Internos Nr.2_dicembre/Dezember 2016_La Strada - Der Weg ONLUS

Page 1

Nr.0 / 016

Periodico interno trimestrale Interne vierteljährliche Zeitschrift


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Sommario - Inhaltsverzeichnis La sua pagina La maledizione del Coltan La petizione per i diritti umani in Congo Inserto Gioco d’Azzardo Definizioni Agli altoatesini piace giocare...d’azzardo She gambler Das Spiel ist der Beruf jedes Kindes Spiele und Risiken Donne e gioco d’azzardo L’azzardo di chiamarlo gioco Il gioco d’azzardo è una cosa seria Non solo una questione di denaro Una preoccupazione di genitori Giochi mortali Gap, ovvero gioco d’azzardo patologico Fine inserto Dove vanno le marmellate Welfare generativo Il rugby, uno sport con il fairplay nel DNA Undicesima coppa fairplay per l’Excelsior Una statua restaurata in ricordo di Don Giancarlo In Memoriam in Val Badia Un tuffo nella storia religiosa e culturale del ns. territorio Con radici e ali Messa di Natale 2016 Coppa dei valori Gran Casinò

3 4 6 8 10 12 15 17 20 22 23 27 28 30 31 33 38 39 41 43 44 45 46 47 49 53 55 55


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

La Sua Pagina... In questo numero, dedicato in gran parte al tema del gioco d’azzardo e dunque ad un approccio al gioco che per molte persone può avere aspetti anche patologici, ci piace ricordare tramite alcune immagini la parte “giocosa” in senso positivo di don Giancarlo Bertagnolli. Gioco che lui sperimentava sia nello sport individuale e di gruppo, che nell’animazione di bambini e giovani

3


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

La maledizione del COLTAN I più ignorano l’esistenza e l’utilità di questo minerale, ma senza di esso i nostri cellulari non potrebbero funzionare. Nei mesi scorsi Villa delle Rose e l’Associazione “La Strada-Der Weg

nostri giovani volontari hanno tradotto nella loro madrelingua, rispettivamente spagnola, polacca e araba, il testo della petizione che John sta per portare a Bruxelles, al Parlamento europeo, dopo tanti chilometri di marcia e di incontri. L’obiettivo è quello di far

ONLUS” hanno partecipato attivamente al progetto “Beni” del Peace Walking man John Mpaliza: tre dei

capire a più persone possibili i temi della campagna in favore dei diritti umani della popolazione congolese,

4


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

legati agli interessi che ruotano al mercato, non sempre tracciabile, del Coltan. L’ 80 % del Coltan in circolazione viene estratto in Congo per conto di alcune delle più grosse multinazionali che sfruttano queste miniere. Qual’è il percorso che dalle miniere arriva fino a casa Nokia, Apple o Samsung, ad esempio? Brevemente coltan e cassiterite (altro minerale) vengono estratti a suon di martello e a mani nude nelle miniere sparse per tutto il Congo, soprattutto nella regione di Kivu. Nelle zone d’estrazione, i guerriglieri obbligano i “minatori” a pagare una quota per ogni chilo di minerali estratto, in queste miniere muoiono ogni giorno decine di persone, a causa di frane, asfissia, lavoro forzato o giustiziati dai membri del FDLR. Dalle miniere, dopo aver pagato il pizzo ai guerriglieri, questi giovani e giovanissimi minatori camminano per due giorni con circa venti, trenta, cinquanta chili di minerali caricati in sacchi sulle spalle, fino ad arrivare a Goma, città di confine, punto di raccolta dove coltan e cassiterite vengono smistati e registrati per la prima volta in maniera ufficiale. Ovvero, volendo risalire all’origine di un minerale conflittivo prima dell’arrivo a Goma, non esiste alcun tipo di documento ufficile. Questo è uno dei punti chiave che fa capire come si sia creato nella catena di approvvigionamento di materie prime un falso punto di partenza, sganciando le multinazionali dell’elettronica dalla

relazione diretta con le miniere dei guerriglieri del FDLR, mascherando il loro intrinseco rapporto commerciale venditore-compratore: minerali in cambio d’armi. Da Goma, coltan e cassiterite vengono caricati in piccoli aerei e inviati in Ruanda, Uganda, Tanzania, Kenya, Burundi, dove gli emissari delle multinazionali europee, asiatiche ed americane li comprano e li portano direttamente nelle catene di montaggio dei nostri cellulari. Morale della favola, con ogni cellulare e computer che compriamo, diamo il nostro piccolo apporto al finanziamento dei gruppi armati africani, paghiamo loro le armi e li aiutiamo a perpetrare le loro violenze, le mattanze, gli stupri e le ingiustizie. Grazie a Linda Cristal Perez Perez, Wojciech Dynda e a Karima Khouadri per il loro impegno e per il supporto che hanno voluto dare ad un progetto sui diritti umani molto importante. #partecipazioneattiva #inmarciaperidiritti #giovanialcentro Roberta Catania Erika Waldboth


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

La petizione per i diritti umani in Congo Pubblichiamo il testo della petizione che verrà consegnata alla commissione europea. Collegandosi a questo link https://www. change.org/p/fermare-subito-imassacri-di-beni-rd-congo, si può firmare la petizione e vedere una drammatica testimonianza/video su questa tragica situazione. Nella zona di Beni, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, sono avvenuti e tuttora avvengono orribili massacri, moltissime persone

6

dell’etnia Nande sono state sgozzate, le braccia di numerosi bambini amputate, le donne violentate e sventrate, famiglie intere massacrate e brutalmente uccise. Il 14 maggio 016 i coordinatori locali dei gruppi della società civile di Beni, Lubero e Butembo hanno denunciato in una lettera aperta le uccisioni di 1116 persone, mentre 14 0 rapimenti sono stati ufficialmente registrati solo negli ultimi due anni.


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

La sequenza incessante di brutali omicidi contro la popolazione inerme in vari villaggi della zona, che continua nonostante la presenza dell’esercito congolese e dei caschi blu delle Nazioni Unite, è estremamente inquietante e fa intravedere un disegno criminale portato a termine con agghiacciante spietatezza per spazzare via con la violenza e il terrore i civili residenti nell’area. Chiediamo: • che la comunità internazionale, e in particolare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su pressione degli Stati europei membri, metta in atto tutte le misure necessarie per far cessare il prima possibile i massacri; • che venga promossa un’inchiesta sui crimini commessi in quest’area della Repubblica Democratica del Congo presso la Corte Penale Internazionale, la Corte Africana dei Diritti Umani e dei Popoli, la Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja; • che l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Generali e la Politica di Sicurezza promuova con urgenza a livello europeo e internazionale un’inchiesta su questi massacri; • che l’Unione europea valuti di inviare un rappresentante speciale nella zona di Beni per redigere

un rapporto da presentare con la massima urgenza al Parlamento europeo, ai governi degli Stati membri ed alle più alte istituzioni europee; che alla missione MONUSCO dell’ONU, oltre al mandato di osservazione, venga data con urgenza facoltà di interposizione nella zona di Beni, e che la stessa sia posta in grado di difendere e proteggere effettivamente ed efficacemente la popolazione civile dalla crescente violenza dei miliziani; che, essendo il commercio illegale dei minerali la sorgente primaria di supporto per i gruppi armati operanti nel nord-est del Congo, l’Unione europea deve approvare e implementare al più presto il regolamento sui “minerali dei conflitti” negoziato recentemente, prevedendo un attento monitoraggio in modo da adottare tutti i miglioramenti possibili per rendere sempre più efficace il contrasto al finanziamento dei conflitti.


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Inserto Gioco d‘azzardo PREMESSA Nel percorso che ha portato all’elaborazione del nuovo piano strategico associativo 2015-2020, è emersa l’esigenza di approfondire argomenti attuali di natura etica, che stanno animando il dibattito culturale e politico a livello nazionale e locale. Si pensi alle tante visioni legate a temi quali i mutamenti della famiglia, il gender, i flussi migratori, la legalizzazione delle droghe leggere, la prostituzione, il gioco d’azzardo, ecc...Il Centro Studi affronta alcune di queste tematiche con la finalità di fornire al lettore degli spunti informativi oggettivi, da non interpretare come una presa di posizione ufficiale dell’Associazione, bensì intesi come punto di partenza per ulteriori approfondimenti personali. Quanto scritto, insieme a serate di approfondimento e in ascolto di indicazioni che usciranno da altri tavoli e gruppi di lavoro (vedi Sinodo), ci darà la possibilità di offrire il punto di vista associativo. Buona lettura


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

“Il giocatore non sarebbe felice se qualcuno gli desse il denaro della vincita.� Ennio Flaiano


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

DEFINIZIONI Giocare d’azzardo significa “puntare o scommettere una data somma di denaro, o oggetto di valore, sull’esito di un gioco che può implicare la dimostrazione di determinate abilità o basarsi sul caso”. Il giocare d’azzardo può anche essere definito come “qualsiasi puntata o scommessa fatta, per sé o per altri, con denaro o senza, a prescindere dall’entità della somma, il cui risultato sia imprevedibile ovvero dipenda dal caso o dall’abilità” (Gamblers Anonymous, 2000). L’Arizona Council on Compulsive Gambling (1999), definisce il gioco d’azzardo “problematico” come il coinvolgimento di comportamenti rischiosi di gioco che condizionano negativamente il benessere individuale, intendendo il prodursi di difficoltà di relazioni familiari, economiche, sociali e di interferenze con gli obiettivi professionali. Il gioco d’azzardo “problematico” non è citato nel DSM IV ma, 10

qualora il comportamento non regredisca, viene considerato precursore del gioco d’azzardo compulsivo. Il gioco d’azzardo patologico (GAP) è da intendersi come la conseguenza secondaria di un comportamento volontario di gioco d’azzardo persistente in un individuo vulnerabile alla dipendenza, che presenta cioè alterazioni

preesistenti di tipo neurofunzionale dei normali sistemi neurobiologici della gratificazione (sistema di reward dopaminergico con iper-risposta anomala al gioco d’azzardo), del controllo degli impulsi (corteccia prefrontale con de-


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

ficit dell’autocontrollo) e delle funzioni cognitive correlate (credenze e distorsioni cognitive in relazione alle reali possibilità di vincita). Il gioco d’azzardo patologico è quindi una dipendenza patologica, da stimoli esogeni, in grado di produrre in questi individui, non solo ripetute e anomale risposte comportamentali compulsive, ma anche effetti neuroplastici, tolleranza e craving (Castellani 1995). L’Arizona Council on Compulsive Gambling (1999), con una descrizione di ordine sintomatologico, definisce il gioco d’azzardo “patologico” come un disturbo progressivo, caratterizzato dalla continua periodica perdita di controllo in situazioni di gioco, dal pensiero fisso di giocare e di reperire il denaro per continuare a farlo, dal pensiero irrazionale e dalla reiterazione del comportamento, a dispetto delle conseguenze negative che quello produce. Con una definizione più precisa ed estesa, che si basa su una serie di evidenze scientifiche e studi eseguiti da vari ricercatori, il gioco d’azzardo patologico può essere definito come una dipendenza comportamentale patologica caratterizzata da un persistente comportamento di gioco d’azzardo mal adattivo (Goudriaan 2004) e il disturbo classificato come un disturbo del controllo dell’impulso secondo i criteri previsti dal DSM IV. Il gioco d’azzardo patologico rappresenta un grave pro-

blema di salute pubblica, crea problemi psico-sociali al soggetto coinvolto, è causa di problemi finanziari e può condurre a disturbi di natura antisociale (Potenza 2002, Petry 2002, Lejoyeux 2002, Potenza 2000).

http://gambling.dronet.org/definizioni.html Dipartimento politiche antidroga Fabrizio Mattevi Servizio sociale volontario

