RASSEGNA STAMPA
SETTEMBRE2025
ROBERTO
CorrieredelleAlpi|2settembre2025
p. 17
Padrinèlanuovaguida«FlussidaregolamentareLeZtlpossibilisoluzioni»
FRANCESCO DAL MAS
L'intervista Francesco Dal Mas Roberto Padrin è da ieri il nuovo presidente della Fondazione Dolomiti Unesco. La montagna dolomitica, alla vigilia delle Olimpiadi, ha vissuto un'estate di fibrillazionesocialeeculturale,provocatadall'overtourismesfociataaddiritturanelfenomenodei cafoni. Fino al punto che un gruppo di albergatori e ristoratori dei Passi ha scritto recentemente unaletteraperchéleDolomitivenganotoltedallalistadell'Unesco.IlneopresidentePadrinspiega come la pensa. Ma è proprio vero che le Dolomiti Unesco sono un "marchio" che attira sulle montagne un turismo di massa eccessivo e poco rispettoso del territorio? «Il riconoscimento Unesco non è un "marchio" ma piuttosto un impegno, che le comunità del territorio Dolomitico, da Bolzano a Udine, da Trento a Pordenone, passando per Belluno, si sono assunte ancora nel 2009 e che stanno portando avanti con coerenza per trasmettere alle generazioni future il Patrimoniochecièstatoaffidato.Unimpegno,loribadiscoconforza,per lasostenibilitàoltreche per la promozione dei nostri territori, così di rara bellezza, ma anche così fragili. E la Fondazione ha l'importantissimo compito di promuovere la collaborazione tra gli enti che gestiscono e amministranoquestoPatrimonio».Nonhapauradiassumereildelicatocompitodellapresidenza nel momento più delicato per le Dolomiti? «Sono consapevole di assumere questo incarico in un momento estremamente delicato, ma lo ritengo motivante e sfidante. Nel senso che, se ci sono nuovi(epregressi)problemi,dobbiamotrovareilmododirisolverliedirenderliun'opportunitàsu cui lavorare. Abbiamo potuto osservare anche nel corso di questa estate come da un lato permanganoareenellequalilafrequentazionedelleDolomitisipresentalentaedipiccolinumeri, quindi sostenibile; dall'altro si sono ben evidenziati i luoghi che soffrono il peso dell'overtourism e di una frequentazione poco consapevole della fragilità del territorio. Così, abbiamo cominciato a cercare soluzioni». Esempi virtuosi? «Da anni la Fondazione Dolomiti Unesco ha prima studiato e poi proposto gli accessi sostenibili ai siti iconici. Oltre che alla diversificazione anche territoriale dell'offerta.Ebbene,laprenotazioneperilparcheggiodelleTreCime,conlostopallelunghecode d'auto, è un esempio da seguire e da implementare, magari con ulteriori disponibilità. Così pure gliingressiprogrammatiaiSerrai.OppureleZtlsperimentateaSottogudaeadAlleghe...».C'è,per la verità, chi propone i fondovalle come "Zona a traffico limitato. «Fragilità e bellezza sono due faccedellastessamedaglia,sulleDolomiti.L'economiadimoltevallateèstrettamentelegataalla loro frequentazione e allo sviluppo del turismo; ed è inevitabile che la bellezza delle Dolomiti, complice la viralità di certe immagini, generi il desiderio di frequentarle; quello che dobbiamo fare è lavorare sulla sostenibilità, sulla consapevolezza e sulla responsabilità, come ha fatto la Fondazione in questi anni, con il coinvolgimento di numerose realtà del territorio. Le fughe in avanti non sempre sono utili. E ci sono delle iniziative che vanno accompagnate anche da un cambiodicultura,dimentalità.Bisogna,dunque,rispettareitempidellamaturazione».Nonesiste, quindi, un'emergenza di stress turistico provocata dal riconoscimento Unesco? «Ogni estate c'è chi cerca un colpevole per un problema che non si presenta ovunque, ma solo in alcune aree, e lì dove si presenta non è emergenziale, ma ormai sistemico. Arrivi e presenze turistiche sono in
aumento.Benvengano,mavannoevidentementegovernate.Conlaconsapevolezzanecessaria e, quindi, con la responsabilità che ne consegue. Sostenibilità vuol dire equilibrio e rispetto dei limiti. Chi ci segue sa che ormai da 16 anni lavoriamo per incentivare una regolamentazione dei flussi, anche in collaborazione con le organizzazioni turistiche». Una delle sfide culturali che dovrete affrontare è quella dei social. Che promuovono l'assalto ai siti più iconici, con grave pregiudiziopergli equilibrinaturalistici. «Cistiamorendendo contodell'impattodiun certotipodi comunicazione sui comportamenti delle persone che vengono a visitare i nostri luoghi. La Fondazione sta collaborando con le agenzie di promozione turistica non per limitare, quanto piuttosto per favorire un turismo più consapevole e sostenibile. E come sosteniamo da tempo è importante anche la formazione e la disponibilità degli operatori turistici, che possono far tesoro dei valori del riconoscimento Unesco per proporre ai loro clienti destinazioni alternative o attività meno impattanti». La promozione degli influencer e dei social media vi vede sempre critici? «Di sicurononcriticiaprioristicamente,malimitatamenteaqueicasiincuivieneveicolataun'ideadi montagna molto facile, con immagini, slogan e proposte di attività non sempre coerenti con la sostenibilità, la sicurezza e la prudenza. Un tipo di comunicazione che creaaspettative sbagliate, spingendo turisti verso comportamenti poco rispettosi e talvolta anche a mettersi in situazioni di pericolo». Gli ambientalisti accusano la politica di ingessare la Fondazione. E in particolare di evitareilconfrontoconquesteforze,Leiintenderiprenderlo?«Hosempreritenutochesiaunvalore aggiunto l'interlocuzione con tutti i soggetti del territorio. Purché non diventi fine a se stessa». Gli ambientalisti dicono no a nuovi collegamenti sciistici. «Si tratta di analizzare i singoli casi. E interloquire, come sta facendo il Comelico, in modo da poter condividere almeno alcune scelte. Certo, anche gli ambientalisti debbono avere consapevolezza che la lotta contro lo spopolamento chiede, a volte, dei sacrificifinalizzati aun minimodi sviluppovitale, senza il quale si ha l'abbandono della montagna»
CorrieredelleAlpi|2settembre2025
p. 17
Ilvicepresidenteèl'altoatesinoPeterBrunner
Il passaggio di consegne tra il presidente uscente Stefano Zannier, assessore alle risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna della Regione Friuli Venezia Giulia, e il presidente Padrin, al vertice della Fondazione Dolomiti Unesco è avvenuto ieri a Palazzo Piloni. La carica di vicepresidente è stata assunta da Peter Brunner, assessore provinciale alla Protezione dell'ambiente, della natura e del clima della Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige. Ricomincia, dunque, la rotazione triennale, iniziata nel 2010 proprio da Belluno: lo Statuto della Fondazione Dolomiti Unesco prevede, infatti, che la presidenza venga assunta ogni tre anni, in ordine alfabetico, dai vari soci dell'ente. Zannier ha ricordato i progetti realizzati: il "Dolomites World Heritage Geotrail", che fornisce gli elementi per interpretare il paesaggio geologico e promuoveunafrequentazionelenta econsapevoledelpatrimonioattraversounitinerariotappe, un portale web e una mostra itinerante; le iniziative sulla prudenza e la consapevolezza in montagna; la formazione agli amministratori locali, agli insegnanti, ai gestori di rifugio; la promozione di pratiche di tutela attiva del paesaggio, come la valorizzazione del lavoro dei produttori di qualità e le analisi nell'ambito della gestionedei prati da sfalcio. Daricordare anche le iniziative dirette di comunicazione dei valori del Patrimonio e di chi lo abita, come la prosecuzionedellatrasmissione"NoiDolomiti",dellacampagna#vivereinrifugioelarealizzazione
di nove documentari che intrecciano la storia dell'alpinismo alle caratteristiche geologiche delle Dolomiti e che vedranno la luce nel 2026. Peter Brunner.
IlGazzettino|2settembre2025
p. 29, edizione Belluno
RobertoPadrinnuovopresidentedellaFondazioneDolomitiUnesco
DANIELA DE DONÀ
LA NOMINA BELLUNO
Si segue lo Statuto: il giro ricomincia e tocca a Belluno. Ecco che Roberto Padrin, presidente della Provincia, prende su di sé la carica di presidente della Fondazione Dolomiti Unesco. La rotazione triennale per i cinque soci dell'ente Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento ed Udine va in ordine alfabetico e aveva avuto inizio, nel 2010, proprio da Belluno. IL RUOLO Viene da chiedersi quali ricadute ci siano nell'avere un presidente bellunese. Padrin non ha dubbi: «La conoscenza del territorio, pur nella consapevolezza di cosa può e cosa deve fare la Fondazione Dolomiti Unesco, che non è un ente di promozione turistica, ma un soggetto diverso, forse non ancora del tutto compreso dai territori». L'analisi parte da un dato di fatto: la nostra è una provincia in cui le Dolomitisonopartepreponderante.«Ribadisco:ilvantaggiostanelsaperequalisianoleesigenze e le criticità del territorio, e insieme le sue peculiarità e le potenzialità, con effetti allargati a tutte le aree Unesco a cui deve fare riferimento la Fondazione». Il riconoscimento Unesco, certo, è un bel viatico per il turismo: «Non è un "marchio" ma piuttosto un impegno, che le comunità del territorio Dolomitico, da Bolzano a Udine, da Trento a Pordenone, passando per Belluno, si sono assunte ancora nel 2009 e che stanno portando avanti con coerenza per trasmettere alle generazioni future il patrimonio che ci è stato affidato. Un impegno, lo ribadisco con forza, per la sostenibilità oltre che per la promozione dei nostri territori». Insomma Padrin vede ricadute positive per il prossimi anni: «Il vantaggio sta nel poter fare sintesi di tutto questo per portare avantiprogettichesianoutiliallecomunitàlocali».L'ATTENZIONEUnodegliobiettivimessiincarnet da Padrin, poi, è l'attenzione da mettere in campo a proposito del cosiddetto "overtourism" che, specialmente nei mesi estivi, è un leit motive dentro i confini Unesco. Padrin punta il dito a livello difocusnontantoversoilgeneraleafflusso,masulsovraffollamento,conrelativoimpatto, incerti luoghi della montagna: «Daun latopermangonoaree nellequali lafrequentazionedelleDolomiti si presenta lenta e sostenibile, dall'altro non mancano gli hotspot che soffrono il peso dell'overtourism e di una frequentazione poco consapevole della fragilità del territorio». Fragilità e bellezza per Padrin sono facce della stessa medaglia: «L'economia di molte vallate è strettamente legata alla frequentazione di posti iconici ed è inevitabile che la bellezza delle Dolomiti generi il desiderio di frequentarle». Da anni, peraltro, si sono aggiunte le fotografie moltiplicate dai social: «La viralità di certe immagini è complice, quello che dobbiamo fare è lavorare sulla sostenibilità, sulla consapevolezza e sulla responsabilità, come ha fatto la Fondazione in questi anni, coinvolgendo, quindi, numerose realtà del territorio». IL CAMBIO Il passaggiodi consegne èavvenutoieri,aPalazzoPiloni, tra ilpresidente uscente,StefanoZannier, assessore alle risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna della Regione Friuli Venezia Giulia, e il neo presidente Roberto Padrin. La carica di vicepresidente è stata assunta da Peter Brunner, assessore provinciale alla Protezione dell'ambiente, della natura e del clima, Energia, Sviluppo del territorio e Sport della Provincia di Bolzano - Alto Adige. Nel ricevere il testimone per il prossimo triennio, il presidente della Provincia di Belluno ha ringraziato il presidente uscente
della Fondazione Unesco, Zannier «e tutto il consiglio d'amministrazione della Fondazione, per il lavoro svolto in questi anni». Daniela De Donà © RIPRODUZIONE RISERVATA.
IlGazzettino|2settembre2025
p. 29, edizione Belluno
«FardiventareiGiochiereditàperlamontagna»
IL FOCUS BELLUNO
Oramai manca poco al count down. I Giochi olimpici e paralimpici invernali Milano Cortina sono alle porte. Ancora con nodi critici da sciogliere. Dalla tempistica da rispettare per le nuove strutture,allaviabilità,finoalreperimento dipostilettoper leforze dell'ordine. RobertoPadrinvive da vicino l'evolversi della situazione: da sindaco di Longarone, come presidente dell'ente Provincia, e ora anche in veste di presidente della Fondazione Dolomiti Unesco. LA VISIBILITÀ Il presupposto, per lui, sta nel fatto che i Giochi a cinque cerchi daranno grandissima visibilità al nostro territorio. «Anche per questo motivoabbiamoil compitodi trasformare l'evento sportivo in eredità lunga per la montagna. Lo dico da presidente della Provincia e da sindaco, non da presidente della Fondazione Dolomiti Unesco, ente che sulla partita olimpica non ha nessuna competenza».Unsuoocchiodiriguardodaneopresidente,comunquesaràrivoltoproprioaimesi che ci dividono dalle prime gare fissate a febbraio 2026: «La Fondazione Dolomiti Unesco ha l'importantissimo compito di promuovere la collaborazione tra gli enti che gestiscono e amministrano questo Patrimonio sono parole di Padrin oltre a quello di assolvere ai suoi compiti di monitoraggio e di rendicontazione sullo stato di salute del bene». TUTELA E SVILUPPO Ampia la visione, va al di là della competizione: «Il mio auspicio è che la sostenibilità, che è compito precipuo della Fondazione Dolomiti Unesco, possa essere vista sempre come leva di tutela e insieme di sviluppo per i territori montani, e per il Bellunese in cui l'equilibrio tra tutela e sviluppo è fondamentale». D.D.D. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
IlGazzettino|2settembre2025
p. 11, edizione Belluno
FondazioneDolomitiUnescoPadrinpresidente:«Stopovertourism»
Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno, ha assunto la carica di presidente della Fondazione Dolomiti Unesco. La rotazione triennale per i cinque soci dell'ente Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento ed Udine va in ordine alfabetico e aveva avuto inizio, nel 2010, proprio da Belluno. «Fondazione Dolomiti Unesco non è un ente di promozione turistica, ma un soggetto diverso, forse non ancoradel tutto compreso daiterritori», ha dettoPadrin, spiegando quale sarà il senso del suo mandato. Uno dei punti chiave sarà l'attenzione al cosiddetto overtourism, il turismodimassache,specialmenteneimesiestivi,èunproblemadentroiconfiniUnesco.Padrin puntailditonontantosulgeneraleafflusso,masulsovraffollamento,conrelativoimpatto,incerti luoghi della montagna. «La viralità di certe immagini è complice», dice. «Quello che dobbiamo fare è lavorare sulla sostenibilità, sulla consapevolezza e sulla responsabilità».
CorrieredelVeneto|2settembre2025
p. 10 edizione Treviso - Belluno
Padrinnuovopresidentecontrol’overtourism
Dimitri Canello
BELLUNO Roberto Padrin da ieri è il nuovo presidente della Fondazione «Dolomiti Unesco». Il presidente della Provincia e sindaco di Longarone ha messo subito in chiaro la priorità del suo mandato: combattere l’overtourism e promuovere una fruizione sostenibile delle Dolomiti. Il passaggio di consegne da Stefano Zannier è avvenuto a Palazzo Piloni, sede della Provincia, durante il Consiglio d’amministrazione dell’ente. La vicepresidenza è stata affidata a Peter Brunner, assessore della Provincia autonoma di Bolzano. «Fragilità e bellezza afferma Padrin sono due facce della stessa medaglia. Le Dolomiti attirano inevitabilmente migliaia di persone, mailriconoscimentoUnescononèunmarchioturistico:èunaresponsabilitàversolegenerazioni future.LaFondazionehailcompitodifardialogareenti,comunitàeterritori,affinchélamontagna resti un bene vivo e protetto». Il tema della pressione turistica ha caratterizzato l’ultima estate: alcune aree delle Dolomiti hanno mantenuto una frequentazione lenta e consapevole, altre hanno sofferto gli effetti del turismo di massa. Per Padrin la chiave sta nella consapevolezza: promuovere buone pratiche, formare cittadini e amministratori locali, sostenere i gestori di rifugi e chi lavora quotidianamente a contatto col territorio. Negli ultimi tre anni si è lavorato sul «Dolomites World Heritage Geotrail», che invita a un turismo lento e rispettoso. Tra le iniziative più significative figura anche il «Codice della comunicazione responsabile», nato per contrastare i messaggi fuorvianti diffusi dai social, oltre alla valorizzazione dei rifugi come presidi culturali e ambientali.
AltoAdige|2settembre2025
p. 19
Unesco,elettoPadrincomepresidenteBrunnervice
Il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, è il nuovo presidente della Fondazione Dolomiti Unesco. Lo ha deciso ieri il consiglio di amministrazione in base ad una rotazione che vuole, dal 2010, il susseguirsi di esponenti dei vari soci dell'ente in ordine alfabetico. Padrin succede a Stefano Zannier, assessore alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna della Regione Friuli Venezia Giulia, mentre la carica di vicepresidente è stata assegnata a Peter Brunner (foto), assessore provinciale alla Protezione dell'ambiente della Provincia di Bolzano. «Sono consapevole di assumere questo incarico in un momento estremamente delicato - ha evidenziato Padrin - ma altrettanto motivante. Abbiamo potuto osservare anche nel corso di questa estate come da un lato permangano aree nelle quali la frequentazione delle Dolomiti si presenta lenta e sostenibile, dall'altro non manchino gli hotspot che soffrono il peso dell'overtourism e di una frequentazione poco consapevole della fragilità del territorio».
Telebelluno|2settembre2025
https://youtu.be/Xx1-_m0Bcsc?si=24ccGXy2PDeeZdMx
RobertoPadrinelettopresidentedellaFondazioneDolomitiUnesco
Dolomiten|3settembre2025
p. 15
StiftungDolomitenUNESCO:BrunneristVizepräsident
BOZEN/BELLUNO (LPA)
AnderSpitzederStiftungDolomitenUNESCOist esam1.SeptemberzumturnusmäßigenWechsel gekommen: Südtirols Umwelt-, Natur- und Klimaschutzlandesrat Peter Brunner wurde zum Vizepräsidenten ernannt. „Unser oberstes Ziel muss es sein, die außerordentliche Schönheit des Dolomiten UNESCO-Welterbes für die künftigen Generationen zu erhalten. Dazu gilt es, die Zusammenarbeit der Regionen und Provinzen in der gemeinsamen Führung des Welterbes zu stärken und das Verantwortungsbewusstsein für diese besondere Berglandschaft zu fördern“, sagt Brunner. Das Statut der Stiftung Dolomiten UNESCO sieht vor, dass die Präsidentschaft alle drei Jahre in alphabetischer Reihenfolge zwischen den fünf Welterbe-Provinzen (Belluno, Bozen, Pordenone, Trient und Udine) rotiert, um alle UNESCO-Gebiete bestmöglich in die Arbeit der Stiftungeinzubinden.DerneueVorsitzendederStiftungheißtRobertoPadrin,PräsidentderProvinz Belluno. Er folgt auf Stefano Zannier, Assessor für Landwirtschaft, Forstwirtschaft, Fischerei und Berggebiete der Region Friaul-Julisch Venetien.
IlDolomiti
https://www.ildolomiti.it/montagna/2025/rinunciare-al-titolo-dolomiti-unesco-eunassunzione-di-responsabilita-non-un-marchio-turistico-padrin-nuovo-presidente-a-tuttocampo-anche-sui-problemi-del-traffico
Rinunciare al titolo Dolomiti Unesco? "E' un’assunzione di responsabilità, non un marchio turistico",Padrinnuovopresidenteatuttocampoanchesuiproblemideltraffico
Sandy Fiabane / BELLUNO
ConilConsigliodiamministrazionedi lunedì1settembre, lapresidenzadellaFondazioneDolomiti Unesco ètornataperstatutoallaProvinciadiBelluno.Tuttavia,difronteall’esplosionedipresenze turistiche perlopiù irrispettose e inconsapevoli, c’è chi recentemente ha messo in dubbio il titolo Unesco, cui si dovrebbe rinunciare in nome della salvaguardia delle Dolomiti. Abbiamo allora chiesto un’opinione in merito al neo presidente Roberto Padrin.
Un mese fa, infatti, Osvaldo Finazzer, albergatore e presidente del Comitato per la salvaguardia dei passi dolomitici, ha lanciato lanciato un appello: "E' arrivato il momento di rinunciare al titolo di Patrimonio Unesco, che ha fatto un danno incredibile alle Dolomiti, per tornare a produrre servizi di qualità anziché semplici cartoline" (qui l’articolo).
"Dopo tutto lo sforzo e il lavoro fatti, in particolare dall'allora presidente Sergio Reolon e da Irma Visalli, per ottenere il riconoscimento, non voglio neanche sentir parlare di rinuncia - afferma a Il Dolomiti Padrin - perché siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo grazie a tanto sacrificio, impegnoeprofessionalità.Esoprattutto, sitrattadiuntitolochenonvuoleessere
un marchio turistico, ma una responsabilità messa sul campo dai territori per garantire la sostenibilità”.
Già Mara Nemela, direttrice della Fondazione, aveva espresso stupore e disappunto per questa proposta, ribadendo che non si può cercare un singolo colpevole per un problema ormai sistemico quale l’overtourism, e soprattutto non lo si può identificare con il titolo Unesco.
“Ci rendiamo conto - affermava Nemela - che il riconoscimento dà visibilità, ma da anni lavoriamo per incentivare una regolamentazione dei flussi, anche in collaborazione con le organizzazioni turistiche”.
Ora anche l’analisi di Padrin si pone sulla stessa linea. “Dobbiamo affrontare ogni tema con la dovuta attenzione - prosegue il presidente - perché ogni scelta porta con sé conseguenze delicate e importanti. In altre parole, dobbiamo trovare un equilibrio che ci permetta da un lato di salvaguardare e tutelare il Patrimonio, dall’altro di valorizzarlo. Si tratta di un compito sicuramentenonsemplice,maabbiamolafortunadiavereunComitatoscientificocompostoda persone di alta professionalità che ci forniscono un sostegno e un aiuto anche nelle scelte che, come Fondazione, possiamo portare avanti”.
Come fare sul fronte turistico? “Il turismo - ammette Padrin - è sicuramente uno dei temi che maggiormentetoccano leDolomiti einquesti ultimianni ècresciuto moltopervari motivi,tra cui le Olimpiadi. Rispetto alla presenza di turisti impreparati abbiamo lanciato, come Fondazione Dolomiti Unesco, Dmo e Provincia di Belluno, il progetto ‘Montagna consapevole’ proprio per promuovere regole semplici ma che garantiscono la massima sicurezza possibile per chi viene inmontagnae,allostessotempo,puntanoalimitaregliinterventidelSoccorsoalpino,chestanno crescendo sia in rapporto al numero delle presenze sia a causa della non consapevolezza da parte di chi affronta la montagna”.
Elapocaconsapevolezzanonc’èforseancherispettoalruolodellaFondazioneDolomitiUnesco?
“Probabilmente sì - risponde - e la presidenza che torna a Belluno potrebbe essere un'occasione in più per potenziare l’informazione e la conoscenza di questo ruolo. Abbiamo cioè l’opportunità, attraverso ad esempio eventi e iniziative condivisi e studiati insieme, di far sì che le persone abbiano chiaro che il nostro compito non è di promozione turistica, ma di tutela del Patrimonio Unesco. Su questo dobbiamo cercare di lavorare, tanto più perché stiamo andando incontro a un evento durante il quale, lo abbiamo detto più volte, gli occhi del mondo guarderanno a noi. Anche come Fondazione Dolomiti Unesco, dunque, dobbiamo essere preparati e in grado di gestire le Olimpiadi nella maniera più adeguata, ognuno per il proprio ruolo e nelle proprie responsabilità”.
A questo proposito, infine, uno dei nodi cruciali in tema di turismo sulle Dolomiti sono le Tre Cime di Lavaredo. In occasione della proposta di un impianto Misurina-Tre Cime per risolvere il problema del traffico che sale al rifugio Auronzo, il presidente di Mountain Wilderness Luigi Casanova aveva chiamato in causa proprio la Fondazione affinché intervenga nella gestione dell’area.
“LeTre Cime sonosottolalente di ingrandimentoperché rappresentano uno deiprincipali luoghi dove regna l’overtourism. In generale - concludePadrin - un approccio migliore e più equilibrato va studiato con tutti gli enti per cercare di garantire la migliore vivibilità possibile di quei luoghi e la Fondazione è un attore che può coordinare e condividere, ma il suo ruolo principale è fare da
garantedellasostenibilità,ascoltandolevarieopinioni. Nonvuoldirechedobbiamodiresìatutto o no a tutto, ma ogni questione va gestita con equilibrio”.
GLIEFFETTIDELL’OVERTOURISMSULLEDOLOMITI
AltoAdige|2settembre2025
p. 17
Estate“cafona”,rifugipresid’assaltoSelfie,ciabattine,112usatocometaxi
DAVIDE PASQUALI BOLZANO
Una stagione soddisfacente, anche se non eccezionale. Ha pesato il meteo, specie a luglio. Freddo, pioggia. Penalizzate soprattutto le strutture a quota più alta, raggiungibili magari con percorsi impegnativi. Sul facile ti metti una mantella e vai lo stesso, specie se sei in ferie e paghi albergo o appartamento, sul difficile invece rinunci. Ora si spera in un tandem settembre ottobre caldi,perprolungare.Èlastagioneneirifugialtoatesini,speciedolomitici.Offuscataperò,tengono a sottolineare i presidenti di Cai e Alpenverein, da un fenomeno in aumento: il proliferare del turista “cafone”. «Il tamarro d’alta quota», dicono. Pare che sia sempre peggio. Carlo Alberto Zanella (Cai) e Georg Simeoni (Avs) raccontano il peggio. «Arrivano a 2.500 metri o anche più in alto, non attrezzati a dovere, senza scarponi, poi entrano in rifugio e la prima cosa che chiedono è: c'è il collegamento Wifi?».E ancora: «Se certi li avverti gentilmente - che magari non è il caso di fare quel sentiero in ciabattine, perché è pericoloso e rischiano di farsi male, ti mandano a quel paese». E avanti così: «Un gestore - nel suo rifugio c’è solo il generatore per la luce e non esiste il freezer - si è sentito chiedere: mio figlio vuole il gelato al gusto Puffo, voi ce l’avete vero?». E poi «c’è parecchia gente che magari è solo stanca o non riesce più ad andare avanti e allora pensa bene di chiamare il 112, così arriva l'elicottero e si fanno portare a casa. Il taxi gratis, insomma». «C'è chi si offende perché in quota non c’è la friggitrice per la Wienerschnitzel o perché non trova il filetto nel menù». «C’è chi fa il diavolo a quattro perché a colazione non trova le brioche». «C'è chi sale in bidonvia alla forcella Demetz, sul Sassolungo, smonta, si fa un selfie mentre beve il caffè e 10 minuti dopo riscende a valle senza neanche guardare il panorama, convinto di essere stato in Marmolada». «C'è chi si arrabbia perché non si informa sugli orari, la sera arriva alla funivia troppo tardi, quando è già chiusa, e gli tocca scendere a piedi, magari col buio». «C’è chi pretende la lista vini con champagne o Sassicaia da 300 euro». Non è snobismo culturale, quello dei presidenti delle due associazioni alpinistiche locali. Un esempio su tutti lo fa Zanella: «Quest’estate l’ottanta per cento degli interventi del soccorso alpino ha riguardato escursionisti inpannesuisentieri».Sulfacile,insomma.Mentreisoccorritorinehannoletaschepienediessere usati come elitaxi. Simeoni commenta: «La nostra proposta l’abbiamo fatta, ora la politica dovrebbe decidere. Chi chiama l’elicottero senza motivo, deve pagare. Il costo del servizio è di trenta euro al minuto». Ossia quasi duemila all’ora. «Si introducesse questa multa, nessuno chiamerebbepiù l’elicottero immotivatamente». Intendiamoci, è sempre statocosì,tanta,troppa gente impreparata, in montagna. Ma ora è peggio e l’estate 2025 pare abbia segnato il top. Compliciisocialeidroni,chemostranoecreanodifattol’illusionechetuttosiaaportatadimano. Idem le bici elettriche. Se noleggi perché non ce l’hai, vai sull’elettrica perché la muscolare è faticosa. E pensi di poter andare ovunque. Anche coi bambini. Ma le bici elettriche sono pesanti,
difficili da pilotare se non sei un ciclista nella vita reale. E allora, vai di ruzzolate giù per i boschi. Zanella non ha peli sulla lingua. «Per evitare i tamarri - e mi spiace dirlo: sono per lo più italianibasterebbe chiudere ipassidalle 10alle16. Chi ama e conoscela montagna ègià in giroprima e torna più tardi». Va giù ancora più pesante Simeoni: «Col meteo non favorevole per fortuna non li vedi in giro». Zanella però conclude dicendo che anche alcuni rifugisti non si comportano forse come dovrebbero: «Ho sentito di una fetta di strudel fatta pagare 9 euro e 50. Una follia E proprio oggimihannogiratounafoto: lapubblicitàdiunsedicenteristorantinogourmetsuprenotazione in zona passo Sella. Parcheggio non custodito - 20 euro».
