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Periodico bimestrale - Sped. a.p. 45% - Art. 2 comma 20/b - Legge 662/96 - Filiale di Forlì - Contiene I.P. - Dir. Resp. Carlo Andrea Barnabè Aut. Trib. di Rimini n. 185 del 16/8/80 e del 26/8/92 - Red. e Amm. Riccione - Via Montebianco, 27 - Tel. 0541 643884 Stampa: Litografia La.Ser. Coriano - Grafica: Composet Riccione - Anno XXXI- N°2 - MARZO/APRILE 2012

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FEBBRAIO 2012

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120 anni fa

Posa della prima pietra per l’Ospedale Ceccarini Il 25 aprile 1892, veniva posta la prima pietra dell’ospedale di Riccione, dedicato al medico patriota Giovanni Ceccarini. Il 120esimo anniversario sarà festeggiato nell’ambito di “Riccione 90” che nel 2012 celebrerà altri tre importanti ricorrenze: l’autonomia comunale, concessa con Regio Decreto, firmato da Vittorio Emanuele III e Benito Mussolini, i 150 anni della fermata del primo treno e i 100 dell’intitolazione del viale Viola alla grande benefattrice Maria Boorman Wheeler in Ceccarini. Non poteva passare inosservata la costruzione dell’ospedale, tuttora fiore all’occhiello della città. Maria Boorman volle che la nuova struttura, da lei finanziata, fosse dedicata al marito, scomparso il 3 dicembre 1888, a 65 anni, nella villa Torre Rossa, al confine tra Riccione e Misano. Per l’occasione la colta e magnanima signora ricevette il diploma e una medaglia d’oro dal Ministero della Pubblica Istruzione per aver fatto costruire l’asilo, che tuttora si trova sul lato sud dell’ospedale, dove nel frattempo era stata scoperta una lapide a suo merito. Come riportato nel libro “I Ceccarini per Riccione” di Patrizia Bebi e Oreste Delucca: “Lo stesso consiglio comunale di Rimini volle adeguatamente riconoscere le benemerenze e, nella seduta del 24 agosto 1892, le attribuì la cittadinanza onoraria. Il relativo diploma le venne consegnato il successivo primo novembre, durante i festeggiamenti per l’anniversario d’inaugurazione dell’asilo d’infanzia”. A distanza di un anno e mezzo, il 23 ottobre del 1893, seguì il taglio del nastro dell’ospedale, destinato a curare gratuitamente i più bisognosi, affetti da malattie acute, non epidemiche, domiciliati nelle sette parrocchie di Riccione.

Come riportato nella pubblicazione di Giuseppe Borghi, nell’elenco oltre al vecchio borgo marinaro riccionese, figuravano San Lorenzo in strada, Casalecchio e San Lorenzo in Correggiano, (incluse nel Comune di Rimini), Sant’Andrea in Besanigo (Coriano), Misano e Santa Maria di Scacciano (Misano). I festeggiamenti furono solenni e si aggiunsero a quelli dell’inaugurazione dell’impianto elettrico d’illuminazione pubblica, allacciato al generatore dell’ospedale. Per sostenere e rendere autosufficiente la sua opera filantropica, la Ceccarini due anni dopo cominciò ad acquistare diversi poderi. Una nota particolare. Pur essendo una cristiana protestante, la Boorman volle che l’ospedale fosse benedetto dal vescovo di Rimini che, però, nel giorno

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dell’inaugurazione era impegnato in altre faccende. La Ceccarini lo rinvitò e pochi giorni dopo lo accolse calorosamente con una festa. Per la benefattrice, infatti, un’opera di carità senza la benedizione di un’autorità ecclesiale era incompiuta. A proposito, come riportano la Bebi e Delucca, Maria volle che nel nosocomio fosse assicurato il servizio religioso, per chiunque lo richiedesse, prevedendo anche un compenso per l’arciprete incaricato. L’attività partì subito a pieno ritmo. Nel primo anno i ricoveri furono un centinaio. Da tenere presente che nell’anno prima le parrocchie di San Martino e di San Lorenzo (le altre ancora non esistevano) contavano in complesso 2.228 abitanti. Nives Concolino


PURACE GUAZET E GIUGH IN DIALET

Eletti l’Arzdora e l’Arzdor 2012 I campioni sono Gina Codovilli e Lele Montanari

Puracia, poveraccia, vongola, venus galina...tanti nomi per indicare l’indiscutibile regina di numerosi piatti gustosi e ineguagliabili...specialmente a Riccione, unica e vera capitale delle poveracce. In tempi non troppo lontani, il prelibato mollusco bivalve pescato nelle sabbie antistanti la Perla verde era così ricercato che nella Piazzetta delle poveracce di Rimini un cartello ne indicava la provenienza e quindi l’indiscussa bontà e il conseguente maggior prezzo. Qualità che meritano di essere celebrate con una “Serata di gala” come da anni fa Famija Arciunesa, organizzando al Ristorante Ranch saloon, “Purace, guazèt e giugh in dialèt”, cena che vede scorrere una carrellata di specialità marinare con al centro lei: La Puracia! La scorsa edizione ( undicesima della serie) è datata 18 febbraio u.s. e ha soddisfatto pienamente le attese che erano quelle “fare un pieno” di prelibatezze e divertirsi col dialetto. Negli intervalli mangerecci si è svolto infatti il torneo per eleggere l’Arzdora e l’Arzdor 2012, cioè i più bravi conoscitori del vernacolo locale. Hanno lanciato la sfida ai campioni in carica Maria Frisoni e Galiano Rossi: per le donne Angela Montebelli, Gina Codovilli e Domizia Angelini; per gli uomini Lele Montanari, Andrea Torri e Teresio Spadoni. Col sistema del tabellone tennistico si è giunti alle finali tra un tifo da stadio e tonanti suggerimenti (a volta deleteri) ai propri beniamini. Detronizzati i “vecchi” campioni. In finale l’hanno spuntata Gina Codovilli con imperiosa rimonta su Maria Frisoni e Lele Montanari che (battuto nel 2011) si è preso un bel “ariut” su Galiano Rossi. I vincitori, addobbati con corona e “zinaloun” (offerti da Ricami Veronica di Silvano

La sfida per “E cudghin d’or”. Gina Codovilli (Arzdora) e Lele Montanari (Arzdor) con l’infaticabile “babbo” di F.A. Giuseppe Lo Magro.

Bernabè detto “Ciupo”), hanno ricevuto una sfilza “ad ròc ad sunsécia” opportunamente dorati; agli altri partecipanti “e salèm d’argènt”. Una simpatica appendice (novità 2012) si è avuta con l’inedita sfida tra l’Arzdora e l’Arzdor per aggiudicarsi l’ambitissimo “cudghin d’or”. “Poco” cavallerescamente ha trionfato Lele su Gina...però i giva i vèc... “ La guera l’è guera” e un cudghin l’impinés la pènza! As vidém st’èltr’an.

Sesso debole (!?). Maria Frisoni, Gina Codovilli (Arzdora 2012), Giuseppe Lo Magro, Dominia Angelini, Angela Montebelli.

Sesso forte (!?). Da sin.: Andrea Torri, Galiano Rossi, Lele Montanari (Arzdor 2012), Giuseppe Lo Magro e Teresio Spadoni.

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Parco della Resistenza

Il mistero del lago Riccione o New Orleans? Verrebbe da chiederselo, mentre si naviga nel parco della Resistenza trasformato in palude. Purtroppo, dato il clima piuttosto rigido, mancano le mangrovie e i coccodrilli, ma non è detto che qualche assessore in vena di fantasie esotiche non progetti di importarli dalla lontana America. D’altronde la chiamano ‘zona dei laghetti’, nome mai così opportuno per la vasta area ricoperta d’acqua all’interno del parco riccionese. Da mesi il prato è praticamente sommerso. La causa - ha fatto sapere Riziero Santi, che in municipio si occupa

appunto di degrado e affini - è dovuta a una vecchia conduttura fognaria, a quanto dicono, ostruita. E la palude raccoglierebbe anche l’acqua piovana proveniente dal nuovo palazzetto dello sport. Come? Perchè? Domande senza risposte. Anche in assenza di piogge il livello continua a salire, poi la nevicata di febbraio ha fatto il resto. In Comune a Riccione, nel frattempo, stanno pensando a una soluzione davvero originale. Allargare i laghetti e creare nel parco un’area naturalistica, insomma un acquitrino nei terreni che abitualmente ospitano le voliere e i prati.

Com’era... (Foto di Alessandro Fedeli)

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PARCO DELLA RESISTENZA Ma i dubbi non sono pochi. Intanto gli uccelli sono stati evacuati, nel periodo invernale sono stati sloggiati dalla voliera assediata dalle acque. Manco fossero gli abitanti della Valmarecchia sepolti dalla neve. Ma se la soluzione è alquanto stravagante, ancor più vaghe e inspiegabili sono le ragioni che producono il fenomeno, soprattutto in un periodo di straordinaria siccità come quello che ha caratterizzato gli ultimi mesi del 2011 e lo scorso gennaio. Misteri.

Così qualcuno ha ipotizzato che con l’allargamento definitivo del laghetto si potrebbe trasformare la voliera in chiosco bar piscina. Quelli dove si sta a mollo mentre si “scannuccia” uno di quei beveroni con l’ombrellino. E poi, visto che alla fine le “mangrovie” (vedi foto sotto) sono venute fuori , si potrebbero affittare delle canoe per dei mini-wild-tours e fare rosp-watching.

I frequentatori del parco nel veder tanta “trascuratezza” (qualcuno diceva “menefreghismo”) e la nostra stessa redazione hanno posto domande e moltiplicato le lamentele presso gli uffici tecnici comunali (e anche più in alto?). Così, miracolosamente, si è trovata una idrotrivella assai potente e dal 20 febbraio il laghetto è tornato ad a occupare il suo spazio abituale. Per la gioia di tutti... pavone compreso... all’insegna del “tutto è bene... quel che finisce bene”,

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AREA Ex fornace

Il muro del pianto!

Su richiesta di ARPA, AUSL e Sovraintendenza Eâ&#x20AC;&#x2122; peggio il muro o quello che sta dallâ&#x20AC;&#x2122;altra parte? Se lo stanno chiedendo da alcuni mesi i riccionesi di fronte alla barriera - esteticamente discutibile, ad essere buoni - sorta nellâ&#x20AC;&#x2122;area dellâ&#x20AC;&#x2122;ex Fornace. Non è la prima volta che Famija Arciunesa ne parla. Alle domande girate ai tecnici comunali le risposte sono state fumose. <Il muro che recinta lâ&#x20AC;&#x2122;area dove sorgerĂ la scuola media è stato richiesto dallâ&#x20AC;&#x2122;Arpa per proteggere lâ&#x20AC;&#x2122;edificio dal traffico>. Anche la Sovrintendenza di Ravenna ci ha messo lo zampino, imponendo la <muraglia cinese> per alleggerire lâ&#x20AC;&#x2122;impatto visivo e acustico prodotto dalla strada adiacente. <Una cosa di questo genere non lâ&#x20AC;&#x2122;avrei mai immaginata>, ha tuonato il consigliere comunale del Pdl, Luciano Tirincanti. In Rete e nei bar la

faccenda del muro non è passata inosservata. Si sprecano i commenti, sul genere <Mancano solo le torrette e il filo spinato>. Insomma, un lager dove verranno accolti gli studenti. A ben vedere il muro è davvero brutto. Serve, assicurano gli enti, ma sorprende che a pronunciarsi per la barriera siano proprio quelli che dovrebbero avere a cuore la cura del paesaggio e lâ&#x20AC;&#x2122;estetica. Una bestemmia, di questi tempi, basta dare unâ&#x20AC;&#x2122;occhiata agli interventi realizzati da un capo allâ&#x20AC;&#x2122;altro della cittĂ . Il cemento, amatissimo, offende la vista e il buon gusto. Il verde, invece, sembra dare fastidio, progettisti e amministratori pubblici da intere generazioni sembrano essere allergici ad alberi e giardini. SarĂ  perchĂŠ valgono molto meno al metro qudrato? ChissĂ . Certo il

muro di Berlino che corre lungo via Massaua è lÏ, eretto velocemente a differenza di tante opere che da anni languono, arrancano, si spengono. Si vede che tirar su una parete di mattoni è una tentazione troppo forte. Sembra già di vederli, gli ignari scolaretti, affacciarsi alla finestra della classe e lanciare lo sguardo lontano.... si fa per dire, visto che a pochi metri troveranno il muro. Se la strada era cosÏ invadente perchÊ non progettare la scuola e tutto il resto in modo da nasconderla in piÚ possibile alla vista? PerchÊ non prevedere una barriera visiva e sonora piÚ decente, meno invasiva, piÚ ecocompatibile? Non siamo nÊ geometri nÊ ingegneri, ma abbiamo gli occhi. Per piangere.

PerchĂŠ la fornace di viale Massaua, che ora potrĂ essere demolita e ricostruita, è stata nascosta da due muri alti tre metri e mezzo? Da dove sono spuntati fuori e perchĂŠ, visto che nei rendering esposti allâ&#x20AC;&#x2122;esterno del fabbricato, in occasione dellâ&#x20AC;&#x2122;apertura ufficiale del cantiere, non câ&#x20AC;&#x2122;erano? A darne spiegazioni, fornendo dati tecnici e motivazioni ambientali, è il dirigente dei Lavori Pubblici del Comune di Riccione Ivo Castellani. I muri rivestiti in laterizio (mattoncini che richiamano la vecchia fornace) sono stati eretti per una duplice esigenza, su richiesta sia della Sovrintendenza di Ra-

venna, sia dellâ&#x20AC;&#x2122;Ausl e dellâ&#x20AC;&#x2122;Arpa. La Sovrintendenza lo ha imposto per evitare che chi circola sulla pista ciclabile del rio Melo eviti di vedere la strada e il traffico (inquinamento visivo). Lâ&#x20AC;&#x2122;Ausl e lâ&#x20AC;&#x2122;Arpa oltre a confermare questo aspetto hanno voluto il muro per evitare lâ&#x20AC;&#x2122;inquinamento acustico, ossia per proteggere la scuola, soprattutto nel momento in cui si attiverĂ la nuova strada parallela a viale Massauaâ&#x20AC;?. Quella che allaccerĂ  viale Castrocaro a viale Berlinguer. I due muri, uno lungo 30 metri e lâ&#x20AC;&#x2122;altro 20, sul versate sud sono stati muniti di pensilina per i parcheggi, mentre sul lato op-

posto verranno riempiti con la terra per creare un pendio, coperto di verde. Su quello piĂš a nord sarĂ realizzata lâ&#x20AC;&#x2122;arena, progettata al posto del teatro, bloccato dal patto di stabilitĂ . Dalla Regione, però, non è stata data ancora conferma del finanziamento di 1.800.000 euro che dovevano servire al teatro. Sembra intanto rientrata la querelle tra Comune e impresa costruttrice per i ritardi accumulati nei lavori. Le motivazioni addotte sono di ordine geologico. Per il momento la ditta resta in forze e non viene mandata a casa. Nives Concolino

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UN PO’ DI STORIA

Il nuovo Comune nelle guide turistiche

L’estate del 1923 non poteva iniziare sotto migliori auspici. Nelle edicole due nuovi opuscoli per la prima volta accennano alla “città” di Riccione: la “Guida storicoartistica di Rimini” di Luigi e Carlo Tonini e lam”Guida di Rimini e dintorni” di Mario Becca. Rendiamoci conto, sfogliando le loro pagine, come viene presentato ai turisti il nuovo comune. Scrivono i Tonini: «Municipio di Riccione. Riccione dista da Rimini Km. 10 e conta 5.500 abitanti all’incirca. Ha Stazione Ferroviaria con fermata di tutti i treni ed altra comodissima utilità di avere un servizio elettromobile Rimini-Miramare-Riccione e viceversa; ha servizio medico, ostetrico, farmacia e Stazione di bagni di molto nome, con due ospizi marini per la cura dei fanciulli inviati da Mantova e da varie città dell’Emilia e della Romagna. Vi è uno Stabilimento idroterapico ed ottimi hotel e vari ristoranti. Vi è pure il Grand Hotel Lido Galavotti, l’unico sul mare. La signora Maria Boorman ved. Ceccarini fece erigere l’Ospedale per i poveri infermi, ed un Giardino Infantile per l’educazione dei fanciulli poveri e molte altre benemerenze; per ciò dal Ministro della P. I. ebbe la Medaglia d’Oro e dal municipio di Rimini la cittadinanza. I Riccionesi la ricordano ancora con affetto e riconoscenza»”. Come si può notare, tolto il titoletto iniziale -dove il termine «Municipio» sostituisce la vecchia locuzione di «Borgata»- nulla traspare del nuovo stato giuridico e amministrativo di Riccione. Qualcosa di “fresco”, invece, figura nella guida curata da Becca. Leggiamola: «Riccione. In ordine di importanza, questa Stazione balneare viene seconda dopo Rimini. È a 10 chilometri da questa, sulla linea Rimini-Ancona. Vi si giunge anche seguendo la Litoranea al mare (non consigliabile agli automobilisti) sulla quale, si spera, correrà fra non molti anni la tranvia elettrica che congiungerà Rimini a Riccione e a

Cattolica, il che renderà queste ridenti Stazioni di più facile accesso e più intimamente legate alla sorella maggiore, Rimini. Del resto Rimini e Riccione stanno già congiungendosi col sorgere qua e là, sul litorale, di piccoli raggruppamenti di ville. Il più importante agglomerato è Miramare, a circa mezza strada. Riccione ha formato il proprio Comune autonomo il l gennaio 1923. La Sede Comunale è nel vecchio paese, che è esteso sui lati della via Flaminia; il nuovo (Riccione Marina) comincia al passaggio livello della Ferrovia, composto di ville e case ridentissime, intersecate da diversi vialetti ombrosi. La spiaggia è bellissima ed ogni anno gremita di bagnanti. Ha numerosi alberghi e pensioni di carattere famigliare, un teatro, una arena all’aperto e parecchi simpatici ed attraenti ritrovi di divertimento e di ballo». L’accenno alla tranvia elettrica, che congiungerà Riccione a Rimini, fa riferimento ai patti stabiliti tra i due comuni nel momento della separazione; un’opera grandiosa, questa,

