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ssa interconne e e l a r u l ’ p ce: Un'eredita a famiglia della pa i i, p n m i con l'a sto, Capit ni, a V l e D , i , Mila Mazzolar anni XXIII a Villas, v o i G , a r i La P Garci g, Romero, ayr, Langer, n i K r e h t u L alducci, M Turoldo, B Paolo II, Bettazzi Giovanni ncesco e papa Fra


Sergio Paronetto

Un’eredità che viene dal futuro: don Tonino Bello Prefazione di Matteo Zuppi

edizioni la meridiana p a g i n e a l t r e


Ringrazio Rosa Siciliano e la redazione di “Mosaico di pace”, mensile fondato da Tonino Bello, per l’utilizzo di alcuni brani, sia pure rimodulati, scritti per la rivista in questi ultimi anni.

2018 © edizioni la meridiana Via S. Fontana, 10/C - 70056 Molfetta (BA) - tel. 080/3971945 www.lameridiana.it info@lameridiana.it

ISBN 978-88-6153-639-5


Abbiamo solidissima la parola dei profeti alla quale fate bene a volgere l’attenzione come una lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei vostri cuori la stella del mattino (2 Pietro 1,19)

Il mondo cammina grazie allo sguardo di tanti uomini che hanno aperto brecce, che hanno costruito ponti, che hanno sognato e creduto, anche quando intorno a sé sentivano parole di derisione... Opera la pace in mezzo agli uomini... E soprattutto sogna! Non aver paura di sognare... Credi fermamente nelle persone che ancora operano per il bene. Nella loro umiltà c’è il seme di un mondo nuovo (papa Francesco, udienza del 20 settembre 2017)


Indice

Prefazione di Matteo Zuppi Introduzione. Seme, segno, sogno

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I PARTE Un’eredità molteplice e universale In mezzo a noi Proiettato nel comune futuro

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Un’eredità storica e civile: la scelta della nonviolenza Varcare il Capo di Buona Speranza Un sogno realistico

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Un’eredità politica: costruire la civiltà del diritto 31 È possibile cambiare il mondo col gesto dei disarmati? 31 Trasformare i conflitti, costruire relazioni 34 Un’eredità sociale: i poveri evangelizzano la pace Se vuoi la pace va’ incontro ai poveri Il futuro ha i piedi scalzi

37 37 39

Un’eredità ecclesiale: la pace è il progetto della Chiesa Il fuoco della profezia In piedi, costruttori di pace!

43 43 45

L’eredità teologale di un moderno padre della Chiesa La pace come problema di fede La pace trinitaria

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Un’eredità pedagogica: pace come mappa della ricerca umana Un itinerario formativo Educare a quale pace?

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II PARTE Don Tonino Bello e la famiglia della pace Don Tonino Bello e Primo Mazzolari Don Tonino Bello e Lanza Del Vasto Don Tonino Bello e Aldo Capitini Don Tonino Bello e Giorgio La Pira Don Tonino Bello e Giovanni XXIII Don Tonino Bello e Lorenzo Milani Don Tonino Bello e Martin Luther King Don Tonino Bello e Oscar Romero Don Tonino Bello e Marianela Garcia Villas Don Tonino Bello e David Maria Turoldo Don Tonino Bello e Ernesto Balducci Don Tonino Bello e Hildegard Mayr Don Tonino Bello e la nonviolenza femminile Don Tonino Bello e Alexander Langer Don Tonino Bello e Giovanni Paolo II Don Tonino Bello e Luigi Bettazzi Don Tonino Bello e papa Francesco: la guerra è follia Don Tonino Bello e papa Francesco: la nonviolenza politica per la pace

