Internos Nr.4_dicembre/Dezember 2017_La Strada - Der Weg ONLUS

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4/2017

internos

Dicembre Dezember 2017

notiziario interno interne Nachrichtensammlung


SOMMARIO Grußworte des Präsidenten ......................................................... pag. 03 Il punto del direttore ................................................................... pag. 09 Il sistema informativo dell’Associazione: sintesi di un’indagine interna su raccolta e accorpamento di dati riguardanti gli utenti ................ pag. 11

Tagesgruppe Grisù - Bruneck ...................................................... pag. 17 Sozialpädagogische Gruppen Karibu ............................................. pag. 19 “Belli e ribelli”: progetto StreetworkBz .......................................... pag. 21 “Galassia” – Cooperativa sociale Eureka ....................................... Pag. 23 Interiormente ............................................................................. pag. 25

Le immagini che corredano il testo fissano e testimoniano alcuni momenti di vita associativa.

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Internos dicembre 2017


Percorso associativo 2017 Dario Volani Otto Saurer Non è sempre facile coniugare sviluppo organizzativo, scelte strategiche e coerenza ai

valori

e

all’ispirazione

iniziale

dell’Associazione. Per riuscirci al meglio da qualche anno sono stati pensati e attivati alcuni

strumenti

consentono

di

e

alcuni

pensare

luoghi

prima

di

che fare,

condividere quel che si pensa, spingerci a fare quel che si è detto e verificare quello che si è fatto. In momenti diversi dell’anno cerchiamo insieme di trovare le forme più idonee per rispondere a bisogni e desideri delle persone, cercando di capire cosa possiamo e dobbiamo migliorare, guardando a nuovi progetti e servizi che è opportuno attivare, verificando se e come trasformare alcune nostre attività. La klausur a Malosco (un pomeriggio d’estate si incontrano Consiglio d’Amministrazione, Direzione, Responsabili d’Area) si è tenuta il 31 agosto presso il consueto ritrovo del Rifugio Regole. In ricordo di don Giancarlo l’appuntamento è iniziato con la lettura di un brano del libro Camminar la strada e la recita di una versione bilingue del Veni creator

spiritus. Ogni responsabile d’Area ha poi fatto il punto

sulla

situazione

del

proprio

settore,

guardando al raggiungimento degli obiettivi fissati nel piano operativo ed evidenziando alcuni elementi dei vari servizi Internos dicembre 2017

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(problemi, nodi critici, aspetti rilevanti, opportunità, successi). Il Consiglio d’Amministrazione ha potuto chiedere approfondimenti e mettere in evidenza alcuni bisogni, desideri, urgenze a cui è importante rispondere. I vari Consiglieri hanno inoltre dato la loro disponibilità o meno a candidare alle prossime elezioni (2018) per il rinnovo del Consiglio. La Giornata Associativa (a cui sono invitati soci,

volontari,

simpatizzanti,

dipendenti)

quest’anno si è svolta in due mezze giornate (26 aprile e 25 maggio) più una giornata conclusiva (4 ottobre). Il primo appuntamento aveva come titolo Come costruire assetti

organizzativi con strategie partecipate. Dopo una preziosa introduzione del Presidente e l’illustrazione, da parte del Vicepresidente, del ciclo di programmazione

e

controllo

(analisi,

ideazione,

progettazione,

finanziamento, realizzazione, valutazione e poi nuova analisi …), il direttore Paolo Marcato ha illustrato il piano strategico Verso il 2020. I Responsabili di Area hanno riferito sul grado di realizzazione di obiettivi e azioni previste nel piano operativo 2017. Si è poi chiesto ad ogni partecipante di segnalare (con post-it da attaccare su cartelloni) “cosa è

rimasto fuori”, “quali contenuti/temi sottolineare per il futuro”, “come e quanto coinvolgere soci, volontari, dipendenti, utenti, stakeholders ”. La seconda mezza giornata ha consentito una restituzione all’assemblea delle indicazioni raccolte nei cartelloni della prima mezza giornata. Ai 4

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partecipanti è stato inoltre chiesto di compilare un questionario sul senso di appartenenza

e

sul

grado

di

conoscenza

di

servizi

e

progetti

dell’Associazione. La riflessione ha poi affrontato il legame tra lavoro quotidiano e senso di appartenenza, utilizzando la storia del pellegrino che nel suo viaggio passando a fianco di una cava si imbatte in una serie di spaccapietre intenti a creare blocchi di pietra da costruzione.

Il

pellegrino

avvicinato il primo degli uomini gli chiede "che cosa fai?" e questi gli risponde in modo sgarbato "non lo vedi? Mi sto

ammazzando di fatica". Alla stessa

domanda

il

secondo

spaccapietre risponde “non lo vedi? Lavoro da mattino a sera per

mantenere mia moglie e i miei bambini ". Il terzo, comunque affaticato e curvato dalla fatica, alla domanda risponde sorridendo "non lo vedi? Sto

costruendo una cattedrale" e con il braccio mostra la valle dove si sta innalzando la grande costruzione, ricca di colonne, archi e ardite guglie puntate verso il cielo. L’aneddoto rappresenta i vissuti dell’esperienza lavorativa. Sentire di appartenere alla costruzione della grande cattedrale del welfare o vivere il lavoro di cura come una faticosa necessità circoscritta all’immediatezza esecutiva non esprime solo il significato attribuito al proprio lavoro, ma permea anche il clima dell’organizzazione. I vissuti esperienziali sono infatti decisivi negli orientamenti di senso che generano benessere per il singolo lavoratore e per l’organizzazione, determinando la qualità delle risposte che questa è in grado di fornire. La giornata ha poi visto i partecipanti suddividersi in 4 gruppi di lavoro: Internos dicembre 2017