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che avrà compimento qualche anno dopo la costruzione del ponte sul Marano. Un’altra curiosità che emerge nel volumetto del Becca è la sede del municipio, al numero civico 15 di via De Vito, di fronte alla stazione ferroviaria”, un fabbricato di proprietà della contessa Martinelli, che si compone di 10 piccoli ambienti adibiti ad uffici. Preso in affitto nel 1922, appena Riccione si costituì comune autonomo, l’edificio resterà sede provvisoria del municipio fino al 31 dicembre del 1923; dal primo gennaio del 1924, il comune si trasferirà nella villa di Maria Innocenti, moglie del medico condotto Federico Riccioni, situata in via Piva all’angolo di viale Ceccarini. Questa seconda residenza municipale, acquistata per 180.000 lire e pagata dall’amministrazione in sette anni con rate semestrali, col tempo sarà opportunamente ristrutturata (1926) e ampliata (1929). Tratto da: Dall’Internazionale a Giovinezza di Manlio Masini


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VANDALISMI

Una nuova statua per il Papa Beato La statua di Giovanni Paolo II, ridotta in frantumi dai vandali nella notte di Capodanno, sarà rifatta in bronzo per resistere meglio alle intemperie e ad altri ignobili gesti. La sua ricollocazione, nell’omonimo parco, all’incrocio tra i viali Ceccarini e delle Magnolie, è prevista per Pasqua, ma non si esclude sia anticipata al 2 aprile, giorno della scomparsa del Pontefice. Lo scorso gennaio, intanto, é stato costituito un comitato promotore, che ha dato il via alla sottoscrizione pubblica per sostenere la spesa della nuova statua. A realizzarla nel suo laboratorio di Treviso è sempre la scultrice Elena Ortica che, recuperati i pezzi di pietra, in particolare la testa, il braccio destro, la mano sinistra e parte dell’orlo del manto, li ha ricomposti per ricavare il calco in “cera persa”, necessario per realizzare la nuova scultura. L’opera costerà 29.200 euro. Cifra che include il compenso dell’artista (6.000 euro), della fonderia (20.000), imballaggi e trasporti (1450), montaggio, 100 manifesti, 10mila volantini e altre spese (1.750). Del comitato fanno parte i rappresentanti di quattordici associazioni cattoliche e di categoria, semplici cittadini, il sindaco Massimo Pironi e l’assessore Simone Gobbi. A loro si affiancano le parrocchie cittadine che convogliano le offerte nel conto corrente aperto per l’occasione: C/C IT 44 F 06285 24202 T 20020002120 Cassa di Risparmio di Rimini, intestato a Comune di Riccione, via Vittorio Emanuele II n.2. Chi intende contribuire, oltre al versamento deve riportare la causale: “Contributo ricostruzione Statua Beato Giovanni Paolo II”. La prima somma, 1.500 euro, è stata versata dal difensore civico Carla

Biso. La catena solidale cavalca anche il web. Su Facebook è stata aperta la pagina: “Città di Riccione – Sottoscrizione pubblica: Non abbiate paura”, dove si può visionare anche un video nel quale si vede l’Ortica durante la creazione dell’opera devastata. “Riccione è una città capace di grande solidarietà – osserva il sindaco Massimo Pironi –. Sono convinto che saprà rispondere all’appello con grande generosità e riparare a questo gesto barbaro. Sono anche sicuro che verranno raccolti fondi in misura superiore all’importo preventivato. In questo caso, come deciso dallo stesso Comitato promotore, i soldi in ecce-

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denza saranno devoluti all’associazione Centro 21, per la costruzione della Casa di via Limentani, riservata ai ragazzi affetti da Sindrome di Down e malattie mentali”. “Sull’opera distrutta a suon di mazzate è intervenuta anche la Diocesi di Rimini che in una nota “ deplora l’accaduto ed esprime tutta l’amarezza per un gesto scellerato e irriguardoso che ferisce profondamente tutta la comunità cristiana e l’intera comunità civile”. In coro, intanto, i riccionesi chiedono che la statua del Beato venga ora posizionata non più di spalle, ma rivolta verso la strada. Nives Concolino


CULTURA

Il Museo del territorio cambia casa? Per il Museo comunale di Riccione si profila il trasferimento nello storico edificio dell’Enel. Quello a pochi passi dalla stazione, dove si pagavano le bollette. Il Comune conta di acquisire il fabbricato, ampio 850 metri quadri, nell’ambito di un Poc (Piano operativo comunale) in cambio del permesso di costruzione di un palazzo che la proprietà dell’area intende edificare accanto. A tal proposito, lo scorso febbraio, la giunta comunale ha approvato uno “schema d’accordo” con la società Excelsia Nove Srl con sede a Milano, che interessa l’intera area tra viale Diaz e viale XIX Ottobre. In soldoni, la nuova proprietà ha chiesto d’intervenire con un Poc, cambiando l’uso della seconda palazzina dell’Enel (quella più a monte), da servizi a residenziale. Una manovra che consentirebbe di costruire un palazzone distribuito su circa 2.700/3.000 metri quadri di superficie disponibile per un totale di circa quaranta appartamenti. Un edificio, insomma, che per grandezza eguaglierebbe quello previsto in piazza Unità, al posto dell’ex sede del Pd. Come si diceva, la contropartita per il cambio d’uso consisterebbe nella cessione al Comune dell’immobile più piccolo, vincolato, perché ritenuto di valore storico architettonico. Sarà ceduto dopo essere stato ristrutturato a carico dei privati. Il Sindaco Massimo Pironi in questo percorso intravvede “un forte interesse pubblico”, in quanto il trasfe-

rimento del museo consentirebbe alla biblioteca, in forte crescita, di allargarsi. Dello stesso parere l’assessore all’Urbanistica Maurizio Pruccoli. Sulla nuova sede del museo, che lascia perplessi gli addetti del settore, dovrà esprimersi la Sovrintendenza ai Beni archeologici di Ravenna. Oltre alla parte espositiva, infatti, il museo di Riccione nell’interrato del Centro della Pesa custodisce decine e decine di casse, zeppe di reperti, provenienti da vari scavi. Qui, si trovano pure nuovi interessanti bassorilievi, restituiti alla città un paio di

anni fa e i manufatti rinvenuti nel terreno, dov’è sorto il centro commerciale di viale Berlinguer e nell’ex area dei Conti Spina, ricomposti da uno staff di allievi di Archeologia. A mostrarceli è Monica Miari, funzionaria della Sovrintendenza per i Beni archeologici dell’Emilia Romagna. Come lei stessa fa notare, il magazzino non può essere diviso dal museo, che a questo punto avrebbe necessità di essere ampliato anche con nuove vetrinette. Nives Concolino

REDAZIONE Direttore Responsabile: Carlo Andrea Barnabè • Capo Redattore: Giuseppe Lo Magro • Redazione: Nives Concolino, Maria Grazia Tosi • Collaboratori di questo numero: Manlio Masini, Paolo Del Bello, Amedeo Angelini (archivio), Dante Tosi (archivio), Lina Pullè, Daniele Casalboni, Bicifestival, Edmo Vandi, Giovanni Mattoni, Lorenzo Scola, Fosco Rocchetta, Piero Serafini, Jolanda Tonini • Foto: Foto Riccione • Pubblicità: Tel. 338 4304667• Grafica e impaginazione: Composet Riccione: 0541 606680 • Stampa: Litografia La.Ser. Coriano

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il personaggio

Nives: una riccionese da prima pagina Sono passati trent’anni da quando Anna Maria Nives Concolino (ni.co.) inizia a firmare articoli su varie testate giornalistiche anche molto prestigiose. Il lavoro con la carta stampata si affianca a quello radiofonico nella conduzione di trasmissioni musicali e giornalistiche, ma non solo: l’arte pittorica, scultorea e musiva, come pure la musica, la fotografia, il collezionismo filatelico-numismatico e di dischi in vinile sono altre passioni che la entusiasmano. Perché Nives è un’entusiasta, una donna solare e molto curiosa di tutto ciò le ruota attorno, peculiarità imprescindibili per una giornalista. E’ praticamente impossibile non ritrovarla sul posto a raccogliere la notizia: lei è lì, sia che si tratti dell’inaugurazione di una rotatoria che dell’evento cittadino più spettacolare, sia che intervisti una scienziata da Nobel che un ragazzino vincitore di una campestre. Costantemente cortese ma incalzante nel chiedere o provocare commenti e rivelazioni, schietta e semplice ma anche scaltra e puntigliosa, comunica simpatia per quel certo non so che di ‘intraprendenza serafica’ che ne contraddistingue il temperamento. Dopo la miriade di domande poste agli altri… toccherà ora a Nives rispondere. La tua prima occupazione, il giornalismo, come si è sviluppata nel tempo? “Ho sempre amato scrivere e sono sempre stata molto curiosa. La passione per il giornalismo credo me l’abbia trasmessa il mio maestro Vincenzo Migliaccio, che in quinta elementare pubblicò alcuni miei articoletti sul giornalino scolastico. Così, dopo il Liceo Classico, ho cominciato a collaborare con il settimanale Il Ponte. Nel 1985 sono stata chiamata dalla redazione di Famija Arciunesa, finché nel 1887 è cominciata l’avventura con i quotidiani. Prima con le Gazzette di Longarini, poi con Avvenire e Il Messaggero, finché diciotto anni fa sono approdata a Il Resto del Carlino.” E’ risultato un percorso facile e coniugabile con gli altri tuoi interessi? “Non è stato tutto semplice, perché al

giornalismo per anni ho intrecciato altri impegni: gli studi di Lettere classiche e poi quelli del quinquennio di Teologia, nonché l’insegnamento per undici anni nelle scuole superiori Iti , Fellini e Volta. Nel frattempo ho continuato a lavorare nelle radio: avevo solo 15 anni quando mi chiamarono ad aprire le trasmissioni di Radio Tiriolo Due mari, esperienza ripetuta nel 1981, assieme agli amici di San Lorenzo, con Radio Icaro che ho seguito fino al 1994. Nel frattempo ho lavorato per Radio city one, Radio Riviera, Radio Sabbia e Radio Miramare.” Ti rigiro una domanda che regolarmente tu poni agli altri: da chi hai ereditato questi interessi? “Forse dai miei avi. Il mio bisnonno materno, Salvatore Grossi, fu sindaco di San Clemente, e quello paterno Achille Concolino un attivissimo garibaldino, partecipò anche alla presa di Gaeta e alla breccia di Porta Pia.” Se non fossi riuscita a perseguire con successo la strada del giornalismo, cosa avresti preferito fare? “Il successo, emergere… sono aspetti relativi. Quello che conta è svolgere la propria professione con serietà, passione, rispetto, deontologia e spirito di verità, per cui avrei comunque lavorato nel campo della comunicazione. Basta raggiungere degli obiettivi, poi dove si arriva, si arriva…” Quanta storia di Riccione ti sei annotata sul taccuino e quali riccionesi rammenti con nostalgia?

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“Ho sempre seguito tutti gli eventi e l’evoluzione della città, dall’era del sindaco Pierani a quella di Pironi, passando attraverso le giunte Masini e Imola. Ricordo tante querelle su arredi urbani, lottizzazioni, polemiche che oggi si ripetono con il Trc, piazza Unità e piscina. D’altra parte la storia è ciclica. A imbastire quella di Riccione sono stati anche grandi eventi televisivi e d’intrattenimento, battaglie politiche, episodi di cronaca, nonché illustri personaggi come Bepi Savioli, il conte Enrico Pullé, i cavalieri Emilio Amati e Augusto Cicchett, ma anche persone semplici, che hanno dato tanto alla città, lavorando nel silenzio.” La scrittura di un libro, come quello che hai dedicato a Villa Mussolini, sarà un’esperienza da ripetere? “Non lo escludo…” Ti ricordi le interviste più emozionanti o divertenti che ti sia capitato di scrivere? “Ho provato emozione nell’intervistare Rita Levi Montalcini e Dario Fo, ma anche la Lollobrigida, Vecchioni e Morandi. Ma non dimenticherò mai le interviste a Fabrizio De Andrè, Ivan Graziani, Augusto Da Olio dei Nomadi e ai campioni Pantani e Simoncelli. Le più divertenti, invece, sono state quelle di Fiorello, Bonolis, Cevoli e Chiambretti.” E gli articoli che più ti hanno gratificato come professionista? “L’intervista al presidente della Repubblica Francesco Cossiga: con le mie domande andai fuori dai soliti schemi, e il Premier compiaciuto si congratulò con me. Divertente è stato poi lo scoop che riguardava la questione della spiaggia riservata alle donne arabe, rimbalzata su tutte le testate nazionali e finita in un concitato Consiglio comunale; infine, la conquista della prima pagina nazionale del Carlino, affiancata dalle firme di Romano Prodi e Bruno Vespa.” Credi che nel tuo lavoro l’essere donna ti possa avere in qualche modo penalizzata? “Nel lavoro di routine non più di tanto. Ma se si parla di responsabilità è palese che i ruoli di direzione, salvo rarissimi casi, non portano la gonnella. Collaboro con più testate, ma l’unica diretta dal gentil sesso é Rimini Donna.” L’esperienza con lo straletto Famija Arciunesa ha segnato la tua carriera di giornalista e come? “Di certo ha contribuito ad allargare la mia rete di relazioni con i riccionesi e di conseguenza a penetrare meglio nelle radici della storia, della cultura e dei costumi della città.” Maria Grazia Tosi


riccione 150-120-100-90

Un anno lungo un secolo e mezzo Il 18 maggio Riccione ospiterà, sul palco di Piazzale Roma, 600 giovani musicisti che si esibiranno in una lunga maratona di live performance della manifestazione “Allegro mosso” all’interno del Festival Europeo della Musica per la Gioventù.

Per Riccione il 2012 sarà l’anno delle ricorrenze: i 150 anni dalla prima fermata del treno (1 gennaio 1862), i 120 anni dalla posa della prima pietra dell’ospedale Ceccarini (25 aprile 1892), i 100 anni dalla titolazione di viale Viola a Maria Ceccarini (11 ottobre 1912) e i 90 anni di Riccione quale Comune autonomo (19 ottobre 1922). Per celebrarle è nata “Riccione 90”, un progetto che vuole raccontare la nostra storia usando il passato come ponte per il futuro. Iniziative ed eventi già esistenti e nuove iniziative sono il fulcro del progetto, che vuole essere una grande festa lunga un anno. A dare inizio alle celebrazioni è stato lo spettacolo di Capodanno in piazzale Roma, si proseguirà con altri tre momenti: la primavera, l’estate e il 90° compleanno, il 19 ottobre.

L’ESTATE DI “RICCIONE 90” A partire da luglio fino ad agosto inoltrato, i luoghi, la spiaggia, le strade, il lungomare, i viali, le ville, i parchi, il paese, i giardini, le piazze di Riccione saranno teatro di incontri, spettacoli, esposizioni, performance ed iniziative. Il rapporto tra reale e virtuale, le tecnologie digitali, i new-media e le nuove forme espressive, comunicative e artistiche, saranno oggetto di happening, opere, installazioni nella città. Luoghi e spazi appartenenti al patrimonio storico-artistico di Riccione verranno reinterpretati dalle opere, dalle performance e dalle installazioni di artisti; spettacoli musicali, teatrali, rassegne, reading ed iniziative verranno pensate e proposte da autori della scena nazionale e internazionale. L’estate sarà presentata in partnership con media nazionali come Il Resto del Carlino, Radio Deejay e altre importanti realtà del territorio.

LA PRIMAVERA DI “RICCIONE 90” Le parole chiave sono creatività, talento, moda, design e cultura. Tanto gli appuntamenti, da quello con il premio “Talentuosa”, andato in scena l’8 marzo, poi la mostra-mercato dedicata al giardinaggio Giardini d’autore; la moda e l’intrattenimento con Riccione Moda Italia (7-8-9 aprile), Castello Titilla (8 aprile) e Beautiful fashion night (28 e 29 aprile); la rassegna di incontri Parole tra noi (aprile-maggio), La giornata della legalità (5 maggio) con un convegno dal titolo “Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Quale eredità? Venti anni dalle stragi del 1992”. L’appuntamento è rivolto alla cittadinanza e alle scuole, prevede la presenza di magistrati, giornalisti e persone vicine affettivamente ai due giudici assassinati. Il 13 maggio la riflessione su un nuovo concetto di paesaggio attraverso la valorizzazione degli spazi verdi urbani e l’incremento della mobilità lenta si esprimerà nella biciclettata del 13 maggio, alla riscoperta dei suggestivi percorsi ciclabili dell’entroterra riccionese. Tappa principale sarà l’area dell’ex mattatoio che per l’occasione sarà animata da degustazioni enogastronomiche, musica dal vivo e creatività con la partecipazione dei giovani artisti writers .

L’AUTUNNO DI “RICCIONE 90” A ridosso del giorno di nascita del Comune autonomo (19 ottobre) una serie di eventi condurrà i cittadini e gli ospiti fino al compleanno della città curato ed organizzato proprio da Famija Arciunesa. L’autunno è anche il momento dedicato alla cultura con la presenza del Ttv Festival e del Premio Ilaria Alpi. “Riccione 90 è l’opportunità per dare un filo conduttore a tutte le iniziative di qualità che la città è in grado di proporre - spiega il sindaco Pironi - C’è un’effervescenza di iniziative, proposte da decine e decine di soggetti e associazioni cittadine, che chiedono solo di essere valorizzate. Questa è l’occasione per dare loro una carica comunicativa nuova e potente. Riccione ha alle sue spalle una storia importante, grazie alla quale continuare ad essere ai primi posti e rimanere un fattore di tendenza”.

