Maggio 2015

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ANNO 4 NUMERO

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maggio 2015

d e l l a

P r o v i n c i a

G RAN D A

Bianca... come il latte 1 L’UNICO GIORNALE INVIATO A TUTTI GLI IMPRENDITORI AGRICOLI


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Sommario

Maggio

2015

Fisco e tributi

L’editoriale

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Dalla parte delle capre

L’aria che tira

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Sotto il segno della transumanza

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Imu, dopo tante parole è il momento di pagare

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Succhi di frutta, pasta, tondelli di legno... Aumentano le attività agricole connesse

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Domanda unica allo sbando, le scadenze sono a rischio

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L’aumento dell’Iva sul pellet aggiunge la beffa al danno

Aproma informa

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Costruttori di macchine agricole in assemblea

Notizie dalle aziende

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ECO STORM lo sprayer a basso volume che mancava!

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La sega a tamburo Collino è la novità tecnica del 2015

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Soluzioni ad elevata produttività per gli agricoltori e i contoterzisti di oggi

Fiere

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AgriUmbria corteggia l’eccellenza piemontese

Enologia

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Vino biologico, il successo fa rima con rispetto

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«Difendiamo il vino dalla lotta all’abuso dei superalcolici»

Attualità

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L’embargo russo mette in crisi carne e latte, oltre alla frutta Triathlon del boscaiolo


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Prorogata al 31 maggio la scadenze delle polizze

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“Land2Lend” ridare vita alle terre abbandonate

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Pensioni e aspettativa di vita Come cambiano i requisiti

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Fabrizio Salce La mia Svizzera al sapore dei Grotti

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Parco del Po, l’allargamento mette in guardia gli agricoltori

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Contratti di rete telematici con la Camera di commercio

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Pil agricolo ancora in calo Costi aumentati del 40 per cento

Zootecnia

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Il rendimento delle bovine dipende anche dai piedi

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Diarrea epidemica suina Lattonzoli ad alto rischio

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Compral latte accelera: «Pronti a produrre di più?»

Norme giuridiche

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Dove va la pattumiera dell’azienda agricola?

Diritto agrario

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Quando è necessario il permesso di costruire?

Selvicoltura

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Il taglio della fustaia alla prova della legge

Ortofrutticoltura

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Nocciolo, a Cherasco l’economia di un territorio

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La stagione a gonfie vele della nocciola piemontese

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Distinguere i castagneti per accedere alla Pac

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Creso, la nuova frontiera dell’agricoltura di precisione

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Arriva lo scarabeo asiatico che attacca frutteti e vegetali

Radici

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Il mistero delle croci alla Fontana Santa

Osservatorio prezzi

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Prezzi e mercati all’ingrosso

Scadenze fiscali

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Giugno: occhio alle scadenze

Mercatino

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Gli affari dell’imprenditore

L’IMPRENDITORE AGRICOLO della provincia Granda Direttore responsabile: Osvaldo Bellino Direttore editoriale: Valerio Maccagno Direzione, redazione e amministrazione: Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo Tel. 0172.711279 redazione@imprenditoreagricolo.com www.imprenditoreagricolo.com Editore: Réclame S.r.l. Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo

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e d i t o r i a l e

Dalla parte delle capre

O svaldo B ellino

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Dare della capra, per qualcuno è il massimo dell’insulto. La parola “capra”, ripetuta per almeno tre volte con voce tonante e bava alla bocca, meglio se in televisione, in piedi, con l’indice puntato e gli occhi fuori dalle orbite, in genere ha l’effetto di annientare l’interlocutore, zittendolo e riducendolo alla vergogna. Sarà perché si ha della capra l’immagine che “mangia i libri di scuola”, quindi di imperdonabile ignorante, oltre che di sgraziata interlocutrice, per via del suo belato, sconosciuto ai master di dizione. Chissà? Poi capita di vedere il volto candido e sorridente della capra che fa capolino in copertina, ed allora sentirsi una capra può diventare quasi un’aspirazione, lo specchio della serenità, sconosciuta al logorio della vita moderna. Lo stesso si potrebbe dire dell’orango, come peraltro è stato detto con dovizia di polemiche, brutto e cattivo perché viene dall’Africa, ma se dal Continente nero viene la gazzella, il problema è superato: chi non vorrebbe sentirsi una gazzella africana? In città, ad esempio, lo scarabeo è spesso usato come nome di circoli esclusivi, un po’ misteriosi e molto glamour; in campagna, lo scarabeo asiatico “popillia japonica” è una brutta bestia che si alimenta di oltre trecento specie vegetali, seminando apprensione e danno nei frutteti e nelle coltivazioni agricole. E gli scarafaggi? Insetti disgustosi, a meno che non si tratti dei “beatles” di Liverpool… Il punto di partenza rimane l’attivazione del cervello per conoscere prima di deliberare, come insegnava il presidente langarolo Luigi Einaudi al Quirinale. Operazione auspicabile anche nel caso del dibattito sul costituendo Parco del Monviso: una straordinaria opportunità di crescita del territorio, oppure l’ennesimo carrozzone pubblico dispensatore di nuove e inutili poltrone? Agricoltori, cacciatori e amministratori locali si stanno ponendo l’interrogativo in diversi e affollati incontri pubblici, quando ormai tutti i cicli di consultazione formale sembrano essersi esauriti in montagne di carte compilate non si sa da chi e a quale titolo, se la gran parte degli interessati dichiara di esserne all’oscuro. Dunque, a cosa serve il Parco, chi lo ha voluto, perché ce n’è bisogno? Cosa vogliono le comunità del “re di pietra”, cosa temono, di cosa hanno bisogno? L’auspicio è che ci sia ancora tempo per ragionare e decidere in modo consapevole, prima di finire a colpi di “capra” davanti alle telecamere.


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a r i a

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Sotto il segno della transumanza

M ichele A ntonio F ino

Tra poco più di un mese, i margari torneranno a salire le strade delle nostre Alpi, per ripetere un rito antico. La loro funzione ecologica è finalmente riconosciuta, la qualità della loro carne, spesso, non sufficientemente pagata. Per questo è un’autentica benedizione che, grazie al provvidenziale TAR del Lazio, in questo caso, almeno sia evitata la concorrenza di chi con pastori e pascoli non c’entra nulla, ovvero gli speculatori finanziari. Nel 2013, e proprio in questa provincia, nacque il movimento di opinione che spinse il Ministro ad adottare una decisione storica: è vietato pagare premi PAC a chi affitta i pascoli di montagna (quasi metà dei quali di proprietà pubblica) per incassare grazie ai titoli che ha in portafoglio, ma ovviamente non produce in base a quei titoli e nemmeno fa il margaro. Quella concorrenza che nelle aste ha portato tanti veri allevatori a perdere le montagne che storicamente e giustamente frequentavano, li ha anche costretti, in tanti casi, ad assoggettarsi agli speculatori, accettando di pascolare le terre che questi ultimi avevano preso in affitto, contribuendo così al loro business. Poche righe del Ministero e tutto questo, come in tanti chiedemmo, è finito. Piangono solo i difensori dell’agricoltura speculatrice e finanziaria, per fortuna: buonissimo segno. Le montagne ai margari veri significano una speranza per le valli e un futuro per un mestiere eroico. Ma non bastano. Ci vuole una riconoscibilità certa per la carne e i formaggi che dagli alpeggi arrivano. Ci vuole, certamente, il lavoro serio come quello di quei professionisti che in modo trasparente comprano i mangiarin dei margari e li rivendono alla loro clientela, capace di capirli e pagarli. Ma ci vuole anche uno sforzo delle associazioni dei produttori che oggi hanno a disposizione il marchio europeo del prodotto di montagna e non lo sfruttano ancora. Così come ci vuole l’impegno, che in realtà sta già tornando, di chi alleva nel segno della transumanza, perché i formaggi in alpeggio tornino ad essere prodotti davvero e sempre di più: il gusto unico delle erbe straordinarie dei pascoli, che diventa preziosa forma, è il simbolo stesso della millenaria simbiosi uomo-animale-alpe.

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Imu, dopo tante parole è il momento di pagare In vista della scadenza per il pagamento dell’acconto Imu 2015 – che deve essere versato entro il 16 giugno 2015 – occorre ricordare le regole ora applicabili in relazione

disposizioni, in vigore a partire dall’anno 2015, l’esenzione Imu si applica: - ai terreni agricoli ubicati nei Comuni classificati come totalmente montani

Cosa è cambiato con la nuova normativa sui terreni agricoli in vigore dal 2015, tra esenzioni, detrazioni e rimborsi all’Imu dovuta sui terreni agricoli, a seguito delle modifiche introdotte alla disciplina ad opera del DL 4/2015. ESENZIONE Secondo le nuove

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in base all’elenco predisposto dall’Istat; - ai terreni agricoli posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza

agricola, ubicati nei Comuni classificati come parzialmente montani ai sensi dell’anzidetto elenco Istat, compresi quelli a loro volta affittati o concessi in comodato da tali soggetti ad altri coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola. Nel caso in cui il terreno sia in comproprietà tra più persone, alcune delle quali in possesso dei requisiti richiesti ed altre no, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha precisato che l’Imu è solamente dovuta dai comproprietari sprovvisti della qualifica, sulla base


Fisco e tributi

della quota posseduta; - ai terreni agricoli ubicati nei Comuni delle isole minori; - ai terreni ad immutabile destinazione agrosilvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile ed inusucapibile, a prescindere dalla loro ubicazione. DETRAZIONI La nuova disciplina ha inoltre previsto, a decorrere dal 2015, una detrazione di 200 euro dall’imposta dovuta (fino a concorrenza del suo ammontare) per tutti i terreni ubicati nei Comuni di cui all’allegato 0A del decreto convertito, posseduti e condotti da coltivatori diretti e da imprenditori agricoli professionali iscritti alla previdenza agricola. Si tratta nello specifico di quei terreni precedentemente esenti che, a seguito delle nuove normative, sono diventati imponibili Imu.

Tutti i terreni ubicati nei Comuni non montani o parzialmente montani, ma non condotti da coltivatori diretti o da imprenditori agricoli professionali, sono invece soggetti al tributo con aliquota deliberata appositamente dal Comune o, in assenza, con aliquota dello 0,76%. RIMBORSI Per quanto riguarda i versamenti effettuati nel 2014 è stato infine disposto che in caso di versamento in eccesso del tributo il contribuente avrà la facoltà di chiedere tale eccedenza a rimborso direttamente al Comune stesso, entro 5 anni dal giorno del versamento. Il Comune, tuttavia, può fissare un importo fino a concorrenza del quale il rimborso non è effettuato. Qualora non vi provveda è previsto un importo minimo pari a 12 euro, sotto il quale il rimborso non potrà essere erogato.

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Succhi di frutta, pasta, tondelli di legno… Aumentano le attività agricole connesse Con decreto del 13 febbraio 2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 marzo, l’amministrazione finanziaria ha aggiunto tra le attività agricole connesse la produzione di paste alimentari fresche e secche, la produzione di sciroppi di frutta, manipolazione dei prodotti derivanti dalla silvicoltura comprendenti la segagione e la riduzione in tondelli, tavole, travi ed altri prodotti similari, compresi i sottoprodotti, i semilavorati e gli scarti di segagione delle piante. ATTIVITA’ CONNESSE Le attività agricole connesse sono previ-

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ste dall’articolo 2134 del codice civile e la stessa norma è ripresa, a livello fiscale, dall’art. 34 del TUIR. Si tratta di quelle attività dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano per oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo, del bosco o dall’allevamento. La norma fiscale fa riferimento ad un elenco di prodotti/attività individuati da apposito decreto emanato con cadenza biennale dal Ministero dell’Economia. Di fatto si tratta di attività che per loro natura sarebbero di carattere commercia-


Fisco e tributi le ma che svolte in connessione con l’attività agricola assumono carattere di attività agricole usufruendo della tassazione su base catastale e della possibilità di usufruire del regime Iva speciale. REQUISITI L’aspetto fondamentale è il requisito della prevalenza dei prodotti propri, che la Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 44/E/2004 ne ha esplicitamente chiarito la sua determinazione, vale a dire: per i prodotti omogenei il criterio di determinazione è quello della quantità; per i prodotti non omogenei il criterio di determinazione è il valore. La ratio della norma è di consentire l’acquisto di prodotti da terzi in misura non prevalente per consentire all’azienda di ottenere un incremento quantitativo della produzione sfruttando maggiormente la struttura produttiva, migliorare la propria produzione ampliando la gamma dei prodotti offerti.

Nuovi vantaggi fiscali per i prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo, del bosco o dall’allevamento

TRASFORMAZIONE L’attività agricola connessa prevede che l’azienda agricola, relativamente ai prodotti acquistati da terzi, li sottoponga ad un processo di trasformazione o manipolazione. L’attività di semplice acquisto e rivendita di prodotti agricoli, benchè omogenei a quelli prodotti, allo stato originario configura un’attività di commercio non rientrante nel reddito agrario bensì nel reddito d’impresa. L’ampliamento delle attività apportato con il decreto in oggetto, ad esempio, consente di produrre nell’ambito del reddito agrario sciroppi di frutta con la prevalenza di prodotti propri, con la possibilità di acquistare da terzi prodotti agricoli che trasformati e/o manipolati consentano un miglioramento, anche qualitativo, della produzione e l’ampliamento della gamma dei prodotti offerti.

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Norme giuridiche di

Mara Fosforo - avvocato - avv.marafosforo@gmail.com

Dove va la pattumiera dell’azienda agricola? “Nella determinazione della superficie assoggettabile alla TARI non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente”: ciò è quanto prevede la legge di stabilità 2014 (Legge n. l47/2013) – istitutiva dell’imposta comunale unica IUC – relativamente al l’applicazione della Tassa sui rifiuti.

