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QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - ANNO XCII - N° 135 - VENERDI 12 LUGLIO 2013 Euro 1,00 NUOVA SERIE POSTE ITALIANE S.P.A. - SPED. IN ABB. POST. - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27.02.2004, N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB (RM)

RESA DEI CONTI

Quei “due destini” da separare

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olti opinionisti di buon senso, come Luigi La Spina su “La Stampa”, sostengono la necessità di “separare i due destini”, quello di Berlusconi da quello del governo, e dispongono di molte ragioni per dimostrare come sia possibile farlo e soprattutto si riveli conveniente. Tuttavia ora si chiederanno come mai, nonostante tante convincenti ed esaustive esortazioni, quello che pure dovrebbe essere lapalissiano, non avviene. Purtroppo tante eccellenti ragioni si scontrano contro un vizio di fondo che, come uno scoglio, una volta affiorato conduce ogni natante al naufragio. Poi possiamo sperare che con il naufragio delle ragioni non naufraghi anche quello che rimane della Repubblica, ma già siamo fuori dall’ambito logico. Il vizio è dato dal fatto che Berlusconi non è un privato cittadino e nemmeno un importante uomo d’affari. Berlusconi è il capo di un partito capace di raccogliere dal 1994 milioni di voti, da allora ne ha pure persi moltissimi, ma ancora non si può dire che qualche altro partito lo abbia mai saputo soppiantare completamente. Per quante persone possano detestare Berlusconi ce ne sono quasi altrettante disposte a qualsiasi cosa pur di sostenerlo. Magari lo faranno solo per convenienza, magari sono interessati solo ai vili denari, magari recitano una farsa, ma questo non possono denunciarlo i suoi avversari politici, i quali devono semmai prendere atto del legame fra Berlusconi e il suo popolo che nemmeno le accuse più infamanti sono ancora riusciti a spezzare. Un legame che distingue Berlusconi da tanti altri uomini politici, i quali, quando accusati, venivano subito abbandonati dai loro sostenitori. Berlusconi, invece, più lo si accusa, più trova persone che lo ritengo-

Aspettare il 2014 per la ripresa Squinzi: ancora lontani dall’obiettivo

Continua la stagione nera

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no una vittima. E’ una questione dirimente da cui non si può prescindere: una parte dell’elettorato si fida esclusivamente di Berlusconi e non delle istituzioni della Repubblica siano procure o persino la Cassazione. Per cui se domani Berlusconi fosse interdetto dai pubblici uffici, non è che il Pdl si trova un altro leader, piuttosto punterà alla rivolta di piazza. Chiamatela sedizione, chiamatelo ricatto, ma è un elemento dell’attuale sistema democratico con il quale dovremo fare i conti, perché - dispiace scriverlo - ma il complesso del sistema repubblicano è già saltato per aria dal momento nel quale si è consentito alle procure di mettere sotto inchiesta un leader di partito senza la flagranza del reato ed è incredibile che noi siamo stati gli unici a denunciare questo aspetto, ben chiaro nella stesura originaria - e poi modificata della Costituzione. Se poi le inchieste vanno anche oltre il comune buon senso, l’effetto è di ritorno positivo sull’imputato. Non se ne esce: se Berlusconi verrà impossibilitato nell’attività politica dalle sentenze, rischiamo una reazione che non saremo in grado di governare: e addio Letta. Cercando un qualche precedente nella storia dell’Europa occidentale abbiamo trovato solo l’arresto di Primo de Riveira, il capo della Falange spagnola. C’erano buone ragioni per i repubblicani, ma ci fu anche la guerra civile. Escludiamo che si possa arrivare a un tale scenario e abbiamo anche visto prevalere, in una giornata convulsa come quella di mercoledì scorso, il buon senso di chi ha ridotto a poche ore la sospensione dei lavori del Parlamento. Ma servirà la responsabilità di tutti, politici e giudici, per evitare il precipizio che Grillo ci ha subito spalancato davanti.

emmeno l’apertura in positivo delle borse europee dopo che il presidente della Fed, Ben Bernanke, aveva sottolineato come l’inflazione e il mercato del lavoro non richiedessero l’esigenza di stimoli monetari all’economia hanno rassicurato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. All’assemblea dell’Ance, Squinzi ha detto che si qualcosa si muove ma siamo ancora “lontani dal considerare chiusa la stagione nera dell’economia”. L’auspicio del leader di viale dell’Astronomia per un’inversione di rotta capace di mettere fine alla recessione fatica a realizzarsi. Anche quest’anno il Pil chiuderà in calo e per il 2014 la ripresa dovrebbe essere molto timida. Gli obiettivi della Confindustria sono una crescita stabile del 2%, ma bisognerà aspettare il 2014 per vedere un Pil con segno positivo. Circa il declassamento dell’Italia da parte di S&P Squinzi è critico e sottolinea che “non tiene conto delle reali potenzialità e capacità del nostro Paese” aggiungendo che si è trattato di un giudizio che non condivide. Squinzi si è anche detto preoccupato per la situazione politica: “questo è l’unico governo che abbiamo, non ci sono alternative e dobbiamo difenderlo fino in fondo”. Da qui serve “una grande prova di responsabilità di tutti per assicurare continuità all’azione del governo”.

WASHINGTON , O BAMA AIUTI AL C AIRO

RIVEDE

I NOMINATIVI DI CHI AVEVA CONTRIBUITO PER "SALVARE" LA SEDE, OPERAZIONE NON ANDATA A BUON FINE, E CHE COMUNQUE LASCIANO IL CONTRIBUTO AL PRI VISTI I PROBLEMI FINANZIARI CHE AFFLIGGONO IL PARTITO

I NOMINATIVI DI CHI RICHIEDE IL CONTRIBUTO

Elenchi a pag. 4

gramma di aiuti al governo del Cairo’’. Ma per quel che riguarda la consegna dei jet F16 all’Egitto, assicura il dipartimento alla Difesa, tutto resta come programmato. Gli Stati Uniti ribadiscono di voler difendere le loro relazioni con l’Egitto, dove ancora si spera di coinvolgere i

Il Pentagono in una nota ha specificato come ‘’in seguito agli eventi della scorsa settimana il presidente Barack Obama ha ordinato ai dipartimenti e alle agenzie federali di competenza di rivedere il pro-

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Fratelli Musulmani nella formazione del nuovo governo in modo da evitare i rischi striscianti della guerra civile”.

PER CONTATTARE IL PRI E “LA VOCE REPUBBLICANA” 06/9310812

Una pulce nell’orecchio

orse anche fra testate giornalistiche non ci si è capiti molto bene: noi ad esempio non crediamo affatto che “il Corriere della Sera”, tramite qualche ineffabile collega, abbia messo la pulce della possibile parziale prescrizione per Berlusconi nelle orecchie dei giudici della Cassazione. Semmai è avvenuto l’esatto contrario e cioè che una procura tanto fiera del suo operato, capace e attiva, ci tiene a far sapere grazie a qualche suo confidente, che non commette sbagli e che non darà quartiere ai suoi indagati più famosi. E’ come se, pronto alla tenzone equestre, un cavaliere desse fiato alle trombe e lucidasse l’armatura.