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arredo urbano

Nuovo look per viale San Martino Dopo una ventina di anni, Viale San Martino cambia di nuovo aspetto. Lo scorso gennaio sono stati eliminati i maestosi portali in legno che caratterizzavano la passeggiata. Le maestranze di Hera Luce li hanno smontati e riposti nei magazzini comunali per lasciare spazio a un nuovo e semplice arredo urbano. Intervento per il quale il Comune, con tre rate annuali, investe 140mila euro, compreso l’impianto elettrico, le opere edili, panchine, cestelli per rifiuti e fioriere. Smontati gli archi in legno massiccio, che sostenevano i lampioni, si installa il nuovo impianto d’illuminazione con Led orientabili. Progettato dall’ingegnere comunale Maurizio Diotallevi, il sistema luminoso, a grande impatto scenografico, comporterà pure una consistente diminuzione dei consumi elettrici. Per il resto il progetto prevede anche una pista ciclo-pedonale, da tracciare sul lato sud del viale, prima in via provvisoria e poi definitiva. Ultimata la sperimentazione, in autunno il percorso sarà realizzato con pezzi di selciati a porfido e nuovo asfalto. La pista, pomo della discordia tra gli operatori del viale, si allaccerà a quella del nuovo lungomare, collegando anche il centro commerciale di viale San Martino. Il primo blocco di lavori è previsto entro marzo, ma nel viale divampano le polemiche sulla pista ciclopedonale, contestata da una sessantina di commercianti, albergatori, residenti, personale del poliambulatorio e della farmacia, che a proposito hanno presentato una petizione. I portavoce, tra cui Dimitri Eugenidis, sbottano: “Il commercio è in ginocchio, per cui gli interventi devono valorizzare e non per penalizzare le nostre attività. Condividiamo in pieno il nuovo arredo urbano, ma non

capiamo l’utilizzo di una pista ciclopedonale lungo un asse commerciale, dove, comunque, d’estate alle 18 scatta l’isola. Oltretutto, il percorso, unico per entrambi i sensi di marcia, sarà largo solo due metri, (contro i tre previsti dalla norma), per cui sarà pericoloso sia per i pedoni, sia per i ciclisti. Una trappola”. “Bisogna intervenire in funzione del turista che deve camminare in sicurezza e tranquillità in un viale elegante e innovativo_ sostiene Ivan Severini, presidente di Riccione Abissinia _. La pista è importante anche perché si collegherà con altri tratti, per cui la gente che si muove in bicicletta potrà raggiungere anche il nostro viale. Così quei commercianti che

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lamentano un calo d’affari del 4/5 per cento per via della pedonalizzazione del lungomare che ha eliminato il via vai di veicoli, potranno recuperare, se non aumentare, la percentuale persa”. L’estate dirà chi ha ragione. Nives Concolino Rettifica Nel n° 1/2012, pag. 14 – articolo nuovo Hotel Ceschina - siamo caduti in errore nell’indicare la paternità del progetto. Nello scusarci coi diretti interessati comunichiamo che lo stesso è degli architetti: Daniela Finadri, Mara Gobbi e Sandro Piacentini.


PARI... O DISPARI? A cura di Maria Grazia Tosi, con Cosima Avantaggiato, Cinzia Bernardini, Ulrike Bonfini, Sara Bordoni, Catia Loprete, Oriana Nicosia, Maurizia Petrucci, Valeria Pizzolante, Annalisa Sanchi, Assunta Sorvino, Emanuela Tonini, Anna Maria Viviano.

Alfabeto ‘di genere’

Tratto da “Cento parole per la parità”, un glossario in dodici lingue compilato dalla Commissione Europea di tutti i termini comunemente usati nell’ambito della politica della parità, al fine di creare un linguaggio comune. A - Analisi comparativa di genere. Lo studio delle differenze in materia di condizioni, bisogni, tassi di partecipazione, accesso alle risorse e allo sviluppo, gestione del patrimonio, poteri decisionali, e di immagine tra donne e uomini nei ruoli tradizionalmente assegnati loro in base al genere. C - Conciliazione di vita e lavoro. L’introduzione di sistemi che prendono in considerazione le esigenze della famiglia, di congedi parentali, di soluzioni per la cura dei bambini e degli anziani, e lo sviluppo di un contesto e di un’organizzazione tali da agevolare la conciliazione delle responsabilità lavorative e di quelle familiari. D - Disparita’ tra i generi. Le disparità riscontrabili in qualsiasi ambito tra le donne e gli uomini per quanto concerne i loro livelli di partecipazione, accesso, diritti, retribuzione o prestazioni d’altro genere. E - Economia sommersa. Attività economiche non retribuite che vanno a diretto vantaggio del nucleo familiare, compreso il lavoro domestico quotidiano e tutta una serie di attività esercitate a fini di lucro e in forma non occasionale, ai limiti o al di fuori degli obblighi legali, normativi o contrattuali. F - Femminilizzazione della povertà. La crescente incidenza e prevalenza della povertà tra le donne rispetto agli uomini. G - Glass ceiling. La barriera invisibile derivante da una complessa interazione di strutture nell’ambito di organizzazioni a dominanza maschile che impediscono alle donne di accedere a posizioni di responsabilità. I - Individualizzazione dei diritti. Sviluppo dei sistemi di fiscalità e di sicurezza sociale in modo da far sì che i diritti siano maturati direttamente dai singoli individui. L - Lavoro atipico. Attività diversa dal lavoro a tempo pieno e permanente. In questa categoria rientrano il lavoro part-time, il lavoro serale e nei fine settimana, il lavoro con contratto a termine, il lavoro temporaneo o in subappalto effettuato a domicilio, il telelavoro e il lavoro a domicilio su commissione. M - Mainstreaming. L’integrazione sistematica delle situazioni, delle priorità e dei bisogni rispettivi delle donne e degli uomini, al fine di promuovere la parità e mobilitare tutte le politiche e le misure d’ordine generale sensibilizzandole alle necessità di raggiungere la parità.

N - Neutro rispetto al genere Privo di un impatto differenziale, sia positivo che negativo, sul rapporto di genere o sulla parità tra gli uomini e le donne. O - Onere della prova. La persona che intenta un’azione legale è tenuta, in linea di principio, a dimostrare di essere stata vittima di una discriminazione. Nel contesto della parità di trattamento tra gli uomini e le donne una direttiva, basata sulla giurisprudenza della Corte di Giustizia europea, sposta l’onere della prova tra le parti (parte convenuta e parte attrice). P - Pari opportunita’ per donne e uomini. L’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale a motivo del sesso. Q - Quota. Una proporzione definita di posti o risorse riservati ad un gruppo specifico generalmente sulla base di determinate regole o criteri, volte a correggere un precedente squilibrio di solito per quanto concerne i posti decisionali o l’accesso alla formazione o a posti di lavoro. R - Rapporto di genere. La relazione e la diseguale distribuzione dei poteri tra le donne e gli uomini che caratterizza un determinato sistema di genere. S - Segregazione occupazionale. La concentrazione di donne e uomini in diversi tipi e livelli di attività, e che vede le donne confinate in una gamma più ristretta di occupazioni (segregazione orizzontale) rispetto agli uomini e ai livelli più bassi (segregazione verticale). T -Tasso di attività. Rappresenta la forza lavoro espressa in percentuale della popolazione in età lavorativa U - Uguaglianza di genere. Equità di trattamento tra i generi che può esprimersi sia in una parità di trattamento, sia in un trattamento diverso ma considerato equivalente in termini di diritti, vantaggi, obblighi e opportunità. V - Violenza connessa al sesso. Qualsiasi forma di violenza derivante dall’uso o dalla minaccia di coercizione fisica o emotiva, compresi lo stupro, i maltrattamenti al coniuge e extra coniugali, le molestie sessuali, l’incesto e la pedofilia. (Le lettere B-H-Z non sono state utilizzate nella stesura del glossario originale) NEL PROSSIMO NUMERO PUBBLICHEREMO LO SPECIALE SULLE VINCITRICI DEL PREMIO TALENTUOSA 2012

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le del Sudafrica, dal ritmo coinvolgente tanto che tutti hanno anche ballato e ritmato il suono. Incredibile...ma vero, la musica non ha frontiere! Il messaggio che era nostra intenzione inviare a tutti i presenti, compresi i coristi ed i musicisti, era quello della solidarietĂ a favore di una popolazione come quella del Burkina Faso che è tra i Paesi piĂš poveri del mondo. Posso solo affermare che lâ&#x20AC;&#x2122;obiettivo è stato recepito grazie alla musica, quale espressione anche di pace che unisce i popoli. Alla luce di questa esperienza mi auguro che lâ&#x20AC;&#x2122;evento possa essere riproposto, per dare continuitĂ  alla solidarietĂ , allo scambio, alla scoperta reciproca di cui tutti noi abbiamo sempre bisogno, grandi e piccoli, vecchi e soprattutto giovani, il futuro dellâ&#x20AC;&#x2122;umanitĂ .

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Ucciso Jacquier il reporter premiato a Riccione Il cordoglio della città

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ll Sindaco Pironi (a dx) premia il cameraman Kenck (a sx) e il giornalista Jaquier (al centro).

Per due edizioni si era aggiudicato il Premio “Ilaria Alpi”, l’anno scorso vinto per il “miglior reportage internazionale”.Gilles Jacquier, reporter di France 2 dal 1999, e di France 24, l’11 gennaio è stato assassinato a Homs, in Siria, durante una manifestazione filogovernativa, a favore del presidente Bashar al Assad. Al suo fianco un collega belga, rimasto ferito nella stessa deflagrazione dell’attacco dinamitardo, nei pressi del Sahara Club di Akramaha, che ha causato anche la morte di otto siriani e il ferimento di 25 persone. Gilles Jacquier faceva parte di un gruppo di giornalisti portati a Homs dal Ministero della Comunicazione di Damasco proprio per seguire la manifestazione nella città chiave della rivolta contro il regime. La strage ha sconvolto anche la nostra città che ha espresso il suo cordoglio, attraverso il sindaco Massimo Pironi. Era stato lui a consegnare il premio l’anno scorso a Jacquier, “La forza del nostro reportage è il fatto che siamo stati dentro gli avvenimenti”, aveva dichiarato il noto giornalista a Riccione, dialogando sul palco con la conduttrice della serata Tiziana Ferrario. Nel video presentato al Premio “Alpi”,

“Tunisie, la révolution en marche”, Jacquier aveva spiegato cos’era accaduto realmente nella rivolta dei giovani tunisini e com’era avvenuta la fine della dittatura. L’intervista al reporter francese, girato nei giardini di Villa Mussolini, in pochi giorni ha fatto tristemente il giro del mondo via web. Restano impresse le sue parole: “La guerra mi fa orrore, ma solo qui puoi conoscere davvero la gente”. Era, quindi, stato sul campo anche in Afghanistan e in Iraq. “Jacquier colpiva anche per la qualità del lavoro – è il commento al tragico episodio del noto conduttore televisivo Andrea Vianello, direttore scientifico del Premio “Alpi” –. Di certo un reporter di razza, che portava la telecamera dove accadevano veramente i fatti”. E la Ferrario: “Sono rimasta molto colpita dal coraggio, ma anche dalla sua passione per il mestiere. Voleva stare sul posto e testimoniare in prima persona. Esempio di giornalismo senza fronzoli. Dava quindi valore al lavoro dell’inviato. Era sempre in posti scomodi, pericolosi. Purtroppo questa volta è stato sfortunato”. Nives Concolino

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Giovane, tenace e intraprendente, ma soprattutto innamorato di quello stile Liberty che fino alla metĂ del secolo scorso ha caratterizzato le localitĂ  turistiche della Riviera Romagnola. Andrea Speziali, (Riccione 28 settembre 1988), studente dellâ&#x20AC;&#x2122;Accademia di Belle Arti di Rimini, dopo la pubblicazione del Libro â&#x20AC;&#x153;Una Stagione del Liberty a Riccioneâ&#x20AC;?, dedicato a Villa Antolini e allâ&#x20AC;&#x2122;architetto Mirko Vucetich, ha progettato una serie di mostre. Nel frattempo ha scoperto i carteggi di due storici villini riccionesi, Piva e Lampo, finiti in macerie intorno alla metĂ  del secolo scorso. â&#x20AC;&#x153;I disegni del Villino Piva - racconta Andrea - erano custoditi nellâ&#x20AC;&#x2122;Archivio di Stato di Rimini, come pure il progetto di Villa Lampo che un tempo sorgeva allâ&#x20AC;&#x2122;angolo tra i viali Milano e dei Fiori (attuale viale Cesare Battiti). Cercavo questo materiale da cinque anni!â&#x20AC;?, quindi spiega: â&#x20AC;&#x153;Villa Lampo fu costruita nel 1922 per le famiglie Vucetich e Campanini di Modena. A progettarla furono gli ingegneri Alessandro Vucetich (fratello di Mirko) che esegui le decorazioni esterne della villa, rifacendosi ai motivi dei tempi Samurai, nonchĂŠ Tito e Achille Franceschi (probabilmente imparentati con lâ&#x20AC;&#x2122;omonima famiglia della villa che ospita la Galleria dâ&#x20AC;&#x2122;arte moderna di Riccione). Achille, che poi fece lâ&#x20AC;&#x2122;albergatore, nel 1929 inaugurò la Capannina a Forte dei Marmi. Rinvenimenti a parte, nella sala Nervi di Torino Esposizioni, nellâ&#x20AC;&#x2122;ambito della 54esima esposizione internazionale dâ&#x20AC;&#x2122;arte della Biennale di Venezia, curata da Vittorio Sgarbi, come artista Speziali ha esposto la scultura â&#x20AC;&#x2DC;â&#x20AC;&#x2122;Totem Riccioneâ&#x20AC;?, opera alta un metro e 60 centimetri, realizzata con vari tipi di gesso, come lâ&#x20AC;&#x2122;alabastrino, il ceramico e il dentistico. Quanto basta a richiamare alcuni elementi decorativi dei villini riccionesi descritti nella sua pubblicazione. Per questâ&#x20AC;&#x2122;estate, intanto, il giovane artista sta preparando un nuovo allestimento della mostra â&#x20AC;&#x153;Romagna Libertyâ&#x20AC;?. Patrocinata dal Ministero, dalla Regione e da tutte le Province emiliano-

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romagnole, ĂŠ in programma ai Magazzini del Sale di Cervia dal 23 luglio al 12 agosto. Si tratta della stessa mostra, giĂ presentata allâ&#x20AC;&#x2122;Hotel de la Ville di Riccione e al 15esimo salone dei Beni Culturali di Venezia, che per lâ&#x20AC;&#x2122;occasione, amplierĂ  il suo repertorio di cartoline e foto dâ&#x20AC;&#x2122;epoca ingrandite, con alcune â&#x20AC;&#x153;chiccheâ&#x20AC;?. Tra queste unâ&#x20AC;&#x2122;immagine del Gran Hotel di Rimini in costruzione. Eâ&#x20AC;&#x2122; in fase dâ&#x20AC;&#x2122;organizzazione anche una mostra di Vucetich che si dovrebbe tenere a Marostica, in settembre, in occasione della famosa partita di scacchi. Nives Concolino

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Santini “passeggia” in mare con la Shuttle-bike

"da Tonino"

Planare con un una bici sull’acqua, dando l’impressione di assistere a un miraggio, o meglio a una scena di evangelica memoria. A cimentarsi nella singolare performance é il riccionese Claudio Santini 47 anni), dirigente della Ctr, azienda che fa strade e demolizioni, ciclista per passione. Con la sua mountain bike percorre chilometri e chilometri in mare, lasciando sbalordito chi lo scorge da porti e battigie. Tra le mete dell’eclettico corridore anche il porto canale di Riccione, dove il nostro fotografo Pico Zangheri l’ha immortalato, mentre “passeggiava”, galleggiando sulla sua bici, sostenuta da due canotti collegati alla due ruote con un particolare supporto meccanico. Un “quadretto” davvero inedito col particolare del mezzo al debutto nella Perla. Santini racconta: “Mia moglie mi ha regalato la Shuttle-bike kit un paio di anni fa, ma non l’avevo mai usata né a Riccione, né in altre località popolate, perché pedalare in mare sotto lo sguardo di tante persone che applaudono e scattano foto, mi imbarazza. Ecco perché solitamente vado nel Pesarese,

a Fiorenzuola, o risalgo i fiumi, come il Metauro o il Marano. Mi è capitato pure di andare in Svizzera sul lago dei quattro Cantoni”. D’altra parte trasportare la bici in giro è un gioco da ragazzi. “Alla mountain bike che uso per strada – dice -, in dieci minuti applico un kit, che tengo nello zainetto. Gonfio i due canotti e con un rapido innesto assemblo gli elementi che formano il telaio galleggiante. Poi, pedalando, aziono il gruppo propulsore a elica, formato da un rullo di 6/7 centimetri che aderisce alla ruota posteriore. Così, attraverso un cavo, si trasmette l’energia alla ruota anteriore, dov’è applicata la stessa elica”. La pedalata in mare è senza dubbio rilassante. Si procede a 4 nodi all’ora, ossia a 8/9 chilometri orari. “In soldoni una persona ben allenata - assicura Santini, che è pure sub, velista, e canoista – può andare dal porto di Riccione a quello di Rimini in un’ora/ un’ora e mezzo. Quando sono stanco, mi siedo su uno dei due canottini della mia “Acquamarina”, faccio colazione e poi riparto”. Nives Concolino

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Piccole grandi idee

Michele ne ha... 868 chili! Chi è stato a Roma sicuramente avrĂ avuto lâ&#x20AC;&#x2122;occasione di gustare un trancio di pizza in uno dei tantissimi locali che offrono questo tipo di prodotto, potendo cosĂŹ capire perchĂŠ la pizza in teglia alla romana sia cosĂŹ famosa. Ciò che la caratterizza sono la leggerezza dellâ&#x20AC;&#x2122;impasto, la grande fantasia delle farciture e la vendita a peso. Lâ&#x20AC;&#x2122;impasto è reso leggero e quindi particolarmente digeribile sia dal basso contenuto di lievito che dalla lunga fermentazione (48 ore); lâ&#x20AC;&#x2122;utilizzo di farine cosiddette â&#x20AC;&#x153;fortiâ&#x20AC;? permette infatti di ottenere un impasto ricco di acqua e ciò fa sĂŹ che la pizza risulti â&#x20AC;&#x153;ariosaâ&#x20AC;? allâ&#x20AC;&#x2122;interno e con un fondo gustosamente croccante. Le farciture sono decisamente particolari e tipiche! La pizza bianca con le patate, la pizza rossa con i funghi freschi e la scamorza affumicata o ancora con melanzane, mozzarella, pesto e grana sono solo alcuni degli esempi. Anche i crostini e le pizze ripiene ottenuti con lo stesso impasto meritano di essere raccontati, come il crostino con ricotta, funghi porcini, rucola e grana e la ripiena con pancetta e stracchino. La vendita a peso fa di questa pizza non la solita pizzetta al taglio da passeggio ma unâ&#x20AC;&#x2122;ottima alternativa alla classica pizza rotonda e permette di poter

PIZZERIA 868 assaggiare di tutto un poâ&#x20AC;&#x2122;. Dopo 10 anni di soddisfacente attivitĂ stagionale a Misano, Michele della pizzeria 868 ha fatto una scommessa con se stesso ed ha pensato di trasferire lâ&#x20AC;&#x2122;attivitĂ  a Riccione per lavorare tutto lâ&#x20AC;&#x2122;anno. Ha capito, però, che il cambiamento doveva essere radicale, a partire dal prodotto e si è rimesso in gioco professionalmente frequentando corsi di formazione. Il locale è veramente particolare a partire dal murale ideato e realizzato per Michele dallâ&#x20AC;&#x2122;artista italo-giapponese Kenji Matsushita. Altra caratteristica è che allâ&#x20AC;&#x2122;interno della pizzeria, Michele ha creato la â&#x20AC;&#x153;libreria da asportoâ&#x20AC;?, uno spazio di scambio libri dove ognuno può, portando un libro, prenderne un altro. La pizzeria ha anche una fan page su faceboock che ha giĂ  superato i 500 fan (www. faceboock.com/pizzeria868) dove ogni iscritto può essere aggiornato sulle ricette del giorno, cambiamenti di orari della pizzeria, partecipare ai concorsi che verranno organizzati periodicamente e dove ognuno può esprimere il proprio parere sulla pizza e sul locale. Mentre Michele prepara la pizza, Elena vi aspetta al banco col suo sorriso e la sua disponibilitĂ . Lâ&#x20AC;&#x2122;ambiente è intimo e familiare e oltre allâ&#x20AC;&#x2122;asporto câ&#x20AC;&#x2122;è anche la possibilitĂ  di consumare la pizza direttamente allâ&#x20AC;&#x2122;868.

