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CIRCOUMANO NUMERO89 DICEMBRE2O20

JUGGLINGMAGAZINE.IT ASSOCIAZIONE GIOCOLIERI & DINTORNI

issn 1591-0164 Poste Italiane SpA sped. in a.p. 70% DCB Viterbo. Contiene allegato P. e allegato R. € 3,00


bollettino informativo dell’Ass. Giocolieri e Dintorni Pubblicazione trimestrale Anno XXIII, n. 89, dicembre 2020 Registrazione Tribunale di Civitavecchia n. 9 del 21 novembre 2002 Associazione Giocolieri & Dintorni viale della Vittoria, 25 00053 Civitavecchia (RM) h jugglingmagazine.it h progettoquintaparete.it e jugglingmagazine@hotmail.com f 0766 673952 m 340 6748826 Direttore responsabile Marcello Baraghini Direttore editoriale Adolfo Rossomando Redazione Valentina Barone Grafica e impaginazione Studio Ruggieri Poggi h ruggieripoggi.it t 06 57305105 Distribuzione Nuovi Equilibri t 0761 352277 f 0761 352751 Stampa Pixartprinting Stampato il 15 dicembre 2020 In copertina Yin, Cie Monad Rencontre des Jonglages 2020, Paris Foto di Tomas Amorim

Con il sostegno di

Questo numero di JM, sondando umori e pensieri di artisti, operatori, pubblico riporta l’attenzione sulla scena, sulla creatività, su sogni e visioni. Gli echi e gli effetti della pandemia ancora emergono qui e lì nelle testimonianze raccolte, e non potrebbe essere altrimenti. Ma con ottimismo invitiamo a guardare oltre, per dare voce all’entusiasmo, alla ricerca, alle idee, alla poesia che il mondo del circo non smette di alimentare, al desiderio di corpi in movimento, di relazioni e vicinanza che ci caratterizzano come specie. Nel frattempo questa dimensione online così preponderante, con tutto il suo bagaglio di opportunità e sofferenze, ci ha catapultati in un mondo virtuale dove ci sforziamo di creare una realtà aumentata. Viviamo in un’era di distanziamento fisico e affidiamo a “segnali di fumo” le nostre speranze, i nostri messaggi, saluti, abbracci, i nostri applausi. Eppure, paradossalmente, anche il nostalgico gesto di sfogliare le pagine di carta di un bel libro che da tempo ci aspetta, oppure di quelli recensiti su questo numero, sembra spezzare per un attimo la monotonia e l’affaticamento delle dirette online. Sfogliando questo numero troverete molte sorprese. Tra le tante un regalo del geniale giocoliere Caio Sorana, che qui apprezziamo anche come illustratore, nell’archetipa forma di un Gioco dell’Oca che metaforicamente ci ripropone i temi del viaggio, dell’avventura, della crescita, della buona e della cattiva sorte.

Handstand Extravaganza Convention foto di Vincent Lemmart

EDITORIALE

In questo mondo capovolto, dove ci viene chiesto di tirare i dadi ancora una volta, cosa stiamo scoprendo? Come si sta trasformando il nostro lavoro e il nostro ruolo nel mondo del circo e nella società nel suo complesso? Cosa sta accadendo fuori dal rifugio dove ci siamo riparati per affrontare questa lunga, incerta stagione? E che ripartenza stiamo immaginando, sognando, preparando per il circo e per le nostre vite? Raccoglieremo nei prossimi numeri le vostre riflessioni su questi temi. Nel frattempo auguriamo di cuore a tutt* voi un 2021 che segni finalmente un cambio di passo. Adolfo Rossomando direttore editoriale Juggling Magazine


LE RENCONTRE DES JONGLAGES 11 SETTEMBRE / 22 NOVEMBRE 2020 - PARIS festival.maisondesjonglages.fr

intervista a Vincent Berhault Direttore Maison des Jonglegs

foto di Tomas Amorim

LA DIREZIONE ARTISTICA

Il secondo asse desidera implementare una logica di ricerca e sviluppo, che assumerà diverse forme, composte da: legami con la ricerca accademica (nel campo degli studi di performing art e altre discipline pronte al processo di cowcriting con i giocolieri); creare una rivista online sulla giocoleria, un progetto a carattere documentale, dedicato ai giocolieri e alla storia della giocoleria; aumentare gli scambi con le scuole d’arte al di là delle arti dello spettacolo (arti visive, arte e design, architettura ...); progetti artistici e sportivi (collegamenti tra giocoleria e freestyle, riutilizzo di impianti sportivi o regole sportive).

Sono un giocoliere e ho sempre fatto creazioni con diversi tipi di artisti, provenienti da vari ambiti della giocoleria. Ho fondato la mia compagnia “Les Singuliers” nel 2002 e lo stesso anno sono stato premiato come “giovane talento circense” in quello che poi sarebbe diventato Circus Next. Abbiamo prodotto otto performance dal 2002 al 2019 e riassumendo posso dire che con la Compagnia abbiamo attraversato tre fasi: forme silenziose che mescolano giocoleria e musica - progetti transnazionali in Turchia con artisti turchi/francesi e uso di testi in diverse lingue - sperimentazioni di arte/scienza con ricercatori di scienze sociali e artisti. Il mio lavoro di giocoliere si è sempre concentrato sulle rimbalzine, sul contact e sulla ricerca con oggetti e materiali di uso comune. Posso anche aggiungere che ho una formazione accademica in Antropologia e Studi sulle Relazioni Internazionali. Sono arrivato a la Maison des Jonglages con un progetto basato su due assi principali. Il primo è continuare a sviluppare le mission principali della Maison des Jonglages, che sono il supporto alla creazione attraverso residenze e coproduzioni; programmare spettacoli, principalmente nel festival Rencontre des Jonglages, per incrementare le azioni culturali all’interno del nostro territorio (scuole, associazioni, ambito sociale…); offrire una formazione professionale e amatoriale. Per quanto riguarda il festival continueremo a lavorare con diversi partner della metropoli parigina.

LE RENCONTRE DES JONGLAGES 2020 È stata una grande e incredibile avventura sin dal primo lock down della scorsa primavera. Non appena abbiamo cancellato l’evento di aprile abbiamo lavorato subito ad un evento posticipato a ottobre. Chiaramente abbiamo dovuto cancellare alcuni spettacoli, ma non così tanti. Dopo l’estate ciò che era stato recentemente risolto è stato nuovamente messo in discussione a causa dell’evoluzione della crisi sanitaria. Ancora tre o quattro giorni prima del festival stavamo ancora cancellando, modificando gli orari e così via. La nostra strategia principale era quella di mettere al chiuso ciò che doveva essere all’aperto (a causa delle riunioni vietate nello spazio pubblico). Questo ci ha portato ad annullare alcune performance per problemi tecnici. Comunque siamo contenti di essere alla fine riusciti a realizzare l’evento!

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Tra gli highlight di questa edizione sicuramente l’ultima creazione del Cirque du Bout du Monde, Der Lauf, con Guy Waerenburgh è stato un momento importante. Mi piace molto questo lavoro, che rappresenta per me una pazza performance dada e allo stesso tempo un momento di condivisione sincera e divertente con il pubblico. Anche Yin di Cie Monad, con Van Kim Tran e Cyrille Humer è stato un grande momento, con questa performance così lontana da tutto ciò che possiamo immaginare quando si pensa alla giocoleria.

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foto di Chloé Jacquart

FABRIZIO SOLINAS littlegardenproject.com

Lo spettacolo invita a una trance mistica sia gli attori che il pubblico. Penso anche a Fabrizio Solinas, così vicino ad aver compiuto la sua mutazione in animali che il pubblico si ritrova davvero catapultato in una pazza giungla!

LA MAISON DES JONGLAGES La Maison ha dal 2015 una convenzione con l’amministrazione culturale francese, definita con un’etichetta unica e specifica per la “giocoleria”. Questo ci fornisce risorse e sufficiente concentrazione per lavorare come un luogo speciale per promuovere la creazione nel campo della giocoleria. I nostri principali supporti sono il dipartimento della Seine Saint Denis, le istituzioni culturali statali, la regione parigina e, naturalmente, la città di La Courneuve. Penso che la giocoleria stia cambiando di continuo, al pari delle discipline circensi in generale. Direi che il processo di cambiamento non è così ben documentato e questo ha un impatto sulla storia, sulla trasmissione pedagogicae nel repertorio comune (e universale). Immagino che ci sia una doppia sfida nel futuro della comunità: conservare modi di trasmissione orali e non formali da un lato e riuscire a consolidare una storia cumulativa dall’altro. Il modo in cui queste sfide saranno intraprese contribuirà a far sì che la giocoleria sia riconosciuta come un’arte in sé e per sempre.

La giocoleria é entrata nella mia vita a 11 anni con un aneddoto poco educativo. Mio cugino Federico aveva deciso di saltare un giorno di scuola e andando in giro per la città aveva incontrato due ragazze che facevano passing con dei cerchi. Lui incuriosito dalla cosa si era avvicinato per chiedere come si facesse, loro le avevano spiegato la tecnica per fare una cascata con tre oggetti e lui gli aveva rubato tre palline. Tornato a casa poi mi aveva raccontato tutto e spiegato la tecnica. Non avevo però tre oggetti con cui esercitarmi, ma per combinazione in quel periodo a Oristano aveva aperto un negozio etnico che si chiamava “Sole e Luna” che vendeva delle beanbag a spicchi piccolissime della Mr. Babache, perfette per le mie mani dell’epoca e ho imparato in una settimana la cascata. Fino a quel momento a parte disegnare non ero bravo a fare niente e vedere che con l’esercizio arrivavo a un risultato mi aveva colpito, me l’ero sentita una cosa mia e da lì non ho più smesso. Da quel momento decisi che volevo fare quello nella vita. Quando avevo 15 anni i miei erano stati fantastici, mi avevano portato a Roma alla mia prima convention di giocoleria e lì avevo scoperto che esistevano delle scuole di circo, cosa per me impensabile. Poi nel 2008 avevo visto al gala della Brianza la Cie Defracto che presentava un pezzo di “Circuits Fermés” e li mi sono proprio detto “voglio fare questo e lo voglio fare come lo stanno facendo loro”. Dopo sette anni da autodidatta nel 2012 ho iniziato la formazione alla Scuola di Circo FLIC e dal 2014 al 2017 ho frequentato la formazione del Centre Régional des Arts du Cirque de Lomme. Durante il mio percorso sicuramente i giocolieri che mi hanno ispirato di più sono stati Kiko Porcella, Guillaume Martinet, Tommaso Panagrosso, Pietro Selva Bonino e Thomas Hoeltzel. La mia ricerca si basa sull’utilizzo della giocoleria come mezzo per trasformarmi in vari animali e così facendo utilizzare i rituali del mondo animale come mezzo per comunicare al pubblico ciò che desidero. Da questa ricerca è nato il mio primo spettacolo “Little Garden” che dà anche il nome alla mia compagnia. La prima é andata in scena il 3 ottobre al Rencontre des Jonglages. Poter fare la prima li é stato fantastico. Per ora i miei progetti sono portare Little Garden dovunque, mi auguro di continuare a farlo per tutta la durata della mia carriera, amo questo spettacolo, e poi fare RUNRUNRUN con Caio Sorana.

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foto di Brice Robert

CIRCA 2020

16/25 OTTOBRE, AUCH (FRANCIA) circa.auch.fr

Quest’anno non siamo riusciti a essere presenti allo storico festival francese CIRCa ad Auch, vicino a Tolosa. Evento di primissimo piano all’interno del paesaggio culturale nazionale ed europeo fortemente radicato sul suo territorio, CIRCa è da più di 33 anni l’appuntamento degli appassionati di circo contemporaneo. Il festival riunisce in città, per i 10 giorni di programmazione, l’insieme della filiera del circo (artisti, giovani provenienti dalle scuole di circo, programmatori) e un vasto pubblico. CIRCa è un festival ma anche una stagione multidisciplinare che si snoda lungo tutto l’anno, coinvolgendo luoghi diversi, chapiteau, spazi per le prove, il teatro all’italiana della cittadina. Vanta quindi la possibilità di re-inventarsi continuamente, adattandosi ai diversi protocolli e alle necessità.

foto di Ian Grandjean

Naturalmente il format di questa edizione è stato ripensato e adattato alle misure sanitarie in vigore, con meno spettacoli e incontri. Ma l’organizzazione ha fatto tutto il possibile perché lo spirito di dialogo, di scambio e di convivialità riuscisse a prevalere per testimoniare la creatività creata dal circo, contro ogni previsione. In interna, sotto le tende, o in esterna, le forme e i formati sono stati molteplici per soddisfare tutti, sia ad Auch che in altre città coinvolte. Stéphanie Bulteau, precedentemente responsabile di Le Séchoir, un centro circense precursore del festival, ed appena arrivata alla direzione del polo nazionale delle arti circensi Auch Gers Occitanie, ha gestito questa prima edizione complicata dimostrando quanto il circo rimanga vivo e inventivo. Dopo l’era

di Marc Fouilland, che per diciotto anni è stato responsabile dello sviluppo di tutte le attività e si è occupato di creare un sistema gestionale ormai solido, le attività del polo di circo da quest’anno hanno attraversato una transizione importante. Di solito i preparativi di CIRCa iniziano con largo anticipo, ma quest'anno, fino a metà settembre non si sapeva se e come il festival 2020 avrebbe avuto luogo. Nei mesi precedenti sul territorio non è stato

La dimensione di contatto con le scuole è stata mantenuta, per quanto possibile. La FFEC (Federazione Francese delle Scuole di Circo) ha mantenuto le attività previste dal progetto Labos Cirque. Mentre la FEDEC (Federazione Europea delle Scuole Professionali di Circo), che da quasi 15 anni presenta a CIRCa il lavoro creativo degli allievi delle scuole di circo professionali di circa 25 paesi, quest’anno, attraverso il progetto E-CIRCLE, ha sfidato le scuole

preannunciato nulla, nessun programma, nessuna comunicazione, nessun biglietto. Sono stati cancellati tutti gli spettacoli delle scuole di circo. Dal punto di vista finanziario, per il festival è stato un anno catastrofico, con una perdita di incassi di 120.000 euro, e il 40% dei biglietti ritirati dalle vendite. Eppure, tutte le rappresentazioni previste sono state sold out e i programmatori francesi sono comunque riusciti ad essere presenti.

europee a realizzare video che illustrassero il tema “spazio ristretto/spazio illimitato”. Le proiezioni che ne sono scaturite hanno permesso così agli allievi di partecipare a questa edizione, anche se virtualmente, con i loro lavori originali. La programmazione degli spettacoli delle compagnie, invece, è rimasta pressoché intatta. Sono andati in scena (V)îvre di Circa Tsuïca, Emma Verbeke e Corentin Diana, in collaborazione con Cie MPTA, in À nos Vertiges, Circo Aereo in Chimæra, Compagnie Cabas si è esibita in Desiderata, Compagnie 100 Issues in Don’t feed the Alligators e L’Envolée Cirque, nella nuova creazione ELLE/S. Grou-

foto di Hassan Hajjaj

di Valentina Barone

Fin dalle sue origini, CIRCa è stato il crocevia della pedagogia, il luogo dove si incontrano gli allievi delle scuole di circo di tutto il mondo. Quest’anno, a causa dei vincoli sanitari e della difficoltà di viaggiare, soprattutto per le scuole europee, non è stato ovviamente possibile riunire i circa 350 giovani attesi dalla Francia e da tutta Europa. JUGGLINGMAGAZINE.IT

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foto di Eric and Christelle Simon

foto di Marc Ginot

pe Acrobatique de Tanger / Maroussia Diaz Verbeke ha presentato il coloratissimo FIQ!, mentre Scène Musicale Mobile, Concerto pour un plateau nu. Tra le scuole presenti, Ésacto’Lido in De la colle pour vos âmes, e CNAC con Fournaise. In programma anche il circo progressivo e caotico di Cirque Pardi! in Low Cost Paradise, e ancora i francesi Groupe Noces / Florence Bernad in Je suis TIGRE, Kurz Davor in K, Galapiat Cirque / Lucho Smit in L’âne & la Carotte e Mathurin Bolze / Cie MPTA in Les hauts plateaux, L’Envolée Cirque in Lichen, Cie SCOM / Coline Garcia in M.A.I.S.O.N., ièto in Pour Hêtre e Cie L’Oublié(e) / Raphaëlle Boitel in Un contre Un. Dal Quebec, Machine de Cirque con Ghost Light: entre la chute et l’envol. All’aperto, il funambolismo di Une Pelle di Olivier Delbelhoir e la scenografia monumentale di Cie Bivouac in Perceptions. Per l’anno prossimo CIRCa manterrà la varietà delle forme di spettacoli presentate abitualmente, ma si aprirà anche a una nuova modalità progettuale, includendo alcuni artisti in dialogo con la struttura e la sua direzione artistica. Gli artisti avranno l’occasione di essere un occhio esterno capace di prevedere nuove possibilità, per ripensare la scenografia del luogo, le arre di accoglienza, le possibili interazioni del festival con la città.

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FRESH STREET #4

THE SPACE IN BETWEEN 2-5 NOVEMBRE, TORINO, ONLINE pro.fnas.it circostrada.org di Federico Toso direttore FNAS Circostrada / ARTCENA, in partnership con FNAS - Federazione Nazionale delle Arti in Strada, ha organizzato FRESH STREET#4 – Seminario Internazionale per lo Sviluppo delle Arti di Strada. L’evento ha riunito online artisti professionisti, programmatori, ricercatori, pedagogisti, giornalisti e politici di tutta Europa e non solo, per un focus fondamentale sulle arti di strada e la creazione nello spazio pubblico.