Fa fare entrambe le cose al suo scudiero. Per cui stiamo pur tutti certi che la Cassazione non si fa dettare l’agenda dal “Corriere della Sera”. Bisognerebbe invece capire se mai se la facesse dettare dalla procura di Milano e poi capire anche se al “Corriere” c’è chi ci tiene a far sapere della proba azione di questa nobile procura. Magari c’è semplicemente un cantore entusiasta delle gesta dei magistrati milanesi, uno che magari considera normale che si giudichi innocente chi si ritiene colpevole, come è accaduto per la strage di Piazza Fontana e ne discetta con soave naturalezza. Poi, un qualche ingenuo, un fessacchiotto convin-

Quali strategie per l’Edera

to che sia motivo di plauso per un giornalista segnalare un possibile problema di ingorgo di tempi per un importante processo, state tranquilli che lo si trova. Non c’è nemmeno bisogno di sapere se qualche giornalista del “Corriere” tifi o meno per una sentenza di condanna di Berlusconi, perché non c’è bisogno di scoprirlo. Al “Corriere” infatti c’è semplicemente chi tifa per la procura punto e basta, anche nel caso si condannasse un innocente convinti che lo sia veramente, la reciproca della sentenza di Piazza Fontana a cui bisognerà pur prepararsi. La magistratura ha sempre ragione. Come la Buonanima.

Necessità di incidere sulla pubblica opinione

Oggi ci serve una progettualità complessiva di Saverio Collura

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n questi ultimi giorni, sollecitato dalle riflessioni di alcuni repubblicani apparsi sulla rete internet e sulla “Voce” on-line, mi sono soffermato a riflettere se la mia pertinacia nel sostenere la centralità della costituente repubblicana, liberaldemocratica come progetto e percorso del movimento repubblicano per imprimere una svolta al sistema politico italiano, e nel contempo per far ritrovare le energie vitali ed un nuovo ruolo significativo al Pri, che nell’immaginario collettivo sembrano essere evaporati, fosse una chimera, o peggio ancora una fuga nel vuoto. Da ultimo, ieri, Paolo Arsena con un intervento molto articolato sulla “Voce”, sorvolo sull’estesa analisi da politologo (vezzo nel quale, devo riconoscerlo, incorro spesso anche io), afferma sostanzialmente che il Pri ha tante carte da giocare “tranne una: la costituente liberaldemocratica. Un asso calato male, valso come il due di picche”. A parte il fatto ludico che il due di picche, nel gioco della canasta, è una pinella (una carta molto importante), egli aggiunge ancora che “la costituente… richiama l’eco politichese del passato. Una formula tra l’altro disgiunta da una collocazione politica”. Voglio, però, dare atto ad Arsena che finalmente ha rimosso il “mantra” (termine che lui in realtà utilizza per invitarci a demitizzare la costituente) del Polo di centro, e richiama la proficua opera di aggiornamento e sviluppo programmatico dispiegata dal partito in questi tempi recenti. Tutto ciò premesso, devo constatare che Arsena, sostanzialmente (chiedo scusa anticipatamente se ho mal compreso), ritiene che il Pri, rinverdito, aggiornato, ringiovanito nella dirigenza (dato questo certamente importante) debba rintanarsi nel suo recinto di partito di minoranza, anche se illuminato e sempre attento ai problemi del paese; nel contempo (egli

aggiunge) vedere come ritagliarsi uno spazio (piccolo, o grande, a piacere) di alleanze e di collaborazioni. Ma io chiedo: con chi? Vista la spietata e negativa analisi che lui riserva ai principali partiti dell’attuale geografia politica nazionale. Non vorrei che perdessimo di vista una considerazione semplice e nel contempo vitale per un partito di minoranza: nel contesto sociale in cui viviamo non c’è futuro per le piccole forze che non sanno immaginare ambiziosi progetti. Questa è stata la peculiarità passata e deve essere quella futura del Pri. Il movimento repubblicano si è sempre caratterizzato in questo senso. Basti ricordare la pregiudiziale istituzionale repubblicana durante la Resistenza nel definire il futuro dell’Italia del dopoguerra; o con l’obiettivo di un’Italia europea, occidentale industriale, lontana dalle tentazioni protezionistiche e conservatrici (l’idea di Ugo La Malfa). La nostra missione (al di là dell’enfatizzazione del termine) deve quindi essere quella di poter incidere, non sopravvivere, sulla grave situazione di crisi complessiva nella quale oggi è immersa l’Italia; con la prospettiva non ancora definitivamente allontanata di poter ripiombare nel pericolo dell’involuzione democratica, istituzionale, politica, economica e sociale. Per far questo non basta più un partito di minoranza, ma serve un soggetto politico che sappia coniugare contestualmente la forza delle sue idealità, della sua cultura politica, con una marcata indicazione di progettualità complessiva, che solo la costituente repubblicana liberaldemocratica può imprimere nell’opinione pubblica attuale, distratta e disattenta e per questo facilmente condizionabile e condizionata da impulsi emotivi, per non dire irrazionali: come avvenuto in questo ultimo quindicennio. Non penso di dover spendere ulteriori considerazioni sul progetto sul quale ho ripetutamente richiamato l’attenzione dei repubblicani, perché si è detto tanto che non farei altro che ripetere.

Primavera conclusa

Il modello islamico agli sgoccioli

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l neopremier ad interim egiziano, Hazem el Beblawi, avrebbe voluto avere nella formazione del suo nuovo governo anche la Fratellanza musulmana: difficilmente vi riuscirà visto che la procura ha già ordinato l’arresto di dieci leader e di altri otto dirigenti del movimento islamico. Il governo pescherà negli ambienti laici e liberali. Al Cairo si consuma la sconfitta dell’islamismo politico e della commistione fra religione e potere. Di Morsi si diceva che ambiva al potere, ma che una volta avutolo nelle mani non sapeva cosa farsene, o meglio, si è rintanato nella precettistica religiosa stendendo su un società che si voleva libera, una cappa opprimente. Chi in Occidente sperava di vedersi affermare in Egitto un “islamismo moderato” come strada contigua a quella della democrazia nelle società a maggioranza musulmana, è servito. Non ci sono scorciatoie possibili e quando i fondamentalisti religiosi entrano nella stanza dei bottoni, trovano pronti da schiacciare solo quelli ritenuti utili per realizzare la propria agenda, ed imporre i loro valori, “assoluti” e “non negoziabili”. E’ quello che sta succedendo in Tunisia e in Libia, in Turchia, ma che potrebbe succedere domani anche in Siria, tanto che Assad non ha mai negato di essere un dittatore, ha detto invece che solo la dittatura poteva riuscire a difendere lo Stato laico dal fanatismo religioso. Il popolo egiziano che era sceso in piazza contro Morsi, si lamentava delle code alla pompe di benzina e si spiegava tante difficoltà sul piano pratico, con la pretesa da parte di Morsi di fare della fede un discrimine politico, piuttosto che una scelta di coscienza. Purtroppo sul piano dell’azione di governo l’Islam non è “la soluzione”, e l’economia non si rilancia con il moralismo religioso. Per questo i militari sono tornati in pista ed hanno subito trovato un sostegno diffuso, ben oltre i semplici confini del loro Paese. Il re saudita Abdullah, ad esempio, glielo ha subito concesso e come si sa Abdullah non è un monarca costituzionale, il suo regno è il più reazionario e islamico del mondo arabo e pure non ci ha pensato un secondo a scaricare Morsi. Addullah no è un opportunista. Si è convinto che al Cairo il potere veniva compromesso dall’eccesso di fanatismo e che i militari, gli stessi che proteggevano Mubarak, sono in grado di riportare l’ordine. Mettetela come vi pare, ma ai sovrani assoluti le rivoluzioni non piacciono, temono l’instabilità ed ancora peggio il sommovimento di massa. Può anche darsi che si debba mettere nel conto una guerra civile, l’importante è che i militari ed i loro protetti la vincano. In fondo lo stesso che si spera di Assad. La primavera araba, visti gli effetti indesiderati, verrà messa in soffitta il prima possibile. La democrazia viene giudicata prematura ed il sovrano saudita, l’emiro del Qatar e chissà quanti altri, hanno ancora tanti anni davanti a loro. Non sono disposti a concedere niente.


