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Juggling Magazine # 109 - december 2025

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GIOCOLIERI & DINTORNI ASD JUGGLINGMAGAZINE.IT

ME E O C CIR TENU RGEN 109D M E R O RE20 ICEMB 1591-0164 2 5 issn Poste Italiane SpA sped. in a.p. 70% DCB Viterbo. Contiene allegato P. e allegato R. € 3,00


bollettino informativo di Giocolieri & Dintorni ASD Pubblicazione trimestrale Anno XXVIII, n. 109, dicembre 2025 Registrazione Tribunale di Civitavecchia n. 9 del 21 novembre 2002 Giocolieri & Dintorni ASD viale della Vittoria, 25 00053 Civitavecchia (RM) jugglingmagazine.it progettoquintaparete.it jugglingmagazine@hotmail.com f 0766 673952 m 340 6748826 Direttore responsabile Luigi Marinoni Direttore editoriale Adolfo Rossomando Social Media Manager Stefania Grilli Grafica e impaginazione Studio Ruggieri Poggi ruggieripoggi.it Distribuzione CPC Logistica Stampa Pixartprinting Finito di stampare il 20 dicembre 2025 In copertina e nell’editoriale Monographie, Cie Defracto foto di Pierre Morel

circo aumentato

Con il sostegno di

Il futuro del circo. Una intera generazione di giovani appassionati, approdati al circo per gioco, ora adulti professionisti alla direzione di realtà di circo, si guarda alle spalle, si confronta col presente, immagina il proprio futuro e quello dell’intero settore. Carichi della spinta di secoli di prestigiosa storia del circo, con tutte le sue trasformazioni negli ultimi 40 anni, eppure stretti nella morsa di un presente che lascia poco spazio e poche risorse all’arte, al sociale. Il sottotesto di questo infinito ribollire di spiriti e corpi, che pur anima la scena contemporanea, è la salvaguardia dell’arte; il suo ruolo centrale nel guidare, ispirare, nutrire l’umanità; incitarla, aiutarla e accompagnarla nel celebrare la vita.

Disco Tears, allievi della ENACR, Salieri Circus Awarad ph Gaby Merz

EDITORIALE

Al centro della variegata e vivacissima community circense un ruolo speciale è riservato ai giovani, perché innegabilmente saranno loro il futuro del circo. “Piccole stelle del circo crescono”, parafrasando Louisa May Alcott, diventa allora la cartina tornasole dello stato di salute del circo di oggi. Quante risorse, quanta attenzione, quanto tempo stiamo investendo nelle giovani generazioni che si approcciano al circo e negli artisti emergenti che si approcciano alla professione? Ce lo chiediamo in una serie di articoli all’interno di questo numero e ce lo siamo chiesti nel corso del progetto “RE>PLAY Circo, Reti, Crescita Giovanile”, di recente conclusosi dopo aver attraversato tre regioni italiane nell’arco di 12 mesi. Il progetto era incentrato sul dialogo intergenerazionale e, nella pubblicazione che ne racconta attività ad esiti, vi rimando in particolare alla lettura di un interessante articolo di Marco Marinelli sugli esiti di un laboratorio che ha messo insieme giovani praticanti

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di circo e direttori di scuole di circo per immaginare la scuola che insieme desidererebbero abitare. Utopica e illuminante. Il futuro del circo passa anche dalla capacità e dal coraggio di approcciare nuovi linguaggi e nuovi pubblici, come ci raccontano i co-registi del bellissimo documentario Sospesi, di ottima fattura cinematografica, la cui circuitazione nelle scuole di circo ci siamo impegnati a facilitare. Sono infiniti i mondi che il circo sta imparando ad accogliere, rappresentare, raccontare, mutando continuamente pelle nelle sue metamorfosi. Sarà una piacevole sorpresa fare ancora tanta strada insieme, vederlo librarsi. Buon Anno Circo! Adolfo Rossomando direttore editoriale Juggling Magazine

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CIRCA, CIRQUE ACTUEL

ph Stephanie Bulteau

17/25 OTTOBRE, AUCH (FRANCIA) circa.auch.fr

Intervista a Stéphanie Bulteau Direttrice di Circa, Polo Nazionale di Circo (PNC) FOCUS QUEBEC

LE SCUOLE DI CIRCO

Dirigo Circa dal 2020, con l'obiettivo di trasformare la struttura in un'organizzazione più locale, aperta alla collaborazione, eco-responsabile e socialmente responsabile, pur mantenendo l'alta qualità della sua programmazione artistica. Negli ultimi anni, abbiamo vissuto stagioni ricche di esperienze circensi "senza circo". Ora osservo che questa tendenza si è invertita e che stiamo assistendo a un ritorno alle arti circensi. Ma stiamo anche assistendo a una carenza di spettacoli su larga scala. Ci sono molti assoli e duetti, ma meno produzioni su larga scala, per vari motivi. Pertanto, per evitarne la scomparsa, abbiamo lanciato il progetto Grands Plateaux du Cirque con importanti federazioni circensi francesi per sostenere la creazione di spettacoli su larga scala.

Nel 2024, ho avuto il piacere di essere invitata al Marché international du cirque contemporain (MICC), che si svolge durante il festival Montréal Complètement Cirque. Lì ho scoperto giovani team artistici desiderosi di sviluppare un autentico stile di scrittura circense, distinguendosi dalle grandi compagnie del Quebec che solitamente girano in Europa. È stato amore a prima vista e ho voluto condividere il loro lavoro in Francia al festival Circa… Qualche settimana dopo, sono tornato a Montréal per Cinars, per approfondire questa scoperta iniziale. Promuovere questi giovani artisti circensi mi è sembrata la cosa più ovvia da fare. Così, quest'anno, abbiamo incluso nel nostro programma gli spettacoli N.Ormes di Agathe & Adrien e Play Dead della compagnia People Watching. Spero che questo focus sul Quebec sia stata un'opportunità per rafforzare i legami tra i nostri territori!

Una delle caratteristiche distintive di Circa è la forte presenza di studenti delle scuole professionali FEDEC e delle scuole di circo amatoriali FFEC (Federazione Francese delle Scuole di Circo), accompagnati dai loro insegnanti. Inoltre, spettacoli e attività regolari vengono organizzati dalle principali scuole di circo francesi: il CNAC di Châlons-en-Champagne, l'ESACTO' Lido di Tolosa e, da due anni, l'Accademia Fratellini di Parigi. La presenza di tutte queste scuole, oltre a portare colore ed energia al festival, offre un programma di spettacoli molto ricercato. Per facilitare gli scambi tra queste scuole, abbiamo allestito un "villaggio" con due grandi tendoni affiancati nel Parco dell'Endoumingue. Una soluzione molto pratica che è stata apprezzata da tutti. Quest'anno abbiamo anche sostenuto la richiesta della FEDEC di ospitare la scuola di circo palestinese al festival. È stata un'esperienza fantastica e profondamente toccante. Ad Auch, la scuola di circo Pop Circus ha festeggiato il suo 50° anniversario! Sono sempre molto attivi durante il festival e quest'anno, oltre a collaborare con la FFEC, a fornire l'attrezzatura e a organizzare workshop presso le loro strutture, hanno avuto carta bianca per creare uno spettacolo con allievi attuali ed ex allievi. È stato fantastico.

ph @CIRCA

IL PROGRAMMA ARTISTICO

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PROGETTOQUINTAPARETE.IT


ph Juliette Piscione

UN FESTIVAL MOLTO POPOLARE

quasi 600 pasti due volte al giorno durante il festival. Lì ora tutti i cibi e le bevande provengono da produttori locali e biologici.

UN FESTIVAL GREEN

CIRCA TUTTO L'ANNO

Per ridurre la sua impronta di carbonio, Circa ha implementato diverse misure. Ad esempio, nella regione – a Marciac, Tarbes, Pau, Sète e Tolosa – condividiamo spettacoli con altri partner, quello

Il festival che organizziamo è solo la punta dell'iceberg di quello che gestiamo durante tutto l'anno come Polo Nazionale di Circo (PNC). Nel corso dell’anno offriamo al pubbli-

l'Attraction Céleste ph CIRCA Juliette Brun

Auch è una città di 24.000 abitanti, generalmente molto tranquilla. Ma durante il Festival Circa, i residenti si animano e molti sono desiderosi di dare una mano come volontari. Abbiamo oltre 180 volontari durante il festival, il 40% dei quali proviene da altre città francesi. Fare volontariato al CIRCA è diventata un'esperienza molto apprezzata e ricercata. Facilitiamo la partecipazione dei residenti e, negli ultimi tre anni, abbiamo organizzato un grande spettacolo all'aperto, con biglietti a partire da soli 5 €. Il festival Circa coinvolge circa 100 persone (staff e tecnici), oltre 350 studenti e una media di 175 artisti e tecnici delle compagnie partecipanti per un totale di oltre 1.000 persone in loco. Circa è un festival unico, che si distingue da altri grandi eventi del settore, come il BIAC di Marsiglia e lo SPRING in Normandia/Bretagna.

che chiamiamo un tour responsabile. Inoltre per i trasferimenti di artisti e professionisti del settore abbiamo smesso di offrire trasfer individuali, con poche eccezioni, e ora li offriamo solo per gruppi, risparmiando un terzo del chilometraggio abituale. Abbiamo anche apportato numerose modifiche all'area catering, uno spazio che funge da mensa per personale, volontari e artisti, dove serviamo in media

co un programma continuo di teatro, danza e musica e organizziamo un'ampia gamma di laboratori ed eventi per giovani e adulti presso le nostre strutture. Da molti anni collaboriamo con organizzazioni di servizi sociali in comunità svantaggiate, organizzando uscite speciali per assistere a spettacoli, visite guidate dietro le quinte del CIRCA, incontri con artisti e partecipazione a laboratori artistici.

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Anche la nostra collaborazione con le scuole pubbliche è consolidata. Sosteniamo l'opzione di arti circensi presso la scuola superiore di Auch, dove gli studenti possono scegliere un programma di circo come parte delle loro attività curriculari. Offriamo anche spettacoli durante e dopo l'orario scolastico, nonché programmi di educazione artistica e culturale (PEAC). Permettiamo agli studenti di incontrare artisti e scoprire spettacoli, apprendere la pratica artistica e acquisire conoscenze per stimolare la loro curiosità e affinare il loro pensiero critico. "La classe au CIRC" è un altro gioiello: le classi possono trascorrere una giornata in un'aula del CIRC, consentendo loro di affrontare le lezioni regolari in modo diverso, attraverso la lente del circo e delle arti. Ospitiamo circa 25 residenze d'artista all'anno, in varie forme: fornitura di uno spazio di lavoro, alloggio, cofinanziamento della produzione, consulenza o supporto nella comunicazione, nella strategia di produzione o nella distribuzione. Ogni residenza è personalizzata in base alla natura del progetto e alle risorse disponibili. Al termine della residenza, gli artisti possono presentare il loro lavoro al pubblico, seguito da un dibattito informale e amichevole. Le attività Circa sono sostenute dalla città di Auch, dall'area metropolitana di Auch, dal Dipartimento del Gers, dalla Regione Occitania e dallo Stato francese. Il solo festival ha un budget di 700.000 euro e il nostro budget annuale complessivo è di circa 2,3 milioni di euro. Se avessi più risorse, saprei già come utilizzarle per migliorare la nostra offerta. Ma in questo difficile periodo di tagli al budget nel settore culturale, probabilmente dovremo ridurre alcune attività piuttosto che ampliarle. In ogni caso, continuerò a gestire Circa per qualche altro anno, questo è certo. Sono convinta che il circo possa aiutarci in questo periodo così insolito. Possiamo mostrare a tutti che è bello vivere insieme in un luogo pacifico e sicuro. Credo che ne abbiamo davvero bisogno. Più che mai.

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La Huella Teatro

MIRABILIA 20TH UNO SGUARDO SUL MONDO festivalmirabilia.it

di Fabrizio Gavosto

foto di Andrea Macchia

In Italia il processo di internazionalizzazione nello spettacolo dal vivo, e in particolare nel circo contemporaneo, è stato lungo, complesso e tutt’altro che lineare. Per le realtà piemontesi un primo grande contributo arrivò dalla Regione Piemonte che, a inizio degli anni Duemila, organizzò in Francia una vetrina dedicata alle arti di strada e al circo piemontese all’interno del festival Chalon dans la Rue. Quell’esperienza rappresentò per artisti e operatori piemontesi un punto di svolta: ci introdusse nel contesto francese, con le sue reti, i centri di residenza, la capacità di investire nelle creazioni prima ancora che esistano. Da quell’esperienza nacque la volontà di costruire anche in Italia un ecosistema che integrasse formazione, programmazione, produzione e diffusione, capace di sostenere gli artisti in una dimensione europea. È in questo clima che nasce Mirabilia, fondato sulla necessità di “cambiare il contesto”: offrire agli artisti un luogo per incontrare operatori stranieri, avviare coproduzioni e inserirsi nei circuiti di tournée. Per farlo abbiamo studiato per anni i modelli osservati all’estero, analizzando il funzionamento delle reti professionali, la costruzione dei progetti europei e gli strumenti utili alla mobilità.

Un altro importante contributo fu il nostro ingresso sia nel progetto Jeunes Talents Cirque, poi trasformatosi in Circusnext, sia poi in Circostrada, la rete europea. Entrambi diventeranno per Mirabilia un luogo di formazione continua: non solo spazi di collaborazione, ma ambienti in cui viaggiare, osservare, creare ponti e comprendere cosa accade in altri contesti.

l’asse portante: da un lato portare in Italia artisti esteri, dall’altro far conoscere agli operatori internazionali il lavoro delle compagnie italiane.

Mirabilia, nato nel 2007 come evento fortemente radicato sul territorio e con una significativa presenza di teatro di strada, si trasforma progressivamente in una piattaforma internazionale, dove la circolazione delle idee e degli artisti diventa

nelle arti performative: la collaborazione con Fira Tàrrega permetterà di avviare scambi strutturati, condividere pratiche organizzative e aprire un canale stabile per la circuitazione. Seguono i focus sul Belgio, grazie alla complicità di figure

La Patogallina

A questo punto i focus nazionali diventano lo strumento centrale della strategia. Il primo, nel 2009 e 2010, è dedicato alla Catalogna, territorio da sempre fertile

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La Huella Teatro

Inverted Tree by Hisashi Watanabe

Teatro dei Venti Don Chisciotte

vande, favorendo scelte di programmazione basate sulla fiducia, accompagnate da un buon bicchiere e tanto tanto dialogo. Accanto ai processi di internazionalizzazione, oggi diventano cruciali altre trasformazioni, come quella dello spettacolo nello spazio pubblico. Complici la pandemia e l’evoluzione delle città, gli spazi pubblici hanno perso la loro funzione di luoghi di incontro. Mirabilia decide dunque

Proyecto X, Silere Arts

La frequentazione di eventi all’estero ha offerto anche spunti preziosi. I “lunch meeting” di Fira deTàrrega, ad esempio, sono stati d’ispirazione per l’idea del conviviale e ormai consolidatissimo “Brunchmeeting” di Mirabilia, riservato ad artisti e operatori del Festival i quali si incontrano in modo informale intorno a cibo e be-

Ckuri

Lonely Circus

chiave della scena brussellese, e poi sui Paesi Nordici, con il loro rigore tecnico e l’attenzione alla qualità delle condizioni di lavoro. Ogni cultura circense porta un contributo diverso: ● la Francia offre un sistema solido, capace di immaginare e sostenere uno spettacolo prima ancora della sua creazione; ● la Catalogna introduce una visione agile e sperimentale, per certi versi prossima a quella italiana; ● i Paesi Nordici portano un’etica tecnica forte e una grande attenzione alla sostenibilità produttiva; ● le scene asiatiche, in particolare quella giapponese, aprono a estetiche minimaliste e a un coinvolgimento immaginativo dello spettatore; ● Australia e Canada presentano modelli più commerciali, dove l’artista è spesso sostituibile e il mercato guida la produzione; ● l’America Latina, con il suo approccio emotivo e comunitario, mostra come il circo possa diventare strumento di relazione profonda con il pubblico. Lo ha dimostrato, nell’edizione 2025 del Festival, il grande impatto di Proyecto X della compagnia cilena Silere Arts: due artisti sono arrivati a Cuneo prima del festival e hanno coinvolto circa 20 persone tra volontari e musicisti, dando vita a una performance itinerante che ha portato oltre 500 persone ad attraversare il centro cittadino tra musica e canti.

dal ‘22 di abbandonare progressivamente l’idea di un festival centrato parzialmente sul magico isolamento offerto dai tendoni da circo, orientandosi progressivamente verso esperienze urbane ed inclusive che chiedono al pubblico una partecipazione attiva. In questo contesto la figura dell’artista cambia profondamente: non basta essere performer eccellenti, occorre saper generare relazione, lavorare con i territori, costruire fiducia profonda con il pubblico. L’internazionalizzazione assume così un significato più ampio: non è più solo scambio di spettacoli, ma di metodologie, di visioni, di forme di partecipazione. Mirabilia rimane oggi un luogo dove gli operatori trovano opere inedite, processi nuovi e artisti capaci di interpretare le trasformazioni della società. Un organismo in continua evoluzione, che mette al centro relazione, comunità e dialogo tra culture, trasformando l’internazionalizzazione in un motore di crescita condivisa e di rinnovamento del circo contemporaneo.

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rasposo.com

ph Pierre Gondard

RASPOSO HOURVARI

intervista a Marie Molliens fondatrice e direttrice artistica di Rasposo L’ITINERANZA Rasposo è una compagnia di circo itinerante, con base in Borgogna, vicino a Chalon-sur-Saône, in un piccolo villaggio vinicolo. Lì la nostra casa di famiglia è diventata la sede della compagnia, con uno spazio per il tendone, gli uffici, le aree officina. Anche io e il mio compagno viviamo nello stesso villaggio, a pochi isolati di distanza. Ma l’itineranza rimane la nostra dimensione. Tutto l’anno viaggiamo, alternando tour tra 4/5 città a pause in Borgogna. Credo che l’itineranza sia il modello ideale per fare circo, per avere una vera vita comunitaria, familiare e lavorativa, visto che esiste e resiste da tantissimi anni. Ci sono sicuramente molte persone e individualità da gestire, ma giriamo con gli chapiteau da quasi 20 anni e abbiamo imparato a trovare il ritmo giusto, né troppo lento, né troppo frenetico. Spesso scherzando diciamo di essere in realtà un'azienda di trasporti! Abbiamo tanti veicoli, compresi tre mezzi pesanti, camioncini, rimorchi, le roulotte e i camper. Non so nemmeno quanti siano in realtà. E ogni nuovo artista fa un investimento personale, accodandosi con un camper o una roulotte che hanno comprato per lavorare con noi. Anche per questo il processo di casting dura a lungo: cerchiamo persone indipendenti, intelligenti, che sappiano come andare d'accordo. Ai candidati artisti spieghiamo bene che Rasposo è un progetto itinerante, che è difficile lavorare con noi se si hanno troppi legami altrove. Per i no-

stri figli ad esempio abbiamo scelto un modello di scuola itineHouvrari rante. Una novità per noi, anche se è un modello usato già in passato, ma ne siamo orgogliosi, perché ai nostri figli offre stabilità essere sempre con lo stesso insegnante. La propensione di Rasposo all’itineranza crea un rapporto diverso anche con il tendone e nella compagnia. Assume quasi le caratteristiche di un lavoro agricolo! Anche se piove o è troppo tardi dobbiamo terminare il lavoro attorno al tendone. Per noi è importante che tutti partecipino, perché in questo modo siamo tutti uguali e tutti insieme ci prendiamo cura dello chapiteau, che è uno strumento importante del nostro lavoro.

IL PROCESSO CREATIVO Vengo da una famiglia di artisti di teatro, non di circensi e l'identità di Rasposo è fare circo e teatro. Spettacoli senza testo, ma ricchi di immagini metaforiche, che possono essere simboliche o narrative, unite alle esigenze acrobatiche ed estetiche. Tutto si esprime nel corpo, nell'immagine, nella luce, nella musica dal vivo, perché il pubblico viene per vedere spettacoli dal vivo. Tra le mie influenze più forti sicuramente la musica punk, così come la critica teatrale. Sono molto vicina al pensiero di Antonin Artaud, allo spettacolo totale, all’idea di una performance vissuta fisicamente, visceralmente dallo spettatore, non solo intellettualmente. Artaud sostiene che tutto deve JUGGLINGMAGAZINE.IT

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essere costruito in modo che lo shock emotivo, di fatto, raggiunga lo spettatore. Trovo che il circo sia un linguaggio che lo permetta molto facilmente e cerco il potere metaforico del gesto circense, l'ondata di nervosismo che provoca nello spettatore. Nella creazione dello spettacolo raccolgo innanzitutto tanti spunti che metto per iscritto. Molte ispirazioni, immagini, testi, saggi di teatro, persino di filosofia. Nutro molto il processo creativo con questi elementi. In questo modo, quando arriviamo al lavoro collettivo, esistono già delle scene. E al loro interno, sono gli artisti che creano, con il loro materiale fisico. Anche per questo non partiamo dalla ricerca dell’artista, ma cerchiamo prima una disciplina al servizio dello spettacolo. Solo dopo cerchiamo l'artista all'interno della disciplina. Mi piace la scrittura, abbiamo pubblicato un libro sugli ultimi tre spettacoli, Morsure, La Dévorée e Oraison. Forse l'anno prossimo ci sarà il quaderno creativo di Hourvari. Mi piace dedicarmi alla creazione e arricchirla di significati, ma in generale trovo che, almeno in Francia, tendiamo a intellettualizzare troppo il circo. Penso che a un certo punto fosse giusto e necessario farlo, ma ora è un po' troppo. Il circo è un'arte popolare, è un'arte viscerale, ed è questo che la rende potente. Oggi, con tutti i dispositivi di supporto istituzionale alla creazione, noto che queste risorse vanno per la maggior parte a chi è capace di scrivere progetti elaborati, molto concettuali e questo crea una deriva. Trovo vergognosa la divisione in Francia tra il mondo degli intellettuali che fanno circo e del circo di tradizione e mi trovo spesso PROGETTOQUINTAPARETE.IT


batiche, e lo abbiamo fatto attraverso un casting rivolto ad acrobati di qualità. Mi piace molto il circo quando è performativo, quando ha un effetto viscerale sullo spettatore, quando porta in scena il rischio della morte, così ben rappresentato dal numero del lancio dei coltelli. È il momento in cui senti lo spettatore tremare. Trovo che dica molto. E quindi ho cercato artisti di altissimo livello, ognuno nella propria disciplina, per poter raggiungere quelle emozioni.

ph Ryo Ichii

Ulteriore novità, che all'inizio non era del tutto consapevole, è stata il processo di trasmissione di conoscenze e coinvolgimento in scena dei nostri bambini. Durante le prove i bambini erano sempre lì con noi e si infiltravano nelle scene su cui stavamo lavorando. Avvertivamo che, in realtà, ci chiedevano di lavorare con noi, di stare con noi, di capire perché tutto questo accadesse.

per questo a difendere il circo tradizionale, che in questa deriva ha meno strumenti per affermarsi e farsi sovvenzionare.

