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Periodico bimestrale - Sped. a.p. 45% - Art. 2 comma 20/b - Legge 662/96 - Filiale di Forlì - Contiene I.P. Direttore Responsabile: Giovanni Cioria - Aut. Trib. di Rimini n. 185 del 16/8/80 e del 26/8/92 Red. e Amm. Riccione - Via Montebianco 27 - Tel. 0541 643884 Stampa: La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio - Grafica: Composet Riccione

Anno XXXVI - n°2 -

MARZO/APRILE 2018

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Abbiamo bisogno che siate più vicini all’Associazione Care lettrici, cari lettori, prima di entrare nel merito del titolo, vogliamo raccontarvi un aneddoto di tanti anni fa. Un buon parroco, trovandosi nella necessità di riparare una nicchia della navata laterale con l’altare minore e alcuni arredi sacri di pregio, si rivolse alle parrocchiane (gli uomini partecipavano poco) prospettando i lavori da fare e la relativa maniera per la copertura economica: raccolta oboli e donazioni. Sembrarono tutte d’accordo e piene di entusiasmo. Ne avrebbero parlato ai mariti! Ma i giorni passavano e la cassetta sempre desolatamente “poco frequentata”. Così un bel giorno il buon parroco, al termine della funzione domenicale, se ne uscì con una concisa esternazione dialettale: “Care done, sa trì e cul indrì... la capèla lan va avanti!” (Care donne, se tirate il sedere indietro, la cappella non va avanti!). Frase che, avendo anche una interpretazione “popolare”, era di immediata e vasta comprensione. Il risultato fu positivo. Le offerte arrivarono e i lavori portati a termine con soddisfazione generale. Non tacciateci d’irreverenza, l’aneddoto serve solo da introduzione al problema di F.A. La rivista che state leggendo vi raggiunge 5 volte l’anno nelle vostre abitazioni con distribuzione gratuita in 16.800 copie! E’ uno sforzo economico notevole che affrontiamo ad ogni numero e vorremmo continuare, come è sempre stato, a farlo in piena indipendenza. Ultimamente abbiamo

avvertito un “raffreddamento” nella vendita di spazi pubblicitari e una certa “pigrizia” nel rinnovo della tessera associativa. Ecco il motivo di questo “darvi la sveglia!”. ci serve il vostro contributo: dalle aziende commerciali ai singoli cittadini. Per associarvi recatevi nei punti tesseramento. Per informazoni: 0541 643884-338 4304667, inviate una mail a redazione@famijarciunesa.org o attraverso il social Facebook: Famija arciunesa. Grazie. Il Consiglio di Amministrazione di F.A.

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un affetto che dura da vent’anni! 1998

53.600 euro donati all’A.I.L. Era il 1998 quando Liliana Galli ebbe l'idea di contattare Michela e Stefano Tosi del Ristorante Cavalluccio Marino di Riccione per organizzare una cena a sfondo benefico a favore dell' A.I.L. (Ass. Ital. Lotta alle Leucemie) sezione di Pesaro. Immediata ed entusiastica intesa. In Novembre parte la macchina organizzativa con l'aiuto di Famija Arciunesa. Inviti a tutti i conoscenti; risposta positiva; tanti a tavola, gran menù di pesce, bella serata, raccolta offerte e prima donazione. Riproporre la seconda edizione fu un lampo... e poi la terza... la quarta... e si è arrivati a VENTI! e le donazioni hanno raggiunto un totale di 53.600 euro! Esatto, più di 100 milioni di una volta! Così nel Febbraio scorso i responsabili dell'A.I.L. hanno invitato una mini delegazione degli organizzatori a visitare il Villaggio creato vicino all'Ospedale Muraglia di Pesaro: 12 casette a schiera che servono ad ospitare i parenti dei malati durante le cure; per mostrare

quanto hanno fatto con la generosità dei riccionesi e ringraziare del tanto affetto. La foto ricordo dell'incontro non poteva non mostrare il mega-assegno (stampato per l'occasione) indicante la cifra raccolta. Da sin: Liliana Gal-

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2017

li, dott. Giuseppe Visani primario di Ematologia, Paolo Santovito (cons. F.A.), Stefano Tosi (Ristorante Cavalluccio Marino), Cristina Benvenuti (segr.), Dina Pagnini (Vice Pres. AIL), Giuseppe Lo Magro (Pres. F.A.).

Conclusa la stagione teatrale de “I Arciunis” Col pienone di sabato 10 Febbraio u.s. al Teatro Africa di Viale Gramsci, sono terminate le recite de “I Arciunis”, im-

pegnati nel testo di Giuseppe Lo Magro “Un chèlc t'un stinch”. Le sei rappresentazioni (25 e 26 Gennaio - 2,

da sin. in piedi: Miriam Bacchini (suggeritrice), daniela sapone (ofelia), liliana Galli (claretta), Mary tanzarella (checca), noemi d’erasmo (amelia), Paolo Manenti (Giacomino), ettore conti (Prof. Perini), alberto Malaguti (tugnin), Giuseppe lo Magro (autore-regista). inginocchiati: iglis serafini (Glicerina), Ferdinando Gabellini (Biagio), Mirco vernocchi (Fabio valvola), Gianni Piccioni (razulèin).

3, 9, 10 Febbraio) hanno totalizzato 550 soddisfattissimi spettatori che non hanno lesinato risate ed applausi a scena aperta. Tornare a calcare il palcoscenico dell'Africa con questa serie di recite ha assunto un sapore particolare per “I Arciunis”, potremmo dire “sentimentale”, in quanto il loro debutto è avvenuto nel lontano 1978 (quarant'anni fa!). A proposito di debutto. In Compagnia sono entrati tre nuovi attori: Daniela Sapone, Mary Tanzarella ed Ettore Conti che hanno avuto il loro personale battesimo col classico “pippaculo” nell'affrontare il pubblico. Alla fine l'emozionante esperienza ha fatto esclamare: “Ma è già finita? Ci stavamo prendendo gusto!”. Li tranquilliziamo, dal prossimo anno potranno sentirsi “veterani...”, il nuovo copione è già pronto. Ultima annotazione. “I Arciunis”, con l'utile delle serate hanno già effettuato le prime donazioni all'a.r.o.P., all' a.i.s.M., alla Parrocchia Mater admirabilis e previsto un contributo per incontri sul dialetto nelle scuole superiori di riccione, grazie anche all’aiuto dei consiglieri di F.A.: Antonio Batarra, Paolo Santovito, Angelo Giannini e Antonio Cianciosi.


stazione ferroviaria

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di Giuseppe Lo Magro

Nuovo ingresso su Piazzale Vittorio Veneto La nuova Stazione ferroviaria di Riccione ha portato, ai primi dell’anno in corso, il suo ingresso sul lato mare. Ripercorriamo questa piccola storia. La prima stazione di Riccione- 1862sorgeva in corrispondenza del passaggio a livello che divideva a metà Viale Viola (ora Viale Maria Ceccarini) ed era situata a lato mare. Nel 1891 viene costruita la nuova stazione, spostata più a sud, posta a lato monte di fronte all’attuale Viale Diaz e il piazzale esterno viene dedicato a Luigi Cadorna. Il tutto con non poche polemiche visto che molti l’avrebbero voluta ancora sul lato mare. Nel 1931 quando si pone il problema di mettere mano al vecchio edificio per dotarlo di nuovi servizi e renderlo più funzionale all’incrementato traffico ferroviario tornano a far voce grossa i favorevoli al lato mare. Il Ministero trovò un compromesso: Stazione a monte con sottopassaggio pedonale dotato di accesso sul lato mare. Sono dovuti passare 87 anni per accontentare i “marini”.

Brevi note storiche sulla Grande Guerra Mondiale 1914-1918 Generale Luigi Cadorna (1850-1928) Figlio del Conte Raffaele Cadorna, Generale che guidò l’esercito italiano alla conquista di Roma nel 1870 (Breccia di Porta Pia). Luigi fu eletto Capo di Stato Maggiore dell’esercito nel 1914. E’ considerato il responsabile della disfatta di Caporetto (24 Ottobre 1917) per non aver valutato l’entità delle forze austro-ungariche. Generale Armando Diaz (1861- 1928) Divenne Capo di Stato maggiore dell’esercito italiano l’ 8 Novembre 1917 in sostituzione di Luigi Cadorna. Ribaltò le sorti italiane ingaggiando una epica battaglia- dal 24 Ottobre al 4 Novembre 1918- contro le forze autro-ungariche, conclusa con la sonante sconfitta degli invasori nelle terre di Vittorio Veneto tra il fiume Piave e il Monte Grappa. Famoso il suo comunicato finale: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo, risalgono, in disordine e senza speranza, le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.

Verbale della Giunta: 2 Aprile 1924 “Ricordando che oggi ricorre il primo anniversario della morte del N.H. Conte Giacinto Soleri Martinelli; considerato che il compianto Conte fu in vita cittadino fervidamente amante del bene del proprio Paese per la cui prosperità operò costantemente col bonificare terreni bassi e paludosi, col costruire a proprie spese viali magnifici, coll’interessamento continuo per ogni problema riguardante lo sviluppo di Riccione e della sua splendida marina; ritenuto come

sia giusto onorare la memoria del defunto benefattore di Riccione; la Giunta Municipale all’unanimità DELIBERA: Di un ricordo nel piazzale fronteggiante la Stazione ferroviaria dal lato mare, il quale piazzale, dopo opportuni accordi coi parenti dell’estinto, sarà sistemato e porterà il nome di Piazzale Giacinto Martinelli. Salvo poi, in una successiva deliberazione (sempre del 1924), intitolare al Conte un Viale. Precisamente quello dedicato a Sarti – Cittadino

Emerito- viale che dal piazzale arrivava all’incrocio con l’attuale Viale Gramsci, terminando contro i terreni di Ceschina: terreni che cinque anni dopo divennero sede del Grand Hotel. Così, fino al 1931, il Piazzale Giacinto Martinelli non ebbe targa ma fu semplicemente chiamato Piazzale a valle della ferrovia su Viale Martinelli. Il 18 Febbraio 1931 una delibera apportava nuove variazioni nella toponomastica e il piazzale veniva dedicato all’impresa di Vittorio Veneto.


tEAtro dialettale

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di Nives Concolino

“Quei dal Funtanele” - 30 anni col botto! Calcano i palcoscenici dal 1988, intrecciando teatro, buon umore e solidarietà. Infaticabili come sempre, gli attori della compagnia teatrale Quei dal Funtanele in febbraio hanno festeggiato il loro trentennale con la commedia dialettale in tre atti “La sunambla” di Guido Lucchini, che ha consentito di sostenere come sempre altre associazioni di volontariato con oltre 16mila euro, racimolati in otto repliche, senza contare le ultime due (quelle del 9 e del 10 marzo allo Spazio Tondelli) pro associazioni Il Tempo delle ciliegie e Caritas cittadina in scena mentre andiamo in stampa. Un bel gruzzolo che si aggiunge agli oltre 120mila euro ricavati di anno in anno, da quando fu proposto il primo spettacolo “Pension la Pulona”. Nel frattempo la compagnia dialettale Quei dal Funtanele per i suoi trent’anni di attività ha ricevuto un riconoscimento ufficiale dall’amministrazione comunale. Si tratta di una targa consegnata durante la penultima serata (come le altre accompagnate dal brindisi e dal taglio di una maxitorta), dal presidente del consiglio comunale, Gabriele Galassi. Un successo, insomma, anche in termini di presenze, tutte le repliche infatti hanno registrato il sold out per un totale di circa 4.000 presenze. Sale piene anche a Gemmano, San Savino e Montalbano, dove con 3.000 euro sono state sostenute nel primo caso la Pro loco e negli altri due le Caritas parrocchiali. I proventi dell’anteprima, tenutasi allo Spazio Tondelli, sono stati donati agli organizzatori della Round Table, che a sua volta li ha destinati all’Arop. I

4.109 euro sono stati subito consegnati da presidente Edgardo Daidone al collega Roberto Romagnoli dell’associazione di Oncoematologia Pediatrica. Il ricavato delle quattro serate a Fontanelle è stato devoluto a una missione cattolica di Mutoko, alla Caritas parrocchiale di Fontanelle, all’associaszione Bimbo tu, in ricordo del piccolo Giacomo Morri, e alla missione di suor Patrizia in Venezuela. In concomitanza di ogni spettacolo si sono tenute le lotterie delle associazioni che hanno fruttato tra i 700 e gli 800 euro ciascuna. “Tra le precedenti donazioni -ricorda la compagnia dialettale- spiccano quattro monitor salvavita da 10mila euro consegnati al Ceccarini e tre letti attrezzati per la Cardiologia-

Terapia intensiva dello stesso ospedale. Svariati i sostegni economici offerti a famiglie in difficoltà, per esempio per una ragazzina che doveva essere sottoposta al trapianto di un organo, per un ragazzo che doveva subire un delicato intervento agli occhi e per una grave ustionata”. Tra gli attori Nadia Gessaroli e Lucia Maioli con Adele Fronzoni, Mirco Berardi, Giancarlo Bergnesi, Lionella Tenti, Giancarlo Gobbi, nonché Walter Zannoni, Gigliola Montebelli, Marina Zoffoli, Chiara Gobbi, Vincenzo Tonti, Dino e Sandra Polverelli. Tra gli autori e registi che nei trent’anni hanno affiancato gli attori, figurano anche Giuseppe Lo Magro, Pier Paolo Gabrielli e Giannino Betti.