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Bibliografia

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Prefazione

Il sogno realistico di don Tonino (e di papa Francesco) Dobbiamo ringraziare di cuore Sergio Paronetto per queste pagine che, raccolte con intelligenza e passione, ci aiutano ad ascoltare e capire con sempre maggior profondità don Tonino. Il suo libro è un invito a lasciarci conquistare il cuore dalla ferma risolutezza di questo profeta, dal suo coraggio per vincere il nemico dell’uomo, dalla sua poesia che aiuta a vedere e toccare il prossimo, dalla sua contemplazione che ci permette di scegliere per non restare indifferenti e per aprire gli occhi sulle realtà di Dio, quelle del cielo e quelle della terra. Don Tonino ci aiuta a metterci in ginocchio davanti al tabernacolo ed a piegarci per vedere da vicino lo sporco del fratello, senza giudicarlo, per sollevarlo con le nostre mani. Sì, don Tonino è davvero un seme, un segno, un sogno. Quante parole e quante immagini, nessuna caduca perché tutte evangeliche e umane, ci ha regalato don Tonino? È davvero una stella che orienta nella notte fonda della disillusione, oscurità che avvolge gli uomini, che spegne la speranza, stordisce, disorienta. Nella notte è facile addormentarsi, presi dalla stanchezza, convinti che l’alba non verrà, smettendo di essere sentinelle perché la luce tarda e i sogni appaiono impossibili. Noi crediamo che proprio quando la notte è più fonda sta per giungere l’alba, quel tantum aurora est che bisogna scorgere nelle avversità più grandi. Don Tonino è questo. Il suo ricordo e soprattutto il suo insegnamento, la sua testimonianza, continuano ad essere presenti. Aiuta il gregge 9


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a sentire l’odore del suo pastore, a riconoscere la sua voce, a provare l’emozione di vederlo venire incontro non con la fredda verità del giudice, ma con la calda e bruciante misericordia. Don Tonino è stato un uomo di Dio, un contemplativo che ha insegnato ad aprire gli occhi, un credente capace di parlare con tutti che ha chiesto di riconoscere la povertà non come una categoria ma come un volto, una storia, una persona. Forse proprio per questo ha voluto cercare e affrontare le cause della povertà, non accontentandosi delle denunce, di frasi fatte, sfuggendo al galateo ecclesiastico banale e con tanti tratti di ipocrisie, così anche da dichiarazioni prive di vita. Il suo è un Vangelo che tocca il cuore e chiede di scegliere, alla lettera, sine glossa, essenziale e poetico allo stesso tempo. Egli scriveva davanti al tabernacolo, perché dall’adorazione nasceva quella contemplazione dell’umano che spesso papa Francesco indica chiedendo uno sguardo contemplativo, non banale, non superficiale, non affrettato, ma profondo, libero, misericordioso. Quante volte ha esortato la Chiesa a schierarsi con gli ultimi, con i poveri, a farsi povera, senza accontentarsi di dare qualcosa o di fare un po’ di volontariato! Voleva una Chiesa davvero madre, senza privilegi, senza gratificazioni, che rifugge le tentazione del denaro, per non tradire il suo essere solo per i figli. Tanti, per certi versi tutti. La fede per lui non era un affare individuale, intimista, pur essendo così profonda e interiore. Non ci si salva da soli, ma assieme. Egli si è speso fino alla fine, da uomo vero, senza infingimenti, autentico, vincendo la tentazione delle mezze misure per non cadere nella tentazione della tiepidezza e dell’indifferenza, la più pericolosa per il cristiano. Ci ha fatto scoprire e riscoprire la vera forza del cristiano, la grazia. Scrisse come auguri pasquali pochi giorni prima di morire: “Vi scrivo da un altare scomodo, ma carico di grazia. Vi benedico da un altare circondato da silenzi, ma risonante di voci. Sono le grazie, le luci, le voci dei mondi, dei cieli e delle

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Un’eredità che viene dal futuro

terre nuove che, con la Resurrezione, irrompono nel nostro vecchio mondo e lo chiamano a tornare giovane”. Don Tonino ha anticipato papa Francesco e papa Francesco sembra riprendere tante espressioni e modi suoi. In realtà gli uomini del Vangelo si rassomigliano anche se sono diversissimi e gli uni aiutano a capire e seguire gli altri. Ad esempio la convinzione di don Tonino era che la pace fosse questione personale e artigianale. “La nonviolenza è una cultura ancora debole” ma “la pace è un’arte che si impara”, il potere dell’amore matura nella costruzione di una cittadinanza umana, nell’esperienza ecumenica e nel dialogo interreligioso, nella sperimentazione interculturale, nella formazione alla pace come “convivialità delle differenze”. Non è affatto un pacifista generico ma un amico della nonviolenza cosciente che la storia è luogo di conflitti. Il suo era un sogno realistico, come quelli che con tanta insistenza papa Francesco indica e persegue. Per essere profeti di pace occorre imitare Gesù Cristo. “La scelta nonviolenta di Cristo non solo deve ripercuotersi nella nostra prassi, ma deve anche risuonare sulle nostre labbra. Senza paure. Senza tanti ‘se’ e senza tanti ‘ma’. ‘Rimetti la spada nel fodero’ deve essere il principio assiologico supremo di ogni impegno cristiano e di ogni protesta civile [...]. Non ci decidiamo ancora, come popolo profetico, a uscire allo scoperto. Ma se taciamo noi, eredi della profezia di pace del Cristo, chi si assumerà il compito di dire alla terra che, scivolando sui binari che ha imboccato, corre verso l’olocausto? Coraggio miei cari fratelli profeti! Diciamo che ogni guerra è iniqua. Promuoviamo una cultura di pace che attraversi tutta la nostra prassi pastorale. Denunciamo a chiare lettere l’ingiustizia della corsa alle armi. Aiutiamo la gente distratta a rendersi conto che lo sterminio per fame di milioni di persone pesa sulla coscienza di tutti. Smilitarizziamo il linguaggio, spesso così intriso di assurde categorie belliche, che dà l’impressione di un agghiacciante bollettino di guerra”.

