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Come giocare con la prima infanzia

FACCIAMOCI UN DONO

Grazia Honegger Fresco

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Grazia Honegger Fresco

cianomagentagiallonero



Grazia Honegger Fresco, già presidente del Centro Nascita Montessori di Roma, ha una lunga esperienza di relazioni e di lavoro con bambini piccolissimi e grandi. Ha operato molto nel campo della formazione dei genitori e delle educatrici e scritto numerosi libri per le edizioni Armando, Ferro, Emme, Red e altri. È co-direttrice del trimestrale “Il Quaderno Montessori” che si pubblica a Castellanza (Varese) da 25 anni. Con la meridiana ha già pubblicato nella collana Partenze Senza parole (2002) Un nido per amico (2007) e Accogliere un bambino (2013).

ISBN 978-88-6153-088-1

Euro 13,50 (I.i.)

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Come giocare con la prima infanzia

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Il tuo bambino, appena giunto dal mondo della luna, ha bisogno di tranquillità, di ritmi sempre uguali, di voci delicate, di gesti gentili senza cambiamenti; ha bisogno di ritrovare il calore e le mani della madre, poi, a poco a poco, quelli del padre… Ecco il primo dono! Poi, arriva il secondo. Il tempo del gioco. Questo libro è stato immaginato come un piccolo pozzo di risorse per stare piacevolmente con i propri figli. Non preoccupatevi: non sarete sommersi da consigli per gli acquisti. Al contrario. Un grappolo di mandorle può trasformarsi in un gregge ed una ghianda può divenire il pastore, con un tappo si può creare una torre o anche una nave, oppure… Queste proposte di gioco, infatti, hanno un abito casalingo: suggerimenti semplici, oggetti reperiti in casa, a costo zero o quasi. Tutto può divenire utile per compiere ogni volta lo stesso volo dell’immaginazione nel proprio mondo interiore. Al centro c’è il bambino e il suo stupore nella scoperta del mondo. Il bambino, non l’adulto. Finalmente.

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Indice

Prefazione alla seconda edizione...5 Introduzione.................................7 100 e più doni per crescere insieme....................11 ... e per dirgli “Ti voglio bene”.........................69 Bibliografia minima....................77


Introduzione Questo libro è stato immaginato come un piccolo pozzo di risorse per stare piacevolmente con i propri figli. Oggi, dobbiamo riconoscerlo, a causa delle nostre sempre frenetiche occupazioni, i bambini rischiano di essere molto soli, di non aver più quel tempo lungo in cui poter stare accanto ad un genitore, imparare da lui, sentirne l’affetto, non tanto perché è arrivato il bel giocattolo o la coccola eccitante, ma perché si sono fatte cose insieme, si è dialogato, si sono scambiate domande e risposte. L’ascolto e la calma sono tra i migliori doni che oggi possiamo fare a un figlio e ci sarà più facile concretizzarli se ci soffermeremo a guardare i suoi giochi, ad ascoltare i suoi progetti, a scoprire come riesca a trasformare magicamente – con occhi che vedono altro – una pentola, un bastoncino, un pezzo di stoffa, una vecchia scatola. Spesso davanti alla vetrina che espone l’ultimo costoso giocattolo, non resistiamo a comprare, ma poi restiamo delusi, scoprendo che sì gli è piaciuto, forse l’aveva anche chiesto, ma in realtà dopo una o due volte lo ha abbandonato per qualcosa di più semplice, magari costruito da lui stesso. C’è un altro problema che talvolta i genitori denunciano: i bambini non sanno più giocare da soli. Spesso sembra essere vero, ma la responsabilità è nostra perché fin da piccoli abbiamo giocato con loro sostituendoci alla loro inventiva, agendo al loro posto, suggerendo l’uso di oggetti, rendendoci indispensabili al loro modo di agire. A poco a poco quello che riescono a fare da soli risulta ai loro stessi occhi povero, modesto, insoddisfacente. Piuttosto mettiamo intorno a loro oggetti significativi da scegliere e da usare a seconda delle età e al resto penseranno loro. I bambini non hanno bisogno che si insegni loro a giocare. Possiamo essere vicini, presenti, ma facendo altro, le nostre cose. La famosa frase, emblematica delle Scuole Montessori, Aiutami a fare da solo, non va mai dimenticata se si vuole che i bambini diventino abili nell’inventare, nell’usare utensili, nel capire come procedere alla soluzione di un problema, non fosse altro che raccogliere l’acqua caduta sul pavimento o far entrare un bottone nella sua asola. Se siamo sempre pronti a dire: “Poverino! Te lo faccio io!” oppure: “Non sei proprio capace!”, come sperare che diventino indipendenti e responsabili? Converrebbe invece fare il contrario: incoraggiare senza agire in loro vece; lasciare a loro l’iniziativa e tirarci un passo indietro per fungere solo da supporto “tecnico”. Quando il bambino ci chiede: “Come si fa un elmo da guerriero? Come posso incollare questi due tappi? Come lego questo spago al camion?…” ecco l’aiuto positivo da dare: mettiamo le nostre abilità, anche modeste, al servizio della sua inventiva insieme a colla,

