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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 242 - MERCOLEDI 18 DICEMBRE 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

CON FRANCESCO NUCARA

La Direzione ha respinto le dimissioni

L

a Direzione nazionale del Pri riunita sabato scorso ha respinto le dimissioni dell’amico Francesco Nucara da segretario politico del partito. La Direzione nazionale è convinta che Francesco Nucara, se vorrà dimettersi, dovrà farlo ad un Consiglio nazionale o ad un Congresso, anche considerando che Nucara è stato eletto a scrutinio segreto per ben quattro volte da un Consiglio nazionale del partito, dopo quattro diversi Congressi. La Direzione nazionale si sente poi solidale e corresponsabile delle scelte politiche compiute dalla segreteria in questi anni. Sul piano personale è vicina a Nucara per una serie di attacchi gratuiti ed arbitrari che gli sono stati rivolti, indegni della tradizione repubblicana e dello spirito mazziniano. La Direzione Nazionale ha riconosciuto al segretario nazionale di aver difeso i principi di identità e di indipendenza del partito ed aver promosso l’elaborazione di un progetto politico a tutela dell’autonomia repubblicana: e di questo è riconoscente a Francesco Nucara. Il nostro auspicio è che anche in futuro non debba venir meno questa condizione di indipendenza e che si sappia a qualunque costo difendere la storia e l’indipendenza politica del Pri. E questo a maggior ragione, di fronte a quella che appare una crisi drammatica del Paese, dove rischia di venire travolto, con l’apparato produttivo, i cui segnali di sofferenza sono sempre più evidenti, lo stesso modello istituzionale, fino a colpire il Capo dello Stato. Il Paese è ad un passo dal corto circuito economico, politico, rappresentativo, che potrebbe rivelarsi

letale per la vita democratica e la Costituzione repubblicana. Le principali forze politiche sembrano aver creato le premesse per un nuovo scontro elettorale che in nulla consentirebbe di superare le difficoltà, quanto semmai di aggravarle, mentre l’azione del governo è ormai ritenuta insoddisfacente, dalle categorie sociali come dalla Commissione di Bruxelles. All’indomani della sentenza della Consulta sulla legge elettorale, la segreteria nazionale del Pri ha proposto la sola soluzione seria per svelenire il clima e cercare di rafforzare l’azione del governo, l’elezione di un’Assemblea costituente dove confrontarsi sugli equilibri da ripristinare nel paese, invece che cercare di fare una legge elettorale senza corrispondenza con la nostra Costituzione. Tale sarebbe ad esempio l’introduzione del sindaco d’Italia, o l’ipotesi di abolire di colpo il Senato - come si richiede autorevolmente, e pur inconsapevolmente, da parte del Pd. La Direzione nazionale si è poi trovata di fronte ad una situazione particolarmente imbarazzante, quale quella dei gravi scompensi finanziari, strutturali ed organizzativi del partito. Nella storia del Pri non si conoscevano casi tali da compromettere le proprietà del partito e le stesse condizioni di vita dei suoi lavoratori. Il primo ad essere danneggiato da questa situazione è stato il segretario nazionale che, a maggior ragione, ha ricevuto il sostegno della Direzione nazionale e che si è ripromesso, da qualsiasi posizione si trovi, di recuperare quanto è stato minacciato.

Malessere molto diffuso

Giorgio Squinzi pessimista su operato governo

Confindustria con i Forconi “I

l malessere, purtroppo, è molto diffuso” tanto che il movimento dei Forconi è stato ampiamente giustificato dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che si è detto poco ottimista sull’operato del governo e sui risultati promessi dalla legge di stabilità: “negli ultimi tempi non ci siamo molto concentrati a fare le cose necessarie per ritrovare la crescita”. Il risultato è che oggi “la situazione dell’economia reale è drammatica. E questi movimenti - ha commentato ancora Squinzi - cominciano ad essere un’esternazione visibile di una situazione che resta molto, molto difficile”. Non c’è soddisfazione da parte del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi nemmeno per la parte che riguarda il cuneo fiscale all’interno della legge di stabilità. A chi gli chiede se il cuneo fiscale rappresenta l’aspetto più debole della legge, “lo è per il momento”, risponde Squinzi. “Avevamo chiesto - ricorda - molto, molto, molto di più”. Continuano i blocchi, i presidii presenti a macchia di leopardo nel Paese, dal Veneto alla Puglia. E si avvicina l’appuntamento romano, a piazza del Popolo, di quella parte del ‘Coordinamento 9 dicembre’ che non vuole rinunciare alla manifestazione. A piazza del Popolo gli apparati di sicurezza si aspettano alcune migliaia di persone. Il rischio è quello degli “infiltrati”.

R

CONVOCATO IL COMITATO DI SEGRETERIA PRI Il segretario Francesco Nucara ringrazia tutti gli amici che personalmente e con sentimenti di amicizia repubblicana hanno voluto respingere le sue irrevocabili decisioni che tali erano e tali rimangono. Il segretario con una lettera specificherà nel dettaglio il lavoro cui intende dedicarsi nei prossimi mesi. A tal fine è convocato il Comitato di Segreteria per venerdì 20 dicembre 2013, alle ore 15.00, presso la Sede

PRI: MIRAGLIA NUOVO AMMINISTRATORE Cari Amici, vi comunico che la Direzione Nazionale del Partito nella riunione del 14 dicembre u.s. ha preso atto all’unanimità delle dimissioni di Giancarlo Camerucci dalla carica di

Nazionale PRI in Corso Vittorio Emanuele II n.184 a Roma, con il seguente ordine del giorno: Nomina di un comitato per la gestione tecnica-politica di tutte le attività del Partito che possono rivestire carattere d’urgenza; Il Segretario provvederà altresì alla convocazione del Consiglio Nazionale PRI per sabato 18 gennaio 2013 con all’ordine del giorno: 1) Presa d’atto delle dimissioni del Segretario; 2) Adempimenti conseguenti. Varie ed eventuali. Amministratore del PRI. Nella stessa seduta, la Direzione ha nominato l’amico Diego Miraglia nuovo Amministratore. L’occasione mi è gradita per rivolgervi un sincero augurio di buone feste. Franco Torchia

C'è pure peggio della Finocchiaro

enzi non è segretario nemmeno da tre giorni e ha già buttato fuori dalla direzione nazionale del Pd Angela Finocchiaro. Un pezzo da 90. Finocchiaro entra in parlamento dal 1987, c’era ancora il Pci. Angela Finocchiaro era uno dei pm più pregiati di Catania. Che carriera da quel momento! Tutto concluso nel 2012, causa un disgraziato incidente fotografico. Il settimanale ‘Chi’ aveva fatto proprio un bel servizio, con la capogruppo del Pd all’uscita dal grande magazzino circondata da tre uomini che le spingono il carrello della spesa. L’impiego degli agenti di scorta. Ricordate la sto-

ria? Il 15 aprile del 2013 Angela Finocchiaro è in corsa per il Quirinale e diciamo che ha le sue speranze da coltivare. Solo che al giovane Renzi viene il maldipancia: “Non può diventare Presidente chi ha usato la sua scorta come carrello umano per fare la spesa da Ikea”. Alla senatrice caddero di botto gli occhiali dal naso: “Sai cosa sei? Sei un miserabile!”. E sì che la vicenda dell’Ikea non fu proprio edificante. Peggio delle foto, fecero le dichiarazioni della senatrice: “Avere la scorta non è un piacere”: infatti sembrava circondata da schiavi più che da agenti! La vita normale per la senatrice

Fine del sogno europeo

è avere tre estranei che le comprano le padelle. Poi, purtroppo, Finocchiaro non è proprio incline ad avere grandi uscite in genere, come quando si mise a sbraitare che “Siamo deputate, non bidelle!”, mostrando tutto il suo riguardo per la classe lavoratrice. Però un pregio la senatrice ce l’ha: quando viene presa in castagna perde la brocca e non si mette ad accusare chi la critica di “sessismo”. A ben guardare, Renzi avrebbe davvero molto da fare, un’impresa da titano. Chi ben comincia si dice che sia a metà dell’opera. In questo caso siamo solo al prologo in cielo. C’è persino peggio della Finocchiaro.