11


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

AGLI ALTOATESINI PIACE GIOCARE...D’AZZARDO Dati preoccupanti sono emersi dalla ricerca Astat sul gioco d’azzardo in Alto Adige, presentata lo scorso 24 ottobre La ricerca fa una proiezione sulla popolazione altoatesina di 17 anni e oltre, che è pari a 425.400 abitanti. Di questi l’82,4 %, ovvero 350.000 persone, hanno già provato almeno una volta nella vita un gioco d’azzardo, cioè un gioco di fortuna che prevede vincite in denaro. Di questi circa la metà ha giocato almeno una volta negli ultimi 12 mesi. Si stima che in Alto Adige ci siano 12000 giocatori problematici e 5600 giocatori patologici, sommando i due dati si arriva a 17600 giocatori cosiddetti eccessivi, il che corrisponde al 4,1 della popolazione di riferimento. Possiamo dunque parlare di tre tipologie di giocatori: - quelli a basso rischio, che generalmente giocano saltuariamente spendendo in modo contenuto; la loro principale motivazione risiede nella socializzazione e nella competizione - i giocatori problematici: giocano periodicamente, il tempo trascorso giocando aumenta sensibilmente e crescono anche le somme di denaro dedicate al gioco. Il loro comportamento rappresenta già un potenziale rischio per la salute fisica, mentale e 12

sociale - i giocatori patologici: la loro attività di gioco ha carattere quotidiano o comunque intensivo, sentono un desiderio incontrollabile di giocare (craving) e spendono grandi somme di denaro con conseguente indebitamento. Sono in stato di dipendenza e afflitti da una vera e propria malattia a livelo neuropsico- biologico. Necessitano di cure e riabilitazione. Tornando alla ricerca, il gioco più diffuso risulta essere il “Gratta e Vinci”praticato annualmente da 156.000 altoatesini, seguito dal lotto/superenalotto con ca. 55.000 persone l’anno. Sopra i 10.000 giocatori annuali troviamo anche le lotterie nazionali, i casinò, il totocalcio, win for life . Seguono le slot machine con 8.000 altoatesini, di cui però 1.500 a cadenza settimanale. Meno diffusi i giochi online, se si sommano tutti i tipi di giochi online si arriva a 8000 praticanti, il 2% degli abitanti. I luoghi in cui si gioca di più sono il tabacchino e il bar, seguiti dalla casa propria (giochi online). Il 37,6% dei giocatori ha giocato la prima volta prima dei 20 anni e il 32,3% tra i 20 e i 30 anni. In generale i giocatori sono spesso giovani. Analizzando i dati dei giocatori eccessi-


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

vi (problematici + patologici), vediamo che i maschi sono circa il doppio delle donne; inoltre il picco dei giocatori eccessivi è tra i giovani (sotto i 30 anni). Tra gli extracomunitari si registra una presenza di giocatori eccessivi in rapporto alla popolazione extracomunitaria sensibilmente alta. Anche la condizione professionale è una variabile importante: si notano infatti valori più alti di giocatori eccessivi tra le persone disoccupate o in cerca di lavoro e tra i dipendenti con contratto a termine. In questo caso la ricerca sembra confermare che la precarietà della propria situazione favorisca ricadute pesanti sul gioco. L’estrazione sociale delle persone invece non è un dato rilevante ai fini della partecipazio-

ne a giochi d’azzardo. Sintetizzando, la ricerca stabilisce che le 4 variabili socio-demografiche che hanno una certa incidenza sulla probabilità di incappare in comportamenti ludopatici sono: - sesso (maschile) - età (tra i 21 e i 30 anni) - non esser cittadini comunitari - precarietà della condizione occupazionale. (naturalmente le variabili non devono essere presenti contemporaneamente). Questo dato non va intrpretato in modo assoluto perchè la ricerca ha fatto anche emergere, che accanto a queste 4 pur significative variabili, esistono altre cause del comportamento ludopatico, difficili da rilevare.

13


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Un altro dato interessante è che tra i giocatori patologici ci sono quote di bevitori a rischio triple rispetto ai non giocatori e doppie rispetto ai giocatori non problematici. Il motivo che spinge la maggior parte delle persone a giocare è l’emulazione: si inizia “vedendo gli altri”. OLtre alla speranza di un guadagno economico, molti danno motivazioni non economiche come “noia”, “stare in compagnia”, “per l’adrenalina”, “per rilassarsi”, “per dimenticare i problemi”. In Alto Adige più di 4.000 persone hanno problemi economici rilevanti a causa del gioco, che spesso si riflettono negativamente sulla vita familiare e sulla salute. Studiando il vissuto di chi gioca, la ricerca sottolinea che i giocatori eccessivi presentano valori bassi di benessere psicologico; essi inoltre tendono a credere che familiarizzando con un gioco si possa vincere più facilmente e che il fato possa essere dominato (“lo sento quando è il momento fortunato”). Alla presentazione della ricerca erano presenti referenti dei servizi di prevenzione, territoriali e terapeutici. Interessanti le loro considerazioni: - a livello preventivo è importante eliminare le “macchinette” dai locali pubblici; - il gioco d’azzardo è radicato culturalmente: ad esempio all’autogrill è normale che accanto al caffè venga proposto l’acquisto di un “gratta e vinci”; 14

tutto ciò porta ad una “normalizzazione” del gioco d’azzardo; - la presa di contatto con i giocatori eccessivi extracomunitari è molto difficoltosa - donne e migranti sono due categorie di giocatori eccessivi poco presenti all’interno dei servizi di sostegno territoriali; - i giocatori patologici arrivano molto tardivamente in terapia, in molti casi dopo aver anche tentato il suicidio; è necessario approcciare questi pazienti in modo precoce. L’assessora Stocker ha infine rimarcato l’alto grado di adesione della popolazione alla politica restrittiva da parte della provincia. Ha inoltre messo l’accento sulla necessità di sensibilizzare tutta la popolazione, perché ogni cittadino con il suo comportamento può essere un esempio (positivo o negativo) per una persona a rischio di ludopatia.

ricerca astat: il gioco d’azzardo 2016 M.A. Centro Studi


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

SHE GAMBLER ll gioco d’azzardo nell’universo femminile Un fenomeno in crescita, una fonte di allarme sociale, la dipendenza da gioco d’azzardo riguarda anche le donne. Non esiste in Italia uno studio specifico sulle giocatrici che ne definisca tipologie e motivazioni e d’altronde non esistono nemmeno dati ufficiali relativi al fenomeno in generale (a seconda delle fonti, il numero dei giocatori “problematici” varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione - da 6 mila a ,3 milioni di italiani adulti-, mentre la stima dei giocatori “patologici” varia dallo 0, % al , % -da 30 mila a 1,3 milioni-). Risulta, invece, già approfonditamente indagato nel Regno Unito, dove per esempio i dati indicano che, se in assoluto gli uomini giocano di più, quando parliamo di azzardo online allora il primo posto va alle donne. Perché è un modo di astrarsi dalla pressione quotidiana che apparente-

mente non presenta effetti collaterali e non produce “postumi” visibili. In Australia, uno studio della Victoria University conferma che l’introduzione di una forma d’azzardo percepita come soft, come le slot machine o i gratta e vinci, ha aperto la strada anche alle giocatrici (il 64% di tutti i giocatori di gaming machine di Victoria sono donne). Il Canada vanta già diverse ricerche sulle differenze di genere nella ludo-

patia e identifica il primo e principale elemento distintivo nelle motivazioni emotive: il giocatore di sesso maschile cerca il brivido, la scarica di adrenalina del rischio; la giocatrice insegue una via di fuga alla pressione quotidiana, 1


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

una bolla di decompressione. E in Italia? Difficile a dirsi, anche per l’atteggiamento ambiguo dello Stato. Con la pubblicizzazione massiva dei casinò online e delle slot machine, l’aspetto tabù del gioco si sta andando perdendo. Questo apre ad un gioco sempre più a portata di mano, grazie alle versioni del casinò e slot machine per telefonia mobile, e sempre più normalizzato. Si può tentare di fare un ritratto della giocatrice italiana mettendo insieme i dati di varie ricerche. L’associazione Pulitzer, che si occupa di divulgare informazioni legate al gioco d’azzardo, riporta i dati del Casinò di Sanremo, secondo i quali il 54% dei giocatori è femminile e la fascia di età più coinvolta è tra i 35 e 55 anni (oltre il 55% del totale). Da una ricerca torinese, invece, risultano essere soprattutto le donne mature (nella fascia d’età 50-59) quelle più interessate dalla patologia. Le ultrasettantenni sono il 14% e nei colloqui si è evidenziata l’incidenza dei cambiamenti relativi all’età: la consapevolezza dell’inarrestabile avanzare del tempo e del conseguente venire meno delle risorse fisiche ed intellettive, unitamente alla pressione di fattori socio-ambientali, quali la persuasione pubblicitaria, la paura della povertà, potrebbero predisporre psicologicamente all’attrazione per il gioco, visto come ultima, magica occasione di rea16

lizzare sogni e desideri attraverso un colpo di fortuna. Non risultano donne al di sotto dei 30 anni che si siano rivolte all’ambulatorio preso in esame: le donne giovani sono poco interessate al gioco d’azzardo in generale? Sono meno consapevoli e motivate ad affrontare il problema? Giocano in modo “sociale” e “senza esagerare” (come recitava la pubblicità dell’AAMS) o ancora fanno parte di quel fenomeno sommerso che non riconosce il problema e non si affidanoquindi ai Servizi? Difficile dirlo, ma ampliando la prospettiva, con un‘indagine dello scorso anno svolta dal Codacons, è facile immaginare che semplicemente le interessate non lo considerino un problema. E sempre a partire dai dati da loro rilevati, risulta chiaro che la giocatrice non rispetta un “canone” monolitico e dalle caratteristiche chiare, è più un quadro di Picasso: “Le giocatrici ‘tipo’ sono in possesso della licenza di scuola media inferiore; se impiegate rivestono un ruolo di dirigente e hanno un contratto a tempo indeterminato; mentre se lavoratrici autonome sono imprenditrici. Tra le donne impiegate nei trasporti e nelle comunicazioni si rilevano i maggiori rischi: 5,1%. Nel Centro-Sud si gioca di più. Il primato spetta alla Campania (57%), segue la Calabria (55%) e poi Lazio, Sicilia, Puglia e Abruzzo (tutte si attestano su circa il 53%). Le regioni dove invece si gioca di meno rispetto alla media na-


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

zionale (47%) sono quelle del Nord: Emilia Romagna in primis (41%), ma anche Trentino Alto Adige (42%), Liguria e Veneto (44%).”, quindi siamo tutte potenziali giocatrici. The Guardian www.theguardian.com/uk/2010/ jan/17/women-gamblers-online-addiction The

Independent

www.independent.co.uk/

news/uk/home-news/women-hooked-on-online-betting-up-from-44-per-cent-8547070.html “Sex differences in Gaming Machine Gambling, di K. Ohtsuka, E. Bruton, L. Deluca, V. Borg

doi=10.1.1.505.6747&rep=rep1&type=pdf Centre of Addiction and Mental helath- Problem Gambling, Institute of Ontario www.problemgambling.ca/EN/ResourcesForProfessionals/Pages/WomenandGambling.aspx Associazione Pultizer http://www.associazionepulitzer.it/chi-siamo/ “Uno sguardo alle donne che giocano d’azzardo”, D. Boni, L. Pelloni, E. Rivela, E. Bignamini; Dal fare al dire, a.20, n.3

Erika Waldboth Centro Studi

http://citeseerx.ist.psu.edu/viewdoc/download?

DAS SPIEL IST DER BERUF JEDES KINDES! Der Versuch Spiel und Wettbewerb bei Kindern näher zu beleuchten, um das Verhalten und die Ursachen von Spielsucht bei Jugendlichen und Erwachsenen zu verstehen Als bei einem unserer wöchentlichen Treffen des Studienzentrums beschlossen wurde, für die Winterausgabe des Internos das Thema Spielsucht aufzugreifen, war meine erste Assoziation der Zusammenhang zwischen Kindern und deren Spielverhalten. Leider besteht dabei das Risiko der Themenverfehlung, wobei ich das Urteil den Lesern überlasse.

