rimanere imprigionati nella prima fase, quella della negazione e non evolvere verso lo stato di accettazione.

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Si moltiplicano pertanto in questo periodo le iniziative degli psicologi per supportare le persone colpite da questo evento improvviso e violento. Lo fanno istituendo osservatori ad hoc, gruppi di ascolto e cercando di sensibilizzare anche le istituzioni su questa problematica, che, anche se apparentemente meno visibile, non è certo da sottovalutare. Nicole Adami

Non mancano strategie e suggerimenti per aiutare i dolenti a colmare questi pericolosi gap.

Vi è già una fitta letteratura sull’argomento; a titolo esemplificativo riassumiamo alcuni punti trattati da un articolo pubblicato nel sito dell’Associazione Maria Bianchi per sostegno al lutto scritto da Nicola Ferrari, psicologo con un master nell’Assistenza psicologica nelle situazioni di lutto naturale e traumatico. Dopo aver esaminato le dinamiche del lutto da coronavirus, Nicola Ferrari, punta sulla necessità di “creare le condizioni affinché lo strazio di questo lutto soffocato possa respirare a pieni polmoni”. Come attuare questo processo? Le possibilità sono molteplici, tutte attuabili nell’ambito della propria abitazione. Eccone alcune: ∞ Condividere l’esperienza dolosa con i propri conoscenti, anche tramite i social network; ∞ individuare un tempo preciso durante la giornata, anche breve, da dedicare a chi abbiamo perso. Un momento specifico preparato e atteso che definisca una pausa nella quotidianità e che al contempo sottolinei l’esclusività di questi istanti di intimità;

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e Rossella Dartizio, due professioniste che operano in una delle zone più colpite del Paese, si sono rivolte alle amministrazioni pubbliche per promuovere iniziative di lutto collettivo con rituali laici o benedizioni ai defunti scanditi dal suono di campane a lutto, accompagnati da momenti di suffragio online da parte dei parroci.

∞ allestire lo spazio da dedicare al ricordo. Non c’è bisogno di  OLTRE MAGAZINE


Grazie all’esperienza, le competenze e la passione nella lavorazione della porcellana, è nato ETERNITY, un progetto sviluppato per creare un corsivo unico e inalterabile nel tempo. Uno strumento a disposizione della clientela, versatile, completamente personalizzabile, facile da utilizzare, ma soprattutto eterno.

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PSICOLOGIA

nulla di complesso, può essere sufficiente una candela, una luce particolare, la disposizione di oggetti che rivestono un certo significato.. servono comunque segni che rendano questo luogo unico, dedicato e rispettoso. ∞ narrare quello che si prova. Si può farlo ad alta voce o in forma scritta con lettere e messaggi da condividere o da custodire per sé. Esplicitare il dolore, farlo emergere, dettagliarlo, permettere che la sofferenza interna acquisisca forma perché ciò di cui si prende coscienza può essere affrontato;

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∞ mantenere viva la memoria ricordando l’intera sua vita del nostro caro. È importante non focalizzarsi solo l’ultimo periodo di malattia: chi abbiamo perso ha il diritto di essere ricordato per tutto ciò che è stato e che ha fatto. Ripensarlo quindi nella sua piena personalità, ripercorrendo le sue passioni e i momenti indimenticabili. Se possibile recuperare

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fotografie o oggetti che gli sono appartenuti: l’impatto è spesso molto coinvolgente e crea una immediata vicinanza e senso di appartenenza fra tutti i presenti; ∞ creare rituali, anche semplici, per salutare e ringraziare il defunto. Si può farlo con l’accensione di una candela, l’omaggio di un fiore, l’ascolto di un certo brano musicale, la lettura di una poesia, la libera espressione di ognuno con una frase, la ripetizione di un gesto particolare che lo caratterizzava… ∞  progettare il futuro. Pensare alle varie incombenze pratiche, che normalmente seguono la morte di un congiunto, che si dovranno e si potranno fare una volta finito il periodo di emergenza (questioni burocratiche ed ereditarie, l’organizzazione di un eventuale funerale postumo, la sistemazione della sepoltura...) Tutto ciò rappresenta da un lato una modalità per ‘continuare’ la vita e dall’altro la

testimonianza concreta dell’amore per chi abbiamo perso prendendoci cura di tutte le conseguenze. Questi consigli sono stati studiati tenendo conto del periodo di quarantena obbligata in cui si sono trovate le famiglie che hanno subìto un lutto per coronavirus e quindi non sono state considerate azioni che potessero prevedere situazioni al di fuori dalle mura domestiche, come, ad esempio, recarsi in luoghi sacri o importanti per la persona scomparsa. Sono comunque indicazioni a cui ci si può riferire anche in contesti “di normalità” e ci auguriamo che possano rappresentare un valido aiuto anche per gli operatori funerari nel momento in cui si devono relazionare con persone che hanno bisogno di quel supporto in più per uscire da una situazione di profonda crisi. (Per visionare l’articolo completo del dott. Nicola Ferrari: https://www. mariabianchi.it/news) 


Ecco perché non vedrai più la cremazione… come fumo negli occhi La cremazione? Gli impresari funebri l’hanno sempre vista come “fumo negli occhi”. Fino a qualche anno fa, infatti, questa pratica era sinonimo di cerimonie spoglie, con pochissimi accessori e di modesta qualità. Oggi, però, stiamo assistendo a un grande cambiamento culturale, grazie al quale la cremazione, da scelta per pochi, dettata da particolari motivazioni religiose o politiche, è diventata un’opzione per molti, perché percepita come più moderna e consona ai ritmi di vita contemporanei. E anche le cerimonie essenziali di un tempo, ormai, sono un lontano ricordo: contrariamente al passato, l’impresa funebre ha la possibilità di proporre accessori e servizi di alto livello. Cominciando dal feretro, che può anche essere di qualità eccellente, per proseguire con il trasporto del defunto al crematorio, con gli addobbi floreali e l’urna cineraria. Ma come può un’impresa funebre diventare protagonista di questo cambiamento? Basta scegliere il partner giusto: il Registro Italiano Cremazioni, attivo dal 2014, propone alle agenzie aderenti una formula associativa semplice e senza vincoli contrattuali. A fronte del pagamento di una quota annuale, le imprese associate diventano vere e proprie sedi del RIC legalmente riconosciute.

Il RIC è differente. Il Registro Italiano Cremazioni si distingue per un'importante peculiarità: anziché essere un concorrente per le imprese funebri, infatti, è il loro miglior alleato per cogliere nuove opportunità di crescita, senza rinunciare alla propria indipendenza. Le agenzie aderenti, infatti, sono autorizzate a tesserare gli utenti, raccolgono le loro volontà testamentarie relative a cremazione, dispersione o affidamento delle ceneri. In tal modo diventano il loro punto di riferimento in ambito funebre e possono proporre cerimonie di alto livello, senza alcun condizionamento del RIC sul piano tariffario. E non è tutto: il Registro supporta gli associati con un ampio ventaglio di strumenti. Tra questi, un software gestionale che consente un’ottimale gestione dei tesserati, in totale autonomia; e svariato materiale promozionale (un totem, un dispenser da tavolo, una vetrofania, una targa in plexiglass, dépliant illustrativi). Infine, gli associati possono abbinare il logo del Registro Italiano Cremazioni alla loro modulistica e alle loro iniziative pubblicitarie.