Berlino come principale responsabile della crisi

Euro, fonte di tutti i nostri problemi

Q

uando il nuovo segretario della Lega Matteo Salvini ci dice che l’euro è un crimine contro l’umanità, uno potrebbe anche essere tentato di rispondergli che Salvini è un crimine contro l’intelletto umano. Persino Umberto Bossi è rimasto interdetto per l’uscita del suo successore, nemmeno il Trota sarebbe stato capace di dire tali sciocchezze. Ovviamente Marine Le Pen, con maggior tatto francese, la pensa più o meno come Salvini; in ogni caso la signora appartiene storicamente ad ambienti euro-scettici. Il problema non è tanto che questi abbiano convinto anche Salvini, ma che facciano presa nel cuore stesso dell’enclave europeista. Lo dimostrano gli argomenti del professor François Heisbourg nel suo libro “La fine del sogno europeo”. Heisbourg appartiene alle élite europeista in Francia ed ha oramai gli stessi dubbi di un altro europeista di fama, come il professor Paolo Savona in Italia. Ora anche il presidente del prestigioso International Institute for Strategic Studies sembra considerare l’euro come un incubo: prima si smantella per tornare alle monete nazionali, meglio è. Lo stesso sembrava sostenere Savona qualche anno fa, poi forse il professore italiano ci aveva ripensato ed ecco che adesso arriva il professore francese a invitarlo a riflettere ancora. Il problema è che, se non prendiamo atto della crisi dell’euro, rischiamo di travolgere la stessa costruzione dell’Unione Europea. Per cui convinti sostenitori di Bruxelles e della moneta unica, Heisbourg e Savona appunto sono prossimi ad apparire simili a Le Pen e Salvini. Heisbourg supera tutti quando non esclude la possibilità che si possano realizzare colpi di stato o una qualche forma di ritorno al terrorismo se non si risolve la crisi strutturale posta alla base della costruzione della moneta unica. “Alba Dorata”, la formazione neo fascista in Grecia, sarebbe solo il primo sintomo della reazione antieuropea che si prepara. La Grecia con le sue istituzioni in decomposizione starebbe lì, come lo fu a sua volta la Repubblica di Weimar, a dirci che tutto sta per cambiare, per primo lo stesso modello democratico ed i valori liberali che lo hanno sostenuto. Il professor Sabatucci su “il Messaggero” di martedì 17 sostiene un con-

cetto molto simile. Ma Heisbourg che ha questa preoccupazione, si pone il problema di come evitare un collasso annunciato, e propone un piano comune tra Francia e Germania per evitare che non siano i tedeschi ad essere ritenuti responsabili della rottura dell’Eurozona. Che però è come dire, ed è la verità, che la Germania è già responsabile. Quello che però non si comprende è che una volta tornati alle monete nazionali, queste dovrebbero essere lasciate oscillare per un certo periodo, per poi essere fissate a un cambio tra di loro, esattamente come era avvenuto con il serpente monetario Sme. Si vorrebbe compiere un passo indietro per rilanciare una costruzione prossima alla catastrofe. Questo significherebbe solo ritardare il disastro, non evitarlo. Tempo un decennio e secondo Heisbourg gli stati nazionali potrebbero accettare il modello federalista, di cui una futura moneta unica sarebbe al servizio, ma egli non contempla tutte le ripercussioni per un tale balzo indietro, costretti da una crisi decennale. Perché se Heisbourg ci riporta direttamente agli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, quando si temevano i complotti di governi a danni di altri, e il clima internazionale era talmente avvelenato da consentire l’ascesa delle tesi nazionaliste tali da permettere qualsiasi avventura in Europa, allora sarà più possibile la guerra che l’unione federalista. A Londra il “Telegraph”, che ha recensito il libro, è convinto che nemmeno il ritorno alla crescita sarà in grado di disinnescare questa crisi della costruzione monetaria unica. Oramai le distanze tra Nord e Sud sono destinate ad aumentare, non a ridursi. Se la BCE dovesse aumentare i tassi, come la Germania vorrebbe, ecco che il divario diverrebbe incolmabile, altro che intesa con la Francia. L’Unione economica europea è sopravvissuta abbastanza bene per quarant’anni senza l’euro ed è entrata in crisi con la creazione della moneta unica. Ora l’Europa arranca ed in Europa i paesi meridionali stanno peggio degli altri. Heisbourg invita l’Europa a svegliarsi prima che sia troppo tardi, solo che dubita vi riesca. Anche perché un nuovo rapporto “privilegiato” della Francia con la Germania sembra più un continuare a sognare che un ritorno alla realtà.

L’accordo improbabile

Kiev apre le porte all’Europa

I

l colonnello Nay Turs, comandante della scuola dei cadetti di Kiev fece un giro su se stesso come eseguisse un passo di danza. Cadde riverso sotto le finestre delle case eleganti di via Reznivskaya, proprio in mezzo alle rotaie del tram. I fucilieri cosacchi dell’armata nazionalista lo avevano centrato con due palle e lo lasciarono lì, nella sua elegante divisa nera con le spalline dorate, riverso nella neve. Il corpo non fu rimosso fino al mattino dopo, per far capire a tutti cosa voleva dire opporsi al nuovo governo. Fu allora, nel gennaio del 1919, che l’aristocrazia e la borghesia di Kiev, vedendo il cadavere del giovane comandante dell’accademia militare cittadina, iniziarono a simpatizzare per i bolscevichi. L’etmano era fuggito, lo stato maggiore zarista si era dileguato, gli ufficiali più coraggiosi erano stati abbattuti come cani, e la Germania, nonostante le sue promesse, non era intervenuta. Quanti ai nazionalisti del leggendario Petlyura erano dei barbari sanguinari. Si poteva solo sperare nell’Armata Rossa, che arrivasse in fretta a rimettere ordine nella disperata terra Ucraina abbandonata da Dio. Il legame fra Russa e Ucraina, nonostante qualunque prova dovesse affrontare, e furono tante, inclusa la carestia, si rafforzò durante il comunismo. Per il Cremlino l’Ucraina era lo stesso della Russia, non un paese assoggettato e metà del gruppo dirigente sovietico, da Trotsky in poi, era ucraino. Quando le Repubbliche sovietiche si disfecero, ci fu sì la rivoluzione arancione, ma chi era convinto che l’Ucraina dovesse restare comunque accanto ai russi, rimase tale e, in un modo o in un altro, è tornato al potere. Metà della popolazione è convinta che l’Europa tedesca non muoverà mai un dito per l’Ucraina ed il fatto che ci sia andato il senatore Mac Cain a solidarizzare in piazza con i dimostranti, testimonia come Washington sia più vicina a Kiev di Berlino. Prendete un carta geografica e vi accorgete che Mosca lo è anche di più. Quanto all’indipendentismo nazionalista, è finito con la fuga a Parigi di Petlyura e la dissoluzione della sua armata più di novant’anni fa. Per questo il premier ucraino Azarov si muove come un gatto che ha già il sorcio in bocca. Perché mai scalmanarsi? Si vuole l’integrazione europea e Bruxelles apre la porta dell’unione doganale? Questo è un fatto ottimo, anche perché l’Ucraina si aspetta comunque da Mosca un cospicuo sconto nei prezzi del gas naturale, un elemento-chiave per l’economia nazionale, visto il gelo che attanaglia il Paese. Il Cremlino da par suo mica minaccia di inviare i carri armati, Se richiesto, all’Ucraina Putin concederà persino un prestito. Gas e denaro ai fratelli ucraini. Prima che l’Europa arrivi a Kiev, i russi staranno già ben piantati in città con i loro sorrisi più rassicuranti. Anche gli umori della piazza si calmeranno. Perché mai dovrebbero lottare per un’Europa tanto debole ed indifferente?


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Mercoledì 18 dicembre 2013

economia

Giustizia e dintorni di Guido Camera Fatale incidente di bicicletta nella grande città: in realtà è piuttosto facile che la cosa avvenga. Guardate altrove...