Verschiedenste Disziplinen, wie Philosophie, Theologie, Psychologie, Pädagogik, Medizin, Soziologie und Anthropologie haben eine Vielzahl von wissenschaftlichen Untersuchungen zum Phänomen des Spiels herausgebracht, was nicht verwunderlich ist „da das Spiel(en) in allen Kulturen und zu allen Zeiten ein fester Bestandteil im Leben des Menschen war bzw. ist und dadurch überall eine große Beachtung findet.“ (http://www.kindergartenpaedagogik.de/2100.html) Es gibt unzählige Artefakte die das Spiel weltweit und im Laufe der Zeit dokumentieren. Dabei lässt sich erken17


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

nen, dass das Spiel in vorindustriellen Gesellschaften Kinder und Erwachsene verband. So beteiligten sich Kinder an den „Spielen“ der Erwachsenen, die während sakraler Handlungen, theatralischen Szenen und Festen stattfanden. Hingegen wird heutzutage der Begriff Spiel generell mit weniger bedeutsamen Lebensritualen oder gesellschaftlichen Aspekten in Zusammenhang gebracht und in der Regel in die Welt der Kinder verbannt. Einige geläufige Redewendungen unterstreichen diesen Aspekt: „Das spielt doch keine Rolle“, „alles aufs Spiel gesetzt“, „Spielernatur“, „er/sie spielt mit dem Feuer“ usw. Damit drücken wir Dinge aus, die zusammengefasst nicht positiv bewertet werden und sozusagen nichts mit dem „Ernst“ der erwachsenen Lebenswelt zu tun haben sollten. Die aktuellen Spieltheorien gehen jedoch davon aus, dass das Spiel Lebensnotwendigkeit ist und es wird 18

angenommen, dass vor allem in der Entwicklung des Kindes das Spiel eine zentrale Stellung einnimmt. Nach Portmann ist Spiel „ein freier Umgang mit Zeit, ist erfüllte Zeit; es schenkt sinnvolles Erleben jenseits aller Erhaltungswerte; es ist ein Tun

mit Spannung und Lösung, ein Umgang mit dem Partner, der mit einem spielt – auch wenn dieser Partner nur der Boden ist oder die Wand, welche dem Spielenden den elastischen Ball zurückwirft. (siehe Zitat oben)“. Was daraus ersichtlich wird, sind die Grundbedingungen nach denen ein Spiel als solches definiert werden kann, wo Freiwilligkeit dabei genauso eine Rolle spielt, wie das sich einlassen auf bindende Regeln, Gefühle der


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Spannung und Freude auszuleben und das Bewusstsein sich in einer „anderen Lebenswelt“ - als der des realen Lebens - zu befinden. Dieses Anderssein, dieser Ausbruch aus dem normalen Lebensalltag ist ein Aspekt, der sich auch unter den Ursachen für Spielsucht finden lässt. Mit dem Unterschied, dass wenn von Spielsucht die Rede ist, man diesen Ausbruch charakteristisch als Flucht vor der Realität bezeichnet. In der Kinderwelt ist dieser Zugang zu einer „Spielwelt“ erlaubt. Jedoch wird z.B. über die Art des Spielens und deren kulturelle Ausprägungen teils heftig diskutiert: inwieweit ist unser Ansporn zu Wettkampf fördernden Spielen für die soziale Entwicklung wegweisend? Wenn Kinder ausgeprägte WettkampfSpiele meistern müssen, wird automatisch das Konkurrenzdenken gefördert, was wiederum das Gegensatzpaar der Rollen „eines Gewinners bzw. eines Verlierers“ beinhaltet. Wahrscheinlich ist uns gar nicht bewusst, wie stark dieses Denken in uns verankert ist und wie gesellschaftlich akzeptiert diese Ausübung des Spiels ist. Denn wo ein hoher Konkurrenzdruck entsteht, gibt es nur mehr 2 Kategorien, die des Gewinnens und die des Verlierens; so genannte „Grauzonen“ sind ausgeschlossen, bzw. haben keinen Stellenwert. Was wäre wenn, in einer frei erdachten Welt, Kinder gleichermaßen Wettbewerbs- wie auch Kooperations-

denken anhand von Spielen erlernen würden und Männer und Frauen Teile ihrer „Kinderweltspiele“ in die Erwachsenenwelt mitnehmen würden, so zu sagen als „freien Umgang mit Zeit, als erfüllte Zeit, als sinnvolles Erleben jenseits aller Erhaltungswerte, als Tun mit Spannung und Lösung“…? Wäre das eventuell, immer in einer frei erdachten Welt, eine präventive Handlung gegen Spielsucht? Lena Prossliner Studienzentrum

19


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

SPIELE UND RISIKEN Deutschland im Vergleich zu Italien Die Glücksspielbegeisterung der Deutschen lässt zwar nach, jedoch wächst laut einer Studie der Anteil derer, die am Automaten spielen. Sorge machen dabei vor allem die jungen Spieler. In Deutschland ist vor allem ein eindeutiger Trend zu erkennen: Weg vom klassischen Lotto hin zu den Geldspielautomaten, den sogenannten „Slot Machines“, was auch in Italien immer mehr zum Trend wird. Im Jahre 2011 spielte noch über die Hälfte der deutschen Bevölkerung, wohingegen es 2013 nur noch 40 Prozent waren. Im Gegensatz zu diesem negativ-Trend steht allerdings die steigende Quote der Spieler an den Slot Machines, die in den letzten Jahren auf 3,7 Prozent wuchs. Diese besagte Gruppe stellt leider auch mit 28,6 Prozent den höchsten Anteil in der Gruppe der Vielspieler dar. Das lässt darauf schließen, dass grade der boomende Bereich der Slot Machines ein großes Suchtpotential mit sich bringt. Außerdem sind in Deutschland circa 0,8 Prozent, also 438.000 der Gesamtbevölkerung, 20

spielsüchtig. Ein erhöhtes Risiko zur Spielsucht haben in Deutschland vor allem Männer, Menschen mit Migrationshintergrund oder mit niedrigem Bildungsniveau. Im Hinblick auf die Slot Machines ist grade in der Altersspanne der 18-20 Jährigen ein Besorgniserregender Anstieg zu erkennen, da sich ihr Anteil fast vervierfacht hat. Auch in Italien geht der Trend immer mehr zu jüngeren, sogar bis hin zu minderjährigen Spielern. Außerdem sind in Italien die Zahlen der Spieler und Suchtgefährdeten nochmals höher. Italien gehört mit seinen knapp über 60 Millionen Einwohnern zu den


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Ländern mit der höchsten Spieldichte. In Europa gehört Italien, neben Irland und Finnland, zu den Ländern mit der größten Glücksspielbeliebtheit und weltweit gesehen liegt Italien sogar auf Platz 5. Des Weiteren sind in Italien bereits 800.000 Menschen spielsüchtig, was eine beunruhigend hohe Zahl ist, grade im Hinblick auf die Gesamtbevölkerung. Dabei stellen vor allem die Spielautomaten eine große Schwierigkeit dar. Die problemhafte Spielbegeisterung färbt besonders auf die junge Gesellschaft Italiens ab und das, obwohl sich die Regierung unter Ministerpräsident Renzi schon im vergangenen Jahr vorgenommen hatte, verstärkt gegen die Spielsucht, besonders durch drastische Reduzierung er Slot Machines, vorzugehen. Die hohen Einnahmen erschweren jedoch ein konsequentes Vorgehen, sodass der Vorsatz auf nächstes Jahr verschoben wurde. Durch dieses nicht konsequente Vorgehen ist in Italien vorerst keine Verbesserung, geschweige denn ein Ende des immer weiter verbreiteten Geschäfts des Glücksspiels zu erkennen. Aber auch in Deutschland gibt es bisher nur leere Versprechungen im Hinblick auf weitere Präventionsmaßnahmen und vor allem Reduktion der gefährlichen Spielautomaten. Um das Problem der Spielsucht, das oft unter den Teppich gekehrt wird, in den Griff zu kriegen, müssen beide Länder auf jeden Fall viel mehr unternehmen und

nicht nur leere Versprechungen in den Raum stellen. Das war ein kleiner Einblick in den Bereich der Spielsucht, die grade in Südtirol im Moment ein großes Thema ist und man auf Grund der vielen Betroffenen noch mehr drauf aufmerksam machen sollte. Zusammenfassend kann man sagen, dass Spielsucht im Allgemeinen in den letzten Jahren sowohl in Deutschland, als auch in Italien immer mehr zum Thema bzw. zum Problem geworden ist und das, vor allem durch die steigende Anzahl der Slot Machines und die Passivität der jeweiligen Regierungen.

Quellen: www.wiwo.de, wallstreet-online.de, casinoonline.de Sophie Rettstadt international youth community services

21


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

DONNE E GIOCO D‘AZZARDO La liberalizzazione del gioco d’azzardo ha portato ad un aumento senza precedenti di questo tipo di attività in tutta Italia e anche in Trentino Alto Adige. L’analisi del versante femminile del gioco d’azzardo, sopratutto nelle sue forme patologiche, è sempre rimasta in ombra rispetto alla componente maschile. Statistiche e ricerche concordano nell’indicare che negli ultimi anni è aumentata in modo significativa la quota delle giocatrici d’azzardo. In Italia su 1, milioni di giocatori patologici più di un terzo (400.000) è costituito da donne. A essere coinvolte nel gioco d’azzardo sono soprattutto donne dai cinquant’anni in su. Il 4 % scommette online, iscrivendosi a siti internet. Anche il numero delle donne straniere giocatrici d’azzardo è in forte crescita. Questo dato è sempre rimosso nelle rappresentazioni del fenomeno. “Si tratta spesso di badanti provenienti da Russia, Ucraina, Sud America, che guadagnano bassi stipendi, non hanno

amicizie, con poco tempo da dedicare a se stesse” - riferisce Fulvia Prever, psicologa e psicoterapeuta, segretaria ALEA (Associazione per lo studio del gioco d’ azzardo e dei comportamenti a rischio), responsabile del progetto “Sun(n)coop” dedicato a donne con

problemi di dipendenza dal gioco. Nel rapporto tra donne e gioco d’azzardo incidono fattori sociali e psicologici. Esistono nessi complessi e profondi fra gioco d’azzardo e violenza, abuso, povertà. Ci sono forme di violenza e di abuso che agiscono in maniera molto forte e ambivalente nell’esperienza emotiva delle donne: il gioco viene vissuto come risarcimento di danno e sofferenze vissute e patite. Al gioco si chie-


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

de una sorta di compensazione. All’interno di una relazione di coppia problematica o conflittuale, praticare il gioco d’azzardo può costituire una sorta di rivalsa e vendetta, un “te la faccio pagare” scagliato contro il partner. Una donna trova nel gioco d’ azzardo un’alleato per sopportare una situazione difficile in famiglia, per non esplo-

dere, per non fare peggio, per inseguire libertà e autonomia e punire chi le fa del male. Isabella Pecoraro Servizio Sociale Volontario

L‘AZZARDO DI CHIAMARLO GIOCO il contrasto al gioco d’azzardo passa anche attraverso una nuova cultura, capace di distinguere tra “gioco” e “azzardo” Il termine “gioco” sembra derivare dal latino “iocu” o “jaculum” col significato di scherzo, beffa oppure dardo, cosa leggera da lanciare. Comunemente è inteso e definito come un’attività a cui si dedicano bambini o adulti per svago, per divertimento, per passatempo o modalità per tenere in esercizio la mente. Troviamo il gioco di carte, di prestigio; gioco al chiuso o all’aperto; giochi individuali, di gruppo, di società, giochi d’intelligenza, di pazienza, di strategia, matematici; giochi competitivi o cooperativi. C’è poi l’idea del gioco come competizione tra una o più persone con un

