Rassegna Stampa Dolomiti UNESCO | Novembre 2021

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RASSEGNA STAMPA NOVEMBRE 2021


PRINCIPALI ARGOMENTI DALLA RASSEGNA STAMPA DI NOVEMBRE: INCONTRO RIFUGI DELL’AREA CORE DEL PATRIMONIO DOLOMITI UNESCO .................................................. 3 IL GHIACCIAIO DEL POPERA: IL NUOVO DOCUMENTARIO DI CARRARO ......................................................... 7 I DOCUMENTARI DEDICATI AI PARCHI NATURALI DELLE DOLOMITI UNESCO .................................................. 9 DOLOMITI ACCESSIBILI ..................................................................................................................................... 9 GEOTRAIL ........................................................................................................................................................ 10 DOLOMITIZATION: CONOSCERE LE DOLOMITI DIVERTENDOSI ...................................................................... 10 STRATEGIA TURISTICA DMO BELLUNO........................................................................................................... 11 OLIMPIADI 2026: GLI AGGIORNAMENTI ........................................................................................................... 13 COLLEGAMENTO TIRES – MALGA FROMMER: GLI AGGIORNAMENTI ............................................................. 19 COLLEGAMENTO COMELICO – PUSTERIA: GLI AGGIORNAMETI .................................................................... 20 GRANDI EVENTI IN MONTAGNA ....................................................................................................................... 21 SENTIERI E MOUNTAIN BIKE............................................................................................................................ 21 ELISKI: LA PROPOSTA A CORTINA .................................................................................................................. 21 NOTIZIE DAL CAI – CLUB ALPINO ITALIANO .................................................................................................... 23 ORME DEI DINOSAURI: IL COMUNE DI VAL DI ZOLDO SISTEMA IL SENTIERO ............................................... 24 INTERVISTE ED EDITORIALI ............................................................................................................................. 24


INCONTRO RIFUGI DELL’AREA CORE DEL PATRIMONIO DOLOMITI UNESCO Corriere del Trentino | 21 Novembre 2021 p. 5, segue dalla prima Dolomiti Unesco, rifugi uniti per promuovere la sfida green Incontro interregionale in val Canali: «Dobbiamo sensibilizzare chi sale in quota» TRENTO «Un rifugio non è un albergo di montagna. E noi siamo in prima linea: nessuno meglio di noi, che conosciamo la montagna e la viviamo, può farlo capire a quelle masse di persone che la raggiungono magari per la prima volta». Martin Riz, gestore sul Catinaccio del Rifugio Antermoia, sintetizza così analisi e conclusioni scaturite dell’incontro, il quinto, che ha visto confrontarsi a San Martino di Castrozza i gestori dei rifugi dell’area dolomitica, dal Trentino all’Alto Adige fino al Friuli passando per il Veneto. Un incontro che ha focalizzato l’attenzione proprio sull’impatto del turismo di massa su ambienti splendidi ma anche difficili e straordinariamente delicati come quelli montani. Un problema certamente non nuovo, che negli anni è stato declinato in molti aspetti diversi, dal contenimento dei veicoli sui passi dolomitici all’impatto dell’industria dello sci sugli ambienti naturali, fino alla tutela di un territorio per decenni saccheggiato dall’edilizia delle seconde case. Problemi di tutta la montagna, ma che le Dolomiti — la culla in cui è nato il turismo di alta quota — vivono in modo amplificato sia per la loro straordinaria capacità di attrazione, sia per la delicatezza dei loro ambienti e paesaggi. «Negli ultimi anni — spiega l’attualità del tema Duilio Boninsegna, del rifugio Pradidali sulle Pale di San Martino — abbiamo visto arrivare tante persone nuove, che non conoscono la montagna e non sono preparate a viverla. Tocca a noi cercare di educarle ad essere parte della montagna. Noi siamo gente della montagna, in sintonia con ambienti in cui abbiamo scelto di vivere per passione, perché senza quella passione non fai questo mestiere». «In questi due giorni ci siamo confrontati dopo due stagioni particolarmente impegnative — aggiunge Mario Fiorentini, che in Cadore gestisce il rifugio Città di Fiume — e abbiamo deciso di metterci la faccia e diventare protagonisti di una attività di sensibilizzazione sulle problematiche del lavoro in alta quota di cui vediamo tutti la necessità. I turisti non sanno cosa significhi portare l’acqua ai rifugi, o gestire i rifiuti e i reflui in un contesto ambientale come quello dolomitico. Come si portino le provviste. Dobbiamo aiutarli a conoscere e capire se vogliamo da loro comportamenti rispettosi e responsabili. Sia nei confronti dell’ambiente, sia nelle aspettative che esprimono nei nostri stessi confronti». Quindi sensibilizzazione nel senso di costruzione di conoscenze che la nuova massa di frequentatori delle montagne, in rapidissimo aumento, non ha. Senza conoscenze non può esserci rispetto, e senza rispetto, anche in modo inconsapevole, il turista finisce per deturpare quella straordinaria bellezza che viene a cercare. I gestori di rifugio possono essere la risorsa fondamentale per diffondere una cultura della montagna indispensabile per non trasformarla in una versione con rocce ed erba delle spiagge dell’Adriatico. E ai gestori si rivolgono anche gli operatori del settore, dalla Fondazione Dolomiti Unesco, con il presidente Mario Tonina che li chiama a collaborare per garantire una fruizione sostenibile delle Dolomiti, a Valerio Zanotti, del Parco Paneveggio Pale di San Martino, che li vede come primi protagonisti della «conservazione attiva» di questi territori unici. Uno sforzo in cui non potranno essere da soli. Nella stessa direzione, ha detto Antonio Stompanato dell’Apt San Martino, Primero e Vanoi, vanno le iniziative orientate alla sostenibilità avviate con i gestori di impianti ed aree sciistiche o la campagna plastic free. Ma in quota sono i rifugisti i maestri ideali per diffondere quei valori che la montagna ha insegnato loro.

Corriere dell’Alto Adige | 21 Novembre 2021 p. 6, segue dalla prima Dolomiti Unesco, rifugi uniti per promuovere la sfida green Incontro interregionale in val Canali: «Dobbiamo sensibilizzare chi sale in quota» TRENTO «Un rifugio non è un albergo di montagna. E noi siamo in prima linea: nessuno meglio di noi, che conosciamo la montagna e la viviamo, può farlo capire a quelle masse di persone che la raggiungono magari per la prima volta». Martin Riz, gestore sul Catinaccio del Rifugio Antermoia, sintetizza così analisi e conclusioni scaturite dell’incontro, il quinto, che ha visto confrontarsi a San Martino di Castrozza i gestori dei rifugi dell’area dolomitica, dal Trentino all’Alto Adige fino al Friuli passando per il Veneto.


Un incontro che ha focalizzato l’attenzione proprio sull’impatto del turismo di massa su ambienti splendidi ma anche difficili e straordinariamente delicati come quelli montani. Un problema certamente non nuovo, che negli anni è stato declinato in molti aspetti diversi, dal contenimento dei veicoli sui passi dolomitici all’impatto dell’industria dello sci sugli ambienti naturali, fino alla tutela di un territorio per decenni saccheggiato dall’edilizia delle seconde case. Problemi di tutta la montagna, ma che le Dolomiti — la culla in cui è nato il turismo di alta quota — vivono in modo amplificato sia per la loro straordinaria capacità di attrazione, sia per la delicatezza dei loro ambienti e paesaggi. «Negli ultimi anni — spiega l’attualità del tema Duilio Boninsegna, del rifugio Pradidali sulle Pale di San Martino — abbiamo visto arrivare tante persone nuove, che non conoscono la montagna e non sono preparate a viverla. Tocca a noi cercare di educarle ad essere parte della montagna. Noi siamo gente della montagna, in sintonia con ambienti in cui abbiamo scelto di vivere per passione, perché senza quella passione non fai questo mestiere». «In questi due giorni ci siamo confrontati dopo due stagioni particolarmente impegnative — aggiunge Mario Fiorentini, che in Cadore gestisce il rifugio Città di Fiume — e abbiamo deciso di metterci la faccia e diventare protagonisti di una attività di sensibilizzazione sulle problematiche del lavoro in alta quota di cui vediamo tutti la necessità. I turisti non sanno cosa significhi portare l’acqua ai rifugi, o gestire i rifiuti e i reflui in un contesto ambientale come quello dolomitico. Come si portino le provviste. Dobbiamo aiutarli a conoscere e capire se vogliamo da loro comportamenti rispettosi e responsabili. Sia nei confronti dell’ambiente, sia nelle aspettative che esprimono nei nostri stessi confronti». Quindi sensibilizzazione nel senso di costruzione di conoscenze che la nuova massa di frequentatori delle montagne, in rapidissimo aumento, non ha. Senza conoscenze non può esserci rispetto, e senza rispetto, anche in modo inconsapevole, il turista finisce per deturpare quella straordinaria bellezza che viene a cercare. I gestori di rifugio possono essere la risorsa fondamentale per diffondere una cultura della montagna indispensabile per non trasformarla in una versione con rocce ed erba delle spiagge dell’Adriatico. E ai gestori si rivolgono anche gli operatori del settore, dalla Fondazione Dolomiti Unesco, con il presidente Mario Tonina che li chiama a collaborare per garantire una fruizione sostenibile delle Dolomiti, a Valerio Zanotti, del Parco Paneveggio Pale di San Martino, che li vede come primi protagonisti della «conservazione attiva» di questi territori unici. Uno sforzo in cui non potranno essere da soli. Nella stessa direzione, ha detto Antonio Stompanato dell’Apt San Martino, Primero e Vanoi, vanno le iniziative orientate alla sostenibilità avviate con i gestori di impianti ed aree sciistiche o la campagna plastic free. Ma in quota sono i rifugisti i maestri ideali per diffondere quei valori che la montagna ha insegnato loro.

L’Adige | 22 Novembre 2021 p. 18 Il ritrovo dei rifugisti di 66 strutture e l'impegno con Fondazione Unesco PRIMIERO Hanno scelto di vivere in alta quota, amano la montagna e ogni giorno si attivano in molti modi per tutelarla. Un lavoro di custodia del patrimonio naturale e di accoglienza degli escursionisti prezioso e complesso, e chi meglio di loro può farsi portavoce e promotore di una frequentazione sostenibile delle Dolomiti? Saranno i gestori di rifugi dell'area cuore delle Dolomiti Patrimonio Mondiale a mettersi in gioco per mostrare il "dietro le quinte" e le difficoltà del loro lavoro, diventando in parte anche gli artefici delle azioni di sensibilizzazione che la Fondazione Dolomiti Unesco promuoverà nei confronti dei visitatori per motivarli ad adottare comportamenti più rispettosi del contesto ambientale e più consapevoli del ruolo di custodia delle Dolomiti che i gestori stessi svolgono a beneficio di chi le frequenta. È quanto emerso durante l'incontro dei rifugisti delle 66 strutture ricettive delle Dolomiti provenienti dal Trentino, dall'Alto Adige, dal Veneto e dal Friuli Venezia-Giulia che per due giorni, il 18 e 19 novembre scorsi, si sono ritrovati al Brunet Hotels di Primiero San Martino di Castrozza per la quinta edizione dell'appuntamento annuale organizzato dalla Fondazione in collaborazione con il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino e l'Azienda per il Turismo San Martino di Castrozza, Primiero e Vanoi. «Abbiamo bisogno di raccontare insieme la nostra montagna, fatta di impegno, passione, sacrificio. Valori che si possono tramandare e trasmettere anche grazie alla vostra preziosa testimonianza - ha detto il presidente della Fondazione Dolomiti Unesco Mario Tonina a conclusione della due giorni -. Sempre di più i turisti cercano esperienze autentiche. Vogliono conoscere il territorio ed essere guidati dagli operatori locali. Il vostro ruolo è essenziale nell'indirizzare i visitatori verso una fruizione sostenibile e consapevole delle Dolomiti».Dopo una giornata dedicata al trekking in Val Canali per imparare a leggere il paesaggio dolomitico grazie alle competenze di Luciano Gadenz, guida alpina delle Aquile di San Martino, i gestori si sono confrontati su problematiche comuni, quali approvvigionamento idrico, smaltimento dei rifiuti, sostenibilità, gestione dell'ccoglienza, che richiedono adeguata comunicazione verso un'utenza sempre più esigente e a volte con pretese che denotano mancanza di consapevolezza del contesto montano in cui si trovano. Proprio per questo i gestori hanno deciso di proseguire sulla linea dettata da iniziative come la trasmissione "Noi Dolomiti Unesco" ideata e realizzata dal giornalista Giambattista Zampieri. Ricco e stimolante il contributo dei rifugisti che hanno aderito all'iniziativa, sintetizzato in conclusione da Duilio Boninsegna, gestore del Rifugio Pradidali: «È un periodo un po' particolare, molte persone nuove si sono affacciate alla montagna e tocca a noi il ruolo di educare alla comprensione del contesto montano e del nostro lavoro in maniera semplice e il più possibile autentica, in sintonia con la montagna».Sono intervenuti anche Valerio Zanotti, presidente


del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino, e il direttore Vittorio Ducoli, illustrando il tema chiave della conservazione attiva del territorio, mentre, a nome degli operatori turistici, Antonio Stompanato, presidente dell'Apt San Martino di Castrozza, e il direttore Manuel Corso hanno messo in luce il piano per la sostenibilità dell'offerta turistica e un esempio di collaborazione di successo come le proposte vacanza Dolomiti Palaronda, un percorso di trekking e ferrate tra i rifugi delle Pale di San Martino. P.N