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Jolanda â&#x20AC;&#x153;Budrièlâ&#x20AC;? pesca nella memoria Su suggerimento dei miei nipoti Sandro e Maurizio, sono andata a ripescare nel cassetto della memoria ed ecco che ho risvegliato sensazioni e ricordi assopiti da tempo. Ricordi degli anni â&#x20AC;&#x2122;30 o â&#x20AC;&#x2122;40. Ho vissuto fino a venti anni nellâ&#x20AC;&#x2122;Albergo Tonini; mio padre era BudriĂŠl. Allâ&#x20AC;&#x2122;epoca ogni famiglia aveva un soprannome. Inizialmente lâ&#x20AC;&#x2122;albergo non era molto grande ma ogni autunno, con il guadagno della stagione estiva, ed aiutato da due o tre muratori, mio padre ne costruiva un pezzo. Magari a costruzione ultimata i corridoi interni non risultavano sullo stesso piano, ma si poteva sempre rimediare aggiungendo due o tre scalini per equilibrare il pezzo nuovoâ&#x20AC;Ś Allâ&#x20AC;&#x2122;epoca i migliori clienti erano i tedeschi. Loro amavano venire in maggio e giugno e questo allungava la stagione estiva. Spesso si aveva la necessitĂ di andare a Rimini per fare acquisti e ci si serviva del filobus che si muoveva su due binari elettrici e quando sâ&#x20AC;&#x2122;incrociava con quello proveniente dalla direzione opposta, lâ&#x20AC;&#x2122;uno si fermava, staccava i fili per far passare lâ&#x20AC;&#x2122;altro. A venti anni mi sono sposata con Mario Amati ed i primi tempi abbiamo abitato a Fogliano. Ho un ricordo preciso della spiaggia deserta che ci permetteva di guardare dalla colonia Amati allâ&#x20AC;&#x2122;Albergo Tonini, entrambi costruiti in prima linea sul mare, senza incontrare costruzioni od ostacoli. Si potevano vedere solo i cosiddetti â&#x20AC;&#x153;muntalounâ&#x20AC;?, collinette di sabbia portate dalla furia del vento, nelle giornate piĂš crude. A quei tempi i compaesani vi piantavano le patate. Ora tutto è levigato, curato, grazie al lavoro di tanti e ci sentiamo di affermare che la nostra spiaggia è la piĂš bella e curata dellâ&#x20AC;&#x2122;Adriatico! Andando ancora indietro nel tempo, ricordo come le donne di allora fossero piene di iniziativa e volontĂ  di fare! Ne è stata un esempio mia madre, la signora Ernesta, â&#x20AC;&#x153;lâ&#x20AC;&#x2122;Ernestaâ&#x20AC;? per gli amici: donna molto stimata e dotata di un grande cuore. Ma quante fatiche!! E noi figlie di quelle fatiche ne abbiamo goduto il frutto. Alcune di noi ne hanno seguito lâ&#x20AC;&#x2122;esempio e sono diventate albergatrici. Ricordo il lavaggio della biancheria dellâ&#x20AC;&#x2122;albergo che era complesso e suddiviso in varie fasi. Le lavandaie passavano la biancheria una prima volta con acqua e sapone, poi la deponevano nel mastello coperta con un telo sul quale veniva versata della cenere. Successivamente si versava dellâ&#x20AC;&#x2122;acqua calda che attraverso un tappo aperto nel fondo del mastello, raccoglieva il cosiddetto â&#x20AC;&#x153;Rannoâ&#x20AC;? che serviva per lavare i panni di colore. Questa acqua calda poi si otteneva da un fuoco acceso allâ&#x20AC;&#x2122;aperto. â&#x20AC;ŚE come

Jolanda Tonini, sposata a Mario Amati, pioniere dellâ&#x20AC;&#x2122;industria ittica riccionese.

pesavano quei recipienti! Ad ogni inizio di primavera poi si rifacevano i materassi: ricordo mia madre in testa sul gruppo di donne intente al da farsi: prima si scucivano i materassi, si lavavano le fodere e manualmente si rimuovevano i ciuffi di lana per renderli piĂš soffici possibile. Lo stesso lavoro avveniva anche per i materassi di crine. A fodere asciutte, si trattava di mettere dentro ad ognuno la lana o il crine e si ricucivano i bordi con grandi aghi adatti allo scopo. Ricordo i capelli di mia madre pieni di polvere, ma lei non faceva caso a tutto ciò! Il lavoro andava seguito a dovere e quello era il suo impegno. Allâ&#x20AC;&#x2122;etĂ di 80 anni una brutta influenza si è portata via mia madre. Lâ&#x20AC;&#x2122; ultimo giorno, alzandosi per andare in bagno, accompagnata dalla figlia Luisa, si rivolse a lei dicendo: â&#x20AC;?An gni la facâ&#x20AC;Śâ&#x20AC;?. Lei che aveva vinto tante battaglie, quellâ&#x20AC;&#x2122;ultima volta aveva dovuto riconoscere che qualcosa di piĂš grande e piĂš in alto aveva deciso per lei! Jolanda Tonini

ogni giorno il Pescatore porta in tavola la ricchezza del mare nel rispetto della tradizione romagnola

Diamo casa ai tuoi Sogni! s#/-02A6%.$)4%)--/"),)!2) s#/.35,%.:%%VA,5T!:)/.)'2A45)4% s#/.35,%.:!-545)!.#(%&)./!, s!&&)T4)!00A2T!-%.4)%34)6)

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LA STORIA d’ARCIOUN

Al nuse ad Bacòch Un gròp ad chèse sla strèda a un chilometre de mèr la campagna bèn lavurèda fra paes e strèda ad fèr. Ilà tla spiagia i spuntacul la gramégna e al bunèghe al lape e i merdarul e coc-le svuide ad lumèghe. La giunchéglia si muntaloun e sora l’aqua ad tòt i guaz ui era sempre l’ucasioun ad truvè tènt brènch ad raz. E in gir, travèrs cuncòle, tamaris e marugoun, bòsch ad spèin sal giaragiole, mace ad cane e ad spioun.

S’j scarpégn, una saraca, saraghina o s’i nunèin, us cumbinèva una giuvaca st’armidievte un bicir ‘d vèin.

L’almadira sora la riva lan riusciva mai arvì perchè sòbte la spariva e sla jola l’andèva a fnì.

L’era come la Natura sla su forza l’eva creè senza tota cla lordura che e prugrès us ha purtè.

S’una puracia sora e fugh tòt i fèva tre bei bucoun, oun s’e sgatle, oun s’e sugh e tl’utme e tèrz s’e butoun.

E vistid de matrimonie, se qualchidoun ul pudeva fè, l’era come un patrimonie da duvé bèn cunservè.

Mo in gir tènta miseria e fra i problema d’ogni dé l’era propria roba seria procurès e da magnè.

M’una sipa indulfinèda, ma dò canèl ad caduda, ad panazola una padlèda, tòt i fèva gran avduda.

Da cunservè per cla funzioun che i prit i ha priparè quand a bord de caratoun at ch’l’èlt mènd duvevte ‘ndè.

Dò fasul, un piat ‘d pulènta e la pièda ad furmantoun, una rènga e po’ tènta tènta aqua de funtanoun.

I fèva festa qualchidoun, per la Pasqua e per Nadèl, sla pagnota ad furmantoun, castagnole e braciadèl.

Quatre mur l’era la chèsa, i pavimènt fat s’i madoun, arscaldèda s’un po’ ‘d brèsa e ad c-nisa te fugoun.

creato/senza tutto quel luridume/che il progresso ci ha portato/Ma in giro tanta miseria/e fra i problemi d’ogni giorno/ era proprio una impresa/procurarsi il cibo./ Due fagioli, un pò di polenta/ e la piada di granturco,/una aringa e poi tanta/ tanta acqua del fontanone! /Con gli “scarpigni”, una sarda/una saraghina e dei “nonnini”/ si combinava una goduria/se rimediavi un bicchiere di vino! Con una vongola sul fuoco tutti facevano tre bocconi/ uno col corpo, uno col sugo/e il terzo col legamento./Ad una seppia senza testa, a due cannolicchi; quelli di “caduta “/di pesce di scarto una padellata/tutti facevano

granfesta./E faceva festa qualcuno/ per Pasqua e per Natale/con la pagnotta di granturco/castagnole e “braciadelli”./ La legna del mare sulla riva/non riusciva mai ad arrivare/perché subito spariva/ e sul focolare andava a finire/il vestito del matrimonio/se qualcuno poteva permetterselo/ era come un patrimonio/ da dover ben conservare/da conservare per quella funzione/che i preti hanno preparato/quando, a bordo del carro funebre,/all’altro mondo dovevi andare./ Quattro muri era la casali pavimenti fatti coi mattoni/ riscaldata con un po’ di brace/ e di polvere di carbone nel braciere!

Le noci di Bacucco Un gruppo di case sulla strada/a un chilometro dal mare/la campagna ben lavorata/fra paese e ferrovia/Là sulla spiaggia gli “spuntaculo‘’/la gramigna e le “buneghe”/le lappe e gli stercorari/ e conchiglie vuote di lumache. /I giunchi sulle piccole dune/e sull’acqua di tutti gli stagni/ c’era sempre l’occasione/di trovare tanti stormi di uccelli! /E in giro, attraverso i solchi/ tamerici e acacie/boschi di spini coi loro frutti/macchie di canne e di stoppioni!/ Era come la Natura/con la sua forza aveva

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LA STORIA d’ARCIOUN Po’ l’ha cmènz a dì in gir che e mèr, la sabiadura, l’era propria un elisir na masa mèj ad ogni cura per tòt quei ch’i’eva la tosa e i mèl in qua e in là e che e Sol da drèint’agl’osa e tira fura l’umidità. E i pèch ch’i’è arvat da prèima che pièn pièn iè pò crisù, ui purtèva sla marèina sora un bròc tirat da i bù. Po’ i ha cmènz ti muntaloun a costruì un’osteria un ospizie, una pensioun, un albèrgh, una tratoria. Bèle véle s’i giardèin pine ad piènte e ad fiur cmanzand e gran camèin de Paes vers e futur. L’era in piaza e rubinèt ch’us bluchèva per e gél, l’era ad fura e rubinèt e e bagn l’era e mastèl.

L’ha pansè ma la maniera ad truvè la soluzioun per farmè la vaporiera me casèl, iché, d’Arcioun.

Un futur culor ad rosa che l’ha port la nosta gènta a fè vita prosperosa a scurdè rènga e pulènta.

L’era frèd, ui era fèma e tòt quant iè dvènt pruvèt a campè na vita grèma e trì fort drèinta i spranghét.

Un andèva a Rémne a pì mo e cumprèva e su bijèt e po’ e fèva avanti e indrì fand farmè ilè e dirèt.

Da che dé che me rimnés i j’ha dè la gran pidèda e i l’ha rmand me su paes l’ha cmanzè la gran scalèda.

Mo un dé ma la parocia l’è arvat un cèrt pritèin ch’la studì drèint la capocia ad cambiè che bròt distèin.

E cuntinuand st’avanti indrì l’ha cunvint i capurioun la farmèda a stabilì ogni dé ènca m’Arcioun.

I Arciunis sempre curtes i l’ha fat bèl, i l’ha ingrandì e i ha vést d’ogni paes tènta gènta prèst arvì.

Era in piazza il rubinetto/che si bloccava per il ghiaccio/era fuori il gabinetto/e il bagno era un mastello./Era freddo, c’era fame/e tutti quanti eran diventati esperti/a campare una vita grama/ e tirar forte nella cinghia./ Ma un giorno alla parrocchia/è arrivato un certo pretino/ che ha studiato nella testa/ di cambiare questo brutto destino./ Ha pensato alla maniera/di trovare la soluzione/per far fermare la vaporiera /al casello, qui, di Riccione./ Non andava a Rimini a piedi/ma comperava il suo biglietto/e a Riccione tor-

nava indietro/facendo fermare lì il diretto.../ Continuando avanti e indietro/ha convinto i caporioni/di stabilire la fermata/ogni giorno anche a Riccione./Poi ha cominciato a dire in giro/che il mare, la sabbiatura/era proprio un elisir/e molto meglio di ogni cura/per tutti coloro che avevano la tosse,/mali in qua e in là /e che il sole dalle ossa/estrae l’umidità./ E quei pochi arrivati dapprima/che pian piano, son poi cresciuti/ li portava alla spiaggia/ con un carretto trainato dai buoi./Poi han cominciato nelle piccole dune/ a costruire

un’osteria/un ospizio, una pensione/ un albergo, una trattoria./ Belle ville coi giardini/ a piantare piante e fiori/ iniziando il gran cammino/ del Paese vero il futuro./Un futuro dipinto di rosa/ che ha portato la nostra gente/a far vita prosperosa/ a dimenticare aringa e polenta./Da quel giorno che al riminese/ hanno dato la gran pedata/e l’hanno mandato al suo paese/è iniziata la gran scalata!/I Riccionesi sempre cortesi/ l’han fatto bello, l’hanno ingrandito/ e han visto da ogni nazione/tanta gente presto arrivare!

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LA STORIA d’ARCIOUN sparagnand ogni quatrèin per e bèn di su burdèl bèn cunvint che e distèin ui purtas sti dé tènt bèl. Adès campama sla sperènza che quèst mai l’abia da fnì che saria bròta esperienza arturnè mi tèmp indrì. Ad stì tèmp chi s’è fat dur e saria, forse una masa mej, per arvanzè drèinta e sigur tnì piò strèt i purtafèj. Perchè av dégh, cari i mi fiul ch’l’eva ad nuse un cert Bacòch sèt sulèr e un sularul: U gl’ha fnì e l’è ‘rvènz còch! E i ha fat sò di gran hotel, un grataciel, apartamènt, fabrichèd piò o mènch bèl, sèle da bal, divertimènt.

per andè avanti e indrì per e lèrgh e per e tènd sia a Bankok che a Balì d’ogni pèrta ad stè mènd.

Mo bsègna dil, ènca slè trést, che purtrop i ha scantinè perchè qualche ciacapést l’era propria da scavidè.

E la véla tla culèina, sla piscina, bagn e salèt, sla mubélia e la cusèina disegnèd da l’architèt.

Tòt quant i ha mès sò pènza e i ha gunfiè bèn la sacocia e scurdand ogni astinenza i s’è dè ma la bisbocia.

Fat capana cara pènza che piò mai tì da patì che sla tavla e la cardènza ui è ogni bèn di Dì.

La “ Sicent” per biciclèta, la “ Mercedes” per la famija, ma e fiul una “ Giulietta” e tachèd ma chèsa l’agenzia

Mo nu scurdèv, bèla gènta che tòt quèst l’è derivè da la vita pìna ad stènta che i nost vèc i ha supurtè,

E han costruito grandi Hotel/un grattacielo, appartamenti/ fabbricati più o meno belli/sale da ballo, divertimento./ Ma occorre dire, anche se è triste/che purtroppo hanno deviato/perchè qualche malefatta/ era proprio da evitare!/E tutti han messo sù pancia/ e gonfiato la saccoccia/ e dimenticando ogni astinenza/si sono dati alla bisboccia./La “seicento” per bicicletta/ la Mercedes per la famiglia/ al figlio la Giulietta/ e dietro casa l’agenzia/ per andare avanti e indietro/per il largo e per il tondo/sia a Bangkok che a Bali! / in ogni parte di questo mondo/E la villa sulla collina/con la piscina, bagno, salotti/con i mobili e la cucina/disegnati dall’architetto./Fatti capanna cara la mia

pancia/ che mai più dovrai patire/che sulla tavola e nella credenza/c’è ogni ben di Dio./Ma non dimenticatevi, bella gente,/che molto di questo è derivato/ dalla vita piena di stenti/ i nostri vecchi han dovuto sopportare/risparmiando ogni soldo/per il bene dei figli/ben convinti che il destino/portasse questi giorni belli./Adesso viviamo con la speranza/ che questo non debba mai finire/ che sarebbe brutta esperienza/ ritornare ai tempi passati./In questi tempi divenuti difficili/sarebbe meglio forse/per restare al sicuro/tener più stretti i portafogli./ Perchè vi dico, cari i miei figli/che aveva di noci un certo Bacucco/ sette solai e un sottotetto/le ha finite ed è rimasto cucco!

Liu-Jo

Amedeo Angelini (1915-1983) Cultore del dialetto riccionese. Ci ha lasciato testimonianza scritta di tanti modi di dire e di essere di una Riccione che non c’é più. Fu collaboratore di Gianni Quondamatteo e "dialettologo" della Compagnia Dialettale "I Arciunis".

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POLITICA IN POESIA

TACA BANDA! 2ª Parte di Dante Tosi

Il bottegaio Coi tempi che viviam non è arte facile per tutti, anzi diventa esposta a dilettanti e farabutti,

Nobile era (è) l’arte del probo commerciante che si fa carico di servir la gente

che fanno concorrenza (che del resto è giusta) con vuote lusinghe, tenendoti alla frusta.

dei suoi bisogni primari e secondari girando per mercati e navigando i mari,

Ponendo oscene turbative con premi extra e sconti che se poi li gratti sono fatti per i tonti.

per acquisire merci e ogni prodotto strano che dia giusto godimento al vivere nostrano.

I pelofuori Al suo passaggio tanto di cappello, mai negare ossequio al capitale (olezzante o meno). Aveva il debole per gli affari forti, pronto a barattar i figli (fo per dire), o ripudiar la moglie (come fece).

Clarone 16 chiavi, ministeriale

E nulla di più sacro aveva per certo il frutto d’interesse (riscosso nell’usura). Gli affari soleva dire sono affari e basta, anzi, teneva a ribadire, che: interesse non guasta amicizia, (senza far una piega). e, come scrisse l’antico Machiavelli: pronto a dimenticare la dipartita dei parenti, mai la perdita della “sacra roba”. Per tutto il resto era un brav’uomo.

Godendo il giusto aggio su prezzi certi e onesti per tenere fuori portata i venditor foresti.