Fresh Street #4 a Torino c’è stato davvero. Cosa ha lasciato nello spazio di mezzo al suo passaggio? Possiamo rileggere il processo che ci ha portato e l’evento stesso utilizzando due chiavi. Una per quello che avrebbe dovuto essere e non è stato. L’altra per quel che è invece è stato nonostante tutto. Scegliamo la seconda. Il sottofondo però è sempre e solo uno: questa strada la stiamo percorrendo tutti con un compagno di strada indesiderato eppure inseparabile, che porta il nome alfanumerico di un virus. Che Fresh Street #4 non sarebbe stata quella festa di presenze internazionali nella città di Torino è stato subito chiaro già in primavera. Tutti gli eventi internazionali saltavano uno dietro l’altro, mentre quelli più in là nel tempo già venivano bollinati come format digitale. Noi non abbiamo avuto sette mesi di anticipo per farci trovare pronti, perché il panico subitaneo di un mondo incrinato e il delirio di aggregazioni parasindacali, in cui ci siamo ritrovati immersi, hanno tenuto tutto in sospeso fino all’estate. In questo magma, oltretutto, nel dibattito italia-

no l’assunto dominante nell’ambiente, da noi pienamente condiviso, vedeva la netta presa di posizione contro lo streaming in senso sostitutivo dell’esperienza live. Anche se la parte più consistente del programma erano conferenze, avevamo previsto una programmazione artistica come parte fondamentale tanto dell’esperienza degli operatori in transito che per gli artisti locali. Così come le ricadute in termini di professionalizzazione del settore, di promozione della creatività italiana e di advocacy presso le istituzioni nazionali. A questa parte non volevamo rinunciare. Da qui la scommessa accettata. Non possiamo essere noi a stabilire se questa scommessa è stata vinta o meno. Fresh Street, anche nella versione digitale, è e doveva essere soprattutto esperienza e contenuti. Per i contenuti il network ci ha guadagnato. Abbiamo potuto allargare lo sguardo molto oltre i confini europei e coinvolgere relatori di paesi che, per un evento in presenza, sarebbe stato particolarmente difficile avere. Voci da Marocco, Iran e India che sono state altre volte silenziate per questioni di permessi, visti e costi. Qui la digitalizzazione è stata un plusvalore. Stesso discorso vale per i temi scelti. Se l’originario main frame di “the space in between” si è adattato immediatamente ad accogliere la riflessione sulla sospensione pandemica, i temi attraverso cui si è declinato, con focus dominante il ruolo sociale dell’arte nello spazio pubblico, sono stati orientati a temi di più ampio respiro. L’emergenza sanitaria è stata dunque solo una delle angolazioni possibili di lettura. Le principali sono rimaste lo spazio pubblico come territorio della creazione e le arti perforJUGGLINGMAGAZINE.IT

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mative come catalizzatori dei processi sociali, educativi e di welfare. Su questi sviluppi uscirà nel 2021 una pubblicazione specifica di Circostrada, in cui saranno meglio trattati i temi della sostenibilità economica e ambientale, quelli dell’inclusione e della parità di diritti, quelli delle libertà individuali e della responsabilità collettiva. L’esperienza, invece, è stato il terreno più difficile. Rischiare la fruizione passiva dietro lo schermo, senza la possibilità di integrare i contenuti con l’attraversamento live di un reale networking. Penso anche banalmente ai caffè, ai pranzi e agli aperitivi attorno a cui, in questi eventi, prendono forma progetti, collaborazioni e promozioni. A questo era più difficile dare una risposta. Ci abbiamo provato attraverso l’area privata per i partecipanti (pro.fnas.it), strumento di conoscenza e networking con un enorme potenziale futuro, attraverso tool interattivi per sondaggi e word cloud in tempo reale, con una regia video che desse movimento e ritmo alla fruizione degli spettatori. Abbiamo soprattutto provato a farlo in maniera artistica. A cominciare dallo staff, artisti fermi o prestati temporaneamente alle vendemmie francesi, che nel loro lock down personale hanno tutti incassato il colpo, ma anche provato ad immaginarsi in altro modo, confrontandosi con gli strumenti digitali in chiave di nuova creatività. E artistica è stata anche la carrellata dei 12 progetti selezionati per la platea internazionale, così come l’uscita live di Luigi Ciotta e Francesco Giorda che, in pieno mercato cittadino,

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nella tensione del lock down annunciato per il giorno dopo, hanno mostrato che nello spazio pubblico lo spettacolo si può fare. Fresh Street ha aperto prospettive e scenari. Difficilmente la FNAS potrà restare un contenitore in grado di tenere dentro, come oggi, tante diverse istanze. In specie quella politica e sindacale da un lato e quella di sostegno e internazionalizzazione del comparto artistico dall’altro. Fresh Street ha

dato corpo a riflessioni latenti sulla destinazione possibile di un viaggio iniziato cinque anni fa. Non è troppo presto per dare un ultimo colpo alla barra e lasciare a terra un pezzo del carico per proseguire più rapidi verso un nuovo traguardo. A questo punto daremo spazio nel prossimo congresso dell’associazione. Vorrei infine condividere un ultimo personalissimo commento su un tema caro. Il digitale non sostituirà mai e poi mai l’esperienza live. Il digitale “obbligato” mi ha dato però modo di aprire lo sguardo su una serie di altre possibilità: l’inclusività di chi comunque non può partecipare o la sostenibilità ambientale. Se perdiamo tempo a sviluppare piattaforme di streaming, non solo non siamo innovativi, ma nemmeno lungimiranti. La cosa interessante è piuttosto formare professionalità, come abbiamo provato in piccolo a fare con lo staff italiano di Fresh Street, in grado di raccontare lo spettacolo dal vivo anche in altro modo. Negli anni 70’ la RAI produceva sceneggiati televisivi di altissima qualità, che rappresentavano un territorio nuovo a metà tra televisione e teatro. Oggi quelle professionalità non ci sono più. Potremmo partire da qui, ritornando a immaginare e sviluppare nuovi territori di transito. Territori di mezzo, appunto!

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INTERNATIONAL CIRCUS FESTIVAL A N I TA LOF ITALY

foto ritratto di Fabrizio Maffei

foto delle performance di Geronimo Vercilio

15/19 OTTOBRE, LATINA festivalcircolatina.com

La XXI edizione dell’International Circus Festival of Italy si è svolta con soli artisti italiani. Ne è emerso una sorta di annuario vivente dei giovani formati nei circhi di famiglia; le tecniche apprese tra una pausa e l’altra di viaggi e spettacoli, di padre in figlio. La ventina di numeri in programma ha mostrato vitalità ed eccellenza tecnica, a tratti nell’anacronismo di un mondo romantico. Sul posto due osservatori, Salvo Frasca e Raffaele De Ritis, si sono confrontati sul fascino e i contrasti di un universo antico. Salvo: Modalità e pretese del circo tradizionale sono molto diverse da quelle del circo contemporaneo. Ma il pregio più grande del circo per me è il valore della diversità. In scena o nella vita quotidiana, lingue e culture si portano a spasso saperi accumulati nel viaggio: musiche, tecniche e punti di vista differenti. Un patrimonio vagante, utile alla statica e sempre più omologata società. Questa caratteristica la trovo comune ai circhi di tutti i tempi. Cosa ne pensi? Raffaele : In tal senso, Latina ha mostrato il punto di vista di chi ha come mondo la famiglia e l’enormità del proprio passato, diverso da chi senza passato costruisce una propria estetica. Ma i giovani presenti al Festival, tutti bravissimi, penso siano consapevoli del proprio tempo, molto più dei loro genitori. Non sempre con gli strumenti per parlare al presente, ma con un’immediatezza che gli artisti “contemporanei” faticano a conquistare. E tu, da quello che hai visto a Latina, pensi che chi proviene dalle famiglie di tradizione possa essere considerato come autore di circo attuale? Mentre, all’opposto, quanto può resistere un circo “nuovo” senza passato? JUGGLINGMAGAZINE.IT

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S.: Ho imparato all’Accademia di Belle Arti di Firenze che “la tradizione che non si rinnova muore.” Un esempio, gli sbandieratori medioevali: si tramandano tecniche antichissime, ma il loro obiettivo artistico è la salvaguardia della tradizione dei costumi, dei tamburi, degli arcieri come era e come è sempre stato. Temo allora che il circo corra il pericolo di trasformarsi nella rievocazione storica di sé stesso. Gli artisti di circo contemporaneo conoscono molto bene il passato, non come genealogia, ma i video di notabili performance sono stati studiati a memoria da tutti noi. Senza riferimenti per anni, abbiamo visionato tutto il visionabile e continuiamo a farlo. Non c’è giocoliere che non conosca a memoria i numeri di Kris Kremo, Francis Bruun, Rudy Cardenas lancio per lancio, nota per nota. Non c’è acrobata che non abbia preso ispirazione dalla perizia tecnica delle troupe russe degli anni ‘60. Il patrimonio letterario del circo è sterminato; nelle scuole di circo da Buenos Aires, a Bruxelles sono frequenti maestri provenienti dal circo tradizionale, trasmettendo un sapere centenario ai nuovi circensi, i quali rievocano anche tecniche in disuso. E pensare che gli artisti di circo che non sono enfant de la balle vengono detti in gergo “contrasti”: curioso, no? PROGETTOQUINTAPARETE.IT


R.: Nel circo di tradizione in realtà quello stesso tramandarsi ha perso quasi di senso, a differenza del rigore delle tradizioni popolari che citi. Certo, si trasmettono le tecniche. Ma i codici estetici del classico a Latina li ho visti poco, i segni che citi (costumi, gesti) evolvono comunque, pur se a volte di resa dozzinale, da discoteca suburbana. In Italia si è persa la cultura di un circo classico accademico, di stile e d’arte, come fanno in Francia i Gruss (dai quali poi, paradossalmente, è nato il “contemporaneo”). Invece non credo che gli artisti del circo attuale “conoscano” il passato, al di là naturalmente della passione episodica, o dei

pezzi di sapere dei vecchi maestri. Ma questo assorbire a morsi non è conoscere. Il passato lo conoscono il musicista contemporaneo che ha una solida consapevolezza del barocco, il danzatore moderno che ha mutuato nel proprio corpo la storia del balletto per poterla infrangere. Limite opposto invece: le eccellenze giovani del circo classico forse non hanno piena consapevolezza dell’evoluzione della loro arte, oltre il Soleil. A questo proposito, come giudichi lo standard acrobatico visto a Latina? Come confronti la qualità di questo sapere di famiglia a cui hai assistito con il livello tecnico delle scuole di circo attuale? S.: Da amante del classico, a Latina mi è mancato lo charivari finale. C’era poca acrobatica a terra; i numeri esprimevano livelli tecnici diversi nella forma classica crescendo/esposizione, fiera e cruda, della tecnica. Un piano estetico fortemente omogeneo. Questo ha rafforzato in me l’idea che in una realtà talmente codificata, la differenza in pista la fa sempre il protagonista. A volte il numero può prevalere sull’artista: ma a prescindere dalla qualità tecnica mi annoia. Invece quando hai davanti un artista dagli occhi potenti, un carisma unico, questi allora ci imbarca in un mondo suo, dove il virtuosismo è addirittura qualcosa in più. Se lo stesso identico numero fatto da due artisti diversi ha lo stesso esito allora sorgono delle domande (quelle a cui ad esempio non è interessato a rispondere un Soleil). Il circo con-

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temporaneo, diversamente, pone enfasi sull’individualità: rimpiazzare un artista è sempre difficilissimo. A Latina ho anche visto un emozionante numero di verticalismo. Gabriel Dell’Acqua a soli 10 anni ha sventagliato un catalogo di figure che scioccherebbe il più forte equilibrista ucraino. Con spirito pacato, quasi consapevole della sua stazza tecnica, si è sbilanciato da una figura all’altra fino alla standing ovation. Credi che un artista così impostato possa in futuro aprirsi e arricchire il suo numero con elementi nuovi o addirittura creare un numero originale? R.: Dipende dalla sensibilità e dall’ambiente. Per secoli, fino agli anni ‘60, i circensi di tradizione si contaminavano con il varie-

tà, tra ballerini, musicisti, coreografi... Anche oggi, molti di essi evolvono dopo esperienze con Soleil o altre compagnie di creazione. Sarebbe molto interessante, ad esempio, se questi ragazzi di tradizione potessero completarsi con un anno di specializzazione a Montreal o al CNAC, fuori dalla “famiglia”. Ma é lo stesso rischio che incontrano alcuni artisti del “contemporaneo”, ugualmente spesso ancorati a stereotipi. A loro, al contrario, non farebbe male una bella stagione con un circo classico itinerante…


SA RUGA DEU CI SEU 16-18 OTTOBRE 2020, BORGO SANT’ELIA (CA) sarugafestival.com

di Mirko Ariu e Maura Fois direzione artistica e organizzativa

foto di Anna De Lorenzo

Non siamo sicuri di poter definire l’edizione 2020 di Sa Ruga un “festival”. Ci sembra di abusare un pò del termine. La sua anima è fatta di persone, tante persone, che applaudono rumorosamente, strillano stupore, ballano energicamente e mostrano i loro sorrisi e visi pieni di emozione. È fatta di artisti che divorano piazze e strade, fanno cerchi di persone, riempiono scalinate e regalano momenti magici e inebrianti. Ovviamente in un momento storico in cui la strada è invece palcoscenico di una fantomatica rappresentazione di Orwell, diventa difficilissimo lavorarci. E difficilissimo è anche fare un festival che ama definirsi con orgoglio di arti di strada. Questo 2020 ci ha dato l’opportunità di riflettere a fondo sull’importanza di Sa Ruga per la città di Cagliari, ma sopratutto sul profondo senso del nostro lavoro. Abbiamo più volte pensato di tirare i remi in barca e saltare a piè pari quest’edizione che si presentava proprio come una coperta troppo piccola. Tiri da una parte e scopri dall’altra. Questo gioco pareva non aver fine, finché abbiamo capito che solo rannicchiandoci ci saremmo potuti riuscire. Nel momento in cui cercavamo di capire se fosse sensato stravolgere così tanto l’anima di Sa Ruga, ci siamo accorti che tutte le persone che orbitano attorno non volevano rinunciare, ci dicevano: “peccato, davvero peccato”. In questo momento la città ha bisogno di Sa Ruga, ora più che mai. Parliamo di organizzatori, artisti, volontari, collaboratori e amici. Tutti finivano col dire: comunque se lo fate “deu ci seu”. Io ci sono. Conta su di me. E così abbiamo voluto provarci, perché non volevamo rinunciare alla possibilità di dare a Cagliari tre giornate di emozioni, di aria e di leggerezza. È vero,

per ragioni di protocollo e sicurezza sanitaria ci siamo dovuti rannicchiare in un posto chiuso. All’aperto ma chiuso. Non potendo gremire le strade e i vicoli del quartiere di Stampace che ogni anno ci ospita, abbiamo cambiato scenari, decidendo di migrare in cerca di altre prospettive e approdando in un altro fantastico e autentico quartiere: Sant’Elia. È stato necessario ridurre le compagnie, gli spettacoli e a malincuore il numero degli spettatori, optando per la prenotazione on line, ostinandoci però a non rinunciare alla gratuità con la consueta formula “a cappello”. Se avessimo fatto spettacoli a pagamento avremmo rischiato di creare l’ennesimo salotto di Cagliari, veicolando l’arte sempre negli stessi ambienti. Non volevamo allontanarci da uno dei punti fondamentali della nostra mission: raggiungere le persone, quelle che non hanno mai sentito parlare di noi. Seminare per creare nuovo pubblico, sperando che domani sia com-

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posto da spettatori attenti e sensibili. Le prenotazioni on line hanno in qualche modo ostacolato tale proposito ma mobilitando associazioni di quartiere ci siamo riusciti: una parte di pubblico vedeva il suo primo spettacolo! Insomma torniamo a casa con un bagaglio pieno di esperienze nuove che forse non avremmo mai fatto. Ci siamo messi in gioco e abbiamo imparato a fare un altro festival, un nuovo format, fatto di prenotazioni online, posti a sedere, file ordinate e distanziate, sedie igienizzate, misurazioni della temperatura e bla bla bla fino alla nausea. Ma la nausea non è arrivata. Anzi è andata via. Di questa edizione così diversa e strana raccogliamo la sfida di lasciare anche se momentaneamente i binari che in questi anni abbiamo costruito. Deviare dal sentiero di casa, abbandonare la comfort zone per intraprendere una nuova avventura, indubbiamente lontana dal nostro modo di concepire un festival, ma allo stesso tempo momento importante e irripetibile per dire “deu ci seu”. Perché l’arte è eterea, supera le barriere e le limitazioni. Perché la cultura resiste, anche se rinchiusa dentro regole o contenitori, e supera conflitti, regimi, e anche pandemie. Combatte il concetto di distanziamento sociale lasciando lontani, se necessario, i corpi ma non le persone. PROGETTOQUINTAPARETE.IT


HANDSTAND EXTRAVAGANZA CONVENTION 2/6 SETTEMBRE, MENFI (AG) www.handstandconvention.com

di Samuele D’Alcantari direzione artistica

foto di Vincent Lemmart

La prima edizione della Handstand Extravaganza Convention è stata un’Esperienza a 360 gradi. Molti dei partecipanti l’hanno definita come un viaggio, un’emozione, una crescita, energia. In Sicilia, in una location sul mare, magica, pieno di verticali e verticalisti, l’handstand è stato uno strumento che ha motivato le persone a relazionarsi, condividere, sensibilizzarsi e rendersi umanamente vulnerabili, soprattutto in un momento storico così sensibile. Questo evento nasce dalla combinazione di due dei miei più grandi interessi: la verticale e le relazioni. Ho sempre studiato verticalismo, a partire dalla ginnastica artistica e poi in seminari più circensi in giro per il mondo. Da due anni a questa parte iniziava a maturare in me l’idea e il desiderio di creare qualcosa di unico, che potesse essere smosso da questi miei interessi. Sapevo di un’altra convention sul verticalismo in Francia, ma molto ristretta ad un pubblico francese perchè lì si parla molto poco l’inglese. Così ad ottobre 2019, mentre ero in Australia, facendo un brain storming con la mia coinquilina mi sono chiesto: “In che modo il verticalismo può essere sfruttato come connettore?”. Da qui è nata l’Extravaganza, “A complete Embodiment experience”, caratterizzata da workshop sul verticalismo e pratiche correlate, facilitati da insegnanti internazionali e professionisti nel loro settore, come quelli invitati quest’anno: Mau Jara, Joe Martinho, Maria Grazia Ielapi, Tony Panaro, Dino Militano. E contornata da attività che creano unione, esplorazione e condivisione, come esperienze di connessioni umane, ecstatic dance, giochi olimpici, cabaret, talk, warm-up condotti da musicisti professionisti e tanto altro ancora. L’handbalance, o verticalismo, può essere

considerato oggi come uno sport individuale, ma anche una vera e propria disciplina circense. Anche la sua forma estetica si è evoluta nel tempo, da una “banana” ad una linea ‘quasi’ retta. Una pratica che si sta diffondendo grazie alla sua magica forza di attrazione, ma anche perchè sviluppa forza, mobilità e un benessere psico-fisico notevoli, declinabili nella vita di ogni giorno. Questo evento ha rappresentato un grande sviluppo in termini di sensibilità e consapevolezza per ogni partecipante, sia a livello fisico che emotivo. Le persone ricercano emozioni, ne sono assetate e attraverso questa convention ogni partecipante ha potuto sviluppare una maggiore consapevolezza corporea, praticando la disciplina che amano e imparando da persone fantastiche. Al contempo hanno potuto staccarsi da maschere protettive e mostrarsi, con sana, sacra e sicura vulnerabilità, per quello che realmente sono. Non è stato così complicato rispettare le restrizioni legate alla pandemia. Eravamo in luoghi molto spaziosi e aperti, con un numero contenuto di partecipanti, circa 50, compreso lo staff, provenienti da tutte le parti d’Europa. Certo, ci sono state parecchie tentazioni di contatto… ma siamo stati molto responsabili. Posso dire di aver imparato da questa esperienza che “se vuoi, ma lo devi volere realmente, puoi”. Ognuno di noi è unico e, nella sua unicità, può creare me-

