Internos Nr.3_dicembre/Dezember 2013_La Strada - Der Weg ONLUS

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Nr.03/ 013

Periodico interno trimestrale Interne vierteljährliche Zeitschrift


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Sommario - Inhaltsverzeichnis

La fraternità è la radice Siamo tutti titolari Breve inserto sulla violenza Introduzione Rehabilitatinseinrichtung St. Isidor Comunità Alloggio Focolare Tagesgruppe Kalimera Residenze assistite femminili e progetto giovani madri Convegno “Dalla Violenza al Dialogo” La Parola allo psicologo Altruismo, passione e divertimento. I giovani volontari di autunnissima Un anno a La Strada Compostela A Senale, A Senale Anniversario a Loreto La Strada sul sentiero di San Francesco Gli ottant’anni del Don Auguri

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La Fraternità è la radice della pace “Nella famiglia di Dio tutti sono figli dello stesso padre. Non ci sono vite di scarto” (Papa Francesco) Mi piace iniziare questo numero con la parola di Papa Francesco, il suo messaggio per la 1 .ma giornata mondiale della pace che sarà celebrata il primo gennaio 01 . Il titolo di tale messaggio è “ Fraternità, fondamento e via per la pace” Ecco qualche pensiero che estrapolo dal suo discorso:”Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna alberga infatti il desiderio di una vita piena alla quale appartiene un anelito insopprimibile di fraternità verso la comunione con gli altri nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare.” Infatti la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello: senza

di essi diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura. Ed occorre subito ricordare che la fraternità si comincia ad imparare solitamente in seno alla famiglia soprattutto grazie a ruoli responsabili e complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e della madre. La famiglia è la sorgente di ogni fraternità e perciò è anche il fondamento, la via primaria della pace poiché, per vocazione dovrebbe contagiare il mondo con il suo amore. La radice della fraternità è contenuta nelle paternità di Dio. Non si tratta di una paternità generica indistinta e inefficace, bensì, dell’amore personale puntuale e straordinariamente concreto di dio per ciascun uomo. Una paternità dunque efficacemente generatrice di fraternità. Poiché l’amore di Dio, quando è accolto, diventa il più formidabile agente di trasformazione dell’esistenza e dei rapporti con l’altro aprendo gli uomini alla solidarietà ed alla condivisione operata In particolare la fraternità umana è rigenerata In e Da Gesù Cristo con la sua morte e resurrezione. La croce è il LUOGO definitivo di FONDAZIONE della fraternità, che gli uomini non sono in grado di governare da soli. Gesù Cristo che ha assunto la natura umana per redimerla, amando il Padre fino alla morte ed alla morte in croce 3


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mediante la sua resurrezione ci costituisce come umanità nuova in piena comunione con la volontà di Dio, con il suo progetto, che comprende la piena realizzazione della vocazione alla fraternità. Nella famiglia di Dio, dove tutti sono figli di uno stesso padre, perché innestati in Cristo Figli nel Figlio, non vi sono “vite di scarto”. Tutti godono di un’eguale e intangibile dignità. Tutti sono amati da Dio, tutti sono stati riscattatoi dal sangue du Cristo, morto in croce e risorto per ognuno.È questa la ragione per cui non si può rimanere indifferenti davanti alla sorte dei frateòlli. Ciò premesso è fa-

cilke comprendere che la fraternità è fondamento e via per la pace. LA pace afferma Giovanni Paolo II è un bene indivisibile. O è bene di tutti o non lo è di nessuno

Don Giancarlo Bertagnolli

fondatore e assistente spirituale Associazione “La Strada - Der Weg ONLUS”


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Siamo tutti titolari presentato il libro sulla squadra di calcio Excelsior La sera del 16 dicembre presso il centro culturale Lovera a Bolzano, in una sala gremita da oltre cento persone si è svolta la presentazione del libro “Siamo tutti titolari - storia della squadra più perdente d’Italia e del suo progetto rivoluzionario”. Il libro, scritto dal medico sportivo bolzanino Mario Endrizzi narra le gesta della squadra di calcio Excelsior, fondata nel 001 all’interno del Centro Giovanile Charlie Brown dell’associazione La Strada – Der Weg ONLUS. La serata è stata introdotta dai saluti del presidente Otto Saurer, del sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, e del Fondatore don Giancarlo. Successivamente il moderatore Daniele Magagnin, noto giornalista sportivo locale ha intervi-

stato l’autore facendo emergere i punti salienti del libro. A sorpresa è giunto in sala anche il giornalista Franco Bragagna, giornalista Rai e voce olimpica dell’atletica leggera, che ha espresso il suo giudizio positivo su l progetto Excelsior. Il libro non è un saggio sullo sport, bensì un racconto romanzato di piacevole lettura in cui si narrano episodi e aneddoti relativi ad un percorso che dura da più di dodici anni. Un percorso che ha visto coinvolti ca. 150 ragazzi che hanno potuto sperimentare un modo alternativo di praticare lo sport agonistico. Al centro di questo modello c’è la valorizzazione della persona, accolta ed apprezzata per quello che è e per l’impegno che mette a disposizione dei propri compagni. Leggendo il libro si ha la possibilità di immedesimarsi in questa avventu5


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ra, coglierne tutti gli aspetti educativi, sorridere per gli immancabili episodi allegri e commuoversi per quelli più tristi. Un episodio su tutti rappresenta lo spirito Excelsior: l’autore racconta di una partita difficile in cui il risultato era già

segnato da una sfilza di gol incassati. Improvvisamente un lampo da parte di Excelsior nell’area avversaria e un calcio di rigore assegnato alla nostra squadra. Ogni allenatore l’avrebbe fatto tirare al calciatore più forte ma il mister dell’Excelsior non indugia a mandare sul dischetto il giocatore tecnicamente più debole in campo, colui che sogna da anni di riuscire a segnare durante una partita ufficiale. E lui non delude: spiazza il portiere, insacca e 6

si lancia in una corsa pazza verso la panchina con urlo liberatorio in stile “Tardelli” ai mondiali delll’8 . Questo e tanto altro è Excelsior. Il libro è disponibile presso la nostra biblioteca in cambio di un’offerta libera.


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BREVE INSERTO SULLA VIOLENZA


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Introduzione A partire dal 16 Settembre 013 ha preso il via la formazione del progetto Prevenzione, Tutela, Terapia sostenuto dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e a carattere provinciale. Il progetto prevenzione, tutele e terapia mira a sviluppare e a implementare un coordinamento tra le diverse realtà impegnate nella tutela dei minori al fine di promuovere e sostenere il lavoro di rete tra istituzioni, servizi, centri accoglienza e sostegno al minore ed alla famiglia. Il progetto ha previsto l’ implementazione di strategie e interventi operativi integrati attraverso la definizione delle linee guida provinciali da un lato e, dall’altro, la formazione, l’ individuazione e lo sviluppo di attività, attraverso i servizi già esistenti, di rilevazione, valutazione, protezione e cura di bambine e bambini vittime di violenza. Nei percorsi formativi il tema è stato affrontato e ancora verrà affrontato prossimamente sotto diversi punti di

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vista e toccando diversi aspetti. Il primo seminario si è svolto con una presentazione delle “Forme di violenza contro i minori” con focus su quelle di rilevanza penale, con relatrice la Dott.ssa Kristin Dawin. In seguito, i seminari svolti si sono incentrati intorno al “Quadro legislativo specifico previsto dal codice penale in tema di violenza sui minori” attraverso la relazione della Dott. ssa Emma Avezzù; sul tema del “Sistema di intervento focalizzato specificatamente sulla protezione”attraverso il contributo della Dott.ssa Susanna Galli; ancora,; sul tema della “Sessualità infantile” (Dott.ssa Cinzia Cappelletti) e sulle “Origini della violenza” discusso dal Professore, Psicologo Psicoterapeuta G. Maiolo.Ulteriori seminari hanno avuto poi l’ obiettivo di approfondire ancora di più il tema attraverso i contributi della Dott.ssa Giuliana Franchini con due seminari dal titolo “Le forme di violenza, segnali indicatori” e “La famiglia violenta, le sue dina