“banco o con una “macchinetta”, che si misurano tra loro puntando delle somme di denaro in un’attività di svago condotta secondo regole codificate, generalmente usando carte, dadi, roulette, ecc., e in cui la vincita può dipendere dall’abilità del giocatore o “dal caso” ed allora si parla di gioco d’azzardo. Si arriva subito, accanto alla parola “vincere” o “perdere”, a dare spazio a termini come “rovinarsi al gioco”, “il vizio del gioco”, “barare al gioco”. In Italia il gioco d’azzardo è monopolio di stato dal 1993 e si stima che ogni anno porti 8 miliardi di euro nelle casse dell’erario. Le conseguenze sulla popolazione parlano di più d’un milione di famiglie impoverite a causa del gioco d’azzardo e di ottocentomila giocatori a rischio dipendenza. Paolo 23


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Santori (LUMSA Roma), in un suo approfondito studio, spiega che l’azzardo non è un gioco da molti punti di vista. Il termine azzardo viene dall’arabo azzhar, dado, che rimanda alla dimensione della sorte, della fortuna, ma anche al comportamento di chi ‘azzarda’, con toni spesso irrazionali. Il gioco è tutt’altro. Il gioco insegna a rispettare le regole, esalta la creatività del giocatore, richiede impegno, insegna il valore della sconfitta, crea relazione con altre persone. Il gioco è “una pratica sociale con valori e regole” (Alsdair MacIntyre) ; la filosofa Martha Nussbaum inserisce il gioco e il saper giocare tra le dieci fondamentali capacità di ogni essere umano. Chi non capisce Diedimensione Teilnehmer der Pressekonferenz. Rechts la sociale del “La Strada - Der Weg” Präsident Dr. Otto Saurer gioco, la sua capacità di creare valore e relazione in un tempo che ne ha sempre meno, facilmente vi includerà l’azzardo. Le Slot Machine e i Gratta e Vinci non rispecchiano nessuna delle caratteristiche sopra elencate. Non stiamo più parlando della schedina della domenica o della lotteria di paese. L’azzardo è in mano a grandi aziende nazionali e multinazionali il cui solo scopo è il profitto, e che impiegano la loro ca24

pacità tecnica e comunicativa per diffondere e promuovere questo vizio in maniera capillare. Negli autogrill, nei supermercati, alla posta viene continuamente proposto un Gratta e Vinci; sempre più bar, rivendite, tabaccherie si dotano di Slot Machine e le sale Slot si moltiplicano nelle città. L’estrazione del biglietto fortunato si è moltiplicata in centinaia di possibili modalità di gioco, con un’estrazione dopo l’altra. La pubblicità e internet moltiplicano messaggi e inviti anche a generazioni legalmente impossibilitate al gioco.

Nelle sale Slot i ricchi perdono tutto, i poveri diventano ancora più poveri. Ciò che cerca chi “gioca” prima ancora


Internos

del divertimento è il brivido. Il senso di pericolo affascina, l’idea di essere lì lì per capire il meccanismo diventa una sfida infinita, la fantasia di essere più abile e più furbo della macchina e di chi l’ha creata arriva a livelli incredibili, maniacali. Il “gioco” d’azzardo è una delle forme che accontenta questo impulso. L’illusione della vittoria porta un’infinità di persone a rovinarsi, l’idea della rivincita e del recuperare la somma persa finisce con un indebitamento notevole; di cui ci si vergogna e da cui si pensa di uscire con la grande vincita. Proprio quando c’è crisi e le cose non vanno così bene nelle nostre tasche aumentano le scommesse e le giocate. Una delle attenzioni è cominciare ad utilizzare un linguaggio più onesto. Anche nei testi normativi non compare spesso il termine “azzardo”, ma è presente solo quello di “gioco”, specificando che si tratta di giochi con vincite in denaro. Così l’inganno è doppio: non solo con gioco si suscitano suggestioni ed echi positivi, ma si aggiunge anche la possibilità di vincite in denaro. L’utilizzo della parola ‘gioco’ viene associata con concetti come l’intrattenimento e il divertimento, mentre il ‘gioco d’azzardo’ riporta a concetti come il crimine. Questo influenza il modo in cui le persone pensano all’industria del gioco e la loro propensione a partecipare. Secondo alcuni studi, non solo una semplice parola può modificare il giu-

dizio dei consumatori riguardo al gioco d’azzardo, ma l’utilizzo del linguaggio da parte dei media può provocare una maggiore o minore diffusione del gioco d’azzardo, anche on line. Bisogna prestare maggiore attenzione a chiamare le cose con il loro nome. Anche i termini “ludopatia” e “ludopatici”, piuttosto ambigui e imprecisi rimandano ad una generica “malattia dei giochi”. “Azzardopatia” e “azzardopatici”, descrivono già meglio quelli che sono veri e propri malati di gioco d’azzardo, non di gioco e basta. Slot machine e VLT (videolotterie) sono tra le modalità ed espressioni più comuni e pericolose del gioco d’azzardo; assorbono la metà di quanto spendono in azzardo gli italiani; sono facile strumento per la commissione di reati gravissimi quali il riciclaggio; sono considerate una delle forti cause nella genesi dell’azzardopatia; e nel gergo ufficiale sono definiti solo “apparecchi da intrattenimento”. Il vero e proprio bombardamento attraverso tv, radio, carta stampata, Internet che incita al gioco 24 ore su 24 tutti i potenziali giocatori, la pubblicità (apparentemente innocua e quindi ancora più subdola) riportata su prodotti di uso corrente (dalle borse per la spesa alle confezioni di zucchero), il coinvolgimento di vip (Totti, Bisio, Buffon) concorrono a trasformare una delle grandi dipendenze in un “gioco”. Soprattutto all’inizio l’idea sta proprio 25


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

qui: far credere che è tutto e solo un gioco, un’attività divertente, un passatempo, un modo piacevole di intrattenimento. Funziona così che migliaia di giochi ed app sullo smartphone (in mano a bambini e ragazzini) hanno la finalità di preparare i nuovi futuri giocatori dipendenti. Uno degli strumenti per contrastare l’azzardo diventa quindi la promozione di un corretto linguaggio e di una nuova cultura. Una cultura che sa distinguere tra gioco e azzardo, tra divertimento e malattia, tra passatempo e dipendenza. Una cultura che elogia quei baristi, tabaccai e negozianti che rifiutano le slot machine nei loro locali. Una cultura che non sottovaluta i rischi nascosti dentro “un gioco”. Una cultura che denuncia il gioco illegale, ma riconosce che anche il gioco “legale” riesce ad indurre la gente più debole a rovinarsi col gioco d’azzardo (perché “legale” non vuol dire automaticamente che vada bene). Una cultura che ricorda che la Costituzione Italiana (art. 41) dice che l’iniziativa economica privata è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. Una cultura che tiene ben presente che il comparto del gioco d’azzardo, sia illegale che legale, risulta di altissimo interesse per la criminalità organizzata (per avere rapidamente guadagni consistenti spesso con regole alterate per azzera26

re le possibilità di vincita dei giocatori o per riciclare capitali illecitamente acquisiti). Una cultura che guarda ai più giovani e a quanti non sanno riconoscere dietro le luci scintillanti, le immagini simpatiche, le promesse di guadagni facili senza fatica, un grandissimo rischio e una trappola da cui non è per niente facile uscire. Un’impresa non facile. Certamente non è un gioco. Dario Volani Centro Studi


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

IL GIOCO D’AZZARDO È UNA COSA SERIA Quella che per molti è un’attività divertente che non crea problemi, per altri diventa una cosa difficile o impossibile da gestire, con conseguenze spesso disastrose I giochi d’azzardo sono tutti quei giochi di fortuna che prevedono vincite in denaro come ad esempio le slot, i gratta e vinci, le schedine, il poker, ecc...La maggior parte della persone che giocano d’azzardo riesce a farlo senza mettere a rischio la propria salute psicofisica. In questo caso parliamo di giocatori a basso rischio. Per giocatori problematici si intendono invece quei giocatori che giocano eccesivamente ma che non hanno ancora sviluppato una vera e propria dipendenza. La percentuale dei giocatori problematici in Italia varia dal 1,3% cioè ca. 6 .000 persone fino ad un massimo del 3,8%, cioè . 6.000 persone. La terza categoria di giocatori d’azzardo comprende i giocatori patologici: sono quelle persone che giocano eccesivamente tutti i giorni o quasi e che non riescono più a fare a meno di giocare. Spesso queste persone arrivano a mettere a repentaglio i propri risparmi, compresi quelli di

famigliari e parenti. La percentuale dei giocatori patologici in Italia va da da un minimo dello 0, % cioè 30 .000 persone fino ad un massimo del , % cioè 1.3 .000 persone. Alcune frasi riportate da giocatori d’azzardo patologici ci fanno comprendere meglio la gravità del problema: “...gioco perchè voglio avere qualcosa in cambio...” “...penso solo a giocare...” “...quando gioco non ho limiti di soldi...” “...vivo solo io e la mia slot...”

In italia i pazienti attualmente in cura sono 1 .3 6. Jean Mattias Marabese Tirocinante


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

NON SOLO UNA QUESTIONE DI DENARO... La diffusione di dipendenze legate al gioco d’azzardo, in varie e numerose tipologie, è aumentata in misura massiccia nell’ultimo decennio, accompagnata da una crescita esponenziale del numero di persone che, senza rientrare nella definizione di ludopatia, consumano abitualmente uno degli innumerevoli giochi d’azzardo disponibili sul mercato. Di fronte al fenomeno della dipendenza, ci appare difficile comprendere come siano possibili comportamenti apparentemente tanto irragionevoli, distruttivi, ottusi. Per meglio mettere a fuoco questa realtà, il gruppo del Centro studi dell’Associazione, dopo aver raccolto dati e documentazione, si è riunito per confrontarsi e riflettere insieme. Abbiamo provato ad integrare analisi teoriche e interpretazioni degli esperti con le esperienze personali. Ciascuno di noi, infatti, si è trovato, qualche volta, a scommettere, puntare dei soldi, acquistare un biglietto del “Gratta e vinci”, giocare d’azzardo e simili. Inoltre, ognuno conosce, più o meno da vicino, qualcuno con “la passione” o “il vizio” del gioco con vincite in denaro. Vale dunque la pena cercare dentro di sé quel che ci ha mosso in quelle occasioni e quali emozioni abbiamo vissuto. La dipendenza è l’assolutizzazione di quel piacere. Adottando una modalità più persona28

le, narrativa e interiore ci siamo accorti che quel che appariva lontano e folle, ci è assai vicino, noto e familiare, per cui la “stranezza” e l’assurdità della ludopatia richiamano meccanismi interiori e pulsioni comuni a tutti e universali. Ci siamo così resi conti che la spiegazione apparentemente più ovvia del gioco d’azzardo, ossia l’aspirazione a diventare (più) ricchi, risulta assai parziale. Non a caso l’ossessione dell’azzardo coinvolge anche persone senza problemi economici, ricche e benestanti. La storia passata tramanda innumerevoli casi di nobili e aristocratici che hanno sperperato al gioco il patrimonio familiare. Se non è il denaro in se stesso a motivare il giocatore, occorre individuare quali sono l’enorme guadagno, l’immenso piacere, il premio emotivo per i quali il giocatore rischia tutto se stesso, i propri legami, il proprio mondo. In promo luogo abbiamo nominato la potenza del brivido, del rischio, l’ebbrezza e l’eccitazione che spingono a praticare sport estremi, là dove l’adrenalina sale a mille. Giocarsi tutto, sfidare la sorte, sperimentare il pericolo mortale, mettersi in gioco e vivere quell’istante, unico e assoluto che precede il responso. Gli studi e le analisi disponibili affermano che questo aspetto del gioco, connesso alla vertigine del camminare


