Issuu on Google+

Lanterna periodico dell’associazione studentesca La Terna Sinistrorsa

#31

Non penso mai al futuro. Arriva cosĂŹ presto. (Albert Einstein)


Da studente a professionista Editoriale

Denis Gervasoni \ denisgerva@gmail.com

Siamo ormai al secondo semestre dell’anno

accademico 2009/2010, mentre la vita all’interno del nostro Politecnico procede, quella della rappresentanza studentesca anche. Nelle date del 12 e 13 maggio tutti gli studenti saranno chiamati a votare per i rappresentanti degli studenti al CNSU, consiglio nazionale degli studenti universitari. Una consulta degli studenti presso il ministeo composta da 32 studenti provenienti dagli Atenei di tutta Italia.

Anche sul fronte interno ci sono novità: il Rettore attuale Giulio Ballio terminerà il mandato con il 2010, mentre a breve avverranno le elezioni per il suo successore, alle quali voteranno tutti i docenti, i rappresentanti degli studenti e il personale tecnico e amministrativo. Le candidature sono quattro, in ordine puramente alfabetico: i professori Giovanni Azzone, Sergio Mattia, Riccardo Pietrabissa, Nicola Schiavoni. A fine giugno si saprà l’esito. Lo scorso 22 marzo si è svolta la cerimonia di apertura del 147° anno accademico del Politecnico, (posticipata, normalmente si tiene in novembre). Oltre agli interventi del nostro Rettore Ballio e del Direttore Amministrativo, da segnalare la presenza di Federica Guidi, dei giovani imprenditori della confindustria e soprattutto del noto medico Gino Strada, che ha fatto un apprezzato intervento sulle ineguaglianze nel mondo e sulla necessita di un’uguaglianza nei diritti degli “appartenenti alla comunità umana”. Il tema scelto per questa inaugurazione riguardava i Giovani, l’etica ed il lavoro, sul quale tema ha incentrato il discorso il nostro Presidente del Consiglio degli Studenti Mauro

Brivio, che in un apprezzato intervento, ha sostenuto la necessità di porre al centro il futuro dei giovani, di fronte alla loro ad affrontare la vita autonoma, alla difficoltà a mantenersi con un lavoro spesso precario e poco pagato, alle mancate risposte a questi problemi nel paese. Con un’interessante prolusione il professor Costanzo Ranci ha spiegato le difficoltà dei giovani nell’uscita dalla famiglia di origine e nella progettazione di una propria vita porfessionale. Secondo Ranci infatti, i giovani posticipano sempre di più il passaggio dalla vita in famiglia, di studio all’università e di preparazione alla vita adulta, la quale diventa sempre più difficile da progettare in condizioni di incertezza, in una società che lascia poco spazio ai giovani. Ecco allora che in un contesto di minori aspettative, ciò che diventa importante non è solo la capacità tecnica e specialistica, ma la capacità di adattarsi a situazioni complesse, sempre nuove e diversificate, capacità che potrebbero essere acquisite all’interno dell’università, vista non solo come luogo di apprendimento scientifico ma anche come luogo dove lo studente si confronta con esperienze e situazioni diverse. In questo numero 31 di Lanterna abbiamo scelto di parlare proprio di questi temi, dedicandolo in larga parte alla difficile condizione dei giovani che entrano nel mercato del lavoro, senza dimenticare riferimenti ad altri argomenti politici, culturali e di attualità. Buona lettura.

Lanterna


Discorso del Presidente degli studenti Mauro Brivio \ mauro.brivio2@gmail.com

Un

saluto ed un ringraziamento per l’opportunità che mi è data, ancora una volta, di esprimermi a nome degli studenti: essa rappresenta il più alto momento di confronto in una quotidiana dialettica che fortemente abbiamo ricercato e coltivato con le istituzioni di questo Ateneo, nella convinzione che l’intera comunità del Politecnico potesse trarne giovamento.

E’ trascorso più di un anno dalla grande mobilitazione che ha visto studenti, docenti e rettori lottare insieme contro i sordi pregiudizi di gran parte dell’opinione pubblica e contro i tagli ciechi al finanziamento statale dell’Università. Oggi il contesto nazionale è per certi versi mutato, ma non ci è meno ostile. Da allora in Italia si sono inseguite emergenze di ogni genere: le necessità legate agli obiettivi di

#31

bilancio si sono fatte più stringenti, e con loro le nostre prospettive sono divenute più incerte. Ma il Paese pensa ad altro: non c’è sensibilità per questioni complesse come ricerca e formazione. Nel frattempo il Politecnico di Milano continua in quelle che un padre costituente, Piero Calamandrei, in un’appassionata difesa della scuola pubblica ha definito opere di “ devozione giornaliera al domani, all’avvenire che noi prepariamo e che non vedremo ”, quali sono appunto l’insegnamento e la ricerca. […] Nel considerare la mia condizione di giovane studente mi sono chiesto quale caratteristica, prima di ogni altra, mi accomuni a tutti gli altri giovani e studenti




di questo paese. La risposta più spontanea ed istintiva è stata “ la paura ”. Sui nostri pensieri più profondi, quelli che guardano al futuro ed alle speranze che in esso riponiamo incombono mille paure: paura di non riuscire a riscattare tutti i crediti, paura di perdere la borsa di studi, del contratto a progetto che scade; paura di non riuscire a pagare l’affitto, le bollette, le tasse; paura di non trovare, dopo gli studi, un lavoro all’altezza delle nostre aspettative o di trovarne uno del tutto privo di soddisfazioni, o di non trovarne affatto. Paura di continuare a gravare sulle nostre famiglie, impossibilitati a pianificare una vita autonoma. Paura della crisi strutturale che sembra affliggere questa nazione, della crisi economica, di quella ambientale … . Questa generazione, la ha paura del proprio futuro: non credo possa trovarsi un indicatore più significativo per certificare lo stato di malessere di un paese.

Non sorprende che in tali condizioni anche il carattere più comunitario della nostra società sia entrato in crisi, e con esso l’etica ed il sistema di valori sui quali poggiava. Sicuramente per quanto riguarda l’Italia vi è un vizio culturale e di costume non trascurabile, ma è evidente come in un clima di incertezza e di ingiustizia qual è quello in cui viviamo, il rispetto delle regole e delle persone possa venire meno, anche là dove è sempre stato. Mi domando se la stessa coesistenza di etiche diverse della professione, del lavoro, della politica, etc.- non sia la palese rappresentazione della mancanza di un’unica etica condivisa, un’etica della società.

Curzio Maltese ha scritto che “ I giovani sono i veri clandestini di questo paese. I mia generazione, peggio pagati d’Europa, i meno istruiti, i più discriminati in una mi sono chiesto quale società dove la mobilità caratteristica, prima di ogni sociale è quasi azzerata altra, mi accomuni a tutti e il merito non conta nulla ”. Penso sia una gli altri giovani e studenti verità evidente a tutti.