Corriere delle Alpi | 22 Novembre 2021 p. 17 Rifugisti sentinelle delle Alpi contro lo spreco dell'acqua IL DIBATTITO Ci sono rifugi alpini che sfidano la tradizione della chiusura estiva: restano aperti nonostante l'autunno avanzato. Dal Città di Fiume ai piedi del Pelmo al Chiggiato, in faccia alle Marmarole, ad altri ancora. I rifugi, insomma, come "sentinelle" delle Dolomiti Unesco. Esattamente come si sono proposti, attraverso i loro gestori, nell'incontro promosso dalla Fondazione presieduta da Mario Tonina a san Martino di Castrozza. Le sentinelle di quella sostenibilità che l'accesso massiccio alle alte quote negli ultime due estati ha fatto perdere. «In effetti, sono arrivati molti escursionisti, ma tanti erano improvvisati - ammette Mario Fiorentini, presidente dell'Associazione Rifugisti Agrav - per cui tenevano comportamenti poco rispettosi del contesto ambientale». Dallo spreco d'acqua all'abbandono dei rifiuti, alla pretesa di consumare in rifugio magari con le medesime modalità dell'albergo. E - ricorda ancora Fiorentini - taluni atteggiamenti sono risultati addirittura insultanti date le condizioni in cui ci trovavamo ad operare: chi con 30% in meno di presenze, chi addirittura dovendo rinunciare fino al 70%». I gestori di rifugio dell'area "core" delle Dolomiti Patrimonio Mondiale hanno pertanto deciso di mettersi direttamente in gioco per mostrare il "dietro le quinte", le difficoltà e la complessità del loro lavoro. E per accompagnare l'escursionista alla riscoperta della montagna nei suoi valori più autentici. Saranno infatti i protagonisti e in parte anche gli artefici delle azioni di sensibilizzazione che la Fondazione promuoverà nei confronti dei visitatori, per indurli ad adottare comportamenti più rispettosi del contesto ambientale e più consapevoli del ruolo di custodia delle Dolomiti che i gestori stessi svolgono a beneficio anche di chi le frequenta. «Abbiamo bisogno di raccontare insieme la nostra montagna, fatta di impegno, passione, sacrificio - afferma il presidente Mario Tonina -. Valori che si possono tramandare e si trasmettere anche grazie alla vostra preziosa testimonianza. Sempre di più i turisti cercano esperienze autentiche. Vogliono conoscere il territorio ed essere guidati dagli operatori locali. Il ruolo dei gestori è essenziale nell'indirizzare i visitatori verso una fruizione sostenibile e consapevole delle Dolomiti. È per questo che vi chiediamo di lavorare insieme a noi e a collaborare fra di voi, per sostenerci vicendevolmente in questa grande responsabilità». Approvvigionamento idrico, smaltimento dei rifiuti, sostenibilità, gestione dell'accoglienza, sono aspetti che richiedono una giusta comunicazione verso un'utenza sempre più esigente, che talvolta avanza pretese che denotano una mancanza di consapevolezza del contesto. Va detto, intanto, che, alla faccia della ripresa dei contagi, e prenotazioni arrivano già per la prossima estate. Anche dall'estero. --fdm© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’Adige | 20 Novembre 2021 p. 30 Gestori e Fondazione stanno discutendo per disegnare il prossimo futuro del turismo della montagna PATRIZIA NICCOLINI PRIMIERO Sono arrivati da Friuli Venezia-Giulia, Veneto, Alto Adige e naturalmente dal Trentino. È in corso di svolgimento in Primiero, l'incontro annuale rivolto ai gestori dei rifugi dislocati nell'area cuore delle Dolomiti Patrimonio Mondiale organizzato da Fondazione Dolomiti Unesco. Dal Brenta ai Monfalconi, dalle Dolomiti di Sesto alle Vette Feltrine, sono 66 le strutture ricettive che offrono all'escursionista ristoro e ospitalità nei nove sistemi che compongono il sito Dolomiti Unesco e la quinta edizione dell'appuntamento si svolge a San Martino di Castrozza nella splendida cornice della Val Canali, in collaborazione con il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino e con l'Azienda per il Turismo San Martino di Castrozza, Primiero e Vanoi. Al centro del dibattito la necessità di promuovere una frequentazione più rispettosa delle Dolomiti e il desiderio di far vivere agli ospiti esperienze all'insegna dell'autenticità e della sostenibilità. I gestori hanno così l'opportunità di confrontarsi sulle problematiche che accomunano chi garantisce questo fondamentale lavoro, non solo di accoglienza ma anche di trasmissione dei valori che hanno consentito alla Dolomiti di entrare nella lista del Patrimonio Mondiale. Si tratta di un ruolo sempre più complesso, che richiede formazione, scambio di esperienze e confronto, e nella giornata di ieri si è svolto un trekking alla scoperta della Val Canali, per imparare a leggere il paesaggio dolomitico grazie agli interventi di Vittorio Ducoli (direttore del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino), Manuel Corso (direttore dell'Apt San Martino di


Castrozza, Primiero e Vanoi) e Luciano Gadenz (guida alpina delle Aquile di San Martino e Primiero). La giornata si è aperta con il saluto della direttrice Mara Nemela, e un'introduzione su alcuni progetti avviati dalla Fondazione Dolomiti Unesco miranti a promuovere e rafforzare nuove sensibilità e nuove prospettive di frequentazione dei territori, riguardanti l'accessibilità, la valorizzazione delle produzioni locali, il Geotrail e tutte le attività di comunicazione, a partire dalla trasmissione «Noi Dolomiti Unesco» realizzata dal giornalista Giambattista Zampieri.Ampio spazio poi ai gestori per discutere sul proprio ruolo di presidi informativi e su come proseguire la campagna di comunicazione avviata in questi anni. «A sottoscrivere il sodalizio fra Fondazione e rifugisti - si legge nel sito dolomitiunesco.info - vi è e vi sarà sempre l'intento di sensibilizzare i visitatori ad adottare comportamenti più rispettosi e attenti al contesto ambientale e contestualmente divulgare il ruolo di presidio svolto dai gestori di rifugio, che, fra tante difficoltà, riescono a prendersi cura della montagna e di chi la frequenta».

Corriere delle Alpi | 17 Novembre 2021 p. 15 Rifugi alpini, strategie comuni per un turismo sostenibile Gianluca De Rosa BELLUNO I rifugisti di Veneto, Trentino, Alto Adige e Friuli Venezia Giulia si ritroveranno domani in Primiero per la due giorni organizzata dalla Fondazione Dolomiti Unesco. Si tratta della sesta edizione di un appuntamento riservato ai rifugisti collocati nella cosiddetta area "core" delle Dolomiti patrimonio Unesco. In tutto sono 66, 19 quelli bellunesi. Al centro del dibattito la necessità di promuovere una frequentazione più rispettosa delle Dolomiti e il desiderio di far vivere agli ospiti esperienze autentiche e sostenibili.Tra i promotori c'è Mario Fiorentini, gestore del rifugio Città di Fiume situato all'ombra del Pelmo: «Il nostri obiettivo è dare vita a una strategia comune condivisa dai rifugisti riuniti sotto la bandiera dell'Unesco», ha spiegato il presidente di Agrav. L'incontro torna in presenza, "spalmato" su due giorni con un programma ben definito: il primo giorno si svolgerà "sul campo" con un trekking alla scoperta della val Canali per imparare a leggere il paesaggio dolomitico; la seconda giornata sarà didattica e si aprirà con una breve presentazione da parte della direttrice Mara Nemela su alcuni progetti avviati dalla Fondazione Dolomiti Unesco con l'intento di promuovere e rafforzare nuove sensibilità e nuove prospettive di frequentazione dei territori riguardanti l'accessibilità, la valorizzazione delle produzioni locali e il geotrail.«I temi portanti di questi incontri ruotano attorno alla quotidianità del rifugista», aggiunge Fiorentini, «uno dei temi più importanti riguarda l'esigenza di un aggiornamento continuo. Si tratta di una professione in contuinua mutazione e la formazione diventa elemento fondamentale per far fronte a un numero sempre maggiore di turisti. L'altro tema prioritario è il confronto attorno a esigenze specifiche a cui bisogna far fronte in maniera comune. È il caso del razionamento dell'acqua ad esempio, oppure lo smaltimento dei rifiuti. Ognuno di noi è chiamato a mantenere una linea affinché il prodotto si presenti univoco per tutti, motivo di equilibrio anche tra gli avventori, tenuti a mantenere lo stesso tipo di comportamento in qualsiasi rifugio».I rifugisti ammessi all'incontro sono 66, 19 dei quali bellunesi. Sono quelli situati nell'area "core" , il cuore del patrimonio Dolomiti Unesco. «Al vaglio c'è la possibilità di allargare la collaborazione con i colleghi delle aree definite buffer», annuncia Fiorentini, «una specie di area che funge da filtro, definita tale dai sindaci all'atto dell'assegnazione del titolo Unesco ma oggi meritevole di una rivisitazione». --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gazzettino | 17 Novembre 2021 p. 7, edizione Belluno Rifugisti dolomitici a convegno in Primiero IL CONVEGNO BELLUNO Rifugisti a raccolta in Primiero. Per due giorni domani e dopo domani si guarderanno negli occhi, all'ombra delle Dolomiti che ben conoscono. Con lo scopo di mettere a fuoco le criticità, nell'ottica di una ripartenza alla grande, sia per la stagione invernale che estiva. I gestori di rifugio delle dolomiti Unesco si incontreranno a San Martino di Castrozza (Tn) per l'annuale incontro organizzato dalla Fondazione Dolomiti Unesco rivolto ai gestori dei 66 rifugi dolomitici. Al centro del dibattito la necessità di promuovere una frequentazione più rispettosa delle Dolomiti e il desiderio di far vivere agli ospiti esperienze all'insegna dell'autenticità e della sostenibilità. Sul piatto, oltre allo scambio di esperienze, verranno messi alcuni temi. Come la modalità di fare informazione proseguendo la campagna di comunicazione avviata anche con la trasmissione Noi Dolomiti Unesco realizzata dal giornalista Giambattista Zampieri. O come la valorizzazione delle produzioni locali. Senza dimenticare l'intento di sensibilizzare i visitatori verso comportamenti più rispettosi al contesto ambientale, contestualmente divulgando il ruolo di presidio svolto dai gestori di rifugio che,


fra tante difficoltà, riescono a prendersi cura della montagna e di chi la frequenta. A dire la sua, in questa quinta edizione, ai rifugisti che si sono iscritti (tra cui 11 partecipanti bellunesi) ci sarà la direttrice Dolomiti Unesco, Mara Nemela. Informazioni: 0436.86739

IL GHIACCIAIO DEL POPERA: IL NUOVO DOCUMENTARIO DI CARRARO Gazzettino | 14 Novembre 2021 p. 14, edizione Belluno La memoria del ghiaccio Diradati gli escursionisti estivi, mai come in questa stagione il Vallon Popera appare agli antipodi dal clamore dei consessi internazionali con ministri ed esperti, dalla ressa mediatica, dai sit-in di protesta. Eppure è proprio qui, nel cuore delle Dolomiti, che si deve venire per toccare con mano gli effetti perversi del bla- bla- bla sul cambiamento climatico. Il drone scruta da vicino le pareti, fin sotto il celebre passo della Sentinella: «Si notano chiaramente le fasce di colore diverso sulla roccia, quasi come il passaggio dell'acqua alta: sono in realtà i livelli raggiunti anticamente dal ghiacciaio pensile» sottolinea Giovanni Carraro. Oggi ne sopravvive a stento qualche chiazza, smangiata dalle ghiaie. Le foto della Grande Guerra, che su questi monti visse pagine tremende ed epiche, mostrano uno spessore di cinquanta metri: sembra un'altra era geologica. Ma basta osservare anche solo una carta topografica di vent'anni fa, dov'era segnato con un'estensione ancora apprezzabile, per rendersi conto a prima vista della velocità del ritiro. LA TROUPE Carraro, insieme ai suoi compagni d'avventura, è salito quassù, tra Comelico, valle di Sesto, val d'Ansiei e val Fiscalina, proprio per documentare il drammatico scioglimento dei giacchi, provocato dal riscaldamento globale. Dopo le esperienze delle Tre Cime di Lavaredo, Setsass, Col Quaternà e Col dei Bos e quelle sulle Colline del Prosecco, alla fine dell'estate scorsa, la troupe guidata dal giornalista e scrittore e composta dal direttore di Telebelluno Andrea Cecchella, dallo storico Giovanni De Donà, dal geologo Gianluca Piccin e dall'operatore video Mauro Dalle Feste, ha percorso il sentiero 101 realizzando un nuovo docufilm - Popera, gli antichi giacciai - della serie dedicata ai due siti veneti Patrimonio dell'umanità (Carraro è socio sostenitore sia della Fondazione relativa al primo, sia dell'Associazione per il secondo). Il video sarà presentato in anteprima in un evento speciale nei prossimi giorni, per essere poi inserito nella programmazione dell'emittente bellunese. «La scelta del Popera - conferma Carraro - è nata perché lì vi sono chiare testimonianze del fenomeno del ritiro. Dei ghiacciai che fino a qualche decennio fa pennellavano le valli orientali del comprensorio, oggi non resta quasi più nulla». LA STORIA Ventimila anni fa nelle Dolomiti bellunesi, durante il picco della cosiddetta glaciazione wurmiana, il limite delle nevi perenni era situato tra i 1.600 e i 1.300 metri di quota e le lingue ghiacciate sfociavano in pianura. Da lì, inizia un progressivo ripiegamento in tutto il pianeta. Non senza, però, periodiche inversioni di tendenza. La morena laterale alla base del Sentinella, mostrata anche nel film, per esempio, è eredità di quella che i tecnici chiamano Piccola età glaciale, un periodo freddo, cominciato nel XV secolo e culminato a metà del XIX, quando gela anche la Laguna di Venezia e i londinesi pattinano sul Tamigi. «Un ghiacciaio lo possiamo definire come una grande fabbrica naturale di ghiaccio dove la materia prima è la neve - spiega il geologo Piccin nel documentario - Se fa freddo per molto tempo, il limite delle nevi si abbassa e il ghiacciaio si espande. Viceversa, quando il clima diventa più caldo, il limite si innalza e il ghiacciaio si ritira». E' quanto sta avvenendo da più di un secolo e mezzo, con, tuttavia, un'allarmante accelerazione recente, a causa delle attività umane, su tutte le emissioni di gas serra. Il gruppo del Popera, però, è custode pure di altre storie. LA GUERRA Quelle della Prima guerra mondiale: i combattimenti tra Alpini e Kaisejager, le gesta di Sepp Innerkofler, la mitica traversata di Cima Undici da parte dei Mascabroni, reparto speciale delle Penne nere. Carraro e compagni raccontano soprattutto la Valanga di Selvapiana: il 24 febbraio 1916, 46 fanti della Milizia territoriale, richiamati delle classi anziane, tutti originari della Marca Trevigiana, mentre avanzava tra la neve alta e i lastroni di vetrato (altri inverni, appunto) per portare i rifornimenti agli avamposti sul Crestòn, vengono travolti da una valanga. Perdono la vita in undici. Quelle stesse guglie e cime, in tempo di pace, sono state poi campo d'azione di alcuni dei più forti alpinisti italiani: Dibona, Comici, Carlesso. E il Popera rimane uno degli scenari più spettacolari delle Dolomiti, anche per chi vuole avvicinarlo con una semplice camminata: il documentario propone un facile itinerario tra i rifugi Lunelli e Berti e fino al Vallon Popera, alla base dei ghiaioni, dove si trova un incantevole laghetto. Memoria e attualità. «Le Dolomiti non smettono mai di raccontare - afferma la direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, Mara Nemela - e in questo caso lo fanno parlando dell'emergenza di oggi e di come dovrebbe essere il nostro comportamento per preservare l'integrità non solo di questo stesso ambiente, ma dell'intero pianeta. Dobbiamo agire subito, è una responsabilità di tutti». Mattia Zanardo