Hourvari (in italiano “tumulto”, ndr) è nato durante il Covid, quando eravamo tutti fermi e tutto sembrava proibito. Abbiamo fatto allora le prime residenze, i primi casting, anche clandestini, in un periodo dove ci sembrava di essere guidati come dei burrattini e dove emergevano forte elementi di disobbedienza a queste norme. Abbiamo pensato che in Hourvari fosse interessante mettere insieme burattini e disobbedienza. Per questo nello spettacolo appaiono insieme alle maschere e ai burattini anche personaggi della “security” che incarnano l’ordine precostituito, la legge. Mi è sembrata un'ottima metafora per il circo, perché il circo riguarda l'assunzione di rischi, ma con la consapevolezza sia del rischio che della sicurezza, in un rapporto dialettico. Volevamo anche parlare del corpo del burattino. E del corpo dell'artista circense, di come può essere simile a quello di un burattino. E poi ovviamente, siamo arrivati a Pinocchio. All'inizio ho detto di no, non faremo Pinocchio, è troppo scontato associare Pinocchio ai burattini. Ma poi sono stati i bambini stessi a riportare Pinocchio nel mio immaginario, perché erano sempre lì, sempre a fare cose senza senso, sempre a disobbedire, mentre noi prova-

ph Andrea Macchia

HOURVARI

vamo. Così abbiamo detto, ma sì, certo, Pinocchio, con la sua disobbedienza, che di fatto lo aiuta a progredire nel suo apprendimento. Più disobbedisce, più impara, perché il circo è anche questo. Più ti metti in pericolo, più impari e più progredisci nelle abilità circensi. E poi, naturalmente, c'è il Guignol, il burattino francese di Lione, che è una specie di Arlecchino, anzi un burattino anti-establishment, quasi un ribelle, quasi un rivoluzionario in Francia. Con Hourvari per la prima volta Rasposo presenta un format con 12 artisti in scena e un tendone da oltre 350 posti. Avevamo il desiderio di reintrodurre grandi abilità acro-

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E così alla fine ci siamo decisi a includerli nello spettacolo. Una scelta che ci rende soggetti alle leggi sul lavoro minorile, e quindi a un ritmo di esibizione più lento rispetto a quelli soliti. Con questo spettacolo si è manifestata forte, improvvisamente, l’idea di trasmettere la conoscenza ai miei figli e ai giovani acrobati nella compagnia. Mi sto avvicinando ai 40 anni, e quindi nelle acrobazie devo rallentare un po'. Così chiedo anche a questi giovani acrobati di trasmettere la mia scrittura, la mia messa in scena, di farla passare attraverso i loro corpi, così come in passato passava attraverso il mio e quello di altri artisti che lavoravano con me.

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ph Piero Tauro

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MOVEDBYMATTER MYSTICA

ph Titus Simoens

movedbymatter.com

A.R. in conversazione con Kasper Vandenberghe coordinatore, regista, performer Nella mia carriera artistica ho recitato dal 2008 al 2020 come attore e interprete in diverse produzioni teatrali e alcune serie televisive. Il circo invece l’ho incontrato nel ruolo di stuntman in Calculated Risk (2019), progetto solista co-diretto con Simon Bruyninckx del Collectif Malunés. Ne sono rimasto contagiato e ho capito che mi interessava la connessione tra recitazione e performance fisica; trasferire questi universi nel mondo del circo e nel mio lavoro di attore, regista e coach.

Nasce così la compagnia MOVEDBYMATTER che, come suggerisce il nome stesso, esplora sia le possibilità del corpo fisico e artistico sia quelle della realtà sociale in cui quel corpo vive. Unendo raffinate discipline circensi ad altre forme d'arte esploriamo i punti ciechi della società in modo rituale e visivo, nuovo e inaspettato. Sono guidato da una curiosità sfrenata per le discipline artistiche, la tecnologia e l'artigianato. Mi piace distillare una particolare disciplina circense fino alla sua essenJUGGLINGMAGAZINE.IT

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za e combinarla con altre forme d’arte. Da questa simbiosi emerge una metafora che parla di come noi esseri umani ci relazioniamo con il mondo, con gli altri e con noi stessi. Parallelamente mi interessa creare un'esperienza immersiva per il pubblico, in modo che possano rispecchiarsi nei gesti e nelle sensazioni che vedono in scena. La genesi dello spettacolo Mystica descrive bene la natura del nostro lavoro. Con la precedente creazione BitByBit ancora in tour in molti paesi d’Europa, ho avvertito il forte bisogno di un lavoro di introspezione a livello personale. Mi sono quindi preso un tempo per viaggiare a lungo tra Costa Rica e Portogallo, vivendo in una yurta, dedicandomi a pratiche di meditazione e avvicinandomi alla lettura dei mistici medievali. Questo percorso, durato diversi mesi, è diventato fonte di ispirazione di Mystica, uno spettacolo in cui desideravo affrontare il tema della consapevolezza di sé. Al suo interno si fondono circo, teatro, musica, canto, ricalcando processi creativi come quelli di un’Opera, con un'ampia ricerca di pre-produzione e la collaborazione con artisti di diverse arti. La fase di ricerca, scrittura e creazione dello spettacolo, imperniato su una visione non dualista, è durata 18 mesi, coinvolgendo gruppi di lavoro distinti che lavoravano su drammaturgia, musica e performance. In questa fase nasce anche la collaborazione con la compagnia teatrale fiamminga Muziektheater Transparant, co-produttori dello spettacolo. La ricerca degli interpreti è stata lunga e meticolosa, con due audizioni a Bruxelles e Barcellona, a cui si sono presentati oltre 50 artisti di sospensione capillare e 40 cantanti. Una volta trovati e messi insieme tutti gli elementi del puzzle il lavoro di messa in scena è andato spedito e ha richiesto solo tre settimane. Per favorire un’esperienza immersiva facciamo accomodare il pubblico in sedute molto prossime alla scena, e la prima parte della performance è dedicata a far entrare il pubblico in uno stato di ascolto e attenzione. Solo allora il cuore dello spettacolo comincia a battere forte, nella forma di un rituale che permette a otto donne mistiche, vissute tra l'VIII e il XVI secolo, di parlarci. I testi sopravvissuti di Ildegarda di Bingen, Mirabai, Teresa d'Avila, Sun Bu'er e altre sono stati riscritti da Elisa Demarré in poesia moderna e intrecciati in una polifonia contemporanea da Timo Tembuyse, sulle note di basso composte da Jens Bouttery. La struttura drammaturgica si muove attraverso cinque fasi: risveglio, purificazione, illuminazione, la notte oscura dell'anima, l'unione. Mystica è un'esplorazione della corrente underground mistica. Gli artisti di sospensione capillare, con i loro corpi protesi verso l’alto, sono metafora di una dimensione verticale, che collega terra e cielo. Insieme ai cantanti risvegliano nel pubblico le parole di questi spiriti femminili. All’uscita dalla sala ci auguriamo che gli spettatori abbiano vissuto un'esperienza oltre il semplice intrattenimento, che evochi un palpabile senso di trasformazione. Desideriamo che portino con sé una sensazione fisica sottile e indefinibile di qualcosa rimasto silenziosamente dentro di loro... una traccia di misticismo che può, consciamente o inconsciamente, farsi strada nelle loro vite. PROGETTOQUINTAPARETE.IT


Oltre i Confini Dal dialogo internazionale alla costruzione della rete di Outdoor Arts Italia

Gli ultimi mesi del 2025 hanno segnato per Outdoor Arts Italia il passaggio da una fase di dichiarazioni d'intenti a quella della concretezza operativa. Due inviti in Spagna, la partecipazione a programmi chiave di Circostrada, l'assegnazione del bando Boarding Pass Plus e l'avvio della formalizzazione di una Rete Nazionale di Festival. Ogni tassello trova posto in un disegno che mostra come il lavoro di questi anni stia producendo infrastruttura, visione e opportunità concrete per l'intera filiera italiana. Il riconoscimento arriva prima di tutto dall'estero. PATEA, l'Asociación de Profesionales de Artes de Calle, ha invitato Outdoor Arts Italia (OAI) al proprio congresso nazionale a Vila-real per presentare l'ecosistema outdoor italiano mentre APCC, l'Associazione Professionisti del Circo di Catalogna, ha richiesto una masterclass a Barcellona per costruire collaborazioni efficaci con il contesto italiano. Due opportunità che testimoniano la crescita del comparto italiano come oggi rappresenti una prospettiva per molte realtà europee.

messo di evidenziare con artisti e operatori, le differenze strutturali tra le outdoor arts e il circo, le esigenze tecniche, gli elementi per instaurare collaborazioni. Il dialogo ha confermato come, pur nella diversità dei singoli Paesi, il settore affronti sfide analoghe: sostenibilità economica, visibilità istituzionale, bisogno di reti professionali solide. Vedere così riflesso, nelle parole dei colleghi stranieri, il valore di un lavoro spesso frammentato ha permesso di rileggere il contesto italiano con occhi diversi e, a tratti, più indulgenti.

Il confronto europeo è uno specchio Da Vila-real è emerso un sistema non pienamente fluido: normative articolate, distribuzione culturale eterogenea, attori professionali che faticano a trovare piena collocazione nelle politiche nazionali. Il confronto con PATEA ha manifestato esigenze che conosciamo bene in Italia: stabilità per compagnie e festival, riconoscimento di professionalità in contesti non convenzionali, quadri normativi più coerenti con la natura sitespecific della creazione.

In Circostrada da protagonisti attivi Internazionale è anche il rafforzamento del ruolo in Circostrada come soggetti riconosciuti e affidabili. A dicembre 2025, Outdoor Arts Italia ha partecipato al programma Global Crossing con una delegazione che ha esplorato i contesti artistici di Taiwan e Giappone: un viaggio di studio per osservare ecosistemi diversi da quello europeo, ampliando lo sguardo sulle pratiche legate allo spazio pubblico e sui modelli organizzativi dell'area Asia-Pacifico. Il passaggio più rilevante sarà però nel marzo 2026, quando Outdoor Arts Italia ospiterà la prima edizione di CLIMB, il Leadership Development Programme di Circostrada. La scelta di organizzare l'edizione inaugurale in Italia è un riconoscimento del percorso maturato e un segnale di fiducia nella capacità della rete italiana di accogliere professionisti da tutta Europa. CLIMB riunirà quindici leader del settore per tre giorni intensivi di coaching e scambi, rafforzando il ruolo di OAI come organizzazione ponte tra l'Italia e l'estero.

La Catalogna ha invece offerto una rappresentazione di uno degli ecosistemi più avanzati in Europa, per il circo contemporaneo. La masterclass ha per-

Mobilità e Rete Nazionale dei Festival L’assegnazione del bando Boarding Pass Plus del Ministero della Cultura è un passaggio decisivo perché permette di

strutturare in modo sistematico i processi di scambio e cooperazione con i partner europei, consolidando la visione, facilitando la mobilità di artisti e professionisti e trasformando l'internazionalizzazione da processo episodico a stabile. Un riconoscimento istituzionale importante per uno dei progetti cardine. Un pragmatismo che anche le esperienze di Umore Azoka e Fira Tàrrega 2025 hanno portato con la formalizzazione di un primo cordinamento per una rete italiana di festival e programmatori. Proprio osservando la forza delle reti straniere è emersa la necessità di uno spazio strutturato di confronto e progettazione condivisa anche tra festival. È nato così un tavolo permanente capace di rappresentare le manifestazioni che lavorano nello spazio pubblico, dove facilitare la condivisione delle visioni artistiche e sviluppare azioni di sostegno reciproco: non una semplice piattaforma di scambio, ma uno strumento pratico per rafforzare la filiera. È uno dei risultati più concreti generati dall'apertura internazionale: un processo che torna in Italia e produce infrastruttura, rafforza il posizionamento del settore e amplia le possibilità per artisti, festival e professionisti verso un ecosistema più solido, solidale e sostenibile.

Nell'immagine: Italian delegation in FiraTàrrega Photo credits: Outdoor Arts Italia ETS Maggiori info: www.outdoorarts.it

Agenzia di Promozione e Sviluppo


15 ANNI DI DINAMICO LA RISATA È UN ATTO DI LIBERTÀ Brunette Bros ph Angelo Farese

10/14 SETTEMBRE, REGGIO EMILIA dinamicofestival.it

di Elena Burani IL SOGNO

IL PUBBLICO

Dinamico è cresciuto tramutando i germogli da cui ha preso vita nel 2011 in alberi carichi di frutti. È nato dal desiderio di portare nella mia città l’energia e la magia che stavo vivendo come artista di circo contemporaneo in giro per l’Italia e l’Europa. Nello stesso anno vincevo il premio Equilibrio con Ai Migranti del Collettivo 320chili, fondato nel 2007 con quattro compagni della Scuola Flic di Torino e sostenuto da Sosta Palmizi: uno spettacolo di circo contemporaneo creato per la sala vinceva un premio dedicato alla danza, aprendo un varco. In quegli anni era nata anche la prima compagnia italiana di circo contemporaneo con Tendone: Il Circo Paniko. Sognando con loro di montare la tenda tra i campi de La Collina - cooperativa e famiglia allargata dove sono cresciuta e che tuttora ospita volontar* e artist* del festival - ho capito che era arrivato il momento di portare il circo a Reggio Emilia! Conoscevo i festival di Arte di Strada, amavo quella commistione tra spettacoli, convivialità, confusione… eppure la mia idea di festival era differente: il circo contemporaneo necessitava di spazi protetti che ne valorizzassero la professionalità e la forza espressiva.

Il pubblico del Dinamico si è formato piano piano ed è cresciuto con noi. All’inizio si avvicinava per curiosità vivendo principalmente il parco e le attività gratuite all'aperto; nel tempo ha imparato a leggere i programmi, prenotare i biglietti prima del sold out e sperimentare spettacoli sempre più contemporanei! Ora ci segue anche negli eventi e progetti che organizziamo tutto l'anno. Ma non lo diamo per scontato e, ogni anno, ci interroghiamo su come fidelizzare quello esistente e ampliarlo. Fino a che non vedremo il Dinamico pieno di 2025enni non saremo contente. Dinamico è cambiato molto, è più sicuro della sua forma e del suo valore, sta diventando grande non solo in senso quantitativo, ma per consapevolezza e capacità di ripetersi e rinnovarsi nella costante ricerca di un equilibrio. Il nome Dinamico mi ha aiutato nel tempo ad accettare e cavalcare la precarietà costante, infatti non è dinamico solo il circo, il movimento, lo spettacolo dal vivo e le emozioni che muove, ma dinamico è anche l’atteggiamento che deve tenere un’operatrice culturale in Italia. Vorrei che rimanesse autentico, in ascolto, con la cura sempre al centro.

Dinamico Festival 2025

La festa era il secondo germoglio: un rito sociale e antico, strutturato per rispondere al vitale bisogno della persona di condividere il tempo, il gioco e l'arte, necessario più che mai oggi che stiamo perdendo l’abitudine ad incontrarci. La immaginavo però come cornice conviviale e gioiosa attorno agli spazi dedicati allo spettacolo - tendoni, teatro, arene esterne - che negli anni si è declinata in concerti e danze, buon cibo locale, laboratori, un parco giochi in legno riciclato per tutti e scenografie accoglienti. Dalla prima edizione, assieme a mio fratello Paolo Burani, paesaggista del verde, abbiamo scelto i Parchi come luogo dove prendere e dare forma: nel cuore della città ma al contempo ambienti racchiusi di grande bellezza e armonia naturale Dopo cinque anni il sindaco chiese di abitare Parco del Popolo, il più grande del centro. Era il 2015, e proprio in quell’anno il Ministero della Cultura aprì la sezione di finanziamento dedicata al circo contemporaneo. Ottenere quel sostegno fu per noi un passaggio decisivo: un salto di professionalità che ci permise di dare al festival una struttura più solida e definita. JUGGLINGMAGAZINE.IT

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IL FESTIVAL

foto di Cate Boschetti

L’anima di quest’ultima edizione è stata la risata: atto di libertà che abbatte le distanze, attraversa e unisce. Il programma, con 4 diversi spettacoli e una ‘carte blanche’ alla fondatrice del Network Pagliacce, offriva un focus sul clown contemporaneo: un genere che non ci distrae, non ci intrattiene ma che ci accompagna e risveglia, e, nella sua fragilità, contiene tutte le nostre differenze. Programmiamo da sempre autrici e autori Italiani, seguendo spesso anche il processo di creazione e produzione attraverso progetti in rete con altre realtà. Sul territorio locale, collaboriamo con tante realtà artistiche per programmare spettacoli, ospitare residenze, incrociare progettualità: Centro Residenze La Corte Ospitale, Centro Teatrale MaMiMò, SD Factory, Coop. La Collina, Reggio Film Festival sono alcuni dei nostri alleati! È preziosissima la collaborazione con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia che

dal 2018 concede al Dinamico il teatro La Cavallerizza per la programmazione di spettacoli nati per la sala, e vede una programmazione di circo concertata e condivisa con Il Festival Aperto. A livello nazionale, con il progetto SOLO BUT NOT ALONE (assieme a QuattroX4Circo di Milano, Circo all’inCirca di Udine e MagdaclanCirco e 5 partner Europei), abbiamo accompagnato nel processo di produzione e internazionalizzazione 10 Soli di Circo contemporaneo Italiani; con il progetto PUNTI DI PARTENZA,

IL FUTURO

lavoriamo con gli allievi della FLIC Scuola di Circo, Terminal Festival e Muja Bukser Festival. Quest'anno abbiamo ospitato il direttivo di C.re.s.co. Da sempre, programmiamo anche compagnie straniere e collaboriamo con diversi festival per una circuitazione condivisa che sostenga le compagnie, ottimizzando i costi economici, ma soprattutto quelli ambientali. A livello internazionale siamo membri di CircoStrada e European Festival Association.

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La città ha investito in un grosso progetto di rigenerazione che coinvolge il parco storico dove siamo da 10 anni e il 2026 potrebbe essere l’ultima edizione lì. Sicuramente nuove traiettorie, nuovi esperimenti sono necessari, come anche il coraggio di mettere in discussione o ripensare alcuni assiomi che accompagnano Dinamico fin dalla sua nascita. La cura è centrale, e con i due germogli del circo contemporaneo e della festa, costituisce l’anima del Dinamico. Ci guida nell’immaginazione, nella progettazione e nell’attuazione del festival ed è amplificata da tutte le persone che lo attraversano. Cerchiamo di praticarla nell'accoglienza delle artiste e degli artisti: dall'ospitalità, ai tempi di montaggio, al personale a disposizione, al risolvere tutti gli imprevisti senza ansia, ma insieme. La pratichiamo nel rapporto con le volontarie e i volontari senza cui il Festival non potrebbe farsi. E, sempre lei, è al centro del nostro rapporto col pubblico, che dà senso al festival di esistere. Da tanti anni sosteniamo la creazione attraverso l'organizzazione e la facilitazione di residenze artistiche sul nostro territorio: dal 2015 ad oggi sono più di trenta le compagnie ospitate. Tra i miei desideri del futuro: un luogo stabile che possa ospitare residenze, spettacoli, incontri, restituzioni; un luogo di incontro tra città e artist* di passaggio, non più solo durante il festival, ma tutto l'anno.

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DEFRACTO MONOGRAPHIE defracto.com

di Guillaume Martinet CARTOON E GIOCOLERIA Da piccolo osservavo tanto i cartoni animati, Disney, Looney Tunes, Manga… mi affascinava questo mondo dove tutto era possibile, che potevano essere violenti, assurdi, comici, narrativi. Ho anche apprezzato i loro autori per la libertà nelle scelte dei soggetti, dei media utilizzati, della creatività di espressione. Li osservavo da adolescente e li osservo ancora oggi. La mia giocoleria è intrisa della fisicità di questi personaggi e i feedback che ho ricevuto mi hanno convinto che avessi una specie di corpo da cartone animato, che potessi diventare io stesso un personaggio da cartone animato. Un'idea apparentemente stupida, ma proprio per questo interessante. Così fare il giocoliere è diventato per me un modo di esprimermi in modo giocoso e, strano dirlo, condito di un amore profondo che non si esaurisce. Mi sono impegnato molto per trovare la mia giocoleria e penso di esserci arrivato circa un decennio fa. Amo allenarmi, provare cose nuove, metterle insieme e se non giocolo mi accorgo che il mio equilibrio interiore ne soffre. Le mie giornate di allenamento e creazione alternano routine tecniche dove ripasso tutto il mio repertorio, sezioni di improvvisazione espressiva, esercizi fisici e verticali per migliorare la sensibilità del mio corpo. Ma non è tutto così schematico, lascio sempre che i miei sentimenti entrino e influenzino questa pratica, la conservino giocosa e divertente.