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cartoni, cucitrici, fili, aghi, strumenti quasi magici da adoperare all’occasione. E, se possibile, piuttosto che dare noi le soluzioni nei passaggi difficili, cerchiamo di capire come vorrebbe fare, che idee ha in mente: forse le sue sono migliori delle nostre. Le proposte di questo libro hanno in genere un... abito casalingo: suggerimenti semplici, oggetti reperiti in casa, a costo zero o quasi, nell’ottica del riciclaggio intelligente e del consumo che non dimentica le esigenze di salute del pianeta sul quale viviamo e che è anche l’unico – almeno per ora ! – da lasciare a figli e nipoti. Di cose belle e fatte ne abbiamo fin troppe. Osserviamo i bambini. Qualche tempo fa ne ho visti due, di quattro e sei anni, trascorrere un lungo tempo di gioco mettendo in fila mandorle e noccioline: un gregge di pecore ben sorvegliato da alcuni pastori, rappresentati da tre grosse ghiande. Non mancavano il recinto, qualche mucca – alcune noci americane – e un minacciosissimo leone (un pezzo di legno di forma strana). Se, malgrado le tante imitazioni ossessive di oggetti e di personaggi, bambini di città riescono ancora a utilizzare così creativamente frutti e legnetti trovati in un giardino, allora bisogna dire che, malgrado i tanti attentati da parte nostra, sono proprio bravi a salvare la loro capacità di inventare e di rivivere in modo autonomo avventure, paure, divertimenti, emozioni, racconti, immagini viste. I materiali semplici arricchiscono questa loro fantasia positiva, che non è l’immaginare a vuoto, ma il concretizzare il proprio mondo interiore. Non ultimo, quanto più rendiamo familiare ai bambini il riutilizzo creativo e divertente di ciò che può essere trasformato e adoperato ancora sotto altra veste, tanto più, senza prediche ecologiche, potranno diventare cittadini consapevoli, attenti alla natura. Sotto questo profilo, gli elementi reperibili su una spiaggia, in un bosco, lungo un torrente sono una vera benedizione. Forme e colori insoliti possono illuminare di nuova luce un vecchio gioco e un angolo di terrazzo o di giardinetto trasformarsi in un luogo incantato che assorbe a lungo fantasia, dialogo, racconto. Fare posto al bambino, alla bambina nella nostra casa che è anche la loro, perché non si sentano ingombranti, sgraditi e come d’impaccio alle faccende degli adulti, dovrebbe essere nostra attenzione costante, un altro modo per comunicare loro in forme palesi il nostro “Ti voglio bene”. Dirlo e poi impedire di fatto ai figli di sentirsi a proprio agio in famiglia è un brutto esempio di ambiguità e di incoerenza. Troppo spesso i bambini sono trattati in casa come ospiti di passaggio: i loro oggetti prediletti relegati in cameretta e il messaggio, più o meno evidente, è: “Levati da torno”. Come la mettiamo con il “Ti voglio bene”? È vero: essi tendono a invadere tutta la casa, ma non agiscono così per farci dispetto, bensì perché vogliono stare con noi, a contatto di sguardo e di voce. Se si annoiano, se non sanno che fare, eccoli allora passare ore vuote, di solitaria e scadente fantasticheria, forse davanti alla TV che non solo ruba loro immaginazione e capacità creativa, ma li porta di continuo in un mondo adulto, tutt’altro che positivo,

