Un caro saluto
In questi ultimi mesi del 2022 due persone hanno concluso il loro impegno lavorativo in Associazione e sono entrate nel tempo della pensione. Si tratta di due protagoniste della storia associativa.
Elisabetta âBettyâ Starita è arrivata a Bolzano nel 1990, per vivere con il marito Alberto Tartarotti. In precedenza aveva diretto una comunitĂ terapeutica del Ceis e dunque in Associazione si inserĂŹ professionalmente nelle strutture terapeutiche del âProgetto uomoâ.
Successivamente ha lavorato in amministrazione, occupandosi, con proverbiale premura, di acquisti e forniture.
Gabriella Guizzardi iniziò a lavorare nella prima ComunitĂ per minori, in via Vittorio Veneto 5, a Bolzano per poi entrare nel progetto della allora âPiccola casaâ, oggi ComunitĂ âPanta Rheiâ. La sua attivitĂ di educatrice, sempre attenta e accogliente, è proseguita presso il Centro âPolo Ovestâ, nel quartiere di Firmian a Bolzano.
Elisabetta âBettyâ Starita
Gabriella Guizzardi
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Intervista a Elisabetta Fabbris, responsabile dellâArea âBambini e Giovaniâ di Fabrizio Mattevi
Elisabetta, a dicembre 2021, il quarto numero di âInternosâ riportava la tua intervista a seguito della nomina a responsabile dellâArea âBambini e giovaniâ. Ă trascorso un anno eâŚ
Un anno intenso, durante il quale mi sono impegnata a proseguire in continuitĂ il grandissimo lavoro svolto prima di me da Claudio Ansaloni. Certo, ho faticato a conciliare il mio incarico con un orario parte time reso necessario dalle mie responsabilitĂ materne.
Ricordiamo servizi e strutture comprese allâinterno dellâArea âBambini e giovaniâ. Le ComunitĂ residenziali per minori a Bolzano: âFocolareâ (coordinatore Alessandro Borgo), âPanta Rheiâ (coordinatrice Tatjana Tiballi), âSancta Claraâ (coordinatrice Elena Zangrando); tre Centri diurni accreditati: âGrisĂšâ a Brunico (coordinatrice Verena Oberarzbacher), âKalimeraâ ad Appiano (coordinatrice Verena Morandell), âLanzâ a Merano (coordinatrice Valentina DallapĂŠ); dieci
Gruppi diurni, di cui sette sono parte del progetto âKaribuâ in val Pusteria e Badia (coordinatrice Birgit Harasser), poi âWikidsâ a Vipiteno (coordinatore Georg Leitner), âIoDuâ a Lana (coordinatrice Andrea GĂśtsch), mentre tra poco aprirĂ âNaturnoâ (coordinatrice Sandra Kobiljak).
La differenza tra Centri e Gruppi diurni è data dal fatto che i Centri hanno ottenuto lâaccreditamento da parte degli uffici provinciali, dopo un lungo e rigoroso iter di controllo, nel quale si verifica il rispetto di precisi parametri e criteri che riguardano, in primo
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Area Bambini e Giovani - Bereich Kinder und Jugendliche
luogo, le caratteristiche dellâedificio e dei locali che ospitano il servizio. I Gruppi diurni svolgono un servizio analogo, ma sono attivati in modo assai piĂš celere e flessibile, rispondendo a richieste e bisogni di un determinato territorio, senza attendere lâaccreditamento provinciale. Ă quel che è accaduto recentemente a Naturno. Nel mese di ottobre il distretto sociale ha chiesto allâAssociazione di istituire un gruppo pomeridiano per alcuni loro ragazzi in difficoltĂ e giĂ con gennaio il servizio sarĂ aperto. Centri e Gruppi diurni offrono un servizio semiresidenziale a bambini e ragazzi, solitamente nella fascia di etĂ delle scuole primarie e secondarie di primo grado, inviati dai servizi sociali. Vi è dunque da parte nostra una presa in carico. Ciascuno di essi è portatore di bisogni di tipo sociale e relazionale, per i quali prevedere una risposta e un supporto, in un arco di tempo definito. Il progetto su ogni minore deve infatti avere un inizio e prevedere una fine. Un Centro o Gruppo accoglie, solitamente, una decina di ospiti. Ci si ritrova per il pranzo, per poi trascorrere insieme il pomeriggio, occupandosi di compiti nel periodo scolastico e di attivitĂ varie per il resto del tempo. Il servizio è aperto tutto
lâanno. Nel periodo estivo si modifica lâorario: solitamente va dalle 9 alle 15, con due pomeriggi prolungati fino alle 17. Le attivitĂ sono di tipo ricreativo, con uscite e gite. AffinchĂŠ questi servizi siano realmente efficaci, è fondamentale impegnarsi nel contattare e coinvolgere le famiglie, conquistare il loro consenso e la loro collaborazione. Anche perchĂŠ con lâinvio di un ragazzo a volte ci viene chiesto di offrire un supporto pure alle figure genitoriali.
Quanti operatori richiede lâattivitĂ di un Centro o Gruppo diurno? Ovviamente ci sono differenze da progetto a progetto, ma solitamente sono impegnati tre o quattro operatori. In tal modo è possibile offrire un servizio molto flessibile e, allâoccorrenza, organizzare per qualche utente un intervento individualizzato per un determinato periodo tempo. Purtroppo constatiamo la crescente difficoltĂ a trovare personale con i titoli richiesti, soprattutto in ambito tedesco. Questo è indubbiamente motivo di grande preoccupazione e fatica per me e tutti i coordinatori.
Aspetti salienti di questo anno che si avvia alla conclusione? Uno dei risultati significativi raggiunti
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e Giovani
è senza dubbio lâaumento da due a quattro dei posti per minori con diagnosi psichiatrica allâinterno delle comunitĂ residenziali. Ciò comporta per queste strutture il raddoppio del personale sanitario. Di questo passaggio si parla piĂš diffusamente nella intervista a Ulli Oberlechner. Altro risultato rilevante è lâassegnazione dellâincarico di coordinatrice clinica a Ulli, che in tal modo può mettere la sua competenza ed esperienza professionale a disposizione delle equipe che seguono i casi psichiatrici ospitati nelle ComunitĂ âSancta Claraâ e âPanta rheiâ. Nel corso dellâanno ho anche voluto effettuare quella che abbiamo definito âmappatura clinicaâ delle presenze nei Centri e Gruppi diurni. Abbiamo ipotizzato che lâaumento di minori con diagnosi psichiatriche non riguardasse soltanto le ComunitĂ residenziali ma coinvolgesse anche gli altri nostri servizi. La nostra considerazione ha trovato conferma: tra i bambini e adolescenti che frequentano i nostri servizi socio-pedagogici almeno il 70% presenta una diagnosi di tipo psichiatrico.
Questa dato è estremamente rilevante: segnala che dobbiamo dotarci di strumenti, metodologie, supporti di tipo anche clinico-sanitario per poter-
li seguire in modo adeguato. Tra le diagnosi vi è una prevalenza di ADHD ossia disturbo da deficit di attenzione/iperattività . Si tratta di soggetti che in alcune attività necessitano di un accompagnamento uno a uno. Vi sono anche parecchi casi di disturbo del comportamento. Sulla base di questi dati abbiamo avviato un confronto con la dottoressa Arcangeli, primaria della neuropsichiatria infantile, per valutare come strutturare interventi idonei e competenti.
Le nuove aperture di Gruppi diurni a Lana e Naturno sono altri traguardi rilevanti per lâArea. SĂŹ, certamente, è un riconoscimento del lavoro svolto in questi anni, particolarmente significativo poichĂŠ viene dal mondo di lingua tedesca e in contesti extra urbani.
A Lana siamo stati chiamati per lâapprezzamento del servizio del Centro âLanzâ, nella vicina Merano, che in passato aveva accolto anche ragazzi di Lana. Abbiamo lavorato molto bene con il distretto sociale nellâideazione del nuovo progetto. Sono stati loro a proporre il nome âIoDuâ, che unisce il pronome singolare italiano âioâ al tedesco âDuâ (âtuâ) e, al contempo, richiama il concetto che lâidentitĂ personale passa attraverso
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la relazione e lâincontro con lâaltro. Da Naturno era giunta inizialmente la richiesta di un doposcuola. Nel confronto con il distretto è emersa lâopportunitĂ di un intervento piĂš strutturato: sono ragazzi che necessitano di una vera e propria presa in carico. Si è cosĂŹ passati a elaborare un progetto di Gruppo diurno, coinvolgendo gli operatori del distretto nellâassumere una prospettiva e un modello dâintervento piĂš ampio e articolato, che preveda la raccolta della documentazione su ciascun ragazzo, il contatto con i genitori per tentare di costruire con loro unâalleanza. Inoltre, in futuro, potrebbe concretizzarsi la possibilitĂ di un intervento simile anche a Fortezza.
