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“Vivere nel rischio significa saltare da uno strapiombo e costruirsi le ali mentre si precipita” Ray Bradbury

# 36

Autunno 2011

LANTERNA Periodico dell’associazione studentesca “La Terna Sinistrorsa”

Speciale Foto Biennale

POLITECNICO


02 EDITORIALE EDITORIALE

02

di Federico Labriola

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BIENNALE VENEZIA 2011

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NUBI E ILLUMInazioni

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IL PIÙ GRANDE SPETTACOLO...

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VIAGGI PRÈT-À-PORTER

Scrivere un editoriale non è mai stato difficile come in questi giorni. Avresti sempre bisogno di aspettare, per poter inserire l’ultima notizia, gli ultimi avvenimenti, che freneticamente si rincorrono, giorno dopo giorno. E’ difficile sentirsi al passo con i tempi, figurarsi riuscire a scriverne. Ritengo per questo inutile (perché inefficace) cercare di riassumere in un articolo gli eventi che hanno segnato le ultime settimane, come altrettanto inefficace sarebbe dedicargli un intero numero. Almeno per noi giovani, è la prima volta in cui ci confrontiamo con la Storia, la prima volta che assistiamo in diretta (persino spasmodica) a grandi eventi, destinati a lasciare il segno: la rivoluzione araba; i regimi che traballano; le nazioni costrette a chinarsi innanzi ai signori della finanza. E’ la prova tangibile che veramente qualcosa può cambiare, nel bene e nel male, in questo mondo: da piccole manifestazioni di piazza alla morte di Gheddafi, alle dimissioni di Mubarak in Egitto, ai fiumi di sangue versati in Siria; da piccole operazioni truccate, prestiti facili, con un torbido butterfly effect siamo arrivati ad una crisi globale, la cui soluzione non sembra ancora affacciarsi all’orizzonte.


03 Ma vorrei parlare, nel mio piccolo, dell’Italia. Non si può negare che, con le dimissioni di Berlusconi, in Italia sia finita un’era, dopo un’agonia durata parecchi mesi. Nelle ore seguenti, in quel fatidico 13 Novembre, non sono mancate le solite (per me odiose) osservazioni del tipo: “E adesso? Tanto rimarrà tutto come prima. Sono tutti uguali...” E’ solitamente nei momenti di crisi che parte il rinnovamento, insinuandosi nelle crepe del vecchio sistema ed esasperandone le contraddizioni, fino a spaccarlo, e prendere il suo posto.

Il presidente del Consiglio degli studenti, Fabrizio Cotini, in occasione dell’inaugurazione del 149° anno accademico, riassume così la situazione di stallo in cui è venuto a trovarsi il nostro Paese: “L’Italia, nelle difficoltà dovute alla crisi strutturale che l’attraversa, invece che sforzarsi per individuare risposte condivise e partecipate, anche se dolorose, sta frammentandosi sempre di più, sfibrando e impoverendo il tessuto sociale che la anima. Le categorie sociali parlano lingue diverse e vivono la crisi in solitudine, proponendo risposte individuali a problemi che coinvolgono tutta la

I Terni all’inaugurazione


04 nazione.” Tuttavia dal Presidente della Repubblica ( e dall’arrendevolezza, forse in nome della responsabilità, dell’opposizione) è partito un segnale di continuità, in una situazione economico-finanziaria che non permette “vuoti”, poiché gli stipendi di tutti gli italiani dipendono dalla credibilità e dall’affidabilità del nostro Paese secondo gli stati esteri. Siamo così giunti a una fase di transizione, il Governo Tecnico, guidato da Mario Monti. Mi troverei di certo in difficoltà se qualcuno mi chiedesse se, a mio parere, il PD, magari alleato con i cosiddetti centristi, sarebbe stato in grado di governare, dopo elezioni che parevano pendere nettamente in loro favore. Direi però che ultimamente le persone hanno iniziato ad allontanarsi dai partiti (segno evidente che ancor prima i partiti si sono allontanati dalle persone) e quindi un governo sarebbe anche nato, forte magari dell’entusiastico quanto effimero consenso che si riesce a raccogliere in campagna elettorale, ma non sarebbe stato il governo che, al 13 Novembre 2011, gli italiani sognavano. Uno dei principali “difetti” della Sinistra, a mio avviso, è quello di aver rinunciato ad un pensiero forte, cercando di includere, in modo abbastanza casuale, la più larga fetta di elettorato o, meglio, di non escludere nessuno. In questo modo, però, davanti a problemi concreti sono sempre emerse mille contraddizioni, mille punti di vista, che hanno spesso

