Ottobre 2015

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ANNO 4 NUMERO

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ottobre 2015

d e l l a

P r o v i n c i a

G RAN D A

La bellezza vien dalla campagna 1 L’UNICO GIORNALE INVIATO A TUTTI GLI IMPRENDITORI AGRICOLI


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Ottobre

2015

Sommario Zootecnia

Fiere

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Mastiti, la fotografia della vostra stalla

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Milk Village, la novità alle fiere di Cremona

22

Piacere, Fassone! Conquista l’Expo

44

Aspettando Hannover La grande fiera agritechnica

24

Saluzzo incorona Nerz regina delle frisone

Diritto agrario

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Agrimeccanica

L’editoriale

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Un patrimonio di materie prime

Norme giuridiche

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63

Per amore o per forza

L’aria che tira

Quando il coltivatore ha diritto di prelazione

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Addio all’Apa Cuneo Ma la storia continua

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Le oche del corsaro conquistano il palato

Fisco e tributi

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Articolo 62: nuove sanzioni per chi non lo rispetta

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Rientro capitali dall’estero Potrebbe essere l’ultima proroga

Formazione

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Quella strada in mezzo ai campi

Cani, attività agricola tra lavoro e compagnia

In campo a Lombriasco le macchine per il giardino

Ortofrutticoltura

48

Cipolla rossa di Tropea Il mio amore calabrese

60

Estive e autunnali le mele fanno successo

62

Creso e Tenuta Cannona L’unione fa il risparmio

68

La valle dei porri è sempre più giovane

Attualità

32

La Banca europea finanzia le imprese dei giovani


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Fatturazione elettronica La “Granda” ligia al dovere

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Lo sportello dell’export più vicino alle aziende

56

Campione del mondo delle balle di fieno

Notizie dalle aziende

della provincia Granda

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Caron, il fuoristrada che non conosce confini

42

ITERA, Macchine Spaccalegna per ogni esigenza

54

Straordinaria risorsa per la nostra agricoltura grazie alla coltivazione del Bambù Gigante OnlyMoso

Novità in fiera a Vicoforte

Enologia

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La Regione manda avanti il Psr, ma per i bandi ci vorranno mesi

67

Cia Cuneo inaugura la nuova sede

70

Superare la dipendenza dal petrolio si può, ma occorre un piano biotech

72

Il Catac di Fossano vince la battaglia del grano

L’IMPRENDITORE AGRICOLO

58

Vendemmia contro burocrazia. Aiutare il vicino non è reato

Radici

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Storia del bracciante agricolo che sfuggì alla Grande Guerra

Osservatorio prezzi

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Prezzi e mercati all’ingrosso

Scadenze fiscali

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Novembre: occhio alle scadenze

Mercatino

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Gli affari dell’imprenditore

Direttore responsabile: Osvaldo Bellino Direzione, redazione e amministrazione: Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279 redazione@imprenditoreagricolo.com www.imprenditoreagricolo.com Editore: Réclame S.r.l. Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo

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e d i t o r i a l e

Per amore o per forza

O svaldo B ellino

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Per amore o per forza, si dice quando l’alternativa è obbligata. Così come per amore (della ricerca) o per forza (della crisi), si sono uniti in matrimonio il Centro di ricerca e sperimentazione ortofrutticola di Manta e la Tenuta Cannona di Carpeneto, proprio negli stessi giorni in cui, dopo sessant’anni di onorata attività, l’Associazione provinciale allevatori di Cuneo confluiva in un unico organismo di categoria a livello regionale. “L’è ‘l Piemont ch’a dà a l’Italia soa pi bela gioventù”, verrebbe da cantare ricordando la celebre marcia dei coscritti piemontesi, anche se in questo caso è il Piemonte a prendere dalla provincia Granda la più bella gioventù. Non sarà la guerra, ma poco ci manca. O forse è proprio la guerra, sotto mentite spoglie, ad aver prodotto con la spending review, le tasse e gli altri arsenali finanziari le devastazioni alle aziende e alla popolazione che sono sotto gli occhi di tutti. L’importante è che Creso e Apa Cuneo non facciano la fine di tante altre eccellenze cuneesi, a cominciare da frutta e suini, per restare in argomento, che regolarmente lasciano la provincia di Cuneo in forma anonima, destinate a trasformarsi altrove, e a vantaggio di altri, in celebrità “griffate” nei circuiti commerciali e della grande distribuzione. A proposito di guerra, c’è il pensionato di Castellinaldo che ha vinto la propria personale battaglia contro la burocrazia, scampando alla multa che gli ispettori del Lavoro volevano infliggergli per averlo sorpreso a raccogliere uva nella vigna degli amici, cosi come si fa da sempre, dandosi una mano tra vicini di casa e familiari. Una vittoria del buon senso, forse in parte debitrice dell’intervento del presidente della Regione, Sergio Chiamparino, prontamente sceso tra i filari del Dolcetto a vendemmiare anch’egli in nome della tradizione e della solidarietà nei confronti delle vittime dell’eccesso di zelo burocratico. Tuttavia, il problema rimane. Non solo quello della burocrazia ossessiva, ma anche del lavoro in nero o sottopagato. Far venire gli immigrati per poi sfruttarli, perché nessuno da noi potrebbe mantenere una famiglia e pagare le tasse alle condizioni a cui lavorano loro, non è una soluzione. Finché non si pagherà l’uva, e non solo il vino, per quello che vale, sarà difficile far quadrare i conti. E lo stesso vale per la frutta, il latte e gli altri prodotti agricoli. Cent’anni fa, un contadino delle nostre parti riuscì ad evitare la guerra perché si trovava nei campi al momento della chiamata alle armi. Anche lui vinse la sua battaglia, ma alla fine del conflitto si trovò ad accatastare nelle fosse comuni i cadaveri dei suoi amici caduti in combattimento.


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a r i a

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t i r a

Un patrimonio di materie prime

M ichele A ntonio F ino

Questa volta prendo spunto da un fatto personale per parlare di una possibilità importante per i luoghi in cui viviamo. Da alcuni mesi seguo, per incarico del comune di Saluzzo, ma per conto e insieme ai comuni riuniti nel network “Monviso e Valli Occitane”, un vero e proprio censimento delle materie prime, dei trasformati e delle tradizioni gastronomiche di un’area vasta che va dalla Stura all’Infernotto: in pratica, gran parte del nord est di quella che fu la provincia di Cuneo. Girando per le valli e i paesi, parlando con sindaci, anziani, ristoratori e semplici cittadini quello che viene furoi, piano piano, è un tessuto alimentare straordinario, in cui grandi produzioni frutticole o del latte degli allevamenti di pianura, convivono con produzioni particolari e addirittura minuscole, eredità dei secoli. Il tutto legato da uno spirito popolare che si distilla nelle ricette e si celebra nei luoghi dove il territorio si può mangiare e comprare. Ne viene fuori un’esperienza ad un tempo esaltante, unica e promettente, anche per altri territori, piemontesi e non. Mettere mano ad un lavoro di questo tipo, permette di osservare la tradizione che nasce, l’innovazione determinata dalle circostanze storiche e ambientali che si invera. E’ un po’ come assistere ad un parto, con tutta la meraviglia che ne consegue. E allo stupore si aggiunge la sensazione dell’unicità: luoghi legati da una storia transfrontaliera, che valse le pagine di Boccaccio e conserva l’irripetibile eredità di una lingua unica qual è quella occitana, accanto alla piemontese e all’italiana, sono quel di più che altrove non si può replicare, che contrasta dolcemente ma fermamente con la globalizzazione degli stili e in definitiva del gusto. Il Piemonte è pieno di aree omogenee come quella su ci ci siamo concentrati, portatrici di frutti non sono oggi meno ambiti di un tempo: identità, affidabilità, qualità. Nell’area che dalla pianura saluzzese culmina sulla vetta del Re di Pietra abbiamo censito poco meno di cento prodotti: si pensi che i prodotti tradizionali censiti dalla Regione o le DOP e le IGP (di cui fa parte l’area) sono 15-18 in tutto. Ad essi si aggiungono le storie di produttori spesso più caparbi della natura, non sempre benevola, e le ricette che si presentano come una vera e propria sintesi a forma di piatto. Ai turisti che con o senza l’EXPO raggiungeranno la Granda credo proprio che dovremmo raccontare sempre storie come queste: profonde, vere, capaci, come le radici sane, di portare linfa ai nostri territori oggi, ma soprattutto domani.

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Articolo 62 Nuove sanzioni per chi non lo rispetta La legge 91/2015 ha apportato alcune modifiche relative alle sanzioni previste in caso di mancato rispetto dell’articolo 62 del “decreto per la concorrenza”, il quale, con decorrenza dal 24 ottobre 2012, aveva introdotto stringenti obblighi per le imprese agricole che cedono prodotti agricoli ed agroalimentari. CONTRATTI SCRITTI La citata disposizione prevede che i contratti di compravendita relativi ai prodotti agricoli ed agroalimentari debbano essere obbligatoriamente redatti per iscritto e debbano contenere determinati elementi, a pena di nullità (vanno indicati durata, quantità, caratteristiche del prodotto venduto, prezzo, modalità di consegna e di pagamento). A tal fine era stato chiarito che si considera assimilata al contratto – e dunque valida come forma scritta – qualsiasi comunicazione anche via posta elettronica o fax, seppur priva di sottoscrizione. Il contratto può altresì essere incluso nel documento di trasporto o nella fattura (per esempio sul retro) e, in tal caso, il documento deve riportare la dicitura “assolve gli obblighi di cui all’articolo 62 del DL 1/2012”.

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ESONERATI Questa disposizione si applica solo nel caso in cui il soggetto acquirente sia un’impresa; restano quindi esonerati da tale obbligo coloro che vendono a consumatori finali, nonché i soci che effettuano conferimenti alle cooperative. Sono altresì esonerate le cessioni istantanee che prevedono contestuale consegna della merce e pagamento del prezzo pattuito. PAGAMENTO Il decreto in commento ha inoltre introdotto l’obbligo di pagamento della fattura entro trenta giorni dalla fine del mese di ricevimento della medesima, in caso di prodotti deteriorabili, ovvero entro sessanta giorni, nell’ipotesi di cessione di prodotti non deteriorabili. Infine è stata prevista una disposizione a tutela dei contraenti più deboli, la quale prevede che i contratti di vendita debbano essere caratterizzati da trasparenza, correttezza e proporzionalità tra le prestazioni, al fine di non imporre condizioni eccessivamente sfavorevoli a chi ha minor potere contrattuale (ad esempio la definizione di prezzi di vendita di molto inferiori rispetto a quelli di mercato).


Il mancato rispetto della legge sulla cessione dei prodotti agricoli e agroalimentari viene punito con maggiore severità

COSA è CAMBIATO La legge 91/2015 ha modificato le disposizioni citate per quanto riguarda le sanzioni e gli interessi applicabili in caso di mancato rispetto delle medesime. In sostanza – a partire dal 4 luglio 2015 – l’articolo 62 è stato modificato come segue: - le sanzioni relative alla violazione dell’obbligo di adottare la forma scritta del contratto, originariamente previste da euro 516,00 ad euro

20.000,00, sono ora aumentate da euro 2.000,00 ad euro 50.000,00; - il mancato rispetto dei termini di pagamento da parte del debitore è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 500,00 ad euro 500.000,00, in base all’ammontare del fatturato del cessionario, nonché della ricorrenza e della misura dei ritardi; - il ritardo nel pagamento delle transazioni in commento fa scattare l’applicazione degli interessi di mora

con una maggiorazione del saggio di interesse che è passata da 2 a 4 punti percentuali; - le sanzioni relative all’adozione di pratiche commerciali sleali sono aumentate da euro 2.000,00 ad euro 50.000,00 (in origine la misura andava da euro 516,00 ad euro 3.000). Alla luce di quanto sopra si raccomanda pertanto l’attenta applicazione delle prescrizioni dettate dall’articolo 62 del DL 1/2012, al fine di non incorrere in pesanti sanzioni.

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Rientro capitali dall’estero Potrebbe essere l’ultima proroga Rinviate in extremis le scadenze per la trasmissione delle nuove istanze di “voluntary disclosure”. Ecco condizioni, sanzioni e tassazioni Il Consiglio dei ministri nella riunione del 29 settembre ha approvato la proroga per la trasmissione delle istanze relative alla procedura di regolarizzazione volontaria dei capitali illecitamente detenuti all’estero. Tale termine, originariamente fissato per il 30 settembre 2015, è stato prorogato al 30 novembre per quanto concerne la trasmissione dell’istanza ed al 31 dicembre 2015 per la trasmissione della relazione integrativa e dei relativi allegati. La proroga del 31 dicembre riguarda anche le istanze già presentate, pertanto non sarà necessario trasmettere la relazione entro 30 giorni dall’invio dell’istanza ma entro il 31 dicembre 2015. PROROGA UTILE La proroga è stata concessa a se-

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guito delle numerose richieste degli operatori in quanto in molti casi è stato difficoltoso reperire la documentazione dagli intermediari esteri. Inoltre molti contribuenti si sono rivolti ai professionisti in prossimità della scadenza e tali soggetti non avrebbero più avuto il tempo per presentare la pratica. ULTIMA CHIAMATA Si ricorda che con il termine anglosassone “voluntary disclosure” (VD) l’Amministrazione Finanziaria individua la possibilità di regolarizzazione di cui sopra introdotta dall’art. 1, comma 1, L. 186/2014. La più autorevole dottrina, così come l’Amministrazione Finanziaria negli incontri con la stampa specializzata, hanno segnalato come tale possibilità sia una sorta di “ultima chiamata”

per chi ancora detiene, in violazione della normativa sul monitoraggio fiscale, capitali all’estero e non ha usufruito delle precedenti possibilità di regolarizzazione quali gli “scudi fiscali”. Gli eventi hanno poi di fatto confermato quanto sopra riportato visto che anche gli Stati considerati le “roccaforti” del segreto bancario, come ad esempio la Svizzera, hanno siglato con l’Italia un accordo in materia di scambio di informazioni. CHI E COSA INTERESSA Possono avvalersi della procedura in commento i contribuenti fiscalmente residenti in Italia tenuti al rispetto della normativa sul monitoraggio fiscale e quindi alla compilazione del relativo quadro RW del modello Unico, vale a dire: le persone fisiche; le società semplici; gli enti non com-