Così i giochi delle parti si compiono, questo è il guaio, espellendo le antiche arti, promuovendo il bottegaio.

Trombone

I sempreverdi C’è una razza rara che attecchisce tenace a temperatura ambiente dalla nostre parti e altrove, naturalmente. Con un’ombelico importante e forte per reggere le sorti compromesse del mondo da un coacervo di torti.

da non farne conto perché nell’intimo stanne rato e certo che coltivano ambizioni da recar sconcerto.

Flauto in metallo

Che trova non conveniente e ben poco sicuro fidarsi di consultori che tosto a muso duro li scopri disturbatori,

E trova consolante e sufficiente ragione nel dilemma del Poeta che nei secoli propone, nel semplice distico: -Se vado chi resta?-Se resto chi va?pur di restare paladino e cavaliere errante del sol potere amante.

Zucche salate Ti prego! Non mi parlare di politica, perdio! Anche se poi le mie idee le coltivo anch’io.

Negli appalti sono presente per lucrare fior di tangenti da ripartire “fifty-fifty” coi portaborse dei potenti.

Meglio stare alla larga da questi ciarlatani che van per sale e piazze coi loro scalzacani.

Non mi tiro indietro in presenza di affari strani e nel dubbio del lecito attingo greve a piene mani.

Va bene, ma tu amico bello che fai e come vivi? Non ti crucciar per me, so navigar, ho miei coltivi.

Però il mio obolo non manca per opere di assistenza e le questue in parrocchia, purché richieste con creanza.

Intrallazzo sui mercati, compro pegni non riscatti, contratto beni in predicato, presto a usura ai poveretti.

Ma, per favore, non mi parlare di sociale e di miserie, non mi crucciar, lasciami stare, dimmi solo delle cose serie.

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Rothofono basso


POLITICA IN POESIA

Voglia di comizio

Fedele al re

Una volta, la politica popolare, a livello umano, era come un pasto consumato in piazza Si partecipava per sentirsi dire, per alimentare i sogni, per andare avanti.

Nei bei tempi andati che più nessun riavrà, avemmo un cittadino assurto a celebrità.

Un privilegio che non volle dissipare dalla toccata mano dalla maestà regnante

Ebbe il privilegio di stringere la mano al Re, in un mare anonimo di mani protese al podio in un incontro solenne di effimero gaudio.

e senza ripensarci decise sull’istante, per quanto appaia strano, di mai più lavarsi la fortunata mano.

Sulle piazze aperte si confluiva per interesse, per passione, per partecipazione. Era un ascoltare un sottolineare con gli applausi, i fischi, i commenti osceni. Era L’accapigliarsi estemporaneo col nemico che sembrava provocare con la sua presenza.

Oboe conservatorio

Tromba fanfara

Tar…tassati e a rinnovar l’invito di tornar domani, senza far baccani.

Non fare storie. E mettiti in fila per guadagnare il cerbero sportello che rinnova il bollo, a chi non ha trafila o il machiavello d’una porta amica.

Eufonio ovale Sib

L’ultima ondata ti spinge all’agognata riva appena in tempo per vedere l’ometto indaffarato a dir per segni oltre il vetro (tosto calato) del tempo ormai passato,

E se domani ti salta l’ultim’ora l’arrivo dell’intimo, che tre volte moltiplica la tassa, purché provvedi a far versamento entro la data in modo persuasivo ben contrassegnata. Pena l‘ufficio, puntuale e decisivo dell’atto esecutivo.

Il sogno del comando Era il sostegno fraterno sanguigno e solidale con la tua parte. Era un incontro di gesti e di ragioni di gente viva che vuoi stare insieme. Ora i fuochi si van spegnendo e ognuno si sente già compiuto chiuso nel suo privato. Ed i Partiti ed i movimenti ripiegano sugli “Spot” da inviare per televisione, come merce esitata in confezioni sterilizzate, ben dolcificate, in armonia universale con poco sale, tanto che sembrano eguali, or blasfene, or pie, come antiche litanie.

e, con in sogno, seppe di essere baciato da ogni virtù repressa.

La paura lo prese quando per certo seppe dell’essere candidato (lui modesto consigliere), alla carica di Assessore nella Giunta Comunale.

In breve ritrovandosi, e senza dubbio alcuno, a dar di testa su ogni aspetto, a dar giudizi su ogni cosa ad indicar direttive e sostenere con puntiglio tesi e concetti suoi originali.

La paura di non farcela a reggere il gravoso ufficio durò un breve spazio: il tempo di vedere la poltrona, l’arioso ufficio e l’ossequio della gente al suo passaggio. Si fece forza e tosto prese l’aire immaginandosi per incanto cinto dei segni del comando,

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E non ebbe più dubbi di essere il migliore tra cotante mezze calzette.

Tromba Davis canneggio

Sognando, la notte di frequente, d’essere assiso sopra tutti a pontificare benevolmente.


ASSOCIAZIONI

LIBRI

I Pullè: Una grande famiglia Frangiotto Pullè, mio padre, ha lasciato alla famiglia un ricordo prezioso: la testimonianza della nostra storia, racchiusa in un libro che dà forma ai materiali, alle carte, ai ricordi, agli antichi documenti che suo padre Felice, con appassionata indagine, aveva ricercato e sottratto al tempo. Ma, da una parte, il tempo continua a scorrere e nuova memoria si aggiunge; dall’altra, mio padre stesso riteneva che ancora qualcosa del passato dovesse ricercarsi e che dunque quel suo lavoro dovesse essere proseguito. E chiude la prefazione a quel libro con una speranza, che «le nuove generazioni si assumeranno il compito di continuare l’opera, con volitiva passione degna della tenacia e dell’orgoglio di una nobile stirpe». Voglio esaudire il desiderio di mio padre. E così mi accingo a completare il suo lavoro con un secondo volume, che avrà particolare riguardo alla linea di successione di Felice Pullè, mio nonno. E, se anche questo libro non risultasse completo, il testimone, ne sono sicura, passerà nelle mani dei tanti giovani Pullè. Loro sanno quanto sia importante per le generazioni che verranno conoscere le radici della propria famiglia; e lasciarne memoria non solo nel cuore, ma anche attraverso lo scritto. Così, nel ricordo dei

miei amati fratelli Roberto ed Enrico, scomparsi prematuramente, e nello spirito e secondo l’insegnamento di mio nonno Felice e di mio padre Frangiotto, inizio questo lavoro. Un affettuoso ringraziamento va ai miei nipoti: Eleonora Santini, che si è sobbarcata il compito del redattore; Giovanna Pullè, per il sostegno e la presenza; e Filippo Forlani, per le sue magiche capacità tecniche, e soprattutto per avermi “imposto” questo lavoro, che senza di lui non avrebbe mai visto la luce. Lina Pullè

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ALCOLISTI ANONIMI CHI RITIENE DI AVERE UN PROBLEMA LEGATO ALL’ALCOL, SE VUOLE, OGGI PUO’ DAVVERO TROVARE AIUTO. Alcolisti Anonimi è un’associazione di uomini e donne che mettono in comune la loro esperienza, forza e speranza al fine di risolvere il loro problema comune e di aiutare altri a recuperarsi dall’alcolismo. L’unico requisito per divenirne membri è desiderare di smettere di bere. Non vi sono quote o tasse per essere membri di A.A.; noi siamo autonomi mediante i nostri propri contributi. A.A. non è affiliata ad alcuna setta, confessione, idea politica, organizzazione o istituzione; non intende impegnarsi in alcuna controversia né sostenere od opporsi ad alcuna causa. Il nostro scopo primario è rimanere sobri e aiutare altri alcolisti a raggiungere la sobrietà.

INFORMAZIONI

Alcolisti Anonimi (A.A.) nasce negli U.S.A. nel 1935 ed è presente in 160 Paesi nel mondo con più di centomila gruppi e milioni di alcolisti recuperati; in Italia è attiva dal 1972 e si è rapidamente diffusa su tutto il territorio nazionale, dove oggi conta circa cinquecento gruppi. Fra i suoi tratti più originali, A.A. ha in pratica “inventato” il metodo dei gruppi di autoaiuto: in breve, l’alcolista che ha smesso di bere mantiene e consolida la propria sobrietà utilizzando la sua capacità di aiutare un altro alcolista ancora nel problema. In genere chi si rivolge ad Alcolisti Anonimi (di sua iniziativa o più spesso spinto da familiari, medici, psicologi, sacerdoti, servizi sociali o semplici amici) non si riconosce subito alcolista ma tende piuttosto a considerarsi un forte bevitore; sa di avere problemi con l’alcol, e, in molti casi, ha tentato più volte - senza riuscirci di smettere o moderarsi nel bere, da solo o con supporti esterni. Frequentando le riunioni di gruppo, il nuovo arrivato si rende conto che quello che considerava un vizio - da nascondere e negare, spesso anche a se stesso è in realtà una malattia: si innesca un processo di identificazione che scatta automaticamente quando gli amici già sobri cominciano a parlargli delle loro esperienze di recupero. A.A. è molto grata a chi indirizza ai gruppi coloro che ne hanno bisogno. ALCOLISTI ANONIMI GRUPPO DI RICCIONE VIA BERGAMO 2 CELL. 334 5447453 RIUNIONI: OGNI MARTEDI’ DALLE 21.00 ALLE 23.00


DIALETTO

E sghétle (Il solletico) A cura di Giuseppe Lo Magro

Piccola rubrica di battute surreali, barzellette seminuove, fantasie oniriche, filosofia popolare. Da leggere in relax e magari “degnare” di un sorriso come quando si è sottilmente solleticati. Al done agl’è tote bèle

Un si smèt da giughì

Bacco, tabacco e Venere

....te scur !

perchè us dvènta vèc.

j’ardus l’om in cèndra.

Us dvènta vèc

Mo stan bé, tan fòm, tan fè l’amor

perchè us smèt da giughì.

un è che’t chèmp ad piò...

Tra done. L’è tènt ch’an fac l’amor

la vita lat pèr na masa piò lènga.

ca ho mès i talaragn.

E paracadutésta.

Nu fa tènt dul

Se al machine

me a sò già mi candlòt !

agl’è grande com al furmighe l’è ora d’arvì e paracadute.

Ch’us ch’l’è l’amor ?

Se inveci al furmighe

Un tap e una bocia.

agl’è grande com al machine l’è trop tèrd. Fè j’impach ad pagiugh sora facia tète pènza e cul l’è sèld butid via.

E mi Bà um giva sempre:

Tè mai vést

“Studia, tò un pèz ad chèrta.

un baghin bèl ?

Tla vita e sarvés specie per andè te gabinèt. E mi Non e biviva dò litre

Una dona, tla vita, la ha bsègn

ad vèin e dé.

ad quatre animèl.

L’ha fat i cent’an senza problemi.

Un Jaguar te garage

E problema l’è rvat quand

un tigre te lèt

i l’ha mès te forne crematorie.

un visoun sora al spale

Un si smurtèva.

e un sumar che e pèga.

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IMMAGINI DIGITALI di Daniele Casalboni

Social network e privacy: proteggere le nostre foto Quando si usa un social network potente come Facebook bisogna sempre fare molta attenzione per salvaguardare la nostra amata privacy. Soprattutto se in gioco ci sono foto e immagini personali. Non tutti sanno che per contratto, Facebook può usare le foto degli utenti per creare dei banner pubblicitari da inserire nella barra degli annunci a destra. Ecco spiegato perché qualche volta possiamo ammirare il faccione del nostro amico che sponsorizza l’ultima trovata pubblicitaria. Tutto ciò non è per niente bello ma purtroppo è legale. Infatti quando ognuno di noi si iscrive a questo social network accetta una serie di condizioni fra cui proprio questa che consente allo staff interno di sfruttare le nostre foto per scopi pubblicitari. E’ possibile impedire che questo accada, una volta effettuato il login su Facebook , selezionate “Impostazioni sulla privacy” poi selezionate “Modifica Impostazioni” nella sezione “Applicazione e siti web” , di seguito “Modifica impostazioni” nella sezione “modo in cui le

persone condividono le tue informazioni con le applicazioni che usano” e togli lo spunto da “le mie foto”. Facebook riconosce autonomamente i volti nelle foto , carichi le immagini di una festa tra amici e Facebook ti dice subito quali sono le persone presenti. Ne riconosce i volti, confrontandoli con le foto dei suoi 600 milioni di profili. E cosi rivela anche chi è quella ragazza che non conoscevamo alla festa e che appare sullo sfondo della foto. E’ il riconoscimento automatico dei volti, funzione che Facebook ha attivato anche in Italia e in altri paesi europei. In particolare, suggerisce il tag giusto con il nome delle persone presenti in foto. Grande comodità o minaccia per la privacy? Il dibattito si accende tra utenti ed esperti, perché questa nuova funzione conferma una volta per tutte le potenzia-

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lità del social network di rivelare agli altri le nostre vite e identità. Per disabilitare il riconoscimento facciale di Facebook, cliccate su “Account” in alto a destra, poi su “Impostazioni privacy”e quindi su “Personalizza impostazioni”, di seguito bisogna trovare “Suggerisci agli amici le foto in cui ci sono io”, andare su “Modifica le impostazioni” e finalmente spuntare la casella “No”. Certo Facebook non ha interesse a limitare spontaneamente le proprie potenzialità. Idem per tutti gli altri servizi web che utilizzano i dati degli utenti per guadagnare dalla pubblicità. Quante più cose sanno di noi, tanto più riescono ad inviare pubblicità personalizzata e ben pagata dagli sponsor.


BICI FESTIVAL

Siamo già alla 12ª stagione agonistica Il primo weekend di aprile il Bicifestival di Riccione si appresterà ad affrontare la sua dodicesima stagione agonistica dalla fondazione. Sembra ieri che dopo tanti anni di assenza nel territorio riccionese, qualcuno prendesse il testimone che per tanti anni era stato in mano alla gloriosa Perla Verde. Sembra ieri infatti che William Pesaresi “fondatore, anima e presidente del sodalizio”, decidesse assieme ad alcuni “irriducibili” amanti della bicicletta di far ritornare a Riccione una società che si occupasse di avviamento allo sport delle due ruote proprio dai più piccoli, da quella categoria giovanissimi vero motore del ciclismo nazionale. Il Bicifestival in questi 12 anni di attività ha saputo crescere, organizzarsi, investire su strumenti e professionalità tanto da diventare in molte occasioni esempio per lo sport delle due ruote in regione ed anche a livello nazionale. La società ha saputo crescere in maniera costante senza mai però fare i passi più lunghi della gamba. Centinaia di ragazzini sono passati attraverso i colori giallo/grigio del sodalizio riccionese, molti di loro crescendo sono approdati ad altre società nelle categorie maggiori dimostrando di avere solide radici nei valori sportivi. Di questi ricordiamo con affetto quelli che per primi hanno spiccato il volo da Riccione come Scarponi e Tonelli che quest’anno affronteranno il primo anno da ciclisti semi/professionisti nella categoria Under 23 e Matteo Squadrani primo atleta tesserato al Bicifestival che ha deciso di ritirarsi dalle corse lo scorso ottobre a 18 anni. Dopo aver frequentato quest’inver-

no il corso da allenatore, rimarrà in società ad insegnare ai più giovani i valori di questo bellissimo sport dai sapori antichi ed affascinanti.Quest’anno il Bicifestival si presenterà ai nastri di partenza con 25 atleti della categoria giovanissimi, 4 atleti della cat. Esordienti ed una donna allieva. La sede della società si trova in prossimità del parcheggio di fianco al casello autostradale di Riccione, in quell’area si svolgono anche gli allenamenti dei più piccoli, infatti nel parcheggio esiste un circuito di circa 400 metri dove i bambini possono girare in tutta sicurezza. Il Bicifestival è un centro di avviamento allo sport riconosciuto dalla Federciclismo e dal CONI ed ha tutti gli allenatori abilitati nell’insegna-

mento del ciclismo con tessera federale. L’invito è quindi rivolto ai bambini dai 5 ai 12 anni che hanno voglia di imparare uno sport sano che insegni loro anche l’uso di un veicolo a due ruote per prepararli ad essere domani “cittadini” nel traffico quotidiano delle nostre città. Sono già cominciati gli allenamenti ed i primi incontri con la bicicletta per i nuovi... LA BICI VE LA DIAMO NOI! Forza Salta In Sella! Con il ciclismo sarai protagonista e giocherai sempre da titolare! INFO: www.bicifestival.net bicifestival@alice.it Mario: Tel. 328 48 11 798 William: Tel. 347 12 57 963

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CURIO ITà senzaetà di Maria Grazia Tosi

2012…

2007…

1987… 1992… 2002…

1982!

