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Chiamatemi don Tonino

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Francesco Cardinali

Chiamatemi‌ don Tonino Il racconto appassionante di una scoperta: don Tonino Bello

Introduzione di mons. Luigi Bettazzi

edizioni la meridiana p a g i n e a l t r e


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Indice

Introduzione di Luigi Bettazzi

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Prologo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11 Scena Prima

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Scena Seconda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15 Scena Terza . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 19 Scena Quarta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21 Scena Quinta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 Scena Sesta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 29 Scena Settima . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31 Scena Ottava . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33 Scena Nona . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39 Epilogo Nota

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Introduzione

Quando mons. Antonio Bello – don Tonino, come si faceva chiamare – si rivolse per la prima volta ai suoi nuovi diocesani, il giorno dell’ingresso nella città di Molfetta, si presentò così: “Accoglietemi come fratello e amico, oltreché come padre e pastore... di mio non ho molte cose da darvi. Però nella mia valigia ho due cose buone: la Parola di Dio e la tenerezza, la sofferenza, la speranza indistruttibile della mia piccola, stupenda chiesa d’origine”. Credo proprio che per incontrare don Tonino, così come lo ha incontrato il protagonista di questa presentazione, bisogni cominciare proprio dalla sua tenerezza, cioè dalla sua umanità, che colpiva chiunque arrivava a contatto con lui. Era stato educato dalla semplicità e dal calore della sua terra, del Salento così pieno di sole, di mare, con le sua albe e i suoi tramonti, del borgo di Alessano a cui ha voluto ritornare anche dopo morto per riposare per sempre accanto alla sua mamma, alla quale sentiva di dovere tanta parte della sua ricchezza umana. Donna forte, terziaria francescana, rimasta vedova con tre bambini piccoli, li aveva educati in una fede sincera e con una grande attenzione verso i semplici e i poveri, in ciascuno dei quali, francescanamente, vedeva il volto del Signore. Giunse – il nostro don Tonino – a ricusare per due volte, scusandosi, la nomina a vescovo per non allontanarsi dalla madre, accettando solo la terza volta, quando la madre era morta. Prese come anello episcopale la fede nuziale della mamma, e ha voluto essere sepolto accanto a lei, nella nuda terra, nel cimitero di Alessano. Sotto il suo stesso stemma episcopale aveva posto come motto il versetto di un Salmo: “Vedano gli umili e si rallegrino”. E certo gli umili, i poveri, non potevano non rallegrarsi nel vedere che un vescovo si curava di loro, barboni che dormivano sui sedili della stazione ferroviaria, ladruncoli che vivevano di espedienti (o uccisi da un metronotte, come Massimo, per cui don Tonino andò

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personalmente a celebrare solitarie esequie al cimitero), sfollati che accolse nel suo palazzo vescovile. Certo, questo modo di comportarsi risultava anticonformista, cioè non usuale, non solo nella vita di un vescovo, ma anche in quella di molti preti e di troppi cristiani, che don Tonino richiamava, con dolcezza ma anche con fermezza. E così non mancava di mettere politici e uomini pubblici di fronte alle loro responsabilità, soprattutto nei confronti dei settori più indigenti della società, di portarli a riflettere – come nel caso di quella nave militare – che non ha senso benedire le armi, che sono fatte per uccidere. Ma non mancava di ricordare alla Chiesa stessa che deve sentirsi in atteggiamento di servizio nei confronti dell’umanità, come faceva, ad esempio, richiamando l’immagine del grembiule che Gesù aveva cinto, durante l’Ultima Cena, per lavare i piedi ai suoi discepoli, concludendo che l’Eucaristia non ha efficacia se non è vissuta in atteggiamento di servizio, e che la Chiesa dev’essere sempre “Chiesa del grembiule”. Questa immaginazione feconda lo rendeva poeta: il nostro amico la definisce “abilità retorica e sapiente uso di metafore”, e questo assorbiva l’attenzione di chi lo ascoltava, ed ora quella di chi lo legge. Ma insieme nota la profondità del suo messaggio, alimentato da seri studi teologici e da molta preghiera. Questo saper rendere vive, quasi palpabili, riflessioni profonde con il fervore di richiami attuali lo portava, ad esempio, a esortare i neoeletti al Parlamento, che si disponevano ad aprire la Camera, a mettersi di fronte alle loro responsabilità, per altre camere aperte, come quella “a gas” per un condannato di quei giorni, o a barriere chiuse, per popoli del Medio Oriente o per bambini di Baghdad senza medicine. Ma lo portava – in un esempio divenuto ormai famoso – a chiedere al parroco della sua Cattedrale di non togliere l’indicazione di “destinazione provvisoria”, posta sotto un Crocifisso in via di trasferimento, per richiamare che la Croce, ogni croce della vita, anche la più pesante, non è definitiva, che il Calvario non è “zona residenziale”, che “si fece buio su tutta la terra”, ma “da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio”. “Dopo tre ore – continua – ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci... ecco una mano forata che schioda dalla croce la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di