La cremazione non è più sinonimo di cerimonia spoglia

La rivoluzione è già cominciata. Fai una scelta vincente per te e per la tua clientela: associati al RIC Guarda il video: https://www.registroitalianocremazioni.it/video/ric1 Via Carlo Poma, 37 - Milano - Tel. 02 8721 4414 registro@registroitalianocremazioni.it - www.registroitalianocremazioni.it


intervista a...

Applicare il bello e l’arte nel campo funerario di CARMELO PEZZINO

"Ritengo che una persona che si sia contraddistinta nella vita terrena per stile e gusto si debba differenziare per meriti anche nella dipartita.

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Intervista a Paolo Imeri, creatore del brand Art Funeral Italy® che contraddistingue prodotti di altissimo livello di arte funeraria.

Con questo presupposto non lesiniamo impegno e risorse sulla qualità di tutti i nostri prodotti, applicando le tecniche di intarsio per confezionare come un sarto le nostre Collezioni di urne e di cofani artigianali, tutti orgogliosamente made in Italy, centrati sul pregio dei materiali impiegati e della manifattura".

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Sono trascorsi più di quindici anni da quando Paolo Imeri ha dato vita al marchio Art Funeral Italy®, brand specializzato nell’arte funeraria che valorizza e rappresenta ai più elevati livelli il prodotto italiano di qualità. L’azienda è fortemente impegnata nella realizzazione di oggetti dalla fortissima identità costruiti totalmente nel nostro Paese con le essenze lignee più prestigiose abbinate a madreperle, corno di bue e metalli pregiati (come l’inox bianco). 


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Lo stand di Art Funeral Italy a Tanexpo 2018

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Prodotti raffinati e alla portata di tutti, dal design esclusivo e dalle linee morbide e pulite: questa la sintesi perfetta fra le capacità manuali e le più innovative tecniche di produzione tra cui tre centri laser e tre CNC a 4, 5 e 6 assi. “I nostri prodotti non vogliono posizionarsi sul mercato come oggetti di lusso: tuttavia riteniamo di essere fra i pochi, se non gli unici, nel panorama funerario a realizzare oggetti che potrebbero essere proposti da una gioielleria per dare risalto alla specifica funzione celebrativa cui sono destinati. Ogni nostra creazione è interamente

 Uno stock di preziose radiche

Paolo Imeri in tenuta "sicurezza coronavirus"  realizzata a mano, tanto nella fase di ebanisteria quanto in quelle di lucidatura e di finitura (rivestimento pellami e minuterie)”. Si tratta di pezzi davvero unici e di altissima qualità. “Non abbiamo stock e realizziamo prodotti esclusivamente su richiesta della clientela. Produciamo un numero limitato di urne cinerarie e di cofani funebri sia intarsiati che in legno massello, tutti caratterizzati da un criterio di elevata artigianalità. Sono opere senza tempo e dal forte contenuto di design, frutto di una attenta cernita delle migliori materie prime lavorate con automatismi hi-tech e trattate dalle sapienti mani di Maestri artigiani. La cura di ogni dettaglio conferisce identità ad oggetti che vengono considerati vere icone di stile”.

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Il vostro è un Catalogo ammirato ed apprezzato in tutto il mondo. “Negli ultimi tempi si è decisamente consolidata la nostra presenza sul mercato nazionale, nel quale stiamo ottenendo soddisfazioni sempre maggiori grazie al valore aggiunto che le nostre creazioni forniscono in ogni contesto, ma numeri davvero importanti e significativi registriamo all’estero, in tutta Europa principalmente, in Russia, in Giappone ed in piccola proporzione anche negli Stati Uniti d’America dove le nostre collezioni sono particolarmente apprezzate da una fascia medio alta di consumatori. 

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Grazie alla professionalità di tutti i nostri collaboratori siamo stati capaci di sviluppare competenze strategiche in ambito relazionale e organizzativo creando valore e interesse su ogni prodotto realizzato. Avremmo dovuto presentare a Tanexpo 2020 le nostre ultime novità, tutte protette da brevetto, come le neonate urne Z elicoidali ricavate dal pieno (un blocco unico di legno) e le Scrigno (cofanetto portagioie) Game Edition, 20 pezzi celebrativi corredati da placca identificativa, particolari in oro giallo 24 carati e tappezzeria in Alcantara con colori scelti dal committente. La recente pandemia da Covid-19 ha costretto gli organizzatori a rinviare la manifestazione al 2021: ci faremo trovare pronti con nuovi prodotti che certamente non mancheranno di affascinare i tanti operatori internazionali che auspichiamo potranno essere presenti a Bologna”.

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cedure sintetiche, mentre la nostra ebanisteria è svolta rigorosamente a mano. Grande attenzione viene dedicata anche alla verniciatura ad acqua, cera d’api ed olio: proprio recentemente abbiamo sviluppato una nuova tecnica innovativa a pigmenti attivi pigmosoft© che consente alla vernice graffiata superficialmente di autorigenerarsi. I nostri protocolli sono tassativamente orientati alla più totale ottemperanza di leggi, linee guida e politiche che garantiscono la massima considerazione per la natura”. 

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in memoria

Il maestro gentile che sapeva far commuovere d i S T E FA N O M O N TA G U T I

una persona dotata di grande carisma che entrava in empatia con il pubblico sia con la musica che con le parole. Sapeva trasmettere la passione, emozionare, toccare le corde dell’anima e i suoi concerti erano sempre un’esperienza unica.

Ma non è stata la disabilità a definire la sua persona “la malattia non è la mia identità, è più una questione estetica” soleva ripetere “sono un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”. Ed era effettivamente un uomo veramente speciale,

Nato nel 1971 a Torino in una famiglia di stampo operario (padre tranviere, madre alla Fiat) ha manifestato la sua passione per la musica fin da piccolissimo, grazie ad una prozia pianista e al fratello musicista. A 16 anni esordisce come solista in Francia dando così inizio ad una presenza nelle varie orchestre europee.  OLTRE MAGAZINE

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Ezio Bosso, direttore d’orchestra, compositore e pianista, se n’è andato a soli 48 anni. Da diverso tempo, dopo la rimozione di un tumore al cervello nel 2011, combatteva contro una malattia degenerativa i cui segni erano alquanto palesi.

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La morte di Ezio Bosso ha colpito profondamente gli amanti della musica. Malato da tempo, ha continuato a dare tutto se stesso alla sua arte e agli altri.

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Fondamentale per sua carriera artistica sarà l’incontro con Ludwig Streicher che lo indirizza allo studio di composizione e direzione d’orchestra presso l’Accademia di Vienna. Poco più che ventenne si esibisce come solista e direttore d’orchestra nei più importanti teatri del mondo: dalla Carnegie Hall di New York e all'Opera House di Sydney. Ma non trascura il mezzo televisivo tanto da accettare con entusiasmo di intervenire come ospite d’onore al festival di Sanremo nel 2016, facendosi conoscere ed apprezzare anche dal grande pubblico. Lo scorso anno è stato protagonista su Rai3 del progetto “Che storia è la musica” con l’intento di avvicinare gli spettatori alla più elevata tra le varie forme d’arte. “Sarò un Fiorello della musica classica” disse, presentando il programma “suono, scherzo, per me immagino un massacro, ma dimostrerò in diretta l’effetto che fa, la tempesta emotiva che scatenano le note quando ti prendono in pieno”.

una platea incredula con queste parole: “Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza”. Ma a chi gli chiedeva se aveva paura della morte, rispondeva “Per me la morte non esiste, è una parte della vita”.

