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Lanterna #49

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Primavera 2021 “Scacco matto, impostore!”

n.49 “Transgender Day of Visibility”

“La nostra intervista a CIBO”

Lanterna

INIZIATIVA REALIZZATA CON IL CONTRIBUTO DEL POLITECNICO DI MILANO

periodico della lista di rappresentanza la terna sinistrorsa

Les temps sont durs pour les… étudiants “Chi non si schiera nella lotta non si capisce per cosa viva.”


La Redazione* *Questo numero è pensato per aiutare le persone affette da dislessia: Font come il Verdana, un’ampia interlinea e testo di corpo >10 punti, infatti, è provato facilitino la fruizione. Buona lettura a tutti!

Grazie alla Lista di Rappresentanza “La Terna Sinistrorsa” Realizzato nella primavera 2020 con il contributo del Politecnico di Milano A questo numero hanno partecipato: Ada Bacigalupo Marco Dubini Angelo Boglione Carlos Santillan Carlotta Pagani Giada Martinoia PoliEdro (Associazione LGBTQ+) Poli.RADIO Johnny Shock Analog Polimi Bruna Lleshi Mercedes Vitali Clarissa Pasculli Progetto grafico di Anna Riti, Bruna Lleshi e Mercedes Vitali


Indice Editoriale..........pg. 3

Politica Un golpe más.........pg.6 Assalto a Capitol Hill.........pg.9 Lack of differentiated measures in the first stage of COVID 19 epidemic outbreak in Italy .........pg.11 A cento anni dalla nascita del Partito Comunista d’Italia.....pg.14 Società Io sono femminista .........pg.18 Scacco matto impostore.........pg.19 Transgender Day of Visibility.........pg.22 L’arte che stuzzica il palato e la mente. La nostra intervista a CIBO.........pg.28 Intrattenimento Quiz e chi l’ha detto.........pg.34 Enigmi sulle ombre della Terna.........pg.35 Analog Polimi.........pg.36 Il CruciTerna.........pg.40 I consigli di Poli.RADIO.........pg.42


Chi siamo noi? La Terna Sinistrorsa è una lista di rappresentanza studentesca presente da ormai 25 anni al Politecnico di Milano. Terna si propone come luogo di dibattito per lo sviluppo di idee efficaci ed innovative che amplino le possibilità dell’Ateneo, dando a tutti spazio di opinione e confronto in un gruppo aperto a contributi di ogni tipo. Siamo studentesse e studenti certi che la cultura possa essere un efficace strumento di azione sociale e collettiva contro le ingiustizie, azione alla cui base vi sono gli ideali di uguaglianza, libertà e democrazia. La nostra idea condivisa di università è: diritto allo studio, qualità della didattica e vita universitaria. Ed è con il rafforzamento di questi tre concetti che vogliamo continuare a rappresentare gli studenti. Per conoscerci, partecipa alla nostra riunione settimanale che si svolge ogni mercoledì a Leonardo o a Bovisa, alla quale può venire chiunque sia interessato. Oppure contattaci tramite mail a info@ternasinistrorsa.it oppure tramite le nostre pagine Facebook ‘La Terna Sinistrorsa’ o Instagram @la_terna_sinistrorsa


Editoriale

Les temps sont durs pour les… étudiants Ada Bacigalupo

Tempi strani quelli che corrono oggi sul pianeta Terra, tutto funziona ad intermittenza tra una pausa e una timida ripartenza che un po’ ci spaventa e un po’ ci illude. Oggi siamo qui, domani chi lo sa, ora siamo in stop ma forse tra due giorni tutto ricomincerà da capo, andando però al contrario.

Il futuro è incerto, e nonostante lo sia sempre stato, oggi pare lo sia più che mai. A modo nostro però abbiamo tutti trovato un modo per tirare avanti e sopravvivere a questi eventi che ci hanno toccato in tante maniere - chi più e chi meno - e ci siamo reinventati il nostro mondo all’interno delle nostre stanze e attraverso i nostri schermi, pur sempre coscienti che la vita vera sta al di fuori della porta di casa e che senza le persone, senza dei legami sociali reali, la nostra esistenza diventa solo un surrogato di qualcos’altro. In questo turbine di sbalzi d’umore, di ansie e di riunioni su Zoom, con una media giornaliera di dodici ore davanti ai nostri pc e cellulari, tanti di noi hanno iniziato a sentirsi soli, stanchi e a non sopportare più nulla, tanto che anche di fronte a più lieti eventi, magari inaspettati, ci si è ritrovati a non riuscire ad apprezzarli e gioire di essi. Questo fenomeno, che potrebbe essere visto come depressione o sintomo da

stress, mi ha fatto pensare ad un altro fenomeno comune nella nostra società: la sindrome dell’impostore, ossia quella trappola in cui ci auto imprigioniamo convincendoci di non meritare mai nulla. Su questo tema troverete nel numero un brillante articolo di Carlotta dove potrete scoprire qualcosa di nuovo su voi stessi e su quanto frequentemente tendiamo ad essere troppo severi nei nostri confronti.

Molto spesso ci dimentichiamo di essere persone e non macchine, un po’ perché il mondo è sempre più competitivo e un po’ perché tutto cambia e si evolve così velocemente che stare al passo diventa sempre più frustrante. Perciò, una cosa che dopo tutto quello che stiamo passando spero che verrà sdoganata, è il limite sociale più nocivo che ci sia: la gestione del proprio tempo basandosi sul fantomatico concetto di produttività. Proprio perché siamo persone, non abbiamo un rendimento che indichi quanto possiamo essere o meno efficienti, per cui sarebbe anche giunta l’ora che il mondo comprendesse l’importanza del tempo libero nella vita delle persone, perché crearsi una propria cultura eclettica dedicandosi a svaghi che ci fanno sentire bene, tanto meglio se in compagnia di altri, ci porta automaticamente a svolgere meglio anche tutte le altre attività

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(comunemente definite come studio e lavoro.

‘’produttive’’)

Da studenti e studentesse del Politecnico abbiamo la fortuna di poter vivere esperienze aggregative in molte associazioni studentesche che si occupano di una vasta gamma di ambiti: ad esempio, hai la passione per la fotografia e ogni volta in cui puoi vai a riguardati i vecchi album rovistando tra pile di foto stampate decine di anni fa? Allora AnalogPolimi è l’ambiente che fa per te, vai a conoscerli sfogliando l’incredibile raccolta fotografica creata dal gruppo! Se invece sei un tipo più chiacchierone ma non hai ancora trovato il luogo giusto dove far sfociare il tuo fiume di parole, potresti scoprire POLI.RADIO, l’associazione radiofonica del nostro Ateneo che ha per noi raccolto una rubrica dei migliori podcast. Non hai ancora raggiunto il livello di soddisfazione necessario? Sei più interessato a temi politici, ti piace partecipare a dibattiti e dire sempre come la pensi sulle cose? Beh, allora forse dovresti pensare di partecipare alla rappresentanza studentesca unendoti ad una lista, ad esempio La Terna Sinistrorsa (cioè noi, se non si fosse capito). Se intanto hai voglia di farti un’opinione su altri temi, puoi sempre leggere la nostra intervista esclusiva a Cibo, l’artista veronese che combatte il fascismo a colpi di bombolette e… bomboloni (alla crema); oppure l’articolo di Marco sul centenario del PCI celebrato proprio all’inizio di quest’anno. Insomma, nonostante il periodo, sappi che qualcuno con cui socializzare e qualcosa a cui partecipare ci saranno sempre, e che a volte anche concedersi del tempo per noi stessi, senza dover per forza incrementare il PIL del Paese, è

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una cosa buona e giusta. Se invece non ti ritrovi minimamente in tutto quello che hai letto fino ad adesso, vai a sbollire la tua noia con un paio dei nostri simpaticissimi giochi!


Foto di @analogpolimi


Politica Un golpe más Carlos Santillan

Mentre preparavo i parziali di novembre mi è giunta la notizia della rimozione del presidente peruviano Martín Vizcarra[1]. Sono nato in Perù, ci ho vissuto per 15 anni e non è la prima volta che si sente parlare di un colpo di Stato, l’ultimo prima di questo risale al 1992. Data la gravità della situazione ho voluto condividere la mia interpretazione dei fatti accaduti nel mese di novembre del 2020 in quanto, almeno per me, è spesso difficile capire gli avvenimenti politici di altre nazioni senza qualche tipo di guida. Come funzionano le cose in Perù? Siamo una repubblica democratica, ci sono elezioni quinquennali, abbiamo un sistema monocamerale dal 1993 e il voto è obbligatorio fino ai 70 anni. Tutto più o meno nella norma, giusto? Ni.