Corriere delle Alpi | 24 Novembre 2021 p. 30 Popera, il ghiacciaio scomparso: tra riscaldamento globale e storia IL REPORTAGE I ghiacciai del Popera testimonianza diretta del riscaldamento globale. L'ultimo reportage del giornalista e scrittore Giovanni Carraro è concentrato in Comelico, lungo il sentiero 101 che dal rifugio Lunelli conduce al passo della Sentinella.«Dei ghiacci che fino a qualche decennio fa pennellavano le valli orientali del comprensorio oggi non resta quasi più nulla», osserva Carraro, che sabato alle 18 nella sede polifunzionale di Dosoledo presenterà in anteprima un documentario a metà tra lo storico e lo scientifico realizzato in collaborazione con la fondazione Dolomiti Unesco (ingresso gratuito con obbligo di Green pass). L'anteprima è stata organizzata in collaborazione con l'Um del Comelico.«Crediamo che il film possa essere non solo un'occasione di valorizzazione turistica ed economica del nostro territorio», spiega il presidente Um, Giancarlo Ianese, «ma possa anche lanciare un monito, in particolare alle giovani generazioni, ad impegnarsi per la tutela dell'ambiente straordinario in cui abbiamo la fortuna di vivere».Il lavoro ha visto in prima linea, al fianco di Carraro, il direttore di Telebelluno Andrea Cecchella, lo storico Giovanni De Donà, il geologo Gianluca Piccin e l'operatore Mauro Dalle Feste.«Oggi non c'è quasi più niente, ma basta osservare una carta dei sentieri di qualche anno fa per scoprire che il ghiacciaio era indicato», ha spiegato il geologo Piccin. Non solo scienza ma anche storia nel reportage.«Il documentario rievoca la tragedia di Selvapiana», anticipa lo storico cadorino Giovanni De Donà, «il 24 febbraio 1916 quarantasei soldati vennero radunati a Casera Selvapiana per portare i rifornimenti ad alcuni commilitoni bloccati dalla tormenta sul Creston Popera. Facevano parte della fanteria Milizia Territoriale costituita dalle classi più anziane di richiamati, militari considerati troppo attempati per le missioni di guerra e adibiti a umili mansioni logistiche. I soldati seguirono a stento il tracciato in direzione del vallon Popera perché la coltre di neve era particolarmente spessa e coperta di lastroni di ghiaccio, tanto che dovettero fermarsi in un anfratto insidioso al di sotto delle guglie di Stalata e i fulmini del Popera. Proprio da qui, alle ore 15, si staccò una valanga che investì il gruppo di soldati uccidendone undici». --Gianluca De Rosa© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gazzettino | 26 Novembre 2021 p. 15, edizione Treviso – Belluno Il ritiro del ghiacciaio nel vallone del Popera tra scienza e storia Il ritiro di uno dei ghiacciai delle Dolomiti orientali, quello del vallone del Popera è la produzione filmica realizzata dalla troupe guidata dal giornalista e regista Giovanni Carraro con le immagini girate per il nuovo documentario storico-scientifico realizzato in collaborazione con la Fondazione Dolomiti Unesco. L'ANTEPRIMA L'opera documentaristica verrà presentata in anteprima sabato 27, alle ore 18.00, nella sala polifunzionale delle scuole elementari di Dosoledo, su iniziativa dell'Unione montana Comelico. UN MONITO «Siamo lieti di poter ospitare la troupe che ha realizzato il film perché crediamo che esso possa essere non solo un'occasione di valorizzazione turistica ed economica del nostro territorio spiega il presidente Giancarlo Ianese ma anche lanciare un monito, in particolare per le giovani generazioni, ad impegnarsi per la tutela dell'ambiente straordinario in cui abbiamo la fortuna di vivere». Il progressivo innalzarsi della temperatura del pianeta in questi ultimi decenni ha avuto come effetto constatabile il ritiro dei ghiaccia su tutto l'arco alpino e quello del Popera ne è un esempio. «La scelta del Popera dice il regista del filmato Giovanni Carraro - è nata perché lassù vi sono chiare testimonianze di questo fenomeno. Dei ghiacciai che fino a qualche decennio fa pennellavano le valli orientali del comprensorio, infatti, oggi non resta quasi più nulla». Una prima constatazione del ritiro dei ghiacci si era avuta nel 1983, quando emersero i resti di un soldato della guerra 15-18, di cui nelle scorse settimane si è rievocata la vicenda, con il riconoscimento della persona a cui corrispondevano i resti rimasti intrappolati in una valanga nel 1916, il tenente medico di Napoli Carlo Maria Cosi. Del livewllo del ghiacciaio del Popera parla il geologo Gianluca Piccin. SPARITE LE NEVI ETERNE «Oggi non c'è quasi più niente - sostiene - mentre basta osservare una carta dei sentieri di qualche anno fa e scopriamo che il ghiacciaio era indicato. Ma non finisce qui, se guardiamo più in alto, vediamo una tipica valle glaciale sospesa dalla classica forma a U. Qui vi era il ghiacciaio pensile, documentato nelle foto della Grande Guerra con uno spessore di ben cinquanta metri. Nel film


vedremo come sulle pareti di quella piccola valle si possa distinguere perfettamente il limite dove arrivava ghiaccio, grazie alla diversa colorazione della roccia». L'ingresso in sala di Dosoledo è consentito con il green pass e la mascherina. Lucio Eicher Clere © riproduzione riservata

I DOCUMENTARI DEDICATI AI PARCHI NATURALI DELLE DOLOMITI UNESCO Messaggero Veneto | 28 Novembre 2021 p. 24, edizione Pordenone I parchi delle Dolomiti diventano documentari Il panorama mozzafiato delle Dolomiti conquista il grande schermo: domani, alle 20.45, Cinemazero ospiterà a Pordenone proiezioni di documentari intitolate "Dolomiti patrimonio mondiale Unesco - La sublime bellezza dei Monti Pallidi". L'evento è organizzato dalla Regione in collaborazione con la sezione di Pordenone del Cai.I documentari esprimono il fascino del paesaggio e della geologia che hanno portato al riconoscimento di patrimonio mondiale dei nove sistemi dolomitici. Nel corso della presentazione saranno proiettati due dei primi quattro documentari completati, che vedono protagonisti il Parco naturale Dolomiti friulane e il Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino.Nella seconda parte della serata spazio a un incontro-dibattito in cui Marco Virgilio discuterà con il fisico Filippo Giorgi dell'International centre for theoretical physics di Trieste su "Il cambiamento climatico e i suoi effetti sull'ambiente alpino e dolomitico".

DOLOMITI ACCESSIBILI Gazzettino | 20 Novembre 2021 p. 2, edizione Belluno Giù tutte le barriere «Provincia inclusiva» Provincia più inclusiva per le Olimpiadi del 2026? Un gruppo di esperti è già al lavoro e il percorso per rendere Belluno e le sue montagne alla portata di tutti è iniziato. Non si parla più di barriere architettoniche in senso stretto. Certamente sono importanti, ma è Oscar De Pellegrin, alla presidenza dell'Associazione sociale sportiva invalidi (Assi) con Davide Giozet, a parlare chiaramente: «Il messaggio fondamentale è creare una società per tutti, dal nonno col bastone, alla mamma con la carrozzina per arrivare a va è sulla carrozzella. Una società che pratichi il turismo accessibile». Che sia quello nelle città d'arte ma anche nei sentieri dolomitici. LA PRIMA FASE «Nel mondo paralimpico prosegue il più volte Campione nelle specialità della Carabina e del Tiro con l'Arco abbiamo già presentato un progetto. Un inizio di cui abbiamo parlato a Longaronefiere ad ottobre, nell'abito del Dolomiti Show». Sono infatti state coinvolte anche le scuole e si è cominciato ad assegnare i primi incarichi: gli studenti in particolare andranno a mappare alcune delle città principali della provincia, come Belluno, Feltre e Cortina d'Ampezzo. Una volta mappate le città e i luoghi su cui possibile intervenire verranno coinvolte le varie amministrazioni comunali. «Logicamente una città storica non la si potrà stravolgere spiega Oscar De Pellegrin ne siamo tutti consapevoli, ma visto che viviamo un disagio è giusto cercare di dare un contributo. Il messaggio, lo ribadisco, non sono le barriere architettoniche, ma includere tutti i soggetti con difficoltà: dall'anziano al neo genitore». I PUNTI NERI Per le situazioni concrete si parla dei disagi segnalati da tempo: marciapiedi, servizi igienici non accessibili, pochi parcheggi segnalati, palazzi non a norma. Criticità che, in vista delle olimpiadi e paralimpiadi, assumono maggior peso in quanto, si sa, il 2026 rappresenterà un'occasione d'oro anche per il settore turistico. «Sono certamente aspetti importanti sottolinea il presidente dell'Assi - per poter girare una città, aspetti fondamentali per la fruibilità dei luoghi di montagna. Qui qualcosa è stato fatto, qualcosa si può ancora fare. Non si può disconoscere i nuovi marciapiedi con le rampe, l'auspicio rimane quello di coordinarsi con associazioni o persone che vivono quotidianamente il disagio». De Pellegrin porta l'esempio dei lamponi proprio in centro ai marciapiedi di via Montegrappa a Belluno,


dove «se ci fosse stata maggior coordinazione avremo potuto offrire il nostro contributo in base all'esperienza». L'altra parte della presidenza del'Assi è rappresentata da Davide Giozet, campione d'Italia nel rugby in carrozzina, ma ance fiduciario del Comitato italiano paralimpico. Lui parla di accessibilità a tutto tondo, «è stato avviato un progetto ambizioso in cui sono coinvolti i sindaci della provincia. C'è sicuramente da riprendere in mano alcune questioni, quando si parla di disabilità gli aspetti sono i più diversi, c'è quella fisica e quella sensoriale tanto per citarne un paio». DOLOMITI INCLUSIVE Di esempi di collaborazione tra l'Assi e altri enti ce ne sono parecchi, basti ricordare quello con la Fondazione Dolomiti Unesco iniziato nel 2018 per rendere le Dolomiti inclusive, cioè accessibili ad ogni portatore di handicap. Si parlava infatti di 23 i sentieri aperti a chi ha difficoltà motorie, dei quali 10 nella provincia di Belluno. Ora il numero è raddoppiato e probabilmente aumentato. Fu fondamentale il lavoro fatto dall'Assi, l'idea era nata nella sede di Sedico: rendere le Dolomiti patrimonio di tutti. In alcuni percorsi è sufficiente la carrozzina, per altri percorsi serve il ruotino, per altri ancora lo zoom camp, mezzo con quattro ruote motrici che consente spostamenti fuori strada (una sorta di quad carrozzina). Permette di arrivare, per esempio, fino alla Forcella Lavaredo. L'obiettivo era poi trovare le risorse per acquistare alcuni di questi mezzi, darli in gestione ai rifugi con la possibilità per le persone con disabilità di noleggiarli. Allo studio c'era anche l'idea di organizzare una scuola per imparare a usare lo zoom camp. LA MAPPA SENTIERI Sono stati chiamati a raccolta tutti i conoscitori del territorio dolomitico, per le segnalazioni di itinerari adatti a essere percorsi da persone con limitate capacità motorie. È stata elaborata una banca dati, continuamente aggiornata, estesa a tutte le Dolomiti Unesco, per mezzo della quale è stata realizzata una mappa interattiva degli itinerari accessibili (è consultabile nel sito www.visitdolomites.com). La seconda fase del progetto è consistita nella formazione di figure professionali esperte nell'accompagnamento di persone con disabilità. Federica Fant

GEOTRAIL Gazzettino | 20 Novembre 2021 p. 11, edizione Belluno Un progetto per il turismo che guarda alla geologia CORTINA D'AMPEZZO Fondazione Dolomiti Unesco ha lanciato un progetto che promuove e intercetta un nuovo tipo di turismo, focalizzato sulle specificità geologica di questo territorio, riconosciuto patrimonio dell'umanità. Dolomites world heritage Geotrail comprende quattro itinerari e 47 tappe, che includono anche le Dolomiti ampezzane. Quattro guide, in italiano, inglese e tedesco, raccontano questi luoghi, compresi in tre regioni di cinque province, fra Trentino Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto. Il terzo itinerario, con il relativo volume, percorre le Dolomiti ampezzane e fa tappa ai rifugi Lagazuoi, Dibona e Palmieri. Ogni tappa è divisa in una sezione escursionistica e nella interpretazione geologica del paesaggio. La seconda sezione contiene i Geostop, momenti di pausa e osservazione lungo il cammino, per approfondire alcune particolarità geologiche nelle immediate vicinanze. NUOVA PROSPETTIVA È dunque un modo diverso di guardare e conoscere la montagna, scoprendone la storia più lontana e i processi che l'hanno plasmata e cambiata in milioni di anni. Un'immersione nella natura del territorio dove lo sguardo è accompagnato dalla conoscenza di geologia, ecologia, toponomastica e storia locale. Foto, illustrazioni e mappe corredano il testo, che sarà arricchito anche da un supporto multimediale con percorsi cronologici e tematici. A Cortina il sindaco Gianpietro Ghedina commenta: «Questo progetto di Fondazione Dolomiti Unesco valorizza i territori di montagna, che hanno specificità ambientali e culturali, e li fa conoscere a un numero sempre maggiore di persone nel mondo. Tre tappe dell'itinerario toccano luoghi simbolo di Cortina e delle Dolomiti Ampezzane e testimoniano il valore di questo territorio». Marco Dibona © riproduzione riservata

DOLOMITIZATION: CONOSCERE LE DOLOMITI DIVERTENDOSI L’Adige | 9 Novembre 2021 p. 32


Un gioco didattico ed educativo Continua il successo di Dolomitization, il gioco interattivo per scoprire le Dolomiti e realizzato su incarico della Fondazione Dolomiti Unesco da Dolomiti Project e Royal 360. Il gioco ha finalità didattico educative e promozionali. Attraverso una serie di foto panoramiche, quiz e approfondimenti, racconta le Dolomiti dal punto di vista scientifico, naturalistico e storico. Accedendo a Dolomitization ci si immerge negli scenari mozzafiato delle Dolomiti Patrimonio dell'Umanità. Navigando tra le foto panoramiche si scoprono curiosità della storia e del paesaggio delle Dolomiti. Tra ghiacciai e dinosauri, isole antichissime, storie di roccia, le Dolomiti non sono mai state così interessanti... e interattive. Ciascun utente si costruisce il proprio percorso di conservatore, geologo, esploratore o paesaggista, e si lascia attirare dagli indizi disseminati tra crode, pascoli e laghetti. Le foto panoramiche emisferiche (anche notturne) lasciano davvero a bocca aperta, e il sottofondo di musiche o suoni ambientali contribuisce alla fascinazione di questo divertente strumento di comunicazione multimediale.