Questa crescita immagino comporti anche nuove esigenze⌠SÏ, è inevitabile. à indicativo che la maggior parte dei coordinatori sia di madre lingua tedesca. Tentiamo di offrire proposte flessibili e diversificate, a seconda dei contesti e dei problemi da affrontare. à però parimenti importante e strategico creare e mantenere una cornice unitaria e coerente, che faccia da sfondo comune a tutti gli interventi. Perciò abbiamo assunto come obiettivo operativo della nostra Area, per il 2023,
proprio la definizione di un modello concettuale e operativo condiviso. Ă pure un modo per supportare i coordinatori, molti dei quali operano in periferia, senza la presenza immediata e ravvicinata della struttura associativa. I coordinatori si trovano ad affrontare e gestire, da soli, situazioni ad alta complessitĂ . Vi è dunque la necessitĂ di rafforzare la loro azione con un valido appoggio teorico e sistemico. Si tratta di rielaborare, valorizzare e condividere le esperienze professionali accumulate in questi anni e consolidarle in termini concettuali. Questo lavoro potrĂ in parte essere esteso ai colleghi che operano nelle scuole e nei Centri giovani, anche se i loro interventi non prevedono una presa in carico dei bambini e ragazzi seguiti. Ci accomuna però unâaffinitĂ di intenti. I nostri servizi si propongono di mettere a disposizione di bambini e giovani a noi affidati un ambiente stabile, sicuro, protettivo, nutriente e al contempo offrire un supporto il piĂš vicino possibile alle loro famiglie, al loro ambiente di vita, ai servizi che si occupano di loro. La prossimità è per noi un criterio importante, perchĂŠ rende possibile il coinvolgimento e la partecipazione attiva di tutti i soggetti coinvolti nel progetto educativo dedicato al minore.
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Area Bambini e Giovani
Come analizzi e interpreti lâaumento di richieste di intervento?
Ritengo siano aumentate lâattenzione, la capacitĂ diagnostica e lâimpegno a farsi carico dei problemi dei minori. Pensiamo al ruolo che oggi svolge la scuola nel rilevare possibili fattori di rischio e bisogni educativi speciali: ciò porta maggiormente a evidenziare situazioni complesse e di fragilitĂ . Occorre anche tenere presente che questi interventi sono decisi in una prospettiva di prevenzione, per
evitare lâacuirsi in etĂ adolescenziale e giovanile. Inoltre mi pare si possa motivatamente affermare che il lungo periodo pandemico abbia accresciuto sofferenze, fatiche e disagi. Vi è poi il dato nuovo che le richieste non giungono piĂš soltanto da contesti cittadini ma pure dalle valli e dai paesi. Tale variazione rispetto al passato è sostanzialmente imputabile allâarrivo, anche in queste realtĂ sociali, di nuclei familiari stranieri. Molti bambini e ragazzi che seguiamo hanno infatti
Bereich Kinder und Jugendliche
alle spalle famiglie giunte dallâestero e da pochi anni inserite in Italia. LâinterculturalitĂ e lâintegrazione sono questioni di enorme rilevanza. Cito il caso emblematico di Naturno: tutti i ragazzi presi in carico sono di origine straniera, le loro famiglie si sono insediate lĂŹ perchĂŠ hanno trovato un lavoro stabile. Negli altri servizi le percentuali non sono cosĂŹ nette, ma in ogni caso gli utenti di origine straniera sono circa la metĂ o piĂš. Lâinserimento in un ambiente socio-culturale potentemente differente da quello di provenienza comporta ostacoli, fatiche, sofferenze straordinarie e richiede tempi assai lunghi. Molti di questi bambini e ragazzi frequentano scuole tedesche, mentre a casa parlano unâaltra lingua, urdu, cingalese, araboâŚ
In alcuni casi i genitori sono arrivati in Italia clandestinamente, in altri sono espatriati e sono stati successivamente raggiunti dallâintero nucleo familiare. Accanto a problemi di inte-
grazione della famiglia, lâaltra piĂš frequente motivazione di invio da parte dei servizi è, come ho giĂ sottolineato la presenza di disturbi e difficoltĂ psicologiche e comportamentali in un minore. In qualche nostro servizio il 90% dei bambini e ragazzi ha un qualche tipo di diagnosi.
La diagnosi specifica può esporre al rischio del pregiudizio e dello stigma, ma permette altresĂŹ un intervento mirato e individualizzato. Faccio un esempio: per i casi di iperattività è opportuno che per svolgere i compiti il minore stia in un locale il piĂš possibile vuoto, povero di stimoli e distrazioni, seguito in un rapporto uno a uno. Occorre quindi differenziare lâintervento rispetto a ragazzi con altri disturbi e altre difficoltĂ .
La precisa definizione delle caratteristiche di ciascuno legittima e motiva anche lâindividuazione del personale necessario e adeguato.
In tal modo è possibile attivare interventi calibrati in chiave preventiva.
14 Internos Area Bambini e Giovani
Seit dem Jahr 2004 bin ich im Verein La Strada-Der Weg offiziell angestellt. Aber kennengelernt habe ich den Verein schon im Jahr 2002, weil ich damals mein post lauream Praktikum in Psychologie im Verein absolvieren konnte. Aber so ganz war ich anfänglich mit dem Ort fßr mein Praktikum nicht glßcklich, denn ich wollte eigentlich einen anderen Praktikumsplatz. Die Vergabe der Praktikumsplätze erfolgt durch die Psychologen-Kammer, ich war aber ein bisschen spät dran und so gab es eben fßr mich nur noch die MÜglichkeit beim Verein La Strada-Der Weg. Das Praktikum bei La Strada sollte darßber hinaus im Bereich Kinder und Jugendliche absolviert werden und auch das war fßr mich schwierig, weil ich während meines Studiums diesen Bereich ganz bewusst ausgelassen hatte, da ich fßr mich schon frßh die Entscheidung getroffen hatte, in diesem Umfeld nie arbeiten zu wollen. So habe ich die Welt des Vereins La Strada mit vielen Vorbehalten betreten, wie man aber sieht, bin ich immer noch in ihr verwurzelt. (*lacht*).
Heute weiĂ ich auch warum. Die ĂźbergroĂe Menschlichkeit welche ich von Anfang an im Verein spĂźrte, die auch nicht nur meiner Person galt, der Einsatz der Menschen, die Freude mit der sie ihren Job machen, das gute Miteinander, die gutgelaunte Kollegialität, das Eingehen auf die BedĂźrfnisse von anderen Menschen hat mich sofort fasziniert. Und dieser Eindruck sorgt dafĂźr, dass ich bis heute immer noch sehr gerne hier her zur Arbeit gehe, mir meine Aufgaben SpaĂ machen, so viel SpaĂ, dass ich manchmal vergesse auf die Uhr zu schauen. Mein Praktikum habe ich hier im Nachbarhaus Sancta
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Clara be-
Ulrike âUlliâ Oberlechner stellt sich vor von Harald Kunkel
Area Bambini e Giovani
gonnen. Dort konnte ich zum ersten Mal die vorher nie gekannte Welt des âjugendlichen Leidensâ miterleben und kennenlernen. So Ăźberraschend wie das fĂźr mich war, so hat es mich auch gefesselt. Und heute kann ich sagen, dass dieses âda seinâ und die Begleitung fĂźr Menschen, die schwierige Zeiten mitmachen, fĂźr mich zu meiner Lebensaufgabe geworden ist.