rallentano o addirittura impedito, prese di posizione all’altezza della situazione. Il momento dell’azione, inoltre, viene spesso vissuto con frustrazione, appunto perché è sempre uno “strappo” che una parte di Sinistra fa nei confronti di un’altra. Questo atteggiamento ha creato il mito della “destra del fare” che, come i fatti hanno dimostrato, è stato e rimane appunto un mito. Dunque, che fare? I partiti dovranno vigilare sulle azioni di questo governo tecnico, nonché costruire pian piano la macchina elettorale, che - tenuta abilmente nascosta sotto un telone - dovrà essere pronta a partire al momento giusto. Noi, invece, abbiamo un compito molto più ambizioso. Come procedere? Uso ancora le parole del nostro presidente, Fabrizio Cotini: “Emerge con forza, infine, il bisogno di una “missione collettiva”, di un modello di società verso cui tendere che giustifichi gli sforzi richiesti nel presente. È necessario individuare degli obiettivi ambiziosi e condivisi, che diano valore e significato ai sacrifici che i cittadini si trovano ad affrontare: l’Italia in questo momento soffre della mancanza di prospettive, e questo è ancora più vero per i suoi giovani.” Il nostro compito ora è sognare. Sperando una buona volta di esserci liberati dalle scenette da Bagaglino, potremo tornare ad amare la politica, a riscoprire la passione, e sognare il


05 modello di società che vogliamo. E’ questo il momento di dare un colpo di spugna al passato e tracciare una linea da seguire per il futuro. Non voglio passare per utopista, o come qualcuno staccato dalla realtà: credo solo che finché non avremo un ideale forte, non potremo compiere nessuna azione forte per difenderlo.

Biennale 2011 M. Shapouri

“Siamo stanchi di un Paese stanco. Noi giovani, noi studenti, siamo chiamati a risollevare un Paese frustrato. La nostra generazione, inevitabilmente delusa da un’Italia che non dà risposte adeguate ai problemi dei cittadini e non trova le energie per rinnovarsi, non potrà fuggire la responsabilità di cambiare il Paese facendosi portavoce di nuove istanze e di rinnovate passioni sociali.”

federico.labriola@gmail.com 22-11-2011

Biennale 2011 M. Ferioli

Il 21 Novembre si è celebrata l’inaugurazione del 149° anno accademico del Politecnico di Milano. Alla cerimonia erano presenti, oltre al rettore e ai membri del senato accademico, il Sindaco di Milano Giuliano Pisapia, l’arcivescovo Angelo Scola e il premio Nobel 2007 per la Pace Woodrow Clark. Per foto e i video dell’evento e per leggere il discorso integrale del presidente del Consiglio degli studenti Fabrizio Cotini, andate sul sito della terna

www.ternasinistrorsa.it


06 LA PECORA GRIGIA

BIENNALE VENEZIA 2011 di Luca Maggiolini Cacciamani Abbiamo pensato di fare due chiacchiere a proposito della Biennale con Guido Santandrea, giovane curatore d’arte, che sta guadagnando grande visibilità, da critica e pubblico, con il suo collettivo Anonima Nuotatori. Luca: Come è rappresentata l’Italia alla biennale di Venezia? Cos’ha combinato Vittorio Sgarbi? Guido: credo che Sgarbi sia riuscito a rendere molto bene la situazione dell’arte e della cultura in Italia. Uno schifo. L’idea del curatore è stata quella di estendere il progetto a tutte le Regioni e a tutti gli Istituti di Cultura Italiani all’estero, tramite dei padiglioni satelliti,intendendo documentare lo stato dell’arte italiana contemporanea.