L’ARTE DELLA SCRITTURA Il pubblico mi conosce per la mia carriera artistica come giocoliere, perché come professionista è attraverso la giocoleria che ho avuto successo e mi guadagno da vivere. Ma la mia ricerca artistica si allarga anche ad altre forme espressive. Io vengo dalla cultura hip hop, sono un fan del tagging e del writing, ed è da questo

foto di Pierre Morel che ho sviluppato il mio grande interesse per la tipografia e il disegno. Ho iniziato così a disegnare lettere in modo diverso, ma anche a disegnare personaggi, dalle apparenze a volte riconoscibili, altre illeggibili, oppure segreti. La cifra cromatica del bianco e nero accompagna questa mia intera ricerca stilistica anche nella messa in scena dei miei spettacoli. i colori sono molto espressivi, anche troppo per il mio tipo di ricerca. L’alternanza di bianco e nero diventa così il modo più semplice e diretto per sentire: il contrasto, lo spazio e l’equilibrio tra le forme. Un luogo dell’equilibrio che celebra l’arte della scrittura. Mi sono immerso nell’arte della tipografia perché avevo bisogno di scrivere. Lungo il mio percorso volevo essere in grado di memorizzare e annotare movimenti che concepivo ma che non riuscivo ancora a padroneggiare. Mi sono reso conto che creare una notazione era legato alla pedagogia e la ricerca di una notazione mi ha portato a creare una filosofia formale di quella che era la mia pratica. E poiché amo la linguistica, a un certo punto, ho voluto

che ogni segno avesse un nome, che ogni movimento avesse un nome, un suono, e ho iniziato ad articolare una pronuncia per la combinazione di questi suoni. Il progetto è diventato la creazione di un linguaggio, come un linguaggio umano, come un Tolkien, che si possa parlare e che traduca i movimenti del corpo. Questa lingua si chiamerà "defracto", e i suoi caratteri si chiameranno Taiji, così come in giapponese c'è il kanji e nel coreano c'è l'hangŭl.

MONOGRAPHIE All’interno dello spettacolo Monographie convergono molti elementi di questo mio universo artistico. Nei miei 15 anni di carriera ho crato tanti trick di giocoleria che per diverse ragioni non entravano nei miei spettacoli. Monographie è quindi anche una sorta di viaggio attraverso tutti questi trick inediti di giocoleria che ancora oggi sono espressivi e amo. È inoltre uno dei primi

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progetti in cui la dimensione visuale è diventata così rilevante nella creazione. Ho ritrovato nel gesto della scrittura e del disegno quell’attenzione al movimento che caratterizza anche la giocoleria, quell’attenzione comune ad un equilibrio di vuoti, di piani e di forme. Con il pennarello, con la bomboletta spray, con le palline, mi emoziona sempre la ripetizione del gesto, il movimento preciso ma libero, la possibilità di lasciare un segno. Con Monographie esploriamo questo concept in modo frontale, chiedendoci come potevamo semplicemente mettere delle cose nello spazio per lasciare un segno. La giocoleria per me non è più solo una relazione tra un corpo e un oggetto nello spazio e nel tempo, perché spazio e tempo sono più una sensazione che provo. E da queste sensazioni, ciò che posso percepire come diverso da me è un oggetto, e non solo gli attrezzi di giocoleria.

Con Yann Frisch durante la creazione abbiamo discusso del perché dell'oggetto in scena, delle sue dimensioni, di come lo costruiamo, di come possiamo inquadrarlo, di come posso muovermi verso di esso, di cosa faccio. Abbiamo anche deciso di lavorare su elementi narrativi imperniati sulla ripetizione di un modulo. In scena ogni volta parte la musica, entro, eseguo un pezzo, esco, poi rientro di nuovo e ripeto il modulo, andando avanti così fino alla fine. Come se non ci fosse una storia, non ci fosse un tempo, non ci fosse un personaggio, per far risaltare la forza del segno e del movimento.

CHE ARTISTA MI SENTO Mi ritengo un giocoliere e la giocoleria offerta in modo giocoso è l’arte che amo di più per esprimermi sul palco. Non mi sono mai sentito come un “artista di circo” perché non vengo dalla cultura circense, ma sono sempre stato grato al mondo del circo e alle istituzioni per il riconoscimento e il supporto ricevuto. Le etichette lasciano il tempo che trovano, in

realtà mi sento un artista e basta. Oggi mi sento più aperto e maturo, ho acquisito maggiore solidità professionale ed economica, ho molte persone valide intorno a me, come gli artisti associati Pierre Morel o Margot Seigneurie, che fanno parte della compagnia. Nel creare Defracto con Laure Caillat, e ora nella co-direzione con Loyse Delhomme, abbiamo costruito una relazione, un assetto della compagnia e una visione artistica che ci permette di creare spettacoli, ma siamo anche liberi di poter concepire una conferenza, una mostra o qualsiasi altro tipo di evento, in modo indipendente, anche senza un contributo da parte delle Istituzioni. Come artista mi vedo come un artigiano che crea oggetti artistici destinati ad essere utilizzati. E se uscirai dalla sala con un sorriso, con una gioia interiore, io avrò raggiunto il mio obiettivo come artista. Quando commissioni a qualcuno di costruire la tua casa, questa persona crea una struttura di muri e finestre attraverso le quali puoi ricevere la luce e la sensazione di calore. Allo stesso modo la struttura che amo creare è un linguaggio di movimenti e forme attraverso cui le persone possono ricevere la giocoleria e provarne gioia.

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COMPAGNIA SAMOVAR OFFICINA OCEANOGRAFICA SENTIMENTALE

ph Andrea Macchia

compagniasamovar.it

di Luca Salata

ph Elisa Vettori

La Compagnia Samovar è un intreccio artistico di clown musicale, teatro comico-poetico e marchingegni. Compagnia indipendente e familiare affonda le sue radici artistiche nell’Est Europa per poi sbocciare in terra italiana. I due fratelli alti, snelli e baffuti si muovono con equilibrismi musicali tra facchinaggio clownesco, attorialità verace, fai da te bresciano e camionismo intellettuale. Abili in tutto ed esperti in nulla, fanno della loro sensibile visione del mondo il grande show.

La compagnia nasce nel 2011 dopo un’esperienza sociale-teatrale in Romania, dalla quale prende poi vita il primo spettacolo di teatro di strada Mic Circ Fratilor. Ora ha base fissa in Trentino, perché siamo fondamentalmente dei romantici, quindi abbiamo inseguito l’amore. Ci teniamo però a dire che io e Davide siamo originari di Brescia e siamo veramente fratelli, non gemelli. Davide ha una formazione principalmente musicale, laureato in sax, suonatore di vari strumenti ad ancia e non solo, ha una spontanea comicità. Io invece ho iniziato il mio percorso artistico lavorando con Roberto Abbiati, esibendomi con il Circo Polenta (Ambaradan e

Teatro Distratto), poi formandomi con workshop sul clown teatrale e approcciandomi e approfondendo il concetto di teatro viaggiante con Girovago&Rondella. Dal 2011 la compagnia ha prodotto altri 5 spettacoli e organizzato per 5 anni un festival di circo contemporaneo a Trento. Al momento portiamo in scena Banda Storta Circus, spettacolo di clown musicale in cui abbiamo coinvolto quattro musicisti, con i quali proponiamo anche uno spettacolo itinerante ShowShow Risciò musica a trazione umana.

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Poi c’è Officina Oceanografica Sentimentale, spettacolo di clown, marchingegni e poesia per 7 spettatori in una roulotte. Uno spettacolo con un processo di creazione diverso dagli altri che, a posteriori, mi è piaciuto molto, una sorta di puzzle. Tutto è nato principalmente dagli oggetti creati durante il periodo del lockdown, che avevano come comune denominatore il mare, elemento che mi ha sempre attirato per le sue infinite sfaccettature di senso. La Roulotte è arrivata di conseguenza, un po’ per sfida un po' per gioco. Quindi, partendo dalla scenografia e un’ambientazione predefiniti, ho lavorato su alcune poesie che mi avevano ispirato nelle costruzioni e sul tema della libertà di movimento degli uomini, che da molto tempo volevo denunciare attraverso una creazione. Nel nostro backgroud ci sono state diverse esperienze di spettacoli in spazi ridotti/alternativi, sia per gli spettatori che per noi come attori. Oltre alla Roulotte, dal 2017 al 2022 la compagnia si esibiva nel proprio Teatro ambulante, camion che si trasformava in una piccola sala teatrale per circa 40 spettatori. Questi spazi ci hanno sempre affascinato. Poter “curare” il rapporto con ogni spettatore è una cosa unica e la vicinanza permette di usare linguaggi diversi e oggetti, suoni, espressioni, parole “piccole”. Certo è anche un’arma a doppio taglio. Se da un lato ti senti facilitato, perché il pubblico quando entra in uno spazio intimo è già propenso al positivo, dall’altro c’è il rischio di deludere le aspettative. Rimane però sempre la magia molto forte di uno spazio poco convenzionale con un certo grado implicito di artisticità e diversità dall’ordinario. L’arte del circo, la musica dal vivo, la poesia, le scenografie, il clown teatrale sono tutti elementi fondamentali nel nostro concept. La tensione verso un’idea immaginata ci trascina nel lavoro concreto di creazione attraverso modalità artigianali. Durante le creazioni ci piace molto provare, sperimentare, costruire, procedere per tentativi. Crediamo che questo renda tutto molto vero e allo stesso tempo fragile, come l’essenza del clown. PROGETTOQUINTAPARETE.IT


MARIO LEVIS mariolevis.com

Con questo spirito ho creato lo spettacolo Hanger?, dove sottolineo l’importanza della semplicità, usando esclusivamente delle grucce, oggetti comuni che tutti conoscono. In Crazy Fàntony! ho invece unito l’arte del clown alla musica dal vivo, usando principalmente il violino e creando degli archetti finti, ma all’apparenza veri, da poter, con la sorpresa di tutti, manipolare, giocolare e trasformare in immagini comiche ed evocative.

Dopo anni da solista, ho condiviso con altri artisti il desiderio di creare il collettivo ANTILIA, dove gli elementi comuni di amicizia e passione creano qualcosa di unico ed emozionante, incluso un circo arena itinerante fresco ed effervescente. Ho partecipato a festival in giro per il mondo, dall’Australia alla Corea, ho collaborato con festival di teatro di strada in Italia, Germania o Danimarca, ho lavorato in circhi tradizionali, varietà moderni ed in strada, nei luoghi che più mi ispirano. Attraverso queste esperienze ho maturato la convinzione che l’autenticità sia alla base di ogni espressione artistica davvero interessante. Noto però che, nella società in cui viviamo, spesso prevalga il bisogno di mostrare la difficoltà tecnica di un esercizio, limitandosi a trasmettere uno stupore effimero. Per me, l’arte nasce invece dall’onestà del gesto e dalla verità dell’emozione, elementi che permettono di creare un legame reale con il pubblico.

È la voce che ci invita a non prenderci troppo sul serio, l’estro ingenuo che ci spinge ad aiutare senza malizia, la capacità di trasformare un difetto in un pregio o la risata improvvisa che alleggerisce i drammi della vita. È la parte fragile di noi che ci rende sensibili alle ingiustizie e ci ricorda quanto sia umano cadere, ridere, rialzarsi. Ciò che vediamo in scena è l’espressione fantasiosa e ironica delle nostre inquietudini, che attraverso il teatro e il circo diventano esperienza condivisa in un linguaggio universale capace di parlare al cuore di tutti.

ph Lorenzo Gianmario Galli

Nato a Belluno, ma spesso in Germania dove i miei genitori lavorano, e d’inverno in giro con loro per il mondo, ho sempre amato viaggiare. Poi da artista itinerante ho visto subito molte realtà, dove ho conosciuto il mondo del circo attraverso la giocoleria e il teatro fisico, sviluppando una coscienza artistica che mi ha aiutato a trovare la mia strada. Attirato dalle realtà legate al mondo del clown e teatro di strada, mi affascinava la possibilità di comunicare non verbalmente con le persone, trasmettergli emozioni universali. Sono questi gli elementi che mi hanno convinto di dedicare la mia vita allo spettacolo dal vivo. Dopo tre anni alla scuola Atelier Teatro Fisico Philip Radice e corsi alla scuola di circo Flic, ho continuato la mia formazione con vari stage in giro per il mondo, studiando con maestri come Andrè Casaca, Teatro Lume, Jango Edwards, Leris Colombaioni e molti altri. Unendo l’esperienza accumulata nel lavoro e la sperimentazione in strada ho tracciato le linee guida del mio mondo artistico. Mi interessa puntare all’autentico, all'originalità, attraverso gli aspetti fisici ed energetici del corpo, usando spesso l’arte del clown e la ricerca nella manipolazione di oggetti di qualsiasi natura.

Ultimamente coltivo la passione per il vasto mondo dello yoga, filosofia che trovo per aspetti simile a quella del clown e che ha influenzato la mia vita e il mio immaginario artistico, sia nelle sensazioni che mi regala esibirmi, sia nella creazione. Da queta esperienza sto anche elaborando un metodo di insegnamento. Per me il clown… è una presenza quasi invisibile nella vita di ognuno; ma se mancasse, se ne sentirebbe l’assenza, senza sapere esattamente di cosa.

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Il clown è la voce che ci invita a guardare la vita con leggerezza e sincerità con cui diamo forma a quella parte fragile e autentica che trasforma la vulnerabilità in forza e il fallimento in risata.

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nosca il suo esplicito privilegio nell’avere una platea di fronte, rendendo lo spettacolo uno spazio trasformativo, di crescita mutuale, e di cambiamento sociale. Ho scelto di ri-significare gli oggetti circensi, di mantenere alcuni codici tipici del circo, ma ad un altro livello: il rischio esiste ma è quello di farmi lanciare pezzi di Barbie addosso, il corpo performativo c’è ma non sempre è il mio, i “Wow” ci sono ma… venite a scoprirli!

MISS SBARBIE CIRCO GIOCO RESISTENZA

morganamorandi.com

di Morgana Morandi

foto di Clara Pedriol

Non ricordo la prima Barbie che ho avuto, ma ricordo bene la sensazione di giocare la domenica mattina con mia sorella gemella, mentre tutta la casa dormiva. Non ricordo la mia ultima Barbie, ma ricordo bene la sensazione di dover tendere ad essere come lei tutta la mia vita. Mi sono chiesta: come può una bambina che ha giocato così tanto con le Barbie essere diventata transfemminista? Ho praticato per 13 anni ginnastica ritmica diventando io stessa una Barbie, sorridente e piena di paillette. Mi sono poi laureata in Psicologia e sono entrata alla FLIC, scegliendo cerchio aereo. In seguito ho approfondito contorsione, danza contemporanea, clown e ho seguito un Master in Neuropsicosomatica. Da tutto questo ho iniziato a creare il mio universo artistico.

mia unica Barbie grassa, Ken Timido, la Barbie lesbica, Viky era una Barbie ed ora è un Ken, Ken con la gonna e… Ken umano! Così facendo mi riapproprio del simbolo della Barbie (e di Ken) che ha imprigionato l’immaginario collettivo ma che diventa così luogo di liberazione per l’immaginazione, di proiezione, di continua trasformazione ed invenzione. Questo contrasto incolmabile tra l’unica e le infinite possibilità, riassunto in quel corpicino plasticoso, mi ha mossa intimamente e così ho deciso di giocarci: profondamente, politicamente, collettivamente.

Poi a 26 anni mi sono ritrovata quasi per caso con una Barbie in mano e ho iniziato a chiedere alle persone: “Cosa pensi se ti dico Barbie? Che ricordi hai con loro?”. Da lì mi si è aperto un mondo: la Barbie è un simbolo che parla a tuttə. Per questo Miss SBarbie è un viaggio collettivo: il pubblico è chiamato ad interagire e a mettersi in gioco per tutto lo spettacolo, iniziando dal rispondere a domande rubate da “storie di vita con le Barbie” fino a giocare tutte insieme a freccette con pezzi di corpi. In scena ci sono io e c’è LA Barbie: la sola e unica possibilità, la prima bambola adulta in tre dimensioni, la più venduta di sempre. La Barbie riassume tante cose di noi, del mondo: gioco, plastica, stereotipi, capitalismo, accumulazione, dinamiche di potere, corpi conformi, male gaze, famiglia Mulino Bianco…In scena ci sono io e ci sono LE Barbie: infinite, strambe, amate, rotte. Presento quasi tutte le mie 101 compagne di viaggio: Claudia la mia prima Barbie, Jenny la Barbie-metro, Julie la Barbie nera, Carla la

Il mio circo è il un mezzo di comunicazione, trasformazione e catarsi collettiva. Stare in scena è inevitabilmente un atto politico. Credo nel circo come arte di creazione, che superi il gesto tecnico per costruire un universo evocativo in cui l’attorə circense rico-

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Il progetto ha ricevuto numerosi supporti che ci hanno permesso di viaggiare in più di 10 stati europei e incontrare il pubblico più di 35 volte. Il percorso di creazione è iniziato nel 2022, debuttando poi ad ottobre 2025 al Pagliacce Festival, in collaborazione con la Rassegna Caleidoscopio della FLIC. La scelta di mantenere la base fiscale e fisica in Italia, senza un vero supporto statale né una compagnia formata alle spalle, è stata una sfida di cui non nego la difficoltà, ma della cui necessità sono convinta. Fondamentale l’accompagnamento di Annalisa Bonvicini in qualità di tutor strategica e bussola. Grazie a questi e a molti altri supporti ho potuto esplorare il Barbie World facendolo diventare SBarbie World! Miss SBarbie (a punk collective history about our messy bodies) è un solo-non solo di circo contemporaneo ideato, creato ed interpretato da Morgana Morandi, in scena insieme a 101 Barbie, 8 kg di pezzi di Barbie, Franchina la macchinina (telecomandata), 4 Ken di plastica e 1 Ken umano. Fanno parte della compagnia Vittorio Catelli Lasagni, Simone Di Biagio e Sara Accardi.

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BARBAREN BARBIES barbarenbarbies.de

ph Bernadette Fink

di Nicole Ratjen AL FEMMINILE L'idea delle Barbaren Barbies è nata dal sogno di Vanessa Lee di un ensemble tutto al femminile. Lei e Sarah Lindermayer si sono incontrate durante gli studi e hanno continuato a tornare su questa idea nel corso degli anni. Una visione che è cresciuta nel tempo, ed è stato lì che Sari Mäkelä ed io ci siamo unite alla conversazione. Nel 2021 abbiamo ricevuto il supporto del Fonds Darstellende Künste per iniziare. Abbiamo cercato la nostra quinta artista per completare l'ensemble ed è stato allora che Sarah Bleasdale si è unita alla festa. La première del 2022 ha segnato il momento in cui il sogno è diventato tangibile. E siamo diventate: le Barbaren Barbies, una compagnia circense internazionale con sede a Berlino, con artiste provenienti da Germania, Nuova Zelanda, Canada e Finlandia. Ognuna di noi aveva una propria carriera artistica prima di unirsi. A questo punto, era importante per noi creare qualcosa che desiderassimo fare. I nostri obiettivi e visioni comuni per la realizzazione di questo spettacolo, senza voler semplificare troppo, erano la gioia. Credo che faccia davvero la differenza quando gli artisti stessi amano veramente ciò che fanno e, cosa ancora più importante, come lo fanno e con chi. L'obiettivo finale era far ridere e piangere il pubblico insieme a noi mentre affrontiamo le complessità della femminilità.

che noi stesse avremmo voluto vedere. Che fosse disordinato, audace e che occupasse spazio. In questo senso, forse un po' barbarico. Da qui la nostra versione: le Barbaren Barbies.

le pressioni sociali senza mai perdere il nostro senso dell'umorismo, perché la risata, in definitiva, ci unisce ed è una cosa molto necessaria.

LA CREAZIONE ARTISTICA E IL COLLETTIVO

La cultura contemporanea è in continuo cambiamento: alcune cose evolvono rapidamente, altre sembrano ostinatamente resistenti al cambiamento. Giochiamo con gli stereotipi di personaggi o situazioni, sperimentando con le aspettative di comportamento e femminilità. Alla fine siamo cinque donne bianche cisgender sopra i trent'anni, quindi condividiamo la nostra esperienza di vita. Mettiamo in discussione

LE BARBIE BARBARE

ph Henry Luederwaldt

Una carriera nel circo e nella danza spesso porta con sé una serie di aspettative inespresse su aspetto e atteggiamento: essere carini, sorridenti, sexy, non mostrare dolore, non essere brutti, ovvero essere "come Barbie". Volevamo sfidare questa narrazione. Volevamo abbattere i confini tradizionali tra le nostre discipline, fondere acrobazie, comicità e danza in qualcosa di sfacciatamente nostro. Volevamo giocare liberamente e creare uno spettacolo circense

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Il nostro processo creativo nella creazione e scrittura di spettacoli si è evoluto da quando abbiamo iniziato. A volte le idee scattano e tutto si assembla rapidamente. Ogni disciplina porta con sé una serie di requisiti in termini di sicurezza, tecnica e preferenze creative. Nel corso degli anni, abbiamo imparato e compreso meglio questi aspetti, il che ci permette di lavorare per passare dalla tecnica al gioco. Naturalmente, il processo creativo non è sempre semplice. Alcune idee circolano a lungo prima di trovare il loro posto nello spettacolo, mentre altre appaiono brevemente, poi si evolvono o scompaiono man mano che l'opera stessa matura e sorgono nuove esigenze. Il nostro occhio esterno e direttore, Sabine Rieck, fornisce feedback e ci aiuta a fare un passo indietro per osservare il lavoro nel suo complesso. Abbiamo tutti affrontato la nostra dose di sfide nel corso della nostra carriera. Questa esperienza collettiva ci fornisce una solida base – una sorta di spina dorsale – quando dobbiamo gestire le esigenze della compagnia separatamente da quelle delle singole carriere artistiche. Tuttavia, inevitabilmente sorgono delle sfide e spesso sono necessari momenti di flessibilità. Fortunatamente, conosciamo intimamente il nostro materiale e abbiamo la piena responsabilità di ciò che facciamo. Ci sono momenti, naturalmente, in cui questo equilibrio può essere impegnativo, ma fa parte della danza: negoziare continuamente.