Purtroppo i livelli di corruzione non solo in Perù, ma in tutta l’America Latina sono altissimi. Infatti non è raro trovare deputati con processi in corso o addirittura già condannati, nonché privi di alcun tipo d’istruzione che vada oltre la scuola dell’obbligo, se a questo aggiungiamo un sistema educativo fortemente sottofinanziato abbiamo che non pochi politici vengono eletti ricorrendo alla demagogia, “populismo” se volete, più disgustosa che vi possiate immaginare, a volte si tratta di andare nei quartieri più poveri delle città per regalare beni

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di prima necessità od organizzare feste popolari. Bene, e allora? Succede che spesso i partiti che compongono la maggioranza al Congresso (equivalente alla Camera dei Deputati in Italia) hanno come priorità quella di saccheggiare il Paese in tutti i modi possibili ed immaginabili. Come? Principalmente gonfiando i costi di opere pubbliche oppure ricevendo tangenti da aziende che vogliono assicurarsi un contratto pubblico. Particolarmente notevole è la rete di tangenti orchestrata dall’azienda brasiliana Odebrecht[2],che negli ultimi 20 anni aveva coinvolto innumerevoli nazioni dell’America Latina; nel 2019 l’ex presidente della Repubblica García si è suicidato vista l’imminente condanna per corruzione nel caso Odebrecht. Nelle elezioni del 2016 siamo stati molto vicini a una maggioranza assoluta di questi gruppi populisti, spesso di destra. Forse quello più famoso è Fuerza Popular, il quale è una specie di spinoff del partito Cambio 90, col quale il dittatore Alberto Fujimori vinse le elezioni del 1990. Fujimori dovette fuggire in Giappone nel 2000 dopo che videoregistrazioni in cui il suo vicepresidente distribuiva tangenti vennero rese pubbliche, la sua presidenza finì con una lettera di dimissione via fax. Nel 2009 è stato finalmente estradato e condannato per violazione dei diritti umani e corruzione.

[1]In Perù il Presidente della Repubblica equivale al Presidente del Consiglio in Italia, ciononostante è presente comunque la figura di Presidente del Consiglio. [2]Si veda caso Odebrecht e operazione La va Jato


Ma perché stiamo parlando di un vecchio dittatore ormai in prigione? Nepotismo. La figlia, Keiko Fujimori, è la leader di Fuerza Popular assieme al fratello. Nel 2016 hanno ottenuto il 36% dei voti nelle elezioni generali e quasi vinto la presidenza nel ballottaggio col 49.9% I 4 anni successivi sono stati caratterizzati da un congresso ostruzionista a causa di questi partiti. Il presidente eletto, Pedro Pablo Kuczynski, è stato soggetto a un impeachment senza nessun valido motivo per poi doversi dimettere a causa di una quasi sicura rimozione per un secondo impeachment. Il suo successore, Martín Vizcarra, ha dovuto affrontare pure lui queste inutili dimostrazioni di potere.

Cosa è successo quindi? Purtroppo Vizcarra non è stato così fortunato, il 9 novembre 2020 105 parlamentari su 130 hanno votato a favore della sua rimozione. Ufficialmente il motivo è stato “incapacità morale”, piuttosto ironico. Dalla coalizione golpista è emersa la figura grottesca di Manuel Merino il quale ha prestato giuramento come presidente il giorno dopo. Ciò che mi ha lasciato un po’ perplesso sono state la rapidità e dimensioni delle proteste contro questo colpo di stato, non solo da parte dei giovani ma anche di gente di tutte le età, classi sociali, orientamenti politici, etc. Il rifiuto universale del nuovo governo è riuscito a manifestarsi in tutte le città del Paese, la gente è scesa subito

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in piazza per denunciare l’illegittimità del governo Merino e richiederne lo scioglimento. Quasi tutte le proteste sono state pacifiche. La risposta del governo? A Lima agenti di polizia si sono infiltrati tra i manifestanti per incitare alla violenza dando così una scusa perfetta per una risposta brutale da parte delle forze dell’ordine. Molti manifestanti tra cui semplici giornalisti sono stati picchiati dalla polizia antisommossa, inoltre è stato utilizzato gas lacrimogeno e ci sono stati spari nel vuoto. Purtroppo il 14 novembre 2 giovani manifestanti di 22 e 24 anni sono stati uccisi dopo uno scontro con la polizia.

Questo è stato il rantolo della morte del governo Merino il quale ha rassegnato le dimissioni il 15 novembre, solo 5 giorni dopo aver prestato giuramento. E adesso? E’ stato scelto dai partiti non golpisti Francisco Sagasti, un economista senza denunce di nessun tipo del Partido Morado, come Presidente di transizione fino alle elezioni del 2021. Ha prestato giuramento il 17 novembre e ha subito avviato un’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani durante le proteste e in particolare sulla morte dei 2 giovani. Al momento il suo governo gode dell’approvazione del 72% dei cittadini. Il ruolo giocato dai giovani è stato fondamentale per la brevissima vita del governo golpista eppure non è mancato chi, anche adesso, li chiama vandali e fannulloni nonostante ciò che è stato fatto abbia richiesto coraggio, maturità e sentimento patriottico. Per questi motivi mi permetto il lusso di guardare il futuro con un po’ di ottimismo, spero che il senso di responsabilità mostrato in questi mesi si manifesti anche alle urne in questo

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2021. Credo soprattutto che la voglia di costruire un Perù migliore e di eradicare le vecchie strutture corrotte che tanto danno ci hanno fatto in passato, sarà il motore che ci trasformerà in una società più giusta per tutti.


Politica Assalto a Capitol Hill Marco Dubini

I fatti avvenuti a Washington la sera del 6 gennaio saranno ricordati in futuro come una pagina triste della storia americana. Oggi nelle prime pagine dei giornali nostrani ed esteri trionfano le parole “golpe” o “colpo di stato” e gli opinionisti parlano di attacco alla democrazia. Si accusano le istituzioni democratiche statunitensi di essere state avvelenate da quattro anni di trumpismo. Può sorprendere che un manipolo di scappati di casa sia riuscito ad irrompere in quello che dovrebbe essere tra gli edifici meglio sorvegliati d’America (abbiamo tutti bene in mente le immagini delle squadre antisommossa intervenute per sedare le manifestazioni innocue di Black Lives Matter e soci), tuttavia un’esplosione di violenza da parte dei supporters di Trump e dei Proud Boys era facilmente prevedibile. Già ai tempi del dibattito presidenziale the Donald non aveva condannato le violenze dei suoi e, anzi, aveva detto che qualcuno deve pur occuparsi dei gruppi Antifa.

stabile, che non sarà costretta a negoziare ogni legge con i propri avversari. La democrazia a qualcuno non va a genio e noi europei dovremmo saperlo meglio di chiunque altro, ma questa gentaglia si dimostra ogni volta una minoranza molto chiassosa piuttosto che la maggioranza silenziosa per cui vorrebbero spacciarsi. Il mondo oggi dovrebbe tirare un sospiro di sollievo dal momento che i sogni rivoluzionari di questi individui si spengono con l’intervento, seppur tardivo, della Guardia Nazionale. Purtroppo nella ressa hanno perso la vita quattro persone, probabilmente diverranno dei martiri per l’alt-right ma in realtà non sono altro che le ennesime vittime della retorica miserabile atta a fomentare l’odio degli ultimi ed infiammarne la frustrazione.

Ma, nonostante tutto ciò, chi oggi piange la morte della democrazia lo fa perché l’Apocalisse vende. Quelli che vogliono marciare davanti ai palazzi del potere, che indossino la camicia nera o il loro cappellino MAGA, marcino pure. La democrazia americana non ne sarà intaccata. Aggiudicandosi anche la maggioranza al Senato quella di Biden si preannuncia una presidenza

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Foto di @analogpolimi


Politica Lack of differentiated measures in the first stage of COVID 19 epidemic outbreak in Italy Angelo Boglione

During Spring 2020, the Italy government led by the PM Prof. Conte issued a considerable number of law decrees of “urgent nature”. Bypassing the parliament, due to extraordinary emergency given by the pandemic situation, the government tried to redesign the public life of the Italian state.

In a very quick escalation, fundamental rights, such as the possibility to assembly and to move freely, were suspended. One of the first policy mistakes was the non-differentiated measures that was applied along the peninsula. On ninth march of 2020, the entire nation was locked down in the so called “zona rossa”. There was no difference between the overcrowded, heavy industrialized and epicenter of pandemic Lombardy and the agricultural region of Molise. With no reasonable argument [2], at that time still “Covid free” regions, such as the island of Sardinia, were treated in the same manner as outbreak zones.