1997…

Dalla publicazione “RICCIONE – notiziario di vita amministrativa cittadina” (Direttore responsabile Edmo Vandi) e datata agosto 1982, può risultare curioso sbirciare tra gli articoli pubblicati, e attraverso la loro contestualizzazione temporale e sociale cogliere le diversità e le analogie tra passato e presente. “Anch’io per Riccione ‘82” Un primo bilancio delle manifestazioni di luglio, seconda parte del programma dei festeggiamenti dedicati al 60esimo di Riccione, non può che considerarsi positivo. Il cavallo “Arcione” posto sul piazzale Togliatti (ora Roma), ha rappresentato un po’ il simbolo dei festeggiamenti programmati. Tre sono state le serate che hanno lasciato il segno: ci riferiamo al Balletto del Teatro della Scala il quale, nella meravigliosa cornice del Parco della Resistenza, davanti ad un pubblico numerosissimo e plaudente ha fornito una prova di alto valore artistico e spettacolare. Poi Andrea Mingardi in Piazza dell’Unità, dove al profumo della rustida offerta dai bagnini si è sviluppato un discorso musicale estremamente valido; ed infine i fuochi d’artificio sincronizzati su musiche di Handel la sera del 10 luglio sul piazzale Togliatti. Sono state manifestazioni uniche ed irripetibili? Crediamo e speriamo di no. Sul Parco di Via delle Magnolie A proposito della realizzazione del Parco, sono state dette molte cose sull’espropriazione dei terreni prospicienti le quattro ville nei pressi della stazione, ma ci si è troppo spesso dimenticati di considerare forse l’aspetto più importante:

la realizzazione del parco pubblico era prevista dal 1968. Da 14 anni quindi i proprietari sapevano che un giorno quei terreni sarebbero stati loro sottratti, non con un atto di forza o ritorsione – come si è voluto insinuare – ma nel pieno rispetto delle leggi vigenti e sulla base di quel Piano Regolatore contro il quale gli stessi proprietari hanno avuto a suo tempo la possibilità di opporsi. D’altra parte numerosi altri cittadini, talvolta anche ben poco facoltosi, sono già stati oggetto delle stessa procedura e hanno dovuto rinunciare ai propri terreni, vincolati dallo strumento urbanistico, per consentire la realizzazione delle più svariate opere pubbliche. E per finire… il Coro Memorabile serata di debutto per il neo Coro Città di Riccione. Per chi non ci fosse stato, ricordiamo che sotto la sapiente direzione artistica del Prof. Raffaele Bersani (padre di Samuele), il 9 maggio presso il Centro di circoscrizione di Fontanelle il Coro si è esibito per la prima volta. Un successo pieno! Palazzo del Turismo Iniziata la fase di completamento dei lavori di ristrutturazione Proseguono i lavori di ristrutturazione e ampliamento del Palazzo del Turismo. Un nuovo mutuo di lire 1.420.000.000 è stato recentemente deliberato dal Consiglio Comunale per il finanziamento del 2° stralcio a completamento dei lavori che consenti-

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ranno di avere a Riccione un indispensabile punto di riferimento del mondo turistico e congressuale. La conclusione dei lavori è prevista per l’inizio dell’estate 1983. Quando le navi visitano Riccione Dopo la nave da guerra “Indomito” comandata dal Capitano Giuseppe Rondonatti, ancoratasi recentemente nello specchio di mare antistante Riccione, anche la nave anfibia “Grado” (reduce da un’azione di soccorso in Libano) ha fatto sosta al largo. In entrambi i casi il sindaco Terzo Pierani, accompagnato da diverse autorità civili e militari nonché da varie rappresentanze cittadine, si è recato a far visita ai natanti; visita contraccambiata prontamente, con ricevimento in Comune da parte dei militari di alto grado più sopra citati. Giro d’Italia in Windsurf… Il 4 giugno 1982 è partito da Riccione il primo Giro d’Italia per tavole a vela. Alla manifestazione organizzata dall’AIWOC con la collaborazione del Windsurfclub ed il patrocinio del Comune e dell’Azienda di Soggiorno, hanno partecipato circa 50 concorrenti provenienti da diverse nazioni europee. Il traguardo finale di Sanremo, raggiunto dopo 14 tappe, ha visto vincitore di categoria il riccionese Paolo Silvestri. Spadolini a Riccione Sabato 31 luglio il Presidente del Consiglio Sen. Prof. Giovanni Spadolini ha effettuato una visita alla nostra città in occasione del 60° anniversario della istituzione del Comune di Riccione. Il presidente del Consiglio ha incontrato l’Amministrazione Comunale presso la sede Municipale dove il Sindaco Pierani, a nome della città, gli ha rivolto parole di saluto donandogli alcuni riproduzioni della Riccione antica. Successivamente il Presidente, nella sala gremita del Teatro Turismo, ha parlato alla cittadinanza effettuando una panoramica degli avvenimenti di maggior portata che interessano (e preoccupano) attualmente sia l’Italia che lo scacchiere internazionale.


Calendario

APRILE-MAGGIO Programma completo su www.fratelliditaglia.com - WWW.TEATRODELMARE.ORG Sabato 31 marzo e Domenica 01 aprile 2012 ore 16:00 Hopla’ Circus (Belgio) “El bien contra el mal” (il bene contro il male) Debutto mondiale Aspettando Riccione 90 Su di un grande ring circolare gli Hopla Circus si esibiranno nella famosa “LUCHA LIBRE” la lotta libera messicana. Mescolando clownerie e acrobatica andrà in scena l’eterna lotta tra il bene e il male. E il pubblico da che parte starà?

IMPROCUP 2012 CAMPIONATO NAZIONALE

TEATRO E MEMORIA

Quattro squadre formate dai migliori Professionisti  a livello nazionale, si sfideranno all’interno dell’IMPRO’, lo spettacolo che va più in scena in Italia. IMPRO’ è SHORTform: spettacoli formati in media da una dozzina di brevi sketch l’uno e nati sul momento dalla fantasia stessa degli attori. Normalmente vede la sfida di due compagini di improvvisatori, un presentatore e/o un giudice a dirigere l’evento. 14 aprile 2012 ROSSI vs BLU 21 aprile 2012 GIALLI vs VERDI 5 maggio 2012 FINALISSIMA

Mercoledì 25 aprile 2011 ore 21:15 FONTEMAGGIORE TEATRO STABILE DI INNOVAZIONE Ricordi con guerra di e con STEFANO CIPICIANI Ricordi con guerra riporta in scena un personaggio nato vent’anni prima in due spettacoli che parlavano della resistenza. Dall’ Umbria arrivò la piccola storia raccontata di un fascista di campagna, “un fascio piccolo piccolo” che viveva da sfollato in mezzo agli altri. Venti anni dopo raccontare quella piccola storia è una sfida alla memoria personale e a quella di un paese che non sa più se festeggiare o no il venticinque aprile.

DANZA

Venerdì 27 aprile 2012 e sabato 28 aprile 2012 ore 21,00 Accademia di danza ANTONELLA BARTOLACCI Presenta: Quadri in scena Colori, immagini ed emozioni danzate dai corsi professionale e dai “Talenti” dell’Accademia Antonellla Bartolacci Venerdì 11 maggio 2012 sabato 12 maggio 2012 e domenica 06 maggio 2012 ore 21,15 MUSICAL ACADEMY RICCIONE Presenta: Appassionatamente…Musical I maggiori musical americani diretti magistralmente dal grande Maestro Gino Landi, con coreografie di Elena Ronchetti.

DIVERSAMENTE THEATRO

Domenica 22 aprile 2012 ore 20:45 CENTRO 21 “Ecco Orlando!” Sabato 19 maggio 2012 ore 21:15 LA FRATERNITÀ “Spettacolo di danza movimento” Sabato 2 giugno 2012 ore 21:15 ALI BLU “Aristo Cat’s”

VARIETY CIRCUS Sabato 31 marzo 2012 ore 21:15 Domenica 1 aprile 2012 ore 16:00 Hopla’ Circus (Belgio) “El bien contra el mal” (il bene contro il male) Debutto mondiale Aspettando Riccione 90 IMPRO’ - MATCH DI IMPROVVISAZIONE Sabato 14 aprile 2012 ore 21:15 IMPRO’ - MATCH DI IMPROVVISAZIONE Sabato 21 aprile 2012 ore 21:15 DIVERSAMENTE THEATRO Domenica 22 aprile 2012 ore 20:45 Centro 21 “Ecco Orlando!” TEATRO E MEMORIA Mercoledì 25 aprile 2012 ore 21:15 Teatro Stabile d’Innovazione Fontemaggiore “Ricordi con guerra” DANZA Venerdì 27 aprile 2012 ore 21:00 Sabato 28 aprile 2012 ore 21:00 Accademia Antonella Bartolacci “Quadri in scena” IMPRO’ - MATCH DI IMPROVVISAZIONE Sabato 5 maggio 2012 ore 21:15 DANZA Venerdì 11 maggio 2012 ore 21:00 sabato 12 maggio 2012 ore 21:00 domenica 13 maggio 2012 ore 21:00 Musical Academy Riccione “Appassionatamente… Musical” DIVERSAMENTE ThEATRO Sabato 19 maggio 2012 ore 21:15 La Fraternita’ “Spettacolo di danza movimento” DIVERSAMENTE ThEATRO Sabato 2 giugno 2012 ore 21:15 Ali Blu “Aristo CAT’S”

Informazioni & prenotazioni: Teatro del Mare Via Don Minzoni, 1 Tel. 0541 690 904


Il racconto di edmo

Ricordando Primo Mazza

Non dimentichiaMo

Vigile inflessibile!

Dopo il primo Vigile Urbano di Riccione Salvatore Mondaini, detto “Piadoina” (veniva dalle parti di Bellaria), il tutore dell’ordine cittadino rimasto nel ricordo di noi riccionesi ultracinquantenni, è stato sicuramente Primo Mazza. Primo amava il suo lavoro tanto da ritenerlo una “missione”. Portava con orgoglio la sua divisa, fosse essa bianca, blù o nera, così come un torero indossa il suo “vestito di luce”. Iniziava il servizio con mezz’ora d’anticipo e “staccava” quando il marasma della città glielo permetteva. Sembrava, tra l’altro, avere il dono dell’ubiquità. Lo vedevi all’Abissinia e cinque minuti dopo, rigorosamente in bicicletta, all’Alba e poi in Viale Ceccarini, in Paese e così via. Inflessibile con chiunque infrangeva leggi e regolamenti, si racconta che un pomeriggio fermò una signora che,

in bicicletta, aveva attraversato col rosso. “Signora, lei è in contravvenzione!” “Ma Primo - disse la sfortunata - a sò la tu mej, t’an m’archnès?. “Signora, non cambi discorso, sono 1.200 lire, concilia?”. La sera Primo trovò la tavola desolatamente vuota. Al “perchè?” la moglie rispose:”l sèld dla cena aj’ho duvù dè m’un pataca ch’um ha fat la multa”. In estate passava quasi ogni sera per il suo giro d’ispezione al dancing La Baita dove beveva un’aranciata (pagando puntualmente). Una sera nel locale c’era stato un episodio piuttosto movimentato. Due ragazzi di Bari erano stati sorpresi a bere dai bicchieri di clienti che stavano ballando. Alle pronte e vibrate rimostranze del Direttore, risposero con arroganza venendo perfino alle mani. La regola in quei casi era portarli nel parcheggio e “congedarli” con diverse ammaccature. Furono così caricati a forza sulla loro Volkswagen nera che partì sgommando. Mezz’ora dopo arrivò Mazza, sì appoggiò al banco del bar e disse: “Dam da bè valà che ho fat la multa ma dò ad Bari che s’una Volkswagen nira j’andèva in centre a 120 chilometre l’ora. An e sò perchè ma um pareva ch’uj brusès e cul”. Il mondo corre in fretta e ci dimentichiamo troppo presto di questi personaggi che hanno fatto la storia (quella buona) di Riccione. Edmo Vandi

Sono passati dieci anni dalla morte di Hilde Savioli, scomparsa il 27 gennaio del 2002, (quest’anno ricorre anche il centenario dalla nascita) ma il ricordo di questa protagonista della storia turistica di Riccione è ancora vivo in quanti l’hanno conosciuta e apprezzata. Vedova del pioniere del turismo riccionese Severo Savioli, Hilde Schieder arrivò a Riccione dalla natìa Ortisei per portare signorilità e alta professionalità nell’offerta turistica della Perla verde. Ha gestito per decenni il Savioli Spiaggia con spirito innovativo e con la consapevolezza che fare l’albergatore più che un mestiere (sono parole sue) può e deve essere una missione oltre che un proficuo operare per la propria città. A lei si deve, tra l’altro, l’intitolazione al marito ‘Severo Savioli” del locale Istituto Albeghiero al quale profuse aiuti e sostentamenti per anni e anni. La ricordiamo in tanti per la sua prodigalità nei consigli (e non solo) e nelle sue perle d’esperienza che dispensava con straordinaria disponibiltà e gentilezza d’animo. Ancora un personaggio che Riccione non dovrebbe mai dimenticare. (Una strada, una rotonda?!) Edmo Vandi

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vita vissuta

Maria Raschi... un lungo momento di storia Anche attraverso brevi flash di vita vissuta si possono scrivere momenti di storia. In questo caso la vita di Maria Raschi, 98 anni portati con tanta ironia e lucidità (“la testa è buonissima… ma le gambe non mi ubbidiscono più”); un’amabile e forte signora che perfettamente incarna quello spirito indomito e curioso che contraddistingue la nostra gente. Maria è la vedova di Fabbri Nello e madre di Rita e Rosita (in Nicoletti), la cui vivacità e sensibilità artistica hanno lasciato nel cuore di tutti un ricordo indelebile. “Sono nata a Villa Alta e quando ero piccola assieme a mia mamma che aveva delle mucche, portavo il latte alla signora Maria Boorman Ceccarini, nella sua bellissima villa; mi incantava quando passava sul suo calesse con due cavalli bianchi, con accanto l’amico Conte Felice Pullé, bravissimo e generoso medico, per me era come vedere una regina. Dopo la morte del marito la signora fece costruire l’Ospedale, che si portò con sé un piccolo mistero: mi raccontava mio nonno che quando ne posò pubblicamente la prima pietra, vi seppellì sotto una specie di piccolo bauletto… che nessuno seppe mai cosa contenesse!” “Era il 1921 quando scesi dalla collina al mare. Qui c’era la fame e niente turismo; non era stato ancora costruito il ponte del porto, e mio fratello Mario traghettava la gente da una sponda all’altra. Mio babbo Cesare invece con Mario de Pirulèin cominciò a pescare le poveracce, un mercato proficuo in quel momento che faceva lavorare bene anche la fabbrica Amati. Mia nonna metteva un sacco sul manubrio della sua bicicletta e andava a venderle in campagna, scambiandole con olio e farina… così potevamo mangiare.” “Avevo 15 anni e qui a Riccione c’era il magnifico Teatro Dante: di pomeriggio si ballava e di sera diventava anche cinema, dove i signori sedevano davanti e i po-

veri dietro. Avevo tanti filarini, tra i quali Nello che poi diventò mio marito. I soldi erano pochi, e il mio primo vestito da sera l’avevo cucito io comprando la stoffa da Elviro in centro: era rosa, di crêpe Georgette, e la sottana tagliata a godè era confezionata con 9 metri di tessuto. Noi ragazze sedevamo tutte attorno alla sala, le mamme in galleria che controllavano e i giovanotti nel mezzo. Ad un certo punto mi si avvicinò un signore molto distinto e maturo in guanti bianchi e ‘caramella’ (occhialino) e mi chiese “permette questo ballo”. Era un valzer, lui ballava bene e tutti attorno incominciarono a battere le mani. Non capivo perché, ma lo scoprii quando accompagnandomi a sedere si presentò “sono il Conte Pullé”. Stavo per svenire…” “Nel 1938 sposai Nello. Mussolini alle coppie di sposi novelli come regalo di nozze li mandava a Roma dove avrebbero potuto girare tutta la città senza pagare nulla. Da Riccione andammo in tre: i Fagioli, i Piccioni e noi. Nello lo conoscevo sin da bambina perché eravamo cugini di secondo grado, e per sposarci dovemmo far scrivere a Roma dal Vescovo di Rimini. Siccome sua mamma Pasquina era morta per la Spagnola (una gravissima influenza), quando nacque la mia prima figlia le mettemmo, come si usava fare, il suo nome. Ma andando a lavorare come sarta presso i proprietari dell’Albergo Arizona,

i Copioli, ne avevano conosciuto uno che apparteneva alla figlia della loro cugina Nerina che era andata a stare in America: Rosita. Tant’è che anche la loro di figlia successivamente la chiamarono così (la nota scrittrice Rosita Copioli).” “Sono sempre stata una lettrice accanita: una volta però non c’erano soldi per comprare libri e ce li passavamo: i Promessi Sposi, i Miserabili… Io studiai sino alla terza elementare ed ero bravissima in italiano tanto che un mio tema venne spedito al Papa. La maestra diceva continuamente a mio babbo che dovevo continuare… ma erano tempi troppo duri, e a nove anni andai a lavorare: guadagnavo 1 lira al giorno, badando la bambina della mia maestra Celli. Un po’ la stessa cosa accadde poi a Rosita, che alle magistrali era bravissima e mi dicevano che doveva andare all’Università, invece si mise poi a lavorare in albergo. Quello che feci ovviamente anch’io quando nel ‘57 aprimmo il Gambrinus… e da sarta mi trasformai in cuoca (destino toccato a tantissime riccionesi, pilastri delle nostre attività ricettive).” “Dopo la guerra cominciò a prosperare il turismo. Mio marito Nello in inverno aveva un camion col quale andava lungo il Conca per raccogliere la ghiaia che poi vendeva ai costruttori di case e non solo, “le strade di Riccione le ho fatte tutte io!”. In estate invece aveva una carrozza con cavalli e come vetturino aveva portato a spasso anche Mussolini. Dopo un po’ di questa vita improvvisamente si stancò, vendette camion , carrozza e la nostra camera e cucina dove abitavamo e comprò una casa vecchia che poi ristrutturò in albergo. Era il 1957 e i primi clienti furono i tedeschi… anche se in realtà io non li avevo tanto in simpatia per le prepotenze fatte quando il fronte era passato di qui. Ma anche gli alleati non erano poi tanto rassicuranti, anche se per loro cucivo colletti da coperte che mi davano e con gli scarti facevo cappottini per Rosita. Nel ’45 nacque Rita; mia mamma andò a prendere della lana da un pecoraio di San Lorenzo e la portò da Ventura all’Alba per conciarla; con quella le feci fare dei giacchettini, ma erano talmente ruvidi che la facevano piangere dal bruciore.” I racconti della signora Maria sono solo piccoli episodi di un’esistenza lunga e ricca, che più dettagliatamente è stata annotata già da Rosita, quando nel 2008 scrisse E nascundèin de Tèmp, utilizzando l’insostituibile “suono del dialetto”. Maria Grazia Tosi

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Riscaldamento e condizionamento:

Sicurezza, prevenzione e risparmio a cura di Michelotti Roberto

IL CLIMATIZZATORE: COMFORT A 360°

compressore comprime il gas nel condensatore, dove si raffredda e diventa liquido. A questo punto il liquido passa all’evaporatore attraverso un circuito sigillato, e nell’evaporatore si espande e assume lo stato gassoso nuovamente. Il gas quindi sottrae calore all’ambiente e restituisce aria fresca, distribuita da una ventola. Dopo di che il gas ritorna nel condensatore e cede il calore assorbito all’esterno, dove viene espulso sotto forma di condensa. A questo punto il processo ricomincia da capo. • Riscaldare: i climatizzatori dotati di pompa di calore, per riscaldare oltre che raffreddare, al momento di riscaldare, invertono il ciclo del freddo - l’apparecchio cede l’aria fredda all’esterno e il calore prodotto viene invece rilasciato all’interno. Tale sistema diminuisce l’efficacia quando le temperature esterne sono più basse. • Acqua: Nella maggior parte dei casi includono anche il riscaldamento e chiamati diversamente anche ventilconvettori. Il loro funzionamento si basa sulla circolazione dell’acqua e sulla diffusione forzata dell’aria: • Fredda: Il climatizzatore funziona con l’acqua fredda prodotta da un refrigeratore. • Calda: Il climatizzatore funziona con l’acqua calda riscaldata da una caldaia o pompa di calore. In entrambi i casi, sia il caldo sia il freddo, viene diffuso forzatamente nell’ambiente dal ventilconvettore. Questi climatizzatori garantiscono un’elevata prestazione termica e un buon ricircolo. La temperatura è regolata da un termostato e l’acqua calda utile a produrre il riscaldamento in queste macchine viaggiando a temperature più basse (40-50°C) rispetto ai termosifoni tradizionali (70-80°C) porta a un notevole risparmio di consumi. L’aria, circolando continuamente e in modo uniforme, evita la formazione di zone stagnanti e mantiene nell’ambiente un ottimale livello di umidità.

