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Mensile di cronaca, attualità e cultura di Ponsacco Anno XV · Numero 1 · € 2,20

gennaio 2012

SULLA PONSACCHINITÀ

sommario FACEBOOK

INFURIA IL DIBATTITO SUL CORSO

Quelli che hanno visto gli ufo ma non ci credono

IL CINema odeon

“Così lo faremo rinascere”

val di cava

un mese senza postino

Progetti per nuovi alloggi ©Elisa Spinosa

obiettivo ponsacco 2

VENTRINA

il supertifoso


L’editoriale Mensile di cronaca, attualità e cultura di Ponsacco Mensile di cronaca, attualità e cultura di Ponsacco Anno XV · Numero 2 · € 2,20 Anno XV · Numero 1 · € 2,20 febbraio 2012

gennaio 2012

SUI FALEGNAMI SULLA PONSACCHINITÀ

sommario sommario

PONSACCO SOTTO LA NEVE LE VOSTRE FOTO FACEBOOK INFURIA IL DIBATTITO SUL CORSO

PONSACCHINO È? Quelli cheI PONSACCHINI hanno visto gli ufo LO SPIEGANO ma non ci credono

IL CENTRO STORICO IL CINema odeon SONDAGGI E PROPOSTE

“Così lo faremo rinascere”

SIAMO VIGILI val di cava

un mese senza postino

VALDERA ProgettiE VOLLEY per nuovi alloggi PROMOSSE VINCENTI ©Elisa Spinosa/SPAZIO16 ©Elisa Spinosa

obiettivo ponsacco 2

QUELLI CHE... VENTRINA ANDAVANO DA IACOPO il supertifoso

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www.ilpontedisacco.it ANDAVANO DA IACOPO

QUELLI CHE...

PROMOSSE E VINCENTI

VALDERA VOLLEY SIAMO VIGILI SONDAGGI E PROPOSTE

IL CENTRO STORICO

credits 2

LO SPIEGANO I PONSACCHINI

PONSACCHINO È?

LE VOSTRE FOTO Le foto a corredo dello speciale sulla PONSACCO SOTTO LA NEVE ponsacchinità sono di Elisa Spinosa, sommario di Spazio 16

SUI FALEGNAMI

Anno nuovo, tema eterno Il Ponte di Sacco ha voluto iniziare l’anno nuovo presentandosi ai lettori tirato a lucido (nuova grafica e nuovo formato) e affrontando il Tema dei temi: la ponsacchinità. L’argomento è ampio e indefinito, quindi difficilmente ‘traducibile’ in parole. Così, ci siamo rivolti a chi avrebbe potuto darci una mano. Il risultato sta nello ‘speciale ponsacchinità’ che occupa le pagine centrali di questo numero della rivista. Ovviamente, il tema è stato affrontato da diversi punti di vista e con diverse impostazioni. Un elemento, però, accomuna alcuni interventi: riconoscere nel ponsacchino un carattere ruvidamente bonario e polemico. C’è chi ha scritto che “Il vero Dna del ponsacchino è l’unione degli intenti e la discordia dei pareri che generano eventi imprevedibili e circostanze meravigliose”, chi ha ricordato gli “scapigliati approcci col prossimo” e “certi modi di porsi apparentemente bruschi, che soltanto a Ponsacco sono stati e sono un segno di amicizia vera e perfino di stima”. E chi lo“spirito individualistico

e anti-gerarchico” ma “non di certo estraneo alle iniziative di solidarietà” dei ponsacchini. E poi c’è chi ha lanciato un appello: il ponsacchino “si dia da fare per il suo paese. Lo difenda, lo potenzi. Senza retorica. Senza paura. Senza annunci, ma, se necessario, denunciando. Se necessario, rinunciando a qualche piccolo privilegio. Non pianga sul tempo perduto e sul latte versato”. Uno squarcio altrettanto verace sulla ponsacchinità lo aprono pure le due pagine che ripropongono pari pari il dibattito ‘vivace’ che si è aperto sul profilo Facebook del Ponte di Sacco riguardo il centro storico e il commercio. Si tratta di oltre 130 commenti (solo una minima parte riportati alle pagine 6 e 7) che dimostrano quanto i ponsacchini tengano ancora al loro paese. Sono interventi nei quali spesso si ignora la diplomazia e talvolta pure il garbo. E non per forza di questo bisogna andar fieri. Però, anche questa è una delle tante facce della ponsacchinità, appunto.

febbraio 2012 Anno XV · Numero 2 · € 2,20

Mensile di cronaca, attualità e cultura di Ponsacco

MENSILE DI CRONACA, ATTUALITÀ E CULTURA DI PONSACCO

costruzioni snc di Nedo e Marco Mazzei

Direttore Responsabile Giampaolo Grassi

Ristrutturazioni, restauri monumentali, costruzioni civili, manutenzioni

Direttore Emerito Fausto Pettinelli

Magazzino e Uffici: Via Catullo, 5 - Loc. La Capannina 56035 Cevoli (Pisa) - Tel. 0587 685351 Fax 0587 687805 e-mail: mazzeisnc@gmail.com - C.F. e P.IVA 01081550509 - Attestazione S.O.A. n.2252/18/00

Condirettore Benozzo Gianetti benozzo.gianetti@virgilio.it Redattori Luciano Lombardi Elena Iacoponi Benedetta Bitozzi

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Ogni responsabilità relativa ai contenuti dei singoli scritti è dei rispettivi autori Segretaria di Redazione Barbara Prosperi Autorizzazione del Tribunale di Pisa n. 9 del 12/05/98 Direzione e Amministrazione Tipografia Nuovastampa Via Valdera C. n. 33 - 56038 Ponsacco (Pi) Tel. 0587731348 - Fax 0587733723 ilponte@nuovastampa.com Elaborazione e stampa Nuovastampa Ponsacco Progetto grafico Niccolò Falaschi

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La cena galante del Ponte di Sacco

La Direzione

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©Elisa Spinosa

Con l’arrivo del 2012, il Ponte di Sacco entra nell’anno XV. E allora, come se avesse in programma la sua prima cena galante, ha messo a soqquadro il guardaroba per trovare un abito che servisse alla bisogna. Come vedete, il mensile che state sfogliando è cambiato. E’ molto più elegante e maneggevole: copertina in stile retrò con effetto damascato sullo sfondo e, per contrasto, un logo più moderno. Il merito va alla Nuovastampa e ai suoi bravissimi grafici. Se negli anni la forma è mutata, la sostanza è sempre la stessa. Per fortuna. I lettori attenti - e i ponsacchini sono sempre lettori attenti – che hanno seguito il Ponte di Sacco fin da piccino hanno avuto modo di toccare con mano come la rivista abbia sempre percorso la strada tracciata dai suoi fondatori: il condirettore Benozzo Gianetti e il direttore - ora Emerito – Fausto Pettinelli. Nell’editoriale del Ponte di Sacco Anno I numero 1 ‘La Direzione’ sottolineava orgogliosa come il giornale fosse fatto da volontari – ancor oggi è così – e spiegava:“Non abbiamo finanziamenti né privati né da gruppi o associazioni politiche o industriali. Abbiamo un coraggioso editore, la ‘Nuovastampa’, che, per passione e voglia di contribuire al bene comune, mette a disposizione i suoi strumenti affinché il giornale possa vedere la luce”. Poi aggiungeva: “Questo giornale intende far entrare nelle case la vita sociale, amministrativa, industriale, economica, politica, religiosa e culturale [di Ponsacco], con le peculiarità e i difetti che via via si presentano’’. Volendo giocare un po’ con quel primo editoriale, oggi ci si potrebbe chiedere se, in tutto questo tempo, i lettori del Ponte abbiano scoperto in Ponsacco più “peculiarità” o più “difetti”. Noi non azzardiamo risposte. Ma se anche vincessero i difetti, Ponsacco ci piacerebbe lo stesso. Anzi, di più.


Il presepio vero messaggio del Natale L’albero un po’ meno

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Girovagando per il paese nei giorni di Natale, ho notato diversi cambiamenti , anche sostanziali, nel modo di gestire il tempo più scintillante dell’anno, che, fino alla recente recessione, sfoggiava colori, addobbi, luci, vetrine ridondanti. Oggi che l’illusoria ricchezza sta cedendo il passo all’indigenza, alla mancanza di lavoro, è necessario pensare con sobrietà al presente e a molti “avvenire”. Lo scivolo verso la povertà, che è diversa dalla miseria, porta tutti a frenare i lussi, le cose superflue e non indispensabili, ci induce a fare dei regali utili e poco costosi: è più apprezzato un regalino da pochi euro offerto con il cuore che uno costoso per apparire agiati e facoltosi. Ma ritornando al nostro paese, mi sono accorto che sono aumentati i presepi: artistico quello dell’Università della Terza Età e degli scultori in Piazza della Chiesa, motivato quello nella sala dell’Azione Cattolica, storico quello della Farmacia Gasperini, e poi diversi timidi presepi in alcune vetrine, sempre apprezzati quelli esterni nella varie strade periferiche: tutti tendono all’adorabile immagine del Bambino posto su una semplice tavola al lato della navata destra della Chiesa San Giovanni. Tutti parlano di semplicità, nessuna decorazione sovrabbondante: indicano ai fedeli che il tempo è cambiato e che si può vivere in un’altra dimensione più vicina allo spirito evangelico che non è la legge dei cristiani ma di tutta l’umanità. Non ho visto i cosiddetti “alberi di Natale”. Neanche in Piazza della Repubblica! A me sta bene così. Gli alberi natalizi indicano sfavillio di luce, brillanti effimeri, colori sgargianti, oro e argento finto: non è quello il Natale; non è il Natale della gente mediterranea, appartiene ai nordici. A noi basta il presepio come quello francescano di Greccio… e ci siamo!

Presepio dell’U.T.E. con personaggi scolpiti da Giuseppe Cursi (Piazza San Giovanni)

Spectator

BANCA POPOLARE DI LAJATICO Dal 1884, il piacere di crescere insieme.

Presepio della Parrocchia (Corso Matteotti)

Vieni a trovarci nella FILIALE DI PONSACCO Via Provinciale di Gello (Rot. Le Melorie) Tel. 0587 728701 - Fax 0587 728744

Presepio nella vetrina della Farmacia Gasperini (Piazza della Repubblica)


Donatori di sangue Fratres

Il premio ‘Ho Tempo per Te’ Piastrelle e medaglie d’oro fuse: il gruppo festeggia 40 anni

i mattoni della nuova sede Fratres

La vigilia di Natale, nella sala Valli, il gruppo donatori di sangue ‘Fratres’ ha ricevuto il premio “Ho tempo per te”, giunto all’undicesima edizione, e ha festeggiato i 40 anni di attività. Il premio “Ho tempo per te” è promosso dal mensile “Il Ponte di Sacco” in collaborazione con il Comune e ogni anno viene assegnato a persone o ad associazioni che si dedicano agli altri, impiegando le loro energie e le loro forze ad aiutare le persone bisognose. Sono intervenuti anche i fondatori del gruppo donatori ponsacchino, come il dottor Marino Marinai con la moglie, Ersilia Montani, amata professoressa di francese, il parroco don Renzo Nencioni, Vilma Baroni Gasperini, Lido Sartini, Giulio Ciarla, Antonio Riccetti, Piero Busdraghi, Aldo De Filippi, Enzo Mosi. Sono stati ricordati anche i donatori scomparsi ed altri che non sono potuti intervenire. Ha presentato l’iniziativa il condirettore de “Il Ponte di Sacco” Benozzo Gianetti. Fra gli interventi, quelli del sindaco Alessandro Cicarelli, dell’editore de “Il Ponte di Sacco”Barbara Prosperi, anche membro del gruppo ‘Fratres’, e del presidente Gruppo Fratres Ponsacco, Massimo Favilli. Alla fine il direttivo dell’associazione e i donatori hanno ricevuto una pergamena ricordo con il fiocco rosso. Da parte loro, hanno colto l’occasione per lanciare un appello a continuare a donare il sangue. Il direttivo dei donatori di sangue in carica è composto da Favilli, presidente. E i consiglieri: Chiara Busdraghi; Cristiana Ducci; Sandra Romboli; Marco Guerrazzi; Carlo Martini; Claudio Anichini; Mario Niccolini; Barbara Prosperi; Massimo Mosi.

L’auditorium Meliani è stata la sede per la presentazione dell’iniziativa “Una piastrella della solidarietà per la nuova casa dei Fratres”: grazie ad un’offerta minima di 50 euro si potrà contribuire alla realizzazione della nuova sede. Ogni piastrella sarà personalizzata e verrà incastonata nella pavimentazione esterna della struttura. L’inizio dei lavori di costruzione della nuova sede è previsto per fine marzo 2012, per un costo totale di 150 mila euro, compreso l’acquisto del terreno, in via Caduti di Nassirya, dietro al cimitero, vicino al polo sociosanitario di via Rospicciano ed alla futura sede della Misericordia. La nuova sede dei Fratres sarà di 180 mq: ufficio, magazzini, cucina, sala riunioni, spazio esterno per la festa del donatore, bar e giardino. Il progetto è dell’architetto Fabrizio Bracci. Alla presentazione sono intervenuti il sindaco Alessandro Cicarelli, il presidente provinciale Fratres Angiolo Schiavetti, il parroco don Renzo Nencioni, che è anche uno dei fondatori dei Fratres a Ponsacco.“Nel 2011 abbiamo compiuto 40 anni – ha detto il presidente Fratres, Massimo Favilli - La vigilia di Natale abbiamo ricevuto il premio ‘Ho tempo per te’ e ne siamo fieri. Siamo il secondo gruppo di donatori della Valdera. Ringrazio quei donatori che hanno riconsegnato la loro medaglia d’oro, che verrà fusa:il ricavato andrà per la nuova sede”. Per sostenere il progetto: bonifico su Banca Popolare di Lajatico IBAN IT80Y0523271120000030136923; Causale Nuova sede Per informazioni: tel. 0587/980253; www.fratresponsacco.it

Il Consiglio dei Fratres con il Sindaco Cicarelli

L’assessore Tamara Iacoponi consegnano il diploma a Piero Busdraghi

Premiazione del Dott. Marino Marinai a fianco la moglie Ersilia Montani

Il Consiglio Fratres mostra il plastico della nuova sede

Elena Iacoponi

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commercio e centro storico

L’intervista all’assessore Tommaso Baldacci: “Il corso è più vuoto Il Ponte Di Sacco

L’assessore di Ponsacco Tommaso Baldacci sul centro storico e il commercio: “Negli ultimi dieci anni il saldo tra le attività commerciali chiuse [in tutto il paese] e avviate è pressoché invariato. Discorso diverso invece se si prendono in riferimento gli ultimi due anni e mezzo: si parla di un incremento di 10 negozi.[…] La fisionomia del commercio a Ponsacco è cambiata, le attività commerciali non sono più concentrate in gran parte sul corso ma ci sono. […] Riaprire il corso [al traffico] non sarebbe la soluzione. […] Da quando c’è la crisi a Ponsacco le attività commerciali non sono diminuite. Non dimentichiamoci che ci sono altre zone, oltre al corso Matteotti, che risultano appetibili per il commercio”. (Il resto dell’intervista sul Ponte di Sacco di dicembre) — con Tommaso Baldacci

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Il Ponte Di Sacco

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scatena i commenti su facebook ma nel complesso il numero dei negozi non cala�

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Il sindaco risponde Il corso che desolazione, nemmeno l’albero di Natale

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Il patto di stabilità, oltre alla recessione a livello nazionale e alla crisi dell’Eurozona e mondiale, ha penalizzato il Natale dei ponsacchini, privandoli del consueto “Albero di Natale”. Infatti l’Amministrazione Comunale, trincerandosi dietro il patto di stabilità e il “non poter spendere” ha deciso: niente albero, niente mercatino, solo uno scarso o scarno mercato pomeridiano, il 21 dicembre. Desolante entrare nel corso Matteotti e vedere il vuoto assoluto nella settimana prenatalizia: solo poche, sparute e infreddolite persone. I nostri amministratori hanno avuto occasione di passare sul corso per rendersi conto delle inesistenti o scarse attività commerciali? Di come hanno ridotto il paese in questo trentennio? È questo il salotto buono che le Giunte ponsacchine hanno fortemente voluto? Quando passo per il centro mi sembra di seguire la “Via Crucis”, anche se il nostro assessore al commercio dice, nell’ultimo numero del Ponte di Sacco, che sono aumentate le licenze in quest’anno che sta per finire (ma a gennaio chiude un’altra attività commerciale). Ma torniamo al nostro“Albero di Natale”: a mio modesto parere sarebbe bastato che i nostri amministratori si fossero tassati per poche decine di Euro sui gettoni di presenza che gli vengono erogati dalla comunità per rendere felici i bimbi e anche i grandi, dando un segno tangibile del Santo Natale a tutta la cittadinanza. Lettera firmata