Il risultato? Sgarbi ha realizzato la “sua” mostra con i “suoi” soliti artisti con le solite gallerie. Un ammasso di cianfrusaglie di artisti provinciali che ora potranno sventolare fieri le loro biografie vantandosi di aver partecipato all’evento più importante d’arte contemporanea al mondo. Sgarbi in ragione della sua “poliedrica personalità”, anche se spicca principalmente quella di giullare, ha voluto conferire al padiglione una dimensione del tutto “inconsueta” vantandosi di avere applicato un “criterio rivoluzionario”. Certo i “sostenitori della cultura”, i falsi mecenati, i collezionisti dai colti palati saranno stati sicuramente soddisfatti di aver trovato un ampia scelta di consumi tanto raffinati, grandi opere d’arte da poter mettere nei loro salotti di fianco al televisore lcd. L’unica sensazione che ho provato entrando nel Padiglione italiano è stata la vergogna. Un accozzaglia di robe, paciughi, la fiera del trash e del kitsch. C’è stata pure la necessità di dover soppalcare lo spazio, vista la grande produzione di opere di questo tipo, non

Biennale 2011 M. Shapouri


07 ci stavano. Luca: il resto della biennale come ti è sembrata? Cosa ti è piaciuto? Guido: Avevo molte aspettative da questa biennale, la direttrice quest’anno è Bice Curiger, curatrice della Kunsthaus di Zurigo e fondatrice di Parkett, una della riviste più belle d’arte contemporanea. Grandi nomi, scelte coraggiose e anche tanti giovani. Il risultato un po’ sotto tono. Al KW di Berlino Cyprien Gaillard ha costruito un’enorme piramide di bottiglie di birra che è poi diventata un enorme ammasso di gente che le consumava dalla prima all’ultima. Ha chiuso i bagni e ha filmato tutta la sofferenza umana. Invece in biennale ha portato dei piccoli collage di immagini di edifici con sopra incollate delle etichette di birra. Sotto tono. Le cose che mi sono piaciute di più sono state le scale di Monica Bonvicini all’arsenale e il padiglione scozzese a Palazzo Pisani con una personale di Karla Black. L: Qual è il padiglione più trafficato? Popolarità meritata? G: Davanti al padiglione inglese di Mike Nelson c’era sempre una lunga fila. Questo probabilmente anche per via dell’ingresso limitato che diminuisce le entrate e aumenta il desiderio di entrare. All’interno, l’artista ha cambiato completamente lo spazio del grande padiglione britannico con un’installazione che riproduce gli ambienti di una grande

casa con stanze sale cantine. Lo spazio perde ogni correlazione con l’esterno e crea uno spazio allucinatorio. Questo tipo di opera penso che rappresenti molto bene un filone che io definirei dell’“auto-fiction”, dove l’artista mira a confondere il confine fra realtà e finzione. Non si capisce se ciò che si vede è prodotto dell’immaginazione dell’autore, o se è una ricostruzione o documentazione di una cosa realmente accaduta. Autobiografia o storia si mescola con fiction, narrazione con realtà. Lo stesso procedimento si può vedere nelle opere di Mattew Day Jackson, Simon Fujiwara o Dan Vo. luca.maggiolini.c@gmail.com

Biennale 2011 M. Shapouri


08 NUBI E ILLUMInazioni di Shendbart Dalani Da un po’ di tempo ero in cerca di stimoli, avevo voglia di evadere dalla quotidianità del campus e prendermi una pausa. Appena visto sul sito della Terna l’avviso di una visita alla Biennale di Venezia, pensai che quella era l’occasione che stavo cercando. Ero curioso, si, ma oltre alla mostra d’arte contemporanea per eccellenza, tutte le ragioni sono buone per fare un salto a Venezia. Da troppo tempo la Biennale non riesce a scrollarsi di dosso un’aria di esclusività, di bizzarria, di dimensione fantasma, così contemporanea da sembrare fuori dal tempo. Ma è proprio questo il suo punto di forza: il fascino dell’ignoto, dell’apparentemente incomprensibile, del confronto che nel bene e nel male fa discutere. Là vive il diverso, che non è mai banale e su questo non ci piove. Almeno così pensavo. Il bollettino meteo per la giornata era una gufata pazzesca: cielo coperto, pioggia abbondante e la gita rischiava di naufragare prima dell’inizio. Il giorno più brutto d’autunno era dietro l’angolo, ma con uno strano slancio d’ottimismo ci siamo trovati in Bovisa, giusto in tempo per partire. Dopo una prima parte del