Fisco e tributi merciali. Dal punto di vista oggettivo è previsto che possono essere oggetto di regolarizzazione: - le attività di natura finanziaria (conti correnti, conti titoli, crediti, quote societarie; prodotti assicurativi); - gli immobili; - i beni mobili iscritti in pubblici registri (o che, seppur non iscritti nei pubblici registri esteri, sarebbero soggetti ad iscrizione nei medesimi in Italia); - gli oggetti preziosi e le opere d’arte che si trovano all’estero ed il cui possesso (o detenzione) non è mai stato dichiarato al Fisco italiano. COLLOCAZIONE DEI BENI Uno degli aspetti fondamentali è la collocazione geografica ove i beni sono stati detenuti in violazione della normativa sul monitoraggio fiscale. Si distinguono tre situazioni:

- beni detenuti in paesi white list (ad esempio Stati Ue, Stati Uniti d’America, Canada, Argentina, ecc.) che garantiscono da tempo uno scambio di informazioni con l’Amministrazione Finanziaria italiana; - beni detenuti in paesi black list (ad esempio Bahamas, Panama, Seychelles, ecc.) che non operano alcun scambio di informazioni con la nostra Amministrazione Finanziaria; - beni detenuti in paesi black list che hanno sottoscritto, ad inizio 2015, un accordo con l’Italia per lo scambio di informazioni (ad esempio Principato di Monaco, Svizzera, Liechtenstein). La diversa collocazione geografica comporta l’applicazione di sanzioni in misura diversificata e di conseguenza un diverso costo della regolarizzazione. SANZIONI Dal punto di vista dei costi,

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una movimentazione in tale senso. Nel primo caso rientriamo nelle cosiddette posizioni “stagne” ed il contribuente dovrà dichiarare il reddito che tali beni hanno prodotto; nel secondo caso invece dovranno essere analizzati i movimenti, la provenienza degli incrementi e nel caso derivino da redditi non dichiarati prodotti da attività d’impresa o di lavoro autonomo oltre alle imposte sul reddito saranno dovute Irap, Iva e contributi previdenziali.

per quanto concerne le violazioni sul monitoraggio fiscale, le sanzioni applicabili sono le seguenti: - per i beni detenuti in uno Stato white list od in uno stato black list con accordo la sanzione su base annua per il periodo 2009-2013 è dello 0,5% calcolata sull’importo della consistenza al termine di ogni periodo d’imposta; - per i beni detenuti in uno stato black list la sanzione per il periodo 2004-2013 è dell’1% quindi raddoppia il periodo e l’aliquota. CONDIZIONI Quanto sopra riportato è valido in caso di rimpatrio fisico o giuridico dei beni oggetto di regolarizzazione. Per rimpatrio fisico si intende il trasferimento in Italia o in uno Stato white list dei beni detenuti in stati black list o black list con accordo. Considerato che un trasferimento fisico può avvenire sostanzialmente solo per le attività finanziarie quali liquidità in c/c o titoli, negli altri casi (come ad esempio per gli immobili o per le quote societarie) è necessario

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effettuare il cosiddetto rimpatrio giuridico intestando fiduciariamente tali beni ad una società fiduciaria di diritto italiano che si occuperà dei correnti adempimenti fiscali e farà da sostituto d’imposta. Infine, in alternativa al rimpatrio fisico o giuridico, per le attività finanziarie è possibile mantenere il deposito presso lo Stato estero a patto che venga sottoscritto il cosiddetto waiver, vale a dire l’autorizzazione all’intermediario estero a trasmettere le informazioni relative al rapporto all’Amministrazione Finanziaria italiana. In questo caso non vi è alcun intermediario sostituto d’imposta ed i proventi derivanti dalle attività finanziarie estere dovranno essere indicati nel modello Unico del contribuente. VIOLAZIONI REDDITUALI Con riferimento invece alle violazioni in materia reddituale è necessario ancora distinguere due casi vale a dire: nel periodo oggetto di regolarizzazione non vi sono stati versamenti od ingenti prelevamenti oppure in tale periodo c’è stata

TASSAZIONI Con il solo riferimento alle attività finanziarie, per importi da regolarizzare inferiori ad euro 2.000.000,00 è stata concessa la possibilità di effettuare un calcolo forfettario che prevede una presunzione di redditività del 5% calcolata sulla consistenza finale di ogni periodo d’imposta e sulla base imponibile così calcolata viene applicata una tassazione del 27%. In alternativa a tale regime ed obbligatoriamente per importi superiori a 2.000.000,00 di euro e per gli immobili, si effettua invece un calcolo analitico della redditività che sconterà la tassazione proporzionale che deriva anno per anno dalle dichiarazioni fiscali del contribuente. Sulle violazioni in materia reddituale le sanzioni sono pari al: - 16,67% se i redditi derivano da beni detenuti in Stati white list o black list con accordo; - 25,00% se i redditi derivano da beni detenuti in Stati black list, in questo caso si ricorda inoltre che vige il raddoppio dei termini di accertamento quindi il periodo oggetto di regolarizzazione è quello 2006-2010.


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Norme giuridiche di

Mara Fosforo - avvocato - avv.marafosforo@gmail.com

Quando il coltivatore ha diritto di prelazione Come noto, per prelazione agraria si intende un particolare istituto del diritto agrario, caratterizzante il regime della circolazione giuridica dei fondi rustici, che consiste nel diritto del coltivatore diretto di essere preferito ad altri per l’acquisto di un fondo agricolo, a parità di prezzo, quando il proprietario decide di venderlo. Nella definizione di prelazione

Breve guida all’interpretazione delle norme sui diritti dell’affittuario e del proprietario del fondo confinante agraria, in particolare, rientrano due distinti diritti di prelazione, soggetti a regole in parte diverse e rispondenti a differenti finalità. DUE DIRITTI DISTINTI In primis, è stata prevista la prelazione riconosciuta dall’art. 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590 all’affittuario del fondo

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offerto in vendita, attraverso la quale il legislatore ha perseguito il fine di consentire la riunione in un unico soggetto, che abbia la qualifica di coltivatore diretto, della proprietà e della conduzione del fondo agricolo; successivamente, il legislatore ha introdotto la prelazione in favore del proprietario del fondo confinante con quello offerto in vendita (art. 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817), con lo scopo di ampliare la fattispecie di prelazione agraria, concedendola anche a favore del proprietario coltivatore diretto di fondo confinante con quello offerto in vendita, operante solo in mancanza di un affittuario coltivatore diretto. RISCATTO DEL FONDO In entrambi i casi, il coltivatore diretto che subisce la violazione del proprio diritto di prelazione può riscattare il fondo dall’acquirente, secondo le modalità previste dalle suddette normative. Entrambi gli istituti sono disciplinati da poche norme


Norme giuridiche dettate dal legislatore molti anni fa; pertanto, in tale materia hanno assunto sempre maggiore importanza le sentenze dei giudici che hanno fornito le loro interpretazioni, spesso contrastanti, per colmare le lacune normative. CASI PRATICI Ad esempio, recentemente la Corte di Cassazione ha ritenuto che il diritto di prelazione in favore del proprietario del fondo confinante con quello venduto, deve ritenersi sussistente anche nell’ipotesi in cui, in occasione dell’alienazione, si sia proceduto ad un suo artificioso frazionamento per eliminare il requisito del confine fisico tra i suoli, onde precludere l’esercizio del diritto di prelazione. Sempre la Corte di Cassazione ha statuito che la comunicazione (“notifica”) al coltivatore o al confinante della proposta di alienazione del fondo, ai fini della prelazione, da parte del proprietario venditore debba rivestire la forma scritta “ad substantiam”, non essendo, perciò, idonea allo scopo l’effettuazione della stessa in qualsiasi modo, anche verbale. Ed ancora, il giudice della Suprema Corte hanno affermato che, ai fini dell’esercizio della prelazione agraria da parte del proprietario confinante, sia necessario non solo che il

medesimo rivesta la qualifica di coltivatore diretto, ma anche che coltivi direttamente il fondo adiacente a quello posto in vendita, non essendo sufficiente che egli eserciti altrove l’attività di agricoltore; ciò in quanto l’intento perseguito dal legislatore è l’ampliamento dell’impresa coltivatrice diretta finitima e non l’acquisto della proprietà della terra da parte di qualsiasi coltivatore diretto. ESCLUSIONI In tal senso, sempre la Corte di Cassazione, recentemente, ha escluso la spettanza del diritto di prelazione e di riscatto agrario al confinante che sia solo

nudo proprietario del terreno, essendo essenziale il requisito dell’effettiva coltivazione del fondo da parte del proprietario confinante. Si ricorda, da ultimo, che la prelazione del conduttore del fondo e quella del proprietario confinante sono state estese anche alle cooperative agricole ed alle società agricole di persone; la giurisprudenza continua, invece, ad escludere che all’imprenditore agricolo professionale possa essere esteso il diritto di prelazione che, pertanto, è rimasta una prerogativa esclusiva del coltivatore diretto, singolo o associato.

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Diritto agrario di

Davide Galfrè • geometra • galfre.davide@gmail.com

Quella strada in mezzo ai campi La legge regionale prevede che su terreni destinati ad area agricola non possano essere realizzate opere edilizie se non al servizio dell’attività agricola.

CONSUMO DEL SUOLO In linea generale la legislazione italiana non esclude la possibilità di utilizzare suolo destinato ad attività agricola

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per la costruzione di una strada a servizio di un’abitazione residenziale che nulla ha a che fare con l’attività agricola, a meno che questo non vada in contrasto con normative territoriali opposte. In tal senso occorre dunque valutare come la Regione Piemonte abbia deciso di limitare il consumo del suolo, non solo per evitare la costruzione di opere in senso verticale quali palazzi, capannoni ed edifici in genere, ma anche per evitare che il suolo sia utilizzato in modo differente da quello agricolo limitandone la produzione. SERVIZIO AL FONDO AGRICOLO Nel caso in cui la strada sia a servizio dell’attività agricola per il raggiungimento di un fondo, a servizio di un capannone, di una tettoia, dell’abitazione del coltivatore agricolo o imprenditore e/o dei familiari e coadiuvanti, la sua costruzione risulterebbe possibile; la prassi sarebbe quella del permesso di


Diritto agrario

costruire da ottenere da parte del Comune e, a lavori ultimati, la variazione delle mappe catastali.Quando invece l’opera dovesse riguardare una strada a servizio di immobili che nulla hanno a che vedere con l’attività agricola, ma destinati a civile abitazioni, ad fabbricato industriale o residenziale non per l’abitazione del coltivatore diretto etc. la costruzione non risulta possibile. La situazione sopra descritta deriva da una sentenza del Consiglio di Stato del 2011 che trattava un caso in Lombardia, dove la normativa regionale è

Sui terreni agricoli non possono essere realizzate opere edilizie, se non al servizio dell’attività agricola. Ecco le regole della Regione Piemonte molto simile a quella della Regione Piemonte. Detto ciò, occorre comunque precisare che i regolamenti comunali possono comunque prevedere casi differenti, limitando ulteriormente

le previsioni della normativa regionale. RIUTILIZZO FABBRICATI In linea generale la legislazione piemontese ha preferito dare maggiore importanza alla riqualificazione e al

riutilizzo dei fabbricati già esistenti, piuttosto che alla costruzione di fabbricati nuovi e l’impossibilità di realizzare nuove costruzioni che non siano funzionali allo svolgimento dell’attività agricola, ivi comprese le strade ed infrastrutture in genere, va proprio in questo senso. Per quanto riguarda, invece, manutenzione delle strade private già esistenti non dovrebbero presentarsi mai problemi di carattere autorizzativo, ma risulta comunque necessario presentare un’idonea pratica edilizia presso il competente comune.

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Zootecnia di

Luca Midulla - luca@agrilab.com

Mastiti, la fotografia della vostra stalla

Il prelievo del campione di latte

L’esame del campione di latte di massa è il punto di partenza per la corretta gestione delle infezioni: come affrontare il problema, con le idee chiare La fotografia istantanea della vostra stalla è una realtà possibile, semplice e rapida. Consiste nel prelievo di un campione di latte direttamente dal frigo del latte a fine mungitura. Il laboratorio di analisi può così ricercare i batteri contagiosi

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responsabili dell’aumento delle cellule somatiche e l’insorgenza di mastiti nelle stalle di vacche da latte. COSA SI RICERCA I batteri contagiosi (Staphylococcus aureus, Streptococcus

agalactiae e Prototheca) rappresentano una spina nel fianco per l’allevatore dal momento in cui si diffondono rapidamente da una vacca all’altra, specie in fase di mungitura. Chi non sa di averne, a sua insaputa, sta diffondendo i batteri da vacche malate a quelle sane. Lo Staphylococcus aureus raramente causa mastiti, ma piuttosto rialzi delle cellule somatiche poco alla volta, man mano che il contagio si propaga attraverso le vacche. Al contrario lo Streptococcus agalactiae provoca violente mastiti ed un aumento vertiginoso delle cellule del frigo. A differenza dell’aureus si può curare, ma occorre precisare che la velocità di diffusione è rapidissima. Infine la Prototheca: fino al 2011 quest’alga era considerata un patogeno occasionale. Oggi, dopo 4 anni di ricerca sistematica, i dati riportano infezioni pari al 15 % delle stalle piemontesi. I NUMERI DEL CONTAGIO Attingendo da controlli effettuati su 700 allevamenti di bovine da latte nelle province del Piemonte, è possibile fare alcune considerazioni. L’infezione da Staphylococcus au-


L’analisi in laboratorio

reus rappresenta ad oggi una vera piaga per gli allevamenti. Secondo i nostri dati il 48% delle stalle presenta una storia da aureus. Le percentuali sono molto diverse tra loro, si passa da pochissimi capi fino all’80% di animali positivi. Nel primo caso la gestione è molto semplice, come la sua risoluzione. Quando invece le percentuali superano il 60% della mandria, occorre utilizzare stra-

tegie molto rigorose per cercar di venirne fuori e non chiudere l’azienda. Si sottolinea come il rischio maggiore di introdurre l’aureus nella propria stalla sia rappresentato dall’acquisto di vacche, così come vitelle e manze. Streptococcus agalactiae è un batterio che ha significato grossi problemi nei scorsi decenni, ma che ormai si ritrova solamente in

modo sporadico ed occasionale. Soltanto il 7% di stalle oggi è colpito. In ogni caso è indispensabile non abbassare la guardia e tenerlo sempre sotto controllo, dal momento in cui quando esplode in una stalla ha degli effetti deleteri sulla conta cellulare e spesso ha una velocità di contagio impressionante. Infine la Prototheca: nel 2011 in Piemonte era considerata un

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Al lavoro nella stalla

patogeno minore, i dati lo ridimensionavano con incidenze inferiori all’1% delle stalle. Sempre in quell’anno, a seguito di segnalazione di mastiti incurabili e descritte come particolarmente violente e diverse dalle solite, sono stati intensificati i controlli nelle stalle, arrivando così ad una casistica importante con il 15% di aziende positive, collocando di prepotenza la Prototheca tra i maggiori responsabili di mastite.