CorrieredelleAlpi|3settembre2025
p. 17
«AigiovaninonpiacearrampicareIclienti?Salgonoperfarsiunselfie»
L'intervista Francesco Dal Mas / CORTINA
L'accompagnamento più richiesto resta quello per le ferrate. L'arrampicata, invece, ha perso interesse, perché richiede troppa fatica. Invece sono aumentate le prenotazioni per salire ai siti più iconici, per i selfie che "fanno il giro del mondo". Insomma, così sta cambiando la professione di guida alpina. Andrea Cattarossi ne è una testimonianza diretta, svolgendo questa attività a Cortina. Nato e cresciuto a Belluno, ha iniziato la sua carriera alpinistica a 18 anni salendo per la prima volta in vetta del Civetta. «Il mio amore per la montagna», racconta, «mi porta a raggiungeredifficoltàd'arrampicatafinoall'8bedislancioasaliregrandiclassichequaliilDiedro Philipp Flamm sul Civetta e vie più recenti come la Tempi Moderni in Marmolada». Una dozzina di anni fa, il cambio di vita. Dalla città si è trasferito a Cortina: «Mi sono laureato in ingegneria informatica a Padova prima di tornare a Belluno per rispondere "si" alla proposta di lavoro di un'aziendaoperantenelsettoredell'occhialeria»,ci avevaraccontatodueannifa.«Nelfrattempo, avevoiniziatoascalareinvalGallina,poisempre più su. Aun certopunto lavitada dipendenteè iniziata a starmi stretta. Contestualmente, aumentava in me la voglia ribelle di andare a scalare. Ogni momento libero era l'occasione per mollare tutto e scappare in montagna. Ho chiesto un periodo di pausa di un mese all'azienda dove lavoravo e insieme al mio amico Daniele sono andato negli Stati Uniti, nel parco dello Yosemite. Ho fatto poi un'altra esperienza all'estero in Marocco prima di tornare ancora una volta in Yosemite. A quel punto, una volta tornato in Italia, ho preso la decisione di licenziarmi per dedicarmi interamente alla mia grande passione: la montagna».Veniamoalpresente,Andrea.L'estate,intanto,hagarantitounbuonlavoroalleguide alpine? «C'è stato molto lavoro nella prima fase, giugno e luglio, soprattutto con gli stranieri. In agosto, invece, è calato. E non solo perché è il mese degli italiani, ma anche perché arrivi e presenze sono calati a seguito dei disagi per l'Alemagna e i cantieri. Disagi talvolta mediaticamenteenfatizzati.Ma,ripeto,agiugnoabbiamolavoratomoltissimo.Perfinoamaggio». Prenotazioniasettembre?«Sonorassicuranti.Eseiltempoèbellosilavorabene ancheinottobre. Quest'estateabbiamoperòricevutolaconfermacheilmesediagostoturisticamenteèincalodi appeal. Non solo da parte degli stranieri, ma anche degli italiani. I costumi, insomma, stanno cambiando. In montagna si viene prima e si viene dopo». Si cambia costume anche nell'approccio con le pareti? «Sicuramente. Non c'è più tanta gente sulle pareti. Una volta, nelle bellegiornatec'erasemprequalcunochearrampicava,unpo'sututtelepareti.Esualcune,quelle più iconiche, c'era perfino la coda. Oggi, invece, sembra che i ragazzi non vogliano rompersi le scatole a fare queste cose, a faticare arrampicando. Gli basta il bello scatto su Instagram.
Abbiamo richieste, come guide, di accompagnamento solo a fare un selfie, per esempio. Sui CadinidiMisurina,conpanoramida"SignoredegliAnelli",piuttostochesui"finestroni"dietroleTre Cime, per farsi quelle immagini. I social stanno provocando un bel casino non solo col lago di Sorapiss. E io dico che non è una cosa negativa...». Ah no? «Forse è meglio che accada così, cioè che quel tipo di gente che non ha una vera passione per la montagna si focalizzi su determinati postiinmododalasciarliberiglialtripergentecheapprezzalaveramontagna».Glistraniericosa vichiedono?«AmericaniegiapponesichevengonoavisitareVeneziaepoisalgonosulleDolomiti non chiedono di certo l'arrampicata, ma semmai la ferrata, dove magari farsi il selfie di cui dicevamo». Il mestiere della guida alpina, dunque, sta radicalmente cambiando? «Non c'è più la guida alpina di vent'anni, questo di sicuro. Men che meno la guida che portava il nobile di turno, ricco finché basta, in cima alla montagna. Oggi il 70% del lavoro è accompagnare questi turisti lungoi percorsiattrezzati, sulleferrate. Maturisti, sono,non appassionati dialpinismo.Attenzione, si tratta, comunque, di uscite in ambienti di rara bellezza e, quindi, di un'attrazione unica. Poi capita,ognitanto,difareancheleTreCime,l'Antelao,laTofana,ilLagazuoi,le5Torri,cheiofaccio spesso. Ma la "Normale" delleTre Cime che facevotanto una volta, anch'essa è un po' calata. Tra l'altro,la"Normale" èpiù una cosadatedeschi, che sono letteralmenteaffascinatidalle Tre Cime, grazie anche a una serie tv con Messner». Le Olimpiadi porteranno più turisti a Cortina. Così si dice. Quindi anche più clienti alle guide alpine? «A essere sincero, non vedo un appassionato di montagna, di arrampicata, che viene a Cortina perché invogliato dalle Olimpiadi. È una roba più per gente di città».
IlT|5settembre2025
p. 7
«Imparareagestireiflussituristici»
La docente universitaria Maria Della Lucia oggi tra i relatori dell’incontro alla Sat Il primo caso di studio che analizza la capacità di carico turistica con metodologia data-driven (guidata dai dati) dedicato a «L'accesso al lago di Molveno» sarà illustrato oggi pomeriggio, con l'intervento di Luca D'Angelo (direttore dell' APT Paganella-Dolomiti), alla casa della SAT, nell'incontro «La capacitàdi caricoe ilturismo in montagna.Problemi eprospettive»(dalle15 alle 18). Si tratta del primo dei due incontri di avvicinamento al prossimo 127° congresso della SAT, (in programma il 18 - 19 ottobre a San Lorenzo Dorsino). Oggi sarà presentato anche il programma completo del Congresso, dedicato alla capacità di carico turistica dei territori montani. Intervengono oggi come relatrici anche Giovanna Rech, (Dipartimento FISPPA, Università di Padova), Maria Giulia Cantiani (Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica, Università di Trento) e la professoressa Maria Della Lucia, del Dipartimento Economia e Management dell'Università di Trento, che al turismo ha dedicato studi e diverse pubblicazioni. All'esperta e docente Della Lucia abbiamo chiesto un quadro generale dal punto di vista dell'analisi tecnica-accademica.
Con quali strumenti le scienze economico-sociali misurano la capacità di un territorio di reggere il flusso turistico?
«Partirei da due concetti generali, la capacità di carico (carrying capacity) e la capacità di adattamento (carrying capability), strumenti che dovrebbero essere usati dai decisori per fare
scelteponderate,basatesudatievalutazioni,inmeritoalturismo.Ilconcettodicapacitàdicarico (che deriva dalle scienze biologiche) indica il numero massimo di individui che un sistema può sostenere senza essere compromesso. È più spesso un intervallo di sostenibilità fra due limiti (massimo e minimo).Si tende a considerare cosaaccadese sisupera il limite superiore(numeri consistentiodi massa) mabisognaanche considerareicomportamenti(virtuosiocritici) anche connumericontenuti.Lacapacitàdiadattamento(concetto chehaoriginenellescienzesociali) metteinlucelacapacitàdi unterritorio di organizzarsi in modopro-attivoperreggere gliimpatti esostenereletrasformazionidesiderate.Esprimelavitalitàdeisistemiterritoriali,tienecontodelle abilità e competenze delle risorse culturali e umane del territorio. Sono parametri importanti soprattutto nei territori di montagna e in Dolomiti, ecosistemi fragili ma anche luoghi di vita, lavoro, esperienze turistiche».
Ci fa degli esempi virtuosi?
«Ce ne sono tanti nei territori ma non diventano ancora paradigma. Le Dolomiti Unesco sono contesti in cui convivono possibilità e fragilità, pur con i loro problemi, e a volte - bisogna dirlole capacità di resilienza sono state sovrastimante anche qui. Un esempio di buona pratica è la zonizzazione “funzionale” per trovare equilibrio tra tutela e uso responsabile, con core-area maggiormente protette dagli impatti e zone-buffer, zone cuscinetto. Altro esempio virtuoso è l'utilizzo di sistemi di monitoraggio e gestione data-driven, per reindirizzare i flussi, calibrare accessi contingentati e servizi. Cito un caso di cui ho fatto esperienza diretta al di fuori del contestoalpino,nelleAzzorre.PerlavisitaalvulcanoPicocisonoregoleprecise,istruzioni,numero chiusoeprenotazioneobbligatoria.Sicontrollal'equipaggiamentodeivisitatori,sifornisceunGPS, perlalorotutela;chinonrispettaleregoledivisitaerichiedeunsoccorso,loricevemanesostiene il costo. Si tratta quindi di una misura di gestione che serve anche a sensibilizzare i visitatori al rispetto del contesto».
Ecco, ritiene da esperta che nelle Alpi vi sia sufficiente sensibilizzazione e educazione dei turisti /visitatori?
«Credo che sia crescente, anche se si deve sempre fare meglio, correggere errori e prevenire eccessi. Bisogna tenere presente che vi sono tanti interessi in gioco, inclusa la volontà di capitalizzaregliinvestimentidelpassato,mac'èsempremaggioreattenzioneaintrodurremisure correttive,aragionaresulcontenimentoesullagestionedeiflussi.Inquestolatecnologiaciaiuta, ad esempio potendo segnalare sui cellulari diverse percorsi o mete alternative, quando una presceltaè troppoaffollata.Nei casiin cui cisia troppoaffollamento(comedirecentealSeceda, inValGardena,AltoAdige),evidentementelacomunicazioneèsfuggitadimanoesièintervenuti con un sistema di prenotazione».
Come viene valutato l'elemento «desiderio» nell'economia del turismo? La gente cerca quel che desidera ma non sempre desidera cose sostenibili ..
«La comunicazione turistica deve partire dall'identità e dalla capacità del territorio, da cosa possiamo offrire, avendo chiari gli obiettivi da raggiungere. Ragionare sui desideri è complesso, ma la gestione e la cura del territorio devono sempre partire dalle sue caratteristiche intrinseche e orientare a comportamenti coerenti con la sua identità e il suo contesto».
Quale ruolo ha la condivisione e quale l'espressione della critica?
«La condivisione è importante, se pensiamo che i luoghi del turismo sono, innanzitutto, luoghi di vita, e che dobbiamo preservare la qualità dei contesti e della vita dei residenti, garantendo che
sianodatiservizicontinuativiallapopolazione.Lapartecipazioneallesceltedovrebbepartiredalla definizione di valori comuni, portando ai tavoli di confronto sensibilità e interessi diversi, evitando che la narrazione sia dominata dai poteri più forti. Altrettanto importante è l'espressione critica, quando si fonda su dati e analisi, casi significativi; consente di immaginare e introdurre nuovi paradigmiediprogredire.Personalmenteseguodaanniunapproccio“critico”alturismo,ispirato a valori etici, e a una prospettiva umanistica e rigenerativa. Mi interessa sempre il turismo e lo sviluppo rigenerativo, anche in combinazione con le industrie culturali e creative, che vada oltre una visione ancora molto antropocentrica».
CorrieredelTrentino|6settembre2025
p. 3
Overtourism,laSatstudieràqualisonoilimitidelleterrealte«Alcuneaspettativedeivisitatori incompatibiliconlamontagna»
Alessandro Rigamonti
Trento C’è overtourism sulle montagne trentine? La Sat prima di rispondere a questa domanda vuole capire cosa significa avere «troppi turisti». Per questo motivo, il loro prossimo congresso in programma il 18 e 19 ottobre a San Lorenzo Dorsino cercherà di «definire una linea, un limite, dal quale si inizianoa crearedisastri ha detto ilpresidente dellaSat ChristianFerrari .Basta a volteunafotografia con tantepersoneperdire“Sonotroppi”,ma magarilo sonoquelgiorno,non sempre».Primasistudia,sianalizzaepoisiprovanoacercaresoluzionisullabasedidaticoncreti. Questo l’obiettivo degli alpinisti trentini, che per avvicinarsi al congresso hanno organizzato due incontri con degli esperti e docenti universitari per analizzare meglio la questione. «Abbiamo creato un percorso che dovrebbe portare a capire quali sono i limiti, i metodi e i risultati che magaripossonoesserereplicatisulterritorio haspiegatoFerrari .Inostriterritoriliconosciamo bene e alcuni sono talmente delicati che il limite credo si raggiunga in pochissimo tempo». Il compito non sarà facile perché la mole di dati da accumulare sarà tanta, ma grazie all’aiuto di vari esperti dal mondo della ricerca a quello del turismo, passando per gli albergatori e gli alpinisti l’obiettivo è quello di smettere di parlare di overtourism perché si è imparato a gestire i flussi di turisti che arrivano. In questo modo si dovrebbe smettere di vedere le file infinite per scattare una fotografia. L’incontro tenutosi ieri, dal titolo «La capacità di carico e il turismo in montagna. Problemi e prospettive», ha visto la partecipazione di tre professoresse universitarie: MariaDellaLuciadeldipartimentodiEconomiaeManagementdell’UniversitàdiTrento,Giovanna RechdelDipartimentoFisppadell’UniversitàdiPadovaeMariaGiuliaCantianideldipartimentodi Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica di UniTrento. Durante l’incontro si è specificato cosa sia la capacità di carico (il numero massimo e il numero minimo che un sistema può sostenere senza difficoltà) e la capacità di adattamento (la capacità di un sistema di auto organizzarsi). Ma oltre a queste due caratteristiche, la capacità di un territorio è misurabile anche con altre categorie: ambientale, sociale (ad esempio le situazioni di disagio), infrastrutturale (come la capacità idrica e il numero dei parcheggi) e poi economica. «Sono i comportamenti che a volte fanno la differenza ha detto Della Lucia . Pochi numeri di visitatori non vogliono dire buoni comportamenti e viceversa». E ha aggiunto: «Una buona gestione, basata su cura condivisa,
14
inclusione e uso di dati a supporto delle decisioni, consente di contenere rischi e impatti, rafforzare le capacità locali e innovare, garantendo legittimazione e trasparenza. Le Dolomiti Unesco rappresentano un caso emblematico, dove fragilità e vitalità convivono in un contesto complesso di istituzioni, tutele e modelli di sviluppo». Secondo uno studio di Della Lucia e Franch del 2017, ci sono aree delle Dolomiti che gestiscono bene gli afflussi di turisti, sia alti che bassi, mentre alcune sono in difficoltà. Ad esempio, Cortina ha un turismo di massa sostenibile, mentre l’intera Val di Fassa no. Alla fine, è emerso che per una gestione equilibrata e sostenibile dei territorimontaniservonotrepilastrifondamentali:unmixsocialeeculturaleidoneoacoinvolgere tutti, un uso intelligente delle tecnologie per monitorare i flussi e agire di conseguenza e, infine unaresponsabilitàcondivisa.Amarginedell’eventoèstatoanchepresentatoilcasodell’accesso al lago di Molveno, il primo studio in Trentino che ha analizzato la capacità di carico turistica mediante una metodologia basata sui dati. «I risultati confermano un’elevata soddisfazione complessiva, ma evidenziano criticità su viabilità e parcheggi. Da qui la prima sperimentazione: la prenotazione digitale dei posti auto», ha spiegato Luca D’Angelo, direttore dell’Apt Paganella Dolomiti.Unodegliaspettichepotrebbeesserelegatoall’overtourismèl’aumentodeineofitidella montagna sui sentieri, i quali non sono abituati alle regole, scritte e non, dell’andare in quota. «Nuovi turisti portano delle aspettative che magari hanno in altre zone e chiaramente la montagna non è in grado di andare incontro a queste richieste ha detto Ferrari . Di conseguenza possono nascere problemi, danni, incomprensioni. Dobbiamo capire anche, ma non siamo solo noi a doverlo fare, come andare incontro a queste persone o far capire che magarinontuttalamontagnaèaccessibileallostessomodo».L’ultimoesempiodipolemiche«in alta quota» è quella del cane che è stato respinto da un rifugio, nonostante il cattivo tempo. La Lndc Animal Protection ha scritto una lettera al Cai dove ha chiesto di avviare verifiche sull’accaduto e di promuovere un protocollo nazionale che garantisca l’accesso agli animali in condizioni di emergenza o pericolo.
L’Adige|6settembre2025
p. 18
Sat,congressosuturismoeterrealte
Quanto possono reggere la montagna e le comunità montane,, a fronte degli afflussi turistici? E dovesitrovaildelicatopuntodiequilibriotrarispettodell’ambienteinquota,vivibilitàenecessità di sostentarsi con il turismo? Domande alle quali non è facile rispondere, ma che sono sempre più d’attualità, anno dopo anno, estate dopo estate, inverno dopo inverno. Per questo la Sat ha deciso di dedicare il prossimo congresso proprio a questi ambiti: il 18 e 19 ottobre socie e soci del Sodalizio si confronteranno infatti sulla «capacità di carico turistica dei territori montani». Lo farannonelComunediSanLorenzoDorsino,ospitidiunadellesezionisatinepiùattive(«abbiamo solo 150 soci, ma sono almeno quaranta quelli che si dedicano attivamente all'attività sociale e, in particolare, alla cura dei sentieri», ha spiegato la vicepresidente Valeria Rigotti) legata ad uno deiterritorichevivesullasuapellelatematica,aipiedidelBrenta meridionaleconisuoirifugi,tra il gettonato Pedrotti con la Tosa e le Bocchette e il più “intimo” Agostini nell’ancora non
sovraespostaVald’Ambiez.Deicarichi legatialturismosi parleràsenza pregiudizi,comehafatto ieri anche la docente universitaria Maria Della Lucia, che ha spiegato come non sempre l’equazione tra grandi numeri e cattivi comportamenti e per contro - numeri ridotti e buone pratiche sia vera: «Tutto dipende dalle condotte dei turisti certo, ma anche dalla capacità di un territorio di organizzarsi. Bisogna distinguere tra l’overtourism e l’overcrowding. Il primo viene spesso utilizzato impropriamente, perché definisce non l’eccesso di pressione turistica intesa come presenze ma di dotazioni turistiche. Identifica la pressione ricettiva, che può essere più o meno assorbita,gestita. L’overcrowding invece è la pressione su un territorio esercitata dai turisti inquantotali,datadallapercentualedipresenzerispettoagliabitanti.Anchequi,sitrattadisaper o meno gestire il fenomeno e anche di volerlo o meno accettare. Per questo il fenomeno è percepito in maniera diversa da territorio a territorio, perché ciascuno di essi - con chi lo guida e chi lovive- puòsceglieresepuntare suunturismo basato suigrandinumerio invecesepuntare più sulla sostenibilità e su modelli rigenerativi, per le comunità e il territorio stesso». Maria Della Lucia, del Dipartimento di Economia e management dell’Università di Trento, ha animato il primo deidueincontripreparatorialconvegno,ierinellasededellaSatdiviaManci,assiemeaGiovanna Rech (Dipartimento Fisppa dell’Università di Padova), a Maria Giulia Cantiani (Dipartimento di Ingegneriacivile,ambientaleemeccanicadell’UniversitàdiTrento),aldirettoredell’AptPaganella Dolomiti Luca D’Angelo e al presidente della Sat Cristian Ferrari. D’Angelo ha portato ad esempio il lavoro fatto negli anni scorsi sulla raccolta ed elaborazione di dati per rendere più sostenibile l’impatto del turismo attorno alla zona del lago di Molveno (un lavoro che ha portato poi alla rielaborazione del piano traffico e parcheggi). «La capacità di carico turistica è un indicatore essenzialepervalutare lasostenibilità delle attività neiterritori montani haaggiuntoilpresidente della Sat Cristian Ferrari - perché non si limita ai numeri, ma considera anche l’impatto su ecosistemi, servizi, comunità e risorse locali. Oggi, in un contesto di pressioni crescenti e cambiamenti climatici, saper leggere questi segnali e pianificare di conseguenza è una sfida imprescindibile per chi vive e ama la montagna. Il Congresso vuole essere un laboratorio di confronto pragmatico, dove non si cercano soluzioni universali, ma strumenti concreti su cui costruire, in rete con istituzioni, enti locali, operatori e cittadini, un modello di turismo alpino responsabile, consapevole e sostenibile». Durante la due giorni del congresso (che sarà anticipato da un altro incontro propedeutico il 19 settembre a Cavalese) le iniziative saranno molteplici: sonoinprogrammapasseggiatealla scopertadelborgoconiGreetersdiSanLorenzo Dorsino e visite guidate alla Casa del Parco Uo.Mo. in collaborazione con il personale del Parco Adamello Brenta. Presso la Falesia Dimenticata si terrà altresì l’incontro “In falesia con le Guide Alpine”, riservato ai soci giovani e juniores, nonché alle persone con disabilità, con il patrocinio della Commissione Sat “Montagna per Tutti”. Sarà esposta la mostra fotografica “Il volontariato dei sentieri”, unitamente a scatti inediti dell’alpinista Elio Orlandi. Il 18 ottobre non mancherà la tradizionale premiazione dei Soci cinquantennali, seguita dal concerto del Coro della Sat e della serata di chiusura della rassegna culturale “Scarpèle” con la presentazione del libro “La montagna che vogliamo” di Marco Albino Ferrari in dialogo con Fausta Slanzi.
Corrieredell’AltoAdige|11settembre2025
p. 5
Seceda,uncartellosulsentieroapagamento
Iltornellorestaattivoinentrambiisensi.Iprotezionisti:bastafunivieturistiche
Benedetta Pellegrini
BOLZANO In un’estate segnata dalle critiche sulla gestione dei flussi turistici negli hotspot più frequentatidelleDolomiti,ilSecedarestaalcentrodell’attenzione.Qui,glistessiproprietariterrieri responsabili del posizionamento del tornello hanno collocato da tempo un cartello che segnala ai visitatori la presenza di un “sentiero a pagamento”. Tuttavia, tale cartello si trova soltanto sul versante opposto rispetto all’arrivo della funivia di Ortisei, come immortalato anche da lla guida Francesco Lavezzari.
In pratica, chi percorre quel sentiero arrivando da “sotto” (per esempio, da Pieralongia, dal Parcheggio Cristauta o salendo dal Col Raiser) sa fin dall’inizio che, in uscita, dovrà versare i 5 euro richiesti. Il pedaggio vale infatti in entrambe le direzioni, pur senza obbligo: il passaggio avviene solo per chi decide di transitare su quel tratto.
Permolti,sitrattaunicamentediunmodopermonetizzaresulpassaggio.Peraltri,invece,ilgesto è il sintomo di un problema più grande: un turismo che da anni mette sotto pressione la Val Gardena e le Dolomiti. Sul tema più ampio della pressione turistica è intervenuta anche la Federazione Ambientalisti Alto Adige, richiamando l’attenzione soprattutto sul ruolo delle infrastrutture di risalita.
«Chi costruisce funivie turistiche genera anche traffico. Il fenomeno dell’overtourism ha ormai messo saldamente le radici in Alto Adige e il settore turistico continua a scaricare le responsabilità da un attore all’altro. Questo non ci porta da nessuna parte come società, perché l’overtourism ha cause strutturali», si legge in una nota. «Le funivie possono offrire soluzioni intelligenti come mezzi di trasporto pubblico, se pensiamo alla funivia del Renon o alla futura per San Genesio. Altre infrastrutture turistiche, invece, sono problematiche», spiega il direttore Hanspeter Staffler.
Il riferimento va anche al progetto di ampliamento della funivia Seceda. «La situazione diventa davvero critica quando, come è stato proposto per la funivia Seceda a Ortisei, si cerca di risolvere il problema del sovraffollamento con la costruzione di impianti di risalita più grandi. Questo non è un rimedio, ma un tentativo di spegnere il fuoco con la benzina», afferma la presidente della Federazione Elisabeth Ladinser. Per questo la Federazione propone «unturismomisuratoanzichédimassa» eavanzalarichiestadiuna«pausadiriflessionealivello provinciale, per trovare nuovi modi per gestire il turismo di massa in modo socialmente sostenibile»
IlGazzettino|15settembre2025
p. 3, edizione Belluno
AssaltoalleDolomiti«Masoloperunafoto»
DAMIANO TORMEN
IL CASOBELLUNOVado, scatto, etorno acasa.E durante ilviaggiodirientro,posto.Sembra essere questo il nuovo format del turismo. Una sorta di "Veni, vidi, vici" che misura la rapidità della vacanza e soprattutto l'assenza di esperienze. Infatti, il "vidi" non c'è, sostituito da un più semplice e immediato "click" fotografico. E le Dolomiti?
Nient'altro che lo sfondo per il set da postare sui social. Una moda, forse. Ma assai in voga.
Tantocheancheglioperatorituristicibellunesicomincianoaregistrarla.Esemprepiùspessocon turisti dell'Estremo Oriente. Cinesi e sudcoreani, soprattutto. «Chiedono di vedere le Dolomiti. Senza aggiungere quale vetta o parete delle Dolomiti. E quando si chiede se il Civetta, o la Marmolada, o il Pelmo... rispondono "no, no, le Dolomiti"». Lo racconta Giovanna Case, consigliera comunale ad Alleghe con delega al turismo e operatrice turistica lei stessa (infatti ha alcune locazioni turistiche che ricevono ospiti internazionali quasi tutto l'anno).
«Negli ultimi anni abbiamo visto aumentare i turisti orientali. Soprattutto malesi e sudcoreani, quest'anno» spiega Case.
«L'estate è andata bene e abbiamo prenotazioni internazionali anche per l'autunno».
COME UN PARCO DIVERTIMENTI Ad andare meno bene, forse, è la consapevolezza del territorio. Perché qualcuno soprattutto gli orientali chiede addirittura a che ora aprono le Dolomiti, quasi fosse un'attrazione da luna park. «Capita che arrivino in paese senza rendersi conto che sono sottoilCivetta.EcosìchiedonodovedevonoandareperammirareleDolomiti,comesedovessero vedereilColosseo,PonteVecchio,ounmonumentodiunacittà»continualaconsiglieradelegata alturismodiAlleghe.«Hannounavisionedellamontagnadaparcodivertimenti.Sifermanopochi giorni, due, quando va bene tre.
Non ci chiedono niente di Alleghe o delle località limitrofe, e questo ci spiace molto. Scelgono il nostroComuneforseperchéè centrale ebaricentricorispetto agli spostamenti.Invece chiedono diandarealleTreCime,aBraieseultimamentetantissimiancheaSeceda».Seleprimeduemete sono arcinote, la terza non si spiega. Invece un motivo c'è, anche se poco romantico o naturalistico: «Un salvaschermo dellaApple che mostra proprio il monte ai piedidel gruppodelle Odle, in val Gardena. Un'immagine che è girata tantissimo sui social» dice Case. «E questo ha un appeal formidabile su questo target di turisti».
TUTTO PER UN SELFIE Tra le motivazioni che sembrano spingere gli asiatici verso le Dolomiti infatti non c'è tanto l'amore per la montagna, la voglia di escursioni e il desiderio di provare la vita dolomitica, con i piatti tipici e l'atmosfera dei rifugi sotto i monti pallidi.
No,c'èbenaltro.Isocialintesta.«VannopazziperlefotodaelaborareepoipostaresuInstagram» continua Case. «Molti, soprattutto le ragazze, vengono sulle Dolomiti, salgono in quota per uno scatto o un selfie, e poi scendono. Il panorama non lo vedono se non attraverso l'obiettivo della macchinafotograficaodellosmartphone.Epoigliasiaticihannopropriolaculturadellefotoprematrimoniali per le quali le Dolomiti rappresentano un ottimo scenario. Peccato che si perdano la magia dei nostri luoghi». È vero, faranno anche vacanze brevissime, legate soprattutto agli scatti.
Ma le foto poi girano sui social e diventano richiamo per altri turisti. Ops, altri instagrammer...