Direkt nach meinem Praktikum habe ich 2004 in einer Tageseinrichtung in Eppan als Koordinatorin gearbeitet und auch dort wieder fĂźr Kinder und Jugendliche, die zum Teil groĂe Schwierigkeiten hatten. Da ich aus Eppan komme, war es fĂźr mich dort auch ein idealer Einstieg. Was ich in dieser Zeit beobachtet habe, war der Beginn eines groĂen Wachstums im Verein, in Bezug auf die Zahl der Dienste, auf die Notwendigkeit von drauĂen. Das war gleichzeitig gepaart mit einem hohen SpezialisierungsbedĂźrfnis und an dem dadurch wachsenden Bedarf an neuen Mitarbeiter/innen. Diese Entwicklung hat natĂźrlich auch Probleme mit sich gebracht. Strukturelle Probleme, Probleme in der Zusammenarbeit. In dieser schwierigen Zeit wurde ich ein groĂer Fan meines Kollegen Claudio Ansaloni, der mein fĂźr mich zustän-
diger, damaliger Bereichsverantwortlicher war. Seine groĂe menschliche Fähigkeit, jemandem Freiräume zu verschaffen, dabei Vertrauen entgegenzubringen, die Person so zu stärken und zu unterstĂźtzen, dass sie auch das Vertrauen in sich selbst nicht anzweifelt, war auch fĂźr mich sehr hilfreich. Er gab mir die MĂśglichkeit, in meiner schwierigen Arbeit mich dennoch entfalten zu kĂśnnen. Zu erkennen ist sein Wirken auch in der groĂen Weiterentwicklung des Bereichs Kinder und Jugend. Im Jahre 2007 haben wir dann im Verein aus meiner Sicht einen groĂen Einschnitt erlebt. La Strada hat sich fĂźr das Sanitätswesen geĂśffnet. Bisher hatten wir schon immer Jugendliche mit groĂen medizinischen und psychiatrischen Probleme umfassend betreut. Allerdings haben wir es immer aus dem erzieherischen Hintergrund getan. Mit sehr viel Menschlichkeit, mit sehr viel in diesem Gebiet vorhandenem pädagogischem Wissen. Gefehlt hat uns aber die klinische Betrachtungsweise in diesem Bereich. Also haben wir uns geĂśffnet und in unseren Wohneinrichtungen jeweils zwei Therapieplätze fĂźr Jugendliche mit psychiatrischer Diagnose geschaffen. Dadurch hatten wir auch zum ersten Mal den Kontakt zu
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Kinder- und Jugendpsychiater/innen. Bisher waren sie fĂźr uns die groĂen, weisen Experten/innen, die uns sagten, was alles nicht funktioniert. Und wenn man mit dem Sanitätsbetrieb diskutiert, hat man als Verein wie es La Strada ja ist, groĂe Schwierigkeiten, weil im Verein alles nach âbest practiceâ funktioniert, nach besten Wissen und aus der Erfahrung. Wissenschaftlich wurde bei uns wenig agiert und gesprochen. Wir mussten also lernen, kĂźnftig anders zu kommunizieren. FĂźr den Sanitätsbetrieb zählen Zahlen, welche aber bei uns nicht vorlagen. Bei unserer Arbeit war uns das Zahlenwerk vĂśllig fremd. PlĂśtzlich mussten wir in der Verwaltungsseite minutengenau die Zeiten erfassen, genau abrechnen, die Daten der Betreuten benennen, den vorgegebenen Rahmen einhalten, all das war eine groĂe Herausforderung fĂźr uns. Dennoch genieĂen wir bis heute einen sehr guten Ruf im Land. Aus unserer pädagogisch-erzieherischen Tradition heraus mussten wir plĂśtzlich Psychologen/innen, Ergotherapeuten/innen akzeptieren, die andere, fĂźr uns neue Herangehensweisen und Methoden hatten und die nicht mehr alles machten, sondern sich nur an die ErfĂźllung ihrer fachlichen Aufgabe hielten. Sie agierten
einfach anders als wir und wurden dann auch etwas anders behandelt. Diese neuen Berufsbilder in unsere Dienste zu integrieren war anfänglich ein Problem. So durften sie nicht an Supervisionen teilnehmen, vielleicht, weil wir unbewusst unsere Traditionen schĂźtzen wollten. Vielleicht war es auch die Angst, dass unsere Kompetenz verloren geht. Geholfen hat uns â trotz schwierigem Setting â die Anstellung von Sanitätspersonal, welches umgekehrt lernen musste aus dem gewohnten Klinikalltag nun in einer Wohngemeinschaft zu arbeiten. Es gab keine Ambulatorien, in denen Eltern oder Jugendliche freiwillig kommen, bei uns herrschten Zwangskontext fĂźr die Mitarbeit, fĂźr die psychologischen Gespräche, fĂźr die Therapie und somit ungĂźnstigere Voraussetzungen.
Da mussten die Mitarbeiter/innen schon mit beiden Beinen fest auf dem Boden stehen um sich das anzutun und es dann auch, trotz einer eventuellen Ablehnung ihrer bisherigen Rolle, durchzuziehen. Viele haben diese Anforderung nicht durchgehalten. Im Jahr 2009 wurden landesweit die ersten Kompetenzzentren fĂźr Kinder und Jugendliche quasi als Fachambulanzen erĂśffnet, die dann auch wieder Neuerungen brachten.
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PlÜtzlich hatten wir einen territorialen Bezug, die Zusammenarbeit musste definiert werden, es gab neue Leitlinien wie und in welcher Form der/die Psychiater/in mitarbeitet, es hat aber auch vieles erleichtert, zumal wir noch Zeit hatten, ein Gleichgewicht zu finden. In zahlreichen Treffen und Sitzungen konnten wir zeigen, dass wir wirklich alles fßr unsere Klienten/ innen geben. Auf der anderen Seite konnten wir auch viel von der systematischen Ordnung im Klinikbereich lernen, dessen Systematik, die Falldokumentationen, die Kommunikation mit Eltern und Betroffenen waren auch fßr unsere Ordnung hilfreich. Auch der Sanitätskomplex hat von unserer Art, wie wir den Menschen verstehen und halten, gelernt, wenngleich es fßr den organisierten Sanitätsbetrieb auf Grund der Vorgaben schwierig ist, unsere Achtsamkeit leisten zu kÜnnen.
Im Jahr 2010 wurde die psychiatrische Abteilung fĂźr Kinder und Jugendliche in Meran gegrĂźndet. Das war fĂźr uns ein weiterer Meilenstein fĂźr unsere Arbeit mit Kindern und Jugendlichen. Es gab endlichen einen fixen Bezugspunkt fĂźr jene Jugendlichen, die wirklich eine schwere Krise â auch innerhalb der Wohneinrichtung - erleben, bei der die Mitar-
beiter/innen externe Hilfe brauchen. Ăber das WeiĂe Kreuz kĂśnnen wir nun diese betroffenen Jugendlichen einweisen lassen, damit sie sofort ärztliche Hilfe bekommen.
2011 bin ich aus dem Mutterschutz an meinen Arbeitsplatz zurĂźckgekommen, um als Koordinatorin die Wohngemeinschaft âPanta Rheiâ zu
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Ăźbernehmen. Ein Jahr später, also 2012, wurde dann auch die Kinder und Jugend-Station im Krankenhaus Meran erĂśffnet. Ăber sechs Jahre lang haben wir die Koordination fĂźr den landesweiten Arbeitskreis fĂźr den Verbund aller Einrichtungen mit integrativen Plätzen fĂźr Jugendliche geleitet. Dadurch waren wir immer
der direkte Ansprechpartner fĂźr den Primar der Kinder- und Jugendpsychiatrie und fĂźr die Fachambulanzen. So ist unsere Zusammenarbeit auch auf mehreren, hĂśheren Ebenen immer besser geworden.
In diesem Jahr, also 2022, hat sich meine Aufgabe bei La Strada-Der Weg geändert denn ich wurde die Klinische Verantwortliche des Bereiches Kinder und Jugendliche. Jugendliche, die durch das Jugendgericht aus der Familie in eine Wohngemeinschaft genommen werden, kommen aus immer komplexeren Familien. Frßher hatten wir in unseren Wohngemeinschaften zwei bis drei solcher Fälle bei denen medizinische Beratung gebraucht wurden. Heute sind unsere Plätze fast nur noch mit solchen Situationen gefßllt.