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1. un’Associazione che cresce ha bisogno di un’organizzazione capace di far fronte alle diverse richieste; punti di forza e analisi di alcune criticità; ipotesi di miglioramento; 2. promuovere agio; quali azioni e attenzioni per un’offerta culturale e di svago capace di coinvolgere i giovani; nuove idee per lo sviluppo della creatività, del talento, delle culture giovanili; 3. immigrazione: dall’emergenza all’accoglienza; prossime sfide e possibili nuovi strumenti; come stimolare e intervenire a supporto dell’attuale quadro degli interventi; 4. Piano operativo 2018; le attenzioni che vorrei; una mappa dei possibili prossimi passi. Il lavoro ha prodotto una prima restituzione in assemblea, ma per alcuni gruppi è continuato nei giorni e mesi successivi, dando concretezza al lavoro avviato. La Giornata Associativa del 4 ottobre

è

stata

avviata

dall’introduzione del Presidente e dall’incipit del Vicepresidente. Claudio Ansaloni ha esposto i risultati di una ricerca sul clima organizzativo. Ne è emerso un quadro piuttosto positivo e di grande soddisfazione, nonostante le fatiche. Il Centro Studi ha illustrato i risultati del questionario sul senso di appartenenza (elaborati da Eva e Vanitha). Sono stati poi proposti 5 gruppi di lavoro, che hanno coinvolto molto attivamente tutti i partecipanti: Gruppo 1 – coordinato da Carlotta Ficco: dipendenze e sviluppo; la vasta area che si muove dalle dipendenze alla fatica psichica tra vecchi e nuovi bisogni; 6

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Gruppo 2 – coordinato da Alessandra Belvisi: Galassia – le collaborazioni stanno prendendo forma; quali possibili scenari e opportunità si aprono anche alla luce della Legge sulla Riforma del Terzo settore; Gruppo 3 – coordinato da Andrea Vigni: cultura – la promozione di agio e gli interventi nelle scuole, stanno facendo crescere in fretta un’area che scopre potenzialità, partnership e anche fatiche; Gruppo 4 – coordinato da Marina Bruccoleri: innovazione – spazi e progetti che sono in cantiere o almeno nelle fantasie; Gruppo 5 – coordinato da Claudio Ansaloni: clima organizzativo – la ricerca svolta è solo un punto di partenza per guardare alle possibili azioni da mettere in campo con un’attenzione al benessere e alla sostenibilità. La klausur a San Genesio (due giorni d’incontro tra Consiglio d’Amministrazione, Direzione, Responsabili d’Area e Coordinatori, di solito svolti a Moso in Passiria) quest’anno si è tenuta il 19 e 20 ottobre. Dopo i saluti e l’introduzione del Presidente, si è dato spazio ad alcune importanti

osservazioni

dei

coordinatori

su

dinamiche

interne,

riorganizzazione dei processi decisionali, revisione di stili, metodi, modi.

Magdalena Bauhofer, recente nuovo acquisto del Centro Studi, ha

presentato

richiesto

alle

l’impegno

strutture

che

ospitano volontari ed esposto il ruolo dei supervisori nei progetti di Servizio Volontario. Insieme si è fatto il punto sul piano strategico e quanto è stato svolto con i piani operativi (analizzando punto per punto per definire anche cosa resta da fare). Abbiamo poi ripreso il materiale emerso nelle giornate associative con un focus sulle progettualità in sospeso, per passare dalle proposte alle azioni. Internos dicembre 2017

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Suddivisi per aree abbiamo cercato di concentrarci su quanto indispensabile per dare qualità all’esistente, in modo da evitare una fuga in avanti senza la necessari attenzione alle azioni di mantenimento e miglioramento. Cena e dopo cena (con sentitissime partite a watten) sono stati, come molti altri momenti, una preziosissima occasione per fare gruppo. Da segnalare la consueta maestria con cui le cuoche volontarie hanno “viziato” i partecipanti.

Francesco Campana, progettista del Centro Studi, ha condotto un intenso momento di formazione sulla “cultura dei dati” e illustrato un corposo report delle interviste svolte a tutti i Responsabili e Coordinatori sui dati raccolti in Associazione. Abbiamo condiviso che per fare bene serve metodo e che su questo punto servirà nel prossimo futuro una grande attenzione. La klausur si è conclusa con una lunga sessione dedicata alla cocostruzione del piano operativo 2018, cercando di abbozzare insieme obiettivi, azioni, priorità, idee, risorse, vincoli, opportunità, tempi, indicatori, impatto auspicato, ecc. Questo

intenso

lavoro

annuale di programmazione, indirizzo, verifica, pensiero coinvolto

e

azione tutti:

ha soci,

volontari, operatori, ecc… Il

2018,

anno

in

cui

l’Associazione La Strada –

Der Weg ONLUS festeggerà 40 anni di attività, la Cooperativa Eureka 20 anni e la Fondazione Don Giancarlo Bertagnolli 10 anni, sarà probabilmente ancor più denso di attività, senza però smarrire (ecco perché abbiamo scelto il tema ANIMAre - beSEELEn) il senso profondo e l’anima di quel che facciamo. 8