2 LA VOCE REPUBBLICANA

Venerdì 12 luglio 2013

economia

Giornalaio di Carter Nuovo rapporto su industria e occupazione in Italia: cambia il paesaggio e si afferma con decisone il settore del non - profit

L’anno in cui mutarono le cose

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ono Censimento Istat su industria e servizi. Lo troviamo oggi sui vari giornali, e non solo. Alcuni temi: il mondo del non profit cresce e si diversifica, la Pubblica Amministrazione si snellisce, il settore delle imprese subisce trasformazioni nel contesto della crisi e della globalizzazione. Alla rilevazione hanno partecipato oltre 300 mila organizzazioni non profit, 13 mila istituzioni pubbliche e un campione di 260 mila imprese. Innovativa nel metodo e nelle tecniche di rilevazione, l’operazione censuaria si è caratterizzata per un uso quasi capillare del web da parte dei soggetti coinvolti nella compilazione dei questionari. Proprio questo ha consentito la pubblicazione dei dati definitivi a distanza di soli quattro mesi dalla chiusura delle rilevazioni sul campo. Accanto ai dati tradizionali, alcuni approfondimenti inediti su occupazione, governance, internazionalizzazione e strategie finanziarie costituiscono una solida base informativa per un monitoraggio continuo delle trasformazioni della realtà produttiva italiana. Qualche spunto: la vivacità del sistema ha subito un rallentamento negli ultimi anni a causa della crisi strutturale. Il dinamismo interno al sistema è rappresentato anche da un fenomeno peculiare che emerge dall’indagine: l’effetto ‘’sostituzione’’tra un settore e l’altro in termini di occupazione e unità economiche. Se, da una parte, diminuisce l’occupazione dipendente nell’istruzione e nella sanità e assistenza

sociale pubblica, dall’altra aumenta contestualmente nelle stesse attività economiche il numero degli addetti nel non profit e nelle imprese. Il non profit cresce soprattutto nel Nord e nel Centro Italia, con punte più alte di presenza e attività in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. Il settore conta sul contributo lavorativo di 4,7 milioni di volontari, 681mila dipendenti, 270mila lavoratori esterni e 5mila lavoratori temporanei. Nel tessuto produttivo italiano il non profit occupa una posizione significativa: il 6,4 per cento delle unità economiche attive. Il settore della cultura e dello sport assorbe il 65 per cento del totale delle istituzioni non profit, seguito dai settori dell’assiPiù che altro negli anni si è stenza sociale (con 25mila istituzioni), visto un processo di ampia delle relazioni sindacali e di rappresensostituzione nei diversi tanza (16 mila realtà), dell’istruzione e settori. Oggi domina il ricerca (15mila istituzioni). Il peso della mondo del non - profit componente non profit nell’assistenza con stime che appaiono sociale è significativo anche in termini assai interessanti di occupazione con 544 addetti ogni 100 nelle imprese. Il confronto tra 2001 e 2011 è fortemente condizionato dal 2008, anno in cui la crisi economica ha investito i sistemi produttivi di tutti i Paesi europei e dell’Italia in particolare, interrompendo una fase di crescita che mostrava segni di accelerazione. Per quanto riguarda la governance, si conferma il carattere familiare del sistema imprenditoriale italiano, che vede in oltre il 90 per cento delle imprese con almeno tre addetti una persona fisica come socio principale. Nulla di nuovo.

Intervista di Lanfranco Palazzolo Misterioso intrigo intorno alla morte del celebre Luigi Tenco: non fu Sanremo, ma un “affare” internazionale tinto di scuro

Fra dittature e musica leggera

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uigi Tenco è stato ucciso per impedirgli di fare delle rivelazioni sul golpe del 1966 in Argentina. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il giornalista Pasquale Ragone, autore insieme a Nicola Guarnieri, de “Le ombre del silenzio. Suicidio o delitto? Controinchiesta sulla morte di Luigi Tenco”, libro edito da (Castelvecchi). Pasquale Ragone, nella vostra controinchiesta sul presunto assassinio “Basta pensare alla del cantautore Luigi Tenco, che sconfitta nella gara di sarebbe avvenuto nel corso del canzoni: il mistero Tenco festival di Sanremo del 1967, avete ha altre radici basate parlato di una pista politica legata su un complotto che ha all’estrema destra golpista del tena che fare con nazioni tativo di colpo di Stato Borghese del Sudamerica” del 1970, poi fallito. “Il libro è nato con l’idea di fare luce su quante informazioni e quante notizie e ipotesi sono state sviluppate nel corso degli anni sulla morte di Luigi Tenco. Grazie alla documentazione che ci è stata fornita dalla Procura della Repubblica di Sanremo, nel 2009, abbiamo avuto nuove informazioni su questa morte che non ci ha convinto”.

Che ipotesi avete fatto? “La nostra convinzione è che, quello che riteniamo sia stato l’assassinio di Tenco, sia maturato in un contesto di destra. Noi siamo partiti da un’intervista ad un noto avvocato, tale Giovanni Di Stefano, che ha fatto delle affermazioni molto serie sulla morte di Tenco”. Cosa ha ipotizzato l’avvocato Di Stefano? “Che la morte di Luigi Tenco sia legata alla denuncia che il cantautore avrebbe voluto fare la mattina del 27 gennaio 1967 nel corso di una conferenza stampa al Festival di Sanremo. Luigi Tenco avrebbe voluto indirizzare la sua denuncia contro Aldo Moro che, all’epoca, era il Presidente del Consiglio”. In cosa consisteva questa denuncia? “La denuncia avrebbe avuto a che fare con il coinvolgimento di Tenco stesso in un passaggio di informazioni tra Italia e Argentina per la realizzazione del golpe del 1966 che aveva deposto il Presidente Illia”. Tenco si era recato in Argentina? “Sì, aveva fatto questo viaggio nel dicembre 1965 durante il servizio militare e aveva ottenuto una dispensa per andare in Sudamerica. Sul foglio matricolare non riporta nessuna notizia su questo viaggio. Nulla è stato ufficialmente registrato su questo viaggio”. Cosa avrebbe dovuto consegnare Tenco in Argentina? “Secondo Di Stefano, queste informazioni avrebbero dovuto essere d’aiuto ai golpisti”. Ma come è venuto in possesso di questa notizia l’avvocato Di Stefano? “Gli è stata riferita dall’ex brigatista Mario Moretti che, durante i 55 giorni del rapimento di Aldo Moro aveva ricevuto questa informazione dal Presidente della Dc”.

FISCO, MANCATI INCASSI PER 450 MILIARDI

fatti e fattacci

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li alieni salveranno gli Usa. Negli Stati Uniti sono sempre stati molto attenti alle questioni spaziali. Per un politico americano, l’impegno sui temi relativi allo spazio porta con se una grande popolarità. Ne sanno qualcosa quei due membri del Congresso americano, del Partito democratico, che hanno proposto di costruire il prossimo parco nazionale sulla Luna. Questa notizia smentisce una tradizione politica americana. Di solito, ad occuparsi di questi argomenti sono esponenti politici del Partito Repubblicano. Chi pensava che lo spazio fosse una fissazione tutta repubblicana dovrà ricredersi. Non molto tempo fa un esponente del GOP, Newt Gingrich, aveva proposto di creare una colonia umana sulla Luna una sorta di “Spazio 1999” del XXI secolo. Oggi, a proporre il parco sulla Luna sono le deputate democratiche Donna Edwards del Maryland e Eddie Bernice Johnson del Texas. Lo scopo è quello di preservare per le nuove generazioni i luoghi di interesse storico, come il punto di atterraggio dell’Apollo11, la prima astronave a sbarcare sulla Luna, che oggi rischia di essere danneggiato dall’intenso traffico spaziale. Il progetto di Edwards e Johnson è contenuto nel “Apollo Lunar Landing Legacy Act”, un disegno di legge permetterebbe al governo federale di accettare donazioni per la costruzione del parco. Nel progetto sono previsti anche uffici amministrativi e servizi per i turisti che