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miche e la relazione con la vittima”, e, ancora, del Dr. Marc Allroggen “La violenza tra bambini/adolescenti”. I prossimi seminari, a partire dal 16 Gennaio del prossimo anno, prevedono un’ intervento della pedagogista Nicole Weißling sul tema della “Pedagogia del trauma”, e, ancora, della Dott.ssa Susanna Galli (al suo secondo intervento) sui “Sistemi di protezione e sull’ interazione tra sistema giudiziario e sistema dei servizi” e sulle “Reti ed i protocolli esistenti”, e, infine, l’ ultimo seminario verrà tenuto dalla Dott.ssa Kerstin Schwäbisch sulle esperienze di una struttura specializzata e sul tema del “TAbù e del segreto nei territori periferici” riportato dalla Dott.ssa Verena Heiß In tutto, dunque, 13 seminari incentrati specificatamente sul problema della violenza sui minori e che l’ Associazione “La Strada-der Weg” non solo ha organizzato, ma che vorrebbe anche cogliere come opportunità e spunto, come occasione, per una riflessione da estendere al tema della violenza in un’ accezione più generale, come problema che riguarda anche altri ambiti e che assume altre forme come quella di genere, quella razziale, quella religiosa o ancora generazionale e di fronte alle quali occorre, allo stesso modo, attivare percorsi di prevenzione e di tutela.

Un tema che è poco definire complesso e difficile da trattare, ma che abbiamo pensato di poter affrontare attraverso il contributo e l’ esperienza diretta degli operatori e referenti che lavorano all’ interno delle strutture della nostra Associazione, nelle loro diverse aree di competenza. A loro abbiamo voluto rivolgere alcune domande al fine di conoscere e capire come il loro lavoro si confronti quotidianamente con il problema della violenza e con quali strumenti di intervento e mediazione ritengono risulti più utile ed efficace operare. Federico Rigotti volontario del servizio civile


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Rehabilitationseinrichtung “St. Isidor” für Patienten mit Doppeldiagnose Vi sono aspetti del problema che riguardano specificatamente la vostra struttura? (violenza di genere, bullismo, ecc…) Man kann nicht von dieser Art der Gewalt sprechen, sondern von verbaler und / oder physischer Gewalt, welche von Personen mit psychischen Problemen (Persönlichkeiststörungen, psychischen/psychiatrischen Problemen, Suchtproblemen)ausgeübt wird.Diese Personen hatten auch meist nicht die Möglichkeit in einem gesunden Und konstruktivem sozialem Umfeld aufzuwachsen bzw. zu leben. Se sì, quali forme assumono ? Vor allem kommt es in unserer Einrichtung zu verbaler Gewalt(nur seltenzu physischer Gewalt gegen Objekte und noch seltener zu physischer Gewalt gegen Mit-Patienten oder Betreuer. In che modo il vostro ruolo diventa importante per quegli utenti che si sono trovati a subire o, al contrario, a commettere atti di violenza ? Wichtig um Grenzen aufzuzeigen, Konsequenzen zu setzen, die Patienten zueiner Verhaltensänderung zu motivieren; Aufzuzeigen, dass auf jede Aktion eine Reaktion folgt,usw. 10

Quali sono i metodi di mediazione e di prevenzione che risultano efficaci nel vostro lavoro ? Dialog, Beziehung, Halt und Stabilität geben (contenimento), Kohärenz; Im Grunde kann man das gesamte Konzept der Rehabilitationsgemeinschaft als Metode sehen: Rehabilitation, Therapie, Regeln, Fördern der sozialen Kompetenzen, Fördern der Autonomie, Stabilität geben, usw. Avete promosso in passato momenti di dibattito o discussione tra voi e gli utenti della vostra struttura intorno al problema della violenza ? Se sì, quali iniziative ? Bei jedem Vorfall werden folgende Interventionen gesetzt; Einzelgespräch mit dem Aggressor, Einzelgespräch mit dem “Opfer”, Gruppengespräch bzw. gruppentherapeutisches Setting

Manuela Gius Koordinatorin


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Comunità alloggio per minori “Focolare” Vi sono aspetti del problema che riguardano specificatamente la vostra struttura? (violenza di genere, bullismo, ecc…) Se sì, quali forme assumono ? In una comunità alloggio che ospita 6 minori maschi e minori femmine si assistono a diverse forme di violenza, non sempre evidenti, ma spesso nascoste e molto sottili, come ad esempio piccoli atti di bullismo, minacce, violenza fisica, ecc... In che modo il vostro ruolo diventa importante per quegli utenti che si sono trovati a subire o, al contrario, a commettere atti di violenza ? All’interno della nostra struttura il ruolo dell’educatore assume diverse forme: innanzitutto sa intervenire nell’emergenza separando i ragazzi, calmando la situazione e se necessario chiamando le forze dell’ordine. Poi in un secondo momento ci si concentra sul minore parlandoci, ma soprattutto ascoltandolo e cercando con lui possibili altre soluzioni al problema. Poi si crea un momento di confronto tra tutte le parti coinvolte cercando di ricreare l’ordine e di trovare insieme delle soluzioni.

risultano efficaci nel vostro lavoro ? Nella nostra struttura si tiene un gruppo ogni due settimane con la presenza dello psicologo e di una educatrice e con l’obbligo di partecipazione da parte di tutti ragazzi presenti in struttura, nel quale vengono tematizzati tutte le problematiche che si creano all’interno del gruppo dei ragazzi tra cui anche il tema della violenza. Inoltre se ritenuto necessario, si coinvolgono servizi specializzati sul tema della violenza come Gea e Germoglio. Avete promosso in passato momenti di dibattito o discussione tra voi e gli utenti della vostra struttura intorno al problema della violenza ? Se sì, quali iniziative ? Abbiamo sostenuto la partecipazione alle formazione sulla violenza da parte del personale, ed abbiamo fatto conoscere ai nostri utenti i servizi presenti sul territorio riguardo a questa tematica. Marion Lorenzon coordinatrice

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Tagesgruppe “Kalimera” Vi sono aspetti del problema che riguardano specificatamente la vostra struttura? (violenza di genere, bullismo, ecc…) Mobbing, Gewalt Se sì, quali forme assumono ? Mobbing: Ein Mitglied der Gruppe wird von einigen beleidigt und geärgert. Die anderen unterstützen dies passiv und somit wird der Jugendliche aus der Gruppe ausgeschlossen. Der Gemobbte tut sich schwer sich zu wehren, da die anderen in der Mehrheit sind. Gewalt: Streit und Handgreiflichkeiten (Zwicken, Stoßen, Haare ziehen) unter Geschwistern, die zusammen die Tagesstätte besuchen. In che modo il vostro ruolo diventa importante per quegli utenti che si sono trovati a subire o, al contrario, a commettere atti di violenza ? Unsere Rolle ist wichtig, weil wir für die Jugendlichen da sind. Dies gilt sowohl für die Opfer als auch für die Täter. Wir helfen beiden die Gewaltsituationen zu verarbeiten und versuchen zusammen mit ihnen die Gründe für die Aggression herauszufinden.

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Quali sono i metodi di mediazione e di prevenzione che risultano efficaci nel vostro lavoro ? Eine Methode ist das Gespräch, indem wir sie fragen, wie es ihnen in dieser Situation ginge. Wir haben auch Gruppensitzungen gemacht, in denen wir über Respekt geredet haben. Ebenso haben wir Spiele zum Thema respektvoller Umgang miteinander gemacht. Die Methoden sind insofern effizient, dass die Jugendlichen sich über ihr Verhalten bewusst werden und darüber nachdenken. Kurzfristig ist keine Verhaltensänderung eingetreten. Aber wir denken, dass sich das Verhalten der Jugendlichen langfristig ändert oder in anderen Kontexten zeigt, dass die Jugendlichen etwas gelernt haben. Florian Klauder Koordinator

Barbara De Fanti Erzieherin


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Residenze assistite femminili e Progetto Giovani Madri Vi sono aspetti del problema che riguardano specificatamente la vostra struttura? (violenza di genere, bullismo, ecc…) Se sì, quali forme assumono ? Soprattutto nei vissuti delle nostre ragazze, donne e giovani madri si sono evidenziate tutte e quattro le forme di violenza: psicologica, fisica economica e assistita (per i loro figli). In che modo il vostro ruolo diventa importante per quegli utenti che si sono trovati a subire o, al contrario, a commettere atti di violenza ? All’interno delle nostre strutture e nel rapporto con le donne ci poniamo in un ruolo di ascolto e cerchiamo con le donne, ragazze e madri di individuare soluzioni più idonee al loro problema, orientandole ad un servizio specializzato sui temi della violenza (Germoglio, Gea, ecc) e garantendo loro il necessario sostegno ed accompagnamento. Cerchiamo di rinforzarle e le accompagnamo passo passo nel percorso necessario per uscire da questo circolo della violenza.