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Il sogno ha bisogno di interpreti e di testimoni credibili, che accettano, con semplicità e tenacia, di avviare oggi quello che sarà vero domani. Ecco la forza di don Tonino, quella che non passa, come il Vangelo. Pregava così: “Prenditi tutto di noi, Signore. Per il bene dei nostri fratelli. Te lo diamo con gioia. Esultando. Perché sappiamo che tutto sfocerà in un estuario di beatitudine senza fine e in un esito di salvezza per il tuo gregge. Mettiamo a tua disposizione i nostri giorni, i nostri beni, i nostri affetti. Non vogliamo trattenere nulla per noi. Neppure la salute. Neppure la reputazione. Neppure il nome”. Grazie don Tonino. Matteo Zuppi Arcivescovo di Bologna

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Introduzione

Seme, segno e sogno Poeta e profeta, amico dei poveri, educatore e maestro di nonviolenza, martire della pace, cantore della vita, credente credibile, testimone del Vangelo, contemplativo nell’azione. Per tutti noi è seme, segno e sogno. È seme: ci precede come uno dei protagonisti del Novecento e come moderno padre della Chiesa. Custodisce la memoria di un bene prezioso sepolto nel cuore dell’umanità. Segno di profondità. È segno: ci accompagna e ci indica il cammino. È presenza intima al nostro impegno per il disarmo, la giustizia e la cura del creato. È lampada per i nostri passi nella notte della violenza e dell’ingiustizia. È ospite del nostro inquieto tormento. Segno dei tempi. È sogno: ci aspetta sollecitandoci a camminare, cultore di un grande sogno diurno, esploratore di una terra inedita, di una nuova frontiera umana. Profeta di primavera, ci viene incontro dal futuro. Segno per i tempi. Don Tonino abita il presente del passato (storia di liberazione), il presente del presente (l’oggi di Dio), il presente del futuro (promessa di pienezza). Ci accompagna verso la pace-shalom: benedizione originaria, dono e responsabilità. Ci aiuta a vivere la pace come nuova creazione della storia, a essere diffusori di semi, coltivatori di segni, promotori di sogni: sogni diurni coi piedi per terra, sogni sofferti e maturi. Germogli di un’altra umanità. Con lui camminiamo per uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare (i 5 verbi del Convegno ecclesiale di