STRATEGIA TURISTICA DMO BELLUNO Corriere delle Alpi | 4 Novembre 2021 p. 15 Dmo e Provincia lanciano il nuovo brand territoriale Belluno È "Dolomiti bellunesi - le montagne di Venezia" il nuovo marchio della provincia di Belluno, intesa come destinazione turistica. La Dmo dice dunque addio al marchio "Dolomiti: the Mountains of Venice", considerato troppo distante dalla realtà bellunese, e fissa il punto di ripartenza del progetto "Vivere le Dolomiti", che nei suoi primi tre anni ha avuto un percorso travagliato e non in linea con le aspettative. Il nuovo marchio è stato presentato ieri dalla Provincia e dalla Dmo ai soci del consorzio contestualmente alla strategia di brand, frutto dell'indagine curata sul marchio di destinazione turistica, sull'identità distintiva della provincia e sul posizionamento che deve avere nei mercati internazionali di settore. Un percorso che si è svolto da maggio a ottobre, attraverso una serie di incontri con oltre 100 partecipanti tra addetti, consorzi di valle e stakeholder istituzionali, e soprattutto con l'indagine tra 2 mila potenziali visitatori del Bellunese, intervistati in Italia, Germania e Regno Unito. "Dolomiti bellunesi - le montagne di Venezia" è la sintesi efficace tra tre elementi molto rilevanti: la definizione geografica del Bellunese, e il posizionamento internazionale di Venezia e delle Dolomiti, quali elementi riconoscibili e rinomati.«Ora si tratta di riempire di contenuti gli elementi identitari emersi dall'indagine», commenta il consigliere provinciale delegato al turismo, Danilo De Toni. «Le Dolomiti bellunesi, da quanto emerso dai questionari, sono scenografiche e autentiche: sono questi gli elementi su cui costruire il posizionamento della destinazione in una logica che pone le persone quali fondamentali protagonisti dello sviluppo futuro del territorio. Venezia rimane come riferimento geografico riconoscibile, e come richiamo alla strategia regionale all'interno della quale si inserisce la destinazione delle Dolomiti bellunesi».A novembre proseguiranno gli incontri di approfondimento con gli operatori dell'organizzazione turistica su alcuni temi che gli stessi hanno indicato come prioritari e strategici per il territorio. A inizio del prossimo anno la Provincia pubblicherà i bandi per la progettazione della promozione turistica, dedicati ai consorzi, del valore complessivo di 1 milione di euro. «Entriamo nella fase più concreta del progetto "Vivere le Dolomiti", quella della declinazione pratica della strategia di brand», sottolinea De Toni. «Una fase in cui dovrà essere rafforzato ancora di più il gioco di squadra con Regione, Dmo e consorzi di valle. Il progetto prevede di irrobustire la struttura della Dmo, per garantirle operatività».Soddisfatto anche il direttore della Dmo Dolomiti, Michele Basso: «È stato fatto un enorme lavoro di studio e preparazione, per ritarare le strategie turistiche dopo il Covid. Ora dovremo essere altrettanto bravi a rendere operative le richieste del brand». --i.a.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gazzettino | 4 Novembre 2021 p. 6, edizione Belluno C’è il nuovo marchio: “Dolomiti bellunesi – le montagne di Venezia” Dolomiti bellunesi - le montagne di Venezia, sarà questo il marchio di destinazione turistica della provincia di Belluno. Ma non mancano perplessità di chi sostiene che il rifermento al bellunese non sia efficace. Tra i titubanti il sindaco di Cortina d'Ampezzo, Gianpietro Ghedina. Il consigliere delegato al Turismo Danilo De Toni, invece sembra soddisfatto: «Concluso il percorso di studio ora si tratta di


studiare le strategie di brand», sintetizza. La Provincia di Belluno e la Dmo ha presentato martedì mattina ai soci della Dmo la strategia di brand elaborata all'interno del progetto Vivere le Dolomiti, frutto dell'indagine curata nei mesi scorsi sul marchio di destinazione turistica, sull'identità distintiva della provincia e sul posizionamento che deve avere nei mercati internazionali di settore. Un percorso che si è svolto da maggio a ottobre, attraverso una serie di incontri con oltre 100 partecipanti tra addetti, consorzi di valle e stakeholder istituzionali, e soprattutto con l'indagine tra 2mila potenziali visitatori del Bellunese, intervistati in Italia, Germania e Regno Unito. Dalle analisi e dalle valutazioni emerse, è stato anche completato il nome del marchio di destinazione turistica, vale a dire Dolomiti bellunesi - le montagne di Venezia, come sintesi efficace tra tre elementi molto rilevanti. Vale a dire la definizione geografica del Bellunese, e il posizionamento internazionale di Venezia e delle Dolomiti, quali elementi riconoscibili e rinomati. IL LAVORO ANCORA DA FARE «Ora si tratta di riempire di contenuti gli elementi identitari emersi dall'indagine - commenta De Toni -. Le Dolomiti bellunesi, da quanto emerso dai questionari, sono scenografiche e autentiche. Venezia rimane come riferimento geografico riconoscibile, e come richiamo alla strategia regionale all'interno della quale si inserisce la destinazione delle Dolomiti bellunesi». Alla presentazione dei risultati dell'indagine ha fatto seguito - nel pomeriggio di martedì - un primissimo incontro di approfondimento con gli operatori volto ad avere informazioni di dettaglio direttamente dai professionisti che hanno svolto l'indagine verso i potenziali turisti. Per tutto il mese di novembre proseguiranno gli incontri di approfondimento con gli operatori dell'organizzazione turistica. A inizio del prossimo anno, la Provincia pubblicherà i bandi per la progettazione della promozione turistica, dedicati ai consorzi, del valore complessivo di 1 milione di euro. «Entriamo nella fase più concreta del progetto Vivere le Dolomiti, quella della declinazione pratica della strategia di brand sottolinea il consigliere De Toni -. Una fase in cui dovrà essere rafforzato ancora di più il gioco di squadra con Regione, Dmo e consorzi di valle, perché il turismo deve essere promosso e gestito a livello di sistema territoriale. È per questo che il progetto prevede anche di irrobustire la struttura della Dmo». IL TECNICO Soddisfatto anche il direttore della Dmo Dolomiti, Michele Basso: «È stato fatto un enorme lavoro di studio e preparazione, per ritarare le strategie turistiche dopo il Covid. Ora dovremmo essere altrettanto bravi a rendere operative le richieste del brand. Il territorio bellunese ha tutte le carte in regola per essere sempre più destinazione turistica». Il nuovo marchio (non troppo diverso da quello che c'era prima: Dolomiti. Le montagne di Venezia scritto in inglese) ha destato qualche perplessità tra sindaci e operatori. I DUBBI «Ho fatto presente - ha spiegato il primo cittadino di Cortina Gianpietro Ghedina - che nella provincia i punti di forza sono Cortina e le Tre Cime di Lavaredo, sarei partito col valorizzare ciò che c'è qui. Dolomiti bellunesi appesantisce ulteriormente il marchio. Essendo una ripartenza da zero, credo che Belluno e bellunese non sia attrattivo, non è troppo conosciuto». Federica Fant

Corriere delle Alpi | 5 Novembre 2021 p. 18 «Il marchio della Dmo cancella la storia» BELLUNO Il nuovo marchio della Dmo? Cancella secoli di storia e confonde i potenziali visitatori: ne è certo il movimento Belluno Autonoma Regione Dolomiti. «Quel "bellunesi" è uno sminuire le nostre montagne: le Dolomiti sono già un marchio conosciuto nel mondo e sono note come territorio senza confini», sottolinea il presidente Andrea Bona. «Quella denominazione serve solo a chiuderci ancora nel nostro orticello, anziché aprirci al mondo». C'è poi la definizione delle Dolomiti come montagne di Venezia: «Innanzitutto, si va a cancellare quanto anche la Provincia di Belluno sta facendo a tutela delle minoranze ladine: si cancella la storia di un popolo a favore di un messaggio politico che genera confusione. Ancora una volta, si accetta di essere periferia e non si afferma invece con orgoglio l'identità del territorio. Abbiamo ceduto la nostra identità per cederla al marchio di Venezia». --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 5 Novembre 2021 p. 29 "Kohl & Partner": la scelta di qualità di Arabba e Rocca ARABBA/Rocca Pietore Arabba e Rocca Pietore incaricano "Kohl & Partner", azienda di consulting attiva a livello internazionale, di studiare un nuovo piano strategico di sviluppo turistico per incrementare la competitività del comprensorio Arabba-Marmolada. Dopo lo "strappo" con Dmo,


quella che era solo una minaccia di affidarsi ad altri per il marketing è ora diventata realtà.Il progetto, chiamato "Arabba - Marmolada 2030", partirà da un'approfondita analisi della situazione, che l'azienda condurrà sulla base del proprio know-how specializzato, tramite metodi diversi: interviste approfondite, discussioni in gruppi di lavoro composti da rappresentanti delle due località, focus group, analisi delle statistiche esistenti.In questo modo si comprenderà meglio quali siano i punti di forza e di debolezza delle due località, e si individueranno le opportunità nei due Comuni, sia distintamente e sia assieme. Le due località, infatti, seppur separate dal punto di vista geografico, sono strettamente legate da un unico Consorzio impianti a fune e dal collegamento tra le due zone sciistiche.«Negli ultimi anni, l'evoluzione del mercato globale del turismo è stata caratterizzata da una crescita continua», spiegano i responsabili di Funivie - Arabba, il nuovo gruppo nato dall'unione tra le società di impianti a fune Sit Boé, Sofma e Padon spa, «tralasciando l'ultimo periodo, caratterizzato dalla pandemia, è sufficiente dare un'occhiata alle statistiche dell'Organizzazione mondiale del turismo per rendersi conto di quanto sia importante questa crescita. Parallelamente all'aumento dell'afflusso di turisti, soprattutto internazionali, si è inoltre verificato un incremento dell'offerta da parte delle destinazioni, che molto spesso è stato più che proporzionale rispetto all'incremento della domanda. Il risultato? Un notevole accrescimento della competizione tra le varie destinazioni, che rende loro più difficile emergere e distinguersi; motivo per cui la pratica della promozione turistica da sola non è più sufficiente. Ciò che si rende necessario nel mondo attuale», osservano da Funivie Arabba, «è pertanto sviluppare delle strategie più strutturate, in grado di offrire prodotti turistici sempre più completi e integrati, che siano adatti al mercato e capaci di attirare l'attenzione e l'interesse del potenziale visitatore. In una destinazione, molti sono gli stakeholders in gioco: operatori del turismo, amministrazione pubblica su vari livelli, associazioni turistiche, cittadini. È in questo variegato scenario che si profila l'esigenza di andare oltre la mera promozione, sviluppando strategie di commercializzazione della destinazione turistica nella sua globalità per poterle così dare un posizionamento competitivo». Lo studio come detto prevede il coinvolgimento dei rappresentanti di tutti i settori delle due località: Comune, esercizi alberghieri ed extra-alberghieri, giovani albergatori, associazioni turistiche, ristoratori, impianti di risalita e delle infrastrutture del tempo libero, cultura, scuola, commercianti, artigiani, agricoltori e cittadini che abbiano idee costruttive da esporre e condividere.«Funivie Arabba crede molto in questo progetto», afferma l'ad Diego De Battista, «proprio come crede nell'importanza del potenziamento del collegamento sciistico tra Arabba e la Marmolada, uno degli investimenti in programma per il futuro». --Lorenzo Soratroi© RIPRODUZIONE RISERVATA

OLIMPIADI 2026: GLI AGGIORNAMENTI Corriere delle Alpi | 5 Novembre 2021 p. 12 A22, c'è la legge salva concessione E 24,5 milioni per il bob a Cortina VENEZIA Un project financing pubblico-privato che può consentire ad Autobrennero di aggiudicarsi la gara per il rinnovo della concessione della A22, «garantendo così il ruolo e la presenza dei territori nella sua gestione». E ancora la conferma di un contributo di 24,5 milioni di euro per la progettazione e realizzazione dell'adeguamento della pista olimpica di bob e slittino di Cortina per le Olimpiadi invernali del 2026. DUE TASSELLI Con il via libera al Senato, dopo quello alla Camera di fine ottobre, il decreto legge Infrastrutture, sul quale il governo ha posto la fiducia, è diventato legge. E così il Veneto vede andare a dama altre due pedine chiave per il proprio futuro infrastrutturale. L'approvazione del decreto legge porta in dote da un lato la sistemazione dell'opera olimpica simbolo dell'appuntamento 2026 e dall'altro la soluzione della partita per il rinnovo della concessione della A22 che il Veneto segue da vicino in ragione del suo progetto di costituzione di una holding autostradale attorno a Concessioni autostradali venete (Cav). SOLUZIONE A22 Il project financing pubblico-privato rappresenta l'alternativa alle soluzioni che avevano portato allo stallo, ovvero gara o affidamento in house. Di fatto, Autobrennero punta a realizzare lungo l'asse della A22 un «corridoio green, un progetto pilota per l'Italia e l'Europa» ha sottolineato il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher. «Il piano (si parla di investimenti per oltre 6 miliardi di euro, ndr), sarà pronto entro dicembre. È un lavoro sicuramente impegnativo, con molti documenti tecnici e un piano economico finanziario molto sviluppato che si basa sul lavoro già fatto fino adesso ma che va integrato con nuovi aspetti nell'ottica green e della transizione digitale. Sarà la società, su indicazione di noi soci, a presentare quello che pensiamo sia un ottimo progetto. Siamo convinti che la gestione della società da parte dei territori, per i territori, e per il sistema tutto, sia la soluzione migliore, perché noi perseguiamo l'interesse pubblico», ha aggiunto Kompatscher. NODO EXTRA PROFITTI