Quali sono i metodi di mediazione e di prevenzione che risultano efficaci nel vostro lavoro ? Il metodo più efficace risulta essere il colloquio diretto tra educatrice ed utenza con proposte anche pratiche di soluzioni. Non ci sostituiamo mai alle donne, ma facciamo in modo che prendano consapevolezza del problema e siano loro a prendere l’iniziativa nella soluzione. Avete promosso in passato momenti di dibattito o discussione tra voi e gli utenti della vostra struttura intorno al problema della violenza ? Se sì, quali iniziative ? Abbiamo sostenuto la partecipazione alle formazione sulla violenza da parte del personale, ed abbiamo fatto conoscere ai nostri utenti i servizi presenti sul territorio riguardo a questa tematica. In previsione verranno fatte anche delle piccole riunioni di gruppo nelle quali si parlerà di temi precisi tra cui anche la violenza di genere. Marion Lorenzon

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Convegno “Dalla Violenza al Dialogo” Il 28 Novembre scorso si è svolto presso la Libera Università di Bolzano il convegno intitolato “Dalla violenza al dialogo” organizzato dalla Rete per la prevenzione alla violenza in collaborazione con il Dipartimento sanità, famiglia e politiche sociali, la Ripartizione cultura tedesca, il Dipartimento cultura e formazione professionale in lingua italiana, le Intendenze scolastiche di lingua italiana e tedesca e la Libera Università di Bolzano. L’ evento si è inserito all’ interno di un vasto programma di iniziative impegnate a trattare il tema della violenza in varie forme: attraverso proiezioni di film, mostre d’ arte, spettacoli teatrali e ancora con eventi formativi lungo tutto il mese di Novembre e parte di Dicembre con lo scopo, dichiarato dalla Rete per la Prevenzione stessa, di “portare anche al di fuori dei ristretti ambiti professionali degli addetti ai lavori l’at 14

tenzione su questo tema invitando la popolazione ad un dialogo sull’argomento”. Il convegno in sé è durato una sola giornata, ma una giornata ricca di contenuti, con la partecipazione di sei relatori provenienti da Italia, Germania e anche Francia. Tra gli interventi che ho seguito ne vorrei ricordare due in particolare. Innanzitutto l’intervento tenuto da Charles Rojzman, psicologo, con studi interdisciplinari in sociologia, pedagogia, antropologia e psicoterapia e fondatore dell’ Istituto C. Rojzman, un Istituto attraverso il quale opera nel settore del pubblico e del no profit per gruppi e organizzazioni nazionali e internazionali all’ interno di programmi di mediazione e di risoluzione di conflitti e di educazione sociale per quella che lui definisce “la promozione di sane democrazie multi-culturali e multi-etniche”. Una persona con alle spalle progetti delicatissimi che lo hanno visto impegnato in Paesi


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segnati da guerre civili, conflitti interetnici, scontri politici e religiosi, come a Beslan, nel nord dell’ Ossetia (a seguito del drammatico sequestro avvenuto in una scuola da parte di fondamentalisti islamici e separatisti ceceni), in Ruanda, in Nord Africa, e poi in Paesi d’ Europa, come in Francia, e ancora in alcuni Paesi dell’ America latina. Un percorso professionale e sicuramente non solo professionale che si può dire lo ha reso oggi un vero esperto e figura di riferimento in materia di progetti teorici e pratici di intervento e prevenzione della violenza. In altre parole, direi, un interlocutore più che ideale per il tema di questo Convegno di cui ha ispirato infatti il titolo con il suo intervento: “Dalla violenza al dialogo (attraverso il conflitto)”. Diversi sono stati i messaggi che ha voluto lanciare. Il primo: per trovare violenza non occorre andare molto lontano, in altri Paesi o altre realtà. Essa infatti si trova facilmente anche da noi e anche da noi rappresenta il nucleo dei nostri rapporti quotidiani, seppure magari in forme più sottili, non sempre esplicite e palesi. La violenza non và intesa solo come una forma di abuso di ferita o minaccia, ma comprende anche altre tre forme: l’ abbandono, l’ umiliazione e l’ attribuzione di colpa. Per risolvere

queste forme di violenza, secondo la proposta terapeutica di Rojzman, occorre necessariamente passare per il conflitto e ciò rimanda direttamente al suo secondo messaggio. Secondo Rojzman il conflitto và rigorosamente distinto dalla violenza. Se la seconda è indubbio sia negativa, la prima invece rappresenta una possibilità importante di risoluzione ed espressione. Il conflitto non và inteso nell’ accezione più comune di elemento da negare o impedire sul nascere, ma al contrario come un’ opportunità. Il presupposto è che “laddove viene a mancare lo spazio per il conflitto è allora che nasce inevitabile la violenza”. La sua proposta terapeutica è dunque proprio quello di educare al conflitto e di farlo attraverso un metodo da lui elaborato, ovvero il TST (Transformational Social Therapy) o in francese detta “Tèrapie social”. Il secondo intervento è quello di Andrea Felis, bolzanino, dottore di ricerca in Studi Umanistici, Discipline filosofiche, storiche e dei Beni Culturali che ha voluto discutere uno studio da lui condotto sulla realtà politica Altoatesina legata al mondo del nazi-fascismo. Uno studio molto interessante e dettagliato che ha intitolato: “Come sfatare il mito che basti “sapere” per capire e capire per comprendere” riferendosi alla neces 15


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sità di considerare questo movimento non semplicemente come un insieme di aggregati sociali da negare oppure derubricare ma invece come una realtà da comprendere e non sottovalutare. La sua tesi di fondo è che c’è stato uno spostamento dall’ aspetto teorico del fascismo del Ventennio a quello post-bellico che ha rappresentato una continuazione teorica che si rifà appunto agli stessi miti e alle stesse icone in un modo che dimostra un livello di conoscenze di quel periodo storico spesso molto notevole. Non solo e semplicemente la diretta prosecuzione, ma anche la sublimazione di quella ideologia della violenza che viene ripresa e reinterpretata all’ interno di una cornice culturale più moderna, dove a vecchi linguaggi e modelli vengono affiancati nuovi riferimenti a personaggi storici e politici più recenti come nel caso di uno dei siti internet di questi gruppi in cui oltre ai riferimenti a personaggi storici della Repubblica di Salò diventa possibile trovare anche la figura di Che Guevara preso a icona. Un totale rimescolamento di contenuti, dunque, altrimenti definito una “marmellata ideologica”, che però trova modo di diffondersi e raccogliere ancora nuove adesioni e simpatie anche tra giovani di età inferiore ai 20 anni e proprio a questo proposito, 16

poi, il prof. Felis ha voluto ricordare come tra i “mezzi” usati appunto a questo scopo vi sono non solo, come già detto, diversi siti Internet, ma anche marchi d’abbigliamento e ancora radio, gruppi musicali e librerie. In altre parole una realtà che sarebbe sbagliato liquidare semplicemente solo come estremista e che và invece osservata a partire dalle sue forme comunicative che seppur confusionarie, attraverso un processo di strumentalizzazione, trovano proprio in questa confusione un modo per giustificarsi. Federico Rigotti volontario el Servizio Civile

La Parola allo psicologo Parlare di violenza e tentare una definizione della parola è al contempo facile e difficile. Il termine “violenza” nell’accezione comune è descrittivo di comportamenti di abuso, prevaricazione o controllo, ma acquisisce valore specifico solamente se coniugato con il concetto di “forza”. È uso della forza per generare sottomissione e danno. In particolare nei confronti di soggetti deboli come le donne, i bambini e i portatori di una qualsiasi diversità


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psico-fisica. In genere è facile da cogliere il comportamento violento quando è aggressione e sopraffazione fisica o maltrattamento e abuso sessuale. Sempre che la vittima non rimanga imprigionata nella trappola del silenzio. Più difficile è riconoscere immediatamente le varianti infinite della violenza soprattutto nelle forme nascoste o invisibli. Perché c’è l’abuso psicologico e la denigrazione, la svalutazione sottile e la persecuzione nascosta, la trascuratezza e l’ipercura, la violenza delle parole e dei gesti diretti alla vittima ma anche quella sempre più frequente della violenza assistita. Complesso è spiegare le motivazioni che spingono un individuo ad esercitarla. In fondo le “ragioni” che stanno dentro e al di sotto di ogni comportamento violento sono profondamente intrecciate con la storia individuale dell’abusante ma anche con la cultura di appartenenza e la storia della società. Sbagliato è attribuire al violento la lapidaria definizione di malato. Le tante drammatiche storie di abuso hanno dimostrato senza ombra di dubbio che nella gran parte dei casi l’abusante è una persona normale, non un soggetto patologico.