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ECOSISTEMI TRANSFRONTALIERI PROSPETTIVE SUL CIRCO circoallincirca.it

EXIT, Cirque Inextremiste

tutta Italia. È una visione lungimirante e una chiara idea di politica culturale locale, che travalica aspetti politici in senso stretto e interpreta la cultura come fondamentale strumento di coesione sociale, costruzione dell’identità e benessere; quella del Friuli Venezia Giulia è una visione da sempre pionieristica rispetto al sistema italiano. “Between Venice, Austria and Slovenia”, è così che ancora oggi descriviamo la nostra remota regione quando ci troviamo all’estero. Volendolo interpretare psicanaliticamente, questo piccolo segno del folklore provinciale nasconde forse un leggero complesso di inferiorità di noi friulani. C’è chi può semplicemente affermare Venice, Tuscany, Rome, Sicily… ed essere immediatamente compreso dal proprio interlocutore.

di Davide Perissutti

foto di Bartolomeo Rossi

Una nuova opportunità per il circo in Friuli Venezia Giulia: è stata recentemente attivata una linea di finanziamento pubblico che invita gli attori culturali della regione a produrre nuovi spettacoli nel campo del teatro, della danza e del circo. Una proposta nata dall’incontro tra le prospettive dei policy maker e quelle degli operatori che evidenziavano alcune carenze sia in campo produttivo che soprattutto distributivo. Sono così in corso due importanti progetti regionali di sviluppo in ambito circense: Madame Rebiné sta ampliando e diversificando le proprie attività di produzione con ricadute positive anche per realtà nazionali come Pagliacce Network e DO.C.C. (Documentazione per il circo contemporaneo), mentre Circo all’inCirca sta lavorando al progetto “Circo d’inverno”, che porterà in scena uno spettacolo chiamato provvisoriamente Gli stessi, con la regia di Roberto Magro, che sarà presentato il 22 maggio all’interno della stagione del teatro Giovanni da Udine, con una anteprima a dicembre

di quest’anno. Bollono in pentola inoltre nuove produzioni e progetti che vedono impegnata la rete FVG nella costruzione di un ecosistema per il circo.

Tuttavia la capacità produttiva di questa regione è rilevante: solo negli ultimi tre anni Circo all’inCirca ha saputo produrre con risorse locali tre artisti e artiste con i loro relativi progetti personali. La prima progettualità è stata la Donna Lampada, di Laia Picas Rodoreda e Paolo Tonezzer che, dopo il sostegno ricevuto dal progetto nazionale “Solo But Not Alone”, è stata coprodotta da Circo all’inCirca con un fondo del valore complessivo di 30.000€. Una stessa cifra è stata utilizzata per il progetto Bamboo, di Simone Di Biagio, e le stesse risorse sono attualmente utilizzate per il progetto Cosa Vedi?, di Sarah Ferretti e Paola Caruso. In questo momento è in corso un dialogo tra Circo all’inCirca, Madame Rebiné e Muja Buskers Festival per l’accompagnamento e il sostegno alla pro-

Considerando il panorama italiano, è a dir poco sorprendente che una regione così piccola riesca ad esprimere una tale varietà di produzioni in questo campo. Non serve menzionare Terminal festival di Udine e Muja Buskers di Muggia per dire come il Nord-Est si stia accendendo di energia circense. Le politiche regionali e nazionali sostengono con convinzione questi appuntamenti, trasformando il territorio in un magnete per il settore, che infatti negli ultimi anni ha attirato su questo territorio professionisti da JUGGLINGMAGAZINE.IT

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duzione di nuove opere di artisti nel prossimo triennio di attività culturali regionali. Insomma, le opportunità che in questo momento l’estremo est è in grado di offrire al settore italiano sono molte e abbastanza diversificate, laddove gli operatori locali sono in grado di dialogare e mettere al servizio le proprie competenze per costruire percorsi di sostegno e sviluppo.

È per tutte queste ragioni che Terminal, progetto di sviluppo del circo in questa regione, punta al posizionamento internazionale, così come molti progetti di Circo all’inCirca, pur consapevole che in Itala rimane molto da fare se si parla di circo contemporaneo. Ma altrettanto predisposto dalla propria matrice territoriale al dialogo con i confini, non solo territoriali, ma anche linguistici e culturali. È forse anche grazie a questo retroterra culturale che da queste parti è abbastan-

Questo dinamismo non riguarda soltanto la quantità dei progetti, ma soprattutto la qualità delle relazioni che li sostengono: un modo di lavorare che rispecchia la storia stessa del Friuli Venezia Giulia, terra abituata a tenere insieme lingue, culture e immaginari differenti. In un luogo dove la pluralità è esperienza quotidiana, anche le arti performative trovano naturalmente la forza per superare confini – za semplice creare un dialogo aperto e in costante ascolto tra gli attori che qui si occupano di circo: Circo all’inCirca come centro per le arti circensi che si occupa di formazione, aiuto alla produzione e ospitalità grazie a Terminal; Madame Rebiné, impresa di produzione di circo contemporaneo; Muja Buskers, festival che porta in regione un dialogo con il settore produttivo italiano ed infine Brocante, incontro internazionale, volutamente indefinito e indefinibile, eppure ancora motore spirituale di tante iniziative che vengono realizzate in Friuli Venezia Giulia. Oggi il circo friulano continua a parlare molte lingue, come la sua terra che, tra confini geografici e culturali, resta un laboratorio di convivenza e immaginazione, luogo ideale per costruire un certo tipo di circo.

Gli Stessi ph Lucrezia Ficetti

L’anno dedicato a Gorizia e Nova Goriza capitali europee della cultura, prima città transfrontaliera a ricevere questo riconoscimento, ha messo in evidenza una caratteristica che a partire dagli anni ‘80 sostiene il modo di concepire la cultura da queste parti: un’identità costruita sulla diversità, sul dialogo tra culture, anche molto differenti tra loro, eppure legate da un terri-

torio spesso tanto ostile quanto incredibilmente prezioso di umanità. Tutto questo fermento – dalle nuove produzioni al ruolo delle associazioni, fino alla capacità del territorio di attrarre artisti da fuori – restituisce l’immagine di un ecosistema culturale solido, che ha saputo trasformare la propria marginalità geografica in uno spazio di possibilità. La costanza degli investimenti pubblici, unita alla capacità degli operatori di collaborare e condividere pratiche, ha generato un ambiente in cui la produzione artistica può nascere, crescere e trovare un pubblico.

Donna Lampada, Laia Picas Rodoreda e Paolo Tonezzer

Bamboo, Simone di Biagio

IN FRIULI VENEZIA GIULIA

geografici, disciplinari, culturali – e trasformare la periferia in un centro di sperimentazione. È proprio questa combinazione di radicamento locale, dialogo interculturale e capacità di fare rete che oggi permette al circo contemporaneo regionale di guardare con naturalezza oltre i propri orizzonti, aprendo nuovi canali di collaborazione e ampliando il proprio ruolo nello scenario nazionale ed europeo.

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SOSPESI cordatafor.com

Giuseppina Francia in dialogo con Francesco Sgrò e Luca Quaia

foto di Luca Quaia

QUANDO È NATA L’IDEA DI REALIZZARE UN DOCUMENTARIO SUL CIRCO CONTEMPORANEO E QUANDO HAI REALIZZATO CHE SOSPESI POTESSE DIVENTARE UN PROGETTO REALE?

UN PROGETTO COSÌ ARTICOLATO, PER ESTENSIONE GEOGRAFICA, COMPLESSITÀ TECNICA E NUMERO DI PROTAGONISTI, IMPLICA UNA RETE SOLIDA. QUALI SONO LE FIGURE CHIAVE CHE HANNO RESO POSSIBILE SOSPESI ?

IL CIRCO VIVE DI FISICITÀ, RISCHIO, RELAZIONE: IL CINEMA VIVE DI MONTAGGIO, RITMO, SGUARDO. IN CHE MODO, LUCA, QUESTI DUE TEMPI, QUELLO DEL CORPO E QUELLO DELLA MACCHINA DA PRESA, HANNO DIALOGATO?

L'idea è nata dal vivere dentro il circo contemporaneo, dal vedere per anni corpi, vite e pensieri che non trovavano quasi mai spazio in un racconto organico, profondo. A un certo punto ho capito che, se nessuno li avesse filmati, avremmo perso un pezzo della memoria di questo movimento. Ed è stata quasi una necessità raccontare questo mondo appunto sospeso, a volte invisibile. Il momento in cui ho capito che poteva diventare reale non è stato romantico, è stato pratico: quando ho visto che c'era una prima piccola alleanza di persone e strutture disposte a rischiare con me. Cordata F.O.R per prima ha coinvolto persone che hanno messo a disposizione le proprie competenze e i propri contatti, esperti in materia, consulenti e produttori. Il film non era più solo un'idea ma un calendario, un budget e viaggi da fare. Lì ho realizzato che Sospesi era già iniziato.

Sospesi è un film di squadra. I produttori – Cordata F.O.R. e Flash Future – insieme ai sostenitori (MiC, Film Commission Torino e Play Juggling) hanno creduto che il circo potesse reggere un lungometraggio come materia artistica e politica. La direzione della fotografia di Luca Quaia è stata una collaborazione strettissima: insieme abbiamo tradotto l’idea astratta di “corpo nello spazio” in scelte concrete di ottiche, luci e movimenti di macchina. Non volevamo registrare numeri, ma creare una coreografia di sguardi. La montatrice Morena Terranova ha cucito geografie e biografie diverse, lavorando sui ritmi: attese, salti, sospensioni. Attraverso il montaggio è diventato chiaro che il film parlava non solo di circo, ma di una comunità che prova a stare al mondo in modo diverso. Gli artisti non sono solo interpreti, ma co-autori: i loro sì e i loro no hanno definito l’etica del film, cosa mostrare e cosa proteggere. Molti hanno messo a disposizione spettacoli, solo per le riprese. Infine, suoni e musiche hanno costruito la memoria emotiva del film: respiri, scricchiolii, colpi sul tappeto. Con Pino Basile abbiamo creato musiche originali che accompagnano lo sguardo.

Il circo contemporaneo permette di raccontare, con una chiarezza quasi brutale, che il corpo è l'unico luogo dove politica, poesia, libertà e rischio convivono. Dovendo usare un

FRANCESCO, SEI REGISTA, ARTISTA E AUTORE. COSA CAMBIA QUANDO SEI DIETRO UNA MACCHINA DA PRESA RISPETTO A QUANDO DIRIGI IL CORPO DI UN PERFORMER? Cambia la responsabilità sul punto di vista. Il mestiere è sempre organizzare lo sguardo, ma nel cinema siamo noi a decidere cosa il pubblico vedrà, cosa resterà fuori campo, quale dettaglio diventerà centrale. Dal vivo il pubblico può scegliere: in camera, no. Elementi che in scena funzionano possono indebolirsi in un’inquadratura, o viceversa. Dietro la macchina da presa bisogna scegliere una linea precisa.

LA REGIA DI SOSPESI È UN GESTO POLITICO? Sì, per almeno tre ragioni. 1 Scegliere chi mettere al centro. Abbiamo dato visibilità a realtà poco presenti nei circuiti mainstream: compagnie indipendenti, artisti lontani dalle grandi produzioni, spazi che vivono di energie quasi invisibili. Questa scelta è già politica. 2 Spostare il significato del rischio. Il circo non è solo adrenalina: esiste un rischio esistenziale, quello di chi sceglie una vita precaria, senza tutele, senza un posto definito nella società. Sospesi è anche un film sul lavoro, su un lavoro che esiste ma non ha un luogo riconosciuto. 3 Rifiutare una narrazione dall’alto. Non volevamo spiegare il circo, ma attraversarlo, assumendo un “noi” e non un “loro”. Raccontare dall’interno una comunità è, per me, un gesto politico. JUGGLINGMAGAZINE.IT

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linguaggio cinematografico per esprimerlo abbiamo fatto due scelte radicali. La prima scelta era mostrare il meno possibile esibizioni delle varie compagnie, consapevoli che riprenderle è sempre un'operazione rischiosa, che difficilmente restituisce fedelmente l'immaginario emotivo di uno spettacolo dal vivo. Il tentativo è stato quindi quello di affidarci ai racconti dei protagonisti per evocare ed incuriosire. La seconda scelta è stata quella di creare parallelamente immagini poetiche con dei circensi, mettendoli in posti non convenzionali, in cima ad un tetto, in una coltivazione di nocciole o in mezzo ad una ferrovia, Volevamo usare appieno il linguaggio cinematografico, creare una poesia visiva che sostenesse i racconti dei circensi e che plasmasse un immaginario contemporaneo. PROGETTOQUINTAPARETE.IT


Sospesi

FLASH FUTURE PRESENT SOSPESI PRODUCED BY CORDATA F.O.R. CO-PRODUCED BY FLASH FUTURE SUPPORTED BY MIC AND FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE AND REGIONE PIEMONTE WITH CONTRIBUTIONS FROM PLAY JUGGLING IN COLLABORATION WITH QUATTROX4 WRITTEN BY LUCA QUAIA AND FRANCESCO SGRÒ PRODUCER DAMIANO MONACO PRODUCTION DIRECTOR GIUSEPPINA FRANCIA GENERAL ORGANIZER GIOVANNA MILANO COLORIST LUCA VIGLIANI SOUND ENGINEERS FRANCESCO SGRÒ AUDIO EDITING AND MIX MARCO FANTINO TECHNICAL EQUIPMENT OUVERT CINEMATOGRAPHER LUCA QUAIA MUSIC PINO BASILE AND EUFEMIA MASCOLO AND FRANCESCO SGRÒ EDITING MORENA TERRANOVA DIRECTOR LUCA QUAIA AND FRANCESCO SGRÒ

rubrica di spunti e riflessioni per il circo a cura di Cordata F.O.R.

co na di cir 琀are u i Se uola roie sc uoi p i e v s p es a So lla tu ne d e ? se

CHE COSA PUÒ DARE IL CINEMA AL CIRCO CONTEMPORANEO E COSA PUÒ RICEVERE? QUALI POTENZIALITÀ VEDETE NELL'INCONTRO DEI DUE LINGUAGGI? L’incontro tra cinema e circo contemporaneo ha un potenziale enorme, perché sono due linguaggi diversi ma complementari. Cosa può dare il cinema al circo? memoria: fissare nel tempo la-

upupup.be

UP FESTIVAL #19 in Brussels 19 29.03.26

vori che esistono solo nell’istante della scena; visibilità: portare il circo in luoghi e pubblici che non vedrebbero mai uno chapiteau; nuovi tempi dello sguardo: avvicinare, rallentare, mostrare dettagli e intimità che dal vivo sfuggono. E cosa può offrire il circo al cinema? Corpi e vite non standard: storie e fisicità fuori dai canoni estetici del cinema mainstream; una grammatica verticale dello spazio: costringe la camera a guardare in alto, in basso, in diagonale; a muoversi in modi inusuali; una presenza reale: il rischio non è un effetto, è un’esperienza. Questo restituisce autenticità e intensità all’immagine cinematografica.

QUALE IMPATTO SPERATE CHE SOSPESI POSSA AVERE SUGLI SPETTATORI CHE NON CONOSCONO QUESTO MONDO? Speriamo innanzitutto che emozioni. Che generi domande. E che sposti anche solo di qualche grado lo sguardo: dal circo percepito come nostalgia o intrattenimento per bambini verso un linguaggio artistico adulto, complesso, profondamente umano. Se riuscisse a far questo, avrebbe già ottenuto molto.

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FOCUS PROS UP - Circus & Performing Arts

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Spotlight Italia


IL CIRCOLO DEL CIRCO D.O.C.C. – DOCUMENTAZIONE PER IL CIRCO CONTEMPORANEO docctorino.com

di Claudia Ossola e Fabrizio Palazzo

foto di Lucrezia Ficetti Circoframes

IL PROGETTO Il 2025 ha rappresentato un momento particolarmente significativo per DOCC, grazie al progetto Il Circolo del Circo, un innovativo salotto culturale itinerante nato dalla collaborazione tra Madame Rebinè e DOCC, con il sostegno del Ministero della Cultura – Progetti Speciali 2025. Un progetto di divulgazione e promozione della cultura circense che ospita una ricca selezione di materiali documentari, mostre tematiche, lezioni, letture e talk ideale per festival ed eventi culturali. In occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa di Hugo Zacchini, celebre uomo proiettile, DOCC ha realizzato la mostra Hugo & The Flying Zacchini che è ospitata all’interno del Circolo del Circo ed è la mostra tematica annuale.

una lezione dedicata ad Antonio Franconi (Udine, 5 agosto 1737 – Parigi, 6 dicembre 1836), cavaliere e artista circense italiano. Al Muja Buskers Festival, Il Circolo del Circo si è invece inserito nella splendida cornice del Piazzale Alto Adriatico, affacciato sul mare e caratterizzato da un grande flusso di persone. Il pubblico, incuriosito, si fermava tra uno spettacolo e l’altro per consultare libri, chiacchierare e visitare la mostra. Uno degli appuntamenti conclusivi del progetto si è svolto il 25 ottobre 2025 presso le sedi di Progetto Slip e DOCC, in una giornata che ha riunito artisti, studiosi e appassionati in un ricco programma di incontri, momenti formativi a cura di DOCC seguito da un cabaret e dj set a cura di Progetto Slip. Il cuore delle attività pomeridiane è stato il salottino de Il Circolo del Circo, dove è stata allestita la mostra Hugo & The Flying Zacchini. Proprio all’interno di questo spazio abbiamo avuto l’onore di ospitare la lezione del professor Alessandro Serena, intitolata “I salti mortali e l’epoca dello sviluppo tecnologico”, un intervento che ha approfondito il rapporto tra circo e innovazione. Le parole del professore hanno evidenziato come la tensione verso la sperimentazione abbia sempre accompagnato la storia di quest’arte e come il circo offra una cornice versatile per interpretare il nostro rapporto con la tecnologia.

LA TOURNÉE ESTIVA Durante l’estate, Il Circolo del Circo ha viaggiato attraverso numerosi festival italiani, tra cui Terminal Festival (Udine) e Muja Buskers Festival (Trieste), oltre a molte altre manifestazioni. Ha saputo adattarsi con naturalezza ai diversi contesti, sia outdoor sia indoor, riscuotendo grande interesse e curiosità tra gli spettatori di ogni età, comprese bambine e bambini. Al Terminal Festival, nella splendida cornice del Parco Moretti di Udine, il salottino del Circolo ha ospitato varie attività del programma: i momenti di silent reading a cura di Cuarde, le letture ad alta voce per i più piccoli con le volontarie di Impronte di Voce e il talk Disco Soup, evento internazionale della rete giovanile di Slow Food contro lo spreco alimentare. Per concludere, sotto il tendone, Il Circolo ha accolto il professor Alessandro Serena per JUGGLINGMAGAZINE.IT

IL CIRCO TRA SALTI MORTALI E SVILUPPO TECNOLOGICO Attraverso una serie di esempi legati alle grandi invenzioni del circo — a partire da quella che può sembrare la più scontata, ma non lo è affatto, il tendone, fino ad arrivare alle sofisticate tecnologie sceniche del Cirque du Soleil e all’uso dei droni negli spettacoli contemporanei — il professore ha avviato una riflessione condivisa su come l’ingegneria del circo e dei corpi performativi possa essere letta come una vera e propria strategia per generare e promuovere la meraviglia. Il circo è emerso come fucina di invenzioni improbabili e sorprendenti, frutto di creatività e follia, che ancora oggi spingono gli artisti e le artiste a superare i limiti del corpo e della percezione visiva.

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A seguire si è creato uno spazio di confronto con il pubblico su come le invenzioni tecnologiche abbiano plasmato il circo e le culture che contribuisce a costituire; e su quanto questo processo sia un reciproco plasmarsi. Che tipo di effetti culturali ed estetici producono determinate invenzioni nei contesti circensi? In che modo le innovazioni tecnologiche continuano a influenzare il circo contemporaneo? In questa prospettiva, ogni macchinario, effetto scenico o acrobazia ha raccontato un dialogo costante con possibili immaginari futuri, alimentando narrazioni tanto utopiche quanto distopiche. Con questa chiave di lettura, inserita nel contesto storico del circo americano tra le due guerre mondiali, la famiglia Zacchini ha alimentato immaginari pacifisti e di speranza.

UOMINI E DONNE CANNONE Il circo statunitense, tra il 1930 ed il 1950, vive un lento declino: il modello tradizionale perde progressivamente terreno di fronte alle nuove tendenze, ma al tempo stesso il settore mostra una forte capacità di innovazione e adattamento. Nascono così forme di spettacolo molto differenti, ideate per reagire a una crisi sempre più evidente: da un lato i Wild West Show, che propongono una versione edulcorata della conquista del “selvaggio West” con esibizioni di cowboy, nativi americani e animali; dall’altro i grandi circhi itineranti, che arricchiscono le proprie produzioni con effetti tecnologici, come l’uso dei proiettori per creare giochi di luce d’effetto. In questo contesto screziato si afferma anche l’invenzione degli Zacchini, con i lanci al cannone caratterizzati da altezze e velocità

impressionanti. Queste performance continuano a nutrire un immaginario positivo persino durante la guerra, in particolare The Spicegirls, le giovani donne della famiglia chiamate a sostituire gli uomini arruolati, mantengono vivo lo spettacolo, contribuendo a riscattare la figura femminile e a offrire al pubblico attimi di speranza e meraviglia. Maxim Gorki, riferendosi alle performance circensi degli anni ’40, afferma: «Tutto ciò che ho visto sul ring si è fuso in qualcosa di trionfante, dove abilità e forza hanno celebrato, complici, la loro vittoria sul pericolo mortale» (Impression of the circus, A. Lebedeva, 1967). Il volo degli uomini e delle donne cannone rimane, ancor oggi, una metafora potente, costruita sul contrasto tra la presunta fragilità del corpo umano e l’aggressività del cannone, inteso come ordigno bellico dalla tremenda potenza distruttiva. Questa metafora evoca il coraggio di lanciarsi verso l'ignoto per sfuggire a una realtà opprimente, inseguendo la libertà personale e la propria verità, invitando a credere nell’impossibile. Con queste riflessioni, Il Circolo del Circo prepara le sue prossime tappe, dove proseguirà il racconto di questi straordinari lanci.