Le due ruote? Sono ignorate

L

a tragedia che si è svolta nel pieno centro di Milano deve farci riflettere. Mi riferisco all’incidente in cui ha perso la vita un ciclista di trent’anni che non pedalava per divertimento o sport, ma per andare a lavorare. Con i magri tempi che corrono, del resto, la bicicletta diventa sempre più un prezioso – ed economico - mezzo di trasporto per tante persone. La dinamica dell’incidente, scrivono i giornali, è quella tipicamente caratterizzata dalla poca attenzione; in una città dove siamo sempre più condizionati dall’ansia di fare tutto in fretta, ci si dimentica – ormai patologicamente - di un elemento essenziale del vivere civile: che non ci siamo solo noi, con i nostri problemi, al mondo. Non credo, però, che possiamo continuare a pretendere il rispetto dei nostri diritti se non siamo disposti – prima di tutto – a rispettare i diritti del prossimo. E non è solo con le grandi iniziative che noi milanesi possiamo dimostrare la grandezza della nostra città e lo spirito di accoglienza che ci ha sempre contraddistinto: sono le piccole attenzioni, che – se alla lunga trascurate – alimentano tensioni e inciviltà civica e culturale. Così può accadere che – in una delle strade più trafficate di Milano, sotto Natale ancora di più – il conducente di un pulmino per turisti,

regolarmente parcheggiato (così hanno riferito i vigili), decida di aprire la portiera, probabilmente disattento, e urti il manubrio di un ciclista di passaggio: che perde l’equilibrio e finisce schiacciato da un altro furgoncino che sopravviene (a che velocità?). Ora spetta alla magistratura stabilire le rispettive colpe; ci vorrà del tempo ma, purtroppo, nessuno restituirà alla famiglia il proprio caro e, credo, la coscienza dell’investitore lo tormenterà a lungo. Però questo tragico episodio non deve rimanere fine a se stesso, potendo – anzi, dovendo - tutti noi prendere spunto per accrescere il nostro senso di responsabilità, Che avvengano soprattutto quando circoliamo per la gravi incidenti città: chi guida un’auto o una moto dove le vittime non deve mai dimenticare che, anche sono i ciclisti, non se il motore è spento, la sua condotta è cosa che poi deve può coinvolgere altri utenti della stupire. La colpa? strada; i ciclisti devono prestare parChiedete in alto... ticolare attenzione, evitando i marciapiedi e i percorsi vietati e/o pericolosi (quanto volte ho visto ciclisti andare spensierati sulle corsie preferenziali bloccando i mezzi pubblici!); l’amministrazione comunale deve sempre più individuare soluzioni che incentivino i milanesi a utilizzare i mezzi pubblici. Cento leggi, del resto, servono di gran lunga meno di un briciolo di reale – e diffuso - senso di responsabilità. A cominciare dalle piccole, e ovvie, cose.

Intervista di Lanfranco Palazzolo Liberi Imprenditori Federalisti di Padova: manifestano con i cosiddetti Forconi e ci dicono di non sopportare la violenza

Il vero padrone? Ma è lo Stato

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l nostro e gli altri movimenti che protestano non sono violenti. Lo ha detto alla “Voce” Franco Zanardo, dei Liberi Imprenditori Federalisti di Padova. Franco Zanardo, in questi giorni lei ha manifestato insieme ai Forconi. Ci spiega cosa vuole questo movimento? “Innanzitutto queste manifestazioni non sono state seguite adeguatamente dai grandi mezzi di informazione. “Condividiamo Se la Rai e Mediaset fossero venute a le battaglie dei Soave, dove ci sono state manifestaForconi, ma zioni con 3mila persone, la gente anche di tutti capirebbe meglio il senso delle nostre i sindacati iniziative. Noi condividiamo le battaautonomi glie dei Forconi, ma anche di tutti i che manifestano” sindacati autonomi che si battono per le loro giuste rivendicazioni. Tutti i sindacati autonomi non godono di alcun appoggio o finanziamento di Stato. Tutti i grandi sindacati nazionali non sono d’accordo con le nostre battaglie. Chi incassa dallo stato non vuole sollevare polveroni e non vuole dare la giusta informazione su queste proteste”. Ecco, ma oltre alla storia dei finanziamenti pubblici, lei non

ritiene che le ragioni di queste proteste siano più profonde di questo elemento? Perché tanta gente arriva a questo livello di disperazione? “Abbiamo uno Stato che si comporta da padrone e non ascolta. Io ho una partita Iva dal 1973. Io ho lavorato molti anni all’estero, ma molti italiani non si rendono conto della differenza che esiste tra questo Stato e gli altri paesi. La burocrazia è il problema di questo paese. Tra il nostro paese e la Germania c’è un abisso. La situazione fiscale del nostro paese è insostenibile. Esistono troppi consorzi. Conosco dei miei colleghi imprenditori che sono ormai costretti alla chiusura perchè devono aderire a troppi consorzi. E’ un’assurdità. Il costo del lavoro degli operai è a livelli europei, mentre gli stipendi sono da Nordafrica. Ormai la gente ha paura dello Stato italiano. La maggior parte delle persone che partecipano ai nostri presidi, dove ci sono anche i forconi, hanno perso ogni paura nei confronti dello Stato perché ormai non hanno nulla da perdere”. Pensa che queste proteste siano diffuse? “Sì. Questa protesta ha delle proporzioni molto forti e ha un’entità preoccupante per la politica italiana. I politici italiani vivono ormai in un altro pianeta. Si tratta di gente faziosa. Qualche giorno fa ho sentito che i partiti politici godranno di una detrazione fiscale vantaggiosissima. Questo è uno scandalo rispetto alle difficoltà che vive il paese e chi lavora. Questo vuol dire che la politica non ha compreso nulla”. Molti avversari vi accusano di essere dei violenti? “No, noi non vogliamo la violenza. La LIFE e gli altri movimenti che appoggiano le nostre battaglie sono pacifici e non vogliono alcuna forma di violenza. E le forze dell’ordine lo sanno molto bene perché anche loro non ne possono più”.

PENSIONI: OLTRE 500MILA OVER50 SENZA CONTRIBUTI

fatti e fattacci

E

rdogan in caduta libera. In questi ultimi mesi la popolarità del premier turco Erdogan è diminuita. Intorno alla figura politica del leader turco si stanno addensando molte, troppe nubi. I segnali di crisi sono inequivocabili. La polizia turca ha lanciato ieri mattina una vasta operazione anticorruzione, arrestando almeno 20 persone in diverse città del paese, fra cui i figli di tre ministri.Tra i fermati figurano i figli dei ministri dell’Interno Muammer Guler, dell’Economia, Zafer Caglayan e dell’Ambiente Erdogan Bayraktar. La notizia non ha avuto conferme ufficiali. L’inchiesta che ha portato ai numerosi arresti di questa mattina, effettuati soprattutto a Istanbul e Ankara, è collegata a presunti casi di corruzione in appalti pubblici, in particolare per la costruzione di alloggi sociali, secondo la stampa turca. La corruzione rimane un fenomeno endemico in Turchia dove negli ultimi 10 anni, sotto il governo del premier islamico Recep tayyip Erdogan, c’è stato un forte boom immobiliare che ha portato a una “cementificazione” delle coste e della zona Bosforo a Istanbul. Fra le persone fermate ci sono imprenditori del settore della costruzione e un dirigente della banca pubblica Halkbankasi. Le notizie sul blitz della polizia hanno provocato un calo del 5% del valore della azioni della banca. Questa vicenda, che

indebolisce il governo in carica e la credibilità di Erdogan, è stata preceduta da un abbandono politico clamoroso. L’excalciatore di Inter e Torino Hakan Sukur, oggi deputato nella Grande Assemblea turca, si è dimesso dal partito Akp del premier Recep Tayyip Erdogan per divergenze con il capo del governo. Sukur, che è stato anche ex-capitano del Galatasaray e della nazionale turca, si è dichiarato in disaccordo, scrive il quotidiano, con Erdogan nello scontro fra il premier e l’influente confraternita islamica guidata dal teologo Fetullah Gulen. L’ex-calciatore è il secondo deputato in due settimane a lasciare l’Akp a causa delle tensioni con i “gulenisti”. Il partito di Erdogan ha la maggioranza assoluta nel parlamento di Ankara. Sukur ha in particolare definito “sbagliata” la decisione di Erdogan di chiudere le “scuole preparatorie” private, per lo più controllate dal movimento Gulen in Turchia. Le dimissioni di Sukur dall’Akp confermano le crescenti tensioni nel partito di Erdogan a tre mesi dalle elezioni amministrative. Questi episodi sono la spia di un grave disagio che tocca le forze dell’attuale maggioranza che si sentono strette dalle inchieste della magistratura e dal crescente dissenso interno. Per Erdogan questo non è certo un bel momento e la politica italiana dovrebbe osservare questa situazione con attenzione...

L’Istat rileva, nel report ‘Conclusione dell’attività lavorativa e transizione verso la pensione’ (2012), che sono oltre mezzo milione, precisamente 541 mila, le persone tra i 50 e 69 anni che dichiarano di non aver ancora versato alcun tipo di contributo previdenziale, “con il rischio di non poter provvedere in maniera autonoma al proprio sostentamento in età avanzata”. Le incidenze più elevate si registrano per le donne e nelle regioni meridionali.