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

sopra l’abisso, appartiene più all’universo maschile. Peraltro va peraltro annotato che, a differenza di altre forme di dipendenze, l’attrazione per il gioco d’azzardo è ugualmente distribuito tra femmine e maschi. Un’altra e differente dimensione che il gioco sembra capace di offrire ha a che fare con la consolazione. IL gioco è uno spazio in cui cercare conforto e risposta ad amarezze, rabbie, delusioni, frustrazioni. Al gioco chiedo una rivalsa, una compensazione, un riscatto

condotte violente, aggressive, persecutorie, squalificanti, denigratorie. Più in generale l’esperienza dell’azzardo può essere un’alternativa e una risposta al senso di vuoto, alla noia, all’indifferenza, alla mancanza di interessi, passioni, entusiasmo. La vincita, infatti, è affermazione di sé, manifestazione di potere e potenza sugli eventi, sul mondo, sul destino. È il tentativo di sconfiggere la precarietà e dominare l’ignoto. La vittoria è un rafforzamento e un’esaltazione dell’io e del suo controllo del mondo. Anche per questo, forse, l’azzardo è, per lo più, un’esperienza individuale e solitaria. Al contempo, in questa ossessiva ricerca di potenza vi è, al fondo e sotterranea, una tensione autodistruttiva, mortale, annichilente, disperata, che, forse, può essere intesa come domanda di aiuto.

rispetto a tutto quanto la realtà quotidiana costringe a subire e sopportare. Il gioco è un rifugio in cui estraniarmi e scappare, un altro mondo in cui trovare sollievo, poter sognare e affermarmi. Questo stato d’animo pare più diffuso nell’universo femminile. La “follia” del gioco può anche essere mossa da un intento vendicativo nei confronti di coloro, in genere i familiari, che sono vissuti come autori di

Fabrizio Mattevi Servizio Sociale Volontario


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

UNA PREOCCUPAZIONE DEI GENITORI Lo stile di vita di molti genitori può trasmettere inconsapevolmente ai figli la “normalità” del giocare d’azzardo La realtà del gioco d’azzardo costituisce una preoccupazione anche per noi genitori. Le modalità e le tipologie del gioco infantile, infatti, sono radicalmente cambiate negli ultimi decenni. Ai nostri tempi si facevano molti giochi da cortile, ora invece ragazzi e bambini fanno una vita più chiusa in casa, davanti alla TV, divertendosi con cellulari e computer. Nei cortile si giocava con semplicità, ma sempre sotto il controllo dei genitori, che ci imponevano uno spazio ben prestabilito, che di solito coincideva con i confini del condominio; quando si giocava a nascondino, per non farsi trovare, ci si andava a nascondere più lontano, fuori dal perimetro stabilito dagli adulti; ed era un rischio, perché se venivamo scoperti andavamo incontro a un bel castigo, avendo azzardato di disobbedire a quanto stabilito dai grandi. Tutto questo è molto cambiato: il modo di giocare è stato rivoluzionato, soprattutto con la comparsa dei videogiochi e delle tecnologie digitali. Un bambino, un ragazzo rimangono a casa, molto tempo, spesso da soli e senza la presenza di un genitore. In genere, attraverso computer, tablet, smartphone hanno facile accesso alla rete internet, su cui, tra mille cose e 30

offerte, possono imbattersi in uno degli innumerevoli siti di casinò, videopoker, scommesse e altri giochi d’azzardo on line. In tanti casi noi genitori sottovalutiamo e trascuriamo questi aspetti: lasciamo correre e lasciamo fare. Ci sono bambini che già all’età di / anni hanno provato il loro primo “Grat-

ta e vinci” e, guidati da genitori o familiari, hanno partecipato a qualche scommessa o lotteria. A volte sono i genitori stessi che portano i figli alle “sale Giochi”, dove in caso di vittoria si riceve in regalo un pupazzo oppure dei ticket che ti coinvolgono a giocare ancora. Si tratta di comportamenti discutibili e rischiosi, che si stanno diffondendo e sollecitano la nostra attenzione di adulti e una comune riflessione educativa. Vanitha Durante Eva Mercati


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

GIOCHI MORTALI Anche negli sport estremi c’è l’azzardo di tentare la sorte, spingendosi ai limti delle proprie possibilità. Quando pensiamo al “gioco”, immaginiamo qualcosa di positivo, che ha a che fare con lo stare insieme, il divertimento e l’intrattenimento, che rinvia alle esperienze dell’infanzia. Al gioco associamo anche lo sport, nelle sue innumerevoli forme e motivazioni: individuale, di squadra, agonistico, non competitivo. Qui vogliamo soffermarci sulle pratiche sportive legate al pericolo e al rischio e sulle loro implicazioni negative. È un tema assai ampio e complesso. In particolare richiamiamo la dimensione degli sport cosiddetti “estremi”. Definiamo lo sport estremo attraverso le parole della dottoressa Rhonda Cohen: “è un’attività competitiva entro la quale il partecipante è sottoposto a sfide fisiche e mentali inusuali, come adattamento alla velocità, all’altezza, alla profondità o alle forze naturali e dove una rapida e precisa elaborazione percettiva cognitiva può essere richiesta per un esito positivo del risultato dell’attività”. Elenchiamo alcuni esempi di pratiche sportive estreme: “base Jumping”: si pratica con un paracadute oppure con una tuta speciale con le ali, si salta nel vuoto, in genere da una montagna, dopo il lancio si procede con il paracadute;

deltaplano: è progettato per un volo libero, lanciandosi da un luogo in alto, si guida mediante il movimento del corpo del deltaplanista; “parkour”: correre tra palazzi, saltare e rotolarsi. Il target di questi sport è prettamente giovanile. Molte variabili ambientali influenzano la riuscita della prestazione o il suo esito negativo, che può portare alla morte del soggetto. Il rischio mortale è il fattore che contraddistingue queste pratiche e ne costituisce, al contempo, l’aspetto problematico e discutibile. Come mai questi sport attirano tante persone, per lo più giovani, cosa si innesca in loro, quale meccanismo interiore spinge a rischiare la vita sottoponendosi a queste prove? Molti studi già pubblicati e molti ancora in atto indagano e analizzano i processi psicologici e fisiologici che si attuano durante queste pratiche: affrontando azioni rischiose e muovendosi in luoghi pericolosi ci si trova faccia a faccia con l’ignoto, l’imponderabile che non si può prevedere e controllare e il brivido di queste situazione permette di sentirsi vivi; al contempo si affronta una sfida nella quale tentare di domare e dominare il caso, governare gli eventi e sentirsi padroni delle proprie azioni. Questi soggetti vogliono vincere una partita contro qualcosa che non conoscono, che però li eccita, genera quella scarica di adrenalina che dà forti brividi e li emoziona. Molto spesso questi 31


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

amanti del rischio perdono la loro sfida, per le motivazioni più svariate,

si riprendono per dare testimonianza e rendere visibile la propria impresa,

dalla errata valutazione del rischio alla sopravvalutazione delle proprie capacità, alla semplice inesperienza. Negli ultimi tempi si è registrato un notevole aumento delle morti. Ciò che più sconvolge sono le tante morti filmate in diretta dagli stessi protagonisti, che

condividendola sui social. E così fissano e documentano la propria morte, che, ugualmente, viene messa in rete e condivisa.

3

Martina Dionisi Servizio Civile Nazionale


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

GAP, ovvero gioco d‘azzardo patologico Molteplici ricerche scientifiche rilevano la correlazione tra vari disturci psichici e il gioco d’azzardo patologico Negli ultimi anni i disturbi da gioco d’azzardo (Gambling disorders) hanno cominciato a suscitare sempre più attenzione. In particolar modo dopo alcuni avvenimenti importanti quali la legalizzazione delle scommesse sportive, l’introduzione della puntata telefonica, la riapertura delle sale Bingo e la proposta di legge che regolamenta il gioco d’azzardo e innalza il numero dei casinò portandolo ad almeno uno per regione. Da ciò nasce e si sviluppa l’acceso dibattito sul tema del gioco d’azzardo e sui provvedimenti da attuare per prevenire gli svariati problemi legati al gioco patologico. Il Gioco d’Azzardo Patologico(GAP) viene introdotto DSM-III nel 1980; la definizione presente nell’edizione successiva DSM-IV la descrive come “un disturbo del controllo degli impulsi, che consiste in un comportamento di gioco persistente, ricorrente e maladattivo che compromette le attività personali, familiari o lavorative.” (APA,2000). La nuova edizione del DSM (DSMV) ha riclassificato il gioco d’azzardo patologico nell’area delle dipendenze (addictions) per le similarità tra GAP e le dipendenze da sostanze e alcol. Il disturbo non viene più definito “gioco patologico” ma “disorder gambling”

ovvero gioco problematico. Nonostante tutti gli studi e i passi avanti fatti fino ad ora dalla ricerca clinica, ancora oggi c’è poco accordo sulla sua eziologia e sulla sua natura. Negli ultimi vent’anni i ricercatori hanno identificato diverso fattori di rischio quali la giovane età, il genere maschile, basso livello socio-economico e lo stato di separato/divorziato sono considerati quelli tra i più generali. La stima dei giocatori d’azzardo problematici in Italia varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale, mentre la stima dei giocatori d’azzardo patologici varia dallo 0,5% al 2,2% (Ministero della Salute, 2012). Disorder gambling e personalità I “disorder gambling” sono altamente collegati ad altri disturbi psichiatrici. Secondo la National Epidemiologic Survery in Alcohol and Related Condictions (NESARC) l’associazione più comune è quella con l’abuso di sostanze (rischio 6 volte maggiore di soffrire anche di alcolismo rispetto alla popolazione di non-giocatori). Significativamente associati sono anche i disturbi dell’umore e i disturbi d’ansia. Anche la comorbilità con disturbi psichiatrici è significativa nei giocatori d’azzardo patologici e può contribuire al mantenimento e allo sviluppo del disturbo. Le associazioni epidemiologiche rilevano infatti che il rischio di avere un disturbo di personalità in associazione a tale patologia è 8 volte 33


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

maggiore rispetto ai non giocatori. Nonostante i dibattiti e gli studi è da un periodo relativamente breve che la ricerca ha cominciato ad interessarsi alla relazione esistente tra disturbi di personalità, tratti (dimensioni) di personalità e GAP. Per poter meglio comprendere è importante sottolineare la differenza che esiste tra le dimensioni di personalità

sulle diverse aree in cui è inserito l’individuo; sono spesso caratterizzati da costrutti come disregolazione emotiva, impulsività, distacco affettivo etc.. Esaminando le dimensioni e i disturbi di personalità si potrebbe chiarire e definire le caratteristiche principali del giocatore d’azzardo patologico e comprendere meglio l’impatto che queste hanno sullo sviluppo e sul manteni-

e i disturbi di personalità. Si intende per dimensione di personalità tutti quegli aspetti che meno interferiscono in modo negativo con il funzionamento dell’individuo, sono costrutti più ampi che definiscono alcune modalità di funzionamento della persona. I disturbi di personalità si caratterizzano come schemi e modalità di funzionamento della personalità disfunzionali che interferiscono negativamente

mento di tale comportamento disfunzionale per accertare e comprendere l’impatto della personalità sulla patogenesi, presentazione clinica e esito del trattamento del gioco d’azzardo patologico.

34

La ricerca attuale sui tratti di personalità e sui disturbi di Asse I si è concentrata principalmente su alcune aree. Impulsività - Diverse ricerche hanno


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

confermato attraverso studi empirici che l’impulsività è un elemento cardine della dimensione del gioco d’azzardo patologico. L’impulsività però può essere influenzata da una varietà di fattori tra cui lo stato socio-economico, l’età di esordio e il sesso. Nel loro insieme questi elementi possono mediare il rapporto tra impulsività e comportamento di gioco oppure alimentare il comportamento disfunzionale. Lacy e Evans (1986) inoltre hanno suggerito che l’impulsività può essere un importante elemento che caratterizza un sottogruppo di giocatori d’azzardo patologico identificato come affetto da un Disturbo di personalità di multi-impulso. Disturbi d’ansia - Diverse hanno confermato la forte zione clinica dei giocatori do patologici con i disturbi

ricerche associad’azzard’ansia.