«Crediamo con questo accordo di aver dimostrato serietà e quindi lo stesso ci aspettiamo dal Governo» ha sottolineato il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, intervenendo sul tema degli extra profitti A22, cioè gli utili generati dal 2014, anno in cui è la concessione è stata affidata in proroga, ad oggi, oggetto di un contenzioso fiscale con lo Stato che vale circa 430 milioni. «Il contenzioso dovrebbe essere risolto, la norma non parla degli extra profitti e crediamo di poter risolvere perché riteniamo che ci siano norme abbastanza chiare su questo», ha aggiunto su questo Kompatscher. TERZA CORSIA A4 Intanto, sui 440 milioni necessari per completare la terza corsia A4, interviene Sara Moretto (Iv). «Continuo a ribadire ciò che sostengo da mesi: è urgente e prioritario il passaggio della concessione dell'A4 alla nuova Società Autostrade Alto Adriatico. Questo deve essere l'obiettivo, da cui possono poi partire ragionamenti sulla destinazione di fondi». --MATTEO MARIAN© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 5 Novembre 2021 p. 31 Il Piemonte ora punta ai Giochi «Abbiamo impianti efficienti» il caso Torino prova a (ri)salire sul treno olimpico, con ragionamenti che incrociano le questioni sollevate dagli ambientalisti locali.«Le olimpiadi mancate, o meglio rinunciate, sono state un errore enorme, che ha creato danni enormi. È nostro dovere recuperare ciò che è recuperabile. Non è una partita chiusa e neanche un sogno», dice il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio dopo un primo confronto con il neo sindaco del capoluogo, Stefano Lo Russo. Sulla possibilità di entrare nella partita dei Giochi del'26, il governatore è pronto ad intavolare subito una interlocuzione con con il governo. «Torino e il Piemonte ci sono e vogliono esserci», nel nuovo assetto torinese, chiusa l'esperienza pentastellata che aveva detto no alla candidatura olimpica. Viene rispolverato il dossier che il Piemonte aveva presentato nel 2019 al presidente del Coni, Giovanni Malagò. «Non è una partita chiusa e neanche un sogno, ma una buona speranza legata a un dossier molto strutturato e oggettivo, in cui sono indicati tutti gli impianti che il Piemonte ha, e che sono oggi in piena efficienza, e quanto costa realizzarne di nuovi. Fare impianti nuovi costa e cementifica - aggiunge - e pensiamo che i nostri possano tornare attuali e utili nell'interesse dei Paese. Credo che facendo forza comune si possa ancora giocare con buone speranze questa partita». Anche Lo Russo non ha mai nascosto il disappunto per la mancata candidatura: «Il nostro territorio può essere un buon supporto per i giochi di Milano e Cortina, possiamo mettere a disposizione l'eredità olimpica e impiantistica sportiva per rendere questi Giochi - conclude - più efficaci efficienti e far fare bella figura all'Italia». Quanto a impianti, a Cortina continua a far discutere l'investimento sulla pista da bob. Che per gli ambientalisti non s'ha da fare, meglio spostare le gare altrove, indirizzarle per esempio ad Insbruck. Firmato: Mountain Wilderness Italia. WWF Terre del Piave Belluno-Treviso. Italia Nostra Sez. di Belluno, Ecoistituto Del Veneto "Alex Langer", Gruppo Promotore Parco del Cadore,Peraltrestrade Dolomiti. Bollano il progetto di riqualificazione da 61 milioni come "grande bugia", perché, «date le caratteristiche tecniche attuali e lo stato in cui versa l'impianto, non basterà una "riqualificazione", affermano le associazioni. «Per le Olimpiadi la pista dovrebbe essere completamente rifatta e quindi non si utilizzerebbe un'infrastruttura esistente, come invece hanno dichiarato i proponenti nel Dossier di candidatura Milano - Cortina 2026. La nuova pista costerà, secondo le ultime dichiarazioni, 61 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti gli oneri di gestione per almeno dieci anni, che la Regione Veneto si è impegnata a sostenere».Il rischio concreto, per le associazioni ambientaliste, è che l'Italia ripeta l'errore fatto per Torino 2006: la pista da bob di Cesana è stata utilizzata solo in occasione delle Olimpiadi e subito dopo abbandonata in quanto economicamente non sostenibile. Anche allora gli ambientalisti avevano proposto di gareggiare nelle strutture preesistenti della vicina Albertville, ma non c'era stato niente da fare. Oggi, per Cortina, la situazione è identica, dicono le associazioni. «La montagna bellunese non ha bisogno di cattedrali nel deserto e lo stesso Cio ha espresso perplessità sul rifacimento della pista di Cortina. La pista da bob "Eugenio Monti" potrebbe anzi essere conservata e valorizzata quale infrastruttura di interesse architettonico e storico, testimonianza delle Olimpiadi del 1956, all'interno di un'area rinaturalizzata con un progetto ad hoc. Fare una struttura nuova in quei luoghi, significherebbe cancellarne la traccia, perché la vecchia pista verrebbe smantellata. Anche i campi da tennis, tra l'altro, sarebbero molto probabilmente sacrificati». --fdm© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 9 Novembre 2021 p. 27 Il Piemonte scopre le carte: punta al bob «Perché sprecare milioni per la Monti?»


CORTINA E adesso, alle voci piemontesi, si uniscono anche quelle venete: il tutto per sollecitare che gli impianti delle Olimpiadi 2006 siano recuperati per il 2026, a cominciare dalla pista di bob di Cesana. Lo chiedono le consigliere regionali del Piemonte Monica Canalis (Pd) e del Veneto Cristina Guarda (Europa Verde). Insomma, quella che finora a ieri era una generica volontà di risalire sul treno dei Giochi ora ha anche un esplicito appiglio: la pista da bob.«Di fronte alle emergenze sociali ed economiche del nostro Paese, occorre razionalizzare le risorse e utilizzarle in modo sostenibile, senza sprechi. Per questo sollecitiamo il Governo e la Regione Veneto», è la sollecitazione delle due, «a valutare alternative meno onerose e impattanti, come il riutilizzo della pista da bob di Cesana, costruita per le Olimpiadi di Torino 2006, in alternativa alla costruzione di una nuova pista a Cortina, il cui costo è di almeno 61 milioni, cui se ne aggiungerebbero 400.000 di perdite annue».Lo sbarramento da parte ampezzana e veneta è stato però fermo: dal presidente Luca Zaia all'assessore Federico Caner, al sindaco Gianpietro Ghedina. Ora intervengono anche i parlamentari.«Il Cio ha già designato i territori e si è avanti con le progettazioni, oltre che col finanziamento», dice Dario Bond, parlamentare di Fi, «non c'è più tempo per ridiscutere. La responsabilità, d'altra parte, è solo dei piemontesi che all'epoca dissero di no». E, per quanto riguarda specificatamente la pista di bob, Bond la definisce «irrinunciabile», perché «è il simbolo del territorio» e perché «il territorio intende utilizzarla anche dopo i Giochi per il proprio sviluppo».«Siamo ancora in tempo per fermarci e optare per la pista di Cesana, il cui ripristino avverrebbe ad un costo decisamente piu' contenuto e quindi rispettoso dei contribuenti», sostengono Canalis e Guarda, «in questo modo si otterrebbe un risparmio e si darebbe ascolto alle proteste di tanti cittadini che stanno chiedendo di salvaguardare il piu' possibile l'ecosistema delle Dolomiti in vista di Milano-Cortina 2026».L'onorevole Roger De Menech, del Pd, ha sempre rivendicato l'idea originaria delle Olimpiadi, seppur ristrette nel triangolo di Cortina, Trento e Bolzano.«Alle Dolomiti è già stato chiesto troppo. Anziché togliere di nuovo, semmai va ridato qualcosa. Si poteva restituire coinvolgendo Belluno, l'Alpago in particolare, e il Friuli Venezia Giulia per organizzare lo scialpinismo. Invece nulla. L'Alpago negli ultimi 20 anni è diventata una destinazione di eccellenza per questa disciplina. Ecco, il problema sta in un dossier olimpico a tratti improvvisato, forse nella scarsa capacità di avere peso politico nazionale e nel confronto con Milano e la Lombardia; forse nella combinazione delle due cose». Quanto alle pretese del Piemonte, De Menech ricorda anche lui che il Cio «la scelta l'ha già fatta». --francesco dal mas© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 9 Novembre 2021 p. 28 «L'esperienza dei Mondiali un lascito per le Olimpiadi» CORTINA «I Mondiali di sci di Cortina dimostrano che si possono fare le cose con standard altissimi di sostenibilità, sicurezza e legalità. Tutti ci hanno accompagnato in questa grande avventura: il territorio, la politica, il mondo dello sport. Un ricerca frutto di dati oggettivi e reali dimostra il ruolo dei grandi eventi: motore per l'economia, valorizzazione e promozione del territorio. Se pubblico e privato trovano il modo di lavorare assieme in trasparenza ed efficienza, a beneficiarne è la collettività».Così Valerio Toniolo, commissario di Governo alle opere infrastrutturali di Cortina 2021, ha commentato ieri in Sala cultura i risultati delle ricerche del Centro studi Sose e dell'Università Bocconi che dimostrano in maniera inequivocabile come la rassegna irida abbia portato crescita e lavoro in tutto il Veneto. Una crescita che sarebbe stata superiore se non ci fosse stata la pandemia che ha costretto ad organizzare le gare a porte chiuse, ma che ora serve da punto di partenza per le analisi sulle Olimpiadi invernali del 2026. In sintesi, se i Mondiali non ci fossero stati, i ricavi sarebbero stati molto più contenuti e i danni della pandemia più pesanti. Cortina 2021 ha quindi avuto il merito di mitigare, in parte, gli effetti di Covid-19 sull'economia delle province già provate da Vaia. Nel complesso l'evento, a fronte di 100 milioni investiti, ha fatto registrare una produzione attivata superiore ai 275 milioni e il contributo in termini di valore aggiunto è di oltre 108 milioni.«Con i Mondiali abbiamo applicato un nuovo metodo di lavoro che guarda oltre l'evento», ha spiegato il sindaco Gianpietro Ghedina, «e che pensa all'eredità, al lascito, che i grandi eventi debbono avere per il territorio. Le analisi dimostrano che il lascito c'è in termini di crescita occupazionale ed economica. Ci sono poi nuove infrastrutture che servono al paese. Sarà così anche per le Olimpiadi». Grazie ai Mondiali si è recuperato il tempo perso sotto tanti profili. Gli alberghi, grazie anche alle risorse della Regione, si sono ammodernati; ci sono nuovi impianti di risalita e progetti in fase avanzata. Ora si guarda al futuro.«In questa fase», ha detto Roberto Padrin, presidente della Provincia, «è importante pensare di creare la formazione per i giovani che dovranno essere occupati durante i Giochi. Oggi vediamo che si fa fatica a trovare artigiani, ma anche cuochi e camerieri. Dobbiamo potenziare l'insegnamento di questi mestieri e formare la forza lavoro. I grandi eventi spingono a fare. E questo vale sia per le imprese che per le Amministrazioni. -alessandra segafreddo© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere del Veneto | 9 Novembre 2021 p. 10, edizione Treviso - Belluno


Mondiali e Giochi, pioggia di denaro Tofana-5 Torri: cabinovia in vista Katia Tafner cortina d’ampezzo Presentato ieri a Cortina lo studio che evidenzia come i Mondiali di sci alpino del 2021 nella conca ampezzana abbiano avuto un effetto positivo sull’indotto economico del territorio e sula sua collettività. La ricerca è stata condotta dalla società «Sose» (ministero dell’Economia e Bankitalia) su un campione di 2.054 imprese, voluta sia da Valerio Toniolo, commissario di governo alle opere infrastrutturali di Cortina 2021 che dal suo predecessore Valerio Sant’Andrea, ora amministratore delegato della società «Infrastrutture Milano-Cortina 2020-2026». Stando allo studio i Mondiali avrebbero comportato un beneficio economico diretto per il 3,5% delle aziende, che sale al 7,1% considerando quello indiretto. Esiti che risulterebbero ancora più importanti se visti nella prospettiva dei Giochi olimpici e Paralimpici invernali Milano-Cortina 2026. I vantaggi derivano dalle ricadute sul territorio degli investimenti pubblici. C’è stato anche un incremento del fatturato che ha interessato il 48,1% delle aziende non direttamente coinvolte e il 60,1% di quelle coinvolte direttamente. Il volume di ricavi, per le micro e piccole imprese, può oscillare fra 106 e 215 milioni di euro. Secondo un altro studio dell’università Bocconi il valore della produzione per l’evento è stato di 275 milioni di euro con la creazione di 2.000 posti di lavoro, cifre che sarebbero raddoppiate senza le limitazioni anti-Covid. E se il virus sparirà per i Giochi 2026 fatturato da 3 miliardi di euro e oltre 24 mila posti di lavoro in più. Così il sindaco ampezzano Gianpietro Ghedina: «Abbiamo guardato al lascito sul territorio, con una programmazione successiva. Sarà lo stesso per le Olimpiadi, con importanti risvolti per le infrastrutture». Quella di ieri è stata inoltre occasione per Toniolo, assieme a Mariano Savastano, prefetto di Belluno, di visita al cantiere della nuova cabinovia verso le Cinque Torri, impianto di collegamento con Tofana, che dovrebbe aprire prima di Natale. Sempre ieri l’assemblea dei soci Anef (impianti a fune) Veneto ha rinnovato il consiglio direttivo ed eletto il nuovo presidente che, per i prossimi quattro anni, sarà Marco Grigoletto, amministratore delegato di «Sofma Spa» (Funivie Arabba) che ha già espresso l’urgenza di occuparsi del recupero dei ristori causa Covid per la categoria.

Corriere delle Alpi | 11 Novembre 2021 p. 28 Olimpiadi 2026 Beppe Sala ribatte il no alle richieste di Torino Ecologisti all'attacco CORTINA Continua, con toni sempre più pesanti, il dibattito sulla trasformazione del tandem olimpico Milano-Cortina in un tridente con il Piemonte. Il Veneto ha già detto "no" con il governatore Luca Zaia e l'assessore Federico Caner, ma anche con i parlamentari Dario Bond e Roger De Menech, ma soprattutto con il sindaco Gianpietro Ghedina. Ieri ha seccamente risposto ai piemontesi anche Beppe Sala, sindaco di Milano, attirandosi tuttavia severe critiche. Il neosindaco di Torino Stefano Lo Russo «mi ha anche telefonato per spiegarmi la situazione, ma per me la questione è chiusa», ha fatto sapere Sala. «Per me questione chiusa», ha spiegato a margine di un dibattito avvenuto durante l'assemblea nazionale Anci in corso a Parma. «Come ho detto più volte», ha detto, «credo che le decisioni siano state già prese. Torino ha avuto l'occasione ai tempi di partecipare alle Olimpiadi». Sala è stato aspramente criticato per questo "no". «Credevamo che Beppe Sala avesse una sensibilità ecologista, ma questi atteggiamenti ricordano più gli yuppies della "Milano da bere"»: così Sinistra Ecologista e Liberi Uguali e Verdi hanno commentato la sua risposta a Lo Russo. Ci aspetteremmo che il sindaco di Milano non ragionasse in termini di rivalità con Torino, perché il punto non è che "Torino ha già avuto la sua occasione" con le Olimpiadi invernali, ma che ci sono opere e impianti nel nostro territorio che permetterebbero un risparmio economico e una riduzione significativa dell'impatto ambientale dell'evento», hanno sottolineato in una nota le consigliere torinesi di Sinistra Ecologista, Alice Ravinale e Sara Diena, e il capogruppo di Liberi Uguali Verdi in Regione Piemonte, Marco Grimaldi. «È troppo tardi? Davvero? È troppo tardi per risparmiare 300 milioni utilizzando parte degli impianti Torino 2006? È troppo tardi per scegliere un incalcolabile risparmio ambientale evitando ulteriore consumo di suolo in montagna? Non lo crediamo. Ecco perché il sindaco di Milano e il Governo dovrebbero mostrare un altro atteggiamento verso la proposta di Torino, non solo per il dovuto rispetto verso il sindaco». Le ricadute di questo dibattito non mancheranno anche in Veneto e a Cortina. --Francesco Dal Mas© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere dell’Alto Adige | 12 Novembre 2021


p. 6 Pista da bob a Cortina, Trento e Bolzano copriranno il deficit I verdi all’attacco Sarà la Provincia di Bolzano a coprire le spese per la riattivazione della pista di bob di Cortina. E a carico della Provincia sarà anche la manutenzione. A sollevare il caso sono i tre consiglieri provinciali verdi che ricordano come un vasto fronte di associazioni ambientaliste e alpinistiche abbia organizzato il 24 ottobre scorso una «marcia per denunciare l’assalto alle Dolomiti» con un documento che denunciava come i prossimi giochi olimpici si stiano trasformando «in una occasione per nuove devastazioni ambientali e spreco di risorse». Al centro della marcia stava proprio l’impianto “Monti”, opera impattante e costosa, destinata, a Olimpiadi finite, a un deficit strutturale a carico della collettività. La proposta di diverse associazioni è quella di utilizzare per le Olimpiadi la pista di Innsbruck. Il sindaco di Cortina Ghedina e il governatore del Veneto Zaia puntano invece a utilizzare l’occasione delle Olimpiadi per far diventare l’impianto «una struttura di riferimento europeo ». L’impianto attuale verrà riattivato, ampliato e potenziato secondo standard olimpici per adeguarlo, oltre al bob, anche allo slittino, allo skeleton e al parabob. Che farà deficit non è messo in dubbio neppure in Veneto: si discute solo sull’entità del passivo, con valutazioni ufficiali che oscillano tra i 500.000 e il milione di euro all’anno. Intanto i costi per la ristrutturazione girano intorno agli 80 milioni. A coprirli però non sarà il Veneto. «Siamo infatti venuti in possesso di una Lettera di intenti” firmata da Zaia per il Veneto, Ghedina per Cortina, Kompatscher per il Sudtirolo e Fugatti per il Trentino, indirizzata a Thomas Bach, presidente del Cio, al momento di definire la candidatura per le Olimpiadi. Una lettera con cui Bolzano e Trento si impegnano a farsi carico sia della gestione dell’impianto dopo le Olimpiadi, sia a partecipare alla copertura del deficit per i prossimi 15 anni. Vogliamo sapere se la firma è stata autorizzata e se è ancora possibile fare marcia indietro» scrivono i verdi.