ANCE: INVESTIMENTI 2013 CALANO DI 6MLD Nel 2013 gli investimenti del settore delle costruzioni sono scesi del 6,9%, contro il -5,6% previsto a giugno scorso. Lo dice l’Ance, aggiungendo che i posti di lavoro sono diminuiti del 10,4%. Dall’inizio della crisi, i lavoratori dell’edilizia lasciati a casa sono stati 480mila e le imprese fallite 12.600, circa una su quattro.

primo piano

P

er Christoph Franz, amministratore delegato del gruppo Lufthansa, ci manca solo che l’Italia diventi la testa di ponte per l’invasion delle compagnie del Golfo della nostra vecchia e cara Europa. Lufthansa resta leader in Europa per giro d’affari, ma il primato passeggeri è ormai di Ryanair: se il governo italiano vendesse Alitalia a Etihad, la compagnia aerea diventerebbe una navetta verso gli Emirati Arabi. Se però si chiede di comperarsi Alitalia, Franz ci dice che mica è matto. Alitalia è troppo indebitata e ha un accordo commerciale troppo forte con Air France, ci sarebbero obblighi legali capestro per Lufthansa. E visto che i tedeschi Alitalia non la vogliono comprare e nemmeno vedere fallire, non resta che incominciare a studiare arabo.

&

a n a l i s i

Per “Alba dorata” stop a tutti i fondi

E

noi vi togliamo i soldi prima della condanna. Con otto voti a favore e uno contrario la Commissione etica del Parlamento greco ha deciso di proporre all’assemblea dei deputati di sospendere il finanziamento pubblico al partito filo-nazista Chrysi Avgi’ (Alba Dorata). Contro la sospensione ha votato il solo rappresentante di Alba Dorata. La proposta della Commissione è stata discussa in Parlamento nel pomeriggio di ieri. Secondo la stampa, gli otto i membri della Commissione si sono troLA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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vati d’accordo sul fatto che Alba Dorata è un’organizzazione criminale. “Per il governo - ha detto il ministro dell’Interno Yannis Michelakis - è incomprensibile che lo Stato e i cittadini finanzino formazioni politiche accusate di essere organizzazioni criminali o terroristiche che si nascondono sotto le spoglie di un partito politico”. Secondo quanto riferisce la stampa, i presupposti per adottare una tale decisione esistevano in quanto dagli atti processuali inviati alla Commissione parlamentare dai giudici che indagano su Alba Dorata risulta che alcuni suoi deputati e iscritti hanno commesso una serie di gravi reati. La scorsa settimana erano venuti nuovi elementi in seguito all’elaborazione dei dati memorizzati nei computer sequestrati nelle case di alcuni dirigenti di Chrysi Avgi (Alba Dorata). Queste informazioni potrebbero segnare una svolta nelle indagini della magistratura greca sulle attività illegali del partito filo-nazista greco. Secondo la stampa locale, i nuovi elementi potrebbero aggravare la posizione di coloro che sono già accusati di costituzione e di appartenenza a organizzazione criminale e potrebbero tradursi in nuovi mandati di cattura contro persone che finora sembravano estranee a questa organizzazione. Il materiale raccolto, soprattutto video e foto che dimostrano la struttura militare di Chrysi Avgi e l’esistenza di armi nelle mani di dirigenti e di deputati del partito, è già al vaglio dei due magistrati, di Ioanna Klapa e di Maria Dimitracopoulou, che conducono le indagini e demolisce la linea difensiva finora seguita dagli accusati, che hanno sempre negato l’esistenza di qualsiasi elemento che dimostri l’attività militare o paramilitare del partito. Tra il materiale nelle mani dei magistrati c’è una foto probabilmente del 2011, con la scritta: “Babas (babo), Italia Forza Nuova” che, secondo il quotidiano “Ta Nea”, proviene dal computer del leader di Chrysi Avhi, Nikos Mihaloliakos. Alcuni giungono a ritenere che l’iniziativa di togliere i finanziamenti pubblici a questi soggetti sia stato un

c o m m e n t i

grave errore prima della chiusura delle indagini. Togliendo il finanziamento a quel partito si crea un precedente sbagliato? Il Parlamento greco avrebbe dovuto attendere la fine delle indagini e votare la decadenza di tutti i parlamentari a seguito di una condanna penale? Forse un penalista di Atene potrebbe rispondere con più ragione.

Italia-Farnesina; relazione confusa

E

a noi che ce ne importa della Farnesina?! Parliamo di un sondaggio interno all’Italia, non preoccupatevi troppo. Nel nostro paese nessuno si sforza di capire quello che accade nel mondo? Eppure questo atteggiamento condanna per primi noi stessi a subire la politica estera e ad essere per sempre dei comprimari. Un errore imperdonabile che dimostra la nostra miopia politica. Gli italiani sono attenti alla politica estera che però non rappresenta una priorità, con l’eccezione di quando le questioni internazionali hanno ripercussioni dirette sulle vicende nazionali. E’ quanto emerge da “Gli italiani e la politica estera”, un’indagine condotta dal laboratorio di Analisi Politiche e Sociali dell’Università di Siena per conto dello Iai (Istituto Affari Internazionali) su un campione di 1003 persone. Un po’ di strabismo, secondo i risultati dello studio, anche nei confronti dell’Europa: l’ok all’euro, ormai metabolizzato, ma basta sacrifici per rimanere nell’Eurozona e, in aggiunta, il sì ai vincoli di bilancio di Bruxelles purché non comportino costi è affiancato alla scarsa simpatia nei confronti della rigorista Angela Merkel. Qualche perplessità pure sulla solidarietà fra Stati all’interno dell’Unione: se i soldi sono pochi meglio utilizzarli per risolvere la propria crisi piuttosto che quella degli altri. Freddini, gli

italiani intervistati, anche verso Gli Stati Uniti. L’interesse per i vicini nordafricani e mediorientali è poco in funzione degli equilibri di area e molto per quel che riguarda le conseguenze in termini di flussi migratori verso l’Italia. In termini percentuali, un 48% del campione ritiene che la garanzia della sicurezza dei confini e il controllo dell’immigrazione siano tra le questioni principali. Al secondo posto, per il 45% degli intervistati, si colloca la promozione delle esportazioni italiane nel mondo. In generale la dimensione delle preferenze emerge in maniera netta: il 65% del campione si definisce d’accordo con l’affermazione secondo cui “l’Italia dovrebbe concentrarsi sui suoi problemi interni, mettendo in secondo piano quelli internazionali”, mentre solo il 27% preferisce attribuire la priorità alle questioni internazionali. E quando si tratta di esprimersi sull’efficacia della proiezione della politica italiana all’estero, l’80% delle persone sentite vede il proprio Paese come poco o nulla influente a livello mondiale. In ogni caso - è la convinzione del campione - sono il presidente del Consiglio e il capo dello Stato a essere importanti per la politica estera italiana mentre il ministro degli Esteri è distanziato di 15 punti percentuali rispetto al 39% del premier e al 27% del presidente della Repubblica. E allora nessuno deve sorprendersi se tutti gli italiani si sono preoccupati di applaudire certe scelte...

Gli atenei Usa contro Israele?

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uando la scienza liberal scende in campo contro Israele. La “barriera invisibile” è ancora fortissima negli Stati Uniti. Per certi ambienti progressisti americani ogni scusa per attaccare Israele è buona. Quando questi attacchi toccano anche la scienza è necessario fare una

riflessione supplementare. In questi giorni è in corso una polemica particolarmente dura nei confronti delle università e degli scienziati israeliani. Questa scelta è assurda perché tocca un ambiente estraneo alle scelte politiche di Israele e cade in un paese che ha sempre avuto buoni rapporti con Tel Aviv. La vicenda ha giustamente provocato le ire della politica israeliana con un duro botta e risposta tra il ministro israeliano della scienza Yacoov Peri e l’“American studies association” (Asa) che ha votato una risoluzione per il boicottaggio accademico di scienziati e università israeliane come protesta nei confronti delle politiche dello stato ebraiche riguardo i palestinesi. “La principale vittima in questo caso - ha detto Peri - è la scienza internazionale che unisce tra loro persone di diversa etnia, nazionalità e obbedienza politica e che così dovrebbe restare”. “La risoluzione - ha sostenuto l’Asa nel documento votato dai due terzi dei membri dell’Associazione - è in solidarietà con scienziati e studenti privati della loro libertà accademica e aspira ad allargare questa libertà a tutti, palestinesi compresi”. L’Asa cita “violazioni israeliane della legge internazionale e risoluzioni dell’Onu” e “il documentato impatto dell’occupazione israeliana su scienziati e studenti palestinesi”, parlando di violazioni dei “diritti umani”. Per Peri la risoluzione approvata dall’Asa non fa distinzione “tra un’opinione politica e lavori scientifici”. Ynet riporta anche un commento di Ronald Lauder, presidente del Consiglio ebraico mondiale, secondo il quale il voto dimostra “l’antisemitismo... e la bancarotta morale dell’Asa”. L’Asa non è un’organizzazione non governativa e nemmeno un partito politico. Se questa associazione – come vorrebbe far credere - segue un’attenta linea di attenzione nei confronti della politica estera dovrebbe boicottare la scienza di paesi come l’Iran, la Cina e l’India, ma anche la Russia. Perché questa intransigenza solo contro Israele? Urge risposta convincente.