Disturbo dell’umore - I disturbi dell’umore comprendono principalmente ipomania, disturbo bipolare e depressione. Il gioco fa sì che si alternino fasi in cui il soggetto si sente euforico, vincente, attivo, eccitato a stati depressivi associati ad un deterioramento professionale, familiare e sociale. Non è ancora chiaro se i sintomi depressivi siano esclusivamente una causa oppure una conseguenza; è comunque da non trascurare dato il rischio dell’acuirsi della sintomatologia depressiva durante il trattamento. Deficit di attenzione / iperattività ADHD - Alcune ricerche hanno confermato che il persistere di un deficit di

attenzione e iperattività può influenzare lo sviluppo e il mantenimento della patologia. (Jessie Breyer, Andria M., 2009). La ricerca condotta da questi autori dimostra che le persone con un disturbo ADHD persistente in età adulta riportano più alte probabilità di GAP L’abuso di sostanze - Diversi studi mostrano come la correlazione tra giocatori d’azzardo patologici e dipendenze da sostanze sia altamente significativa (Lister, J, Milosevic, A., 2015). Chun e Afifi nel loro studio hanno mostrato come diminuisca la significatività della relazione se viene scissa la sostanza alcool da quelle stupefacenti. Questo dato può essere interpretato con la consapevolezza che spesso nei luoghi adibiti al gioco siano in vendita anche alcolici. Questa ipotesi viene sostenuta anche dal fatto che l’associazione tra GAP e dipendenza da sostanze stupefacenti è significativamente minore. Post Traumatico da Stress - La problematica del trauma è un’altra caratteristica che riguarda il GAP. Guerreschi e coll. hanno evidenziato attraverso la ricerca la presenza significativa di sintomi di un Disturbo Post-Traumatico. Questi dati vengono confermati anche da Morandi e collaboratori. Inoltre diversi studi mostrano come i pazienti parkinsoniani presentino una prevalenza del GAP. E’ dal 2000, in seguito all’individuazione da parte di Giovannoni della “Hedonistic Homeostatic Dysregulation”, (sindrome psichiatrica che può colpire i pazienti con Parkin35


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

son e che comprende, fra i sintomi, anche il GAP), che è aumentato l’interesse verso tale disturbo nei pazienti parkinsoniani. Secondo la letteratura la degenerazione del sistema dopaminergico e l’indispensabile assunzione di farmaci dopaminergici dei pazienti affetti da morbo di Parkinson può causare disfunzioni nel sistema della gratificazione. La sindrome da disregolazione della dopamina è una condizione in cui il paziente parkinsoniano assume quantitativi di farmaco decisamente superiori a quanto necessario per gestire la disabilità motoria. Questo comportamento può sfociare in una dipendenza da farmaci dopaminergici, con disturbi comportamentali associati al sistema della regolazione degli impulsi e quindi anche nel GAP. Gap e disturbi di personalita’ Tra il 23% e il 92% dei giocatori d’azzardo patologici hanno una diagnosi di un disturbo di personalità (Bagby , Vachon , Bulmans , Quilty ) e circa il 18% di più di uno (Odlaug , Schreiber , Grant ). I disturbi di personalità più comuni includono quello ossessivo-compulsivo (23%/64%), borderline (62%), narcisistico (23% / 53%), antisociale (23% / 35%) e quello dipendente (30%) (Ortiz-Tallo , Cancino , Cobos). Viene dunque, ipotizzato che la presenza di un disturbo di personalità aumenti la probabilità di una diagnosi di GAP dal 3 a 6 volte. (Edens , Ro36

senheck ) Alcune ricerche, come quella di Blaszczynski e coll. (1997), mostrano come sia particolarmente significativo nei giocatori d’azzardo patologici il tratto dell’impulsività, che rientra

all’interno di diversi criteri dei disturbi di personalità. I livelli di impulsività vanno ad incidere sulla gravità del GAP e possono dunque essere considerati un criterio per la diagnosi di disturbo di personalità. La ricerca inoltre ha riscontrato una comorbità tra GAP e disturbo di personalità del Cluster B. Quest’ultimo è caratterizzato dalla presenza di caratteristiche quali impulsività, disinibizione, instabilità affettiva e si manifesta tendenzialmente con cambiamenti d’umore in risposta a stimoli ambientali, sentimento di rifiuto, critiche e minacce, intolleranza alla frustrazione. In particolar modo i disturbi di personalità del cluster B che emergono dagli studi (Blaszczynski e coll., Guerreschi e coll.) sono il disturbo antisociale, borderline, istrionico e narcisista. Oltre a questi emergono


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

disturbi del Cluster C quali personalità dipendente, evitante, passivo-aggressiva. Da differenti ricerche risulta che il principale tratto che collega GAP e disturbo di personalità del Cluster B è quello dell’impulsività (Mishra, Blaszczynski). Questo infatti è presente in tutti i disturbi di personalità riscontrati nei GAP, in particolar modo in quello Borderline e Antisociale. Odlauga, Schreiberc, Grantb ipotizzano che il comportamento antisociale sia una manifestazione del tratto di fondo dell’impulsività e che non una possibile causa del gioco d’azzardo patologico. Concludendo, ad oggi esistono numerose ricerche che hanno evidenziato una comorbilità tra GAP e disturbi di personalità, appartenenti soprattutto al Cluster B. Difatti tratti di impulsività, disregolazione emotiva, sensation seeking sono tipici di questo Cluster e sembrano essere alla base dei comportamenti disfunzionali messi in atto da chi soffre di GAP (Clarke, 2004; Martinotti et al., 2006). Il disturbo che sembra essere più riscontrato tra i giocatori d’azzardo patologici è il disturbo

antisociale (Slutske et al., 2001; Pietrzak & Petry, 2005, ) tuttavia, nonostante poche siano ancora le ricerche in questa direzione, autori come Steele e Blaszczynski (1998) in uno studio mostrano che nel 53% dei giocatori d’azzardo patologici esaminati è presente un disturbo del Cluster B diverso da quello antisociale. Sono necessari quindi studi più approfonditi che non si limitino all’elenco dei sintomi e dei disturbi di Asse I, ma che si soffermassero di più sugli organizzatori di personalità (Asse II). Questo perché peculiari modi di essere sono più attratti dal rischio, più orientati all’impulsività e più tipicamente portati a sottovalutare le conseguenze a lungo termine delle proprie azioni. Dei risultati in questo senso sarebbero utili nell’ambito clinico e terapeutico permettendo di intervenire in modo più specifico a livello terapeutico, preventivo e diagnostico. Daniela Boati tirocinante

37


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Il gioco è sempre una perdita, di tempo se non altro Joan Fuster

fine inserto

38


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Dove vanno le marmellate? Sabato 29 novembre 2016 volontari,volontarie e dipendenti dell’associazione “La Strada – Der Weg ONLUS” si sono alternati alla bancarella della colletta alimentare presso il supermercato Despar in piazzetta Anne Frank a Bolzano. Da 0 anni il Banco Alimentare promuove l’ultimo sabato di novembre la giornata della Colletta Alimentare. Sono numerosi i supermercati che aderiscono all’iniziativa consentendo l’allestimento di una bancarella per la raccolta di donazioni in alimenti a media e lunga conservazione, tra cui pasta, legumi, latte, olio, alimenti per neonati. Dal 011 ad oggi l’incremento di donazioni è stato dell’84,0 %, a testimoniare la diffusione sul territorio con le reti di vendita e la generosa risposta della loro clientela. Le bancarelle vedono avvicendarsi centinaia di volontari di varie associazioni, che provvedono alla corretta informazione sulla Colletta, a smistare gli alimenti e a inscatolarli. I cartoni vengono quindi raccolti e depositati a Trento per il successivo smistamento a 44 associazioni della provincia di Bolzano – ma sono in totale 136 le associazioni che nelle province di Bolzano, Trento, Belluno e Vicenza distribuiscono gli alimentari a 8.664 persone

dei loro territori che ne hanno bisogno. Per fare un esempio concreto a Bolzano, l’associazione La Strada – Der Weg tre volte alla settimana provvede alla distribuzione di prodotti del Banco Alimentare e del Pronto Fresco che sono invece a scadenza imminente. Erika ha organizzato con santa pazienza i turni di tre ore per sabato novembre: “Per noi è una fortuna collaborare perché sappiamo con certezza dove e a chi andrà quello che raccogliamo. E quest’anno dobbiamo ringraziare perché siamo all’interno e non fa freddo!” Mauro, anni, volontario al centro giovani Villa delle Rose gestito dalla

Strada: “Sono completamente d’accordo: alle associazioni fa bene anche questa rete per un giorno, riescono ad avere tanti volontari e per una volta 3


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Bolzano è tutta unita.” Maria ci consegna la sua borsa alla bancarella e quasi si scusa: “Volevo far di più…”. A fine novembre non sono arrivati né stipendi né pensioni, eppure tanta gente dona. Un enorme grazie e un sorriso anche a lei! Un’altra persona lascia la borsa al volo dicendo: “Basta che non vada ai profughi” e se ne va. Dopo un po’ si ripresenta: “Mi sono espresso male. Basta che non vada ad associazioni che ci lucrano sopra.” “Dove vanno le marmellate?” è una delle domande che ci ripetiamo per riempire i cartoni. Sono infatti undici le voci di alimenti già stampate sulle etichette adesive che andranno sul corrispondente cartone. Poi arrivano le marmellate o i corn flakes, troviamo la loro scatola “Varie”. Marco, geometra di 29 anni e volontario al Charlie Brown: “Diversi lasciano qualcosa, la gente è sensibile.” Luciano racconta: “Sono qui dalle due e resto però fino alle sette, poi vado a cantare in chiesa. Di comico per me ci sono stati due ragazzini a cui abbiamo chiesto se volevano portare qualcosa, come stavamo facendo con tutte le altre persone che entravano al supermercato. E loro ci hanno portato poi ravioli freschi e una pepsi. Così abbiamo aperto anche un cartone di alimenti a breve scadenza… Va tutto bene se fatto con il cuore. Magari l’anno prossimo vengono qui ad aiutarci come volontari!” Ezio intanto ci porta anche lui la sua borsa: “Penso a chi ne ha bisogno mentre prendo queste cose. È un ge40

sto e un pensiero.” Al termine dell’orario di apertura quando si stavano chiudendo gli ultimi cartoni ecco un signore che, fatta la propria spesa, ci allunga due banconote e ci dice “fate voi, io ho una gran fretta, sono già in ritardo, ma non voglio mancare questa occasione”. Non si possono raccogliere soldi e si insiste per aiutarlo ad acquistare al volo qualche alimento elencato nella lista. Non ha proprio tempo ed allora davanti al personale del supermercato si prendono i soldi e si va alla ricerca di cosa acquistare per consumare tutto il budget: si riempie così un’altro cartone che prima era rimasto ancora aperto perchè non completo. “Ci si rivede, ci si conosce per la prima volta, così succede alla bancarella. Diventa anche un punto d’incontro per alcuni degli oltre 200 volontari e volontarie dell’Associazione La Strada, è diverso dal solito e per questo speciale” dice Marisa, coordinatrice dell’Area Volontariato. “Volontari ne cerchiamo sempre e, visto che ci siamo, anche per la raccolta e la consegna del Pronto Fresco come per la Colletta del prossimo anno. Ma ne possiamo parlare di persona.” Simonetta Terzariol


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

WELFARE GENERATIVO verso nuove politiche sociali Martedì 29 novembre si è svolto a Bolzano il convegno “Welfare generativo: verso nuove politiche sociali”, organizzato dall’Associazione “La strada - der Weg ONLUS”. Il tema e la prospettiva proposti sono di grande rilevanza, in modo particolare per un’Associazione no-profit impegnata in interventi di promozione sociale.