La malattia non l’ha mai piegato. Ha continuato il suo rapporto simbiotico con il pianoforte, i cui tasti sono stati appositamente alleggeriti di 30 grammi ciascuno, fino allo scorso settembre quando durante un concerto si rivolse direttamente ad

Anima profonda e riflessiva, era sempre alla ricerca della bellezza spirituale di cui la sua arte non è che un mezzo, quel mezzo che “ti fa andare oltre ed elimina i confini”. Tanti sono i pensieri, sempre condivisi con il pubblico, in cui la musica diventa metafora

Grazie anche ai modi gentili e al sorriso sincero, i messaggi di Bosso arrivavano dritti al cuore. Quando saliva sul palco aveva la capacità di annullare qualsiasi distanza con il pubblico e di predisporre gli animi ad accogliere la meraviglia, lo stupore, invitando alla riflessione, alla condivisione e a guardare il mondo da prospettive diverse.

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È stata grande la commozione per la scomparsa di Ezio Bosso e sono giunti messaggi di cordoglio da tutto il mondo, a cominciare dalle massime istituzioni italiane. In una nota del Quirinale il presidente Sergio Mattarella desidera “ricordarne l’estro e la passione intensa che metteva nella musica, missione della sua vita, e la sua indomabile carica umana”. Migliaia i messaggi anche sui social, un coro unanime dei tanti che lo seguivano e lo amavano. Uno per tutti: “Non è morto, è solo andato a suonare per qualcuno di più importante”. 

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dell’umana esistenza. Per il Maestro, infatti, “la musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme”. Ecco allora che l’orchestra diventa rappresentazione della società ideale “quel posto dove ognuno dà il proprio contributo per la realizzazione di un obiettivo comune, dove l’ascolto è la base per migliorarci, che non corrisponde ad essere i migliori”.

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BOLOGNA 25∙26∙27 FEBBRAIO 2021 TANEXPO.COM

IERI.

OGGI.

NUOVE DATE


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Il re è morto. Viva il re! d i I L V I A G G I AT O R E

In un passato numero di Oltre Magazine evocavamo il ruolo avuto dal Re Sole, Luigi XIV “Il Grande”, nel creare la reggia di Versailles per poter abbandonare il palazzo di St. Germain en Laye, l'allora residenza reale, da cui vedeva quotidianamente, con sommo raccapriccio, il luogo in cui avrebbe riposato per l'eternità: la basilica di Saint Denis, necropoli reale.

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Come muore un re. Una spassionata biografia del Re Sole e della sua spettacolare dipartita che ha ispirato anche una mostra realizzata nel 2015 alla Reggia di Versailles.

Non completamente rasserenato dalla pratica di toccar ferro, legno e quant'altro, decise così di sbarazzarsi una volta per tutte di quella sgradevolissima e diuturna vista avviando, nel 1662, i lavori di ampliamento di un castelletto realizzato da Philibert

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Le Roi su richiesta di Luigi XIII. Alla morte di Luigi XIV, 53 anni dopo, i lavori erano ancora in corso. Tutto il mondo è paese...salvo rarissime eccezioni come il Ponte di Genova, nome che Renzo Piano vorrebbe dare alla sua ultima realizzazione dopo il crollo del ponte Morandi. Qualche anno fa s'è tenuta, a Versailles, un'interessantissima esposizione consacrata al real decesso (avvenuto l’1 settembre 1715) di uno dei sovrani che hanno indelebilmente marcato la storia di Francia e del mondo; pertanto sarà forse utile ricordare alcuni tratti della sua personalità sia nell'espressione pubblica che in quella privata.

La vita Nasce come Luigi di Borbone il 5 settembre 1638. Il padre Luigi XIII, sposato ad Anna d'Austria, era figlio del re Enrico IV, ancor oggi uno dei re più amati dai francesi (tra l'altro uno dei piatti tradizionali della cucina transalpina è la poule Henri IV, gallina farcita e bollita), e di quella Caterina de' Medici, fiorentina, che tanto ha influito sulla storia francese. Al nome di Louis si aggiunge quello di Dieudonné (donato da Dio) visto che viene al mondo dopo ventitré anni di matrimonio, diversi aborti spontanei e in un clima di conflittualità coniugale facilmente spiegabile con gli intensi appetiti carnali del 


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 La Reggia di Versailles com'era in passato sovrano. Successivamente sarà anche chiamato “il miracolato” per essere stato, a 5 anni, salvato in extremis da annegamento nei bacini del Palazzo Reale, sopravvivendo poi, a 9 anni, al vaiolo ed ancora, a 20, ad una febbre tifoide manifestatasi nel 1758 a Bergues durante una campagna militare nel nord della Francia. In questa occasione aveva già ricevuto l'estrema unzione ed erano stati avviati i preparativi per la successione. La guarigione improv-

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 La firma del trattato dei Pirenei

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visa dopo un trattamento con un emetico a base d'antimonio e vino, instaurato da Guénaut, medico di Anna d'Austria, confermò, ove ancor ve ne fosse stato bisogno, la sua capacità di ripresa dalle più drammatiche urgenze sanitarie. Secondo il suo segretario, Toussaint Rose, è in tale occasione che il re perde i capelli ed inizia a portare una parrucca “a finestre” attraverso le quali spuntano i pochi ciuffi rimastigli sul cocuzzolo. L'inattesa nascita è quindi consi-

derata un dono del cielo tant'è che alcuni storici avanzano il sospetto che il padre biologico non sia altri che l'astuto cardinale di Pescina, Giulio Mazzarino, diventato in seguito Mazarin, la cui corrispondenza in codice con Anna d'Austria rivela passaggi fortemente sentimentali. Accede al trono al decesso del padre, a quattro anni e mezzo, e la reggenza è assunta dalla madre Anna che, contro tutte le attese, mantiene il cardinale Mazzarino come Primo Ministro con gran dispetto dei circoli politici francesi che non apprezzano affatto che un italiano, fedele di Richelieu, diriga la Francia. Molti precettori, come ovvio, seguono il giovane prodigandogli gli imprescindibili corsi di latino, storia, matematica, italiano e disegno. Tuttavia il giovane sovrano si mostra molto più sensibile, seguendo l'esempio del grande collezionista d'arte che è Mazzarino, alla pittura, all'architettura, alla musica e soprattutto alla danza allora considerata essenziale per l'educazione di un gentiluomo. Si dice che ad essa abbia consacrato, tra i sette ed i ventisette anni, due ore quotidiane. Beneficia, inoltre, di un'educazione sessuale propiziata da una madre di larghe vedute che avrebbe chiesto a Catherine-Henriette Bellier, baronessa di Beauvais, soprannominata “Cateau la Borgnesse” (Katy la guercia), di “devergondare” il rampollo. Costei, malgrado la scarsa avvenenza ed il difetto all'occhio, ebbe un numero considerevole di amanti e i “corsi”, vista la solida esperienza dell'insegnante, sembrano, come vedremo in seguito, aver dato risultati eccellenti anche in considerazione della forte predisposizione atavica dell'allievo per la bagatelle, come viene chiamata, sbarazzinamente, l'attività amatoria. Buon sangue non mente ed il giovane sovrano, sulla traccia segnata 