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di Marina Gambetti (ex primario P.S. Ceccarini)

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Qual’è il futuro dell’Ospedale Ceccarini? L’Ospedale Ceccarini di Riccione fa parte del presidio Riccione-Cattolica, inserito nella rete della Ausl Romagna, ed è l’ospedale di riferimento dei 13 comuni della zona sud della provincia di Rimini. Nel corso degli anni il Ceccarini, grazie all’azione sinergica fra i sindaci e l’ASL, è stato oggetto di importanti interventi strutturali, costruzione dell’ala nuova del DEA, ma anche restyling e manutenzioni, investimenti pressoché costanti e continui che nel corso degli anni hanno fatto del nostro presidio un’eccellenza, riconosciuta anche fuori regione. L’Agenzia Nazionale Sanitaria che compila tutti gli anni il piano nazionale esiti, vede l’Ospedale Ceccarini ai primi posti in Italia per quel che riguarda i risultati nella chirurgia del polmone e per la chirurgia laparoscopica. Da qualche anno, a seguito dei numerosi interventi di razionalizzazione della spesa e delle relative attività di riorganizzazione dopo la costituzione dalla ASL Romagna notiamo una riduzione dell’attenzione politica e della cittadinanza al futuro del nostro presidio ospedaliero, con ripercussioni evidenti sulla struttura, l’organizzazione e i servizi. Concretamente si identificano alcune priorità necessarie al completamento e all’’armonizzazione dell’Ospedale che, nella fase attuale di riorganizzazione e, nell’ottica della razionalizzazione, ha già perso la struttura complessa di Anestesia e Rianimazione, la struttura complessa di Cardiologia, nonché la Fisiopatologia della riproduzione a Cattolica. Le priorità sulle quali occorre intervenire sono consequenziali alla duplice vocazione del nostro Presidio Ospedaliero: 1. emergenza - urgenza: il turismo fa si che la popolazione di Riccione in estate (e non solo) aumenti in maniera esponenziale, quindi è importante mantenere il DEA di 1° livello con i servizi che la legge nazionale e regionale prevede (radiologia, laboratorio a risposta rapida, rianimatore, cardiologo h.24). A questo si aggiunge la grande estensione del territorio della Valconca che fa riferimento al DEA di Riccione. 2. chirurgica: Ortopedica , traumatologica, specialistica della spalla e dell’arto superiore, oculistica, chirurgia generale e toracica. A tale mission si affianca la necessità di interventi strutturali dai

quali non è possibile prescindere per il mantenimento dei servizi attualmente presenti: Spostamento del laboratorio a risposta rapida, da predisporre al piano terra del DEA (progetto già esistente), con abbattimento delle casupole dove il laboratorio è attualmente collocato e che presentano un problema di sicurezza degli operatori per il luogo isolato e di disagio per gli OSS che devono consegnare le provette (giorno, notte, pioggia, sole, gelo). Con lo spostamento e la demolizione delle casette che insistono su via Frosinone si libererebbe lo spazio da adibire a parcheggi a raso, già più volte evidenziata come necessità improcrastinabile ai fini della sicurezza della viabilità e dei fruitori del nosocomio. Ristrutturazione radicale della Medici-

si mesi, il Direttore della Ortopedia e il Direttore Sanitario, sono a scavalco con l’Ospedale di Rimini. Mancano il Direttore del PS e medicina d’Urgenza e il Direttore della Chirurgia Generale e questo non può non avere ripercussioni sull’organizzazione interna e lo svolgimento delle quotidiane attività: per la mancanza fisica di queste persone e per lo specifico ruolo che un primario esercita: coordinamento, organizzazione, sorveglianza, indirizzo e tutoraggio dei nuovi assunti. Come gruppo consiliare del PD abbiamo chiesto al sindaco, in qualità di presidente del distretto socio sanitario della zona Sud, di mettere in campo un’attenta vigilanza e proporre nell’ambito della Direzione Ausl le necessità del nostro Ospedale, nonché di vigilare

na d’Urgenza, motivata sia dall’obsolescenza degli spazi che da ragioni di sicurezza, anche alla luce della riorganizzazione Ausl che vi indivdua una piattaforma di semi-intensiva multidisciplinare. Area ex sale operatorie. Con il loro trasferimento all’ultimo piano del DEA si è liberato un vasto spazio per contenere la Dermatologia e gli ambulatori di endoscopia, sia toracica che digestiva, che attualmente sono collocati in spazi insufficienti; questo intervento prevederebbe una migliore destinazione, attualmente adibiti a magazzino. Ulteriori interventi riguardanti l’organizzazione delle varie articolazioni sono relativi al fatto che, già da diver-

per garantire il mantenimento e la copertura dei posti apicali e la copertura della Pianta organica, con gli adeguati potenziamenti per il sovraccarico estivo, al fine di garantire le funzioni e gli standard attuali. Ho iniziato la mia carriera di medico al PS di Riccione nel 1981 e qui l’ho terminata nel 2017, sono consapevole che stiamo attraversando un delicato momento di transizione imposto dalla riorganizzazione dell’AUSL, ma, attraverso questo giornale che arriva a tutte le famiglie di Riccione invito tutti noi (cittadini e istituzioni) a tenere alto il livello di attenzione a tutela del nostro presidio ospedaliero, senza dare per scontati i servizi sanitari esistenti.

con voto unanime il consiglio comunale di riccione lo scorso dicembre ha approvato l’ordine del giorno con il quale impegna il sindaco a chiedere all’ausl garanzie su organizzazione e servizi del ceccarini e la realizzazione di progetti rimasti sospesi. il via libera è arrivato dopo ore di confronto e discussione.


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ARBORETO CICCHETTI Erbacce, muffe e desolazione... Perchè mi avete abbandonato? di Paolo Santovito

Qui c’erano Ristorante, Bar, Planetario e Negozio Ecosolidale. Queste immagini raccontano più di mille parole. E’ incomprensibile come questo meraviglioso polmone verde della città, un tempo ricco di eventi ed attività ecosolidali, sia potuto andare nel dimenticatoio per volere dell’Amministrazione. Era un punto d’incontro per tutta la città, un luogo quasi magico. Sì, perchè attraversata la soglia d’ingresso, la sensazione era quella di entrare in un’altra dimensione, lontana dal fragore festoso della riviera, un luogo dove la natura ti abbraccia e ti culla regalando piacevoli emozioni. Lanciamo un appello: che presto, questo incanto, irrinunciabile punto d’incontro per la nostra città, venga riportato a nuova vita...

L’entrata al Presepe animato di Veterani e il Negozio di Modernariato.

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riccione domani

di Adriano Prioli

Viale Ceccarini - Viale Milano l’incrocio delle polemiche

Da anni si sta discutendo come risolvere il problema della pericolosità dell’incrocio dei viali Ceccarini e Milano ma, a tutt’oggi, non si è trovata la soluzione giusta. Sono state presentate diverse proposte alcune molto fantasiose quali: l’installazione di scale mobili interrate od aeree, la costruzione di un tunnel lungo via Milano con inizio da Villa Mussolini fino al Grand Hotel, ancora la costruzione di una rampa per disabili e biciclette posta al centro del viale Ceccarini e attraversante la via Milano, ma nessuna è stata scelta per motivi tecnico ambientali, di spesa o di spazio. Tanto che ancora oggi, solo per qualche ora e non sempre, nei momenti di maggior affluenza pedonale lungo la via Ceccarini e automobilistica lungo la via Milano, il traffico di attraversamento viene diretto dai vigili urbani. A mio avviso il problema può essere risolto o ripristinando un incrocio semaforico che funzioni a seconda dei momenti di maggior necessità oppure con la realizzazione di una gradinata molto adagiata che posizionata al centro della carreggiata di viale Ceccarini, attraversi in tunnel la via Milano, in modo da non arrecare danni alle attività commerciali attigue, così come da schema figurativo. La struttura è così composta: • tunnel di metri lineari 4,5 di larghezza e metri 2,5 di altezza, • gradini della larghezza di tre metri con alzate di centimetri 10,5 e pedata di quaranta centimetri, • scivoli laterali di settanta centimetri per carrozzine e trolley; l’attraversamento in superficie di viale Milano, viene riservato - a chiamata - ai disabili e alle carrozzine doppie. Tutti i sottoservizi esistenti per permettere la costruzione della scalinata come pure il cavo coassiale che verrà posto sotto il marciapiede di viale Milano, possono essere spostati senza alcuna difficoltà tecnica.

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donne e letteratura

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di Maria Grazia Tosi

Alessia Canducci e l’arte della lettura “Quando si racconta una storia si abita un altro spazio, e chi legge ha un grande potere, quello di condurre nel mondo che evoca 1,2, 100, 1000 persone”. Quella di Alessia Canducci non è affatto facile raccontarla, perché essendo una giovane donna con una vulcanica personalità, molto variegato è stato il lungo percorso che partendo dal teatro l’ha portata a diventare una stella nel prezioso e delicato universo della letteratura per ragazzi. Alessia legge libri nelle scuole, nelle biblioteche, nei teatri, nelle piazze, nei parchi… con un entusiasmo, uno speciale uso della voce, una competenza che fanno diventare la lettura un’arte, attraverso la quale, forte della propria capacità interpretativa acquisita nelle esperienze teatrali, sa rendere ‘spettacolare’ un libro. La formazione poi rivolta agli adulti, genitori dei bambini, lettori volontari, insegnanti ed educatori l’ha vista molto attiva. Insegnare agli adulti a leggere ai bambini è difficile? Non è difficile, perché la qualità dei testi che scoprono li cattura. I lettori volontari, gl’insegnanti, i genitori si avvicinano ai corsi per motivi diversi, e quando scoprono l’universo così vario e cangiante della letteratura per ragazzi ne restano affascinati. Uno dei primi obiettivi è quello di appassionarli alle tante possibilità che i libri offrono, al fine d’incontrare i bambini attraverso le storie. Perché un adulto che legge ad un bambino dedica del tempo esclusivo di cura che passa attraverso le parole e gli sguardi rinforzando il legame affettivo. Penso che i bambini di oggi abbiano bisogno di questo: adulti attenti che sappiano ascoltare e diventare modelli per i lettori futuri. Quali sono state le tappe formative che ti hanno portata a diventare una ”lettrice catalizzante”? Ho alla base una solida formazione teatrale, che negli anni ho scelto di mettere al servizio della lettura. Ho fatto poi incontri importanti, ho lavorato per diversi anni con le biblioteche emiliane, anche collaborando con la Coop Equilibri di Modena che si occupa di educazione alla lettura, e dal 2003 la collaborazione col progetto nazionale Nati per leggere ha portato definitivamente la mia attenzione all’urgenza di avvicinare i bambini e le famiglie alla pratica della lettura fin dalla culla. Ma non ci si può fermare all’infanzia. Il festival Mare di libri di Rimini dedicato ad un pubblico adolescente e a cui da anni partecipo è la testimonianza di un’ulteriore tappa della mia ricerca; ritengo che a quell’età la letteratura possa aprire degli orizzonti sconosciuti e sorprendenti. Quali sono i libri che preferisci leggere e quali ti danno maggiori soddisfazioni? Dipende dallo stato d’animo e dalla situazione.

Betti Riccardo RIPARATORE AUTORIZZATO OPEL GM Assistenza: Via Emilia 11 - Riccione Vendita e esposizione: Via Emilia 24 - Tel/Fax 0541 643527 e-mail: bettiriccardo@libero.it

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Per la prima infanzia amo molto le storie ironiche, siano esse di narrativa, in rima o illustrate; e quando posso scelgo quelle che per i genitori sono ‘scomode’, o che comunque permettono loro di scoprire che esistono libri che non hanno una morale e che non sono al sevizio del potere che spesso loro mal gestiscono con i bambini. I libri possono essere mondi che ci consentono di crescere e cambiare prospettiva e punti di vista assieme ai nostri figli… e pure divertendoci. Per i ragazzi più grandi in generale prediligo le storie che lasciano un segno nell’anima, e fanno sì che a fine lettura ci si pongano delle domande; oggi più che mai abbiamo bisogno di persone che non cerchino risposte semplificate ai problemi. Credi che il leggere, il leggere A, e il leggere CON siano esperienze colte ed emozionali? Non tutti i libri sono letteratura, dipende dai contenuti e da come questi vengono narrati, e nel momento in cui si legge letteratura c’è cultura: è la letteratura che ci eleva. Ma leggere è anche un’esperienza sociale: la lettura autonoma respira quando i lettori si incontrano e si scambiano opinioni su quanto letto. Se leggo A un pubblico io devo necessariamente catalizzare la sua attenzione e trascinarlo come “Il pifferaio di Hamelin” in un altrove sconosciuto che emoziona tutti, insieme. In famiglia, e in certi contesti scolastici, possiamo leggere CON, che vuol dire, allo stesso modo, condividere: leggere interrompendoci perché una figura ci ricorda qualcuno o qualcosa di familiare, ridere delle stesse parole, commentare. Alla tua bimba di 9 anni, quanto trasmetti di ciò che fai? Viola è cresciuta in una casa ingombra di libri, e fin da piccola la sua principale passione era costruire casette usandoli come mattoni, sfogliarli e ascoltarne la lettura. Questo ha permesso alla nostra famiglia di comunicare attraverso codici che rimandano alle storie lette insieme. Per fare un esempio, quando aveva 5 anni, dopo una brutta influenza era convalescente a casa, mio marito era nel letto con 39 di febbre e io dovevo uscire per andare in farmacia, e le ho detto: “Viola, mi raccomando, non aprire a nessuno.” “Non sono mica come quella scema di Biancaneve!” RIPARATORE AUTORIZZATO OPEL GM Leggere belle storie davanti ad una platea ti riporta in qualche Assistenza: Via Emilia 11 - Riccione modo su un palcoscenico? Il legame col teatro continua ad esisteVendita e esposizione: re, e mi piaceVia pensare che sia un legame con la sua parte più noEmilia 24 - Tel/Fax 0541 643527 bile, quella dele-mail: rito condiviso che nutre ed bettiriccardo@libero.itarricchisce la relazione. Di fatto continuo a portare avanti alcuni spettacoli di narrazione; in fondo, anche se io leggo spesso giù dal palcoscenico l’esperienza di tanti anni di teatro mi accompagna e resta a disposizioInstallazione e assistenza ne della letteratura, favorendo l’incontro tra il pubblico e i libri.