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Firenze del novembre 2015). Con lui vogliamo prendere l’iniziativa, coinvolgerci, accompagnare, fruttificare e fare festa (le azioni indicate da papa Francesco nella Evangelii gaudium 24). Con lui vogliamo “spalancare la finestra del futuro, progettando insieme, osando insieme” come è scritto sul muro della sua casa natale ad Alessano, che si richiama alla poesia-preghiera “La lampara”1 . Tonino Bello è finestra spalancata non solo sulla sua vita o sulla sua terra ma sul mondo intero, sulla Chiesa, su tante periferie umane. La sua famiglia (la nostra famiglia) è varia e grande. In essa sbocciano convergenze impensate, intrecci inediti, com-passioni vibranti tra persone diversamente viventi (nella seconda parte lo metto in rete con Primo Mazzolari, Aldo Capitini, Lanza del Vasto, Giorgio La Pira, Giovanni XXIII, Lorenzo Milani, Martin Luther King, David Maria Turoldo, Ernesto Balducci, Oscar Romero, Marianela Garcia, Hildegard Mayr e la nonviolenza femminile, Alexander Langer, Giovanni Paolo II, Luigi Bettazzi, papa Francesco ma tanti altri possono essere i legami da evidenziare come fili intrecciati di un tessuto colorato). Con lui siamo eredi di un sogno, sperimentiamo il sogno maturo e realista della pace. Anche l’anziano può sognare in modo lucido e struggente (Gioele 3,1). È il “sogno diurno” di Giovanni XXIII (“è appena l’aurora!”) o di papa Francesco (“una Chiesa povera dei poveri!”). Sento molto stimolante la coincidenza tra il pontificato di papa Francesco e il magistero di don Tonino. Tra i due sono molte le vicinanze tematiche. Le ho elencate in Amare il mondo. Creare la pace. Papa Francesco e Tonino Bello (edizioni la meridiana, 2015): uscire e camminare, il coraggio della pace, la “Chiesa del grembiule”, la responsabilità, il sogno 1

ANTONIO BELLO, Parole d’amore, edizioni la meridiana, Molfetta (Ba) 1992, 41-45.

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Un’eredità che viene dal futuro

di Isaia, l’etica dei volti, la comunione nelle differenze, il disarmo, la povertà, la scelta della nonviolenza, la custodia del creato e della bellezza, la misericordia, la spiritualità della gioia, la tenerezza, il realismo profetico. Don Tonino manca a tutti. Ma la sua assenza non può bruciare se alimentiamo, come dice ai giovani, “il roveto ardente della pace”, o, come scrive Francesco con parole molto toniniane nella Evangelii gaudium (271), se cerchiamo di “accendere il fuoco nel cuore del mondo”. Anche noi come lui, che si paragona arditamente a Mosè, non entreremo nella terra promessa. Come Mosè vivremo un tramonto, quando sarà, “lontano dalle luci della ribalta. Col cuore ancora gonfio di passione per la vita. Cogli occhi fiammeggianti nel riverbero di cento ideali. E col dito puntato verso la terra dei miei sogni”2. Don Tonino non è solo in mezzo a noi. È davanti. Ci viene incontro dal futuro “con i piedi scalzi” per progettare e osare assieme. Si fa nostro compagno di strada se ci mettiamo in cammino con lui verso Colui che viene a fare nuove tutte le cose. Beati non perché pensiamo di essere arrivati ma perché stiamo partendo.

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ANTONIO BELLO, Ad Abramo e alla sua discendenza, edizioni la meridiana, Molfetta (Ba) 2000, 52.

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Un’eredità molteplice e universale

In mezzo a noi “Vorrei mettermi non avanti a voi come capofila, e neppure dietro di voi, ma in mezzo a voi. Insieme al popolo e cantare [...]. Vi auguro buona salute e prosperità, soprattutto fate in modo che coloro che vi incontrano siano felici di sapere di essere vostri amici”1. Così Tonino Bello ai giovani, venuti per cantargli lo spiritual “Freedom” come augurio per il suo compleanno, un mese prima del suo “giorno pasquale”. Con lui sento di vivere un’amicizia spirituale che mi fa respirare ed espandere. Intreccio la sua memoria a quella del Concilio e al pontificato di papa Francesco. Nella stupenda preghiera del 1982 (“La lampara”) emerge tutta una vita di fede (“la forza di osare di più, la gioia di prendere il largo”), di speranza (“spalancare la finestra del futuro, progettando insieme”) e di carità (“per chi ha fame e non ha pane e per chi ha pane e non ha fame”). Ogni momento di riflessione su di lui è per me un respiro di libertà, un evento di grazia, un appello alla responsabilità. Ciò che di lui leggo e medito mi arriva col profumo della novità, col sapore della bontà, con la freschezza dell’acqua pulita, con l’odore del mare (dell’incrocio dei mari nel Salento profondo), con lo sguardo di tanti operatori e operatrici di pace, padri e madri, figli e figlie della famiglia della pace. Capitini la definirebbe “compresenza dei vivi e dei defunti”. Io la chiamo la grande famiglia della pace o il corpo mistico di Cristo, nostra pace. 1 ANTONIO BELLO, Ti voglio bene, edizioni la meridiana, Molfetta (Ba) 1994, 41-44.