L’Adige | 23 Novembre 2021 p.18 E’ nata la “società infrastrutture” che si occuperà delle opere olimpiache Anche il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, era presente ieri, in qualità di azionista, alla sottoscrizione davanti al notaio dell'atto istitutivo della società "Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 Spa". La società è stata costituita ieri presso il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili: oltre a Fugatti c'erano il ministro Enrico Giovannini, Filippo Giansante in rappresentanza del ministero dell'Economia e delle Finanze, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e il vicepresidente della Provincia Autonoma di Bolzano, Daniel Alfreider.«Sappiamo quanto le Olimpiadi invernali 2026 siano determinanti per il Trentino: per le numerose discipline previste sul nostro territorio, ma soprattutto in un'ottica di crescita economica per tutto il contesto trentino», ha affermato Fugatti. La società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 Spa si occuperà delle opere collegate ai giochi invernali. «Adesso inizia la partita», ha aggiunto Fugatti, «e i territori devono saperla interpretare da protagonisti, mettendo a frutto l'impegno speso in questi anni di preparazione e puntando a realizzare quegli interventi concreti ed indispensabili per rendere il nostro Paese all'altezza della sfida, gettando e al tempo stesso creando nuove fondamenta su cui costruire ripresa e fiducia».«È un giorno importante», ha commentato il ministro Giovannini. «La nascita della società consentirà di passare alla fase operativa per la realizzazione delle opere. Ma per colmare il ritardo accumulato negli anni scorsi dovremo accelerare numerosi passaggi e dovrà prevalere un forte spirito di squadra. La nomina di un commissario accelererà l'iter progettuale e realizzativo delle opere fin qui finanziate, ma abbiamo inserito nel disegno di legge di bilancio ulteriori risorse per consentire all'Italia di rispettare pienamente gli impegni assunti nei confronti del Comitato Olimpico Internazionale».

Corriere delle Alpi | 23 Novembre 2021 p. 27 Altri 324 milioni nel plafond olimpico: circonvallazione di Cortina tutta finanziata CORTINA Altri 324 milioni, nella Finanziaria che verrà, per le Olimpiadi di Milano Cortina. Vanno ad aggiungersi al miliardo e 145 milioni già stanziati. Per un totale di un miliardo e 469 milioni. La prima conseguenza? La circonvallazione del capoluogo ampezzano allo stato è dunque tutta finanziata, per 290 milioni; la variante di Longarone lo era già, con altri 270. La seconda novità: la rimessa a posto della


pista da bob sarà a carico dell'Agenzia "Infrastrutture Milano-Cortina".Agenzia che da oggi sarà pienamente operativa, come è stato assicurato ieri al vertice di Roma che si è tenuto al ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili. L'amministrazione delegato sarà Luigi Valerio Sant'Andrea, che gli ampezzani ben conoscono (ed apprezzano: ha concluso i cantieri dei Mondiali addirittura prima della scadenza dei termini).Sant'Andrea riceverà poteri in deroga, per sveltire le procedure autorizzative. Anche il ministro Enrico Giovannini ha infatti ammesso ieri che ci sono stati pesanti ritardi (il presidente del Coni Giovanni Malagò, recentemente, aveva parlato di due anni) ed ha assicurato che si accelererà, appunto, con l'istituzione di un commissario. Alla sottoscrizione davanti al notaio dell'atto istitutivo di "Infrastrutture Milano Cortina" erano presenti, in qualità di azionisti, il ministro Giovannini, Filippo Giansante in rappresentanza del ministero dell'Economia e delle Finanze; il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana; il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia; il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti; il vicepresidente della Provincia autonoma di Bolzano, Daniel Alfreider.«Per colmare il ritardo accumulato negli anni scorsi dovremo accelerare numerosi passaggi e dovrà prevalere un forte spirito di squadra», ha detto alla fine il ministro Giovannini, «la nomina di un commissario accelererà l'iter progettuale e realizzativo delle opere fin qui finanziate, ma abbiamo inserito nel disegno di legge di bilancio ulteriori risorse per consentire all'Italia di rispettare pienamente gli impegni assunti nei confronti del Comitato olimpico internazionale».Prima della firma si era riunita in seduta la cabina di regia, con i sottosegretari Alessandro Morelli e Valentina Vezzali e, fra gli altri, il sindaco di Cortina Gianpietro Ghedina, il presidente Malagò, il presidente del Comitato paralimpico Luca Pancalli e Sant'Andrea. Sono stati esaminati il nuovo quadro finanziario che beneficia delle ulteriori risorse programmate, lo stato dell'arte degli interventi infrastrutturali e degli impianti sportivi.Si tratta di ulteriori 324 milioni per gli anni 2022-2025 (legge di bilancio 2022), oltre al miliardo della legge di bilancio 2020, e all'ulteriore supplemento di 145 milioni (legge bilancio 2021). --francesco dal mas© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 23 Novembre 2021 p. 27 «Già per la pista da bob serviranno deroghe» CORTINA Per le Olimpiadi il Veneto potrà contare su 610 milioni (i primi): 270 per la variante di Longarone, 290 per la circonvallazione di Cortina, e 60 (anzi, qualcuno in più) per la pista di bob, di cui già 24 stanziati dal governo (gli altri dalla Regione o, ancora, da Roma). I primi, si diceva, perché si aggiungeranno gli investimenti per il villaggio olimpico, il centro stampa e le altre strutture mobili. E ancora, probabilmente una ventina per la riqualificazione del trampolino di Zuel. Il sindaco Giampiero Ghedina non poteva rientrare con più soddisfazione da Roma.«Ci sono stati dei ritardi nella costituzione della società Infrastrutture, abbiamo a disposizione soltanto 1537 giorni, ma», dice, «con Sant'Andrea ed i collaboratori che si sceglierà immediatamente cercheremo di recuperare il tempo perso. È importante che ci sia finalmente l'intero stanziamento per la circonvallazione. Ed è strategico che la Società Infrastrutture porti avanti, con la massima rapidità, il progetto della pista di bob, procedura che probabilmente avrà necessità di deroghe commissariali».Il sindaco di Cortina si dice fiducioso sul fatto che, qualora servissero altre risorse per opere da completare, Roma non le farà mancare. «I cantieri avverranno», assicura, «nel massimo rispetto dei contesti ambientali» . Ma ci sarà il tempo di concludere le opere più importanti? La pista da bob ovviamente sì. La variante di Longarone sarà iniziata, ma forse non terminata. La circonvallazione di Cortina? «L'impegno è di finirla; se mancherà qualche pezzo... pazienteremo; ma sarà davvero in chiusura di cantiere» . --f.d.m.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 23 Novembre 2021 p. 27 Zaia: «Recupereremo i ritardi Saranno Giochi memorabili» CORTINA «Ora, pancia a terra», sollecita il governatore Luca Zaia. «Dobbiamo correre, colmare i ritardi che si sono accumulati», si sintonizza subito il ministro Federico D'Incà.«Grazie a questa firma non ci possono più essere alibi: adesso pancia a terra e lavorare verso le Olimpiadi», fa pressing il governatore Zaia, «se del tempo finora è stato perso lo si recupererà, e saranno Olimpiadi memorabili».Zaia ricorda che, con tutti gli attori in campo, fin dall'inizio si è sempre lavorato in pieno spirito di squadra. E così bisogna continuare a fare.«Abbiamo sempre lavorato in pieno spirito di squadra. È quello stesso che servirà adesso nell'agire tramite la nuova società, la cui importanza operativa è fondamentale. Il cancelletto si è aperto», insiste, «ora va fatta una discesa senza errori».Il ministro D'Incà condivide in pieno.«Dobbiamo correre, colmare i ritardi che si sono accumulati e snellire tutte le procedure burocratiche necessarie


per preparare il territorio a questo evento. In quest'ottica rappresenta una novità positiva anche la decisione di nominare un commissario che dovrà seguire l'iter progettuale che riguarda le opere già finanziate», afferma il titolare dei Rapporti col Parlamento, «ora lo sforzo comune deve essere quello di accelerare sulle procedure burocratiche, senza dimenticare che i Giochi devono rappresentare un esempio di trasparenza e sostenibilità; e per questo vigileremo con la massima attenzione sulle procedure di gara», conclude D'Incà, «per evitare qualsiasi fenomeno che possa inquinare questa grandissima occasione di sviluppo e rilancio che si offre a tutto il nostro territorio».E, al riguardo, D'Incà ricorda che la Società Infrastrutture è lo strumento migliore per indirizzare e coordinare tutte le progettualità. «Ma i tempi sono stretti e non possiamo correre il rischio di arrivare con le opere a metà, come abbiamo visto con i Mondiali di Cortina del febbraio scorso. Per questo torno a ribadire la necessità estrema di ridurre i passaggi burocratici».Ma c'è anche chi mette in guardia dalle gestioni emergenziali. È il capogruppo del Pd in consiglio regionale della Lombardia, Fabio Pizzul.«Ci sono voluti due anni», sottolinea, «di continui rinvii e rimpalli tra Stato, Regioni e città protagoniste delle Olimpiadi. Inutile ormai recriminare: ora si parta con i lavori e si vigili affinché la fretta non sia nemica dell'interesse pubblico». --f.d.m.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gazzettino | 30 Novembre 2021 p. 8, edizione Treviso – Belluno

COLLEGAMENTO TIRES – MALGA FROMMER: GLI AGGIORNAMENTI Alto Adige | 30 Novembre 2021 p. 19 La rabbia degli ambientalisti: nuova funivia, altri 9,5 milioni Bolzano Altri 9,5 milioni di euro alla Tierser Seilbahn spa, in aggiunta a 1,8 milioni già assegnati nel 2020, per un totale di 11,3 milioni a fronte di un investimento complessivo di 15,8 milioni. Sono cifre, quelle contenute nell'ultima delibera della giunta provinciale, che hanno fatto indignare gli ambientalisti da sempre contrari alla nuova funivia. L'impianto collegherà Tires a malga Frommer e dovrebbe entrare in funzione a metà gennaio. Nove le associazioni che hanno firmato una nota molto dura contro l'ultimo contributo assegnato dalla Provincia: Avs, Cai, Dachverband, Heimatpflegeverband, Lia da Mont, Lia per Natura y Usanzes, Mountain Wilderness, Nosc Cunfin, Wwf.«La delibera della giunta provinciale - si legge - è uno schiaffo pesante non solo all'ambiente, ma anche e soprattutto alle cittadine e ai cittadini dell'Alto Adige e alle categorie imprenditoriali diverse da impiantisti e singoli albergatori, perché i soldi pubblici pagati attraverso le tasse della collettività sono spesi per costruire un impianto di risalita, il collegamento tra Tires e Malga Frommer (ai piedi del Catinaccio) appunto, che porterà vantaggi economici esclusivamente alla Tierser Seilbahn e ad alcuni albergatori di Tires e di Nova Levante». «Quale imprenditore - chiedono gli ambientalisti - non farebbe attività di impresa con una tale percentuale di finanziamento pubblico? Peccato che poi i benefici rimangano nelle tasche di pochi, mentre lo sfregio ambientale e paesaggistico


rimarrà davanti agli occhi di tanti per lungo tempo». Oltre che per la spesa, il collegamento è criticato perché causa una ferita non più rimarginabile: «I piloni metallici, alti diverse decine di metri, svettano come scheletri di un tributo pagato al dio denaro che vive di Overtourism. Il bellissimo territorio delle nostre Dolomiti viene ancora una volta mutilato e degradato a macchina da soldi».Contestate anche le motivazioni con cui la giunta finanzia il nuovo impianto: oltre a quelle ovvie di natura economica, si dice di voler favorire la mobilità sostenibile sulla strada di passo Nigra (dove problemi di traffico - dicono gli ambientalisti - non ce ne sono); ridurre i "lunghi tempi di viaggio" tra Tires e Nova Levante (pari a 30 minuti); consentire l'accesso al lago di Carezza da Tires utilizzando tre impianti di risalita. «Qual è quel turista che sceglierà questa bizzarra opzione? A dimostrazione del fatto che l'impianto non funge da elemento di calmierazione del traffico, ma al contrario lo farà aumentare».