so e valorizzato no-profit e cooperative sociali. Oggi anche questo modello è in crisi. Non si tratta della consueta cantilena della mancanza di fondi e risorse, vi è un nodo più profondo con cui confrontarsi. Un sistema assistenziale centrato prevalentemente sulla trasmissione e distribuzione di sussidi corre il rischio di favorire atteggiamenti di passività e inerzia, producendo, di fatto, un rap-

La questione di fondo è a quale modello di welfare, ossia di sistema assistenziale, fare riferimento. Lo stato assistenziale, nato sessanta/ settanta anni fa, è entrato in crisi negli anni ‘ 0. Quella crisi ha prodotto il “welfare di comunità”, che ha promos-

porto di dipendenza tra istituzioni e persone assistite. Vale dunque la pena interrogarsi sulla possibilità di interventi di assistenza che valorizzino le persone e generino risorse, disponibilità, altra “ricchezza”. Il “welfare generativo” poggia sul prin41


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

cipio che “non posso aiutarti senza di te, senza il tuo aiuto”. In questa prospettiva la persona concorre ad uscire dalla propria povertà e dal bisogno, partecipa al raggiungimento del risultato. L’intervento sociale mira ad operare una trasformazione nel modo in cui una persona in difficoltà si percepisce, conquistando un’immagine di sé più positiva e soddisfacente. L’intervento di cura ha da tornare ad essere un “prendersi cura”. Questo significa spostare l’attenzione dai bisogni delle persone al riconoscimento e alla valorizzazione delle loro capacità e attitudini. Quelle capacità sono una risorsa che va pensata come rendimento potenziale: rendimento per sé, rendimento per gli altri e per la comunità. Anche i “poveri” sono “ricchi” in forza di ciò che sanno e sanno

42

fare. “Welfare generativo” significa trasformare l’intervento sociale da costo in investimento, andando a misurare il valore generato dagli interventi sociali. Anche questo rappresenta un radicale mutamento di mentalità: verificare con adeguati strumenti tecnici l’effettivo risultato prodotto dagli interventi sociali e rendicontare sulla loro incidenza. Non si tratta di un modello precostituito da applicare, ma di una prospettiva, fondata su una meditata visione dell’uomo, che ha bisogno di coraggio, creatività, intraprendenza per individuare modalità di realizzazione, affrontando ostacoli, fallimenti, difficoltà, comunque inevitabili. Fabrizio Mattevi


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Il rugby, uno sport con il fairplay nel proprio DNA Assistere ad un incontro di rugby può diventare una lezione di valori Sabato 6 novembre si svolge l’incontro di rugby tra Italia e Tonga. La partita è piacevole e le squadre si affrontano a muso duro. I giocatori sono molto determinati nel voler raggiungere il risultato. Gli scontri fisici non si risparmiano. La partita è in perfetto

equilibrio e basta un niente perchè una delle due squadre vinca o perda. Al ’, ad un minuto dalla fine, c’è uno scontro in mezzo al campo: l’arbitro fischia e assegna una punizione contro l’Italia. La squadra di Tonga ha a favore un calcio piazzato: realizzarlo significa tre punti e vittoria assicurata. Nessun giocatore dell’Italia accenna ad una protesta e rimane schierato in

campo nella propria posizione. Mentre il giocatore del Tonga si prepara a calciare quello che nel gergo calcistico chiameremo calcio di rigore, il pubblico dello stadio ammutolisce. Si potrebbe pensare che lo faccia per il timore di vedere perdere la propria squadra, invece no; nel rugby vige una regola accettata da tutti che si chiama “rispetto per l’avversario”. Il pubblico lascia che il giocatore che deve calciare si possa concentrare nel più assoluto silenzio; non si sentono nè fischi nè urla. Il giocatore del Tonga corre, calcia e realizza i tre punti che significano vittoria e fine della partita. In quel momento la scena che si presenta è fantastica: i giocatori in campo si stringono la mano e si complimentano tra loro, mentre il pubblico si alza in piedi e applaude entrambe le squadre. Inizia il “terzo tempo”; finita la partita i tifosi di entrambe le squadre si ritrovano al di fuori dello stadio in spazi appositi per festeggiare ascoltando musica e mangiando e bevendo assieme. Franco Bonadio Comunità di Reinserimento

43


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Undicesima coppa fairplay per l‘Excelsior Pochi giorni prima di Natale, il Gs Excelsior è stato premiato con la coppa disciplina come squadra più corretta in campo per la stagione sportiva 01 - 016. Nel consegnare il premio all’allenatore in seconda Antonio La Cedra, il presidente uscente del comitato Provinciale FIGC Karl Rungger ha detto:”...ormai è un’abitudine...”.

44

Si tratta infatti dell’undicesimo trofeo su quindici campionati disputati. Un bel traguardo che denota come la squadra rimanga sempre coerente alla propria filosofia: lo sport come “palestra valoriale” e non come l’ennesimo “talent”, in cui si selezionano i migliori scartando i “non adatti”. M.A. Centro Studi


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Una statua restaurata in ricordo di don Giancarlo Nel 01 è stato deciso di proporsi come finanziatori, chiedendo anche un contributo alla Fondazione “don Giancarlo Bertagnolli”, per il restauro di una statua della Via Crucis del Monte Calvario di Bolzano. Com’è noto è stata scelta la rappresentazione di un uomo in ginocchio come metafora del desiderio di aiutare chi è in difficoltà, chi si trova schiacciato dal peso della fatica e degli anni, chi deve affrontare una vita in salita, chi ha davanti a sè una Via Crucis quotidiana. Il cammino dalla sofferenza alla resurrezione, passando dalla croce ha contraddistinto le storie di molte persone incontrate da don Giancarlo. Significativo quindi ricordare don Giancarlo attraverso una Via Crucis che dalla città si muove all’esterno e verso l’alto.

seconda guerra mondiale, ora finalmente ricostruite o restaurate, riconsegnadole idealmente a tutti coloro che percorreranno in preghiera la salita del Calvario. La statua è stata posizionata nella quarta cappella ed il venerdì santo, giorno dell’ormai consueto appuntamento della Strada-der Weg, numerose persone hanno sostato in preghiera non senza commozione. Da parte del Decano Berhard Holzer e del Comitato per il restauro un sincero “Grazie – Vergelt’s Gott” alla Fondazione ed a tutti coloro che in memoria di don Giancarlo hanno dato un’offerta. Marisa Bona

Il giorno 0 marzo 016, domenica delle Palme, il Vescovo Ivo Muser ha benedetto le cappelle e le statue, danneggiate dai bombardamenti della 4


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

„In Memoriam“ in val Badia 1 maggio 2016: un incontro che unisce nel nome di don Giancarlo Il gruppo di progetto “in memoriam”, ricordando il “rapporto speciale” che don Giancarlo aveva con la Val Badia, ha organizzato per il giorno 1 maggio un incontro a San Cassiano. Alcuni soci, volontari e dipendenti hanno accolto l’invito di “invertire la rotta” andando a Brunico, luogo in cui gli amici della Badia ci hanno raggiunto, causa maltempo. E’ stato bello incontare, tra l’altro, alcune persone che avevano accompagnato con il canto ladino “Oh munts y vals ladines” i funerali di don Giancarlo a Bolzano ed a Fondo. Come si può riassumere l’iniziativa? Simonetta scrive: “Un piccolo gruppo di Bolzano incontra a Brunico un piccolo gruppo di S. Martino in Badia - quale filo e ragione li tiene vicini? Il ricordo di un sacerdote, capace di essere uomo vicino agli altri. Fare insieme il cammino sotto la pioggia, idealmente con lui a fianco, ci 46

porterà nuovamente a incontrarci con la stessa intensità.” Ecco i vari momenti in cui si è articolata la giornata: santa Messa nella semplice chiesa dei cappuccini, fuori dal centro storico, passeggiata fino al centro di Brunico, breve visita della Parrocchiale di Santo Spirito, pranzo all’insegna del buon cibo ma sopratutto dei ricordi di vari momenti trascorsi con don Giancarlo, breve passeggiata in compagnia

di una leggera pioggia fino alla chiesa …e ritorno al centro. Tra gli argomenti oggetto dei colloqui della giornata la situazione dei giovani nelle valli ladine ed il bisogno di riallacciare i contatti tra centro e periferia. Al rientro la promessa di far conoscere per mail iniziative ed attività programmate dalla Strada-der Weg. Simonetta Terziariol Marisa Bona


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Un tuffo nella storia religiosa e culturale del nostro territorio Seminario di Bressanone, Chiesa della Santa Croce e biblioteca antica, Abbazia di Novacella, Chiesa di Santa Maria Assunta e biblioteca Una santa messa del giovedì, il desiderio di continuare il cammino per visitare luoghi della nostra terra pieni di fascino, l’impegno per programmare incontri spirituali e non, ecco fatto: Hartwig chiede a don Michele Tomasi di aprirci le porte del seminario di Bressanone e di farci anche anche da guida. La giornata individuata è il 21 maggio 2016 con tema: visita del Seminario, della chiesa annessa e dell’abbazia di Novacella. Si arriva a Bressanone in mattinata dove dopo l’immancabile caffè ci apprestiamo a seguire don Michele. Entriamo subito nella Chiesa della Santa Croce che si affaccia sul cortile interno, cuore dell’intera struttura. Don Michele ci illustra con entusiasmo il suo interno e ci fa notare, tra l’altro, gli affreschi della semicupola sovrastante l’altare e della cupola principale dove per entrambi alcuni elementi debordano fisicamente dalla cornice. Anche la Via Crucis merita un commento: la dodicesima stazione, che rappresenta il Cristo crocifisso, è infatti l’altare maggiore stesso. Dopo essere saliti sul coro a due piani ed aver potuto ammirare la bellissima

unica navata della chiesa, entriamo nella grande biblioteca antica, chiamata anche “biblioteca barocca”. Osserviamo la volta sostenuta da due colonne e divisa in sei cupole affrescate e adornata da abbondanti stucchi. Ci viene quindi illustrato il metodo di archiviazione dei vari testi, oltre 20.000 volumi che testimoniano 400 anni e più di vita con la possibilità di osservarne alcuni da vicino. Al pranzo in seminario segue una passeggiata fino al palazzo vescovile per una veloce occhiata al chiostro interno ed una breve sosta in Duomo per una preghiera. Ci congediamo da don Michele ringraziandolo per l’accoglienza, il tempo che ci ha dedicato e le illustrazioni delle meraviglie che ci ha fatto visitare e proseguiamo verso Novacella per la visita all’Abbazia. Entriamo nella chiesa di Santa Maria Assunta, interamente rifatta nel 700 in stile barocco, mantenendo però il presbiterio in stile gotico dove ci uniamo alla preghiera dei monaci ed ascoltiamo i loro canti di lode. Accompagnati poi da una guida visitiamo l’importante biblioteca che occupa due piani del monastero e dove sono conservati circa 65.000 volumi a stampa, soprattutto opere scientifiche e teologiche, divisi in 43 argomenti, oltre a manoscritti e codici miniati. Ammiriamo la fastosità delle stanze ornate da stucchi ricercati, nonché la 47


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

pinacoteca dove sono custoditi i dipinti su tavola più antichi del Tirolo. All’uscita ed al centro del cortile principale dell’abbazia ci soffermiamo ancora un attimo attorno al pozzo rinascimentale sovrastato da un’edicola ottagonale e detto “pozzo delle meraviglie”. Una giornata di sole, le tante bellezze che molti artisti ci hanno lasciato, la cura nella conservazione dei vari tesori, la ricostruzione di quanto andato distrutto in passsato, le guide che con la loro disponibilità ci hanno aiutato nel nostro percorso, un gruppo di amici che hanno scelto di trascorrere una giornata insieme, tutto questo voglio riassumerlo nella parola “Grazie”. Marisa Bona