The mistake was aggravated by an incorrect framing delivered by the wrong terminology, especially insofar as the use of the words ‘quarantine’ and ‘lockdown’. The former, was interpreted by the Italian media as a necessitated measure to apply indiscriminately from the presence of an infection (or even the reasonable suspect of it). The theatrical way how the Govern proceeded to apply the “quarantena” went far beyond its actual literal meaning (i.e. a precautionary isolation of 40 days), - even in some regions showing no infections -, so that the entire related process lost its medical meaning, turning out to be a political fence. The latter term, ‘lockdown’ as is in the Italian info sphere, appeared to be a stereotyped umbrella term with no specific indication, that soon became an all-purpose “restriction”. Its content has been changeable and to be specified time by time, in accordance to the whirling pace of new decrees, changing nature and application of restrictions every time, never clear nor of immediate understanding.

[1]Deaths in Italy by underlying cause and region of occurrence, ISTAT

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In essence, “Lockdown” worked as a “white check”. It was freely fillable as needed: sometimes it was loosed intended for the firms [2], in another occasions it was tightened up for the homeless [3]. “And you shall purge the Heretics in His name!” During Spring 2020, the public debate was annihilated, among others, in the name of the Science , impersonated by the newborn “Comitato tecnico Scientifico” (CTS) [4]. The CTS, composed by different consultants, has to advise the best public health practice to the government.

After the desecration of the CTS’ minutes [5], it was cleared that the board advice during March 2020 was to make different policies zone by zone. The government itself disavowed the heavy sponsored board as he preached in his name. The huge contradiction had no space in the media at the time, but highlights once more that the decisions were not taken following scientific reasons . Only during autumn 2020, with the “colored zone”, we saw a differentiated plan to counter the epidemic spread.

[2] https://www.fanpage.it/attualita/focolaio-bartolini-i-lavoratori-azienda-non-ha-mai-chiuso-siamo-fuggiti-per-paura-di-ammalarci/ [3] https://bologna.repubblica.it/cronaca/2020/03/16/news/coronavirus_la_denuncia_multati_anche_i_senzatetto_che_non_possono_stare_a_casa_perche_non_ce_l_hanno_-251436619/ [4] http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?id=5432&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto [5] Verbali desecretati disponibili online

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Foto di @analogpolimi


Politica A cento anni dalla nascita del PCI Marco Dubini Quattro anni fa, il 7 novembre del 2017, erano passati cento anni da quando il mondo vide gli operai di Pietrogrado abbattere in un tripudio di baionette il governo di Kerenskij, liberando così il popolo russo dal giogo della guerra. Il 2021, invece, vanta un altro centenario fondamentale nella storia della lotta di classe, un anniversario che ha avuto nella stampa nostrana una certa risonanza. Nel 1921, infatti, nasce il Partito Comunista d’Italia. La storia del Partito Comunista d’Italia ha inizio il 16 gennaio di cento anni fa. Due giorni prima era stato aperto il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano, momento in cui il delegato dell’Internazionale Comunista Kabakčiev aveva lanciato la sua invettiva contro coloro che, imponendo alla classe operaia di attendere un momento più propizio, si erano lasciati scorrere addosso l’occasione rappresentata dal biennio rosso per guadagnare terreno nella lotta rivoluzionaria.

L’aut aut è esplicito nei 21 punti sollevati dall’Internazionale: o con noi o con i riformisti. Il 19 gennaio prende la parola Serrati, esponente massimalista accusato anch’egli di aver affiancato i riformisti nel loro temporeggiamento a danno degli scioperanti tra 1919 e 1920. Il suo intervento è uno strenuo

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appello all’unità in cui prova a spiegare che i socialdemocratici sono già stati allontanati dal partito, ma la scissione è ormai inevitabile. Il 21 gennaio i delegati comunisti lasciano la sala e si dirigono verso il Teatro San Marco, un edificio fatiscente; la pioggia entra dagli squarci nel tetto. Qui, durante il primo Congresso del Partito Comunista d’Italia, viene eletto un Comitato Esecutivo composto da Amadeo Bordiga, Umberto Terracini, Ruggero


Grieco, Bruno Fortichiari e Luigi Repossi. Il programma del nuovo partito viene pubblicato il 31 gennaio su Il comunista e tra i suoi punti fondamentali vi sono la rivolta armata (“Il proletariato non può infrangere né modificare il sistema dei rapporti capitalistici di produzione, senza l’abbattimento violento del potere borghese” ) e l’istituzione futura di una dittatura del proletariato (“Dopo

l’abbattimento del potere borghese, il proletariato non può organizzarsi in classe dominante che con la distruzione dell’apparato statale borghese e con la instaurazione dello Stato basato sulla sola classe produttiva ed escludendo da ogni diritto politico la classe borghese” ). La storiografia fino ai giorni nostri si è chiesta: la scissione fu la scelta corretta di fronte alle violenze fasciste? Esisteva davvero la possibilità che una sinistra più solida potesse opporsi alla reazione,

nonostante l’appoggio di agrari, industriali e monarchia al fascismo? L’unica certezza che abbiamo è che nel 1921, in Italia, il fascismo era ormai dilagante. Infatti, a meno di un mese dalla fondazione, il PCd’I ha il suo primo martire. Si chiama Spartaco Lavagnini e quando Italo Capanni, camicia nera e armato di revolver, entra nella sede del sindacato ferrovieri fiorentino, è seduto alla sua scrivania. È sera, al sindacato rimane solo il militante comunista; gli squadristi hanno gioco facile ad entrare in un edificio sguarnito. Mentre i suoi camerati devastano, Capanni fissa dritto negli occhi il condannato. Esplode il primo colpo in faccia al sindacalista, il secondo lo colpisce ancora in testa mentre rivolto per terra è ormai cadavere, il resto del tamburo viene svuotato nel petto del fu Spartaco Lavagnini. Poi, Capanni solleva la sua vittima per i capelli e la rimette a sedere, estrae una sigaretta e, dopo averla infilata nella bocca insanguinata del cadavere, la accende per completare la sua sadica opera. Spartaco Lavagnini è solo la prima delle vittime comuniste cadute sotto il regime fascista e quelle comuniste non sono che una parte delle vittime del fascismo.

Non sappiamo se una sinistra unita avrebbe potuto fermare le violenze squadriste e dopotutto non è neanche importante: con i “se” e con i “ma” non si fa la storia. Di concreto c’è che proprio i comunisti, collaborando con socialisti ed anarchici, fornirono la struttura gerarchica e ordinata alla resistenza tramite le Brigate Garibaldi, coordinate da Luigi Longo e Pietro Secchia, cacciando così le truppe della Wehrmacht e concedendo degna fine al duce degli italiani. Quando si parla delle grandi conquiste e battaglie del mondo operaio non manca mai chi senta il bisogno irrefrenabile

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di elencare nome per nome le vittime della ceka o delle guardie rosse. I cento anni dalla nascita del Partito Comunista in Italia sono l’ennesima occasione per coloro che vogliano sollevare simili sterili polemiche su un capitolo orrendo del Novecento. In virtù di ciò è necessario precisare che le purghe staliniste nulla hanno a che vedere con Antonio Gramsci ed Amadeo Bordiga. Infatti, quest’ultimo, già dopo pochi anni dalla nomina di Stalin a segretario generale del PCUS, sottolinea l’abbandono progressivo di ogni compito rivoluzionario da parte della Russia, che oramai nulla aveva a che vedere con le sue origini socialiste. Tuttavia, ricordare a cento anni di distanza questi fatti non è un capriccio passatista; la nostalgia dei bei tempi che furono non serve a nessuno.

La storia cambia e, nonostante il vizio della sinistra di scindersi sia sempre uguale a sé stesso, i risultati elettorali valorizzano gli schieramenti capaci di fare fronte unitario. Se realmente ci si vuole opporre ad un’avanzata di gruppi, più o meno, dichiaratamente fascistoidi, bisogna guardare agli errori del passato e superare le divergenze interne. Le avventure politiche che ottengono un glorioso 2% non procurano che danni. Oggi la sinistra italiana dovrebbe riconoscersi tutta come erede di quel partito che cento anni fa abbandonò i tiepidi riformisti e che sarebbe diventata il più grande partito comunista d’Europa grazie alla dirigenza di Togliatti. Lo scopo condiviso dovrebbe essere quello di valorizzare l’azione comune, volta all’unità delle sinistre contro ogni rigurgito di Ur-fascismo.

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Foto di @analogpolimi


Società Io sono femminista Bruna Lleshi

“Io non mi ritengo femminista, sono per la parità di genere!”, è una frase che sento ogni volta che qualcuno decide non schierarsi, però di fatto si sta schierando, pur dichiarando di non volerlo fare. Quello che mi chiedo è: perché? Perché rinnegare il femminismo in favore di un’altra definizione che si suppone essere più moderata?