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RIFIUTI AGRICOLI Come sappiamo, i rifiuti derivanti da attività agricole e agro-industriali sono classificati alla stregua di rifiuti speciali dall’art. 184, comma 3, lettera a) del D.Lgs. n. 152/2006 (Codice dell’Ambiente); i rifiuti speciali, a loro volta, si distinguono in pericolosi e non pericolosi. A titolo esemplificativo e non esaustivo, sono considerati rifiuti non pericolosi provenienti dall’attività agricola: - le materie plastiche, quali i nylon di pacciamatura, i tubi in PVC per irrigazione, manichette, teloni serre (classificati come CER 020104); - gli imballaggi di carta, cartone, plastica, legno e metallo, come i sacchi di concimi e mangimi, le cassette frutta, ecc.. che non contengano sostanze pericolose e contaminate (CER 150102, 150104, 150105, 150106, 150107); - gli oli vegetali esausti (CER 200125); - i fanghi di sedimentazione e effluenti di allevamento non impiegati ai fini agronomici; - gli pneumatici usati (CER 160103); - i contenitori di fitofarmaci bonificati (CER 150102, 150104, 150105, 150106, 150107); - gli scarti vegetali in genere non destinati al reimpiego nelle normali pratiche agricole (vari CER).


Norme giuridiche ECCEZIONI Non tutti i rifiuti speciali sono però esentati dall’applicazione della tassazione comunale. Il principio generale, infatti, vieta di applicare la TARI alle aree che producono rifiuti speciali, che le imprese devono smaltire in proprio certificando poi di aver provveduto in tal senso, ma l’applicazione dello stesso è complicata dalla possibilità che i Comuni hanno di assimilare alcuni rifiuti speciali a quelli urbani, attraendoli nel raggio di applicazione del tributo. I rifiuti speciali, infatti, possono essere oggetto di assimilazione da parte dei

recentemente il Ministero dell’Economia e finanze con la risoluzione 9 dicembre 2014, n. 2 in cui ha chiarito che il potere di assimilare i rifiuti speciali agli urbani può essere esercitato dal Comune nel solo ambito in cui gli è consentito, poiché laddove le superfici producano rifiuti speciali non assimilabili, non residua in capo alle Amministrazioni Municipali alcuno spazio decisionale in ordine all’esercizio del potere di assimilazione e l’imprenditore che si fa carico delle spese di trasporto e gestione degli stessi non potrà essere anche chiamato ad assolvere la pretesa

L’assimilazione dei rifiuti derivanti dall’attività rurale agli urbani e l’applicazione della Tari. Cosa c’è da sapere comuni e la loro gestione inclusa nel regime di privativa comunale; solo i rifiuti non pericolosi, però, possono essere assimilati. ASSIMILATI URBANI Il tema dell’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani è un argomento, ancora oggi, molto dibattuto: i comuni, infatti, hanno da sempre manifestato una certa disinvoltura nel disporre tale assimilazione, in modo tale da poter estendere il campo applicativo della tassa sui rifiuti (oggi TARI) anche a locali ed aree che, diversamente, ne rimarrebbero escluse. Con ciò creando spesso delle “ingiustificate duplicazioni di costi”: in tal senso si è espresso

tributaria comunale. REGOLAMENTI COMUNALI Il fatto che l’individuazione dei rifiuti assimilati agli urbani avvenga ad opera di regolamenti comunali è indubbio: l’art. 198, comma 2 del richiamato Codice dell’Ambiente è chiaro in tal senso. D’altra parte, il Comune nello svolgere tale attività di assimilazione – pur godendo di un’ampia discrezionalità, causata soprattutto dai confusi interventi legislativi in materia – è soggetto a limiti. Ogni Comune, in particolare, ha dovuto adottare un regolamento specifico ove ha stabilito, entro i limiti disposti dalla Deliberazione Interministeriale

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del 27.07.1984, l’assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani; la disciplina nazionale a cui ancora oggi occorre far riferimento per classificare come assimilati i rifiuti, infatti, è contenuta in tale provvedimento emesso in attuazione dell’articolo 5 del DRP n. 915/1982, oggi abrogato. Alcuna successiva normativa ad hoc è stata emanata dal Parlamento per disciplinare la materia. IMBALLAGGI Con l’entrata in vigore del Testo Unico dell’Ambiente n. 152/2006 ai limiti imposti dalla predetta deliberazione interministeriale se ne sono aggiunti di ulteriori, ma solamente per quanto riguarda nello specifico gli imballaggi terziari e secondari, che non possono essere immessi nel normale circuito di raccolta comunale dei rifiuti urbani. Inoltre, prima di decidere fino a dove spingere l’assimilazione, e quindi il tributo, il Comune deve valutare, anche sotto il profilo quantitativo i rifiuti speciali che intende smaltire in regime di privativa, proprio al fine di evitare di poter considerare urbani rifiuti speciali solo quando si tratta di tassarli, senza tenere in debito conto i problemi che possono derivare,

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dal punto di vista ambientale, dallo smaltimento degli stessi. RIDUZIONI In ogni caso, per i produttori di rifiuti speciali assimilati agli urbani, nella determinazione della TARI, il Comune, prevede riduzioni della tassa se i produttori stessi dimostrino di avere avviato al recupero privatamente. Ancora una precisazione. Ricordo che l’articolo 185, comma 1) del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. esclude, in ogni caso, dall’applicazione della disciplina sui rifiuti le materie fecali, la paglia, le potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzato in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana. ESCLUSIONI Sono inoltre escluse dalla disciplina sui rifiuti, in quanto normate da specifiche disposizioni comunitarie e nazionali di recepimento anche i seguenti materiali che sono generalmente di origine agricola: - i sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati,

contemplati dal regolamento (CE ) n. 1774/02, eccetto quelli destinati all’incenerimento, allo smaltimento in discarica o all’utilizzo in un impianto di produzione di biogas o di compostaggio (per tale categoria di rifiuti, l’attività di impiego e/o smaltimento è contenuta anche nel Regolamento (UE) 142/2011, recentemente modificato dal Regolamento (UE) 2015/9, pubblicato lo scorso 6 gennaio); - le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie, e smaltite in conformità dal regolamento (CE) n.1774/02. Evidenzio, inoltre, da un punto di vista squisitamente processuale, che l’avviso di pagamento della TARI che i Comuni inviano al privato per esigere il pagamento della tassa è considerato, dalla giurisprudenza più recente, immediatamente impugnabile; pertanto, per evitare di incorrere in decadenze processuali, l’eventuale ricorso avverso la pretesa tributaria dovrà essere proposto innanzi alla Commissione Tributaria Provinciale competente per territorio entro il termine di 60 giorni dal ricevimento di tale avviso.


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Zootecnia

Il rendimento delle bovine dipende anche dai piedi Per far reddito in un’azienda di vacche da latte, come abbiamo già potuto vedere negli articoli precedenti, non siamo solo legati alla produzione di latte, ma è necessario curare ogni aspetto dell’allevamento per poter ottimizzare al meglio i costi e i ricavi. PROBLEMI PODALI Una delle principali problematiche che l’allevatore si trova ad affrontare è la gestione dei piedi delle bovine. Le zoppie sono ormai diventate argomento quotidiano di confronto tra tecnici e allevatori e rappresentano una sfida nel miglioramento della produttività della stalla. È noto e comprovato ormai dagli studi che i problemi podali incidono negativamente su diversi aspetti. Le molte ricerche fatte in diverse zone del mondo hanno dimostrato la ripercussione negativa sulla produzione di latte in vacche zoppe (1,5 litri/capo/giorno Cornell

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Come e perché è importante risolvere i problemi podali per migliorare la produttività della stalla

University-USA-2000). Per di più le zoppie oltre al danno immediato sui kg di latte prodotti vanno ad incidere anche sulla fertilità con maggior incidenza di cisti ovariche, ritardo ripresa del ciclo, ridotta percentuale di gravidanze legata anche ad una diminuzione dei segni del calore poiché va a diminuire il tempo in piedi. Inoltre nelle stalle dove non si fa una sistematica gestione del piede abbiamo un aumento della rimonta sia diretta sia indiretta cioè legata al calo delle performances e a patologie concomitanti. È stato stimato che una zoppia determina una perdita media annua di 200,00 euro. LE PATOLOGIE PIU’ COMUNI Iniziamo chiarendo che la zoppia non è una malattia, ma un sintomo cioè una manifestazione di una non normale deambulazione. Nella casistica storica si è evidenziato che oltre il 90% delle zoppie sono dovute a lesioni a carico del


Zootecnia piede e di queste l’80% sugli arti posteriori e su questi ultimi le lesioni si concentrano nel 75% degli animali sugli unghioni esterni. L’origine delle zoppie come tutti sanno è multifattoriale legata a fattori genetici, metabolici, infettivi e meccanici mutevoli da stalla a stalla e quindi da valutare per ogni singolo allevamento. Sicuramente un pareggio preventivo fatto sistematicamente ed il rispetto del benessere animale inteso in questo caso come comodità e pulizia delle cuccette evitando il sovraffollamento permettono di limitare il problema. Parallelamente a livello nutrizionale è fondamentale utilizzare alimenti sani e razioni bilanciate per ottenere risultati sempre migliori. LAMINITE La “laminite” come viene comunemente chiamata è scientificamente una pododermatite asettica, quindi un infiammazione non causata da batteri, diffusa a tutto

il tessuto che produce l’unghia. Questa infiammazione deriva da una disturbo della microcircolazione sanguinea nelle lamine e nei villi del tessuto del piede.

Ad alterare la circolazione del sangue sono delle sostanze tossiche con azione vasoattiva che hanno diversa origine: possono derivare dagli alimenti, possono essere

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Zootecnia prodotte da altri agenti d’infezione presenti nell’organismo ma nella maggior parte dei casi sono il risultato di un’errata proliferazione dei batteri a livello ruminale con morte dei Gram negativi. In generale l’insieme di queste tossine determinano problemi arterovenosi a livello degli unghioni causati da vasocostrizione, trombosi, ischemia, ipossia che tutte assieme portano alla comparsa di emorragie edemi e necrosi. La malattia è difficilmente diagnosticabile a livello preventivo infatti spesso l’allevatore se ne accorge quando ormai la zoppia è manifesta. Lo schema 1 (Campiotti 2009) riassume i fattori che danno origine alla laminite. Come si evidenzia la causa principale è assegnata alla gestione della alimentazione che deve prevenire il più possibile i fenomeni di acidosi ruminale. Per ottenere questo risultato deve essere garantito un livello di fibra

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adeguato con un tenore di NDF da foraggi compreso tra 18% e 21%. Parallelamente è necessario contenere il livello dei cereali in razione in modo da non superare il 3540% di NSC e sostituire l’amido con fibre altamente digeribili come quelle apportate da polpe di bietola, buccette di soia e cotone. E’ importante garantire una forte attività ruminativa degli animali stimolando la stessa con unifeed non eccessivamente sminuzzati. Per contro è comunque fondamentale evitare che gli animali possano demiscelare l’alimento ingerendo prima i concentrati ed in un secondo momento i foraggi. Le razioni devono essere correttamente tamponate con bicarbonato di sodio, calcio carbonato e ossido di magnesio in particolar modo ad inizio lattazione ed i cambi alimentari che si rendono necessari devono essere effettuati in maniera più graduale possibile. Come evidenzia lo schema l’am-

biente ed il management agiscono come cause secondarie su questo problema andando ad accentuare gli effetti della laminite. Per questa ragione un adeguato pareggio funzionale eseguito una o due volte all’anno permette di garantire una corretta ripartizione del carico


Zootecnia

sui singoli unghioni e ridurre i casi di zoppia. DERMATITE DIGITALE E’ un’infiammazione della cute nello spazio interdigitale, caratterizzata da fenomeni erosivi, ulcerativi o proliferativi.

È universalmente riconosciuta la componente infettiva anche se ancora poco si conosce sulla trasmissione da animale ad animale. È una patologia diffusa in oltre il 90% delle aziende e risulta difficile da eradicare ma con adeguati accorgimenti gestionali si possono limitare notevolmente le perdite economiche. La strategia è quella di agire a più livelli, sicuramente il management e le strutture hanno un ruolo preventivo determinante; si deve agire per garantire un alto livello di igiene al piede evitando accumulo di liquami ed eccessiva umidità. Andranno curati i casi clinici, andrà fatto un pareggio preventivo per evidenziare precocemente le infezioni e si dovrà ricorrere all’utilizzo sistematico dei bagni podali. Per quanto riguarda questi ultimi esistono in commercio numerosi principi attivi con efficacia diversa e di solito sono da prediligere le associazioni tra gli stessi. La

frequenza dei bagni dipende dalla contaminazione del piede si può andare da bagni fatti solo al bisogno fino a 6 -7 bagni a settimana. Le misure ideali della vasca da posizionare all’uscita della sala di mungitura sono 300-365 cm X 80 cm X 25 cm con un altezza del liquido di 10 cm. PREVENIRE SI PUò Concludendo vogliamo ribadire quanto i problemi podali rappresentino una voce di costo per le aziende e quanto sia importante puntare sulla prevenzione effettuando pareggi regolari eseguiti da un professionista e addestrando chi si occupa degli animali alla cura tempestiva delle forme acute. Infine noteremo che ottimizzando la gestione aziendale, l’alimentazione e il cow confort non andremo solo ad migliorare la “problematica piede” ma tutta l’efficienza della stalla con ripercussioni positive sulla redditività.

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Zootecnia

Diarrea epidemica suina, lattonzoli ad alto rischio Nel mese scorso sono stati segnalati in Lombardia quattro focolai di diarrea epidemica suina (PED – porcine epidemic diarrhea). In tutti e quattro i casi è stato isolato il ceppo a bassa patogenicità che circola da tempo negli Usa. Le autorità sanitarie locali hanno messo in atto le opportune misure di gestione e di contenimento della malattia per prevenire l’insorgenza di ulteriori focolai. DI COSA SI TRATTA Cosa è la PED?