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Dopo di lui guerre e violenze sono continuate ma si sono anche aperti cammini di liberazione. Don Tonino ha ragione: “la nonviolenza è una cultura ancora debole” ma “la pace è un’arte che si impara”2: un itinerario formativo permanente per viverla come vera, buona, giusta, bella, amabile, utile, sana e santa. Ripensando ai quattro pilastri giovannei della casa della pace, descritti nella Pacem in terris, è possibile attuarla come forza della verità, soffio di libertà, fame e sete di giustizia, potere dell’amore. La forza della verità vive nella ricerca della pace come disarmo integrale (dal sistema di guerra, dalle armi, dall’odio, dall’indifferenza, dalla paura e dalla solitudine) o come riconversione civile delle spese militari; il soffio della libertà opera nelle pratiche di liberazione da ogni oppressione, nell’intreccio diritti-doveri, nella cittadinanza attiva, nella costruzione della casa comune europea, nel rilancio democratico dell’Onu, in istituzioni volte a costruire la pace con mezzi di pace; la fame e la sete di giustizia diventano lotta alla fame e alle malattie, riforma delle istituzioni economiche internazionali, rifondazione etica del sistema finanziario, acquisizione di uno stile di vita radicato nella sobrietà; il potere dell’amore matura nella costruzione di una cittadinanza umana, nell’esperienza ecumenica e nel dialogo interreligioso, nella sperimentazione interculturale, nella formazione alla pace come “convivialità delle differenze”. Quest’ultima, che per don Tonino è l’espressione più bella per definire la pace, affonda le sue radici nel mistero trinitario: uguaglianza, differenza, relazione. Siamo tutti uguali, tutti differenti, tutti in relazione. E ognuno può fare qualcosa. Ognuno può essere sorgente d’acqua buona. Questo forse ci manca: risvegliare la fresca fiducia nella possibilità di cambiare; sentire la pace non solo 2 ID., Alla finestra la speranza, San Paolo, Cinisello B. (Mi) 1988, 1996, 150.

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Un’eredità che viene dal futuro

come dovere ma come “il piacere di essere una sorgente che tracima e rinfresca gli altri” (Evangelii gaudium 272); praticarla non solo come lotta tenace ma come movimento di amicizia liberatrice, come impegno alimentato dalla sapienza del sorriso. Ce lo insegna il disegno di un bambino di Molfetta che lo immaginava in piedi su una barca a vela, in una mano la croce e nell’altra la fisarmonica. Quasi l’icona della sua passione nell’annunciare Cristo “nostra pace”, pronto a “mutare il lamento in danza” (Sal 29). In alcune canzoni a lui care (da “Il cielo in una stanza” a “Per fare un tavolo”, da “L’isola che non c’è” a “Freedom”), avverto un’inquietudine creativa da seminare e curare con fiduciosa pazienza.

Proiettato nel comune futuro I problemi da lui meditati e vissuti sono tutti presenti, sono nostro pane quotidiano. È fondamentale vederlo interconnesso con tutta la famiglia della pace e proiettato nel nostro comune futuro. La sua eredità è un seme fecondo per una ricca fioritura in vari campi: l’attuazione del diritto internazionale con l’idea di un’Onu dei popoli; il valore della dignità umana come genoma etico universale; l’accoglienza come nuova cittadinanza umana; la difesa dei beni comuni nella prospettiva ecumenica per la pace, la giustizia, la salvaguardia del creato; l’intreccio tra pace e giustizia; la nonviolenza come strategia politica, “scienza articolata e complessa” e “valore di popolo”; il disarmo e la difesa nonviolenta; lo sviluppo della Costituzione italiana come “Carta della pace” che ripudia la guerra; il valore delle azioni femminili per la pace e la riconciliazione; la lotta alla criminalità e alla corruzione con percorsi di legalità e di giustizia; l’importanza della formazione e dell’educazione permanen21