sorgeranno “entro una ragionevole vicinanza al parco”. Non molto tempo fa, la scorsa primavera tre ex membri del Congresso americano avevano partecipato ad una conferenza sugli Ufo.Tra questi ex deputati c’era anche un esponente del Partito Democratico. Si trattava di Carolyn Cheeks Kilpatrick (Detroit, 25 giugno 1945) che era stata membro della Camera dei Rappresentanti per lo stato del Michigan dal1997 al 2011 e madre dell’ex-sindaco di Detroit Kwame Kilpatrick. La Kilpatrick è laureata all’Università del Michigan e ha svolto la professione di insegnante di scuola superiore prima di entrare alla Camera dei Rappresentanti del Michigan. Ma c’è di più. Il 9 gennaio Gordon Duff ha pubblicato sul sito “Veterans Today” un articolo circa un’indagine in corso del Congresso degli Stati Uniti sulla presenza di basi aliene sulla luna. A sostegno della sua tesi Duff ha elencato una serie di prove, foto, articoli, video, provenienti da varie fonti. Ma Duff aveva fatto un’altra scoperta. Aveva trovato le prove che il Congresso stava indagando sulle bugie raccontate dalla Nasa sulla conquista dello Spazio. Ora, tutti questi episodi aprono una riflessione su come i membri del Congresso degli Stati Uniti passano il loro tempo in un periodo di crisi come questo, ammesso che qualche membro Democratico del Congresso non pensi che gli alieni possano risolvere la crisi economica del paese.

Dal 2000 al 2012 grazie alla lotta all’evasione sono stati emessi ruoli per 807,7 miliardi di euro. La somma effettivamente riscossa in questi 13 anni è di 69,1 miliardi di euro. L’Agenzia delle Entrate “con riferimento ai residui attivi al 31 dicembre 2012 inoltrati dalla Ragioneria Generale, ha comunicato una percentuale di abbattimento pari all’82%”. Lo ha detto il vice ministro all’Economia Luigi Casero rispondendo ad una interrogazione in Commissione Finanze della Camera del presidente Daniele Capezzone Pdl e di Enrico Zanetti. Casero ha anche precisato che il carico residuo dei ruoli fiscali da riscuotere riguarda in gran parte debitori per oltre mezzo milione di euro. “Al 31 dicembre 2012, oltre l’80% del carico residuo era riferibile a debitori iscritti a ruolo per importi complessivamente pari o superiori a 500.000 euro (121.409 soggetti per un carico netto residuo da riscuotere pari a 452 miliardi di euro)”.

primo piano

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a Germania, l’unico paese europeo con un andamento economico positivo e una disoccupazione inferiore al resto dell’Eurozona è anche l’unico preoccupato.Tutti gli altri Stati, infatti, non hanno ragione di preoccuparsi, affondano da tempo nella disperazione. I tedeschi comprendono di essere un’isola felice ma dubitano di poterlo restare a lungo. Hanno paura e anche per questo ci sarebbe ragione di averne pure noi. Come in un racconto di E.T. A, Hofmann, i tedeschi temono la loro stessa ombra. Se la locomotiva d’Europa non traina più, finirà con l’andare a rimorchio. La paura più grave? L’inflazione, un cruccio vecchio dai tempi di Hindenburg. Prima volevano il marco stabile, ora pretendono che lo sia l’euro e le economie vicine vanno a picco.

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a n a l i s i

Sindaco sprecone? No, eccellente manager!

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atteo Renzi e la delibera del giorno dopo. La sera del 29 giugno, a Firenze, lo storico Ponte Vecchio, che è il simbolo della città e tra i più famosi al mondo, è stato chiuso al pubblico dall’amministrazione comunale per dare seguito a un’iniziativa privata denominata “Ferrari Cavalcade 2013”. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi, attraverso i social network, ha affermato che l’evento è stato un bene per la città intera, perché ha permesso al Comune di Firenze di incassare la cospicua somma di circa 120.000 euro. LA VOCE REPUBBLICANA Fondata nel 1921 Francesco Nucara Direttore Giancarlo Camerucci Vicedirettore responsabile Iscritta al numero 1202 del registro stampa del Tribunale di Roma - Registrata quale giornale murale al Tribunale di Roma con decreto 4107 del 10 novembre 1954/1981. Nuove Politiche Editoriali, Società cooperativa giornalistica - Sede Legale - Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326. Amministratore Unico: Dott. Giancarlo Camerucci Direzione e Redazione: Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 326 Tel. 06/6865824-6893448 - fax. 06/68210234 - Amministrazione: 06/6833852 Progetto grafico e impaginazione: Sacco A. & Bernardini.

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Tuttavia, secondo quanto è stato denunciato dalle opposizioni, l’atto di concessione dell’occupazione del suolo pubblico per l’area del Ponte Vecchio della Direzione sviluppo economico è datato 1° luglio, ovvero due giorni dopo la cena del gran gala di Ponte Vecchio del “Ferrari Cavalcade”. Nell’atto si obbligava a lasciare sempre liberi 3,5 metri lineari sul ponte: come era possibile farli rispettare il giorno dopo? Ormai a Firenze, con l’amministrazione Renzi, tutto può accadere, ma – secondo gli avversari di Renzi - in questa occasione si è superato ogni limite di decenza. Secondo molti osservatori, in questa vicenda il sindaco Renzi ha fatto una pessima figura e ha utilizzato mezzucci della peggior politica per coprire il suo operato, come annunciare 120.000 euro che servivano per coprire un buco di bilancio sulle vacanze per i ragazzi disabili, quando non c’erano né i soldi, né tanto meno il taglio per i ragazzi disabili, utilizzando la città e i suoi monumenti sfruttando il proprio potere discrezionale per accaparrare nuovi supporter e facendo favori a soggetti economici forti che magari potrebbero, nel momento giusto, restituire il favore. C’è una legge, la n. 241 del 1990, una norma cardine del sistema amministrativo, che stabilisce che la pubblica amministrazione deve perseguire i fini dettati dalla legge ed è retta da criteri di imparzialità, di pubblicità e di trasparenza. Ebbene, in certe iniziativa di Renzi non si capisce quali siano questi fini di interesse pubblico che il Comune di Firenze ha perseguito, tali da giustificare la chiusura di un ponte storico che appartiene ai cittadini di Firenze. La vicenda è stata commentata al senato da un rappresentante del Movimento 5 Stelle che ha sparato fuoco e fiamme contro Renzi. Il senatore Maurizio Romani del M5S ha dichiarato: “Mi vergogno di avere nella mia città un sindaco che vuole solo apparire, che dice delle falsità e che ambisce solo a diventare Presidente del Consiglio. (Applausi dal Gruppo M5S). Ricordiamocelo quando nei prossimi mesi, con l’occhio umido e il sorriso ammaliante, Renzi ci riproporrà la

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menzogna dell’’adoro la mia città’: della sua città non potrebbe fregargliene di meno. (Applausi dal Gruppo M5S)”. Magari, alle prossime elezioni amministrative, di Firenze qualcuno se ne ricorderà. Anzi, no.