Temo che chi ha scritto questa lettera non abbia ancora ben capito la situazione che stiamo vivendo, sia con riferimento alle questioni economiche e sociali, sia con riguardo alle ricadute sui bilanci dei comuni e sul commercio. Mi permetto di ricordarle che e’ in forte aumento la disoccupazione, il precariato (soprattutto fra i giovani), il fenomeno degli sfratti, il calo del potere di acquisto dei consumatori in genere. A fronte di questa situazione i comuni sono costretti a tagliare il più possibile sulle spese correnti, mentre l’assurda regola del patto di stabilita’ ci impone non solo di non fare investimenti e

manutenzioni, ma addirittura di tenere bloccati i soldi nelle casse (come ho già detto la nostra giacenza media e’ di oltre 5 milioni di euro). Quasi tutti i giorni noi riceviamo persone che ci presentano problemi di tipo sociale, in compenso il governo centrale negli ultimi tre anni ha tagliato oltre l’80% dei fondi per le politiche sociali. Le ultime leggi finanziarie costringono sempre di più i comuni ad occuparsi solo dei servizi essenziali e dei bisogni primari. Come tutti gli anni abbiamo rinviato il finanziamento delle spese natalizie alla parte finale dell’anno. Questo anno abbiamo pero’ dovuto fronteggiare spese aggiuntive e particolari. Fra le più importanti ricordo l’attivazione di una nuova sezione di scuola materna. Come lei saprà fra i molti tagli governativi ci sono anche quelli massicci sulla scuola, che prevedono di accorpare sempre più alunni in una classe e nel caso delle materne addirittura di lasciare a casa molti bambini. La Regione Toscana ha deciso di sostituire il governo con propri fondi, ma da quest’anno chiede la compartecipazione dei comuni coinvolti. Solo a fine agosto abbiamo saputo di questa cosa. Abbiamo privilegiato questa scelta (riguarda 27 ragazzi) che ci costa non pochi soldi (circa 50.000 euro). Per brevità non le cito le altre spese che abbiamo dovuto finanziare a fine anno (a partire dal sociale e dai consumi energetici). Per quanto riguarda il natale ci siamo quindi dovuti limitare a dare un contributo, concertato con i commercianti, per le utenze della illuminazione natalizia. L’albero di natale (nel centro e nelle frazioni), addobbi compresi, sarebbe comunque costato circa 3.500 euro. Lei dice che l’albero sarebbe servito per rendere più felici i nostri bambini. Lascio decidere i cittadini se per rendere felici i nostri bambini e’ stato più utile o meno attivare una nuova sezione di scuola materna o fare un albero di natale. Per quanto riguarda la “via crucis” da lei citata, credo che il riferimento sia doppiamente inappropriato, sia rispetto alla festività di cui stiamo parlando, sia perché il termine semmai io lo riserverei alle tante persone che sono in grossa difficoltà ad arrivare alla fine del mese. E anche per quanto riguarda il commercio la invito a leggere le cronache dei giornali sia nazionali che locali, si accorgerà che certe dinamiche sono purtroppo molto diffuse. Una ultima raccomandazione: non abbia timore

a dichiararsi evitando di celarsi dietro la semplice dicitura di “lettera firmata”. Forse avrebbe avuto meno coraggio a colorare politicamente il suo intervento (certi riferimenti non lasciano certo molto scampo), ma la genuinità del dibattito ci avrebbe guadagnato.

L’A.T.O costa, il carrozzone che ci mancava

In Consiglio comunale è stato trattato il tema della razionalizzazione della gestione dei rifiuti in Toscana, sottolineando il fatto che la Regione ne affiderà la gestione a tre organismi chiamati ATO (Ambito Territoriale Ottimale) ed il nostro Comune, insieme ad altri 111, viene a far parte dell’ATO Costa che comprende le province di Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara. La Regione ha quindi imposto ai comuni, nostro compreso, di partecipare all’ATO anche perché le decisioni che prenderà saranno vincolanti anche per quei comuni che non hanno aderito (ottimo esempio di democrazia!). Gli ATO affideranno il servizio di raccolta ad altra società con capitale pubblico per il 60% e privato per il 40%, ponendo quindi le basi per la creazione di un nuovo“carrozzone”, di cui non sentivamo la mancanza, e che accoglierà un nutrito gruppo di manager con poltrone dislocate presso le varie aziende – tipo Geofor – che probabilmente scompariranno. Il nostro Comune, avendo una partecipazione in termini di capitale pari allo zero virgola, oltre a non avere nessun tangibile beneficio non avrà neppure una pur minima “voce in capitolo”. Riteniamo che non tutti all’interno della compagine comunale siano d’accordo su questa operazione visto che l’assessore Giannini, che ha partecipato direttamente ed ha seguito tutta la vicenda, unitamente al consigliere Romboli, la sera in cui sarebbe stato votato questo importante punto all’ordine del giorno, poi approvato con il voto contrario dell’opposizione, erano assenti. Entro il 2013-2014 la Regione devolverà alla Geofor, che conta ben 270 dipendenti e che non si sa ancora se proseguirà la sua attività, 15 milioni di euro per realizzare un nuovo impianto che dovrebbe togliere la puzza che in questi giorni si respirava a


Pontedera. Sono tutti provvedimenti che passano sopra le nostre teste ma sicuramente andranno ad incidere sulle nostre tasche. Ps. ai consiglieri è stato dato un documento di sei pagine ove si“spiega” la procedura che verrà seguita per la costituzione di questi “nuovi organismi (gli ATO)”. La comprensione di tale documento, scritto in “burocratichese puro” , ha messo in difficoltà anche gli addetti ai lavori. Il coordinamento comunale del Pdl di Ponsacco

Nella seduta in oggetto non e’ stato costituito nessun Ato Costa. Anzi le decisioni prese prendono spunto, anche nei tempi previsti, proprio dalla soppressione dell’ Ato Costa che in realtà era già esistente da diversi anni (si tratta fra l’altro di un organismo previsto dalle leggi nazionali a cui i comuni partecipavano obbligatoriamente con funzioni di programmazione e controllo e a titolo gratuito). Gli Ato in generale (nei vari servizi pubblici) sono infatti soppressi a decorrere dal 31 dicembre 2011 (in realtà nell’ultimo decreto mille proroghe dovrebbe essere stata inserita una proroga di un anno). Per quanto riguarda la scarsa documentazione presentata ricordo che invece oltre ai consueti documenti allegati si e’ svolta una apposita commissione consiliare alla quale l’Amministrazione ha fatto partecipare il direttore generale dello stesso Ato Costa. Si e’ trattato di una riunione durata alcune ore in cui sono stati ampiamente spiegati tutti i termini della questione e a cui ha partecipato anche la minoranza (evidentemente di questo il coordinamento politico del PdL non e’ stato informato). Peccato che in questo comunicato non si faccia riferimento alle varie disposizioni di legge governative e regionali che di fatto impongono certe scelte, non si parli delle questioni attinenti alla concorrenza e alla riforma dei pubblici servizi, non si dica che si passera’ da circa 25 gestori, con altrettanti consigli di amministrazione, ad un solo gestore, con un solo CdA (dato che dovrebbe essere sensibile per chi punta alla riduzione dei costi della politica), non si parli delle posizioni del centro destra nazionale contrarie (soprattutto in virtù della posizione assunta dalla Lega) alla concorrenza, non si faccia distinzione fra scelte che riguardano le modalità di gestione di un servizio e quelle che riguardano la pianificazio-

ne degli impianti (con i diversi tempi e livelli istituzionali di competenza). Testimonianza di tutto questo e’ che le decisioni che il PdL ponsacchino critica sono state invece adottate anche dalle amministrazioni di centro-destra toscane e sicuramente (Lucca in testa) da quelle presenti nelle quattro province inserite nell’Ato Costa. Questa e’ la dimostrazione che l’intervento del PdL e’ strumentale (anche per la versione che della vicenda e’ stata data), oppure, se così non fosse, che le divisioni nel centro-destra toscano sono davvero profonde e difficilmente conciliabili. Resta sintomatico, come al solito, il titolo dell’intervento che annuncia la costituzione dell’Ato Costa, mentre in realtà avviene esattamente l’opposto: l’Ato infatti e’ in procinto di cessare la propria attività.

Si aggrava il problema del traffico

Il transito sulla via di Pontedera, cioè la via A.Vanni, nel tratto compreso dall’uscita dal paese fino al semaforo dov’è la Fiat, è diventato talmente caotico che l’altro giorno perfino un’ambulanza delle Misericordie ha stentato a passare. Questa situazione che si trascina da anni è molto aggravata anche per la sosta selvaggia di autoveicoli. Perchè invece di fare le multe nelle poche vie del centro storico, dove peraltro non c’è un gran traffico, i vigili urbani non controllano mai la via Vanni? Altrettanto dicasi della via di Gello dove nessuno rispetta il limite dei 50 km orari. Lettera firmata

Via Firenze è diventato un deposito di rimorchi Le famiglie e le industrie che si allineano lungo la nuova via Firenze, nella zona industriale delle Melorie, denunciano uno stato allarmante per la presenza da parecchi giorni di rimorchi lasciati nel parcheggio destinato alle auto come mostrano le foto. Noi ne abbiamo contati almeno sette di questi bilici lunghi 15 metri che, messi di traverso ai posti segnati impediscono di parcheggiare e chiudono la visuale alle fabbriche che hanno la mostra sulla strada.

Siamo venuti a sapere che questo deposito è stato iniziato prima di Natale, che i camion arrivano durante la notte, staccano i bilici, fanno rumore per diverse ore, se ne rivanno lasciando spesso nel verde i resti dei cibi e di altro e per di più spesso spaccano i cordoli dei marciapiedi. La gente si domanda se tutto questo è giusto e se l’Amministrazione lascia fare senza prendere un provvedimento. Stefano Sartini

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I lavori al Cavo e gli alberi del parco di Kyoto Fu battezzato parco il Sorriso ma, a vedere quante ne ha passate, da ridere, poverino, ha veramente poco. Il lago Cavo fu appositamente ripulito, ma poco dopo furono ritrovati pneumatici e lastre di amianto abbandonate da qualche deficiente anche a causa degli scarsi controlli. Come lista civica abbiamo chiesto l’attivazione delle guardie ambientali volontarie per il controllo dei polmoni verdi di Ponsacco, compreso il Poggino, che necessitano di essere tutelati contro i reati ambientali, ma su questa proposta sembra che l’amministrazione non sia d’accordo. Poi fu la volta del “Parco di Kyoto”, che doveva essere il primo parco a livello provinciale nato sull’onda del Protocollo di Kyoto, citato spessissimo dal sindaco come una delle eccellenze ambientali del nostro Comune. Ricordiamo che nel Parco – un’area verde di fianco al Cavo - dovevano essere piantati, a regime, 5 mila alberi. Non sappiamo quanti effettivamente ne siano stati piantati, ma vediamo benissimo che oggi la maggior parte sono seccati. Presentammo anche una interpellanza in consiglio comunale per capire quanti alberi fossero sopravvissuti ma non capimmo bene nemmeno quanti ne fossero stati piantati. Credo che il Sindaco debba spiegare che cosa sia successo, perché quegli alberi sono morti e quale sarà il futuro del parco urbano. Abbiamo notato che in questi giorni ci sono delle ruspe al lavoro, proprio intorno al lago Cavo: che cosa stanno facendo? Ci Auguriamo che il parco possa tornare a sorridere, perché se lo merita, però dovrebbe essere valorizzato molto di più anche attraverso la realizzazione di iniziative, escursioni, camminate, magari proprio in concomitanza con l’ecofesta. Il Parco è stato costruito anche con il contributo del nostro Comune e quindi con i soldi dei ponsacchini. Sarà bene dunque che tutto ciò che è patrimonio pubblico sia curato e mantenuto nell’interesse dell’ambiente e dei cittadini. Emanuele Turini, lista civica Rossoblu

In effetti da ridere c’è veramente poco. Purtroppo questa e’ormai la terza volta che siamo chiamati a rispondere alle accuse non veritiere di abbandono del parco Sorriso. Cosa che facciamo comunque molto volentieri. Come sottoscritto nel 2009, nel protocollo “Un parco per Kyoto” tra il Comune e la Provincia di Pisa, all’interno del Parco Urbano di Ponsacco, entro il 31 Marzo 2010, sono state messe a dimora 5 mila essenze di varie tipologie (sia sempre verdi, sia a foglia caduca) e, come dovuto per un rimboschimento, sono state scelte piante molto giovani, perché il loro adattamento alla nuova dimora fosse più veloce e quindi con maggior garanzia di vita nel parco stesso. Nel mese di Marzo 2011, come da protocollo, la guardia forestale provinciale, con il proprio personale specializzato, ha effettuato un sopralluogo per la sostituzione delle piante che non avevano attecchito. Il 90% delle essenze si era adattato bene e la parte restante, che invece era seccata e’ stata sostituita. A detta degli agronomi si tratta di un buon risultato. Come già specificato le piante sono molto giovani e di diversa natura, con tempi di crescita molto diversi a seconda delle specie. E’ per questo forse che alcune, nei mesi invernali, si presentano solo come steli lunghi alcune decine di centimetri e prive di foglie, ma questo non vuol dire che siano anche prive di vita, anzi fa parte della loro stessa natura. Del resto se il progetto non avesse queste caratteristiche non si capirebbe perché l’intervento manutentivo

da parte della guardia forestale sia stato previsto per una durata di ben 20 anni. Lo stato di abbandono cui il consigliere sostiene trovarsi il Parco e’ una sua semplice opinione. Come abbiamo più volte spiegato nei mesi estivi è necessario tenere a riparo dal caldo le radici delle giovani piante (fra l’altro circondate da un apposito disco di feltro posto a loro tutela) e quindi intorno alle stesse il taglio dell’erba viene effettuato solo nei mesi autunnali. Le foto allegate dimostrano lo stato attuale dell’area, che e’ tutt’altro che abbandonata. Invitiamo tutti i cittadini ad andare a visitare il parco che sicuramente non è ancora un bosco, ma che ovviamente e’ destinato a diventarlo in virtù della giusta strada prescritta nel progetto. Progetto, lo ricordiamo, che e’di rilevanza regionale. I lavori intorno al lago servono per dotare lo stesso di apposite piazzole per la pesca in legno fruibili, in base ad apposito progetto presentato insieme alla Provincia di Pisa, anche dalle persone diversamente abili. Anche in questo caso il finanziamento e’ di tipo regionale. Per concludere ricordiamo che all’interno del parco, anche in concomitanza dell’Ecofesta sono state organizzate iniziative, come la Festa dell’Albero durante la quale i ragazzi della nostra scuola media hanno potuto incontrare il personale della Forestale ed insieme a loro hanno messo a dimora alcune piante da bacche, con l’intento di creare un’area dove gli uccelli potessero trovare cibo e quindi sostare. La storia di questi alberelli potrebbe essere una utile metafora rispetto ai tempi che stiamo vivendo. Gli alberelli sembrano brutti e secchi, ma in realtà sono vivi. Nella società dell’“apparenza” ciò che conta non e’ “essere”, ma “sembrare”. Quindi se sono vivi, ma sembran secchi, vuol dire che sono secchi. Noi tifiamo per gli alberelli. Siamo sicuri, così come previsto dal progetto, che in maniera lenta e graduale ce la faranno a diventare adulti. Il sindaco Alessandro Cicarelli

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APPROFONDIMENTO: L’ODEON

La scommessa della direzione artistica: “Riporteremo i ponsacchini a teatro”