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Il punto del Direttore Paolo Marcato Nello svolgere il mio incarico di direttore seguo, inevitabilmente, un mio stile gestionale, orientato da esperienze e concezioni che segnano la mia storia. Nel rapporto con gli interlocutori esterni all’Associazione mi sforzo sempre di ricercare l’accordo e l’accettazione reciproche. Penso si tratti di una modalità che, al di là delle opzioni personali, rimanda a motivazioni valoriali importanti. Ne abbiamo parlato all’interno del centro studi, arrivando ad elaborare una formulazione che qui vi propongo.

L’ideale e il valore della non-violenza costituiscono una modalità e un atteggiamento per impostare e affrontare le relazioni con i soggetti esterni: enti pubblici e privati, committenti e fornitori, partner e interlocutori, con tutti coloro con cui si stabiliscono interazioni e collaborazioni. Stile non-violento significa sforzo per:  evitare contrapposizioni rigide secondo lo schema amico/nemico, buono/cattivo, vittima/carnefice; l’altro è un interlocutore da incontrare, non una controparte da sconfiggere e domare;  non perseguire modalità vendicative, di rivalsa e ripicca, mirate a “far pagare” il “torto” subito, affermare la propria forza, “farsi rispettare”;  non adottare toni aggressivi e minacciosi per raggiungere il proprio obiettivo con lo strumento della paura;  rinunciare al modello del ring e del duello, della prova di forza che sancisce un vincente e un perdente, qualcuno che si impone e prevale, qualcun’altro che subisce e soccombe. In modo complementare, pratica non-violenta implica impegno per: Internos dicembre 2017

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 comprendere esigenze, difficoltà, punto di vista dell’altro, nella consa-

pevolezza e convinzione che ciascuna tesi contiene una porzione di significatività, la propria posizione non è l’unica accettabile, la verità è inclusiva;  raggiungere un’intesa e un accordo, privilegiando l’atteggiamento del “ e … e” piuttosto che “o … o”;  far sì che l’altro operi non a seguito di una minaccia ma perché è interessato al mio problema e al mio punto di vista, perché assume e riconosce la sua responsabilità nei miei confronti;  favorire una collaborazione che duri nel tempo, piuttosto che un’imposizione presente che genera la fine di qualsiasi rapporto futuro;  promuovere rispetto e disponibilità reciproca, al di là di divergenze contingenti su questioni specifiche, poiché la relazione è più importante del singolo beneficio e tornaconto operativo. Mettere in pratica questo atteggiamento richiede un costante esercizio di equilibrio, evitando l’attacco e pure l’accondiscendenza passiva. Non-violenza non vuol dire evitare la conflittualità, ma viverla come ricerca di una soluzione che non comporti distruzione e annullamento dell’altro. In qualche caso l’opzione non-violenta può anche comportare la propria apparente “sconfitta”, il fallimento del proprio tentativo di “col-laborare”. Ma anche in questa situazione di impotenza vi è la convinzione che, pur tuttavia, questa “debolezza” genererà esiti più fecondi del “far la guerra” e imporre la propria forza. Non-violenza non significa, però, non far sentire la propria voce, anche con fermezza, denunciare quel che appare inaccettabile, dire di no.

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Il sistema informativo in Associazione: sintesi di un’indagine interna su raccolta e accorpamento di dati riguardanti gli utenti Francesco Campana La realtà odierna registra un inarrestabile mutamento

sociale,

una

continua

diversificazione dei bisogni, interventi sempre più specialistici e settoriali, nuovi stili di

welfare mix, una limitazione delle risorse disponibili. Di fronte a questa complessità, avere

a

attendibili

disposizione

informazioni

diventa

un’esigenza

conoscitiva indispensabile per coloro che operano nel Terzo Settore e per un'efficace gestione delle politiche sociali a tutti i livelli istituzionali. Inoltre, le organizzazioni no-profit sono chiamate a produrre informazioni per rappresentare la molteplicità delle azioni con cui perseguono tenacemente i fini associativi e dare conto dei risultati conseguiti ai propri interlocutori e portatori di interesse, secondo principi di trasparenza e responsabilità sociale. Ogni organizzazione deve pertanto dotarsi di un sistema informativo, ossia un insieme organizzato e coerente di tecniche e procedure per raccogliere il minor numero di dati possibili da tradurre in informazioni il più possibile mirate e coerenti agli obiettivi informativi (definizione dei problemi, presa di decisione, valutazione, negoziazione ecc.). Componenti del sistema sono:  un insieme di dati da convertire in informazioni  macchine e strumenti operativi  procedure di acquisizione, memorizzazione, trasferimento, elaborazione e distribuzione dei dati/informazioni Internos dicembre 2017

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 persone incaricate di sovrintendere a tali procedure. Il sistema informativo è la premessa indispensabile alle operazioni di rendicontazione

e

pianificazione

che

stanno

prendendo

corpo

in

Associazione: la redazione di un bilancio sociale, un eventuale osservatorio sociale su nuovi bisogni e nuove fragilità.