di questo paese. La risposta

Sono tante le cose che Queste paure non più spontanea ed istintiva l’Italia non può più sono figlie di un’età di permettersi di rimandare, è stata “ la paura ”. transizione. Sono figlie di se ha a cuore il proprio un’epoca caratterizzata futuro; tra queste il problema dei giovani: da un’insicurezza che assume nomi diversi: parole come flessibilità del lavoro, crisi è un nostro improrogabile dovere quello economica globale e declino strutturale, di chiederci cosa possiamo fare per loro, e pronunciate in una nazione priva di un trovare la volontà per agire di conseguenza. efficace sistema di welfare, di una politica La soluzione non richiede particolare capace di pianificare il futuro e di una inventiva: dobbiamo togliere loro la paura, società in grado di garantire a tutti gli stessi e questo in parte deve essere fatto qui al diritti e le stesse opportunità, alimentano Politecnico, attraverso una formazione un clima di endemica incertezza. solida che dia ai nostri studenti la cultura e gli strumenti necessari perché possano Quel che è peggio, è che noi tutti viviamo le nostre ansie in solitudine, cercando di esprimersi nel mondo del lavoro su scala rimediare a problemi comuni con soluzioni globale, ed anche aiutandoli a conquistare individuali, e quando non ci riusciamo, una maggiore consapevolezza della propria siamo portati a ricondurre i fallimenti alle posizione e del proprio ruolo nel Mondo, nostre capacità, o meglio, ai nostri limiti. La delle possibilità e delle responsabilità ricerca della sicurezza istintivamente ci fa che ciò comporta. Ma deve essere fatto ripiegare su noi stessi, e ciò alimenta nella soprattutto dalle istituzioni di questa società quell’incertezza che ci proponiamo Repubblica: nelle città, affinché finalmente facciano del tema dell’accoglienza di di combattere. giovani e studenti una premessa alla propria



Lanterna


pianificazione e gestione; e nella società, innanzitutto facendo valere le stesse regole per tutti, e garantendo a tutti le stesse opportunità: dobbiamo imparare che i diritti di chi cerca un posto nella società devono essere tutelati al pari dei diritti di chi un’affermazione l’ha già trovata. E’ necessario far sì che la sola forma di discriminazione tollerata sia quella riferita ai meriti ed alle capacità della persona, ed allo stesso tempo dobbiamo mettere i capaci e meritevoli nella condizione di poter accedere agli strumenti indispensabili per coltivare le proprie doti, anche a scapito di chi, pur non essendo privo dei mezzi economici, è privo di vocazione. Infine dobbiamo recidere il rapporto di reciproco parassitismo che lega la nostra generazione a quella dei nostri genitori e che ci impone di essere aiutati da loro anche dopo l’accesso al mondo del lavoro, privandoci di una reale autonomia, giacché con questo stesso lavoro, quasi sempre sottopagato, produciamo una ricchezza della quale non siamo beneficiari. Noi non pretendiamo irragionevoli certezze che probabilmente nemmeno le generazioni precedenti hanno avuto: non ci spaventa la vita, né le sfide che essa ci riserverà, ma occorre che questo paese ci tolga la voglia di fuggire all’estero, dandoci una prospettiva. Ogniqualvolta abbia avuto modo di confrontarmi con Lei, caro Rettore, circa il futuro del nostro sistema universitario, nelle Sue affermazioni di principio ho sempre sentito pronunciare queste stesse, poche parole: “ Dobbiamo dare ai nostri giovani … “. Per queste parole, per come Le ha interpretate, Le siamo profondamente grati.

Davanti a tali difficoltà possiamo ridimensionare le nostre speranze, i progetti per il futuro ed i nostri desideri; oppure possiamo trovare una comune capacità di fare, di cambiare, ma dobbiamo trovare anche la comune volontà di agire. La società in cui viviamo ha smesso di mettersi in discussione, e non riconosce più alcuna alternativa a se stessa. Pascal ebbe a scrivere che “ Noi corriamo spensierati verso l’abisso dopo esserci messi dinanzi agli occhi qualcosa che ci impedisce di vederlo “ : tale affermazione sembra aver acquisito oggi un significato ancora più forte. Noi dobbiamo riuscire ad esprimere un’idea nuova di società, attraverso la cultura, la creatività e l’ingegno che certo non ci mancano, e con la Politica: non solo quella nelle aule di rappresentanza, ma soprattutto quella che può essere fatta con il nostro impegno ed il nostro lavoro tra le persone, per promuoverne una maturazione civile. Qualcuno in passato ha ricordato a tutti i giovani “ l’essenziale, semplice verità che se la politica non la faremo noi, essa rimarrà appannaggio degli altri, mentre siamo noi ad avere l’interesse fondamentale a costruire il nostro futuro, e innanzitutto a garantire che un futuro vi sia “. Oggi spetta a noi scegliere, e la scelta non è facile, poiché implica una responsabilità che può generare dubbio, incertezza, e poi rimpianto o senso di colpa, ma questa scelta non può più essere rimandata. L’epoca della responsabilità tarda a venire, e tocca a noi gettarne le basi, con l’unica vera rivoluzione sensata: quella del pensiero. […] Con questo spirito ringrazio Voi tutti, ed auguro ogni bene al futuro di questo nostro Ateneo.

“ Dobbiamo dare ai giovani “ : confesso che in ciascuna di queste occasioni, a fronte di questo Suo sentire, ho avvertito un certo disagio dovuto al sospetto che forse anche La versione completa del discorso è noi giovani abbiamo una certa colpa per disponibile su www.ternasinistrorsa.it la condizione problematica che viviamo, – sezione Lanterna e per la quale oggi paghiamo caramente l’indifferenza ed il disimpegno che ne hanno favorito l’affermazione.

#31




Case temporanee per studenti nuove soluzioni

Samantha Belotti \samanthabelotti@gmail.com

Le università milanesi accolgono ogni anno

170.000 studenti e, di questi, circa 100.000 vivono a Milano. Gli studenti che provengono da altre regioni, altri stati, altri continenti, i cosiddetti ‘fuori sede’, sono quasi 42.000 e pongono un’importante domanda di alloggi, per la maggior parte soddisfatta dall’offerta privata di appartamenti e, in minima parte, dalle residenze universitarie. L’assenza di 

 167.789 per l’anno accademico 2008/2009 secondo i dati del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.



case per studenti ad un prezzo accessibile, è un problema che si ripercuote sul mercato immobiliare, che è pressato dall’aumento del costo delle abitazioni, e sul reddito delle famiglie d’origine, che contribuiscono, quasi per la totalità dei casi, al pagamento delle ‘spese universitarie’. Nonostante il Comune di Milano, Regione Lombardia e gli enti universitari siano da anni impegnati a costruire una politica per le residenze universitarie, l’offerta di studentati è ridotta. Basta pensare al fatto che lo stesso Politecnico di Milano, solo

Lanterna


circa dieci anni sono stati aperti i cantieri (il progetto Giardini di Porta Nuova, ex Città della Moda, il PRU Rubattino, la Fiera di Rho-Pero, solo per citarne alcuni) che, sulla carta, dovrebbero darle un nuovo volto, raggiungendo al contempo criteri di maggiore sostenibilità. A completare il quadro delle trasformazioni urbanistiche della città, si deve considerare quasi 1 milione di metri quadrati di scali ferroviari che, secondo una recente delibera del Comune di Milano, saranno oggetto d’importanti progetti di riqualificazione (lo scalo di Pioltello, lo scalo Farini, lo scalo Lambrate).