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te alla pace; l’annuncio di Cristo “nostra pace”; il valore del Concilio Vaticano II; il ruolo dei laici politici operatori di pace; l’elaborazione di una teologia trinitaria della pace; la testimonianza di una Chiesa povera per un credibile annuncio di fede e di speranza. La sua storia, assieme a quella di Pax Christi di cui è stato presidente per otto anni (1985-1993), si intreccia con quella di tanti movimenti per la giustizia e la pace, è parte integrante della storia profonda dell’Italia, esprime la sostanza della Costituzione, fa palpitare il cuore del Vangelo, diventa momento significativo del magistero della Chiesa in cammino di conversione, “in uscita” con e oltre papa Francesco. Negli anni Ottanta è in contatto con la rete “Beati i costruttori di pace” e con vari movimenti, con iniziative come la marcia Perugia-Assisi, le manifestazioni nazionali dell’ottobre 1981 e dell’ottobre 1983, la mobilitazione contro i missili a Comiso (che porterà nel dicembre 1987 allo smantellamento della base missilistica), il movimento di denuclearizzazione e di smilitarizzazione dei territori, gli incontri all’Arena di Verona (dove interviene nell’aprile 1989), la lotta contro i meccanismi dell’ingiustizia e i mercanti di morte, i convegni sull’obiezione di coscienza, sulla legalità, sull’educazione alla pace, sui nuovi stili di vita: la seminagione è stata ricca e feconda di bene. Oltre il tradizionale pacifismo, i nuclei tematici della sua tavola della pace sono, quindi, molti in simbiosi tra loro e alimentano il cammino del futuro spalancato davanti a noi. La sua è un’eredità vivente legata a tante esperienze di persone luminose a lui vicine e nostre compagne di strada: – è eredità storica immersa nella nonviolenza come storia profonda della famiglia umana; – è eredità civile radicata in un’etica dei volti e orientata alla convivialità delle differenze;

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Un’eredità che viene dal futuro

– è eredità politica presente nell’azione per il disarmo e nella gestione e trasformazione dei conflitti; – è eredità sociale attenta alla centralità dei poveri che evangelizzano la pace; – è eredità ecclesiale attiva nel cammino di tante comunità e nel pontificato di papa Francesco; – è eredità teologale plasmata da una robusta teologia trinitaria della pace e da una tensione messianica operante nella coscienza che il Regno di Cristo è già e non ancora presente; – è eredità pedagogica pulsante nei cammini di educazione alla pace. Tante eredità, una sola eredità. Impossibile dividerle. Un’eredità molteplice e universale, globale, interconnessa, aperta al domani. Ma se la sua eredità è davanti a noi occorre alzarsi e mettersi in cammino o salire sulla nave-scuola della pace per navigare oltre il “Capo di Buona Speranza”.

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Un’eredità storica e civile: la scelta della nonviolenza

Varcare il Capo di Buona Speranza Inevitabile per don Tonino, innamorato del mare, concepire la pace come una navigazione. Sulla barca evocata nel 1982 al porto di Tricase, all’incrocio dei mari e dei popoli, si accende la lampara della pace, una luce di profondità nella storia umana: “la forza di osare, la capacità di inventarsi, la gioia di prendere il largo”3. Torna spesso in lui l’immagine della nave scuola guidata da maestri e testimoni che deve superare un punto decisivo, il vero “capo di buona speranza” oltre il quale si procede in mare aperto: la scelta della nonviolenza. Ne parla con decisione in opposizione all’invio di navi nel Golfo Persico (preludio della guerra in Iraq) per un’azione di pattugliamento. A proposito della spedizione militare del 1987, partita da Taranto e da Augusta, osserva con amarezza: “Ci auguriamo tutti che queste navi non sparino nessun colpo, neppure a salve. Ma si sappia bene che un primo siluro l’hanno già lanciato. Non contro le imbarcazioni iraniane, ma contro la nave scuola su cui da ormai cinquant’anni impartono lezioni di pace Gandhi e Luther King, Tillich e Capitini, La Pira e Lanza del Vasto, Helder Camara, don Milani, Bobbio e Bettazzi”. L’elenco dei timonieri, allargato e precisato negli anni, ha come origine Gesù Cristo. Per questo, chiede coerenza evangelica alle chiese della Puglia e d’Italia davanti alla militarizzazione del territo3

ANTONIO BELLO, Parole d’amore, cit. 42.