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I ponsacchini, si sa, sono scettici per natura. Soprattut- avere l’appoggio di una persona come Franco, che vive to nei confronti delle iniziative di “casa propria”, viste e conosce il paese, ci è molto utile - dice Angela, presisempre con una punta di sospetto e con quell’atteggia- dentessa dell’Alidea - Si oscilla da spettacoli promossi mento pessimistico che contribuisce spesso a relegare dalle associazioni sportive e di volontariato locali, che il nostro paese al ruolo di satellite di Pontedera. Venu- fanno registrare il tutto esaurito, ad altri che nonostante ti da fuori, e nello specifico dalla zona di San Miniato, l’entusiasmo con cui vengono promossi non hanno la Paolo Gelli e Angela Surace, dell’Associazione culturale stessa affluenza: mi è dispiaciuto vedere la sala mezza Alidea, non sapevano vuota per un’artista cocosa avrebbero trovamica di grande calibro to quando, nel marzo come Anna Meacci, ma 2011, hanno raccolto la stiamo iniziando a capidirezione artistica del re che un tipo di teatro e cinema teatro Odeon di cinema più popolare di Ponsacco. Vincitrice possono darci delle soddi un bando del comudisfazioni qui a Ponsacne di Ponsacco per la co, anche se non si può gestione delle attività programmare un cartelteatrali e cinematolone solo con spettacoli grafiche dell’Odeon, in vernacolo, che vanl’associazione Alidea, no molto”. Di fronte a con la direzione tecqueste contingenze ci si nica di Franco Panichiede quindi se l’Odecucci, sta tentando di on potrà mai un giorno portare avanti un’atdiventare il teatro e il tività artistica laddove cinema di riferimento le precedenti gestioni per Ponsacco e per tutti imprenditoriali hanno i ponsacchini: “Io credo fallito: “L’Odeon non di sì - risponde Paolo può essere visto come sicuro - Qualche giorun’azienda da far frutno fa, in occasione della tare, anche perché si sa proiezione del film di che con la cultura non Pieraccioni, un vostro si sfamano molte boccompaesano mi ha ferche - commenta Paolo, mato e mi ha detto: Lo Il cinema Odeon, ristrutturato ed ampliato nel 1997, è in origine un corpo un’esperienza come vedete che se mettete di fabbrica aggiunto nel 1957 a quella che un tempo era una villa ottoproiezionista di ben 17 i film boni ci veniamo centesca privata, in stile neoclassico, di proprietà della famiglia Mattei, anni - Gestendo il ciall’Odeon? Questo mi denominata “Villa Elisa”, ora di proprietà comunale. Fu costruita su pronema e il teatro senza ha fatto molto ridere, getto dall’ingegner architetto Luigi Bellincioni (1842-1929). Un disegno contributi diretti comuanche se vorrei che l’Odel prospetto e della pianta dell’edificio reca la data 1899 nali a volte riusciamo a deon arrivasse ad avere malapena a ripagare i un respiro territoriale e costi di una pellicola o a coprire il compenso degli artisti non solo paesano perché ne ha le potenzialità”. Tante le che vengono a recitare da noi. Per muovere i primi passi novità pensate da Alidea per far crescere l’Odeon: “Nel e far decollare le attività all’inizio siamo ricorsi addirit- 2015 ci sarà la sostituzione definitiva della vecchia peltura all’autofinanziamento: la nostra è una scommessa licola a favore del proiettore digitale, per questo con il che tutt’ora tentiamo di portare avanti”. Prima di met- Comune di Ponsacco ci stiamo guardando intorno per tere piede dentro all’Odeon, Paolo si aspettava una sala trovare contributi pubblici che ci consentano di digitalizobsoleta, “e invece ho trovato una struttura bellissima: zare la sala proiezioni dell’Odeon - spiega Paolo - Inoltre tutte le compagnie e le persone che vengono da fuori ci stiamo sperimentando i lunedì del cinema con ingresso fanno i complimenti perché i locali sono bellissimi, mi a 4 euro, nuovi abbonamenti convenienti per cinema e piace pensare che l’Odeon sia il più bel teatro di tutta la teatro e stiamo cercando di organizzare proiezioni per Valdera”. Eppure c’è l’affluenza, che sia alle proiezioni bambini il sabato pomeriggio, con animazione dal vivo”. cinematografiche sia agli spettacoli teatrali, è piuttosto Per crescere ci vuole condivisione di intenti, di questo ne tiepida. Si perché se già gli utili in campo teatrale e ci- sono sicuri Paolo e Angela: “Siamo totalmente aperti a nematografico oggi sono deludenti in tutta Italia, feno- nuove collaborazioni e a vagliare le proposte di tutti per meno da attribuire al taglio dei finanziamenti pubblici e sostenere questo posto - dicono entrambi - Invitiamo ai biglietti che si vendono sempre meno, quelli del cine- tutti a scriverci sul nostro sito www.cinemaodeonponma teatro Odeon sono un po’ una cartina di tornasole a sacco.it, accettiamo sia le critiche che i suggerimenti: il testimonianza di come oggi sia difficile portare avanti nostro appello è di voler bene all’Odeon e di sostenerlo un’attività come questa. “Ponsacco è una strana realtà tutti insieme”. Benedetta Bitozzi che stiamo iniziando man mano a capire, e in questo


APPROFONDIMENTO: L’ODEON

Intervista a Franco Panicucci

“Lo rilanceremo pensando ai mitici anni Sessanta” Buon cinema, ma anche spogliarelli burlesque

Franco Panicucci, detto Mega

“E poi io avrei pensato di fare…” Calma, partiamo dall’inizio “Allora. Sono nato il 19 maggio del 1954. Sono ponsacchino, ponsacchino doc che più ponsacchino di così si muore. Non sono mica nato in ospedale a Pontedera, io. Io sono nato sul corso di Ponsacco, nell’appartamento sopra a dove ora c’è il negozio Tentazioni. Era mercoledì. Mamma era venuta al mercato, ebbe le contrazioni, salì in casa dei miei zii, Neva e Ghigo, chiamarono Maria la levatrice e nacqui io” Avevi già quella voce lì? “Boh. Forse sì. Ce l’ho sempre avuta. Sembra la voce di un fumatore. Invece non ho mai acceso una sigaretta” La voce di Franco Panicucci è roca come quella degli ispettori nei vecchi film gialli. Franco, titolare del negozio Interni Panicucci, è soprannominato ‘Mega’, perché ha sempre in testa una proposta, un’idea, un’iniziativa che quando ne parla è come se belle e grandiose come le ha pensate lui non siano mai esistite. Sta di fatto, però, che oltre a pensarle le cose le fa. Con entusiasmo. E spesso i risultati arrivano. Da qualche mese gestisce il cinema Odeon, che è del Comune. Lui è responsabile della struttura. Mentre l’associazione Alidea, di San Miniato, cura la programmazione dei

film. Di solito, dal venerdì al lunedì all’Odeon si proiettano le prime visioni. Dal martedì al giovedì ci sono le prove delle compagnie teatrali, ma anche eventi, spettacoli, saggi di musica, di ginnastica, di danza. “E poi io avrei pensato di fare….” Calma, partiamo dall’inizio. Come funziona la gestione economica dell’Odeon? “Sia io sia l’Alidea non prendiamo un euro dal Comune che, anzi, ha come entrate gli affitti dei locali per eventi e spettacoli. Quei soldi vengono poi reimpiegati nella manutenzione della struttura, anche se penso che non bastino. All’Alidea vanno gli incassi dei biglietti e a me i compensi per i servizi che offro: dagli impianti luci e audio agli allestimenti alle scenografie. E poi, visto che da tempo bazzico il mondo dello spettacolo e delle miss, organizzo delle serate. E non dimentichiamo gli sponsor, che danno un contributo per tenere in sala i loro pannelli pubblicitari”. Il cinema come sta andando? “Purtroppo non molto bene. In sala ci sono 400 posti. Ma a volte non si staccano più di 30 biglietti” Perché? “Io penso che la vecchia gestione non abbia saputo sfruttare bene l’Odeon. E così, i ponsacchini se lo sono un po’ dimenticato. E’ come se non sapessero che a Ponsacco c’è un cinema. Dovrebbero riscoprirlo. I film sono in prima visione: da Woody Allen a Pieraccioni. Agli spettacoli teatrali, invece, di solito il pubblico non manca. Ci sono stati Katia Beni, Niki Giustini, il musical Frankenstein Junior, la rassegna ViviTeatro…. Ecco che io avrei pensato di fare…” Calma… E al primo piano del palazzo che c’è? “Bellissimo. Sette stanze, con saloni e affreschi. Però, è tutto vuoto. C’era un progetto per farci il museo e una scuola di cinema. Ma non so che fine abbia

fatto. Il secondo piano, invece, è ancora da ristrutturare” Quindi? Quindi cosa? Cosa avevi pensato di fare? “Visto che il teatro ‘tira’ molto più del cinema, vorrei proporre al Comune un intervento che farebbe dell’Odeon una sala di gran livello: ci sono due bagni inutilizzati da cui potremmo ricavare i camerini per gli attori e poi, davanti al palco, potremmo montare una struttura che sorregga un sipario, che ora non c’è. Con un teatro così, si potrebbero ospitare anche spettacoli importanti, con attori e compagnie di prestigio. Il cinema non scomparirebbe: basta sostituire il vecchio proiettore con un impianto digitale e l’attuale schermo con uno mobile” Sarebbe bello, anzi Mega “Non scherzare. Chiedo solo che i tecnici del Comune valutino la proposta, per individuare i costi, che non credo siano esagerati, e i vantaggi, che sarebbero enormi. Primo fra tutti, il rilancio dell’offerta culturale dell’Odeon, che diventerebbe una struttura di importanza provinciale, come minimo. Le potenzialità le ha tutte” Intanto? “Intanto organizzeremo anche delle serate danzanti, della grandi feste. Toglieremo le poltroncine, metteremo i tavoli, chiameremo le orchestre, i cantanti, ci saranno appuntamenti a tema, buffet, magari pure gli eleganti spogliarelli in stile burlesque” Un salto nel passato, come ai tempi dei concerti di Johnny Dorelli al Teatro Verdi “L’Odeon non era da meno. Negli anni Sessanta ci cantarono Ornella Vanoni, Gianni Morandi e Gino Paoli. Recentemente abbiamo ospitato Sergio Forconi e Anna Meacci. Ah… il 31 dicembre 2012 vorremmo organizzare un grande veglione. Vedrete che serata. Sarà…vabbe’ lo dico…Mega”. Giampaolo Grassi

ABBONAMENTO Solarium 60 Minuti e 30,oo

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Accadde il… 13 maggio 1990

L’intervista al Cardinale di Fausto Pettinelli

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“Corri subito in Vaticano -urlò nel telefono il direttore del Giornale Radio Due- c’è un appuntamento col Cardinale Ciappi per un’intervista su Lutero. Mi raccomando, è importante”. “Ma perché lo dici a me e non ad un vaticanista bravo?” gli domandai. Io non mi ero mai occupato di faccende vaticane e tantomeno teologiche, ma secondo lui l’incarico toccava a me perché il Cardinale era toscano. “Fra voi toscani v’intendete bene -disse- fammi un bel servizio, ma veloce, è urgente”. Sulla porta una targa d’ottone annunciava un po’ minacciosa, “Card. Luigi Ciappi – Maestro Dottore Teologo della Casa Pontificia”. Feci un fiasco clamoroso perché non seppi tradurre nel linguaggio giornalistico le teorizzazioni, per me assolutamente astruse, del teologo del Papa e in redazione dissi apertis verbis che non avevo capito un’acca di quel che l’alto prelato aveva detto, ma che avevo regolarmente registrato tutto. Uno smacco micidiale, fra le risate grasse dei colleghi. Unico conforto mi venne proprio da lui, dal direttore, il quale sbobinando la registrazione, ad un certo punto spense l’apparecchio, accese una sigaretta e…“basta, per carità di Dio - disse - ma come si fa a lavorare su questi argomenti aerei che fanno girare la testa e anche tutto il resto!” Il card. Ciappi indossava la tonaca bianca dei domenicani e aveva come unico segno della sua distinzione di porporato la croce pettorale con topazi incastonati nell’oro e sulla testa il tradizionale zucchetto viola. Nel suo studio imbottito di libri che s’affacciava sul fastoso cortile di San Damaso, esordii con una domanda fra le più banali. “Eminenza, cosa vuol dire essere il Teologo della Casa Pontificia?”

“Prima questo era un titolo ed un incarico abbastanza misterioso -rispose- oggi significa essere consultore del Papa in materia teologica e filosofica. E’ un ufficio che ha avuto inizio con San Domenico stesso che fu consultore teologo di Papa Innocenzo III° negli anni 1213-16. Io sono l’ottantacinquesimo della serie dei Maestri dei Sacri Palazzi, oggi chiamati dottori teologi della Casa Pontificia”. Fiorentino, alto, asciutto, sguardo intenso e vivido, il Cardinale Ciappi era originario di Borgo San Lorenzo, nel Mugello. Teneva molto a far sapere di essere figlio di un carabiniere. Suo padre, nato in una famiglia di contadini, si arruolò nell’Arma e raggiunse il grado di Maresciallo Maggiore e quando si accorse della formidabile intelligenza del piccolo Luigi decise di farlo studiare mandandolo prima nel ginnasio di Lucca e poi nel seminario di Arezzo. Nel 1932 Don Luigi celebrò la prima messa ed entrò nell’Ordine Domenicano continuando gli studi nel collegio di San Domenico di Arezzo e dopo in quello di Pistoia. Poi studiò nel Pontificio Ateneo Angelicum di Roma e successivamente nelle Università di Friburgo in Svizzera e di Lovanio nel Belgio. Nel 1934 fu nominato professore di Teologia Morale e Dogmatica all’Angelicum dove nel 1946, fra gli altri, ebbe come discepolo l’allora studente Carol Wojtila. “L’ufficio del Maestro -aggiunse il Cardinale- comprende anche la lettura dei libri che vengono inviati al Papa e l’esame di tutti i documenti pubblicati dalla Segreteria di Stato e dalla Congregazione Romana”. Nel 1977 Paolo VI° lo nominò membro del Sacro Collegio, dell’Accademia Internazionale dei Francescani e della Congregazione per le cause dei Santi e in quell’incarico svolse il difficile ruolo di ‘trait d’union’ tra

fede, cultura e promozione umana. Paziente e forte seppe dimostrare anche nelle circostanze più intricate di essere un vero maestro nell’ascolto e nel dialogo specialmente nell’ambito dei problemi relativi alla filosofia e alla teologia, le due materie sulle quali si basava la sua vastissima cultura. “La ragione illuminata della fede -osservò- può rendere un ottimo servizio alla rivelazione divina, rendendo comprensibili, accessibili e più utili all’uomo le verità che Dio ha rivelato per la sua eterna salvezza”. Il Card. Ciappi fu critico nei confronti di taluni moderni filosofi, fra i quali citò i più celebri come Benedetto Croce e Giovanni Gentile. “Sono entrambi seguaci di Hegel, negano l’oggettività della conoscenza sensibile come punto di partenza per la conoscenza delle realtà spirituali trascendenti. Quindi, mentre la filosofia tomistica realistica è trascendente, la filosofia hegeliana è filosofia immanente e si ricollega direttamente a Kant e perfino a Cartesio. Lei si ricorda che Croce pronunciò la famosa frase ‘non possiamo non dirci cristiani’, ma non nel senso che egli volesse professarsi credente, bensì nel senso che lui ammetteva lealmente che la civiltà europea, e in qualche modo anche quella mondiale, è stata sotto l’influsso morale, culturale, umano e religioso della rivelazione della religione cattolica. In questa dipendenza, da cui non si può prescindere neppure oggi e da cui neppure prescinde la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo dell’ONU, è l’origine della civiltà moderna la quale dipende essenzialmente dalla rivelazione di Cristo”. E questo fu l’unico concetto che capii alla perfezione. Il Cardinale Luigi Ciappi morì a 94 anni, a Roma, nel 1996.