Psicologia e psichiatria hanno da sempre cercato di studiare l’aggressività e la degenerazione di essa in violenza. Abuso e pedofilia, violenza fisica, stalking e femminicidio, nella gran parte dei casi, sono così espressioni non di una psiche malata ma di un codice di comportamento aggressivo che si basa sul potere. È infatti il potere che sta alla base di ogni azione di violenza sui minori e i più deboli. Molto limitatamente la violenza appartiene al raptus della mente o alla pulsione sessuale incontenibile. Ad alimentare l’abuso vi è esclusivamente la forza del potere la quale, a livello individuale, annulla la capacità di contenere e gestire l’aggressività che appartiene a ogni persona e impedisce di riconoscere l’altro come soggetto, e più ancora ne acceca la coscienza e l’ascolto empatico. Prof. Giuseppe Maiolo psicologo, psicoterapeuta

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Altruismo, passione e divertimento: i giovani volontari di Autunnissima Ha avuto un ottimo successo la seconda edizione di Autunnissima, una quattro giorni che ha coinvolto bambini e giovani. Chi sostiene che i giovani d’oggi non fanno nulla di utile e costruttivo e che se ne fregano di quello che sta loro attorno, sarebbe dovuto passare dal centro giovanile Villa delle Rose durante Autunnissima. Da lunedì 28 a giovedì 31 ottobre gli operatori del Charlie Brown e di Villa hanno intrattenuto bambini dai 6 ai 13 anni con il supporto fondamentale di 1 giovani volontari dai 15 ai 0 anni, per un totale di 60 presenze in quattro giorni. Ebbene sì: giovani che si danno da fare per gli altri e che lo fanno anche bene! Giochi, laboratori, gite, merende e tanti bambini: ecco i campi in cui questi giovani si sono cimentati. Molti di loro avevano già fatto un’esperienza simile durante il progetto estivo dei due centri giovani dell’associazione La Strada-Der Weg, Estatissima. Ma cosa ha spinto questi volenterosi ragazzi a passare così le loro vacanze ‘Sharm’? Imen Ayari: “Faccio volontariato a Villa delle rose durante tutto l’anno. Mi piace la quotidianità con i bambini, mi divertono, e poi durante Autunnissima 18

ho anche avuto modo di passare più tempo con gli altri miei amici volontari. Una bella esperienza insomma”. Joana e Ilaria: “Fare volontariato ci dà un obiettivo, un motivo per cui alzarci al mattino in questi giorni di vacanza. Qui ci sentiamo in famiglia, ci divertiamo, abbiamo modo di coltivare rapporti reali e non filtrati da uno schermo! Progetti simili ci danno la possibilità di divertirci e di sentirci utili allo stesso tempo, il tutto con semplicità”. Paola Santoni e Giulia Crisafi: “Avevamo fatto già le volontarie durante Estatissima e l’esperienza c’era

piaciuta molto., quindi perché non continuare? In questi giorni abbiamo avuto modo di stare insieme ai nostri amici, gli altri volontari, e di divertirci insieme ai bambini. Fare volontariato ci


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aiuta a crescere sia perché dai bambini si impara sempre sia perché in questi giorni, supportati dagli operatori e dai loro consigli, siamo indipendenti nelle scelte e negli interventi”. Mohamed, per tutti Momo: “Che avrei potuto fare se fossi rimasto a casa? Vengo qui per investire il mio tempo in qualcosa di utile. Frequento Villa delle rose da anni, è come se fosse una seconda famiglia, quindi se gli operatori mi chiedono di partecipare e di dare loro una mano, vengo volentieri. Autunnissima e Estatissima sono anche occasioni per noi volontari di instaurare nuove amicizie, di conoscerci meglio. Essere utili divertendosi: il massimo”. Questi giovani volenterosi hanno arricchito le vacanze autunnali di molti bambini e, considerato il loro spirito altruista e d’iniziativa, non si può che sperare che continuino il loro percorso di crescita su questa strada.

Un anno a La Strada Riflessioni di Giulia Marcantonio a conclusione del servizio civile Quando sono arrivata alla Strada non sapevo a cosa sarei andata incontro. Quello che conoscevo era solo la voglia di mettermi in gioco e il desiderio di fare qualcosa per gli altri e per

me stessa. È passato circa un anno da quando ho varcato per la prima volta la soglia dell’Associazione, da quel lontano primo giorno dove non sapevo bene cosa fare, cosa dire e quale aiuto avrei potuto offrire. Ma, alla fine, quello che ho avuto è stato un anno straordinario, dove ho imparato tantissimo, da me stessa e dagli altri. Lavorare 1


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coi bambini nelle attività di doposcuola è stato davvero stimolante. Mi ha fatto scoprire quanto si possa imparare dai ragazzi … e anche una dose di pazienza che non sapevo di possedere! La loro vivacità a volte è davvero difficilissima da contenere ma ammiro il coraggio e la spensieratezza del loro modo di vivere, tipico della loro età e l’affetto autentico che mi hanno dimostrato in questi mesi. Lo stesso affetto che ho ricevuto dalle donne straniere che ho avuto la possibilità, il privilegio direi, di seguire nei corsi di computer. Un’esperienza straordinaria, che non avevo mai avuto modo di sperimentare prima, che ha rafforzato la mia convinzione che l’ascolto e l’incontro con l’altro sono sempre motivi di grande maturazione. Devo molto a queste donne, che mi hanno mostrato la durezza e il coraggio di una vita non facile ma ancora piena di speranza. Il loro sorriso, la loro personalità, la loro esoticità, il loro ricordo rimarrà sempre vivo. Anche il lavoro in biblioteca è stato davvero stimolante, così come tutte le commissioni che mi sono state assegnate: mi hanno reso più intraprendente e più autonoma.

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Ora che per me è quasi ora di lasciare questo posto a me ormai così familiare, ora che ho completato il mio percorso, volevo lasciare queste poche righe per ringraziare tutte le straordinarie persone che mi hanno accompagnato, guidato, sostenuto e insegnato a vivere questo anno, in alcuni momenti non facile ma sempre gratificante. Grazie per la pazienza e la fiducia che mi avete dato. Non so se sono sempre stata all’altezza del mio ruolo di volontaria, ma spero di aver fatto un buon lavoro e di aver lasciato anche solo un briciolo di quello che questa esperienza ha lasciato a me: maggiore coraggio, maggiore determinazione, maggiore sicurezza ma soprattutto la convinzione che dedicare un minuto agli altri non è mai deludente. Sinceramente non so cosa abbia in serbo il futuro per me d’ora in avanti, ma intendo continuare su questa strada e so che la persona (spero migliore) che sono diventata deve e dovrà sempre qualcosa ad ognuno di voi. Grazie di cuore di cuore a tutti! Giulia Marcantonio