Damiano Tormen
IlGazzettino|16settembre2025
p. 13, edizione Belluno
LadiscesainmonociclodallaMarmolada:«Ormaièun’areadivertimento»
MARCO MIAZZO
TURISMO BELLUNO
Tra escursionisti improvvisati, turismo spericolato e avventori che si mettono in pericolo solo per cercare l'adrenalina, durante le ultime estati nelle Dolomiti se ne sono viste di tutti i colori. Ma la scena di qualche giorno fa in Marmolada ha qualcosa di inedito, a metà tra lo sprovveduto e il
futuristico. Un escursionista si destreggia su un sentiero a pochi passi dal ghiacciaio su un monociclo elettrico. A più di 3mila metri di quota. Munito di caschetto e tutte le protezioni, l'uomo scende - educatamente, va detto - facendo slalom tra gli escursionisti e quando può raggiunge anche velocità sostenute. SLALOM Caso vuole che tra quanti vengono scambiati per birilli dal futuristico avventore della Marmolada ci sia un gruppo di ricercatori del Museo di Geografia dell'UniversitàdiPadova,datempo impegnatonellasalvaguardiaenellostudiodelghiacciaio.In poche ore un video viene postato sulle pagine ufficiali del Museo e presto si accende il dibattito con una raffica di commenti da tutta Italia: ennesima pagliacciata sulle montagne o un nuovo tipodisportestremo?PeriricercatoridelBononcisonodubbi,comesileggenelladidascaliadel video: «Quando nel 2024 abbiamo pubblicato il "Manifesto per un'altra Marmolada" proponendo di trasformare la Marmolada da luogo di sfruttamento ad alta quota a modello innovativo di sviluppo sostenibile, di certo non avevamo pensato a una fruizione di questo tipo». Ormai in montagna non ci si sorprende più di nulla, ma se si pensa agli escursionisti in infradito - con le sneakers se va bene - e gli avventori che bloccati in alta quota chiamano l'elisoccorso, forse un visitatorecheconmaestriaguidaunveicoloinusualeèilpericolominore.Tantopiùche,aquanto pare, il monociclo elettrico sta diventando una nuova disciplina sportiva. Il termine tecnico è "monoruota offroad", letteralmente "monociclo da fuoristrada" e un po' come chi fa downhill con la bicicletta, c'è chi scende dai monti su una ruota, ed esistono gruppi di esperti. IL PROFESSORE Una riflessione che ha fatto anche Mauro Varotto, docente dell'ateneo padovano e responsabile scientifico del Museo di Geografia, mentre scendeva con gli altriricercatori del Bo dal ghiacciaio: «All'inizio siamo stati sopraffatti dall'incredulità, dato che non avevamo mai visto un veicolo del genere a quell'altitudine, ma quando si è fermato e siamo riusciti a parlargli ci ha detto di essere esperto e di avere addosso tutte le protezioni del caso». Varotto si trovava in Marmolada per la settima edizione della campagna glaciologica partecipata, organizzata in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano e l'Arpav. Di certo gli scopi della loro visita erano lontani da quelli del visitatore sulla monoruota. «Può sorprendere vedere queste scene "fuori dal comune" per un posto come la montagna aggiunge Varotto, ma ormai il rapporto uomo natura è cambiato e anche la Marmolada è diventata una grande area divertimenti dove molti fanno cose estreme solo per provare adrenalina e fare video da condividere sui social». La riflessione del docente di Geografia del Bo, che di recente ha scritto un libro intitolato "La lezione della Marmolada", tocca tasti dolenti per l'ecosistema montano: «Come è fuori luogo la monoruota da enduro allora lo sono anche ruspe ed escavatori usati per l'innevamento artificiale. Inoltre, sono macchine sicuramente più impattanti sull'ambiente montano ma che ormai diamo per assodati solo perché non ci sembrano più assurdi». In effetti quell'uomo sulla monoruota elettrica non inquina, prima di passare accanto agli escursionisti avverte del suo passaggio e sembra sapere ciò che fa. Insomma, forse i problemi veri per la Marmolada sono altri. Il gruppo di ricerca dell'ateneo padovano durante l'ultima raccolta dati sul monitoraggio del ghiacciaio ha misurato l'impatto del cambiamento climatico senza lasciar spazio a dubbi: l'arretramento medio annuale del ghiacciaio della Marmolada è di sette metri. E di certo la colpa non è del turista sul monociclo. Marco Miazzo © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelleAlpi|16settembre2025
p. 19
IlCaiVenetononcista«IbivacchisonoricoveriSanzionareogniabuso»
Belluno
Duro il Cai con chi abusa dei bivacchi. Anche con quanti – sempre più numerosi – ne fanno uso impropriamente.Magariperun'improvvidascampagnatacongrigliatainquota.«Eventualiabusi nell'uso dei bivacchi vanno denunciati e sanzionati», raccomanda Francesco Abbruscato, presidente regionale del Cai. «Non sono più accettabili i messaggi che compaiono nei social che pubblicizzanooinvitanoallafrequentazionedeibivacchifineaséstessa.Questimessaggivanno stigmatizzati in quanto possono provocare degli incidenti o mettere in pericolo delle persone». Sonoben41ibivacchidelCaiVeneto.Ventiinpiùsesicalcolanoanchelecaserespessoutilizzate comerifugioprovvisorio.Nonsonorifugialpini,mamicrostruttureprovvistesoltantodiunnumero misurato di posti branda, raggiungibili esclusivamente a piedi (o in elicottero, in caso di emergenza) ecollocatisolitamenteinpuntidiappoggioaviealpinistiche.Lapresenzamaggiore è pertanto sulle Dolomiti. Dalla Baracca degli Alpini sulla cresta nordest delle Tofane di Dentro al Ghedini sul Vant de la Moiazza, dal Gera sul Ciadin del Ambata al Voltolina sulle Marmarole, dal Dal Bianco al Passo Ombretta allo Spagnolli sul Ciadin Auto Est, dallo Slataper sul Sorapiss al Carnielli-De Marchi sulla Pala dei Bàres, e via via tutti gli altri. Bivacchi invernali, alpinistici ed escursionistici. Ma anche qualche casera come il Laghet de Sora in Val dei Frassin. Abbruscato ricorda – soprattutto a chi lo sa, ma finge di non saperlo - che sono collocati in luoghi isolati, spesso impervi. «Per raggiungerli devi aver messo sulle gambe parecchi metri di dislivello. Quando li raggiungi, non vedi l'ora di toglierti lo zaino dalle spalle, lì dentro hai il peso di tutto quellochetiserve.Ilbivaccoèunospaziochiuso,definito,limitato,essenziale,inunospazioinfinito senzaconfini».Sitratta,insomma,diunastrutturaemergenziale,chesvolgeunruolobenpreciso: riparareglialpinistichesisonoattardatiall'uscitadiunaviadiarrampicataoperchésorpresidal maltempo.Avolteaiutanonellelunghetraversatedovenoncisonoaltripuntid'appoggioocome ultimo punto di ricovero prima di iniziare una salita lunga e impegnativa. Questo è il loro scopo. Per questo, le sezioni del Club Alpino Italiano, ne hanno collocati 233 sulle montagne italiane, in Veneto sono 41 dislocati principalmente lungo itinerari alpinistici. I bivacchi, la storia del Cai e la storia dell'alpinismo sono legati in modo indissolubile a volte come lieto fine a volte come ultimo atto di dolorose tragedie. «Sono strutture che non hanno serrature, sono sempre aperte, a disposizionedichiarriva,anchenelcuoredellanotte.LeSezionidelCainonnericavanounintroito economico,anzi,èuninvestimentoaperdere.Bastipensarealsoloimpegnoperlamanutenzione, avolteilcompletorifacimento.Perquestol'attualebanalizzazioneel'ingiustificatafrequentazione che se ne fa oggi», afferma Abbruscato, «stanno stravolgendo l'uso di queste strutture. Sempre più spessoilSoccorsoalpinoècostretto aintervenireperrecuperarepersoneimpreparate chesi sono avventurate su itinerari ben al di sopra delle loro capacità, solo per farsi un selfie mentre guardano, sconsolati, le montagne dalla vetrata del bivacco». Per il Cai, in sostanza, il bivacco nonpuòessereunameta,nonèunrifugiodovetrovidadormireacostozero.Ilbivacco,nellasua essenzialità, dà solo riparo. Non ha servizi, non ha confort. Di conseguenza non può essere usato comecasavacanzeo,peggio,comemetaalternativaperfesteggiare.«Proprioperchéèunposto emergenzialedeveessereutilizzatoconcontrolloin mododagarantiresempreunpostoachine ha bisogno», puntualizza il presidente. «Il Cai non può e non vuole limitare l'accesso ai bivacchi», sottolinea Abbruscato. «Il posto "branda" non è prenotabile. Quello che possiamo fare come associazioneèdivulgareilpiùpossibileunaculturadellafrequentazionedellamontagna.Invitare e accogliere nelle nostre sezioni tutti quelli che vogliono avvicinarsi all'alpinismo in modo da trasmetterequalisonoivaloricheibivacchierifugicustodiscono.Qualèilmodocorrettodiusare queste strutture? Diventare noi stessi i primi custodi dei bivacchi. Custodi e sentinelle di questo patrimonio». Fdm
L’Adige|19settembre2025
p. 17
L’alpinistapigrotrasportatoinelicottero
ANDREA ORSOLIN
Arrampicatore e guida alpina arrivano con l’elicottero, vengono fatti scendere all’attacco di una via e una volta raggiunta la cima si fanno portare a valle. La scena è avvenuta nei giorni scorsi a CimaLastei,nelsettoresudorientaledellePalediSanMartino,all’internodiun’areaprotettacome quella del Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino. A denunciare il fatto è Luigi Casanova, ambientalista, presidente di Mountain Wilderness, che valuta azioni legali e chiede l’avvio di un’inchiesta su quanto avvenuto, per accertare eventuali responsabilità. «Con questa azione è stato stracciato ognivalore etico dell’alpinismo: rimarrà spettatore passivoil collegio delle guide alpine?», punge Casanova, che afferma come sia di «dominio pubblico la notizia dei tanti voli in elicottero che hanno sconvolto durantel’estate tutte le Dolomiti». «Vi siportano influencer, quanti vogliono lanciarsi con parapendii da torri famose, ci sono voli per matrimoni o feste ritenute di alta qualità - attacca l’ambientalista - La vigilanza è pari a zero, nemmeno si interviene per verificareilrispettodellenormedisicurezzadiquestivoli,decolli,atterraggi.Immaginiamociseci si preoccupa dell’ambiente, della tutela della fauna selvatica e del disturbo che tale attività arrecaallamaggioranzadeifrequentatoritradizionalidellamontagna».Tornandoallavicendadi CimaLastei,continuaCasanova:«Ilvolosiètenutoinaltaquotaviolandolaleggeprovincialeche regolamental’usodeglielicotteriinquota.Valutatala localitàdeltrasporto,ilvolosuccessivoper il recupero dei due invetta, quindi la logistica, sicuramente si sonoviolate innumerevoli norme di sicurezza sui voli come del resto è probabile, se non certo, che il volo non fosse autorizzato. Sicuramente è stato violato il regolamento del parco naturale di Paneveggio Pale di San Martino e si spera che dal parco non sia stata concessa alcuna deroga. Siamo in presenza di un sommatoria diviolazioni didiverse leggicheha dell’incredibile».DalParcoarriva una netta presa di posizione. «Non abbiamo rilasciato alcuna autorizzazione né deroga - afferma il direttore Cristiano Trotter Quanto successo è in contrasto sia con la legge provinciale che con le norme del Piano del Parco. Il Parco non ha personale di vigilanza: le norme all’interno della nostra area sono garantite dalla forestale, dunque noi non possiamo direttamente verificare se vengono violate delle norme. Venuti a conoscenza del fatto avvenuto a Cima Lastei, ho immediatamente spedito una nota ai servizi provinciali e al Comune di Primiero San Martino di Castrozza per cercare di fare luce sull’accaduto». Casanova attende spiegazioni sull’accaduto. «È lampante comeilnostroterritorio,ancheneiparchinaturali,siaprivodicontrollirivoltiaverificarelaportata di attività tanto deleterie e dannose per i fragili ambiti delle alte quote. In questa provincia non solorisultanocarentiicontrolliambientali,maèchiarocomeperfinoinun’areaprotettaoggiogni soggettopossaviolareleleggieiregolamenti.Sidovràpurpensare,intempibrevi,direintrodurre neinostriparchilafiguraprofessionaledelguardiaparcomalauguratamentecancellataannifa».
IlT|19settembre2025
p. 8
«Siamoarrivatialpornoturismo»
«L'importanza della montagna non sta nell'apparire, ma nel custodire ciò che non si mostra subito», sono le parole di Michil Costa. L'imprenditore, autore e gestore dell'Hotel La Perla in Alta Badia, parteciperà domani al dibattito organizzato dalla Sat sul tema: «Il senso del limite nella frequentazione della montagna». L'appuntamento è al palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme di Cavalese a partire dalle 15 Costa, si parla di montagna e di limiti. Secondo lei quai sono?
«Da un punto di vista filosofico il limite è il piacere che l'essere umano prova facendosi piacere, invece noi dovremmo dare la giusta importanza al non piacere ovviamente con delle scelte radicali, cioè i limiti che devono essere posti».
Com'è possibile stabilirlo con azioni concrete?
«Innanzitutto ci vuole cultura perché nulla è più terribile di un'ignoranza attiva, diceva Goethe. Io credo che tutto questo caos nel quale siamo entrati con molta velocità dipende molto dalla comunicazione che nel mondo del turismo è come la medicina, per metà prevenzione. Pragmaticamente il limite sarebbe semplice metterlo. Il limite si può mettere facendo in modo che le persone si prenotino con molto anticipo per venire nelle valli ladine perché così facendo aumenta molto l'attrattività di chi ci visita e dei collaboratori che lavorano insieme a noi. Perché ilturismocosìcomelovediamoadessononèpiùsexy,nonhapiùappeal,ènoioso.Nessunovuole fare il cameriere o il cuoco. Però si può rendere appetibile una cosa limitandone la possibilità di accessocome tutti ibenidel lussonel mondo. In Trentinoil limite è stato superatodaunpuntodi vista di sostenibilità ambientale, sociale e paradossalmente anche economico». Quali saranno i temi che verranno trattati durante l'incontro di domani?
«Parleremo della comunicazione. Io racconterò che l'importanza della montagna non sta nell'apparire,manelcustodireciòchenonsimostrasubito.Mettereunlimitesignificaanchedare accessosoloallepersonechenonhannoemessoCO2.Significadarele stelleaglieserciziricettivi non secondo gli ascensori, la quadratura della spa e delle piscine riscaldate in inverno, ma secondo l'emissionedi CO2. Quindiunastellain piùseusi prodottidel luogo eunain meno se hai cinque piscine riscaldate che andrebbero vietate. Siccome noi imprenditori siamo molto difficili, èla politicachedeve agire,manoipossiamo anticipare iltutto,non seguendo, maanticipando il mercato».
A proposito di fruizione della montagna. Ha visto il video dell'uomo che scende dalla Marmolada su un monociclo elettrico?
«Pazzesco. Questo è un po' il concetto del porno-turismo. Io che per tanti anni della mia vita ho studiato filosofia buddista e il concetto del senso tantrico, cioè della massima piacevolezza del corpo umano, ecco il pornografico è esattamente l'opposto. Non mi stupisco più. Io l'ho vissuto comeunmomentoaltissimodipornografiachenelcasodegliesseriumaniècommerciodicorpi, in quel caso lì è proprio… non ho parole. Ecco la mancanza del limite. Il limite non è rinuncia, è un atto d'amore. Se tu vuoi bene alla montagna scendi a piedi. Il limite è la soglia che difende il paesaggiodadiventaremerce.Sonobasito.Noipossiamoscegliereiltipodituristachevogliamo. Non dobbiamo sottostare al turista, perché non è un re. Non è colui che viene, usa, abusa, ci da un sacco di soldi e va via. Non è quello. Dobbiamo avere a cuore il nostro benessere, lo star bene noi stessi, non si può commercializzare tutto e fare sempre e solo business. Com'è possibile? Siamo le Dolomiti, possiamo avere il pubblico più bello del mondo. Ho visto una pubblicità che parlava di “Trentino della montagna all inclusive”. Non si può. Non diciamo ai turisti di venire qui a“staccare la spina”, maa interiorizzare un pezzodi ladinità, a portarsi a casa unpo' di bellezza». In quale modo si potrebbe “scegliere” il turista? «Potremmo dargli ospitalità a prezzi ragionevoli se si avvicina in modo sostenibile, non con la propriamacchina.Vietarelepropriemacchineperfareilgirodeipassi.Secivieniintrenotifaccio
cittadino onorario, ma non puoi starci meno di tre giorni, minimo quattro. Se obblighi il turista a prenotare con tanto anticipo, si fermerà anche per più tempo. Dobbiamo rendere speciale, limitarlo, dire di no alle multinazionali. Così si mette il limite e si sceglie l'ospite, con scelte molto radicali».
Da albergatore, com'è cambiato il turismo negli anni?
«Unavoltal'offertaerapiùsincera,semplice,tuttoeraanchepiùsevero,eravamopiùveraci.Oggi ètuttotrendyeinstagrammabile.Unavoltalepersonesiaccontentavano,malofarebberoanche adesso. Da noi è vietato buttare il cibo, una volta non c'erano i buffet, mia madre negli anni sessanta a tavola serviva il panino, il burro e la marmellata fatta in casa. La vita non era facile, ma era tutto più sentito».
Attraverso le funivie viene offerto un servizio per rendere la montagna più accessibile. Da un lato ci si lamenta dell'overturism, ma dall'altro si facilita l'accesso ai luoghi. Cosa ne pensa?
«Le funivie non possono essere smantellate, usiamole come mobilità sostenibile, ma dobbiamo diminuirelavelocitàdisalita,laportatadegliimpianti.Devonosalirepiùlentamenteconlostesso concettodellimitedicuiparlavoprima.Piùtempoimpieghi asalire,piùtempotitrattieniincima. Non possiamo denigrare i turisti. Io non sono d'accordo con il concetto del “tourist go home”, non è colpa loro.Andiamo tutti invacanza. Quando laprenotazione non sarà pervenuta per tempo in Val di Fassa e Val Badia, i turisti dovranno essere delicatamente spostati nelle valli laterali dove turismo ce n'è meno. Avremo sempre abbastanza gente che viene, sensibilizzandola o meno. Quella che cerca il silenzio e l'introspezione è solo una piccola parte, però quella piccola parte può renderci felici».
IlGazzettino|20settembre2025
p. 27, edizione Belluno
B&becasevacanzeilpienoneestivochetrainalaripresa
CLAUDIO FONTANIVE
IL REPORT BELLUNO
Èl'estatedeirecordperl'extraalberghiero.Giàidatiprimaverilifacevanointravedereunacrescita a doppia cifra per il settore B&B, case vacanze e affittacamere. NETTO INCREMENTO Ma i recenti dati dell'Osservatorio del turismo della Regione Veneto confermano il trend e indicano che nei primi 7 mesi del 2025 gli arrivi totali (comprensivi di quelli negli hotel) per la prima volta hanno superato la soglia delle 100mila unità, un incremento significativo rispetto allo stesso periodo del 2024, quando erano stati 92.478, e ancor più rispetto ad alcuni anni fa (84.046 nel 2019). Questo balzo in avanti si deve però al settore extra alberghiero, che ha avuto un vero e proprio exploit. Basti pensare che dai 40.553 arrivi dei primi 7 mesi del 2019 siamo passati ai 57.433 del periodo gennaio-luglio 2025. In questo caso spicca anche la differenza (in positivo) rispetto allo stesso periodo del 2024, quando gli ospiti dell'extra alberghiero si attestavano a 49.081. Un comparto quindi in piena salute, mentre si conferma stabile quello della ricettività alberghiera. Gli hotel hanno infatti mantenuto sempre la stessa quota di presenze: 43.381 dei primi sette mesi del 2025 controi43.493atuttoluglio2019,ma43.078anchenel2023e43.397nel2024.DESTAGIONALIZZARE «Unincrementochesuperail15%inunannoèsenz'altrosoddisfacentedaunlato,peròindicache dobbiamo migliorare l'offerta alberghiera -afferma il vicepresidente dell'Associazione delle locazionituristichedelVenetoUlisseBaldisseri-Eancheperilnostrosettoreabbiamointeressanti margini di miglioramento. Si parlava di destagionalizzazione ed è vero, ma servono ulteriori
IlT|20settembre2025
p. 9
«Molvenopresod'assaltoCiaiutanoletecnologie»
Lasfidaèquelladiaccettareilsensodellimite.Limitechenonèunaprivazionemaun'opportunità (Walter Nicoletti) e un atto d'amore verso noi stessi e gli altri (Michil Costa). Articolato e molto seguito l'incontro dedicato al senso della misura nella frequentazione della montagna, accolto ieri pomeriggio a Cavalese nel palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, seconda tappa di avvicinamento verso il convegno della Sat (Società alpinisti tridentini) in programma a San LorenzoDorsinoil18-19 ottobre.Dueleanimea confronto: quella tecnologica equella umanistica che su versanti diversi cercano di dare risposte a quel fenomeno che è l'eccessiva presenza di turisti nel territorio montano. Un fattore di rischio capace di compromettere il delicato equilibrio delfragileecosistemaelaqualitàdell'esperienzaperresidentievisitatori.EnricoMiorellieCristian Girardi di Trentino Marketing hanno spiegato le moderne tecnologie capaci di fornire in tempo reale una fotografia dei flussi turistici. La raccolta dati tramite computer, celle telefoniche, commenti sui social permette oggi di conoscere in dettaglio il complesso meccanismo della frequentazione della montagna e mettere in campo correttivi. L'esempio pratico portato dai due esperti è il caso Molveno. Mille abitanti, 4500 posti letto, mille posti auto che possono diventare il
24 incentivi, puntando ad esempio sulla riscoperta dei piccoli borghi (il cosiddetto undertourism, ndr). Un simile sviluppo consente di conservare meglio il territorio utilizzando gli ambiti periferici. E se diamo valore a realtà dell'ospitalità che hanno un profondo radicamento nella cultura del territorio, possiamo anche contribuirea invertire la tendenzaverso lo spopolamento». La crescita importante dell'extra alberghiero potrebbe non essere legata solo all'arrivo dei turisti, ma può essere ricondotta anche al crescente interesse verso formule di ricettività per i lavoratori che richiedonosistemazionidimedioolungoperiodoechetrovanonellelocazionituristichesoluzioni ideali per le loro esigenze, potendo usufruire di alloggi dotati anche di cucina, quindi più economicamente sostenibili rispetto a sistemazioni alberghiere o B&B. Tale soluzione consente peraltro l'utilizzo di immobili non più usati dairesidenti.A seconda dei comuni, quelli chiusi vanno dal 30 al 50% del totale, e la riapertura a favore delle locazioni turistiche può contribuire alla conservazione del valore. L'EMERSIONE DEL SOMMERSO «Sull'aumento dell'extra alberghiero penso che influisca anche l'emersione del sommerso -afferma il presidente di Federalberghi Belluno Walter De Cassan- grazie alla recente obbligatorietà del Codice Identificativo Nazionale per strutture ricettive e affitti brevi entrata in vigore il 1. gennaio 2025. Un obbligo nato per tutelare la concorrenza e contrastare l'ospitalità irregolare. Quindi i numeri attualmente disponibili vanno sì confrontati con i precedenti, ma usando una certa cautela. Bisognerà attendere almeno uno o dueanniperpoteraveredeidatidavveroattendibili».DeCassanpoientratonelmeritodeifreddi numeri:«Quellochepiùmipreoccupavedendoidatidelcompartoalberghieroèilcalonelprimo trimestre, a fronte di una ripresa nella primavera estate. Questo ci dice che l'inverno sta un po' segnando il passo e su questo possono aver influito anche le scarse precipitazioni nevose. Guardandoalfuturo,adessoabbiamoillanciodelleOlimpiadichedovrebberofaredatrainonon tanto per il prossimo inverno ma per quelli successivi. Invece l'estate, com'era abbastanza prevedibile, sta rimontando alla grande ed è un dato interessante perché fino al 2018 era veramente in caduta libera. Si parlava apertamente di tracollo della montagna, invece in questi ultimi tre mesi si è vista molta gente nelle nostre Dolomiti». Claudio Fontanive
Madachepuntoinpoiilturismodiventaover?«Nonèfaciletrovareunaregola -hadettoCristian Ferrari nel suo esordio -. Sulla vetta di una montagna dieci persone possono essere troppe, mentreunaradurapuòessereoccupatadaunamoltitudine.Èper questochelaSatapreancora unariflessionesul senso del limitenellafrequentazionedella montagna. Unariflessioneche deve essere comuneperchétuttiinsieme dobbiamo spingereverso il cambiamento.Se ci limitiamoal tiro della fune non andremo da nessuna parte».
CorrieredelleAlpi|22settembre2025
p. 9
«BastasprovvedutiinferrataCostisocialiinsostenibili»
FRANCESCO DAL MAS
L'intervista
I rifugi alpini più in quota chiudono oggi; avevano aperto a metà giugno. Ma la stagione dell'escursionismo continua. Almeno per un mese. E il Soccorso Alpino non è mai stato così impegnato, anche in questi giorni di fine estate, quando le insidie possono moltiplicarsi. Ai 3 mila metridelghiacciaiodellaMarmolada,l'altroierilatemperaturaregistravaglistessigradidiluglio: +12. Ma di mattina presto si poteva trovare il ghiaccio sui versanti all'ombra. Francesco Abbruscato,purrisiedendoaquotazero(Mestre)èilpresidenteregionaledelClubalpinoitaliano, 70 mila tesserati. «Non possiamo più permetterci degli sprovveduti in giro per le ferrate o sui
25 doppio. Ben 320 mila le presenze registrate ma le celle telefoniche affermano che si devono aggiungere 60 mila persone in più, probabilmente escursionisti che arrivano a Molveno per un solo giorno. Questo spiega l'eccessivo traffico rilevato sulle strade, dai 2600 ai seimila veicoli al giorno in periodo di piena stagione. «Utilizzando i dati - hanno detto i due esperti di Trentino Marketing - è possibile studiare strategie mirate per intervenire sulle distorsioni dovute all'eccessivo affollamento. Sono in programma iniziative in cui amministratori, Comunità di valle e operatori turistici riuniti in un unico tavolo, cercano soluzioni comuni». Insomma, la tecnologia può dare una mano a risolvere i problemi. Sull'altro versante Michil Costa, il vulcanico albergatore di Corvara, ha risposto con una fiaba moderna. Una volta il mondo era rotondo. Uomini, animali e piante dialogavano tra loro. Se qualcosa si rompeva, la direzione della caduta era prevedibile. Poi è arrivato il mondo quadrato. Èstatodettoall'uomodinonparlareconlepiante,diuccidereglianimalisenzachiedereperdono. I cedimenti in un mondo quadrato non sono prevedibili e fanno male perché hanno spigoli taglienti.Possiamoperòsmussareilmondoquadratoricordandodadoveveniamo.Aunaplatea attenta ha ripetuto i suoi punti fermi. «L'importanza della montagna non sta nell'apparire - ha detto - ma nel custodire ciò che non è immediatamente visibile. Altrimenti alimentiamo un processo che ho chiamato pornoturismo (si veda il T di ieri, ndr). Non è il commercio di corpi ma il paesaggio che diventa merce. Mettere un limite non è rinuncia ma un atto d'amore. Significa fissareunasogliaoltrelaqualenonsipuòandare.Iniziandodanoiprofessionistidell'accoglienza: non siamo venditori di esperienze ma architetti di flussi umani». Per Michil Costa la montagna si salva con regole nuove. Le Dolomiti, come altre zone delle Alpi devono essere accessibili solo su prenotazione e a numero chiuso. È necessario trasformare il nostro territorio in una grande zona a traffico limitato. «Non dobbiamo aver paura - ha continuato -. Noi siamo le Dolomiti e ci sarà sempre un gran numero divisitatoriche vorrannofarcivisita. Il turismoindustrialedistruggeràgli stessi luoghi venduti ai turisti».
ghiacciai», afferma, «Questo è un costo sociale non più sostenibile oltre che un aumento ingiustificato del rischio in capo ai soccorritori del Soccorso Alpino». I tanti soccorsi di questa estate stanno adimostrare che si è passati dallaspiaggiaai sentieripiù impervi della montagna con troppa improvvisazione? «È vero, mai tanti giovani come quest'estate nei nostri rifugi. Sono stati i benvenuti. Ma non tutti avevano la consapevolezza di trovarsi in un luogo ben diverso dal mare. Il Cai come da sempre svolge un ruolo di formazione e informazione all'interno degli innumerevoli corsi che vengono di anno proposti ai soci. Ma facciamo fatica a raggiungere tutti quelli che, dopo il covid, hanno trovato nella montagna una modalità di impegnare il proprio tempo libero. Purtroppo non è passato il messaggio che la montagna non è mai banale proprio perché è un ambiente che può essere ostile». Quali sono le "ostilità" da cui guardarsi, specie in tempidicosìrepentinicambiamenticlimatici?«Ilcambiamentorepentino delmeteo,dalmattino alpomeriggio.L'abbassamentodellatemperatura,laperditad'orientamentoperlenuvolebasse. Per non parlare della preparazione fisica. Tutte variabili che possono trasformare una tranquilla uscita in montagna in tragedia. Ecco perché è importante frequentare i corsi proposti dal Cai o affidarsi all'accompagnamento delle Guide Alpine». Nell'impreparazione l'overtourism ha avuto responsabilità ben precise. «In effetti, il sovraffollamento amplifica questo problema. Percorrere una via ferrata in coda incrementa i tempi di percorrenza, quindi la stessa stanchezza. Aumenta la probabilità che qualcuno muova sassi. Per non parlare delle "sorprese" che può riservare la salita o, peggio, la discesa in e-bike di percorsi affollati». I social come stanno cambiando la vacanza in montagna? Le salite massive al lago turchino del Sorapiss sono già un modello? «La frequentazione della montagna passa attraverso i messaggi veicolati sui social. È cambiato il modo di fare le ferie in montagna. Non più il mese di villeggiatura in un luogo che permetteva, oltreche laconoscenza deiposti edellagentedelpostochepuòdispensaredeipreziosiconsigli, ma arrivi e permanenze "mordi e fuggi". Tutto si brucia in 2-3 giorni, per cui salgo al rifugio anche seiltempoèincerto,faccioquelpercorsoanchesenonloconoscobene.Quandononaddirittura si fa i pendolari quotidiani. L'unico riferimento è il post dell'influencer di turno. Ribadisco, soprattutto per chi è di pianura e non ha il "passo d'alpinista" prima di avventurarsi in montagna deve frequentare i corsi del Cai e fare esperienza». È saggio assicurarsi ed è giusto far pagare gli interventi di soccorso quando non sono sanitari? «Soccorrere chi è in pericolo è un obbligo e un doveremanonpuòpassarel'ideachesesonostancochiamoisoccorsi.Chiabusadellapreziosa opera del Soccorso Alpino o del Suem per impreparazione, incapacità, abbigliamento inadeguato, deve pagare un conto salato e questa cosa va pubblicizzata. Il Cai assieme al SoccorsoAlpinoealleGuideAlpinevuolecostruirela"casacomune"perdivulgarelaconoscenza e la cultura della montagna. Quanto all'assicurazione, è saggio farsela per frequentare le alte quote. E, sia chiaro, siamo nettamente contrari a patenti o lasciapassare, come qualcuno suggerisce.Lamontagnael'alpinismodasemprerappresentanolalibertàetaledeverimanere». «Non può passare l'idea che se si è stanchi si chiamano i soccorsi, chi abusa deve pagare un prezzo salato» «È cambiata la fruizione: un tempo c'era la villeggiatura ora il mordi-e-fuggi Chi nonèalpinistaseguainostricorsi»Incodalungoilsentieroperilsorapiss,unodeipiùfrequentati delle dolomiti.