Amsterdam, Container Village malex.org

recentemente sia riuscito a potenziare la sua offerta arrivando a 1500 posti letto, a fronte di 10.000 studenti iscritti che provengono da fuori Milano. La domanda di casa in affitto proveniente dal mondo studentesco, s’innesta in una città che ha le più basse percentuali di case in affitto tra le città d’Europa, sommandosi inoltre ad una domanda più ampia e strutturale a cui il Comune fa fatica a rispondere adeguatamente. Milano, si vede girandola, si legge sui giornali, è una città in trasformazione. Da

#31

Ad una forte spinta verso la trasformazione, si contrappone un’inerzia delle politiche nel rispondere adeguatamente ai bisogni emergenti, in primis il problema della casa. Il Comune di Milano si era impegnato a realizzare, già nel 2005, interventi di edilizia pubblica per un totale di circa 20.000 nuovi alloggi, di cui 1000 per l’edilizia residenziale universitaria. A questi numeri si sommano le iniziative degli atenei. Nel nuovo Piano di Governo del Territorio (PGT), lo strumento attraverso cui la pubblica amministrazione può governare lo sviluppo e le trasformazioni della città, assieme alla dichiarazione di rinnovare l’impegno e l’investimento nelle case popolari, è passato un articolo che permetterà di realizzare sulle aree di cantiere e negli spazi dismessi, l’insediamento di soluzioni abitative temporanee, come case per studenti. Il progetto “Case container temporanee per comunità di studenti”, a cura di ricercatori del Politecnico di Milano (Diap e Dap), si inserisce in questo quadro di problemi e opportunità. Propone di utilizzare le aree di cantiere e le aree dimesse, per localizzare temporaneamente, in attesa che i cantieri siano finiti e i tempi maturi per l’implementazione dei progetti, dei moduli abitativi tipo container da destinare agli studenti. Il progetto vuole essere sussidiario alle politiche pubbliche in materia di case per studenti, e non può in alcun modo essere l’unica risposta a questo problema. La proposta arriva dall’associazione




Cantierisola che, assieme all’associazione Precare.it, da un anno promuove il dibattito sul riuso temporaneo di spazi in abbandono, al fine di rispondere alle esigenze di associazioni, artigiani, giovani artisti e studenti in cerca di spazio.

di costruire piccoli progetti di 200-250 posti letto: piccole comunità in costruzione che potrebbero innescare dei processi virtuosi di trasformazione della città.

Gli stimoli che provengono dalla raccolta di casi studio realizzata nella ricerca temporiuso (www.temporiuso.org), hanno portato al coinvolgimento di altri soggetti tra cui, publicarchitecture@polimi, che lo scorso 14 dicembre, in occasione di una prima conferenza aperta al mondo studentesco, ha presentato con Cantieri Isola un metaprogetto sulla possibile applicazione del modulo tempohousing a Milano. Lo scambio di opinioni ed esperienza ha portato a ripensar cosa significhi provare a portare questa esperienza in Italia e adattarla al contesto locale. Nel capoluogo lombardo sarebbe poco sensato prevedere l’insediamento di quasi 1000 persone, mentre potrebbe risultare strategico tentare

Dall’Università e dal mondo dell’associazionismo arriva una proposta che potrebbe permettere ad un’altra Milano di emergere: la Milano solidale, la Milano produttiva ma attenta al suo territorio, alle sue specificità e ai suoi bisogni. La temporaneità e la precarietà, in questo senso, potrebbero diventare un punto di forza, un’occasione per sperimentare nuove forme dell’abitare e per depositare nella città e nelle esperienze dei suoi abitanti, nuove buone pratiche.

Il metaprogetto presentato, prevede la possibilità di combinare i container in modo L’idea di utilizzare i container per coprire tale da realizzare anche degli ampi spazi una piccola quota dell’offerta di case comuni per gli studenti, semplicemente per studenti deriva dal confronto con utilizzando i piani terra o le coperture dei alcune esperienze estere. Ad Asterdam, a tetti, oppure disponendo i prefabbricati Keetwonen, nel 2005 sono stati realizzati in forma a corte. La costruzione di spazi 1000 alloggi per studenti pubblici è un’opportunità L’idea di utilizzare i su un’area vuota per fornire anche alcuni comunale in attesa di container per coprire una servizi al quartiere in cui nuova destinazione piccola quota dell’offerta sono inseriti: campetti da d’uso. Determinante per basket, orti urbani, sale l’effettiva realizzazione di case per studenti deriva studio, caffè, mercatini dal confronto con alcune del progetto è stata biologici. l’esistenza di una ditta esperienze estere. Dal confronto, inoltre, è specializzata nella emersa l’importanza di realizzazione di prefabbricati adatti a questo integrare diverse popolazioni in progetti di scopo, la ditta TempoHousing, che presenta questo tipo, ad esempio realizzando anche sul sito numerosi esempi di come con un degli spazi destinati ad ospitare madri sole modulo di 30 mq sia possibile progettare con bambini, lavoratori temporanei o, residenze temporanee. L’investimento ancora, associazioni locali. Il coinvolgimento iniziale è stato coperto con gli introiti dei di questi soggetti permetterebbe di non primi 5 anni, a cui ora seguiranno altri 5 costruire un ghetto dorato per studenti, ma anni attraverso cui sarà possibile avere un uno spazio d’incontro e crescita, di rimessa margine di guadagno per gli investitori. in circolo di conoscenze e bisogni.

 Cantierisola è un’associazione culturale a cui partecipano diversi ricercatori e studenti del Politecnico di Milano.



Lanterna


Laurea e Occupazione

quali differenze tra aree geografiche, atenei, corso di studi?

Luigi Daniele \ luigidaniele90@gmail.com

Negli ultimi anni, la scelta dei propri studi

universitari è influenzata da un importante fattore: la prospettive occupazionali. Certo, la maggiore o minore possibilità di trovare facilmente lavoro ha sempre costituito un importante criterio di scelta, ma nella nostra epoca, caratterizzata da una profonda crisi economica e da uno stantio mercato del lavoro, tende ad assumere tratti drammatici, che preoccupano non solo al momento della scelta universitaria, ma anche durante e dopo gli studi. E’ interessante, quindi, analizzare le statistiche riguardanti i neolaureati, evidenziando le differenze tra aree geografiche e tra i vari atenei, con un occhio di riguardo verso la situazione degli ingegneri, degli architetti e dei designers. Avvertiamo che, però, al fine di fornire dati statistici del tutto verificati e con trend statistici con un ridotto margine di errore, analizzeremo dati statistici di 2-3 anni fa (quindi di un periodo in cui meno forte era la crisi economica, col risultato che i dati sono probabilmente evoluti in senso negativo). Daremo poi uno sguardo alle statistiche (ancora non del tutto verificate e quindi passibili di errori) del 2010. L’Istat pubblica annualmente un dossier dal titolo “Università e Lavoro”.Spulciandovi, vediamo (come è facile aspettarsi) che i laureati del centro-nord trovano lavoro più facilmente: nel 2008 il tasso di disoccupazione tra neolaureati è del 10,8%

#31

al centro e del 6,8% al nord per i giovani tra i 25 e i 29 anni mentre tocca al Mezzogiorno punte del 26%. Occorre evidenziare, però, che la disoccupazione femminile presenta percentuali leggermente più alte di quella maschile. La mancanza di sbocchi lavorativi può, ovviamente, avere l’effetto di far pentire i laureati della propria scelta: nel 2007 secondo l’Istat il 61% dei neoarchitetti si dichiara insoddisfatto dei successivi sbocchi occupazionali, percentuale che, nel caso degli ingegneri, scende al 51% (ma che rimane, quindi, piuttosto alta). Ciò, però, può essere dovuto non solo alla mancanza di offerte di lavoro (anzi, architetti ed ingegneri presentano percentuali di disoccupazione piuttosto basse) ma anche a malcontenti verso il tipo di contratto lavorativo, la valorizzazione del titolo di studio, la possibilità di crescita e molto altro ancora. I più “pentiti” sono i laureati del settore psicologico (la cui percentuale di insoddisfazione arriva cupamente al 81%), mentre i più soddisfatti sono i laureati in medicina (solo il 36% si dichiara scontento). Per quanto riguarda i tipi di laurea, i laureati di secondo livello trovano lavoro tendenzialmente più facilmente che quelli di primi livello (56,9% contro il 52,2%), soprattutto per l’area medica e quella ingegneristica (in cui ad un solo anno dalla laurea specialistica trova lavoro il 74,1%).