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Compostela Cronaca di un pellegrinaggio Da tempo nutrivo il desiderio dir recarmi a Santiago de Compostela, ma mi era difficile trovare una modalità consona alle mie risorse di tempo e di energie. Una provvidenziale indicazione dell’amico Hartwig Seifert mi ha portato a conoscere il programma dell’Ufficio Pellegrinaggi della Diocesi. Così ho potuto partecipare tra il 24 giugno e il 5 luglio di quest’anno ad un viaggio straordinario sotto tutti i profili: spirituale, sociale e culturale. Credo che il programma, che riportiamo qui di seguito, sia di per sé eloquente. PROGRAMM 1. Tag: Montag, 24. Juni 2013 Abfahrt von Bozen über Verona, Piacenza, nach Savona: Besuch des Santuario Nostra Signora della Misericordia; Gottesdienst; anschliessend Mittagessen; Weiterfahrt über die Riviera an Ventimiglia vorbei nach Frankreich; vorbei an Monaco und Nizza in die Provence nach Avignon. Abendessen und Übernachtung. 2. Tag: Dienstag, 25. Juni 2013 Frühstück; Hl. Messe in der Kathedrale von Avignon; kurze Besichtigung und Weiterfahrt nach St. Gilles, der alten Wallfahrtskirche auf dem Jakobsweg;

Weiterfahrt über Aigues Mortes, Montpellier, Narbonne nach Carcassone (Besichtigung), Mittagessen; anschließend über Toulouse nach Lourdes; Abendessen; Lichterprozession 3. Tag: Mittwoch, 26. Juni 2013 Gottesdienst in Lourdes; Frühstück; fahrt über den Sommport-Pass, über einen wichtigen Pyrenäenübergang zum aragonischen Jakobsweg nach Jaca und weiter nach Yesa; Fahrt zum Kloster Leyre; Mittagsessen; Besichtigung von Leyre; Fahrt zum Schloss Javier (Besichtigung) und Weiterfahrt nach Pamplona; Abendessen und Übernachtung. 4.Tag: Donnerstag, 27. Juni 2013 Frühstück; Kurze Besichtigung der Kathedrale von Pamplona und Stadtzentrum; Fahrt über den Perdon Kamm nach Obanos und von dort 1stündige Wanderung nach Eunate (Gottesdienst) von dort mit dem Bus nach Puente la Reina (Beischtigung) und Mittagessen weiter nach Estella (wichtiger Ort am Caminho) und kurzer Abstecher zum Kloster Irrache; am Nachmittag Fahrt über Logrono nach Santo Domingo della Calzada (Besuch der Kathedrale) und über St. Juan de Ortega nach Burgos. Abendessen und Übernachtung.

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5. Tag: Freitag, 28. Juni 2013 Frühstück; Stadtbesichtigung mit Kathedrale; 9.30 Uhr Gottesdienst; Besuch des Kartäuser- Kloster Miraflores; Mittagessen; Fahrt durch die Meseta nach Castrojeriz und 1 1/2stündiger Fußweg von Boadilla nach Fromista; Weiterfahrt über Vilacàzar und Sahagun nach Leon; Abendessen und Übernachtung.

8. Tag: Montag, 1. Juli 2013 Frühstück im Hotel; am Vormittag Führung durch die Kahedrale von Santiago, einem der bedeutendsten Kunstwerke Spaniens mit dem berühmten Portico della Gloria; 12.00 Uhr Mittfeier der großen Pilgermesse; Mittagessen; Nachmittags Fahrt nach Finisterre oder zur freien Verfügung; Abendessen und Nächtigung.

6. Tag: Samstag, 29. Juni 2013 Frühstück im Hotel; Fahrt nach S. Isidoro: 9Uhr Hl. Messe ; Besichtigung der Kathedrale von Leon; Fahrt nach Astorga; Besichtigung der Kathedrale und des Bischofpalastes; Mittagessen; Weiterfahrt nach Rabanal, Foncebadon und von dort ca. 4stündige Wanderung über den Pass zum Cruz de Ferro, bis El Acebo. Von dort mit dem Bus nach Ponferada; Abendessen und Übernachtung.

9. Tag: Dienstag, 2. Juli 2013 Gottesdienst in Santiago;Frühstück im Hotel; Fahrt über La Coruna, Mondonedo, Ribadeo, Oviedo (Mittagessen), weiter über Santander, nach Bilbao; Abendessen und Übernachtung.

7. Tag: Sonntag, 30. Juni 2013 Frühstück; Fahrt nach Villafranca del Bierzo und Besuch einiger Sehenswürdigkeiten; weiter über Pedrafita nach O Cebreiro; Gottesdienst in der vorromanischen Kirche St. Maria; 1stündige Wanderung bis Alto de San Roque; Weiterfahrt nach Sarria (Mittagessen); weiter über Portomarin, Melide zum Monte Gozo; von dort 1stündige Wanderung nach Santiago; Abendessen und Übernachtung. 22

10. Tag: Mittwoch, 3. Juli 2013 Frühstück im Hotel; kurze Stadtführung mit Außen-Besichtigung des modernen Guggenheim-Museums; Fahrt nach Pamplona (Mittagessen) und weiter nach Ronzesvalles; Besichtigung der Klosterkirche; einstündige Wanderung zum Ibaneta Pass (Gottesdienst) und über die Pyrenäen und nach St. Jean Pied de Port und weiter nach Pau und Lourdes; Abendessen und Übernachtung. 11. Tag: Donnerstag, 4. Juli 2013 Gottesdienst in Lourdes; Frühstück; Fahrt über Toulous, Narbonne, nach Montpellier; Mittagessen; weiter über Nimes, Pont de Gard und über Valence weiter nach Grenoble, Abendessen


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und Übernachtung. 12. Tag: Freitag, 5. Juli 2013 Frühstück im Hotel; Fahrt durch Savoyen über den Montcenis-pass indas Susa Tal; Gottestdienst in Colle don Bosco und um 13 Uhr Mittagessen; anschließend Heimfahrt. La possibilità di percorrere brevi tratti di “camino” facoltativamente a piedi o

in autobus è un’opportunità che si presenta raramente. Un viaggio perfettamente riuscito grazie alla disciplina comunitaria del gruppo ed alla clemenza del tempo, ma soprattutto grazie ad un’organizzazione perfettamente curata nei minimi particolari dall’Ufficio Pellegrinaggi (che si regge sull’attività di volontariato del Rev. Anton Mair am Tinkhof coadiuvato dalla signora Anna Maria Obrist Ganthaler). Il Rev. Mair am Tinkhof si occupa di questa attività da decenni ed ha messo a nostra di-

sposizione conoscenze e competenze preziose come guida spirituale e “turistica”, validamente supportato dall’ineffabile autista Albert. Un mare di fotografie: tanti ricordi, molte emozioni. Qualche impressione vale la pena di essere riportata. La nostra guida ha sottolineato il concetto di un avvicinamento graduale alla meta (autobus invece di aereo) per favorire la preparazione spirituale e promuovere la comunione del gruppo. Durante il ritorno il Rev. Anton Mair am Tinkhof ci ha proposto alcune riflessioni sul tema “Der Weg” che con il suo permesso volentieri proponiamo alla vostra lettura. “Antworten stehen am Ende, nicht am Anfang unseres Weges” Der Weg In unserer Lauten und hektischen Welt nimmt die Sehnsucht nach Ruhe und Stille immer mehr zu. Viele Menschen versuchen dem verkehr und dem Trubel und den lauten Ansammlungen zu entfliehen. Dies ist auch einer der Gründe, warum sich heute vermehrt Menschen auf Pilger-Wege machen. Auf diesen Wegen hoffen sie denn Sinn des Lebens, den Weg zum eigenen Ich, zu mehr Spiritualität, Gemeinschaft und Religiosität zu finden. Welches der eigene gute Weg ist, da23


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rauf muss jeder persönlich achten und diesen erwählen. Auf dem Weg sein Unterwegs sein ist wunderbar; neue Gegenden, neue Menschen kennen lernen ist eine Bereicherung; oft ist es ein Geschenk. Mit anderen zusammen sein; sich mit ihnen auf den Weg machen und unterwegs sein öffnet neue Horizonte, lässt aus der Enge des Alltags ausbrechen. Auch unser Leben ist ein Unterwegssein. Wir gehen nicht allein, auch wenn wir es vielleicht manchmal meinen. Es gibt viele Menschen, die uns zur Seite stehen: Weg- Gefährten, Weg-Begleiter, Weg Stützen, Weg-Pfeiler. Manchmal ist der Weg schön ausgebaut, leicht begehbar, weit geöffnet; manchmal ist er eng, steinig, blockiert, versperrt. Da ist es gut, einen zuverlässigen, treuen Begleiter zu haben. Jesus will sogar unser Weg sein, auf dem wir “gehen” können und auf dem wir “stehen” können. - Wir wollen es mit ihm probieren, wollen erfahren, ob er “Wort hält”. Deshalb sind wir auf Wallfahrt. Geh den Weg Mach dich auf den Weg, geh, wie du bist. Nimm dich mit, mit all deinen Fehlern und Schwächen, mit all deinen guten und starken Seiten. Geh den Weg, den ich dir zeigen werde, ohne wenn und aber; geh den Weg mit Vertrauen, mit Hoffnung und Geduld.