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PRELIEVO ED ANALISI Il prelievo del latte è semplicissimo: a fine mungitura è sufficiente un botticino da 50 ml. In seguito congelare il campione e portarlo ad analizzare. Verrà eseguita un’analisi specifica che, nell’arco di 48 ore soltanto, vi fornirà una fotografia istantanea della vostra stalla. Sarà sufficiente un solo capo positivo a segnalare il problema nel latte di massa. Perché fare questo tipo di analisi?

Ci sono diversi motivi: 1) comodità: non occorre fare il prelievo su tutte le vacche e richiedere diversi tipi di analisi per ricercare patogeni molto differenti tra loro; 2) basso costo: si fa l’analisi su un solo campione e non su tutti i capi; 3) rapidità: in soli due giorni avete il risultato. Quando fare questa analisi? Immediatamente, se non ne avete mai fatte prima. Se la vostra stalla è negativa ai contagiosi il consiglio è di fare il campione del latte di massa almeno due volte all’anno, siccome l’infezione è un rischio sempre possibile. Si registrano casi di stalle indenni da Staphylococcus aureus che improvvisamente hanno riscontrato l’infezione. Così come la Prototheca, presente comunemente nell’ambiente, in qualsiasi momento potrebbe portare una mastite e poi propagarsi tra le vacche. Occorre ricordare che la sensibilità dev’essere molto più alta in quelle stalle che hanno le cellule somatiche basse, anche al di sotto delle 100.000 unità, perché in questi casi si fanno meno controlli, siccome le cose vanno bene. Spesso si aspetta che la situazione degeneri, che le cellule aumentino: passano dei mesi, magari anche anni e quando ci si decide di fare il controllo, mol-


Zootecnia te volte è già troppo tardi ed i danni sono incalcolabili. In molte occasioni è capitato di trovare la positività sul frigo, anche in stalle con qualità ottime; in questi casi è stato sufficiente isolare immediatamente il capo positivo e sfatare il rischio di un prossimo contagio. AMBIENTALI Se il risultato dei contagiosi è negativo, ma le cellule sono comunque alte? È da considerarsi in ogni caso un segnale molto importante da valutare. Siamo sicuri che Staphylococcus aureus, Streptococcus agalactiae e Prototheca sono al momento assenti in stalla, ma l’analisi fornisce ulteriori suggerimenti: cellule somatiche alte e batteri ambientali numerosi. In questo caso non c’è da tirare un respiro di sollievo, perché

molto spesso si tende a sminuire il problema definendolo “solo da ambientali”. Sotto questa considerazione infatti, si nasconde un ventaglio variopinto di decine di batteri diversi tra di loro, alcuni incurabili ed altri facilmente trattabili con specifici farmaci. Sono da considerare in maniera molto attenta, specialmente nelle scelte di buona gestione in stalla con il supporto di un veterinario. Quest’ultimo, attraverso visite in azienda, in sala di mungitura e con l’ausilio dei tanti dati presenti, prenderà in gestione la strategia indirizzata verso i vari tipi di batteri, coordinando correttamente il controllo delle mastiti subcliniche, al fine di non far cronicizzare le vacche e lavorare su quelle cliniche, garantendo il risultato nell’arco delle 24 ore. Il 60% delle mastiti cliniche non è da curare con antibiotici, così

come riportano studi americani. Ciò significa che ogni mastite che viene curata inutilmente fa spendere all’allevatore una media di 150 euro tra costo dell’antibiotico e latte scartato. CONCLUSIONI L’esame del campione di latte di massa è rapido, economico e preciso. La prevenzione è il punto di partenza per una corretta gestione delle mastiti. Quando si cura un animale, qualcosa non funziona come deve. Occorre capire quale sia la causa e poi avere le idee molto chiare su come fronteggiare il problema. In un momento di bassi ricavi derivanti dal latte, la qualità deve tendere al massimo delle proprie possibilità e questa è una strada, che a nostro parere, sta dando ottimi risultati a chi da anni ha già iniziato questo percorso.

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Zootecnia

Piacere, Fassone! Conquista l’Expo

Sul palcoscenico mondiale dell’Expo di Milano per un giorno protagonista assoluta è stata la carne della Razza Piemontese. Un racconto a più voci ospitato nel padiglione Waterstone di Intesa-Sanpaolo, che invita i principali soggetti del’agroalimentare nazionale a mettersi in gioco e a presentarsi sotto l’insegna: “Ecco la mia impresa”. FASSONE ALL’EXPO In questo caso l’impresa

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è la cooperativa Compral Cuneo (210 allevatori, 10 mila vitelli macellati all’anno per un fatturato di 25 milioni di euro), che rappresenta il principale polo produttivo della nobile Piemontese. Dirigenti e soci della Compral hanno voluto intitolare il loro incontro “Piacere, Fassone”, in linea con l’attuale declinazione della più importante razza nazionale da carne. Davanti a un parterre di

addetti ai lavori e buyer della grande distribuzione organizzata, il conduttore del meeting Gigi Padovani - giornalista e scrittore specializzato nello street food – ha fatto scorrere le testimonianze in diretta di Roberto Chialva, Bartolomeo Bovetti e Roberto Facelli (presidente, direttore e vicedirettore della realtà cuneese), che hanno ripercorso i trent’anni di vita della cooperativa.

FILIERA CORTA «Siamo qui oggi - ha sottolineato il presidente allevatore Chialva - perché possiamo rispondere alle attese del mercato. Abbiamo realizzato al Miac di Cuneo un laboratorio di sezionatura e porzionatura che ci consente forniture a filiera corta certificata in 24 ore». Subito dopo la parola è passata ai mattatori: i veri uomini della Razza Piemontese, gli allevatori che


dalle 6 del mattino alle 10 di sera lavorano nelle cascine di famiglia, dove la tradizione è rispettata come un valore imprescindibile. Dagli interventi di Beppe Bertola, Renato Giordano, Pier Ravera e Gian Maria Bertolotto è venuta fuori la fotografia di un mondo fatto di dedizione, sacrifici, saperi tramandati, ma anche di tecnologie aziendali, controlli sanitari rigorosi, presenza costante del nutrizionista che perfeziona la dieta tutta naturale dei bovini. Tra una battuta e una riflessione, i brani popolari piemontesi rivisitati in chiave country dal musicista monregalese Danilo Dalmasso in arte DOC hanno fatto da simpatico contrappunto, creando il giusto clima.

Il gran giorno della Razza Piemontese all’esposizione di Milano, tra allevatori, macellatori e cuochi al ritmo del country piemontese SEGRETO PIEMONTESE Quelli di Razza Piemontese sono vitelli che crescono alimentati da foraggi verdi o essiccati, integrati da mangimi di cereali, e trascorrono l’estate sugli alti pascoli del Cuneese, cibandosi di erba fresca, fiori, acqua di sorgente. La loro caratteristica è l’ipertrofia muscolare, con la cosiddetta “groppa doppia”, originata dalla attenta selezione della Razza

Piemontese a partire dai primi del Novecento. La conseguenza è una carne a ridotto tenore di grasso sottocutaneo. «Una carne – ha messo in evidenza lo chef Roberto Milone, con alle spalle una lunga carriera all’estero – assolutamente tenera perché priva di tessuto connettivo, magra e succosa che piace ai buongustai per le preparazioni a coltello o all’albese,

oltreché per i classici bolliti e brasati». HAMBURGER I giovani invece hanno scoperto il piacere della Piemontese negli hamburger: di qui l’ultima iniziativa Compral legata al brand Fassoneria. Si tratta di locali di tendenza dove la ristorazione si abbina al take away e al delivery, per consentire ai consumatori di portarsi a casa il loro taglio preferito grazie alle forniture puntuali del laboratorio cuneese. Promotore dell’iniziativa, oggi gestita in società con Compral, è Fabrizio Bocca, che ha annunciato l’imminente apertura di un nuovo locale in centro a Torino, mentre si stanno esaminando le richieste di sbarco in altre città italiane ed europee.

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Il gruppo dei premiati, con le autorità, alla Mostra regionale della frisona di Saluzzo

Saluzzo incorona Nerz regina delle frisone Bella e festosa come sempre, la Mostra regionale della Frisona ha visto sfilare, da sabato 5 a lunedì 7 settembre, oltre 20 mila visitatori nel Foro boario di Saluzzo. Le bianconere regine da latte hanno confermato l’alto livello genomico esaltato dalle qualità estetiche e produttive dei capi presenti in rassegna. VINCE NERZ Dopo tre giorni di defilé nel ring della fiera – presenti il sindaco di Saluzzo Mauro Calderoni e il vicesindaco Franco Demaria, con il presidente della Fondazione Bertoni Enrico Falda -, è risultata campionessa assoluta

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Alto livello genomico ed estetico alla Mostra regionale delle “bianconere” da latte. Successo anche per la dimostrazione casearia

Frisone in passerella a Saluzzo

della categoria vacche Pess Farm Goldwyn Nerz dell’allevamento Beltramino di Buriasco (Torino); riserva Magnolia Shottle Quoinna, dell’azienda agricola Magnolia di Venaria; menzione d’onore per Ceres Dreams Romina, ancora dei fratelli Beltramino. Nella categoria manze il titolo è andato a Bel Dreams Vanda, dell’allevamento Beltramino; riserva Bel Bag2 Violetta, sempre di Beltramino; menzione d’onore a Magnolia Quadro Umbrella, della Magnolia. Tra le vacche giovani en plein della Magnolia con la campionessa Portea Jordan Tecla; riserva Artes


Zootecnia

Tequila; menzione d’onore a Sid Sexy. ALLEVAMENTI La classifica degli allevatori vede al primo posto La Magnolia, davanti a Guido Oitana di Scalenghe, Ceresetta di Allasia, Gianoglio di Savigliano, Muri Holstein di Caraglio e Beltramino. Soddisfatto Livio Diale, presidente della sezione Frisona in seno all’Associazione regionale allevatori: «Il successo di pubblico sottolinea la riuscita complessiva della manifestazione, che ogni volta sa rinnovarsi e portare alla ribalta giovani frisonisti di valore. Ringrazio la Città di Saluzzo per la grande disponibilità e il sostegno che continua a garantire alla zootecnia».

ATTIVITà CASEARIA Nella giornata di domenica 6 settembre le attenzioni si sono appuntate sulla dimostrazione casearia promossa all’interno della rassegna dalla Cooperativa agricola di Cussanio. La nascita del formaggio secondo i riti del casaro ha appassionato famiglie e bambini. Alla fine il latte fresco raccolto dalle varie mungiture è stato offerto agli stagionali africani che trascorrono l’estate nel campo allestito al Foro boario. Una simpatica dimostrazione di solidarietà del mondo allevatoriale verso i giovani migranti che d’estate raggiungono Saluzzo per la raccolta della frutta.

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Fiere

Milk Village, la novità alle fiere di Cremona Le Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona si evolvono per rendere sempre più efficace e utile la partecipazione di espositori e visitatori, che oggi hanno sempre meno tempo a disposizione, e sempre più l’esigenza di sfruttare al meglio la Fiera. VILLAGGIO DEL LATTE Una delle novità della prossima edizione, in programma dal 28 al 31 ottobre 2015, sarà il Milk Village, una nuova area per valorizzare al massimo l’intera filiera lattieracasearia e le sue eccellenze. Uno spazio nato per dare una rappresentazione globale delle diverse fasi del processo di produzione del latte, presentare innovazioni e soluzioni, e

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Dal 28 al 31 ottobre, il grande appuntamento zootecnico dedicato a bovini da latte, suini e avicoltura, tra incontri e affari

dare nuovi spunti alle aziende e agli operatori professionali. Il Milk Village vedrà infatti sia la presenza fisica di soluzioni tecniche, sia uno spazio che ospiterà workshop e seminari per presentare agli imprenditori agricoli e agli operatori professionali della filiera le soluzioni più innovative per migliorare il loro lavoro, ampliare il loro business ed entrare in nuovi mercati potenziali. Tra i temi che verranno trattati, la trasformazione del latte nei piccoli caseifici aziendali, l’allevamento “organic” e la zootecnia di precisione. PERCHè CREMONA Ogni anno decine di migliaia di operatori professionali altamente spe-


Fiere cializzati si incontrano a Cremona in occasione della la Fiera Internazionale del Bovino da Latte perchè consapevoli che qui possono trovare il meglio delle attrezzature e della tecnologia, ma soprattutto migliaia di colleghi da tutto il mondo con cui confrontarsi.

per entrare in un settore in espansione, che rappresenta una nuova opportunità di business grazie ai piccoli e medi caseifici aziendali. SUINI La Rassegna Suinicola di Cremona – Italpig si svolge in contempora-

BOVINO DA LATTE Expocasearia è la sezione della Fiera Internazionale del Bovino da Latte dedicata alla trasformazione, nata per rispondere alla necessità degli allevatori di saperne di più sulle tecnologie e le attrezzature necessarie

mano le più moderne attrezzature e tecnologie per la suinicoltura: stalla, mangimi, selezione genetica, veterinaria e servizi.

nea con la Fiera Internazionale del Bovino da Latte. Si tratta dell’unica Manifestazione in Italia e di una delle più importanti del settore a livello internazionale in cui allevatori e tecnici possono toccare con

AVICOLTURA Temi importanti affrontati da esperti di livello mondiale: anche l’edizione 2015 di IPF – International Poultry Forum, proporrà all’intero settore avicolo soluzioni concrete e informazione di alto livello grazie ad un format seminariale e scientifico di successo. La terza edizione si conferma quindi l’appuntamento di riferimento per il settore avicolo.