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dal nonno Enrico IV (noto anche come il Vert Galant per la sua intensa attività, diciamo così, sentimentale) s'è costituito un albo di amanti da far impallidire i principi sauditi (che, lo si sa, possono avere quattro mogli ed innumerevoli concubine), tra cui un numero cospicuo di principesse, duchesse, baronesse, marchese senza peraltro trascurare trasporti “plebei” per creature senza una goccia di sangue blu, compresa la figlia di un giardiniere di palazzo che volentieri immaginiamo come “la Ciociara” dell'indimenticabile De Sica. Un esercito di figli (les batards du roi, i bastardi del re, molti dei quali legittimati con titoli nobiliari) è la logica conseguenza di tanta prestanza in un'epoca in cui i metodi anticoncezionali dovevano essere alquanto inaffidabili. Nel “lotto” si distinguono: Françoise-Louise de La Baume Le Blanc, duchessa de La Vallière e di Vaujours (5 figli tra il 1661 ed il 1667), Françoise-Athenaïs de Rochechouart de Montemart, marchesa di Montespan (7 figli tra il 1667 ed il 1681) , Claude de Vin des Oeillets (3 figli tra il '70 ed il '76). Anche la figlia del giardiniere ne ebbe uno. Non poteva mancare, in tanto agitar di lenzuola, un'italiana (Maria Mancini nipote di Mazzarino e futura principessa Colonna) e, ciliegina sulla torta, un amore platonico per i momenti di riposo con Henriette-Anne d'Inghilterra, duchessa d'Orléans. Tra una capriola e l'altra il sovrano aveva comunque tempo di consacrarsi ai doveri istituzionali: la maggiore età viene dichiarata il 7 settembre 1651 ed è incoronato 64° re di Francia, 44° di Navarra e 3° della dinastia dei Borboni il 7 Giugno 1654 nella cattedrale di Reims, capolavoro gotico francese e sede, con soltanto sette eccezioni, dell'incoronazione dei re a cominciare dal conte di Parigi Ugo Capeto, iniziatore della dinastia capetingia (987) per

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 Louise de La Valliére, una delle sue prime amanti

 Il Matrimonio del Re Sole con la cugina Maria Teresa d'Austria

finire con Carlo X (1825) ultimo re di Francia e di Navarra, morto a Gorizia nel 1836, città in cui aveva scelto di esiliarsi dopo l'abdicazione del 1830 successiva all'insurrezione delle “tre gloriose giornate di Parigi” e dove riposa tuttora, assieme alla sua famiglia, nella serena pace del suggestivo monastero francescano di Castagnevizza (oggi Kostanjevica) pochi metri oltre il confine italo-sloveno.

condotte da Katy la Guercia hanno evidentemente trovato fertile terreno in un discepolo estremamente ricettivo a tale insegnamento!

Ritornando al re Sole, nel 1659 firma il trattato dei Pirenei che sancisce la frontiera tra Francia e Spagna. Una delle clausole dell'accordo prevede il suo matrimonio con l'infanta Maria-Teresa d'Austria figlia di Filippo V re di Spagna e di Elisabetta di Francia e quindi cugina a doppio titolo di primo grado. Il matrimonio ha luogo a Saint Jean de Luz, ridente località della costa basca francese, e nonostante il fatto che Luigi XIV conosca la sposa, che non parla una parola di francese, solo da tre giorni, la “onora” focosamente, davanti a testimoni (o tempora o mores!) sin dalla prima notte di nozze. Le sapienti esercitazioni pratiche magistralmente

Luigi XIV prende di fatto in mano la situazione alla morte di Mazzarino nel 1661. La prima decisione è quella

 La Reggia di Versailles oggi


Nel 1682 si trasferisce a Versailles i

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cui lavori ha personalmente seguito creando un modello architettonico a cui molte residenze reali europee si ispireranno successivamente. La Corte sottomette la nobiltà, strettamente sorvegliata, ad un'etichetta estremamente elaborata. Il prestigio culturale si afferma grazie al mecenatismo reale in favore di artisti come Molière, Racine, Boileau, Lully (sovrintendente musicale del re nato a Firenze come Giovan Battista Lulli nel 1632 e morto a Parigi come Jean Baptiste Lully nel 1687). Siamo all'apogeo del classicismo francese del “Gran secolo”  o del “Secolo Luigi XIV”. La fine del regno (72 anni, uno dei più lunghi della storia d'Europa ed il più lungo di quella di Francia) è difficile. Carestie, la rivolta dei Camisards e i numerosi decessi degli eredi reali (tutti i figli e nipoti sono deceduti, di cui cinque in tenera età e il Gran Delfino Louis Duc de Bourgogne padre del futuro Luigi XV, nel 1711 all'età di trent'anni) marcano questo periodo. In particolare, il 1685 vede la revoca dell'Editto di Nantes, con cui Enrico IV aveva posto termine, nel 1598, alle interminabili guerre di religione che avevano devastato il Paese per tutta la seconda metà del '600. Riprendevano così le persecuzioni nei confronti degli Ugonotti (i protestanti calvinisti) che in numero considerevole furono costretti a lasciare il Paese. Molti finirono in Sud Africa accanto ai Boeri di origine olandese (e gli amatori di rugby trovano qui la spiegazione della presenza nella nazionale degli Springboks, una piccola antilope simbolo del Sud Africa, di famosissimi campioni dal nome inequivocabilmente francese: Du Plessis, De Villiers, Du Preez, Roux ...). Solo nel 1787 Luigi XVI metterà fine alle persecuzioni con l'Editto di Tolleranza ma la restituzione dei pieni diritti ai protestanti d'oltralpe si avrà due anni dopo con la Rivoluzione Francese. 

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di non nominare un primo ministro ma avocare a sé ogni decisione, eliminando anche Nicolas Fouquet (arrestato da d'Artagnan al castello di Vaux le Vicomte a sud di Parigi, oggi aperto al pubblico) e sopprimendo la sua carica di intendente alle finanze. Fouquet viene sostituito da Colbert

nel 1665 dando così inizio al regno personale del Re Sole (ancor oggi si parla di colbertismo volendo definire una politica economica improntata al mercantilismo). La prima parte del suo regno è caratterizzata da grandi riforme amministrative e soprattutto da una ripartizione fiscale più equa. L'attività legislativa vede la creazione, nel 1667, del Code Louis (una sorta di codice civile) seguita dall'editto sulle classi di leva di marina (1669), dall'ordinanza criminale (1970) e dal Codice Forestale. Il re vuole “sapere tutto”. Viene creato un servizio moderno di polizia per controllare le sacche di delinquenza che si sviluppano, assieme ad epidemie, incendi ed inondazioni, nei ghetti della capitale primo fra tutti la famosa “Corte dei Miracoli” di 30.000 persone (il 6% della popolazione) una vera e propria polveriera pronta ad esplodere per un nonnulla. Le città vengono migliorate con l'eliminazione progressiva delle “zone di non diritto”, e grazie all'illuminazione stradale, all'acqua corrente e alla lotta contro la delinquenza e gli incendi. Viene creato l'Ospedale Generale di Parigi sul modello dell'Hospice de la Charité esistente dal 1624 a Lione. In politica estera consolida la potenza del suo regno sia con le armi diplomatiche che, soprattutto, con quelle militari per rompere l'accerchiamento egemonico degli Asburgo in Europa tramite una guerra continua contro la Spagna soprattutto nelle Fiandre, allora spagnole, guerra che porterà il giovane sovrano alla testa della prima potenza militare e diplomatica d'Europa, superiore perfino al potere del Papa. Sotto l'influenza di Colbert viene creata una possente marina ed i possedimenti coloniali vengono ampliati sia per combattere l'egemonia coloniale spagnola che per favorire lo sviluppo commerciale.