Il Centro Studi “Guido Antonin” ha avvertito l’esigenza di elaborare una fotografia

dell’attuale

sistema

realizzando

una

interna

ricerca

informativo mediante

la

dell’Associazione, somministrazione

di

questionari. Sono

state

intervistate

28

persone

(il

direttore,

un’operatrice

amministrativa, sei responsabili di area, venti coordinatori) per un totale di 37 questionari compilati. Il questionario è diviso in 6 parti, corrispondenti ad altrettanti obiettivi della ricerca:  mansione dell’intervistato  tipologia e quantità di dati raccolti dal suo progetto/servizio  strumenti di raccolta ed elaborazione dei dati  flusso informativo organizzativo  cultura del dato e soddisfazione dell’intervistato rispetto al sistema complessivo  possibili aree di miglioramento. L’indagine ha preso avvio alla fine di agosto 2017 ed è stata presentata ufficialmente alla Klausur associativa

svoltasi il 19-20 ottobre 2017 a San

Genesio.

Si sono dovuti affrontare alcuni limiti e criticità iniziali: innanzitutto l’Associazione è molto estesa, si presenta fortemente frammentata e disomogenea, con un alto numero di progetti differenti l’uno dall’altro e con piccoli numeri. Inoltre sono emerse delle difficoltà nell’individuazione dei servizi/progetti da indagare: che cosa si intende per unità operativa? Un progetto dotato di un coordinatore, o di un finanziamento specifico, o di obiettivi propri e distinti dagli altri? Infine, è capitato che l’intervistato confondesse l’effettiva presenza di un dato (dato 12

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posseduto) dalla potenziale ricezione di un dato facilmente reperibile (dato latente). L’analisi dei

e

dati

l’elaborazione hanno

fornito

parecchie

indicazioni.

Sintetizzo

le

più

significative. Per

quanto

riguarda

coordinatori, chiave

e

i

figura

strategica

nel

flusso informativo, si coglie la tendenza a raccogliere dati principalmente sul servizio (giorni di apertura, numero di volontari coinvolti, numero di posti con percentuale di utilizzo, ecc.) e relativi all’utenza (tipologia, genere, età, provenienza, ecc.), molto meno rispetto alle prestazioni (tipo e numero di azioni/interventi realizzati). È stata analizzata la presenza di dati comuni tra i vari servizi/progetti: su circa 78 voci 19 sono condivise da più del 60% dei progetti/servizi, 15 voci tra il 30% e il 60% e 44 sotto il 30%. Le Aree con più condivisione sono

Bambini e Giovani (BEG), Donna e Pari Opportunità (DPO) e Dipendenze (DIP); meno le aree Prevenzione e Consulenza (PEC) e Cultura, Territorio e Famiglia (CTF). Vi è differenza tra le Aree anche rispetto all’autonomia dei singoli coordinatori nella scelta dei dati da raccogliere: bassa nelle Aree BEG e DPO, medio-bassa nelle Aree DIP e PEC, alta nell’Area CTF. Solo la metà dei coordinatori confronta sul piano statistico gli anni precedenti e utilizza degli indicatori per valutare i propri servizi. La maggior parte (82%) non incrocia i dati che possiede per approfondire il livello di analisi. Salendo nella scala gerarchica il quadro si complica. I dati comuni ai responsabili di area sono pochi. Si stima che oscillino tra i 4 e i 7, ovvero quelli condivisi sopra il 60% dalle cinque Aree analizzate e dalla direzione. L’autonomia nella scelta dei dati da raccogliere è medio-bassa; solo il 30% Internos dicembre 2017

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confronta gli anni precedenti; il 50% non utilizza indicatori e il 100% non fa incroci. Gli strumenti usati dal personale intervistato sono molto variegato. Per la registrazione dei dati sono si ricorre a (in ordine di importanza): Word, Excel e Group-E (il software aziendale), oppure con carta e penna (il 19%!). Così per l’elaborazione: Excel, Word, carta e penna (anche qui il 19%!). Nessuna traccia del software aziendale in quanto l’accesso al “settore statistiche” è interdetto al personale ad esclusione di un incaricato amministrativo. Questi elementi sottolineano la mancanza di un software unico e centralizzato in grado di acquisire, memorizzare, trasferire, elaborare e distribuire dati e informazioni per l’intera organizzazione. Per questo motivo la maggioranza dei coordinatori rielabora i dati prima di ogni richiesta, utilizzando strumenti “rudimentali” come foglio e penna. Le ore di lavoro sui dati di tutte le equipe sono stimate in circa 310,5 ogni mese. Forzando il ragionamento, se si moltiplicano le ore per il costo orario medio di un dipendente (25€ l’ora), la spesa annuale per la raccolta dati ammonta a euro 93.150. Al lettore le considerazioni. A

richiedere

i

dati

sono

principalmente i committenti (in maniera più pressante nel settore dei minori), i responsabili di area e i

servizi

invianti.