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Circo e Città Futura Regolamenti del '900 per il circo del XXI secolo di Federico Toso per OCA Doc Martedì 11 novembre a Torino siamo stati invitati, sotto la tenda MagdaClan, a facilitare un incontro che ha messo al centro una contraddizione sempre più evidente: come può il circo contemporaneo esprimere pienamente il proprio potenziale culturale e sociale quando è costretto a seguire regolamenti pensati per tutt'altra realtà? I regolamenti comunali sullo spettacolo viaggiante fotografano ancora oggi un'idea di circo legata esclusivamente al modello tradizionale: grandi tende e allestimenti, spazi periferici dedicati, produzioni che possono riempire aree ampie. Una normativa pensata per una specifica tipologia di offerta, che però oggi viene applicata indistintamente anche a realtà profondamente diverse per linguaggio, scala e missione. Il circo contemporaneo lavora con tende piccole, cerca la prossimità con i quartieri, costruisce relazioni dirette con le comunità. Quando viene relegato negli spazi previsti dai regolamenti le sue strutture letteralmente spariscono, perdendo quella dimensione di intimità e contatto che è parte integrante del progetto artistico. La cultura che paga per fare cultura La contraddizione emerge in modo ancora più netto quando il circo contemporaneo viene riconosciuto istituzionalmente per il suo valore culturale. Succede a Torino, ma potrebbe accadere ovunque: un'associazione di circo partecipa a un bando dell'assessorato alla cultura, presenta un progetto di disseminazione culturale e coinvolgimento territoriale, vince grazie al merito della proposta. Il Comune riconosce quindi esplicitamente la missione culturale di quel progetto. Eppure, al momento della realizzazione, quello stesso Comune

non riesce a garantire spazi pubblici adeguati per montare la tenda. L'alternativa è trovarsi uno spazio privato aperto al pubblico oppure seguire l'iter previsto per il circo tradizionale, finendo in aree inadatte alla natura del progetto. E quando anche si trova una soluzione, manca spesso il patrocinio che dovrebbe accompagnare iniziative culturali finanziate dalla città stessa, con la conseguenza che una parte significativa del contributo pubblico torna al Comune sotto forma di tasse per l'occupazione di suolo. Tassazione legittima per proposte commerciali e di intrattenimento, ma che stride profondamente quando applicata a progetti culturali sostenuti dalla stessa Amministrazione. Risorse che potrebbero amplificare l'efficacia delle azioni culturali vengono invece assorbite da oneri pensati per contesti completamente diversi. Sperimentare il futuro, oggi È vero che manca ancora una definizione nazionale condivisa di cosa sia il circo contemporaneo, ma questo non impedisce ad alcuni Comuni - spesso i più piccoli o i più coraggiosi - di cercare soluzioni pragmatiche per permettere al circo contemporaneo di operare secondo la propria natura. A Torino è iniziata un'interlocuzione importante con gli assessorati alla cultura e allo sport (sotto cui ricade lo spettacolo viaggiante) per proporre una sperimentazione che superi queste contraddizioni normative. L'obiettivo è fornire alla città strumenti nuovi per utilizzare le compagnie di circo contemporaneo come agenti di coinvolgimento comunitario e disseminazione culturale, soprattutto nelle aree con minori opportunità. Questa sperimentazione assume un si-

gnificato particolare nel contesto della candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura 2033, il cui dossier è attualmente in fase di scrittura. Una candidatura che potrebbe diventare lo stimolo per accelerare processi innovativi e trovare soluzioni regolamentari finalmente "contemporanee". Due universi, una stessa arte Non si tratta di contrapporre circo contemporaneo e tradizionale. Sono due facce della stessa medaglia, due modi di essere circo che perseguono scopi differenti: da un lato la dimensione dell'intrattenimento, dall'altro quella della cultura e della relazione sociale. Il problema nasce quando il contemporaneo è costretto a giocare con le regole pensate per il tradizionale, limitando così la propria capacità di essere incisivo ed efficace nel suo potenziale culturale. Il circo è circo, sempre. Ma i suoi ambiti di espressione oggi sono universi paralleli che meritano strumenti normativi diversi, non per creare gerarchie, ma per permettere a ciascuno di esprimersi pienamente. Le città che sapranno riconoscere questa differenza avranno a disposizione uno straordinario strumento di innovazione culturale e rigenerazione urbana. Le altre continueranno ad applicare regole del Novecento a fenomeni del XXI secolo, perdendo occasioni preziose di trasformazione. Nell'immagine: Il Circo MagdaClan a... Photo credits: A...a

DOC Servizi - Cooperativa di spettacolo


NoCompagnia Un laboratorio di libertà e creazione collettiva di Fabiana Ruiz Diaz

C’è un momento, dopo la 昀ne di una scuola di Circo, in cui molti giovani artisti italiani si trovano sospesi. Hanno studiato per anni, si sono formati nel corpo, nella disciplina, nella visione poetica, hanno scoperto la loro voce artistica, ma arrivato il tempo di camminare da soli — di creare, di progettare, di esistere nel mondo professionale — il terreno sotto i piedi sembra svanire. Le scuole formano con passione e competenza, ma dopo il diploma molti giovani si ritrovano soli, senza una bussola che li accompagni. In Italia il Circo contemporaneo vive una condizione di precarietà strutturale, con una penuria di spazi di produzione, di residenza, di strumenti per sostenere la transizione tra formazione e professione. E così il talento rischia di perdersi nella solitudine e nella fatica quotidiana di “inventarsi” un mestiere. Non è solo una questione economica, è una questione culturale. Pur avendo raggiunto altissimi livelli artistici e riconoscimenti internazionali, il Circo contemporaneo in Italia resta invisibile o, nel migliore dei casi, ai margini di un sistema dello spettacolo dal vivo fragile e contraddittorio, spinto più verso l’intrattenimento che l’arte. Così molti artisti esordienti vanno all’estero, nei paesi del Nord Europa dove il Circo è parte integrante della cultura e dove le politiche pubbliche o昀rono percorsi chiari di inserimento professionale, sostegni adeguati per trasformare la propria ricerca in una carriera sostenibile. Lì si vive del proprio mestiere, si cresce artisticamente, si può immaginare un futuro. Qui, troppo spesso, si sopravvive. Ma partire non è sempre una scelta: a volte è una necessità dolorosa. E poi il problema non è tanto partire, sempre prezioso sul fronte dell’esperienza, quanto avere la possibilità di tornare a “spendere” il proprio talento qui. Eppure, il Circo italiano è vivo. Resiste grazie a progetti indipendenti, spazi nati dal basso, esperienze coraggiose che continuano a credere nella possibilità di costruire un linguaggio e una comunità. Isole di resistenza poetica, dove l’arte recupera il suo senso politico. In questo contesto si sviluppa NoCompagnia, un progetto per o昀rire a giovani artiste e artisti italiani uno spazio di creazione condivisa. Ideata e curata da Fabiana Ruiz Díaz, artista uruguaiana, cofondatrice del Circo El Grito e di Spazio Agreste, NoCompagnia si propone come una piattaforma che intreccia formazione, ricerca e creazione collettiva, sviluppando ogni anno un tema o una creazione speci昀ca, costruito a partire dalle proposte e dalle sensibilità dei partecipanti. Le settimane di residenza diventano così un tempo accogliente, dedicato all’ascolto e alla sperimentazione, dove il processo creativo è importante quanto il risultato 昀nale. NoCompagnia è una palestra di libertà, un luogo dove l’incontro tra esperienze e poetiche genera una nuova idea di collettivo, per formare artisti consapevoli, capaci di muoversi nel panorama delle arti performative contemporanee. Un luogo dove il circo conferma

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la sua natura di arte viva in “stabile” trasformazione. Il programma si articola in stage, residenze, incontri pratici e teorici, dove gli artisti lavorano insieme contaminando discipline e linguaggi — circo, danza, teatro, musica, arti visive — dove ogni gesto, ogni suono, ogni equilibrio trova la propria risonanza. È in questo intreccio continuo tra pratiche e visioni che possono nascere nuove poetiche, nuove modalità di relazione, fra artisti, con il pubblico e con lo spazio. NoCompagnia rivendica inoltre la creazione come un atto politico, una espressione libera, una scelta di appartenenza, un investimento in 昀ducia che riguarda sempre la comunità. Rivendica anche il bisogno di ogni artista, per crescere, di uno spazio che accolga il rischio e la vulnerabilità del processo creativo, di un ecosistema in cui il passaggio dalla scuola alla scena sia custodito, di istituzioni che riconoscano il valore degli artisti e del Circo come linguaggio contemporaneo utile alla comunità e comunità esso stesso. NoCompagnia non pretende d’essere né un modello, né tanto meno un nuovo modello. Da una prospettiva periferica, si propone piuttosto di rispondere a un bisogno antico di comunità, facendosi rete, sostegno, come quella che protegge gli acrobati senza impedire loro il salto mortale. Ogni salto è un atto di 昀ducia, e il nostro compito è semplicemente quello di costruire insieme il terreno su cui atterrare. Il Natale 2025 con Circo El Grito Questo Natale il Circo El Grito porta la poesia e l’energia del Il Natale 2025 con Circo El Grito Circo contemporaneo in tre città italiane. Ad Andria (21/24 dicembre) con CCC – Castel Circus Christmas Questo Natale il CircoilEl Grito porta la il Circo El Grito pianta suo chapiteau nelpoesia e l’energia del Circo contemporaneo in tre città italiane. cuore della città, proponendo una programmazione nazionale Ad Andria (21/24che dicembre) con CCC – Castel CircuscontempoChristmas e internazionale intreccia i linguaggi del teatro il CircoeEldel Grito pianta il suo chapiteau nel raneo nuovo Circo. A Roma (27 dicembre / 6 gennaio) il cuore della città, proponendo una programmazione nazionale SIC – Stabile d’Innovazione e internazionale che del teatro contempoCircense cura OPS! – intreccia Rassegnai linguaggi di Circo Contemporaneo all’Auraneo e del nuovo Circo. A Roma (27 dicembre / 6 gennaio) il ditorium Parco della Musica, appuntamento SIC – Stabile ormai attesod’Innovazione dal pubblico romano. La direzione artistica di FaCircense cura – Rassegna di Circo Contemporaneo biana Ruiz DíazOPS! propone compagnie di rilievo nazionale eall’Auinterditorium Parco della Musica, appuntamento nazionale che unisce innovazione, poesia e ricerca scenica. Inormai atteso dal romano. artistica Fa昀ne a Genova (28pubblico dicembre) il CircoLa Eldirezione Grito approda alladiXXV biana Ruiz propone compagnie di rilievo nazionaledi e interedizione diDíaz Circumnavigando – Festival Internazionale Circo nazionale innovazione, poesia edaricerca scenica. InTeatro conche Luzunisce de Luna, creazione 昀rmata Fabiana Ruiz Díaz 昀ne a Genova (28 dicembre) il Circo El Grito approda alla XXV che fonde corpo, musica e immaginazione in una danza sospeedizione di Circumnavigando – Festival Internazionale di Circo sa tra sogno e realtà. Teatro con Luz de Luna, creazione 昀rmata da Fabiana Ruiz Díaz che fonde corpo, musica e immaginazione in una danza sospeContenuto grafica a cura di sa tra sognoe eimpaginazione realtà. SIC / Stabile di Innovazione Circense www.sic-elgrito.com JUGGLINGMAGAZINENUMERO109DICEMBRE2025


CIRCUITO CLAPS 10 ANNI TRA SPETTACOLI E TERRITORIO Circo Zoè ph archivio CLAPS

claps.lombardia.it

in conversazione con Luisa Cuttini direzione artistica Circuito CLAPS

Tendenza Clown Leandre ph Sara Meliti

Circuito CLAPS, acronimo di Circuito Lombardia Arti Pluridisciplinari Spettacolo dal vivo, festeggia i suoi primi dieci anni di attività. Ne approfittiamo per chiedere a Luisa Cuttini una panoramica sui Circuiti Regionali Multidisciplinari e sulle Residenze Artistiche.

tri di produzione della danza, le residenze artistiche, le azioni trasversali ecc. Un percorso proseguito fino ad aggiungere successivamente i Centri di Produzione del circo e della musica e ulteriori cambiamenti. In ogni regione può essere riconosciuto e sostenuto un solo circuito multidisciplina-

MULTIDISCIPLINARE L’istituzione dei circuiti regionali multidisciplinari nasce col decreto Franceschini attuato nel 2015, che ha introdotto dei dispositivi ministeriali nuovi nel panorama dello spettacolo dal vivo, all’interno del quale esistevano già dei circuiti ministeriali, ma solo monotematici, di teatro o di danza. Noi stessi siamo stati dal 2004 al 2014 un circuito ministeriale per la danza. Il nuovo DM ha introdotto il concetto di multidisciplinarietà, insieme al riconoscimento del circo contemporaneo, la triennalità, i cen-

re con l’obiettivo di ospitare attraverso stagioni teatrali, festival, eventi, rassegne, etc., un programma composto da almeno 3 delle arti riconosciute dal MIC per lo spettacolo dal vivo, e cioè prosa, danza, musica e circo contemporaneo. Una caratteristica che conservano anche i festival multidisciplinari, regolati da un altro articolo del FNSV. Al momento sono attivi in Italia 11 circuiti multidisciplinari. Nel primo triennio di applicazione 2015-2017 Circuito CLAPS è stato l’unico circuito multidisciplinare a JUGGLINGMAGAZINE.IT

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programmare il circo contemporaneo. Ma a partire dal secondo triennio 2018-2020 altri circuiti hanno aggiunto il circo contemporaneo come quarta arte, uno splendido risultato! I circuiti multidisciplinari si sono riuniti in un’associazione denominata A.R.T.I. associata ad Agis-Federvivo, in cui ci si confronta su necessità e iniziative sia autonome che in condivisione. A.R.T.I. interloquisce inoltre con il Ministero della Cultura e con le Regioni.

CIRCUITO CLAPS E LA LOMBARDIA I circuiti multidisciplinari esistenti hanno caratteristiche giuridiche diverse tra di loro che vanno dalle fondazioni partecipate della regione, a consorzi di comuni, a realtà private con sostegno pubblico, come il nostro caso. Circuito CLAPS è legato a più di 70 Comuni e gestiamo la programmazione artistica di circa 100 teatri, con una programmazione di oltre 600 spettacoli l’anno. Lavoriamo con il territorio, ci rapportiamo con le scuole, con le associazioni. Accanto ai teatri, alcuni dei quali riaperti di recente grazie anche al nostro impegno, sono attivi spazi di partecipazione nuovi, collocati in aree periferiche e di disagio socioculturale. Il circuito viene valutato, a livello artistico, con parametri che valorizzano anche il lavoro nella provincia, nelle periferie, nelle aree dove l’offerta culturale è più scarsa. Circuito CLAPS chiaramente programma a Milano e negli altri 11 capoluoghi di provincia, confrontandosi con offerte di alto livello, ma la qualità del nostro lavoro si misura in quello che chiamiamo rischio culturale, quando ospitiamo ad esempio uno spettacolo in un paesino di cinquanta abitanti in qualche valle lombarda. Anche per questo, oltre alla programmazione degli spettacoli, i circuiti multidisciplinari hanno il compito di realizzare iniziaPROGETTOQUINTAPARETE.IT


sono di circo. Residenze per compagnia di circo sono attivate in molte altre regioni italiane.

DAI FESTIVAL ALLE RETI

tive di formazione del pubblico, un ambito che ogni circuito declina in modo proprio. Come Circuito CLAPS per esempio abbiamo investito, in forte collaborazione con gli insegnanti e le direzioni degli istituti scolastici, percorsi di incontro e conoscenza dello spettacolo dal vivo per gli studenti. Inoltre, lungo tutta la filiera scolastica, a partire dal nido e dalla scuola primaria, accompagniamo gli studenti alla visione di spettacoli, per creare e appassionare un nuovo pubblico.

La strada winter ph Alessandro Acerbi

Cartoon Toylete ph archivio CLAPS

Il nostro cartellone include appuntamenti di prosa, teatro ragazzi, danza, circo contemporaneo, musica e arti performative, spesso affiancati da attività collaterali (laboratori, masterclass, mostre, incontri con il pubblico e gli artisti). Oltre a curare le programmazioni delle stagioni teatrali in tutta la regione, organizziamo alcuni festival di rilievo, tra cui La Strada Festival a Brescia, Tendenza Clown a Milano, Quasi Solo a Milano. In questi eventi, insieme a titoli di grandi nomi del panorama internazionale, diamo spazio agli artisti nazionali e alla giovane creatività emergente. Circuito CLAPS è inoltre membro attivo di numerose reti italiane (Anticorpi XL,

ARTISTI NEI TERRITORI E RESIDENZE ARTISTICHE Altro dispositivo molto interessante attivato dal decreto Franceschini è stato quello delle Residenze Artistiche – “creative” attenzione, non produttive – che dopo un primo triennio di “rodaggio” è stato implementato, differenziando i “Centri di Residenza” (uno al massimo per ogni regione) dalle altre residenze denominate “Artisti nei Territori”, a cui fanno capo una settantina di organizzazioni su tutto il territorio nazionale. Entrambi i dispositivi trovano posto all’interno del patto Stato/Regioni, attraverso

protocolli che impegnano sia lo Stato sia le Regioni nel finanziamento di questi dispositivi e con bandi di partecipazione gestiti dalle Regioni. Circuito Claps è capofila del centro di residenza IntercettAzioni che condivide con 4 partner: ogni anno ospitiamo circa 40 progetti in creazione di cui una decina

RTO nato per organizzare la N.I.D. – Nuova Piattaforma della Danza Italiana; dance card, GlocalSound, in-Box; A.C.C.I., Area Pubblica, Equilibrio Poetico, Solidarity in Motion, Agis/Federvivo, ADEP, ARTI). Sul fronte internazionale siamo membri del network Circostrada dal 2016 e dal 2022 di EITM.

RUGGIERIPOGGI.IT

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PERFORMING ART E NUOVE GENERAZIONI

GIOVANI ARTISTI

PERCORSI, MERCATO E COOPERAZIONE justforjoy.it

LA PROFESSIONE Nell’approccio alla professione sono molti i giovani artisti che, sulla scia dell’entusiasmo, fondano le loro compagnie, spesso fornendole di una struttura associativa e dividendosi tra tempo dedicato alla creazione e tempo dedicato agli aspetti amministrativi. Molti artisti emergenti si trovano così costretti a svolgere compiti burocrati-

Black Smilzo

Il festival Just for Joy organizza ogni anno una talk su un tema di rilievo per il settore, che nel 2025 è stato: “Arti Performative e Nuove Generazioni: formazione e professionalizzazione dei giovani artisti nell'ambito delle arti nello spazio urbano e nel circo contemporaneo." Alla talk hanno partecipato professionisti in rappresentanza di un interessante mix di realtà: Beppe Boron (Outdoor Arts Italia), Milo Scotton (ArteMakia), Paolo Stratta (Fondazione Circo Vertigo), Philip Radice (Atelier Teatro Fisico), Dimitri Buzio e Valentina Consiglio (Legacoop Piemonte), Valentina Zanelli (CreatiVi Musicali), Girolamo Lucania (Offtopic), Federico Toso (OCA DOC), Bruno Furnari (Just For Joy). A fare gli onori di casa Alessandra Lanciotti, direttrice artistica del festival e Sergio Pejsachowicz, presidente CITA. Moderatore: Adolfo Rossomando (Juggling Magazine)

In apertura di talk è emerso che uno dei concetti assolutamente da ripensare è la categoria stessa di “giovani artisti”. La “infantilizzazione” dei creativi, che ormai spinge nei dispositivi istituzionali i confini della “giovinezza” fino ai 35 o addirittura 40 anni, rischia di nascondere responsabilità e autonomia. Per contro l’adultità artistica, che va conquistata e approcciata negli anni formativi, non riguarda solo tecnica o performance, ma implica piena consapevolezza dei propri limiti, capacità di affrontare il mercato e di costruire relazioni solide. Negli anni passati i giovani affrontavano l’arte di strada, uno dei pochi spazi più facilmente

passione e la capacità di comunicare – al desiderio di apparire, di “bucare” il web con un exploit. Per questo diventano fondamentali figure intermedie, capaci di accompagnare gli artisti lungo il percorso che va dalla scuola alla professione.

JUGGLINGMAGAZINE.IT

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sopra le righe

accessibili, come un laboratorio di libertà espressiva, un contatto diretto con il pubblico che permetteva di sperimentare e crescere senza vincoli. Era un luogo in cui la tecnica si fondeva con la consapevolezza di sé e con l’osservazione attenta delle reazioni degli spettatori. L’arte non era uno spettacolo da consumare, ma un esercizio di relazione sociale e di formazione collettiva che comunica, educa, trasmette valori. Anche le esperienze di inclusione sociale – dalla digitalizzazione di percorsi museali all’attività teatrale nelle carceri – dimostrano come la cultura possa essere accessibile a chi è escluso dai circuiti tradizionali, rendendo la formazione culturale uno strumento di coesione sociale. Oggi, invece, l’esibizione artistica è spesso vissuta come un trampolino verso lo show business: video sui social, condivisioni online, speranza di diventare virali. Una trasformazione che rischia di spostare l’attenzione dalla formazione vera – quella che mette al centro la PROGETTOQUINTAPARETE.IT


Jordi ph Matei-Diana

Just for Joy 2025

Sochniky

ci o amministrativi che sottraggono tempo alla creatività. Questo rallenta la crescita e rischia di soffocare la passione. Il risultato è che la maggior parte di queste compagnie hanno vita breve, oppure non decollano. Per le scuole professionali di circo portare gli studenti “in strada”, o “in pista” o “sul palcoscenico”, significa insegnare loro responsabilità, condivisione, improvvisazione e gestione della relazione con gli spettatori, integrando “a monte” corsi di economia e organizzazione dello spettacolo con la formazione artistica. A “valle” invece sono le cooperative culturali a offrire ai giovani artisti supporto amministrativo, formazione al management, consulenza per l’internazionalizzazione e strumenti di welfare adattati al lavoro artistico. Ma non si tratta solo di gestire pratiche burocratiche: l’accompagnamento offerto è anche etico e formativo. Si tratta di insegnare come trasformare la passione in professione, senza perdere libertà creativa, tutele previdenziali, né responsabilità verso il pubblico, mostrando come l’arte possa incidere sulla comunità. In questi percorsi, chi vuole diventare organizzatore e chi vuole essere artista possono incontrarsi, scambiarsi conoscenze, costruire reti e sperimentare modalità collaborative, rafforzando così la propria autonomia professionale e il senso di comunità.

IL MERCATO

Il percorso di un artista in Italia oggi non può più essere considerato isolato dalla gestione, dall’organizzazione e dal mercato, che in Italia rappresenta una sfida complessa. Il sistema culturale è frammentato: le piccole compagnie sopravvivono spesso grazie a sostegni statali o relazioni personali, mentre un mercato libero e strutturato fatica a emergere. Mancano strumenti giuridici e fiscali adeguati per creare imprese culturali autonome, e le compagnie si trovano a dover scegliere tra sopravvivenza economica e libertà creativa. In altri Paesi europei, al contrario, le compagnie hanno la possibilità di confrontarsi con un mercato indipendente, vendere i propri spettacoli, crescere in autonomia e pianificare percorsi sostenibili. È fondamentale costruire anche in Italia un ecosistema in cui passione e competenze imprenditoriali possano convivere, senza costringere l’artista a rinunciare alla propria vocazione. È necessario costruire reti di supporto, difendere lo spazio pubblico come luogo di espressione, creare mercati sostenibili, favorire la condivisione del sapere e permettere agli artisti di sviluppare la propria professionalità senza perdere libertà creativa.