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 La morte di Luigi XIV a Versailles

Giungiamo così al primo settembre 1715. Il sovrano muore come era vissuto: in rappresentazione. I primi segni del male si manifestano il 10 di Agosto a Marly, non lontano da Saint Germain, dove il re si recava frequentemente a caccia anche se, vista l'età, la praticava seduto su di un trono rosso a rotelle spinto dagli inservienti. Il suo medico, Fagon, diagnostica una sciatica e procede con un trattamento a base di latte d'asina e china. La real gamba però annerisce rapidamente: la si immerge in un bagno di vino di Borgogna, ma anche in questo caso non s assiste ad alcun risultato, malgrado le virtù taumaturgiche manifestamente attribuite al vino. Nonostante le sofferenze e l'impotenza manifesta dei medici, continua a partecipare alla messa, al consiglio dei ministri ed ai pranzi pubblici. Il 24 giunge la diagnosi di cancrena e la fine è inevitabile. Il 25, domenica di San Luigi giorno del suo onomastico, il re ascolta la sua orchestra, riceve

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I giorni che precedono la morte

l'assoluzione dal Grand Aumônier (il cappellano di corte), dà udienza ai fini successori al duca d'Orléans, al duca du Maine e ai principi reali. Tutti vengono messi al corrente dell'esistenza di un testamento. Il 26 è il giorno degli addii: alla famiglia reale, al Delfino di soli cinque anni e ai suoi ufficiali. La sua serenità contrasta con l'afflizione generale. Dalle sua labbra escono frasi che rimarranno scolpite per l'eternità: “Io me ne vado ma lo stato rimarrà per sempre”, “Perchè piangete? M'avete forse creduto immortale? Per me, io non ho mai pensato di esserlo”. Il 27 brucia le sue carte segrete. Il 30 è il giorno dell'addio a M.me de Maintenon una delle sue favorite, sposata morganaticamente, ossia con un matrimonio contraibile, in certi Paesi, tra persone di diverso rango sociale e che impedisce il passaggio alla moglie e agli eventuali figli dei titoli e dei privilegi del marito (nella storia d'Italia rimane famoso il matrimonio morganatico tra il re Vittorio Emanuele II e Rosa Vercellana, la bela Rosìn, e i loro due figli venne-

ro esclusi dalla linea ereditaria di casa Savoia). Con una certa e poco regale mancanza di tatto egli rassicura la Maintenon che, vista la di lei età, il momento di ritrovarsi uniti non sarebbe stato certamente molto lontano. Ci si rivede presto, insomma! (Pare che Madame abbia apprezzato molto moderatamente tali piuttosto improvvide considerazioni!). Merita una parentesi la figura della Maintenon. Nata Françoise d'Aubigné, fu invitata alla corte reale nel 1668, dopo essere rimasta vedova, accettando, l'anno seguente, l'incarico di governante dei sette figli illegittimi del re e di Madame de Montespan. Il re apprezzò l'attenzione materna con cui circondava i suoi piccoli tanto che, alla morte del maggiore, notando il dolore e le lacrime della governante, disse ad un confidente: “Come lei sa bene amare! Sarebbe un piacere essere amato da lei”. Una volta caduta in disgrazia Madame de Montespan che, con la sua gelosia aveva causato l'allontanamento della Maintenon, il re si riavvicina immediatamente a questa e quando, nel 1683 muore la 


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regina, decide di suggellare il fatto che lui e Madame de Maintenon sono la “vera” coppia parentale, anche se non biologica, dei figli della Montespan facendo di lei la propria consorte morganatica. La Maintenon sembra aver avuto un ruolo influente a corte imponendo, integralista ante litteram, un clima austero di devozione e di rigore. Pare anche che la revoca dell'Editto di Nantes sia stata fortemente ispirata da lei. Nel 1686 fondò a Saint-Cyr La maison royale de Saint Louis, un collegio per educare le giovani nobili e povere in vista del loro matrimonio. Da allora la città prende il nome di Saint-Cyr l'Ecole che oggi ospita la Scuola Speciale Militare di SaintCyr, corrispondente dell'Accademia Militare di Modena, da cui escono i futuri ufficiali dell'esercito francese. Tre giorni prima delle morte del re essa vi si ritira per rimanervi in una sorta di clausura fino al 1719, anno della sua scomparsa.

Il primo di settembre il re esala, in pace, l'ultimo respiro. Immediatamente tutta Versailles si precipita presso il nuovo re Luigi XV, pronipote del re Sole, un bimbo malaticcio di soli cinque anni. Dopo la lotta per la reggenza vinta da Filippo Duca di Orléans (nipote del sovrano e legittimo spettante) che riuscì a far annullare il testamento del Re Sole a favore del Duca du Maine, Luigi XV di Borbone venne incoronato nel 1722 rimanendo in carica fino al 1774. Detto “il Beneamato” si disinteressò della politica indebolendo il potere della Francia in Europa, cosa di cui seppe approfittare l'Inghilterra, contribuendo così a gettare le basi per lo scoppio della Rivoluzione Francese. La sua popolarità scemò progressivamente sia per la sua debolezza nel decidere

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I riti funebri

che per l'intrigante e sempiterna presenza delle sue numerosissime favorite (la tradizione di famiglia non si smentisce!) tanto che alla sua morte, per le vie di Parigi impazzarono i festeggiamenti ed il funerale dovette essere celebrato di nascosto per evitare che il feretro venisse sottoposto al pubblico dileggio. Ritornando al re Sole, il giorno successivo al decesso seguendo un rituale risalente al Medioevo, il corpo viene aperto e diviso in tre parti (cuore, visceri e corpo). Si constata così che tutto il lato sinistro, dall'estremità del piede all'apice del cranio, era degenerato in cancrena a causa del diabete. All'autopsia segue l'imbalsamazione secondo un protocollo ben descritto da Dionis, un altro cerusico di corte. Si inizia con l'estrazione dei visceri che vengono posti in un barile di piombo. Si procede quindi con l'imbalsamazione propriamente detta consistente nel riempire le cavità con prodotti essiccanti (sale, stoppa) ed aromi, prima del bendaggio e della deposizione in una bara di piombo. Il cuore viene a sua volta estratto e posto in due scatole, la prima di piombo e l'altra d'oro. Tale tripartizione permetteva al defunto di avere tre luoghi di sepoltura distinti. Nel caso di Luigi XIV il cuore viene deposto nella chiesa di San Luigi dei Gesuiti nel Marais a Parigi; i visceri ai piedi del nuovo altare che il re aveva fatto costruire a Notre Dame de Paris in ossequio al voto del predecessore, Luigi XIII, di mettere il suo regno sotto la protezione della Vergine Maria, ed il corpo prende