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E’ una patologia causata da un coronavirus che può provocare ingenti perdite nella produzione di suini, in particolare fra i lattonzoli nati da meno di 10 giorni. La PED è altamente contagiosa e si trasmette per via oro-fecale attraverso il contatto con suini vivi infetti, escrementi di suini ed altri vari vettori. Il periodo di incubazione è di 1224 ore nei lattonzoli, mentre può arrivare a 48 ore negli animali di età superiore. I suini infetti espellono il virus attraverso le feci tra il 7° e l’11° giorno successivo al contagio.


Zootecnia

Una malattia molto contagiosa, oltre che letale per i capi con meno di dieci giorni di vita. Come evitarne la diffusione e contenere le perdite IMMUNITà NATURALE Sulla base di studi su alcuni casi verificatisi in Europa e negli USA, la durata dell’immunità naturale dovrebbe essere compresa fra i 6 e i 12 mesi. La PED provoca abbondante diarrea liquida nei suini di qualsiasi età, a volte associata a vomito nei suinetti o nelle scrofe e, di conseguenza, determina una forte disidratazione. La mortalità varia fra il 50% e il 100% nei lattonzoli, mentre negli esemplari di età superiore si attesta fra lo 0% e il 5%.

TERAPIA Quale terapia applicare? Occorre evitare che gli animali malati si disidratino (utile la somministrazione di soluzioni elettrolitiche ed il mantenimento in un ambiente caldo e asciutto). Con un buon livello di igiene all’interno dell’azienda ed un inizio tempestivo della terapia sintomatica è possibile evitare perdite di grave entità. In caso di infezioni secondarie è indicata la somministrazione di antibiotici. Il virus non rappresenta un pericolo per l’uomo o per la sicurezza alimentare.

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Attualità

L’embargo russo mette in crisi carne e latte, oltre alla frutta Lettera di Agrinsieme ai ministri dell’agricoltura di Italia, Francia e Spagna per richiedere misure urgenti a sostegno della zootecnia tune chiedendo di allargarle anche ad altri prodotti, come latte e carne.

Confagricoltura Cuneo plaude all’iniziativa di Agrinsieme e delle organizzazioni di Francia e Spagna di richiedere ai ministri dei tre

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principali Paesi produttori l’ampliamento urgente delle misure eccezionali per gli ortofrutticoli a seguito dell’embargo in Russia, ma si attiverà nelle sedi oppor-

MERCATI IN SUBBUGLIO Le organizzazioni italiane riunite in Agrinsieme hanno sottoscritto una lettera congiunta, siglata anche dalle organizzazioni di rappresentanza della filiera ortofrutticola di Francia e Spagna, indirizzata ai tre ministri dell’Agricoltura, Martina, Le Foll e Tejerina, per chiedere un intervento urgente volto ad adeguare le misure eccezionali previste dai regolamenti comunitari per gli ortofrutticoli a seguito dell’embargo russo. Le organizzazioni hanno così deciso di richiamare l’attenzione dei ministri sulle turbative di mercato che stanno subendo le produzioni ortofrutticole, come conseguenza delle mancate esportazioni europee che non possono più essere dirette alla Federazione russa e della necessità, nel

permanere dell’embargo, di affrontare da subito in modo specifico il problema della prossima campagna di commercializzazione della frutta estiva e in particolare delle pesche e nettarine la cui produzione, in alcune regioni europee, inizia fin dal mese di aprile. NON SOLO FRUTTA A tal proposito Confagricoltura Cuneo, dimostrando l’apprezzamento per l’iniziativa, chiede di allargare le misure anche ad altri prodotti egualmente colpiti dall’embargo: «L’iniziativa è positiva – commenta Roberto Abellonio, direttore di Confagricoltura Cuneo -, ma riteniamo che non solo la frutta sia colpita gravemente da questa situazione; anche altri prodotti fondamentali del ‘made in Italy’ e centrali nell’economia primaria della nostra provincia hanno bisogno di adeguati sostegni».


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Zootecnia

Compral latte accelera: «Pronti a produrre di più» Affollata assemblea all’hotel Giardino dei tigli di Cussanio per l’approvazione del bilancio 2014 (chiuso con un piccolo utile) dell’Op Compral latte. Ai 110 produttori presenti, numero altamente rappresentativo della base associativa, il presidente Raffaele Tortalla ha illustrato i passi avanti compiuti dalla filiera del latte piemontese che ha nella cooperativa il perno produttivo, in stretta collaborazione con l’Inalpi di Moretta, industria di trasformazione della

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materia prima, e con la Ferrero di Alba che utilizza il latte in polvere per le proprie lavorazioni dolciarie. VOLUMI DI CONFERIMENTO Il dibattito si è sviluppato sui volumi di conferimento, attualmente posizionati su un range tra i 3 mila e i 3500 quintali di latte al giorno. Ovviamente i quantitativi devono essere compatibili con le potenzialità delle Torri del latte di Moretta.


Zootecnia

All’assemblea per l’approvazione del bilancio, il dibattito sul futuro del comparto. Sollecitata la Regione a rilanciare il sistema di pagamento Bovilat Per il futuro – è stato fatto notare – occorre ragionare in un’ottica di programmazione finalizzata allo sviluppo. MAGGIORE DOMANDA Finito il periodo di rodaggio e di assestamento della produzione, si tratta quindi di essere pronti un domani a soddisfare una maggiore domanda. Tutto questo, ha precisato il presidente Tortalla, comporta l’adozione di una strategia che, nel rispetto della filiera, mantenga gli elevati standard qualitativi caratteristici della filosofia di Compral latte. BOVILAT Al temine l’Organizzazione di produttori ha approvato un ordine del giorno a sostegno del sistema di pagamento “Bovilat”, che ha garantito buoni risultati in questi anni, ma sul quale è atteso il rinnovo della partecipazione da parte dell’attuale assessorato regionale all’Agricoltura. APPELLO ALLA REGIONE Ecco i passi salienti del testo inviato a Regione Piemonte, enti interessati e agli organi di informazione. “Premesso che nella Regione Piemonte il sistema di pagamento del latte secondo parametri qualitativi denominato Bovilat è basato su una procedura certificata che ha consentito negli anni di assicurare dati oggettivi riconosciuti

ed applicati nella maggioranza dei rapporti in essere fra produttori e imprese di raccolta e lavorazione; che protagonisti del sistema di certificazione sono l’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, Val d’Aosta e Liguria per quanto riguarda la ripetibilità e l’accuratezza del dato analitico; il Silq, Sistema Ispettivo Latte Qualità, per la verifica della conformità della fase di campionamento ed infine i laboratori di analisi riconosciuti, responsabili delle determinazioni analitiche e della pubblicazione dei dati; sottolineato che Bovilat significa una procedura complessa ed efficiente tale da essere punto di riferimento per altre Regioni…; osservato che alla data odierna non è stata ancora definita la proroga della partecipazione della Regione e tale situazione potrebbe compromettere la stessa operatività del progetto…; l’assemblea unanime esprime la forte preoccupazione per la situazione venutasi a creare e sollecita la Regione Piemonte, attraverso l’assessorato all’Agricoltura, a compiere gli atti necessari per la ridefinizione della partecipazione al progetto Bovilat, ritenuto di fondamentale importanza per il settore lattiero-caseario, già attraversato pesantemente da una crisi profonda che rischia di compromettere la stessa sopravvivenza delle aziende”.

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Notizie dalle aziende

ECO STORM lo sprayer a basso volume che mancava! ECO STORM, l’ultima creazione nel settore sprayer semoventi del marchio Wgreen Tecnology della Boffa Guido costruzioni meccaniche snc. Azienda albese da anni specializzata nella produzione di veicoli a trazione elettrica per migliorare il lavoro in campo agricolo. ECO STORM, un’assoluta novità nel settore dell’irrorazione per tunnel, al “concorso novità tecniche” della 34° Fiera Nazionale della Meccanizzazione Agricola di Savigliano, ha ottenuto il premio “Menzione Tec nica”, riconoscimento di cui la Wgreen Tecnology ne ha ottenuti ben 5 in totale, a conferma del continuo impegno nella ricerca di soluzioni innovative che sfruttino la trazione elettrica per migliorare la sicurezza e l’ergonomia nei lavori agricoli e non solo. ECO STORM è un veicolo a completa gestione elettrica, nato per migliorare i trattamenti prevalentemente alle coltivazioni in serra. La macchina si presenta con dimensioni compatte, un basso baricentro di lavoro e la seduta dell’operatore integrata sul serbatoio principale del liquido. Il sistema di distribuzione dell’aria su barra verticale unita al gruppo spray regolabile, offre la possibilità di gestirne al meglio l’irrorazione. L’effetto e una riduzione di prodotto erogato con una migliore distribuzione sul fogliame. La macchina può avere diverse autonomie di capacità di distribuzione in base al dimensionamento del pacco batteria che può anche essere al litio con grossi vantaggi di autonomia

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e riduzione del peso. L’altezza di lavoro in verticale con barra ventilata può arrivare sino a 3 metri, in alternativa si possono montare anche barre orizzontali snodate per trattamenti su coltivazioni piane. Un’altra grossa novità e quella della possibilità di dotare la macchina con un sistema di guida automatica “Auto Driver”, studiato dalla Wgreen Tecnology in collaborazione con il Disafa dell’università di Torino. Il sistema utilizza appositi sensori per la guida e permette di non esporre l’operatore ai prodotti trattanti durante il tragitto di lavoro. La Wgreen Tecnology offre inoltre altre soluzioni per trattamenti spray in vari settori, tra i quali vi è IDROKART, premiato l’anno scorso sempre come Menzione Tecnica, il più stretto veicolo sempre a trazione elettrica per trattamenti sottofila ad esempio nei fagioli. Tra i suoi prodotti di maggiore interesse vi è anche TRYKE, l’unico veicolo a tre ruote in grado di trasportare l’operatore comodamente seduto nelle varie lavorazione del vigneto (potatura, scarzolatura etc.). Le continue ricerche ed aggiornamenti sulle più recenti tecnologie applicabili al settore della meccanizzazione agricola, pongono la Wgreen Tecnology di Boffa Guido snc, un’azienda leader nel settore per tipologia di macchine prodotte.


Costruttori di macchine agricole in assemblea

Associazione Revisori Produttori Macchine Agricole ed attrezzature agricole

Il direttivo Arproma

Le chiavi per affrontare crisi e mercato Sinergia, condivisione, internazionalizzazione e innovazione. Queste le “linee” per affrontare la crisi e il mercato individuate durante l’assemblea di A.R.PRO.M.A., Associazione Revisori Produttori Macchine Agricole, svoltasi lo scorso 18 aprile nel Salone d’Onore di Palazzo Taffini a Savigliano. «Sinergia e condivisione - spiega Luca Crosetto, presidente A.R.PRO.M.A. - saranno le parole chiave per affrontare il futuro. Sinergie tra i soci, per mettere a fattor comune esperienze e capacità progettuali, ma anche con altri interlocutori, quali il Sistema Confartigianato ed ENAMA (Ente Nazionale Meccanizzazione Agricola)». A.R.PRO.M.A. è recentemente diventata organo tecnico designato dal Sistema Confartigianato nazionale in materia di meccanizzazione agricola. In virtù di questo siede ai tavoli di ENAMA assieme ad Enti ed Istituzioni ed alle altre rappresentanze del mondo dei costruttori e degli utilizzatori finali. «Le attività di A.R.PRO.M.A. - aggiunge Croset-

to - si stanno sviluppando con sempre maggior rapidità e intensità e consentono agli aderenti di partecipare a fiere ed incontri con buyer stranieri, usufruire di servizi innovativi e a valore aggiunto, accedere a bandi e partecipare a missioni all’estero». Nel corso dell’assemblea si è svolto anche il rinnovo del Consiglio di Amministrazione. Questa quindi la composizione del direttivo A.R.PRO.M.A.: Presidente: Luca Crosetto Vice Presidente: Giacomino Fasano Consiglieri: Roberto Allasia, Gianfranco Boffa, Cristina Bonino, Francesco Bravo, Ezio Bruno, Ivano Fissore, Bruno Meritano, Mauro Riberi, Roberta Ricca, Franco Supertino, Mario Tomatis Collegio Sindacale: Enrico Bella, Renato Delmastro, Giuseppe Gonella, Collegio Probiviri: Matteo Bonino, Aurelio Fontana, Andrea Ricca

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AgriUmbria corteggia l’eccellenza piemontese

Numerose presenze dal Piemonte alla mostra mercato nazionale di Bastia Umbra

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Dal 20 al 22 marzo si è tenuta, presso il comune di Bastia Umbra (Perugia), un’importante mostra-mercato di carattere nazionale sulla meccanizzazione agricola e sull’allevamento, organizzata e gestita da AgriUmbria, sempre attenta alla tecnologia agricola e a tutto ciò che ne concerne. La fiera, che ha visto partecipare numerose aziende anche piemontesi, ha saputo ancora una volta innovarsi, mettendo in mostra le numerose novità in campo agricolo, contornandole anche da convegni utili agli imprenditori agricoli; da

sempre la manifestazione si è proposta come un mezzo moderno per informare e formare numerosi imprenditori agricoli di tutta Italia che, anche in quest’edizione, hanno partecipato davvero numerosi. CHIANINA E PIEMONTESE Non solo il campo meccanico ha visto importanti rinnovamenti ed esposizioni, ma anche quello dell’allevamento, dove annualmente viene allestita un’area specifica nella quale numerose razze hanno modo di sfilare e venir premiate. Notevoli, come ogni


anno, sono stati gli spazi destinati alla razza bovina “Chianina”, tipica e largamente diffusa sulle aree centrali della penisola italiana, ma anche alla “Piemontese” ed altre ancora. RAZZE MINORI Oltre agli spazi destinati ai bovini e tutto ciò che ne concerne, da quest’anno particolare attenzione è stata rivolta verso altre razze “minori” che hanno avuto modo di ricevere una propria area coperta dedicata: molte le presenze, dai “più comuni”

suini senesi, fonti di numerose produzioni agricole tipiche, alle più disparate razze di caprini, il tutto in padiglioni chiusi e riparati da pioggia e freddo, dove gli animali potessero trovare anche un adeguato ristoro. LA CRESCITA DELLA FIERA Anche quest’anno, secondo le prime stime condotte direttamente dall’ente organizzativo, significativo è stato l’aumento della vendita biglietti per l’evento che, in quest’ultima edizione, ha accolto oltre il 60% di

imprenditori agricoli fuori dalla regione umbra, sinonimo di grande successo che ha saputo rinnovarsi sin dagli albori della manifestazione. Con oltre 400 espositori in rappresentanza di oltre 1500 aziende, decine di migliaia di biglietti venduti, tale manifestazione fieristica puo’ imporsi definitivamente sul panorama italiano, come punto di informazione e formazione, proprio l’obiettivo che si è deciso di perseguire sin dalla nascita dell’evento fieristico.