Secondo Almalaurea, che monitora però solo alcuni atenei (tra cui non figura il PoliMi), tra i laureati di primo livello nel 2007 ad un anno dalla laurea le più basse percentuali di disoccupazione si hanno tra i medici (7,2%), tra i laureati del settore scientifico e motorio, gli ingegneri (13%) e gli architetti (16,6%), percentuali che si riducono ulteriormente nel caso dei laureati di secondo livello: medicina e ingegneria scendono sotto il 6%, architettura al 7,2%.

Chris Stewart

Ma non è solo il corso di studi a determinare le possibilità del neolaureato: anche l’area geografica e l’ateneo sono fattori determinanti. Se infatti, le prospettive nel mezzogiorno non sono delle più rosee, i dati sono più incoraggianti nel centro: secondo Almalaurea tra i laureati specialisti della Sapienza di Roma nel 2007, il 60% in media di tutti i laureati ha trovato lavoro ad un anno dalla laurea (di cui però il 20% ha un lavoro iniziato già durante gli studi), il 36% dei quali con un contratto stabile. Percentuali lavorative analoghe si trovano tra i laureati nello stesso anno a Bologna (ma più diffuso è il contratto atipico). Tra i laureati specialisti a Pisa nel 2007, secondo le fonti dell’ateneo, risultano impiegati nel 2009 la quasi totalità degli architetti e l’81% degli ingegneri, mentre non va così bene a letterati e chimici farmaceutici, le cui percentuali di impiego si attestano intorno al 30% (va però detto che circa il 40% di questi laureati decide di proseguire gli studi anche oltre la laurea, e non è quindi in cerca di lavoro). Nel nord italia le statistiche occupazionali sembrano seguire gli stessi trend appena visti. Ma qual è la situazione per i politecnici? Nota positiva per il Sud: a tre anni dalla laurea, risultano assunti l’81% dei laureati del Politecnico di Bari (dati forniti dallo stesso PoliBa).Secondo Almalaurea Al Politecnico di Torino, nel 2008, tra i laureati specialisti nel 2007, lavora il 78% degli architetti (ma solo il 31% di questi con un contratto stabile) e il 79% degli ingegneri (quasi la metà con contratto stabile). Anche per il nostro Politecnico, tra i laureati nel 2007, nel 2008 la situazione sembra essere



Lanterna


buona: tra i laureati triennali la stragrande maggioranza sceglie di proseguire gli studi al Poli(68% circa), altri iniziano a lavorare (22%), mentre il 10% intraprende master di primo livello o specialistiche in altri atenei, secondo i dati dello stesso PoliMi. La situazione è ottima per i laureati specialistici: l’ 87% dei neoarchitetti, l’ 85% dei designers e il 90% degli ingegneri ha trovato lavoro entro un anno dalla laurea. Come accennato in precedenza, occorre però dare uno sguardo a statistiche più recenti, anche se non del tutto consolidate. Com’era da aspettarsi, la crisi si fa sentire con sempre più insistenza, determinando un calo dell’occupazione tra i neolaureati (oltre che dell’occupazione generale). Secondo Almalaurea, economia e ingegneria, per citare due esempi di lauree che negli ultimi anni riuscivano a dare buone probabilità di occupazione, hanno subito un forte calo (economia addirittura del 37%). Aumentano anche i neolaureati con contratto non stabile (52%, contro il precedente 49%) o senza alcun tipo di contratto lavorativo. Il tasso nazionale di disoccupazione dei laureati specialistici arriva al 20,8 (aumentando del 6,9% rispetto all’anno precedente) e quello dei laureati triennali sale al 21,9% (aumentando del 5,4%). Anche la paga media subisce una riduzione media di 100 euro rispetto all’anno precedente. Insomma, in un’epoca già caratterizzata dalla precarietà per i giovani e della mancanza di prospettive, l’apice della crisi sta riducendo ulteriormente le speranze dei giovani laureati, anche di quelli con titoli di studio finora piuttosto “sicuri” da un punto di vista occupazionale. Solo una ripresa economica generale e delle serie politiche occupazionali e di sostegno ai giovani potrebbero risollevare il tetro panorama che ci troviamo davanti.

#31




Uomini liberi

riflessioni sul senso della Libertà Francesco Pignataro \ ciccio.pigna@yahoo.it

A

“ che cosa serve la libertà?” Con questa domanda Lenin ha aperto il 20esimo secolo. Essa non è mai venuta meno, né con la morte del grande dittatore, né con il crollo del comunismo in Russia: Lo stato non opprimeva l’uomo, assumeva nelle sue ferree spalle tutto il peso della responsabilità, liberava gli uomini dalla chimera della coscienza” (V.Grossmann, Tutto Scorre). La formazione di uno stato forte è quindi proporzionale alla diminuzione della nostra coscienza. Uno stato forte si afferma grazie alla debolezza delle persone che lo compongono. Lo stato totalitario risolve il problema della responsabilità, ma per farlo, uccide la libertà individuale. Come afferma G. Bernanos: ”Tra poco mi prenderò cura di voi in tutto, vi assicurerò contro tutti i rischi…Cosa serve la libertà? Sarò io a sobbarcarmi della fatica di pensare per voi, potrei essere benissimo libero al posto vostro.” Solo con la paura dell’uomo, lo Stato può permettersi un simile atteggiamento. Lo Stato è diventato così invasivo, perché gli individui gliel’hanno permesso. Un potere come un pensiero forte si instaura solo in una situazione di inquietudine, di incertezza morale o idealistica. Il male nella società si instaura per passi. Inizialmente si accetta il “superfluo”(il male, nelle sue molteplici manifestazioni), senza riflettere, pensarlo di poterlo controllare. Da persone consapevoli del male, si diventa persone succubi e, nella maggioranza dei casi, inconsapevoli. Scegliere di limitare la propria libertà a vantaggio di uno stato forte è come prendere una cattiva abitudine: all’inizio, non sembra di provocare alcun danno e si crede di poterla controllare, ma alla fine,

10

quando la si vuole eliminare, è troppo tardi. In questo modo si diventa bisognosi di avere uno Stato forte che sgravi le persone dagli impegni e dalle responsabilità che non si vogliono più affrontare. È come se tutti stessero diventando come il cane di Pavlov descritto da H.Arendt in “Archivio due”:”Il cane di Pavlov, era stato addestrato a mangiare quando sentiva suonare la campanella e non quando era affamato, non era più un animale normale… Il successo del governo totalitario dipende in ultima istanza dalla sua capacità di trasformare gli esseri umani in animali

Lanterna


Against Social Control jaumedurgell

prestabilito. Questo succede con la moda, la televisione, il calcio i reality: essi ci condizionano al punto di annullare, almeno in parte, la nostra personalità. Lo Stato non ha più nessun ideale, insegue una stupida ideologia utilitaristica che lo sta portando quantomeno alla distruzione di tutti i suoi figli, i suoi cittadini. Questo è quello che è successo in Russia con il comunismo di guerra. Dopo aver espropriato i kulaki dalle loro proprietà, il regime ha requisito tutti i loro prodotti, riducendo i contadini alla fame, al solo fine di incrementare le esportazioni. L’eliminazione della coscienza personale permette la mutazione da Stato ideale a Stato ideologico. Questa disintegrazione della persona, come scrive H.Arendt si verifica in tre stadi:”Il primo è il momento dell’arresto arbitrario, quando viene distrutta la personalità giuridica, il secondo ha a che fare con l’annientamento della personalità morale e viene raggiunto attraverso la separazione dei campi di concentramento dal resto del mondo, l’ultimo stadio è la distruzione dell’individualità.” Il risultato è la riduzione degli esseri umani al più basso comun denominatore possibile di “reazioni identiche”. La distruzione della personalità nel sistema totalitario è paragonabile all’attuale ruolo dell’indifferenza, che “impedendo” di agire, impedisce di essere se stessi ed essere liberi.