Corno d’Africa: è l’ora delle elezioni

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i corsa verso le elezioni parlamentari. Il Corno d’Africa si è messo alle spalle uno dei momenti più drammatici della propria esistenza politica. In vista delle prossime elezioni parlamentari in Etiopia, la leggenda dell’atletica Haile Gebrselassie ha fatto sapere che si candiderà in Etiopia. Il due volte campione olimpico dei 10000 metri (Atlanta 1996 e Sydney 2000) ha dato l’annuncio tramite il proprio profilo di twitter. “Sì, voglio essere in parlamento nel 2015 per aiutare il mio paese a crescere”, ha spiegato il 40enne Gebrselassie, che ha intenzione di presentarsi come candidato indipendente. Di solito, quando uno sportivo si candida in un paese come l’Etiopia questo è un segnale positivo di rilancio. Nonostante le crisi che ha vissuto ai propri confini, oggi l’Etiopia può essere definito un paese relativamente tranquillo. Questo paese ha vissuto gli ultimi anni della sua vita politica la difficile situazione della carestia alimentare in Somalia. Il 3 febbraio 2012 è stata ufficialmente decretata la fine dello stato di carestia in Somalia – il paese del Corno d’Africa più colpito dalla gravissima crisi alimentare la cui punta massima è stata raggiunta nell’estate del 2011, l’anno più secco dal 1950. Nel 2011 il Corno d’Africa è stato infatti investito da una devastante siccità che ha danneggiato milioni di persone. Le popolazioni delle regioni meridionali e centrali della Somalia sono state le più interessate. La combinazione di siccità, insicurezza alimentare e violazioni dei diritti umani hanno spinto centinaia di migliaia di somali, per lo più donne e bambini, ad abbandonare le proprie abitazioni per cercare rifugio nei

paesi vicini. Secondo i dati forniti dall’UNHCR, nel mese di agosto 2012 i rifugiati somali nella regione del Corno d’Africa hanno superato la quota di un milione, anche se il flusso sta rallentando. Somalia, Afghanistan e Iraq, sono i paesi che danno origine alla maggiore quantità di profughi. Quelli in partenza dalla Somalia vengono ospitati in Kenya, Yemen, Egitto, Etiopia, Eritrea, Gibuti, Tanzania e Uganda. A questi vanno aggiunti 1.360.000 somali sfollati interni. Una volta chiusa la parentesi della carestia, che continua a preoccupare le autorità di quel paese, i dirigenti politici di Addis Abeba devono preoccuparsi delle minacce dell’Egitto, paese che vive una profonda crisi politica ed economica. Qualche settimana fa, prima di chiudere la legislatura, il Parlamento dell’Etiopia ha dato all’unanimità l’ok alla costruzione su un ramo del Nilo della più grande diga idroelettrica dell’Africa. L’Egitto non ha escluso l’opzione militare per impedirla. Il paese che si affaccia sul Mediterraneo, che è fittamente popolato, ricava dal Nilo praticamente tutta la sua acqua, si trova a valle della diga e la portata del fiume sarebbe almeno per alcuni anni sensibilmente ridotta. Con il caos di queste ultime settimane l’Egitto rischia di piombare nella furia più assoluta e di restare senz’acqua a vantaggio dell’Etiopia, paese in piena ripresa economica e politica.

Giustizia: se i vivi non vi bastano più

O

ltraggio al morto. Il diritto penale russo regala agli studiosi dei codici di tutto il mondo delle chicche imperdibili. Il caso Magnitsky. Il defunto avvocato Sergei Magnitsky deve essersi rivoltato nella tomba quando ha “saputo”, dall’altro mondo, si essere stato giudicato “colpevole” nel primo processo contro una persona morta nella storia del diritto russo o sovietico. Il giudizio riguardava la causa penale sul fondo di investi-

menti Hermitage Capital, e il suo ex capo William Browder, attualmente vivo e vegeto, ma fuggito all’estero. Magnitsky, deceduto in carcere, in detenzione preventiva, prima del processo nel 2009, era accusato di appropriazione indebita di centinaia di milioni di rubli dal bilancio federale attraverso la manipolazione delle dichiarazioni fiscali tra settembre e ottobre 2007. Il pubblico ministero aveva domandato al tribunale di Mosca di dichiarare Magnitsky colpevole, ponendo fine al procedimento penale contro di lui. Nove anni sono stati chiesti invece per Browder dichiarato “colpevole” per evasione fiscale dal giudice. Magnitsky era stato fermato nell’ottobre 2008 e un mese dopo fu arrestato. Per oltre 358 giorni ha tenuto un diario sulle condizioni della sua detenzione e la sua salute che peggiorava. “Ho tutto che mi duole così tanto che non riesco nemmeno a sdraiarmi. Il mio compagno di cella ha cominciato a bussare alla porta, chiedendo che mi portino dal medico ...” si legge nei suoi scritti. L’anno scorso Barack Obama ha firmato una legge per vietare l’ingresso negli Stati Uniti per le persone coinvolte nella morte del legale. La misura ha avuto serie ripercussioni sulle relazioni bilaterali Usa-Russia e la black list è stata pubblicata, senza per la verità nomi di rilievo, a differenza di quanto si prevedeva. Questa vicenda è grottesca perché dimostra il menefreghismo internazionale per le violazioni dei diritti umani e civili in Russia. La deriva a cui è giunto il regime putiniano è assurda. Ma anche il nostro paese ha fatto di tutto per mettersi in linea con questo regime. Il caso di Giuseppe Grossi, imprenditore delle bonifiche indagato e fatto arrestare dalla Procura di Milano, che l’ha messo al centro di una storia di frodi fiscali e reati ambientali, è eloquente. Grossi era considerato l’uomo chiave dell’indagine, ma a 64 anni – e prima della sentenza – aveva lasciato questo mondo portando con sé i suoi segreti. L’11 ottobre del 2011. Ma alla fine del 2012 è arrivata la sentenza del tribunale amministrativo della Lombardia, a cui l’imprenditore aveva fatto ricorso contro il sequestro di quattro fucili. Meglio fermarsi.


Venerdì 12 luglio 2013

LA VOCE REPUBBLICANA

terza pagina

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“Un italiano su tre senza internet”: magari fosse solo questo il problema. Perché da noi non si è in grado di fare vero sistema Marcello Cardani, presidente Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni: gap digitale in patria e nei confronti dei vari competitors esteri. C'è chi spera nelle nuovissime leve

Come sprecare un decennio di occasioni scordandosi di dare al Paese le infrastrutture necessarie

L’

Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è tenuta a presentare entro il 30 giugno di ogni anno al Presidente del Consiglio dei Ministri, per la trasmissione al Parlamento, una relazione sull’attività svolta e sui programmi di lavoro. La relazione deve contenere, fra l’altro, dati e rendiconti relativi ai settori di competenza, in particolare per quanto attiene allo sviluppo tecnologico, alle risorse, ai redditi e ai capitali, alla diffusione potenziale ed effettiva, agli ascolti e alle letture rilevate, alla pluralità delle opinioni presenti nel sistema informativo, alle partecipazioni incrociate tra radio, televisione, stampa quotidiana, stampa periodica e altri mezzi di comunicazione a livello nazionale comunitario. La presentazione, come davamo notizia ieri, si è tenuta a Roma il 9 luglio. Attenzione particolarmente centrata sulla relazione del presidente Cardani, di cui riportiamo alcuni estratti. Se calasse il buio... “Per comprendere la dimensione di un fenomeno sarebbe necessario poter

M. Cardani

della rete. Insomma, è il digital divide che ci ritroviamo in casa, in pratica. Nozione non nuovissima, del resto. In realtà... In realtà esistono diverse velocità: i dati complessivi nazionali sono sempre meno idonei a spiegare fenomeni multiformi. La demografia rappresenta forse l’aspetto più interessante, anche in chiave prospettica; e che ci penalizza solo marginalmente nel confronto europeo. Le famiglie che al 2012 avevano una connessione a banda larga su cavo erano il 49%; ma il dato di quelle connesse con almeno un minorenne balza al 71%7. Ancora: le classi di età che più hanno utilizzato Internet nell’ultimo anno sono quelle comprese tra i 15 e i 19 anni, circa il 5% della popolazione. Sotto i 15 anni si trovano oggi circa 8 milioni di ragazzi e bambini, circa il 13% della popolazione: “nativi digitali” che cresceranno dando per scontato che ci sia la connessione ovunque e per fare qualsiasi cosa, indipendentemente dai dispositivi. Il nuovo esercito, appunto. Agguerriti e feroci? Mansueti? Prossimi padroni di tutto? Non è lecito saperlo ancora. E se oggi non siamo ancora un Paese ad alfabeto pienamente digitale in pochi anni, anche solo per inerzia, lo potremmo diventare. Grazie soprattutto ai giovani “bandivori”.