Ich will bei dir sein und bleiben, ich will dich führen und an die Hand nehmen, den ich bin der Weg. Ich gebe dir Orientierung, ich will dich führen und begleiten, denn ich bin die Wahrheit. Non si tratta solo di un’assonanza verbale con “La Strada – Der Weg”! Spesso le parole invitano ad una ricerca di senso: “La Strada” è un luogo, ma il cammino è forse un modo di essere. Paolo Spolaore


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A Senale! A Senale! Eccoci pronti per l’incontro di fine estate in Val di Non. Quest’anno il tempo è meno clemente. Al punto d’incontro al Passo Palade si preannunciano vento e pioggia che accompagneranno a tratti il nostro cammino. Ciononostante la partecipazione è numerosa: una trentina di partecipanti tra cui il presidente dell’Associazione Otto Saurer e un gruppetto con don Dario Fridel. Scendiamo dal Passo verso il Santuario soffermandoci via via alle stazioni della Via Crucis dove di volta in volta alcuni volontari leggono i commenti ed intonano i canti. Qualcosa ci distrae di tanto in tanto: qui un branco di lama, là un’effige di dinosauro a grandezza naturale. Gradualmente perveniamo alla X stazione, che lo scorso anno avevamo raggiunto partendo a ritroso dal Santuario. Attorno a mezzogiorno siamo in chiesa per un attimo di raccoglimento. Il vie-presidente Spolaore legge il discorso che Papa Francesco ha tenuto la sera precedente durante la veglia per la pace. Hartwig Seifert dà lettura della lettera di un gruppo di suore minacciate dal conflitto in Siria. Con una breve passeggiata raggiungiamo l’agriturismo Weissl per un ottimo pasto. Alle 15, puntuale come sempre, don Giancarlo celebra la Santa Messa nel “suo” Santuario. L’omelia, incentrata sul tema della pace, prende spunto dalle dichiarazioni di Papa Francesco

e contiene gli indirizzi spirituali per il tempo prossimo dell’Associazione. Ci pare quindi opportuno far seguire il testo integrale. Cari amici, avete notato come il nostro Papa Francesco insiste nel sottolineare l’urgenza della pace. Ieri sera abbiamo digiunato e pregato su suo vivo desiderio, perché questa pace diventi realtà quotidiana. Questo suo forte augurio di pace, essendo indirizzato a tutti gli uomini di buona volontà, ha anche un significato sociale e politico universale che impegna tutti, indipendentemente dalla fede religiosa. A questo livello la pace dipende anche da me, da tutti noi, dalla Strada-Der Weg,in quanto possiamo con la nostra azione, con il nostro impegno sociale rafforzare il fondamento stesso della pace che è la giustizia (Isaia 32,7). Ognuno di noi può essere nel suo piccolo un “figlio della pace” e portare il suo contributo alla pace universale, perché non c’è pace universale se non ci sono uomini di pace. Per noi cristiani poi la pace è Gesù stesso. Dice Paolo nella Lettera ai Romani(cap. 5): giustificati, per la fede, siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Egli è la nostra pace! Ecco dunque cos’è la pace evangelica; è la riconciliazione con Dio ottenuta in 25


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Gesù xto; la pace che ricostruisce l’uomo in unità e gli restituisce quella sicurezza interiore per cui può esclamare: se Dio è per noi chi sarà contro di noi? La guerra, la fame, la nudità? Niente potrà mai separarci dall’ amore di Cristo (Romani 8). È una certezza del cuore che vince ogni realtà, ogni paura e ogni cattiveria,che neppure la guerra più crudele è in grado di distruggere. Anche ad Auschwitz c’era pace nel cuore di Edith Stein e in quello di Massimiliano Kolbe! Ognuno di noi durante questo anno sociale che stiamo per iniziare dovrebbe tentare di essere un operatore di pace, un costruttore di pace! Vedremo come, in che modo nei prossimi gruppi di studio, se e quando li approfondiremo, cosa significa per “la Strada- Der Weg” essere concretamente sul territorio costruttori di pace! Vorrei tanto che il tema della pace diventi il tema dell’anno per il nostro territorio che ha tanto bisogno di pace. pensiamoci con serenità! è un mio vivo desiderio stimolato da Papa Francesco, l’urgenza quotidiana della pace per il nostro territorio. Naturalmente va ripensato il tutto con serenità e obiettività. Affido a voi, a ciascuno questo mio vivo, forte e attuale desiderio. Che cosa la Spirito Santo per intercessione di Maria Santissima “Regina 26

della Pace” ci indichi i suoi desideri e ci accompagni ogni giorno con i suoi sette doni. Ricordo l’augurio con il quale Dio ordinò a Mosé di benedire gli Israeliti:Il Signore volga su di te il suo volto e ti conceda pace. Tra poco nell’Eucarestia sarà il Risorto in persona che ci rivolgerà queste parole: Vi dono la pace, vi do la mia pace, non come la dà il mondo ve la dono. Maria, Nostra Signora del bosco, regina della pace sostienici ed accompagnaci in questa delicata missione educativa di pace. affidiamo a Te, cara mamma del buon consiglio, i ragazzi delle nostre comunità minori e giovani di S. Isidoro, tutti i loro educatori, il consiglio di amministrazione, il comitato tecnico, la segreteria, tutti i volontari, i benefattori: fa che possiamo operare tutti con il tuo cuore, Mamma, e con la sapienza dello Spirito Santo. Rendi, Madre Santa, il nostro servizio una concreta quotidiana missione di pace. Fà che non ci abituiamo mai a tale missione e che non ci scoraggiamo mai nelle quotidiane difficoltà che incontreremo! Grazie, Mamma e Regina della pace, della tua presenza e del tuo soccorso che ci dona energia e fiducia nel cammino. Accompagnaci e tienci stretti tra le tue braccia e sotto il tuo manto. Grazie del dono di Gesù Re della Pace


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Grazie del dono grande di Papa Francesco che non si stanca di esortarci costantemente all’impegno quotidiano della Pace! conservalo a lungo tra noi e donagli la sapienza e la fortezza col coraggio dello Spirito! Il canto dei volontari si scioglie armonico con l’accompagnamento dell’organo

magistralmente suonato da Paolo Fait. Quindi l’”assemblea” si scioglie con i saluti degli amici ed un arrivederci alla prossima occasione che, per alcuni di noi, sarà il pellegrinaggio a Loreto. Paolo Spolaore


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Anniversario a Loreto Il pellegrinaggio a Loreto di quest’anno aveva un sapore tutto particolare, infatti avevamo l’invito delle Suore Passioniste a festeggiare con loro il 75° anniversario della fondazione del loro convento, inoltre ci eravamo impegnati con loro un anno fa -nel celebrare l’apertura dell’anno della Fede- a ritornare per la conclusione del medesimo. E’ comprensibile che queste motivazioni abbiano contribuito all’eccezionale partecipazione di una ventina di persone. Infatti a don Giancarlo e a don Luciano si sono uniti gli “aficionados” del gruppo volontari ed un paio di” new entries”: Erica di Brunico e Davide Galler con la compagna Maribel. A margine possiamo annotare che Davide è il primo dei collaboratori dipendenti dell’Associazione a partecipare ad uno dei nostri pellegrinaggi, a parte, naturalmente, la fedelissima Grazia “Zog”. Vogliamo considerarlo un buon auspicio! Si parte venerdì 13 settembre alle ore 8 con due pulmini presidiati ciascuno da un “don” ed un paio di auto al seguito. Mentre il gruppo di don Giancarlo opta per un rapido raggiungimento della meta di Loreto, don Luciano & Co allungano il percorso via Jesi fino a Matelica. Lì veniamo ricevuti dalle Suore Clarisse. Dopo le orazioni pomeridiane possiamo intrattenerci a lungo con la gentilissima Suor Miriam e Suor 28