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donne e teatro

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di Maria Grazia Tosi

La Carla ed io: madre e figlia sul palco Un duo originale ed inedito quello di Francesca Airaudo e Carla Monticelli: una figlia ed una madre che per la prima volta, il dicembre scorso, hanno calcato assieme il palcoscenico del Teatro Villa in Sant’Andrea in Casale. Un incontro-scontro tra una Capricorno e un’Acquario, così è sottotitolata con ironia una pièce teatrale che ha divertito e fatto pensare. Lo spettacolo è il racconto di un rapporto tra madre e figlia, due donne divise dalle inevitabili differenze generazionali e anche dalle scelte personali che, attraverso il fluire di memorie, riscoprono vecchie storie e imparano cose nuove. Un conflitto che partendo da loro diventa poi universale. Naturalmente considerata la nota verve comica di Francesca, il copione non poteva che risultare divertente, non solo per le battute incalzanti tra le due donne ma anche per i loro inserti canori. a causa di cosa è nata questo curiosa ed interessante esperienza? Tutto è nato dal progetto “Unici” a cura di Città Teatro in collaborazione con Università degli studi di Verona – racconta Francesca -, che si occupava delle famiglie d’Arte, viaggianti o stanziali, che hanno rappresentato per secoli una forma unica e peculiare del teatro italiano. Ad un certo punto sai che anche io mi sono sentita tale?! Ho pensato che se mia mamma non fosse nata in tempi difficili come minimo sarebbe diventata una cantante. Credo sia sempre stata portata per il palco ma che però non abbia potuto sviluppare i suoi tanti talenti artistici. Tant’è che quando le ho proposto di portare in teatro il lavoro che poi abbiamo preparato assieme e con la collaborazione drammaturgica di Giorgia Penzo, lei ha tranquillamente risposto ”Se tu pensi che io sia all’altezza, lo faccio”. Nemmeno per un attimo ho dubitato della sua energia, e questo è un lato di lei che mi piace. e’ stato difficile preparare tua madre a calcare il palcoscenico? Ci siamo messe a lavorare tutte e tre

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assieme, mia madre, Giorgia ed io, partendo da temi e situazioni su cui improvvisare... e lei si è subito ben adattata. Nello spettacolo cantiamo entrambe, lei canzoni di Buscaglione e qualche pezzo vintage, io canto tra le tante Rosalina di Concato (“Rosalina, Rosalina, a me piaci grassottina, ma quando è sera, sera ti sento masticare, quando è sera, sera t’ammazzi con i bignè”)… giusto per scherzare sulla mia linea che non è mai stata proprio perfetta! Questo sentito lavoro è stato un omaggio a tua madre o che altro? Certo, ma mi sono voluta anche fare un regalo nello stare in scena con lei. Perché è da lei ho preso diversi miei talenti, per esempio quello musicale. Mio fratello diceva sempre che la mamma ha un orecchio sopraffino, e mentre lui, mio fratello, suonava il piano e l’organo, lei intonava arie d’opera e canzonette anni ‘50. Poi è arrivata per me la scuola di teatro, l’università, la professione. E lei, e così anche mio babbo, non ha mai mancato nemmeno ad uno dei miei spettacoli. Credo

che, pur temendo la precarietà di questa professione, abbia sempre sperato che la continuassi, per specchiarsi in questa figlia che tanto, dice lei, le assomiglia. il rimando all’astrologia quale significato vuole apportare? In realtà io non ho una grande passione per gli oroscopi, ma mi sembrava che con un contrasto ulteriore, essendo i due profili astrologici vicini ma quasi opposti, potessi aggiungere un elemento in più per definire un conflitto che, seppur autobiografico diventa patrimonio di tutti; il conflitto tra madre e figlia, fatto di due forti emotività, aspettative e serrati dialoghi è di fatto una realtà piuttosto comune. Ma forse è troppo definirlo conflitto: si potrebbe anche chiamarlo… confronto. dopo la positiva esperienza teatrale… pensate di riviverla e riproporla? La tournée è in programma… ma spero solo che la primadonna, la Carla, abbia il tempo di seguirla visti i numerosi impegni artistici che la aspettano dopo il fortunato debutto – conclude spiritosamente Francesca.


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Vilma Volpetti alla Presidenza Sempre più rosa i vertici del comitato d’area di Riccione Paese, che affida presidenza e vicepresidenza a due donne. A prendere in mano il timone, a metà febbraio, è stata Vilma Volpetti della boutique Moda fashion Vilma, subentrata a Martina Spadarella (titolare dell’omonima gioielleria), rimasta in carica un anno, anziché tre, per motivi di lavoro. La vicepresidente è invece Patrizia Baiocchi dell’omonima edicola cartoleria, che nell’incarico sostituisce Dino Saponi (per diversi anni presidente), ora rieletto consigliere. Nel cda anche il new entry Gigi Morciano del Pepper, nonché Milena Morri, segretaria,

vigore a due iniziative che ogni anno da giugno a fine agosto attirano migliaia di persone: la Movida de Pais, che dopo la sperimentazione dell’anno scorso in Piazza Unità, s’intende rielaborare diversamente, e il mercatino dei bambini, che abbinato alla Movida e trasferito in un angolo della piazza del mercato, ha rischiato di spegnersi. Nella scorsa edizione si era un po’ ripreso, ma non basta. La neopresidente è convinta che sia necessario fare meglio: “Perché vogliamo che turisti e residenti vengano a passeggiare nel centro storico”. Si tiene alto l’interesse anche sull’arredo urbano di piazza Unità e, soprattutto per motivi

Ezio Tonini, tesoriere, Andrea Zangheri, Gilberto Semprucci e Stella Rotordam, tutti riconfermati. Già all’opera gli eletti che, come sempre compatti, in agenda hanno almeno tre obiettivi: organizzare nuovi eventi, rilanciare quelli consolidati e fungere da pungolo per la riqualificazione di piazza Unità e del mercato settimanale. Come annuncia la Volpetti: “Le idee sono diverse, così pure le iniziative da mettere in cantiere, ma prima di fare assumere delle decisioni si vuole capire cosa intende fare l’amministrazione comunale in Paese”. Nel frattempo si studiano nuove formule per ridare

di sicurezza, sulla ridistribuzione delle bancarelle del mercato del venerdì, che invano attendono una soluzione da tanti anni, come pure la riqualificazione del complesso parrocchiale, adiacente alla vecchia chiesa di San Martino. Vilma Volpetti intanto fa sapere che le soluzioni prospettate dall’amministrazione comunale, ossia la sistemazione di Piazza Unità e l’allungamento del mercato in Viale Diaz, trovano favorevoli gli operatori del Paese. Così pure l’idea di rendere gratuito il parcheggio XIX Ottobre, vicino alla stazione, nei giorni di mercato.

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REDAZIONE Direttore Responsabile: Giovanni Cioria • Capo Redattore: Giuseppe Lo Magro • Redazione: Nives Concolino, Maria Grazia Tosi • Hanno collaborato a questo numero: Marina Gambetti, Edmo Vandi, Adriano Prioli, Michele Cortesi, Francesco Tommasini , Lorenzo Scola, Roberto Betti, Alessandra Prioli, Giorgio Beltrammi, Novella Zammarchi, Paolo Santovito • Foto: Pico e Gianni Zangheri • Pubblicità: Tel. 338 4304667 • Grafica e impaginazione: Studio Grafico Composet Riccione: 0541 606680 • Stampa: La Pieve Poligrafica Editore Villa Verucchio S.r.l.


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di ni.co.

Patrizia Ducci da Guinnes! E’ davvero un numero da Guinnes quello raggiunto da Patrizia Ducci durante la sua carriera lavorativa: in trent’anni ha tagliato circa 20 milioni di costumi da bagno, indossati da italiani e stranieri anche in altri continenti, dall’Asia all’America. Esperta e stimata tagliatrice dell’Unimar srl, a inizio anno ha salutato il suo staff per andarsene in pensione. Un momento di festa che è stato pure occasione per ripercorrere la storia del costume da bagno e la sua evoluzione. “Ho iniziato a fare questo mestiere 41 anni fa – racconta la Ducci, 56 anni compiuti -, finché nel 1987 mi hanno assunta all’Unimar, dove ho sempre tagliato costumi di ogni risma e gusto, bikini, monokini, tankini (costumi interi), perizomi,

niela Berlini, si tagliavano manualmente. “Il modello base veniva riprodotto su un cartoncino, quindi si ripassava sulla carta carbone e si tagliava il tessuto. Un lavoro che diventava certosino, nei casi in cui il costume veniva confezionato con frappe e arricchito con altri particolari. L’arrivo dei macchinari computerizzati ha semplificato e velocizzato la produzione. Per il taglio comunque serve sempre massima attenzione”. Tanta fatica e lavoro, ma quando in spiaggia la Ducci vedeva i bagnanti che indossavano i costumi passati tra le sue mani, si entusiasmava come quando lavorava in azienda. “Quando ne vedevo uno dicevo: quello l’abbiamo fatto noi, l’ho tagliato io. E pensavo anche a quelli che la no-

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stra direttrice commerciale Cristina Berlini da anni esporta all’estero, dagli Stati Uniti a Dubai, e che in più occasioni hanno indossato pure alcune star. Tutto questo nel mio lavoro, che ho tanto amato, mi ha sempre entusiasmato, tanto più che il nostro reparto è stato sempre molto affiatato. Con Patrizia, Anna, Erika, Elma, Paola, Patrizia e Cristina abbiamo lavorato costantemente in armonia. Ho lasciato il lavoro a malincuore, ma mio padre, Bartolomeo, ha 96 anni e devo stargli vicina. Curerò di più anche la famiglia, mio marito Walter e i figli Alice e Alberto, ma anche le amiche con le quali intanto ho ricominciato a passeggiare”.

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CURIO ITÀ senzaeta’ di Maria Grazia Tosi

c’era una volta… Quale bambino non resta incantato davanti alla narrazione di una bella storia?! E’ iniziato da alcuni mesi, presso la Biblioteca comunale, il nuovo ciclo del progetto Leggere in biblioteca, avvio alla lettura rivolta ai ragazzi. Si sa che un buon libro spalanca le porte a mondi lontani e meravigliosi, sviluppando la capacità di concentrarsi e ragionare, la fantasia e l’equilibrio; ma non sempre è facile farlo loro capire, perché più catturati dalle immagini virtuali di tablet e smartphone. Il progetto si sviluppa lungo un fitto calendario di incontri con pedagogisti, attori e musicisti che propongono libri a bambini e ragazzi delle scuole per l’infanzia, elementari e medie. La musica delle storie è la sezione rivolta ai ‘grandi’ della scuola per l’infanzia e al primo anno delle elementari, dove una narratrice e un musicista sollecitano i bambini ad entrare nel racconto utilizzando i gesti, la voce e gli strumenti musicali. Avventure in biblioteca, la sezione rivolta agli alunni di terza e quarta elementare, fa leva invece sul gioco di squadra: alle letture individuali a casa e ad alta voce in classe segue la sfida a colpi di quiz, indovinelli, giochi di osservazione, laboratori creativi. Creature selvagge: leggersi dentro propone agli studenti di prima media un viaggio avventuroso nella letteratura per ragazzi, alla ricerca della creatura ‘primitiva’ che può nascondersi nel profondo di ciascuno di noi. Un gruppo di lettori volontari della biblioteca, inoltre, garantisce anche letture animate dedicate ai bambini dai tre ai sei anni; grazie alla loro interpretazione del testo il libro prende vita… lasciando i piccoli con gli occhi spalancati e sognanti. sPort e condivisione Quando si inizia a respirare l’aria tiepida di primavera e la fine della scuola non è troppo lontana ecco che si incomincia a pensare a come e dove trascorrere l’estate. Il Villaggio GiocaEstate della Polisportiva

Giocare e divertirsi per imparare

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Intrattenere i bambini sta diventando una ‘mission possible’ per genitori sempre più ansiosi di fare la cosa giusta per crescerli, educandoli e allo stesso tempo rendere loro la vita piacevole. Sono tanto impegnati i bambini di oggi, e non solo nelle attività scolastiche ma soprattutto in quelle extrascolastiche: calcio – danza – nuoto, pianoforte – chitarra – batteria, canto – lingue – computer. Servirà tutto questo per rendere i nostri piccoli riccionesi, nello specifico, dei futuri cittadini sani - colti - felici?

Comunale di Riccione diventa così una felice occupazione per tanti bambini, soprattutto quelli i cui genitori, e sono tanti, si ritrovano stra-impegnati in attività turistiche. Una realtà ormai storica quella del Giocaestate che ha già coinvolto due generazioni di riccionesi. Nato nel 1988 da un’idea di Stefano Maestri, ogni anno durante la stagione ben 400 bambini circa, dai 4 ai 13 anni, divisi in gruppi per fasce d’età si cimentano in attività dove lo sport si coniuga con la condivisione e il desiderio di conoscenza. Le attività più amate sono quelle inerenti all’acqua, non solo prettamente in piscina, ma anche i giochi con l’acqua organizzati nel prato o a bordo vasca (gare di tuffi, battaglie con le pistole ad acqua, gara di barche costruite dai ragazzi con materiali di riciclo...) e i grandi giochi come la Caccia al tesoro, l’Orientiring, le esibizioni e i giochi musicali. Due quelli che sono stati inventati da-

gli istruttori del Giocaestate: il “Tarquinio Provolini” inventato dagli istruttori Lucio Ronci, Gianfranco Luigi e Marco Capelli e “Assalto al Castello” inventato dall’istruttore Lucio Ronci. L’apprezzamento del Giocaestate è misurato dal fatto che sono numerosissimi i bimbi che si iscrivono per più anni; gli istruttori che si occupano dei bambini sono tutti qualificati e i genitori lasciano con fiducia i propri figli per svariate ore del giorno. E’ anche apprezzato il fatto di poter modulare la permanenza a seconda delle loro esigenze lavorative. creativaMente insieMe Poco più di un anno fa è stata inaugurata la nuova sede del Centro per le famiglie in via Cairoli. Lo stabile dell’ex asilo nido è diventato da allora pienamente operativo con psicologhe ed educatrici che svolgono un primo servizio di consulenza e informazione attraverso lo sportello Informafamiglie. Tra i servizi previsti, tutti gratuiti, lo spazio giochi per i più piccoli, ad oggi molto frequentato nella vecchia sede di viale Lazio, a disposizione di giovani mamme alle quali è rivolto anche il servizio di consulenza e confronto con le operatrici in momenti particolari come quello del post parto. Il centro, rivolto non solo ai bambini, quindi, ma a tutta la famiglia, rappresenta un prezioso luogo di condivisione e socializzazione dove nessuno viene lasciato solo, dove si lavora per risolvere problematiche, ma anche offrendo momenti ludici con spazi giochi e laboratori, e non solo ad appannaggio dei bambini, ma può coinvolgere anche i genitori. Nel Centro per le famiglie di Riccione proprio questo accade: bambini piccoli e picco-


17 lissimi si divertono creando… e i genitori anche, gli uni a fianco agl’altri. Oltre allo spazio giochi messo a disposizione con regolarità, e oltre ai tanti momenti formativi più rivolti agli adulti, vengono organizzati interessanti laboratori differenti a seconda dei periodi. La Scatola azzurra, la Bottiglia sonora, il Cestino dei tesori e tante piccole realizzazioni legate a festività e giornate di celebrazione riscontrano un grande entusiasmo soprattutto da parte di bambini più grandi: “Per certi laboratori in programma c’è addirittura la lista d’attesa” – sostiene un’operatrice del Centro. UNA RASSEGNA BELLINA BELLINA Nell’ambito de La bella stagione  dello Spazio Tondelli anche quest’anno è stato proposto  La bellina, cartellone teatrale di Riccione Teatro curato da Alex Gabellini. “E’ stato un incarico che ho fortemente inseguito, portando sul palco nuove idee di teatro ragazzi: un azzardo sensato, fatto di valutazioni e intrecci di pensieri. Ormai la Romagna ha un teatro ogni 10 chilometri, le programmazioni si assomigliano tutte, ospitando, per quanto riguarda il teatro ragazzi, unicamente titoli che strizzano l’occhio a favole e fiabe, dimenticandosi che il teatro ragazzi è fatto anche di quotidianità e storie reali. Molte compagnie vengono ‘escluse’ dal circuito solo perché osano proporre titoli e storie che non seguono la tradizione fiabesca. Io cerco lavori artigianali puri, mi piace la cura dei dettagli, la ricerca delle parole e dei temi. Spesso temi impegnativi, come la paura di crescere e dell’essere soli, l’amore di coppia, la salvaguardia della natura, degli animali e il dualismo tra individui, saltando dalla narrazione musicale al teatro circo, videoproiezioni, sabbiarte, circo teatro, pupazzi. Temi proposti da attori che sono ancor prima educatori: molti di loro hanno percorsi che conducono al teatro, una formazione nata tra i centri recupero, le ludoteche, le scuole e biblioteche, sono educatori sociali, educatori della parola, educatori dei gesti”. Ma i bambini assistono agli spettacoli da soli o assieme ai genitori? “Sono contrario ai bambini nelle prime file e genitori dietro, oppure ai genitori che se ne vanno; ritengo che gli spettacoli vadano vissuti insieme, come guardare un film sul divano… tutti insieme: e qui a Riccione lo fanno”.