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donna che ti avvolge di tenerezza. Fra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra assurdo”. È proprio questo richiamo alla tenerezza materna di Maria che conclude la riflessione dell’amico, che all’inizio, laico impenitente, era stato colpito e incuriosito proprio dalla lettura di “Maria, compagna di viaggio”, un brano poetico del libro sulla Madonna scritto da don Tonino. E come non pensare che quelle invocazioni a Maria sono state l’ultima sua preghiera sul letto di morte: gli leggevamo l’indice del libro (Madonna della strada, Madonna del piano superiore, Madonna dell’ultimo giorno... ) e lui rispondeva: “Prega per me”, mentre le chiedeva che facesse presto a venirlo a prendere perché soffriva troppo, e offriva le sue sofferenze per la sua gente e per il “popolo della pace”. Credo che dovremmo tutti ripetere spesso la preghiera conclusiva, quella che gli era stata ispirata dallo stemma della sua cittadina natale (Alessano), e che ci deve render lieti di avere nella fragilità un’ala soltanto, perché potremo poi volare, l’altra ala ce la dà il Signore. Quella preghiera inizia: “Ti ringrazio, Signore, per il dono della vita”. E noi lo ringraziamo per il dono della vita di don Tonino. Siamo certi che, come con i suoi scritti e i suoi discorsi fortifica la nostra ala, ci propizia ora l’altra ala, quella che l’ha fatto volare così alto, l’ala del suo Signore. † Luigi Bettazzi Vescovo emerito di Ivrea

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Prologo

Buio in scena. Quel Natale fu un Natale strano, per me... tutto iniziò con quella festa, con quel regalo e, soprattutto, con quel biglietto… Luci sul palcoscenico – si sentono rumori d’ambiente di una festa in casa… “Buon Natale… buon Natale… Ah! Grazie… questo è per me… eh che bel biglietto… e sostanzioso anche! … una lettera quasi… aspetta, aspetta… prima lo leggo…” “Non so se sia più strano regalare un libro su una donna ad un uomo o un libro di preghiere ad un laico. A Natale di un anno così terribile e intenso è questo un invito a continuare il confronto, a ‘scambiarci gli occhi’ per meglio comprendere il mondo che ci circonda e il mistero della vita. C’è scritto in un passo a fondo libro: ‘rendici cultori delle calde utopie dalle cui feritoie sanguina la speranza del mondo’… Ho pensato a te… Buon Natale, Stefania…” I rumori d’ambiente scompaiono. Silenzio. Iniziai a scartare il pacchetto con decisione, frettolosamente, come un bambino… l’aspetto era inequivocabile… immaginavo che fosse un libro, certo… ma quel biglietto di auguri così inconsueto, con quella citazione così…, insomma, Stefania era riuscita a incuriosirmi… Ah, come al solito il nastro del pacchetto si rivelò resistente come un cavo d’acciaio… così,