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raviglie. Avere un obiettivo, un’intenzione, accogliere i momenti di frustrazione e caduta come elementi fondamentali e necessari del percorso verso il raggiungimento del proprio traguardo. L’aver dedicato tempo, non essersi arresi mai, sono stati dei grandi insegnanti. Non vedo/vediamo l’ora della prossima edizione! Siamo già al lavoro per un’edizione che possa soddisfare al meglio le richie-

ste, i bisogni, le necessità emotive, fisiche, pratiche ed economiche di ogni partecipante. Questa prima edizione, priva di supporti economici, è stata realizzata grazie ad una grandissima forza di volontà e una promozione ai limiti del passaparola. Per la prossima contiamo di coinvolgere degli sponsor, per sostenere ed ampliare questo progetto, mantenendo le date della prima settimana di settembre e sperando che le limitazioni di questi mesi siano allora scomparse, o notevolmente ridotte.


foto di Miriam Velotti

GIORNATE DI STUDIO SULL’ARTE CIRCENSE 2020 13/20 NOVEMBRE – ONLINE opencircus.it circoedintorni.it

di Nicola Campostori project manager

UN’EDIZIONE ONLINE TRA FELLINI E CORONAVIRUS 13/20 NOVEMBRE, ONLINE opencircus.it circoedintorni.it

Coordinato dal Professor Alessandro Serena, direttore artistico di Circo e Dintorni, e organizzato all’interno del Dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano, le Giornate di Studio sull’Arte Circense sono un viaggio completo tra le varie sfaccettature del circo rivolto agli studenti e a tutti coloro che desiderano approfondire la materia. Anche questo laboratorio ha dovuto fare i conti con l’emergenza coronavirus e si è optato per un’edizione completamente online, su Teams. Una scelta sofferta, perché uno dei suoi valori aggiunti risiede proprio nel proporre esperienze dal vivo in un contesto accademico solitamente soltanto teorico. Il programma è stato ripensato tenendo conto di questa nuova condizione, amplificando l’uso di materiale audiovisivo e pensando a forme molteplici di partecipazione che vivacizzassero il calendario; dalla “chiacchierata informale” in diretta al dialogo a più voci passando per interventi registrati, i tipi di contributo variavano movimentando quella che altrimenti avrebbe rischiato di essere una lunga lezione frontale. La XII edizione è stata dedicata a Federico Fellini (di cui ricorre il centenario della nascita), che amava il circo e le tecniche dello spettacolo popolare come si evince da tutti i suoi film e in particolare da Luci del varietà, La Strada e I Clowns. Ad introdurre il tema principale del laboratorio ha pensato il Professor Serena, che nel primo degli excursus storici coi quali apriva ogni giornata ha ricordato come Fellini fosse profondamente legato al circo sia umanamente (celebre il suo racconto dell’arrivo del tendone in città quando era bambino, ripreso in Amarcord) sia artisticamente, trovando nei personaggi e nell’immaginario circense gli strumenti perfetti per esprimere la sua estetica (tra il grottesco e il poetico) e in generale il senso profondo della sua arte e del rapporto di essa con la vita. Dal circo al regista riminese, e viceversa: Giulia Staccioli, direttrice della compagnia Kataklò, ha raccontato agli studenti la genesi dello spettacolo Fellini 1920 che restituisce al palco le atmosfere felliniane infondendole in uno show che mescola teatro, arti circensi, danza acrobatica e immagini multimediali. Sulla scia delle considerazioni del cineasta sui clown espresse nell’omonimo film, le Giornate di Studio hanno ospitato diversi paJUGGLINGMAGAZINE.IT

gliacci contemporanei, indagando le numerose declinazioni di questa figura: da David Larible a Paolo Nani, passando per Matteo Galbusera, Maurizio Accattato e i festival Clown&Clown e Tendenza Clown, la vitalità espressa durante il laboratorio ha messo in discussione “la morte del clown” annunciata da Fellini nel 1970. Il laboratorio è stato come sempre anche l’occasione per riunire alcuni dei più interessanti esponenti del circo classico, nuovo e di strada. Un parterre volutamente ecumenico, che ha permesso agli studenti di scoprire il caleidoscopico universo del circo intaccando magari qualche pregiudizio e stereotipo. Un ricco programma online che ha chiamato a raccolta più di 40 tra performer, critici e operatori. Paradossalmente, coi collegamenti digitali è stato possibile far intervenire più relatori, anche da molto lontano. Particolarmente apprezzata, in questo senso, è stata la partecipazione del trust di circo sociale Sarakasi, attiva in Kenya, e della compagnia colombiana Axioma, che ha portato riflessioni stimolanti sull’arte performativa in contesti urbani difficili come le strade di Medellín. La modalità online ha permesso la partecipazione di ragazzi ragazzi provenienti da altre università e diversi esterni: curiosi, amanti dello spettacolo popolare, artisti e allievi di scuole di circo che forse non avrebbero potuto presenziare nelle aule di Via Noto. L’adesione massiccia degli studenti e le risposte al sondaggio proposto l’ultimo giorno hanno confermato il grande interesse suscitato. Non appena sarà possibile torneremo alla versione live, che preferiamo, ma facendo tesoro di questa edizione non escludiamo di riproporre interventi virtuali, con esperienze in streaming che abbiano un senso e un valore propri e non siano semplici sostituzioni dell’incontro dal vivo. L’emergenza coronavirus desta più preoccupazioni nell’ambito della circuitazione degli show, il nostro core business. In questi mesi non siamo mai stati fermi, ma è evidente che solo la ripresa dei tour potrà garantire prospettive più rosee per il futuro. Sicuramente questo continuo stallo ci ha reso consapevoli delle capacità di resistenza che abbiamo. Il circo sa sopravvivere a tutto, supererà anche il coronavirus.

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PROGETTOQUINTAPARETE.IT


BENEAMATO PUBBLICO,

ASTLEY’S BLOG

Nell’ambito delle attività di Osservatorio Circo, programma del progetto Quinta Parete dedicato alla raccolta dati e alla mappatura del settore, abbiamo analizzato i risultati del sondaggio lanciato nel periodo estivo (luglio/settembre 2020) che intendeva sondare le aspettative e i desideri del pubblico dopo il primo lock down. La partecipazione al sondaggio, condotto in collaborazione con organizzazioni di circo sul territorio italiano, è stata ben sotto le aspettative, per un’articolata serie di ragioni, e le 210 compilazioni lo rendono rappresentativo solo di alcuni segmenti di pubblico e zone geografiche. Riportiamo qui una sintesi di alcuni delle interessanti indicazioni scaturite dal sondaggio. Per una lettura dei risultati completi rimandiamo invece alle pagine web di osservatoriocirco.it

Chi non ha mai sentito parlare del mago Houdini? Tutti ci siamo chiesti fin da piccoli come faceva a liberarsi. Alcuni dei suoi segreti ora si trovano nel nostro blog del progetto Astley’s Place. Ma non quelli che pensate voi. Raffaele De Ritis, lo “Sherlock Holmes” della storia del circo, animatore del nostro blog, ci racconta dettagli sconosciuti, molto diversi da quelli che possiamo pensare. Uno dei segreti di Houdini era quello di essere uno dei primi artisti di circo contemporaneo, per la sua portata sperimentale, per il suo modo di rapportarsi alle arti della pista. Come lui tanti altri artisti del passato, che per la loro epoca erano più moderni di tanti di quelli odierni. Se frequentate il blog troverete storie vere che sembrano immaginarie tanto sono incredibili; oppure provocazioni, spunti, ritratti. Astley’s Blog è una delle sezioni del progetto Astley’s Place, la sezione di Quinta Parete dedicata alle modalità di come il passato circense possa nutrire e ispirare il presente. Negli scorsi anni hanno iniziato con successo a prendere piede Astley’s Lab, progetto partecipativo di scoperta sulla storia del circo (nelle sue declinazioni per formatori, artisti, programmatori, semplice pubblico) e Nuovo Cinema Circo, la formula di spettacolo-racconto con rarità filmate d’epoca. Il blog è ora una piattaforma viva, costantemente aggiornata grazie al leggendario archivio di Raffaele De Ritis con immagini rare, testi inediti ma soprattutto una fonte di ispirazione. L’ultima storia che vi invitiamo a leggere, basata su rigorose fonti d’epoca prima scononosciute, ci porta nella Londra di inizio Novecento, quando all’alba del nuovo secolo una impossibile sfida di Houdini si incrocia in modo sorprendente con le esistenze dei clown Fratellini, Chaplin bambino, i sovrani inglesi, un architetto teatrale visionario e un fabbro misterioso. Scorrendo i post precendenti, potrete scoprire la resilienza del mondo del circo nei “lockdown” di altre epoche storiche; oppure le affascinanti e diverse forme di matrimonio tra l’atto di circo dal vivo e l’immagine filmata; o ancora un inusuale alfabeto circense.

BENTORNATO AL CIRCO… osservatoriocirco.it

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COSA TI ATTIRA DI PIÙ NEGLI SPETTACOLI DI CIRCO CONTEMPORANEO?

De Ritis

STORIE, MERAVIGLIE, RARITÀ DI CIRCO progettoquintaparete.it/astleys-place-blog-2

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Tra le attrattive maggiori: la capacità di innovare i linguaggi scenici tramite sperimentazione e ricerca (63%); il piacere e l’atmosfera conviviale che si crea nel luogo dello spettacolo (58%); un immaginario dell’artista così particolare (40%)

QUALI ERANO LE ABITUDINI PRIMA E DOPO IL PRIMO LOCK DOWN?

bu foto di luke

rrage.com

sicuramente si fanno notare gli shift sulle preferenze a frequentare spazi di spettacolo all’aperto (dal 20% al 34%) e al chiuso (dal’8% al 4%), mentre solo il 2% evidenzia un cambio di abitudini dovuto a ristrettezze economiche, oppure a misure sanitarie troppo complesse/stressanti.

COSA TI PREOCCUPA MAGGIORMENTE COME SPETTATORE NEI PROSSIMI MESI?

In testa alle preoccupazioni un’atmosfera meno positva e il timore di assembramenti e di contagi (oltre il 30% per entrambi); a seguire misure di sicurezza troppo severe/limitanti, lunghe file ai botteghini o ai servizi, ma anche la sensazione che “andrà tutto bene” (25% ciascuna). In coda le preoccupazioni per misure di sicurezza non sufficienti, o per l’obbligo di prenotazione (17 % ciascuna), mentre non desta nessuna preoccupazione l’assenza di punti di ristoro (3%)

QUALI SONO I TIMORI RISPETTO A COSA VEDRAI IN SCENA? In testa il timore per meno spettacoli di compagnie internazionali (46%), oppure assistere a spettacoli dove il contatto fisico tra gli artisti è fortemente penalizzato (43% e 23%). Importante anche il non poter assistere al coinvolgimento del pubblico nello spettacolo (37%) o un minor numero di nuove produzioni (27%)

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QUELLO CHE SEGUE È UNO SPAZIO DEDICATO A TRE FESTIVAL DOVE IL CLOWN REGNA SOVRANO. A LORO ABBIAMO RIVOLTO UNA SERIE DI DOMANDE PER APPREZZARE CONTRIBUTI E CARATTERISTICHE DI OGNUNO.

MILANO CLOWN FESTIVAL 16/18 OTTOBRE 2020 milanoclownfestival.it di Maurizio Accattato direzione artistica

1 Il nuovo clown nasce negli anni ‘70, e

se vogliamo anche prima con Strehler, che fece l’Arlecchino, e Dario Fo che inventò l’arte del mimo con Lecoque. E’ una storia breve rispetto a quella secolare del circo classico e oggi, dopo soli 50 anni, la figura del nuovo clown apre ai giovani sbocchi artistici e professionali. Ma la sua esplosione è dovuta alla ricerca che il clown porta con sé. Il clown rappresenta l’anima delle persone, ti proietta in una dimensione di libertà e verità per distruggere il male, il pensiero negativo, la morte stessa. I giovani vogliono portare felicità e per questo in tutto il mondo ci sono tantissimi giovani clown. Eppure a Dario Fo dicevano: “ma come, un buffone prende il Nobel?”. Oppure, dopo il boom della clownterapia, in molti pensano: “fai il clown? Allora lavori negli ospedali!”. Lo stesso naso rosso, uno dei simboli chiave e controversi per i clown di oggi, rimane un oggetto che libera e ingabbia al tempo stesso. Sono gli effetti di un immaginario collettivo radicato, spesso confuso, che richiederà tempo per liberarsi dai luogh comuni.

2 Al MCF uso delle categorie per gli ar-

tisti che invito. Le “icone internazionali”, artisti e compagnie già affermate, anche giovani, compresi musicisti clown; i “nuovi artisti”, in genere giovani e con idee rivoluzionarie; “noi siamo qui”, artisti che hanno già consolidato un loro clown. Poi ho creato altre categorie come i BIP (bravi in piazza) e le sue sottocategorie, che sono riserve della prima linea, ma al tempo stesso clown di tutto rispetto, che ho intenzione di coinvolgere in pieno quando il MCF riuscirà ad estendersi su tutto il territorio di Milano.

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Negli anni ’90 ho avuto la fortuna di frequentare, anche come artista, la celebre Rassegna Internazionale Clown che si svolgeva a Milano e che ci ha fatto conoscere i più grandi artisti del mondo. Il MCF vuole continuare quel percorso, portando a Milano artisti già affermati, ma non ancora conosciuti in Italia, e fornendo agli esordienti un tranmpolino per la loro carriera. In questi 15 anni sono passati, oltre ai pionieri del genere Dario Fo, Leo Bassi, Jango Edwards, Patch Adams, Pierre Biland, Gardi Hutter, Avner Eisemberg, Johnny Melville e i loro “nipoti” e “pronipoti”, anche centinaia di clown diventati famosi Okidok, Circolation Locale, Le Moldave, Lapso Company, clownesse come Laura Herts, Rosie Volt, Iman Lizarazu, Pina Polar e tanti italiani come Teatro Necessario, I Lucchettino, Brigata Totem, Circo Pacco, L’Abile Teatro, etc.

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Il MCF è stato bloccato a febbraio, il giorno prima del suo inizio, quando era già tutto pronto. Subito dopo abbiamo incontrato realtà under 35 sorte spontaneamente, come le Brigate per l’Emergenza, composte da artisti, operatori sociali, attivisti. Ci siamo uniti a loro con i nostri giovani del Pronto Intervento Clown, andando nei cortili a portare beni di prima necessità, ma anche spettacoli e un approccio clownesco, non senza alcune difficoltà. Dalle periferie, dove abbiamo attivato due laboratori interattivi sul clown per far uscire le persone dalle case, è scaturita l’energia per un’edizione fuori stagione del MCF. Ma le restrizioni sulla mobilità ci hanno permesso, e direi finalmente, di concentrarci sui tanti artisti emergenti italiani, invitando 19 compagnie, con grande presenza femminile come La Compagnia della Settimana Dopo, Gaia Ma, le Clown Angels, Federica Fattori e altre ancora. JUGGLINGMAGAZINE.IT

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Durante la crisi non abbiamo mai fatto lezioni online. La nostra ‘missione’ si è sempre svolta per le strade, dove per coincidenza le storiche tute bianche dei PIC somigliavano a quelle del personale medico. Questa immagine ha girato molto all’estero, e sono venuti anche da “Die Spiegel” ad intervistarci, perchè non esistono i PIC in altre parti del mondo. Un bonus che ha quadruplicato le visualizzazioni dei nostri video e che useremo per far capire che siamo utili e non un accessorio di intrattenimento. Il Festival si è svolto tutto all’aperto, con la sola eccezione di un luogo al chiuso. Siamo stati sostenuti dalle istituzioni, abbiamo rispettato tutte le misure, attivato nuovi luoghi di teatralità. È stato un po’ un ritorno alle origini, quando il teatro era per strada; un esempio utile per altre realtà alla ricerca di sbocchi per le loro rappresentazioni.

6 Quando abbiamo visto anziani e bam-

bini chiusi in casa abbiamo lanciato in estate l’iniziativa “Adotta un Angelo”, visitando le RSA e convincendo la gente a uscire. In strada abbiamo incontrato tanti bambini, per lo più di origine straniera. Ricordo in particolare Susanna una bambina egiziana, nella periferia di Cinisello Balsamo, che mi ha scioccato dicendomi: “Adesso che vi abbiamo incontrato non possiamo tornare più come prima, perchè abbiamo capito che se vogliamo essere felici dobbiamo deciderlo noi, non dobbiamo aspettare che ce lo dicano gli altri”. Ecco il vero significato del teatro di strada oggi.

PROGETTOQUINTAPARETE.IT


1) LA FIGURA DEL CLOWN. IL SUO RUOLO NEL PANORAMA ARTISTICO E NELL’IMMAGINARIO COLLETTIVO? 2) LE DECLINAZIONI DEL CLOWN. QUALI VALORIZZATE NEL VOSTRO FESTIVAL? 3) IL VOSTRO FESTIVAL. QUALE RUOLO SVOLGE ALL’INTERNO DELL’ARTICOLATO MONDO DEL CLOWN?

foto di Massimo Zanconi

CLOWN&CLOWN FESTIVAL 1/4 OTTOBRE 2020, MONTE SAN GIUSTO (MC) clowneclown.org di Gigi Piga

foto di Massimo Zanconi

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Per l’Ente Clown&Clown, l’associazione che ogni anno organizza il Festival, il clown è soprattutto una figura che, nelle sue molteplici sfaccettature, è associata a un ruolo e a un messaggio sociale. Essere un pagliaccio significa saper far sorridere in modo autentico, entrando in empatia con l’altro, e saper far divertire, ossia divergere, volgere altrove la mente, cambiando prospettiva, anche rispetto a situazioni estremamente difficili. Il Clown&Clown Festival è in grado di prendere per mano bambini e adulti e guidarli alla scoperta dell’arte circense e di tante emozioni.

2 Per quanto riguarda la parte artistica,

il programma del Clown&Clown Festival è popolato sia da grandi artisti e compagnie affermate in tutto il mondo (Arturo Brachetti, Leo Bassi, Jango Edwards, David Larible, Chris Lynam, Peter Shub, Leandre Ribera e Derek Scott solo per citarne alcuni), sia da artisti e compagnie emergenti, alle quali viene dedicato ampio spazio attraverso il contest ClownFactor. Per ciò che riguarda la dimensione sociale e formativa, nel corso degli anni il festival ha ospitato le testimonianze di clown-dottori, primi fra tutti i fondatori della clownterapia Patch Adams e Michael Christensen, e clown umanitari che operano in contesti disagiati e di guerra, come Andrea Caschetto, Claun il Pimpa, Sabine Choucair e Guillaume Vermette. Inoltre, il festival è il punto di ritrovo per decine di associazioni di clown-dottori e in particolare per la FNC - Federazione Nazionale Clown-Dottori, che durante il festival organizza corsi, seminari formativi e la sua assemblea annuale.