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come lo è qualsiasi anticipazione forzata. Allora sono loro che, ubriachi di dolciumi, di bevande pubblicizzate nonché di televisione, si isolano e si lasciano invadere da una realtà, già tutta virtuale per loro che non hanno criteri di valutazione e che se li stanno appena formando. Aggiungiamo un ultimo tassello: amici e amiche sono insostituibili nella crescita di un bambino, soprattutto se non ha la fortuna di avere un fratello, un cuginetto con cui misurarsi in modo naturale. Se lo amiamo senza riserve, dobbiamo attrezzarci per accoglierli, per aprire loro la nostra casa, fare in modo che la sentano come il luogo più caro, proprio perché possono invitare l’amico del cuore o il compagno che a scuola ha acceso la sua simpatia. Anche questo è un bellissimo dono. Quante cose imparano i ragazzini giocando tra loro fin da piccoli, confrontandosi e litigando magari: questa è vita, non il restare imbambolati, con l’antennina in testa, a riempirsi gli occhi di falsi modelli, di vissuti e di immagini scadenti, imparando ad applaudire e a ridere a comando. E ora buona lettura: chissà quante altre belle idee vi verranno in mente! ottobre 1999 Grazia Honegger Fresco

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100 e più doni per crescere insieme... Il tuo bambino, appena giunto dal mondo della luna, ha bisogno di tranquillità, di ritmi sempre uguali, di voci delicate, di gesti gentili senza cambiamenti; ha bisogno di ritrovare il calore e le mani della madre, poi, a poco a poco, quelli del padre... Ecco il primo dono! A tre-quattro mesi comincia a mostrare una gran voglia di guardarsi intorno. A parte quei giochi in plastica, coloratissimi e fin troppo veloci, che si possono acquistare, cerca cose semplici da offrire alla sua osservazione e da cambiare ogni tanto: una candela accesa; un nastro rosso appeso alla culla; foglie che si muovono al vento; bambini che giocano; un po’ di musica... A sei, sette mesi già allunga la manina per afferrare. Quando gli vuoi dare un gioco o un biscotto, non metterglielo in mano, ma posalo davanti a lui perché possa, con i suoi tempi, prenderlo da solo. Un bell’oggetto per un piccolino è un gioco ad aria da guardare. Con filo da cucire lega alla loro metà, in croce, quattro cannucce da bibite. Taglia quattro fili dello stesso cotone (ognuno lungo circa 40 cm) e ritaglia da cartone colorato quattro forme geometriche uguali o diverse, della grandezza di un pacchetto di sigarette o poco più. Nel centro di ciascuna passa con l’ago uno dei fili e sotto fa’ un nodo. Ora lega l’altro capo di ogni filo all’estremità di ogni cannuccia. Se appendi il gioco in alto sopra la culla, il bambino potrà vedere le forme colorate che si muovono nell’aria.

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A nove, dieci mesi la capacità di scegliere diventa già più precisa. Ponigli davanti un cestinetto con alcuni oggetti, diversi per forma, grandezza, rugosità di superficie, perché possa prenderli e succhiarli finché ne ha voglia: un uovo di legno, un portauovo, una spazzolina, una bottiglietta... Ogni tanto cambiali e metti qualcosa di diverso. Preferisci il legno, il metallo, il vetro infrangibile, la ceramica alla plastica che dà sempre lo stesso tipo di sensazione (è una bella esperienza, diffusa nei Nidi da una psicologa inglese di nome Elinor Goldschmied). Un bel regalo per quando comincia a spostarsi da solo a quattro gambe consiste in uno scatolone con alcune scatole più piccole che entrino una nell’altra, tre o quattro anelli (da tenda), più o meno larghi, alcuni bigodini, oppure due o tre pigne, qualche grosso turacciolo e spolette (vuote) da filo. Poi, senza insegnargli nulla, mettiti a guardare che cosa è capace di sperimentare (anche questa è un’idea di Elinor Goldschmied). Poco più avanti nei mesi ama spingere e trascinare oggetti pesanti: ci prova anche con sedie e sgabelli. Se hai una cassetta della frutta ben robusta, levigala con carta vetrata, prima grossa poi fina (oppure verniciala) e quindi attacca, sotto ciascun angolo, un pezzo di feltro. Gli servirà anche come carrello porta giochi.