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SCUOLA E MESTIERE LE VIE INFINITE DI ACCESSO ALLA PISTA DEL CIRCO

di Raffaele De Ritis Quando fu fondata la prima scuola italiana, l'Accademia del Circo di Verona nel 1987, il suo fondatore Egidio Palmiri dichiarava con orgoglio alla stampa: «chi viene in questa scuola non avrà mai il problema della disoccupazione». E per quell'epoca era vero: diventò un'istituzione di eccellenza capace di formare alcuni dei maggiori artisti mondiali degli ultimi decenni. Si racconta che fino a mezzo secolo fa, prima che nascessero le scuole di circo, per un giovane non era possibile diventare artista di professione senza essere nato in una famiglia circense: in realtà circensi di ogni epoca hanno sempre accolto chiunque avesse voluto imparare seriamente un mestiere artistico. E hanno fatto in modo che per essi ci fosse un avvenire sempre sicuro. Ma oggi, come sostenersi per un'intera vita facendo circo? Dipende cosa si intende: se l'ambizione è quella di artista-artigiano di carriera, allora si impongono un'altissima eccellenza acrobatica e una assoluta originalità estetica di sapore attuale. Se è quella di artista-creatore, in quel caso il percorso va nella complessa direzione dei circuiti culturali. In entrambi i casi, incognite e sacrifici sono notevoli ma soprattutto servono diversi e impegnativi strumenti di gestione della carriera. Nel circo di tradizione l’inserimento professionale è un processo secolare, quasi naturale: si nasce dentro una famiglia-ambiente, e ciò che altrove si chiamerebbe “orientamento” qui coincide con la crescita stessa. La formazione comincia dall'infanzia e procede senza cesure: l’allenamento diventa parte della vita quotidiana, e già in quegli anni il giovane artista scopre l’altro lato della pista, quello del lavoro retribuito. Non c’è l’idea della “transizione”: c’è, piuttosto, un fluire da apprendista

in scena a artista contrattualizzato. Questo meccanismo funzionava — e in parte funziona ancora — perché attorno al circo tradizionale (come in ogni arte) si è sedimentato nel tempo un sistema di “dispositivi” che regolano il passaggio verso il mestiere: festival competitivi che fungono da vetrine; agenti (che sono sempre ex-acrobati divenuti impresari), capaci di riconoscere per intuito il talento acerbo. Un mercato dunque che opera come ecologia consolidata. La logica è tanto antica quanto efficace: si mostra, si viene visti, si firma un contratto, si entra nel flusso delle tournée. In questo quadro, l'accompagnamento verso la professione è visto in un'ottica al confine tra l'iniziazione a un mestiere specifico e il modello di vita. Il maestro, o la bottega, è il modello di avviamento professionale che per secoli ha formato in ogni campo (arte, scienza, pensiero) i più grandi talenti della storia, sia in Occidente che in Oriente. Non esisteva cioè lo scarto, oggi critico, tra la “formazione” e il “percorso professionale”. Un pittore del Rinascimento, un attore giapponese o un acrobata di qualunque parte del mondo, imparavano le tecniche “praticandole” già nell'ambiente dove si sarebbe vissuti lavorando: sia che si fosse nati nella famiglia di un maestro, o che si fosse abbandonata la propria per seguirlo. Nel campo del circo, nella prima metà del Novecento, è nato il modello sovietico, la più importante innovazione nella storia dell'avviamento professionale circense come istituzione vera e propria. La Francia vi si ispira e ci arriva molti decenni dopo, in un modo molto interessante: e cioè l'unione tra il sistema sovietico e l'insegnamenJUGGLINGMAGAZINE.IT

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to all'italiana secondo il sistema allievomaestro della tradizione dinastica. Le prime due scuole occidentali al mondo (entrambe nel 1975 a Parigi), sono fondate da Gruss e Fratellini, due dinastie circensi con origini italiane. La visione di queste prime scuole era strettamente legata al mondo del lavoro, cercando di dare una stabilità e una sicurezza al modello didattico artigianale-tradizionale. Gruss e Fratellini erano scuole-circo/circhi-scuola: in cui la formazione era legata alla pratica in pista. Nel 1984, il progetto del CNAC delle origini era nato su questo modello: il nouveau cirque nasce dunque come valorizzazione contemporanea del modello tradizionale di inserimento alla professione. Sul lato opposto il circo contemporaneo, che ha ormai generato un percorso di formazione strutturato, ma meno coeso, col mondo del lavoro. Si studia per anni, in scuole che hanno modelli, estetiche, metodologie riconoscibili; si attraversano discipline artistiche e scientifiche. Ci sono certamente momenti di contatto con il “mondo reale”, ma occasionali: gli stage avvengono più in ambiente scolastico che nella reale pratica di circhi o compagnie. L’ingresso nella professione resta un momento di cesura: il “fuori”, per lo studente, arriva quasi all’improvviso. Dal diploma si passa all'accessibilità dei “dispositivi di accompagnamento”: finanziamenti ministeriali, bandi di creazione, residenze artistiche, programmi europei (come Circusnext), incubatori e tutoraggi progettuali. Fino ai sistemi di protezione professionale come l’intermittenza. Con questo tipo di accompagnamento più o meno strutturato, la tentazione più ovvia è quella di costiPROGETTOQUINTAPARETE.IT


tuire una propria compagnia, e l'individuo che prima era solo concentrato nella propria problematica di artista, diventa anche un capocomico confrontato agli oneri organizzativi. Un po' come i direttori di circo di una volta, con la differenza che invece di cimentarsi con l'incognita del rischio a incasso, quale fonte di sostentamento, ci si confronta con il labirinto in cui conseguire risorse pubbliche. Sono strumenti preziosi, a tratti salvifici, ma anche profondamente modellanti; sostengono, incentivano, e al tempo stesso alterano la dinamica del mercato, creando trampolini per alcuni e impasse per altri. Il rischio è che la formazione artistica sia molto “insegnata”, mentre la formazione al mestiere — dossier, budgeting, reti, comunicazione, contratti, sostenibilità — resti una terra incognita. C'è poi un'area ibrida, in cui le logiche dell'artista di scuola confluiscono con quelle del percorso di tradizione. Emblematico è il festival-vetrina del Cirque de Demain (solo il più noto), ma anche la zona franca del Cirque du Soleil, i cui cast sono equilibrati tra artisti di famiglia, allievi di scuole, mondo sportivo e altre aree artistiche, oppure il circuito dei varietà del centro Europa. Non è dunque strano oggi vedere allievi di scuo-

le piemontese di forte impronta contemporanea esibirsi in un circo classico svizzero o nelle tournée giganti del circo di massa Ringling negli USA. In questi casi, chi ha un percorso scolastico deve imparare a dotarsi degli strumenti di sopravvivenza professionale degli artisti di carriera (agenti, festival, logiche specifiche), in cui non hanno senso bandi, sovvenzioni o moduli ma solo l'impatto sul pubblico. Chi però vive del solo mondo “commerciale”, ha visto ridursi drasticamente il numero di grandi circhi e cabaret internazionali (da centinaia a decine) seppur prendono forma nuove alternative miste. Si entra comunque in un mercato complesso, stratificato, competitivo ma anche frammentato, non sempre con una bussola chiara per orientarsi. Negli ultimi anni la questione del management individuale è diventata centrale: cosa significa gestire se stessi (per non parlare di una compagnia)? Quali strumenti servono davvero? Quali dinamiche regolano i circuiti di festival, centri culturali, mercati internazionali? Che differenza c’è tra l’essere artista e l’essere lavoratore dello spettacolo? I protagonisti più esperti — impresari, direttori di festival, artisti affermati — ripetono da tempo la stessa diagnosi: serve formazione sul mestiere, non solo sulla tecnica. I due modelli, “commerciale” e “culturale”, non sono in competizione, sono due architetture che potrebbero imparare molto l’una dall’altra. Dal primo arriva un senso più forte di continuità professionale, di apprendistato concreto, di immersione diretta nel lavoro reale. Dall'altro, una visione più elaborata della creazione, l’uso consapevole degli stru-

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Nel frattempo si assiste in Italia a uno sviluppo interessante del sistema didattico. Sebbene da una parte il panorama delle scuole sia ormai denso e ramificato, e dall'altra il sistema delle famiglie circensi continui a formare artisti, sembra stia emergendo una terza via: le scuole di circo create da circensi. Casi come la rinata Accademia del Circo di Andrea Togni a Vero-

ph Raffaele De Ritis

Toy Toy Toy, Salieri Circus Awards ph Gaby Merz

menti di sostegno, una maggiore attenzione alla progettazione artistica e alla visibilità internazionale.

na, il Piccolo Circo dei Sogni di Paride Orfei a Peschiera Borromeo (Milano), la Scuola di Circo Takimiri a Montegranaro (Fermo), sono solo i tra i più solidi di molti modelli che stanno prendendo piede in Italia. Artisti che dopo una vita in pista dedicano tutte le loro energie all'apertura verso il mondo esterno e verso la formazione, con strutture molto attrezzate. Insegnano la tecnica, certo, ma anche una certa forma di rigore: lo studente respira la continuità, non solo la prestazione. Queste scuole offrono a chi non proviene dal circo un know-how autentico, accesso a reti professionali già attive, e una pedagogia in cui il mestiere è ancora trasmesso per prossimità, osservazione, immersione. Due recenti concorsi, il Memorial Nando Orfei a Milano e il Talent Festival di Latina, si sono inoltre imposti come originali iniziative in cui le scuole “dei circensi” e quelle “dei fermi” si incontrano in un interessantissimo scambio tra contemporaneo e tradizione. Il futuro non sarà conquistato solo da chi appartiene a uno dei due mondi, ma da chi saprà abitare l’intersezione. Da chi assorbe la ricchezza del mestiere e quella della creazione. La pista è una forma infinita, sia nella definizione del cerchio che nei modi per entrarci.

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Elastic Kate ph Gaby Merz

LA PROFESSIONE OLTRE IL REPERTORIO saliericircus.it

di Antonio Giarola Il mio interesse per il mondo dei giovani artisti parte da lontano. Già negli anni ’90, accanto al festival Città di Verona, ero nella regia del programma Bimbo Circo per la Rai, insieme al mitico Cino Tortorella, e poi più avanti in Giovani Stelle del Circo per Rete 4. Il nostro osservatorio speciale per quei programmi, sostanzialmente dei festival under 18, era il mondo delle scuole di circo, da cui proveniva l’80% del cast, selezionati visitando le scuole dal Sudafrica al Brasile, agli Stati Uniti, sino all'Australia. Lo steso interesse verso le scuole di circo mi spinse, sempre negli anni ’90, a portare in Italia, dalla Francia, lo spettacolo della promozione del CNAC, i cui esiti allora erano estremamente innovativi. Credo fermamente che alla base di un artista di circo debba esserci un percorso di formazione professionale, che gli permetta poi di maturare come artista. Al Salieri la scelta etica e artistica prende in considerazione la fascia d’età dai 18 ai 30 anni, chiaramente considerando qualche eccezione over 30. Al festival pervengono 400/500 candidature, e ogni anno, con i miei collaboratori, vediamo almeno un centinaio di spettacoli di circensi, ma ai giovani dico sempre che se vogliono emergere devono spingersi oltre, mettersi in discussione ogni volta, mettere la tecnica al servizio della regia o della coreografia, cercare di creare numeri con una loro “unicità”. Maria Sarach, per

esempio, è una verticalista russa che spazia da regie molto classiche all’interpretazione di un’opera di Mondrian. Quest'anno con noi ha lavorato sullo Stabat Mater di Pergolesi; oppure il numero dell’artista italoaustraliano Luca Trimboli, calato in un contesto post-apocalittico sul tema della speranza. Sono numeri interessanti perché emozionano, e noto con piacere che sono sempre di più le scuole di circo professionali che vanno in questa direzione. È importante che un giovane artista partecipi a festival di prestigio perché sono delle vetrine importanti per approcciare o continuare la carriera professionale. E Il Salieri è una vetrina particolare, dove associamo il concetto di musica d'arte al numero. Adoro la musica classica, ma al Salieri ci spingiamo oltre fino ad abbracciare Ennio Morricone, Ezio Bosso, Ludovico Einaudi o, come in quest’ultima edizione, Max Richter. Per me l'importante è che abbia quella cifra che non definirei “classica”, ma “artistica” e gli impresari che vengono al Salieri sanno che troveranno sempre qualche numero nuovo, o costruito con questa filosofia. Naturalmente questi concept artistici li trasliamo dal festival a CIRCARTIS il nostro Centro di Produzione oltre che nelle nostre creazioni, dove insieme ad artisti già affermati, selezioniamo anche giovani artisti appena diplomati che siano forteJUGGLINGMAGAZINE.IT

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mente interessati al concept artistico che proponiamo, come nel recente spettacolo di circo-danza Bianco, il cui claim è “in equilibrio tra corpo e poesia”. Per noi l’approccio con l’arte circense che dovrebbe avere un artista è innanzitutto di tipo culturale. Se vuoi diventare un artista di circo va studiata la sua storia sino alle sue radici. Per questo considero il CEDAC, che è un centro di documentazione, innanzitutto un centro educativo, e stimolo in tutti i modi gli artisti a visitarlo. A Legnago, sull’onda del successo del Salieri Circus Award, abbiamo aperto anche una scuola di avvicinamento al circo per bambini e adolescenti in età scolare e chissà che qualcuno di loro non continui e diventi in futuro un vero artista di circo. I giovani artisti hanno bisogno per crescere di fare esperienza, di avere successo, ma anche di imparare dagli insuccessi, di confrontarsi sui loro canoni. Assieme ad Elena Grossule, direttrice artistica di CIRCARTIS, dedichiamo molto tempo a perfezionare i numeri che andranno in scena, per valorizzare elementi importanti, per aiutarli a migliorare. È indispensabile mantenere questo dialogo tra generazioni, e ricordo con piacere gli artisti che ancora ci ringraziano dopo aver ricevuto consigli che gli hanno permesso di crescere. Trasmettere ai giovani quello che abbiamo avuto la fortuna di imparare in 40 anni di professione è probabilmente il senso ultimo del nostro lavoro. PROGETTOQUINTAPARETE.IT


The White Angels by Circus Louis Knie ph Christophe Roullin

VALORIZZARE I TALENTI festivalcircoitalia.com italiancircustalentfestival.it

Dina Tomezzoli in conversazione con Fabio Montico Fabio Montico, direttore artistico dell’International Circus Festival of Italy e dell’Italian Circus Talent Festival, con alle spalle la direzione di 26 festival, 4 talent e la selezione di decine di migliaia di numeri provenienti da tutto il mondo, è una figura di spicco e di grande esperienza a livello internazionale. Con lui abbiamo parlato del futuro delle nuove generazioni di artisti circensi.

I GIOVANI La definizione di “giovani artisti” non può ridursi a un parametro anagrafico. Secondo il Ministero della Cultura, la categoria comprende gli under 35, ma nella realtà del circo un acrobata trentacinquenne può già essere nella fase conclusiva del suo percorso, mentre un clown under 35 è più probabilmente solo all’inizio della carriera. Non esiste un’età precisa in cui si passa da artista emergente ad artista maturo; dipende da esperienze e disciplina. Un artista diventa maturo quando lavora in contesti diversi, con continuità e acquisisce esperienze internazionali. Il tempo trascorso in pista è determinante: più è costante nelle esibizioni, più rapidamente abbandona l’etichetta di emergente. Nelle nostre manifestazioni non applichiamo limiti d’età rigidi, la selezione che operiamo dipende dalla disciplina e dal percorso individuale. L’obiettivo è valorizzare il talento rispettando i naturali tempi di crescita e garantendo pari opportunità a chi è nel proprio “momento giovane”, indipendentemente dall’età anagrafica.

IL TALENT

Il nostro interesse Milena Oksanen nei giovani artisti nasce dal desiderio di offrire loro vere opportunità di crescita. Già nel 2017 avevamo presentato un progetto per i talenti emergenti, ma solo dopo il Covid e grazie al cambio di rotta del MiC nel 2022 abbiamo consolidato questa esperienza, gestita dalla Società New Cover. Invitando artisti italiani ai festival ci eravamo accorti che erano tecnicamente preparati, ma privi di occasioni per farsi conoscere a livello internazionale. Così è nato l’Italian Circus Talent Festival: un percorso formativo che permette ai giovani di esibirsi su una pista internazionale senza confrontarsi subito con professionisti affermati. Al Talent offriamo ai giovani artisti, appena usciti dall’accademia o ancora in formazione, l’opportunità di confrontarsi con altre realtà e di prendere confidenza con una vera pista da circo, diversa dai palcoscenici scolastici o dalle esibizioni televisive e social. Il Talent offre uno spazio dove crescere, sperimentare e costruire le basi della carriera, acquisendo esperienza e visibilità necessarie per partecipare ai festival più prestigiosi. Dal 2024 è diventato internazionale, perché per New Cover il confronto con le scuole circensi di altri Paesi è essenziale per la crescita dei giovani artisti.

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Il Festival Internazionale del Circo d’Italia, che organizziamo fin dal 1999, accoglie invece talenti da tutto il mondo. Ai giovani artisti che entrano nel cast offre visibilità internazionale, aprendo le porte alle grandi compagnie.

LA PROFESSIONE L’International Circus Festival of Italy e l’Italian Circus Talent Festival costituiscono un poderoso sistema per accogliere, promuovere e proiettare i giovani artisti nel mondo della professione. Mettiamo a disposizione degli artisti il nostro bagaglio di competenze professionali e territoriali, condividendo conoscenze, opportunità e strumenti utili alla crescita artistica. Sia i giovani talenti sia gli artisti già affermati che arrivano a Latina possono così accedere a vetrine internazionali di primo livello, capaci di valorizzare il loro talento e aprire nuove prospettive nel panorama circense mondiale. È sempre un piacere accogliere giovani artisti nelle nostre manifestazioni. La loro presenza porta ovunque energia, entusiasmo, semplicità e voglia di esserci. La purezza e determinazione che li caratterizza li rende speciali: provenendo da culture, religioni ed etnie diverse, creano un vero senso di comunità, sostenendosi e incoraggiandosi a vicenda. La loro creatività e il loro spirito fresco rappresentano il futuro del circo, un futuro pieno di possibilità che emoziona e ispira.

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ALLA SCOPERTA DI JUGGLING MAGAZINE jugglingmagazine.it

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Prog

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Con oltre 3000 articoli pubblicati nel corso di oltre 25 anni di pubblicazione, scritti da oltre 1500 autori diversi, il trimestrale Juggling Magazine offre un range esaustivo di contenuti e un patrimonio culturale unico nel suo genere. Per facilitare la fruizione e la ricerca avanzata di una tale mole di contenuti sono stati implementati una serie di strumenti consultabili gratuitamente sul web, grazie all’investimento permesso dal programma NextGeneration EU e all’interno di una progettualità più allargata denominata “Orizzonti Digitali”. Il primo archivio è costituito dalla messa online dell’intera collezione degli oltre 100 numeri di Juggling Magazine, in formato consultabile pdf flipbook, sulla piattaforma digitale internazionale ISSUU.com Tutti gli articoli sono inoltre singolarmente e direttamente accessibili sulla piattaforma ISSUU anche attraverso appositi link inseriti nelle pagine web di jugglingmagazine.it nella sezione che ospita i sommari dei singoli numeri della rivista.

Parallelamente è stato realizzato un secondo archivio, supportato da un database, nella forma di un Indice Ragionato con funzioni avanzate di ricerca multipla, con un grado di completezza e accuratezza tassonomica inedito e innovativo nel settore. Due le funzionalità attivate per la ricerca dei contenuti: una di ricerca libera, l'altra di ricerca avanzata. La prima funzionalità è un campo di ricerca libera all'interno del quale potete inserire nomi o parole chiave. Il sistema vi restituirà velocemente l'elenco degli articoli dove queste parole sono presenti nel titolo, sottotitolo, rubrica, autore, disciplina, categoria. Una funzione facile e veloce da utilizzare, ma i più esigenti non si fermeranno lì! La seconda funzionalità, concepita per i più esigenti, offre funzioni avanzate di ricerca, insieme ad una inedita visione d’insieme dell’universo circo, articolato in 3 macrocategorie, con relative categorie e sottocategorie, all'interno delle quali sono indicizzati tutti gli articoli pubblicati su Juggling Magazine. Un prospetto dell’albero delle categorie, è consultabile sul sito, per potersi orientare all’interno dell’Indice Ragionato e sfruttarne i percorsi. Qui a fianco ne presentiamo una versione a forma di disco con maggiori dettagli.

JUGGLINGMAGAZINE.IT

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Entrambe le funzionalità vi restituiranno un esito della ricerca con riferimenti utili, compreso un link per consultare online con un solo click gli articoli, così come sono stati pubblicati su JM. Questa implementazione ha richiesto un'accurata analisi preliminare dei contenuti e la definizione di criteri di classificazione ad hoc, che permettessero una catalogazione avanzata dei contenuti, con metadati specifici per titolo, autori, generi e categorie tematiche. L’intero lavoro di compilazione è stato realizzato dalla redazione di Juggling Magazine, con il prezioso contributo di Raffaele De Ritis per le definizioni tassonomiche. L’architettura del database, contenente oltre 30.000 entry/dati, le funzionalità di ricerca e la loro messa on line sono stati affidati allo studio Newtvision, che si anche preso cura di altri importanti aggiornamenti e implementazioni su juggingmagazine.it Buona ricerca e buona lettura!

PROGETTOQUINTAPARETE.IT


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COMINCIA LO SPETTACOLO Al suo interno tutto quello che riguarda la creazione e rappresentazione artistica, la vita e il pensiero degli artisti, partendo fin dalla formazione professionale, passando per i luoghi dello spettacolo e incluse le tante professionalità che affiancano gli artisti.