Madame de Maintenon  la direzione della necropoli reale di Saint Denis. Più tardi il cuore finirà nientemeno che sui quadri del pittore Martin Drolling! Infatti alla rivoluzione il piombo dell'urna venne fuso ed il cuore acquistato dal summenzionato pittore per poter fare la mummie, una particolare tonalità di colore bruno ottenuto dalla mescolanza di olio e di materiale organico precedentemente tritato che donava un riflesso meraviglioso non ottenibile con altri materiali. Tuttavia, viste le dimensioni dell'organo il cuore del re non fu utilizzato nella sua totalità ed alla Restaurazione il pittore rese a Luigi XVIII, contro una tabacchiera in oro, ciò che rimaneva non solo del cuore del re Sole ma anche una parte di quello di Luigi XIII che aveva fatto la stessa fine “artistica”. Sempre durante la Rivoluzione il corpo, identificato per le dimensioni e il colore della testa “nera come l'inchiostro”, fu selvaggiamente profanato ed i resti gettati in una fossa comune. Oggi le reliquie sono


conservate nella Cappella dei Principi della Basilica di Saint Denis. L'esposizione del defunto sovrano per la resa degli onori viene fatta solo il giorno del decesso. Poi, per otto giorni, sono visibili solo la bara ed il reliquiario contenente il cuore. Il 9 settembre il corpo viene fatto scendere, a Versailles, per la scalinata della Regina per essere trasportato a Saint Denis. Il corteo funebre di 2.500 persone (in testa 300 poveri) in gramaglie ed abbigliate secondo un protocollo strettissimo che tiene conto delle innumerevoli sfumature gerarchiche e nobiliari, si mette in moto alle 20 per giungere alla necropoli reale il giorno successivo, dopo 28 chilometri percorsi tra preghiere e canti alla luce delle torce e al suono di tamburi e oboe che eseguono la marcia funebre composta da Philidor. Durante il tragitto folle schiamazzanti accolgo-

no il passaggio del convoglio esprimendo sentimenti diversi. Se alcuni non nascondono il loro dolore molti, probabilmente i più, sbeffeggiano il defunto e i dolenti additandoli al pubblico ludibrio e manifestando senza freni inibitori la loro gioia. Sic transit gloria mundi...Il genere umano è quello che è.... I funerali veri e propri si svolgono solo dopo quaranta giorni, il 23 Ottobre. L’amministrazione dei Menus-Plaisirs, che sovrintendeva le cerimonie, trasforma la chiesa occultando le strutture gotiche con decorazioni di stile barocco. In effetti

verso la fine del '600 la Francia si è allineata sulle usanze italiane per ciò che riguarda le cerimonie funebri. Basta con la semplice cappella con tende nere! Tutto adesso deve essere grandioso, pomposo, smisuratamente caro. Pervaso dall'idea della sua gloria e del suo diritto divino, preoccupato dal dovere di compiere in permanenza, fino alla fine, il suo “mestiere di re”, Luigi XIV, Louis Le Grand, Le Roi Soleil è diventato agli occhi del mondo l'archetipo del monarca assoluto. La monarchia costituzionale, o la repubblica, sarà per più tardi... 

La mostra “Le Roi est mort. Vive le Roi”, tenutasi a Versailles nel 2015 e 2016 per i 300 anni della morte di Luigi XIV, è stata curata da Pier Luigi Pizzi, maestro scenografo italiano specialista, tra l'altro, del barocco. Per l’occasione si è basato unicamente sui registri dei Menus Plaisirs e sulle testimonianze scritte non essendoci rimasta nessuna rappresentazione figurativa della cerimonia.

Contatto in Italia Annalisa Sommavilla Tel.: 347 2808083 | as@pludra.de

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URNE LEGNO

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Si può prevedere la data della propria morte?

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di RAFFAELLA SEGANTIN

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Grazie all’intelligenza artificiale è possibile conoscere anche quando sarà la nostra ora, con un margine di errore alquanto ridotto. E non si tratta di un gioco. Quando morirò? È una domanda che tutti noi ci siamo fatti almeno una volta nella vita, pur se consapevoli che una vera e propria risposta non può esserci. È un quesito che ci si pone anche solo per immaginare scenari futuri o per esorcizzare timori ancestrali. OLTRE MAGAZINE

Ma se fino a poco tempo fa chi si intestardiva a voler conoscere la data della propria dipartita non poteva far altro che ricorrere ad indovini, maghi o fattucchiere, ora può contare su un altro tipo di aiuto. È infatti giunto il tempo di mandare in pensione la sfera di cristallo, riporre i 


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La tecnologia sta rendendo la vita dura anche ai professionisti dell’occulto perché le applicazioni digitali che riguardano oroscopi, lettura delle carte, interpretazione dei sogni e simili sono infinite, c’è solo l’imbarazzo della scelta! Anche per venire a conoscenza della data della propria morte esistono diversi siti dai nomi più che mai evocativi come Death clock (l’orologio della morte) Time left (il tempo che ti rimane) Fateful Day (il giorno fatidico). Per lo più si tratta di app che appartengono a quello che potremo definire l’ambito dei giochi, niente di serio insomma, giusto un passatempo per animare una serata un po’ noiosa.

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tarocchi nel cassetto e gettare i fondi di caffè nella spazzatura o usarli come concime per i vasi di fiori: adesso per ottenere una risposta a questa fatale domanda basta consultare il proprio smartphone.

C’è invece chi si è dedicato seriamente allo studio di un programma che possa prevedere, su basi obiettive e scientifiche, la durata di vita delle persone, escludendo ovviamente i decessi causati da incidenti o da eventi eccezionali come l'attuale epidemia di coronavirus. Tutto ciò ha lo scopo di renderci più consapevoli dei rischi

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che possiamo incorrere con comportamenti errati e prevenire o rallentare le cause che portano inevitabilmente alla morte. Da queste ricerche sono nati diversi sistemi di rilevazione , come Gero Lifespan, una app per cellulari messa a punto dai ricercatori di Gero (una compagnia che si occupa di biotecnologie applicate alla longevità) e del Moscow Institute of Physics and Technology. Gero Lifespan si basa su un particolare algoritmo che elabora una serie articolata di dati relativi allo stato fisico dell’utente tanto da essere in grado di prevedere la data del decesso con un margine di errore al di sotto dei 40 giorni. Come è possibile? Volendo semplificare, diciamo che il tutto accade combinando la raccolta di dati generici di una persona (come sesso, età, peso, altezza, pa-

tologie congenite, storia familiare, alimentazione ecc.) con il suo stile di vita. Determinate per il successo dell’operazione è l’uso da parte del soggetto 


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Veniamo ora a Google, il colosso informatico con cui tutti abbiamo a che fare nella nostra quotidianità. Un articolo apparso qualche mese fa sulla rivista scientifica americana Nature, illustra un progetto in fase di realizzazione di un algoritmo alimentato da intelligenza artificiale che riesce a prevedere la morte dei pazienti dimessi dalle strutture sanitarie entro 24 ore, con una impressionante precisione del 95%. Anche questa applicazione,

realizzata grazie alla collaborazione con la Stanford University e con la facoltà di Medicina della University of Chicago, è stata ottenuta raccogliendo i dati di 216.221 pazienti, intersecando informazioni basilari come sesso, età ed etnia con altre più complesse come diagnosi, analisi del sangue ed esami specifici. Una volta analizzati ed elaborati, la piattaforma è grado di suggerire al medico se dimettere il paziente oppure se sia meglio trattenerlo in ospedale più a lungo perché a rischio di morte. Se la tecnologia spaventa e ancor più inquieta il fatto di sapere che è possibile conoscere in anticipo la durata della nostra esistenza, questi due casi dimostrano come invece tutto ciò possa essere trasformato in una opportunità per migliorare le nostre condizioni di salute con positive ricadute sia a livello personale che per la comunità. 

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Una tecnologia che ha significative conseguenze. Un grande interesse lo dimostrano, come prevedibile, le compagnie di assicurazione (soprattutto in quei Paesi in cui non esisteste un’assistenza sanitaria garantita e gratuita) che, acquisendo i dati relativi alla salute dei propri clienti possono formulare pacchetti su misura e offrire vantaggi, in termini di sconti, a coloro che hanno un comprovato stile di vita più salutare. Anche il servizio sanitario pubblico se ne può avvantaggiare per poter pianificare in anticipo quelle che possono essere situazioni da af-

frontare in futuro o attuare piani di prevenzione mirati. Ed infine anche l’utente stesso può trarre beneficio nel poter verificare regolarmente i propri parametri, come pure nel sapere di essere sempre sotto controllo, poiché è stimolato ad assumere comportamenti positivi, come ad esempio contrastare la sedentarietà o optare per un’alimentazione più sana.