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alzai i miei occhi alla ricerca di un aiuto, tipo il coltello del panettone… e non potei fare a meno di notare i suoi occhi: fissi su di me, attenti, o forse, più che attenti, impazienti nell’attesa di cogliere la mia reazione… Sapete, non potevo accettare quell’amichevole… “provocazione intellettuale” e così, rallentando un po’ le operazioni di apertura del pacchetto… Si tornano a sentire i rumori d’ambiente. “Non mi freghi, eh… ho capito… suppongo che sia un libro su una donna, di sicuro! Dai… tipo la storia di una donna scritta da una donna… per sottolineare l’importanza delle donne… o magari un libro per far capire a noi uomini che c’è sempre una grande donna, dietro un grande uomo, oppure…” – “Ma Stefania… Stefy… ah, adesso capisco perché mi guardavi con quegli occhietti furbi… un libro del genere… a me (ride), il laico impenitente del gruppo… ma come ti è venuto in mente?” I rumori d’ambiente scompaiono nuovamente. Silenzio. Sapete, le mie supposizioni erano completamente sbagliate… perché quel libro era stato scritto da un prete. E la protagonista… beh, quella donna, era la Madonna.

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Scena Prima

Si ode il ritmico suono del faro acustico del porto. Quella sera non fu facile addormentarsi… la sirena del porto, come sempre chiaramente distinguibile dal mio letto, non sortiva quel consueto effetto d’ipnotica ninna nanna… anzi! Sembrava sottolineare quel fondo di malinconia che è tipico delle serate d’inverno e di ogni periodo di festa quando, dopo chiacchiere, brindisi, incontri con amici solitamente lontani e risate, e parole… ci si ritrova soli con se stessi, a letto, nel buio, in silenzio, aspettando il sonno… Continua il ritmico suono del faro acustico del porto. Eh, il sonno… sì, dopo la quinta volta che ti giri nel letto capisci che il sonno, quando lo cerchi… non arriva e quando non arriva… c’è un motivo. Allora accesi la luce… sul comodino quel libro, quel biglietto di Stefania e… le sigarette. Nella mia testa, invece, in maniera quasi martellante quella frase… sì, quella frase: le calde utopie… dalle cui feritoie… sanguina la speranza sul mon… no… Dunque: le calde utopie… dalle cui feritoie… sanguina la speranza del mondo… sì, del mondo. Capii allora che, senza dare un’occhiata a quel libro, non mi sarei addormentato…

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Scena Seconda

Continua, in lontananza, il ritmico suono del faro acustico del porto. ‘Fanculo alla curiosità! Dunque… vediamo: “don Tonino (così tutti affettuosamente chiamavano il monsignor Antonio Bello) nacque ad Alessano, in provincia di Lecce, nel 1935. Ordinato sacerdote nel 1957, fu educatore in seminario e parroco. Nel 1982 divenne vescovo di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi. Campione del dialogo, costruttore infaticabile di pace, dal 1985 presidente nazionale del movimento ‘Pax Christi’, fu pastore mite e protettore dei poveri, degli immigrati e degli ultimi. Scrittore ispirato, profeta della speranza, si è imposto all’attenzione pubblica per profondità del messaggio, freschezza e originalità dello stile. Colpito da male incurabile, visse il suo calvario facendone un ‘luminoso poema’. Morì il 20 aprile 1993”. Bene… e questo è l’autore… il “prete”… anzi, la descrizione del prete… in seconda di copertina… vabbè… Ma la citazione fra virgolette sul biglietto di Stefania… dov’è… ah già… a fondo libro… un momento… eccola: “Santa Maria, compagna di viaggio”… Inizia l’accompagnamento musicale (in crescendo durante la preghiera). “Santa Maria, vergine del mattino, donaci la gioia di intuire, pur tra le tante foschie dell’aurora, le speranze del giorno nuovo.