degeneri.” L’uomo si sta lentamente trasformando in un animale degenere, incapace di scegliere, decidere e giudicare autonomamente. La “deformazione intellettuale” negli stati liberali non è diversa da quella subita dalla persone nei lager russi. Se penso a come sono organizzate le giornate, scandite da ritmi inevitabili ed assordanti, mi sembra di vivere in un sistema semi-totalitario. In questi “regimiapparenti”, senza imporre ciò che si deve fare, si producono nelle masse bisogni che spingono ad agire secondo un ordine

#31

La nascita dello Stato in sé non è negativa. Come scrive Ph.Muray in Festivus-festivus: ”Non si tratta di criticare la protezione dello Stato da parte dei più deboli, ma l’indebolimento di tutti grazie alla protezione come unico programma del governo, come progetto di antropizzazione, se così si può dire, di tutto il mondo”. Non bisogna colpevolizzare lo stato in sé; esso nasce infatti da una giusta necessità, quella di proteggere gli oppressi; Ph. Muray colpevolizza l’atteggiamento protettivo quando è l’unico programma dello Stato. Un’altra piaga dell’organizzazione dello Stato moderno è la netta separazione tra libertà e responsabilità da una parte, protezione totale e nessun rischio dall’altra.

11


Questo dualismo, che si propone solitamente in ogni Stato moderno, risulta antitetico sin dal principio.

mi arrabbio. Io, come tanti altri, sento il bisogno di esercitare (e dimostrare a tutto il mondo) la mia libertà. Mi arrabbio perché credo che il massimo sviluppo dell’uomo si possa ottenere esclusivamente nell’assoluta libertà.

Lo Stato diventa une necessità assoluta, un bisogno primario, senza il quale non si saprebbe decidere. Molto spesso il buon senso cessa di esistere “Quegli uomini, i prigionieri con la creazione dello del lager, non volevano il Non ci arrabbiamo Stato, la coscienza male di nessuno, eppure quando ledono la nostra lascia il posto alla avevano fatto del male libertà, perché attaccano durante tutta la loro vita. regola, la ragione alla qualcosa che non legge. Nonostante Eppure questi uomini erano conosciamo più, qualcosa per sempre uomini. E cosa viviamo in uno Stato libero, non sentiamo fantastica, meravigliosa, che stiamo perdendo. più il bisogno di sentirci lo volessero o no, essi liberi, tanto da scegliere, in molti casi, di avevano impedito che la libertà morisse; sottostare ad un “regime apparente”. perfino i più terribili fra di loro l’avevano Gran parte delle persone si disinteressano custodita nelle loro orrende, deformi, ma della politica, della vita, dei problemi pur sempre anime umane.” L’uomo ha sociali, preferiscono ”sapere di essere dimostrato di essere libero anche nel lager. liberi” piuttosto che esercitare la propria Questa vittoria ci fa sicuramente sperare in libertà, non avere nessun rischio piuttosto un mondo più vero e libero. che dimostrare la propria responsabilità. L’uomo è ritornato ad essere debole, la storia sembra non aver insegnato niente. Siamo lontani dalle grandi rivoluzioni intellettuali che hanno animato la rivoluzione francese o il sessantotto. Siamo lontani, perché abbiamo perso il contatto con la realtà. Il contatto con la realtà è quello che si percepisce ascoltando, per esempio, le canzoni partigiane. Alcuni potrebbero non condividere il messaggio che portano, ma nessuno potrà mai negare il sentimento e il bisogno di libertà che le animano. Quel bisogno che l’uomo moderno ha quasi dimenticato.

“Nessuna conquista è per sempre, c’è sempre qualcuno interessato a toglierla, per cui resistere non è solo un dovere, ma una necessità dei giovani, altrimenti non si va avanti.” Queste parole, dette da un partigiano della Tridentina mi fanno riflettere. Mi fanno pensare a quanto sia duro e faticoso mantenere le proprie conquiste. La libertà è stata una delle più faticose, e non lottare con tutte le forze per mantenerla sarebbe una delle più grandi sconfitte per l’uomo moderno.

La mia preoccupazione riguarda l’attuale situazione che stiamo vivendo. Situazione di “strano torpore” dove, nonostante abbiamo la possibilità di fare, di essere e di dimostrarci liberi, restiamo immobili, come vittime di un “oscuro” incantesimo. Non ci arrabbiamo quando ledono la nostra libertà, perché attaccano qualcosa che non conosciamo più, qualcosa che stiamo perdendo. Questo mi fa paura. Quando osservo la piattezza ideale che domina incontrastata questo mondo moderno, incapace di avere idee libere,

E’ questo lo spirito da adottare! Noi, non abbiamo dovuto lottare per la nostra libertà, altri l’hanno fatto per noi. Resta il compito di mantenere e onorare questa immensa vittoria, ovvero di essere uomini, secondo il più alto valore possibile. Perché essere liberi è il mondo più nobile di sentirsi uomini.

12

“Sono un partigiano, perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”(Antonio Gramsci, Scritti Giovanili).

Lanterna


Uomini e donne senza volto storie di rifugiati politici

Sara Citro – Associazione In Bolivia 2004

Sono fuggiti dal loro paese per un fondato

le condizioni che hanno spinto i rifugiati all’esilio)

timore di persecuzione. Per motivi di razza, di religione, di nazionalità, per la loro - Integrazione degli esuli nel paese in cui opinione politica o per la loro appartenenza hanno trovato il primo asilo a un gruppo sociale. I loro governi non li - Nuovo inserimento in un paese terzo tutelano, perché non ne sono in grado o, Nonostante il costante impegno profuso peggio, perché il disegno è proprio quello dall’UNHCR e dalle tante altre organizzazioni di emarginarli, di annientarli. E loro, a attive nel campo, il problema dei rifugiati casa propria, non possono tornare; o non non accenna a diminuire. Alla fine del 2008 vogliono tornare. erano 34,5 milioni le persone tra rifugiati, Sono i rifugiati, milioni di persone costrette richiedenti asilo e sfollati. Numero a vivere lontane dalle proprie radici, in disarmante e in crescente aumento, se si condizioni di indigenza, sotto la minaccia considera che alla fine del 2005 la stima era continua di aggressioni, di ricatti, di di 19,5 milioni di persone. violenze umilianti, soprattutto per le donne I migranti e i rifugiati sono uomini e donne e i bambini. Queste crude realtà rimangono come noi. Eppure, quando ne parliamo, spesso violenze dimenticate, perché i media raramente ne indichiamo il nome: per lo più ne parlano poco o non ne parlano affatto. E ci limitiamo ad identificarli con il numero di così il mondo dimentica che interi popoli una pratica, di un dossier o con un foglio di lottano ogni giorno per la sopravvivenza, soggiorno. Ed ecco che rimangono soltanto mancando loro beni essenziali quali cibo e degli “uomini e donne senza volto”. Ma medicine. queste persone non sono solamente notizie Esistono diverse organizzazioni che sconcertanti di ingiustizia, numeri che denunciano i governi che mostrano servono a comporre una statistica. Dietro complicità, accondiscendenza o mancanza ad ognuna di queste storie c’è un Essere Umano, con dei sentimenti, dei sogni, delle di impegno nel prevenire questi abusi. ambizioni, dei progetti. C’è una Vita intrisa Nel 1950 l’Assemblea Generale delle di affetto e di amore, come la nostra. Nazioni Unite ha istituito l’UNHCR per fornire aiuto ai profughi europei scappati durante la seconda guerra mondiale e da quel momento ha soccorso decine di milioni di rifugiati in tutto il pianeta.