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Il Clown&Clown Festival nasce nel 2005 a Monte San Giusto da un’idea della Mabò Band, compagnia di clown musicisti, con l’intento di unire le due anime del clown, quella artistica e quella sociale: dal circense all’artista di strada, dal mago al clown musicista, dal clown-dottore al clown umanitario. Va da sé che il Clown&Clown è un festival unico nel suo genere. Ogni anno trasforma un intero paese nella Città del Sorriso: un’opera corale di arredo urbano, con migliaia di addobbi colorati a rendere magica ogni via e ogni piazza. Ma questa trasformazione non si ferma alle apparenze: i valori del Festival motivano organizzatori, volontari, pubblico e artisti, dando vita a una comunità impegnata nel creare qualcosa di bello e di significativo.

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Coerentemente coi suoi valori fondanti, l’Ente Clown&Clown ha deciso di organizzare il Festival anche in questo anno così complicato, per dare un segnale concreto di speranza e di positività e per continuare a offrire un’occasione di lavoro ai professionisti dello spettacolo dal vivo. Il format è stato di conseguenza ripensato in funzione delle normative anti contagio: il programma è stato ridotto, gli spettacoli si sono svolti in un’unica location, si è rinunciato agli addobbi colorati e ai grandi eventi di piazza. Inoltre, tutta la parte formativa (conferenze, workshop, progetto scuole, assemblea annuale FNC) si è svolta online, un canale dove il Clown&Clown Festival è sempre stato molto presente e può e

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contare su di una community molto partecipe e nutrita. Quest’anno più che mai, i social sono stati un mezzo di condivisione privilegiato per raggiungere il pubblico lontano, attraverso estratti video di tutti gli spettacoli e la campagna #piubellidalvivo. Ovviamente i numeri delle presenze e degli eventi dal vivo si sono ridimensionati, ma le soluzioni virtuali adottate hanno permesso all’organizzazione di superare il limite delle presenze fisiche e delle distanze geografiche a cui era vincolato il Festival. Sicuramente alcune delle iniziative adottate verranno ulteriormente sviluppate nelle prossime edizioni, integrando modalità di partecipazione in presenza e online.

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Questa situazione così complessa ha confermato ancora più chiaramente l’importanza artistica e sociale del Clown&Clown Festival, ma ha anche messo in luce le fragilità del settore dello spettacolo dal vivo di cui il Festival è parte. Per questo iniziative come il Cown&Clown Festival meritano di essere sostenute e tutelate in tutta la loro straordinaria bellezza.


4) IL VOSTRO FESTIVAL. COME SI È ADATTATO O EVOLUTO QUEST’ANNO E COME SARÀ IN FUTURO? 5) LA DIMENSIONE ONLINE. COME L’AVETE ADATTATA AL VOSTRO EVENTO? 6) LEZIONI DA APPRENDERE. COSA VI HANNO INSEGNATO QUEST ULTIMI 8 MESI?

TENDENZA CLOWN 17/20 SETTEMBRE, MILANO claps.lombardia.it

di Luisa Cuttini direzione artistica

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Dal nostro punto di vista il clown è una figura artistica focale che sa esprimere con intelligenza, sensibilità, leggerezza, ironia, profondità e poesia l’animo umano. Il Clown ha a disposizione tutta la varietà delle emozioni e dei sentimenti che ci muovono. Nell’immaginario, soprattutto italiano, questa figura è spesso legata a stereotipi ormai superati. Il nostro intento, fin dalla prima edizione di Tendenza Clown, è stato proprio quello di scardinare il modello che a volte sembra obsoleto e di riportare sui nostri palcoscenici quello che noi chiamiamo Clown contemporaneo, i cui esempi alti abbiamo conosciuto all’estero, ma che in Italia sono spesso sotto vesti non riconosciute.

2 Cuore del festival è dunque lo sguar-

do sull’arte del clown, la più antica forma di espressione circense e anche la più contemporanea, che sa evolversi in modo dinamico aderendo ai cambiamenti sociali e culturali. Per questo motivo, Tendenza Clown ha inteso analizzare diverse forme della clownerie e del circo in generale, offrendo al pubblico una proposta ampia e variegata. Gli spettacoli hanno messo a confronto generazioni e stili molto differenti, dai più tradizionali ai più innovativi, dai più acrobatici ai più poetici, dai lavori corali agli assoli. Il Festival ha presentato così un programma alla scoperta del clown oggi, osservato speciale nelle sue evoluzioni storiche, in continua trasformazione tra teatro e circo contemporaneo, sospeso tra la performance solista e l’ensemble musicale, in bilico tra genialità anarchica, poesia surreale e co-

foto Archivio CLAPS micità fisica, erede dei clown cascatori e della slapstick comedy. Filo rosso di questa nuova edizione del festival è stata la musica dal vivo nel circo contemporaneo, con artisti che, pur con stili diversi, posseggono virtuosismo e prodezza propri del clown musicale, giunti da paesi di grande tradizione musicale circense, rappresentata da clown musicali del calibro di Charlie Rivel, Les Fratellini e Grock. Per approfondire il tema è stata organizzata la tavola rotonda “Tutti frutti. Tendenza Clown in musica” a cura di Valeria Campo, in cui con i relatori Raffaele De Ritis, Maria Bonzanigo, Raoul Cremona, Anna Stoll Knecht, Jordi Bertran, Henry Camus, Sebastian Guz, Matteo Galbusera e Riccardo Pinato, hanno analizzato il fenomeno della musica dal vivo nel circo, introducendo temi e chiavi di lettura che vanno al di là della semplice ammirazione per la prodezza acrobatica o musicale e per la drammaturgia dell’audacia.

3 Il Festival Tendenza Clown ha trasfor-

mato la città di Milano in un crocevia internazionale della clownerie e del circo contemporaneo con artisti provenienti da tutto il mondo. Una full immersion con un cartellone dedicato a spettacoli sul clown e sulla sua evoluzione, sulle tendenze più attuali in cui il circo si contamina con danza, performance, teatro, musica e il virtuosismo del singolo numero lascia spazio alla drammaturgia e alla regia.

4 Con la riapertura dei teatri dal 15 giu-

gno il Festival è rientrato nel periodo in cui tutto sembrava procedere verso JUGGLINGMAGAZINE.IT

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una normalità e sia la programmazione che la realizzazione del progetto, totalmente dal vivo, non ha subito fortunatamente nessun annullamento o riduzioni. Certo è stato più complicata l’accoglienza degli artisti che nella maggior parte erano internazionali, così come la sicurezza degli spazi, dei tecnici, degli operatori. Siamo rimasti con il fiato sospeso in attesa dell’esito dell’ultimo tampone. Stiamo immaginando l’appuntamento del 2021 con maggior passione, frutto della soddisfazione avuta durante questa indimenticabile edizione in cui artisti, tecnici, operatori, critici, studiosi e pubblico si sono sentiti ancora più uniti.

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Per quanto riguarda Tendenza Clown non abbiamo utilizzato questa dimensione. Come Circuito invece abbiamo considerato l’online come complementare, impiegandolo in alcune occasioni. In teatro abbiamo adattato alcuni spettacoli per la ripresa video e per l’interazione con il pubblico. È comunque una modalità che non ci appassiona, anche se utile e a volte indispensabile. Il lavoro del team del Circuito CLAPS riguardo gli aspetti progettuali, artistici, comunicativi, amministrativi e gestionali ha utilizzato necessariamente l’online.

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Che cosa rimane dell’emergenza? Molta più convinzione che l’arte e la cultura e il teatro che le esprime sono necessari alla società. Il pubblico ci ha fatto sentire con grande umanità il desiderio di non voler perdere l’esperienza dello spettacolo dal vivo. PROGETTOQUINTAPARETE.IT


circusartsmagazines.net INCAM (International Network of Circus Arts Magazines) riunisce i media project sulle arti circensi attivi nel settore. In questo numero presentiamo la nuova rivista internazionale YANA, esclusivamente dedicata all’arte della giocoleria, in tutte le sue più attuali forme espressive.

yanamgazine.com di Florence Huet direzione editoriale YANA è un magazine d’arte indipendente che raccoglie opere d’arte e saggi creati da giocolieri. Una spessa e pesante pubblicazione di 160 pagine stampata su bellissima carta, che permette alla giocoleria di esistere ed essere vista su una nuova piattaforma. Fotografie, poesie, collage, artigianato e parole che ci invitano a guardare questa forma d’arte da una prospettiva intima, piuttosto che performativa. L’idea di realizzare una pubblicazione è nata a maggio 2019, come regalo di compleanno per un amico che ama le copiose riviste d’arte. Ispirata nel creare qualcosa di simile sulla giocoleria, ho raccolto amici e artisti e il progetto ha preso velocemente vita, diventando molto più grande di come mi aspettassi. Personalmente, in YANA si collegano molti dei miei interessi di lunga data. Ho imparato a conoscere il cinema e la fotografia con mio padre quando avevo dodici anni, mio zio negli anni mi ha riempito gli scaffali di pesanti libri di fotografi e mia nonna era una rilegatrice di libri tradizionale. Questi elementi combinati della mia infanzia mi hanno portato ad apprezzare la bella stampa in generale, dai libri a copertina rigida, alle fanzine e riviste indipendenti. Una rivista è un luogo speciale dove si può essere creativi e totalmente liberi, si può guardare un soggetto da una certa distanza, con un certo distacco. Alcune mie ispirazioni vengono da XXI, Fukt, Nichons-nous dans l’internet, Boys don’t cry di Frank Ocean, o Riposte. Un’altra cosa che ha risuonato mentre creavo questo progetto è stata la rabbia che sento ogni volta che apro un libro di storia della giocoleria e le donne sono un capitolo, oppure il libro è interamente dedicato a donne nella giocoleria. In qualche modo, non siamo mai lì dentro uguali agli altri. Stessa cosa per la mancanza di diversità, o per i giocolieri che non si esibiscono, e le abilità al di fuori di quello che è considerato prezioso attraverso il prisma della

mascolinità. Semplicemente non vedo me stessa o molti dei miei giocolieri preferiti nei libri dedicati alla giocoleria, e non vedo niente che approfondisca il perché io ami la giocoleria. È questo che mi ha dato l’impulso a creare il mio media, qualcosa che non si concentrasse sulla storia, sulle competenze, o sulle performance. Voglio che YANA sia uno spazio sicuro in cui si celebri la giocoleria come forma d’arte e i giocolieri come le persone affascinanti e diverse che sono. Pensare e creare in modalità statica 2D è molto insolito per noi. Trovo interessante avere questo nuovo strumento con cui giocare e creare nuovi vincoli. L’estensione digitale della rivista, attraverso il nostro sito web, ci dà anche ulteriore spazio. Ogni anno selezioneremo un giocoliere e un regista per sostenere la produzione di un film di giocoleria concettuale, come abbiamo fatto con Andreas e Giannis. Cureremo anche playlist, come quella creata da Liza Van Brakel per questo primo numero. Un’altra sezione che mi sta a cuore è Gaze, un’intervista fotografica analogica. Alla prima edizione hanno partecipato dieci giocolieri provenienti da cinque continenti, alcuni dei quali si allenano da due anni, altri da quaranta, dagli hobbisti ai professionali. Hanno risposto a domande come: “qual è il tuo snack da allenamento preferito?” JUGGLINGMAGAZINE.IT

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“com’è il cielo adesso?”, o “chi ama di più la tua giocoleria?”, tutto attraverso le fotografie. Il processo è stato illuminante e il risultato è incredibilmente bello. YANA è un progetto totalmente indipendente e ha preso vita grazie all’aiuto di tutti i suoi fantastici collaboratori. Il primo numero è stato creato online e ha attraversato molti fusi orari. Misaki Fukuda è una pittrice e fotografa che cattura la giocoliera con molta sensibilità. Ho sempre ammirato il suo lavoro e l’ho invitata ad unirsi a me dall’inizio. Abbiamo realizzato il primo numero mano nella mano. Vilma Paasivaara è una scrittrice e redattrice. L’ho invitata ad unirsi alla squadra perché specializzata in magazine indipendenti e per la sua prospettiva fresca, capace di tenerci legati al mondo al di fuori della comunità dei giocolieri. Il titolo, YANA, deriva dalla frase “non sei solo”. Nel mondo di oggi, dove tutto deve essere veloce e digeribile, mettere in discussione le forme prestabilite e creare può far sentire soli. Inoltre, nella comunità dei giocolieri, molti di noi possono fare fatica a sentirsi a casa. Spero che YANA porti calore, ispirazione e una rappresentazione più diversificata. Spero inviti a guardare la giocoleria in modo diverso, sia per noi giocolieri dall’interno, sia per chi non la conosce ancora come forma d’arte. PROGETTOQUINTAPARETE.IT


JUGGLING MAGAZINE 2020>2030 COME ERAVAMO, COME SIAMO, COME SAREMO… INVITO ALLA LETTURA 30 CORNER DI JUGGLING MAGAZINE LUNGO TUTTA LA PENISOLA progettoquintaparete.it/juggling-magazine-2020/ jugglingmagazine.it/juggling-magazine/corner-jm-in-italia/ Questa iniziativa, per la quale chiediamo il supporto di tutti i nostri lettori, è nato con il proposito di creare in Italia 30 corner Juggling Magazine presso strutture con una rilevante frequentazione di pubblico, a cui venga consentito di consultare liberamente la Collezione JM e le uscite recenti. Questi 30 corner saranno per il pubblico, ricercatori, appassionati, i luoghi esclusivi dove poter consultare l’intera collezione, perché non avremo altre copie disponibili per crearne di ulteriori, e di fatto molti numeri di JM sono già completamente esauriti. Sarebbe bello però che strutture che nel tempo hanno conservato le copie ricevute di JM, possano contattarci per essere comunque supportati nell’inaugurare il loro corner JM. Inoltre potremmo riuscire ad allestire, con le copie che ci rimarranno in magazzino, dei mini-corner JM, che offrano una selezione di numeri della rivista e non l’intera collezione. Insomma, ce la metteremo tutta perché questo patrimonio di testimonianze, riflessioni, informazioni, reportage, materiale fotografico, che si è stratificato nel corso di più di venti anni sulle pagine di Juggling Magazine, possa essere scoperto e apprezzato da un pubblico ancora più ampio.

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Per tutti coloro che sosterranno l’iniziativa attraverso il crowdfunding dedicato (piattaforma Produzioni dal Basso, titolo: Juggling Magazine 2020 > 2030), è previsto un ampio paniere di ricompense.

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I TRE INQUILINI di Caio Sorana Non ho mai capito se sia la giocoleria il supereroe ed il disegno il suo alter ego, o il contrario, sicuro é che non si incontrano mai. Vivono in me e non s’incontrano, sono il giorno e la notte, si rincorrono e non s’incontrano. Sono l’uno l’alibi dell’altro, la scusa con cui gioco a lasciare l’uno per diventare l’altro e viceversa. Sicuro ho capito che é importante avere un alibi, una via di fuga seppure immaginaria per muoversi dalle sabbie mobili quando sento di essere nelle sabbie mobili. Sono nate insieme quando avevo quindici anni e di una ho registrato i passaggi mentre imparavo, dell’altra no. Nella giocoleria come nel disegno sento un “horror vacui” che mi porta a riempire ogni angolo. Da un certo punto di vista sono uguali, o perlomeno credo sia lo stesso istinto che mi porta a lanciare clave e a prendere la penna in mano. Da un’altro punto di vista sono uno il contrario dell’altra. La giocoleria esiste solo quando lancio e ci metto una vita per imparare un gesto che dura un secondo. Nel disegno ci metto un secondo per fare un tratto che resta una vita. Viaggio per la giocoleria e mentre viaggio disegno, dopo che disegno troppo ho bisogno di lanciare clave in aria e quando non capisco più quello che faccio sento il bisogno di disegnare anche solo per vedere qualcosa che resta. Della giocoleria mi piace il fatto che sia necessaria la mia presenza quando faccio spettacolo, la mia “creatura” vive quando la eseguo e nello stesso momento se la prende il pubblico. Del disegno mi riposa il

contrario con il suo spazio di calma, costruisco la “creatura” quando voglio e non ho la minima idea di quando un “pubblico” se la guardi. Non ne avevo previsto l’arrivo nella mia vita ma entrambe sono state una rivoluzione e mi hanno dato una prospettiva quando non sapevo neanche quanto fosse importante avere una prospettiva. Sia nella giocoleria che nel disegno parti da un qualcosa di molto piccolo e mettendo insieme gli elementi osservi qualcosa che cresce e che poi segui. Mi pare che sia come costruire lo scalino seguente per poi camminarci sopra e la “creatura” é una scalinata con le sue bellezze e le sue disarmonie, di queste scalinate quelle con una buona struttura prendono forma, le altre vanno nel dimenticatoio delle idee non espresse. Credo che anche nel mio dimenticatoio abbiano due cestini divisi, uno per i disegni non finiti e l’altro per i lanci mai allenati. Ho disegnato soltanto una clava nella mia vita e ora che scrivo mi chiedo perché non ne abbia disegnato altre visto che mi era molto piaciuto. Un giorno ho attaccato dei pennelli nel fondo delle mie clave e messo un grande foglio per terra, ho poi intinto la clave nella vernice e giocato, ho passato tutto il resto del giorno a cercare di smacchiare il muro e me stesso. Da un po’ di tempo c’é un nuovo inquilino nel palazzo che prende il suo spazio e ha già lasciato lo spazzolino in bagno: la scrittura. Gli altri inquilini per ora non dicono niente, sono un po’ infastiditi quando prende troppo tempo, ma sono contenti

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anche di aver trovato un ipotetico ponte che possa metterli in contatto per la prima vera volta. Io li osservo fare conoscenza pian piano e per adesso lascio fare, sembrano i cani quando si incontrano e si annusano. Scrivere queste parole mi fa pensare che s’incontrano adesso per la prima vera volta tutti e tre nello stesso appuntamento: sto SCRIVENDO di un DISEGNO fatto per la GIOCOLERIA. Sicuro é che misuro il tempo in base alle ore che passo facendo ciò che amo e questo disegno mi ha preso molte ore, quasi tutte molto piacevoli. Il primo gioco dell’oca l’ho disegnato in aprile, appena tornato dall’altro mondo, atterrando in una quarantena che sembrava un gioco. Era la prima settimana e mi era sembrata una buona idea, come tante altre caduta nel vuoto. Invece no, o almeno fino a quando, due settimane fa, Valentina di Juggling Magazine me ne ha chiesto uno speciale, che adesso vive dall’altra parte di questo foglio. Chiudo dicendo che ogni attività ha i suoi piaceri unici che non conoscerai mai altrove. Nel disegno c’é un momento dopo il colore che prendo sempre con molta attenzione. Hai avuto l’idea, l’hai scarabocchiata, l’hai messa in bella, cancelli le tracce, metti il colore e poi prendi un momento aspettando che il mondo rimanga fuori. Prendi la penna in mano, chiudi i contorni con un nero bello spesso e vedi che il disegno “nasce”, le macchie di colore emergono dal foglio e posso guardarle per ore. Ecco, questo é un lusso che la giocoleria non regala, poter guardare quello che fai con le mani in mano.