grandezza degli investimenti, per consentire il passaggio alle reti di nuova generazione (fissa e mobile) e lo sviluppo dell’architettura IP. A livello di sistema, persino nella rigorosa prospettiva dell’investitore, la necessità di investire nelle nuove reti è tanto evidente quanto urgente, prima che l’offerta finisca per strozzare quella domanda in fieri cui siamo attaccati “come al filo d’Arianna”. Tenendo presente che la tipologia per manutenzione e investimento (cioè innovazione) non è certo la stessa. Anzi. Ma lo si tiene presente? Si tenga fermo anche il seguente importante discorso: è passato inosservato ai più, ma lo scorso giugno la decisione di uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo è stata accompagnata da una raccomandazione del Consiglio europeo ad adottare provvedimenti per “potenziare la capacità infrastrutturale concentrandosi nelle telecomunicazioni, sulla banda larga ad alta velocità”. Tutto si ingigantisce In questo quadro la complessità è ovviamente andata ingigantendosi. Se ad ogni decennio ci volgiamo indietro, la sensazione è quella di aver compiuto

Traghettatori... Sono loro i più attendibili traghettatori verso la modernità di un Paese che di suo non ha molta voglia di avanzare. Traghettatori inconsapevoli nonostante tutto. L’attendismo dei mercati, le responsabilità della politica e le difficoltà della regolamentazione, ora la crisi: sembra proprio che l’Italia abbia fatto molto per rallentare il suo sviluppo digitale. Chiaro? L’Italia ha fatto molto. Per rallentare.

Ruolo sociale valutare il controfattuale della sua assenza”, ha esordito. Cosa succederebbe La digitalizzazione e il crescente uso di Internet pone interroganel caso di un black-out per un giorno delle reti di comunicazione elettroni- tivi sul ruolo sociale ed economico delle reti. Il web è uno struca? Difficile a dirsi, salvo evocare apocalittiche mento di servizio e scambio di merci, ma immagini di tilt generale. Il controfattuale non c’è. anche una piattaforma di comunicazione e interazione Sotto i 15 anni si trovano oggi circa 8 Più semplicemente possiamo mappare alcune “traietsociale in cui si intrecciano diritti individuali (di milioni di ragazzi e bambini, circa il 13% torie” digitali come esercizio preliminare all’analisi espressione, all’informazione, alla privacy) con le della popolazione: “nativi digitali” che del fenomeno. Non è esercizio vano. Il processo di garanzie proprie di un mezzo di comunicazione di cresceranno dando per scontato che ci digitalizzazione è complesso, segna un punto di dismassa (pluralismo, parità di accesso, legalità). sia la connessione ovunque e per fare continuità con il passato e non ha ancora stabili L’impulso economico della digitalizzazione è imporqualsiasi cosa, indipendentemente dai modelli di interpretazione, a partire dalle sue carattetante quanto l’alfabetizzazione e lo sviluppo sociale. dispositivi. Il nuovo esercito, appunto. rizzazioni di consumo e di produzione. Due traiettoReti a banda larga, e communications, ICT mostrano Agguerriti e feroci? Mansueti? Prossimi rie, quelle dell’utilizzo e dell’offerta, che pongono significativi potenziali di sviluppo ed impatto sulla padroni di tutto? Non è lecito saperlo nuove sfide e interrogativi. La prima: quanto è signicrescita, come ribadito dall’Unione Europea nella ancora. E se oggi non siamo ancora un ficativo Internet nella società e nella vita del cittadistrategia per la crescita (Europa 2020). La digitalizzaPaese ad alfabeto pienamente digitale no? La rappresentazione sintetica più brutale della zione genera nuovi investimenti e posti di lavoro; la in pochi anni, anche solo per inerzia, domanda di Internet in Italia è quella che vede il disponibilità di nuove infrastrutture e servizi ICT lo potremmo diventare nostro Paese al quarto posto in Europa nella non inviaumenta efficienza e produttività degli utilizzatori diabile classifica del numero di individui che non ha (imprese e pubbliche amministrazioni); Internet velomai avuto accesso a Internet (37,2% contro una media ce stimola lo sviluppo di applicazioni e contenuti, aliEU27 di 22,4%2). Allo stesso tempo siamo anche il Paese in Europa in cui gli mentando mercati nuovi. Ma perché, possiede qualche magica virtù? internauti hanno la più alta frequenza di accesso (oltre il 91% accede rego- Innanzitutto si tenga presente che il valore di Internet si estende a dismisura larmente ogni giorno, mentre la media EU27 è del 79%). 38 milioni di italia- al diffondersi del suo utilizzo. Il che, ad esempio, è ciò che accade con ni dichiarano di accedere ad Internet da qualunque luogo e device. Anche se, Google. Per sopravvivere Google deve estendersi e l’estensione aumenta il curiosamente, l’accesso alla rete non favorisce, per ora, la gamma di utilizzo suo valore. Naturalmente c’è un rovescio della medaglia: la generazione di delle attività on line. Ecco dunque la specificità/curiosità italiana. Esiste una risorse per investire. E’, nello specifico, proprio Internet che manifesta esidoppia velocità nello sviluppo digitale che può tradursi in disarmonie di genze da bambino affamatissimo. Cardani precisa che per fare il salto - cioè inclusione e di sviluppo? Purtroppo sì, una fetta di popolazione è ai margini sfamarlo come si deve - è necessaria una discontinuità, anche nell’ordine di

passi importanti, rilevanti, essenziali. Volgendo il capo dieci anni più tardi, la sensazione è la stessa, anche più acuita. La complessità è di due ambiti: ovviamente tecnologica, ma anche di “discorso” che intorno alla tecnologia si va svolgendo. Guardate i libri in tema poggiati sullo scaffale. Erano qualche decina dieci anni fa, parlando di studi e rapporti seri. Oggi siamo giunti a centinaia, forse migliaia. Si va dai dispositivi normativi (settore in crescita) a trattati sociologici più o meno seri. E l’Autorità? “L’Autorità gioca un ruolo nella creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo delle infrastrutture e alla diversificazione del mix di utilizzo delle tecnologie, in qualità di regolatore ex ante di soggetto che vigila sul mercato, anche con funzioni arbitrali tra i diversi attori che vi operano. L’orientamento delle dinamiche di mercato, attraverso regole che stimolino nuovi investimenti, favoriscano la concorrenza nei mercati all’ingrosso e promuovano la condivisione delle infrastrutture, è una missione difficile (ma non impossibile) che caratterizza il nostro mandato. Un’autorità di regolazione e garanzia ha il dovere di accompagnare il cambiamento in atto (senza cedere alla tentazione di resistervi), prima di tutto con la comprensione dei fenomeni, scevra da schemi precostituiti. Per contribuire, in primo luogo, a ridurre l’incertezza. Spero che si possa concludere che questa sensibilità ha in effetti contraddistinto il primo anno della nostra consiliatura”. - a cura di f. be. (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Centro direzionale, Isola B5 - 80143 Napoli. Ufficio di Roma: Via Isonzo, 21/b - 00198 Roma. www.agcom.it)