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Fisco e tributi di

Lorenzo Benanti • tecnico Oata • liberi professionisti

Domanda unica allo sbando, le scadenze sono a rischio Incertezze e ritardi dei sistemi pubblici italiani: a poche settimane dalla compilazione dei moduli gli operatori sono abbandonati a sé stessi Si diffonde sempre di più il malcontento tra operatori ed agricoltori che ancora una volta debbono subire le incertezze dei sistemi che da qui a pochi giorni dovrebbero permettere l’inserimento delle informazioni necessarie alla presentazione della domanda unica 2015. scadenze. La scadenza, mai come quest’anno, si scontra con la mancanza di procedure e delle circolari necessarie a fissare le regole che in via generale sono state definite dai regolamenti comunitari e dai succes-

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sivi passaggi nazionali. La prima causa di questa situazione, che rasenta i limiti del grottesco (e contiene buone dosi di incoscienza ed irresponsabilità), è dovuta al cronico ritardo con cui lo Stato italiano ha recepito e definito i contesti che i regolamenti comunitari avevano lasciato nelle disponibilità di ciascun paese. I regolamenti comunitari, ricordiamo, sono di fine 2013! L’ultimo decreto ministeriale porta la data del 26 febbraio 2015! Rammentiamo che

queste opportunità erano e sono viste, a livello comunitario, come contestualizzazioni degli obiettivi primari delle norme rispetto alle peculiarità che possono avere necessità di essere adeguate al contesto territoriale (nazionale). RITARDI E AMBIGUITA’. Ma noi, come al solito, ci siamo incastrati nei rivoli degli interessi di ciascuna regione e/o corporazione. Il che ha costretto il governo a ritardare le diverse uscite dei decreti necessari a completare il quadro normativo


Fisco e tributi (emblematico su questo argomento il recente editoriale dell’Informatore agrario a firma del prof. Angelo Frascarelli). Come se non bastasse, le interpretazioni su agricoltore attivo che via via ha assunto toni sempre più sfumati e, praticamente, non sarà certamente oggetto di selezione per privilegiare chi effettivamente di agricoltura vive e, soprattutto, crea opportunità di lavoro e fa muovere l’economia reale. DISPOSIZIONI ASSENTI. Oggi gli Organismi Pagatori non hanno ancora emanato le disposizioni sull’uso degli strumenti e sulle modalità di inserimento delle informazioni necessarie a completare i dati del fascicolo del produttore. Ancora inesistente l’indicazione formale dei codici coltura che dovrebbero, a maggior ragione quest’anno, costituire la base per i calcoli degli aiuti nei casi di accesso con obbligo di greening o EFA (Ecological Focus Area - Aree di Interesse Ecologico). Per la domanda 2015, oltre ai normali collegamenti non sempre efficienti in passato (Catasto, BDN, etc.) il fascicolo dovrà contenere le informazioni amministrative derivante dalle banche dati di INPS, Agenzia delle Entrate per la posizione

IVA. Anche di questo non abbiamo notizie. Gli agricoltori dovrebbero ricevere dagli organismi pagatori, prima della presentazione della domanda, i dati della loro posizione rispetto alle fattispecie previste (presentazione domanda 2013, importi ricevuti nel 2014, etc.) IL CERINO IN MANO. E come sarà possibile con tutte queste novità (ancora poco note o assolutamente ignote) formare adeguatamente gli operatori che dovranno dare assistenza agli agricoltori in questo periodo che ottimisticamente è di 40 giorni lavorativi? Si stimano in Italia poco meno di un milione di posizioni da gestire. Non basteranno le notti, i sabati e le domeniche, alle quali tutti noi da anni siamo abituati a convivere a ridosso delle scadenze. Ed infine segnaliamo che non abbiamo nessuna intenzione di trovarci con il “cerino in mano” ed essere accusati prossimamente di aver sbagliato a presentare le domande o di essere corresponsabili di inserimento di dati errati. Qualcuno se ne faccia una ragione e prenda i necessari provvedimenti. Adesso. Buona fortuna a tutti.

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Diritto agrario di

Davide Galfrè • geometra • galfre.davide@gmail.com

Quando è necessario il permesso di costruire? Tettoie, pollai, piccole serre… Fondamentale è capire se il manufatto in questione è destinato a permanere nel tempo, oppure no La stragrande maggior parte delle costruzioni possono essere realizzate previo autorizzazione comunale detta “permesso di costruire”. Molto spesso, soprattutto nelle piccole realtà di campagna, ci si trova a dover studiare se sia necessario richiedere un Permesso di Costruire (e dunque avere l’autorizzazione) per la costruzione di manufatti quali piccoli pollai, tettoie, piccole

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serre etc. i quali, viste le piccole dimensioni e le strutture talvolta non estremamente stabili, spesso sono confusi con opere precarie. PRECARIETA’ La legislazione italiana non ha previsto una normativa specifica e, pertanto, è necessario in tal senso fare riferimento alle varie sentenze che si sono susseguite.

In tal senso le sentenze hanno chiarito che per sapere se un manufatto necessita del permesso di costruire occorre valutarne la precarietà. Con il termine precarietà deve intendersi non la specifica destinazione d’uso, bensì la natura contingente e temporanea del manufatto, nonché in secondo luogo la sua facilità di rimozione.


NATURA TEMPORANEA La natura meramente temporanea è già richiamata del Testo Unico dell’Edilizia D.P.R. 380/2001 ed è stata confermata con maggiore sentenza da alcune sentenze successive. Ne consegue pertanto che la medesima tettoia, costituita dalla medesima struttura portante, deve necessariamente essere autorizzata solamente se si prevede un utilizzo continuativo nel tempo. Lo stesso discorso può essere fatto con serre, pollai, concimaie e tutte le strutture più o meno stabili che spesso si

trovano in campagna, qualunque sia la funzione e la sua destinazione d’uso; è necessario precisare, inoltre, che dunque, anche strutture non vincolate in profondità suolo ma destinate a permanere stabilmente nel tempo deve essere autorizzata con Permesso di Costruire. LA DISTINZIONE Riepilogando dunque ed in risposta alla più classica delle domande “ma anche la tettoia per la legnaia ed il pollaio devono essere autoriz-

zate dal Comune?” si può affermare che non importa come sia vincolato un manufatto al suolo, né quale sia la sua destinazione d’uso, ma è fondamentale capire se il manufatto in questione è destinato a permanere nel tempo oppure no; le opere non destinate a permanere nel tempo, e quindi precarie, non necessitano di Permesso di Costruire. Ciò nonostante sarebbe buona norma, ma sicuramente non strettamente necessario, la comunicazione al Comune di realizzazione di opere precarie.

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Notizie dalle aziende

La sega a tamburo Collino è la novità tecnica del 2015 Nuovo, prestigioso riconoscimento alla ditta di Levaldigi durante la Fiera nazionale della Meccanizzazione agricola di Savigliano Collino Costruzioni si guadagna sul campo un altro riconoscimento di tutto rispetto. Era accaduto l’estate scorsa nella cornice internazionale di Euroforest, la prestigiosa rassegna che, dal cuore della Francia, aveva incoronato le seghe circolari prodotte dall’azienda di Levaldigi come le più innovative e sicure d’Europa; è nuovamente successo nella sede – più vicina a casa – della 34a Fiera Nazionale della Meccanizzazione Agricola di Savigliano. Più vicino a casa ma non per questo meno significativo il premio “Novità Tecniche 2015” attribuito a Collino Costruzioni per la sega circolare a tamburo. Una giuria autorevole, con membri del Centro Na-

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zionale di Ricerche e del Ministero, quella incaricata dell’istruttoria. E quattro aziende selezionate, a fronte di 400 espositori in Fiera, tutte marcatamente

nuova strumentazione per il taglio di legna da ardere che ha tutti i requisiti per diventare protagonista nel settore forestale. Una capacità produttiva sen-

proiettate sulla ricerca e sull’innovazione. La “Novità Tecnica” made in Collino? La sega circolare a tamburo: ovvero una

za pari, anche fino a 80 quintali orari, si coniuga in questa macchina con la sicurezza assoluta, visto che le parti di taglio non

sono in alcun modo accessibili all’operatore. Tanta innovazione come sempre, dunque, sfociata in ben tre domande di brevetto. Innovazione che – ancora una volta – si conferma come la miglior chiave per aprire le porte di nuovi mercati, quelli stranieri sui quali la sega circolare a tamburo Collino sta già incontrando un crescente successo, anche superiore alle attese dell’azienda. «Un traguardo – secondo il titolare, Adriano Collino – che voglio condividere innanzi tutto con i nostri collaboratori e con i nostri partner che ci sono stati accanto, facendoci come sempre fiducia. La strada dell’innovazione è una via obbligata, per chi vuole cogliere le opportunità dei mercati internazionali».


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Ortofrutticoltura

Nocciolo, a Cherasco l’economia di un territorio Convegno per fare il punto sulle nuove opportunità del settore corilicolo, sabato 13 giugno al PalaExpo “Nocciolo: economia di un territorio” è il titolo del convegno che Confagricoltura Cuneo, Ascopiemonte e Piemonte Asprocor ripropongono per il secondo anno consecutivo a Cherasco per fare il punto sulla situazione del settore corilicolo, oggi in piena espansione. L’appuntamento, aperto a tutti, è alle 10 di sabato 13 giugno al Pala Expo di Cherasco. QUALI OPPORTUNITA’ Se fino a qualche anno fa la coltivazione del nocciolo era prerogativa dell’Alta Langa e delle zone più marginali, oggi rappresenta un’opportunità economica in grado di garantire reddito anche in zone che non avrebbero molte altre alternative colturali: «Uno sviluppo evidente – osserva il direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio -, trainato non solo dalla tenacia degli agricol-

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tori, delle associazioni di produttori e dei tecnici, ma soprattutto dalla crescente domanda mondiale di nocciole, impiegate per la produzione industriale di alta qualità. Così come non va trascurata la positiva valenza ambientale di questa coltura, che preserva il territorio

da frane e dilavamento superficiale e non è impattante, considerato il basso impiego di trattamenti fitosanitari dei noccioleti». COMPETITIVITA’ Il convegno sarà occasione per analizzare con addetti del settore e rappresentanti delle istituzioni quali

possibilità esistono per lo sviluppo della coltivazione del nocciolo anche al di fuori delle aree tradizionalmente più vocate a questa coltura: «Dalle colline delle Langhe - spiega Lodovico Cogno, presidente di Asprocor -. il nocciolo si sta espandendo anche in zone di pianura, in risposta anche all’elevata richiesta di prodotto da parte delle aziende di trasformazione, ma questo implica attente valutazioni, che saranno oggetto proprio dell’evento in programma a Cherasco». Aggiunge Gianluca Griseri, responsabile tecnico Ascopiemonte: «Si tratta di una cultura di facile realizzazione, ma con lunghi tempi di attesa per l’entrata in produzione degli impianti. Per poter essere competitive, le nostre aziende hanno bisogno di crescere in qualità, quantità prodotte, organizzazione, innovazione e nuove tecnologie».


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Ortofrutticoltura di

Guido Soldi e Ivan Rogati

La stagione a gonfie vele della nocciola piemontese Il 2014 è da considerarsi un’annata economicamente anomala per la nocciola piemontese: le forti gelate del 2013, avvenute in Turchia, che da sola produce circa il 70% delle nocciole mondiali, e in altri paesi limitrofi, hanno portato ad una riduzione drastica della produzione. CORSA ALL’ORO La forte necessità di

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Si è passati da prezzi a fine raccolta già di per sé molto alti ad un raddoppio nelle ultime settimane, ma non è il momento di tirare i remi in barca approvvigionamento e la crescente importanza qualitativa riconosciuta al prodotto italiano, in questo caso piemontese

e cuneese, ha scatenato una vera e propria corsa all’oro: si è passati da prezzi a fine raccolta già di per sè molto alti ad

un raddoppio di qualche settimana fa. I prezzi spuntati sul mercato nelle ultime settimane non sono sicuramente congrui, anche se tutti vorremmo che si mantenessero nel tempo, bensì sono il frutto di particolari condizioni climatiche, di una necessaria riorganizzazione dell’offerta a fronte di una crescente domanda, soprattutto in Paesi nuovi consumatori del prodotto corilicolo.