Tre sono le soluzioni che vengono ricercate per risolvere in modo duraturo il problema: - Rimpatrio nei paesi o nelle regioni d’origine (diritto inalienabile di ogni individuo, ma possibile soltanto qualora siano cambiate

#31

L’associazione, legata alla chiesa missionaria bergamasca, si occupa di tenere i contatti con la Ciudad del Niño di Cochabamba. La Ciudad è una struttura che fornisce istruzione a 130 bambini orfani o vittime di violenze e abbandoni, e 800 ragazzi che vivono in città, anch’essi con storie di abbandoni e soprusi alle spalle.

13


Per comprendere davvero nel profondo la drammaticità di questi accadimenti occorre allora allontanarsi per un attimo dalla visione d’insieme e porre gli occhi, le orecchie ma soprattutto il cuore in ascolto del Singolo. Vi proponiamo pertanto alcuni frammenti di testimonianze di rifugiati di tutto il mondo che attualmente vivono in Italia, tratte dal libro “La notte della fuga - Storie di rifugiati in Italia”.

ne sarebbe stato di me, ma soprattutto di lei.”

Rifugiato proveniente dal Sudan

“Da ragazzo ne avevo sentito parlare, e sapevo che lì si veniva torturati con l’elettricità. Ero terrorizzato, avevo paura di morire, e al mio dolore si mischiava l’immagine dei miei genitori, della loro angoscia; pensavo a mio padre, a tutti i suoi sforzi Rifugiato proveniente dal per mettermi in salvo dalla dittatura, alla Kosovo sua disperazione all’idea di sapermi morto. “I militari serbi ci accolsero con queste Mi hanno scaricato in una stanza senza luce, parole: voltate indietro la testa, guardate senza niente; con me c’erano altri nove per l’ultima volta il Kosovo, ditegli addio uomini, tutti giovani, tra i venticinque e perché non tornerete mai più. Un’ultima i trenta anni. Due erano islamici (seppi in minaccia, un ultimo insulto. Eppure tutta seguito che questi ultimi non erano veri la mia vita era già stata prigionieri, ma spie), gli queste persone non cancellata, senza che io altri appartenevano al sono solamente notizie avessi potuto fare niente Fronte Democratico. Sono per difenderla.” sconcertanti di ingiustizia, rimasto nella stanza per quaranta giorni. Quaranta numeri che servono a Rifugiata giorni di scorpioni che comporre una statistica proveniente ti camminano sul viso dalla Colombia mentre dormi; quaranta “E lei non è con me…quante volte ho recitato giorni di acqua sporca da bere, di carne questi versi nella mia mente? Tante, troppe putrefatta da mangiare; quaranta giorni di volte; certamente tutte le notti in cui non buio e paura. E poi la libertà, improvvisa ho potuto fare addormentare la mia piccola e inspiegabile come l’arresto: forse erano Marianna, tutte le volte che qualcun altro arrivati prigionieri più importanti di me e non al mio posto le ha cantato una filastrocca essendoci più posto, sono stato liberato; in o le ha raccontato una storiella per farla fondo non avevo commesso nessun crimine, mangiare. La nostalgia per una figlia appartenevo solo ad un’organizzazione di lontana, forse perduta, è stata la sofferenza studenti all’estero.” più grande che ho mai provato. Il dolore della partenza è stato ben più straziante di Rifugiata proveniente dal quello del parto; certo, partorire è anche Congo “È difficile immaginare Marlen con 26 chili un’esperienza di separazione, eppure è come se il cordone ombelicale in realtà non in più. Lei ora è così esile che potrebbe si recidesse mai completamente. Il dolore fare la fotomodella. Quelle foto mi hanno legato alla partenza invece è violento, molto colpito non tanto per la differenza di contro natura: andare via, lasciare un corporatura, ma per una cosa che mi dice figlio è come abbandonarlo; anche se sei Marlen mentre le guardo: ogni chilo in meno costretto dalle circostanze, è come se me lo hanno strappato a colpi di bastone. Mi tranciassi di netto quel legame che credevi spiega che in carcere non mangiava più di fino a quel momento indissolubile. Questo tre volte a settimana, e non è certo la cosa pensavo la notte in cui ho avvolto in una che le ha fatto più male. In quella prigione coperta Marianna e sono salita sul sedile si vergognava di essere una donna; durante posteriore di un’automobile che ci avrebbe il ciclo non poteva né lavarsi né tamponarsi; portato fino all’aeroporto, senza sapere che non c’era neanche il bagno, era costretta

14

Lanterna


I will wait for you kliefi

ad usare un angolo della sua cella di due metri per due che divideva con altre quattro donne. È stata tre mesi e dieci giorni in carcere, sempre con lo stesso vestito.”

Rifugiato curdo

“Quando mi chiedono perché sono venuto in Europa, la sola risposta che corrisponde alla verità è che avevo paura. Una paura indistinta, la paura di tutto e per tutto. Quando noi curdi chiediamo asilo politico, diciamo sempre che speriamo di vivere in Europa perché qui c’è la democrazia. Io so bene che anche in Europa la democrazia non è per tutti.”

Rifugiata proveniente dall’Iraq

troppo spesso si trovano nella situazione che abbiamo vissuto io, mia madre e le mie sorelle. Il mio nome significa Desiderio, è stata mia madre a sceglierlo. È come se avesse voluto riporre in me tutti i desideri che a lei e alle atre figlie sono stati concessi. Spero che, con l’aiuto di Dio, li possa vedere presto realizzati.” Dati raccolti dal sito dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati: www. unhcr.it Testimonianze tratte dal libro: LA NOTTE DELLA FUGA - Storie di rifugiati in Italia A cura del Centro Astalli ! Avagliano editore

“Ho tanta strada da fare e ancora non ho del tutto chiari i miei obiettivi, ma sento davvero che qui posso avere un futuro. Il mio sogno più grande è studiare per diventare avvocato e, un giorno, tornare in Iraq per difendere le donne del mio paese, che

#31

15


Egon Schiele

esortazione a comprenderne l’arte Veronica Frattini \ veronica.frattini@alice.it Donne che si abbracciano - 1915 Magyar Szépmüvészeti Múzeum

Palazzo Reale fino al 6 giugno 2010 ospita

la mostra di Egon Schiele, consiglio: andarci! Come abbozzare in poche righe il ritratto di uno degli artisti di fine Ottocento, dall’arte complessa come quella di Egon Schiele?

Già dal suo viso traspare l’animo inquieto, come inquieti sono i suoi quadri. I fili che vanno a intessere la sua personalità e la sua arte si tendono in svariate direzioni: Schiele è figlio del suo tempo, è figlio della cultura mittel-europea della fine del XIX secolo: la Vienna fin-de-siècle. Nelle prime stanze della mostra il visitatore è accolto da fotografie che mostrano l’atmosfera gaia e leggera della capitale austriaca: i momenti di svago e divertimento, tra le strade brulicanti di gente e i caffè, tutto si muove come una giostra dorata sulle note di valzer di “sul bel Danubio blu” di Strauss. De Micheli nel libro “le avanguardie artistiche del Novecento” scrive: “Questo clima positivista pervaso di entusiasmo non riuscì a coprire le contraddizioni che covavano in seno alla società europea e che presto sarebbero sfociate nel massacro della prima guerra mondiale. Filosofi, scrittori e artisti nella sensibilità della loro anima, già sentivano gli echi dei primi crolli sotterranei”.