Seguono

Tribunale e ASTAT, più tutta una serie di altri portatori di interesse. La relazione cartacea è il prodotto divulgativo più utilizzato: ne escono dall’associazione più di 30 l’anno. Non tutti leggono i dati che raccolgono in equipe per produrre ragionamenti. Si varia da un 22% che espone i dati ogni mese in equipe ad un 11% che lo fa una sola volta all’anno. La percezione dei coordinatori sul gradimento di questi argomenti presso gli operatori è tendenzialmente negativa (68%): per molti è una fatica, una perdita di tempo perché non si vedono risultati concreti di queste azioni di rendicontazione, per altri è un lavoro meccanico. 14

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La maggioranza degli intervistati ritiene che la funzione principale della

raccolta di informazioni persegua come scopo accountability e managment

control: accountability è il rendere conto dei risultati ottenuti, management control il tenere sotto controllo il

progetto/servizio che si coordina e/o l’organizzazione nel suo complesso. Infine ognuno ha potuto esprimere la

propria

sistema

soddisfazione

informativo

nel

sul suo

complesso. Il 59% degli intervistati non

si

soddisfatto

ritiene

pienamente

dall’attuale

sistema

informativo; gli insoddisfatti sono il 34%, solo il restante 7% si dichiara soddisfatto. Le motivazioni di questa insoddisfazione diffusa vanno fatte risalire alle seguenti motivazioni: il software (Group-E) non è ritenuto uno strumento adeguato, non v'è uniformità nella raccolta ed elaborazione dati tra i servizi, non c'è regia dall'alto, non c'è uno spazio di pensiero deputato a questi argomenti; mancano infine alcuni dati ritenuti d’interesse, che si disperdono tra numerosi altri non presidiati nella loro raccolta e trasmissione. Concludendo, emerge che in Associazione

molti

progetti/servizi non sono dotati di una vera e propria banca dati.

La

mancanza

di

un

metodo e di uno strumento condiviso

non

permette

di

generare uniformità nelle azioni di acquisizione, elaborazione e distribuzione dei dati. L’informazione più considerata è quello delle “presenze”, poiché utile ai fini contabili per la fatturazione delle rette associate alle persone prese in carico. In realtà questo dato più diffuso, dice davvero poco in termini di profili dell’utenza, monitoraggio e valutazione delle attività svolte. Il software d'altronde è Internos dicembre 2017

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obsoleto, perché nato con finalità contabili e non è in grado oggi di gestire la mole di dati e di informazioni che servirebbero ai processi di analisi statistica. Sarà compito dei vertici dell’Associazione farsi carico degli esiti di questa indagine e collocarli nei piani operativi dei prossimi anni. Aggiornamento del software? Creazione di una figura in Associazione che si occupi di sistemi informativi? Definizione di una procedura comune attraverso gruppi di lavoro e spazi dedicati? Avvio di un percorso di formazione? Nel frattempo si stanno avviando degli incontri di Area, affinché da gennaio 2018 si possa partire più rafforzati nella raccolta dei dati. Un inizio di percorso che deve fungere da basamento per la creazione di indicatori che confluiranno nella redazione del nostro primo bilancio sociale.

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Tagesgruppe Grisù - Bruneck Verena Oberarzbacher Die

sozialpädagogische

Nachmittagsbetreuung

GRSÙ Bruneck besteht seit Oktober 2001 unter der Führung des Vereins La Strada- der Weg. Das Team

der

Tagesgruppe,

das

aus

vier

MitarbeiterInnen besteht, betreut bis zu zehn Kinder und Jugendliche im Alter zwischen sechs und fünfzehn Jahren, die aus dem Einzugsgebiet der Bezirksgemeinschaft Pustertal kommen. Die Tagesgruppe bietet Minderjährigen und deren Familien die Möglichkeit der Entlastung und Neuorientierung, wenn die Situation in der Familie die Entwicklung des Minderjährigen gefährdet. Die Arbeit unseres Dienstes basiert auf drei Säulen:  die pädagogische Arbeit mit den Kindern und Jugendlichen  Familienarbeit  Netzwerkarbeit Die pädagogische Arbeit zielt bei den Minderjährigen auf die Förderung des Selbstbewusstseins, auf Soziales Lernen in der Gruppe, auf die Förderung sinnvoller

Lebensgestaltung,

Erziehung

von

Eigenverantwortlichkeit,

Stärkung der kognitiven Fähigkeiten, die Aufrechterhaltung bzw. Förderung der sozialen Kontakte in- und außerhalb der Gruppe, sowie die Vermittlung lebenspraktischer Kenntnisse. Neben diesen allgemeinen Zielen wird für jedes

Kind,

gemeinsam

mit

den

Eltern

und

der/m

zuständigen

Mitarbeiter/in des Sozialsprengels, ein individuelles Erziehungsprojekt erstellt. Die Einrichtung bietet den Kindern und Jugendlichen ein breites Spektrum an kreativen, sportlichen und spielerischen Aktivitäten an. Die

Familienarbeit

ist

geprägt

von

einer

vertrauensvollen

und

wertschätzenden professionellen Beziehung zwischen den Erzieher/innen Internos dicembre 2017

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und den Eltern. Ein wichtiges Ziel dabei stellt die Stärkung der Elternrolle, sowie die Sensibilisierung für die Bedürfnisse des Kindes dar. Zu diesem Zweck werden ca. alle zwei bis drei Monate Elterngespräche durchgeführt um Vertrauen aufzubauen und sich auszutauschen. Die Netzwerkarbeit stellt ein weiteres wichtiges Element der Arbeit dar. Die Tagesgruppe arbeitet als Teil des sozialen Netzwerkes mir anderen sozialen Einrichtungen und Diensten wie Schule, Beratungsstellen im Sanitäts- und Sozialbereich sowie Vereinen zusammen. Der Kern der gesamten Arbeit ist das Wohlergehen des Kindes, weshalb die Erzieher/innen stets ressourcenorientiert und wertschätzend arbeiten.