Ortofrutticoltura IGP NOCCIOLA PIEMONTE In previsione di un ritorno a prezzi meno remunerativi, sarebbe importante una maggiore tutela del mercato locale, ad esempio mediante accordi di filiera, valutando anche l’opportunità di valorizzare meglio la denominazione IGP Nocciola Piemonte, eventualmente diversificando il territorio in aree o sottozone con caratteristiche qualitative differenti. ATTIVITà COLLATERALI Alcune aziende agricole produttrici di nocciole,

soprattutto guidate da giovani imprenditori, stanno investendo in nuove attività collaterali alla sola coltivazione, in particolare nelle operazioni di prima trasformazione, sgusciatura e tostatura, immettendo sul mercato prodotti di grande qualità, diversificando la loro attività professionale e integrando il proprio reddito. POCHI TRATTAMENTI La nocciola rimane una coltura che non necessita, se non in casi particolari, di molti interventi fitosanitari. Le principali avversità che colpiscono un noccioleto sono:

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l’Eriofide (Phytoptus avellanae), l’acaro che danneggia le gemme sviluppandosi in modo anomalo e facendole cadere a terra. Sono consigliabili un paio di trattamenti fra fine marzo ed inizio aprile con prodotti a base di zolfo. Cimice del nocciolo: sono sostanzialmente due specie di Cimici, quella verde (Palomena prasina) e quella marrone (Gonocerus acuteangulatus). I danni provocati al frutto sono diversi a seconda della fase in

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cui l’insetto agisce: in una prima fase quando il seme è in fase di formazione e in una seconda fase, quando il frutto è già in pieno sviluppo, subisce ingiallimenti, colorazioni particolari e alterazioni organolettiche, a scapito del valore del prodotto. La lotta alla cimice viene fatta con insetticidi, solo in caso di necessità e comunque dopo attenti monitoraggi della popolazione e al superamento della soglia di danno. Esistono altre avversità meno importanti ma

non per questo meno dannose quali marciumi del legno, malattie fungine e altri insetti, come cocciniglia e balanino, ma una razionale gestione con pochi interventi nel corso della stagione consente di mantenere in buona salute il corileto. SPOLLONATURA L’aspetto più impegnativo nella gestione di un noccioleto è costituito dalla spollonatura e dal diserbo: in questo caso l’agricoltore si trova

a dover intervenire più volte nel corso della stagione, di solito prediligendo gli interventi chimici, al fine di contenere il costo della manodopera. Infine, ma non per minor importanza, occorre programmare una corretta potatura del corileto, una volta giunto a maturità produttiva, per evitare perdite di produzione a causa della scarsa insolazione e per consentire il rinnovamento delle branche produttive.


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Selvicoltura di

Simona Dutto - ufficiotecnicodelterritorio@gmail.com

Il taglio della fustaia alla prova della legge Per fustaia si intende il bosco costituito in prevalenza (almeno il 75% della copertura, data dalle chiome) da piante nate da seme e perciò singole. Diversi sono gli aspetti che può assumere una fustaia ma in estrema sintesi possono essere di due tipi: coetanee-monoplane, costituite da piante omogenee per età, altezza, diametro, e disetanee-stratificate in cui gli alberi con diverse età, altezze e diametri diversi si distribuiscono sul terreno con vari stadi di sviluppo. Indipendentemente da ciò tali boschi possono essere puri, se composti da una sola specie, oppure misti nel caso di una compresenza di specie.

Fustaia di faggio

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PRESCRIZIONI A seconda della situazione in cui ricade il bosco che si vuole andare a tagliare, ci sono alcune prescrizioni date dal Regolamento Forestale Piemontese che vanno osservate. Per i boschi coetanei-monoplani occorre rispettare i turni minimi (età minima

delle piante da sottoporre al taglio): - 70 anni a quote inferiori ai 1.000 m, ridotti a 15 nel caso di saliceti e pioppeti ripari. - 90 anni per i boschi ubicati tra 1.000 e 1.500 m - 120 anni per i boschi ubicati oltre i 1.500 m. In genere tali boschi vanno trattati mediante “tagli a buche”, andando a creare qua e là delle buche di dimensione tra i 1.000 e i 3.000 m2. La superficie totale data dalle buche deve essere al massimo pari al 30% della superficie dell’intero popolamento da sottoporre a utilizzazione. Se invece il bosco viene trattato con la tecnica dei “tagli successivi” (raramente applicato in Piemonte) la legge impone che il volume legnoso residuo in seguito al taglio sia di: - 100 metri cubi per faggete e acero-tiglio-frassineti; - 120 metri cubi per abetine e peccete; - 90 metri cubi per pinete; - 110 metri cubi per lariceti e cembrete sotto i 1.500


Selvicoltura metri s.l.m; - 90 metri cubi per lariceti e cembrete sopra i 1.500 metri s.l.m.; - 80 metri cubi per altre categorie. SCELTA COLTURALE Per quanto riguarda i boschi disetanei-stratificati si procede in genere con il “taglio a scelta colturale”, selezionando per il taglio le piante giunte a maturità ed eventualmente eliminando piante malate o morte al fine di favorire la

a dire interventi selvicolturali eseguiti in boschi giovani o comunque non ancora maturi. Sui boschi giovani si parla di “ripuliture” o “sfolli”, volti a diminuire la densità delle piantine, eliminando quelle peggiori e in sovrannumero. Quando invece le piante presentano diametri già discreti si interviene con un “diradamento”: in questo caso si ha un duplice scopo poiché si ottiene materiale legnoso dal ta-

A seconda della situazione in cui ricade il bosco, ci sono prescrizioni del Regolamento forestale piemontese che vanno osservate rinnovazione. La legge impone che i valori minimi di massa legnosa da rilasciare in bosco non debbano essere inferiori a 90 metri cubi per ettaro; i tagli inoltre possono avvenire solo a distanza di almeno 10 anni. TAGLI INTERCALARI Nelle fustaie in generale si può inoltre operare con dei “tagli intercalari”, vale

glio e allo stesso tempo si concentra l’accrescimento sulle piante rimaste. La legge impone che in seguito ad un diradamento la copertura minima residua sia del 45%. PRATICHE BUROCRATICHE Anche per le fustaie, come per il ceduo, a seconda delle superfici di taglio occorre presentare delle

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Selvicoltura pratiche, più precisamente: - nel caso di superficie compresa tra 0,5 e 5 ettari, è obbligatoria la presentazione di una “Comunicazione semplice” prima dell’inizio dei lavori. Essa può essere compilata dal proprietario stesso (o da chi effettua il taglio, anche se non è il proprietario), dagli sportelli forestali oppure da un tecnico forestale abilitato. - per gli interventi selvicolturali eseguiti su una superficie compresa tra 5 e 10 ettari deve essere presentata una “Comunicazione corredata da relazione tecnica”. La relazione tecnica è redatta da un tecnico forestale abilitato; l’intervento viene autorizzato dalla Regione Piemonte. - per il taglio di boschi cedui su superfici superiori a 10 ettari, oppure indipendentemente dalla superficie per i boschi comunali (e pubblici in generale) è necessario presentare istanza

di “Autorizzazione con progetto di intervento”. Anche in questo caso il progetto deve essere redatto da un tecnico forestale abilitato e anche in questo caso l’autorizzazione viene rilasciata dalla Regione. La procedura varia (e risulta molto più complessa) nel caso in cui il bosco ricada in area protetta, nel sito rete Natura 2000 (SIC o ZPS) o in bosco da seme. DUE ANNI DI TEMPO Gli interventi (siano essi segnalati mediante Comunicazione semplice o autorizzati dalla Regione nel caso di Comunicazione con relazione tecnica o Autorizzazione con progetto) hanno due anni di tempo per essere realizzati. In ogni caso gli interventi in fustaia possono, a differenza del ceduo, essere effettuati in qualsiasi momento dell’anno.

balfor

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Attualità

Triathlon del boscaiolo 4a prova del campionato italiano tagliaboschi 2015

Novità assoluta nel suo genere è la manifestazione che si svolgerà a Vigliano D’asti presso il centro sportivo G.B. Conti. Per Vigliano si tratta della seconda Edizione del campionato italiano dei boscaioli che si svolge da alcuni decenni in Italia. Quest’anno la quarta prova farà tappa in provincia di Asti per gli amanti della disciplina che pubblicizza le più recenti conquiste della tecnologia applicata alle motoseghe. Queste manifestazioni un po’ originali e divertenti svolgono un ruolo particolarmente importante nel creare contatti interregionali e la partecipazione è di professionisti del settore che arrivano da tutta Italia proponendo uno scambio di informazioni e notizie nelle tecniche di lavorazione in bosco. Le prove del campionato consistono in abbattimento, sramatura e taglio con accetta. Contemporaneamente a questa manifestazione si svolgerà anche una gara di scultura con motosega che richiamerà i migliori scultori professionisti di questa attività, non mancheranno naturalmente ricchi premi.La giornata si svolgerà

in un contesto che congloberà dal mattino la fiera agricola con esposizione di macchine agricole e prodotti tipici locali sull’area del Centro sport con la rassegna di trattori d’epoca (antecedenti il 1970 ) che renderanno ancor più suggestiva la manifestazione. La Pro Loco Vigliano , che organizza tutta la giornata non trascurerà l’enogastronomia proponendo un pranzo campagnolo sfizioso. I bambini, non saranno dimenticati essendo organizzate aree giochi attrezzate con gonfiabili e divertimenti a sorpresa. Programma della giornata: Ore 8.30: apertura fiera macchine e attrezzature agricole; Ore 9.00: consegna pettorali gara; Ore 9.30: inizio prove di qualificazione Triathlon; Ore 10.00: partenza giro panoramico dei trattori d’epoca; Ore11.00: Gara di scultura con motosega; Ore 13.00: pranzo campagnolo presso il centro sportivo; Ore 15.00: ripresa gare con semifinali e finali; Ore 17.00: sorteggi e premiazioni

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Ortofrutticoltura

Distinguere i castagneti per accedere alla Pac L’ammissibilità ai contributi comunitari esige che vengano definite le caratteristiche del castagneto da frutto «La castanicoltura, attività che in provincia di Cuneo sa unire tradizione e passione con la tecnica e la ricerca - dichiara Marco Bellone, esperto castanicoltore di Boves e presidente zonale della Cia di Cuneo - si trova ad affrontare la sfida con la competitività e l’innovazione del settore. Pur obbligata a

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fare i conti con lo spopolamento delle aree montane, i costi crescenti per chi resiste, la competizione globale ed il deperimento a causa di malattie e di nuovi parassiti, la castanicoltura nella nostra provincia continua a rappresentare un’attività importante, con pro-

duzioni di qualità riconosciute in tutte il mondo». OPERAZIONE RECUPERO La Cia ha più volte segnalato alle istituzioni provinciali e regionali l’importanza del recupero dei castagneti, sia di quelli abbandonati o di quelli, pur in produzione, ai quali da parecchi decenni non sono più state effettuati interventi colturali, quali concimazione e potatura. «Nel momento in cui sta per vedere la luce il Psr 201520120 anche in Piemonte, occorre approfittare di questa occasione per destinare

risorse alle innovazioni nel settore castanicolo al fine di sostenere questa attività agricola sia per i giovani che intendono tornare in montagna sia per il rilancio del mercato delle castagne e sia, non ultimo, per il ruolo strategico del castagneto nella protezione del suolo dai dissesti idrogeologici, occupando le pendici più acclivi e le parti più antropizzate del territorio montano oltre a considerare l’alto valore naturalistico che i castagneti esprimono». VERSO LA PAC Di recente, presso il competente Ministero delle Politiche Agricole, si è tenuta una riunione sulle problematiche della castanicoltura. Gli argomenti trattati sono stati il castagneto da frutto e la sua ammissibi-


Ortofrutticoltura lità ai contributi previsti dal primo pilastro della Pac e le misure dei Psr 2014 - 2020 a favore del castagno. Nell’ambito della riunione Agea ha precisato che nella nuova programmazione sono previsti due codici distinti per il castagneto “da frutto” e per quello “da bosco”. «Il problema è che non è prevista una definizione per il castagneto da frutto. Certamente non aiuta l’enorme disomogeneità delle superfici a castagno sul territorio nazionale ma una situazione indefinita è da sempre foriera di problematiche che inevitabilmente ricadranno sui richiedenti». CASTAGNETO DA FRUTTO Una proposta era emersa dal tavolo castanicolo nazionale e che prevedeva 5 condizioni per individuare il castagneto da frutto: 1. popolazioni di Castanea sativa, castanea crenata e relativi ibridi 2. appezzamento minimo 2000 mq 3. n° piante 30 - 220/ ha (densità derivata dall’analisi di tutti i disciplinari DOP/IGP);

4. adozione di adeguate pratiche agronomiche (spollonatura e controllo delle specie arboree e arbustive indesiderate) 5. almeno il 90%delle piante innestate. SCELTE REGIONALI «La definizione delle caratteristiche del castagneto da frutto - rileva ancora Bellone - è propedeutica a distinguere queste superfici stimate in circa 50.000 ettari dalle rimanenti destinate a bosco - legno - abbandonate che coprono circa 700.000 ettari in tutta Italia. Relativamente al secondo pilastro della Pac sono state illustrate le scelte dei Psr di alcune Regioni in materia di castagno, in particolare in Calabria. Siamo fiduciosi che anche il Piemonte, come più volte assicurato, vorrà indirizzare apposite possibilità di investimento (lavori di pulizia e mantenimento del castagneto, contributi per la meccanizzazione, potatura) nelle previste misure agro ambientali».

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Fisco e tributi

L’aumento dell’Iva sul pellet aggiunge la beffa al danno

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L’AIEL (Associazione Italiana Energie Agroforestali) ha avviato la raccolta di firme contro l’aumento dal 10 al 22% l’Iva sul pellet, come di seguito ben illustra Marino Berton, direttore generale dell’istituto. Le aliquote IVA agevolate del 4 e del 10% hanno la finalità di tenere bassi i prezzi di alcuni generi considerati molto importanti o di prima necessità. L’aliquota IVA del 4% si applica ai cibi come pane, pasta, olio, latte e riso, oltre a oggetti di uso comune. Al 10% invece sono tassati beni e servizi come la fornitura dell’elettricità, la carne e il pesce e i combustibili legnosi. Tutti tranne uno, il pellet.

il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Pertanto, l’aumento dell’IVA sul pellet è stato introdotto per generare un aumento delle entrate che in realtà è del tutto teorico. Con questa scelta, l’Italia diventa uno dei Paesi europei che applicano l’aliquota più elevata per questo biocombustibile. Non sarebbe una sorpresa costatare che, specie in un momento così delicato dal punto di vista economico, l’aumento dell’IVA abbia un effetto depressivo sui consumi, disincentivando l’utilizzo di un biocombustibile che in molte zone d’Italia rappresenta l’unica alternativa alle più costose fonti energetiche fossili.