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rio: “È vero che non sono mancate in questi anni e non mancano autorevoli prese di posizione contro certi modelli di sviluppo in antitesi con la vocazione pacifica della nostra terra [...]. Ma dobbiamo riconoscere, purtroppo, che tra noi, nonostante il multiloquio, quella della pace rimane ancora una cultura debole. Se no avremmo denunciato più rapidamente la mitologia della cosiddetta sicurezza nazionale”4. Don Tonino non è un pacifista generico ma un amico della nonviolenza cosciente che la storia è luogo di conflitti, che sono certamente un pericolo ma anche una sfida innovatrice. La pace è la trasformazione nonviolenta del conflitto. La questione è come operarla. L’opera è immensa, a un tempo azione graduale e progetto globale. È autonoma e originale. La si sceglie perché è buona, vera, giusta, bella, utile. “La pace è un’idea rivoluzionaria – scrive Johan Galtung – ‘la pace con mezzi pacifici’ la definisce come rivoluzione nonviolenta. Questa rivoluzione deve aver luogo costantemente, il nostro lavoro è espanderne l’estensione e il dominio. I compiti sono senza fine, la domanda è se siamo all’altezza di svolgerli”. Il perdono si colloca all’apice della trasformazione creativa del conflitto come un dono per tutti. Gandhi e Mandela ce l’hanno insegnato, ricorda Galtung con una terminologia simile a quella di don Tonino5. Per allontanare qualunque interpretazione passiva o rinunciataria, don Tonino parla spesso di nonviolenza attiva. La presenta come un atlante storico-geografico sterminato o una mappa della ricerca umana con lo stile di un moder4

ID., La speranza a caro prezzo, San Paolo, Cinisello B. (Mi) 1999, 23; Scritti di pace, Mezzina, Molfetta (Ba), 1997, 56-57.

5 JOHAN GALTUNG, Pace con mezzi pacifici, Esperia, Peschiera Borromeo (Mi) 2000. Cfr. anche DESMOND TUTU, Non c’è futuro senza perdono, Feltrinelli, Milano 2001 e MARTHA NUSSBAUM, Rabbia e perdono. La generosità come giustizia, il Mulino, Bologna 2017.

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Un’eredità che viene dal futuro

no padre della Chiesa e di un esperto di statura mondiale. La sua elaborazione ideale (teologia trinitaria, Chiesa del grembiule, beatitudine della pace) incrocia le tematiche centrali della pedagogia (etica del volto, capacità di sognare, arte della compassione), della politica (bene comune, cittadinanza umana, economia di giustizia) e della ricerca nonviolenta planetaria (diritto internazionale, Onu dei popoli, difesa non armata, trasformazione dei conflitti, perdono socio-politico). La “convivialità delle differenze” diventa rete di percorsi nonviolenti vissuti come ricerca del volto, scienza sociale, progetto politico, formazione permanente, cittadinanza attiva, sicurezza comune, disarmo, giustizia sociale, spiritualità della gioia.

Un sogno realistico La pace nonviolenta non è, quindi, una dottrina da proclamare ma itinerario comune, pratica coinvolgente che si può solamente con-vivere e con-dividere. Don Tonino preferisce raccontarla con le storie esemplari di personaggi biblici o con le esperienze di tante persone. La narra con linguaggio simbolico e poetico che traduce i principi orientativi della nonviolenza contemporanea. Li possiamo rintracciare nella vita di Cristo e in Francesco d’Assisi fino a Gandhi, Luther King, Mazzolari, Capitini, La Pira, Milani, Lercaro, Dossetti, Bettazzi, Balducci, Turoldo, Camara, Romero, Freire, Proaño, Martini; in testimoni come Bonhöeffer, De Foucauld, Carretto, Mancini, Lanza del Vasto, i Goss-Mayr, Mandela, Tutu, Sabbah; in papi come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Francesco; in esperti con i loro centri di studio; in migliaia di piccoli maestri della vita quotidiana. La vita degli amici della nonviolenza costituisce la storia profonda dell’umanità da

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esplorare in progetti formativi e programmi di studio6. La nonviolenza politica contemporanea, nata nel 1906 con Gandhi in Sud Africa, non è una dottrina compiuta né un metodo uniforme ma un insieme di storie e di movimenti che “fa perno attorno all’educazione e rielabora, in termini laici, l’antico motto dei profeti: o convertirsi o morire”7. Fondamentale è prendere coscienza, come ha fatto Francesco nel messaggio dell’1 gennaio 2017 La nonviolenza: stile di una politica per la pace, del protagonismo femminile, dell’ampia varietà della nonviolenza femminile, operante nei gruppi di riconciliazione; nei centri a difesa dei diritti umani e della dignità della donna; nelle scuole del perdono; tra le “donne in nero” o le comunità dei parenti delle vittime di stragi; nella lotta antimafia; nella violata primavera araba; in donne palestinesi e israeliane, sudamericane, africane e asiatiche che stanno generando vita nuova. Con lui diventa inevitabile fare memoria di donne come Simone Weil, Etty Hillesum, Edith Stein, Marianela 6