“Femminismo” non è un termine uguale e contrario a “maschilismo”. Originariamente, i movimenti femministi nascono dalla necessità di raggiungere proprio quella parità di genere di cui tanto si riempiono la bocca certi soggetti. E’ un movimento nato per mettere sullo stesso piano coloro che non si sono mai trovate in posizioni privilegiate nella nostra società.

Prendere posizione è sbagliato? Posso comprendere che ormai da qualche anno si sia diffusa una certa tendenza a non schierarsi nemmeno ideologicamente, quasi come se si provasse timore nell’identificarsi con un certo tipo di lotte o di movimenti, o forse per disinteresse. Non so quale sia la causa, ma in ogni caso sono convinta che l’effetto sia errato. Riguardo certe tematiche, questa in particolare, diventa necessario prendere posizione. Quando ero più piccola non avevo una

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coscienza di classe né un’ideologia politica definita, ma ho cercato di sforzarmi e analizzare ogni cosa per arrivare a ciò in cui credo oggi e non mi vergogno di ammettere che sono femminista. Sono femminista in memoria di tutte quelle donne che si sono succedute nella storia in nome di tale causa. Sono femminista perché ritengo che dovremmo essere tutte e tutti trattati in modo equo, perché al giorno d’oggi non è così. Sono femminista perché sono contro la discriminazione di genere, perché il mio valore non viene determinato aprioristicamente dai miei genitali. In ogni caso, la conclusione è una sola: gli ignavi, come ci insegna Dante Alighieri, non si meritano nemmeno di bruciare all’inferno.

Chi non si schiera nella lotta non si capisce per cosa viva.


Società Scacco matto, impostore Carlotta Pagani

Il cervello è un organo estremamente complesso, eppure così facile da ingannare, e non solo dall’esterno. Come individui, per meccanismi di difesa e autoconvincimenti, siamo in grado di alterare la percezione della nostra realtà. La sindrome dell’impostore è frutto della distorsione di noi stessi e delle nostre capacità, ed è una delle duali dell’effetto Dunning-Kruger. Il nome deriva dai due vincitori del premio Ignobel nel 2000, che studiarono il socratiano “so di non sapere” a livello psicologico: provarono che, meno un soggetto sa, più è portato a sentirsi preparato in un dato ambito, e viceversa, più sa, maggiore è la consapevolezza dell’impossibilità di padroneggiare l’intera conoscenza.

È da qui che nasce la sindrome dell’impostore, una figura competente nel proprio campo, con l’auto-illusione di non sapere abbastanza, e di aver ingannato le persone che lo circondano e che gli hanno affidato un ruolo. Quante volte non ti sei sentito all’altezza della situazione e quante volte hai attribuito i tuoi successi a una serie di combinazioni fortuite? È una sensazione spesso radicata in contesti in cui la competizione è alta, ma più comune di quel che si pensi; ad un tratto ti accorgi di quello che ti sta intorno: frequenti un’università il cui nome fa drizzare le

orecchie agli amici dei tuoi genitori, in prima fila c’è il collezionista di trenta e lode, mentre tu potresti essere seduto tra i banchi di legno una volta occupati da Gae Aulenti o Giulio Natta. Probabilmente se entrassimo in qualsiasi aula universitaria durante le lezioni saremmo in grado di individuare tutte le categorie dell’impostore... Ecco la perfezionista, presumibilmente figlia di un medico e un’accademica, cresciuta in una casa piena di libri, affetto quanto basta e alte aspettative. Ha una resistenza fisica di cinque moke di caffè al giorno e tra i mille impegni trova sempre il tempo per un workout giornaliero. Nasconde lo stress dietro una cintura abbinata allo scrunchie, la sera crolla esausta mentre guarda “Le regole del delitto perfetto”. Nell’angolo in fondo il solista, ha sempre odiato gli sport di squadra, potenzialmente interessante, peccato non abbia mai dato agli altri la possibilità di farsi conoscere. Preferisce la didattica a distanza e non alza la mano nemmeno nelle classi virtuali, è sintomo di debolezza. Nel tempo ha sviluppato una grande tenacia di fronte ai problemi complessi, non riuscire a risolverli potrebbe portarlo a una profonda crisi esistenziale. Non ha mai saputo apprezzare la possibilità di osservare da punti di vista diversi e Roma non l’hai mai vista dal Gianicolo.

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L’esperta non affronta alcuna situazione senza prima aver previsto un buon numero di scenari possibili equamente probabili e una via d’uscita per ognuno di essi, questo maniacale bisogno di controllo e la paura di sentirsi incompetente l’hanno portata ad approfondire a livelli estremi le sue conoscenze, persino a fissare nella sua memoria a breve termine le formule di prostaferesi il giorno prima dell’esame di Analisi I, perché ‘non si sa mai’.

Che venga dalle proprie insicurezze o che sia stata insinuata dall’esterno, la voce registrata dell’impostore è un nastro più diffuso di quanto si pensi, persino tra i 30L. Nasce dall’inevitabile confronto con gli altri, e senza aver letto le stelle credo di poter affermare, con una buona probabilità, di averti beccat*.

Scacco matto, impostore.

Il supereroe si allena per essere sempre sul pezzo, non ha mai accettato il fallimento. Dalle elementari è abituato ad essere il primo scelto in squadra nelle partite di palla prigioniera, perché anche in quello ha sempre sentito l’esigenza di primeggiare. Se si guarda allo specchio vede nel riflesso un mantello rosso, si chiede come sarebbe la sua vita da Clar Kent e basta. Ultimo della lista ma primo della classe il genio, abituato ad assorbire come una spugna i libri di testo, entra in crisi se non comprende al volo la dimostrazione del teorema di Ulisse Dini. Fa solo ciò che gli risulta facile e raramente si scosta dal suo campo, se qualcosa gli viene difficile, semplicemente non si reputa all’altezza. Sebbene abbia creato altre aspettative, non ha paura di deludere gli altri, ma se stesso.

[1]Riconoscimento satirico che viene assegnato annualmente a dieci ricercatori autori di ricerche “strane, divertenti, e perfino assurde”, quel tipo di lavori improbabili che “prima fanno ridere e poi danno da pensare”. Lo scopo dichiarato del riconoscimento è “premiare l’insolito, l’immaginifico, e stimolare l’interesse del pubblico generale alla scienza, alla medicina, e alla tecnologia”. I vincitori sono selezionati in base ad articoli pubblicati anche su riviste scientifiche autorevoli. (https://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Ig_Nobel#cite_note-About-2)

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QUIZ: Quale impostore sei? 1) Hai accettato tempo fa di andare ad un party con i tuoi amici, il giorno della festa arriva e ti accorgi di non sapere nulla della serata, cosa fai?

A) Mandi messaggi e chiami al telefono i tuoi amici per sapere tutto sull’evento della sera. Come ci arriviamo? Come torniamo? Non accetti risposte tipo “non lo so, improvvisiamo” B) Quitti all’ultimo come sempre. Avevi accettato solo per non essere tormentato di domande C) Ovviamente ci sarai, anche se la techno non è il tuo genere preferito, sai che sarai al centro della pista D) Hai l’agenda piena ma trovi il tempo di fare la doccia prima di uscire, all’outfit ci pensi mentre torni dalla palestra E) Sì, ma tieni pronta un’alternativa nel caso in cui ti annoiassi alla festa

2) Poco prima di un esame si avvicina un collega per dirti “stavolta non so niente”, cosa pensi?

A) Non ho sentito una parola di quello che ha detto, stavo controllando di aver portato tutte e tre le calcolatrici B) Questo scenario è improbabile, la mattina nessuno deve parlarmi, soprattutto prima di un esame C) Lo incoraggi, questo esame non è difficile, ce la farete D) Non mi interessa, io ho rispettato il programma e so che andrà bene E) Quel collega sono proprio io

3) Sei appena uscito dal supermercato e improvvisamente ti accorgi di non aver preso qualcosa di essenziale

Valuti quanta strada hai già percorso e se effettivamente ne vale la pena o troverai un’alternativa a ciò che ti serviva B) Ne farò a meno, non vedo l’ora di tornare a casa C) Non sarà questo a rovinarti la giornata: torni indietro D) Mi serve assolutamente!! Avviso che arriverò in ritardo all’appuntamento E) Vorrà dire che ascolterai un altro episodio del podcast che hai scoperto recentemente

4) É il primo giorno di sole e hai del tempo libero, cosa fai? A) Valuti le alternative proposte dagli amici B) Una passeggiata al parco, una sosta con un libro C) Aiuti un amico che ti ha chiesto una mano D) Organizzi la tua giornata e una to do list, scegli tu il ristorante E) Potresti provare a risolvere uno dei problemi di Hilbert

5) Ad un concerto:

A) Parterre ma centrale, altrimenti all’uscita rischi di rimanere imbottigliato B) Tribuna, speri che il posto accanto rimanga vuoto C) Daje in prima fila!!! D) Se vogliamo una buona posizione dovremmo partire nel pomeriggio così da essere in fila almeno due ore prima E) Solo musica classica

A) Che scherzo del destino.