PERCHE’ L’AUMENTO Infatti, dal 1 gennaio 2015, il Governo italiano ha disposto l’aumento dal 10 al 22% dell’aliquota IVA da applicare alle cessioni del prodotto pellet di legno, destinando (comma 712) le maggiori entrate, per un importo pari a 96 milioni di euro, a incrementare

UN COLPO AL CUORE L’Italia, infatti, è il primo Paese europeo per consumo domestico di pellet di legno, con oltre 3 milioni di tonnellate potenzialmente impiegabili. Sono infatti oltre due milioni le famiglie che usano questo biocombustibile per riscaldarsi. La metà di loro – circa il 4%


del totale delle famiglie italiane – lo impiega come fonte di riscaldamento unica o prevalente. L’aumento dell’IVA sul pellet si traduce in un aumento medio della spesa per il riscaldamento pari a 50 euro a famiglia; incremento che può superare i 150-200 euro nel caso in cui il pellet sia impiegato in caldaie per il riscaldamento centralizzato. Questi dati sono stati calcolati sulla base dei consumi medi dichiarati dalla famiglie italiane, pari a 1,5 t/anno. Infine non è trascurabile evidenziare come gli effetti negativi si possano avere non solo per i consumatori finali ma anche per l’industria, sia sul fronte della produzione e della distribuzione del pellet sia su quello di produzione dei sistemi di riscaldamento. Infatti, è doveroso ricordare

Petizione dell’Associazione italiana energie agroforestali contro il provvedimento fiscale che penalizza fortemente le scelte virtuose di famiglie e industrie che i produttori italiani di apparecchi domestici alimentati a pellet contribuiscono al prestigio del Made in Italy e sono oggi leader a scala internazionale, esportando oltre il 35% in tutto il mondo e rappresentando più del 90% delle vendite in Europa. RIPERCUSSIONI Le pesanti e negative ripercussioni che subirebbe questo settore manifatturiero, leader per tecnologia e ricerca e sviluppo, sarebbe un grave danno. Il settore del pellet è particolarmente

significativo per l’industria italiana, con oltre 42.000 unità lavorative impiegate stabilmente, di cui oltre 20.000 direttamente nella produzione e distribuzione del biocombustibile. La sola produzione di pellet ha una ricaduta occupazionale pari a 8,3 unità lavorative per milione di euro fatturato, contro 0,5 per i derivati dalla raffinazione del petrolio. Inoltre, l’incidenza del valore aggiunto della produzione di pellet è 7 volte superiore rispetto a quello derivante della raffinazione del petrolio.

POLITICA MIOPE Nel complesso l’aumento dell’IVA sul pellet dimostra una sensibile inadeguatezza nella politica a sostegno delle fonti rinnovabili, producendo un pericoloso allontanarsi dal raggiungimento degli obiettivi europei previsti al 2020, penalizzando le sinergie nell’ambito della filiera foresta-legno-energia e le ricadute positive in ambito ambientale, di gestione del territorio e di supporto alle comunità locali. Con questa petizione – conclude il direttore generale di AIELchiediamo l’abrogazione del comma 711 e congiuntamente del comma 712 che incrementa il Fondo per gli interventi strutturali di politica economica attraverso il gettito derivante dall’innalzamento dell’aliquota IVA sul pellet.

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Enologia

Vino biologico, il successo fa rima con rispetto Intervista a Roberto Damonte, viticoltore e presidente della Cia di Cuneo: «Un segmento di mercato in grande crescita, ecco perché» «Sono trascorsi quasi tre anni dall’introduzione della nuova normativa che regola la produzione del vino biologico. Il segmento è in grande crescita, testimoniato dall’aumento delle superfici investite a vite biologica e dal positivo andamento dell’export», dice Roberto Damonte, eccellente vitivinicoltore e presidente della Cia di Cuneo. «La normativa – continua Damonte – è frutto di un compromesso tra le diverse posizioni dei vari Paesi europei, ma rappresenta una grande conquista: più chiarezza e garanzie per i consumatori e maggiore appeal per il prodotto. A partire dal 2013 ho deciso la conversione di parte dell’azienda alla viticoltura biologica, una

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strada, certo, impegnativa, ma intrapresa con convinzione per ottenere vini nel rispetto dell’ambiente e della biodiversità. Una risposta anche ai tanti turisti, stranieri ed italiani, che chiedono vino biologico. Sono sempre più numerosi i vitivinicoltori aderenti alla Cia, a cominciare dal vicepresidente vicario Claudio Conterno, antesignano del bio nella zona del Barolo, che hanno scelto la strada del vino biologico». Come si fa a definire biologico un vino? «Un vino per essere biologico - precisa il presidente della Cia di Cuneo – deve rispettare una serie di regole che escludono l’uso di antiparassitari o concimi chimici di sintesi in vigna. Per la fer-


Enologia tilizzazione dei terreni, ad esempio, vengono impiegati concimi organici e per la difesa delle coltivazioni da parassiti si agisce preventivamente rinforzando le piante (ad esempio con concimazioni equilibrate) e in modo diretto con trattamenti antiparassitari di origine naturale (es. rame, zolfo, estratti di piante, ecc.) o impiegando la lotta biologica (uso di organismi viventi antagonisti dei parassiti). Partendo da un’uva di alta qualità, sana e intensa, non occorre, di

per il vino convenzionale) e per il vino bianco di 150mg/l (200 mg/l per il vino convenzionale). Solo allora si può riportare in etichetta la dizione “Vino Biologico”».

conseguenza, un intervento forte in cantina. Il regolamento della UE in materia stabilisce, a questo proposito, un sottoinsieme di pratiche enologiche e di sostanze autorizzate per i vini biologici».

litri di vino all’anno, oggi soltanto 37,9) – chiarisce Damonte – è altrettanto vero che i nuovi stili di vita salutisti, le nuove abitudini alimentari e di costume orientate alla sostenibilità, stanno contribuendo alla crescita degli acquisti di bottiglie “bio”. Per i vitivinicoltori, quindi, le opportunità di mercato sono molto evidenti e vanno coniugate con questa diversa sensibilità del consumatore finale. Biologico e rispetto per la natura devono, sempre di più, fare parte del nostro modo di pensare».

Cioè? «Ad esempio non sono consentiti l’uso di acido sorbico e la pratica della desolforazione ed il dosaggio dei solfiti nel vino biologico deve essere inferiore a quello del vino convenzionale: il livello massimo di solfito per il vino rosso sarà di 100 mg/l (150 mg/l

Non è più solo una nicchia ma una realtà consolidata, il vino biologico… «Se è vero, come è vero, che il consumo pro capite di vino nel nostro Paese è in calo costante (negli anni Settanta un italiano beveva in media 100

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Enologia

«Difendiamo il vino dalla lotta all’abuso dei superalcolici» Lettera al ministro della Salute per evitare pericolose derive europee nella politica sui consumi Agrinsieme ha scritto al ministro della Salute Beatrice Lorenzin, esprimendo preoccupazione in merito agli argomenti discussi al meeting informale di Riga, che riguardano le proposte sulla futura politica europea per contrastare l’abuso di alcol. CONSUMO CONSAPEVOLE Il coordinamento tra Confagricol-

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tura, Cia e Alleanza delle cooperative agroalimentari sostiene un comportamento al consumo di vino moderato e consapevole ed è impegnato nel ridurre ogni forma di abuso di alcolici. L’approccio alla problematica del consumo di alcol, individuato nel documento di discussione, tuttavia, è troppo indifferenziato e generalizzato e andrebbe a penalizzare proprio i

consumatori moderati di vino. «Siamo fermamente convinti– si legge nella lettera inviata al ministro Lorenzin – che il modello di consumo e la tipologia di prodotto debbano


Enologia essere presi in considerazione nelle valutazioni della politica. Il consumo moderato di vino non può essere equiparato all’abuso di superalcolici». STRUMENTI SPROPORZIONATI Agrinsieme ritiene che la strategia europea per l’alcol, attualmente in vigore, sia valida e che debba continuare con le stesse priorità individuate. Alcuni miglioramenti possono essere senz’altro proposti, senza necessariamente reimpostare una politica completamente nuova. Contrastare l’abuso di alcol deve rimanere l’obiettivo principale della politica europea, ma gli strumenti proposti appaiono alle organizzazioni di Agrinsieme sproporzionati, in quanto ostacolano in generale il consumo di alcol senza norme specifiche per l’abuso.

NATURA AGRICOLA Come, ad esempio, l’obbligo di riportare nell’etichetta dei prodotti alcolici le indicazioni nutrizionali, che non avrebbero alcuna influenza sul comportamento di consumo di alcol. O come le restrizioni delle vendite transfrontaliere e l’individuazione di un prezzo minimo di acquisto per i prodotti alcolici, che sono incompatibili con il diritto comunitario. O come, ancora, il suggerimento di ridurre il contenuto in alcol delle bevande, che non tiene conto della natura agricola del vino e delle specifiche normative che definiscono le diverse categorie. Infine, Agrinsieme fa notare come le misure di sostegno attualmente previste per il settore vitivinicolo, comprese anche quelle orizzontali per la promozione, siano finalizzate al rafforzamento del comparto nel suo complesso e non possano essere utilizzate per ridurre l’abuso di alcol.

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Ortofrutticoltura

Creso, la nuova frontiera dell’agricoltura di precisione Mercoledì 18 marzo il Centro di ricerca e sperimentazione ortofrutticola (CReSO) di Manta ha organizzato il seminario di presentazione del progetto FruitSensor – Tecnologie convergenti per una frutticoltura di precisione sostenibile, finanziato dalla Fondazione Crc attraverso il bando per la ricerca scientifica 2013. La partnership vede coinvolti CReSO, in qualità di capofila, DISAFA (Università di Torino), DISAT (Politecnico di Torino) e, tra i partner operativi, le due cooperative saluzzesi Jolly Fruit e Albifrutta. OBIETTIVO L’idea progettuale consiste nel far convergere le più avanzate tecnologie oggi disponibili in un sistema innovativo per la gestione della difesa delle piante da frutto, introducendo il concetto di “agricoltura di precisione” nella frutticoltura cuneese.

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Presentato il progetto FruitSensor, tecnologie convergenti per la gestione della difesa delle piante da frutto

Il Progetto prevede il sequenziamento di geni chiave e la messa a punto di nanobiosensori per il rilevamento della “ticchiolatura” (disease management), oltre che

l’implementazione di un sistema per il telemonitoraggio di Cidya pomonella (la carpocapsa del melo) e Halyomorpha halys (la specie di cimice appena arrivata, che

rischia di trasformarsi nella nuova emergenza della nostra frutticoltura) attraverso trappole con telecamera e naso elettronico portatile (pest management). SINERGIE SCIENTIFICHE Si tratta dunque di integrare le potenzialità della nano e biotecnologia applicata ai modelli matematici previsionali già in uso, per ottenere informazioni dettagliate sullo stato fitosanitario e fisiologico delle piante. Tale sinergia consentirà di gestire a distanza e in tempo reale il sistema di interventi, introducendo un carattere di forte innovazione nel panorama frutticolo cuneese. Si pongono dunque le basi per un significativo passo avanti nella gestione della difesa dalle malattie delle piante, verso un processo produttivo più sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico.


Ortofrutticoltura

Arriva lo scarabeo asiatico che attacca frutteti e vegetali Non bastava la Xylella. A tormentare l’agricoltura italiana è arrivato anche la Popillia japonica, scarabeo asiatico in grado di attaccare fino a trecento specie vegetali. Dall’estate scorsa si susseguono gli

avvistamenti nel Parco del Ticino e in altre zone tra Lombardia e Piemonte, segnalazioni che hanno spinto gli enti regionali a intervenire. QUARANTENA «Per i gravi danni che può arrecare è inserito

tra gli organismi di quarantena (direttiva 2000/29 CE e lista A2 dell’Eppo-European and Mediterranean Plat Protection Organization) di cui deve essere vietata l’ulteriore introduzione e diffusione in altre aree europee», scrive Davide

Michelatti, dirigente del settore fitosanitario della Regione Piemonte. DA GIUGNO A SETTEMBRE «Gli adulti, che volano da giugno a settembre, sono polifagi e negli Stati Uniti si alimentano su oltre 300 specie

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Nel mirino della Popillia japonica, oltre 300 specie vegetali, tra cui mais, melo, pesco, soia, vite vegetali tra cui sono comprese piante spontanee, ornamentali, colture di pieno campo, da frutto e forestali. Tra le specie d’interesse agrario si possono ricordare: mais, melo,

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pesco, soia, vite e molte altre». CATTURA MANUALE «Il settore fitosanitario del Piemonte, in collaborazione con l’Ente Parco del Ticino,

ha subito attivato i primi interventi di monitoraggio sulla diffusione dell’insetto e di contrasto allo sviluppo della sua popolazione mediante raccolta manuale degli

adulti sulla vegetazione e sistemazione di una sessantina di trappole per la cattura massale. Complessivamente sono stati raccolti circa 27.500 esemplari».


Attualità

Prorogata al 31 maggio la scadenza delle polizze Provvedimento del Ministero per consentire il regolare svolgimento della campagna assicurativa agricola Rispetto alla scadenza del 20 aprile, come stabilito dal piano assicurativo, il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha prorogato al 31 maggio la possibilità per gli agricoltori di stipulare le polizze assicurative agevolate sulle colture autunno primaverili e sulle colture permanenti. L’obiettivo è consentire il regolare svolgimento della campagna assicurativa agricola, in considerazione dell’im-

portanza che la gestione dei rischi avrà anche nella nuova programmazione comunitaria e per una concreta tutela del reddito degli agricoltori attraverso tali strumenti. Con il nuovo termine, il Ministero ha inteso rispondere anche alle difficoltà segnalate dai rappresentanti degli organismi collettivi di difesa, dal mondo agricolo e dagli operatori assicurativi nella fase di avvio della campagna.