Mercoledì 18 dicembre 2013

il Paese PECULATO? E’ accusato del reato di peculato scrive la Repubblica - il senatore del Pdl, Maurizio Gasparri, a cui è stato notificato l’avviso di conclusione dell’inchiesta da parte della procura di Roma. Secondo i magistrati della Capitale, il parlamentare si sarebbe appropriato - tramite la banca Bnl del Senato - di 600mila euro (fondi del gruppo Pdl a Palazzo Madama), utilizzandoli per l’acquisto di una polizza vita a lui intestata e i cui beneficiari, in caso di morte dell’assicurato, erano i suoi eredi legittimi. Soldi poi restituiti l’anno successivo: il versamento fu fatto il 22 marzo del 2012. Il primo febbraio del 2013 Gasparri ha comunque riversato la somma al gruppo Pdl. Il provvedimento di chiusura indagini è stato firmato dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, dagli aggiunti Rossi e Caporale e dai sostituti procuratori Orano e Pioletti. La notifica è avvenuta nello studio dell’avvocato Giuseppe Valentino, difensore di Gasparri (FI-Pdl). Ma la replica di Gasparri arriva immediata: “Non mi sono appropriato di nulla. Ritenevo comunque di aver chiarito agli organi competenti in maniera puntuale la vicenda relativa alla gestione dei fondi del gruppo parlamentare del Pdl al Senato. L’operazione in questione - spiega - mi era stata proposta dalla banca che da sempre ha i suoi uffici in Senato e tutto è stato fatto con grande trasparenza e nell’interesse del gruppo stesso. E ogni risorsa è stata utilizzata per le finalità del gruppo. Apprendere che, nonostante gli elementi forniti, questi fatti non siano stati archiviati e anzi siano state avviate ulteriori procedure mi provoca grande turbamento e disagio, ma ho la coscienza tranquilla”. Contestualmente, però, la medesima procura ha chiesto al Gip di archiviare la posizione di Gasparri e di Gaetano Quagliariello, indagati entrambi per peculato, nella loro veste di presidente e vicepresidente del gruppo del Pdl al Senato, in relazione alla gestione dei contributi erogati per l’esplicazione delle loro funzioni in base al regolamento vigente nella XVI legislatura (vale a dire quella passata). Pur avendo accertato una situazione di confusione i magistrati e il nucleo valutario non hanno individuato alcun elementi illecito.

LA VOCE REPUBBLICANA

terza pagina

Meraviglie dell’archeologia sotto le strade che calpestiamo. Roma, necropoli lungo la via Triumphalis Nuovi l’allestimento, l’impianto elettrico, i pannelli didattici arricchiti di undici postazioni con monitor touch-screen e due video. E non è certo poco

L’idea del trapasso nella classe medio-bassa della società antica di Laura Gigliotti

Sepolcri In antico tutte le vie principali in uscita da Roma erano punteggiate da sepolcri. Così lungo la via Cornelia che conduceva a Cerveteri sorse la necropoli visibile oggi sotto la Basilica di San Pietro, mentre lungo la via Triumphalis che portava a Veio, sulle pendici del colle Vaticano si svilupparono vari nuclei di sepolture, alcune delle quali, la necropoli dell’Annona e della Galea, furono scoperte negli anni Trenta durante i lavori per la costruzione di edifici e strutture. Le due necropoli, dell’Autoparco e di Santa Rosa,

vemente le strutture sotterranee. Così quattro altari sono finiti alla Guardia di Finanza di Fiumicino e venti soglie di tombe in una cava sull’Aurelia. La necropoli disposta sul pendio del colle Vaticano nel suo genere è una rarità e ben diversa dalle tombe nobiliari della via Appia conosciute da tutti. In uso dal I sec. a. C. presenta un vasto e variegato complesso di sepolture rappresentative della classe mediobassa della società romana. Ci sono romani, ma anche spagnoli, asiatici, schiavi e liberti che potevano anche essere ricchi e colti, come è dimostrato da alcuni riferimenti letterari nelle epigrafi. Ma sempre di gente normale si tratta. C’è la stele dedicata al servo imperiale Grathus che lavorava nel nemus Caesarum, il boschetto sacro a Lucio e Gaio, giovani eredi di Augusto morti prematuramente. Il boschetto si trovava nei giardini di Cesare in Trastevere, presso la Naumachia Augusto, il bacino artificiale per le battaglie navali. C’è la tomba di Alcimus servo di Nerone e scenografo del teatro di Pompeo in Campo Marzio, il più grande di Roma e del mondo conosciuto, rappresentato con gli attrezzi del mestiere, c’è l’altare dedicato a Flora dai genitori Passiena Prima e Tiberius Claudius Optatus, liberto di Nerone che lavorava come tabularius a patrimoniis, ovvero archivista dell’amministrazione del patrimonio privato dell’imperatore; e c’è Clemente il cavallerizzo della fazione degli Azzurri che forse aveva gareggiato nel vicino Circo. E ci sono molte tombe di giovanissimi come quella di Publius Caesilius Victorinus, morto a diciassette anni, e di bambini come Tiberius Natronius Venustus, morto a quattro anni. Venne rinvenuto piegato accanto a una tomba cappuccina durante lo scavo negli anni ’50 un grande telo di amianto, una fibra naturale ignifuga conosciuta anche in antico, estremamente costosa, che colpisce in un cimitero di poveri dove le tombe di qualità sono poche rispetto alle altre.

riunite ora in un’unica area, sono venute alla luce in tempi recenti. Negli anni cinquanta si scopre la prima durante i lavori per la costruzione dell’Autoparco e nel 2003, con pochi saggi nel 2006, la seconda per un parcheggio adiacente a quello dell’Autoparco. Lavori eseguiti in tutta fretta senza indagini preventive, con pali in cemento armato che penetrano nel sottosuolo danneggiando gra-

Decorazioni Il settore dell’autoparco comprende una ventina di strutture e di piccoli edifici sepolcrali che si dispongono lungo il pendio del ripido colle, e molte sepolture singole. In quest’area si contano alcune tombe dipinte. Una è decorata con rose rosse, un uccellino e un oggetto legato con nastri simile agli oscilla, gli ornamenti che erano appesi alle pareti delle case. In un altro sepolcro gli affreschi riproducono sulla volta un pergolato e sulle pareti un giardino con fiori e piante. La zona di Santa Rosa, l’ultima necropoli scavata, presenta una grande varietà di sepolture ben conservate, per via anche di una frana che poco prima della metà del II secolo d.C. sigilla una parte dei sepolcri. Sopra verranno costruiti altri edifici. Il pendio è occupato da una quarantina di sepolcri di dimensioni e decorazioni diverse e da circa duecento tombe individuali ricavate direttamente nel terreno. I più ricchi sono i sepolcri a camera con stucchi, pavimenti in mosaico, i più poveri sono quelli a incinerazioni dell’area centrale. La storia di questa necropoli pagana (visitabile dal 2014 con guide plurilingue) è legata alla particolare natura del terreno scosceso che ha determinato una serie di frane con conseguenti cambiamenti nel tempo, indicati da chiari pannelli informativi lungo il percorso. Una specie di piccola Pompei sigillata dalla terra e non dall’eruzione del Vesuvio. Al centro, nello scavo di collegamento