Onorificenza del presidente Napolitano al prof. Luigi Giuntini Non si tratta della solita, seppur ambita, medaglia della Repubblica Italiana a cittadini particolarmente meritevoli per attività lavorative, scientifiche o intellettuali esercitate con valore. La medaglia che il 27 prossimo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano appunta sul petto del prof. Luigi Giuntini ha un significato ben più alto essendo il riconoscimento che lo Stato manifesta solennemente a chi lo ha servito con coerenza

di ideali a costo di sacrifici e sofferenze disumani. E’ un’onorificenza per quei soldati che combatterono una guerra non voluta e, rifiutandola, finirono nei campi di concentramento nazisti. Il prof. Luigi Giuntini è uno di quei pochi scampati che nel 1946 tornarono a casa, senza medaglie, senza gloria, senza la divisa, ma con un patrimonio inestimabile. L’esemplarità di un’etica e di una morale che ora, con la ceri-

monia al Palazzo del Quirinale, assume i connotati della sublimazione di un modo di vita che deve essere pubblicizzato. Il prof. Giuntini che, fra l’altro, è autore di un emozionante diario presentato nel mese scorso a Pontedera, è stato anche festeggiato dai tanti amici ed estimatori e dai suoi numerosissimi allievi avendo compiuto novanta anni in pieno vigore fisico e intellettuale.

… e un omaggio dell’Associazione Italiana di Cultura Classica Era stracolma la sala delle conferenze del Centro per le arti “Otello Cirri” di Pontedera il pomeriggio del 7 dicembre scorso in occasione dell’omaggio rivolto a un ponsacchino di prestigio come il professor Luigi Giuntini, giunto all’età di novant’anni in splendida forma fisica e mentale. L’iniziativa è stata organizzata dalla Delegazione di Pontedera dell’Associazione Italiana di Cultura Classica (di cui Giuntini è socio fin dalla fondazione) e realizzata, d’intesa con il Comune di Ponsacco, nell’àmbito delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. E’ stato un convinto tributo di affetto e di ammirazione per la figura del docente (erano numerosi in sala gli ex-allievi, soprattutto del vecchio Istituto Magistrale, ove egli ha insegnato per tanti anni), dello studioso, dello scrittore, che si è concentrato sostanzialmente e significativamente sulla drammatica e decisiva esperienza della prigionia nei campi di concentramento tedeschi protrattasi dal settembre 1943 all’aprile 1945. A questa vicenda che tanto dolorosamente ha segnato l’esistenza del nostro concittadino ha fatto riferimento fin dall’inizio l’Asses-

sore alla cultura Roberto Chiarugi, che ha portato il saluto dell’Amministrazione Comunale, mentre il professor Paolo Morelli ha introdotto la discussione fornendo con lucidità le coordinate storicopolitiche e soprattutto ideologicoculturali utili a inquadrare e far comprendere oggi gli effetti sconvolgenti e rovinosi di una serie di avvenimenti che allora gettarono “allo sbando” tutta una generazione di giovani italiani, molti dei quali proprio in tale contesto maturarono una sofferta, ma risoluta scelta antifascista. Successivamente il professor Floriano Romboli ha illustrato efficacemente i temi principali e le fondamentali soluzioni stilisticoformali che caratterizzano la raccolta di poesie I Canti dell’esilio, pubblicata nel 1991, nella quale Giuntini esprime con accorata intensità le dure sofferenze dell’internamento e della lontananza dalla propria terra e dagli affetti più cari, in base ad un sentimento davvero coinvolgente di umanità ferita e nondimeno resistente, anche se mai incline al rancore e alla violenza vendicativa. Poi il dottor Gabriel Francesco Gabrielli ha svolto penetranti considerazioni sul Diario di prigionia, le

pagine in prosa in cui, contemporaneamente alla scrittura in versi, Luigi ha fissato il ricordo di quei giorni di prova estrema; l’intervento di Gabrielli ha offerto in conclusione all’autore lo spunto per raccontare di personaggi e di episodî della prigionia in Germania dinanzi a un uditorio commosso e vivamente partecipe.

Desiderio quotidiano Ah potessi nell’aria percorrere il cammino delle nubi che vanno rapide nel vento e giungere là dove morta è la tempesta dell’urlo amaro. Luigi Giuntini Rochendorf, giugno 1944

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Quelli che hanno visto gli ufo, ma non ci credono

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“Guarda quelle nuvole, sembrano spaziano dalle nuvole a forma di UFO SOPRA LA FI-PI-LI, TANTE degli UFO!”. Così ha inizio questa UFO alle teorie complottistiche, dal- SEGNALAZIONI”, con l’articolo in mini saga degli strani avvistamenti le scie chimiche, alle rispettive idee prima e seconda pagina della sezionei nostri cieli sull’attentato ne di Pontedera, ed alle nuove risate, che ha destaalle torri ge- commenti, aridaglie con le pubblicato tanta cumelle, ma alla zioni su facebook, nuovi ‘mi piace’ e riosità in tutta fine sono tutti commenti, le battute e gli sfottò... è la Valdera. Ma e due troppo bello divertirsi con poco! E poi, oh, andiamo per scettici per dovessero arrivare davvero gli alieni, ordine. Il priparlare di av- speriamo atterrino a Ponsacco, mamo caso risale vistamento di gari in Camugliano, così si pigliano e a quest’estate. UFO, quindi si prova come vengono in forno con E’ un lunec o m i n c i a n o le patate; o che s’aspettano, quell’odì di agosto a fare ipotesi mini lì? Anche se, sarà un caso, ma quando Rics u l l ’ o r i g i n e secondo noi compaiono sempre su cardo e Lara di nuvole con Pontedera perché non hanno il coescono per un Nel riquadro Maurizio Bagagli quella forma raggio di venire a Ponsacco, sarebbe aperitivo e s’incontrano alla Coop a strana. Fanno un pensierino a nu- troppo pericoloso anche per loro! Pontedera.“Dopo un’oretta di chiac- vole a bassissima quota “tagliuzzate” Ultimo atto: visto che si è sollevato chiere – racconta Riccardo - uscia- dalle pale del parco eolico di Ponte- un polverone con queste nuvole, ci mo e lei mi fa ‘guarda quelle nuvo- dera, oppure a qualche azienda che è venuto voglia di capirci qualcosa di le, sembrano degli UFO!’. E diceva ha assunto personale indiano che più e con qualche ricerca su Google bene, mi giro, le guardo e vedo due comunica con i segnali di fumo... ecco la risposta: si tratta probabilnuvole formate, ciascuna, da tre di- insomma per loro è una scusa come mente di nuvole lenticolari, nuvole schi un po’ allungati, uno sotto l’al- un’altra per tirar tardi la sera! E anche che si formano sul lato sottovento tro, con dimensioni via via decre- stavolta l’argomento sembra conclu- di catene montuose, proprio a causa scenti”. Immediatamente il pensiero so. Ma il buon Maurizio ha ancora dei rilievi che fanno salire l’aria, creva ai vari film di fantascienza in cui un asso nella manica: conosce Elisa, ando quelle che si chiamano onde gli alieni arrivano sulla terra con di- una giornalista de La Nazione, e le orografiche, e che in certe condizioni schi volanti nascosti dalle nuvole! passa lo scooppone, mostrandole l’i- atmosferiche, a causa del raffredda“Telefonino alla mano, click, click, nedito scatto. mento dell’aria alle quote più alte, decido che quelle nuvole sono abba- Lei contatta Riccardo per avere anche provocano la formazione di minustanza curiose da meritarsi un paio le sue foto ed un racconto di come scole gocce d’acqua che danno luogo di foto – continua Riccardo – per fare è avvenuto l’avvistamento di quelle a nubi. Quando si alternano strati di due risate con gli amici su facebook”. strane nuvole e per chiedergli il per- aria umida e secca, le nubi tendono Qualche ‘Mi piace’, un paio di com- messo di pubblicare foto e storia. “Io a sovrapporsi come una pila di piatti, menti e la cosa sembra finir lì. Alme- - racconta ancora Riccardo - incasi- ed ecco le nuvole-ufo che abbiamo no è quello che credevamo... natissimo, durante l’ultimo giorno di visto e fotografato. Però un po’ diPrimi di ottobre. Maurizio si trova lavoro prima delle vacanze natalizie, spiace che la spiegazione sia tutta sullo svincolo della superstrada di con una marea di cose ancora da qui, avevamo già l’acquolina in bocca Gello quando vede una nuvola molto fare, le dico solamente ‘Per me puoi pregustando l’alieno con le patate... Riccardo Granchi, Lara Camerini strana composta da tre elementi cir- pubblicare tutto, ma mi raccomando, e Maurizio Bagagli colari con una specie di scia. “Ero in non ci far passare da coglioni, quelmacchina – ricorda Maurizio - quan- le nuvole sono do vidi una strana nuvola, aveva tut- buffe, ma per ta la forma di un’astronave. Subito noi restano solo foto mentre guidavo, sprezzante del delle nuvole. pericolo ‘volante alla rotonda’. Non Non mi far troavevo mai visto una cosa del gene- vare sul giornale re”. E la sera anche Maurizio non re- di domani cose siste alla tentazione di condividere la tipo ‘Riccardo foto su facebook. dice di aver visto Per puro caso quella foto capita un UFO’ o roba sott’occhio a Riccardo, che imme- del genere”. diatamente nota la somiglianza con E siamo ai giorquelle che aveva scattato due mesi ni immediataprima, va a riguardarle, le confron- mente prima ta e... oh, gli assomiglia davvero! di Natale, con Commenta la foto di Maurizio e poi la civetta de La la sera i due si trovano al bar per di- Nazione che rescuterne insieme. Chiacchiere che cita “NUVOLE- Nei riquadri Riccardo Granchi e Laura Camerini


Il Porta a Porta? Quarant’anni fa a Ponsacco esisteva già La raccolta dei rifiuti Porta a Porta ha sconvolto le abitudini dei ponsacchini ormai abituati, da decenni, all’utilizzo dei cassonetti per strada. Alcuni hanno tentato di fare saltare il progetto tirando fuori argomenti del tipo: “Ma come faranno le persone più anziane a separare i rifiuti?”. E’una scusa che non regge perché sono proprio le persone più anziane ad aver assistito al precursore del porta a porta. Infatti, circa 40 anni fa, a Ponsacco non c’erano i cassonetti per strada e questo perché i ponsacchini producevano molti meno rifiuti. Un dato che dovrebbe fare riflettere è che oggi, una volta fatta la spesa, ci accorgiamo di avere le buste piene di rifiuti: gli imballaggi. Sono proprio loro, gli imballaggi, ad essere la principale causa dell’aumento dei rifiuti. Oggi stanno affacciandosi sul mercato negozi che propongono prodotti alimentari alla spina, ad esempio pasta e farine sfuse, ma questa pratica non è altro che un ritorno al passato, perché a Ponsacco i negozi di alimentari sul corso pro-

ponevano proprio prodotti sfusi. C’era un negozio che vendeva diversi tipi di pasta, lunga, corta, da brodo; il cliente sceglieva il prodotto attraverso un vetrino presente sui vari cassetti di un grande mobile nel quale era contenuta la pasta ed eccoti servito. A Ponsacco sono attive le fontanelle dell’acqua pubblica, ma anche in questo caso non è stato inventato nulla di nuovo, perché i ponsacchini in passato si recavano alla fonte granducale per rifornirsi di acqua, oppure bevevano l’acqua del pozzo. Non esistevano tutti quei detersivi che oggi troviamo nei supermercati; la gente si accontentava di pochi prodotti. Come non citare tra questi il sapone solido di marsiglia. Beh, questo elenco di cose che non c’erano ci fa capire meglio come a quel tempo, poi non troppo lontano, si producessero pochissimi rifiuti. E l’organico? Non c’erano avanzi di cibo, perché si mangiava proprio tutto e si ripuliva il piatto, però non si potevano certo mangiare le bucce delle patate o la pulitura della verdura e così

questi scarti servivano come concime dei campi. Oggi a Ponsacco abbiamo il compost (il bidone verde che il Comune consegna gratuitamente a chi lo richiede), che ha la stessa funzione. I rifiuti rimanenti (poca roba) venivano prelevati direttamente casa per casa da uno spazzino che si aggirava strada per strada con un furgoncino e si faceva sentire suonando il clacson, così le massaie scendevano in strada e svuotavano la cassetta del sudicio direttamente nel furgone. Oggi ci lamentiamo per il cattivo odore prodotto dalla discarica di Gello, ma è bene ricordare che noi la discarica l’avevamo direttamente in casa, visto che la spazzatura raccolta veniva svuotata dove oggi sorge la scuola media. Là, anni fa c’era solo un campo pieno di spazzatura ma, come detto, prima era poca cosa rispetto alle grandi discariche di oggi. Insomma il progresso ci sta portando avanti, però per tante cose, andare avanti, vuol dire fare un passo indietro e non è una brutta cosa. D.D

Anche la Coop sia più brava a differenziare i rifiuti L’uso dei cassonetti da parte soprattutto della Coop ponsacchina è un simbolo veramente voluminoso e di peso dell’uso sconsiderato e scorretto pressoché giornaliero sia di quelli dell’indifferenziato che, peggio ancora, di quelli dell’organico. Sono stati finalmente rimossi i due cassonetti dell’organico che usava la Coop ponsacchina e ancora alcuni cittadini che non partecipano al porta a porta. Due cassonetti nuovi dell’organico grandi sono al sicuro nel recinto chiuso della stessa Coop. A dire il vero mi sembrano pochini per i volumi di scarti ortofrutta del supermercato che vende di più a Ponsacco. A questo punto mancherà poco anche alla sostituzione dei cassonetti dell’indifferenziato ancora presenti e puzzolenti a disposizione di tutti, con i nuovi chiusi a chiave. Ora si spera che

anche Coop differenzi bene l’organico dalla plastica che spesso avvolge gli scarti dell’ortofrutta. Per il multimateriale ci sarebbe bisogno di almeno due campane solo per la Coop, che molto probabilmente verranno messe al posto dei quattro cassonetti dell’indifferenziato usati spesso scorrettamente. La carta e cartone erano le uniche cosa che già differenziava credo bene nel cassone compattatore. Giacomo Brogi

In questi mesi la gestione dei contenitori per la raccolta differenziata della Coop di via Rospicciano e della grande distribuzione sta cambiando, per adeguare i contenitori al nuovo sistema di raccolta. Il passaggio al porta a porta per le utenze non domestiche non è semplice, è necessario lo studio di un

servizio personalizzato, e le stesse devono perfezionare l’organizzazione interna del lavoro. A questo va aggiunto che lo smaltimento di alcune materie (es: film plastici…) segue percorsi diversi se provenienti da utenze domestiche o non domestiche. Il servizio di raccolta porta a porta ha già portato buoni risultati: la raccolta differenziata è passata dal 31-32% del periodo gennaio-agosto, ad una chiusura a fine novembre al 39% (a novembre la raccolta differenziata è stata del 69,7%). Questo vuol dire che stiamo lavorando bene e che gli utenti stanno rispondendo bene. Ma ci vogliano mesi prima che un Comune possa dirsi a regime su un servizio come questo. Barbara Giannini, assessore all’Ambiente

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In Val di Cava un mese senza postino

E i cittadini vanno a prendersi la corrispondenza da soli

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Un mese senza posta per gli abitanti di Valdicava. E’ successo da fine novembre a fine dicembre. Il servizio è ripreso poco prima di Natale, dopo una protesta nella piazza di fronte all’ufficio postale di via Rospicciano. Causa del disservizio, secondo le Poste, sono state le difficoltà nello smistamento della corrispondenza e la scarsità di personale. “Abbiamo segnalato la mancanza di consegna della corrispondenza all’ufficio centrale delle Poste di Firenze – ha spiegato Massimo Corrazzesi, impiegato dell’Ufficio Postale di Ponsacco – Per circa un mese gli abitanti della frazione di Valdicava non hanno ricevuto la corrispondenza a domicilio e sono venuti di persona all’ufficio postale. Vediamo i disagi, ma anche noi siamo in difficoltà perché abbiamo una grande mole di lavoro ed il personale riesce a fatica a portarla avanti. Da giorni consegniamo a mano la posta ai cittadini di Valdicava che sono venuti personalmente”. La protesta davanti alle Poste di Ponsacco “Questa è interruzione di pubblico servizio – ha protestato un’abitante di Valdicava, Fiorella Guglielmi - All’ufficio postale ci hanno consigliato di venire a ritirarla di persona o di aprire una casella postale, ma quest’ultima ipotesi ha anche un costo non indifferente. E poi immaginate i disagi: la posta la riceviamo in ritardo e non tutti possono recarsi a ritirarla di persona. Protestiamo perché vogliamo chiarimenti e che ritorni il postino a portarci la posta a casa. Mio figlio doveva ricevere un documento importante dall’Inail, che è arrivato in ritardo. Ha iniziato a lavorare 15 giorni dopo, perdendo le giornate lavorative e la paga”. “Le bollette arrivano in ritardo e noi si paga la mora – aggiunge Albino Fabiani, anche lui di Valdicava - Ci sentiamo abbandonati. Paghiamo le tasse e questo servizio è un nostro diritto”.“Bastava che i postini spargessero la voce – ha concluso Luciano Ribechini, di Valdicava – invece ci siamo ritrovati da un giorno all’altro senza posta, senza avvisi”. Elena Iacoponi