IL CORPO E L’ANIMA Anche le parrocchie dedicano spazi e buone intenzioni per far trascorrere ai bambini dai 6 ai 14 anni i mesi da giugno a settembre in modo conviviale e sano. Quelle di Gesù Redentore, Mater Admirabilis e San Lorenzo propongono centri estivi con la preziosa collaborazione della cooperativa sociale Il Millepiedi di Rimini. Collaborazione che dal 2008 ha visto educatori con esperienza nel sostegno dell’handicap, ma anche persone per la maggior parte attive nella catechesi dei bambini o nelle scuole. Il numero di bambini accolti è cresciuto di anno in anno arrivando ormai ad una quota massima: quello di San Lorenzo è da sempre il più numeroso con una media di 50/60 bambini, quello dell’Alba con 30/40 e quello del centro con 20/30. I centri accolgono anche la maggior parte dei bambini portatori di handicap del Comune di Riccione e anche diversi dal Comune di Rimini e di Coriano. Questi bambini sono spesso seguiti dallo stesso educatore che d’inverno li segue a scuola essendo un servizio erogato sempre dalla medesima cooperativa.” Le nostre attività lasciano anche molto spazio alla libera espressione ed al gioco non strutturato – spiega un responsabile della cooperativa -, ma anche a laboratori creativi con materiale di riciclo, giochi di squadra, letture di storie e momenti di riflessione.

Facciamo anche due gite al mese ludiche e formative. E nell’arco della giornata abbiamo due momenti di preghiera, al mattino come primissima attività e prima di pranzo”. Concludendo con una considerazione di Don Franco: “Per noi cristiani non c’è dissociazione tra formazione umana e spirituale. Non facciamo proselitismo, per noi l’educazione dei ragazzi è entrambe le cose che tra loro si integrano”. BASTAVA UN SASSOLINO Opportunità sportive, e colte… ma è sempre stato così, almeno per la maggior parte dei residenti che erano bambini una volta? Forse no… il parco giochi era il cortile o anche la strada, non trafficata come quella attuale e presumibilmente meno pericolosa in senso generale. Bastava un gessetto, un sasso e tanta voglia di divertirsi. Chi non si ricorda quando ci si ritrovava con gli amichetti e si disegnava su un selciato quell’insieme di riquadri da percorrere avanti e indietro saltando su una gambe o tutte e due insieme?! Si chiamava Campana, o anche Settimana, Paradiso e tanti altri nomi a seconda delle località. Un gioco conosciuto sin dall’antica Roma; un gioco all’aria aperta che richiedeva poca spesa e impegnava tanta coordinazione ed equilibrio. Il primo giocatore iniziava lanciando all’interno della prima casella il proprio sassolino, poi doveva saltare con un solo piede di casella in casella fino alla fine del percorso e ritornare indietro senza entrare nel riquadro contrassegnato. Ovviamente in quelli con due caselle affiancate orizzontalmente si potevano appoggiare entrambe i piedi. Una volta giunti in prossimità di quella che contiene il proprio contrassegno, il giocatore doveva raccoglierlo e tornare al punto di partenza. Se veniva calpestata una linea o se si perdeva l’equilibrio, il turno passava al giocatore successivo. Vinceva chi riusciva per primo a contrassegnare con il proprio sasso, completando il percorso. Giocare all’aperto diventava un’ottima lezione di vita per il bambino: per imparare ad autocontrollarsi, risolvere i problemi, prendere decisioni, seguire le regole.


polizia municipale

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di Nives Concolino

Tutti i dati del 2017. Decurtati 22.500 punti. 68.000 verbali per violazioni al codice della strada Sono 6.013 le infrazioni per passaggio di veicoli con semaforo rosso rilevate l’anno scorso a Riccione con i due Vista-red attivati sulla Flaminia. Una numero consistente che, se tradotta in danaro, sfiora il mezzo milione di euro. Scorrendo i tabulati della Polizia intercomunale di Riccione, Coriano e Misano, risulta elevato anche il numero degli incidenti stradali, 466, due dei quali mortali e 332 con feriti. Non mancano i pirati della strada, 10 in tutto, fuggiti dopo aver provocato dei sinistri, e le persone (23) denunciate per guida in stato d’ebbrezza o sotto l’influenza di droghe. Nella black list spiccano pure 68mila verbali notificati per violazioni al codice della strada con 43 patenti ritirate e 22.500 punti decurtati, mentre 55 veicoli sono stati posti sotto sequestro. Altro capitolo è quello delle infrazioni di sosta impropria su strisce pedonali, attraversamenti, marciapiedi e posti invalidi, pessimo vizio che ha fruttato in complesso 1.280 sanzioni. Altre 709 multe sono state notificate per mancanza di revisione dei veicoli e 396 per l’uso del cellulare durante la guida. Ad allungare la lista nera ha contribuito anche il numero

E’arrivato Zico, agente a quattro gambe

degli automobilisti sorpresi a guidare senza cinture di sicurezza e, in altri casi, senza seggiolini ad hoc pur avendo bimbi a bordo, 240 le infrazioni complessive. E’ alto pure il tasso degli automobilisti che non hanno rinnovato l’assicurazione, 158 in tutto. Le multe vanno oltre e interessano anche l’ambiente, l’edilizia e il commercio. Il Nac (Nucleo Antiabusivismo Commerciale) ha effettuato 344 servizi, durante i quali sono scattati 76 verbali e 325 sequestri di merce. Sono invece a 531 i sopralluoghi effettuati durante l’attività di polizia ambientale ed edilizia con 25 notifiche di reato. Gli agenti hanno anche effettuato 120 controlli nei pubblici esercizi, hotel e altre strutture ricettive, ai quali si aggiungono i 496 in esercizi commerciali e attività artigianali e 253 nei mercati ambulanti con 204 verbali per illeciti amministrativi e 141 per infrazioni di leggi sul commercio. Un ultimo particolare, la Polizia municipale, che l’anno scorso ha ricevuto 10.238 richieste di intervento, ha denunciato 104 persone. Per fare vera prevenzione, gli agenti della Pm hanno tenuto delle lezioni in nove scuole, coinvolgendo 670 studenti.

Nuovi Vista Red e colonnine per controllare la velocità Novità della Pm è pure l’installazione di altre colonnine per il rilevamento della velocità nelle vie interne di Riccione. Sono entrati in azione intanto i VistaRed, che come l’occhio del “grande fratello” controllano i veicoli in transito sulla Flaminia, sia all’incrocio con viale Abruzzi, all’altezza di Riccione Paese, sia all’intersezione con i viali Potenza e Palermo (prosecuzione del Michelangelo) a Fontanelle. I due dispositivi di rilevamento, attivi da alcuni mesi, catturando le immagini di numerosi automobilisti indisciplinati, hanno già contribuito ad abbassare il numero delle infrazioni, e quindi degli incidenti in due punti nevralgici del traffico cittadino. Basti pensare che in viale Abruzzi, secondo i dati forniti dalla Polizia municipale “transitano 20mila veicoli al giorno”. Funzionanti 24 ore su 24 in entrambe le direzioni, i nuovi meccanismi sono in grado di fornire foto digitali e filmati, fondamentali in caso di accertamento

Si chiama Zico ed è in servizio da metà febbraio. E’ un cucciolo di pastore tedesco che affianca gli agenti della Polizia Municipale sia in attività quotidiane e di routine, sia in operazioni mirate e interventi straordinari, per esempio antidroga, che richiedono l’impiego di cani addestrati. Appena arrivato al comando il quattro zampe è stato affidato ad un addestratore per poi seguire in marzo il “corso di condizionamento”. “Dotarci di un’unità cinofila per il controllo del territorio significa anche specializzarci e poter fronteggiare ancora meglio situazioni particolari e rispondere ad esigenze specifiche”, sottolinea l’assessore alla Pm Elena Raffaelli.

delle infrazioni. Niente più sconti, dunque, per chi non rispetta il Codice della strada, soprattutto per chi in barba al semaforo rosso, passa dritto, mettendo a repentaglio la propria vita e quella degli altri. I Vista Red comunque fungono anche da deterrente: “Prima dell’installazione del sistema di rilevamento le infrazioni erano moltissime – commenta la Raffaelli -, in media trenta al giorno, mentre in pochi mesi di attività le sanzioni si sono ridotte di due terzi, abbassando nella stesso tempo e in maniera importante l’eventualità di provocare incidenti anche gravi”. Comunque sia, attenzione a non lasciarsi trarre in inganno dal giallo, molti passano, convinti di essere ancora in tempo, mentre il rosso incalza in poche frazioni di secondo, e il VistaRed non perdona.


polizia municipale

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di Nives Concolino

Parcheggi per disabili: è caccia ai trasgressori Giro di vite sull’occupazione delle strisce gialle, riservate ai portatori di handicap. Le scorse settimane il Corpo intercomunale di Polizia municipale di Riccione ha avviato servizi ad hoc, per stanare chi ha il pessimo vizio di parcheggiare l’auto sulle strisce gialle e di usare impropriamente il cartellino azzurro riservato ai disabili, malcostume che accomuna ancora diversi automobilisti. Ma attenzione, come assicura il comandante Pierpaolo Marullo su queste infrazioni l’attenzione rimarrà alta anche dopo la campagna intensiva. In agguato sanzioni da 85 euro ridotte a 59,50 se pagate entro cinque giorni. A questo si aggiunge la decurtazione di due punti sulla patente. Occhio poi alle contraffazioni. Produrre un pass falso o modificarne uno vero é di una gravità tale, da obbligare gli agenti a procedere con la segnalazione all’autorità giudiziaria. La Polizia municipale invita pure ad “avvalersi del documento originale, l’esposizione della fotocopia infatti non ha alcuna validità per cui comporta

la sanzione e la rimozione del veicolo per liberare lo stallo occupato abusivamente”. Gli agenti controllano i documenti, verificano eventuali alterazioni o contraffazioni e il corretto utilizzo del pass, rilasciato dal comando. Nel frattempo, per avere un quadro completo dei permessi validi, è stata fatta un’attenta verifica dei cartellini non riconsegnati, anche se scaduti, o ancora in circolazione nonostante decessi o cambi di residenza. Sono circa 1.200 quelli attivi, lo conferma il comandante. Ciò vuol dire che dallo scorso 15 novembre, quando in elenco ce n’erano 1.710, ne sono stati eliminati circa 500. La richiesta è crescente, basta scorrere i dati degli ultimi sei anni nei quali sono stati rilasciati circa 200 permessi (1970 a novembre). Sono stati 308 quelli concessi da gennaio a metà novembre del 2017, si aggiungono ai 385 del 2016, ai 401 del 2015 (anno di massimo picco), mentre nel 2014 ne sono stati autorizzati 366, nel 2013 solo 250, più o meno come

il 2012 (260). Numeri di ben lunga moltiplicati rispetto al passato, basti pensare che negli anni Novanta se ne rilasciavano dai 35 ai 50 all’anno, poi dal 2000 il balzo in avanti con 94, (155 nel 2004) e così via sempre in crescendo. Tra i furbetti un noto riccionese che usava impropriamente il cartellino della compagna, mentre lei si trovava altrove, e quello di un giovane che continuava a usare il permesso del nonno scomparso da tre anni, un caso che nel corso degli anni ha trovato diversi precedenti, favoriti dalla validità quinquennale del permesso. Le cose sono cambiate poco più di un anno fa, quando con le nuove disposizioni sono stati rinnovati tutti i contrassegni, non più arancioni, ma azzurri. Resta il problema di chi abita in punti nevralgici, dove, pur essendo a disposizione gli stalli gialli, questi sono sempre occupati, a discapito dei residenti disabili, ma per il momento a Riccione, a differenza di Rimini non si prevedono posti numerati, quindi personali.