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interessato dei cosiddetti dispositivi “indossabili”, dagli smartphone ai braccialetti fitness, in grado di monitorare costantemente i parametri vitali (come pressione sanguinea, attività cardiologica, valori del sangue e molto altro).

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Culti e leggende del Sud-est asiatico Il drago di Naga Padoha, signore del mondo sotterraneo, il villaggio dei morti e il culto degli antenati.

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di miranda nera

Il Sud-est asiatico è una macro regione dell’Asia posizionata esattamente tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico, composta da una grande penisola, di cui fanno parte Indocina e Malacca, e gli arcipelaghi dell’Indonesia e delle Filippine.

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Come spesso accade nelle zone strategiche per gli scambi commerciali, anche il Sud-est asiatico ha subìto profonde contaminazioni culturali e religiose che hanno dato vita ad una visione molto articolata dell’aldilà. Le contaminazioni più significative sono avvenute rispettivamente tra 


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il buddhismo, il taoismo e il confucianesimo nell’Indocina, tra il cristianesimo e le credenze animiste nelle Filippine, ed infine tra l’induismo e il cristianesimo in Malesia e nell’Indonesia. In tutto questo marasma di credi e ritualità non è facile definire una linea di sviluppo uniforme per tutta la regione anche in considerazione del fatto che ai margini delle religioni dominanti si è affermato un corollario di culti paralleli ed ibridi dalle mille sfaccettature. All’interno della macro regione del Sud-est asiatico, il Vietnam, l’Indonesia e le Filippine rappresentano tre degli esempi più interessanti.

Vietnam

Nell’antichità era una pratica piuttosto complessa che traeva origine dall’idea che ogni uomo fosse composto da dieci anime ed ogni donna da dodici. L’insieme delle anime era diviso tra Hon che erano tre sia per gli uomini che per le donne e Via, in quantità variabile per entrambi. La felicità o l’infelicità di ogni individuo era determinata dal prevalere degli spiriti buoni su quelli cattivi. Successivamente alla morte i Via lasciavano la terra al contrario degli Hon che, secondo la tradizione popolare, restavano nel mondo dei vivi ed erano venerati dai dolenti. Subito dopo

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La ritualità popolare vietnamita è basata principalmente sul culto degli antenati. Si tratta di una tradizione che non si limita al solo Vietnam ma è ampiamente diffusa e praticata in gran parte della regione. Con ogni probabilità il culto degli antenati vietnamita ha subìto larga influenza da una visione taoista cinese e persiste saldamente ancora oggi, quasi fosse un culto laico, praticato in modo trasversale in ogni famiglia a prescindere dall’orientamento religioso.

 Altare domestico per il culto degli antenati la morte, infatti, gli Hon venivano trasferiti simbolicamente in una tavoletta funebre in argilla che veniva posizionata sull’altare degli antenati affinché il defunto nella sua essenza immateriale potesse comunque restare a vivere all’interno delle mura domestiche evitando di diventare un’anima errante capace di vendicarsi compiendo azioni malevole nei confronti dei vivi. Ancora oggi il culto degli antenati rimane uno degli aspetti più significativi della cultura vietnamita, sopravvissuto all’evoluzione culturale, politica e sociale. Nelle case è normale incontrare un altare dedicato agli antenati in cui in cui sono esposte le foto delle ultime tre generazioni del capo famiglia. Una pratica che rimarca un importante legame con le proprie origini.

Indonesia In Indonesia la visione dell’aldilà cambia e diventa più articolata in base alla zona geografica. Le leggende più antiche si rifanno al villaggio dei morti e al mito del drago Naga Padoha.

Secondo la credenza popolare, il viaggio che le anime dei defunti intraprendevano nell’aldilà variava in base a come era avvenuto il decesso. Vi erano le cosiddette “morti buone” che riguardavano gli individui che si spegnevano per cause naturali, come ad esempio nel caso degli anziani, e le “morti cattive” che, al contrario, erano relative a coloro che morivano a causa di incidenti, annegamenti, malattie o morso di serpenti. Tutte le anime iniziavano il loro viaggio raggiungendo il villaggio dei morti che si trovava, secondo la leggenda,

 Un'illustrazione del drago Naga Padoha


Questa è una delle svariate leggende legate al culto dei morti dell’Indonesia; nonostante il loro numero sia considerevole, come molteplici sono le loro versioni, rimane comunque elemento comune in ognuna di esse la rappresentazione di un mondo sotterraneo governato da un demone che aveva anche il compito di sorreggere sulle proprie spalle la Terra, come ad esempio il drago Naga Padoha. Secondo le credenze popolari, infatti, i terremoti - fenomeni assai forti e frequenti nella regione - erano dovuti ai suoi movimenti.

Filippine Per quanto riguarda le Filippine, va innanzitutto rilevato che a causa della natura dell'arcipelago e della mancanza di un governo centrale prima dell'arrivo degli spagnoli, vi è una grande frammentazione di miti e leggende. Possiamo comunque affermare che l’attaccamento alla religione è sempre stato molto forte. Pertanto, la morte è sempre stata considerata un evento estre-

mamente importante in cui i dolenti si prodigavano per aiutare l’anima del defunto. La veglia funebre poteva quindi durare molto tempo e durante questo periodo tutti i parenti si stringevano intorno alla salma. Anche qui l’interazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti era molto stretto, e se i sopravvissuti si adoperavano per salvare l’anima del trapassato, quest’ultimo aveva il compito di proteggere i propri cari. Prima delle contaminazioni date dal cristianesimo non esisteva una chiara definizione del paradiso e dell’inferno, anche se era comunque presente una chiara divisione tra il bene e il male, tra gli spiriti buoni degli antenati, a cui ci si rivolgeva per invocare protezione, e gli spiriti malevoli che potevano manifestarsi sotto forma di apparizione di fantasmi. Anche in queste isole è da rilevare come nonostante il progresso tecnologico, socio economico e culturale che ha interessato l’intera regione negli ultimi decenni, il culto degli antenati è rimasto un elemento imprescindibile nella tradizione spirituale dei quei popoli.  OLTRE MAGAZINE

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di raggiungere la dimensione divina.