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Ispiraci parole di coraggio. Non farci tremare la voce quando, a dispetto di tante cattiverie e tanti peccati che invecchiano il mondo, osiamo annunciare che verranno tempi migliori. Non permettere che sulle nostre labbra il lamento prevalga mai sullo stupore, che lo sconforto sovrasti l’operosità, che lo scetticismo schiacci l’entusiasmo, e che la pesantezza del passato ci impedisca di far credito sul futuro. Aiutaci a scommettere con più audacia sui giovani, e preservaci dalla tentazione di blandirli con furbizia di sterili parole, consapevoli che solo dalle nostre scelte di autenticità e di coerenza essi saranno disposti ancora a lasciarsi sedurre. Moltiplica le nostre energie perché sappiamo investirle nell’unico affare ancora redditizio sul mercato della civiltà: la prevenzione delle nuove generazioni dai mali atroci che oggi rendono corto il respiro della terra. Da’ alle nostre voci la cadenza degli alleluia pasquali. Intridi di sogni le sabbie del nostro realismo. Rendici cultori delle calde utopie dalle cui feritoie sanguina la speranza sul mondo. Aiutaci a comprendere che additare le gemme che spuntano sui rami vale più che piangere sulle foglie che cadono. E infondici la sicurezza di chi già vede l’oriente incendiarsi ai primi raggi del sole”.

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Torna il ritmico suono del faro acustico del porto. Rimasi sconcertato. La preghiera continuava… e io la lessi fino alla fine… la lessi come se fosse una poesia… io la lessi, godendo della profondità delle parole, dell’abilità retorica, del sapiente uso delle metafore, delle indubbie capacità di questo autore finora a me sconosciuto. Quando spensi la luce era davvero tardissimo… ma stavolta finalmente non feci fatica a prender sonno. Irrompe, a forte volume, la suoneria di una sveglia elettronica.

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Scena Terza

Silenzio. Alzarsi alle due di notte a febbraio è una di quelle cose di cui chiunque farebbe volentieri a meno… ma quel giorno non mi pesò più di tanto… perché io dovevo partire, anzi volevo partire… avevo davanti a me tre giorni di ferie e 50 minuti per raggiungere la stazione prima che partisse quel treno… che mi avrebbe condotto verso un’avventura straordinaria. Si odono i tipici rumori d’ambiente di una stazione ferroviaria. La “scoperta” di don Tonino, da quella notte di Natale, segnò i miei pensieri in maniera indelebile… Lessi, anzi… divorai tutto quello che riuscii a trovare su di lui e si delineò in me… la figura di un uomo… di un religioso… certo non comune… anzi, a volte, quasi sconvolgente e… (ride sotto i baffi) comunque capace di attrarre anche uno come me, poco incline a frequentare chiese e preti… Avevo notizie frammentarie, certo, ma… riuscii a trovare cose molto interessanti! Insomma, cosa pensare di un vescovo che gira su una Cinquecento scassata… che s’indigna per le mancanze di politici e governanti, anche a costo di suscitare scandali… che benedice la sua povertà… che ospita a casa sua gli sfrattati, gli sbandati e i senza tetto, extracomunitari e prostitute compresi? Eh? E cosa dire dello stesso vescovo che brilla per la profondità dei suoi studi teologici… che riempie di fedeli entusiasti la sua chiesa, dalle lodi mattutine fino ai vespri serali… che mette al centro della sua azione il valore intimo