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Sozialpädagogische Gruppen Karibu Sheila Taschler KARIBU

bietet

Unterstützung

und

Begleitung für Kinder und Jugendliche im Alter von 6 bis 15 Jahren an. Die Unterstützung

erfolgt

sozialpädagogischen individuellen

in

Form

von

Gruppen,

Erziehungsprojekten,

Elternarbeit und die Zusammenarbeit mit anderen Diensten und Einrichtungen. Während des Schuljahres werden in vier Kindergruppen und zwei Jugendgruppen jeweils 8 Kinder bzw. Jugendliche im Alter von 6 bis 15 Jahren aus dem Einzugsgebiet der Bezirksgemeinschaft Pustertal begleitet. An den Gruppen können Kinder und Jugendliche teilnehmen, die durch soziale bzw. schulische Schwierigkeiten auffallen und welche vom Sozialdienst, den Schulen und anderen Diensten gemeldet werden. Außerdem ist es KARIBU ein Anliegen, Kinder und Jugendliche mit leichten Beeinträchtigungen und Kinder und Jugendliche mit Migrationshintergrund zu integrieren. Durch die Teilnahme an den sozialpädagogischen Gruppen werden die Kinder und Jugendlichen unter anderem in der Aneignung und Förderung sozialer Kompetenzen, dem Benennen und Wahrnehmen eigener Wünsche, der Förderung des Selbstbewusstseins und der Selbständigkeit, bei den Hausaufgaben und in ihrer persönlichen kognitiven und emotionalen Entwicklung unterstützt. Um die sprachlichen Kompetenzen der Kinder und Jugendlichen zu fördern, wird die Begleitung in Innichen, Sand in Taufers und Bruneck in deutscher und italienischer Sprache angeboten, in Pikolein wird ladinisch, deutsch und italienisch gesprochen. Die Kinder- und Jugendgruppen finden während des Schuljahres 2mal wöchentlich statt. Internos dicembre 2017

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Kindergruppen : 12:30 bis 17:30 Uhr Jugendgruppen: 13:00-18:00 Uhr Im Sommer treffen sich ausschlieĂ&#x;lich die Kindergruppen am Montag, Dienstag, Mittwoch und Freitag von 08:00 bis 13:00 Uhr und donnerstags von 08:00-15:00 Uhr.

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“Belli e ribelli”: progetto StreetworkBz Alex Celesti Belli e Ribelli è il contributo dell’Associazione La Strada – Der Weg al più ampio progetto comunale “StreetworkBz,” che preIl

progetto

vede la collaborazione con due associazioni ben radicate sul territorio: Volontarius e Forum Pre-

venzione.

“Belli e Ribelli” prevede che una équipe di 4 educatori professionali metta in atto azioni educative individualizzate con le seguenti finalità:  accompagnamento formativo (conclusione dei percorsi scolastici e attivazione di stage e/o percorsi di volontariato sociale),  inserimento lavorativo/apprendistato,  educazione al tempo libero,  rafforzamento dell’autostima e della percezione di sé,  valorizzazione delle capacità personali. Le tre associazioni coinvolte hanno uno specifico mandato e agiscono in stretta sinergia tra loro per rendere il più efficace possibile l’intervento in favore di giovani a rischio, che “frequentano la strada” tutti i giorni. La cooperazione avviene quotidianamente attraverso il costante scambio di informazioni, la valorizzazione delle reciproche peculiarità e capacità professionali, i tavoli di lavoro comuni a cui partecipano le varie équipes. È in fase di strutturazione e sperimentazione un “Info Point Streetworkbz”. Le indicazioni ricavate in questi mesi di lavoro e il confronto con esperienze di realizzate al di fuori dell’Alto Adige, hanno portato l’équipe allargata delle tre associazioni a ideare un altro tipo di intervento (che si affianca alle attività quotidiane) in favore della cittadinanza, sempre focalizzato sulle situazioni problematiche riguardanti i giovani tra gli 11 ed i 25 anni di età.

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L’Info Point StreetworkBz vuole diventare un punto di riferimento all’interno dei parchi cittadini per giovani a rischio che vivono la strada quotidianamente offrendo loro:  ascolto attivo;  opportunità di partecipare ad attività sportive e laboratori di strada per valorizzare le capacità personali;  consulenza e sostegno per la attivazione di percorsi di ricerca lavoro;  supporto scolastico;  accompagnamento

verso

servizi

specifici. Intende, inoltre, offrire a tutti i cittadini informazioni riguardo ai servizi presenti sul territorio bolzanino, che possano aiutare e sostenere i genitori o più in generale gli adulti nel loro percorso educativo con i giovani. Gli operatori di StreetworkBz sono consapevoli dei tempi lunghi che ci vorranno, delle difficoltà e degli “alti e bassi” a cui andranno incontro. Ciò nonostante, la strutturazione di un servizio di questo tipo viene ritenuta molto importante per il successo del lavoro di strada.