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REGOLAMENTO DEL GIUOCO • Decidete con i dadi chi comincia

• Si lanciano due dadi • •

• •

a turno (salvo alcune caselle speciali) Sposta la pedina in base al numero che é uscito con i dadi Se il gioco é bloccato ognuno arretra di 10 caselle e in quel caso le caselle speciali non valgono Si arriva a 90 con un lancio esatto altrimenti si torna indietro Vince chi arriva a 90.

VERSIONE RENEGADE Stesse regole di sopra ma si aggiunge 1 cicchetto nelle caselle a triangolo rosso. Friulani e veneti sono obbligati a bere un cicchetto preventivo prima di posizionare la pedina sulla casella start (antidoping).

CASELLE OCA_CIRCUS. Sono le caselle con le foto di giocolieri/e forti e dello scemo con i baffi alla 9. Se finisci in una di queste caselle ti muovi in avanti di un numero di caselle pari a quelle di cui ti sei appena spostato. 5-9-14-18-23-27-36-4150-59-64-73-82, quelle con lo sfondo a righe.

CASELLE SPECIALI Esistono caselle speciali. Quelle con i triangoli verdi sono premi, mentre i triangoli rossi sono penalità.

3 Senti finalmente l’opportunità

di fare tutto quello che non hai mai il tempo di fare. Hai una To do List lunga come una pergamena, Duolingo, l’ukulele e il tappetino da Yoga sono carichi a pallettoni. Il tuo raziocinio ti suggerisce che neanche Rambo sarebbe capace di fare la metà delle cose che ti proponi ma tu sei in uno stato anfetaminico e continui a scrivere propositi. Il gioco premia il tuo spirito: VAI FINO ALLA PEDINA CHE TI PRECEDE E LA SUPERI DI UNO (se sei il primo ringrazia di essere il primo e fai pippa.)

6 Hai il vicino Punk e batterista,

suona quando gli pare ed é il capro espiatorio del palazzo. Tu t’infilzi dentro il suo rumore e nessuno sente il casino che fai con le clave. Sia lodato il Punk ancora una volta. Sei fortunato, VAI SUBITO ALLA 10.

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Ti mancano le convention e ti sei fatto il tuo renegade in balcone nell’ora dell’applauso. Adesso stai comodo nell’ambulanza mentre ti portano in pscichiatria con una denuncia in tasca. TORNA ALLA 4.

15 Fai il conto di tutti i contratti

che hai perso in questo 2020 e inizi a pensare che un lavoro “normale” non sia poi tanto male. Vai a prendere una clava e allenati che quando il mondo tornerà normale sarai più forte, IL GIOCO TI RIPORTA SUI TUOI PASSI (TORNA ALLA CASELLA 10).

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Hai aggredito Franco il vicino che ti cantava PAPPARAPPAPPAPAPARA dal balcone mentre ti allenavi. Il gioco ti capisce ma non hai rispettato il distanziamento mentre lo aggredivi. PRENDI UNA MULTA CHE TI BLOCCA TRE TURNI.

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Hai la mascherina più Chernobyl del quartiere, spaventi la gente ma la spingi a stare a casa, ti abbaiano anche i cani. Meriti il mio rispetto e quello del gioco che TI PREMIA CON 21 CASELLE, VAI ALLA 43.

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Ti guardi allo specchio e ormai non sei neanche più bianco, sei traslucido, vivi nel fuso orario di Tokyo e ti nutri del muschio tutto intorno. Tieni fede alla promessa di fumare solo dopo il caffé ma ne bevi trenta al giorno. DORMI E RIPOSATI PER DUE TURNI.

33 La polizia ti multa perché vai in

giro vestito da prete con la valigia dello spettacolo in mano. Provi a spiegare che hanno chiuso i teatri ma tenuto aperte le chiese in questo nostro grande paese e che bisognerà pur lavorare. Ti multano lo stesso, hai tutto il mio rispetto ma sono obbligato a far rispettare le regole. TORNA ALLA 21.

39 Ti rendi conto di aver ascoltato

tutto l’ascoltabile di Barbero e inizi ad incerare la corda guardando la trave che possa reggere meglio il tuo peso. Torna sui tuoi passi che sicuro ti é sfuggito qualcosa. VAI ALLA 30.

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Ti deprimi perché su FB vedi il mondo intorno a te che lavora e fa cose fantastiche malgrado il Covid, ti senti come un cane abbandonato. Dimentichi che FB é una bugia e che siamo tutti cani abbandonati che si vestono da barboncino col pedigree quando c’é da esporsi. SPEGNI QUEL MALEDETTO TELEFONO E TORNA ALLA 32.

44 Ti manca così tanto fare spet-

tacolo che alla fine dell’applauso dal balcone fai l’inchino e ringrazi la platea che immagini davanti a te. Il gioco premia la tua immaginazione, VOLA FINO ALLA 49.

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Nella solitudine della quarantena hai rivalutato attrezzi “meno convenzionali”, guardi il kendama sopra il termosifone e ti dici che forse forse… NO! Lascia perdere e medita su scelte migliori. STAI FERMO FINO A CHE QUALCUNO PASSA DALLA TUA CASELLA.

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Resisti all’impulso di dare fuoco all’ennesimo lenzuolo con l’arcobaleno che vedi. BRAVO!! IL GIOCO PREMIA IL TUO RANCORE REPRESSO E TI REGALA 5 CASELLE.

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Piove, la pioggia in quarantena regala l’illusione che stai a casa per il brutto tempo. È un bel pensiero e ti PREMIO CON UN LANCIO IN PIÙ AL PROSSIMO TURNO (UN DADO).

71 Sei un giocoliere di cappelli,

silenziosi come i ninja e le pattine; ti alleni anche di notte e ridi pensando ai tuoi amici clavettari. GUADAGNI 10 CASELLE.

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Hai postato l’ennesimo video di giocoleria fatto con attrezzi domestici, eviti di chiederti se il mondo di internet abbia bisogno di te e posti l’equilibrio con il flauto delle medie. Il Karma ti maledice e AL PROSSIMO TURNO LANCI UN SOLO DADO.

88 Ti sei fatto mordere da un

leghista e adesso urli cose a caso contro la dittatura sanitaria e la terra tonda, quanto ti manca poter dare addosso ai migranti. Scherzo, non sei stato morso, sei solo uscito troppo presto, grosso errore, non avrai più gioia né amici. TORNA ALLA CASELLA UNO, SI LA UNO.


foto di Ian Grandjean

LA BARQUE ACIDE THE END IS NIGH! labarqueacide.wixsite.com

“VOI - montagne di vetro e fachiri LORO - equilibriste - TU - tacchi, pneumatici aerei e piedi nudi - ufo manuale di sopravvivenza - disco volante - NOI - corpi intrecciati - un filo in discesa - fiori di palloncini - LUI venditore alla fine del mondo - carrelli della spesa sospesi - l’eleganza assicurata - LEI - corpo portante colori neri e vivaci - VOI - tecnologie innovative - lingue non comprese NOI - impermeabili senza pioggia LUI - cose che volano via (ufo, toast, pneumatico, cantante, bidone della spazzatura, altri) e cose che cadono (io spalmo, tu spalmi, lui spalma, noi spalmiamo) - diablo - IO - una spada ingoiata - tostapani intelligenti - persone erranti - TU - trapezista - NOI strobosfera - NOI - tutte le lingue parlate - creature chiamate uomini culo - costumi in pluriball, sacchetti di plastica e spazzatura - corde cantanti - cani senza testa - NOI persone che cercano”.

In nove su un palco, formiamo un gruppo di cinque donne e quattro uomini, indagando specialità circensi tanto diverse quanto le nostre origini originali. Brasile, Inghilterra, Finlandia, Australia, Italia, Spagna, Nuova Caledonia, Francia... ci siamo incontrati in formazione alla scuola francese Le Lido Centre des Arts du Cirque - ora Ésacto’Lido - di Tolosa nel 2016, e poi abbiamo allargato la famiglia con tecnici, collaboratori artistici, responsabili di amministrazione e diffusione, costruttori e creatori luci. Ci esprimiamo attraverso un circo singolare dove ciò che viene vissuto e scambiato è più importante di ciò che sappiamo fare in modo puramente performativo. In questo linguaggio comune, ognuno sa mostrarsi agli altri nei suoi aspetti più intimi, cercando il piacere e la sincerità. In questo spettacolo la scintilla è l’annuncio di un’imminente “apocalisse”. È l’apocalisse del mondo, della società umana e degli stessi esseri umani. È l’apocalisse dei quadri che sono stati creati per permetterci di vivere normalmente. La fine del mondo. Passando attraverso un’atmosfera consumistica, trash, essenziale e attuale, esploriamo l’utilizzo e il riutilizzo di oggetti quotidiani. Una deviazione, un dirottamento. Il circo è un non-circo che si esprime attraverso la sua negazione e la ri-traduzione di quasi tutti gli attrezzi circensi presenti (o non-pre-

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senti). Il metodo, la presenza scenica e la drammaturgia sono impregnati di circo. Dentro un’estetica consumata, dove non esistono più leggi alle quali rispondere, passano carrelli della spesa svuotati dai prodotti di consumo che non fanno altro che riempire un luogo fisico; la trasformazione di questo ambiente occupato da corpi e oggetti erranti, lascia spazio ad un riciclaggio pulito ed elegante. Aiuteremo tutti quelli che avranno bisogno di affrontare la fine del mondo con il nostro manuale di sopravvivenza: “La fine del mondo per i debuttanti. Tutto è fottuto, ma non tutto è perduto.” Vi accompagneremo piacevolmente in un’ora di distopia poetica.

foto di Mathieu Bertrand

di Steph Mouat, Carla Carnerero e Maristella Tesio per La Barque Acide

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foto di Fabbrica CIMG

PUNTATA ZERO OPEN DOORS

28 SETTEMBRE - LA CORTE OSPITALE RUBIERA (RE) fabbricac.it di Valentina Barone

foto di Fabbrica C

Puntata Zero è un format promosso dall’organismo di produzione Cordata F.O.R. e sviluppato dalla compagnia di circo contemporaneo Fabbrica C. È un luogo itinerante di ricerca e insieme un processo condiviso per un numero variabile di artisti, che alla fine della sua corsa si apre al pubblico in una giornata di presentazioni, con lo scopo di far entrare gli spettatori a contatto con una pratica artistica - quella della ricerca - e far capire meglio quanto sia importante la sua presenza nella vita di ogni autore come processo artistico in sé. Puntata Zero mette le sue radici in Emilia Romagna grazie al progetto Corpi e Visioni a cura del Teatro Asioli di Correggio, e per il sesto appuntamento coinvolge il centro di produzione teatrale La Corte Ospitale di Rubiera, entrambi promotori di buone pratiche a sostegno della sperimentazione artistica. Beyond the norms è il titolo di questa edizione a cura di Teresa Noronha Feio, ed è lei il filo rosso di questa avventura, responsabile del coordinamento delle attività e degli ospiti nel loro processo in divenire. In questo terzo anno di attività, gli artisti si sono immersi nell’atmosfera del luogo per due settimane, sviluppando un progetto di ricerca individuale con il tutoraggio del regista e performer Francesco Sgrò, e del drammaturgo e sociologo francese Jean Michel Guy. Dopo una settimana di permanenza nella struttura e a conclusione del percorso, gli artisti sono stati invitati a presentare un estratto della loro esperienza nella giornata Open Doors, e hanno condiviso con il pubblico i ritorni di questo scambio. La giornata di presentazione si è aperta con un momento di accoglienza a cura di Teresa Noronha Feio, in cui il pubblico disposto a cerchio in una sala interna ha seguito anche una piacevole lezione-intervento a cura di Jean-Michel Guy.

Perché fare ricerca è così importante per un’artista? Che cos’è la ricerca, e come si differenzia dalla creazione artistica? Quali sono i tipi di ricerca possibili all’interno delle traiettorie tracciate dal circo contemporaneo, oggi? Per spiegarlo, Jean Michel Guy chiede aiuto al filosofo Gilles Deleuze, e ci ricorda che l’arte - insieme alla scienza e alla filosofia - è una delle tre discipline di accesso alla conoscenza. Se l’arte è dunque una modalità di organizzazione del caos, per gestirlo è imprescindibile sperimentare. Il 90% degli esperimenti fatti però, non diventa un risultato, ed è questo il dato affascinante di qualsiasi ricerca, imbattersi nello sbaglio e lasciarlo libero di essere tale. Nella sua storia, la ricerca applicata al circo contemporaneo si sta evolvendo in ambito accademico, mentre quella degli artisti ha difficoltà ad essere riconosciuta, previa così com’è di un risultato finale assimilabile a uno spettacolo concreto. È per questo motivo che è necessario incentivarla, lasciando uno spazio al vuoto della circolazione libera delle idee. In una ricerca non c’è preparazione alla creazione, per cui dobbiamo fare lo sforzo di vederla e riconoscerne il limite per circoscriverla. Francesco Sgrò ha raccontato come Puntata Zero rappresenti un laboratorio orizzontale a favore della ricerca individuale, e di quanto sia un format capace di accogliere le coordinate essenziali di questo proces-

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so. I tempi lunghi di immersione che la ricerca richiede sono accolti in uno spazio di lavoro adatto a incentivare la condivisione: è in questo ambiente protetto che si possono fare prove di fiducia su sé stessi, imparare a scindere il “fare” dal “valutare quello che si fa”. E la funzione del pubblico, quale potrebbe essere, allora? Forse quella di restituire uno sguardo su questi momenti di libera espressione? “Osservare una ricerca come si guarda un paesaggio”, invita il materiale informativo all’ingresso, e si percepisce una volontà di incontro e scambio alla pari, un’ottica di condivisione delle conoscenze che insieme rilassa e stimola la capacità di saper vedere.

A settembre 2020, Puntata Zero ha visto crescere e svilupparsi le ricerche di: Giorgia Russo, Eva Luna Betelli, Giulia Trafossi, Carla Carnerero e Ilaria Romanini. Hanno presentato un estratto di ricerca a La Corte Ospitale di Rubiera nella giornata Open Doors: Maristella Tesio - Life is plastic, Antonio Tony Panaro - Spazi Ristretti, Simone di Biagio - Rolling Balls, Kate Boschetti - sKate, Enrico Formaggi - Tattile, studio per Zong.


COMPAÑÍA DE CIRCO “EIA” CIRCO UMANO circoeia.com di Fabrizio Giannini

foto di @dieciseisbi

L’anno scorso la Compañía de Circo “eia” ha festeggiato dieci anni di esistenza. Questa creatura stabile e in fluido divenire - che per noi si chiama compagnia - è quella di una famiglia che si allarga, una dimensione aperta a chiunque voglia incontrarsi e scambiare un po’ di sentimenti sull’umano. Negli ultimi dieci anni abbiamo portato i nostri spettacoli in festival e teatri un po’ in tutto il mondo, spingendoci a rimodulare il nostro modo di lavoro e alternando momenti di tournée e di creazione. Cosa che era prevista anche quest’anno, in occasione della nascita del percorso di creazione di NUYE, ma che abbiamo dovuto ridisegnare per cause che tutti conosciamo. Il periodo del lock down era dedicato alla tournée di inTarsi (Premio MAX 2017 in Spagna) e fortunatamente la creazione di NUYE, che debutterà l’anno prossimo, non ne ha risentito troppo. Le condizioni difficili di questo 2020 non hanno

messo in discussione il progetto, né hanno cambiato i suoi principi: crediamo fortemente nel bisogno di un approccio fisico all’arte del circo e non riusciamo a immaginare il nostro lavoro in un altro modo. Tutto quello che stiamo vivendo in questi mesi ha aumentato ancora di più il significato del nostro obiettivo fondamentale, far vedere alla gente come noi viviamo le relazioni umane attraverso il circo, spingendoci ancora di più a restare coerenti con le idee e la volontà di essere chi siamo. Restare fermi per molti mesi ci ha permesso di dedicare più tempo alla ricerca teorica degli argomenti, c’è stato più spazio per riflettere e immaginare i contenuti. La Compañía de Circo “eia” si muove attraverso traiettorie di esplorazione delle relazioni umane da prospettive differenti. Se il riferimento di CAPAS (Premio Città di Barcellona 2011) era la famiglia e le tradizioni, con inTarsi abbiamo portato l’attenzione sul singolo e la dinamica di gruppo.

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Con Espera, invece, indaghiamo il rapporto tra attore/attrice e spettatore. Non avevamo però ancora sperimentato intorno alla relazione a noi più vicina, noi che come membri fondatori della compagnia siamo una coppia di mano a mano. Il fulcro della creazione di NUYE è infatti la coppia. Gli artisti in scena sono sei: due ragazzi, due ragazze, e una coppia formata da un ragazzo e ragazza. Quando ho iniziato a studiare, intorno al 2002, il percorso per arrivare al circuito professionale non era ben tracciato come adesso. Il mio aggancio con il circo è stato il rock acrobatico, insieme al mondo delle convention. Io stesso sono arrivato a frequentare Carampa come artista aereo di tessuti. Poi è successo che dopo un mese, incontrando Armando, abbiamo messo insieme in modo naturale quello che era a noi stessi più congeniale: io volevo lanciare e lui essere lanciato. E da lì sono passati 18 anni di esperienze condivise...Già dall’epoca del Circo de la Sombra (15 anni fa!), io e Armando abbia-

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mo un doppio ruolo, artistico e amministrativo, però questa volta seguiremo il gruppo da dietro le quinte con un ruolo di direzione artistica. In questa nuova fase di crescita, pur avendo la responsabilità di una visione collettiva, porteremo avanti la nostra filosofia: ognuno/a di noi mette in comune la sua prospettiva ed è autore o autrice di quello che va in scena. Il mano a mano si sviluppa anche a seconda della struttura fisica delle persone coinvolte e in NUYE volevamo includere più tipologie possibili. Sono tre i fisici in scena che non si sposano con i concetti classici del mano a mano: tre coppie in cui l’agile e il porteur quasi si confondono. E questo può essere un buon modo per affrontare gli stereotipi. Nel caso di Laia e Ona, che sono iscritte a Codarts, c’è solo un chilo di peso che le separa. Per quanto sia progressista il circo contemporaneo non è ancora facile trovare una coppia femminile che esplori il mano a mano. Nel loro caso è ancora più singolare, perché lo fanno a partire dal-

l’acrobatica a terra dei giochi icariani. La loro femminilità mi ricorda la parola “empowerment” perché potenzia la visibilità di quello che è evidente, due donne che fanno un qualcosa di poco conosciuto e praticato dalle donne. Luca e Abby hanno iniziato a lavorare alla Flic Scuola di Circo e poi hanno frequentato l’Académie Fratellini. La loro ricerca verso le transizioni piuttosto che sulle figure tecniche li spinge a non cadere nel classico stereotipo di movimento acrobatico tra uomo e donna. Maiol, che è l’agile, è più alto di Francesco, il suo porteur, e questa loro caratteristica li ha portati a trovare soluzioni particolari. Loro due, come Luca e Abby, sono stati anche nostri alunni alla Flic. Nel tempo si è instaurato in modo naturale un rapporto di conoscenza significativo che da studenti li ha fatti diventare parte della compagnia. Nella scelta dell’equipe artistica siamo un po’ speciali, creiamo in base alle persone con le quali vogliamo lavorare, con cui c’è affinità e intesa già prima dell’inizio di un

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percorso lavorativo. La disciplina del mano a mano è il rapporto tra due corpi, una relazione che genera un contatto intuitivo, intimo e viscerale basato sulla fiducia. Non è quindi necessariamente sentimentale, ma rappresenta un legame profondo, significativo e dai tempi lunghi. Ci sono infiniti modi di intendere una coppia, e sono tanti i tipi di relazione di coppia che esistono al mondo e che ci condizionano proprio perché si fondano su questo tipo di rapporto. Ci interessava capire meglio quale fosse la scintilla alla base della magia che spinge due persone a scegliersi in un rapporto così particolare. Indagare quali sono le motivazioni che portano a scegliersi come specchio l’uno/a dell’altro/a e quali sono le forze che le tengono insieme per un periodo lungo e significativo. Come si gestisce, nel tempo, la cura dedicata alla relazione, senza perdere il confine della propria individualità, ma alimentando questa entità che nasce dall’unione di due personalità, NUYE.