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Formazione

Cani, attività agricola tra lavoro e compagnia Sabato 17 ottobre si terrà presso l’Istituto tecnico agrario “Don Bosco” di Lombriasco un seminario interamente dedicato al migliore amico dell’uomo, alle opportunità di mercato con creazione di posti di lavoro ed alle figure professionali che rappresentano la cinofilia. Perché un seminario su questo tema in un istituto agrario? ATTIVITA’ AGRICOLA L’allevamento di cani rientra a tutti gli effetti tra gli “allevamenti di animali” previsti dall’art. 2135 del Codice Civile, così come modificato dall’art. 1 del Decreto Legislativo 228/2001, tra le attività agricole. Il perito Agrario è una delle

poche figure professionali che per percorso culturale, dunque per le proprie competenze, può inserirsi con cognizione di causa nel mercato del lavoro dei pets, dall’industria alimentare sino all’allevamento, in un settore dalle molteplici opportunità ma poco note; è dunque necessario far conoscere a studenti e genitori il mondo cinofilo e le sue potenzialità. SCUOLA è CULTURA Non è questo, ovviamente, il solo motivo di questa giornata di studio e di divertimento, aperta a tutti, proprietari di cani, appassionati o

Seminario di studio aperto a tutti sabato 17 ottobre a Lombriasco. Le nuove opportunità della cinofilia

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Formazione semplici curiosi, oltre agli addetti ai lavori: il compito della scuola è di fare cultura, non necessariamente solo quella tradizionale che viene impartita ai nostri allievi in classe. La cultura è anche momento di riflessione e consapevolezza, “saper leggere” ed interpretare la realtà, quindi anche apprendere in modo divertente le basi del linguaggio dei cani e le regole comportamentali da seguire per una serena convivenza con questo animale, conoscere diritti e doveri del proprietario è fare cultura. PROGRAMMA Ore 8,15 - 13,00 Vittorio Catalano Le dimensioni del mercato, le dimensioni del problema. Aspetti statistici del mercato dei pets: • industrie, allevamenti • figure professionali del settore e nuove

• opportunità per il Perito Agrario e gli Imprenditori Agricoli • impieghi tradizionali ed innovativi del cane Rossella Bovo Il cane e la selezione delle razze Etogramma: percezione, comunicazione, motivazioni, emozioni, arousal, intelligenza, struttura sociale, struttura riproduttivo-parentale Riccardo Anglesio Il metodo di addestramento dolce

go dei cani in servizio Marco Gonzales, Marco Berutti Tecnologia del processo di produzione “Dry Pet food” Dibattito Moderatore Osvaldo Bellino, direttore del mensile “L’imprenditore Agricolo” Brunch Ore 14,30 – 16,00

Paolo Guiso Zoonosi e igiene urbana veterinaria Principali malattie trasmissibili dagli animali da compagnia all’uomo profilassi delle zoonosi, randagismo canino e felino, anagrafe canina e tutela del benessere animale Franco Muccione, responsabile Unità cinofile Polizia di Stato Aspetti della legalità cinofila, impie-

Attività di campo: tecniche ed esempi operativi di addestramento per il cane da compagnia e da lavoro Squadra cinofili Polizia di Stato della Questura di Torino Nucleo cinofili Protezione civile associazione nazionale Polizia di Stato Cordella srl Sistemi e soluzioni disinfestazione.

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Addio all’Apa Cuneo Ma la storia continua Sancita il 24 settembre la fusione dell’associazione allevatori in un’unica struttura regionale, che avrà comunque perno nella Granda con il potenziamento del Laboratorio analisi Dopo 60 anni l’Associazione allevatori di Cuneo, la prima del Piemonte, diventa il perno di un più grande e strutturato sistema allevatoriale su scala regionale. L’ultimo atto di un passaggio epocale per il mondo agricolo e zootecnico in particolare, si è tenuto il 24 settembre a Cussanio. All’unanimità l’assemblea straordinaria dell’Apa di Cuneo ha deliberato il ridisegno dell’organizzazione che avviene giuridicamente attraverso un processo di fusione per incorporazione. Così, al termine di un percorso durato oltre due anni, decolla il nuovo assetto voluto dall’Aia, l’associazione nazionale allevatori, che ha recepito le indicazioni del ministero dell’Agricoltura orientate a dare una maggiore efficienza ed una migliore

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e più marcata presenza a fianco degli allevatori italiani. MOMENTO STORICO «Stiamo vivendo un momento storico – sottolinea il presidente dell’Arap regionale Roberto Chialva – che completa e valorizza il lavoro iniziato nel 1955 con la nascita dell’Apa di Cuneo. In questo sistema di più ampio respiro avremo maggiore efficienza a livello amministrativo e gestionale, garantendo i profili della qualità, della tracciabilità e del controllo di filiera con una sensibile riduzione dei costi». GRANDE FAMIGLIA La nuova grande famiglia degli allevatori piemontesi può contare oggi su 5800 soci, di cui circa 2700 attivi

in provincia di Cuneo. Il ruolo centrale della sezione di Cuneo è confermato, oltre che dai numeri e dal peso zootecnico, dal Laboratorio di analisi che verrà potenziato diventando un centro pilota a livello nazionale. «Per chi come me ha vissuto una buona parte di questi 60 anni di storia il momento è ricco di emozioni, cambia il nostro volto in sintonia con lo sviluppo del mondo agricolo – afferma Bartolomeo Bovetti direttore dell’APA di Cuneo – ma restiamo fedeli alla nostra missione originale, legata al miglioramento della produttività delle razze, alla loro tutela e valorizzazione, senza trascurare l’aspetto più propriamente produttivo e commerciale attraverso le iniziatine di promozione e di supporto alla filiera produttiva».


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Attualità

La Banca europea finanzia le imprese dei giovani Concessa all’Ismea una prima linea di credito da 50 milioni di euro per start-up e ampliamento di aziende “under 40” Il Consiglio di amministrazione della Banca Europea degli Investimenti (BEI) ha autorizzato la concessione all’Ismea di una prima linea di credito di 50 milioni di euro. A CHI VANNO I SOLDI La somma deliberata

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dalla BEI sarà utilizzata dall’Ismea per il finanziamento di iniziative start-up e ampliamento di imprese agricole da parte di imprenditori under 40. Potranno essere finanziati, con una durata fino a venti anni, tra gli altri, il capitale circolan-

te delle aziende nonché investimenti destinati al miglioramento dell’efficienza aziendale, all’ internazionalizzazione e al commercio elettronico. Nelle prossime settimane, definiti i contratti di finanziamento tra BEI ed Ismea, si stabiliranno

le modalità di intervento dell’Istituto e potranno essere avviate le prime istruttorie di fido da parte dell’Ismea. CAMBIO GENERAZIONALE «Si tratta di un’opportunità importante - ha dichiarato il ministro


Maurizio Martina - per sostenere le idee innovative dei giovani che vogliono investire in agricoltura. Questi 50 milioni di euro costituiscono un patrimonio da utilizzare al meglio e si inseriscono nel piano di azioni del Governo per favorire il ricambio generazionale. Penso alle azioni di Campolibero come i mutui a tasso zero, le detrazioni del 19% per gli under 35 che affittano terreni, al credito d’imposta al 40% per gli investimenti nell’e-

commerce fino a 50 mila euro. Nei mesi scorsi abbiamo aumentato del 25% gli aiuti diretti dei fondi comunitari per le aziende condotte da giovani e dato una corsia preferenziale agli under 40 con il nostro decreto TerreVive per affittare o acquistare i 5.500 ettari che lo Stato vuole far tornare all’agricoltura. Più del 65% delle prime assegnazioni sono andate a ragazzi. Vogliamo andare avanti, dobbiamo dare fiducia e credito ai nostri imprenditori under 40,

sono loro a rappresentare il futuro del settore. Per questo voglio ringraziare la BEI del

lavoro coordinato che in questi mesi stiamo portando avanti per il comparto agricolo nazionale».

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Caron, il fuoristrada che non conosce confini Cinquant’anni di esperienza nella produzione di veicoli speciali per le più sofisticate richieste del mercato La società Caron di Pianezze (VI) può contare su oltre 50 anni di esperienza maturata nel settore dei veicoli da trasporto fuoristrada ed è uno dei maggiori costruttori del settore in grado di offrire la più vasta gamma di tali prodotti presente sul mercato. Grazie ad una particolare attenzione all’innovazione prodotto e alla collaborazione con ditte italiane ed estere, CARON è oggi in grado di applicare un alto livello di tecnologia per la produzione di veicoli speciali e di soddisfare le più sofisticate richieste del mercato. Attraverso una sviluppata rete di rivenditori ed importatori, i prodotti CARON vengono distribuiti non solo in tutta

Italia ed Europa, in particolare nelle regioni transalpine e nella penisola Iberica ma anche a livello extra europeo. I clienti possono scegliere tra un’ampia gamma di veicoli con potenze da 25 a 110 CV e portate da 2000 ad oltre 7000 kg, uniti a masse rimorchiabili fino a 14000 kg. Le versioni variano in base alle esigenze, con versioni ad uno o due posti a ruote sterzanti o articolate, modelli ad assali rigidi o con sospensioni idropneumatiche. L’ultima innovazione in casa CARON riguarda la nuova gamma AR/ST Evo 4 che si propone con un design moderno e aggressivo e, come di consueto, con una varietà di modelli e versioni

che assicurano la massima versatilità ed elevate capacità di carico, che permettono all’operatore di lavorare in completa sicurezza anche in luoghi particolarmente stretti e pendenti, altrimenti inaccessibili ai trattori tradizionali. La gamma AR/ST è disponibile in versione articolata o a ruote sterzanti, in 3 serie: 100, 200/300 e 500/600 a seconda della potenza, da 25 a 63 cv, e del peso complessivo omologato UE, 3500 e 5000 kg e masse rimorchiabili fino a 5610 kg. La qualità del materiale delle componenti meccaniche permette di raggiungere portate utili fino a 3300 kg, che rappresentano il top in questo particolare mercato. Tutti i modelli sono disponibili in tre diversi allestimenti: arco di protezione,

semi-cabina o cabina completamente chiusa e riscaldata anche nella versione articolata. La perfetta distribuzione dei pesi e il baricentro molto basso assicurano un’elevata stabilità di marcia in qualsiasi condizione, anche su terreni sconnessi e pendenti. Oltre alla piattaforma di guida sospesa su silent block che isola l’operatore da vibrazioni e rumorosità, il confort di guida è garantito dai cambi meccanici sincronizzati disponibili fino a 24 velocità. Tutti i modelli sono forniti con cassone ribaltabile idraulico sui tre lati, possono essere dotati di presa di forza posteriore, innesti idraulici supplementari, sollevatori posteriori e sono disponibili anche nella versione macchina operatrice.

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Zootecnia di

Fulvio Brunetto - fulvio.brunetto@yahoo.it

Le oche del corsaro conquistano il palato «Credo nelle

aziende agricole vecchio stampo e multifunzione. Oggi possiamo coltivare la terra grazie al lavoro dei nostri avi»

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Edoardo Bresciano, torinese di nascita e saviglianese di adozione, è un contadino del terzo millennio. Blogger del settore è definito, per la sua grinta e voglia di far bene “Il Corsaro del Gusto”. Classe 1965, stufo dei grigiori della città, nel 1982 decide di trasferirsi a Savigliano grazie anche al supporto dei genitori per realizzare il sogno di una vita: diventare un “agricolo”, tornando e trovando spazio nella terra dei suoi avi, a Cascina Peschiera, l’azienda agricola di famiglia. Acquistata dal trisavolo Giovanni nel 1863 insieme a altre grosse tenute, tutte situate in provincia di Cuneo tra Suniglia di Savigliano e Vottignasco, la cascina diviene da subito la “stanza dei giochi” di Edoardo. «Il mio sogno è sempre stato potermi occupare di agricoltura e di ciò che riguarda il mondo cosiddetto campagnolo – ci spiega –: fin dai tempi della scuola ero quello fuori dal coro, perché io allevavo e vendevo conigli, quando invece gli altri erano i ragazzi del giro ‘In’ del quartiere».

Il “corsaro” Edoardo Bresciano

Edoardo: come nasce ed evolve questa passione? «Quando i miei genitori hanno capito che lo studio non faceva per me, mi hanno aiutato a realizzare questo sogno che coltivavo fin da piccolo. Mi sono così trasferito a Savigliano e ho iniziato a occuparmi di coltivazione di mais e allevamento di conigli. Credo nelle aziende agricole vecchio stampo e multifunzione: per questo ho cercato da subito un’impronta tale. Ho conosciuto e praticato l’allevamento e la coltivazione intensiva per vent’anni, poi però ho deciso di


Zootecnia abbandonare l’agroalimentare, proprio per una mia filosofia di lavoro e vita. Devo, e dobbiamo molto, ai miei avi. Oggi possiamo coltivare queste terre grazie al mio trisavolo che fece costruire dei fontanili per far defluire le acque che ristagnavano e, di conseguenza, bonificare le zone paludose. Da lì deriva il nome “Fontanili Bresciano”. Una cosa però è certa: l’integrazione del diverso è difficile». La società della provincia ha chiuso le porte? «Il problema è lo scontro con la politica: se si è seduti nei posti accanto a quelli giusti, quelli che contano, allora si può pensare di fare le cose in grande con la strada spianata. Per quelli come me, invece, che non scendono a compromessi, e a promesse, pur di ottenere il proprio scopo, allora la vita è più difficile. Da sempre ho sperato e voluto maggiore integrazione: sono tollerante e

non sopporto imposizioni, so benissimo come certi lavori vanno fatti, ma purtroppo, prima, occorre occuparsi della burocrazia e dei problemi che questa comporta quando si dice ‘no’ a una corrente che spinge per il ‘sì’. Ho fatto una grande battaglia per entrare a far parte del mondo agricolo e ancora maggiori sforzi dal suo interno per farmi notare, ma soprattutto per far risaltare i miei prodotti».

Di cosa si occupa l’Azienda Agricola Cascina Peschiera? «L’attività principale è la coltivazione dei campi e l’allevamento delle oche e delle anatre in libertà su pascoli recintati. Queste carni sono poi trasformate in pregiati salumi da un salumificio con il quale collaboro. Abbiamo inoltre altri prodotti, come ghiottonerie in vasetti a base di oche e anatre, che hanno poi trovato spazio nella nostra bottega».