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Galassia - Cooperativa sociale Eureka Fabrizio Mattevi Nel

dicembre

del

1998

il

Consiglio

di

Amministrazione dell’Associazione La strada –

der Weg delibera di costituire una cooperativa di lavoro, nella quale inserire coloro che concludevano il programma terapeutico del “Progetto uomo”.

Nel gennaio del 1999 nasceva la Cooperativa

sociale Eureka (con l’accento sulla prima sillaba).

Fin dal principio la sua identità, segnata dal legame con La strada e con don Giancarlo, è definita dall’intento di offrire a persone in difficoltà

un’occasione di crescita e riscatto mediante un’opportunità lavorativa. La Cooperativa è a tutti gli effetti un’impresa e come tale deve misurarsi con il mercato, il mondo del lavoro, le dinamiche economiche, i vincoli di bilancio. I primi passi sono faticosi. Eureka corre il rischio di chiudere, per i costi eccessivi. Nel 2002 don

Giancarlo chiede aiuto ad un suo ex alunno, che a sua volta ricorre all’aiuto di alcuni amici. Gianni Turchetti, come presidente, Bruno Marcelli, Franco Monti, Mario Rizzi, Alfio Torbol, Angelo Vezzaro compongono il nuovo CdA, si fanno carico

della

gestione

della

Cooperativa,

la

consolidano, la portano in attivo e se ne prendono cura, come volontari per 12 anni. Nel gennaio 2003 la Cooperativa intraprende un attività di Lavanderia industriale a Vadena, in un

locale messo a disposizione dall'Associazione La strada - der Weg. Nel medesimo anno si avvia la collaborazione con le Circoscrizioni cittadine per inInternos dicembre 2017

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terventi straordinari nelle Aree verdi. Il 2005 vedo l’inizio di un terzo settore operativo: l'Area Pulizie.

La finalità che muove l’intero progetto di Eureka è rendere possibile inserimenti lavorativi di persone che segnata e limitate da una qualche fatica e difficoltà di vita e per questo segnalate dai servizi sociali del territorio.

Nell 2006 la dottoressa Alessandra Berloffa è assunta con l’incarico di direttore. Nella primavera del 2015 il Consiglio di amministrazione in carica decide di lasciare spazio a nuovi componenti, così da promuovere un cambiamento

gestionale e, soprattutto, di favorire la collaborazione con l’Associazione La

strada – der Weg. Claudio Ansaloni e Paolo Marcato entrano nel nuovo CdA. Ansaloni diviene vicepresidente della Cooperativa. Fabrizio Mattevi, il nuovo presidente di Eureka, proviene anch’egli dalla storia e dal mondo de La strada. Il legame tra Cooperativa e Associazione diviene simbolicamente più evidente un anno fa con il trasferimento della sede al secondo piano di

Casa san Francesco, in via Visitazione 42.

Si arriva così agli eventi più recenti. Il 1 ottobre inizia la gestione di

Eureka caffe, in fondo a via Rovigo, affacciato sulle Passeggiate del Lungo Isarco e sulla ciclabile. Un nuova impresa e una nuova scommessa fortemente voluta nell’intento di promuovere nuove iniziative e progetti di incontro, animazione di quartiere, aggregazione sociale, servizi di comunità.

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Interiormente Marisa Bona 3 novembre 2017 Amici in festa nel giorno dell'84° compleanno di don Giancarlo. È stato bello ritrovarsi in tanti per richiamare e condividere i valori cari a don Giancarlo, un vero testimone del Vangelo le cui orme sono ben visibili in Associazione.

Ci aiutano tre soci de “La Strada-der Weg: suor

Imelda Augscheller, Alessio Cuccurullo e Fabrizio Mattevi, che a vario titolo lo hanno seguito e accompagnato. Schwester Imelda eröffnet den Abend mit der Feststellung “don Giancarlo war ein wertvoller Mensch” und das Wichtigste für Ihn war “das Gebet”. Racconta come per don Giancarlo fosse così importante la preghiera ricordando il giorno in cui le chiese di assumere l'incarico presso Casa Emmaus, la struttura per malati di AIDS a Laives: un impegno molto importante e difficile, che aveva fatto paura a molti; lei stessa era stata colta da un momento di smarrimento e don

Giancarlo la invitò a riflettere con un “pensaci su,

io prego” . Così Sr. Imelda assunse l'incarico con

la convinzione che i suoi passi e la sua scelta fossero espressione della forza della preghiera e non della sua volontà.

Di questa forza era senza dubbio fermamente convinto don Giancarlo, che

sin da subito aveva pregato le “sorelline claustrali” di pregare per La

Strada-der Weg, affidando loro in particolar modo i “suoi figli prediletti”, le loro famiglie, gli operatori, i volontari, i soci. Internos dicembre 2017

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Per suor Imelda nella forza della preghiera è incluso tutto il mondo: ecco perché si impegna per trasmettere tale valore alle ragazze dello studentato di cui si occupa.

Alessio Cuccurullo dice che ognuno dei presenti nel proprio cuore ha il “suo don Giancarlo”, che è bello ricordare. Il suo racconto inizia ricordando le visite

presso Josefsberg, legate alla sua professione di legale di qualche utente. Contrariamente ad altri preti impegnati nella lotta alla tossicodipendenza, don Giancarlo in quella struttura si faceva vedere poco. Una bella abitudine, trasformatasi in vera amicizia, era che, dopo i colloqui con i ragazzi e prima di lasciare la struttura, ci si sedesse

sulla panchina all’entrata per conversare. In quei momenti don Giancarlo “sussurrava” i problemi dei suoi ragazzi ed era diventato un impegno,

ogniqualvolta si recasse a Josefsberg, prepararsi per offrire soluzioni, sapendo che con “l'arte del sussurro” don Giancarlo avrebbe chiesto anche delle risposte.