VERA MOR / ATELIER 12 www.veramor.it

di Vera Mormino Come artista di circo contemporaneo mi sono specializzata in discipline aeree, e negli ultimi 8 anni prevalentemente su corda liscia. Ma ho fatto anche tante altre cose: insegnante di circo e di feldenkrais, organizzatrice, mediatrice, “regard extérieur” di eventi/progetti artistici. Non ho mai concepito il circo come una forma di intrattenimento, ma mi ha sempre interessato la specificità e la potenza del suo linguaggio; la sua capacità intrinseca di parlare per metafore e opposizioni, arrivare diretto e profondo nella pancia di chi guarda. Il circo è metafora per eccellenza del contrasto fra tensioni opposte archetipiche dell’umanità: la verticalità, la spinta costante all’elevazione e al superamento dei confini e al tempo stesso l’impossibilità di sfuggire alla gravità, alla caduta, al fallimento, ineluttabile condizione di fragilità umana. Ci può parlare di divino attraverso la gravità, di fragilità attraverso la forza, di leggerezza attraverso il peso, di impossibilità attraverso il possibile, di follia attraverso la disciplina, di collettività attraverso l’individualità. Ci apre possibilità straordinarie sull’ordinario. Il giocare costante fra equilibrio e disequilibrio, il suo carattere tragicomico ritraggono l’universalità della condizione

umana, nel paradosso della totale straordinarietà del corpo. Da sempre ricerco come tradurmi attraverso il mio attrezzo, le possibilità che offre il corpo, nelle sue molteplici possibilità di parlare e di dare voce alle mie visioni, sensazioni. Ho creato i miei spettacoli, e la questione ha iniziato a complicarsi ed ampliarsi: oltre la ricerca di un mio linguaggio specifico sull’attrezzo, ha iniziato sempre di più ad interessarmi la drammaturgia. Come mettere la mia ricerca sul mio attrezzo al servizio di un progetto più ampio in cui voglio dire qualcosa al mio pubblico. Tante domande sono divenute più forti e chiare in seguito ai 2 anni di creazione sul mio spettacolo Habits, un solo di 40 minuti fra terra e corda. Più andavo avanti nel processo più mi si ponevano nuovi interrogativi; e così terminato quel periodo ho deciso di formarmi in drammaturgia di circo alla CNAC, in Francia e immediatamente dopo, ad aprile 2018, ho anche iniziato a lavorare come ricercatrice e mediatrice artistica per “Manifesta”, biennale nomade di creazione contemporanea. Per la sua ultima edizione a Marsiglia ho curato lo scorso ottobre un progetto di circo; nella mia prima esperienza come mediatrice e ricercatrice i linguaggi artistici che studiavo e mediavo, e gli artisti che ho se-

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guito, non erano artisti di circo. Si andava dalla scrittura (come il collettivo WuMing), alla video arte, a performance, installazioni, fotografia… confrontarmi con tanti diversi medium e linguaggi artistici così diversi fra loro si è agganciato con la mia formazione drammaturgica, ampliando i miei punti di vista sulle dinamiche di sovrapposizione e intersezione di linguaggi artistici differenti. Aver potuto negli ultimi anni seguire dei progetti artistici di circo da “regard exteriéur”, provando ad accompagnare e articolare le intenzioni del progetto in questione, mi ha divertito e stimolato moltissimo. Ogni persona è un mondo nel mondo, e mi piace pensare al mio ruolo come qualcosa che aiuti a sintonizzare il mondo specifico dell’artista col mondo esterno. Come rendere leggibile un’intenzione attraverso un linguaggio artistico è stata la domanda che più mi ha affa-

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È anche per questo che ho deciso di aprire nel marzo di quest’anno, dopo 14 anni di nomadismo, un luogo di creazione, ricerca e studio in tal senso; che possa ospitare residenze artistiche, per vivere a 360 gradi questo spazio nel cuore del mediterraneo, in questo crocevia di diversità e contrasti che è Palermo, la mia città natale. Nasceva così ATELIER 12, un piccolo nido di pace, verde e luce dedicato a progetti di studio e creazione di artisti singoli/compagnie formate da piccoli numeri nel quale, con tutte le difficoltà di questi mesi, abbiamo già ospitato 4 residenze di circo e 3 di danza. In tutto questo sono anche riuscita ad accompagnare una compagnia in Francia ad ottobre, e a fare una breve residenza e spettacolo ad Archaos, in condizione di coprifuoco e semi lock-down. La cosa più forte e chiara che ho imparato in questi 8 mesi è stata guardare a

sfrenata che oggi è lampante non sia sostenibile. Come illustra Kuba Szreder nel suo disarmante articolo.

questo momento come lo specchio di una situazione a cui per anni ci siamo piegati, anche noi, categoria di lavoratori dello spettacolo e della cultura, accettando di lavorare spesso in condizioni assurde; accettare di essere considerati un bene accessorio e non un bene primario. Ho imparato che sperare di diventare “imprenditori di noi stessi” è stato un abbaglio, relegandoci a vittime di un sistema in cui per anni abbiamo sguazzato in un’illusione di libertà fondata sul privilegio, tutto occidentale, di un benessere e mobilità

alla ricerca di nuove opportunità. Si immaginavano come produttori indipendenti, senza radici come la classe capitalista che copiavano, forte di un accesso privilegiato a infrastrutture, beni e tecnologie, prodotto e mantenuto dal lavoro ancora più precario degli altri. Questa illusione è sconvolgente” (“Independence Always Proceeds from Interdependence: A Reflection on the Conditions of the Artistic Precariat and the Art Institution in Times of Covid-19”, Kuba Szreder, internationaleonline.org 2/4/2020)

” (..)la crisi scopre le contraddizioni stesse inerenti all’economia politica dell’arte contemporanea; è una lezione di coscienza di classe per il precariato artistico. Covid-19 è un catalizzatore che rivela i fondamenti fragili della preziosa autonomia e della mobilità sfrenata. (…) I liberi professionisti artistici del nord-ovest globale, in accordo con la loro educazione prevalentemente di classe media, alimentarono un’illusione ideologica di una società senza classe e meritocrazia. Aspiravano a diventare l’1%, o almeno a diventare come l’1%. Anche se non erano così ricchi come gli ultra ricchi, si muovevano con compagnie aeree low cost, piuttosto che con jet privati, e vagavano per il mondo

scinato in questi anni. Sono profondamente convinta che ricerca e creazione non siano sinonimi; si può cercare senza dover neces-

sariamente creare, cosi come si può creare anche senza fare ricerca. Dall’altro lato però l’uno è il motore e il nutrimento dell’altro; e intendo il mio lavoro come un rimbalzare continuo dall’uno all’altro.

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PROFILI DELLA GIOCOLERIA profilidellagiocoleria.com

di Caio Sorana

foto di Silvia Dee

A Novembre 2020, leggo nella chat GIOCO CLAVA che nei buoni propositi di Shay per la quarantena c’è quello di scrivere un libro. Io, che nel frattempo stavo bevendo un bicchiere di vino in balcone, gli scrivo in privato dicendogli che trovo sia una buona idea e che penso un tipo come lui dovrebbe proprio scrivere un libro. Mentre faccio una lista delle ragioni per rispondergli sul perché lo penso, lui mi manda alcune storie sul circo e ci diciamo che sarebbe anche bello raccogliere qualche storia di giocoleria. FACCIAMOLO! Mi dice, con quel suo pragmatismo che ho imparato a conoscere. Facciamolo! Gli rispondo io, con un pragmatismo a me sconosciuto. Nell’infinito tempo libero che ci regala la mancanza di spettacoli pensiamo a dei profili il più possibile diversi in base alle esperienze, all’età e scriviamo un po’ “bulimicamente” una serie di domande, contattiamo la gente e iniziamo.

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Sono passate quarantotto ore da quel bicchiere di vino in balcone e io sono già a comprare un quaderno vuoto su cui scrivo nomi diversi e mentre li scrivo mi chiedo se uno conosca l’altro, mentre Shay mi ha già inviato le domande e riceviamo le prime risposte da Willy Colombaioni, prima ancora che io scriva il suo nome sul quaderno. Abbiamo pensato ai messaggi vocali perché lasciano un tempo di riflessione più lungo di un’intervista dal vivo con i suoi tempi di domanda e risposta, ma allo stesso tempo mantengono quella spontaneità di quando si parla e che si perde quando scriviamo le risposte. Ci troviamo di fronte ad una cascata di risposte e mi rendo conto che la mia ragazza si sta appassionando più di me alle storie che ascoltiamo all’ora di cena. Conosciamo persone che credevamo di conoscere in modo nuovo. Mi rendo conto ancora una volta che vedi la diversità nelle persone quando le metti a fare una stessa cosa. Di fronte alla prima domanda: “Chi sei?” E’ appassionante pensare a come ognuno identifichi se stesso in ruoli, posti, età e passioni diverse. Tra le persone che decidiamo di intervistare abbiamo scelto Antonio Bucci, uno dei primi giocolieri non di famiglia circense del panorama italiano. Prima questione, come riscriviamo la mole di parole che riceviamo? Ci poniamo il problema e ne cerchiamo le soluzioni. Siamo dei treni che non si fermano e mentre ci rispondono, uno trascrive, l’altro corregge e mette in forma e poi ancora l’altro corregge a sua volta. Rido perché a me é capitato di trascrivere quelli che parlano poco e a Shay quelli che parlano tanto. Ascoltando, scrivendo e pensando mi rendo conto che i racconti che ascolto si scontrano con i ricordi che ho di

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quella persona, dei posti e dei momenti di cui quella persona parla. Mi rendo conto che i miei ricordi sono in realtà impressioni partorite dalla mia prospettiva, e soprattutto dalla prospettiva della mia ignoranza, che si sono trasformate in ricordo. Questo progetto mi sta piacendo davvero. Ascoltando, scrivendo e pensando, capita che in certi racconti l’uno sia nei racconti dell’altro, ma anche di capire che le stesse storie parlino di mondi diversi. Seconda questione, come lo intervisti Bucci che abita come un eremita in Svizzera? Shay propone “troviamo il numero di Bucci” e con il suo ormai “solito” pragmatismo, in meno di un’ora abbiamo il numero di casa di Bucci. Chiamo Bucci e capisco che sarà particolare intervistarlo perchè dopo trenta secondi di “pronto, ciao vorremmo intervistarti” lui è già partito in quinta con le risposte e ci diamo appuntamento al lunedì dopo per l’intervista. Il nostro consulente tecnico si chiama Immaginazione e capiamo che intervisteremo Bucci con io che parlo con lui e Shay che registra dalle casse del computer. Allo stesso tempo Shay mi scrive in

chat privata per dirigere me che sto provando a dirigere Bucci che è un fiume in piena. Ci spiega che non ha risposto prima perché stava togliendo le foglie in giardino e che “Beh sai, l’inverno in Svizzera è molto lungo”. Ci diciamo che “sarebbe bello pubblicarle”. In un libro “fa un po’ vintage”. Un sito? “fa un po’ vintage pure un sito”. Un blog? Un blog! Il blog fa schifo, facciamo un sito? Bella idea, il sito! [ridiamo] e concordiamo che sarebbe bello farne un libro. Acquistiamo il dominio che all’indomani usciamo con la prima intervista di Bucci (“sì

lo abbiamo intervistato alla fine”, “sì ma come lo avete intervistato ‘a Bucci?” “Te lo spiego dopo come abbiamo intervistato ‘a Bucci”). Facciamo il sito e come tutte le nuove cose cerchiamo di stare molto attenti, ci diamo un nome sobrio: “profili della giocoleria”, registrando il dominio sto attentissimo a scriverlo bene per non avere un sito che si chiami “ForPili della giocoleria”, come già accaduto in passato. Facendo il sito ci domandiamo in maniera più formale il perché lo stiamo facendo, per poterlo poi dire ai “nostri” lettori. Rischiamo di cadere nel tranello di cercare parole complesse per esprimere un’idea semplice. Lo facciamo perché amiamo la giocoleria e perché amiamo le storie e i ricordi della gente. Ci piace il circo perché é un mondo ai confini tra il reale e la fantasia ed è fatto di gente che vive, viaggia e costruisce castelli in aria che però diventano veri. Ci piace sapere che vita fanno quei giocolieri di trent’anni fa per poterlo immaginare e vogliamo sapere cosa c’é dentro la testa di qualcuno che hai la presunzione di conoscere perché condividi con lui/lei la passione che ha cambiato la vita ad entrambi. Vogliamo sapere se altri come noi tirano le clave sul muro quando non funziona niente e in che modo le tirano. Vogliamo sapere come quella persona, di cui magari apprezziamo i successi, si sia trovata in dubbio proprio come noi. Vogliamo sapere quando e in che maniera sono stati emozionati in scena in un determinato momento. E quanto brutto era il pubblico di quella volta in cui è andato tutto male e proprio come te ha pensato di lasciare tutto ma poi non lo ha fatto. È bello scoprire che tutti siamo stati dei ragazzini sognatori e che in un modo o nell’altro abbiamo fatto del lanciare oggetti una vita o un pezzo di vita. Conoscere i dubbi e le risposte degli altri mette i tuoi dubbi e le tue risposte in prospettiva. Capita quando si legge un libro di trovare una frase capace di esprimere un qualcosa che viveva in noi ma che ignoravamo perché non avevamo le parole per riconoscerlo e quindi esprimerlo. Poi capita che le leggi e riconoscere che lo pensi anche tu diventa ovvio e “liberatorio”. Vogliamo sapere cosa, giocolieri e giocoliere, pensino, per poter pensare a nostra volta. E abbiamo l’attraente pretesa che se interessa noi possa interessare tutti, perciò lo condividiamo.

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BORSA TRAMPOLINO 2020

associazionecircocontemporaneo.it di Valentina Barone In questo 2020 anomalo, alcuni imprevisti possono trasformarsi in interessanti opportunità. È il caso di Trampolino, il progetto promosso dall’Associazione Circo Contemporaneo Italia - A.C.C.I. con il sostegno del MiBACT, per dare risalto alle nuove creazioni di circo contemporaneo. Nato nel 2018 come una vetrina di spettacoli per mostrare e valorizzare l’autorialità e la varietà del linguaggio circense italiano e contribuire alla sua diffusione sul territorio nazionale, ha registrato una prima edizione all’interno del festival Sul Filo del Circo di Grugliasco (TO), e una seconda all’interno del festival Tutti Matti per Colorno (PR). Trampolino è stato creato con l’intento di potersi ripetere ogni anno coinvolgendo una città e contesto circense differente. Quest’anno sarebbe stato il festival Artisti in Piazza a Pennabilli a ospitare la due giorni di spettacoli il 13 e 14 giugno, ma la crisi sanitaria ne ha impedito la realizzazione. Con la volontà di non perdere la continuità delle attività previste, A.C.C.I. ha deciso di riformulare il progetto orientandosi verso una forma di sostegno al processo creativo. È stato così possibile offrire un supporto alla produzione di nuovi lavori per questo 2020, mentre la vetrina di spettacoli è stata spostata al prossimo anno. La nuova call Borsa Trampolino 2020 è stata indirizzata a compagnie italiane professioniste attive nell’ambito del circo contemporaneo, senza vincoli di età dei componenti. Sono state previste 3 borse di studio da 2.000 euro l’una per progetti di ricerca, innovazione e sperimentazione, collegati a una produzione in corso, riferiti al circo contemporaneo in tutte le sue declinazioni, puntando a premiare elaborati artisticamente organici, originali e innovativi. Le selezioni si sono chiuse il 4 ottobre e hanno visto la partecipazione di 25 compagnie, contro le 15 del 2019 e le 8 del 2018, registrando un incremento quantitativo notevole rispetto alle annualità precedenti. È un dato significativo per l’Italia, che rileva la presenza di artisti italiani con la volontà di dare forma alle loro attività di ricerca attraverso dispositivi di supporto alla produzione sul territorio nazionale. È emerso un vasto panorama di compagnie, differenti per provenienza geografica, età, discipline, che hanno presentato progetti eterogenei, dalle creazioni corali alle ricerche individuali. La valutazione delle candidature è stata interamente a cura dei soci fondatori di A.C.C.I. e la selezione ha seguito due parametri principali, la qualità artistica del progetto e la sua originalità. Dopo un attento e scrupoloso esame, la commissione ha decretato 3 vincitori, Andrea Montevecchi con il progetto Antifonìa, Ilaria Romanini con il progetto Animus Anima e Chiara Capparelli con il progetto Alem-Corpo. Tre processi di creazione diversi ma con in comune più di una prospettiva di senso, un’essenza individuale e una base di ricerca intima e personale. Il rilievo qualitativo delle proposte artistiche ha spinto A.C.C.I. a sottolineare l’apertura di un dialogo con i partecipanti e la disponibilità dei suoi membri che offrono residenze creative ad ospitare candidati che non siano risultati vincitori del premio. Siamo andati a conoscere più da vicino i vincitori del premio e i loro progetti, per capire meglio cosa rappresenta Trampolino dal loro punto di vista e come pensano di sviluppare il proprio percorso artistico in futuro.