Cevoli, il maître con la passione del modellismo Uno dei suoi capolavori è l’Amerigo Vespucci, costruita in scala con professionalità da armatore e pazienza certosina. L’autore è il riccionese Luigi Cevoli, 72 anni, ex maître e docente dell’Istituto Alberghiero Severo Savioli, che oltre alla modellistica coltiva altri hobby, colleziona infatti Whisky, cavatappi e carte da gioco provenienti da tutto il mondo. Quante navi ha costruito? “Una ventina, tra queste la Vespucci che considero il mio migliore lavoro, tant’è che è l’unico esemplare che non ho mai voluto vendere e che conservo ancora in casa, perché mi sono affezionato. L’ho realizzata in cinque anni, pian pianino, prendendo spunto da un disegno. Mentre lavoravo a Zurigo, ho costruito un’altra nave di fantasia, un capolavoro! Il proprietario del ristorante l’ha voluta tenere per esporla al pubblico nel suo locale, gliel’ho lasciata con soddisfazione”. Con i suoi capolavori ha partecipato anche a diverse esposizioni ed è stato premiato, vero? “Si. Ho vinto diversi premi alle mostre di modellismo, anche al Palazzo del Turismo di Riccione. Sono stato chiamato pure in tv per spiegare come realizzo i miei lavori, per esempio i quadri intarsiati e le navi in bottiglia. Ho riprodotto anche la fontana del Palazzo del Turismo, che un cliente dell’Hotel Abner’s, titolare di un negozio, ha portato a Berlino, dove si trova tuttora. Con il legno però ho costruito soprattutto modelli di navi”. Come e quando è nata la sua passione per il modellismo? “Quando lavoravo in albergo in Germania, il tempo libero lo trascorrevo facendo questi lavori”. Ora cosa fa e cosa colleziona? “Può sembrare un paradosso, ma adesso che sono in pensione non ho più tempo libero, la casa mi tiene sempre occupato, così ho messo da parte il modellismo per dedicarmi all’hobbistica”. “Colleziono Whisky, alcuni anche di cinquanta e sessant’anni, che da circa tre decenni conservo in una vetrina. Ho un centinaio di bottiglie, provenienti da tutto il mondo, alcune, particolari, non si trovano più. Tutte le volte che accompagnavo gli studenti in altre città per fare delle gare, ne acquistavo una, alcune me le hanno regalate le mie figlie”. “Colleziono anche carte da gioco, ne ho duecento mazzi, provenienti da svariate nazioni. Quelle italiane le ho tutte. Coltivo questa passione da quando insegnavo Sala Bar a San Marino.

di ni.co.

Luigi tra le figli Maria Grazie e Maria Cristina.

All’epoca fumavo le sigarette e quando entravo in tabaccheria ero attratto dalle carte da gioco, anche perché sul Titano ne hanno una bella gamma. Così pian piano mi sono trovato la vetrina piena. Ironia della sorte, io non gioco nemmeno a carte!”. Intanto è cresciuta anche la sua collezione di cavatappi? “Si, per me maître e chef di vini, rappresentavano un qualcosa di particolare e allora ne ho rimediati un centinaio. La collezione è cominciata in modo singolare. All’hotel Imperiale di Rimini, un signore che aveva preso un elaborato piatto di carne mi chiese consiglio su che vino abbinarci, gli consigliai un Santa Cristina Antinori. Mentre l’andai a prendere, lui salì in camera e mi portò un cavatappi dorato, poi, presentandosi mi disse di essere l’ispettore generale delle cantine Antinori”. Di professione cosa faceva? “Ho sempre fatto il maître di sala. In estate lavoravo all’Hotel Abner’ dall’ingener Fascioli e d’inverno all’Istituto Alberghiero di Riccione, dove insegnavo Esercitazioni di sala bar, cioè spiegavo come si serve, come si prepara il tavolo, come lo si apparecchia e lo si decora. Ho iniziato negli anni Cinquanta/Sessanta, ma prima sono stato a Taormina”.


1928 - la nostra storia di 90 anni fa

di Giuseppe Lo Magro

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Nasce l’Azienda Autonoma di Cura e Soggiorno Nel pomeriggio del 2 Maggio, al Teatro Iris in Viale Ceccarini, nasce l’Azienda autonoma di cura e soggiorno di Riccione. Per assistere al lieto evento si riunirono rappresentanti di istituzioni, esercenti, commercianti, proprietari di ville e villini, lavoratori stagionali e semplici cittadini; tutti curiosi di conoscere lo statuto sociale stilato per dare maggiori possibilità di sviluppo e progresso alla spiaggia riccionese. A darne lettura fu il commissario prefettizio Sanzio Serafini che era stato chiamato a coprire il vuoto amministrativo causato dalle dimissioni del podestà Silvio Lombardini. Il Consiglio direttivo era composto da 20 membri: Commissario prefettizio, uno del direttorio fascista, segretario dei sindacati, presidente della società sportiva, presidente dei marinai e dei bagnini, tre albergatori, tre proprietari di ville, tre commercianti ed esercenti, due industriali, due professionisti, uno istituti di credito, un agricoltore. In precedenza Lombardini aveva istituito il Comitato di amministrazione dell’Azienda autonoma di cura e soggiorno di Riccione col compito di stabilire le competenze del nuovo ente turistico ed aveva creato l’Ufficio stampa municipale (direttore Valfredo Montanari). Il primo anno di gestione ottenne buoni risultati e chiuse in attivo; le entrate derivavano da imposta di soggiorno e concessioni degli

arenili. In collaborazione col Comune l’Azienda contribuì a migliorare i viali della Marina, le alberature e l’illuminazione; a realizzare le aiuole in Viale Ceccarini; a progettare il piazzale a mare con inserimento di una fontana – inaugurata poi l’anno successivo. Ebbero significativi miglioramenti la nettezza urbana e l’innaffiamento stradale; venne intensificata la lotta contro la mosca e costruiti chioschi per orinatoi; furono emanate norme per l’igiene dei ritrovi pubblici e potenziati i servizi delle comunicazioni (telefono, telegrafo, posta). Particolare attenzione fu riservata al servizio taxi ( Romeo Fabbri con propria automobile) e di “corriera estiva” svolta da Amilcare Cecchini (carrozza a due cavalli) capace di 12 corse giornaliere, andata e ritorno, da Riccione Paese alla Marina lungo Viale Maria Ceccarini a 50 centesimi. Curiosa una nota del contratto: Il conducente doveva vestire decorosamente, usare linguaggio corretto e mostrare modi gentili con i clienti. L’Azienda fece valere le nuove e valide competenze soprattutto nella promozione turistica. Per propagandare la spiaggia si utilizzò lo slogan “Riccione, Perla verde dell’Adriatico”, diffuso sui quotidiani, all’interno e fuori dal Regno; furono ideati pregevoli manifesti ed opuscoli ad opera di illustri disegnatori grafici.

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1928 - la nostra storia di 90 anni fa

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1928 - la nostra storia di 90 anni fa

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di G.L.M.

24 Giugno - Istituito il “Salvataggio in mare” Il neonato Ente istituì anche il “Servizio di salvataggio in mare”. Presieduta dal Comandante della Regia Capinaneria di Porto di Rimini, la Commissione di vigilanza sulla spiaggia, affidò, il 24 Giugno, la direzione del servizio al signor Oddo Gramignani che era Presidente della locale sezione della Croce verde. Gramignani scelse i migliori bagnini, assegnando zone ed orari. Tutto filò in maniera perfetta tanto che, a fine stagione, il bilancio fu oltremodo soddisfacente non essendosi verificato alcun annegamento.

Il militare di Finanza Paolo Piga tra i suoi salvatori: Ettore Angelini (cl.1905) bagnino e Alfredo Del Bianco (cl. 1901) barcaiolo; a ricordo del salvataggio in mare in procinto di annegare assieme al suo collega in servizio presso la Brigata di Riccione.

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libri

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Quattro grasse risate In tempi neppure tanto lontani, quando la tv non aveva ancora obnubilato i nostri cervelli, giovani e meno giovani dopo le fatiche degli impegni quotidiani si ritrovavano a fare la veglia - la végia - per chiacchierare di fatti, fattarelli e fattacci... per sbevacchiare un calice di vino ...per incontrare - soprattutto - il sesso opposto... per farsi quattro “grasse” risate. I fortunati che rimediavano una fisarmonica... potevano anche fare quattro cante e quattro balli. Il ritrovo era una stalla “calda e profumata”, un’osteria per chi aveva due baiocchi da spendere, o qualsiasi altro ambiente adatto. Imprescindibile era

la presenza de “E bligh dla végia...” l’animatore... il trascinatore... l’aggregatore... il burlone. Di lui parleremo nelle due pagine che seguono mentre nelle restanti troverete quanto promesso in copertina: Racconti audaci e Storielle salaci, Barzellette piccanti e Pensieri dissacranti, Fantasie irriverenti e Battute incontinenti, Aforismi fulminanti e Filosofie scoppiettanti. Tutti raccolti nel corso degli anni, scaturiti dalla fantasia di chissà chi e da quella dell’autore per consentirvi di indossare i panni de “E bligh dla végia” in una serata tra amici... oppure in solitario.

“Gardlén, una storia bolognese” Della scrittrice Serena Campi, edito da Nuova S1, è il romanzo di una vita qualsiasi eppure straordinaria. Ambientato nella Bologna tra le due guerre mondiali, racconta infanzia, adolescenza e maturità della protagonista, Irma, e della sua famiglia sullo sfondo del quartiere popolare del Pratello, dove si parla dialetto, si mangia se ce n’è, ed è sfuocato il confine tra sopravvivere e delinquere. Irma, voce narrante, attraversa con la leggerezza dei bambini le privazioni della guerra, l’epidemia di Spagnola e la miseria. L’occasione di stagliarsi dalle luci e ombre del rione le giunge inaspettata conquistando un posto di lavoro nel Salone di parrucchiere più in voga della città, divenuto salotto mondano delle don-

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ne più influenti. E’ l’inizio di una nuova vita, che la condurrà a conoscere il bel mondo, nei luoghi delle feste da ballo e di villeggiatura, tra Cortina d’Ampezzo e la nuova Perla Verde della riviera, quella Riccione elegante e spudorata dove impazza il charleston fino al mattino nelle feste danzanti dei grandi alberghi di fine anni venti. Una folla di personaggi minori, appassionati, ambiziosi, onesti e corrotti, ciascuno con la propria storia privata che si intreccia a quella della protagonista, accompagna Irma nella sua crescita individuale, attraverso eventi lieti e drammatici, l’amore e il dolore, grandi successi e terribili cadute, fino a convergere inesorabile verso la seconda guerra mondiale.

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un amico della perla verde

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di Edmo Vandi

Ballandi a Riccione per “Giochi Senza Frontiere” quale rappresentante dell’Italia, alla finale che si svolse nella città di Tomar in Portogallo. A me fu affidato l’incarico di organizzare la trasferta (aereo BolognaLisbona-Bologna), il relativo soggiorno e i rapporti operativi con i rappresentanti delle altre delegazioni. I risultati non portarono Riccione alla vittoria (vinse “com’era previsto” il Portogallo) ma la Perla Verde conquistò una eco di pri-

mo piano, per settimane, nelle cronache televisive e giornalistiche di tutta Europa. Mi sento quindi ancora oggi di dire un grazie di cuore a quel grande amico che fu, anche per Riccione, Bibi Ballandi. PS: La tappa di Riccione che portò alla finale, si giocò sul Piazzale Roma, con affollatissime tribune da 5000 posti e una pista cementizia circolare aggiunta sulla sabbia (esistente ancora oggi).

Si è parlato e scritto molto in questi giorni, anche con grande e naturale commozione, di un vero amico di Riccione, intendo Bibi Ballandi. Io vorrei aggiungere come ricordo personale il suo proporre la Città di Riccione come rappresentante dell’Italia nella prestigiosa trasmissione televisiva “Giochi Senza Frontiere”, diffusa in Eurovisione con milioni e milioni di telespettatori a livello europeo e non solo. Si era nel 1975 quando Italo Nicoletti, allora nella Segreteria del Sindaco Biagio Cenni, incrociò la propria vocazione partecipativa con quella di un giovane ma già affermato Bibi Ballandi. Questi propose il nome di Riccione al Responsabile RAI per l’organizzazione di Giochi Senza Frontiere, il romano Luciano Gigante. Riccione, grazie ad un team di validissimi atleti capitanati dal compianto Tiziano Mulazzani, si qualificò brillantemente,

Tip Tap, raccolta tappi per creare un bosco e sostenere la ricerca medica “Per fare un albero, ci vuole un tappo”, è lo slogan di “Tip- Tap”, progetto di raccolta tappi di plastica che si prefigge un duplice obiettivo: creare un bosco a Riccione entro il 2020, in area da concordare col Comune, e sostenere la ricerca universitaria nello studio delle malattie genetiche dei bambini, in particolare l’atassia telangiectasia, malattia ereditaria neurodegenerativa infantile e rara che costringe i bambini a vivere su sedia a rotelle già dai 10 anni. L’iniziativa, che coinvolge tutte le scuole riccionesi, parte dall’associazione Ambiente & Salute di Riccione in tandem con il Dipartimento di Scienze Biomolecolari Università “Carlo Bò” di Urbino e “A-T” associazione nazionale Atassia Telangiectasia col patrocinio del Comune di Riccione. A proposito ricordiamo che a supportare il team del Dipartimento di Scienze Biomolecolari dell’Università di Urbino, coordinato dalla dottoressa Luigina Rossi e dalla Ricercatrice Sara Biagiotti, oltre sette anni fa, è

stata la maestra riccionese Gisella Minoggio, alla quale si deve l’ideazione e l’avvio del progetto di raccolta tappi di plastica nel comprensorio Riminese e nel Pesarese fino a Bolzano. Proprio dal suo incontro con i volontari di Riccione Ambiente

di ni.co.

& Salute è nato “Tip-Tap”che intende anche incentivare il riciclo con il sostegno delle direzioni didattiche dei due Istituiti comprensivi di Riccione, formati anche da dodici scuole materne, elementari e medie, nonché da tutti gli asili comunali.


ritrovarsi

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Che bello! Dopo 37 anni di nuovo insieme Sono stati seduti fianco a fianco in classe per cinque anni, dal 1976/77 al 1980/81, sui banchi della Scuola elementare delle Maestre Pie di Riccione. I giovanissimi alunni della classe unica di suor Assunta (dalla prima alla terza) e suor Ines (quarta e quinta) si sono persi di vista per 37 anni, fino a qualche sera fa quando si sono riuniti a cena. In 22 su 32 (gli altri tutti assenti giustificati, molti per lavoro all’estero) hanno dato vita ad una bella rimpatriata, tra ricordi e sorrisi quando si sono incontrati “con qualche capello in meno e qualche chilo in più”, ma contentissimi di essere nuovamente insieme. La classe è composta da: Lucia Battarra, Giampaolo Berardi, Raffaella Berardi, Manuela Caforio, Sandro Calza, Lucio Camerani, Matteo Castellani, Fanny Cherubini, Gino Copioli, Paolo Falconi, Gianluca Gabellini, Romina Lazzaretti, Patrizia Maffei, Monia Mangani, Fabrizio Mazzotti, Bruno Raggio, Antonio Reca, Mariagrazia Ronci, Davide Rosati, Daniela Rossi, Alessandra Semprini, Massimiliano Severi, Sabrina Signorotti, Alda Tentoni, Christian Tirincanti, Roberto Tonini, Andrea Tordi, Simone Torsani, Fabio Vagnoni, Giacomo Vannoni, Omar Venerandi, Daniela Villa e Filippo Zaghini.