COLLEGAMENTO COMELICO – PUSTERIA: GLI AGGIORNAMETI Corriere delle Alpi | 30 Novembre 2021 p. 29 «Il progetto del collegamento? Troppo lento, ma va avanti» Stefano Vietina COMELICO SUPERIORE Franz Senfter subito in pista a Signaue, vicino al passo Monte Croce, dove sulle piste dedicate a Marc Girardelli si scia ormai già da due settimane: «Certamente», dice in questa intervista esclusiva, «a Signaue ed anche in Croda Rossa; poi, dal 4 dicembre, a San Candido e a Monte Elmo; infine dal 18 dicembre a Padola». Un presidente sportivoPronto dunque a rimettere gli sci ai piedi il presidente della Tre Cime Dolomiti, che in giovane età è stato anche maestro di sci e che, da quando ha deciso di cedere le sue attività imprenditoriali (il suo nome è indelebilmente legato alla produzione dello speck), ha investito e sta investendo fortemente nel turismo: «Per restituire al territorio almeno parte di quello che il territorio mi ha dato», è solito confidare agli amici. Agli appassionati di sci manda un messaggio: «Venite in Alta Pusteria e a Padola, in Comelico, dove troverete impianti rinnovati e piste perfettamente preparate. Tutto è predisposto per sciare nella massima sicurezza, secondo quanto ha già ricordato il presidente del Dolomiti Superski». Debutta la HelmjetSi tratta di fatto del debutto invernale, quest'anno, della nuova Helmjet, la cabinovia da 10 posti ad ammorsamento automatico che è andata a sostituire la funivia che era in funzione dal 1981; un investimento da 12 milioni di euro. E due anni prima erano stati 17 i milioni investiti nella nuova seggiovia Hasenkopfl da 8 posti e nell'ampliamento delle piste che scendono dal Gallo Cedrone, il punto più alto di tutto il comprensorio. C'è ottimismo dopo l'arrivo della neve: «La attendevamo con ansia, ora daremo una mano anche noi con i nostri impianti di innevamento». Senfter mostra grande fiducia sul collegamento sciistico fra Pusteria e Comelico: «Il progetto va avanti e deve per forza andare avanti, anche se è troppo lento. Non siamo contenti insomma dell'andatura, ma puntiamo all'obiettivo con grande determinazione. Ormai sono dieci anni che ci stiamo lavorando e speriamo di essere arrivati ad un punto decisivo. Noi siamo pronti, ma adesso la partita la sta conducendo il Comune di Comelico Superiore ed in particolare il sindaco Marco Staunovo Polacco, in cui riponiamo tutta la nostra fiducia». Di più non dice l'imprenditore pusterese, che guida una società come la Tre Cime Dolomiti che conta su 400 soci ed ha ben 280 dipendenti nella stagione invernale, molti dei quali provenienti dal Comelico. Senfter non ama la ribalta ed è sempre molto attento a misurare le parole e a non invadere territori altrui. Conferma peraltro la sua grande passione per lo sci, la scelta di unire con un impianto le due valli (ed a breve di allargarsi anche in Austria fino a Sillian) e la convinzione che tutta l'economia dell'area potrà trarre vantaggio da un collegamento ben utilizzabile anche in estate: «Abbiamo avuto una buona stagione estiva», conclude Franz Senfter, «e le prenotazioni sono arrivate e stanno arrivando anche per questo inverno». Qui Comelico superiore«Siamo in costante contatto con la società Tre Cime Dolomiti che gestisce le nostre piste di Padola», sottolinea il sindaco Marco Staunovo Polacco, «e abbiamo fiducia che possa iniziare una stagione sciistica normale, dopo tutte le tante vicissitudini dello scorso anno». Anche il sindaco mostra fiducia riguardo al collegamento: «Manca l'ultimo tassello del progetto, quello conclusivo, da Valgrande a passo Monte Croce, per il quale stiamo completando l'iter. Mentre siamo in fase di progettazione per la parte riguardante Col d'la Tenda-Valgrande. Insomma, stiamo tutti remando nella stessa direzione, e con la massima energia, verso il completamento di un progetto che per il nostro territorio è essenziale».E sulla stagione che sta iniziando: «Intanto riapre a Padola una struttura (hotel La Torre, ndr) che era chiusa da tempo, e questa è senza dubbio una notizia positiva a prescindere da tutto il resto. Vedo ppoi che c'è grande attesa in giro e, anche se l'incognita Covid non è facile da gestire, credo si stia lavorando tutti al meglio». --© RIPRODUZIONE RISERVATA


GRANDI EVENTI IN MONTAGNA Alto Adige | 10 Novembre 2021 p. 21 I Verdi: «Stop grandi eventi in montagna e Alpe di Siusi tutelata» I grandi eventi (Cortina 2026 e Mondiali di sci del 2029 in particolare) e la tutela della nigritella sull'Alpe di Siusi sono al centro di altrettante mozioni che verranno presentate dai consiglieri provinciali dei Verdi, Brigitte Foppa, Hanspeter Staffler e Riccardo Dello Sbarba. Secondo i consiglieri Cortina 2026 non farà altro che portare nuove strade e un ulteriore affollamento delle montagne altoatesine. Per quanto riguarda l'Alpe di Siusi, nel mirino c'è il nuovo invaso del monte Bullaccia, che secondo i Verdi mette a rischio l'ecosistema in cui prolifera una rara orchidea, la nigritella. In generale, i consiglieri contestano la politica della Giunta provinciale di Bolzano che a parole - dicono - tutela l'ambiente, mentre nei fatti si comporta in modo opposto, come dimostra l'assalto al Catinaccio.La mozione n. 491/21 vuole impedire la realizzazione di un bacino di raccolta sul monte Bullaccia sull'Alpe di Siusi. Qui vi si trova una specie molto rara di orchidea, la nigritella. Questo rende Bullaccia un luogo molto speciale, per intenditori, amanti delle orchidee, ma anche per il semplice turista. Ciò però potrebbe presto appartenere al passato. Perché c'è in ballo un progetto per costruire un enorme bacino che decimerebbe drasticamente la biodiversità di orchidee presente in questo luogo. «È importante proteggere questo habitat sensibile. Per prima cosa, impedendo subito la costruzione di questo bacino di raccolta. A più lungo termine poi sarà necessario elaborare una gestione dei pascoli ecologicamente corretta», sostiene il primo firmatario Hanspeter Staffler. La mozione n.499/21, invece, riguarda invece i grandi eventi, due dei quali sono in arrivo nel prossimo futuro (Olimpiadi 2026 e Mondiali di sci 2029) e sui quali ci sono grandi dubbi. «Gli ambientalisti si oppongono a ulteriori infrastrutture e all'eccesso di marketing. Le cittadine e i cittadini sono preoccupati: temono di venire invasi durante gli eventi e di diventare in seguito degli hotspot affollati, dove la qualità della vita sparisce», riferisce la prima firmataria, la consigliera Foppa, riassumendo le preoccupazioni della gente. "Il coinvolgimento delle consigliere e dei consiglieri locali, così come della cittadinanza è indispensabile».

SENTIERI E MOUNTAIN BIKE Corriere del Trentino | 13 Novembre 2021 p. 6 «Mountain bike sui sentieri. Va rivista la normativa» Nel giorno in cui la giunta provinciale ha fatto visita alla sede di via Manci per la riunione settimanale, la Sat ha richiamato l’attenzione del presidente della Provincia Maurizio Fugatti e degli assessori sull’annoso problema della convivenza sui sentieri di montagna degli escursionisti e degli appassionati di mountain bike. Un problema sempre più sentito, in particolare con la diffusione delle e-bike che hanno dato nuovo impulso alle due ruote in quota. «Abbiamo richiesto a Fugatti e alla giunta di rivedere alcune leggi provinciali relative alla rete circolazione sui sentieri alpini con mezzi meccanici e sulla rete per l’escursione in mountain-bike, in ragione del cambio di approccio della cittadinanza nei confronti della montagna»ha spiegato al termine della mattinata di confronto la presidente della Società degli alpinisti tridentini Anna Facchini. La richiesta, ha precisato la presidente, si lega al maggior carico antropico sui sentieri alpini registrato nel corso degli ultimi anni, al fine di garantire il rispetto di divieti e interdizioni. La Sat conta attualmente 25.000 soci, possiede 24 rifugi alpini e cura, in accordo con la Provincia di Trento, la manutenzione di quasi 6.000 chilometri di sentieri. Attenzione al problema è stata assicurata sia da Fugatti, sia dal vicepresidente con delega all’ambiente, Mario Tonina.

ELISKI: LA PROPOSTA A CORTINA Corriere delle Alpi | 14 Novembre 2021 p. 27


In volo con l’eliski in cima a una pista: nuovo pacchetto per i VIP di Cortina LA NOVITA' Un volo in elicottero di pochi minuti per ritrovarsi, sci ai piedi, direttamente in pista. Un modo alternativo, sicuramente esclusivo ed al tempo stesso costoso, per evitare la fila agli impianti che in tempo di pandemia potrebbe significare anche garantirsi una maggiore sicurezza sul fronte sanitario. Fatto sta che l'eliski si candida a nuova tendenza per la stagione invernale 2021/2022.Non solo a Cortina, meta di vip e businessman per eccellenza, ma su tutte le Dolomiti. "Niente di nuovo", direbbe qualcuno. Del resto, come dimenticare l'avvocato Gianni Agnelli che, già a metà degli anni '80, a bordo di un Agusta nero, raggiungeva Courmayeur da Torino per una sciata di in solitaria.«La scena dell'avvocato Agnelli che scendeva dall'elicottero in tutta la sua eleganza, con una tuta da sci nera addosso, è alla base dell'idea che ho avuto di strutturare una vacanza sulla neve resa esclusiva dalla presenza del volo in elicottero», spiega Michela Anastasio, travel designer con base operativa a Busche, capofila del progetto "Wild in the Dolomiti", «le prime richieste le avevamo ricevute lo scorso anno, poi il Covid ha fermato tutto. Il ritorno sugli sci ha rilanciato il prodotto che abbiamo strutturato sulla base di quanto i clienti ci richiedono».Ma qual è il cliente tipo che intende andare a sciare utilizzando l'elicottero? «Sono persone benestanti, uomini d'affari italiani ma anche stranieri. Ci sono aziende che scelgono questo servizio come team building, altre aziende lo hanno scelto come premio per i manager più produttivi. Ci sono volti noti dell'imprenditoria internazionale, indubbiamente appassionati della neve e vogliosi di trascorrere una giornata all'insegna dell'amicizia e del divertimento, garantendosi al contempo un servizio unico».Già, perché l'eliski rappresenta solo una componente del "pacchetto".«Il volo è il primo e l'ultimo atto della giornata sugli sci», aggiunge Anastasio, «nel mezzo c'è lo sci, ovvio, ma anche il pranzo in uno dei rifugi più in voga delle Dolomiti. Il cliente seleziona il punto di partenza, l'itinerario sugli sci che vuole effettuare, con o senza l'ausilio di un maestro, ed il punto dove vuole essere ricaricato dall'elicottero».Pacchetti a prezzi variabili, dai 900 fino ai 2500 euro: «Il prezzo è da intendere a volo e non a persona», spiega Anastasio, «a bordo possono salire un massimo di cinque persone più il pilota. Tra i cinque inseriamo una guida o un maestro di sci se ci viene richiesto. Il prezzo varia in base ai minuti di volo. I pacchetti si sviluppano anche su più giorni: e il prodotto prende il nome di Heli Ski Safari».Cortina è la meta più ambita: la base di partenza ed arrivo del servizio è collocata nelle vicinanze del rifugio Averau in 5 Torri. Quattordici i punti di decollo/arrivo totali. Detto di Cortina, figurano anche Misurina e, soprattutto, Arabba.«Il rifugio Bec de Roces è quello più richiesto perché permette con un volo di massimo 10 minuti di spaziare su un raggio dolomitico molto ampio. Dal passo Giau invece, tanti scelgono l'eliski per innestarsi sul Sellaronda in pochi minuti e nel pomeriggio, dopo aver pranzato in uno dei rifugi partner, fare rientro alla base fissata al rifugio Fedare». --Gianluca De Rosa© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 16 Novembre 2021 p. 28 Il CAI Veneto dice no all’eliski: “E’ ostentazione di pochi” il dibattito Gianluca De Rosa «Andare a sciare in elicottero? Non siamo in Canada ma sulle Dolomiti. Le nostre montagne non hanno bisogno dell'ostentazione di pochi, tantomeno dell'ennesima spettacolarizzazione». Il pacchetto turistico pensato da un'agenzia bellunese specializzata in outdoor che prevede lo spostamento sulla neve in elicottero non è piaciuto al presidente del Cai Veneto Renato Frigo che è tornato a chiedere più rispetto per le montagne di casa. Un "no" presto spiegato: «Il ricorso all'elicottero in montagna non è una novità. Ci sono modi e modi di ricorrere all'elicottero. Penso ad esempio ad alcuni lavori effettuati ad alta quota in cui l'intervento di determinati mezzi diventa fondamentale. C'è poi la spettacolarizzazione che molto spesso vuol dire andare oltre il rispetto per la natura. Questo è uno di quei casi, non l'unico e neanche l'ultimo. Proprio perché siamo costantemente alle prese con "trovate" che minano la serenità delle terre alte, ci preme sottolinearne il disprezzo. Non si può abbassare la guardia, i tempi che corrono ci richiedono di stare sempre sul pezzo».Il diniego all'elicottero dei vip presta il fianco ad un'altra disamina: «Non siamo in Canada dove con un elicottero si raggiungono luoghi di montagna impervi, il più delle volte disabitati, da dove intraprendere sciate fuoripista di tre, quattro ore», spiega Frigo, «stiamo parlando in quel caso di aree sconfinate, territori molto ampi. Da noi non è così: con l'elicottero si raggiungono aree laddove sarebbe possibile arrivare ugualmente, testando le proprie energie o la propria preparazione. Ricorrere ad un elicottero per effettuare una sciata lungo una pista oppure per pranzare in un rifugio è solo un'ostentazione. Un prodotto pensato per pochi che ricade sulla quotidianità di tanti. Ognuno dovrebbe vivere la montagna sulla base delle proprie forze. Della serie: arrivo fin dove riesco, senza per questo ricorrere ad escamotage alternativi. Raggiungo un rifugio, a piedi o sci ai piedi, se ne ho la forza e le competenze altrimenti mi fermo prima. Questo significa rispettare la montagna. Tornando all'elicottero peraltro mi viene da dire anche questo: se in un'area viene dato il permesso al decollo o all'atterraggio di un elicottero vuol dire che quell'area è sicura sotto vari punti di vista. A quel punto mi domando: "A cosa serve l'elicottero se ci si può arrivare comunque?».La disamina di Frigo spazia presto a 360 gradi, abbracciando un altro grande tema della montagna: l'impiantistica. «Nei giorni scorsi ho ascoltato un intervento del presidente di Anef Veneto, Renzo Minella, che parlava di mercato della neve che produce una cifra a tanti zeri. Il Cai Veneto non è contro gli impianti di risalita, è contro la


realizzazione di nuovi impianti di risalita. Da un decennio a questa parte il numero di sciatori è sempre lo stesso. Non aumenta, piuttosto cala. Ed allora perché costruire altri impianti? Sono davvero una risorsa per il turismo o rappresentano uno spreco di denaro oltre che l'ennesimo colpo ad una natura già in difficoltà? Un'altra baggianata che ho sentito in questi giorni è che i nuovi impianti toglierebbero le auto dai passi. Il problema del traffico in montagna esiste ma non riguarda i passi. Le macchine non si incolonnano sul Pordoi ma a valle. Gli impianti non risolverebbero niente in questo senso. Per non parlare dei costi a cui andrebbe incontro una famiglia disposta ad effettuare un viaggio andata e ritorno in funivia, tutt'altro che modico. Si chiama business, la sostenibilità è un'altra cosa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 16 Novembre 2021 p. 28 «Conseguenze disastrose per il clima» L'elicottero visto come mezzo alternativo per una giornata sugli sci ha fatto storcere il naso agli ambientalisti che hanno puntato il dito sulle conseguenze della pratica dell'eliski, da tempo al centro del dibattito sui temi dello sviluppo turistico della montagna e della tutela ambientale. «Proprio in questi giorni si è tenuta la Cop 26, conferenza delle parti indotta dall'Onu sui cambiamenti climatici», ha sottolineato il giovane ambientalista bellunese Michele Argenta, «che ha certificato il fatto che siamo ormai dentro una crisi climatica di dimensioni globali, prodotta da cause antropiche. Un servizio di quel tipo, unicamente a favore di una categoria di abbienti della società, genera conseguenze disastrose sotto il profilo ambientale, climatico e sociale. Le emissioni di gas climalteranti, combustibili fossili con cui questo servizio funziona e di cui i consumi sono nettamente maggiori rispetto ad un ordinario servizio di skylift o cabinovie, hanno già portato ad un aumento medio globale della temperatura di +1, 2 gradi». Dunque, spiega Argenta, «Ogni azione che intraprendiamo, non fa che ridurre il budget carbonico che ci resta a disposizione prima di andare incontro ad un sistema climatico ed ecologico che potrebbe collassare nei prossimi decenni».