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area archeologica della Necropoli lungo la via Triumphalis - presentata al pubblico l’11 dicembre ai Musei Vaticani - venne aperta alle visite nel 2006, quindi non è una novità. Eppure non è improprio definirla tale, dato che sono nuovi l’allestimento, l’impianto elettrico, i pannelli didattici arricchiti di undici postazioni con monitor touch-screen e due video. Nuovo è il percorso di visita con l’aggiunta di altre passerelle e altre vetrine e, dopo l’ultimo scavo nell’area centrale realizzato tra il 2009 e il 2011, del tutto inedito il collegamento fra le due aree dette di Santa Rosa (scavi 2003) e dell’Autoparco (scavi 1956-1958), che prima erano separate a causa di una strada. Un lavoro “di squadra” che ha coinvolto tutti i restauratori, precisa Giandomemico Spinola, curatore del Reparto Antichità Greche e Romane dei Musei Vaticani, realizzato grazie al munifico contributo (650 mila euro) del Canada Chapter dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums. E’ di circa due milioni di euro l’anno la cifra su cui i Musei Vaticani possono contare per i restauri, ricorda il direttore Antonio Paolocci, confermato per altri tre anni nell’incarico, annunciando che a marzo saranno completati i restauri del colonnato del Bernini, dopo cinque anni di lavoro e 15 milioni di spesa.

fra i settori dell’Autoparco e di Santa Rosa, si trova l’“ustrino” dove venivano cremati i defunti, costituito da strati sovrapposti di argilla con abbondanti depositi di carboni, argilla, pinoli esposti in una vetrina in cui sono raccolti frammenti di ceramiche di età romana, medievale, rinascimentale, dell’800. Un pezzetto di porcellana bianca è datato 1774. Costantino

Frane e smottamenti del terreno determinano nuovi livelli del terreno sul quale vengono costruite altre tombe e sepolcri per tutto il II e III sec. d. C. Fino all’inizio del IV secolo sono realizzate sporadicamente altre sepolture che si addossano ai ruderi dei sepolcri più antichi. Ma quando l’imperatore Costantino intorno al 320 d. C. costruisce la Basilica di San Pietro la necropoli perde importanza, si preferisce essere sempre più vicini alla tomba dell’apostolo e così viene abbandonata. Un’area, dunque, che cambia nel tempo, dapprima sono costruiti i tumuli per la classe più modesta, poi per i benestanti che acquistano quello spazio e vi fanno edificare le loro tombe nuove. Per un archeologo è un’occasione unica, un vero e proprio palinsesto da leggere a vari strati, fino a 18 metri di profondità, come si fa con la parete dipinta di Santa Maria Antiqua al Foro. Interrogando i reperti si possono scoprire brani di vita, costumi e tradizioni funerarie. Sappiamo dagli esami sugli scheletri che le persone avevano un’alimentazione poco ricca e variata, che erano piuttosto basse e facevano lavori usuranti. Sappiamo che nella necropoli vi erano tombe di vario tipo, anche miste e in “cooperativa”, ovvero che potevano essere costruite sia per l’inumazione che per l’incenerazione e che si pagava per la costruzione e per il mantenimento dei riti connessi. Come l’accensione delle lucerne davanti alle urne, un uso che si è mantenuto intatto fino a oggi. Fra le tombe emergono degli strani tubi, sono i “tubuli” con un filtro che servivano per le libagioni ai defunti, latte, miele…Ma ad essi venivano inviate, mediante sottili lamine di piombo piegate, anche le maledizioni per i nemici. Un mondo “altro”, sotterraneo e complesso. Il movimentato mondo dell’aldilà.

z i b a l d o n e

Stratega nel deserto sotto due padroni

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eter O’ Toole, visto in Lawrence of Arabia, pare un alieno che cadde sulla Terra, pare David Bowie, appunto, l’uomo che cadde sulla Terra. È presto detto il suo fascino: una sorta di aspetto solo parzialmente umano, il resto una congerie di pensieri ed espressioni stralunate o fisse in un punto di fuga sbilenco quanto estraneo. “Ma lei a chi è mai fedele? All’Inghilterra e all’Arabia insieme?”. Ecco la sciarada da far tornare, quella che pare impossibile. Conciliare l’inconciliabile, o conciliare in maniera mai sperimentata prima? Ecco il fascino anche mentale di Peter of Arabia, l’eccezione che fece la storia, anche se in genere le eccezioni sono quelle che storia non fanno, poiché hanno l’impertinenza di non ubbidire alle leggi stabilite affinché tutto torni. “Da chi prendi ordini?”. Nell’impaginazione cinemascopica del film di David Lean, Peter of Arabia, proprio lui, l’alter ego del vero Lawrence of Arabia (cioè Th. Edward Lawrence), segna il tempo verticalizzando la faccenda di un film che conosce solo la dimensione orizzontale destra-sinistra o viceversa, facendo creder vera la vicenda, più della rappresentazione piatta o schiacciata che in mancanza di lui, Peter of Arabia, ne sarebbe sicuramente risultata. Un destino appiccicato addosso per tutta la vita, all’attore certo, ma, al contempo, una rappresentazione del vero che resta credibile perché il falso Lawrence, O’Toole, è stato di una ridondanza o significanza tale da contribuire alla costruzione del mito quando il mito era morto. Fu un maledetto incidente di moto, come si vede in apertura della fortunata pellicola tutta interamente in flashback, a bocce ferme, per così dire, quando le emozioni del “come finirà” si sono spente da decenni e sappiamo quale fu la fine del Lawrence che non si rifiutava di farsi fotografare da cronisti importanti. Stabilito lo spazio del tempo, ecco il determinarsi dello spazio filmico, monstre, e dunque soggetto a tagli nella versione cinematografica. Quella integrale l’abbiamo rivista l’altra sera e non grazie al servizio pubblico ma a quello privato. Certo, mettendoci le pubblicità spaventosamente monotone a base di Babbi Natale, non si sa quanto il pacco dono sia durato, ore ed ore, ma l’imbuzzata è stata per così dire salutare e alla fine abbiamo digerito tutto. Soprattutto quando si assiste alla più sinistra e definitiva delle metamorfosi, ossia quella del gentiluomo inglese,

gentiluomo anche con vesti arabe, che rivela la sua intima feroce folle insondabile natura di carnefice spietato, spiritato, coperto di sangue quasi di sicuro innocente (come quello di ogni guerra, in genere) che contempla, preso dall’orrore che lo stesso ha generato, un campo di battaglia fumigante di cadaveri accatastati, che la pietosa macchina da presa ci fa intuire, insieme al commento un po’ falso di un molto interessato corrispondente americano. Stile: “Oh, no!”, “Cielo!”, “Signore!”, e così via. Beccandosi la corretta risposta dal maggiore Lawrence (che morirà colonnello) che cerca di dare una raddrizzata alla retorica umanitaria e fasulla di ogni guerra. Che, come Novecento insegna, abbisogna, per la sua realizzazione piena, della tecnica, della tecnologia. E dunque nello sterminio e nella ricostruzione di manufatti e esseri umani. Giusto ciò che gli arabi non hanno o detestano (oggi lo scenario è ben diverso, ed è la storia ad essere “compressa” ed inespressa - fino al grande botto che ancora è da venire e verrà grazie alle donne, quelle “arabe”, che nel film di cui sopra non si vedono affatto, se non in una veloce carrellata di macchina) e che determina la loro inconsistenza come stato, almeno all’epoca. Un film di lunghezza monstre, s’è detto, e un mostro di recitazione. Una pellicola, ripetiamo, che gli si è appiccicata addosso. O’Toole? Lawrence, come no, lo conosce anche mia nipote!

Crimini e misfatti: mai un’ora a scioperare

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n tempo su queste colonne, quando ancora erano stampate su carta, esisteva una tal rubrica, se andiamo ben ricordando, dal titolo: crimini e misfatti. Cioè cronaca nera, varia umanità o disumanità, cose di questo genere. Come un paio di brutte cose accadute nelle ultime ore in suolo italiano. Ed esempio. Si chiama Eduard Ndoj, il ladro albanese di 26 anni, con precedenti alle spalle, ucciso sabato sera a Serle (Brescia) con un colpo di fucile due ore dopo il furto in un’abitazione. Il fratello del padrone di casa, Mirko Franzoni, 29 anni, arrestato con l’accusa di omicidio, dalla sua cella del carcere di Canton Mombello continua a ripetere che non voleva uccidere. In genere accade sempre così, l’uccisore non vuole essere classificato come tale. Magari ha ragione. Ma ecco la dinamica ricostruita dai giornali web. “Quando ha visto