CorrieredelleAlpi|22settembre2025
p. 9
Montagnaicostidell'imprudenza
Sabrina Tomè / padova «Troppostanchiperscendere:elisoccorsousatocometaxi.Duecasinellostessogiorno,oraarriva il conto salatissimo». È un post di Lara Magoni, ex sciatrice alpina e assessora al Turismo in Lombardia. Che a fine agosto ha espresso la sua indignazione sui social per quanto successo sulle nostre Dolomiti: il recupero di due ventenni sulla ferrata Dibona al Cristallo, fermi a quota 2.700 e troppo stanchi per continuare, e quello di un alpinista sulla cima dell'Antelao, bloccato dalla paura a 3.264 metri. In entrambi i casi è intervenuto il Suem, con costi importanti e conto spedito agli interessati: 4.700 euro ai primi e 4.200 al secondo. Due episodi fra i tanti in questa estate in cui l'elicottero ha fatto gli straordinari per recuperare persone in difficoltà. Va fatta una promessa: qui non si tratta di feriti, ma di illesi, di escursionisti o alpinisti che hanno peccato di inesperienza, impreparazione, sottovalutazione delle proprie condizioni e di quelle dell'ambiente costringendo i soccorritori a intervenire anche se non strettamente necessario. Un vero e proprio fenomeno, come confermano i numeri definiti «importanti» da Paolo Rosi, direttore del Dipartimentoregionale Suem118: in otto mesi,dagennaio ad agosto,il conto è stato diquasi 800 mila euro. Soldi sborsati dalle Usl venete, e quindi da tutti noi, e che si spera potranno essere recuperati se le persone soccorse salderanno la fattura loro intestata. Va detto che solo la metà, o poco più, paga subito il dovuto mentre per il resto occorre mettere in azione il recupero dei crediti, con tutte le difficoltà relative e con tempi non esattamente celeri. Il trend è legato saldamente a quello dell'overtourism e ha indotto la Regione Veneto a valutare l'aumento delle tariffedisoccorsoferme al2011. «Questiabusinonsolo sprecano denaro pubblico ma mettonoin pericolo chi vola per salvare vite e rallentano i soccorsi per chi rischia davvero di morire», ha sintetizzatoMagoninelpostchehaaccesoiriflettorisulproblema.LetariffeIcostidegliinterventi sono definiti da una datata delibera regionale con riferimento appunto agli illesi. Il conteggio del soccorso con elicottero è di 90 euro al minuto, con tetto massimo di 7.500 euro a intervento. In caso di uscita a piedi, la tariffa è di 200 euro a intervento, più 50 euro all'ora (visto che spesso sono operazioni lunghe) e fino a un massimo di 1.500 euro. Non basta. C'è un ticket di 500 euro cheriguardailrecuperodichirestaferitofacendoattivitàricreativeadaltoimpegnodisoccorso: alpinismo con scalate di roccia o con accesso ai ghiacciai, scialpinismo, arrampicata libera, speleologia, parapendio e deltapano anche a motore, salti dal trampolino con sci o idrosci, sci acrobatico, rafting, mountain bike in ambiente impervio, utilizzo a scopo ricreativo di veicoli a motore fuoristrada in ambiente impervio. Il ticket non è sulla parte sanitaria che è gratuita, ma esclusivamente sul soccorso aereo che rappresenta un costo per la comunità. I numeri Il 118 veneto è organizzato in sette unità operative , i mezzi in servizio sono 4 più uno stagionale. Da gennaio gli interventi a pagamento sono stati 160 in elicottero (e più precisamente 131 di Belluno, 21 di Treviso e 8 di Verona) e 67 delle squadre a piedi (12 di Belluno, 40 di Treviso e 15 di Verona). L'importo fatturato è stato di 750 mila euro per l'elicottero e di 22 mila euro per gli interventi a piedi.Il65%hariguardatocittadinistranieri.El'andamentodicechesolopocopiùdellametàdelle persone paga subito il conto, il resto lo fa, se lo fa, solo dopo l'avvio di una procedura di recupero crediti. Le tariffe sono ferme alla delibera regionale di 14 anni fa e, come annunciato la scorsa primavera dal governatore Luca Zaia, si impone una revisione per permettere di adeguare i rimborsi ai costi vivi sostenuti. Cosa fare «Sono numeri importanti», sottolinea Paolo Rosi ricordando come tali interventi impegnino mezzi e personale. Come evitare tale dispiegamento di forze e carico di costi per la comunità? E, allo stesso tempo, cosa devono fare gli escursionisti per scongiurare che una leggerezza durante un'uscita finisca per pesare così tanto sulle loro tasche? «Servirebbe che le persone avessero un'assicurazione. Se ne trovano anche a prezzi molto bassi, come Dolomiti Emergency Onlus a Cortina (gli utili d vengono investiti nel sostenere le attività del Suem 118, del Soccorso Alpino e Speleologico e delle associazioni dei volontari che
operanoconleambulanzeafavorediquantifrequentanoavariotitolol'ambientemontano,ndr). Le assicurazioni aiuterebbero a rientrare più facilmente dei costi. E poi serve educazione, serve battere di più sull'informazione relativa ai sentieri perché in alcuni casi c'è maggiore spinta verso il richiamo dei rifugi che non verso la cautela. Importanti sono inoltre le informazioni sul meteo e sull'attrezzatura necessaria. Bisogna insistere su questi aspetti, anche da parte di Comuni e alberghi».
L’Adige|23settembre2025
p. 31
Selamontagnavainsovraccarico
CAVALESE
Numericheraccontano piùdelleopinioni, comunitàchiamatea scelteresponsabili, lasfidadiun turismo che non può più permettersi il “no limits”. È stato questo il cuore dell’incontro precongressuale SAT svoltosi venerdi a Cavalese, nel Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, dedicato al tema “Il senso del limite nella frequentazione della montagna”. Un confronto ricco di voci – tra istituzioni, operatori, associazioni ed esperti – che ha messo al centro la domanda cruciale: come conciliare accoglienza, sostenibilità e futuro delle comunità alpine? Dopo il primo appuntamento di Trento su “La capacità di carico e il turismo in montagna. Problemi e prospettive”, il convegno di Cavalese ha aggiunto un tassello importante nella definizione di un modellodi turismoalpinoresponsabile,consapevole esostenibile,costruito inreteconistituzioni, enti locali, operatori e cittadini. Gli atti di questi incontri confluiranno nel Congresso SAT, in programma il 18 e 19 ottobre a San Lorenzo Dorsino, dedicato al tema “La capacità di carico turistica dei territori montani”. Il presidente SAT Cristian Ferrari ha ricordato come la capacità di carico turistica non riguardi solo i numeri, ma anche ecosistemi, servizi e comunità locali. «La capacità di carico è un argomento oggi più che mai attuale per garantire equilibrio tra fruizione turistica, conservazione ambientale e benessere delle comunità. Non si limita ai numeri, ma consideraanchel’impattosullerisorselocali.Inuncontestodipressionicrescentiecambiamenti climatici, saper leggere questi segnali è una sfida imprescindibile per chi vive e ama la montagna». Dopo gli interventi di Christian Girardi ed Enrico Miorelli di Trentino Marketing, l’imprenditore alberghiero e presidente della Maratona dles Dolomites, Michil Costa, e il presidente delle ACLI Trentine, Walter Nicoletti, il dibattito è proseguito con una ricca tavola rotonda. La discussione ha toccato temi centrali come responsabilità, urbanizzazione turistica e sostenibilità, grazie ai contributi di numerosi protagonisti del mondo alpino. Il presidente Cristian Ferrari ha portato la voce della SAT, mentre Mauro Gilmozzi, scario della Magnifica Comunità di Fiemme,hapostol’accentosulruolodellecomunitàlocali.SonointervenutiancheMatteoViviani, direttoredelParcoNaturaleAdamelloBrenta,eMaraNemela,direttricedellaFondazioneDolomiti UNESCO, che hanno richiamato l’importanza della tutela ambientale e della visione sovraterritoriale. Il confronto si è arricchito inoltre con i contributi di Simone Elmi, in rappresentanza del CollegioGuideAlpinedelTrentino,diEnzoBassettiperl’UnioneAlbergatori(UNAT)edell’architetto estoricoBeppoToffolon,fondatoredellasezionetrentinadiItaliaNostra.Sulpianoculturale,Michil Costa (Maratona dles Dolomites) ha evidenziato la trasformazione del turismo alpino: «Tutti noi stiamo vivendo il passaggio da un ‘mondo rotondo’ – dove l'uomo viveva in armonia con la natura e praticava l'ospitalità autentica – a un ‘mondo quadrato’ fatto di rigidità e consumismo. L'industria turistica ha trasformato l'accoglienza genuina in business. Ora è forte la necessità di
‘smussare gli angoli’ attraverso scelte radicali per tornare più ‘rotondi’, favorendo il vero incontro ospitale». Il tema del limite applicato ai numeri è stato affrontato da Christian Girardi ed Enrico Miorelli (Trentino Marketing). Miorelli ha evidenziato l’importanza di studiare i dati e condividere esperienze tra mondi diversi: «Serve capire i fenomeni e studiarli senza aver paura del futuro, dobbiamo trovare soluzioni nuove». Girardi ha aggiunto: «Non facciamoci prendere dal panico dal segno meno. Se diminuiscono le presenze ma cresce la redditività, quel segno meno diventa un segno più. Dobbiamo valorizzare la qualità».
CorrieredelleAlpi|23settembre2025
p. 19
Fattureper700milaeuroGlistranieripaganoanchesesonoinfortunati
il focus
Quarantatré gli illesi recuperati dagli elicotteri in montagna, pari all'8,5% degli interventi. Un dato in leggera flessione rispetto al 2024, quando gli illesi erano stati 55. «Parliamo di persone che dovranno pagare le prestazioni ricevute», ha puntualizzato il commissario straordinario dell'Ulss 1
Dolomiti Giuseppe Dal Ben, che ha ricordato: «Dal primo gennaio al 31 agosto sono state emesse 143fatture,105a stranierie 38 aitaliani,perunammontate complessivo di679.664euro».621.826 (il 73% del totale) sono stati addebitati a escursionisti stranieri: 29 tedeschi, 14 francesi, 8 statunitensi, per continuare con 3 coreani, ma anche kirghizi, cileni, turchi e persone provenienti dagliEmiratiArabiUniti.Aoggirestadaincassareil56%deltotaledellafatturedaglistranieri(era il 43% nel 2024) e il 24% da italiani (era il 20% l'anno scorso). «Dobbiamo ricordare», ha precisato il commissario, «che gli interventi con l'elicottero e con il Soccorso alpino hanno un costo. Pensiamoche,sullabasedelladeliberaregionaleinmateria,seunitalianovienerecuperatoilleso dall'elicottero dovrà pagare 90 euro al minuto più Iva al 10% per arrivare a un massimo di 7.500 euro; se l'illeso è veneto il costo al minuto dell'elicottero è di 72 euro, mentre il massimale resta uguale. Per gli stranieri, invece, si sale a 120 euro al minuto di servizio dell'elisoccorso e non esiste alcun massimale, cioè si paga l'intera prestazione. A differenza degli italiani, gli stranieri pagano anchesevengonorecuperatiferiti».E suquesto fronteè statoricordatol'episodiodell'ingleseche si è fattorecuperare in quota e che dovrà pagare14mila euro. In caso di intervento congiunto tra elicottero e squadre a terra del soccorso alpino il conto da pagare arriva fino ad un massimo di 700 euro. Infatti anche il Cnsas ha un suo tariffario per gli illesi che va da 200 euro fino ad un massimo di 1.500, massimale che sparisce per gli stranieri. «Molti stranieri, al momento della chiamata al 118, precisano di non voler essere recuperati dall'elicottero, perché sono consapevoli di quello che andranno a pagare. Ma logicamente siamo noi del Suem a decidere come verrà svolto l'intervento», ha precisato la primaria del Suem, Cristina Barbarino. Che ha poi precisato: «Logicamente siamo noi del Suem a decidere come verrà svolto l'intervento». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
STAGIONEESTIVA:UNPRIMOBILANCIO
AltoAdige|4settembre2025
p. 19
L’estateaipiedidelCatinaccio«Carezzapiacesempredipiù»
Il comprensorio. Negli impianti registrato il 5% degli ingressi in più Per il “Carezza Dolomites” si chiude una stagione più che positiva Attesi visitatori anche in autunno. «Arrivano tanti turisti internazionali» Sul Coronelle escursionisti affascinati: «Qui è un vero gioiello»
BOLZANO. Di certo non è paragonabile alla folla sul Seceda, ma anche sul sentiero che costeggia il gruppo del Catinaccio c’è un bel via vai. Tutti gli sguardi sono rivolti in alto a sinistra, verso il maestoso massiccio dolomitico che con il sole di inizio settembre si mostra in tutto il suo splendore. In cielo volano indisturbati i falchi, incuriositi da qualche umano in parapendio che invadeillorohabitat.Sulpratolemucchesigodonogliultimigiorniinalpeggio.«Viveteinunposto meraviglioso - sorride l’escursionista Irene Schneider - Veniamo dalla Germania, dalla Foresta Nera. Anche lì c’è tanta natura e bei posti dove passeggiare. Ma il panorama qui non ha paragone». Tutto questo si trova a pochi minuti di cabinovia dai parcheggi del complesso sciistico di Carezza. E non è un caso che il rifugio Fronza alle Coronelle, a quota 2.337 metri, sia una delle mete più frequentate dai turisti durante la stagione estiva e invernale. Non solo: gli impianti di “Re Laurino” portano anche ai piedi del Latemar, o in altri suggestivi punti del grande comprensorio con 40 chilometri di piste. Quest’anno, nonostante il meteo ballerino, a Carezza si è registrata una crescita delle presenze. Lo si può capire dall’afflusso a seggiovie e cabinovie. «Abbiamo registrato il 5% degli ingressi in più», spiega Florian Eisath, ex gigantista azzurro, oggi gestore del grande comprensorio “Carezza Dolomites”. Un dato a suo dire positivo, che si allinea all’investimento «massiccio sulla qualità degli impianti», ma è ben lontano dal rischio affollamento di un altro gioiello delle Dolomiti. «Il lago è un capitolo a parte - prosegue Eisath - Lì è difficile gestire il flusso di visitatori. Qui è molto dispersivo e, sia d’inverno che d’estate, non abbiamo problemi di presenze esagerate». Gli escursionisti intercettati sui sentieri sono abbastanza d’accordo. «Non siamo più ad agosto, certo, però in una bella giornata di sole un posto come questo, ai piedi delle Dolomiti, potrebbe benissimo essere pieno», spiega Patrizia Massa. «C’è un po’ più di folla all’arrivo degli impianti, soprattutto del Paolina - aggiunge Antonio Saccon-Matantonoiandiamoapiedi».PartitidaVicenza,dopoanniinvaldiFassahannoscelto la vicina val d’Ega. «E non siamo rimasti delusi, anzi, siamo stati fortunati anche con il tempo. Qualche mattina di pioggia da sfruttare per rilassarsi», sorridono. Francesca Landoni e Angelo Lamastra, con la loro dolce labrador Letti, arrivano dalla parte lombarda del Lago Maggiore. «Siamo appena a inizio vacanza - spiegano - ma già ci piace tantissimo qui. In montagna cerchiamo tranquillità, e rispetto ad altri posti qui è perfetto. C’è silenzio e natura».
Il nuovo impianto Visto l’appeal estivo e invernale del luogo, il comprensorio ha deciso di portare avanti investimenti. Il più grande sarà la nuova cabinovia “Frazin” in sostituzione all’omonimo skilift che, a detta degli impiantisti, «migliorerà il collegamento tra le aree sciistiche del comprensorio Carezza Dolomites, in particolare facilitando il passaggio dalla zona PaolinaPasso Carezza alla zona König Laurin - Nova Levante». I costi non sono da poco: circa 12 milioni di europerlarealizzazionedelnuovoimpianto.«Contiamodirientraredellespeseincircadiecianni - spiegaEisath - Per noi rappresenta un passoimportante: aumenta la qualitàdel comprensorio in modo notevole, poi la cabinovia, rispetto alla seggiovia e allo skilift, ha tantissimi vantaggi. In primis la sicurezza: avere una cabina chiusa protegge dal tempo e permette anche a chi soffre di vertigini di vivere la montagna più tranquillamente. Poi è anche una questione di personale, visto che anche nel nostro settore si sente la mancanza di lavoratori, il nuovo impianto sarà dotato di una tecnologia per cui una delle stazioni potrà non essere presidiata».
Il bilancio della stagione La nuova cabinovia sarà inaugurata a inizio dicembre. In attesa di vederne gli effetti sulla stagione invernale, il comprensorio tira le fila di una stagione estiva che è stata particolare. «Abbiamo avuto un giugno caldissimo, con tanti visitatori, molti internazionalispiegaEisath-Lugliocihamessipiùindifficoltà,maadagostoilflussoètornatoadesserebuono. La nostra affluenza è diversa da quella degli alberghi perché lavoriamo molto con i visitatori che vengono in giornata. Questo di riflette sui numeri».
Ora si spera in un autunno mite. «Abbiamo ancora due mesi di apertura prima della pausa a novembre», conclude Eisath.
IlGazzettino|15settembre2025
p. 3, edizione Belluno
LaSudCoreaèdarecord:presenzesudel67%in5anni
D.T.
ILDATOBELLUNODolomiticongliocchiamandorla.Sempredipiù,semprepiùspesso.Gruppiche arrivano dall'Estremo Oriente o viaggiatori solitari, in cerca di Dolomiti per un selfie o uno scatto artistico, da mostrare sui social. Lo si vede frequentando sentieri in quota e girando per il centro città di Belluno e Feltre, dove si notano macchine fotografiche e cellulari dietro a cui si celano parlate in ideogrammi. E lo confermano i numeri dell'Istat, che mostrano un vero e proprio boom turistico per i Paesi asiatici.
INUMERINel2025(datiaggiornatial30giugno),icinesisulleDolomitihannofattoregistrare3.687 arrivi e 7.763 presenze. I giapponesi si piazzano a 1.306 arrivi e 3.137 presenze (quindi con una duratamediadellapermanenzadi2,5giorni),mentregliindianisonostati1.617per6.056presenze (permanenza media quasi raddoppiata, si sfiorano i 4 giorni). Ma la sorpresa vera sono i turisti della Corea del Sud: 7.007 arrivi e 12.510 presenze. Una sorpresa che trova conferma anche nei dati 2024 (che sommano tutti i dodici mesi dell'anno): dalla Corea del Sud si registrano 14.867 arrivi e 26.481 presenze; segue la Cina con 7.255 arrivi e 15.105 presenze, poi c'è il Giappone (3.704 arrivi e 7.738 presenze), mentre l'India conferma la lunghezza delle vacanze dolomitiche: solo 2.529 arrivi ma ben 6.083 presenze. Numeri piccoli, in assoluto, se si pensa che sulle Dolomiti bellunesi negli anni buoni si registrano 1 milione abbondante di arrivi e 4 milioni di presenze. Ma il mercato asiatico è in evoluzione. E soprattutto sta crescendo a un ritmo vertiginoso. Basta pensarechesolorispettoal2019annopre-CovidlasommadegliarrividaCina,Giappone,Corea del Sud e India è aumentata del 4%, mentre le presenze da questi quattro Paesi hanno visto un incremento del 12%. Spicca soprattutto il dato sudcoreano, passato dai 10.034 arrivi del 2019 ai 14.867del2024(+48%)edalle15.859presenzedelpre-Covidalle26.481delloscorsoanno(+67%). Sepoisiallargalo sguardoaunaquindicinadiannifa,sivedeancorapiùnettamentelacrescita senza precedenti del mercato asiatico: nel 2009 il Giappone da solo faceva 4.752 arrivi e 11.573 presenze, mentre la Cina si fermava ad appena 381 arrivi e 1.093 presenze. Insignificanti Corea e India: 138 arrivi e 301 pernottamenti la prima, 122 arrivi e 262 presenza la seconda.
TRAINOSOCIAL MA NON SOLO Ilboom è figlio dei social network e delle immagini mozzafiato delle Dolomiti. Ma anche dalla crescita economica di Corea e India, che stanno a tutti gli effetti scavallandolostatusdiPaesiinviadisviluppo.Ecosì,diventapiùfacileavererisorsedaspendere per il turismo di ampio raggio, in Europa. Stesso discorso per la Cina, che comincia a piazzare metemontaneoltreall'intramontabileVeneziaeaVerona.SepoicisimettonoancheleOlimpiadi
invernali e il traino di Milano Cortina 2026, il gioco è fatto. Cina e India da sole valgono 3 miliardi di persone. Se anche solo l'1% fa il turista...
D.T.
GESTIONEDEIFLUSSI:ILCASODELLAGODIBRAIES
AltoAdige|4settembre2025
p. 30
«FunzionalalimitazioneestivadeltrafficoallagodiBraies»
Bilanci. Prenotazioni dal 10 luglio al 10 settembre. Sopralluogo dell’assessore Walcher VALLE DI BRAIES. “Il modello con sistema a slot e obbligo di prenotazione per l’accesso con il proporio veicolo alla Valle di Braies si è dimostrato efficace e può servire da esempio per altre zone molto frequentate dell’Alto Adige, come ad esempio il Seceda”. Lo ha detto l’assessore provinciale al turismo Luis Walcher dopo un sopralluogo nella valle e dopo un colloquio con il sindaco di Braies Friedrich Mittermair. Nei prossimi giorni, iI 10 settembre, si concluderà la terza estate di regolamentazione del traffico di ingresso alla valle, periodo aperto lo scorso 10 luglio e caratterizzato, come noto, dal fatto che ogni giorno, dalle 9.30 fino alle 16), è possibile accedere alla valle con il proprio veicolo solo previa prenotazione (limitata).
Occorre procurarsi un biglietto tramite un sistema di prenotazione online, mentre la popolazione locale riceve permessi di transito.
Durante il suo sopralluogo, Walcher ha tratto un bilancio positivo delle misure adottate. A sua volta, anche il sindaco Friedrich Mittermaier ha riferito che “il sistema ha dato buoni risultati, anche se la sua attuazione ha comportato alcune difficoltà, soprattutto all'inizio”. Ad esempio, come èstato messoinevidenza,labarrieraall’ingressodellavallehadovutoessere spostatapiù volte, poiché la posizione originale non si è rivelata adeguata.
Anche la popolazione locale sembra essere soddisfatta del sistema di gestione dell'hotspot, perchéè“riuscitoacontrollareinmodopiùefficaceilflussodivisitatorieadecongestionarel'area intorno al Lago di Braies”, ha sottolineato ancora il sindaco di Braies. “Èproprioquestoilpuntohaaffermatoinconclusionel'assessoreWalcher -lapopolazionelocale deveesserecoinvoltafindall'inizioelesueesigenzedevonoessereintegratenellapianificazione”. L’amministrazione provinciale osserva infine che “le bellezze naturali dell'Alto Adige attraggono ospitida molti Paesi e regioni.La Valle di Braies è uno degli esempi di comesia possibilegestire il grande afflusso di visitatori”.
PASSIDOLOMITICI:LEPROPOSTEDICONTINGENTAMENTO
AltoAdige|25settembre2025 p. 30
Leopzioni:«Prenotazioniochiusureaore»
ORTISEI
Per arrivare all’obiettivo di 5 mila auto al giorno nei periodi “caldi” sui passi, la metà delle attuali 10mila,ladatalimiteèil2030,l’iniziodeilavori” èfissatogiàallaprossimaestate.LodiceHelmuth Moroder, consulente tecnico dei Comuni. “Nel dibattito organizzato martedì sera a Ortisei - dice Moroder - siamo stati tutti d’accordo, Comuni, Provincia, associazioni turistiche e impiantisti. Una condivisione così forte non si era mai vista. Ora dobbiamo realizzare un progetto e l’assessore provinciale Alfreider si è impegnato a garantire le condizioni legali per attuarlo”. L’esempio è quello della valle di Braies, spiega Moroder, “prenotazioni e barriere elettroniche che leggono la targhe:chinonhaprenotatononpassaovienemultato”.Adireilvero,ChristophSenoner,sindaco diSanta Cristina,al modelloBraies non crede finoin fondo: “Chiudere un passo - afferma - nonè comechiuderel’accessoallagodiBraies:unpassoèunastradadicollegamento,servenonsolo per raggiungere il passo, ma soprattutto per far comunicare le valli. E allora ci vogliono esenzioni edeccezionipernonbloccarechitransitaperlavorooperemergenza.Sedevoattraversarequel passo alle 10 non posso attraversarlo alle 8 perché dopo chiude o è su prenotazione”. Senoner punta su “limitazioni da perfezionare e controlli da rafforzare”, avvertendo che “il personale per fare questo è scarso” e richiamando soprattutto al fatto che “il problema dei transiti di auto, troppe auto sui passi non è solo delle valli ladine, ma è un problema generale delle aree turtistiche,unproblemaglobale”.GeorgSimeoniSiparta,allora,“dallostopamotoeautosportive che sui passi vanno semplicemente a zonzo o sfrecciano per gare ed esibizioni” e si prosegua cercando di “bilanciare diritti ed esigenze di quelli che devono spostarsi e di quelli che sui passi ci vanno per il loro tempo libero”. Soluzione: “priorità a chi si sposta per lavoro e incentivi che dirottino i turisti in continuo aumento verso l’uso di impianti di risalita e autobus”. Più “duro”, il presidente Avs Georg Simeoni: “Resto sulla posizione di chiudere per i turisti i passi a fasce orarie ogni giorno in alta stagione, ad esempio dalle 9 alle 15 o dalle 10 alle 16, garantendo i passaggi a chi lavora o è residente. Resto e restiamo come Avs sulla linea tracciata con Cai e Sat. Chiusure per i turisti che possono usare mezzi pubblici o andare a piedi e in bici. Bisogna sempre vedere che dice la politica, ma questa è la nostra linea. Il pedaggio? Non serve. Se uno vuole, per fare foto paga anche 50 euro. Lo si vede sul passo Rombo. E se mai si crea un problema sociale: chi nonpuòpagarerestagiù.Numero chiuso,prenotazioni?Sipuòprovare, mapermenonèlacosa ottimale.Lachiusuraafasceèimpossibile?Faccioilparagonecoldivietodisorpassopericamion in A22: dicevano fosse irrealizzabile, ma insistendo ci si è arrivati”. F.D.D.
AltoAdige|25settembre2025
p. 30
«BastasfilatedibolidisuiPassi,mettiamoiltettoa5milaauto»
MASSIMILIANO BONA
SELVA GARDENA
Christoph Vinatzer, presidente di Val Gardena Dolomites, ha le idee chiare sui Passi: «Dobbiamo arrivare al contingentamento e alla creazione di una “Low emission zone” che ci consenta di evitare l’assalto di auto sportive sui nostri tornanti». Ma sono così tante? Quando non ci sono eventi ciclistici (con le strade chiuse), assistiamo a un vero assalto. Solo nelle ultime settimane avremo avuto almeno 15 richieste. Parliamo di 100 persone a volta che noleggiano altrettante Testa rossa e sfrecciano per due giorni su e giù per i Passi. Una moda diventata ingestibile. Lei vive in centro a Selva. I rumori sono assordanti? Il traffico di passaggio e i livelli di inquinamento
acustico hanno superato i limiti. Ma i controlli sono aumentati. Lo dicono i verbali delle forze dell’ordine... Certo, perché abbiamo fatto pressione in tal senso e i primi risultati concreti iniziano a vedersi... Dopo il vostro “no” le Ferrari sono arrivate comunque in provincia.. A Bressanone e Bolzanomirisulta..Leiparlavadipiùeventidedicatialledueruoteneiweekendestivi...Esatto,oggi sono cinque ma l’idea è quella di estendere il progetto a tutti i sabati di giugno. Quest’estate ci sono stati problemi con parcheggi stracolmi sul Sella. Le criticità sembrano riguardare quella zona.. In realtà c’erano oltre 5500 passaggi di auto nei mesi di punta già alla fine degli anni Novantaquandoalmio postoalConsorzioc’era AndreasSanoner.Oggiadagosto siamoa 7500. Il parcheggio quest’estate era intasato perché stavano rifacendo l’impianto a Campitello e da Canazei arrivavano tutti in auto. Ha parlato di un tetto alle auto sui Passi con l’obbligo di registrazione della targa. A quanto potrebbe essere fissato questo tetto? Potremmo partire da 5.500 mezzi per poi scendere leggermente. Con un pedaggio? Lo ritengo inutile. Chi vuole viene anche se paga. Vi siete incontrati con i colleghi di Arabba, Fassa e Badia. Quali sono gli altri temi comuni? Il camperismo selvaggio, il traffico di transito, ma anche la necessità di un potenziamentodeiranger,giàinservizioinGardenaeBadia.ServeunsistemacondivisosuiPassi ma bisogna mettere d’accordo tre regioni e convincere Roma che urge una norma per fissare alcunipaletti..L’assessoreprovincialeAlfreidervistadandounamano?Èsemprealnostrofianco. Sono temi annosi, lo sappiamo, ma non per questo possiamo permetterci di mollare la presa. Il fatto che l’ultimo appello sui Passi sia venuto dai giovani gardenesi è una bella cosa. Vuol dire che siamo animati dagli stessi ideali.
CAMPEGGIARENELLEDOLOMITI:UNPROBLEMADAGESTIRE
AltoAdige|12settembre2025
p. 30
Campeggioselvaggio,aSelvaun«girodivite»
Ilregolamento.Saràapprovatolunedìserainconsiglio:«Saremo iprimiinAltoAdige»«Nonsi potràpiùdormireinvanecamper.Lapolizialocalepotràchiamareilcarroattrezzi»
MASSIMILIANO BONA
SELVA. «Il Comune di Selva Gardena sarà il primo in Alto Adige ad approvare, lunedì sera in consiglio comunale, un regolamento contro il campeggio selvaggio: nel mirino ci sono camper e van ma anche chi pianta la tenda nei parchi naturali e nelle zone protette», a parlare è Ernest Cuccarollo, avvocato e assessore comunale che ha stilato il testo.
Assessore, come si è arrivati a questo giro di vite?
Quest’estate ci sono state decine di segnalazioni e la situazione è, oggettivamente, degenerata. Cosa prevede in concreto il regolamento, già passato in commissione?
Non si potrà più, ad esempio, dormire in van e camper la notte sul territorio comunale di Selva. E per chi verrà sorpreso a dormire cosa accadrà?
Oltre alla sanzione amministrativa, se il soggetto avvisato non sposterà il mezzo entro 30 minuti, è prevista anche la rimozione del mezzo.
Ma vale anche per chi sosta negli spazi bianchi dei parcheggi?
Certo. Abbiamo riscontrato problemi di varia natura. C’è chi fa i bisogni all’aperto, chi smaltisce l’immondizia in modo improprio, chi si lava nei fiumi. Una situazione oggettivamente critica a cui bisogna cercare di porre rimedio in tempi brevi.
Ma Selva non ha un’area camper attrezzata. È corretto?