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banconota e non un essere vivente. Per fortuna però nel mio settore l’oca, nonostante sia esente da molte malattie e sia strutturalmente molto robusta, è stata presa poco in considerazione rispetto ad esempio ai polli, ed ha minor pressione produttiva». Come sono allevati i vostri animali? «Sono seguiti e allevati senza costrizioni, la metodologia classica degli allevamenti intensivi che vede l’animale ingozzato a sfinimento, pur di ingrassarlo. Le anatre si acquistano all’età di un giorno in incubatoi italiani, mentre le oche nascono in azienda da riproduttori in selezione. L’alimentazione è basata sul pascolo brado di erba medica ed è integrata con fieno e granaglie in azienda. Un’alimentazione è molto semplice: mangiano di tutto. Il loro habitat è restare cinque mesi su delle lettiere e, per fattori igienico-sanitari, la paglia sulla quale poggiano deve es-

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sere ripulita di frequente e ne deve essere aggiunta di nuova, trinciata in modo che anche dopo essere stata bagnata dalla pioggia possano restare asciutte. Per quanto riguarda le cure, invece, eseguo dei trattamenti antibiotici esattamente come per gli uomini: quindi, in caso di malattie, e per escludere eventuali virus nei cambi di stagione, quando l’animale è più debole. Si pensa che gli antibiotici facciano male: a essere pericoloso è il loro uso intensivo e costante, che crea delle resistenze, ma l’uso curativo normale, come per l’uomo, è necessario. L’aspetto peggiore, e pericoloso, è chi vede nell’animale semplicemente una

Quali sono gli aspetti negativi di questo lavoro? «Sono i cani, le volpi e i corvi, che catturano i piccoli di oca, vedendo in loro il cibo. Quindi è impossibile lasciare i piccoli liberi in autonomia. Ogni anno mediamente i numeri del mio allevamento oscillano tra 1000 e 1500 animali. Contando possibili malattie, tasso di mortalità e incidenza dei rapaci, il numero può scendere drasticamente. Un altro problema è legato alla coltura. Da quando ho iniziato questo mestiere, c’è stato un declino nei confronti di tre tematiche: soccida, biogas e contratti di compartecipazione. Sono concause che hanno piano piano


Soccida, biogas e contratti di compartecipazione: sono le concause che hanno piano piano ammazzato i veri agricoli ammazzato i veri agricoli. Ma è meglio non addentrarsi in questi argomenti di carattere prettamente politico». Come nasce la Bottega de “Il Corsaro del gusto”? «In modo molto casuale e come sfida, se vogliamo, verso la burocrazia. Da sempre molti venivano a chiedermi di vendere i miei prodotti al minuto, ma io non potevo farlo, non essendo un salumiere e per il tipo di attività svolta. Rifornivo terzi per l’elaborazione del mio prodotto, sia per la macellazione che per la trasformazione in prodotti ultimi. Però, per non cacciare via le persone che venivano in cascina, ho chiesto all’ASL di poter tenere un frigo rifornito, ma questo mi è stato negato per cause burocratiche e sanitarie, legate alle leggi italiane. Ed a questo punto è nata, nella vecchia ed originaria stalla, risistemata a dovere, la Bottega dove rivendo i miei prodotti trasformati ad hoc dal salumificio Fenoglio, con il quale collaboro da anni. Ma non solo… ci sono anche gustosi ragù posizionati sullo scaffale che porta la vista al Museo della Cascina, allestito sempre all’interno della vecchia stalla». Quali collaborazioni sono in atto e qual è l’obiettivo a lungo termine di Cascina Peschiera? «Durante gli anni le

collaborazioni sono state numerose, tante le partecipazioni a fiere a manifestazioni enogastronomiche, anche su territorio francese. Collaboro con molti locali, ristoranti e pizzerie della zona e non solo. Non ho i sogni e le ambizioni delle grandi aziende, dei grandi imprenditori: faccio questo lavoro perché mi è sempre piaciuto e non ho intenzione di divenire ‘”il signore delle oche”. Semplicemente voglio fare il mio lavoro al meglio. Per 5 mesi l’anno lavoro con le oche. Potrei lavorare sicuramente di più, ma non ci penso nemmeno a congelare la carne d’oca per rispolverarla mesi dopo: il congelamento spacca la carne, nelle cellule, specie nel petto dell’animale, e andrei contro i miei principi. Io sono felice di lavorare al meglio, di rifornire altre aziende ed attività, come ad esempio il Pastificio Boetti con il quale nel periodo natalizio realizziamo dei fantastici ravioli ripieni con carne d’Oca. Ognuno ha il suo compito, non ho mai creduto nei “tuttologi”». Edoardo, in arte “Il Corsaro del gusto” è presente con i suoi prodotti anche sul web ai portali http:// www.cascinapeschiera.it e http://www.corsaridelgusto.it. Chi volesse provare i prodotti tipici della Cascina, o visitarla, può trovare Edoardo a Suniglia di Savigliano in strada Santa Scolastica 9.

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Novità in fiera a Vicoforte Presentata la nuova serie M di Kubota Tutte le velocità che vi servono, per ogni vostro lavoro. K-VT (Trasmissione variabile Kubota). Disponibile sul modello M7001 Premium, K-VT, la trasmissione a variazione continua di Kubota, garantisce un numero virtualmente infinito di rapporti in avanti e in retromarcia, consentendovi di operare alla velocità ottimale per ogni attività. Particolarmente affidabile e reattiva, la trasmissione K-VT è dotata anche di frenatura dinamica, ovvero di decelerazione assistita del motore, che consente di mantenere il controllo e una velocità di spostamento costante quando si percorrono pendii in discesa.

E’ di certo una delle prime comparse “pubbliche” quella che ha visto protagonista Kubota e la nuova serie “M”; numerosi gli imprenditori agricoli che hanno potuto toccare con mano l’indiscussa qualità costruttiva e i nuovi motori puliti ed efficienti di Kubota. Pulito e affidabile; grande potenza con i bassi consumi di combustibile. Motore V6108. Il motore V6108 adotta la più recente tecnologia applicabile ai motori “puliti”. La tecnologia (SCR) inietta nei gas di scarico caldi del motore un additivo per emissioni diesel (DEF), che trasforma i gas di scarico in innocuo vapore acqueo e azoto. Il sistema Common Rail (CRS) controlla elettronicamente il tempo e la quantità di combustibile iniettato ad alta pressione per ottimizzare la combustione e genera-

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re una maggiore efficienza, un migliore consumo del combustibile e una minore rumorosità del motore. La combinazione di questi due sistemi con un silenziatore per filtro diesel antiparticolato (DPF) e con un sistema di circolo dei gas di scarico (EGR) garantisce a M7001 prestazioni che non solo saranno conformi alle più recenti norme fase IV sulle emissioni, ma che saranno notevolmente superiori. Sovralimentazione. Il fattore chiave per ottenere eccellenti prestazioni da un trattore è la potenza, e M7001 sviluppa tutta quella necessaria per svolgere ogni lavoro con rapidità ed efficienza. Quando, però, un lavoro particolarmente impegnativo richiede una potenza maggiore per brevi periodi, si potrà attivare la sovralimentazione e il motore rilascerà subito una potenza maggiore.

Spaziosa, confortevole e tranquilla per tutta la giornata. Una cabina silenziosa con ampia visibilità. Quando si lavora in una cabina di un trattore dall’alba al tramonto, si desidera un mezzo che consenta di essere comodi e di lavorare con efficienza fino al termine della lavorazione. La cabina di M7001, molto ampia, è progettata proprio per questo. Con soli quattro montanti agli angoli, e nessun altro ingombrante montante centrale, la visuale anteriore, posteriore e su entrambi i lati è virtualmente senza ostacoli. La progettazione della cabina è anche studiata per ridurre al minimo i rumori provenienti dall’esterno, consentendovi così di lavorare in tranquillità e comodamente, per tutta la giornata. Sospensioni della cabina. La cabina M7001 è disponibile con sistemi di sospensione personalizzabili: meccanica (a molla), pneumatica o senza alcuna sospensione.


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Notizie dalle aziende

ITERA - Macchine Spaccalegna per ogni esigenza Dal 2012 la società ITERA è impegnata nello sviluppo e costruzione di macchine forestali e per la produzione di legna da ardere. L’ampia e pluriennale esperienza tecnica, progettuale e produttiva, maturata in altri settori industriali dal 1998 (automotive, aero-

previsti azionamenti con presa di forza da trattore con attacco a tre punti cat I+II, con motore elettrico oppure combinato. Gli spaccalegna ISL hanno la struttura in acciaio elettrosaldata progettata con tecnologia numerica FEM per garantire elevata resistenza

Fiera della Meccanizzazione Agricola Savigliano 2015

nautica, movimento terra e trasporti) permette ad ITERA di offrire macchine innovative, ottime per esigenze professionali ma perfettamente adatte anche per l’utilizzo domestico. Le macchine ITERA sono progettate e ottimizzate utilizzando sistemi di modellazione 3D e di simulazione numerica, sono realizzate utilizzando materiali di prima qualità e sono sottoposte a diverse condizioni di funzionamento sui nostri banchi prova per garantire la qualità del prodotto. Nel 2015 ITERA ha presentato due nuove famiglie di macchine spaccalegna. Alla Meccanizzazione Agricola di Savigliano è stata presentata la SERIE ISL Spaccalegna Professionali Orizzontali. Al FORLENER è stata presentata la SERIE ILSV “Raptor” Spaccalegna Verticali. La serie ISL Spaccalegna Professionali Orizzontali si caratterizza per la linea completamente innovativa, per la sensazione di robustezza e semplicità che coesistono in modo armonico. Gli spaccalegna ISL garantiscono un comfort di utilizzo e una potenza di taglio elevata. La gamma è costituita da circa 40 modelli con forza di spacco da 20, 35 e 45 tonnellate e lunghezze di taglio di 600, 1000,1400 e 2200 mm. Sono

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e robustezza. Il distributore a due velocità e la pompa doppia permettono il movimento veloce del cilindro nella fase a vuoto e l’erogazione della massima forza nella fase di spacco. Ogni macchina della serie ISL è dotata di comando bimanuale, caricatore automatico oleodinamico, stella di taglio facilmente intercambiabile da 2 a 12 spacchi regolabile idraulicamente in altezza e piano di scarico del legno. Il cilindro principale è rientrante per

gamma riunisce forza e velocità in un unico corpo. La serie “Raptor” ha sei modelli con forza di 10, 13, 16, 18, 20 e 26 tonnellate e quindi è perfettamente adatta sia per uso professionale che domestico. La lunghezza massima del tronco è di 1100 mm. Sono previsti azionamenti con presa di forza da trattore con attacco a tre punti cat I+II o con un motore elettrico (380V o 220V). Le macchine modello «C» hanno l’azionamento combinato. Il distributore a due velocità e la pompa doppia permettono il movimento veloce del cilindro nella fase a vuoto e l’erogazione della massima forza nella fase di spacco. Il cilindro principale è rientrante per rendere compatta la macchina durante il trasporto e la messa a dimora. Le macchine da 10 e 13 ton sono fornite con carrello per lo spostamento. La serie ISLV è dotata di comando bimanuale e caricatore automatico meccanico. Il sistema di leve di comando prevede la funzione di sicurezza per le mani durante la fase di rientro del cilindro. La struttura è in acciaio elettrosaldata progettata per offrire elevata resistenza e robustezza nonché comodità d’utilizzo e manutenzione.

FORLENER 2015

rendere compatta la macchina durante la fase di trasporto e/o stoccaggio. La serie di Spaccalegna Verticali ISLV “RAPTOR” è nata per soddisfare l’esigenza dei clienti abituati all’utilizzo delle macchine verticali. Questa

Itera garantisce assistenza e manutenzione post-vendita. L’esperienza del cliente nel suo lavoro quotidiano rappresenta per ITERA un valore inestimabile che è valorizzata, trasferita ed integrata nei nuovi progetti.


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Fiere

Aspettando Hannover La grande fiera agritechnica

Appuntamento al polo fieristico di Hannover (Germania), da domenica 8 a sabato 14 novembre, per Agritechnica, la grande fiera delle più moderne tecniche di coltivazione del suolo. EVENTO MONDIALE L’evento, oramai da diversi anni leader nel settore per numero di presenze e area espositiva a livello europeo, quest’anno potrà contare su una folta partecipazione italiana, con oltre 350 espositori nazionali, oltre a numerose case costruttrici di tutto il mondo (oltre 47 Paesi espositori) che vedono il polo fieristico come un’importante vetrina sull’Europa per le macchine proposte. Dalla nascita della manifestazione si è potuti assistere ad un costante e marcato incremento del numero di espositori tedeschi e internazionali e, come conseguenza, anche dei visitatori che sfiorano ora il mezzo milione.

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Attesi numerosi espositori italiani alla vetrina delle più moderne tecniche di coltivazione del suolo, da domenica 8 a sabato 14 novembre

VETRINA DI QUALITà Anche l’area espositiva, ed in modo particolare i metri quadri di esposizione, non lasciano dubbi in merito alla “portata dell’opera”: si tratta infatti di oltre quattrocento mila metri quadri, con una suddivisione dei poli organizzativi ed espositivi in ventiquattro padiglioni, tra cui l’area riservata alle trattrici agricole e ai caricatori frontali, fino alla protezione del raccolto: insomma, un’organizzazione davvero efficiente, con una esposizione dettagliata in ogni singola sfaccettatura. Inoltre, ogni anno e negli ultimi giorni della fiera, un ente indipendente nominato dagli stessi gestori della manifestazione avrà il compito di assegnare le corrispettive “medaglie d’argento” e “medaglie d’oro” per le migliori innovazioni tecniche proposte in fiera dalle varie case costruttrici.


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Attualità

Fatturazione elettronica La “Granda” ligia al dovere Poco meno di sei mesi fa, il 31 marzo scorso, per le imprese italiane che hanno rapporti con la Pubblica Amministrazione è scattato l’obbligo della fatturazione elettronica. Trasmissione, conservazione e archiviazione delle fatture emesse nei confronti del settore pubblico, anche sotto forma di nota, conto, parcella e similari, devono essere effettuate digitalmente.

tegrità del contenuto della fattura emessa nei confronti della PA destinataria. Per accedere al servizio è necessario essere in possesso della propria Carta Nazionale dei Servizi (CNS), ottenibile presso gli sportelli camerali.

OFFERTA CAMERALE Il sistema camerale, in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia Digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Unioncamere, ha messo a disposizione il servizio online https://fattura-pa.infocamere.it rivolto a tutti i fornitori della PA, permettendo loro l’adempimento in un’unica soluzione (fino a un massimo di 24 fatture l’anno) senza alcun onere per le imprese. Attraverso l’utilizzo della firma digitale, come richiesto dalla normativa, viene garantita l’autenticità dell’origine e l’in-

OTTAVA POSIZIONE Le PMI della provincia di Cuneo, grazie anche all’azione di sensibilizzazione e di accompagnamento messe in atto dall’ente camerale, sembrano aver accolto di buon grado questo passaggio normativo. A confermarlo è l’ottava posizione della Granda nella graduatoria nazionale: 743 imprese aderenti per un totale di 2700 fatture registrate, a fronte del dato nazionale di circa 40 mila imprese e 150 mila fatture (dati al 10 settembre 2015). Secondo fonti ministeriali, tale strumento consentirà un risparmio annuo, tanto per la Pubblica Amministrazione quanto per il mondo delle imprese, di circa 1 milione di euro.