viaggio passata a sonnecchiare nel pullman, la brezza in faccia e la laguna sotto i piedi cancellarono gli ultimi segni di torpore. Lungo il tragitto in vaporetto non poteva mancare la consueta scorpacciata di foto di una Venezia tinta di grigio, ma non per questo senza fascino. E le nuvole non sembravano più così minacciose. Nonostante tutto, il servizio meteo aveva azzeccato qualcosa e durante la mezz’oretta passata davanti alla biglietteria cominciò a diluviare. Un padiglione di pensiline a entrata gratuita avrebbe fatto comodo, vista la folla di visitatori inzuppati davanti all’ingresso, ma pazienza... Il nome scelto per la mostra di quest’anno è “ILLUMInazioni” e di certo le luci e le ombre non mancano. Il padiglione italiano è l’osservato speciale, viste le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Curato in modo controverso da Vittorio Sgarbi, prova a convogliare tutta l’arte contemporanea italiana in uno spazio comune. E, come se non bastasse, prova ad affrontare un altro tema provocatorio: ”L’arte non è cosa nostra”. Anche quest’anno non sono mancate le polemiche e le discussioni, ma tutto fa parte dello spirito dell’esposizione, del coinvolgimento emotivo del pubblico, anche di quello profano. La mostra d’altronde offre un respiro internazionale, dove gli stereotipi geopolitici s’infrangono e si forma uno spazio di pensiero da esplorare: le


09 probabilità del padiglione francese,la trappola del padiglione britannico, la fluidità riflessiva di quello giapponese, gli “inadeguati” del padiglione spagnolo e così via. A proposito di inadeguati, quasi per caso, quest’anno ai Giardini della Biennale c’era anche Tintoretto. Forse fuori luogo, o forse nel luogo che merita, così distante dalla sua generazione. Tra le installazioni, la più coinvolgente ed angosciante è “CRASH - Un’intervista passiva” del padiglione ungherese. Un’opera corale e intrecciata, che in modo tutt’altro che passivo porta all’interno di un mondo fatto di dubbi e risentimento. Comunque sia la cosa più importante è esserci: anche solo raccogliendo quello che rimane nella memoria si possono trovare abbastanza spunti su cui riflet-

tere. E durante il viaggio di ritorno mi sono soffermato su un foglio che mi era rimasto in tasca come per sbaglio: era una nota di Thomas Hirschhorn, l’artista che espone nel padiglione svizzero: “Io credo che l’arte sia universale, credo che l’arte sia qualcosa di autonomo, credo che l’arte possa innescare un dialogo o un confronto - faccia a faccia - e credo che l’arte possa includere chiunque. Quando scrivo ‘credo’ lo faccio non solo perché lo penso, non solo perché ne sono convinto, ma scrivo ‘credo’ perché non si tratta di saperlo, non si tratta di dimostrarlo e non si tratta di provarlo, ma perché nell’arte si tratta di credere.” Ed è bello crederci ancora.

shendbartdalani@gmail.com

Biennale Venezia 2011


10 IL PIÙ GRANDE SPETTACOLO 10-5 SECONDI DOPO IL BIG BANG di Bruno Pizziol Ci sono alti e bassi, gioie e dispiaceri. La folla esulta per le tanto attese dimissioni, come vortici di uno sciacquone. E in mezzo, infatti, lui. Poi vedi il governo