Sì, è vero. In futuro potremmo pensare di prevedere qualche piazzola. Ma prima intendiamo fissare alcuni paletti.
Ritiene che altri Comuni possano seguire il vostro esempio?
Ne sono convinto.
AltoAdige|13settembre2025
p. 30
«Rimozionivietateperchidormeneicamperbenparcheggiati»
VAL GARDENA
IlComunediSelvaGardenavuoldettareregoleprecisepercamper,vaneperchipiantalatenda nei parchi naturali e nelle zone protette. Con un regolamento che arriverà in consiglio comunale lunedì, l’obiettivo è evitare il campeggio "selvaggio".
"Non si potrà più, ad esempio, dormire in van e camper la notte sul territorio comunale di Selva", ha spiegato l’assessore Ernest Cuccarollo in un’intervista pubblicata ieri su questo giornale. Chi lo farà, "oltre alla sanzione amministrativa", potrà vedersi rimuovere il mezzo se non lo sposterà entro 30 minuti.
ConilsuopresidenteEnzoCoco,ilCamperClubAltoAdigeèsubitointervenutoper"ricordareche le amministrazioni pubbliche, per evitare ricorsi che poi le vedono soccombere, devono distingueretracampeggioeparcheggio,perché,nelsecondocaso,ilcamper,aisensidelCodice della strada, è un veicolo come tutti gli altri. In sostanza un camper parcheggiato dove è consentito(inunparcheggioliberooa pagamentoo lungouna strada dovenonvigaildivieto di sosta) e che sosti esclusivamente sulle quattro ruote senza esporre accessori da campeggio o attivi i piedini di stazionamento, non può essere multato e tanto meno allontanato, neanche di notte se vi sono all’interno gli occupanti che dormono".
"Abbiamo ormai ribadito in tutte le sedi che siamo contrari a forme di campeggio illegali e inappropriate quali quelle che hanno interessato alcune località turistiche con particolare virulenzainquestastagione",sottolineanodalCamperClubAltoAdige, spiegandoche"ècorretto cheleamministrazionipubblicheprendanodellemisureneiconfrontidichicampeggiaconmezzi improvvisatichenonsonocamperediqueicamperchesostanoecampeggianoinzonevietate". MaaltempostessoilClubinvitaa"evitarescenecomequelledicamperistichevengonosvegliati nel cuore della notte e fatti allontanare da luoghi dove hanno pieno diritto di sostare".
"Ci è capitato di vedere in slarghi a lato di una strada, dove non vige divieto di sosta, camper parcheggiati che non intralciano il traffico – ricorda il presidente del Camper Club Alto Adige - e che sono stati multati in virtù di un generico divieto di sosta per camper “su tutto il territorio comunale”, giustificato in alcuni casi dal fatto che esista un’area sosta o un campeggio in quel Comune. Questo non va bene ed è contrario alla legge". Infine, un altro invito, "caloroso", "alle amministrazionipubblicheafareognisforzopercreareareesostacampercheicamperisti“veri” sapranno utilizzare contribuendo positivamente al turismo locale".
CorrieredelVeneto|9settembre2025
p. 6
Marmoladainagoniaeclimaimpazzito«Ogniannoilghiacciosiritiradisettemetri»
Dimitri Canello PADOVA
La Marmolada continua a ritirarsi e i numeri del 2025 non lasciano dubbi: la fronte del ghiacciaio arretra in media di sette metri rispetto all’anno precedente e mostra un assottigliamento progressivo che mette in luce una fragilità ormai cronica. È questo il dato più rilevante emerso dalla settima campagna glaciologica partecipata, coordinata dal Museo di Geografia dell’Università di Padova con il supporto dell’Arpav, Centro Valanghe di Arabba, del Comitato Glaciologico Italiano e di una rete di studenti, escursionisti e cittadini volontari. L’iniziativa, che ogni anno chiama a raccolta scienziati e appassionati, ha visto una ventina di persone salire sul ghiacciaiopiùfamosodelleDolomiti.L’obiettivoèduplice:raccoglieredatiscientificiaggiornatie, allostessotempo,coinvolgerelapopolazioneinun’esperienzachefatoccareconmanoglieffetti concretidelcambiamentoclimatico.Ilquadrocheemergeèchiaro:nonostantequalchefasepiù frescadell’estateeunanevicatacheafineagostohatemporaneamenteimbiancatolesuperfici, la Marmolada non arrestala sua lentaagonia.Il professor Mauro Varotto non usagiri diparole: «I dati – osserva il docente dell’ateneo patavino - confermano il trend degli ultimi decenni. Temperature elevate e scarse precipitazioni invernali impediscono al ghiacciaio di restare in equilibrio.Colpiscesoprattuttolacomparsadidetritiedifinestrerocciosesemprepiùampie,che mostrano come questo paesaggio appartenga ormai più al passato che al presente». Una fotografia che diventa ancora più eloquente se si pensa al ruolo simbolico della Marmolada, considerata da molti la regina delle Dolomiti. Ma il ritiro del ghiaccio non è solo una questione paesaggistica o naturalistica. Ha ricadute dirette sull’economia e sul turismo invernale. Lo sottolineaAlbertoLanzavecchia,altrodocentedell’ateneopatavino:«Osserviamosemprepiùtubi ecannonisparanevevicinoallefronti:peraveregiornidinevebisognasalireaquotepiùalte,con impatti ambientali enormi. I teli geotermici che ricoprono il ghiaccio diventano quasi un monumentoaunoscichesacrificalacriosferaalnostrodivertimento».Glieffetti,però,vannoben oltre l’industria turistica. Come spiega Mauro Valt di Arpav, i dati raccolti «consentono di aggiornare i modelli predittivi sulritiro deighiacciai edivalutareleimplicazionisulladisponibilità idrica e sulla sicurezza dei territori montani». Significa che ciò che accade sulla Marmolada non riguarda solo gli escursionisti o gli sciatori, ma tocca la vita quotidiana delle comunità alpine, dall’approvvigionamentod’acquaallefraneeairischiidrogeologici.Cittadini,volontariestudenti contribuiscono in prima persona, diventando parte di una rete che si allarga di anno in anno: «La settimaedizione–concludeAldinoBondesan,responsabiledelCgiperilTriveneto -harafforzato la rete di osservazione condivisa e ha sottolineato quanto sia importante mantenere viva l’attenzionesulfuturodeighiacciai».I docenti egliespertisottolineano comeil ghiacciaiononsia solo una massa inerte di ghiaccio, ma al contrario rappresenti una sentinella e un termometro
sensibilissimo di una malattia che parte da lontano, e ha risvolti politici, economici e culturali sull’intera popolazione.
CorrieredelleAlpi|9settembre2025
p. 11, segue dalla prima
Marmolada,continuailritirodelghiacciaioPersialtrisettemetri«Destinatoasparire»
FRANCESCO DAL MAS
Né la neve dell'inverno (poca), né quella della primavera, tantomeno la spruzzata di quest'estate sono riuscite a dare una copertura a quanto rimane del ghiacciaio della Marmolada che, infatti, è arretrato di altri 7 metri – come media, perché ci sono punti con ritiro di 20 metri – e con fronti sempre più ristretti. Tanto che Mauro Varotto, docente di geografia ma anche studioso di glaciologia dell'Università di Padova, teme una fine come quella dell'Antelao, dove è rimasta una placcaglacionevata.Anzi,lochiamanorockglacier;siaquellodell'AntelaosiaquellodelSorapiss. Cumuli di ghiaccio coperti di rocce, da crolli delle pareti, che li riparano. «Il trend di questi ultimi 10-15anniciportaadirechelacurvasichiudeprimadel2050,poirimarrannopiccoleplacchette nelle zone più in ombra – specifica l'esperto dell'ateneo patavino – sotto la cresta di Serauta per esempio, ma sarà un micro ghiacciaio morto». E il vallone verso Punta Penia, la vetta? «Si sta prosciugando.Sostanzialmente sistaabbassando,siriduceailati,quindisaràilprimoa sparire». La parte centrale si sta invece spezzando perché dove c'è stato il crollo del 2023, resiste apparentemente una piccola lingua che peraltro si sta già frastagliando. Guarda caso, a sopravvivere oltre i 10 anni, sarà l'area della pista da sci, sotto Serauta. Per i teli che la società funiviaria stende d'estate per riparare le parti più delicate della pista dai raggi solari e dalle temperature elevate? «I teli in polipropilene, in materiale plastico che poi rilasciano comunque residui anche sul ghiacciaio, sono efficaciper mantenere la neved'annata sulla pista da sci. Non servono sicuramente a salvare il ghiacciaio». E allora ci si chiede: fino a che punto continuare a mantenere una industria dello sci? «In effetti – osserva ancora Varotto – dal punto di vista dell'equilibrio ambientale e climatico è sempre più "pesante", sempre piùdissipativadal punto di vista dell'energia e degli impatti». L'esperto riassume in termini così drastici l'esito della campagna di rilevazione sulla più grande riserva glaciologica delle Dolomiti. Campagna conclusa, come ogni anno in questi giorni, dall'Università di Padova, in collaborazione con altri enti. I dati raccolti quest'anno confermano il trend degli ultimi decenni, e dimostrano che – al di là di alcune fasi relativamente fresche – le elevate temperature estive e le ridotte precipitazioni invernali non consentono al ghiacciaio di rimanere in equilibrio. «La campagna ha permesso di osservare le ricadute del cambiamento climatico sull'industria dello sci nei territori di alta quota: la comparsa di tubi in prossimità delle fronti dimostra che è necessario sparare neve artificiale conicannoniaquotesemprepiùalte,peraverepiùgiornineveadisposizione–evidenziaAlberto Lanzavecchia (Università di Padova) – e questo impatta in maniera pesante sulla criosfera e sul paesaggio glaciale». I risultati ottenuti dalla campagna «permettono di aggiornare modelli predittivi sul ritiro dei ghiacciai– afferma Mauro Valt di Arpav– e di comprendere meglio le implicazioni sulla disponibilità idrica e sulla sicurezza dei territori montani». Per Varotto è arrivato
iltempodipensareallaMarmoladasenzaghiacciaio.«Èinutileaccanirsipersalvareunpezzettino di ghiacciaio, ma dobbiamo provare ad immaginare una fruizione diversa. A esempio un museo del glacialismo, come la Società Funivie Marmolada ha realizzato il Museo della Grande Guerra. Un museo che faccia capire l'importanza dei cambiamenti climatici. Anche i petrolieri del Qatar stanno facendo i più grandi musei del mondo prevedendo che non avranno più petrolio tra una cinquantina d'anni. Musei che stanno già diventando luoghi di attrazione turistica di altro tipo ». Ma è solo un esempio di possibile fruizione fra 30 anni. «Industria dello sci? Dal punto di vista dell'equilibrio ambientale l'impatto è sempre più pesante» «I teli in materiale plastico che rilasciano residui sono efficaci per mantenere la neve d'annata sulle piste» le immagini ecco come è cambiato il ghiacciaio della Marmolada dal 2007 a oggi.
L’Adige|19settembre2025
p. 39, segue dalla prima
Altaquota
Lavitadopoighiacciai
FABRIZIO TORCHIO
Il ritiro dei ghiacciai rimodella i cicli idrologici, modifica il paesaggio e le condizioni microclimatiche ed ha conseguenze importanti sulla biodiversità. Dei nuovi ambienti che ne emergono si è occupata la rete delle aree protette delle Alpi, Alparc, con uno studio sugli impatti ecologici del ritiro glaciale in parchi e riserve. Uno studio che si è concentrato sui cambiamenti del paesaggio, la colonizzazione delle specie e l'adattamento. Obiettivo: identificare le interazioni chiave negli ecosistemi post-glaciali e proporrestrategiedicomunicazioneeconservazioneasupportodellabiodiversitàemergente.Al progetto hanno partecipato sei parchi naturali regionali - fra i quali il Parco Naturale AdamelloBrenta -, cinque parchi nazionali (uno italiano), una riserva naturale, una rete di riserve e un’università francesi, un sito svizzero patrimonio Unesco. Il rapporto del progetto concluso nel marzo scorso, «Alpine Glaciers and New Ecosystems in Alpine Protected Areas» si può leggere sul sito alparc.org. Lo studio ha valutato la perdita di ghiaccio nelle zone citate dalla massima estensione della Piccola età glaciale (1850 circa) al 2015: «Entro il 2015, l’intero arco alpino aveva perso circa il 57,5% della sua copertura glaciale dal picco della LIA (~1850), riducendosi da 4.248,09 km2 a 1.805,88 km2»,ricorda lo studio. «Se le tendenze attuali continueranno - vi si legge - si stima che la superficie dei ghiacciai nelle Alpi diminuirà di circa il 48% entro il 2050. Entro la finedelsecolo, si prevedeche fino al 90% della massaglaciale delle Alpipotrebbescomparire». Il rapporto si conclude con alcune raccomandazioni per la protezione dei ghiacciai e dell'ecosistema emergente nelle aree protette. Fra queste, la proposta di un trattato internazionale dedicato alla protezione degli ambienti glaciali e postglaciali, il rafforzamento del monitoraggio delle masse glaciali e delle loro dinamiche; l’implementazione delle strategie di pianificazione turistica, la deviazione dei sentieri esistenti per garantire maggiore sicurezza e misure di protezione in zone particolarmente pericolose o in cui si stanno formando nuovi ecosistemi fragili. Ai referenti dell’ufficio ambientale del Parco Adamello Brenta, William Bombarda e Giuliana Pincelli, abbiamo posto un paio di domande. Quali sono le maggiori evidenze osservate nelle aree deglacializzate per ciò che riguarda il suolo e il paesaggio? «La rapida fusione glaciale e la degradazione del permafrost sono dei fattori determinanti per l’aumento dell’instabilità geomorfologica e possono contribuire all’origine di fenomeni franosi
comelerock-avalanchediCimaFalknersulleDolomitidiBrentaoledebrisflowdellaValGenova. Inoltre, le forti e rapide perdite di superficie glaciale hanno avuto diverse conseguenze sul paesaggio d’alta quota; tra queste, di facile riconoscimento è il colore delle rocce liberate dal ghiaccio, spesso caratterizzato da tonalità più tendenti al grigio uniforme e molto diverse dalle rocce limitrofe; oltre a questo sono nati molti nuovi laghi. Anch’essi caratterizzati da colori differenti in base alla presenza o meno di sedimenti in sospensione». Come avviene la colonizzazione vegetale/animale in queste zone “nuove”? «Le dinamiche di colonizzazione da parte della flora negli spazi lasciati scoperti dal ghiaccio, avvengono ovunque nel mondo nello stessomodo,comeemersodarecentistudi.Ilmotorefondamentaleèl’interazionetraorganismi: i primi ad arrivare sono i microrganismi, che permettono la vita delle piante, le quali iniziano la formazione di suolo e mettono a disposizione risorse trofiche per gli animali, che interagiscono tra loro fino a costruire reti ecologiche sempre più complesse. Negli spazi rimasti scoperti dal ghiaccio arrivano dapprima i licheni, organismi pionieri per eccellenza, che si instaurano sulla nuda roccia e creano un primo strato vivente. Seguiranno le piante pioniere, specificatamente adattateataliambientiprimitiviemoltopoveri,insiemeadaltrespecierisalentidaquoteinferiori: è il fenomeno del “greening”, che comporta un aumento immediato (ma temporaneo) della biodiversità.Perquantoriguardalasferaanimale,allamicrofauna(compostaprincipalmenteda artropodi come insetti, ragni e collemboli), segue l’arrivo della «grande fauna», in particolare gli inseguitori dei ghiacciai (i «Glacier followers»), che trovano qui il loro habitat preferenziale: come stambecco, lepre alpina e pernice bianca, animali che si sono evoluti seguendo nel tempo le dinamichedellemasseglaciali.Sitrattadianimaliadattatialfreddo,capacidisfruttarelescarse risorse disponibili e di sopravvivere in condizioni impossibili per altri, ma proprio perché estremamente specializzati, sono fragili nell’affrontare i cambiamenti in atto».
IlGazzettino|19settembre2025
p. 27, edizione Belluno
Dolomiti,in30anni3gradiinpiù:«Realtàdrammatica»
IL CLIMATOLOGO BELLUNO
«Nelle Dolomiti assistiamo a una realtà abbastanza drammatica». Parola di Anselmo Cagnati, espertodiclimatologia della montagna.«Giàpartivamodaunasituazioneincuiilriscaldamento globale era notevole, nell'ordine di 1.5 gradi rispetto al trentennio 60-90 del secolo scorso. Sulle Dolomiti, nel periodo preso in considerazione, è salito di 3 gradi centigradi, ovvero ha subìto un'accelerazione più rapida rispetto a quella stabilita dai modelli di previsione». Come da qualche anno a questa parte, settembre ci sta regalando giornate spesso splendide e dal cielo terso. E grazie a questo il turismo vola, con gli stranieri che anche in questi giorni si regalano giornate in quota, approfittando anche del minor affollamento sui sentieri. Già nella parte centrale dell'estate il meteo ha però riservato (specie a luglio) giornate piovose e con frequenti "bombe d'acqua". Si tratta di eventi sempre più ricorrenti. I fenomeni violenti sono sempre esistiti, mai però con questa frequenza e, nei casi più gravi, con questi tempi di ritorno. Il problema è che quando questi episodi estremi si materializzano a ottobre e novembre, poi insistono sulle stesse zone per giorni, generando criticità improvvise e diffuse contro le quali non c'è praticamente difesa. Quel periodo, adesso, è alle porte perché spesso si manifesta intorno all'equinoziod'autunno,tralafinedisettembreel'iniziodiottobre,arrivandoavoltefinoallesoglie di novembre. FORTE IMPATTO «I cambiamenti climatici hanno avuto e stanno avendo impatti
notevolisulletipologieesulnumerodeglieventimeteorologici,specieestremi,chesonoindeciso aumento -spiega l'esperto in climatologia di montagna Anselmo Cagnati- In autunno avvengono con maggiore frequenza perché durante l'estate si accumula una notevole quantità di calore sui mari, e questa energia poi va ad aumentare l'instabilità atmosferica. Così, con la maggiore frequenza di fenomeni intensi, aumenta in proporzione anche il rischio di eventi alluvionali. Se si conteggiano la precipitazioni nel corso dell'anno, in apparenza non ci sono variazioniparticolari,mainpassatoladistribuzioneavvenivainformepiùgraduali.Orainvecec'è una maggior frequenza di eventi estremi che portano alle volte a danni catastrofici».
SURRISCALDAMENTO Il tema del surriscaldamento del pianeta non va sottovalutato nella lettura di questo trend: temperature più elevate al suolo forniscono più carburante, con tutte le conseguenze del caso. Ormai incidono anche sull'intero vivere delle popolazioni, non escluse quelle di montagna, che devono fare i conti anche con gli effetti sul turismo. Al di là dell'autunno, infatti, è chiaro che, a parte alcune isolate stagioni, gli inverni sono generalmente più caldi e sempremenonevosi.«NelleDolomitiassistiamoaunarealtàabbastanzadrammatica-prosegue Cagnati-Ilriscaldamentosullenostremontagnehasuperatoleprevisionidiqualcheannofa.Già partiamo da una situazione in cui il riscaldamento globale è notevole, nell'ordine di 1.5 gradi rispettoaltrentennio60-90delsecoloscorso.SulleDolomitiilriscaldamento,nelperiodopresoin considerazione, è nell'ordine dei 3 gradi centigradi, ovvero ha subìto un'accelerazione più rapida rispetto a quella stabilita dai modelli di previsione. Quindi per il futuro le prospettive non sono buone. In proiezione non significa che d'inverno non nevicherà più, ma la neve sarà diversa rispetto a quella di una volta, più bagnata e a quote sempre più elevate. La prospettiva è che il limite della neve si innalzi ulteriormente impedendo di avere un innevamento decente per le località turistiche poste a quote medio basse». (cf) © RIPRODUZIONE
RISERVATA
CROLLINELLEDOLOMITI
L’Adige|6settembre2025
p. 18, segue dalla prima
AncoracrolliadaltaquotaChiusoilsentieroperilMulaz
LEONARDO PONTALTI
Ancora un crollo, tra le vette trentine: dopo quelli nelle Dolomiti di Brenta delle scorse settimane, questa volta l’allarme è scattato nel gruppo delle Pale, dove nei giorni scorsi dei distacchi di rocciahannointeressatolependicidelmonteMulaz.Undistaccofortunatamentediminoreentità rispettoaquellodicima Falkner(inquestocasol’ordinedigrandezza èstimatoincirca200metri cubidimateriale,afrontedelmezzomilionedimetricubidelcrolloinBrenta),macheèavvenuto lungo una parete che sovrasta uno9 dei sentieri di accesso al rifugio Volpi, quello che permette di raggiungere la struttura dalla Val Venegia passando per malga Venegiota, intitolato a Quinto Scalet(il percorso E710nella sentieristicaSat). Perquestodopo la segnalazione delcrollo itecnici del Servizio geologico della Provincia hanno effettuato dei sopralluoghi grazie ai quali è stato possibileindividuarelanicchiadidistacco:sitrovaamontediunripidopendiochegiàinpassato era stato zona di deposito di crolli. Anche per questo, a seguito delle verifiche, al termine della
riunione operativa a cui hanno preso parte il dirigente generale della Protezione civile Stefano Fait, il sindaco del Comune di Primiero San Martino Daniele Depaoli, il presidente Sat Cristian Ferrari e i rappresentanti del Servizio geologico della Provincia, del Parco naturale Paneveggio PalediSanMartino,delSoccorsoalpinoedeivigilidelfuocovolontaridelPrimiero,èstataemessa un’ordinanza di chiusura del sentiero. Il rifugio Volpi al Mulaz resta comunque raggiungibile dal sentiero E710a che parte da Baita Segantini e si ricongiunge al 710 a monte della zona a rischio e proprio data l’esistenza di questa alternativa si sta valutando se modificare del tutto il tracciato del tratto di sentiero attualmente chiuso. «Decideremo assieme a tutte le realtà coinvolte una voltachesaràpossibileaveredatipiùprecisi,conaltrisopralluoghi»,haspiegatoieriilpresidente della Sat Cristian Ferrari: «In quella zona non si tratta di episodi inediti e data l’elevata frequentazione dei sentieri le segnalazioni di questi episodi avvengono in maniera puntuale. Fortunatamente qui in Trentino possiamo contare su una rete che, come quella della Protezione civile, permette verifiche, interventi e provvedimenti tempestivi. La priorità a fronte di episodi come questi è quella di tutelare gli escursionisti, che - da parte loro - devono sempre attenersi a limitazioni e divieti».
IlT|6settembre2025
p. 9
CrolloallePalediSanMartinoprecipitati200metricubi
Un nuovo crollo nelle Dolomiti, questa volta a essere coinvolto però non è il gruppo del Brenta, come successo a luglio con i vari distacchi da Cima Falkner, ma quello delle Pale di San Martino. Il distacco si è verificato nei giorni scorsi dalle pareti delle Pale di San Martino in Val Venegia. La caduta dei massi ha interessato alcuni tratti del sentiero E710 del Mulaz «Quinto Scalet». Proprio perragionidiprecauzione esicurezza, il ComunediPrimieroSan Martinodi Castrozzaha emesso un'ordinanzadichiusuradeltrattodivalledelsentiero,ilpiùespostoalcrollo.IlRifugioMulazresta comunque raggiungibile attraverso la variante 710A, che parte a monte del tratto di sentiero chiusocomesegnalatosulposto.Lasceltaèmaturataduranteunariunioneoperativaallaquale hanno partecipato il dirigente generale della Protezione civile, Stefano Fait, il sindaco di Primiero San Martino di Castrozza, Daniele Depaoli, il presidente della SAT Cristian Ferrari, oltre ai rappresentanti del Servizio Geologico provinciale, del Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino, del Soccorso alpino e dei Vigili del fuoco volontari della valle. Durante l'incontro il Servizio geologico ha presentato l'esito del primo sopralluogo in elicottero, che ha messo in evidenza una nicchia di distacco su un ripido pendio. L'area, già in passato soggetta a fenomeni franosi, viene costantemente monitorata proprio per il rischio di ulteriori crolli. Per garantire la sicurezza, si sta valutando l'installazione di protezioni provvisorie lungo i tornanti nella parte di sentiero ancora percorribile, a monte del bivio con la variante 710A che porta al Mulaz. Nel frattempo, i tecnici stanno studiando la possibilità di una deviazione permanente del tracciato, ipotesi che potrebbe essere concretizzata nei prossimi giorni. Nella giornata di ieri è poi stato effettuato un ulteriore sopralluogo con l'obiettivo di verificare più nel dettaglio le condizioni del versante e definire gli interventi più opportuni. L'attenzione resta
massima, anche perché la zona è molto frequentata da escursionisti e alpinisti soprattutto nel fine settimana e nella stagione estiva». Per gli escursionisti quindi non cambia nulla qualora provenganodalPassoRolleeBaitaSegantini,percorsocheportanaturalmenteaprenderel'unico sentiero rimasto aperto nella valle e che porta al rifugio Mulaz, per chi invece sale dalla Val Venegia, passando per Malga Venegiota, ora bisogna fare un po' più di strada e intercettare il sentiero rimasto aperto più in alto. «Purtroppo in montagna e nelle Dolomiti sono cose che capitano-osservaSebastianoZagoneldelRifugioMulaz-Perfortunaèstatatrovatalasoluzione di chiudere un sentiero in via precauzionale, mantenendo aperto l'altro. Tiriamo un sospiro di sollievo perché pur essendo a settembre abbiamo ancora tanta gente che vuole visitare le Pale di San Martino e il nostro rifugio». Il rifugista spiega che a seguito del crollo «non ci sono state cancellazioni, solo chiamate per richieste di chiarimenti su quale giro effettuare. Anzi visto il bel tempo le prenotazioni non mancano. Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che si sono adoperati per verificare la situazione e trovare la migliore soluzione per permetterci di andare avanti».
L’Adige|8settembre2025
p. 11
CimaFalkner,altrodistacco.Giùalcunipilastridiroccia
Ancora distacchi da Cima Falkner, una delle vette simbolo del gruppo di Brenta. Ieri pomeriggio dalversanteovest èstatavistaalzarsiunanube dipolvere.Ilsuccessivo sopralluogoinelicottero ha confermato ciò che già si presumeva: a sbriciolarsi, questa volta, sono stati i pilastri di roccia che si erano salvati dai cedimenti di fine luglio e dal crollo che ad inizio agosto ha cambiato lo skyline della montagna. Il sentiero che insiste nella zona è chiuso da allora, ma i soccorritori ieri pomeriggio hanno controllato conattenzione chenoncifosseroescursionisti coinvolti.Esclusa la presenza di persone, si è proceduto con l’analisi dell’evento. Circa 100mila metri cubi di roccia sonofinitinelvallonevedrettadiVallesinellainferiore:nonc’èstatoununicodistacco, masisono registrate piccole ma continue cadute di materiale per circa mezz’ora, dalle 13.50 alle 14.20 circa. Il volume di roccia finito a valle non è neppure paragonabile all’impressionante crollo avvenuto sul versante occidentale di Cima Falkner nella serata divenerdì1 agosto, con oltre mezzo milione di metri cubi di roccia sbriciolati.Pochi giorni prima, il 27 luglio, si eraverificato un primo distacco con36milametricubicrollati.SubitoerascattatoildivietodipercorrerelaferratadelleBocchette “Benini” (sentiero Sat 305), così come il sentiero 331 (dal bivio del 316 al bivio con il 305), insieme a tutte le vie alpinistiche nelle immediate vicinanze dell’area di distacco. Il dirigente del Servizio geologico della Provincia, Mauro Zambotto, lo aveva preannunciato in quei giorni: «È probabile che si verifichino nuovi crolli - aveva detto - anche se probabilmente meno violenti di quest’ultimo, alla luce delle porzioni ancora instabili di roccia presenti in corrispondenza della nicchia di distacco». Ieri pomeriggio, non appena arrivato l’allarme, si è alzato in volo l’elicottero dei vigili del fuoco permanenti per portare in quota i geologi della Provincia e gli uomini del soccorso alpino, pronti ad intervenire nel caso ci fossero persone coinvolte. Così fortunatamente non è stato. Dal sopralluogo non sono emerse altre criticità, ma permane l’instabilità nell’area.
CorrieredelleAlpi|10settembre2025
p. 20
LarocciasiriscaldasottoilpermafrostCosìlamontagnacrolla
FDM
ROCCA PIETORE I crolli dal Marcora, dall'Antelao, dal Pelmo, dalle Pale di San Martino, oltre che dalle pareti del Brenta? Gli ultimi dati Arpav confermano una delle spiegazioni più accreditate. «Lo strato attivo (terreno che si sgela durante l'estate) del permafrost nella stazione guida di Piz Boè è profondo 9 metri e 60 cm (4, 5 m a fine luglio)», certifica Mauro Valt, nivologo dell'Arpav di Arabba, «però alle profondità maggiori, anche di 15-20 metri, la roccia che era sempre gelata negli anni passati, adesso si sta riscaldando».
Dalle condizioni del permafrost non dipendono solo i crolli, ma anche lo stato dei ghiacciai dolomitici. O di quanto resta di queste masse che, come nei casi dell'Antelao, del Civetta e del Sorapiss si trasformano in rock glacer, in ghiacciai di pietra. È evidente che con l'abbassamento, ormai prossimo, delle temperature, anche il permafrost dovrebbe ritararsi, ma difficilmente saranno recuperabili i "danni" di quest'estate.
L'Arpav ha diffuso il rapporto mensile sulle risorse idriche del Veneto da cui si ricavano altri elementi di instabilità per le alte quote. La temperatura del mese di agosto è stata di poco superiore alla media (+0. 8 °C). La seconda decade è stata particolarmente calda, come avvenuto anche nel 2024 e 2023, quarto valore assoluto dal 1991. La terza decade del mese è risultata invece fresca.
Ma la neve, quella che dovrebbe riparare i ghiacciai dai raggi solari? È ricomparsa oltre i 2900 m il 2 agosto, con 5-10 cm misurati presso la stazione di Piz Boè, e il 21 agosto con 5 cm oltre i 3100 m; infine, il giorno 30 ha attecchito su tutto il ghiacciaio della Marmolada.