Aziende cuneesi all’ottavo posto nella graduatoria nazionale per l’adeguamento delle imprese alla nuova normativa

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Cipolla rossa di Tropea Il mio amore calabrese Imitatissima e unica, i suoi semi vengono tramandati di padre in figlio. Ottima per il benessere di cuore e arterie, ma non solo… La sua forma è leggermente allungata, ricorda un pochino l’oliva, la tunica e rossacea, mentre l’interno si presenta bianco e carnoso. Non è acida, anzi, è piacevolmente dolce. E’ imitatissima e unica. La fascia costiera di coltivazione corrisponde ai terreni di Campora, dove se ne produce la parte più consistente, poi il promon-

torio di Capo Vaticano, da Nicotera a Briatico. Vero e proprio biglietto da vista dell’eccellenze della Regione Calabria, la Cipolla Rossa di Tropea deve la sua unicità agli antichi terreni limosi e al microclima della zone che

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non presenta sbalzi di temperatura particolarmente accentuati. PRODUZIONE Fu nei primi anni dell’Ottocento che si iniziò a coltivarla in quantità come prodotto alternativo alla coltivazione del cotone, i semi vengono ancora tramandati da padre in figlio. La pro-

duzione si aggira sui 200.000 quintali e la resa a ettaro varia da 700 a 800 quintali, facile comprendere che gli ettari coltivati si aggirano sui 250. Con questi numeri possiamo constatare che nonostante le richieste e la

qualità rimane ancora una produzione limitata. L’ortaggio ha ricevuto il riconoscimento europeo IGP e i suoi cicli produttivi si dividono in tre fasi: primizia, medio precoce e tardiva. Nei mesi di settembre e ottobre avviene la semina nei semenzai mentre è nei mesi di novembre e dicembre che avviene il trapianto in campo. La raccolta in base alle tre tipologie inizia a febbraio e termina a settembre. CUCINA E BENESSERE Introdotta quasi certamente in Calabria dai fenici la Cipolla Rossa è ricca di vitamina C, vitamina E, zinco, iodio, ferro, selenio, magnesio. Il suo consumo è ottimale per il benessere del cuore e delle arterie e inoltre è riconosciuta per il suo potere antisclerotico dei componenti. In cucina la nostra protagonista può essere utilizzata in mille modi, ma anche semplicemente cruda, nelle insalate, esprime meravigliosamente tutto il suo dolce sapore, evitando al buongustaio di turno, grazie all’assenza di acidità, problemi di alitosi. La pasta con tonno e cipolla, i minestroni con i fagioli e la cipolla, le ron-


PSR - MISURA 111.1 Sottoazione B

Dalle bioenergie da legna prospettive interessanti per il futuro della nostra agricoltura “Ad Expo la Cia nazionale, durante il convegno “Ricerca e innovazione per l’agricoltura del futuro” – informa il responsabile del Cipat/Cia di Cuneo, Silvio Chionetti ha lanciato l’invito a puntare maggiormente su innovazione agricola e bioenergia, ritenute le principali risposte per permettere sia un incremento del reddito delle imprese agricole, sia un aumento della produzione alimentare che non alteri il già troppo fragile equilibrio ambientale. Dal convegno è emerso che lo sviluppo delle bioenergie potrà essere la vera alternativa energetica per l’Italia. Secondo uno studio dell’Enea, infatti, da qui al 2020 le bioenergie forniranno il 19% dell’energia elettrica e il 60,7% delle fonti di calore del nostro paese. Già adesso dalle bioenergie si ricava circa il 13% dell’energia elettrica e il 40% delle fonti di calore. E’ uno sviluppo continuo che se prima aveva come limite quello di veder convertite coltivazioni dal “food” al “non food” ritenendosi più remunerativo produrre biomasse, oggi grazie alla ricerca di fatto si alimenta la bioenergia con la produzione di “materie prime seconde”, cioè con gli scarti delle lavorazioni agricole e agroalimentari. E questo in una prospettiva di sviluppo ecocompatibile e so-

stenibile. I più recenti dati nel settore confermano il grande potenziale che esiste nel comparto della selvicoltura. Basti sapere che nel 2014 in Italia il bosco, di fatto, ha battuto il petrolio. Tenendo conto di tutti i consumi di combustibili e carburanti per riscaldamento e trasporti si scopre infatti che abbiamo consumato poco più di 8 milioni di tonnellate di benzina (integrata anche con carburante verde), un po’ meno di 22 milioni e mezzo di tonnellate di gasolio (compreso biodiesel), meno di un milione e mezzo di tonnellate di gasolio da riscaldamento, 3,3 milioni di tonnellate di Gpl e oltre 24 milioni di tonnellate di biomasse legnose. Ed è molto importante sapere che la fonte di energia legno fa risparmiare molto alle famiglie italiane. Il costo finale (tasse e Iva incluse) di chi utilizza legna e derivati - a parità di calore ricavato - è nove volte inferiore rispetto al Gpl se si usa cippato: 35 euro contro 253 del Gpl. E ancora, se si fa il confronto tra la legna da ardere e il gasolio da riscaldamento siamo a 45 euro contro 136 e anche nel confronto tra pellet in sacchi e il metano (62 euro contro 82) vince comunque il biocombustibile.

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delle di cipolla dorate, i sughi, saltata in padella, grigliata, in agrodolce, e al contempo la marmellata di rossa, divina in abbinamento con il pesce affumicato. STORIA MILLENARIA La cipolla, un ortaggio dalla storia secolare. Nell’antico Egitto la cipolla, al pari dell’aglio, era considerata come divinità e veniva invocata nei giuramenti. In Grecia era consacrata alla dea Latona, madre di Apollo e Diana. Sempre in Grecia i soldati includevano nella loro alimentazione la cipolla durante le campagne militari di guerra. Nel periodo romano la cipolla ebbe una notevole valenza nella cucina, in parte per via delle sua proprietà diuretiche, e in parte per essere un valido stimolatore del consumo di vino. Nella Roma Imperiale di Tiberio il ricco patrizio Apicio, famoso per avere dilapidato una fortuna proprio alla ricerca di prodotti e piaceri per la gola, inserì la cipolla in molti piatti del suo ricettario. Si narra che nel

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momento in cui comprese di non avere più la possibilità di mantenere un elevato tenore di vita organizzò un’ultima cena che si concluse con una coppa di vino contenente oltre al nettare degli dei anche del veleno. Il poeta romano Marco Valerio Marziale epigrammista della lingua latina scrisse: «Quando hai moglie vecchia e membro molle, non ti resta che mangiar cipolle». SIMBOLISMI Essendo un ortaggio che vive in contrapposizione alla luna, è rigogliosa in fase calante e rimpicciolisce in fase crescente, la cipolla è il simbolo dell’invidioso che soffre e patisce che gli altri vivano in prosperità. Invece per la capacità di fare lacrimare gli occhi nell’iconologia di Ripa (Cesare Ripa – studioso accademico e scrittore italiano) una ghirlanda di cipolle adorna la personificazione del Fisco – fare piangere è in suo potere. Tornando alla Cipolla Rossa di Tropea IGP vi ricordo che consultando il sito

del consorzio consorziocipollatropeaigp.com si possono trovare tutti i comuni di produzione e molti consigli per l’utilizzo in cucina. Nei negozi tipici del territorio la trovate appesa intrecciata nelle tipica treccia, una invenzione delle donne del posto, mentre alcune aziende la propongono anche essiccata. COLPO DI FULMINE Spesso ne ho parlato nei miei programmi televisivi e radiofonici, sia come giornalista di settore che come autore di documentari e servizi sulle eccellenze italiane. E’ un prodotto che ho amato sin dal primo incontro e che consiglio in tutta sincerità a voi tutti; fate solo attenzione alle imitazioni che sono veramente tante. Cercatela sui mercati e assicuratevi che sia quella originale, poi assaggiatela cruda e infine godetevela come più vi piace. Sappiate solo che è un grande prodotto della terra italiana. L’Italia che piace.


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Attualità

Lo sportello dell’export più vicino alle aziende Il servizio della Camera di commercio di Cuneo a prezzi scontati fino al 31 dicembre 2015. I costi e le prestazioni Grazie al dinamismo delle imprese cuneesi, che hanno saputo trovare nei mercati esteri uno sbocco e un sostegno all’economia del territorio e all’occupazione, Cuneo si è confermata anche nel primo semestre 2015 seconda provincia esportatrice del Piemonte. Da gennaio 2015 alle imprese piemontesi e valdostane, che si rivolgono al team di esperti del Centro estero per l’internazionalizzazione della Camera di commercio di Cuneo per usufruire del servizio di assistenza personalizzata in materia di contrattualistica, finanziamenti, fiscalità, normativa doganale e valutaria, assicurazione del credito e trasporti, era richiesto un contributo annuale di 300 euro + Iva a titolo di partecipazione alle spese sostenute.

CONDIZIONI AGEVOLATE Grazie all’intervento dell’ente camerale, le imprese cuneesi potranno sottoporre quesiti agli esperti di Ceipiemonte a condizioni agevolate, scegliendo la formula adeguata alla specifica realtà aziendale e al proprio progetto di internazionalizzazione: - formulazione di un unico quesito nell’anno di riferimento in materia di internazionalizzazione: gratuità del servizio (l’onere è interamente sostenuto dalla Camera di commercio di Cuneo); - sottoscrizione di un abbonamento, per la presentazione di più quesiti nell’arco dell’anno 2015: 150 euro + Iva (il 50% dell’onere complessivo, che per tutta la realtà regionale è pari a 300 euro + Iva, è sostenuto dalla Camera di commercio di Cuneo). SCADENZA 31 DICEMBRE 2015 Il nuovo servizio è attivo dal mese di settembre e proseguirà sino al 31 dicembre 2015. Le condizioni agevolate dell’abbonamento annuale al servizio saranno riconosciute anche alle imprese che vi hanno già aderito nei mesi scorsi. Possono aderirvi le imprese che hanno sede o unità locale operativa in provincia di Cuneo, in regola con il pagamento del diritto annuale camerale. Per richiedere il servizio è sufficiente scrivere a promozione@cn.camcom.it. Per informazioni contattare l’ufficio Promozione: Gianni Aime (0171/318756), Elisa Marino (0171/318758) e Maura Fossati (0171/318746).

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I primi in Europa a realizzare impianti di bambù gigante a scopo commerciale ed industriale

Straordinaria risorsa per la nostra agricoltura grazie alla coltivazione del Bambù Gigante OnlyMoso. L’Agricoltura negli ultimi vent’anni ha subito continui mutamenti differenziandosi sia per il tipo di colture sia per l’imprenditore stesso, che non è più il semplice contadino di una volta. La maggior parte delle colture tradizionali sono poco remunerative e le spese di gestione e tasse sui terreni pareggiano e spesso rendono negativi i profitti ricavati dalle proprie coltivazioni. Una delle più promettenti colture agricole “alternative” è senz’altro costituita dalla coltivazione del Bambù Gigante OnlyMoso, proposta dal Consorzio Bambù Italia di Cattolica, grazie alla quale potrete trasformare il Vostro terreno in una vera e propria miniera verde, ricavandone germogli e legname pregiato. Il Bambù Gigante OnlyMoso è coltivato in tutto il mondo ed è già presente da anni anche in Italia. È una specie rustica che ben si adatta al clima temperato della nostra Penisola e può raggiungere 15-20 mt d’altezza con un diametro di 15 cm, sopportando temperature fino a 25° sotto lo zero. La proposta rivoluzionaria ed innovativa di Onlymoso consiste nel fatto di

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“trasformare“ il concetto di coltivazione hobbystica presente in qualche piccola realtà agricola italiana e in diversi Giardini Botanici, in un progetto su larga scala! Il Consorzio Bambù Italia sta organizzando la Filiera Agroindustriale, totalmente Made in Italy, del Bambù Gigante OnlyMoso. Le prospettive di mercato sono molto interessanti: se pensiamo che le applicazioni industriali ed alimentari del Bambù sono circa 1.500, ecco che allora è subito spiegato il grande interesse che sta attirando questa nuova coltivazione in tutta la nostra penisola. Con la coltivazione del Bambù OnlyMoso si può essere, contemporaneamente, nelle Filiere dell’agroalimentare, della carta, del tessile, dell’edilizia, delle Biomasse, dell’artigianato, ecc. Il Consorzio Bambù Italia, che attualmente si sta occupando della gestione e consulenza dei Bambuseti già impiantati ed in continua realizzazione, si occuperà anche e soprattutto del ritiro di tutti i prodotti e della loro allocazione presso le più remunerative Filiere italiane ed estere. La coltivazione di un Ettaro di Bambù (che è la superficie minima richiesta per

avviare un impianto) può generare, a Bambuseto maturo, ricavi stimabili in circa 40-50.000 euro/ettaro/anno. Dal punto di vista tecnico, la coltivazione del Bambù Gigante Moso non richiede né diserbanti né trattamenti antiparassitari. È infatti una specie vegetale molto rustica e che auto produce sostanze antimicotiche naturali. La coltivazione del Bambù OnlyMoso, inoltre, presenta altri vantaggi: richiede apporti idrici limitati, costituisce un polmone sempreverde in grado di catturare nitrati nel suolo e tantissima CO2 dall’aria, contribuisce alla Biodiversità, al Turismo rurale e a creare nuova occupazione. Grazie a tutti questi vantaggi, ecco allora che anche tra i nostri imprenditori agricoli locali e privati investitori, si è concretizzato il progetto della coltivazione del Bambú Gigante. In tutta Italia, al momento, sono stati impiantati circa 800 ettari, con ottime previsioni di soddisfare le numerose richieste di agricoltori che quotidianamente chiedono di avviare il proprio bambuseto. Per info: 0541 830001 E-mail: info@onlymoso.it


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Attualità

Campione del mondo delle balle di fieno

Maurizio Paschetta e il fieno del record

L’agricoltore saluzzese Maurizio Paschetta stabilisce un nuovo record da guinness dei primati, battendo neozelandesi e russi

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E’ durato davvero poco il regno in vetta alla World International Champion stabilito sabato 26 settembre in Nuova Zelanda dai cugini John e Alan Callen (Team Auckland) che avevano impilato su un rimorchio agricolo (dimensioni 5 metri x 2 metri ) 116 balle piccole di fieno, annientando così il precedente primato di 108 balle stabilito da due russi, babbo e figlio Smirnov, a Volgograd, che a loro volta avevano lanciato il guanto di sfida al trentenne agricoltore saluzzese Maurizio Paschetta, detentore di numerosi altri record agricoli (mungitura a mano, pigiatura delle uve e spaccatura legna con accetta) dopo averne ammirato le gesta su Yuotube, nella primavera del 2014. FIENILE A ROSSANA Domenica 27 settem-

bre, Paschetta, con la puntuale collaborazione dell’amico Pier luigi Civalleri, si è rifatto con gli interessi dell’“affronto” subito e, presso l’azienda agricola di Maria Lucia Astesano, in via Ca’ Bianca 98, a Rossana, ha impilato 169 balle piccole di fieno (video “Record mondiale impilazione balle piccole” su YouTube - https://youtu.be/oxAPrYVG0po), polverizzando al tempo stesso il fresco primato dei Callen che quello più “stagionato” degli Smirnov. L’ufficialità è stata sancita intorno alle 16,40, dopo che il rimorchio era stato trainato per 30 metri da un trattore, al fine di fissare la stabilità del carico. Maurizio Paschetta è stato sostenuto, incitato e spronato sino all’ultimo da un folto pubblico.