FOTO MEONI di

Il gruppo dell’U.T.E. che si è recato a Bolzano e Merano il 15 e 16 dicembre scorso per visitare i mercatini di natale e l’Abbazia di Novacella a Bressanone

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Il gruppo Auser ha trascorso la sera di San Silvestro a Cesenatico. Qui i gitanti sono sotto il monumento al campione ciclista Pantani


Alberto Lemmi presidente Associazione Misericordie

Alloggi per mille nuovi abitanti

Nasce Ponsacco 2 Un progetto per recuperare vecchie fabbriche Un piano che preannuncia una crescita esponenziale degli abitanti: dagli attuali 15.500 a 18 mila, in quindici anni. Si inserisce in quest’ottica l’operazione varata di dal Comune per il recupero di 109 comparti artigianali o industriali dismessi, che potranno essere riconvertiti o riqualificati. Un progetto di sviluppo senza consumo di nuovo suolo a cui l’Amministrazione intende dare corpo attraverso quattro provvedimenti: una variante al piano strutturale; un regolamento per incentivare la bioedilizia; la convenzione per lo scomputo degli oneri di urbanizzazione e il procedimento per la ricognizione del regolamento urbanistico. Dei 109 immobili, il 19% è dismesso, il 65% è inutilizzato, mentre il 16% è in uso. Tra gli obiettivi annunciati dal sindaco Alessandro Cicarelli, dal vicesindaco Floriano Baldacci e dall’assessore all’ambiente Barbara Giannini, c’è la volontà di privilegiare la riqualificazione, “con un occhio particolare alle attività esistenti”, ha detto il sindaco. “Con questa operazione non vogliamo però incentivare il cambio di destinazione d’uso - ha voluto specificare il sindaco – Anzi. L’attività di riqualificazione vuole essere un valore aggiunto per le nostre aziende, per incentivare la nostra economia e la nostra occupazione”. Saranno agevolate nel percorso le

strutture inferiori a 600 metri quadri, cioè il 33% degli edifici individuati, mentre per quelle più grandi saranno messi a disposizione ogni due anni dei bandi di gara.“Saranno privilegiate ovviamente le riconversioni ad uso abitativo di quelle strutture fatiscenti che oggi deturpano l’arredo urbano - ha precisato il vicesindaco Baldacci- Infatti, l’operazione è funzionale anche alla crescita demografica. Non vogliamo però che con la conversione abitativa si perdano posti di lavoro: chi nello stabile aveva un’attività produttiva può mantenerla in una parte dell’edificio, e ci saranno anche incentivi per chi decide di ampliare la propria attività, fino ad un massimo del 20% in più”. Infine, crescita sì, ma con uno sguardo all’ambiente:“Il regolamento - ha detto l’assessore all’ambiente Barbara Giannini - prevede incentivi per coloro che decideranno di attuare pratiche di bioedilizia: edifici costruiti con risparmio energetico, strutture in legno, sistemi di recupero dell’acqua piovana, installazione di pannelli solari”. Obiettivi del piano di crescita sono non consumare suolo vergine e incentivare la ripresa del mercato del mattone: “Crediamo di aver dato a Ponsacco una preziosa opportunità, lanciando il guanto di sfida alla crisi”, ha concluso il sindaco.

E’ stata costituita una associazione che riunisce trentatrè Misericordie della provincia di Pisa. Presidente del nuovo organismo è stato nominato Alberto Lemmi che, com’è noto, è l’attuale Governatore della Misericordia di Ponsacco. L’Associazione Misericordie pisane, oltre ad avere come scopo primario la sinergia per lo svolgimento delle molteplici attività assistenziali, operano in continuo contatto con la ASL per lo snellimento delle pratiche burocratiche per partecipare alle gare di appalto di servizi. Un comunicato precisa che la Regione Toscana ha già messo a gara il trasporto Organi e Sangue senza che la Misericordia, l’Anpas e la Croce Rossa abbiano avuto la possibilità di partecipare, contrariamente a quanto era stato loro promesso e garantito. Secondo la Misericordia, le spese delle cooperative marchigiana e livornese risultate vincitrici della gara sono di gran lunga superiori a quelle relative alla gestione ora decaduta, delle Misericordie, dell’Anpas e della Croce Rossa.

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Benedetta Bitozzi

Anche Isolina Fornai, moglie di Moreno Caroti, fa parte di quella schiera di “sartine” di cui abbiamo parlato nei numeri scorsi. Il figlio Franco e i familiari ci hanno fornito la foto che risale agli anni ’60, quando Isolina a 19 anni aveva ricevuto il tanto desiderato diploma di cucito e taglio.


Sulla ponsacchinità Prendendo spunto da una lettera di Emanuele Turini abbiamo dato avvio ad una riflessione a più voci sulla ponsacchinità, chiedendo contributi a una serie di personalità ponsacchine del mondo della cultura, della politica, del lavoro, dello sport… E ci siamo cimentati pure noi. Quello che segue è il risultato del dibattito. Che, ci auguriamo, possa proseguire nei prossimi numeri con i contributi che i lettori vorranno inviarci. Il Ponte Di Sacco

Alla ricerca della ponsacchinità perduta

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Abbiamo perso quasi totalmente la nostra ponsacchinità fatta di tradizioni, di personaggi e di storie. In tutti questi anni, contraddistinti anche da numerosi errori, il Paese è profondamente mutato: via le botteghe artigiane dal centro storico, via i ponsacchini dal corso ed infine via anche le attività commerciali. Un premio andrebbe riconosciuto a quei negozi e a quei commercianti che coraggiosamente hanno retto e continuano a reggere, sicuramente tra le tante difficoltà. Un premio andrebbe riconosciuto a coloro che cercano di portare alla luce, attraverso gli scritti, le memorie di noi ponsacchini, dei nostri nonni e della nostra gente, affinché non vadano perdute. Il nostro Paese ha troppe volte perso un treno che difficilmente passerà di nuovo: la zona industriale di Perignano che ha fatto scappare tutti i vecchi artigiani che prima lavoravano a Ponsacco e la scuola di ragioneria persa per mancanza di lungimiranza. Auspichiamo che vengano messi in cantiere una serie di progetti, come una viabilità nuova, una maggiore cura del territorio e degli spazi pubblici, ci piacerebbe vedere un mercatino della filiera corta potenziato e dei distributori del latte alla spina. Intanto, noi ponsacchini facciamo la nostra parte: viviamo la città più intensamente, utilizziamo i servizi che abbiamo a disposizione. Come il cinema Odeon, che è rinato, offre prezzi competitivi e un calendario di iniziative teatrali e cinematografiche da non perdere. Emanuele Turini Lista Rossoblu

Non cadiamo nella nostalgia

Prima di tutto bisognerebbe definire cosa si intende per ponsacchinità. In una accezione penso comune credo si possa genericamente fare riferimento all’identità frutto di tradizioni, costumi, usanze, idiomi, inclinazioni dialettali, ma anche elementi caratteriali, attitudini, caratteristiche di un popolo. Da questo punto di vista Ponsacco presenta sicuramente una identità forte e spiccata, riconoscibile e riconosciuta da tutti, anche da chi ponsacchino non è. In

questo le molteplici ricostruzioni editoriali, a partire da quelle che raccontano di personaggi popolari famosi, aneddoti e storie varie, ma anche di economia e di storia aiutano a meglio definire il concetto a cui fare riferimento. Ma bisogna fare attenzione a non cadere nel consueto “rischio nostalgia”, che potrebbe portare più che a difendere un concetto di carattere generale a connotare tale concetto solo come riferito ad un periodo storico ben determinato e circoscritto. Insomma il rischio vero potrebbe essere quello di difendere “ciò che eravamo” piuttosto che declinare tale concetto in modo da tener conto del cambiamento dei tempi. Nel primo caso l’operazione si limiterebbe a rimpiangere i tempi passati, a tentare una impossibile operazione conservatrice di riproposizione di ciò che è stato e che in verità non è più riproponibile. Ci sono stati periodi storici in cui l’economia ed i suoi ritmi, la cultura e i costumi, le relazioni sociali avevano caratteristiche ben determinate. Una volta le informazioni si ottenevano attraverso le relazioni sociali, gli incontri in luogo pubblico, la frequentazione di piazze e occasioni mondane (compreso le “vasche” sul corso). Oggi siamo nell’epoca post-industriale, viviamo nel villaggio globale, apparteniamo ad un mondo in cui le informazioni circolano velocemente su internet e le relazioni sociali avvengono in tempo reale grazie ai social network (centinaia di milioni di persone nel mondo sono iscritte a facebook). Si tratta di elementi essenziali, di cui tenere debitamente conto. Fra gli elementi che a me piace mettere in evidenza ci sono sicuramente l’intraprendenza e, a dispetto di alcuni stereotipi, il grado di apertura verso l’esterno. Esempi tipici sono sicuramente lo sviluppo economico legato al settore del mobile e l’identificazione come bandiere ponsacchine di persone che in realtà provengono da “fuori”. Ripercorrendo le ultime operazioni editoriali cito per semplicità alcuni nomi: Benozzo,

Pettinelli, Calosso, Beccanoce….. Si tratta di persone che si sono perfettamente inserite nel contesto sociale ponsacchino, che pur non essendo originarie del luogo sono indiscutibilmente riconosciute come rappresentanti della nostra città e “cultori” (a vario titolo) della ponsacchinità. Proprio su questi elementi, a mio modesto avviso, occorre ancora oggi far leva. Ricordo che storicamente per il nostro paese (l’Italia, ma in piccolo anche Ponsacco) i momenti di maggiore vitalità hanno coinciso con quelli di massima apertura all’esterno. Guai a rinchiuderci o a cullarci nella nostalgia del passato. Dal passato e dalla sana riscoperta delle nostre radici, dei nostri caratteri distintivi dobbiamo intelligentemente saper trarre ciò che è utile per stimolare e favorire il senso di appartenenza e di partecipazione ad una comunità. Impegno che dovremmo tutti assumere a partire dalla partecipazione ai vari momenti che nel corso dell’anno più si identificano con la nostra storia e con la nostra identità. Ma al tempo stesso dobbiamo continuare a salvaguardare quell’intraprendenza e quel grado di apertura tipici di una comunità vitale. Scommessa importante proprio in una fase come quella attuale, caratterizzata da una crisi drammatica, ma anche, per quanto ci riguarda da una crescita veloce della nostra popolazione che ci ha portato ad essere il comune con la più alta densità demografica in Valdera, ma anche quello (insieme a Calcinaia) con la più bassa età media.

Per riscoprirci ponsacchini, non resta che affidarci alla crisi

Si dice che non ci sono più le stagioni di una volta, si può dire anche non ci sono più i ponsacchini di una volta. I motivi vanno cercati nel veloce cambiamento del mondo e dei valori e nell’aumento repentino della densità di abitanti che ha avuto il nostro co-


mune. La stanzialità dei vecchi ponsacchini dava anche spazio a una vita più intersecata tra paesani. Quando la vita scorreva nei bar e fra gli incontri sul corso, dividevamo il quotidiano scambiandoci anche problemi e soddisfazioni. Ora tutti viaggiano molto, tutti conoscono molte persone, ma in fondo sono anche molto più soli. Il centro non si riesce più a farlo rivivere e i motivi sono parecchi: dal costo elevato di gestione delle attività alla scarsità di grandi spazi per attività più moderne. In compenso si possono incontrare molte persone in giro al Poggino e sull’argine del Cascina, per la via Vecchia via di Pontedera. La crisi che ci sta attanagliando potrebbe farci fare di necessità virtù, spingendoci a riscoprire le nostre tradizioni e a tornare a condividere la quotidianità con i nostri concittadini. Più che una speranza vorrebbe essere un augurio, perché se così non sarà non ci resterà che piangere, come diceva un vecchio film di Troisi. Paolo Romboli di “un’altra Ponsacco è possibile”

Diamo una prova di stile, senza retorica, senza paura, se necessario denunciando

Viviamo in una realtà contraddittoria. Da una parte, all’insegna di “totem” come l’Europa Unita, i mercati, la globalizzazione ecc., vediamo sbriciolarsi gli stati nazionali e la sovranità politica e monetaria, e non sappiamo come (re)agire, se non con generiche lamentazioni, ove si finisce, comunque, per giudicare inevitabile quello che sta avvenendo; dall’altra, la percezione forte ed amara che stiamo perdendo qualcosa (e magari stiamo perdendo noi stessi) ci fa innalzare le bandiere sbrindellate della memoria patria e comunitaria,

dell’identità, della tradizione. Della “paesanità”, della “ponsacchinità”. Vogliamo provare ad andare al contrattacco? Unica soluzione la rivoluzione-reazione? I mercatini lungo le vie del “paese ritrovato”, con il passeggio, gli scambi di saluti e di sorrisi, i miti, i riti, gli usi e i costumi di una volta contro la volgarità, la banalità, l’uniformità dei mercati mondiali? Il negozio, il negozietto, la bottega contro i grandi esercizi commerciali, gli outlet e il sinistro fiorire di luoghi di aggregazione per coatti di tutte le risme? Il cinema e il teatro, vitali insegne di un paese culturalmente vitale, e con un suo “volto”, contro le proliferanti e anonime multi- sale per il divertimento massificato? Qualche giornalino e qualche iniziativa in più a sostegno della “ponsacchinità” da rilanciare? Lo schietto vernacolo “lancia in resta” contro l’ibrido angloromanesco-italico che ci incalza da tutte le parti? Viviamo in una realtà contraddittoria. Dobbiamo aprirci al “diverso”- anche, anzi soprattutto se si rivela “avverso”-, perché le “contaminazioni” sono feconde, no?, perché la multicultura è arricchimento reciproco, no?, perché anche noi, noi italiani, noi toscani, noi ponsacchini ci siamo incamminati come emigranti lungo le strade del mondo e gli altri ci hanno aperto le porte ed accolto con generosità, calore, amore, no? Non dice questo, attraverso le mille mediazioni ideologiche e culturali che la plasmano, attraverso i mille conformismi che la rendono conforme al pensiero unico e unificante, la cosiddetta “vox populi”? Certo che dice questo. Eppure, come sarebbe bello essere accoglienti e solidali e col sorriso stampato sulla faccia di fronte a tutti i “diversi” (anche, anzi soprattutto se si rivelano ‘avversi’) e, al tempo stesso, essere identitari, e, per ciò stesso, identificabili come italiani, come toscani, come ponsacchini! Bè, cari amici del “Ponte di Sacco”, io non credo che un bottegaio che resiste “pugnal tra i denti” contrapponendosi ai supermercati, o una suggestiva e gustosa iniziativa “sagraiola” (mi si passi il neologismo), o una delle tante ricostruzioni storiche o dei tanti palii che questa o quella amministrazione comunale risuscitano (o meglio suscitano, perché si tratta in gran parte di

prefabbricato e di scopiazzato, con pochi o nulli riscontri nella tradizione locale); io non credo che ci si possa opporre in questo modo alle varie “derive” che contraddistinguono il nostro viver civile. D’altra parte, ragionare (o sragionare) sui “segni dei tempi” e le “apocalissi” prossime venture, mi sembrerebbe fuori luogo e anche un tantino iettatorio. Anche perché dovrei mettermi a fare- e con quale diritto, poi? E ancora: sarebbe pertinente con ciò di cui stiamo parlando?- inutili prediche infilandoci dentro massicce dosi di valori smarriti, senso della vita perduto, istituzioni civili, politiche, religiose ecc. che non fanno il loro dovere e non danno il buon esempio, veleni quotidiani che assorbiamo dai mass-media e che ci hanno ormai mitridatizzati, svendite del buon senso per far posto all’opinione pubblica, scialo di mistificazioni ideologiche che, tanto per dire, hanno visto gli alfieri della “rivoluzione” passare dalla lotta contro lo sfruttamento alla organizzazione finanziario- bancariomondialista dello sfruttamento e, tanto per (ri)dire, i banditori internazionali della libertà, anzi i “liberatori” per eccellenza, imporre democrazia, progresso e civiltà a suon di bombe (non) intelligenti e di bestiali massacri ecc. ecc. Dovrei infarcire con idee e immagini inevitabilmente “mie”, se preferite “strettamente personali”, una malinconica ricognizione sulla “ponsacchinità” perduta e incorporato sguardo augurale su tutto quello che si può ritrovare. E qualcuno potrebbe legittimamente intervenire dicendo: e questo che c’entra con la materia del riflettere e del contendere? Sta fuori o dentro il “contesto”? Il fatto è che, per me, c’entra. “Tout se tient”, anzi, per far dispetto a Sarkozy, tutto si tiene, nel grande come nel piccolo. E allora? E allora, ognuno, nel “piccolo” di se stesso, dei suoi impegni quotidiani, dei suoi rapporti con la comunità ecc. faccia il suo. Sia una persona perbene. Se può e come vuole, si dia da fare per il suo paese. Lo difenda, lo potenzi. Senza retorica. Senza paura. Senza annunci, ma, se necessario, denunciando. Se necessario, rinunciando a qualche piccolo privilegio. Non pianga sul tempo perduto e sul latte versato. Dia una prova di stile. Dica la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità.