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Attualità

“Land2Lend” ridare vita alle terre abbandonate Attraverso il sito di due giovani pugliesi, chi ha terreni improduttivi può metterli a disposizione di chi vorrebbe coltivarli “Land2Lend” è una startup nata dall’idea di due giovani pugliesi, Tommaso Romagno e Donato Macario, con una missione: ridare vita alle terre abbandonate. In Italia sono tre milioni e mezzo gli ettari di terreno inutilizzati, di cui 380 mila in mano a privati: «Perché lasciarli improduttivi, quando c’è qualcuno che vorrebbe coltivarli?», commentano. Chi è in possesso di un terreno incolto può inserirlo su “Land2Lend” e metterlo a disposizione di agricoltori o appassionati che lo vogliano rendere produttivo. Con questo meccanismo è possibile mettere in contatto i terreni abbandonati con i nuovi contadini digitali interessati a coltivarli per produrre cibo di qualità. I proprietari dei terreni incolti possono segnalarli iscrivendosi

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alla piattaforma o utilizzando l’app dedicata: www.land2lend.com. ACCESSO ALLA TERRA Sull’iniziativa si è espresso il responsabile dell’Agia, l’associazione dei giovani imprenditori agricoli, di Cuneo, Silvano Bruna: «Ritengo che l’idea dei due giovani pugliesi di dar vita, con “Land2Lend”, ad un sito per avere un quadro sulle terre incolte sia un ottimo mezzo per fornire un utile, concreto contributo ai tanti giovani che intendono avviare l’attività agricola. E’ risaputo, infatti, che uno dei problemi principali, se non il principale, per i neoagricoltori, è proprio quello dell’accesso alla terra, di cui non tutti dispongono in misura sufficiente per ricavarne un reddito adeguato. Insomma c’è davvero bisogno di una sorta di registro a cui i giovani

agricoltori possano fare riferimento per affittare o comprare un terreno. Il ricambio generazionale si scontra con una serie di problematiche di difficile soluzione: da una parte l’alto costo della terra, gli elevati costi di avviamento, la scarsa immagine sociale dell’attività agricola, la carenza di formazione e di servizi di consulenza adeguati». PROPOSTE CONCRETE Il progetto che intende realizzare Land2Lend contiene proposte semplici e concrete: essere un’agenzia di informazione sulle possibilità di accesso alla terra partendo dal mappare i terreni inutilizzati, privati e pubblici, di cui segnalare ubicazione e caratteristiche per poi offrire consulenza ed opportunità diverse sulla base dell’indirizzo colturale che si vuole avviare.


Ortofrutticoltura

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Pensioni e aspettativa di vita Come cambiano i requisiti E’ in vigore il meccanismo di incremento dell’età pensionabile in base all’aumento della vita media rilevato dall’Istat

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La riforma delle pensioni entrata in vigore nel 2012 - si legge in una nota del Patronato Inac/Cia di Cuneo a cura di Corrado Fusai - ha introdotto l’adeguamento dei requisiti all’aspettativa di vita. Si tratta di un meccanismo in base al quale nel 2013, nel 2016 e nel 2019, e dal 2021 ogni 2 anni, i requisiti di legge vengono incrementati dell’aumento della vita media degli italiani rilevato dall’Istat. ETA’ PENSIONABILE Per le pensioni di vecchiaia, fermo restando il requisito di almeno 20 anni di contributi,

l’adeguamento all’aspettativa di vita si applica all’età anagrafica richiesta (è la cosiddetta “età pensionabile”). Per le pensioni anticipate, per le quali non è richiesta un’età anagrafica, l’adeguamento all’aspettativa di vita si applica direttamente sul requisito dei contributi che è necessario maturare. Il primo adeguamento all’aspettativa di vita, valido per il triennio 20132015, è stato stabilito in misura pari a 3 mesi. Di recente, il governo ha approvato il decreto che stabilisce l’adeguamento per il triennio 2016-2018, pari ad ulteriori 4 mesi. Nelle


Attualità

Tabelle sottostanti sono riportati i requisiti di età pensionabile di vecchiaia, nonché i requisiti contributivi per la pensione anticipata, debitamente aggiornati. Pensioni e aspettativa di vita, requisiti aumentati di 4 mesi dal 2016 REGIME CONTRIBUTIVO Per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995, oltre ai 20 anni di contributi e all’età pensionabile, è richiesto un ulteriore requisito per la pensione di vecchiaia: l’importo della pensione non deve essere inferiore a 1,2 volte l’importo dell’assegno sociale. Si prescinde dal requisito di importo minimo se si è in possesso di un’età anagrafica pari a 70 anni (da adeguare all’aspettativa di vita) con un’anzianità contributiva minima effettiva di 5 anni. Per

Età pensionabile vecchiaia ANNO

UOMINI DIPENDENTI ED AUTONOMI

DONNE DIPENDENTI PUBBLICHE

DONNE DIPENDENTI PRIVATE

DONNE LAVORATRICI AUTONOME

2015

66 anni e 3 mesi

63 anni e 9 mesi

64 anni e 9 mesi

2016-2018

66 anni e 7 mesi

65 anni e 7 mesi

66 anni e 1 mese

chi ha cominciato a lavorare dopo il 1995, in alternativa ai requisiti sopra illustrati, la pensione anticipata può essere conseguita al compimento del requisito anagrafico di 63 anni, a condizione che risultino versati e accreditati almeno venti anni

di contribuzione effettiva e che l’ammontare mensile della prima rata di pensione risulti essere non inferiore a 2,8 volte l’importo dell’assegno sociale. L’età di 63 anni è soggetta all’adeguamento all’aspettativa di vita.

requisito contributivo pensione anticipata ANNO

UOMINI

DONNE

2015

42 anni e 6 mesi

41 anni e 6 mesi

2016-2018

42 anni e 10 mesi

41 anni e 10 mesi

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Fabrizio Salce La mia Svizzera al sapore dei Grotti Agrisapori, il programma televisivo che conduco e dirigo, visse il suo debutto agli inizi dell’ormai lontano 2003. A distanza di un anno dalla sua nascita, oltre alle tante televisioni italiane che lo inserirono tra le loro trasmissioni, fu scelto anche per il palinsesto di Tele Ticino: l’unica realtà televisiva privata della Svizzera Italiana. Tele Ticino fece subito di Agrisapori un programma di riferimento e il successo fu, e lo è stato per 9 lunghi anni, notevole. CANTONE TICINO Frutta e verdura, carni bovine, suine,

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caprine e ovine. Allevamenti di polli e produzione di uova. Latte e formaggi, compresi quelli di alpeggio; il riso, il pane, le castagne, il tofu, la gassosa. E poi i pesci di lago, i salumi, il miele e naturalmente il buon vino. Il Merlot su tutti, ma anche gli autoctoni come la Bondola. In poche parole, con il programma TV, mi sono goduto questa piccola regione elvetica ricca di contrasti ambientali, dove in pochi chilometri si spazia dalle alte montagne a 3.000 metri di altezza al clima mite tipico dei laghi, senza tralasciare i tanti siti

di interesse storico culturale che meritano di essere conosciuti. GROTTI Nella primavera di due anni fa abbiamo deciso di realizzare in Ticino una puntata di Agrisapori totalmente dedicata ai Grotti: un’altra tipicità del territorio. I Grotti, speculari ai Crotti della Valtellina e della Valchiavenna, sono quei luoghi dove trascorrere, durante la bella stagione, qualche ora spensierata al fresco, immersi nel verde, gustando le specialità della cucina lombardo ticinese accompagnata dai


Attualità vini locali serviti nel tazzino e, volendo, miscelati con la gassosa come era di abitudine un tempo. Per la puntata del programma mi sono avvalso, come sempre, della collaborazione di veri professionisti e, in questo caso di: www.ticino.ch e della logistica curata da Flavia Ambrosetti. La prima tappa del viaggio è stata il parco Ciani di Lugano dove ho incontrato Patrick Lardi direttore aggiunto di Ticino Turismo. Patrick mi ha spiegato come i Grotti un tempo erano il posto più idoneo dove stivare i cibi per la loro conservazione. Sono fresche cantine naturali, oppure vani scavati nella roccia dalla mano dell’uomo, si trovano ai piedi delle montagne o sotto le case particolarmente nelle zone di campagna. Erano i frigoriferi di oggi. LOCALI DELLA TRADIZIONE Poi il tempo è passato e il Ticino, molto meno povero di allora, si è scoperto terra turistica e allora i Grotti si sono trasformati in locali dove

In viaggio alla scoperta della grande cucina e del buon vino, nel segno delle tradizioni elvetiche gustare i formaggi e i salumi tipici. Dai semplici taglieri alla cucina vera e propria con le ricette della regione il passo è stato breve e oggi troviamo Grotti in vari punti del Ticino. Fuori porta in mezzo al verde, in riva ai laghi ma anche in città dove i locali caratteristici si evidenziano come Grotti per la loro gradevolissima peculiarità del tradizionale. Il Grotto è oggi il locale tipico che richiama i sapori di un tempo dove l’atmosfera è quella della convivialità, dello stare in armonia con cibo e amici, dove passare ore spensierate in

armonia con la vita. I Grotti possono essere diversi tra loro ed è proprio per queste differenze che Flavia ha deciso di farmene conoscere alcuni, per la puntata del programma, in varie zone del Ticino: dalla pianura alla montagna. LUGANO FUORI PORTA Accompagnato da una guida turistica, la signora Eliana Franchini Richina, lascio Lugano e Patrick e in pochi minuti raggiungo in auto la località Pazzallo dove incontro il Grotto Morchino. E’ una vecchia casa costruita a cavallo tra il 1700 e il 1800, mi spiega il titolare Pier Olgiati. Un tempo di proprietà della famiglia Antonietti fu poi ceduta nel 1842 proprio agli antenati di Pier. Utilizzata in passato in vari modi, da undici anni è Grotto pubblico con apertura da aprile a ottobre. Al piano terra c’è un’ampia cantina dove mantenere i formaggi e i salumi freschi e al piano di sopra un ristorantino molto ben curato.

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Grotto Morchino

Gli spazi esterni per pranzare e cenare sono all’ombra di piante secolari ed è bellissimo sapere di essere fuori città a soli sei chilometri da Lugano. Sono le dieci del mattino e di bere non se ne parla, mi tuffo dunque in cucina dove gli addetti ai lavori stanno preparando il capretto per pranzo: l’aspetto è invitante. Qui si servono piatti della tradizione e taglieri di affettati e latticini, tra le specialità mi vengono segnalati gli gnocchi. Il vino è rigorosamente locale. Il Grotto si chiama Morchino in quanto pare che nel medioevo ci fossero in zona

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degli ulivi e, dalle olive, si produceva un olio di scarsa qualità il cui scarto della spremitura delle olive, la morchia, dava la denominazione dialettale Morchì e dunque la derivazione Morchino. CANTINE DEL GUSTO All’indomani mattina mi ritrovo con Eliana, la mia guida, e raggiungiamo la strada delle cantine di Mendrisio dove sono situati i Grotti forse più caratteristici. Il più rinomato e certamente l’Antico Grotto gestito dallo chef Peter Raith e dalla moglie

Odette. Peter è un bavarese con un curriculum di tutto rispetto ed una affinata mentalità ticinese. All’antico grotto viene proposta una cucina tipica fatta di salamini di cervo e di maiale, mortadella di fegato, lardo, formaggi della Valle di Muggio tra i quali spicca il celebre Zincarlin aromatizzato alle erbe. I piatti si alternano in base alle stagioni come per esempio i bolliti misti, il guanciale al Merlot, le luganighe con le cipolle, la polenta con brasato, il risotto, la selvaggina, i funghi, le grigliate e, durante la mia visita il coniglio. Peter è un ottimo padrone di casa, ha preparato una tavolata di salumi e formaggi da incanto per le riprese televisive e con grande simpatia mi racconta, davanti alla telecamera, la sua storia e la vita del Grotto. Al nostro fianco, di fronte al camino di una delle bellissime sale del Grotto, due bottiglie di Merlot degli amici comuni Feliciano Gialdi e Guido Brivio. La Strada delle Cantine è situata ai piedi del Monte Generoso e all’interno di ogni Grotto posto nella via, tro-


Attualità viamo un soffione naturale che mantiene costante la temperatura tutto l’anno. Ecco perché un tempo erano usati dalla popolazione per la conservazione degli alimenti. Una raccomandazione personale: se fate un giro in Ticino la Strada delle Cantine dovete proprio vederla. Anzi, goderla! VALLE BAVONA Finito il lavoro a Mendrisio è giunto il momento di spostarci e di recarci in montagna e più precisamente in Valle Bavona. Prima di raggiungere la nostra meta ci fermiamo a Cevio in Val di Maggia perché questo è un luogo particolare per i Grotti. In un passato recente una parte della montagna franò a valle e nel deposito della frana stessa gli abitanti scavarono una sessanti-

Non c’è corrente elettrica e il gestore del Grotto che visitiamo deve avvalersi dell’ausilio dei generatori per i frigoriferi e le attrezzature. Lui è Martino Giovanettina, un collega giornalista, e il grotto si chiama La Froda. Potrebbe confondersi con qualsiasi altro Grotto di montagna se non ci fosse una variante fondamentale: a pochi metri c’è la splendida cascata di Foroglio. E’ uno spettacolo meraviglioso potere gustare i salumi artigianali prodotti dalla famiglia di Martino secondo le ricette della nonna, gustati con un buon bicchiere di Bondola, mentre ci si gode lo scenario mozzafiato della cascata. Qui, si respira un profondo concetto di montagna aperta, amata e

na di Grotti e Cantine. E’ un luogo molto bello da visitare, sia per il contesto naturalistico che per il lavoro dell’uomo ma i Grotti, bisogna ricordarlo, sono per lo più privati. La valle Bavona è una bellissima valle non abitata tutto l’anno, protetta da un piano regolatore particolareggiato che non prevede nuove costruzioni e attua una condizione di conservazione molto rigida.

rispettata, vissuta e apprezzata. Il Grotto ne diventa così parte integrante. I Grotti del Ticino, un tempo vere e proprie grotte, sorgevano tra anfratti rocciosi e cavità naturali, oggi si trovano sparsi qua e là per la regione come vera attrazione turistico gastronomica, ideali per chi cerca la tradizione e, allo stesso tempo, per chi ama la grande cucina e il buon vino.