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Un posto per il piacere di leggere: piccolo o grande che sia, pochi o tanti i suoi libri, ci vuole un posto speciale per valorizzarli, perché non siano da cercare in mezzo alle costruzioni o tra i pentolini. Puoi raccoglierli in una cassettina di legno appesa al muro o in una scatola foderata di stoffa oppure esporre su una piccola mensola. Vicino ad essi, una poltroncina, un cuscinone, uno sgabello, un lume in alto, a parete... Se hai mollette da panni non troppo dure da aprire, infilale sui bordi di una scatola: gli piacerà toglierle e metterle più volte. Per il piacere di impastare e di creare forme è ottima la pasta di sale: una tazza di sale fino, due tazze di farina, mescolare e aggiungere a poco a poco acqua, fino a ottenere una pasta morbida che non si incolli alle dita. Le forme ottenute, eventualmente decorate con piccoli semi, vanno cotte in forno per circa mezz’ora finché sono leggermente indorate. Quando si sono raffreddate si possono anche dipingere. Crea una bambola personale: ritaglia in carta una sagoma lunga circa 20 cm e fissala con spilli su una stoffa morbida, messa in doppio. Tagliala e cucila intorno, lasciando un fianco aperto per riempirla di lana da tappezzieri. Non pigiarla troppo perché risulti morbida, poi cuci anche il fianco. Gli occhi e la bocca, appena delineati, puoi farli con un pennarello o con filo da ricamo. Non mettere bottoni: possono staccarsi. Via via, secondo i desideri del bambino, vestila, ma senza troppi dettagli. A due, tre anni la preferisce semplice.

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Il tuo bambino è un esploratore nato. Vuole saggiare e conoscere tutto come può, battendo, lanciando, portando alla bocca, ripetendo e ripetendo. Digli un “No” fermo su ciò che non deve toccare, ma lasciagli fare il maggior numero possibile di esperienze. I piccoli adorano nascondersi. Se hai in casa un cavalletto, di quelli che sorreggono i tavoli, puoi coprirlo a mo’ di casina con una stoffa, meglio se un po’ trasparente: gli permetterà di vedere senza essere troppo visto. Raccogli cilindri di cartone robusto, di varia lunghezza e diametro: quelli dei fax, della carta igienica, dei rotoli di carta da cucina. Messi in un cesto insieme ad anelli più o meno grandi, costituiscono una bellissima versione del gioco del “dentro-e-fuori”, tanto amato dai bambini del secondo anno di vita. Un momento molto bello può essere quello del bagno (la doccia piacerà più tardi). Va arricchito con sapone che non bruci gli occhi e giochi adatti. Qui è il trionfo della plastica: animali marini e spugne, piccoli recipienti. Una mamma, seguendo l’interesse del suo bambino, gli ha dato perfino libretti e lettere da far aderire alle pareti della vasca. Chi ha solo la doccia, può sistemare nella vasca sottostante un’ampia bacinella. Scalda bene il bagno (chiudendo sempre la stufa, prima che il bambino entri in acqua). Quando esce, avvolgilo in un asciugamano ampio e tiepido, ma, se preferisce, lascialo giocare in pace (tanto meglio se con un amico o la sorella) controllando che l’acqua si mantenga calda con eventuali aggiunte.