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Prof. Mario Bernardi Guardi

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Sulla ponsacchinità ‘Sull’animo ponsacchino’

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Sono tanti anni che non vivo più a Ponsacco, nonostante che per motivi di famiglia vi torni di frequente, pur se con molta irregolarità. I miei contatti con l’ambiente umano e sociale si sono pertanto nettamente ridotti, anche se conservo un forte attaccamento al mio paese, un vivo senso delle radici: sono innumerevoli le situazioni in cui un avvenimento, un nome, un’esperienza vissuta magari molto lontano richiamano dentro di me suggestioni emotive, atmosfere sentimentali, tenaci ricordi strettamente connessi a una ponsacchinità che persiste a dispetto del tempo e della quale d’altronde sono stato sempre orgoglioso. Ripensando alla Ponsacco della mia giovinezza, avverto i grandi cambiamenti verificatisi negli ultimi decenni: il paese era allora noto per la sua vita sociale; non solo i locali pubblici erano sempre affollati, ma era diffusa l’abitudine di uscire la sera, e magari di fare tardi, trattenendosi a chiacchierare, giocare a carte o al biliardo, discutere animatamente di sport, di problemi locali, di politica, manifestando in molti campi istanze di partecipazione, vitalità organizzativa e soprattutto un senso di appartenenza capace di permeare le associazioni, le tifoserie calcistiche e ciclistiche e persino i partiti – abituati alle assemblee gremite e ai dibattiti accesi – e le stesse istituzioni. Tale costume – che subordinava a sé il sistema radiotelevisivo e dell’informazione e non se ne lasciava condizionare, giacché era più bello vedere la tv in compagnia o leggere e commentare le cronache giornalistiche ai tavolini del bar – era altresì una conseguenza della struttura economico-produttiva del paese, caratterizzata dalla presenza sul territorio e nello stesso centro storico di tante piccole e piccolissime imprese artigiane, i cui titolari non erano vincolati da rigidi orarî di lavoro e potevano consentirsi una notevole libertà nella gestione del proprio tempo. Un simile contesto favoriva la formazione di uno spirito individualistico e anti-gerarchico, il propagarsi di un culto spiccato dell’autonomia personale, della cui privazione soffrivano molto i ponsacchini che per varie ragioni fossero costretti a lavorare alle dipendenze di qualcuno, e ancor più coloro che accettavano di fare gli operai nella grande fabbrica metalmeccanica di Pontedera, alienante e spersonalizzante. Il radicato individualismo non era di certo estraneo alle iniziative di solidarietà che rammento negli anni numerose e generose, così come un ritmo di lavoro non coatto e auto-programmato non comportava indolenza lazzarona o trascuratezza professionale e quindi scarsa qualità dei prodotti. Concludo con un ricordo più recente relativo alla mia partecipazione a un convegno sulla narrativa toscana del primo Novecento tenutosi a Firenze. Nel corso dell’intervento ebbi l’occasione di fare un esplicito riferimento alle mie origini ponsacchine, e ciò suscitò evidentemente l’interesse di un signore che non conoscevo, da tanto tempo residente in città, ma originario di Ponsacco, il quale si trattenne a lungo con me e volle poi accompagnarmi alla stazione. Mi chiese informazioni, ma per lo più parlò del nostro paese, che era povero quando l’aveva lasciato subito dopo la guerra, ma che già si preparava alla rapida crescita economica e al grande sviluppo che avrebbero consentito anche ai suoi ragazzi di accedere in maggior numero agli studî superiori e universitari e di farsi valere in quell’àmbito, allo stesso modo che i loro genitori avevano fatto nel lavoro. Alla fine volle rivolgermi un complimento: mi disse che aveva riconosciuto nella mia relazione doti di accuratezza e un amore per il lavoro ben fatto degni di un valente falegname di Ponsacco. Nel corso di una ormai lunga attività di ricerca e di studio ho ricevuto – come capita e com’è pure giusto – consensi e critiche, apprezzamenti e riserve. Confesso che pochi elogi mi hanno riempito l’animo di soddisfazione come quello ricevuto quel giorno a Firenze, anche perché era inteso a valorizzare la mia ponsacchinità. Prof Floriano Romboli

Osiamo essere fieri della nostra ponsacchinità

Amo lo sport in generale e sono un ‘patito’ di calcio. Negli ultimi anni mi sono dedicato alla crescita del settore giovanile del Ponsacco e poi alla rinascita della prima squadra. Alla base del mio impegno c’è il fatto che mi sento un nostalgico e un ponsacchino vero dalle punte dei capelli a quelle dei piedi. In questo ultimo anno ho notato che alcune cose non esistono più. Quali? Non tramandiamo più ai nostri figli la voglia di essere ponsacchini, non raccontiamo più le storie che i nostri padri e i nostri nonni ci tramandavano. Essere ponsacchini deve essere prima di tutto un motivo di orgoglio. Forse i primi ad abbandonare e a denigrare la ponsacchinità siamo noi ponsacchini di oggi. Sono un nostalgico: vorrei che venissero riscoperti i personaggi di una volta, le storie, il campanilismo. Di tutto ciò, non esiste più nulla. Serve una scossa: le scuole devono fare la loro parte e anche le associazioni. Quando ho visto morire il calcio a Ponsacco mi sono tirato su le maniche, non perché voglio essere considerato un paladino, ma solo perché sono ponsacchino. Con l’Fc Ponsacco 1920 ora sono come in una barca in mezzo al mare. E non importa se vinco o se perdo: io ho già vinto perché sono ponsacchino. Filippo Ferretti, presidente Fc Ponsacco 1920

Ponsacchinità contro globalizzazione

Se la Doxa facesse un’indagine o meglio un referendum fra ponsacchini e “piovuti” probabilmente avremmo la conferma di quello che da tempo si sente dire e cioè che i ponsacchini, a Ponsacco, stanno per diventare o son già diventati, una minoranza. E’ del tutto superfluo ricorrere alle analisi ormai note e più o meno documentate di una situazione ormai consolidata e destinata ad un’ineluttabile escalation, come del resto si riscontra in numerosissimi altri centri della Toscana e non solo. Dunque, senza cedere alla consueta liturgia declamata o scritta ogni volta da chi intende affrontare questo cogente argomento per dichiarare ai quattro venti con ostentata solennità, ma spesso anche con una discreta dose di ipocrisia, che nessuno vuol fare un discorso razzista, ai ponsacchini che infatti razzisti non sono, sia consentito di fare qualche legittima, inoffensiva riflessione sugli epocali mutamenti che hanno condizionato e condizionano la loro vita quotidiana, soprattutto quella degli anziani vincolati molto più dei giovani, alle tradizioni, agli usi, alle abitudini, a modi di vita che malinconicamente ora vedono traballare. Non è possibile chiedere loro di far finta di niente, di seppel-


lire in qualche remoto anfratto del cervello la nostalgia degli nità, forse più povera, ma di certo più solidale e armoniosa. scapigliati approcci col prossimo, di quei comportamenti d’in- Se Ponsacco, oltre ad essere “denuclearizzata” sarà anche disponente ironia, ma sempre bonari perchè confidenziali, di “deponsacchinizzata”, si aggiungerà un’altra disgrazia alle già certi modi di porsi apparentemente bruschi, che soltanto a troppe della globalizzazione. Ponsacco sono stati e sono un segno di amicizia vera e perfino Ma questo è un altro discorso. Fausto Pettinelli di stima. E’ la secolare ponsacchinità, Settecento anni costituita da uno strapaese Una dozzina di indizi (semiseri) di unione e discordia ricco di socialità, di suoni faper riconoscere un ponsacchino Pons Sacci, Ponte di Sacco, miliari, rumori e parlate cui, 1. Ponsacchini sono quelli che tutte le mattine fanno capan- Ponsacco è relativamente volere o no, occorre rinunciagiovane rispetto a tanti altri nello in piazza, davanti al banco della verdura del Martini. re, perché il mondo va avanti paesi della Valdera. Nacque Sono sempre gli stessi, da anni: “La mi’ moglie m’ha voluto su tutt’altra strada ed è un dall’aggregazione di popoladi’ che il figliolo di quello che sta nella ruga fa all’amore con cammino tanto veloce quanto zioni che lasciarono i loro borla figliola di quella che sta for del ponte” inarrestabile. 2. Ponsacchini sono la versione giovanile di quelli che tutte le ghi di Appiano, Gello Putrido, Pertanto, se è vero come è Petriolo, distrutti dalle battamattine fanno capannello in piazza davanti al banco della vero che sullo scoppiettante glie fra Pisa e Firenze sempre verdura del Martini. Sono quelli che tutti i giorni fanno l’ascenario della ponsacchinità in conflitto per la supremazia peritivo all’Orso. Anche loro sono sempre gli stessi, da anni. sta calando un pesante sipa3. Ponsacchini sono quelli che il sabato tirano la macchina a del territorio, per andare a virio, è umano cogliere i sofferti vere nell’avamposto militare, lucido, la parcheggiano fra l’Orso e il Roxy bar e poi si metsentimenti civilmente sotcinto da mura, da un fossato tono a sedere a un tavolo sul marciapiede, per contemplartaciuti, non solo dei coriacei e formato da solide case di la in adorazione campanilisti ponsacchini, ma 4. Ponsacchini sono quelli che allo stadio cantano ancora l’in- mattoni. Gente diversa che col anche di quelli del “tuvvoi”, tempo si organizzò in una nuono di Bellarmino: “Rossoblu rossoblu rossoblu i colori della tanto per intenderci, di quelli va comunità, giunta fino a noi nostra gioventù” cioè che hanno sempre pre5. Ponsacchino è quello che ha fatto il falegname. Si riconosce in un continuo di vicissitudini diletto il fiorito vernacolo con che hanno forgiato l’animus perché gli manca almeno mezzo dito di una mano le salaci espressioni destinate dei “ponsacchesi” fino al 1800 6. Ponsacchini sono quelli che per la fiera ‘ncignano a loro volta a scomparire per e dei “ponsacchini veraci” dal 7. Ponsacchine sono le mamme che chiamano i figli “il bimbo sempre, fagocitate o sostituite 1900 ad oggi. Il vero D.N.A. del piccino e quello grande” anche quando i bimbi hanno pasda bizzarri e inusitati neologiponsacchino è l’unione degli sato i quarant’anni, da tempo smi. 8. Ponsacchini sono quelli che prima si lamentavano di quello intenti e la discordia dei pareri E non si dica che la nostra parche generano eventi impreche c’era in Comune perché diceva troppe volte No e ora si lata, il vernacolo, è materia vedibili e circostanze meravilamentano di quello che c’è in Comune perché dice troppe rozza e che è bene, specie per gliose come la ricostruzione volte Sì i giovani, usare l’italiano il più 9. Ponsacchini sono quelli che non fanno più le vasche sul del paese distrutto dal ferro e possibile corretto. dal fuoco della grande battacorso e poi si lamentano perché nessuno fa più le vasche E’ giusto valorizzare la nostra glia del 1497, come la costrusul corso bella e difficile lingua, ma non 10. Ponsacchini sono quelli che sull’annuncio mortuario c’è zione, mattone su mattone, bisogna neanche sacrificare della Pieve realizzata in 150 scritto il nome ma anche il soprannome fra parentesi, senil vernacolo sugli altari della anni di lavoro, come la regola nò nessuno capisce chi sia il defunto nouvelle vague multietnica, 11. Ponsacchine sono le donne tutte eleganti con la lacca nei del vivere civile espressa neperchè è uno dei caposaldi gli “Statuti del 1472”. Con volo capelli che la domenica escono dalla messa: “Ir mi’ marito delle tante preziose ponsacpindarico si giunge al 1800, m’ha voluto di’ che il figliolo di quello che sta nella ruga fa chinità, essendo un veicolo di ritrovando i ponsacchini uniti all’amore con la figliola di quella che sta for del ponte” cultura nostrana, un patrimoper la costruzione della grannio di localismi, di storia, di 12. Ps. Ponsacchini sono quelli che leggono il Ponte di Sacco de chiesa, del campanile fra Giampaolo Grassi esternazioni caratteriali. (in combutta con Fausto Pettinelli e con Nadia e Benozzo Gianetti) sacrifici, lavoro e divergenze. Un esempio, soltanto. Nel ‘900, spinti dalla necessità Durante il passaggio del frondi lavoro, i ponsacchini, uniti, te, nel ‘44, due soldati tedeschi in ritirata, stanchi, assetati e affamati, entrarono nella grande partivano per il Piemonte nell’aprile e ritornavano, uniti, a otcucina di Teresina, contadina della Curigliana, e le chiesero da tobre per partecipare alla fiera di San Costanzo per continuare, insieme, a vivere, patire, lavorare e …divertirsi. mangiare. Nel dopoguerra, si avventurarono, uniti e discordi, nel lavoro Uno si sedette a tavola e le ordinò: “Ova, ova”. E Teresina che non ne poteva più perché le avevano già portato di falegnami che, con genio e fortuna, costruirono una camevia una mucca, il maiale e polli e conigli, ammiccando dalla ra “la ponsacchina” conquistando i mercati italiani ed esteri. finestra il pollaio vuoto, gli disse quasi urlando, “Mì’, er polla- Inventarono macchine automatiche che, togliendo la fatica, io.... nicchisse polli, tutti rubbati, anco la ‘unigliola, ova un ce moltiplicavano i manufatti producendo ricchezza e agi. Seppero crearsi soldi con le cambiali, fregandosi delle retrograde n’enno più punte. Hai ‘apito? banche. Seppero anche organizzare gruppi di cooperazione Beute tutte artri camberati…” I soldati capirono e riempite le borracce d’acqua del pozzo, se per il trasporto e vendita dei prodotti. La crisi degli anni di fine secolo fermò tante attività ma credo che l’animus ponsacchino n’andarono senza fiatare. I giovani abbiano un po’ di riguardo per la ponsacchinità, quan- non si interromperà e saprà rinascere dalla ceneri… perché tomeno per questo tipo di “letteratura” ponsacchina traman- sotto c’è il fuoco! Benozzo Gianetti dataci dai nostri nonni insieme ai tanti insostituibili valori che da sempre sono stati alla base del vivere una serena quotidia-

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Medici ponsacchini volontari in Palestina Marito e moglie, medici ponsacchini, sono rientrati dalla Palestina dove si erano recati per offrire il loro prezioso contributo di assistenza ai tanti bambini bisognosi di cure. Sono Alberto Calderani, odontoiatra, e Tecla Cipollini, medico di base.

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www.pubblicaassistenzaponsacco.it


Un teatro per Michele Panicucci Un’aula della nuova sede della scuola di recitazione ‘Vertigo’, a Livorno, è stata dedicata a Michele Panicucci, attore ponsacchino morto in un incidente stradale a 25 anni. Proprio in quell’istituto Michele aveva mosso i primi passi nel teatro. La sede è stata inaugurata il 10 gennaio: c’è anche un teatro da 144 posti.“Dedicare un’aula a Michele – spiega Marco Conte, regista e fondatore dell’associazione ‘Vertigo’ – ha rappresentato per noi un gesto di grande valore affettivo oltre che artistico, per l’affetto sincero che nutriamo per Michele e tutta la sua famiglia. Michele ha lasciato un grande vuoto nel nostro cuore e per i suoi alti valori morali ed artistici ha meritato di dare il proprio nome ad un’aula della nostra scuola di teatro. Le altre due aule sono dedicate a Eleonora Duse e a Beppe Orlandi, due artisti così diversi tra loro, ma di grande spessore artistico”.