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e assoluto della preghiera… che difende la sacralità della vita, condannando con veemenza la pratica dell’aborto che lui definiva come “l’antigenesi più delittuosa”, come “il crimine più grave verso il genio di Dio”? Allora: prete progressista… o prete conservatore? Prete di frontiera o mite pastore? Insomma, cosa capire… cosa imparare da un uomo così? Questa era diventata la “domanda”, quasi ossessiva, della mia ricerca. Una domanda la cui risposta si rendeva per me ancor più necessaria alla luce… della poetica capacità comunicativa degli scritti di quel prete… Ve lo garantisco… i suoi sono testi quasi magici, che ti scuotono dentro… che ti conquistano, armati di una bellezza semplice, luminosa e sconcertante… proprio come gli assolati pomeriggi della sua terra, il Salento. Inizia una musica melodiosa. Già, il Salento… io, lo conoscevo bene, il Salento… i suoi paesaggi scarni e intensi, il suo mare dai colori profondi, le distese di ulivi, i campi di tabacco, i muri a secco, le rocce aguzze e i resti di antiche torri costiere… e poi le sue cicale assordanti e quegli incontaminati panorami sul mare, sordi al passare del tempo… quel tempo che, nel Salento, sembra scandito non dal sole e dalla luna, ma dall’alternarsi dei giorni di scirocco e dei giorni di tramontana. Sì, era lì che avevo deciso di andare… come avevo fatto tante altre volte… ma, stavolta, per un motivo diverso… Dovevo capire, dovevo trovare qualche risposta… Adesso, la mia ricerca stava iniziando… Si odono i tipici rumori di un treno ascoltati dall’interno del vagone.

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Scena Quarta

Voce del controllore: – Signore, bigliettooo… prego signore… biglietto… – Sì, eccolo (sbadiglia)… un momento… un momento solo… Voce del controllore: – Grazieee! – Prego… prego. Oramai ero sveglio… e, visto che ero solo, non spensi la luce che il controllore aveva acceso… anzi, decisi di rimettermi a leggere. La mia bibliografia su don Tonino era diventata, a dire il vero non senza qualche difficoltà, interessante… ma molto altro speravo di trovare in questo viaggio. Comunque, tra i pochi libri che riuscii a trovare, ce n’era uno da cui non mi separavo praticamente mai… un libretto esile, appena una sessantina di pagine… In copertina, una foto a piena pagina di don Tonino a Sarajevo nel dicembre 1992… una foto bella, che mi colpì da subito… una di quelle foto che carpiscono l’istante con naturalezza… don Tonino è ritratto di fronte, appoggiato su una transenna con la schiena, ma guarda di lato. È magrissimo, è molto malato… perchè quella foto dista dalla sua morte poco più di quattro mesi… ma dal suo volto scavato emerge un profilo deciso e determinato… semplice, come la croce pastorale sul suo maglione nero. Ah… quel libro s’intitola “Manifesto di Pace” e raccoglie gli articoli scritti da don Tonino, dalla metà del 1990 agli auguri del 31 dicembre del ’92, per “il Manifesto”, sì “il Manifesto”… quello lì… il quotidiano comunista.

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Il paragrafo che segue viene pronunciato sussurrato, come una confidenza… Devo dire che quando acquistai questo libro, la mia anima laica tirò un sospiro di sollievo e… non potei fare a meno di meravigliarmi… un prete che scriveva su “il Manifesto”… non c’è più religione! Mi venne da pensare… Inutile dire che, naturalmente, mi sbagliavo… Comunque continuai a leggere… Continuano i tipici rumori di un treno ascoltati dall’interno del vagone. (entra eco) “Scovare il nido della pace, all’interno del quale si possono trovare tutti i volti della diversità, capisci… perché non si può essere ‘campioni di dialogo’ se si parla solo dal pulpito di una chiesa, se non ci si indigna pubblicamente… parlare direttamente, confrontarsi, mettersi sempre sullo stesso piano… e mettersi sempre in discussione… ma anche agire, fare il massimo, per conquistare la capacità e la coscienza di essere irremovibili…” (fine eco) Essere irremovibili… beh… su don Tonino ci si poteva scommettere… Pensate: si rifiutò persino di benedire, nel giorno del varo, una nave cisterna della Marina Militare, perché aveva a bordo un minimo armamento… È entusiasmante… io la scena me la immagino così: dunque… autorità, politici, alti ufficiali della Marina… tutti in fila sul molo… e un vescovo… A sottolineare la scena immaginata, si odono rumori di porto e di gente. – “Ma… Monsignore… Eccellenza… su, non sia rigido…” – “La risposta è no! … insomma, mi capisca… io sono un uomo di chiesa… di pace… un uomo di Dio… io non posso benedire le armi…” – “Eccellenza… ma è una nave della Marina e poi… è una nave da carico, ci sono solo poche armi…”