Like a bird on the wire, like a worm on the hook, I’ve tried, in my way, to be free. Leonard Cohen, bird on the wire

16

La Vienna di fine secolo offre uno spettacolo straordinario: all’ombra della declinante monarchia asburgica vivono Strauss, Freud, Schonberg, Musil. Sotto la maschera frivola dell’operetta i segni della fine e della decadenza non sono meno lancinanti che nelle sinfonie di Mahler e nelle poesie di Rilke. L’arte di Schiele possiede la rivoluzionaria della bestemmia:

forza vuole

Lanterna


rimettere in discussione tutti i valori in molteplici sfaccettature, dal corpo borghesi. La sua arte è “nuda e cruda”, non dell’adolescente dalle forme ancora accetta alcun compromesso. Il suo tratto, acerbe alle modelle in pose provocanti. come il suo pensiero, è chiaro, netto e senza Guarda il corpo da diverse angolazioni, lo pentimenti. Non ha niente di edulcorato, pone in pose anti tradizionali. Si avvale non vuole strappare facili consensi, non si della prospettiva a volo d’uccello per vergogna di ciò che rappresenta, per questo rappresentare i paesaggi così come le appare insolente. E’ simile ad un’artista figure umane. Le osserva dall’alto, si avvale vicino a noi: Francis Bacon. Entrambi infatti di una scala, da cui può ergersi mostrano il male di vivere nel corpo in tutta “come un rapace” pronto a catturare nel la loro innocenza, senza ipocrisie, “alla corpo scomposto e ignaro di essere visto la faccia dei benpensanti!” sembrano voler sua vera essenza. In questo senso Schiele è dichiarare le figure dei loro quadri. un’artista espressionista: “espressionista è I nudi che Schiele rappresenta sulla l’urgente istanza a colpire al centro della tela sono irriverenti e allo stesso tempo realtà, a non restarne alla periferia. Si disarmanti nella loro innocenza quasi tratta di premere perché da essa sgorghi infantile. Il giudizio sulla sua opera non può il latente segreto, l’essenza autentica. Da che essere in parte soggettivo, perché va qui la deformazione espressionistica” ( De a toccare l’intimo senso della vergogna, e Micheli, ibidem). la concezione personale che ognuno ha del sesso. I suoi nudi possono sembrare volgari, venne infatti bollato come “degenerato” dal regime nazista, ma non è forse più volgare l’ipocrisia?

Schiele affrontò una serie di tabù: il desiderio e l’impulso sessuale, le presunte perversioni come l’omosessualità e la masturbazione, che urtavano la sensibilità borghese e vennero tacciate come infrazioni peccaminose. L’arte di Schiele va molto oltre l’edonismo estetizzante e il decorativismo di Klimt. Quanto Klimt porta a galla visioni luminose e sognanti tanto Schiele scende in profondità e la sua arte si carica di tensione e di angoscia. Il suo tratto inquieto delinea forme spigolose e aggressive che non si fermano di fronte al cosiddetto “brutto”. Egli mostra se stesso attraverso il proprio corpo ( negli innumerevoli autoritratti) in modo crudo, senza risparmiarsi all’osservatore, mostrandosi così come è: vuole mostrare il corpo come lo vede. I suoi quadri parlano della sua spigolosità. I corpi guizzano in questo tormento, non hanno la pacatezza della statuaria greca, in cui riposava un’ animo sereno in armonia con la natura. Innumerevoli sono i nudi che rappresenta l’immagine della

#31

Bahr all’inizio del Novecento scrisse che mentre l’ uomo impressionista, ridotto a mero grammofono del mondo esterno, è un’ orecchio che registra rimanendo muto, l’espressionista riapre all’uomo la bocca e dà voce al suo grido. Schiele non cerca rifugio nel “terreno inalterabile dello spirito”. Per Kandinsky l’arte deve procedere dal greve e umiliante impaccio della realtà materiale all’astratta libertà della visione pura. Si tratta attraverso l’arte di salvare se stessi fuori dalla brutalità della storia.

Schiele non cerca la salvezza nella trascendenza, ma scende nei gironi dell’animo umano, nel mondo delle sue pulsioni e ad un gradino più alto, dei sentimenti ( come in “amicizia”). Si potrebbe paragonare a due grandi artisti: Michelangelo Buonarroti e Francis Bacon. Schiele, come Michelangelo, rappresenta attraverso il corpo l’essere umano e il suo principio spirituale senza scindere materia e spirito. Di Bacon condivide il dramma che è proprio dell’uomo moderno. Secondo De Micheli, ciò consiste nell’essere ridotto da protagonista attivo a oggetto passivo che “subisce” la storia, contorcendosi.

studia, donna

17


Tempo di elezioni in

Intervista alla candidata milanese del per contattare Sara Capasso: capasso.sara@gmail.com

Il 12 e 13 maggio 2010 si terranno in tutte le

università italiane le elezioni per il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari. Le liste di sinistra delle Università milanesi, tra cui la Terna Sinistrorsa, per avere la massima possibilità di eleggere un proprio rappresentante in questo organo, che conta 32 rappresentanti provenienti tutta Italia, sosterranno in modo unitario e condiviso la candidatura di Sara Capasso, studentessa dell’Università Bicocca. Per iniziare a conoscerla la redazione ha intervistato la candidata. Breve presentazione: cosa studi, in quale università, quali esperienze hai fatto nella rappresentanza studentesca? Mi chiamo Sara Capasso, studentessa di Giurisprudenza dell’Università degli studi Milano-Bicocca. Ho cominciato ad interessarmi alla rappresentanza nel 2007. Sono stata eletta in Consiglio di Facoltà e Consiglio degli Studenti, per poi subentrare, nel 2009, in Senato Accademico, sempre con l’associazione studentesca ListediSinistra. Il nostro gruppo esiste ormai da nove anni e si occupa sia di rappresentanza studentesca sia di organizzare eventi ed iniziative di promozione culturale, sociale e politica che favoriscono l’informazione e lo scambio di opinioni tra noi giovani universitari. Ho deciso di “buttarmi” nella rappresentanza perché credo sia necessario che gli studenti partecipino alla vita della propria università. E’ fondamentale che ci sia qualcuno pronto a difendere i nostri diritti e promuovere un’Università che sia più vicina alle nostre esigenze! La volontà di candidarmi al CNSU nasce dalla consapevolezza che, dopo due anni e mezzo di rappresentanza, per incidere radicalmente sulla politica universitaria

18

locale, sia fondamentale portare l’ottimo lavoro svolto dai rappresentanti degli atenei milanesi a livello nazionale. A partire dalla tua esperienza di rappresentante, quali sono secondo te i principali problemi dell’università italiana? Il vero problema dell’Università italiana, a mio avviso, è la mancanza di un progetto chiaro alla base delle riforme effettuate negli ultimi anni. Ad ogni cambio di governo, il nuovo ministro ritiene di dover passare la spugna su ciò che è stato fatto precedentemente. Prendiamo, ad esempio, il ministro Gelmini: evidentemente pensa che per risolvere i mali dell’Università sia sufficiente concedere meno fondi per tagliare gli sprechi. Ma gli sprechi sono figli di anni di errori commessi dalla politica, che troppo spesso ha visto l’istruzione Universitaria come un peso piuttosto che come una risorsa. E’ necessaria una riforma organica dell’intero sistema d’istruzione; una riforma che guardi al futuro, che favorisca la ricerca, che impedisca la formazione di baronati, che sia in grado di fornire un’istruzione di qualità a noi studenti e che trasformi l’università in un luogo d’eccellenza, quale deve essere. Tre questioni che ritieni fondamentali e di cui ti impegni ad occuparti una volta eletta. Vorrei maggiore dialogo tra la componente studentesca ed il ministero, affinché si possa lavorare in maniera più proficua ad una riforma organica del sistema universitario. Vorrei più iniziative dirette a potenziare il diritto allo studio . Vorrei che l’Università fosse in grado di offrire a chi davvero lo vuole la possibilità di studiare, ma allo stesso tempo si impegnasse a riconoscere e premiare le eccellenze. Nella mia testa i vorrei sono tanti... Mi impegnerò a