RISULTATI : MAGGIORANZA MAGGIORANZA MAGGIORANZA MAGGIORANZA MAGGIORANZA

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A: ESPERTO B: SOLISTA C: SUPEREROE D: PERFEZIONISTA E:GENIO


Società Transgender Day of Visibility PoliEdro

Il 31 marzo ricorre il Transgender Day of Visibility (TDoV), giornata inaugurata nel 2009 per compensazione del Transgender Day of Remembrance (TDoR). Infatti, mentre il TDoR ricorda le vittime e i soprusi subiti dalla comunità transgender, il TDoV celebra le persone transgender che hanno lasciato e lasciano un impatto nella società. Le due giornate potrebbero sembrare molto simili, ma se una indirizza l’attenzione sulla discriminazione subita, l’altra si focalizza sulla celebrazione di modelli di coraggio e capacità non comuni. Entrambe le rappresentazioni sono necessarie, benché sia più naturale per la gran parte delle persone tendere alla prima quando si pensa alla comunità transgender.

Questa tendenza non è priva di fondamento; si basa su testimonianze, opinioni, credenze e dati che certificano come la lettera T della sigla arcobaleno sia particolarmente vessata. Ecco, quindi, alcuni dati, per fornire la sensazione della difficoltà dell’essere una persona transgender, ancor prima di esserlo out & proud. L’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA) ha pubblicato un rapporto nel 2020 basato sulle

testimonianze di 19445 persone transgender in UE, di cui 890 in Italia [1]. Da ciò emerge che il 36% degli intervistati ha subito discriminazioni al lavoro nei 12 mesi precedenti il sondaggio sulla base del proprio essere transgender. Inoltre, il 17% degli intervistati ha subito attacchi fisici o sessuali nei passati 5 anni, che hanno generato pesanti ricadute psicologiche in una vittima su due. Insomma, non è facile essere se stessi per una persona transgender. A maggior ragione, si ha ancora più timore nell’impegnarsi ad esserlo pubblicamente. Tuttavia, questa situazione porta ad un’assenza di rappresentazione e, in assenza di role model, è più difficile credere in un cambiamento della società, ma soprattutto nelle proprie capacità, ritrovandosi a ponderare l’idea di abbandonare i propri sogni. Eppure, qualcosa sta cambiando negli ultimi anni. Nuove associazioni si formano per combattere questa sotto-rappresentanza e fare squadra per un obiettivo comune. Molte di esse nascono nei Paesi anglofoni, dove le condizioni sono più favorevoli alla loro formazione, per combattere in ambiti in cui la stigmatizzazione è particolarmente forte, ad esempio in STEM. In USA, la National Organization of Gay

[1] European Union Agency for Fundamental Rights, A long way to go for LGBTI equality, 14 May 2020. URL: https://fra.europa.eu/ en/publication/2020/eu-lgbti-survey-results

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and Lesbian Scientists and Technical Professionals (NOGLSTP) viene formalizzata come organizzazione nel 1983 e da subito raccoglie professionisti in STEM della comunità arcobaleno, fornendo protezione, visibilità e potere mediatico alla categoria. Nel 2005 conferisce il premio LGBTQ+ Scientist of the Year alla docente universitaria Lynn Conway, donna transgender dalle invenzioni pioneristiche nel campo dell’informatica. La sua storia è oggi fonte di ispirazione per molte persone. Seppur estremamente capace nel suo campo, fu licenziata nel 1968 dall’azienda IBM in seguito alla rivelazione della sua intenzione di sottoporsi ad un percorso di transizione di genere. Ciò nonostante, ha continuato ad inseguire la volontà di lavorare in ambito STEM, seppur celando la propria condizione per timore di ripercussioni. Divenuta professoressa universitaria, ha fornito contributi fondamentali all’informatica, che le sono stati riconosciuti con numerosi premi alla

carriera e dottorati ad honorem. Infine, ritiratasi in pensione, sul finire degli anni ’90 ha pubblicamente fatto coming out circa la propria transessualità. Così, la sua storia ha impattato l’opinione sociale al punto che IBM ha ammesso pubblicamente le proprie colpe nel 2020.

Il caso di Lynn Conway può sembrare un unicum, ma è simbolo di una realtà che esiste e può cambiare la visione che la società ha delle persone transgender. Ad oggi, sempre più professionisti in STEM transgender trovano il coraggio di mostrarsi e dimostrare che è possibile fare scienza anche per loro. Ad esempio, si possono leggere le loro storie su 500 Queer Scientists [2], sito web che raccoglie le testimonianze di più di mille scienziati della comunità arcobaleno, o anche sul profilo twitter Trans in STEM [3]. Si può percepire l’importanza di simili iniziative nelle parole di Shayle

[2] 500 Queer Scientists. URL: https://500queerscientists.com/ [3] Trans in STEM. URL: https://twitter.com/stemtrans

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B. Matsuda, candidato PhD presso l’Hawaii Institute of Marine Biology, che commenta così l’incontro con un docente transgender:

“Being in an office of someone who is so successful who had gone through the same things that I had gone through was meaningful. That moment was really powerful and really important for me in finding myself and that I belong in STEM.” [4] Sfortunatamente per l’Italia, questo tipo di associazioni ed iniziative prosperano in Paesi per lo più anglofoni. Infatti, sembra non esistano associazioni simili nel belpaese o quantomeno sono molto difficili da trovare su internet. Eppure, la presenza transgender in STEM in Italia non manca, benché non conosciuta o nascosta. Guardando in casa nostra, al Politecnico di Milano si è avviato un processo per agevolare gli studenti nel vivere la transessualità, con l’introduzione della carriera alias. Sebbene il procedimento sia lungo e affatto semplice, in accordo con le leggi vigenti, la carriera alias permette a coloro che lo desiderano di essere riferiti con l’identità che preferiscono all’interno dell’Ateneo [5]. Inoltre, l’esperienza della docente Zuin, secondo quanto riferito in un’intervista pubblicata sul quotidiano Il Giorno [6], fa ben sperare circa il grado di accettazione di persone transgender all’interno della comunità politecnica, come riportato di

seguito:

“Sul lavoro, salvo una comprensibile sorpresa, per i colleghi docenti, per i ricercatori e per gli studenti non c’è stato alcun problema.” Come evidenziato in precedenza, non è facile essere una persona transgender nella società attuale, ma le cose sembrano cambiare per il meglio. Nuove storie emergono ogni giorno, nuovi modelli ispirano le persone transgender a farsi coraggio e credere in se stesse e anche la società si sta muovendo verso il riconoscimento e il rispetto della diversità. Questi cambiamenti passano anche attraverso gli sforzi quotidiani di studenti che, grazie all’associazionismo, sull’esempio di modelli come NOGLSTP, riescono a smuovere la staticità delle istituzioni. Migliorare la società è sempre possibile, anche nel proprio piccolo, soprattutto col proprio esempio, con il proprio esistere. E se l’ambiente in cui si vive si dimostra soffocante, liste di rappresentanza come La Terna Sinistrorsa e associazioni come PoliEdro possono garantire quell’aria di libertà che manca.