Il CERN di Ginevra

dei tecnici, dei capaci, dei rettori (!), e ti accorgi che la tua università, l’elitario Politecnico di Milano, non ha contribuito al tuo esecutivo. Che tristezza. Il 3 novembre abbiamo visitato il CERN di Ginevra, dove invece di ingegneri del Poli ne abbiamo trovati tanti. Da cinquant’anni il nostro paese è il maggior esportatore europeo di ricercatori verso questo santuario della scienza, siamo secondi solo agli Stati Uniti (30 volte più grandi e 5 volte più popolati). E’ vero: ogni tanto i colleghi sfottono per la puttanata del Gran Sasso, ma essi rappresentano il nostro paese nel modo che vorremmo. L’Italia dell’eccellenza. Non è stata l’unica scoperta. Pensavo che il CERN fosse un acceleratore di particelle. Mi sbagliavo: è in realtà una complessa struttura in continua evoluzione, che oggi trova l’apice del suo splendore nei 28 km di LHC, Large Hadron Collider, dove i protoni vengono accelerati a velocità spaventose per poi scontrarsi l’uno con l’altro. Benché possano sembrare crudeli nei confronti dei poveri protoni - che non hanno mai fatto male a nessuno - questi esperimenti hanno un obiettivo tutt’altro che banale: scoprire cos’è successo nelle prime frazioni di secondo dopo il big bang, l’inizio dell’universo. Non ho lo spazio-tempo (né lo spazio né il tempo) per addentrarmi ulteriormente nello specifico. Come sempre troverete dell’altro sulla nostra pagina facebook e sul nostro sito, dove vi proponiamo


11 anche le slides introduttive alla visita che ci sono state presentate. Quando il 7 ottobre alle 22:00 si sono aperte le iscrizioni abbiamo ricevuto un migliaio di mail, di cui ben 170 nel primo minuto. Purtroppo il CERN ci impone un limite di 45 persone. Anche l’anno prossimo la Terna vi proporrà questo viaggio, fino ad allora saremo aperti ai vostri suggerimenti per modalità d’iscrizione alternative. Detto ciò il mio invito è a non perdere la prossima edizione, così come le altre iniziative che il mondo universitario

vi propone: al di là di ciò che titolano i manifesti pubblicitari c’è sempre un occasione per divertirsi coi compagni di studio. Concludo quindi con un saluto allo splendido gruppo di quest’anno. Vagare con voi alla ricerca di un Champions League bar è stato più divertente della partita stessa. Anche perché non si è trovato niente.

bruno.pizziol@gmail.com

Il viaggio della Terna al CERN


12 VIAGGI PRÈT-À-PORTER di Federico Bortot Insomma, è tempo di crisi e il Lanterna cosa fa? Ci ingolosisce servendoci reportage di viaggi fatti in luoghi esotici e

Trauma

carichi di misteri, come il Cern, e di resoconti su esperienze succulente come la Biennale? Per fortuna non sempre è necessario muoversi in treno, auto o aereo per raggiungere le mete più interessanti e invitanti, e talvolta è necessario possedere un modesto computer, ormai di dominio pubblico. Questo piccolo gioiellino discendente della macchina di Turing ci permette di affrontare viaggi molto particolari e fuori dal comune. Molti di


13 voi penseranno: “Ecco che arriva il solito nerd pancione e barbuto che cerca di giustificarsi agli occhi della società”. In verità, nell’ultimo lustro il mercato videoludico ha subito un’importante evoluzione, apportata soprattutto da quel settore così detto “Indie” (abbreviazione di Indipendent), in cui possiamo trovare videogiochi sviluppati da team di una decina di persone o persino da un singolo elemento. Questi sviluppatori, trattandosi di appassionati o non essendo al soldo di alcuna publisher internazionale come Ubisoft, Electronic Arts o Rockstar, possono sperimentare nuovi metodi di intrattenimento senza paura di rimetterci in termini di guadagno. Il primo gioco di cui vi parlerò è Braid, titolo sviluppato interamente da un’unica persona, Jonathan Blow . La grande abilità dello sviluppatore è stata nel forgiare un’avventura che si dipana attraverso livelli realizzati interamente ad acquerello, con musiche malinconiche ed evocative. Non vi troverete nel solito mondo in cui ammazzare mostri e scappare, ma dovrete risolvere dei puzzle tramite la gestione del tempo: riavvolgerlo, fermarlo o mandarlo avanti ci permetterà di superare ostacoli altrimenti insormontabili. Il tutto in un ambiente da favola, che mette in contrasto i colori vivi degli sfondi con i toni tristi della storia del protagonista Tim. Ma quando si parla di Indie-games, salta subito alla mente Minecraft: altro gioco sviluppato da un unico ardito,