Durch viel Aufklärungsarbeit ßber dieses Thema, wenden sich heute die besser informierten Eltern viel frßher an die dafßr neu eingerichteten Dienste. Zum anderen ist es aber auch so, dass die Sozialdienste, die den Gerichten Meldung machen, eben vorzugsweise die schwierigen Fälle in Wohngemeinschaften schicken und dann auch dafßr bezahlen. Fßr uns wird es aber schwieriger, denn seit dem Beginn hatten wir nur zwei integrativen Plätze pro acht vor-
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Bereich Kinder und Jugendliche
handene Plätze, also lag die Priorität immer auf der pädagogischen Intervention und auf dem pädagogischen Personal. Es gab viel Gruppenarbeit, den Betroffenen mit einer Diagnose wurde versucht, das Leben eines/er Jugendlichen ohne Diagnose zu bieten. Aktuell ändert sich das Gleichgewicht in den Wohngemeinschaften ein wenig, bisher mussten wir nicht jede Anfrage annehmen, wir konnten frei entscheiden wen wir aufnehmen. Wenn wir aber, wie jetzt, zu viele und sehr komplexe Situationen aufnehmen mĂźssen, kann es passieren, dass das Team Ăźberfordert wird. So kĂśnnen auch die Mitarbeiter/innen Probleme wie ein âburn outâ oder ähnliches erleiden. Seit dem 1. November haben wir die neue Situation, dass die Anzahl der integrativen Plätze von zwei auf vier aufgestockt wurde. Neu ist auch, dass wir ab Januar 2023 nicht mehr so viel Mitspracherecht haben. Auch haben wir nicht mehr die MĂśglichkeiten, uns die Fälle auszusuchen. Der Vorteil der neuen Regelung ist eine deswegen aufgestockte Personaldecke, aber unsere kĂźnftige Herangehensweise muss auch mit unseren Partnern im Sanitätsbereich kommuniziert und neu Ăźberdacht
werden. Trotzdem wollen wir an unserer Vereinstradition festhalten und auch das Gleichgewicht in den Wohnstätten bewahren. Momentan sind wir ein junges und kreatives Leitungsteam, wir versuchen bei allen neuen Anforderungen schnell zu reagieren, eine Struktur, eine Ordnung zu entwickeln, es werden neue Ansprechpartner/innen gefunden, alles passiert mit der UnterstĂźtzung der Direktion und des ganzen Vereines. Aber so kenne ich La Strada-Der Weg! Der Verein als Organ hat immer nach vorne geschaut und sich neuen Begebenheiten gegenĂźber offen gezeigt. Was mir auffällt, ist die mittlerweile groĂe Mitarbeiterzahl. Ich kenne die historische Zeit des kleinen Vereins, in der es ein anderes Zusammensein gab. GefĂźhlt war es persĂśnlicher, man war sich näher, hat auch mal privat gemeinsam etwas unternommen. Das ist jetzt so nicht mehr der Fall. NatĂźrlich ist auch der Arbeitsanfall gestiegen, die Anforderungen an jeden von uns sind stark gewachsen. Und ein wenig habe ich die Angst, dass wir es irgendwann nicht mehr schaffen, Mitarbeiter mit der Leidenschaft fĂźr den Beruf zu finden, wie sie bei unseren bisherigen Angestellten wie ein Markenzei-
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chen vorhanden ist. Zu meiner Person kann ich sagen, dass ich ja nicht nur die klinische und verantwortliche Leiterin des Bereichs Kinder und Jugendliche bin, ich habe ja auch noch zwei Koordinationen als Leiterin von zwei Diensten in meinem Verantwortungsbereich. Zum einen âRestorative Justiceâ, eine Aufgabe die auch viel mit Jugendlichen zu tun hat und die mir viel SpaĂ macht. Dazu kĂźmmere ich mich um den Dienst âExploraâ, der Therapiepakete an Ăśffentliche Betriebe wie Schulen, Kindergärten, Behindertenwerkstätten und ähnliche verkauft. Diesen Dienst haben wir erst in diesem Jahr in den Verein integriert. Er existierte zwar schon länger, aber mit der Ăbernahme wollen wir ihm neues Leben einhauchen.
Als Ausgleich vom aufregenden Arbeitstag bereite ich mich schon während meines längeren Wegs nach Hause auf meinen dortigen Bergbauernhof vor. Sobald ich ankomme habe ich die Arbeit hinter mir gelassen und ich befinde mich in einer anderen Zeitrech-
nung. Dort bestimmen die Tiere und die Natur was mein Partner und ich als Nächstes angehen mßssen. Den vom Vorbesitzer geschlossen Hof haben wir vor einem Jahr ßbernommen, als neuestes Projekt haben wir uns gerade Schafe zugelegt, Hßhner, einen Hund und Enten gibt es schon länger. Den Hof bewirtschaften wir nach biologischen Landwirtschaftsregeln. So erleben wir die Entschleunigung pur. Spaà und Energie bringt es obendrein. Ich koche gerne, meine Leidenschaft ist die Musik, ich lese viel und ich habe viel Kreativität in mir. Meine gestalterischen Leidenschaften verwirkliche ich beim Geschenke verpacken. Dabei kann ich Stunden verbringen und mittlerweile wird mein Talent gerne von Freunden und Bekannten in Anspruch genommen.
Zum Abschluss noch auch mein liebstes Lebensmotto, welches ich von meiner Oma bekommen habe: âWenn dir etwas passiert, nimm dir die Zeit das Wunder darin zu erkennen.â
21 Dicembre - Dezember 2022
Bereich Kinder und Jugendliche
Il nuovo progetto Young Wipp di Manuel Mattion
Idea iniziale e progettazione
âYoung Wippâ è un progetto rivolto ai giovani e indirettamente a tutti gli abitanti del Comune di Vipiteno. Nasce da un bisogno reale, riscontrato sul territorio dalla ComunitĂ comprensoriale della Wipptal, ossia comprendere agiti ed esigenze di gruppi di giovani locali coinvolti in episodi di disordine e vandalismo, al fine di attuare strategie contenitive e preventive. Il progetto trova la sua naturale collocazione nellâArea Casa, Occupazione, Lavoro guidata dal Responsabile Claudio Ansaloni, e viene gestito dal sottoscritto, giĂ coordinatore del progetto StreetworkBz e Youth Lab. Trattandosi di un intervento sperimentale su un territorio non pienamente conosciuto, si è deciso di pianificare il progetto in modo strutturato, dedicando molta importanza alla fase di project management. Ciò, concretamente, ha voluto dire: partire dallâanalisi dei bisogni, mappare gli âstakeholderâ ossia i soggetti a diverso titolo interessati al progetto, procedere allâanalisi dei rischi e allâindividuazione delle principali
attivitĂ da proporre. Lâattenta attivitĂ di progettazione ha permesso ai referenti di elaborare una concreta ipotesi operativa da presentare alla comunitĂ comprensoriale della Wipptal. Si sono ipotizzate tre fasi progettuali: ⢠fase 1 (settembre â ottobre 2022): monitoraggio e mappatura del territorio per calibrare al meglio la successiva fase di intervento; ⢠fase 2 (novembre â dicembre 2022): continua mappatura e attivitĂ di streetworking, ossia
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tentativo di interazione e aggancio di gruppi territoriali attraverso azioni piÚ o meno strutturate (sotto traccia o molto visibili, animative, culturali, laboratoriali, volontariato, ecc.) allo scopo di instaurare una relazione di fiducia che permetta il passaggio a una progettualità piÚ mirata e allo stesso tempo la diminuzione della percezione di disagio da parte della popolazione; ⢠fase 3 (progettualità annuale 2023): prosieguo del percorso di mappatura, streetworking e attivazione di accompagnamenti piÚ individualizzati, mirati ai reali bisogni dei giovani.
La proposta è stata accolta positivamente dalla ComunitĂ comprensoriale nel limite dello svolgimento delle fasi 1 e 2 entro il 31 dicembre 2022, per poi decidere lâeventuale prosecuzione in base ai risultati ottenuti e al budget disponibile.
Ricerca e individuazione del personale
La prima importante sfida è stata
individuare i giusti profili da inserire nel team di lavoro, data la difficoltĂ a reperire personale interessato allâincarico.
Soluzione ideale sarebbe la disponibilitĂ di una figura maschile e una femminile, entrambi bilingui e conoscitori della realtĂ della Wipptal.
La realtà ci ha invece messo a disposizione due incredibili operatori sociali: Pauline Schoening che proviene da Berlino e Davide Nali che invece viene dalla Sardegna. Un team multidisciplinare e creativo, che da subito si è messo in gioco per raggiungere gli obiettivi del progetto.
Da segnalare le interessanti riunioni di team in cui educatori e coordinatore comunicano simultaneamente in italiano, tedesco e inglese, andando oltre il rischio concreto di incomprensione reciproca.
Ridefinizione degli obiettivi
A settembre è partita la Fase 1, con la mappatura del territorio da parte degli operatori, attraverso osservazioni mirate dei luoghi strategici dei giovani, interviste ai piÚ importanti
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stakeholder del progetto, partecipazione a iniziative ed eventi, documentazione e report. LâattivitĂ ha permesso di entrare in contatto con la Giunta comunale di Vipiteno, le Scuole secondarie di 1 e 2 grado tedesche, la Scuola secondaria di 1 grado italiana, lo Jugenddienst, il Parroco, la Polizia Municipale, la Biblioteca comunale, il servizio WiKids, lâAssociazione Arciragazzi e alcune associazioni sportive. In tal modo il team ha raccolto unâincredibile quantitĂ di informazioni sul rapporto tra giovani e Vipiteno, ponendo le basi per una ridefinizione degli obiettivi iniziali, cosĂŹ da renderli piĂš aderenti al contesto osservato.
Si è dunque definita una strategia che permetta:
⢠ai giovani di esprimere i propri pensieri e far sentire la propria voce ai âdecisoriâ rispetto alla percezione di sĂŠ stessi nel Comune di Vipiteno; di entrare in relazione con figure di riferimento che possano essere un utile sostegno e orientamento rispetto ai propri bisogni e desideri; di conoscere le offerte culturali, sportive, formative, ricreative, strutturali del Comune di Vipiteno;
⢠agli adulti/alle istituzioni di conoscere pensieri e sentimenti
dei giovani di Vipiteno rispetto al luogo in cui vivono; di avere uno strumento utile a facilitare una visione dâinsieme delle offerte per i giovani nel comune di Vipiteno; di avere persone di riferimento competenti che permettano di mettere in rete i servizi legati al target giovanile del comune di Vipiteno.