[4]Jenessa Duncombe, Shining a spotlight on LGBTQ+ visibility in STEM, Eos, 3 luglio 2019. URL: https://alltogether.swe. org/2019/07/shining-a-spotlight-on-lgbtq-visibility-in-stem/ [5] Per maggiori informazioni: sgs@polimi.it . Inoltre, fare riferimento al documento Protocollo per l’attivazione e la gestione di un alias per studenti e studentesse dei corsi di laurea di primo e di secondo livello, e aspiranti tali, in transizione di genere del Politecnico di Milano. URL: https://www.normativa.polimi. it/?id_sottoc=66 [6] Io, docente del Politecnico diventata donna, Il Giorno, 28 dicembre 2019. URL: https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/docente-politecnico-diventata-donna-1.4956805

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Foto di @analogpolimi


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Società L’arte che stuzzica il palato e la mente. La nostra intervista a CIBO Ada Bacigalupo e Alice Simionato

Mi trovavo a Vienna a inizio marzo, a CIBO, nome d’arte di Pier Paolo Spinazzè, classe 1982 di San Giovanni Lupatoto (Verona), è lo street artist che da anni lotta contro l’odio e la violenza inneggiati dall’estrema destra. La sua arma? Un’immensa tavolozza di colori e quella gioia che solo gli alimenti e la cucina possono dare mettendo tutti - o quasi - d’accordo. 12 gennaio 2021, Zoom 1. Come è nata la tua passione per l’arte, in particolare per la street art e i graffiti? Ho sempre disegnato. Essendo anche figlio di una pittrice sono stato incentivato a dedicarmi all’arte fin da bambino. Sono partito dai muri della mia camera perchè i fogli erano troppo piccoli, poi un giorno ho visto dei ragazzi fare disegni enormi sui muri esterni e lì ho scoperto le bombolette, uno strumento pratico e più facile da usare perché il colore esce già pronto: basta schiacciare un bottone! Provenendo dal mondo del punk, sento che la street art è una forma di ribellione che serve a lanciare un messaggio che possa arrivare a tutti perchè tutti la possono vedere; non è un caso che la gente disegni sui muri dalla notte dei tempi. 2. Raccontaci un po’ del perché e del

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come nasce il progetto di CIBO. Come tutte le cose belle, nasce un po’ per scherzo e un po’ per necessità. Verona purtroppo è una città ‘’nera’’, con forti influenze neofasciste sia nelle istituzioni sia nelle diverse forme di aggregazione sociale; siccome la cosa non mi è mai andata giù, ho sentito la necessità di contrastare questa forma di violenza, e soprattutto di ignoranza, con le mie armi migliori: l’arte, la cultura e la bellezza. 3. E quali risultati senti di aver raggiunto? Posso dire che ho adottato un metodo che funziona alla grande dato che i neofascisti non sono in grado di usare la creatività, per cui in questi termini riuscirò sempre a batterli. Sento che, anche se da solo, sono riuscito a fare la differenza perchè non ho bisogno di affiliarmi a nessun tipo di estremismo: io mi riconosco nei valori costituzionali fondanti della Repubblica. In questi anni credo di aver cancellato centinaia e centinaia di svastiche qui nel veronese, l’efficacia del metodo si dimostra nel fatto che ora come ora nel mio comune non ne compaiono più, per assurdo in questo periodo non c’è lavoro da fare! 4. Questa è una bellissima notizia! Quindi credi che la perseveranza e


il tuo atteggiamento impavido siano stati determinanti? Assolutamente! Io ci metto la faccia, non ho paura di mostrarmi in pieno giorno a disegnare e a coprire le loro scritte. In questo modo cerco di influenzare anche i miei concittadini che mi comprendono e mi supportano, non solo moralmente ma anche portandomi panini e birrette quando mi vedono all’opera. Alla fine i fascisti sono dei vigliacchi incapaci di venire a scontrarsi con me di persona, a dirmi le cose in faccia, per cui una volta che hai compreso i difetti del tuo nemico, il gioco è fatto. Dobbiamo combattere i loro messaggi intollerabili perché cercano di banalizzare concetti molto gravi; cioè, cantare ‘’faccetta nera’’ alla radio non è goliardia ma è la banalizzazione di concetti con cui

avremmo dovuto fare i conti già molto tempo fa, e la cosa è molto pericolosa se lasciata incontrastata. 5. Perché hai scelto il tema della cultura alimentare come filo conduttore della tua lotta? La risposta è molto semplice: in Italia il cibo è un tema che ci accomuna tutti. Gli Italiani pensano sempre al cibo, anche mentre stanno mangiando. Inoltre siamo pieni di storia e tradizioni culinarie, basti pensare alla vastissima quantità di ricette e varietà di alimenti che abbiamo nel nostro territorio. Poi è divertentissimo pensare che nel nostro Paese si arriva addirittura a litigare per rivendicare l’invenzione di una pietanza, e questo ci fa capire quanto il cibo sia importante nella nostra cultura.

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Io sento di fare arte sacra praticamente! Il cibo è un soggetto facile da disegnare e comprensibile da tutti a prima vista, in più non ha alcuno schieramento politico. Chi vede un pezzo di formaggio se la ride, chi lo vede sapendo che ha coperto una svastica, se la ride il doppio! 6. Quando qualcuno copre il tuo disegno nuovamente con una svastica ti infastidisce? Come vivi questo “botta e risposta”? No non mi arrabbio, anzi solitamente sfrutto questa cosa per ricreare delle vere e proprie performance artistiche in cui più loro cercano di intimidirmi

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e di spazientirmi, più io mi diverto e ingigantisco la mia opera, migliorandola. Non si accorgono che più mi danneggiano i disegni più mi spronano a fare ancora meglio e a rendere tutto più saporito. Ovvio che poi ci sono situazioni che mi pesano maggiormente, ma tutto questo mi fa pensare a tutta la paura che questi loschi soggetti hanno dell’arte e del messaggio che può veicolare. La fortuna è che io ho un carattere che non si lascia abbattere, ma un altro artista potrebbe cedere di fronte a questi colpi bassi, e la perdita di un artista è sempre una cosa gravissima.


7. Decorare un quartiere con disegni può cambiare la percezione urbanistica e sociale dei posti e delle persone che li visitano o li vivono, per cui, quanto è importante secondo te la bellezza dell’ambiente che ci circonda? Perché ad esempio a Milano ultimamente utilizzano molto quella che viene chiamata ‘’urbanistica tattica’’ tramite cui non si stravolge la composizione di uno spazio urbano ma in qualche modo lo si abbellisce con colori e nuove aree pedonali.

Quello che io faccio nelle mie zone è una forma di volontariato mosso dal mio senso civico; con le mie azioni ho motivato altri a fare lo stesso per restituire qualcosa alla propria comunità, ovviamente con i propri mezzi e capacità - anche solo raccogliere le cartacce per terra. Molte amministrazioni adesso adottano il ‘’trucchetto’’ della street art per ridare vita a quartieri fatiscenti, ed è una cosa bellissima perché questa è una forma d’arte in continua evoluzione: ieri non c’era, oggi c’è, domani chissà. Il senso del tempo rende la street art

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molto interessante dal punto di vista urbanistico perché essa esprime qualcosa di contemporaneo che dona dinamicità e unicità agli spazi rispecchiando la vita della città che cambia. 8. Quali posti prediligi decorare in generale? Quando ti è possibile scegliere, ovviamente. In generale cerco sempre di andare ad interagire là dove passa più gente, tipo le strade trafficate in modo che più occhi possibili cadano sulla mia creazione, oppure in zone dedicate ai bambini; in queste soprattutto puoi creare tanti giochi ed è divertente. 9. Hai trovato dei limiti amministrativi che in qualche modo volevano incolpare la tua street art? Come è stata risolta la questione? Diciamo che ho una bella collezione di denunce, ma alla fine le azioni legali le ho sempre vinte perchè so di operare nel giusto. Tra i tanti, ho anche avuto uno scontro direttamente con il sindaco del mio comune a proposito di un murales dedicato ai bambini della scuola elementare, fortunatamente anche in

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questa occasione ho avuto la meglio. Tra l’altro la cosa che ci tengo a precisare è che il sindaco ha un mandato con scadenza, mentre il mio è un mandato a vita, di conseguenza c’è poco da fare i gradassi con le querele e le denunce, specialmente se coinvolgi dei bambini. 10. È mai capitato che questa situazione di ‘’scontro’’ degenerasse? Fortunatamente posso dire che fino ad ora si è sempre rimasti in toni civili senza mai sfociare in peggiori forme di aggressioni, e questa è una bellissima vittoria della non violenza. Agli inizi avevo tenuto conto del fatto che potessero verificarsi episodi drammatici, come già accaduto a Verona, ma non mi sono fatto intimorire; se sono in strada è anche per Nicola Tommasoli*, per non lasciare altro campo libero a gente violenta che è stata capace di ammazzare. *Compagno e amico di CIBO all’università IUAV di Venezia, vittima di un’aggressione nazifascista. 11. Ma pensi che le persone che si avvicinano a questi ambienti di estremismo e violenza, lo facciano per ‘’dare voce’’ ad un disagio?