Notch, ci infila in un’ambientazione generata casualmente in cui potremo spostare intere parti di mondo al fine di costruire tutto ciò che più ci pare: torri, case, ferrovie, e chi più ne ha ne metta! Insomma, le possibilità sono pressocchè infinite, e l’unico limite imposto all’esplorazione è la nostra fantasia. Per chi di voi fosse più sensibile, Trauma ci racconta la storia di una ragazza che, in seguito a un incidente automobilistico, finisce in coma. Vivremo quindi un’avventura surreale, generata dall’inconscio della vittima, che ci fionderà in luoghi a lei familiari, ma trasfigurati da sogni, incubi e paure. Trauma si

Bastion


14 discosta molto dal semplice videogioco, avvicinandosi al campo artistico e regalandoci un’esperienza irripetibile tra visioni oniriche e figure sfuggenti. E via un altro: VVVVVV, sviluppato da Terry Cavanagh, ci permette di avventurarci su un pianeta sconosciuto alla ricerca del nostro equipaggio, disperso in seguito a un guasto della nave su cui stavamo viaggiando. Il mondo offerto è aperto all’esplorazione senza alcun limite: potremo visitare qualunque anfratto del bizzarro e fantasioso mondo bidimensionale irto di trappole e spuntoni attraverso l’inversione di gravità del pianeta stesso, potendo così camminare spensierati su pavimenti scivolosi e

Braid

soffitti insidiosi. Supergiant Games è invece autore di Bastion, peculiare gioco d’azione in cui impersoneremo Kid, bambino sopravvissuto a una Calamità che ha distrutto quasi tutto il resto del mondo. Compito nostro sarà quello di ricostruire il Bastion, un quartier generale in cui radunare i sopravvissuti. Il gioco si basa su due importanti carattestiche: una grafica ad acquerello dalle tinte vivaci, e un narratore che ci racconterà, durante il gioco, il passato di Kid e gli eventi che gli capitano intorno. Ultimo, ma non per qualità, è un’interessante mod per Half Life 2 intitolata The Stanley Parable. In questa breve avventura vivremo un giorno della vita di Stanley, operaio abituato a eseguire quotidianamente dei comandi impartitigli da un supervisore. Quando Stanley scoprirà che l’edificio in cui lavora è deserto, sarà guidato dalla voce di un narratore esterno sui propri pensieri e sulle azioni da svolgere: starà quindi a noi seguire o meno le indicazioni, scatenando il compiacimento o l’ira della voce narrante. In questo momento di crisi, quindi, ci sono viaggi alla portata di tutti: al CERN o alla Biennale, a ricostruire un Bastion o a esplorare un pianeta alieno, ma altri infiniti viaggi sono tutti chiusi nella nostra testa, pronti a uscire scatenati dalla nostra fantasia e creatività. Pronti a partire?

bortot.frankie@gmail.com


15 PER CHI SI SENTE COSÌ DOPO AVER LETTO LE SOLUZIONI DEL PROPRIO ESAME!

LUCCIOLE PER LANTERNE

Bruno Pizziol


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GRAFICA

LEONARDO:

Elena Marengoni

BOVISA_LA MASA:

Speciale foto: Biennale di Venezia 2011

aula Terna (quarto piano della Nave, vicino B.4.1) aula rappresentanti accanto alla CLUP

BOVISA_DURANDO:

aula rappresentanti vicino all’ovale

RIUNIONI Tutti i mercoledì alle 18 in Leonardo o Bovisa. Controlla sul nostro sito: www.ternasinistrorsa.it

Recycled paper! Interamente finanziato dal Politecnico di Milano In copertina:

foto di M. Shapouri

Lanterna #36