Ma di riserva nivale, ovviamente, non si parla. Nei principali serbatoi del Piave i volumi invasati sono risultati in calo, più deciso nella seconda quindicina; il volume totale al 31 agosto è di 109 milionidimetricubi(-24.5Mm3dallafinediluglio),parial65%diriempimento,valorenellamedia del periodo (– 2%). Le precipitazioni dell'anno idrologico (da ottobre ad agosto) sono mediamente di 1208 mm, contro una media negli ultimi 30 anni di 981 mm.
Questoperfarcapirequanto èpiovuto.Gliapportidelperiodosono superiorialla media(+18%) e sono stimati in circa 22234 milioni di m3 di acqua.
Ancora una volta la massima precipitazione del periodo è stata registrata dalla stazione di Valpore Monte Grappa (Seren del Grappa BL) con 2607 mm.
CorrieredelleAlpi|2settembre2025
p. 28
Socrepes,siapreunosquarcionelterrenoGliespertiallavorogiàdasabatomattina
Alessandro Michielli
Cortina
Si apre uno squarcio sui prati di Socrepes. Tra i cantieri del rifugio Ria de Saco (famiglia Kraler), della cabinovia Lacedel-Ra Freza (società Ista) e di quella Apollonio-Socrepes (Simico) negli ultimi giorni si è aperta una frattura lunga oltre 15 metri che ha subito messo in allarme le ditte operanti nell'area. cosa è successo Non è ancorachiaro il momentopreciso nel quale si è messo in movimento il terreno e sarà compito dei geologi ricostruire la dinamica. Quello che è certo è che il problema è stato attenzionato a chi di dovere già venerdì scorso, mentre le prime analisi sull'accaduto sono state eseguite sabato mattina, quando è andato in scena un primo sopralluogo a seguito di una segnalazione pervenuta qualche ora prima. nuove valutazioni geologiche In questi giorni, quindi, sono state avviate nuove valutazioni geologiche per capire come trattare l'area visto che sono in corso tre diverse attività di costruzione e scavo. L'allarme, se così si può definire, è scattato venerdì sera quando uno dei gruppi di lavoro presenti nell'area ha avvisato che era sopraggiunta una criticità e che dovevano essere fatte le dovute valutazioni geologichenell'area diSocrepes.Tra sabato edomenicaè statoquindi avviato un lavoro attento e meticoloso che ha impegnato tecnici e manager fino a tarda nottata, per cercare di capire il livello di gravità del problema che una della ditte operanti nell'area sostiene essere «quasi la normalità quando si svolgono certe operazioni su terreni di questo tipo e con tanti cantieri operanti nello stesso momento». E se non fosse la normalità? La situazione, al momento, «è sotto controllo, nella piena sicurezza di chi lavora sul campo». teli contro le infiltrazioni Le parole di chi opera nell'area vogliono rassicurare tutti sulla situazione, parlando di «una frattura non grave», ma più probabilmente di «un rilassamento del terreno», che si sarebbe mosso a causa di una possibile«fugadiliquididerivantidaunpolmoned'acquapresentesottoilterreno».L'area,quindi, secondo una delle ditte coinvolte «oggi è ancora in sicurezza». Ieri sulla frattura sono stati posti dei teli: con l'arrivo della pioggia, infatti, «vogliamo evitare che avvengano dei peggioramenti». arriva il professor barla Domani a Cortina arriverà il professor Barla del Politecnico di Torino, tra i più grandi esperti nello studio del terreno, per analizzare l'accaduto e dare precise indicazioni su come procedere. Sul tavolo, infatti, ci sono una serie di soluzioni per rendere più sicura l'area colpita dalla spaccatura. Ora bisognerà capire come si comporteranno levarie parti coinvolte in questo cedimento del terreno che coinvolge tre cantieri: l'auspicio è chi si possa risolvere la situazione in maniera collaborativa, senza scontri. © RIPRODUZIONE RISERVATA
CorrieredelleAlpi|10settembre2025
p. 28
Socrepes,siallungalosquarcioaterraEspostodell'europarlamentareGuarda
Aggiuntounnuovoteloneprotettivosulprato.LadeputataaBruxelles:«Verificheimmediatee sospensionedeilavori»
MARINA MENARDI
Marina Menardi / cortina Si allunga lo squarcio nel terreno a Socrepes e sulla vicenda l'europarlamentare Cristina Guarda annuncia di aver presentato un esposto. L'area è quella interessata contemporaneamente da tre cantieri contemporaneamente: l'ampliamentodelrifugioRiadeSaco,l'impiantosostitutivodelleseggiovieSocrepese RaFreza, e la stazione di arrivo della cabinovia Apollonio-Socrepes, tutti adiacenti e su un terreno notoriamente in movimento e a rischio frana.
Unafessuradicirca15metrisieraapertanelterrenopocopiùdiunasettimanafapocoaldisotto diunodeipilonidellacabinoviaincostruzionedapartedellaIstaederastatacopertacondeiteli arancioni, per impedire alla pioggia di allargare ulteriormente la crepa.
Oraladimensioneinpiantadellafranastaaumentandoelosquarcionelterrenosièvisibilmente allungato.
Un telo bianco è stato aggiunto ai precedenti teli arancioni per coprire la fessura che si è aperta ulteriormentenelterrenosottoilpilone4,dovesistannoeffettuandodeisondaggioracheilpilone è già stato impiantato.
Altri sondaggi si stanno eseguendo a Lacedel, sotto la strada regionale 48, sullo spiazzo dove dovrebbe sorgere uno dei supporti a sostengo della nuova cabinovia Apollonio-Socrepes che Simico vuole costruire per i Giochi olimpici del 2026.
E ieri Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi eletta nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra, ha annunciato di aver depositato un esposto per la «voragine che si è aperta per aver ignorato gli allarmi».
«Quello che sta accadendo a Socrepes era stato previsto: oggi un terreno fragile e argilloso si è aperto con una crepa di 15 metri nei pressidel cantiere della cabinovia», sottolineaGuarda. «Non servivano grandi poteri profetici, bastava ascoltare cittadini, associazioni ed esperti che da mesi denunciavano il rischio di frane e instabilità. Invece, istituzioni e imprese hanno preferito minimizzare e accusare gli ambientalisti di voler bloccare lo sviluppo. Oggi la realtà li smentisce: andareavantinonostantetuttosignifica metterein pericolopersone,paesaggio eunpatrimonio Unesco».
«Proprio per questo», ha fatto sapere ieri la parlamentre a Bruxelles Cristina Guarda, «ho presentato un esposto alle autorità competenti, chiedendo verifiche immediate, l'accesso agli atti e la sospensione dei lavori finché non sarà garantita la sicurezza dell'area. È gravissimo che davanti a uno squarcio nel terreno, con sopralluoghi in corso e residenti costretti a rivolgersi al Tar, la priorità del cantiere sia solo "sistemare in fretta e continuare i lavori". La sicurezza non è un dettaglio da sacrificare sull'altare degli interessi di pochi».
«Se oggi le Dolomiti sono meta di turismo mondiale», spiega, «è perché rappresentano bellezza e naturaintatta:distruggerleconoperespeculativesignificatoglierefuturoall'interoterritorio.Èora di fermarsi e di scegliere finalmente una politica che ascolti i cittadini e investa in soluzioni sostenibili e rispettose delle montagne».
IlGazzettino|14settembre2025
p. 10, edizione Belluno
Socrepes,iresidentinonmollano:espostoinProcura
CORTINA
Il movimento di terra sul colle di Ria de Saco, nel comprensorio sciistico di Socrepes, a Cortina d'Ampezzo, minaccia direttamente le abitazioni del villaggio di Lacedel, garage interrati, servizi e la viabilità della strada regionale 48 delle Dolomiti, con rischio concreto per la pubblica incolumità. Su queste asserzioni alcuni residenti nel villaggio hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Belluno e chiedono che sia disposta l'immediata sospensione dei lavori e la messa in sicurezza del versante, mediante monitoraggi e consolidamenti preventivi. È un altro atto che mira a fermare i lavori di costruzione della cabinovia dal centro di Cortina a Mortisa, quindi alle piste da sci di Socrepes. Nell'esposto vengono ipotizzate responsabilità penali
per disastro e frana colposa, oltre a violazioni in materia di sicurezza sul lavoro. Si evidenzia l'assenzadiunpianounitariodisicurezzapercantieriinterferentielamancataottemperanzaalle prescrizionideldecreto dicompatibilitàambientaleregionale.Ifirmatariavevanogiàpresentato tre ricorsi al Tar Lazio, sostenendo rischi idrogeologici relativi alla costruzione della cabinovia e alla sovrapposizione di cantieri. Finora il Tar ha respinto la richiesta di sospensiva dei lavori; l'udienza di merito è fissata per il prossimo 29 ottobre. Ora questo nuovo atto, motivato con il movimento del terreno, a fine agosto, conseguente agli scavi dei cantieri nella zona: il rinnovo di una attività ricettiva, da parte degli imprenditori Kraler; la costruzione della stazione a monte del nuovoimpiantoafune;laposadeipilonidi un'altracabinovia,dellasocietà Ista,che hasostituito due vecchieseggiovie. I firmatari rilevano la deformazione del muro dicontenimentoincemento armato del cantiere adiacente a quello dell'arrivo della cabinovia "olimpica", che sarebbe causato da un movimento franoso profondo e non superficiale che coinvolge l'intera lunghezza del pendio.
IL PARERE All'esposto viene allegato il parere del geologo Eros Aiello, del centro di geotecnologie dell'Università di Siena, secondo il quale lo sbancamento sarebbe stato eseguito "senza le doverose indagini geotecniche in un ambiente a rischio frana e senza le previe opere di presidio per il consolidamento del versante, già instabile, generando un fenomeno franoso retrogressivo importante su un'area, già classificata dal Piano di assetto idrogeologico come zona a rischio elevato. Tutte queste valutazioni contrastano con quelle della Società infrastrutture Milano Cortina, che sta eseguendo l'opera: secondo i geologi consultati da Simico si tratterebbe di un movimento superficiale, quindi il cantiere va avanti, con l'impiego di escavatori e perforatrici.
CorrieredelleAlpi|17settembre2025
p. 28
Apollonio-Socrepes,Simicorassicura«Lavorosupiùfrontiperlacabinovia»
FRANCESCO DAL MAS
Il cantiere per la cabinovia Apollonio – Socrepes, a Cortina, «non si sposta». Lo precisa Simico, la Società infrastrutture Milano Cortina, chiarendo che in sostanza «lavora su più fronti, sia alla stazione di partenza e che a quella monte». Esattamente – si sostiene da parte della società –come previsto dai cronoprogrammi. Non potrebbe essere altrimenti con il poco tempo che rimane da oggi all'inizio delle Olimpiadi, il 6 febbraio. «Come si può evincere visivamente», tengono a precisare ancora da Simico, «i lavori sono stati preventivamente programmati sulle duezonepergarantireleottimizzazionitemporalinoteatuttiperpoterarrivareintempoaiGiochi 2026». Le attività quindi si svolgono in parallelo, sono iniziate le lavorazioni in prossimità della stazione di monte e proseguono a quella di valle. Simico conferma di operare con tutte le autorizzazioni del caso e specificatamente nel pieno rispetto dell'articolo 3 della legge Ansfisa, l'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali, relativamente alla preparazione dell'attività di cantiere, per cui terminate quelle a nord, si passa a quelle a sud. Quanto ai lavori relativi alla nuova cabina Enel, Simico specifica che sono fondamentali e prodromici all'impianto a fune, altrimenti l'assenza o il ritardo della cabina bloccherebbe lapartedimontaggiodellecomponentielettromeccaniche.Insostanza –afferma Simico – i lavori sono stati correttamente valutati, si svolgono in tutta sicurezza. «Si assicura che ci sono tecnici specializzati e maestranze consapevoli e idonee a svolgere il lavoro che di certo non si improvvisa, ne si modifica senza motivazioni opportune e considerate prioritarie. Si ritiene
quindi opportuno che sull'opera in questione, dove sono tra l'altro in corso contenziosi, ci sia la descrizione più chiara e precisa dello stato di fatto, rimanendo questa società sempre a disposizione per ogni necessario approfondimento o informazione che aiuti i cittadini a comprendere lo stato di avanzamento di ogni opera pubblica di cui tratta», è la posizione di Simico.SimicointantoribatteallanotadiffusadagliavvocatidellostudioMichielan,cheassistono i residenti di Lacedel: «Questa società e il commissario straordinario assicurano a tutti i cittadini chei lavori si stannosvolgendonel pienorispettodelle procedure edellalegalità.Siritiene che la sede elettiva ove portare la dialettica su questioni tecniche e giuridiche sia quella già attiva presso i giudici amministrativi del Tar del Lazio, ove pendono procedimenti specifici al riguardo». Intantomancano142giorniall'alba,all'iniziodelleOlimpiadiedèscattatoiltempodiverificheedi riunioni. Da una parte, infatti, si apre e prosegue la sesta sessione della Commissione di coordinamento del Comitato olimpico internazionale (CoCom), guidata dalla presidente Kristin Kloster, che nelle scorse ore ha già visitato alcune delle sedi olimpiche milanesi e verificherà con ilComitatoorganizzatoreiprogressiorganizzativieprogettualiinvistadell'evento.Dall'altraparte, invece, c'è vibrante attesa per la riunione del Comitato esecutivo del Cio (18 e 19 settembre), con la partecipazione della presidente Kirsty Coventry, alla sua prima visita ufficiale in Italia dopo la sua elezione: l'Executive board incontrerà il Comitato organizzatore e visiterà alcuni impianti olimpici in città. Un test che non preoccupa la Fondazione Milano-Cortina, viste le dichiarazioni cariche di serenità del presidente Giovanni Malagò che considera questo «un momento fondamentale di discussione e analisi». «Ci sono molte notizie incoraggianti», ha fatto sapere Malagò, «a partire dalle sedi e dalle infrastrutture: gran parte dei lavori è completata o prossima alcompletamento. Questoè meritodellavorodiSimico edelsuoamministratoredelegatoFabio Saldini». Il team MiCo26 ha lavorato e sta lavorando per affrontare tutte le questioni aperte con grande determinazione. «Sento un'energia particolare, una vibrazione positiva che rende Milano Cortina 2026 un organismo vivo», dice ancora Malagò. «È una carica che scorre nel suo sistema nervoso: è la nostra vibrazione». © RIPRODUZIONE RISERVATA I lavori in corso nella zona della stazione di partenza della cabinovia Apollonio - Socrepes.
IlGazzettino|18settembre2025
p. 34, edizione Belluno
Socrepes,terrenocedevole:interrogazionealsindaco
CORTINA
Il movimento del terreno sul pendio di Ria de Saco, nel comprensorio sciistico di Socrepes, sopra l'abitato diLacedel,a Cortinad'Ampezzo, arriveràsino al consiglio comunale: a conclusione della seduta di mercoledì 24 settembre sarà data risposta all'interrogazione presentata dal gruppo consiliare Cortina bene comune. La consigliera Roberta de Zanna spiega: «Nel trambusto su quanto sta accadendo emerge il silenzio assordante dell'amministrazione comunale di Cortina d'Ampezzo. Il sindaco Gianluca Lorenzi, che più ditutti dovrebbe tutelare lasicurezza del territorio e delle persone, che dovrebbe fare da tramite tra le istanze dei cittadini e tenere nelle giusta considerazione quanto sta succedendo, si è limitato a dire che si fida dei pareri dei tecnici della società Simico. Per ottenere una risposta abbiamo presentato un'interrogazione per il prossimo consiglio comunale chiedendo che venga resa pubblica la relazione sottoscritta dal geologo Marco Barla, intervenuto sul posto su incarico di Simico, e di conoscere le valutazioni espresse dagli uffici, riguardo la sostenibilità della presenza di tre cantieri in un'area ristretta e fragile». IL
CONFRONTO La consigliera de Zanna inquadra la situazione: «Da mesi è in corso un ampio dibattito sulla realizzazione della cabinovia Apollonio Socrepes: tra la contrarietà e la preoccupazione di molti cittadini, che temono le conseguenze di un'opera costruita su una frana in movimento continuo, l'affidamento alla ditta Graffer che, per sua stessa ammissione, non ha maicostruitocabinovie,leaccelerazionidiSimico,chevuoleatuttiicostirealizzarel'impiantoper le Olimpiadi, la situazione è tutt'altro che chiara. Suquest'opera pendono ancheduericorsialTar e due esposti alla Procura, dai quali ci si aspetta un intervento, soprattutto alla luce della spaccatura nel terreno, via via sempre più ampia, che si è creata a Socrepes dove coesistono, a breve distanza tra loro, tre cantieri con imponenti opere di scavo». Il consiglio comunale ampezzano non è l'unicoorganismo coinvolto daglioppositoridiquesta opera: «Nel contempo ci siamorivoltiancheallaRegioneVenetopersaperesenelparereValutazioneimpattoambientale, relativo al progetto della cabinovia, si sia tenuto conto della presenza del cantiere e dell'enorme scavo per l'ampliamento dell'ex ski bar Ria da Saco. La situazione è in continua evoluzione e sta assumendo i caratteri di un'emergenza. Per questo speriamo di poter acquisire celermente queste informazioni: le aspettano tutti i cittadini». MDib. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
COLLEGAMENTOCORTINA–CIVETTA–ARABBA:GLIAGGIORNAMENTI
CorrieredelleAlpi|9settembre2025
p. 27
CollegamentoCivetta–CortinaCanerèdeciso:«Verràfatto»
Francesco Dal Mas
Colle santa lucia
Il collegamento impiantistico tra il Civetta e Cortina? «Si farà». La conferma arriva dall'assessore regionale al turismo, Federico Caner, dopo che il presidente del Veneto Luca Zaia aveva ribadito «un preciso impegno» per agganciare alla Cortina post olimpica non solo l'area del Civetta, e quindi dello Zoldano, ma anche quella di Arabba e, di conseguenza, il SellaRonda. Un unico hub, dunque, con la Val Badia e la Val Gardena. «Sono certo, intanto, che ci sono le risorse per concretizzare la progettazione e una prima parte dell'impianto», ha detto l'altro giorno Caner, a margine di una "vendemmia solidale" con lo stesso Zaia a Le Manzane, nel Trevigiano. L'amministratore regionale si riferisce ai 33 milioni già stanziati dalla Regione. «Siamo in attesa, per quanto riguarda, la componente privata del progetto, che si concretizzi l'offerta. Una volta definito il quadro, si partirà con la progettazione. E spero che questo avvenga già prima delle Olimpiadi». Gli investitori privati dovrebbero impegnarsi per una ventina di milioni. L'impianto, infatti, costa tra i 50 ed i 60 milioni. Conuna novitàsul tracciato. Il collegamento, infatti, non è più previsto tra Fedare, la località sotto il passo Giau, lungo la strada che porta a ColleSantaLucia, e il monte Fertazza, con stazione intermedia ai suoi piedi, in territorio comunale di Selva di Cadore. Il Fertazza, si sa, è l'avamposto della ski area Civetta. «È tanto più utile immaginarlo tra il passo Giau ed il Fertazza, in modo da eliminare anche un bel po' di traffico automobilistico, considerato l'assaltochevienefattoaquestovalico»,diceCaner.Fedareèlabasedipartenzadellaseggiovia che sale a forcella Averau. Seggiovia che è in relazione con gli impianti che salgono da Cortina
fino alle 5 Torri e da qui in avanti. Di conseguenza – fa notare l'assessore Caner – è evidente che bisognatrasferireilcollegamentodall'AveraualGiau.Laseggiovia,peraltro,èdarinnovare;sene staprogrammandodatempo.Sitrattadiunimpegnodispesadaaltri20milioni,sempreacarico dei privati. Tra coloro che se ne stanno occupando di sono Marco Zardini, coordinatore del Consorzio Impiantisti Cortina, Sergio Pra, presidente di Alleghe Funivie, anche Stefano Illing di Funivie Lagazuoi. La prospettiva è in maturazione da anni e fino ad oggi gli ostacoli maggiori, a parte le risorse economiche, sono stati i vincoli paesaggistici, sui quali punta l'opposizione degli ambientalisti. «È stata avviata una importante interlocuzione con la Soprintendenza», fa sapere l'assessore regionale Caner. «Ci sono indubbiamente dei problemi ma c'è la disponibilità ad affrontarli costruttivamente». Tra i problemi, però, c'è anche la richiesta dell'amministrazione comunale di Colle Santa Lucia di realizzare una stazione intermedia nel proprio territorio, poco distantedal centrodelpaese,oltreaquellagiàprogrammata,aSelva(dovesi concluderebbela discesa dal Giau e inizierebbe la salita al Fertazza). «Solo con quest'altra stazione intermedia, vicina alla strada che attraversa la valle e prima della salita al Giau», precisa il sindaco di Colle, paolo Frena, «si riuscirebbe effettivamente a proporre un trasporto funiviario alternativo a quello automobilistico».Ilfatto èchelasecondastazioneintermediahacostinotevoliperlacostruzione (non meno, si dice, di 5 milioni) e successivi impegni di gestione. E il dibattito, sul punto, resta aperto. «Sarebbe già molto se prima delle Olimpiadi formalizzassimo l'impegno per le risorse e l'iterprogettuale».concludeCaner.EperquantoriguardailcollegamentoCortina-Arabba?Troppi vincoli ambientali e paesaggistici da superare. Ma restano le perplessità sia del Comune che degli impiantisti di Arabba. © RIPRODUZIONE RISERVATA Sci nel comprensorio del Civetta: la Regione punta tutto sul collegamento con Cortina.
OLIMPIADI:GLIAGGIORNAMENTI
CorrieredelVeneto|10settembre2025
p. 10, edizione Treviso – Belluno
Giochi,l’allarmediMalagò«Unacorsacontroiltempo» Il presidente della Fondazione Milano-Cortina: c’è ancora tanto da fare Cabinovia ApollonioSocrepes,laverdeGuarda:«Espostosullafaglia»
Ugo Cennamo cortina d’ampezzo Il Il prossimo 29 ottobre mancheranno cento giorni all’inizio delle Olimpiadi, data che sembra davvero dietro l’angolo. «La prossima settimana ha detto Giovanni Malagò, presidentedellaFondazioneMilanoCortina saràunpassaggiocrucialeperchéavremolavisita del Cio (Comitato olimpico internazionale, Ndr ) con la presidente Coventry che arriverà con la commissione per tre giorni di lavoro. Guarderanno tutto quello che abbiamo fatto e quello che c’è ancora da fare».
E ha aggiunto: «Le cose vanno particolarmente bene rispetto a quelle che hanno caratterizzato i mesi precedenti, ma sono tante anche quelle che vanno ancora realizzate anche se non sono tutte di nostra competenza.È una lottacontro il tempoe i margini di errore sono moltopiccoli». Il
lungosprintfinaleègiàpartitoeCortinadeveriuscireinun’impresachesipreannunciadurissima: chiudere le opere promesse entro febbraio 2026.
A partire dalla cabinovia Apollonio-Socrepes, nonostante le polemiche non si plachino specie dopo l’apertura di una faglia lungo il tracciato. Di ieri una nota dell’europarlamentare di Alleanza Verdi Sinistra (Avs) Cristina Guarda. «Ho presentato un esposto chiedendo verifiche immediate, l’accesso agli atti e la sospensione dei lavori finché non sarà garantita la sicurezza dell’area».
Intanto assicurazioni arrivano dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti (Mit) riguardo il Trampolino Italia. «Settant’anni dopo le prime Olimpiadi invernali si legge in una nota del Mit il Trampolino Italia, con la sua trave parabolica di 83 metri sorretta da un pilastro alto 48, tornerà a imporsi come segno distintivo della valle». Conclusa la fase preparatoria e l’allestimento dei ponteggi, i lavori si concentreranno ora sul corpo principale. «Superfici e strutture metalliche prosegue la nota devono essere ripulite e poi inizieranno gli interventi più consistenti».
L’intenzione è quella di dare nuova vita al monumento trasformandolo in un luogo per la comunità, un polo culturale e sociale con aree di ristorazione e aggregazione, destinato a vivere ben oltre il 2026.
L’acclitamento olimpico passa anche dal Congresso della Federazione internazionale del bob e dello skeleton (Ibsf) a Cortina venerdì e sabato prossimi. «Il Congresso Ibsf ha commentato il presidente del Veneto Luca Zaia rappresenta un momento di grande orgoglio per la regione e per Cortina che si conferma terra di Olimpiadi e Paralimpiadi. La nuova pista da bob intitolata a Eugenio Monti, in particolare, è il simbolo di un Veneto che guarda al futuro senza dimenticare le radici, unendo tradizione e innovazione in una cornice unica come quella delle Dolomiti». Il congresso vedrà la partecipazione di oltre 130 delegati da tutto il mondo e di rappresentanti del Comitato olimpico internazionale e si svolgerà all’Alexander Girardi Hall. Negli stessi giorni a Fiames i Campionati del Mondo estivi di spinta di bob e skeleton. «I grandi eventi? Un formidabile volano di crescita per il Paese ha sottolineato la presidente di Confindustria Belluno, Lorraine Berton che parteciperà ai prossimi Stati Generali degli Eventi Non solo generano sviluppo economico, ma attraggono investimenti, stimolano innovazione e offrono l’opportunità di esportare nel mondo il saper fare italiano». Intantoèpartital’iniziativaSchoolTicketingdiFondazioneMilanoCortinachemetteadisposizione 40 mila biglietti aprezzo agevolato per studentesse e studenti italiani: 16 euro per le competizioni olimpiche, 10 euro per quelle paralimpiche. Così Fondazione vuol garantire la più ampia partecipazione possibile e un’esperienza unica di crescita culturale, sportiva e sociale per le nuove generazioni (ufficio ticketing all’email ticketing@milanocortina2026.org).
CorrieredelVeneto|18settembre2025
p. 5, edizione Treviso – Belluno
Giochi,contoallarovescia«Pistadaboboltreleattese»
Eilbotteghinosorride:venduti800milabiglietti
Ugo Cennamo
Cortina d’Ampezzo
Mancano 144 giorni alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi Milano-Cortina, la sesta e ultima riunione del Comitatodi coordinamento si conclude con l’applauso del Cio e un altro importante traguardo è dietro l’angolo. «In questo momento i ricavi da sponsorizzazione sono intorno ai 450 milioni di euro», annuncia Andrea Varnier, ceo di Fondazione Milano-Cortina 2026. Sempre più
vicini all’obiettivo, ossia 550 milioni. «Nei prossimi giorni sempre Varnier a parlare potremmo chiudere alcuni contratti che ci porterebbero vicini al mezzo miliardo di euro di incassi da sponsorizzazioni».AlmomentofiguranonellalistadiFondazione,traglialtri,Fincantieri,A2a,Pirelli, Technogym,ProseccoDoc,IdmAltoAdigeeTrentinoMarketing.L’occasioneperparlaredinumeri essenziali per il successo dei Giochi è l’incontro del coordinamento che si è tenuto ieri a Milano. La presidente Kristin Klostner ha visitato nei giorni scorsi i diversi cantieri ancora aperti e le opere già concluse. «L’85 per cento degli impianti sono già pronti ha commentato e questi Giochi saranno eccezionali, l’Italia può lasciare una impronta importante». Ha speso anche parole lusinghiere per quanto realizzato a Cortina d’Ampezzo: «Lo Sliding Center ha superato le attese: avevamo avuto un po’ di dubbi visti i tempi stretti ma la decisione delle autorità nazionali di realizzarlo è andata a buon fine, le prove sono state positive». L’ufficiale omologazione dell’impianto per bob, skeleton e slittino è prevista in novembre in concomitanza con la disputa di una prova di Coppa del Mondo delle diverse specialità. Nel corso dell’incontro, ieri, si è parlato anche di sicurezza. «Abbiamo grande fiducia negli organizzatori ha sottolineato Klostner sia per l’evento in sé sia per i vari passaggi della torcia olimpica». Confermata la partecipazione di Israele per bocca del direttore esecutivo del Cio Christophe Dubi. Giovanni Malagò, presidente di Fondazione Milano Cortina e membro Cio, ne spiega le ragioni: «Israele e Palestina rispettano la Carta Olimpica, altra cosa sono le responsabilità politiche». Russia e Bielorussia fuori, tranne clamorosi sviluppi verso un’improbabile pax olimpica. Quel che va a gonfie vele è la vendita dei biglietti. Anche in questo caso i numeri di Fondazione Milano Cortina illustrano la situazione: ottocentomila biglietti venduti. «Siamo molto contenti della campagna di biglietteria ha commentato Varnier al di sopra delle aspettative e siamo contenti anche della tipologia dei biglietti venduti. Siamo ottimisti sulla vendita dei biglietti rimanenti. Poi ci sarà un’altra quota di tagliandi che sarà messa in vendita in un’ulteriore fase. Ma si tratta comunque di una sfida che ci lascia ottimisti». Quella che non si è ancora sbloccata è l’attesa prevendita per le prove di sci alpino femminile che si terranno a Cortina nel corso della seconda settimana di febbraio. Tutto dipende dal buon esito del collegamento attraverso la cabinovia Apollonio Socrepes. Se l’impianto non dovesse essere ultimato in tempo utile il numero di spettatori che potrebbe raggiungere il campo di gara, la Olympia delle Tofane, si dimezzerebbe. La battaglia per l’impianto è entrata in una nuova delicata fase dopo lo smottamento del terreno in prossimità del cantiere dove si sta realizzando la stazione di arrivo. Dei giorni scorsi un nuovo esposto alla procura di Belluno presentato dallo studio legale Michielan che rappresenta i venti residenti e proprietari di Lacedel contrari alla realizzazione dell’infrastruttura. Di ieri è invece una nuova interrogazione in consiglio comunale di Roberta de Zanna del gruppo di minoranza Cortina Bene Comune. «Chiediamo si legge in una nota diffusa dalla consigliera che venga resa pubblica la relazione sottoscritta dal geologo Andrea Barla intervenuto sul posto su incarico di Simico e di conoscere le valutazioni espresse dagli uffici competenti riguardo la sostenibilità della presenza di tre cantieri in un’area ristretta e fragile». Quello della concomitanza di opere in corso di realizzazione in un’area ristretta, oltre alla cabinovia Apollonio Socrepes anche un rifugio e un ulteriore impianto, è un punto sul quale Roberta de Zanna insiste: «Ci siamo rivolti alla Regione Veneto per sapere se nel parere Via relativo al progetto della cabinovia, si sia tenuto conto della presenza del cantiere e dell’enorme scavo per l’ampliamento dell’ex ski bar Ria da Saco». Una situazione infuocata mentre si è in attesa della sentenza del Tar del prossimo 29 ottobre che si preannuncia decisiva.