Rosaria. Abbiamo anche l’occasione di visitare la chiesa con l’urna della Beata Mattia Nazarei il cui corpo incorrotto emana un umore sanguigno dai poteri miracolosi. Ci ricongiungiamo quindi agli altri amici a Loreto presso la residenza degli Scalabriniani per la S. Messa e, dopo cena, per l’ora di Adorazione presso le Passioniste. La giornata di sabato ci regala un tempo splendido, quasi estivo. Così possiamo fare “una gita fuori porta” per visitare l’Abbazia cistercense di Fiastra fondata nel 1142 dai seguaci di Bernardo di Chiaravalle. L’intero complesso, che comprende la chiesa e l’ex convento, è stato restaurato egregiamente sotto il profilo museale ed è amministrato dalla Fondazione Giustiniani Bandini con sede nel palazzo contiguo. Il tutto è inserito nella splendida oasi verde della Riserva naturale Abbadia di Fiastra. Non occorre dire che, tra un’iniziativa e l’altra, è opzione di ognuno partecipare alle lodi mattutine dalle Suore Passioniste o fare una capatina alla Santa Casa. Ma l’evento centrale ci trova riuniti il pomeriggio nel giardino del Convento delle Passioniste, cioè nella parte più recentemente ristrutturata come una splendida Via Crucis culminante con un crocifisso a grandezza naturale nella cruda rappresentazione estetica della “Passione” di Mel Gibson. Le cerimonie


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per la celebrazione del 75° del Convento comprendono una solenne Via Crucis (che inaugura peraltro il nuovo percorso) seguita dalla S. Messa, per concludersi con un rinfresco. Sotto il sole caldo e il cielo azzurrissmo fra gli ulivi si intravede Montorso ed il mare. Folta la rappresentanza della popolazione, autorità civili ed ecclesiastiche, enti ed associazioni. Presiede il Vescovo Giovanni Tonucci, “guida” don Stefano, parroco di Dro e fratello di Suor Mariangela. La Santa Messa è concelebrata da numerosi sacerdoti, fra cui i “nostri” don Giancarlo e don Luciano nei paramenti rossi della festività della Esaltazione della Santa Croce. I ragazzi del Cenacolo di Madre Elvira curano fra l’altro l’accompagnamento musicale. Il ricco buffet è consumato in una cordiale confusione, con la simpatica partecipazione del Vescovo stesso. Segue la liberazione di palloncini e mongolfiere nei colori bianco e rosso. In conclusione i fuochi d’artificio a stento si vedono sullo sfondo di un tramonto

luminoso di rosa e di azzurro. La domenica mattina assistiamo con le Suore alla S. Messa concelebrata da don Giancarlo e don Luciano, che sottolinea la nostra conclusione dell’anno della Fede. Segue l’incontro dove le Passioniste si dedicano solo al nostro gruppo. Ci scambiamo impressioni favorevoli e ricordi simpatici della festa di ieri. Le Suore sono felici e commosse per la numerosa e sollecita partecipazione e grate della nostra presenza. Sottoponiamo loro, in gruppo e singolarmente, i nostri progetti raccomandandoli alle loro preghiere. Uscendo per il pranzo constatiamo che alla bella giornata di ieri fa seguito un tempo quasi autunnale. La pioggia ci accompagnerà nel viaggio di ritorno fino alle parti di Bolzano, con un lieve ritardo dovuto al traffico intenso. Della perfetta e riuscita organizzazione sia ringraziato l’impareggiabile Hartwig Seifert! Paolo Spolaore

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La Strada sul sentiero di San Francesco Il 4 ottobre giorno di San Francesco è una ricorrenza speciale per la nostra Associazione. Quest’anno lo è ancor più perché ci lega a Papa Francesco e al suo progetto di rinnovamento della Chiesa sulle orme del Santo di Assisi. Dopo aver ricordato la figura di Francesco attraverso le opere dei grandi della letteratura e del cinema, ci è stato donato di vivere questa giornata calandoci, come il Santo, nella pace, nel silenzio e nella bellezza della natura. Così abbiamo potuto percorrere il sentiero di San Francesco in Val di Tures, un percorso in media salita per riflettere sui testi del santo e celebrare la Santa Messa nella cappella. Partiti da Bolzano alle 14 con due pullmini e un paio di macchine, che attestano al folta partecipazione di dipendenti, soci, volontari e consiglieri di amministrazione, ci siamo trovati nei pressi di Molini di Tures alla locanda Il Cantuccio dove ci siamo uniti ai nuovi amici della Pusteria Klara, Rita e Markus, che ci avrebbe fatto da guida nel percorso, in merito al quale vale la pena spendere un paio di parole di premessa. Assisi e l’ Umbria sono noti in tutto il mondo e San Francesco si può sicuramente definire come il santo più amato. Anche da noi in Val di Tures-Aurina si venera da questo santo e la domenica della Porziuncola è sempre e ancora un giorno speciale. E’ molto bello che il comune di Campo 30

Tures nel 1982, in seguito alla richiesta della comunità parrocchiale, abbia ristrutturato la cappella andata in rovina nel vecchio maniero di Tobel e l’abbia affidata per la successiva cura alla gioventù del Decanato. Il luogo sacro ricorda San Damiano e Assisi. Per questo motivo fu dedicato ai santi Francesco e Chiara. Con la collaborazione di molti giovani si è costruito nel 1985 il sentiero di San Francesco che conduce a questo luogo. Chi all’inizio del sentiero di meditazione si inoltra nel bosco passando sotto il portone simbolico arriva in un mondo del tutto diverso e per chi percorre questa via in silenzio essa diventa un avvenimento ed una benedizione. I singoli punti di meditazione raffigurano il cantico delle creature di San Francesco. Attorno alle ore 17 don Giancarlo ha celebrato la Santa Messa nella cappella di San Francesco e Santa Chiara. Al termine abbiamo trovato un lauto buffet offertoci da Angelika che nel frattempo ci aveva raggiunti. Quindi, dopo un breve tratto a piedi, abbiamo raggiunto con gli automezzi il centro sportivo del Cascade di Campo Tures dove ci siamo accomiatati dagli amici della Pusteria per fare quindi rientro a Bolzano pochi minuti dopo l’orario di arrivo programmato. Laudate et benedicete gli organizzatori di questa bella giornata!


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Gli ottant’anni del Don Il toto-scommesse sulla misteriosa destinazione del viaggio in onore dell’80° di don Giancarlo, come risultante dal foglio in bacheca dell’Associazione, spazia da Salisburgo a Venezia con qualche riferimento alla misteriosa Tuscia. Con questo interrogativo gli amici presentatisi lunedì 4 novembre alla partenza del pullman hanno dovuto confrontarsi ancora per tutto il giorno finché verso sera, imboccando ormai il “sacro GRA” (Grande Raccordo Anulare), l’ineffabile organizzatore Hartwig Seifert non ci ha concesso qualche (minimale) anticipazione sul nostro breve soggiorno a Roma. Forse è il caso di aprire qui una breve parentesi sulla composizione del gruppo. Accanto ad un paio di membri del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione ed alcuni tradizionali partecipanti ai pellegrinaggi – cui ormai si aggiungono gli amici di Trezzano d’Adda- va annotato il gruppo con Markus e Klara che ci avevano accompagnato il 4 ottobre sul sentiero di S. Francesco a Tures ed ancora alcuni “anziani” della GS (Gioventù Studentesca) cui si sarebbe aggiunto a Roma Leonardo. Hartwig ha voluto chiamare l’insieme dei partecipanti “amici di don Giancarlo” e mai definizione fu più appropriata. Alle ore 18 già assistevamo alla S. Messa celebrata da don Giancarlo nella cappella