Corriere delle Alpi | 18 Novembre 2021 p. 29 «Non solo eliski, con noi pacchetti legati alla natura» La replica Wild in the Dolomiti non ci sta e dopo essere stata attaccata per il servizio di eliski proposto sulle Dolomiti per la stagione invernale, mette i puntini sopra le i. «Siamo un tour operator che ha scelto, come ambito di azione, le nostre affascinanti montagne. L'aggettivo "wild", selvaggio, già fa capire che il servizio si rivolge a chi è alla ricerca di avventura, relax o esperienze culturali gastronomiche. Chi ci sceglie non si troverà pacchetti standard o i soliti itinerari stereotipati. Tutte le proposte hanno tre caratteristiche: sono originali, responsabili e personalizzabili», sottolinea Michela Anastasio, «crediamo che il cambiamento sia la chiave dell'innovazione. Emozioniamo i viaggiatori, valorizziamo i partner locali».Il tour operatori punta a costruire una nuova proposta turistica tra cultura, enogastronomia e sport nelle Dolomiti orientali, in Valbelluna e nei siti Unesco: «Accogliamo il turista nel front office del nuovo info point di Busche, dove forniamo indicazioni in quattro lingue: inglese, tedesco, spagnolo e francese. Chi verrà a trovarci troverà un pannello interattivo che consentirà al visitatore di ricevere informazioni sul territorio e prenotare con lo stesso escursioni e pacchetti turistici da noi creati ad hoc. Sul pannello il turista potrà scegliere cosa vedere, cosa fare, escursioni di tutte le tipologie. Una delle nostre avventure si sviluppa abbinando un volo in elicottero a un'attività outdoor come fanno diversi altri tour operator. Questo prodotto non tutti lo vedono di buon occhio e lo capiamo, ma per rendersi conto da vicino di chi siamo e cosa facciamo l'invito é, al posto di giudicarci sui social, di venirci a trovare nel nostro ufficio operativo». --Dierre© RIPRODUZIONE RISERVATA

NOTIZIE DAL CAI – CLUB ALPINO ITALIANO Gazzettino | 9 Novembre 2021 p. 12, edizione Belluno Cambiamenti climatici e ambiente visti dal Cai


PIEVE DI CADORE Venerdì (12 novembre) verrà presentato a Pieve di Cadore, alle 20.30 auditorium Cosmo, il documento Cambiamenti climatici, neve, industria dello sci della Commissione Tutela Ambiente Montano del Cai nazionale. Il Club Alpino Italiano, che da anni pone chiaramente la questione della direzione da intraprendere per il futuro della montagna, ha recentemente elaborato un nuovo documento dedicato all'industria della neve nel contesto della crisi climatica. Organizza la serata l'associazione Veneto che Vogliamo di Belluno, che ha scelto il lavoro del Cai per aprire un dibattito, di lungo respiro, sul prossimo futuro del turismo bellunese. Spiegano gli organizzatori: «Il documento analizza in una prima parte le prospettive dell'industria dello sci sulla base delle tendenze socioeconomiche del prossimi decenni e alla luce della ricaduta che i cambiamenti climatici in atto produrranno sulla presenza e sulla permanenza della neve in montagna. Nella seconda parte, alzando lo sguardo su tutto l'arco alpino, presenta esempi di realtà alpine che già da tempo sono intervenute per riorganizzare, alla luce delle stesse prospettive sociali, economiche e climatiche di cui sopra, le offerte turistiche, non più limitate alla sola monocultura dello sci alpino». Ad illustrare il documento interverranno Renato Frigo, presidente del Gruppo Regionale CAI Veneto e Guerrino Malagola, presidente della Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Veneto Friuli Venezia Giulia. Per Veneto che Vogliamo prenderà la parola la consigliera regionale Elena Ostanel che descriverà brevemente quanto e come la politica regionale per la montagna dovrebbe intervenire, «con un uso coerente e determinato di piani e fondi europei, a cominciare dal New Green Deal, al Recovery Plan, al Next Generation EU, per favorire un ripensamento strategico delle prospettive turistiche degli anni a venire». (G.B.)

ORME DEI DINOSAURI: IL COMUNE DI VAL DI ZOLDO SISTEMA IL SENTIERO Gazzettino | 5 Novembre 2021 p. 13, edizione Belluno Sentiero dei dinosauri, il Comune sistema l’intera area Proseguono i lavori di manutenzione del sentiero che porta alle orme dei dinosauri in Val di Zoldo, sulle pendici del Pelmo. Il progetto prevede di sistemare il sentiero che conduce da Passo Staulanza alla zona delle orme, che è molto frequentato, in particolare nella stagione estiva, trattandosi di una zona di notevole interesse paleologico, oltre che paesaggistico. Si tratta di un affascinante viaggio nel tempo per trovare il famoso masso con impresse le orme dei dinosauri, su un pendio ghiaioso posto a 2050 metri, partendo da Passo Staulanza oppure la località di Palafavera. I LAVORI Sono stati creati sul sentiero, dei passaggi pavimentati in legno per evitare le zone fangose che poiché con le piogge non ci si trovi a camminare, talvolta a sprofondare nel fango. Sono stati fatti drenaggi opere per rendere percorribile il terreno che spesso è impraticabile in particolare durante le piogge è invaso dai molti rivoli d acqua che lo attraversano. È prevista la realizzazione di una piattaforma con un cannocchiale che permetta di vedere le orme da lontano e scorci di panorama particolarmente bello vista l altezza. Il bando europeo di circa 150mila euro è cofinanziato in piccola parte dal Comune ed è stato possibile ottenerlo tramite il Gal Dolomiti Bellunesi. L'intervento è finalizzato mettere in sicurezza il sentiero che risulta essere sdrucciolevole, a migliorare l'accessibilità all'area a partire dalla zona adibita a parcheggio davanti al rifugio lungo la provinciale che collega Val di Zoldo a Selva di Cadore. Davanti al rifugio è previsto di migliorare la zona di parcheggio con una diversa disposizione delle auto e che consentirà di accogliere un maggior numero di visitatori. «La volontà dell'amministrazione è quella di conservare integre le caratteristiche di quel sentiero, tratti di terreno con grosse radici e saliscendi impervi - afferma il sindaco Camillo De Pellegrin - ci siamo raccomandati che non venissero fatti interventi troppo aggressivi che pur necessari per rendere il percorso più fruibile anche per chi ha disabilità, tuttavia non si può stravolgere tutti i sentieri i percorsi intervenendo in modo invasivo togliendo le loro caratteristiche che lo rendono unico, piuttosto si cerchi di creare altri percorsi di montagna dalla parte del Pelmo che conduce fino al rifugio Venezia accessibili a chi ha disabilità». Loredana Pra Baldi

INTERVISTE ED EDITORIALI Corriere dell’Alto Adige | 14 Novembre 2021


p. 4 I gerani alle finestre non bastano di Paul Renner Gli ospiti che frequentano la nostra terra hanno l’impressione che qui tutto funzioni bene. Lavoro ce n’è e le ditte funzionano a pieno regime. Gli autobus sono in orario, le strade pulite, le terme funzionanti, i servizi pubblici efficienti, i ristoranti pieni, i fiori rallegrano i balconi e il tasso di delinquenza è alquanto basso. Ma possiamo davvero sentirci i primi della classe? Non si tratta di un’illusione, che può avere anche effetti negativi? Si sa infatti che chi si crede a posto non investe tempo a riflettere su cosa cambiare per migliorare il proprio stile di vita o le dinamiche interne alla propria società. E questo può essere il grande inganno di cui soffre la comunità locale. Siamo davvero i primi della classe o ci illudiamo di esserlo? Nomino alcuni fatti che sono sotto gli occhi di tutti, anche se spesso non adeguatamente considerati. Ci vantiamo che le nostre scuole siano ben organizzate ed ottengano risultati di eccellenza. Le indagini svolte a livello nazionale ed europeo smentiscono tale assunto. Si pensi solo al fallimento dell’insegnamento della seconda lingua. Se non si accetta tale duro verdetto, non ci si prenderà nemmeno il tempo e l’energia mentale per trovare soluzioni ai deficit registrati in maniera incontrovertibile. Alcuni gruppi di attivisti invitano a ridurre sprechi nei consumi sia energetici che alimentari. Circola la proposta di spegnere l’illuminazione di negozi ed affini nelle ore notturne. A Bolzano Sud brilla però di luci intermittenti la torre dell’Alperia, il che non rappresenta propriamente un esempio di best practice. Il turismo è una risorsa vitale per le nostre genti. Ma fino a che punto lo si può ancora incrementare senza che diventi un boomerang? Luoghi mitizzati come il lago di Braies o l’Alpe di Siusi, sono ormai visti come un esempio di sfruttamento eccessivo ed inopportuno, rischiando di creare problemi all’immagine della nostra terra. Sarebbero da elaborare piani condivisi di indirizzo del settore turistico, affinché la pur necessaria valorizzazione di certe aree significative, non porti ad un loro fatale deterioramento, specie per quel patrimonio Unesco che sono le nostre Dolomiti. In Consiglio provinciale è stata presentata dalle opposizioni la proposta di sottoporre al parere delle popolazioni interessate l’approvazione di eventi sportivi e di grande rilievo che possono incidere pesantemente sui delicati equilibri di certi ambienti. Tale richiesta è stata respinta dalla maggioranza, timorosa che gli abitanti di certe zone possano opporsi al potere del Dio denaro e ad un mercato che è «croce e delizia del mondo inter». Anche riguardo alla pandemia abbiamo ben poco di cui vantarci: in questo campo non ci mostriamo affatto virtuosi. Sono troppi i novax dalle nostre parti ma anche i comportamenti poco responsabili di persone che non portano la mascherina, non si igienizzano le mani, evitando quegli assembramenti che creano hotspot per la diffusione dei contagi. Proprio per il fatto che stiamo a stretto contatto e scambio con Paesi in difficoltà quali l’Austria e la Germania, abbiamo il dovere sacrosanto di una vigilanza ai massimi livelli. Non sono i gerani rossi alle finestre a fare di noi una terra esemplare. È piuttosto il senso di responsabilità civile, l’attenzione al bene comune ed all’ambiente, che può farci diventare quei primi della classe che al momento non siamo affatto.

Gazzettino | 23 Novembre 2021 p. 13, segue dalla prima – edizione Belluno «L'impegno della Fondazione per restare nel club Unesco» Lavorare tutti assieme per valorizzare i territori delle Dolomiti, che devono darsi strategie comuni. E' l'impegno per il 2022 di Mara Nemela, che dallo scorso mese di giugno dirige Fondazione Dolomiti Unesco, l'organismo che riunisce amministrazioni di tre regioni, cinque province, quattro delle quali a statuto speciale. Il prossimo anno vedrà anche la novità dell'apertura della nuova sede, nella casa cantoniera Anas di Aquabona, alle porte di Cortina. TANTA PASSIONE «Sono rimasta sorpresa della grande passione con cui le persone lavorano attorno alla Fondazione dice Nemela anche se una certa idea già l'avevo. Parlo dei collaboratori, nella sede di Cortina, ma anche di tutti i consulenti e delle altre persone, che abbiamo sparsi nelle province e regioni. Tutti lavorano davvero con amore per questo territorio; è una forza in più, che rende questo lavoro bellissimo». Sul ruolo, sul compito di Fondazione Dolomiti Unesco c'è talvolta confusione. La struttura viene di volta in volta tirata in causa da opposte fazioni, da chi vorrebbe un maggiore impegno per la promozione di questi luoghi, oppure da chi chiede, al contrario, una maggiore tutela. «NON SIAMO CENSORI» «Bisogna sfatare qualche mito obietta la direttrice tutti si aspettano che Fondazione faccia il censore delle Dolomiti. Noi non siamo i guardiani, incaricati di dare una maggiore tutela ai siti, ma una piattaforma, per mantenere il riconoscimento espresso nel 2009. Quel riconoscimento nasce da una volontà del territorio; è un valore che è stato dato, ma che può essere tolto. Comunque non rappresenta un vincolo sulle nostre montagne. La Fondazione cerca di monitorare e mantenere questo riconoscimento, attraverso le sue politiche,


ma soprattutto il grande valore di questo organismo è proporre un tavolo, sul quale si incontrano le diverse aree. E' l'unica sede in cui Veneto, Trentino, Alto Adige, Friuli possono incontrarsi per parlare di montagna. Questo è il valore principale. Poi l'esito delle politiche deriva dalle scelte fatte dai territori, in maniera democratica. Non siamo noi ad imporre niente. Noi cerchiamo di favorire un dialogo su questi temi, per aiutare il mantenimento dell'integrità delle Dolomiti». VERSO LA NUOVA SEDE Fondazione Dolomiti Unesco si occupa di nove siti, nove aree, nelle province di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine. Sin dalla sua istituzione è accolta nel palazzo del Comun Vecio, nel centro di Cortina, ospite dell'amministrazione comunale ampezzana. E' una sede prestigiosa, ma con alcuni limiti, dati dalla vetustà della struttura, bisognosa di una radicale sistemazione. Nel corso del 2022 ci sarà il trasferimento nella nuova sede, nella cantoniera Anas di Acquabona. L'edificio rimarrà in parte a disposizione dell'azienda delle strade, che vi collocherà la centrale operativa della Smart Road, in sistema di gestione della statale 51 di Alemagna, primo in Italia, varato per i Mondiali di sci alpino Cortina 2021. Al piano superiore ci sarà Fondazione Dolomiti Unesco, ancora ospite del comune ampezzano, che ha sottoscritto una convenzione con Anas. LA LOGISTICA «Noi amiamo molto questa sede storica dice Nemela perché è in un luogo molto suggestivo. Ora auspichiamo che la nuova sede ci aiuti a essere più facilmente raggiungibili, da parte di tutti i tecnici, dalle persone con cui abbiamo a che fare. Arrivare nel centro di Cortina non è sempre facile, logisticamente. Per il 2022 auspico che si rinsaldino anche le relazioni territoriali, con i vari soggetti, che sono state messe a dura prova da questi ultimi anni di restrizione del movimento. La nostra organizzazione si basa su rapporti fra persone: abbiamo quindi bisogno di tornare a incontrarci, con maggiore regolarità». Marco Dibona © riproduzione riservata


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