IlGazzettino|7settembre2025
p. 34, edizione Belluno
Un’interagiornatadedicataai100annidellaviaSolleder
CLAUDIO FONTANIVE
ALLEGHE
Il sesto grado nacque 100 anni fa sulla parete nord-ovest del Civetta. Lo ricorda il Comune di Alleghe che ha organizzato una serie articolata di iniziative culturali andate in scena in quest'estateperfesteggiarel'arditascalataeisuoiprotagonisti,glialpinistitedeschiEmilSolleder e Gustava Lettembauer, e che culmineranno con un'intera giornata di riflessioni e dibattiti in programmaperilprossimo27settembre.Nelgergoalpinistico,iltermine"sestogrado"siriferisce storicamente al livello di difficoltà massima dell'arrampicata, almeno fino al 1978, quando per indicareilculminedidifficoltàfuaggiuntoancheilsettimo.Oggiilsestogradoindicaungradodi difficoltà avanzato, soprattutto nell'ambito dell'arrampicata su roccia di grandi dimensioni, dove èrichiestononsolounelevatolivellotecnicomaancheunanotevoleesperienzaalpinistica.Certo oggi il massimo grado di difficoltà è l'undicesimo, ma cento anni fa l'impresa dei due rocciatori tedeschiaprìunabreccianellastoriadell'alpinismo,conunaviacheconmirabilediritturasupera tuttal'imponentenord-ovestdelCivetta,echeneglianniharesocelebrelamontagnadiAlleghe. L'amministrazionecomunalehainiziatoillavorodipreparazionedell'eventogiàloscorsoautunno, in collaborazione con il Cai, Alessandro Baù e tante altre figure che hanno portato le loro esperienze.Lo scorso 7 agosto in piazza Kennedy in occasione della giornata dei 100 anni (era il 7 agosto 1925) si è tenuto un primo partecipato incontro con alcuni alpinisti, l'inaugurazione della mostra fotografica dell'evento lungo Corso Italia (la stessa posizionata su 5 grandi pannelli rimarrà visitabile fino al prossimo anno) e la presentazione dell'evento clou dei festeggiamenti che avverrà il prossimo 27 settembre. Si tratta dell'ultimo atto di questa memoria, forse il più importante, e andrà in scena nella palestra comunale di Caprile. La mattinata, a partire dalle 10.30, sarà dedicata all'impegno del Soccorso alpino sulla Solleder-Lettembauer e sulle altre vie delCivetta,conlapartecipazionidellestazionidiAgordo,RoccaPietoreeAlleghe.Nelpomeriggio, apartiredalle15.30,glialpinistitestimoniditantesalitesullaparetedelleparetisiconfronteranno sulla guida "Civetta Nord Ovest" degli alpinisti Alessandro Baù e Luca Vallata. L'opera sarà commentata da alcuni tra i più forti scalatori in attività. Chiuderà la giornata, alle 20.30 la proiezioneinanteprima delfilmdocumentario"100Sollededr-Lettembauer"delregistaEmanuele Confortin. Un'intera giornata dedicata si agli appassionati di alpinismo, ma anche a turisti e valligiani interessati a conoscere la storia di una delle montagne più conosciute e apprezzate al mondo. Claudio Fontanive © RIPRODUZIONE RISERVATA.
CorrieredelleAlpi|29settembre2025
p. 17
UninnoallesentinelledellaCivetta«Salvanovitesenzanullaincambio»
l'evento Francesco Dal Mas Ma come, l'alpinismo "un fatto di popolo". È sorpreso anche Danilo De Toni, del successo delle giornateincuilasuagentehafesteggiatoiprimicentoannidellaSollederedellaCivetta.Palestra diCaprile strapiena,per gli incontridedicatiai soccorritori,agli alpinisti,allanuovaguida ealfilm dedicatiaquellontanosestogradosuperatoin giornata,il7agosto1925.«Nonhomaivistotanta partecipazione popolare», ammette anche Bepi Casagrande, moderatore del raduno degli alpinisti, «per un'impresa alpinistica di cento anni fa. Evidentemente la Solleder e la Civetta è nel Dna di tutta questa gente». L'ha compreso anche Antonio Montani, presidente generale del Cai, che non ha voluto mancare agli appuntamenti. «La Civetta è entrata davvero nell'immaginario collettivo collettivo come terreno d'elezione per l'evoluzione delle difficoltà in alpinismo», ha commentato dopo aver assistito al film documentario di Alessandro Baù, Alessandro Beber e Emanuele Confortin, con la regia di quest'ultimo. Un'emozione unica, sentire sabato mattina anche i volontari del Soccorso alpino raccontare le loro imprese di solidarietà in quel teatro del sesto grado. «Abbiamo imparato, noi soccorritori e immagino anche gli amici alpinisti», testimonia Dimitri De Gol, vicedelegato del Cnsas, «che l'elicottero semplifica la vita, anzi, spesso la salva, ma che a volte la tecnologia non basta e la differenza la fanno sempre le persone con il loro cuore, come i volontari delle nostre stazioni che si mettono a disposizione con le loro fatiche. Se io, quando vado ad arrampicare, scelgo quando partire, un soccorritore non sceglie quando viene chiamato. Deve uscire anche col cattivo tempo, quando è notte. Quindi, anche oggi c'è da impararedaivecchi soccorritori, chesisonosempre messiadisposizionesenzachiederenullain cambio, senza ottenere lustro sui giornali o sui telegiornali. Facevano qualcosa in cui hanno semprecredutoequestoèquellochedobbiamonoisempretenerepresenteperandareavanti». De Gol lo ha detto davanti ai numerosi partecipanti delle stazioni del Soccorso Alpino di Agordo, Rocca Pietore e Alleghe. Danilo De Toni, sindaco di Alleghe, ha dato il più caloroso benvenuto. Come lo ha ripetuto, nel pomeriggio, ai testimoni della Nord-Ovest del Civetta che hanno presentatostorieeaneddotisullosfondodellanuovaGuidadiAlessandroBaùeLucaVallata.Ma torniamo al mattino. Giampaolo Soratroi della stazione di Livinallongo ha animato le testimonianze dal palco con il vice capo stazione di Alleghe, i vicedelegati provinciali De Gol e Giorgio Farenzena, Eugenio Bien e Roberto Lagunas,Diego Favaro di Agordo.Sono stati descritti e raccontati alcuni soccorsi a partire dai primi del Novecento e fino ai giorni nostri. Interventi fatti sulla Solleder e sulla Nord Ovest del Civetta. Un'emozione unica. «Ho doverosamente ringraziato tutti i volontari, ma in particolare Berto Lagunas, fondatore insieme a Natalino Menegus di Eli Dolomiti,cheormai40annifahannopensatochel'elicotteropotesseesserelasoluzioneehanno acquistato personalmente un elicottero da mettere poi a disposizione del Suem», rileva De Gol. «Ho ricordato l'importanza di mantenere i volontari sempre addestrati perché nonostante l'elicottero ormai risolva gran parte delle situazioni, però quando la situazione si va difficile tocca sempre alle squadre a piedi andare a fare i soccorsi». Un grazie particolare anche ai gestori del rifugi, nella fattispecie Walter Bellenzier del Tissi e Diego Favero del Carestiato: «Quando sanno che c'è una cordata in parete la seguono, tengono i contatti». Un grazie anche a Valentino De Bona, gestore del rifugio Torrani, oltre che alpinista, che è il primo a complimentarsi con chi, completata la scalata, si rifugia da lui. La Solleder è considerata la prima via di sesto grado in assoluto e quindi ha sempre rappresentato un banco di prova anche per i soccorritori. Ecco, infatti,chesonostatiraccontatialcunisoccorsiveramenteepici,perchésonostatevereeproprie impresealpinistiche.TemacheèritornatonelpomeriggioquandoAlessandroBaùeLucaVallata
hanno raccontato, come fosse dal vivo la scalata alla Solleder e alla Nord Ovest. E in serata la proiezione del documentario 100 Solleder-Lettenbauer, con il commento del regista Emanuele Confortin.«Nel nostro lavoro», hatestimoniato,«abbiamocercatodi intrecciare documenti storici eimmaginidiarchivioallevocidialcunideimaggioriconoscitoridellaparete,iltuttosullosfondo delle riprese realizzate ad agosto 2024, durante la nostra ripetizione della via».
TORNAOLTRELEVETTE
CorrieredelleAlpi|25settembre2025
p. 24
OlimpiadieritardidovutiallaburocraziaAgennaiola29ªedizionediOltreleVette
MARCELLA CORRÀ
La rassegna Marcella Corrà Dopo le voci preoccupate di inizio estate e dopo le rassicurazioni agostane del Comune, ecco l'ufficializzazione: la rassegna "Oltre le Vette" si farà. Non sarà più concentratanelmesediottobre,comeaccadutonei28anniprecedenti,masiallargaalmesedi gennaio 2026, prendendo il via con una importante anteprima la prossima settimana, proseguendo con due appuntamenti a dicembre ed entrando nel vivo a gennaio, dal 9 al 18. Motivo dello slittamento? «Con le Olimpiadi alle porte», spiega l'assessore alla cultura Raffaele Addamiano, «abbiamo preferito dilatare la manifestazione su un arco di tempo più lungo. Quindi facciamo una prima parte a ottobre e il clou a gennaio, facendo in un certo senso da volano all'evento olimpico. Abbiamo dovuto tenere anche conto di mille fattori diversi, organizzazione, finanziamenti (uno cospicuo arrivato all'ultimo momento), burocrazia». Nessuna incertezza, quindi, sulla manifestazione, ma problemi di natura organizzativa. Il Comune ha investito nell'evento 35 mila euro, altri fondi arrivano da bandi e da privati. Sta di fatto che l'incarico da partedelComuneal comitatoorganizzatore èarrivato afine luglioe itempitecniciperrealizzare l'interoeventoaottobre proprionon c'erano.Se unamanifestazione cresceediventaimportante, i relatori, gli artisti e gli ospiti di vario tipo vanno contattati e "bloccati" per tempo, mesi e mesi prima dell'evento. Ieri a Palazzo Fulcis è stata presentata dal Comitato tecnico di Oltre le Vette, guidato da Valeria Benni, la prima parte della manifestazione, quella della prossima settimana. Erano presenti i rappresentanti di alcuni degli enti coinvolti: il Cai, l'Ana, la Dmo, la Provincia, la Fondazione Angelini e gli artisti protagonisti dell'evento di sabato 4 ottobre. Per quanto riguarda il programma di gennaio, invece, il calendario non è ancora definito anche se ieri Flavio Faoro, anima della rassegna da tanto tempo, ha dato alcune anticipazioni. La più importante è la presenza,il10gennaio,delfilosofodellascienzaTelmoPievani,chesaràprotagonistainsiemealla Banda Osiris dello spettacolo "Allegro Bestiale – viaggio ai confini della biodiversità". Non mancheranno le mostre: la Fondazione Dolomiti Unesco ne allestirà una interattiva, dal titolo "Dolomiti: in cammino nella geologia della meraviglia", che esplora 250 milioni di anni di storia geologica delle Dolomiti. Un convegno sarà dedicato alla neve, nel corso del quale si confronteranno i più importanti nivologi italiani. Ed è proprio "Neve?" (con il punto di domanda finale)iltitolodituttalarassegna.Tregliaspettichesarannoalcentrodelconvegno,haspiegato il sociologo Diego Cason: quello del fascino ma anche del disagio causato dalle nevicate, quello scientifico e infine quello economico, legato allo sci. Sempre a gennaio torna "Parole di carta e di montagna", rassegna di libri a tema, curata da Flavio Faoro; non mancheranno neppure i film di
montagna, in collaborazione con Trento Film Festival, oltre agli incontri con gli alpinisti. Protagonista di uno di questi sarà Gianni Gianeselli, 84 anni, nome leggendario dell'alpinismo dolomitico. L'anteprima della rassegna è in programma per sabato 4 ottobre. Alle 11.30 a Palazzo Bembo verrà inaugurata la mostra "Dolomiti. Un paesaggio tutelato", con le foto di Manuel Cicchetti e i testi di Antonio G. Bortoluzzi. Nell'occasione (alle 10.30) sarà anche presentato il volume realizzato dai due artisti. Alla sera (ore 21) al Teatro Buzzati appuntamento dedicato ad Arturo Andreoletti, alpinista e alpino: un protagonista della storia dell'alpinismo italiano. Come hanno raccontato il presidente del Cai di Belluno, Paolo Barp, e il rappresentante dell'Ana Franco Licini, Andreoletti ha compiuto eccezionali salite sulle Dolomiti, a cominciare dalla Gusela del Vescovà scalata per primo nel 1913, per proseguire con la prima salita della parete nord est dell'Agner nel 1921. A lui si deve anche la nascita dell'Ana.Tra gli eventi autunnali di "Oltre le Vette" un incontro l'11 dicembre e la mostra a Palazzo Crepadona di Roberta Cadorin, artista che ha creato l'immagine della 29ª edizione. Altre due mostre coinvolgeranno Limana (dedicata a Loris De Barba) e Borgo Valbelluna (scatti del fotografo Matteo De Mayda).
IPARCHIDELLEDOLOMITIPATRIMONIOMONDIALE
CorrieredelleAlpi|11settembre2025
p. 25
DOMANIALLE20.30ACESIOMAGGIORE
UnreportagesulParcoconCustodidibellezza
CESIOMAGGIORE Fa tappa domani a Pradenich alle 20.30 nella sala polifunzionale la rassegna "Custodi di bellezza", che racconta i parchi delle Dolomiti Unesco. Un reportage di dieci puntate per far conoscere le peculiarità paesaggistiche e geologiche, realizzato con riprese in esterno e arricchito con interviste ai gestori dei parchi ed esperti di geologia. L'obiettivo è far conoscere i valori che hanno determinato l'inserimento delle Dolomiti nel Patrimonio mondiale Unesco: la bellezza e unicità paesaggistica, l'importanza scientifica a livello geologico e geomorfologico. InquestoappuntamentoverrannoproiettatiidocumentarisulParcoNazionaleDolomitiBellunesi, con la direttrice Sonia Anelli, e sul Parco Naturale Dolomiti Friulane, con il direttore Graziano Danelin. Interverrà anche la direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, Mara Nemela. La rassegna è promossa dalla Provincia di Belluno per presentare i documentari realizzati da Ivo Pecile e Marco Virgilio (Ianus Image Project) per la Fondazione Dolomiti Unesco.
IlGazzettino|22settembre2025
p. 35, edizione Belluno
Turismosostenibile,ilParcoavvial’iterperlaCarta
E.S.
FELTRE
Il Parco avvia la candidatura per riottenere la Carta Europea del Turismo Sostenibile: giovedì un incontro a Sedico. Per promuovere e migliorare l'offerta turistica dei Parchi naturali e dei territori
ad essi vicini è nata, nel 2001, la Carta Europea del Turismo Sostenibile (Cets. La Cets è uno strumento che consente di realizzare azioni concrete di fruizione turistica sostenibile. Elemento centrale di questo strumento è la collaborazione tra tutte le parti, pubbliche e private, che programmano e realizzano assieme un piano quinquennale di attività per promuovere il turismo sostenibile, coniugando le esigenze di tutela della natura con quelle della fruizione turistica. IL PERCORSO La procedura di conferimento della Carta alle aree protette è gestita e coordinata da Europarc Federation, un'associazione che raggruppa centinaia di Parchi naturali e aree protette in tutta Europa. Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi ha ottenuto la Cets nel 2015 e nel 2020, acquisendo così maggiore visibilità a livello internazionale. La Cets ha validità quinquennale, pertantolacertificazionedelParcoNazionaleDolomitiBellunesièattualmenteinscadenzaedeve essere rinnovata per il periodo 2026-2030. Per presentare la candidatura di rinnovo è necessario elaborare un nuovo Piano d'azione, frutto del confronto tra il Parco e le realtà locali, pubbliche e private, per questo la prima tappa del cammino per riottenere la Carta è un incontro pubblico con tutti gli operatori interessati ad avviare progetti di turismo sostenibile legati al Parco. L'APPUNTAMENTOL'incontroè fissato per giovedì 25settembrealle16.30 presso lasalaconferenze della biblioteca civica di Sedico. Obiettivi di questo primo incontro sono la presentazione delle azioniedeiprogettirealizzatinelsecondoquinquenniodiapplicazionedellacarta,il"censimento" dei soggetti pubblici e privati interessati a condividere una strategia di turismo sostenibile per l'area del Parco e quelle limitrofe e la definizione del calendario di lavoro che porterà alla redazione del dossier di candidatura per il rinnovo della Carta. PARLA IL COMMISSARIO «La certificazionehadichiaratoilCommissarioStraordinarioEnnioVigne-hapermessodicreareuna rete di collaborazioni tra il Parco e molti enti pubblici, associazioni, imprese private, che hanno lavorato assieme, creando opportunità di fruizione turistica rispettose dell'ambiente». LA CONVINZIONE «La decisione di rinnovare la certificazione per altri cinque anni - prosegue Vignenasce dalla volontà del Parco di rafforzare questa rete di collaborazione, perché siamo convinti che solo attraverso la partecipazione di tutti gli attori presenti nel nostro territorio sia possibile garantire una gestione del turismo davvero sostenibile». E.S. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
NOTIZIEDALSOCCORSOALPINO
CorrieredelleAlpi|23settembre2025
p. 19
Estateinmontagna:semprepiùincidenti6.700missioniperimezzidelSuem
Paola Dall'Anese / belluno
Aumentano le chiamate al Suem, soprattutto da parte di stranieri, ma diminuiscono, seppur di poco, gli accessi ai Pronto soccorso. L'estate in provincia ha visto un incremento degli interventi in montagna, con un aumento della complessità delle operazioni di soccorso. I numeri degli addettiDalprimogiugnoal21settembresonostatiimpegnatiognigiorno177sanitari(dueéquipe di elisoccorso, 20 medici nei Pronto soccorso e nei Punti di primo intervento, 72 infermieri, 30 tra operatori sociosanitari e autisti, 45 volontari delle ambulanze) e 34 mezzi di soccorso, compresi i due elicotteri che hanno coperto 15 ore di attività quotidiana (dalle 6 alle 21) per un totale di 1.130.400 euro di finanziamento. A questi vanno aggiunte le squadre a terra del Soccorso alpino e del soccorso della Guardia di finanza. «Numeri importanti che denotano il dispiegamento
notevole di personale per garantire un'estate sicura in montagna, personale che ha risposto molto bene a tutte le tipologie di richieste pervenute», ha precisato il commissario straordinario Giuseppe Dal Ben, presentando il bilancio dei tre mesi e mezzo di attività estiva della macchina dei soccorsi. L'attività Gli accessi ai Pronto soccorso sono stati 34.730 (-2,1% rispetto allo stesso periododel2024), con una predominanzadi codici bianchi (52,7%),ha precisatoDal Ben ,che poi è passato ad evidenziare l'attività del Suem: «Le chiamate sono state 15.030, il 3,9% in più rispetto all'anno scorso; di queste, 6.706 si sono trasformate in missioni di soccorso». L'elisoccorso Sono stati 508 (+0,6%) gli interventi portati a termine dai due elicotteri (270 da Falco 1, 189 da Falco 2 e 49 svolti da altri elicotteri di soccorso). Oltre 110 hanno visto gli elisoccorsi impegnati a Cortina (ben 23 al rifugio Vandelli, a due passi dal lago di Sorapiss), una novantina si sono registrati in Cadore e un'ottantina nell'Agordino. «In media ogni giorno gli elicotteri del Suem hanno svolto cinque missioni, con tre giornate in cui se ne sono registrate più di dieci: il top l'11 agosto con ben 14 interventi, seguito da giovedì 31 luglio con 13 e da venerdì 18 con 11», ha continuato il commissario. A richiedere l'intervento dell'elisoccorso, a causa soprattutto di traumi dovuti all'escursionismo(54%)eperproblemimedici(36%),sonostatepersonetrai50ei79anni(48%); il26,6%erastraniero(+4,6%rispettoal2024atestimoniareilboomditurististranierinelBellunese trainati anche dalle Olimpiadi); il 28,4% dei richiedenti aiuto era residente nel Bellunese. Oltre agli incidenti in montagna, non sono mancati quelli stradali che hanno causato il volo dei due elicotteri Falco: il 12% delle 508 missioni è dovuto a incidenti stradali e l'11% da schianti che hanno visto coinvolti ciclisti. Fortunatamente il 75% delle missioni in aria ha riguardato persone con una situazione sanitaria lieve o di media gravità; 21 gli interventi per incidenti mortali (in linea con lo scorso anno). I casi particolari Non sono mancati interventi particolari, come spiegato dalla primaria del Suem, Cristina Barbarino. Primo fra tutti l'intervento a Misurina a favore di un ciclista veneto che, dopo aver perso il controllo della bici, aveva riportato un brutto trauma cranico. «Importante è stato l'intervento di due giovani medici tedeschi, che gli hanno prestato soccorso, collaborando poi con la nostra équipe e riducendo il tempo di intervento. Questo è stato riconosciutoanchedallafamigliadell'infortunato,checihascrittounaletteradiringraziamento». Impegnativo e complesso anche un intervento sulla Marmolada: «Sono stati numerosi gli interventi complessi svolti durante l'estate appena conclusa», ha ribadito Barbarino, «interventi che ci hanno costretto a utilizzare manovre sanitarie avanzate. Manovre su cui ci stiamo specializzando con l'obiettivo di contenere i tempi di intervento. Per queste operazioni, infatti, serve una squadra molto coesa e affiatata».
IlGazzettino|23settembre2025
p. 27, edizione Belluno Falcocomeuntaxi:nel2024incassatosoloil37%deiconti
LE RICHIESTE BELLUNO
Non facile incassare i soldini dovuti per la chiamata di soccorso. Certo non si tratta di noccioline per chi si è trovato in difficoltà, spesso illeso, a causa di stanchezza, impreparazione, percorso sbagliato.Atuttil'Ulss1invialafattura.CristinaBarbarino,direttricedelSuem118diPievediCadore, precisare:«Glistranierisonoconsapevoli,perlopiù,chelachiamatadisoccorsovapagata,tant'è che chiedono di non inviare l'elicottero. Ovvio che siamo noi a decidere che tipo di intervento è necessario: se si può fare a meno di alzare in volo l'equipe di Falco, lo facciamo, ma sta al Suem la valutazione». IL CALCOLO Il tariffario varia: ad essere conteggiati sono i minuti necessari per
l'intervento. Lo straniero "illeso" paga tutto, a 120 euro al minuto, l'italiano "illeso" 90 euro/min (con massimale di 7500 euro), i veneti 72 euro/min (con massimale di 7500 euro). Nessun addebito per feriti italiani, a meno che non sia necessario un "alto impegno di soccorso": 25 euro/min con massimale di 500 euro. Mentre gli stranieri "feriti" pagano 120 euro/min (senza massimale). Va aggiunto il costo dell'intervento del Cnsas, secondo la tabella Cnsas: per tutti 200 euro + 50 euro per ora aggiuntiva a squadra se illesi (massimale di 1500 euro per italiani, nessuno per gli stranieri).Nessun costo per il recuperodiferito italiano (se"ad elevatoimpegno" stesso addebito dell'illeso, massimale di 500 euro). Nel 2025 l'Ulss 1 ha emesso 143 fatture per 679.664 euro:38, il 27% in Italia, per 57.802 euro, e 105 all'estero, il 73% (per 621.862 euro). Da incassare? Il 63% per missioni nel 2024 (20% da Italia, 43% dall'estero), l'80% nel 2025 (24% da Italia, 56% dall'estero). Intanto al Suem si lavora per velocizzare i tempi delle missioni, gestendo le varie operazioni in sintonia massima per portare il paziente in ospedale nel più breve tempo possibile: «Ci stiamo specializzando su questo aspetto, con esercitazioni mirate che curano l'affiatamento tra operatori». I TEMPI Focus di Barbarino, quindi, sul tempo, puntando a manovre che devono stare dentroi30minuti.Duesonoicasiparticolari,tratutteleuscitediFalco,chevengonoricordateda Barbarino. «L'immobilizzazione in parete, in Marmolada, perchè ha richiesto manovre sanitarie complesse ed avanzate». Ma anche il soccorso portato al ciclista caduto lungo la strada tra Cortina eDobbiaco,aterraconuntraumacranico: «Si ètrattatodiun esempiodi collaborazione, vista la presenza sul posto di due medici tedeschi che hanno portato le prime cure». D.D.D. © RIPRODUZIONE RISERVATA.
IlGazzettino|23settembre2025
p. 27, edizione Belluno
Estateinsanguinata:unmortoogni5giorni
DANIELA DE DONÀ
L'ANALISI BELLUNO
Ultima missione estiva, due giorni fa, per Falco 2. Solo una pausa autunnale per il secondo elicottero in forze al Suem 118 - con base all'aeroporto di Belluno - che riprenderà il volo il 5 dicembre. Intanto si tirano le somme dell'attività di soccorso nel periodo tra 1 giugno e 21 settembre 2025 con ben 177 persone che ogni ogni giorno erano in campo nella rete di emergenza-urgenza: 2 equipe di elisoccorso, 20 medici nei Pronto Soccorso e nei Punti di primo intervento, 72 infermieri, 30Oss e autisti, 45volontari di ambulanze, più gli uomini delle squadre a terra di Soccorso alpino e Guardia di Finanza. LA PRESENZA «Squadre di persone e mezzi che, presenti 24 ore su 24, hanno risposto bene alle richieste», ha affermato il direttore generale dell'Ulss1Dolomiti,GiuseppeDalBen(nellafotoconCristinaBarbarino).Inparticolarel'elisoccorso ha coperto le chiamate per 15 ore al giorno (dalle 6 alle 21). Le chiamate al Suem 118 (sempre nel periodo 1 giugno-21 settembre) ammontano a 15.030, con 6.706 uscite: «Si tratta di un +3,9% rispetto al 2024», precisa Dal Ben. Alcune chiamate hanno reso necessario l'intervento dell'elicottero. Sono state 508 le missioni totali, in linea sostanzialmente con il 2024 (+0,6%): 270 i voli di Falco 1, 189 di Falco 2. E per 49 volte si è reso necessario avvalersi di elicotteri da Treviso, Trento, Bolzano: «A dimostrare quanto sia importantefare rete con le Regionicontermini nel caso di nostri mezzi già impegnati», sottolinea il direttore Ulss. LA MEDIA La media giornaliera è stata di 5 missioni, con tre giornate "da paura" ed elicotteri gialli sempre attivi: il 18 luglio (11 le uscite), 31 luglio (13), 11 agosto (14). Tra le aree di intervento spiccano Cadore ed Agordino. Ma a farla da
padrone è l'Ampezzo che mostra il record: ben 23 sono state le chiamate per andare in aiuto a personeindifficoltàlungoisentiericheportanoalrifugioVandellieallagodelSorapis.Aproposito di età delle persone soccorse: la fetta maggiore riguarda che la fascia tra 50 e 64 anni (27,5%) seguita da chi ha tra65 e79anni(21,7%).Lepersone soccorse per un terzo(28,4%) sonoresidenti in provincia diBelluno, il 22%è veneto, il 22,3% da extra Veneto. Ma c'è una dato che colpisce, così sintetizzato da Dal Ben: "Il 26% è rappresentato da stranieri, con un salto in crescita di 4 punti e mezzo rispetto al 2024 (era il 22%)». Spiccano, tra le persone soccorse, i tedeschi (29), i francesi (14), gli americani (8). A causare la chiamata di soccorso è il trauma (54%, per lo più di escursionisti). Il 10% del totale è illeso, numero diminuito: 55 le persone recuperate, senza ferite o traumi,nel2024,scesea43inquestaestate.Laprovenienzadegliillesi?Il73%provienedall'estero. Risultano costanti, invece, le missioni che hanno impegnato le squadre di soccorso nel portare a casa i deceduti: 21 nel 2024 così come nel 2025, in 110 giorni fanno una media di un morto ogni 5 giorni. IN CALO Dal Ben, elencando i dati, ha sottolineato che, rispetto all'anno scorso, si registra unabuonanotizia:«IlnumerodiaccessialProntoSoccorsoèdiminuito,-2,1%».Durantelastagione estiva era stato rinforzato, seppur con diverse modalità, pure il servizio ambulanze ad Alleghe, Alpago, Auronzo, Livinallongo. Particolare è stato il caso del servizio di Cortina trasferito a giugno a San Vito di Cadore in relazione al problema della chiusura della strada (ora tornato a Cortina). «L'investimento totale per l'assistenza sanitaria estiva è di oltre un milione e 130mila euro fa due conti il direttore sanitario, Giuseppe Dal Ben di questi 862.700 euro sono serviti per il secondo elicottero, 165.700 per le ambulanze aggiuntive, 84mila per prestazioni aggiuntive, 18mila per medicina turistica». Daniela De Donà
NOTIZIEDAIRIFUGI
L’AltoAdige|5settembre2025
p. 21
Santner,laCortedeiContiarchivia
Dopo un percorso durato anni, si è chiusa definitivamente anche davanti alla magistratura contabile la vicenda che aveva coinvolto l’amministrazione provinciale in relazione al rifugio Santner. Dopo l’archiviazione già disposta dalla Procura in sede penale, anche la Corte dei conti ha riconosciuto che non vi è stata nessuna attività dolosa o colpa e che le procedure seguite dagliufficieranocorretteenelpienorispettodelleleggi.«Qualcunohavolutotrasformarequesta vicenda in un attacco alla giunta provinciale, coinvolgendo dirigenti e funzionari in una lotta politica che forse doveva rimanere su un altro livello», ha commentato l’assessore provinciale Christian Bianchi. «Oggi - va oltre l’assessore siamo soddisfatti di vedere riconosciuto, su tutti i fronti, che i nostri uffici hanno agito con serietà e trasparenza». La vicenda non ha toccato solo i vertici istituzionali, ma anche molti collaboratori e funzionari che, pur non indagati, si sonotrovati esposti a dubbi e contestazioni. «È stato doloroso vedere persone che lavorano correttamente sentirsi umiliate e messe in discussione», ha dichiarato il direttore del Dipartimento Opere pubbliche Daniel Bedin, sottolineando come l’archiviazione confermi «la verità e con essa la dignità dell’amministrazione e di chi vi lavora». Come chiarisce in una nota l’assessorato,
l’architettura in alta montagna è una questione complessa che merita rispetto e serietà, non slogan o semplificazioni. Le sfide di oggi – sostenibilità, sicurezza, igiene, tutela dell’ambiente, comfort minimo per gli ospiti – non possono essere affrontate con approcci datati. Il mondo è in costante evoluzione: materiali innovativi, tecnologiecostruttivee scelte architettoniche moderne permettono direalizzare opere leggere,integratee altempostesso rispettosedel paesaggio ela politica non dovrebbe trasformare questioni complesse come le opere e l’architettura in montagna in denunce penali o contabili contro avversari politici e dirigenti pubblici. Per l’assessore Bianchi, la conclusione del procedimento rappresenta un passaggio fondamentale: «Questa è la prova che l’amministrazione sa affrontare le sfide con competenza e rispetto delle regole.Èunmessaggioimportantenonsoloperchilavoradentrogliuffici,maanchepericittadini chedevonopoteravere fiducianelleistituzioni». Infine,Bianchi harivoltounpensieroa chi èstato coinvolto nella vicenda e al clima che ha dovuto affrontare: «Non possiamo dimenticare che su questa storia ci sono politici e partiti che hanno speculato in maniera fortissima, arrivando a costruirci sopra intere campagne elettorali. In tutto questo è mancata del tutto la responsabilità verso le persone che hanno vissuto un vero e proprio dramma umano: collaboratori additati sui media per fatti che non avevano mai commesso. A loro va il mio pensiero, perché per colpa del tornaconto politico di qualcuno hanno dovuto subire una vicenda ingiusta, che è stata superata solo grazie alla loro stabilità psicologica e alla loro serietà».