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Enologia

Vendemmia con Aiutare il vicin Il pensionato di Castellinaldo d’Alba, Battista Battaglino, sorpreso dagli ispettori a raccogliere le uve nella sua piccola vigna, nel cuore del Roero, assieme ad alcuni amici, non verrà punito perché fra loro non esisteva un rapporto di lavoro. La multa è stata cancellata. Il segretario generale del ministero del Lavoro, Paolo Pennesi, ha detto che “al riscontro delle carte, la situazione è stata chiarita, anche in ciò che poteva lasciare margini di dubbio. Si è accertato che nella vigna con il proprietario c’erano un nipote e la compagna, insieme con un amico di famiglia e un’altra persona. Nessuno legato da rapporti di lavoro dipendente”. Anche il disoccupato, che prima lavorava nell’officina del fratello di Battista, stava fra i filari, ma senza percepire nulla. «La Direzione territoriale di Cuneo ha preso atto delle dichiarazioni e della situazione – ha aggiunto -, sono state fornite giustificazioni adeguate. Il procedimento si concluderà senza sanzioni». BUON SENSO Battaglino aveva trova-

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to un illustre difensore anche nel presidente della Regione Sergio Chiamparino: «Penso che le norme diventino davvero efficaci – aveva osservato Chiamparino – quando vengono applicate con quel buon senso che è componente naturale dell’agire umano. Una cosa è la lotta al caporalato, una vera piaga contro la quale la nostra giunta ha preso impegni precisi. Altra, invece, è la tradizione di solidarietà e condivisione che da sempre caratterizza la vendemmia». Tutto è bene quindi quel che finisce bene. La lotta al lavoro nero è una causa nobilissima e irrinunciabile, anche perché chi assume lavoratori in nero fa concorrenza sleale a chi invece rispetta le regole, ma va condotta senza eccedere in zelo. VENDEMMIA IN FAMIGLIA La tradizione della vendemmia in famiglia e con l’aiuto dei vicini è salva, ma la soddisfazione per la soluzione positiva della vicenda non deve far passare in secondo piano la necessità e l’urgenza di una semplificazione burocratica volta a rendere più agevole l’assunzione di lavoratori, soprat-


ntro burocrazia no non è reato Scongiurata la sanzione ai danni di un pensionato di Castellinaldo sorpreso dagli ispettori a raccogliere l’uva con gli amici. Il problema della tradizione, scambiata per “lavoro nero” e “caporalato” tutto per brevi periodi. La burocrazia complica la vita degli agricoltori e talvolta li fa finire nell’illegalità senza che ne abbiano coscienza. Come ha denunciato Agrinsieme Asti, fare un contratto ad uno stagionale è complicato e costoso: corsi di formazione per la vendemmia, lungaggini burocratiche e documentazioni infinite possono rubare più tempo per l’assunzione

rispetto alla durata del contratto di lavoro. Quel che é successo quest’anno deve essere di insegnamento per tutti e ciascuno, Istituzioni, Organi di controllo e viticoltori, deve fare la sua parte perché il tempo della vendemmia ritorni ad essere un tempo festa, senza più essere macchiato da parole come “caporalato”.

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Ortofrutticoltura

Estive e autunnali le mele fanno successo In provincia di Cuneo, qualità superiore alla media delle scorse annate, si confida in buone prospettive di mercato Il caldo intenso di questa estate, accompagnato da corrette pratiche agronomiche in frutteto, ha favorito la raccolta delle mele estive che si è chiusa quasi ovunque in provincia di Cuneo con risultati più che

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soddisfacenti dal punto di vista della quantità e con una qualità del prodotto eccellente, superiore alla media delle scorse annate. BUONE PROSPETTIVE Rappresentanti e tecnici della Confagricoltura di Cuneo intravvedono

buone prospettive anche per le mele di varietà autunnale, il cui stacco è iniziato ormai da qualche settimana. Commenti positivi al riguardo arrivano anzitutto dal presidente della sezione Ortofrutta, Alberto Giordano: «La produzione delle

estive è stata costante rispetto agli anni scorsi e il mercato sta mostrando un buon interesse - dice -. La raccolta delle Rosse invernali, invece, è iniziata solo da qualche settimana, ma la qualità è ottima grazie anche ad una colorazione


Ortofrutticoltura resa perfetta dalle temperature più fresche arrivate a fine agosto. Rispetto allo scorso anno siamo più ottimisti; la stagione 2014, infatti, pur essendo stata buona, presentava una leggera sovra-produzione, cosa che non dovrebbe verificarsi quest’anno se le cose continuano così. Buone indicazioni, al momento, anche per quanto riguarda la risposta del mercato». MERCATO Discreto entusiasmo arriva dal mercato. «Quest’anno le condizioni climatiche hanno favorito la mela – conferma Marco Bruna, direttore di Confagricoltura zona Savigliano e Saluzzo – è stato raccolto prodotto di ottima qualità. L’estate calda e la scarsa umidità hanno permesso di avere meno patologie. Dal punto di vista commerciale è ancora presto per dare giudizi, il mercato è ancora lungo, ma, considerata l’alta qualità del prodotto, c’è un discreto entusiasmo.

Le richieste sono molte precise: buona colorazione e calibro medio». GALA E RED DELICIUS Anche i tecnici dell’associazione agricola confermano queste indicazioni: «A partire dalle varietà estive Gala, la produzione di quest’anno si può considerare qualitativamente elevata, con un grado brix molto alto e una buona colorazione - spiega Nicolas Anghilante, tecnico frutticolo di Confagricoltura Cuneo -. La Rossa, gruppo Red Delicius, è una varietà più sensibile a problematiche quali la butteratura la quale ha causato una riduzione della produzione. In generale, pezzatura e calibro sono nella norma. Per gruppo Golden e Fuji non è ancora possibile fare delle previsioni precise, ma i primi riscontri confermano un’eccellente qualità».

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Ortofrutticoltura

Creso e Tenuta Cannona L’unione fa il risparmio Le due società a partecipazione regionale accorpate in un’unica Fondazione. Per la Regione un vantaggio di 400 milioni all’anno

L’assessore regionale Giorgio Ferrero (secondo da sinistra) con i responsabili di Creso e Tenuta Cannona

Precedute dalla rispettive assemblee, presso lo studio notarile Martinelli di Cuneo, giovedì 24 settembre si sono fuse le società a partecipazione regionale: Creso e Tenuta Cannona. Sono state incorporate nella neonata Fondazione per la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura piemontese.

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UN NUOVO CAMMINO Creso, con sede a Manta (Cn), è un consorzio che si è distinto per essere uno dei principali centri di ricerca italiana sull’ortofrutta. Tenuta Cannona, a Carpeneto (Al) ha svolto un ruolo di rilievo nell’enologia. La fusione porterà con sé un importante risparmio per la Regione, 400 mila euro all’anno.

Tra quattro anni la Fondazione sarà in grado di camminare da sola, senza contributi regionali, potendo usufruire anche dei finanziamenti europei per la ricerca in agricoltura. RICERCA RAFFORZATA «La fusione rappresenta non solo un importante passo avanti nella razionalizzazione delle

partecipate, con un conseguente e forte risparmio di risorse da parte della Regione commenta l’assessore all’agricoltura Giorgio Ferrero -, ma anche un momento di rafforzamento del ruolo che le due società avevano precedentemente. Nella Fondazione ci sono tutte le condizioni per sviluppare la ricerca e l’innovazione tecnologica nel settore agricolo, da quello enologo a quello ortofrutticolo, e non solo. Oggi abbiamo dato un segnale di attenzione e di volontà di modernizzare gli strumenti che mettiamo a disposizione dell’agrolimentare piemontese».


Agrimeccanica

In campo a Lombriasco le macchine per il giardino Mercoledì 11 novembre all’Istituto tecnico agricolo “Don Bosco”, giornata dimostrativa per la gestione del verde ornamentale Mercoledì 11 novembre si terrà presso l’Istituto tecnico agricolo “Don Bosco” di Lombriasco una giornata dimostrativa di macchine ed attrezzature per il giardinaggio. Il settore del verde ornamentale ha conosciuto, negli ultimi anni, una notevole vivacità sia in termini di nuove imprese operanti nel settore sia di novità tecniche (macchine, attrezzature, sementi, ecc.). Anche molti agricoltori, nell’ambito della multidisciplinarietà dell’agricoltura, si sono avvicinati a detto settore. Logica conseguenza di quanto anzidetto è l’incremento rilevante delle occupazioni legate alla cura degli spazi verdi. Tale scenario coinvolge anche la figura del perito agrario il quale, grazie alla poliedricità del suo percorso formativo, può costituire un sicuro riferimento tecnico per il settore. L’acquisto di macchine ed attrezzature rappresenta sempre una possibile incognita per l’operatore del settore, stante la durata pluriennale del bene. Poter “toccare con mano” ciò

che si andrà ad acquistare è quindi una possibilità molto gradita per gli addetti ai lavori, al fine di indirizzare correttamente gli investimenti. La giornata prevede la partecipazione di alcune delle più importanti aziende fornitrici di mezzi per il giardinaggio professionale. Ogni espositore avrà a disposizione un arco di tempo di circa un’ora, durante il quale presenterà le ultime novità; lungo tutto l’arco della giornata, sarà poi possibile per gli interessati, approfondire con gli espositori aspetti tecnici e/o commerciali. L’iniziativa non comporta oneri a carico dei partecipanti, operatori professionali del settore ed è aperta altresì alla partecipazione di exallievi, imprenditori agricoli, studenti universitari e liberi professionisti; per questi ultimi al termine dell’incontro sarà rilasciato, a chi ne farà richiesta, un attestato di partecipazione, il quale potrà essere utilizzato anche ai fini del riconoscimento dei crediti per la formazione continua.

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Attualità

La Regione manda avanti il Psr, ma per i bandi ci vorranno mesi La Giunta regionale del Piemonte ha approvato nella seduta di lunedì 28 settembre le modifiche al Piano di sviluppo rurale (Psr) concordate con la Commissione europea. Come proposto dall’assessore Giorgio Ferrero, sono state recepite le modifiche riguardanti

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l’introduzione dei pagamenti diretti per le pratiche di sostenibilità ambientale, e alcuni storni di risorse tra le varie misure, come lo spostamento di otto milioni e 780 mila euro a vantaggio dei pagamenti agroambientali. Decisa anche la riapertura


Attualità dei termini di validità delle graduatorie della misura per l’accrescimento del valore di prodotti agricoli. MESI DI RITARDO Ma sulla gestione del nuovo, come del residuo del vecchio Psr, è duro scontro in Consiglio regionale: «Dalle risposte dell’assessore regionale – attacca la presidente della Lega Nord, Gianna Gancia - appare evidente che passeranno mesi prima che il Piemonte apra i bandi del nuovo Psr 2014-2020. Un ritardo che spegne il motore del settore primario, con gravissime ripercussioni in tutti i comparti dell’economia agricola e dell’indotto, non ultimo quello dell’agrimeccanica. In mancanza di indicazioni certe, le aziende hanno

rinunciato agli investimenti e molte rischiano di fallire per problemi di liquidità. Il Piemonte è il fanalino di coda nell’utilizzo dei fondi europei e la Regione non è in grado di sbloccare gli aiuti». AGRICOLTORI ESASPERATI Gianna Gancia appare per nulla rassicurata dalle parole di Giorgio Ferrero, e rilancia: «Adesso andrà costituito il Comitato di sorveglianza del Psr che dovrà emettere un parere sui criteri di selezione degli interventi necessari all’apertura dei bandi, ci vorranno altri tre mesi… Forse la Giunta Chiamparino non si è resa conto della gravità della situazione, gli agricoltori sono esasperati e meditano azioni di protesta clamorose».

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UNA STORIA NATA MALE Dopo l’allarme lanciato dal quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” e ripreso in un’interrogazione dalla stessa Gancia, secondo cui il Piemonte rischia di non spendere in tempo utile (31 dicembre 2015), e quindi di perdere, oltre cinquanta milioni di euro di fondi europei legati al vecchio Psr 2007-2013, la presidente leghista aveva chiesto conto all’assessore dei ritardi del nuovo Psr 2014-2020, rilevando che il documento elaborato dalla Regione aveva collezionato oltre 800

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Approvate a fine settembre le modifiche concordate con la Commissione europea. La presidente leghista Gianna Gancia torna all’attacco dell’assessore Giorgio Ferrero osservazioni dei Servizi della Commissione europea: «E’ una storia nata male – commenta Gianna Gancia – e che rischia di finire peggio, penalizzando fortemente le imprese agricole

piemontesi che vivono nell’incertezza, mentre ovunque, nelle Regioni concorrenti più importanti, come Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, e nelle province autonome di

Trento e Bolzano, il Psr è già uno strumento operativo in mano alle aziende». DOMANDA UNICA Come se non bastasse, aggiunge Gianna Gancia, “quest’anno la Regione Piemonte non è riuscita nemmeno a erogare l’anticipo sulla Domanda Unica, come avvenuto fino all’anno scorso nella misura di almeno il 18 per cento del dovuto, privando gli agricoltori di quel minimo di liquidità che in questi momenti poteva risultare di vitale importanza per le loro aziende”.