I nuovi obiettivi sono stati tradotti in azioni concrete, con output tangibili che potessero successivamente diventare ereditĂ storica per lâintera comunitĂ di Vipiteno. Tali output possono venire dalla realizzazione di un cortometraggio sul vissuto dei giovani rispetto al luogo in cui vivono e dalla creazione di una vera e propria mappa delle offerte per i giovani nel comune di Vipiteno.
UnâereditĂ per Vipiteno
A questo punto anche la Fase 2 ha assunto un valore diverso. Invece che sulle strade, si è deciso di entrare in contatto con i giovani allâinterno degli istituti scolastici, fondamentalmente per tre motivi: 1) dal lavoro di monitoraggio è emerso che a Vipiteno attualmente non esiste un problema di dispersione scolastica e questo fa sĂŹ che incontrare i giovani a scuola semplifichi
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lâinterazione con i gruppi in orario extrascolastico;
2) è fondamentale iniziare a farsi conoscere e riconoscere, perchÊ ciò
permette di aumentare le probabilitĂ di interazione con gruppi di giovani sul territorio;
3) le condizioni atmosferiche disincentivano il raggruppamento di ragazzi negli spazi pubblici, rendendo
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complicato il lavoro degli streetworker. A novembre, con lâingresso nelle scuole secondarie di 1 e 2 grado italiane e tedesche e grazie alla collaborazione con lo Jugenddienst locale, si è iniziato a lavorare alla creazione un prodotto audiovisivo che potesse rappresentare lâidentitĂ individuale e collettiva dei ragazzi e delle ragazze di Vipiteno in relazione con la loro cittĂ .
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Il progetto, intitolato âSe la mia vita fosse un filmâŚâ, viene portato avanti dagli educatori grazie alla collaborazione con il regista argentino Santiago Garrido Rua, esperto internazionale in questa tipologia di lavori. Ci si propone di identificare ed elencare i diversi bisogni comuni di ragazzi e ragazze, per migliorare la loro qualitĂ di vita e la loro partecipazione ai processi decisionali a livello comunale, portando avanti percorsi di cittadinanza attiva e partecipativa. Lâintero processo di produzione e distribuzione viene collettivizzato, per promuovere un modello partecipativo in cui avvenga uno scambio permanente di saperi attraverso il lavoro in equipe. Il processo di creazione è orizzontale e le decisioni vengono prese in assemblea. Lâassenza di un vero e proprio regista è il motore del processo: Santiago e gli educatori si pongono come facilitatori delle dinamiche sociali che vengono scatenate e che, in un secondo momento, si trasformano nel documento filmico. Il Progetto pone le conoscenze cine-
matografiche al servizio dei ragazzi che vogliono ârendere visibileâ (in termini audiovisivi) il proprio mondo immaginario, decidendo di farlo in maniera collettiva. I ragazzi parteciperanno al montaggio on-line, apprendendo contestualmente informazioni generali sullâattivitĂ di montaggio e i software utilizzabili, acquisendo conoscenze e abilitĂ di base sulle tecniche di montaggio digitale. Il risultato del lavoro sarĂ disponibile entro la fine di gennaio e verrĂ presentato nelle scuole coinvolte. Grazie alla collaborazione del presidente dellâAssociazione ARCI, verrĂ organizzata anche una proiezione presso il Teatro civico di Vipiteno, rivolta agli alunni degli istituti, alle loro famiglie, agli stakeholder.
Il risultato permetterà di creare contestualmente la mappa dei luoghi formali e informali e delle possibili attività per i giovani nel comune di Vipiteno. La speranza è di proseguire il percorso del progetto YOUNG WIPP anche oltre il 31 dicembre 2022.
26 Internos
Sguardi sullâassociazione
Nel corso dellâanno lâequipe del Centro studi si è arricchita di due altre preziose presenze. Non sono nuovi colleghi, ma persone che per motivi e percorsi diversi si sono trovate a collaborare con lâAssociazione, mettendo a disposizione consistenti competenze ed
esperienze professionali. Provenendo dal mondo delle imprese profit, la dimensione del sociale e del terzo settore costituisce per loro una novitĂ . Abbiamo dunque chiesto a Harald e a Sieghard di raccontarci lâincontro e lâimpatto con âLa Strada-Der Wegâ.
Einblicke in den Verein
Im Laufe dieses Jahres wurde das Team des Studienzentrums durch zwei neue, wertvolle Mitarbeiter bereichert. Es handelt sich nicht um neue Kollegen, sondern um Menschen, die aus unterschiedlichen GrĂźnden und auf unterschiedlichen Wegen zur Zusammenarbeit mit dem Verein gefunden haben und dort ihre
beruflichen Fähigkeiten und Erfahrungen einbringen.
Da sie aus der Welt der groĂen und kleinen Wirtschaft kommen, ist die rein soziale Dimension fĂźr sie neu.
Deshalb haben wir Harald und Sieghard gebeten, uns von ihrer Begegnung und deren Auswirkungen mit âLa Strada-Der Wegâ zu berichten.
27 Dicembre - Dezember 2022
Sguardi sullâAssociazione - Einblicke in den Verein
Lebe deine Träume und träume nicht dein Leben von Harald Kunkel
Nach mehr als 50 Jahren Berufstätigkeit in Deutschland, habe ich mir im Renteneintrittsalter Gedanken gemacht, wie ich mein kĂźnftiges Leben ohne feste und regelmäĂige Arbeit gestalten will. Schon lange war es mein Wunsch, mein letztes Lebensdrittel mehr mir selbst zu widmen und so meine noch offenen Lebensträume verwirklichen zu kĂśnnen. Also habe ich mir, noch als selbständiger Unternehmer, als erstes vorgenommen, meine eigene Werbeagentur nach 17 erfolgreichen Jahren zu schlieĂen. DafĂźr wollte ich mir weitere zwei Jahren Zeit geben, um langjährige Kunden, aber auch mich auf meinen neuen Lebens-Status vorzubereiten. In jungen Jahren hatte ich wie viele Menschen Lebensträume, aber bereits in den 70er Jahren begann mein Herz fĂźr Italien zu schlagen. Die Menschen, die Musik, das Essen, die Mode und das Land selbst haben mich schon damals begeistert. Vielleicht, weil mein GroĂvater, der kurz vor meiner Geburt starb, Italiener war, der in Deutschland meine
Oma kennengelernt und geheiratet hat. Ich hatte schon immer die Idee, dass mich seine Gene mit einem kleinen Anteil mit dieser Liebe fßr Italien geprägt haben. Meine vielen in Deutschland lebenden italienische Freunde haben mir jedenfalls oft bestätigt, dass ich manchmal italienischer wäre als sie⌠Als Pensionär lag es nahe, meinen langgehegten Traum einmal in Italien zu leben, endlich wahr zu machen und ihm mein letztes Lebensdrittel zu widmen. Lebe deine Träume und träume nicht dein Leben. Das war schon immer ein Motto von mir. Also habe ich mich selbst, aber auch mein privates und berufliches Umfeld, meine erwachsenen Kinder und viele Freunde und Bekannte langsam
28 Internos Sguardi sullâAssociazione
auf meinen geplanten Umzug in das Land meiner Träume vorbereitet und mich so selbst unter Zugzwang gebracht. Apropos Liebe fĂźr Italien, sie ist entscheidend dafĂźr verantwortlich, dass mein Traum handfest wurde und ich auch der Liebe wegen den Schritt der Auswanderung wagte. Meine heutige Partnerin, eine in Bozen geborene Italienerin, habe ich lange vor meinem Umzug kennengelernt. Die ersten drei Jahre unserer Partnerschaft haben wir uns per Flixbus zwischen Heidelberg und Bozen hin und her bewegt, gemeinsame Urlaube gemacht, Pläne geschmiedet. Bis dann Corona unser Zusammensein auf eine weitere Probe gestellt hat. Im Dezember 2020 habe ich dann â fest entschlossen â in einer Lockdown-LĂźcke den dritten und damit letzten Umzugstransport nach Bozen gemacht und lebe seitdem in einer gemeinsamen Wohnung, meinem nun neuen, ständigen Wohnsitz. Der groĂe Freundeskreis meiner Lebensgefährtin, die fĂźr mich sehr attraktive und interessante Stadt, viele,
viele Freizeitangebote und MĂśglichkeiten, haben mich von Anfang an fĂźr meinen neuen Lebensmittelpunkt begeistert. Auch die groĂe Freundlichkeit und die Hilfsbereitschaft der Menschen in den Geschäften, auf der StraĂe und in den BehĂśrden (beim Steuernummer beantragen, FĂźhrerschein umschreiben, erlangen der âsĂźdtirolmobilâ-Karte, etc.) haben mich begeistert.