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in cima ad una montagna. Nella tradizione, questo luogo era molto importante perché costituiva il punto di smistamento dal quale il viaggio proseguiva verso due possibili destinazioni: le anime degli individui deceduti per cattiva morte restavano bloccate sull’isola di Pulau Rusa ed avevano il compito di ossessionare i vivi assumendo la forma di grandi sagome nere senza testa mentre le anime di coloro che avevano avuto una buona morte si reincarnavano in altri individui. Le reincarnazioni in totale erano cinque e l’ultima dava l’opportunità

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Affresco, Vaso di Terracotta - Miele

La tecnica Affresco® coniugata a cofani e urne, nobilita gli stessi a veri e propri oggetti d’arte, grazie all’alta qualità di rappresentazione su un’autentica base muraria, una tecnica esclusiva brevettata e distribuita solo da Prima Bottega. Ogni prodotto è corredato da un raffinato quadro Affresco®, della linea editoriale Prima Bottega, concepito come ricordo da donare alla famiglia. Frutto di una ricerca accurata di materia, forma ed estetica, Affresco® è l’espressione di una sfaccetata creatività in bilico tra presente e passato, contemporaneo e antico, creando un gioco materico e di colore che ben si sposa con la linearità classica del legno. 3


AFFRESCO

Affresco - Gigli Miele

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Affresco - Rose Noce

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AFFRESCO

Affresco - Ascensione Noce

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Affresco - Incoronata Noce

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AFFRESCO

Affresco Madonna del Giglio Noce con croce in foglia oro

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Affresco Immacolata con Angeli Noce

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AFFRESCO

Affresco - Sant’Antonio Noce

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Affresco - Padre Pio Noce con croce in foglia oro

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AFFRESCO

Affresco - Giotto Vita di GesĂš Retta Noce con croce in foglia oro

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AFFRESCO

Nei dettagli si può osservare il particolare effetto della tecnica Affresco®. I cofani sono decorati con una tecnica che conferisce loro le stesse proprietà degli affreschi tradizionali. Come questi la decorazione è eseguita su vero intonaco dello spessore di 2 mm, con le stesse caratteristiche materiche di granulosità e consistenza, regalando un percorso tattile ed emozionale che rimanda a un tempo lontano. 13


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Scrigno del Cuore - naturale


SCRIGNO DEL CUORE

Scrigno del Cuore, il cofano con incisi dei piccoli cuori rimovibili che possono essere conservati in ricordo del proprio caro e sostituiti con messaggi d’amore dedicati, indispensabile ad ogni moderna impresa funebre che voglia offrire una cerimonia esclusiva, con una dotazione di accessori completa di tutto ciò che serve per confermare visibilità e prestigio. Una ricercatezza progettuale ed estetica che veste la cerimonia funebre di una nuova luce, dando vita a un’atmosfera unica, all’insegna di una spiritualità toccante e intensa: è questa la reale impronta innovativa di Scrigno del Cuore.

Scrigno del Cuore Naturale retta con sei maniglie

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SCRIGNO DEL CUORE

Il cerimoniale di Scrigno del Cuore si svolge con l’ausilio di un kit di accessori comprendente: • cuoricini di legno nei sacchetti • libretti con minipenna* esplicativi del rito • cuori di cartoncino dove lasciare una dedica • espositore del libro firme • libro delle firme* dei partecipanti alla cerimonia • scatola grande dove riporre i cuori

• rosario con grani a forma di cuore • 2 borse a tracolla dove collocare il necessario per il cerimoniale • c ertificato di garanzia da compilare se si vuole sostenere il progetto a favore della ricerca scientifica e della salute * Il libro firme e le 53 minipenne metalliche sono personalizzabili con il nome dell’impresa funebre.

Alcune immagini di accessori del kit cerimoniale Scrigno del Cuore.

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SCRIGNO DEL CUORE

Scrigno del Cuore Noce medio

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SCRIGNO DEL CUORE

Scrigno del Cuore - Laccata bianca con maniglie e croce in foglia oro

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SCRIGNO DEL CUORE

Scrigno del Cuore - Miele con croce in foglia oro

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Sigillo d’Amore retta con sei maniglie - noce medio, sullo sfondo: fondale Espandibile Affresco - Trittico Cristo Bizantino 130-280-130


SIGILLO D’AMORE

Sigillo d’Amore ha due anelli formati da tante mattonelle in metallo da cesello e foglia oro, che possono essere facilmente incise con un qualsiasi strumento, anche una penna. In questo modo è possibile lasciare messaggi e pensieri d’addio che rimarranno per sempre incisi, rendendo la cerimonia unica e partecipativa. Sigillo d’Amore®, brevetto di casa Prima Bottega, è stato pensato per regalare una nuova esperienza creativa ed emozionante per dar vita a un’opera unica, permeata e plasmata dal trasporto del momento e destinata a perdurare in eterno, come eterni sono i ricordi e la memoria dei propri affetti.

particolare Sigilllo d’Amore - versione spallata con maniglie e croce in foglia oro

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SIGILLO D’AMORE

Sigilllo d’Amore Spallata con maniglie

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SIGILLO D’AMORE

Sigilllo d’Amore Spallata con maniglie e croce in foglia oro

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SCRIGNO DEL CUORE

Preghiera Ave Maria - Naturale spallata | sullo sfondo: Fondale Espandibile Affresco: Angeli 205


PREGHIERA

Preghiera Padre Nostro - Noce Medio

Preghiera™ ha un concept semplice e innovativo: un anello intorno al cofano o all’urna dove è riportata una preghiera o un pensiero di commiato. Il testo è impreziosito da uno sfondo in foglia oro e protetto da una teca in plexiglass originale. Disponibile nelle tonalità: Naturale, Miele, Noce e Noce Medio. È possibile ordinare qualsiasi preghiera: • Ave Maria, Padre Nostro, Eterno Riposo, Preghiera dell’Alpino, etc... • un pensiero dedicato (esempio: Mamma, Papà, Amore) ovvero qualsiasi testo su ordinazione. 27


PREGHIERA

Preghiera - Eterno Riposo Miele con croce in foglia oro

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PREGHIERA

Preghiera Ave Maria - Naturale

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TESORO

Tesoro Naturale croce e fascia in foglia oro

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TESORO

Tesoro Miele croce e fascia in foglia oro

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TESORO

Tesoro - Noce medio croce e fascia in foglia oro con maniglie

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FINITURE SPECIALI

I cofani Affresco, Scrigno del Cuore, Sigillo d’Amore, Preghiera e Tesoro si distinguono per la finitura in foglia oro del fondo e dei piedini. Tutti i nostri prodotti vengono sottoposti a specifica igienizzazione prima della spedizione.

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LINEA MAESTRO

Smeraldo - Miele

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LINEA MAESTRO

Aurora - Noce

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LINEA MAESTRO

Madreperla - Miele

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LINEA MAESTRO

Scrigno - Miele

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ONORANZE ECCELLENTI E RICERCA

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ONORANZE ECCELLENTI E RICERCA

INSIEME PER UNA SCELTA D’AMORE - L’ULTIMO DONO È PER LA RICERCA, è una iniziativa con la quale le Onoranze che dispongono dei prodotti Prima Bottega contribuiscono al progresso scientifico per la salute delle future generazioni. Il patrocinio si esprime attraverso donazioni in favore di istituti in prima linea nella ricerca scientifica tramite la compilazione di un apposito Certificato di Garanzia a corredo di ogni prodotto Prima Bottega. La partecipazione all’iniziativa non carica le Onoranze di alcun costo supplementare: è Prima Bottega stessa a devolvere il contribuito all’ente indicato sul Certificato e a trasmettere alla famiglia la lettera di avvenuta donazione. Le Onoranze Eccellenti si distinguono nella Community www.onoranzeeccellenti.it tramite stelle di merito che misurano l’impegno dedicato alla campagna.

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Idee per il Vostro Prestigio DIREZIONE COMMERCIALE SALES MANAGEMENT Prima Bottega Ebanisteria Italiana privilegia il rapporto diretto con il Cliente: amiamo ascoltare le sue esigenze, condividere obiettivi e strategie e realizzare soluzioni. CHIAMACI: Francesca Colantoni 327 16 54 742 340 35 64 393 Simona Rondelli 393 84 04 854 Francesca Faedi 338 34 92 369 Maria Kristina 393 84 01 617 Ufficio Vendite 0862 76 15 79

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Oltre Magazine n. 4, maggio-giugno 2020  

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