Viste le condizioni climatiche, non sembrerebbe il momento adatto per parlarne ma il segreto del risparmio è anche questo: Anticipare i tempi! Conosciamo meglio da vicino questo prodotto ormai indispensabile nelle nostre case per combattere l’afa estiva. E’ possibile avere una temperatura piacevole e confortevole sia d’estate sia d’inverno. Infatti, può produrre caldo o freddo regolando temperatura e umidità nell’ambiente. Usata per il caldo o per il freddo, può essere la soluzione ideale per negozi e uffici. Utile alternativa laddove non vi sono i requisiti d’installazione di una caldaia. Possono essere: Monoblocco: un solo elemento che racchiude tutto il funzionamento della macchina che va installato su una parete perimetrale. Dato che è composto di un’unica unita nella quale sono alloggiati sia il compressore sia l’evaporatore, può essere più rumoroso. • Split - costituito da una o più unità: Unità interne - (gli split) distribuiscono l’aria nei locali e a loro volta possono essere: • a muro: per installazioni a muro in posizione alta; • a pavimento: per installazioni basse a parete, tipo fancoil; • a consolle: per installazione a soffitto senza controsoffitto; • a cassetta: per installazioni a incasso nei controsoffitti; • canalizzabili: per l’installazione assemblata a condotti d’aria. • Unita esterna: installata all’esterno. Al suo interno si trovano il compressore, e il ventilatore. Sono collegate tra di loro con tubi di rame e i collegamenti di controllo e comando, mentre l’alimentazione elettrica viene solitamente portata solo all’unità esterna. Entrambe le unità sono munite di uno scarico necessario a evacuare l’acqua che si forma per condensazione. A loro volta questi sistemi si dividono in: • Mono • Dual • Multi Sono classificabili a seconda che funzionino con: • Gas refrigerante: Circola all’interno di un circuito e di un sistema di ventilazione. Ormai i gas utilizzati rispettano l’ambiente. Può essere utilizzato per: • Raffreddare: all’inizio del ciclo in un climatizzatore a gas refrigerante, il

Nei prossimi articoli si parlerà della comparazione di un prodotto e della guida all’acquisto. Con pochi accorgimenti potrete individuare il condizionatore che fa al caso vostro! Se la vostra curiosità non può attendere... Per maggiori informazioni vi consigliamo di contattare i nostri uffici allo 0541/602044 oppure visitare il sito www.michelottisantini.it.

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DARE L’ESEMPIO con la copertina nera. Ricordate l’acquolina prodotta ad ogni taglio di mortadella e l’aroma del caffè macinato? Se ho risvegliato i vostri sensi allora adoperateli. Certo che al supermercato tutto è sotto controllo, igienicamente sicuro ma siete costretti a comprare a scatola chiusa, a guardare le confezioni così ben sigillate e non potendo sentire il profumo dei cibi come allora, ci limitiamo a lacrimare per il prezzo imposto sulla “pacco”. Tentano di inquinare anche i mercatini locali. Tra i vari stand di prodotti agro-alimentari sono alternate bancarelle di oli essenziali, aromi cinesi mortali, fumi e incensi messicani, insomma un attentato ai gusti nostrani. Quindi ogni dieta rigida, ogni privazione alimentare, ogni obbligo imposto sulla tavola portato avanti per molto tempo, non ha mai funzionato! Questo ci spiega perchè le persone sempre a dieta hanno problemi di peso corporeo. Appuntamenti L’ICONA DELLO STAR BENE Venerdì 13 Aprile - ore 20.30 presso la Biblioteca Comunale del Comune di Riccione

A volte gli amici o i clienti mi prendono in giro quando mi vedono mangiare un panino con la mortadella, un bicchiere di vino oppure preferire un bombolone a colazione. ….“Tu, che devi dare l’esempio!” Mi dicono che predico bene e razzolo male, e quindi un cattivo esempio per tutti. Questo non è vero e vi spiego perché: C’è tanta gente che mangia sbilanciato, come i vegetariani che predicano l’alcalinità dei cibi, i carnivori che segnalano l’importanza delle proteine, e gli altri. Questi sono divisi in due categorie, quelli che mangiano cibi spazzatura e quelli che come me mangiano mediterraneo e non si privano di alcune golosità che la nostra tradizione ci tramanda, (come i dolci della Cinzia B) in genere sono quelli che mantengono il peso corporeo costante. Questo è il messaggio che vorrei trasmettere. Per non ingrassare o per non perdere peso, non serve rinunciare alle prelibatezze della nostra cucina, basta essere moderatamente attivi e attenti. Tutto qui! Dare l’esempio, vuol dire ricordare ai giovani che nelle botteghe di una volta l’odore del baccalà nella bacinella era quello che si sentiva per primo quando entravi , mentre quando aspettavi per essere servito, venivi avvolto dal profumo dei detersivi e quello della cancelleria, delle matite, delle gomme e dei quaderni

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CELLULITE E RITENZIONE IDRICA

si faccia uso di contraccettivi orali, durante la menopausa, specie se si effettua la terapia ormonale sostitutiva. Esistono in natura molte piante che possono essere utili per combattere la ritenzione idrica, la cattiva circolazione e la cellulite, da sole o in associazione fra loro: fra esse ricordiamo senz’altro la Betulla, l’Orthosiphon (detto anche The di Giava), la Pilosella, l’Ananas, l’Ortica, l’Equiseto, il Tarassaco, il The verde, il Mirtillo, la Vite rossa, l’Ippocastano, l’Amamelide, la Centella asiatica, il Rusco, il Ginkgo. Tutte queste, stimolando l’eliminazione dei liquidi in eccesso e migliorando l’elasticità delle vene e la loro tonicità. Anche i bioflavonoidi, rivestono grande importanza nella ritenzione idrica, soprattutto quella legata a cattiva circolazione, per il loro importante effetto antiossidante, fotoprotettivo e per la capacità di difendere la funzionalità del microcircolo. Particolare interesse rivestono i bioflavonoidi degli agrumi e della frutta e verdura. Queste piante vengono utilizzate sotto forma di integratori per uso interno, associati a creme o gel per uso esterno, da applicare quotidianamente subito appena alzati, possibilmente avendo conservato l’astuccio in frigorifero, perché l’applicazione del prodotto fresco dà un immediato sollievo, provocando subito una leggera vasocostrizione. Esistono piante diuretiche che mirano a sgonfiare i tessuti e ad eliminare i fastidiosi disturbi legati a questo problema, migliorano la circolazione, agendo sull’elasticità e sul tono delle pareti venose, riducendone la porosità; si effettua così una vera e propria prevenzione che porta benefici a lungo termine. Naturalmente i trattamenti, sia quelli interni che si effettuano con integratori, sia quelli esterni con gel e creme, vanno ripetuti nel tempo.Bisogna poi valutare caso per caso quali siano gli interventi mirati migliori. In genere si effettua un trattamento preventivo con dei cicli di 30/45gg, alternati a pause di un mese, durante la stagione fredda, mentre durante i periodi più caldi, soprattutto durante l’estate, si può protrarre il trattamento in modo continuato, in modo da avere i massimi benefici proprio quando se ne sente maggiore esigenza, poiché il calore provoca una vasodilatazione che tende a peggiorare il disturbo.Parlatene e chiedete consigli personalizzati al Vostro farmacista/erborista di fiducia. Scola dr Lorenzo

La ritenzione idrica è una delle cause più diffuse del gonfiore dei tessuti, soprattutto nella donna, poiché questo disturbo è legato anche all’equilibrio ormonale, oltre che ad una cattiva circolazione e un’abnorme permeabilità dei capillari. Il sistema venoso (insieme all’arterioso) serve per il trasporto del sangue, mentre quello linfatico trasporta la linfa, che è un liquido incolore o biancastro, che contiene proteine, grassi, linfociti (i globuli bianchi del sangue, che si formano nelle linfoghiandole e nella milza); la linfa circola nei vasi linfatici e negli spazi interstiziali dei tessuti. Ogni giorno nell’organismo vengono filtrati circa 20 litri di acqua e soluti: di questi circa 16 litri vengono riassorbiti dal sistema venoso, mentre i restanti 4 vanno a costituire la linfa. Vi è poi un passaggio di liquidi e soluti attraverso la membrana capillare dei vasi venosi, mediante un processo di diffusione negli spazi interstiziali dove, se il sistema presenta qualche anomalia, i liquidi possono ristagnare provocando gonfiori e edemi, cioè ritenzione idrica. Nelle zone, come cosce e glutei, la ritenzione idrica provoca una patologia del pannicolo sottocutaneo, definita pannicolopatia-edemato-fibro-sclerotica, indicata più semplicemente col nome di cellulite; questo disturbo, se non viene curato con costanza, si aggrava con evidenti danni estetici. La ritenzione idrica può anche essere legata a momenti particolari della vita di ogni donna, come ad esempio il periodo premestruale, quando

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EXIS al passo con i tempi

Uno stile di lavoro a cui ci atteniamo ogni giorno Il 19 febbraio 2012 è avvenuto il vero cambio di passo con l’inaugurazione a “porte aperte” del nuovo ed innovativo centro di ri-abilitazione all’interno del Palazzo dello Sport. La nuova struttura nasce per essere uno strumento d’eccellenza nel settore ed è stata sviluppata valutando, in ogni minimo dettaglio, le varie fasi del ciclo di cura, dalla prevenzione fino alla rieducazione specifica per ogni singolo paziente.La giornata diventa teatro di un importante incontro, moderato dal noto giornalista sportivo Claudio Arrigoni, dal titolo: “Nuovi approcci alla prevenzione, cura e rieducazione del paziente ortopedico e sportivo” al quale sono intervenuti nomi di spicco dello sport e della sanità italiana, autorità locali, figure rappresentative dell’azienda Ausl di Rimini e rappresentanti di importanti associazioni di categoria del settore turismo. Le tematiche proposte hanno contribuito ad un confronto attivo anche tra i luminari ortopedici presenti, da cui è anche emerso come eccellenze medico-sanitarie del panorama italiano presenti sul territorio, rivolte non solo allo sportivo, siano fruibili da ogni singolo cittadino residente. Particolare attenzione è stata dedicata al confronto tra l’atleta olimpico e paralimpico. Fiore all’occhiello della nuova struttura è la vasca specifica per la rieducazione, attrezzata con “nuoto controcorrente” americano unico in Italia. Le tre differenti profondità, la temperatura dell’acqua, gli impianti di idromassaggio e le spalliere e corrimano su tutto il perimetro, permettono di poter svolgere specifici lavori a seconda del distretto anatomico da trattare. L’area chinesiologica e sportiva è attrezzata con tecnologie di ultimissima generazione, indispensabili ad impostare correttamente ciascun programma di cura. L’inserimento di nuove figure nell’equipe fisioterapica-sportiva e le importanti collaborazioni nell’ambito medico ortopedico, neurochirurgico, sportivo e della nutrizione hanno permesso di poter analizzare ogni singolo caso potendo contare su specifiche professionalità, iniziando il ciclo di cura con un incontro gratuito e approfondito (Setting), monitorato dallo staff con incontri settimanali condivisi con il Direttore Sanitario, medico ortopedico. Da sottoli-

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neare inoltre le importanti collaborazioni con il reparto di Chirurgia del ginocchio e del piede diretto dal Dott. Lorenzo Ponziani e con Laboratorio di biomeccanica dell’arto superiore dell’ospedale “Cervesi” di Cattolica diretto dal Prof. G. Porcellini, del Laboratorio di biomeccanica e analisi del Passo dell’Ospedale Privato Accreditato “Sol et Salus” di Rimini coordinato dal Dott. Pier Paolo Canè e la divisione di Malattie dell’apparato locomotore del Policlinico Universitario di Modena diretta dal Prof. Fabio Catani. I servizi del centro sono rivolti ai pazienti pre e post chirurgici, a pazienti cronici, alle società sportive, agli sportivi amatoriali e professionisti con programmi personalizzati per il mantenimento e per la preparazione atletica. Un ulteriore ed utile servizio per tutta la cittadinanza sono le “giornate tematiche” OPEN DAY, programmate per tutto l’anno 2012 ad ingresso libero, che vedranno il primo appuntamento Sabato 31 marzo dal titolo: “Prevenzione e cura della patologia dell’arto inferiore”. Tutto lo staff di Exis resta disponibile a fornire ulteriori e più dettagliate informazioni. Visitate la nuova sede.


MOTOCICISMO

Getullio Marcaccini: un valente pilota Sulle pagine di F.A., più volte ho illustrato il notevole interesse che da sempre accompagna il motociclismo in Romagna. E’ inoltre opportuno far presente che numerosa stampa ha sottolineato quello che può ritenersi un simpatico aneddoto: ovvero che mentre i romagnoli pronunciano il termine “è mutor”, nel fervore di questa parola dialettale, ancor più si coglie l’amore vibrante che gli abitanti di questa antica regione nutrono per il mondo dei motori. Nella nostra città, la passione per la motocicletta ha suscitato grandi entusiasmi sin dalle “pionieristiche” competizioni che avevano luogo negli anni Venti del Novecento, presso l’ “ingar” (dall’inglese “hungar”). Con questa espressione dialettale i riccionesi identificano tuttora l’area (ora sede del Luna Park estivo), che fu utilizzata come aviorimessa negli anni del primo conflitto mondiale. Nel secondo dopoguerra, a partire dal 15 agosto 1946, le gare si terranno sul lungomare e strade adiacenti, con una crescente partecipazione di pubblico, fino al 4 aprile 1971, in cui, sull’asfalto bagnato, tragicamente, perse la vita il centauro cremonese Angelo Bergamonti. Negli anni Sessanta, e sino ai primi anni Settanta dello scorso secolo, tra i protagonisti della “Mototemporada Romagnola”, ossia di quelle indimenticabili gare che si disputavano sui vari circuiti cittadini (Cattolica, Cesenatico, Milano Marittima, Riccione, Rimini), merita a pieno titolo d’esser annoverato un pilota riccionese: Getullio Marcaccini (1938-1989), scomparso prematuramente in seguito ai postumi di un incidente stradale. Nativo di Gemmano, ha conseguito importanti risultati, tra cui il titolo cadetti e junior nel 1959 e 1960 del campionato italiano di velocità nella classe 125 c.c. , Getullio Marcaccini rappresenta un esempio di genuina dedizione ad uno sport affascinante quanto perico-

loso: in quegli anni si correva quasi sempre lungo le strade cittadine, tra gli edifici, muri, pali della luce, quasi a contatto della gente, senza alcuna via di sicurezza, con caschi e tute che assai poco proteggevano i piloti in caso di cadute. Meccanico di professione, privo di sponsor, con scarse risorse economiche, anche allora indispensabili per poter primeggiare, è ricordato con affetto dagli amici e da quanti lo hanno conosciuto, soprattutto per la semplicità di vita e le sue qualità umane. Ha corso prevalentemente in sella ad una Aermacchi 350 e 500 c.c., rivaleggiando coi più celebrati campioni dell’epoca quali: Giacomo Agostini, Phil Read, Mike Hailwood, Walter e Francesco Villa, Renzo Pasolini, Silvio Grassetti, Angelo Bergamonti, Luigi Taveri, Remo Venturi, Alberto Parlotti, Guido Mandracci, Alberto Pagani, Roberto Patrignani, Gianpiero Zubani, Vasco Loro, Emanuele Maugliani, John

Cooper, diversi dei quali, ahimè, scomparsi in incidenti di gara, molto frequenti in quegli anni. Oltre ai titoli italiani in precedenza citati, Getullio Marcaccini si è aggiudicato la gara nella classe 125 del 6° Circuito Coppa Città di Fermo il 24 luglio 1960 in sella ad una Ducati, alla media di Km. 90,434. Sempre nello stesso circuito, l’anno successivo si classificava secondo, effettuando il giro più veloce alla media di Km. 99,274. Tra i piazzamenti raggiunti dal pilota nelle “mitiche” gare della “Mototemporada Romagnola”, si registra il 3° posto nel Circuito di Cesenatico del primo maggio 1962, nella classe 125 c.c., su Ducati, in una gara vinta da Francesco Villa su Mondial. Merita poi d’esser enumerata la quarta posizione ottenuta dal pilota riccionese nel campionato italiano classe 500 c.c. del 1971, fatto proprio dal pluricampione mondiale Giacomo Agostini. Il corridore romagnolo, quando ne ha avuto la possibilità, a sue spese, prendendosi dei giorni di ferie, ha anche partecipato ad alcuni appuntamenti del motomondiale, come il Gran Premio delle Nazioni di Monza (13 sett. 1970), giungendo 14° nella classe 350 c.c. su Aermacchi, e quello di Spagna (23 sett. 1972) nel Circuito del Montjuic (Barcellona), classificandosi 8°, questa volta in sella ad una Aermacchi 500. Ritengo sia giusto ridestare la memoria di un pilota, che in maniera sobria e pacata, ha rappresentato degnamente Riccione in uno sport che in Romagna vanta le più gloriose tradizioni. La passione per il motociclismo Marcaccini l’ha trasmessa al figlio Roger, il quale dopo essersi cimentato in competizioni sin dalla tenera età, ha lavorato prima come tecnico presso vari team del motomondiale, ed ora come manager in una importante squadra. Fosco Rocchetta

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50mi Campionati Sociali 2011 Si sono conclusi, a 4 mesi dall’inizio, i campionati sociali del “mezzo secolo” del nostro circolo. Questa lunga durata delle gare è dovuta a vari contrattempi, riguardanti l’indisponibilità nel rispettare gli orari delle gare da parte di vari partecipanti e dalle intemperie. Comunque gli oltre 170 atleti hanno dato vita ad interessanti incontri apprezzati dal numeroso pubblico sempre presente. Da segnalare le imprese “straordinarie” di due partecipanti, ”new entry “, che sono entrati nell’albo d’oro della storia dei campioni sociali.Il giovane Umberto Vanucci ha interrotto l’egemonia del pluricampione assoluto Samuele Tonini, superandolo al 3° set.Nel singolare femminile Emanuela Marchetti, ”scherzosamente “ nota come eterna seconda, ha detronizzato l’amica Mirella Mancini, sua compagna di doppio, con la quale ha prevalso nel doppio femminile. Per la cronaca segnaliamo che su 6 finali, tante erano le categorie, 5 si sono concluse al 3° set; e questo la dice lunga sull’equilibrio degli incontri.