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foto di Stefano Scheda foto di Alain Richard foto di Marta Marques

ANTIFONÌA di Andrea Montevecchi

Antifonìa è il mio progetto personale sul clown contemporaneo. È ancora un work in progress e nasce dalla mia necessità di creare uno spettacolo solista, come conseguenza di un mio bisogno primario, attingendo al mio gusto personale. Ho deciso di partecipare a Trampolino per lavorare sul progetto. Uso spesso la parola “clown contemporaneo” per sottolineare la differenza tra ieri e oggi. Il clown contemporaneo non è necessariamente per un target di bambini, anzi, accarezza il dramma e si coinvolge a 360 gradi con l’ambiente in cui si trova, in modo inaspettato, surreale e rocambolesco.Non ambisco alla risata immediata e “facile” ma

tendo a raggiungere le emozioni del pubblico in modo indiretto. Ciò che ritengo fondamentale per una risata “consapevole” è far si che chi ti guarda possa immedesimarsi completamente in te, che possa sentire ciò che senti tu, imbarazzo gioia che sia, così facendo non sarà una risata di me ma con me, sarà una nostra risata. Sono diplomato al Conservatorio in flauto traverso, per anni ho lavorato come artista di strada, ho suonato e mi sono esibito in varie tournée con il Circo Paniko. Non ho una disciplina circense particolare ma ciò che mi ha sempre spinto ed accomunato al circo è il lavoro sul corpo, dalla danza all’acrobatica e al movimento estetico in generale.

ANIMUS ANIMA di Ilaria Romanini

iaia-romanini.com Vivo in Francia da quando ho terminato la Scuola di circo Flic e ho iniziato l’Académie Fratellini, in cui mi sono diplomata un anno fa. Mi chiedo spesso quale potrebbe essere il mio contributo per far crescere il circo contemporaneo nel mio paese di provenienza e Trampolino per me rappresenta un mezzo per riavvicinarmi alla situazione italiana, farmi conoscere dagli operatori del settore, re-immettermi in contatto con un circuito che non ho ancora esplorato. Sento molto forte la necessità di poter far vedere dal vivo il circo contemporaneo in Italia, per avvicinare le persone allo spettacolo dal vivo e spiegargli che il talento non è solo quello che vedono in tivù. Vorrei che la Francia fosse un’ispirazione per come si comporta il pubblico, che va a vedere spettacoli di circo contemporaneo in modo abituale, grazie al fatto che lo Stato sostiene

ALÉM-CORPO di Chiara Capparelli

Vivo in Portogallo, dove frequento la scuola professionale INAC - Instituto Nacional de Artes do Circo. Ho deciso di partecipare a Trampolino perché alla fine del mio biennio ho avuto accesso ad un terzo anno di scuola dedicato all’elaborazione di un progetto personale. Dopo il diploma ero alla ricerca di sostegni per proseguire nella scrittura e all’elaborazione della scenografia. Mi piacerebbe che AlémCorpo diventasse uno spettacolo vero e proprio, portarlo in scena in Portogallo e soprattutto in Italia, il mio paese di origine. Ho deciso di parlare di questo tema, l’uscita dal corpo fisico, perché non se ne sente parlare molto. Invece in Italia, a Padova,

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in modo significativo la cultura e incoraggia le persone ad andare a teatro anche per vedere spettacoli di circo. Animus Anima è un solo di circo che sto iniziando a sviluppare anche grazie alla mia co-abitazione a La Cascade, Polo Nazionale di Circo in Francia. Le discipline in gioco sono il palo cinese e la disco dance. L’Animus è la componente maschile presente nella donna e l’Anima quella femminile nell’uomo. Attraverso il mio spettacolo vorrei mettere in evidenza la co-esistenza di queste due polarità all’interno di uno stesso essere, perché se riuscissimo a mettere in armonia il femminile con il maschile, in ognuno di noi, potremmo infine avere qualità più interessanti o versatili. Per esempio l’obbiettività, legata più ad una visione maschile, potrebbe diventare meno fredda e più relazionale grazie alla dimensione più ricettiva femminile. Esploro questi aspetti servendomi di una buona dose di autocritica e ironia. esiste persino una sede di un istituto internazionale - l’Istituto Monroe - che studia il fenomeno e tiene dei laboratori per incentivarne lo sviluppo cosciente. Io stessa sono soggetta a questa esperienza involontaria, che avviene in modo spontaneo e attraverso due modalità: quando inizio a sentire il corpo infinitamente piccolo rispetto al letto su cui sono sdraiata - che improvvisamente sento gigante - oppure attraverso una vibrazione interna, da cui inizialmente sono paralizzata, ma che poi si rivela essere la mia coscienza che vaga per la stanza mentre vedo il mio corpo disteso sul letto. Attraverso questo processo ho iniziato a percepire il mio corpo non solo come un insieme di limiti, ma anche come uno strumento che mi permette di esserne priva. Além-Corpo è una storia semplice per un tema complesso.


DU FIL À LA SLACKLINE foto di Giulia Schiavone

www.cnac.fr

Il CNAC ha negli anni abituato a iniziative editoriali di grande rilievo e questa opera, realizzata in collaborazione con IciMa e CARP, è una ulteriore conferma del ruolo centrale che questo istituto gioca nello sviluppo del panorama circense internazionale. Frutto di un lungo lavoro di ricerca il libro, partito da una tesi di Lionel Chavaroche sugli universi paralleli dell’equilibrismo nel circo e della pratica dello slacklining, e passando per una interessante serie di incontri e conferenze sul tema dell’equilibrismo, si è via via arricchito di contributi provenienti da ricercatori di diversi settori (arti dello spettacolo, STAPS, storia, etnologia, letteratura, pedagogia, arti visive e architettura) in una prospettiva transdisciplinare e sotto l’attenta direzione di Bernard Andrieu, KarineSaroh et Cyril Thomas. La pubblicazione di “Du fil à la slackline” segna un passo importante nella ricerca sulle arti circensi e sportive legate alla disciplina del filo (funambolismo, slackline, filo teso). Nelle sue rigo-

divagazioni a cura di A.S.

rubrica ad alto tasso circense

gliose 560 pagine, dense di 18 saggi, 36 testimonianze di artisti dell’equilibrismo, una ricca bibliografia e un corredo iconografico di rara bellezza, si respira l’atmosfera delle “grandi altezze”. Un mondo, quello dell’equilibrismo, che affonda le sue radici nella storia secolare del circo e che in questi ultimi decenni ha incontrato pratiche, pubblico e ambiti diversi, nutrendo un immaginario collettivo da sempre affascinato da questa sfida infinita dell’uomo alle leggi della gravità. Al suo interno troviamo anche il contributo della giovane ricercatrice italiana dell’università di MilanoBicocca, Giulia Schiavone: “Il libro è una gioia per gli occhi, ha una qualità e una bellezza estetica che raramente trovo nei testi accademici. Inoltre nelle fasi di lavorazione dei saggi c’è stato uno scambio molto fertile a livello umano, scientifico e culturale. La dimensione dell’equilibrio è attraversata nell’opera da tanti sguardi, con bagagli esperienziali diversi, anche in termini generazionali, dai giovanissimi a chi è nel campo da trenta anni. Nello specifico all’interno del libro ho portato un contributo in ambito educativo e formativo, con uno sguardo pedagogico che attraversa la disciplina del funambolismo, giungendo a individuare alcune parole maestre sintesi dell’incontro tra la dimensione teoretica e la dimensione pratica di esperienza sul campo. Tali dimensioni sono da intendersi come possibili indicazioni metodologiche e operative utili quando ci si trova sulla scena educativa e formativa”. Nella seconda parte della pubblicazione, trentasei interviste inedite ad artisti offrono una vivace panoramica della varietà contemporanea di pratiche e approcci all’equilibrio sul filo e consentono, nei loro punti di convergenza e nelle loro singolarità, di individuare riflessioni sulle pratiche contemporanee del filo, sulle sue ricorsività e innovazioni.

“Come incisa da provetta mano d’artista la graziosa figurina, tenera e priva di ossa, nuota come un mollusco! Tutto è arto, tutto è giuntura, e tutto è armonioso, tutto è a regola d’arte e mosso da volere spontaneo. JUGGLINGMAGAZINE.IT

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OLTRE LA BARRIERA raoulgomiero.com di Raoul Gomiero

GENESI

Nel 2006, complice un’esperienza personale che si era appena conclusa, cominciai a scrivere un romanzo ambientato dietro le quinte di un Circo in tour. Scrissi i primi sette capitoli e il capitolo finale, per poi riprendere gli spettacoli in giro per il mondo, con il romanzo che rimase un sogno nel cassetto tra le cartelle di un hard disk esterno. A inizio marzo 2020 ho contratto il virus più nominato nell’ultimo anno ed è stato un periodo difficile sotto tanti punti di vista. Un giorno, in cui i sintomi peggioravano e sembravano non lasciarmi tregua, mi son chiesto: “Cosa rischio di lasciare incompiuto?”.

Mi è subito venuto in mente il romanzo e la scrittura, che mi ha sempre appassionato. Mi sono ripromesso che l’avrei ripreso appena fossero tornate le forze per alzarmi dal letto. Avere ancora quell’hard disk di tredici anni prima e la cartella “Libro Circo Incipit” intatta è stato il miglior regalo che potessi farmi. I primi sette capitoli sono rimasti identici, quello finale a disposizione per eventuali ritocchi, e mi sono immerso nella scrittura quotidiana. Video, tutorial, articoli su suggerimenti di scrittura hanno riempito le pause tra un capitolo e un altro. Una media di 5-6 ore al giorno mi ha portato a metà maggio con 24 capitoli totali, con le pagine dall’8° al 23° scritte in quarantena. Quindi è iniziato il lungo processo di rilettura e correzioni, grammaticali e narrative. Sono state necessarie dodici revisioni, ne avevo previste tre, prima di andare in stampa con la prima edizione a metà luglio.

IL SOGGETTO

È la storia di due amici, due artisti di strada che hanno il sogno di esibirsi al Circo e tentano in tutti i modi di entrarci. La caparbietà, l’incoscienza,

le loro facce toste e un pizzico di fortuna gli danno una possibilità che non si lasciano scappare. Comincia un tour sotto il tendone: una vita di viaggi in carovana, spettacoli a ripetizione e incontri che lasciano il segno. C’è tanta quotidianità tra amicizie, momenti difficili, amori che nascono e finiscono. Tutto quello che rimane nascosto agli occhi del pubblico proprio perché si svolge dietro le quinte: oltre la barriera, come viene chiamato il backstage nel Circo tradizionale. Il romanzo è leggero, d’intrattenimento come gli spettacoli sotto tendone, ma allo stesso tempo affronta temi importanti, lasciando al lettore la propria chiave di lettura.

A CHI È DEDICATO

È dedicato al Circo, in tutto il romanzo scritto con la C maiuscola come per i nomi di persona o luoghi geografici. A chi ama il Circo, a chi ne è incuriosito e vorrebbe sapere di più sulla vita dei circensi, sempre in viaggio. È la storia, 80% di fedeltà e 20% di licenza narrativa, dell’esperienza con Davide Demasi (Mister David) quando con il duo Los Fabulosos entrammo nel Circo Embell Riva dei Bellucci trovando una famiglia di amici con cui condividere il sogno di una vita. Un breve periodo, tra il 2004 e il 2005, raccontato in 200 pagine di romanzo circense.

Ho conosciuto uomini e bestie, uccelli e pesci, strani rettili, meraviglia del macrocosmo; eppure osservo stupito te, Bettina, amabile prodigio, che sei tutto questo insieme e per di più un angelo”.

J.W. Goethe Venetianische Epigramme, 1790 35JUGGLINGMAGAZIN3

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Lillian Leitzel


IL CIRCO SOCIALE AI TEMPI DEL COVID altrocirco.it

di Maria Teresa Cesaroni e Ilaria Bessone La pandemia e il prolungarsi dei suoi effetti e delle misure necessarie a contenere l’emergenza sanitaria mettono fortemente in crisi il nostro lavoro di operatori e operatrici di circo sociale. Alcune domande difficili cominciano a pretendere risposte urgenti, riconfigurazioni, cambiamenti. Da un lato, le modalità di svolgimento dei progetti, costruite negli anni attraverso il lavoro con il corpo, il contatto fisico, il movimento, il gruppo, la presenza, la comunità, ma anche gli spettacoli, l’aprirsi al quartiere, sono state stravolte o totalmente impedite. Parallelamente sentiamo forte l’urgenza di proseguire la nostra azione educativa, soprattutto in quelle aree e contesti dove il circo sociale, integrato nella rete comunitaria, svolge un grande ruolo di supporto e crescita per i/le beneficiar*. In questi contesti occorre muoversi velocemente, correndo consapevolmente il rischio di sbagliare e di dover “riaggiustare il tiro”, ripensando i modi di coltivare relazioni, talvolta il modo stesso di concepirle. E allora eccoci a prendere dimestichezza con nuove forme di comunicazione, proporre lezioni su zoom, registrare video, sedersi al computer invece di entrare in sala o in teatro. Mettiamo in campo competenze che non ci appartengono, tecnologie con cui non avevamo mai avuto bisogno di confrontarci, che abbiamo sempre snobbato, o odiato. Anche quando lo facciamo di buon grado, per esserci, per rimanere in relazione con la comunità, sono diverse le domande scomode che non ci fanno dormire la notte, o che rendono faticoso il risveglio la mattina.

REGISTRO NAZIONALE PROGETTI DI CIRCO SOCIALE Fuma che n’duma via dei Salici 16, 12035 Racconigi (CN) Giuseppe Porcu 333 2742858 bimbocirco.wordpress.com Jaqulè via Lazio 2, 10043 Orbassano (TO) Enrico Giacometto 328 7828323 jaqule.com Teatrazione via Artom 23, 10127 Torino Italo Fazio 011 5889562 teatrazione.com Sportica Gym via Cattaneo 41, 10064Pinerolo (TO) Paola Martina 012 1795590 sportica.it

Lombardia Giocolarte via Acerbi 133, 27100 Pavia Bruna Ventura 349 1470123 giocolarte.wordpress.com Campacavallo via F.lli Rizzardi 15, 20151 Milano Gabriella Baldoni 347 8571338 campacavallo.com Quattrox4 via Andolfato 10, 20126 Milano Elisa Angioni 348 2269315 quattrox4.com Spazio Bizzarro via del Portone 6, 23887 Olgiate Molgora (LC) Nicola Bruni 333 1903879 spaziobizzarro.com Spazio Circo Bergamo corso Roma 84 A, 24068 Seriate (BG) Manlio Casali 393 0082506 spaziocircobergamo.it Spazio Kabum via Guicciardini 114, 21100 Varese Damiano Petitti Roreto 3494568018 spaziokabum.it

Veneto Ancis Aureliano via Fogazzaro 12, 36030 Caldogno (VI) dottorclownitalia.org Ludika Loc. Corbellar 7, 37020 Marano di Valpolicella (VR) Sara Marchesini 345 2153828 ludicacirco.com Barbamoccolo via Maestri del Lavoro 36, 30037 Scorzè (VE) Manuela Polacco 339 4652122 barbamoccolo.it Circo in Valigia via Falgare 31, 36015 Schio (VI) Nicoletta Grolla Cegalin 0445 1716634 circoinvaligia.it

Friuli Venezia Giulia Circo all’inCirca via Cividina 17, 33100 Udine (località Molin Nuovo) Alessandro Papa 340 6052371 circoallincirca.it JUGGLINGMAGAZINE.IT

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ALTROCIRCO.IT

Piemonte Fondazione Uniti per Crescere Insieme via Pacchiotti 79, 10146 Torino Sara Sibona 011 19836531 unitipercrescereinsieme.it

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“Quando dico agli amici che sto ugualmente lavorando ai miei progetti in forma online spesso mi chiedono: e col tessuto come fai? Rispondo spiegando che il mio lavoro è molto altro oltre al tessuto, ma mentre parlo dell’efficacia di queste azioni d’emergenza non posso evitare di interrogarmi: ma ora che lavoro faccio dunque? In questo nuovo scenario in cui il corpo, il nostro come quello de* nostr* beneficiar*, è stato messo da parte, come possiamo proseguire i progetti di circo sociale? Qual è il nostro ruolo, e il nostro lavoro, oggi? Come posso definirmi? Dov’è finito il circo, cosa ne resta? Al di là dell’impatto educativo e del sostegno sociale, io chi sono oggi? Sono un’operatrice circense che attende che tutto riapra o sto continuando ad avere un ruolo e svolgere un lavoro?” Lavorando tra arte e educazione non formale siamo abituat* alle domande complicate, che spesso restano senza risposte univoche. Forse sono proprio queste domande che ci spingono a crescere, come professionist* e esseri umani. In un momento come questo la formazione e l’autoanalisi, soprattutto se guidata da esperti, diventa un appiglio fondamentale per non perdersi, per poter accogliere quello che sta accadendo. Operatori e operatrici di Circo Corsaro stanno seguendo incontri di orientamento pedagogico tenuti da Fondazione Patrizio Paoletti. “Nella condivisione finale dell’ultimo incontro un mio collega ha utilizzato una metafora che mi è stata di grande aiuto: ha paragonato il nostro lavoro sul campo al racconto efficace di una storia, quando vogliamo inventare dei personaggi e la loro vicenda, inventiamo intorno a loro un mondo grande fatto di tan-

tissimi elementi che non compariranno mai nella storia stessa, ma l’averli inventati contribuisce al rendere efficaci i personaggi. Se poi la storia si muove in un gioco in cui anche altri giocatori possono muovere personaggi e cambiare vicende, sarà ancora più importante aver fatto bene il nostro lavoro di costruzione di quel mondo per far in modo di non trovarci mai spiazzati; ovunque il nostro personaggio andrà ad agire, anche in situazioni che non avevamo previsto, potrà certo attingere a tutto quel mondo che abbiamo creato e al lavoro svolto per metterlo in campo. E così è per il nostro lavoro. Quando agisce il Circo Sociale mette in scena solo una piccola parte di quello che rappresenta e dietro ad ogni dinamica svolta in sala o in teatro si nasconde un bagaglio grandissimo di conoscenze, esperienze, ricerche e condivisioni. Ora che lo scenario è cambiato possiamo attingere ad un bagaglio grandissimo per trovare nuove forme, nuove energie e motivazioni (ringrazio Leonardo Varriale per la metafora). E così la metafora è continuata anche per il progetto stesso, che esistendo da più di 15 anni può attingere a reti solide sul territorio, collaborazioni consolidate con le educative territoriali, con le famiglie, con la comunità e un bagaglio esperienziale vastissimo”. Grazie al sostegno di reti e esperti, uscire da comfort zone fondate su esperienze e competenze può trasformarsi in occasione per abbracciare la propria goffag-

gine, i propri limiti, la vulnerabilità. Un invito ad una più profonda consapevolezza e riflessione su di sé, sui valori profondi che ci muovono. Mettendo in conto di sbagliare, imparare, ricominciare, riconsiderare, collaborare, ascoltare voci scomode, essere a disagio, stare. Scriviamo alla vigilia dell’inizio di FiX Remix. Vista la situazione, alcuni moduli si terranno online. Lo stesso vale per Altra Risorsa 2021, che accadrà nei giorni intorno al 10 e 11 aprile in remoto. Queste scelte difficili e ampiamente dibattute sono legate ad una riflessione sulle nostre priorità e necessità. Sentiamo il bisogno urgente di continuare a offrire e partecipare a occasioni di formazione, aggiornamento, incontro e confronto, cercando vie sicure per farlo.