Cia Cuneo inaugura la nuova sede Da qualche mese la Confederazione Italiana Agricoltori di Cuneo ha trasferito i suoi uffici in una più ampia ed accogliente sede in piazza Galimberti, 1/C: «E’ giunto ora il momento della formalizzazione ufficiale dell’apertura dei nuovi locali – informa il presidente provinciale Roberto Damonte – e la data individuata è quella di sabato 24 ottobre alle ore 17,30. Alla presenza di tanti invitati, agricoltori, cittadini, autorità civili e religiose saranno da noi accompagnati nella visita dei locali ampi, luminosi, accoglienti di piazza Galimberti, autentico “salotto” di Cuneo». «Inaugurare

la nuova sede provinciale – continua Damonte - è motivo di orgoglio, indice di una forte crescita dell’organizzazione in tutta la Granda e tassello importante di un più ampio progetto che considera le sedi della Cia indispensabile punto di riferimento per le imprese agricole, i cittadini, i lavoratori, le persone in cerca di occupazione, i migranti, i giovani ed i pensionati. A tutte queste figure nei nuovi spazi sono e saranno forniti, sempre più e meglio, servizi qualificati, appropriati, consoni alle nuove ed accresciute esigenze delle imprese, agricole e non solo, oltre che dei cittadini che necessitano di assistenza

Sabato 24 ottobre la formalizzazione dell’apertura dei nuovi locali in piazza Galimberti, con l’intervento del presidente nazionale Dino Scanavino nel disbrigo di pratiche per diversi enti ed istituzioni». PROGRAMMA Il programma della serata, aperta a tutti, prevede alle 17,30 il taglio del nastro, con gli interventi del presidente provinciale della Cia, Roberto Damonte, e del direttore Igor Varrone; alle 18, l’intitolazione del Salone d’onore a Valentina Masante e Marzia Serasso; alle 18,30, l’intervento del presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino, e alle 19 la degustazione dei prodotti delle aziende “Turismo Verde” e “La Spesa in campagna” di Cuneo.

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Ortofrutticoltura

La valle dei porri è sempre più giovane Diminuisce l’età media dei soci del Consorzio di Cervere, mentre il prodotto trova la via della Grande distribuzione

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Il benvenuto ai nuovi soci dal presidente del Consorzio, Giorgio Bergesio (primo da destra)

Mario Macagno, 46 anni, artigiano e Fabrizio Riva, 42 anni operaio, sono i due nuovi soci produttori che da quest’anno entrano a far parte del Consorzio per la valorizzazione e tutela del Porro di Cervere. Figlio d’arte il primo, che porta avanti

e consolida una tradizione di famiglia che ha iniziato il nonno e proseguito il padre Francesco che è stato tra i soci fondatori del Consorzio, mentre è del tutto nuovo a questa esperienza Fabrizio Riva che ha deciso di intraprendere questa nuova attività sola-


mente da poco tempo, convinto che le soddisfazioni che troverà in questa nuova attività potranno ripagarlo delle delusione per la crisi del settore edile dove attualmente lavora. Con loro i soci produttori aderenti al Consorzio sono ormai 41 a fronte dei 21 che compaiono nell’atto costitutivo dell’11 novembre 1996. LA SFIDA DEI GIOVANI «Sono in continuo aumento i giovani che si avvicinano a questa coltivazione e vedono nel Consorzio un punto di riferimento che dà assistenza ma anche sicurezza a chi per la prima volta si avventura nella produzione. E’ una piccola comunità la nostra che garantisce ai soci assistenza in ogni fase della produzione - spiega il presidente Giorgio Bergesio - è in corso un ricambio generazionale all’interno del Consorzio, i figli sostituiscono i padri che han-

no fondato e voluto fortemente questa associazione. L’età media dei soci diminuisce ed è così più facile garantire un futuro al Consorzio la cui validità e importanza per l’economia agricola del nostro territorio nessuno mette in discussione».

zione del prodotto presso i punti vendita del Gruppo Dimar, dall’inizio di settembre oltre 4000 kg. di porri sono stati venduti circa 100 punti vendita delle insegne Famila, Mercatò, Maxisconto, Big Store, Catering e Cash & Carry nelle province di Cuneo, Torino, Alessandria, Asti, Imperia e Savona.

GRANDE DISTRIBUZIONE Prosegue molto bene la distribu-

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Attualità

Superare la dipendenza dal petrolio si può, ma occorre un piano biotech La ripresa economica italiana passa per il rilancio degli investimenti nel settore manufatturiero e nella ricerca scientifica e tecnologica, ed è urgente che il Governo vari il Piano strategico nazionale per la bioeconomia. Questo il messaggio che proviene dal mondo delle biotecnologie, riunitosi a Lodi per un convegno di due giorni, a settembre. Per bioeconomia si intende la ricerca scientifica ed industriale indirizzata alla crescita economica sostenibile rispondendo alle sfide attuali: superamento della dipendenza dal petrolio e dalle altre fonti energetiche fossili, aumento della popolazione mondiale e cambiamenti climatici. BIOECONOMIA Al “Forum italiano sulle biotecnologie industriali e la bioeconomia” hanno partecipato 200 esperti provenienti, oltre che dall’Italia, anche da diversi Paesi dell’area EuroMediterranea: «Da Lodi, ancora una volta, chiediamo che l’Italia si doti di un Piano strategico nazionale per la bioeconomia – ha detto Leonardo

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Attualità Vingiani, direttore di Assobiotec - come fatto dagli altri Paesi europei e come fortemente chiesto da Bruxelles. In questo senso con piacere stiamo registrando un forte interesse da parte del governo attraverso i principali ministeri competenti». L’appello al Governo e al Parlamento per un intervento propulsivo sulle biotecnologie è stato sostenuto anche da Alberto Meomartini, vice presidente della Camera di Commercio di Milano e presidente di Innovhub Stazioni Sperimentali per l’Industria: «Nel settore della bioeconomia in Italia a una ricerca di eccellenza spesso corrisponde una realtà industriale dinamica e competitiva, ma i due mondi hanno necessità di essere messi in contatto». PARCO TECNOLOGICO DI LODI Il Parco Tecnologico di Lodi è il primo Parco Tecnologico italiano

che opera nei settori dell’agroalimentare, della bioeconomia e delle scienze della vita. Grazie ai suoi programmi di ricerca e ai laboratori specializzati, offre servizi alle aziende che vedono nell’innovazione uno strumento di competitività. Tra questi anche

nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica, rappresenta oltre 140 imprese e parchi tecnologici e scientifici che operano in Italia nei diversi settori di applicazione delle biotecnologie. Assobiotec promuove, sviluppo

Appello al Governo dal Forum italiano sulle biotecnologie e la bioeconomia. In prima fila la green economy servizi di certificazione e controllo contro le frodi alimentari attraverso il suo marchio DNA Controllato. Con l’Acceleratore Alimenta, il PTP supporta inoltre la nascita di nuove imprese. COSA È ASSOBIOTEC Assobiotec, l’Associazione

delle biotecnologie in tutte le loro aree di applicazione: salute umana e animale (red biotech), agricoltura sostiene e tutela lo e alimentazione (green biotech), ambiente, processi industriali, biomateriali, bioenergie e restauro (white biotech).

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Attualità

Il Catac di Fossano vince la battaglia del grano Mercoledì 16 settembre più di 350 agricoltori facenti parte del Catac di Fossano si sono incontrati presso il ristorante “Giardino dei Tigli”, in Fossano frazione Cussanio, per l’annuale assemblea. Il Catac (Centro di assistenza tecnica) di Fossano è uno tra i pochi Catac “sopravvissuti” quando la Regione ha smesso di finanziare questi organismi, nati appunto, per dare assistenza tecnica alle aziende agricole. Ciò che ha consentito a questo Catac di crescere è stato il fatto che i progetti sono sempre

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stati studiati in base alle necessità delle aziende agricole della zona. Il Consiglio direttivo, formato da agricoltori, che sono Raffaele Tortalla (presidente), Aldo Abrate (vicepresidente), Domenico Pirra (vice-presidente), Giuseppe Ambrogio, Giovanni Eandi, Giuseppe Fruttero, Aldo Giordano, Piercarlo Panero, Elio Pettiti, Stefano Rocca, Nicola Tortone, e che fin da subito hanno tentato, mettendo da parte i propri interessi particolari, di trovare risposte adeguate alle domande di mercato.

L’assemblea del Catac di Fossano

FILIERA DEL GRANO Tra i progetti ben riusciti, vi è appunto la filiera del grano, di cui si è parlato molto all’assemblea annuale del 16 settembre. Il contratto di filiera cerealicola del Catac di Fossano, quest’anno ha prodotto 113.000 qli di grano per 350 aziende provenienti da Fossano, Savigliano e Bra, che l’hanno conferito al Consorzio Agrario del Nord-Ovest. Tale progetto ha una

lunga storia, era nato quando un piccolo gruppo di agricoltori del Catac ha ricominciato a seminare grano in tempi in cui questo frumento era piuttosto snobbato; la qualità del raccolto è stata così positiva da attrarre l’interesse delle aziende trasformatrici. Con il passare degli anni, le aziende che aderivano a questa filiera sono sempre più andate in crescendo per arrivare alle attuali 350 circa.


Attualità

All’assemblea annuale, più di 350 agricoltori. La filiera ha prodotto risultati positivi anche sul piano economico

lo stesso cacchio che ho fatto fino a quando il mercato andava bene!».

In questi ultimi anni, questo grano ha attirato l’attenzione di grandi ditte utilizzatrici, quali ad esempio la Barilla. Il gruppo di agricoltori conferenti, si avvale dell’assistenza tecnica per migliorare la qualità del prodotto in funzione delle esigenze della trasformazione. In quella serata il presidente Catac, Tortalla, non ha risparmiato nessuno, neppure i soci Catac:

«Quando un Consiglio direttivo si impegna al massimo e nessuno prende lo stipendio, si possono dire le cose come stanno, con maggiore libertà». E allora: «Siamo tutti contenti quando le cose vanno bene, ma il mercato, si sa, non lo governiamo noi e allora succede che qualcosa non giri per il verso giusto e allora i soci mi telefonano e mi dicono: cacchio fai Tortalla? E io rispondo,

BUONA QUOTAZIONE Alla riunione del 16 settembre, però, nessuno ha avuto lamentele da fare perché il grano è stato liquidato con circa 3 euro in più al quintale rispetto alla media di mercato. Questo traguardo, si è ottenuto grazie alla qualità del prodotto, data da un supplemento di impegno. Durante la serata il tecnico Catac, Paolo Stassi, ha spiegato agli agricoltori, con delle slides, in cosa consiste

questo ulteriore impegno e soprattutto quali sono gli errori da evitare. Il grande lavoro svolto dai soci Catac, è stato inoltre riconosciuto dal direttore generale Giorgio Collina, da pochi mesi al vertice del Consorzio Agrario del Piemonte e della Liguria, che ha dichiarato di essere rimasto stupito di questa filiera del grano e di come il Catac in questi anni è riuscito a portarla avanti; questa, per lo stesso direttore, è una filiera che deve assolutamente essere presa come esempio.

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Radici di

Aldo Ponso

Storia del bracciante agricolo che sfuggì alla Grande Guerra A “Barba Notu”, zio Giuseppe, andò davvero bene! Se Geppetto, il papà di Pinocchio, faceva il “falegname povero”, lo zio fin da poco più che ragazzotto, era stato costretto a fare “il bracciante povero”. Di famiglia numerosa e con poca terra da coltivare in proprio, era stato costretto a cercare lavoro presso i maggiori proprietari della piana saluzzese. CHIAMATA ALLE ARMI La sua vita raminga sarebbe potuta continuare così per anni, se non fosse arrivata la maledetta guerra contro i vicini austriaci. Ma penso che il buon Dio stavolta lo volle premiare davvero. Perchè mentre altri, più ricchi o più sfortunati di lui, finivano in trincea, lui se ne stava a casa, meglio al suo

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La vita raminga al lavoro nei campi lo salvò dalla notifica della cartolina precetto, finchè si trovò ad ammucchiare cadaveri

solito lavoro, in barba ad ogni legge civile e militare, pur essendo ventenne, più che abile ed arruolato. Ma qui sta l’enigmatico accaduto. AL SICURO NEI CAMPI Un bel giorno giungono a casa dei familiari i carabinieri con la letteraprecetto: partire subito per il fronte. Ma lui non è in casa. I parenti rispondono agli ordini perentori, coscienti o meno, con una alzata di spalle: «Non sappiamo davvero dove sia “aggiustato”... Sappiamo che in qualche cascinale, ma... non ne abbiamo l’indirizzo». Questo accadeva a quei tempi, quando non c’era certo il telefonino a tradirlo. Fatto sta che lo zio non ebbe mai la cartolina-precetto, la quale


Radici rimase a casa sua in attesa del ritorno del bravo bracciante, ma del pessimo soldato che divenne “renitente alla chiamata alle armi”, disertore... Ignoriamo del tutto il pensiero dello zio al riguardo, vedendo gli altri suoi amici e coetanei “partire” mentre a lui non giungevano notizie né da casa né dal Distretto militare. E’ probabile che abbia scelto di continuare a sudare nei campi piuttosto che al fronte. TRADITORE DELLA PATRIA Frattanto il tempo passava e nessuno si faceva più vivo. E quando finalmente venne scovato, erano trascorsi alcuni mesi. Allora piombarono addosso al “traditore della Patria” ordini arrabbiati, carabinieri e guerrafondai; lo ammanettarono, sbattendolo, non già nella preferita prigione, ma in prima linea, pensando forse che a castigarlo vi avrebbe pensato qualche fucilata nemica. Ma anche stavolta il soldatino la fece franca, perché non erano trascorsi che pochi giorni di permanenza al fronte, quando si levarono commosse grida di giubilo

da ambo le parti del fronte: «E’ finita! E’ finita! E’ finita!» Era finita veramente, dopo anni, l’inutile carneficina. Forse nessuno da un lato e dall’altro aveva osato gridare: vittoria! Ormai fattisi amici, da vicini pericolosi. MORTI SU MORTI Ma ecco il giusto castigo per lo zio “imboscato involontario” arrivare subito: quello di raccogliere i caduti, ammucchiandoli in grandi fosse co-

muni, scavate, non certo con moderne draghe, ma con vanga e piccone. E lui, Giuseppino, come altri non se lo fece ripetere due volte, lieto di averla scampata in tempo utile, a differenza dei molti di cui andava raccogliendo pietosamente le spoglie, insensibile al lezzo e alla dolorosa e commovente fatica. Dirà in seguito, e sta volta non trattenendo più le lacrime: «Ho sempre raccolto morti su morti». Un pensiero che ne segnerà la vita.

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