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dati e Raccolta el settore ra d mappatu e e dell o c r i del C censi Storia cipline Cir Dis

Centri di Documentazione

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Riv ist e

Questo “disco”, quasi a voler richiamare un “best of”, o un’ “antologia” del circo, visualizza l’architettura che accoglie l’Indice Ragionato di Juggling Magazine. Costituisce cioè la struttura all’interno della quale vengono classificati tutti gli articoli pubblicati sulla rivista. Sono tre le macrocategorie che ne determinano poi le varie ramificazioni, all’interno delle quali muoversi liberamente alla ricerca di contenuti:

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RACCONTARE IL CIRCO Questa sezione ospita contenuti che raccontano il circo, nutrendo l’immaginario di pubblico e professionisti. Incluso la ricerca accademica e la scrittura critica.

UN CIRCO PER TUTT* Il circo di oggi non è solo spettacolo di artisti porofessionisti, ma anche una pratica di grande impatto in ambito educativo, ricreativo e sociale. Questa sezione apre le porte sulla sua articolata struttura.

Ulteriori campi “trasversali” (autore, disciplina, paese) presenti nel database permetteranno di attivare altri filtri di ricerca. Le funzionalità dell’Indice Ragionato sono in continuo sviluppo, con nuovi filtri di ricerca che verranno aggiunti nel prossimo futuro.


BEST OF 2025 Davide Quagliotto Geo TG Juggling Delaney Bayles

TECNICI Una delle figure più di spicco è sicuramente Kaito Tanioka. Vincitore della Top 40 jugglers 2024, il suo profilo instagram è una raccolta di trick e siteswap incredibili a 5, 6, 7 e 8 clave. In generale il Giappone sta offrendo un livello tecnico davvero alto, da Masahiro Takahashi, protagonista del best of 2024, a pallinari come Tanyao ball e Komidori Kensuke, passando per diablisti e stickari come Rintaro Yagami e Yuki Yatabe che potete ammirare nei loro act live presentati alla JJF (Japan Juggling Federation) e pubblicati su Youtube. Se non bastasse la sua partecipazione al Cirque Du Demain 2025 in coppia con Danil Lysenko, altro super giocoliere ucraino, e il record di 6 clave overhead, a spiegare perché Delaney Bayles sia una delle giocoliere più forti in circolazione ci pensa il nuovo documentario Throw like a girl di Lewis Kennedy, che con la sua maestria ne racconta bene il lato umano e ar-

tistico. Sorte che era toccata anche a Spencer Androli due anni fa, e che di certo non ha saziato la sua voglia di migliorare come dimostrato dalle sue recenti routine su instagram con palline, clave e anelli. Dal nord al sud America, uno dei luoghi più attivi e ferventi della scena, tantissim3 giocolier3 che mischiano una tecnica solidissima ad una creatività formidabile. I numeri e i record però appartengono agli argentini Enzo Nicholas Aguero e Nicolas Fuentes “pxjxrito”, campioni indiscussi di halfshower, mills mess e backcross, i brasiliani Caio Stevanovich e Anderson Pereira e il cileno Esteban Cardenas “Sise”. Nel vecchio continente non mancano i nomi. Oltre ad essere l'attuale detentore del record di 9 clave e in generale una macchina da lancio oggetti, Eivind Dragsjo è sempre di più il punto di riferimento per lo sport juggling, promuovendo e organizzando format e competizioni come l’Endurance e la Numbers Juggling League, nonché le loro versioni Live durante alcune convention. Sempre dalla scandinavia arriva una giovane promessa: Kevin Kiittyviita. Quindicenne finlandese e freschissimo vincitore della WJF2025, dove ha sbaragliato gli altri contendenti in tutte e tre le categorie palline, cerchi e clave. La metodicità dei tedeschi si fa sentire anche nel campo della giocoleria. Max Kuschmierz ha intrapreso anche quest’anno una nuova sfida con sé stesso per il raggiungimento di 100 nuovi siteswap a 7 palline. Aspettando il tradizionale video recap del 2025, Moritz Rosner e il suo compare Julian Kloos stanno macinando record su record, personali e in coppia, dalle 5 clave in sù. Assieme a Luca Pferdmenges, altro volto noto per chi frequenta le convention nonché seguitissimo influencer, collaborano con il collettivo austriaco Jonglissimo, compagnia che ha letteralmente infranto i limiti del passing con clave e cerchi negli ultimi anni. JUGGLINGMAGAZINE.IT

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IJA video

Project Pose Tim Air Walker

World Record Juggle Wiki

Ups and Rounds Daniela Palickova Bow

Anche l’Italia è rappresentata in questa categoria da due artist3 molto diversi in stile e attrezzi. Salvo Stassi, ormai ospite fisso nella top 40 jugglers, conosciuto dai pallinari di tutto il mondo grazie ai suoi continui progressi e alla difficoltà elevata proposta nelle sue routine. Tutt’altro contesto per Perla Colombaioni: circo classico, figlia d’arte di uno dei più grandi giocolieri tecnici italiani di sempre Willy Colombaioni, sta spingendo l’antipodismo a livelli mai visti. Chiudiamo questa sezione con alcuni record mondiali davvero ragguardevoli:

Moritz Rosner

Spencer Androli

Delaney Bayles

Puntuale come “Una poltrone per due” a Natale, ecco il best of della giocoleria vista nel 2025. Per complicarmi la vita ho provato a dividere l3 giocolier3 in due categorie - tecnici e creativi - al solo scopo di orientarci più semplicemente tra il gran numero di talenti.

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della IJA Jugglers. Una trentina di video di alta qualità sia per contenuti, con belle routine e nuove ricerche, sia per scelte stilistiche, fotografia e montaggio. Consigliati in particolare i video di clave e palline con Cote Velasquez, hula hoop con Ailen Cabral e palline con Liam Wilson. Non so se creativi sia la definizione giusta, ma creator lo sono di sicuro quei giocolieri che sono riusciti a sbancare su piattaforme come Instagram e Tiktok con video da capogiro brevi, veloci e virali. Da giovani influencer della giocoleria come Kaylin Meyers @thatjugglinggirl e Bennett Santora @flyjuggler a veterani come Joe Cronquist @tetonjuggler e Michael Rayner @brokenjuggler, passando per la celebrità assoluta Jacob Gregoire @jacob_acrobat. Sono quasi 6 milioni i follower di questi cinque fenomeni. Infine, fra gli italiani meritano una citazione anche Niccolò Piccioli, Alice Lombardi, Stefano Bocciolini e Brian Simoncin, per l’impatto avuto sulla comunità e il riconoscimento ricevuto.

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La scena globale è più viva e affascinante che mai, presentando anche giocolier3 che eccellono sia per tecnica sia per creatività. È il caso della cilena Isidora Adeley e dell’argentino Valentin Lopez @menormalabares, ritenuti fra i più forti e creativi giocolieri in circolazione, merito di una tecnica sopraffina che unisce sapientemente toss, contact e balance. Ma chi più di tutti si colloca lì in mezzo accontentando proprio tutti è Bow. Passione, visione e dedizione lo hanno reso uno dei giocolieri più completi e innovativi degli ultimi anni, riuscendo nell’impresa di togliere qualunque pregiudizio ad un attrezzo duttile e stimolante come i poi. L’ultimo video Hi è un’altra gemma che impreziosisce un percorso creativo incredibile! Forse la scelta di incatenare la giocoleria dentro delle categorie non sarà stata la migliore (Wes Peden, per me è il più grande giocoliere di sempre, sarebbe stato decisamente fuori scala), ma ci ha aiutato a condensare un anno di impegno e bellezza che spero vi ispiri tanto quanto ha ispirato me. Non mi resta che augurarci un nuovo anno di giocoleria… ancora più ricco!

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Bow Juggler

Qui la platea è davvero ampia ed è incredibile quanto sconfinata sia l’inventiva della nostra comunità. Uno degli artisti che incarna perfettamente questo spirito è Ameron Rosvall. Non pago dell’enorme successo di Sin Umbra, a inizio anno ha pubblicato su Youtube un ulteriore video Decatchment dove raccoglie nuove idee, nuovi trick pazzeschi e soprattutto nuovi attrezzi inventati da lui. Un profilo molto interessante è quello di Antoine Jacot, che unendo clave, foulard, ventilatori e droni sta portando avanti una ricerca davvero originale. Ventilatori e foulard che fanno parte anche della nuova dotazione di Carlo Cerato, che dopo il successo di Llabyellov sta lavorando sul nuovo spettacolo Astrat, droppando piccole chicche anche sui suoi profili social. Un altro creatore di trick e attrezzi non convenzionali è Zak McAllister. Un po’ meno sotto i riflettori rispetto al passato, ma la sua genialità non va persa di vista! Tra le ricerche più assurde e fuori dagli schemi c’è quella di On, il giocoliere dalle quattro braccia. Le sequenze ideate con le palline sono così intricate e fluide da far perdere completamente la percezione su quali braccia siano finte o vere. Inquadrature pulite, movimenti morbidi e precisi, Takehiro Nagaoka è il nuovo esteta della giocoleria. Le sue routine, che spesso includono simpatiche collaborazioni, trasmettono un senso di perfezione disincantata.

IBRIDI

Valentin Lopez ph Alberto Brescia

CREATIVI

Tim Air-Walker

Carlo Cerato

Tom Whitfield ha compiuto la prima “qualifica” di sempre con 12 palline; Vasek Peca si è intestato l’intero slot dei record di palline su sfera d’equilibrio (da 5 a 9) più diversi record su rola bola; infine Andrew Romanenko ha spostato ancora più in là il limite fisico con le 3 clave superando le 6 ore e rendendolo ancora più noiosamente difficile da battere!

Un profilo che sto davvero apprezzando tanto è quello di Tim Air-Walker. Ricerca con tre clave e montaggi video veloci e divertenti fanno del suo Project Pose uno dei progetti più interessanti portati avanti durante quest’anno. Daniela Paličková è tornata prepotentemente sulla scena! Clavettara metodica e impeccabile, con il video Ups and rounds si è aggiudicata pure la prima edizione di Your Time to Shine, competizione online organizzata da Luke Burrage per stimolare la creatività con 3 clave. Sul suo canale youtube troverete i contributi dei migliori clavettari del momento. Oltre alla clip su youtube No crumbs di Arttu Lahtineh con gli hoops, il canale certamente più generoso di video belli è stato Trick Of The Month


LPM Petroleo ph Clara Pedrol

TRA SPERIMENTAZIONE E INNOVAZIONE

di Shay Wapniaz, in collaborazione con DOCC Ispirato dalla lettura del libro Lettere aperte al Circo di Bauke Lievens e Sebastian Kann, che consiglio vivamente, ho avvertito il bisogno di una riflessione personale sui temi affrontati nei tre articoli precedenti, e di provare a definire, per quanto possibile, la relazione tra i concetti di sperimentazione e innovazione. Non è facile definire l’innovazione, spesso confusa con la sperimentazione. Quest’ultima è un processo di ricerca fatto di prove ed errori che, quando genera risultati significativi, dà origine al nuovo. Il dizionario definisce “innovare” come “fare nuovo”, ma anche come “alterare l’ordine delle cose stabilite”. L’innovazione si compie quando una sperimentazione produce un risultato che si consolida e viene adottato dalla comunità, trasformando in modo riconoscibile ciò che esisteva prima. In senso più ampio l’innovazione ci appare come qualcosa di grande, rivoluzionario e capace di cambiare le regole del gioco. Altre volte è più discreta,

sottile, quasi invisibile: un cambiamento interiore o un piccolo gesto che può aprire nuove strade. Forse ogni volta che un artista mette in campo un’intenzione autentica e personale, e introduce anche solo una lieve trasformazione che apre le porte al cambiamento, sta già innovando. Anche l’incontro tra la propria cultura d’origine e un’arte codificata Enrico Rastelli Circopedia può generare qualcosa di nuovo. Innovare significa introdurre un cambiamento efficace in un sistema esistente, modificarlo, trasformarlo o persino rivoluzionarlo; non è rinnegare il passato, ma rielaborarlo, ripensarlo, a volte anche ribaltarlo. Questo capita spesso nella giocoleria, un’arte che, come tutto il circo, riflette costantemente su se stessa. E come per tutte le trasformazioni, è necessario interrogarsi anche sulla storia, su chi c’è stato prima di noi. Nelle arti performative, e nel circo in particolare, la trasmissione orale ha avuto un ruolo centrale. Tipica di molte culture, rende la storia viva e fluida, aperta a reinterpretazioni, ma espone anche al rischio di perdere parte della memoria. La scrittura ha invece consentito una stratificazione del sapere, garantendo una più precisa possibilità di conservarlo, studiarlo e svilupparlo nel tempo. Tuttavia, è proprio da quella fluidità orale che può nascere l’innovazione: il passaggio da una generazione all’altra, attraverso il racconto e la memoria viva, apre la strada alla trasformazione e alla reinterpretazione. Un esempio interessante, di come l’innovazione possa nascere anche dalla trasmissione di una forma di memoria intermedia tra oralità e documento, è quello che riguarda Enrico Rastelli e Angelo Piccinelli, che rielaborò il leggendario esercizio di Rastelli con sei piatti in equilibrio sulla corda. Il fratello di Angelo, che per anni aveva lavorato nello stesso spettacolo di Rastelli, gli scriveva per lettera gli esercizi visti in scena. Sulla base di quei racconti Angelo li ha interpretati a modo suo, eseguendo l’esercizio dei sei piatti di profilo invece che frontalmente. Un semplice cambio di prospettiva scenica che alterava però completamente la percezione del pubblico.

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rubrica a cura di Shay Wapniaz

Angelo Piccinelli

In generale la sperimentazione può muoversi in almeno tre direzioni per generare innovazione: migliorare l’esistente, trasformare un modello, oppure inventare qualcosa di completamente nuovo. Nella giocoleria contemporanea troviamo esempi di tutte queste traiettorie. Un esempio di innovazione è il creare nuove forme e oggetti, come ha fatto Renegade Juggling, mettendo in discussione la forma classica degli anelli attraverso svariate sperimentazioni di forme geometriche alternative. Un’altra via è quella della contaminazione artistica. Francis Brunn ha fuso la giocoleria alla Rastelli con il flamenco, portando in scena un’attitudine del tutto inedita, che oggi viene facilmente accostata come uno stile di giocoleria più classiLPM Petroleo co. Infine Emilia Taurisano ha rielaborato l’antipodismo in una chiave del tutto originale, grazie all’incontro con influenze orientali, eliminando la staticità della trinca (la sedia usata nell’antipodismo) e creando un linguaggio ibrido e personale. Anche gli errori possono diventare una risorsa. In ambito scientifico, molte scoperte sono nate da errori imprevisti. Nella giocoleria può accadere lo stesso: un errore, se osservato con curiosità, può indicare una direzione mai considerata prima. Invece di correggerlo subito, si potrebbe esplorare. Come nel caso degli anelli flessibili della Play utilizzati da Gonzalo Fernández Rodriguez e Andrès Torres Diaz, capaci di trasformare un possibile errore di produzione in un'occasione di sperimentazione prima e di innovazione dopo, sfruttando l’elasticità degli anelli per creare nuove forme, trick e immaginari. Innovare non significa per forza rompere con la tradizione. Spesso è proprio nel dialogo con il passato, che si aprono spiragli di novità. Basti pensare a come si sia riadattato una campanella in una clava cuphead (vedi precedente articolo su Juggling Magazine nr. 107).

Per concludere, innovare, in fondo, significa anche accettare di non avere tutte le risposte, e continuare a esplorare. Significa aprirsi al confronto, allo scambio, creare spazi dove si possa sbagliare senza paura. Dove anche le fragilità abbiano un valore e possano trasformarsi in punti di forza.

Spesso chi ha lasciato il segno nella giocoleria sono quelle persone che non hanno avuto fretta, ma che hanno dato al corpo il tempo per assimilare, trasformare e restituire. Da questo processo è nato uno stile unico, autentico, coerente con la propria sensibilità. Alla fine, il modo in cui giocoliamo (e giochiamo) diventa il riflesso di ciò che siamo. Rimango per questo molto interessato nel seguire le orme degli altri nuovi protagonisti della sperimentazione e dell’innovazione, per scoprire quali forme di linguaggio stiano costruendo per il futuro della giocoleria.

Renegade juggling ph Clara Pedrol

Grazie a episodi come questo, si può comprendere anche la genialità di Rastelli: la sua arte va oltre la tecnica, aprendo nuove strade e ispirando altri artisti. Rastelli non è stato solo un virtuoso, ha saputo anche dare una notorietà inedita al giocoliere, ha portato per la prima volta in scena l’unione tra giocoleria occidentale e ritualità orientale, e creato il celebre numero del giocoliere-calciatore.

La giocoleria tradizionale si basa su una struttura gerarchica e progressiva, con un climax finale, dove simmetria e velocità sono privilegiate. Oggi la giocoleria si è evoluta verso un approccio più sperimentale, meno lineare, contaminato da altre arti e più aperto alla soggettività. Michael Moschen, Jerome Thomas e Jay Gilligan sono stati tra i pionieri di questa trasformazione, rompendo le convenzioni esistenti e creando nuovi modelli espressivi. Questa direzione è stata poi seguita da altri giocolieri particolarmente creativi, come Stefan Sing e Wes Peden, che hanno sviluppato stili unici, diventando modelli di riferimento.

Cultura, Comunità, Meraviglia! Polo culturale e di formazione di circo contemporaneo a Bologna. Corsi, convention, alta formazione, eventi, residenze artistiche e rigenerazione urbana. Via Stalingrado 12 - Parco DLF - BOLOGNA www.officinacrobatica.com

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LI MENTALISMO Il mentalismo è quel ramo dell'illusionismo che si occupa di misteri e prodigi della mente. Parafrasando lo statunitense Larry Becker, il mentalista utilizza i 5 sensi per creare l'illusione di possederne un sesto, grazie al quale si possono realizzare fenomeni paranormali a puro scopo di intrattenimento. Schematicamente gli effetti di mentalismo classico possono suddividersi in: telepatia (la trasmissione del pensiero), precognizione (sapere qualcosa prima che accada), chiaroveggenza (percepire qualcosa che è ignoto a chiunque altro) e psicocinesi (levitazione di oggetti, piegatura metalli). Il mentalismo contemporaneo dichiara di sfruttare principi psicologici e tecniche di comunicazione come la PNL, prendendo le distanze dal mondo del paranormale. La Bizarre Magick è invece un tipo di illusionismo che si ispira all'occulto, all'esoterismo e al mondo dell'orrore, creando atmosfere "magiche" o "inquietanti" attraverso l'uso di oggetti antichi e storie a tema. Presentiamo in questo numero due protagonisti italiani del mentalismo: Francesco Tesei, classe 1972, dopo una lunga esperienza di illusionista di stampo classico, nel 2005 esplora forme più “intime” di spettacolo ispirandosi anche al noto mentalista inglese Derren Brown. Con il suo primo spettacolo Mind Juggler tra il 2011 e il 2012 vende oltre 120.000 biglietti e nel 2013 entra nel palinsesto di SKY diventando il mentalista più noto in Italia. Niccolò Fontana, classe 1996, laureato in Psicologia Clinica è un illusionista che fonde magia, psicologia e teatro vincitore del titolo di Campione Italiano di Magia nel 2018 e terzo classificato ai Campionati del Mondo di Magia svoltisi a Torino questa estate. Le sue performance mirano a indagare la mente umana e a stimolare riflessioni sulla natura della realtà e dell'umanità.

Appassionato di magia e di musica fin da ragazzo frequentando una danzatrice ci venne l’idea di formare un duo e mettere in piedi alcuni numeri insieme. Avevo letto i romanzi di Anne Rice, e mi affascinava l’idea di un illusionista che fosse anche un antieroe, non un macho onnipotente: un personaggio dark che incutesse un po’ di terrore. Dopo una gavetta tra piazze e feste di paese — ero giovanissimo, avevo 21 anni — mi sono inserito nel mercato delle crociere, dove per quindici anni ho presentato lo spettacolo di grandi illusioni di Prince Székely. A un certo punto ho iniziato a chiedermi che cosa potessi ancora esprimere con quella forma di spettacolo. Forse mi rendevo conto dei limiti espressivi del “tagliare una donna a metà” e cercavo un modo diverso per comunicare.

FRANCESCO TESEI ilmentalista.com

NICCOLÒ FONTANA niccolofontana.com

Il mio percorso nell’illusionismo nasce per caso. Da piccolo, come molti, sono rimasto affascinato dalla classica scatola magica. Ho vissuto dieci anni in Toscana, anche se originario di Torino, ed è lì che ho trovato la mia prima guida, Lorenzo Ferro. Era il proprietario di un negozio di piercing e tatuaggi con la passione per l’illusionismo. Insieme abbiamo fondato il circolo magico versiliese. Poi sono tornato a Torino. Qui ho scoperto il Circolo Amici della Magia, la scena magica torinese, i laboratori di Tiziano Berardi e la figura di Arturo Brachetti. Ho cominciato anche a recitare in compagnie teatrali partecipando a festival, eventi pubblici e scolastici, spesso su temi legati alla memoria partigiana. Intanto portavo avanti la mia formazione come psicologo clinico.

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Mi interessava già il mentalismo, mi piaceva vedere Max Maven, ma non sentivo di poter essere credibile, un po’ per l’età e un po’ per la mia personalità. Poi, con Derren Brown, è arrivato un mentalismo diverso, più incentrato sulla psicologia e sulla comunicazione che su presunti poteri, e mi ci sono riconosciuto di più. Ho così iniziato a studiare tutto il possibile sulla comunicazione. L’unione di queste cose mi spinse a provare qualcosa di diverso, lasciare il numero di grandi illusioni per dedicarmi al mentalismo. La mia prima tappa fu, nel 1999, la produzione del DVD Mindjuggling, che contiene il mio debutto come mentalista a teatro e una serie di effetti girati in contesti diversi. Da quel lavoro nacque Mindjuggler, il mio primo spettacolo, che ho iniziato a distribuire personalmente nei teatri. La svolta arrivò a Forlì, la mia città, quando chiesi il teatro a Ruggero Sintoni di Accademia Perduta, che gestisce una rete di teatri in EmiliaRomagna. Dopo lo spettacolo al Piccolo mi disse che lo riteneva pieno di potenzialità, suggerendomi come manager Aldo Marangoni, con il quale avviai poi una collaborazione che dura tutt’oggi. Per la costruzione dei miei numeri e dei miei spettacoli sono sempre partito dall’idea di un tema; l’effetto magico arriva sempre dopo. Quando ho creato Mindjuggler, dovendomi presentare come il mentalista che usa la comunicazione, ho seguito un master in PNL e un percorso di ipnosi ericksoniana. Dal secondo spettacolo in poi abbiamo lavorato sempre di più — insieme al mio collaboratore Daniel Monti — per rendere più teatrale l’effetto mentalistico, dargli uno spessore, una lettura su livelli diversi, un risvolto metaforico. Per realizzare The Game, incentrato sul tema della fortuna, ho invece letto libri di psicologia come The Luck Factor di Richard Wiseman. L’idea era quella di creare effetti che sembrassero colpi di fortuna, coincidenze impossibili, così da creare nello spettatore la convinzione che non potesse trattarsi soltanto di fortuna, ma di qualcos’altro.