Aus diesem herzlichen Empfang und eben auch aus dem Gefßhl heraus, nicht als Pensionär mit dem Briefmarkensammeln beginnen zu wollen, war es von Anfang an meine Idee, in Bozen eine fßr mich passende Beschäftigung mit Wert und Inhalt zu finden. Etwas Sinnvolles wollte ich machen, auch um der freundlichen Aufmerksamkeit und der erlebten Willkommenskultur etwas zurßck geben zu kÜnnen. Offen fßr alles was sich mir geboten hat, hÜrte ich auch der Schwiegertochter meiner Partnerin aufmerksam zu, wenn sie ab und zu von ihrer Arbeit bei La Strada erzählte. Vage lernte ich dadurch den Verein kennen und ich habe mich dafßr
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in
Einblicke
den Verein
interessiert. So bat ich Silvana, sich doch bei âLa Strada-Der Wegâ umzuhĂśren, ob vielleicht noch jemand eingestellt wird und ob man Interesse an meiner Person hat. Es hat nicht lange gedauert und ich bekam einen Namen und eine Telefonnummer, bei der ich mich melden sollte, um bei einem Gespräch mit dem Verein meine MĂśglichkeiten auszuloten. So lernte ich Barbara am Sitz von La Strada-Der Weg kennen, wir fĂźhrten ein langes Interview, sie hat dabei fleiĂig Notizen gemacht und wollte sich wieder bei mir melden. Noch auf dem Weg vom Interview zurĂźck nach Hause klingelte mein Mobiltelefon und Barbara wollte einen neuen, baldigen Termin ausmachen, da mich der Chef des Studienzentrums kennenlernen wollte. Zwei oder drei Tage später saĂ ich also wieder im BĂźro bei La Strada, diesmal zusammen mit Dario und nun wurde es konkreter. Ich bekam das Procedere des Servizio Sociale des Landes SĂźdtirol erklärt, wir fanden im Gespräch schnell Dinge, bei denen ich mit meiner Muttersprache Deutsch wertvolle Arbeit leisten kĂśnne. Auch meine jahrzehntelangen Erfahrungen aus dem grafischen, medialen und werblichen Umfeld sollte ich gerne einbringen. Ohne zu Ăźberlegen
habe ich daher eingewilligt, zunächst ohne Vertrag zu helfen, da die neue Einstellungsrunde erst im nächsten FrĂźhjahr, im April 2022, eine âordentlicheâ Beschäftigung im Verein mĂśglich machen wĂźrde.
Es war genau die Beschäftigung die ich in meinem Rentnerdasein machen wollte, aber eigentlich niemals erwartet hätte. Meinen erlernten Beruf als âernsthaftes Hobbyâ im sozialen Umfeld ausfĂźhren zu kĂśnnen war das, was ich mir vage vorgestellt habe. Dass es so etwas Ăźberhaupt gibt hatte ich bezweifelt und dass es mir dann auch noch vor die FĂźĂe fällt war wohl ein Wink des Schicksals. Gleich Ende des Jahres 2021 habe ich begonnen, zuerst meist vom Homeoffice aus, Texte zu Ăźbersetzen, zu redigieren und bei ersten Teamsitzungen des Studienzentrums im Verein dabei zu sein. Ich konnte von Anfang an mein Wissen und meine Erfahrungen einbringen, hatte mit Massimo einen Kollegen gewonnen, der mir nicht nur in Meetings dringend benĂśtigte Ăbersetzer-Dienste zukommen lieĂ, sondern auch ein hilfsbereiter und fĂźr mich wertvoller Kollege wurde. Er, Fabrizio, Dario und ich haben uns gegenseitig motiviert, tolle Ideen entwickelt und die âArbeitâ hat mir von Anfang an SpaĂ gemacht. Im Ap-
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Sguardi sullâAssociazione
Einblicke in den Verein
ril 2022 kam dann die Vertragsunterzeichnung, die mich offiziell zu einem Mitarbeiter von La Strada-Der Weg mit dem Status Servizio Sociale werden lieĂ. Seitdem verfasse ich Texte, ich Ăźbersetze viele Beiträge aus dem italienischen in meine Muttersprache, oder ich redigiere Texte. FĂźr das Magazin Internos durfte ich Interviews entwerfen, durchfĂźhren und sie danach zu Papier bringen. Auch in der grafischen Gestaltung der Logos, der AuĂenwirkung des Vereins, bei Veranstaltungen und bei vielen anderen und weiteren Themen kann ich mich einbringen. Mit Fabrizio bemĂźhe ich mich italienisch zu sprechen, wir verstehen uns immer besser! Ich helfe ihm beim Ăbersetzen des regelmäĂig zweisprachig erscheinenden Newsletters, er hilft mir mit Geduld bei meinen italienisch. Meine mich noch lange nicht zufrieden stellenden Kenntnisse der italienischen Sprache ärgern mich selbst am meisten, aber es wird immer besser und auch hier erlebe ich nur Entgegenkommen. Heute - nach guten acht Monaten im Verein - gefällt mir die Beschäftigung mehr denn je. Mein persĂśnlicher Wunsch, nach meiner Ankunft in Italien eine sinnvolle und beiderseitig nĂźtzliche Beschäftigung zu finden, ist zu 100 % umgesetzt.
Ich kann meine in meinem bisherigen Leben gesammelte Erfahrung in vielen Bereichen von La Strada-Der Weg nutzen und zum Glßck weitergeben. Ich kann gefßhlt etwas Gutes tun fßr Menschen welche die Hilfe suchen, die ich bieten kann. Ich kann mich revanchieren fßr die freundlichen und vorbehaltslosen Begegnungen, die ich vom ersten Tag meines nun neuen Lebens in Bozen erfahren habe. Und ich lerne! Aus den Texten die ich bearbeiten darf, entnehme ich neue Sichtweisen, neue Erfahrungen, aber auch neue Probleme. Mein Bild ßber die Jugend ändert sich in manchen Bereichen, in anderen Momenten bin ich freudig ßberrascht ßber die vielen jungen Menschen, die sich im Verein so wertvoll und mit Eifer einbringen. Dazu kommt, dass ich mit den drei anderen Herren im Studienzentrum ein sehr freundschaftliches, kreatives Team bilden darf. Aber auch alle anderen Kolleginnen und Kollegen hier im Vereinssitz lassen mich an jedem meiner Arbeitstage gerne an den Schreibtisch im Mariaheimweg kommen.
31 Dicembre -
Dezember 2022
Bivio senza segnaletica di
Sieghard Gschnell
Platone diceva che âciò che non si possiede nĂŠ si conosce, non si può dare nĂŠ insegnare ad altriâ; oggi posso dire di conoscere un mondo a cui non mi ero mai avvicinato prima e nel mio piccolo voglio insegnare ad altri ciò che ho imparato dalla mia esperienza.
Vengo dal mondo commerciale, sono da oltre trentâanni nella vendita e ne conosco tutte le sue sfumature. Fatturato, utile, ottimizzazione dei processi, motivazione del team alla vendita, bonus, raggiungimento target: ecco lâinsieme delle attivitĂ che riempie la mia giornata lavorativa per 365 giorni allâanno. Applico strategie per raggiungere obiettivi commerciali e nella mia giornata i protagonisti sono il prodotto e il cliente: entrambi hanno un tempo per rendere, una valutazione economica e una conseguente svalutazione; e inoltre un ciclo di vita da seguire, strategie commerciali e di marketing che si evolvono ogni giorno, perchĂŠ un commerciale per natura deve raggiungere un obiettivo: fatturare. Poi una âstradaâ diversa si incrocia nel mio percorso: un inci-
dente mi porta ad intraprendere un tragitto, che evolve in unâesperienza di vita. La mia ânormalitĂ diversaâ nasce con La Strada, una onlus altoatesina che opera in diversi settori del sociale attraverso una squadra di professionisti e volontari. Un mondo che non possedevo e non conoscevo, ma in cui mi sono ben presto immerso per aiutare e imparare. Come in tutte le forme di volontariato, ognuno è chiamato a offrire ciò che ha, perchĂŠ ogni competenza può fare la differenza. Ho da subito offerto la mia competenza linguistica per aiutare lâassociazione nelle traduzioni tedesco-italiano e viceversa, riguardanti servizi che accolgono minori
32 Internos Sguardi sullâAssociazione
inviati dai setrvizi sociali. RealtĂ delicate a cui, ramite questi testi mi sono avvicinato e che, parola dopo parola, ho avuto modo di conoscere. Oggi dopo 6 mesi insieme ai professionisti e ai volontari de La Strada, ho imparato che non esiste solo lâobiettivo da raggiungere, che la risorsa è unâopportunitĂ di crescita e che uscire dalla propria âconfort zoneâ significa arricchirsi. Ma ho anche insegnato ciò che poteva essere utile per tutti loro:
dalla digitalizzazione dei contenuti a strumenti di comunicazione interna ed esterna, dallâottimizzazione dei processi al rapporto di dialogo verso la gerarchia.