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curiosità

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di G.L.M.

Il numero tredici: la rottura dell’armonia Dal Latino “tredicim”, è un numero presente in tutte le superstizioni e incarna i disordini che portano ai grandi cambiamenti. L’aggiunta di una unità al numero dodici spezza la ciclicità. Mentre il 12 si può dividere in parti uguali (2-3-4) il 13 è un numero primo. Nel tempo il numero tredici, dalla tradizione popolare, è entrato nel patrimonio culturale della collettività. Sicuramente non lascia indifferenti anche coloro che non credono porti male e ha una certa risonanza nel nostro inconscio. La sua probabile negatività ha origine dall’Ultima cena, pasto che Gesù Cristo condivise con i suoi dodici apostoli e poi venne denunciato e crocifisso. Così, essere in tredici a tavola, non è auspicabile, visto che il tredicesimo convitato sarebbe destinato a morire entro l’anno. Famoso nella storia il fatto che viene attribuito al Re Filippo il Macedone (padre di Alessandro Magno) narrato da Diodoro. Durante una parata egli fece aggiungere la sua statua a quelle dei dodici miti della Grecia. Nello stesso giorno fu assassinato a teatro. E’ indubbio che il 13 rompa l’armonia, l’equilibrio del dodici: i dodici apostoli, i dodici mesi dell’anno, i dodici segni zodiacali. Il tredicesimo capitolo dell’Apocalisse è quello dedicato

all’Anticristo. Il 13 Ottobre 1307 vennero arrestati in massa i Cavalieri Templari, osteggiati dal Re di Francia Filippo IV il Bello. Durante le torture subite lanciarono molte maledizioni che portarono sventura. Venerdì tredici è unanimamente come giorno di malaugurio. Gesù Cristo morì di venerdi. Negli Stati Uniti la superstizione è così marcata che non esiste il posto n° 13 sugli aerei, né una camera 13 negli hotel e neppure un 13° piano negli edifici che spesso vengono chiamati 12 b.

E che dire del fallimento della missione nello spazio dell’Apollo 13? Il suo lancio avvenne alle ore 13,13 locali. I contro-superstiziosi nel 13 non vedono malefici, ma l’esatto contrario. Che dire di un bel 13 al Totocalcio? Tanto che “Ho fatto tredici!” significa aver avuto un gran colpo di fortuna. Anche venerdì 17 non è un giorno ben accettato. Per gli antichi romani era numero nefasto e di malaugurio. Le cifre che lo compongono XVII, se anagrammate danno VIXI cioè VISSI ovvero “sono morto”.


GENTE DI CASA NOSTRA

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di Maria Grazia Tosi

105 anni! Buon compleanno Serafino Un’autentica forza della natura. Serafino Bologna ha compiuto ben 105 anni, dimostrandone venti di meno. Sicuramente sarà proprio il suo carattere sereno, la sua buona salute e tanta voglia di vivere che l’hanno accompagnato ad un’età eccezionale. Un uomo che ha vissuto una vita estremamente lunga attraversando generazioni, due guerre e trasformazioni di una Riccione che quando lui veniva alla luce non era ancora Comune ma solo una frazione di Rimini. Nella sala delle feste della Residenza Felice Pullé, presso la quale da pochi anni risiede, è stato festeggiato il suo compleanno; sala piena di amici e parenti, un’animazione molto allegra e lui, Serafino, con a fianco altri tre ospiti del centro, che sempre nel mese di febbraio festeggiavano i loro compleanni: Dorina di 91, Augusto e Rodolfo di 94. Vivacissima l’animatrice Cinzia Tordi, brava nel coinvolgere i presenti e a dedicare la massima attenzione ai festeggiati, con Serafino in prima fila, che spiccava non per età, ma al contrario per aspetto giovanile e disinvolto atteggiamento. Quando è nato nel 1913 nella famiglia Bologna, tre erano le famiglie con lo stesso cognome e che curiosamente abitavano tutti in via Settembrini… ma non erano parenti: c’erano i Bologna del noto calzaturificio, i Bologna che avevano una ditta di

bombole, e loro, i Bologna imbianchini. Perché Serafino, dopo aver svolto tanti diversi lavori anche fuori Riccione è diventato il titolare di un’impresa con 12 operai . Il figlio Paolo, fratello di Gianfranco, racconta che quando era andato in pensione sosteneva che ‘da vecchio’ avrebbe voluto abitare in una casa per anziani, ma doveva essere esclusiva-

mente proprio quella e quella sola nella quale ora vive… perché in più occasioni l’aveva verniciata lui! Prima della fine della festa dello strepitoso compleanno e dopo le grandi torte preparate dalla cuoca, anche la sindaca Tosi ha portato i suoi omaggi al più che centenario cittadino, accennando con lui alcuni passi di ballo, la passione che Serafino sostiene essere stata una delle più belle della sua ricchissima e lunghissima vita. Come si sente Serafino? “Bene, ho solo le gambe che a volte mi fanno un po’ male. Ho comunque sempre cercato di trattare bene il mio fisico: sono stato un tipo calmo, ho mangiato di tutto ma regolare e bevuto solo un bicchiere di vino ai pasti. Credo proprio comunque che nella mia vita sia stato, grazie a Dio, un uomo fortunato.” Come si trova qui nel Centro? “MI trovo benissimo! Ho tutto: amici con cui giocare e chiacchierare, sport, ballo, buon cibo. Facciamo assieme dei laboratori manuali e sensoriali, ci fanno vedere dei bei film e dalla Biblioteca vengono ogni tanto dei volontari a leggerci dei libri interessanti.” Cosa spera per il suo futuro? “La morte ci è sempre vicina… ma non si sa quando arriva veramente. Io spero di vivere ancora tanto… però naturalmente voglio restare così come sto adesso!” - risponde convinto… sorridendo.

Carlo Tonini detto “Budrièl” e Sartor de Paes! Carlo Tonini “Budrièl”, e Sartor de Paes, era nato il 20 aprile 1918, esattamente 100 anni fa, a Misano ma poi cresciuto nel podere dei Budrièl (ora Oltremare). Un’infezione che gli causò la perdita di un occhio, consigliò i genitori Cesare e Augusta, di avviarlo al più agevole mestiere del sarto. Gli fu maestro il grande Avellini il quale lo mandava in bicicletta a Rimini a comprare filo, gesso e bottoni. Appena adulto e imparato il mestiere si mise in proprio aprendo una prima sartoria in Viale Dante. Trasferitosi poi in Paese dopo la guerra, viene ricordato per la sua disponibilità verso i meno abbienti per i quali, tra I’altro, ogni lunedì si prestava a cucire indumenti in cambio di conigli, polli, uova e cosi via. Amante della musica trovò comunque il tempo di far parte della Banda Comunale suonando il sassofono e il clarino (aggiungendo poi la fisarmonica). Nel 1936 con la Banda andò a suonare per Mussolini in occasione della visita di Hitler a Roma. Purtroppo col passaggio del Fronte gli strumenti gli furono rubati e così anche due macchine da cucire, due biciclette e due bauli di stoffe di notevole valore. Nel 1940 conobbe Cesarini Pasquina (detta ad Canarèl), si sposarono nel dicembre del 1943. Naquero tre figli: Guido, Ezio e Massimo. Carlo scomparve prematuramente nel 1970 a 52 anni ricordato dai figli per la rettitudine, I’onestà e per le fondamentali lezioni di vita che li accompagnano tuttora. Carlo Tonini verrà ricordato a 100 anni dalla nascita, nel pomeriggio del prossimo 20 aprile con una festa che si svolgerà presso la Casa Colonica della Micia, nel Parco della Resistenza, con la partedpazione della Banda Cittadina diretta dal M° Filippo Dionigi e con rinfresco “romagnolo” al quale sono invitati tutti i riccionesi.

di Famiglia Tontini


mondo scuola

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di ni.co.

Linux: Il cervellone blindato del Liceo Volta Fellini Hanno realizzato gratis un progetto che ha fatto risparmiare circa 15mila euro al Liceo-Volta Fellini di Riccione, facendolo diventare uno degli istituti italiani più all’avanguardia a livello informatico. Protagonisti Alessandro Abbondanza, tecnico informatico del Liceo e i soci del “RiminiLug” sistemisti informatici Matteo Cecchini e Giuseppe Ferrara, in accordo con il preside Paride Principi. In pratica al Volta Fellini, ora riuniti in un unico cervellone, il Ced (centro elettronico dati) è stato riconfigurato con sistemi operativi “Linux-FreeBsd”. E’ stato installato un software “Open Source” ossia di libero utilizzo con codice aperto, già usato da tanti professionisti del settore in tutto il pianeta. Al centro dell’intervento soprattutto sulla didattica e, cosa di non poco conto considerati gli hacker sempre in agguato, sulla sicurezza degli accessi per garantire la protezione dei dati sensibili, tanto più che il liceo conta oltre mille studenti. Sono quindi state applicate delle particolari

tecniche per evitare intrusioni esterne ed aggressioni. E’ stata così creata una nuova rete di computer, nella quale tutti gli utenti della scuola possono autenticarsi con il proprio account.

STAR BENE STAR BENE STAR BENE STAR BENE

STAR BENE

Preveniamo la perdita di capelli con gli aminoacidi Il ciclo di crescita dei capelli passa attraverso la prima fase Anagen ,che è quella più attiva e presenta una durata che varia dai due ai sei anni. La seconda fase Catagen, avviene quando nei capelli è attivata la cheratina. E la fase finale del ciclo Telogen. Questa si verifica quando i follicoli non riescono a rientrare in fase anagen, e quindi vi è la perdita dei capelli. Questa cosa lascia i follicoli inattivi nel tempo e porta ad un assottigliamento e alla perdita dei capelli in maniera notevole. Gli Aminoacidi hanno un ruolo importante per prevenire la perdita dei capelli: I capelli sani richiedono molta cheratina e, in misura minore, collagene. Ci sono quattro principali aminoacidi, necessari per produrre la cheratina: cisteina, lisina, arginina e metionina. La produzione di collagene, invece, si basa su altri aminoacidi: lisina, metionina, glicina e prolina. Di questi amminoacidi, metionina e lisina sono classificati come essenziale, nel senso che devono essere reperiti dalla nostra dieta. Incrementando questi aminoacidi chiave, coinvolti nella produzione di cheratina e collagene, è possibile combattere la caduta dei capelli e stimolare la crescita degli stessi. L’arginina oltre ad aiutare a produrre cheratina, rappresenta anche un a.a. molto importante per migliorare la funzione immunitaria, riducendo al minimo la perdita di capelli correlata alle malattie ed agli effetti dannosi delle colorazioni. Migliora indirettamente (tramite la produzione di ossido nitrico) la circolazione sanguigna , fornendo nutrienti ai follicoli, e favorendo la crescita sana dei capelli. Nel cibo la troviamo nei: latticini, pesce, manzo, pollame, farina d’avena, semi di sesamo, ceci, soia, muesli, semi di zucca, semi di girasole e noci. La cisteina, circa un quarto di cheratina è fatto da questo a.a.. La cisteina protegge i follicoli dei capelli dallo stress ossidativo. Fonti alimentari ideali sono: il pollame, la carne di maiale, i prodotti lattiero-caseari, i legumi, i broccoli e i cereali integrali. Il secondo componente principale di cheratina è la metionina. Questo amminoacido è essenziale per la sintesi del precursore al collagene, chiamato procollagene. Come antiossidan-

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te, la metionina aiuta anche a proteggere i follicoli dei capelli dallo stress ossidativo, sembra anche avere un ruolo importante nel rallentare l’ingrigimento dei capelli. La metionina è presente in maniera decisa in questi alimenti: pesce, uova, semi, verdure a foglia verde, broccoli, zucchine, zucca e noci. La lisina a.a. essenziale aiuta a stimolare il collagene, ed è importante per riparare i capelli danneggiati. I follicoli piliferi richiedono anche la lisina per funzionare correttamente. La troviamo in questi alimenti: pesce (soprattutto salmone, sardine e merluzzo), prodotti lattiero-caseari, pollame, carne rossa, carne di maiale, legumi, noci, e spirulina. La glicina è uno dei più piccoli e più comuni aminoacidi presenti in natura. Essa è molto importante per l’apparato digestivo e nervoso centrale. Il corpo può produrre questo aminoacido, o può anche essere presa da cibi ricchi di proteine come il pesce, la carne, i latticini, la soia, gli spinaci, i cavoli, i fagioli, le banana e i kiwi. La prolina a.a. non essenziale, aiuta a produrre collagene e cartilagine, oltre a mantenere sani i tessuti muscolari. La prolina possiamo trovarla all’interno della carne, dei latticini, delle uova, degli asparagi, dell’avocado, dei fagioli, dei broccoli, degli spinaci, dei legumi e dei semi di soia. Altri nutrienti importanti per capelli sani, oltre agli amminoacidi fin qui citati, sono anche una serie di vitamine, minerali, oligoelementi e altri composti naturali, che sono importanti per prevenire la perdita dei capelli. Tra questi segnaliamo le Vitamine E, B5, B6, B12 e l’acido folico, che sono necessari per sostenere i follicoli dei capelli sani, promuovendo la buona circolazione del sangue e la consegna di nutrimento vitale, la vitamina A è necessaria per sostenere la produzione di sebo, la sostanza oleosa che lubrifica i follicoli dei capelli. La vitamina C, invece, è essenziale per la sintesi del collagene e per mantenere i capelli forti. Esistono prodotti naturali ricchi di questi compost preziosi, che vi aiuteranno a mantenere nella forma migliore la vostra capigliatura. Affidatevi per una consulenza al vostro farmacista/ erborista di fiducia, saprà consigliarvi al meglio. Scola dr Lorenzo


pittura e scultura

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di P.C.