Nel terzo spettacolo, Human, cercavo di capire cosa ci rende umani, mettendo in contrapposizione la comunicazione umana al mondo virtuale. Partivo dalla constatazione, apparentemente banale, che per eseguire un effetto di mentalismo si ha sempre bisogno di una relazione umana. Dopo Telepathy, spettacolo sulla sofferenza condivisa e vissuta a distanza — concepito durante la pandemia — siamo tornati con Wow a un registro più leggero, per esplorare il tema dello stupore e della meraviglia. Si parla sempre di credibilità del mentalismo, e forse io stesso l’ho reso troppo credibile. Considero il mentalismo una forma di illusionismo e l’esperienza della magia sempre più importante del meccanismo e della sua verosimiglianza. Quando ho iniziato a fare mentalismo, l’illusionismo attraversava una fase decadente, mentre il mentalismo viveva una rinascita. Anni prima c’era stata l’ondata prodotta da Uri Geller; poi, dopo un periodo buio, la rinascita è arrivata dall’Inghilterra, da Derren Brown. Oggi uno spettacolo che ha cambiato la percezione di questa forma d’arte è sicuramente In & Of Itself di Derek DelGaudio.

TED x Rubrica di meraviglie a cura di

Giorgio Enea Sironi

ph Franco Giove

Non mi definisco né mentalista né illusionista puro e vedo le due discipline come sfumature di uno stesso lavoro. Il mentalismo tratta temi psicologici, l’illusionismo può comunque afIncanti frontarli con altri strumenti. Come artista sono influenzato da chi ha reinventato l’illusionismo come linguaggio d’arte: la magie nouvelle francese (Ètienne Saglio, Raphael Navarro, Yann Frisch), Derek DelGaudio, Penn & Teller, Derren Brown, Arturo Brachetti, Eugene Burger, la compagnia Cie 32 Novembre. Credo che la meraviglia non sia fine a sé stessa, ma veicolo per riconsiderare la realtà. Mi attraggono molteplici stili, non seguo regole fisse, e mi appassiono ogni volta a modi diversi di intendere la magia. Ciò che conta è l’atmosfera che si crea e il significato che ne emerge. Le mie influenze provengono da molti mondi. Tra le principali ci sono Dimitris Papaioannou, Pina Bausch, Pirandello, Sidney Beckett, David Lynch, Federico Fellini e Andrej Tarkovskij. Accanto a loro, mi ispirano pensatori come Donald Winnicott, Wilfred Bion, Noam Chomsky e musicisti contemporanei come Nils Frahm. È in questo intreccio di linguaggi, visioni e riflessioni che le mie idee prendono forma e trovano voce nel mio lavoro artistico.

L’incontro con la magie nouvelle francese è stato determinante: vedere Les Limbes di Étienne Saglio a Torino mi ha mostrato che altrove esistono linguaggi ancora poco esplorati in Italia. La mia più grande opportunità è stata quella di sviluppare concretamente progetti che uniscono illusionismo ad altre discipline arti visive, teatro, musica. Tra questi The Room, lo spettacolo che mi è valso il titolo di Campione Italiano di Magia nel 2018; Il Mistero Gastoldi, che integra l’illusionismo in una storia dove un coro di cinquanta persone diventa parte della scena e più recentemente Incanti, uno spettacolo collettivo in cui l’illusione si fonde con la drammaturgia, esplorando la figura dell’illusionista attraverso alcuni dei monologhi più iconici del teatro, da Shakespeare a Goethe e Pirandello.

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Il numero che ho presentato al FISM 2025, ottenendo il terzo posto nella categoria Mentalismo, si chiama Automaton. Il tema centrale è il rapporto tra uomo e macchina, la scena è vintage, con elementi steampunk come il grammofono e un automa femminile. L’immaginario visivo prende molto dal cinema – Metropolis e Hugo Cabret soprattutto – e dalla mia esperienza personale come attore. La magia, per me, deve interrogare chi guarda e formulare domande sulle illusioni che ci definiscono, sul senso stesso dell’essere vivi, oggi più che mai nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Sto lavorando con altri artisti a un manifesto sulla magia contemporanea e a uno spettacolo solista che vorrei portare anche in contesti diversi da quelli tradizionali del teatro, come gallerie o centri sociali. Credo che l’illusionismo debba raggiungere il pubblico anche al di fuori del circuito teatrale per discutere temi sociali, proporre una riflessione sul mondo che ci circonda.

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RE>PLAY 2025 CIRCO, RETI E CRESCITA GIOVANILE circosfera.it di A. R. “Re>Play, Circo, reti e crescita giovanile” è un progetto collaborativo incardinato sul dialogo intergenerazionale che ha visto impegnate per 12 mesi, in tre regioni italiane (Lombardia, Toscana, Lazio), 10 scuole di circo coordinate da Giocolieri & Dintorni. Le sue radici affondano nel lavoro avviato da anni sul territorio nazionale per facilitare la partecipazione attiva dei giovani all’interno delle scuole di circo e per consolidare reti di circo regionali. L’avviso “EDUCARE INSIEME” promosso negli anni della pandemia dal Consiglio dei Ministri / Dipartimento per le Politiche della Famiglia, offriva un importante sostegno e la possibilità di implementare questo lavoro, contestualizzandolo in un periodo molto difficile per tutti, in particolar modo per le giovani generazioni. Ma fu solo nel 2023 che il nostro progetto venne “ripescato” e finanziato. Quel tempo e quella distanza pandemici sembravano lontani, e Re>Play era diventato nel frattempo una progettualità di più ampio raggio, replicabile in più contesti. Dopo un lungo iter burocratico, costellato di continue rimodulazioni e slittamenti di date il progetto “Re>Play, Circo, reti e crescita giovanile” riuscì finalmente ad avviare le sue attività il 15 novembre 2024.

in Italia. Il rafforzamento dei legami territoriali e regionali, il miglioramento dei processi organizzativi e l’intensificazione degli scambi nazionali rappresentano risultati importanti che potranno sostenere lo sviluppo futuro del settore. Continuare a investire nella cura delle relazioni, nella formazione intergenerazionale e nel coordinamento condiviso sarà fondamentale per dare continuità ai percorsi avviati e ampliare sempre più le possibilità di accesso e partecipazione al circo educativo in tutte le comunità che ne riconoscono il valore. Re>Play 2025, con il suo bagaglio di ottimi risultati raccolti, lascia al capofila e ai partner tutti anche un’altra riflessione importante, sulla scia dele enormi sofferenze organizzative e finanziarie generate dai ritardi dell’Ente finanziatore, a fronte di richieste invece molto stringenti per i beneficiari. Ma questa è un’altra storia…

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Nel corso di questi 12 mesi Re>Play 2025 non ha mancato di offrire ai suoi giovani partecipanti, e a chi li ha accompagnati nel percorso, un bagaglio di preziose esperienze, conoscenze, incontri, suggestioni, orientamenti. Allargando gli orizzonti del loro capitale relazionale, spronandoli a ricavarsi un ruolo attivo all’interno della community del circo e nel contesto più allargato della società civile, facilitando un proficuo ed entusiasmante incontro tra generazioni. All’intero progetto è dedicata una pubblicazione, destinata ad un vasto pubblico, per valorizzare le voci di coloro che hanno avuto un ruolo attivo nello stimolare la partecipazione dei giovani. Non poteva mancare la voce dei giovani partecipanti, di cui forniamo delle ragionate istantanee. Re>Play 2025 lascia in eredità un insieme consistente di strumenti, relazioni e pratiche che potranno alimentare la crescita del circo educativo

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ALTRA RISORSA 2026 > CIRCO SPAZIALE 18-19 APRILE, CASA DI QUARTIERE DI SAN SALVARIO, TORINO altrocirco.it Da ormai 10 anni, il Convegno “Circo Sociale: un’Altra Risorsa” è organizzato da AltroCirco come opportunità di aggiornamento, confronto, approfondimento, sperimentazione di strumenti e contenuti innovativi per operatori e operatrici di circo sociale e del settore socioeducativo. Altra Risorsa riunisce ad ogni edizione circa un centinaio di professionistə e studenti del mondo del circo, della scuola, dell’educazione non formale, di organizzazioni pubbliche e private che lavorano con l’arte come mezzo di trasformazione sociale. Il tema di Altra Risorsa 2026 è lo spazio del circo sociale. Attraverso il dialogo tra teoria e pratica e la riflessione sui concetti di spazio sicuro, coraggioso e rilassato, questa edizione esplora il circo sociale come strumento politico di trasformazione sociale che crea e decostruisce norme, privilegi, zone di comfort e pratiche di “inclusione” e accessibilità. Laboratori, presentazioni e panel tematici si alterneranno nel corso del Convegno per indagare confini e connessioni tra sicurezza e vulnerabilità, potere e voce, accessibilità e creatività, libertà e collettività.

SPAZI SICURI “Lo spazio sicuro non riguarda solo gli aspetti “tecnici” del circo (il modo in cui sono appesi i trapezi, posizionati i materassi, etc.). La sicurezza riguarda anche la chiarezza comunicativa, la creazione di uno spazio in cui poter correre dei rischi e commettere errori, poter esprimere i propri sentimenti ed emozioni. È un processo continuo, un concetto flessibile che cambia con il tempo e lo spazio. È una responsabilità condivisa e richiede un lavoro costante” (Caravan Circus Network 2022: 105).

Call e iscrizione

SPAZI RILASSATI, SPAZI MORBIDI

SPAZI CORAGGIOSI L'apprendimento può implicare disagio, sofferenza, rischio, conflitto e disponibilità ad affrontare sfide e a mostrarsi vulnerabili. In questo senso, la sicurezza negli spazi di apprendimento non può essere confusa con il sentirsi sempre comodə e a proprio agio, perché implica la possibilità di cambiare, di esprimere disaccordo, di sperimentare l'uscita dalla propria zona di comfort. Brian Arao e Kristi Clemens (2013) propongono il concetto di “spazio coraggioso”, osservando come spesso la ricerca di sicurezza riproduca strutture di potere, privilegio e marginalizzazione, impedendo l’apprendimento trasformativo e il cambiamento culturale.

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Lo spazio rilassato è uno spazio morbido e accogliente, in cui l’accessibilità non è un accorgimento da adottare a posteriori ma una pratica estetica e centrale, incorporata in ogni fase dei processi artistici e pedagogici. L’idea di spazio rilassato invita a passare da un modello medico a una visione sociale della disabilità e della neurodivergenza. Questo approccio si rifà ai principi della Disability Justice (Sins Invalid 2021), secondo cui la disabilità non è un problema o impedimento individuale da risolvere o aggiustare; è la società che deve cambiare, perché è a livello sociale e politico che si creano barriere e esclusione. Erin Ball e Maxime Beauregard (2024) sviluppano questi concetti nell’ambito delle arti circensi, disegnando spazi che decostruiscono le nozioni dominanti di tempo, spazio, suono, movimento, partecipazione, efficienza, performance e corpo ideale.

Riferimenti bibliografici Arao, B., & Clemens, K. (2013). From Safe Spaces to Brave Spaces. In L. Landreman (Ed.), The Art of Effective Facilitation: Reflections from Social Justice Educators (pp. 135–150). Sterling, VA: Stylus Ball, E., & Beauregard, M. (2024). InterComplementary Elements. Presentation at Circus and Its Others Conference, Bogotà. Caravan Circus Network (2022) Circus as Intercultural Encounter Guidebook. Sins Invalid (2021). 10 Principles of Disability Justice.

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REGISTRO NAZIONALE SCUOLE/PROGETTI DI CIRCO EDUCATIVO E CIRCO SOCIALE

Piemonte

Clap-Circo Laboratori Arti Performative via Fratelli Bandiera 17, 28041 Arona (NO) Pasquale Di Palma 328 4986109 clap.zone Flic via Magenta 11, 10128 Torino Matteo Lo Prete 011 530217 flicscuolacirco.it

Fondazione UCI / Circostanza via Pacchiotti 79, 10146 Torino Sara Sibona 011 19836531 unitipercrescereinsieme.it Jaqulè via Ponsati 69, 10040 Volvera (TO) Enrico Giacometto 328 7828323 jaqule.com Pirilampo regione Faule 7, 10060 Macello (TO) Ilaria Bessone 375 7969457 Q pirilampo_scuolacirco Sportica Gym via Cattaneo 41, 10064 Pinerolo (TO) Paola Martina 0121 795590 sportica.it Squilibria Circo c/o SSD CH4 Sporting Club via Trofarello 10, 10127 Torino Francesca Casaccia 011 678366 Q asdsquilibriacirco TeatrAzionE via Artom 23, 10127 Torino Italo Fazio 335 6675326 E scuolacirco.teatrazione.3 UP Scuola di circo via Mercantini 9, 12042 Bra (CN) Maria Grazia Ielapi 339 7532815 upscuoladicirco.com

Lombardia

Campacavallo via Gorlini 1, 20151 Milano Gabriella Baldoni 347 8571338 campacavallo.it Circobaleno c/o Centro Sportivo Talbot Fraz. Girola 6, 22020 Blevio (CO) Ilaria Sitzia 348 8123417 sportarcobaleno.it Il Millepiedi via Monfalcone 29, 21100 Varese Marco Palladini 328 5385284 ilmillepiedionlus.it Quattrox4 via Ezio Andolfato 10, 20126 Milano Marco Dellabianca 02 36525176 quattrox4.com

SbocciArte via Vittorio Veneto 1, 21010 Cardano al Campo (VA) Luana Facchetti 347 2785195 sbocc.it Scuola di Arti Circensi e Teatrali via Sebenico 21, 20124 Milano Maurizio Accattato 348 6054623 scuolaarticircensiteatrali.com Spazio Circo Bergamo c.so Roma 84/a, 24068 Seriate (BG) Manlio Casali 393 0082506 spaziocircobergamo.it Spazio Kabum via Guicciardini 114, 21100 Varese Alessandra Pessina 349 4568018 Q spaziokabumcirco Ululì via Candiani 71, 20158 Milano Paolo Mandelli 338 9158606 terzotempoululi.com

Trentino Alto Adige

Animativa via Cermes 2, 39011 Lana (BZ) Reinhard Demetz 0473 239564 animativa.org Arteviva via Bari 32/L, 39100 Bolzano Sara Zanol 340 2395065 arteviva.bz.it

Friuli Venezia Giulia

Circo all’inCirca via Cividina 17, 33100 Udine Irene Giacomello 340 6052371 circoallincirca.it

Veneto

Artinstrada via Merano 11, 45011 Adria (RO) Diego Pizzo 324 8327264 artinstrada.altervista.org Circo in Valigia via Falgare 31, 36030 Schio (VI) Nicoletta Grolla Cegalin 320 0232032 circoinvaligia.it Circo Volante via Scortegara 166, 30035 Mirano (VE) Laura Ugolini 340 8598292 circovolante.it Ludica Circo Loc. Corbellar 7, 37020 Verona Stefania Garaccioni 347 9121866 ludicacirco.com

Liguria

Circo Galleggiante via Castelfidardo 1, 19122 La Spezia Chiara Martini 339 5772543 circogalleggiante.it sYnergiKa piazza Palermo 12, 16129 Genova Annalisa Alcinesio 338 1172011 synergikaasd.com

Emilia Romagna

Toscana

Arterego via dei Mille 26, 40033 Casalecchio di Reno (BO) Daniele Festi 331 1056609 arterego.org ArtinCirco via Tolara di sopra 88, 40064 Ozzano dell’Emilia (BO) Maila Sparapani 342 7736730 artincirco.it Circolarmente LAB via Zerbini 9, 43126 Parma Albert Horvath 338 3939743 circolarmente.it Circo Sotto Sopra p.zza dei Colori 28/a, 40138 Bologna Mariagrazia Bazzicalupo 328 0178208 circosottosopra.com Circus Atmosphere Palestra Alba Adriatica via Paolo Boselli, 47923 Rimini (RN) Silvia Fonti 351 9409020 E Circus Atmosphere OfficinAcrobatica via Stalingrado 12, 40128 Bologna Silvia Salvadori 379 2938061 officinacrobatica.com TaDaM Circo via Allevi 13, 29121 Piacenza Dario Rigolli 333 1532976 tadamcirco.com Antitesi Teatro Circo via Guidiccioni 6b, 56017 S. Giuliano Terme (PI) Martina Favilla 349 6304211 antitesiteatrocirco.it Badabam str. della Tressa 5, 53100 Siena Margherita Gamberini 366 4811081 badabam.it Circo Libera Tutti via Marconi 108, 50056 Montelupo Fiorentino (FI) Stefano Bertelli 340 0810499 circoliberatutti.it Circo Libre via V. Emanuele II 135, 50134 Firenze Raffaella Fileni 388 4228248 circolibre.it En Piste via Bocchi 32, 50126 Firenze Federica Piccardi 347 5398775 enpiste.it K-production piazza Viani 6, 55049 Viareggio (LU) Claudia Sodini 328 1447868 E Kproduction - teatro circo scienza Passe-Passe CRC Antella via di Pulicciano 53, 50012 Bagno a Ripoli (FI) Julien Morot 371 1287774 Q passepassecircusschool Saltimbanco c/o Nuovo Teatro delle Commedie via G.M. Terreni 5, 57123 Livorno Enrico Pellegrini 329 9523295 saltimbancoscuolacirko.it

SottoSopra via Pievan Landi 42, 52100 Arezzo Simona Serafini 339 3840294 arezzosottosopra.it

Umbria

Circo Corsaro piazza Vanvitelli 1/a, 06034 Foligno (PG) Maria Teresa Cesaroni 339 3927461 E Scuola di Circo Foligno Circo Instabile via Birago 4, 00124 Perugia Michele Paoletti 347 3867654 E Circoinstabile Sul Filo e Dintorni Località Padella 37, 05018 Orvieto (TR) Soledad Prieto 389 4318892 LosFilonautas.com

Marche

Aria di Circo via Achille Grandi 45, 60131 Ancona Caterina Del Giudice 388 7533247 Q ariadicirco Circoplà c/o Spazioplà Via Vanoni 11, 60030 Serra dÈ Conti (AN) Elisa Mencarelli 340 5250298 circopla.it VisionAria Danza Aerea e Nuovo Circo via Gabrielli 5, 60131 Ancona Valeria Mastropasqua 338 7587532 visionaria.org

Abruzzo

Cirque Brutal via Stradonetto snc, 65128 Pescara Benedetta Cuzzi 351 6273546 E Cirque Brutal

CIRCO SOCIALE

CIRCO EDUCATIVO

Lazio

Campania

Accademia Materia Viva via M. Marulo 54, 00143 Roma Roberta Castelluzzo 06 45491296 accademiamateriaviva.it Circo Svago p.zza Aldo Moro 45, 00041 Albano Laziale (RM) Jacopo Beretta 331 8681147 circosvago.it Circo Vola Voilà via dei Pescatori 400, 00124 Roma-Casal Palocco Anna Paola Lorenzi 342 5451353 volavoila.it Palestra Popolare Corpi Pazzi Via Bertero 13, 00156 Roma Meral Ajrus 333 5234005 corpipazzi.net Scuola Romana di Circo via Assisi 33, 00181 Roma Catia Fusciardi 338 3552831 scuolaromanadicirco.net Tribulè via IV Novembre 20, 01010 Vejano (VT) Valentina Tartaglia 329 7846355 Q circo_tribule Circo Corsaro via Dietro la Vigna 14, 80145 Scampia (NA) Maria Teresa Cesaroni 339 3927461 E Scuola di Circo Corsaro

Puglia

Circo Laboratorio Nomade via Sferracavallo snc, 74012 Crispiano (TA) Marco Massafra 333 4292637 circolaboratorionomade.com Circolare via Brindisi 126, 72019 San Vito dei Normanni (BR) Anna Pinto 380 1274099 E CIRCOlareFestivaldelleArtiCircensi Cirknos via Vecchia Frigole 36, 73100 Lecce Giorgia Basilico 333 4100916 E Cirknos Tabarin via Prov. Gallipoli Alezio (P.co Angelica) 73052 Parabita (LE) Luca Andolfi 340 9640101 spaziotabarin.com TenRock Teatro Circo c. da Marmorelle SS 16 Adriatica Nord, 72100 Brindisi Gabriele Cagnazzo 333 7823307 tenrock.it Un Clown per Amico / Circobotero Str. Modugno Carbonara 4/8, 70131 Bari Michele Diana 348 0535875 unclownperamico.com Upendi via Bologna 15, 70024 Gravina in Puglia (BA) Mario Iacovelli 080 9266780 E Cooperativa Sociale Upendi

Sicilia

Circ’Opificio via Ammiraglio denti di Piraino 1, 90142 Palermo Marika Riggio 340 3928905 circopificio.it

Clatù via San Josè Maria Escrivà 3, 95030 Tremestieri (CT) Maria Elena Rubbino 340 1723934 E Clatù Spazio Euphoria via Emilia 4, 90144 Palermo Valeria Cultrera 327 4232730 spazioeuphoria.it

Sardegna

Teatro Circo Maccus via dei Gerani s.n. 09044 Quartucciu (CA) Virginia Viviano 347 9650413 teatrocircomaccus.com


Vi aspettiamo a Cuneo dal 2 al 6 settembre 2026 per i vent’anni del Festival! Mirabilia the place to be!

HAPPY 2026! Per maggiori informazioni

www.festivalmirabilia.it

Nel 2025 il Festival Mirabilia è stato sostenuto da Con il sostegno di:

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