Questa esperienza con La Strada lâho intrapresa con la consapevolezza di non sapere e la curiositĂ di conoscere, dâaltronde i piĂš importanti bivi della vita sono quelli senza segnaletica come li definiva Ernest Hemingway.
33 Dicembre - Dezember 2022 Einblicke in den Verein
Animare le parole - Worte Beseelen: âBaby gangâ
Fabrizio Mattevi & Harald Kunkel
âAnimare le parole - Worte beseelenâ è unâiniziativa che lâAssociazione
La Strada-Der Weg ha intrapreso nel 2018. Si tratta di un ciclo di incontri centrati, di volta in volta, su una parola il cui significato merita di essere recuperato e approfondito. Il confronto e la riflessione sono attivati da testimonianze e interventi di piĂš voci. A seconda dei casi lâincontro è interno allâAssociazione o aperto al pubblico. Le parole sin qui affrontate sono: âSilenzioâ, âConflittoâ, âDesiderioâ, âSolitudineâ, âStranieroâ, âViaggioâ, âGiustizia e riparazioneâ, âPaura e coraggioâ, âFuturoâ, âFragilitĂ â. LunedĂŹ 21 novembre un appuntamento pubblico di âAnimare le parole-Worte beselenâ è stato dedicato a âbaby gangâ. Questo termine è utilizzato dai mezzi di informazione allorchĂŠ si verificano episodi di aggressivitĂ , violenza, microcriminalitĂ che hanno per protagonisti dei minorenni. Di per sĂŠ la definizione di âbaby gangâ, sorta negli anni â50 e â60 negli Stati Uniti, si riferisce a gruppi organizzati che agiscono con continuitĂ nel tempo.Pe r questo a
Bolzano, in piĂš occasioni, questore e prefetto hanno ribadito che in cittĂ non vi sono âbaby gangâ, ma fatti di cronaca che coinvolgono minorenni. A quella definizione non corrisponde dunque un oggetto reale, anzi vi è il pericolo che la parola generi e rinforzi i fenomeni a cui si riferisce.
Lo ha ricordato Valter Bonaldo, ex funzionario di polizia, nel suo intervento iniziale. Nel 2016, a Bolzano, un gruppo di ragazzi balzò agli onori della cronaca per i propri comportamenti. Nei titoli dei giornali iniziò a comparire lâappellativo di âbaby gangâ ed essi se ne appropriarono, facendone motivo di vanto e di sfida.
In primo luogo si dovrebbe dunque concordare quali elementi identificano una âbaby gangâ, tenendo presente che la variabile dellâetà è molto rilevante: una cosa è riferirsi a tredicenni/quindicenni, altra cosa sono giovani ultradiciottenni.
Vi sono alcuni fattori che tendenzialmente accomunano i protagonisti di queste vicende: estrazione socio-economica bassa, ambiente familiare fragile, assenza di una figura pater-
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na, difficoltĂ o fallimento scolastico. Ulrike Oberlechner, psicologa dellâAssociazione âLa Strada-Der Wegâ e coordinatrice del servizio âGiustizia riparativaâ, ha sottolineato lâimportanza e la forza del gruppo, che a questo tipo di adolescenti, offre, finalmente, unâidentitĂ : il gruppo accoglie, aiuta, protegge. Va anche aggiunto che per molti minori di cosiddetta âseconda generazioneâ, nati e cresciuti in Italia, figli di genitori immigrati, non si è ancora realizzata una piena ed effettiva integrazione. La forza e lâimportanza del gruppo è stata confermata da Valter Bonaldo, che ha ricordato come lâazione delle forze dellâordine punti a smantellare il gruppo e lâintreccio di relazioni che lo costituiscono. Lâavvocato Alessio Cuccurullo ha ricordato una sua esperienza personale, allorchĂŠ il contatto e la relazione sviluppatisi con un ragazzo, coinvolto in un gruppo turbolento, abbiano portato al suo allontanamento dai compagni: la sua uscita ha prodotto di lĂŹ a poco lo scioglimento del gruppo stesso. Veronica Mattarei, educatrice, è coordinatrice del Centro âPolo Ovestâ che lâAssociazione âLa Strada-Der Wegâ gestisce allâinterno del quartiere Firmian. Si è trovata a confrontarsi con gli effetti provocati dagli articoli pubblicati da organi
di stampa, che producono allarme proponendo ricostruzioni poco corrispondenti alla realtĂ . Ciò costringe a intervenire per rassicurare gli abitanti del quartiere coinvolto e anche, come è accaduto a lei, incontrare i consiglieri della circoscrizione. Veronica ha riportato anche alcune osservazioni. Una difficoltĂ a individuare questi gruppi di ragazzi è che si spostano per la cittĂ , passano da un quartiere allâaltro ed è dunque difficile individuarne la provenienza. Si incontrano e ritrovano la notte, radunandosi al buio, a volte lungo il fiume. Vi è dunque una questione riguardante possibili spazi di incontro accessibili nelle ore notturne. Tutti i luoghi istituzionali di aggregazione giovanile sono infatti chiusi a quellâora. Antonella Casagrande è una docente di matematica e scienze nelle scuole secondarie di primo grado. Attualmente insegna alla Scuola âAda Negriâ, che in passato ha sofferto gli effetti della presenza di alunni problematici. In questi anni lâIstituto si è impegnato ad affrontare questa realtĂ , attivando progetti e laboratori, prolungando gli orari di apertura, tentando di coinvolgere le famiglie. I risultati ci sono stati e ciò è confortante. Antonella ha portato anche lâesperienza vissuta nel progetto âGli anni
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- Dezember 2022
in tascaâ, realizzato dallâIntendenza scolastica italiana e proseguito per cinque anni. Si trattava di una proposta scolastica specificamente dedicata a studenti molto problematici. Antonella era lâinsegnante di matematica ma con loro era necessario in primo luogo confrontarsi con condizioni di vita estremamente difficoltose: ragazzi con situazioni familiari precarie o inesistenti, che, fuori dallâaula, non avevano luoghi e persone che si prendessero cura di loro. Lo sforzo educativo e didattico era, dunque, rivolto in primo luogo a far loro scoprire potenzialitĂ e identitĂ positive, alternative allâimmagine negativa e distruttiva del bullo che si erano costruiti. Emblematico e significativo il progetto concordato con una scuola di Merano: i ragazzi degli âAnni in tascaâ, adeguatamente preparati, si sarebbero proposti a una classe meranese per spiegare alcuni problemi matematici. Lâiniziativa ebbe successo: la âlezioneâ presentata ai coetanei risultò efficace e fu apprezzata, facendo scoprire ai protagonisti di avere delle capacitĂ , di essere in grado di portare a termine una consegna, di sentirsi apprezzati.
Die Psychologin Dr. Ulli Oberlechner erĂśffnete die Veranstaltung der Reihe âAnimare le parole - Worte beseelenâ zum aktuellen Thema âBaby Gangâ per einem vom Studienzentrum erstellten Videovortrag.