il ladro gli ha detto di fermarsi, questo è scappato su una grondaia e Franzoni lo ha obbligato a scendere. Poi ha provato a bloccargli la strada con il fucile e nella colluttazione è partito accidentalmente un colpo”, ha spiegato il legale del 29enne, l’avvocato Gianfranco Abate. Va però ricordato che il giovane meccanico ha incontrato il ladro dopo due ore dal furto: sono le 18.40 quando Mirko rientra a casa da una battuta di caccia insieme al padre. Scoprono i ladri nell’abitazione del fratello e parte la caccia all’uomo ma il giovane meccanico rientra in casa a prendere il suo fucile calibro 12. Carico. E dopo due ore si imbatte nel 26enne albanese, al limite di un sentiero boschivo. Nel frattempo non vengono chiamati i carabinieri. Ben strano, insomma. E qui si parla di caccia all’uomo. Siamo sul crinale della legge. Dall’altra parte del crinale c’è l’esserne fuori, per l’appunto, dato che questa iniziativa “privata” nel tutelarsi e tutelare i beni non è avvenuta neppure sotto la pressione dell’urgenza. Insomma, un atto che parrebbe avvenuto a sangue freddo. Addirittura con uno straccio di pianificazione, di intenzione, etc.. cose che si sanno. Mercoledì, oggi, è in programma l’interrogatorio di convalida dell’arresto davanti al Gip Paolo Mainardi, mentre il pm della Procura di Brescia Francesco Piantoni ha disposto, sempre per mercoledì, l’autopsia della giovane vittima. Fondamentale al fine di ricostruire quale siano state la distanza dello sparo e la posizione reciproca di Franzoni e del ladro. Il paese però, come in genera accade, si è riempito di striscioni di solidarietà verso il giovane meccanico: “Mirko siamo con te”, si legge sulle lenzuola bianche appese. E la quasi totalità degli abitanti, dal sindaco agli amici, esprime vicinanza e comprensione al giovane che ha sparato. Dunque, colpo accidentale, ma solo quello, di accidentale, ci pare... Ma qui tragedia si coniuga a tragedia. Carcere torinese Lo Russo Cotugno (ex Vallette). Un poliziotto, Giuseppe Capitano, 47 anni, ha ucciso un ispettore, Giampaolo Melis, di 53, e poi ha rivolto l’arma contro se stesso. E’ morto all’ospedale Maria Vittoria, dove era stato portato in condizioni disperate, già intubato. Sarebbero stati sparati diversi colpi al termine di una lite degenerata immediatamente in vera e propria sparatoria. Stando ad una prima ricostruzione, i fatti sarebbero andati in questo modo. Sono le 8. Capitano entra nel bar. Vede il suo superiore. Lo avvicina. E gli rivolge questa domanda: “Cosa mi state combinando tu e il capo?”. Cosa voleva dire? Forse una frase motivata dal timore che Capitano aveva di essere raggiunto da un provvedimento disciplinare, per cause che sono ancora da chiarire. Poi ha estratto la pistola dalla fondina e ha esploso diversi colpi contro Melis, centrandolo all’addome e alla testa. L’ispettore è morto all’istante. Subito dopo Capitano ha rivolto la rivoltella verso se stesso, sparandosi alla gola. Gravissimo, è stato portato in ospedale dove è morto poco dopo, in sala operatoria. Capitano non aveva precedenti. Stando a quanto raccontano dei colleghi forse era stressato. Trascorreva buona parte della giornata in

carcere. La notizia è stata divulgata dal sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria Sappe. “E’ una tragedia che colpisce tutta la Polizia - riferisce Donato Capece, segretario generale Sappe - che, tra l’altro, è quotidianamente provata da difficili, pericolose e stressanti condizioni di lavoro”. Anche se la crisi, in questo caso, sembra difficilmente essere all’origine di tali raggelanti avvenimenti.

Tassare internet ma con parecchio giudizio

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emendamento alla Legge di Stabilità approvato dalla Commissione Bilancio della Camera, che introduce la cosiddetta “Web Tax” (o Google Tax) ha senz’altro il merito di affrontare un problema cioè l’elusione fiscale da parte dei giganti del Web che sottraggono, legalmente, grazie a un gioco di “triangolazioni”, milioni di euro dalle casse dell’erario. Il modo in cui il provvedimento di cui si è fatto promotore il deputato del Pd Francesco Boccia cerca di risolvere la questione desta però qualche perplessità, per usare un eufemismo. Questo un commento recuperato fra i tanti sul web. “Le critiche - scrive “La Stampa” - si possono suddividere, idealmente, in due categorie principali: quelle tecniche, e quelle di principio. Del secondo filone fanno parte per esempio quelle espresse dal neo segretario dei Democratici Matteo Renzi, per il quale l’emendamento approvato coi voti del suo stesso partito costringe l’Italia a passare “dalla nuvola digitale a quella di Fantozzi”. Per Renzi temi come quello della Web Tax vanno affrontati a livello europeo, anche per non far passare l’immagine dell’Italia come quella di un Paese che teme, anziché promuovere l’innovazione” Il che ci pare pur giusta osservazione. Per il fondatore di H-Farm, R. Donadon, il rischio è quello “di distogliere investimenti internazionali importanti, proprio ora che il Governo ha appena promosso il programma Destinazione Italia, mirato ad attrarre sia risorse umane che risorse economiche dall’estero”. Esattamente il contrario di quanto sostengono Boccia e altri sostenitori della legge, che ritengono che il comportamento delle multinazionali del Web si traduca in una forma di concorrenza sleale che va a danneggiare le piccole imprese innovative. Altre critiche si concentrano maggiormente sull’aspetto tecnico dell’emendamento. In sostanza: le nuove norme andrebbero a raggiungere il risultato prefissato? O si tratta in gran parte di uno specchietto per le allodole, che garantirebbe un gettito fiscale poco significativo? Anche su questo vi sono posizioni contrastanti. A furia di fare discorsi vari o teorici, o chissà cosa, stai a vedere che meditiamo tanto e poi magari stringiamo poco, arte nella quale siamo insuperabilissimi. Attenzione!


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Mercoledì 18 dicembre 2013

Francesco Nucara, una guida autorevole del nostro Partito

Comprendiamo la sua amarezza per i vergognosi attacchi subiti sui social network

Dimissioni che sono totalmente da rifiutare

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e dimissioni del Segretario politico Francesco Nucara, tra i punti all’ordine del giorno della Direzione Nazionale del PRI, lascerebbero il partito senza una guida autorevole, anche se solo sino al Congresso, in un momento di forti cambiamenti. Comprendiamo l’amarezza di Francesco

Nucara, per i vergognosi attacchi spesso subiti sui social network ad opera di pupazzi in mano al ventriloquo di turno, ma a noi come a lui sta a cuore il futuro del Partito, per questo le dimissioni del Segretario politico non possono trovare accoglimento in questa fase politica in cui i partiti storici, in particolare, sono oggetto di un demagogico depauperamento.

ELENCO PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Sez. Pri Marina di Carrara; Sez Pri “Spadolini” Torino; Sez. Pri “Mameli” Genova; Consociazione Forlivese; Sez. Pri “Cattaneo” Milano; Sez. Pri “Arcamone” Foligno (PG); Unione Comunale Cervia (RA); Sez. Pri, Prato-Firenze-Pistoia; Sez. Pri “Mazzini”, Modigliana (FC); Sez. Pri “Mazzini”,Vecchiano (PI); Sez. Pri Albano Laziale, Roma; Sez. Pri “Mazzini” Ariccia, Roma; Sez. Pri Lanuvio, Roma; Sez. Pri Padova; Sez. Pri “Cattaneo”, Rovigo; Sez. Pri Cesenatico (FC); Sez. Pri Paola (CS); Sez. Pri “R. Pacciardi” Grosseto; Sez. Pri “Chiaravalle” Soverato (CZ); Sez. Pri Jesi e Chiaravalle (AN); Sez. Pri Catanzaro; Consociazione Pri Cesena; Federazione Provinciale Pri Ravenna; Sez. Pri “Silvagni-Mazzini-Valconca”, Rimini; Sez. Pri “Mazzini”, Rimini; Sez. Pri, Novi Ligure (AL); Sez. Pri, Lamezia Terme; Sez. Pri Vomero Arenella (NA); Sez. Pri “Ugo La Malfa”, Codigoro (FE); Sez. Pri “Pisacane”, Foggia; Sez. Pri “Sant’Andrea Borgo Mazzini” Rimini; Sez. “Ugo La Malfa”, Napoli; Sez. Pri “Celli” Cagli (PU); Sez. Pri “Centro”, Caserta; Sez. Pri “Garbarino”, Chiavari (GE); Sze. Pri Fano (AP); Sez. Pri “Mazzini”, Comacchio (FE); Sez. Pri “Giovine Europa”,Andora (SV); Sez. Pri Mantova; Sez. Pri Dro (TN); Gruppo Pri Lucchese, Lecco; Sez. Pri “G. Spadolini”,Viareggio; Sez. Pri “R. Sardiello”, Reggio Calabria; Sez. Pri Melicucco (RC); Sez. Pri Locri (RC); Sez. Pri Samo (RC); Sez. Pri Africo (RC); Sez. Pri Bovalino (RC); Sez. Pri Gioia Tauro (RC); Sez. Pri Pavona, Roma; Sez. Pri Cecchina, Roma; Sez. Pri Palombara Sabina, Roma; Sez. Pri Tuscolana, Roma; Sez. Pri "Pisacane", Foggia; Sez. Pri "G. Mazzini", Ferrara; Sez. Pri "L. Santini",Viterbo; Sez. Pri Trieste; Sez. Pri “Camangi” Roma; Sez. Pri “Bonfiglioli” Bologna; Sez. Pri Grottaglie (BA); Sez. Pri Spilimbergo (PN); Sez. Pri “Aurelio Saffi” Ravenna; Sez. Pri Varese; Sez. Pri Bottiroli” Voghera (PV); Sez. Pri “Mameli” Cologno Monzese (MI); Sez. Pri Cremona; Sez. Pri “Flaminio Prati (Roma); Sez. Pri “F.lli Bandiera” San Pietro in Campiano (RA). Sono pervenute all'Ufficio Amministrazione del PRI versamenti di pagamenti tessere di singoli iscritti. E' chiaro che ai fini congressuali l'iscrizione singola non consente la partecipazione ai lavori dell'Assise repubblicana. Chi non è nelle condizioni di avere una sezione dovrà iscriversi a quella territoriale più vicina. Per ogni ulteriore informazione o chiarimento si prega di rivolgersi all'Ufficio Organizzazione (Maurizio Sacco) ai seguenti numeri: 338/6234576 - 334/2832294 - oppure orgpri@yahoo.it