Franco Panicucci e la moglie (al centro) con Marco Conte

Errata corrige A pag 15 del numero di dicembre 2011, l’articolo “Riflessioni di una cattocomunista” non è di Luciana come abbiamo pubblicato ma di Chiara Terreni. Ce ne scusiamo con l’autrice e con i lettori.

…. davanti alla sala intitolata al figlio Michele

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Tel. 0587 735447 via gabbiano, 9 - le melorie · ponsacco (pi)

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Adozione: scelta difficile e impegnativa Assia Alida, un dono venuto dall’Africa

«Finalmente si parte! Dopo luce dei suoi occhi ci hanno cinque anni di procedure, di Nazzareno Ballantini e Simona Della Santina talmente coinvolto da non di ansie, di timori, di difficoltà, final- scoperto un’oasi provvidenziale, la poter pensare alla nostra vita senza mente è arrivato il giorno della par- Missione cattolica di Tampouy, dove di lei, che è parte di noi e adesso ci tenza, tra poche ore conosceremo le Suore dell’Immacolata Concezio- accorgiamo che lo è sempre stata. nostra figlia!». Questo ci dicevamo ne ogni giorno si adoperano silen- Dobbiamo dire grazie al Settore nei giorni precedenti la partenza, il ziosamente verso i poveri dei poveri, Adozioni Internazionali del Momomento tanto atteso stava per re- verso gli ultimi della terra, verso tutti vimento Shalom (Dott. Guerrucci alizzarsi….Giunti ad Ouagadougou, coloro che vivono ogni giorno alla -Avv. Martini), a don Andrea Cristiain Burkina Faso, siamo rimasti con il ricerca di un pasto quotidiano, di un ni, a suor Sabine Kima faro di fede fiato sospeso… e per il grande caldo aiuto per mandare il figlio a scuola, nelle tenebre della realtà umana, alla e per tutto ciò che si presentava ai di una medicina che rende salva la Missione di Tampuoy, a tutto il ponostri occhi. Una realtà diversa, altra vita. È la dimensione della fede che polo Burkinabè. dalla nostra, una sorta di dimensione trasforma la realtà e rende vivibile Assia Alida è un dono grande, adessconosciuta dove tutto ciò che pen- ciò che umanamente sembra impro- so tocca a noi essere genitori autensavamo fosse impossibile prendeva ponibile; ma tutto ciò non va in pri- tici per prepararla a vivere in questo forma. Se qualcuno ce lo avesse rac- ma serata su Rai1! mondo ricco di cose belle, ma pieno contato (e ce lo avevano raccontato), In questo turbinio di sensazioni che di insidie, affinché ella possa prenavremmo sgranato gli occhi incredu- ti costringono a farti le domande di dere il volo libera e sicura nella reali, certi che tutto ciò fosse una favo- una vita, abbiamo incontrato nostra lizzazione di sé e del suo futuro. la. E in questo mare di povertà e di figlia e la bellezza, la fragilità, le difmancanza di beni primari abbiamo ficoltà, i cambiamenti d’umore, la

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Nasce Confcommercio Ponsacco Un sondaggio sui problemi del paese E’ nata Confcommercio Ponsacco, che ha ‘inglobato’ l’associazione Shopping in Ponsacco. Il consiglio direttivo (nella foto) è composto dal presidente Alessandro Simonelli, dal vicepresidente Gabriele Simonelli, dal segretario Sandro Cini e dai consiglieri Nicoletta Gambaccini, Simone Valeri e Giordano Guerrieri. “Vogliamo lavorare per rivalutare e far crescere il commercio a Ponsacco – spiega il presidente - occorre agire e apportare subito modifiche al pia-

no della viabilità, parcheggi e arredo urbano, nonché rivedere varie decisioni amministrative che nel tempo non sono state felici e che hanno condannato il commercio ad un triste destino in varie zone del nostro paese”. Confcommercio allestirà dei gazebo per sondare i cittadini sulle proposte da fare per risolvere i problemi del commercio a Ponsacco, il 21, 22, 28 e 29 gennaio, dalle 10 alle 12.30 e dalle 17 alle 19. Il presidente Alessandro Simonelli

Da destra verso sinistra Gabriele Simonelli, Alessandro Simonelli, Nicoletta Gambaccini, Simone Valeri

Nazareno, Simona e Assia Alida

Ringraziamento

Domenica 4 dicembre 2011 presso la parrocchia di Ponsacco e domenica 11 nella parrocchia di Perignano, sono stati venduti oggetti natalizi il cui ricavato è andato all’A.I.S.C.C. (Associazione Italiana per la Sindrome da Ipoventilazione Centrale Congenita). In quanto madre di una bimba affetta da questa malattia genetica rara, mi sono sentita in dovere di utilizzare questa testata, come unico strumento per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito, con un piccolo gesto, alla ricerca per una cura alla Sindrome di Ondine. Pertanto, sono felice di comunicarvi che sono stati raccolti 880 euro. Soldi che l’Associazione utilizzerà, per finanziare i ricercatori, che attualmente, dedicano parte della loro vita ai piccoli e giovani adulti, che insieme alle loro famiglie, si impegnano a vivere una vita serena. Vi ringrazio a nome di noi tutti. Anna Maria De Micco


Rock all’Odeon Il ricavato agli alluvionati della Liguria Sabato 7 gennaio al teatro “Odeon” si è svolta una rappresentazione di musica rock con 4 bands locali in uno show di tutto rispetto, abbracciando un vasto genere quale è il rock avvicendandosi in simpatiche gags, presentate dai i vari gruppi. Il primo a salire sul palco è“Latte 70”,(Gino Menichini Basso Tastiere Programmazione Computer, Guido Malventi - Batteria, Francesco Baccini - Chitarre,Simone Bernacchi - Voce, Samuele Mancini) nome che rifacendosi ad una canzone di Giorgio Gaber, propone un tipo di rock folk di tipo cantautorale, con canzoni in italiano precedute da originali e taglienti monologhi. Molto interessante infatti, l’alternarsi di momenti di teatro a quelli musicali, peraltro ben eseguiti dal poliedrico Bernacchi con testi intelligenti e mai banali. La seconda esibizione è della “Elena Baldini & band” ( Claudio Cioni alla chitarra, Davide Mugnaioni alla batteria, Beppone al basso, Paolo Signorin alla tastiera) che vede tra l’altro l’avvicendarsi di altri musicisti, presentando un buon tipo di pop rock che spazia dagli anni ’80 con successi degli“Europe”,fino ai giorni nostri. Il rock incalza e scalpita, facendo entrare la“S’tony bend”(Tony Casalini alla chitarra solista, Riccardo Ferretti al basso, Massimo Fusi alle tastiere, Leonardo Frangioni alla batteria, Gabriele Virgili alla chitarra, Simona Vanni alla voce), che attinge a piene mani ad un repertorio da antologia, iniziando dalle “Hole” passando per “Alanis Morissette”, “ Gianna Nannini”, i mitici “Guns ‘n’ Roses” e giù picchiando ancora più duro con gli “Steppenwolf”. Si accendono le luci sul palco dove sono presenti solamente gli strumenti: dalle casse esce una melodia sinfonica, un preludio soave e rassicurante che nasconde invece un attacco brutale del drum killer, presentando così il biglietto da visita dei “Wind Rose” (Daniele Visconti alla batteria, Francesco Fagiolini alla voce, Alessio Consani al basso, Claudio Falconcini alla chitarra, Federico Meranda alle tastiere. Band in pieno stile metal, abbracciando liriche fantasy narrano imprese di cavalieri ed epoche similmedievali, con musica tra epic e prog-metal. I Wind Rose hanno tutte queste caratteristiche. Anzi, devo dire che mi hanno sorpreso per la loro attitudine al palco. Ben posizionati, presenza scenica ottima, mai sopra le righe, energia al massimo, ottima anche l’esecuzione, soprattutto apprezzabile il fatto che una band italiana (anzi pisana) si cimenti in uno stile metal complicato con brani propri, peraltro ben fatti ed accattivanti. A mio modesto avviso i Wind Rose sono pronti per spiccare il volo, e non è una metafora, dato che per potersi esprimere in questo genere dovranno volare verso la Scandinavia o gli States. Con una tale“devastante”conclusione della serata, voglio fare un plauso a tutte le persone che hanno assistito, partecipando alla devoluzione ai fondi per l’alluvione, ma soprattutto “mi alzo in piedi” applaudendo a tutti i ragazzi che hanno partecipato: musicisti, fonici, addetti alle luci, presentatori, back stage e soprattutto ad Alessandro Rossi (detto “Rouge”) che ha permesso tutto ciò. La cifre raccolta, 800 euro circa, sarà portata da una carovana di amici alla gente alluvionata domenica 4 febbraio unitamente agli auguri di tutti gli spettatori. Marco Gianetti

“Rouge” il regista dello spettacolo

Il gruppo Wind Rose

Il gruppo S’tony band

Il gruppo Baldini e band

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Ponsacco e i 150 anni dell’Unità d’Italia, una targa a chi ha celebrato la ricorrenza Durante l’anno ormai trascorso, dedicato alla rievocazione del 150° dell’Unità d’Italia, sulle piazze, sui palcoscenici, nelle scuole, nelle lezioni dell’Università delle Terza Età sono riecheggiati i canti, gli inni, i fatti, le insurrezioni, le battaglie e le guerre che portarono l’Italia ad essere uno Stato unitario, libero, indipendente e repubblicano. Anche noi del Ponte pubblicammo un opuscolo in cui si illustrava l’apporto di Ponsacco all’Unità d’Italia: che cosa fecero, cioè, i nostri avi per la Patria. Tutto è documentato per le generazioni future. L’Amministrazione Comunale ha voluto ringraziare gli Enti che maggiormente hanno partecipato: il Complesso scolastico “L.Niccolini”, L’Università della Terza Età, i Bersaglieri, l’Arma dei Carabinieri. All’Odeon è stata inaugurata una mostra fotografica e la gente ha assistito ad un concerto vocale e strumentale dell’U.T.E. e della scuola La vigilia di Natale, in Sala del Gonfalone , le associazioni hanno ricevuto dal Sindaco Cicarelli, dall’Assessore Chiarugi e Iacoponi una targa ricordo.“La più bella conclusione – ha detto il Sindaco – è quella di augurare la pace tra i popoli e il benessere delle nazioni”.

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I rappresentanti delle associazioni che hanno preso parte alle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia

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Auguri a... Tanti auguri di buon compleanno a Ludovica che il 17/12/11 ha compiuto 1 anno, dal fratellino Edoardo, da mamma, babbo, i nonni e gli zii.

Alessia Panichi Laurea in Igienista Dentale 28/11/2011

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Il 3 dicembre 2011 ha festeggiato il suo primo compleanno Nicole Cirillo. Tanti auguri dai genitori, nonni e zii

Caterina Fiorino A questa meravigliosa e simpatica nipote, i suoi nonni insieme ai suoi cuginetti e i suoi zii Manuela e Lorenzo, gli fanno i più sinceri auguri di buon compleanno!

Gli alunni delle Melorie hanno ricevuto in dono un televisore e un computer In occasione della festa degli alunni della Scuola Primaria Le Melorie, che si è svolta a scuola giovedì 22 dicembre, sono stati invitati i rappresentanti dell’Associazione Onlus Don Bosco Oggi, con sede in via Colombo, che hanno donato alla scuola un tv color 40 pollici ed un pc portatile comprati con i proventi derivati dalle attività dell’associazione. Erano presenti in qualità di rappresentanti i sig. Merlini Romano, Montagnani Sabina, Colombini Alessandro e Don Romani. La maestra Elena ha ringraziato l’Associazione a nome di tutti i docenti e delle famiglie. E’ intervenuta anche la Dirigente Scolastica, che ha ringraziato personalmente i rappresentanti dell’associazione ed ha porto i suoi auguri di buone feste a tutti. Erano presenti alla cerimonia anche i genitori rappresentanti di classe. Tutto il personale scolastico, i bambini e le loro famiglie ringraziano sentitamente per questo dono così importante!

Gli anni passano anche per te, ma nonostante tutto sei sempre la ragazza bella e solare, come quando ne avevi venti. I tuoi genitori insieme ai tuoi nipoti Matteo e Andrea con Manuela e Lorenzo. ti fanno i più sinceri auguri di buon compleanno! Un centinaio di bambini ha assistito allo spettacolo delle Befane al Circolo Rinascita, ricevendo le tradizionali calze piene di dolci e regali


Auguri a... Il 12 dicembre Christian Zoppi ha compiuto 30 anni ma come si può vedere il regalo più bello se lo è fatto da solo! Auguri al nostro Sampei. Babbo, mamma, Tata.

E’ nato Giulio L’8 dicembre scorso, festa dell’Immacolata Concezione, in casa Giuntini-Achilli la festa è stata doppia: devozione alla Madonna e accoglienza gioiosa di Giulio, il figlio di Alessandra Giuntini e di Alessandro Achilli, nostri affezionati lettori ai quali “Il Ponte” esprime auguri e rallegramenti. L’opera “Traviata”, organizzata da Orfeo in scena e dagli Amici della Musica, sarà rappresentata il 3 febbraio all’Odeon. La prevendita dei biglietti è presso la sede della Misericordia in via Carducci

Un importante traguardo per Cecilia Cecilia, la figlia del direttore emerito del Ponte di Sacco, Fausto Pettinelli, da oltre dieci anni dipendente della segreteria generale del Ministero per lo Sviluppo Economico, ha conseguito il titolo di RevisoreIspettore Ministeriale a conclusione di un difficile corso universitario di economia e diritto privato-amministrativo. La consegna dell’ambita pergamena da parte dei docenti è avvenuta il 15 dicembre scorso, a Roma. Congratulazioni dal Ponte di Sacco.

Buon compleanno a Valentina Ducci che il 4 gennaio 2012 ha compiuto i tanto attesi 18 anni. Affinché tu possa essere felice in ogni momento della tua vita, ti facciamo i nostri più sinceri e affettuosi auguri; babbo, mamma, Luisa e i nonni

Doppi auguri nella famiglia Destri: benvenuta alla piccola Giulia Giorgia e auguroni di buon compleanno al grande piccolo Annibale che compie 5 anni, da mamma Cinzia, babbo Giuseppe, il fratellino Enrico, da amici e parenti. Con tanto amore

Il 15/12/11 Angelo Calvani si è brillantemente laureato in Economia, Diritto e Amministrazione delle Imprese. L’ingegno, la costanza e la determinazione che ti caratterizzano sono motivo di orgoglio per tutta la tua famiglia

Giacomo Citi Auguroni dai suoi genitori e da Marco e Claudia e (Pippo)

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Ricordiamo... E ora a Pontedera

c’è anche via Ponsacco

21 gennaio 2012 A quattro anni dalla morte le sorelle e le nipoti ricordano con affetto Giovanni Nencioni.