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Stai scoprendo le “passioni” del tuo bambino? Una di queste sarà di certo l’acqua. Se vuoi farlo felice senza arrabbiarti perché si bagna, preparagli un grembiulino di gomma, uno sgabello per arrivare al lavandino e qualche “strumento”: uno o due pentolini, un passino, un imbuto, una brocchetta, in principio di plastica poi, quando comincia a controllare i movimenti, anche frangibili. Un bambino non va mai trattato come un eterno bebè, sempre bisognoso di aiuto, anche quando è in difficoltà. A ogni età c’è qualcosa, sia pure modesta, che può fare da solo. Puoi aiutarlo a sperimentare cose nuove e a misurarsi con altri bambini, anche se lo sforzo che questo gli costa ti fa soffrire. Dopo, sarete entrambi più contenti. A tuo figlio di quattro o sei anni procura una varietà di strumenti grafici, pochi per tipo e ciascuno in un suo contenitore: tre o quattro pastelli a cera, altrettanti pastelli a olio (più morbidi), una o due matite nere del n. 8 (sono morbidissime!), qualche pennarello a punta grossa e altri a punta fine, alcune matite colorate. Accanto, carta in vari formati, diversa per colore o per ruvidezza. Una scatola o una cartella per raccogliere i disegni fatti.

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Quando comincia l’interesse per scrivere lettere e numeri, puoi preparare la lavagna dei pionieri: un vassoio dai bordi bassi nel quale metterai due mestoli di sabbia o di farina di mais o anche di semolino. Basta scuotere in orizzontale il vassoio per avere una superficie ordinata su cui tracciare i segni e subito dopo, allo stesso modo, cancellarli. Non resta traccia e nessuno potrà dire se si è capaci oppure no. Il passo successivo può essere una vera, piccola lavagna, con qualche gesso (si può anche fare in casa, verniciando in nero o in verde scuro una tavoletta ben levigata). Qui la traccia dura un po’ di più, ma il cancellino – un cuscinetto pieno di ovatta – farà presto a eliminarla, riducendo il rischio della caccia all’errore da parte degli adulti. Incoraggiare, anziché umiliare: questo sì che aiuta a crescere. Acqua, che divertimento e che scoperte inesauribili! Con una vecchia bambola di plastica che butteresti via, puoi organizzare (in cucina, sul terrazzo...) un bagno in piena regola con una bacinella ovale, sapone liquido, spugnetta, asciugamano... Costruire per lui una magica trottola è molto semplice: prepara in compensato un cerchio di 8 o 10 cm di diametro; foralo esattamente al centro in modo da incastrarci un bastoncino lungo quanto il diametro, in modo che la metà si trovi sotto il cerchio e la metà sopra. L’estremità inferiore del bastoncino va appuntita. Sul cerchio, prima di fissare il bastoncino, disegna una decorazione a spicchi con vivaci colori. Quando si farà roteare la trottola, sarà sorprendente vedere il cerchio diventare bianco.

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I bambini hanno una mente avida di conoscenza. Fin dalla nascita esplorano l’ambiente e si pongono dei perché: nella prima infanzia si danno risposte un po’ magiche; nella seconda vogliono capire con esattezza come funziona il mondo, quello degli umani e quello della natura. Dobbiamo prepararci a rispondere loro nel modo che si attendono, più facendo esperienze insieme che dando spiegazioni astratte. Uno spettacolino improvvisato si può fare ritagliando pupazzetti disegnati dai tuoi bambini, attaccandoli a un filo e facendoli muovere da vere marionette, su un tavolino. È anche un’ottima idea per un bambino costretto all’immobilità. Quando si va con i figli a fare una passeggiata nella natura e si ha l’opportunità di preparare un fuoco (se non c’è vento, né rischio per le piante), non si dimentichi l’effetto quasi magico che produce su di loro l’accensione di foglie o di carta tramite una lente d’ingrandimento e i raggi del sole. Una piccola esperienza che non dimenticheranno più. Visto che abbiamo acceso il fuoco, prepariamo, protetta da grossi sassi, una bella brace, con fogliame e rami ben secchi. Dove c’è più cenere, nascondiamo piccole patate non sbucciate, ma ben lavate. Cerchiamo qualche ramo meno secco, liberiamolo dalle foglie e inseriamo nelle parti appuntite pezzetti di peperone, di zucchina, di melanzana, che avvicineremo al calore, non alla fiamma diretta.

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