MODALITÀ PAGAMENTO TESSERE PRI 2013 Conto Corrente Postale n. 33579004 intestato a Partito Repubblicano Italiano Bonifico IBAN IT03N0760103200000033579004 intestato a Partito Repubblicano Italiano

L’antipolitica e l’antipartitismo che sono oggi diventati l’unico argomento con cui si ritiene si possano convogliare i consensi mistificando il libero voto ideologico e di opinione con il populismo teatrale, sono invece sicuramente osteggiati dal pensiero repubblicano. Riteniamo che i cambiamenti nella struttura organizzativa e a maggior ragione nella dirigenza debbano seguire il normale percorso previsto dallo statuto del partito, perché nella persona e nei comportamenti del nostro segretario nazionale non sussistono le motivazioni politiche perché si possano giustificare ed accettare le dimissioni. Accettare di perdere l’attuale guida autorevole del PRI non è utile perché, viceversa, è importante e irrinunciabile consentire al Partito di essere presente senza soluzione di continuità nella scena politica italiana. Se le divisioni interne al PRI sono il motivo principale, esse vanno affrontate , discusse, mediate e risolte politicamente nel rispetto delle opinioni dell’intera galassia repubblicana; non potrà essere consentito che poche persone, visibili solo sui social network, debbano determinare la scelta che il segretario politico decida di volersi dimettere. In questo momento e` importante essere uniti all’interno del PRI e chiedere al Segretario politico di guidare il Partito in questo periodo storico di grande trasformazione sociale ed economica. Il nostro Segretario Politico deve continuare a garantire a tutti noi repubblicani l’appartenenza al Partito come luogo politico in cui e` possibile rappresentare democraticamente le proprie idee, richiamandosi ai valori storici dell’unica forza politica autenticamente italiana secondo i principi ideali di Giuseppe Mazzini, Ugo la Malfa, Giovanni Spadolini e tante altri personaggi che hanno fatto risorgere l’Italia in tanti momenti di crisi. Chiediamo quindi che Francesco Nucara guidi il partito al prossimo Congresso Nazionale, unico luogo politico in cui democraticamente è possibile, attraverso il confronto, individuare i cambiamenti in sinergia con il progetto politico che il partito vorrà darsi. Giuseppe Baronetto, segretario, Sez. Sardiello – Reggio Calabria

Recensione di Antonio Angeli del libro di Giancarlo Tartaglia "Francesco Perri, dall'antifascismo alla Repubblica" di prossima uscita. La recensione è apparsa su “Il Tempo" del 13 ottobre 2013

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ome è possibile nascere repubblicani in una monarchia, quale era l’Italia alla fine dell’Ottocento? Significa anteporre il ragionamento e l’amor di patria a qualunque convenienza. Accadde a Francesco Perri, acutissimo osservatore e al tempo stesso protagonista della vita democratica del nostro paese. Perri nacque nel 1885 in un paesino in provincia di Reggio Calabria, dal quale si distaccò subito per vivere tra il nord d’Italia e il cuore dell’Europa, mantenendo sempre, però, l’occhio e la mente rivolti a quella che per decenni si è chiamata “Questione Meridionale”. Perri fu, nella sua vita di intellettuale, lunga e difficile, “schiavo” del pensiero. Il ragionamento lo fece essere repubblicano nell’Italia dei Savoia, antifascista quando marciavano le camicie nere e poi meridionalista, legato alle realtà locali al tempo dell’Impero... La storia di questo intellettuale, giornalista e politico, uno di quelli che hanno costruito dal basso, con lacrime e sangue (veri), l’Italia felix del boom economico, è scritta in un completissimo saggio biografico: “Francesco Perri. Dall’antifascismo alla Repubblica”, di Giancarlo Tartaglia, Gangemi Editore, 320 pagine, 25 euro. Tartaglia, storico, giornalista e docente universitario descrive, con una minuziosa opera documentale, da Giolitti alla Ricostruzione, l’evoluzione e la vita di quest’uomo che aveva come obiettivo l’affermazione di un principio modernissimo: la selezione dell’élite di governo deve essere realizzata per via meritocratica e non per mero diritto di successione. Individuò nella monarchia, con i suoi rituali e le sue clientele, un ostacolo insuperabile per la realizzazione di un paese moderno. Nel Ventennio visse un antifascismo appartato, di poco clamore, ma di costanti sofferenze. Si dedicò alla politica nel difficile periodo dell’occupazione nazista finché, dopo la liberazione, nel ’45, il partito lo volle alla guida del “Tribuno del Popolo”, foglio repubblicano genovese, e poi della stessa “Voce Repubblicana”. Fu protagonista delle battaglie per la Costituente e per la Repubblica fino ai giorni della vittoria referendaria. Roberto Balzani, nella sua introduzione, definisce il libro “un bel contributo alla storiografia sul repubblicanesimo, che sarebbe piaciuto a Giovanni Spadolini”. E a tutti quelli che costruiscono e vivono la democrazia “dal basso”. Antonio Angeli,“Il Tempo”, 13 ottobre 2013

Prodotti nazionali che sono penalizzati “Italian sounding”: fattore che oggi risulta negativo

Attuare le norme esistenti

“L’

Italia è leader mondiale per numero di produzioni certificate, ovvero 261 prodotti a denominazione d’origine, di cui 13 registrate nel corso dell’ anno in corso (4 Dop e 9 Igp)”. Lo rileva Confagricoltura analizzando il “Rapporto 2013 sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp, Stg” di Qualivita ed Ismea, presentato presso il ministero delle Politiche agricole.“In quantità – sottolinea Confagricoltura i prodotti a denominazione d’origine raggiungono le 13 milioni di tonn, di cui il 32% viene esportato per un valore pari a circa 2,5 miliardi di euro (di cui 1,5 miliardi solo per i formaggi). Ma la quota di export potrebbe essere tre-quattro volte di più se le produzioni made in Italy non fossero penalizzate da agro pirateria ed italian sounding, cioè prodotti che

echeggiano l’italianità che non hanno”. “Saranno importanti le modalità applicative di Bruxelles del regolamento UE 1169/11 attese inizialmente entro il mese corrente, ma rimandate – spiega Confagricoltura –. Mettere sulle confezioni di cibi la bandierina tricolore quando questi prodotti non hanno nulla di italiano è un comportamento scorretto che penalizza tutto il vero italian sounding e perché trae in inganno i consumatori e li allontana dalla qualità e dalla tipicità”.“Il made in Italy – conclude l’Organizzazione degli imprenditori agricoli - si tutela anche dando informazioni certe e chiare in etichetta sull’origine degli alimenti, con la trasparenza sempre richiesta da produttori e consumatori. Le norme europee ci sono, basta avere la volontà di attuarle”.


La Voce Repubblicana di mercoledì 18 dicembre 2013