Lanterna


n università

lle liste di sinistra al cnsu fondo affinché il CNSU porti avanti queste battaglie! Come giudichi il livello dei servizi agli studenti nella città di Milano? Cosa è opportuno che si faccia per migliorarli? Milano non è sicuramente una città costruita a “misura di studente”, non è certo una città universitaria. Troppe sedi distaccate, manca l’idea europea del campus universitario. Si veda il caso della Bicocca: il quartiere potrebbe essere riempito di negozi, librerie, bar, all’interno dei quali far lavorare gli studenti attraverso convenzioni con l’università. In tutta Europa funziona così. Perché noi italiani dobbiamo sempre distinguerci in negativo? Ma potremmo parlare anche del mancato potenziamento dei mezzi di trasporti interurbani, del quale si parla da anni, ma che procede troppo lentamente. Noi universitari milanesi dobbiamo far sentire la nostra voce ed intendiamo provare a farlo anche attraverso il CNSU. Pensi che attualmente nelle nostre università il diritto allo studio sia effettivamente garantito? Come eventualmente miglioreresti il sistema del diritto allo studio? Senza dubbio negli ultimi anni sono stati fatti dei passi in avanti, per lo meno a Milano. Tuttavia dei miglioramenti sono sempre possibili: bisogna continuare a spingere verso un ulteriore aumento delle borse erogate, possibilmente ridiscutendo dei criteri di idoneità utilizzati per la loro assegnazione. Attualmente, infatti, questi permettono l’ingresso in graduatoria ad un numero di studenti molto ridotto a causa delle bassissime soglie di reddito necessarie, senza permettere però di discernere realmente tra studenti meritevoli e non. Inoltre, è necessario continuare a richiedere

#31

un aumento delle residenze universitarie, oppure chiedere maggiori accordi tra università e comune per favorire la messa a disposizione di alloggi a prezzi calmierati, per venire incontro alle esigenza degli studenti fuori sede. Sono da rivedere anche i costi della ristorazione dato che, in molti paesi europei, come Francia e Germania, qualunque sia la mensa universitaria, un pasto completo costa al massimo poco più di 3€. Perché non cercare di uniformarsi agli altri paesi europei anche in questo? E poi... è così impossibile pensare a delle convenzioni che riducano il prezzo dei testi d’esame? In alcune facoltà ci sono libri che costano anche 180€, un prezzo decisamente troppo alto per uno studente che magari è costretto a lavorare per frequentare l’università! Come giudichi la situazione degli studenti lavoratori? Quali diritti pensi debbano essergli riconosciuti? Purtroppo gli studenti lavoratori sono ad oggi la categoria meno tutelata. In Bicocca, per esempio, erano stati istituiti dei corsi part-time, che prevedevano un percorso formativo di sei anni anziché tre, sostenendo esami per 30 cfu l’anno (al posto dei 60 previsti). Tuttavia questo “esperimento” non ha avuto molto successo e, anziché cercare di migliorare il servizio e farlo conoscere bene agli studenti, si è preferito abolirlo. Gli atenei hanno il dovere di tentare di conciliare gli studi con il lavoro e offrire una serie di servizi per coloro che non possono dedicarsi all’università a tempo pieno: ad esempio, corsi serali di qualità, potenziamento della figura del tutor universitario, apertura delle biblioteche in fasce orarie serali, come ad esempio è stato fatto in Statale e al Politecnico.

19


Organizzare un viaggio

Emozioni dal viaggio in Svizzera della Terna Sinistrorsa Elena Stopelli \ io_stop@hotmail.com

Avete

mai provato a organizzare un viaggio di 50 persone? Se la risposta è no al posto vostro io ci proverei! Sono una studentessa come voi, con una particolare attitudine a tenersi impegnata … SEMPRE! Mi piace vivere il gruppo, stare in mezzo alle persone e divertirmi; quale modo migliore se non organizzare feste? Penso di aver iniziato con la mia festa di 17 anni … grande successo e poi?!poi non ho più smesso. Organizzare un evento, soprattutto se siete delle persone precise, che vogliono avere il controllo della situazione ogni secondo come me, richiede una certa dose di coraggio, energia e pazienza. Richiede capacità di gestione, organizzazione, abilità di ricerca e di prontezza. Non esiste un corso, è solo l’esperienza che insegna. Ogni volta che organizzo un evento dico sempre: “questo è l’ultimo”, ma non è mai vero. Il perché sono i grazie che ricevo dalle persone che ci credono in questi eventi e i loro sorrisi e le pacche sulla schiena mi riappagano di tutto il lavoro fatto.

20

La scorsa notte pensavo alla visita appena conclusa al San Gottardo, organizzata con quelli che: la Ternasinistrorsa! Penso di poter dire di aver visto tutti abbastanza distrutti nel viaggio di rientro ma, per quello che immagino, anche appagati dalla giornata. Visita alla galleria ferroviaria più lunga del mondo, 57 km di tunnel da Sedrum a Bodio. Collegherà Milano Zurigo in 2h40m diminuendo il tragitto di un’ora piena, porterà la capacità di trasporto da 40 milioni di merci all’anno a circa 80 milioni all’anno segnando un traguardo importante nella eliminazione di traffico pesante attraverso la svizzera. Il tragitto in pianura accorcerà di 40 km quello odierno portando il punto più alto da 1150 m.s.l.m a 550 m.s.l.m. Il materiale scavato, che verrà riutilizzato in gran parte nella galleria stessa e in parte per la creazione di nuovi paesaggi conta oggi 13.300.000 m3 , circa 5 volte la piramide di Cheope! Cifre da capogiro!Una sfida che mai prima l’uomo ha osato affrontare.

Lanterna


E continuando con le cifre da capogiro che dire dei 2 etti di pasta, dell’ossobuco e delle manovre del mitico autista per portarci all’osteria degli antichi sapori!?!? Larghezza strada 2.71 m, larghezza bus 2.7 m! Per concludere il viaggio in bellezza le nostre guide Agata e Paolo sono riusciti a regalarci due ore piacevoli sulla storia dei 3 castelli di Bellinzona, sede ai tempi di antiche lotte di potere e battaglie, oggi di manifestazioni, cinema all’aperto musei e galleria d’arte. Come vedete anche dietro ad un semplice viaggio con quaranta studenti si nascondono nuove emozioni, che si traducono in appagamento nei partecipanti, e ancor di più per chi il viaggio lo ha organizzato e portato a termine. Emozioni che grazie alla mia partecipazione ad un gruppo studentesco trovano compimento.

#31

Ti è venuta voglia di organizzare un viaggio, un evento o qualsiasi altra cosa? Contattaci e sarai dei nostri! Per ora vuoi solo sapere quando sono i prossimi viaggi organizzati dalla Terna Sinistrorsa? Vai sul sito www.ternasinistrorsa.it e iscriviti ai feed rss o alla newsletter.

21


Lanterna #31

CONTATTI

Redazione

info@ternasinistrorsa.it

Denis Gervasoni, Mauro Brivio, Samantha

tel. 02.2399.2639

Belotti, Luigi Daniele, Francesco Pignataro,

DOVE SIAMO

Sara Citro, Veronica Frattini, Elena Stopelli

LEONARDO: Aule rappresentanti (vicino

Grafica

V.2) BOVISA-LAMASA:

Aula

rappresentanti

Giulia Pasetti

accanto alla CLUP BOVISA-DURANDO:

Aule

rappresentanti

vicino all’ovale

RIUNIONI Tutti i mercoledì alle 18 nell’Aula Terna in Interfacoltà a Leonardo

in copertina

Martin LaBar

www.ternasinistrorsa.it

boy and girl wili hybrid

Interamente finanziato dal Politecnico di Milano

Vuoi fare parte della redazione del Lanterna? Mandaci una mail o vienici a trovare!


Lanterna #31