La bibliografia al riguardo è immensa. Nel mio Tonino Bello maestro di nonviolenza. Pedagogia, politica, cittadinanza attiva e vita cristiana, Paoline, Milano 2012, indico centinaia di volti e di itinerari. Tra i testi introduttivi, ricordo solo EMILIO BUTTURINI, La pace giusta. Testimoni e maestri tra ’800 e ’900, Mazziana, Verona 1999; il libro a più voci La filosofia della nonviolenza. Maestri e percorsi nel pensiero moderno e contemporaneo, Cittadella, Assisi 2007; ROBERTO MANCINI, L’amore politico. Sulla via della nonviolenza con Gandhi, Capitini e Lévinas, Cittadella, Assisi 2005; la bibliografia storica, Difesa senza guerra, aggiornata da Enrico Peyretti sul sito del Centro Domenico Regis di Torino. Tra le fonti cui attingere, Johan Galtung, Theodor Ebert, Jacques Sémelin, Jean Marie Muller, Pat Patfoort, Gene Sharp, Giovanni Salio, Alex Langer, Giuliano Pontara, Alberto L’Abate, Antonino Drago, Daniele Novara, Raimon Panikkar, Bernard Häring, Jean Comblin, Giulio Girardi, Antonio Papisca, Raniero La Valle, Giovanni Mazzillo, Giuliana Martirani, Vandana Shiva, Riccardo Petrella, Andrea Riccardi, Luigi Bettazzi, Nandino Capovilla, Alex Zanotelli, riviste, associazioni, fondazioni, scuole, case editrici, università e siti telematici. 7

TONINO BELLO, La speranza a caro prezzo, cit. 113.

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Un’eredità che viene dal futuro

Garcia, Teresa di Calcutta, Annalena Tonelli, Rachel Corrie, Mirella Sgorbati, Anna Politkovskaia, Ilaria Alpi, Dorothy Day, Dorothy Stang, Rosemary Lynch, le Nobel per la pace Betty Williams, Mairead Corrigan, Rigoberta Menchù, A. San Suu Kyi, Shrin Ebadi, Wangari Maathai, Ellen Johnson Sirleaf, Leymah Gbowee, Tawakkul Karman, Malala Yousafzai. Alle “donne disarmanti” don Tonino pensa quando offre agli amministratori locali, tra 1985 e 1990, un’immagine della politica capace di passione e compassione, sobrietà e gratuità, giustizia e pietà, tenacia e fiducia, pazienza e coraggio. Nel passare in rassegna tante azioni di denuncia femminile, risale anche alle vicende bibliche di donne da Myriam a Sara, da Rizpà alla figlia di Jefthe, da Ruth a Maria, donna del “Magnificat”, grande manifesto di liberazione umana. In tale ambito, il perdono non appare mai come pratica rinunciataria ma come indicazione rivoluzionaria: superare le culture del nemico, non adottare i suoi mezzi violenti, costruire una novità di vita. Per questo compito, la fede cristiana e l’istanza laica possono riconoscersi e fecondarsi reciprocamente. Per lui la nonviolenza è un sogno realistico impastato di sudore e sangue. Occorre sceglierla, attivarla, provarla e pagarla a caro prezzo. Ha avuto i suoi successi. Ma deve sempre ripartire (come in India, Sud Africa, Sud America, Nord Africa o Asia). A volte viene sconfitta come in Siria, dove Paolo Dall’Oglio, fondatore della comunità di Deir Mar Musa, all’inizio del 2012, ha proposto inutilmente una mobilitazione simile a quella dei 500 a Sarajevo, guidati da don Tonino nel dicembre 1992.

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Un'eredità che viene dal futuro: don Tonino Bello  

Un'eredita’ plurale e interconnessa con l'ampia famiglia della pace: Mazzolari, Del Vasto, Capitini, La Pira, Giovanni XXIII, Milani, Luther...

Un'eredità che viene dal futuro: don Tonino Bello  

Un'eredita’ plurale e interconnessa con l'ampia famiglia della pace: Mazzolari, Del Vasto, Capitini, La Pira, Giovanni XXIII, Milani, Luther...

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