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Attualità

Parco del Po, l’allargamento mette in guardia gli agricoltori Coldiretti, Arema (margari) e Confagricoltura sulle barricate per impedire che vengano imposti nuovi vincoli all’attività pastorale in montagna L’allargamento del Parco del Po non piace a Coldiretti e Confagricoltura. In particolare, in relazione all’ampliamento della superficie protetta del Parco del Po cuneese, Coldiretti Cuneo ed Arema (associazione Regionale Margari) rimarcano la piena contrarietà all’ampliamento dei confini del parco, pur esprimendo la disponibilità a partecipare ad un confronto volto a produrre una serie di valutazioni su tutti gli effetti che ne deriverebbero a carico delle attività agro-silvo-pastorali.

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AGRICOLTORI SNOBBATI «Assunto che gli effetti derivanti da una tale ipotesi – scrive la Coldiretti agli enti interessati -, incidono prioritariamente su coloro che in queste aree risiedono e lavorano (tra essi soprattutto chi con l’ambiente e nell’ambiente svolge la propria attività), prendiamo atto del fatto che fino ad ora non si è ritenuto opportuno coinvolgere in tale dibattito i rappresentanti degli agricoltori, allevatori e boscaioli presenti in valle. Tale scelta, oltre a non favorire una

corretta informazione ed alimentare il dubbio che non vi sia la reale volontà di un confronto costruttivo con i portatori di interesse, riteniamo possa rappresentare una mancata occasione per una serena ed oggettiva valutazione congiunta delle effettive conseguenze che, sul settore di nostro interesse, possono derivare dall’attuazione del suddetto progetto. E’ nostro fermo convincimento che ogni intervento di pianificazione, così come ogni eventuale introduzione di nuovi vincoli gravanti


su superfici di interesse agricolo, zootecnico e forestale, debbano essere attentamente valutati alla luce degli effetti che gli stessi possono produrre su questo settore produttivo e che, propagandistiche affermazioni quali “non ci saranno vincoli ma solo vantaggi”, debbano essere sostituite da una seria analisi di natura tecnico – economica». ASPETTI POSITIVI Confagricoltura Piemonte, che ha partecipato alla consultazione del Consiglio regionale sul disegno di legge relativo al riordino del sistema di gestione dei parchi, ha manifestato apprezzamento per la proposta di accorpamento della gestione di alcune aree naturali protette del Piemonte, secondo esigenze di razionalizzazione dell’intero sistema. In questo modo, ha osservato Confagricoltura, si dovrebbero conseguire significativi risparmi sulla spesa regionale, ottenendo altresì una maggiore efficacia ed economicità nell’amministrazione delle stesse aree protette.

Confagricoltura Piemonte ha però contestato l’allargamento delle superfici dei parchi, in particolare per quanto riguarda le proposte avanzate in merito al Parco del Po Cuneese, che comprende territori delle province di Cuneo e di Torino. PESANTI VINCOLI «L’allargamento ipotizzato comporterebbe ulteriori pesanti vincoli gravanti sui territori di interesse agricolo, zootecnico e forestale – ha evidenziato – con l’introduzione di nuovi limiti all’attività agricola, alla pastorizia e all’attività venatoria,

penalizzando così il sistema delle imprese agricole che già devono fronteggiare una difficile situazione di crisi economica generale». Confagricoltura Piemonte ha invece condiviso la proposta di garantire la rappresentanza della componente agricola nei consigli di gestione delle aree protette. «Rileviamo però – ha sottolineato l’organizzazione degli imprenditori agricoli – che andrebbero meglio esplicitate le modalità di designazione della rappresentanza delle associazioni agricole, al fine di garantirne l’effettiva presenza».

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Attualità

Contratti di rete telematici con la Camera di commercio Un aiuto concreto a tutti gli operatori che vogliono rafforzare la propria posizione sui mercati nazionali e internazionali attraverso lo strumento, ormai consolidato, del contratto di rete e, al tempo stesso, un passo ulteriore del Sistema Camerale nell’impegno per semplificare e avvicinare la pubblica amministrazione alle imprese italiane. Questi gli obiettivi del nuovo servizio realizzato da InfoCamere - la società di informatica delle Camere di Commercio - per consentire alle imprese italiane di fare rete in modo più semplice e veloce.

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Sul sito camerale il modello standard che consente di predisporre gli atti costitutivi “on line” secondo la normativa MODELLI Il contratto di rete può essere presentato attraverso il modello “standard” di trasmissione grazie a software presenti sul mercato oppure con il servizio “base” realizzato da InfoCamere on line sul sito contrattidirete.registroimprese.it. Il software, in modo sem-

plice e guidato, consente di predisporre per via telematica un contratto di rete secondo i dettami della normativa vigente. A seguito della pubblicazione delle specifiche tecniche per la compilazione del modello standard – avvenuta l’8 gennaio scorso sul sito del Ministero dello Sviluppo

Economico – un contratto di rete può essere sottoscritto direttamente tramite firma digitale dei rappresentanti delle imprese partecipanti (dando così attuazione a quanto previsto dall’art. 3 comma 4-quater della legge 134/2012 sulla trasmissione dei contratti di rete al registro delle imprese). A quasi cinque anni dalla costituzione della prima rete, le imprese oggi coinvolte sono circa 9.700 (dall’edilizia alla sanità, dal tessile alle nuove tecnologie), per un numero totale di contratti che al primo gennaio 2015 ha tocca-


to quota 1.927. A livello regionale, la Lombardia è la prima regione italiana per numero di imprese che hanno stipulato un contratto di rete (2.110), seguita da Emilia-Romagna (1.162), Toscana (996) e Veneto (789). COME FUNZIONA Per utilizzarlo basta registrarsi gratuitamente sul portale http://www. registroimprese.it e disporre, per ogni rappresentante

di impresa, di un dispositivo di firma digitale. Accedendo dal sito contrattidirete. registroimprese.it l’utente viene guidato a compilare e firmare digitalmente il contratto che, al termine della procedura, sarà disponibile in formato elaborabile (XML) in modo da facilitare l’integrazione delle informazioni nel Registro delle imprese. Prima dell’invio al Registro delle Imprese, l’atto dovrà essere registrato fiscal-

mente presso gli uffici dell’Agenzia delle Entrate che provvederanno a restituire il numero di registrazione, necessario per la trasmissione telematica al Registro delle Imprese. GLI STRUMENTI Il software per la compilazione telematica del contratto di rete attraverso il modello “standard” si aggiunge alle funzionalità già presenti sul portale contrattidirete.registroimprese.

it, realizzato da InfoCamere per sostenere la nascita e lo sviluppo delle reti d’impresa. Oltre ad offrire a imprese, associazioni, professionisti e istituzioni i riferimenti normativi, la descrizione degli strumenti operativi e i passaggi necessari da seguire per fare rete, la piattaforma mette a disposizione un monitoraggio periodico mensile per analizzare dinamiche e consistenze del fenomeno nel corso del tempo.

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Radici di

Aldo Ponso

Il mistero delle croci alla Fontana Santa La storia dimenticata degli angeli che scesero a battezzare il bambino sepolto sulla collina di Piasco Nei giorni scorsi ho fatto una capatina dei pressi della “Fontana Santa” dove da ragazzi ci recavamo sovente per la raccolta dei funghi o per semplice diporto, poco oltre l’antica cappella di Sant’Orso di Piasco. Sono passati decenni dall’ultima mia visitina sul luogo. Eppure con piacere l’ho ritrovata tuttora, in quell’anfratto buio anche di giorno, in

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quella valletta scavata dal “Cumbal dla Munatera”, vicino alla casetta semidiroccata dei Giraudo, un tempo domicilio provvisorio del favoloso “più”. Ma con difficoltà la posso raggiungere tra gli alberi fradici, arbusti ingombranti, pietrame di franamenti. CROCI SULLA ROCCIA Si notano tuttavia i segni di un recente restauro del-

la zona, si dice, da parte della locale Pro Loco: una cannuccia per quel filino d’acqua, che tuttora scorre purissima, una panca ormai ammuffita, una specie di tavolo... I miei occhi si fissano subito sulla scritta sacra “Funtana Santa” e su alcune croci scolpite su una roccia, che pare ormai destinata a crollare, portandosi dietro anche la fontanina ed il mistero che

v’è racchiuso. Ben pochi sanno qualche cosa sulle origini di quelle croci in un luogo così infido. Noi ragazzi ci limitavamo a passarvi il dito nelle scanalature, senza chiederci tanti perchè. A rivelarci in parte l’origine leggendaria, ma forse non troppo, sono stati i due fratelli Barra, Marco e Rinaldo, proprietari dei terreni vicini. Ed ecco quanto ci narrano.


Radici NATI MORTI I secoli raccontano di una povera famiglia, abitante in quei pressi, molti anni or sono. E di un padre che aveva visto morire prematuramente il suo bimbo, nato privo di vita. L’aveva con affetto portato a seppellire proprio in quel

corpicino, lasciando come segno della loro azione quelle croci che tutt’ora ammiriamo. Mentre permane il piccolo mistero della “Funtana Santa”, povero resto di un lontano mondo medioevale, sarebbe opportuno non lasciarlo scomparire del tutto, se non altro

Le croci scolpite sulla “fontana santa”

punto, nascosto a tutti gli sguardi indiscreti. Ma forse, senza pensare affatto al suo battesimo; quando allora tutti avevano paura del limbo, luogo oscuro, dove si diceva, finivano anche i bimbi morti senza sacramento. Non l’aveva battezzato nè in casa, nè l’aveva portato alla vicina Cappella di Sant’Orso, ove si diceva che il Santo l’avrebbe fatto vivere per il tempo utile ad essere battezzato e dove poi sarebbe stato sepolto accanto ai molti altri corpicini già presenti (e di cui sono stati ritrovati, alcuni anni fa, piccoli crani). E la leggenda continua. GLI ANGELI DEL BATTESIMO Quanto trascurato dal padre, sarebbe stato adempiuto dagli angioli, che la notte successiva sarebbero scesi a battezzare il povero

per poter ancora risentire la voce di quella fede bambina, propria della devozione popolare, che il mondo d’oggi snobba, ma di cui potrebbe trarre giovamento. CHIESE “A REPIT La storia di Sant’Orso di cui ricorre la festa, il 1 febbraio, sulla collina piaschese, rivive anche in altre cappelle e chiese delle nostre montagne (da noi anche al Puy di Casteldelfino e Meyronne presso il Colle della Maddalena). Questa storia di Sant’Orso e delle chiese “à Répit” (dove i bimbetti riprendevano respiro, come le chiamano in Francia) tuttora avvolta in gran parte nel mistero, forse potrebbe trarre qualche chiarimento anche dalla nascosta piccola “Funtana Santa” piaschese.

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Attualità

Pil agricolo ancora in calo Costi aumentati del 40 per cento Negli ultimi cinque anni, la redditività dei processi produttivi del settore primario ha subito diminuzioni non più sostenibili

Dal 2000 al 2014 il settore dell’agricoltura, selvicoltura e pesca ha perso 1,9 miliardi di euro (-6%). Nel 2000 il settore registrava poco più di 30 miliardi di euro di valore aggiunto. Preoccupa soprattutto la situazione registratasi nel quarto trimestre del 2014, in cui si è avuto un calo davvero severo del Pil agricolo, pari al 6,9% su base tendenziale e del 4,4% su base congiunturale (era dal 2010 che non si arrivava così in basso).Il dato, secondo Confagricoltura, non sorprende visto che la diminuzione media dei prezzi dei prodotti agricoli all’origine è stata del 5,5% nel 2014 rispetto all’anno precedente, con punte superiori all’8% per

le produzioni vegetali. PREZZI E COSTI Va poi ricordato come a gennaio 2015, secondo i dati Ismea, i prezzi alla produzione risultassero aumentati del 16% rispetto al 2010, mentre i costi di produzione di oltre il 40%. Occorre dunque fare i conti con la redditività dei processi produttivi agricoli e rilanciare i consumi e le esportazioni. Servono politiche idonee e un’attenzione diversa al settore primario che, come stanno anche evidenziando le manifestazione di sensibilizzazione e di protesta in corso in questo periodo, ha ancora tante criticità da rimuovere.

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Soluzioni ad elevata produttività per gli agricoltori e i contoterzisti di oggi TERMINALE DI CONTROLLO iTOUCH: La McHale Fusion Vario è una imballatrice/fasciatrice combinata, completamente automatica. Il terminale di controllo in cabina iTouch è dotato di chiari indicatori di funzionamento della macchina, sul suo grande schermo touch screen. Il terminale di controllo iTouch, quando combinato con la valvola load sensing sulla Fusion Vario, è in grado di rendere l’imballaggio e la fasciatura completamente automatici. Il terminale iTouch è sempre abbinato come standard, ad una telecamera posteriore. In modalità automatica l’immagine della telecamera appare in momenti predeterminati sullo schermo, come ad esempio quando la rotoballa viene trasferita o scaricata. SISTEMA DI FASCIATURA: L’anello verticale per fasciatura rapida è in grado di applicare 4 strati di film plastico ad una rotoballa di 1,25 mt di diametro in circa 20 secondi o 6 strati in circa 30 secondi. In condizioni di lavoro normali, il processo di fasciatura termina sempre prima della formazione di una nuova rotoballa. In tal modo il sistema di fasciatura è sempre pronto ad accogliere una nuova rotoballa da fasciare. La McHale Fusion Vario è una imballatrice fasciatrice completamente integrata, che consiste di una camera variabile ad elevata produttività con un anello di fasciatura integrato. E’ in grado di fasciare i seguenti prodotti: FIENO/PAGLIA: la McHale Fusion Vario è in grado di produrre balle di fieno e di paglia di dimensioni da 0,6 mt fino a 1,68 mt. INSILATO D’ERBA: la McHale Fusion Vario è inoltre in grado di produrre balle fasciate d’erba di dimensioni da 1,1 mt fino a 1,45 mt.

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