Michele Cortesi, un artista sconosciuto Michele Cortesi, con i fratelli Paolo e Bianca, figlio di Andrea e Giovanna, titolari della storica Farmacia Basigli, è nato nel gennaio 1940, ed ha vissuto a Riccione fino a qualche anno fa. Dal carattere estroso ed estremamente originale, si è, da sempre, dedicato alla scultura ed alla pittura, creando una vastissima produzione di opere d’arte che, purtroppo, non sono state conosciute probabilmente anche a causa del suo carattere ribelle ed anticonformista che mai si è adattato alle regole della vita comune. A tal proposito può essere interessante ripercorrere alcune fasi della sua vita, iniziando dalla primissima infanzia quando, mostrando alcuni tratti caratteriali dell’omonimo nonno materno, si divertiva a gettarsi nei fossi durante i bombardamenti, negli anni della seconda guerra mondiale, quando la sua famiglia sfollata viveva presso Montegiardino. Dopo l’armistizio poi, durante un avventuroso viaggio di ritorno a casa su una traballante jeep militare era l’unico a non mostrare alcuna paura, ma anzi si entusiasmava per la spericolata guida. Negli anni delle elementari era frequente vederlo recalcitrante mentre arrivava a scuola accompagnato a viva forza dal padre. Fino ai tredici anni la sua vera ed unica passione era il gioco del calcio nella sassosa piazza del mercato, dietro alla casa di famiglia, cui partecipava quotidianamente innescando spesso accese discussioni con gli amici dei ‘’palazzoni’’ di viale Diaz (Cigabés, Quaiot, Furmain, Garavèl, ecc.). Dopo il conseguimento del diploma di Maturità Classica presso il liceo riminese Giulio Cesare, iscrittosi alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Ateneo di Bologna, non ha completato il corso di studi, in quanto il suo spirito anarchico non gli permetteva di accettare i cavilli e le sofisticate sottigliezze di quelle aride materie. Per questo era solito sfogare la sua insoddisfazione gettando, dalla sua camera in affitto, polpette di castagnaccio contro gli oblò dell’antistante Collegio Venturoli. Un tratto fondamentale del suo carattere è stato la fortissima propensione per lo sport: validissimo ed eclettico atleta, ha riscosso vasta ammirazione presso gli sportivi riccionesi. Effettuava rudimentali allenamenti in mare, poiché allora non esisteva alcuna piscina; diventando campione nazionale juniores del Centro Sportivo Italiano nei 50 metri delfino, unitamente al fratello Paolo, vincitore dei 200 metri stile libero. Famosi erano poi i suoi spericolati tuffi acrobatici dal trampolino posto al largo di Piazzale Roma; era solito prendere la rincorsa dal piano di 5 metri, sorvolando quello di 3 metri, sfiorando pericolosamente la sporgente pedana, per entrare in acqua con una perfetta verticale. Altra sua passione era la pallavolo: amava giocare infuocate e sudatissime partite sulla sabbia, sfidando validi atleti come l’altissimo Gambini, cestista della Virtus Bologna e della Nazionale. La maggiore notorietà, comunque, l’ha raggiunta come calciatore, dapprima nella gloriosa Virtus Riccione (dove giocava insieme a Manlio Muccini, arrivato poi alla serie A nel Bologna e nella Spal), poi nella Riccione Calcio (alla rude scuola di capitan Bonci e di Fino Arcangeli), mettendosi in evidenza nel ruolo di terzino fluidificante e segnando innumerevoli reti, e successivamente approdando in serie B, nel Cesena, (sotto la guida di Ganzer, proveniente dalla serie A). Notato da osservatori dell’Inter di Helenio Herrera, è stato quindi invitato a Milano per un provino, che si è rifiutato di effettuare, per il rigetto della ferrea disciplina e mancanza di libertà tipiche delle squadre professioniste. Altra sua passione sono stati sempre i viaggi, in particolare verso località marine esotiche e poco conosciute, anche per potersi cimentare nella pesca subacquea; si divertiva sconsideratamente ad avvicinare pescecani, senza alcuna pre-

cauzione. Al di là di tutto questo, però, la sua esistenza è stata dedicata all’arte. Autodidatta, ha sperimentato varie tecniche pittoriche, passando dal figurativo all’astratto, utilizzando anche materiali ‘’di scarto’’ come legni raccolti sulla spiaggia dopo le mareggiate. Saldandoli tra loro ha poi fatto uso di tondini di ferro che gli hanno consentito di creare sculture molto particolari e di grande impatto, che talvolta venivano rivestite con bende gessate e verniciate al fine di riprodurre sembianze umane. Particolarmente interessante risulta anche la produzione di numerosi pannelli di grandi dimensioni, suddivisi in varie sezioni, comprendenti pittura, legni ondulati ad intarsio, sassi, materiale povero di vario tipo. Tale produzione potrebbe essere definita come ‘’Arte Materica’’. Ha sempre rifuggito ogni etichetta, in quanto non ha mai creduto nelle catalogazioni, per questo non ha mai visitato alcuna mostra di pittura o scultura, proprio per non rimanere influenzato nelle sue creazioni. Alla sua prima mostra ha litigato con il gallerista, rifuggendo poi da qualsiasi mercante d’arte; per questo le sue creazioni venivano raccolte unicamente nella grande casa di famiglia, diventata quasi un museo di arte contemporanea! Da anni vive stabilmente in Thailandia, mentre le sue opere, circa un centinaio, sono rimaste a Riccione presso i famigliari, che, dopo la vendita dell’abitazione paterna, le hanno depositate presso un magazzino. Tale pregevole produzione è stata offerta, invano, dapprima al Comune, allo scopo di organizzare una mostra antologica presso Villa Mussolini, che avrebbe potuto far conoscere al pubblico un artista riccionese. Successivamente è stata proposta una donazione al Comune di Riccione, attraverso l’Assessorato alla Cultura, che ha demandato l’incarico ad una rappresentante di Villa Franceschi, sede del Museo di Arte Moderna. Dopo un lungo colloquio, però, la proposta è stata giudicata irrealizzabile, ancor prima di una visione delle opere. Pertanto, a malincuore, i famigliari si sono visti costretti a disperdere tale produzione, donando pitture e sculture a parenti ed amici che hanno saputo apprezzarne il valore. Si è dispersa così un’interessante produzione artistica, confermando il detto: ‘’nemo propheta in patria’’.

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Passeggiando per la perla verde

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Prima della nevicata di fine Febbraio i viale erano già malmessi...

C.SO F.LLI CERVI: “LA POP ART”

VIALE MASSAUA: “IL MINESTRONE”

PIAZZA UNITà: “IL PATCH WORK”

VIALE PO: “I GUAZZI”

VIALE AOSTA: “LE LINGUE”

VIALE MONTEBIANCO: “L’AVVISO DEI BUGNI”

VIALE LUCANIA: “LE GEOMETRIE”

P.LE VETERANI DELLO SPORT: “I CRATERI”

Dopo la nevicata hanno tutti la loro piscina! Con la dovuta manutenzione non sarebbero così disastrati


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Trionfa a Roma e vola sul podio in Europa! Erano due le competizioni che il Taekwondo Polisportiva del maestro Roberto Betti ha svolto in un solo mese... e che competizioni. 17-18 febbraio il TKD approda nella città eterna dove si è tenuto il Campionato Nazionale TKD CSEN e i riccionesi conquistano un ricco bottino di ben 13 ori e 1 argento! Dodici gli allievi selezionati e allenati durante la stagione e il risultato è stato all’altezza delle aspettative. Divisi nelle giornate di sparring (combattimento) e poomsae (tecnica) ecco i risultati: Oro per Linda Sacripanti - tecnica cintura nera, Doralice Marzialetti - tecnica cintura nera, Stella Maria Lishchynska - tecnica cintura colore, Luna Uguccioni - combattimento cintura nera, Alice Betti - combattimento cintura nera, Filippo Migani - combattimento cintura nera, Doralice Marzialetti - combattimento cintura nera, Federica Migani - combattimento nera, Martina Bagli - combattimento cintura rossa, Rebecca Comandini - combattimento rossa, Luca Anastasio - combattimento cintura rossa, Filippo Barbari - combattimento cintura blu, Stella Maria Lishchynska - combattimento cintura verde. Argento per Milena Barbera - combattimento cintura verde. Nel Campionato Nazionale era presente anche il coordinatore dell’ente Csen sezione taekwondo per selezionare i migliori atleti che a maggio parteciperanno all’Open internazionale di Berlino con la maglia della Rappresentativa della Nazionale Italiana CSEN: siamo fiduciosi che Riccione possa far parte della squadra. La seconda competizione era l'Open Challenge Cup In Belgio il 3 e 4 marzo e i ragazzi del Taekwondo della Polisportiva di Riccione guidati dal M. Roberto Betti non hanno deluso e con tutta la loro determinazione e tenacia. Il medagliere parla da solo: 4 ARGENTI e 2 BRONZI Filippo Migani ARGENTO Marina Bagli ARGENTO Linda Sacripanti ARGENTO Alice Betti ARGENTO Luna Uguccioni BRONZO Federica Migani BRONZO Siamo andati molto bene, spiega il maestro Betti; nel settore tecnico Alessandro Nicoletti per pochissimi centesimi non è

riuscito a salire sul podio ma ha conquistato meritatamente un ottimo 5° posto passando il turno di qualificazione e perdendo solo la finale davanti ad atleti greci e olandesi di alto livello. Una buona performance anche quella di Maurizio Sanchi che però non è riuscito a passare il turno. Nel combattimento il tanto impegno e determinazione hanno confermato l’ottimo livello dei ragazzi, ora il prossimo obbiettivo a maggio sarà l'Open di Berlino, ci auguriamo che qualche atleta di Riccione farà parte della Nazionale Csen. Un ringraziamento alla Polisportiva di Riccione per sostenerci e al nostro Direttore Tecnico Geo Ottaviani. Scuola EX Fornace corso TAEKWONDO Lunedì 16:50 (bambini 5-8 anni) - 17:45 (bambini 9-13 anni) 18:45 (ragazzi 14-17 anni) - 19:35 (agonisti-adulti) - 20:35 (adulti) Mercoledì 17:45 (bambini 9-13 anni) - 18:45 (ragazzi 14-17 anni) 19:35 (agonisti-adulti) Venerdì 16:50 (bambini 5-8 anni) - 17:45 (bambini 9-13 anni) 18:45 (ragazzi 14-17 anni) - 19:35 (agonisti-adulti) - 20:35 (adulti) Giovedì 20:00 (corso agonisti) Scuola via Martinelli Scuola via Martinelli corso DIFESA DA STRADA Martedì 20:00 (ragazzi 15 anni-adulti)

Insegnanti D.T. Ottaviani Geo 7° Dan M. Betti Roberto 6° Dan Istr. Uguccioni Luna 4° Dan Istr. Sacripanti Linda 4° Dan


riccione di più

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di Alessandra Prioli

Città della musica... un progetto realizzabile

Riccione turismo, shopping, moda, mare, spiaggia, sport, amicizie e poi Riccione cultura e quando si parla di cultura si deve intendere una complessità di aspetti del vivere attraversati con consapevolezza, che per diventare ricchezza sociale devono necessariamente aprirsi ad esperienze di valore nazionale ed internazionale attraverso eventi di pregio che possano veicolare principi universali abbracciando l’arte in forme classiche, ma anche d’avanguardia. La realtà storica del nostro territorio va riscoperta, mostrata e valorizzata e deve diventare sempre piu’ facilmente fruibile agli occhi del visitatore; la nostra identità culturale diventare il marchio del nostro biglietto da visita. In base a questo sentire, che parte dalla consapevolezza del passato e si proietta in un futuro dove dominano sperimentazione e ricerca, diventa indispensabile rivedere la collocazione di strutture essenziali a fare vivere ed arricchire la nostra terra di vera ricchezza, quella culturale. Questo, il motivo per cui l’attuale Palazzo del Turismo, centrale per posizione e per l’importanza conferitagli da struttura e piazza antistante, dovrebbe essere la sede del nostro museo del territorio; per territorio dobbiamo intendere non solo Riccione, ma tutto il bacino da Cattolica a Rimini con uno sguardo alla collina ed al nostro pittoresco entroterra ricco di arte e di storia. Portare il turista a conoscere le realtà marinaresche e contadine che hanno determinato chi siamo, mostrare i fasti antichi di cittadine come Montefiore, Mondaino, Saludecio, Gradara e tante altre deve essere un “must” per chi ormai da sempre si occupa di turismo. E quindi, con riferimento all’avvio del piano triennale, il nuovo museo del territorio, un progetto da due milioni di Euro, dovrebbe essere collocato qui e non nell’area del-

la vecchia fornace, dove toglierebbe per sempre la possibilità alla scuola media “Giovanni Pascoli” ad indirizzo musicale, di avere una sala concerto, auditorium o teatro. Raccontiamolo che i ragazzi della nuova scuola media svolgono i loro saggi musicali nei corridoi e sottoscala, diciamolo che quella struttura anche se di recente costruzione, presentava già sulla carta spazi insufficienti allo svolgimento della sua funzione. Nata senza ascolto, si continua ad essere dimentichi delle sue

la identifica con gli autori del momento e con la musica da discoteca, ed anche quella ha certamente un suo legittimo posto nel panorama artistico attuale. In questo caso il business della notte ha bisogno di poca propaganda ed i luoghi si costruiscono da se’ e ben vengano se portano gioia e benessere, ma l’offerta va controbilanciata con eventi di alto livello, con iniziative forse un po’ piu’ elitarie, ma che vanno sostenute perché i giovani vanno educati al bello ed il bello a

necessità. Riccione è sempre stata troppo poco attenta al capitolo musica, lo Spazio Tondelli, vecchio Teatro del Mare, è un altro punto di questa debolezza. Possiede una cattiva acustica inadatta a concerti e manifestazioni canore, ma nessuno nonostante le numerose promesse, ci ha ancora messo mano. La musica è un aspetto culturale importantissimo, lega generazioni e popoli, è espressione dell’animo e coinvolge il corpo, è momento di svago e d’ impegno, catalizza interessi e funge da collante; eleva gli animi, dovrebbe meritare piu’ attenzione! Forse Riccione

volte puo’ non sempre essere un valore semplice da riconoscere e da vivere. Ecco perché non è opportuno costruire il museo del territorio al lato della scuola media Giovanni Pascoli ed è invece giusto averlo nel Centro della città all’interno del Palazzo del Turismo. Ecco perché la Scuola Media deve aumentare i suoi spazi attraverso la costruzione di una sala teatro/concerti che possa essere vanto di tutta quanta la Città e la città di Riccione potenziando tutti gli aspetti del tema possa guadagnarsi il titolo di Riccione… città della musica.


sport nelle scuole

di Fabrizio Serafini

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Alla ricerca di una sana cultura sportiva Prosegue nelle scuole della provincia di Rimini, il tour del progetto “Alla ricerca di una sana cultura sportiva”. Il progetto unico in Italia è nato a Riccione ed è al suo terzo anno di vita e coinvolge un numero sempre maggiori di istituti: Liceo scientifico e artistico “Volta Fellini” di Riccione, Istituto Tecnico Economico Statale “R. Valturio” ITES di Rimini, Fondazione Unicampus San Pellegrino, Liceo linguistico e scuola superiore per mediatori linguistici FUSP di Misano, scuola Secondaria di Primo Grado “Fratelli Cervi” IC 2 di Riccione. Il progetto ha visto gli studenti, oltre duemila, molto attenti e partecipi, veri protagonisti delle conferenze.