Alessio riferisce che attraverso don Giancarlo ha avuto la gioia di conoscere tante persone motivate, giovani e meno giovani, ma soprattutto di aver capito quanto grande fosse il sostegno che lui sapeva offrire ai ragazzi che facevano fatica. Ancora oggi, spesso, in determinate circostanze si trova a chiedersi cosa avrebbe detto o cosa avrebbe pensato don Giancarlo.

Fabrizio Mattevi che associa il ricordo di don Giancarlo a tre aspetti: il libro, il dubbio, la spiritualità. Racconta di aver fatto i primi passi in Associazione da neolaureato in

filosofia e obiettore di coscienza e riconosce a don Giancarlo di non aver mai ironizzato sulla sua formazione “speculativa” e di aver al contrario favorito lo studio inviandolo, tra l’altro, all'Università della strada del

Gruppo Abele. 26

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Ha sperimentato l'importanza che don Giancarlo attribuiva allo studio e alla formazione: prepararsi e conoscere. Un uomo che ha coltivato la dimensione teoretica per il suo bisogno di approfondire, indagare ed accertare, un uomo contemplativo con attenzione alla riflessione e un maestro intellettuale che ha fatto scoprire ai suoi giovani obiettori autori e testi significativi (l’approfondimento di alcuni testi biblici come i libri di

Giobbe e Qoelet, “Viaggio spirituale per l'uomo contemporaneo” di H. J. M. Nouwen). È significativo che il bozzetto di una possibile statua commemorativa raffiguri don Giancarlo proprio con un libro in mano.

Don Giancarlo ha sempre rivendicato con entusiasmo il suo essere prete, ma non è mai stato l'uomo dogmatico delle certezze. Fabrizio riferisce di essergli riconoscente perché si è mostrato con semplicità nella fatica della ricerca, riconoscendo che il dubbio e la ricerca appartengono all’esperienza del credente. Don

Giancarlo

ha

saputo

riconoscere

e

comprendere le angosce e i tormenti di Fabrizio, facendolo sentire accolto e accompagnato e, al contempo, invitandolo ad andare oltre, con slancio e

“con

gioia”.

Contemplazione

e

preghiera,

meditazione e lettura, pensiero e dubbio: in una parola

una

profonda

e

intensa

dimensione

spirituale, vissuta fino alla fine. “Un angelo sulla mia strada” questa la toccante definizione di don Giancarlo fatta da Fabrizio.

Marisa ricorda che don Giancarlo nel settembre 1967 ha contribuito alla costituzione del gruppo di sacerdoti che oggi si riconosce con il nome di gruppo “P. Freinademetz”

L'idea iniziale è stata di don Josef Granruaz, suo grande amico, ma come per tante altre iniziative l’energia e la tenacia realizzative sono da attribuire a don Giancarlo. Si costituì così un gruppo multietnico di sacerdoti, che sentivano l'urgenza forte di incontrarsi per pregare insieme, verificare il loro essere sacerdoti, ripensare una pastorale giovanile attenta a scoprire i Internos dicembre 2017

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segni dei tempi. Quel gruppo, con variazioni e mutamenti, esiste ancora oggi e quest'anno festeggia cinquanta anni di storia. I

due

sacerdoti

presenti,

don

Gino

Damonte e don Josef Innerhofer, hanno fatto parte del Gruppo Freinademetz. Don Gino ricorda con commozione la profonda serenità di don Giancarlo e lo definisce “una figura stupenda di cristiano e di uomo”. Don Josef descrive i primi passi de La Strada-der Weg, quando si impegnò a raccogliere fondi per una possibile struttura di accoglienza. Afferma che

don Giancarlo viveva sempre mezzo metro sopra la terra, perché era un idealista, ma al contempo aveva un suo realismo operativo. Un uomo ottimista che non mancava mai di sottolineare l’importanza di aver fiducia nei ragazzi che vivono ai margini. Voci, racconti, esperienze, impressioni, immagini, condivise in una serata hanno reso “presente” e “vivo” don Giancarlo, in modo da rendere grazie

per i doni che ci ha lasciato. A conclusione dell’incontro don Gino e don

Josef hanno concelebrato la santa messa.

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Se vuoi donare il tuo 5x1000

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dem Verein “La Strada - Der Weg ONLUS“ schenken möchten C.Fisc./St.Nr. 80020390219 Grazie/Danke

Associazione – Verein “La Strada - Der Weg ONLUS” Via Visitazione - Mariaheimweg, 42 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org

Realizzazione/Ausführung: Centro Studi e Biblioteca Direzione/Direktion: Paolo Marcato Coordinamento/Koordination: Dario Volani

Redazione/Redaktion: Massimo Antonino, Fabrizio Mattevi, Lena Prossliner,

Dario Volani, Erika Waldboth Grafica/Grafik: B. Elzenbaumer, M. Antonino

Edizione/Ausgabe: Nr.04/2017- Dicembre/Dezember 2017

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