Forse in parte nelle fasce d’età più giovani, ma in generale chi muove le fila di queste aggregazioni sono persone benestanti e istruite, il che mi fa doppiamente infuriare dato che, non vivendo situazioni economiche o sociali disagiate, avrebbero accesso a moltissimi mezzi culturali per comprendere la stupidità e la gravità di certe idee. 12. Sul fatto che a volte ti hanno accusato di coprire solamente alcuni simboli di forze politiche estremiste e non altri, come rispondi? Prima di tutto sono un’artista e in quanto tale non ho l’obbligo di giustificare le mie azioni. Poi c’è da dire che a Verona il problema di fondo non sono le due falci e martello ma le centinaia di celtiche e svastiche. Se qualcun’altro ha problemi con le falci e martello può scendere in strada e occuparsene, la strada è di tutti. 13. Quanto i social network, e internet in generale, aiutano a diffondere il tuo pensiero? I muri non si possono spostare ma le idee si. Attraverso i social posso mostrare il

mio lavoro e diffondere il messaggio. 14. Beh a questo punto dicci un po’ di più: progetti e idee che hai per il futuro? Devo dire che questo periodo di lockdown mi ha aiutato a dedicarmi anche ad altri nuovi progetti che fino ad ora avevo rimandato, in primis un libro illustrato per bambini dedicato all’educazione alimentare che sarà stampato negli USA e che dovrebbe essere tradotto anche in italiano. Poi mi sto dedicando a creare giochi da tavolo, adesivi, quadri e tante altre illustrazioni, non potendo uscire mi sono adattato. Cari lettori e care lettrici, state connessi perché presto potrebbero saltare fuori nuove attività e progetti in collaborazione con CIBO. Continua a bollire qualcosa in pentola! Ringraziamo ancora tantissimo CIBO e Sara per la disponibilità dimostrataci nella realizzazione di questa intervista. Contatti: Facebook @cibo.oooo, Instagram @cibo.oooo, Patreon @cibo Credits photo: @cibo

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Intrattenimento QUIZ: E chi l’ha detto? Giada Martinoia e Clarissa Pasculli

A. “E così sei diventato europeista? Si ma niente di serio”

G. “Per essere bella non sei neanche così stupida”

B. “Vorrei essere l’uomo più ricco del mondo”

H. “Se accetto sto 18 poi al prossimo esame prendo 30!”

●Matteo ●Matteo ●Matteo ●Matteo

Renzi Branciamore Salvini Darmian

●Sfera Ebbasta ●Aladdin ●Jordan Belfort ●Jeff Bezos

●Tina di Uomini e Donne ●Alberto Genovese ●Anna Wintour ●Qualsiasi collega di lavoro misogino

●Un qualsiasi studente ●Amabile fuoricorso fiducioso ●Matricola illusa ●Post instagram delle pagine comiche del Polimi in sessione

C. “Qualcuno era comunista”

D. “Sono sempre i migliori che se ne vanno”

●Di Maio nei confronti di Di Battista ●Morgan nei confronti di Bugo ●Mattarella nei confronti di Conte ●Dori nei confronti di Nemo

E. “Non sono fascista ma...”

●Giorgia Meloni ●Zio Paperone ●Mio nonno ●Barista veronese con mezzobusto fieramente esposto

F. “Dopo la crisi c’è il boom, dopo il boom c’è la crisi” ●Mario Draghi ●Bambi ●Giambattista Vico ●Gian Piero Ventura

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SOLUZIONI : A. Matteo Salvini B. Jeff Bezos C. Silvio Berlusconi D. Mattarella nei confronti di Conte E. Giorgia Meloni F. Giambattista Vico G.Qqualsiasi collega di lavoro misogino H. Un qualsiasi studente

●Enrico Berlinguer ●Silvio Berlusconi ●Marco Rizzo ●Mia nonna


ENIGMI: Sulle orme della Terra Giada Martinoia e Clarissa Pasculli Ti proponiamo un enigma vecchia scuola da risolvere, con tanto di premio finale. Proviamo a spiegartelo con una poesia scritta per l’occasione. Senza ulteriori fronzoli ti auguriamo buona fortuna!

Sfida 1 Risolvi l’indovinello: Poveri ostinati leggete inizi, ma indizi. Soluzione 1: _ _ _ _ _ _

Tre le sfide da superare, ci scusiamo per il cliché, delle tue capacità inizia a dubitare saranno difficili ahimè! Ese facoltativo per la lode tutto per vincere un caffè. Purtroppo chi perde rode, ma ricorda che a maggio chi vince lo fa senza le mode.

Sfida 2 Risolvi questo Sudoku e i numeri trovati in ordine ti daranno la soluzione: Soluzione 2: _ _ _ _ Sfida 3 L’anagramma di: Sei resti di firmamento Soluzione 3: _______/__ /___________ Soluzione dell’enigma Al (soluzione 1) dal (soluzione 2) il (soluzione 3)

Esercizio per la lode Come anticipato c’è anche un esercizio facoltativo per la lode: Con due soli tagli devi riuscire a ricomporre questa croce in un quadrato. Non puoi sovrapporre i pezzi ottenuti dai tagli.

Mandaci le tue risposte: con o senza l’esercizio facoltativo, se la soluzione dell’enigma è giusta hai vinto un caffè! Se le hai provate tutte ma proprio non hai la soluzione, scrivici e anche tu, a giochi fatti, scoprirai la soluzione! Ecco i contatti a cui puoi inviare le risposte: Instagram: @la_terna_sinistrorsa Facebook: La Terna Sinistrorsa Mail: info@ternasinistrorsa.it

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Intrattenimento Analog Polimi Analog Polimi

Perchè dovrei scattare in analogico? La verità è che non esiste una risposta. Ce ne sono molte, diverse, personali e non. Diciamo che è diverso dal digitale, e su questo saremo tutti d’accordo. Forse più trendy, più hipster, anche più costoso, ok, ma comunque diverso, non migliore. Non cercherò di convincervi a convertirvi, anche perchè io sono un felicissimo fotografo digitale da ormai molti anni, ma vi racconterò di come ho scoperto il mondo affascinante e “misterioso” della fotografia analogica, passione che mi ha spinto con altri studenti a fondare il progetto @analogpolimi. Nel mio caso appassionarmi è stato abbastanza semplice, almeno all’inizio. Ho chiesto consiglio a qualche amico, fatto una ricerca su subito.it e investito 60 euro in una Yaschica FX3 super 2000 in buone condizioni.

Pronti via, sapevo già che avrei bruciato qualche rullino, ma questa consapevolezza non mi ha fermato. Arrivano i primi risultati, mi appassiono, mi piace il rumore dei clic meccanici delle ghiere e le imperfezioni sui negativi, l’insicurezza di aver esposto correttamente o di aver messo a fuoco. Ma i rullini costano, e sviluppare pure. Poi un’idea: perchè non proporre un laboratorio di sviluppo interno al Poli? Associarsi, tagliare i costi e avere una

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base a cui appoggiarsi, chiedere consiglio e confrontarsi. Con altri studenti facciamo partire la cosa, partecipiamo al bando, ordiniamo i materiali e cerchiamo di capire come gestire l’attività. Le aule del Politecnico non sono esattamente camere oscure, per cui ci siamo dovuti ingeniare ed elaborare piani B, C, e D. Lanciamo la call e veniamo sommersi da mail, tanto che dobbiamo dire di no a molti. Alla fine si parte: distibuiamo rullini a una trentina di partecipanti (architettura, design, ingegneria) e ci diamo appuntamento al mese successivo per svilupparli. Prendiamo il ritmo, mese dopo mese, miglioramento dopo miglioramento (scannerizzare negativi a colore non è esattamente banale), e l’aula G4 diventa la nostra base. Andiamo avanti e indietro dal bagno con brocche d’acqua da scaldare a 38° mentre discutiamo di questo o di quel problema tecnico, di come migliorare e ci scambiamo riferimenti. Contemporaneamente cerchiamo di dare un senso al nostro lavoro come gruppo, trovando analogie nei temi o nei risultati che ci permettono di strutturare un feed di instagram ordinato e metodico. Il risultato è una visione corale del mondo attorno agli studenti del Poli, visto attraverso la lente di chi è disposto a cimentarsi in qualcosa di “nuovo” e rischioso come la fotografia analogica. Riusciamo addirittura a stampare degli stickers per farci conoscere un po’, ma


poi arriva il lockdown. Abbiamo sfruttato questo tempo per riorganizzarci, imparare dagli errori e rilanciare (quest’anno svilupperemo anche bianco e nero). A fine semestre organizzeremo anche una piccola mostra esponendo i lavori degli studenti e raccontando questa esperienza a un pubblico “esterno”. Seguiteci su instagram (@analogpolimi) per rimanere aggiornati e partecipare al progetto. Chi siete? Cosa fate? Siamo Giacomo e Iacopo, due studenti di Architettura del Politecnico di Milano appassionati di fotografia analogica. Circa due anni fa abbiamo iniziato a pensare questa attività per condividere questa nostra passione e provare a diffonderla. Il progetto è collettivo (siamo circa una cinquantina di partecipanti), noi ci occupiamo di coordinare il tutto e interfacciarci col Poli per la burocrazia varia. Tra i partecipanti ci sono moltissimi ingegneri, designer e qualche architetto, meno di quelli che ci aspettavamo

quando abbiamo lanciato l’attività. Il progetto non ha una vera e propria “direzione artistica”, anche se negli scatti è impossibile non notare come alcuni luoghi, facendo parte della vita di tutti i giorni degli studenti, ricorrano spesso. Il Politecnico finanzia per intero l’attività, che per gli studenti è gratuita. Quale è l’obiettivo del progetto? G: L’obiettivo è permettere agli studenti di avvicinarsi al mondo della fotografia analogica. Spesso il primo passo è quello più difficile, vuoi per i costi a cui si va incontro, vuoi per difficoltà tecniche, vuoi per paura di non essere “abbastanza bravi”. Tutti ostacoli che in gruppo è facile togliere di mezzo. La scelta di aprire le porte a chiunque, anche a chi è al primo rullino, è un segnale di inclusione e di rifiuto degli stereotipi che raccontano la fotografia analogica come qualcosa di difficile, riservato a una èlite. Certo molti scatti vengono scartati, ma dopo qualche errore i risultati arrivano e questo ci dà grande soddisfazione. Poi ci sono i veterani, quelli bravi (anche