Disturbi ed emozioni Nella cultura popolare ci sono tanti modi di esprimere la connessione tra ciò che la persona prova emotivamente e la parte del corpo che viene coinvolta. Nel nostro dialetto si dice, ad esempio: “Quel um sta’ se stomghe!” (Quello mi stà sullo stomaco) con riferimento alla rabbia od al rancore provato nei confronti di una persona indigesta ed ingombrante. Oppure si può dire: “A l’ho ancora te gòz!” (Ce l’ho ancora in gola) con riferimento a ciò che si sarebbe voluto sputare (parole), ma che non si è stati in grado di - o non si potuto - fare. Ogni emozione, quando vissuta intensamente, ha la capacità di avviare un programma di adattamento (presente nel nostro cervello) che non solo modifica il comportamento, ma anche specifiche strutture corporee, in funzione di potersi adattare al vissuto e poter tornare ad una situazione di equilibrio. “Emozione” è una parola molto impegnativa e deriva da “ex” e “Movere” = muovere fuori, ovvero generare una azione che viene da dentro la persona. Quando proviamo una emozione forte e intensa (ed è soggettivo), come Amore o Rabbia, siamo spinti internamente ad agire - senza che ci venga chiesto - in funzione di adattarci e soddisfare una necessità biologica che ci permette di vivere bene ed in equilibrio. Nel caso dell’Amore siamo spontaneamente spinti ad avvicinarci alla persona amata per godere della sua relazione e della bellezza delle sensazioni che da essa derivano. Quando proviamo Rabbia siamo spinti ad allontanare recisamente chi o cosa ci fa stare male, in modo da poter tornare alla serenità, alla pace ed all’equilibrio. Quando queste azioni emotive non possono essere soddisfatte (per rispettare convenzioni, convenienze,

educazioni e ammaestramenti), entra in campo la mente che applica i valori e le restrizioni. Ci tratteniamo dal fare ciò che ci nasce da dentro, innescando il conflitto interiore che non solo modifica il nostro comportamento, ma alla lunga anche il nostro stesso corpo. Se non posso godere dell’Amore di quella persona (magari perchè mi ha abbandonato), il programma di compensazione di questa mancanza di contatto coinvolge la mia pelle (epidermide) rendendola secca ed insensibile, in modo che io possa sopravvivere a questo insopportabile distacco. Se non posso allontanare chi mi sta sullo stomaco, gli faccio spazio simbolico ulcerando la mucosa gastrica per aumentare lo spazio e sopportarne la presenza. Se non posso dire ciò che vorrei, trattenendo in gola le parole, faccio loro spazio ulcerando la mucosa laringea. Gli esempi possono essere tantissimi. Si possono comprendere i propri disturbi ascoltando il proprio corpo, senza zittirlo o trascurarlo. Comprendendo il messaggio inscritto nel sintomo, si possono applicare delle azioni al fine di uscire dalla recidiva emotiva e sanare ciò che sembrava essere ormai una condizione cronica. La persona con un disturbo spesso non riesce a capire come uscirne, perchè ha coperto inconsciamente l’emozione inespressa con le restrizioni della mente. Talora basta riportare in coscienza questa emozione inespressa, per interrompere il circolo vizioso ed avviare la guarigione. Farmaci e pratiche curative sono sempre i benvenuti, ma è difficile curare dall’esterno qualcosa che si è generata all’interno della persona. Quando le emozioni possono essere espresse o comprese, non ci sono ragioni per perdere la salute o non riuscire a riconquistarla. Giorgio Beltrammi


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racconti in dialetto

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di G.L.M

La végia me mort Un dé e mor un S-gnor che e viviva da par lò. I su parint i dicid da fè una végia cunténua fina e mumènt de funerèl. Per la nòta i fa amnì dò giuvnòt chi lavora se becamort. La sera is presenta, vistid ad nir, sal face serie e i parint i i lasa da par lor tla stènza, cunvint chi facia una bona végia. Apèina iè da par lor però i giuvnòt is mèt m’un tavlèin e i taca a giughì a chèrte, ma la lòma di candlir. Dèp la mezanota oun e fa: “ Ho voja da bè qualcosa, a vagh ad zètta, ho vést ch’u iè un mobil pin ad liquori”. E us avia. L’amigh, ch’l’è un gran faquaioun, e pènsa a fèj un schèrz. E ciapa e mort e ul sistema sora la scarana sal brace sora e tavlèin e la testa pighida, come oun che dorma. Pò us stènd drèinta la cassa da mort. Ch’l’èlt l’artorna, cantichiand, s’una bocia ad cognac e dò bicir. “Oh, burdèl, sa fèt? Ho port da bé e te tat tzì indurmènt?”. Da ilé drì e sint una vosa d’oltretomba. “Lasle durmì in pèsa...e dal mu me che cugna-

chin!”. Bocia e bicir iè casch saltrèin e i vidre i ha sèlt dimpartòt. E purét la prov da scapè...mo la pènza la ha sbarbutlè...e e caval di calzoun...l’ha fat e pin...ui è mnù un prél e l’ha fnì tramèza i vidre. E faquaioun l’ha vù e

su bèl da fè per svigil...arcoj i vidre.. arvì al fnèstre per dè èria ma la stènza.. purtèl a chèsa a lavès e met un ènt vistid...e arturnè ch’l’era dé, apèina in tèmp per e cambie! L’ha fat sòbte un giuramènt: “Mai piò schèrz de c.. !”.

sotto, ho visto che c’è un mobile pieno di liquori”. E si avvia. L’amico che è un gran burlone, pensa a fargli uno scherzo. Prende il morto e lo sistema sulla sedia con le braccia sul tavolino e la testa piegata, come uno che dorme. Poi si stende dentro la cassa da morto. L’altro ritorna, canticchiando, con una bottiglia di cognac e due bicchieri. “Oh, ragazzo, casa fai? Ho portato da bere e te ti sei addormentato?”. Da lì dietro sente una voce da oltretomba. “Lascialo dormire in pace...e dallo a me quel cognacchino!”.

Bottiglia e bicchieri sono caduti a terra e i vetri sono saltati dappertutto. Il poveretto ha provato a scappare...ma la pancia ha gorgogliato... e il cavallo dei calzoni...ha fatto il pieno...ha avuto un giramento di testa ed è finito tra i vetri. Il gran burlone ha avuto il suo bel da fare per svegliarlo...raccogliere i vetri...aprire le finestre per cambiare aria alla stanza.. portarlo a casa a lavarsi e mettere un altro vestito...e ritornare all’alba, appena in tempo per il cambio! Ha subito fatto un giuramento:” Mai più scherzi del c....!”.

La veglia al morto Un giorno muore un Signorotto che viveva da solo. I suoi parenti decidono di fare una veglia continua fino al funerale. Per la notte fanno venire due giovanotti che lavorano col beccamorto. La sera si presentano, vestiti di nero, con le facce serie e i parenti li lasciano da soli nella stanza, convinti che facciano una buona veglia. Appena sono da soli però i giovanotti si mettono a un tavolino e cominciano a giocare a carte, alla luce dei candelieri. Dopo la mezzanotte uno fa:” Ho voglia di bere qualcosa, vado di

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racconti in dialetto

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di G.L.M

La galèina Una cuntadnòta, una muliga sò si an, la va in cità per vènd una galèina. L'ariva tla piaza de marchè e sòbte un bel om, èlt e bèn vistid ui dis: “Me la dà per tremila lire?” La cuntadnòta las guèrda d'atorne, per ès sigura che l'om e zcurés sa lia e po' l'arspènd decisa:“Sigur ca tla dagh! Ariv t'un mumènt. Nu va via. Fam truvè oun ch'um tènga la galèina!” La gallina Una contadinotta, un poco su con gli anni, va in città per vendere una gallina. Arriva nella Piazza del mercato e subito un bell'uomo, alto e ben vestito le dice: “Me la dai per tremila lire?”. La contadinotta si guarda attorno, per essere certa che l'uomo si rivolga a lei e poi risponde decisa: “Sicuro che te la do! Arrivo in un attimo. Non andare via. Fammi trovare uno che mi tenga la gallina!”

Il dialetto di Novella Zammarchi S’us trova un ègh us trova un guai, s’un si tò sò l’è pèg che mai! Se si trova un ago si trova un guaio, se non lo raccogli è peggio che mai! De barbiér. “Taja poch! Nu fa come Pugnèt, che da una caparèla l’ha ‘rdòt un brèt! Dal barbiere. “Taglia poco! Non fare come Pugnetto che da un mantello ha ridotto un berretto! Una volta pron a caval de bréch! Una volta per uno in groppa al somaro! Ma quèl ui fa l’ov ènca e gal! A quello fa l’uovo anche il gallo! Un piligrèin, strach e afamèd, us ferma t’una chèsa ad cuntadèin per arpusès una muliga e arplis magnand qualcosa. L’arzdora la i dis giantila: “Amnì drèinta bon om, mitiv dasdé ca sarì strach. Cus ca pòs dèv da magnè?”. E piligrèin birboun: “Quèl ca vlì spòsa, per me l’è l’istès... galèina o capoun per me l’è cumpagn!” Un pellegrino stanco e affamato, si ferma in una casa di contadini per riposarsi un poco e rimettersi in sesto mangiando qualcosa. La reggitrice gli dice gentile: “Entrate buon uomo, mettetevi seduto che sarete stanco. Cosa posso darvi da mangiare? Il pellegrino furbastro: “Quello che volete signora... gallina o cappone per me è indifferente!”

Antigh= Antico, vetusto. L'è antigh, e vèl una masa= E' antico, vale molto. Giovna antiga= Zitella. Giovne antigh= Celibe. Antigoun= Celibe. L'è un quèdre antigh= Zitella in là con gli anni. Andè a l'antiga= Vestire come una volta, ma anche pensare, agire, muoversi all'antica. Antigaja= Vecchiume, cose antiche, ma anche donna vecchia. La s'è 'rdòta un'antigaja, lan ha trov un chèn ch'ui baja drì. Si è ridotta un vecchiume, non ha trovato un cane che le abbaia dietro. I antigh i magnèva la bòcia e i butiva via i figh. Gli antichi mangiavano la buccia e buttavano via i fichi. Sarà poi vero?

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la pagina di edmo vandi

Carnevale anni ‘40 Gli ultimi giorni di Carnevale per noi bambini di campagna degli anni ‘40, rappresentavano il sogno di tutto l’anno. Per i “burdèl” il cappello (unto e bisunto) del nonno, per le “burdèle” la sottana della mamma che arrivava fino ai piedi. Con un cestello in mano si andava in gruppi di tre o quattro a bussare alle porte (sempre aperte) dei contadini, decisamente i più disposti a consegnare qualcosa (sempre prodotti del loro lavoro, in prevalenza biscotti fatti in casa, ciambella, qualche uovo, un frutto). Quando qualcuno ci mostrava la frusta il regalino si prelevava direttamente dal pollaio. L’itinerario rimasto nei nostri ricordi è legato esclusivamente ai soprannomi delle famiglie di contadini dell’immediato entroterra riccionese. Il Paese era tabù per la troppa concorrenza. Il “tour” partiva da Rusèin per proseguire poi da Martarèl, Baldàc, Mainardi (nel castello degli Agolanti), Lisèin (Lazarèin), Tirinchènt, Troni, Finita, Baldisèra, Munfarèl, Ras-ce, Lisèin (Evgegne), Tmasoun, Sanzèin, Savadòr, Caldèra, Baldìn, Giroun. Il bottino era sempre magro ma quello che rendeva interessante e spensieratamente divertente era il lungo giro per le “carère” e sentieri sterrati delle campagne; il vagare insieme come in una corsa a ostacoli, attraversando i campi, le “prese”, i fossati (sempre con l’acqua corrente che si poteva bere), saltare i fili dei pergo-

Come se fosse per sempre (Alzheimer) Guardo i tuoi occhi che non conoscono più perduti in frenetici e lucidi smarrimenti. Sento la tua voce che sussurra parole lontane anni luce, osservo le tue mani che nell’aria disegnano i sogni dell’infanzia lontana.

lati, entrare nelle aie e fare le boccacce ai cani legati alle catene (dopo esserci assicurati che erano tirate su misura). La sera arrivava sempre troppo presto, ma si tornava a casa orgogliosi di mostrare il contenuto dei cestini, con addosso l’odore dell’erba falciata, della terra appena arata, con nei capelli l’oro della paglia raccolta nello “stugolarci” attorno ai pagliai. Non avevamo il “Tablet”, il progresso tecnologico era ancora molto di là da venire, ma il contatto con la natura, con la vita vera, era forse già ampiamente degno di essere vissuto e ricordato.

Mi commuovo al tuo capo reclinato di passero stanco al tuo corpo racchiuso in un esile fascio di nervi contorti alle tue parole senza senso ai tuoi sguardi imploranti ai tuoi gesti inconsulti al tuo chiamare incessante al tuo invocare la morte al tuo aggrapparti alla vita al tuo dire, nella rara lucidità, tutto l’amore per noi tutta la gratitudine per essere con te vicino a te accanto a te ...come se fosse per sempre.

Art: De Grandis

I rasunamènt per capì la vita S’un gni fòs “l’adulterio” la popolazioun la sarìa la metà. La vita l’è una storia nuiosa, la fnès sempra te stès modi.

Signor fam veda qualche parchèg in piò tla ZONA MARE d’Arcioun… …. e dep arcojme po’ azchènt ad cl’Alma Benedèta !

Quel che dà piò fastidie m’un vèc l’è ès tratèd da vèc. “AMO” l’è la parola piò pericolosa sia per l’om che per e pès. “Un gni pò ès la FELICITA’ PERFETA” l’ha dét e vèdve quand la vést la spesa de funerèl.


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