z i b a l d o n e

Quei loggionisti che vestono come nell’800

S

e vi ponete di fianco al teatro alla Scala, magari in un pomeriggio di gennaio freddo ma bello, ecco strana gente vestita come si costumava entre deux siecles, precisa ma non proprio di lusso, poiché trattasi di loggionisti, che non possono certo permettersi un palco chiuso per darsi agli stravizi. Giunti in piccionaia ti coglie la vertigine: sotto c’è lo strapiombo, scordatevi i monitor per seguire il testo e tutto il resto, per carità. Il loggionista, con la mani mangiate dal gelo, sa che fra non troppo tempo assisterà a una bella opera, magari verdiana. Magari Verdi è ancora vivo, chi mai lo sa. Proiettato nell’oggi, il loggionista si sente erede dei

vecchi loggionisti, quelli sempre pronti a contestare, e non solo la musica, se non era di loro gradimento, ma la politica tutta, le sorti dell’Italia, il futuro dello Stato, il desiderio di Repubblica, abbasso lo straniero, fuori i prepotenti. Il loggione non misura solo la musica, insomma, ma il mondo intero. Oggi il loggionista è noto per contestare qualsiasi opera venga messa in scena. Solo se l’opera è fatta come si è sempre fatta, senza nessuna innovazione che sia una, o meglio mezza, allora il loggionista non fischierà, altrimenti fischierà, questa è la legge. Punto e basta. In occasione del recente “Ballo in maschera” di Verdi, i loggionisti hanno protestato. Non vedevano l’ora di comprare il biglietto per fischiare, qualsiasi cosa fosse loro proposta. Visto che la parola “moderno” serpeggiava in scene e costumi, la parola d’ordine era: fischiare, urlare, far cadere, rovinare, non pensare, agire,

borbottare, dire ‘vai a zappare’ e tutto il resto della paccottiglia reazionaria di rito. Ora, non è detto che un allestimento che si vuole proporre come birichino sia per forza più bello di un approccio classico (rispetto all’uso che si fa alla Scala, ovviamente, non rispetto alla sua ‘quidditas’), come non c’è ragione di sostenere che nuovo a tutti i costi sia comunque meglio, ci pare ovvio. Ad esempio a Salisburgo, a furia di fare i Mozart con le tette al vento, se per caso si mette in inscena un Mozart normale ecco che la gente protesta. Che tristezza. Che orrore.

pevole per una decisione che gli editori hanno assunto in seguito alle condizioni del mercato“. Secondo Snyder, gli

Jobs, un santo che si muoveva più che bene

A

rriva la sentenza sulla causa che vede Apple accusata di avere fatto cartello sul sistema di prezzi degli eBook, per fissarne il prezzo a proprio vantaggio, d’accordo con gli editori. A pagarne il prezzo è Amazon, che si è vista costretta in una posizione sfavorevole con il suo Kindle, nel faccia a faccio con l’iPad. Malgrado la agguerrita difesa di Apple, il Dipartimento di Giustizia americano ha reputato che Apple sia colpevole di aver stretto accordi sottobanco con gli editori durante l’era Steve Jobs, a scapito della concorrenza. Secondo la sentenza, durante lo sviluppo dell’iPad, Apple contattò gli editori per mettere su una libreria virtuale e stringere accordi sulle licenze dei libri elettronici. La proposta fatta da Apple inizialmente prevedeva per gli editori il 30% di commissioni su ogni transazione, l’eliminazione del periodo di “windowing” e soprattutto l’impegno a non proporre a terzi prezzi inferiori rispetto a quelli praticati ad Apple. Secondo la sentenza, durante lo sviluppo dell’iPad, Apple contattò gli editori per mettere su una libreria virtuale e stringere accordi sulle licenze dei libri elettronici. La proposta fatta da Apple inizialmente prevedeva per gli editori il 30% di commissioni su ogni transazione, l’eliminazione del periodo di “windowing” e soprattutto l’impegno a non proporre a terzi prezzi inferiori a quelli praticati da Apple. Insomma, il vecchio Steve conosceva il mestiere, a quanto pare. Il giudice Denise Cote della Corte di Manhattan ha reputato che vi sia stata una trattativa su queste condizioni, con un tira e molla, fra gli editori e Apple, ma che alla fine un accordo sia stato raggiunto. Orin Snyder, uno dei legali di Apple, ha rifiutato in blocco la sentenza, affermando che “Apple non ha cospirato con nessun editore per far salire i prezzi e non può essere ritenuta col-

editori avrebbero fissato di loro volontà e senza nessuna pressione i prezzi degli eBook. Allo stato attuale, Apple non ha rilasciato nessun commento ufficiale. Riconosciuta colpevole di violare le leggi antitrust, Apple si vedrà probabilmente obbligata a rinunciare agli accordi con le case editrici. Il Dipartimento di Giustizia non cercherà probabilmente alcun risarcimento economico, usando invece il riconoscimento di violazione delle leggi antitrust per emettere un’ingiunzione che imponga alla società di non adottare più condotte simili a quelle per le quali è accusata. Implicate nella sentenza sono anche cinque case editrici: Harper Collins, Hatchett, Macmillan, Penguin e Simon & Schuster che hanno “cospirato” con l’ex-CEO Steve Jobs e il senior vice president of Internet Software and Services Eddy Cue per controllare e finalmente alzare i prezzi degli eBook di alcuni dollari, mentre erano allora venduti da Amazon a 9,99 dollari. Insomma, non si salva nessuno, pare.

Reato di tortura, ormai c’è solo nello Stivale?

I

l Papa riforma la giustizia penale in Vaticano e cancella la pena dell’ergastolo nello Stato della Città del Vaticano. Il carcere “a vita” sarà sostituto con la pena della reclusione da 30 a 35 anni. La riforma varata da Papa Francesco ha valenza storica, visto che la giustizia penale vaticana fino ad oggi era ferma - per molti aspetti - al Codice Zanardelli, adottato nel 1929 all’indomani dei Patti Lateranensi che istituirono la Città del Vaticano. Per questo, ad esempio, Paolo Gabriele, il maggiordomo infedele di Papa Ratzinger, fu giudicato solo per

il reato di furto, l’unico applicabile al suo caso nelle norme in vigore che non prevedevano l’”attentato alla sicurezza dello Stato”. Le leggi varate da Francesco con un Motu Proprio sono “in continuità con le azioni intraprese a partire dal 2010 durante il pontificato di Papa Benedetto XVI”, che riguardavano in particolare le misure contro il riciclaggio di denaro e il terrorismo internazionale, ma hanno contenuti più ampi, provvedendo all’attuazione di molteplici convenzioni internazionali. Nelle nuove leggi penali varate, “il titolo dei delitti contro la pubblica amministrazione è stato rivisto, in relazione alla Convenzione delle Nazioni Unite del 2003 contro la corruzione”. Lo sottolinea una nota vaticana. La Convenzione prevede sanzioni molto severe a tutela della correttezza dei comportamenti pubblici. “Sono stati potenziati i poteri cautelari a disposizione dell’Autorità giudiziaria con l’aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dall’introduzione della misura del blocco preventivo dei beni”. Con il Motu Proprio firmato da Papa Francesco, inoltre, “in linea con gli orientamenti più recenti in sede internazionale” è stato introdotto “un sistema sanzionatorio a carico delle persone giuridiche, per tutti i casi in cui esse profittino di attività criminose commesse dai loro organi o dipendenti, stabilendo una loro responsabilità diretta con sanzioni interdittive e pecuniarie”. E’ stata varata infine anche una nuova legge in materia di sanzioni amministrative che, precisa il comunicato, “ha carattere di normativa generale, al servizio di discipline particolari che, nelle diverse materie, prevedranno sanzioni finalizzate a favorire l’efficacia ed il rispetto di norme poste a tutela di interessi pubblici”. La riforma prevede anche una ridefinizione della categoria dei delitti contro i minori tra i quali sono da segnalare: la vendita, la prostituzione, l’arruolamento e la violenza sessuale in loro danno; la pedopornografia; la detenzione di materiale pedopornografico; gli atti sessuali con minori. Si tratta dunque di un importante passo in avanti anche nella lotta contro gli abusi sessuali - fortemente perseguita da Benedetto XVI nel suo Pontificato e che Francesco intende (ovviamente) portare avanti - dal momento che sono sottoposti alle nuove norme non solo tutti gli officiali e dipendenti della Curia Romana ma anche i nunzi apostolici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede, nonché i dipendenti di organismi e istituzioni collegati alla Santa Sede indipendentemente dal fatto che si trovino sul territorio dello Stato della Città del Vaticano. Qui non scappa nessuno. Inoltre sono state introdotte anche figure criminose relative ai delitti contro l’umanità, cui è stato dedicato un titolo a parte: si sono previste, tra l’altro, la specifica punizione di delitti come il genocidio e l’apartheid, sulla falsariga delle disposizioni dello Statuto della Corte penale internazionale del 1998. Infine - in conformità con quanto stabilito dal diritto internazionale - è stato esplicitamente previsto il delitto di tortura. Che in Italia, però, ancora non c’è. Perché noi siamo bravi e belli?