48


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Con radici e ali 3 novembre 2016: il compleanno di don Giancarlo riunisce molti suoi amici in un momento denso di ricordi commossi e spunti di riflessione Siamo in tanti ad abbracciare don Giancarlo nel giorno del suo compleanno. Ci sono anche i suoi cari amici don Giuseppe Granruaz e don Gino Damonte e un ospite d’onore, il dott. Reinhard Demetz, direttore dell’Ufficio Pastorale della diocesi di Bolzano- Bressanone. A fare gli onori di casa Marisa e Marina, simboli delle due anime dell’Associazione “La Strada-Der Weg”, il volontariato e la professione. Marisa apre l’incontro con un dono inaspettato e, con grande commozione, dà lettura di uno scritto di don Giancarlo “per fare memoria dei 78 anni, dono infinito del Padre. (Ringrazia in modo particolare il padre, la madre e l’adorata sorella Camilla che lo ha seguito in tutti gli anni del suo ministero; la definisce il suo angelo custode). È una testimonianza di forti legami familiari e di coerenza e determinazione nel realizzare il progetto di vita anche nei momenti più difficili. Rinvenuto per caso tra le tante carte del suo studio, questo messaggio è un segno che Lui c’è sempre, ci accompagna e indica il cammino. Come osserva Reinhard - a questo incontro per conoscere don Giancarlo e l’Associazione - quando un gruppo perde una guida così forte e carisma-

tica si sente orfano, spaesato e deve perciò ri-trovare un’identità forte ed eventi come questo aiutano. Con Marina ci inoltriamo nel tema di oggi collegandoci all’incontro del 2015 “Quanto mi manchi”; serviva per condividere il dolore del lutto, lo smarrimento per aver perso la guida, per capire quanto don Giancarlo abbia contato e segnato la nostra vita. In quell’incontro Marina ci ha aiutati ad affrontare un nuovo percorso, un nuovo cammino senza più la guida in presenza di don Giancarlo tuttavia presenza, sempre vicina nei nostri cuori e nei nostri pensieri. Marina ci chiede a distanza di un anno che risonanza hanno avuto in ciascuno di noi le parole emerse con forza dal suo testamento spirituale. Ci invita a ripensarle come radici perché diventino rami fruttuosi nella nostra vita di relazione personale e associativa. Ben ancorati al passato dobbiamo trovare lo slancio, con ali leggere ma solide, verso un futuro di speranza. Gli interventi si susseguono in un’atmosfera commossa. Infinito perdono. Margherita ricorda come don Giancarlo rappresentasse infinito perdono e amore per tutte le persone che conosceva. E misericordia, parola molto sentita in questo anno santo del Giubileo che Papa Francesco si è prodigato a divulgare, è la conseguenza di questo infinito perdono. Ma la misericordia è difficile da vivere, 49


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

anche se ci aiuta ad aprire la porta a tutte le relazioni. Guarigione. Marina ha un ricordo particolare di come don Giancarlo riusciva a guarire, in un certo senso con un sorriso, le persone provate da sofferenze di varia natura e quel gesto era la prova di essere accettati e compresi. “Carissimo/a”, era il suo saluto, chiunque incontrasse. Questa parola è rimasta a tutti nel cuore. Amici. Chiara ricorda il saluto “Ciao sorellina”. Quale potente richiamo di affetto e accoglienza in queste parole! E subito si stabiliva un rapporto profondo di vicinanza, quasi di intimità. Don Gino si commuove al ricordo di due amici carissimi: don Giancarlo e don Giuseppe Rauzi. Ricorda don Giancarlo come maestro di amicizia, un cristiano che ha vissuto il cristianesimo concreto che si fonda sull’amicizia. Invita tutti noi a coltivare l’amicizia perché arricchisce. Facendo poi riferimento al cap. del Vangelo di Matteo, che riguarda il giudizio finale con l’invito del Signore: “Vieni benedetto nel mio regno, perché avevo fame e mi hai dato da mangiare…ecc.” vede chiaramente questa parola, rivolta in modo particolare proprio a don Giancarlo, come colui che ha realizzato pienamente il progetto 0

del Padre. Don Giancarlo era Matteo . Paura, intesa anche come fragilità. Lina è stupita di come lui la percepisse e la comprendesse. Spronava le perso-

ne ad avere coraggio e sicurezza. Don Giancarlo metteva la fragilità umana, anche la sua, “sul tavolo”, la esponeva apertamente senza alcun giudizio. La considerava parte dell’animo umano e dava la chiave per superarla. Condivisione, per Lucia quella materiale (dividere il pane) e spirituale. Con don Giancarlo si è imparato a condividere il tempo per gli altri così come la preghiera. In modo particolare quella insieme nella sua amata cappellina di casa S. Francesco. Accoglienza. Don Giancarlo ci ha insegnato come sperimentare e vivere l’accoglienza che significa anche pazienza e ascolto. Lui rappresentava


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

la figura di “un papà buono”, di uno che c’è sempre, anche ora. Anna, con il suo nutrito staff, declina l’accoglienza nella distribuzione degli alimenti e la coniuga con la relazione. Offrire il cibo significa ascoltare, conoscere cioè entrare in relazione con le persone più diverse. Marina aggiunge che la struttura dell’Associazione si basa sull’accoglienza e ne è simbolo la porta di don Giancarlo sempre aperta. Anche oggi. Ad accogliere c’è il Presidente. Grazie Otto! Invito, è la parola chiave di don Giuseppe. Quanto tempo, quante energie senza misura don Giancarlo ha speso nell’invitare i giovani, per anni. Come poteva ricordare tutti quei nomi! Quanti giovani ha coinvolto con il suo carisma. Mancando lui, non c’è più l’invito, cioè l’andare dietro alle persone con discrezione, un’insistenza dolce, una dolce fermezza. Ricorda anche la precisione e la puntualità di don Giancarlo, soprattutto la capacità di visione, di tendere verso il senso del reale con i piedi per terra e gli occhi al cielo, con grande fiducia nella preghiera e nella Provvidenza. Solitudine è una condizione esistenziale, dice Dorotea. Spesso la si riempie con le cose. L’Associazione è nata per andare incontro a tante difficili solitudini, aggiunge Marina. La solitudine tocca tutti. Ne parla nella lettera anche don

Giancarlo che vede nel padre “uno stimolo vivace ad essere forte nella sofferenza, a portare, con coraggio e fiducia, i momenti di solitudine e di fallimento”. Nonostante avesse molti impegni e tante persone intorno, pure don Giancarlo ha sperimentato la solitudine, anche dentro l’Associazione, nei momenti più difficili. Ma non temeva la solitudine, la definiva “positiva e abitata”,come ricorda Paolo, utile per ascoltare il silenzio dentro di sé e percepire le parole del silenzio. Amore è la parola scelta da Marisa. “ Ho dato, ho seminato, ho ricevuto il centuplo”. L’idea di amore si esprimeva nelle braccia aperte di don Giancarlo: “vi voglio tutti accanto a me”. L’aprire le sue grandi braccia alla benedizione significava accoglienza, partecipazione, unione, appunto Amore. Compassione per don Giancarlo nell’accezione di empatia, dice Annamaria. Lui percepiva il dolore e sofferenza degli altri e la portava sempre sull’altare. Il suo abbraccio voleva significare “so quello che provi”. Emarginazione. Osservando i vari

1


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

cartelli appesi alle pareti si nota che è stata dimenticata questa importante parola. Marina sottolinea allora come proprio la triste realtà dell’emarginazione di tanti giovani vittime della droga e di tante persone non accolte abbia spinto don Giancarlo ad impegnare ogni sua energia per dar vita all’associazione “La Strada-der Weg ONLUS”. Preghiera e claustrali, aggiunge Hartwig. Alla base di tutto è la fiducia nella preghiera e nella Provvidenza. Don Giancarlo aveva un rapporto di fraternità e di comunione spirituale con le suore claustrali di Loreto, di Città delle Pieve, di Perugia, di Firenze e di Borgo; “le sorelline” sono state un cardine fondamentale per tutta la sua attività in Associazione. Ne è prova la lista con i nomi degli utenti e dei volontari de “La StradaDer Weg” che tutti gli anni don Giancarlo inviava alle claustrali. Terminate le testimonianze, riprende la parola Reinhard che invita a farsi dono: la vita è un dono e se io ho un dono, lo dono a mia volta. Le testimonianze parlano del futuro del Regno di Dio promesso come orizzonte ed anche noi dobbiamo orientarci a questo futuro, cercare di accompagnare le persone in difficoltà, essere Segno di qualcosa di grande. Così il senso dell’agire va OLTRE, in quel futuro nel quale muoversi nel ricordo di don Giancarlo. Don Giancarlo vedeva avanti. Reinhard ci affida un pensiero forte: trasformare il passato in una promessa di futuro. 52

Marina concludendo, ribadisce che siamo consapevoli delle nostre radici, le conosciamo. Abbiamo condiviso un pezzo di “strada” insieme a don Giancarlo, tocca a noi ora portare avanti il suo messaggio e la sua opera; adesso abbiamo le ali per farlo. La sua missione non deve andare perduta o rimanere solo un nostalgico ricordo. Ci chiede di proseguire nella strada segnata in Associazione, nel lavoro, in famiglia, con gli amici. Questo dovrebbe essere il nostro compito quaggiù sostenuto sempre dal suo aiuto da Lassù. Con fiducia, speranza e senza tristezza perché “La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro” (J. Saramago) Daniela B. Daniela G.


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Messa di Natale 2016 La presenza del vescovo don Ivo Muser ha impreziosito la tradizionale messa di Natale dell’associazione “La Strada - Der Weg ONLUS”, celebrata nella chiesa delle Visitazione.

Grazie al lavoro di molti volontari, dopo la messa è stato possibile riunirsi attorno ad una tavola splendidamenete imbandita per il consueto scambio di auguri

3


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

4


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Coppa dei valori Un’iniziativa per coinvolgere bambini e soprattutto genitori in un approccio positivo al mondo dello sport Grande successo per la prima edizione della Coppa dei Valori, svoltasi l’11 dicembre al Palasport di Bolzano.

Sotto l’abile guida organizziva del centro Charlie Brown otto squadre di bambini under 10, tra le quali anche la nostra Miniexcelsior, si sono sfidate in un torneo di calcetto. Il tutto all’insegna del divertimento, del rispetto reciproco e della fratellanza.

Gran Casinò Un monologo per denunciare i gravi danni sociali derivati dal gioco d’azzardo Di grande impatto il monologo teatrale sulla problematica del gioco d’azzardo proposto dall’associazione DDT in collaborazione con “La Strada - Der Weg ONLUS” l’otto dicembre al teatro di San Giacomo. Un’amara riflessione su quanto lo stato, cioè noi, tragga enormi profitti da un’attività che crea rilevanti danni sociali in termini di patologie e disgregazione di rapporti famigliari.


InternosInternosInternosInternosInternosInternosInternosInternos

Internos

Se vuole donare il Suo 5 per 1000 all’Associazione “La Strada - Der Weg ONLUS“ Falls Sie Ihre 5 Promille dem Verein “La Strada - Der Weg ONLUS“ schenken möchten

C.Fisc./St.Nr. 80020390219 Se vuole fare un’offerta Falls Sie eine Spende machen möchten

IBAN: IT29 R060 4511 6080 0000 0139000

Grazie/Danke Associazione - Verein “La Strada - Der Weg” ONLUS Via Visitazione - Mariaheimweg, 42 39100 Bolzano Bozen Tel 0471 203111 Fax 0471 201585 e-mail: info@lastrada-derweg.org www.lastrada-derweg.org

Realizzazione/Ausführung: Centro Studi e Biblioteca Direzione/Direktion: Paolo Marcato Coordinamento/Koordination: Dario Volani Redazione/Redaktion: Dario Volani, Lena Prossliner, Erika Waldboth, Fabrizio Mattevi, Massimo Antonino Grafica/Grafik: B. Elzenbaumer, M. Antonino Edizione/Ausgabe: Nr.02/2016- Dicembre/Dezember 2016 56