Franco Sartini è mancato all’affetto dei suoi cari il 19 dicembre. È stata raccolta la cifra di € 545 devoluta interamente alla Misericordia di Ponsacco. Ha trascorso bene la sua vita dedicandosi alla famiglia, al lavoro, alla terra (al circolo e alle carte). Che possiamo dire...non perfetto ma un marito, padre sincero e fratello esemplare. Non ti scorderemo mai. Grazie Franco e buon viaggio

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Gianfranco Bufalini A un anno dalla scomparsa la famiglia lo ricorda con immutato affetto

Da quando, 25 anni fa, hai intrapreso il tuo viaggio dove il tempo e lo spazio sono infiniti, il ricordo dei buoni sentimenti che hanno caratterizzato la tua breve vita è ancora impresso nel cuore di chi ti ha conosciuto e ti ha voluto bene. Il babbo, la mamma, la sorella lo ricordano nella S. Messa che sarà celebrata domenica 5 febbraio alle ore 11.30 nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista a Ponsacco

Il 1°gennaio 2012, Bianca Nencioni è mancata all’affetto della sua famiglia e dei suoi cari. Un ringraziamento a tutti coloro che ci sono stati vicini in questo giorno e che hanno ricordato i bei momenti trascorsi insieme. Il figlio Enrico, la nuora Maira e le nipoti Luisa e Valentina

Un ponsacchino un po’ attempato, quando ha saputo che il Comune di Pontedera ha dedicato una via a Ponsacco, è rimasto di stucco,“non è possibile, non c’è più religione!” ha mugolato incredulo. La notizia è vera, eccezionale e avrebbe potuto segnare la fine della secolare guerra municipale fra pontederesi e ponsacchini, cispiosi i primi e rubbaorsi i secondi. E invece si è trattato soltanto di un’arida delibera per dare un ordine alla toponomastica della capitale della Valdera che è in costante espansione. Sicché, c’è da giurarci, la ruggine continuerà a logorare le due fazioni. Fatto sta che a Natale, quando la notizia è apparsa sui giornali quotidiani, c’è stato chi ha creduto davvero in un gesto di benevolenza di Pontedera, mentre altri hanno immaginato uno scherzo, tipo pesce d’aprile, organizzato da qualche giornalista buontempone. Nessuno ha colto nel segno. Insomma a Pontedera, un po’ appartata in periferia, ora c’è una “Via Ponsacco” senza attributi, senza “Città del Mobile” o “Comune denuclearizzato” e neanche simbolo di pace o, almeno, di armistizio. Del resto è stato lo stesso sindaco che in una dichiarazione, riportata sui giornali, ha spiegato che “si è trattato di una regolarizzazione anagrafica voluta dalla commissione toponomastica, visto che a Cascina esiste già una via Ponsacco, dunque per garantire una certa continuità, per non danneggiare le famiglie residenti nella zona, abbiamo deciso di assegnare lo stesso nome anche allo spicchio di strada che insisteva sul nostro territorio”. Dunque, tutto chiaro. Niente pesci d’aprile fuori stagione e niente pace. Meglio così. Un capitolo di storia locale, uno fra i più scoppiettanti, sembrava aver vacillato nella magica stagione del buonismo artificiale, degli auguri a scialo e dei lustrini di Natale, ma le parole del sindaco hanno messo i puntini sulle i e le scaramucce fra cispiosi e rubbaorsi continueranno a testimoniare quei sani e forti sentimenti campanilistici che con la galoppante globalizzazione rischiano prima o poi di restare sepolti per sempre. F. P.

Rubano cavi elettrici, via Buozzi al buio

L’assessore ai lavori pubblici e manutenzioni, Floriano Baldacci, ed il responsabile del servizio manutenzione ordinaria, Maurizio Malventi, portano a conoscenza la cittadinanza che in data 19 dicembre, su precedente segnalazione di malfunzionamento dei lampioni in via Buozzi, è stato rilevato che la causa del guasto era dovuta al furto dei cavi elettrici che alimentano gli stessi lampioni. L’amministrazione comunale, dopo aver denunciato il furto, hanno incarico una ditta al ripristino del funzionamento di questo e di altri impianti che presentano guasti. Il Comune si scusa con la cittadinanza per i disagi.

Una mamma ad un figlio che non c’è più

Nato con amore, cresciuto con amore, facesti immensamente felici chi colse il tuo primo sorriso, chi ascoltò la tua prima parola, chi guidò i tuoi primi passi. E tu, generoso, ripagasti tutti con altrettanto amore. Ma un giorno, un nemico crudele venne a ghermirti come falco sull’agnello, quando ancora eri un fiore in boccio. E prima che tu sfiorissi, prima che le tempeste della vita rubassero la tua bontà, offuscassero la tua generosità, il Signore venne a liberarti e ad accoglierti, amoroso, nelle sue braccia. Rosetta Badalassi


Il Palazzo Comunale

Una costruzione dei primi del 1900: da abitazione a casa del fascio a Municipio La famiglia Valli, una delle più eminenti, autorevoli e facoltose di Ponsacco, possedeva un patrimonio edilizio esteso e annoverava tra i suoi componenti, il Maggiore Rodolfo Valli, l’Avv. Giuseppe Valli, scrittore e memorialista dell’800, ed altri membri molto influenti nella società del tempo. Tra le sue case, ce n’era una costruita proprio in Piazza d’Appiano, popolarmente detta Piazza del Ponte, dirimpetto al Palazzo Bellincioni. La palazzina fu venduta a Patrizio Lombardi, proprietario della fornace, commerciante in laterizi, costruttore edile e Sindaco di Ponsacco nel primo periodo fascista. Per ragioni familiari che non importa ricordare, Patrizio Lombardi vendette la palazzina al Partito Fascista, negli anni ’30. Il partito trasformò la villetta in “casa del fascio”, molto frequentata in quegli anni. La piazza assunse il nome di “Piazza dell’Impero”. Caduto il regime, il Comune prelevò l’edificio e lo trasformò nella propria sede, trasferendovi gli uffici e i servizi, lasciando libera la vecchia residenza di Palazzo Bellincioni per adibirla interamente a scuola elementare. Dopo la seconda guerra

mondiale, fermo restando il corpo centrale con il balcone sorretto da colonne che lo rende imponente, l’edificio ha subito molti ampliamenti: l’attuale sede dei vigili, il retrostante gruppo di stanze (ex aule scolastiche) per l’Archivio Storico, per gli uffici finanziari, per il Consiglio Comunale e l’acquisizione della casa lungo la Via Melegnano per gli uffici vari. Se date uno sguardo alle vecchie cartoline, vi accorgerete che davanti al palazzo, esisteva una cancellata che chiudeva un piccolo giardino davanti al quale fu collocato il busto di Rodolfo Valli, prima spostato sulla sinistra ed ora sulla destra. La piazza, intanto, fu ribattezzata “Piazza Rodolfo Valli”. Alcuni si ricordano che sul lato destro della facciata, c’era l’Ufficio Postale con le famose buche per le lettere. Si dice pure che l’Ufficio funzionasse bene con due distribuzioni al giorno della posta! Benozzo Gianetti

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Piazza d’Appiano, oggi Rodolfo Valli, con il monumento nel centro

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Piazza Rodolfo Valli, oggi, con la sede del municipio

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27 dicembre in chiesa San Giovanni

Concerto natalizio con i cori cittadini Il 27 dicembre, festa del patrono San Giovanni Evangelista, in chiesa parrocchiale, come ogni anno, si è tenuto il concerto dei cori cittadini: coro Amici della Musica, coro Università della Terza Età e coro parrocchiale con programma di canti e musiche di tradizione natalizia scelte tra le più conosciute e amate dalla gente. I cori presentati dal Presidente dell’AdM, Luca Bertocchini, hanno proposto il meglio dei loro repertori per deliziare il pubblico numeroso anche se fuori il freddo pungeva. Struggenti gli spirituals del coro Amici della Musica, diretto dal M° Alessandro Cavallini, sempre attraenti i canti pastorali del coro parrocchiale, diretto da Monica Ciarla e degno di nota il coro dell’U.T.E., diretto dal nuovo M° Alessandro Cavallini, che ha presentato, come prima esperienza, quattro brani in polifonia sacra. Il canto del popolarissimo“Tu scendi dalle stelle”ha concluso la bella serata.

Coro U.T.E. diretto dal M° Alessandro Cavallini

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Coro parrocchiale diretto da Monica Ciarla

Coro delle ragazze

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Rossoblu non più soli al comando

CLASSIFICA

Come previsto, prima della sosta natalizia, il Castel del Bosco, vincendo a Pisa contro la Bellani, ha raggiunto in vetta la squadra rossoblu, ferma per il turno di riposo, e ha reso ancora più incerto l’esito del campionato. Durante la sosta mister Tolomei non ha allentato la presa, mettendo sotto torchio la truppa ponsacchina, con allenamenti duri con lo scopo di mettere benzina nelle gambe dei propri atleti, in vista di un duro girone di ritorno. Alla ripresa delle ostilità c’è stata la sofferta vittoria di Navacchio contro l’ultima in classifica, grazie a un bel goal di Centofanti, bissata il sabato successivo con il rotondo 3 – 0 contro il modesto Vione. Il Castel del Bosco ha risposto però con altrettante vittorie, ricostituendo così il tandem di testa. Alle spalle delle capoliste si fa strada il Filettole, che attenderà la squadra ponsacchina per la prima giornata del girone di ritorno, decisa a riscattare la pesante sconfitta dell’andata. Più indietro, ma sempre pericolose, ci sono Aurora e Vecchiano, che si contendono gli ultimi posti per la griglia dei play-off. In questa settimana ci sarà anche l’importante partita di Coppa Toscana, con la squadra di Tolomei che dovrà compiere un’impresa per ribaltare il risultato di 1 – 0 con cui il Vecchiano si era imposto al Comunale di Ponsacco. Si giunge quindi ad un momento molto importante della stagione, a cui speriamo che Tolomei e compagni arrivino nella giusta condizione, per dare una scossa decisiva alla propria annata e regalare di nuovo quelle categorie che si merita il pubblico ponsacchino.

Ponsacco Navacchio Zambra - Ponsacco 0-1 Castel del Bosco Ponsacco - Vione 3-0

Lupin

Campionato provinciale FGI

35 35

Filettole

29

Aurora

27

Vecchiano

26

Real Borgo Pittini

20

Porta Nuova

19

Fornacette

18

Vione

14

Ponte 2000

13

San Frediano

12

Bellani

11

La Cella

9

Gello 2004

8

Navacchio Zambra

3

Ventrina

Ginnastica Ponsacco Il supertifoso Ottimi risultati

Alla gara dell’ 8 gennaio del Campionato provinciale Fgi Pisa, che si è tenuta a Orentano, le ginnaste della società Ginnastica Ponsacco Alice Barretta, Anna Chiara Sorbello, Erica Bimbi, Silvia Morucci e Susanna Lelli hanno ottenuto ottimi risultati. Brave bimbe continuate così! Un ringraziamento speciale alle insegnanti Elisa e Chiara

Era l’inizio degli anni Ottanta quando conobbi un personaggio di Ponsacco che avrebbe segnato per tanto tempo la mia vita sportiva e non. Quel personaggio è Giorgio Dal Canto, soprannome di battaglia: Ventrina. Ventrina è un personaggio folkloristico. Mette in mostra le sue doti ovunque: allo stadio, al bar, quando gioca a boccine, alle cene Ventrina goliardiche. E’ il barzellettiere più Foto di Nicola Morgillo gettonato di tutta Ponsacco. Io lo conobbi quando sposò la“santa”Maria e venne ad abitare vicino a casa mia. A quei tempi il rapporto con i vicini era genuino e spensierato, le cene e le veglie nelle sere estive erano all’ordine del giorno. Fu così che io, bambino appassionato di calcio, fui messo dai miei genitori nelle“mani”di Ventrina. Quante risate e quanti“scrocchi”ho visto. Un aneddoto in particolare mi è rimasto stampato nella mente. Era una domenica di marzo. Io,Ventrina e il mitico Millo (gran personaggio di Ponsacco scomparso diversi anni fa) andammo a vedere il Ponsacco in trasferta aVolterra: campanilismo a bestia, partita tiratissima. Noi eravamo sui gradoni alti della tribuna e sotto di noi c’era un signore che offendeva tutti i ponsacchini.Ventrina mi prese da parte e mi disse:“Te Ale mettiti qui! Qualunque cosa succeda non ti muovere, che Giorgio torna presto”. Avevo poco più di 10 anni. Ventrina scese i gradoni e senza pronunciare una parola, usando argomenti convincenti ma non indolori, mise a tacere il tifoso volterrano, che poi dovette rivolgersi al medico per un breve consulto. Quindi, indisturbato,Ventrina tornò a prendermi. E pensare che i miei genitori mi mandavano con Giorgio perché così stavano tranquilli! Ma Ventrina è stato protagonista di tante altre situazioni che hanno fatto la storia del nostro paese. Ci vorrebbero più persone come lui. Alessandro Balluchi, dirigente Fc Ponsacco 1920

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di Luciano Lombardi

Rossoblu al top sul doppio binario campionato-coppa I rossoblu di Federico Tolomei infilano l’undicesima vittoria battendo la squadra di Ponte Buggianese del Vione Calcio. Si confermano capolista con 35 punti ma devono dividere il primato dall’inizio del 2012 con il sorprendente Castel del Bosco che ha l’identico punteggio del Ponsacco con lo stesso curriculum undici vittorie e due pareggi. Per precisione il Castel del Bosco con +10 nella media inglese precede i rossoblu che sono a +8. Differenza determinata dalla partita in più che il Castel del Bosco ha giocato in trasferta rispetto al Ponsacco. A favore degli uomini di Tolomei una differenza abissale fra gol fatti, 36, e subiti, 6, mentre il Castel del Bosco fa segnare 28 reti all’attivo e 12 al passivo. Sulla scorta di queste indicazioni si profila un duello a di-

1°GRAN

TROFEO

stanza improntato, al momento, alla massima incertezza. Ogni turno può essere valido per rompere questo binomio, in vista anche dell’ultima partita di sabato 21 dicembre che concluderà il girone di andata, assegnando il platonico titolo di campione d’inverno. Il Ponsacco sta entrando nel momento più delicato ed importante di tutta la stagione, per una serie di incontri ravvicinati nello spazio di dieci giorni, che esporranno i rossoblu a tre trasferte consecutive. Quando usciremo col nostro giornale i rossoblu avranno disputato il 18 gennaio a Putignano il ritorno della Coppa Provinciale contro il Vecchiano persa all’andata per 1 a 0. A seguire sabato 21 Fiorentini e compagni saranno di scena in trasferta per l’ultima del girone di andata contro l’Aurora, ed il sabato successivo per la prima del girone di ritorno i rossoblu saranno in visita a Filettole. Il Ponsacco in questo periodo potrebbe anche decidere di alleggerire l’impegno di Coppa, per puntare tutto sul campionato, ma le campane della società suonano per cercare di portare avanti il doppio binario Campionato e Coppa. Se il Ponsacco riuscirà a superare il turno la prossima partita sarà per la finale.

NUOVASTAMPA

Il premio verrà assegnato al giocatore rossoblu che alla fine della stagione 2011/2012 del campionato di Terza categoria avrà ottenuto la media punteggio più alta (totalizzando almeno 15 presenze)

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Questa la graduatoria aggiornata dopo la partita del 14 gennaio 2012 contro il Vione GRADUATORIA GIOCATORI

PUNTEGGIO GARE

PUNTI PRECEDENTI

12 giornata (riposo)

13a giornata

14a giornata

PUNTI TOTALI : presenze

MEDIA

% PRESENZE

a

1

Ferrucci

74

-

7

88½ : 13

6.81

100

2

Macchini

74½

-

-

7

81½ : 12

6.79

92.37

3

Menicagli

66½

-

7

7

80½ : 12

6.71

92.37

4

Centofanti

72

-

87 : 13

6.69

100

5

Tolomei

73

-

-

7

80 : 12

6.67

92.37

6

Fiorentini

58½

-

6

72 : 11

6.55

84.62

7

Biasci

57½

-

-

7

64½ : 10

6.45

76.92

8

Buti

57½

-

70½ : 11

6.41

84.72

9

Novi

92.37

10 Salvini 11

Filippeschi

12 Bertini

64½

-

6

6

76½ : 12

6.38

38½

-

6

51 : 8

6.38

61.54

56

-

-

-

56 : 9

6.22

69.23

50

-

6

6

62 : 10

6.2

76.92 84.62

13 Mirto

62

-

6

-

68 : 11

6.18

14 Salatti

55

-

6

-

61 : 10

6.1

76.92

15 Giannelli

42½

-

-

-

42½ : 7

6.07

53.85

16 Martini

60½

-

6

-

66½ : 11

6.05

84.62

nc Riccio

34½

-

-

41 : 6

6.83

46.15

nc Rofrano

24½

-

6

-

30½ : 5

6.1

38.46

nc Sassetti

28½

-

-

6

34½ : 6

5.75

46.15

nc Granchi

-

-

-

-

-

-

nc Piscini

6

-

-

-

-

-

-

nc Cutuli

-

-

6

-

-

-

-

nc Micheletti

-

-

6

-

-

-

-

-

-

nc Gneri

-

-

6


39


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Gennaio 2012  

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