4 LA VOCE REPUBBLICANA

Venerdì 12 luglio 2013

Intorno alla costituzione di una Ausl unica per la Regione Romagna Ma purtroppo non si fa cenno alcuno sulle modalità che dovrebbero poi essere messe in campo

Italiani: se crescono i problemi respiratori per la popolazione La situazione è peggiore rispetto alla media dell’Europa con un 17 per cento

Sindaci, fateci conoscere presto tutti i vostri piani “Km Zero”: è un aiuto alla nostra salute

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a qualche tempo si fa un gran parlare della costituzione dell’AUSL (Azienda Unità Sanitaria Locale) unica della Romagna. Azienda che interesserà un bacino di utenza di circa 1.100.000 persone! Il procedimento è avviato, ma finora si è parlato del Contenitore “AUSL unica” che, da direttive regionali, “s’ha da fare”. Del come, con quali criteri reparti e servizi verranno tagliati o trasferiti, come e dove i servizi territoriali rivolti ai cittadini e

quali ricadute questa azienda avrà sulla collettività, non se ne fa cenno! I repubblicani della consociazione lughese sono convinti che si debba andare nella direzione dell’AUSL unica, ma ritengono indispensabile che questo processo sia partecipato dalla cittadinanza ed

I nominativi di chi aveva contribuito per “salvare” la sede, operazione non andata a buon fine, e che comunque lasciano il contributo al Pri visti i problemi finanziari che affliggono il partito Qui di seguito l’elenco degli amici repubblicani che, tempestivamente, rispondendo alla e-mail della Segreteria Nazionale del Pri, hanno deciso di lasciare al partito il contributo destinato al salvataggio della Sede storica. Alcuni amici che hanno contribuito in maniera importante alla sottoscrizione suddetta chiedono di non comparire in questo elenco. Nucara Francesco, Bertuccio Paolo, Colombi Alberto, Carbone Rocco, De Modena Bruno, Serrelli Giovanni, Posenato Sergio, Gusperti Anselmo, La Cava Antonio, Mastronardi Alessandro e Alessandra, De Andreis Marco, Cipriani Paolo, Direzione Regionale PRI Liguria, Tartaglia Giancarlo, Ravaglia Gianni, Pasqualini Carlo, Galizia Bernardino, Africa Leonardo, Lucarini Carlo, Scandiani Martino, Eramo Michele, Garavini Roberto, Sbarbati Luciana, Morellini Africo, Mastronardi Alessandra, Suprani Claudio, Sezione PRI Bonfiglioli Bologna, Attisano Marcello, Torchia Franco, Buggè Giuseppe, Savoia Antonio, Dolfini Gianezio, Ghizzoni Giuseppe, Dal Pan Roberto, Chioccarello Claudio, Baccarini Alberto, Pasquali Silvano, Saccani Pierdomenico, Borlenghi Sergio, Giunchi Benito, Sezione “G. Pasini” Bacciolino di Mercato Saraceno, Del Giudice Franco, Morabito Domenico, Gizzi Giuseppe, Algeri Renato, Ferretti Sergio, Famiglia Tampieri, Pio Berardo, Proietti Omar. L’elenco continuerà nei prossimi giorni.

Elenco dei nominativi che richiedono il contributo versato per “salvare” la sede: Pagano Aldo, Morgagni Giuseppe, Ferrara Paolo Antonio, Gallo Riccardo, FIN.COOP.RA S.r.l.

abbia al centro la salute del cittadino. Ma quand’è che se ne discuterà con i cittadini e nei Consigli Comunali? Nessuno conosce la contrattazione che le Amministrazioni stanno facendo, con quale criterio viene fatta e quale ricaduta avrà nel futuro l’AUSL unica. I sindaci, tutti o quasi con targa PD, non devono essere gli unici, unitamente al futuro Direttore Generale a dover deciderne l’organizzazione. Il tema della salute e dei servizi sanitari non può essere affrontato col solito metodo tanto caro agli amministratori dei Comuni dell’Unione della Bassa Romagna: tutti insieme risparmieremo certamente! Il PRI ritiene che l’“ammasso” senza una vera e consapevole razionalizzazione non porta a nulla di costruttivo. Dunque: quando e dove i Sindaci dell’Unione ci faranno conoscere in che modo stanno pensando alla riorganizzazione dell’intero sistema sanitario e socio sanitario? Il PRI è disponibile a discutere e dare il proprio fattivo contributo. A meno che il PD, in futuro, non pensi di essere autosufficiente. Laura Beltrami, Segretaria della Consociazione Lughese del PRI

U

n italiano su cinque (20%) dichiara di avere problemi respiratori favoriti dal peggioramento della qualità dell’aria che si è verificato negli ultimi 10 anni, secondo l’81% della popolazione nazionale. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Eurobarometro del 2013, in riferimento allo studio europeo pubblicato su Lancet Oncology che ha dimostrato una stretta relazione tra inquinamento atmosferico e rischio di tumori al polmone. La situazione in Italia - sottolinea la Coldiretti - è peggiore rispetto alla media dell’Europa dove i cittadini con problemi respiratori sono il 17 per cento. La situazione critica per il livello di smog nelle città italiane è dovuta per il 95 per cento degli italiani dalle emissioni della produzione industriale e per l’89 per cento degli italiani alle emissioni provocate dai trasporti internazionali, che sono - sottolinea la Coldiretti le due componenti ritenute più significative insieme alla circolazione delle auto e ai camion. Sul piano dei trasporti si pone dunque l’esigenza di avvicinare le zone di produzione a quelle di consumo favorendo ad esempio - sostiene la Coldiretti - nell’alimentare il consumo di prodotti locali a chilometri zero che non devono percorrere lunghe distanze prima di giungere sulle tavole. E’ stato calcolato che precisa la Coldiretti - un chilo di

albicocche australiane viaggiano per oltre sedicimila km, bruciano 9,4 chili di petrolio e liberano 29,3 chili di anidride carbonica, un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica, mentre un chilo di mirtilli dall’Argentina deve volare per piu’ di 11mila chilo-

metri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica attraverso il trasporto con mezzi aerei. Tra le soluzioni indicate dagli italiani per ridurre lo smog si segnala quello dello sviluppo delle energie rinnovabili indicate dall’77 per cento della popolazione mentre solo l’11 per cento degli italiani - conclude la Coldiretti - si dice favorevole al nucleare.

La Voce Repubblicana - 12 Luglio 2013  

QUOTIDIANO DEL PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO - n.135 del 12 Luglio 2013

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