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– “Poche armi… non m’interessa! … poche armi… o tante… cosa cambia? Ne basta una per uccidere… capito? Uccidere, togliere la vita!” – “Ma… Eccellenza…” – “E poi… non chiamatemi “eccellenza” e neppure “monsignore”… chiamatemi solo “don”… chiamatemi don Tonino… e ricordatevi che non si possono benedire le armi! Chiaro?” Si interrompono i rumori di porto e di gente. Silenzio. Eccolo qua! don Tonino Bello, il vescovo intransigente… che gira i tacchi, monta nella sua vecchia Cinquecento e se ne va! (risata) Un eroe, un “estremista della pace”, certo! Ah, sì come quella volta, fra le tante, che scrisse ai nostri parlamentari… Si sente il rumore dei tasti di una macchina da scrivere… “Cari senatori e deputati, dunque, si ricomincia. Intrisi ancora del lungo bagno di folla e profumati di popolo, che vi ha dato la sua fiducia, oggi siederete sui banchi per le prime operazioni di rito. Emozionati come bambini al loro primo giorno di scuola, forse vi batterà il cuore: anche se molti di voi sono già veterani. Che il cielo vi assista. Perché il compito che vi attende è così arduo, che solo un soprassalto di amor proprio può impedirvi di invidiare coloro che non sono stati eletti nella più massacrante kermesse elettorale degli ultimi decenni. Si aprono le Camere; ma quanto a spiragli di luce, non pare che se ne aprano tanti. Si aprono le Camere; ma proprio mentre cigolano le porte di un’altra camera che si chiude, la camera a gas del carcere della California. Si aprono le Camere; ma si chiude il cerchio di un nuovo embargo, con cui viene cinturato nell’isolamento un altro popolo arabo. Si aprono le Camere; ma rimangono chiusi gli scali di Baghdad, dove la morte di migliaia di bambini per fame sembra che non faccia inorridire neppure come l’esecuzione

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di Harris nel penitenziario di San Quintino. Si aprono le Camere; ma non si aprono feritoie di speranza, che legittimino l’attesa di un nuovo ordine internazionale, autentico, non pretestuoso, capace finalmente di assicurare giustizia e pace ai popoli della Palestina e del Libano. Si aprono le Camere; ma non si aprono sufficientemente gli occhi sul baratro sempre crescente tra i Paesi del Terzo Mondo e i Paesi dell’opulenza, così come, con cifre allucinanti alla mano, la recentissima denuncia dell’Onu ha messo in evidenza. Si aprono le Camere; ma persistono i moduli sorpassati e discriminatori sulla chiusura delle frontiere. Auguri allora, a voi, rappresentanti del popolo che oggi tornate a riunirvi. Il Parlamento, che si apre a ridosso della Pasqua, sia raggiunto dell’augurio di pace, primo dono di Cristo risorto, e ultimo scoglio dal quale speriamo che nessuna tempesta riesca a schiodarvi. Vi abbraccio fraternamente… don Tonino Bello”

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Chiamatemi... don Tonino  

Le pagine indispensabili per incontrare e approfondire il don Tonino più vero e intimo. Chiamatemi don Tonino… Libro e CD audio dello spetta...

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