della Casa Bonus Pastor. Dopo cena un folto gruppo scendeva la via Aurelia per un sopralluogo notturno a Piazza San Pietro, da lì poco distante. La breve distanza non ha potuto evitare ad alcuni di incappare al rientro in un furioso temporale che li ha letteralmente inzuppati. Martedì mattina abbiamo assistito alle ore 8 alla S. Messa del nostro festeggiato nientemeno che nella Cappella Lituana situata nelle grotte vaticane della Basilica di San Pietro, dove abbiamo poi brevemente sostato presso le tombe dei Papi Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Successivamente si sono potuti visitare i Musei Vaticani ed in particolare la Cappella Sistina e le stanze di Raffaello. A pranzo Hartwig ci ha giocato uno scherzo proponendo di visitare un “nuovo convento” di clausura a Roma (scoperto su internet!) ovvero di muoversi liberamente. Da notare che don Giancarlo non è nuovo alla “scoperta e conquista” di nuovi conventi di clausura, ne è testimone il sottoscritto che l’anno scorso ebbe modo di “scalare” col Don il convento di Osimo! Se avessimo conosciuto la realtà forse il gruppo degli “esploratori” sarebbe stato più numeroso. Ma lasciamo la parola a Marisa, che ha preso parte alla “spedizione”.

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Per rimanere nello spirito del viaggio a sorpresa, ci viene detto che la visita ha lo scopo di aggiungere alla lista delle claustrali che offrono la loro preghiera per la nostra associazione il Monastero Santa Chiara di Roma, sito nel quartiere Monteverde, via Vitellia 97 della cui esistenza si è venuti a conoscenza attraverso la rete. Questa bugia ed il desiderio di incontrare altre suore ha incuriosito un gruppetto di persone e con due taxi in nove siamo andati all’appuntamento. Suonando il campanello Hartwig ha confidato a don Giancarlo che lui già conosceva la Badessa, e vi posso assicurare che le parole non rendono giustizia al momento di sorpresa e commozione, accompagnato da una sonora risata, quando ha visto affacciarsi dietro la grata Suor Elena Francesca, già vicaria ed ancor prima Badessa del monastero di S. Lucia di Città della Pieve. Dopo i primi istanti con la presentazione di ognuno di noi, Suor Elena ci racconta che ha dovuto lasciare il convento di Città della Pieve perchè chiamata dai suoi superiori a Roma, in un monastero in difficoltà, al fine di dare ad esso un nuovo impulso come strumento di formazione e di spiritualità cristiana per tutti. Ci confida che l’impegno è gravoso, ma con l’aiuto del Signore, accettata con gioia ed umiltà dalle consorelle, aiutata anche da una specie di “gemellag32

gio” con città della Pieve, si è tuffata in questo nuovo compito con spirito di servizio e con molta speranza. Attualmente nel monastero sono presenti per la maggior parte suore anziane e tre giovani consorelle indonesiane e con loro sta cercando, tra l’altro, di perfezionare i canti (non è escluso che chiami in aiuto per un periodo suor Antonella da città della Pieve). Con la gioia negli occhi e nel cuore esprime i propri auguri a don Giancarlo nel proseguire il proprio impegno presso “La strada-der Weg”, non senza incoraggiarlo a trovare una persona che possa affiancarlo nella sua attività di pastore. Dopo un’oretta trascorsa principalmente ad ascoltare suor Elena Francesca, don Giancarlo ha impartito la benedizione ed a malincuore abbiamo salutato e lasciato il convento. Per concludere il pomeriggio ci siamo recati in taxi fino a Castel S. Angelo per poi tornare a piedi per la cena. Dopo cena una buona parte del gruppo ha assistito nella splendida cornice della Cattedrale di San Paolo fuori le Mura ad un concerto dei Wiener Philarmoniker e dei Wiener Sänger che hanno eseguito il requiem di Mozart. L’enorme chiesa era gremita di migliaia di spettatori rapiti dalla magia della musica e dell’imponente cornice. L’après concerto è stato caratterizzato dalla ricerca reciproca tra il gruppo e


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una pecorella smarrita, conclusosi fortunatamente a “tarallucci e vino”. Mercoledì mattina ci siamo dati appuntamento per le7.45 ad uno degli accessi al colonnato di piazza S. Pietro per l’udienza generale di Papa Francesco. Per farla breve, con 50.000 persone la ressa era tale che abbiamo dovuto dividerci in gruppi. Qualche fortunato è arrivato fino alle transenne- osservatorio privilegiato nel passaggio del Pontefice- altri hanno dovuto accontentarsi di vederlo da lontano o sullo schermo gigante. L’altruismo creativo di Leonardo Albrigo ha fruttato almeno a don Giancarlo il sostegno particolarmente apprezzato di una sedia. Nonostante le 4 ore in piedi lo spettacolo della piazza gremita all’inverosimile sotto il cielo azzurro e il sole caldo, ma soprattutto la catechesi

di papa Francesco sulla I lettera di San Paolo ai Corinzi (cap.13) non saranno facilmente dimenticate. Dopo il pranzo anticipato il pullman ci ricarica verso una destinazione ignota. Sull’autostrada verso Pescara qualcuno comincia a nutrire qualche sospetto finché l’organizzatore alza il sipario sulla destinazione di Loreto lasciando trapelare alcuni punti del programma. Così alle 18, dopo aver preso alloggio al Giardino Scalabrini, assistiamo tutti alla S. Messa celebrata nella chiesa annessa al Convento delle Passioniste da don Giancarlo che celebra dall’interno del Convento, assieme alle suore oltre alla grata che le separa da noi. A conclusione della S. Messa un’altra delle sorprese preparata da Hartwig: il festeggiamento del compleanno del Nostro con le Suore, che hanno confezionato ad hoc dei ceri commemo33


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rativi da distribuire agli amici, mentre don Giancarlo distribuisce anche bottiglie di Teroldego con la propria effige. Nella chiesa, in un’atmosfera affabile e gioiosa, c’è solo il nostro gruppo cui si uniscono, silenziose, madre e figlia sconosciute. Dopo cena il gruppetto più atletico si spinge fino alla Basilica, ma bisogna ritirarsi presto, perché domani ci aspetta l’ennesima “levataccia”. Infatti giovedì mattina abbiamo il privilegio di assistere alla S. messa celebrata da don Giancarlo alle 6.30 all’interno della Santa Casa con un’intimità che solo quel luogo e quell’ora possono regalarci. Dopo colazione raggiungiamo nuovamente il Convento delle Passioniste, dove percorriamo il giardino della Via Crucis, che il 14 settembre aveva visto i festeggiamenti per il 75° anniversario della fondazione del Convento. Alle 10 prendiamo posto in parlatorio dove Suor Maria Pia e le consorelle ci ricevono con la consueta cordialità e le “new entries” si presentano. Non manca una nota di particolare allegria con nuovi regali ed una canzone per don Giancarlo. Ma dobbiamo lasciarci presto, seppur con il solito arrivederci, perché la nostra guida è inesorabile. Dice che dobbiamo assolutamente arrivare a Bolzano per le ore 20. Infatti arriviamo attorno alle 19 e poi si capisce perchè! Ecco che al bar Moretti imbarchiamo alcune vecchie conoscenze di Bolzano per poi scendere tutti in via 34

Novacella raggiungendo al buio, tra i filari di viti, l’antica abbazia. Lì, in una sala a volta del pianterreno, veniamo accolti dalle voci festose del coro Flat Caps, che spesso allieta le nostre Messe di Natale. Un’ora passa veloce fra gospel, spumante e salatini e per don Giancarlo anche le “coccole” delle coriste. Caro don Giancarlo: grazie per aver fornito ad Hartwig motivo ed ispirazione per travolgerci e sorprenderci con questa meravigliosa avventura. I Fat Caps ti hanno promesso di allietare il tuo 85° e 90° compleanno (a proposito, perché solo due?). Mi prenoto fin d’ora. Paolo Spolaore Marisa Bona


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Buon Natale

Frohe Weihnachten

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