Trentino-Alto Adige Animativa via Max Vailer 11, 39011 Lana (Bz) Reinhard Demetz 0473 239564 animativa.org Emilia Romagna Circo Sotto Sopra via Corsica 6, 40033 Casalecchio di Reno (BO) Bologna Mariagrazia Bazzicalupo 328 7312861 circosottosopra.com TaDam Circo via XXIV Maggio 51 (PI) Dario Cadei 333 1532976 tadamcirco.com

Toscana Badabam strada valacchio casella 30, 53018 Sovicille (SI) Margherita Gamberini 347 7856564 badabam.it Circo Libera Tutti via Marconi 108, 50056 Montelupo Fiorentino Samuele Mariotti 333 4022331 circoliberatutti.it Circo Tascabile p.zza Cairoli 4/c, 50065 Pontassieve (FI) Claudia Brandani 380 3585691 circotascabile.com En Piste via Bocchi 32, 50126 Firenze Maria Luisa Liguoro 333 3733644 enpiste.it Saltimbanco c/o Nuovo Teatro delle Commedie via G.M.Terreni 5, 57122 Livorno Enrico Pellegrini 329 9523295 saltimbancoscuolacirko.it

Lazio Bigup Circo via del Fosso di Papa Leone 24-2, 00148 Roma Leonardo Varriale 347 6531329 bigupcirco.it Circosvago via delle Mole 32, Albano Laziale (Rm) Jacopo Beretta 331 868114 circosvago.it

Campania Circo Corsaro via Dietro la Vigna 14, 80145 Scampia (NA) Maria Teresa Cesaroni 339 3927461 E Scuola di Circo Corsaro Puglia CircoLaboratorioNomade via Sferra Cavallo Snc, loc. Crispiano (TA) Monia Pavone 333 4292637 E Circo.LaboratorioNomade Cirknos via vecchia Frigole 36, 73100 Lecce Giorgia Basilico 333 410 916 E cirknos Un Clown per Amico/Circo Botero st. Modugno Carbonaro 4/8, 70123 Bari Michele Diana 348 0535875 unclownperamico.com

Sicilia Circ’Opificio via Ammiraglio denti di Piraino 1, 90142 Palermo Marika Riggio 340 3928905 circopificio.it Clatù via San Josè Maria Escrivà 3, 95030 Tremestieri (CT) Maria Elena Rubbino 340 1723934 E Clatù

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Meeting Circosfera 2017, Cardano al Campo (VA) foto di Andrea Vanni

QP>CC PER NON CONCLUDERE www.progettoquintaparete.it

Terminato il suo percorso biennale (2019/2020) il progetto Quinta Parete > Circus Community (QP>CC) lascia in eredità al settore una serie di risultati e documenti utili per la costruzione, l’allargamento e il consolidamento delle comunità di circo, favorendo dinamiche di scambio e l’avvio di nuovi processi di partecipazione culturale da parte del pubblico. Qui di seguito una carrellata di spunti emersi da QP>CC per continuare ed alimentare i processi.

Nuovi ruoli per il pubblico. Tutte queste realtà, indistintamente, si sono sviluppate, caratterizzate e distinte, anche nel corso di QP>CC e del precedente QP>OPEN, per la loro estrema vivacità, carattere innovativo, passione, capacità di ingaggiare il pubblico, creare comunità sul proprio territorio. Questo engagement così forte e continuo ha fornito il giusto background, in termini di esperienze, competenze e desideri, per creare all’interno di QP>CC il pilot TrasBloc, poi culminato con una creazione artistica collettiva, che ha ben rappresentato e realizzato l’enorme potenziale di queste realtà nelle attività di rete.

Una prima riflessione di fondo va fatta sull’obiettivo generale. Costruire una rete interregionale tra realtà affini, legate ad una comunità di pratica, nel rispetto delle loro diversità e specificità, ma geograficamente disseminate sul vasto territorio ligure-piemontese. Un obiettivo ambizioso, che faceva leva sulla frequentazione e le collaborazioni già in essere tra molti partner, sul percorso comune fatto insieme con il progetto QP>OPEN, sull’affiliazione da anni di tutti i partner ad una rete nazionale di scuole di circo. Dei 14 partner che si sono presentati ai blocchi di partenza 8 di essi + Giocolieri e Dintorni hanno deciso di sottoscrivere l’accordo di rete finale che li vedrà impegnati nella prosecuzione del percorso. Questo risultato, pur certamente positivo, mostra quanto i processi di costituzione e consolidamento di reti di scuole di circo, per loro natura lunghi e complessi, non siano privi di difficoltà. La necessità di risorse strutturali, obiettivi/vantaggi comuni ben chiari e rilevanti per i partner coinvolti, oltre che di una governance adeguata, rimangono nel settore il terreno su cui misurarsi per crescere come reti.

Il pilot Trasbloc offre l’opportunità di toccare un altro aspetto importante della valutazione generale di QP>CC: la partecipazione e il coinvolgimento giovanile. L’iniziativa TrasBloc, che ha coinvolto 15 giovani artisti delle scuole di circo, si affianca a quella dello Youth Forum QP>CC, che ha coinvolto un altro gruppo di under 25 delle scuole di circo partner. L’entusiasmo, la disponibilità, la creatività caratteristiche della giovane età sono elementi preziosi da mettere a sistema per lo sviluppo delle realtà di circo e per le reti che si intende costituire. La gestione di gruppi interregionali di minorenni ha evidenziato anche la necessità di un raccordo e una condivisione maggiore tra tutti i partner di progetto, per assicurare a tutti un ambiente protetto e sicuro.

Altra riflessione è legata alla natura del partenariato di QP>CC. Al suo interno trovano posto realtà di circo diverse tra di loro, per dimensione, fatturato, genere di attività primarie. Troviamo scuole di circo affiancate a realtà che organizzano eventi e festival insieme ad organizzazioni che fanno entrambe le cose. Realtà che hanno attività continuativa nel corso dell’anno e realtà che concentrano in alcuni periodi dell’anno le loro attività sul territorio. Realtà con fatturati a 6 o 7 cifre e realtà con fatturati più modesti. Realtà tutelate dal FUS, o da altri enti, e realtà senza alcuna tutela. Una diversità che rende più complesso, ma anche più interessante e necessario, trovare obiettivi e attività comuni/integrate che coinvolgano tutti i partner. project manager

capofila

Il tema della comunicazione esterna e di quella interna è un altro tema complesso che, come in una matrioska, include molti aspetti in uno solo. Nonostante le importanti risorse profuse e i buoni risultati raggiunti in termini di comunicazione, è diffusa la percezione che, affinché la materia acquisti centralità, alla pari dei momenti di confronto sulle attività, bisognerebbe dedicare alla co-

partner del progetto

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PROGETTOQUINTAPARETE.IT


municazione più spazio e più tempo. Per sviluppare strategie, per confrontarsi su limiti e difficoltà comuni a tutti, per realizzare un progetto di comunicazione condivisa, per potersi formare e aggiornare professionalmente. Tra gli obiettivi di QP>CC anche la disseminazione alle organizzazioni di circo di pubblicazioni dedicate ai processi per l’allargamento e il consolidamento di reti, per la creazione di modelli replicabili. Rientra in questo processo la sponsorizzazione e distribuzione nel settore degli Atti della IV edizione del convegno internazionale “Circo Sociale: un’Altra Risorsa”, dal titolo “CircoComunità – teorie, pratiche ed esperienze di un circo che crea relazioni”, frutto dell’intenso lavoro del team di AltroCirco, diventato riferimento nazionale per le organizzazioni di circo impegnate nel lavoro con le fasce disagiate. La pubblicazione ospita i contributi di esperti e rappresentanti di progetti provenienti dall’estero e da tutto il territorio nazionale, in cui l’arte gioca un ruolo fondamentale nella costruzione di identità, relazioni e riferimenti sul territorio. Al termine di QP>CC, considerata la vasta mole di materiali raccolti, sono stati realizzati due documenti per facilitarne e stimolarne la disseminazione. Il primo, in formato pdf, dal titolo “Fare rete con il circo > Percorsi e Riflessioni” della lunghezza di 150 pagine e disponibile gratuitamente su www.prgettoquintaparete.it, contiene l’intero materiale raccolto nel corso di QP>CC, corredato di link interattivi, di tutte le tabelle dati e testimonianze raccolte nel corso di QP>CC, di una valutazione analitica dei risultati raggiunti. Il secondo, nel formato più agile di uno Speciale QP>CC di Juggling Magazine, stampato e distribuito sul territorio nazionale. Al suo interno una riduzione ragionata dei contenuti del documento integrale, con un vivace corredo fotografico Legacy. Grazie alla progettualità e al supporto fornito da Compagnia San Paolo attraverso i bandi OPEN le realtà di circo di Liguria e Piemonte hanno avuto la possibilità e il privilegio di poter realizzare un percorso di rete pluriennale, confrontandosi a lungo, realizzando attività comuni. L’accordo di rete siglato al termine di QP>CC costituisce una rete di scuole e festival con maggiori competenze in termini di AE, che lavori per esprimere con maggiore chiarezza le caratteristiche del suo fare/essere comunità, motivata nel perseguire un maggiore coinvolgimento delle reti locali e nel giocare un ruolo più attivo nelle reti di circo nazionali e internazionali. Ulteriore opportunità di confronto e approfondimento sui temi toccati da QP>CC verranno sollecitati nel corso dei prossimi incontri annuali nazionali che Giocolieri e Dintorni organizzerà nel 2021, all’interno delle attività di rete dei principali network delle scuole di circo italiane. con il sostegno di

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Arcobaleno via delle Fontane 60, 13011 Borgosesia (VC) Ilaria Sitzia 348 8123417 sportarcobaleno.it Flic via Magenta 11, 10128 Torino Matteo Lo Prete 011 530217 flicscuolacirco.it Fuma che n’duma via dei Salici 16, 12035 Racconigi (CN) Giuseppe Porcu 333 2742858 bimbocirco.wordpress.com Jaqulè via Lazio 2, 10043 Orbassano (TO) Enrico Giacometto 328 7828323 jaqule.com Macramè Strada dei Sent 16, 12084 Mondovì (CN) Marco Donda 347 8251804 scuoledicircomacrame.blogspot.it Microcirco c/o Chapitombolo Asti c.so Alfieri 381, 14100 Asti Carla Acquarone 337 266505 microcirco.it Sportica Gym via Cattaneo 41, 10064 Pinerolo (TO) Paola Martina 0121 795590 sportica.it Teatrazione via Artom 23, 10127 Torino Italo Fazio 011 5889562 teatrazione.com UP Str. Salimau 1/E int. 1 12060 Pocapaglia (CN) Maria Grazia Ielapi 339 7532815 .upscuoladicirco.com

Lombardia Campacavallo via F.lli Rizzardi 15, 20151 Milano Gabriella Baldoni 347 8571338 campacavallo.com Circotondo c.so XXII Marzo 63, 20129 Milano Valentina Sordo 339 8072575 valentinasordo.it Hops via Lanzi 51, 20872 Cornate (MB) Sara Papadato 348 0069417 scuola-circo-hops.it Kabum via Guicciardini 114, 21100 Varese Alessandra Pessina 349 4568018 spaziokabum.it Quattrox4 Via Andolfato 10, 20126 Milano Elisa Angioni 02 36525176 quattrox4.com Scuola di arti circensi e teatrali via Sebenico 21, 20124 Milano Maurizio Accattato 348 6054623 milanoclownfestival.it Spazio Circo Bergamo via Gaetano Scirea 11, 24060 Telgate (BG) Manlio Casali 393 0082506 spaziocircobergamo.it Trillino Selvaggio via Tolstoj 14/a, 20146 Milano Giuditta Pino 334 2765052 trillinoselvaggio.it Ululì via Candiani 71, 20158 Milano Paolo Dei Giudici 347 9199465 terzotempoululi.com

Trentino Alto Adige Animativa via Max Valier 11, 39011 Lana (BZ) Reinhard Demetz 0473 239564 animativa.org Arteviva via Bari 32/L, 39100 Bolzano Mauro Astolfi 333 8596111 E Arteviva Cooperativa Bolla di sapone via S. Antonio 20, 38100 Trento Tommaso Brunelli 348 8852925 bolladisaponetrento.it

Friuli Venezia Giulia Circo all’inCirca via Cividina 17, 33100 Molin Nuovo (UD) Irene Giacomello 340 6052371 circoallincirca.it Veneto Ancis Aureliano via Fogazzaro 12, 36030 Caldogno (VI) Giovanni Evaristo Arnaldi 347 2261288 dottorclownitalia.org Barbamoccolo via Maestri del Lavoro 36, 30037 Scorzè (VE) Manuela Polacco 339 4652122 barbamoccolo.it Circo in Valigia via Falgare 31, 36015 Schio (VI) Nicoletta Grolla Cegalin 0445 1716634 circoinvaligia.it Circo Volante Via Scortegara 116, 30035 Mirano (VE) Laura Ugolini 340 8598292 circovolante.it Ludica Circo Loc. Corbellar 7, 37020 Marano di Valpolicella (VR) Stefania Garaccioni 347 9121866 ludicacirco.com

Liguria Circo Galleggiante Corso Cavour 433, 19122 La Spezia Chiara Martini 339 5772543 circogalleggiante.it Circo Mirtilla Str. Ronchi Brighei 1/c, 18100 Imperia Arianna Pastorelli 329 2950023 2clown.com Facciamo Circo via Segalara 5, 19038 Sarzana (SP) Alina Lombardo 339 5878441 facciamocirco.it SiRCUS Vico delle Carbaghe, 16123 Genova Giorgio Vecchio 339 5472285 sarabanda-associazione.it sYnergiKa piazza Palermo 12, 16129 Genova Annalisa Alcinesio 338 1172011 synergikaasd.com

Emilia Romagna ArtinCirco Via Tolara di Sopra 90, 40064 Ozzano dell’Emilia (BO) Ferdinando D’Andria 329 2347981 artincirco.it Circolarmente via Mantova 4/b, 43123 Parma Albert Horvath 347 3131604 circolarmente.it Circo Sotto Sopra via Corsica 6, 40033 Casalecchio di Reno (BO) Mariagrazia Bazzicalupo 328 7312861 circosottosopra.com TaDaM Circo via Allevi 13, 29122 Piacenza Dario Rigolli 333 1532976 tadamcirco.com

Toscana Antitesi via Guidiccioni 6b, 56017 S. Giuliano Terme (PI) Martina Favilla 349 6304211 antitesiteatrocirco.it Badabam strada della Tressa 4, 53100 Siena Margherita Gamberini 366 4811081 badabam.it Circo Libera Tutti via Marconi 108, 50056 Montelupo Fiorentino (FI) Samuele Mariotti 333 4022331 circoliberatutti.it Circo Libre via Sambre 32, 50014 Fiesole (FI) Raffaella Fileni 388 4228248 circolibre.it Circo Tascabile p.zza Mosca, 50065 Pontassieve (FI) Claudia Brandani 380 3585691 circotascabile.com En Piste via Bocchi 32, 50126 Firenze Maria Luisa Liguoro 333 3733644 enpiste.it K-production piazza Viani 6, 55049 Viareggio (LU) Claudia Sodini 328 1447868 E Kproduction - teatro circo scienza Mantica via del Terminillo 20, 58100 Grosseto Ilaria Signori 328 9089250 compagniamantica.it Passe-Passe via Sorripa 50, 50026 San Casciano in Val di Pesa (FI) Julien Morot 371 1287774 passepasse.it Saltimbanco c/o Nuovo Teatro delle Commedie via G.M. Terreni 5, 56121 Pisa Enrico Pellegrini 329 9523295 saltimbancoscuolacirko.it Sottosopra via Pievan Landi 42, 52100 Arezzo Simona Serafini 339 3840294 E SottoSopraasd

Marche Aria di Circo via Achille Grandi 45, 60121 Ancona Caterina del Giudice 388 7533247 ariadicirco.com Circoplà c/o Spazioplà Via Vanoni 11, 60030 Serra dÈ Conti (AN) Elisa Mencarelli 338 1545063 circopla.it Visionaria via Maestri del Lavoro 3, Teatro Panettone, 60131 Ancona Valeria Mastropasqua 338 7587532 visionaria.org

Umbria Circo Corsaro piazza Vanvitelli 1/a, 06034 Foligno (PG) Maria Teresa Cesaroni 339 3927461 E Scuola di Circo Foligno Circo Instabile via Birago 4, 00124 Perugia Michele Paoletti 347 3867654 circoinstabile.it Sul Filo e Dintorni Località Padella 37, 05018 Orvieto Soledad Prieto 389 4318892 lastronauta.com

Lazio Accademia Materia Viva via M. Marulo 54, 00143 Roma Roberta Castelluzzo 06 45491296 accademiamateriaviva.it Bigup via del Fosso di Papa Leone 24 – 2, 00148 Roma Daniele Pinzi 351 9366333 bigupcirco.it Circoraggio via Baccano 10, 00188 Roma Ombretta Di Simone 339 8258627 E Scuola Circo Circoraggio Circo Svago via delle Mole 32, 00041 Albano Laziale (RM) Jacopo Beretta 331 8681147 circosvago.it Circus Bosch c/o Villaggio Globale Largo Dino Frisullo, 00153 Roma Valeria Zurlo 333 6888554 circusboschtuttoilcirco.com Vola Voilà via dei Pescatori snc, 00124 Roma Anna Paola Lorenzi 342 5451353 volavoila.it

Campania Circo Corsaro via Dietro la Vigna 14, 80145 Scampia (NA) Maria Teresa Cesaroni 339 3927461 E Scuola di Circo Corsaro Puglia Circo Laboratorio Nomade via Sferracavallo snc, 74012 Crispiano (TA) Monia Pavone 333 4292637 E Circo LaboratorioNomade Circobotero strada Modugno Carbonaro 4/8, 70131 Bari Michele Diana 348 0535875 unclownperamico.com

Sicilia Circ’Opificio via Ammiraglio denti di Piraino 1, 90142 Palermo Marika Riggio 329 7169258 circopificio.it Gigliopoli via S. Antonio 6 Capo Milazzo, 98057 Milazzo (ME) Alfredo D’Asdia 090 9281274 gigliopoli.org

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REGISTRO NAZIONALE CORSI/SCUOLE DI CIRCO EDUCATIVO CIRCOSFERA.IT

Piemonte Academy Chapitombolo Via Baldichieri 18, 14013 Monale (AT) Milo Scotton 331 7992651 chapitombolo.it


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Juggling Magazine # 89 - december 2020  

quarterly italian magazine dealing with contemporary circus arts

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