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Il testo di questo piccolo libro è stato scritto da Le Corbusier nel luglio del 1965. E’ possibile probabilmente, ora che Le Corbusier non è più tra noi, trovarvi certe risonanze, attribuirgli certi significati. Tuttavia non va frainteso. Questo testo è un testo di lotta, una serie di constatazioni e di pensieri dettati dall’esperienza. Conviene quindi leggerlo, come se Corbu fosse ancora fra di noi, e lo è. 7


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Nulla è trasmissibile se non il pensiero. Nel corso degli anni, l’uomo acquisisce poco a poco con le sue lotte, con il suo lavoro, sforzandosi, un certo capitale, conquista individuale e personale. Ma tutta la ricerca appassionata dell’individuo, tutto questo capitale, questa esperienza pagata a caro prezzo scompariranno. Legge della vita: la morte. La natura chiude ogni attività con la morte. Solo il pensiero, frutto del lavoro, si può trasmettere. I giorni passano, col fluire dei giorni, nel corso della vita… Tutto non è che accordi, rapporti, presenze. E anche sintesi fulminea, avvio, scatto, luce folgorante per la visione, l’azione, la catalisi. Ragion d’essere: impassibile permanente, fra, oltre, sopra, sotto, sotto gli eventi, gli elementi, attraverso ogni cosa. Ci sono le presenze: l’eterno di ciò che permane. Gli scienziati pretendono di raggiungere la conoscenza! Ma quale spiegazione fornire all’esistenza delle conchiglie, delle lucertole, dei cani (bei tipi), degli elefanti e di tutto quanto, degli uomini e delle donne… Quelli 9


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che dissezionano ma non vedono; la conoscenza con la ragione, con l’intervento. Coesistenza: il contesto, il fluido che passa. L’Unità impiegata da un atto personale, umano: comprensione. Illuminazione. Tra il perché e il come: la successione graduale, la gamma possibile delle menti. Osservate! Dove sono gli osservatori? Sapere che le formiche hanno un radar, va bene. Ma sapere perché esistono e perché hanno tali destini. La vita tesse la sua trama, non torna mai indietro… Fin da ragazzo ho avuto il diretto contatto con il peso delle cose. La pesantezza dei materiali e la resistenza dei materiali. Poi gli uomini: le diverse qualità degli uomini e la resistenza degli uomini e la resistenza agli uomini. La mia vita fu vivere in loro compagnia. E proporre al peso dei materiali delle soluzioni temerarie… ma hanno retto! E sapere che gli uomini sono fatti in questo o in quel modo. Ed esserne stupito a volte e ancor oggi esserne a volte sbalordito. Ma riconoscerlo, ammetterlo, avendolo visto, vedendolo… e recitare la 11


topografia: il pendio dell’impluvio, dove scendono le acque che, dai monti, vanno al mare, - valli strette o ampie o estese pianure. Queste tre strade sono collegate, o possono essere collegate, dall’andamento del suolo. E’ intervenuta un’innovazione di importanza capitale: il «trasbordo», invenzione dei tempi moderni. I mezzi di distribuzione di queste vie d’acqua, terra e ferro erano, finora, «snodi» d’acqua, stradali o ferroviari. Queste diramazioni (specie per quanto concerne le ferrovie) richiedono la dislocazione sul suolo, superfici di terreno a volte immense, che provocano ingorghi titanici (le stazioni di smistamento delle grandi città ne sono un esempio palese). L’innovazione è il «trasbordo» che sostituisce gli «snodi». Ormai le merci verranno raccolte, trasbordate e distribuite tramite i «carroponti» collocati al di sopra, nello spazio libero, perpendicolarmente alle tre vie di terra, di ferro e d’acqua. Ciò è d’importanza capitale: è la risoluzione del problema.

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«LA LINEA IRRECUSABILE IL GRAFICO IRREVOCABILE» Posso quindi tracciare questa figura: Una linea verticale. A sinistra di questa linea verticale, una zona nera, una freccia discendente, traiettoria di una catastrofe, la guerra atomica (tutto verrà distrutto, compresi quelli che avranno tratto profitto dall’avventura). A destra della verticale, una freccia si slancia nella luce, coinvolgendo il destino dei «Tre Insediamenti Umani». Due libri sono stati pubblicati. Il primo (2) alla Liberazione, sotto il segno dell’ASCORAL (Association de Constructeurs pour une Rénovation Architecturale, (2) Urbanisme des CIAM-ASCORAL, sections 5a et 5b, «Une civilisation du travail : les trios établissements humains» (Denoël). 43


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Postfazione di Bruno Messina


Il testo di Mise au point, pubblicato nel 1966, è ritenuto a ragione il testamento spirituale di Le Corbusier. Egli ne conclude la stesura nel luglio 1965, circa un mese prima della sua scomparsa avvenuta il 27 agosto a Cap Martin. Tale concomitanza apparirebbe forse del tutto casuale se non si avvertisse nel testo (sin dall’inizio e in più passaggi) il chiaro presentimento di una fine imminente, la lucida coscienza che la «natura chiude ogni attività con la morte». Consapevolezza che sembra aver determinato in Le Corbusier l’urgenza di un bilancio che prende forma in una sorta di controversa scrittura finale, ultimo atto della sua recherche patiente. Densa di figure retoriche (allitterazioni, metafore, paradossi, reiterazioni), a tratti incomprensibile e farneticante, la stesura avrebbe dovuto forse esser rivista prima della pubblicazione. Forse non ce n’è stato il tempo. E’ presumibilmente questa una delle ragioni per cui W.Boesiger ha ritenuto opportuno stralciare ampie parti del testo (quasi due terzi), includendolo con il titolo 67



Le Corbusier - Mise au point