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più di noi), che scattano da tanti anni per conto proprio e vogliono essere parte del progetto, avere qualcuno con cui confrontarsi e condividere questa passione. I: Quello che proponiamo non è un corso di fotografia. Mettiamo a disposizione del materiale e delle competenze, ma fondamentalmente la nostra attività si struttura come un laboratorio condiviso. Pur essendoci molti “novellini”, il nostro obiettivo non è quello di insegnare, ma di fornire uno spazio aperto e libero per chiunque sia interessato. Cosa ha la fotografia analogica che non ha il digitale? G: La verità è che siamo affascinati dalla lunghezza del processo, dall’incertezza e dall’unicità del risultato. Non siamo interessati in immagini tecnicamente perfette, o con particolari tonalità e grana che solo l’analogica può dare. Per noi è importante il processo, il tempo tra lo scatto e l’immagine positiva. Il processo diventa pretesto per conoscersi, per

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esprimersi, per restituire una narrazione collettiva di chi siamo e cosa facciamo nella vita di tutti i giorni. I: Per quanto mi riguarda mi interessa il potenziale controllo totale dello scatto, questo ovviamente per mie carenze tecniche non porta sempre a buoni risultati, ma tra me e la fotografia si interpongono solo condizioni meccaniche e chimiche che posso controllare, è sempre un prodotto estremamente personale. Quali consigli date a chi si volesse avvicinare all’analogico? G: Non abbiate paura di sbagliare o di essere banali. Provate a dare un significato a ogni scatto che fate, per quanto insignificante esso sia: una faccia interessante, una luce particolare, la vostra noia, la voglia di provare combinazioni tempo/diaframma diverse… Il negativo che terrete in mano alla fine sarà un pezzo di voi: le vostre imperfezioni, i vostri errori, i vostri successi. E condividete questa passione


con qualcuno, perché non sono solo immagini. I: E’ un grande lavoro personale. Cercate di essere in confidenza con la macchina fotografica, tenetela a portata di mano, fate diventare lo scatto una normalità. Permettetevi di sbagliare, fatevi affascinare dall’errore, dall’imperfezione, dal dubbio, cercate la bellezza nelle cose banali. Oltre a gestire la pagina instagram, quali altri momenti di contatto col pubblico ci sono? G: Abbiamo fatto qualche uscita in giro per Milano per fare street photography e avevamo una mostra in cantiere che poi si è fermata causa Covid, ci riproveremo. I momenti più divertenti a mio parere rimangono le sessioni di sviluppo, quando ci troviamo in un’aula del Poli e insieme agli studenti sviluppiamo i negativi tra acidi, brocche d’acqua e mollette attaccapanni. Si crea un clima di curiosità (molti non sanno bene cosa stanno facendo), aspettativa e sorpresa

nel vedere il risultato. Poi c’è un gruppo whatsapp per l’organizzazione, consigli, troubleshooting, mercatino... Che futuro pensate per lo sviluppo del progetto? G: Ci piacerebbe che il progetto continuasse a vivere, che diventasse una tradizione del Politecnico come tante altre associazioni studentesche che negli anni sono diventate dei punti di riferimento. Ci piacerebbe lasciare spazio ad altri studenti con voglia di mettersi in gioco e idee nuove. Le competenze che abbiamo acquisito dal punto di vista organizzativo e burocratico saranno sempre a disposizione di chiunque sia disposto a prendersi carico del progetto. Ci abbiamo investito molto tempo e molte energie in questi mesi, sarebbe un peccato se questo progetto si perdesse. Ci piacerebbe continuare a trovare i nostri sticker in giro per la città, ci piacerebbe raggiungere più studenti e dare loro la possibilità di raccontarsi come persone creative, non come punteggi o come medie ponderate.


Il CruciTerna Johnny Shock 1

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Vuoi compilarlo online? PROVA QUI!

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ORIZZONTALE:

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VERTICALE:

1. Chiede l’equità tra i generi - 8. 2.

La

Terna

Grandezza le

perde

spesso

macroeconomica

che

- misura il valore aggregato, a prezzi

Banca Vaticana - 10. Si definiscono 3. Studenti al primo anno - 4. di mercato, di tutti i beni e i servizi ingegneri ma non tutti ne sono Protagonista di Matrix - 5. Cantante finali prodotti sul territorio di un convinti - 14. Soprannome di Michele australiana che duetta con David Paese in un dato periodo temporale Bianchi conduttore di Propaganda Guetta in Titanium - 6. Abbreviazione - 36. Sistema Nervoso - 37. Il 27 di Live - 15. Dopo di lei tutto è in discesa di 6,022x10^23 molecole - 7. Sono Bovisa. - 19. Tipico mantello sudamericano - belli a scopa 20. Sua Altezza 21.

Inconscio

Contrario

di

off

9. freudiano -

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-

Leggendario

festival

musicale

22. organizzato da student* per student*

Sistema - 11. Sud Ovest

Sanitario Nazionale - 24. Sottogenere 12. Soggetto prediletto dal mitomane del Metal - 25. ... regalerò una rosa - 13. ... rifiutare i voti! (turu-turu-tù) - 27. Alieno che si ciba 15. Raffinata locuzione romanesca di naftalina, noto Beta - 29. Gli unici 16. Lo è chi balza scuola - 17. Lo stai a vestirsi decentemente a Bovisa - leggendo in questo momento - 18. 32. Antica città sumera nota per le Rapporto tra le lunghezze del cateto Ziqqurat - 33. Terni nelle targhe - opposto all’angolo e dell’ipotenusa 34. Chiami affettivamente così tuo -

19.

Tipica

esclamazione

dei

padre - 35. La Terna li vuole gratuiti giardinieri bergamaschi - 26. Quella - 38. Importante emittente televisiva artigianale costa di più - 28. Argon statunitense - 39. Reddito Annuo - 30. Cristina cantante di The Voice Lordo - 40. Disco più lungo di un EP. - 31. Lo sono Super e Spider - 34.

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I consigli di Poli.RADIO La rubrica poadcast di Poli.RADIO

POLI.RADIO è la web radio ufficiale degli studenti del Politecnico di Milano. Dalla sua nascita nel 2007 si propone di promuovere la diffusione della musica, dell’infotainment e della produzione culturale sul web. Il palinsesto di POLI.RADIO copre sette giorni settimanali, con trasmissioni ideate e condotte dagli stessi studenti facenti parte dello staff. La linea editoriale adottata dalla radio è A.A.A. (Adult Album Alternative), che prevede una rotazione musicale 24 ore su 24, comprendente i grandi classici del Rock’n’Roll e del Blues, Alternative Rock, Indie Rock e le nuove Hits. Sia sul sito www.poliradio.it, che attraverso canali secondari come TuneIn, Mixcloud e i social network Facebook, Twitter e Instagram, è possibile riascoltare in qualsiasi momento tutti i podcast dei programmi.

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1. Cachemire Podcast

4.Tintoria

2. Le fo**ute parole sono importanti

5. Deckard

3. Sulla Razza

6. Cemento Podcast


Bello eh? Vorresti vedere pubblicati i tuoi lavori nel prossimo numero? Contattaci attraverso i nostri canali social! La rivista è aperta alla pubblicazione di qualsiasi contenuto proposto, anche una tantum senza impegno

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L’ultimo numero Autunno-Inverno 2020 “Quanto sei bigotto?”

“Il problema non è la destra, ma la sinistra”

n.48 “Social Network e cultura dell’odio: come ne usciamo?”

Lanterna

INIZIATIVA REALIZZATA CON IL CONTRIBUTO DEL POLITECNICO DI MILANO

periodico della lista di rappresentanza la terna sinistrorsa

“Ne siamo usciti migliori?”

Autunno - Inverno 2020


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Lanterna #49 by Redazione Lanterna - Issuu