Ăber die groĂe Leinwand stellt sie sich und ihre Funktion im Bereich Wiedergutmachungsjustiz des Vereins âLa Strada-Der Wegâ kurz vor,
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um dann gleich in das Thema einzusteigen. Fßr das sehr zahlreich erschienene Publikum definierte sie zuersteinmaldenBegriffBaby-Gang. Diese WortschÜpfung ist im Moment scheinbar ßberall gegenwärtig, sie wird oft von der Presse benutzt und meist etwas aufgebauscht, dabei passt sie nicht so ganz zu den Gegebenheiten, die derzeit in Sßdtirol
existieren. Baby Gang´s, also Gruppen von meist sehr jungen bis hin zu älteren jugendlichen Banden, haben ihrenUrsprunginAmerika.Allerdings ist dieses Phänomen dort schon viel länger bekannt, es ist in den amerikanischen GroĂstädten viel hierarchischer, viel strenger strukturiert als anderswo. Wenn man einmal per Ritual in so eine Bande aufgenommen
wurde, ist es schwer sie wieder zu verlassen. Auch die Art der meist kriminellenDelikte,dieindenUSAdurch die Gangs verĂźbt werden, sind weit schwerwiegender und krimineller als hier in Europa oder gar in SĂźdtirol. Hier in SĂźdtirol, mit den Fall-Schwerpunkten Meran und Bozen, handelt es sich bei den Jugendbanden eher um etwas lockerer verbundene Jugendliche, die sich meist Ăźber eine Gemeinsamkeit definieren und gefunden haben, sich aber gleichzeitig so selbst stigmatisieren. Das kann der gemeinsame Kleidungsstil sein, die gleiche bevorzugte Musikrichtung,eskannaberauchdieHerkunft oder der Aufenthaltsort sein, der die Heranwachsenden -meist um einen AnfĂźhrer herum- zur Bande werden läĂt. Man trifft sich, man verĂźbt kleine bis ernstere Straftaten und in der Gruppe gibt es keinen, der sich dafĂźr persĂśnlich verantwortlich fĂźhlt. Es machen ja immer alle mit. Genau da setzt dann die Arbeit von LaStradaan,wennderVereindieGe-
legenheit bekommt, mit den ertappten Jugendlichen ins Gespräch zu kommen. Die Wiedergutmachungsjustiz arbeitet mit den jugendlichen Straftätern und findet oft, auch mit dem Staatsanwalt zusammen, eine wiedergutmachende Strafe, die ßber eine Mediation sogar den oder die Geschädigten mit einbezieht. Aber auch Gruppentherapien finden statt. Schwierig wird es, die oft ahnungslosen Eltern der straffällig gewordenen Jugendlichen mit einzubeziehen. Sie sind oft ßberrascht und kÜnnen sich schlecht mit den Problemen ihres Nachwuchses auseinandersetzen.
Die anschlieĂende Diskussion mit weiteren Impulsvorträgen von Rednerinnen und Rednern aus dem Kreis der Polizei, der Schule, des Jugendtreffs und der Sozialarbeit war lebendig und aufklärend. Das Problem Baby-Gang ist auf jeden Fall erkannt, man beschäftigt sich intensiv, aber auch mit Erfolg damit.
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âMi ha dato modo di rinascereâ: echi di un servizio di Dario Volani
Il Servizio Civile provinciale è una splendida opportunità e risorsa, sia per tanti giovani (dai 18 ai 28 anni), sia per i nostri servizi. Ormai da molto tempo possiamo contare, per la durata di un anno circa, sul dono di entusiasmo, competenza, disponibilità , idee di tanti giovani che scelgono di svolgere un servizio in favore di una delle attività della nostra Associazione.
Dopo qualche mese dalla conclusione della loro esperienza vogliamo di seguito condividere frasi, emozioni, riflessioni di alcuni di loro, raccolte in una veloce intervista.
- ci dice - è stata âunâesperienza che mi ha dato moltissimo. Ă stata molto intensa e molto culturalmente e socialmente nutrienteâ.
Sarah, ventidue anni, nata e cresciuta a Bolzano, ora studia lingue e letterature straniere allâUniversitĂ di Bologna. A lei questâesperienza ha âdecisamente stravolto positivamente le aspettative che aveva inizialmenteâ. Aggiunge ... âho amato ogni singolo secondo e custodisco un ricordo molto speciale di questo ultimo anno.â
Anna studia lettere moderne a Trento, è appassionata di musica, cinema e letteratura. Le piace collaborare con varie realtĂ del territorio per portare positivitĂ , inclusione e riflessioni (oltre che divertimento). Ha scelto di svolgere il servizio civile âper il bisogno di fare nuove esperienze e conoscere nuove persone, per trovare la mia strada e lavorare nel sociale, idea che avevo giĂ in mente.â Quella vissuta a La Strada â Der Weg
Denyan, anno di nascita 2000, bolzanino, ora ha trovato lavoro presso un grande discount. âHo imparato cose nuove che porterò sempre con me... Non sapevo cosa aspettarmi allâinizio, però si è rivelata una cosa molto positiva per me perchĂŠ mi ha dato modo di rinascere.â
Zubiya, 26 anni, è nata a Gujrat in Pakistan, ma abita a Bolzano da parecchi anni. âHo scelto di svolgere il Servizio Civile conoscendo bene âLa
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Strada-Der Wegâ perchĂŠ avevo fatto uno stage e mi era piaciuto molto.â
E per tutto il periodo o per un breve tratto hanno svolto il loro servizio anche Ester, Lavan, Daniela, Liliana. A tutti loro ribadiamo il nostro GRAZIE.
Abbiamo tra il resto chiesto: Quali difficoltĂ , cose piacevoli, belle, interessanti?
Anna - âLe piĂš grandi difficoltĂ che ho riscontrato sono state forse riuscire ad affrontare nuove situazioni superando ansia o disagio, ogni tanto qualche problemino di comunicazione e⌠il non riuscire a concentrarmi su altro perchĂŠ lâesperienza era cosĂŹ entusiasmante da risucchiarmi! Ho imparato ad ascoltare e ascoltarmi, a superare molte paure e buttarmi in situazioni che mi spaventavano, oltre ad approcciarmi a un mondo lavorativo diverso.â
interviste, scritto articoli di giornale, molte attivitĂ con bambini e ragazzi; sono andata in Spagna e a Bruxelles; ho incontrato tanti nuovi amici; ho avuto lâoccasione di organizzare molti eventi culturali.â
Denyan - âLâinizio è stato difficile perchĂŠ arrivavo da un periodo in cui ero âfermoâ. Mi sono trovato benissimo con i âcolleghiâ.
Sarah - âqualche gaffe comunicativa, da parte mia o dello staff, ma che si sono sempre risolte per il meglio ⌠ho fatto tante cose che prima non avevo mai sperimentato: ho parlato su un palco (con tanto di gaffe e figuracce allâinizio); ho fatto tantissime
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Zubiya - âAl Centro studi mi sono trovata benissimo. Bello avere uno spazio tutto mio e imparare cose nuove. Le difficoltĂ iniziali sono sparite in frettaâ.
Qualche episodio particolare, divertente, strano che ti è capitato
Anna - âDurante la preparazione per lâedizione 2022 di âInchiostroVIVOâ,
dopo un pomeriggio intenso di prove, saliamo in bici con Roberta, Sarah, Anna e notiamo tanti fogli sparsi per strada. Robi fa una battuta âchi avrĂ perso tutti questi soldi?â E intanto le auto continuavano a passare facendo volare tutti i⌠NOSTRI VOLANTINI! Ci siamo ritrovate a correre in mezzo alla strada, schivando le macchine, per riuscire a raccogliere piĂš fogli possibile ridendo come matte.â
Sarah - âMi è rimasto impresso nella memoria il mio primo giorno a âVilla delle Roseâ. La coordinatrice ci ha organizzato una visita alla struttura accompagnate da un ragazzino di Villa, che ci ha fatto fare un giro molto particolare: diceva cose come âquesta è una sediaâ indicando una sedia, âquesto è un muroâ indicando un muro. Ci ha fatto morire dal ridere, sciogliendo un poâ la tensione che câè sempre quando comincia qualcosa di nuovo.
Denyan - âAlcune persone seguite dal servizio in cui operavo erano davvero âstraneâ e divertenti ⌠câera gente che parlava con le pianteâŚâ
Zubiya - âIl posto di lavoro è particolare. Si lavora molto, ma si ride anche tanto. E si fanno certi scherzi ...â
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Cosa farai ora? Quali prospettive per il prossimo futuro?
Anna â âOra mi dedicherò allo studio, ma poi mi piacerebbe continuare a lavorare nellâambito dellâeducazione e della cultura.â
Sarah â âQuestâanno mi ha fatto capire quanto il ruolo dellâeducatore mi piaccia e mi appassioni, quindi lâidea è di seguire questa strada. Prima però devo finire di frequentare lâUniversitĂ .â
Invia un saluto (un ringraziamento, un pensiero, una dedica) a chi vuoi tu.
Denyan - âSono felice di aver trovato un lavoro, tra il resto scegliendo tra varie possibilitĂ . Questo anche grazie a questa esperienzaâ.
Zubiya - âHo fatto dei colloqui di lavoro. Sono in attesa di una risposta e di una nuova possibilitĂ .â
⌠partono una serie infinita di ringraziamenti rivolti a tutta lâAssociazione: - a chi ha condiviso con loro questâanno sopportando dubbi e indecisioni; - a operatrici e operatori dei servizi per essere stati sempre loro molto vicini; - a chi li ha fatti crescere, ma anche ridere, rendendo questâavventura super speciale; - a bambini e ragazzi, che mancheranno da morire; - a chi li ha spronati a buttarsi nelle cose, sperimentarsi, migliorarsi; - a Jessica che è stata figura di riferimento per tutti i giovani del Servizio civile; - a tutti i coordinatori dei vari Servizi e progetti; - ad ogni singola persona che hanno incontrato in questo cammino; ognuno di loro âavrĂ per sempre un posticino specialeâ nel loro cuore.
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