“SCORE” DELLE 6 FINALI

Sing.masch.assoluto: Vanucci Umberto-Tonini Samuele: 36-61-63 Sing.masch.over 45: Vannoni Massimo-Conti Stefano: 57-64-64 Sing.masch.over 60: Achilli Veliano-Lambertucci Lamberto: 61-60 Sing.femm.: Marchetti Emanuela- Mancini Mirella: 36-64-64 Doppio masch.: Conti Stefano-Coscia Gianluca Pozzi Marco-Vanucci Umberto: 36-75-63 Doppio Femm: Mancini Mirella-Marchetti Emanuela Bartolini Federica-De Paulis Annalisa: 64-16-64 Una menzione speciale va a tre giovanissimi, ai quali sono andati i premi “ atleti dell’anno 2011”: Pecci Alessandro e Sforza Andrea che hanno trionfato nella categoria U \ 10 mista e Morotti Tommaso (da elogiare che nonostante l’intenso impegno sportivo riesce ad emergere anche nello studio) campione regionale nel ranking a punti, categoria U \ 14 maschile. Al momento di andare in stampa siamo impossibilitati a consegnare le foto riguardanti la cena sociale e le relative premiazioni, per le quali provvederemo nel prossimo numero dove avrà inizio la storia dei 50 anni del Tennis Club Riccione.

Nel fotomontaggio in alto: Morotti Tommaso, in basso a sx Sforza Andrea e Pecci Alessandro

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Da Giugno torna il Giocaestate

Il Giocaestate è un’attività polivalente per bambini e ragazzi dai 4 ai 13 anni. Lo scopo principale è organizzare un insieme di attività ludico motorie finalizzate agli sport di gruppo e alla conoscenza di nuove esperienze formative. Il periodo di svolgimento va da giugno ad agosto, quando le condizioni sono adatte alle attività all’aperto; è quindi premura della Polisportiva proporre queste situazioni di gioco. Il Giocaestate è sicuramente una attività indimenticabile per il bambino che, oltre ad arricchire il proprio bagaglio di esperienze, intrattiene rapporti interpersonali con i compagni e con gli istruttori - animatori formando ancor più il proprio carattere nel principio della socializzazione. Il Giocaestate è vivere assieme agli altri esperienze avvincenti, divertenti ed interessanti. Quest’anno, poi ci saranno delle novità che saranno comunicate qui su Famija e in tanti altri modi.

Novità in piscina

IL GIOCONUOTO

E’ un’attività che affianca esercizi propedeutici di danza e nuoto sincronizzato al corso di nuoto. L’obiettivo è offrire un’attività diversa rispetto al corso base di scuola nuoto coinvolgendo le bambine (dai 5 ai 7 anni), in un’attività divertente mirata al miglioramento degli schemi motori di base. In palestra le bambine miglioreranno le capacità coordinative, la mobilità articolare e il senso del ritmo grazie ad esercizi a corpo libero e percorsi misti. La danza verrà proposta sotto forma di esperienze varie e polivalenti, che costituiscono la base per un successivo affinamento e consolidamento degli equilibri indispensabili nell’educazione sportiva del nuoto sincronizzato. Una linea guida riproposta anche in acqua dove si migliorerà la conoscenza del proprio corpo attraverso la tecnica base del nuoto sincronizzato. Il corso è trimestrale con frequenza preferibilmente bisettimanale, alla fine del quale verrà rilasciato un attestato di partecipazione e il brevetto di nuoto del livello raggiunto. I giorni stabiliti per il corso sono il mercoledì ed il sabato dalle 17 alle 18:30. Per iscriversi è necessario galleggiare in maniera autonoma, cioè senza braccioli. Per ulteriori informazioni ci si può rivolgere all’infopoint dello Stadio del Nuoto (hall della piscina),oppure telefonare allo 0541/644410.

Torna la bella stagione

E’ ora di… Calcetto Marano Una delle strutture più belle della Polisportiva Comunale, da godere con la bella stagione, è senz’altro il Calcetto Marano. Un’area sportiva con 4 campi da calcio in sintetico di ultima generazione (uno polivalente anche per il tennis), vicina alla spiaggia e attrezzata di tutto punto. Uno spazio che è da sempre un riferimento per le persone che vogliono fare una partita fra amici. Ma anche per realtà nazionali ed internazionali che qui vengono a giocare i loro tornei. E’ il caso dell’ormai classico torneo Coppa dell’Amicizia, che si tiene ogni anno e coinvolge forze di polizia e di sicurezza provenienti da tutta Europa per un totale di circa mille partecipanti. Quest’anno il torneo si tiene dal 20 al 25 maggio.

dal 25 al 27 maggio Trofeo Italo Nicoletti E siamo a 16. Il 25 maggio parte infatti la 16esima edizione del Trofeo Italo Nicoletti di nuoto, dedicato al mai dimenticato presidente della Polisportiva Comunale Riccione. Come ogni anno, partecipano atleti regolarmente tesserati per società italiane ed estere. Si tratta di un classico del nuoto giovanile, che anche quest’anno porterà centinaia e centinaia di atleti a misurarsi nella vasca da 50 metri dello Stadio. Da qualche anno a questa parte, poi, il trofeo è internazionale, data la presenza di numerose squadre provenienti dall’estero. Tanto è vero che i record assoluti del Nicoletti, in alcune specialità sono detenuti da personaggi di calibro internazionale assoluto.

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Riccione MONDIALE

Nuoto di Fondo Si svolgerà nel tratto mare antistante l’ “Hakuna Matata” di Riccione. Zona Marano.

INFO STAND, MASTERS CARD e SPONSORIZZAZIONI SEGRETERIA: Graziella Tentoni 0541.645799 - graziella.tentoni@polcomriccione.com

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Polisportiva Comunale Riccione


ARTI MARZIALI

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Palestra sparta Unico centro specializzato

UN TRIONFO DI MEDAGLIE! Il Taekwondo di Riccione della palestra SPARTA regala sempre grandi soddisfazioni nelle competizioni a livello nazionale, e questa volta ha superato ogni aspettativa. Il 25/26 Febbraio a Pesaro si è svolto il ”torneo Nazionale FIST Taekwondo tournament 2012”, un grande evento dove era presente tutta Italia oltre alla partecipazione di altre società guidate da Maestri Coreani (Veneto e Puglia) in unione e collaborazione con il nostro maestro Chung Kwan Soo della FIST. La competizione è stata un eccezionale evento con la partecipazione di circa 350 atleti tra poomsae (forme) e combattimento. La nostra palestra era presente con 24 atleti, tra bambini e adulti, molti erano alla prima esperienza e il risultato è stato a dir poco notevole: 20 medaglie e quasi tutti sul podio! Partiamo da sabato dove partecipavano i bambini dai 6 fino ai 14 anni, giornata molto intensa che è finita alle 22:00 della sera, i risultati : 1° - Anastasio Luca (combattimento) 1° - Migani Federica (combattimento) 1° - Giovanardi Massimo (combattimento) 2° - Marzialetti Doralice (combattimento) 2° - Pesaresi Enea (combattimento) 2° - Ugolini Lorenzo (combattimento) 2° - Scotti Nicolas (combattimento) 3° - Migani Filippo (combattimento) ORARI

DEI

2° - Matteini Eros (master cintura nera) 3° - Caldari Roberto (master cintura nera) 3° - Giovanardi Nicola (junior cintura nera)

A sinistra Uguccioni Luna.

3° - Santibacci Mattia (combattimento) 3° - Pesaresi Thomas (combattimento) 3° - Tommaso Amati (poomsae) Passiamo alla strepitosa giornata di domenica con la partecipazione di Junior (15/17 anni) e Senior (18 anni in su), qui il livello è stato notevole, la nostra preparazione ha fatto la differenza, partiamo dalle poomsae (forme) : 1° - Lotti Gianluca (master cintura nera) 1° - Uguccioni Luna (senior M/F cintura nera) 1° - Betti Alice (junior M/F cintura nera) 1° - Sanchi Aurora (junior F cinture colore) CORSI

Nella categoria del combattimento avevamo due atlete che Riccione conosce molto bene, Betti Alice (cat. Junior cintura nera) e Uguccioni Luna (cat. Senior cintura nera), che dire, un gran successo! Betti ha disputato una gara completamente in attacco con una grinta tale che ha coinvolto tutto il palazzetto e sebbene ha ricevuto un colpo in viso non ha mollato ed è riuscita a “piegare” di forza l’avversaria e a vincere l’incontro, brava Alice! Uguccioni invece è stata strepitosa: il suo maestro, Betti Roberto, ha dovuto addirittura “frenare” la sua supremazia e farle disputare tutti i tre round, altrimenti avrebbe vinto con facilità già dal 1 round per KO (1° round punteggio 10-1 per Luna). Quindi abbiamo goduto di bellissime tecniche specialmente al viso. Ora siamo pronti per la gara successiva: un grande evento internazionale in Belgio. 1° - Uguccioni Luna (comb. senior cintura nera) 1° - Betti Alice (comb. junior cintura nera) Vi aspettiamo a tutti in palestra, dal D.T M° Geo Ottaviani, M° Betti Roberto, istruttore Lotti GianLuca, istruttore Uguccioni Luna

SEMPRE

APERTI

Taekwondo Riccione ‑ Song Moo Kwan. Centro Specializzato che si avvale della lunga esperienza e serietà del D.T. M° Geo Ottaviani C.N. 6° Dan, diplomato alla World Taekwondo Federation Seul Korea. Allievo del Grande Maestro Chung Kwang Soo 9° Dan. Ambasciatore per I’Europa e D.T. FIST Taekwondo Academy coadiuvato dal M° Roberto Betti 5° Dan e degli aiutanti­istruttori Gianluca Lotti 4° Dan e Uguccioni Luna 3° Dan. MARTEDÌ, GIOVEDÌ E VENERDÌ DALLE 17.00 OGNI ORA FINO ALLE 22, 00 CORSI DI DIFESA PERSONALE HONSULSIL (si può imparare a qualsiasi età) per DONNE che vogliono farsi rispettare

INFO TKD: 335 1342179 e 335 5337789

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LA PAGINA DEL DIALETTO a cura di Giuseppe Lo Magro

L’òc= L’occhio – J’èc, j’òc, j’uc= gli occhi òc balòsch = strabico òc da pès a lès = da pesce lesso, bianco smorto avé òc = essere oculato, districarsi agevolmente òc bachèn = smorto o voglioso per una donna l’òc e vò la su pèrta = vuole la sua parte. Conta anche l’apparenza, l’estetica òc bagheròz = bagherozzo, poco bello cavès j’èc = cavarsi gli occhi, accapigliarsi òc a caparoza = grande, anche per gonfiore, sonno, malattia. La capparocchia è un bivalve della fam. Cardium. poco appetibile.

òc! = attento ! òc purc-lèin = porcellino, vispo avé un òc = aver riguardo, favorire butì un òc = dare un’occhiata, vigilare òc da galaroun = rosso, del gallo castrato òc da saraghina fraida = spento òc bighin = avido, voglioso scrichì l’òc = fare l’occhiolino, con malizia un òc ma la pgnata e oun ma la gata= un occhio alla pignatta e uno alla gatta. Essere vigili, attenti su più fronti

Da l’òc las cnès la persouna = dall’occhio si conosce la persona. Si intuisce il carattere Giughìs la capèla d’j’èc = giocarsi la cappella degli occhi. Essere sicuri di se stessi da rischiare Um è cost com un òc dla testa= mi è costato come un occhio della testa. Oggetto assai costoso Avé j’èc come Bega= avere gli occhi come Bega. Spalancare gli occhi,guardare con attenzione. Forse Bega è esistito veramente e, malato di congiunivite, mostrava due “bei” fanali Pèn s’j’èc, furmai senza j’èc, vèin che sèlta t’j’èc= pane con gli occhi, formaggio senza occhi, vino che salta negli occhi. Fori di buona cottura, senza muffa, traboccante di qualità. La ha dò èc ch’lat tira giò da caval = ha due occhi che ti tira giù dal cavallo. Donna di bellezza fuori dal comune con occhi splendidi e luminosi. Tam l’è mès t’un òc = me lo hai messo in un occhio. Mi hai fatto vedere da vicino; mi hai fatto scoprire una cosa, un fatto, a cui non sarei mai arrivato. Bèla burdèla fresca e campagnola dai cavél e da’jèc com e carboun = bella ragazza fresca e campagnola dai capelli e dagli occhi come il carbone J’èc dla bèrca = gli occhi della barca, della paranza, del trabaccolo. Occhi colorati e in rilievo. Erano elementi magico-religiosi. Usati per far passare i cavi delle ancore o per il traino. Èc com e dò ad dinèr= occhi come il due di denari. Grandi e gialli Fè e fugh per j’èc= fare il fuoco dagli occhi. Essere furenti Un t’ha las gnènca j’èc da piegn= non ti ha lasciato neanche gli occhi per piangere. L’usuraio che ti ha portato via tutto. L’òc de padroun l’ingrasa la munghèna= l’occhio del padrone ingrassa la mucca. Aver cura dei propri beni porta vantaggio Fè l’òc com e canèl= fare l’occhio del cannello spalancare gli occhi, grande attenzione. Ucèl = occhiali – ucèda = occhiata Uciadèina = occhiatina - Uciadacia = occhiataccia Ucialèin= monocolo, caramella- Ducè= adocchiare

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LA ZIRUDELA di edmo vandi

Sono dalla Maria...

A sò da la Maria... L’era sempre stè in giroun insèn sal done a fè e birboun. La su mej, che lal savèva se pasè d’j’an la supurtèva.

a presentès d’nènz e Signor isé nud, senza un po’ ‘d pudor ui puteva ènca dè fastidie l’era urgent truvè un rimedie.

Ma te mèz ad una nota vèrs al dé pas mezanota la j’ariva una telefunèda s’una tragica ambascièda.

E la decid in tòta premura ch’l’era mèj ch’il tiras fura per vistil, com us cunvènga s’e vistid ch’l’eva la dmènga.

Ch’l’era mort a te piò bèl drèint la camera d’un Motel perchè uj eva cidù e cor tl’utme sforz da fè l’amor.

Mo quand ilè se bord dla fòsa finalmènt i irva la càsa i la trova ch’la è sghèmbra de marid gnènca piò l’èmbra.

Era sempre stato in giro con le donne a fare il birbone. Sua moglie, che lo sapeva, col passare degli anni sopportava. Ma nel mezzo di una notte verso le due dopo mezzanotte le arriva una telefonata con una tragica ambasciata. Che era morto sul più bello dentro la camera di un Motel perchè gli aveva ceduto il cuore nell’ultimo sforzo dell’amore. “ Brutto porco!- dice la moglie finalmente con un po’ d’orgogliohai vissuto così da disgraziato più da nudo che da vestito”. E decide che lui va seppellito proprio nudo, senza vestiti. Dopo una settimana, con più calma pensa che in fondo la povera salma a presentarsi davanti al Signore così nuda, senza un po’ di pudore le poteva anche dare fastidio era urgente trovare un rimedio. E decide in tutta premura che era meglio lo tirassero fuori per vestirlo, come si conviene col vestito che aveva la domenica.

“Bròt porch !- la dis la mèj finalmènt s’un po’ d’urghèjtè campè isé da sgrazid piò da nud ca nè vistid”.

La sorpresa la è stè gròsa tòt intorna ma cla fòsa. Ma d’impruvis ui è un adèt che dis:” Tla casa ui è un bijèt!”.

E la decid che lò e va splid propria nud, senza vistid. Dèp na stmèna, sa piò calma la pènsa in fènd ch’la pora salma

Scrét sla su caligrafia s’una frèsa che la fa : “A sò dala Maria... tre fòse piò in là!”.

Ma quando lì sul bordo della fossa finalmente aprono la cassa la trovano che è sgombra del marito neanche più l’ombra. La sorpresa è stata grossa tutto intorno a quella fossa. Ma all’improvviso c’è un addetto che dice :” nella cassa c’è un biglietto!”. Scritto con la sua calligrafia con una frase che fa : “ Sono dalla Maria... tre fosse più in là!”.

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Gente di casa nostra Riccione 1996. Bar la Perla verdE Quand la bréscla la è com i fugh artificèl. In piedi da sin.: Sergio Berlini, Tommaso Dionigi “Tmas”, Mainetti, Carlo Guagneli, Gino Barilari “Bariloun”, Piccari. Seduti: “Zéz”, Febo e “Pustèin”, Fino Martinini, “Pupo”, Lesio e “Mac-lèr”, Franco Santini “Giroun”, Carlo Molari.

Nozze di Diamante per i coniugi Vannucci

Un “angelo” davanti alla scuola Maestre Pie in via Lazio

Un pensiero particolare ed un ringraziamento a chi, da sempre, ogni mattina, con ogni tempo, ci accoglie sulla strada con il sorriso, facendo attenzione a noi bambini e ci addolcisce la giornata. Davvero un bell’esempio. Grazie Quinto Falconi.

Il 15 febbraio scorso Albertina Biagini (86 anni) e Vittorio Vannucci (90 anni) hanno festeggiato 70 anni di matrimonio. Ora abitano a Rivazzurra ma per 50 anni hanno gestito un ristorante a Riccione. E allora che l’abbraccio della Perla verde vi raggiunga assieme ai complimenti della nostra redazione.

Emma Ruggeri

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Come eravamo Riccione 1949. Gioventù al mare, zona a fianco del piazzale Roma del bagnino Pasquale Corazza. In piedi da sin.: Paolo Frulla, Gigi Gualandi, Enrico Pullè, Pupa Bianchini, Pietro Pasini, Vittorio Bologna “Bisticoun”. 2ª fila: Vittorio Pullè, Sergio Pece, Giancarlo Del Bianco, Fabrizio Billetta. Il piccoletto è un cugino bolognese dei Pullè. Inginocchiati: Galeazzo Pullè, Malù Mengozzi, Raffaele Pece, Giovanna Billetta, Roberto Pullè, Paola Pullè.

Riccione, estate 1983. Zona 37- Bagni Loretta. Una dozzina di allegri ragazzotti al mare improvvisa evoluzioni acrobatiche. Da allora sono trascorsi quasi trent’anni, e loro, tutti affermati nel lavoro hanno tante “nostalgie”. Le “tartarughine” sono state sostituite da prominenti pancette e maniglie dell’amore. Le capigliature, ove rimaste, hanno sfumature dal grigio al bianco (che però fa “figo”). Per cui non vi mostriamo l’impietoso raffronto tranne che per Guido Righetti (al centro del gruppo e a lato) che in questi giorni compie cinquant’anni... e si “difende” alla grande. Auguri!

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Famija Arciunesa  

Giornalino di Riccione

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