AltoAdige|11settembre2025
p. 19
RifugioLocatellicontesoIsindaci:«Inadeguato»IlCai:«Logestiamonoi» Troppituristi.Ilproblemabagni:nonostanteiltornello,ognigiornoliusano700escursionisti
DAVIDE PASQUALI
BOLZANO. Rifugio Locatelli nel mirino dei sindaci di Sesto e Dobbiaco: «Apre la stagione troppo tardielachiudetroppopresto.Vecchio,nonpiùalpassoconinostritempieleesigenzedeituristi, inadeguati soprattutto i bagni. Il gestore fa quel che può, il proprietario no». Ma il presidente del Cai Padova non ci sta e dice di sentirsi preso di mira dai locali, compresi i controlli Asl a tappeto su igiene e alimenti. Mentre il presidente del Cai Alto Adige va oltre: «Vogliono mettere le mani sulla zona, una miniera d’oro: nuovi impianti, nuove piste». «Qui non siamo in Africa» Thomas Summerer, sindaco di Sesto: «Abbiamo una situazione abbastanza critica. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto per migliorare le infrastruttureacque reflue, corrente, fibra ottica - ma non basta. Alle Tre Cime arrivano 5-10 mila persone al giorno e a giugno trovano il rifugio chiuso. Anche se la Provincia realizza le infrastrutture, non cambia niente. Occorre ristrutturare». A rifugio chiuso, «i bagni non si possono usare. Immaginabile, come si sporca l’ambiente con gli escrementi». Il sindaco è deluso: «Finora il Cai non ha dato segno di voler ristrutturare questo rifugio vecchio di cent’anni. Qualche miglioria è stata fatta in cucina, ma la struttura non è al passo coi nostri tempi, come realizzato di recente altrove: rifugi moderni, dove il camminatore trova ciò che si aspetta, non un posto così, che apre a luglio e chiude a settembre. Tanta gente, prima e dopo, ha bisogno». Dobbiaco e Sesto stanno cercando, da tanto tempo, «una soluzione, per migliorare, a vantaggio di tutti. Il gestore attuale con questa struttura dà il suo meglio, ma non siamo assolutamente contenti. Questo è il punto
nevralgico dell’Alto Adige, tante società si fanno pubblicità con queste Tre Cime, non possiamo avere una struttura come in Africa».
«IlCaiPadovafatroppo poco»MartinRienzner,sindacodiDobbiaco,èd’accordosututtalalinea. E aggiunge: «Francamente abbiamo parecchie lamentele da parte dei turisti. Non si può andare avanticosì.Lefognenuovenonbastano.Agiugnoiltempoerabellissimo,mailrifugioeraancora chiuso».Lestatistichediconochecisonofinoa13milavisitatorialgiorno.Unastrutturadelgenere non riesce a gestirle.
«Il proprietario si muove troppo poco. Non siamo soddisfatti».
«Il Cai fa di tutto e di più» «Certa gente parla a vanvera», va giù duro il presidente del Cai Padova (proprietario dell’immobile) Gianfranco Munari. «Sono locali, ma non conoscono la situazione del rifugio. Quest’anno abbiamo avuto grosse difficoltà ad aprire: a inizio luglio sulla strada per il Locatellic’eranooltreduemetridineve.Sonooccorsidue escavatori.Se nonriesciaraggiungere il rifugio, non puoi aprire». La strada di accesso è percorribile solo con fuoristrada seri, «se fosse piùagibile-quest’annosisonoverificatecinquefraneinunsologiorno-potremmoaprireprima. Lastrada non èdi proprietà del rifugio; nonostante ciò, lariapre il gestore, con il suo escavatore». Munari parla di un clima poco simpatico: «La Provincia giorni fa ci ha mandato gli ispettori, un controllo capillare,daltettoalle cantine,nonhannotrovatonullafuoriregola,nienteverbale,solo due mini raccomandazioni. Abbiamo piena fiducia nel gestore, anche se i locali avrebbero preferito un sudtirolese, uno dei loro, e non un trentino, persona però estremamente in gamba, che tiene moltissimo alla pulizia. Anche nei bagni, non si è trovato nulla». Munari tiene a chiarire: «C’è troppa gente già ora, un overtourism impressionante, nonostante il numero chiuso al parcheggio Auronzo, salito di prezzo da 30 a 40 euro, con obbligo di prenotare prima altrimenti non entri. Ottima soluzione, la condivido, perché elimina le code delle auto, ma così arrivano centinaia di pullman».
«Overtourism già eccessivo»«Quellodegli scarichièunproblema»,prosegue.«L’entepubblico ha speso 750 mila euro per i depuratori, ma per via della temperatura bassa i batteri hanno un’efficacia molto scarsa». Ora si è pensato di portare le fognature giù a valle: progetto da 3 milioni di euro, il Cai Padova ha acconsentito a compartecipare con una cifra importante: 600 mila euro. Scavo in roccia di 5 km per portare anche l’elettricità, perché oggi il rifugio ha un generatore diesel da 100 kW, acceso dalle 6 alle 22, che inquina. Si porteranno su anche fibra ottica e ripetitori, chiesti da Protezione civile e Soccorso alpino, perché in quota i cellulari non prendono. I lavori si sarebbero dovuti eseguire nel 2025, ora si spera nel 2026. Per il resto, va oltre il presidente, «stiamo facendo il massimo, ma non tutto va liscio. Volevamo rifare il gazebo in legno che ai sindaci non piace, ci hanno detto che non va bene, sembra quello delle sagre. Abbiamo presentato un progetto nel 2024, ma l’ufficio Parchi naturali della Provincia lo ha bocciato: avete già fatto anche troppo, al Locatelli». Ora si presenterà un altro progetto: «Il sindaco di Dobbiaco è favorevole. Gazebo in muratura» Nei bagni ora si è installato il tornello per ridurre gli accessi: «Era una roba indecente, si lavavano, ne facevano di tutti i colori». Ora, dalle 10 alle 16 entra solo chi ha il gettone ottenuto mangiando o bevendo un caffè, gli altri pagano, «così possiamo permetterci una persona dedicata a pulire». Perché gestire il Locatelli costa. «Trenta dipendenti, ogni viaggio mille litri di gasolio per il generatore, costi terrificanti». «Chiudiamo presto?», conclude il presidente. «Prendiamo l’acqua dal laghetto sotto: se cala la temperatura l’acqua ghiaccia. Il gestore mi dice: se potessi aprire un mese prima e chiudere un mese dopo, lo farei di sicuro, con tutto quello che incasso... » «Una zona che vale oro» «Puoi fare tutti i bagni nuovi che vuoi, ma se poi ti arrivano su migliaia di persone ogni giorno...
» commenta il presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella. «Non si era mai parlato della cosa. Guarda caso salta fuori proprio ora, dopo che sul versante venetosièpropostodirealizzareunafuniviadaMisurinaalrifugioAuronzo,pereliminareiltraffico, anche se sappiamo che non funziona come accaduto in val Jumela (Fassa): traffico raddoppiato». A Sesto e Dobbiaco sarebbero contenti: «Una bella ristrutturazione del rifugio per tenerlo aperto anche in inverno, magari un impianto anche sul versante altoatesino, nuove piste. Ho l’impressione si stia manovrando per mettere le mani sulla zona, che vale oro: vuoi mettere sciare con vista sulle Tre Cime, collegamento con Sesto...» L’unica invece, per Zanella, è chiudere il parcheggio Auronzo: «Si salga solo a piedi o coi bus navetta, come a Monte Piana; brutto da dire, ma sale chi ce la fa; chi non ce la fa, pazienza. Anche a me piacerebbe salire in cima all’Ortles...».
CorrieredelleAlpi|11settembre2025
p. 28
Lavoraneirifugidal1980:ildebuttoa15anniRifugistaeguida«Agliitalianinonpiacescalare»
Sebastiano Zagonel
Gestiscedaanni il Mulaz a2571 metri diquota insiemealla moglie Beatrice«Perlaprima volta ho visto quassù farfalle e insetti. E gli alpinisti dell'Alaska»
Sebastiano Zagonel ha incominciato a lavorare in un rifugio a 15 anni, nel 1980, al Pradidali, sulle Pale di San Marino. Tre anni dopo si è trasferito al Velo della Madonna, e nel 1984, prima di partire militare, è tornato al Pradidali. Una volta diventato guida alpina, con la moglie Beatrice ha preso in gestione il Velo della Madonna. Era il 1993. Ha continuato per 16 anni. Nel 2010 si è dedicato all'attivitàdiguidaalpinaedidisgaggiatore.Manel2015hapreferitotornareall'attivitàdirifugista: alMulazdiFalcade,dipropriertàdelCaidiVeneziaeraggiungibiledallalocalitàMolinodiFalcade, dal Passo Valles e dalla Val Venegia.
L'intervistaPerche cosaSebastianoZagonelricorderàl'estate2025ai2571 metridelrifugioMulaz, che conduce con la moglie Beatrice? «Per alcune cose che prima non avevo mai visto o incontrato. Le farfalle, a queste quote, e tutta una serie di insetti. Evidentemente trasportati dai cambiamenti climatici. E poi anche per gli alpinisti dall'Alaska. E quelli cinesi».
Il Mulaz, o meglio il Volpi al Mulaz, si trova in faccia al Focobon, la cima simbolo di Falcade. Fa parte del "PalaRonda" e quindi delle Pale di San Martino. Ma da lassù ci si sveglia con il sole che illumina il Civetta e, dall'altra parte, la Marmolada. «È davvero un belvedere», chiosa Sebastiano, subito condiviso dalla moglie, Beatrice. Lei ha fatto il disgaggiatore di roccia, prima di questa nuova scelta di vita. Ma le creste dolomitiche si disgaggiano da loro stesse, come sta accadendo quest'estate. «Anche l'altro ieri, qui dietro, tanto che i massi hanno bloccato il sentiero d'accesso dalla Val Veneggia, peraltro subito liberato. In verità è da sempre che le Dolomiti si scrollano di dosso la forfora. La montagna ha un'anima, non è solo roccia e pietra. I distacchi non sono una novità. Ce ne siamoaccorti perché con il cambiamentodel climasta succedendosemprepiùspesso. Così, magari,cidannolavoro,anoicheandiamoapulireiversanti.CertocheinprovinciadiBelluno,di strade pericolose ce ne sono parecchie. La manutenzione, anche delle pareti più a rischio, dovrebbeesseremenoaccidentale,piùsistematica.Conilclimachecambia,letemperatureche aumentano e il permafrost che si scongela, i crolli saranno più frequenti. Soprattutto alle quote più alte».
Di mestiere, però, lei fa anche la guida alpina. Perché questa scelta?
«Sì, perché mi piace salire, mi piace l'altura, mi piace, insomma, l'aria sottile.
Finché tiene la salute, continuerò ad arrampicare. Constato, però, che la domanda di scalate sta diminuendo di anno in anno. Soprattutto da parte degli italiani. E tanti stranieri arrivano magari già preparati. Sta invece crescendo la domanda di essere accompagnati in ferrata, lungo i percorsi attrezzati. La mia passione, tuttavia, è la scalata. E le Pale di San Martino sono la più beerlla palestra».
Neppure un mese, ancora, prima della conclusione di questa stagione estiva. Gli stranieri, quest'estate, si sono fatti vedere più dei connazionali. Solo a causa del meteo avverso?
«Sicuramenteglistranieripiùdegliitaliani,chesisonopalesatisoltantoneifinesettimana,aparte il mese di agosto. Pensi che nell'ultimo fine settimana ho ospitato anche gli alpinisti dell'Alaska. Ma l'Alta Via nr. 2, che parte da Bressanone e arriva a Feltre, è come una calamita che attira appassionati da ogni angolo del mondo. Strano, ma la quota maggiore è dall'Olanda. Cominciano numerosi anche i cinesi. Abbiamo avuto sudafricani, brasiliani, indiani dell'India, coreani, giapponesi, australiani, neozelandesi che peraltro hanno una tradizione alpinistica. Quanto ai motivi della carenza di connazionali, probabilmente ha pesato anche la situazione economica. D'altra parte noi rifugisti non abbiamo aumentato i prezzi. So che c'è stata qualche protesta in giro per le Dolomiti. Ma si ha consapevolezza dei costi che ci pesano?».
I più cafoni, quest'estate?
«Gli stranieri assolutamente no. Forse qualche italiano. Ma noi siamo arrampicati a quota 2500, quindi quassù arriva solo chi fa fatica. Il percorso è lungo. Dopo tanto sacrificio, non si ha voglia di scherzare, tanto meno di fare stupidaggini.
Capita, invece, di ricevere qualche richieste come fossimo un ristorante qualsiasi. Da noi arriva tutto in teleferica, ogni tanto in elicottero».
Ma perché in giro ci sono atteggiamenti così contrari all'etica della montagna?
«Se capitano taluni episodi, la responsabilità è anche nostra, di noi gestori: che non teniamo in debito conto la preservazione e la valorizzazione dell'identità e del rifugio. Non facciamo cioè capire che questo non è un hotel, non è il ristorante da aragosta. Questo è un presidio per gli scalatori, per i camminatori di montagna, non per chiva in giro con i sandali pretendendo di non inciampare in qualche sasso».
Quest'estate avete accolto anche voi più giovani?
«Tantissimi, tantissime giovani, anche tante belle ragazze che, magari, hanno preferito la montagna al mare. E spero che il motivo sia questo: la montagna è una scuola di vita a cielo aperto.
Taluni arrivano non attrezzati, può accadere anche l'incidente, il più banale. Ma abbiamo un'eccellente servizio di elisoccorso, che fa senz'altro la differenza».
Lei e sua moglie Beatrice avete salvato anche delle persone. Siete dotati di defibrillatore, ormai da tre anni. È così utile averlo?
«Sì, ci è capitato anche di soccorrere delle persone in difficoltà. Il defebrillatore dovrebbe trovarsi in ogni struttura ricettiva e tutti i gestori dovrebbero fare dei corsi per saperlo usare in quanto spesso avere un defebrillatore e saperlo usare veramente può salvare la vita a delle persone. Peraltro so che l'Ulss1 Dolomiti e il Cai stanno assicurando una puntuale attività in tal senso. Il nostro defibrillatore è stato donato dalla famiglia di un mio amico della Guardia di Finanza, istruttore di roccia, un ragazzo che stava bene e che purtroppo è morto per un malore perché non sitrovava nelle vicinanze un defibrillatore. La sua famiglia ha voluto donare a tutti i rifugi che gravitano nel gruppo delle Pale di San Martino un defibrillatore che in questo caso è stato importantissimo».
Lei come si è professionalizzato?
«ComeGuidaAlpinahoeffettuatodurantel'addestramentodeicorsidiprimosoccorso,chesono basilari per chi opera in montagna, ma ho voluto anche migliorare questa mia conoscenza frequentandoaltricorsi perchéveramenteènecessarioesserepreparatiquandosilavorainalta montagna, con tanta gente intorno».
Il cambiamento climatico come si esprime a queste quote?
«Abbiamo attraversato un'estate all'insegna degli sbalzi di temperatura. Fino a 27 gradi in talune giornatedigiugnoelanottequasisottozero.Perduenotti,lascorsasettimana,l'acquahagelato. Mi ha incuriosito la presenza di farfalle, come dicevo, ma anche di insetti strani, mai prima visti».
A quote così alte è possibile destagionalizzare?
«No, a queste condizioni.
Noi arriveremo fino a fine settembre. Il sole comincia già a rimanere basso e l'acqua a gelare».
L’Adige|23settembre2025
p. 32
AlimontaeCasineirifugiadenergiarinnovabile
VALLI GIUDICARIE
Produrre energia in montagna rispettando l’ambiente. Ora si può. È così che i rifugi si attrezzano installando impianti con le energie rinnovabili, che tradotto significa sole e acqua. In realtà principalmente sole con l’aiuto delle batterie di accumulo. È il cambiamento epocale: infatti è giunto il momento di abbandonare i vecchi generatori a benzina o diesel, che hanno segnato i decenni del secolo Ventesimo, ma sono rumorosi e inquinanti. È di questi giorni la notizia di due rifugi sul Brenta, l’Alimonta (nella foto) e il Casinei, per i quali la Provincia ha stanziato complessivamente una cifra che si avvicina al milione di euro. A dire il vero non dev’essere stata unapasseggiataperititolaridelleduestrutture:infattilerichiestedicontributohanno sìottenuto in prima istanza parere positivo, ma contemporaneamente il non accoglimento a causa della mancanza di risorse su quei capitoli. Proprio così: «Mancanza di risorse finanziarie ai sensi della determinazione del dirigente del Servizio Sicurezza e gestioni comuni», come si legge nella determina che assegna i contributi. Partiamo dal rifugio Alimonta, insediato a 2.580 metri sul mare.L’interventoèarticolatoeprevedelarealizzazionediunnuovoimpiantofotovoltaico,diuna nuova vasca di accumulo idrico, l'apertura di un abbaino, la sistemazione dei bagni, di un deposito interrato per le batterie, nonché l'acquisto di arredi ed attrezzature. La domanda era arrivata in Provincia esattamente un anno fa, il 26 settembre del 2024, ma, come detto, il gestore si era sentito dire «Sì, ma no». Dopo un anno la situazione si è sbloccata e i soldi (con le dovute scadenze) arriveranno. L’impresa di Raffaele Alimonta ha presentato un preventivo complessivo di986.943,16euro.Ilcontributostabilitoda“Mammaprovincia”ammonteràa813.392,40euro,così ripartiti:impiantofotovoltaico,costoprevisto56.579euro(90%dicontributo,paria50.921,10euro); vascadiaccumuloidrico,spesadi556.086 euro (90%diintervento,paria500.477,40euro); lavori edilivariper312.775euro(contributoprovincialedel70%,paria218.942,50euro);acquistodiarredi ed attrezzature per 61.502 euro (70% di contributo, pari a 43.051,40 euro). Più in basso, a quota 1.825 metri, si trova il rifugio Casinei, gestito da Corrado Serafini, anch’egli intenzionato ad installare i pannelli fotovoltaici con accumulo. Il preventivo presentato in Provincia ammonta a 133.656,15euro.IlcontributochelaProvinciaverseràperl’investimentoèfissatoal70%dellaspesa eammontaa91.190,40euro.AncheperilCasinei,comeperl’Alimonta,ègiuntodallaProvinciaun
sì ma no, e poi un sì. D’altronde evidentemente le risorse finanziarie sono state reperite solo nell’anno di grazia 2025. Così si è potuto andare incontro alle richieste (ritenute fin da subito legittime) dei rifugisti.
CorrieredelleAlpi|26settembre2025
p. 31
Ilsalutoèsofferto,ecaloroso,dapartedelgestorediunrifugiosimbolodelCai,ilDalPiaz,molto amatodaifeltrinienonsolo.
RAFFAELE SCOTTINI
Losfogo Raffaele ScottiniIl saluto è sofferto, e caloroso, da parte del gestore di un rifugio simbolo delCai,ilDalPiaz,molto amatodaifeltrinienonsolo.Sichiudeuncapitololungoquattroanniper la struttura nelle Vette Feltrine affidata nel 2022 a Giorgio Da Rin e curata insieme alla sua compagna Stefania Da Rin, che è stata la figura di riferimento. C'è rammarico, perché «noi saremmo rimasti volentieri e con piacere ancora sulle vette Feltrine», dice Giorgio Da Rin, «ma la sezione del Cai di Feltre non ci ha ancora contattati per il rinnovo del contratto, peraltro senza darcialcunaspiegazione.Siamounpo'amareggiatiperquesto,perchéciabbiamomessoilcuore lassù», sottolinea. «Il contratto prevedeva che sei mesi prima della scadenza le due parti si incontrassero per valutare se rinnovare oppure no, ma noi ad oggi, con il contratto che termina il 31 ottobre, non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione. Non è detto che bisognasse per forza rinnovare, ma almeno incontrarsi». Con «un caloroso abbraccio a tutti», attraverso la pagina Facebook del rifugio Dal Piaz, dove i follower in quattro anni sono passati da 8 mila a 17 mila, «ringraziamo tutte le persone che ci sono venute a trovare, quelle che ci hanno supportato e anche quelle che ci hanno criticato». «Ebbene sì», scriveva ieri mattina, «stiamo scendendo per l'ultima volta dal rifugio Dal Piaz, che è stata la nostra casa estiva negli ultimi quattro anni. Un ringraziamento speciale a Stefania, che si è presa cura di questo rifugio come fosse la sua casa, rendendolo nel tempo unrifugio dovetrovare sempre un riparo,unpastocaldo e un'accoglienza sincera e genuina per tutti». Sono tanti i visitatori passati in questi anni al rifugio Dal Piaz, sempre di più. «Già dai numeri dei follower di Facebook si capisce che la frequentazione è aumentata», commenta Giorgio Da Rin. «Leggendo anche i commenti nel libro in cui tutti possono scrivere le cose sia in positivo che in negativo, ci sembra di capire che abbiamo lavorato bene. Siamo felici dell'operato fatto e di essere stati sulle Vette Feltrine. È stato bello anche collaborare con le aziende agricole che gestiscono le malghe», aggiunge. «Bisogna essere affiatati per poter condividere l'acqua sulle terre alte». Un'evoluzione tecnologica l'ha data il nuovo servizio di prenotazione gestito dal Cai centrale con un solo sito dove prenotare tutti i rifugi, utile specialmentepericamminatorisulleAlteViedelleDolomiti.«Arrivanopersonedatuttoilmondo», racconta Giorgio Da Rin. «Questo sistema, sviluppato negli ultimi due anni, è molto valido e ne abbiamo tratto grande giovamento nella gestione delle prenotazioni. Prima bisognava rispondere alle e-mail da tutto il mondo, mentre adesso entrano nel sito, pagano la caparra e a noi arriva una sola comunicazione».
CorrieredelleAlpi|26settembre2025
p. 26
FDM
FALCADE
Che cosa accade quando nevica a 2571 metri? «Si congela l'acqua nelle condotte e bisogna intervenire con sali ed acqua calda per sciogliere il ghiaccio», sorride Sebastiano Zagonel. Ed è quanto il gestore del rifugio Volpi al Mulaz, sopra Falcade, ha fatto per tutta la giornata di ieri, cercando, palmo dopo palmo, i punti del congelamento. Dalla serata di martedì è infatti cominciato a fioccare ed ha continuato a farlo, a tratti, fino al mattino. Leggermente. «Il risveglio èstatospettacolare»,ammetteBeatrice,lamoglie,«sotto8cmdicoltrebianca.Peccatosoltanto che in cielo è rimasta la nuvolaglia. Ovviamente ci siamo trovati senz'acqua, perché quassù lo zero termico scende di qualche centinaio di metri. Ma avevamo all'interno del rifugio l'acqua di riserva». Si, perché a queste altezze si pesca alle sorgenti, che magari sono distanti qualche centinaio di metri, come in questo caso, per cui occorre stendere la condotta in superficie. Ma, nonostantelaneve,gliescursionistinonsonomancati.Inparticolaredueragazzesalitedalpasso Valles. «Bisogna prestare la massima attenzione, perché, non essendoci il sole, il possibile ghiacciodellanottenonhacedutoalprimorialzodellatemperatura»,riferiscono."Invece,adaltri ospiti abbiamo sconsigliato di salire alle Farangole, che si trovano 200 metri più sopra», informa ilgestore,«poichésicuramenteilterrenoèghiacciato».Ilrifugiositrovalungol'AltaVianr.2,quella che inizia a Bressanone e si conclude a Feltre. La neve non ha impedito ad 8 camminatori di affrontare questo disagio. Semmai qualche problema in più può palesarsi verso le Pale di San Martino. fdm © RIPRODUZIONE RISERVATA La neve al Volpi al Mulaz.
EDITORIALIEINTERVISTE
IlT|25settembre2025
p. 15
«Ilturistavaconsideratocomeunresidentetemporaneo:stimoliamocomportamentivirtuosi»
«Concepire il turista come un residente temporaneo». Questa la ricetta di Fabio, direttore dell'Apt Val di Sole e presidente di Skirama Dolomiti per un turismo più sostenibile ed in equilibrio con le esigenze della montagna.
Ben vengano quindi iniziative come quella del numero chiuso a Campiglio, con l'avvertenza che funzionano«inquelcontestoeinquelterritorio»,precisaSacco,mailventagliodisoluzionipossibili èampio,cosìcomeilragionamentodasvilupparesultema.LaValdiSoleperprimastalavorando inmodocreativosulrapportotracomunitàospiteeospitante:dallagameappchepremiaituristi chehanno più curadell'ambiente,ai dibattiti conospiti esperti, fino ad unavera e propria caccia al tesoro, che coinvolgerà ospiti e residenti, dedicata al tema della sostenibilità ambientale. Presidente Sacco, partiamo dal numero chiuso a Campiglio, come valuta questa soluzione? «Come presidente dello Skirama ho avuto piena conoscenza e condivisione di questo percorso che non è nato ieri. Il tema è sempre stato condiviso, così come c'è sempre stata condivisione rispettoallanecessitàdiattivaremisureinnovative.Ilnumerochiusoèunasoluzionechehasenso per il tipo di realtà e territorio che è Campiglio. In quel contesto va nella direzione di affermare che esiste un limite alla pressione antropica nell'attività turistica. Dire che oltre quel limite va a
diminuire anche la qualitàdell'esperienzaturistica elasoddisfazionedell'ospite stesso,penso sia un ragionamento corretto».
C'è quindi un problema di overtourism in Trentino e se sì in che termini?
«Credo che il tema sia quello dell'equilibrio tra comunità residente e necessità degli ospiti. Noi come Atp Val di Sole lavoriamo sul concepire il turista come un residente temporaneo. La sostenibilità è costituita da tre variabili: quella ambientale, quella sociale e quella economica. Tutteetrevannotenuteinconto elasfidaèquelladitrovareunpuntodi convergenza.Suquesto bisogna lavorare. Già l'allungare la stagione turistica senza schiacciarla su periodi ristretti è una scelta che va in questa direzione, perché permette di rendere più attrattivi anche momenti in cui c'èminoreoccupazione,difarecontrattipiùlunghieconsentealterritoriodiesserevissuto.Anche perché ad esempio abbiamo un autunno straordinario».
Bisogna cambiare un po' il modello di turismo classico ed educare l'ospite a rispettare di più il territorio che lo accoglie?
«Rifuggiamo dalle generalizzazioni, anche sugli ospiti. In generale credo vinca la diversificazione delle esigenze e dell'offerta. Avere un outdoor invernale complementare allo sci, ad esempio offerte sulle passeggiate invernali, non vuol dire togliere mercato allo sci ma è una ricchezza. Per quanto riguarda l'ambiente, poi si possono anche stimolare comportamenti virtuosi da parte dei turisti».
Ad esempio in che modo?
«Come Apt Val Di Sole abbiamo fatto partire diverse iniziative, a partire da un percorso di attenzione all'ambiente che ha coinvolto più di 2mila persone. Il progetto si chiama Val di Sole Doimaneconsisteinungiocoapremitramiteapp:vengonoassegnatideipuntiachisicomporta meglio verso l'ambiente e la comunità ospitante e poi vengono assegnati dei riconoscimenti. Il concorso si concluderà domenica 28 al Pejo Kinderland e la giornata conclusiva sarà aperta a tutti, ospiti e residenti. abbiamo scelto quella data, proprio perché simbolica, in quanto segna la fine della stagione, l'accesso agli impianti di risalita sarà gratuito nelle fasce orarie tra le 9 e le 11 e tra le 13.30 e le 19. La mattina ci sarà anche una caccia al tesoro sul tema della sostenibilità, mentre nel pomeriggio avremo un dibattito con due ospiti d'eccezione, la giornalista Cristina Nadotti e lo scrittore Yuri Basilico che discuteranno proprio sul tema dell'equilibrio tra tursimo e cura dei luoghi»